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Anno 48 | N°4 del 21.02. 2017 | quindicinale | € 5,50 | www.fashionmagazine.it

E H I S SI D GL IN EN ION RS VE

Il magazine di news, business e trend

Shifting

Shapes

Mentre nel womenswear l’informale e il lusso si fondono in chiave preziosa e intimista, il sistema delle sfilate cambia volto. Offrendo nuovi spazi di visibilità Nella foto: Ermanno Scervino


elisabettafranchi.com


N° 4 21 FEBBRAIO 2017

SOMMARIO

www.fashionmagazine.it

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L’EDITORIALE

PROTAGONISTI

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«La qualità è il nostro mantra»

BUSINESS

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FRANCESCA LUSINI/PEUTEREY

13 MILAN FASHION WEEK Let’s wait and see 16 BLUMARINE A 40 anni un libro e nuovi traguardi 18 MILAN FASHION WEEK È l’ora della “China wave” In copertina

Parka in neoprene con interno e bordo in jacquard tecnico e cappuccio di pelliccia, maglia in pashmina con intarsio a contrasto e applicazioni di paillette e pizzo, pantaloni jogger in ecopelle. Tutto di Ermanno Scervino, pre-fall 2017/2018

20 MILAN FASHION WEEK Le sfide di White, Super, TheOneMilano e Lineapelle

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22 PARIS FASHION WEEK Ysl in versione co-ed, mentre Clare dice addio a Chloé

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N° 4 21 FEBBRAIO 2017

SOMMARIO

www.fashionmagazine.it

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24 BUYERS’ OPINION Dalle capsule alle collaborazioni: la moda al tempo dei social

50 MILANO UNICA Shanghai a marzo, Milano a luglio «con fiducia e coraggio»

30 UPCOMING BRAND Startupper: la parola da imparare è fare sistema

57 PITTI FILATI Sul filo dell’emozione

38 CANADA & ITALY È amore reciproco? 45 GRANDI MANOVRE EYEWEAR Una piccola rivoluzione francese

PEOPLE

64 ICROSSING L’esperience vale solo se tailor-made

118 SALONE DEL MOBILE Tutti insieme creativamente

120 PORTRAITS

TREND

FALL-WINTER 2017/2018

FALL-WINTER 2017/2018

Seductive space

102 WOMEN’S FASHION SHOWS

CATERINA LUCCHI

La stilista con il piglio dell’allenatrice

121 Q&A/ GENEA LARDINI «Moda e pittura per me sono inscindibili»

Structure and movement

93 ACCESSORIES

FALL-WINTER 2017/2018

71 WOMENSWEAR

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116 STORE TO WATCH/VINICIO «Genova non è certo la bella addormentata»

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109 NEW LIFESTYLE Fix yourself

62 INFORMATICA «Con un unico software il prodotto non ha più segreti»

66 SKETCHING

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104 BRAND TO WATCH

FALL-WINTER 2017/2018

New York stories

123 CAREERS 125 ENGLISH VERSION 129 FASHION PEOPLE 130 RED CARPET

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Nel rendere Milano un terreno fertile per i giovani talenti, finalmente qualcosa si muove. Sono tre i fattori a indicare che lo sfondamento è vicino. Primo: tra i buyer di peso il mood è decisamente cambiato (vedi le nostre interviste). Non si viene più qui per una sorta di stanco rito di ossequi. C’è invece in giro tanta curiosità, tanta voglia di scoprire nomi nuovi. Non è poco. Secondo: a livello commerciale, i giovani in calendario non sono più una foglia di fico, o uno specchietto per le allodole. In base a quanto ci dicono i distributori e le showroom (vedi il servizio), oggi sostenere le startup della moda non è visto come “solidarietà”, ma come una reale chance di business, perché la sete di novità dei Millennial c’è. E pesa a livello di ordini. Terzo: la rivoluzione in atto sta creando nuovi spazi di visibilità. Quando alcune sfilate saltano, anche a livello di big (vuoi che si aggreghino, vuoi che si risparmi sui costi), non è necessariamente un male. Anzi. Finalmente il calendario si apre, l’ossigeno entra e nuova linfa vitale permea il sistema. Il track record degli ultimi anni è incoraggiante. Da Msgm a Marcelo Burlon, passando per Fausto Puglisi, senza dimenticare il fenomeno Chiara Ferragni, molti esperimenti hanno funzionato. Il momento del salto di qualità è adesso. Sta già avvenendo. Come sempre, quando le cose funzionano, i meriti sono di tanti. Due nomi vanno però esplicitamente menzionati. In primis la nostra compianta collega, nonché maestra, Franca Sozzani. Con la lungimiranza che le era propria è stata la prima, proprio la prima, a credere fino in fondo in un ringiovanimento del sistema. E, bisogna dirlo, i suoi sforzi hanno pagato. La schiera di giovani premiati e incoraggiati dalle sue iniziative forma ora l’humus per tutto ciò che è cresciuto e crescerà. L’altro nome è, ça va sans dire, quello di Giorgio Armani. Il nume tutelare del nostro mondo ha esercitato il suo peso fino in fondo, puntellando il calendario prima e aprendo le porte del proprio tempio ai talenti dopo. Certo, un po’ era anche un suo dovere. Noblesse oblige. Ma con quale classe ha adempiuto al compito! Ora è il momento di emularne le gesta. Anche e soprattutto per chi fa parte di un colosso francese. O per chi magari si è quotato in Borsa. La salute del sistema è il benessere di tutti. Sarà meglio ricordarsene. Pena la perdita di freschezza del proprio brand.

L’EDITORIALE

Reazione a catena

A new youthfulness is permeating Milan. Buyers come looking for novelties. Showrooms are dwelling on new names. And the fashion week calendar is brimming with fresh energy. The business is reinventing itself. Where else, if not in the heartland of artisans and creative entrepreneurs.

Marc Sondermann

Direttore/Editor-in-Chief

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INTERVIEW

FRANCESCA LUSINI/PEUTEREY

«LA QUALITÀ È IL NOSTRO MANTRA» Parlando con Fashion, la presidente di Peuterey, Francesca Lusini, spiega come il suo marchio negli ultimi anni sia riuscito a tenere testa a un mercato tutt’altro che facile DI MARC SONDERMANN

To be coherent and to stay above the price battle, making the consumer almost a brand ambassador, thanks also to a ‘value for money’ approach to the product: these are some of Peuterey’s golden rules. Q&A with Francesca Lusini, president of the brand with 70 million euro revenues in 2016, a year marked by a +60% leap in e-commerce. Talking about retail and wholesale, the goal is to reach a balance between the two, keeping in mind that omnichannel is the keyword of the future.

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ome riuscite a preservare il vostro posizionamento sul mercato, anche in termini di price point? La nostra filosofia è quella di rimanere coerenti con la nostra origine. In questi anni di difficoltà del mercato la questione dei prezzi è emersa più di una volta. Ma la risposta che ci siamo dati è sempre stata quella di rimanere in linea con noi stessi. Non abbiamo fatto la guerra dei prezzi. Altri hanno realizzato bei numeri, ma con un altro prodotto. Per noi il prodotto è al centro di tutto. La qualità è assolutamente il nostro mantra e tutta l’azienda è permeata da questo genere di cultura. Il nostro reality sell, basato su proposte senza fronzoli, consiste nel credo che il prezzo deve realmente rappresentare il valore di un capo. Né più, né meno. In che target di consumatori vi riconoscete? Ci rivolgiamo a chi ci ha sempre premiato, a una clientela di professionisti, dinamici e contemporanei, che utilizzano un capo sia per l’uf-

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ficio, sia per uscire, in un’ottica di ‘24 hours for seven days’. Al nostro cliente piace sentirsi a posto, ha poco tempo da perdere. Certo, oggi il nostro consumatore si è evoluto, nell’era dei Millennials è più veloce e più multitasking che mai, ma in generale vive il brand come un vero ambassador. Si tratta di persone fidelizzate e questo di per sé per noi rappresenta un bell’attestato di fiducia. Qual è l’identikit del vostro cliente wholesale? In Italia, che per noi rappresenta più del 65% del giro d’affari, ci sono bellissimi punti vendita medio-alti, anche in provincia. Generalmente è lì che siamo presenti, spesso con un peso non indifferente all’interno dell’economia del negozio. In Germania, di gran lunga il nostro primo mercato estero, la situazione è analoga, anche se lì si parla di negozi dalle dimensioni più importanti, veri e propri department store in miniatura, con un discreto traffico in-store.

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In un momento di grande movimento e di incertezza sui mercati mondiali, dove intravede le prospettive più interessanti? Crediamo ancora 3 molto nell’Italia: la nostra tipologia di distribuzione coincide con il substrato presente nel Belpaese. Contiamo comunque di crescere ulteriormente all’estero, guardando in primis a Giappone, Corea e Stati Uniti, dove ci sono ancora opportunità significative per chi opera nel wholesale. A livello di comunicazione sta avvenendo un rapido shift di canali e di tecniche di ingaggio. Con quali iniziative cavalcate questo orizzonte di nuove opportunità? È cambiato il mondo, oggi si deve puntare su

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Il consumatore è più informato e consapevole, non si fida più del marketing ma delle proposte di valore. Sono in atto una rivoluzione e un profondo mutamento strutturale.

un’efficace concertazione di canali. Noi non abbiamo mai abbandonato la carta stampata: la vedo un po’ come la vetrina di un negozio fisico, rispecchia efficacemente l’essenza del brand. Riteniamo che la velocità, l’immediatezza e il multitasking del web debbano coesistere con l’approfondimento e l’autenticità dell’offline, con i due canali che si alimentano l’uno dell’altro. Come scrive Alessandro Baricco, siamo di fronte a una nuova modalità di conoscenza, che va in superficie e non in profondità, con un grado di attenzione più basso.

Tra wholesale e retail, a che equilibrio ambisce? Come si stanno evolvendo i diversi canali? Mi piacerebbe raggiungere l’equilibrio perfetto del 50% per ognuno dei due. Per arrivare a raggiungere questo obiettivo l’e-commerce ci sta dando una mano importante, per cui anche a livello commerciale ci spostiamo progressivamente sul digitale, a scapito del retail. I monobrand ci vogliono nei posti strategici ma il mondo ha preso un’altra direzione, verso l’omnicanalità. Tra info-commerce e showrooming va tutto integrato, siamo di fronte a una rivoluzione vera che impatta sulla struttura organizzativa per mettere in atto un’unica customer experience, dal pick-up in store alla visibilità online degli stock dei negozi, idealmente anche di quelli dei clienti wholesale, in un’ottica di partnership orientata al sell-out. Come si è chiuso il 2016? Quali aree di business hanno dato più soddisfazioni? L’anno scorso abbiamo raggiunto i 70 milioni di fatturato, forti di una crescita dell’e-

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1.Un ritratto della presidente di Peuterey, Francesca Lusini. 2., 3., 4. e 5. Peuterey protagonista durante Pitti Uomo da LuisaViaRoma a Firenze con la capsule Icon Project, realizzata in collaborazione con lo store fiorentino. 6. Un momento dell’evento abbinato al progetto: da sinistra, Andrea Panconesi di LuisaViaRoma, Francesca Lusini e il sindaco di Firenze, Dario Nardella

commerce nell’ordine del 60%. Per questo ora stiamo investendo negli skill digitali interni, dalle operations fino al CRM, per creare un’unica funzione che sia in grado di trascendere le aree dei diversi canali. Non sarà un processo brevissimo, ma va iniziato. Ci orientiamo, in questo senso, all’esempio messo in atto dai marketplace, attraverso il loro imponente livello di servizio.  ■ 21_02_2017

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NEWS a cura di ELISABETTA FABBRI

fairs in milan

Waiting for Mido, the optic and eyewear fair scheduled from 25th to 27th February with 1,200 exhibitors, other exhibitions in Milan draw up a balance sheet of their recent edition: both Micam (footwear) and Mipel (leatherware) registered a growth in the visitors’ number. L’INDUSTRIA ITALIANA DELLA MODA E SETTORI COLLEGATI IN CIFRE

2014

2015 2016 2017 1 Sem.

provvisorio previsione

Fatturato (*)

80.588 82.484 84.051

Export (*)

59.269 61.085 61.085

Import (*)

33.616 36.358 37.101

Variazione % Variazione % Variazione %

2,8% 3,6%

8,8%

2,4% 1,9% 3,1% 0,0% 8,2% 2,0%

0,8% 0,2% 3,4%

Saldo con l’estero (*) 25.653 24.727 23.984 Occupazione

648.000 627.000

N. di imprese

66.000 66.000

(*) Dati in milioni di euro Fonte: Camera Nazionale della Moda Italiana

Prada

fashion economic trends

ricavi in calo ma gennaio È positivo

2016 Oltre le stime e inizio di 2017 a rilento

The Prada Group ended its 2016 fiscal year with consolidated revenues of € 3,18 billion, down by 10%. But a positive progress was seen in the second half of the year.

Camera Nazionale della Moda Italiana estimates a slight increase in fashion industry revenues and exports in early 2017. In 2016 sales increased by 1,9% but exports were flat.

Nell’esercizio terminato il 31 gennaio, Prada ha registrato un calo del 10% del fatturato a 3,18 miliardi di euro, ma l’ultima parte dell’anno fiscale e gennaio, in particolare, sono tornati in territorio positivo. Nei 12 mesi l’Asia-Pacifico e l’America hanno accusato un -12% a cambi costanti, il Giappone un -13% e il Medio Oriente un -10%. L’Europa ha contenuto la discesa (-5%), grazie alla crescita a due cifre della Russia, del miglioramento in Regno Unito (favorito dalla sterlina debole) e del recupero in Francia nell’ultimo quarter. In Cina i segnali di miglioramento sono arrivati nel secondo semestre, inoltre Hong Kong e Macao hanno frenato la discesa degli ultimi anni. I 620 negozi a gestione diretta hanno realizzato un giro d’affari di 2,6 miliardi, in discesa del 14% a cambi correnti, mentre il whalesale ha messo a segno un +13%, beneficiando in parte delle collaborazioni avviate di recente con i partner dell’e-commerce. Nel 2016 il gruppo ha attuato una profonda fase di razionalizzazione dei processi operativi e gestionali, tuttora in corso. Lo sviluppo futuro sarà legato al digital e all’integrazione fra retail fisico e online. Come annunciato lo scorso anno, l’obiettivo è raddoppiare le vendite via Internet in ognuno dei prossimi tre anni, grazie a un aumento delle categorie di prodotto in offerta (soprattutto le calzature).

Moda & co. (compresi settori collegati come occhialeria, gioielli, bijou e cosmesi) sono cresciuti lo scorso anno del’1,9% a 84 miliardi di euro di fatturato, nonostante il mancato incremento dell’export. Il dato, ancora provvisorio, «è migliore rispetto agli 83,6 miliardi che avevamo previsto in precedenza», ha commentato il presidente di Camera Moda, Carlo Capasa, in occasione della presentazione delle novità della fashion week milanese. La ripresa (tranne per i comparti collegati) è emersa nel secondo e terzo trimestre del 2016. Sul mercato interno, in particolare, si è assistito a un rimbalzo nel terzo trimestre (+9,2%), rispetto al corrispondente trimestre negativo del 2015. Debole, invece, il mercato estero (+1,6%). In base alle stime della Camera, l’export totale nell’anno è rimasto invariato a 61 miliardi di euro (dopo il +3% del 2015). L’import ha registrato un +2%, a 37 miliardi. Il saldo commerciale resta comunque attivo per 24 miliardi. La previsione ora è di un incremento dello 0,8% dei ricavi del primo semestre 2017, mentre le esportazioni sono attese in aumento dello 0,2% (a fronte di un aumento del 3,4% stimato per le importazioni). Sul mercato interno l’andamento degli ordini e degli indicatori di fiducia indica la prosecuzione della crescita, ma a un passo rallentato.

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127 NUOVI ESPOSITORI AL 47ESIMO MIDO Mido, salone dell’ottica e dell’occhialeria di Milano, cresce e a febbraio (dal 25 al 27) amplia la superficie espositiva di 1.500 metri quadrati presso Fiera Milano Rho, in modo da accogliere 127 nuove aziende, per un totale di oltre 1.200 espositori.Tra le new entry alcuni top brand dell’eyewear sportivo, mentre altri arricchiranno il padiglione More! sulle avanguardie. La mostra “The Glasses Hype, Advertising & Eyewear: from medical device to icon” esplora la storia di occhiali e lenti attraverso la pubblicità. Nell’Otticlub prevista una serie di incontri, in cui verranno presentati, tra l’altro, studi economici di settore e le tendenze mondiali dell’occhialeria.

THEMICAM: +5% LE PRESENZE ALL’83ESIMA EDIZIONE TheMicam, mostra internazionale della calzatura, archivia l’edizione numero 83 con 44.610 presenze certificate (+5% sull’edizione di un anno fa), di cui 18.105 italiane (+1,2%) e 26.505 estere (+8%), dove spiccano Corea del Sud (+53%), Russia (+18%) e Ucraina (+20%). Performance che si spiegano con il nuovo progetto espositivo, più glamour e funzionale, ma anche con le sinergie realizzate con i player della moda. Per la prima volta, infatti, in febbraio erano presenti al salone marchi come Fendi, Ferragamo, Gucci, Prada e Tod’s. Il prossimo appuntamento sarà sempre a Fiera Milano Rho dal 17 al 20 settembre, in concomitanza con la fashion week.

ANCHE A MIPEL VISITATORI IN AUMENTO: +6,6% Mipel, salone della pelletteria che si è svolto a Fiera Milano Rho in concomitanza con TheMicam, ha accolto alla sua 111esima edizione più di 10mila visitatori, +6,6% rispetto a un anno fa, fifty-fifty tra italiani e stranieri. Come ha fatto notare il presidente di Aimpes, Riccardo Braccialini, «dai principali mercati di riferimento abbiamo avuto una risposta molto positiva, con la Russia in cima alla lista (+48,8%), ma anche ottime performance da Corea (+28,2%), Usa (+21,5%) e Giappone (+15,7%)». Per quanto riguarda l’Europa, da segnalare il +18% di buyer dalla Germania.


antonellifirenze.com


Milan fashion week

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il futuro delle passerelle

Il 22 febbraio Gucci inaugurerà Milano Moda Donna con la sua prima sfilada co-ed, che si svolegerà nella nuova sede di via Mecenate

Let’s wait and see Che cosa succederà alle sfilate di Milano? In attesa di vedere se il primo co-ed show di Gucci aprirà una strada e con la prospettiva di una super fashion week che in settembre unirà fiere e sfilate, si annuncia una settimana della moda “liquida”, dove l’unica certezza è che si stanno gettando le basi per qualcosa di nuovo di ANDREA BIGOZZI

The new set-up of fashion is among the topics discussed during this edition of Milan fashion week, focused on how co-ed shows could revolutionize the whole market and on the choice to combine women’s fashion week and trade fairs in Milan next September.

È

un momento di riflessione per Milano Moda Donna che, prima ancora di lanciarsi in questa edizione dedicata alle collezioni di abbigliamento e accessori dell’autunno-inverno 2017/2018, sembra già proiettata in avanti di almeno sei mesi. Quello che tutti gli addetti ai lavori cercano di capire, e che probabilmente sarà più chiaro alla settimana della moda di settembre, è come cambiare e quali cambiamenti progettare per affrontare il nuovo corso del settore, che ormai si è aperto. Sei mesi che serviranno per comprendere se il primo “co-ed” show di Gucci, in agenda il 22 febbraio, farà scuola e porterà il numero di sfilate doppie a crescere in maniera significativa già dalla prossima tornata di show milanesi, mettendo in discussione l’utilità della divisione tra settimana della moda uomo e quella donna. Sempre a settembre comprenderemo se la “super fashion

In questo

momento tutti week”, con tutte le fiere del settore cercano la loro (Micam e Mipel in testa) che si terstrada in direzione ranno in concomitanza delle sfilate, dell’autenticità. Per questo il si tradurrà in un consolidamento del nostro calendario ruolo e dell’immagine di Milano nel non è rigido panorama internazionale delle capiCarlo Capasa tali della moda. In più si starà a vedere se la fuga di stilisti dalle sfilate di New York finirà per favorire il calendario Camera Nazionale della Moda Italiana di Milano con l’ingresso di qualche novità accogliendo favorevolmente la scelta di in più, visto che a questa edizione l’unica Gucci e di Bottega Veneta di far sfilare new entry è Vionnet, in arrivo da Parigi. insieme le collezioni uomo e donna, mentre altri brand, tra cui Dsquared2, hanno Una fashion week liquida: presentato il womenswear il mese scorso, Ogni brand cerca la sua strada durante la settimana della moda maschile. «Sta crescendo la necessità per stilisti e A chi pensa che dietro questa “liquidità” si aziende di presentare insieme le due colnasconda una crisi del sistema, che impolezioni. Il nostro calendario non è rigido, ne un ripensamento del calendario globale essendo al servizio dei brand e della moda, delle fashion week, Capasa risponde: «In che è liquida come direbbe Bauman» comquesto momento tutti cercano la loro stramenta Carlo Capasa, presidente della da in direzione dell’autenticità, e non par-

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Milan fashion week

osservati speciali

designers come & go Marco Zanini is returning to fashion, working with Italian brand Santoni, while Rodolfo Paglialunga might be leaving Jil Sander after the show.

Elisabetta Franchi, ormai presenza fissa con la sua sfilata alla Milano Fashion Week, è uno di quei marchi che non dovranno scegliere se seguire la strada del co-ed, non avendo una collezione uomo da affiancare a quella femminile

lo solo dei singoli marchi, ma anche delle fashion week. Ogni Paese ha le sue esigenze e mettere d’accordo quattro diverse capitali delle moda non è semplice». «Ma noi - rivela il presidente di Cnmi - abbiamo avanzato una proposta: presentare l’uomo e la donna a giugno/luglio, non necessariamente insieme. La nostra priorità però è lavorare bene. Forzare la mano non serve». Al centro del dibattito restano i tempi di produzione Di cambiamenti si continuerà a parlare lungo tutti i sei giorni della manifestazione, che si concluderà il 27 febbraio dopo aver messo in scena 174 collezioni tra 70 sfilate, 88 presentazioni, 37 eventi e quattro presentazioni su appuntamento. «Se l’anno scorso l’argomento del momento era il “see now buy now” - esordisce Riccardo Grassi, titolare dell’omonima showroom multimarca - il 2017 è l’anno delle sfilate unificate. Ma ci vorrà del tempo per valutare l’entità del cambiamento, che alla lunga credo potrà impattare più sul calendario di Parigi, che su quello di Milano. Rischia, invece, di avere effetti più immediati sui calendari delle fashion week il fuggi-fuggi di brand dalla Grande Mela, ma anche in questo caso temo che saranno i francesi ad avvantaggiarsene e non noi italiani». Resta il fatto che anche da New York (con Calvin Klein e Philipp Plein) a Parigi (con Saint Laurent), passando per Londra (con Vivienne Westwood e Paul Smith) il “co-ed” è già realtà. «Occorrerebbe capire - è il punto di vista di Alessandra Olcese, titolare della Random, società specializzata nella prodizio-

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ne di sfilate - se tutto il sistema produttivo e distributivo può reggere le passerelle uniche uomo e donna. Occorre ragionare bene, valutare anche quali conseguenze potrebbero derivare per i marchi che non fanno parte di grandi gruppi». Si schiera a favore della sfilata unica Silvia Bini, convinta che ridurre le occasioni di presentazione delle collezioni sia una buona notizia per chi, come lei, di mestiere fa il buyer. «Ormai trascorriamo nove mesi l’anno lontano dai nostri negozi - dice la compratice di Viareggio - e questo ci porta a trascurare il rapporto con il territorio, che è alla base del successo delle nostre attivtà». «Come buyer - prosegue - mi auguro che le sfilate continuino ad esserci, ma nei periodi giusti. Anticiparle, posticiparle, raggrupparle? L’importante è rallentare i ritmi troppo veloci, che obbligano gli stilisti a proporre troppe collezioni in un anno. A discapito della creatività e, quindi, dei nostri affari». Poco tempo e target diversi: si teme l’unione di fiere e sfilate Milano quindi deve rivoluzionarsi, ma non a tutti i costi. Il progetto della super fashion week di settembre, realizzato anche con l’appoggio del Ministero dello Sviluppo Economico e del Comune, a qualcuno pare una forzatura. Se per Capasa la concomitanza con le sfilate di saloni come Super, White, Micam, Mipel, Mido e TheOneMilano - oltre alla presenza simbolica di altre rassegne che si tengono in altre sedi o in altri periodi, con eventi aperti alla città - è «un cambiamento strategico e culturale che deve rafforzare la consapevolezza generale dell’unicità di Milano e del made in Italy», secondo gli habitué delle fashion week questo sforzo ri-

MARCO ZANINI @Santoni A due anni dalla rottura con la maison Schiaparelli, Marco Zanini torna alla ribalta grazie allla nuova collaborazione con Santoni. Lo stilista disegnerà per l’azienda una selezione di capi di abbigliamento uomo e donna, presentata il 23 febbraio.

RODOLFO PAGLIALUNGA @Jil Sander Su una possibile uscita di scena di Rodolfo Paglialunga, da Jil Sander si fanno supposizioni da mesi. Ma quella del 25 febbraio dovrebbe davvero essere l’ultima sfilata per il designer. Pronto anche il nome dei successori: si tratterebbe di Lucie e Luke Meier.

schia di essere vano. «Finché la settimana della moda resta concentrata così come è - chiosa Bini - per un buyer è impensabile poter partecipare alle sfilate e ai saloni di accessori. È già faticoso conciliare gli show con gli ordini da fare. Bisognerebbe recuperare qualche giorno e ripensare il calendario: concentrando gli show la mattina e la sera, si potrebbe fare un giro per i saloni il pomeriggio». Per Riccardo Grassi non si tratta di una questione di tempo, ma di immagine: «Oggi le sfilate fanno sistema con le showroom e con i saloni dell’abbigliamento. Ma le fiere degli accessori hanno un posizionamento più basso, parlano a taget diversi». Chi avrà ragione? Non ci resta che ■ aspettare e vedere.


MILAN FASHION WEEK

Blumarine Albino teodoro

a 40 anni un libro e altri traguardi

nuova sfida in solitaria After presenting for two years in Paris, Albino D’Amato moves back to Milan, with his fall collection and the debut at the fashion week of Vionnet, where he is design director.

Due sfilate, la presentazione di un libro patinato, un parco licenziatari appena rinnovato. A 40 anni compiuti il marchio che fa capo a Blufin mira a conquistare nuovi mercati di Andrea bigozzi

Blumarine celebrates its 40th anniversary during Milano Moda Donna with a book, two fashion shows and new licenses, ready to expand in new international markets.

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1. Anna Molinari 2. Il libro Anna Molinari. Blumarine 3. L’ultima campagna pubblicitaria del marchio

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a ricorrenza è di quelle da festeggiare in grande stile: nel 2017 la moda di Blumarine compie 40 anni. Per l’occasione non bastano quindi le “solite” due sfilate con i marchi di casa Blumarine e Blugirl durante Milano Moda Donna, ma ci vuole qualcosa di più: per questo Anna Molinari ha deciso di presentare il 25 febbraio un libro ultrapatinato (edito da Rizzoli) che racconta il percorso creativo della esuberante stilista di Carpi e della casa di moda fondata nel 1977 insieme al marito Gianpaolo Tarabini. In 304 pagine il volume ripercorre la moda sensuale di Anna Molinari, che nel corso degli anni ha avuto come interpreti del suo stile star come Naomi Campbell, Cindy Crawford e Monica Bellucci, con campagne pubblicitarie fotografate da maestri dell’obbiettivo del calibro di Helmut Newton e Albert Watson. Di strada Anna Molinari in questi 40 anni ne ha fatta parecchia. E nel libro convivono vita, lavoro, amore e famiglia. Oggi l’azienda ha circa 50 monomarca nel mondo (solo i due di Milano con le insegne Blumarine e Blugirl) e 18 licenze tra profumi,

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arredo casa, moda mare, childrenswear e accessori, a cui si sono aggiunte da pochi mesi quelle con La Compagnia delle Pelli per le borse e con Zengarini per le calzature. L’ultimo dato disponibile sul giro d’affari, datato 2014, parla di circa 70 milioni di euro). Dopo la prematura morte del marito, le redini sono passate al figlio Gianguido: il business resta quindi in famiglia, niente quotazione in Borsa all’orizzonte. «La nostra è una cultura d’impresa made in Carpi e ci piace così» ama ripetere a colleghi e ■ giornalisti Anna Molinari. 

