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Marzo • Anno XIII • n° 2 -

Illustrazione: ©Arianna Alessi

c o m e n o i n e s s u n o


Q

L'EDITORIALE

uanti respiri contengono un anno? Tiziano Terzani scriveva “un’idea, anche questa molto indiana, è che il tempo assegnatoci dal destino non si misura in anni, giorni e ore – dopo tutto queste sono nostre invenzioni – ma in respiri. In altre parole, non nasceremmo con i giorni, ma con i respiri contati. E siccome un uomo respira normalmente 21.000 volte al giorno, 630.000 volte al mese e circa sette milioni e mezzo di volte all’anno, rallentare questo ritmo significherebbe allungarsi la vita”. E mai come in questo ultimo anno abbiamo compreso che respiro e vita sono intimamente connessi, che là dove si ferma il primo, anche la seconda vacilla. E forse proprio questo manca di più. RESPIRARE. Perché è la sola maniera che abbiamo per ristabilire il legame tra noi e il resto, tra l’uomo e il tutto, che si tratti di Dio o di natura poco importa. È trascorso un anno. E questo tempo, questa specie di apnea liquida, ci ha costretto a vivere costantemente col fiato corto. Perché il respiro è fatto di arte, cultura, conoscenza, creatività, teatro, cinema, amore, contatto, libertà. In una parola, umanità. Perché respirare ci tiene in vita. Eppure, siamo arrivati fino a qui, non ci resta che resistere.

● Fabiana Pellegrino

SOMMARIO 6

INTERVISTE Arianna Alessi

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SPECIALE L’Acerba di Cecco d’Ascoli

15 S T O R I A Il Forte Malatesta 19 I N T E R V I S T E Ditelo a Peto’ 22 A M B I E N T E Il Lago di Pilato 27 A R T E Galleria d’Arte Contemporanea Licini 30 S P O R T Giro d’Italia 2021 32 S P O R T Mick Schumacher

Rubriche Passaparola

37 IL LIBRO DEL MESE La vittoria di Lepanto 39 PNL La felicità semplice 41 LIBERRANTE Nel nome del figlio 43 IL GIARDINO DI LOLA Il giglio di fuoco


INTERVISTE

o r t s Illudunque sono A tu per tu con Arianna Alessi di Fabiana Pellegrino


È un mestiere BELLISSIMO ma anche DIFFICILE. Essere illustratrice significa: STUDIO, guardare molte illustrazioni, LEGGERE, cinema e fotografia. Oltre le scuole dedicate, molti sono gli eventi e i corsi online che possono aiutare la costante crescita formativa nonostante questa situazione di emergenza sanitaria. Come tutti i mestieri che si basano sulla CREATIVITÀ, ci sono periodi in cui ci si trova di fronte al cosiddetto blocco creativo. Credo che anche il più grande illustratore debba fare i conti con i propri limiti. È la “PAURA del foglio bianco” che rappresenta in quel momento un ostacolo al libero fluire della creatività. L’antidoto è non lasciarsi abbattere, fare una passeggiata, ritrovare quella GIOIA infantile che, per quanto mi riguarda, provo quando disegno. È una componente indispensabile in questo mestiere perché se cala il livello di gioia prevale la fatica e il risultato è scadente.

e m o c a n n a i r A i il t s e r e v i r c s e d tuo mestiere nel 2021?

Il tuo lavoro su cosa si concentra maggiormente? Soprattutto sull’ILLUSTRAZIONE PER L’INFANZIA. Fin da piccola ho sempre amato le figure dei libri, l’odore della carta, sfogliare le storie dei Fratelli Grimm, il gioco delle parole di Rodari, fiabe e leggende popolari. L’albo illustrato contiene un MONDO DA SCOPRIRE pagina dopo pagina. Mi metto costantemente in gioco con nuove “sfide tecniche” per illustrare i testi; tra loro quella che prediligo è il COLLAGE. Adoro ritagliare pezzi di giornale o di carta dalle texture più divertenti e integrarle al mio disegno.


INTERVISTE l o u v re ra Illust dire accompagnare Illustrare un testo è una un racconto o creazione artistica complessa: in e rr o p s tra bisogna far dialogare tra loro testo e immagine. È molto bello ma immagini una complicato allo stesso tempo. Nell’albo LA PAROLA E L’IMMAGINE storia. Qual è un illustrato SI INTRECCIANO in modo armonioso. o s o Il picture book è una forma in continua lato meravigli trasformazione rivolto a un lettore in o s s ce ro p o continua trasformazione: il bambino. Il di quest suo è un mondo aperto, predisposto e ch n a e o iv t a e al gioco, all’esplorazione, alla cr sperimentazione, alla curiosità e alla ri a g a m uno meraviglia; il pensiero di Leo Lionni faticoso o difficile? (uno dei miei illustratori preferiti).


