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La carica delle griffe in Sud Corea

Mercati

Trend

Gli stranieri vogliono respirare aria made in Italy. Pag. 14

Non solo creatività, ma anche concretezza. Pag. 34

L’EXPORT TRAINA LA MODA SPAZIO AI NEW TALENTS

Retail

LA SHOWROOM E’ IN RETE

Nuovi progetti per agevolare il lavoro dei buyer. Pag. 38

Comunicazione

SOCIAL BRANDS

Profili su Facebook e Instagram come veri reality. Pag. 40

ATTRAZIONE FATALE

Quasi tutti i brand blasonati hanno una vetrina nel mercato sudcoreano che nel 2012 ha visto crescere le vendite dei beni di lusso anticipando un trend che si prevede altrettanto positivo per il 2013. A farla da padrone i grandi shopping mall che generano il 70% degli acquisti del comparto moda, ma nella distribuzione si stanno affacciando anche i multibrand. Un tempo mercato interessante per la delocalizzazione dei produttori stranieri di accessori (soprattutto scarpe) e abbigliamento, oggi la Corea del Sud – a causa dell’elevato costo del lavoro - è un mercato da colonizzare a livello distributivo. Ma il Paese offre anche un nutrito gruppo di giovani creativi che si sono fatti conoscere all’estero, alle fashion week e ai contest. Pag. 29

Il 2014 fra i '60 e i '90

La p/e 2014, preannunciata dalle precollezioni già viste nelle showroom, si divide fra linee guida che vengono dal passato e interpretazioni up-to-date che prendono la distanza da ogni patina vintage. I pattern in bianco e nero - quasi ipnotici - si rifanno al tema dell'optical che ha attraversato più decenni, dai '60 con i grandi couturier come Courreges e Cardin, all'estetica pop degli '80. Un tema che privilegia il corto, ancora al top per la prossima stagione, perchè tanto amato dalle nuove it-girl. A fare da contraltare, invece, uno stile più quotidiano che ruba forme e modelli al workwear, innanzitutto la salopette, e ai capi sportivi di ispirazione californiana per sottolineare una tendenza boyish che riporta agli anni '90. Pag. 18

Abiti, borse, scarpe: una ossessione per le protagoniste di Bling Ring, che racconta un fatto di cronaca con un ritmo incalzante da “cinema verità”. Che la moda possa diventare una ossessione per le adolescenti non è certo una novità, ma che addirittura le spinga a saccheggiare i guardaroba griffati, è un caso da manuale di psicologia. Sofia Coppola, nel film Bling Ring in uscita il 26 settembre in Italia, distribuito da Lucky Red, documenta – ma non condanna del tutto – il gioco perverso di una banda di fashion addict che “fa shopping” di griffe negli armadi delle cele-

brities americane. Il film è tratto da una storia vera di un gruppo di ragazzi, che fra l’ottobre 2008 e l’agosto 2009, ha sottratto ai VIP oggetti del valore di oltre 3 milioni di dollari. Nicki (impersonata dall’ex maghetta Emma Watson), Rebecca (la vera leader che ha il volto della emergente Katie Chang), Sam, Chloe, e Mark si introducono nelle super ville di Paris Hilton, Lindsay Lohan e Orlando Bloom frugando ogni

angolo alla ricerca di accessori, ma anche soldi e gioielli. Intere stanze colme dal pavimento al soffitto di scarpe e borse, che fanno impallidire le pareti-scarpiere di Sex and the City, diventano il set perverso per provarsi abiti, occhiali e lip-gloss e soddisfare le proprie passioni compulsive. Che devono, ovviamente, essere condivise su Facebook, facendo scattare la loro identificazione e conseguente condanna. La moda o meglio la

sua deformazione perversa come oggetto di un irrefrenabile desiderio di assimilazione al lifestyle delle celebrities, diventa co–protagonista di una rappresentazione amara di un disagio giovanile. Sofia Coppola ricostruisce un fatto di cronaca, con l’occhio di chi osserva un mondo adolescenziale privo di modelli e di valori, se non quelli guidati dalla smania di possedere le griffe più in voga. A ogni costo e in ogni modo.


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Issue #22 - Settembre/Ottobre 2013


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l'editoriale

La moda ai tempi di Instagram e delle app

S

i aprono le fiere e gli eventi dedicati all’abbigliamento e agli accessori per la primavera/estate 2014 e si rimette in moto una macchina che in realtà non ha mai rallentato la sua corsa. Perché l’anno ormai non è più scandito solo dai due appuntamenti semestrali canonici di presentazione delle due stagioni di vendita, ma si susseguono a ritmi frenetici proposte di capsule, pre-collezioni e special edition. Con il risultato che spesso tutto o molto sembra deja-vu in una amplificazione di linee, colori, materiali e tessuti che si sommano ai corsi e ricorsi storici delle tendenze. A rendere tutto più fast, e superato nel momento stesso in cui si assiste a una presentazione o sfilata, è l’uso smodato dei social media, soprattutto Instagram, che nella moda sono diventati i media più importanti per comunicare. Una foto vale più di un biglietto da visita, anzi è il biglietto da visita per eccellenza, con il potere di comunicare molto di più di un logo e di un indirizzo. Lo ha capito la nuova generazione di stilisti che hanno profili su Facebook e Instagram come veri reality, spaccati di vita e di lavoro che comunicano il proprio mood e stile di vita, come raccontiamo in questo numero. Perché, dicono loro, i social media non sono altro che una propaggine digitale di quello che fanno tutti i giorni: vedere gente, condividere esperienze e ricevere feedback in tempo reale. È questo modo di vivere e lavorare che ha fatto conoscere i blogger, le vere celeb della rete e delle sfilate, le nuove icone di stile che hanno preso il posto delle modelle (quando a dominare la scena erano Naomi, Claudia e le altre) e delle attrici nell’immaginario collettivo. Non si comunica più solo l’abito o l’accessorio, ma un pezzetto della propria vita e intimità. La moda, o meglio il modo di comprare la moda, è stata rivoluzionata anche dall’ m-commerce. Perché lo shopping tradizionale, quello che mette in contatto il consumatore con il prodotto fisico, deve fare i conti con la tecnologia mobile. Dato ormai per assodato l’e-commerce, a diffondersi a macchia d’olio è ormai l’ m-commerce, soprattutto fra il pubblico femminile. Da una ricerca condotta da eBay e il portale alfemminile.com, che pubblichiamo in sintesi, risulta che in Europa l’87% delle intervistate usa lo smartphone quotidianamente. Col cellulare si telefona, si è sempre connessi con gli altri, ma si scelgono anche i prodotti, si confrontano e poi si comprano. È il trionfo del commercio ubiquo, il momento ideale di raccordo tra i creatori di prodotto "nativi digitali" che condividono la propria vita e presentano le proprie creazioni sui social network e i loro consumatori omologhi che nello stesso mondo digitale vedono, scelgono e fanno i loro acquisti; un cortocircuito fra domanda e offerta che compie quasi tutto il suo ciclo (salvo il momento finale del ricevere e dell'indossare) nel mondo virtuale dei bit. Con lo smarthphone diventa anche più facile essere sempre perfette, non sbagliare il look o rischiare di sentirsi fuori posto a feste o eventi. Basta scaricare le app – ce ne sono davvero tante e la maggior parte gratuite – per confrontarsi con la community dello shopping e con gli altri fashion addicts, per ricevere o dare consigli e prendere ispirazione.


Masthead 6

f.colli@fashionillustrated.eu

mpoli@milanofashionmedia.it

www.bureaubureau.it

g.quaglia@fashionillustrated.eu

v.simoni@fashionillustrated.eu

info@fashionillustrated.eu

info@milanofashionmedia.it

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smartinelli@milanofashionmedia.it

traffico@milanofashionmedia.it

www.rumor.it

www.bibliotecadellamoda.it


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Sommario 8

MERCATI

IDEAZIONE

LIBRI

14

34

44

Vince il Fattore “E” TREND WOMAN SS 2014

18

Da Twiggy alle it-girl

19

Illusioni ottiche

21

Lifestyle quotidiano

C’è ancora spazio per i new talents

DIgITAL

36 Il backstage del lusso

24

The Wool Classers PRODuZIONE

26

SOCIAL

38

48

La showroom del presente è in rete

Cinema e Musica sul Red Carpet ZOOM

38

Company Retail

50 WORLD NEWS

COMuNICAZIONE

40

Social Brands

41

L’abito fa la donna. A Clessidra.

Crossmedialità: così cambia la comunicazione nell’era digitale

FOCuS SuD COREA

AgENDA

29

42

Un paese fra lusso e fast fashion

M-commerce in rosa

RETAIL

22

Bellezza da indossare

46

Icons on show

52 FASHION CHI LEggE

54

Moda e design: prove di dialogo virtuale ACCESSORI


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Contributors 10

Special guests

illustratore

Nicola Gobbetto

PABLO ARDIZZONE

JACOPO ATTARDO Ha tenuto workshop di marketing non convenzionale presso l’Accademia di Comunicazione di Milano e crede che Wikipedia sia la più grande invenzione del nostro secolo (e che questo sia solo l’inizio). Nel 2001 entra nel settore della comunicazione come fotografo, poi la sua carriera si evolve nel 2006 iniziando con il ruolo di project manager in Borderline-adv e poi per il gruppo Ninja Lab. Nel 2008 è uno dei fondatori di Brand Storming srl e successivamente diventa Content Manager per Borderline Ideas. Nel 2012 assume il ruolo attuale di Head of Digital presso RedCell-gruppo WPP. Ha anche un suo blog personale jacopoattardo.wordpress.com che racconta in modo ironico il mondo dei new media. Pag.46

Nasce nel torinese e dopo aver conseguito la maturità scientifica nei primi anni ’90 inizia il suo percorso professionale collaborando con Mario Andello. Grazie a questa esperienza perfeziona la sua creatività nel Make Up: dal beauty al teatrale, dalla danza alla lirica, dalla pubblicità alla televisione e alla moda. Si conquista la fiducia di un importante pubblico femminile, fino ad aiutare a curare celebrità di primo piano ed a collaborare con alcune delle più importanti aziende cosmetiche in giro per l’ Italia. Dal ’97 lavora stabilmente a Milano al seguito di personaggi di grande rilievo nazionale ed internazionale prestando la propria consulenza ai più importanti programmi televisivi. Nel 2004 scopre la tecnica dell’ Air Brush Make Up. Nel 2006 inizia la collaborazione col gruppo INCA cosmetici col quale crea le collezioni make up e ne sviluppa i Trends. . Pag.22

CHRISTINE ELLIS Inizia la propria carriera da Jil Sander in Germania dove si occupa delle vendite per l’Asia e l’America, per poi diventare responsabile per il lancio del brand in Italia. Qui diventa responsabile degli uffici e showroom, coordinamento internazionale delle vendite e account per le vendite del Sud Europa. Dal 2009 Christine rappresenta il gruppo del luxury store Neiman Marcus, Bergdorf Goodman, Holt Renfrew e Neiman Marcus Direct in Italy in qualità di Direttore del loro ufficio fashion&buying AGA. Ha maturato così una grande esperienza nei mercati per designer emergenti, collaborando con La Cmara della Moda di Milano e la Dutch Fashion Foundation. Pag.15

Nasce a Milano nel 1980, vive e lavora a Milano. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano e la sua Galleria di riferimento è la Galleria Fonti di Napoli. Nel 2011 vince il Prada Manga Contest e nel 2012 realizza il corto animato "The Golden Fish" per Vogue.it. La sua ricerca si snoda attorno alla narrativa fantastica, miti e leggende, magia ed esoterismo. Metamorfosi e trasformazione sono le parole chiave della sua produzione artistica, che abbraccia tecniche sperimentali che vanno dalla pittura al video, dall’installazione alla scultura, fotografia e disegno.

fashion Chi leGGe

Giulio Iacchetti

FLAMINIO SONCINI

FRANCESCO CASILE Calabrese ma innamoratissimo della "sua" Milano, Francesco Casile è il fondatore e l'anima imprenditoriale di Casile&Casile. Una una carriera iniziata come Direttore Vendite alla Happening Mode e proseguita poi con la creazione, nel 1975, di una propria agenzia di rappresentanza. Padre e figlia, Francesco e Alessia oggi gestiscono una grande realtà, la Casile&Casile Fashion Group, con una showroom di 600 mq a Milano, una sede a Shanghai, 11 collaboratori alle vendite, un importante fatturato consolidato, un portafoglio di oltre 900 clienti italiani e 240 clienti stranieri. Rappresenta un punto di riferimento per molte boutique dell'area del Nord Italia ed Estero, che ormai rappresenta il 70% del fatturato. In futuro sono in arrivo importanti novità con l’apertura di nuove sedi all’estero, oltre a Shanghai, Seoul, Mosca. Pag.30

Flaminio Soncini ha inaugurato nel 1972 Tony Boutique a Magenta, uno store dal concept avveniristico dove abbigliamento e accessori lasciano spazio anche ad un salone di bellezza. Oggi è un grande spazio di circa 1000 metri quadrati, un contenitore arredato in stile contemporaneo e capace di mettere insieme, su più livelli, prodotti per uomo e donna, abbigliamento, scarpe, accessori e occhiali. Nel 2000 Flaminio Soncini è stato uno dei fondatori della Camera Italiana Buyer Moda divenendone il primo Presidente; attualmente occupa la carica di Presidente Onorario. Pag.20

MAuRO gALLIgARI Mauro Galligari è un’istituzione nel campo della moda. Il suo showroom multi-brand Studiozeta.org presenta 60 collezioni fra uomo e donna in tutto il mondo. Con la sua esperienza ha lanciato designer tra cui Martin Margiela, Antonio Marras, Giambattista Valli e Albino. Pag.18

LORENZO BASSETTI Lorenzo Bassetti, nato a Roma il 6 luglio 1966, è un imprenditore italiano che opera nel settore della distribuzione dei beni di lusso. Si laurea in Economia e Commercio nel 1990 presso l’Università La Sapienza di Roma e nello stesso anno inizia la sua formazione professionale in una delle imprese del Gruppo di famiglia, la F.lli Bassetti. Nel 1999 approda alla Ferrari dove ricopre il ruolo di Art Director della Divisione Commerciale e Brand di Ferrari Spa. Dal 2001 è il Direttore Generale di A.R.P. Advanced Retail Project Spa e Amministratore Delegato e Art Director di LB Consulting, la società partner del Gruppo. Sposato con tre figlie, è amante della montagna e dell’outdoor in tutti i suoi aspetti. Pag.39

Industrial designer dal 1992, progetta per diversi marchi, tra cui Abet Laminati, Alessi, Danese, Elica, Foscarini, Globo Ceramiche, Jannelli&Volpi, Hastens, Magis, Meritalia, Moleskine, Pandora design. Tra i suoi caratteri distintivi c’è la ricerca e la definizione di nuove tipologie oggettuali come il Moscardino, posata multiuso biodegradabile, disegnata con Matteo Ragni per Pandora design e premiata nel 2001 con il Compasso d’Oro. Nel 2009 è stato insignito del Premio dei Premi per l’innovazione conferitogli dal Presidente della Repubblica Italiana per il progetto Eureka Coop.Nel maggio 2009 la Triennale di Milano ha ospitato una sua mostra personale intitolata “Giulio Iacchetti. Oggetti disobbedienti”. Da sempre attento all’evoluzione del rapporto tra realtà artigiana e design, nel novembre 2012 lancia Internoitaliano, la “fabbrica diffusa” fatta di tanti laboratori artigiani con i quali firma e produce arredi e complementi ispirati al fare e al modo di abitare italiani. Pag.54


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Issue #22- Settembre/Ottobre 2013


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Mercati 14

VINCE IL FATTORE 'E' Di MARCO MAGALINI

C

ambiano le priorità e di conseguenza i consumi. Le new generation europee premiano hi-tech e telecomunicazioni, che diventano il nuovo veicolo di affermazione sociale. Se tren'anni fa ci si sentiva disinseriti se non si indossava un capo griffato, ora pare essere l'indotto tecnologico a determinare il grado di 'socialità'. La conseguenza? Tali consumi hanno gravato pesantemente sui portafogli delle famiglie, che hanno spostato quote di capitale dalla moda all'hi-tech. Per contrastare una domanda interna attesa ancora debole nel 2013, le imprese del sistema moda dovranno rafforzare ancora di più la propensione all’export, puntare sulla qualità dei prodotti e cercare nuove fonti di crescita sui mercati esteri lontani, dove la domanda è in ripresa e la produzione italiana molto apprezzata. Pare l’unica via di uscita, considerando che nei primi cinque mesi dell’anno i livelli di attività del settore segnano un calo superiore al 3%, e il giro d’affari complessivo delle aziende ha subito una contrazione del 3,5%. In questa fase di recessione appaiono più in difficoltà i settori a valle delle filiere (abbigliamento, maglieria e calzature), a fronte di un ripiegamento meno pesante per il tessile e di una crescita del comparto pelli e concia. Secondo l’analisi Prometeia e Intesa Sanpaolo, le esportazioni del settore moda in quantità medie non registrano sostanziali miglioramenti poiché le vendite dirette ai Paesi extraeuropei, in aumento del 4,3%, sono frenate dall’export infra-UE (- 4,2%). Bene le vendite a Cina, Hong Kong e Giappone, in crescita rispettivamente del 17,6 e 12%, e verso gli Stati Uniti (+3,9%). A questo proposito si riscontra un esito positivo dei negoziati nell’ambito del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP). L’obiettivo è dar luogo ad un trattato di libero scambio tra Europa e Nord America che abolisca i dazi doganali e uniformi i regolamenti dei due continenti, in modo da abbattere ogni ostacolo alla libera circolazione  delle merci e alla libertà di investimento e di gestione dei servizi. Questo significa abolire i dazi ma soprattutto uniformare i regolamenti Usa e Ue in modo da costruire un unico grande mercato. Tornando ai ‘cugini’ europei, sul podio troviamo il Regno Unito, che cresce di 4,3 punti percentuali, seguito da Francia (+0,4%) e Germania (appena uno 0,2%), sino ad arrivare al -9,5% della Spagna. “In questo scenario, l’export è uno strumenti che ancora garantiscono budget significativi, importanti per molteplici ragioni – spiega Paolo Lobetti Bodoni, partner della società di consulenza Ernst & Young -. I ricavi generati dalle esportazioni servono anzitutto per mantenere in buona salute i bilanci aziendali, scongiurando il rischio di un troppo alto livello di indebitamento e il conseguente limite nel fare nuovi investimenti che servono per affrontare nuovi mercati. Ma non solo, nella difficile congiuntura nella quale ci troviamo, soprattutto in Europa, l’export ha anche una importante funzione ‘ponte’: nei mercati economicamente floridi le aziende possono recuperare marginalità di profitti per poi gestire il mercato interno, fondamentale per mantenere vivo il dreamfactor che i brand sprigionano nei clienti”.

incremento nel canale wholesale. Il mercato giapponese ha altresì maturato una crescita del fatturato del 12,2% a tassi di cambio costanti, anche se l'indebolimento dello Yen ha provocato un calo 1,8% dei ricavi in euro. “Basandoci su questi risultati e su una solida struttura patrimoniale e finanziaria - dichiara Patrizio Bertelli, Amministratore Delegato di Prada Spa - proseguiremo il nostro percorso di crescita con ulteriori investimenti per espandere il network retail, fiduciosi che, malgrado le incerte condizioni economiche generali, il lavoro svolto in questi anni rappresenti la premessa per futuri successi della nostra attività”. Un segnale positivo circa il mercato italiano arriva da Aeffe. “Siamo particolarmente soddisfatti dei risultati conseguiti in Italia nonostante l’evidente situazione di calo della domanda e le numerose sfide che sta affrontando il Paese – ha detto Massimo Ferretti, presidente esecutivo di Aeffe -. Nel primo semestre 2013 le vendite in Italia, pari al 43% del fatturato consolidato, hanno segnato un progresso del 5,7% a 52,8 milioni di euro”. Forti di questo risultato, il focus è ora orientato al Far East. “Reagiscono bene anche i mercati del Middle East- Far East e Giappone nei quali cresciamo, rispettivamente, di oltre il 12% e l’8% a cambi costanti e sui quali rimaniamo fortemente focalizzati. In quest’ottica prevediamo di aprire 10 ulteriori punti vendita in Cina nel secondo semestre”. Il consolidamento del fatturato non è però l’unico ‘credo’. Esso va accompagnato da un attento controllo dei processi di efficienza operativa che permette di generare risorse da investire sia nel capitale umano della società sia in progetti di miglioramento dell’impatto ambientale e sociale delle attività. Questa operazione di management interno, orientata ai processi produttivi, è stata effettuta da Bottega Veneta che da gennaio ha conseguito ricavi pari a 465,6 milioni di euro, in crescita del 12,9% a cambi costanti rispetto al 2012. “Ci siamo mossi in questo senso per rendere ancora più snello il processo decisionale - dichiara Marco Bizzarri, Presidente e CEO di Bottega Veneta - ed alla gestione del capitale circolante, tutte attività che hanno permesso di generare flussi di cassa importanti e di mantenere i costi sotto controllo, liberando risorse da investire in ciò che riteniamo  essere la risorsa più importante della azienda, le persone, ed in progetti volti a migliorare l’impatto ambientale e sociale di ciò che facciamo, migliorando costantemente l’ambiente di lavoro ed il rispetto del territorio”. Tutto orientato all’export, e al superamento delle barriere alle esportazioni, il programma del governo, annunciato per bocca del viceministro allo sviluppo economico  Carlo Calenda intervenuto all’assemblea Smi per dire che “la moda senza manifattura è fuffa e con la fuffa il made in Italy è morto. L’identità del nostro Paese è cultura e industria e per farlo funzionare occorre un intervento tempestivo del governo che dia alle aziende gli strumenti per esportare. L’export infatti, da sempre cavallo di battaglia dell’intero sistema economico italiano, in particolare delle eccellenze come il tessile, registra un calo. Le aziende che esportano lo fanno molto bene, ma sono ancora in poche a farlo”. Il viceministro avanza un manifesto programmatico di ciò di cui si farà promotore a Roma: bisogna anzitutto lavorare sulle barriere non-tariffarie, ovvero sulla questione delle certificazioni. Occorre far fronte comune con gli USA per stabilire degli standard comuni, da imporre poi al resto del mondo. Bisogna poi puntare sulla comunicazione, al fine di promuovere il nostro made in. Il governo Letta ha raddoppiato il fondo per la promozione del settore, stanziando circa 10 milioni di euro (oggi sono 5), che saranno investiti anche per andare a cercare direttamente sul territorio le aziende medio-piccole e farle diventare esportatrici.

L'export ha una funzione ponte. Si guadagna all'estero per reinvestire nell'italianità dei brand

I BIg NON HANNO PROBLEMI

Il Gruppo Prada registra una crescita a doppia cifra in tutti i mercati. Nel primo semestre, l’Asia-Pacifico è cresciuto del 24,8% (+23,1% a cambi costanti), grazie al forte contributo dei negozi diretti in Cina. Una tendenza simile è stata osservata nel continente americano, con una crescita +23% a cambi costanti ottenuta anche grazie ad un significativo


Mercati +2,2%

iMport

+3%

+4,2%

export

15

il settore in Cifre

l'opinione

Abilità e stabilità distinguono il made in Italy

fonte: sMi su dati istat

EvENTI

NOZZE DI CRISTALLO TRA ITALIA E RuSSIA Venerdì 20 setteMbre si Celebrano i 20 anni di relazioni eConoMiChe tra Moda italiana e russia Grazie all’attiVità di ‘ponte’ distributiVo di soCietà italia. l’azienda festeGGia il seCondo deCennio di operato Con una Grande festa durante la fashion week Milanese.

tatiana souchtcheva ceo società italia

%

MuLTICANALITA’ E WEB

Per raggiungere i mercati lontani occorrono capitali ingenti e il rischio di un rallentamento nel recupero dell’investimento è alto, specialmente se le ‘spalle’ per parare il colpo sono piccole. “Il successo di un’attività sulla quinta strada è ormai letteratura – continua Paolo Lobetti Bodoni -. Occorrono studi approfonditi per non incappare in errori di mercato, città, location. I punti su cui far leva sono due: multicanalità e web, ossia le nuove frontiere del retai”.“Siamo un'azienda made in Italy – racconta Mauro Grifoni, titolare e responsabile dello stile uomo e donna del marchio -. Già dai tempi del piccolo laboratorio di camiceria artigianale, abbiamo iniCarlo Calenda ziato il nostro percorso in Italia che rappresenta ancora il nostro core business. Nonostante ciò, ci siamo resti conto da tempo dell’importanza dell’export. Da 15 anni esportiamo infatti in Giappone, abbiamo due corner in Cina e in Europa lavoriamo soprattutto con Olanda Danimarca, Svezia e gli altri paesi nordici. Attualmente abbiamo sette monomarca: quattro in Italia, due in Cina ed uno ad Amsterdam. Occorrerebbe fare una riflessione sul multimarca italiano, che rallenta perché non c'è stato nessun rinnovamento strutturale del canale negli ultimi anni a dispetto dell'estero, dove esistono realtà più avanzate”. Proprio a questo proposito occorre lavorare sulla multicanalità, ovvero sull’integrazione tra le varie soluzioni distributive, che permettono per esempio al cliente di vedere un capo in internet, andare in un negozio provarlo, acquistarlo online e magari tornare nello store a cambiare il colore. In queste nuove dinamiche di vendita, per diverse ragioni il web gioca un ruolo fondamentale in

"La moda senza manifattura è fuffa e con la fuffa il made in Italy è morto"

Testo di CHRISTINE ELLIS fondatrice di Christine Ellis Associates

i parla molto del Made in Italy ulS timamente. La mia prima sfilata è stata Chanel a Parigi a 16 anni, la moda

è nel mio DNA, la respiro e la vivo tutti i giorni. In Italia, a Parigi, a Londra, a NY. Il mio lavoro consiste nell' essere a contatto con le realtà produttive italiane tutti i giorni, valutare collezioni in tutto il mondo per retailer americani, italiani, indiani e spagnoli.E ovunque vedo il Made in Italy. Hermes, Chanel, Dior, Louis Vuitton, Ralph Lauren, Tom Ford – sono solo alcuni marchi del lusso che producono in Italia. Perché l'abilità è una prerogativa: il know-how, la produzione, la tradizione, l'artigianato, l'organizzazione, la logistica. Vedasi la recente acquisizione di Loro Piana perchè l’acquirente ambiva avere un Made in Italy a 360gradi. C'erano entrambe le premesse: l'abilità e la stabilità di un'azienda organizzata con le basi per affrontare un grande futuro.Questi due fattori sono per me fondamentali quando valuto una collezione o una fabbrica per decidere se un acquisto potrà essere proficuo. Cosa stiamo facendo per supportare fino in fondo I giovani talenti? Il CFDA li promuove in tutto il mondo, mettendoli in contatto con struttuAi giovani re adeguate; grossi gruppi talenti mancano investono in supporto e scuole come la Saint incentivi per Martins di emergere Londra per assicurarsi il prossimo talento; il BFC ha fatto esordire ben 10 stilisti (Peter Pilotto, Mary Katrantzou, Christopher Kane, Erdem, ecc) negli ultimi 5 anni e ha offerto loro la possibilità di entrare nell'arena del mondo dei designer. Un altro esempio: a Proenza Schouler mancava la stabilità per fare il prossimo passo e l'entrata di un Gruppo capace di gestirne la crescita ha assicurato al brand un futuro. Lo stesso vale per Christopher Kane che senza dubbio l'abilità ce l'aveva e con l'entrata di Kerina riceverà sicuramente la stabilità necessaria. Vorrei che venga data più stabilità ai nostri talenti italiani. Non basta una sfilata alla fine del calendario quando la stampa è già a Parigi. Parlando delle realtà aziendali in dettaglio, non possiamo ignorare l'impatto del sistema di tassazione, mancanza di sovvenzioni per incentivare giovani strutture per poter offrire più lavoro (e di lavoro ce n’ è); questo rallenta indubbiamente la crescita e l'investimento.Facciamo in modo che il sistema italiano renda omaggio al talento italiano. Vedasi il lavoro svolto a Londra, Parigi e NY. In Italia c'è l'abilità (tutti vengono sempre in Italia per la produzione) - diamo ai talenti anche la stabilità e facciamoli crescere in Italia per renderli parte del nostro patrimonio futuro. Lodevole il lavoro svolto dal contest "Who's Next" Talents. Ma questo purtroppo non basta. Invito tutti i grossi gruppi italiani a investire nelle già ottime strutture come la Marangoni e a "nutrire" i talenti del domani offrendo loro i fondamentali elementi per crescere.


