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INTERVIEW

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CARLO RIVETTI/STONE ISLAND

«LE COLLABORAZIONI SERVONO, MA INNOVARE CONTA DI PIÙ» Il marchio di Sportwear Company, che in ciunque anni ha radoppiato le vendite, continua la sua corsa e, chiuso il 2016 a 105 milioni di euro, marcia verso una crescita double digit anche l’anno prossimo. «Il segreto del successo? Fare innovazione, ancor più che creatività, ed essere see now-buy now» DI ANDREA BIGOZZI

Stone Island expects to close 2016 with revenues of 105 millions euros, up 20% compared to 2015. «We are very happy with these results - Rivetti said -. We are growing in all markets and across every product category. It’s an organic growth» molto fortunati, però ha pagato «Siamo anche essere innovativi. Che per noi

non vuol solo dire avere profonde conoscenze tecniche, ma anche lavorare in squadra, realizzare progetti con tenacia, pensare fuori dagli schemi e interrogarsi costantemente su cosa cambiare» dice Carlo Rivetti, divertito ma anche un po’ imbarazzato, quando ricorda forse per l’ennesima volta i numeri principali della storia recente di Stone Island. Il marchio di Sportswear Company ha registrato un aumento delle vendite del 100% in cinque anni, nel 2016 ha per la prima volta ha superato il tetto dei 100 milioni di fatturato in

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crescita a doppia cifra, con la prospettiva di replicare il trend nel 2017. Siamo alla fine dell’anno, tempo di bilanci: come chiuderà il 2016 e quali prospettive ci sono per il 2017? Benissimo!Abbiamo raggiunto quota 105 milioni di euro di ricavi, con un incremento del 20% sul 2015 e l’ebitda salito a circa 18 milioni (+35%). Le prospettive per il prossimo anno sono in linea con quelle del recente passato, forse anche un po’ migliori, visto che gli ordinativi per la primaveraestate 2017 segnano +30%.

C’è un mercato particolare, o una categoria merceologica, a cui l’azienda deve queste performance double digit? Fortunatamente stiamo vivendo una crescita che mi piace definire olistica: perché registriamo trend positivi in tutti i mercati, in tutti i canali e con tutti i prodotti. E questo nonostante la selezione fatta sul wholesale. Sono andate particolarmente bene l’Inghilterra nonostante la Brexit, la Germania e l’Olanda, ma anche l’Italia (+23%). Siamo soddisfatti del childrenswear (+25%) e, visto che non abbiamo bisogno di spingerlo troppo, nel 2017 non saremo a Pitti Bimbo. Performa sempre

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