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Anno 50 | N°4 del 19.02. 2019 | quindicinale | € 8,00 | www.fashionmagazine.it

Poste Italiane S.P.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N.46) Art. 1, Comma 1 Lom/Mi/1769

Il magazine di news, business e trend

SMALL IS

BEAUTIFUL Nella foto: Sora Choi in VPS


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28/01/19 17:49


N° 4 19 FEBBRAIO 2019

SOMMARIO

www.fashionmagazine.it

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L’EDITORIALE

PROTAGONISTI

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ANDREA BALDO/GANNI

«Il successo all’improvviso? Capita quando sei diverso da tutti»

10 NICOLAS BARGI/SAVE THE DUCK «Da specialista di eco piumini a lifestyle brand» 14 WHAT’S NEW@

In copertina

Sora Choi in VPS Ph. Vincenzo Grillo/Imaxtree Courtesy by Special Management

MILAN FASHION WEEK

8

Capasa: «Inclusiva, multicentrica, fluida e... compressa. È così la Milano di moda

16 WHAT’S NEW@

MILAN FASHION WEEK/JEAN- CHARLES DE CASTELBAJAC

«Così coloreremo i Millennials, anche di 80 anni»

10

17 WHAT’S NEW@

MILAN FASHION WEEK

Tra debutti e reboot: new deal in passerella

18 WHAT’S NEW@

MILAN FASHION WEEK

White Milano, Super, Mido, TheOneMilano

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20 PARIS FASHION WEEK Non solo Hedi: occhi puntati su Sialelli 22 KEN DOWNING

NEIMAN MARCUS

«Il mio consiglio ai giovani? Be smart» 19_02_2019

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N° 4 19 FEBBRAIO 2019

SOMMARIO

www.fashionmagazine.it

25 63

BUSINESS

25 BUYERS’ SURVEY F-W 2018/2019 Vera eleganza pronta alla rivincita 32 RETAIL/ONE-OFF G&B e Folli Follie: insieme per fare la rivoluzione 34 SHERRY LANG/MEI.COM «In Cina lo shopping di lusso non è una questione di status» 38 FROM POWER DRESS TO EMPOWERMENT

Con la moda si fa gender team

63 TEXTILE WORLD@MILANO UNICA Il bello di essere easy 66 TEXTILE ACCESSORIES Minimal, fluo e bio-based 72 ALTAROMA Non chiamatela fashion week, è il festival della moda indie

TREND

75 PREVIEW WOMENSWEAR

FALL-WINTER 2019/2020

Sketching: designers’ collections

83 114 HAUTE COUTURE

SPRING/SUMMER 2019

Shine a light

117 BRAND TO WATCH 120 FOCUS RETAIL

PEOPLE

121 PORTRAIT/HOLLI ROGERS Per la “Queen of Kind” la nuova sfida si chiama Farfetch 122 CAREERS

46 ALESSIA XOCCATO «È questa la vera donna Xacus»

83 PREVIEW WOMENSWEAR

123 Q&A/ ANDREA INCONTRI «Le mie tipe umane, da Instagram alla fashion week»

50 RESALE &REUSE Il riciclo va di moda ed è solo l’inizio

125 FASHION PEOPLE

58 MICAM & MIPEL New styles, new hybridization

103 PREVIEW ACCESSORIES

126 ENGLISH VERSION

130 RED CARPET

60 MARK OATEN/INTERNATIONAL

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FUR FEDERATION

«Vere o false, decide il consumatore» 19_02_2019

FALL-WINTER 2019/2020

Reinvented chic FALL-WINTER 2019/2020

Be inspired

111 NEW YORK FASHION WEEK

FALL-WINTER 2019/2020

Defining moments


Colmar Flagship Store Milano - Piazza Gae Aulenti, 6


Dai dati esposti da Mediobanca al primo Fashion Annual Talk organizzato pochi giorni fa dalla banca d’affari milanese risulta che, dal 2013 al 2017, le aziende del settore tra i 100 e i 900 milioni di euro di fatturato sono cresciute quasi tre volte più velocemente (+9,5%) di quelle attestate oltre i 900 milioni di giro d’affari (+3,5%). Si tratta di un dato molto significativo per tre motivi. Primo, perché contraddice la nozione abbastanza diffusa, particolarmente tra i fondi di private equity, secondo cui la dimensione dei 100 milioni di fatturato rappresenterebbe una specie di ‘barriera del suono’ oltre la quale le imprese del made in Italy smetterebbero di funzionare per via dei limiti manageriali delle loro proprietà. Vi sono numerosi aneddoti a difesa di questa tesi. Ma i dati raccolti da Mediobanca su un campione di 163 aziende la smentiscono clamorosamente. Secondo, l’agilità dell’assetto societario si conferma essere in questa fase storica un asset di primaria importanza. Per reagire adeguatamente alla velocità con cui cambiano i mercati, le strutture snelle partono avvantaggiate. Oltre a tecnologie evolute, ormai disponibili a prezzi molto interessanti, anche la relativa facilità di accesso ai capitali può aver contribuito all’acuirsi di questo fenomeno. Terzo, un’azienda anagraficamente più giovane è per forza di cose spesso più vicina alle sensibilità della nuova generazione. Schemi estetici di rottura con il passato regnano, oggi, di fatto in tutti i segmenti della moda. Chi nasce con questo gusto nel dna risulta essere a tutti gli effetti più autentico, anche tramite un corretto utilizzo dello strumento social. Nel suo insieme si presenta dunque un quadro fortemente incoraggiante per le imprese del Belpaese. La nostra tradizionale debolezza, la piccola dimensione, sembra essersi trasformata in un formidabile atout. Se ora anche la politica la smettesse di lanciare sassi sulle teste degli imprenditori, per esempio con improvvide iniziative che strangolano i consumi, garantendo al contrario un quadro di riforme liberali durature nel tempo, potremmo davvero tornare a spiccare il volo. Creando quei posti di lavoro che i nostri giovani impareranno a conquistarsi sul campo. È forse chiedere troppo?

L’EDITORIALE

Piccolo è bello

According to the latest research published by Milan’s leading merchant bank Mediobanca, in these past five years Italy’s smaller fashion businesses have been growing nearly three times more quickly than famous multi-billion-euro enterprises. This is remarkable, as it bodes well for an economy that is firmly rooted in thousands of small- and medium-sized companies. Agility beats economies of scale in these rapidly changing times. And Italy confirms itself as the world’s most dynamic lab for new fashion business endeavours.

Marc Sondermann

CEO & Editor-in-Chief

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INTERVIEW

ANDREA BALDO/GANNI

«IL SUCCESSO ALL’IMPROVVISO? CAPITA QUANDO SEI DIVERSO DA TUTTI»

Dallo scorso ottobre Andrea Baldo è ceo di Ganni. In precedenza aveva ricoperto la stessa carica in Coccinelle. Nel suo CV anche esperienze in realtà come Marni, Diesel e Maison Margiela

Nell’ultimo triennio il marchio danese con ceo italiano ha registrato vendite in crescita del 45% all’anno. Dopo il boom in Scandinavia, ora la sfida diventa globale. «Gli Usa sono il mercato che crescerà di più, ma anche in Italia andremo ben oltre gli attuali 40 clienti», dice Baldo. Tutto merito del posizionamento glamour-accessibile, attento al trend, alla portabilità, al prezzo e alla sostenibilità. DI ANDREA BIGOZZI

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roppo grande (e di successo) per essere definito un Confrontato con i marchi scandinavi più famosi in outsider, ma ancora piccolo per essere annoverato Italia, Ganni sembra fare commercialmente storia a tra i “big”. È il caso di Ganni, il marchio danese di sé. Non è H&M, né Cos. Non assomiglia neanche ad IN CIFRE abbigliamento femminile, che solo tre anni fa era un Acne. Può spiegare in poche parole il suo posizionasuccesso soprattutto locale, con il 65% delle vendite mento? 45% concentrate in Scandinavia, e ora conta su un export di Sin dal primo giorno il marchio ha voluto distinguersi TASSO DI CRESCITA oltre il 60%. La soglia dei 50 milioni di euro di fattudalla moda scandinava stereotipata. Ditte, che oltre a esANNUO NEL TRIENNIO rato ormai è stata superata, merito dei tassi di crescita sere un ottimo direttore creativo è anche un’abile merdel 45% annuo registrati nell’ultimo triennio. «Certo, chandiser, ha scelto di posizionare Ganni in un nuovo 60% il mercato si sta muovendo nella nostra direzione con spazio tra il minimal e il bohemian, proponendo uno stiEXPORT il successo dello Scandi style 2.0, ma questo non basta le giocoso e femminile, capace di valorizzare la naturale 400 a spiegare certe performance. Il fatto è che Ganni non bellezza delle donne. Le tendenze Ganni le crea. Questo CLIENTI è la copia di altri brand», racconta Andrea Baldo, il allontana il marchio dalle realtà del fast fashion, anche NEL MONDO manager italiano chiamato, in qualità di ceo, ad affianse è democratico e ha un prezzo onesto. La sua sfilata è care il direttore creativo Ditte Reffstrup e il marito considerata uno dei momenti principali e più attesi della 40 Nicolaj, esperto di tecnologia, ovvero la coppia che fashion week di Copenhagen, che oltre a essere “casa” è CLIENTI IN ITALIA ha reso il marchio danese un successo globale, «grazie anche quella che inaugura la stagione (gli show sono in a un’immagine di leggerezza, colore, tanta sostenibiprogramma a gennaio ed agosto, ndr) e precede appunlità e prezzi onesti», sintetizza l’ex a.d. di Coccinelle. A confertamenti importanti come quelli di Parigi e Milano. ma dell’efficacia di questa formula, nel 2017 è entrato il fondo L Catterton. E anche se il nuovo socio ha il 51%, ha lasciato che Quindi questa è la formula che vi ha portato ad avere una stocklist di i coniugi danesi, visti i risultati, continuassero a fare quello che 500 nomi nel mondo e a essere regolarmente tra i best seller nei siti di hanno fatto fino a oggi, mettendo in squadra Baldo con il compito e-commerce multibrand. Funzionerà anche in Italia? di aumentare la taglia dell’azienda. Ora si punta sull’internazioIn Italia abbiamo già circa 40 clienti selezionati, tra cui O’, Penelope nalizzazione, Stati Uniti in testa. Ma anche l’Italia è della partita. e Stefaniamode (che presto cambierà il suo nome in Modes, ndr) . Ma

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GANNI

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1. La sfilata di Copenaghen è stata l’occasione per presentare i capi in cobranding con 66°North 3. Ditte e Nicolaj Reffstrup hanno ceduto il controllo di Ganni al fondo L Catterton ma hanno conservato i loro ruoli in azienda: lei è direttore creativo, lui si occupa di tecnologia e sostenibilità

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3. e 4. Due look della collezione autunnoinverno 2019/2020. 5. A partire dalla pre-fall 2019 Ganni ha introdotto nella collezione le borse

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contiamo di svilupparci ulteriormente: con la primavera-estate 2019 entriamo in Rinascente a Milano, ma non abbiamo intenzione di fermarci qui. Ganni è perfetto per i top multimarca italiani: generando un traffico di clientela giovane, si accosta facilmente ai designer brand e propone un’offerta completa di prodotto: maglioni fatti a mano in Italia, sneaker, stivali in pelle, borse, capi in denim e soprattutto tanti abiti e top. Tutto con una politica di prezzi interessante: l’abito entry price è sui 150 euro, la parte core della collezione è compresa tra i 200 e i 350 euro, e abbiamo poi gli abiti sfilata, più speciali, a prezzi più alti. Italia a parte, quali saranno i mercati chiave dell’espansione estera? Attualmente il nostro primo mercato al di fuori dalla Scandinavia è il Regno Unito, seguito dagli Usa, che secondo il nostro business plan sarà l’area che crescerà maggiormente, diventando già nel 2019 il primo mercato estero. Anche l’Asia è al centro della nostra politica di internazionalizzazione. In Europa vendiamo dalle showroom di Parigi e Londra. Ritengo che il Sud d’Europa abbia un grande potenziale: sarà per effetto del global warming o per l’estate di Copenhagen, che è splendida, sta di fatto che i look delle “Ganni Girls” sono perfetti anche per l’area mediterranea. Il digitale, invece, come si posiziona nel ranking dei canali di vendita? La nostra case history sull’online è davvero fuori scala: attraverso l’ecommerce, tra diretto e di terzi, realizziamo quasi il 30% delle nostre vendite totali e la sua incidenza non accenna a diminuire. Nicolaj, im-

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prenditore nel digitale già prima di acquisire Ganni nel 2009, ha impostato l’azienda con un’organizzazione agile e flessibile: tipica delle tech company e questo ha sintonizzato il nostro linguaggio con quanto richiesto dagli online player. All’ultima sfilata, poche settimane fa, sono comparse le borse. È sua l’idea di potenziare il business degli accessori? Tutte le categorie di prodotto dovranno rafforzarsi, non solo gli accessori. Proprio in questo momento siamo impegnati nel raforzare il team creativo e prodotto e siamo alla ricerca di nuovi talenti da inserire. Per quanto riguarda le borse, abbiamo appena presentato un modello nuovo, ma l’obiettivo è quello di sviluppare nelle prossime stagioni almeno cinque-sei modelli iconici per completare l’offera in pelle. In passerella c’erano anche giacconi firmati con un brand islandese, vi capita spesso di collaborare con altre aziende? Le colab, insieme a una politica di drop in store molto frequenti, sono una della caratteristiche di successo di Ganni. Siamo costantemente alla ricerca di brand e designer con cui creare prodotti speciali, nuovi e inaspettati. Questo genere di progetti ci aiuta a sperimentare continuamente, ad aumentare la notorietà del marchio, raggiungendo un pubblico sempre diverso e più ampio. Interpretare con il nostro stile giocoso i capispalla performance di 66°North, per esempio, ci ha permesso di farci conoscere dagli amanti dell’outerwear, nonché di cimentarci con nuovi materiali e volumi.  ■

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INTERVIEW

NICOLAS BARGI/SAVE THE DUCK

«DA SPECIALISTA DI ECO PIUMINI A LIFESTYLE BRAND»

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Nicolas Bargi, fondatore e ceo di Save The Duck, scopre le carte e svela il suo piano di crescita: duplicare il fatturato nel giro di tre anni e alzare l’asticella in fatto di impegno eco-sostenibile. Tre gli asset di sviluppo: consolidare il mercato europeo, premere l’acceleratore negli Usa e avviare il polo asiatico. Con un obiettivo più a lungo termine: trasformare il papero che fischietta in un marchio lifestyle DI ANGELA TOVAZZI

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a sostenibilità è un concetto complesso e (ancora) pieno di contraddizioni: Nicolas Bargi lo sa. Non è un talebano, ma un convinto animalista e sostenitore dell’ambiente, che fa un passo alla volta. Terza generazione di una famiglia di industriali tessili, classe 1970, nel 2011 ha deciso di salvare le oche, mettendo come imbottitura dei piumini Save the Duck il Plumtech. Poi ha iniziato a utilizzare le bottiglie di plastica riciclate e con la primavera-estate 2019 contribuirà a salvaguardare gli oceani con capi realizzati in Nety, ottenuto dalla rigenerazione delle reti da pesca recuperate nei mari. Produzione cinese e concept italiano, Save the Duck ha saputo rispondere con un prodotto smart a consumatori progressivamente più eco-conscious e attenti al value

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for money. Lo conferma la crescita di questi anni, con ricavi arrivati a circa 33 milioni in pochi anni, corroborata prima da Alchimia di Marina Salamon e poi dal fondo Progressio, entrato nell’azionariato lo scorso marzo con il 65%, che sosterrà il piano di sviluppo del brand animal-free nei prossimi anni. Nicolas Bargi ci ha raccontato cos’ha in mente per il futuro. Da quando è partito, nel 2011, ne ha fatta di strada. Dove vuole arrivare Save the Duck? In questi anni siamo riusciti a creare un brand italiano conosciuto a livello internazionale. Il nostro obiettivo è ora trasformare il papero che fischietta in un marchio lifestyle, che oltrepassi il confine dell’outdoor.

Cominceremo già nella primavera-estate 2019 con un’estensione dell’offerta verso altre categorie merceologiche, come costumi da bagno, T-shirt, felpe e polo, pronti per la distribuzione sul nostro e-shop e nel monomarca di Milano. Un test per coinvolgere successivamente, dalla primavera-estate 2020, anche il circuito wholesale. Più a lungo termine coltiviamo l’idea di migrare verso mondi diversi dal fashion, come potrebbe essere l’automotive, magari attraverso operazioni di co-branding. Nel 2018 avete fatturato 33,5 milioni di euro. Obiettivi per il 2019? Contiamo di avvicinarci ai 40 milioni, con 650mila capi consegnati. Per il triennio l’intenzione è di duplicare il fatturato, portan-


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dolo a 60 milioni entro il 2022, grazie alla crescita del 20% in Europa, al raddoppio del volume esportato negli Stati Uniti e all’avvio del polo asiatico. Abbiamo infatti aperto una filiale a Hong Kong per gestire direttamente lo sviluppo del brand in quest’area, in Corea, Taiwan e Giappone, dove siamo presenti da tre anni. Il concept retail inaugurato lo scorso settembre in via Solferino a Milano ci servirà, a partire dall’autunno 2019, come base per altre aperture: a Niseko in Giappone e a Hong Kong, ma anche in Italia, con opzioni come Firenze e Venezia, in Germania e negli Stati Uniti, che stanno andando benissimo e dove pensiamo a una politica di shopin-shop e pop up in partnership con clienti wholesale. La previsione è che la quota export passi dall’attuale 50% al 60%. Ha iniziato “salvando” le oche e poi ha continuato con il mare. Cosa dobbiamo aspettarci adesso? Stiamo lavorando nell’ambito del riciclo. Come la bottiglia di plastica buttata nel cestino può essere rimessa nel sistema e riutilizzata dalle aziende senza ulteriore dispendio di risorse, noi puntiamo a dare una seconda vita al piumino. Un progetto che pensiamo possa vedere la luce nella primavera-estate 2020. In tema di eco-sostenibilità cosa è cambiato per industria e consumatori rispetto a quando ha iniziato? Le rispondo con un’indagine Doxa condotta a livello europeo: nel 2012 non c’era

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1. Nicolas Bargi, fondatore e ceo di Save The Duck 2. Il monomarca in via Solferino a Milano 3. e 4. Due capi Ocean Is My Home, prodotti con tessuti provenienti da reti da pesca riciclate, a sostegno di Surfraider Foundation Europe

nessuno che faceva ricerche online con la key-word “sostenibile”. Nel 2017 lo ha fatto il 30% degli utenti. Restringendo il campo agli under 30, la percentuale lievita fino al 70%. Questo la dice lunga su come andrà nei prossimi anni, dominati da consumatori che hanno questa attenzione all’ambiente nel dna. Sul fronte dell’industria, il fatto che la sostenibilità sia diventata di moda, tra best practice e operazioni di green washing, è solo positivo, perché aumenta la consapevolezza nei clienti finali. Poi i nodi verranno al pettine. Per questo sarebbero auspicabili certificazioni volte a monitorare gli standard di tutto il ciclo produttivo, con una tracciabilità da monte a valle. Cosa risponde a chi l’accusa che produrre in Cina è una contraddizione in termini per un marchio eco-friendly? Dipende sempre da “come” si fa un prodotto. Ci sono made in Italy scandalosi e made in China eccezionali. Il valore delle aziende non dipende dalla nazionalità. Quello che conta sono il controllo della filiera e la totale trasparenza con i consumatori. Noi profiliamo l’intera supply chain, per vigilare sull’eccellenza e la sostenibilità produttive. Anche se producete in Asia la sostenibilità costa. Come fate a mantenere un prezzo appealing?

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È tutta questione di snellire i processi. La nostra forza sta nell’avvalerci di pochissimi fornitori. Andiamo direttamente all’origine, con competenza. Come va il business online? L’e-commerce diretto vale attualmente il 3% del fatturato, ma contiamo di portare questa percentuale al 10% entro i prossimi due-tre anni. Seguiamo i consumatori nelle loro diverse dinamiche di acquisto, perché c’è chi si informa online e va a comprare nello store fisico, chi prova il capo in negozio e finalizza sul web, l’e-shopper seriale... Una logica omnichannel è essenziale: il nostro negozio virtuale è integrato con quello reale e in futuro vorremmo connettere con l’e-shop anche la rete wholesale. ■

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NEWS a cura di ELISABETTA FABBRI

VERSACE A 900 MLN $ NELLE STIME DI CAPRI HOLDINGS

Prada

MODA ITALIANA ED EUROPEA A CONFRONTO

Fatturato aggregato 2017:

€226,2 mld (+33% sul 2013 ) - Ebit margin : 15,3%

Dimensione delle bolle : fatturato (€mld )

28,0

Ebit margin

Ebit margin 2017

2017

24,0

6,1 68,4

20,0 16,0

22,6

17,8

12,0

29,5

30,3

IL 60% DI TRUSSARDI AL FONDO QUATTROR

23,9

8,0 4,0 0,0 -15,0

0,0

15,0

30,0

45,0

60,0

Var. % fatturato 2013-2017

Gucci

Dimensione delle bolle: mld di euro di fatturato Fonte: Mediobanca

KERING DIVULGA I DATI ANNUALI

da un report mediobanca

I ricavi salgono del 30% con gucci e YSL

MODA ITALIANA N.2 in EUROPA PER RICAVI

Kering chiude il 2018 con ricavi a 13,67 miliardi di euro, in aumento del +26% (+29% su base comparabile, dal +27% del 2017). La controllata Gucci, in particolare, è passata da 6,2 a 8,3 miliardi di euro di fatturato (+36,9% su base comparabile), anche se di trimestre in trimestre il suo eccezionale dinamismo si è un po' indebolito (dal +49% del primo quarter a +28% dell'ultimo). Ysl ha totalizzato 1,7 miliardi di euro di giro d’affari (+18,7%), mentre Bottega Veneta è scesa a 1,1 miliardi di euro di vendite (-3,4%). Dal gruppo fanno sapere però che il feedback dai buyer in merito alla collezione prefall 2019 è stato molto incoraggiante e che questo primo step, nella fase di transizione del marchio, sarà seguito in febbraio dalla prima sfilata di Daniel Lee (da giugno 2018 al posto di Tomas Maier) a Milano Moda Donna. Nel 2018 spicca anche la voce “altri brand”, che nel complesso hanno raggiunto i 2,1 miliardi (+32%), trainata da fashion house come Balenciaga e Alexander McQueen. L’ebitda 2018 di Kering è aumentato del 42% a 4,4 miliardi e il risultato operativo dall’attività corrente è salito del 46,6% a 3,94 miliardi. L’utile è passato da 1,79 a 3,71 miliardi (+108%): una cifra che include il capital gain di circa 1,1 miliardi di euro relativo alla perdita del controllo del marchio tedesco dello sportswear Puma.

Il primo Fashion Annual Talk di Mediobanca, lo scorso 13 febbraio a Milano, è stato l'occasione per presentare un report sullo stato di salute della moda italiana, con un focus che confronta le performance con il resto d'Europa. Per un parallero con i big europei, gli analisti della merchant bank hanno considerato i 15 gruppi italiani di grandi dimensioni, da oltre 900 milioni di ricavi. Nel 2017, i 43 principali gruppi europei della moda hanno raggiunto 226,2 miliardi di euro di vendite aggregate (+33% sul 2013). Benché l’Italia, con i suoi 15, sia il Paese più rappresentato a livello numerico (oltre un terzo del totale), non è quello con i maggiori ricavi: il primato appartiene alla Francia, con il 30,3% del fatturato aggregato. La Penisola è seconda con il 13,4%, vicino alla Spagna (13%). Il tasso medio annuo di crescita del turnover europeo nei cinque anni è stato del 7,4%. Solo Danimarca (+13,6%) e Spagna (+10,1%) hanno mostrato incrementi a due cifre. Sotto la media l’Italia (+3,5%) e il Regno Unito (5%). Nel complesso la redditività europea risulta in riduzione: l’ebit margin è sceso dal 17% del 2013 al 15,3% del 2017. La Danimarca (vedi grafico) domina la classifica, con un margine 2017 del 22,6%, seguita dalla Francia (19,6%). L'Italia è più lontana (11,6%) ma davanti alla Germania (10%). I maggiori gruppi nel 2017 hanno realizzato in media l’85,2% delle vendite all’estero. Con l’87,7% i francesi superano tutti. Gli italiani (78,3%) possono fare di più.

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L’ex Michael Kors Holdings, diventata Capri Holdings con l’acquisizione di Versace, chiude il terzo trimestre fiscale con ricavi stabili a 1,44 miliardi di dollari. Il reddito operativo del gruppo quotato a New York è diminuito da 313,5 a 290 milioni di dollari e l’utile ha registrato una flessione del 9% a 199,6 milioni. Stando alle previsioni del management, nell’intero esercizio fiscale il turnover di Capri Holdings dovrebbe attestarsi a 6,1 miliardi di dollari, inclusi i circa 900 milioni di dollari derivanti da Versace, 650 milioni da Jimmy Choo e 4,55 miliardi da Michael Kors.

La società di gestione del risparmio indipendente QuattroR ha ottenuto la maggioranza di Trussardi per una cifra non ancora resa nota. L’operazione è avvenuta attraverso una newco partecipata al 70% da QuattroR e per il resto da Tomaso Trussardi, che controlla l’86% della holding Finos, azionista unico di Trussardi Spa.

130 MARCHI ITALIANI AL CPM DI MOSCA «La situazione del mercato russo resta complessa, ma i dati sull'export italiano nei primi dieci mesi del 2018, elaborati da Confindustria Moda, registrano per una leggera crescita, per un totale di quasi 800 milioni di euro»: così Alberto Scaccioni, ceo di Ente Moda Italia, alla vigilia della 32esima edizione di Cpm Collection Première Moscow (dal 25 al 28 del mese). Sono 130 le realtà italiane coordinate da Emi, che danno a Italian Fashion, dedicata all'abbigliamento e agli accessori donna, uomo e bimbo. Una presenza rafforzata da un progetto sostenuto dal Mise e dall'Ice, grazie al quale 36 buyer provenienti da diverse zone della Russia parteciperanno alla manifestazione. Non mancherà l'Italian Fashion Lounge.


WHAT’s new @ milan fashion week

Intervista/Carlo Capasa

Inclusiva, multicentrica, fluida e... compressa è Così la Milano di moda «Gucci è tornato come promesso, Giorgio Armani e Bottega Veneta faranno le cose in grande stile sfilando co-ed e poi c’è Moncler Genius, che coinvolgerà anche il grande pubblico». Per il presidente di Camera Moda questa sarà una fashion week “diffusa” e non solo dal punto di vista della creatività, con tanti eventi che sveleranno nuove location, anche in periferia, nonostante il calendario compresso in quattro giorni e mezzo. E da Parigi arrivano Alanui, MM6 e Aquazzura di ANDREA BIGOZZI

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nclusiva: l’evento Genius messo a punto da Moncler ai Magazzini Raccordati di via Ferrante Aporti, vivrà di due momenti, uno riservato gli addetti ai lavori e uno aperto al grande pubblico, con il coinvolgimento del Comune di Milano. Multicentrica: le grandi case di moda, anche le più tradizionali, hanno definitivamente rotto gli indugi e si sono sbizzarrite nella scelta di nuove location per le loro sfilate, coinvolgendo tutta la città, dal centro alla periferia. Liquida: gli show co-ed sono saliti a quota 12, compreso quello di Giorgio Armani, che per la prima volta nel Silos di via Bergognone 40 farà sfilare insieme donna e uomo. C’è da credere a Carlo Capasa, presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana, quando afferma che «servirebbe più tempo per vedere tutto quello che la città e la moda hanno da offrire». Ma di tempo il fashion system sembra averne sempre meno e quindi tra gli aggettivi per definire la fashion week di febbraio - oltre a inclusiva, multicentrica e liquida - c’è “compressa”. Se infatti la prima sfilata nella storia di United Colors of Benetton porterà un po’ di buzz a Milano già dalla sera del 19 febbraio, tutti i grandi marchi hanno voluto programmare i loro fashion show nei primi tre giorni e mezzo, lasciando il planning della domenica in mano a Dolce&Gabbana (off schedule) e a una manciata di outsider, mentre il lunedì vede solo due appuntamenti in scaletta: risultato, le 60 sfilate e le 81 presentazioni di Milano Moda Donna sono concentrate in quattro giorni e mezzo. Presidente, perché i grandi marchi stanno fuggendo dalla domenica? Nel giro di poche stagioni si sono spostati Ferragamo, Msgm, Missoni e ora anche Marni ha anticipato la passerella a sabato... Non credo che la domenica sia un giorno “rischioso” per sfilare, lo dimostra la presenza (purché fuori dal calendario) di Dolce&Gabbana.

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Resta il fatto che questa è diventata la giornata ideale per i giovani talenti e quindi è destinata a rafforzarsi con il crescere del loro successo. Il nostro calendario è ricco di iniziative e il ritmo delle sfilate alcuni giorni è effettivamente molto incalzante, ma meglio calendari ricchi che annacquati: chi viene a Milano in poco tempo ha una visione globale. Se dovesse riassumere il meglio della fashion week, da cosa inizierebbe? Dal ritorno di Gucci, che come promesso è di nuovo a Milano dopo la trasferta parigina della scorsa stagione. Dalla sfilata di Bottega Veneta all’Arco della Pace, che segna l’esordio alla direzione creativa di Daniel Lee, e dall’evento Moncler Genius. Ma anche il programma delle presentazioni è ricco di spunti, con tante novità come Alanui, MM6 Maison Margiela e Aquazzura, che presentavano a Parigi. Chi verrà in città troverà una città multicentrica e inclusiva, con aziende pronte a sfilare in nuove location e a testare nuovi format... Sperimentazioni che la Camera della Moda incoraggia continuamente. La A settembre scelta dello spazio dove allestire la ci sarà la terza passerella non è più da consideraredizione dei si un aspetto tecnico della sfilata: fa Green Carpet parte del racconto di una collezione Fashion Awards. e allo stesso tempo rafforza la sineraltre capitali gia con la città, perché Milano sta della moda ci vivendo un momento d’oro e anima vedono già come di contenuti anche il nostro settore. un esempio da Non a caso quest’anno abbiamo deseguire sul dicato all città il nostro fashion film, tema della dal titolo “Welcome to Milano” sostenibilità diretto da The Blink Fish, dove un Carlo Capasa gruppo di modelle accompagnate da una guida turistica scopre i luoghi iconici della città. Alla fashion week


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non siamo alla ricerca solo di nuovi spazi, ma anche di nuovi linguaggi. Moncler ha concepito qualcosa di davvero innovativo, aprendo al pubblico il suo evento Genius.

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Quindi lei è a favore dell’apertura della moda al grande pubblico? Mai generalizzare: penso che il marchio di Remo Ruffini abbia la visione e i mezzi per spingersi in questa direzione, ma non tutti devono fare altrettanto. La moda, per definizione, è alla ricerca continua di nuovi linguaggi, ma ogni marchio ha la necessità di pensare la propria strategia autonomamente. Le possibilità di stupire sono molteplici e in questi giorni a Milano gli esempi non mancheranno, anche tra i brand indipendenti come Attico, che ha organizzato una presentazione davvero speciale. È un momento «magico» per Milano: lo è anche per il settore della moda? Non c’è crisi specifica: parliamo di un sistema che vale il 12% del valore aggiunto nazionale e dà lavoro a 700mila addetti. Solo le imprese milanesi della moda fatturano 28 miliardi l’anno. Ma in effetti un rallentamento c’è: dopo un primo semestre 2018 con segno positivo e una crescita del 2,8%, le attese per il 2019 sono più moderate, con una previsione intorno al +1%. Il rallentamento è dovuto alla congiuntura internazionale, alla questione Brexit e a quella dei dazi. Sono elementi che almeno nei primi mesi incidono negativamente, in un settore votato all’export come quello del fashion. 2

In questo scenario, come vanno i rapporti con l’attuale Governo? Tra il governo e il comparto della moda italiano ci sono i tavoli aperti e stanno funzionando bene: gli stanziamenti previsti in passato dal Governo precedente sono stati mantenuti. Noi come rappresentanti di un mondo di imprese guardiamo ai risultati. Per ora l’atteggiamento è positivo e favorevole a continuare, sulla spinta di quello che era stato fatto precedentemente. Naturalmente ci aspettiamo sempre di più riguardo ai provvedimenti per l’industria nel suo insieme. L’innovazione tecnologica e la ricerca hanno bisogno di supporto, per questo ho sempre giudicato importante il piano Industria 4.0.