Prima - il venerdì sera, 24 febbraio - la sfilata di debutto a Milano di Vionnet, marchio di cui è design director, poi - la mattina del 26, domenica quella di rentrée della sua linea, dopo un’assenza di due anni trascorsi a Parigi: sarà un’edizione della fashion week intensa per Albino D’Amato. A rendere lo stilista orgoglioso non è solo la doppia passerella, ma il doppio ruolo che riveste per la sua etichetta: «Ora faccio anche il manager, non solo il creativo». E i risultati si vedono: interrotti i rapporti con l’ex socio e l’ex licenziatario, Albino - che non ha mai congelato il suo progetto - ha cercato un cambio di passo e per questo ha voluto modificare anche il nome del brand, che oggi è diventato Albino Teodoro. «Ho aggiunto il mio secondo nome» racconta lo stilista. All’appuntamento con la passerella alla Triennale (la sfilata è fuori calendario) si presenta con una collezione autunno-

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LES COPAINS

il progetto borse sfila con principe

1. Albino D’Amato 2. Un bozzetto della collezione autunno-inverno 2017/2018 della linea Albino Teodoro

Les Copains chooses Principe for its new bags collection, presented at Mipel and on stage with ready-to-wear during the fashion week.

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inverno 2017/2018 fatta di circa 25 look, con un focus sui capispalla in double o in jacquard e sugli abiti dalle forme architettoniche e geometriche, da sempre i cavalli di battaglia del marchio. Quello che è cambiato nella collezione è la sua struttura, più concentrata rispetto al passato e suddivisa per merceologia in diverse capsule. «Una struttura che aiuta i buyer - dice -. Chi vuole finalizzare un grande ordine non deve fare altro che integrare le diverse capsule, mentre chi non ha grandi budget può contrarsi solo sulle categorie che desidera». Nuovo anche l’assetto produttivo: la

collezione non è più gestita in licenza, ma Albino ha individuato come partner un’azienda di Brescia, mentre la distribuzione è gestita direttamente dagli uffici di viale Majno a Milano. «In più - racconta D’Amato abbiamo due nuovi agenti per gli Stati Uniti e il Giappone, da sempre mercati centrali per il marchio». La base da cui partire sono i circa 40 clienti multimarca nel mondo, tra cui big retailer come La Rinascente di Milano, Isetan a Tokyo e Bergdorf Goodman a New York, «ma la sfilata servirà a recuperare un po’ tutti i mercati, Italia compresa». (an.bi.)

Paula CADEMARTORI

con otb primo passo nel retail Paula Cademartori’s temporary store anticipates the debut of a new strategy for the accessories brand, just acquired by Otb group Renzo Rosso regala a Paula Cademartori la sua prima esperienza nel retail. La designer italo-brasiliana, il cui marchio è entrato a far parte del gruppo Otb, ha inaugurato il 20 febbraio un pop-up store a Milano in Galleria del Toro, vicino a piazza San Babila. Il negozio resterà aperto tre mesi fino alla fine di aprile, centrando gli appuntamenti con la fashion week (dove Paula è presente al Super con una linea realizzata insieme a Kartell) e con il Salone del Mobile. Ospiterà borse, scarpe e accessori del marchio, che conta su un fatturato di 5 milioni e che con Otb punta a crescere. «Sono felice del primo passo nel retail - afferma la stilista -. Il rapporto diretto con i clienti è un passaggio fondamentale. Un’esperienza (an.bi.) importante per la strategia di sviluppo del brand».

Doppio debutto in queste settimane per la linea di pelletteria di Les Copains: dopo aver esordito al Mipel, la collezione sarà anche in passerella insieme al ready-to-wear durante Milano Moda Donna, durante la sfilata di giovedì 23 febbraio in via Macedonio Melloni 9. Per realizzare questo progetto, lo storico marchio bolognese - fondato da Mario Bandiera e disegnato da Stefania Bandiera - si è rivolto a uno specialista di consolidata esperienza quale è Principe: attivo da 60 anni a Varese, realizza oltre al marchio di proprietà le licenze di Cerruti 1881 e Ungaro. «Con Principe esistono diversi punti in comune - dicono da Les Copains -. In primis l’attenzione alla qualità della manifattura e la sperimentazione di design innovativi, elementi che contraddistinguono da sempre anche la nostra azienda, la Bvm». La collezione di esordio è quella dell’autunnoinverno 2017/2018, che alterna la pelle a materiali e tessuti personalizzati: si spazia dalla morbidezza dei granati alla stampa “grana elefante”, fino al saffiano, utilizzato per i modelli dalle linee più strutturate. Il filo conduttore è la cura artigianale a tutti i livelli, dettagli compresi, per modelli destinati a una distribuzione internazionale (nelle foto, abbigliamento e borsa Les Copains per l’autunno-inverno 2017/2018. (a.b.)

CHIARA FERRAGNI

insieme a so-milano 14 vetrine per un mese For its new collaboration, the So-Milano boutique is selling the Summer collection of the Italian fashion blogger Chiara Ferragni. Prove tecniche di monomarca per Chiara Ferragni. Alla collezione della fashion blogger saranno infatti dedicati gli oltre 300 metri quadrati di So-Milano, il concept store di piazza Risorgimento, studiato per accogliere a rotazione i marchi più originali del panorama internazionale, tra cui in precedenza J.W. Anderson, Victoria Beckham e Jeremy Scott. La mattina del 25 febbraio la blogger/stilista utilizzerà le 14 vetrine dello store per presentare alla stampa la collezione autunno-inverno 2017/2018, mentre il pomeriggio il negozio aprirà al (an.bi.) pubblico, con la collezione estiva disponibile per un mese.

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china wave @ MILAN FASHION WEEK

Angel Chen

Phaédo

anche forbes l’ha notata

quando la moda È arte

Part of Forbes’ “30 Under 30” chart in Asia, Angel Chen is under the spotlight on 23rd February at Palazzo Reale.

Zhuzhu, an artist more than a designer, presents his Phaédo collection on 23rd February (and more) at the Triennale museum.

Presentata da Mercedes-Benz nell’ambito dell’International Designer Exchange Program, Angel Chen entra dalla porta principale nel calendario di Milano Moda Donna, presentando le sue proposte il 23 febbraio al Salone dell’Arengario di Palazzo Reale. Nata a Shenzhen, dopo il diploma alla Central Saint Martins è tornata in Cina per lanciare il suo marchio nel 2015, facendosi notare da retailer come Lane Crawford, Opening Ceremony e Urban Outfitters grazie a uno stile audace (il suo mito è John Galliano), in bilico tra Oriente e Occidente. Dopo un 2016 in cui è stata inserita fra i “30 Under 30” asiatici della lista di Forbes, arriva in Italia per «svelare al mondo l’essenza del mio marchio, raggiungere un pubblico nuovo, scambiare idee con altri designer». (a.b.)

ANNAKIKI

«Non chiamatemi designer cinese»

Zhuzhu non è “solo” uno stilista. Basta osservare il suo lavoro e il luogo dove crea per considerarlo un artista. I capi realizzati con il suo marchio Phaédo sono quasi pezzi unici, opere d’arte del suo progetto filosofico riassunto in tre valori: “Vessel in the valley”, “Present the good things”, “The ritualistic sense in daily life”. Studi alla Scuola d’Arte di Sichuan e poi alla Central Saint Martin’s di Londra e alla Royal Academy di Anversa, dove è il primo studente cinese ammesso, lancia il suo marchio nel 2014. In attesa (a breve) di aprire i primi tre monomarca in Cina (a Shanghai, Chengdu e Suzhou), Phaédo non trascura le boutique top-level di Milano, Parigi, Londra, New York e Tokyo, con capi dal prezzo medio sell out tra gli 800 e i 1.000 euro. Presenterà la sua collezione il 23 febbraio alla Triennale, con un’installazione aperta al pubblico anche nei due giorni a seguire: le modelle accoglieranno gli ospiti circondate da mattoni fatti di amido di riso, tipici della tradizione cinese. Un allestimento voluto da Zhuzhu per dimostrare che «anche in Cina l’artigianalità è arte, una grande ricchezza da incentivare». (an.bi.)

Anna Yang launched her brand in China five years ago and, after a presentation last September, makes her debut in the Milan fashion shows calendar. Nata in una famiglia di sarti, Anna Yang respira moda sin da bambina. Nel 2008 lancia la sua label e nel 2012 è il turno di Annakiki, brand di womenswear dallo stile audace, ironico, supercolorato. Grazie anche alla sua dimestichezza con i social network si fa notare in Europa, viene chiamata a presentare a Londra e a Parigi e ora, dopo il debutto a Milano a settembre, entra nel calendario di Milano Moda Donna dalla porta principale, con un défilé in programma il 22 febbraio alle 20.30. «Stiamo lavorando da mesi per organizzare questo show - racconta Anna Yang - e spero che sia solo l’inizio». «Quello che mi auguro - sottolinea - è di poter ricevere l’etichetta di “designer internazionale” e di accantonare quella di “designer cinese”. Spero inoltre di poter realizzare il progetto di aprire il primo flagship store in Europa, chi lo sa, magari a Milano». Un monomarca che andrebbe ad aggiungersi ai 16 negozi già attivi in Cina e allo shop online. Intanto Anna si concentra sull’evento milanese: «“Aliens” - anticipa - è il tema della collezione. L’ispirazione nasce da un documentario sulla scoperta in Messico, nel 1947, di alcune lamine di alluminio che si pensava potessero essere parti di pelle di extraterrestri: da qui il contrasto tra colori luccicanti e modelli oversize». (a.t.)

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I TALENTI DI ARMANI

Da Ricostru a Xu Zhi After betting on Ricostru, now on stage on his own on 27th February, Giorgio Armani supports Xu Zhi, under the spotlight in his Armani/Teatro on 25th. Dopo essere stato lanciato da Giorgio Armani a settembre, Ricostru (brand fondato in Cina nel 2011 da Rico Manchit Au) si presenta nel calendario ufficiale di Milano Moda Donna il 27 febbraio, preceduto di due giorni dall’ultima scoperta di Re Giorgio, Xu Zhi, ospitato nell’Armani/Teatro il 25 settembre dopo che il suo artefice, Xuzhi Chen, ha già fatto parlare di sé. Nato a Shaoxing, Xuzhi Chen ha fondato il marchio a Londra due anni fa e nel 2016 è stato finalista dell’Lvmh Prize. Ora l’opportunità offertagli da Armani, colpito dalle sue creazioni virtuosistiche (nelle foto, da sinistra, Rico Manchit Au e Xuzhi Chen). (a.b.)


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FAIRS @ MILAN FASHION WEEK

white

THEONEmilano

dopo milano vola negli usa

«ripartiamo da valori reali»

Contemporary fashion finds its home at White Milano, from 25th to 27th February.

24th-27th February: TheOneMilano makes its debut at Fieramilanocity.

Sono 511 i marchi (di cui 145 esteri e 189 new entry) di scena a White Milano, il salone della moda contemporary previsto dal 25 al 27 febbraio nelle tre location di via Tortona 27, 35 e 54, su una superficie di 20mila metri quadri, in aumento dell’11% rispetto a un anno fa. Come fanno notare gli organizzatori della rassegna, patrocinata dal Comune di Milano, il potenziale di crescita di White non è ancora stato del tutto sfruttato: le domande di ingresso a questo grande «laboratorio creativo», come lo definisce il patron Massimiliano Bizzi, sono state stavolta più di 350, di cui un centinaio da oltreconfine. Impossibile citare tutte le iniziative legate a un evento di portata sempre più internazionale: si va da Whiteast, focus sui designer cinesi, a Showroom-Les Belges sui creativi belgi, fino alla Red Area-Only New Brands e alla vetrina del bello e ben fatto, It’s Time To Contemporary Artisan. Nel calendario di Camera Moda è inserita, il 24 gennaio al Museo della Scienza e della Tecnologia, la sfilata dello special guest di White, il marchio georgiano Situationist. Intanto Bizzi e i suoi si preparano alla trasferta di aprile a Los Angeles, presso il top store H.Lorenzo e a New York da Hotoveli, in sinergia con Ice-Agenzia.(a.b.)

«Mifur è nato 22 anni fa e Mipap nel 1980, come Milanovendemoda: bisognava guardare avanti»: parole di Norberto Albertalli, presidente di Ente Fieristico Mifur, alla regia di TheOneMilano, salone che debutta a Fieramilanocity dal 24 al 27 febbraio con 244 aziende (141 italiane, 103 estere) e 286 brand. La sfida per questa rassegna, che raccoglie l’eredità di Mifur e Mipap, è chiara: «Rivolgersi a boutique, department store, concept store e negozi specializzati internazionali con collezioni di “haut à porter”, in grado di creare un vero fatturato di vendita». Il salone è preceduto il 24 febbraio dalla Italian Fur Fashion Night, sfilata alla Fashion Hall di via Burigozzo, organizzata insieme ad Aip per presentare otto nomi della pellicceria (Gianfranco Ferré Furs, Diego M, Fabio Gavazzi, Giorgio Magnani Luxury, Grandi Fur, Malamati, Pajaro e Rindi) e alcuni emergenti, con un finale a cura della casa d’aste Nafa. (a.b.)

Ph. Admin Web

super

lo scouting È tutto For Super, from 25th to 27th February at The Mall, innovation and scouting are keywords. «Ricerca senza compromessi»: con queste parole Agostino Poletto, vice direttore generale di Pitti Immagine, ribadisce la vocazione di Super, dal 25 al 27 febbraio presso The Mall con 140 espositori, tra i quali più di un terzo nuovi, con un fifty-fifty tra abbigliamento e accessori. «Ci focalizziamo ancora di più sull’innovazione, pensando ai buyer internazionali più esigenti» dice Poletto, precisando che si vedranno «collezioni ancora più selezionate e vicine al dna di Pitti». Da segnalare tra gli highlight New In (nomi nuovi sulla scena milanese ed europea), il ritorno di More Dash: Eye on the East sui talenti dell’Est Europa, i “country to watch” selezionati con Sara Maino di Vogue Italia e Vogue Talents fra Thailandia, Cina, Portogallo, Russia e UK, l’installazione Ateliers & Repairs su riuso e artigianalità, curata da Maurizio Donadi, la presenza di Kartell con i progetti fashion insieme a Paula Cademartori e N°21 e un focus sulle start up digitali. (a.b.)

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LINEAPELLE

IL NUOVO AVANZA Scheduled from 21st to 23rd February at FieraMilano Rho, Lineapelle launches #lineapelle92 hashtag. Vetrina di pelli, accessori, componenti e materiali, Lineapelle si ripresenta dal 21 al 23 febbraio a FieraMilano Rho. Tra le novità, la valorizzazione delle Aree Trend e dei loro 2mila campioni, grazie alla collocazione nelle Hall 13, 9 e 22 e il lancio l’hashtag #lineapelle92, che tra i canali di riferimento avrà il portale laconceria.it, per seguire in tempo reale la fiera. (a.b.)


04TH MARCH – 10TH MARCH

WINTER 2017 COLLECTION 18, RUE MARBEUF, 75008 PARIS

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PREVIEW

LA SETTIMANA DELLA MODA DI PARIGI

ysl in versione co-ed mentre clare dice addio a chloÉ Lo show co-ed prende piede anche a Parigi con YSL e la prima collezione maschile di Vaccarello per la griffe. Tra i grandi assenti dalle passerelle Givenchy, tuttora in cerca di un nuovo direttore creativo, mentre Chloé saluta Clare Waight Keller

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1. Rihanna torna nella capitale francese: il 6 marzo presenta le novità di Fenty Puma 2. Un’anticipazione dell’uomo di Saint Laurent nello scatto di Collier Schorr 3. Clare Waight Keller dimissionaria da Chloé

di Alessandra Bigotta

Paris Fashion Week is scheduled from 28th February to 7th March, one day less than before. Among its highlights, the first co-ed show by YSL in its new “Vaccarello era”. Givenchy is on schedule with a presentation instead of a show, while looking for the successor of Riccardo Tisci.

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on un giorno in meno rispetto alla solita tabella di marcia, la settimana parigina del ready-to-wear inizia il 28 febbraio, sovrapponendosi all’ultima giornata di Milano Moda Donna e presentando subito uno dei suoi piatti forti, la seconda sfilata di Yves Saint Laurent nell’era Vaccarello: il brand da 1,2 miliardi di euro, uno dei più dinamici del gruppo Kering con un incremento delle vendite del 25% nel 2016, opta per la sfilata co-ed, portando in pedana insieme alla donna le prime proposte maschili disegnate dallo stilista 34enne. Un assaggio del menswear del marchio per l’inverno 2017/2018 si è avuto online, attraverso gli scatti di Collier Schorr e un video con protagonista Lukas Ionesco. Tra i nomi in pedana il primo marzo spiccano Courrèges, Maison Margiela, Lanvin - che secondo indiscrezioni sarebbe di nuovo nel mirino di Mayhoola Group, il gruppo del Qatar proprietario di Valentino, Balmain e Pal Zileri -, Dries Van Noten e Kenzo. Il 2 marzo è la volta di Chloé con l’ultimo fashion show di Clare Waight Keller, per la cui successione si fa il nome di Natacha Ramsay-Le-

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vi, ma anche di Paco Rabanne, Balmain e Off-White: l’artefice di questo brand, Virgil Abloh, era dato tra i possibili successori di Riccardo Tisci da Givenchy, un’ipotesi seccamente smentita dalla casa di moda. Da segnalare tra gli highlight del 3 marzo Christian Dior interpretato da Maria Grazia Chiuri, mentre il 4 è il giorno di Haider

Ackermann, Mugler, Vivienne Westwood, Comme des Garçons e Sonia Rykiel. Il 5 si passa da Balenciaga a Valentino, da Akris a John Galliano (che ha concluso da poco l’accordo di licenza con Modalis, puntando sull’internalizzazione) e Givenchy, che stavolta fa a meno del fashion show e opta per una presentazione. Battute finali il 6 marzo - con Stella McCartney, Sacai, Giambattista Valli, Hermès, Alexander McQueen e Fenty Puma by Rihanna - e il 7, con Chanel, Miu Miu, Moncler Gamme Rouge e Louis Vuitton. Parigi è anche sinonimo di saloni, tra cui Premiere Classe, Paris Sur Mode, Don’t Believe The Hype e Capsule Paris Women alle Tuileries dal 2 al 5 marzo e Tranoï, dal 3 al 6 al Palais de ■ la Bourse e al Carrousel du Louvre.

VENDITE DI WOMENSWEAR IN FRANCIA

le giovanissime spendono di meno In 2016 French girls from 13 to 24 years old reduced their budgets for womenswear by almost 11%. Overall women’s expenses in clothing were about 10,4 billion euro (-2,6%). Il 2016 è stato problematico per il womenswear in Francia. I dati della Fédération Française du Prêt-à-Porter Féminin evidenziano una spesa da parte delle donne pari a 10,4 miliardi di euro, -2,6% sul 2015, mentre l’abbigliamento in generale si è fermato a un -1,2%. La fascia di età fra i 13 e i 24 anni resta quella più forte, con un budget medio di 575 euro, ma nel 2015 si parlava di 646 euro: il calo è stato dunque pesante, -10,9%. Pierre-François Le Louët, presidente della Fédération, ha puntato il dito contro la pratica delle riduzioni di prezzo e degli sconti selvaggi, precisando però che questo è solo un tassello di un macro-cambiamento. La Fédération presenterà in giugno, con il supporto di Defi, lo studio Nuovi modi per vendere la moda, realizzato dalla società di consulenza Roland Berger e focalizzato sulle sfide del canale wholesale. (a.b.)


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BUYERS’ OPINION

DALLE CAPSULE ALLE COLLABORAZIONI: LA MODA AL TEMPO DEI SOCIAL

I best seller di abbigliamento e accessori, le strategie vincenti per il futuro, i nuovi trend dell’inverno 2017/2018, i budget e la fashion week: quattro importanti compratori internazionali - in rappresentanza anche di due big player online - fanno il punto sul mercato del womenswear alla vigilia di Milano Moda Donna DI ELISABETTA CAMPANA

Four top buyers from the Usa (Neiman Marcus), Great Britain (Farfetch.com), Russia (Bosco di Ciliegi) and Italy (Luisa Via Roma and Luisaviaroma.com) focus on trend and business of women’s wear, on the eve of Milano Moda Donna.

KEN DOWNING

Neiman Marcus

Dallas

I BEST SELLER di quest’inverno? Velluto, oro e cashmere

Il velluto in tutte le sue interpretazioni, soprattutto con ricami e preziosità, è stato il vero protagonista della stagione: dal ready to wear per il giorno e la sera alle borse e alle scarpe. L’oro e le declinazioni luccicanti dei metalli, ispirati allo scintillio del palcoscenico di Ziggy Stardust di David Bowie, sono piaciuti alle “mie” ragazze che amano glamour, sensualità e sfarzo. Ad alto gradimento anche le più esclusive proposte in cashmere, all’insegna di una raffinata eleganza. Tra i brand spiccano Chanel, Gucci, Saint Laurent, Chloé, Marc Jacobs, The Row e Brunello Cucinelli.

GLI ACCESSORI: borse e scarpe con forte personalità

Gli accessori “hot” dell’autunno-inverno 2016/2017? Senza dubbio le borse e le calzature più decorate, abbellite, adornate e con forte personalità. Best seller Gucci, ma anche Chanel, Fendi, Christian Louboutin, Gianvito Rossi e Manolo Blahnik.

IL FUTURO sarà puntare su tutto ciò che è unico, particolare e raro

Visto il proliferare delle sovraesposizioni nella moda, i prodotti visti in largo anticipo rispetto a quando saranno messi in vendita e l’eccessiva distribuzione di beni di lusso sia nei negozi, sia on-line, insieme alla tendenza sempre più diffusa del “see now, buy now”, noi continuiamo a puntare su tutto ciò che è insolito, particolare e raro. Ovvero ricerchiamo proposte fresche, non quelle rimaneggiate della stagione precedente e sviluppiamo articoli unici ed esclusivi. Alimentare un senso di scoperta nella shopping experience, offline e online, è fondamentale per intrigare, incuriosire e affascinare il cliente.

Il punk rock e l’atteggiamento “ribelle” tra I TREND dell’inverno 2017/2018 Sarò felice di vedere in passerella ancora il velluto, così come le varianti del rosso e del rosa, colori che trovo particolarmente interessanti. Non mancherà il trend punk rock e il suo atteggiamento ribelle, che darà voce agli abiti: trasmettere messaggi è quasi un obbligo della moda in tempi di incertezza. Il genere “fluido” tipico del periodo, influenzerà diverse collezioni. In primo piano anche i tessuti no season, che vanno in contro all’esigenza sempre più sentita dai consumatori di acquistare in stagione, quando ce n’è bisogno.  

MILANO: siamo sempre alla ricerca di novità

È incoraggiante la forte presenza di nuovi marchi, nomi emergenti e brand che hanno scelto Milano per presentare le loro collezioni. Sarà emozionante vederli.

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Haider Ackerman

Saint Laurent

Missoni

CANDICE FRAGIS

Farfetch.com

Londra

Tra i BEST SELLER brand conclamati, ma anche marchi più giovani

Missoni, Haider Ackerman e Valentino sono i brand che hanno performato meglio questo inverno. Parallelamente sono andati molto bene alcuni marchi di affermazione più recente come Off-White, Erika Cavallini e Alyx.

Dai cappelli ai portafogli: i pezzi più gettonati in tema di ACCESSORI Brand come Maison Michel, con i suoi cappelli e Loewe, soprattutto per la piccola pelletteria compresi i portamonete, si sono particolarmente distinti sul fronte accessori.

IL FUTURO è di chi saprà interagire al meglio con i social media I social media sono una grande fonte di ispirazione a livello di stile e hanno una enorme influenza sul comportamento d’acquisto. In special modo dopo gli show danno indicazioni ai retailer e ai brand su ciò che è di immediata tendenza, fornendo un altro canale diretto per comunicare e interagire con i clienti. Questo senso di immediatezza e il desiderio di novità hanno contribuito alla nascita di alcuni interessanti marchi giovani. L’opportunità per queste label di avere una visibilità globale e quindi una portata molto più ampia viene facilitata da piattaforme come Farfetch: noi cerchiamo nomi unici, interessanti e talenti da far crescere.

Suiting, outerwear e abiti a maniche lunghe i MUST HAVE del prossimo inverno Una delle tendenze vincenti sarà il “suiting” declinato sia per il daywear, sia per l’eveningwear. Tra gli altri must-have del prossimo inverno non mancheranno gli outerwear oversize e gli abiti a maniche lunghe.

MILANO: positivo il mix di giovani talenti e marchi storici L’impressione è che Milano Moda Donna migliori di stagione in stagione, con un’iniezione di giovani di talento a fianco di alcuni tra i più importanti marchi storici del settore. Sono una grande fan del lavoro che Lorenzo Serafini sta facendo per Philosophy e, naturalmente, di quello di Alessandro Michele per Gucci. La presenza in calendario di brand come Vivetta e Msgm contribuisce al “refresh” della manifestazione.

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BUYERS’ OPINION

Etro

Max Mara

Jil Sander

EKATERINA MOISEEVA

Bosco di Ciliegi

Mosca

BEST SELLER: in primo piano cappotti, parka, pellicce e piumini

La stagione invernale favorisce i marchi che offrono un’ampia gamma di capispalla: cappotti caldi, parka, pellicce e piumini. Questo è il motivo per cui Max Mara è tradizionalmente un best seller. Bene anche ‘S Max Mara e Weekend by Max Mara.

Tra gli ACCESSORI piacciono anche sciarpe e cappelli Tra gli accessori più venduti spiccano le borse e le calzature di Jil Sander, forti di un buon rapporto qualità-prezzo e di un design insolito. Sempre amati dalla nostra clientela le sciarpe e gli scialli in cashmere e lana di Etro. Richiesti i copricapo: dalle proposte in caldo cashmere di William Sharp, agli eleganti cappelli di Federica Moretti.

Limited edition e social network parole chiave del FUTURO Sviluppiamo la nostra politica di marketing in stretta collaborazione con i partner: questo ci aiuta a raggiungere le nuove generazioni di consumatori e a farli entrare in negozio, grazie anche a strumenti di comunicazione come i social network. Promuoviamo le edizioni speciali, molto utili per allettare la clientela, come la “Limited edition per Bosco” di Ermanno Scervino. Jil Sander ha proposto 20 handbag esclusive, Paul Smith borse da viaggio e giacche ed Etro alcuni accessori. Inoltre il nostro shop online Bosco.ru ci permette di monitorare le esigenze della clientela e di agire di conseguenza.

I TREND dell’inverno 2017/2018: l’importante è mixare stili diversi Per quanto riguarda le tendenze per l’inverno 2017/2018, posso parlare solo del nostro mercato. Sono contenta di vedere un ritorno della pelliccia, un capo molto apprezzato in Russia. Altro must è, e sarà, mixare vari stili: dallo sportivo al romantico. Amo anche il luxury streetstyle declinato in parka, felpe, bomber.

BUDGET in crescita, grazie a un po’ più di ottimismo Prevediamo di aumentare il budget del 10% circa. Siamo abbastanza ottimisti sul futuro e crediamo che con il giusto approccio sul fronte acquisti le vendite non possano che crescere.

MILANO resta un appuntamento imprescindibile Milano Moda Donna è una grande festa, che trasmette ispirazione e dà energia per il mio lavoro. Peccato che a volte il calendario troppo denso renda difficile vedere tutto ciò che si vorrebbe. Desidererei che ci fossero più giovani designer. E poi un sogno... Perché non organizzare una sorta di scambio tra le fashion week? Per esempio New York potrebbe venire a Milano e viceversa.

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BUYERS’ OPINION

Vetements

Gucci

J.W. Anderson

SILVANO VANGI

Luisa Via Roma e Luisaviaroma.com

Firenze

I BEST SELLER: due brand che escono dal coro

Vetements e Gucci rappresentano i due casi più eclatanti di questo autunnoinverno. Il primo domina sul fronte più sportivo grazie a felpe, bomber e alle collaborazioni con altri marchi. Il secondo spopola in special modo per la maglieria intarsiata, molto figurativa, e per tutto ciò che è ricamato e impreziosito.

