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Anno 48 | N°6 del 10.05. 2017 | quindicinale | € 5,50 | www.fashionmagazine.it

E H I S SI D GL IN EN ION RS VE

Il magazine di news, business e trend

Selling

Lifestyle In The Digital Age Mentre all’orizzonte si profilano mutamenti profondi negli stili di vita, la moda accelera l’adozione del digitale a tutti i livelli

Nella foto: Chanel


N° 6 10 MAGGIO 2017

SOMMARIO

www.fashionmagazine.it

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L’EDITORIALE

PROTAGONISTI

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«Puntiamo a vincere la sfida omnichannell»

MASSIMO CARRARO/MORELLATO

10 PAUL MARCIANO/GUESS «Il denim, le donne e i Millennials»

BUSINESS

15 LIFESTYLE 4.0

In copertina

Chanel, collezione autunno-inverno 2017/2018 Credit: @Imaxtree.com

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DIGITAL INFLUENCER DAY

Embracing the digital revolution

16 BOSTON CONSULTING GROUP «L’omnichannel è il new normal per tutte le età» 19 INFLUENCER MANIA Tra business e vita vera 22 UPGRADING INFLUENCER Da aspiranti celebrities a quasi editori

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N° 6 10 MAGGIO 2017 www.fashionmagazine.it

SOMMARIO

35 50 24 FASHION AT A TURNING POINT Penso digitale, dunque sono

44 OUTLET NEW FORMATS L’evoluzione della specie

26 SPORTSWEAR EVOLUTION Tecnologia sì ma contano pure i valori

46 FAST FASHION Gara di velocità

28 FINANCIAL SERVICES L’hi-tech, tappa obbligata per correre veloci 29 NEW MOBILITY Sì, viaggiare... con il personal assistant 30 NETWORKING @ DIGITAL

INFLUENCER DAY

L’importanza di concertare il futuro insieme

35 AUGMENTED RETAIL I robot possono attendere 38 NEW MANNEQUIN Bio, smart a tratti umano 40 SHOPPING CENTER Da non-luogo a terzo luogo 4

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48 RETAIL Aprire negozi? C’è chi non si ferma

50 YNAP & FARFETCH Il duello per il futuro dello shopping

56 PEOPLE 77 CAREERS 78 PORTRAITS/ROMAN KIRSCH L’enfant prodige dell’agile retail 79 Q&A/SEBASTIEN FABRE «Al centro del cambiamento. E il meglio deve ancora venire»

81 FASHION PEOPLE

52 DIGITAL CHALLENGES Moda 4.0: se non ora quando?

82 RED CARPET

56 E-SHOP WORLD Con i giusti partner il mondo non ha più confini TREND

69 UPCOMING DESIGN Shaping the future 74 BRAND TO WATCH

76 OPENING

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Al primo Digital Influencer Day organizzato da Fashion il 4 aprile in Borsa Italiana si è respirata un’aria galvanica, effervescente, foriera di concrete novità, che stanno impattando a fondo sul nostro modo di vivere. Per la prima volta in Italia, tramite un dialogo tra i protagonisti della moda e la grande industria rivolta al consumatore finale, si è potuto toccare con mano il futuro del lifestyle come si sta ormai delineando in modo prorompente giorno per giorno. Si è parlato, oltre che delle nuove strategie evolute di marketing digitale, di automobili che dialogano con l’utente gestendogli la giornata lavorativa, del blockchain che si accinge a cambiare il modo in cui spendiamo il denaro, di droni da competizione utilizzati come veicoli di corporate branding e di tanto altro ancora (vedi il nostro reportage a pagina 15). Il cambio di passo in atto negli stili di vita è evidente e scaturisce da innovazioni tecnologiche che stanno rapidamente raggiungendo il livello di maturità necessario per essere implementate su scala globale. L’impatto di tutto ciò sull’industria della moda è evidente e si articola su tre piani. In primo luogo, la maggiore comodità della vita, con le auto che si guidano da sole, le linee aeree che diventano degli hub di contenuti, i wearable intenti ad assecondare ogni più recondito desiderio e le assicurazioni tese ad assorbire ogni ulteriore rischio di vita, non farà che incentivare la corsa allo streetwear e all’athleisure. In secondo luogo, il modo stesso di fare retail subirà dei mutamenti profondi, con gli spazi fisici a fare soprattutto da erogatori di servizi, nonché da vetrina adatta allo showrooming, per acquisti che si sposteranno nella sfera digitale. E, last but not least, stanno cambiando in modo sostanziale i ferri del mestiere. Le nuove professionalità si chiamano e-commerce, CRM, performance marketing e influencer branding. È lungo queste quattro discipline che si articoleranno le attività di vendita del futuro, facendo la differenza tra il successo e il fallimento, in un mercato che si preannuncia sempre più competitivo. Il numero di Fashion che tenete in mano è dedicato interamente a questi tre ambiti tematici, riassumibili nel grande argomento dell’Innovazione. Rimanendo fedeli alla nostra missione di essere sempre al vostro fianco come imprescindibili partner di conoscenza, marcheremo il mercato in senso stretto in queste sue future evoluzioni. Saremo di parola.

L’EDITORIALE

Ready for Takeoff

The revolution taking place in all realms of lifestyle will have a profound impact on the way fashion is sold. First and foremost, the predominance of streetwear seems to be unstoppable. Secondly, physical retail will be more and more about customer service and showrooming. Thirdly, the key skills oft he future will be e-commerce, CRM, performance marketing and influencer branding.

Marc Sondermann

Direttore/Editor-in-Chief

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INTERVIEW

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MASSIMO CARRARO/MORELLATO

«PUNTIAMO A VINCERE LA SFIDA OMNICHANNEL»

Parlando con Fashion, il presidente Massimo Carraro spiega i driver di crescita dietro al successo di Morellato e descrive le sfide che l’azienda veneta di gioielleria si accinge ad affrontare DI MARC SONDERMANN

In this interview with Fashion, Morellato’s president Massimo Carraro explains why betting on a multibrand distribution model was the right approach. Now the jewelry brand aims at getting its omnichannel strategy right.

Q

ual è la visione strategica dietro alla rotta intrapresa da Morellato, culminata in 166 milioni di euro di fatturato nel 2016? Morellato nasce da un’innovazione di prodotto, non da un’innovazione di processo come in tanti altri casi. Come afferma il nostro claim, vendiamo gioielli da vivere, contemporanei, che sono oggetti di design piuttosto che essere contraddistinti dal mero costo del materiale prezioso in sé. L’idea nasce da mia moglie che, agli arbori del brand,

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mi disse di non avere un gioiello da mettere in ufficio, essendo i classici monili da sera troppo impegnativi. Da lì nacque l’impulso a fare ciò che altri hanno fatto nella moda, con una traiettoria di crescita in linea con i cambiamenti del costume. A livello distributivo, quale è stata la chiave di volta? Negli ultimi dieci anni abbiamo attuato una strategia da ‘piccola Luxottica’, mirando a raggiungere una sempre migliore inte-

grazione all’interno del canale retail multimarca, differenziandoci da chi invece ha puntato più sui monomarca. Un momento importante è stata l’acquisizione della catena di negozi Bluespirit, avvenuta nel 2007, con cui siamo arrivati a totalizzare ad oggi, inclusa la recente apertura a Milano Malpensa, circa 150 punti vendita. L’avere in portafoglio diversi brand, sia in licenza, sia di proprietà, ci permette di ottenere in questi negozi l’85% dei ricavi con i brand del gruppo.


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1. Massimo Carraro 2. La boutique di Morellato nell’outlet di Serravalle 3. La testimonial Michelle Hunziker promuove la collezione “Tesori” di Morellato 4. Lo store Bluespirit all’aeroporto milanese di Malpensa 5. Nelle immagini a destra, alcune proposte della linea “Tesori”

Il negozio come contenitore: che importanza riveste per Morellato? Dato che vendiamo gioielli adatti a ogni momento della giornata, il compito di trovare la formula giusta per ogni singola consumatrice è sicuramente un aspetto prioritario della nostra attività di vendita. È per questo che il retail fisico ricopre un ruolo di primo piano. È importantissimo rendere reale e vivibile il mondo della marca, conosciuto in primis magari tramite le nostre attività di comunicazione. Per lo stesso motivo i nostri negozi misurano in media 80 metri quadri: sono dunque grandi per il mondo della gioielleria, offrendo così alla consumatrice l’opportunità di vedere le marche rappresentate in modo completo e fedele. Nei prossimi cinque anni come si evolverà il modello di business? Il nostro grande obiettivo è quello di vincere la sfida dell’omnichannel. Abbiamo in mente una grande presenza multibrand sul web, articolata lungo le stesse linee strategiche dei negozi fisici e ancorata al sito kronoshop.com. Si tratta di un valido team

di giovani, basato volutamente a Roma e non a Padova, perché le aziende tendono ad omologare e le innovazioni, per avere successo, hanno bisogno di un certo grado di autonomia. Da qui l’esigenza di coltivare attività un po’ meno integrate, che sfoceranno in un progetto compiuto nella seconda metà dell’anno. Come si articolerà la sinergia tra i canali? Essendo il gioiello e l’orologio prodotti legati a un mondo pieno di servizi, sarà questo l’aspetto da sottolineare fin dall’inizio, integrando i servizi dell’online con quelli dell’offline. Ogni donna ha un modo individuale di vestire il gioiello e questa è una fortuna che utilizziamo in modo mirato, per ottimizzare il valore del cliente. Renderemo dunque accessibili i servizi dei negozi fisici anche per chi compra online e, al contempo, renderemo possibili i resi nei negozi più vicini, come anche il ritiro nel punto vendita di quanto si è acquistato online. In questo contesto va anche inserita l’integrazione recente del sistema di pagamento di Alibaba, Alipay, per rendere il nostro mondo ancora più customer-friendly.

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Per lei personalmente, qual è ad oggi la più grande fonte di soddisfazione? Ci tengo a dire che devo ringraziare personalmente il signor Leonardo Del Vecchio che, nel lontano 1987, quando avevo 30 anni ed ero entrato da qualche mese in azienda, mi dedicò due ore del suo tempo per darmi qualche consiglio. Alla fine mi suggerì di comprare l’azienda per la quale lavoravo, perché altrimenti non avrei mai avuto la libertà di fare davvero ciò che avevo in mente. Seguii dunque il suo consiglio e, a un certo momento, vendetti uno stabilimento per poter avere i soldi necessari per investire in pubblicità. Mio padre, che era stato uno dei soci, mi tolse il saluto per qualche tempo, ma alla fine la scelta pagò. Ecco: posso dire che quello sia stato il mio primo grande investimento nell’intangibile. Poi, in un secondo step, attivammo la nostra rete retail e oggi, attraverso la grande sfida dell’omnichannel, eccoci arrivati alla terza fase: stiamo attivando il secondo grande passaggio verso l’intangibile. Oggi, così come ieri, sono convinto che si tratti ■ della scelta giusta. 10_05_2017

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INTERVIEW

PAUL MARCIANO/GUESS

«IL DENIM, LE DONNE, I MILLENNIALS» Paul Marciano, fondatore di Guess e artefice della sua fortissima immagine, parla dei 35 anni del marchio e del suo futuro, spaziando dalle storiche campagne pubblicitarie alle nuove sfide: «Sull’e-commerce possiamo fare di più» DI ANDREA BIGOZZI

A Q&A with Paul Marciano: the entrepreneur, founder of Guess and creator of a strong and impactful image, talks about the first 35 years of this iconic brand, giving an outlook about its future. He ranges from the historic advertising campaigns to new challenges. One of them is e-commerce, «a sector for which we can surely do more».

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U

na vita senza denim? «Impossibile. Basta aprire l’armadio di qualsiasi donna per capire che non succederà mai». La crisi del retail? «Esiste negli Usa, dove gli affitti sono alle stelle e i giovani preferiscono comprare online, ma in Europa e in Asia i negozi funzionano ancora». Quanto al suo gruppo, che sta vivendo una fase delicata, pensa che non debba pensare solo alle vendite ma anche agli aspetti sociali, come la violenza sulle donne: «Sono loro l’85% della nostra clientela, è inevitabile che ci preoccupiamo del loro benessere e non solo di come si vestono. Per questo abbiamo creato il Denim Day». Paul Marciano, 65 anni, è a Roma per presentare la terza edizione italiana dell’evento charity (vedi box) e quando parla della sua crea-

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tura, Guess - un gioiello da 2,2 miliardi di dollari l’anno, fondato nel 1981 insieme ai fratelli e di cui è direttore creativo e presidente - lo fa con lo stesso trasporto e rispetto che usa quando si rivolge a una bella donna, di quelle fotografate nelle campagne pubblicitarie del brand. È importante a suo avviso che la moda si apra al mondo esterno, occupandosi di tematiche sociali e non solo di come far vestire il cliente? Il mondo pensa a Guess sostanzialmente come a un marchio al femminile. Per questo è normale che il nostro lavoro sia anche un’occasione per dire che siamo schierati contro la violenza e lo stupro. Il Denim Day per noi è un evento fondamentale. Lo

celebriamo nei nostri mercati principali: gli Stati Uniti, l’Italia, la Spagna e dall’anno prossimo lo porteremo anche in Germania e in Svizzera. Quanto del successo del vostro marchio è legato alla capacità di creare miti femminili? Le pubblicità in bianco e nero del 1988 sono state un punto di svolta per noi. Da allora abbiamo sempre scelto modelle sconosciute o semisconosciute e giovanissime per le nostre campagne. È così che abbiamo scoperto Claudia Schiffer e Carla Bruni, e tante altre in seguito. Sono state importati per l’affermazione del marchio: crearono interesse e tutti iniziarono a parlare delle Guess Girl.


1. Paul Marciano ha fondato Guess nel 1981 insieme ai fratelli 2. Una delle campagne memorabili di Guess, scattata da Pablo Alfaro, con Josie Maran protagonista 3. Ad aprile Guess ha inaugurato un nuovo flagship store a Madrid: si tratta di uno dei 60 opening previsti dal marchio Usa per il 2017 tra Europa e Middle East 3

fronte a una saturazione del retail e poi i giovani non entrano più negli shopping center. Lo vedo con i miei due figli Millenials, che ormai acquistano tutto online. Sono aspetti da non ignorare: Guess negli Usa fattura 150 mila euro con l’e-commerce, ma non è abbastanza per una compagnia globale come la nostra. Per questo abbiamo intenzione di lavorare molto su questo business. Anche nel resto del mondo siamo davanti allo strapotere dell’e-commerce? In Europa c’è ancora spazio per nuovi monomarca. Nel 2017 ne apriremo 77 di tutte le nostre collezioni (Guess e Marciano). Anche in Asia la situazione è simile e quest’anno inaugureremo 48 nuovi punti vendita.

Si trattava di campagne antecedenti a Internet, quando erano i magazine a influenzare gli acquisti. Ora, con l’avvento dei social, queste immagini hanno la stessa importanza strategica di allora? I social network sono il canale di comunicazione oggi più potente. Certo, hanno le loro regole, che vanno seguite. Tra le nostre testimonial c’è anche Gigi Hadid e il suo successo sui social è incredibile. Siete stati i primi a capire l’importanza del monomarca (quasi 1.700 nel mondo, ndr). Oggi però in molti pensano che questo modello sia superato... Le cose stanno cambiando molto velocemente nella distribuzione. La situazione è diversa a seconda dei mercati. Negli Usa siamo di

Su cosa punterete per il rilancio del brand Marciano? Abbiamo deciso di trasformare il nome in Marciano Los Angeles, rendendo omaggio alla città dove è nato, e di riposizionare il prodotto. Partiremo dall’Europa, aprendo una cinquantina di shop-in-shop nei punti vendita Guess esistenti, ma lavoreremo anche su l’online, che è indispensabile per la crescita di un brand. Avete celebrato il 35esimo anniversario. Come sarà Guess tra 10 anni? Potrei rispondere più grande, ma non è questo ciò che conta di più. Quello che vorrei è che Guess restasse fedele al suo spirito e alle sue radici, di cui il denim fa parte. Sarà che l’ho fondata insieme ai miei fratelli, ma io vedo questa azienda come l’eredità ■ da lasciare ai miei figli.

Con Guess anche in Italia si celebra il Denim Day Guess Foundation Europe will celebrate for the third time Denim Day in Italy on May 27th. Tutto pronto per il Denim Day del 27 maggio. Per il terzo anno consecutivo in Italia la Guess Foundation Europe, che sostiene i progetti sociali di Guess, appoggerà l’iniziativa a sostegno della lotta alla violenza sulle donne con una raccolta fondi a favore di D.i.Re, Donne in Rete contro la violenza, con 100mila euro donati nel 2015, 50mila nel 2016 e 75mila nel 2017. Per ogni capo in denim venduto dal 20 al 27 maggio sul sito Guess.eu e da selezionati rivenditori italiani Guess, il brand destinerà 10 euro a D.i.Re. Il simbolo della campagna, realizzata con The Circle Italia Onlus, è una bandana rossa, indossata da celebrità e web influencer per promuovere il progetto sui loro profili social.

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NEWS

Ph. 360 Media - Yann Coatsaliou

a cura di ELISABETTA FABBRI

spot retail news

Italian fashion brands go to Suning Plaza in Xuzhou, China, and could reach City Outlets Paris - the designer outlet as close as possible to the Ville Lumière - completed in 2019. In Milan, Cncc (Italian Shopping Centres’ Council) launched its first “Design Awards”.

APRE NEL 2019 L’OUTLET PIÙ VICINO AL CENTRO DI PARIGI Previsto per gli inizi del 2019 l’opening di City Outlets Paris, un nuovo centro dello shopping frutto dell’accordo tra Ros Retail Outlet Shopping (realtà del property management specializzato in designer outlet e concetti innovativi di retail real estate) e il gruppo immobiliare francese Fiminco. Situato nel quartiere de L’Horloge di Romaniville, a meno di 20 minuti dalla capitale francese, sarà l’outlet più vicino al centro di Parigi. Oltre 90 i negozi, cui si aggiunge una vasta scelta di bar e ristoranti, 1.750 parcheggi e un albergo a tre stelle con 120 camere. lusso

mapic italy

la nuova mecca si chiama GINZA SIX

raddoppiati espositori e giornate

Tokyo’s Ginza district has a new mall inaugurated on April. It’s Ginza Six with 241 new stores, covering an area of 47,000 spm. Estimated annual revenues: 60 billion yen.

In its second edition, retail real estate fair Mapic Italy has doubled exhibitors and time. Expected 1.500 visitors in Milan, at Superstudio Più, on 16 and 17 May 2017.

Lo shopping di lusso a Tokyo ora si fa al Ginza Six. Il mall, che lo scorso aprile a Ginza ha preso il posto dello storico department store Matsuzakaya, è in grado di ospitare 241 negozi, di cui 121 flagship store, su una superficie complessiva di 47 mila metri quadrati. La partenza vede il coinvolgimento di marchi di forte richiamo. Per cominciare Dior (all’inaugurazione della più grande boutique del Giappone era presente anche Maria Grazia Chiuri, direttore creativo della maison) e numerosi altri brand del colosso francese Lvmh come Céline, Kenzo, Loewe, Moynat e Fendi. Tra gli italiani al Ginza Six anche Valentino (885 metri quadrati su cinque piani, con pavimenti veneziani e marmi di Carrara), Marni, Moschino, N°21, Sergio Rossi e Damiani. L’elenco prosegue con due griffe del gruppo Kering, Yves Saint Laurent e Alexander McQueen, ma il centro dello shopping spazia fra le merceologie e i target, con nomi come Van Cleef & Arpels, Rolex, Undercover, Rag & Bone, Jimmy Choo, Hydrogened Equipment e Belstaff. Nelle previsioni di J. Front Retailing, che ha investito nel progetto, Ginza Six sarà in grado di generare 60 miliardi di yen di vendite annuali (quasi 490 milioni di euro).

La seconda edizione di Mapic Italy, in programma a Milano, al Superstudio Più di via Tortona, si spalma su due giornate, il 16 e 17 maggio, e punta a raggiungere le 1.500 presenze (750 già confermate), con espositori quasi raddoppiati, dai 32 dello scorso anno agli attuali 53. Tra le new entry all’evento del retail real estate, spiccano operatori come Cushman & Wakefield e Falcon Malls. «Una dimostrazione di quanto interesse c’è per l’Italia, un mercato dove si può fare business», ha commentato Massimo Moretti, presidente del Cncc-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, partner del salone. «Ci saranno nuovi nomi che vogliono espandersi in Italia e grandi gruppi che voglioro illustrare i progetti sul territorio, come quelli su Milano di Westfield e Sonae Sierra», ha anticipato Francesco Pupillo, deputy director di Mapic Markets, divisione real estate di Reed Midem, che organizza 18 eventi fieristici nel mondo tra cui Mapic a Cannes e Milano. Tra le novità della rassegna anche il primo Food & Beverage Retail Summit, con un’area che accoglie una trentina di espositori ma anche un programma di conferenze dedicate al settore, al momento considerato come uno dei più dinamici del mercato.

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LA MODA ITALIANA NEL SUNING PLAZA DI XUZHOU Attraverso il suo braccio immobiliare, il gruppo cinese Suning - noto in Italia per essere il maggiore azionista dell’Inter - lancia un nuovo complesso a Xuzhou, citta cinese di seconda fascia, capitale del distretto di Huaihai, nella provincia del Jiangsu. Si tratta di un’avveniristica struttura, dominata da una torre alta 266 metri, che include un centro commerciale, un hotel a cinque stelle, cinema, ristoranti, uffici e appartamenti di lusso, per un totale di 500mila metri quadrati di superficie. Tra i marchi italiani già presenti spiccano Emporio Armani, Versus e Furla.

CNCC PREMIA SETTE CENTRI DELLO SHOPPING Proclamati a Milano i vincitori della prima edizione dei “Design Awards”, riconoscimento lanciato dal Cncc-Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali per premiare i centri più virtuosi in fatto di tecnica, sostenibilità e qualità architettonica. L’ award per la categoria “Refurbishment” è andato al Centro dei Borghi e al Centro*Arezzo. Ad aggiudicarsi i “Certificate of Merit” nella categoria “New Shopping Center” sono stati Scalo Milano City Style ed Elnòs Shopping. Per il “Refurbishment” insigniti il Centro Auchan Porte dell’Adige, il Centro Maremonti e Valmontone Outlet.


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Photo Diego Chiarlo e Riccardo Tarantola

LIFESTYLE 4.0

finance

millennial fashion

omni channel

influencer

mobility

digital media FIRENZE CAPITALE DEL MENSWEAR

EMBRACING THE DIGITAL REVOLUTION Il lifestyle 4.0 al centro del Digital Influencer Day, evento senza precedenti organizzato a Milano, per sondare un futuro già a portata di mano. La rivoluzione digitale mette in discussione certezze e abitudini. E tutti, dall’imprenditore al giovane influencer, dal tecnico al manager, sono protagonisti di un cambiamento epocale Focus on digital revolution during the recent Digital Influencer Day, a one-of-its-kind event organized in Milan to analyze a future which is already at hand. Among the speakers entrepreneurs, top executives, experts of fashion, finance, mobility and lifestyle, but also influencers, able to transform a passion into a business.

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na delle espressioni più in voga del momento è 4.0: una cifra che sembra il perno di ogni trasformazione in atto. Come affrontare un’ondata di innovazione necessaria, ma difficile da cavalcare se non si cambiano i propri parametri mentali, gestionali e strategici? E in che modo il futuro si sta insinuando, o meglio sta dirompendo, nei settori più disparati, sradicando regole consolidate e modificando abitudini di consumo, acquisto, comunicazione, fruizione di prodotti e servizi? Molte risposte sono arrivate dal Digital Influencer Day, evento organizzato a Palazzo Mezzanotte di Milano dalla Camera di Commercio Italo-Tedesca e da Fashion per analizzare il nuovo ecosistema digitale nella moda, nella finanza, nella mobilità e nei lifestyle insieme a esperti, top executive, imprenditori e anche agli influencer - alcuni dei quali premiati in questa occasione -, capaci di trasformare una passione in una professione. Nelle pagine seguenti, il punto su un futuro in cui la tecnologia semplificherà abitudini e processi, partendo da complicati algoritmi e dall’intelligenza artificiale. Tutti sono in gioco: aziende e consumatori di ogni età, dai giovanissimi della Generazione Z ai Millennial, fino ai “Silver”, gli ultracinquantenni, ormai conquistati da interattività e multicanalità.  ■

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LIFESTYLE 4.0

report/Boston consulting group

L’omnichannel è il new normal per tutte le età Il digitale influenza il 61% degli acquisti di lusso, ma il merito non è tutto dei Millennials: anche gli over 50 sono preparati all’interazione con i brand su più canali distributivi. A restare indietro sono le aziende di Andrea bigozzi

Digital influences 61% of luxury purchases, but is not only thanks to Millennials. Even “Silver” people are ready to interact with brands on multiple distribution channels. But companies lay behind.

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Diminuiscono le vendite imputabili al solo store fisico, il vero trend è la multicanalità Su quale canale distributivo ha fatto il suo ultimo acquisto di lusso? 2013

2016 53%

61%

Acquisti influenzati dal digital

8%

7%

9%

38%

Store solo Ropo*

46%

42%

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Omnichannel

Show Online solo Totale rooming**

10% 100%

{

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Acquisti influenzati dal digital

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“affezionato” nelle boutique del ciclone digital, non lo centro, come in quelle virtuali del stesso si può dire delle web. Sono soprattutto i Millennials aziende. «Molti brand Nicola Pianon e gli americani a dimostrarsi più non sono ancora proninteressati a una shopping expeti - prosegue Pianon -. rience digitalizzata. Ma cresce la fiducia in Fanno fatica a confrontarsi con un contesto questo “modello misto” anche da parte dei social dove non hanno il pieno controllo di Baby Boomers e dei Silver: per gli over 50, quello che si dice a loro riguardo». Secondo infatti, l’integrazione su più canali distributigli intervistati, solo il 20% dei brand garanvi vale già il 44% dello shopping, mentre la tisce un alto livello di soddisfazione quando percentuale per i Millenials è del 68%. Ma si tratta di esperienza omnichannel, il 55% se anche i senior si dimostrano preparati al offre un servizio con un basso grado di sod-

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er i consumatori del lusso lo shopping omnichannel non è una semplice possibilità: è ormai diventato una vera necessità. In tre anni le vendite esclusivamente imputabili integralmente al negozio fisico sono calate dal 47% al 39%, ma ad avvantaggiarsene, più che l’e-commerce tout court, è il modello multicanale (ricerca online e acquisto in store e viceversa), ormai adottato dal 51% dei consumatori di tutte le età. La cifra sale addirittura al 61%, se si considerano tutte le vendite influenzate dal digital (ovvero quelle omnichannel, più l’attività condotta esclusivamente online). «Il digitale è una grande opportunità per le aziende del lusso in un momento come questo, in cui ci sono tanti consumatori da conquistare soprattutto fra i gruppi finora mai raggiunti» ha spiegato al Digital Influencer Day Nicola Pianon, senior partner e managing director di The Boston Consulting Group introducendo lo studio realizzato dalla società di consulenza sulle prospettive digitali nel mercato del lusso. Il report, basato su 12mila interviste a consumatori di dieci Paesi (Italia inclusa), ribadisce che ormai beni e servizi di lusso sono ricercati e acquistati in maniera diversa dal passato: i consumatori vogliono confrontarsi con i brand del lusso su più canali di distribuzione chiedendo coerenza di immagine, servizi integrati per la consegna, riconoscimento del proprio status di cliente

{

P

il digital può fare la differenza per le aziende, ma assumere un chief digital officer non basta

39%

Store solo

51% Ropo*

* Il consumatore che ricerca online e poi acquista offline ** Il consumatore che va in negozio per toccare con mano i prodotti che poi acquista on line

Omnichannel

Show rooming**

Online solo

Totale

Fonte: Boston Consulting Group


Tra i consumatori americani il lusso è sempre più digital Su quale canale distributivo ha fatto il suo ultimo acquisto di lusso? Complessivamente

Incidenza del digitale sugli acquisti nel 2016

61%

Per nazione

64%

9%

6%

* Il consumatore che ricerca online e poi acquista offline ** Il consumatore che va in negozio per toccare con mano i prodotti che poi acquista online

La crescita è spinta dai Millennials, ma anche gli over 35 sono in partita Su quale canale distributivo ha fatto il suo ultimo acquisto di lusso? Complessivamente

Per Generazione Millennials

Generazione X

Baby Boomers & Silver

Solo store

39%

Solo store

32%

42%

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Ropo*

42%

Ropo*

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41%

28%

Showrooming** Online solo

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Showrooming** Online solo

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7% 10%

6% 10%

68%

58%

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Incidenza del digitale sugli acquisti 61%

* Il consumatore che ricerca online e poi acquista offline ** Il consumatore che va in negozio per toccare con mano i prodotti che poi acquista online

Fonte: Boston Consulting Group

Onmichannel Satisfaction Index 2016: per i clienti i brand del lusso possono fare di più Gli intervistati indicavano il brand più soddisfacente e meno soddisfacente, nel rapporto sono stati inclusi 130 brand 100%

50%

0%

20%

-50%

I marchi con un altro grado di soddisfazione

55%

I marchi con un basso grado di soddisfazione

54%

22%

(Online solo + Ropo* + showrooming**)

Trend 2013-2016 (variazione percentuale)

72%

25%

I marchi con un grado negativo di soddisfazione Fonte: Boston Consulting Group

8%

Fonte: Boston Consulting Group

disfazione e il 25% è addirittura insoddisfacente. «Spesso l’errore che si compie è di pensare che basti avere una strategia digitale per cogliere questa rivoluzione, invece quello che serve è una strategia aziendale che tenga conto del digitale. Non basta assumere un chief digital officer e inserire in azienda una ventina di nativi digitali. Ma certi aspetti riguardano tutta l’azienda, non solo l’ecommerce». Ciò che evidenzia lo studio di BCG è l’importanza di cambiare paradigma: parlare di “retail fisico vs e-commerce” non ha più senso: l’esperienza multicanale non comporta esclusivamente la migrazione dei consumatori dall’acquisto in store a quello online, piuttosto l’armonizzazione dell’esperienza di acquisto del cliente in e off line: per esempio, il 31% dei consumatori del lusso desidera un servizio di delivery integrato e il 24% vorrebbe invece uguali promozioni su tutti i canali. Dal punto di vista geografico, ad avere il miglior approccio multicanale sono gli Usa e la Cina. Negli Usa il 72% dei consumatori dice di aver acquistato lusso o di aver preso informazioni attraverso una canale virtuale. Questa percentuale scende al 64% in Cina. Più indietro resta l’Europa, che paga il ritardo infrastrutturale di certi Paesi. Ma dove comparano i consumatori digitali? Il rapporto testimonia che il 34% dei luxury shopper cerca beni e servizi sui siti monomarca di proprietà dei singoli brand, il 46% sui portali multimarca a prezzo pieno come Net a Porter e il 15% attraverso marketplace come Amazon e JD.com (percentuale che sale al 20% quando si tratta di Baby Boomers e Silver). ■

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LIFESTYLE 4.0

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IL DELLE AZIENDE DI MODA SI DICHIARA DISPONIBILE AD AUMENTARE I PROPRI INVESTIMENTI LEGATI ALL'INFLUENCER MARKETING

INFLUENCER

TRA BUSINESS E VITA VERA I digital influencer sono i trendsetter di un universo democratico, in cui la comunicazione diventa un dialogo quotidiano con il pubblico che li segue. Ma qual è il confine tra autenticità e affari?