Mercati 16

Maurizio setti, Manila GraCe

Fidelizzazione azienda-cliente

MassiMo Gianfrate, berwiCh

Il monoprodotto funziona Il mercato nazionale soffre a causa delle indecisioni dei governanti che creano incertezze ai consumatori, agli esercenti, alle aziende. Il mercato estero è alla ricerca di aziende made in Italy capaci di creare prodotti ad alto contenuto creativo e qualitativo. Mettiamo in atto al meglio delle nostre capacità quello che abbiamo deciso di essere: specialisti del pantalone. Agiamo con determinazione sulle leve della ricerca, della sartorialità, della distribuzione saggia e se e come funziona la strategia del monoprodotto sul mercato... Eccetto alcuni mercati che richiedono total look versione pacchetto, la filosofia della ricerca di specialisti (creatori di monoprodotti se per tale si intende il pantalone) è fortemente in atto e dà ai buyers ottimi riscontri.

termini di brand awareness, di influenza digitale sui potenziali clienti, che entrano in contatto con il brand e i prodotti, e quindi dal punto di vista della vendita. “Il digital è anche un ottimo strumento per testare un mercato, prima di aprire una rete fisica – prosegue il partner Ernst & Young -. Analizzando le diverse aree geografiche, ci rendiamo conto che il web raccoglie le abitudini sia dei consumatori di mercati maturi, come USA o UK, sia dei new digital player, come il Middle East, la Corea del Sud o il Nord Europa (dove il difficile accesso ai negozi fisici avvantaggia le vendite online), che di un substrato di ‘sottomercati’ nei quali sta prendendo importanza il su-misura acquistato in rete. A parte questo nuovo trend, a trainare le vendite online restano gli accessori, ‘appannaggio’ principalmente delle

clienti donne”. Attento al digital è il progetto aziendale Patrizia Pepe, che compie quest’anno vent’anni. “Sin dagli esordi abbiamo voluto gestire in modo diretto la distribuzione, per evolverci in tempi brevi – spiega Claudio Orrea, amministratore delegato della Tessilform -. All’inizio è stata una innovazione dei processi produttivi: dalla catena tradizionale alle isole di produzione, per velocizzare il making. Il secondo step è stato distributivo, dal sistema dei ‘rappresentanti con campionari’ a centri in-house di distribuzione del prodotto (come quello in Germania, Shanghai e Hong Kong”. Poi internet, con sviluppo del sito e dell’ecommerce che oggi, dopo 4 anni e mezzo dalla creazione, pesa per un 3% sul fatturato complessivo generando ricavi per 4milioni di euro. “L’esigenza primaria è assicurare la reperi-

neW talents

I BIG SUPPORTANO I GIOVANI

MILAN POWER

setteMbre è il Mese Clue dell’anno-Modale. oGni sinGolo Giorno pesa oro nel bilanCio CoMplessiVo deGli equilibri del fashion systeM e Milano, Con la nuoVa CaMera della Moda, Continua la sua battaGlia per dettar leGGe sui Calendari di tutto il Mondo. Di MARCO MAGALINI % Milano Moda Donna

White Milano

adriano aere, iMperial

Partnership specializzate

super

Blue Fashion Beach

hiamatela filantropia, mecenatismo, o sostegno C alla creatività. I big player della moda scendono in campo per supportare i nuovi attori di quello MiPaP

jaMie Wei huanG

Se l’anno passato, nei primi sei mesi, il fatturato si era attestato a 55 milioni 738 mila euro (per poi chiudere il 2012 a oltre 119 milioni di euro), la prima metà del 2013 conferma la crescita della nostra realtà, portando il fatturato a 65 milioni 266 mila euro. Siamo un’azienda dinamica che guarda sempre al futuro per proporre ai nostri consumatori un prodotto di altissima qualità, attento alle ultime tendenze moda e completamente Made in Italy, unica vera chiave per emergere e per affermarsi anche a livello internazionale. Una novità recente è la partnership con Altana, realtà specializzata nel kidswear da oltre trent’anni. L’accordo di licenza di durata quinquennale prevede la concessione ad Altana dei marchi Imperial e Please per la produzione e distribuzione a livello mondiale delle collezioni bambino. Questo accordo segna l'inizio del fast fashion Made in Italy nel mercato di riferimento e vede la distribuzione in Italia e all’estero sia online che offline. L'obiettivo è quello di crescere anche all'estero, in mercati come Germania, Francia e il Far East dove le linee adulto sono già molto presenti.

bilità dei capi in tutto il mondo, anche nei Paesi nei quali non siamo ancora distribuiti, come Stati Uniti e Australia. In questi Paesi i costi di avviamento sono altissimi e servirebbero spalle grossissime”.

stella jean Precollezione P/e 2014

Le armi che abbiamo sono qualità, servizio, corretto rapporto con il prezzo e, fondamentale, Made In Italy. In generale chi è spostato molto sul mercato italiano ha dei problemi in quanto i pagamenti sono complicati, spesso ritardati. Le aziende devono quindi spingere su mercati esteri, come medio e estremo oriente o l’est Europa, che sono più garantisti (seri e puntuali nei pagamenti). Al momento abbiamo in atto strategie mirate allo sviluppo del canale retail con aperture monobrand, siano essi flagship o operazioni nei grandi mall. Stiamo anche consolidando il rapporto con clienti di riferimento attraverso operazioni di fidelizzazione sinergica tra azienda e cliente, con collaborazioni trasversali (si lavora insieme al partner sul piano di vendita).

stesso sistema che li ha fatti crescere in tempi più ‘clementi’. Capofila italiano di questo forte e concreto impegno di sostegno alla creatività è Giorgio Armani, che a giugno aveva ospitato nel suo teatro di via Bergognone la sfilata maschile di Andrea Pompilio. Il programma di Re Giorgio continua con la collezione di Stella Jean, che sfilerà sabato 21, in quanto “la nuova generazione della moda italiana ha bisogno del nostro sostegno – ha detto lo stilista -. Per questo continuo a mettere a disposizione il mio spazio di via Bergognone. Spero che questa esperienza sia per lei di buon auspicio”. In passerella, sfilerà una “moda caratterizzata da un perpetuo rincorrersi di trompe-l'œil culturali, per delle creazioni esplorative che segnano il debutto della collaborazione con l'agenzia dell'ONU International Trade Center, che ha favorito l'introduzione delle stoffe realizzate a telaio a mano dalle donne dei villaggi del Burkina Faso – anticipa la designer”. Da oltreoceano anche Anna Wintour, la direttrice di Vogue America, vuole supportare i nostri giovani tramite il dono di alcune borse di studio nel campo del fashion, del cinema, dell’arte e del giornalismo in collaborazione con cinque università italiane.


FASHION ILLUSTRATED

Issue #22- Settembre/Ottobre 2013

DAL 1663 TESSUTI PREGIATI PER LA CONFEZIONE DI ABITI. www.vitalebarberiscanonico.it


Trend 18

PrevieW PriMavera/estate 2014

Da Twiggy alle it-girl

l'opinione

I blogger fanno bene al fashion system

Testo di GIULIANO DEIDDA

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Testo di MAURO GALLIGARI Fondatore Showroom Studiozeta.org

l fashion-blogger è una persona come Iticolare tante, che ama la moda. Ha una parpredisposizione per tutto quello

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e cose sono molto cambiate, da quando la parrucchiera diciassettenne Twiggy scandalizzava gli allora conservatori londinesi, indossando la prima minigonna, ideata dall’amica Mary Quant. Chissà cosa penserebbe dei nostri tempi la strampalata stilista, che negli Anni Sessanta aveva ribaltato le regole della moda, spostando l’attenzione sulla strada e sullo stile individuale dei giovani. Se allora la boutique Bazaar di King’s Road era il centro del mondo, punto di riferimento della Swinging London, vale a dire una rivoluzione culturale che inglobava moda, musica, cinema e arte, oggi è sul web che rimbalzano freneticamente le ossessioni modaiole giovanili, spesso svuotate di qualsiasi spessore, tra personaggi di culto e oggetti del desiderio usa e getta, abilmente pilotati da esperti di marketing, e tentazioni esibizionistiche al limite della patologia. Questo universo giovanile, è già stato preso di mira da serie TV come Gossip Girl, e ha le sue icone, squisitamente superficiali, da Paris Hilton a Lindsay Loan, ragazze carine che hanno scelto la vita “spericolata” come veicolo per la celebrità, ma soprattutto dal conto in banca sostanzioso e dal guardaroba invidiabile. Non a caso, sono proprio loro che diventano i capri espiatori di questa generazione ossessionata dalle griffe, almeno nel nuovo film di Sofia Coppola, The Bling Ring, al quale abbiamo dedicato la cover e un evento al MIC (Museo Interattivo del Cinema) la sera del 18 settembre. Apparentemente, il personaggio interpretato da Emma Watson e le sue amiche potrebbero essere le testimonial perfette per le proposte della prossima primavera estate 2014, dedicate in modo particolare a una fascia d’età molto giovane, a partire dalla lunghezza delle gonne. In realtà l’ispirazione delle griffe si rivolge altrove, spesso al passato. La collezione resort di Carven, per esempio, è influenzata, non a caso, dallo stile “di strada”

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Focus ha un aPPeal che viene Da lontano il trench Della collezione FeMMinile FirMata alleGri. il DesiGn, caratterizzato Dai revers aMPi, è enFatizzato Dal tessuto in cotone stretch, aPPositaMente trattato Per essere iMPerMeaBile, è caratterizzato Da una staMPa a Pois irreGolari, quasi PsicheDelica, Pattern riPreso Dalla ForMa circolare Delle FiBBie.

degli Anni Sessanta, vale a dire minigonne, camicie dai colli lunghi, zeppe, abbinamenti geometrici di colori shock, in un mix di bon ton e sensualità acerba. Anche per Louis Vuitton il riferimento della stagione arriva dalla strada, rivisitando il guardaroba della tipica ragazza francese, una Vanessa Paradis degli esordi, femminile in modo essenziale e sofisticata, con un miniabito leggermente a trapezio e mocassini maschili.

1. Missoni resort 2014 2. valentino resort 2014 3. versace resort 2014 4. louis vuitton resort 2014 5. n°21 resort 2014 6. carven resort 2014

DettaGli a loro popolarità è in ascesa da qualche stagione L e la prossima primavera estate gli shorts avranno la loro consacrazione, nonostante la tendenza di

mostrare le gambe non sia esattamente alla portata di tutte. La collezione resort di Bottega Veneta li propone in cotone a vita alta, Roy Roger’s decora i classici pantaloncini in denim con una stampa “bandana”, mentre Costume National utilizza il tessuto double in viscosa dal pattern maschile.

BotteGa veneta resort 2014

costuMe national resort 2014

luiGi BorBone

che è fashion ed ha un proprio gusto, visione e concetto di stile. Basti vedere i diversi fashion-blog e si noterà subito una grande diversità tra loro. Ed è il proprio gusto personale che i blogger pubblicano e postano sui loro siti-web. Lo stesso che esprimono i titolari dei multibrand quando realizzano i loro negozi, o i direttori dei giornali quando realizzano il timone delle loro riviste. Ogni persona ha un gusto personale e i blogger non fanno eccezione. Ma il blogger ha un valore aggiunto, che le riviste "istituzionali" di moda non hanno. Il blogger non solo parla di moda, esprimendo un proprio gusto e visione, ma pubblica tutta la propria vita. I propri amici e viaggi. il proprio guardaroba. Il proprio corpo. La propria faccia. Ed è Non solo anche per questo che parlano di moda, chi ha un bel ma pubblicano corpo e un tutta la bel viso, cerpropria vita tamente avrá più possibilità di piacere come blogger. Non è una novità. La bellezza è spesso sinonimo di successo. I due record-blogger italiani, Chiara Ferragni e Mariano Di Vaio sono veramente due bellezze! Per questo tutti noi li seguiamo e vogliamo diventare loro "amici". A tutti noi piace collegarci con loro, tramite i nostri social e loro sono sempre così cool, così ben vestiti, in splendida compagnia ed in giro per il mondo. A tutti noi piace avere degli "amici" così perfetti e così sempre disponibili. È per questo che li seguiamo. Perchè a questo serve la moda e anche a questo servono i blogger. A dare indicazioni di stile e di gusto. Ho sentito su questo punto pareri contrastanti. Molti marchiano i blogger come gente improvvisata, come debuttanti allo sbaraglio. Anch'io trenta anni fa ero un debuttante, un principiante nel mondo della moda. Lo Studio Zeta, nato nella mia prima abitazione fiorentina, era ai suoi albori ed io "facevo moda" a intuito, seguendo i trend del momento con il mio fiuto, qualità che del resto mi è rimasta e che mi è tuttora utilissima. Anche i blogger di oggi sono dei principianti e debuttanti, e anche loro si stanno affidando a un proprio intuito, a un proprio fiuto, per inventarsi questa nuova "professione". Perché non credo sia facile essere sempre perfetti e fotografabili a ogni ora del giorno e della notte. Ci vuole il "phisique du role". Roba da mandare in tilt anche il più ambizioso narcisista. Mi spingo oltre. Credo che i blogger oggi, e ancor di più domani, possano essere di grande aiuto e sostegno al fashion system e al suo pretà-porter. Per chi come me vede la moda non come un "bel vestire" elettivo, selettivo ed elitario, ma al contrario come un mezzo estetico per arrivare alla maggior parte delle persone, i blogger con il loro incessante parlare di moda, non possono far altro che del bene. Credo anche che, se un blogger compie un brutto lavoro e pubblica in rete cose non belle, non avrá molti follower. La bellezza alla fine vince sempre. Su tutto.


Trend 19

Vanity Time

PrevieW PriMavera/estate 2014

Illusioni ottiche Testo di GIULIANO DEIDDA (3)

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’è qualcosa di profondamente ipnotico nel rigore dei pattern in bianco e nero. La magia dell’abbinamento dei due non colori, che oggi ha un appeal piacevolmente nostalgico, in realtà è stata adottata dalla Op Art e dai couturier degli Anni Sessanta che ne sono stati influenzati, come André Courreges, Pierre Cardin e Madeleine Vionnet, all’interno di un’estetica proiettata al futuro. Constatando la massiccia presenza dell’optical, nelle collezioni primavera estate 2014, non si può fare a meno di pensare a lei, Bridget Riley, una delle fondatrici della rivoluzionaria forma d’arte, il cui manifesto era la cancellazione del colore e la riduzione delle forme a pure geometrie, ripetute ossessivamente. La mente torna ad un mondo che non c’è più, alla tribù giovanile dei Mod, a film come Blow Up di Michelangelo Antonioni e Qui etes-vous Polly Maggoo? di William Klein, entrambi del 1966, alle icone dello stile dell’epoca, Jane Fonda, Catherine Deneuve, Audrey Hepburn e Grace Kelly. Nei decenni successivi, l’optical è stato più volte recuperato e celebrato, nelle sue declinazioni più eccessive, e in genere inserito in un’estetica pop negli Anni Ottanta, mentre le possibilità più sobrie si sono inserite alla perfezione nell’understatement tipico dei Novanta. Nella prossima stagione i due non colori tornano protagonisti, ma in modo diverso, all’interno dei codici vincenti del ventunesimo secolo, come punto di partenza per sperimentazioni in chiave contemporanea. Del resto è questo il principio fondamentale dell’estetica degli ultimi anni, riappropriarsi, rileggere, ricontestualizzare. Karl Lagerfeld non risparmia i virtuosismi per la collezione resort di Chanel e propone un outfit composto di cappa e minigonna di piume immacolate dipinte con lacca nera. Per Alexander Wang, direttore creativo di Balenciaga, invece, la scelta cromatica è in linea con il suo tributo per i canoni stlistici originari della maison. Il tocco personale dello stilista è dato dalla cloche e dai sandali ricoperti di plastica tagliuzzata. Michael Kors va oltre, rielaborando le linee di un altro decennio, i Settanta, ma utilizzando il grafico bianco e nero per rieditare stampe animalier come il leopardo e la giraffa.

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(6) 1. kocca 2. BalenciaGa resort 2014 3. vionnet resort 2014 4. chanel 5. Daniele carlotta Pre-collezione Pe 2014 6. Marco BoloGna Pre-collezione Pe 2014

DettaGli e stampe, sempre più presenti nelle collezioni sia maL schili che femminili, sono una costante dell’estate, e la prossima non farà certo eccezione. Dove trovare ispirazione

se non nel decennio che ha fatto dell’uso di colore e pattern una bandiera? Gli Anni Settanta sono ovunque, dal mini caftano della collezione resort di Pucci, caratterizzato dalle stampe storiche della maison, alle fantasie di ispirazione indiana del miniabito di Roberto Cavalli, ai patchwork africani firmati Stella Jean.

tWin set tWin-set siMona BarBieri

eMilio Pucci resort 2014

PePe jeans lonDon

L’orologio non è sicuramente in cima alla (corposa) lista degli oggetti del desiderio femminile. Questo è vero in modo particolare oggi, dato la sua funzione primaria è stata usurpata dai gadget tecnologici. Per farsi strada sul polso di una signora, tra bijoux e gioielli, deve trattarsi di un oggetto veramente speciale, che faccia la differenza nel look. Ne è consapevole una sostenitrice della femminilità come Donatella Versace, che è riuscita a creare dei modelli senza tempo che rappresentano al meglio lo stile della griffe, nei minimi dettagli. Vanitas si ispira all’omonima collezione di accessori, concepita come una celebrazione della classica iconografia Versace. Il tipico décor barocco è protagonista in rilievo del quadrante smaltato, su uno sfondo impunturato da borchie oppure diamanti, su cui troneggia la testa di Medusa. La greca, invece, personalizza la lunetta, in IP oro rosa, così come la cassa. Il cinturino è un piccolo capolavoro di artigianato di lusso, in morbida pelle, decorato da micro borchie, e può essere sostituito con uno alternativo in dotazione, caratterizzato dallo stesso décor barocco del quadrante. I colori disponibili sono quelli che hanno fatto la storia della maison: nero, avorio, rosso, blu e bianco. Venus, invece, esprime uno stile decisamente giovane, nella ricerca di dettagli insoliti, ma altrettanto lussuosi. Le dimensioni della cassa, in acciaio o IP oro rosa, sono decisamente extra large. Ma sono gli elementi decorativi a catturare l’attenzione, attraverso un gioco di orbite asimmetriche intorno al quadrante guilloché, con un anello ornato da un topazio (azzurro, rosa o verde), che sembra fluttuare nel vuoto tra le due lunette concentriche. Queste ultime, sono anche disponibili in una versione impreziosita da diamanti incastonati. Inoltre, si può scegliere tra la variante con il cinturino in pelle stampata o in lucertola, coordinato al quadrante, oppure con il bracciale, in questo caso abbinato ad un quadrante neutro. I colori disponibili sono pensati per accontentare le diverse personalità femminili, dagli intramontabili bianco e nero, alle tonalità accese, marchio di fabbrica di Versace, sorbetto, blu elettrico, azzurro cielo e verde acqua.


Trend 20

PrevieW PriMavera/estate 2014

Lifestyle quotidiano

l'opinione

Femminile versus maschile

Testo di GIULIANO DEIDDA

Testo di FLAMINIO SONCINI fondatore di Tony Boutique (3)

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arà uno degli effetti della sovraesposizione mediatica della quotidianità, rimbalzata di social network in social network, fatto sta che la moda istituzionale è tornata a guardare alla strada. E’ un fenomeno diverso rispetto agli albori dell’anti moda e dello street style, però, quando i cambiamenti e le novità si intuivano e respiravano nell’aria in modo rarefatto. Oggi si va a colpo sicuro, dato che siamo bombardati da immagini di persone normali mascherate da icone della moda e, all’opposto, da immagini “rubate” di dive al naturale, che nel tempo libero sfoggiano griffatissime borsette in edizione limitata mentre fanno shopping indossando jeans strappati e T-shirt. Anche la “normalità” di una celebrity o di una modella fa tendenza, anzi, è un traguardo apparentemente più raggiungibile del glamour da red carpet. Basta pensare alla trascuratezza chic di Madonna, nelle occasioni non ufficiali, o a Kate Moss, che riesce ad essere addirittura più iconica con una canotta da uomo su jeans sporchi di fango al festival di Glastonbury, che sulla passerella. Gli stilisti sembrano aver pensato a queste dive, o meglio, ai momenti in cui queste signore smettono di essere dive (e naturalmente al loro pubblico), proponendo dei pezzi facili, rubati allo sportswear e al workwear maschile, ma dalla forte connotazione modaiola, e soprattutto adatti ad essere personalizzati. La regina di questa rivoluzione per la prossima primavera estate è di sicuro la salopette. Nella collezione resort di Balmain è proposta in versione ultra maschile, in denim lavato e dalla vestibilità baggy, con tanto di pince, indossata con un’altrettanto maschile camicia bianca, anche se l’oro di bottoni, bijoux e stivali con il tacco a spillo la rendono il non plus ultra della femminilità. Persino Philosophy ha ceduto al suo fascino, prediligendo un denim rigido e chiarissimo, linee aderenti Anni Settanta, e camicia con le maniche scampanate, un outfit probabilmente abbastanza comune tra

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(5) 1. BalMain resort 2014 2. PhilosoPhy resort 2014 3. Marni resort 2014 4. acne stuDios resort 2014 5. see By chloé resort 2014 6. cheaP MonDay

il pubblico di Woodstock. Anche per Cheap Monday, che ha fatto dell’unisex delle sue proposte in denim una bandiera, la salopette è un must di stagione. Lasciando per un momento da parte le tipiche vestibilità sottili, il brand svedese la propone in versione extra-large ed extra-long, con pull girocollo a righe oversize. Il perfetto outfit per una coppia, che entrambi possono indossare senza preoccuparsi troppo della differenza di taglia.

DettaGli ’immagine della cheer-leader che indossa come un trofeo il L bomber del capitano della squadra di baseball della scuola è familiare a chiunque sia stato adolescente dagli Anni Cinquan-

ta ad oggi. La versatilità del giubbino ben s’inserisce, dunque, nella direzione che sta prendendo lo street style al femminile. Le proposte giocano soprattutto la carta dell’ironia. A cominciare dalla collezione resort Marc by Marc Jacobs che punta sui volumi oversize, per finire con Au Jour Le Jour, che decostruisce la versione “college” e la abbina al miniabito supersexy.

aDD

au jour au jour resort 2014

Marc By MarcjacoBs resort 2014

iamo nel mezzo di una crisi monS diale economica, finanziaria, sociale di notevoli dimensioni. In particolar

modo, in questo 2013, in Italia assistiamo ad una profonda recessione e ad un notevole cambiamento del modo di vivere con conseguente forte diminuzione dei consumi interni, che anche i nostri negozi fashion multibrand hanno registrato con cali tra il 20 e il 30% . Con questa crisi assistiamo alla conclusione di una rivoluzione culturale, già in atto da alcuni anni, contro un "Sistema Fashion" che, ormai, ha fatto il suo tempo. Le collezioni delle grandi firme distribuite in maniera disordinata, gli outlets, sconti fuori stagione di negozi costretti a Le griffe svendere per smaltire un devono capire che magazzino l’aria è cambiata e stracolmo di merce im- collaborare di più posta dalle con i buyer aziende, hanno svilito un mercato che non è più l'Eldorado di trent'anni fa. La gente oggi, vuole capi belli, di qualità, con uno stile determinato, ma a prezzi accessibili che cerca in punti vendita in grado di gestire una trasversalità di offerta all'altezza della propria immagme. Per quanto riguarda l'abbigliamento donna fashion primavera/estate 2014 le aspettative, viste le pre-collezioni presentate a luglio, fanno pensare a un ritorno agli anni '90, intesi come ispirazione a una moda sport proveniente dagli USA e in particolare dalla California. Una riconferma dei colori fluo mixati con stampe in particolare rettile. Da ricordare l'utilizzo del tessuto a rete con applicazioni che ricordano il mondo dello sport e che creano particolari effetti geometrici. Nei negozi, credo, troveremo molti capi in tendenza urban safari, capi pratici e sportivi con utilizzo di stampe e fantasie floreali (shorts, pantaloni con tasconi, running, felpe, etc.). Questa moda è stata evidenziata anche dalle sfilate uomo p/e 2014 a dimostrare un mondo sempre più unisex, quindi anche per la donna si rafforzano le modellature in tendenza boyish. Purtroppo queste mode rischiano di avere vita breve, perché i classici brand hanno tempi di produzione e consegna molto lunghi che vanno a scontrarsi con i tempi dei brand low cost sempre più veloci nelle imitazioni. Le griffes che hanno contribuito alla nostra crescita devono capire che l'aria è cambiata, iniziando una vera collaborazione con noi buyers. La prima richiesta è quella di inserire, durante la stagione, due o tre flash con un forte contenuto stilistico e a prezzi accessibili, mantenendo sempre una base di capi fashion con lo stile che ha determinato la storia del brand. La seconda richiesta è quella di una maggiore collaborazione con il multimarca dando assistenza alla formazione, al visual merchandising, all'immagine del negozio e dando una possibilità di reso del 20% stimolando così un maggiore assortimento da esibire alla propria clientela.


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Trend 22

Bellezza da indossare MoDa&Beauty

Di MARCO MAGALINI

l'opinione

Il make up delle sfilate è lontano dalla realtà Testo di PABLO ARDIZZONE Make up artist

egli ultimi tempi le modelle N in passerella non hanno più l' appeal di una volta: basta chiedere

L

a liaison tra moda e make up ha un risvolto assolutamente pratico, che inizia non appena i riflettori delle passerelle si spengono. Il settore beauty mantiene la sua impronta fondamentalmente in crescita, pur dovendo registrare gli effetti di una crisi lunga, i cui risultati si avvertono specialmente sul mercato interno. Nel nostro Paese, secondo il quarto Beauty Report dedicato al settore della cosmetica italiana, promosso dall’Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche e realizzato dalla società Ermeneia, l’andamento dei consumi cosmetici è calato del -1,8% ma in compenso va subito sottolineato come il confronto con l’andamento produttivo e delle esportazioni abbia risvolti positivi. La produzione cosmetica cresce del +0,9% (contro -3,9% della produzione nazionale di beni non durevoli) mentre l’export vola al +7,0%, contro il +3,7% dell’export nazionale. L’andamento del saldo commerciale del settore registra un +22,4% che si affianca ad un altro +22,2% nel 2011 e a un +28,2% nel 2009. Gli interessi economici reciproci tra moda e beauty sono quindi svelati, ma è bene ora individuare le connessioni che vanno oltre il ‘vile denaro’. Per comprendere questa sinergia partiamo dal principio, dall’incontro dietro le quinte tra prodotto cosmetico e collezione. “Tutto inizia con un incontro tra key artist e lo stilista, che solitamente avviene qualche giorno prima dello show – spiega Michele Magnani, senior artist Mac -. È il momento per vedere in anteprima la collezione, toccare con mano i capi e conoscere

le ispirazioni di sfilata. È proprio in questa prima fase che viene pensato e concordato il trucco, che viene poi messo nero su bianco attraverso delle face chart, una sorta di bozzetto. A quel punto si procurano i prodotti e il lavoro preparatorio è 'finito'. Il secondo capitolo inizia il giorno stesso della sfilata, poche ore prima dello show. Nel backstage faccio una 'demo', una dimostrazione dal vivo su una modella, durante la quale i makeup artist prendono appunti per poi riprodurre quello stesso trucco sul resto delle indossatrici. Viene quindi il momento del test più adrenalinico, quello della sfilata vera e propria, prima e durante la quale il mio staff ritocca il trucco affinchè esso sia impeccabile, soprattutto durante i cambi d'abito”. Il rapporto tra arte, durante le sfilate, e prodotto commerciale, quello che poi si vende, è stretto e inizia proprio con la funzione test di questi show. “Durante le sfilate usiamo dei prodotti non ancora in commercio, proprio per vedere se e come performano. Subito dopo, dobbiamo compilare report molto dettagliati, nei quali valutiamo i campioni e mandiamo all'azienda i nostri feedback. A quel punto, o l'iter continua e da li a una o due stagioni il prodotto viene commercializzato, oppure viene abbandonato definitivamente”. Ma come vengono elaborati i trend nella cosmesi? Anche in questo caso il legame con la moda è fondamentale, poiché “al termine delle 4 fashion week più importanti, Milano, Parigi, Londra e New York, i senior artist elaborano un riassunto dei trend presenti in passerella – conti-

IL NuDE LOOk DI COLLISTAR CIPRIA COMPATTA EFFETTO SETA

OMBRETTO EFFETTO SETA

nua Magnani – che poi inviano alla casa madre. Nel caso di Mac, siamo circa una cinquantina in tutto il mondo. A quel punto il gioco è fatto: il test dei prodotti fatto sul catwalk e i nostri report di tendenza danno il la alla produzione”. In effetti il make up va visto come un abito su misura, accessori di bellezza che racchiudono l’essenza di un piccolo lusso che esalta sguardo e labbra, regalando un’infinità di espressioni possibili. “Il profondo legame con il mondo della moda caratterizza il marchio Lord&Berry sin dalla sua nascita – racconta l’azienda -. Esso si esprime pienamente nella collaborazione e sponsorizzazione di numerose sfilate per nomi prestigiosi come Mila Schon, Klavers van Engelen, Kristian Aadnevik, Mikio Sakabe, Steinunn, Manila Grace e Gabriele Colangelo. Il make up di forte personalità che testiamo durante le sfilate deve tramutarsi però in un prodotto commerciale, ecco che ad esempio nelle nostre collezioni c’è sempre molto nero, simbolo dell’eleganza per eccellenza. Perfetto a qualunque età, il nero si adatta a ogni stagione e si cala magistralmente in qualsiasi circostanza. Il suo fascino discreto cela in sé una profonda arma di seduzione che il brand cattura in una gamma di prodotti che pone forte enfasi su labbra e occhi, regalando al nero molteplici vesti e facendone una nuance senza tempo. Rilanciato agli inizi degli anni ottanta dal movimento antiborghese, il Punk, il nero è oggi il simbolo di diverse tipologie di donna dalla sexy alla fashion victim, passando per quella bon-ton”.