Borse e scarpe fanno la differenza tra gli ACCESSORI Sul fronte borse oltre a Gucci, con la G.G. Marmont, Saint Laurent con la Kate Bag e a Valentino, emergono due nuove hit: la Pierce Bag di J.W. Anderson e la Puzzle di Loewe. Per quanto riguarda le calzature, in pole position Gianvito Rossi con il sandalo Portofino e Aquazzura con il modello Wild Thing. Ottimo riscontro anche per le Evangeline di Sophia Webster.

Il must del FUTURO? Il binomio sport e arte, ma personalizzato Credo che il futuro sia un mix di sport e arte. Noi per esempio realizzeremo con Alpha Industries una limited edition di 80 bomber, il classico modello con interno arancione, coinvolgendo una serie di artisti che personalizzeranno ogni pezzo. In questo modo si potrà indossare un oggetto d’arte, ma con un attitudine street-undrground.

I TREND dell’inverno 2017/2018: camicia oversize, giacca maschile e cuissard Ritornerà la silhouette maschile con la camicia oversize, magari bianca o azzurra, e la giacca rubata a “lui”. In primo piano ci sarà anche il trench, sempre con un fit più grande del normale, così come un remake delle tute Adidas in acetato degli anni Settanta, compresi i pantaloni con la staffa. In tema di accessori, il cuissard sarà protagonista.

I BUDGET all’insegna di un trend positivo Il nostro business è positivo e ci muoviamo di conseguenza.

MILANO: un patrimonio di know how ed heritage da valorizzare Milano Moda Donna è lo specchio della moda. Vorrei che il patrimonio dei brand italiani, con know-how incredibili e heritage fantastici, venisse valorizzato al meglio: alcuni marchi sono riusciti a prendere vigore, altri no. Purtroppo ci sono anche pochissimi veri designer emergenti italiani. E non bisogna dimenticare che il cliente che acquista il lusso ricerca brand d’avanguardia e contesti nuovi, in grado di suscitare interesse.

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Upcoming brand

Dai giovani la rivoluzione che salverà il fashion system

startupper: la parola da imparare è fare sistema

Sul tema dei new brand e dei talenti emergenti anche nel fashion system italiano si sta cercando di cambiare mentalità. Il merito del rinnovamento è dei clienti di domani, i Millennials e delle loro abitudini di consumo, che spingono gli operatori del settore a non avere paura di lanciare novità. Perché fare business con le startup e i giovani talenti è possibile, basta saper aspettare. Almeno sei stagioni. di Andrea Bigozzi

Young consumers’ passion for creativity and new trends is changing long-held Italian fashion traditions and speeding up the industry. Entrepreneurs give support to young designers to launch their own brands. But more than a lot of money they need connections, a team, and first of all time, six season at least.

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oglia di ribaltare il sistema. Solo che il cambio di paradigma nel fashion system questa volta potrebbero non farlo gli stilisti più famosi o i grandi brand, bensì i consumatori di domani, la generazione che va dai 18 ai 34 anni, che cerca qualcosa di diverso dai soliti marchi e trova negli outsider i suoi nuovi interlocutori. Sarà quindi per assecondare i gusti dei Millennials, che l’industria della moda italiana sta provando a cambiare mentalità, dimostrando maggior considerazione verso i giovani designer. Una considerazione dettata da concrete logiche di un mercato che necessita di ricambi di offerta. Se ne sono accorti gli organizzatori di Pitti Uomo, dove ormai un terzo delle new entry è rappresentato da giovani o giovanissimi e che anche per questo motivo ha creato la divisione Tutorship, che accompagna gli upcoming talent in scelte che vanno oltre la creatività. Se ne è accorto Lvmh, che pochi giorni fa ha

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Officine Generale

annunciato la nascita di una struttura di investimento il cui obiettivo è quello di supportare, dal punto di vista finanziario e strategico, nuovi marchi ad alto potenziale di crescita. Il tutto garantendo alle startup selezionate di mantenere la loro indipendenza. Sostenere i giovani non deve essere inteso come solidarietà, ma come opportunità di business. Con aziende produttrici, showroom, consulenti di marketing e comunicazione, buyer, organizzatori di fashion week e fiere, chiamati a prendere posizione. Per crescere servono fondi ma anche una squadra «Oggi i designer emergenti - fa notare Simonetta Gianfelici, talent scout e a capo del progetto Who Is On Next?, il contest scopritore di talenti i cui ultimi vincitori sono ventenni promettenti come Nicola Brognano, Filippo Pugnetti, Nicolò Beretta, - riescono a entrare in contatto

direttamente con il consumatore finale attraverso i social media, mettendosi in evidenza per identità, autenticità e visione, e di conseguenza hanno acceso intorno a sé l’interesse e l’attenzione di tutti gli operatori della moda». Ma per una reale affermazione sul mercato di queste neorealtà «ci vuole concretezza, produttività, esperienza - prosegue Gianfelici - e qualcuno che si occupi di loro. Le aziende giocano un ruolo determinante perché questo processo di rinnovamento possa davvero concretizzarsi». Ma allora come e dove un giovane stilista può trovare finanziamenti e come un designer capisce di essere pronto a mettersi in proprio? «L’ideale - fa il punto Luca Rizzi, titolare di Creative and More, un’agenzia nata con l’intento di supportare giovani talenti favorendone l’interazione strategica con le imprese - è cercare investitori il cui apporto vada oltre il capitale, contribuendo con il loro know-how a dare un


Brognano-Altaroma

Altaroma fa bene alla moda «Rome can make dreams come true», says Silvia Venturini Fendi, president of Altaroma,,that with scouting projects offers to young designers the opportunity to entry into the fashion world and helps them to make contact with industry members. Altaroma vuole diventare il centro di gravità italiano delle startup di moda. La manifestazione e il suo presidente, Silvia Venturini Fendi, puntano tanto sulla sperimentazione e già da anni sostengono i giovani talenti. A parlare sono i numeri: delle 18 sfilate in programma all’ultima edizione della manifestazione (26 al 29 gennaio) 16 hanno visto protagonisti talenti emergenti, molti dei quali vincitori o finalisti di Who Is On Next?. «Con questa connotazione siamo un importante tassello nel piano strategico della moda italiana. Anche il ministero dello Sviluppo Economico l’ha capito - racconta Venturini Fendi - e ci ha concesso finanziamenti importanti». Quello che preoccupa la presidente è il futuro della kermesse, messo in discussione dalla disattenzione di alcuni soci, Comune di Roma in primis, che potrebbero interrompere i finanziamenti: «È difficile programmare. Ma tentiamo di andare avanti. Questo è il made in Italy , questo è il trampolino da dove il nostro Paese può ripartire. Sono convinta che AltaRoma serva al sistema moda e che abbia riportato la città sotto i riflettori». Vero è che ancora tante cose restano da fare. L’offerta di un palcoscenico riservato alle startup interessa più i giovani designer (ogni anni ci sono oltre 500 richieste di partecipazione) che i compratori, specie italiani. «Ci vuole più spirito di corpo ha concluso Fendi -. Ho chiamato a raccolta la comunità creativa romana: a questa edizione è intervenuto Pierpaolo Piccioli di Valentino (nella foto), la prossima spero di poter contare su Alessandro Michele di Gucci. Quanto ai buyer, sono stati di più gli stranieri (tra cui Galeries Lafayette, Isetan, The Mall group). Gli italiani vedranno le collezioni in showroom a Milano».  (an.bi)

Melampo-Altaroma

aiuto concreto allo sviluppo del business. Perché, fondi a parte, quello di cui hanno bisogno i talenti emergenti è creare intorno al proprio progetto in fase di lancio un team affiatato». il termometro del successo? Un produttore e 120 clienti I talenti nel settore della moda non sono mai mancati, solo che in passato preferivano lavorare dietro le quinte, negli uffici stile dei grandi marchi. Un po’ per scarso spirito di iniziativa imprenditoriale, ma soprattutto per mancanza di reti di sostegno. Quelle che oggi, per esempio, offrono realtà come L-Lab, il polo produttivo creato meno di due anni fa dalla Final di Luisa Angelini e guidato da Luca Bertolini. «Non è facile fare da soli - conferma il manager -. Un designer che si autoproduce è visto come un rischio per molti buyer, che si sentono più tranquilli nel fare un ordine di acquisti sapendo che die-

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Upcoming brand

economico i produttori fanno ancora fatica a entrare in gioco. Di conseguenza, i buyer davanti a un designer che si auto-produce e non dà garanzie sulle consegne preferiscono restare alla finestra, anche davanti a una collezione che piace. Il problema è che così non si va da nessuna parte».

A gennaio la Camera Nazionale della Moda Italiana e Giorgio Armani hanno sostenuto tre designer emergenti: Yoshio Kubo, Consistence e il duo Moto Guo. Per la donna ci sarà Xu Zhi

tro c’è un’azienda esperta come la nostra. A noi, invece, non spaventa lavorare con startup, ma quel che conta è che i marchi che scegliamo di produrre si rivolgano al mercato con un approccio nuovo nei contenuti e nella forma». «Per questo - prosegue - abbiamo iniziato il rapporto con Brognano, vincitore dell’ultima edizione di Who Is On Next? ad Altaroma, che in una stagione ha già convinto 40 multimarca di primissimo piano in tutto il mondo e a settembre sfilerà a Milano e da lì contiamo di spiccare il volo. Abbiamo lanciato da zero anche la linea donna di Guglielmo Capone e faremo altrettanto con la collezione G!NA di Federica Gualandi, giovane già popolare sui social (dove si definisce fetish designer, ndr)». Ma anche se ora la parola startup piace - perché fa spesso notizia - resta il fatto che il lavoro da fare, quando si tratta di imporre sul mercato un giovane imprenditore-stilista, è complesso e ci vuole del tempo per vedere dei risultati e stilare un primo bilancio. «Servono sei stagioni perché una collezione arrivi al cuore del cliente e diventi un successo commerciale, con almeno 120/130 clienti wholesale ben distribuiti in tutto il mondo», fa notare Marina Guidi, fondatrice di Garage, una showroom multimarca coraggiosa perché «iniziamo a lavorare solo con marchi senza fatturato». E anche se si dice sempre che il tempo è dalla parte dei giovani, «di fatto - puntualizza Guidi - senza una prospettiva immediata di un rientro

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Massimo Giorgetti-Msgm

per tutti è Msgm il modello da imitare Per gli startupper del fashion made in Italy l’esempio da seguire è il quarantenne Massimo Giorgetti: in nove anni con il suo marchio, Msgm, ha costruito un business da oltre 40 milioni di euro, grazie a otto negozi monomarca (l’ultimo a Pechino) e una rete di clienti multimarca worldwide. Il merito per gli addetti ai lavori è della squadra: dal primo giorno Giorgetti lavora con lo stesso team, il gruppo Paoloni per la produzione e Riccardo Grassi per la distribuzione.

La rivoluzione è irreversbile e parte dalla passarella Una delle difficoltà più forti resta quella di sempre: far conoscere il proprio marchio, trovare dove venderlo alle giuste condizioni. Qualcuno punta tutto sui social media e magari sull’e-commerce, anche “handmade”. Ma per fare il grande salto ed entrare nel fashion-system la vetrina migliore sembra restare la passerella. «Uno stilista, anche giovane, non ne può fare a meno - si dice convinta Giulia Pirovano, group market director di Istituto Marangoni e per un decennio ai vertici della Camera Nazionale della Moda Italiana -. La sfilata non va vissuta come un momento autocelebrativo, ma di verifica: il profilo di chi assiste a un fashion show è talmente alto, che il designer può capire immediatamente se il suo lavoro è sintonizzato con il mercato». Per questo motivo Marangoni, che vede ben otto dei suoi ex studenti impegnati a questa edizione di Milano Moda Donna, lancerà a partire da settembre 2017 una nuova iniziativa, finanziando la sfilata di uno dei suoi alumni meritevoli. Perché aiutarli? «Perché sono un vòlano per tutti. I talenti emergenti sono gli interlocutori di una nuova generazione di clienti che non segue i designer quarantenni-cinquantenni, già noti agli addetti ai lavori», chiosa Pirovano. La tattica vincente per una startup prova a darla Marta Bonometti, nella doppia veste di designer del brand Var/City e titolare dell’omonimo multimarca a Milano, convinta che il cambiamento una volta avviato sia irreversibile: «Il lavoro da fare - dice - non è facile e ci riguarda tutti, designer, distributori, buyer. Si tratta di far crescere una cultura all’insegna dell’innovazione e creatività. Nel mio store cerco di selezionare marchi con storie simili alla mia. Da questa stagione sto valutando nuovi inserimenti, anche italiani che fino ad oggi avevo ignorato, preferendo una brand list internazionale. Bisogna generare un effetto virale e far sì che queste giovani avventure imprenditoriali possano, tutte in■ sieme, fare finalmente sistema».


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NEWS PAGINE a cura di CARLA MERCURIO

REDEMPTION/BEBE MORATTI

SANTA ENRIQUEZ

«Con la Couture ancora più lontani dalla fast fashion»

Tra sacro e profano, arrivano le borse amuleto

An extra gear for womenswear label Redemption: the Couture line made its debut last month in Paris. Waiting for ready to wear fashion show, scheduled on 3 March in Paris, during the fashion week.

At the starting blocks with his second collection, Alessandro Enriquez plunges into a mystical atmosphere for the next winter bags collection, named Santa Enriquez.

«Vogliamo creare abiti che durino nel tempo. Niente concessioni alle precollezioni, ma un’attenzione sempre più forte all’immagine e alla qualità. Con la linea Couture la distanza tra noi e la fast fashion diventa ancora più incolmabile». Bebe Moratti racchiude in poche parole il senso della nuova avventura con la linea di abbigliamento Redemption, oltre le frontiere del prêtà-porter: il debutto a Parigi con l’alta moda. Stessa matrice del ready to wear: look sofisticati e accenni rock and roll. «Ma il raggio di azione si amplia e c’è più spazio per sbizzarrirsi con la creatività», racconta il direttore creativo della label, lanciata nel 2013 insieme ai due soci e amici di lunga data Daniele Sirtori e Vanni Laghi. Il punto di arrivo, racconta, di un percorso partito dalle missioni umanitarie in Sri Lanka e nelle zone terremotate dell’Abruzzo, e approdato in prima battuta al lancio di Redemption Choppers, moto personalizzate da Vanni Laghi, volontario nella Comunità di San Patrignano, realizzate per essere donate alle aste di beneficenza. Un itinerario che sfocia nella consacrazione definitiva con Redemption, linea di abbigliamento, calzature e borse, dal 2015 in passerella alla fashion week parigina e sugli scaffali di negozi come Maxfield a Los Angeles, Ikram a Chicago, Biffi e Antonioli a Milano. Una label con un venduto medio tra il 75% e l’80% e un tasso di crescita annuale del 30%. «Tutti capi made in Italy, realizzati con tessuti ricercati, lavorazioni elaborate e interventi manuali - sottolinea Moratti -. Un presupposto che diventa ancora più evidente nella neonata linea di alta moda». Ma Redemption non è solo una storia di abiti e red carpet: in ballo c’è anche la solidarietà. Perché per il 38enne figlio di Letizia e Gian Marco Moratti l’importante è trasformare il potere commerciale in progresso sociale: il 50% degli utili, infatti, è devoluto a onlus e associazioni. «Non andiamo a incidere sul budget delle consumatrici, perché le nostre proposte hanno ricarichi dell’1,7% al wholesale e del 2,5% al retail, in linea con il mercato», tiene a puntualizzare Moratti. Che per le prossime stagioni si prepara a un grande passo: lanciare un sito di e-commerce per vendere i suoi abiti anche online. In alto, Bebe Moratti. A sinistra, due outfit della linea Couture di Redemption

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Ai blocchi di partenza con la seconda stagione, Alessandro Enriquez si immerge in un’amosfera mistica per la collezione di borse del prossimo inverno, battezzata Santa Enriquez. Uno sguardo verso il passato e uno verso il futuro, la proposte per il prossimo inverno si caratterizzano per il mix di tradizione, fantasia, divinità e magia. «Chi non possiede un oggetto al quale ha dato un significato speciale? Da sempre colleziono amuleti provenienti da tutto il mondo» racconta lo stilista. In bilico tra sacro e profano, ex voti, sante, dee e icone sacre popolano un universo fantastico, filtrato dallo sguardo ironico di Enriquez. Che ha battezzato ogni modello con un nome: Iris, dea dell’Arcobaleno, Bia, dea della Forza, Harmonia, Hebe, Mini Hebe, Pheme, Hera e Miracle. Shopping, clutch, zainetti, mezze lune e pochette in odore di santità scelgono una palette cromatica in cui nero, blu notte, bordeaux, verde smeraldo e carta da zucchero fanno da base a lavorazioni multicolor. Prodotte interamente in Toscana da Landi, che ne è anche distributore, le creazioni di Enriquez si caratterizzano per i disegni su piccole borchie in galvanica oro e argento, che raffigurano i tipici milagritos messicani. Fil rouge restano la catena e la “mina marina”, riedizione di un bracciale anni Cinquanta della nonna di Enriquez. C’è anche la serie di borse disegnate con le grafiche del writer amico Zoow24, che ha interpretato il tema della collezione alla luce della sua sensibilità artistica.


I PIUMINI MOOSE KNUCKLES

Attenti all’alce! The Canadian weatherproof outerwear brand Moose Knuckles enters the European market, leveraging an alternative message, focusing on transgressive images and slogans. Between sexy, wild and fun. Al grido di “Canada is up”, il brand di piumini canadese Moose Knuckles fa il suo ingresso nel mercato europeo, facendo leva su un messaggio alternativo, forte di campagne che puntano su immagini e slogan trasgressivi, tra il sexy, il selvaggio e il divertente. E di un logo che spiega la scelta del nome (moose knuckles è l’impronta dello zoccolo di alce). «I nostri piumini - chiarisce Marco D’Avanzo, general manager della neonata struttura europea, che ha gli headquarters nella nuova Moose House di via Savona 97 - sono studiati per garantire la massima protezione dal grande freddo e, al contempo, per esaltare la silhouette, grazie a imbottiture modulari in piuma d’oca e d’anatra». La pelliccia di volpe, certificata Saga e in arrivo da un’impresa in Finlandia al top nel trattamento degli animali, è l’elemento distintivo della collezione, spesso tinta di tonalità accese e persino multicolor nelle proposte da donna. I tessuti naturali trattati con tecnologie avveniristiche sono la garanzia di tenuta dal freddo e dall’acqua e, al tempo stesso,

di traspirabilità. Nata nel 2007, la label è partita con tre capi iconici, lo Stirling Parka, il Ballistic Bomber da uomo e il Debbie Bomber da donna, e si è ampliata nel corso delle stagioni con gli articoli più slim della serie Mid Core, le proposte senza pelo, i piumini transeasonal e con il tema fashion, che è il top del lusso. Un’ampia gamma di proposte in vendita a partire dagli 800 euro, per arrivare ai 4mila del giaccone con l’interno in visone. Moose Knuckles è l’espressione fashion di un gruppo storico di Montreal, che dal 1921 realizza capi di abbigliamento a prova di climi rigidi. I capi sono prodotti in in Canada, con il fulcro negli stabilimenti di Winnipeg, ma gli esperti di pellicceria sono di Toronto, e il team creativo è basato a Montreal. Moose Knuckles approda in Europa, forte di un giro di affari di 50 milioni di dollari Usa, di cui 40 realizzati in Nord America (Canada e Usa) e 10 milioni tra Corea, Giappone ed Europa. Per un totale di 25 Paesi e 500 plurimarca: nomi come Holt Renfrew, Saks Fifth Avenue, Nordstrom in America, KaDeWe, Luisaviaroma, Vinicio, Antonioli, Eraldo, Shinsegae tra Europa e Asia.

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NEWS

PESERICO

PRONTI AL TOUR MONDIALE, DA NEW YORK A OSAKA Peserico begins a new phase of development: in the US, where it has just opened a showroom, but also in Japan, Korea, Russia, China and Europe. di ANGELA TOVAZZI

Sarà l’internazionalizzazione il driver della crescita di Peserico da qui ai prossimi anni. Riccardo Peruffo, ceo e direttore creativo del brand insieme alla moglie Paola Gonella, snocciola l’elenco dei progetti futuri, che porteranno l’azienda di Cornedo Vicentino a viaggiare in lungo e in largo per il globo, a suon di aperture: «L’anno si è aperto con la concretizzazione di uno step importante per il marchio - racconta Peruffo, esponente della seconda generazione della famiglia -. Dopo due decenni che lavoriamo negli Stati Uniti abbiamo inaugurato la nostra

showroom a New York, uno spazio di 200 metri quadri nel quartiere di Soho, che ci permetterà di rafforzare la relazione con la clientela e porre le basi per l’avanzata nel retail». Con circa 150 clienti tra specialty e department store (in particolare Saks), Peserico si prepara infatti a portare la propria insegna negli States, partendo da due opening previsti nel 2017: il primo negli Hamptons e il secondo in via definizione, «probabilmente a Miami», precisa l’imprenditore. Il piano è ambizioso: avviare10-12 negozi in tre anni, con opzioni come Atlanta, Las Vegas e San Francisco e l’obiettivo di «raddoppiare il giro d’affari realizzato nell’area, oggi pari a circa 8 milioni», il 15% dei 50 milioni di fatturato messo a segno nel 2016. A marzo il marchio volerà invece dall’altra parte del mondo per raggiungere Osaka con il primo monomarca giapponese a insegna Peserico, che nel mercato conta già una trentina di clienti e punta entro il 2018 a fare il bis a Tokyo. Gli altri due Paesi del continente asiatico sotto la lente sono Cina e Corea. Nell’ex Celeste Impero sono già stati aperti cinque punti vendita, «ma entro due anni arriveremo a dieci», anticipa Peruffo, mentre in Corea, mercato approcciato tre anni fa, il business plan parla di due opening l’anno per i prossimi dieci. Altrettanto vivace l’atmosfera in Europa e in Russia. Dopo aver tagliato il nastro di una showroom a Düsseldorf per seguire Germania, Austria e Svizzera, sono in agenda un’apertura ad Amburgo (nel 2017) e un’altra nella stessa Düsseldorf (nel 2018), con altre candidate in lizza come Berlino, Francoforte e Monaco. All’ombra del Cremlino i monomarca sono già tre, ma a breve sono previsti un re-opening a San Pietroburgo e il battesimo del terzo flagship moscovita, all’interno del Gum. Nei progetti internazionali di Peserico non manca il mercato domestico: «La nostra quota export è del 70% - informa Peruffo - ma l’Italia, dove abbiamo sette boutique, è sempre nei nostri pensieri. La prossima tappa? ■ Sicuramente Capri».  1. Riccardo Peruffo 2. La nuova showroom newyorchese, aperta a Soho lo scorso gennaio

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MARIELLA ROSATI

ADESSO SI CAMBIA MARCIA The Veronese brand opens a new chapter, renewing its style and making its debut in the US. Dopo la stagione test dell’autunnoinverno 2016/2017, la primavera-estate 2017 sancisce il nuovo corso di Mariella Rosati, brand di casa TelaRosa (a capo anche del womenswear Tela), che arriva sul mercato con «una collezione dall’immagine più contemporanea, versatile e appealing», come racconta il direttore commerciale Massimiliano Legrenzi. «Il nuovo team stilistico precisa - ha messo a punto un’offerta di circa 200 pezzi focalizzata sui capispalla, dalla linea più destrutturata e scivolata. E, come collezione nella collezione, la tranche “Free Time Chic”, un leisurewear raffinato con capi presi a prestito dal mondo del tempo libero». Un rilancio che permetterà al brand veronese di intraprendere nuove rotte internazionali, in primis verso gli Usa: «È imminente l’apertura di una showroom a Manhattan», anticipa Legrenzi, che guarda ai department store come principale destinazione della collezione. Un’operazione che andrà a incrementare la quota export (40%) del marchio, oggi alleato di circa 600 multimarca, di cui metà in Italia. (a.t.)


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markets

CANADA e ITALIA

È amore reciproco? Mentre l’Europa rappresenta un importante orizzonte di sviluppo per i marchi canadesi, il made in Italy arranca nei territori sconfinati della nazione nordamericana, frenato da ostacoli climatici e barriere doganali. In attesa dell’accordo Ceta, che potrebbe cambiare le carte in tavola di carla mercurio

Europe is an importante horizon for brands arriving from Canada, while made in Italy limps in the boundless territories of the American country, hampered by climatic obstacles and trade barriers, although greatly appreciated by consumers. Waiting for Ceta agreement, that might change the rules of the game.

