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TOP FASHION CHART

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CARINE ROITFELD

Alla non verdissima età di 62 anni Carine Roitfeld rinsalda i rapporti con la casa editrice Hearst, dove è già attiva con il ruolo di global global fashion director di Harper’s Bazaar. L’ex direttrice di Vogue France ha siglato un accordo con Hearst Digital, che si è accaparrata i contenuti digitali di CR Fashion Book, il semestrale da lei lanciato e diretto. La parte cartacea viene affidata alla newco CR Fashion Book, gestita da Vladimir Restoin, figlio di Carine.

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JEFF BEZOS

Con il gigante dell’e-commerce Amazon, Jeff Bezos lancia la sua sfida ad altri colossi, quelli della moda online, prendendo sempre più piede nei loro territori. Lo scorso marzo ha debuttato con sette private label dedicate a uomo, donna, accessori e bimbo: Society New York, Lark&Ro, Scout+Ro, Franklin&Freeman, Franklin Tailored, James&Erin e North Eleven. Una discesa in campo netta per uno sfidante che fa paura a e-tailer leader come Asos, Zalando e Yoox Net-À-Porter e che in Europa conta già su un giro di affari di 2,8 miliardi di dollari nell’area abbigliamento e accessori.

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FEDERICO MARCHETTI

Ph. Nikolai von Bismarck

Più che mai sulla cresta dell’onda, e unico imprenditore italiano invitato a cena da Bill Gates, Federico Marchetti, a.d. di Yoox Net-a-Porter, si è imposto all’edizione 2016 del premio EY. Merito delle sue intuizioni originali e dalle capacità di valorizzare le possibilità offerte dalla rete e dall’innovazione tecnologica, per costruire un gruppo con un giro di affari di 1,7 miliardi di dollari nel 2015 (1,33 miliardi a settembre 2016), con oltre 2,5 milioni di clienti attivi e 27 milioni di visitatori unici mensili in tutto il mondo. Nel futuro Marchetti vede sempre più il mobile, che oggi rappresenta il 40-45% dei ricavi e che cresce inesorabilmente, ma anche il “t-commerce”, l’acquisto tramite Apple Tv. «Nel 2012 - ha dichiarato - la gran parte delle nostre transazioni avverrà tramite le app».

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ROSE MARCARIO

Nel giorno del Black Friday, in cui scattava la corsa tra i brand a chi guadagnava di più, il gruppo dell’outdoor Patagonia ha deciso di devolvere il 100% degli incassi (pari a 10 milioni di dollari) a 800 gruppi attivisti ambientalisti. L’azienda destina già fin dal 1985 l’1% dei ricavi globali ad associazioni ecologiste no-profit, con una cifra raggiunta fino a oggi di 74 milioni di dollari. Come ha scritto in un post Rose Marcario, presidente e ceo del gruppo: «La minaccia che ha di fronte il Pianeta interessa tutte le persone indistintamente».

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FLIP PAGE FA N 15 2016