1. Paola Turani,

influencer da oltre 500mila follower su Instagram, si è imposta nella categoria branding al Best Digital Influencer Award

DI CARLA MERCURIO

Digital influencers are the trendsetters of a democratic universe, where communication becomes a daily dialogue with the audience following them. But what's the border between authenticity and business?

S

olo fino a poco tempo fa l'"establishment" li considerava dei ragazzetti arrivisti, senza arte né parte, ma ora per gli influencer è il momento della riscossa. Coccolati dalle aziende di moda, che li cercano e li pagano a peso d'oro per dare corpo alle loro strategie digital, questi giovani rampanti, seguiti da schiere di follower in costante surfing tra gli account di Instagram, Facebook, Twitter e Snapchat, sono i trendsetter di un universo democratico, in cui la comunicazione si trasforma in dialogo quotidiano con un pubblico che può commentare, interagire e sognare, sollecitato dai loro post fruibili via mobile. «È tempo di rendersi conto che la influencer economy è una legittima attività

2. Selena Gomez ha

postato sul proprio account Instagram un'immagine emblematica: Vogue US le ha dedicato la copertina del mese di aprile

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imprenditoriale - ha dichiarato di recente Christina Vuleta, vice president di Forbes Women's Digital Network -. Questi innovatori sociali stanno creando veri mercati intorno alle loro vite e alle loro passioni». Una dichiarazione "d'amore" non casuale, nel momento in cui la rivista statunitense di economia e finanza è scesa a patti con il nuovo che avanza, aprendo le porte delle sue ambite classifiche anche agli influencer. Partita con le prime tre sezioni - beauty, fitness e home - inserirà presto anche moda, travel, food e sport. Anche Vogue Us, d'altra parte, ha rivisto le sue posizioni e dopo le polemiche sui protagonisti dei social media scatenate su Vogue.com, lo scorso settem-

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LIFESTYLE 4.0

bre, è arrivata la marcia indietro, con la scelta di dedicare a Selena Gomez (la pop-star e attrice 24enne da 118 milioni di seguaci) la copertina del mese di aprile, prontamente condivisa dalla medesima su Instagram con oltre 4,5 milioni di like. Un'esperienza non nuova per la Gomez, che ha già in precedenza conquistato le prime pagine di Vogue Brasile e Vogue Australia. E che dire del mondo accademico, giunto a riconoscere il potere mediatico degli influencer? Chiara Ferragni ne sa qualcosa, invitata più di una volta a tenere lezioni all'Università di Harvard. SEMPRE PIÙ GETTONATI DAL MONDO DELLA MODA E mentre crescono la notorietà a l'apprezzamento da parte dell'intellighenzia per le star del digital, aumenta l'interesse delle aziende di moda nei loro confronti e nei confronti dell'influencer marketing. Un'indagine realizzata dalla società di consulenza Launchmetrics rivela che nel 2016 il 65% delle griffe ha realizzato campagne con gli influencer, un impegno che nell'84% dei casi ha determinato un aumento della visibilità e che secondo il 74% degli intervistati ha portato all'incremento delle vendite. Secondo il 38% degli intervistati il momento giusto per scegliere un influencer è il lancio di nuovi prodotti, mentre il 36% preferisce affidarsi a loro in occasione di eventi. Emblematico il fatto che il 64% delle aziende contattate si sia dichiarata disponibile ad aumentare i propri investimenti in questo ambito. Significativa a questo proposito la case history di Amazon, che di recente ha lanciato l'Influencer Program, per dedicare ai protagonisti del web uno spazio ad hoc. Una sorta di partnership attraverso la quale il big delle vendite online riuscirà a coinvolgere gli influencer più seguiti, vendendo su Amazon.com i prodotti da loro consigliati. Per capire qualcosa di più sugli influencer, dal 6 maggio è in onda su Real Time The Influencer #lifeonweb, una docu-fiction che racconta la vita di Candela Pelizza, Eleonora Carisi e Paolo Stella: tre protagonisti dei social media super-gettonati. Forse un modo per comprendere le dinamiche di un mondo che presenta molti aspetti contraddittori.

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1. Giulia Valentina,

oltre 270mila follower su Instagram, è stata la numero uno della sezione lifestyle al Best Digital Influencer Award, apprezzata per la sua spontaneità

2. Silvia Raffaele,

ribattezzata Silvietta Raffa dai suoi quasi 850mila seguaci su Instagram

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RISPETTIAMO I FOLLOWER, LA COERENZA PREMIA Immediatezza, spontaneità (almeno in apparenza), empatia sono le parole d'ordine nel lessico quotidiano degli influencer. Perché la loro forza deriva dal fatto di essere visti dai seguaci come persone normali, vere e autentiche. Ma come è possibile rimanere normali e autentici, quando di mezzo c'è il business? Quando c'è un'azienda che paga, in cambio di una forma di comunicazione che è pur sempre pubblicità, anche se mascherata da consiglio, suggerimento o idea brillante? Di questo si è discusso nella tavola rotonda dal titolo "Inside Influencer Marketing", moderata da Domenico Gravagno, fondatore di Ida Agency, specializzata in influencer marketing, in occasione del Digital Influencer Day. Presenti Silvia Raffaele, Alex Belli, Gianmarco Valenza, Rama Lila e Daniele Roselli: cinque profili diversi, ognuno con un aspetto particolare. Silvia Raffaele,

ribattezzata Silvietta Raffa dai suoi quasi 850mila follower su Instagram, proviene dal mondo della televisione. Alex Belli (290mila follower) è partito dalla Tv, poi approdato ai social per condividere la sua vita e le sue esperienze sul set. Gianmarco Valenza (495mila seguaci), anche lui con un background televisivo, ha scommesso sugli streaming web su Facebook, Instagram, Periscope e Twitter. Rama Lila (quasi 640mila follower) è specializzata in fashion e beauty e ha creato anche una sua linea di beachwear. Daniele Roselli è il cofondatore della community calcistica calciatoribrutti.com. A proposito di contenuti commerciali, Silvia Raffaele ha spiegato: «Dipende da come si sponsorizza il prodotto e dal linguaggio che si usa, che deve essere semplice e immediato per avvicinarsi alla quotidianità delle persone». Le "marchette" non vanno più - è intervenuto Valenza -. Bisogna sapere chi si ha di fronte e inserire il brand all'interno di un contesto idoneo, per renderlo protagonista e non farlo percepire in modo esagerato». Fondamentale, in ogni


65%

IL DELLE GRIFFE HA REALIZZATO CAMPAGNE CON GLI INFLUENCER NEL 2016 4

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. Gianmaria Sainato (quasi 570mila follower su Instagram), primo posto al Best Digital Influencer Award nella categoria e-commerce

BEST DIGITAL INFLUENCER

I TOP FOUR PREMIATI A PALAZZO MEZZANOTTE Paola Turani, Giulia Valentina, Gianmaria Sainato and Oscar Branzani are the four winners of the Best Digital Influencer Award.

4. Da sinistra, Silvia

Raffaele, Alex Belli, Gianmarco Valenza, Rama Lila e Daniele Roselli: gli influencer intervenuti al Digital Influencer Day

Trovare un punto di vista particolare, un approccio diverso, un canale prioritario sono fra gli ingredienti che rendono un influencer diverso e più apprezzato dagli altri. Lo dimostrano i quattro super-premiati al Digital Influencer Day. «Fino a quattro-cinque anni fa ero una modella - ha raccontato Paola Turani (oltre 500mila follower su Instagram), scelta tra l'altro come testimonial di Morellato insieme a Michelle Hunziker, che si è imposta nella categoria branding -. Questo passatempo da circa un anno è diventato un lavoro che mi gratifica molto più di quando facevo la modella». Di Giulia Valentina, numero uno della sezione lifestyle, è molto apprezzata la spontaneità, che le ha permesso di avere un’importante base di follower, oltre 270mila. «A differenza di molti colleghi ho iniziato questo percorso con una struttura ben precisa alle spalle - ha raccontato Gianmaria Sainato (quasi 570mila follower), sul gradino più alto del podio per la categoria e-commerce - che ha costruito il mio blog e i miei social account. E, sempre a differenza di molti colleghi, che strada facendo hanno abbandonato il blog, il mio va avanti per la sua strada, perché è ben indicizzato sui social network». Un anno fa è arrivata anche la linea di gioielli. Numero uno nella sezione retail è stato Oscar Branzani (oltre 850mila follower): ex calciatore di serie A, poi passato alla Tv, e approdato all'online con un successo dirompente su Instagram, lanciando anche una linea di costumi da bagno che ha proposto ai negozianti andando in giro per i punti vendita door to door. (c.me.)

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6. Nel box, da sinistra,

Oscar Branzani, Giulia Valentina, Gianmaria Sainato e Paola Turani

7. Anche il mondo

accademico apre le porte agli influencer: di recente Chiara Ferragni è stata ad Harvard a tenere la sua seconda lezione agli studenti dell'ateneo

Foto di Andrew Arthur

caso, è non tradire la fiducia dei follower, come ha sottolineato Alex Belli: «Abbiamo la responsabilità di rispettare il nostro pubblico. Le persone che ci seguono lo fanno per vedere cosa facciamo ma anche perché ci stimano. Per questo non dobbiamo spingere esageratamente un prodotto, non dobbiamo snaturarci». Ma quali sono i criteri di selezione del brand: è questione di affinità o dipuro interesse? «Non pubblicizzerei mai un marchio di sigarette perché i miei follower hanno un’età media di 18-20 anni - chiarisce Rama Lila -. Ma per quanto riguarda scarpe e vestiti dico sì a tutto, perché non c’è nulla di negativo nel proporli». «In primo luogo occorre essere coerenti con noi stessi. Capire quanto il brand è in linea con la nostra personalità», è il principio di Gianmarco Valenza. E Daniele Roselli va oltre: «Abbiamo creato un format per fare in modo che sia il brand a venire da noi e non noi ad andare dal brand. Quindi siamo noi che decidiamo se dire sì o no». Ma attenzione ai rischi: in agguato c'è la sovraesposizione: «Alla fine arriveremo alla saturazione, quando la cosa più bella sarà non esserci» è ■ l’ammonimento di Alex Belli.

. Rama Lila (quasi 640 mila follower) è specializzata in fashion e beauty e ha anche una linea di beachwear

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L’upgrading dei (veri) influencer

DA ASPIRANTI celebrities A quasi editori È questa la parabola degli influencer, almeno dei più affermati, che in pochi anni hanno trasformato i loro outfit blog in digital media con linee editoriali proprie. Un’evoluzione resa possibile dagli indici di fiducia del consumatore, che li pone spesso al di sopra dei media tradizionali. Ma servono delle regole chiare di andrea bigozzi

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n molti Paesi si parla del (quasi) sorpasso dei social sui magazine tradizionali come di un dato di fatto. Almeno quando si tratta di individuare i media con la maggior influenza di acquisto sul consumatore. Anche l’indagine di Boston Consulting Group lo ha messo nero su bianco. I dati parlano di un testa a testa con i magazine, ancora in cima alla classifica con solo un 1% di scarto. Nel 2013, stando sempre ai dati di BCG, le quote erano ben diverse, con i magazine leader indiscussi con il 50%, mentre i social media e i blogger erano ultimi e con il passaparola e le vetrine dei negozi visti come leve più efficaci di condizionamento. Ora le posizioni si sono ribaltate, grazie al fatto che il pubblico, in particolare i Millennials, in cerca di

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38% con contenuti semplici, i social media condizionano il 38% dello shopping

Ph. Imaxtree.com

In a few years influencers at least the truly successful ones - have transformed their outfit blogs into digital magazines. This evolution has been made possible thanks to the consumers, which often trust influencers more than traditional magazines. But clear rules are necessary.

La scalata dei social media: ormai influenzano gli acquisti come i magazine Quali di questi mezzi o circostanze ha avuto un impatto nelle vostre scelte di acquisto? 2013

2016 50%

Magazine *

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Vetrine dei negozi

Tv & Film

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Siti aziendali

32%

Passaparola (fisico)

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Social Media & Blog

34%

Siti aziendali

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Magazine *

24%

Vetrine dei negozi

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Tv & Film

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Eventi

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Passaparola (fisico)

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Celebrities

20%

Offerte su misura

17%

Indossati da amici/conoscenti

13%

Celebrities

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Social Media & Blog

11%

Indossati da amici/conoscenti

12%

* Considerati sia contenuti editoriali che commerciali di magazine tradizionali e digitali

Fonte: Boston: Consulting Group


Facebook/laura Milani

«Il futuro è velocità e creatività» 1

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Inside Laura Milani’s fashion plan for the future of Facebook.

1.

Scott Schuman di The Sartorialist indossa una giacca Woolrich alla fashion week di New York

2.

Anche per Mark Zuckerberg «Facebook è una media company»

3.

The Blonde Salad è ormai un digital magazine con tanto di redazione al seguito 3

semplicità di contenuti e di una relazione diretta con chi scrive, vede l’influencer come un amico. «I contenuti creati dagli influencer - si è detto convinto Alessandro Pacetti, digital communication manager di Woolrich - possono avere un engagement tre volte superiore a quello generato da un tradizionale advertising. L’impatto su Youtube o su Facebook, Instagram o Snapchat c’è ed è forte. E non solo in termini di brand awareness, anche di vendite. Certo, l’importante è che l’influencer scelto sia coerente rispetto a quello che sponsorizza». Le nuove frontiere digital hanno in pochi anni arricchito gli strumenti di comunicazione, offrendo contestualmente al consumatore diverse possibilità di valutare alternative, informarsi, acquistare. Non è un caso che dopo averlo negato tante volte, anche il fondatore della piattaforma più popolata del mondo, Mark Zuckerberg, abbia ammesso: «Facebook è una media company. Anche se non tradizionale». Ma non solo Facebook ha una serie di responsabilità editoriali, anche Instagram gioca il suo ruolo. La sua diffusione, e la conseguente possibilità di seguire molti influen-

cer senza dover cercare su ogni singolo blog, ha di fatto reso meno interessanti gli outfit blog, che in alcuni casi si sono ripensati trasformandosi in contenitori o aspiranti tali - con una linea editoriale. «Noi già da tempo ci sentiamo un “digital magazine” e infatti abbiamo internalizzato una piccola redazione, che crea contenuti esclusivi» ha spiegato Riccardo Pozzoli, tra i massimi esperti di social media in Italia, avendo fondato The Blonde Salad insieme a Chiara Ferragni. «La parte di outfit - ha proseguito - è affidata a Chiara su Instagram, mentre su TBS trattiamo temi legati al lifestyle e lo facciamo con un punto di vista speciale e unico». Proprio in virtù della fiducia che ripone in loro il consumatore, i volti noti della Rete sono diventati dei piccoli “editori” non ortodossi. Ma quindi se le piattaforme social condizionano l’opinione pubblica e se i loro contenuti sono considerati più affidabili e più aggiornati di quelli di certi organi di stampa, sarebbe il caso di regolare il canale digitale in base a norme, per renderlo un luogo più sicuro. «Oggi quelli che sembrano selfie sono invece veri e propri

Il viaggio nel futuro di Facebook ha fatto tappa anche sul palco del Digital Influencer Day dove Laura Milani, head of luxury, retail and fashion del gruppo di Palo Alto ha raccontato le nuove sfide della piattaforma. «Non siamo nati come mobile company - ha raccontato - e ora lavoriamo per capire come entrare nelle vite degli utenti continuamente, anche quando sono a letto la sera, usando il giusto linguaggio». La creatività è un asset imprescindibile in questo percorso. «Chi gestisce i canali social - ha proseguito dev’essere coinvolto nel processo di creazione di contenuti che siano in linea con le aspettative di un pubblico esigente e preparato, che accede allo smartphone continuamente e che sempre più tende alla personalizzazione». Negli Usa, ha puntualizzato Milani, non è un caso che i social più gettonati siano quelli con un forte contenuto visivo come Instagram e Facebook». (c.me.)

messaggi pubblicitari. E questo non tutela il diritto del consumatore», ha fatto notare l’avvocato Paolo Peroni dello studio Rödl & Partner, precisando che, se in Italia c’è ancora un vuoto normativo, «negli Usa, grazie alla Federal Trade Commission qualcosa si muove». L’obiettivo è rendere noto senza ambiguità il rapporto di collaborazione tra gli influencer e i marchi presenti negli scatti condivisi sui loro account. «Se un’attività è stata remunerata - ha concluso l’avvocato - deve essere segnalata». Insomma, la legge in teoria è uguale per tutti. Anche per influencer. Ma per ora non ■ è ancora così.

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LIFESTYLE 4.0

1. Un’immagine tratta

dal backstage di sfilata di Diesel Black Gold (Imaxtree.com)

2. La tavola rotonda al nostro Digital Influencer Day, sul tema "Branding 4.0

3. Un post sul profilo

Instagram di Morellato con protagonista la top influencer Paola Turani

4. Lo stile luxury

rilassato di Brunello Cucinelli, che all'inizio di quest'anno ha potenziato l'online con il lancio di due nuovi siti web

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MODA E ACCESSORI

PENSO DIGITALE, DUNQUE SONO

Cavalcare la digital rivolution non è più un optional per le aziende moda. Ma serve una regia che sappia integrare fisico e virtuale, senza tradire il proprio dna DI ANGELA TOVAZZI

Riding digital revolution is no longer an option for fashion companies. But they need a direction able to integrate physical and virtual, without betraying their DNA

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a potenza comunicativa dei social Massimo Carraro l'ha sperimentata con un pesce d'aprile. Al nostro Influencer Digital Day, il presidente di Morellato ha raccontato come un post su Instagram della top influencer Paola Turani sia riuscito ad acchiappare oltre 27mila like nel giro di 24 ore, svelando solo alla fine della giornata che si trattava di uno scherzo da primo aprile. «È un cambiamento epocale», ha sottolineato il numero uno dell'azienda di gioielli e orologi, che nel 2016, per la prima volta, è stata protagonista con una campagna nata su Instagram (con Michelle Hunziker come testimonial e Paola Turani come di-

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LA NOSTRA SFIDA, PIÙ CHE SOCIAL, È SOCIALE: FAR CAPIRE AI MILLENNIALS I PLUS DELLE NOSTRE PORCELLANE DI ALTA QUALITÀ, SENZA BOMBARDAMENTI DIGITALI. Gianluca Colonna, ceo di Rosenthal

Sotto, la tavola firmata Versace by Rosenthal

gital influencer), poi via via cresciuta sugli altri social e solo in un secondo momento migrata sui media tradizionali. «Pensare in chiave digitale è oggi imprescindibile - ha aggiunto Carraro - ma la vera sfida è farlo restando fedeli ai propri valori». Nella rincorsa alla digitalizzazione e all'engagement dei nuovi consumatori "always on", è proprio mantenere la barra dritta sulla mission del marchio - giostrando con sapienza tutti i touchpoint, siano essi online oppure offline - la grande scommessa delle aziende moda. Diventate ormai consapevoli che una brand experience coerente e ingaggiante non può che essere il frutto di un'integrazione vir-


CARLO TORRANI/MISSONI

IL CFO "AUMENTATO": COSÌ CAMBIA IL CAPO DEL DIGITAL Chief Digital Officers in the last few years have played an increasingly strategic role in planning and managing business processes.

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tuosa tra fisico e virtuale e, soprattutto, di una regia "scientifica" di tutto l'ecosistema brand, senza pericolose derive centrifughe che allontanano dal proprio Dna. In primis, come ha rimarcato Matteo Marzotto, chairman e vice presidente esecutivo di Dondup, è importante trovare «un punto di equilibrio fra la tendenza massiva, da parte dei marchi, a essere sempre connessi con il consumatore e la necessità di comunicare con classe i valori della propria label, senza voler occupare ogni pertugio e sgomitare per ottenere attenzione». L'IMPORTANZA DELLE RELAZIONI (ANCHE SUL WEB) Un invito a un «utilizzo garbato» delle piattaforme digital è venuto anche da una realtà votata a una visione umanistica dell'imprenditorialità come Brunello Cucinelli, che all'inizio dell'anno ha potenziato l'online con il lancio di due nuovi siti web, uno corporate e l’altro dedicato all’e-commerce: «Investiamo nel digitale ma vogliamo rimanere in linea con la nostra tradizione - ha commentato il co-ceo Riccardo Stefanelli

- attraverso un focus non tanto sui consumatori, termine che non ci piace perché rimanda a un'idea di consumo, quanto sui clienti». «Al centro del nostro business - ha sottolineato - restano le persone e i rapporti umani: quella rete di relazioni che crediamo vadano coltivate sia all'interno che all'esterno dell'azienda». Del resto sono proprio le relazioni (anche se virtuali) il motore del web e la linfa dei social, come ha evidenziato Francesca Lusini, presidente di Peuterey: «È il digitale - ha detto - che aiuta a costruire e a rafforzare il dialogo di fiducia instaurato con i clienti». «Sono convinta - ha aggiunto - si debba pensare in chiave digital, tanto che stiamo introducendo in house nuove skill e competenze per trasformare la stessa cultura aziendale». Numerosi i progetti dai risvolti social già avviati, per gettare un link con i consumatori 4.0 e ribadire l'identità del brand, tra cui la capsule collection "see now buy now" in collaborazione con Vespa, disponibile nella distibuizione online e offline. Media partner ufficiale del progetto è The Blond Salad, che ha raccontato attraverso i propri canali questa partnership: «Abbiamo raggiunto oltre 12 milioni di reach - ha commentato Lusini . A dimostrazione del fatto che gli influencer sono sempre più importanti, perché aiutano a viralizzare il messaggio dei brand».  ■

Il fatto che ormai siano gli stessi imprenditori e amministratori delegati a voler avere l'ultima parola quando si tratta di argomenti come e-commerce, multicanalità, social network (e il Digital Influencer Day lo dimostra), c'è chi si chiede se la stella del chief digital officier (un tempo unico incaricato a gestire questi argomenti) sia destinata a tramontare all'interno delle aziende. «Al contrario - commenta Carlo Torrani, chief digital officer di Missoni -. L'interesse strategico verso questi temi non ha fatto altro che far salire il cdo nell'organigramma aziendale». «Solo che se all'inizio, uno dei suoi compiti - prosegue era quello di spiegare ai suoi superiori il significato di certe parole, ora che il loro know-how è cresciuto, il chief digital officier può occuparsi di ciò che preferisce: essere aggiornato su tutte le novità e scegliere quelle da introdurre in azienda». Altro che demansionamento, quindi, il cfo "aumentato" sta diventando punto di riferimento in azienda. «Basti pensare a quello che sta capitando nel wholesale - conclude Torrani -. Fino a poco tempo fa erano davvero pochi i buyer che arrivavano in showroom da Missoni che mi conoscevano, ora per molti sono diventato un volto familiare». (an.bi.)

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LIFESTYLE 4.0

SPORTSWEAR

TECNOLOGIA SÌ MA CONTANO PURE I VALORI

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Gli universi dello sportswear e del casualwear mettono al centro il consumatore. Ma lo fanno a modo loro, contaminando il digital con i valori fondanti

IN VISTA DELLE OLIMPIADI INSERIREMO PIÙ TECNOLOGIE NEI PRODOTTI Dirk Schönberger Creative Director Sport Style di adidas

1. L'outerwear Save

DI ELISABETTA FABBRI

the Duck e, in primo piano, la papera, simbolo del brand

Sportswear and casualwear companies' strategies are customer centric. So digitization is perceived as an opportunity but without forgetting their founding values

«C

reating the New» è lo slogan di Adidas nel piano strategico 20152020 che dovrebbe portare il gruppo a crescere ogni anno a due cifre. E l'offensiva digitale è una delle sue leve. Per accorciare le distanze con il consumatore il gruppo tedesco vuole, infatti, investire sulle tecnologie per la produzione e la stampa in 3D e su manifatture smart come la Speedfactory, un impianto ad alto tasso di robotica in fase di test in Germania (fresco di partnership con Siemens) e presto attivo anche negli Usa. Lo ha confermato Dirk Schönberger, creative director Sport Style di adidas, tra gli ospiti di punta allo scorso Digital Influencer Day, che ha raccontato anche come il gruppo abbia imparato molto sui consumatori dai digital media, ma anche dai ripetuti lanci di capsule collection (con Kanye West, Pharrel Williams, Raf Simons, solo per citare alcuni partner). «Per reagire velocemente ai cambiamenti del mercato - ha sintetizzato Schönberger - abbiamo aperto il marchio all'esterno: al digital, alle collaborazioni e a culture diverse». Per attrarre l'attenzione dei giovani (non i Millennials, ma le generazioni successive, quelle che alla TV preferiscono YouTube e l'interazione con

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2. La Martina con 2

i social media) la chiave, come ha spiegato il manager è contaminare la cultura dello sport con altri mondi: musica, arte, fashion. E se sulle passerelle si vedono un po' meno sneakers non è un problema. «Abbiamo raggiunto una tale credibilità nello sport che adidas ormai è trendy per definizione», ha detto Schönberger, anticipando che in vista dei Mondiali di Calcio del 2018 e alle Olimpiadi di Tokyo del 2020 si vedrà più tecnologia nei prodotti. La digitalizzazione è un'opportunità da cogliere anche per una realtà più di nicchia come La Martina, attiva nell'abbigliamento upper-casual e nell'equipaggiamento tecnico per il gioco del polo. «Le migliaia di connessioni ci impongono di interrogarci su chi siamo e cosa vogliamo - ha ammesso il ceo Enrico Roselli - ma degli innumerevoli feedback che arrivano dall'esterno siamo in grado di intercettarne solo una metà». Al di là del contributo che potrà dare la digitalizzazione, il marchio gode comunque di un vantaggio. «Il polo ha spiegato Roselli - sopravvive nel mondo perché alimentato dalla passione». Per non spegnere il fuoco di questa passione - che parte da valori quali il rispetto delle regole e

Maserati alla scorsa Snow Polo World Cup di St. Moritz

dell’avversario, il senso dell’onore e l'integrità morale - da tempo La Martina supporta club, associazioni, giocatori professionisti e dilettanti. Ma in futuro il ceo non esclude il possibile coinvolgimento di influencer «con cui creare una relazione sincera». Il potenziale della comunicazione sul web lo ha sperimentato con successo un altro brand, quello dei piumini "senza le piume" Save the Duck, nato nel 2011 e impostosi velocemente per una linea aziendale precisa: il rispetto degli animali e dell'ambiente. «Con l'idea giusta - ha raccontato il ceo Nicolas Bargi - si può alzare la brand awareness anche con un budget irrisorio». Ad accendergli la lampadina è stato il servizio di Report (Rai3) che, indagando sui maltrattamenti subiti dalle oche per lo spiumaggio, puntava il dito su noti brand dei duvet. Save the Duck ha deciso di consegnare delle papere (a mo' di tapiri, gli anti-premi cui ci ha abituati la trasmissione televisiva Striscia la Notizia) a chi durante il Pitti Uomo di quel periodo indossava un piumino in piuma d'oca. Il video online di questa iniziativa, come ha ricordato Bargi, ha ottenuto 3 milioni di ■ visualizzazioni. 