INTERVISTE

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Dove prendi in prestito , l'ispirazione sti e u q i d e i c e p s tempi?

Tra le mie ispirazioni, ci sono i PAESAGGI urbani e naturali, gli alberi, ma soprattutto le PERSONE, i principali protagonisti delle mie illustrazioni sono senza dubbio i bambini per i quali nutro una forte empatia.

Chiudiamo con una domanda che a che fare con la pandemia: quanto quest’ultima influenza la creatività secondo te? Nessuno di noi avrebbe immaginato di vivere un momento epocale così drammatico. Il Covid-19 ha improvvisamente cambiato le nostre vite e un vorticoso susseguirsi di eventi ha stravolto le nostre abitudini. Parallelamente, sentimenti di incertezza, stranezza e timore ci hanno sopraffatto. Per fortuna, tra le caratteristiche innate dell’uomo, c’è la CREATIVITÀ che ci consente di RIORGANIZZARE POSITIVAMENTE la nostra vita attraverso le nostre risorse interiori. È per me un rifugio, una preziosa alleata. 10 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SPECIALE

L’ACERBA

di Cecco d’Ascoli medico

Scopriamo meglio di cosa tratta la sua opera principale, L’ACERBA.

filosofo

letterato

astronomo

negromante

di Flavia Orsati 11

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SPECIALE

I

l codice manoscritto più antico che possediamo de L’Acerba, risalente alla seconda metà del XIV secolo, è conservato a Firenze, nella Biblioteca Medicea Laurenziana, città dove Francesco Stabili morì. L’Acerba è un poema allegorico in sesta rima redatto in volgare e rimasto incompiuto al Canto V perché poco dopo l’inizio della stesura Cecco venne condannato al rogo come eretico. Correva l’anno 1327. Opera controversa, a partire dal titolo: c’è chi crede che si riferisca alla durezza dello stile impiegato, chi sostiene che derivi da acervus (= mucchio di molte cose messe insieme); altri critici hanno ipotizzato che sia un’allusione all’asprezza e Acrudezza di carattere dell’autore stesso e dei problemi della scienza, o alla sua età acerba, ossia giovanile. Infine, altri hanno letto nel titolo un riferimento alla cerva, animale mistico caro ai fedeli d’amore nel quale il poeta figurerebbe sé stesso. Nel poema vengono trattate svariate questioni: dalle caratteristiche proprie dell’uomo e dell’animo umano a quelle degli elementi naturali e animali, in una mescolanza di credenze di stampo scientifico e fantastico, scomodando questioni linguistiche e filologiche e interrogativi di matrice squisitamente letteraria, filosofica e teologica. Il mondo è considerato da Cecco creazione divi12 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SPECIALE

na governabile dall’uomo, anche se retto da forze misteriose e potenzialmente oscure, come l’influenza dei pianeti. Gianfranco Contini, uno dei più grandi critici letterari dello scorso secolo, ha definito L’Acerba “l’anti Commedia” dantesca: nella sua trattazione, infatti, Cecco non risparmia sferzate polemiche contro il Sommo Poeta:

Qui non se canta al modo de le rane; Qui non se canta al modo del poeta, Che finge, imaginando cose vane. Ma qui resplende e luce onne natura, Che a chi intende fa la mente leta. Qui non se gira per la selva obscura; Qui non veggio Paulo né Francesca; De li Manfredi non veggio Alberigo, Che diè l’amari fructi ne la dolce esca; […]

Ironicamente, e con il piglio dell’uomo di scienza, Cecco d’Ascoli demolisce tutta la fantasiosa realtà creata da Dante Alighieri nella sua opera maggiore, deridendo questo mondo, frutto dell’invenzione poetica, insieme ai personaggi che lo popolano (due su tutti, i famosi Paolo e Francesca del Canto V dell’Inferno): Lasso le ciance e torno su nel vero, / Le fabule me furon sempre nimiche. 13 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


TS R PAEDCI Z I AI O LE NI

Cecco, fautore della libertà di coscienza e del libero arbitrio umano, procede con la sua opera nell’esposizione, quasi enciclopedica, di tutto lo scibile della sua epoca; sicuramente, il poema è aspro (così come il titolo suggerisce), ma crea dei momenti di grande lirismo, specie quando l’autore ricorda la terra e la città natale, le sue tradizioni e le sue leggende, vibrando di indignazione a volte per lo stato in cui verte e rammaricandosi per la sua sorte:

