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TERRITORIO

L’Ecomuseo del Monte Ceresa

di Flavia Orsati

Sul Monte Ceresa, nel territorio tra Roccafluvione e Acquasanta Terme, esiste un’associazione che si chiama Ecomuseo del Monte Ceresa. Scopriamo di cosa si occupa.

Il Monte Ceresa è una porzione di territorio preappenninico che si estende tra i Comuni di Roccafluvione, Acquasanta Terme, Arquata del Tronto e Montegallo, ricca di acqua, boschi, arenaria e di storia, leggende e ataviche credenze popolari. Caratterizzata da un massiccio abbandono a partire dagli anni ‘60, alcuni giovani originari del luogo stanno tentando di farla rivivere nuovamente. Ne abbiamo parlato con Luca Cruciani, Presidente dell’Associazione Ecomuseo del Monte Ceresa, e Francesca Silvi. Spiegando cosa sia un Ecomuseo, Luca lo ha definito “un modo di fare bene al territorio: si tratta di un museo all’aperto, diffuso. Tra i nostri obiettivi c’è il ripristino dell’antica rete sentieristica, la valorizzazione degli ambienti di vita e di lavoro tradizionali, il recupero di radici storiche e di momenti di vita materiale e immateriale tramite eventi dedicati o pubblicazioni. Vogliamo farlo, però, coinvolgendo la comunità locale e facendola diventare protagonista. Il nostro non è un approccio nostalgico, non vogliamo limitarci a rievocare ciò che è stato: il Ceresa non può - e non deve - essere come era anni fa: bisogna andare avanti, capire gli errori e raccogliere l’eredità positiva che i nostri avi ci hanno lasciato, senza idealizzare”. L’Ecomuseo del Monte Ceresa è una realtà molto attiva che, nel corso degli anni, ha realizzato numerosi eventi, progetti e riaperture di sentieri. Tra gli ultimissimi, un corso, attualmente attivo, tenuto da Massimiliano di Carlo, sui Suoni della tradizione Piceno Aprutina, alla scoperta delle sonorità popolari che hanno allietato per secoli i momenti di svago dei nostri antenati. L’Ecomuseo ha, poi, realizzato una biblioteca itinerante: delle casette diffuse sul territorio con libri al loro interno, “per ricreare un senso di comunità e condivisione, incentivando la cultura e la lettura in uno spazio ritrovato”. L’Associazione, infine, si occupa anche di cinematografia: il Fluvione Film Festival, giunto alla X edizione, tra i diversi premi, premia ogni anno il miglior cortometraggio che riguarda le aree interne dell’Appennino.

APPROFONDIMENTO

IL FESTIVAL - OMAGGIO AL PAESAGGIO

Uno dei fiori all’occhiello dell’Associazione è il festival, nato nel 2015 a Meschia, intitolato Omaggio al Paesaggio, un evento itinerante incentrato proprio sul Paesaggio, che si svolge in borghi che contano, ad oggi, una manciata di residenti. Dopo due anni, da Meschia il festival si è spostato a Colleiano, sempre nel Comune di Roccafluvione. “Vogliamo incentivare una cultura dell’accoglienza: è stata la base di questi paesi, fino a non troppi anni fa, messi in collegamento solo da una rete sentieristica percorribile a piedi, che era il tessuto nervoso e cerebrale di questo territorio”. Quest’anno, a causa dell’emergenza Coronavirus, Omaggio al Paesaggio non si terrà, ma si presenterà in un altro format: sarà un’edizione particolare, che prenderà il nome Distanze d’Arte e che raccoglierà delle opere realizzate da artisti contemporanei che, dopo l’anteprima di giugno, saranno esposte a settembre nel borgo di Agelli. Per quel che riguarda la ricerca storica di esperienze riguardanti il territorio, l’Ecomuseo si sta facendo promotore di una collana chiamata Raccolti d’Autore; il numero 1 narra due storie simboliche per il territorio, una sul tartufo (L’ultima volta di Saltarello di Pietro Albì) e una sul carbone (La luna e il sole di Meschia di Francesca Silvi). “Storie di vita vera, insomma, corredate da leggende: le credenze popolari sui mazzamurelli, sulle fate e sulle misteriose luci che aleggiavano di notte erano corredo naturale della vita di un tempo”, spiega Francesca.

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