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LIFESTYLE 4.0

1. Dario Pardi

FINANZA, ASSICURAZIONI, PAGAMENTI

L’HI-TECH, TAPPA OBBLIGATA PER CORRERE VELOCI

intervistato da Marc Sondermann

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Anche i servizi finanziari si convertono alle nuove tecnologie: ne beneficiano business e clienti di riferimento, ora che la competizione è tutta una questione di velocità DI ELISABETTA FABBRI

Financial services are changing face: thanks to new technologies, business improves and customers are more satisfied now that competition is all a matter of speed.

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e nuove tecnologie fanno evolvere i mondi della finanza, delle assicurazioni e dei servizi di pagamento. In primis stanno cambiando le modalità delle imprese di finanziarsi, nel senso di una maggiore semplificazione dei processi, come ha spiegato al Digital Influencer Day Maria Testi, head di Elite Growth Europe, un pacchetto di servizi integrati di Borsa Italiana - London Stock Exchange Group, creato per supportare le Pmi eccellenti nei loro progetti di crescita. «Inizialmente ha spiegato Testi - le tecnologie digitali ci hanno permesso di creare un social network, in cui gli imprenditori possono scambiarsi pareri e darsi consigli, e di lanciare una piattaforma dove le aziende già quotate interagiscono con gli investitori». Dallo scorso anno gli investitori possono, inoltre, sostenere direttamente le aziende attraverso Elite Club Deal: una piattaforma digitale di private placement ispirata a quelle di crowdfunding, con la differenza che in questo caso non si tratta di start-up ma di imprese più mature. «Un’evoluzione necessaria - ha detto Testi - perché sul mercato c’è una crescita a tripla cifra degli investimenti della finanza con il private placement». Solmaz Altin, chief digital officer di Allianz, ha invece parlato di una delle nuove strategie di comunicazione dell’operatore tedesco dei servizi finanziari e delle assicurazioni. Dopo un passato come partner della Formula 1, in

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febbraio la compagnia ha siglato un accordo pluriennale con la Drone Racing League per la sponsorizzazione di un nuovo circuito di sei gare di mini-droni - l’Allianz World Series Championship 2017 - in onda in oltre 75 Paesi a partire dal prossimo giugno. Legarsi a questi velivoli di nuova generazione non significa mirare alla nicchia dei suoi utenti (Allianz offre una serie di prodotti assicurativi ad hoc) ma a un target più ampio «perché si tratta di dispositivi di trasporto legati a concetti come green e vita e sostenibile». Se si pensa a colossi online come Amazon o Facebook, si apre un’altra serie di opportunità per le assicurazioni. «Di fatto - ha osservato Altin - anche in questi ambiti la gente vuole sentirsi sicura». Privacy, tutela dagli acquisti di merce contraffatta, sicurezza nei pagamenti, sono solo alcuni dei temi caldi quando si parla di social network ed e-commerce. A proposito di pagamenti, si profila una vera e propria rivoluzione. «Tra cinque anni sono certo che ci saranno meno cash e più bitcoin. Forse diventerà una realtà persino la carta di credito impiantata sottopelle» ha dichiarato Dario Pardi, alla guida di Tas Group, attiva nelle soluzioni software per la monetica. «La digitalizzazione ha sottolineato - sta trasformando le logiche di tutti i settori: ormai a vincere non sono i grandi sui piccoli, ma i veloci sui lenti». Quotata in Borsa dal 2000, Tas si definisce una «fintech

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2. Maria Testi 3. Un drone

da competizione

LE TECNOLOGIE DIGITALI CAMBIANO LE MODALITÀ DI FINANZIAMENTO DELLE IMPRESE Maria Testi Head Elite Growth Europe

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startup con 30 anni di storia», che ora punta a focalizzarsi sulle tecnologie per la trasformazione digitale dei processi dei propri clienti (banche, pubblica amministrazione e aziende non bancarie). Gli anni a venire si presentano ricchi di opportunità. «Si stima - ha osservato Pardi - che ci sarà sempre più wi-fi nella vita delle persone: una garanzia per gli acquisti in Rete». Che il business stia diventando interessante lo dimostra anche il fatto che Facebook ha recentemente ottenuto in Irlanda una licenza per emettere moneta elettronica e attivare servizi di pagamento. Si rumoreggia pure che voglia comprare fintech specializzate nel tra■ sferimento di denaro.


IN AUTO, AEREO, MOTO

SÌ, VIAGGIARE... CON IL PERSONAL ASSISTANT

Come si suol dire, il bello del viaggio non è raggiungere la meta, ma il viaggiare in sé. Oggi ancora di più, visto che grazie alle nuove tecnologie i mezzi di trasporto intelligenti garantiscono esperienze e performance senza precedenti DI ALESSANDRA BIGOTTA

Salvatore Nanni (Bmw Italia), Piergiorgio Grossi (Ducati) and Steffen Weinstok (Lufthansa) talking about the big evolutions in mobility 4.0: self-driven cars, hyper-connected airplanes, interactive motorcycles and much more.

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efinire moto, auto e aerei semplici mezzi di trasporto è ormai riduttivo, come è emerso al Digital Influencer Day. «L’heritage non si tocca, ma è l’innovazione il motore che spinge il futuro e che ci porta a realizzare prodotti e servizi sempre più personalizzati» ha ribadito Salvatore Nanni, direttore marketing di Bmw Italia. A Palazzo Mezzanotte la casa automobilistica tedesca ha portato la Bmw i8, avveniristica vettura ibrida plug-in capace di passare da 0 a 100 chilometri orari in poco più di 4 secondi, ma con consumi ed emissioni di un’utilitaria, e “intelligente”, con device digitali all’avanguardia. Accrescere la sicurezza, informare, consigliare luoghi di interesse e svago, localizzare il distributore più vicino, fare da memo e da agenda: grazie all’intelligenza artificiale, le nuove auto sono pronte a diventare vere personal assistant. Ma l’innovazione che desta maggiore curiosità è la self driving car, che confinerà al museo o quasi i veicoli attuali. Bmw ha presentato al Consumer Electronics Show di Las Vegas la Bmw Serie 5 G30, che sapendo in anticipo il percorso da fare permette di staccare le mani dal volante e dedicarsi ad altro: anche di fare shopping con Amazon Prime e di ritirare il pacco in un punto convenzionato, grazie all’assistente Microsoft integrato Cortana. Il caso della moto è diverso: come ha ricordato Piergiorgio Grossi (chief information and digital transformation officer di Ducati), una due ruote in grado di fare tutto da

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sé perderebbe parte del suo fascino. Ma anche all’interno della storica azienda bolognese il digital detta nuove regole. Per esempio, il modello Multistrada 1200 S, in grado di fornire un ecosistema dove veicolo, smartphone, casco e navigatore sono connessi 2 tra loro, si è dotato della app Ducati Multistrada Link, che registra e visualizza sullo smartphone le prestazioni del veicolo ma anche del motociclista, aggiornamenti sulla guida e il percorso e ulteriori informazioni, permettendo di condividere l’esperienza del viaggio con gli altri Ducatisti. Passando alla Scrambler Ducati, è dotata di un configuratore online che permette di sceglierla, personalizzarla, trovare il capo d’abbigliamento giusto con cui abbinarla. Sempre legata alla Scrambler Ducati un’altra app, Taste of Joy, per andare alla scoperta di ristoranti, chioschi e agriturismi. Per finire, il plus dell’aereo non è più solo la velocità: al convegno Steffen Weinstok, country manager Italia di Lufthansa, ha spiegato come l’interattività sia già realtà sui voli della compagnia aerea. Del resto, come ha sottolineato Weinstok, Lufthansa dispone della più grande flotta a lungo raggio al mondo connessa a Internet. Ma non finisce qui: da ora

1. Sopra, la Bmw

i8 protagonista a Palazzo Mezzanotte durante il Digital Influencer Day: è una vettura ibrida plug-in di ultimissima generazione

2. Sui voli Lufthansa

la digital revolution è realtà: da qui al 2020 la compagnia aerea investirà 500 milioni di euro in questo settore

3. Il configuratore mobile Scrambler, messo a punto da Ducati per personalizzare e scegliere la moto

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al 2020 il gruppo investirà 500 milioni di euro nello sviluppo e miglioramento dell’offerta digitale e personalizzata, che già allo stato attuale consente plus quali l’utilizzo del proprio Apple Watch come carta d’imbarco e banca dati, la disponibilità di 250 eJournals, programmi di intrattenimento in volo, la ricevuta del bagaglio elettronica, servizi e offerte da ottenere tramite la geolocalizzazione e il Pre-Flight shopping, per prenotare online già prima del viaggio gli articoli da acquistare. ■

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LIFESTYLE 4.0

NETWORKING AL DIGITAL INFLUENCER DAY

L’IMPORTANZA DI CONCERTARE IL FUTURO INSIEME Confronto, approfondimento, informazione ma anche convivialità: alcuni protagonisti della giornata milanese dedicata all’influencer evolution A CURA DELLA REDAZIONE

Discussion, analysis, information but also conviviality: here is a gallery of the highlights of the Milanese conference about the influencer revolution.

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Nicolas Bargi (ceo di Save The Duck), Nicola Giorgi (Diesel) e Alessandro Pacetti (Woolrich)

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2. Un momento del convegno 3. Riccardo Stefanelli (co-ceo di Brunello Cucinelli) e Andrea Bigozzi (Fashion)

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Giulio Finzi (Netcomm) con alcuni partecipanti

5. Jörg Buck e Lara Scholz della Camera di Commercio Italo-Germanica

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6. Joeri Groenewoud (Eshopworld)

ed Enrico Roselli (ceo di La Martina)

7. Carlo Torrani, Emilio Carbonera Giani 7

(ceo di Missoni) e Paolo Peroni (Rödl & Partner)

8. Marc Sondermann (direttore e ceo di

Fashion) e Salvatore Nanni (BMW Italia)

9. Fabio Gnocchi (ceo di Aspesi)

e Bruno Landi (Vitale Barberis Canonico) 8

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CAMOMILLA ITALIA for

Mario Pierro, amministratore unico di Camomilla italia

Nelle foto, lo store Camomilla italia nel centro commerciale le Cotoniere (SA). Il brand è presente alla fiera Franchising & Retail Expo, in programma a Bologna dall’11 al 13 maggio.

Camomilla italia: pronti per la missione “estero” CON 20 ANNI DI EXPERTISE NEL FRANCHISING E 210 NEGOZI ALL’ATTIVO, CAMOMILLA ITALIA AMPLIA GLI ORIZZONTI CON NUOVI SVILUPPI OLTREFRONTIERA E PENSA IN CHIAVE DIGITALE, PUNTANDO SUI SERVIZI CROSS-CHANNEL. Il primo punto vendita in franchising di Camomilla italia è stato aperto in provincia di Napoli nel 1997, esattamente 20 anni fa. «Un negozio ancora attivo - racconta l’amministratore unico Mario Pierro - che dimostra il successo di questo format, capace di creare una “società virtuale” con ogni affiliato, condividendone in toto gli obiettivi». Il supporto al franchisee è a 360 gradi e step by step, dalla scelta della location all’inaugurazione, fino agli aspetti gestionali. Non sono previsti fee d’ingresso o royalties e ogni retailer beneficia della fornitura in conto vendita e del ritiro delle giacenze a fine stagione, oltre alla garanzia offerta da una collezione sempre up-to-date, articolata su diverse linee per interpretare le diverse esigenze d’uso e le donne multitasking di oggi. Un modello

collaudato che da due decenni a questa parte ha portato a un network di 110 store, accanto ai circa 100 a vendita diretta, e che ora farà da base per l’internazionalizzazione del brand, attualmente distribuito per il 98% in Italia. Lo sbarco all’estero, partendo dalla presenza sui marketplace online, è infatti uno degli obiettivi da raggiungere nel prossimo triennio, con Europa, Russia e Medio Oriente in pole position: un’espansione che sarà portata avanti di pari passo con il consolidamento del mercato domestico, in primis del Nord Italia, e l’ottimizzazione dell’e-shop Camomilla italia in chiave omnicanale, con servizi ad hoc (come la possibilità di ordinare la merce sul web e di ritirarla nel negozio fisico) in grado di creare un circolo virtuoso tra online e offline.

C.M.T. Compagnia Manifatture Tessili Srl - Piazzetta Matilde Serao, 7 - Napoli www.camomillaitalia.com - info franchising 800.895.895


SPLIO for

«Il consumatore evoluto non ha segreti per il nostro digital customer hub» ATTIVA DAL 2001, LA SOFTWARE HOUSE INTERNAZIONALE SPLIO HA APERTO NEL 2016 UNA SEDE IN ITALIA CHE RAFFORZA UN NETWORK CAPILLARE, SVILUPPATO SU TRE CONTINENTI. FABIO MAGLIONI, COUNTRY MANAGER DI SPLIO ITALY, FA IL PUNTO SULLA NUOVA FIGURA DEL CONSUMATORE IPERCONNESSO, IN CERCA DI UN’OFFERTA PERSONALIZZATA E DAL FORTE VALORE AGGIUNTO, INTORNO AL QUALE LA SOCIETÀ HA COSTRUITO UNA PIATTAFORMA DI CUSTOMER ESPERIENCE MANAGEMENT UNICA NEL SUO GENERE. «IL NOSTRO OBIETTIVO PER IL 2017 - DICE MAGLIONI - È CRESCERE ANCORA. E POTENZIARE IL LEGAME CON IL LUSSO».

Il rapporto tra consumatore e brand è in continua evoluzione. Qual è l’impatto delle tecnologie in questo ambito? La rivoluzione tecnologica è da vedersi necessariamente e indissolubilmente legata alla rivoluzione sociologica. Il fatto che una persona sia attorniata da tecnologie sempre connesse, che la supportano e la guidano nella sua gestione delle relazioni (siano esse con una marca, un singolo prodotto o un’altra persona), si abbina a una accresciuta

consapevolezza da parte di ciascuno di voler essere considerato come un “individuo”. Partendo da questo, la tecnologia deve permettere una profilazione basata sul comportamento, creare percorsi di customer journey che facciano sentire la persona come singolo e non parte di un cluster, fornire strumenti che consentano il customer scoring, integrare canali come WeChat e Facebook Messenger e regalare ai clienti un’esperienza esclusiva nello store fisico, attraverso il clienteling.

In questo scenario in costante mutazione, come si stanno muovendo i brand del lifestyle o del beauty che, a differenza dei retailer, hanno un rapporto spesso disintermediato dai canali distributivi? Sempre partendo dal punto di vista del “nuovo” consumatore e della sua experience omnicanale, diventa quindi vitale, per chi ha modelli di distribuzione indiretta del prodotto, cercare di realizzare una mappa di contatto in luoghi e situa-


zioni ove precedentemente non vi era la necessità, più che il senso, di essere presenti. Ecco allora insegne di lifestyle aprire o moltiplicare i loro flagship store e branded shop in shop, sia a livello nazionale che anche, e talvolta soprattutto, internazionale. Ove prima il prodotto era suggerito esclusivamente attraverso un canale indiretto o ricercato dal consumatore, diventa imperativo presidiare i luoghi e il tempo, per offrire quell’esperienza di connected retail che ormai è entrata nelle corde di ogni individuo. Se prendiamo in considerazione il beauty, il cui business è in sostanziale aumento, anche in questo caso si rileva una crescente necessità di “conoscere”, ma soprattutto, interagire direttamente con chi ha scelto il prodotto allo scopo di creare una relazione il più duratura possibile, che naturalmente si misura in maggiori vendite. Ecco allora la necessità di rivolgersi a piattaforme come la nostra, che aiutano la marca a mantenere il contatto sui canali online e offline, trasformando ogni consumatore in individuo e ogni transazione in una relazione. Quale ruolo assume la customer experience nella fidelizzazione del cliente? E nella differenziazione di un brand dai suoi competitor? Molti retailer credono che la qualità dei prodotti e il prestigio del marchio siano sufficienti a fidelizzare il cliente. Tuttavia, questa strategia non è più garanzia di successo, perché il cliente ora si aspetta dai brand un’offerta personalizzata e una consulenza che dia valore aggiunto, altrimenti è difficile che torni a fare acquisti. Il consumatore, infatti, non è più quello di un tempo, dai comportamenti lineari e prevedibili, fedele al brand perché soddisfatto dal prodot-

Fabio Maglioni Country Manager di SPLIO Italia

to o dal servizio. Ora è indisciplinato, esperto e volubile, con tutt’altra idea della lealtà. Appassionato di dispositivi mobile e social network, non cerca più una semplice relazione con il marchio, ma vuole essere riconosciuto e vivere una customer experience memorabile. L’engagement è quindi il driver che i retailer devono riuscire a sfruttare per differenziarsi efficacemente dalla concorrenza. Attivare un percorso di Customer Experience Management non è dunque più una scelta: per distinguersi dai competitor, coinvolgendo e fidelizzando ogni cliente e prospect bisogna passare attraverso esperienze cross-channel coerenti e d’ispirazione, alimentate dalla storia del cliente con il brand e delle loro multiple interazioni.

Numerose aziende del fashion si sono affidate a SPLIO. Perché vi hanno scelto e quali risultati hanno ottenuto? I nostri clienti hanno scelto SPLIO perché hanno compreso il valore di un approccio customer centric nella trasformazione di ogni interazione con i consumatori in una vera e propria relazione. Adottando la nostra piattaforma di customer experience management, hanno raggiunto risultati concreti, aumentando l’engagement e la fidelizzazione dei clienti, incrementandone i ritorni e, grazie alla corretta misurazione dell’attaccamento al brand, portando avanti attività marketing personalizzate volte a creare un’experience esclusiva. La piattaforma funziona infatti come un vero e proprio “Digital Customer Hub”, che permette di centralizzare i dati provenienti da tutti i touchpoint relativi ai clienti, al fine di creare una più stretta relazione con loro, offrendo di conseguenza una personalissima customer experience multichannel. SPLIO è entrata da poco nel mercato italiano. Un bilancio di questo primo anno di attività? SPLIO è presente sul mercato internazionale dal 2001, ma ha fatto il suo ingresso in Italia nel 2016, quando la sede di Milano è andata ad aggiungersi alla fitta rete di uffici che si snoda su tre continenti. Il bilancio di questo primo anno di attività è sicuramente molto positivo: abbiamo acquisito nuovi clienti, esteso le collaborazioni già attive in altri Paesi e siglato importanti partnership strategiche. Siamo una realtà in continua crescita e nel 2017 puntiamo a rafforzare ulteriormente la nostra presenza nel settore del lusso, oltre che ad ampliare il nostro organico.

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augmented retail

la tecnologia in negozio

I ROBOT possono ATTENDERE Il settore moda alle prese con la rivoluzione tecnologica in negozio, in bilico tra omnicanalità e retail aumentato. Tante le case history, uno solo il presupposto: nello spazio fisico aspetto umano e relazione tra cliente e venditore restano prioritari di carla mercurio

Fashion industry is facing a technological instore revolution, in a balance between omnichannel and augmented retail. Many are the case histories, but only one is the prerequisite: in “brick and mortar” stores the human factor and the relationship between customer and seller are, still nowadays, the priority.

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ome sarà il punto vendita del futuro? Cercasi formule vincenti per dare nuova verve alle boutique di moda, alle prese con la competizione sempre più agguerrita dei portali di e-commerce. La buona notizia l’ha data di recente José Neves, fondatore e ceo di Farfetch, e-tailer da 800 milioni di dollari di turnover. «Sono un fermo sostenitore dei negozi fisici, che rimarranno al centro della rivoluzione in corso nel retail, appena agli inizi. Oggi il 93% delle transazioni avviene nei punti vendita e, nonostante l’evoluzione rapidissima dell’online, questa percentuale scenderà solo all’80% nel 2025». A conferma delle sue parole i risultati di un report di Bain&Company, da cui emerge che, sebbene il 70% degli acquisti di beni di lusso sia influenzato dalle interazioni online, sempre alla data del 2025 circa il 75% delle vendite avverrà nell’ambito del “brick and mortar”». Se il futuro

rappresenta una nebulosa di difficile lettura, a giudicare dalla velocità con cui tutto cambia, resta una certezza: l’e-commerce, almeno per il momento, non è destinato a togliere ai consumatori il piacere della shopping experience in uno spazio reale. Da qui la necessità di ripensare i negozi, per renderli adeguati a scenari che evolvono e consumatori sempre più “irrequieti”, soprattutto i Millennials, costantemente in viaggio tra online e offline. E da qui il bisogno di capire quanto e come la tecnologia e il digital possano varcare le porte dei punti vendita, senza scadere in mera gadgettistica. Mai come in questo momento le aziende si mettono in gioco. Di recente Diesel ha lanciato il progetto Digital Retail, che mira ad arricchire di contenuti interattivi l’esperienza di acquisto. Un’iniziativa partita dallo store di Milano, frutto dell’applicazione di tecnologie sviluppate in collaborazione

Una delle proposte viste a EuroShop, il salone di Düsseldorf che ogni tre anni svela in anteprima come saranno i negozi del futuro

con H-Farm, che ha visto l’inserimento di diversi touch point: tavoli da lavoro in grado di riconoscere i capi, mostrare varianti, dare informazioni sull’item e collegarsi alla campagna; colonnine interattive; camerini 2.0, che leggono i capi tramite codice Rfid e mostrano contenuti collegati o propongono ambientazioni specifiche per rendere più gratificante il momento della prova. C’è anche un avveniristico reparto denim, dove gli assistenti alla vendita possono consigliare i consumatori nella scelta dei loro pantaloni, tramite schermo o grazie ai device Samsung Galaxy A5. Un percorso che si conclude con l’acquisto direttamente nel reparto, senza passare dalla cassa. Anche i multimarca si danno da fare. Coltorti, tempio della moda alto di gamma con i suoi negozi di Jesi, Ancona, Pescara, San Benedetto del Tronto, Macerata e Miami, punta al potenziamento dell’e-commerce lanciato

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AUGMENTED RETAIL

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1. La tecnologia ha fatto il suo ingresso nello store Diesel di piazza San Babila, con il concept Digital Retail 2. Il sistema che consente di tracciare i prodotti tramite chip Rfid, che Miroglio lancia negli store Fiorella Rubino 3. Lo “Store of the Future” concept ideato da Farfetch per collegare online e offline, utilizzando i dati per migliorare il percorso del cliente e costruire shopping experience personalizzate. Si parte in autunno con la boutique Browns a Londra e con Thom Browne a New York

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di recente ma, al tempo stesso, progetta un nuovo concept per i suoi negozi, che debutterà a fine anno, con la trasformazione della boutique storica di Jesi secondo l’innovativo Phygital Concept Lab. Lo spazio sarà caratterizzato da una tecnologia digitale a supporto della vendita, che aiuterà il personale a perfezionare l’esperienza di acquisto attraverso applicazioni mobile e strumenti multimediali. «Si lavorerà inizialmente su appuntamento e con allestimenti personalizzati - ha dichiarato in un’intervista il titolare Maurizio Coltorti -. Sperimenteremo approcci di vendita inediti, senza sostituire il piacere della relazione tra cliente e venditore». Anche il Gruppo Miroglio si proietta nel futuro con il progetto Retail 4.0, che rientra nell’ambito del piano “300 in 300”, messo in atto per rinnovare in 300 giorni l’immagine di 300 boutique di Miroglio Fashion, cui fanno capo 11 brand, tra cui Motivi, Oltre, Elena Mirò e Fiorella Rubino. Si tratta di una serie di applicazioni per migliorare l’efficienza del retail: dai chip Rfid, che consentono di tracciare i prodotti, al software per integrare online e offline, fino al borsino che associa intelligenza artificiale ed esperienza del venditore per l’assortimento del magazzino. Un elenco lungo di case history, in cui rientra, fra

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gli altri, anche l’esempio di Philippe Model, il marchio di calzature appena sbarcato a Milano con il primo flagship store, dove gioca la carta tecnologica dei magic mirror, ai quali è possibile avvicinare il prodotto per controllare la disponibilità di un singolo modello, ordinarlo e farlo arrivare a casa o in boutique. Con lo Store of the Future è tempo di “retail aumentato” Ma è stato José Neves a fare un passo avanti nell’universo del “brick and mortar” presentando lo “Store of the Future”, un concept “post-omnichannel”, basato sull’idea di “retail aumentato”, che debutterà il prossimo autunno nella boutique Browns di Londra (acquisita da Farfetch nel 2015) e nel flagship di Thom Browne a New York. Un format che utilizza i dati per migliorare il percorso del cliente e costruire shopping experience personalizzate. Un vero e proprio sistema operativo che esordisce con alcune applicazioni “di serie”, ma aperto all’inserimento di nuove soluzioni, un po’ come la piattaforma iOS sviluppata da Apple per gli iPhone. Si parte con il log-in che riconosce il cliente quando entra in negozio, lo scaffale che tramite tecnologia Rfid permette di individuare i prodotti esamina-

BEATRICE RIZZI

«comprare RESTA un piacere profondo» Il punto di vista di Beatrice Rizzi, socia fondatrice di Venus, società di Treviso specializzata nella consulenza e formazione nel retail e nel marketing The opinion of Beatrice Rizzi, founder of Venus, a company from Treviso Specialized in consulting and training in retail and marketing. «Comprare è un piacere profondo, amava ripetere Simone de Beauvoir. Molto spesso si esce per fare shopping senza un’esigenza precisa ma per il piacere di gratificarsi, che vuol dire anche guardare, toccare e provare un capo di abbigliamento. In questo caso il negozio fisico non può essere sostituito dall’esperienza online, che invece funziona per prodotti come i libri e l’elettronica, che non a caso hanno maggiore successo nelle vendite sul web. In alcuni casi l’innovazione tecnologica è vista con sospetto. Un po’ come è accaduto nella


ti e di inserirli nella wishlist del cliente, lo specchio digitale dove visionare la propria wishlist e vedere le varianti dei prodotti preferiti e infine un sistema di pagamento simile a quello degli Apple Store. «Non esisterà un solo negozio del futuro - ha puntualizzato Neves -. Ma ce ne saranno 1.000. Applicazioni ideali per alcuni non andranno bene per altri, per cui invitiamo start-up e brand a inserirsi nel sistema con le loro app». A fare da collante sarà il “data layer” di base, grazie al quale tutte le applicazioni saranno collegate. Presupposto fondamentale di cotanta architettura tecnologica è l’aspetto umano, che non sarà affatto trascurato ma, anzi, enfatizzato, grazie alla preparazione degli addetti alla vendita: non più solo gestori di inventory ma veri e propri influencer, in grado di garantire esperienze di acquisto assolutamente personalizzate.

boutique Prada di SoHo, a New York, dove già nel 2001 sono stati inseriti i magic mirror, che poi sono stati rimossi perché i clienti non amavano essere ripresi. In realtà la tecnologia è un valido aiuto per il dettagliante, più che per il cliente, perché permette di capire come si muove il consumatore nel punto vendita, cosa compra, da cosa è attratto, che età ha e quanto tempo resta in negozio. Sono i dati la cosa fondamentale. E spesso non li si sfrutta appieno. Si vedano le tessere fedeltà, serbatoio di informazioni che in molti casi non vengono analizzate. In prospettiva dobbiamo monitorare i consumatori tra i 15 e i 18 anni. Sono loro che porteranno alla svolta, loro che apprezzano la tecnologia, loro che le aziende di moda giovane devono osservare. Spesso è questione di avere l’intuizione giusta, come ha fatto la Apple con i suoi negozi: gli iPhone si possono comprare anche online, ma è il punto vendita fisico che funziona, dove i telefonini si possono toccare e provare. Ci ha provato anche Microsoft, a New York, ma non ha avuto lo stesso successo» (c.me.)