1. Sei mesi fa Emporio Armani ha aperto la sua sfilata al pubblico. Questa stagione è Moncler Genius a firmare uno show democratico 2. Un’anticipazione della collezione Vivetta 3. Uno skectch di Marco Rambaldi, alla prima sfilata a Milano 3

da etro al conservatorio a max mara in bocconi

Cambiare location è di moda

Il brio della settimana della moda donna parte dalle location, che ormai fanno parte dello storytelling di una sfilata e quindi sono destinate a cambiare. Come Etro, che lascia dopo anni il Palazzo del Ghiaccio per sfilare al Conservatorio Verdi di Milano, o Max Mara che preferisce l’Universita Bocconi al Palazzo del Senato. C’e anche Salvatore Ferragamo che opta per la Rotonda della Besana chiudendo il rapporto di lunga data con il Palazzo della Borsa, che comunque non resterà inutilizzato per la fashion week, visto che è stato scelto da Versace. C’è poi il trend delle periferie a tenere banco: oltre a Gucci e Prada che puntano sui loro spazi lontani dal centro (rispettivamente Mecenate e Ripamonti), arrivano Moncler nei tunnel della Stazione Centrale e Jil Sander via Popoli Uniti, nell’ex fabbrica di panettoni Cova, nel quartiere di Nolo.

Se gli stanziamenti governativi sono stati mantenuti, vuol dire che c’è il budget per ripetere i Green Carpet Fashion Awards? La manifestazione non vive solo del contributo pubblico. Comunque sì, l’evento dedicato alla moda eco-sostenibile ci sarà anche a set■ tembre con una terza edizione ricca di moltissime novità.

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WHAT’s new @ milan fashion week

debutta United colors of benetton by Castelbajac

«così coloreremo I Millennials, anche di 80 anni» Non solo prodotto, ma anche emozioni: questa la formula della prima sfilata di Jean-Charles de Castelbajac per United Colors of Benetton: «Maglioni, mongomery, jeans multicolor e pop: il nostro guardaorba è moderno e adatto a tutti»

Jean-Charles de Castelbajac e Luciano Benetton si sono conosciuti nel 1986 grazie a Oliviero Toscani, che convinse l’imprenditore veneto a posare per la campagna pubblicitaria Les Contemporains di Iceberg, all’epoca disegnata dallo stilista francese

DI ANdrea Bigozzi

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uando lo scorso ottobre Jean-Charles de Castelbajac è diventato il direttore artistico delle collezioni uomo e donna di United Colors of Benetton la notizia è subito rimbalzata ben oltre gli addetti ai lavori. E anche l’annuncio che la fashion week di Milano si sarebbe aperta con la prima sfilata nella storia del marchio simbolo dello slancio economico dell’Italia anni 80 ha registrato volumi di buzz altissimi. Del resto, entrambe le novità fanno intendere che il gruppo di Ponzano Veneto è pronto a una svolta importante nel modo di comunicare e di fare business. «Punteremo l’obiettivo sui Millennials, ma quelli di tutte le età, racconta il marchese de Castelbajac che con la sua creatività stravagante e libera da schemi promette di far rivivere gli anni del boom di Benetton, dal punto di vista sia delle vendite. A guardare i primi capi che sfileranno viene da chiedersi: perché solo ora? In effetti era scritto che nella mia carriera avrei collaborato con Benetton. Il nostro dna si assomiglia moltissimo: una passione comune per la maglieria, l’amore per il colore, il pop e uno spirito sport-chic. Per Benetton la moda è sempre stata narrazione: perché ha scelto di iniziare a raccontare il nuovo corso con una sfilata? Non sarà una semplice sfilata, piuttosto un Manifesto del marchio. Non stiamo lavorando solo sui prodotti, ma sulle emozioni. Per questo oltre agli abiti e i modelli, ci saranno le macchine e le maestranze dell’a-

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zienda e non potrebbe essere altrimenti: siamo qui per celebrare il prodotto Benetton, e loro sono parte integrante delle collezioni insieme alla passione per la maglieria e all’amore per il pop e l’arcobaleno. Moda multicolor, riconoscibile e alla portata di tutti, United Colors of Benetton sembra un marchio inventato per i Millennials. È a loro che vi rivolgerete in futuro? Si può dire che Luciano e Giuliana, quando hanno creato il marchio, hanno immaginato il mondo di oggi. Uno dei miei compiti, insieme a Oliviero Toscani, è mantenere costante la conversazione con il consumatore, immergendoci nel dna del brand che, in effetti, sembra fatto apposta per l’era digitale. Ma questo non vuol dire che da ora in poi ci rivolgeremo solo alle new generation: pensiamo che si possa essere Millennials anche a 80 anni, quindi il nostro obiettivo è creare un guardaroba moderno, adatto a tutti.

E ci siete riusciti? Non spetta a noi dirlo, ma penso di sì. United Colors of Benetton non è mai stato un follower: oggi molti gruppi hanno successo copiando gli stilisti, se non addirittura l’alta moda. Il marchio ha sempre disegnato qualcosa di unico e riconoscibile e anche in questa stagione non ci siamo smentiti, riproponendo i grandi classici: maglieria, jeans, parka. L’offerta è davvero ampia e si va dalla T-shirt très Castelbajac a 10 euro, al montgomery multicolor a 250 euro. Com’è lavorare nella provincia veneta per uno stilista abituato alla vita di Parigi? Umanamente avere a che fare con persone come Luciano e Giuliana è un vero piacere e anche professionalmente qui è tutto facile: se disegno una maglia riesco a vederla realizzata il giorno stesso, oppure quando scelgo un colore il capo tinto arriva nel giro di 48 ore, senza bisogno di spedirlo in Cina. Quando è iniziata questa avventura era previsto che passassi a Treviso una settimana al mese, alla fine sono qui tre settimane al mese e a Parigi ci vado in vacanza. Mi piace ■ essere diventato Trévisan.


nove hot ticket per la settimana della moda

tra debutti e reboot: New deal in passerella Dai debutti di stile eccellenti, restyling radicali e rivoluzionari di maison storiche, sbarchi in pedana e comeback eccellenti: l’edizione al via delle sfilate si annuncia ricca di colpi di scena, da Bottega Veneta a 1910 Borbonese, fino a Zanini DI ANdrea Bigozzi

Marco Rambaldi

1910 Borbonese

Vivetta

1910 Borbonese è la prima collezione ready to wear e accessori in edizione limitata del brand, disegnata da Dorian Tarantini di M1992 e Matteo Mena, per anni responsabile della linea di scarpe di Marni. Leitmotiv la celebre stampa OP, logo non logo della Maison.

Anche se la licenza tra Vivetta e Gilmar è già cosa fatta, (il debutto è stato con la pre-fall 2019), la sfilata del 21 febbraio è l’occasione per dimostrare come il gruppo della famiglia Gerani voglia trasformare il marchi di Vivetta Ponti in un successo internazionale.

Prima sfilata a Milano Moda Donna per il giovane stilista bolognese, che sarà impegnato nella fashion week anche con la presentazione di Saldarini Cashmere Flakes, per cui ha disegnato alcuni piumini imbottiti di cachemire.

Rodolfo Paglialunga

Un nuovo progetto per Rodolfo Paglialunga. L’ex stilista di Prada e Jil Sander è stato scelto dalla holding asiatica VGrass Fashion come direttore creativo della prima collezione VGrass Studio, prêt-àporter luxury realizzato in Italia.

DANIEL LEE

Tutto pronto per il debutto di Daniel Lee alla direzione creativa di Bottega Veneta al posto di Tomas Maier. Per la sua prima sfilata, che si svolgerà all’Arco della Pace, lo stilista che ha fatto parte del team creativo di Celine ha scelto la formula co-ed.

Alanui

Cividini

Per Piero e Miriam Cividini lo show della collezione Fall-winter 2019/2020 è l’occasione per festeggiare i 30 anni del marchio, nel segno dell’artigianalità con il coinvolgimento di una coppia di artisti-artigiani.

Passaggio a Milano per Alanui e per i suoi fondatori, i fratelli Nicolò e Carlotta Oddi. Il marchio famoso per i maxi cardigan in stile etnico ha lasciato Parigi e per la prima volta compare nel calendario delle presentazioni, grazie al supporto della Camera nazionale della Moda Italiana.

Zanini

mm6

Per la prima volta MM6 Maison Margiela presenterà la nuova collezione a Milano. In occasione dell’evento, il brand lancerà una capsule see now, buy now ispirata al concetto creativo della collezione Fall-winter 2019-20.

Marco Zanini è pronto a lanciare il suo brand. Alla fashion week lo stilista, che ha lavorato per Schiaparelli, Halston e Rochas, presenterà i primi look della nuova collezione femminile con il coinvolgimento della sorella Miki che realizzerà alcuni pezzi di maglieria.

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WHAT’S NEW @ MILAN FASHION WEEK

LE SFIDE DI WHITE MILANO

CON GIVE A FOK-US IL SALONE È PIÙ GREEN Tra il Superstudio Più, Tortona 31/Opificio, l’Hotel Nhow e l’ex Ansaldo-Base sono 514 i marchi, di cui 342 italiani, che presentano le collezioni autunnoinverno 2019/2020. Al centro della scena ricerca, scouting e sostenibilità DI ALESSANDRA BIGOTTA ED ELISABETTA FABBRI

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Kristel Kuslapuu

rendendo spunto dai nuovi consumattori, il fondatore di White Milano, Massimiliano Bizzi, punta su tre asset per la nuova edizione del salone della moda contemporary, in zona Tortona dal 22 al 25 febbraio: scouting, ricerca e, non ultima, sostenibilità, con il green project Give a Fok-us | Focus on the Unfocused, un’esperienza immersiva su tutto quanto è tuttora “unfocused” a proposito di questo tema e per esteso di innovazione, tracciabilità ed economia circolare, sviluppata da White insieme al Mise e a Ice Agenzia, con il patrocinio della Camera Italiana dei Buyer Moda-The Best Shops e in partnership con Confartigianato Imprese. La direzione creativa di Give a Fok-us è stata affidata a Matteo Ward, co-fondatore con Silvia Giovanardi e Victor Santiago di Wråd: un brand “scoperto” da White e premiato ai Green Carpet Award di Camera Moda, che non è sinonimo solo di abbigliamento, ma anche di nuovi processi e tecnologie in un’ottica di responsabilità sociale e ambientale. Come sottolinea Ward, l’82% degli italiani si aspetta che i marchi siano trasparenti verso la filiera e appena il 22% pensa che l’industria della moda informi adeguatamente i consumatori circa l’impatto produttivo sull’ambiente e la popolazione. «Un gap che va colmato - osserva Bizzi - anche per permettere ai buyer di rinnovare in modo consapevole l’offerta». Special guest è il brand australiano Strateas Carlucci, fon-

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dato da Peter Strateas e Mario-Luca Carlucci (già vincitori dell’International Woolmark Prize). I marchi protagonisti delle Special Area sono Parcoats Florence (prodotto da Giovanni Allegri e con la direzione creativa di Simone Guidarelli), House of Mua Mua, Oof e Attic and Barn. Da segnalare tra gli highlight Knit Lab, la “factory” del salone sulla maglieria creativa. Al debutto Lounge | Sphere, area che esplora il mondo dell’homewear con nomi come Fantabody, Marieyat e La Nouvelle. ■

SUPER IN ZONA TORTONA

PROSEGUE IL NUOVO CORSO Dopo la svolta dello scorso settembre, segnato dal trasferimento da Porta Nuova al Padiglione Visconti di via Tortona, Super conferma questa location, dove trovano spazio dal 22 al 25 febbraio 106 espositori, 43% dei quali dall’estero, con un 50% di new entry e un rapporto fiftyfifty tra abbigliamento e accessori. «I 6mila buyer che hanno visitato la rassegna sei mesi fa parlano chiaro - afferma Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine -. La direzione presa è quella giusta». «Certo - aggiunge - questa impostazione ci costringe a ospitare un numero limitato di aziende. Del resto, i compratori vengono da noi in chiusura di acquisti e alla ricerca di poche cose, selezionate e in linea con le ultime tendenze. Super è un salone con molti elementi del concept store». Riallacciandosi al discorso buyer, Raffaello Napoleone, a.d. di Pitti Immagine, fa notare che «a

58MILA I VISITATORI ALL’ULTIMA EDIZIONE

CON 1.316 AZIENDE PARTECIPANTI, MIDO BATTE UN NUOVO RECORD DI ESPOSITORI A FIERA MILANO RHO Con 58mila presenze e 1.305 aziende all’ultima edizione, il Mido si conferma un evento imperdibile per gli operatori dell’eyewear: un salone in espansione - come dimostra il numero di espositori, 1.316, all’edizione prevista dal 23 al 25 febbraio a Fiera Milano Rho -, mentre il settore deve fare i conti con alcune criticità. Secondo Anfao, nei primi sei mesi del 2018 il valore dell’export di occhiali italiani è rallentato del 2,9%, con un -1,8% per le montature e un -3,6% per i sunglasses. Al contrario, il salone cresce e aumenta la superficie del padiglione 6, dedicato alle realtà d’avanguardia, con l’incubatore Lab Academy sempre più seguito. In parallelo, lancia una App che consente di ottenere in anticipo il pass d’ingresso, consultare il catalogo, accedere ai profili degli espositori, visitare i loro siti. Sempre dall’App è possibile seguire gli eventi di Mido, compreso il gala di assegnazione dei BeStore Award, riservati ai migliori centri ottici del mondo. In fiera vengono presentati i risultati della terza edizione di Mido Outlook, osservatorio che analizza le aspettative dei player italiani e stranieri sui prossimi tre anni, e una nuova puntata dell’Optical Monitor, una ricerca messa a punto con Gfk e Silmo, che punta l’obbiettivo su Russia, Cina, Giappone e Usa.  (a.b.)


settembre quelli internazionali sono stati il 20%: possiamo fare di più». Tra i nomi alla ribalta Alessandro Enriquez, Circolo 1901, Moon Boot, Peech, Scaglione, Vln e White Sand. Focus su territori come il Sud America, protagonista di Super Talents, New countries to watch, curata in collaborazione con Sara Sozzani Maino di Vogue Italia e Vogue Talents: protagonisti Led e Lucas Leão (Brasile), Docena 12Na e Vanessa Krongold (Argentina). Torna anche il new design armeno, in sinergia con la Fashion & Design Chamber of Armenia, che vede sotto i riflettori Avagyan, Kivera Naynomis, Loom Weaving, Shabeeg, Vahan Khachatryan e Z.G. Est.  (c.me.)

Compratrici alla scorsa edizione di Super: stavolta gli espositori sono 106, di cui il 43% in arrivo da oltrefrontiera

275 BRAND A FIERAMILANOCITY

A THEONEMILANO PELLE E PELLICCIA PIÙ CHE MAI PROTAGONISTE Sono 275, di cui 157 esteri, i brand presenti a TheOneMilano, dal 22 al 25 febbraio a Fieramilanocity. A caratterizzare la quinta edizione un allestimento ispirato a un giardino d’inverno, con #TheOneMilanoAvenue come epicentro. Un altro hashtag, #TheOneFur&Leather, identifica una parte fondamentale dell’offerta, quella legata a pelle e pellicceria, con circa 100 aziende. La pelliccia è tra l’altro protagonista di Italian Fashion Night, show collettivo organizzato il 22 febbraio insieme a Saga Fur of Scandinavia.Sempre più importante anche la maglieria. Attesi circa 8mila buyer, con delegazioni da Russia, Usa, Corea, Giappone, Kazakistan e Azerbaijan. La rassegna vive 365 giorni l’anno, grazie alla piattaforma AlwaysOn Show.  (a.b.)

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beyond milan

PARIS FASHION WEEK

non solo hedi: occhi puntati su sialelli

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Tra i debutti alla settimana della moda parigina, dal 25 febbraio al 5 marzo, sicuramente il più atteso è quello di Bruno Sialelli da Lanvin: sarà lui l’uomo della svolta dopo anni a dir poco tormentati? DI ALESSANDRA BIGOTTA Ph. Cyrill Masson

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in vista evento in arizona

H&M studio dice bye bye a parigi 5

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la giornata di Lanvin, che scalza Mugler dalla collocazione come primo défilé della mattina: dopo gli anni difficili post-Elbaz, i neo proprietari del gruppo cinese Fosun scommettono su un nuovo direttore creativo, l’ex Loewe Bruno Sialelli, alle prese con la doppia sfida di rimettere in carreggiata la collezione femminile e di prendere per quella maschile l’eredità di Lucas Ossendrijver, uscito di scena dopo 14 anni. Tra i protagonisti del 28 febbraio spiccano Rick Owens e Off-White, mentre l’1 marzo segna la prima volta di Rushemy Botter e Lisi Herrebrugh, già vincitori a Hyères, alla guida stilistica di Nina Ricci. In serata, terza prova per Hedi Slimane da Celine. Il 2 marzo effetti speciali assicurati con il Tommynow show di Tommy Hilfiger, accompagnato dal lancio della capsule TommyxZendaya, realizzata con l’attrice, cantante e ballerina. Valentino, Balenciaga e Givenchy sono alla ribalta il 3, seguiti il 4 da Stella McCartney e Alexander McQueen. Chiusura il 5 con Chanel, Miu Miu e Lacoste, dove Louise Trotter esordisce alla direzione creativa.■

H&M Studio lascia Parigi per l’Arizona: la linea premium del colosso svedese del fast fashion, che finora aveva scelto la Ville Lumière per la sua sfilata, decide infatti di attraversare l’oceano e di dare vita l’11 marzo, pochi giorni dopo la chiusura della settimana francese della moda, a un’esperienza immersiva della durata di tre giorni, con il deserto a fare da sfondo. Come ha spiegato Al MacCuish (creative chairman di Sunshine, l’agenzia creativa che insieme a Prodject organizza l’happening per H&M), «sarà un appuntamento senza precedenti, all’insegna dell’interattività e di una “glamourous exploration”». (a.b.)

Ph. Lachlan Bailey for H&&M Studio

onostante non sia tempo di vacche grasse per il mercato della moda francese in generale (secondo l’Institut Français de la Mode nel 2018 il 44% dei consumatori ha richiarato di aver acquistato meno abbigliamento), l’industria del lusso tiene la barra dritta e non si fa intimorire da insidie come le proteste dei gilet gialli, anche perché gioca le sue carte su diversi mercati. Basta guardare i bilanci di Hermès e Lvmh, che hanno chiuso l’anno a quota rispettivamente 5,97 e 46,8 miliardi di ricavi, con un +10% a cambi costanti per il primo e un +11% per il secondo. In particolare, Lvmh nel quarto trimestre - quello più difficile in madrepatria, proprio a causa dei gilets jaunes - ha messo a segno un +17%, mentre il patron di Hermès, Axel Dumas, ha ammesso l’impatto negativo delle proteste sulle vendite nel mercato interno, chiarendo tuttavia che «gli acquisti in Europa si sono spostati altrove, in primis in Italia e UK». Non è quindi con uno stato d’animo eccessivamente appesantito che le griffe si preparano alla fashion week parigina, dal 25 febbraio al 5 marzo con un’ottantina di sfilate in calendario. Certo, un timore per le possibili manifestazioni di piazza c’è, ma the show must go on. Si parte il 25 febbraio con Jacquemus, mentre Christian Dior, che lo scorso settembre ha sfilato durante la prima giornata, si sposta nella seconda, in cui contende i riflettori a Saint Laurent: una griffe, quest’ultima, che per l’uomo, il prossimo giugno, volerà come ha già fatto l’anno scorso oltreoceano, con uno show a Los Angeles. Il 27 febbraio è

1. Un modello di Celine by Hedi Slimane 2. Bruno Sialelli: per lui nuovo corso con Lanvin 3. Louise Trotter per Lacoste 4. Lo stilista Tommy Hilfiger con Zendaya 5. Rushemy Botter e Lisi Herrebrugh per Nina Ricci


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TOP BUYERS

KEN DOWNING/NEIMAN MARCUS

«IL MIO CONSIGLIO AI GIOVANI? BE SMART» A tu per tu con Ken Downing. Il fashion director di Neiman Marcus parla di nuovi trend di stagione, criteri di selezione, sfilate preferite, marchi su cui scommettere. «Il cliente chiede libertà e novità, dobbiamo ascoltarlo». E dà qualche consiglio agli stilisti alle prime armi: «Sognate, ma in modo intelligente» DI ANDREA BIGOZZI

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gnuno ha i propri talenti: Ken Downing, fashion director di Neiman Marcus, sa capire quali trend diventeranno un successo commerciale e lo fa da 28 anni per il retailer Usa. «Serve emozione, ma anche studio e 100% di consapevolezza di quello che succede intorno a te», è la ricetta del successo per il top buyer americano, popolarissimo non solo tra i colleghi, ma anche sui social media. Quali sono i fattori che condizionano le sue scelte in fatto di buying? La novità resta sempre un fattore chiave quando con i miei collaboratori scelgo su cosa puntare. Sembrerà banale, ma nessuno compra quello che pensa di avere già nell’armadio. Anche la conoscenza approfondita del cliente finale è un aspetto da considerare, per questo non mi perdo mai i nostri eventi in store. Oggi è più facile conoscerne esattamente le abitudini e questa è un’opportunità da non trascurare. Conservo un approccio olistico al cliente: cerco capi che raccontino il suo stile di vita. Spesso conta più il mood di una collezione che le potenzialità commerciali del singolo pezzo Nella moda questo è il momento per... Sentirsi liberi, non aver paura di esibire il proprio stile, indossando quello che si ama. Qual è il suo consiglio per i nuovi designer che cercano di farsi strada? Sempre lo stesso: «Conosci i tuoi clienti, come vivono, quali bisogni hanno e quali sono i loro desideri». Ma è altrettanto importante essere sempre coinvolti nella creazione del proprio business model: ormai

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FA N 4 Neiman Def.indd 22

Ken Downing è fashion director di Neiman Marcus, dove lavora da 28 anni. Prima di entrare a far parte del gruppo di base a Dallas ha lavorato per un altro retailer, I. Magnin a San Francisco

non è più possibile fare “solo” lo stilista. Quindi, talenti di domani sognate, sognate in grande, ma fatelo in modo smart! Ogni stagione in prima fila a 300 sfilate: riescono ancora a interessarla? In effetti probabilmente vedo troppi fashion show. Mi conquistano le collezioni con uno spirito autentico, con abiti che non sono l’imitazione di quelli realizzati da altri designer e già presenti sul mercato. Mi piace quando lo styling è sbalorditivo e le collezioni sono progettate a regola d’arte. Qual è il trend #1 in questo momento? Non c’è dubbio, la stagione in corso è all’insegna dell’overt romanticism: increspature, balze, fiori e fiocchi. E non parlo solo dell’abbigliamento, ma anche di borse e stivali. Persino i gioielli best seller di stagione sono decorati con fiori e fiocchi. Poi ho un debole per la biker jacket, anche perché è un capo molto...Ken Downing. Io sono sempre stato per un tipo di eleganza “with a edge”, ma ormai sono associato al motto “More is More, Less is a Bore!”. Invece cosa pensa avrà successo il prossimo inverno? C’è un grande ritorno anni ‘90 e al grunge, ma interpretato con uno spirito glam alla Courtney Love. Torna l’eleganza understated, c’è meno voglia di decorazioni. Cammello, oliva, blu mare...sono i colori gratificano il mio sguardo in questo momento. Le punte squadrate stanno già rispuntando su scarpe e stivali e vedrete che sulle passerelle assisteremo alla loro consacrazione definitiva.

Come immagina la moda tra qualche anno? I cambiamenti più significativi riguarderanno proprio le sfilate, che si trasformeranno in strumenti efficaci e redditizi nell’era digitale. Sul fronte delle distribuzione penso il Brick and Mortar tornerà al centro della scena, perché garantirà modalità di acquisto semplici come quelle dell’online, ma un livello di esperenzialità superiore. A marzo Neiman Marcus aprirà il suo primo punto vendita a Manhattan... qualche spoiler? Non rivelo mai i segreti del nostro gruppo. Però posso anticipare che abbiamo creato uno store davvero strabiliante. Ci saranno ottimi ristoranti, esperienze indimenticabili e tanti marchi italiani. A proposito, quali sono i nomi italiani pronti per avere successo in America? Sono un fan di Palm Angels: la sua vibe street mi ha conquistato. Invece i marchi Usa perfetti per l’Italia? Faccio il tifo per Brock, un brand californiano. Laura e Kristopher Brock, i due fondatori, sono affascinanti e irresistibili, proprio come la loro collezione. ■

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BUYERS’ SURVEY

VENDITE DONNA AUTUNNO-INVERNO 2018/2019

LA VERA ELEGANZA È PRONTA ALLA RIVINCITA Tra l’incalzare delle promozioni online, l’esigenza crescente di conciliare e-commerce e negozio fisico e il sovraffollamento dell’offerta, il mercato cambia a velocità supersonica e i negozianti cercano nuovi equilibri. Riprende quota il gusto per l’eleganza e il “bon chic” classico, segnale di un ritorno al vero lusso e all’esclusività, auspicato da molti DI CARLA MERCURIO

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dettaglianti sono alla ricerca di nuovi equilibri, in un momento di confusione dettata dall’incalzare delle promozioni e delle offerte speciali online, dall’esigenza di conciliare il negozio fisico con l’ecommerce e dall’eccesso di prodotto, che troppo spesso non si traduce in vera propositività. Lo confermano i top retailer italiani, tracciando un bilancio dell’inverno appena concluso: una stagione chiusa per i più con un andamento stazionario delle vendite, sia per l’abbigliamento che per gli accessori. Uno scenario che induce a una certa cautela circa le previsioni per il 2019. Ma c’è una nota positiva: il ritorno alla femminilità e all’eleganza. Un trend già conclamato per alcuni e per altri un’evoluzione in itinere, che giungerà a pieno compimento tra la LO STREET prossima primavera e l’inverno 2019/2020. CONTINUA A Un cambiamento che rappresenta un segnale GUIDARE LE importante. «Torna l’eleganza vera - conferVENDITE, MA LE DONNE RISCOPRONO ma Federico Giglio, di Giglio a Palermo con un ritrovato gusto per i tacchi alti, gli IL PIACERE DI VESTIRSI BENE abiti femminili e i cappottini couture. Finalmente le donne hanno capito che le felpe si possono comprare a prezzi molto più bassi dagli specialisti dello sportswear». «Assistiamo alla rivalutazione della parte elegante delle collezioni a discapito dello street - conferma Silvia Bini, titolare di Càos e Silvia Bini Passeggiata a Viareggio -. La sfida ora è capire chi siamo e chi vogliamo essere. Consumatori, dettaglianti e marchi devono fare delle scelte; è necessaria una maggiore definizione e il ritorno alla moda elegante è a mio avviso una maniera per rientrare nei ranghi. I grandi gruppi hanno capito che non bastano una Tshirt e un paio di jeans per fare una collezione, perché il lusso vero è per pochi. E costa. Le collezioni devono essere un esercizio di stile

Gucci continua a guidare la classifica delle vendite offline e si distingue anche online

Come sono andate le vendite di ABBIGLIAMENTO FEMMINILE nell’autunno-inverno 2018/2019?

48%

Come lo scorso anno

37%

Meglio

15%

Peggio

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BUYERS’ SURVEY

La parola ai negozi multibrand Come sono andate le vendite di ACCESSORI FEMMINILI?

1 Borse e piccola pelletteria

54%

Come lo scorso anno

2 Maglieria

36%

Meglio

4 Calzature

10%

Peggio

6 Abiti VERSACE

1 La popolarità del brand sui social

2 Moncler

2

3 Balenciaga,

3

Burberry, Herno 4 Celine, Fendi, Max Mara, Saint Laurent, Valentino MONCLER

Qual è stato il marchio di READY TO WEAR più venduto ONLINE? 1 Moncler 2 Gucci 3 Dolce&Gabbana/Off-White DOLCE&GABBANA

7 Ecopellicce

Cosa MOTIVA la clientela femminile all’acquisto?

1 Gucci

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3 Cappotti e giacche 5 Piumini

Qual è stato il marchio donna PIÙ ACQUISTATO dalla clientela?

Qual è la TIPOLOGIA più venduta?

4 5 6

e/o un’influencer come testimonial Il marchio Il rapporto qualità/prezzo I contenuti moda La vestibilità La qualità dei tessuti OFF-WHITE

Quali sono i brand donna appena INSERITI IN NEGOZIO, su cui avete deciso di puntare? 1 Attico 2 Balmain 3 Jacquemus 4 Max Mara, Plan C,

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che si deve perpetrare all’infinito». Sul banco degli imputati i negozianti mettono in pole position i saldi e le offerte speciali. Un circolo vizioso innescato dalle continue promozioni sui siti online, che spesso costringono i negozianti ad adeguarsi, con una drastica riduzione della marginalità. «L’affermarsi del Black Friday di fine novembre ha generato la convinzione che ormai già da quella data si possa acquistare tutto e dappertutto con sconti dal 30% al 50%» chiarisce Orlando Milan, di Ivo Milan Radical Fashion a Padova. «Ormai è tempo di saldi per tutto l’anno - gli fa eco Mirko Moras, di Moras Boutique a Intimiano (Como) - Bisognerebbe regolarizzare questa situazione e sarebbe necessaria una maggiore serietà». «Le persone devono riscoprire il gusto dell’esclusività, che vuol dire comprare capi che non siano in vendita al 30% in meno dopo sole due set-

Ivo Milan Radical Fashion - Padova

Quali TENDENZE risultano VINCENTI? 1 Fashion 2 Sportswear/streetwear

3 Mix and match

di colori e stili 4 Elegante

FENDI

Artusa- Vibo Valentia

timane», è l’auspicio di Tea Vincenti di Donne Vincenti, ad Alba (Cuneo). Ma qualcosa di sta muovendo, rivela Silvia Bini: «Si cominciano a vedere segnali positivi da parte delle aziende, finalmente coscienti del fatto che le offerte speciali continue nuocciono in primis ai loro negozi. Non è un cammino facile, però, e ci vorrà del tempo per trovare nuovi equilibri». L’ecommerce, d’altro canto, rappresenta per un numero crescente di insegne una chance per ampliare le vendite, andando ad agganciare nuovi target di clientela, spesso da fuori Italia. Sale infatti il numero di punti vendita che ha investito in questo canale e aumentano i negozianti che si mettono in gioco con un portale proprio. «Il sito di ecommerce genera il 20% del nostro turnover e con Farfetch realizziamo un altro 20%, progredendo di anno in anno - spiega Claudio Betti di Spinnaker, ad Alassio,

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BUYERS’ SURVEY

Sanremo, Portofino, Santa Margherita e Forte dei Marmi -. Ma è importante capire bene le differenze tra negozio fisico e digital e impostare le proprie strategie in maniera conseguente. Per esempio, online si vendono solo i capi fashion spinti da social media e influencer e, se un articolo non va, non c’è verso di incentivarne la vendita. Viceversa in negozio è possibile consigliare la clientela, facendo leva sulla notorietà del brand e sulla qualità dei capi». Ecco perché si tende a inserire figure nuove nell’organigramma delle boutique: «Ci accingiamo a inaugurare il nostro nuovo sito tra un paio di mesi - racconta Federico Scalogna, titolare di Lidia Shopping a Rodigo, in provincia di Mantova - e per l’occasione introdurremo la figura dello style coach digitale, che addirittura andrà a portare i

Branà 1915-Visionemoda - Altamura (Ba)

Come sarà il vostro BUDGET per la moda femminile dell’autunnoinverno 2019/2020?