O bel paese con li dolci colli, Perché non cognosciti, o genti acerbe. Con l’atti avari invidiosi e folli? Io pur te piango, dolce mio paese, Che non so chi nel mondo te conserbe,

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STORIA

IL FORTE MALATESTA: DA FORTILIZIO A CARCERE CITTADINO

Il Forte Malatesta è stato oggetto di numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Ripercorriamone la storia. di Flavia Orsati

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l Forte Malatesta è uno spettacolare esempio di architettura fortificata rinascimentale, realizzata dalla mano di Antonio da Sangallo il Giovane. Secondo la tradizione, secoli e secoli fa in quell’area sorgeva un termarium, cioè un complesso termale romano, alimentato dall’acqua salmacina di Castel Trosino; successivamen15

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STORIA

Libro consigliato: Clicca l’icona per maggiori informazioni su: Il carcere del Papa, Il Forte Malatesta dal 1832 al 1840

Clicca l’icona per maggiori informazioni sul Museo dell’Alto Medioevo

te, i romani erigono una fortezza per difendere il primo ponte in muratura che delimitava l’accesso alla città, realizzando un’opera fortificata a difesa di Asculum. Tuttavia, si pensa che l’opera difensiva possa essere addirittura retrodatabile alla civiltà picena, dopo la disfatta del 91 aC avvenuta ad opera di Gneo Pompeo Strabone. La struttura, appena fuori dal centro storico, si trova infatti a difesa della sponda del Castellano, dal lato del Ponte di Cecco, e ha affrontato, nel corso dei secoli, diverse vicissitudini che l’hanno portata ad essere distrutta e ricostruita più volte, finché nel 1349 Galeotto Malatesta la rinforza, facendola diventare un tipico forte medievale e donandole il suo nome. Dopo la caduta del tiranno le sue sorti non migliorano: danneggiata ulteriormente, a inizio XVI secolo nell’edificio in rovina viene edificata la Chiesa di Santa Maria del Lago. A quel punto, su incarico di papa Paolo III Farnese, Antonio da Sangallo progetta e fa erigere un nuovo forte tra 1540 e 1543, sulle rovine di quello esistente, conferendogli l’aspetto odierno, a pianta stellata irregolare. L’architetto opera questa scelta per inglobare le costruzioni preesistenti e la chiesa sconsacrata di Santa Maria del Lago, che diviene il mastio della fortezza. Il Forte subisce nel XVII secolo un ulteriore restauro e viene impiegato per due anni, alla fine del XVIII secolo, come caserma dal Governo Pontificio. Nel 1828 il Forte viene restaurato per essere utilizzato, fino agli anni Ottanta dello scorso secolo, come carcere giudiziario. Oggi, e da più di sei anni, è sede del Museo dell’Alto Medioevo che espone i reperti della Necropoli Longobarda di Castel Trosino. 16 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


INTERVISTE

DITELO ’ O T E P A

di Fabiana Pellegrino


INTERVISTE

Eccoci qua Peto’… la pandemia ti ha fatto bene. Raccontaci la tua trasformazione.

Non per cominciare subito a fare il guastafeste, ma la pandemia non credo abbia fatto bene a nessuno. Devo però ammettere che sono riuscito a trovare un modo per esorcizzare quell’incipit di depressione che, come un po’ a tutti, mi è presa nel marzo 2020, quando all’improvviso ci siamo ritrovati senza uscire per strada, senza ristoranti, senza amici da frequentare, senza partite da vedere dal vivo, insomma senza molte delle cose più belle a cui eravamo abituati. È stato allora che ho fatto il mio primo video, che è esploso nella ionosfera principalmente perché la gente nen ciavié cósa da fa’, e cliccava su tutti i video che incontrava.

Quanto lavoro c’è dietro? In teoria dietro a un qualsiasi video di due o tre minuti non ci sarebbe tutto questo lavoro, ma se vuoi farlo di qualità devi stare attento a diverse cose: la grafica, le inquadrature, la luce, l’audio soprattutto, e anche i sottotitoli per i non ascolani. Questo insieme di cose determina il successo o meno del video, naturalmente al netto della sceneggiatura e dei dialoghi che

devono essere accattivanti, sennò puoi assumere pure il grafico di Avatar che la gente manco ti guarda. Ormai sono diventato una specie di stenografo dei video, vado di shortcut (abbreviazioni per gestire i software, ndr), ho elaborato una routine che mi permette di fare video in tempi ristretti anche perché faccio tutto da solo, e quindi evito i tempi morti che deriverebbero dalle collaborazioni.


INTERVISTE

riscontri?

