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interview

massimo giorgetti/msgm

Massimo Giorgetti è nato a Rimini nel 1977. Ha iniziato il suo percorso, prima in ambito commerciale, poi in quello stilistico. Nel 2009 in partnership col gruppo Paoloni ha creato Msgm, marchio che dal 2018 vede come socio anche il fondo Style Capital, mentre Massimo Giorgetti continua a rivestire il ruolo di direttore creativo del brand

«la voglia di crescere? va gestita senza fretta» Dieci anni fa lanciava Msgm e da allora non si è più fermato: «Crescere sì ma in maniera stabile, restando cool». Alla vigilia della sfilata a Pitti Uomo (primo di una serie di festeggiamenti), Massimo Giorgetti racconta i prossimi obiettivi. «In arrivo una linea activewear e un nuovo store in Brera a Milano, ma la scommessa sono gli accessori, lì ci scontriamo con le griffe del lusso» di andrea bigozzi

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’è chi, in dieci anni, cambia aspetto e atteggiamenti fino a non essere praticamente più riconoscibile. E c’è chi sembra a malapena sfiorato dalle esperienze. Con la stessa semplicità dei gesti di quando nel 2009 ha fondato Msgm, Massimo Giorgetti appare oggi solo meno timido rispetto agli inizi della sua avventura. «A me sembrano passati al massimo tre anni, ma se penso alle cose fatte - le sfilate, i negozi, l’espansione all’estero, le licenze e, soprattutto, la squadra di oltre 100 persone che lavora con me tra Milano e le Marche - allora i conti tornano», racconta lo stilista di Rimini, pronto a vivere un’estate caldissima. La sfilata uomo del 13 giugno a Firenze è soltanto la prima di una serie di attività organizzate per celebrare i 10 anni del brand. A settembre i festeggiamenti proseguiranno a Milano, dove oltre alla sfilata donna è in programma l’opening del nuovo store in Brera. E a luglio Massimo troverà il tempo per il lancio della nuova linea di activewear. Per definizione gli anniversari sono il momento dei ricordi. È da lì che siete partiti per la sfilata di Pitti Uomo? Abbiamo deciso di non farci prendere dalla nostalgia, anche se all’inizio l’idea di aprire l’archivio ci è venuta in mente eccome. La tentazione di riproporre, anche

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11_06_2019

se in versione rivisitata, i capi che hanno segnato il nostro successo era forte, ma poi ci siamo fermati. Cosa le ha fatto cambiare idea? Abbiamo capito che questo genere di operazione non era Msgm. Il nostro claim sin dagli inizi è stato “Never look back, it’s all ahead” e non potevamo tradirlo proprio ora. E poi siamo ancora troppo giovani per farci prendere dai ricordi: magari lo faremo più avanti, per i nostri 20 anni ad esempio. Quindi niente déjàvu a Pitti Uomo, però tanto heritage: il fluo e i fiori non mancheranno, ma saranno completamente nuovi! Quindi sarà un sfilata classica? Sì: uno show canonico, che celebra il nostro dna con la sola moda maschile. Ci tengo a tenere separate le sfilate uomo e donna, non sento il richiamo del co-ed. Le nostre collezioni viaggiano sì di pari passo ma è anche vero che, in parte, il target di riferimento è diverso dal punto di vista anagrafico: l’uomo è più giovane. Perché avete deciso di sfilare in un palasport? A Firenze ci sono location storiche bellissime... Con il team di Pitti Immagine abbiamo fat-

to molti sopralluoghi, ma non ci ho messo molto a capire che il Nelson Mandela forum era il posto giusto. Nessuno l’ha mai usato prima per un evento moda, lo spazio è molto grande e noi ovviamente ne occuperemo solo una porzione. Qui si svolgono manifestazioni, sportive e musicali, entrambi mondi di riferimento per Msgm. Sembra fatto apposta per noi anche dal punto di vista estetico, con le tribune dalle sedute in formica tutte colorate. E poi le parole di Nelson Mandela sui diritti civili all’ingresso mi hanno convinto definitivamente. Qual è stato il momento in cui ha capito che il marchio si era trasformato in una solida realtà imprenditoriale? I passaggi chiave stati tanti: la prima presentazione da Antonia, la prima sfilata a Milano, il negozio in Brera e poi l’opening di Tokyo. Ma forse è stato quando nel 2018 un fondo come Style Capital ha scelto di investire in noi, che ho preso consapevolezza di quanto ero riuscito a fare insieme al gruppo Paoloni, con cui tutto è iniziato. Si è mai pentito della scelta di aprire le porte dell’azienda a un socio finanziario?

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FASHION N 6_2019  

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