65%

28

Stazionario

23%

In aumento

12%

In flessione

capi da provare a domicilio dai ping -. Per questo puntiamo su LE CONTINUE OFFERTE ONLINE nostri clienti». «Abbiamo eventi e appuntamenti con i COSTRINGONO I lanciato il nostro sito da due brand nel punto vendita, oltre NEGOZIANTI AD anni - racconta Pietro Scaglioche su tecniche di fidelizzazioADEGUARSI, MA ne di Scaglione a Ischia - e ne tramite card e benefit vari. È LA MARGINALITÀ siamo impegnati nel rendere la sempre più importante che l’eSOFFRE nostra offerta off e online comsperienza di acquisto nello stopetente e coerente, attraverso la re fisico sia diversa e gratififormazione del personale storico, anche cante, perché i consumatori sono preparacon l’inserimento di nuove figure profestissimi e molto esigenti: vogliono che in sionali. Siamo sicuri che a brevissimo i due negozio ci si occupi di loro». Come emerge canali saranno complementari». Focalizdal nostro sondaggio, i marchi più venduti zarsi sull’online non vuol dire infatti tradella stagione invernali sono quelli al top. scurare il negozio fisico, che deve restare al Gucci al primo posto, Moncler al secondo passo con i tempi in termini di offerta e e Balenciaga, Burberry e Herno al terzo servizi e integrarsi con il sito di e-commerguidano la classifica, seguiti da Celine, ce, in un’ottica di omnicanalità. «Il cliente Fendi, Max Mara, Saint Laurent e Vava coccolato in tutti i modi - è il punto di lentino. In un momento di confusione e di vista di Federico Scalogna di Lidia Shopsovraffollamento la gente sceglie infatti di andare a colpo sicuro, chiarisce Luca Bergliaffa di Tessabit a Como: «Nel comparto del lusso la performance è guidata principalmente dai marchi globali e la tendenza per il 2019 è orientata verso una selezione di label più concentrata e un assortimento più focalizzato sui principali business driver, che godono di maggiore visibilità su tutti i canali». Un punto di vista che per alcuni si traduce nella scommessa sui corner, come ha fatto Silvia Bini nel punto vendita Càos di Viareggio: un format di 1.500 metri quadri che coinvolge 15 big, a cui sono riservate aree dedicate. O Franz Kraler, insegna di Cortina e Dobbiaco. «Nello spaLaura Pessina - Monza zio di Cortina abbiamo puntato sui corner dedicati alle grandi maison, in modo da far emergere il dna di ciascuno - spiega DanieCome sono andati la Kraler -. La cliente in questo modo vede i SALDI rispetto allo tutti i marchi più importanti sotto lo stesso tetto e può decidere, avendo a disposizione scorso anno? un’ampia offerta». Da Coltorti ad Ancona, Macerata, San Benedetto del Tronto e Pescara, Simone Cotellessa racconta di un diverso approccio: «Stiamo ampliando l’offerta con label più accessibili, come Stabili Ganni, che abbiamo da un paio di stagioni e che ottiene un ottimo riscontro, o come Rixo e Hvn, che arrivano dalla SpringSummer. La carta vincente per noi è il mix In aumento and match di prodotto, anche alla luce del business online, che riceverà ulteriore impulso dal nuovo sito al via a marzo». Non c’è una formula per rimanere competitivi In flessione in uno scenario complesso e con tante incognite per il 2019. Secondo Claudio Betti di Spinnaker, l’obiettivo per i prossimi mesi è

41%

37% 22%

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BUYERS’ SURVEY

Ringraziamo IL NOSTRO PANEL

Wise Boutique- Cremona

«comprare meno, ma vendere meglio, ossia ampliare il business a prezzo pieno, perché con i saldi la marginalità si riduce drasticamente». Per Miki Branà, di Branà 1915 - Visionemoda ad Altamura, in provincia di Bari, «saranno vincenti i negozi in grado di investire nel cambiamento, abbandonando metodi obsoleti e lasciando spazio all’innovazione, riuscendo a offrire un’esperienza di acquisto diversa dai competitor, che possa fidelizzare il cliente». Rassicurante Massimo Fiacchini dei negozi Fiacchini a Forte dei Marmi: IN UN MERCATO «Per il 2019 siaSOVRAFFOLLATO mo ottimisti e abDI MARCHI E DI biamo moltissimi OFFERTA,. LA GENTE progetti in cantiePREFERISCE re, tra ristrutturaANDARE SUL SICURO, zioni, nuove COMPRANDO I aperture e collaBRAND GLOBALI borazioni». A proposito di collaborazioni, emblematica la case history di Daniela Kraler: «Più che puntare sull’inserimento di nuovi marchi, tendiamo a mettere in risalto la nostra insegna, dando spazio alle colab, come quelle che abbiamo fatto con Jimmy Choo, Hogan e Roger Vivier. Puntiamo a comprare sempre meglio, inoltre, e per questo facciamo personalmente io, mio marito e mio figlio, gli acquisti. Una scelta che ci ha premiato, con una stagione che si è chiusa con un +15% delle vendite». «Sono molto positiva - conclude - e convinta che l’anno nuovo possa essere buono per tutti. Da noi c’è stato un significativo afflusso di clienti stranieri. Non vedo perché queste stesse persone non possano andare anche nelle altre belle località italiane». ■

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La boutique di Adani - Modena

519 - Verona

Durante la fashion week uomo il salone White ha lanciato la FORMULA STREET MARKET, aperta al pubblico: potrebbe funzionare anche per la donna?

47%

Forse

35%

No

18%

Silvia Bertocchi 10 CORSO COMO Milano - Marta De Megni 519 Verona - Andrea Agnetti ANDREA AGNETTI Macerata - Mario Artusa ARTUSA Vibo Valentia, Lamezia Terme (Cz) - Rosy Biffi e Carla Cereda BANNER - GRUPPO BIFFI BOUTIQUES Milano - Rosy Biffi BIFFI BOUTIQUES Milano, Bergamo - Andrea Bonvicini BONVICINI FASHION GALLERY & STORES Montecatini Terme - Lorenzo Selmin BOUTIQUE CINZIA Abano Terme (Pd) Giancarlo Stella BOUTIQUE STELLA Asiago (Tv) Miki Branà BRANÀ 1915 - VISIONEMODA Altamura (Ba) - Angelo Pio Cammalleri CAMMALLERI Caltanissetta (En) - Paolo Colognese COLOGNESE 1882 Montebelluna (Tv) - Simone Cotellessa COLTORTI Ancona, Macerata, San Benedetto del Tronto (Ap), Pescara - Luigi D’Aniello D’ANIELLO BOUTIQUE Villaricca (Na) - Mario Dell’Oglio D’O DONNA Palermo - Gaetano De Florio DE FLORIO - Noicattaro (Ba) - Marco Cateni DIVO Santa Maria a Monte (Pi) - Tea Vincenti DONNE VINCENTI Alba (Cn) - Beatrice Comotti ELEONORA BONUCCI Viterbo, Terni - Massimo Fiacchini FIACCHINI Forte dei Marmi (Lu) - Piero Marchesani FILIPPO MARCHESANI Cupello (Ch) - Daniela Kraler FRANZ KRALER Dobbiaco (Bz), Cortina d’Ampezzo (Bl) - Raffaele Galiano GALIANO - Napoli Federico Giglio GIGLIO Palermo - Anna Giordano GIORDANO BOUTIQUE Pompei (Na) - Barbara e Fabrizio Groppetti GROPPETTI LUXURYSTORE San Paolo D’Argon (Bg) - Ercole Cellino IL DUOMO Novara - Orlando Milan IVO MILAN RADICAL FASHION Padova - Cesare Tadolini L’INCONTRO Modena - Angela Adani LA BOUTIQUE DI ADANI Modena - Simona Pessina LAURA PESSINA Monza - Federico Scalogna LIDIA SHOPPING Rodigo (Mn) - Antonella Gonnelli MAG BOUTIQUE Siena - Paolo Marini MARCOS Mondovì (Cn) - Mirko Moras MORAS BOUTIQUE Intimiano (Co) - Carla Cataldi NOHA Brindisi - Battista Martilotti PAPILLON Corigliano (Cs) - Annamaria Polci PRESTIGE BOUTIQUE Arezzo - Tiziana Arteni PROGETTO MODA Tavagnacco (Ud) - Nicola Raimondi RAIMONDI DRESS Ravenna- Lucia Andreani RATTI Pesaro (Pu) - Elisa Turchetti RIGHI STORE Foligno (Pg) - Pietro Scaglione SCAGLIONE Ischia (Na) - Silvia Bini SILVIA BINI PASSEGGIATA e CAOS Viareggio (Lu) - Claudio Betti SPINNAKER Portofino (Ge), Santa Margherita Ligure (Ge), Alassio (Sv), Sanremo (Im), Forte Dei Marmi (Lu) - Carmel Imelda Walsh STEFANIAMODE.COM Trapani, Favignana (Tp) - Luca Bergliaffa TESSABIT Como Ernesto Tufano TUFANO Pompei (Na), Scafati (Sa) - Didi Corbetta VALTELLINI Rovato in Franciacorta (Bs) - Andrea Diaz VELA SHOP Cagliari - Vinicio Ravagnani VINICIO Legnano (Mi), Genova, Arona (No), Novara - Alessia Volonté VOLONTÉ Cagliari - Daniele Chierichetti WISE BOUTIQUE Cremona, Desenzano (Bs), Reggio Emilia

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MISSION. WE HELP ORGANIZATIONS ACHIEVE EXTRAORDINARY RESULTS THROUGH A WISE USE OF TECHNOLOGY.


TOP BUYERS

A BRESCIA APRE ONE-OFF

G&B E FOLLI FOLLIE: INSIEME PER FARE LA RIVOLUZIONE Ph. Paola Pansini

La famiglia Galli e Gianni Peroni lanciano l’insegna One-Off, due store (uomo e donna) in movimento: «Cambieranno volto ogni sei mesi e ospiteranno pop-up a rotazione, il primo sarà Prada» DI ANDREA BIGOZZI

«L

Siete soddisfatti del risultato? Al 100%. Questi negozi sono nati con l’idea di essere rivoluzionari. Basta corner, basta rigidità nel visual, abbiamo anche tolto il prodotto dalle vetrine, dominate delle installazioni artistiche. Le boutique uomo e donna occupano spazi distinti e sono state progettate da studi di architettura diversi, ma con un obiettivo comune: sorprendere la clientela. Entrambe infatti cambieranno volto ogni sei mesi. Sia con Baciocchi Associati, che ha realizzato il multimarca uomo, sia con Dimore Studio, che ha firmato il concept donna abbiamo siglato un contratto di due anni: il loro compito non si è esaurito il giorno di apertura. Come sta andando lo spazio uomo? La risposta è positiva: ci conforta avere un target di clientela ampio, che va dai 12 ai 60 anni. Offriamo i brand del momento.

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Ph. Andrea Rum

’idea di lusso esclusivo è superata, così come la formula del multibrand organizzato in shop in shop. Il segreto è reinventare continuamente il proprio stile, fare colab con i marchi»: lo dicono Francesco Galli e Gianni Peroni, mentre tagliano idealmente il nastro di One-Off, la nuova insegna di Brescia, nata dall’unione di due istituzioni del retail multimarca italiano, Folli Follie e G&B, che hanno intrapreso insieme questa attività, articolata in due store: uomo (400 metri quadrati in via Gramsci 53, aperto a fine 2018) e donna (800 metri quadrati in via Gramsci 22/25, attivo da un mese). Insieme i due imprenditori hanno già aperto a Torino Lagrange 12. «Quella è stata l’occasione per conoscerci meglio e per far partire un dialogo che ha portato a One-Off» commentano Galli e Peroni.

1. Da sinistra Giuseppe Galli, Gianni Peroni e Francesco Galli 2. Lo store donna, firmato da Dimore Studio 3. Il progetto del negozio uomo è di Baciocchi Associati

Un piano per le prime linee, uno per i nomi di ricerca. E ogni stagione ci rimettiamo in gioco. Questa continua evoluzione di stile caratterizzerà anche la boutique donna? Altro che. In One-off donna convivono praticamente quattro multimarca. All’ingresso c’è quello che abbiamo battezzato “the view of”, che dà una visione d’insieme dell’offerta. Poi abbiamo riservato un piano agli accessori, uno alle griffe, uno alla ricerca. L’ultimo piano è quello che ci distingue, destinato a ospitare a rotazione i pop up dei singoli brand con cui realizzeremo capsule collection e pezzi in edizione limitata e in esclusiva.

Federico Giglio (a sinistra) e il fratello Giuseppe restano a capo della Giglio.com, che ha appena inaugurato i nuovi uffici

Avete già scelto con chi collaborare? Il primo sarà Prada in giugno, gli altri restano top secret, ma fino a dicembre il calendario è al completo. Ogni pop-up avrà un suo evento di lancio e sarà presente in negozio tre settimane, mentre una settimana servirà per allestire lo spazio, in vista del progetto successivo. ■

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NUOVO CEO E BOARD IN AZIENDA

STEFANIAMODE CAMBIA NOME E DIVENTA MODES Nuovo nome, nuovo logo e nuovo management: Stefaniamode diventa Modes e si prepara a crescere all’estero. «Continuiamo ad ingrandirci e stiamo valutando le opzioni migliori per accelerare ulteriormente la nostra espansione», conferma Aldo Carpinteri, titolare di quello che fino a poco tempo fa era un semplice multimarca di successo nel centro di Trapani in Sicilia e che nel giro di pochi anni si è trasformato in una realtà globale, con un fatturato di oltre 100 milioni di euro nel 2018. Il cambio di denominazione, più internazionale, va esattamente in questa direzione. «D’ora in poi saremo Modes per vincere la sfida dell’internazionalizzazione. Con questo marchio intendiamo rinnovare l’immagine del gruppo e incrementarne la riconoscibilità: avevamo bisogno di maggiore incisività e distintività», sottolinea l’imprenditore, raccontando il futuro della sua azienda. Cosa succederà ora? Il momento del rebranding non rappresenta altro che l’inizio della partita: per valorizzare gli investimenti fatti e raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati non basta cambiare nome, bisogna creare una nuova organizzazione. Ed è

quello che stiamo facendo: nell’ultimo anno ci siamo dotati di un consiglio di amministrazione che prima non esisteva e abbiamo assunto un direttore commerciale, un esperto di finanza e soprattutto un amministratore delegato, tutti professionisti di primo piano, provenienti da grandi gruppi come Fendi e Prada. Grazie al coinvolgimento di questi top manager, ora siamo pronti per un piano strategico che prevede progetti molto importanti. Quali ad esempio? La prima mission del 2019 sarà comunicare al meglio modes.com: il canale online per noi vale già il 65% del giro d’affari e il nuovo marchio è in linea con la scelta di concentrarci sul digitale: ci renderà più identificabili, specie per i consumatori stranieri, e questo si tradurrà certamente in un maggior traffico sulla nostra piattaforma. Lavorare solo con l’e-commerce è uno degli obiettivi del nuovo corso? Assolutamente no. Sempre per quest’anno abbiamo molte novità anche sul fronte del retail brick and mortar: triplicheremo gli spazi nel nostro punto vendita a Forte Village Resort e ad aprile apriremo direttamente con insegna Modes un multimarca solo uomo a Portofino. Punteremo su un target giovane e smart e abbiamo scelto di concentrarci esclusivamente sul menswear, per non fare concorrenza al monomarca solo donna di Balenciaga

INTERVISTA/FEDERICO GIGLIO

«UN SOCIO PER FARE DI GIGLIO.COM UN GRANDE MARKETPLACE DI NEGOZI MULTIMARCA» «Se abbiamo scelto di aprirci a un socio finanziario è perché vogliamo accelerare la crescita e arrivare al più presto a diventare un marketplace di negozi multimarca: oggi sono già più di 80 i partner della nostra piattaforma giglio.com». Federico Giglio ribadisce i suoi progetti ambiziosi e spiega le ragioni della decisione, presa in sintonia con il padre Michele e il fratello Giuseppe, di cedere alla società di investimenti Equilybra una quota di minoranza qualificata di giglio.com, la società creata dalla famiglia di imprenditori palermitani per gestire il business legato alla vendita di abbigliamento e accessori di lusso attraverso l’e-commerce. Perché avete preso questa decisione? Abbiamo creato giglio.com nel 2007 e da allora il business dell’online è cresciuto più di quanto avremmo mai potuto aspettarci: oggi abbiamo oltre 50 dipendenti e un fatturato 2018 di circa 15 milioni di euro, ma la nostra intenzione è quella di conquistare una taglia ancora più robusta e diventare un player internazionale. Siamo convinti che lo spazio ci sia, ma

che abbiamo aperto l’anno scorso e che sta andando molto bene. Ma non è tutto: entro la fine dell’anno contiamo di inaugurare un negozio a Milano in piazza Risorgimento. Per Milano avete in mente un format nuovo e innovativo? Non stiamo pensando a un concept store, ma piuttosto a un vero multimarca di quartiere, che presenterà un’offerta in linea con il pubblico un po’ borghese che abita nelle vicinanze ed è la quintessenza di quella milanesità che piace tanto anche agli stranieri. (an.bi) Aldo Carpinteri è pronto a portare l’insegna Modes a Milano, dove entro il 2019 aprirà un negozio in piazza Risorgimento

per far questo non potevamo contare solo sulle nostre forze: l’ingresso di Equilybra (attraverso un aumento di capitale, ndr) è servito a dotare la società delle risorse necessarie per finanziare un piano di sviluppo quinquennale, che prevede investimenti significativi nell’ampliamento della rete di affiliazione commerciale. Quali sono gli obiettivi di crescita? Innanzi tutto si tratta di obiettivi importanti. Il business plan che abbiamo messo a punto prevede fatturati in aumento del 60-70% all’anno per i prossimi sei anni. In questa crescita ci aiuterà non solo Equilybra, ma anche Alessandro Varisco, l’amministratore delegato di Twin-Set, perché nel nostro progetto di espansione abbiamo bisogno di essere circondati da grandi professionisti. La famiglia Giglio resta in prima linea? Certamente: mio fratello Giuseppe Giglio resta a a capo delle attività tecnologiche e di business, mentre io continuerò ad avere la responsabilità della supply chain e dei rapporti con le case di moda. Investirete ancora su Palermo? Sì e lo dimostrano i nostri nuovi headquarters, che abbiamo aperto nelle ex Fabbriche Sandron.(an.bi.)

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INTERVIEW

SHERRY LANG/MEI.COM (ALIBABA GROUP) Sherry Lang, ceo di Mei.com, piattaforma di vendite flash fondata nel 2009 e rilevata da Alibaba Group nel 2015

«IN CINA LO SHOPPING DI LUSSO NON È UNA QUESTIONE DI STATUS» Sempre più giovani, attenti alla qualità, allo stile e all’autenticità, i consumatori cinesi viaggiano, si informano e comprano in maniera consapevole, alla ricerca di prodotti con cui esprimere la propria personalità: Sherry Lang, ceo di Mei.com, piattaforma di vendite flash in capo ad Alibaba, traccia un identikit dei big spender del lusso nel Paese del lontano Oriente DI CARLA MERCURIO

G

iovani, consapevoli e attenti alla qualità e allo stile, oltre che all’autenticità dei prodotti, i big spender del lontano Oriente sono istruiti, aperti, anticonformisti e sempre più sicuri di sé, alla ricerca di capi che abbiano un valore intrinseco e in grado di valorizzare la loro personalità. Lo racconta Sherry Lang, ceo di Mei.com, piattaforma di vendite flash fondata nel 2009 e rilevata da Alibaba Group nel 2015. Una realtà parte dell’offerta di prodotti di lusso del colosso asiatico, insieme a Tmall Luxury Pavilion, la destinazione premium in cui i marchi hanno la possibilità di vendere direttamente ai consumatori. Qual è il target di consumatori che fanno shopping su Mei.com per quanto riguarda età, sesso e potere di spesa? Il 70% dei nostri consumatori sono donne e la maggioranza ha un’età tra i 25 e i 40 anni, con una media di spesa di 6.000 Rmb l’anno (circa 780 euro, ndr). Come stanno cambiando i gusti dei consumatori cinesi? Con 7,4 miliardi di dollari di spesa annuale rappresentano quasi un terzo dello

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I CONSUMATORI CINESI SONO I PIÙ SOFISTICATI AL MONDO, ALLA RICERCA DI QUALITÀ, PERSONALIZZAZIONE, INNOVAZIONE E INEDITE TECNOLOGIE

shopping di lusso a livello mondiale, pur essendo solo il 14% rispetto ai 350 milioni di compratori di questo target a livello mondiale. Non è solo questione di numeri. I big spender del lontano Oriente sono passati dal non avere nessuna offerta ad avere tutto all’improvviso. Il risultato è che sono i più sofisticati al mondo, alla ricerca di qualità, personalizzazione, innovazione e inedite tecnologie. Qual è l’identikit del consumatore di prodotti di lusso cinese? Dopo decenni in cui i consumi luxury in Cina sono stati trainati da prodotti “socialmente abilitanti”, come gli orologi, e riferiti a un pubblico maschile maturo, si assiste ora allo sviluppo di un nuovo segmento giovane, con un alto potere di spesa, in gran parte composto da donne e più orientato verso l’acquisto di borse e prodotti di moda. Parliamo di un pubblico con un

età intorno ai 20 anni, ossia 14 anni meno della media degli analoghi spender europei e 20 in meno degli statunitensi. Quale il grado di attenzione al prodotto dei giovani high spender cinesi? Sono consumatori istruiti e aperti, con un approccio cosmopolita, oltre che molto attenti alla qualità e all’autenticità dei prodotti. I gusti di una volta, come la mancanza di raffinatezza e la preferenza per fantasie sgargianti e pacchiane, hanno lasciato il posto a un autentico apprezzamento per l’heritage dei brand. I cinesi sono diventati sempre più anticonformisti e sicuri di sé, attenti a ciò che ha un valore vero e che si addice meglio a ciascuno, piuttosto che andare a caccia di trend passeggeri. Inoltre hanno una consapevolezza maggiore circa i prezzi, perché viaggiano e si aggiornano attraverso i social media. Infine sono molto esperti di device mobile, usano i loro smartphone per

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Giovane e dinamico, il team di lavoro di Mei.com: sono oltre 2mila i brand internazionali partner del portale, tra cui molte label italiane

fare acquisti e considerano lo shopping un’attività sociale, un mezzo per consumare e per condividere contenuti e quindi una forma di divertimento. Come si informano sui trend? Ci sono moltissimi modi per informarsi, a partire dai canali social come Weibo, Wechat, Red e persino Tik Tok. Key opinion leader (Kol) e influencer sono sempre più importanti per il brand building in Cina: la gente si fida di loro, li segue e li imita. Creando contenuti interessanti e facendo leva sulle interazioni dei Kol con la loro audience, non si genera solo più traffico, ma si riesce anche a costruire un’immagine del brand unica e precisa. Quali sono i trend vincenti in Cina in questo momento? L’unisex e lo stile sportivo sono molto popolari. Le donne amano indossare capispalla dalle silhouette molto decise per fare sfoggio del loro potere, mentre gli uomini prestano più attenzione ai dettagli. E lo sporty chic è uno stile evergreen, mai tramontato nel mondo della moda. Quanto è importante il marchio e cosa cercano i consumatori cinesi in un brand? Il marchio è importante poiché esprime un posizionamento chiaro e unico, riflettendo determinati valori e stili di vita. I cinesi cercano di identificarsi con ciò che indossano e consumano. Non è una questione di status:

vogliono soprattutto manifestare la loro personalità. Naturalmente sono molto attenti alla qualità e all’incisività dello stile, ma la cosa più importante è che gli abiti possano trasmettere qualcosa di chi li indossa, perché alla fine ognuno è ciò che indossa. Quali sono le regole d’oro da seguire e gli errori da evitare per un brand che punta a conquistare i consumatori cinesi? Non ci sono scorciatoie per entrare in Cina e i marchi devono capire le peculiarità di questo mercato complesso ma pieno di opportunità. I consumatori cinesi sono molto più esigenti e hanno le idee molto chiare rispetto ad alcuni anni fa. Sono aggiornatissimi sulla moda e possono scegliere tra tante opzioni. Prodotti di punta, ma a prezzi ragionevoli, e una shopping experience friendly sono alcuni degli elementi chiave per conquistare il loro interesse. Ma soprattutto un concept di brand unico e rilevante è la chiave principale per avere successo. Qual è la differenza tra uomini e donne nell’approccio allo shopping? Gli uomini sono più orientati al risultato, cercano subito ciò di cui hanno bisogno e decidono in fretta, mentre le donne amano trascorrere il tempo facendo paragoni tra i capi e scoprendo nuove alternative di stile. Quali sono i brand più ricercati su Mei.com? Mei.com è partner di oltre 2mila marchi internazionali e le label italiane, come

Versace e Tod’s, sono tra le più popolari. Inoltre designer brand ed etichette come Stella McCartney e Tory Burch performano molto bene. Quanto contano le realtà made in Italy per i vostri clienti e quali sono i best seller? I marchi italiani sono sempre nell’elenco dei più desiderati. Si va dai nomi del lusso più affermati a quelli contemporary, fino agli stilisti emergenti. Come evolvono i marchi cinesi? La loro popolarità è in crescita? La popolarità e la richiesta crescono e questo dipende dalla maggiore comprensione da parte dei player delle logiche del settore, ma anche dal giusto rapporto qualità/pezzo. Quanto conta il prezzo oggi? La nostra è una piattaforma di flash sale, che vende prodotti di lusso scontati per consumatori di target alto, quindi il prezzo è senza dubbio molto importante nelle nostre strategie e per i nostri clienti. Ma abbiamo notato che le loro decisioni di acquisto non sono basate esclusivamente su questo fattore, che deve essere accompagnato da una solida unique selling proposition (Usp), da una grande qualità e da una brand equity riconoscibile, in grado di rendere ogni azienda diversa e unica agli occhi dei consumatori. ■

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FEMALE (R)EVOLUTION

DAL POWER DRESS ALL’EMPOWERMENT

CON LA MODA SI FA GENDER TEAM L’estetica legata all’empowerment femminile si preannuncia come una costante della fashion week. Ne abbiamo parlato con 12 tra manager e imprenditrici: tutte d’accordo sul fatto che l’abito conta molto, specie se si è leader, ma che omologazione e divise appartengono al passato DI ALESSANDRA BIGOTTA, ANDREA BIGOZZI, ELISABETTA FABBRI, CARLA MERCURIO E ANGELA TOVAZZI

COMPRO MOLTO ALL’ESTERO PERCHÉ CERCO IL CAPO SPECIALE, NON DA TUTTE

Roberta Benaglia Ceo_Style Capital

«NELLA MODA MI PIACE AVERE L’ESCLUSIVA» Le sneaker sono le nuove décolletée? In effetti sì. Oggi la donna in carriera può uscire di casa con le sneaker e indossarle anche in ufficio. Non deve più portare in borsa le scarpe col tacco. In pratica, non esiste più il look da manager? Ora si può osare di più. Gestendo un fondo di investimenti focalizzato su aziende di moda, a me come dicono le mie amiche «tutto è permesso».

Emporio Armani SS19_Ph. Enrique Badulescu

E hanno ragione? Diciamo che sono eclettica e posso scegliere un legging in pelle con un pullover, oppure una giacca sartoriale con i jeans. Ma quello che mi piace di più è avere “l’esclusiva”. Per questo faccio shopping soprattutto all’estero, alla ricerca del capo che abbiano in poche. Che tipo di negozi preferisce? Le boutique multimarca. Faccio fatica a comprare nei department store. L’ultima volta risale a un paio di anni fa da Barneys: vidi un paio di jeans di un brand per me sconosciuto, Re/Done. Fu amore a prima vista, tanto che alla fine ne ho rilevato una quota. Il look è un elemento chiave per il recruitment? Conta eccome: io le mie collaboratrici le chiamo le Stylose. In un colloquio di lavoro chiedo sempre ai candidati il loro brand preferito. Noi di mestiere compriamo aziende di moda. Un po’ di passione per questo mondo i miei collaboratori la devono avere.

Susanna Stefani Founder and honorary chairman_GC Governance Consulting «IL VESTITO È UNA FORMA DI INTELLIGENZA SOCIALE» Susanna Stefani è tra i pionieri in Europa nella consulenza di corporate governance. Nella sua carriera, che la vede attualmente in veste di fondatore e presidente onorario di GC Governance Consulting (società di consulenza con uffici in tutto il mondo), ha sperimentato in prima persona l’evoluzione del guardaroba delle donne manager e imprenditrici. «L’abbigliamento sul lavoro è una cosa seria, perché è il lavoro stesso a essere serio - esordisce -. Questo non significa uniformazione o maschilizzazione: per fortuna le divise non si usano più e, tra le giovani generazioni ma non solo, prevale un gusto più morbido. L’uomo è conservatore: l’abbinamento giacca, camicia e cravatta resta un evergreen. Vestirsi con cura, in ogni caso, è un fatto di intelligenza sociale». Sui marchi da mettere in guardaroba Stefani non ha dubbi: «Quelli raffinati ma sportivi, da Tod’s a Fay, per arrivare a Moncler». «Compro spesso online - aggiunge -. Quanto ai negozi fisici, molti dovrebbero fare più attenzione alla formazione del personale: non sempre si viene seguiti nel modo giusto».

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Anna Gervasoni Direttore generale_Aifi

«DRESS CODE È NON STONARE CON IL CONTESTO» Direttore generale di Aifi (l’Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt) Anna Gervasoni è anche professore ordinario di Economia e gestone delle imprese presso la Liuc Università Cattaneo e consigliere indipendente in aziende italiane. Le sue frequentazioni nel mondo della finanza e dell’impresa AMO LA fanno pensare che vesta abitualmente SOBRIETÀ in giacca e pantaloni. La “Signora del E NON MI private equity e venture capital”, come CONCENTRO la definiscono, non si smentisce ma MAI SU puntualizza: «Amo i tailleur pantaloni a UN UNICO prescindere: sono comodi e funzionali. MARCHIO Del resto, se li usano da anni i colleghi

Francesca Boccolini

maschi, ci sarà un perché...». Tuttavia riconosce che, sebbene nel mondo della finanza ci siano molti uomini, «non per questo bisogna vestirsi come loro». Un vero look mirato non c’è. «Credo che si debba comunque esprimere la propria personalità - spiega Gervasoni - ed essere rispettosi del luogo e delle circostanze. Questo vale per ogni mestiere». Attenersi a un dress code ha la sua importanza, «per evitare di stonare con la situazione». Per questo l’esperta di economia e finanza consiglia di evitare gli eccessi nel look in caso di colloquio di lavoro. Anche l’approccio allo shopping sembra improntato alla sobrietà: «Non faccio acquisti compulsivi, anche se a tentarmi di più sono borse e accessori - dice -. Evito ciò che è troppo costoso e non mi concentro mai su un unico brand». Poco attenta ai marchi (piuttosto valuta i contenuti di un capo), Anna Gervasoni acquista un po’ ovunque, senza distinzione tra canale fisico e online. Non segue social e influencer, ma una regola precisa: «Un capo deve starmi bene».

Stefania Saviolo

Co-founder e coo_Sonicjobs

Strategic&Entrepreneurial Management Department_SDA Bocconi

«IL DIGITALE HA DATO MAGIA E NOVITÀ, MA MI PIACE TOCCARE I VESTITI CON MANO»

«L’ABITO UNIVA, ORA CREA BARRIERE»

Il lavoro di Francesca Boccolini - perugina, 34 anni - è connettere domanda e offerta di lavoro nel retail e nell’hospitality. In tempi rapidi. Anzi, in real time. Con un valore aggiunto: quello di uno screening automatizzato dei profili PREDILIGO più idonei grazie all’A.I.. Tutto questo PICCOLI BRAND è Sonicjobs, startup fondata nel 2016 IN LIMITED insieme al socio indiano Mikhil Raja, che EDITION. SE oggi vanta 100mila utenti e 3mila imprese SONO ITALIANI, e che è valsa alla giovane imprenditrice ANCORA l’inserimento di Forbes nella classifica MEGLIO delle 100 tech influencer in Europa. Da Londra, paradiso delle startup, racconta di vivere la moda e lo stile «con la massima libertà», senza dover essere asservita a un dress code specifico e che tuttavia «il look da manager è ancora importante per dare una buona impressione di sé». Da specialista di recruitment virtuale, pensato su misura per Millennials always-on, Francesca ha giocoforza una predilizione per l’online, ma con un approccio equilibrato: «Il digitale - osserva - ha dato una magia in più alla moda. Sul web si possono scoprire continuamente nuovi brand, designer e prodotti, ma al tempo stesso mi piace toccare i vestiti con mano, provarli, abbinarli, cambiare idea, rimetterli a posto e provarli ancora. Per tutto questo l’online non basta». Adora il total black, «magari con qualche dettaglio rock o contrasto chic-romantico», e in più in generale un «look minimal ma con personalità». Tra il marchio e la qualità Francesca sceglie la seconda e per lo più - anche se trae ispirazione dalle grandi firme predilige «piccoli brand, spesso artigianali e a produzione limitata». Con una postilla: «Meglio se italiani».