ELISIR LABBRA ALL’OLIO DI ARgAN

a chiunque per strada se conosce Lisa Cant, super top assolutamente nota nel fashion system. Quasi nessuno saprebbe associare il nome con il viso nonostante sia stato visto su tantissime passerelle e giornali patinati Il problema nasce dal fatto che i make up proposti in passerella non sono aspirazionali, nessuna donna comune vorrebbe replicare quel tipo di immagine su se stessa. La maggior parte degli stilisti, infatti, esalta il capo in sfilata proponendo make up improbabili o che non valorizzano le giovani modelle, stupende già in partenza. Tutte le donne vogliono essere belle e se non lo sono per natura, sanno comunque che, grazie ad alcune astuzie potranno diventarlo: se non belle assolutamente uniche. Protagoniste del proLa donna prio look e non succubi comune segue le delle mode blogger e non le e dei trend. Il trucco modelle deve valorizzare un viso, esprimere una personalità ed adattarsi alla persona e alla situazione, segni grafici o colori improbabili sono out nel make up. È si giusto divertirsi col proprio viso, ma non umiliarsi.La conseguenza di tutto ciò è la crescita del fenomeno blogger e tutorialist che sono riuscite a conquistare la fiducia delle loro follower, fruitrici finali di make up, quelle che acquistano facendo la fortuna di department stores e profumerie.Perché questo? Perchè ragazze normali, non divine del fashion gotha, ma donne della porta accanto cercano, talvolta anche in maniera impacciata e un po' improvvisata, di trasmettere la loro esperienza e i loro “provato per voi” ad altre loro simili. Le fedeli follower quindi, vedendo che diventavano più carine e interessanti non le sentono come rivali ma come "anch'io sono normale come loro, se faccio così miglioro anch io!”Ed ecco la magia: prodotti che si proponevano da anni sul mercato e che le consumatrici medie (perché è soprattutto di loro che parliamo) non recepivano e non trovavano interessanti, diventano motivo di vita e dipendenza (BBCream e primer), prodotti considerati fino a poco fa “della nonna” (piegaciglia e ciglia finte) sono oggi dei must have.In tutto ciò non è che la bellezza o il beauty siano diventati più democratici e fruibili da tutti, o che tutti si sentano un po'opinion leader del quartierino, ma è che le donne nel loro DNA cercano di apparire più belle e quindi vanno e si muovono verso e dove trovano più spunti per poterlo diventare.Quelle che non lo fanno sono pigre ed è giusto che rimangano li dove sono e io non ne voglio parlare!


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Issue #22- Settembre/Ottobre 2013


Trend 24

The Wool Classers i tessuti a/i 2014-15

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a radici profonde la passione per la lana di questa famiglia biellese, i Barberis Canonico che festeggiano quest’anno i 350 anni di storia dell’azienda. I primi documenti che ne attestano l’attività laniera sono infatti del 1663: sul “quinternetto delle taglie” di quell’anno a nome di Ajmo Barbero sono segnati alcuni pagamenti in contanti e la cessione di un tessuto ordinario, la «saia grisa». I fratelli Alberto e Luciano Barberis Canonico con i cugini Alessandro e Francesco Barberis Canonico non ricordano più se rappresentano ormai la dodicesima o tredicesima generazione. Difficile risalire esattamente a tutti gli antenati, ma grazie ai numerosi documenti recuperati si potrebbe iniziare la loro storia con “C’era una volta, all’epoca del Re Sole, il Sig. Barbero che aveva una sua piccola attività laniera…” Cosa più che verosimile dato che a quei tempi nel biellese non c’era casa che non avesse un telaio. E dato il comunissimo cognome in questa zona, si può risalire alla sua evoluzione: il nome si è trasformato in Barberis, poi in seguito in Barberis Negra, e infine in Barberis Canonico, perché tre uomini di famiglia erano entrati poi a far parte della curia, uno di loro in particolare fu il canonico del Santuario di Oropa. Nel 1936 l’azienda prende la forma attuale e il nome di Vitale Barberis Canonico, dove Vitale, figlio di un imprenditore laniero e sesto di sei fratelli maschi, decide di mettersi in proprio creando un’azienda omonima. Lasciando poi tutto in mano ai due figli Alberto e Luciano. Oggi l’azienda è una manifattura a ciclo completo che produce tessuti pettinati di lana di grande pregio per uomo, commercializzati con un eccellente rapporto qualità-prezzo e un ottimo servizio. Conta oltre 340 dipendenti, 50 agenti nel mondo, due stabilimenti nel biellese all’avanguardia per tecnologia e metodi gestionali. La produzione nel 2012 ha raggiunto i 7 milioni di metri e il fatturato è salito a 103 milioni di Euro (rispetto ai 99 milioni del 2011) . L’azienda ha fatto, da sempre, dell’export uno dei suoi propri punti di forza. Oggi vende in ogni continente, esportando più dell’78% della produzione in cento Paesi. Di certo hanno avuto il coraggio di vedere molto prima degli altri la Cina, non solo come una minaccia o come una grande fabbrica capace solo di produrre, ma come una grande opportunità,

Loden sui treni regionali

Di VIRGINIA SIMONI

l Lanificio Moessmer da oltre Ie tessuti 120 anni è fornitore di stoffe per marchi internazio-

1. un classico articolo Di vitale BarBeris canonico, il WorsteD liGht WeiGht Flannel 2. scatto Di uno Dei PriMi staBiliMenti Dell'azienDa 3. una Foto Di FaMiGlia. in PieDi, seconDo Da Destra, vitale BarBeris canonico.

avendo iniziato decenni fa ad investire in Asia. Tanto è vero che nel 2006 la Fondazione Italia-Cina ha assegnato alla Vitale Barberis Canonico il premio che attribuisce ai due fratelli l’attestato di «creatori di valore». Altro punto di eccellenza è la selezione delle migliori lane al mondo. La maggior parte sono Saxon Merinos, le più pregiate, che provengono dall’Australia. Lo stabilimento lavora 2.300.000 di kg di lana l’anno (10.000 al giorno), velli pregiati di finezza compresa tra 15 e 21 micron di sezione (misura media del diametro della fibra) e il prodotto ha una finezza media di 17,75 micron. Il lanificio produce prevalentemente tessuti da uomo per abiti formali e da giorno, per giacche e pantaloni sia classici sia sportivi, in pura lana, in lana mohair e in puro cashmere. È leader

nel campo dei Super 110’s: è infatti il principale produttore in quantità e il maggior esportatore. Lo stile, rigoroso e omogeneo, punta alla concretezza, non stanca l’occhio ed è lontano dalle stravaganze. Da qualche stagione, accanto al tradizionale sforzo di perfezionamento e sviluppo dei prodotti classici, l’azienda ha ampliato l’offerta con l’introduzione di nuovi tessuti, realizzati in mischie di lana, cotone, lino e seta. L’azienda è presente anche in Australia, la terra da cui proviene la maggior parte della materia prima lavorata nel lanificio. Qui Vitale Barberis Canonico attraverso una società in loco partecipa alle aste aggiudicandosi i lotti migliori. Per celebrare l’anniversario dei 350 anni l’azienda ha prodotto una nuova linea presentata a Milano Unica, la 350th Exclusive Collection è una

Focus: a parola d’ordine per i tessuti del prossimo inver- il classico ha una parvenza inaspettata. Per la sera L no a Milano Unica sembra essere un forte slan- tessuti ricchi e strutturati realizzati su base duchesse, cio di rinnovamento, voglia di riscatto, pur tenendo con disegni a pannello che sfumano su fondi uniti o sempre bene a mente la tradizione. Il gruppo Ratti ha interpretato la tendenza, proponendo la collezione tinto in filo donna come il punto d’incontro fra il mondo serico e laniero. Un incontro fra tradizioneinnovazione, tecnologia ed eleganza. I temi cromatici per le sete sono i toni delle pietre dure e dei cristalli, per le lane i colori dei boschi con vibranti tocchi di acidi e rossi, i colori delle bacche. Quattro i temi della collezione, per il serico un lusso minimale: uniti e falsi realizzati con filati particolari che conferiscono ai tessuti mani tecniche e moderne. Per il Jacquard,

realizzati con slegature controllate per tagli manuali “ effetto pelliccia”. Mentre per il giorno i fil coupé sono ariosi, leggeri e colorati. Il tweed classico è interpretato in versione moderna con filati artigianali estremamente preziosi che uniscono l’anima romantica dei tulle e paillette con la modernità del vinile e poliuretano. Lo stile per la lana riflette una couture contemporanea, con tutta la cultura del mondo classico couturier dei crepe e dei doppi rivisitati con mischie di seta-nylon e nuovi finissaggi.

capsule, ad alta densità estetica in cui Vitale Barberis Canonico ha recuperato tecniche e disegni del passato per celebrare la propria storia. Gli archivi di uno dei più antichi lanifici al mondo sono una biblioteca che ogni volta sorprende anche chi la custodisce e la consulta da sempre. Proprio per questo, molti disegni sono ancora attuali e hanno potuto ispirare tre linee: la Intrepid (tessuti pettinati per abiti) che riporta in vita il crossbred, uno dei più bei tessuti per il giorno e il viaggio; la Invicible (tessuti follati per abiti o giacche) che trattenendo la luce e assorbendone l’energia, offre un’immagine rassicurante e molto maschile e la linea Pinnacle (pettinati rasati per abiti e giacche) con una personalità decisa, con un tocco formale dato dalla luminosità del cachemire di qualità estrema.

nali fra cui Chanel, Prada, Dolce & Gabbana e Louis Vuitton. Accanto alla moda, però, negli ultimi anni il produttore altoatesino ha puntato anche su altri settori con buone potenzialità di crescita. "Investiamo moltissimo in ricerca e sviluppo e siamo alla continua ricerca di nuovi settori", afferma l'amministratore delegato Walter Niedermair. "Abbiamo individuato nuovi segmenti di mercato promettenti, come ad esempio l'arredamento di alto livello nel settore alberghiero e ultimamente anche l'arredo dei treni regionali FLIRT". Per i rivestimenti dei sedili è stato utilizzato tessuto loden Moessmer certificato con classe UNO di resistenza al calore e al fuoco. "I

nostri tessuti loden non sono solo naturali, autentici e di alta qualità, ma garantiscono sicurezza per tutti i tipi di arredo e rispettano in pieno le disposizioni di legge”, chiarisce Niedermair, “Per i sedili dei nuovi treni è stata utilizzata una stoffa di loden adattata e conforme alle norme di Trenitalia: "Si tratta di un loden ignifugo che risponde perfettamente ai requisiti necessari per questo specifico impiego (caratteristiche speciali per lunghe tratte in galleria, fumosità, alta resistenza allo sfregamento, lavabilità). Il loden è un tessuto perfetto per i treni in Alto Adige, perché oltre ad assicurare il comfort della seduta, la lana è in grado di regolare l’umidità assorbendone fino al 30% e sprigionandola poi di nuovo solo successivamente”. Complessivamente un treno è dotato di 260 sedili più 12 sedili richiudibili, per un costo pro sedile di circa 1000€. Il costo degli otto nuovi treni si aggira sui 77,5 milioni di euro. Moessmer però non si dimentica del suo mercato principale, e a Milano Unica ha appena presentato alcuni nuovi articoli. Come l’articolo 3475 che è un misto mohair lana, peso cappotto, con finissaggio garzato con pelo. Perfetto per giacche da signora e con una nuance dal blu cobalto molto di tendenza. Oppure l’art. 605/901 di lana cotta misto lanacotone in peso cappotto dalla grande morbidezza ed effetto.


FASHION ILLUSTRATED

Issue #22- Settembre/Ottobre 2013


Produzione 26

GruPPo MiroGlio

L’abito fa la donna. A CLESSIDRA. Testo di FLAVIA COLLI FRANZONE

R

endere appealing e fashion una collezione curvy si può. Anzi, è un dovere per quelle aziende che producono l’abbigliamento genericamente definito “conformato” (termine tecnico che tende a ghettizzare la moda comoda) per regalare alle donne capi con una silhouette più femminile. Il Gruppo Miroglio con For.Me, linea autonoma dell’universo Elena Mirò, ci è riuscito tanto da riservare a questo progetto, nato un anno fa, una forte visibilità in passerella durante Milano Moda Donna, ma soprattutto un ufficio stile dedicato e una strategia di prodotto e di marketing mirata. “For.Me fa la differenza – spiega Giulio Guasco, direttore della business area pret-à-porter – perché la costruzione dei capi è pensata sul corpo femminile. Nel senso che facciamo abiti per la donna, a prescindere dalla taglia. Anche se le nostre vanno dalla 42 alla 52, il “drop” (il rapporto fra giroseno e girovita) non viene mantenuto

I capi iconici del brand sono l'abito e il capospalla. Anche il jeans diventa attuale con lavaggi e trattamenti

costante e ogni taglia è messa a punto sul corpo, per garantire una silhouette femminile. Infatti nella ideazione coinvolgiamo persone reali, perché le modelle curvy hanno comunque certe proporzioni e canoni di altezza, mentre le conformazioni delle donne normali sono diverse. Per questo organizziamo in negozio delle giornate “di prova” apposta per testare i capi sulle clienti: una iniziativa che, oltre a portare benefici in visibilità e comunicazione, coinvolge e appassiona le consumatrici”. Per garantire iconicità al brand, l’ufficio stile lavora sui capi più rappresentativi dell’offerta, come l’abito e il capospalla. “Soprattutto l’abito – precisa Guasco - è il pezzo dove la vestibilità è fondamentale e lo specchio non perdona. Si può vestire con grazia anche un corpo taglia 50. Il pantalone è un altro capo molto richiesto e noi lo sviluppiamo anche in denim. Non ci sono specialisti del jeans che si occupano delle taglie over, noi invece lo decliniamo con lavaggi e trattamenti attuali sia nella linea Elena Mirò sia in For.Me”. Ci sono poi altre piccole astuzie sartoriali, come il modo di tagliare il

sopra, la costruzione della giacca. sotto due cartamodelli della collezione For.Me per la P/e 2014 e un'immagine della nuova campagna advertising per l'inverno

capo e l’uso di materiali diversi o l’abbinamento di tessuti fermi e stretch per assecondare le curve del corpo, oppure l’introduzione delle bande laterali nei pantaloni per accompagnare meglio i fianchi. Qual è dunque la grande differenza fra le due collezioni? “For.Me – specifica - ha un contenuto fashion più accentuato e una vestibilità più vicina alle taglie piccole, vale a dire con il punto vita marcato e la forma a clessidra. Elena Mirò invece nasce per una donna contemporanea ma non fashion”. Anche la nuova e sofisticata campagna advertising di For.Me per il prossimo inverno, scattata dallo spagnolo Javier Vallhonrat con la direzione creativa di Paola Manfrin – le modelle curvy Lauren McKenzie e Noemi Manser escono da grandi scatole bianche – vuole alludere al fatto che è l’abito ad adattarsi alla forma e non la donna all’abito. Un messaggio positivo, che strizza l’occhio al glamour, per dimostrare che la taglia in più non deve essere un tabù e che vestire alla moda non è prerogativa solo delle magre. I negozi hanno capito e apprezzato il concept di For.Me, tanto che alla destinazione nei monobrand Elena Mirò si sta affiancando la distribuzione del brand nei negozi multimarca. Per iniziare, la collezione autunno/inverno 2013-14 verrà distribuita in Italia in 50 negozi di target alto, mentre a settembre aprono tre shop in shop, due nelle sedi Coin di Milano e uno a Roma. Per facilitare il negozio, viene proposta la formula dei “pacchetti tematici” (per la stagione in vetrina 6 per l’autunno e 2 per l’inverno) ognuno composto da 50 pezzi, comprensivi anche di accessori, e declinati secondo temi moda che, per esempio, spaziano dal tartan al romantico chic, dal camouflage alla pelle, per soddisfare le varie esigenze di stile.


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Issue #22- Settembre/Ottobre 2013

Fuori moda dal 1865.

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Issue #22 - Settembre/Ottobre 2013

LA MIA PASSIONE: IL NUOTO IL MIO SOGNO: CLASSIC BOATS LA MIA MUSICA: RADIO MONTE CARLO

radiomontecarlo.net

LE BALENE

Fashion_ill_249x374 09/09/13 11.57 Pagina 1


Direttore responsabile Flavia colli Franzone

www.fashionillustrated.eu

MercatI

Potere a scarpe, borse e occhiali

Trend

PREVIEW P/E 2014

Sandali dalla struttura leggera e borse dalle linee rigorose. Pag. VI

Ideazione

scoutIng

I giovani stilisti puntano sull’artigianalità ed esclusività. Pag. X

Issue #22- Settembre/Ottobre2013

Produzione

bRaccIalInI

Manualità e nuove tecnologie convivono in azienda. Pag. XII

MODa&cINeMa

ELEGANZA DISCRETA

Mimmo Paladino, 2013. Museo Salvatore Ferragamo, Firenze.

La situazione domestica è critica anzitutto a causa di una politica del rigore senza crescita. Anche l'Unione Europea ci ha girato le spalle contribuendo a scatenare nei consumatori una falsa paura che ha totalmente frenato gli acquisti e gli investimenti. Nonostante ciò, le aziende che producono accessori continuano a macinare risultati positivi, soprattutto grazie all'export dei prodotti finiti e alle produzioni manufatturiere per conto di brand esteri. A trainare il settore i prodotti in pelle, con un +11,9%, e il comparto delle calzature che segna un +16% d'export. “Le aziende del comparto hanno reagito proattivamente – dichiara Cleto Sagripanti di Assocalzaturifici- ponendo in essere profonde trasformazioni al proprio interno e nel riposizionamento sul mercato”. Pag. IV

IDeazIONe

Stamparsi gli accessori

'Stringcap' by raf Verheyen

La produzione esplora nuove frontiere. Gli stilisti stanno scoprendo il 3D printing per realizzare accessori in pezzi unici o serie limitate con l’utilizzo di materiali innovativi, dalle resine plastiche, ai metalli, alle ceramiche. Pioniere in questo campo è l’olandese Iris Van Herpem, ma anche Elvis Pompilio, Niccolò Casas, Pasquale Bonfilio e altri hanno proposto cappelli, borse e bijoux con l’ausilio delle tecnologie additive. A queste creazioni Materialise, azienda specializzata nella stampa 3D, l’anno scorso ha dedicato addirittura una sfilata, la prima di questo genere. Un settore che la moda sembrerebbe pronta a esplorare. Pag. VIII

Naomi Watts in Diana – La storia segreta di Lady D in uscita il 3 ottobre e distribuito da BIM.

Anche Lady D era una shopping addict e amava molto gli accessori. Sicuramente le sarebbero piaciute le scarpe e le borse della prossima stagione. Uno stile equilibrato, un gusto innato per l’eleganza, anche quando sceglieva un look sportivo: Lady Diana Spenser aveva un rapporto particolare con la moda, pescando con disinvoltura fra i capi di stilisti italiani e quelli dei grandi couturier (secondo il Metropolitan Post possedeva oltre tremila capi griffati). Sempre sotto i riflettori, suo malgrado, paparazzata e costretta a sfuggire alla folla anche quando faceva shopping, sua vera passione. Il nuovo film Diana – La storia segreta di Lady D, in uscita il 3 ottobre in Italia con l’azzeccata interpretazione di Naomi Watts diretta dal regista tedesco Oliver Hirschbiegel, ripercorre

la storia della Principessa triste negli ultimi anni della sua vita e quindi la sua rinascita come donna, raccontando in particolare la sua relazione con il medico di origine pakistana

La D.D. Bag di tod’s, recente evoluzione della iconica D Bag

Hasnat Kahn e poi con Dodi Al Fayed con cui ha trovato la morte. Amata dal popolo per la sua umanità e generosità, corteggiata da stilisti e aziende, il suo carisma è stato raccontato anche nel libro fotografico Timeless Icon (edito da Electa), sponsorizato da Tod’s. Il legame col marchio è sempre stato molto forte, da quando la Lady anglosassone aveva comprato in negozio a Parigi la D Bag, borsa iconica del gruppo marchigiano. Le era piaciuto il modello per la sua forma pulita e il pellame naturale, il sapore artigianale e la cura dei dettagli. Perfettamente in linea con la sua personalità.


Sommario II

Contributors

danIElE ghIsEllI

È il fondatore dell’omonimo showroom di Milano. Uno spazio pieno di luce, che una volta era sede di una fabbrica di giocattoli, e che oggi ospita le collezioni distribuite da Daniele Ghiselli. Il quale, insieme all’architetto Oliviero Baldini, ha sviluppato soluzioni versatili e flessibili per poter customizzare le esposizioni, in base alle esigenze dei brand. Tutto qui gira intorno all’esperienza di vendita, e c’è grande cura per le collezioni uomo, donna ed accessori. Tra le quali ci sono Stefano De Lellis, Rohka, Muubaa, Maryling, Ava Adore, Dry Lake e per il menswear Roen e Perdre Haleine. Pag. V

IV

Mercati

Potere agli accessori

VI

Trend

rigore in borsa Sexy elegance

VIII

Ideazione

Special guest

FASHION CHI LEGGE

Linda Tol

Stamparsi gli accessori. così i pezzi diventano unici. Scouting. accessori 100% Low-tech

XII

Produzione

Borse, fra artigianalità e nuove tecnologie.

XIV

Fashion chi legge

accessori sì, ma attenzione agli eccessi!

antonio tamburro "Mistero" 140x140 cm (acrilico su tela) In vendita presso 6° Senso art Gallery www.sestosensoartgallery.com roma, Via dei Maroniti 13 (Fontana di trevi)

Fashion Illustrated è edito da BIBLIOteca DeLLa MODa. Stampa: rUMOr INDUStrIe GraFIcHe S.P.a.

L’olandese Linda Tol (28 anni) è riconoscibile per il suo stile inconfondibile: capelli grigi, labbra colorate e look androgino. Dopo diversi anni di esperienza nel settore della moda, ha intrapreso la professione di fashion blogger. È la co-fondatrice del blog Life Style Hunters, che cura insieme a Niel Oostenbrinc e cura un suo blog personale, lindatol.com. Ma non è solo una persona influente nel web, si occupa di presentazioni di tendenze, consigli di styling, lavora come PR freelance e collabora al buying di numerosi negozi di moda in tutto il mondo. Pag. XIV


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Mercati IV

POTERE AGLI ACCESSORI

L’export cresce anche nel primo trimestre 2013 a ritmi sostenuti, trainato dalla domanda di prodotti in pelle. Bene anche l'eyewear, in aumento del 7,6%. Di MARCO MAGALINI

Frank espinosa interpreta Salvatore Ferragamo. Opera esposta al Museo Salvatore Ferragamo, Firenze.

