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INTERVIEW

NICOLAS BARGI/SAVE THE DUCK

«DA SPECIALISTA DI ECO PIUMINI A LIFESTYLE BRAND»

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Nicolas Bargi, fondatore e ceo di Save The Duck, scopre le carte e svela il suo piano di crescita: duplicare il fatturato nel giro di tre anni e alzare l’asticella in fatto di impegno eco-sostenibile. Tre gli asset di sviluppo: consolidare il mercato europeo, premere l’acceleratore negli Usa e avviare il polo asiatico. Con un obiettivo più a lungo termine: trasformare il papero che fischietta in un marchio lifestyle DI ANGELA TOVAZZI

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a sostenibilità è un concetto complesso e (ancora) pieno di contraddizioni: Nicolas Bargi lo sa. Non è un talebano, ma un convinto animalista e sostenitore dell’ambiente, che fa un passo alla volta. Terza generazione di una famiglia di industriali tessili, classe 1970, nel 2011 ha deciso di salvare le oche, mettendo come imbottitura dei piumini Save the Duck il Plumtech. Poi ha iniziato a utilizzare le bottiglie di plastica riciclate e con la primavera-estate 2019 contribuirà a salvaguardare gli oceani con capi realizzati in Nety, ottenuto dalla rigenerazione delle reti da pesca recuperate nei mari. Produzione cinese e concept italiano, Save the Duck ha saputo rispondere con un prodotto smart a consumatori progressivamente più eco-conscious e attenti al value

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19_02_2019

for money. Lo conferma la crescita di questi anni, con ricavi arrivati a circa 33 milioni in pochi anni, corroborata prima da Alchimia di Marina Salamon e poi dal fondo Progressio, entrato nell’azionariato lo scorso marzo con il 65%, che sosterrà il piano di sviluppo del brand animal-free nei prossimi anni. Nicolas Bargi ci ha raccontato cos’ha in mente per il futuro. Da quando è partito, nel 2011, ne ha fatta di strada. Dove vuole arrivare Save the Duck? In questi anni siamo riusciti a creare un brand italiano conosciuto a livello internazionale. Il nostro obiettivo è ora trasformare il papero che fischietta in un marchio lifestyle, che oltrepassi il confine dell’outdoor.

Cominceremo già nella primavera-estate 2019 con un’estensione dell’offerta verso altre categorie merceologiche, come costumi da bagno, T-shirt, felpe e polo, pronti per la distribuzione sul nostro e-shop e nel monomarca di Milano. Un test per coinvolgere successivamente, dalla primavera-estate 2020, anche il circuito wholesale. Più a lungo termine coltiviamo l’idea di migrare verso mondi diversi dal fashion, come potrebbe essere l’automotive, magari attraverso operazioni di co-branding. Nel 2018 avete fatturato 33,5 milioni di euro. Obiettivi per il 2019? Contiamo di avvicinarci ai 40 milioni, con 650mila capi consegnati. Per il triennio l’intenzione è di duplicare il fatturato, portan-

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FASHION N 4_2019  

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