Tecnologici sì, ma l’aspetto umano è prioritario La tecnologia dunque ha un senso se aiuta a garantire una shopping experience migliore, in sintonia con le esigenze di ogni singolo individuo, e se diviene un mezzo per una migliore gestione del punto vendita. Lo conferma il recente studio di Epson, che ha coinvolto 17 esperti di settore provenienti da tutto il mondo e più di 7mila dipendenti full-time europei, di cui 1.100 nel comparto retail&hospitality. Una ricerca da cui emerge l’identikit di un negozio fisico sempre più permeato dalla tecnologia, in cui entreranno giocoforza dispositivi indossabili, realtà aumentata, stampanti 3D, pagamenti più snelli e big data. Ma che rivela anche altri aspetti importanti: il 72% dei dipendenti europei coinvolti (e il 77% degli italiani) ritiene che le vendite saranno sempre più personalizzate e che gli addetti contribuiranno a migliorare l’esperienza di acquisto. Il 73% (e il 79% degli italiani) afferma che tramite l’impiego dei dispositivi personali si potrà intensificare la relazione tra cliente e rivenditori. Il 74% (e adirittura l’81% dei nostri connazionali) è convinto che i dipendenti, non più gravati dall’impegno di gestire i pagamenti (che avverranno tramite appositi sensori), diventeranno consulenti di fiducia, capaci di fornire immediatamente informazioni aggiornate ai clienti. Protagoniste, negli spazi fisici, resteranno dunque le persone. I robot, almeno per il momento, ■ possono attendere.

NOVITà

Il futuro è già qui Displays that allow to recreate animated environments, bifacial panels for the digital signage, projectors that allow to see all the variants of an item: future is already here.

KENDU Nuove chance in vetrina con Flowbox, la nuova generazione di espositori a Led lanciati da Kendu a EuroShop: grazie ad avveniristici display è possibile riprodurre ambienti animati con un elevato grado di verosimiglianza.

LG La proposta di Lg si chiama In-Glass Wallpaper OLed: pannelli bifacciali ultra-slim inseriti in una cornice di vetro, studiati per l’utilizzo del digital signage nei punti vendita di moda. Disponibili con supporto da terra o da soffitto.

SMART PIXELS Con Smart Pixels ci addentriamo nel campo della realtà aumentata: un unico proiettore permette di vedere tutte le varianti del prodotto, aprendo scenari inediti al concetto di personalizzazione.

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IN STORE

IL MANICHINO

BIO, SMART, QUASI UMANO

Ingegneria chimica, tecnologie 3D e digitalizzazione: l’industria dei manichini fa ricerca nell’innovazione di prodotto e di processo e sorprende con modelli agli antipodi. Dall’umanoide all’alieno DI ELISABETTA FABBRI

The mannequin industry is doing research in product and process innovation and surprises the fashion sector with proposals at antipodes: from humanoid to alien shapes. Biodegradable products and those realized with 3D technologies are the most important trends.

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empre più mix tra design e arte, la produzione di manichini spazia nella ricerca per stare al passo con i tempi e con una clientela - quella del fashion e del retail - nota per essere quanto mai esigente, specie in fatto di personalizzazione e di velocità nelle consegne. Ormai non basta più affidarsi alle mani dello scultore, figura chiave del settore, creativa e con competenza nella modellazione. Ora si progetta con le tecnologie in 3D, si sperimentano le tecniche del proximity marketing e si fa ricerca nel mondo dei polimeri di derivazione naturale, per essere fedeli ai principi della eco-sostenibilità. GREEN I MATERIALI, LE VERNICI E PURE IL PACKAGING Uno dei modelli più green del momento è stato realizzato da Bonaveri. «Tutti dicono che i manichini sono riciclabili, ma nessuno di fatto li riutilizza e finiscono nelle discariche o negli inceneritori - puntualizza Marzia Ricchieri, business development mana-

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ger dell’azienda di Renazzo di Cento (Fe) -. Noi abbiamo deciso di investire seriamente su un progetto che, dopo quattro anni di studio in collaborazione con il Politecnico di Milano, ha portato al lancio, nel settembre 2016, di un manichino eco-sostenibile, in una speciale bioplastica. Registrata come B Plast, deriva dalla canna da zucchero, ha basse emissioni di CO2 ed è facilmente biodegradabile: 4-6 anni a seconda delle condizioni atmosferiche». Bio è anche la vernice, B Paint, contenente un solvente derivato dalla buccia d’arancia. Per queste due piccole rivoluzioni, forse la moda più sensibile è disposta a chiudere un occhio sul prezzo, di circa il 10% maggiore rispetto a quello di un comune manichino in vetroresina e polistirene. «Ci vorrà tempo per educare i brand - commenta Ricchieri - ma è un punto d’inizio e a giudicare dai feedback ricevuti anche a Euroshop 2017 (salone di riferimento per il retail, a Düsseldorf dal 5 al 9 marzo scorsi, ndr), il messaggio è passato». Oltre

il 60% del business dell’azienda ferrarese sono le proposte customizzate per i marchi del lusso, ma con un’altra serie di “creature”, quelle di TribeBbyBonaveri, ora si punta anche alla fascia media di mercato con un occhio di riguardo alla fisicità: acerba, ispirata al backstage delle sfilate. EIKONsolutions invece ha scelto un materiale ecosostenibile come Susterra di DuPont Tate & Lyle Bio, derivato dal mais, per AndreA, presentato in aprile a Milano all’avvio della settimana del design. «Il nuovo manichino - specifica Daniele Panizza, direttore generale dell’azienda svizzera - è stato sviluppato con le tecnologie 3D e si propone come vero e proprio oggetto di design, con le sue forme estreme, come la particolare sagoma della nuca, che punta a diventare un tratto distintivo del produttore. In più adotta un sistema “bi-link” di montaggio, semplice e intuitivo». «Ecofrendly - aggiunge - è anche il packaging: pieghevole, riutilizzabile e decorato con colori ad acqua».


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1. Un allestimento di Hans Boodt allo scorso Euroshop 2. Il modello iperrealista Gen Y di Almax 3. Busti sartoriali MD Studio in cartapesta rivestita in tessuto 4. Un particolare di AndreA, novità di EIKONsolutions 5. Una proposta in bioplastica di Bonaveri

LE TECNOLOGIE 3D PER RIDURRE I TEMPI DI RISPOSTA AL MERCATO EIKONsolutions non è la sola ad avere adottato le tecnologie 3D. «Il mondo del fashion e del retail - osserva Marco Fumagalli, alla guida di Hans Boodt Italia - sta cambiando molto velocemente e vuole differenziarsi dalla concorrenza. Per assecondarlo ci avvaliamo di tecniche innovative nella progettazione e nella prototipia in 3D. Così, se prima lo scultore impiegava circa tre mesi per un prototipo, oggi gli bastano una decina di giorni». Alla recente design week il marchio ha presentato una capsule collection di busti in vetro soffiato: un materiale mai sperimento finora, fragile e prezioso, ma che dimostra come l’azienda sia sempre pronta a esplorare infinite possibilità. «Le tendenze attuali - ha spiegato Fumagalli - spaziano dai materiali caldi quali i velluti a quelli ricchi e preziosi come i damascati». L’azienda fornisce anche i supporti, in svariati tipi di materiali e permette di customizzare i “visi”, cambiando materie prime e colori. Visi che però risultano appena abbozzati, minimal, «perché il protagonista deve restare l’abito». A proposito di trend, alla MD Studio parlano della rentrée del busto sarto-

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riale. «Era un po’ sparito dalle vetrine - dice Maurizio Daloiso, al timone della realtà di Opera (Mi) - e ora sta tornando, per evocare un certo mood vintage». Per quanto riguarda l’aspetto “green”, Daloiso spiega: «Tra i nuovi materiali impieghiamo bio-resine lavorate a mano e riciclabili e materiali plastici anti-urto, sempre riutilizzabili. Creiamo pure modelli in cartapesta: i più ecologici in assoluto, in carta e cotone, richiesti soprattutto dall’alta sartoria, perché consentono di puntare gli spilli». Attenta anche alla vestibilità, MD Studio propone manichini snodati che si possono movimentare a piacere, come bambole: «Dove li metti stanno». Almax al contrario, si spinge verso il realismo marcato nella linea Gen Y, con tanto di make-up e parrucche, per attrarre il segmento youngwear. In occasione di Euroshop la società di Mariano Comense (Co) ha anche lanciato la serie Modulor. Prende il nome dalla scala di proporzioni basata sulle misure umane dell’architetto Le Corbusier e permette innumerevoli opzioni di personalizzazione dei manichini, con la combinazione delle parti che li compongono. Inoltre, un sistema di fissaggio magnetico semplifica le fasi di assemblaggio

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e disassemblaggio. La linea A by Almax ha integrato nuove proposte che esprimono sicurezza di sé, mentre i manichini Alpha e Omega sono ispirati a creature di galassie lontane. Tra non molto c’è da aspettarsi che di futuristico non ci sia solo la sagoma ma anche i contenuti. «Abbiamo avuto dei contatti per manichini-robot parlanti, che seguono con lo sguardo chi gli sta davanti - dicono dalla MD Studio -. Per ora non è quello che cerchiamo: più sono tecnologici, meno sono fashion, più interessanti per un negozio di tecnologie che per uno che vende abbigliamento». «Ci contattano per i manichini intelligenti - ribattono dalla Bonaveri - ma per il momento ci siamo limitati a presentare, all’Euroshop, un’App che permette di fare delle simulazioni della vetrina». EIKONsolutions invece si prepara ad AndreaA 2.0: un manichino che potrà interagire con smartphone e tablet grazie a un’App, i sensori Beacon e le tecnologie Bluetooth, come richiedono le nuove strategie del proximity marketing. ■

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shopping center

mutazioni genetiche

da non-luogo a terzo luogo I centri commerciali stanno cambiando pelle: ci si va per passare il tempo e non più solo per l’ipermercato. La moda apprezza e scommette su questo canale con un approccio sistematico, grazie anche al geomarketing di Elisabetta fabbri

While shopping centres are changing from “non-places” (Marc Augé) to “third places” (Ray Oldenburg), fashion brands are expanding their retail network. Geomarketing analisys can be a strategic tool to find the perfect location.

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uello degli shopping center è un mercato che in Italia attraversa una fase di consolidamento, con ricavi da almeno un triennio intorno a 51 miliardi di euro (3,2% del Pil nazionale) e visitatori stabili a quota 1,8 miliardi l’anno, in base ai dati forniti dal Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali-Cncc. Tuttavia, gli investimenti nel settore proseguono e con il mutamento delle abitudini dei consumatori verso gli acquisti esperienziali e l’accelerazione dell’ecommerce, i centri commerciali stanno cambiando pelle. Da “non-luoghi” - termine coniato negli anni Novanta dall’antropologo francese Marc Augé, per indicare un luogo anonimo, privo di identità, senza rapporti con il contorno sociale - si stanno trasformando in “terzi luoghi”, cioè in spazi pubblici che, dopo casa e lavoro, sono frequentati perché ci si sta bene (nella classifica creata negli anni Ottanta dal sociologo americano Ray Oldenburg). «I centri commerciali non sono solo sinonimo di soldi che circolano e posti di lavoro (quasi 400mila gli addetti, tenuto conto dell’indotto, ndr) ma catalizzatori di idee, iniziative e altri modi di relazionarsi», ha sottolineato Renato Cavalli, vicepresidente Cncc, in un recente convegno per discutere sul ruolo di «partner della comunità» dei villaggi dello shopping. «Stanno diventando “portatori di

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I numeri in italia

positività sociali e culturali” rama, a Marghera e Porte di - ha precisato Cavalli - graRoma, nella capitale) di quazie a progressive modifiche lità. Ma ci sono anche centri 51 mld S strutturali e all’inserimento il fatturato (I Gigli a Firenze) che una di nuovi servizi». Si va da volta l’anno creano una “job 1,8 mld quelli legati alla ristoraziozone”, dove le persone alla i visitatori annuali ne e ai servizi della persona ricerca di un lavoro possono (dal barbiere al cinema) fino incontrare aziende, consulen400mila a quelli strettamente sociati o formatori. Altri danno la gli addetti li come le Poste, gli infopossibilità a persone disabili giovani, gli uffici distaccati di lavorare per una settimana dell’anagrafe, alcune strutal fianco dei commercianti ture sanitarie «e, in futuro, forse anche il (come Le Due Torri a Bergamo, con l’ico-working». Persino l’architettura si sta niziativa “Liberi di fare”). Altri ancora modificando, con strutture non più chiuse permettono visite e screening gratuiti con sul proprio interno ma con vetrine che si afmedici specialisti (il centro commerciale facciano all’esterno (vedi Il Centro di AreCampania, con l’ambulatorio “Wellness”). se) o del tutto integrate con il centro città (vedi T Fondaco dei Tedeschi a Venezia). il geomarketing per Gli spazi destinati a food & beverage hanno una strategia retail efficace preso piede, tanto che negli ultimi 10 anni, Anche la moda si è accorta che si va al censecondo un’analisi su scala europea della tro perché ci si sta bene. Ma come scegliesocietà di consulenza JLL, la superficie ocre la location giusta, vista l’ampia offerta cupata è raddoppiata, dal 7% al 15%. Oggi di spazi, tra già rodati, new entry e ancora si va al centro commerciale per la Crasulla carta? «Ci avvaliamo di analisi di geocking Art (vedi Oriocenter, a Orio al Semarketing - spiega Simone Tancredi, retail rio), per il cinema estivo con tanto di inconmanager di Harmont&Blaine - e valutiatri con attori e registri (al Shopville Gran mo aspetti come il bacino d’utenza della loReno di Bologna, per citare un caso) o per cation a 30 minuti d’auto, i competitor nel assistere a concerti jazz (al Campania di perimetro urbano e il mix di marchi. ConMarcianise) e a rassegne musicali (Panosideriamo il posizionamento, stando attenti


Ph. Alfredo Buonanno

1. Ermal Meta presenta il suo ultimo disco al centro commerciale Campania 2. I Gigli a Firenze, top player in Italia con 18,8 milioni di visitatori annuali 3. La food court di Freccia Rossa, a Brescia: in 10 anni la ristorazione ha raddoppiato la superficie occupata nei centri commerciali europei

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di essere accostati a brand del nostro stesso target, il lusso accessibile. Il lusso puro di fatto non esiste nelle realtà italiane, contrariamente a quanto avviene in certi mall di Asia o Medio Oriente». Il marchio del Bassotto ha cominciato a interessarsi allo sviluppo retail in questo specifico segmento un paio d’anni fa. Nel 2016 ha raggiunto Il Centro ad Arese, l’Elnòs Shopping di Roncadelle (Bs) e il GradApulia di Foggia. Di recente è entrato nel nuovo centro Adigeo di Verona, il mese prossimo sarà all’Oriocenter e punta al Westfield Milano di Segrate, che dovrebbe essere ultimato nel 2019. «Un negozio in un centro commerciale - osserva Tancredi - può muovere un giro d’affari più alto di uno store in un centro città, benché lo scontrino medio sia di qualità inferiore, con importi più bassi e un maggiore numero di pezzi. Molto dipende dal footfall (il flusso di visitatori, ndr)». Nel caso di progetti commerciali ancora da concretizzarsi, H&B non è, di solito, tra i primi firmatari. «Tendiamo a temporeggiare - dichiara il manager - e mettiamo la condizione che saremo presenti solo se daranno l’ok gli anchor brand come i vari Zara, H&M e Primark. Per avere qualche certezza in più sul futuro mix di insegne conta molto anche il passaparola fra direttori commerciali». A proposito della trasformazione in

terzo luogo, Tancredi afferma: «Ben venga ogni attività di richiamo per i cittadini, anche quando non porta un indotto diretto». «È possibile e necessario individuare nuove strade e definire nuove strategie - ribatte sul tema Marco Buono, responsabile Sviluppo Franchising di Capri Group, cui fa capo il marchio Alcott -. Essendo una potenziale vetrina per ciò che avviene nel territorio, oltre che un incredibile punto d’incontro, un moderno centro commerciale deve ambire a diventare un hub territoriale, che mette a disposizione i propri spazi, il proprio know-how, i propri media e la capacità di comunicare». Ultimamente Alcott è stato protagonista di un’intensa attività di sviluppo commerciale negli shopping center: Adigeo, Porte dell’Adige, Maremà, Ita-

ca, Tiburtino, solo per citare gli opening più recenti. In maggio andrà alla volta dell’Oriocenter e in settembre di Mondo Juve a Vinovo (To). «Privilegiamo quelli di “maggior peso” - spiega Buono - valutando potenzialità e caratteristiche del bacino di mercato, per mezzo di un’analisi di geomarketing, supportata da un dettagliato business plan». «Un’offerta accattivante, la presenza di insegne internazionali e una buona distribuzione degli spazi commerciali permettono acquisti emozionali di alto livello» aggiunge il manager, confermando che lo shopping movimentato da una galleria commerciale è sempre più spesso superiore a quello nei centri città (con l’eccezione delle vie di maggiore fascino e attrazione turistica).

IL PROFILO del visitatore

altro che pensionati: l’età media è 42 anni In Italy, the average visitor is 42 years old and has a family of three components. Only 13% are retired, according to an UrbiStat report. Il profilo del frequentatore medio di centri commerciali in Italia tracciato da UrbiStat (ottenuto da una trentina di indagini campionarie realizzate tra il 2012 e il 2016 nei centri medio-grandi e grandi) è quello di una persona di 42 anni di età media, il cui nucleo familiare è di tre componenti. Nel 31% dei casi si tratta di dirigenti o impiegati. Per il resto si tratta di operai (14%), lavoratori autonomi (13%) e studenti (11%). Solo il 13% sono pensionati e un altro 12% casalinghe. La frequenza media è di 1,6 volte la settimana e l’82% quando entra acquista, dividendo quasi equamente la spesa tra ipermercato e negozi. L’ipermercato è il principale motivo della visita per il 35,6% del campione. Il tempo di permanenza media nel centro è 68 minuti (43 minuiti nell’ipermercato). Per raggiungere il centro il visitatore medio impiega in media 17 minuti e il mezzo di trasporto che usa di più è l’auto. Alla domanda se frequenta altri centri commerciali, ha risposto “sì” il 69,6% del totale. (e.f.)

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shopping center

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si allarga la forbice tra player piccoli e grandi «Attualmente è in atto una sorta di selezione naturale - osserva l’architetto Stefano Pavarini di Yard, attiva nella consulenza e nei servizi tecnici immobiliari e, con Yard RE, nelle intermediazioni immobiliari -. Si allarga la forbice tra i centri commerciali periferici, sempre più grandi, e quelli di piccole dimensioni ma vicini ai centri città. Per un primo approccio a questo canale, meglio valutare in primis i big del settore, tenendo conto delle classifiche curate da specialisti del geomarketing come UrbiStat (vedi in basso)». Non sempre, però, la destinazione più appetibile ha disponibilità di spazi quando occorre. «Val sempre la pena mettersi in lista d’attesa: il turnover è alto, anche se chi è in difficoltà tende a ritrattare gli affitti, pur di mantenere certe postazioni», dice il consulente, con una lunga esperienza nello sviluppo e progettazione di grandi interventi

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urbani sul territorio italiano per noti gruppi internazionali. Quanto ai costi degli affitti, «ogni azienda tratta un proprio prezzo, che dipende dalla superficie, ma anche dalla notorietà e attrattività del brand». A questo va aggiunta una percentuale legata all’andamento delle vendite. Se la struttura commerciale è ancora sulla carta, vanno valutati con attenzione dati forniti dal geomarketing come i minuti per raggiungere la location

LA CLASSIFICA DEI PIÙ VISITATI IN ITALIA CENTRO commeciale

LOCATION

I GIGLI PORTA DI ROMA CAMPANIA SHOPVILLE LE GRU IL CENTRO EUROMA 2 ROMAEST AUCHAN AI LAGHI ORIOCENTER GLOBO FIUMARA

Firenze (Campi Bisenzio) Roma Caserta (Marcianise) Torino (Grugliasco) Milano (Arese) Roma Roma Milano (Rescaldina) Bergamo (Orio al Serio) Monza e Brianza (Busnago) Genova

Fonte: UrbiStat

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GLA (m2) 72.000 97.000 52.500 78.500 92.000 51.380 98.000 46.000 75.200 60.000 24.850

VISITATORI ANNUALI 18Mln

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9Mln

Le visite annuali si riferiscono al 2015 (quelle de Il Centro sono stimate)

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1. Lo store Alcott presso Adigeo 2. Harmont&Blaine a Roncadelle 3. Il BoxPark di Londra: un pop up mall all’interno di container recuperati, che spazia dal food a marchi di moda e lifestyle internazionali e indipendenti

dai centri abitati limitrofi, il reddito disponibile degli abitanti locali, i flussi di turisti e la presenza di centri e marchi concorrenti nelle vicinanze. «Un problema tutto italiano - spiega Pavarini - è che non c’è mai certezza nelle tempistiche. Di solito, però, i primi che decidono di entrare hanno condizioni migliori». Anche la planimetria, «complesso equilibrio fra aspetti tecnici e commerciali», va valutata in dettaglio. «Ciò che si osserva ormai da tempo - aggiunge l’esperto - è che ristorazione ed entertainment acquistano peso a scapito degli ipermercati: I Petali a Reggio Emilia e Scalo Milano ne sono del tutto privi». Gli spunti più innovativi arrivano però dall’estero, come nel caso di Boxpark a Soreditch (Londra) e Bikini Berlin a Berlino, che mixano intrattenimento e shopping, puntando sui pop up store. «I centri commerciali sono luoghi d’incontro e socialità, che l’e-commerce non riesce a scalfire - conclude Pavarini -. Nei Paesi più avanzati in fatto di vendite online sono tutt’altro che spariti. Tuttavia, devono cominciare a pensare in un’ottica omnicanale. Non a caso qualcuno si sta già dotando di responsabili media e social network, per creare proprie community». La nuova scommessa è se riusciranno a costruirsi un ruolo sociale anche nelle intri■ cate maglie della Rete. 


WARDA è un’azienda totalmente dedicata allo sviluppo di soluzioni software per supportare i processi di business attraverso asset digitali. La piattaforma DRP - Digital Resource Planning è utilizzata da importanti aziende internazionali della moda gestendo i contenuti digitali nelle aree che vanno dallo sviluppo prodotto al retail, dal marketing all’ecommerce. SeeOthers è un innovativa soluzione big data per l’analisi visuale dei concorrenti: raccoglie, organizza e confronta i prodotti dei competitors fornendo analytics per l’analisi di mercato. Con sede principale a Padova e un laboratorio di R&D a Bolzano, WARDA ha inaugurato le sedi di Milano e Londra iniziando un cammino d’internazionalizzazione per portare il verbo dell’ “italian fashion technology” nelle aziende più importanti del mercato globale attraverso il supporto di investors stranieri che hanno partecipato a un seed capital pari a 7 volte il fatturato del 2015.

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OLTRE L'OUTLET

L'EVOLUZIONE DELLA SPECIE

A oltre 15 anni dall'apertura del primo factory outlet in Italia a Serravalle Scrivia, il settore è proiettato verso una nuova dimensione: qualificazione dell'offerta, retailtainment, servizio. Il prezzo diventa solo uno degli asset strategici DI ALESSANDRA BIGOTTA

The first Italian factory outlet was opened more than 15 years ago by McArthur Glen at Serravalle Scrivia. Now a sector that has reached its full maturity launches new challenges beyond price, betting on service, entertainment and a lifestyle offer.

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el 2016 in Italia non sono stati aperti nuovi factory outlet center, per lo meno non nel senso tradizionale del termine: lo rivela Promos, realtà leader nel retail real estate, evidenziando non una crisi, ma una trasformazione in atto. Gli investimenti, infatti, ci sono stati - tra l'altro nel solo mese di novembre tre strutture storiche hanno aumentato la gla-gross leasable area complessiva di 22mila metri quadri - ma hanno seguito strade diverse da quelle abituali. In un momento in cui il primo centro avviato nel nostro Paese, quello di Serravalle Scrivia (Gruppo McArthur Glen), compie 17 anni connotandosi come il più grande designer outlet europeo, il settore entra in una fase di maturità che porta con sé nuove sfide. Parlando di grandi superfici, in genere sono i numeri imponenti a saltare all'occhio, ma dietro le cifre ci sono strategie basate su una più profonda corrente di cambiamento: in tempi di ecommerce, in cui il prezzo ribassato può perdere appeal, a fare la differenza scendono in

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sificazione e coinvolgimento sono le parole campo il fattore espedel futuro - sintetizza Maffioli - per un consurienziale, un brand matore che non si accontenta certo di pescare mix attentamente canei basket alla ricerca dell'occasione». Così, librato sull'utenza e il mentre il "gioiellino" Scalo Milano vara la servizio. Lo ribadisce seconda fase del suo sviluppo, «con un amFilippo Maffioli, a.d. pliamento di 3.600 metri quadri e l'opening di Promos insieme al di altri 30 negozi, per arrivare a quota 160», fratello Tomaso (oltre un altro centro di casa Promos, il Valmonche presidente della tone Outlet nella zona di Roma si concentra Commissione Consul proprio target, composto prevalentemente sultiva Cncc Factory da famiglie e giovani: da un lato porta il nuOutlet), che proprio 1 mero di boutique quasi a 200, con new entry l'anno scorso ha dato come Swarovski, Refrigiwear, Primadonna un segnale importane Original Marines e, dall'altro, conta di inte, aprendo in ottobre alle porte del capoluogo crementare l'affluenza - 6,5 lombardo non un outlet, ma milioni di persone nel 2016, Scalo Milano City Style: AMPLIAMENTI +5,7% - anche grazie a una un format che amalgama un NOVEMBRE 2016 Food Court nuova di zecca: 65% di moda, un 19% di arSERRAVALLE circa 3mila metri quadri di redo e proposte per la casa di DESIGNER OUTLET sapori da scoprire. Chi varqualità (con un "design di40 SHOP-12.500 MQ DI GLA ca l'ingresso dell'outlet deve strict" unico nel suo genere NOVENTA DESIGNER sentirsi una persona speciale, in una struttura commerciaOUTLET al centro di attenzioni spele di questo tipo) e un 16% 25 SHOP-6.000 MQ DI GLA ciali. Proliferano iniziative di ristorazione, dallo street legate al cibo di qualità - vedi food alle proposte degli chef FIDENZA VILLAGE la Glamour & Gourmet Exstellati, facendo convivere 20 SHOP-3.500 MQ DI GLA perience a cura di Antonino a livello di listini l'off price Fonte: Promos Cannavacciuolo appena lancon il prezzo pieno. «Diver-


A MENDRISIO

FOXTOWN SI RIFÀ IL LOOK

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1. Il Vicolungo Outlet in Piemonte 2. Scalo Milano: pronto per l'ampliamento 3. Il Torino Outlet, aperto in aprile 4. L'inaugurazione del DeltaPo di Occhiobello

ciata al Vicolungo Outlet del Gruppo Neinver -, animazioni musicali, teatrali e culturali, concorsi come quello ideato da McArthur Glen per far volare tre fortunati a Londra ad assistere al concerto dei Take That, in una parola retailtainment a piene mani. E servizio, tanto servizio. Ne sono l'emblema i due centri di più recente costituzione, il DeltaPo Family Destination di Occhiobello, tra Rovigo e Ferrara, e il Torino Outlet in Piemonte. Diversi tra loro, ma accomunati dalla volontà di essere unici nel proprio genere e attrattivi per

tutti, italiani e turisti. Il primo, che fa capo alla Occhiobello Outlet Village ed è frutto di una cinquantina di milioni di stanziamenti da parte di investitori italiani, si presenta come una «destinazione slow e alternativa» dove il piatto forte sono, accanto ai circa 50 brand di questa prima fase, eventi, lifestyle, integrazione con il territorio circostante. All'inaugurazione della struttura, nata dopo una lunga gestazione di oltre cinque anni, l'amministratore unico Bruno Contini non ha nascosto l'ambizione di fare di DeltaPo «un marchio esportabile». Detto per inciso, questo centro potrebbe creare qualche grattacapo al designer outlet di Noventa di Piave (in fase di ampliamento), hub di McArthur Glen che si trova a soli 80 chilometri, benché i target siano differenti: se DeltaPo presenta insegne come Borgo Tessile e Navigare, Noventa si è accaparrato tra gli altri Ralph Lauren, Moschino, Brioni e Alberta Ferretti. Anche il Torino Outlet, dominato dall'obelisco di 85 metri disegnato da Claudio Silvestrin, punta alto sulle griffe - all'interno di un'offerta articolata in 90 punti vendita, destinati a diventare 120, spiccano tra gli altri Gucci, Armani e Jil Sander -, ma promette al tempo stesso di coccolare i clienti con vip card utili anche per la profilazione dei visitatori, luxury concierge, hands free shopping, baby parking, car sharing e una business lounge. Non ultimo, dialoga a sua volta con la zona circostante, rientrando nel progetto di riqualificazione Laguna Verde. Arcus Retail (Gruppo Percassi), intende raggiungere per il Torino Outlet i 6 milioni di visitatori nel primo anno, in attesa di tagliare il nastro di un'altra struttura, questa volta in Lombardia: il San Pellegrino Outlet Village, sinonimo di 50 shop e 13mila metri quadri di gla ma, soprattutto, di un'esperienza a cinque stelle. L'obiettivo è non far rimpiangere i classici giri in centro città e di "bucare" sui social, perché Millennials e Z Generation non fanno gola solo al lusso, ma anche alle grandi superfici. ■

Giorgia Tarchini Gygax (Tarchini Group) explains how FoxTown Factory Stores in Mendrisio is changing, beginning from a new exterior design concept. Era il novembre 1995 quando si inaugurava la prima fase di FoxTown Factory Stores a Mendrisio, nel Canton Ticino. Oggi il centro, strutturato come un "enclosed mall", conta 160 negozi, oltre 250 marchi e una superficie di vendita di 30mila metri quadri, attraendo circa 3 milioni di presenze l'anno, con gli svizzeri al primo posto, gli italiani al secondo, i cinesi al terzo e, quarti, i mediorientali. La moda e il lusso, come spiega Giorgia Tarchini Gygax (direttrice del Gruppo Tarchini cui FoxTown fa capo), «restano il fulcro dell'offerta, che stiamo arricchendo con un potenziamento degli accessori: abbiamo introdotto per esempio Swarovski e, in sintonia con il dna svizzero, accoglieremo a breve il concept di orologi Hour Passion del Gruppo Swatch». «Ci focalizziamo anche sull'estetica dell'edificio (sotto, il rendering) - prosegue Giorgia Tarchini - che in estate presenterà facciate esterne completamente rinnovate, una nuova piazza e altre attrazioni». Non sono previsti per ora ampliamenti della superficie, «ma, visto che l'ultima operazione in questo senso l'abbiamo fatta nel 2008 - conclude l'imprenditrice (a.b.) - l'idea nel cassetto c'è».