Per veicolare un’immagine empowered è necessario avere uno stile particolare? In passato le donne hanno usato la moda per affermare un punto di vista politico, sociale ed estetico. Penso ai jeans, allo smoking, alla miniskirt, mezzi potenti per comunicare un messaggio di emancipazione, il passaggio da “non posso” a “posso”. Oggi la moda ha un po’ perso quel messaggio unificante. Se da un lato le donne possono esprimersi attraverso scelte di look più personali, dall’altro c’è il rischio che la moda, amplificata dai social, definisca nuove barriere (non abbastanza magra, ricca, cool…). Parità di genere, etica, sostenibilità sono temi a cui pensa prima di fare shopping? In fatto di sostenibilità, tendo ad acquistare da aziende e marchi che conosco e che sono sicura lavorino in modo corretto: mi importa meno il tema della pelliccia rispetto a come una marca interagisce con le persone, che siano clienti, dipendenti o fornitori. All’immaginario di quale marchio di moda si sente più vicina? Definirei il mio guardaroba “capsule”: tendo ad avere pezzi che si abbinano, pochi colori, un look sportivo. Mi hanno ispirato marchi eterogenei, da Giorgio Armani a Cos, da Moncler a Uniqlo. Donne e potere: esiste uno stile “da copiare”? Per me più che lo stile di abbigliamento personale conta quanto una persona comprende la necessità di adeguare l’abbigliamento alle diverse situazioni di lavoro. Ci sono situazioni in cui ci si può esprimere liberamente e creativamente, altre in cui è meglio essere sobri. Capire il contesto è spesso anche una questione di intelligenza emozionale e di rispetto per chi ti sta di fronte.

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FEMALE (R)EVOLUTION

Caterina Ferrara Founder_Blockchain Ladies Chairperson_Neuralia-Global Research Connections

«NELLA BLOCKCHAIN TUTTI NERD? UN LUOGO COMUNE»

IL MIO PRIMO ACQUISTO IN CRIPTOVALUTE? UN PAIO DI SANDALI NERI TACCO 12

Lavora per lo più da casa Caterina Ferrara, fondatrice di Blockchain Ladies, community di imprenditrici, sviluppatrici, criptotrader, investitrici, hacker che credono nella tecnologia blockchain come strumento per vivere in un mondo più fair, oltre che chairperson di NeuraliaGlobal Research Connections, primo progetto di crowdfunding basato sulla blockchain, con un focus sulla salute. Quindi l’abbigliamento non è un problema, ma in caso di consulenze o conferenze le cose cambiano. «Non ho un look da “donna di potere” ma il “mio” look - dice -. Amo le giacche e in particolare i blazer, che esaltano la femminilità». Predilige il colore, giocare con i contrasti ma

comincia ad apprezzare il nero e ha un debole per cappelli, occhiali, sciarpe, foulard: «Non bisogna temere di essere troppo estrosi: ciò che indossiamo è ciò che siamo». Anche in un incontro di lavoro, perché rinunciare a una scollatura, purché non eccessiva, o a scoprire le gambe? «Se si è self confident e si hanno skill elevate - sostiene - prevarranno su tutto». Nel suo settore esiste il luogo comune che ci si vesta informale ma è riduttivo, «non ci sono solo i cryptonerd». Un vero dress code non c’è neanche per il colloquio di lavoro: «Ogni dettaglio conta - dice - ma l’esito dipende solo dal candidato». Gli aspetti che contano nello shopping sono originalità, qualità, vestibilità. Tra i brand preferiti cita Alberta Ferretti, Elie Saab, Giambattista Valli e RedValentino. Quando non è la moda, l’oggetto dei suoi desideri è la tecnologia: il prossimo acquisto sarà un telefono basato sulla blockchain. Per un periodo ha comprato molto online ma ora ha riscoperto lo shopping tradizionale: «Un momento per staccare la spina». Il suo primo acquisto in criptovalute? Un paio di sandali neri tacco 12.

Alice Siracusano Ceo & majority partner_Luz

General manager_Diennea

«I MARCHI DELL’ONLINE SI SONO EVOLUTI E NON FINISCE QUI» Come è cambiato secondo lei lo stile della donna manager? Non rinuncia più alla propria femminilità. Fino a pochi anni fa le donne in posizioni di rilievo tendevano a nascondere il loro fascino con l’abbigliamento, mimando quello maschile o addirittura invecchiandosi per sembrare più credibili. Ora la donna vuole sentirsi bene e bella. Se è a proprio agio acquisisce anche più potere. Lei lavora nel digital marketing: un nuovo settore, con persone mediamente under 40...Lo stile informale è sdoganato? Dipende dai ruoli. Le persone che hanno relazioni con l’esterno, come quelle del sales marketing, adottano le classiche norme dell’office dress code. I “nerd” devono sentirsi liberi di esprimersi anche nell’abbigliamento, ma sempre nel rispetto del buon senso. Quanto da 1 a 10 conta l’abbigliamento per una donna sul posto di lavoro, soprattutto in un posto di comando? Direi 10. Nella realtà a valere è il contenuto che la donna, ma anche l’uomo, porta nel lavoro e nella sua vita. Ma se il contenuto è accompagnato dal buon senso in ciò che si indossa, il mix è più forte. Acquisti di moda: online o offline? Compro in entrambi i canali. L’online mi aiuta a orientarmi tra gli stili e le novità, a tenermi informata e a risparmiare tempo. I brand si sono evoluti, offrendo esperienze d’acquisto personalizzate e diminuendo il rischio di errori. Raramente se compro online sbaglio, per esempio, la taglia. E oggi con il digital marketing si può fare ancora di più.

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Una laurea in Finance & Administration in Bocconi, esperienze in Google (dove si è occupata del lancio di YouTube in Italia), Yoox e Samsung, fino ad approdare nel 2015 in Luz, società di consulenza di contenuti e strategie editoriali, oltre che network internazionale di autori e storyteller digitali, di cui ora è a.d. e socia di maggioranza. Alice Siracusano è una giovane donna in prima linea su diversi fronti, tra cui l’adesione all’associazione Women & Technologies, nata nel 2009 per valorizzare il talento femminile nella tecnologia, nell’innovazione e nella ricerca. Qual è il suo rapporto con l’abbigliamento, soprattutto sul lavoro? «Come quello di tante altre donne come me: niente più stereotipi e una maggiore libertà». «Tendo a comprare online - aggiunge - e se acquisto nel canale fisico, lo faccio a modo mio. Non amo i negozi dei grandi marchi e preferisco gli atelier, come C’Est La V di Vittoria Bottasini a Milano: spazi in cui si instaura una relazione con chi vende e si sa tutto sul prodotto». Una scelta in linea con la filosofia di Luz: «Siamo un’agenzia di comunicazione sui generis. Mettiamo in evidenza i contenuti di trasparenza, etica e coraggio di andare controcorrente dei marchi che seguiamo. Non siamo per tutti i tipi di aziende e questo ci contraddistingue». © Anna Chiara Rubino/LUZ

Florida Farruku

«NEGLI ABITI, COME NEL LAVORO, CERCO VALORI AUTENTICI»

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FEMALE (R)EVOLUTION

Paola Leoni

Isabella Potì

Founder & managing partner Leoni Corporate Advisors

Head chef_Bros’ restaurant

«LA SOSTENIBILITÀ È IMPORTANTE» Per la sua attività di consulente, Paola Leoni viaggia spesso e questo le dà modo di scoprire nuovi prodotti e marchi originali. Negli acquisti di vestiti e accessori «preferisco le aziende attente alla sostenibilità della filiera - afferma - che evitano lo sfruttamento minorile e creano occupazione, sviluppo e benessere». Parlando di stili, considera interessante l’idea di lusso connaturata al mercato giapponese. «I valori fondanti della cultura del Sol Levante spiega - si traducono in armonia di forme, volumi e cromie, attenzione al benessere della persona e ricerca di un equilibrio interiore. Tutto questo compone un concetto di eleganza sobria e non urlata». Leoni trova stimolante il trend del New Luxury, espresso tanto da brand storici (Comme des Garçons), quanto da fenomeni recenti come Supreme o dalle collaborazioni delle maison per conquistare i Millennials e la generazione Z (vedi Valentino con Moncler e Fendi con Fila). Non dedica molto tempo allo shopping, ma frequenta tutti i canali distributivi per inclinazione professionale. «Il retail offline - osserva - deve migliorare sia la customer che la brand experience». Quando le chiedi cosa ne pensa dei social risponde: «Sono un canale chiave nell’indirizzo della scelta di acquisto dei consumatori. Social come Instagram sono uno strumento coerente con la narrativa dei luxury brand, in grado di stabilire connessioni più autentiche rispetto ai media tradizionali».

LA PASTRY CHEF CHE AMA PRADA E VERSACE Isabella Potì si è conquistata l’appellativo di Uma Thurman in cucina, ma oltre alla bellezza ci sono talento e determinazione. A 23 anni ha conquistato le vette della professione, diventando head chef del ristorante Bros’ di Lecce, che porta avanti con il fidanzato-collega Floriano Pellegrino, e giudice del talent Il ristorante degli Chef su Rai2, a fianco di cuochi di levatura come Andrea Berton e Philippe Léveillé. Nonostante gli impegni, trova il tempo anche per la moda. Non fa acquisti mordi e fuggi sul web, ma preferisce andare di persona nei negozi: «Voglio toccare il tessuto e controllare dove è stato prodotto il capo - dice -. La moda è una passione: quello che metto da parte lo investo soprattutto in abbigliamento». Versace e Prada sono le sue griffe preferite, «ma mi attirano anche i marchi di nicchia, con pezzi poco visti in giro, in tessuti ricercati». Poco le importa di ciò che indossano le influencer: «Ciò che conta è solo il mio gusto». Risposta che non sorprende, visto il carattere di Isabella, inserita due anni fa da Forbes tra gli under 30 più promettenti del mondo nella categoria The Arts.

Maria Luisa Nolli Co-founder & ceo_NCN Bio

Giusy Cannone

«LA MODA? INNOVATIVA COME IL BIOTECH»

Ceo_Fta (Fashion Technology Accelerator)

«IL TAILLEUR DA MANAGER? UN CLICHÉ SUPERATO» «L’idea che per essere donna in carriera bisogna indossare le scarpe col tacco è tramontata. Soprattutto nella moda è più importante esprimersi con uno stile proprio». Giusy Cannone ha a che fare quotidianamente con realtà del settore, nel suo ruolo di ceo di Fta (Fashion Technology Accelerator), hub internazionale che supporta la trasformazione digitale di fashion e SPESSO retail. «Per me è importante avere un look professionale, SCELGO UN “da manager”, ma con un twist creativo, che va dal colore MARCHIO PER LE al capo rétro. Niente a che fare, comunque, con il classico EMOZIONI CHE LA tailleur». «Sempre più - aggiunge - guardo alla qualità, SUA STORIA MI a partire dai materiali e sono attenta alla sostenibilità. TRASMETTE Non acquisto più abiti fatti completamente in materiali sintetici. Inoltre preferisco capi che durino nel tempo e quindi ho abolito il fast fashion». Anche lo storytelling ha un ruolo importante: «Mi capita di ascoltare le storie dei brand direttamente dai fondatori o ceo e spesso scelgo un marchio per le emozioni che queste storie mi trasmettono: Missoni è uno di questi. Lavorando con startup mi succede di scovare nuovi brand interessanti, che sperimento. Ho anche iniziato a guardare il mondo del vintage, tramite la app di una startup che seguo». Coerente con la sua forma mentis digital, Giusy Cannone ama fare shopping online: «Lo trovo rilassante e poi adoro ricevere a casa ciò che ho comprato. Utilizzo anche il noleggio di abiti per le occasioni mondane. Non mi piace riempire l’armadio di abiti che non rimetterei».

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Lei è tra gli esperti più autorevoli in Europa di biotech: un settore che sembra molto lontano dal fashion... Forse un tempo, ma non ora. I dress code spesso mixati in modo casuale, che caratterizzavano l’abbigliamento di ricercatori e scienziati, hanno lasciato il posto a un tipo di abbigliamento casual sì, ma che risente delle influenze positive del gusto italiano. Non è raro che si vedano a eventi come i congressi scientifici donne eleganti e raffinate, vestite secondo l’Italian style. Quanto è importante per lei la moda? Viene al secondo posto dopo la biotecnologia. Sono attratta dalle innovazioni che porta. Mi piacciono le sartorie milanesi, che fanno ricerca su stoffe e colori. Per me che viaggio il tessuto è una cosa importantissima. Quindi le piace toccare con mano gli abiti che compra? Sì e per questo non amo acquistare online. Quali i capi immancabili nel suo guardaroba? Il tubino sopra il ginocchio, in tessuto operato o liscio, da abbinare alla giacca corta. Tra gli accessori, le décolletée tacco 5-7 e gli orecchini, pendenti ma non troppo.

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news

IN APRILE A LUGANO

nuovi progetti in cantiere

Anche Bally sostiene il Fashion Innovation Award

Con Friulia Gazèl mette le ali al business Con un aumento di capitale complessivo pari a 300mila euro e un finanziamento di 150mila euro in cinque anni l’azienda friulana si prepara a sfide importanti su tutti i fronti DI Alessandra bigotta 2

C’

era una volta, nel 2001, una piccola realtà fondata da tre soci e specializzata negli accessori. Oggi, a quasi 20 anni di distanza, Gazèl è un’azienda affermata nell’abbigliamento femminile, guidata da Alessandra Verona, titolare e direttrice creativa dopo aver rilevato nel 2007 le quote dagli altri due soci e ora pronta ad affrontare un anno decisivo. A fine 2018, infatti, il fondo privato Friulia ha deciso di puntare sul marchio con il progetto Money & Coaching, una soluzione di investimento dedicata alle Pmi che intendono intraprendere percorsi di crescita e innovazione. Un intervento che consiste in un aumento di capitale di 250mila euro da parte del fondo e, contestualmente, di 50mila euro di Alessandra Verona, a cui si aggiunge un finanziamento di 150mila euro della durata di cinque anni. «Abbiamo obiettivi ambiziosi - spiega l’imprenditrice - a partire dal raddoppio dei ricavi (attualmente pari a 2,5 milioni di euro, ndr) in tre anni, per arrivare a triplicarli in un quinquennio». Il primo passo è stato l’avvio del progetto retail con un opening a Ischia, contraddistinto da una nuova immagine, «e siamo in trattative per Venezia - anticipa Alessandra Verona - in vista di ulteriori aperture, che si aggiungono alla presenza in 200 multimarca e in due outlet, uno nei pressi dell’azienda e l’altro al Palmanova Village». Tasselli di una strategia più ampia, che passa attraverso una maggiore internazionalizzazione (attualmente l’export vale il 25% dei ricavi) e investimenti nel marketing omnichannel, «che stimiamo possano arrivare a un milione di euro da qui al 2021». Quindi nuove campagne, utilizzo mirato dei social, un magazine online che vedrà la luce a breve

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1. Alessandra Verona, titolare e direttrice creativa di Gazèl 2. Un modello della Spring-Summer 2019

ma anche, per esteso, più e-commerce: «Nel 2018 le vendite sull’e-store Gazèl sono salite del 34% e fare molto di più è tutt’altro che impossibile, anche grazie ad alcune capsule che studieremo ad hoc per il web. Con l’ingresso di una e-commerce manager e di dieci nuove risorse, sentiamo di avere le spalle abbastanza larghe per centrare i nostri obiettivi. Ma sia chiaro che non vogliamo scavalcare il wholesale: quello a cui teniamo è l’armonia e integrazione tra offline e online». Alla base di tutto c’è sempre e più che mai il prodotto: «Siamo partiti con collezioni disegnate in Italia e realizzate all’estero, ma oggi l’80-90% della produzione è italiana. Un aspetto chiave di un upgrade che ci rende orgogliosi». ■

Dal primo al 5 aprile Lugano diventa la capitale dell’innovazione con la seconda edizione della Fashion Innovation Week: organizzata da Dagorà insieme a NetComm Suisse, con la nostra testata come media partner, vede tra i momenti clou il summit Fashion Meets Innovation l’1 aprile e il 2 l’evento finale del Fashion Innovation Award, riconoscimento assegnato da Loomish - società svizzera di investment management fondata da Carlo Terreni, che è anche general director di NetComm Suisse - alle startup che applicano il machine learning e l’A.I. a tutti i comparti della catena del valore del fashion retail (produzione, logistica, branding, vendite). Il termine per partecipare, iscrivendosi sul sito https://fashionaward.loomish.ch/, è fine febbraio. Tra gli sponsor del Fashion Innovation Award c’è Bally, che si impegna in questo modo a ribadire da un lato il suo impegno per il Paese dove la griffe è nata 167 anni fa e, dall’altro, a sostenere lo sviluppo tecnologico nella moda. La cinque giorni prevede inoltre un evento a porte chiuse tra aziende, brand e investitori il 3 aprile e il 4-5 la FashionTech Sustainability Challenge, in cui gli studenti dell’Università della Svizzera Italiana e della Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana si cimentano in soluzioni hi-tech sul tema della sostenibilità. (a.b.)

live performance il 20 febbraio

lo stilista gilberto calzolari new entry alla fashion week Dopo aver vinto il Franca Sozzani Gcc Award for Best Emerging Designer 2018 all’interno dei Green Carpet Award di settembre, Gilberto Calzolari entra nel calendario ufficiale dell’imminente fashion week milanese. La sua non sarà una sfilata, ma una live performance, prevista il 20 febbraio ai Bagni Misteriosi di via Carlo Botta 18. «Continuo sul mio percorso all’insegna di glamour, contemporaneità, raffinatezza e giocosità - dice -. Ma la componente a cui tengo di più è la sostenibilità, con il contributo di importanti aziende che hanno sposato la tematica green e che mi hanno supportato nella realizzazione della nuova collezione». (a.b.)


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1. Un outfit di Beatrice .b per il prossimo inverno 2. Paolo Mason, Morena Bragagnolo e Beatrice Mason

I 30 anni di PlissÈ

Festeggia con e-commerce e store nel Quadrilatero Cresce double digit e annuncia i nuovi progetti, dal lancio dell’e-commerce all’opening in corso Venezia a Milano

30 anni nel segno del made in Italy e del giusto equilibrio tra gestione famigliare e visione manageriale. Frutto di un’intuzione di Paolo Mason e Morena Bragagnolo, marito e moglie nonché rispettivamente a.d. e creative director e founder, Plissè taglia questo traguardo nel segno della continuità, affidando a Beatrice Mason, seconda generazione, il ruolo di fashion designer. L’azienda padovana nasce nel 1988 con un tributo alla iconica lavorazione del tessuto, il plissé, che è il fil rouge delle sue collezioni. Nel 1999 debutta Sfizio, la label dall’anima athleisure che affianca l’eleganza alle contaminazioni urbane; nel 2000 è la volta di Beatrice .b, un ready to wear made in Italy dedicato a una donna internazionale e sofisticata; nel 2012 arriva Smarteez, laboratorio di sperimentazione. Un percorso costellato di tappe importanti, dall’ampliamento degli headquarters veneti nel 2003 per proseguire con l’apertura del primo monomarca a Jesolo nel 2006, la creazione della filiale statunitense nel 2013 e l’inaugurazione del primo mononarca milanese, a CityLife, a cui farà seguito tra luglio e settembre di quest’anno un opening nel Quadrilatero, in corso Venezia. Le collezioni sono vendute in 1.000 negozi in Italia e 700 all’estero, tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti, con l’export che vale il 55% del giro di affari. E i fatturati crescono da dieci anni consecutivi: il 2018 si chiuderà a 22,3 milioni di euro (+20% rispetto al precedente), l’ebitda evolverà del 40% (2,5 milioni) e l’ebit dell’80% (0,9 milioni). Ora è il momento di cogliere nuove sfide: prima tra tutte il varo delle piattaforme di vendita online di Beatrice .b e Sfizio, partite questo mese. Ma è anche tempo di festeggiare durante Milano Moda Donna, con la presentazione a Palazzo Clerici il 23 febbraio, che vede protagonista la nuova collezione di Beatrice .b, con il lancio di una capsule celebrativa, in vendita in esclusiva nei monomarca. Novità anche per Sfizio, oggetto di un restyling in chiave contemporanea, e per Smarteez, al debutto con una campagna di comunicazione tra canali tradizionali e digital. (c.me.)

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News

nuovo direttore creativo per la linea femminile

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«è Questa la vera donna Xacus»

1. Alessia Xoccato 2. Un look Xacus donna autunnoinverno 2019/2020, attualmente presente in 600 punti vendita 2

Al White debutta la prima collezione della linea donna firmata da Alexia Xoccato: una nuova impostazione ancora più contemporary, per crescere all’estero e migliorare il posizionamento DI Andrea Bigozzi

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na linea destinata a un target trasversale e pensata per ampliare ulteriormente la rete vendita che già conta 600 clienti tra Italia ed estero. Sarà presentata al White, dove potrà contare su uno stand più grande e con un concept personalizzato, la collezione donna autunno-inverno 2019/2020 di Xacus che segna il debutto alla direzione creativa di Alessia Xoccato, figlia di Giorgio che con il fratello Paolo guida l’azienda di camiceria di San Vito di Leguzzano, alle porte di Vicenza. La sua nomina non è un caso di nepotismo all’italiana, come tiene a precisare lo zio-amministratore delegato. «È vero, Alessia fa parte della famiglia commenta Paolo Xoccato - ma è stata scelta per il suo percorso professionale: ha creato un marchio tutto suo di abbigliamento, di cui continuerà ad occuparsi. Quando si è trattato di dare un cambio di rotta alla linea femminile, ci è parsa la persona giusta da coinvolgere». La base da cui il progetto donna - lanciato nel 2015 in tandem con Aldo Guglielminotti con cui la collaborazione si è conclusa - riparte è business di tutto rispetto, che incide per il 18% sul giro d’affari totale di Xacus. «L’obiettivo non è solo aumentare il numero di clienti wholesale, ma di alzare il livello di multimarca, giocando la carta di un prodotto contemporary con un ottimo prezzo retail», aggiunge il ceo. Il cambio di guida creativa ha portato subito una rivoluzione nell’impostazione della collezione, fatta di oltre cento pezzi appesi e suddivisa in quattro pacchetti. «Di fatto - fa il punto Alessia - abbiamo realizzato quattro mini-collezioni per facilitare la scelta dei buyer già in campagna vendita: per chi è alla ricerca della camicia di de-

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rivazione maschile abbiamo creato “shirt specialist”, mentre il pacchetto seasonal è quello più di tendenza. Poi ci sono la “white label” e “prime event” pensata per le occasioni speciali». Dell’offerta fanno parte anche chemisier e altri capi diretti discendenti della camicia, ma la collezione, il cui price point medio è cresciuto del 5%, non ha ambizione di total look. «Le priorità sono altre - conferma la stilista - a cominciare dall’uniformare l’immagine della collezione donna e quella uomo. Ci siamo resi conto che, al di là dei risultati commerciali, c’era poca coerenza tra i due progetti, che da ora in poi avranno un’estetica più condivisa. Per questo lavorerò a stretto contatto con chi in azienda di occupa di sviluppare la linea uomo». La prova generale di questa uniformazione di stili fra menswear e womenswear si ritrova nella nuova campagna di comunicazione, dove Alessia ha avuto un ruolo chiave in fatto di concept, la prima in cui

la consumatrice donna emerge fortemente: «Volevamo comunicare la tribù di chi indossa la camicia e la donna non poteva restare esclusa». Non sarà esclusa neppure dal nuovo progetto targato Xacus: il primo store monomarca, che secondo il business plan aziendale dovrebbe aprire a Milano, nel Quadrilatero della Moda, entro la fine del 2019: «Sarà il punto di riferimento in città per chiunque ami la camicia», conclu■ de Alessia Xoccato.

Blue of a Kind

Il jeans re-used dall’online al wholesale Il progetto è nato e si è sviluppato con l’online, ma per far decollare Blue of a Kind il suo fondatore Fabrizio Consoli ha deciso di puntare sul wholesale. Così il marchio sarà alla fashion week di Milano, dove presenterà la nuova collezione di denim ricliclato. «Non produciamo nulla di nuovo. Prendiamo dei capi esistenti, li smontiamo, li ritagliamo e li miglioriamo, usando la sartorialità italiana.Questo approccio ci ha portato ad avere un certo seguito digitale. Finora l’e-commerce era la priorità, ora puntiamo a potenziare il network di multimarca in Italia e all’estero e per questo siamo alla fashion week». (an.bi.)


NEWS

UNISEX E SEASONLESS

Canessa: una rivoluzione psichedelica nel cashmere Il marchio di alta gamma, fondato a Firenze da Andrea Giangrasso e Guia Canessa, si rimette in pista con un nuovo obiettivo: reinventare il concetto di cashmere

In occasione della fashion week di Milano il marchio Canessa torna sotto i riflettori dopo un periodo in stand-by e lo fa con una collezione per l’inverno prossimo che vuole rivoluzionare il concetto di cashmere. «Spesso questa materia prima nobile - spiega il managing director Andrea Giangrasso - è associata all’idea di classico, anche un po’ noioso. Noi vogliamo uscire dai cliché con tocchi psichedelici di colore, ricami, tecniche di tintura giapponesi e lavorazioni speciali, con cui abbiamo ottenuto un tessuto a maglia compatto ma fluido, dal massimo comfort anche in cappotti, giacche e pantaloni». La collezione, che gioca sui concetti di unisex e seasonless, è presentata nella showroom Panorama Moda di via Morimondo 21. «In una fase iniziale pensiamo alla vendita wholesale in multimarca selezionati e in temporary shop - anticipa Giangrasso -. Tra i mercati di interesse l’Italia ma anche Russia, Corea, Giappone e Stati Uniti. Inoltre stiamo valutando la vendita online». Il segmento di mercato è l’alto di gamma. «La qualità è al centro delle nostre scelte», tiene a sottolineare Giangrasso, ideatore del progetto made in Firenze con la moglie Guia Canessa, che cura soprattutto la ricerca e l’aspetto creativo. Entrambi ex Malo, vantano solide basi nel cashmere. Guia è figlia di Giacomo Canessa, tra i fondatori di Malo e attuale «deus ex machina e imprescindibile faro» del marchio Canessa. (e.f.) Ph. Matteo C. Sepeli

EASY LUXURY RAMPANTE

Nenah pronta ad accelerare con un business angel Nato nel 2014 da un’idea di Stefania Ravera e Veronica Crescenti, il marchio Nenah scrive un nuovo capitolo della sua storia, affiancato da un business angel. «Si tratta di una figura dal know how strategico e finanziario, propedeutica all’espansione e al consolidamento del marchio, attraverso multimarca e l’apertura di monobrand», raccontano le fondatrici dalla nuova showroom direzionale in piazza della Repubblica 3, a Milano. Ciascuna di loro mantiene un terzo del capitale di Dimora, che controlla Nenah, e la carica rispettivamente di direttore creativo e direttore commerciale. In più è entrata nel team una manager da lungo tempo nella moda, Maria Pia Ghislandi. «Una risorsa imprescindibile - dicono le due socie - per dare concretezza ai piani di internazionalizzazione». Con queste premesse il marchio del womenswear nel segmento easy luxury, i cui ricavi crescono del 30% l’anno, si prepara a presentare una collezione per il prossimo inverno (in mostra anche al salone White Milano) che gioca sulle sovrapposizioni di tessuto, «in sintonia con temperature imprevedibili, in altrettanti imprevedibili utilizzi». Tra i plus del marchio, quello di non vincolare i buyer a budget predeterminati e la garanzia di riassortimenti mensili, grazie a laboratori dedicati. Nenah non ha progetti di e-commerce all’orizzonte: ora è prioritario fidelizzare i dettaglianti e dare continuità al rapporto instaurato con loro. (e.f.)

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Madame Berwich: non più solo pantaloni con “I’m gonna B” Non solo pantaloni per l’universo femminile di Madame Berwich: dalla prossima primavera-estate debutta I’m gonna B, la prima linea del marchio dedicata alle gonne. Una proposta con cui l’azienda pugliese si apre a un inedito segmento, per andare incontro alle esigenze della clientela. Sono tre i modelli proposti - dalla “round” a ruota alla portafoglio lunga, fino alla mini cinque tasche - realizzati con tessuti fluidi, morbidi e confortevoli. Per l’uomo di Berwich arriva invece Morello, il nuovo pantalone eco-friendly, frutto della collaborazione con il cotonificio italiano Duca Visconti di Modrone. Un capo dal fit contemporaneo, realizzato con un ciclo produttivo che dimezza il consumo dell’acqua, restituendola all’ambiente purificata, e in grado di ridurre al minimo il consumo di ausiliari chimici, con un minore impatto ambientale e un significativo risparmio energetico.  (c.me.)

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1. Il denim Sal Parasuco, nuova linea lanciata da Salvatore Parasuco 2. Un capo Noize, outerwear cruelty-free from Canada

DEBUTTO IN ITALIA CON BAGMASS SHOWROOM

«Da Sal Parasuco a Noize, alla conquista dei top shop» La showroom milanese guidata da Renzo Massa fa da trampolino di lancio a cinque nuove collezioni. Segni particolari: personalità spiccata, cuore green e una storia da raccontare

Fare scouting, fiutare la novità capace di trasformarsi in boom, diventare ponte per le boutique che contano: questa la mission di Renzo Massa, alla guida della milanese Bagmass Showroom, pronta a portare in Italia cinque “chicche” ad alto tasso fashion. «Sulla rampa di lancio c’è Sal Parasuco, nuova linea di una leggenda del denim come Salvatore Parasuco - racconta l’imprenditore -. Un marchio iconico che ha stregato uno stuolo di celebrity del calibro di Beyoncé, Jennifer Lopez e Jessica Alba, grazie al fit superbo scolpito sulla sihouette, tessuti high-tech italiani e giapponesi, dettagli unconventional e immagine sexy, che ora sta entrando nei top shop della Penisola». Un altro brand from Canada arrivato nella scuderia di Bagmass è Noize, un outerwear cruelty-free che abbina etica ed estetica, comfort e visione eco-friendly, utilizzando fibre man-made, pelli vegetali ed ecopellicce. «Ha già convinto big della distribuzione come Bloomingdale’s, Saks Fifht Avenue e Neiman Marcus - informa Massa - e ora sta sbancando anche nel nostro Paese». Come del resto Bombers Original, collezione ispirata alla divisa indossata negli anni Cinquanta dai top gun americani: un giubbotto-icona oggi a misura di Millennials e Gen Z, che prima di un prodotto cercano una storia e un lifestyle. Direttamente dalla Francia arrivano invece Les Tricots de Lea e Cacatoès do Brasil. Il primo è un contemporary knitwear che abbina filati nobili e immagine smart, con scelte cromatiche e tagli innovativi, mentre il secondo propone ciabattine realizzate al 100% in Brasile con plastica riciclata. Sono resistenti, waterproof, leggere e profumate al bubble gum e, soprattutto, stanno andando a ruba, anche in Italia. (a.t.)