La partecipazione del pubblico è ottima, se pensiamo che sono video dialettali. La scelta di sottotitolarli tutti è faticosa ma ha dato i suoi frutti, altrimenti chi volevi che capisse l’ascolano al di fuori del Piceno? E invece scrivono da Milano, dalla Sicilia, da fuori Italia addirittura. Uno del Canton Ticino mi ha chiesto che cos’è la ciuetta che io nomino sempre… naturalmente gli ho risposto che è un rapace con abitudini notturne.

Nei tuoi video parli di cucina , governo, spor t, dialetto... dov e e come trovi ispirazione?

Parto sempre da quello che mi interessa e quello che vedo intorno a me. Sono un appassionato del dialetto ascolano, mi piace da morire, e poi mi piace mangiare e mi adatto piuttosto bene in cucina. Il video sulla formazione del governo è stato un esperimento che credo ripeterò: è il tentativo di insegnare ai ragazzi qualcosa di vero e addirittura spendibile a scuola senza usare parole noiose o cattedratiche.


la notizia l e b a l o m ia D ossimo r p l a d i: r o t ai let prile numero di a uova n a n u i a r e r inaugu iceno33, rubrica su P alche sveliamo qu e? anticipazion Con la direzione di Piceno 33 abbiamo concordato di inaugurare una rubrica di posta, dal titolo DITELO A PETO’, ove affronteremo gli argomenti più graditi ai lettori, quelli sui quali saranno curiosi di sentire il mio parere. Tante persone mi scrivono in privato per chiedere lumi su parole ascolane, indicazioni per ricette, per raccontarmi fatti successi e chiedere cosa ne penso. Allora ho pensato: perché non rispondere in chiaro? Quando ne ho parlato in redazione ho trovato terreno fertile, quindi mi butto: risponderò sugli argomenti che adoro. E cioè costume, dialetto, calcio, cucina, tradizioni, cronaca, ‘nzomma su quelle che ve pare. Con l’unica, ineludibile precondizione di non trattare temi politici: la politica non né mai riuscita a interessarmi, né ne capisco più di tanto essendo sempre stata lontana dalla mia vita.


o Come uscirem ia? dalla pandem

Come uscirà Peto ’ dalla pandemia?

Probabilmente più grati al cielo per le piccole cose che abbiamo perso per così tanto tempo. Nel mio caso, non vedo l’ora di riprendere ad abbracciare le persone.

Più grasso di diversi chili: pe’ mo’ uso obiettivi smagrenti e ghie denghe de Photoshop, ma fra poco si cominceranno a vedere tutti porca pupazza.


AMBIENTE

IL LAGO DI PILATO,

LAGO MISTERIOSO E MALEDETTO Il Lago di Pilato, a quota 1941 m, è luogo maledetto dove, anticamente, i negromanti andavano a compiere riti oscuri di Flavia Orsati

Lago di Pilato ghiacciato

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AMBIENTE

P

ur considerando che la simbologia montana è, in alcuni punti cardine, simile in tutte le parti del mondo e in tutte le epoche, è curioso notare come una leggenda accomuni Sibillini e Prealpi Svizzere: quella di Pilato. Tradizione vuole che il nome del Monte Pilatus (2132 m), in Svizzera, derivi direttamente da Ponzio Pilato, che si sarebbe suicidato per paura di essere giustiziato da Tiberio. Il suo corpo venne gettato nel Tevere e, da allora, Roma iniziò a essere colpita da tempeste violente, tanto che la salma fu recuperata e scaraventata nel Rodano. Stessa sorte toccò alla città di Vienna, finché i resti non vennero nuovamente ripescati e trascinati fino a un piccolo specchio d’acqua sulle Alpi. Anche lì, da quel momento, la cima della montagna fu perennemente coperta da nebbia e nubi tempestose. Le condizioni climatiche avverse iniziarono a danneggiare gravemente i villaggi vicini; in virtù di ciò, il vescovo di Lucerna tentò un esorci23 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


AMBIENTE

Valle di Pilato

smo ma fu costretto a venire a patti con l’anima di Pilato: questi avrebbe calmato la sua furia solo a condizione di poter emergere una volta al mese dal lago con il suo scranno. Chiunque lo avesse visto, sarebbe morto entro un anno. Nei paesi vicini il clima migliorò, ma cominciarono ad avvenire delle morti inspiegabili, perché alcuni giovani, non curanti della leggenda, salivano sul monte per beffarsi dell’anima del carnefice di Cristo. Le autorità decisero, così, di proibire l’accesso. Solo nel 1585 la maledizione venne spezzata, quando il curato di Lucerna ed alcuni suoi sodali raggiunsero il lago e sfidarono, vincendo, lo spirito maligno. Stessa tradizione si trova sui Monti Sibillini. Il Lago di Pilato (1940 m) giace ai piedi della cima più alta della catena, il Monte Vettore (2476 m). Il lago, custodito in una valle di origine glaciale