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FAST FASHION HUBS

DALL’EMILIA ALLA LOMBARDIA

GARA DI VELOCITÀ Centergross di Bologna e Centro Tessile Milano di Cernusco sul Naviglio: due poli specializzati nella distribuzione di fast fashion a confronto. In primo piano gli asset vincenti e le sfide in un mercato sempre più “liquido”, con consumatori omnichannel e retailer fisici che devono affilare le armi. Giocando la carta della velocità DI ANGELA TOVAZZI

In an increasingly demanding scenario, dominated by multichannel consumers, physical retailers have to sharpen their weapons by playing speed card. Two of the most important Italian distribution poles, specialized in fast fashion, explain the added value of this business model, always in tune with the market. In un mercato sempre più digital-oriented, con e-shopper (arrivati in Italia a quota 20,7 milioni nel 2016, +18%, secondo i dati Netcomm) conquistati dal fast shopping a portata di click, l’imperativo per i negozi fisici è la velocità. Nell’interpretare la domanda, nell’adeguare l’offerta, nel riassortire i best seller. Un modello di business on demand in cui i veri specialisti sono i marchi del fast fashion, i “cugini” italiani di Zara, H&M, Primark e Uniqlo e, con loro, i grandi poli della distribuzione veloce nella Penisola, come Centergross di Bologna e Centro Tessile Milano di Cernusco sul Naviglio. A queste due realtà della moda real time, sul mercato rispettivamente da 40 e 30 anni, abbiamo chiesto quali sono le loro frecce all’arco per competere nell’arena di oggi, dove a sfidarsi sono catene dai grandi numeri, marketplace online sempre più tempestivi nelle consegne e nel prezzo e, soprattutto, retailer offline chiamati ad avere una marcia in più.

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LUCIA GAZZOTTI Presidente del Centergross

CENTERGROSS

40 ANNI IN CORSIA DI SORPASSO With 680 companies, 400 of which specialized in fashion, Centergross in Bologna is 40 years old: an international made in Italy district that counts 10,000 visitors every day. Quest’anno il Centergross compie 40 anni: come si presenta oggi questo distretto del fast fashion? Oggi il Centergross si estende su una superficie di un milione di metri quadri e realizza un fatturato aggregato annuo di circa 5 miliardi di euro. Contiamo oltre 1 milione e 700mila accessi l’anno, di cui il 60% di buyer provenienti da Paesi Ue ed extra Ue, con Germania, Austria, Francia e Spagna in pole position, pari al 65% del totale dei buyer esteri. Ma anche la Russia e la Cina sono ormai presenze consolidate, con quest’ultima che, nel solo mese di febbraio 2017, ha fatto registrare il 24% delle presenze totali dell’incoming straniero. Insomma, ci consideriamo il più rinomato distretto europeo del fast fashion made in Italy, ma con un profilo sempre più internazionale. Quali sono i punti di forza del fast fashion oggi, in un mercato in genere più cauto e dominato da consumatori volubili e cross-channel? A credere nel nostro modello di business c’è un numero crescente di imprese. Basti DI CUI 400 pensare che nel 2016 abbiamo registrato 18 new entry, che si sono aggiunte alle 680 DELLA MODA aziende totali, due terzi delle quali del settore moda. I vantaggi del fast fashion stanno in primis nella possibilità per i retailer di un VISITE GIORNALIERE rischio imprenditoriale calcolato, grazie ad acquisti su base settimanale o quindicinale, che seguono in real time la domanda e il IL FATTURATO flusso di vendite nel negozio. Un format che ANNUO AGGREGATO permette di mantenere leggero il magazzino, senza spreco di liquidità e ordini massicci stagionali, che non si sa se si trasformeranno in margini.

680aziende 10mila

5miliardi

Dal vostro osservatorio, quali sono i brand che si stanno dimostrando più appealing per il mercato? Quelli che hanno integrato Internet nel loro modus operandi.


CENTRO TESSILE MILANO

«OFFRIAMO IL PRODOTTO GIUSTO AL MOMENTO GIUSTO» JACOPO GIULIANI

Responsabile comunicazione Centro Tessile Milano

Il nostro punto di forza sta nella possibilità di vedere direttamente il prodotto e di averlo subito disponibile nei propri negozi, tanto che i buyer frequentano il centro ogni settimana o al massimo ogni 15 giorni. Per chi viene da più lontano, per esempio dall’estrema Russia o dalla Cina, solitamente in visita al Centergross due volte a stagione, gli ordini sul web velocizzano le operazioni. Da tenere d’occhio è poi il segmento del curvywear: da noi ci sono già 14 brand specializzati nelle taglie comode, ma siamo convinti questo numero sia destinato a crescere. Sotto, la moda fast fashion a marchio Imperial

With 32 years of history, today Centro Tessile Milano talks with the top names of the distribution sector, betting on a fast rotation of the product in stores and an entrepreneurial risk diluted over time.

32 anni fa a Cernusco sul Naviglio nasceva il Centro Tessile Milano. Come si presenta oggi e qual è il valore aggiunto offerto ai retailer? Con 140mila metri quadri di superficie, siamo il più grande distretto specializzato nella moda del Nord-Ovest, con marchi di abbigliamento, accessori, calzature, intimo, biancheria per la casa e tessuti. All’interno contiamo 140 aziende del fast fashion, per l’80% made in Italy, soprattutto lombarde. Il nostro è un centro che negli ultimi anni ha guadagnato un significativo upgrading. A rifornirsi da noi sono retailer di spicco della distribuzione milanese: negozi top che scelgono di affiancare le griffe con marchi di qualità e dal forte contenuto moda, con il plus di un prezzo competitivo, attratti soprattutto da un modello di business vincente. Perché è vincente? Che cosa offrite? Offriamo il prodotto giusto al momento giusto. Un ampio assortimento di 140 aziende che il negoziante può acquistare

in tempo reale, aggiudicandosi una rotazione settimanale degli articoli e riassortimenti flash capaci di rinfrescare continuamente la proposta dei propri punti vendita, senza appesantire il magazzino e accumulare invenduto. Per i retailer il rischio è frazionato e spalmato su più tempo, perché di volta in volta possono calibrare i loro ordini in base alle fluttuazioni del mercato e all’andamento dello shopping del proprio negozio, senza l’obbligo di acquisti cumulativi al buio sei mesi prima della stagione di vendita. Chi sono i visitatori del Centro Tessile Milano? Per l’80% sono italiani, provenienti in primis da Milano, ma anche dalle altre province lombarde e da quelle limitrofe del Piemonte. Quelli esteri vengono soprattutto da Francia, Austria, Spagna e Svizzera. Nel 2016 abbiamo registrato la visita di oltre 400mila operatori del settore.

140 aziende DEL FAST FASHION

140mila

METRI QUADRI DI SUPERFICIE ESPOSITIVA

400mila

VISITATORI NEL 2016

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REPORT

IL BORSINO DEL RETAIL

APRIRE NEGOZI? C’È CHI NON SI FERMA In uno scenario di ripensamenti, aprire uno store è ancora una mossa vincente. Nel 2016 il network retail dei marchi del lusso è cresciuto del 3% trainato da Valentino, Versace e Michael Kors. Dietrofront di Zegna e Ferragamo DI ANDREA BIGOZZI

The luxury retail network posted a 3% growth in 2016. This growth was driven by Valentino,Versace and Michael Kors. Zegna leads the ranking of store closures (-10%).

Versace è stato tra i marchi più attivi nel retail durante il 2016 e anche il 2017 è iniziato con l’inaugurazione del flagship di Hong Kong

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n un momento in cui “omnichannel” è la parola più utilizzata da imprenditori e manager per delineare le strategie dei rispettivi brand, la politica di espansione retail - un tempo considerata indice della salute di una aziende - sembra passare in secondo piano. Il negozio è ormai un giocattolo rotto? In realtà, secondo Exane Bnp Paribas nel 2016 i grandi marchi del lusso mediamente hanno incrementato il loro network retail del 3%. Certo come dimostra il report realizzato dalla investment company in partnership con Re Analytics i ritmi delle aperture non vanno più al galoppo. Ma non è il caso di parlare di crisi. «L’era della crescita facile, fatta di aperture di negozi è ormai trascorsa - conferma Luca Solca, head of luxury goods di BNP Exane Paribas - ma questo non si può parlare di crollo del retail. I dati indicano che i grandi marchi mediamente costante stanno mantenendo la numerica dei punti vendita». Nel 2016 ci sono stati almeno tre vincitori nell’anno passato: uno è Valentino, che è passato in 12 mesi da 165 a 205 store, incrementando il network di monomarca del 24%. Stessa performance di crescita DOVE anche per Versace, le cui boutique sono schizzate a INVESTIRE NEL quota 170. In valori assoluti è però Michael Kors il RETAIL? IL 2016 brand che si è dato più da fare: il delta tra aperture e È STATO L’ANNO DI ARABIA SAUDITA, chiusure segna un saldo attivo di 45 punti vendita. I AUSTRALIA grandi gruppi hanno puntato sui marchi non dell’amE MACAO miraglia: Alexander McQueen (+47%) e Saint Laurent (12%) per Kering, Céline e Givenchy (entrambi +11%) per Lvmh e Miu Miu (+8%) per Prada. Non tutte le aziende se la sona cavata altrettanto bene. È il caso di Ermenegildo Zegna, che in un anno ha ridotto il numero di negozio di 41 unità, ridimensionando il suo network del 10% e di Salvatore Ferragamo, che ha tagliato del 4% i monomarca, scesi a 539. Di fronte al progressivo ripensamento delle strategie retail, molte aziende hanno anche iniziato a rivolgere lo sguardo verso nuovi mercati, alla ricerca di opportunità più promettenti. Sul piano immobiliare, secondo lo studio i Paesi dove le aziende si sono impegnate a investire di più nel corso del 2016 sono stati l’Arabia Saudita, Macao e l’Australia, dove l’incremento di aperture è stato rispettivamente del 687%, 28,6% e del 17,2%. Nel Paese arabo e in particolare nella sua capitale Riyad, i monomarca di lusso sono passati da 8 a 62 in 12 mesi. Quanto al futuro, gli analisti sono certi che le opportunità si presenteranno. Si tratterà di prenderle al volo. «Certo conclude Solca - l’idea oggi è di sviluppare le vendite sul canale digitale. Per il futuro online e offiline convivranno, potenziandosi a vicenda». ■

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È BOOM DEL RETAIL PER VALENTINO E VERSACE FERRAGAMO E ZEGNA PIÙ CHIUSURE CHE APERTURE

NEGOZI @ Jan 2016

Michael Kors 734 Valentino 165 Versace 137 Gucci 503 Yves Saint Laurent 155 Alexander McQueen 36 Céline 161 Burberry 465 Louboutin 98 Miu Miu 182 Moncler 135 Givenchy 110 Tiffany 313 Tod’s 242 Bottega Veneta 282 Prada 381 Bulgari 265 Dolce&Gabbana 290 Hermès 313 Louis Vuitton 473 Giorgio Armani 186 Loro Piana 132 Salvatore Ferragamo 562 Ermenegildo Zegna 423 Totale 6747

NEGOZI @ Jan 2017

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DELTA STORE

779 6% 205 24% 170 24% 532 6% 173 12% 53 47% 178 11% 481 3% 113 15% 196 8% 148 10% 122 11% 319 2% 247 2% 289 1% 384 1% 267 1% 291 0% 314 0% 472 0% 185 -1% 126 -5% 539 -4% 382 -10% 6965 3%

45 40 33 29 18 17 17 16 15 14 13 12 6 5 3 3 2 1 1 -1 -1 -6 -23 -41 218

Fonte: RE Analytics, Exane BNP Paribas analysis


E-FASHION SOFTWARE for

Consiglio Mega CEO E-Fashion Software

Fabio Maglioni Country manager di SPLIO.IT

Una partnership evoluta al servizio della moda La software house internazionale Splio rafforza la propria offerta, allargando il suo ecosistema di partner di qualità attraverso l’intesa con E-Fashion Software, realtà attiva nella ricerca e sviluppo di soluzioni software integrate per la gestione della supply chain nell’ambito della moda. Software house internazionale proprietaria di Spring (innovativa Customer Experience Management Platform, che può contare su una qualificata clientela internazionale), Splio amplia gli orizzonti grazie all’intesa con E-Fashion Software, partendo dalla base comune della conoscenza e dell’esperienza nel comparto fashion retail. Presente sul mercato globale da 15 anni, Splio ha uffici in tutto il mondo - a Parigi, Barcellona, Milano, Varsavia, Pechino, Shanghai e San Paolo - ed è in grado di orchestrare processi di omnichannel customer experience, tramite la sua piattaforma esclusiva per la gestione della relazione con i clienti e la customer experience. Offerta in modalità SAAS, Spring si avvale infatti di asset come la modularità e la centralizzazione dell’archivio dei dati, integrandosi con tutti

i sistemi aziendali, per fornire ai brand una visione a 360° del singolo cliente durante la customer journey. Quanto a E-Fashion Software, nata ufficialmente nella seconda metà degli anni Novanta, è leader nelle soluzioni software integrate per il governo della supply chain delle imprese della moda: la sua carta vincente è una soluzione tecnologica flessibile e personalizzabile, oltre che facilmente fruibile da parte della clientela, grazie alla presenza di numerosi moduli in grado di integrarsi con sistemi già esistenti. Insieme Splio ed E-Fashion Software offrono ai player grandi, medi e piccoli del retail una soluzione completa, capace di soddisfare ogni esigenza. La scelta di iniziare questa collaborazione rientra nella strategia commerciale intrapresa da Splio, che prevede la creazione di un ecosistema di partner qua-

lificati. Fabio Maglioni, country manager di Splio Italia, sottolinea l’importanza del fashion per l’azienda e ribadisce: «Insieme a E-Fashion Software, società dall’indubbia expertise, rafforziamo la presenza nel settore retail, che rappresenta già una bella fetta della nostra customer base». Da E-Fashion Software fanno notare la validità strategica e operativa «di un’offering congiunta, completata da iniziative di comunicazione e marketing, con lo scopo di raggiungere nuovi clienti moda». Tra le varie attività di supporto al progetto sono previste la sponsorizzazione di eventi, la partecipazione a convegni di spicco nel fashion retail e la creazione di momenti di formazione e training, che sappiano offrire ai marketer delle aziende retail fashion input interessanti e, soprattutto, un supporto valido e concreto.

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online luxury retailers

Ynap e farfetch a confronto

Il duello per il futuro dello shopping

Abbiamo un vantaggio competitivo nell’essere first mover. Del resto l’innovazione o la si fa o la si segue. La concorrenza fa bene se leale

Il duello Federico Marchetti-José Neves appassiona gli addetti ai lavori da tempo. Il confronto si gioca più che sui fatturati sulle strategie: chi fra Ynap e Farfech saprà tenere meglio il passo con i cambiamenti del mercato? La rivalità è destinata a spostarsi su un terreno delicato: come reinventare il rapporto tra e-tailer e brand del lusso

Federico Marchetti

di Andrea Bigozzi

The Federico Marchetti-José Neves duel is based on strategies rather than on sales: who between Ynap and Farfech will be able to better keep up with industrty changes? The competition will go a long way on a delicate ground: how to reinvent the relationship between e-tailer and luxury brand.

T

ra i due, le ultime materie del contendere sono il servizio e l’assortimento. Migliorare l’esperienza del cliente in chiave multichannel pareva essere una priorità di Federico Marchetti, che poche settimane fa ha annunciato la partnership di Ynap con Valentino: dal 2018 via libera ad acquisti in negozio pagando con smartphone, accesso a un inventario integrato per trovare sempre la taglia, consegna rapida e restituzione in store di capi acquistati online. Ma con poco più di una settimana di ritardo, è arrivato l’immancabile rivale José Neves. La sua piattaforma, Farfetch, ha lanciato con Gucci il servizio Store to Door in 90 Minutes. Ovvero dal 12 aprile attraverso il sito dell’e-tailer o la sua app è possibile acquistare in dieci città nel mondo una selezione di prodotti del marchio italiano e ricevere l’ordine in massimo 90 minuti. Da qualche tempo è sempre così. Neves rincorre Marchetti, che a sua volta cerca di superare Neves come in un grande Risiko virtuale. Marchetti fonde Yoox con Net-a-Porter. In contempora-

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Ynap aprirà un nuovo hub tecnologico a Londra, presso il White City Place

YNap

in cifre 1,87 mld S

fatturato 2016

17%-20%

ritmo di crescita al 2020

4.128

dipendenti

28,8 milioni

visite mensili sul sito

nea si inizia a parlare del progetto di Neves di quotare Farfetch, che dovrebbe arrivare a conclusione nel 2018. Marchetti resta da solo alla guida di Ynap dopo l’uscita di Natalie Massenet con cui non corre buon sangue. Neves non ci mette molto a offrire alla fondatrice di Nap la poltrona di co-chiarman del suo gruppo. Mossa e contromossa. Ecco perché c’è tanta attenzione su questo duello a distanza tra due imprenditori costantemente impegnati a rinnovare il rapporto tra i brand del lusso e gli online retailer. Se il Marchetti degli esordi è stato bravo a creare relazioni forti con gli stilisti per crearsi una reputazio-

ne e distaccarsi dall’immagine di stockista online, allo stesso modo Neves sta cercando la collaborazione con i big del fashion per fare il salto di qualità e andare oltre l’etichetta di “aggregatore” di boutique. Per questo negli scorsi giorni, in un incontro a porte chiuse a Londra, il fondatore di Farfetch ha presentato la sua idea di “Store of the future”, che grazie all’utilizzo di nuovi software pensati per migliorare l’esperienza in store del cliente, diventerà l’anello di congiunzione tra un’ottima presenza online e un’offerta omnichannel. Per quanto diversi per stile e anagrafe (Marchetti classe 1969, Neves è del


La nostra filsofia è quella del win-win: siamo un modello di pura condivisione di ricavi. vogliamo rivoluzionare il retial e Se ci riusciamo ci saranno soldi per tutti Josè Neves

Il nuovo quartier generale di Farfetch all’interno di The Bower in Old street a Shoreditch, uno dei quaertieri più in voga di Londra

1974) sono obbligati a convivere dentro una vetrina molto ambita, quella degli e-tailer. Da in cifre una parte Ynap con ricavi pari a 735 Mln S 1,87 miliardi di euro nel 2016, vendite generate 2016 a una vetrina molto amdall’altra Farfetch con 800 mipia: servizio per il quale lioni di dollari di fatturato lor50% la società richiede una do (circa 735 milioni di euro) ritmi di crescita commissione mai ufficiagenerati sulla sua piattaforma. stimati per il futuro lizzata, ma che oscilla tra «Abbiamo tanti piccoli com1.500 il 25-30%. La rivalità tra petitor e non solo Farfetch, che dipendenti i due e-tailer “scalda” ancomunque registra un fatturato che gli analisti finanziari, pari a un decimo del nostro» 10 milioni che pubblicano report minimizza Federico Marchetti visite mensili sul sito dove i due contendenti quando si tratta di commentaprevalgono alternativare la potenziale minaccia. Ma mente. Per gli esperti di Exane Bnp Paripiù che un primato sui numeri, quello che bas è la divisione in-season di Ynap, che sta rivendicano i due, è il riconoscimento che vivendo la più grande decelerazione del tasil modello di business seguito dalle rispettiso di crescita post-merger, a dover affrontare ve società è quello che meglio tiene il pasla sfida più immediata. «Farfetch - si legge so con i cambiamenti del mercato del lusso. in un recente studio - si sta espandendo a un Quella di Ynap è essenzialmente un’attività ritmo del 60% ed è destinata a superare Netwholesale e come tale il gruppo si assume a-Porter come portale di aggregazione nei il rischio dell’invenduto. La piattaforma fonprossimi 24 mesi». Ci pensa invece Morgan data dell’imprenditore portoghese invece è Stanley a riportare il sorriso sulle labbra di un mercato: sono le boutique associate (quaMarchetti e dei suoi azionisti dicendosi consi 600 in 40 Paesi) a possedere la merce, a vinta che la società «sarà in grado di manspedirla al cliente e a occuparsi dei resi. Il tenere un ritmo di crescita intorno al 17%ruolo di Farfetch, in questo meccanismo, è 20% al 2020» e al contempo ridimensiona quello di consentire ai multibrand l’accesso

farfetch

il fenomeno Neves, che si muove in un mercato più piccolo di quello riferibile a Ynap. E in effetti la sfida del futuro per Farfetch si giocherà sulle dimensioni. Per far crescere la sua società Neves punta a conquistare nuovi clienti tra i buyer (il bacino potenziale è stimato in circa 2mila boutique nel mondo) e a rinsaldare il rapporto con i brand. Ma che cosa potrebbe spingere i marchi a preferire Farfetch a Ynap? Da un lato, hanno spiegato gli esperti di Morgan Stanley, il margine di profitto lordo di Ynap, al netto dei costi di spedizione, è pari al 50%, superiore quindi al 25-30% caricato dal competitor, motivo che potrebbe incentivare il cambio di partner e che permetterebbe alle singole aziende di vendere i propri prodotti contemporaneamente sul marketplace Farfetch e sul proprio sito. In più oggi il pacchetto messo a punto da Neves offre anche la piattaforma per e-commerce monomarca Black&White che dà la possibilità di controllare le vendite sui multimarca. A questo punto, però, le case di moda dovrebbero sobbarcarsi i costi di spedizione, mentre, affidandosi al gruppo guidato da Marchetti, i brand si liberano del rischio legato all’inventario in quanto vendono il prodotto all’inizio della stagione. Comunque vada, la guerra tra i due non finirà presto: Marchetti ha annunciato di recente che lancerà la private label di Yoox. A Neves ■ la prossima mossa.

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DIGITAL WORLD

LE PMI SI METTONO IN GIOCO

MODA 4.0 SE NON ORA, QUANDO?

La quarta rivoluzione industriale non aspetta. Il momento di raccogliere la sfida del Piano Industriale 4.0 è adesso, anche per le piccole medie imprese, chiamate a riorganizzare modelli, processi e governance aziendali. Ma quali sono gli ostacoli al cambiamento? Quale l’approccio giusto per un’evoluzione reale, capace di ingaggiare i consumatori iperconnessi di oggi? DI ANGELA TOVAZZI

Digital revolution urges small and medium-sized Italian companies to have a radical rethink, resetting models, processes and corporate governance.

L’

ultimo report della Commissione Europea sul Desi (Digital Economy and Society Index), l’indice che misura il percorso dei Paesi verso un’economia e una società digitalizzate, è stato impietoso: nel 2016 l’Italia si è classificata al 25esimo posto su 28 nazioni riguardo a connettività e competenze, evidenziando solo un miglioramento nell’utilizzo del commercio elettronico. Un ritardo cronico che tocca soprattutto le realtà industriali dalle dimensioni più contenute, spesso ancora all’inizio nel processo di alfabetizzazione digitale e riluttanti a dismettere procedure e schemi collaudati per lasciarsi contaminare dalla cosiddetta digital revolution. «Rivoluzione significa cambiamento e i cambiamenti sono nella lista delle cose che generano maggior timore nell’ambito delle scelte aziendali - commenta Maurizio Alberti, managing director della tech company per il digital marketing Mapp -. Tranne alcune eccezioni, solitamente la leva

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che spinge a interventi significativi nelle strategie imprenditoriali è la disperazione, la percezione che l’innovazione sia una delle ultime azioni possibili per salvaguardare la continuità dell’azienda stessa». Ma l’ansia da prestazione tecnologica, generata frequentemente da poca disinvoltura high-tech e da una sfasatura tra età anagrafica ed età digitale, spesso non è buona consigliera in una logica di evoluzione reale, capace di incidere sull’impalcatura gestionale. Fabio Maglioni, country manager per l’Italia di Splio, software house internazionale proprietaria di una customer experience platform in cloud che annovera clienti in tutto il mondo, aggiunge: «Quando mancano adeguate competenze, l’azienda cosa fa? Si porta in house un digital chief officer, pensando di aver risolto il problema. Ma poi si scopre che questa figura la maggior parte delle volte resta una sorta di appendice, incapace di generare ricadute dagli effetti pervasivi all’inter-

no dell’impresa». «Che l’acquisizione di una visione digital-oriented sia graduale è corretto - precisa - ma le company, di qualsiasi dimensione siano, devono avere un piano, una strategia d’insieme. Maturando la consapevolezza che il digitale non è un asset periferico, ma un valore centrale del business». CAMBIARE PER NON MORIRE: È IL FATTORE UMANO LA GRANDE SFIDA Insomma, la mission digitale non dovrebbe rimanere appannaggio della business unit deputata all’online, ma contagiare l’intero ecosistema aziendale, raggiungendo la stanza dei bottoni, per poi andare a permeare tutti i reparti. Alessio Barbati - chief e-commerce officer di Triboo Digitale, e-commerce company del gruppo Triboo - parla di uno «scollamento fra top management, spesso ancora carente in fatto di cultura digitale, e il digital chief officer, che il più delle volte si trova a dover


1. Un simbolo della tecnologia applicata alla moda: una sfilata di Iris van Herpen 2 . Focus sul consumatore: un’immagine della software house Splio 3 . Uno scatto rubato nel backstage della passerella di Giambattista Valli a Parigi

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UNA RICERCA DI SDA BOCCONI

LE AZIENDE ACCELERANO SUL DIGITALE, MA L’AVVENTURA È APPENA INIZIATA According to a research of Sda Bocconi, commissioned by Sap, 63% of small Italian companies have already undergone a process of digitalization. Cloud computing, intelligenza artificiale, big data e Internet of Things: quanto ne sanno le piccole e medie imprese italiane? Qual è la loro relazione con il digitale? A fotografare il progresso della digital transformation nell’ambito delle Pmi manifatturiere nostrane è una ricerca di Sda Bocconi, commissionata da Sap, leader mondiale nelle soluzioni software per il business, che ha preso in considerazione un campione di circa 1.200 realtà industriali appartenenti a svariati settori produttivi, per il 54% con un fatturato inferiore ai 40 milioni di euro. Risultato: più della metà delle aziende sta facendo i conti con la digitalizzazione. Nello specifico, il 63% ha già concluso (27%) o lanciato (36%) almeno una iniziativa che va in questa direzione e il 13% non ha ancora fatto nulla ma si propone di attivarsi entro il 2017. La gestione economica dei progetti appare centralizzata (il 65% del budget è attinto da quello più generale dell’azienda), così come la regia organizzativa: la responsabilità delle inziative viene affidata nel 48% dei casi a chi è alla guida dell’It, nel 40% ai dirigenti (ceo o direttore generale) e nel 36% direttamente al proprietario della società. «Le realtà interpellate commenta Gianluca Salviotti, Sda professor di Sistemi Informativi presso Sda Bocconi School of Management - dimostrano un approccio maturo al digital manufacturing: sono impegnate a costruire l’infrastruttura, di processo e tecnologica, su cui basare le fondamenta del percorso verso i paradigmi dell’Industria 4.0. Il tutto senza ansia da moda tecnologica, ma con un’oculata scelta di strumenti e tecnologia». (a.t.)

