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BuyerS’ SURVEY

cappotto a 2.900 euro è quasi immorale, al massimo si può arrivare a 1.600-1.800 euro, meglio però stare sugli 800-900 euro. Così come sono inaccettabili mille euro per una felpa» dice un negoziante, che aggiunge: «I nostri connazionali difficilmente pagano più di 320 euro per una camicia e oltre 450 per un pantalone. I brand dovrebbero fare un passo indietro». «Non solo bisogna porre maggiore attenzione ai listini - concorda Piero Loschi di Loschi a Conegliano Veneto (Tv) e Treviso - ma è indispensabile investire in creatività, con un gusto più rivolto al cliente italiano». Sulla stessa lunghezza d’onda Carla Cereda di Biffi e Banner a Milano e Bergamo: «Riteniamo sempre più necessario guardare alla moda con occhio concreto e obiettivo, salvaguardando ricerca, qualità e know how del made in Italy».

Il BLACK FRIDAY: GIOIE E DOLORI Sono sempre più complesse le dinamiche con cui i multimarca italiani devono fare i conti. A partire dal “Black Friday” che di fatto quest’anno ha dato il via ufficioso ai saldi: fonte di gioie per alcuni - «Abbiamo raddoppiato le vendite» dichiara Claudio Antonioli di Antonioli a Milano e Antolioni.eu -, causa di mancati guadagni per altri. «Non solo sotto Natale, ma anche nel peridodo dei saldi caleranno gli incassi - lamenta un dettagliante - a causa principalmente degli sconti esagerati, tra il 30% e il 40%, proposti online dalla maggior parte dei marketplace e da molti colleghi durante il Black Friday. E in diversi hanno iniziato a ribassare prima del 25 novembre». Nelle grandi città come Roma, Milano, Firenze e Venezia si sono sommati gli sconti sottobanco anticipati dei monomarca. Nel capoluogo lombardo hanno proliferato pure - come alcuni interpellati fanno notare - le svendite “family & friends” delle showroom, partite

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dai campionari e diventate un vero e proprio business. Non può pertanto stupire che la maggior parte degli intervistati reputi anacronistici i saldi ufficiali, la cui performance, secondo oltre la metà del panel (il 53%), sarà in linea con quella dello scorso anno. «I limiti fissati per legge si scontrano con ciò che succede nel resto del mondo: a questo punto sarebbe meglio liberalizzarli» propone Claudio Betti, di Spinnaker ad Alassio (Sv), Sanremo (Im) e Portofino (Ge), esprimendo un pensiero che accomuna molti dettaglianti. In primo primo piano tra le criticità dei multimarca anche il rapporto sempre più conflittuale con stilisti e aziende. «I nostri diretti competitor non sono gli altri multimarca, ma i nostri fornitori, che in realtà vorrebbero fare i retailer come noi, ma non ci riescono», dice un intervistato.

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Come prevedete andranno i saldi invernali di moda maschile?

53%

Come lo scorso anno

27%

Meglio dello scorso anno

20%

4

5 5

Peggio 6

60

09_01_2017

1. Biffi, Bergamo 2. Tip Tap di Adani, Modena 3. Colognese 1882, Montebelluna (Tv) 4. Agnetti, Villa Potenza (Mc) 5. Filippo Marchesani, Cupello (Ch) 6. Spinnaker, Alassio (Sv)

FLIP PAGE FA N 1 2017  
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