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AMBIENTE

Pizzo del Diavolo

da un imponente massiccio di roccia chiamato Pizzo del Diavolo, è noto grazie alla sua forma, che ricorda quella di un paio di occhiali da sole, quando gli invasi sono pieni e comunicanti. La sua genesi è dovuta allo sbarramento dei resti di una morena creatasi in epoca glaciale. Le dimensioni del bacino e la sua portata d’acqua dipendono principalmente dalla portata delle precipitazioni: importante il ruolo delle piogge, ancora di più quello della neve. Lo specchio d’acqua era considerato consacrato al male già in epoca antica, per la posizione isolata e nascosta, per strani movimenti al suo interno simili a mulinelli e per la presenza di un insolito crostaceo, attualmente unico al mondo, il Chirocefalo del Marchesoni, di color rosso e dalle sembianze demoniache. Secondo la tradizione picena, dopo la condanna

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AMBIENTE

Lago di Pilato

il corpo di Pilato sarebbe stato legato ad un carro trascinato da due bufali imbizzarriti che, partendo da Roma, avrebbero terminato la loro corsa selvaggia nella Terra di Marca, facendo finire il corpo di Pilato nel lago che da quel momento porta il suo nome. Il Lago di Pilato, noto anticamente con il nome di Lago della Sibilla, divenne un luogo proibito, covo di negromanti che lì si ritrovavano per consacrare al male il Libro del Comando (tra i quali è annoverato anche Cecco d’Ascoli). Le autorità religiose proibirono il transito verso quel luogo, ponendo nelle sue vicinanze una forca come monito e un muro a secco attorno alle sue acque. Secondo la leggenda, la potenza evocativa di questa credenza fu talmente grande che gli abitanti della vicina Norcia ogni anno sacrificavano una vita umana per placare le calamità naturali provocate dagli spiriti maligni che infestavano il lago. 26 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


ARTE Opera di Pedro Cabrita Reis

La Galleria di Arte Contemporanea Licini

RIPARTE


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ARTE

a Galleria di Arte Contemporanea O. Licini ha già stilato, su iniziativa dell’Associazione Arte Contemporanea Picena, un ricco calendario di mostre ed eventi da realizzarsi per il 2021. In particolare, a marzo, una grande e importante collezione sarà in mostra fino al 12 giugno: la Collezione Ghighi. Una selezione di importanti artisti intenzionali si susseguirà nei tre spazi al primo piano, con artisti in particolare che utilizzano in prevalenza il linguaggio della pittura, della scultura e dell’installazione. Ognuno degli spazi sarà connesso a tematiche collegate alla luce: la luce led e il doppio, il neon e la profondità, la luce ambientale ed il colore. La luce sarà presente anche al piano superiore con una mostra dedicata interamente alla fotografia. In questo caso, sia lo spazio sia le opere in collezione si sono prestate alla realizzazione di un anello circolare che, partendo da un ritratto multiplo e attraversando il paesaggio e la performance, ritorna alla figura. Tre generazioni di artisti verranno esposti in mostra: grandi maestri, artisti nel pieno della loro carriera e giovani talenti. Dal 19 giugno al 18 settembre 2021, la Galleria Umberto Di Marino, importante galleria napoletana, si racconterà attraverso una mostra che raccoglierà oltre 25 anni di attività. La fotografia la farà da protagonista con Lisetta Carmi, che esporrà dal 25 settembre al 12 dicembre 2021. La Carmi è una fotografa di ben 96 anni che è riuscita a raccontare gli emarginati, a “dare voce ai più poveri, agli sfruttati, a coloro cui è stato sottratto il diritto di vivere e di parlare”.

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Opera di Jimmie Durham


SPORT

2021

Il 13 maggio da Genga a San Giacomo

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nche nel 2021 le Marche si tingeranno di rosa per accogliere l’edizione numero 104 del Giro d’Italia. La presentazione del circuito ha ufficializzato la tappa che il 13 maggio abbraccerà la nostra regione: partenza a Genga (An) mentre a Colle San Giacomo, sul confine tra il Piceno e l’Abruzzo, sarà posizionato il traguardo in salita che conclude una tappa tecnicamente molto valida. Se lo start nel comune anconetano è la giusta celebrazione per i cinquant’anni dalla scoperta delle Grotte di Frasassi, l’arrivo torna dopo ben 17 anni nel territorio ascolano, seppur sconfinando di pochi metri. Era dal 2004, infatti, con la vittoria in piazza Arringo di Alessandro Petacchi, che il Giro d’Italia non si concludeva all’ombra delle Cento Torri, mentre l’ultimo passaggio risale al 2018. 30 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SPORT