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prendere decisioni fondamentali per il futuro della realtà dove opera». Risultato: «Oggi c’è più consapevolezza sul ruolo dell’online e vengono erogate più risorse - osserva -. Ma sarebbe bello se questi investimenti facessero parte di un progetto unitario, dove chi è ai vertici si mette veramente in gioco». «Non basta introdurre tecnologia - sintetizza Barbati -. Occorre studiare, capire, confrontarsi direttamente con i fornitori di servizi digital, occuparsene in prima persona. Non bisogna demandare. È troppo importante». Sì, perché il «darwinismo digitale» non aspetta. Urgono strategie che resettino gli organigrammi e la «filiera» aziendale per allinearli alla rivoluzione in corso, tenendo presente che, come sottolinea Roberto Da Re, presidente di Venistar (specializzata nello sviluppo, fornitura e implementazione di soluzioni innovative per la gestione del fashion & luxury in ambito retail, wholesale e distribution), «è più

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4. Un insieme Seventy, brand di Ca’ da Mosto 5 . Un look Bomboogie, marchio di Space 2000 6 . Il nuovo everywhere shopper: uno scatto di Venistar, specializzata nello sviluppo, fornitura e implementazione di soluzioni per la gestione del fashion & luxury in ambito retail, wholesale e distribution

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sinergie importanti con tutto l’organigramma facile cambiare i sistemi che l’organizzazioaziendale. La digital trasformation è tangibine». «Occorre una fondazione digitale dove le, anche per l’esistenza di tante figure ibride, innestare tutti i progetti - evidenzia Da Re trait d’union fra fisico e virtuale». Anche da con una regia e una logica di ampio respiro, Ca’ da Mosto, azienda veneta a capo di brand in grado di abbattere i silos e intaccare le income Seventy, il processo di internalizzaziofrastrutture». Ben venga dunque l’internalizne è partito da circa due anni, dopo tre-quattro zazione dei processi e delle funzioni legate a anni di sperimentazione con soluzioni affidate e-commerce e marketing online, ma integrati in outsourcing a specialisti del settore: «Abin una visione a 360 gradi, con il coinvolgibiamo riportato in casa la logistica, le spemento fattivo delle figure apicali della comdizioni, il customer care - informa il digital pagine aziendale. «Da noi di Space 2000 non chief officer Nicolas Zuin -. Per il momento è stato un percorso complesso, grazie a una l’e-commerce incide sul fatturadirezione giovane, competente, to di Seventy per l’1,5-2%, ma che ha dato l’imprinting a una NON BASTA puntiamo a crescere, con inveprogressiva digitalizzazione», stimenti su re-marketing e reracconta la digital department INTRODURRE targeting, in piena sintonia con manager dell’azienda di ab- TECNOLOGIA. I il top management». Del resto, bigliamento, Maria Beatrice VERTICI DELLE la sfida 4.0 non rappresenta solo Falcione. Dopo aver lanciato AZIENDE DEVONO l’e-shop con un full service pro- STUDIARE, CAPIRE un mero input alla modernizzazione, ma una soglia obbligata vider, con processi gestiti quasi CONFRONTARSI Alessio Barbati da superare, se si vuole rispontotalmente in outsourcing, la Triboo Digitale dere a tono ai consumatori volurealtà torinese a capo di brand bili e iperconnessi di oggi. Perseguire logiche come Bomboogie ha riportato in house la lomulticanale con l’integrazione di online e ofgistica, le spedizioni, il customer marketing, fline, creando percorsi ed esperienze uniformi dipendendo dall’esterno solo per la piattafored efficaci lungo tutto il loro processo d’ama tecnologica. «Siamo un team di cinque quisto, è la conditio sine qua non per ingagpersone - spiega Falcione - ma sono attive

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giarli e convincerli. Non bastano un ottimo prodotto, un buon rapporto qualità-prezzo, lo storytelling. Oggi serve l’engagement dell’“everywhere shopper” che surfa da un device all’altro e non distingue tra dispositivo fisso e mobile, tanto meno tra fisico e digitale. Capire chi si ha di fronte, seguirlo con contatti ad personam e riuscire a mantenere il dialogo con lui diventa prioritario: «La tecnologia commenta Fabio Maglioni di Splio - permette una profilazione sul comportamento, creando percorsi di customer journey che fanno sentire il cliente un individuo, non parte di un cluster, e che puntano a trasformare ogni transazione in relazione». Empatia con il singolo consumatore e interventi tailor made: queste sembrano essere le nuove regole del marketing. «Di ogni cliente non basta sapere chi è, dove abita, ma dobbiamo conoscere anche cosa e dove ha comprato, cosa ha apprezzato, di cosa si è lamentato. Dobbiamo risalire a tutta la sua storia transazionale, online e offline - aggiunge Roberto Da Re di Venistar -. Le aziende che stanno portando avanti strategie one-toone con i consumatori, cavalcando la potenza delle nuove tecnologie, sono ancora poche. È vero, i risultati spesso non sono immediati, ma a lungo termine diventano eclatanti». ■


MILANO UNICA for

A Milano Unica la moda incontra il cinema LE TENDENZE AUTUNNO/INVERNO 2018-19 IN UN PARALLELISMO TRA L’ARTE DEL MONTAGGIO CINEMATOGRAFICO E L’ACCURATA ALCHIMIA SPERIMENTALE DELLE MATERIE PRIME DI CUI SONO FATTI GLI ABITI La presentazione delle Tendenze di tessuti e accessori per le collezioni Autunno/Inverno 2018-19, proposte da Milano Unica il 23 marzo scorso, ha registrato una significativa partecipazione. Più di 800 visitatori, in rappresentanza di aziende espositrici, dei centri stile di importanti brand di moda e, in generale, dei clienti della fiera, hanno apprezzato le proposte e l’allestimento realizzati dal Direttore artistico di Milano Unica, Stefano Fadda. Quattro i temi presentati: “Edonismo e trumpismo”, “L’Agender glamourous”, “Il British performante” e “Il viaggiatore spirituale estremo”, negli spazi messi a disposizione dal Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano. Il tutto in un parallelismo tra l’arte del montaggio cinematografico di cui è fatto un film e l’accurata alchimia sperimentale delle materie prime di cui sono fatti gli abiti. «Sicuramente un azzardo sostiene Stefano Fadda, Direttore artistico di Milano Unica -. Un ingenuo gioco intellettuale, che ha prodotto un big bang di spunti creativi. In questo mix, l’unione dei mondi dei diversi film-maker, le sinergie dei colori delle immagini, le interpretazioni insolite delle pellicole superano tutti i contrasti, regalando una riscrittura stimolante di “opere prime” proiettate non più sullo schermo ma su tutti i tipi di tessuri». «Una presentazione non solo scenograficamente ben riuscita - dice Ercole Botto

Poala, Presidente di Milano Unica -. Da imprenditore, infatti, ho apprezzato le suggestioni ipotizzate da Stefano Fadda che, ne sono certo, troveranno conferma nelle proposte di tessuti e di accessori che troveremo nell’Area Trend alla prossima edizione di Luglio di Milano Unica». «Doppiamente emozionante - aggiunge Antonella Martinetto, Presidente di Moda In e anima di questa evoluzione stilistica e contenutistica -. Per l’emozione che ho provato personalmente ma, soprattutto per le emozioni suscitate nelle tantissime persone con cui ho commentato l’evento. Il successo di partecipazione è una conferma che siamo sulla strada giusta nella creazione di un momento non solo commerciale, ma anche di comunicazione e di servizio. Abbiamo dimostrato di avere idee ed energie per andare avanti con successo». «La soddisfazione - conclude Massimo Mosiello, Direttore Generale di Milano Unica - manifestatami dalle tanti espositori e buyer, che hanno visitato Tendenze, soprattutto come momento di servizio è di buon auspicio per la prossima edizione di Luglio di Milano Unica». L’importanza delle Tendenze Tessili-Accessori nel percorso della moda è stata confermata dalla presenza di Guglielmo Miani, Presidente di Monte Napoleone District, che raggruppa i più importanti brand del lusso e che ha fatto da Ambasciatore all’iniziativa.

Viale Sarca, 223, 20126 Milano - Tel 02 66101105 - info@milanounica.it - www.milanounica.it


DIGITAL WORLD

e-commerce cross-border

con i giusti partner il mondo non ha più confini Le vendite online-cross border sono una potenzialità enorme per i player del fashion. Ma avviare un percorso di internazionalizzazione non è facile, a partire dagli ostacoli che si presentano a livello di check out, normative fiscali, logistica, sistemi di pagamento e consegne. Occorre affidarsi a partner qualificati di carla mercurio

Cross border sales are a huge potential for fashion players. But starting a path of internationalization is not a simple business. It’s necessary to face a structured path that involves partners who can offer the right solutions in order to successfully overcome a number of technological, legal and cultural barriers.

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dati di Forrester Research parlano chiaaspetti come documentazioni da produrre, ro: le vendite online cross-border sono deposizioni fiscali da aprire, differenti tassastinate a triplicare nei prossimi quattro anni, zioni, sistemi di pagamento che cambiano fino a raggiungere un totale di 423 miliardi da nazione a nazione, aspetti logistici, spedi dollari nel 2021. Un treno in corsa vertidizioni e consegne. Senza contare la compeginosa verso il futuro, che fra i passeggeri tizione delle aziende presenti sul territorio, conta già numerose realtà del settore moda, che vanno conosciute e analizzate a fondo, mentre altre pianificano di salire a bordo in per comprenderne punti di forza e fragilità. tempi brevi. Nuovi mercati, nuovi consumaL’obiettivo è far sì che vendere a livello glotori e chance enormi di dare slancio al busibale sia altrettanto facile che farlo a livello ness: l’e-commerce senza confini locale, garantendo ai consumatorappresenta una potenzialità enorri un’esperienza gratificante, in nei prossimi me per i player del fashion, so- quattro anni le sintonia con i loro gusti e le loro prattutto per quelli che non hanno vendite online abitudini, che siano in Giappone, ancora le dimensioni per costruire cross-border Cina o Russia. Semplice a dirsi, una rete retail. Ma avviare un per- sono destinate ma non a farsi. Tanto è vero che corso di internazionalizzazione a triplicare, anche i player che già hanno afnon è impresa semplice. Vuol dire raggiungendo frontato il discorso aggiustano ideare capi che possano soddisfa- i 423 milioni di costantemente il tiro, in uno scere i gusti dei Paesi di riferimento, dollari nario in continuo divenire. Ma pensare a nuove dinamiche distrila posta in gioco è alta: ci sono butive e a processi diversi di comunicazione schiere di internauti in tutto il mondo (non e vendita. Significa studiare i mercati, con solo Millennials) sempre più a proprio agio la consapevolezza che lo stesso modello di con tastiere, schermi e telefonini che vanbusiness non può essere valido in aree con no contattati, conquistati e fidelizzati. Nelle cultura, mentalità e abitudini di acquisto difpagine che seguono Joeri Groenewoud, ferenti. È necessario affrontare un percorso vp business development di eShopWorld, strutturato, che preveda la collaborazione Armand Farsi, director eCommerce Comdi partner in grado di offrire le giuste sopetence Center di Arvato SCM Solutions e luzioni. I marchi che vogliono puntare alla Christian Nucibella, ceo e founder di Figlobalizzazione devono in primo luogo preloBlu spiegano come partire alla conquista ■ stare attenzione alle barriere all’entrata o ad del mondo con il giusto bagaglio.

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FILOBLU

«globali, ma con un’ottica locale» With four platforms, one in Europe, one in the United States, one in Hong Kong and another in China, FiloBlu has cut delivery times, providing a better customer experience.

Christian Nucibella Ceo e founder di FiloBlu «Essere presenti in tutti i Paesi in modo diretto e capillare con una rete retail importante è peculiarità dei grandi brand - racconta Christian Nucibella, ceo e founder di FiloBlu, realtà veneta che crea e sviluppa canali di e-commerce -. Una situazione che molte aziende cercano di sovvertire grazie all’e-commerce, che deve essere un volano per entrare nei Paesi di riferimento e far parte di una strategia retail integrata». FiloBlu, spiega, ha scelto


ESHOPWORLd

«check out senza barriere: un’arma indispensabile » To ensure global consistency in shopper experience, starting from check-out optimization, going on with fiscal framework, payment solutions, logistic aspects and so on: this is the strongest weapon, according to eShopWorld. Joeri Groenewoud Vp business development di eShopWorld

di internazionalizzare prima di tutto se stessa, aprendo sedi in Cina, Stati Uniti, Londra, Praga e Hong Kong. Fra i punti di forza del player veneto c’è la logistica: «Con quattro piattaforme, una che copre l’Europa, una negli Stati Uniti, una a Hong Kong e un’altra in Cina abbiamo abbattuto i tempi di consegna, garantendo una migliore experience al consumatore, grazie a una gestione multi stock dinamica e integrata che ci permette di avere anche tre magazzini collegati in un unico website». Per garantire user experience mirate, FiloBlu ha attivo un reparto in grado di analizzare i processi di acquisto per singoli Paesi e ottimizzare le performance, agevolando l’utente nella navigazione e nell’acquisto. Inoltre si occupa degli aspetti fiscali e amministrativi specifici di ogni Paese: dai documenti di

trasporto alla tassazione, fino alle posizioni fiscali da creare. «A proposito di pagamenti - racconta Nucibella - abbiamo stretto una partnership pluriennale con Adyen, che gestisce tutti i principali sistemi globali e locali, mentre per la Cina puntiamo su WeChat e Alipay». Nel mirino di FiloBlu ci sono anche il customer care internazionale, un’accurata selezione dei marketplace strategici, l’analisi dei dati e il digital marketing, che concorre non solo a generare traffico verso l’e-commerce ma anche ad aumentare la brand awareness. «Se in un’ottica global Google e Facebook assorbono solitamente quasi tutti gli investimenti racconta Nucibella -. Ci sono player local molto forti da inserire in una strategia global, tra cui VK e Yandex per la Russia, WeChat, Baidu e Weibo per la Cina».

«La mission di eShopWorld è dare sostegno ai retailer online affinché possano avere successo all’estero, grazie a una shopping experience localizzata e senza soluzione di continuità, che metta in risalto il loro marchio, a partire dalla prima visita sul web fino ad arrivare alla consegna, con customer service e servizio di resi compreso». Joeri Groenewoud, vp business development di eShopWorld, racconta i plus di questa realtà con headquarters a Dublino: «Garantire ai consumatori una shopping experience localizzata e l’ottimizzazione del check-out vuol dire prezzi riportati in valuta del Paese, con imposte e tasse comprese, pagina di check out ottimizzata per il mercato locale, con più lingue, più valute, campi per gli indirizzi tarati sui sistemi di ogni mercato e metodi di pagamento locali. «In questo modo acquistare prodotti di un brand internazionale sarà come comprare un marchio locale». Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, eShopWorld funge da Merchant of Record e può

accettare pagamenti in oltre 90 valute, per un totale di 40 diversi metodi. Inoltre gestisce un sistema di protezione da frodi e fluttuazioni valutarie e, nei Paesi dove è possibile, anche un sistema di Tax refund. Sul fronte logistica, l’azienda lavora con i migliori partner di ogni Paesi, riuscendo a gestire oltre 25 partner, in modo da garantire servizi di spedizione standard ed espresso. «A oggi - puntualizza Groenewoud - operiamo tramite 12 hub globali, incluso uno in Italia, spediamo in oltre 100 Paesi e gestiamo 40 centri che si occupano dei resi in modo da consentire ai marchi la sostituzione della merce nei tempi più brevi possibili. È possibile inoltre che i prodotti da rendere vengano consegnati a partner wholesale locali o a negozi, se presenti nel Paese». Anche il web marketing è nel mirino di eShopWorld: «Lavoriamo con i brand per sviluppare strategie che consentano il più alto ritorno sull’investimento, individuando i mercati più idonei per ogni singolo marchio».

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ARVATO

«cinque punti vincenti per un successo worldwide» Country prioritization, localization of services, benchmarking, driver analysis and the right set-up are the key aspects in the internationalization strategy proposed by Arvato SCM Solutions.

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COME AFFRONTARE UN PERCORSO VIRTUOSO Riccardo Milani of Boggi and Enrico Fantaguzzi of Woolrich describe the strategic path followed by their companies on the road towards internationalization.

Armand Farsi Director eCommerce Competence Center di Arvato SCM Solutions

Priorità dei mercati, localizzazione dei servizi, benchmarking, driver analysis e giusto set-up sono i cinque punti di forza nella strategia di internazionalizzazione messa a punto per i clienti da Arvato SCM Solutions, service provider tedesco che dialoga con marchi internazionali sul fronte dell’ecommerce e della logistica. «In primo luogo - spiega Armand Farsi, director dell’eCommerce Competence Center - occorre selezionare con attenzione il Paese a cui si vuole dare priorità. Noi siamo in grado di aiutare i clienti grazie a un tool che garantisce ai marchi previsioni attendibili». In secondo luogo vanno affrontati in un’ottica di localizzazione aspetti come pagamenti e gestione del rischio, customer care, gestione dei trasporti con operatori locali, contenuti del sito web (lingua, valuta, eccetera) per assicurare ai consumatori una shopping experience piacevole. Dopo aver selezionato il mercato,

AZIENDE E INTERNAZIONALIZZAZIONE

è importante ottimizzare lo shop online e capire come performa, raffrontando micro tassi di conversione segmentati in base ai dispositivi, con le best practice. Un’analisi che permette di avere una solida base per definire le giuste opportunità di sviluppo. «Partendo da queste indagini - chiarisce Armand Farsi simuliamo una customer journey completa dalla A alla Z, che aiuti a identificare i potenziali driver per performance sotto la media». L’ultimo aspetto cruciale per il successo nel mondo dell’online è il giusto set-up delle infrastrutture IT. Piattaforme di e-commerce che offrono già la scalabilità per lo sviluppo, come Salesforce Commerce Cloud, Spryker o Hybris, possono essere un ottimo investimento per il futuro. Interessanti anche le soluzioni di smart mobile e i sistemi di gestione degli ordini, in grado di supportare l’omnicanalità».

IN EUROPA... «Il percorso di acquisto che Boggi propone è tarato sulle best practice di e-commerce che tendenzialmente non richiedono differenziazioni per Paese, soprattutto se si parla essenzialmente di Europa, come nel nostro caso. Per Riccardo Milani quanto riguarda gli aspetti fiscali, Omnichannel manager di Boggi abbiamo attivato le rappresentanze fiscali nei singoli Paesi, come richiesto dalle normative. Abbiamo aggiunto ai sistemi di pagamento universali quelli diffusi localmente per aumentare i potenziali di conversioni (Ideal in Olanda, Sofort nella Dach e il contrassegno in Italia). Per quanto riguarda le spedizioni abbiamo due corrieri: uno per l’Italia e uno per Cee ed extra Cee. Nel mirino c’è l’omnicanalità, per cui abbiamo attivato tutte le possibili sinergie tra negozi e e-commerce. Ci siamo affidati a specialisti verticali negli ambiti che volevamo approfondire, in primo luogo in materia fiscale».

...E NEL MONDO «Attualmente in Woolrich convivono una piattaforma e-commerce per l’Europa e una per gli Stati Uniti ma il piano è di unificarle. In Estremo Oriente ci muoviamo con partner locali in grado di supportarci al Enrico Fantaguzzi meglio nei rispettivi mercati. Ecommerce Manager Utilizziamo una piattaforma in cloud di Woolrich John Rich & Bros tra le più performanti nel settore fashion. Il modello adottato è parte in house e parte in outsourcing e ci permette di sviluppare competenze interne, affidandoci anche a specialisti per logistica, customer service e gestione della piattaforma tecnologica. Un modello in cui non siamo noi i Merchant of Record, che semplifica tutti gli aspetti fiscali e amministrativi della vendita online cross-border. Le opzioni di consegna e i sistemi di pagamento variano da mercato a mercato e per questi ultimi lavoriamo all’attivazione di tutte le forme più richieste. Il magazzino ora è centralizzato con uno stock dedicato all’e-commerce. Il passo successivo sarà implementare i processi di vendita omnicanale. L’obiettivo è rafforzare l’immagine del brand globalmente e aprire nuovi mercati. Puntiamo inoltre a ottimizzare l’esperienza dell’utente per migliorare il conversion rate e arricchire la navigazione con contenuti originali e info tecniche».


TRIBOO DIGITALE for

Il segreto è attrarre e convertire grazie all’emozione e alla qualità Quando l’eCommerce va oltre l’acquisto: l’importanza di una filiera integrata per guidare le decisioni degli utenti. Da 10 anni a questa parte il mondo dell’eCommerce si è continuamente evoluto e, parallelamente, sono diventate sempre più evolute e rilevanti anche le modalità di comunicazione e gli strumenti necessari per guidare gli utenti online: dal puro push adv all’influenza dei canali social media nelle scelte di acquisto; dalle logiche di omnicanalità alle opportunità di convergenza tra branding e business con l’integrazione tra sito istituzionale ed eCommerce. «In questo contesto - spiega Alessio Barbati, Chief eCommerce Officer di Triboo Digitale - per rispondere alle reali esigenze delle aziende, in particolare quelle del mondo fashion e retail, un eCommerce provider non può più occuparsi soltanto di sviluppare una piattaforma di acquisto e gestire la logistica, ma deve essere in grado di seguire il consumatore in tutti i momenti del customer journey, diventando il punto di accesso per una serie di servizi a valore aggiunto tutto attorno al cliente, che creano risultati di business e rapporti duraturi di fidelizzazione dei clienti». Triboo, grazie alla diversificazione e la trasversalità delle aziende che operano al suo interno, è in grado di affrontare queste sfide con un approccio basato sulla convergenza, in cui si integrano competenze specifiche che permettono di incidere su tutte le fasi del processo di acquisto, allargando la visione rispetto al mero “click-to-buy”. Tutto parte dall’awareness: tanto per un affermato brand del luxury quanto

per una piccolo maison di nicchia è fondamentale esserci e farsi trovare, ma soprattutto riuscire a intercettare gli interessi, anche latenti, delle persone. In questo senso Triboo è in grado di lavorare da un lato con le attività di SEO e SEM sui motori di ricerca e dall’altra con nuove soluzioni di advertising, performance e prospecting che partono dall’analisi dei comportamenti degli utenti, sui siti proprietari e non. Una volta attirati gli utenti sullo store online entrano in gioco i contenuti, su cui l’expertise di Bootique e di Triboo Media apportano un valore aggiunto: la chiave è attrarre e convertire grazie all’emozione e alla qualità superiore, sia attraverso video e photo-shooting così come con l’integrazione di contenuti editoriali. Ovviamente l’acquisto passa poi attraverso le soluzioni più innovative di piattaforma e UX, tramite team dedicati di sviluppo, Quality & Innovation, UX Design. Nelle fasi di loyalty assumono un ruolo chiave le azioni di CRM, email marketing, customer care e omni-channel e infine al momento dell’advocacy la competenza decennale di Bootique nel social media marketing e l’innovativa visione di Friendz sul coinvolgimento dei micro-influencer garantiscono una ulteriore cassa di risonanza per il brand. Questo approccio che mette gli interessi e le esigenze del consumatore al centro dell’esperienza di acquisto sarà presentato da Triboo in occasione del prossimo eCommerce Forum, il 10 e 11 maggio a Milano.

Triboo S.p.A. Viale Sarca 336 edificio sedici - 20126 Milano - Tel. +39 02 64741401- www.triboo.com `GruppoTriboo - ãtriboo-s-p-a-


NEWS

TECLA E STEPFOUR

«La trasformazione digitale DELLA MODA parte dai prodotti» Two experts in technology, Carlo Visani (Tecla) and Maurizio Zaggia (Stepfour), explain how an integrated strategy based on product information management, omnichannel commerce and personalization of customer experience have put the wings to some among the most important fashion & luxury brands. «Se vuoi cambiare i frutti devi cambiare le radici». Questa frase dello scrittore T. Harv Eker è una perfetta metafora del percorso di trasformazione digitale oggi necessario per i fashion brand. Per adattarsi a un contesto guidato dal consumatore, dove il tempo tra il lancio del prodotto in pedana e la possibilità di acquistarlo si è ridotto a poche settimane, il cambiamento deve partire dal cuore dell’azienda, per poi diramarsi in tutti i canali, fino alle casse dei punti vendita. Perché per poter sfruttare al meglio tutte le nuove possibilità di customer engagement è necessario partire dalla base: i prodotti. «Player come Prada e Yoox stanno ripartendo dalla gestione digitale dei prodotti, come rampa di lancio per una strategia omnichannel che regali percorsi d’acquisto indimenticabili» spiega Carlo Visani, chairman di Tecla, azienda specializzata nella trasformazione digitale dei fashion & luxury brand. Le informazioni di catalogo sono poi integrate con piattaforme come IBM Watson Commerce, per gestire le vendite su tutti i canali. «È il caso di Yoox Net-A-Porter - continua Visani che, come visto a IT4Fashion 2017, ora è in grado di gestire fino a dieci milioni di SKU (stock keeping unit) di diversi

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1. Maurizio Zaggia, co-owner di Stepfour 2. Carlo Visani, chairman di Tecla 3. Un’immagine evocativa del lavoro “dietro le quinte” della trasformazione digitale in atto

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brand, orchestrando le loro molteplici logistiche». Un approccio vitale per i pure player, che hanno nel digitale l’unico canale, ma anche per i marchi della moda che devono garantire ai clienti un’esperienza coerente in tutti i punti di contatto. Per esempio Prada, che ha integrato l’e-commerce con Product 360 di Informatica. La casa di moda «può aggiornare le proprie collezioni in modo tempestivo - puntualizza il chairman di Tecla - accelerando il time to shop, senza perdere il carattere aspirazionale su cui si fonda la relazione con il proprio target». La trasformazione digitale del fashion si basa in sintesi su tre step: product information management, omnichannel commerce, personalizzazione della customer experience. «È proprio quello in cui abbiamo supportato un nome come LaMartina» spiega Maurizio Zaggia, co-owner di Stepfour, che in meno di quattro mesi ha realizzato con SAP Hybris Commerce uno store multicountry, con cui il luxury brand argentino ha potuto abbracciare l’omnicanalità, riuscendo a seguire il cliente end-to-end. I risultati? «Un aumento del +46% del fatturato online, un 56% di crescita del valore medio dell’ordine, -45% di resi effettuati» fa notare Zaggia. Perché, ribadiscono i due esperti, la trasformazione digitale parte dalle radici, ma i suoi frutti sono sotto gli occhi di tutti.

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NETCOMM FORUM

Nuovo nome e orizzonti più ampi Scheduled from 10 to 11 May at MiCo-Milano Congressi in Milan, Netcomm Forum is the most important Italian event focused on e-commerce and digital transformation. Cambia nome, da eCommerce Forum a Netcomm Forum, l’evento italiano più importante dedicato a vendite online e digital transformation. La XII edizione del summit, organizzato da Netcomm-Consorzio del Commercio Elettronico Italiano, è fissata il 10 e 11 maggio presso MiCo-Milano Congressi, al Gate 14 di via Gattamelata 5 a Milano: una due giorni di incontri, formazione, networking e approfondimenti, con interventi di relatori di fama internazionale e la presenza di più di 10mila operatori. Si parla di temi come la data revolution, la logistica multicanale, i pagamenti digitali e molto altro, oltre a una serie di workshop tematici su Fashion, Design, Food e Health. In scaletta anche un panel moderato dal nostro direttore, Marc Sondermann, su Digital Export for Made in Italy: l’appuntamento è l’11 maggio alle 14 in Sala Rossa. Roberto Liscia, presidente del Consorzio (nella foto), spiega che il cambiamento di nome in #NetcommForum nasce dall’ampliamento degli orizzonti di un network sempre più articolato, con il cliente al centro. «La chiave del successo competitivo delle aziende italiane - precisa Liscia - sarà creare una vera esperienza di Unified Commerce, dove offline e online e i diversi device si mescolano in un nuovo insieme esperienziale». (a.b.)


GI GROUP

DECODED FASHION MILAN

fashion & luxury: Le posizioni più ricercate

IL DIGITAL STYLE abita qui

Providing recruitment, staffing and workforce management services, Gi Group is a reference point for fashion & luxury as well, with a dedicated unit and specialized recruiters.

From 14 to 15 November Decoded Fashion Milan is scheduled at Talent Garden Milano Calabiana.