I

l mondo degli accessori palesa una realtà a due facce, con uno scollamento significativo tra l’andamento del mercato interno ed estero, conseguenza di una congiuntura complessa. “Non è solo una questione del comparto moda, è l'intero sistema che si sta rivoluzionando – spiega Marco Fortis, vicepresidente della fondazione Edison -. La situazione domestica è critica anzitutto a causa di una politica del rigore senza crescita. Anche l'Unione Europea ci ha girato le spalle contribuendo a scatenare nei consumatori una falsa paura che ha totalmente frenato gli acquisti e gli investimenti. Un conto è fare austerità in paesi non focalizzati sulla produzione (come la Spagna o la Grecia), che significa 'semplicemente' limitare le importazioni; in Italia, invece, ridurre i consumi significa ridurre la produzione, che determina un'escalation di disoccupazione e il crollo degli acquisti”.

la sFIda dIMEnsIonalE

Proseguendo nel suo discorso, Fortis individua nelle esportazioni la vera via di salvezza per quelle imprese che hanno fatto il cambio di passo, superando la selezione naturale. “Un'azienda di accessori, in base alla sua natura, può seguire diverse linee di condotta. I brand familiari strutturati, come Bottega Veneta o Bulgari, arrivati al loro massimo dimensionale, scelgono di entrar a far parte di un grande gruppo che permetta loro di fare il salto. Per quanto riguarda invece le aziende più piccole, o si resta di nicchia o ci si consorzia. Nel primo caso, come ad esempio Santoni, si opta per rimanere di dimensioni contenute e si intercettano dei consumatori di nicchia: si traduce il prodotto in cultura e si sfrutta il fascino elitario e territoriale. Nel secondo invece, pertinente ai marchi più piccoli, si esplora la

strada dei consorzi o le reti di impresa, per impostare una vera e propria strategia finalizzata a raggiungere canali di export in modo collettivo. Si può ad esempio lanciare un brand multiaziendale, perfetto per affrontare mercati nuovi, vasti e lontani”.

lE boRsE cI PoRtano all'EstERo

Rispetto all’anno scorso, non ci sono importanti variazioni di tendenza e si conferma la crescita della domanda di prodotti in pelle che registrava, nel 2012, un incremento attorno al 20%. L’Associazione Italiana Manifatturieri Pelli e Succedanei fa sapere che l’export cresce anche nel primo trimestre 2013 a ritmi sostenuti (+11,9%), ma soprattutto cresce la domanda di prodotti in pelle (+15,7%). A lato di questo miglioramento delle performance del settore, l’Aimpes registra anche un incremento del prezzo medio delle borse per donna, core business del settore, che cresce in media del 5,3%, con un picco di quelle in pelle, volato al 6,9%. Del resto, è noto che le nostre aziende vengono scelte anche dai brand stranieri, francesi in primis, per le produzioni alto di gamma. Un esempio di imprenditoria italiana orientata all'export è il caso Furla, con il 76% del fatturato all’estero, l’azienda della famiglia Furlanetto conferma un baricentro del business sempre più spostato verso il retail monomarca, che pesa per 80% grazie a 328 negozi ad insegna Furla, dei quali 153 diretti e 175 in franchising, e i mercati internazionali. “L’area geografica dell’Asia Pacific rappresenta per noi il maggior potenziale di crescita – spiega Eraldo Poletto, amministratore delegato di

Furla -. Non mi riferisco solo a Cina e Hong Kong, dove abbiamo stretto una joint venture con Fung Group che porterà alla apertura di oltre 100 boutique in più di 40 città della Grande Cina nei prossimi 4 anni. Sono per noi di grande interesse anche Indonesia, dove contiamo su una partnership con Transfashion, Vietnam, Singapore, Corea, Macao,Taiwan e Malesia. In Thailandia, poi, abbiamo stretto un accordo con Central Marketing Group, divisione distributiva della multinazionale Central Group, che nel maggio 2011 ha acquisito Rinascente. Prevediamo inoltre l’apertura graduale di 7 boutique monomarca a Bangkok e una a Phuket entro i prossimi 18 mesi”.

nEllE calzatuRE VIncono I dIstREttI

Sul fronte calzature, il calo del 6,4% dei volumi esportati nel 2012 viene compensato da un incremento del valore totale dell’export, che cresce del 2,5%. In questo scenario continua a funzionare il sistema dei distretti: dati alla mano, il 94% dell’export italiano proviene dalle sette principali regioni a vocazione calzaturiera (guidate da Veneto, Toscana, Marche e Lombardia). Questi distretti hanno ritrovato slancio ed appeal, rinunciando magari a marginalità ma tornando competitivi nello scenario globale. Sul prodotto finito, lo scenario è invece meno roseo. I dati di Assocalzaturifici (ex Anci), parlano di un andamento di segno negativo sia nei dati relativi al volume (-4,7%) sia in quelli relativi al valore (-4,2%), sebbene l’andamento del saldo commerciale netto (ovvero la differenza tra il valore delle esportazioni e quello delle importazioni di merci) registri un aumento del 12,4%. In questo scenario, il mercato italiano è

Per affrontare i mercati lontani le piccole imprese devono consorziarsi


LE CALzAturE IN CIFrE

40,7%

Mercati V

L'ExpOrt dELLA pELLEttErIA

25% l'export delle calzature verso la Sud corea

l'export delle calzature verso la cina

20,4% 17,1%

l'export delle calzature verso Hong Kong

L'OpINIONE

l'export delle calzature verso il Giappone

FONtE:

pELLEttErIA

pICCOLA pELLEttErIA

vALIGErIA

salonI

nEl 2014 thEMIcaM E MIPEl gIocano d’antIcIPo SE LE EdIzIONI dEL prImO SEmEStrE 2014 rImANGONO CONFErmAtA dAL 2

AL 5 mArzO, uNA pICCOLA rIvOLuzIONE COINvOLGE LE FIErE dI ACCESSOrI NEL SECONdO SEmEStrE. SIA LE CALzAturE CHE LA pELLEttErIA ANtICIpANO LE dAtE dAL 31 AGOStO AL 3 SEttEmbrE E tHEmICAm HA GIà FISSAtO ANCHE L’AppuNtAmENtO dEL 2015 dAL 15 AL 18 FEbbrAIO. A SpIEGArCI I mOtIvI dEL CAmbIAmENtO SONO FAbIO ArOmAtICI, dIrEttOrE ASSOCALzAturIFICI, E GIOrGIO CANNArA, prESIdENtE AImpES.

esagerato e poi perché a differenza dei francesi,

fAbio AromAtiCi direttore AssoCAlzAturifiCi

giorgio CAnnArA presidente Aimpes

Mosca, Kiev, almaty, Monaco, Las Vegas, tokyo, Seul, Istanbul ecc.) ed è nostra intenzione anticipare tutte le nostre manifestazioni. C. certo, l’anticipo di un paio di settimane risponde solo parzialmente a questa esigenza. Meglio sarebbe stata una scelta di data ancora più anticipata, scelta che MIPeL da solo non può fare.

sempre in tema di anticipo: le aziende meno da quali esigenze nasce l’anticipo della data nel strutturate (quelle che non espongono a new York, las Vegas, ecc) rischiano di non esse2014? A. La domanda di anticipo che proviene forte dal re pronte con i campionari e questo potrebbe mercato ormai da diverso tempo è universale. Se compromettere la "qualità" delle proposte in anticipiamo la Fashion Week ad agosto/settembre, recuperiamo una perfetta collocazione rispetto ad essa a metà febbraio. era la soluzione migliore anche tenendo conto dell’affollato calendario di Fiera Milano che ha fatto comunque tutto il possibile per rispondere alle nostre esigenze. L’appuntamento del 31 agosto 2014 vedrà inoltre un nuovo format per cui theMIcaM si rinnova in tutto. C. e’ importante fare sistema e sinergia con theMicam, con il quale condividiamo una buona parte di buyer, ma questa anticipazione vorrebbe essere anche una risposta al mercato che sempre più si sta posizionando su date anticipate rispetto a quelle tradizionali; un’esigenza, questa, già assecondata da alcune rassegne specializzate della moda e moda accessori, alle quali MIPeL in questo modo si avvicina.

A. In primo luogo perché ci sembrava un anticipo

A. Le piccole imprese sono più avanti di quanto si possa immaginare e sapranno adattarsi come hanno sempre fatto alle richieste del mercato. Inoltre è ora di violare una volte per tutto il taboo di agosto; è una barzelleta di cui ride tutto il mondo. Se vogliamo essere player globali non possiamo più accettare di chiudere un intero paese per un mese, è anacronistico. C. Il cambiamento potrebbe comportare dei problemi che le aziende affronteranno per essere pronti in anticipo. Superata la fase iniziale, si adegueranno a queste nuove scadenze e quindi anche gestendo al meglio il diritto alle ferie dei lavoratori. Le aziende continueranno comunque a prestare adeguata attenzione alla preparazione dei campionari senza intaccarne la qualità. Del resto sime del settore, anche in questo caso agevolerà la fase di rodaggio iniziale, dovuta dalla nuova collocazione a calendario.

nità dall’export bilanciando un mercato interno in estrema difficoltà. La bilancia commerciale italiana del settore occhialeria si conferma largamente in attivo (di quasi 1.777 milioni di euro il saldo export-import), in aumento del 7,6% rispetto al 2011. I dati dell’Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici evidenziano che le esportazioni, di montature, occhiali da sole e lenti, che rappresentano ormai il 90% della produzione del settore, sono cresciute del 7% rispetto al 2011 raggiungendo il loro massimo storico: 2.631 milioni di euro. La complessa situazione economica attuale interessa maggiormente i mercati maturi dell’Europa, in particolare il bacino mediterraneo, che registra una riduzione della domanda interna per consumi – spiega Valerio Giacobbi - direttore marketing, vendite e strategie commerciali Marcolin -. Gli obiettivi di crescita, quindi, sono soprattutto orientati verso il mercato americano, che continua a registrare performance positive e verso quelle aree emergenti che per trend di crescita economica e per la connotazione degli acquisti effettuati dai consumatori generano domanda crescente per i nostri prodotti. L’America, il Middle East e il Far East rappresentano per noi mercati strategici per lo sviluppo, in

cui potenziare la presenza: abbiamo aperto una show room ad Hong Kong, in cui sono collocate le funzioni sales, marketing e PR, segnale della nostra volontà di essere presenti in loco proattivamente, con un’organizzazione completa, strutturata e stabile; in Brasile stiamo rafforzando la struttura commerciale anche in vista dei prossimi appuntamenti di rilievo mondiale. Prosegue, inoltre, l’andamento positivo dei risultati provenienti dagli Emirati Arabi in cui la domanda di prodotti di eccellenza resta elevata. Con l’incremento dell’export attuato dai mercati caratterizzati da una domanda satura verso i paesi emergenti in crescita si sono evidenziati, da parte di questi ultimi, atteggiamenti volti alla ‘difesa’ dell’interesse nazionale: per esempio, in Paesi come il Brasile l’accesso è complesso dal punto di vista burocratico, con oneri procedurali e amministrativi e in Cina il fenomeno della contraffazione e della scarsa tutela della proprietà intellettuale riservata rende più difficoltoso operare su questo mercato. Alcuni miglioramenti però si attendono dalla politica commerciale bilaterale che la UE sta portando avanti nei confronti di alcune economie emergenti, definendo accordi di libero scambio. Inoltre, per evitare di intercorrere in situazioni di complessa gestione è fondamentale selezionare intermediari locali tramite cui operare in loco attraverso accordi @magalinimarco ad hoc”.

Perché non anticipare addirittura, come hanno fatto i saloni francesi, a luglio (Who's next, ecc)?

veramente e definitivamente perso? “Crediamo moltissimo nel nostro mercato domestico - racconta Alfredo Boccaccini, CEO e AD di Boccaccini, azienda proprietaria di L’Autre Chose -, anche per un atto dovuto nei confronti del nostro Paese ma, nonostante ciò, il mercato interno non è sufficiente e occorre predisporre l’investimento di ingenti capitali per affrontare i mercati esteri”. A questo scopo, l’azienda ha di recente sottoscritto un accordo di investimento finalizzato all’ingresso della società specializzata in investimenti industriali Sator Capital Limited nell’azionariato di Boccaccini, con una quota del 49% del capitale. Questo aumento di liquidità rafforza la struttura patrimoniale dell’azienda, proprio nell’ottica di potenziare lo sviluppo internazionale di L’Autre Chose. “Già ora il 40% del nostro fatturato è legato all'estero”.

L'eyewear conquista un posto sul podio, con una crescita del 7,6%

la VocazIonE IntERnazIonalE dEl coMPaRto occhIalI

Oltre a borse e scarpe, anche l’eyewear si conquista un posto sul podio in fatto di performance. La sua fortissima vocazione internazionale del prodotto, complice un pricing tutto sommato accessibile a più fasce di target, ha consentito di cogliere al massimo tutte le opportu-

Il bello e ben fatto negli accessori è vincente Testo di DANIELE GHISELLI CEO Daniele Ghiselli Diffusione

' bene dividere il mondo dell'acE cessorio tra borse e calzature, che all'apparenza sembrano una realtà

unica non lo sono essendo le borse maggiormente legate alla forza dei singoli brand. Di recente, i giovani creativi si sono concentrati su interessanti progetti di scarpe con risultati spesso lusinghieri. Da parte dei creativi è importante sviluppare conoscenze tecniche appropriate per poter preparare collezioni di calzature. Il lavoro sul campo presso le aziende è fondamentale per poter produrre campionari che risultino interessanti sia sotto il profilo della creatività sia della qualità manifatturiera che è a mio avviso l'aspetto principale da ricercare nelle calzature, spesso e volentieri a discapito del prezzo. Logicamente mi riferisco a designer che sviluppano prodotti di fascia medio alta. In poche parole il bello paga a prescindere dal sapore della collezione. Il successo si ottiene lavorando duramente e in Italia le aziende specializzate in pelletteria e calzature sono ancora le migliori in assoluto. L'aspetto interessante è che molte di queste aziende sono pronte a scommettere su nuovi talenti e consentono ai giovani Anche i di sviluppare progetti giovani creativi altrimenti devono avere irrealizzabili. Queste competenze scommesse tecniche sono molto apprezzate dai compratori sia italiani sia esteri che ultimamente rivolgono una grande attenzione agli accessori (purchè ben fatti e stimolanti) e dedicano una buona parte del budget e del loro tempo alla ricerca di nuove realtà. Molti sono i negozi che dispongono di un reparto (se non un secondo punto vendita) dedicato agli accessori che si collocano in fasce di prezzo distinte fra loro e questo ne facilita l'inserimento. Anche tra i big player il concetto di prezzo retail è ben chiaro. Questo consente di poter essere riconosciuti per quello che in realtà si vuole essere. Il prezzo molto spesso eleva l’oggetto a status symbol: come per le automobili o gli orologi, sono quello che guido, sono quello che indosso. Oltre all'attenzione per la fascia prezzo i big player comunque riescono, attraverso la ricerca, a sviluppare prodotti molto interessanti che diventano in breve tempo dei must have di tiratura mondiale. Certo, sono aiutati dal marketing e dalla comunicazione ma sono comunque tutti bravissimi sotto il profilo creativo. Il nostro lavoro di showroom consiste nel proporre nuove collezioni e anche per la p/e 2014 abbiamo due new entry, guarda caso tra gli accessori: la collezione di borse di Matthew Williamson e le calzature di Daniele Michetti. Dedichiamo molto del nostro tempo alla ricerca e allo sviluppo di nuove collezioni prodotte da importanti aziende che consentono di sviluppare oggetti di qualità impreziositi dalla creatività dei designer.


Trend VI

Rigore in BORSA preview primAverA/estAte 2014

Volumi geometrici e forme pulite con un tocco fantasy nei colori e negli abbinamenti dei materiali. Testo di MARCO MAGALINI (8)

1. devi kroell 2. emilio puCCi resort 2014 3. sAvAs 4. vAlextrA 5. khirmA eliAzov 6. simone rAiner 7. pAulA CAdemArtori 8. roberto CAvAlli pre p/e 2014

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a moda si adegua alle esigenze del mercato, dividendosi fra il rigore imposto dal difficile momento congiunturale (ormai strutturale) e la voglia di evadere. Le tendenze prendono atto di questa situazione e moltiplicano le possibilità di scelta offrendo varie soluzioni per gli accessori. Da una parte, le borse sono strutturate e rigide, annoverando fra i modelli più nuovi la valigetta; per il giorno si concedono geometrie medio-grandi, mentre per la sera la clutch fa da padrona e diventa un piccolo quadrato

o rettangolo iperdecorato e lussuoso. Dall’altra, le borse sono floreali con texture colorate che vanno dalle microfantasie Liberty alle macro vegetazioni di ispirazione hawaiana. Fra questi due estremi, che contrappongono rigore e fantasia, ci sono le proposte minimal in materiali tecnici, nello spirito degli anni Novanta, dove il bianco ghiaccio è il colore d’elezione, e le borse morbide con il ritorno dello zaino. Nuovo è il modo di indossarlo: invece di metterlo sulle spalle, viene ripiegato e portato a mano come fosse una shopper.

ClAssiChe morbidezze esiste da stagioni e ormai è diventato un R “classico” degli accessori: la shopper è morbida, comoda, capiente e a suo favore gioca an-

che il prezzo essendo un modello semplice da realizzare. Presente in tutte le collezioni della primavera/estate 2014, quello che fa la differenza è la cura dei dettagli, la scelta dei materiali, il gioco dei trafori sui pellami, la combinazione dei colori e le piccole decorazioni con borchie o pietre.

orCiAni

CAmpomAggi

eduArdo wongvAlle

gherArdini


Trend VII

Hat-ology

Sexy ELEGANCE preview primAverA/estAte 2014

I cappelli di anna Piaggi in mostra a Palazzo Morando di Milano dal 22 settembre al 30 novembre 2013

Testo di MARCO MAGALINI

1. sebAstiAn 2. emilio puCCi resort 2014 3. kAllistè 4. o jour by giorgiA CAovillA 5. Alberto moretti 6. bAldinini 7. sergio rossi

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li uomini sono come le scarpe col tacco... Ci sono quelli belli che fanno male, quelli che non ti piacciono fin dall'inizio, quelli irraggiungibili che non potranno mai essere tuoi, quelli che affascinano in partenza ma poi capisci che non sono niente di speciale... e infine quelli che non ti stancherai mai di avere con te...” A dirlo non un sociologo contemporaneo, ma le protagoniste del telefilm americano Sex and the City. Molto glamorous, molto uptown girl, il trend delle calzature per la prossima stagione parla di

un atteggiamento seducente e determinato, ma mai aggressivo. Calzature dalla struttura portante esile, quasi impercettibile, che combinano però dettagli preziosi e texture déco. Sono un ritorno al dizionario dello stile, uno di quei must che non possono mancare nei guardaroba di ogni donna. E se proprio volete giustificare l'acquisto, rifatevi alla musica. Nel 2003 Elio e le Storie Tese cantavano: "La follia della donna, quel bisogno di scarpe che non vuole sentire ragioni. Cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe?”

zAhA hAdid disegnA le novA shoes per united nude aha Hadid e Rem Koolhaas di United Nude han- apparire sospeso e non supportato. Si può dire che le Z no creato una nuova limited edition haute coutu- Nova shoes trascendano dalle discipline della moda e re di scarpe che è stata messa in vendita in esclusiva dell’architettura. E' infatti la prima scarpa nella storia nello store L’eclaireur di Parigi. L'intenzione era quella di esprime al meglio il concetto di architettura di Hadid, che con le Nova shoes è riuscita a combinare materiali innovativi ed ergonomici con un design rivoluzionario. Grazie alla sua esperienza trentennale lavorando con complesse strutture architettoniche su diverse scale, l'archistar ha sviluppato un innovativo sistema che permette ad un tacco di 16 cm di

che impiega il “rotation molding”, l’unica tecnica di modellamento che permetta un effetto del genere. Il rivestimento delle scarpe combina vinile cromato metallico ed è realizzato con nappa italiana di alta qualità. Il plateau e il tacco interno sono in fibra di legno e la suola in gomma. Le scarpe saranno prodotte in un numero limitato di 100 esemplari per colore e distribuite solo in selezionati stores.

“Il mio cappello è qualcosa di personale. Contiene l’anima, il sentimento e le sensazioni che muovono questo nostro piccolo mondo.” Così Anna Piaggi descriveva una delle sue più grandi passioni, quella per i suoi copricapo. A un anno dalla sua scomparsa , Palazzo Morando a Milano la ricorda con un’esposizione intitolata “Hat-ology”, dove verrà presentata la frivola ed unica collezione di Anna, con pezzi diversissimi tra loro che vanno dalle creazioni Chanel per l’Alta Moda fino al cappello da baseball di Prada. Il curatore della mostra Stephen Jones, ha voluto creare un percorso per il visitatore attraverso la sua vita in un’esposizione che trasmette l’atmosfera di quello che era il suo appartamento di Milano. Questa iniziativa nasce dall’amore della famiglia e un gruppo di amici, che hanno ritenuto doveroso preservare quanto da lei lasciato. La vastissima produzione editoriale, le eccezionali collezioni di abiti, accessori, foto e disegni costituiscono uno straordinario racconto di creatività e sperimentazione. Così è stata costituita nel maggio 2013 l’Associazione Culturale Anna Piaggi, volta a valorizzare e far conoscere questa grande giornalista. La mostra Hat-ology, che sarà aperta al pubblico dal 22 settembre al 30 novembre, è solo la prima di una serie di iniziative dedicate alla versatile e geniale vita di questa scrittrice che è stata capace di decriptare i codici stilistici della moda creando collegamenti con altre forme di arte e mettendo in evidenza l’importanza della street culture.


Ideazione VIII

sCouting

Accessori 100% LOW-TECH

artigianalità e esclusività sono i criteri produttivi che guidano i nuovi designer. A cura

pAuL ANdrEw

di MARCO MAGALINI

Romanticismo rigoroso da New York a Roma

ColiAC Accessori a tutto tondo, dalle borse ai gioielli. Filo conduttore della giovane maison è la corrente artistica dell’art déco, che tocca il furismo degli anni venti rendendolo quanto mai attuale. Il clima di guerre, trasformazione sociale dei popoli, grandi sconvolgimenti politici e le nuove scoperte tecnologiche si riflettono nei materiali di ricerca quasi surreali e di ispirazione bellico/industriale. Nulla di improvvisato, considerato il trascorso lavorativo di Martina Grasselli con Stella McCartney, Jean Paul Gaultier e Christian Louboutin e le collezioni speciali per Mila Schon, Marella e Collistar. L’approccio delle collezioni è ludico e retrò e gioca con addizioni di volumi e lavorazioni preziose.

eticolosità elegante e contemM poranea. Le calzature del designer Paul Andrew si sono conquistate

bAdurA

memento duo

Badura é un brand di luxury bags nato a Roma ma d’origine polacca. La giovane creativa Aleksandra Badura, arrivata in Italia dalla Polonia e, dopo aver presentato il progetto durante alcune edizioni di Artisanal Intelligence di AltaRoma, ora fa il passo: ha aperto il suo primo Flagship Store in via Mario dé Fiori 9/10 a Roma, proprio nelle vie che ospitano la couture e i grandi brand internazionali. Le sue borse sono preziosissime, dei gioielli. Si parte dalla proposte più daily, come quelli realizzati in vitello, fino a quelli più elitari in pitoni, anaconde ed alligatori. Nella nuova collezione 2014 è presente anche un modello impreziosito da lussuosi cristalli di rocca.

Gli stivali di Mick Jagger, Bob Dylan, David Bowie, Patti Smith. “Memento duo nasce dall’idea di presentare un monoprodotto con la voglia di distaccarsi dal mercato e dalle mode, da una nuova concezione di intendere la collezione attraverso lo sviluppo di una sola forma declinata su diverse tomaie, vestite con pellami e materiali impattanti”. Partecipa al concorso Who is on Next presentando un unico modello di stivaletto (sviluppato in due altezze, 30 e 50) con la ‘presunzione’ dichiarata e il desiderio di diventare un’icona. E’ unisex: esiste una sola forma anatomica e avvolgente per uomo e per donna e piccoli dettagli che fanno la differenza.

verbA Un brand di slipper che nasce dalla passione per il vintage di Federico Verdiani abituato a frequentare i flea market di Old Spitalfields, di Hell’s Kitchen e di Williamsburg. “Le mie slippers – racconta il designer sono nate così, guardando tutto quello che avevo raccolto in questi anni, andando in giro per mercatini ma anche scovando vecchi modelli abbandonati da alcuni artigiani che ho incontrato per lavoro”. Materiali naturali o insoliti, come il pluriball, usato per imballaggio, il canvas, la vacchetta sfoderata o la rafia intrecciata caratterizzano la collezione del brand.

giAComorelli

dAnte

Shoe-architecture. Nelle calzature di Giacomo Morelli emerge con forza la sua natura di industrial/interior design applicata alla moda. Prima di debuttare con una collezione a suo nome, nel 2010, ha collaborato al rilancio di Trussardi. “Sperimentazione nei tessuti, nei modelli, lo studio delle forme una nuova visione del decorativismo sono le principali caratteristiche del mio dna stilistico. Inghilterra, Spagna, Africa e America sono stati studiati e reinterpretati per farne espressione di quattro universi di stile che compongono il cuore di questa nuova collezione Giacomorelli”.

Dante è una maison eclettica, fondata nel 2012 dall'artista Aylin Langreuter e dall’industrial designer Christophe de la Fontaine. Il duo creativo da vita ad una collezione eterogenea di oggetti per la vota quotidiana, dalle sedie alle borse. “Il design di ogni prodotto nasce dai bisogni della società che lo ha creato. La base del nostro fare è la ricerca pratica, per assicurare la massima praticità, ma anche la connessione tra i vari oggetti” per un lifestyle completo. Nell’ultima collezione Dante esplora il mondo del gentleman, con le sue maniere impeccabili e l’eleganza senza tempo.

il primo posto nella categoria accessori del progetto di scouting “Who is on Next?”, presentato ad AltaRoma lo scorso luglio. “Le mie scarpe sono sexy, eleganti e assolutamente portabili – racconta il designer -. Oltre a questo, nel mio percorso come brand indipendente, non sono mai sceso a compromessi con la qualità. Per me l’Italia è anzitutto manifattura e artigianato d’alto livello e questo premio, vinto a Roma durante un evento dedicato all’eccellenza sartoriale, è il riconoscimento importante di tanta perseveranza”. Il percorso ‘in solitaria’ del trentaquattrenne Paul Andrew è iniziato l’anno scorso a New York, con la collezione primavera-estate 2013. La sua non è di certo un’avventura improvvisata, in quanto il suo percorso, negli uffici stile di brand come Donna Karan, Calvin Klein, Narciso Rodriguez e Alexander McQueen, parla di rigore assoluto e disciplina creativa. Il designer, diplomatosi in Women’s Fashion & Footwear Design al Berkshire College of Art & Design (Gran Bretagna) nel 1999, è riuscito nell’impresa di far funzionare un nuovo brand nato in tempi difficili ed oggi le sue scarpe sono già vendute da Saks Fifth Avenue, Bergdorf Goodman, e Barneys New York. Per la collezione primavera-estate 2014, premiata a Roma, “mi sono ispirato a Torqued Ellipses (foto sotto), l’opera di Richard Serra che è esposta in maniera permanente nella galleria newyorkese Dia Beacon, sulle rive del fiume Hudson. Sono rimasto colpito dal modo in cui le sue sculture diano quasi più risalto alla sinergia con lo spazio che alla materia compositiva. Poco dopo ho incontrato il fotografo Andrew Zuckerman e dalla collaborazione è nata una serie di stampe floreali che ho fatto serigrafare su seta italiana”.


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Ideazione X

STAMPARSI GLI ACCESSORI. Così i pezzi diventano unici. con il 3D printing la moda esplora nuovi modi di produrre. Dai cappelli alle borse, dai bijoux alle scarpe, gli stilisti scoprono le tecnologie ”additive”. e dal prototipo si passa direttamente al prodotto. Testo di FLAVIA COLLI FRANZONE

A

ccessori che non hanno più bisogno della macchina da cucire per assemblare i vari pezzi che li compongono, materiali che si discostano dai tradizionali pellami o tessuti. Scarpe, borse, cappelli che possono essere dei pezzi unici: con la tecnologia dell’additive manufacturing (produzione additiva) e della stampa 3D si possono raggiungere risultati impensabili, accessori che si avvicinano a oggetti di design, funzionali oltre che belli. Il settore della moda ha esplorato solo di recente questo mondo, da quando negli ultimi 10 anni si sono affermati nuovi materiali, tecnologie e applicazioni consentendo di produrre manufatti che sono effettivamente dei prodotti, non il prototipo di qualcosa, come avveniva in passato con la prototipazione rapida. Oggi si parla di “additive manufacturing” che impiega una svariata gamma di materiali, dalle resine plastiche ai metalli e addirittura le ceramiche. “I primi settori di applicazione sono stati quello industriale e medicale - spiega Alessio Esposti, business developer Italia di Materialise, azienda specializzata nella stampa 3D - poi pian piano la democratizzazione sia dei mezzi di stampa che dei software di design 3D hanno abbattuto le barriere. Oggi le nuove generazioni di studenti e i neolaureati hanno a disposizione queste tecnologie e sono loro che guidano il mercato inventando quotidianamente nuove applicazioni. Quindi i nuovi driver dell’innovazione non vengano più solo dall’industria, ma spesso dai nuovi utilizzatori. Questo vale anche per il settore della moda. Il primo brevetto di Materialise in questo campo risale a 10 anni fa, quando brevettò la possibilità di stampare in 3D tessuti utilizzando la sinterizzazione di polveri come il nylon. Poi ha collaborato con stilisti come Iris Van Herpen, Niccolo Casas, Stephen Jones, Elvis Pompilio, Pasquale Bonfilio e altri, tanto che nel 2012 ha realizzato la prima sfilata al mondo con soli pezzi stampati in 3D”. È l’olandese Iris Van Herpen a fare da pioniere nella moda, da quando nel 2010 esordì con la collezione Crystallisation presentando una serie di sculture – più che abiti – che avevano il limite di essere molto rigide. Con la sua più recente collezione Voltage, l’evoluzione tecnologica ha consentito di proporre capi più morbidi e portabili, (2)

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1. iris van herpen ©michel zoeter - 2. elvis pompilio

che nascono dalla collaborazione con architetti. “Con la stampa 3D sono finalmente riuscita a dare più flessibilità – conferma la stilista – addirittura abbiamo creato una giacca che può andare in lavatrice. A tutti gli effetti è un vero e proprio capo di abbigliamento, trovando una soluzione a metà fra i tessuti tradizionali e i materiali adatti alla stampa 3D”. Da sempre convinto che gli accessori siano i soli a fare la differenza in un’epoca di massificazione, Pasquale Bonfilio si è messo a creare borse, purchè pezzi unici nel rispetto della propria filosofia. “Conosco Materialise e ne seguo il lavoro da quasi 10 anni – spiega Bonfilio - Ci ho anche lavorato per alcuni anni: ero addetto alle finizioni artistiche. Ho seguito il lavoro degli altri artisti che si sono cimentati nell’utilizzo di questa tecnologia per la moda; ma ho sempre avuto una certa resistenza legata al fatto che non trovavo il giusto connubio tra materiali e funzionalità. Il giorno che ho visto il primo campione di TPU, ho avuto una folgorazione e mi sono messo subito a disegnare la TPU-21. Credo che in futuro la stampa 3D non sarà relegata alle sole applicazioni dell’haute couture, ma avrà sempre più spazio nel prêt-à-porter. Ne sono un esempio i cappelli di Elvis Pompilio e mi piace pensare che la mia TPU-21 sia la prima borsa ad andare in questa direzione”. Ma la moda è pronta per queste nuove tecnologie? “Credo proprio di sì – continua Alessio Esposti - Senz’altro la moda è pronta per esplorare queste opportunità e commettere i primi sbagli, ma tra 10 anni sarà normale. E ne potranno beneficiare più realtà del settore. Per un piccolo artigiano, la stampa 3D offre la possibilità di realizzare oggetti in serie limitatissime o addirittura in pezzi unici, senza dover sopportare gli investimenti in attrezzature. Invece, per le industrie che hanno il potenziale di realizzare grandi serie ma la necessità di “customizzare” i prodotti per la loro clientela sempre più esigente, la stampa 3D può diventare uno strumento insostituibile”. Dunque la moda sembrerebbe pronta a trovare nel 3D printing un nuovo alleato strategico per farsi largo non più solo nelle applicazioni nell’haute couture, come è avvenuto all’inizio, ma anche nel settore degli accessori, primi fra tutti borse, scarpe e cappelli. “Questi ultimi, per dimensioni e caratteristiche meccaniche si sono naturalmente ritrovati più vicini all’offerta della stampa 3D di materie plastiche – spiega Esposti - Per il momento la stampa di metalli si fa largo in oreficeria, ma il livello attuale dei prezzi non consente ancora di percorrere questa strada con facilità. Sono sicuro che le cose cambieranno presto anche in quel settore, mentre per il pret-à-porter i tempi saranno più lunghi: le dimensioni e i materiali non permettono ancora a queste tecnologie di sfondare ma chissà… probabilmente tra meno di 10 anni il modo di fare i vestiti sarà radicalmente diverso”.

