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SCENARIOS

1. Barack Obama incontra il presidente eletto Donald Trump, all’indomani delle elezioni Usa 2. Uno speciale tributo alla bandiera americana di Thom Browne per Moncler in occasione del recente opening a New York, in Madison avenue

to con la Cina. «Dalla Russia - conferma Stefania Trenti - arrivano segnali positivi, rafforzati dai dati di settembre: +19% l’export di moda italiana, che però si confronta con un settembre 2015 su livelli molto bassi. La crescita cumulata dei primi nove mesi del 2016 è stata comunque del 3,3%, facendo pensare che forse il peggio è alle spalle. Le nostre stime sono di un miglioramento del Pil, a fronte di un riequilibrio dei prezzi delle materie prime». IN CINA UN ULTERIORE FISIOLOGICO RALLENTAMENTO Spostandoci ancora più a Est, in Cina, secondo Intesa Sanpaolo lo scenario macroeconomico è quello di un nuovo lieve rallentamento, fisiologico dopo anni di crescita forsennata. «Restano squilibri da correggere - precisa Trenti - come l’eccesso di indebitamento delle famiglie e delle imprese. I finanziamenti che non avvengono attraverso i canali bancari hanno raggiunto livelli molto elevati, ma il governo dovrebbe avere le risorse per drenare gli squilibri». «La Cina - aggiunge - è un mercato dove il livello di incertezza è alto, da trattare con le dovute cautele. Non va affrontato con strategie basate sul dato congiunturale o sulla notizia del momento e si deve mettere in conto che nei primi anni l’investimento non viene premiato. Ma sarà difficile non esserci nei prossimi anni: basti pensare alla crescita della classe media». Quello degli Stati Uniti, invece, è tutto un capitolo ancora da scrivere (vedi box qui accanto). «Dopo un 2016 anomalo - afferma Trenti - siamo tutti in attesa di vedere se quanto detto da Trump in campagna elettorale si trasformerà o meno in policy. In materia di protezionismo non pensiamo a una presa di posizione drastica, nemmeno nei confronti della Cina. Non va scordato, inoltre, che il programma di Trump è orientato a una politica economica espansiva». E prosegue: «Anche il mercato statunitense, come la Cina, non si affronta in un’ottica “mordi e fuggi”: è sofisticato, con regolamentazioni particolari e consumatori agguerriti. Dopo un 2015 molto positivo per il made in Italy, nei primi nove mesi del 2016 le nostre esportazioni negli Stati Uniti sono diminuite anche per via di un andamento non così brillante dell’economia locale, a inizio d’anno. Le nostre attese per il 2017 sono di un’accelerazione degli Usa, che si affiancherà a un rafforza-

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mento del dollaro, con effetti negativi sulla spesa dei turisti ma positivi sulla capacità di acquisto degli americani all’estero». Per l’industria del fashion che fosse interessata a previsioni più di lungo termine, si segnala che il Conference Board di New York ha appena pubblicato il suo Global Economic Outlook da cui emerge la geografia dei Paesi a più alto tasso di crescita del Pil nel 2026: tra i più promettenti figurano Kenya, Tanzania, Etiopia, Ghana, Turkmenistan, Uzbekistan, Vietnam, oltre ai più scontati Cina e India.  ■

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GOLDMAN SACHS

POSITIVI SUGLI USA, MA NEL BREVE PERIODO The fiscal stimulus package in the US President-elect Donald Trump agenda could provide a further temporary growth. However - Goldman Sachs analysts predicted - trade and immigration policies could weigh on growth. Con l’elezione a presidente di Donald Trump, per gli Stati Uniti si prospetta un pacchetto di stimoli fiscali che andrebbe a sostenere la crescita, a partire dalla metà del 2017. Tuttavia l’effetto - come emerge da un report di Goldman Sachs - potrebbe risultare temporaneo, perché ostacolato dalle aggressive politiche sul commercio estero (in un ottica protezionista) e sull’immigrazione (che impatterebbe sul tasso di crescita della popolazione e sulla forza lavoro). Gli esperti della banca d’affari di New York prevedono una moderata crescita del Pil Usa: +1,6% nel 2016 e +2,4% nel 2017 (+1,2% il consensus degli analisti). Tuttavia ogni assunzione fatta - precisano - è soggetta a una forte incertezza, in questa prima fase post-elezioni. Una riguarda il fronte fiscale: la leadership repubblicana rappresentata in Congresso potrebbe ostacolare i progetti di Trump (meno tasse e più investimenti pubblici) per contenere il deficit di bilancio. Per quanto riguarda gli scambi commerciali, gli economisti ipotizzano un aumento medio dei dazi del 4% circa (corrispondente a circa un terzo dell’impatto che avrebbe l’incremento delle tariffe per Cina e Messico, proposto da Trump in campagna elettorale). I riflessi sull’economia mondiale sarebbero positivi nel breve periodo, ma negativi alla lunga, soprattutto per i mercati emergenti legati al dollaro o con cambi semi-fissi. L’agenda di Trump dovrebbe portare a un aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, a un dollaro più forte. I più si aspettano, già dalla prossima riunione della Fed (il 13-14 dicembre), una stretta sui tassi, come dimostrano anche i livelli attuali del cambio euro/dollaro, intorno alla parità. (e.f.)

FLIP PAGE FA N 15 2016  
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