Nel 2018 Gi Group compirà 20 anni: nata nel 1998, si connota come la prima multinazionale italiana del lavoro, leader anche a livello mondiale. Attiva in 40 Paesi con oltre 500 filiali, si occupa di servizi che vanno dal lavoro temporaneo al permanent staffing, fino a ricerca e selezione, executive search, formazione, supporto alla ricollocazione, outsourcing, consulenza HR e field marketing. «Nel 2016 - dicono dalla società - abbiamo servito 12mila aziende, con un fatturato di 1 miliardo e 660 milioni di euro e circa 3 mila dipendenti di struttura. Siamo in grado di soddisfare sia ricerche specialistiche ad alto valore aggiunto, dove è importante il know how e la consulenza della filiale radicata localmente, sia grandi progetti da sviluppare in ambito nazionale e internazionale, per i quali abbiamo creato apposite realtà specializzate, tra cui la divisione Fashion & Luxury». Un settore, quest’ultimo, che può contare anche su un team centrale di recruitment, con un raggio d’azione che va dalle figure professional ai junior talent, utilizzando la presenza costante su job board qualificati e partnership con le scuole di moda. Un ruolo chiave nella definizione del candidato ideale, oltre ai database esterni e a quello interno, viene giocato dal monitoraggio di piattaforme social come Linkedin, anche se alla fine è il fattore umano che conta: i colloqui, individuali e di gruppo, sono fondamentali. «Attraver-

so un’open interview individuale strutturata (BEI) - spiegano da Gi Group vengono analizzate le competenze trasversali, quelle tecniche e la motivazione del candidato». I colloqui di gruppo sono usati invece quando è necessario valutare in modo più approfondito le dinamiche relazionali e di interazione tra i candidati, per esempio nella fase di start up di nuove boutique. «Qualora necessario - precisano dall’azienda - mettiamo in campo la soluzione di assessment elaborata dal Competence Center di Od&M, la società di Gi Group specializzata in consulenza HR ad alto valore aggiunto. Ma quali sono le posizioni più ricercate in ambito fashion & luxury? Il range è ampio, ma gli stilisti non sono in cima alla lista. Si va a caccia di store manager e di altri consulenti di vendita, possibilmente con conoscenza di lingue come russo e cinese, di assistenti alle vendite in showroom, ma anche di operai specializzati. In pole position anche gli esperti in marketing e digital, figure chiave per le aziende del settore. Un approccio estremamente qualitativo, poi, non è in contrasto con la velocità richiesta dalle continue evoluzioni del mercato. «Nella moda e non solo - concludono da Gi Group - i primi candidati validi vengono presentati in media alle aziende già a partire da un paio di giorni dopo la richiesta, se si tratta di un profilo junior, ed entro due settimane se consideriamo i profili manageriali».

Torna il 14 e 15 novembre al Talent Garden Milano Calabiana Decoded Fashion Milan, summit internazionale sul fashion tech, portato in Italia da e-Pitti. com, con i principali interlocutori del settore. Come spiega Francesco Bottigliero, ceo di e-Pitti.com, «l’edizione scorsa ha visto una crescita sensibile di pubblico e fatturato. Il giro di affari nel 2016 è raddoppiato rispetto a quello del 2015 e i visitatori sono stati 550 nei due giorni, con un prezzo medio del biglietto di circa 1.000 euro». Tre i focus dell’incontro, che ha Fashion tra i media partner e che vedrà tra i relatori il nostro direttore, Marc Sondermann: il coraggio indispensabile per affrontare la digitalizzazione, l’utilizzo dei dati e i percorsi di integrazione necessari per un vero cross-channel omnicanale. Dopo il debutto a New York, esordisce all’evento di Milano The Front Pitch Row, una “sfida” tra start-up. Viene poi lanciato un concorso dedicato a cinque designer, a cui viene chiesto di realizzare una capsule con un dna non solo moda ma anche digitale. (c.me.)

A PISTOIA

Eccellenze TECHNO Free seminars in Pistoia, scheduled until next November, clear the fog on digital revolution. Le competenze digitali alla base dell’industria 4.0 sono il filo conduttore di alcuni incontri gratuiti, intitolati Eccellenze in digitale, organizzati al Salone Consiglio della Camera di Commercio di Pistoia, in corso S. Fedi 36. I prossimi sono dedicati al Social Media Marketing (15 maggio), a “Costruire un e-commerce di successo” (3 luglio), ai “Web Analytics” (5 settembre), a “Seo e Sem” (5 ottobre) e al “Mobile Marketing” (15 novembre). (a.b.)

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TheOneMilano for

L’haute-à-porter abita a TheOneMilano il salone del womenswear torna a fieramilanocity, dal 22 al 25 settembre, dopo i successi dell’edizione di febbraio, che ha ospitato quasi 300 brand, visitati da oltre 11mila buyer. TheOneMilano è il salone che rinnova il concetto di fiera e propone un format moderno capace di unire in una sola location informazione e business, comunicazione e concretezza commerciale. Una formula unica fra le proposte per la moda donna durante la fashion week, che permette a buyer e aziende di incontrarsi e dare il via a relazioni commerciali solide e su misura. TheOneMilano è un salone interamente dedicato all’haute-à-porter, a collezioni pregiate e moderne, sapiente gioco di equilibrio fra cultura, ricerca ed esperienza produttiva. È la migliore opportunità per scoprire e acquistare le collezioni di ogni segmento moda (classy lady, ricerca, casual) e di ogni tipologia di prodotto (capospalla, total look, maglieria, beachwear e accessori). Gli espositori sono i brand della moda internazionale più importanti per ogni segmento, che presentano collezioni di alta di gamma in grado di far riscoprire l’abilità manifatturiera e la qualità della materia prima, come elemento di dialogo con il consumatore. Accanto a loro brand emergenti e creativi up-and-coming. L’edizione dal 22 al 25 settembre è dedicata alle collezioni per la PE 2018, ma theOneMilano sarà la vetrina anche di capsule collection che strizzano l’occhio

all’inverno con pellicce, cappotti, montoni, piumini e maglieria che superano il concetto di stagione. L’esordio dell’evento fieristico, nel febbraio 2017, è stato un grande successo: a visitare i 286 brand presenti, oltre 11mila buyer e professionisti del mondo della moda, il 63% dei quali provenienti dall’estero, la cui presenza si è tradotta in un considerevole numero di ordini per le aziende espositrici. Più in dettaglio, 1.868 buyer sono arrivati dall’ex Federazione Russa, 1.657 dall’Asia (Cina, Hong Kong, Giappone, Corea e Taiwan) e 504 dal Medio Oriente. Sul fronte europeo hanno spiccato le presenze da Grecia (355), Spagna (282) e Germania (279). «Abbiamo lavorato più di un anno per far nascere il salone che non c’era e che oggi è una realtà - dichiara Norberto Albertalli, presidente di TheOneMilano -. Il prodotto gioca un ruolo di primo piano: si tratta di collezioni che si distinguono per concretezza, qualità e capacità di posizionamento nel mercato». «Non ci sono formule magiche - precisa -. Da sempre per avere successo bisogna proporre un’offerta adeguata alla domanda, vale a dire collezioni capaci di creare veri fatturati di vendita». L’appuntamento è nei padiglioni di Fieramilanocity, con ingresso da Porta Teodorico.

Ente Fieristico Mifur Corso Venezia 38, 20121 Milano Tel 02 7600 3315 - info@theonemilano.com - www.theonemilano.com


NEWS

JULIPET

Al via il nuovo corso by Tollegno Julipet, the men’s underwear brand acquired by Tollegno Holding three years ago, presents the first fruits of the restyling work carried out by the group: the first women’s collection and the flagship store in via Verri in Milan. Acquisito da Tollegno tre anni fa, il marchio di intimo e pigiameria maschile Julipet presenta i primi frutti del restyling portato avanti dal gruppo biellese. Ne parla Clemente Germanetti, brand manager di Julipet e fratello di Lincoln Germanetti, a.d della holding. Che tipo di intervento avete fatto sul brand Julipet? Niente stravolgimenti; Clemente Germanetti, semplicemente abbiamo brand manager di Julipet cominciato a lavorare sia sul prodotto, per renderlo più contemporaneo e appealing anche agli occhi dei consumatori più giovani, sia sulla gestione del brand, con l’avanzata nel canale retail, in chiave omnichannel, e il lancio dei primi pezzi destinati alla clientela femminile. Abbiamo notato che tre quarti dell’abbigliamento intimo e della pigiameria di Julipet veniva acquistato da donne. Così abbiamo iniziato con una collezione test, che per ora include solo il nightwear, ma che dalla prossima stagione comprenderà anche il loungewear, sia per lui che per lei. Un assortimento già disponibile nel primo monomarca... Durante il Salone del Mobile abbiamo inaugurato il primo negozio Julipet in via Verri 3 a Milano. Uno spazio di circa 60 metri quadri su due piani. Se lo store confermerà le aspettative, l’obiettivo nel medio termine è di sviluppare il progetto monomarca in altre tre-quattro location italiane. Quali sono i prossimi sviluppi? Stiamo portando avanti una riqualificazione del network multimarca italiano e aumentando le quote di visibilità del brand presso i singoli punti vendita, attualmente 500. Nel business plan spicca l’estero, che attualmente incide solo per il 3% sul fatturato del marchio (circa 4 milioni di euro, ndr). Partiremo dall’Europa e compiremo i primi test attraverso l’ecommerce. Che ruolo giocherà il digitale? Il futuro di Julipet sarà giocoforza multicanale, in linea con le esigenze degli attuali consumatori “always on”. Stiamo sviluppando un data base unico, con il fine di allineare (a.t.) l’offerta, il servizio, l’esperienza online e offline.

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Avantex

Al passo con la disruption tecnologica Launched by Messe Frankfurt France in September 2015, Avantex takes place at Paris Le Bourget exhibition center together with Texworld and Apparel Sourcing, the two big fairs organized by the company. It’s a bridge between fashion and all the innovations in high-tech sector, that introduces to new ways of conceiving clothes and new ways to propose them. Giunta alla quarta edizione con l’appuntamento dello scorso febbraio e pronta per la quinta, dal 18 al 21 settembre prossimi, Avantex è la scommessa recente di Messe Frankfurt France, che dal settembre del 2015 affianca le due big fair del tessileabbigliamento Texworld e Apparel Sourcing nel centro Le Bourget di Parigi. Con un piccolo nucleo di espositori, pronto a esplodere in parallelo con il dilagare della tecnologia nella nostra vita quotidiana, la rassegna, che si svolge due volte l’anno, è dedicata alle soluzioni e ai prodotti innovativi per la moda: un ponte tra il fashion e l’high-tech nei vari ambiti del comparto. Un incontro che prelude a nuovi modi di concepire gli abiti e di proporli. Innovazione è la parola chiave che muove le strategie di Michael Scherpe, presidente/ceo di Messe Frankfurt France: «Oggi la moda più innovativa non è centrata solo sull’abito e l’accessorio. È trasversale e multidisciplinare, ha bisogno delle capacità e delle ricerche sviluppate in altri campi per essere efficace e competitiva». Sono quattro le sezioni in cui è articolata la manifestazione. L’area “Raw materials and components” pone il focus su fibre e tessuti rivoluzionari, inchiostri innovativi, smart components e sistemi flessibili o “adaptive” per il tessile. “Finished products” propone abiti e accessori moda che abbiano una tecnologia integrata, mentre la parte “Services and technologies” si concentra sulle soluzioni innovative nella fase di produzione, design e prototipia (stampanti 3D, macchinari digitali, cao/cad e molto altro). “Smart retail”, infine, raggruppa i sistemi interattivi dedicati ai negozi o alla vendita (cross-canalità, realtà aumentata, 3D, e-commerce, e-shop, marketing 2.0). Un appuntamento destinato a crescere, a giudicare dal numero dei visitatori (oltre 13mila le presenze registrate globalmente alle tre manifestazioni). Realtà come Adidas, Burberry, Asos, Calvin Klein, Christian Dior, Giorgio Armani, Gucci, Hermès, Louis Vuitton, Max Mara, Ralph Lauren, per citarne alcune. (c.me.)


BATA

«Pronti con la formula Red» With its stores in Bologna (via Indipendenza) and Palermo (via Ruggero Settimo), Bata launches the new retail concept Red, a meeting point between elements of tradition and technological contents, sealed by the use of this color. Da poco riaperti in via Indipendenza a Bologna e in via Ruggero Settimo a Palermo, gli store Bata hanno un concept completamente nuovo, battezzato Red, che rappresenta il punto di incontro tra elementi della tradizione e contenuti tecnologici, suggellato dalla scelta del colore rosso. «A Palermo, come a Bologna, i risultati di vendita e i feedback dei clienti sono estremamente positivi - racconta Barbara Franceschetto, Bata Italy managing director -. Quest’anno abbiamo intenzione di continuare a testare il concept per poi declinarlo in altre città come Milano, Torino e poi Firenze e Roma, con l’obiettivo nel tempo di rinnovare una buona parte dei migliori store. Inoltre stiamo valutando di esportare il layout all’estero». Nel nuovo format, sottolinea Franceschetto, «le categorie merceologiche più enfatizzate sono quelle relative alla donna, che è il nostro main target consumer, e quindi le calzature, l’abbigliamento, lo sportswear e gli accessori femminili. Non mancano le proposte per uomo e bambino». La formula Red, inoltre, permette di dare enfasi agli articoli icona,

BONAVOGLIA

«Vi stupiremo con il nostro Fashion Club» Famous for his representative office based in Reggio Calabria, Cosenza and Palermo, Bartolo Bonavoglia has diversified over time his business with retail. Now it’s time to bet on the new Fashion Club: a «turnkey» project to support retailers. Riunire i dettaglianti in un club esclusivo, con tanto di attestato di garanzia da esporre in vetrina e molti vantaggi per i membri: questa la scommessa recente di Bartolo Bonavoglia, titolare dello studio di rappresentanza omonimo, che ha sedi a Reggio Calabria, Cosenza e Palermo e che opera in Calabria, Sicilia e Basilicata. Una realtà in grado di integrare negli anni l’attività di rappresentanza con il retail, tra franchising, multimarca, concept store e outlet. «Bonavoglia Fashion Club è un progetto molto ambizioso. Nessuno ha avuto un’intuizione simile prima di noi - spiega Antonio Bonavoglia, direttore generale del gruppo, nonché figlio di Bartolo -. Con ben 30 marchi rappresentati, per un totale di 50 linee, siamo in grado di proporre ai membri del club un’offerta di total look mirata: una

veicolati attraverso le campagne pubblicitarie online e offline. «In questo momento stiamo dando grande risalto al prodotto Bata Insolia, che utilizza una tecnologia studiata per permettere di camminare tre volte più a lungo sui tacchi alti». All’interno del Red Concept ci sono inoltre l’area Bata Tech, focalizzata sui prodotti realizzati con le più moderne tecnologie della calzatura, lo spazio Shoemaker, 1 dedicato al made in Italy, e lo Shoewall con le sneaker urban dei migliori brand internazionali. L’insegna Bata è presente in Italia con 245 store, 169 diretti e 76 in franchising. In Europa ne conta più di 410, mentre nel mondo sono oltre 5.000, in più di 50 Paesi. «Abbiamo archiviato il primo trimestre 2017 con un +5% a livello di fatturato e un risultato operativo del +10% rispetto alle stime», conclude Franceschetto. (c.me.)

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1. Barbara Franceschetto, Bata Italy managing director 2. Il flagship Bata in via Indipendenza, a Bologna

soluzione “chiavi in mano” capace di garantire un notevole aiuto ai dettaglianti che aderiscono». I vantaggi sono tanti: dalla consulenza per l’allestimento del negozio e per gli acquisti all’applicazione di condizioni commerciali tailor made, dal ritiro degli invenduti a piani di pagamento personalizzato, dall’accesso prioritario b2b all’esclusività distributiva. Senza contare la possibilità di calibrare l’offerta scegliendo combinazioni ad hoc dei brand in scuderia. Nomi come Liu Jo, Patrizia Pepe, Love Moschino, Kaos, Desigual, Silvian Heach, Annarita N, Incotex, Jacob Cohën, Saucony, Replay, Gaelle, Rossignol, Elena Mirò, Caractère, Manila Grace, Mangano, Ottod’Ame e Bottega Martinese, solo per citarne alcuni. Il progetto è già partito con le prime vetrine, a Reggio Calabria, Lamezia Terme, Soverato, Crucoli, Praia a Mare, Taurianova e Catanzaro Lido. «Testiamo il format in Calabria con l’obiettivo di arrivare a circa 20 punti vendita in tre/quattro stagioni - conclude (c.me.) Antonio Bonavoglia - e poi proseguiremo con la Sicilia».

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1. Bartolo Bonavoglia con i figli Titti e Antonio 2. Il punto vendita di Soverato, che ha aderito al nuovo progetto Bonavoglia Fashion Club

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NEWS MASSIMO ALBA

TOUR NEL BEL PAESE Forte dei Marmi, Taormina and Bellagio are the new retail destinations for the “emotional” fashion of Massimo Alba.

Antonio e Fabrizio Mangano

MANGANO

«PIÙ RAPIDI DEL MERCATO» The women’s ready-to-wear brand Mangano aims at double digit growth in 2017. CEO Antonio Mangano’s goal is to strengthen exports (from 15% to 40% in 2019), but one of the next projects is a new flagship in Rome. Nel 2016 avete raggiunto un giro d’affari di 15 milioni di euro e prevedete per il 2017 un incremento del 9-10%: quali le leve della crescita? Una delle priorità è sicuramente una maggiore presenza all’estero. Oggi realizziamo oltreconfine il 15% del giro d’affari ma vogliamo salire al 40% entro il 2019. Un obiettivo possibile: partendo da un consolidamento della presenza in Europa occidentale (soprattutto in Francia, Germania e Portogallo), amplieremo gli orizzonti verso Europa dell’Est, ex Urss, Medio Oriente - dove già possiamo contare su un agente - e l’Asia, presidiata con 12 store e una joint venture distributiva in Cina, oltre a una filiale commerciale a Hong Kong. L’Italia che ruolo giocherà in questo sviluppo? La grande importanza che il mercato interno continua a rivestire è dimostrata dal fatto che per il nostro prossimo flagship, in arrivo nei primi mesi del 2018, abbiamo scelto Roma, in una location centrale, probabilmente a ridosso di piazza di Spagna. Quali sono gli altri asset su cui investite? Un prodotto sempre più ricco, grazie anche alle brand extension nelle borse e, dall’autunno-inverno 2018/2019, nelle scarpe, più capsule e flash di collezioni, più servizio. Queste le nostre armi contro l’appiattimento generale e a favore di una clientela evoluta: in uno scenario che richiede grande velocità, noi non ci tiriamo indietro. Tutti parlano di e-commerce: cosa significa questo business per voi? Lo abbiamo lanciato sei anni fa ed è uno dei cardini del futuro, visto che abbiamo registrato una crescita costante, intorno al +10% annuo, e sappiamo di poter raddoppiare questa percentuale, internazionalizzando sempre più anche questo (a.b.) aspetto del business. 

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A otto anni di distanza dall’inaugurazione del primo negozio in via Brera 8 a Milano, prima che l’area fosse denominata “design district”, Massimo Alba accelera con le aperture nel nostro Paese e tiene a battesimo altri tre monomarca, che vanno ad aggiungersi allo store milanese e agli altri due punti vendita avviati negli ultimi anni a Roma (due piani in via dei Coronari 203, presso Palazzo Lancellotti) e a Sestri Levante (in via XX Settembre 17, a due passi dalla Baia del Silenzio). Fedele allo stesso concept: quello di spazi con l’“anima”, arredati come una casa, dove accogliere i clienti come fossero amici, lasciando loro il tempo di scegliere o di chiacchierare seduti comodamente in poltrona. Le tre nuove location si trovano tutte in località turistiche: Forte dei Marmi, Bellagio e Taormina. Nel centro toscano il negozio è in via Achille Franceschi 29, sul tetto dei bagni de L’Orsa Maggiore, e all’interno punta a emozionare con pareti rivestite dalle pagine di The Rudder, preziosa rivista inglese di nautica d’inizio Novecento, un tappeto di circa 30 metri dipinto di blu, una tenda fatta con le lenzuola di canapa ricamate dall’amico Roberto Reale. Dal gusto barocco la “stanza-scrigno” a Bellagio (nella foto): 30 metri quadri rivestiti di carta ingiallita dal tempo, una terrazza con due poltroncine e, attorno, il verde dell’aspidistra in Salita Mella. A Taormina la moda di Massimo Alba invece prende casa al Belmond Grand Hotel Timeo: una piccola vetrina di 30 metri quadri in via Teatro (a.t.) Greco 59.  LA CARRIE

ALLA CONQUISTA DI EUROPA E MEDIO ORIENTE Two years after the launch, Paola and Francesco Amatori’s brand is expanding abroad: Europe and Middle East are under the spotlight Nato nel 2015, il brand di borse La Carrie ha chiuso il 2016 a quota 2,2 milioni di euro e stima di raggiungere i 2,6 milioni nel 2017, grazie a nuovi sviluppi distributivi: dopo aver fidelizzato, in due anni, 300 multibrand della Penisola, ora il brand fondato da Paola e Francesco Amatori punta dritto sull’estero. Il marchio, che ha costruito la propria fortuna sul secchiello e nel corso delle stagioni ha ampliato la collezione con altri modelli, ha chiuso la campagna vendite con un incremento degli ordini dell’11% e dall’inizio dell’anno ha iniziato a percorrere nuove rotte commerciali, espandendosi in Spagna, Portogallo, Grecia e Polonia, dove dialoga con circa 60 store. A partire dalla primaveraestate 2018 il secondo step, con l’avanzata in key market europei (a.t.) quali Francia e Germania, e lo sbarco in Medio Oriente. 


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NEW DESIGN

SHAPING THE FUTURE Qeeboo Design Stefano Giovannoni. Kong, lampada da terra in polietilene con braccio orientabile. Floor lamp in polyethylene with adjustable arm.

SEGUENDO UNA TRADIZIONE CONSOLIDATA IN OCCASIONE DEL SALONE DEL MOBILE, LE AZIENDE LEADER DELL’ARREDAMENTO INTERNAZIONALE HANNO SCELTO DI PRESENTARE UN PEZZO EMBLEMATICO. UNA SELEZIONE DI ARREDI DESTINATI AD ENTRARE NEI NOSTRI SPAZI ABITATIVI CON UNA VARIETÀ DI STILI E MATERIALI, DECLINATI DA DESIGNER AFFERMATI ED EMERGENTI. NE CONSEGUE UN NUOVO CONCETTO DI LUSSO, CHE GUARDA DI PIÙ ALLA SOSTANZA CHE ALLA APPARENZA, FATTO DI DETTAGLI, SENSAZIONI TATTILI, EMOZIONI. PER GUARDARE AL FUTURO COME UN SOGNO DA AVVERARE. DI ALBERTO CORRADO

Following a strong tradition during the Salone del Mobile some of the leading international furnishing companies have chosen to present their emblematic pieces.A selection of furnishings, designed to enter our living spaces with a variety of styles and materials, declined in many ranges, from well-established and emerging designers.It follows a new concept of luxury that looks more to the substance than the appearance, made of details, tactile sensations, emotions. To watch the future as a dream that comes true.

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NEW DESIGN

OGGETTI CHE ENTRANO IN SINTONIA CON LE PERSONE, REGALANDO LORO UN' EMOZIONE, UN RICORDO, UN DESIDERIO

ARCHAIC PRECISION

 LA LA LA DESIGN YVES BÈHAR

Ascoltare i vinili senza farli girare. Love utilizza come una volta la puntina, ma al contrario dei tradizionali impianti, è lui che ruota, sfiorando la superficie del vinile. To listen to the vinyls without turning them. Love uses the pin as it once was, but contrary to traditional implants, it rotates by touching the surface of the vinyl.

B&B ITALIA, DESIGN ANTONIO CITTERIO

ALESSANDRO STABILE

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Nato a Milano, Italia. Formazione: Politecnico di Milano Facoltà del Design. Saloni 2017: il Coccio Design Edition, Lucilla, piccola lampada in ceramica smaltata. Born in Milan, Italia. Training: Politecnico di Milano Facoltà del Design. Saloni 2017: il Coccio Design Edition, Lucilla, small lamp in glazed ceramic.

Erica, poltrona dalla collezione outdoor comprensiva di divano e sedie, con struttura in alluminio estruso/pressofuso verniciato e intreccio a nastri in fibra di polipropilene. Amrchair from outdoor collection, including a sofa and chair with structure in extruded/die-cast painted alluminium and weave of polypropylene fiber ribbons.

JAEGER-LECOULTRE DESIGN MARC NEWSON

Atmos 568,una pendola totalmente silenziosa, che trae la sua energia dalle più impercettibili variazioni di temperatura, animata da un meccanismo che avrebbe affascinato anche Leonardo da Vinci. A totally silent pendulum that draws its energy from the most imperceptible temperature variations, animated by a mechanism that would fascinate even Leonardo da Vinci.


DEFINIZIONE DI FORME FORTI, IN GRADO DI CARATTERIZZARE LO SPAZIO IN CUI SI CONCRETIZZANO 

ICONIC COMMITMENTS

RADAR DESIGN BASTIEN TAILLARD

Zenith,lampada da terra in vetro argento termoforato con struttura in metallo laccato nero opaco. Floor lamp in silver glass with mat black panted metal structure.

 SAKURA ADACHI

Nata a Aichi, Giappone. Formazione: BA Industrial& Craft Design at Musashino Art University, Tokio. Saloni 2017: Lovely Breeze, Alessi, centrotavola a forma di foglia con movimento che gli consente una doppia posizione e uso verticale/orizzontale. Born in Aichi, Japan. Training: BA Industrial& Craft Design at Musashino Art University, Tokio. Saloni 2017: Lovely Breeze, Alessi, leaf-shaped centrepiece with double vertical-horizontal usage position.

 Lampada da tavolo realizzata con materiali riciclabili che, grazie a un sistema innovativo, è capace di produrre da sé la corrente necessaria per illuminare i propri moduli Led e ricaricare dispostivi portatili con una porta USB. Table lamp made with recyclabe materials, which thanks to an innovative system produces the currentneeded to light it’s Led modules and to recharge portable devices with USB.

ASTEP DESIGN FRANCESCO GOMEZ PAZ

ARMANI/CASA DESIGN ARMANI/CASA

Morfeo è un letto rivestito con struttura in rovere curvato rivestita in tessuto tecnico decorato e cornice in massello di rovere. Morfeo is a bed with structure in curved oak, covered in decorative technical fabric with solid oak frame.

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NEW DESIGN

RICCHEZZA ED ELEGANZA DI FORME CHE CI RICONDUCONO A UN' ESPRESSIONE DI ESTETICA

REFINED SIMPLICITY

 HERMÈS DESIGN GUILLARME DELVIGNE E DAMIAN O’SULLIVAN.

Groom Attelé,appendiabiti e porta accessori in cuoio da briglia mattone, ottone palladiato e acciaio inox. Coat rack and accessory in brushed leather brick, palladium and stainless steel brass.

 Nati a Milano, Italia; Clermont- Ferrand, Francia. Formazione: E’cal Lausanne, Design for Luxury& Craftsmanship. Saloni 2017: Iqos, Passages, progetto materia e calore: uno sguardo personale durante la Milan Design Week. Born in Milan/ Italia Clermont-Ferrand , France. Training: E’cal Lausanne, Design for Luxury& Craftsmanship. Saloni 2017: Iqos, Passages, matter and warmth project a personal look during Milan Design Week.

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EXPORMIM, DESIGN ALBERTO SÀNCHEZ-MUT DESIGN. Twins Loveseat,divanetto indoor-outdoor con struttura in alluminio e rivestimento in maglia 3D per esterno. Indoor-outodoor Loveseat with aluminium structure, covered in 3D mesh for outdoor use.

PANTER&TOURRON STEFANO PANTEROTTO ALEXIS TOURRON

FORNASETTI, DESIGN ATELIER FORNASETTI.

Cilindro,produzione in tre versioni: tavolino, spazio per racchiudere oggetti o vetrinetta. Tutte le tre varianti sono in legno, stampato, laccato e dipinto a mano, in edizione limitata. Produced in three different versions: small table/storage, a space for holding objects o a display case. All three versions are made of printed, hand varnished and painted wood, available as limited editions.


IL RAPPORTO TRA OGGETTI, SPAZI E PERSONE, APPLICATA ALLA TECNOLOGIA. PER UN FUTURO MIGLIORE

MODULES OF THE FUTURE  FRATELLI BOFFI DESIGN FERRUCCIO LAVIANI D-Vision 3,trumeau in legno frisé e laccato, con puntali in ottone e specchio ovale Trumeau in frisé lacquered wood with brass tips and oval miracle.

 AIRSELFIECAMERA.COM

 TAMER NAKISCI.

Nato a Istanbul, Turchia. Formazione: Industrial Design, Mimar Sinan Academy of Fine Arts, Istanbul. Saloni 2017: Mist, serie in vasi di cristallo ondulato ad effetto ottico. Born in Istanbul,Turchia. Training: Industrial Design, Mimar Sinan Academy of Fine Arts, Istanbul. Saloni 2017: Mist, series of vases in undulated glass with optical effect.

Decolla dal palmo della mano, fotografa e ritorna da te come un boomerang. Airselfie è un drone tascabile, collegato via wi-fi e può raggiungere 20 metri di altezza. Si comanda dal proprio telefono con un’App che permette di vedere la preview delle riprese direttamente sullo schermo. It's get out of the palm of your hand, photographs and comes back to you like a boomerang. Airselfie is a pocket-sized drone, connected via wi-fi.It can reach 20 meters high and you can control it from your phone with an app that allows you to see the preview of the direct footage on the screen.

ARTEMIDE DESIGN FOSTER+PARTNERS

Orsa,lampada con struttura in alluminio e rame e diffusore in metacrilato Lamp with a structure in aluminium and copper methacrylate diffuser.