N

el mondo del fashion Canada è sinonimo di Dsquared2, il marchio dei gemelli Dean e Dan Caten che proprio in Europa, a partire dall’Italia, hanno “trovato l’America” con le loro collezioni dal mood grintoso e graffiante. Un esempio per altre realtà del settore che arrivano dal Paese della foglia d’acero, pronte ad ampliare i propri orizzonti nel Vecchio Continente, complice la debolezza del dollaro canadese. E grazie a collezioni che dell’alta qualità fanno il proprio vessillo. Un drappello di etichette capitanate da Canada Goose, corazzata dell’outerwear da 300 milioni di dollari di fatturato, con una forza lavoro di 1.200 persone nel mondo, nota per i suoi piumini rigorosamente made in Canada: parka e giubbotti venduti in Europa da un network di quasi 1.200 negozi. Nel 2008 ha mosso i primi passi in Europa anche Nobis, altro riferimento nell’universo dei capi weatherproof, che oggi realizza il 12% del giro di affari nel Vecchio Continente, dove è alla ricerca di location per aperture temporary, in attesa di un flagship tra Milano, Stoccolma e la Francia. L’outerwear infatti è un punto di forza per i produttori di questo Paese, dove l’inverno dura nove mesi e dove c’è bisogno di protezione dal freddo estremo. Con centri come Winnipeg, nel Manitoba, la città più fredda al mondo, in grado di vantare una tradizione importante nella manifattura di workwear e di outerwear. Non stupisce dunque che facciano parte dell’universo piumini due recentissime new entry, al debutto alla scorsa

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edizione di Pitti Uomo. Mackage, del duo Eran Elfassy ed Elisa Dahan, è già venduta nelle migliori boutique italiane come Luisaviaroma, Vinicio, Eraldo e Duca D’Aosta, con la previsione di approdare in Europa con negozi monomarca. Segni particolari: attenzione ai fit ed estensione all’universo di borse, guanti e sciarpe. Fit nel mirino anche per Moose Knuckles (50 milioni di dollari Usa di turnover) che ha da poco inaugurato una struttura europea a Milano, proclamando la sua diversità, forte di campagne tra il sexy, il selvaggio e il divertente (vedi articolo in questo numero). In ambito distributivo Richard Baker, alla guida di Hudson’s Bay Co. - il big retailer canadese da circa 9 miliardi di dollari canadesi, che ha da poco acquisito Saks Fifth Avenue, in attesa (forse) di mettere la mani su Neiman Marcus e Macy’s - non disdegna lo shopping in Europa. Nel Vecchio Continente ha già rilevato la catena tedesca Galeria Kaufhof e ora cerca ulteriori opportunità. A partire dall’Olanda, dove dalla prossima estate avvierà un piano di aperture, per un totale di 20 spazi, tra insegne Hudson’s Bay e Saks Off 5th. Ricettivi e attenti al prodotto. ma gli ostacoli non mancano Quali sono invece le chance per la moda italiana in Canada? Quali le opportunità in questo stato vastissimo, abitato da poco più di 36 milioni di persone, con un elevato potere di spesa e un Pil cresciuto di circa l’1,5% nel 2016 (meno rispetto ai +2,5% di qualche

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anno fa, prima della caduta del prezzo del greggio)? Una nazione in bilico tra la cultura americana e quella europea e con la peculiarità del bilinguismo, capitanata dal leader del partito liberale, Justin Trudeau, considerato l’anti-Trump per via della sua apertura nei confronti dei rifugiati e per il rispetto delle diversità. Un’area «in cui la clientela è molto evoluta e si sta dimostrando ricettiva rispetto al prodotto» secondo una recente dichiarazione di Giovanna Furlanetto, presidente di Furla. Ma che ha acquistato dall’Italia tessile e abbigliamento per soli 228 milioni di euro nel 2015, benché in crescita del 12%. «Ben poca cosa, se raffrontati ai circa 2,9 miliardi della Germania, i 2,8 miliardi della Francia, o ai 2 miliardi e 100 milioni degli Stati Uniti», fa notare Gianfranco Di Natale, direttore generale di Smi. «Le difficoltà di approcciare il Canada dal punto di vista delle barriere tariffarie sono al momento le stesse degli Stati Uniti - prosegue -. È comprensibile che un’azienda che intende fare il


1. Un piumino di Moose Knuckles, brand di outerwear appena sbarcato in Europa 2. Un insieme di Dsquared2 per il prossimo autunnoinverno 3. La boutique Canada Goose di Toronto

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grande salto preferisca affrontare direttamente gli Usa. Considerando anche le peculiarità del Paese: clima freddo, territorio immenso, popolazione concentrata nelle poche grandi città, difficoltà nei collegamenti da una zona all’altra». Maggiori le prospettive secondo Pasquale Bova, direttore di Ita Canada. «Il Paese importa abbigliamento, calzature e accessori per 14,9 miliardi di dollari canadesi - chiarisce -. La maggioranza di questa cifra arriva da Cina, Bangladesh, Vietnam e Cambogia. Ma nel 2015 l’Italia è stato l’unico Paese europeo che ha esportato nell’area più degli Stati Uniti, per un valore di circa 515 milioni di dollari canadesi. E si avvia a diventare il primo, a giudicare dai risultati conteggiati al novembre del 2016». Di questi 515 milioni le calzature ne contano oltre 200. Seguono l’abbigliamento donna per volumi e quello maschile, più visibile a livello di notorietà e prestigio dei marchi. «Prodotti di livello alto - spiega Bova - venduti nelle catene leader come Holt Renfrew, Hudson’s Bay Co. e Harry Rosen (con Saks Fifth Avenue impegnato in un piano di aperture), nei monomarca delle griffe internazionali e in alcune insegne indipendenti nelle città più importanti: Toronto, Montreal, Vancouver e Calgary». I canadesi vivono principalmente nelle grandi città lungo la costa e sui confini con gli Stati Uniti, con una comunità nutrita di consumatori orientali, immigrati da Cina e Hong Kong. Viaggiano molto, sono multiculturali e piuttosto propensi a spendere, anche se la debolezza del dollaro canadese ha un po’ intiepidito la disponibilità. Soprattutto non amano essere considerati i fratelli poveri degli statunitensi. In particolare è la fascia dai 30 ai 40 anni quella più incline agli acquisti, molto sensibile al made in Italy e al lifestyle del Bel Paese. Dunque un terreno potenzialmente fertile per le fasce alte e medio-alte della moda italiana. Ancora più allettante, se si considera che dalla prossima primavera, se ratificato, dovrebbe andare in invigore su base provvisoria il trattato Ceta, l’accordo tra Ue e Canada, che a pieno regime porterebbe all’eliminazione o alla notevole riduzione dei dazi doganali che al momento, sottolinea Bova, oscillano tra il 17% e il 19% per il comparto. Una chance da non perdere, al netto delle difficoltà che comporta approcciare il Paese, dove Ita porta avanti promozioni presso i big come Holt Renfrew e Henry Rosen, per dare visibilità alla moda italiana. Ma la grande sfida è sicuramente l’e-commerce. ■

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NEWS

INTROPIA

ancora più forte il feeling con l’italia The Spanish brand continues to bet on Italy and launches its first bridal collection. Per Constan Hernández, presidente e direttore creativo della spagnola Intropia, il Bel Paese resta una delle destinazioni clou del marchio, presente in oltre 40 Paesi con più di mille multibrand clienti, 41 spazi monomarca diretti tra store e shop-in-shop e 30 punti vendita in franchising. «L'Italia è il nostro secondo mercato dopo la Spagna e prima di Portogallo, Uk e Francia e attualmente rappresenta il 9% del fatturato - racconta Hernández -. Da quando venne fondato il brand, nel 1994, lavoriamo con lo stesso distributore, Cocò, con base a Milano, e contiamo su 230 clienti di alto livello, oltre al nostro monomarca romano». «Un Paese dove continueremo a investire - tiene a precisare - con nuovi progetti che sveleremo a breve». Tra le news del brand spagnolo anche il lancio della sua prima bridal collection: la linea si chiama Intropia Atelier e ha debuttato negli store di Intropia e in una selezionata rete di multibrand europei nel mese di febbraio. Disegnata interamente da Alejandra Valero, designer del team creativo interno, è nata dopo che la società ha notato come molte sue affezionate clienti scegliessero abiti Intropia anche per il giorno del sì. Intropia Atelier è venduta con prezzi intorno ai 600 euro. (a.t.)

saldarini

arrivano i piumini con i fiocchi di cashmere The historical company from Como launches a new padded jackets collection with cashmere flakes. Con la primavera-estate 2017 Saldarini lancia sul mercato una nuova collezione di capispalla imbottiti con fiocchi di cashmere. Francesco Saldarini, esponente della quinta generazione della famiglia, e sua moglie Laurence Vanderhaegen credono molto in questo progetto, che segna un cambio di rotta per l’azienda, nata a fine Ottocento come filanda di seta per volontà di Carlo Saldarini e diventata nel tempo una delle industrie più importanti del distretto serico comasco. «Grazie a questo prodotto, protetto da brevetto internazionale in Italia, Comunità Europea, Stati Uniti, Giappone e Corea - racconta Francesco Saldarini - siamo in grado di offrire un piuminonon piumino: un capo imbottito che ha lo stesso impatto visivo e la stessa morbidezza del piumino d’oca, con un elevato potere d’isolamento termico, ma assolutamente animal-friendly». Senza contare, come tiene a sottolineare l’imprenditore, i vantaggi easy-care: «Il cashmere è lavabile, aumenta la sua morbidezza nel tempo e non fuoriesce dalle cuciture come accade nei piumini tradizionali». (a.t.)

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BEATRICE B

missione upgrading The Venetian brand launches a repositioning strategy and enters Milano Moda Donna calendar. Beatrice B, brand ammiraglio della veneta Plissé, alza l’asticella e avvia una nuova strategia volta a riposizionare il brand, che per la prima volta farà il suo ingresso nel calendario di Milano Moda Donna con una presentazione nella showroom di via Bianca Maria 45/a il prossimo 25 febbraio: special guest dell’evento, chiamato “Loved Space”, l’artista Massimo Uberti. Uno step importante per l’azienda guidata da Paolo Mason e Morena Bragagnolo, che nelle ultime stagioni hanno spinto sull’internazionalizzazione del marchio, attivo oggi con una rete wholesale di 1.300 negozi in tutto il mondo e una decina di monomarca tra negozi e corner. «Il prossimo obiettivo - racconta Mason - è aprire a New York la nostra seconda showroom negli States, dove siamo già presenti con la filiale Plissé Usa a Los Angeles, e puntare dritto ai più importanti department store della East Coast». Un’operazione di upgrading, nel percepito del marchio e nella distribuzione, che consentirà alla società di premere l’acceleratore sui ricavi, arrivati a 20 milioni di euro nel 2016 (+15%): «L’obiettivo anticipa Mason - è raggiungere i 30 milioni di euro entro i prossimi cinque anni». (a.t.)


BRUNO MAGLI

il rilancio prende forma con bruè Bruè Group will produce and sell in Europe, Russia and CIS Bruno Magli brand, which was acquired in 2015 by Marquee Brands. Si apre un nuovo capitolo per Bruno Magli, storico brand bolognese di calzature acquisito nel 2015 da Marquee Brands, braccio operativo del fondo Usa Neuberger Berman. A partire dall’autunno-inverno 2017/2018 il suo destino sarà legato al gruppo marchigiano Bruè, che attraverso la newco Ab Servizi, guidata dall’a.d. Stefano Luzi, ha ottenuto la licenza esclusiva per la vendita delle collezioni in Europa, Russia e Cis e la produzione destinata anche ad altre aree, in primis Asia, Corea e Giappone. Dopo il debutto al Micam e alla fashion week meneghina con una presentazione il 24 febbraio, è pronto il piano per un upgrading distributivo, previsto da qui ai prossimi dieci anni: «L’obiettivo - informa Luzi - è di aprire sette monomarca, partendo da Milano, dove contiamo di approdare a cavallo tra il 2017 e il 2018». A seguire, la tabella di marcia sarà dettata da altri sei opening: «Fra le città candidate ci sono Firenze e Roma - anticipa il manager - ma anche Londra, Mosca, Parigi e Berlino». Investimenti saranno canalizzati anche nella rete wholesale, con il fine di arrivare a quota 300 multimarca. Senza dimenticare l’online: dal prossimo settembre le collezioni saranno disponibili anche sul nuovo e-shop brunomagli.it. Un’accelerazione che permetterà al gruppo Bruè di «raddoppiare il fatturato entro i prossimi quattro anni - conclude Luzi - passando dai circa 15 milioni del 2016 ai 30 milioni previsti per il 2020». (a.t.)

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NEWS

Jean-Marc ANDRé/Who’s Next e Premiere Classe

Elogio della complementarietà Intervista a Jean-Marc André, direttore marketing e comunicazione di Who’s Next, Premiere Classe, Paris sur Mode Tuileries e Premiere Classe Tuileries di Elena Azzola

Jean-Marc André

Interview with Jean-Marc André, marketing and communication director of Who’s Next, Premiere Classe, Paris sur Mode Tuileries and Premiere Classe Tuileries.

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on che bilancio in termini numerici si è chiusa la tornata di gennaio di Who’s Next - Premiere Classe? Questa edizione ha visto il ritorno di buyer provenienti da Paesi al di fuori dell’Europa e di un nuovo profilo di visitatori. Tuttavia, i dettaglianti hanno ridotto il numero dei collaboratori presenti, il che spiega un conteggio finale di 45.192 unità. A livello internazionale, abbiamo registrato un aumento di compratori giapponesi del 27% e di americani dell’8%. Molti i buyer provenienti dal Medio Oriente che hanno fatto ordini importanti, specialmente nelle aree Studio e Private, dove i brand di vestiti da sera hanno riscosso un grande successo. Nel gennaio 2016 i visitatori internazionali erano il 34%: questo gennaio siamo saliti al 35%. Per il mercato francese, degno di nota è il ritorno di boutique multimarca e concept store selettivi. È importante, inoltre, sottolineare l’arrivo di buyer sia di nuove boutique che di e-shop. Da molti espositori, infine, è arrivata la conferma di ordini importanti dai department store. Quali sono stati i punti di forza della manifestazione? E quali invece gli aspetti che devono essere riconsiderati? Who’s Next e Premiere Classe sono le uniche due fiere europee di abbigliamento e accessori che presentano un’offerta così varia da coprire tutti i segmenti e sono, quindi, in grado di soddisfare tutti i bisogni in termini di stile e di prezzo. La complementarietà fra Who’s Next (dedicato al ready-to-wear) e Premiere Classe (focalizzata su tutti i tipi di accessori moda) permette ai buyer di costruire un esauriente e coerente mix di prodotti

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per i loro negozi. Si adatta perfettamente al modo in cui gli store, al giorno d’oggi, costruiscono la loro offerta e al modo in cui i clienti ne usufruiscono. Inoltre, il lifestyle è sempre più presente ai saloni: questa stagione abbiamo accolto sei «pop-up markets», in cui i compratori possono acquistare prodotti di bellezza, articoli di arredamento, di cartoleria e per la tavola, disegni e molti altri oggetti per completare l’offerta dei loro negozi. Le fiere sono diventate una piattaforma di networking, in cui le persone si riuniscono per trovare delle soluzioni. Uno dei nostri punti di forza è la creatività con cui sviluppiamo nuove soluzioni per i clienti, espositori e visitatori. Un esempio è l’iniziativa che abbiamo sviluppato in collaborazione con Citadium, insegna francese di abbigliamento casual: insieme abbiamo scommesso su dieci giovani urban brand e li abbiamo aiutati a emergere, dando loro l’opportunità di presentare le loro nuove collezioni a Who’s Next questo gennaio, oltre a quella di mostrare le loro attuali collezioni al grande pubblico, attraverso pop-up posizionati in molti punti vendita Citadium in tutta la Francia. Quali saranno le strategie di marketing che pensate di attuare per le prossime edizioni? L’obiettivo principale è e sarà lo sviluppo di maggiori servizi per i buyer internazionali e francesi, così come la creazione di nuove soluzioni per i brand, in modo che possano fare business indipendentemente dal canale di distribuzione. Dopo il successo riscontrato dal programma Girlsquad, abbiamo deciso di continuare a esplorare il fenomeno sociale dei Millennials, la Generazione Z, e i loro modi innovativi di creare e di usufruire dei prodotti. ■

ANNA’S LOUD

Una new entry ad alto tasso di seduzione Anna’s Loud is a new womenswear brand destined to be talked about. Anna’s Loud è un giovane brand di abbigliamento femminile destinato a far parlare di sé. Fondato da Anna Nappi e Giovanni Tricarico nel febbraio 2015, è già stato presentato alla fashion week di New York nel settembre dello stesso anno, per poi esordire alla settimana della moda donna di Milano la stagione successiva. Anna’s Loud si colloca nella fascia medio-alta del mercato con proposte eleganti, molto femminili e seducenti, rivolte a una donna dai 25 anni in su. La linea è disegnata da un team interno, è prodotta interamente in Italia e può contare su un partner per la distribuzione come Panorama Moda, oltre che sulla showroom aziendale di via Spartaco 4 a Milano. Fra gli obiettivi della società c’è l’apertura di flagship store. La collezione per l’autunno-inverno 2017/2018, che verrà presentata con un evento durante la settimana della moda donna a Milano, si connota per il mood romantic-gothic.(e.a.)


LAMBERTO LOSANI

IL NUOVO CORSO CON SAVERIO PALATELLA E ALTRI PROGETTI SPECIALI The Umbria based brand Lamberto Losani is focusing on creative influences: the Fall-Winter 2017/18 collection has been designed by Saverio Palatella. The company will also invest on e-commerce. Con Saverio Palatella il marchio Lamberto Losani scrive un nuovo capitolo della sua storia nel cashmere italiano. La collaborazione nasce per l’interesse alle contaminazioni dell’imprenditore che dà il nome al marchio: un visionario, amante del bello e cantante d’opera, quando non si occupa dell’azienda, fondata dal padre Giovanni nel 1940. Questo mantenendo però invariati i tratti distintivi del brand umbro: artigianalità, cura del dettaglio, creatività e funzionalità. La collezione autunnoinverno 2017/2018 disegnata da Palatella affianca alle rivisitazioni di capi iconici proposte sofisticate, in filati preziosi. Il designer ha inoltre realizzato una mini-collezione di evergreen della label, con il Progetto Unisex, una limited edition di capi in

maglia “no gender” ispirati a Ernst Hemingway. L’evoluzione di Lamberto Losani è sottolineata anche dal nuovo logo (all’insegna dell’essenzialità), da una strategia di marketing incentrata sul rapporto diretto con i clienti e sulla brand experience, nonché dall’arrivo di un nuovo direttore commerciale, l’ex Les Copains Francesco Colombo. Inoltre, investimenti nel digital riguarderanno non solo la comunicazione ma anche l’e-commerce. L’azienda, che conta oltre 400 punti vendita nel mondo e quattro monomarca in Italia, realizza il 75% dei ricavi all’estero. Nel 2016 ha raggiunto i 12 milioni di euro di fatturato, in aumento del 10% sul 2015: un trend che stima di confermare nel 2017, grazie anche ai nuovi progetti. (e.f.)

FEDERICO D’ANGELO for

Espressione di carattere DAL 2009 LO STILISTA-ARCHITETTO FEDERICO D’ANGELO DISEGNA IL SUO MARCHIO DI PRÊT-À-PORTER DONNA, IN CUI SPICCANO L’APPROCCIO CONCETTUALE ALLA RICERCA STILISTICA E L’USO DI MATERIALI DI QUALITÀ Ha un appeal internazionale e una forte identità il marchio di prêt-à-porter donna Federico D’Angelo, lanciato nel 2009 dallo stilista-architetto che porta questo nome. Federico D’Angelo è nato a Milano nel 1975, nipote di una sarta specializzata in pellicceria, il cui atelier contribuisce a far nascere in lui l’interesse per la moda. In una Milano che si sta affermando come la capitale mondiale del prêt-à-porter, il giovane osserva da vicino e ammira il lavoro di grandi maestri della moda come Gianni Versace e Gianfranco Ferré, anche se sceglie di frequentare Architettura. Completa gli studi a Londra, dove alla University of the Arts porta avanti un progetto di ricerca sulle metodologie utilizzate dalle grandi case di moda.

Vive a Rotterdam e Copenhagen. Poi torna a Milano, dove ora risiede e lavora al suo marchio, portando avanti in parallelo collaborazioni con realtà internazionali dell’architettura, quali lo studio Oma di Rem Koolhaas. Le creazioni di prêt-à-porter di Federico D’Angelo nascono da una continua ricerca stilistica e dall’uso di materiali di qualità, combinati alle lavorazioni fatte da eccellenti maestranze italiane. La formazione architettonica è rintracciabile nella giustapposizione di superfici diverse e nell’attenzione maniacale alla forma e alla struttura. Lo stilista tratta ogni outfit come un esercizio di composizione per assicurarsi l’eleganza delle silhouette e il carattere d’impatto delle stesse, arricchite da dettagli ricercati e originali.

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nel distretto del cadore

una piccola rivoluzione francese Kering e, più di recente, Lvmh hanno deciso di internalizzare il business degli occhiali. Quasi un terremoto tra i grandi produttori di occhiali di lusso, che ora non mettono più le licenze fra le priorità elisabetta Fabbri

Kering and, more recently, Lvmh (with Marcolin) decided to internalize the eyewear. Almost an earthquake among the major Italian producers, who don’t put licenses among the priorities now. Luxottica will invest on e-commerce and Safilo on digital innovation and its own brands.

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ualcuno parla già di Big Bang nell’industria degli occhiali, che storicamente ha il suo cuore nel distretto veneto. Luxottica ha deciso di allearsi con il produttore francese di lenti oftalmiche Essilor, dando vita a un gigante dell’eyewear e del retail di ottica da 50 miliardi di euro di capitalizzazione. Un altro francese, il colosso del lusso Lvmh, sta invece per diventare socio di Marcolin. Inoltre, con il produttore di occhiali di Longarone (Bl), in mano al fondo Pai Partners, progetta di creare una joint venture per il business degli occhiali dei suoi marchi di lusso, che partirebbe nel 2018 con le collezioni Céline. Questo a danno del partner storico Safilo, che già realizza le montature di maison nel portafoglio di Lvmh come la stessa Céline, Fendi, Givenchy, Marc Jacobs, oltre agli occhiali della controllante di Lvmh, Dior, che realizzano quasi 220 milioni di euro di ricavi. A pensarci bene, l’inizio dell’inizio è stato nel 2014, quando l’altro luxury group dell’Esagono, Kering, ha deciso di internalizzare il business e di mettere fine gradualmente alla liaison con il licenziatario di lunga data - la Safilo di cui sopra - «per permettere a una delle categorie di prodotto del gruppo a più alto tasso di crescita di esprimere appieno tutto il suo potenziale». Il progetto si è concretizzato

occhio alle cifre 95 miliardi di euro

è il valore stimato del mercato dell’eyewear

16%

la quota in capo a Essilor-Luxottica dopo il deal

220 milioni di euro

la stima dei ricavi realizzati dagli occhiali Dior, in licenza a Safilo

con la costituzione, a Padova, della Kering Eyewear, e la nomina al timone di Roberto Vedovotto (ex ceo di Safilo). La “Collezione Uno” di nove brand della vasta scuderia di Kering (dal lusso allo sport e lifestyle), realizzata da partner diversi, ha debuttato sul mercato nel novembre 2015. Dal primo gennaio 2017 è in house anche Gucci ma con Safilo, che si stima realizzi circa 200 milioni di euro di ricavi l’anno con il brand, resta in vigore un accordo di partnership strategica, per lo sviluppo e la manifattura degli occhiali made in Italy Gucci della durata di quattro anni, da inizio 2017 al dicembre 2020 (rinnovabile di comune accordo). L’intesa

Occhiali Dior in sfilata a Parigi

prevede anche il versamento a Safilo di 90 milioni di euro in tre quote identiche, l’ultima delle quali nel settembre 2018. Anche il piccolo terremoto provocato da Lvmh - con l’ingresso in Marcolin attraverso un aumento di capitale da 21,9 milioni di euro e il progetto di costituire una jv controllata al 51% - non avrà effetti immediati. Tra le licenze in capo a Safilo, solo Céline scadrà a fine 2017, mentre il termine per Dior è il 2020, Givenchy il 2021, Fendi il 2022 e Marc Jacobs il 2024. Luxottica, invece, è coinvolta esclusivamente con il marchio Bulgari (rilevato da Lvmh nel 2011), la cui licenza scade nel 2018. Di certo dal 2025, i due maggiori player del luxury eyewear Luxottica e Safilo se la dovranno vedere con due “outsider” come Kering e Lvmh (con Marcolin), oltre a dover fronteggiare nuove sfide a livello di prodotto - dagli smart glasses alle montature create

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1. La sede di Longarone di Safilo sarà rinnovata come da piano industriale 2020, che prevede 60 milioni di investimenti per la modernizzazione degli impianti 2. e 3. Marcolin realizza l’eyewear Emilio Pucci (Gruppo Lvmh) ma una delle licenze più importanti è Tom Ford (nella foto, “modello” della Private Collection lanciata nel 2016). 4. Monumento agli occhiali da Luxottica

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dalle stampanti in 3D - e di distribuzione, dalle vendite online all’omnicanalità. Per i francesi che non si accontentano più delle royalty, invece, la sfida è fare meglio dei licenziatari, con il controllo di un business dagli alti margini, che di fatto rappresenta l’entry level del lusso. Kering e Lvmh insieme verso il miliardo di euro con l’eyewear «La scelta di Kering e Lvmh - commenta Gian Luca Pacini, analista di Intesa Sanpaolo - sembra dettata più che dal fattore economico, dalla possibilità di gestire direttamente il business e quindi di controllare il prodotto e le modalità distributive». «Con gli anni Venti del nuovo millennio Lvmh e Kering potrebbero accaparrarsi ciascuno circa 500 milioni di ricavi derivanti dall’eyewear - stima l’analista - e raggiungere un ebitda margin del 20%, che si confronta con una percentuale media delle royalty pari al 10% delle vendite nette». Per quanto riguarda Safilo, controllata dagli olandesi di Hal Holding, ha brand di proprietà nel segmento mass-cool come Polaroid, nuove licenze nell’alto e medio alto di gamma (Elie Saab, Moschino, Rag & Bone, Swatch, Havaianas) e da qualche anno, sta lavorando su più fronti: produzione, distribuzione e comunicazione. «Se saprà muoversi bene - dice Pacini - non potrà che migliorare la sua situazione, ma al momento i risultati non si sono ancora visti». Nell’immediato dell’annuncio della liaison fra Lvmh e Marcolin, il ceo di Safilo Luisa Delgado ha sdrammatizzato, dichiarando che un produttore «deve essere sempre pronto e preparato, nel caso una licenza non si rinnovasse» e che la priorità di Safilo è «l’indipendenza», nell’ottica di un

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rafforzamento dei marchi di proprietà (che oggi rappresentano meno di un quarto dei ricavi totali). In un’intervista dei primi di gennaio a Corriere della Sera, Delgado ha elencato tra i driver della crescita le tecnologie, la digital innovation e la classe media nei mercati emergenti. Il target principale sarebbero i giovani, che apprezzano sempre di più i prodotti di nicchia perché poco propensi a uniformarsi alla massa. Non è un caso che l’azienda di Padova stia muovendo i primi passi nella wearable technology con Interaxon, per il lancio di un occhiale che sarebbe in grado di aumentare la capacità di concentrazione di chi lo indossa. Delgado ha anche dichiarato a Les Echos che le grandi manovre nel mondo dell’occhialeria sono più che altro un’opportunità. «Il settore - ha detto - deve aggiornarsi, è importante per il consumatore. Tuttavia le integrazioni verticali non devono tradursi in monopolio: bisogna lasciare al consumatore la scelta dei marchi e del prezzo nel punto vendita». La manager ha affermato di preferire i rapporti di collaborazione alle fusioni, perché «gli ecosistemi sono più produttivi».

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Marcolin e lvmh, un legame ancora tutto da chiarire Quanto a Marcolin, a tutt’oggi è da capire il legame con Lvmh. «Con la costituzione della jv si è parlato della realizzazione di un nuovo stabilimento produttivo, per evitare conflitti con gli altri marchi in licenza a Marcolin», osserva Pacini, che indica Diego Della Valle come possibile “punto di unione” fra le due società, dal momento che l’imprenditore marchigiano è socio di Marcolin (che produce gli occhiali Tod’s) e siede nel board di Lvmh, mentre Bernard Arnault, presidente del gruppo d’oltralpe, detiene circa il 3,5% del Gruppo Tod’s. «Non è ancora chiaramente definito - aggiunge l’analista - chi gestirà la distribuzione dei diversi marchi sul piatto». Proprio i cambiamenti che si profilano nel mercato delle licenze potrebbero avere contribuito, come spiega Pacini, alla decisione di Leonardo Del Vecchio di diventare partner, con quote paritetiche, di Essilor. Ma oltre alla volontà di dare stabilità a Luxottica c’è dell’altro e riguarda la successione e il futuro del gruppo bellunese. «Il fondatore di Luxottica sarà l’azionista di riferimento con una quota tra il 31% e il 38%. Il ruolo “francese” nella governance dipenderà molto da come evolverà il coinvolgimento dell’intera famiglia», dichiara l’analista di Intesa Sanpaolo. «Per effetto della partnership - aggiunge - si stimano sinergie per 500 milioni di euro, di cui 100 milioni a livello di ricavi e 400 milioni di risparmio di costi. L’ebitda dovrebbe beneficiare di un incremento di circa 500 milioni entro il 2020». Ma dobbiamo


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attenderci nuove operazioni nel retail? «Dopo la recente acquisizione della catena brasiliana Òticas Carol - risponde Pacini - è probabile che il gruppo bellunese si fermi su questo fronte per investire nell’online, meno oneroso dell’offline in termini di costi fissi, e nell’integrazione fra i due mondi, fisico e virtuale». la newco Essilor+Luxottica sarà leader di mercato Anche Luca Solca di Exane Bnp Paribas vede con favore il deal fra Luxottica ed Essilor, che si dovrebbe cocnludere nella seconda metà del 2017. «Crea delle significative sinergie - spiega in un report - neutralizza il rischio che aumenti la competizione fra le due parti ed elimina le incertezze sulla successione in Luxottica». Il merger dà vita a un gruppo con un notevole portafoglio di marchi, capacità per una distribuzione globale ed expertise complementari (lenti oftalmiche, occhiali da vista e sole). In base alle stime di Exane Bnp Paribas, il nuovo player di fatto sarà leader nell’industria globale dell’occhialeria, con una quota del 16% di un mercato il cui valore supera i 95 miliardi di euro. La newco rappresenta anche un rafforzamento nei confronti di Safilo, «benché quest’ultima - dicono gli analisti - sia più focalizzata su brand di medio-piccola dimensione». In gennaio Exane ha ridotto da “outperform” a “neutral” il giudizio su Safilo, perché «vittima della dipendenza da Lvmh» e ha ridotto l’utile per azione stimato per il 2018 e 2019 (rispettivamente del 10% e del 7%) in seguito alla perdita della licenza Céline. In merito ai gruppi del lusso che creano le proprie aziende di occhiali, sulla scia di Kering, Luca Solca ha delle riserve, come dichiarato a The Business of Fashion. Lo provano anche le difficoltà incontrate in passato da brand come Prada e Tod’s, che hanno dovuto rinunciare al progetto. Tra le sfide da affrontare l’analista ha elencato la distribuzione molto frammentata, il breve ciclo di vita del prodotto, l’alto numero di articoli da gestire a magazzino e l’enorme necessità di capitale circolante. «Fatico a vedere Kering realizzare un ritorno accrescitivo del capitale investito nel business dell’eyewear», ha detto Solca. L’esperto di beni di lusso ipotizza inoltre l’affermarsi di nuovi player grazie all’e-commerce, che ha ridotto le barriere all’entrata. Ci sono i “value focused”, che offrono occhiali di qualità a prezzi interessanti, perché riescono a con-

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1. Montatura uomo Stella McCartney e 2. un modello donna della linea Monogram di Saint Laurent by Anthony Vaccarello, appena lanciate da Kering Eyewear 3. L’insegna Óticas Carol, recente acquisto di Luxottica 4. Un modello Gucci per la prossima estate. La licenza in mano a Safilo è scaduta il 31 gennaio 2016 3

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tenere le spese di vendita, generali e amministrative. Ne sono un esempio Warby Parker, i cui ricavi hanno raggiunto i 100 milioni di euro e Gentle Monster, con vendite a 230 milioni. Un secondo gruppo è dato dai brand “high-end” emergenti. Di nicchia, con una produzione altamente differenziata, dall’alto tasso di artigianalità e personalizzazione, si collocano nel segmento premium e con Internet possono raggiungere un vasto pubblico in breve tempo. Il terzo segmento è quello dei marchi del lusso, che grazie ai loro siti (e ai loro monomarca) possono vendere l’eyewear direttamente. Un modo questo per sottrarsi al compromesso fra alti volumi e stretto controllo della distribuzione. nel futuro dell’ottica realtÀ virtuale e stampanti 3D Al recente Opti Congress di Monaco, nell’ambito del salone Opti (uno dei maggiori appuntamenti fieristici europei

dell’ottica e del design) si è parlato di futuro dell’ottica. Gli analisti di Morgan Stanley riferiscono che uno dei temi dominanti è stata la digitalizzazione, a livello di produzione, automazione, gestione dei processi, servizi, informazione e comunicazione. Sorprendenti soprattutto le nuove tecnologie della scannerizzazione, che traducono in formato digitale le caratteristiche del viso. Tra le novità più interessanti gli analisti citano My online retail, recentemente rilevata da Essilor. Si tratta di una piattaforma per i retailer di ottica che offre una vasta scelta fra montature, lenti e lenti a contatto, così da potere customizzare le richieste dei clienti. Sono in aumento, inoltre, le soluzioni basate sulla realtà virtuale, grazie alle quali i consumatori possono “provare” gli occhiali semplicemente stando davanti al PC o allo smartphone. «L’imporsi di queste tecnologie metterà sotto pressione il retail tradizionale, a meno che non decida di evolvere», dicono gli esperti della banca d’affari. A livello di prodotto hanno spiccato gli occhiali prodotti dalle stampanti 3D: una soluzione perfetta nell’ottica di una domanda che, specie nella moda, apprezza molto il “su misura”. Tuttavia si tratta di un prodotto ancora per pochi, perché un telaio può costare tra i 1.000 e i 2.000 euro. A proposito di mercati Morgan Stanley ipotizza un recupero degli Usa dal secondo trimestre 2017 mentre il Giappone resterà un’area difficile. La crescita globale del business dell’eyewear è prevista fra il +3% e il +5%, nella parte ■ bassa del trend di lungo periodo. 


milano unica

nuove sfide

shanghai a marzo, milano a luglio con «fiducia e coraggio» Al salone tessile crescono i visitatori russi, calano i tedeschi. Prossima tappa la Cina, diventata il maggiore buyer estero, ma c’è anche la 25esima edizione milanese. Tutta da sperimentare, con le nuove date di luglio di elisabetta fabbri

Milano Unica XXIV ended with an increase in Russian visitors and a decrease in German ones. The next challenges will be in March, with Milano Unica Shanghai fair, and in July in Milan: the organizers has anticipated the dates to meet the needs of fashion brands, between supporters and opponents.