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RESALE & REUSE

Scarpe, borse, vestiti, meglio se griffati, rigorosamente used: il second-hand sbanca online. Qui un’immagine della piattaforma Vestiaire Collective

LUNGA VITA AGLI ABITI CON IL SECOND-HAND

IL RICICLO va di moda ed è solo l’inizio Comprare, usare, rivendere. L’economia circolare irrompe nel fashion e mette le ali al mercato del second hand. Fioriscono le piattaforme del re-commerce e aumentano i consumatori amanti dell’usato. Un modo per abbracciare la causa green e fare shopping risparmiando DI angela tovazzi

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arietà, sostenibilità, convenienza. Fissate queste tre parole, perché saranno quelle che detteranno legge nelle dinamiche d’acquisto del futuro. Basta capi usa e getta, comprati compulsivamente e scaricati dopo qualche comparsata. Le nuove generazioni allungheranno la vita alla moda e massimizzeranno il valore dei prodotti, riparando, riciclando, affittando, soprattutto rimettendo in gioco capi dati per finiti. Questione di dieci anni, forse meno, e la fast fashion potrebbe

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venire scalzata dal mercato del second-hand. A dirlo è il report The State of Fashion, firmato da McKinsey&Company in collaborazione con Bof, che nel decalogo dei concept chiave per il 2019 inserisce anche “End of ownership”, la fine della proprietà. Lo studio parte da un assunto: le persone oggi comprano il 60% di capi in più rispetto a 15 anni fa, ma si stufano prima e li usano metà del tempo. Hanno voglia di cambiare, però i prezzi (in particolare del lusso) non fanno

che salire. In questo scenario, complice una maggiore sensibilità anti-spreco, il “resale” appare come la soluzione ideale per concedersi una maggiore rotazione del guardaroba nel proprio armadio a un costo sostenibile, con buona pace dell’ambiente. I numeri sono eclatanti: Thred Up stima che il mercato del second-hand nel 2022 raggiungerà un valore di circa 41 miliardi di dollari, dai 20 miliardi del 2018. «Nell’ultimo anno una donna su tre ha comprato qualcosa di seconda mano»,


RESALE MARKET Il second hand, che nel 2018 vale circa 20 miliardi di dollari, raggiungerà un valore Altro 7% di 41 miliardi nel, 2022

Oggetti per la casa e Mobili , 11%

Libri

Con quasi 8 milioni di utenti, oltre 600mila articoli in catalogo, uffici a Parigi, Londra, New York, Milano, Berlino e Hong Kong, Vestiairecollective.com è tra i leader in Europa, ma con mire espansionistiche anche in Asia e America. Ce ne parla la co-fondatrice Fanny Moizant

Altro

Oggetti per la casa e Mobili

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«Gli italiani? Sono quelli che vendono più pezzi»

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ibri , 13%

FANNY MOIZANT/VESTIAIRE COLLECTIVE

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Abiti, Calzature accessori , 49%

Qual è il segreto del successo di Vestiaire Collective? La combinazione di tre pilastri. In primis il catalogo: il nostro “curation team” valuta tutti gli articoli e seleziona solo quelli che la nostra community vuole e sta cercando. Poi il fatto che operiamo in un ambiente sicuro in cui comprare e vendere: un team specializzato controlla fisicamente ogni pezzo per accertarne l’autenticità. Infine l’elemento social: i nostri utenti, quasi 8 milioni, possono interagire fra loro, trovare ispirazione vicendevolmente e avere accesso a prodotti non disponibili nel loro mercato.

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Media ed ttronica , 20%

Media ed Elettronica

Fonte: Thred Up Resale Report

dichiara il co-founder e ceo James Reinhart, a dimostrazione che questo trend sta ormai insidiando il mainstream. Un fenomeno nato dal basso e alimentato dal fiorire di piattaforme online, capaci di trasformare in business il cosiddetto decluttering (la voglia di liberarsi del superfluo), ma anche il divertimento di fare shopping risparmiando. Pensiamo a colossi come Poshmark o The RealReal, ambedue nati negli Usa (mercato dove è maggiormente sviluppato questo segmento), ma anche agli europei Depop, Vestiaire Collective o Rebelle: esempi virtuosi di modelli ispirati all’economia circolare, premiati dai consumatori. «Abbiamo appena lanciato una campagna internazionale con il claim “Break the rules of fashion. Before they break you” (rompi le regole della moda, prima che rompano te, ndr), per mostrare che la moda griffata e quella second-hand non sono in contraddizione», racconta Cécile Wickmann, classe 1984, fondatrice della piattaforma tedesca Rebelle e aggiunge: «L’acquisto haut de gamme di seconda mano è socialmente accettabile, sostenibile, affidabile e conveniente. È semplicemente un modo diverso di approcciare il lusso: è questo cambiamento nella mentalità dei consumatori che vogliamo promuovere». Per riuscirci il marketplace con base ad Amburgo offre occasioni fashion con prezzi inferiori fino all’80% rispetto ai negozi, garantisce la qualità e l’autenticità della merce

Chi vende e chi compra sul vostro sito? Il nostro cliente tipo ha tra i 25 e i 45 anni, ma recentemente abbiamo riscontrato una crescita degli utenti appartenenti alle generazioni più giovani. Un trend legato al fatto che i Millennials tendono a non essere più così legati all’idea di proprietà e sono più coinvolti su temi sociali, come la sostenibilità nell’industria del fashion. Quali sono i mercati più ricettivi? Siamo il primo sito resale di articoli di moda in Europa, con mercati chiave come Francia, Italia, Uk e Germania. Però stiamo crescendo anche in America e in Asia Pacific, che sarà sicuramente un focus nei prossimi anni. L’Italia come risponde? Il vostro è il Paese d’origine di alcuni dei più importanti brand del mondo. Gli italiani hanno grande gusto e senso dello stile. Per questo immettono sulla piattaforma tantissimi articoli cercati e desiderati da tutta la nostra community internazionale. Nel 2008 abbiamo registrato un importante incremento sia dei venditori, sia degli acquirenti from Italy. Lo conferma anche il nostro report Global Selling Behaviour, secondo il quale gli utenti italiani sono quelli che durante l’anno vendono il numero maggiore di pezzi.

Global Selling Behaviour 2018 I FRANCESI VENDONO PIÙ FREQUENTEMENTE

GLI ITALIANI SONO QUELLI CHE vendono PIÙ item, con 7,5 PEZZI L’ANNO

IL 29% DEI TEDESCHI VENDE PER ESSERE PIÙ SOSTENIBILE

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L’usato griffato è socialmente accettabile, sostenibile, affidabile e conveniente. è un modo contemporaneo di approcciare il lusso

Cécile Wickmann

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1. Cécile Wickmann, fondatrice di Rebelle 2. Scarpe e borse in vendita su Rebelle 3. Uno scatto tratto dal profilo Instagram di Vivienne Westwood, paladina del riciclo creativo 4. Lo shopping su Depop

falconeri

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e offre un servizio all-inclusive per i venditori che copre l’intero processo di vendita, dalle immagini professionali con relativa descrizione dei prodotti all’imballaggio, dalle spedizioni ai pagamenti. Non solo: per spianare le barriere del digitale organizza anche eventi fisici instore (come quello allestito da Flow a Firenze), «per dimostrare la nostra competenza alle clienti e far vedere quanto è facile vendere o acquistare online vestiti griffati pre-loved». In Italia il marketplace tedesco non è passato inosservato, tanto che il venture capital Ad4Ventures che fa capo a Mediaset nel giugno scorso è diventato azionista della società, per dare nuovo impulso alla crescita e aumentare la brand awareness nel nostro Paese. Osservato speciale lo è stato per un po’ anche Vintag, sito di pre-owned specializzato in abbigliamen-

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to, accessori e design lanciato nel 2017 da Francesca Tonelli, che nel giro di pochissimo è arrivato a contare 20mila utenti attivi: lo scorso gennaio è infatti arrivato Marco Palmieri con The Bridge (Gruppo Piquadro), che ha investito nell’app di vintage attraverso il programma di open innovation Piquadro MyStartupFunding. «Siamo forti di 70mila prodotti, dall’abbigliamento al design, con prezzi che vanno da un euro ai 28mila euro della Kelly di Hermès», racconta la giovane startupper, che parla di un pubblico di riferimento composto per l’80% di donne, con i Millennials in prima linea (circa la metà degli utenti). Un target accomunato dalla stessa spinta all’acquisto: quella di aggiudicarsi dei prodotti unici e distintivi e di evitare lo sperpero. «Quando compri oggetti del passato - fa notare Francesca - è

«Nuova vita al tuo cashmere» Falconeri, marchio del Gruppo Calzedonia, lancia una nuova iniziativa «per dare il via a un processo circolare, che ha come obiettivo una moda pulita e consapevole». Fino al 31 marzo i clienti del Falconeri Club potranno portare in negozio un vecchio capo in cashmere e avere in cambio un buono da utilizzare entro il 30 aprile. La raccolta sarà suddivisa in base alla composizione dell’articolo da riciclare, con un contenitore per i pezzi 100% cashmere con etichetta e per vecchi articoli a marchio Falconeri e un secondo contenitore per i prodotti in misto cashmere. A seconda della merce da riciclare, il cliente riceverà rispettivamente un voucher (cumulabile) di 30 euro e 15 euro a capo riportato.  (a.t.)


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iN breve

Poshmark verso i 140 milioni di ricavi

Nata nel 2011, Poshmark permette a ogni user di creare una propria vetrina: un plus che ha permesso alla piattaforma guidata da Manish Chandra di arrivare a 40 milioni di utenti e a ricavi 2018 stimati intorno ai 140 milioni di dollari.

la nostra forza è una community di 20mila utenti attivi, tutti grandi appassionati di vintage. l’80% sono donne e il 50% millennials

Francesca Tonelli

difficile che un’altra persona possegga il tuo stesso pezzo». Non secondario è il discorso “sostenibilità”: «Oggi tutelare l’ambiente è diventato un diktat, tanto per i consumatori, sempre più consapevoli dell’importanza di allungare la vita dei prodotti, quanto per le aziende, dove stanno cambiando valori e priorità». Lo dimostra l’operazione di Piquadro, ma anche gli investimenti di altri big del mercato, che stanno cominciando ad alzare le antenne quando sentono parlare di re-commerce. Vedi Richemont, che l’estate scorsa si è aggiudicato il 100% del marketplace di orologi “di secondo polso” Watchfinder.co.uk, una realtà che negli ultimi sette anni ha visto un boom di vendite, fino ad arrivare a ricavi per 109,2 milioni di sterline. «Il fatto è che si stanno modificando gli equilibri nella relazione fra brand, anche del lusso, e second-hand, con aziende e negozi che vogliono “controllare” dove i clienti vendono e acquistano i loro pezzi usati», osserva Valentina Ingellis, fondatrice e ceo della società Lacrom e business developer

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1. Francesca Tonelli, fondatrice nel 2017 della piattaforma Vintag, in cui ha recentemente investito il Gruppo Piquadro 2. Il nuovo servizio Take Care, lanciato nel 2018 da H&M, è per ora disponibile nei negozi in Germania, Francia, Svezia e Norvegia, dove i clienti possono riparare, customizzare, dare nuova vita ai loro capi di abbigliamento, scarpe e accessori

per realtà specializzate nel resale. È il caso di Stella McCartney, stilista green-oriented, che già nel 2017 ha stretto una partnership strategica con The RealReal, offrendo un buono di 100 dollari ai consumatori che vendono i suoi prodotti sulla piattaforma Usa, da spendere successivamente nei negozi, offline e online, della griffe. Ma la stilista inglese non è un mosca bianca: «Alcuni brand - informa la ceo di Lacrom - cominciano anche a proporre una propria sezione di second-hand all’interno del loro portale». Insomma, qualcosa sta cambiando, soprattutto nella mentalità: «Fino a qualche tempo fa il termine “riciclare” aveva un’accezione negativa - sintetizza Valentina Ingellis - ma ora, grazie anche a consumatori più ecoconscious, ha conquistato una connotazione opposta». Conferma Francesca Tonelli di Vintag: «Quando abbiamo iniziato era difficile trovare i pezzi da mettere in vendita e dovevamo essere noi a cercarli. Adesso le cose sono cambiate: sono i potenziali ven■ ditori che ci chiamano». 

The RealReal prepara l’Ipo

Il reseller online made in San Francisco, fondato da Julie Wainwrite, starebbe pensando alla Borsa, dove approdare entro l’anno. Nata nel 2011 come agorà del second hand per gioielli e orologi, oggi è una piattaforma cult anche per i cultori di moda e accessori griffati.

H-Farm esce da Depop e incassa (altri) 2,5 milioni H-Farm ha ceduto la sua quota residua in Depop, app con base a Londra del second hand con oltre 15 milioni di utenti, dopo la cessione parziale di gennaio 2018. L’operazione nel suo complesso ha generato un ritorno pari a sei volte l’investimento iniziale.


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ACCESSORIES WORLD

VISTI A MICAM E MIPEL

NEW STYLES NEW HYBRIDIZATIONS Una coerente lettura che si snoda fra nuovi trend e lifestyle, fotografando un’estetica fatta di sovrapposizioni tra i linguaggi del mondo giovanile, che sfociano in codici e stili ibridi: il salone milanese Micam ha offerto un’esauriente panoramica della caleidoscopica realtà della calzatura. In primo piano preziosi dettagli di design, anche nelle suole e nei fondi, e una predilezione per look anche estremi. La pelletteria, sotto i riflettori al Mipel, ha offerto a sua volta creazioni di grande interesse, con volumi rivisti secondo inedite interpretazioni dell’accessorio. Accoppiamenti di colori e tanta ricerca nella decorazione attualizzano il concetto di luxury. ÓKYOKO SASAGE

DI ALBERTO CORRADO

ÑCALICANTO Le sapienti mani dei maestri artigiani di Calicanto, brand di borse luxury made in Veneto, hanno creato tre nuovissime e sorprendenti linee con lavorazioni e dettagli sempre più glamour e ricercati: Isolinee, Abside e Squero. Il modello Isolinee (nella foto) è caratterizzato da una lavorazione particolare che richiama l’architettura: quadranti in pelle intagliati in striscioline e applicate al corpo della borsa tramite borchie, creando un motivo tridimensionale.

Questo marchio giapponese, fondato nel 1991, propone scarpe con uno stile elegante e lussuoso, incorporando nel design le linee della natura. I materiali privilegiano la pelle Himeji Kurozan e il daino, lavorato con le tradizionali tecniche di tintura. Il tacco è l’elemento essenziale del marchio: realizzato in madreperla intarsiata o con disegni in foglia d’oro verniciato, esprime tutta la bellezza dell’iconografia giapponese.

VIC MATIE’Ò La qualità eccellente, il forte contenuto stilistico, rispetto dell’eticità del lavoro e sostenibilità del processo produttivo, fanno di Vic Matiē l’espressione contemporanea del made in Italy. La coerente e sfaccettata realtà fe-male fa sì che la donna possa indossare la stringata sportiva, lo stivaletto otto fori o il chelsea boot presi dal guardaroba maschile. Ne deriva una calzatura in grado di stupire, in pelle colorata, con stampa rettile (nella foto), doppio guardolo e cuciture a contrasto.

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ÑLOBOS

ÓCROMIA

Da un paradiso di un’isola dell’Atlantico prende nome questo nuovo brand, fondato e disegnato dai fratelli Monika e Patrick, ex studenti dell’Istituto Marangoni di Milano. I designer si sono ispirati ai temi della natura, all’astrattismo e ad antichi manufatti della propria terra, attraverso metafore che evocano un lungo viaggio. La storica cultura millenaria della Polonia e i manufatti italiani si uniscono per dare vita a un manufatto esclusivo, destinato a durare nel tempo.

Cromia prende spunto dalle parole dell’artista Bruno Munari: «Il minimalismo non è assenza, ma la sensata presenza essenziale». Ne consegue un design rigoroso, dove triangoli e quadrati, secondo perfetti incastri matematici, s’intersecano per dare vita a bag minimal, capaci nella loro purezza di esaltare l’essenza dell’artigianalità e l’attenzione costante per il dettaglio.


QIMUÒ I colori del Mediterraneo e l’architettura dell’antica isola greca di Symi sono fonte d’ispirazione per Benan Terzioğlu. La giovane designer turca si distingue da sempre per la ricerca della qualità e l’elevata sensibilità verso le esigenze delle donne che scelgono il suo marchio Qimu. Le caratteristiche salienti delle sue creazioni sono i pellami ricercati, la cura dei particolari come i manici, le rifiniture fatte a mano e l’eccellente design.

ÓFRANCESCHINI Alessandra Franceschini è una donna metodica e curiosa, che produce borse e piccola pelletteria orientandosi alla qualità dei materiali e ai dettagli, realizzati dalle mani esperte degli artigiani toscani. L’articolo di punta è lo zaino in morbido vitello impermeabile ton sur ton per chi ama un look minimal, o in versione bicolor, per chi preferisce un mood più fresco.

ÑW6YZ Energia positiva e stile metropolitano, per sneaker che ricordano il design degli anni’90.Una palette di colori interpretata su tomaie decorate spesso con motivi grafici, che rendono fluido il confine tra street e sportswear. La calzatura prediletta dalle cool girl cosmopolite, amanti di uno stile on-the road.

ÓLORIBLU

ÓFLOWER MOUNTAIN

Creazioni pensate per una donna sofisticata e grintosa, che non teme di esprimere la propria personalità in modo deciso. Novità sono le linee sexy per pump e ankle boot, enfatizzate dall’alternarsi del velluto al camoscio e arricchite da dettagli in cavallino e pelliccia di visone. Modelli che raccontano una femminilità nuova, selvaggia ma a proprio agio nei contesti urbani.

Il brand è nato dalla collaborazione tra il designer Keisuke Ota di Tokyo e Yang Chao di Pechino, con l’aiuto del produttore italiano di calzature Falc. Le scarpe racchiudono una vera e propria fusione: combinano infatti tela, pelle e mesh di alta qualità, puntando su silhouette ispirate al trail running con motivi terrosi. Un design d’avanguardia per le appassionate di rarità.

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interview

mark oaten/international fur federation

1. Mark Oaten, ceo di Iff 2. Una delle scorse edizioni di Remix, che torna a Milano il 24 febbraio

«vere o false decide il consumatore» Nonostante gli attacchi degli animalisti e la messa al bando da parte di alcuni brand, le pellicce salgono sul 67% delle passerelle mondiali. Ora la filiera sotto l’ombrello di Iff punta alla trasparenza, per un consumo più consapevole DI ELISABETTA FABBRI

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n incontro con Mark Oaten, dal 2011 ceo di Iff-International Fur Federation, l’associazione che rappresenta l’industria internazionale della pellicceria, è l’occasione per fare il punto su FurMark, la certificazione su sostenibilità, benessere degli animali e impatto ambientale dei processi di concia e tintura delle pellicce. E per conoscere meglio un business da 30 miliardi di dollari di ricavi, che occupa milioni di addetti nel mondo, a più riprese sotto attacco degli animalisti ma presente nel 67% delle sfilate worldwide. Come procede FurMark, il percorso di certificazione che dovrebbe finire nel 2020? Ottenere la certificazione FurMark per il 2020 è un target ambizioso ma siamo fiduciosi. È un progetto eccitante e sfidante allo stesso tempo. La tracciabilità è un percorso complesso: abbiamo sette diversi programmi da tenere in conto che coinvolgono più Paesi come Europa, Nord America, Russia, Africa. A chi intendete comunicare i plus di una pelliccia certificata FurMark? In una prima fase puntiamo a comunicare la certificazione FurMark ai brand e ai retailer. Per il consumatore è prematuro. Che feedback state ricevendo dalla moda? C’è molto interesse al riguardo, soprattutto per l’animal welfare. In questo percorso sono stati coinvolti sia i grandi retailer nelle maggiori città della moda, sia i colossi del lusso come Kering e Lvmh. Cosa ne pensate della scelta fur free di alcuni grandi marchi? Penso che abbiano fatto un grosso errore. Avrebbero dovuto permettere ai loro clienti di decidere se acquistare pellicce naturali o finte. Molte persone sono a favore della pelliccia naturale perché è sostenibile, a differenza dell’alternativa sintetica. Gucci e altri si sono fatti prendere dal panico, a causa delle pressioni dei gruppi animalisti. La prossima volta gli verrà chiesto di vietare la lana e la seta. Non avrebbero dovuto arrendersi così presto, ma supportare i prodotti naturali e permettere ai clienti la scelta.

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Come va il settore? Risente di un cambio di sensibilità nei consumatori? Il trend a 10 anni è crescente, anche se segue gli alti e bassi della moda. Per il 2018 presumiamo un rallentamento, non per effetto di una mutata sensibilità dei consumatori ma per ragioni economiche, come il rallentamento della Cina e il calo della domanda russa. Negli Usa, specie nella West Coast, c’è stata un’accelerazione, così come a Londra. In Italia si è vista una rinascita. Il settore beneficia di un’evoluzione a livello tecnologico, che permette di stare meglio al passo con la moda (si pensi solo al boom del colorato). Ma si trova a fare i conti con una stampa spesso dai toni negativi. Quel è il Paese maggior cliente di pellicce e chi sono gli emergenti? Oggi il maggiore buyer è la Cina. Storicamente la Russia ha avuto molta rilevanza. Tra gli emerging vedo la Corea e Dubai e fa ben sperare la maggiore apertura dell’Iran. Qual è l’approccio dei Millennials? Tenendo presente anche i feedback dai nostri social media, su cui siamo molto attivi, abbiamo la sensazione che i Millennials siano confusi. Si interessano di sostenibilità e di ambiente, vogliono saperne di più su pelle e pellicce: heritage, impatto ambientale e animal welfare. Si trovano in una situazione dilemmatica, perché la vera pelliccia è un prodotto naturale e biodegradabile, mentre la produzione di pellicce sintetiche è fur free ma non biodegradabile e contribuisce all’inquinamento da plastiche, specie le microplastiche. In ogni caso ci sono giovani che comprano pellicce, anche cinesi, che le acquistano soprattutto online. Per i giovani la filiera della pellicceria è un’opportunità di lavoro? Molti saperi che si stanno tramandando da tre-quattro generazioni rischiano di andare perduti. Le figure più tecniche sono ormai rare ed è problematico reperirle. Nonostante siano ben pagate, c’è la percezione che non si tratti di professioni cool. Come vi state attivando per preservare le competenze del settore? Supportando il contest Remix ci focalizziamo sui giovani designer, ma l’idea è di uscire da questo ambito e coinvolgere manifatture e figure tecniche. Da circa tre anni organizziamo una summer school in Grecia, a Castoria, dove si insegnano le principali skill per realizzare un capo in pelliccia, design escluso. In futuro potremmo valutare ■ delle partnership con le università. 


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STRATEGIE DIVERSIFICATE

Oltre che su Fracomina Prisco punta su Xt Studio Un marchio forte come Fracomina come core business, al centro di progetti significativi, e un’altra scommessa, indipendente da questo brand, per Ferdinando Prisco: il suo nome è Xt Studio

Progetti in progress per il marchio di punta Fracomina (nella foto, un’anticipazione dell’autunno-inverno 2019/2020), ma non solo: l’azienda produttrice P.F.C.N.M.A. SpA si proietta verso una crescita che, nel caso dei ricavi, sarà con ogni probabilità a doppia cifra. «Il fatturato di Fracomina ormai si aggira sui 40 milioni di euro - spiega il ceo Ferdinando Prisco - e puntiamo a incrementarlo di un ulteriore 10% nel prossimo fiscal year». Sono in vista aperture di monomarca in varie location, «da Zagabria al Portogallo, senza tralasciare l’Italia con il centro di Roma, Milano e Firenze, entrambe per la seconda boutique in città, in modo da dare una spinta al network retail, che conta attualmente 15 negozi ma che in un paio d’anni potrebbe raddoppiare». Prisco non esclude di dedicare, anche se non nel breve termine (sicuramente dopo il 2020), alcuni spazi anche alla collezione bambina, «che ci sta dando parecchie soddisfazioni». Mentre Fracomina è distribuita nel canale wholesale presso 550 multimarca italiani (ma complessivamente la cifra sale a 1.500, con una presenza forte soprattutto in Portogallo, Francia, Belgio e Francia e prospettive di sviluppo in Germania e Svizzera), per un altro brand in capo all’azienda, Xt Studio, la presenza riguarda circa 400 clienti nel nostro Paese. «Si tratta di un business indipendente da Fracomina - chiarisce Prisco -. Alla sua quarta stagione, è sintonizzato sui gusti di donne che cercano uno stile fashion a prezzi interessanti. Il sell out è buono e dalla prossima primavera-estate abbiamo intenzione di realizzare una campagna ad hoc, per comunicare al meglio il marchio, che ha notevoli potenzialità».  (a.b.)

NEW OPENING INTERNAZIONALI

Momonì tra Roma, Parigi e Lione

Momonì ha aperto due store - a Parigi e Lione - e uno a Roma, dove conta già una vetrina. Lo spazio romano è in via del Babuino 106 e porta a nove i monomarca italiani. Il negozio parigino si trova al 108 di rue Vieille-du-Temple, nel quartiere del Marais, e si aggiunge a quelli di Etienne Marcel e Saint-Sulpice. A Lione l’azienda ha optato per il Carré d’Or. Fondata nel 2008 da Alessandro Biasotto e Michela Klinz, la casa madre Nyky nasce come distributore di brand francesi in Italia, per poi lanciare i marchi di proprietà Momonì (2009), Attic and Barn (2010) e OOF (2016). L’azienda ha chiuso il 2018 con ricavi pari a 18,5 milioni (12,5 con Momonì). 29 milioni è la previsione per il 2019, di cui 20 relativi a Momonì. (c.me.)

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textile world

capi e tessuti smart

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il bello di essere EASY Dopo l’exploit dello stretch (naturale o artificiale) che ha reso il guardaroba più confortevole, un altro trend - come confermano le collezioni presentate alla scorsa Milano Unica - si va affermando nel tessile-moda: la semplicità di manutenzione. Anche nel formale, purché di alta gamma di ELiSABETTA FABBRI

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rrivano tempi duri per i capi lavabili solo in lavanderia. Almeno negli Usa, dove la California si è impegnata a eliminare gradualmente, entro il 2023, l’uso del perc (percloroetilene), l’ingrediente chiave nella pulitura a secco, ma tossico per l’ambiente e per le persone che vi entrano in contatto. Altri Stati della confederazione americana stanno pensando di adeguarsi ed è facile presumere che, prima o poi, l’iniziativa si propaghi al Vecchio Continente. E se lo Stato della West Coast sta sovvenzionando le lavanderie che decidono di convertirsi a processi green - passando, per esempio, dal perc all’anidride carbonica liquida (secondo alcuni non del tutto innocua) o alla pulizia “a umido” - nella moda c’è già chi sta proponendo capi formali e non, in materie prime pregiate, di cui il consumatore finale può prendersi cura da sé. Briglia 1949, per citare un brand, propone pantaloni maschili in lana natural stretch, lavabili in lavatrice a 30 gradi ed evidenzia in una label ad hoc la facilità di manutenzione e le altre perfomance: anche così, l’azienda campana che controlla il marchio - Four.ten industry - conferma l’interesse da parte di buyer e consumatori finali per proposte easy care. Un altro caso è il menswear Lardini, che dalla primavera-estate 2017 ha lanciato sul mercato l’abito «che non fa una piega» per chi è sempre in viaggio. La linea si chiama Easy Wear e identifica capi decostruiti, leggeri, nell’estivo in lana crêpe, con un

Riconoscete questi simboli? Non lavare in acqua

1. I Pantaloni Briglia 1949 per l’inverno prossimo, in tessuto Reda: le performance sono evidenziate da una label ad hoc 2. Le lavanderie a secco sono sempre più sotto accusa per l’uso di sostanze tossiche

Lavare a mano 2

Lavare in lavatrice a 30 gradi Lavare a secco con tutti i tipi di solvente Lavare con percloroetilene Non candeggiare Non stirare

particolare finissaggio finale che rende il tessuto antipiega e nell’invernale proposti in flanella confort trattata esternamente con antipioggia (Rain System) o in lana “tecnica”. Anche le novità tessili presentate alla scorsa edizione di Milano Unica (a Fieramilano Rho, dal 5 al 7 febbraio scorsi) per l’estate 2020 confermano che il fashion di “facile manutenzione” è in espansione. Lane lavabili in lavatrice a 30 gradi, tessuti non stiro o con trattamento antimacchia sono solo alcune delle proposte che entrano di diritto nella gamma dei tessuti performanti in ottica “easy care”. «Nella società di oggi c’è meno tempo o non ci sono più le persone dedicate alla

cura che richiede un capo di abbigliamento formale, così il tessile sta andando incontro ai consumatori con tessuti sviluppati prendendo spunto dalle evoluzioni nella maglieria», conferma Luca Trabaldo Togna, amministratore delegato del lanificio biellese Trabaldo Togna, che propone in diversi colori e motivi una versione lavabile in lavatrice di Estrato, label di una linea di tessuti naturalmente elastici, senza l’impiego di fibre sintetiche, indicati «per abiti impeccabili anche dopo una intensa giornata di lavoro o dopo un lungo viaggio». La collezione estiva del lanifico di Valle Mosso Botto Giuseppe include tessuti in lana ottoman

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textile world

(con coste orizzontali marcate) stretch e in cashmere stretch accoppiato a membrane impalpabili, «per outfit di lusso total easy care», anche lavabili in lavatrice. Tollegno 1900 gioca con i contrasti cromatici nella gamma 3D Wool in lana elasticizzata mono o bi-stretch, superconfortevole, che non restringe e non cambia di mano con il bucato al 30 gradi. Reda debutta invece con Flexo: una serie di tessuti antipiega, con trattamento antimacchia, dove la lana merino si unisce alla fibra premium stretch sostenibile Roica Eco-Smart di Asahi Kasei. MACHINE WASHABLE MA ANCHE SOSTENIBILI Con la Spring-Summer 2020 il Lanificio Angelico lancia Meeting, per abiti e giacche leggere da lavoro e da viaggio che non sgualciscono e lavabili in lavatrice. «È indicata per travel suit e blazer leggeri - spiega Massimo Angelico, a.d. dell’azienda -. Si presenta con una mano soffice e fluida, perfetta per i mesi estivi, con disegnature minimal e una palette contemporanea». La linea nasce da un’evoluzione della gamma Gorgomoro, che identifica tessuti stretch a base lana, la cui morbidezza è legata alle acque della roggia detta Gorgomoro (sulle Alpi Biellesi), impiegate nella tintura e nel finissaggio. La componente easy care piace, come confermano dall’azienda, e di fatto sta svecchiando la lana, rendendola più smart e allo stesso tempo sostenibile. Il trattamento per le stoffe machine washable di Angelico prevede, infatti, un minore utilizzo di acqua nel processo di lavorazione e l’impiego di prodotti chimici, che rispondono a stringenti normative eco e vanno anche a semplificare il ciclo di depurazione delle acque. Il consumatore finale a sua volta impatta meno sull’ambiente, dal momento che non è più obbligato al lavaggio a secco. Inoltre può migliorare la vita di un abito, se lo tratta «a basse temperature, con saponi naturali biodegradabili». Ai brand della moda si garantisce che il trattamento non incide sulla struttura del tessuto, la mano non si altera, le performance fisiche (come l’elasticità, gli scorrimenti e la tenuta delle cuciture) non vengono modificati. Inoltre, pulendo le scaglie della fibra, si impedisce l’infeltrimento della lana e la stoffa è più plasmabile nella confezione. Marzotto ha creato la prima lana lavabile in lavatrice una ventina di anni fa. «È

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controcorrente

il lanificio Moessmer dice no all’Easy care a tutti i costi Walter Niedermair ha delle perplessità sulla tendenza easy care nel tessile-abbigliamento. «Talvolta, a richiesta del cliente, abbiamo realizzato una lana cotta teflonata, antimacchia, che si pulisce con un panno umido - afferma il ceo dello storico Lanificio Moessmer di Brunico (Bz) - ma di regola lavoriamo soprattutto con l’acqua e le temperature, non con i prodotti chimici. Cerchiamo di evitare tutto ciò che non è un trattamento naturale, perché sarebbe in contraddizione con la materia prima stessa». «La pulitura a secco costa e provoca danni ambientali alti - riconosce Niedermair - ma l’easy care a tutti i costi temo vada a peggiorare le cose». E provocatoriamente dice: «Un cappotto in lana se messo all’aria fresca si autoigienizza, perché la fibra si auto-rigenera». Per la prossima estate il lanificio, classe 1894, ha presentato a Milano Unica tessuti in cashmere, che vede un boom di richieste anche fuori dal periodo invernale, ma anche in lana e viscosa e lana mischiata al lino (nella foto).

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1. Una proposta Lardini Easy Wear 2. I tessuti machine washable Botto Giuseppe 3. L’easy care della linea Estrato di Trabaldo Togna 4. Una giacca estiva Sant’Andrea in tessuto Estrato 5. La palette per l’estate 2020 della collezione 3D Wool, realizzata da Tollegno 1900


successo più che altro per una questione di moda - racconta Giorgio Todesco, ceo di Marzotto Wool Manufacturing -. Erano tessuti dall’aspetto moderno, molto battuti, per pantaloni». Oggi questo prodotto è evoluto. Si è arrivati al supernatural stretch, a proposte fluoro free, che si tingono in capo, oltre al fatto che non infeltriscono e non si restringono. Una delle ultime novità del gruppo di Valdagno (Vi) è un canvas di lana super-battuto, in filo sovratorto, tessuto molto compatto che «diventa wind repellent naturalmente, senza l’uso di Teflon, grazie alla costruzione e alla lanolina, un grasso presente nella lana». L’easy care però non è per tutti i marchi di abbigliamento, come fanno notare dalla società del Gruppo Marzotto, ma è indicato per l’alto di gamma. La costruzione del capo, infatti, deve essere coerente con le performance del tessuto. «L’outfit non può essere incollato - dicono dalla Marzotto Wool Manufacturing -. In più non devono essere presenti fodere o cuciture che restringono». Altrimenti non reggerebbero il passaggio in lavatrice e si tornerebbe alla dipendenza ■ dalla lavanderia a secco.