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TREND

BRAND TO WATCH Sono marchi al debutto o con poche stagioni alle spalle, oppure collezioni pronte al rilancio. Il loro fil rouge? Un concept originale e una storia da raccontare DI ANGELA TOVAZZI

They are beginners or young brands, or collections ready to relaunch. Their fil rouge? An original concept and a story to tell.

AJMONE Launched by Roberto and Stefano Ajmone, the brand focuses on the exclusivity of a few key pieces made of leather.

La pelle come materiale d’elezione, il mondo industriale come riferimento estetico, un mood décontracté e sofisticato come ispirazione. Ajmone è un progetto al maschile firmato da Roberto Ajmone, ex a.d. di Agnona, e del figlio Stefano, con alle spalle numerose esperienze per brand del lusso. Un marchio che punta sull’esclusività e la carica emozionale di pochi pezzi numerati (una trentina), realizzati a mano in due laboratori italiani e che a due anni anni di distanza dal lancio ha già conquistato vetrine internazionali come L’Eclaireur a Parigi, Hotoveli a New York, 10 Corso Como a Seoul e Isetan a Tokyo.

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ALCOOLIQUE The designer Rocco Adriano Galluccio is imposing himself thanks to a sensual and a little baroque collection, with references to haute couture’s world. Sensuale, un po’ barocca, con evidenti rimandi all’haute couture. Alcoolique, questo il nome del prêt-à-porter di Rocco Adriano Galluccio, porta la sartorialità napoletana nella moda contemporanea, ottenendo un’alchimia stilistica che gli ha permesso di accedere con una presentazione alla vetrina dell’ultimo Milano Moda Donna. Classe 1986, originario di Caserta, lo stilista ha fondato il suo brand nel 2011, dopo la laurea in Industrial Design for Fashion e diverse esperienze lavorative, prima a Milano e poi a Bali, in Indonesia. Oggi Alcoolique è distribuita in una trentina di punti vendita, tra cui La Rinascente a Milano e Harvey Nichols, oltre che su Moda Operandi negli Usa e in Uk. Si appoggia alle showroom Demavinssy a Parigi e Joey Giuntoli a New York ed è venduto con prezzi sell out fra 300 e 900 euro. 


RANPOLLO After leaving with the T-shirts, Marco Petrino’s brand is expanding with jeans, knitwear and accessories. «Originale, di ricerca, 100% made in Italy, realizzata tra Campania, Puglia e Toscana». Il fondatore Marco Petrino usa queste parole per descrivere Ranpollo, brand partito con T-shirt grintose e irriverenti nel 2014, che si sta ampliando in direzione del total look, con maglieria, jeans e accessori. La collezione, venduta al pubblico con prezzi compresi fra 29 e 89 euro, ha già conquistato oltre 450 clienti multimarca, soprattutto in Italia, ma con vetrine importanti anche in Germania ed Est Europa.

LAURA APARICIO LOLA SWING Born in 2012, Ludovica di Bernando’s brand is imposing itself thanks to a delicate, sophisticated, contemporary mood. Ludovica di Bernardo, in arte Lola Swing, ha iniziato l’avventura con il suo brand nel 2012, dopo essersi diplomata in fashion design. In questi cinque anni la collezione si è perfezionata, aderendo sempre di più all’idea di una donna romantica, un po’ rétro, ma contemporanea e determinata, traducendosi in una collezione di matrice sartoriale, che nasce spesso su stampe antiche dalle fantasie bucoliche e prende corpo con dettagli esclusivi, capaci di dare un quid distintivo a tutto il look. Piano piano il marchio ha conquistato le prime posizioni nel canale wholesale, debuttando in negozi come La Scala (Svizzera), Materia Prima a Bergamo, Rosy Boutique a Desenzano del Garda e Chicchi Ginepri a Milano, fino ad arrivare in Cina, grazie a un accordo con il gruppo IFF. Lola Swing è venduta con prezzi sell out fra i 90 e i 350 euro.

With the coming autumn-winter, the Colombian designer makes her debut with the first Laura Aparicio collection. Una moda asciutta, senza fronzoli, che sul rigore di costruzioni maschili innesta sfumature e dettagli femminili. Questo il mood della prima collezione di Laura Aparicio, 25 anni, un diploma in Fashion Design all’Istituto Marangoni e un’esperienza importante da Aquilano.Rimondi, che da Bogotà, dove è nata, l’ha portata a lavorare a Milano e Parigi. Dopo il debutto all’ultima fashion week milanese, il brand sta facendo i primi passi nel canale wholesale, con prezzi sell out compresi fra 130 e 240 euro.

CHIE After the success of the homonymous main line, Chie Mihara launches Chie, a fresh and colourful new footwear collection. Si chiama semplicemente Chie la nuova linea di calzature lanciata dalla designer Chie Mihara per il 15esimo compleanno dalla nascita del suo brand. La collezione ha tutti i plus distintivi che hanno fatto la fortuna della main collection, con sensuali cinturini alla caviglia, tacchi superconfortevoli, punte tonde dagli echi vintage, impreziositi questa volta da petali, ruche, fiocchi, giochi di texture e colori. In Europa Chie è distribuito in circa 120 multimarca, dei quali circa 70 in Italia, tra cui La Rinascente (Roma), O’ (Parma), Deliberti (Napoli), Corsi (Prato) e Société Anonyme (Firenze).

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OPENING DI ALESSANDRA BIGOTTA

VERSACE: A LISBONA RENDE OMAGGIO ALL’ITALIA

LARDINI SCEGLIE TOKYO

With its brand new flagship in the heart of Lisbon, Versace pays homage to Italian culture, in a space extended on 440 sqm with marble mosaics and brass elements.

The first Lardini monobrand store in Japan is in Tokyo: 100 sqm at Marunouchi, with two shop windows.

Un luogo d’incontro tra passato e futuro: così Versace descrive il nuovo monomarca di Lisbona, 440 metri quadri affacciati su avenida de Liberdade, al numero 238. Si fanno notare i pavimenti in mosaico di marmo, ispirati alle chiese bizantine del IX secolo, in un tracciato circolare che riprende le pareti. «Con questo concept - dice Donatella Versace rendiamo omaggio al grande patrimonio culturale dell’Italia».

Due vetrine su strada e una superficie di 100 metri quadri per il sesto store (ma il primo in Giappone) di Lardini a Tokyo Marunouchi: focus sul menswear del marchio, ma anche sull’altro brand maschile aziendale, Gabriele Pasini, cui è dedicato uno shop-in-shop.

CORNELIANI RADDOPPIA A DUBAI

PAUL&SHARK AL ST. JAMES MARKET

After its first point of sale at the Dubai Mall and three shop-in-shops, Corneliani opens a new store in the Mall of Emirates.

Paul&Shark chose the St. James Market, a real estate project in the West End, for its first boutique in London, in the name of heritage and an iconic lifestyle.

Dopo la prima boutique aperta nel 2010 al Dubai Mall, Corneliani fa il bis nell’emirato, dove sono attivi anche tre shop-in-shop. Apre infatti un punto vendita di 180 metri quadri nel Mall of Emirates, in un mercato, il Middle East, in cui realizza oltre il 10% del turnover. In scena le proposte del marchio di moda uomo, comprese quelle su misura.

Il St. James Market, progetto di real estate che ha ridisegnato il West End, è la cornice ideale per il primo monomarca di Paul&Shark a Londra: 200 metri quadri che esprimono l’heritage del lifestyle brand fatto in Italia attraverso le scelte cromatiche, con alternanze di blu e grigio, i pavimenti in stile industriale e l’utilizzo dell’acciaio cromato.

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CAREERS

Alberto Camerlengo pronto a guidare Furla verso la Borsa Alberto Camerlengo rises from general director to ceo of Furla. Furla è pronta per intraprendere una nuova fase, che ha come punto di arrivo la quotazione in Borsa tra il 2017 e il 2018. Dopo l’ingresso del partner finanziario Tip, ora c’è anche il nome di chi guiderà l’azienda verso Piazza Affari. Si tratta di Alberto Camerlengo, promosso a.d. dopo il passaggio di Eraldo Poletto in Ferragamo. Camerlengo, 52 anni, vanta una lunga carriera nel lusso e un forte know-how legato al retail. Dopo un’esperienza negli Usa, dal 1999 al 2004, è stato coo di Fossil Italia e dal 2004 al 2011 ceo in Brooks Brothers Europa, per poi entrare in Furla come direttore generale.

Fiera leader internazionale dei tessili tecnici e dei tessuti non-tessuti techtextil.com

CONNECTING THE FUTURE 9 – 12. 5. 2017, Francoforte sul Meno

Schulman ceo del brand Coach Joshua Schulman becomes president/ceo of the Coach brand. Attuale presidente di Bergdorf Goodman, dal 5 giugno Joshua Schulman sarà presidente e ceo del brand Coach, un ruolo creato ex novo. Schulman sarà responsabile di tutti gli aspetti relativi al marchio e riporterà a Victor Luis, ceo di Coach Inc.. Nel suo curriculum, oltre ai cinque anni da Bergdorf Goodman, spicca l’esperienza di ceo di Jimmy Choo (rafforzando le ipotesi di una possibile acquisizione del brand da parte di Coach Inc.). La nomina arriva in un momento cruciale per il player americano, che sta puntando ad ampliare e diversificare l’attività e a rafforzarsi come gruppo del lusso. A tale proposito, si intensificano le voci sull’interessamento da parte della società nei confronti anche di Kate Spade & Co..

Scopri l’industria tessile del futuro! Quali innovazioni cambieranno il settore? Techtextil combina le affascinanti possibilità di oggi con le visioni di domani. Vieni a scoprire nuove potenzialità di vendita e di guadagno nel settore delle calzature e dell’abbigliamento. visitatori@italy.messefrankfurt.com Tel. +39 02-880 77 81

Eduardo Ceballos diventa country head Italia di Neinver After 20 years in Neinver, Eduardo Ceballos is the new country head Italy of the retail real estate group. Attivo nei settori sviluppo e gestione immobiliare, commercializzazione degli immobili e gestione di fondi, oltre che secondo operatore di outlet centre in Europa, Neinver ha nominato Eduardo Ceballos country head Italia. In Neinver dal 1997, Ceballos ha rivestito dal 2009 il ruolo di responsabile del mercato spagnolo e asset management director per il Sud Europa. Ha 20 anni di esperienza nel settore e, prima di entrare nel gruppo iberico, ha lavorato presso Ferrovial.

in concomitanza con:

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PORTRAITS

ROMAN KIRSCH

L'ENFANT PRODIGE DELL'AGILE RETAIL Nel 2016 Forbes lo ha inserito fra i "30 under 30" europei da tenere d'occhio per il successo raggiunto con Lesara. Roman Kirsch, tedesco, 28 anni, è alla guida di una e-company che nel giro di tre anni ha raggiunto un fatturato di 75 milioni di euro. Ma lui non si monta la testa e guarda al prossimo obiettivo: «Nel 2017 puntiamo al raddoppio»

• Roman Kirsch studia Finanza e Amministrazione d'Impresa in Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti • Nel 2011 fonda Casacanda, club shopping per il design in Europa • Nel 2012 vende Casacanda a Fab.com e continua a investire in aziende come Amorelie e Wunderdata. • Nel novembre 2013, insieme a Robin Müller e Matthias Wirlrich, fonda Lesara, con l'obiettivo di rivoluzionare l'industria del retail

DI ANGELA TOVAZZI

In 2016, Forbes put him among the European "30 under 30" to keep an eye on, thanks to the success achieved with Lesara. Roman Kirsch, age 28, is the leader of an e-company that has achieved a turnover of 75 million euros in three years. But the entrepreneur already looks at his next goal: «In 2017 we are aiming at doubling».

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i persona Roman Kirsh è il classico bel ragazzo. Simpatico, brillante, spiritoso. Ma quando inizia a parlare di cifre, marketing, modelli di business, e a un certo punto ti dice che ha (solo) 28 anni, capisci che ha una marcia in più. Per niente Forbes lo ha inserito fra i "30 under 30" europei da tenere d'occhio. Il physique du rôle da imprenditore ce l'ha nel sangue: la sua prima "azienda" l'ha fondata ad Amburgo a 15 anni: era specializzata nel commercio di souvenir. E così, una volta segnata la strada, non ha fatto altro che seguirla. Ha studiato Finanza e Amministrazione d'Impresa in Germania, Gran Bretagna e Usa e subito dopo ha fondato Casacanda, club shopping per il design, venduta un anno dopo a Fab. com. Il turno della start up Lesara è arrivato nel 2013, quando con Robin Müller (cto) e Matthias Wilrich (coo) alza l'asti-

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cella, puntando a «rivoluzionare l'industria del retail». «La forza di Lesara è una filiera a integrazione verticale che abolisce gli intermediari e ci mette in diretto contatto con i nostri partner produttivi, dislocati soprattutto in Asia», racconta Kirsch, che tra i suoi investitori annovera Northzone Ventures (Norvegia), Vorwerk Ventures (Germania) e Mangrove Capital (Lussemburgo). L'offerta disponibile sul sito di e-commerce è per il 90% a marchio Lesara, con oltre 70mila prodotti di moda uomo, donna, bambino e lifestyle, «di qualità, dall'alto contenuto moda e dal prezzo inferiore del 20-25% rispetto agli altri e-tailer», tiene a sottolineare il giovane imprenditore, che per spiegare il business model della piattaforma parla di "agile retail", la nuova frontiera della fast fashion: «Abbiamo bisogno solo di 10 giorni - racconta - per ideare un nuovo articolo, farlo realizzare dai nostri fornitori e recapitarlo, il più velocemente possibile, al domicilio dei clienti». Una celerità resa possibile non solo da un link diretto con la forza produttiva, ma anche da uno studio «intelligente» delle tendenze e dei clienti: «Nei nostri headquarters di Berlino - spiega il ceo, che è anche membro del World

Economic Forum di Davos - lavorano dei data scientist che analizzano e intercettano in tempo reale i bisogni dei consumatori e i trend vincenti, pilotando così la produzione». Che si focalizza dunque su quantità circoscritte, sempre last minute, in modo da evitare rimanenze di magazzino, ridurre le perdite e ottimizzare i costi. Proprio la selezione data driven e un ciclo di produzione snello hanno permesso a Lesara di bruciare le tappe, partendo dai 16 dipendenti del 2013 fino ai circa 200 attuali (27 anni l'età media, provenienti da 27 Paesi), con un fatturato che nell'ultimo esercizio si è attestato sui 75 milioni di euro, con un boom dei ricavi del +175%. Oggi gli utenti attivi in oltre 20 Paesi dell'Europa - area di riferimento dell'e-store - sono pari a 1,5 milioni, con un trend in progressiva crescita anche in Italia: «Per noi rappresenta il secondo mercato precisa -. Un Paese dove stiamo investendo sul fronte branding, facendo leva su influencer e testimonial, in grado di aumentare la visibilità del nostro brand». Dopo l'escalation del 2016, gli obiettivi di fatturato per il futuro sono ancora più ambiziosi: «Nel 2017 - dice sicuro Roman Kirsch - puntia■ mo al raddoppio».


Q&A A CURA DI ALESSANDRA BIGOTTA

FONDATORE E CEO DI VESTIAIRE COLLECTIVE

SEBASTIEN FABRE

«AL CENTRO DEL CAMBIAMENTO. E IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE»

molto in ciò che sto facendo. Se avessi sensazioni non così chiare, potrei anche cimentarmi in qualcos’altro: la vita è fatta di fasi, a livello professionale e personale. Qual era il mood suo e del suo team agli inizi di VestiaireCo? Euforico? Determinato? Eravamo focalizzati e metodici. Partivamo da un’idea, dare una vita “post closet” agli abiti di lusso. Ci spingeva anche una visione etica: mantenere alto il valore di questi capi e dare la possibilità ai giovani di impossessarsene. E qual è oggi il suo stato d’animo? Penso che ci troviamo al centro di un ciclo della moda. Esistono enormi possibilità di comprare vestiti nuovi ma, alla fine, più si acquista nelle boutique o su siti come Farfetch, più prodotti arrivano su Vestiaire Collective. E ancora, più modelli si vendono attraverso il nostro portale, più soldi circolano per accaparrarsene di nuovi. Stiamo rendendo i ritmi della moda sempre più veloci.

Il magazine di news, business e trend

Direttore Responsabile e Amministratore Delegato

Marc Sondermann (m.sondermann@fashionmagazine.it) Caposervizio

Alessandra Bigotta (a.bigotta@fashionmagazine.it) Redazione

Andrea Bigozzi (a.bigozzi@fashionmagazine.it) Elisabetta Fabbri (e.fabbri@fashionmagazine.it) Carla Mercurio (c.mercurio@fashionmagazine.it) Angela Tovazzi (a.tovazzi@fashionmagazine.it) Segreteria di redazione

Daniela Locatelli (d.locatelli@fashionmagazine.it) Realizzazione grafica

Nadia Blasevich (n.blasevich@fashionmagazine.it) Carlo Maraschi (c.maraschi@fashionmagazine.it) Fashion Editor

Alberto Corrado (a.corrado@fashionmagazine.it) Collaboratori

Elena Azzola, Mariella Barnaba, Peppe Orrù (Londra), Giuliana Poletto (Parigi), Cristiana Lopez (New York) Direttore pubblicità

In almost nine years, Vestiaire Collective (the global marketplace for the re-sale of verified luxury fashion goods) has boosted its sales to 107 million euro. Founder and CEO Sébastien Fabre says: «We are at the very centre of a fashion cycle. And the best is yet to come». Come vedeva il suo futuro a 18 anni? Da teenager ho fatto una vita “cool” e ricca di stimoli, vista la scelta dei miei genitori di vivere in Paesi in via di sviluppo. Sono cresciuto vedendo leoni ed elefanti in libertà in Africa, ho nuotato con le mante ad Haiti e ho studiato in un ambiente internazionale. Oggi ho la misura di quanto la mia vita di adulto sia stata influenzata da questa formazione. Non sono mai stato ansioso sul domani, perché mi concentravo su ogni singolo giorno. E ho capito abbastanza in fretta che esistono diverse vie per raggiungere il successo personale. Per quanto mi riguarda, l’importante è creare una storia tutta mia. Se non avesse fondato Vestiaire Collective, cosa avrebbe fatto? Forse sarei stato un architetto. Ma penso anche che VestiaireCo sia un’avventura incredibile e, dal momento che cresciamo, intravedo addirittura più prospettive oggi di quando tutto è cominciato. L’industria della moda sta maturando e aprendo nuove opportunità al second-hand. Come imprenditore sento che posso ancora dare

Deve dire grazie a qualcuno? Mi ritengo una persona fortunata e felice. Poter costruire la propria storia equivale a una boccata quotidiana di ossigeno.

Stefano Giordano (s.giordano@fashionmagazine.it)

Quali sono stati il primo e l’ultimo capo d’annata che ha comprato? Sono appassionato di arredi vintage. Di recente ho acquistato un set di sei sedie del 1939 di Charlotte Perriand. Il primo pezzo d’antan? Una giacca in denim Levi’s Big E.

Assistente di direzione

Che tipo di capo è? Voglio condividere le esperienze e il successo, all’interno di una realtà in continuo sviluppo: l’organico (con un’età media di 27 anni, il 37% internazionale e il 60% donne) è composto da 280 persone e altre 120 si aggiungeranno nel 2017. La parola “collective” è nel nostro dna.

Daniele Costanzo (abbonamenti@fashionmagazine.it)

Avete lanciato la possibilità di acquistare e noleggiare prodotti vintage di alta gamma in location come l’Excelsior Hotel Gallia di Milano: è un primo passo verso l’omnicanalità? La moda non è costruire silos, ma proporre un’esperienza. Quello che posso dire è che vedere e toccare il prodotto rappresenta una parte importante della “user journey”. 107 milioni di fatturato, con una crescita attesa del 60% nel 2017: Vestiaire Collective sta correndo. Ma come sarà tra cinque anni? Vedo VestiaireCo come l’epicentro di un ecosistema della moda in cui le persone, i brand e i designer avranno reinventato insieme il proprio approccio al second-hand, modificando la percezione del valore del prodotto nel suo ciclo di vita.  ■

Pubblicità e promozione

Barbara Sertorini (b.sertorini@fashionmagazine.it) Special Projects

Matteo Ferrante Veneziani (m.veneziani@fashionmagazine.it) Valentina Capra (v.capra@fashionmagazine.it) Segreteria e servizi

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PEOPLE DI CARLA MERCURIO

EMILY RATAJKOWSKI

INFLUENCER SU REAL TIME

«CHIAMATEMI EMRATA. QUESTO È IL MIO BRAND»

CANDELA, ELEONORA CARISI, PAOLO STELLA: «FEROCEMENTE NOI STESSI»

Fashion icon Emily Ratajkowski, 26, has become a real brand for her nearly 13 million followers on Instagram: «They do not call me Emily anymore. I am Emrata for them» she declares. This season she is the testimonial of the Twinset Simona Barbieri advertisement campaign.

Tv world analyzes a widespread phenomenon on social media with The Influencer #lifeonweb, a program on air on Real Time, featuring three stars of the web: Candela, Eleonora Carisi and Paolo Stella.

Icona del mondo della moda, modella del momento e super cliccata sui social, Emily Ratajkowski è divenuta un vero e proprio brand per i suoi quasi 13 milioni di follower su Instagram. «Non mi chiamano più Emily. Per loro sono Emrata» dichiara l'influencer, 26 anni, nata a Londra e cresciuta in California. Famosa per le sue foto in bikini e per la generosità con cui dispensa centimetri di pelle nuda, Emily Ratajkowski è salita sul treno della notorietà nel 2013, quando è apparsa quasi senza veli con un'altra modella nel video musicale Blurred Lines, nel quale balla con Robin Thicke e Pharrell Williams. Da allora è entrata di diritto nelle classifiche delle donne più sexy del mondo, grazie al fisico esile ma scolpito, al seno prorompente e all’espressione in between tra pudore giovanile e sensualità conturbante. Al tempo stesso è divenuta oggetto di critiche, alle quali ha ribattuto: «Il fatto che una donna posi nuda viene subito considerato anti-femminista. Ma io non devo chiedere scusa e non mi vergogno affatto». E ha aggiunto: «Mia madre è femminista: è una professoressa, un'intellettuale e mi ha insegnato a non provare imbarazzo per il mio corpo e per la mia sessualità». Con un padre pittore (John David Ratajkowski, di origini polacche e irlandesi), Emily ha provato a mettersi in gioco in campo artistico, iscrivendosi a 18 anni alla facoltà di Belle Arti, ma non era la sua strada. Ed è tornata a fare la modella (il primo contratto lo aveva firmato a 14 anni per la Ford Models). È approdata negli editoriali di riviste patinate, ha sfilato per Miu Miu e per Marc Jacobs (di cui è stata anche testimonial) ed è divenuta interprete di campagne per noti brand, tra cui Yamamay. Nella spring-summer 2017 Twinset Simona Barbieri (che l’ha anche voluta protagonista di un evento allo scorso Milano Moda Donna) l'ha coinvolta in un "viaggio” insieme alla top Sasha Pivovarosa, sullo sfondo di una calda e assolata Santa Barbara californiana, immortalata dall'obbiettivo di Giampaolo Sgura (nella foto). Anche il mondo del cinema l’ha notata: ha recitato in pellicole come Gone Girl-L’Amore Bugiardo con Ben Affleck, Entourage e We Are Your Friends. Indubbiamente la bellezza gioca a suo vantaggio, ma ha anche dei risvolti negativi: «Se sei un’attrice sexy è difficile ottenere ruoli seri», ha dichiarato.

Chi sono? Qual è esattamente il loro lavoro? Come si diventa influencer? E, soprattutto, qual è il segreto per catturare l’attenzione di milioni di follower su Instagram? Il mondo della televisione si interroga su un fenomeno che impazza sui social media e lo fa con The Influencer #lifeonweb, programma in onda il sabato alle 13.20 su Real Time, che mette al centro dell’attenzione tre star del web. Candela (450mila follower su Instagram), Eleonora Carisi (580mila) e Paolo Stella (190mila) aprono ai telespettatori le porte della loro vita: giornate dense di impegni, tra eventi, viaggi, riprese video, photo-shoot e vita privata. Il giusto cocktail di ingredienti che quotidianamente alimentano i loro account, catalizzando l’attenzione dei seguaci, a patto che, chiarisce Paolo Stella, «si abbia veramente qualcosa da dire. A patto di essere ferocemente se stessi». Le cifre, d’altra parte, parlano chiaro: oggi l’89% dei giovani utilizza Internet e in primo luogo social network come Facebook, Youtube, Instagram e Snapchat. È qui che scattano i meccanismi di identificazione con gli influencer, capaci di intercettare i desideri e le aspirazioni di migliaia di internauti, alla ricerca di punti di riferimento e modelli da seguire. Grazie a Candela, Eleonora Carisi e Paolo Stella sarà più facile capire le logiche di un universo sconosciuto a molti, che diventa tangibile e reale attraverso i filmati che essi stessi realizzano con i loro smartphone. Ideato e prodotto da Zerostories in collaborazione con Next Management, agenzia che rappresenta i tre talent, il programma vede il coinvolgimento di The Estée Lauder Companies Italia, scelta dai tre protagonisti per la “forza” dei suoi brand. Ma qual è alla fine il segreto per arrivare al cuore delle persone? «Il trucco non c’è spiega Candela -. Ma forse la chiave è tutta lì: sincerità, naturalezza e spontaneità, sempre con coerenza». Insomma, per dirla con Eleonora Carisi: «Il segreto per essere più seguiti è non avere troppi segreti».

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RED CARPET A CURA DI CARLA MERCURIO

MET GALA

ELEGANZA IN-BETWEEN Fra gli eventi più attesi da fashion people e star internazionali, il Met Gala, di scena come di consueto l’1 maggio a New York, si è svolto secondo copione in concomitanza con l’inaugurazione della mostra promossa dal Costume Institute del Metropolitan Museum, dedicata questa volta allo stile “inbetween” di Rei Kawakubo. È la seconda volta che viene selezionata una stilista ancora in vita, dopo la scelta di Yves Saint Laurent nel 1983. Di sicuro un importante riconoscimento per la creativa giapponese, artefice di Comme des Garçons: non solo una delle più rappresentative degli ultimi 40 anni ma anche quella più all’avanguardia. Al gala benefico è stato tutto un défilé di mise, “in balance” tra anticonformismo, stimolato dal tema dell’expo, e sobrietà.

Madonna ha indossato un aderente abito-sottoveste camouflage di Moschino, stretto in vita da una cintura. Al suo fianco, lo stilista della maison, Jeremy Scott

A sinistra, Kim Kardashian con un casto abito bianco di Vivienne Westwood Couture. A destra, Jessica Chastain ha scelto una proposta di Prada

Jennifer Lopez sfoggia un abito Valentino Haute Couture disegnato per lei da Pierpaolo Piccioli

Serena Williams ha optato per la creazione di Atelier Versace in un’intensa tonalità di verde

LA CRUISE DI CHANEL

WOOLMARK PRIZE

PARIGI COME L’ANTICA GRECIA

GIOVANI ALLA RIBALTA

Karl Lagerfeld ha portato a Parigi, nel Grand Palais, un pezzo di antica Grecia, per fare da ambientazione alla cruise di Chanel, tra templi in rovina e resti di colonne. In sintonia con il set le proposte viste in passerella e applaudite da 800 ospiti, tra cui numerose celebrity. Il gran finale della sfilata

Karl Lagerfeld con il piccolo Hudson, figlio di un modello, in chiusura di défilé

Mood antica Grecia per l’outfit in pedana

The Woolmark Company porta una ventata di novità nel Woolmark Prize. Nasce l’Innovation Award, che premia chi svilupperà in maniera avanguardista un tessuto o filato in lana merino, e cresce il montepremi. Tra i selezionati per le finali regionali ci sono per l’Italia Miaoran (menswear) e Brognano (womenswear), che concorrono per l’Europa il prossimo luglio, a Milano.

Maggie Gyllenhaal e Sofia Boutella in Marni, con lo stilista della griffe, Francesco Risso

Miaoran, candidato per il menswear alla finale europea

Nicola Brognano, selezionato per il womenswear

Among the most awaited events by fashion people and international stars, the Met Gala, as usual on May 1st in New York, took place as always concurrently with the inauguration of the exhibition promoted by the Costume Institute of the Metropolitan Museum, dedicated this time to Rei Kawakubo, who signed the success of Comme des Garçons. Karl Lagerfeld brought a piece of ancient Greece to the Grand Palais in Paris, as a setting for the Chanel cruise catwalk. In line with the set, the proposals seen on catwalk and applauded by 800 guests, including many celebrities. The Woolmark Company brings a fresh start to its Woolmark Prize. An Innovation Award is born, rewarding those who will develop avant-garde merino wool fabrics or yarns, while the jackpot becomes more consistent. Among the selected young designers for the regional finals there are, for Italy, Miaoran (menswear) and Brognano (womenswear), who will compete for the European accolade next July in Milan.

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FLIP PAGE FA N 6 2017  
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