Un’opportunità di promozione molto importante, in una logica turistica prima che sportiva. Grazie al Giro tutta Italia potrà ammirare le bellezze storico-naturalistiche del nostro paesaggio. Si attraverseranno quattro province e si chiuderà con uno spettacolare arrivo di alto livello tecnico, quello di San Giacomo, che andrà anche a riaccendere la tradizione. 31 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


SPORT

© Sven Mandel

Il giovane pilota

Mick Schumacher correrà in Formula 1

NEL SEGNO DEL PADRE MICHAEL di Giuliano Centinaro

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SPORT

M

ick Schumacher, giovane pilota e figlio del pluricampione Michael, debutterà in Formula 1 nella stagione 2021. Schumi junior, fresco vincitore della competizione Formula 2, difenderà i colori della Haas (che monta i motori Ferrari) a soli 22 anni. Il giovanissimo talento correrà nella maggiore competizione dell’automobilismo, nel segno di suo padre, il grande Michael Schumacher (vincitore di 7 Campionati del Mondo di Formula 1). Mick Schumacher è nato il 22 marzo 1999, quando suo padre, la leggenda Michael (già due volte Campione del Mondo), andava in cerca di 33 W W W. P I C E N O 3 3 . I T

In alto: Michael Schumacher (Ferrari) - GP d’Italia 1998


SPORT

un nuovo titolo iridato, che in casa Ferrari mancava da un ventennio. Mick è entrato a far parte dell’Academy di Maranello nel 2019: è stato selezionato non solo per il cognome illustre, ma anche per il talento dimostrato in pista. Nel marzo del 2021, farà il suo esordio a bordo dell’auto Haas, motorizzata Ferrari. Messo sui kart all’età di nove anni, ha subito dimostrato di avere il DNA automobilistico di papà Michael e di zio Ralf (entrambi piloti professionisti). Si è, poi, iscritto alle gare con lo pseudonimo di Mick Betsch, utilizzando il cognome da nubile della mamma, per non mettersi troppa pressione. Nel 2014, a 15 anni, ha corso con un altro nomignolo (Mick Junior), riuscendo a chiudere al 2° posto nel Junior Kart, ma anche nei campionati nazionali, europei e mondiali. L’anno seguente è arrivato l’esordio su una monoposto di Formula 4, con cui si è fatto notare nei campionati nazionali di Germania e Italia, centrando le prime vittorie. Entrato nel circuito della scuderia Prema, ha vinto il titolo europeo di Formula 3 nel 2018, conquistando il primo successo nel Gran Premio belga di Spa, proprio come aveva fatto suo padre Michael in Formula 1, nel 1991. Nel 2019, è avvenuto il passaggio in Formula 2, dove ha centrato il primo successo nella categoria, sul circuito dell’Hungaroring. Infine, nel 2020, ha vinto il campionato di Formula 2 con 215 punti a due gare dal termine, dopo aver raccolto dieci podi (di cui due vittorie, a Monza e Sochi).  L’avventura di Mick in Formula 1 è solo agli inizi: chissà che, un giorno, possa proseguire la strada vincente del mitico Michael Schumacher, con il “Cavallino rampante” della Ferrari. 34 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


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Passaparola IL LIBRO DEL MESE di Flavia Orsati

La vittoria di Lepanto di Tommaso Mattei Messaggiera del dì la nuova aurora Lasciato di Titon l’eburneo letto, Già le colline e le campagne indora: E pien di speme il cor, lieto l’aspetto Il drappello di Cristo al gran viaggio Del Tirren sulla sponda era ristretto.

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a vittoria di Lepanto è un prezioso canto poetico del sacerdote Tommaso Mattei (1842-1909), originario di Favalanciata, maestro di retorica nel seminario di Ascoli Piceno. Il volume vede (nuovamente) la luce a seguito del rovinoso sisma del 2016, per volontà di un discendente del sacerdote, Matteo Mattei, che rinviene l’unico esemplare noto della cantica composta dall’avo nella biblioteca comunale di Ascoli Piceno, procedendo ad una ristampa anastatica dell’originaria. Matteo era, in quel periodo, impegnato in una campagna di ricerca legata alla rinascita della sua terra, quella arquatana, letteralmente distrutta dal terremoto di ormai qualche anno fa. 37

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Il lontano antenato, in occasione dei 300 anni dalla battaglia di Lepanto, volle celebrare l’avvenimento componendo un erudito e colto poemetto in terzine dantesche a rima incatenata. A Spelonga, infatti, è custodita una bandiera da combattimento con stemma musulmano strappata ad una nave turca, durante la battaglia narrata nel poemetto, da spelongani chiamati alle armi. La memoria della battaglia di Lepanto è ancora viva nella memoria popolare, tanto che in paese la si celebra tutti gli anni durante una ricorrenza chiamata Festa Bella.

