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INTERVIEW

GUILLAUME DE SEYNES/HERMÈS

L’ECCELLENZA DEL SAPER FARE, UNA PASSIONE CONTAGIOSA «Hermès è una maison degli artigiani». Il dg Guillaume de Seynes lo rivendica con orgoglio, mentre i suoi esperti del saper fare svelano i trucchi del mestiere in giro per il mondo DI ELISABETTA FABBRI

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meno di due anni dallo sbarco a Milano, Hermès dietro le quinte ha raggiunto Roma. «Hermès è una maison degli artigiani e del savoir faire dal 1837», ha esordito Guillaume de Seynes, direttore generale Pôle amont et participations di Hermès International, inaugurando l’evento itinerante, l’8 marzo scorso al museo dell’Ara Pacis. Con lui abbiamo parlato di formazione e di recruiting (al centro di un’inchiesta da pag.27) ma anche di nuove tecnologie e di robot. Al momento non abbastanza affidabili, specie quando si tratta di lavorare la pelle e la seta, ma un domani chissà? Che feedback state avendo dopo quasi 40 edizioni di “Hermès dietro le quinte”? L’iniziativa ha avuto estremo successo in ogni tappa del suo percorso. A Mosca, per esempio, lo scorso settembre in una settimana abbiamo ricevuto oltre 40mila visitatori: molto più di quanto ci aspettassimo. Le persone sono molto interessate all’evento, a parlare con gli artigiani, percepire la loro passione e l’orgoglio per l’attività che svolgono. Credo che ad attrarre i visitatori nel mondo sia il riscoprire lo human touch e l’essere umano che si celano dietro un oggetto. In termini di comunicazione cos’è più efficace per un marchio come il vostro: l’advertising tradizionale, il product placement, gli influencer sui social o “Hermès dietro le quinte”? In Hermès abbiamo l’opportunità di diversificare i canali di comunicazione. Campagne stampa ma anche mostre ed eventi originali come i “Carré Club” e le nostre vetrine: ci investiamo molto e non abbiamo un concept uguale nel mondo. Lasciamo che ogni Paese sviluppi la propria creatività, perché pensiamo che sia più interessante per il nostro consumatore. Ma abbiamo anche specifici tool come il magazine “Le Monde d’Hermès” e, in cima alla lista, il digital, che sta cambiando il modo di comunicare. In generale, cerchiamo di essere nella comunicazione ciò che siamo nel prodotto: espressivi, originali, diversi, sorprendenti e di qualità.

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18_03_2019

Guillaume de Seynes, direttore generale Pôle amont et partecipations di Hermès International, rappresenta la sesta generazione della famiglia fondatrice Hermès

Iniziative itineranti come l’evento di Roma vi aiutano anche nel recruiting? Non molto, perché la produzione è per lo più francese e normalmente reclutiamo in Francia. Come vi state muovendo per non disperdere il know how degli artigiani? A volte prendiamo accordi con scuole locali, dove si insegnano le basi, ma principalmente puntiamo sulla formazione interna. Per esempio nella pelletteria prevediamo un periodo di training interno di 15-18 mesi. Una borsa come la Kelly è molto complessa da realizzare, perché somma di diverse competenze. Abbiamo anche una scuola interna per la stampa su seta: penso che siamo i soli a conservare così tanti know-how nell’alto di gamma.

IL “DIETRO LE QUINTE” AL MUSEO DELL’ARA PACIS E IN CINA Lo sapevate che occorrono complessivamente due anni per creare un carré Hermès? E che vengono impiegati 300 bozzoli di seta? La stampa, poi, avviene secondo una tecnica che risale agli anni Trenta detta “a quadro piano” o ”a quadro alla lionese”. Per la realizzazione di una cravatta, che prevede l’intervento di più mani esperte, servono come minimo tre ore e mezza. Invece si impiegano dalle 12 alle 20 ore per creare una Kelly (esclusa la concia delle pelli e il controllo qualità). «Molto dipende dalla dimensione e dal materiale impiegato», si affretteranno a spiegarvi i maestri pellettieri della

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FASHION N 5 2019  

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