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l test della 24esima edizione, Milano Unica mantiene le presenze stabili (a 5.900 visitatori) ma festeggiati i segni positivi da Russia (+34%), Usa (+2%), Canada (+29%), UK (+4%) e Cina (+6%), si trova a fare i conti con il calo di visitatori dalla Germania (-44%, in parte legato alla parziale concomitanza con il salone Munich Fabric Start) e con le assenze da Giappone (-14%) e Francia (-11%). «Per fare di Milano Unica la vetrina del più alto saper fare italiano ed europeo - commenta il presidente della manifestazione Ercole Botto Poala - sono necessari ulteriori interventi, ma non ci mancano fiducia e coraggio: questa diventerà sempre di più una fiera di eccellenza, innovazione e creatività». Concetti ampiamente espressi dalle collezioni per la primavera estate 2018 presentate e Fiera Milano Rho (dall’1 al 3 febbraio), fra tessuti e accessori tessili, che si auspica portino a una ripresa, dopo un 2016 di ricavi pressoché invariati per il settore, a 7,86 miliardi di euro, e di un -2% dell’export (a 4,3 miliardi). CINA E HONG KONG superano LA GERMANIA FRA I TOP BUYER La partita ora si gioca in Asia, come dimostra il prossimo appuntamento di Milano Unica, a Shanghai dal 15 al 17 marzo. Del resto le stime di Smi-Sistema Moda Italia danno chiare indicazioni: nei primi 10 mesi del 2016 Cina e Hong Kong insieme sono

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diventati i maggiori importatori di tessuti italiani (294 milioni di euro), superando la Germania (292 milioni, -3,7%). E nella lista dei top 15 ci sono anche Giappone (105 milioni) e Corea (81 milioni). «Nel 2016 la Cina è stata un buon mercato per noi», conferma Lorella Paulotto, ceo di Gruppocinque, azienda comasca specializzata nei tessuti di alta gamma a navetta tinti in filo. «Cina e Corea vanno bene - ribadisce Walter Niedermair, alla guida del Lanificio Moessmer di Brunico, specialista del loden e delle lane cotte - ma ormai non ha più senso parlare di aree geografiche. Piuttosto la distinzione va fatta tra chi “ha fatto i compiti”, puntando su qualità e valori e chi, avendo optato per la riduzione dei prezzi, oggi non riesce più a stare in piedi». «Noi abbiamo assistito a una crescita del mercato italiano e del resto d’Europa, Regno Unito escluso, per via dell’indebolimento della sterlina. Il vero incremento, però, si è visto fra Cina, Corea, Giappone e Medio Oriente», racconta Alessandro Barberis Canonico, ceo di Vitale Barberis Canonico che ha lanciato la linea “Segno, disegno e gesto”, ispirata ai segni irregolari della quotidianità, come l’impronta di un pneumatico sull’asfalto o il QR code. Ottimista sulla Repubblica Popolare, l’imprenditore biellese mette un punto interrogativo sull’Europa e sugli Stati Uniti dell’era Trump. «La realtà - spiega Barberis Canonico - è che il consumatore è continua-

L’area Trend alla scorsa Milano Unica

mente disturbato. I flussi di migranti, le correnti populiste, le tensioni sull’euro creano instabilità. Nel caso degli Stati Uniti sono in gioco fattori positivi, come la prospettiva di un taglio delle tasse e di un aumento dell’occupazione e negativi, quali l’introduzione di dazi o la volatilità del dollaro». Gli Usa, sesto maggiore buyer di stoffe made in Italy, si riconfermano un buon mercato per la Duca Visconti di Modrone, così come il Regno Unito ma in Asia il velluto (core business dell’azienda) «fa fatica». Intanto, per rendere questo tessuto sempre più a-stagionale, la realtà di Vaprio d’Adda (Mi) ha lavorato sui pesi, scesi a 170 grammi, e sulle mischie come cotone e lino. Per il Lanificio Europa il 70% del mercato è invece dato dalla Germania. «Il 2016 non si può dire un anno brillante, ma alcuni marchi italiani sono tornati, specie per realizzare capsule collection made in Italy», dice Carolina Guarducci dell’azienda pratese con core business nel denim.


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1. Il QR code ispira la trama di un tessuto Vitale Barberis Canonico nella linea “Segno, disegno e gesto”, cui ha collaborato l’illustratore Andrea Tarella 2. I velluti ultra-light Duca Visconti di Modrone 3. Effetti 3D per Gruppocinque 4. Filati d’effetto per la lana cotta leggera di Lanificio Moessmer 5. I nuovi denim di Lanificio Europa

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l’anticipo delle date a luglio tra dubbi e certezze La scorsa Milano Unica è stata l’occasione anche per sentire gli imprenditori su un’altra sfida, il discusso anticipo della prossima edizione del salone, da settembre all’11-13 luglio. «Milano in luglio e Parigi in settembre può avere un senso», rispondono dal Gruppocinque. «Una preview in luglio è molto importante per noi: è il periodo più giusto per i grandi marchi», sostengono dal Lanificio Europa. «L’anticipo delle date è una sfida - commentano dalla Duca Visconti di Modrone -. Sarà difficile, perché si sovrappone con il grosso della produzione e in luglio si facevano molte campionature. Bisognerà strutturare l’azienda perché non si fermi nella canoniche tre-quattro settimane di agosto. Ma è anche vero che le fiere nelle date passate stavano diventando un po’ inutili». «Resta da capire - proseguono - se i clienti vorranno vedere le pre-collezioni in maggio, quando si realizza gran parte della

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produzione invernale». Tra i più perplessi Niedermair del Lanificio Moessmer, che teme la defezione di Cina, Giappone e Usa. «Non verranno - spiega - perché per loro è troppo presto. Così c’è il rischio che la fiera da Europea diventi regionale. Di fatto quelli che vogliono anticipare sono i grandi brand. Per assecondarli dobbiamo aumentare la capacità del 10%, nei mesi in cui abbiamo il massimo della produzione invernale. Un cambiamento efficiente solo se porterà a un

anticipo degli ordini. Se servirà solo a dare più tempo ai clienti di decidere, l’aumento dei costi sostenuti prima o poi si rifletterà sui prezzi». Tra i più favorevoli alle date di luglio c’è Barberis Canonico, che è anche presidente di Ideabiella, la rassegna che in Milano Unica si focalizzata sui tessuti classici di alta gamma: «Capisco le difficoltà delle aziende piccole, per cui è più problematico spostare le ferie e anticipare la produzione. Ma anche i clienti hanno il problema di suddividere la produzione: anticipando la fiera pensiamo di fornire loro un maggiore servizio». Pure per le date invernali si pensa a un anticipo? «Gennaio è troppo vicino al Natale - risponde Barberis Canonico - e poi dobbiamo considerare le date di Pitti: molti ■ buyer prima vogliono passare di lì». 

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textile world

TMR Cederna fodere

pet riciclato per la linea greentech The lining producer Tmr Cederna Fodere has launched a new green line made by Newlife, a sustainable polyester yarn from postconsumer bottles. Anche Tmr Cederna Fodere punta all’ecosostenibilità. Per la nuova linea di fodere GreenTech ha scelto Newlife: una fibra in poliestere ottenuta dal Pet proveniente da bottiglie riciclate, che permette un minore consumo di acqua e di energia durante la produzione, con conseguente riduzione di emissioni di CO2, rispetto al poliestere non riciclato. L’impiego di processi meccanici, senza sostanze nocive, riduce ulteriormente l’inquinamento ambientale. Ma i vantaggi non finiscono qui. «Le fodere ecofriendly - spiegano dall’azienda di Varese - sono “skin sun protection”, perché i filati forniscono una protezione dai raggi UV. Questa proprietà permette anche un’ottima solidità dei colori alla luce. In più si tratta di un prodotto traspirante, che allo stesso tempo garantisce l’isolamento termico e con un elevato grado di comfort per via del “cotton touch”». Last but not least la stampa: per coerenza è ecofriendly perché con la tecnica “transfer” non usa l’acqua durante il processo. (e.f.)

lanfranchi

le zip responsabili che piacciono A stella mccartney Stella McCartney and Geox selected special zips produced by Giovanni Lanfranchi. The Brescia based company celebrates 130 years of history investing in sustainability. Il produttore di cerniere di Brescia Lanfranchi si avvicina all’anniversario dei 130 anni di attività con una serie di iniziative tra cui l’avvio di una collaborazione con Stella McCartney e Geox. Animalista convinta e da sempre sensibile alle tematiche green, la designer britannica ha scelto Lanfranchi per una linea di pantaloni del ready-to-wear. Le parti metalliche delle zip rispettano i severi parametri Detox e Oeko-Tex, mentre i nastri sono in cotone organico e tinti con un processo certificato Gots. Il brand italiano delle scarpe e dell’outerwear che “respirano” Geox ha scelto invece lampo in Newlife (il filo in poliestere derivato dalle bottiglie di plastica) per i capispalla della linea New:Do. Il nuovo corso eco-sostenibile della Lanfranchi procede con la certificazione ISO 14001 dello stabilimento di Urago (Brescia) e l’adesione alla campagna per una moda etica e sostenibile Detox di Greenpeace.  (e.f.)

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highlights gli effetti mossi di tollegno 1900 All’appuntamento di Milano Unica, Tolegno 1900 ha interpretato la stagione calda con effetti mossi sui fondi dei tessuti, grazie a filati mouliné molto fusi e un mix di toni a contrasto o mélange stampati. Speciali tinture creano nuovi effetti délavé, mentre miscellanee di fibre differenti portano a effetti lucido/opaco. Cavalcano il trend della tridimensionalità i tessuti per giacche che mischiano il cotone al lino o alla lana. Nella gamma “Luxury” compare il cammello unito alla seta, per sofisticate giacche primaverili, mentre per i modelli più casual c’è la linea performante “The rainmaker”. Per abiti “tracciabili” il brand biellese propone lane super 120’s provenienti dalla tenuta Beaufront, in Tasmania, suo fornitore esclusivo. Proposto in varie armature e pesi, torna “3Dwool” in lana elasticizzata mono o bi-stretch, che attualizza anche il menswear più formale.

metalbottoni È “no impact” La collezione primavera-estate 2018 di Metalbottoni, gioca sui contrasti. Materiali tecnici si mischiano a quelli naturali per l’active che incontra il fashion. Un’altra linea, pensata per il mondo denim, presenta effetti vintage e usurati ottenuti con avanzate tecnologie. Il comune denominatore della produzione dell’azienda di Brescia (bottoni, ma anche rivetti, placche, fibbie e gemelli), è l’approccio sostenibile secondo il protocollo “No impact”, che si traduce nella messa al bando di prodotti chimici di sintesi, nell’uso di vernici all’acqua per il finissaggio, nella razionalizzazione di consumi di acqua ed energia e in cicli di lavorazione a basso impatto.

un po’ di brezza per tessitura monti Si chiama “Brezza” la nova famiglia di tessuti di Tessitura Monti: una serie di proposte all’insegna della leggerezza che spazia fra stoffe per tutte le stagioni e altre, in cotone e lino dalla mano morbida, prettamente estive. Il Gruppo Tessile Monti - realtà da 102 milioni di euro di ricavi - ha portato al salone anche una serie di novità per SIC. Tess, realtà specializzata nei tessuti premium per camiceria, da luglio incorporata in Tessitura Monti spa. Tra le novità fantasie e il colore (turchesi, gialli, verdi e rosa) ma anche il servizio “Pronto” in 750 varianti.

ORIGIN PASSION AND BELIEFS fa il bis A Milano Unica il salone Origin Passion and Belief ha presentato un’anteprima dell’edizione dall’11 al 13 luglio a Fiera Milano Rho, ma l’idea degli organizzatori di Italian Exhibition Group è quella di proporre due appuntamenti annuali. Di scena a febbraio cinque aziende rappresentative delle migliori manifatture italiane “al servizio della moda e dello stile” attive nei segmenti textile, leather, technology e stone. (e.f.)


BERTO INDUSTRIA TESSILE

Denim sempre più luxury, a portata di giovani talenti Denim fabrics by Berto Industria Tessile are appreciated for the attention to constructions, for made in Italy production, selected materials and great attention to sustainability. Assets that the company makes available to young creative talents. Per un’azienda come Berto Industria Tessile, che fa del denim il proprio centro di gravità, il know how è tutto. E gli addetti ai lavori lo sanno: le tele denim dell’azienda in provincia di Padova, che ha tagliato il traguardo dei 130 anni, sono apprezzate per l’attenzione alle costruzione e alle armature, per la produzione made in Italy, i materiali selezionati e la grande attenzione alla sostenibilità. Ma si può dare di più, grazie alla sfida con Manifattura 1887 Fratelli Berto: una linea di tessuti al top, con tre distinte anime. Si comincia con la Blue Selvedge, che grazie al recupero di antichi telai meccanici a navetta degli Anni Cinquanta punta a ridare ai tessuti quel gusto autentico che tanto apprezzano gli intenditori. Un discorso che per la primavera-estate 2018 implica un lavoro sulle composizioni, con il coinvolgimento del lino, e sui cast, con la scommessa sulle palette dei coloniali: dai military green ed écru, fino all’indaco blu royal e blu sky. Mazzini 11 rappresenta Una proposta della capsule di Ma Va’, realizzata con i tessuti tinti in filo di Berto il laboratorio degli esperimenti, in cui il denim si fonde con fibre pregiate come cachemire della Mongolia, sete color o bourette e lini naturali, prodotti su tealai moderni con costruzioni jacquard, che sdoganano l’indaco in ambiti fino a oggi impensabili. Con Le Mani ci si addentra nell’empireo del super luxury, con un progetto di tessuti fatti a mano in grado di coniugare expertise dell’azienda e dinamiche industriali e con una proposta di tessuti organici che spostano più in alto l’asticella della sostenibilità, nel rispetto degli standard produttivi Gots, con l’impiego di tintura indaco naturale e filati organici al 100%. Ma alla Berto sono convinti che non ci si può proiettare nel futuro senza considerare che il domani è fatto di nuove sfide creative. Da questo presupposto è nato il progetto #Berto4YoungTalents, che mira a coinvolgere e dare supporto ai nuovi talenti. Un programma di incentivazione alla creatività con cui l’azienda offre i migliori tessuti a un pool di una ventina di brand, senza minimi di acquisto e a prezzo agevolato. Per ciascuno è sviluppato un piccolo progetto di comunicazione ad hoc. A uno di loro, Ma Va’, l’azienda ha chiesto di realizzare una capsule collection con i propri tessuti tinti in filo, per celebrare i 130 anni di attività. (c.me.)

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PITTI FILATI

Sul filo dell’emozione Secondo le previsioni di Smi, la filatura italiana chiude il 2016 con ricavi in calo del 2,6% a 2,84 miliardi di euro, con l’export che accusa una flessione del 4,5% a 832 milioni. Sono tempi difficili, ma gli imprenditori italiani non si perdono d’animo e continuano a puntare su prodotti di qualità, ad alto tasso di ricerca ed emozione di ELENA AZZOLA

Un’immagine scattata presso lo Spazio Ricerca di Pitti Immagine Filati

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on è un momento facile, ma le filature ce la stanno mettendo tutta per affrontare le incertezze dei mercati, supportate da una manifestazione leader come Pitti Immagine Filati: è questo il bilancio che si può tracciare a bocce ferme, conclusasi l’80esima edizione del salone, che ha presentato in anteprima a Firenze le collezioni di filati per maglieria della primavera-estate 2018 di 110 marchi. Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, parla di feedback molto positivi nei confronti delle nuove proposte e della ricerca che le filature d’eccellenza italiane ed estere hanno presentato a un pubblico qualificato di designer, uffici stile e operatori del settore. «Un target di compratori che stiamo registrando in crescita, sia sul fronte estero che su quello italiano - aggiunge - e con soddisfazione dico che si tratta di una progressione in corso ormai da tre edizioni». I conteggi indicano un +2,5% nel numero di presenze, che porta il totale a oltre 4.350 compratori complessivi; in salita sia gli italiani (+3,5%), che gli stranieri (+1%), a quo-

According to SMI forecasts, the Italian yarn industry ended 2016 with revenues down 2.6% to 2.84 billion euro, with a 4.5% drop in exports to 832 million. These are difficult times, but Italian entrepreneurs have not lost heart and are continuing to focus their research on the production of highquality, emotive products. ta oltre 1.800 unità. Dati in dato l’illusione di un iniLA FILATURA progressione per quasi tutzio di stabilità. L’export ha ITALIANA In numeri accusato un -4,5% a 832 ti i mercati di riferimento: nel 2016 le performance migliori milioni. Al contrario, le sono quelle da Germania importazioni sono aumenricavi (+6%), Francia (+8,5%), tate del 3,8% a 881 mi-2,6% a quota 2,84 miliardi Giappone (+23%), Russia lioni, portando la bilancia (ritorno a ritmi sostenuti commerciale del settore in export dei compratori a +80%); disavanzo per 49 milioni. -4,5% confermano i loro livelli di Tenendo conto delle staa quota 832 milioni presenze i compratori da tistiche Istat, nel periodo import Stati Uniti e Regno Unito, gennaio-novembre il mer+3,8% in flessione invece Spagna cato interno ha subito una a quota 881 milioni e Olanda. Giudizi molto flessione del 2,8%. I dati positivi sono stati espressi Previsioni Smi - Sistema Moda Italia dell’export riferiti ai primi sul nuovo Spazio Ricerca 10 mesi del 2016 evidenThe Passenger - curato dal fashion designer ziano un calo del 3,8%. Gli imprenditori Angelo Figus e dall’esperta di maglieria italiani rispondono con le armi della quaNicola Miller, che ha fatto immergere i vilità e dell’innovazione costante. «Sui filati sitatori in un mondo di input e spunti creaclassici abbiamo riscontrato le maggiori tivi legati al tema del viaggio e dei viaggiadifficoltà: da parte dei clienti vengono fatte tori. Nelle previsioni di Smi-Sistema Moda scelte più di tipo stilistico - testimonia CriItalia l’industria italiana della filatura chiustiana Cariaggi di Cariaggi -. Per questo de il 2016 con ricavi in calo del 2,6% a 2,84 continuiamo a investire molto sulla ricerca miliardi di euro, dopo un 2015 che aveva e su prodotti in grado di emozionare». ■

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PITTI FILATI

ZEGNA BARUFFA LANE BORGOSESIA Per la primaveraestate 2018 le collezioni dell’azienda puntano sulla qualità intrinseca della materia prima e sull’aspetto della funzionalità: a ogni filato corrisponde un’esigenza ben precisa.

CARIAGGI Fra le novità della springsummer 2018 Cariaggi ha presentato il filato in seta pettinata Shining, impreziosito da un filo di lurex, che gli conferisce una lucentezza raffinata.

TOLLEGNO 1900 Tollegno 1900 ha proposto al salone la sua “Total collection” per la primaveraestate 2018, in cui trovano spazio quei filati luxury, classic e performance che hanno contribuito a farne una delle prime realtà italiane del settore.

SüDWOLLE Il gruppo Südwolle, che nel 2016 ha festeggiato 50 anni di attività, ha presentato le novità estive dei marchi Biella Yarn, Safil, HF Filati e GTI in un grande stand ispirato al tema del viaggio.

LINEAPIù ITalia Lineapiù Italia ha svelato a Pitti Filati il primo filato di carta, ispirato alla millenaria tradizione giapponese della carta washi: Paper Knit. In particolare, Carta è un autentico filo di carta ritorto insieme a un filo di poliammide per generare effetti origami nella maglia.

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IAFIL Per presentare le sue novità a Firenze , Iafil Industria Ambrosiana Filati ha preparato dei pannelli che raccontano una storia di nomadismo urbano. Fra maculati che diventano mativi grafici, la sensazione è di trovarsi in una giungla metropolitana.


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e-commerce

INFORMATICA/digital transformation

«con un unico software il prodotto non ha più segreti» Da dove partire per un percorso di digital trasformation? Per le aziende della moda la risposta è una: in Rete è indispensabile una descrizione rapida, esaustiva e completa dei propri prodotti. Per ridurre il time-to-market e non solo. Ecco venire in aiuto le soluzioni di product information management implementate da Informatica, leader nel data management di Carla Mercurio

What is the starting point for the path towards digitalization? For clothing companies the answer is only one: it’s essential to have a quick, comprehensive overview of one’s own products, in order to reduce time-tomarket, implement margins and manage the relationship between multiple products. An option is the product information management solution implemented by Informatica, a leading company in data management.

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l mondo evolve a velocità supersonica e le tecnologie digitali cambiano il nostro modo di fare le cose. È assolutamente sconsigliato prendere esempio dal pianista del Titanic, che continuava a suonare, mentre la nave andava incontro al suo destino». Claudio Bastia e Nicola Nodari, rispettivamente managing director Italy e data quality solutions sales leader Italy di Informatica, usano questa metafora per sottolineare l’urgenza per le aziende della moda di affrontare un percorso di digital transformation. L’itinerario non è facile, certo, perché i cambiamenti nella sfera della tecnologia avvengono a velocità supersonica, ma è comunque necessario partire dai fondamentali. «Oggi parliamo di e-commerce e di omnicanalità - dicono - e domani non sappiano cosa ci aspetta. Ma il prerequisito per una realtà del settore abbigliamento, strettamente legata al prodotto, è avere i dati dei singoli articoli descritti in modo ricco, rapido e completo». Un’esigenza che la multinazionale americana, leader nel mondo dell’enterprise cloud data management, con headquarters a San Francisco - oltre 1 miliardo di dollari di fatturato, 3.600 dipendenti e più di 7mila clienti - ha sviscerato a fondo con le sue soluzioni. Con buoni riscontri, a giudicare da un parterre di clienti di primo piano, tra cui spicca Prada. «Non basta - raccontano Claudio Bastia e Nicola Nodari - pubblicare la foto di un capo sul sito Internet, su Instagram o su qualsiasi canale, se mancano le informazioni necessarie. E non è sufficiente avvalersi del sistema

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1. Claudio Bastia, managing director Italy di Informatica 2. Nicola Nodari, data quality solutions sales leader Italy di Informatica

attuale di informazioni a disposizione delle aziende, basato su codici, colori e taglie. Occorrono le foto, i video, ci vogliono descrizioni accurate e, in un contesto globale, soluzioni multilingue. E se i volumi di prodotto crescono, la sfida si fa ancora più impegnativa». Ecco venire in aiuto le soluzioni di product information management (Pim) di Informatica, che si traducono in un catalogo elettronico che permette di digitalizzare il portafoglio prodotti, per supportare qualsiasi iniziativa tecnologica, dall’e-commerce ai tablet per gli addetti alla vendita. Un software che consente di colmare il gap tra il vecchio sistema di informazioni e le nuove esigenze, con un risparmio di tempo notevole: «Prima occorrevano quattro settimane per pubbli-

care dei prodotti, oggi il time-to-market si riduce a tre/quattro giorni, con un fattore di riduzione medio da 4 a 1». Informazioni migliori e più dettagliate «danno ossigeno alla customer experience e il cliente compra di più. Inoltre è possibile gestire la relazione tra diversi prodotti, per facilitare il cross-selling e l’up-selling». Tutto ciò grazie a un semplice paradigma: «Mettere a disposizione di tutti gli utenti (marketing, produzione, vendite, fotografi, traduttori) un unico repository, il catalogo elettronico appunto, su cui tutte le persone possono lavorare in modo collaborativo, dentro e fuori dall’azienda». E a un presupposto fondamentale: «Niente più processi manuali basati su fogli Excel ma un unico ambiente integrato». Ma quanto costa fare il salto nel digital? «Le nostre soluzioni di Pim, basate essenzialmente sul software battezzato Product 360, prevedono investimenti che vanno da qualche decina di migliaia ad alcuni milioni di euro. Cifre calibrate in base all’investimento, su cui incide anche il tipo di scelta, visto che oggi siamo in grado di offrire l’alternativa tra soluzioni “perpetual” e versioni “subscription”». Anche il miglioramento del customer engagement è uno step che Informatica è in grado di supportare, con il suo bagaglio di prodotti e il know-how acquisito in 25 anni. «A tal fine - annunciano Claudio Bastia e Nicola Nodari - abbiamo avviato una collaborazione con Dedagroup Stealth, leader in Italia nell’Erp specifico per il fashion, volta ad ampliare le funzionalità di Stealth dedicate al customer engagement».■


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DIGITAL MARKETING

Icrossing

L’experience vale solo se tailor-made

Customer engagement, storytelling e analisi creativa dei dati per dar vita a esperienze personalizzate e costruire relazioni forti con i propri user, che guidino i risultati del business. Questa la formula di Nick Brien, che ha inaugurato la filiale italiana di iCrossing di Elisabetta Campana

Storytelling, personalized experiences, creativity and data to build a strong user relationship and drive the business outcomes. That’s Nick Brien’s, global ceo of iCrossing Inc., formula.