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1. Una giacca in tessuto Ink della gamma Marzotto in pura lana, facile da lavare e easy wear 2. I tessuti antipiega e antimacchia della nuova linea Flexo di Reda, illustrati da David Sparshott 3. Una cartella colori della nuova label Meeting di Angelico

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tessitura italiana

nel 2018 ricavi stabili a 7,86 mld

Milano Unica 28

aziende visitatrici stabili in febbraio

La tessitura made in Italy sconta un rallentamento nella seconda parte del 2018 e archivia l’anno con 7,86 miliardi di euro di ricavi, pressoché stabili (-0,3%) rispetto all’anno prima. In base alle stime del centro studi di Confindustria Moda, le vendite all’estero sono aumentate nel caso dei Paesi extra-Ue (+2,9%), mentre sono scese nei mercati comunitari (-3,4%). Ne risulta un andamento dell’export leggermente positivo (+0,3%).

Milano Unica ha concluso la 28esima edizione con un numero stabile di aziende visitatrici, a quota 6mila. Un’altra conferma, per la fiera tessile di Fieramilano Rho (dal 5 al 7 febbraio), che ha mantenuto anche il numero totale degli espositori: 421, di cui 80 stranieri. «La concomitanza dei festeggiamenti per il Capodanno cinese - hanno spiegato i portavoce della manifestazione - ha penalizzato le presenze dalla Repubblica Popolare. Tuttavia, il calo è stato in larga misura recuperato dalle presenze coreane e giapponesi e dal complessivo buon andamento sul fronte europeo». La prossima Milano Unica è in programma dal 9 all’11 luglio mentre dal 12 al 14 marzo, a Shanghai, è di scena la 15esima edizione Milano Unica Cina. Invece è attivo 365 giorni l’anno, sette giorni su sette, il nuovo portale e-milanounica, una piattaforma digitale di info-commerce business to business, dedicata ai professionisti del settore tessile-moda e sviluppata in collaborazione con Pitti Immagine. La versione pilota, che ha esordito con Milano Unica di febbraio, vede la presenza di una sessantina di aziende tessili, «le più digital friendly».

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TEXTILE WORLD

ACCESSORI TESSILI SPRING SUMMER 2020

MINIMAL, FLUO E BIO-BASED A Milano Unica 28 l’innovazione negli accessori tessili fa leva sui materiali e le loro possibili combinazioni, sulle tecnologie e sulla creatività. Eighties glitterati, minimalismo scandinavo o green attitude? Per i fashion brand un’infinità di spunti da declinare nelle collezioni primavera-estate 2020 DI ELISABETTA FABBRI

Ó NASTROTEX-CUFRA Ispirazione disco dance per gli elastici arcobaleno di Nastrotex-Cufra

Ó Lenzi I bottoni e i ferma-nodo della linea Le-BioBu di Lenzi derivano dalla barbabietola da zucchero

Ñ VIVOLO

Ó CADICA Nella gamma Ethical Choice Cadica lancia le nuove etichette in denim riciclato

Linee pulite e minimaliste dal mood scandinavo per i bottoni in pelle Vivolo

Ó REDMARK L’etichetta glam è in plastica trasparente con brillantini incapsulati e bassorilievo ottenuto con stampa “high frequency”

Ó FENILI Fibbie couture rivestite in pizzo tra le novità di Fenili, che innova anche nei bottoni: in pelle e smaltati

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Ó LANFRANCHI La zip che non ti aspetti: con effetti glitter anche nella verniciatura dei cursori

Ó RAMPONI Nuovi volumi e geometrie con le borchie fluo di Ramponi


dal manifatturiero alle soluzioni hi-tech

Beste lancia un dispositivo che cattura i colori Uno strumento che, collegato a un’app, permette di codificare il colore e inviarlo in laboratorio per la sua riporduzione su tessuto. Si fa tutto in 48 ore, grazie a un’invenzione dell’azienda pratese, presentata in anteprima a Milano Unica 28

La pratese Beste, specializzata nella produzione cotoniera (dal tessuto al capo finito), si lancia in una nuova avventura. A Milano Unica di febbraio ha presentato in anteprima un piccolo dispositivo cilindrico (nella foto, utilizzato dal titolare dell’azienda, Giovanni Santi) denominato Bestone, in grado di “catturare” i colori. Dotato di occhio elettronico, Bestone comunica con lo smartphone grazie a un’app dedicata. Una volta codificata (per mezzo di un algoritmo messo a punto in tre anni di ricerche), la tonalità di interesse può essere inviata nei laboratori Beste per la riproduzione esatta. Da remoto si può scegliere tra otto tessuti diversi per composizione, su cui si vuole vedere la prova colore. Dal ricevimento della richiesta all’invio del tessuto al cliente bastano 48 ore. «Spedire una referenza di un colore da New York a Prato costa soldi e perdite di tempo prezioso - spiegano dall’azienda -. Inoltre a volte c’è un’errata interpretazione cromatica, con conseguenti invii successivi e ulteriori perdite di tempo. Bestone risolve tutti questi problemi». I fautori del progetto puntano a svilupparlo anche per ambiti diversi dal fashion come l’arredamento e l’automotive. (e.f.)

Ratti: esordio di Carnet a Milano Unica 28 I tessuti pregiati di Carnet (nella foto), hanno partecipato per la prima volta a Milano Unica (Ideabiella) nell’edizione di febbraio. «Questa decisione rappresenta un’ulteriore spinta verso l’eccellenza manifatturiera - dicono dalla divisione di Ratti - . Carnet guarda al futuro per produrre, distribuire e commercializzare, anche online, una linea di tessuti rivolti alle maison di moda e alle sartorie contemporanee». In fiera c’era anche la collezione di camiceria per l’estate 2020 Ratti Uomo dalla palette vivace, con geometrie tipiche della cravatteria e una serie di gradazioni di blu, must di stagione.  (e.f.)

il fatturato sale a 153 milioni

Il pizzo del gruppo milanese Iluna è certificato Grs

Albini prospetta 30 milioni di investimenti in impianti e ricerca

Iluna, uno dei maggiori produttori europei di pizzo con sede a Cuggiono, ha ottenuto di recente la certificazione Grs (Global recycled standard) per tutta la filiera produttiva della linea Green Label, realizzata in materie prime certificate come Roica Eco-Smart, Tencel e Q-Nova by Fulgar. Si tratta del primo gruppo del settore ad avere conquistato il riconoscimento per i prodotti trasformati. Tra le novità alla scorsa Milano Unica c’è anche una serie di proposte per i segmenti athleisure e sporty. (e.f.)

Con il 2018 Albini chiude il migliore esercizio degli ultimi tre anni, totalizzando 153 milioni di fatturato (+3% rispetto al 2017) e un consistente miglioramento dei margini. «Da sempre il gruppo è posizionato nella fascia più alta di mercato - ha commentato il presidente Stefano Albini - puntando e investendo in innovazione continua, sostenibilità, qualità eccellente delle materie prime, servizi al cliente e controllo diretto della filiera. Premiante è anche la determinazione a voler rimanere produttori del made in Italy». Alla crescita, come spiegano dalla realtà bergamasca, hanno contribuito anche i due spin-off: I Cotoni di Albini, società dedicata alla produzione e alla vendita di filati fini e finissimi e di mischie nobili, e Albini Energia, «nata per soddisfare esigenze di risparmi energetici interni e sempre più apprezzata dal mercato per le attività di progettazione e engineering». Ora il gruppo tessile si dice pronto a investire 30 milioni in tre anni per gli impianti industriali e l’attività di ricerca e innovazione. (e.f.)

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TEXTILE WORLD

UN TOUR TRA LE CAPITALI INTERNAZIONALI

Dopo Londra e New York Lineapelle è pronta per Milano Lineapelle approda nei padiglioni di Fiera Milano Rho dal 20 al 22 febbraio con 1.200 espositori, dopo aver organizzato eventi da una parte e dall’altra dell’oceano, per consentire alle aziende di essere più vicine ai loro interlocutori internazionali

L’appuntamento previsto dal 20 al 22 febbraio a Fiera Milano Rho è il più importante per Lineapelle, ma crescono anche le trasferte estere del salone dedicato a pelli, accessori, tessuti e materiali sintetici per il fashion e il luxury. Il 2019 si è aperto con un one day event nel Regno Unito, Lineapelle London, che ha portato alla ribalta 42 espositori, tra cui 37 italiani. «Siamo soddisfatti dei riscontri ottenuti - dice Fulvia Bacchi, ceo di Lineapelle -. Nella metropoli con il più alto numero di scuole di moda l’attenzione alla creatività e alle sue espressioni è alta e, non a caso, a catalizzare l’attenzione sono stati gli Innovation Talks, che hanno ripreso il format della Lineapelle Innovation Square, e la tavola rotonda interdisciplinare Relationships Between Material, Designer & User». 136, di cui 86 dalla Penisola, le realtà che hanno partecipato il 30-31 gennaio a Lineapelle New York. Un evento che ha tastato il polso del mercato nordamericano, di vitale importanza per il made in Italy ma con aspetti chiaroscurali: secondo elaborazioni di Unic-Concerie Italiane su dati Istat, l’export di pelli finite verso gli Usa è calato del 9% a ottobre su base annua, mentre accessori e componenti hanno ottenuto un +1% nei volumi, ma con un calo del 3% in valore. (a.b.)

Filo: «Con la 51esima edizione la crescita del salone continua» Anche se l’appuntamento con la 51esima edizione è in programma dal 27 al 28 febbraio al Palazzo delle Stelline di corso Magenta a Milano, il salone delle fibre e dei filati per tessitura Filo è già salito alla ribalta ai primi del mese durante Milano Unica, dove per la terza volta ha fatto parte dell’Area Tendenze. «Una presenza che ha permesso di comunicare ai buyer di tutto il mondo l’eccellenza della filiera italiana commenta Paolo Monfermoso, responsabile della rassegna - con proposte tessili made in Italy frutto di continua ricerca e innovazione». Intanto si avvicina l’evento alle Stelline, che come anticipa Carlo Piacenza, presidente dell’Unione Industriale Biellese, «è un altro passo avanti in un percorso di crescita, che ha il duplice obiettivo di aumentare gli espositori e ampliare l’offerta». A fine febbraio le aziende partecipanti sono circa 110, di cui il 30% dall’estero. (a.b.)

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Munich Fabric Start sfiora i 20mila visitatori Sono stati 19.800 i visitatori a Munich Fabric Start, il salone di Monaco di Baviera che ha dato il calcio d’inizio alle rassegne tessili internazionali. Un numero in leggero calo (-3%), per una rassegna che conta oltre 1.000 espositori. Il 38% degli ingressi ha riguardato l’Europa: una percentuale stabile. Hot topic della manifestazione la forte relazione tra moda e tecnologia, insieme alla digitalizzazione e alla sostenibilità, al centro di incontri e tavole rotonde. Da segnalare l’High Tex Award, premio per le aziende in pole position nella ricerca: vinto dalla Becker Tuche di Aachen, ha visto sul podio, al terzo posto, una realtà italiana, Mectex by Manifatture Italiane Scudieri. (a.b.) Al

ANCHE MILANO UNICA SOTTO I RIFLETTORI IN CINA

Chic e Intertextile accendono Shanghai Dal 12 al 14 marzo il National Exhibition and Convention Center di Shanghai diventa l’epicentro della moda in tutte le sue declinazioni. Nella stessa location salgono infatti alla ribalta Chic, grande fiera dell’abbigliamento e degli accessori, e la rassegna tessile di Messe Frankfurt Intertextile Shanghai Apparel Fabrics: una manifestazione da 3.386 espositori da 22 Paesi, su una superficie lorda di 187mila metri quadri suddivisa in sei hall, che accoglierà prevedibilmente oltre 82mila visitatori da 104 tra nazioni e regioni della Repubblica Popolare. Internazionale l’offerta, come dimostra la presenza di Milano Unica Shanghai, salone nel salone italiano nato nel 2012, cui è riservato un padiglione e che vede tra le new entry la Tessitura Marco Pastorelli. Alle realtà europee è dedicato SalonEurope, con player da Austria, Francia, Germania, Olanda, Italia, Svizzera, Turchia e Regno Unito. La fiera è concomitante, oltre che con Chic, con Intertextile Shanghai Home Textiles, Yarn Expo Spring e Ph Value.  (a.b.)


un tessuto unico nel suo genere

intese con tre premium brand

Thindown: scatta il feeling con Marella

Bemberg è anche su misura

Primo e unico tessuto di piuma al mondo, interamente tracciabile e 100% made in Italy, Thindown è stato scelto dal marchio di womenswear Marella per le giacche della collezione sport dell’inverno 2019 (nella foto): capi dalla notevole tenuta termica, come è stato dimostrato da test condotti nella Polar Room di Thindown, una stanza refrigerata a -15 gradi. Brevettato in tutto il mondo dall’azienda produttrice Nipi (Natural Insulation Products Inc.), Thindown ha lanciato a Ispo Munich Thindown Flex, inedito tessuto stretch in vera piuma, che rappresenta l’ingresso del brand nello sportswear, e Thindown Recycled, in 100% piuma riciclata. Sempre a Monaco il marchio ha presentato nello stand di Marzotto Group un progetto realizzato con Esthetia G.B. Conte, che prevede la messa a punto di due tessuti a tutto comfort, uno in jersey e l’altro a navetta, accoppiati con Thindown Flex. Un’altra intesa è quella con Fratelli Tallia di Delfino, sempre parte di Marzotto Group, sfociata nella capsule Athmosphere, in cui cashmere e fibre nobili sono abbinati a Thindown Goose, il cui peso è di appena 30 grammi. (a.b.)

Lanciato in Europa nel settembre 2018, il marchio Bemberg è sinonimo di un materiale che la casa madre Asahi Kasei definisce “high-tech natural”, ricavato dai linter del cotone. Sempre più forte il suo legame con i premium brand della moda: dopo che il brand Ilaria Nistri ha introdotto nella collezione Springsummer 2018 capi in Bemberg (nella foto), con la stagione 2019 anche Ecoalf, label spagnola sostenibile, ha scelto il fiore all’occhiello di Asahi Kasei per modelli leggeri e ultracomfort. Non ultima, Martin Greenfield, tailor company newyorkese, ha utilizzato Bemberg per realizzare completi maschili handmade e su misura. (a.b.)

Il Salotto di Milano

Il Salotto di Milano Via della Spiga, 2 Milano ph: +39 0276317715 mail: info@salottomilanese.com

salottomilanese.it R

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the crossroads of new trends and young talents

gli operatori del trade ad altaroma

Non chiamatela fashion week è il festivaL DElla moda indie Più buyer per l’incubatore di nuovi talenti e brand indipendenti: a Roma c’erano una cinquantina di showroom, 23 compratori stranieri e italiani in crescita. Tra i nomi più apprezzati Asciari, Angelia Ami, Delirious Eyewear e Federica Tosi di andrea bigozzi

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etrina per i giovani, dove però il legame con la tradizione dell’alta moda romana non si spezza del tutto, e soprattutto “hub di contaminazioni” tra arte, musica, cinema, artigianato e stile. Ormai Altaroma non è più una fashion week, ma un festival della creatività/ diversità e l’edizione che si è svolta dal 24 al 27 gennaio scorso ne è l’ennesima dimostrazione. «Oggi non è solo intorno a un calendario di sfilate che si costruisce la creatività - ha commentato Silvia Venturini Fendi, presidente di Altaroma -. Le parole chiave del settore sono inclusione, contaminazione, diversità e il format che abbiamo messo a punto e che si sta affermando cerca di far convivere tutti questi aspetti». Così nei 5mila metri quadrati del Prati Bus District, che hanno fatto da cornice alla manifestazione, c’è stato spazio per tutti: gli studenti delle scuole con i loro final work, i protagonisti del contest Who is On Next? alla prova del fuoco con la pedana, i 60 marchi attivi da meno di 10 anni di Showcase e le 40 startup tra tecnologia e fashion. Ma questa eterogeneità serve ad attrarre gli operatori del trade? La risposta si direbbe positiva: nella capitale sono arrivati più buyer del solito, soprattutto dall’estero (23 sono stati invitati da Ice), mentre erano una cinquantina le showroom multimarca presenti, tra cui quelle di Riccardo Grassi e Massimo Bonini. «Sono qui per la prima volta - racconta Elena Dusi, direttore divisione moda di Itochu -. Altaroma è un incubatore per giovani talenti agganciato all’attualità. Mi è piaciuto Showcase, che permette di entrare in contatto con gli stilisti, valutando così non solo le loro capacità creative, ma anche la loro maturità dal punto di

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Asciari

vista imprenditoriale. A Roma ho scoperto il talento della 24enne Martina Cella e ho constato la maturità di progetti già noti come quelli di Angelia Ami e Mrz, pronte per affrontare sfide internazionali. Ma il mio preferito è stato Marco Lanero di Delirious Eyewear: tanta creatività e un solido background economico». Ma la selezione è stata anche oggetto di qualche critica tra gli addetti ai lavori: «Giusto puntare sui giovani - dice Massimo Degli Effetti degli store capitolini Degli Effetti - ma lo scouting deve migliorare. Il risultato è che l’immagine della manifestazione è ancora un po’ provinciale. Ci vorrebbero tanti marchi come Asciari (il più apprezzato dai buyer insieme a Delirious Eyewear, ndr) che noi vendiamo già da qualche tempo, e come Federica Tosi, che deve mettere a punto alcuni aspetti di produzione, ma può contare su un’immagine molto forte». La qualità del prodotto, più del contenuto stilistico è l’atout della manifestazione per molti internazionali. «Prima Altaroma era una fashion week con una grande attenzione allo stile - ricorda lo stilista Albino D’Amato, primo vincitore di Who is on Next? e in questa edizione giurato del talents 2019 di Acm -. Adesso le sfilate sono più prodotto e si vede lo sforzo degli organizzatori di creare un forte link tra giovani e aziende. Ieri era sogno, oggi pratica». ■

Angelia Ami

Gli studenti di Naba e Modartech firmano le divise del Colosseo Saranno l’istituto Modartech di Pondera e la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano a firmare il new look del Colosseo. Le due scuole sono infatti le vincitrici ex eaquo del concorso lanciato lo scorso giugno per la realizzazione delle divise del personale del Parco del Colosseo, in partnership con Altaroma. «Oggi abbiamo premiato i due vincitori e si passerà alla seconda fase con l’individuazione di un’azienda che produrrà le opere di questi giovani. Presto vedremo il personale con le nuove divise», ha detto il presidente di Altaroma Silvia Venturini Fendi alla conferenza di presentazione dei vincitori (nella foto).


Lavinia Biagiotti: «Molte offerte, ma non vendo»

Showcase

Lo scouting di Deanna Ferretti Veroni e Laura Lusuardi

Una vetrina, ma anche un training point per 60 brand «Showcase è in crescita e coinvolge sempre più marchi contemporanei e startup interessanti, tutti selezionati per la loro creatività e qualità del prodotto». Anche se “di parte”, il giudizio di Silvia Venturini Fendi sul progetto curato da Simonetta Gianfelici, sostenuto da Ice e giunto alla terza edizione è confermato da tutti gli operatori del trade presenti. «Showcase - fa notare lo stilista Albino D’Amato - non è solo una vetrina che dà valore ai brand emergenti, ma è anche una bella palestra per un aspirante stilista professionista, che qui vive l’esperienza di una fiera: impara a raccontare se stesso e il marchio, oltre a capire cosa cercano i buyer».

Il marchio Laura Biagiotti sembra destinato a restare saldamente in mano a Lavinia. È stata proprio la figlia della fondatrice dell’azienda a ribadirlo durante il talk show Roman’s Romance, l’appuntamento fisso del programma di Altaroma dedicato al tema della creatività capitolina. «Rispetto chi ha pensato di affidare il proprio brand a grandi gruppi - ha detto Lavinia durante il suo intervento all’Auditorium del Maxxi -. In questo momento non ho intenzione di farlo. Se mai in futuro dovesse nascere un polo della moda italiana, sarebbe interessante valutare una possibile offerta. Sono comunque arrivate proposte recentemente, molte dopo la scomparsa di mia madre, e la mia risposta è stata sempre “no grazie”».

Lavinia Biagiotti

Luca Rao e Alice Paris con Furio Francini, ceo di Acm

Luca Rao e Alice Paris sono i Talents di Accademia Costume & Moda Chissà se tra i 22 studenti che hanno preso parte ai Talents 2019 dell’Accademia Costume & Moda (Acm), si trova l’Alessandro Michele di domani? La scuola, che ha tra i suoi diplomati eccellenti il direttore creativo di Gucci, ha portato anche quest’anno sulla passerella di Altaroma il meglio del suo parco alunni. I progetti finalisti (16 per l’abbigliamento e sei per gli accessori) sono frutto della collaborare con 41 aziende made in Italy che hanno realizzato le 22 capsule collection degli studenti, ognuna composta di sei capi. A spuntarla, secondo una giuria all star, sono stati Luca Rao con una collezione menswear e Alice Paris per gli accessori. A entrambi saranno offerti da Pitti Tutorship tre incontri formativi.

L’alta moda non è out: la lezione di Sylvio Giardina Anche se Altaroma è ormai da tempo orientata sulla formazione e lo scouting dei giovani designer, nel calendario della manifestazione continuano a comparire alcuni nomi che tentano di non far cadere in completo disuso la parola “alta Sylvio Giardina moda “quando si parla della manifestazione capitolina. Così per un decano come Renato Balestra che ha dato forfait, c’è una mason storica come Gattinoni che fa la sua rentrée e a cui gli organizzatori hanno assegnato il compito di chiudere l’edizione invernale della kermesse con una sfilata al Macro Asilo. Spazio alla couture anche con i défilé di Giada Curti, Nino Lettieri a Palazzo Brancaccio e l’evento di Sylvio Giardina, allestito al Mattatoio di Testaccio. Proprio la performance-installazione dello stilista siciliano nato a Parigi (cinque abiti total white realizzati in tre mesi) è stata quella che, tra i coutourier, ha saputo meglio sposare la linea “diversity” di Altaroma, mixando moda, arte, arrigianalità, musica. Gattinoni

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PREVIEW WOMENSWEAR fall-winter 2019/2020

Molto colore, un'estrema libertà creativa, una grande ricerca sui tessuti: le nuove collezioni sono fatte per non passare inosservate e per comunicare attraverso l'impatto estetico un approfondito lavoro dietro le quinte. a cura di alessandra bigotta

Iceberg Vestibilità over per la maglia a costine, la cui grafica è ottenuta dall'intarsio tra paillettes e loghi ricamati. Sulla gonna in cotone e chiffon il logo Iceberg appare destrutturato. Stringhe fluo per lo stivale stampato.

Stella Jean Aigner L'abito in jersey con perle metalliche ricamate, l'ampio caftano con motivi tartan, il cappotto in shearling double face con stampa logo all over in due misure e la sciarpa logata con disegnature floreali sono accomunati da un'esplosione di colori accesi.

Elisabetta Franchi Stessa fantasia floreale per il minidress a sacchetto in organza e lurex, movimentato da maxi ruche, e i collant da abbinare a stivaletti con placca in oro light.

Libertà è la parola d'ordine dell'insieme con pantaloni ampi, calzature ispirate agli zoccoli tradizionali, dolcevita e cappotto con ampi revers annodato al punto vita.

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PREVIEW WOMENSWEAR fall-winter 2019/2020

ALBERTO ZAMBELLI La giacca-abito in fresco di lana è caratterizzata da fasce cinturate che disegnano particolari asimmetrie.

ALANUI Un mood romantico contraddistingue il maxi cardigan in cashmere jacquard.

Byblos I cristalli nelle sfumature dell'aurora boreale risplendono sull'abito ricamato, da portare con gli stivali "hockey cage".

GENNY

ZLFZSS

La gonna ampia, lunga fino ai piedi, gioca sul contrasto con il dolcevita attillato e il gilet con lunghe bretelle.

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MAX MARA Superfici lisce e mosse si alternano nella giacca doppiopetto con revers importanti e taglio dritto.

Debutta a Milano il marchio ZLFSS, inserito all'interno di Fashion Haining, progetto della società di servizi Hclc per promuovere questo distretto cinese nel mondo. Lo stile è pulito, le texture moderne.


PREVIEW WOMENSWEAR fall-winter 2019/2020

CALCATERRA La vestaglia in shearling tappato si indossa sulla tuta bustier con micro paillettes opache.

ANTEPRIMA Lavorazione artigianale per il caban con vestito corto e calzettoni.

CRISTIANO BURANI L'alpaca è il materiale d'elezione del cappotto con cintura obi in pelle e macro zip Ykk. Gli stivali sono in pelle bicolore.

ALBAGIA A sinistra, caban in 50% Radzmir di lana e 50% seta. A destra, abito in 100% Duchesse di seta.

SANTONI

ALEXANDRA MOURA Disegnato dall'omonima stilista portoghese, l'abito a balze è armonicamente asimmetrico.

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Lo stivaletto tacco 85 in vitello scamosciato, dalla silhouette asciutta e avvolgente, gioca su una palette di quattro colori: amaranto, nude, rosa antico e nero.

Sportmax Nuove proporzioni soprattutto nelle maniche, pannelli strategici e ampie tasche applicate per il modello dedicato a una donna che vive la città all'insegna di uno stile confortevole e contemporaneo.


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FRANCESCA LIBERATORE Silhouette morbida per il modello inserito in una collezione che rende omaggio ai 50 anni dallo sbarco del primo uomo sulla luna.

annakiki Spalle squadrate, revers giganti e maniche extralong: il cappotto zebrato ribalta le regole.

ARTHUR arbesser Le stampe della nuova collezione spaziano da mix di griglie psichedeliche e quadri a riproduzioni di frutti come il melograno, esaltate da nuove alchimie tessili, come quella tra il Casentino e il vinile.

GABRIELE COLANGELO L'abito in cady di setaviscosa è arricchito da un pannello in seta dévoré con sovrastampa sfalsata.

MARYLING

Ultràchic L'ironia che contraddistingue il brand si ritrova nell'insieme in cui la maglia in cashmere intarsiato si accompagna alla gonna in doppio tessuto tartan e tweed di lana e alla scarpa-calza con fasce a effetto rifrangente.

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PaULA CADEMARTORI La borsa Daria small, realizzata in ayers, presenta una banda decorativa frontale e una fibbia in metallo lucido argentato.

Fonti di ispirazione della nuova collezione del marchio sono il film Metropolis, diretto da Fritz Lang nel 1927, e l'espressionismo berlinese. Il filo conduttore è un'atmosfera urbana in cui convivono il vecchio e il nuovo.


S H O P AT F R A C O M I N A . I T


PREVIEW WOMENSWEAR FALL-WINTER 2019/2020

REINVENTED CHIC

LE COLLEZIONI DONNA FW 19/20 GIOCANO CON TESSUTI PREZIOSI PER DARE VITA A FORME TRA LORO DIVERGENTI MA COMPLEMENTARI. MAXIMAL E MINIMAL SI RICONCORRONO E SI FONDONO. LA TECNOLOGIA SI UNISCE ALLA TRADIZIONE E CON SENSIBILITÀ SOSTENIBILE LA REINVENTA. OGNI CAPO DIVENTA UN’OPERA UNICA NEL SUO GENERE, CREATA CON TESSUTI E TRAME CHE PARLANO DI UN LUSSO CONFORTEVOLE E DI UN DAYWEAR ESCLUSIVO.

@imaxtree.com

DI ALBERTO CORRADO

CIVIDINI

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PREVIEW WOMENSWEAR FALL-WINTER 2019/2020

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SMOOTH BAUHAUS

UN MODERNO INTRECCIO TRA PASSATO E PRESENTE, PER PROIETTARSI VERSO NUOVI ORIZZONTI. L’ISPIRAZIONE PER QUESTA STAGIONE VIENE IN PARTE DALL’ART DÉCO DEGLI ANNI’20, PER ESEMPIO NEI PICCOLI MOTIVI GEOMETRICI, E IN PARTE DALL’ESTETICA BAUHAUS, CHE ISPIRA I TESSUTI A MAGLIA DI GIACCHE, CAPPOTTI E TAILLEUR. COMBINAZIONI ECLETTICHE PER SILHOUETTE CONFORTEVOLI PER UN’ELEGANZA SOFISTICATA.

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1. MANILA GRACE 2. SO.BE 3. AMINA RUBINACCI 4. JIJIL 5. RRD 6. TAGLIATORE 7. KOCCA 8.MADAME BERWICH

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BETWEEN GENERATIONS LA FEMMINILITÀ SI ACCENTUA, GRAZIE AL MIX TRA LO SPORTSWEAR E IL LATO SEXY, CONIUGANDO PRATICITÀ E SENSUALI OPZIONI DI STILE. UN GIOCO IN BILICO FRA CREATIVITÀ E LIBERTÀ DI ESPRESSIONE, CHE SI TRADUCE NEL CONCETTO DI TECNOCOUTURE, SUPERANDO IL DIVARIO INTERGENERAZIONALE TRA MILLENIALS SUPERACTIVE E SIGNORE MOLTO COOL.

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1. OOF 2. ALESSIO BARDELLE 3. BLAUER 4. MACKAGE 5. PAUL&SHARK 6. FRACOMINA 7. COLMAR ORIGINALS

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CHANGEABLE LADY IN QUESTO MONDO COMPETITIVO E MUTEVOLE OCCORRE ESSERE ABILI NELL’ADATTARSI AL MOMENTO E SAPER VIVERE IN OGNI LUOGO. DA QUESTO DINAMISMO SCATURISCONO COLLEZIONI EMOZIONALI, FATTE DI COLORI E SENSAZIONI, CHE PARTONO DALLA SEMPLICITÀ DELLE ESIGENZE DELLE DONNE, DECLINANDO LE LORO DIVERSITÀ NEL VESTIRSI PER OGNI SINGOLA OCCASIONE.

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1. ALVES 2. BAGUTTA 3. SILVIAN HEACH 4. ELEVENBAR 5. HANITA 6. AVANT TOI 7. FERRANTE

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CHEERFUL REFLEX UNA PERFETTA FUSIONE DI SOVRAPPOSIZIONI INASPETTATE DI FIBRE SPERIMENTALI E NATURALI, DI TAGLI NETTI E PUNTE DI COLORE, INSIEME ALLO STUDIO DI VOLUMI E FITTING DIVERSI. UN RITORNO ALLA VOGLIA DI GIOCARE CON UN GUARDAROBA TRA CONTEMPORARY E RÉTRO, DALLA VESTIBILITÀ COMFORTABLE E CON UN MOOD A TUTTO ROCK.

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1. ANIYE BY 2. BEATRICE B 3. JUCCA 4. RIFLE 5. SAL PARASUCO 6. SHIRTAPORTER 7. JACOB COHEN 8. LE FATE

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FREEZY COUTURE COME OFFICINE DI RICERCA, LE AZIENDE NON SMETTONO DI PROIETTARSI NEL FUTURO, RILEGGENDO I CONCETTI DI STILE. DA QUESTI PRESUPPOSTI NASCONO CAPI CHE CONIUGANO L’UNICITÀ DELLE LAVORAZIONI E DEI TESSUTI CLASSICI A TRATTAMENTI SPECIALI ESTREMI E A MEMBRANE INTERNE CHE RIPARANO DALLE TEMPERATURE PIÙ ESTREME.

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1. CANADIAN 2. HERNO 3. NOIZE 4. DUNO 5. WOOLRICH 6. PARAJUMPERS 7. ES’GIVIEN

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EPITOMIC ROAD UN TACCUINO CUSTODE DI BOZZETTI, APPUNTI E STORIE, RIPORTA ALLA MEMORIA LE SUGGESTIONI DI ULTIMO VIAGGIO ON THE ROAD, RESTITUENDO ALLA MODA UNA VISIONE PERSONALE ED ESTROSA. IL MIX & MATCH DEI TESSUTI PRIMEGGIA NELLA QUALITÀ, MENTRE I COLORI, CHE DAI TONI DELLA TERRA ARRIVANO AI PASTELLO, TRASFORMANO GLI ABITI IN BASE A UN’ESTETICA CONTEMPORANEA, PER UNA DONNA DINAMICA E SEMPRE IN VIAGGIO.