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“Canto gli Eroi che sorsero a difesa / Della fede di CRISTO, e ardor sublime / Di LEPANTO spiegar nell’alta impresa”: la vicenda narrata si colloca nella seconda metà del Cinquecento. I Turchi compiono un’invasione a danno dei Veneziani, con il fine di prendere Cipro. Venezia si trova così costretta a chiedere aiuto a Papa Pio V, che proclama una nuova Crociata. Le flotte cristiana e turca si scontrano nel golfo di Lepanto, nell’ottobre del 1571, in una terribile e sanguinosa battaglia, “perché i Turchi volevano conservare la loro riputazione e i Cristiani avevano da vendicare troppe disfatte, e inauditi patimenti”, spiega il sacerdote Mattei nel Cenno Istorico che precede la cantica, ispirata e dedicata alla Vergine: “Ma non guardo il Parnaso, alle cui cime / Si vaneggia sovente, e si delira / Col vano suon di ricercate rime: / A te VERGINE ECCELSA, a te cui spira / Poter che passa ogni mortal fattura / Riverente mi volgo, e tu m’ispira!”.

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PNL, ISTRUZIONI PER L’USO

di Roberto Palumbo

La felicità semplice

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ome sempre, se hai fatto gli esercizi dei precedenti articoli, hai la tua nuova scala di valori, quelli scelti da te, nel rispetto di ciò che ritieni sia veramente importante per te, secondo il tuo standard di vita. Complimenti, è un atto di libertà e di amore verso la tua persona. Il secondo passo è estrarre dei criteri adeguati, affinché tu possa, nella pratica godere di essi. Ecco, dunque i suggerimenti del Coach. Il primo si chiama semplicità. Devi adottare criteri che ti permettano di soddisfare i tuoi valori in modo semplice. Se il tuo standard 39 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


è troppo alto, rischi di non arrivare mai a ciò che desideri. Quando feci per la prima volta questo esercizio, uno dei miei criteri per provare AMORE era: quando ricevo apprezzamenti sinceri dai miei cari. Oggi, il mio primo criterio per provare AMORE è: ogni volta che guardo mia figlia. Noti la differenza? Mi basta semplicemente guardarla, non devo fare niente di speciale e, soprattutto, lei non deve fare niente. Questo criterio è sotto il mio totale controllo, non dipende dall’azione di altri o da fattori esterni ed è quanto mai semplice da realizzare. Se ci pensi, ci sono cose che potrebbero renderti felice in ogni momento e il bello è che sono sempre state li, ma tu non te ne accorgi perché sei impegnato in chissà quali complicati processi mentali! L’altro suggerimento è di far iniziare i tuoi criteri con l’espressione: provo (valore) ogni volta che…(criterio). Elabora, inoltre, dei criteri espressi in forma positiva, nel senso che devono dipendere da un’azione, non dalla mancanza di qualcosa o di qualcuno; tieni sempre presente che sei tu che devi far accadere le cose. Metti, infine, nella tua lista almeno un criterio che sia sempre possibile soddisfare, in qualunque circostanza e anche rapidamente. Una volta che hai la tua lista di valori e regole, metti in pratica il tutto, creandoti delle nuove abitudini e godendo di quelle azioni che altro non sono se non il frutto dei tuoi legittimi desideri e scoprirai che la felicità può essere qualcosa di veramente semplice se sai apprezzare ciò che hai già. Un’ultima riflessione. Questi sono i tuoi valori, i tuoi criteri e le tue abitudini in questo momento della tua vita. Ma non sono necessariamente eterni. Puoi cambiarli quando vuoi, se vuoi e ogni volta che la tua vita richiede un cambiamento. 40 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