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n un mercato sempre più consumer to business anche i brand del lusso, a volte arroccati su posizioni di rendita, non possono che fare i conti con la continua trasformazione dei modelli di consumo online e offline. Soprattutto devono riuscire a coinvolgere i Millennials e nativi digitali, le 1 cui dinamiche nei percorsi d’acquisto sono profondamente diverse da quelle dei loro genitori e dei loro nonni. Una scommessa non facile. Fashion ha chiesto come affrontarla a Nick Brien, global ceo dell’agenzia di digital marketing iCrossing Inc. (nell’orbita di Hearst Group) e tra i maggiori esperti mondiali di comunicazione, presente a Milano per inaugurare la filiale italiana, che debutta sotto la guida di Michele Pecoraro. «Nel mondo luxury e della moda di alto livello il customer engagement, tranne qualche eccezione, non è ancora sfruttato in tutte le sue potenzialità - premette Brien -. Soprattutto con i giovani che filtrano le loro esperienze attraverso i social network, si avvalgono sempre più di una mobile search, anche “visual” e “voice” per prendere le decisioni e ragionano in un’ottica digitale spesso incomprensibile per chi guida le aziende». «I Millennials - spiega - sono molto selettivi, ma al tempo stesso agiscono in modo spontaneo, e hanno modalità differenti di comportamento e di acquisto, a partire dagli asiatici. Scommettere su politiche di marketing globali ha poco

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1. Nick Brien, global ceo di iCrossing Inc. 2. Michele Pecoraro, ceo di iCrossing Italia 3. La Hearst Tower a Manhattan, NY, sede 3 di iCrossing Inc.

senso, bisogna invece dare vita a relazioni forti e soprattutto personalizzate». In che modo? Optando su una customized experience dei valori del brand e proponendo uno storytelling incisivo e inaspettato, che riesca a distinguersi nel “rumore” da eccesso di informazioni in cui viviamo. «Ora il digital marketing non si limita più alla comunicazione, ma punta a inserire il consumatore in un contesto, a fargli vivere un’esperienza. E non importa da quale canale si parte» precisa Brien. ANCHE IN NEGOZIO VINCE L’INTERAZIONE Nella moda si possono esplorare nuovi concept di negozi, come il pop up store che non vende abiti ma offre una digital

experience, così come è possibile giocare fra tutte le varie interazioni tra sfilata, showroom e vendita di una collezione. Burberry è un esempio di come si possa generare un forte engagement in e off store. «Fermo restando - prosegue il top manager - che per proporre un’esperienza mirata e riuscire a interessare il proprio user è indispensabile conoscere in modo approfondito a chi ci si rivolge: adesso per esempio bisogna tenere conto che nei giovani sta tornando un forte coinvolgimento politico come non si vedeva da molti anni. Anche la propensione verso la beneficenza è molto sentita». «Noi grazie all’interazione con Hearst Group, di fatto una content company, possiamo disporre di moltissimi dati, che sono la materia prima per l’experience advertising - racconta -. Dati che trasformiamo in insight per potenziare la creatività, abbinando competenze pubblicitarie con quelle editoriali». «D’altra parte - interviene Michele Pecoraro - in uno scenario dove la tecnologia mette i consumatori nella stanza dei bottoni solo creatività, tecnologia, uso sapiente dei mezzi e delle informazioni, rafforzati dalla qualità dei contenuti ■ fanno la differenza».


DIGITAL FASHION

ZALANDO

Consegne più veloci in Italia Zalando’s satellite warehouse in Stradella, in the province of Pavia, has allowed the e-tailer to reduce average delivery time in Italy by about a day and a half. A poco più di un anno dal suo avvio, il magazzino satellite di Zalando a Stradella, in provincia di Pavia, evade il 70% degli ordini che arrivano dall’Italia sulla piattaforma di e-commerce di moda con sede a Berlino. Nel corso del 2016 circa 3 milioni di pacchi sono stati spediti da questo centro logistico, che ha permesso di abbattere di circa un giorno e mezzo i tempi di consegna medi nella Penisola. Attualmente questi vanno dai due giorni per la zona di Milano ai cinque per le isole e le località più remote dell’Italia. «Scendere di un giorno e mezzo nei tempi di consegna è estremamente importante in termini di soddisfazione del delivery - fa presente Giuseppe Tamola, country manager Italia, Spagna e Polonia di Zalando -. Ci permette di intercettare anche acquisti di capi e accessori di cui si ha bisogno o voglia subito». Il magazzino satellite di Zalando a Stradella - il primo di questo tipo aperto all’estero dal colosso dell’e-commerce, che in Germania opera attraverso proprie strutture - è gestito dal partner specializzato Fiege e ha avuto una fase di ramp-up molto veloce: avviato nel gennaio 2016, oggi impiega più di 200 addetti, vanta 16 postazioni per le operazioni di inbound, 45 per quelle di outbound e 32 dedicate ai resi. Quest’ultima attività richiede una formazione specifica da parte degli addetti, che per il 70% sono donne e la cui età media è di 24 anni. Si tratta, infatti, di verificare che il prodotto rientrato sia in perfette condizioni oppure no. La politica dei resi viene particolarmente incoraggiata da Zalando. «Abbiamo osservato che facilitando al massimo la procedura da parte del cliente aumentano le vendite e anche la profittabilità», spiega Tamola. In alcuni Paesi, come la Germania e la Svizzera, il tasso di resi è addirittura del 50%. Ma non solo sulla logistica Zalando è all’avanguardia. Sperimentare per offrire soluzioni innovative è il perno della sua filosofia. «Stiamo lavorando su vari progetti: il Pay Later, la possibilità di pagamento differito, creata internamente; il Same Day Delivery in Germania; l’Instant Return; l’Integrated Commerce; e anche sulle Media Solutions per connettere i brand con i clienti», informa il giovane manager. Gli obiettivi, del resto, sono ambiziosi per questo e-tailer di moda che nel 2016 ha riportato un fatturato di 3,6 miliardi di euro, con una crescita annua fra il 20 e il 25%, e che in Germania rappresenta il 5% della distribuzione di scarpe, mentre in Europa, nei 15 Paesi in cui opera, vale l’1% del mercato del fashion. In cinque anni Zalando prevede di raggiungere un fatturato di 9 miliardi di euro. (e.a.)

RÖDL & PARTNER E NETCOMM

Manuale e lab PER IL business online Rödl & Partner and NetComm have developed the E-commerce Legal & Tax Handbook - Digital, fashion and food worldwide and informative seminars about e-commerce. Benché nel 2016 il volume d’affari del mercato digitale nell’Ue sia stato di quasi 500 miliardi di euro, non sempre le aziende italiane, molte delle quali del fashion, sfruttano appieno questo canale. Per colmare il gap, Rödl & Partner (studio internazionale e multidisciplinare di avvocati, dottori commercialisti, revisori legali e consulenti del lavoro) e NetComm hanno messo a punto il manuale E-commerce Legal & Tax Handbook-Digital, fashion and food worldwide, parte di un progetto più ampio, articolato anche in seminari, i prossimi dei quali in programma a Milano il 9 marzo, 6 aprile, 11 maggio, 8 giugno e 6 luglio. Attraverso “E-commerce Lab” - tenuti presso la sede di Rödl & Partner in largo Donegani 2 - e tramite la guida in distribuzione, gli esperti di Rödl & Partner e NetComm sono in grado di dare risposte esaurienti.  (a.b.)

NETCOMM SUISSE ASSOCIATION

L’e-commerce Nella Ticino Fashion Valley The third edition of “E-Commerce meets Fashion in the Ticino Fashion Valley”is scheduled for 13 March at LAC in Lugano. Il 13 marzo al Lac di Lugano è in programma la terza edizione di “E-Commerce meets Fashion in the Ticino Fashion Valley”, l’evento organizzato da NetComm Suisse Association che porta sul palco gli esperti dell’online per fare il punto sulla rivoluzione digitale in corso. Secondo l’Osservatorio NetComm Suisse sul comportamento del consumatore svizzero verso l’e-commerce (condotto da ContactLab), la moda è stata la prima categoria per i clienti della federazione nel 2015, con una spesa media di 535 franchi svizzeri. Sull’onda di questi riscontri, lo scorso anno l’appuntamento, in lingua inglese, ha coinvolto più di 500 persone. (e.a.)

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PREVIEW WOMENSWEAR FALL-WINTER 2017/2018

Poco show-off e molta personalità per un lusso morbido, sensuale, autentico. a cura di alessandra bigotta

Personality wins over show-off: the new luxury is softly authentic.

Sportmax

Grafica bicolore per l’abito fluido in cady, con il punto vita valorizzato da un moschettone

Antonio Marras

Botanica e naturalista, originaria di Sassari, Eva Mameli non è stata solo la madre di Italo Calvino, ma anche la prima donna italiana a conseguire la libera docenza presso un’università. Alla sua figura si ispira una collezione dalla connotazione bucolica

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Anteprima

Gli anni Ottanta, epoca per eccellenza del power dressing, vengono riletti alla luce di un approccio concettuale alla moda, attraverso forme ammorbidite e nuove ampiezze

Trussardi

Il cappotto-vestaglia in crosta testa di moro si abbina al completo doppiopetto di gusto maschile in lana, con bottoni in pelle personalizzati dalla lettera T. Completano l’outfit il lupetto in punto pizzo a righe multicolori e la cacciatora in pelle martellata e suede, con un’applicazione di patch in canottiglia


Gabriele Colangelo

Nuovi studi volumetrici, partendo dalla figura geometrica del rettangolo. Il rigore delle soluzioni tessili maschili si stempera nelle impunture a filo flottante e pendente

Vivetta

L’inconfondibile volto di Pierrot, con ricami tempestati di Swarovski sul corpetto in tulle, rivive nell’abito in duchesse, ironicamente sofisticato

Krizia

L’abito drappeggiato in cady, con pannello patchwork stampato, riprende nel dettaglio animalier i fondamentali dell’archivio storico del brand

N°21 Lucio Vanotti

Etro

L’inverno 2017/2018 della griffe si rivolge alla #etropaisleytribe

Una “incurante domesticità” si traduce in cappotti avvolgenti, che ricordano vestaglie o accappatoi, giacche simili al tatto a pesanti coperte, felpe e pantaloni con l’elastico

Ricami floreali a filo decorano il giubbotto varsity in panno di lana, con collo in broccato e bottoni gioiello, da abbinare alla gonna a tubo in lana Chevron, in un excursus tra il Neorealismo e American Graffiti

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PREVIEW WOMENSWEAR FALL-WINTER 2017/2018

Byblos Milano

Il maxi cappotto in lana mohair jacquard con sfumature in bianco e nero e riga a contrasto fa da contraltare all’abito interamente ricamato a righe verticali che si staccano al fondo, creando tanti tasselli colorati

Mario Dice

Il modello in gazar di seta esalta il fiore simbolo per eccellenza della femminilità, la rosa, realizzata in organza di seta

Maryling

La preziosità del visone per un gilet di taglio moderno, con ampi spacchi sui fianchi, parte di un outfit di impronta artsy, con dolcevita aderente e abito in seta con stampa multicolor

Giovanni Fabiani

Tra British wave, rock e streetstyle, gli anni Settanta vengono riletti pensando a ritmi e gusti di donne e ragazze dell’epoca 2.0

Roberto Capucci

Max Mara

Raffinati contrasti cromatici per l’outfit dalla silhouette allungata ma morbida

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Cardigan coat in drap di puro cammello con maniche tricot in lana e cachemire, accoppiati con il jersey sfoderato


PREVIEW WOMENSWEAR FALL-WINTER 2017/2018

AMINA RUBINACCI

STRUCTURE AND MOVEMENT Un guardaroba completo, sensuale e femminile , per varie tipologie di donna dalla forte personalitĂ . Ogni look gioca con i codici del giorno e della sera, unendo struttura e movimento, allargando il linguaggio dei materiali inediti, degli abbinamenti inaspettati, per uno spirito modernista che colorerĂ  la prossima stagione fredda. di ALBERTO CORRADO

A complete, sensual and feminine wardrobe for various types of women with a strong personality. Every look plays with daytime and evening styles, uniting structure and movement, expanding the language of original materials and featuring unexpected combinations with a modernist spirit that will pervade the next cold season.

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EVERYDAY ELEGANCE

Capi raffinati e ricercati: l’essenzialità nei dettagli e alta qualità dei tessuti portano la sartorialità nella vita di tutti i giorni, in un equilibrio tra estetica e comfort. Refined, sophisticated clothes: essential details and high-quality fabrics incorporate tailoring expertise in everyday life, in a balance between aesthetics and comfort.

1. Mangano 2. Alpha Studio 3. Lola Swing 4. Momonì 5. Anonyme Designer 6. La Martina 7. Dondup

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MATCHED/ UNTMACHED

Le stampe geometriche, i micro/macro check e floreali caratterizzati da colori contrastanti s’intervallano nei capospalla e negli abiti, per creare un incrocio tra eleganza e minimalismo. Geometric, micro/macro checks and floral prints characterized by contrasting colors mingle with outerwear, creating an intersection between elegance and minimalism. 1

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1. Sfizio 2. Crilla nanĂ 3. Annarita N 4. Paul Memoir 5. Ottod'Ame 6. Oblique Lucille 7. Beatrice B

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1. Amandula 2. Ferrante 3. Daniela Dallavalle 4. Madame Berwich 5. Tricot Chic 6. Caractère 7. Manila Grace

Primordial Fabric

Un modo di guardare la moda che verrà, passando attraverso il ritorno al “fatto a mano”, alla cura del dettaglio e alla manualità creativa per assecondare il desiderio di autenticità ed essenzialità. A way of viewing future fashion by returning to “hand-made”, to attention to detail and to manual creativity to indulge the desire for authenticity and simplicity.

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ART STUDIO

Re-inventare la femminilità. . E poi portarla nel daywear. Non è la forma finale, ma l’approccio. La volontà e il talento creativo vengono messi alla prova per approfondire, scovare, sperimentare nuove forme. Re-invent femininity. And then bring it on daywear. It is not the final shape, but is the approach. The will and creative talent are being challenged to deepen, discover, experiment with new forms.

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1 Maryling 2. 120% Cashmere 3. Lorena Antoniazzi 4. PierAntonio Gaspari 5. Siviglia 6. Terre Alte 7. Cividini

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Weaving Travels

Un mash-up di stili che s’innestano sulla cultura street, per proporre una femminilità rock contemporanea, capace di fondere esperienze di viaggi e influenze etniche. A mash-up of styles based around street culture, conveying a contemporary rock femininity that blends travel experiences and ethnic influences.

1. Rosso35 2. Essentiel 3. Jucca 4. Space Style Concept 5. Hydrogen 6. Lardini Donna 7. Department Five

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MODERN MUSE

La femminilità si coniuga in un attitude ricercata e unica, dove ogni capo è impreziosito da dettagli stilistici e volumi innovativi. Femininity is combined with an attitude for a sophisticated, unique result. Every garment is embellished with stylistic details and innovative volumes.

1. Annie P 2. Koralline 3. Maurizio Pecoraro 4. Bagutta Donna 5. Messagerie 6 Katia G 7. Liu Jo

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Private Renaissance

Decorazioni del passato incontrano lo spirito active contemporaneo. Pattern antichi e decori preziosi rinascono in versione psichedelica, esaltati da superfici lucide. Past decorations meet contemporary active style. Antique patterns and precious decorations are reborn in a psychedelic version on shiny surfaces.

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1. Anna's Loud 2. Redemption Couture 3. Elisa Fanti 4. Luigi Veccia 5. Aniye By 6. Antonelli 7. Leitmotiv

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ElEgance dEcontractEe

Reinterpretazione dei codici dell’eleganza aristocratic, mescolata alla sensualità romantica. Le silhouette sono pure e grafiche , per linee che rappresentano l’idea di lusso rilassato, contemporaneo e metropolitano. A reinterpretation of elegant, aristocratic style, blended with romantic sensuality. The shapes are pure and the graphic designs represent the idea of relaxed, contemporary and metropolitan luxury.

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1. Rocco Ragni 2. Ermanno Scervino 3. Losani Capsule 4. Moqette 5. Atpco 6. D.Exterior 7. Volpi

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Naturally Outside

Parka, field jacket, bomber, MAGLIERIA: i modelli più rappresentativi per stare all’aria aperta e adattarsi ai cambiamenti climatici, puntando su una vestibilità comoda e molteplici cerniere, patch e tasche porta tutto, decisamente utili. Parkas, field jackets and bombers are the most representative models offered for the outdoors and for adapting to climate change, due to their comfortable fit and multiple zips, patches and very useful carry-all pockets.

1. Oc Lab 2. K-Way 3. Bosideng 4. Good Match 5. Opifci Casentinesi 6. 5Preview 7. Scaglione

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w w w.k atiag.it FALL WINTER 2017.18


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SPORTY DAYWEAR

Il mondo del formale in perfetto equilibrio con quello sportivo, in Un gioco giornaliero di sovrapposizioni . per raccontare una donna fuori dagli schemi.

Formal style is perfectly balanced with sporty style, celebrating a new personal and contemporary femininity. A daily game of overlaps, in which coats, dresses, pants, shirts and sweaters feature a mix&match of styles. For women who are truly outside the box.

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1. Shirtaporter 2. Eleventy's 3. Sveta 4. 20.52 5. AS65 6. Roberta Scarpa 7. Roy Roger's

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STILL DREAM

viaggio nella memoria del guardaroba, per cercare ispirazioni e indicazioni di stile. le immagini still life che affiorano definiscono un’estetica personale e intensa. A trip down memory lane, with a wardrobe that looks for inspiration and style hints. Still life patterns come back, to define personal and intense aesthetics. 1

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1. Tagliatore 0205 2. Matteo Manzini 3. Esemplare 4. Sealup 5. Icona Kaos 6. Blauer 7. Parajumpers 8. Pence 9. Lanificio Colombo 10. Moorer

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KORALLINE for

La forza di un progetto fatto di giovani ANDREA TUTOLO, ART DIRECTOR DI KORALLINE, RACCONTA IL PERCORSO E L’ESPERIENZA DI UN’AZIENDA CHE RAGIONA IN GRANDE, GRAZIE A UN ORGANICO FORTE E MOTIVATO, E CHE PUNTA AL RADDOPPIO DEL FATTURATO.

Quando entri in Koralline hai subito l’impressione di avere a che fare con una identità forte: un centrifugato di stimoli visivi tra moda e scenari prospettici. L’incontro con Andrea Tutolo, art director dell’azienda, non fa altro che confermare questa impressione: ci accoglie sorridente, aperto, e ci mette subito a nostro agio offrendoci acqua, frutta e Didò. Sì, Didò. «Un antistress atipico e divertente, che stimola la creatività», afferma. Tutolo rappresenta la new generation di creativi italiani. Un designer 2.0, che non si lamenta della crisi, bensì la analizza e la affronta con nuovi strumenti e cerca di coglierne le potenzialità per convertirle in opportunità. Inizia a raccontarci l’azienda e non parla di numeri, ma di persone. Non si concentra mai sul suo ruolo: al contrario, sottolinea la volontà di abbattere le barriere tra i reparti, agevolando la comunicazione e lo scambio. Rivendica l’importanza dello sviluppo di una filosofia aziendale condivisa e partecipata, lontana dalle fredde strategie basate sui grafici di un monitor. Parla di un progetto integrato, di una storia da raccontare, non sem-

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Andrea Tutolo Art Director

plicemente di un prodotto. E, mentre parla, negli occhi si leggono entusiasmo e tanta determinazione. Lui è uno dei numerosi protagonisti del successo di Koralline, nata nel 2005 dall’idea di un gruppo di imprenditori decisi a intraprendere un nuovo progetto moda. Inserita all’interno del distretto tessile di Prato, l’azienda oggi può vantare un’importante rete di distribuzione, che conta oltre 1.200 negozi in Italia e

in Europa. Il concetto di stile va ben oltre la moda; si parla infatti di stile nella musica, nella scrittura, nella danza e, più in generale, si può identificare con la parola stile tutto ciò che caratterizza una persona in senso ampio. Lo stile ha a che fare con l’arte, tanto quanto con la vita. Per Koralline stile è sinonimo di ricerca e innovazione costante; lo stile si crea confrontandosi col mondo, vivendolo e osservandolo per coglierne i dettagli più intimi. Così ogni momento, anche il più inatteso, può trasformarsi in fonte di ispirazione, in stimolo alla creatività. Anche una mattina alla stazione, guardando la vita che scorre e corre in tutte le sue forme, le sue età, le sue stravaganze; negli eccessi e nella formalità. Un 2017 importante per questo gruppo che, dopo l’inizio del progetto di partecipazione ai saloni internazionali, mira a raddoppiare il fatturato, puntando anche sull’innovazione con le nuove soluzioni Chatbot della piattaforma b2b, oggi uno dei fiori all’occhiello dell’azienda. Solo l’occhio curioso, che si spinge oltre, l’occhio che osserva è capace di creare un interesse e non semplicemente un abito, di sviluppare uno stile esclusivo e non replicabile, che conferisca una personalità unica all’immagine del brand.

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Mary Katrantzou Designer

SWAROVSKI.COM/PROFESSIONAL


PREVIEW ACCESSORIES FALL-WINTER 2017/2018

LUISA TRATZI

SEDUCTIVE SPACE Un laboratorio creativo per raccontare le nuove collezioni invernali. Lavorazioni preziose per accessori contemporanei ed inediti. Colori up-to-date e forme declinabili in molteplici abbinamenti e modi di essere. Intrecci di materia e pensiero che danno vita a modelli unici. di ALBERTO CORRADO

A creative workshop to tell the new winter collections. Precious manufacturing for contemporary and unusual accessories. Color and up-to-date forms are expressed in various combinations and ways of being. Material mixes and thoughts create unique patterns.

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HARMONT&BLAINE

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COCCINELLE

Aggressive quel poco che basta e non guasta. Audaci nel mostrare un côté fashion che sopravvive allo scorrere del tempo. Per chi vuole essere femminile e sensualmente graffiante. Aggressive, but not too much. Bold in showing a fashion côté, that survives the test of time. For those who want to be feminine and sensually scratchy.

donatello brunello

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PAOLA BRUNAZZI


MALOSOULIERS DEI MILLE

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VOILE BLANCHE

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SYMBIOTIC CLASHES

Tronchetti decorati e décolletè con stiletto, icon- bag e secchielli in pelliccia. Gli accessori sembrano richiamare forme d’arte contemporanea, diventando l’espressione di una follia creativa, da condividere senza risparmio di energia.

PLINIO VISONà Decorated ankle-boots decorated and décolletés, icon-bags and fur handbags. Accessories which seem to recall contemporary art forms, becoming the expression of a creative madness to share without energy saving.

PARMEGGIANI

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PREVIEW ACCESSORIES FALL-WINTER 2017/2018

ALBERTO GUARDIANI

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GIANNA MELIANI LAURA DI MAGGIO

SQUEAKY CLEAN

Lo stile essenziale mitiga l’appeal urban chic quotidiano, per una cittadina del mondo, mossa da una insaziabile curiosità. Work time e leisure spirit si confondono in modelli unici e irrepetibili. An essential style to mitigate the urban chic appeal, for a world citizen driven by an insatiable curiosity. Work time and leisure spirit in unique and unrepeatable models.

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PREVIEW ACCESSORIES FALL-WINTER 2017/2018

LA MARTINA

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WORKAHOLIC

Ordine e professionalità . La regola delle regole viene applicata al guardaroba di chi lavora, rinnovando gli schemi attraverso una lettura trasversale, dalla tecnologia delle scarpe alle borse di design. Order and professionalism. The rule of rules is applied to the wardrobe of those who work, renewing the patterns through a cross-reading technology, from shoes to designer handbags.

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PREVIEW ACCESSORIES FALL-WINTER 2017/2018

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Oro, nero, giallo. Bianco puro, cristallino abbacinante. I metalli nobili offrono con generosità le proprie performance cromatiche per rendere più preziosi gli accessori, almeno alla vista.

Gold, black, yellow. Pure white, crystalline dazzling. Noble metals generously offer their color performances to make the most valuable accessories, at least to see.

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SS 2017 SHOES - BAGS - ACCESSORIES


WOMEN’S FASHION SHOWS FALL-WINTER 2017/2018 A cura d alessandra bigotta

new york stories Istantanee colte alle sfilate newyorkesi, all'insegna delle ibridazioni tra gli stili, le forme, i materiali. Si assottiglia il confine tra sportswear e formale, si addolciscono le linee, si fa la differenza attraverso i dettagli.

Ph. Imaxtree.com

Snap-shots taken during the recent fashion week in New York, in the name of hybrid styles, silhouettes, materials. Sportswear and formalwear get closer and closer.

victoria beckham

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TREND

BRAND TO watch Sono marchi al debutto o con poche stagioni alle spalle, oppure collezioni pronte al rilancio. Il loro fil rouge? Un concept originale e una storia da raccontare DI ANGELA TOVAZZI

They are beginners or young brands, or collections ready to relaunch. Their fil rouge? An original concept and a story to tell.

KAVJ The Kajetana Orsini and Vittoria Orsini’s bags are customized with “symbols of the soul”. Ci sono simboli che appartengono all’anima: Kavy li cattura e li rende indossabili. Questa la mission del nuovo brand fondato da due amiche, la principessa Kajetana Orsini e la designer Vittoria Orsini. Lanciata nel 2015, la collezione si concentra sulle borse: creazioni made in Italy realizzate a mano, personalizzate da simboli in grado di «dire qualcosa di sé, di comunicare i propri valori, desideri e obiettivi», raccontano le due amiche-socie in affari. Kavj, che recentemente ha vinto il Fashion Excellence Award 2017, è venduto online sull’e-shop del brand con un prezzo medio di 335 euro.

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IO IVANA OMAZIC The Croatian designer, after a creative journey with top names in the fashion industry, like Céline and Martin Margiela, is back in Zagreb to found her brand. Ex direttore creativo di Céline e Martin Margiela e con trascorsi illustri in griffe come Jil Sander, Prada Sport e Miu Miu, Ivana Omazić non ha bisogno di presentazioni. Qualche accenno in più merita invece IO Ivana Omazić, brand lanciato dalla stilista croata nel 2015, che dal debutto ha già conquistato circa 80 top shop in una ventina di Paesi, sbarcando anche in location italiane come Tiziana Fausti a Bergamo, Penelope a Brescia, Tessabit a Como. «Dopo un lungo e ricco percorso di lavoro che mi ha portato a vivere per molti anni tra Milano e Parigi - racconta la designer, 43 anni - ho desiderato tornare alle mie radici e Zagabria mi ha di nuovo accolta». Nella sua città, vicino a un bosco, Ivana ha aperto il suo laboratorio atelier e si è circondata di un team di artisti-designer. Il risultato è una collezione demi-couture made in Croazia, dove i tagli sperimentali e l’innovazione nei volumi rivelano una grande sicurezza creativa, capace di dar vita a pezzi di puro design. La distribuzione per tutto il mondo è gestita è MC2 Showroom a Parigi.


VICTOrVICTORIA VictorVictoria, brand born in the Eighties and later acquired by Sergio Tegon (Ca’ Da Mosto) is back on the market.

CLONE The designer Bruno Bordese relaunches Clone, footwear brand under the spotlight in the Nineties. Il designer milanese Bruno Bordese rilancia Clone, la collezione di calzature uomo e donna forte sul mercato negli anni Novanta. Alleati nel progetto, al via con la primavera-estate 2017, sono la multinazionale cinese Max Group e la società di distribuzione Massimo Bonini. Nella linea donna zeppe, zoccoli, ballerine e sneaker scommettono su forme e materiali ripresi dai modelli presenti nell’archivio del brand, rivisitati in chiave unconventional e ironica, in una dialettica creativa tra gusto pop e romantico. Con prezzi medi sell out intorno ai 200 euro, la collezione per la prima stagione ha convinto oltre 70 multimarca di tutto il mondo, con clienti top come Lane Crawford in Cina e Hong Kong e Gibot a Roma.