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Produzione XII

BORSE

fra artigianalità e nuove tecnologie

L’una non esclude l’altra, soprattutto nella pelletteria dove la manodopera resta fondamentale nelle fasi della lavorazione. come la borsa taxi di Braccialini con 109 componenti.

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raccialini, tornata nuovamente indipendente dopo le parentesi dei gruppi Burani/Antichi Pellettieri e Mosaicon, oggi rappresenta una delle maggiori realtà italiane nel settore della pelletteria nonché un polo aggregante di numerosi marchi, sia di proprietà che in licenza. Infatti Braccialini nel 2007 acquisisce Dadorosa (licenziataria a livello mondiale della maison Gherardini) e nel 2011 i marchi Francesco Biasia e Amazonlife (brand ecosostenibile nato in Brasile agli inizi degli anni 2000). Dietro la facciata verde della sede si nasconde una struttura fra le più innovative e flessibili dove l’artigianalità si sposa alle moderne tecnologie e la ricerca di forme si fonde con lo studio di abbinamenti sempre più sofisticati. Una produzione di oltre un milione di pezzi con 8 collezioni vendute in oltre 60 paesi. È recente anche l’apertura della piattaforma logistica semi automatica che si unisce alla sede e che gestirà i pezzi fine serie destinati agli outlet del gruppo (i factory store di sede, The Mall, Fox Town, Fidenza Village, Vicolungo, Noventa di Piave, Pandorf ) e il pronto moda di Francesco Biasia. Di questo nuovo progetto e dello sviluppo retail ci parla Lorenzo Braccialini, Chief Marketing officer dell’azienda. Braccialini, Gherardini e Biasia, più i marchi in licenza: come è organizzato l'ufficio stile e come vengono sviluppate le collezioni? Ogni ufficio stile è separato e autonomo dagli altri in modo da mantenere la giusta differenziazione di marca senza influenze e contaminazioni. Ogni marchio oltre che da un direttore creativo è seguito da un coordinatore di collezione che fa da collegamento fra lo stile e il reparto modelleria e prototipia per la realizzazione dell’intero campionario. Per la messa a punto della collezione si coinvolgono altri reparti (commerciale e marketing) per la selezione finale delle varie famiglie di prodotti per fasce di prezzo e target cliente. infine vengono “battezzate” alcune borse come pezzi must have che saranno i capisaldi della collezione, da inserire nella comunicazione istituzionale e pertanto da suggerire o imporre alla clientela wholesale e alle buyers degli store diretti e in franchising.

Il vostro reparto di prototipia unisce nuove tecnologie e competenze manuali. Come si possono conciliare le due realtà nella pelletteria? Una pelletteria moderna ed efficiente, per restare sul mercato, deve conciliare l’artigianalità con le nuove tecnologie, la riconoscibilità del suo stile con l’immutata tradizione del suo dna. Quali sono le fasi con un più elevato valore aggiunto? Il valore aggiunto di ogni brand non è scindibile in fasi. Si parte dalla scelta dei pellami (qualità, tipo di trattamento e di effetto, tipo di concia, pelli lavate, laminate, ecc) fino al tipo di lavorazione o di costruzione: costruzione in forma per le borse Temi di Braccialini (la borsa Taxi è composta da 109 componenti diversi), a guardolo, a musone. Come si può rendere unico un prodotto "industriale" di pelletteria? La lavorazione di ogni prodotto (borsa, portafoglio o cintura che sia) resta manuale e, anche se ogni borsa è riprodotta industrialmente più volte, mai un articolo sarà perfettamente identico a un altro anche se può sembrare. Perché la pelle è un materiale naturale e reagisce al colore in modo diverso. Ma anche perché l’elemento umano nella manifattura resta assolutamente centrale. La pelletteria è il settore che soffre di più per la contraffazione. Come combattete questo problema con i vostri prodotti? Registriamo i nostri modelli più significativi, denunciamo contraffattori e negozianti che acquistano le merci contraffatte. Spesso cerchiamo di arrivare alla fonte e ostacolare i flussi di ingresso ma serve a poco perché dall’estero si aprono nuovi varchi, società fantasma aprono e chiudono in continuazione. Collaboriamo con le dogane e i nuclei della guardia di finanza e abbiamo con loro messo a segno alcune importanti operazioni di sequestro ma il mondo della contraffazione è un “mare magnum”, il fenomeno si più contrastare ma mai sconfiggere con gli attuali strumenti. Qual è la vostra ricetta anti crisi in questo momento così difficile? Sulla qualità del prodotto e pertanto sui prezzi non si possono creare forzature e compromessi per i nostri marchi. La produ-

zione “made in Italy” è costosa ma necessaria.Per il mercato domestico ed europeo è essenziale offrire un servizio sempre più qualificato alla clientela wholesale con offerte stimolanti (ad esempio il nuovo progetto franchising di gruppo denominato TOgetHER oppure l’avvio del progetto Biasia Lab). Inoltre è sempre più necessario per i nostri brand posizionare i propri monomarca in punti strategici delle città turistiche in modo da attirare il flusso dei paesi che in questo momento sono maggiormente propensi allo shopping made in Italy (russi, cinesi, arabi, sudamericani). In quest’ottica stiamo rilocando alcuni store italiani (fra cui Firenze per Braccialini) oltre che puntando su alcune aree (oltre ai classici mercati emergenti quali Russia, Cina che ci vedono già abbondantemente inseriti) di interessante sviluppo come Messico e Turchia. Il progetto TOgetHer raggruppa i marchi del gruppo. In quali città? E’ partito dall’aeroporto di Fiumicino come store direzionale DOS ed è proseguito con l’apertura di Sirmione a metà agosto (primo franchising in Italia). Ci sono trattative in corso soprattutto in Italia e in Europa. Riguardo l’estero, in Asia la priorità è l’apertura di monobrand per i vari marchi. Biasia Lab parte a settembre. Di cosa si tratta? E’ un laboratorio di idee che, prendendo vita dal Biasia Social Code, assorbe la forza creativa del nostro team di giovani designers e genera delle proposte bimestrali di borse ed accessori in edizione limitata che la nostra azienda, forte della sua esperienza ed organizzazione, mette a disposizione dei clienti multimarca e grandi magazzini con consegne rapide ed immediate sul pronto.L’operazione verrà veicolata dalla nostra forza vendita di agenti e distributori oltre a un’ apposita area rivenditori aperta sul sito web biasia.it a disposizione dei negozi multimarca in Italia ed Europa, oltre che attraverso la nuova struttura che affianca la sede. A queste collezioni periodiche verranno aggiunte due collezioni stagionali a marzo e settembre secondo il calendario tradizionale del sistema moda. Il pronto moda nella pelletteria non è cosa nuova, ma lo diventa se ad attuarlo è un marchio internazionale che propone collezioni glamour e aggiornate.


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FASHION CHI LEGGE

Accessori sì, ma attenzione agli eccessi! di LINDA TOL illustrazione di NICOLA GOBBETTO

P

er comporre un outfit di successo, gli accessori rivestono un ruolo a dir poco indispensabile. A loro è affidato il compito chiave di completare il look, decretando il successo o il totale fallimento di una mise. Personalmente ho una venerazione per le borse e, lo ammetto, ho una dipendenza quasi maniacale per quelle griffate. Sono consapevole di questa mia ‘debolezza’ e pertanto cerco, ripeto cerco, di limitarmi nell’acquisto di soli due o tre pezzi a stagione. Questo self-control è una vera e propria tortura! Personalmente, vivo l’acquisto di una nuova borsa come un’esperienza a tutti gli effetti e do molta importanza a tutte le fasi, dalla pianificazione all’acquisto vero e proprio. È come un ciclo continuo, non appena ho completato l’acquisto, o al massimo una settimana dopo, giunge il momento di pensare al prossimo regalo da farmi. La scelta di cosa comprarmi non è mai pura casualità, in quanto amo navigare attraverso i blog e i social network, Pinterest anzitutto, alla ricerca di ispirazione o modelli novità. Come pianifico i miei acquisti? All'inizio di ogni stagione faccio una lista dei desideri e prendo nota dei negozi da visitare per dare un’occhiata da vicino ai prodotti ai quali pensavo. Questa fase ‘esplorativa’ concreta, che segue la parte di digital scouting, è fondamentale in quanto permette verifiche importanti circa la consistenza dei materiali, la qualità delle finiture e una visione d’insieme del look per capire se quella borsa si adatta al mio stile e alla mia personalità. Se scatta una scintilla, se il mio cuore inizia a battere più forte, allora so che è lei! Per farla breve… per comprare

devo innamorarmi. Spesso acquisto all’estero, perché rende il tutto ancora più speciale. Siete curiosi di sapere gli ultimi amori dai quali sono stata travolta? Ho comprato Chastity Sling in nero con oro giallo di Alexander Wang. Mi sono letteralmente innamorata di quel colore, per non parlare della forma. Oltre al fatto che questa borsa sia super fashion, è pure pratica perché è abbastanza capiente per contenere il mio computer portatile, 3 smalti, 4 rossetti, e tutte le altre mille cose che una borsetta non può con contenere. Ho comprato questo gioiellino da Mayke, il mio negozio preferito per quanto riguarda borse e scarpe nel sud dei Paesi Bassi. Per quanto riguarda i miei pezzi preferiti, sul podio metto la mia Chanel 2.55. Ricordo ancora il grande grido che ho fatto quando ho scartato questo vero e proprio gioiello. Ogni volta che indosso questa ‘sigorina’ mi dà grande forza. Al suo fianco, vado matta per un pezzo di ricerca, la clutch di An Italian Theory: i colori e le stampe di questa borsa mi rendono felice ed essa si adatta alla mia personalità. I gioielli. A dire il vero non indosso molti di gioielli, non che non mi piacciano, ma perché i miei look sono già di per loro colorati e stampati… mi piace mescolare gli stili per trovare il giusto equilibrio in un outfit e quindi, indossare un gran numero di gioielli potrebbe essere eccessivo. Se indossassi gioielli mi piacerebbe portare un orologio e dei bracciali, che combinino diversi colori e materiali. Un Rolex vintage è da quattro anni in cima alla mia wishlist. Ma acquistarlo vorrebbe dire rinunciare per lo meno ad una borsa, non so se sono psicologicamente pronta!


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Focus

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suD corea I

n periodo di crisi, è storicamente provato, il divario sociale si fa sempre più marcato. La forbice fra il numero degli individui con un tenore di vita elevato e quello dei poveri si amplia con crescite marcate nei due segmenti opposti. Per quanto riguarda i “Paperoni” i dati parlano chiaro: nel 2012 il numero dei milionari è cresciuto di oltre il 10% con un aumento della ricchezza del 14%, secondo le stime di Candy & Candy, società londinese di real estate di lusso. A farla da padrona, in questa corsa sfrenata alla ricchezza, i Paesi emergenti.

portanza del mercato coreano registrando una notevole crescita in valore delle vendite al dettaglio nel 2012 (si prevede di sperimentare un andamento simile nel 2013). «Quasi tutti i grandi marchi del fashion - conferma Alberto Scaccioni, amministratore delegato di Ente Moda Italia – hanno una vetrina in Corea, e in particolare a Seoul. Siano essi shop in shop, corner o monomarca, l’importante è avere un piede in questo mercato». Tanti i brand italiani che dimostrano il loro interessamento per il territorio. «Il prossimo Paese dove vogliamo sbarcare in maniera diretta è la Corea – dice Toni Scervino – amministratore unico della griffe toscana - sul quale stiamo vagliando diverse possibilità». È invece da poco arrivato, con le proposte uomo, Prada che ha aperto uno store di 190 metri quadrati nel mall Hyundai Coex a Seoul. Mentre Lanificio Colombo sta saggiando le città di seconda fascia. Infatti gli oltre quattro monomarca in Corea, frutto di una partnership con un distributore locale, sono ubicati a Daegu, Pusan e Seoul. «Abbiamo un progetto di espansione che partirà nel 2015 – spiega Roberto Colombo alla guida insieme al fratello Giancarlo dell’azienda di famiglia – e che vede il potenziamento del mercato coreano con un altro paio di monomarca e l’ingresso in Russia».

LA CRISI NON TOCCA IL LuSSO

Nel 2012, il mercato dei beni di lusso nella Corea del Sud ha registrato una crescita positiva in termini di valore e di volume e questo nonostante la crisi economica e le difficili condizioni politiche interne (va infatti ricordata sempre la frattura fra il nord e il sud del Paese). I beni più acquistati sono gli articoli di fascia alta, tra cui gioielli e orologi che hanno registrato ottimi risultati. A dare vivacità al mercato anche le strategie messe a punto da molte società che prevedono l’ampliamento della base di consumatori per includere anche le nuove generazioni. Infatti i ricchi coreani di età compresa tra i 40 e i 60 anni tradizionalmente sono sempre stati i principali consumatori dell’alto di gamma; tuttavia, un gruppo emergente tra i 20 e i 30 anni, con meno responsabilità finanziarie e desiderosi di definire se stessi attraverso ciò che indossano, sono diventati un nuovo bersaglio per i marchi di lusso.

L'uNIONE FA LA FORZA

PREZZI IN ASCESA

Negli ultimi tempi, la percezione dell’acquisto dei beni di lusso, da parte del consumatore coreano, è sostanzialmente cambiato. E questo poiché l’aumento di prezzi ha portato sempre più persone a considerare l'acquisto di beni di lusso come un tipo di consumo e di investimento più intelligente. Così il prezzo ha perso la sua influenza nelle vendite al dettaglio e, caduta anche questa “barriera emotiva”, i potenziali consumatori sono diventati meno reticenti al momento dell'acquisto e sono invece disposti a pagare prezzi più elevati.

LA CARICA DEgLI ITALIANI

Marchi europei, come Chanel, Louis Vuitton, Hermès e Prada, hanno confermato l’im-

UN PAESE FRA LUSSO E FAST FASHION

il rapporto di Candy & Candy conferma l’incremento continuo della ricchezza globale che, con aumenti tra il 4,4% e il 5% annuo, passerà dagli attuali 122miliardi ai 150miliardi di euro nel 2017. Gran parte di questa ricchezza viene dai mercati emergenti: sud Corea, Cina, asia Centrale, africa

Fiere

LO STILE DELLA COREA DEL SuD

Cresce il numero dei designer che emergono alle fiere coreane o partecipano a concorsi all’estero. Pag. 30

di ALESSANDRA IANNELLO illustrazione NICOLA GOBBETTO

Nonsolomoda

I COREANI ARREDANO ITALIANO I produttori di mobili guardano all’Asia: l’esperienza di Turri. Pag. 31

Directory

CHI E DOvE

Deapartment store e associazioni: gli indirizzi utili per ottenere informazioni sul mercato. Pag. 31

Nonostante le commissioni sulle vendite che possono andare dal 15% al 35%, la maggior parte delle marche di lusso preferisce aprire i negozi all'interno di grandi mall. Questo forte appeal per le grandi strutture è dovuto al fatto che questo canale distributivo genera il 70% delle vendite nel settore lusso. I maggiori player sono Lotte, Shinsegae, Hyundai, Galleria. Gli stessi gruppi gestiscono, con criteri analoghi, anche i maggiori discount store dove viene attuata una rigorosa politica di separazione: i prodotti che i diversi marchi propongono in questi negozi devono essere diversi da quelli nei mall del lusso. «Oggi – continua Scaccioni – il canale dei multimarca indipendenti conta ancora poche vetrine, approssimativamente possiamo parlare di non più di 500 negozi. Bisogna però dire che il tasso di crescita è importante. Questo slancio viene soprattutto dai giovani che vedono l’apertura di una boutique come un buon investimento per il futuro».

Business

PIù FACILE L’EXPORT DEL LuSSO

Con l’accordo bilaterale fra UE e Corea del Sud, fino al 2016 niente dazi sui beni di lusso. Pag. 32


Focus

SUD COREA

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l'opinione

Un mercato promettente per la moda

Testo di FRANCESCO CASILE fondatore di Casile & Casile Fashion Group

a Corea con i suoi 48 milioni L di abitanti è il 20° paese più popolato del mondo in rapporto

alla dimensione del territorio e la sua capitale Seoul con 25 milioni di abitanti, nella sola area metropolitana, concentra la maggior parte dell’economia (il 73% del reddito). E’ la quarta economia dell’Asia e la quindicesima nel mondo e si basa principalmente sulla tecnologia informatica.Ci sono altre città come Busan, Daegu, Incheon, Gwangiu ma le principali attività sono concentrate su Seoul. La Corea del Sud ha avuto un rapido processo di crescita economica e viene considerata una delle quattro Tigri Asiatiche. Oggi il Pil procapite sud-coreano è superiore al più alto livello di moltissimi economie europee. La Corea subì una forte crisi nel 1998 dove la crescita crollò del 6,6%, ma dal 1999 in poi ha avuto un trend di crescita sempre oltre il 9%. La moda è uno dei settori industriali che sta tenendo alto il nome dell'Italia nel mondo. Secondo i dati elaborati da Sistema Moda Italia nel 2012 l'export di moda italiana verso la Corea è cresciuto di oltre il 18%. C'é un'attenzione che cresce di stagione in stagione da parte dei consumatori coreani per lo stile italiano. L'eliminazione dei dazi doganali su un cospicuo numero di prodotti, dopo l'Accordo di libero scambio (FTA) tra Ue e Corea del Sud, sta contribuendo a dare nuovo slancio agli scambi commerciali: per questo la In crescita Corea è sicuuno la realtà dei ramente dei mercati multibrand più promettenti. Le più importanti griffe hanno in Seoul i loro negozi monobrand ma sta crescendo la diffusione di notevoli negozi multibrand e le aziende italiane sono presenti in tutti questi negozi. Noi siamo presenti da oltre 10 anni con accordi con distributori locali e siamo arrivati già alla apertura di 18 corner nei più importanti negozi multibrand. I prodotti più ricercati in Corea sono la maglieria e gli accessori con una quota di mercato che supera il 25% del fabbisogno totale e le previsioni sono di una crescita per i prodotti di elevata qualità. Ora anche la Corea del Sud si è appassionata alla moda e sta creando un proprio stile, ricco di simboli e immagini tradizionali dell'Estremo Oriente. E molti stilisti, tra cui le più famose Lee Young-Hee e Kim Hye-Soon vengono proprio nel nostro paese per specializzarsi in questo campo. Una buona parte dei coreani a Milano, per esempio, è in Italia per studiare presso le più note scuole italiane di stilismo, che hanno nella capitale lombarda la loro sede. In queste scuole i programmi di formazione sono ideati per chi deve lavorare nell'industria e deve confrontarsi con necessità operative ben definite. Gli studenti vi arrivano da tutto il mondo, ma la rappresentanza coreana è tra le più numerose.

Korean Style VinCono preMi, sono Guest star nelle più iMportanti fashion week del Mondo, Gli stilisti Coreani Conquistano il Mondo della Moda unendo la tradizione all’innoVazione di ALESSANDRA IANNELLO

C

orea, la new entry del sistema moda, non rimane certo al palo in tema di proposte. Nel paese asiatico si tengono, due volte l’anno, due fashion week. La prima, la Korea Style Week, è una manifestazione rivolta al consumatore finale. L’edizione estiva (la numero 18 si è tenuta dall’8 all’11 agosto) ha visto la presenza di oltre 50 marchi di cui 30 di giovani esordienti. La seconda, la Seoul Fashion Week, è un evento dedicato ai buyer e si tiene in marzo e ottobre. Gli espositori sono suddivisi in tre aree: Seoul Collection (rappresenta i migliori designer coreani ed è stata il nucleo da cui, nel 2000, prese vita la manifestazione), Generation Next (dedicata ai marchi sul mercato da meno di cinque anni) e Seoul Fashion Fair (proposte moda, abbigliamento e accessori). Molto importante è anche la International Textile Trade Exhibition organizzata dalla Federazione dell’industria tessile coreana.

DESIgNED IN kOREA

È stato il tormentone della scorsa estate, ha ballato con Madonna, gli hanno dedicato linee di abbigliamento: Psy e il suo Gangnam Style, si può dire che sia uno dei coreani più conosciuti al mondo. Ma l’onda “creativa” del Paese non si esaurisce (fortunatamente) con il rapper. Le nuove leve vanno dalla musica

rock con cantanti come Kim Kyung Ho e band come gli H.O.T, al cinema con registi come Kim Ki Duk e Chang Diong Lee premiati anche in diversi festival europei. Per quanto riguarda la moda, così come accade in Cina e Giappone, anche in Corea esiste un mondo emergente di stilisti e designer. I nomi più conosciuti sono Lie Sang Bong o Doo Ri mentre, il giovane stilista sud coreano Han Chul Lee, studente del Royal College of Art di Londra, è stato il vincitore della dodicesima edizione dell’International Talent Support (Its) di Trieste, mentre Youngwon Kim ha vinto il Vogue Talents Awards con un' interessante collezione di calzature. E ancora: lo scorso gennaio, Suzanne Susceptible ha vinto Who Is On Next, il concorso indetto da Alta Roma in collaborazione con Vogue Italia. La Susceptible, che ha già lavorato da CNC Costume National e Bikkembergs è famosa perché partendo dall’opera di un artista o di un movimento culturale, crea collezioni in cui si coniugano la sperimentazione delle forme e il lusso del made in Italy. Come fa Lee Young-hee, una designer che ha studiato

Concept Korea supporta giovani talenti e piccole case di moda per entrare negli shop in shop


SUD COREA

Focus 31

direCtory

nonsoloMoDa

I COREANI ARREDANO ITALIANO

Chi e dove canDy & canDy

koFoti korea FeDeration oF textile inDustry

lotte

shinseGae

In Turri la tradizione va di pari passo con l’innovazione. Così mentre rimangono inalterate nel tempo le tecniche artigianali con cui vengono prodotti i complementi d’arredo pochi mesi fa è stato inaugurato un nuovo impianto produttivo di 20.000 mq. Grazie a questo massiccio investimento, l’azienda comasca ha aumentato la capacità produttiva, ha diminuito i tempi di produzione, mantenendo inalterata la qualità necessaria non solo per essere competitivi in Italia ma per affrontare il mercato estero. «L’export – spiega Andrea Turri - ha un’importanza determinante nel nostro fatturato. La nostra produzione spazia dallo stile classico, riccamente e finemente decorato a mano, fino al gusto più contemporaneo, con collezioni dallo spiccato gusto glamour. La nostra peculiarità è di proporre un prodotto di estremo lusso. Questa caratteristica ci porta a valicare i confini nazionali ed essere apprezzati in tutto il mondo per la qualità, l’utilizzo di materiali pregiati, l’attenzione ai dettagli, l’artigianalità». Quanto vale il mercato coreano per la vostra azienda? Il mercato coreano, come del resto di tutta l’area asiatica, ha un forte potenziale di sviluppo. I consumatori coreani richiedono un livello di servizio molto in Italia e che esprime la bellezza coreana attraverso i colori della tradizione. Creatrice di abiti tradizionali, Lee utilizza i metodi antichi per tingere le stoffe usando erbe, radici e fiori e fa uso delle silhouette coreane storiche nei vestiti che ha portato in tutto il mondo. Di premio in premio, un’altra coreana si è aggiudicata il secondo H&M Design Award. Minju Kim, una stilista 26enne di origini coreane ma residente in Belgio si è portata a casa ben 50mila euro e anche la possibilità di vendere le proprie creazioni nei negozi H&M di tutto il mondo. Ma la Corea non sbaraglia solo i concorsi, infatti è sempre più presente nelle manifestazioni di settore. Lo scorso giugno ha preso il via il Korea creative content agency, una nuova iniziativa di Pitti Immagine Uomo che ha chiamato all’appello il meglio della moda del paese. Comune denominatore sono gli abbinamenti di materiali innovativi e forme inedite. Inoltre, recentemente, nella fashion week newyorchese è stata organizzata una sessione (Concept Korea) dedicata ai talenti emergenti della moda coreana organizzata dal Seoul Fashion Center un ente supportato dal Governo che si propone di promuovere il settore. Concept Korea supporta anche un forte numero di piccole case di moda che riescono a trovare spazio an-

elevato, con soluzioni d’arredo complete e su misura; nella maggior parte dei casi sono architetti e costruttori che scelgono le soluzioni di interior design. Turri è in grado di soddisfare le richieste di una clientela molto esigente realizzando progetti integrali chiavi in mano che partono dalle controsoffittature, alle boiserie, alle porte, ai marmi, ai mobili su misura. Questo è molto apprezzato dal mercato di quest’area. Quali sono i gusti dei consumatori coreani? Per i consumatori coreani lo stile italiano è un punto di riferimento molto importante. I nostri clienti coreani apprezzano Turri per la capacità di soddisfare le loro esigenze di personalizzazione degli ambienti e riconoscono l’esclusività delle nostre collezioni, da quelle classiche a quelle più glamour. Per approcciare il mercato coreano avete messo in campo particolari strategie? Data l’importanza che in questo mercato ricopre anche il settore contract, stiamo cercando di ampliare ulteriormente i nostri contatti con importanti studi di architettura per consolidare la nostra presenza nel mercato e diffondere il total look Turri. A.I.

che nell’offerta “shop in shop” dei grandi department store come Shinsegye o il gruppo Lotte che ogni anno aprono le porte a una ventina di nuovi marchi locali.

SHOPPINg A SEOuL

Seoul non è solo la città più grande della Corea, ma è l’area più densamente popolata del Paese. Infatti di 50milioni di abitanti che popolano la regione oltre la metà risiedono nella capitale. Questo spiega il grande interesse che i marchi della moda hanno per la città che è il più grande e frizzante bacino di possibili consumatori, insomma essere a Seoul significa essere in Corea. La fashion street è Garosu street, nel quartiere di Gangnam, considerata come la “strada degli stilisti”. Sempre nello stesso quartiere sono localizzati gli altri due “distretti della moda” della capitale: Apgujeong e Cheongdam-dong. Il suo fashion district dedicato ai marchi emergenti è lo storico quartiere commerciale (risale al 1905) di Dongdaemun distrutto durante la seconda guerra e ricostruito negli anni ’60, che oggi è diviso in diversi distretti commerciali con un’altissima concentrazione di attività artigianali incluse centinaia di sartorie e di piccoli negozi di abbigliamento e accessori affiancati da 26 grandi centri commerciali.

hyunDai

Galleria

korea style Week DePartMent.

seoul Fashion center

the italian chaMBer oF coMMerce in korea

e.M.i. ente MoDa italia

Entro il prossimo anno dovrebbe essere completato anche un grande edificio (Design Plaza) progettato dall’architetto Zaha Hadid che ospiterà diversi spazi espositivi e attività nel settore dello stile e del design.