LIBERRANTE

di Eleonora Tassoni

NEL NOME DEL FIGLIO Il racconto dell’intimità di casa Shakespeare

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l romanzo edito da Guanda è un’immaginaria ricostruzione della vita della famiglia Shakespeare alla vigilia della terribile ondata di peste che si porterà via il figlio maschio del celebrato autore, Hamnet. Quel ragazzino, morto ancora piccolo nel villaggio di Straford upon Avon deve essere stato, così ricostruisce la O’Farrell un vero deragliamento per le certezze e le speranze di William. Non a caso l’opera più grande del Bardo, che ancora oggi ci interroga e stupisce per profondità, ricchezza e incredibile potenza è l’Amleto il cui protagonista altri non è che il giovane uomo che quel bambino non è potuto diventare. Nel libro si riscostruisce il complesso mondo elisabettiano, la vita quotidiana e con particolare piacere ho seguito la figura che l’autrice tratteggia della moglie di Shakespeare quella Anne Hathaway che spesso le ricostruzioni e i saggi sull’autore hanno voluto raccontarci con crudele sarcasmo come una Santippe, una moglie odiata e tenuta lontana dalla vivace Londra nella quale il nostro autore cercava fama attraverso il teatro. Molto spesso prendendo come giustificazione di tale ricostruzione il solo fatto che Anne (o Agnes) Hathway fosse leggermente più vecchia di William. Maggie O’Farrell invece ci mostra una donna coraggiosa e indipendente capace di af41

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L’autrice, Maggie O’Farrell

fascinare a far innamorare di sé per il suo carattere la sua forza d’animo. In tutta onestà, questa ricostruzione (non so quanto possibile e non so quanto inventata) mi piace. Pensare che il nostro Shakespeare - che ha cantato l’amore come pochi - potesse essere un marito disinnamorato di una donna scialba e in qualche modo costretto alle nozze da una gravidanza indesiderata l’ho sempre trovato un po’ strano e, soprattutto, triste. Agnes invece ci appare come una figura femminile complessa e dalla grande luce interiore che percepisce gli abissi dell’animo immenso e inarrivabile del marito poeta e che riesce, nonostante tutte le difficoltà, ad accompagnarlo verso la vetta inarrivabile della poesia pura, del mito da cui ancora oggi siamo irrimediabilmente sedotti. 42 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


IL GIARDINO DI LOLA

di Gigliola Croci Mariani

Gloriosa superba, il giglio di fuoco 43 W W W. P I C E N O 3 3 . I T


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tiamo vivendo tempi difficili dove è necessario evitare contatti con persone vicine e luoghi lontani. Viaggiare da fermi. Questo è possibile. Siamo nello Zimbabwe, Africa meridionale. Un paese che non affaccia sull’oceano ma accoglie il fiume Zambesi con le sue vertiginose e potenti cascate Vittoria. Nelle valli sottostanti il fragore si diffonde solenne, che stordimento! Vapori di intensa umidità avvolgono di fiabesco mistero la folta vegetazione, solleticano rinoceronti e ippopotami che emergono tranquilli a fior d’acqua, mentre uccelli di rara bellezza stridono e cantano, si rimandano i loro richiami amorosi. Tutto incredibilmente spettacolare… e non finisce qui. Affondando meglio lo sguardo si notano numerose fiammelle rossastre disseminate tra il verde: è la suggestiva fioritura della nostra Gloriosa. Nel suo nome un destino, quello di essere splendida, maestosa, perfetta. Fiori di sorprendente incanto! La corona di stami si allarga mentre i petali simili a lingue di fuoco ondulate si arricciano al contrario verso l’alto. Piccole mongolfiere rosso magenta, giallo oro, rosa pesca e arancio galleggiano protette da foglie verdi, allungate che si sposano con il loro ricciolo terminale a ogni possibile appiglio. Avevano pensato bene i Rothschild, potenti banchieri, botanici e filantropi, di abbellire i giardini delle loro vaste tenute sparse in Europa con questo esotico giglio africano, denominandone anche una specie in omaggio a una delle loro fortunate figlie. I tuberi dormienti del nostro glorioso giglio si risvegliano in primavera, fusti, boccioli e fiori si dispiegheranno nella calda estate, svelando ancora una volta i doni perfetti di madre natura che insiste a educarci al bello. 44 W W W. P I C E N O 3 3 . I T

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Anno XIII | numero 2 | Marzo 2021 Editore Fas Snc• info@gruppofas.eu Amministrazione e redazione V. le Marcello Federici, 143 - 63100 (AP) • Tel./Fax 0736.255656 www.piceno33.it • redazione@piceno33.it Direttore responsabile Fabiana Pellegrino • direttore@piceno33.it Art direction e progetto grafico Michaela Cannella Hanno collaborato a questo numero Roberto Palumbo, Eleonora Tassoni, Pier Paolo Piccioni, Flavia Orsati, Giuliano Centinaro, Gigliola Croci Mariani. Copertina Illustrazione: ©Arianna Alessi marketing@gruppofas.eu Pubblicazione mensile registrata presso il tribunale di Ascoli Piceno n°479 del 9/09/2009. Chiuso in redazione il 5/3/2021


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PICENO 33 - MARZO 2021  

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