VictorVictoria reloaded. Il marchio nato alla fine degli anni Ottanta e rilevato in seguito da Sergio Tegon, fondatore e a.d. della Ca’ Da Mosto di Scorzé (Ve), torna sul mercato. «Ho acquisito VictorVictoria affascinato in primis dal nome e da un’idea di design minimal declinato nella versione maschile e femminile - racconta -. Un progetto che ho voluto mettere nel cassetto, in attesa di trovare un team di creativi perfetto». Ora che la squadra giusta ha superato il “collaudo”, la collezione - distribuita da Areté Showroom di Milano e disponibile anche sull’e-shop del brand - punta a conquistare mercati chiave come Italia, Germania e Nord Europa, Russia e Stati Uniti, attraverso un prodotto di qualità ma dal prezzo accessibile. Qualche esempio: cappotti dai 700 ai 1.000 euro e completi uomo intorno agli 800 euro.

ROCCO STRACUZZA for

Professione fashion stock broker Specializzato nell’intermediazione d’acquisto di stock dei nomi top di abbigliamento e accessori uomo, donna e bambino, Rocco Stracuzza è un trait d’union fra negozi e outlet per gestire al meglio il business delle rimanenze. «Un ruolo oggi sempre più determinante per assicurare margini al trade». Lei si definisce un fashion stock broker. In cosa consiste il suo lavoro? Sono un intermediario, una figura che si inserisce nel dialogo fra negoziante e stockista, per offrire alla merce invenduta una giusta collocazione all’interno degli outlet. Seguo principalmente il mercato italiano, ma lavoro anche con l’estero. Qual è il valore aggiunto offerto ai retailer? In un mercato come l’attuale, dove lo smaltimento delle giacenze rappresenta un fattore chiave per garantire margini ai negozi, serve un servizio qualificato, che assicuri qualità nello stoccaggio, tempestività dell’intervento

e nei pagamenti, massima discrezione nei confronti delle parti. Il ruolo dello stockista è cambiato. Non si limita a intervenire due volte l’anno per risolvere il problema delle rimanenze, ma è ormai un anello imprescindibile della filiera distributiva. Rocco Stracuzza che cosa offre? Operando in uno scenario complesso, con un’offerta di prodotto molto ampia in cui si alternano nomi noti e meno noti, è fondamentale avvalersi di persone esperte, in grado di soppesare le collezioni e valutare gli stock. Le mie parole d’ordine sono competenza, professionalità e, naturalmente, grande passione. www.roccostracuzza.com - info@roccostracuzza.com

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TREND

Demanumea Unique artbags: the Silvia Scaramucci’s brand is designed in partnership with artists from different backgrounds. Demanumea viene dal latino e significa “dalle mie mani”. Un nome che è mission e paradigma creativo per il marchio di borse e accessori haut de gamme lanciato nel 2016 da Silvia Scaramucci, che aveva un sogno: creare pezzi unici ed esclusivi, vere e proprie opere d’arte da indossare, realizzate a mano una a una (mai stampate) in collaborazione con designer, scultori, pittori, street artist, calligrafi, illustratori, ricamatori. Attualmente Demanumea, pronta a scendere nell’arena di White Milano nella sezione “White Lounge” con la sua seconda collezione, è disponibile in una quindicina di multimarca in Italia, a Dubai, Zurigo, Shanghai, Parigi e Kazan (Russia). Le borse, ognuna certificata e autenticata dall’autore, sono vendute al pubblico con prezzi compresi tra 1.200 e 1.300 euro.

BALOSSA Indra Kaffemanaite designs a collection that experiments the creative potential of the white shirt, through constructions and deconstructions. L’eleganza si concentra nella camicia, diceva Oscar Wilde. Un caposaldo per la moda maschile, ma anche per quella femminile, come dimostra il lavoro di Indra Kaffemanaite, designer nata e cresciuta in Lituania e arrivata nel 2005 in Italia per frequentare l’istituto Carlo Secoli di Milano. Il suo brand, che nel 2015 si è aggiudicato l’Inside White Award, è un atto d’amore proprio per la camicia bianca, riletta e reinterpretata in chiave sartoriale con tagli, drappeggi, arricciature, pannelli e asimmetrie che la trasformano in pezzo d’autore e a volte in qualcosa d’altro: stola, mantella, miniabito, grembiule. Balossa, che dall’autunnoinverno 2017/2018 spazia anche verso gonne e pantaloni, nel giro di tre anni ha conquistato la fiducia di circa 200 clienti multimarca in tutto il mondo, con nomi top come Biffi a Milano, Bernardelli a Mantova, Della Martira a Carpi, LuisaViaRoma a Firenze. Con Tag Showroom di Milano come piattaforma commerciale di riferimento, il brand è venduto con un retail price medio di 200 euro.

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madame cosette With a name that reminds a fairy tale, Madame Cosette is a new shoes start up focused on five must haves. «Quando eravamo piccole io e le mie sorelle lasciavamo in giro le scarpe e così la mamma, per costringerci a fare ordine, ci raccontava la storia di Madame Cosette. Una signora che entrava in casa di notte con una chiave magica e portava via tutte le calzature fuori posto per darle ai bambini bisognosi». Sarah Balivo, architetto specializzato nelle scenografie delle sfilate e sorella della conduttrice televisiva Caterina, svela così l’origine del nome della start up lanciata lo scorso inverno. «È una mini collezione di scarpe composta da cinque modelli, i must have di stagione, e giocata su un solo materiale - dice Sarah -. Al momento vendiamo online ma in futuro saremo anche nei negozi». Per la prossima stagione fredda, il cavallo di battaglia sarà il velluto: «Ai cuissard e alle Mary Jane, simboli del marchio, abbineremo una ciabattina arabeggiante, un anfibio e un sandalo particolare con plateau - anticipa Balivo -. Il tutto a prezzi ragionevoli (210 euro le Mary Jane e 330 euro i cuissard, ndr) e tassativamente made in Italy». (e.c.)


NEW LIFESTYLE

GUCCI

FIX YOURSELF In scena i nuovi occhiali, le fragranze da amare, la cosmesi per preservare e il make-up per sedurre. Ossessioni capaci di catturare lo sguardo e l’immaginazione di ogni donna il cui obiettivo e' rimettere al centro se stessa. di ALBERTO CORRADO

On stage new glasses, fragrances to love, cosmetics to preserve and make-up to seduce. Obsessions able to catch the eye and imagination of every woman, in order to put her at the center. 09_01_2017

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cool VISION I nuovi confini dell’eyewear esplorano l’estetica innovativa e senza tempo delle nuove collezioni, che sposano perfettamente il concetto di artigianalità di lusso. Materiali insoliti e dettagli imprevisti rivisitano in un modo attuale le forme classiche delle montature femminili. New eyewear explores the timeless and innovative aesthetics of collections, which perfectly blend the concept of luxury craftsmanship, unusual materials and unexpected details, revisiting in a timely way the classical forms of feminine frames. 1. 3Momi 2. Blumarine 3. Jacques Durand 4. David Marc 5. Stella McCartney 6.Vuarnet 7. Mikita 8.Saraghina

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fa s h i o n V I S I O N Accendete i motori, allacciate bene il casco e naturalmente inforcate i vostri occhiali preferiti. L’occhialeria torna ad animare la stagione invernale con il suo mondo fatto di colori e forme uniche, di semplicità e di comfort per vivere con ironia e leggerezza l’universo fashion. Start your engines, fasten well your helmet and of course wear your favorite glasses. Eyewear returns to animate the winter season with his world of colors and unique shapes, simplicity and comfort, to explore with irony and lightness the fashion universe. 1. Persol 2. Salvatore Ferragamo 3.Trussardi 4. Pq By Ron Arad 5. Fendi 6. Lanvin 7. Chopard 8. Emilio Pucci

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BALDININI/Yellow Strap

Nuova fragranza orientale con accordi che vanno dal floreale al fruttato, dallo speziato leggero all’agrumato, dal fresco al muschiato

JIMMY CHOO/Illicit

Vivace e provocante, ma dotato di una delicatezza di fondo, Illicit è un moderno "florientale" dalla firma ammaliante e femminile

GUESS/Dare

Una fragranza vivace e frizzante dalle sfumature verdeggianti e fiorite. Un’insolita miscela di note che colgono lo spirito audace di una donna

sexy g o d d e ss PACO RABANNE/Olympéa

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Un'avventura olfattiva divina, un incontro tra la sensualità di un accordo di vaniglia salata e la freschezza di note floreali

THIERRY MUGLER/Angel

L’emblematica stella si trasforma in irresistibile shock olfattivo: sensuale e maliziosa

I profumi rivelano l’edonismo di valori originari, personificati da una donna audace, seducente e seduttrice.

Hermès/Galop

Conquista con un jus ricercato e una confezione elegantissima. Nasce così un ritmo olfattivo completamente nuovo e originale, profondamente femminile e al tempo stesso potente.

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Parfums reveal the hedonism of originary values, interpreted by a bold, seductive seductress.

NARCISO RODRIGUEZ

Una fragranza elegante, sensuale, misteriosa e voluttuosa. Un flacone dal cuore rosa sublimato dalla profondità del vetro


ELISABETH ARDEN/advanced:

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Il trattamento monodose per restituire alla pelle elasticità attraverso un siero leggero, privo di profumi

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È tutta questione di sguardi e di pelle, Giocando con colori e con texture illuminanti per essere sempre più bella, sempre più giovane.

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Palette contorno viso: polvere per illuminare le zone d’ombra, polvere di contorno per correggere e affinare i rilievi, blush per aumentare gli zigomi

It's a matter of gazes and skin, playing with shiny colours and textures. To be more and more beautiful, younger and younger.

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Ombretti che valorizzano l’intensità dello sguardo. Mat metallici o satinati, realizzati da estratti di piante con la tecnologia più sofisticata

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ins ta n t p o l a r o i d Istantanee rubate alle nuove e audaci collezioni, che riaffermano il proprio stile, unito a una imprescindibile funzione protettiva. Felice armonia tra un'immagine sportiva o elegante che strizza l’occhio al vintage, ma con una costruzione architettonica moderna. The snapshot of the new and bold collections that reaffirm their style combined with the unmissable protective function. Happy armony between sporty elegant that gives a nod to vintage, but with a modern architectural construction. 1. Kyme 2. Invu 3. Masahiro Maruyama 4. Blackfin 5.Reiz 6. Byblos 7. N°21 8. Mora

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Blümlein & Lang è un marchio di proprietà di Blümlein & Lang Mode Gmbh _ photographer Roberto Rocco _model Hong-hu Ada

The One Milano _24-27 February 2017 PADIGLIONE 4 STAND C54_Fieramilanocity


STORE TO WATCH

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Vinicio Ravagnani

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VINICIO

«Genova non è certo la bella addormentata» Dopo Legnano (Mi), Arona (No) e Novara, Vinicio sbarca a Genova, con il suo quarto luxury multibrand store. «Chi pensa che la città sia un po’ conservatrice e poco incline al cambiamento si sbaglia: abbiamo avuto un’accoglienza strepitosa» dice Vinicio Ravagnani di Elisabetta Campana

After Legnano (Mi), Arona (No) and Novara, Vinicio landed in Genoa. The new 500 sqm luxury multibrand store, located in via Roma, hosts also seven corners of Saint Laurent, Valentino, Dolce&Gabbana, Givenchy, Stella McCartney, Chloé e Bulgari

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«Mcittà un po’ conservatrice, poco ini avevano detto che Genova è una

cline al cambiamento, una sorta di “bella addormentata nel bosco”: nulla di più sbagliato. Il nostro luxury multibrand store è stato accolto con forte entusiasmo, interesse e disponibilità nei confronti della moda». Con queste parole Vinicio Ravagnani, alla guida della società che porta il suo nome - sinonimo di quattro mega store e un monomarca, oltre 70 dipendenti e quasi 60 milioni di euro di fatturato - racconta della sua ultima fatica, che corona quasi 35 anni di attività, all’insegna di indiscussa professionalità, impegno e tanta passione. Negli ultimi tre anni l’accelerata. Dopo avere aperto nel 2014 il mega store di Legnano di 3.500 metri quadri complessivi alle porte di Milano, avere rinnovato lo spazio di Arona (No), essere sbarcato lo scorso aprile a Novara (500 metri quadri)

e avere avviato 3mila metri quadri dedicati alla logistica a Bursto Arsizio (Va), Vinicio è approdato a Genova. Nel capoluogo ligure - che conta 600mila abitanti, oltre ai turisti - ha inaugurato lungo la centralissima via Roma prima il monomarca Vinicio for Longchamp e poi il multimarca. Una boutique di circa 500 metri quadri complessivi (ex multibrand Forni), in galleria Renato De Barbieri 5n, con 11 vetrine che si affacciano anche su via Roma e galleria Mazzini. «Siamo in buona compagnia, con di fronte Louis Vuitton e di fianco Salvatore Ferragamo - dice Ravagnani -. Abbiamo investito in un progetto di forte immagine, anche perché in città mancava un’insegna di riferimento come la nostra». «Al piano terra - prosegue - la boutique accoglie la clientela con sette corner di Saint Laurent, Valentino, Dolce&Gabbana, Givenchy, Stella Mc-


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1. All’interno del luxury multibrand store Vinicio di Genova, il corner dedicato a Dolce&Gabbana e, nella parte antistante, lo spazio riservato a Bulgari, 2. Tre delle undici vetrine del negozio 3. La parte dello store che ospita le proposte donna. 4. L’area dell’universo uomo

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Cartney, Chloé e Bulgari, mentre il primo piano è dedicato all’universo uomo e all’offerta donna più contemporary». Tra palazzi ottocenteschi e carrugi caratteristici, lo store è ospitato in uno storico edificio. «Abbiamo restaurato la facciata, esempio della cosiddetta architettura del ferro di fine Ottocento - precisa il dettagliante - e rifatto anche la galleria Renato De Barberis, dove si trova l’ingresso della boutique, ridando vita all’intero stabile e a tutta la via». Completamente ristrutturati anche gli interni del negozio, con un concept ispirato alle installazioni in metallo - variazione sul tema del rettangolo e del

parallelepipedo - di Julia Mangold, che sono il fil rouge dei multimarca Vinicio. «A Genova, tranne i corner che riprendono l’immagine dei brand, la parte a tutti gli effetti multibrand è giocata su quattro materiali: lamiere in ferro, acciaio, vetro e cemento - racconta Vinicio -. La zona dedicata alla donna è caratterizzata da scaffalature chiuse, mentre quella uomo da elementi aerei sospesi, con effetti materici sul muro. Non mancano pareti a specchio che trasformano gli spazi. La palette cromatica è dominta dalle sfumature del grigio». Tra i tanti brand in vendita nel negozio, Aquazzurra, Alexander Wang, Balenciaga, Burberry,

Buscemi, Céline, Dsquared2, Etro, Fendi, Golden Goose, Isabel Marant, Kenzo, Moncler, Neil Barrett, Philipp Lim, Proenza Schouler, Stone Island e Tom Ford. Riguardo ai progetti futuri, Vinicio - che nel suo lavoro è coadiuvato dalla moglie Sandra e dai figli Stefano e Giacomo - parla di un 2017 all’insegna di un complessivo consolidamento degli investimenti: «Se però si presenterà una nuova opportunità, ovviamente la valuterò». «Intanto - aggiunge - stiamo rinnovando il sito e-commerce, che sarà pronto tra circa due mesi. E continuiamo a cercare nuovi brand e nuovi clienti». In un momento di mercato incerto e decisamente sfidante, visti anche i giri di poltrone a livello stilistico e di top management delle griffe, «bisogna essere sempre più flessibili, tenere gli occhi ben aperti e adattarsi ai cambiamenti, se non addirittura anticiparli» ■ conclude Vinicio. 

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PREVIEW

SALONE DEL MOBILE.MILANO

Tutti insieme creativamente L’inaugurazione con il presidente Mattarella, migliaia di espositori e di visitatori, la città che dà il meglio di se stessa in fatto di accoglienza e creatività: il Salone del Mobile.Milano fa il conto alla rovescia dell’edizione prevista dal 4 al 9 aprile di Alessandra Bigotta

Creativity at its best under the spotlight during the next edition of Salone del Mobile.Milano, from 4 to 9 April: an extraordinary chance for design, the city and, last but not least, fashion..

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a settimana del mobile non è solo un fatto di design nel senso stretto del termine, ma di creatività a 360 gradi: lo ha ribadito, se mai ce ne fosse bisogno, il sindaco Beppe Sala durante la presentazione di quello che ora si chiama Salone del Mobile. Milano - prima era solo “Salone del Mobile” -, significativamente ospitata all’interno del Metropol di Dolce&Gabbana. In attesa che prenda forma il calendario di Milano Moda Design, il fuori salone del fashion coordinato da Cnmi, si hanno parecchie informazioni sulla manifestazione di Rho. Inaugurata il 4 aprile alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sarà una sei giorni come sempre all’insegna di numeri importanti: oltre 2mila espositori, di cui il 30% dall’estero, più di 300mila visitatori attesi da 165 nazioni e 5mila giornalisti accreditati. Cinque le sezioni: il Salone Internazionale del Mobile e quello del Complemento d’Arredo (che insieme totalizzano 1.300 aziende), Euroluce con 454 realtà, Workplace 3.0 con 92 e, non ultimo, il SaloneSatellite (vedi box), fucina della nuova creatività, che festeggia il 20esimo anniversario sia dentro i padiglioni di Rho sia fuori, alla Fabbrica del Vapore. Una sede non molto distante da The Mall Porta Nuova, dove va in scena dal 4 all’8 aprile la seconda edizione di Space&Interiors: evento il cui fulcro è l’esposizione Absolute Lightness insieme agli Archicocktail, incontri e dibattiti informali sul design di interni con

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Visitatori al SaloneSatellite, l’incubatore di nuovi talenti del Salone del Mobile.Milano (foto Andrea Mariani)

ospiti di spicco. Portare il mondo a Milano ma anche fare il percorso inverso, dall’Italia ai Paesi più interessanti per il made in Italy, è il mantra del presidente Roberto Snaidero, che cita alcune cifre elaborate dal Centro Studi di Federlegno Arredo Eventi: un export delle imprese italiane del comparto (compresa l’illuminazione) superiore a 11 miliardi di euro nei primi dieci mesi del 2016, in aumento soprattutto in alcune aree come la Francia (+5,3%), gli Usa (+8,1%) e in primis la Cina (+18,4%). «Un andamento - sottolinea Snaidero - che ci spinge a investire sempre di più, insieme a Ice, nelle iniziative di promozione oltreconfine, comprese le trasferte fieristiche come I Saloni WorldWide Moscow in Russia e

il Salone del Mobile.Milano di Shanghai». Soprattutto dall’Oriente confluiscono nel capoluogo lombardo numerosi studenti di design e a questo proposito Beppe Sala dà buone notizie: «Il 60% dei giovani che arrivano dall’estero e che si laureano in design nella nostra città restano qui e l’85% trova lavoro nel giro di un anno». Del resto, sotto la Madonnina si respira un’aria frizzante, metaforicamente parlando. Sempre Sala ricorda come, anche grazie alle sue «tre eccellenze da capitalizzare» (design, fashion e food), la metropoli accolga un flusso ininterrotto di turisti: «Si pensava che dopo l’anno record dell’Expo ci sarebbe stata un’inversione di tendenza e invece le pre■ senze sono ulteriormente cresciute».

I 20 anni del SaloneSatellite

La meglio gioventù SaloneSatellite celebrates its 20th anniversary with a limited edition made by those who started their carreers here and with an exhibition at Fabbrica del Vapore. Sono oltre 10mila i giovani che hanno utilizzato il SaloneSatellite come trampolino di lancio: da qui sono usciti nomi come Matali Crasset, Nendo, Lorenzo Damiani, Federico Churba e altri. In occasione dei suoi primi 20 anni, la rassegna non si limita a ospitare i progetti di circa 650 emergenti e a lanciare l’ottava edizione del SaloneSatellite Award, ma espone nei padiglioni 22-24 di Rho la Collezione SaloneSatellite 20 Anni, special edition di pezzi creati da designer che hanno iniziato qui la loro carriera. I festeggiamenti continuano in città: presso la Fabbrica del Vapore di via Procaccini va in scena durante la manifestazione una retrospettiva a cura di Beppe Finessi, che già si era occupato nel 2007 della mostra Avverati. Progetti dal SaloneSatellite alla Produzione. (a.b.)


NEWS

mostre a milano

kawakubo da maggio al met

100 anni di rinascente, blahnik, dalÍ: la moda va a braccetto con l’arte

rei In-between

Focus on fashion for a lot of exhbitions in Milan during 2017/2018, from Manolo Blahnik to 100 Years of La Rinascente and the link between Dalì and Dior, Coco Chanel, Elsa Schiaparelli and others.

Una delle mostre più attese per quanto riguarda la moda al Met di New York è quella che vede protagonista Rei Kawakubo, designer diventata un’icona: fondatrice di Comme des Garçons (nella foto, un modello per la primavera-estate 2017), è sempre andata avanti per la sua strada, seguendo un preciso e inconfondibile percorso stilistico, all’insegna di una lettura personale del concetto di avanguardia. L’esposizione, in programma dal 4 maggio al 4 settembre, porterà alla ribalta 120 creazioni della designer giapponese, a partire da quelle presentate a Parigi nell’ormai lontano 1981. Il titolo della retrospettiva, The Art of the In-between, nasce dalla capacità di Rei Kawakubo di armonizzare opposti e contaminazioni nei suoi modelli: Est/Ovest, maschile/femminile, passato/presente. In quest’ottica, anche i manichini “dialogheranno” con il pubblico che potrà ammirarli da vicino, senza barriere. (a.b.)

© Clifford Coffin, May 1948

Numerose le mostre milanesi dedicate alla moda nel 2017-2018. Di fatto, ogni fashion week della donna sarà accompagnata da un’exhibition a tema fashion. Si parte già da questo febbraio, con l’esposizione di Palazzo Morando su Manolo Blahnik: aperta fino al 9 aprile, racconta 50 anni di attività dello stilista attraverso oltre 200 paia di scarpe, documenti, foto e 80 disegni. Blahnik ha un legame speciale con il capoluogo lombardo, dove ha vissuto per oltre 40 anni. Si deve aspettare il 23 maggio per visitare la mostra di Palazzo Reale sui 100 anni de La Rinascente: un racconto per testimonianze e immagini, che intreccia la storia del department store con quella di Milano, della moda e del design. La retrospettiva resta aperta fino al 24 settembre, in concomitanza con la fashion week milanese e gli altri eventi che salgono alla ribalta in sinergia con le sfilate. Sempre il 24 settembre, tra l’altro, è da segnalare una “sfilata” di costumi scaligeri di scena, raccolti dall’Associazione Amici della Scala, tra cui quelli realizzati da Karl Lagerfeld per I Troiani. Il link tra fashion e arte a Milano proseguirà nel 2018, quando sarà inaugurata la mostra Dalì e la moda, in scena da febbraio a giugno. L’evento, che sarà certamente inserito tra gli appuntamenti clou della settimana della moda femminile, accenderà i riflettori su una serie di collaborazioni tra l’artista e i grandi stilisti, da Coco Chanel a Elsa Schiaparelli, passando per Christian Dior e Paco Rabanne.(an.bi.)

One of the most important fashion exhibitions in NY will be dedicated by Met from 4th May to Rei Kawakubo.

AL V&A museum DI LONDRA

Balenciaga Shaping Fashion The first retrospective in the United Kingdom about Cristóbal Balenciaga will be organized by V&A Museum in London, from 27th May 2017 to 18th February 2018. 1

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1. Il costume ideato da Karl Lagerfeld per I Troiani 2. Un manifesto d’epoca de La Rinascente, che festeggia i 100 anni con una mostra a Palazzo Reale 3. Manolo Blahnik di scena a Palazzo Morando, con una retrospettiva aperta fino al prossimo 9 aprile

Circa 100 abiti e 20 cappelli firmati da Cristóbal Balenciaga, dai suoi allievi e da creativi contemporanei che si sono ispirati a lui saranno protagonisti dal 27 maggio 2017 al 18 febbraio 2018 della prima retrospettiva britannica sullo stilista, ospitata dal Victoria & Albert Museum di Londra. Un’esposizione arricchita da disegni, foto e campioni di tessuto, che si concentra sugli anni tra i ‘50 e i ‘60, quando il potere innovativo del designer si è espresso ai massimi livelli attraverso modelli come la tunica e il baby doll, indossati da socialite come Gloria Guinness e Mona von Bismarck. (a.b.)

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portraits

Caterina Lucchi

La stilista con il piglio dell’allenatrice Caterina Lucchi è una stilista e imprenditrice della pelletteria italiana: lei e il marito, Marco Campomaggi, sono partiti nei primi anni Ottanta facendo borse in una cantina e vendendole su un telo in viale Carducci a Cesenatico. Ora guidano la Campomaggi & Caterina Lucchi Spa, un'azienda da 40 milioni di euro di fatturato

• Caterina Lucchi nasce a Cesena il 30 ottobre 1962 • Nel 1980 conosce il futuro marito Marco Campomaggi • Nei primi anni Ottanta la coppia inizia a produrre borse artigianali e a venderle come ambulanti d’estate a Cesenatico • Nel 1983 nasce la loro azienda di moda: il brand di punta è Caterina Lucchi, per il quale viene sviluppato un total look e aperti una quandicina di negozi monomarca • Nel 2004 il focus della loro impresa torna a essere la pelletteria

di Elena Azzola

Caterina Lucchi is an Italian leather designer and entrepreneur: she and her husband, Marco Campomaggi, started making bags in a cellar in the early ’80s and selling them on a towel in Viale Carducci in Cesenatico. They now run Campomaggi & Caterina Lucchi Spa, which had a turnover of around 40 million euro in 2016.

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a ragazza, dopo l’istituto magistrale, pensava di frequentare l’Isef, diventare professoressa di educazione fisica e magari allenare una squadra. Anni dopo è una stilista e imprenditrice della pelletteria italiana: insieme al marito, Marco Campomaggi, guida la Campomaggi & Caterina Lucchi Spa, circa 40 milioni di euro di fatturato nel 2016, tre marchi all’attivo (Campomaggi, Caterina Lucchi e Gabs), 140 dipendenti nella sede di San Carlo di Cesena, e un po’ “allenatrice” lo è davvero. «In azienda mi piace preparare e motivare la “squadra” per raggiungere determinati obiettivi: è un aspetto che sento molto mio. Da soli non si fa nulla. Soltanto se tutti ci credono e ci mettono le giuste energie si può arrivare al successo», afferma sicura. Del resto, lei e il marito sono partiti come outsider assoluti. «Provenendo entrambi da famiglie normali, era naturale per noi fare dei lavori estivi quando eravamo

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• Nel 2006 inizia la collaborazione con il designer Franco Gabbrielli, da cui scaturisce la rivoluzionaria linea di coloratissime borse trasformabili Gabs: marchio di cui la società di Caterina e Marco acquisisce il 100% delle quote nell’agosto 2016

studenti. Nella nostra zona le opportunità non mancavano - racconta-. Una stagione Marco, che ho conosciuto a 18 anni, si appassiona ad alcune borse fatte a mano in Africa e vuole provare a riprodurle. La prima estate le vende come ambulante con un amico. La seconda mi chiede se voglio essere io la sua socia in questa attività». Caterina e Marco nei primi anni Ottanta producono borse in cantina e le vendono d’estate, esponendole su un telo la sera in viale Carducci a Cesenatico, vicino al Grand Hotel. «Ci stupimmo di quanto piacessero i nostri modelli e di quanto riuscissimo a guadagnare e decidemmo di continuare», dice. Da allora la storia della loro impresa ha seguito un percorso arduo e non sempre lineare. «Non avendo una scuola specifica alle spalle, abbiamo dovuto imparare tutto da soli: andavamo avanti per tentativi. Sono stati anni di grande lavoro ma anche di grandi soddisfazioni», commenta. All’inizio il marchio di punta è proprio Caterina Lucchi, per il quale viene sviluppato un total look e aperti una quindicina di monomarca. Poi decidono di concentrarsi sul core business: la pelletteria. Un momento importante è rappresentato dalla collaborazione con il designer Franco Gabbrielli, insieme al qua-

le mettono a segno la rivoluzionaria linea di coloratissime borse trasformabili Gabs. «Lui aveva l’idea giusta, noi il polo produttivo per realizzarla - spiega -. Abbiamo messo insieme le nostre competenze e condiviso gli obiettivi in un rapporto bellissimo. Trovo che in Italia questo non avvenga spesso. Prevale sempre l’individualismo. Mentre dovremmo imparare a connetterci in modo positivo». Caterina è stata capace di fare scelte di vita vere. Quando sono nati i figli della coppia, Sofia nel 1994 e Nerio nel 1997, ha deciso di fare per prima cosa la mamma. È tornata a tempo pieno in azienda, e a dedicare energie al suo marchio, quando i bambini sono diventati più grandi. Il suo brand ora è in fase di crescita: alla prima linea in pellami pregiati e dallo stile molto femminile ma con un tocco sempre grintoso, affianca dall’autunno-inverno 2017/2018 una proposta più pulita, quotidiana e di fascia prezzo media. «Avere i miei figli un giorno al lavoro in azienda è un’idea che mi piace - dice pensando al futuro -. Sofia si sta formando al Polimoda di Firenze, ma per il momento non c’è fretta. Cerchiamo di coinvolgerli, di renderli partecipi, ma di non catapultarli nella Campomaggi & Caterina Lucchi Spa». ■


Q&A A cura di andrea bigozzi

direttore creativo di lardini donna

Genea Lardini

«Moda e pittura per me sono inscindibili»

una donna ombra dell’uomo Lardini. Credo che una donna sia tante cose, non una sola. Questo è stato il punto di partenza, ma devo ancora convincere la mia famiglia che tutto ciò sia vero. Voglio raccontare una storia d’amore tra un uomo e la sua donna. È bellissima la fiducia che ho avuto da mio padre, dallo zio e dalla famiglia. Ha studiato a Londra e l’azienda ha una sede a Milano, ma lei vive nelle Marche. Perché preferire Filottrano alle capitali della moda? Filottrano è la nostra casa, ma questo non significa che la preferisco alle grandi città. Lavorare alla collezione mi porta a restare vicino all’azienda. Vivere a Londra sarebbe un’ispirazione. Ma un passo alla volta...ho già qualcosa in mente. Crede alla figura dell’imprenditore-stilista o preferisce il lato artistico della professione? Oggi mi concentro sugli aspetti più creativi del mestiere, per costruire l’identità della donna Lardini. Essere imprenditore-designer è un ruolo difficile, che si apprende e si costruisce nel tempo. Le cose seguiranno il loro corso.