Focus

SUD COREA

32

I consumatori fra mall e monomarca % Testo di ALESSANDRA IANNELLO

S

ono molte le griffe europee che hanno puntato sul mercato Sud Coreano identificandolo come una delle realtà emergenti in Asia. È un dato di fatto che Louis Vuitton ha scelto nel 2011 l’aeroporto internazionale di Seoul Incheon come primo punto vendita duty free al mondo (gestito insieme a Shilla Duty Free Shop). Se poi si guarda il made in Italy in sé, è innegabile che sia molto ambito, e in concorrenza con i prodotti di alta gamma statunitensi, francesi o giapponesi (il Giappone spopola soprattutto col brand fast-fashion Uniqlo). «Un fattore molto interessante – spiega Riccardo Terzoli, trade lane manager Japan & South Korea di DHL Global Forwarding - è che alcuni marchi italiani sono stati recentemente acquisiti da aziende coreane. Mandarina Duck, Ellesse e Coccinelle sono state acquistate dal gruppo E.Land, Allegri da LG Fashion, Colombo-Via della Spiga e Sutor Mantellassi da Samsung. La concorrenza del cosiddetto fastfashion è evidenziata dalla massiccia presenza dei marchi Zara (Spagna), Uniqlo (Giappone, presente anche a Parigi-Londra-New York City, tanto per fare qualche esempio) e Mango (Spagna)». Il lusso è venduto in prevalenza tramite il canale dei department stores. Dall’1 luglio 2012, tutte le aziende operanti nel settore lusso e in generale le aziende italiane e dell’UE che esportano in Corea o importano da quel Paese hanno beneficiato del FTA (Free Trade Agreement), ovvero l’accordo bilaterale siglato tra l’Unione Europea e la Corea del Sud che prevede l’abbattimento di tutti i dazi in entrata sia in UE che in Corea del Sud fino al 2016. Ma tale beneficio non ha avuto un impatto significativo sul consumatore finale dei beni di lus-

(convenient store) e grandi centri commerciali.I prodotti del settore lusso sono venduti soprattutto attraverso il canale dei department stores (in coreano: baekhwajeom) quali Lotte, Shinsegae, Hyundai, AK Plaza, Daegu, Donga e Galleria. I department stores selezionano con molta cura i prodotti, non vendono nulla che non sia della collezione più recente. «Molte griffe – continua Terzoli - su modello di quanto già avvenuto in altri paesi limitrofi quali Giappone e Cina, hanno aperto flagship stores gestiti direttamente dalla casa madre e il cui vantaggio è quello di offrire una gamma completa di ogni collezione (a differenza dei department store che selezionano una gamma di prodotti) e di fornire un’assistenza diretta e non tramite una rete di vendita controllata da un terzo. Gli outlet (definiti come premium outlet) sono altresì presenti tramite le più note griffe».

SEOuL

INCHEON

25 milioni

DAEgu

gWANgJu

PuSAN

A SPASSO NEL PAESE l’accordo Fta

so, che ha sempre acquistato luxury good a prescindere dall’FTA: quando una borsa di una griffe piace e va di moda, la si acquista a ogni costo e il prezzo alto è anche un segno di distinzione, che non scende a compromessi.

MADE IN COREA

La Corea del Sud ha accumulato una forte tradizione nel settore tessile e ha avuto nel contempo una buona crescita nel settore dell’abbigliamento, sviluppando alcuni marchi locali venduti anche all’estero, Italia compresa (per esempio, il marchio Noon by Yoon). Nuovi brand emergenti stanno avendo una discreta fama an-

che all’estero. Per quanto concerne la Corea come luogo ove far produrre capi e accessori per conto di aziende estere, ora come ora non vi sono griffe blasonate che hanno optato per questa soluzione, anche perché è il Sud-Est Asiatico (Vietnam e Bangladesh soprattutto dove il costo della manodopera è più competitivo) che ha già conquistato parte del business manifatturiero a scapito della Cina.

DAL DISCOuNT ALLE BOuTIquE

In generale, la grande distribuzione è ben organizzata attraverso discount store, supermercati, minimarket

CoMMerCio estero dell'industria tessile-Moda italiana Verso la Corea del sud - Gennaio/Marzo 2013 IMPORTAZIONI Tonn.

Var. %

62

10,33

6

INDUSTRIA MAGLIERIA Totale Generale

INDUSTRIA ABBIGLIAMENTO INDUSTRIA CALZETTERIA

Var.% su periodo corrispondente dell'anno precedente

Migl.

ESPORTAZIONI Var. %

Tonn.

Var. %

Migl.

1652

10,0

224

21,60

47517

-21,64

222

-4,5

24

227,97

1725

11,96

10788

2,3

141

1792

11,74

12663

3,1

389

SALDO (Migl. Var. %

2012

)

2013

Var.

15,48

39647 45864,9

6218

1111

158,71

197 888,702

692

21,81

22148

12,15

9201 11359,6

2159

26,56

70776

15,41

49044 58113,2 9069 fonte: sMi su dati istat

A livello di collegamenti interni, la Corea del Sud è ben servita sia dal punto di vista del trasporto via aereo, sia da quello del trasporto su gomma (autostrade) e ferroviario (c’è un collegamento con treno-veloce tra Seoul e Pusan). Il porto di Pusan è entrato da alcuni anni di diritto tra i primi cinque porti commerciali di tutta l’Asia con progetti d’espansione per attirare sempre di più investitori stranieri. «Noi, come DHL Global Forwarding – conclude Terzoli - operiamo in Corea del Sud attraverso una fitta rete costituita da uffici commerciali e magazzini (anche tramite la DHL Supply Chain) e offriamo servizi di trasporto via aerea e via mare che collegano la Corea e i principali aeroporti e porti mondiali. Nel settore lusso molte griffe (europee e non) si avvalgono dei nostri servizi, sia per trasportare i loro capi d’abbigliamento sia per stoccarli e distribuirli direttamente presso i loro punti vendita. Da qualche anno, abbiamo istituito veri e propri competence center con personale specializzato e strutture dedicate in varie aree del mondo ove il mercato del lusso è presente in maniera importante, e la Corea del Sud fa parte di questo network. Come un sarto, creiamo un servizio su misura per ogni cliente».


FASHION ILLUSTRATED

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Ideazione 34

scoutinG

C'è ancora spazio per i new TALENTS

A cura di MARCO MAGALINI

Julia Voitenko e Daria Golevko sono le due stiliste russe di Esme Vie, vincitrici dell’ultima edizione del concorso “Who is on next?”. Il loro percorso è iniziato nel 2005 con il brand di footwear Judari, poi trasformato nel total look di Esme Vie. Il nome francofono deriva da “Esme”, che sottende il concetto di stima e dalla parola “Vie”, che significa vita. Lo stile del marchio parla quindi di una vita straordinaria, da vivere seguendo uno stile sobrio ed elegante, che rimanda alla classicità degli Anni Cinquanta. Ai capi soft monocolore, di diverse lunghezze proprio per lasciare al cliente la libertà di giocare con i volumi, vengono abbinati bijoux appariscenti e divertenti.

Muta

Titi Ademola, la designer di Kiki Clothing, è l’alzabandiera della nuova Africa, quella della creatività associata al business. Ha partecipato a Ethical Fashion, un progetto di AltaRoma e l’International Trade Centre, nel quale si è dato un forte segnale: not charity, just work. Il brand è stato fondato ad Accra, in Ghana, e prende ispirazione dal patrimonio culturale ghanese/nigeriano. Colori vivaci e pattern locali si combinano a volumi giocosi. Per la nuova collezione primavera-estate 2014 viene fatto grande uso di Ankara o di stoffe Wax, introducendo una luccicante spruzzata d’oro.

Uel Camilo. Il brasiliano dal cuore italiano Intervista di MARCO MAGALINI

uella di Uel Camilo è una storia Q creativa che ha radici in Brasile ma fiorisce a Milano. Uel nasce nel

1985 a Curitiba (Paranà) in una famiglia attivista in fatto di sartorialità: due nonne sarte e una madre artista. A 17 anni si trasferisce a San Paolo, dove studia alla Scuola delle Belle Arti e lavora in un atelier di alta moda.

esMe vie

kiki clothinG

l'interVista

Quella proposta da Odile Orsi, la designer del giovane brand Muta, è una rivisitazione del classico e intramontabile tubino. Il punto di arrivo è una forma d’arte portabile: l’abito passpartout per eccellenza diventa una tela sulla quale vengono pitturate composizioni astratte tridimensionali e suggestive, con incrostazioni di colore, pietre applicate e disegni realizzati con Swarovski. “Per il mio brand sono partita dalle esigenze quotidiane di una donna che viaggia. Il tubino è il capo che non può mai mancare in valigia, ma spesso diventa banale. Grazie a questa commistione tra moda e arte ho riattualizzato il classico modello Anni Sessanta”

arthur arBesser Il designer è nato e cresciuto a Vienna e, dopo 7 anni di lavoro come designer per una grande casa di moda, presenta una sua collezione indipendente. La sua visione di moda parla di rigore: non ci sono fiocchi, elementi decorativi superflui o sensualità esplicite. Ma, piuttosto, un understatement mettibile e di qualità. L'ispirazione principale della collezione vincitrice di Who is on Next? è il pittore austriaco Heinz Stangl, con i suoi colori intensi ed energici e le sue scene brutali ed intense. Focus anche sui materiali che alternano corposità, per creare giochi di layering ispirati alle architetture delle divise, e morbidezza, come nel caso di un abito in velo da indossare sovrapposto ad un sottoabito a righe.

quattroMani

les eclaires

E’ il nuovo progetto creativo di due designer sardi: Massimo Noli e Niacola Frau. “Abbiamo frequentato la stessa scuola di moda e abbiamo condiviso uno stage. Poi, dopo aver preso strade indipendenti, ci siamo ritrovati e così inizia questo progetto a quattro mani”. La collezione segue un appeal sportivo e gioca con volumi sovrapposti e colori vivi. Elementi unificatori sono la rete, proposta nella versione canotta da basket sovrapposta ad altri capi, e il pattern a insetto multicolor, che si posa sui capi tinta celeste, rosso, blu navy o color nude. Queste mosche diventano anche spille spalmate a gioiello, da applicare a camicie e colli di bluse.

Les Éclaires è un giovane brand di abbigliamento di lusso, che si ispira alla simbiosi di streetstyle urbana e moda di fascia alta. Punto di partenza è lo stile Street Fashion anni ottanta, e la relativa cultura Hip Hop: i pantaloni larghi, camicie oversize, stampe e scarpe da ginnastica speciali. Il plus del brand sta nell’aver incorporato quest’anima tribale e street in una forma estetica esclusiva e lussuosa. “Il nostro scopo è di fornire ai veri amanti del genere un marchio che trasudi positività e che li faccia sentire speciali. Il progetto è nato a Parigi nell'autunno del 2012, durante un viaggio. Mentre eravamo seduti nell'atrio di un hotel, mangiando fragoline di bosco e ascoltando Kanye West e Jay Z, ci siamo trovati a condividere pensieri sulla moda parigina e sullo stile di vita in generale”.Distribuito da Studiozeta.org.

Cosa ti ha portato in Italia? All’estero l’etichetta made in Italy ha un peso d’oro e sono cresciuto vedendo che i migliori abiti erano di menti e mani italiane. Sono voluto venire in Italia per capire quale fosse il segreto di tanto successo. Una volta giunto a Roma, sei anni fa, mi sono reso conto che la strada sarebbe stata lunga, soprattutto perché l’approccio Tricolore è completamente diverso da quello del mio Paese: la mia scuola è l’atelier, perché in Brasile si lavora direttamente con la cliente, sulla cliente. In Italia invece la base è tecnica: la creatività e l’artisticità sono conseguenze di un rigore ‘accademico’. Consapevole di ciò, come ti sei mosso? In un primo momento con una macchina da cucire in casa, poi la svolta. Su internet ho trovato l’‘isola della moda’, un progetto nato nella primavera 2004 grazie all’idea di Guya Manzoni, che ospita piccole e micro imprese, giovani marchi indipendenti dalla sartorialità ricercata e ricca di storie, che propongono piccole collezioni, accessori e capi unici, coniugando stile, ricerca e qualità. All’inizio del 2012 abbiamo fatto un evento, durante il quale ho conosciuto il mio finanziatore che con la moda non c’entra nulla: un avvocato milanese che cercava nuovi talent su cui investire. Ha creduto nel mio progetto e ora stiamo per fare il passo. In cosa consiste la tua moda? Siamo lavorando per mettere a punto una seconda collezione p/e 2014 di circa 35 pezzi demi-couture (il debutto è con 17 capi). E’ 100% made in Italy, anzi ‘made in Area C’ ed è distribuita internamente da Uel Camilo spa. Da settembre disponiamo di uno spazio showroom in piazza dei Mercanti che ospita due realtà parallele: da un lato la collezione vera e propria, dall’altro uno spazio-atelier per il su misura. Quest’area-atelier è proprio un mio desiderio, in linea con il posizionamento che voglio dare al mio brand: i miei sono abiti ‘da sogno’, perfetti per un red carpet o la gran sera. Dove e a chi venderai? Il mio lavoro è stato premiato da Francesco Biacca, l’art-director e buyer della boutique N°30, che ha comprato tutta la mia collezione. Grazie al mio team ci stiamo focalizzando anche su Russia (dove siamo presenti in 3 boutique), Middle East e Asia. Continuerò a presentare la collezione con piccole presentazioni private, lontane dalle frenesie da passerella.


FASHION ILLUSTRATED

TJODF

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Ideazione 36

Porte aPerte

Il BACKSTAGE del lusso Testo di MARCO MAGALINI

42

100mila

24mila

3mila

O

ltre 40 luoghi magici, aperti ai visitatori per un fine settimana. E’ l’idea di monsieur Antoine Arnault, direttore di comunicazione di Louis Vuitton e amministratore del gruppo LVMH, per mostrare il savoir faire degli oltre 100.000 artigiani: orologiai, sarte, dame de table, calzolai, maestri cantinieri, gioiellieri, addetti al remuage, première d’atelier e chef. Un'iniziativa che ha aperto a Milano la Boutique Acqua di Parma, a Firenze il sito produttivo della linea Selleria di Fendi, l’atelier di produzione accessori di Bulgari, la Villa Granaiolo di Emilio Pucci, la boutique di Bulgari, il Palazzo Fendi, il Museo Maxxi a Roma e l’atelier di calzature Louis Vuitton a Fiesso d’Artico. All’estero, hanno aperto i Salons di Christian Dior in

les journées Particulières 2013 del gruppo lvMh

avenue Montaigne, i laboratori Louis Vuitton di Asnières dove si confezionano gli ordini speciali, i Salons Chaumet in place Vendôme, il laboratorio di calzature su misura di Berluti, il sito di produzione di Guerlain a Orphin della maison Kenzo. Le motivazioni che hanno spinto il colosso francese ad aprire le sue miniere d’oro umano sono molteplici. “Si vuole anzitutto promuove la cultura del talento e la valorizzazione del know-how locale e dello sviluppo sostenibile – fanno sapere dall’azienda -. Ogni Maison del Gruppo ha degli istituti specifici dedicati alla salvaguardia e alla trasmissione del proprio know-how; oltre ad accogliere con stage di formazione, lavoro o contratti a tempo indeterminato numerosi giovani talenti. I brand del Gruppo, anche grazie a queste

Fiesso D'artico / louis vuitton

attività, sono attenti alla valorizzazione delle competenze locali, che si tratti dei mestieri artigianali legati alla viticoltura o ai mestieri svolti negli ambiti storici della confezione”. Oltre a questo, si vuole mostrare al pubblico il lavoro fatto anche in chiave eco. Le Maison del Gruppo sono infatti impegnate in iniziative volte a limitare l’impatto ambientale e a favorire la biodiversità e questi ‘open day’ sono un’occasione d’oro per parlare di colture integrate, della ricerca sulle materie prime naturali nell’ambito della profumeria o mostrare le costruzioni architettoniche di edifici certificati per l'alta qualità ambientale. Un ulteriore desiderio del Gruppo consisteva nel palesare l’indotto generato sul territorio fuori dai confini francesi. I marchi europei rappresentano il 70% del mercato mondiale

Porto san GiorGio / FenDi

%

e fanno vivere localmente migliaia di imprese partner. Si tratta in un certo senso di una ‘globalizzazione al contrario’, ovvero di tutela del patrimonio e dei know-how locali. Per comunicare questa iniziativa, LVMH ha lavorato molto sul digitale, creando un sito ad hoc, lesjourneesparticulieres.fr, che permette ai visitatori di pianificare più concretamente la visita, proponendo i programmi dettagliati, la prenotazione di biglietti e contenuti inediti sulle Maison ed i loro artigiani. Per arricchire la visita, è stata predisposta un’app iOS e Android geolocalizzata gratuita, scaricabile dal sito, che permetterà agli utenti in possesso di uno smartphone di interagire con ogni location, condividere i propri “preferiti” sui social network e firmare il libro d’oro digitale dell’operazione.

la chaux-De-FonDes / taG heuer


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Retail 38

Wholesale online

La showroom del presente è in rete

Di VIRGINIA SIMONI

screenshot del sito internet fashtags.it. in basso, i numeri della piattaforma virtuale lenewblack.com

S

Showroom consuete ormai sorpassate da nuove soluzioni sul web? Il mercato del fashion si fa sempre più globale e così la moda ha necessità di essere fruibile dagli addetti ai lavori in tempo reale e da ogni parte del mondo. Ecco dunque che piattaforme virtuali di vendita whosale, come #fashtags in Italia o Le New Black, nascono e crescono sul web. Umberto Gabriele, fondatore di #Fashtags, che proviene da un background nella comunicazione digital, ha avuto l’idea di creare questa vetrina virtuale, avendo riscontrato una reale esigenza da parte dei giovani designer italiani di farsi conoscere oltre i confini. Dice: “Ci sono delle lacune in Italia, mancano degli showroom internazionali pronti ad esportare gli emergenti “Made in Italy”. Non c’era ancora nessuna realtà online di questo genere, così abbiamo avuto l’intuizione di istituire una showroom in rete che coniugasse anche un’attività di promozione – press office in un'unica piattaforma. Riunire tutto in una vetrina virtuale che fosse trampolino di lancio internazionale per i nuovi brand, e punto di riferimento per i buyer più attenti ed esigenti.” I marchi selezionati per entrare a far parte di #fashtags, devono rispecchiare i valori di innovazione e manifattura del Made in Italy e soprattutto devono dimostrare di avere già una propria forza distributiva tramite showroom tradizionale. La piattaforma online diventa un supporto ulteriore al momento di vendita “offline”, diventando così un vero e proprio media. Il sito punta molto sugli utenti cinesi, grazie anche al sito bilingue inglese / cinese. I dati Analytics del sito non mentono sulla costante crescita di visitatori online dalla Cina, ricevendo feedback positivi e molte richieste. Ad oggi il progetto, nato a febbraio 2013, conta circa 10 collaboratori tra Firenze, Milano e Shenzhen. All’interno della piattaforma, una volta effettuato l’accesso nell’area riservata, i buyer possono prendere visione delle collezioni e dei singoli prodotti, effettuare un pre-ordine online o entrare in contatto con i marchi attraverso un sistema di mediazione. Vengono forniti anche servizi extra, come la consulenza per tutto quello che riguarda l’immagine sul web dei brand, oppure servizi fotografici per i cataloghi delle collezioni. La vetrina online diventa anche una finestra sui social network grazie al grande lavoro che viene fatto sul web. I designer che ad oggi sono presenti su #fashtags sono: 10A, 1.Dark Level, Azzurra Gronchi,

Caterina Gatta, Cor Sine Labe Doli, Flavia La Rocca, Francesco Ballestrazzi, Greta Boldini, Le Maison Du Couturier, Ludovico Loffreda, Lucio Vanotti, Marianna Cimini, Vincent Billeci, VNDTT (Vendetta) e Tothem. Il progetto inoltre è sotto il Patrocinio del Comune di Milano. Un altro esempio di showroom online in ambito internazionale è Le New Black, nata nel 2009, che ha all’attivo 152 brand e 2700 buyers sulla piattaforma. I marchi provengono da diverse nazionalità e sono una selezione molto attenta tra i migliori brand emergenti e non, di stampo internazionale, contemporaneo e di tendenza. Le New Black permette ai retailers di tutto il mondo, che siano department store o boutique, di fissare il loro pre-ordine online in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, permettendo così ai brand di massimizzare le opportunità commerciali e sviluppare un portfolio clienti più stabile. Dunque

nasce styDo, e-MarketPlace DeDicato ai neGozi

si può parlare di una vera e propria “revolution in the fashion industry”. Dove il mercato è ormai saturo, instabile e in continuo cambiamento, le soluzioni online sono sempre più integrate e indispensabili nelle dinamiche di acquisto e consumo. Ogni marchio ha la propria piattaforma singola alla quale possono accedere solo i buyer registrati. Con 1600 ordini registrati, questa formula sta riscuotendo un evidente successo, con oltre 2600 buyers selezionati da tutto il mondo. Il 56% provenienti dall’Europa, tra cui gli italiani 10 Corso Como, Blondie, Wok e Super, il 19% dall’America, quali Ssense, Barneys, Saks, Oak, Gilt Groupe, Satine, Jumelle, Blue & Cream, Alex and Chloé, Elizabeth Charles, Steven Alan, American Rag, Seven,Gargyle, Stand up Comedy, Brigade, etc. e il 25% dall’Asia con i colossi del retail, Lane Crawford, Joyce, Bauhaus, I.T, Harvey Nichols e Isetan.


Retail 39

MultiBranD MonocorPorate

Company RETAIL Testo di VIRGINIA SIMONI

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’evoluzione del retail si sta muovendo sempre più verso la realizzazione di store con molteplici brand di proprietà di un’unica azienda produttrice o società distributiva.I grandi marchi continuano ad aprire monobrand store, soprattutto all’estero, per consolidare la propria identity. Mentre i gruppi più piccoli si concentrano su un'altra soluzione, capace di inglobare tutti i brand di proprietà, ovvero il multibrand monocorporate. Un fenomeno non nuovo nel settore, ma che sta vivendo un momento di forte sviluppo. Lo dimostrano i vari esempi di società italiane che sviluppano questi progetti sia su territorio nazionale che estero. È il caso di Slowear, che nel 1951 ha fondato Incotex e poi negli anni ’70 ha aggiunto altri brand: Zanone per la maglieria, Montedoro per l’outwear e Glanshirt per la camiceria. Si tratta della storia della famiglia Compagno che da Venezia ha sempre esportato la propria filosofia di benessere del buon vivere e vestire. Racconta Mario Griariotto, CEO Retail and Marketing di Slowear: “La caratteristica che accomuna i nostri marchi è proprio quella di creare capi dallo stile smart casual che vanno oltre le tendenze del momento e che resistono al tempo e agli stili che cambiano. Marchi specializzati che hanno saputo innovare costantemente il proprio prodotto nei fitting, nei tessuti e nei dettagli. I brand di Slowear sono affini per heritage, qualità e stile, e il mono-multibrand store offre quindi l’opportunità di presentarli in un unico ambiente, dove il nostro cliente può liberamente creare il proprio “mix and match” sapendo di avere a disposizione una collezione con un fil rouge.” Officina Slowear è quindi un esempio ben riuscito di multibrand monocorporate, che viene comunicato in modo informale e familiare. “Il progetto retail - continua - all’apparenza può essere percepito come un semplice multibrand, ma in realtà si tratta di un mono-multibrand a tutti gli effetti. E questo è subito comprensibile dall’offerta che proponiamo, ossia uniforme nello stile, nel gusto e nell’altissima qualità dei tessuti e delle finiture. È una soluzione che pone un corretto equilibrio tra le esigenze del retail, della comunicazione e del marketing.". Un’ altra caratteristica è la scelta strategica di non aprire gli store nelle vie più commerciali e turistiche delle città, ma scegliere zone di “nicchia” con un certo fascino storico. Un esempio è il negozio di Milano, aperto in via Solferino, nel cuore culturale e artistico di Brera. Commenta sempre Griariotto “Officina Slowear nasce infatti da un progetto che si discosta nettamente dalla tradizionale freddezza delle grandi cattedrali della moda; è un insieme di luoghi raccolti e ospitali dedicati allo slowshopping e all’accoglienza, dove i clienti possano sentirsi liberi di sfogliare una rivista nella zona lounge, di consultare l’iPad messo a disposizione o di sorseggiare Prosecco seduti sul divano ascoltando buona musica in compagnia dei marchi del gruppo. Da Milano a Parigi, da Londra a Seoul, da Istanbul a Tokyo passando per Beirut, entrare in un negozio Officina Slowear è un po’ come sentirsi a casa.” C’è poi chi pensa

a una realtà multibrand – monocorporate “temporanea”. È il caso del gruppo Ittierre, che ha aperto a Milano It’s 30 Manzoni, il suo primo temporary department store. Progettato da un team creativo interno, lo spazio di oltre 1.000 mq, è stato pensato nel pieno rispetto dell’arte e dell’architettura settecentesca del palazzo Gallarati Scotti, che fa da cornice alle collezioni esposte. Lo store ospita al suo interno uno spazio polifunzionale, con un’area lounge. Alessandro Bianchi, project leader di It’s 30 Manzoni, ha dichiarato: “Siamo molto soddisfatti dell’apertura di IT’S 30, il primo temporary department store a marchio Ittierre, una nuova stimolante sfida per il gruppo. Milano è senza dubbio una città strategica, una vetrina internazionale, coerente con le strategie di sviluppo dell’azienda”. All’interno di It’s 30 Manzoni, a giugno è stato inaugurato anche il primo negozio di Pierre Balmain a Milano. L’esperienza dello store del gruppo Itierre ha ottenuto un tale successo che non è stato chiuso dopo i sei mesi previsti, che sarebbero scaduti a fine luglio, ma continuerà a essere aperto in modo permanente. Il fenomeno dei mono-multibrand shop è una soluzione vincente anche per quanto riguarda l’abbigliamento bambino. Come dimostra Spazio Sei Fashion Group, che realizza quasi il 70% del proprio fatturato con l’export. Un invidiabile risultato, ottenuto attraverso la cre-

E il vantaggio principale è la possibilità di offrire ai nostri consumatori una shopping experience completa.

l'opinione

Non solo punti di forza

Testo di LORENZO BASSETTI Direttore Generale di A.R.P., AD e Art Director di LB Consulting

monocorporate può Itrattalesserenegozio una strategia vincente se si di un punto vendita gestito di-

azione di un network che accanto alla distribuzione nei negozi multibrand più prestigiosi del mondo, ha visto negli ultimi anni crescere gli investimenti retail e la progettazione di una formula speciale con l’apertura dei KidSpace. Spazi dedicati interamente alla moda infantile con le collezioni Miss Blumarine Jeans, Ki6?, Parrot, Marni, Ice Iceberg e Frankie Morello. Il primo store è nato a Londra, poi sono stati inaugurati quelli di Parigi, a Milano in via Montenapoleone, Forte dei Marmi, Ischia, Kuwait City in Arabia Saudita e San Pietroburgo. Rivela Moreno Patalacci, General Manager di Spazio Sei Fashion Group, “La scelta di aprire negozi multibrand monocorporate è basata su una strategia che ha come obiettivo la sinergia. Più precisamente il cliente che entra in una boutique KidSpace ha la possibilità di trovare brands e collezioni che assicurano un vasto assortimento sia nelle varie fasce di età che nel prezzo di posizionamento, oltre all’opportunità di scegliere prodotti sia per maschietti che per femminucce. Tutte le collezioni presenti non sono assolutamente in concorrenza tra loro, anzi sono sinergiche. Partendo da questo presupposto il concept boutique KidSpace ci permette di abbracciare una fascia di consumo più ampia e nello stesso tempo la visibilità dei singoli brands, anche tramite le vetrine. Siamo partiti dall’idea di rendere questo progetto worldwide perché raccogliamo maggiore interesse sui mercati internazionali, essendo meno colpiti dalla crisi economica. A testimonianza di ciò abbiamo aperto il secondo punto vendita a San Pietroburgo, due punti vendita a Dubai (Dubai Mall e Mall of Emirates) , il 5 Settembre abbiamo inaugurato lo store a Yerevan e intorno al 20 Settembre ci saranno le aperture a Jeddah e Riyadh.” Una realtà quella dei multibrand flagship store che si preannuncia diventare una nuova moda.

rettamente dall’azienda produttrice, creando una via di sbocco sul mercato diretto, con la possibilità di potenziare volumi di fatturati e acquisire l’intera marginalità sui prodotti in vendita controllando tutta la filiera. Non lo è invece per un partner che desidera aprire in franchising in quanto ha marginalità inferiori rispetto alla casa madre e non beneficia della forza del marchio. Il marchio da sempre è la parte più importante della comunicazione del negozio, della sua riconoscibilità al consumatore finale. All’interno del punto vendita il cliente può vivere a 360 gradi l’esperienza del marchio. È quindi meglio puntare su marchi forti con una consolidata brand awareness, che dispongono di budget importanti in comunicazione del marchio e del punto vendita stesso, e che abbiano nel proprio Il DNA una importanmonocorporate te espesfrutta sinergie rienza di retail. Imdi scala portante è sicuramente una sinergia con la parte online, in quanto il punto vendita risulta essere la vetrina dove poter apprezzare la qualità dei capi, ma si tratta di due business differenti che possono anche esistere singolarmente. Se però parliamo di un importante gruppo, come Ittierre o Slowear, che oggi puntano su un progetto di retail monocorporate può avere sicuramente un senso. Non penso che si possa definire una formula vincente in assoluto, o il retail concept del futuro, inteso come multibrand. Di fatto questo genere di punto vendita (multibrand) può avere senso se vi è un buyer propositivo, attento alle nuove tendenze, capace di fare acquisti mirati creando così un mix unico di prodotto. Iter non semplice, un percorso che difficilmente avviene in un punto vendita monocorporate, dove anche la shopping experience legata all’identità del marchio rischia di perdersi. Il layout caratterizzante il brand in uno spazio monocorporate, contenitore di marchi diversi tra loro per filosofia e target, rischia di essere fortemente penalizzato. Non trovo ci siano punti di forza in questa nuova formula retail, piuttosto punti di debolezza. In un punto vendita monocorporate tutta la comunicazione perde efficacia, non potendo puntare su marchi tutti ugualmente riconoscibili. Non è facile quindi comunicare e trasferire il brand dall’esterno, attraendo il cliente e creando traffico in-store, né dall’interno, per indurlo all’acquisto. Il monocorporate ha un senso se creato direttamente dall’azienda che può permettersi una marginalità maggiore, sfruttando sinergie di scala a scapito di altri aspetti. Il monobrand versus il monocorporate compensa invece la minor marginalità con la forza di un marchio forte alle spalle in termini di notorietà, che comunica con efficacia il proprio mondo.


