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PITTI UOMO 91

Come è nata questa collaborazione e cosa significa per Save the Duck? La capsule con Christopher Raeburn segna la strada del futuro. D’ora in avanti, ogni anno, sceglieremo un diverso stilista di prime linee, che ci permetta di inoltrarci in un segmento per noi inconsueto: quello del lusso. Per Save the Duck, che è uno sportswear brand di fascia alta, ma con un prezzo democratico, rappresenta una possibilità di upgrading in mondi più sofisticati, che ci aprirà le porte dei luxury shop. Siamo convinti di avere la risposta giusta per chi, in questo target di mercato, ama i prodotti green.

SAVE THE DUCK

«Con Raeburn facciamo incursione nel lusso» The animal-friendly duvets brand reveals the capsule collection designed by the British designer Christopher Raeburn: the first step of a strategy that aims to conquer the luxury stores. di ANGELA TOVAZZI

Cosa c’entra Christopher Raeburn con Save the Duck? La risposta si avrà in Fortezza, quando verrà svelata la capsule designata dallo stilista inglese per il marchio di eco-piumini, «che inaugura un nuovo cammino», come racconta Nicolas Bargi, fondatore del brand ed esponente della terza generazione dell’azienda milanese Forest, dal 2014 sotto il controllo della holding Alchimia di Marina Salamon.

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09_01_2017

Perché Christopher Raeburn? Che cosa vi unisce? Christopher è lo stilista del riciclato, ama riutilizzare e dare nuova vita a tessuti military come il nylon da paracadute oppure le tute da aviatore. Ha una sensibilità eco-friendly. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Cosa vedremo a Firenze? Insieme abbiamo dato vita a sei pezzi unisex, con ingredienti riciclati: i tessuti, le imbottiture, le zip. Tutto è frutto di recycling. L’estetica dei capi è dominata dal tema del patchwork, che riproduce nell’immagine esterna la filosofia del riuso. I canali distributivi cambiano. Dove sarà venduta la capsule? Verrà commercializzata da Tomorrow, attraverso le sue showroom di Milano e Parigi. In tutto saranno interessati 150 multimarca top level come Colette, Neiman Marcus, Isetan, Antonia, LuisaViaRoma. Naturalmente cambia anche il prezzo, che al pubblico andrà con una cifra compresa tra i 400 e gli ■ 800 euro. 

A lato, uno dei capi della capsule collection firmata da Christopher Raeburn che sarà presentata a Pitti Immagine Uomo. In alto, Nicolas Bargi

Una camicia della primavera-estate 2017

ALEA

ANCORA PIÙ unconventional con la capsule japan-oriented At Pitti makes its debut Alea Japan Made in Italy, a capsule that summarizes the unconventional style of Alea man. Alea prosegue nel suo percorso di rilancio, orientato a dialogare con un consumatore evoluto, che ama scegliere camicie “unconventional”. Il brand di proprietà di Afi (Alea Fashion Industries) - realtà di Savignano sul Rubicone che in portafoglio ha licenze come Calvin Klein, Michael Kors, Carlo Pignatelli, Ungaro e Tommy Hilfiger Tailored - svela a Pitti Uomo il suo nuovo progetto: una capsule collection in grado di fotografare il mondo estetico di riferimento di Alea, partendo dalle camicie ma spaziando anche verso gli altri elementi clou del guardaroba maschile. «Non c’è nessuna volontà di virare verso la produzione di total look - precisa il direttore della comunicazione, Giancarlo Tafuro - ma semplicemente di sintetizzare in un ventina di pezzi il concept non convenzionale di Alea: una scelta di carattere che va oltre il classico, pur nel solco di un heritage manufatturiero capitalizzato in oltre 60 anni di storia». Alea Japan Made in Italy, questo il nome della capsule, «sarà composta da 4 camicie, 4 pantaloni, 4 giacche, 4 cappotti e 4 gilet - spiega Tafuro - con tessuti provenienti dal mondo della camiceria». L’appuntamento è in Fortezza, nel nuovo (e più ampio) stand al Padiglione Centrale, Piano Inferiore.  (a.t.) 


FLIP PAGE FA N 1 2017