Il magazine di news, business e trend

Direttore e Amministratore Delegato

Marc Sondermann (m.sondermann@fashionmagazine.it) Caposervizio

Alessandra Bigotta (a.bigotta@fashionmagazine.it) Redazione

Elena Azzola (e.azzola@fashionmagazine.it) Andrea Bigozzi (a.bigozzi@fashionmagazine.it) Elisabetta Campana (e.campana@fashionmagazine.it) Elisabetta Fabbri (e.fabbri@fashionmagazine.it) Carla Mercurio (c.mercurio@fashionmagazine.it) Angela Tovazzi (a.tovazzi@fashionmagazine.it) Segreteria di redazione

Daniela Locatelli (d.locatelli@fashionmagazine.it) Realizzazione grafica

Nadia Blasevich (n.blasevich@fashionmagazine.it) Carlo Maraschi (c.maraschi@fashionmagazine.it) Fashion Editor

Alberto Corrado (a.corrado@fashionmagazine.it) Collaboratori

Mariella Barnaba, Filippo Bellini, Peppe Orrù (Londra), Giuliana Poletto (Parigi), Cristiana Lopez (New York) Direttore pubblicità

Stefano Giordano (s.giordano@fashionmagazine.it) Pubblicità e promozione

Style and painting are so connected for Genea Lardini, that they are nearly inextricable. The designer - part of the Lardini family, famed for menswear studied Arts in Florence, before taking on her project and launching the womenswear line of the brand. «With this collection I want to tell a story of love between a man and his woman». Proviene da una famiglia di imprenditori della moda: quando si è resa conto che avrebbe pecorso la stessa strada? Ero in Accademia a Firenze per studiare pittura, la mia grande passione. All’inizio il mio percorso pittorico era all’insegna del decorativismo e questo mi ha aperto una finestra sul mondo della moda, dove tutto può esistere. Un giorno il mio professore mi disse: «Quando arriverai a dipingere con lo stesso coraggio che hai nel vestirti, sarai a metà strada». Così ho scelto la moda, per me il mezzo più immediato per affrontare le cose. Nel frattempo sto cercando quel coraggio per la pittura. Siete specializzati nell’uomo. Come ha convinto la famiglia a lanciare la linea donna? Esprimendo il mio pensiero. Non avrei fatto parte del progetto, se l’idea fosse stata quella di creare

Chi le piace dei giovani designer? Trovo entusiasmante il successo di Simone Rocha. Apprezzo molto anche brand di nicchia come Susan Cianciolo e, in generale, tutti i designer il cui lavoro ha un forte link con l’arte.

Ilaria Roberta Galli (i.galli@fashionmagazine.it) Barbara Sertorini (b.sertorini@fashionmagazine.it) Special Projects

Matteo Ferrante Veneziani (m.veneziani@fashionmagazine.it) Assistente di direzione

Valentina Capra (v.capra@fashionmagazine.it) Segreteria e servizi

Qual è uno stilista che apprezza e perché? Il mio preferito è Antonio Marras: la sua moda dà forma a un mondo di poesia e arte. Vedere una sua collezione è come leggere un libro di J.R.R. Tolkien e immergersi nei suoi mondi fantastici. La cosa più bella da fare da sola? Stare con i miei cani, Deja-vu e Diana. Appena ho un po’ di tempo e riesco a staccare dipingo ritratti e proseguo gli studi di pittura. E quella da fare in famiglia? Stare insieme a chiacchierare e discutere su tutto. Ogni nostro incontro va a finire alla stessa maniera: ci ritroviamo a ballare sulle note della canzone “Brigitte Bardot” per far divertire la mia nipotina, figlia di mia sorella Brenna. Una giacca Lardini si abbina bene con…? Le nostre giacche vanno bene sempre. È tutta una questione di stile. Chiunque ne possegga una non dovrebbe perdere tempo pensando a come abbinarla, ma semplicemente indossarla. Quale la parola del fashion system che non vorrebbe fosse mai attribuita a lei? Mii fa ancora un certo effetto sentirmi definire stilista... lascio questa etichetta per chi ha cambiato il mondo della moda. Io sono solo io. ■

Tiziana Grazioli (t.grazioli@fashionmagazine.it) Amministrazione

Cristina Damiano, Ester Miazzo Diffusione e abbonamenti

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CAREERS a cura di Andrea Bigozzi

Barneys: al posto di Mark Lee promossa Daniella Vitale Mark Lee has stepped down as chief executive officer of Barneys and has been succeeded by Daniella Vitale. Daniella Vitale promossa alla guida di Barneys New York al posto di Mark Lee, ceo dal 2010 e ora nominato presidente esecutivo. Entrambi riporteranno direttamente a Richard Perry, proprietario del department store. Vitale, che prima della promozione era chief operating officer, è approdata da Barneys nel 2010 e in precedenza ha lavorato negli Usa per case italiane come Gucci, Giorgio Armani e Salvatore Ferragamo.

Simona Clemenza arriva in Krizia Krizia has tapped Simona Clemenza as the brand’s new chief executive officer. Simona Clemenza è il nuovo ceo di Krizia. La sua prima uscita pubblica nel nuovo ruolo è prevista per il 24 febbraio durante Milano Moda Donna, quando la manager farà gli onori di casa alla sfilata, insieme a Mrs. Zhu ChongYun, presidente e creative director del marchio. «Il rilancio di Krizia - spiega Clemenza - passerà attraverso il canale retail e wholesale. Le prossime tappe saranno l’espansione in Italia ed in Europa». Clemenza è stata scelta per la sua esperienza professionale, maturata prima all’interno di aziende italiane quali Blumarine e Gianfranco Ferré, e internazionali. Dal 2006 al 2012 è stata infatti direttore commerciale wholesale di Kenzo, per poi assumere la carica di vice presidente del settore global sales & licensing del brand di Karl Lagerfeld.

Marco Berni diventa a.d. di Antonelli Firenze Marco Berni has been promoted: the Italian manager will be ceo of Antonelli Firenze. Nuova guida per Antonelli Firenze. Il marchio ha promosso Marco Berni nuovo amministratore delegato. Berni - 35 anni, terza generazione alla guida della società che fa capo a Roberta ed Enrica Antonelli -, era già in azienda e rivestiva il ruolo di direttore marketing, finanziario e commerciale del brand di abbigliamento femminile. Berni avrà anche le deleghe su controllo di gestione, finanza straordinaria, marketing, commerciale e comunicazione.

Fall Winter 2017-18 NENAH SHOWROOM Piazza della Repubblica 3 - 20121 Milano T+39 02 36556715 office@dimorasrl.it


ENGLISH TEXT

evolved - in the Millennials' era they are faster and multitasking, more than ever but generally they experience the brand as true ambassadors. Our customers are loyal and we believe that this in itself is proof of their faith in us. What is the identikit of your wholesale customers? In Italy, which represents over 65% of turnover for us, there are some excellent medium-high level stores, including in the province. These are the places where we are usually present, often consistently contributing to the store’s economy. In Germany, which is our leading foreign market by far, the situation is similar, although there major stores are larger: they are miniature department stores, with a quite good in-store traffic. francesca lusini/peuterey

«Quality is our mantra» Speaking to Fashion, the president of Peuterey, Francesca Lusini, explains how her brand has managed to keep up with a market that has been far from easy. by Marc Sondermann

How has Peuterey maintained its market position, also in terms of price point? Our philosophy is to stay true to our origins. During these years of market turbulence, the issue of prices has come up a number of times. But our answer has always been to stay true to ourselves. We have not waged a price war. Others have achieved good results, but with another products. For us, product is at the heart of everything. Quality is always our mantra and the whole company is permeated by this culture. Our approach to sales, based on a no-frills product, consists in the belief that the price should represent the real value of a garment. No more and no less. What is your consumer target? We cater to those who have always rewarded us: a clientele of dynamic, contemporary professionals, who use a garment both for the office and for leisure time, taking a '24 hours for seven days' approach. Our customers like to feel on top of things and have little time to lose. Naturally, today our customers have

At a time of great changes and uncertainties in the global markets, where do you see the best opportunities? We still have great belief in Italy - our distribution model is suited to the Italian approach. We are planning to grow further abroad, especially in Japan, South Korea and the United States, where there are still attractive opportunities for wholesale companies. When it comes to communication, a rapid shift is taking place in terms of channels and engagement techniques. What initiatives are you putting in place to approach this horizon of new opportunities? The world has changed - today we have to focus on effectively coordinating channels. We have never abandoned printed paper - I see it as being akin to the window of a physical store, since it successfully presents the essence of the brand. We believe that speed, immediacy and online multitasking skills should coexist with offline insight and authenticity. These two channels should feed off each other. As Alessandro Baricco has written, we are facing a new kind of knowledge that is superficial rather than deep, with a lower degree of attention. The result is a more informed, more aware consumer who no longer trusts marketing, but looks for value. Now we are experiencing a time of revolution and a deep structural change.

What balance are you aiming for between wholesale and retail? How are the different channels evolving? I would like to reach a perfect 50% balance for each of them. E-commerce is making a big difference in helping us to achieve this goal, so even on a commercial level we are moving towards digital at the expense of retail. We need singlebrand stores in strategic places, but the world is moving in another direction, towards omnichannel. Info-commerce and showrooms must be integrated - we are facing a real revolution that impacts the organizational structure, to create a unique customer experience, from instore pick-up to online visibility of stock in stores, ideally also of wholesale customers, to ensure a partnership focused on sell out. How did 2016 end for Peuterey? Which business areas were most successful? Last year, our turnover was 70 million euro and e-commerce grew by around 60%. Consequently, we are now investing in internal digital skills, from operations to CRM, to create a single function that transcends different channels. The process will not be short, but it must begin. In this regard, we follow the example of the marketplaces with their impressive  level of service. 

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ENGLISH TEXT

THE FUTURE OF CATWALK shows

Let’s wait and see The new set-up of fashion is among the topics discussed during the current edition of Milan fashion week, focused on how co-ed shows could revolutionize the whole market and on the choice to combine women’s fashion week and trade fairs in Milan next September. by Andrea Bigozzi

This is a time of reflection for Milano Moda Donna, which - while waiting for the present edition, with the new clothing and accessories collections for F/W 2017/2018 - already seems to be thinking six months ahead. Everyone is busy, trying to figure out what changes should be planned and implemented for the new season, which is already well underway. Everything is bound to be clearer during the September fashion week, but the six months in between will help us to understand, for example, whether Gucci’s first co-ed show - scheduled for 22 February - will spark a trend, leading to a significant increase in the number of double shows at the next round of Milan fashion week, casting doubt on the need for any separation between men’s and women’s fashion weeks at all. Next September will also show us whether the “super fashion week” - with all sector events (TheMicam and Mipel leading the way) taking place together with the fashion shows - will lead to the consolidation of Milan’s image in the international fashion capital scenario. Finally, it remains to be seen whether the exodus of shows from New York will bolster the Milan calendar with an extra sprinkling of new events, given that the only new entry at this edition is Vionnet, coming to Milan from Paris.

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A LIQUID fashion week: EVERY BRAND IN SEARCH OF ITS OWN PATH «The need for designers and companies to present both collections together is growing. Our calendar is not set in stone - it is there to help brands and fashion in general. It is liquid, as Bauman would say» explains National Chamber of Italian Fashion president Carlo Capasa, who welcomed the decisions of Gucci and Bottega Veneta to showcase their men’s and women’s collections together. Other brands, such as Dsquared2, unveiled their womenswear collections last month, during men’s fashion week. And to those who think that behind this “liquidity” lies an industry crisis forcing a rethink of the global fashion calendar, Capasa replies: «Right now everybody is looking for their own path to authenticity, and I’m not just talking about individual brands, but fashion weeks too. All countries have their own specific needs and getting four fashion capitals to agree is no easy task. We launched a proposal, that menswear and womenswear could both be presented in June/ July, though not necessarily together. Our priority is to do a good job - there’s no use in forcing hands». PRODUCTION TIMES ARE STILL AT CENTRE OF DEBATE Change will continue to be the main topic of conversation throughout the six-day event, which will end on 27 February, after having showcased 174 collections across 70 catwalk shows, 88 presentations, 37 events and four invite-only presentations. «While last year the key theme was ‘see now, buy now’, in 2017 it's time for co-ed shows - says Riccardo Grassi, owner of the multi-brand showroom by the same name. «It will take time - he adds - before we can figure out the size of the change, but in the long term I can see it having more of an impact on Paris rather than Milan». What poses a more immediate risk for the fashion weeks «is the outpouring of brands from New York, but - again - my fear is that it’ll be the French that take advantage of that before us». It’s worth pointing out that co-ed shows are already established in New York (Calvin Klein and Philipp Plein), Paris (Saint Laurent) and London (Vivienne Westwood and Paul Smith). «We need to understand whether the production and distribution side of the industry could be able to deal with combined men’s and women’s fashion shows - argues Alessandra Olcese, owner of

Random, a company specialising in fashion event organisation -. It’s important to weigh up the situation well and look at the potential consequences for brands that don’t form part of the big groups». A Viareggio-based retailer, Silvia Bini, is a fan of co-ed shows, explaining that having fewer collection presentations would be good news for buyers like here: «We stay away from our stores for nine months a year now. We end up losing our bond with our customers, who are the heart of our business success. As a buyer, I hope that catwalk shows should continue to take place, but at the right time of year. It’s not about bringing them forward, pushing them back or grouping them together - the most important thing is that we could slow the pace down and stop forcing designers to bring out too many collections in the same year. It has a negative effect on creativity and - as a result - on our business as well». NO TIME, MULTIPLE TARGETS: WILL EVENTS AND SHOWS TOGETHER BE A GOOD CHOICE? September’s “super fashion week” project which counts on the support of the Ministry for Economic Development and the City of Milan - is seen by some as a forced move. Carlo Capasa believes that the simultaneous running of shows from events such as Super, White, Micam, Mipel, Mido and TheOneMilano, as well as the symbolic presence of other industry shows held elsewhere or at other times, with a host of events open to the city, is a «strategic and cultural shift, which should strengthen the general opinion that Milan and the Italian fashion industry are truly unique». Yet the regular faces at the fashion weeks see this as a potentially dangerous move. «As long as the fashion week's deadlines are so strict - says Bini - it’s impossible for buyers to attend shows and accessories exhibitions. It’s already tough to balance attending shows and placing orders. We need to rethink the calendar and free up at least a few days. If we were to keep the shows in the morning and evening, we’d be able to visit the exhibitions in the afternoon». Riccardo Grassi, however, believes that the whole issue is more a question of image than of time: «Nowadays, catwalks go hand in hand with showrooms and clothing exhibitions - he says -. And accessories fairs have a lower market positioning - they’re aimed at a different target audience» So who is right and who is wrong? All we can do is  wait and see.


CAMOMILLA ITALIA for

Camomilla italia non si ferma mai: «Ancora più vicini alle donne vere» Prosegue il piano di riposizionamento del womenswear Camomilla Italia. Sotto la lente prodotto, comunicazione e distribuzione. Parola d’ordine, non fermarsi, perché oggi “Women never stop”. Il 2016 è stato un anno spartiacque per Camomilla italia. Il brand di abbigliamento femminile che fa capo a Cmt-Compagnia Manifatture Tessili di Napoli, guidato dalla seconda generazione della famiglia, ha intrapreso un importante percorso di repositioning che sta interessando tutte le leve del business, dal prodotto all’immagine, dalla comunicazione alla distribuzione. Accanto a una ridefinizione delle collezioni, articolate su più linee per interpretare le diverse occasioni d’uso ed essere ancora più all’unisono con le donne dinamiche, eclettiche e multitasking di oggi, l’azienda ha lanciato una nuova strategia comunicativa, che ruota proprio intorno al concept “Women never stop”: un inno alle donne “vere”, in perenne movimento, con cui il brand dialoga da sempre. «Oggi vince la moda che incontra le persone vere - ribadisce l’amministratore unico Mario Pierro -. Una filosofia in cui noi abbiamo sempre creduto. Ascoltiamo quotidianamente la domanda reale attraverso oltre 200 punti vendita monomarca e siamo in grado di rispondere ad esigenze d’acquisto che la crisi ha contribuito a cambiare radicalmente. Il segreto

del nostro successo? Offrire collezioni di qualità e con un alto contenuto moda, ma dal prezzo accessibile». Una liaison vincente, quella instaurata con le moderne consumatrici, diventata ancora più stretta con l’avvento del digitale, che «ha consentito - osserva Pierro - un grado di targettizzazione del mercato sempre più preciso, con risultati misurabili che aiutano l’azienda a individuare facilmente i bisogni delle clienti e ad assecondare così il processo evolutivo del brand». Dopo gli investimenti sul fronte del prodotto (accompagnati da una velocizzazione produttiva e dall’inserimento di merce fresca nei negozi in corso di stagione) e la virata in ambito comunicativo che ha portato Camomilla italia anche in TV, il brand raccoglie i primi risultati positivi, con un incremento del fatturato del 6% nell’esercizio appena concluso, e guarda ai prossimi step, che si concentreranno sulla distribuzione. «La parola chiave del 2017 - sintetizza Pierro - sarà internazionalizzazione». Una sfida per il brand, che realizza il 98% del fatturato nel mercato interno e che per vincere la scommessa con l’estero sta creando una business unit ad hoc.

C.M.T. Compagnia Manifatture Tessili Srl - Piazzetta Matilde Serao, 7 - Napoli - www.camomillaitalia.com


people BEBE VIO

«VESTO CASUAL MA VIVA I TACCHI per LE grandi occasioni» Sports champion Bebe Vio loves to feel beautiful and fascinating on special occasions. The famous fencer, number one at Paralympic games in Rio, now involved in an internship at Fabrica, has a weakness for the creations of Christian Dior, designed by Maria Grazia Chiuri. «Mi piace la moda. L’abbigliamento è un mezzo per esprimere la propria personalità e il proprio modo di essere. Io solitamente preferisco look casual, tipo pantaloni e maglietta, ma in occasioni speciali non disdegno un vestito elegante e soprattutto i miei adorati tacchi». La campionessa paralimpica di scherma Bebe Vio racconta del suo rapporto con la moda e della sua passione per le creazioni di Christian Dior, firmate da Maria Grazia Chiuri. Anche le super-sportive come lei amano essere affascinanti e impeccabili agli appuntamenti importanti. Cosa sono per per te l'eleganza e la bellezza? L’eleganza è qualcosa di innato; non tutti la posseggono. La bellezza, invece, sta nella forza della persone, nelle loro passioni e nella loro voglia di godere di ogni piccolo istante della vita. Sei stata in prima fila a Parigi, alla sfilata di Christian Dior. Che effetto ti ha fatto essere vicina a star come Rihanna e Jennifer Lawrence? Mi sono divertita tantissimo. Jennifer Lawrence era presa da mille cose e non siamo riuscite a parlare molto, mentre Rihanna è stata carinissima e davvero simpatica! È stata un’esperienza nuova anche se, a dire la verità, avevo già partecipato a una sfilata in veste di modella, ma era per scopi benefici in favore di Art4sport, l’associazione Onlus fondata insieme ai miei genitori dopo la mia malattia. Il mondo della moda mi piace, ma preferisco senza dubbio quello dello sport. Cosa hai provato quando hai visto in passerella una collezione ispirata al mondo della scherma? Maria Grazia Chiuri ha pensato a te? Non ne sapevo nulla. Sono rimasta senza parole. Maria Grazia, per quella sfilata, ha preso spunto dal mondo della scherma e ammetto che la somiglianza tra me e la modella si notava… È stata una bellissima sorpresa. Come è nato il rapporto con questa designer e con la maison Dior, di cui hai indossato una creazione alla cena di Stato alla Casa Bianca? È nato proprio dalla sfilata di Parigi. Maria Grazia è una stilista davvero fantastica, sta cercando di portare un tocco di novità nella maison e mi fa davvero piacere far parte di questo bellissimo progetto.

Ph. Augusto Bizzi

di Carla Mercurio

Anna Cleveland

Sotto i riflettori dall’età di due anni With her strong personality and unusual beauty Anna Cleveland, Pat's daughter, models on the catwalks of the most important fashion shows. Seventy choose her for its next spring-summer 2017 advertising campaign. Anna Cleveland fa parte della wave delle “figlie d’arte” tanto in auge in questo momento. Influencer e modelle come Gigi Hadid, Lily Rose Depp e Georgia May, che si avviano a diventare più famose dei genitori. Nata nel 1989, Anna è apparsa nel primo editoriale all’età di soli 2 anni, a 5 calcava la passerella di Moschino e a 13 era al fianco di mamma Pat Cleveland da Karl Lagerfeld. Ora “viaggia” da sola, anche se è molto legata alla madre ed è felice quando può condividere con lei esperienze lavorative. Inutile stupirsi. Da Pat Anna ha appreso l’arte di muoversi in passerella con nonchalance, dominando la scena con il suo piglio forte e l’eleganza innata. E le assomiglia molto anche fisicamente: naso aquilino, fisico filiforme e quel tipo di bellezza inconsueta che tanto piace a stilisti e fotografi. Cresciuta in una cittadina del Lago Maggiore, Anna è gettonata sulle passerelle degli stilisti più famosi ed è richiesta per le campagne pubblicitarie. Dopo la modella e artista Tali Lennox, volto dell’autunno-inverno 2016, Seventy l’ha voluta per la sua campagna della primavera-estate 2017, scattata da Alvaro Beamud Cortes (nella foto). «Una donna forte e positiva, come la consumatrice che veste Seventy. Il volto giusto per interpretare questa collezione con un twist internazionale», è il commento del direttore ufficio prodotto e responsabile comunicazione del brand, Francesca Tegon.

Ti vedremo anche alle passerelle di Parigi e Milano? Sono stata a Parigi di recente per la sfilata d’alta moda di Dior. Se dovesse capitare l’occasione mi piacerebbe partecipare anche ad altri fashion show: perché no? Hai studiato graphic design e stai facendo uno stage da Fabrica, per lavorare a progetti di comunicazione a sfondo sociale: quali sono i tuoi obiettivi lavorativi per il futuro? Mi piacerebbe restare nell’ambito della comunicazione. Però prima c’è ancora un percorso di studi che mi aspetta… Stai ultimando il documentario Beatrice, dedicato alla tua vita. Cosa vuol dire, per te, essere una campionessa? Per essere precisi, il documentario non lo sto facendo io ma il team che si occupa di campagne sociali ci stava già lavorando prima del mio arrivo. I campioni non sono quelli che vincono medaglie ma coloro che lottano ogni giorno per raggiungere un obiettivo, nello sport e nella vita.

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red carpet a cura di carla mercurio

MODA IN PASSERELLA

america first!

Tommy Hilfiger e Gigi Hadid salutano il pubblico al Tommynow show di Los Angeles

Madonna nel front row di Philipp Plein insieme a Carine Roitfeld, Tyga, Kylie Jenner, Steven Klein, Coco Konig e Victor Cruz

Remo Ruffini e Doutzen Kroes alla sfilata di Moncler Grenoble

Ralph Lauren in pedana

Ece Suka da Lacoste

MIU MIU WOMEN’S TALES

ermenegildo zegna

CARMEN PREMIèRE

defining moments

Peter Marino, Francesco Carrozzini e Peter M. Brant Photo Patrick McMullan

Chiara Ferragni

Gran spolvero di vip a New York per il lancio della campagna pubblicitaria di Ermenegildo Zegna primavera-estate 2017. Battezzato “Defining moments”, l’advertisement ha come ambasciatori Robert De Niro e McCaul Lombardi e segna l’inizio di una nuova strategia comunicativa, in chiave sharing. Regista dei cortometraggi è Francesco Carrozzini. Photo Carl Timpone

Si intitola Carmen il tredicesimo cortometraggio dei Miu Miu Women’s Tales, la serie realizzata da donne, che esplora il concetto di femminilità. A dirigerlo l’attrice Chloë Sevigny, intervenuta alla serata di presentazione a New York City, presso The Roxy Hotel Cinema, seguita da un after party.

Paris Hilton da Chiara Boni La Petite Robe

Photo Carl Timpone

America sotto i riflettori. E non solo per discutere di Trump e delle sue scelte politiche. Anche la fashion week in questo momento è motivo di riflessione, dopo la scelta di alcuni stilisti di abbandonare la ribalta di New York per sfilare a Los Angeles. Spicca tra questi Tommy Hilfiger con il suo Tommynow, un vero e proprio evento “fully see now buy now”, con 3mila invitati, svoltosi lungo la Venice Beach, il giorno prima che iniziassero i fashion show nella Grande Mela. Sul versante Est grande l’attesa per l’esordio di Raf Simons da Calvin Klein e per il debutto di Philipp Plein alla kermesse statunitense. Riflettori puntati anche su Ralph Lauren, che festeggia il 50esimo anniversario.

Carmen Lynch e Chloë Sevigny

Steve Buscemi e Zosia Mamet

Grace Hightower De Niro, Robert De Niro, Gildo Zegna, Jane Rosenthal

Alessandro Sartori e Jeff Koons

It is a matter of discussion, in this moment, the decision of some designers to show in Los Angeles. First among them, Tommy Hilfiger, with his Tommynow show, a “fully see now buy now” event, with 3 thousand guests, held in Venice Beach, the day before the start of fashion shows in the Big Apple. On the East coast there was great anticipation for the debut of Raf Simons as Calvin Klein’s chief creative officer and for the debut of Philipp Plein on the US catwalks. All eyes were also on Ralph Lauren fashion show, celebrating the 50th anniversary of the brand.“Carmen”, the thirteenth short movie of Miu Miu Women’s Tales, was launched in New York City at The Roxy Hotel Cinema. The director, actress Chloë Sevigny, attended the event. Lots of special guests at the launch party of Zegna Spring-Summer 2017 advertising campaign. Named “Defining Moments”, the campaign has ambassadors the likes of Robert De Niro and McCaul Lombardi and marks the beginning of a new communication strategy of the brand, with a social twist. Director of the short movies, Francesco Carrozzini.

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FLIP PAGE FA N 4 2017  
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