Comunicazione 40

nuove ForMe Di ProMozione

Social BRANDS

Di VIRGINIA SIMONI

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a promozione dei giovani si fa estremamente social. E sono spesso più seguiti e amati dei marchi già consolidati. I nuovi talenti amano raccontare la propria passione nel creare accessori e collezioni, attraverso storie di immagini che spesso sembrano di altri tempi, quasi fiabesche. C’è chi fa viaggiare le proprie scarpe in giro per il mondo attraverso l’occhio di Instagram. È la dolce storia delle L’F unisex, nate dall’amore di una coppia che ha aperto una finestra sulla propria vita tramite i social network. Licia Florio con i suoi 8490 follower su Instagram, insieme a Francio Ferrari è una delle più seguite e amate. Dalle scarpe, alla loro Maison Happiness tra facebook, instagram e il blog su wordpress, tutto è documentato. Le L’F unisex shoes diventano così le protagoniste di una storia di viaggio e l’interesse dei follower cresce insieme ai designer in erba. Ci rivelano Licia e Francio: “Il cuore fondamentale del progetto è raccontare la nostra storia attraverso il nostro prodotto. I social non son altro che una propaggine digitale di quello che facciamo tutti i giorni: incontrare persone, condividere una visione e ricevere feedback in maniera veloce e diretta. Abbiamo la possibilità di tenerci in contatto con un numero enorme di persone in maniera facile e veloce. Raccontiamo la vita del nostro progetto e quindi, in gran parte, la nostra. C'è tutta la passione che ci mettiamo nel fare, ci sono i viaggi e quello che ci succede nel nostro percorso. È un impegno giornaliero che però ci ripaga dell'investimento.” E alla domanda su qual è il loro social di riferimento rispondono: “Instagram è diventato il nostro canale preferito perché un'immagine non ha bisogno di un interprete. Ci piace ricevere immagini di persone felici di indossare il nostro prodotto. Alla fine il nostro lavoro (e poi quello della moda in generale) è proprio rendere le persone felici. Non c'è migliore ricompensa.” Sicuramente è anche una questione di budget, ma quest’auto-promozione è anche una scelta intelligente. È constatato infatti che una forte presenza sui social network aumenti esponenzialmente il traffico sul sito internet delle aziende e la crescita di immagine dei marchi. Altri talenti che si sono affermati nel panorama nazionale e non sono i SuperDuper Hats, premiati nel-

l'F

BeneDetta Bruzziches

la sezione accessori all’ultimo Who’s on Next a Pitti Immagine e finalisti ad Alta Roma. Che dei cappelli hanno fatto la loro vita. Sono le sorelle Veronica e Ilaria Cornacchini e Matteo Gioli, i “mastri cappellai”, ma soprattutto maestri di stile, che insieme vivono quest’avventura, fatti di artigiani, fiere, shooting e concorsi. Una stella che ormai brilla di luce propria nel mon-

caMo

coMeForBreakFast

do reale e social è Paula Cademartori che ha riscontrato grandissimo successo a livello mondiale con le sue borse. Sul proprio profilo Instagram registra circa 17.000 followers, seguendone solo circa 350. Le sue foto non riguardano solo la parte di produzione o promozione del proprio omonimo marchio, ma piuttosto raccontano dei viaggi, delle abitudini quotidiane, della passione per la corsa etc. Quasi come se la vera promozione fosse tramite un’associazione molto stretta tra la persona reale e il proprio brand, quindi l’esportazione e vendita non solo di un prodotto, ma di un preciso lifestyle. “If you can dream it you can become it” questo è quello che si legge nella descrizione sul profilo Instagram di Benedetta Bruzziches, la giovane designer che con le sue borse sta facendo sognare tutto il mondo. Racconta la storia dei suoi viaggi e soprattutto racconta la sua terra, dalla quale viene costantemente ispirata per le sue borse. Un fil rouge quasi onirico e surreale con la quale la stilista comunica i concetti dell sua collezione: capanne di legno e teli, visioni di un’Italia tradizionalista e bellissima di cui lei è protagonista, tra i panni stesi nel cortile di casa del suo paese Caprarola in provincia di Viterbo, agli eventi più glamour internazionali. Niente fronzoli invece per l’identità virtuale di Comeforbreakfast, il marchio nato da un’idea di Andrea Romano e Francesco Alagna che si limita a dare un’immagine forse più professionale e distaccata, postando immagini in anteprima di servizi fotografici e uscite sulla stampa. Molto attivo su Facebook, meno sugli altri social. Così come CAMO di Stefano Ughetti, che richiama continuamente il proprio sito di e-shop, le creazioni di outfit e total look per ogni occasione, tramite anche il supporto di newsletter settimanali. Analizzando i dati dei follower sui principali social network presi a campione, si può benissimo notare come si prediliga l’utilizzo di quelli a forte connotazione visiva, dove il mezzo principale sono le immagini. Sembra quasi che Instagram stia battendo Facebook a suon di fotografie “filtrate” e incorniciate. Ma d’altronde questa è l’era dell’immagine comunicante, dove lo scatto è evidentemente il modo di interagire più veloce ed efficace, rendendo la condivisione più coinvolgente per i fan.

Paula caDeMartori

suPerDuPer hats

I dati sono stati aggiornati al giorno 22 agosto 2013.


Comunicazione 41

Crossmedialità: così cambia la comunicazione nell’era digitale

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a sinistra l'evento ottod'ame in occasione di Pitti uomo 2013. a destra l'esibizione di bike trial di vittorio Brumotti presso lo stand lotto leggenda a Pitti uomo 2013

e nuove tecnologie, lo sviluppo del social-networking e la necessità di muoversi nel mercato globale hanno spinto le aziende e i player del settore a rimettersi in gioco e trovare nuovi modelli di business. Anche la comunicazione si è adeguata nelle sue diverse forme di espressione e sta attraversando una fase di cambiamento epocale; è chiaro che niente sarà più come prima Il cambiamento riguarda tutti gli aspetti strategici della comunicazione che resta un punto fondamentale per il successo delle aziende. Ne è consapevole la Domingo Communication nata a Milano nel 1999 dall’esperienza di Enzo Domingo che ha sempre approcciato la comunicazione in modo trasversale e innovativo, guardando con attenzione l’evoluzione dei mercati e proponendo nuove strategie, riuscendo così a conciliare creatività ed obiettivi aziendali, passione e ra-

gione, emozione e logica. “La nostra è una visione a 360 gradi, dove le pubbliche relazioni mantengono ancora un ruolo predominante" dice Enzo Domingo. Lavorare sulla reputazione e credibilità è fondamentale, in quanto sono elementi che rappresentano una fonte di successo per ogni brand. Il linguaggio e gli strumenti devono continuamente adeguarsi ed essere flessibili per rispondere alle nuove esigenze del mercato”. Mission dell’agenzia milanese è dunque una comunicazione costruita sulla crossmedialità capace di offrire servizi e soluzioni “custom made”, tagliati sulle esigenze di ogni singola azienda. “Pur riconoscendo ancora un valore forte alla comunicazione tradizionale – continua Domingo - riteniamo che la rivoluzione tecnologica del web 2.0, con il correlato universo dei social network, abbia cambiato l’approccio alla comunicazione, che passa da una logica ‘push’ a una

‘pull’. Oggi più che ieri, il consumatore gioca un ruolo sempre più attivo, il suo potere ha cambiato le vecchie regole e spesso è lui che suggerisce, dialoga con il brand fino a spingersi talvolta nella progettazione della comunicazione oltre a intervenire nella creazione dei prodotti”. Se i new media sono il futuro sia sul fronte della comunicazione, che del marketing, è inevitabile che anche le agenzie di pubbliche relazioni si avvalgano di account e collaboratori competenti. “L’attuale momento storico e la crisi richiedono oggi più che mai alle aziende - e ci riferiamo anche alla nostra - un investimento sempre maggiore sia in tecnologia sia in risorse umane di alto profilo, capaci di garantire risultati vincenti in un mercato affollato di brand. Noi puntiamo anche sulla forza del team e delle collaborazioni strategiche atte a creare sinergie vincenti sulle diverse piattaforme”.

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Agenda 42

A cura di VIRGINIA SIMONI

Icons on show setteMBre/ottoBre

The Little Black Dress Mona bisMarCk aMeriCan Center for art and Culture - pariGi fino al 22 setteMbre 2013

visitors and Natives Castello sforzesCo - ViGeVano 14 setteMbre – 10 diCeMbre 2013

Città di Vigevano

Assessorato alla Valorizzazione culturale

Con il contributo di

Ultimi giorni per poter visitare la mostra dedicata ad un capo icona della moda senza tempo “The Little Black Dress”. Voluta dal Savannah College of Art e Design (SCAD) Museum of Art, che ha presentato la sua prima mostra in Francia, l’esibizione è stata curata da Andrè Leon Talley, redattore di Vogue US. Il percorso espositivo ricorda l’importanza storica e contemporanea di questo fenomeno di costume. Presentando più di 50 pezzi dei più grandi stilisti moderni e ripercorrendo l’evoluzione del tubino nero e le sue origini fino alle diverse varianti in base alle mode del momento.

Con il patrocinio di

Per informazioni e orari:

tel. 0381 691636 infopointcastello@comune.vigevano.pv.it direzione_musei@comune.vigevano.pv.it www.comune.vigevano.pv.it https://www.facebook.com/VisitorsAndNatives

La mostra “Visitors and Natives. Le scarpe e i talenti del domani” che si tiene presso la Seconda Scuderia Ducale del Castello Sforzesco di Vigevano, espone i prototipi di calzature realizzati da circa 50 designer, di cui circa la metà stranieri (dall’America, Olanda, Islanda, Marocco, Finlandia, Belgio, Inghilterra, Brasile, Filippine, Repubblica Ceca, Canada ecc.). La mostra nasce con la prospettiva di dare maggiore visibilità agli artisti emergenti, alcuni dei quali sono appena usciti dal corso di laurea, mentre altri sono tra i giovani talenti già affermati nel mondo degli accessori . Tra i partecipanti le collezioni di stilisti emergenti come Charline de Luca, Gianluca Tamburini e KronKron.

Dreamers and Dissenters – viaggio illustrato tra le mode degli anni Sessanta

Club to Catwalk

triennale desiGn MuseuM - Milano 4 – 27 ottobre 2013

ViCtoria and albert MuseuM – londra fino al 16 febbraio 2014

Bustier dress, couture F/W 2003 | Molded leather bustier with taffeta skirt Monsieur alaïa personal archives © Patrick Demarchelier

storia di un couturier Alaïa palais Galliera, pariGi - 28 setteMbre 2013 – 26 Gennaio 2014

La mostra presenta una selezione di disegni dell’artista e storico del costume Matteo Guarnaccia, frutto di un progetto elaborato con la ricercatrice Giulia Pivetta. Gli autori analizzano gli anni Sessanta cercando di cambiarne il punto di vista, per evitare clichés, pregiudizi e mitizzazioni. Due diversi sguardi, due generazioni distanti tra loro, tra chi ha vissuto davvero quegli anni, Matteo Guarnaccia, e chi ne ha sentito solo l’eco e subito la fascinazione, come Giulia Pivetta, che ha svolto una approfondita ricerca basata su materiali di archivio. I protagonisti sono i gruppi radicali e creativi (dagli Hippies ai New Dandy, dalle Black Panthers ai Surfisti, dai Performers ai fan dei Beatles, dalle ragazze YéYé ai Mods) che vengono “schedati” e descritti nel loro aspetto, evidenziandone usi e costumi.

Il Museo della Moda di Parigi, il Palais Galliera, apre dopo la ristrutturazione inaugurando la mostra intitolata ad Azzadine Alaïa. La retrospettiva sul celebre couturier mostra una seleziona di 20 modelli iconici del suo percorso creativo. Personaggi leggendari vestirono i suoi abiti, come Louise de Vilmorin, Arletty o Greta Garbo. Incoraggiato dal suo amico Thierry Mugler, Azzedine presentò la sua prima collezione nel 1979 rendendo la pelle molto fine e flessibile, usando il jersey e i tessuti strech per avvolgere il corpo femminile. Avendo studiato scultura all’École des Beaux-Arts de Tunis, afferma: “Quando lavoro sui tessuti, bisogna che questi si girino intorno ai corpi, di profilo e sulla schiena.” Avendo inventato una nuova morfologia con il semplice gioco di complesse cuciture, Alaïa è diventato uno stilista il cui stile resta nel tempo, e la sua influenza sulla moda contemporanea è fondamentale. Diceva delle donne “Io faccio gli abiti, loro la moda..” e così vestì le modelle più famose di sempre: Naomi Campbell, Stephanie Seymour, Linda Spierings, Linda Evangelista, Veronica Webb e Yasmin Le Bon, ancora sue fedeli ammiratrici. I capi d’eccezione di Alaïa saranno esposti sulla scenografia di Martin Szekely.

RetroSpective fashion & textile history Gallery – new york fino al 16 noVeMbre 2013

Si potrebbe dire che sia una mostra retrospettiva generale della moda contemporanea, questa rassegna voluta dal Fashion Institute di New York. Dalle origini della moda moderna fino ad ora, viene analizzata la fascinazione della moda per la sua stessa storia presentando una panoramica di referenze storiche, ponendo particolare attenzione sulla ricorrenza delle silhouette. La mostra inizia con stilisti che sono stati ispirati dal passato più lonta-

no come l’Antico Egitto, Antica Grecia come Yves Saint Laurent, dall’epoca Elisabettiana come Alexander McQueen per Givenchy Couture.

La mostra indaga l’esplosione della creatività londinese degli anni ’80. In mostra abiti di designer che hanno fatto la storia della moda internazionale come Vivienne Westwood, Betty Jackson, Timney Fowler, Wendy Dagworthy, Helen David for English Eccentrics, John Galliano and Rifat Ozbek. L’esibizione vuole esplorare la relazione tra passerelle e “club”, la teatralità dei look che ne derivavano e l’influenza di questi sulle tendenze, pubblicate sulle riviste nate in quegli anni come i-D e Blitz. Celebrando stili come il New Romantic e il Goth si esamina la grande sperimentazione dei tessuti man made e il grande boom della maglieria, estrosa protagonista dell’era punk.


FASHION ILLUSTRATED

Issue #22- Settembre/Ottobre 2013

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21-23 SEPTEMBER 2013

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La moda incontra l'arte

The Whispered directory of Craftsmanship. A contemporary guide to the italian hand making ability. Volume III

IMPRESSIONI DIOR CHRISTIAN DIOR E L’IMPRESSIONISMO

P

oiret è stato tra i primi couturier a comparare il mondo dell’alta moda a quello dell’arte dichiarando nella sua celebre autobiografia d’infondere arte nei suoi abiti. Fervente sostenitore di grandi nomi, come Modigliani, Matisse, Derain e molti altri celebri artisti, si cimentò anche come gallerista nella storica Galerie Barbazanges famosa per la sua forte inclinazione impressionista. Ma a ben guardare, quella tra moda e arte è un’affinità intravista da molte altri couturier del Novecento, figure diverse ma strettamente legate tra loro. La scena è la medesima, Parigi, la Ville Lumière, centro metropolitano e crocevia di correnti artistiche in bilico tra tradizione ed innovazione, tra vecchio e nuovo continente. Robert Piguet lavorò presso Paul Poiret per un breve periodo, ma forse utile a traghettare l’insegnamento del sarto-artista ad una generazione successiva. Lavorarono presso il suo atelier, Hubert de Givenchy, Pierre Balmain e non ultimo Christian Dior. Refrattario

Un’implosione di colori, sensazioni, odori e la trasmutazione di donna in fiore

 

all’incalzante cultura modernista, sobria e minimale, Dior consacrò l’intera sua produzione stilistica all’arte, sancendo fin dal principio delle sue collezioni, il legame con il movimento impressionista. L’elegante e seducente immaginario femminile evocato dalla pittura di celebri nomi del movimento artistico tradotto in creazione sartoriale. Una nobile trasposizione, che porta l’abito d’aute couture ad ambire indiscutibilmente allo status d’arte. Le opere di Monet, Seurat, Manet, Degas, Renoir, Morisot, Boudin, Pissarro, riferimenti non solo culturali ma anche estetici. Da sempre linee guida di intere collezioni, nate sotto il segno di un elemento in particolare ovvero quello floreale. Lessico della sua infanzia, intrisa delle suggestioni della costa normanna, tra incantevoli atmosfere agresti e marine. E poi il giardino privato della villa Les Rhumbs di Granville e i suoi fiori, interpreti di una nuova ed impellente esigenza, quella di lasciarsi alle spalle grigiore e rigore stilistico caratteristico del periodo post bellico. Un’implosione di colori, senzazioni, odori e la trasmutazione di donna in fiore, elemento portante e matrice del modello. Metafora botanica che cela la volontà di rappresentare l’eden, il giardino delle delizie portato nel quotidiano.

a poliedricità del fare sotto il L segno dell’artigianalità italiana prende corpo in una inedita guida, nata per volontà di Fendi. Maison il cui tratto distintivo è da sempre l’estrema cura del dettaglio, della ricercatezza, dell’unicità. L'azienda nata a inizio secolo come espressione di altissima professionalità

artigianale e divenuta nel tempo una delle griffe più celebri e ricercate al mondo. Un tributo all’ artigianato e alle sue innumerovoli e cangianti forme, una sorta di riscatto storico, che rende omaggio ad una nobile attività da secoli isolata come arte minore ed ora innegabile ancora di salvezza del made in Italy. La grande maestria manuale e tecnica di cui il nostro Paese è custode e interprete , rappresentata in un esaustivo prodotto editoriale curato da Ermanno Rivetti, dove ogni singola voce è divisa per lettera e per ordine alfabetico. Nomi di artigiani, luoghi di origine e di denominazione che illustrano il poliedrico ventaglio di professionalità. Si parte dalla A di Antiquariato con la storica Libreria Bozzi di Genova attiva da più di duecento anni fino a giungere allo storico produttore di veicoli a due ruote Piaggio e la sua celebre Vespa.

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n’esauriente antologia dediU cata a Bulgari che racchiude diverse retrospettive ed esposizio-

ni dedicate negli anni alla maison. Dalla celebrazione dei suoi 125 anni con la magnifica retrospettiva al Palazzo delle Esposizioni di

Roma nel 2009, alla straordinaria esposizione di Parigi al Grand Palais nel 2010, ospitata nei due anni successivi dal Museo Nazionale di Pechino e dall’Aurora Museum di Shanghai. Inediti pezzi in mostra, circa seicento creazioni di argenteria e alta gioielleria, tra cui spicca la celebre collezione dedicata alla grande estimatrice di Bulgari, l’attrice Elizabeth Taylor. Una preziosa documentazione, proveniente dall’archivio Bulgari, composta da testimonianze fotografiche, disegni e schizzi preparatori, frammenti di produzioni filmiche, a contestualizzare il percorso in mostra. Un patrimonio di inestimabile valore celebrato in un libro che ne racchiude l’incantevole bellezza.

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Digital 46

A cura di VIRGINIA SIMONI

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l'opinione

M-commerce in rosa L

a tecnologia mobile è ormai entrata nelle case di tutte le donne, in Italia e in Europa: una tendenza che ha cambiato e sta continuando a modificare le abitudini quotidiane di molte di noi, spesso rendendo la vita più semplice, soprattutto per chi ha poco tempo. Alfemminile.com, il portale numero uno nel nostro Paese con 4.910.000 di utenti unici al mese e eBay hanno voluto indagare come le donne utilizzano i mobile device. Con una ricerca effettuata su scala europea (condotta in Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Italia, Portogallo e Belgio) sono state coinvolte circa 3000 persone (il 95% donne), di cui il 69% ha meno di 40 anni e il 64% non ha figli. Ciò che emerge è che per l’87% delle intervistate lo smartphone è un oggetto di uso quotidiano e che il 97% lo utilizza ovunque e in ogni occasione. Il 73% delle donne intervistate ne possiede uno e tra queste l’11% più di uno, generalmente da dividersi tra quello personale e uno utilizzato esclusivamente per lavoro. In Belgio e Spagna le donne che ne possiedono due arrivano rispettivamente al 19% e 17%, mentre la Polonia è leggermente sotto la media: “solo” il 66% delle donne ha uno smartphone. I modelli in testa alla classifica sono quelli di Samsung ed Apple (iPhone), con rispettivamente il 31% e il 30% delle preferenze, seguiti da Nokia (7%), Sony e Blackberry (entrambi al 6%). Il tablet rimane invece un oggetto ancora poco diffuso: solo il 36% del campione intervistato, infatti, ne possiede uno, di cui 1 su 5 è un iPad. Seguire le tendenze è la priorità per il 15% delle donne, che non può fare a meno di cambiare smartphone ogni anno, mentre il 37% dice di sostituirlo ogni 18 mesi circa. Il 47% afferma di cambiare telefono solo nel caso in cui si rompa o venga smarrito. Spesso questa però diventa una vera e propria dipendenza, che può sfociare anche in motivo di imbarazzo se sfugge al controllo. Il 73% delle intervistate ammette di aver sviluppato una dipendenza: il 14% non riesce a resistere lontano dal telefono per più di un’ora, il 18% per più di mezz’ora e c’è perfino un 9% che non può fare a meno di controllarlo ogni 5 minuti. Non mancano tuttavia alcune situazioni

in cui lo smartphone viene messo al bando da molte donne: questo avviene nel 52% dei casi durante un appuntamento e nel 65% durante un incontro professionale. C’è chi però non riesce proprio a fare a meno di avere sotto mano il proprio telefonino in ogni situazione (5%), anche nel bel mezzo di un incontro amoroso (17%). Non è tuttavia da trascurare il fattore stress che questo mezzo può generare, un problema che affligge il 32% delle donne che lo utilizzano. Lo smartphone si afferma come lo strumento principale per comunicare e coltivare le relazioni sociali, permettendo di interagire con amici e colleghi ovunque. Tra lo smartphone e il tablet, il primo supera il secondo per la frequenza di utilizzo, anche probabilmente per la maggior diffusione. Se il telefonino è il mezzo privilegiato per telefonare e mandare SMS, lo è anche per navigare, fare foto e video e consultare l’email con una media dell’80% delle intervistate che lo utilizza per questi scopi. Il tablet è invece preferito dal 58% delle donne che vogliono fare acquisti online o leggere un libro (63%) o giornali online (58%). Circa 1 donna su 5 acquista online almeno una volta al mese e prevalentemente oggetti per la casa, di elettronica o prodotti di bellezza, ma anche libri o vestiti. Le donne nella loro praticità individuano chiaramente i vantaggi dello shopping su smartphone o tablet per la possibilità di confrontare i prezzi e i prodotti ma anche poter sfruttare promozioni e offerte ad hoc, o la consegna a domicilio, che sono aspetti che sembrano contare molto. Di sicuro a farla da padrone tra i portali di e-commerce è eBay, conosciuto dal 68% delle intervistate e utilizzato nella versione app per mobile e tablet mediamente dal 29% del campione europeo, ma soprattutto dalle inglesi – il 65%, infatti, l’ha già utilizzata. Il 44% delle utenti acquista vestiti o accessori, mentre il 28% lo utilizza per trovare libri e film o strumenti tecnologici (24%). Le donne italiane sono particolarmente attente alle promozioni: il 31% dichiara di guardare come prima cosa durante lo shopping online le offerte (contro una media europea del 21%), si calcola che ogni 17 secondi venga effettuato un acquisto tramite mobile.

FASHION gPS RADAR

iPhone, iPad

Testo di JACOPO ATTARDO Head of digital di Red Cell

Nota per il lettore: stai per leggere la solita premessa introspettiva/personale/ironica, se non ti va di farlo, che è anche legittimo, puoi saltare direttamente alla seconda parte dell’articolo e leggere le recensioni delle applicazioni. Questa estate sono andato in California, non ha fatto le 3 lezioni canoniche di surf che ogni milanese dovrebbe fare, per poi poter andare a ottobre a fare surf a Varazze in Liguria con onde oltre 30 cm, forse perché sono troppo snob per farlo o perché sono troppo pigro; fatto sta che ho girato per le spiagge e viuzze delle grandi metropoli della terra del sole, osservando le abitudini dei californiani. I californiani hanno una particolarità: esprimono la propria opinione continuamente e su ogni argomento, dove bere una birra, in che spiaggia andare, dove dormire, come vestirsi ecc. Lo fanno di natura quando ci chiacchieri, ma ancora di più lo fanno su web utilizzando i social per recensire con trip Advisor, Yelp, facebook ecc. al punto che esercizi commerciali di ogni genere, dagli alberghi agli imbianchini, espongono il proprio ranking di Yelp nei materiali di comunicazione. Questa abitudine non è ancora del tutto radicata nella nostra società per diverse ragioni, sia sociali sia di diffusione tecnologia, ma è anche vero che la nostra proverbiale tendenza a dire la nostra su qualsiasi argomento mi lascia ben sperare per il futuro. Stimolato da questa tendenza ho cercato qualche applicazione americana che permettesse di ricevere e/o esprimere opinioni in ambito fashion, e ho trovato delle App davvero interessanti. Nota per il lettore: ecco da qui parte la recensione.

fonte: indagine effettuata da alfemminile.com in collaborazione con ebay a marzo 2013

le aPPlicazioni Da non PerDere EBAY FASHION

Tre app per quando non sai come vestirti

TRIMIRROR android

MET APP iphone, iPad

iPhone, iPad

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FASHION FREAX STREET STYLES Questa App/social permette di farsi un autoscatto allo specchio, di recensire il proprio Look e condividerlo con il mondo, indicando nel dettaglio quali abiti indossiamo. Idea semplice ma tutt’altro che banale, sta riscuotendo un grande successo in termini di utenti attivi, grazie anche alla qualità delle foto inserite. SINGER 22 CELEBRITIES FASHION Applicazione creata dal fashion – commerce Singer 22 con la quale potrete cercare in uno sterminato data base di Look di personaggi famosi, scoprire come sono vestiti e acquistare subito dalla piattaforma abiti e accessori. FASHISM Sei sicura di stare bene vestita così? Vuoi un parere? Con questa applicazione dal nome davvero poco azzeccato (ma come si fa…) puoi scattarti una foto e condividerla per ricevere un parare al volo, e se poi ti dicono che stai male puoi comunque fare di testa tua.