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1. ROCCO RAGNI 2. PINK MEMORIES 3. TELA 4. XACUS 5. ANTONELLI FIRENZE 6. CARACTÈRE 7. DIEGO M

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PERPETUAL MOTION NATURALEZZA, FLUIDITÀ DELLE FORME, ACCELERAZIONI DEL CORPO. LE NUOVE COLLEZIONI SONO ISPIRATE ALLA LIBERTÀ DEI MOVIMENTI NELLA VITA QUOTIDIANA. L’INNOVAZIONE E LA RICERCA CHE PROVENGONO DAL MONDO DELLO SPORT SI TRADUCONO IN CAMICIE, PANTALONI, MAGLIE LEGGERE E CAPISPALLA IN GRADO DI SEGUIRE I MOVIMENTI DEL CORPO IN MANIERA FLUIDA.

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1. ALESSIA SANTI 2. MOORER 3. LORENA ANTONIAZZI 4. NENAH 5. ALPHA STUDIO 6. BOMBOOGIE 7. KANGRA

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Beyond being green, we are proud to be transparent. See our MRSL DETOX

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NOSTALGIC VINTAGE

UN OMAGGIO ALL’ARTIGIANALITÀ E ALL’ARTE SARTORIALE PER CAPI CURATI NEI DETTAGLI, NELLA SILHOUETTE E NEI TESSUTI, REALIZZATI IN UN’ELEGANTE PALETTE DI COLORI CHE RICHIAMA L’EQUILIBRIO UNICO TRA FASHION E FUNZIONALITÀ. ESPRESSIONE DI UNO STILE SENZA TEMPO, DIVENUTO SINONIMO DI DONNE COSMOPOLITE, SENSIBILI E SOPRATTUTTO INDIPENDENTI.

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1. 1 ONE 2. MOMONÌ 3. GAZÈL 4. BALOSSA 5. FORTE FORTE 6. PEPE JEANS LONDON 7. TITÌ MILANO

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POETIC OBSESSION COLLEZIONI CHE SI RIFANNO ALLA POETICA DELLE SILHOUETTE IPER FEMMINILI, CHE TRAGGONO SPUNTO DAI CODICI DELL’ELEGANZA ANNI ’50 E ’60. GONNE AMPIE, PICCOLI MAGLIONI CON MANICHE A TRE QUARTI E CAPPOTTI SOFISTICATI DI SAPORE RÉTRO SI FONDONO ARMONICAMENTE CON TESSUTI CLASSICI, DI MANO FEMMINILE.

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1. CHIARA BONI

LA PETITE ROBE

2. TWINSET 3. VICARIO CINQUE 4. SOPHIA NUBES 5. ASPESI 6. VOLPI CONFEZIONI 7. CALIBAN

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PEPE JEANS LONDON for

Lo spirito ribelle di Pepe irrompe nel guardaroba Le origini 45 anni fa con un piccolo negozio a Portobello, l’intuizione di amalgamare il denim con il fashion e il lifestyle, la capacità di mantenere un dna forte nel tempo: il successo planetario di Pepe Jeans London sta nell’inimitabilità. Lo ribadisce PEPE, LA NUOVA CAPSULE COLLECTION del brand londinese, che si riallaccia alle origini per parlare alla “new generation” di libertà, autenticità e sana ribellione La forza motrice di Pepe Jeans London, uno dei marchi leader a livello mondiale nel settore del denim, è la stessa di quando, 45 anni fa, Nitin Shah aprì con i fratelli Arun e Milan un piccolo negozio a Portobello, Londra, dove i jeans venivano personalizzati in modo così originale, che in breve il marchio diventò “the talk of the town”, per poi lanciarsi in un’incredibile escalation internazionale. Da allora il business è cresciuto a dismisura, ma senza intaccare la creatività, la passione e il desiderio di esprimere con ciò che si indossa un’identità fuori dal coro. Lo conferma la nuova linea Pepe, al lancio con la primavera-estate 2019, che recupera in chiave contemporanea lo spirito degli inizi: ribelle, anticonformista e specchio di una città come Londra, sempre avanti sulle tendenze e sempre controcorrente. Pepe è sinonimo di pezzi in denim in cui rivivono gli anni Ottanta e Novanta: pantaloni con lavaggi bianchi e blu, T-shirt con maniche lunghe e corte mo-

vimentate da righe e slogan, giacche, in cui tornano alla ribalta il logo originale e dettagli come l’etichetta rossa posteriore, pensando alle radici ma guardando al futuro e ai giovani di oggi. Proposte dalla forte personalità e di qualità superiore ma c’è dell’altro, ossia i valori: sono abiti che esprimono un anelito alla libertà e l’importanza di far parte di una comunità che pensa positivo e, soprattutto, con la propria testa. Quanto a Pepe Jeans London, la storia del marchio è unica nel suo genere: dal negozietto di Portobello ai mercati internazionali il passo è stato straordinariamente breve, con gli anni Ottanta come trampolino di lancio verso i mercati europei e i decenni successivi all’insegna di una continua espansione. Oggi Pepe Jeans London è presente in 60 Paesi e oltre 5.600 negozi, possiede 373 store monomarca e conta su un organico di più di 2.500 dipendenti. Il mantra è lo stesso degli inizi: creare il più entusiasmante mix di denim e fashion del pianeta.

www.pepejeans.com


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CONTEMPORARY STREET IL MONDO URBAN-CASUAL ISPIRA LOOK CHE GIOCANO CON IL CONCETTO DI LAYERING, PROPONENDO CAPISPALLA DI TAGLIO E TESSUTO MASCHILE CHE DIVENTANO INEVITABILMENTE IL PUNTO DI FORZA DEL GUARDAROBA, INTERPRETATO CON TRATTI IRRIVERENTI E FIT IMPECCABILI.

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1. TATRAS 2. LA MARTINA 3. MANUEL RITZ 4. PESERICO 5. ELEVENTY 6. VIA MASINI 80 7. LARDINI

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SUPERSTUDIO ITALIA for

ANNARITA N

CRISTINA EFFE

HAVANA & CO

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Al via un nuovo concetto di fast fashion e una base a Milano: così il servizio è integrato Gestire una curata distribuzione “all’italiana” in Russia attraverso un partner locale è il plus di Superstudio Italia, insieme a un reale presidio del territorio, in grado di migliorare il sellout delle aziende clienti, ANCHE GRAZIE ALLA "CONTAMINAZIONE" tra i concetti di pronto e programmato. le novità strategiche includono un nuovo magazzino di 500 metri quadri dedicato al fast fashion e una base a Milano, oltre agli headquarters di riccione Superstudio Italia - pioniere dell’apertura al mercato russo dei brand di moda italiani - estende la propria expertise, acquisita nel mercato del pronto moda dando vita a un nuovo segmento di business dedicato al fast fashion. Il concept alla base è innovativo, perché l’obiettivo è rispondere al mercato offrendo un servizio integrato: «Il nostro intento è quello di fare il pronto moda con il concetto di programmato - spiega Alessandro Castellucci, titolare di Supertudio Italia. Un punto di incontro reso possibile dalla nostra presenza simultanea sui mercati russo e italiano». Questa doppia impostazione permette all’azienda di Riccione di avere uno sguardo profondo sui punti vendita, grazie a un costante monitoraggio del mercato, e di dare una risposta veloce nel rispetto dell’esclusiva sul territorio. «Cono-

sciamo bene il retail russo e sappiamo quali negozi desiderano proporre il prodotto italiano e quali hanno invece bisogno di pronto moda - sottolinea Castellucci -. Vogliamo tutelare la loro esclusiva di zona, evitando così ai nostri clienti di doversi difendere attraverso la politica del prezzo». Per essere sempre più incisivo nell’ottica di servizio al cliente, Superstudio Italia ha inoltre in programma l’apertura di una base a Milano, una sorta di buying office per fornire assistenza ai grandi gruppi che puntano sull’Italia, non solo russi ma anche delle ex repubbliche sovietiche, per i quali Milano costituisce una piazza strategica. «Stiamo registrando ottimi trend di crescita - conclude Castellucci - con una quota +30% messa a segno per il 2018 e per il 2019 puntiamo a un ulteriore incremento».

www.superstudioitalia.com


PREVIEW ACCESSORIES FALL-WINTER 2019/2020

BE INSPIRED

I CODICI ESTETICI CONTEMPORANEI, APPARENTEMENTE IN CONTRASTO TRA DI LORO, DANNO VITA A UN GIOCO DI RIMANDI CHE EVOLVE L'ESSENZA DI OGNI BRAND, CASUAL E URBANO INSIEME, APERTO AI TREND MA SENZA SNATURARE IL DNA. COSÌ SCARPE E BORSE SEGUONO UN PERCORSO CREATIVO UNICO, NATO NEL SEGNO DELLA VERSATILITÀ E ARTICOLATO IN PROPOSTE CAPACI DI INTERPRETARE OCCASIONI D’USO DIVERSE, FACENDOSI COMPLICI DELLO STILE DI OGNI DONNA. DI ALBERTO CORRADO

COCCINELLE

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MODERN

WARRIORS PER LA STAGIONE FREDDA I BRAND CELEBRANO LA FIEREZZA FEMMINILE, CHE NON TEME DI ESPRIMERE LA PROPRIA PERSONALITÀ IN MODO DECISO E ALTERNATIVO. LINEE COMODE E SOFISTICATE SI ALTERNANO A INTRECCI DI PELLE E PELLICCIA, PER UNA PERFETTA GUERRIERA DAL FASCINO PURO E SEDUCENTE. 1

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1. ROBERT LERGERIE 2. IL BISONTE 3. DOUCAL'S 4. LELLA BALDI 5. ZANELLATO 6. LA MARTINA 7. PAULA CADEMARTORI 8. LUMBERJACK

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RE-SHAPED

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UN VIAGGIO DI CONTEMPLAZIONE DEL MODERNO, CHE ABBRACCIA UNA ESTETICA MINIMALISTA FATTA DI LINEE PURE. ACCESSORI DAL DESIGN RIGOROSO, CON VOLUMI ESSENZIALI E GEOMETRICI, CHE DIVENTANO TELE BIANCHE SU CUI LUCI, OMBRE E COLORI SI INCONTRANO IN UN PRECISO GIOCO DI COMBINAZIONI. 3

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1. ALVIERO MARTINI 1A CLASSE 2. PAS DE ROUGE 3. VICARIO CINQUE 4. THE BRIDGE 5. PRETTY BALLERINAS 6. CROMIA 7. GIANNI CHIARINI FIRENZE 8. AMATO DANIELE

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MAGIC

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IL COLORE “ROUGE” HA UN POSTO SPECIALE NELLA MENTE E NEL CUORE DI OGNI DONNA, CHE PUNTA SULLA PASSIONE PER UNA MODA SEDUCENTE ED ELEGANTE. UN’ESPLOSIONE DI FORME E NUANCE ACCESE, IN TESSUTI E PELLAMI DI QUALITÀ, CREA INTENSI GIOCHI CROMATICI, CHE ACQUISISCONO NUOVE SFUMATURE CON IL VARIARE DELLA LUCE

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1. BALDININI 2. CARMENS 3. PIQUADRO 4. DANIELE ANCARANI 5. UNA SERA 6. CHIE MIHARA 7. ANNA VIRGILI 8. LA CARRIE

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UPSTREAM

SPIRIT

NEL TEMPO IN CUI LO SPIRITO MODERNO SI MANIFESTA E MISURA CON POST E LIKE, I CREATIVI RIPROPONGONO UNA BELLEZZA AUTENTICA, TRAENDO ISPIRAZIONE DALL’IMMAGINE DI UNA DONNA SPECIALE NELLA SUA DIVERSITÀ E IMPERFEZIONE, CHE RACCONTA UNA STORIA, UN VIAGGIO E UN NUOVO CONCEPT DI BELLEZZA 1

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1. ELISABETTA FRANCHI 2. KILESA 3. MBT 4. POLLINI SPLASH 5. PHILIPPE MODEL 6.BIANCHI E NARDI 1946 7. RIPANI 8. RUCOLINE

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FREE

SOUL ENGINEERING, CREATIVITÀ E MADE IN ITALY SONO LE PAROLE CHIAVE DELLE NUOVE DESIGN SNEAKER. CALZATURE CHE PUNTANO SU MATERIALI ULTRALIGHT E RACCONTANO L'EVOLUZIONE DELLE FORME DOVE UNICITÀ E FLUIDITÀ SI FONDONO. PER LE DONNE DI OGGI, CHE VOGLIONO ESPRIMERE ENERGIA E POSITIVITÀ IN OGNI PASSO 1

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1. ARKISTAR 2. LOTTO LEGGENDA 3. P448 4. VOILE BLANCHE 5. LC23 6. ECCO 7. SUPERGA 8. PEPE JEANS

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LO STUDIO DI FORME INNOVATIVE PASSA ANCHE ATTRAVERSO LA SCELTA DEL DETTAGLIO PERFETTO, COME NELLE LINEE ROCK, IN CUI I DIVERSI COLORI E PELLAMI DANNO VITA A UN GIOCO DI VUOTI E PIENI NON PIÙ SOLO SUL TOTAL BLACK, MA ANCHE NELLE VERSIONI ARGENTO, ELEGANTISSIMA, E BICOLORE, SUPER GLAM

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1. JANET & JANET 2. GIOVANNI FABIANI 3. ELVIO ZANON 4. LEMARÈ 5. ELENA KOLT 6. FRACOMINA 7. KOCCA 8. OFFICINE CREATIVE

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*secondo un’indagine di TW del 2017 condotta sugli abbonati

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DEFINING MOMENTS UN DIALOGO CONTEMPORANEO TRA IL GUARDAROBA CLASSICO E QUELLO SPORTIVO. È IL RINASCIMENTO DELLE FORME, TRA DETTAGLI INSOLITI E SILHOUETTE SENZA TEMPO. IL MIX DI TESSUTI RICERCATI, LANE CHECK E NYLON IMBOTTITI RAPPRESENTA LA QUINTESSENZA DEI CODICI DEL GUARDAROBA AMERICANO PER L’AUTUNNOINVERNO 2019-2020.

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DI ALBERTO CORRADO

TOM FORD

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NEW YORK MEN’S FASHION SHOWS FALL-WINTER 2019/2020

DAVID HART

KRAMMER AND STOUDT

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DESCENDENT OF THIEVES

DEAR MILER

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KEENKEE

O.N.S

PACKED GUYS

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LANDLORD

PALOMO SPAIN

URBAN ESCAPE N. HOOLYWOOD

ROBERT GELLER

NIHL

TODD SNYDER

JOSEPH ABBOUD

WAN HUNG

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HAUTE COUTURE SPRING-SUMMER 2019

SHINE A LIGHT IMPERATIVO: BRILLARE. CHE SIA CON RICAMI PREZIOSI, PAILLETTE O, PER LE DONNE PIÙ ESIGENTI, CON PEZZI UNICI DI HAUTE COUTURE. QUESTA È PARIGI. SOTTOTONI E UNDERSTATEMENT NON SONO AMMESSI. DI ALBERTO CORRADO 1

GIAMBATTISTA VALLI

ANCORA UNA VOLTA GIAMBATTISTA VALLI HA DIMOSTRATO DI SAPER REALIZZARE ABITI SARTORIALI ECCEZIONALI E PIENI DI VERVE. I COMPLETI SONO IMPREZIOSITI DA RICAMI SCINTILLANTI, I TOP DIVENTANO DEI RAMAGE CRISTAL E UN VOLUMINOSO TESSUTO IN TULLE RENDE PIÙ PREZIOSI GLI ABITI DA BALLO. LA PALETTE DI COLORI VIZIA L’OCCHIO CON ROSSI PASSIONALI E SENSUALI, BLU MISTERIOSI E TONI PASTELLO. 2

CHANEL

GLI STILEMI DI MADEMOISELLE COCO SFILANO SU UNA PASSERELLA CHE RICOSTRUISCE AL GRAND PALAIS IL GIARDINO ALL’ITALIANA DI VILLA CHANEL A ROQUEBRUNE-CAP-MARTIN. I TAILLEUR ALLA CAVIGLIA, LE GIACCHE LUNGHE O APPOGGIATE ALLA VITA, I DOPPIOPETTO CON O SENZA BOTTONI, GLI ABITI DA SERA CON ROMANTICHE CRINOLINE, INTARSIATI DI CRISTALLI: TUTTI CAPI FRUTTO DI QUASI 200 ORE DI LAVORO PER OGNI SINGOLO MODELLO.

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DIOR

NEL DÉFILÉ RITMATO DALLA COMPAGNIA CIRCENSE MIMBRE, MARIA GRAZIA CHIURI COMPONE UNA SUA PERSONALE PARADE, DOVE LA MEMORIA E L’IMMAGINAZIONE LEGATE AL CIRCO EVOCANO IL RAPPORTO TRA MODA E ARTE: PANTALONI AMPI, SHORT NERI CHE SI ABBINANO A CAMICIE TRASPARENTI, BUSTI IN PELLE, MARINIÈRE, GIACCHE DA DOMATORE.

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GIORGIO ARMANI PRIVÉ

L’ELEGANZA DEL DECORATIVISMO ESOTICO SI TRADUCE IN PANTALONI LEGGERMENTE SVASATI, CHE ACCOMPAGNANO LE GIACCHE DALLE SPALLE COSTRUITE. LE GONNE E GLI ABITI SONO IMPREZIOSITI DA RICAMI FLOREALI IN RILIEVO O DA PAILLETTE, BAGUETTE E CRISTALLI, PER CREARE EFFETTI DI GEOMETRIE TRIDIMENSIONALI. 2

SCHIAPARELLI

UNO SCENARIO DI MERAVIGLIE DA SCHIAPARELLI, PER UN VIAGGIO NELLE VISIONI COSMICHE E FLOREALI DELL’UNIVERSO INFANTILE DELLA POETESSA-COUTURIÈRE. I TAILLEUR SONO SAGOMATI, IMPREZIOSITI DA BOCCIOLI DI PORCELLANA, SPIRALI DI GARZE PASTELLO, FIORI E VISCHIO IN ORO E MADREPERLA. SUGLI ABITI DA COCKTAIL NERI COMPAIONO DISEGNI DI ZODIACI E COMETE. I DRESS E MINI DRESS CON STAMPE GRAFICHE SI ALTERNANO A CAPPE DALLE PIUME INCANDESCENTI. 3

VALENTINO

LA DIVERSITÀ È BELLEZZA. LO RIBADISCE PIERPAOLO PICCIOLI, TRA GLI APPLAUSI DELL’HOTEL SALOMON DE ROTHSCHILD. IN PASSERELLA MODELLE DI COLORE CON IMPORTANTI ABITI RICCHI DI DETTAGLI CHE SI ALTERNANO A CAPISPALLA, MANTELLE, PANTALONI DALLA FOGGIA MASCHILE E GONNE CORTE. EMOZIONE TATTILE PER MODELLI CHE PARLANO DI MODERNITÀ E TRADIZIONE, MESCOLATE IN METRI DI TESSUTO DAI COLORI CLASSICI, PIZZI DI COTONE, PICCOLI FIORI RICAMATI.

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TREND

BRAND TO watch Marchi al debutto, in fase di rilancio o con alle spalle poche stagioni. I loro plus? Un concept originale e una storia da raccontare DI ANGELA TOVAZZI

ELENA KOLT

PAULA knorr

Più che sandali e scarpe, le calzature di Elena Kolt sono gioielli da indossare. Del resto con questa mission la designer ha lanciato la collezione, creata grazie alla manualità di mastri artigiani di Valenza, uno dei distretti italiani più importanti nel settore orafo. Elena firma décolleté, sneaker, biker, boot e sandali con lo stesso input creativo, utilizzando argento, oro, Swarovski e pizzo Chantilly. Il risultato è un’offerta sofisticata, in vendita da multimarca come Elite a Puerto Banús (Spagna), Marilyn’s a Naples (Florida) e Valencia Shoes (Dubai). Distribuite da Luxury Distribution Showroom di Milano, le proposte hanno prezzi sell in intorno ai 210 euro.

Tedesca di Francoforte ma naturalizzata londinese, Paula Knorr è una delle voci più interessanti nel coro della London Fashion Week, dove sfila da qualche stagione. Il suo atout stilistico sta in un’idea femminista di femminilità, con costruzioni scultoree mosse da tagli e drappeggi che enfatizzano la silhouette ed esaltano la sensualità delle donne, senza cadere nella fatuità di immagini stereotipate. Forza e vulnerabilità sembrano fondersi con equilibrio nella sua ultima collezione, con il leitmotiv di forme liquide, tessuti iridescenti, pizzi colorati e delicate trasparenze. Una visione estetica che ha convinto retailer come Galeries Lafayette in Francia, Opening Ceremony a New York e Harvey Nichols a Londra, attirati da questa giovane stilista forte di studi al Royal College of Art, che in curriculum vanta un Its Fashion Award, conquistato a Trieste nel 2015. Al pubblico le sue creazioni arrivano con prezzi compresi fra 520 e 1.890 sterline (da circa 590 a 2.160 euro).

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disbanded Ironica, anticonvenzionale, disruptive. Disbanded, prima che una collezione, è un think tank di creatività. Del resto le sue fondatrici sono una creativa seriale come Tania Mazzoleni, ideatrice del format distributivo Mad Zone, e l’artista Sara Digiovanni, autrice di opere surreali e visionarie, che ha esposto in diverse mostre personali e collettive. Dal loro incontro è nata la prima “fashion art collection”, che si è lasciata contaminare anche dal contributo di designer emergenti, per creazioni dalle stampe esclusive e dai cromatismi strong: «Una collezione pop, per chi ama essere funny, indossando e diventando un’opera d’arte», precisa Tania. Disponibile dal prossimo marzo sull’e-shop disbandedofficial.com, la linea ha base alla showroom milanese it.Elite ed è venduta con prezzi sell out compresi fra i 50 e i 500 euro. Disbanded sbarcherà a breve anche sul sito di Wolf&Badger e, offline, alla galleria d’arte e concept store Tanit Dream di Ibiza.

greta boldini Finalista di Who Is On Next 2013, Greta Boldini punta a definire un’idea di haute couture contemporanea, vibrante senza essere stucchevole. A distanza di cinque anni dal lancio, avvenuto nel 2011 in un atelier di Roma da un’idea dei designer Alexander Flagella e Michela Musco, nel 2016 la direzione creativa è passata interamente nelle mani di Flagella (classe 1984, studi al Polimoda di Firenze), che ha trasferito gli headquarters in Val di Susa, vicino a Torino, dove è nato. Oggi la linea, totalmente made in Italy come sottolinea lo stilista, è distribuita in Italia, Francia, Stati Uniti, Middle East e Cina e tra i suoi clienti conta Coin Excelsior a Roma, Esty’s a New York e Fair Minerva a Chengdu. Intorno agli 800 euro il prezzo al pubblico per gli abiti, item di punta della collezione.

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rita merlini Quando Rita Merlini ha lanciato il suo brand, nel 2013, voleva realizzare qualcosa di unico e di altissima qualità: «Le nostre borse - racconta - sono fatte a mano in Italia con pellami provenienti dalle poche concerie che ancora lavorano secondo gli antichi metodi toscani, utilizzando bottali di legno con polveri di tannini estratti dalla corteccia degli alberi». Tutte le lavorazioni sono eseguite a mano, con intrecci composti da strisce irregolari, tagliate una a una. Con una showroom direzionale a Chiavari, la collezione è distribuita in una cinquantina di multibrand internazionali, tra cui Verdelilla a Torino, Spazioespanso a Roma e Zoe a Pietrasanta e Bassano del Grappa. Intorno ai 500 euro i prezzi sell out.

le gabrielle «Le scarpe sono magiche, ti cambiano la postura, danno sicurezza». Ne è sicura la designer Gabriella Sala, che nel 2016 ha lanciato Le Gabrielle, una collezione di zoccoli in legno di faggio, realizzati uno a uno da artigiani brianzoli, dipinti a mano da un’artista e decorati con applicazioni in oro, argento e pietre preziose da un orafo. Risultato: ogni paio è diverso dall’altro, addirittura il destro non è uguale al sinistro. Con base alla showroom milanese Via Turati 8, gli zoccoli sono venduti dai 370 euro in su nell’e-shop del brand.


nove25 Quelli di Nove25 non sono semplici gioielli in argento, ma monili che vogliono raccontare una storia: quella di chi li indossa. Nato nel 2015 da un’idea di Roberto Dibenedetto, il brand da fine 2018 permette infatti infinite personalizzazioni, grazie al nuovo configuratore 3D MyNove25, rimanendo fedele a un’immagine smart e dall’anima urban, frutto della collaborazione con musicisti, tatuatori e artisti della street culture. Con nuovi headquarters in via Sanzio 21 a Milano, oltre 700 metri quadri dall’atmosfera newyorchese, il marchio conta monobrand in città come Roma, Napoli, Como, Torino, Lugano, Ibiza e Valencia. Ultimo opening in ordine di tempo quello di Monza, nel quale Nove25 ha inaugurato il configuratore con un corner dedicato.

artica arbox Al debutto sulle passerelle parigine con la primavera-estate 2019, Artica Arbox è il risultato di un incontro “karmico”: quello tra la losangelina Irene Roth, esperta di pubblicità e marketing nel settore del cinema con il pallino per la moda, e Cristiano Minchio, imprenditore-manager con studi in Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, che si è distinto negli Usa prima come a.d. di Vivienne Westwood America e poi di Yeezy, a fianco di Kanye West. Mission di Artica Arbox (dall’appellativo che i figli della stilista si scambiavano da piccoli) è quello di «creare un guardaroba unisex contemporaneo - spiega Roth - per un pubblico amante del lusso, che considera imprescindibile la libertà di espressione». Punto di partenza sono sempre due idee opposte, per trovare modi di armonizzarle. Pronta a conquistare un posto al sole nei multibrand che contano, la collezione avrà presto il proprio e-shop, con prezzi retail compresi fa 150 e 1.000 euro.

krack milano Krack come metafora onomatopetica di rottura, strappo, cesura. Milano come la patria del progetto, curato da maestri artigiani locali. Queste le due parole che compongono il nome del brand lanciato nel 2017 dalla giornalista televisiva Caterina Ruggeri insieme al designer Andrea Croce: obiettivo, creare bracciali unconventional, capaci di sdrammatizzare anche le mise più formali, comunicando personalità e carattere. Disponibile online su mykrack.it/shop con prezzi compresi fra 130 e 375 euro, il marchio ha conquistato vetrine top come Gio Moretti, My Style Bag e Dell’Oglio Store ed è pronto al debutto all’estero. Con una virata green: le future collezioni saranno realizzate utilizzando pellami avanzati dalle grandi produzioni.

emanuelle vee Dopo il successo ottenuto con il brand di borse La Carrie, l’azienda di Castel Bolognese Bigfoot punta a fare “ambo” con il marchio di calzature Emanuelle Vee, lanciato nel 2011 da Nazzareno Amatori. Con la direzione marketing affidata a Giancarlo Tafuro, la collezione sta crescendo sul mercato italiano e muovendo i primi passi in Portogallo e Grecia, attraverso un network di circa 290 clienti wholesale, e si prepara a sbarcare in Spagna e Francia. Venduta al pubblico con prezzi medi intorno ai 150 euro, Emanuelle Vee offre anche la linea di sneaker Hyper (nella foto), accessori ad alto impatto per i look più all’avanguardia.

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focus retail di andrea bigozzi

Giorgio ARMANI_new york

Aspesi_Milano

Accordo tra Giorgio Armani e SL Green, la principale società immobiliare newyorkese, per la riprogettazione del flagship Giorgio Armani al 760 di Madison Avenue, in un edificio di 9mila metri quadri al centro di un completo restyling, affidato a CookFox, il noto studio di architettura. Oltre alla boutique della griffe, il building comprenderà 19 unità residenziali di lusso Armani/Casa, di cui lo stilista firmerà l’interior design.

Aspesi apre il suo nuovo flagship store in via San Pietro all’Orto 24 a Milano, all’interno del Quadrilatero della moda. Lo spazio, che ha tre vetrine su strada e sei al primo piano, è suddiviso su due livelli di vendita, per 600 metri quadrati totali, con il piano terra dedicato alla collezione uomo e il primo che ospita le proposte donna. Il progetto porta la firma dello studio Dordoni Architetti.

Roger vivier_Londra

MONCLER_SINGAPORE

Roger Vivier apre in New Bond street ed entra in grande stile nel cuore dello shopping di lusso nel West End di Londra. Lo store (70 metri quadrati) presenta un concept completamente nuovo, curato dal direttore creativo Gherardo Felloni. Lo spazio di 70 metri quadrati si ispita ai codici stilistici della maison, ma anche all’amore di Felloni per l’opera.

La nuova boutique Moncler all’interno di The Shoppes del Marina Bay Sands si Singapore si estende su una superficie distribuita su due piani di 521 metri quadrati, che lo rendono uno dei più grandi flagship storedel marchio nella regione Apac. Lo spazio ospita tutte le collezioni e le linee di accessori Moncler. Gli interni nascono dalla collaborazione della maison con Gwenael Nicolas, designer francese e fondatore dello studio di progettazione Curiosity.

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portraits

HOLLI ROGERS

per la “Queen of Kind” la nuova sfida si chiama Farfetch Quando nel 2015 José Neves ha comprato la storica insegna londinese Browns, ha pensato alla texana Holli Rogers come ceo e i tre anni successivi gli hanno confermato che ci aveva visto lungo. Tanto che ora l’ha voluta al suo fianco anche come chief fashion officer di Farfetch DI ANGELA TOVAZZI

I

l suo entourage dice di lei che sprizza un’energia contagiosa e che esercita una leadership empatica, “gentile”, tanto da definirla “Queen of Kind”. Del resto è competente, possiede talento, ha esperienza e per imporsi le basta un sorriso. Holli Rogers, classe 1969, quando nel 2015 ha messo piede da Browns - chiamata da José Neves per guidare il famoso retailer londinese fondato quasi 50 anni fa da Joan Burstein, la visionaria “Mrs. B” che ha fatto la storia della moda in Gran Bretagna - è stata una specie di tornado. Carismatica anche quando indossa sneaker e felpa con cappuccio (naturalmente griffate), bel viso da eterna ragazzina, ha massimizzato il dna iconico della storica insegna a colpi di scouting e tecnologia. In virtù del suo background, forte di 12 anni passati da Net-a-Porter con la fondatrice Natalie Messenet - dove è entrata come assistant retail director ed è uscita come fashion buying director - Holli ha infatti galvanizzato l’offerta con i marchi più hot in circolazione e soprattutto ha portato la tech revolution in negozio, riuscendo a dare concretezza alla tanto osannata omnicanalità. «Voglio che Browns sia la boutique più cool del mondo» aveva detto Rogers all’inizio del suo mandato e, a distanza di quasi quattro anni, i risultati le hanno dato ragione: business quadruplicato (sì, quadruplicato) e qualche bella soddisfazione portata a casa. In primis

quella legata al successo dell’inaugurazione, nell'autunno 2017, di Browns East, innovativa boutique su due piani nel quartiere di Shoreditch, che rappresenta il primo step del progetto • Nata in Texas, classe 1969, Holli Rogers si è laureata in “the store of the future”, fashion merchandising all’University of North Texas elaborato da Farfetch: un format senza solu• Ha iniziato la sua carriera da Neiman Marcus, passando zione di continuità tra successivamente a occuparsi del wholesale di Chanel fisico e online, che flirta con i consumatori con • Nel 2002 si sposta a Londra da Net-a-Porter, dove nel giro una brand list a rotaziodi poco diventa fashion e buying director ne e mette l’high-tech al • Nel 2015 la chiama José Neves per guidare l’iconica servizio di un'esperienza insegna londinese Browns d'acquisto sempre più bespoke, con l'utilizzo di • Nel febbraio di quest’anno al suo ruolo di ceo da Browns realtà aumentata, specaggiunge quello di chief fashion officer di Farfetch chi digitali, pagamenti mobile ed etichette elettroniche. Insomma, missione compiuta. Per quezione di cui gode tra i ceo della moda, gli sto non sorprende che José Neves, senza influencer e tutti gli addetti ai lavori, uniti stoppare la corsa di Holli alla locomotiva alla sua incredibile visione estetica, sadi Browns, l’abbia voluta al suo fianco ranno un enorme vantaggio per Farfetch». da Farfetch con il titolo di chief fashion Lei si è detta «orgogliosa del lavoro fin officer. Un nuovo ruolo esecutivo che la qui svolto» per lo storico retailer londineporterà a lavorare in tandem con i team se e pronta ad assumere questo titolo agdi marketing, styling e visual merchangiuntivo «con entusiasmo». Come dicono dising, per dettare le strategie in ambito i suoi colleghi da Browns: «There’s more moda dell’e-company. «La reputazione di to come. Holli is just getting started». ■ Rogers - ha detto Neves - l’alta considera-

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careers

Courtesy of Milan Vukmirovic

a cura di Elisabetta fabbri

Frida Giannini: «Sono pronta a rimettermi in gioco» «È possibile che quest’anno ci sia qualche novità interessante». Così Frida Giannini in un’intervista a Il Sole 24 Ore lascia intendere un suo possibile rientro nel fashion biz, dopo le avvisaglie dello scorso dicembre, quando si è occupata di una linea di pull natalizi per Ovs a favore di Save The Children (di cui è attiva sostenitrice). «Se rientrassi nell’industria della moda - ha precisato la stilista - preferirei farlo con un incarico meno totalizzante di quello che avevo in Gucci». Sono passati poco più di quattro anni da quando Giannini è uscita da Gucci insieme al marito Patrizio di Marco, allora ceo della griffe. È seguito un lungo periodo lontano dai riflettori, anche perché la figlia Greta ha dovuto superare una malattia neurologica, non molto tempo dopo che la stilista aveva sconfitto un tumore. «Ora che siamo fuori dal tunnel - ha spiegato - mi rendo conto che questa pausa mi ha arricchita. Ho continuato a osservare il mondo che amo, quello della moda, con una lucidità e una serenità che in passato, per definizione, non potevo avere». «Adesso - ha concluso - forse lo apprezzo ancora più di prima e la cosa che mi manca davvero è poter lavorare con una squadra di persone che hanno la mia stessa passione. Mi mancano il dialogo, il confronto, l’entusiasmo che cresce intorno a un progetto condiviso».

