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pitti uomo 91

Tim Coppens

1. Tim Coppens 2 . Un look della collezione spring-summer 2017 che sfila a NYC

«col made in italy diventiamo worldwide» Tim Coppens, stilista belga di base a New York, ha scelto Pitti Uomo per il debutto europeo della sua collezione e avverte: «Vogliamo spingere sulla donna e consolidare la produzione made in Italy. Il futuro è qui». di Andrea bigozzi

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Pitti Uomo 91 chose Tim Coppens as its men’s wear guest designer. «It is an amazing opportunity for me to show in Europe for the first time - he says -. We are also increasing our women’s offering. And we have consolidated much of our manufacturing to Italy, where we believe fashion’s future is».

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a leggenda narra che gli ordini ottenuti con la sua prima collezione arrivassero da Barneys New York, immediatamente seguito da Dover Street Market, Isetan, Club 21, Harvey Nichols, Mr. Porter e Lane Crawford, ma Tim Coppens deve ancora essere commercialmente scoperto in Italia, visto che attualmente il suo marchio compare nelle stocklist di un solo multimarca di Milano, Var/City. Ma del designer belga sentiremo sempre più spesso parlare non solo perché è tra i nomi cult di un filone, quello che che fonde tailoring, artigianalità e athletic wear, che secondo gli analisti toccherà i 16 miliardi di dollari entro il 2020, con una crescita costante del 4% annuo, ma anche perché Coppens ha scelto di presentare a Pitti Uomo - in anteprima europea - il suo mondo, lanciando la collezione fall-winter 2017/18, che verrà presentata l’11 gennaio all’Ippodromo del Visarno. Con due novità: più spazio al womenswear e alla produzione made in Italy.

Ci saranno delle novità dal punto di vista tecnico o dell’offerta di prodotto? Sì, introdurremo diversi nuovi modelli. Stiamo anche aumentando l’offerta legata alla donna, come vedrete dalla sfilata. Inoltre, da questa stagione abbiamo potenziato la parte produzione made in Italy, perché pensiamo che rappresenti il futuro della moda.

Qual è stato il punto di partenza per la collezione che va in scena a Firenze? Ci siamo concentrati sul dna del nostro marchio, cercando di mostrare attraverso i look quanta strada abbiamo fatto fin qui e dove abbiamo intenzione di andare. Abbiamo trascorso molto tempo cercando la location ideale per mostrare la nostra visione della vita e con l’Ippodromo ci siamo riusciti.

Cosa pensa che abbia portato la sua linea così rapidamente al successo? Credo che le forti influenze con il mondo dello sport abbiamo giocato in ruolo decisivo. Penso anche che il pubblico maschile abbia risposto positivamente a questo genere di offerta: è perché soddisfa l’esigenza di libertà e comfort di una generazione che è costantemente in movimento e ap-

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09_01_2017

Con che aspettative partecipate a Pitti Uomo? Non potevo chiedere niente di meglio che presentare la mia collezione per la prima volta in Europa attraverso un piattaforma che in passato ha visto protagonisti come Raf Simons e Karl Lagerfeld. È arrivato il momento di fare il salto di qualità e di mostrare chi è davvero Tim Coppens. Qual è la filosofia del marchio? Direi design sartoriale e qualità artigianale, con influenze streetwear e un forte legame con la cultura giovanile.

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prezza la moda, ma cerca di esprimersi in un modo più easy. In passato ha lavorato per grandi marchi come Adidas e Ralph Lauren. Cosa di queste esperienze le è tornato utile per lanciare il suo marchio? Ho imparato che avere un business plan è tanto importante, quanto gli aspetti legati alla creatività. Quest’ultima serve a conquistare da subito l’attenzione del cliente. Il mio obiettivo è quello di costruire un progetto di successo a lungo termine e per questo è necessario un equilibrio tra business e creatività. Certo non è una cosa facile, ma la mia precedente esperienza mi ha dato qualche importante insegnamento. Lei è anche direttore creativo di Under Armour Sportwear, la sua prima collezione è stata un successo, sorpreso? È stata una bella sfida. Volevamo realizzare una collezione che fosse apprezzata dal mondo della moda, senza allinearsi troppo all’attuale target di Under Armour. Comunque c’è ancora tanta strada da fare, ma intanto abbiamo iniziato facendo una ■ buona impressione! 

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