FASHION ILLUSTRATED

Issue #22- Settembre/Ottobre 2013

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Social 48

A cura di MARCO MAGALINI

contaMinazioni: cineMa e Musica

Istantanee di moda (1)

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l Leone d'Oro continua a ruggire e i vip si accalcano sul red carpet della settantesima mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, organizzata dalla Biennale di Venezia dal 28 agosto al 7 settembre. La madrina Eva Riccobono ancora una volta conferma la sua passione per gli abiti dalle tonalità tenui, scegliendo un prezioso abito ricamato per la première del film L'Arbitro e un lungo abito color nude per la serata di apertura, tutto Armani Privé. A Venezia riflettori puntati sui protagonisti del film d'apertura, Gravity di Alfonso Cuarón: George Clooney, in Giorgio Armani, e Sandra Bullock in J.Mendel con clutch Roger Vivier. Sul red carpet, molti gli abiti Alberta Ferretti, scelti ad esempio dalla giurata Ksenija Rappoport, l'attrice Clotilde Coureau, Fiammetta Cicogna e la blogger Chiara Ferragni. Poco prima del festival veneziano, le maison di moda erano invece concentrate su un alto attesissimo evento musicale, gli MTV Video Music Awards 2013. Tra gli ospiti, c’è chi sceglie un look da principessa delle favole, come Dakota Fanning che ha optato per un abito ampio dal sapore romantico firmato Elie Saab, e chi invece vuol mettere in evidenza un coté più sexy e glam come Taylor Swift che indossa un Hervé Leger. Il Video of the year è andato a Justin Timberlake con “Mirrors” che, come tutti gli NSYNC, ha indossato un total look Neil Barrett. Katy Perry ha scelto invece di indossare un abito stampa leopardo con applicazioni dorate disegnato da Emanuel Ungaro.

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1.Angelina Jolie in Saint Laurent alla Premiere di World War Z a Londra | 70esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia: 2.Stefano Accorsi in Diesel Black Gold 3.Mariasole Tognazzi in Calvin Klein Collection 4.Natalia Borges in Fausto Puglisi 5.Ksenia Rappoport in Alberta Ferretti 6. e 7. George Clooney e Eva Riccobono in Giorgio Armani | 8. Cate Blanchett in Giorgio Armani Privé per la cerimonia di apertura del 39esimo Festival di Deauville | 9. Tatiana Santo Domingo vestita Missoni per il matrimonio con Andrea Casiraghi a Monaco | 10.Beyoncé al Mrs. Carter Show tour a New York in Gucci | MTV Video Music Awards 2013: 11. Taylor Swift in Hervé Léger By Max Azria 12. Katy Perry in Emanuel Ungaro 13. Justin Timberlake in Neil Barrett 14. Rita Ora in Alexandre Vauthier Couture


FASHION ILLUSTRATED

Issue #22- Settembre/Ottobre 2013

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06/09/13

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LA SETTIMANA DELLA MODA È T U T TA D A G U S TA R E

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IL RITO DELL’APERITIVO MILANESE RIVISITATO IN CHIAVE EXPO 2015.

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Alto artigianato per la Capsule Collection Cd’O

Tessuti pregiati, lavorazioni manuali minuziose, pezzi unici. Queste sono le caratteristiche della Capsule Collection Cd’O di Castello D’Oro , una celebrazione del Lusso, dell’eleganza senza tempo, della tradizione artigiana del vero made in Italy che si racconta in questi abiti esclusivi. Per la prossima primavera estate 2014, i protagonisti sono il pizzo francese con cordonetti ricamati, l’ organza in seta stampata, i taffetas, i merletti, i bordi con cristalli e i pizzi ricamati a mano. Verde smeraldo, rosso rubino, rosa quarzo, turchese, zaffiro, bianco perla, sono i principali colori utilizzati. Un richiamo al mondo delle pietre preziose, ma anche un modo per descrivere la cura, la passione e l’amore che viene dedicato al processo di realizzazione degli abiti della capsule collection. Tanti piccoli passaggi minuziosi e manuali, orli invisibili su tessuti leggerissimi e impalpabili, che richiedono tante ore di lavoro di mani esperte. Ogni modello ha un nome che richiama personaggi famosi: Sophia, Gina, Eva, Grace, Kate sono solo alcuni esempi.

Cinema à porter, la moda sul grande schermo a Milano

La rassegna dal 19 al 24 settembre presso Biblioteca della Moda E’ un legame molto forte, quasi inevitabile quello che si è instaurato fra moda e cinema, tanto che anche Fashion Illustrated lo celebra in ogni cover dei propri magazine. A mostrare il meglio di questo connubio, ci sarà anche la rassegna “Cinema à Porter”, un progetto di MIC – Museo Interattivo del Cinema e Biblioteca della Moda – il più importante archivio editoriale di moda in Europa - due realtà che, durante la settimana della moda donna a Milano, dal 19 fino al 24 settembre 2013, proporranno una rassegna tematica presso la caratteristica Sala Cinematografica presente nella propria sede. La rassegna, a ingresso libero, è composta da sette titoli, ed è dedicata alle più straordinarie icone dello stilismo internazionale, a commedie legate al mondo della moda, sopra e sotto la passerella, e non mancherà il coté cinéphile, con la proposta di due titoli rarissimi. Dunque si va da September Issue, Anna Wintour & the Making of Vogue di giovedì 19 settembre alle ore 18.30, a Valentino, The Last Emperor – Valentino, l’ultimo imperatore di venerdì 20 alle 18.30, fino a Le ragazze di Piagga di Spagna alle ore 16 e Vogues of 1938 – Modella di lusso alle 18 di sabato 21, Celebrity alle 16 di domenica 22, Prêt-àPorter in programma lunedì 23 alle 18.30, per finire martedì alle 18.30 con Funny Face – Cenerentola a Parigi. Per informazioni: info@bibliotecadellamoda.it

No Place, le sneaker con un “genius loci” No Place without a Genius è il brand di sneaker creato dal calzaturificio marchigiano Alfiere seguendo il concept che ogni prodotto dell’ingegno umano ha un’origine. “Per questo motivo – dicono in azienda - l’ispirazione va al “genius loci” latino, per raccontare l’origine unica e inimitabile dei talenti che abitano questo mondo. Crediamo infatti che il design sia anzitutto frutto del lavoro di un intelletto vivace che mette il proprio background e il proprio talento al servizio della tecnica, per creare oggetti in grado di regalare nuove inaspettate emozioni. La linea di calzature è dunque concepita a Montecosaro, nostra terra d’origine e luogo in cui abita il nostro “genio” calzaturiero”. Fra i temi della p/e 2014 non manca un tocco glam-rock con modelli in pelle spazzolata a mano per un effetto used con dettagli di borchie.

il processo di realizzazione dell’abito carolina, pizzo con cordonetto ricamato e sottogonna in shantung seta.

Maurizio Marinella nuovo Presidente del Circolo Posillipo

Un imprenditore della moda a capo di uno dei più esclusivi circoli sportivi d’Italia: Maurizio Marinella è stato eletto presidente del Circolo Nautico Posillipo di Napoli., che frequenta da oltre cinquant’anni. Aveva infatti solo quattro anni quando ricevette dal padre Luigi, uno dei soci fondatori, il suo primo tesserino di associato al Circolo Giovinezza, poi diventato Circolo Posillipo. Questo ruolo per Maurizio Marinella testimonia dunque il suo stretto legame

affettivo con il Circolo anche per aver militato per molti anni a livello agonistico nella squadra della pallanuoto del Circolo rossoverde. In qualità di neo Presidente, ha indicato subito quali sono gli impegni che intende affrontare nei primi cento giorni di presidenza: "Sono motivato e determinato, incominceremo a lavorare fin da subito avendo come obiettivi primari il bilancio economico e il programma sportivo. Poi si dovrà metter mano allo statuto che richiede una radicale revisione".

Cipria, la clutch artigianale

retail PHILIPP PLEIN A PORTO CERvO

A MILANO IL PRIMO STORE MSgM

SAN CARLO A TORINO CEDE SPAZI A PRADA E INAuguRA I NuOvI NEgOZI

Anche se il nome evoca un mood retò, Cipria è una nuova collezione di clutch bag in materiali alternativi, realizzate da laboratori artigiani e accompagnate da bracciali cuciti e decorati a mano e applicabili alle borse per trasformarne il look. Bottoni gioiello, pietre dure, tessuti ricercati caratterizzano le proposte del brand che per la prossima p/e 2014 saranno arricchite da nuovi modelli in paglia e in resina.

NuOvA APERTuRA PRADA A NANNINg CINA


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Il made in Salento dalle passerelle al mercato

Good Food in Good Fashion, l’evento che lega moda e cucina d’autore

Michele Gaudiomonte e Crisberry, i brand nella showroom Spazio Genova

La manifestazione Lecce Fashion Wee-end, che si è svolta in giugno nella città pugliese, ha offerto l’occasione ad alcuni giovani stilisti di uscire dai confini regionali per proporre le collezioni ai mercati esteri. Come Michele Gaudiomonte, l’architetto-stilista-pittore, e la giovanissima Cristel Carrisi con il suo brand di leggings e top frizzanti Crisberry, che sono ospitati dalla showroom Spazio Genova di Milano per la campagna vendita p/e 2014. Un passo importante e fondamentale per farsi conoscere dai buyer e per confrontarsi con la realtà internazionale. Per la prossima p/e Michele Gaudiomonte dedica ancora la collezione alla Puglia, al suo barocco, ai suoi ulivi e agli splendidi papaveri; domina il bianco che richiama la calce utilizzata per le costruzioni rurali e il grigio delle ombre proiettate dal sole. La “Lost in space collection” di Crisberry trae ispirazione da mondi e atmosfere surreali. Il filo conduttore sono il colore e l’ironia: sperimentare stampe grafiche inusuali che rendono i capi immediatamente riconoscibili. Se loro due sono riusciti a entrare nel fashion system milanese, anche altri stilisti si sono fatti notare alla scorsa edizione leccese per il sapore artigianale – e in questo caso il termine va preso alla lettera – delle loro creazioni, legate dall’attrazione e dal fascino che esercita il territorio sul lavoro di ognuno di loro e supportato da piccole realtà impreditoriali locali. Così Beatrice Zapponi, si è cimentata per la prima volta con la moda proponendo dei veri e propri abiti-quadri da indossare, dalle linee semplici valorizzate dal tratto pittorico che si ispira alla natura del Salento, mentre Annarita Polito ha proposto gioielli in maiolica, lustro e platino 10 carati accompagnandoli a capi estivi e invernali caratterizzati da applicazioni. La creatività è diventata concretezza con Mandorleamare delle sorelle Carrozza che hanno ampliato la collezione con la linea Bable dedicata alle taglie comode e il mercato locale ha apprezzato le proposte che sono state vendute con grande facilità. Concreta si è rivelata anche Alessandra Giannetti di Roma con i suoi abiti in jersey dalle forme versatili grazie ai colli che diventano cappucci o scolli da modellare. Antonio Monopoli, che ha frequentato l’Accademia di Moda e Costume di Roma, si definisce artigiano del tessuto e lo è davvero perché taglia e cuce personalmente i propri capi da cerimonia. E intanto per la prossima edizione di novem-

Durante la settimana della moda, 8 Hotel 5 stelle di Milano ospitano l’evento Good Food in Good Fashion, il “nuovo” rito dell’aperitivo a filiera corta, ridisegnato dall’Associazione Maestro Martino, presieduta dallo Chef Cracco (nella foto). Alla base di questo progetto vi è un tema fulcro anche del prossimo Expo: la filiera corta, la valorizzazione delle eccellenze del territorio, delle piccole e medie

realtà produttive. Si tratta di un percorso di riscoperta dell’identità culturale e alimentare, rivisto in chiave creativa proprio come fa l’haute couture. Moda e Cucina, attraverso la creatività, sono elementi che accendono ed esaltano il piacere della vita e dell’esistenza ma sono anche due grandi emblemi del Made in Italy e nello specifico del Made in Lombardia. Gli hotel Park Hyatt, Bulgari, Four Seasons, Armani Hotel, Chateau Monfort, The Westin Palace Milan, Palazzo Parigi e il Boscolo si sono resi disponibili a realizzare questa “sfida”, coinvolgendo i loro prestigiosi chef che, partendo dai prodotti del territorio lombardo, hanno elaborato i fashion appetizer in chiave Expo 2015. Non solo; vale la pena sottolineare che è la prima volta che strutture dell’ospitalità di alto livello, come quelle coinvolte, aderiscono con entusiasmo ad un format culturale innovativo per la valorizzazione dei prodotti di eccellenza del territorio. Gli chef coinvolti, A. Aprea (Park Hyatt), A. Ferrero (Bulgari), S. Mei (Four Seasons), D. Giglio (Palazzo Parigi), G.D. Melandri (Armani Hotel), M. Offidani (Chateau Monfort), A. Tombolato (The Westin Palace), U. Vezzoli (Boscolo) propongono una collezione di originali piatti Prèt à Manger tutti da gustare. Scoprite le ricette sul sito. www.goodfoodingoodfashion.it.

Oltre il tessuto, il denim diventa lyfestyle

sopra Michele Gaudiomonte. sotto crisberry

bre della Lecce Fashion Week-end, la sua instancabile ideatrice e organizzatrice Elisabetta Bedori sta già pensando a una location eccezionale, ma soprattutto a un progetto insieme alla API di Lecce per un concorso di giovani stilisti e façonisti locali che lavoreranno insieme sulle collezioni future con maggiori cognizioni di marketing, comunicazione e immagine grazie a una serie di workshop in programma durante l’evento.

Per fare un jeans, l’ingrediente fondamentale è il tessuto e Isko promuove il proprio ruolo di “quality ingredient brand” su più fronti che vanno dal prodotto, alle iniziative, agli eventi. Ed è proprio con un grande evento che lo scorso giugno l’azienda ha riunito in Veneto la community del denim affidando ad alcuni protagonisti del settore la testimonianze sul ruolo della materia. E se è stato definito di volta in volta tessuto “amico” che si adatta a svariati usi e situazioni (Adriano

Goldschmied), o “definitivo” cioè che rimane nel tempo (Elio Fiorucci), interessante è stato il commento di Vladimiro Baldin, che si occupa dello sviluppo prodotto in Diesel, il quale ha sottolineato come il denim sia frutto di contaminazioni diverse, poiché nasce da un team internazionale e da suggestioni che provengono da vari mondi (dai videogames alla musica, ecc). E dunque la sfida di Diesel è quella di rimanere sempre connessa con le nuove generazioni e saperle ascoltare. Così ha fatto Isko promuovendo la creatività e coinvolgendo in un contest i giovani del London College of Fahion di Londra. A 19 di loro è stato chiesto di esplorare nuovi usi, effetti, applicazioni e soluzioni del tessuto Isko. I tre vincitori si sono distinti per creatività e per le nuove soluzioni applicative del tessuto.

SERAPIAN ARRIvA A ROMA

ELEvENTY INAuguRA IL SECONDO MONOMARCA A SEOuL IN COREA

FIXDESIgN SCEgLIE BARI CHEAP MONDAY INAuguRA IL PRIMO MONOBRAND IN SvEZIA M MISSONI APRE A LAS vEgAS


World News 52

A cura di GIOVANNA CAPRIOGLIO

nytiMes BloG

the Business oF Fashion

LA NUOVA VELOCITA’ DELLA MODA

NASCE THE WHITE SPACE

di SUSY MENKES

I

l punto principale da cui parte l’analisi della Menkes è che i fashion show sono ormai un non-stop e il prezzo da pagare per questa continua sete di novità forse sta diventando davvero molto alto, se accettiamo il fatto che il ritmo dell’industria oggi è parte del problema alla base del declino di Galliano, della scomparsa di McQueen e di molti altri casi conosciuti di disintossicazione. La tensione sui designer e i budget da rispettare è davvero altissima e soltanto le grandi aziende possono quindi permettersi di organizzare due importanti sfilate di pret-a-porter all’anno, o anche quattro se inserite nel calendario dell’Haute Couture, o perfino sei se si conta anche la linea maschile. Il numero sale ancora se si calcolano le collezioni Resort e Prefall. Se si aggiungono anche due presentazioni promozionali in Asia,

Brasile , Dubai o Russia possiamo arrivare anche a dieci. Praticamente eliminando i mesi di agosto e dicembre significa una presentazione al mese! Le presentazioni Resort iniziano nei primi mesi estivi e devono portare nuove idee, più semplici, più portabili o persino il contrario di quello che andava la stagione precedente. Tanto, la collezione autunnale se ne andrà dai negozi in circa due mesi, con pezzi invenduti che resteranno sconsolatamente appesi in saldo, In realtà sono, infatti, le collezioni Resort e Prefall che restano nei negozi quasi sei mesi, mentre quelle che vengono chiamate “prime linee” entrano ed escono in circa otto settimane. Le domande della Menkes a questo punto sono: chi ha bisogno di tutta questa moda e si strozza per un’altra presentazione ancora? Come i designer possono far fronte a tutte queste richieste vi-

sto che qui si tratta di “sfornare” idee quotidianamente? Una delle spiegazioni è certamente la nuova velocità che il web ha imposto al commercio. Lo shopping online, infatti, non permettendoti di provare emozioni nell'indossare un capo o nel toccarne il tessuto, trova l’eccitazione solo nell’acquisto e soprattutto nell’acquisto prima di tutti gli altri. E da questo presupposto partono anche tutte le limited edition studiate da brand e siti online, con la waiting list per acquistare una determinata borsa e una precisa mappatura delle uscite nei diversi mercati. Tutto questo non può non incidere anche su chi di moda deve parlarne, che già segue le fashion week nel mondo per cinque settimane e dovrebbe fermarsi un altro mese a New York per le presentazioni Resort. E’ complicato anche per i giornalisti entusiasmarsi per ogni cosa e soprattutto vederle tutte; e in più le collezioni realmente indossate dalle persone sono quelle meno commentate dalla stampa (visto appunto che sono le Resort e le Prefall). Sono i marchi stessi che comunicano col consumatore attraverso le presentazioni in streaming e le campagne pubblicitarie. Mentre le prime linee, che vengono mostrate sei mesi prima della loro effettiva uscita sul mercato, sono facilmente copiabili dalle grandi catene di fast-fashion, che le propongono ancora prima del loro arrivo nei negozi. Anche in questa fascia di mercato il lavoro è quindi assolutamente frenetico. L’accusa, o forse l’avvertimento, della giornalista è che se il circo della moda continuerà a correre così, se non più velocemente, il rischio è che sempre più designer si consumino crollino velocemente.

di LAUREN SHERMAN

Con più di 250 presentazioni e sfilate, la Settimana della Moda Newyorkese è diventata davvero ingestibile per buyer e stampa che dovrebbero seguire tutti, ma in questo modo non avranno mai il tempo di dedicarsi alla ricerca di stilisti emergenti. Così Ruth Runberg, un nome nel mondo della moda per essere stata in Barneys e Sacks Fifth Avenue e un tempo anche direttore acquisti per Brown’s di Londra, ha pensato di creare The White Space in collaborazione con l’amica stylist Alison Broakaw. La Runberg, ora consulente, ha interpretato la difficoltà di tutti ad orientarsi in

Financial tiMes

LA COREA É DI MODA di LIZA FOREMAN

WWD Fashion BloG di EVAN CLARK - 20 MAGGIO 2013

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un commento divertito si trasforma in una verità documentata anche da un’analisi di credit suisse. “Don’t you know? Fashion is all about the shoes and the bag”. zagliani P/e 2014

questo scompiglio e ha pensato ad una iniziativa, che, benchè piccola, è un segnale d’aiuto importante ai nuovi designer. Si tratta di una presentazione nello studio di Justine e Jeff Koons a West Chelsea, che dal 10 al 12 settembre sarà aperto su appuntamento per dare spazio a cinque giovani designer che potranno presentare in prima persona le loro creazioni. Una soluzione certamente ideale, anche a livello economico , visto che la formula prevista è una percentuale sulle vendite generate da questa presentazione. . I designer coinvolti sono: Holly Fowler, londinese laureata alla Central Saint Martins i cui vestiti dipinti a mano sono già stati venduti da Bergdorf Goodman, il designer di gioielli Jody Candrian, Lee Savage, designer di borse, Anjhe Mules, con la sua linea di activewear Lucas Hugh e infine Yaser Shaw, designer di scialli in cachemire. Certamente ci sono molti altri programmi di supporto ai giovani designer come “Americans in Paris” del Council of Fashion Designer of America, London Showrooms e MADE, ma questo progetto può rappresentare il giusto mix tra qualità, visibilità e location prestigiosa in grado di attrarre giornalisti e buyer importanti.

Il successo intercontinentale di Gangnam Style è stato davvero un incredibile vettore per far conoscere al mondo intero lo stile Coreano, o almeno lo stile del suo quartiere dello shopping, Gangnam appunto. Conosciuto negli anni Ottanta come zona di gallerie d’arte, negli anni Novanta iniziò a popolarsi di piccoli negozi, seguiti poi dai grandi marchi come Prada, Gucci Vuitton e tutti gli altri, attirati dall’appetito per i beni di lusso dei nuovi corea-

ni. “La cultura della moda in Corea sta crescendo molto velocemente. Sono molti i coreani che cercano di esprimere la loro personalità attraverso i vestiti che indossano”, ha affermato a BoF la designer Lie Sang Bong, le cui creazioni, che uniscono la cultura coreana e quella occidentale, sono stati indossate, tra le altre, da Lady Gaga e Lindsay Loan. Oggi Gangnam è pieno di giovani ragazzi in costosi vestiti firmati non solo dei designer internazionali, ma anche di quelli locali. Non dimentichiamo che esiste anche una Seul Fashion Week , dove sfilano designer emergenti come Shin Jang Kyoung, Kimseoryong e Munsoo Kwon. Quest’ultimo ha lanciato la sua collezione a New York, dove ha anche uno showroom, è un esempio indicativo di questa tendenza, rappresentata anche da “Concept Korea”, un incubatore di giovani talenti presentati alla New York Fashion Week. “Il K-pop (pop coreano) è già diventato famoso nel mondo e ora l’attenzione si sta spostando sulla K-fashion”, conclude Lie Sang Bong.


FASHION ILLUSTRATED

Issue #22- Settembre/Ottobre 2013

VICENZA

January 18 - 23, 2014 INTERNATIONAL EXHIBITION OF GOLD, JEWELLERY, SILVERWARE, WATCHES AND GEMSTONES. and

International exhibition of machines and equipment for gold jewellery and precious metals. Gemmological instruments.

www.vicenzafiera.it www.aboutjewellery.it


fashion Chi leGGe

Moda e design: prove di dialogo virtuale stilisti e designer in realtà si ignorano. in un "gioco delle coppie" i miei suggerimenti per collaborare di GIULIO IACCHETTI illustrazione di NICOLA GOBBETTO

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he design e moda siano parenti è cosa risaputa, complice anche il fatto che per entrambi Milano è stata la medesima città/culla che li ha visti nascere e crescere. Progettualità, ricerca della bellezza, eleganza, funzionalità e raffinatezza sono i fondamentali per entrambe le discipline ma, nonostante questi numerosi punti di contatto, stilisti e designer, sostanzialmente si ignorano. Alle numerose settimane della moda di Milano si contrappone il Salone del Mobile: entrambi gli eventi promuovono in modo inequivocabile Milano come una delle capitali della creatività mondiale, ma anche in questi momenti topici non ricordo situazioni permeabili tra i due mondi. Certo: conosco molti designer che amano partecipare alle sfilate, e sicuramente le griffe della moda colgono in toto il valore della design week milanese, ma non si va oltre un coinvolgimento personale, o la predisposizione di qualche allestimento nelle vetrine del centro che strizza l'occhio al design. Credo che alla base di questa scarsità di rapporti tra i protagonisti della moda e del design vi sia un sostanziale problema culturale. La notorietà fisica e di griffe di un Giorgio Armani, un Valentino, o Dolce e Gabbana, è risaputa non solo nel grande pubblico ma anche e soprattutto nella comunità dei progettisti che non possono prescindere dall’avere un’idea più o meno approfondita in fatto di stili, tagli, uso dei colori e materiali. Distinguere Cavalli da Missoni o Versace da Prada è quasi banale, ma quanti stilisti saprebbero riconoscere Enzo Mari o Alessandro Mendini? (due nomi scelti a caso nel folto empireo dei big del design milanese celebri in tutto il mondo)? E, a prescindere da una riconoscibilità fisica, quanti saprebbero distinguere il segno discreto ed elegante di Piero Lissoni rispetto alla colorata esuberanza dal sapore etnico di Paola Navone quando si rivela al meglio nei progetti per aziende come Gervasoni o Emu?! Questo debito di conoscenza si riverbera in modo inequivocabile

nelle collezioni d'arredo di cui ormai ogni stilista ritiene di non poter fare a meno. Qui una generale e anonima approssimazione progettuale, l'estensione forzata e gratuita dei valori del brand a seggiole e divani rivela tutti i limiti di queste operazioni commerciali di scarso interesse dal punto di vista del progetto. In altre parole non basta essere bravi con ago e filo per potersi esprimere a pari livello con oggetti ed elementi d'arredo, a patto che non ci si affidi a professionisti in grado di interpretare al meglio lo spirito di una griffe. Come fare allora? Provo a propormi nelle vesti di sensale di ipotetici accoppiamenti tra stilisti e designer seguendo un sottile fil rouge teso tra le affinità elettive e le sensibilità comuni dei protagonisti dei due mondi. Suggerirei dunque a Moschino di collaborare con Stefano Giovannoni, l'inventore del plasticoso mondo Alessi: il designer di origine ligure sarebbe il miglior interprete dell'ironia dissacrante dello storico marchio milanese. Lo stile rigoroso e impeccabile di Alberto Meda, designer ingegnere autore di celebri sedute per Alias e Vitra, potrebbe accasarsi in modo armonioso presso la maison Armani, il segno scultoreo e innovativo di Odoardo Fioravanti, neo Compasso d’Oro con la seduta Frida prodotta da Pedrali, sarebbe un ottimo partner progettuale per Marni, infine Patricia Urquiola, la designer di origine spagnola giunta alla celebrità grazie ai progetti firmati per Moroso (divani e poltrone) potrebbe innestare il suo mondo colorato ed esuberante nelle compassate e rigorose geometrie che contraddistinguono Missoni. Il gioco delle coppie potrebbe continuare ancora, e possibilmente crescere grazie al contributo di altre sensibilità pronte a raccogliere la sfida di gettare ponti di dialogo e collaborazione tra design e moda, tra stilisti e progettisti: come sempre il fine è l’accrescimento della qualità e della bellezza e l’affermazione che in Italia moda e design hanno ancora molto da dire, possibilmente insieme.


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Issue #22- Settembre/Ottobre 2013

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