Onofre al posto di Sagripanti al Cec

Stefano Festa Marzotto presidente di Emi Emi-Ente Moda Italia - la realtà di Firenze che si occupa di diffondere e valorizzare il Made in Italy all’estero - ha un nuovo vertice. Alla presidenza sale Stefano Festa Marzotto (nella foto), mentre Antonella Mansi ha la carica di vicepresidente. Festa Marzotto, che succede a Claudio Marenzi, proviene dalla presidenza del comitato Promozione e Internazionalizzazione di Sistema Moda Italia-Smi. Riconfermati Alberto Scaccioni (amministratore delegato) e Gianfranco Di Natale (consigliere delegato alla Promozione). New entry è Carlo Colombo.

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Luis Onofre si prepara a salire al vertice della Cec, la Confédération européenne de l’industrie de la chaussure con sede a Bruxelles, al posto dell’italiano Cleto Sagripanti, che la guidava dal 2015. Onofre è attualmente presidente della Apiccaps (Associazione portoghese della calzatura, che accorpa più di 1.800 imprese). Inoltre è a capo del brand eponimo, distribuito in tutto il mondo e con estimatrici del calibro di Letícia Ortiz, Michelle Obama e Naomi Watts.

Sophie L’Hélias consiliere di Kering per l’Esg In febbraio Kering ha nominato Sophie L’Hélias consigliere indipendente con focus sulle tematiche che riguardano la Esg (Environmental, Social & Governance). L’Hélias è nel cda del gruppo del lusso come non executive-director dal 2016. Esperta di governance, è co-fondatrice dell’International Corporate Governance Network e di recente negli Usa ha creato Leaderxxchange, che collabora con gli investitori istituzionali e i business leader per promuovere la diversità di genere nei cda. La sua carriera è iniziata come avvocato specializzato in M&A e nei mercati azionari a New York e in seguito a Parigi. Inoltre è stata managing director di un arbitrage fund di New York e ha fondato una società di consulenza per la corporate governance. Nel 2018 Kering ha vinto il premio “Most Feminine Board Directors” in base al Gender Diversity Index elaborato dalle organizzazioni European Women on Borads e Ethics & Boards.

Stefano Sutter da Prada a Tory Burch Stefano Sutter entra a far parte della squadra di top executive del marchio americano Tory Burch con il ruolo creato appositamente di presidente per l’Europa e il Medio Oriente. Sarà basato a Londra. Sutter ha trascorso gli ultimi sette anni in Prada, dove ha lasciato l’incarico di direttore del business del gruppo milanese in Nord Europa, con la supervisione dei brand Prada e Miu Miu. Precedentemente aveva lavorato per Inditex, ricoprendo incarichi di prestigio in Europa e Nord America.


Q&A A CURA DI Alessandra Bigotta

designer eclettico

Andrea Incontri

«le mie tipe umane, da instagram alla fashion week» A Milano Andrea Incontri va controcorrente. Niente passerella, ma una mostra curata da Caroline Corbetta alla galleria Tommaso Calabro, dedicata alle “tipe umane” che disegna sul suo account Instagram: «Sono loro i miei occhi aperti e chiusi sul mondo femminile» Architetto/progettista, stilista, artista: lei è l’esempio vivente del fatto che nella moda vince la contaminazione.... Più che altro, credo che la cosa più importante sia definirsi attraverso quello che si crea.

ne. Dedico a loro un nome e una geolocalizzazione, scelti in modo non meditato ma casuale. Quanto al fatto di sentirmi o meno un influencer, diciamo che se influenzo positivamente qualcuno per ciò che condivido ne sono felice.

Che effetto le fa essere protagonista a una fashion week in veste più di artista che di stilista? Non ho mai sentito la parola stilista così vicina a me: nella mia visione un racconto si costruisce con i riferimenti e le contaminazioni. Attraverso questa autorialità si crea un desiderio nuovo sul prodotto. Anche in questo caso ho l’opportunità di esprimere la mia estetica a tutto tondo, attraverso le mie opere, fatte di disegni, video, quadri e abiti.

Ha in cantiere altri progetti legati all’arte? È in programma l’uscita di un libro cartaceo in edizione limitata, ma verrà presentato più avanti nel tempo. Vedremo il percorso come andrà e dove ci porterà. Le tipe non si fermano.

Chi sono le tipe umane (una definizione che rende omaggio a Balzac e alla sua Comédie Humaine, ndr) a cui è dedicata la mostra? Sono i miei occhi aperti e chiusi sul mondo femminile. Aperti perché disincantati. Osservando negli anni ho trovato stereotipi sulla vanità, sul buon gusto avallato dai tanti e sul cattivo gusto, ancora più interessante per me. Il quotidiano delle donne con i sacchetti della spesa tra le mani, donne feroci, donne fragili, donne eccentriche, donne colte, a passeggio con il proprio cane peluche. Occhi chiusi, anche, ma ancora più vivi nel sogno impossibile. Donne oniriche dalla bellezza magica: immaginari disegnati in modo spontaneo, a volte ossessivo. Le tipe nascono dal suo account Instagram, dove lei ha quasi 22mila follower: si sente un influencer? Le creo disegnando sulle mie Stories di Instagram: sono corpi che prendono forma su video amatoriali del quotidiano (a volte anche sgranati, non di ottima qualità) fatti da me. Ed esistono non appena condivido il tutto. Ho fatto tra l’altro un’archiviazione di tutte le mie tipe umane sull’account @letipeuma-

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Si dice che nella moda gli stilisti siano più rivali che amici: non è il suo caso... È vero, ho molti amici architetti, designer, stilisti. Io e questi amici continuiamo a credere che essere autori, ricercatori di qualità, di sogni italiani nel mondo sia l’unico processo possibile per essere vivi creativamente. C’è un talento emergente che segnalerebbe? Sarti, modellisti, chi fa sviluppo prodotto, chi realizza tessuti magnifici, filati e potrei andare avanti per molto, senza nominare gli stilisti. In un mondo sempre più attento alla sostenibilità, abbiamo bisogno di chi ricerca e proponga cose belle e di valore. Sono questi per me i talenti emergenti, nei quali credo molto. In merito agli stilisti, voglio essere positivo su chi riesce a trovare una propria verità e condividerla. Sempre all’insegna di creatività e sperimentazione. Come procede la collaborazione con Tod’s? Da cinque anni sono alla direzione creativa dell’uomo. Il tempo passa velocemente, ho imparato tanto. E di questo sono molto grato. Qual è il suo sogno nel cassetto? Ho letto più volte questa domanda. Ho anche cercato di visualizzare il cassetto. Che tipo di apertura avesse. Penso che in quel cassetto ci sia sempre un qualcosa che non conosco. E questa cosa mi piace moltissimo. Questo è il ■ mio sogno per sempre.

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people Serena Rossi

«Grazie a Mimì, ora mi sento anch’io un po’ Mia» «Con il nostro mestiere è un po’ come se giocassimo con la moda, interpretando personaggi diversi», racconta Serena Rossi. Dopo il biopic «Io sono Mia», con 7,7 milioni di telespettatori, la cantante e attrice si sente vicina allo stile di Mia Martini di Carla Mercurio

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on l'interpretazione di Almeno tu nell’universo di Mia Martini, insieme a Claudio Baglioni, Serena Rossi ha commosso il pubblico del Teatro Ariston nei giorni di Sanremo. E si è commossa anche lei, nel ricordare la cantante scomparsa, di cui è interprete nel biopic Io sono mia, andato in onda su Rai1. «Mia Martini era una grandissima artista, una grande donna. Vorrei chiederle veramente scusa per tutto quello che le hanno fatto. Questo film è un atto d’amore per lei, per te Mimì!», ha dichiarato con gli occhi lucidi sul palco la giovane attrice e cantante napoletana (33 anni), scintillante in un abito di Blumarine con costruzione a bustier, ricami all over di pietre, cristalli e argento e fiori di organza. Come ha scelto questo abito? L’idea era di brillare, perché non volevo confondermi con la scenografia di Sanremo, giocata sui toni del blu e del nero. Poi il modello bustier l'ho già portato in passato, perché valorizza il mio punto vita e il décolleté. Mi sono sentita fasciata, sostenuta, femminile e sexy ma non troppo. Soprattutto a posto in un’occasione del genere. Qual è il suo rapporto con la moda? La seguo e amo sperimentare. Quando lavoro ho la possibilità di sfoggiare look par-

ticolari, di divertirmi e giocare. Mi piacciono vari brand, ma non ho delle griffe feticcio, nonostante abbia indossato varie volte Blumarine, come ai Nastri d’Argento. In genere preferisco indossare abiti lunghi e gonne, anche corte. Se opto per i pantaloni li scelgo a palazzo, per poter abbinare un tacco alto e perché mi stanno meglio rispetto a quelli che mi fasciano. E nella vita di tutti i giorni? Nella quotidianità preferisco la comodità e opto per jeans, scarpe basse e borse con la tracolla lunga, soprattutto da quando sono diventata mamma (Serena ha un bambino di due anni che si chiama Diego, ndr). Quanto si sente Mia dopo la fiction di Rai1? Mi sento tanto Mia. Vivo questo personaggio da quasi un anno, da quando ho iniziato a studiarlo con grande impegno e rispetto, prima ancora di andare sul set. Lei aveva un grande gusto, amava la moda e so che aveva un guardaroba infinito. Ha iniziato giovanissima vestendosi da hippy, con scialli a frange, gonnelloni con i fiori, cinturoni in vita. Un look che sta bene anche a me. Poi si è fatta i capelli biondi e ha cominciato a truccarsi in modo particolare. Negli anni Ottanta è stato il momento delle paillette, mentre nell’ultimo periodo era elegantissima, vestita da Giorgio Armani.

A sinistra, Serena Rossi all'Ariston, vestita Blumarine e con orecchini Salvini. L’attrice e cantante ha debuttato a 16 anni con il musical "C’era una volta.... Scugnizzi". Accanto, sfoggia una borsa di Gianni Chiarini

Ricordiamo le sue giacche, i completi, gli smoking: nella sua semplicità era molto chic. Apprezzo davvero il suo stile a cui ora mi piace ispirarmi, per renderlo attuale. Qual è il personaggio che ha interpretato a cui si sente più vicina? Cerco di scegliere sempre ruoli lontani dal mio modo di essere, perché mi diverte mettermi nei panni di persone molto diverse da me e vivere esperienze che non vivrei mai realmente. Mi piace accettare le sfide: ho doppiato Mary Poppins ne Il ritorno di Mary Poppins, una tata degli anni Trenta, e sarò Maria nel film che uscirà in autunno che si intitola Brave Ragazze, con Ambra Angiolini, Ilaria Pastorelli e Silvia D’Amico: una ragazza anni Ottanta tutta casa e chiesa che indossa chemisier, scarpe con tacco basso e porta i capelli raccolti. Con il nostro mestiere è un po’ come se giocassimo con la moda. Ha collaborato con il marchio di borse Gianni Chiarini: come è nato l'incontro? Sono stata la madrina all’inaugurazione del monomarca in via della Spiga a Milano e così ho scoperto un brand giovane, ma allo stesso tempo classico, tutto made in Italy, con un gran gusto e prezzi accessibili. Per lei è un momento d'oro... Sono soddisfatta del percorso fatto con fatica e con calma. Iniziano ad arrivare le soddisfazioini, dopo anni di lavoro.Vanno fatte delle scelte giuste però. Perché a me piace anche stare a casa a fare la mamma e la compagna. La vita di famiglia è meravigliosa. Mi impegno e lavoro sodo per conciliarla con il lavoro. Il mio compagno (l’attore Davide Devenuto, ndr) mi sostiene, si commuove con me. Vogliamo uno la felicità dell’altro. Proprio come dovrebbe essere in tutte le famiglie.  ■

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ENGLISH TEXT

NICOLAS BARGI/SAVE THE DUCK

«FROM ECO DOWN JACKET SPECIALIST TO a LIFESTYLE BRAND» Nicolas Bargi, founder and CEO of Save The Duck, lays his cards on the table and unveils his growth plan: doubling the company’s turnover in the next three years and raising the bar in terms of ecological sustainability. He has three development goals: to consolidate the company’s presence on the European market, to accelerate its expansion in the USA and to land in Asia. His long-term objective is to transform the whistling duck into a lifestyle brand. by Angela Tovazzi

Sustainability is a complex concept, that is (still) full of contradictions: Nicolas Bargi is well-aware of this. He is not a fanatic, but a staunch supporter of animal rights and the environment, taking one step at a time. The third generation of a family of textile industrialists, born in 1970, Bargi decided to save the geese in 2011, using Plumtech padding for Save the Duck down jackets. He then started to use recycled plastic bottles and in spring-summer 2019 he will help to protect the oceans with clothes made of Nety, made from reprocessed fishing nets recovered from the sea. Produced in China with an Italian concept, Save the Duck has responded with a smart product to consumers who are increasingly eco-conscious and alert to value for money. This is confirmed by the growth in recent years: the company’s revenue has risen to around 33 million in just a few years, revitalized first by Marina Salamon’s Alchimia and then by the Progressio fund, which acquired a 65% shareholding and will support the development plan of the animal-free brand over the coming years. Nicolas Bargi told us what he has in mind for the future. The company has come a long way since its launch in 2011. What is the endpoint for Save the Duck? In recent years, we have managed to create an internationally renowned Italian brand. Now our goal is to transform the “whistling duck” (symbol of the brand, editor’s note) into a lifestyle brand that goes beyond the outdoors boundary. We will begin in Spring-summer 2019 by extending our range to encompass other product categories such as swimwear, T-shirts, sweatshirts and polo shirts, ready for distribution on our e-shop and in the singlebrand store in Milan. This will be a test to subsequently involve the wholesale circuit from Spring-summer 2020. In the longer term, we are considering migrating to other industries aside from fashion, such as the automotive industry, perhaps through co-branding initiatives.

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Nicolas Bargi

You had a turnover of 33.5 million euro in 2018. What are your goals for 2019? We plan to get closer to 40 million, with 650,000 garments delivered. For the three-year period, the aim is to double our turnover, raising it to 60 million by 2022, thanks to 20% growth in Europe, to the double volume exported to the United States and to our expansion to Asia. We have opened a branch in Hong Kong to directly manage the brand’s growth in this region, in Korea, Taiwan and Japan, where we have been present for three years. The retail concept opened in September in via Solferino in Milan will provide us with a base for other openings, starting from autumn 2019: in Niseko in Japan and in Hong Kong, as well as in Italy, with options such as Florence and Venice, in Germany and in the United States, countries in which we are enjoying great success and where we are considering a shop-in-shop and pop-up policy, in partnership with wholesale customers. Exports currently account for 50% of our sales and this is forecast to rise to 60%.

which will be dominated by consumers who have eco-consciousness in their DNA. In terms of industry, the fact that sustainability has become fashionable, with the rise of best practices and greenwashing, is only positive, since it increases end customers’ awareness. Then the chickens will come home to roost. It would therefore be desirable to have certifications that monitor the standards of the entire production cycle, ensuring it is traceable from upstream to downstream.

You began by “saving” the geese and then you continued with the sea. What can we expect now? We are working on recycling. Given that a plastic bottle thrown into a bin can be put back into the system and reused by companies without further waste of resources, we are focusing on giving the down jacket a second life. We think this project will see the light in spring-summer 2020.

Even though you manufacture in Asia, sustainability is expensive. How do you manage to keep your prices attractive? It’s all about streamlining processes. Our strength lies in using very few suppliers. We go directly to the source, drawing on our expertise.

In terms of ecological sustainability, what has changed for industry and consumers compared to when you started? I’ll answer with a European-wide Doxa survey: in 2012, no one did online searches with the key word “sustainable”. In 2017, 30% of users entered this key word. Considering just the under 30s, that percentage rises to 70%. This reveals a lot about the coming years,

How would you respond to those who argue that manufacturing in China is a contradiction in terms for an eco-friendly brand? It always depends on “how” you make a product. There are scandalous Made in Italy products and outstanding Made in China products. A company’s value does not depend on nationality. What matters is control of the supply chain and total transparency with consumers. We monitor the entire supply chain to ensure high-quality, sustainable production.

How is the online business going? Direct e-commerce currently accounts for 3% of turnover, but we expect to raise this percentage to 10% within the next two to three years. We follow consumers’ various buying habits: some people look for information online and then go to buy in a physical store, others try something on in a store and then purchase it online, and there are also serial e-shoppers… It is essential to take an omnichannel approach: our virtual store is integrated with physical stores and in the future we would also like to connect the wholesale network to the e-shop. ■


Inclusive, multicentric and compact This is why Milan is fashionable «Gucci is back as promised, Giorgio Armani and Bottega Veneta will do a big project and then there is Moncler Genius’s event, which will also involve laypersons». For the president of the National Chamber of Italian Fashion the upcoming edition of Milano Moda Donna will be a «widespread» fashion week and not only from the point of view of creativity, with many events that will unveil new locations, even in suburbs, despite the calendar compressed in four and a half days. And from Paris arrive Alanui, MM6 and Aquazzura. by Andrea Bigozzi

Inclusive: the Genius event organized by Moncler at Magazzini Raccordati in via Ferrante Aporti will be divided into two parts: one reserved to experts and one open to the

general public, involving the City of Milan. Multicentric: the big fashion houses, including the most traditional among them, have finally stopped vacillating and have set about choosing new locations for their fashion shows, involving the whole city, from the centre to the suburbs. Liquid: the number of co-ed shows has risen to 12, including the show by Giorgio Armani, which for the first time will parade its womenswear and menswear together at Armani/Silos in via Bergognone. We should believe Carlo Capasa, president of the National Chamber of Italian Fashion, when he says that «it will take more time to see everything that the city and fashion have to offer». However, the fashion system seems to have increasingly less time. Indeed, one of the adjectives to describe the February fashion week - aside from inclusive, multicentric and liquid - is “compact”. Although the first show in the history of United Colors of Benetton will create a little buzz for Milan from the evening

of 19th February, all the major fashion brands wanted to schedule their fashion shows in the first three and a half days, leaving the Sunday program in the hands of Dolce&Gabbana (off-schedule) and a handful of outsiders, while Monday will only feature two events. The result is that the 60 fashion shows and 81 presentations at Milano Moda Donna will be confined to three and a half days.

Vivetta

Carlo Capasa/CNMI

President, why are the major brands turning away from Sunday? Over the course of a few seasons, Ferragamo, Msgm, Missoni and now Marni have all moved, bringing their shows forward to Saturday… I don’t think Sunday is a “risky” day to parade, as evidenced by the presence (albeit off-schedule) of Dolce&Gabbana. The fact remains that this has become the ideal day for young talents and therefore it is destined to improve with the growth of their success. Our calendar is full of initiatives and on certain days the rhythm of

ROCCO STRACUZZA for

Professione fashion stock broker Rocco Stracuzza è un trait d’union fra negozi e outlet per gestire al meglio il business delle rimanenze. «Un ruolo oggi sempre più determinante per assicurare margini al trade» Rocco Stracuzza che cosa offre? Operando in uno scenario complesso, con un’offerta di prodotto molto ampia in cui si alternano nomi noti e meno noti, è fondamentale avvalersi di persone esperte, in grado di soppesare le collezioni e valutare gli stock. Le mie parole d’ordine sono competenza e professionalità. E naturalmente grande passione. Qual è il valore aggiunto offerto ai retailer? In un mercato come l’attuale, dove lo smaltimento delle giacenze rappresenta un fattore chiave per garantire margini ai negozi, serve un servizio qualificato, che assicuri qualità nello stoccaggio, tempestività dell’intervento e nei pagamenti, massima discrezione nei confronti delle parti. Il ruolo dello stockista è cambiato. Non si limita a intervenire due volte l’anno per risolvere il problema delle rimanenze, ma è ormai un anello imprescindibile della filiera distributiva.

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ENGLISH TEXT

So are you in favour of opening fashion to the general public? Never generalize: I think that the Remo Ruffini brand has the vision and means to move in this direction, but not everyone has to do the same. Fashion, by definition, is constantly searching for new languages, but every brand needs to independently devise its own strategy. There are many opportunities to amaze and during these days in Milan, there will be no lack of examples, including independent brands such as Attico, which organized a truly special presentation. It is a “magic” moment for Milan. Can the same also be said for the fashion industry? There is no particular crisis: we are talking about an industry worth 12% of domestic added value, which employees 700,000 people. The Milanese fashion companies alone have a turnover of 28 billion euro a year. However, there has been a slowdown: although the first half of 2018 witnessed growth of 2.8%, there are more moderate expectations for 2019, with a forecast of around +1%. The slowdown is due to the international situation, to the Brexit issue and to customs duties. These are elements which, at least in the first few months, have an impact on an export-focused industry like fashion,

Carlo Capasa

the fashion shows is actually very fast-paced, but it is better to have calendars that are busy than watered-down: people who come to Milan gain a global vision in a short time. If you were to sum up the best of fashion week, where would you start? With the return of Gucci, back in Milan after the move to Paris last season. From the Bottega Veneta fashion show at the Arco della Pace, which marks the debut of Daniel Lee’s creative direction, and from the Moncler Genius event. However, the program of presentations is also packed with new additions such as Alanui, MM6 Maison Margiela and Aquazzura, who presented in Paris.

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Marco Rambaldi

People who come to the city will find it to be a multicentric, inclusive place, in which companies are prepared to parade in new locations and to test new formats… Indeed the Chamber of Fashion continuously encourages these experiments. The choice of the space where a catwalk is staged is no longer considered a technical aspect of a show: it is part of the story of a collection and at the same time it reinforces synergies with the city, since Milan is experiencing a golden age and is also enlivening our industry with content. It is no coincidence that this year we have dedicated our fashion film, entitled “Welcome to Milan”, directed by The Blink Fish, to the city. It stars a group of models who, accompanied by a tour guide, discover the city’s iconic sites. At the fashion week, we are not only looking for new spaces, but also for new languages. Moncler has come up with something truly innovative, opening its Genius event to the public.

In this context, how are relations with the current government? Talks are underway between the government and the Italian fashion industry and they are proving to be productive: the allocations made in the past by the previous government have been maintained. We, as representatives of a business world, look at results. For now, the attitude is positive and is enabling us to move forward in light of what was done previously. Naturally, we are expecting more and more with regard to measures for the industry as a whole. Technological innovation and research require support, which is why I have always considered the Industry 4.0 plan to be important. If the government allocations have been maintained, does it mean that there is a sufficient budget to repeat the Green Carpet Fashion Awards? The event is not only reliant on public contribution, however yes: the event devoted to eco-sustainable fashion will return in September for a third edition packed with many new features.  ■

Sherry Lang Sherry Lang/MEI.com (Alibaba Group )

«Luxury shopping is not a matter of status in China»

Younger and younger, increasingly concerned about quality, style and authenticity, Chinese consumers travel, are informed about trends and novelties and buy in a conscious way, looking for products able to express their personality. Sherry Lang, ceo of Mei.com, flash sales platform founded in 2009 and acquired by Alibaba Group in 2015, traces an identikit of the big luxury spenders in the Far East country. by Carla Mercurio

Mei.com is a flash sales platform, founded in 2009 and acquired by Alibaba Group in 2015. It is part of Alibaba’s luxury retail offering, alongside Tmall’s Luxury Pavilion, China’s premium destination where brands are empowered to sell directly to their consumers, have full control over their brand experience, and are positioned among their luxury brand peers. What is the target of consumers who shop on Mei.com? 70% of them are female, and the majority of them are between 25-40, with an average more than 6,000 RMB spend per year.


Which are the golden rules to follow and the missteps to avoid for a brand which aims to conquer Chinese consumers? There are no shortcuts to penetrate China and brands need to understand the peculiarities of this complex yet promising market. Chinese consumers are much more demanding and opinionated than years ago, they have the most updated fashion knowledge and multiple options to choose from. Leading product, reasonable price, friendly shopping experience are some key elements to pick their interest, but moreover a relevant and unique brand concept is key to succeed.

How are the tastes of Chinese consumers changing? With $7.4 billion of annual spending in luxury goods, Chinese consumers represent almost a third of the global luxury spend, while being only 14% of the 350 million luxury buyers globally. It’s not just numbers. The Chinese consumer went from having no variety to having everything at once. As a result, Chinese consumers are the most sophisticated consumer group in the world demanding quality, personalisation, innovation and new technology from retailers. What is the identikit of the consumers of luxury products? After decades when luxury consumption in China was traditionally driven by “sociallyenabling” products (such as watches) and revolved around mature men, we are now observing the rise of a new young high-spending segment, largely composed by women and more oriented towards handbags and fashion goods. The typical luxury shopper is younger (in their 20s, 14 years younger than their EU counterparts, and 20 years younger than their US counterpart). Do young Chinese consumers pay enough attention to the intrinsic value of products? Also, they are more educated and open, have a cosmopolitan approach and are extremely driven in their demand for quality and genuine products. Old patterns such as the lack of sophistication and the preference for garish, tacky designs have therefore shifted to a genuine appreciation for brand’s heritage. Chinese consumers have become more and more inner-directed and confident, starting to focus more on what is really worth and what suit them best, rather than chasing passing trends. They are also more aware of the pricing landscape, thanks to increa-

sed overseas travel and social media usage. Ultimately, they are mobile-savvy, use their smartphones to purchase and see shopping as a social activity, a means of consuming and sharing content, and ultimately a form of entertainment. How do they get informed about trends? There are variety of ways for them to get informed, for example, via social channels like Weibo, WeChat, Red and even Tik Tok. KOLs (key opinion leaders) and influencers are increasingly important for brand building in China: people trust in them, follow them or even imitate them. By creating interesting content with KOLs to engage with the audience not only brings more traffic but also helps build a specific and unique brand image. Which are the winning trends in China right now? Unisex and sporty style are very popular, women like to wear those sharp silhouette coats to show girl’s power while men pay more attention to details. And sporty chic is timeless style, which has never quitted the fashion world. What do Chinese consumers look for in a fashion brand? Brand is important, as far as it has got a clear and unique positioning and reflects certain values and lifestyle. Chinese consumers are looking to find a sense of personal identification in what they wear and consume. It’s not about status, but mainly about finding a way to express their personality to the rest of the world. Of course, they are also attentive to high-level quality and vivid styles, but more important they choose items that can say something about themselves, as, at the end of the day, “you are what you wear”.

What is the difference between men and women in their approach to shopping? Men are result-oriented, they directly search for what they want and make decisions quickly, while women enjoy spending more time comparing items and discovering new styles and alternatives. Which are the most sought-after brands on Mei.com? Mei.com is the partner of choice of over 2,000 international brands, and Italian brands are among most popular among all, of the likes of Versace and Tod’s. Besides, designer brands and affordable luxury brands like Stella McCartney and Tory Burch also has an outstanding performance. What about made in Italy brands? How important are they for your customers and which are the best sellers from Italy? Italian brands are always on the list of “most desired brands” among Mei.com’s consumers, from established top-level luxury brands to contemporary and upcoming designer brands. What instead about Chinese brands? Is their popularity increasing and which are the most requested? You can obviously see that the popularity and demand of Chinese brands is increasing. I believe this is closely connected with the improvement of these brands’ understanding of the industry and their high price value also helps a lot. How important is price? We are a flash sale platform, providing discount luxury goods for high-end consumers, so price is undoubtely important in our strategy and for our consumers, but what we have noticed is that their purchase decisions are not solely based on pricing. I would say that price needs to be accompanied by a solid USP (unique selling proposition), great quality and a recognizable brand equity, which makes each company different and unique in the eyes’ of shoppers. ■

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red carpet a cura di CARLA MERCURIO

DA 10 CORSO COMO A NEW YORK

CHAOS, CREATION AND CHARITY Il ricordo di Franca Sozzani vive grazie ai suoi vestiti, che ora si possono acquistare su Yoox.com per un fine benefico. Un’iniziativa presentata di recente da 10 Corso Como a New York, nata per volontà di Francesco Carrozzini, che ha donato la collezione di abiti e accessori della madre, scegliendo Yoox come partner, tramite il fondatore e amico Federico Marchetti. In vendita 397 capi di abbigliamento di alta moda e ready-to-wear e 190 accessori. Tutti i proventi saranno donati al Franca Sozzani Fund for Preventive Genomics, istituito a favore della ricerca sulla genomica preventiva presso il Brigham and Women’s Hospital di Harvard. Per l’occasione Carrozzini ha presentato la biografia che ha dedicato alla giornalista scomparsa, dal titolo “Franca, Chaos and Creation”.

Emanuele Della Valle, Francesco Genuardi, Marco Glaviano

La giornalista e critica britannica Suzy Menkes

Olivia Palermo e Johannes Huebl

THE ATTICO

Mariah Strongin e Gizele Oliveira

Caro Daur e Federico Marchetti

rubinacci e tollegno

ready to make

a cena da gilda e giorgia, tra piume e lustrini In attesa di presentare il prêt-à-porter della prossima Fall-Winter alla Milano Fashion Week, il 21 febbraio, Gilda Ambrosio e Giorgia Todini, il duo creativo di The Attico, hanno brindato alla fashion week newyorkese con una cena allo Spring Place tutta piume, lustrini e glamour. A illuminare la Private Room, dove si è svolto il dinner, un’elaborata esposizione di fiori rosa e verdi (anche in questo caso con piume) al centro tavolo. Forse un teaser della prossima collezione?

Ada Kokosar ed Evangelie Smyrniotaki

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Carla Sozzani, Francesco Carrozzini, Martine Assouline, Robert Green

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Giorgia Tordini, Ivan Olita e Gilda Ambrosio

Rosie Huntington-Whiteley e Elsa Hosk

Heron Preston e Sabrina Albarello

Serata bespoke all’atelier Rubinacci, dove in chiusura della prima giornata di Milano Unica i sarti hanno realizzato in diretta abiti su misura utilizzando 3D Wool di Tollegno 1900: un tessuto in lana elasticizzata mono o bi-stretch, acquistabile in tagli “ready to make”.

Mariano Rubinacci all’opera nel suo atelier

Giovanni, Clemente e Lincoln Germanetti di Tollegno 1900 insieme a Mariano Rubinacci, secondo da destra


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FASHION N 4_2019  

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