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INTERVIEW

English version on pages 169-174

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Pur essendo un marchio total look, da sempre siete identificati con le sneaker. Come un brand indipendente si difende contemporaneamente dalla concorrenza delle grandi griffe e del mass market? Oggi a mio avviso quello che conta veramente è il marchio, che consente a un’azienda di andare avanti anche senza dimensioni molto grandi. Noi siamo e resteremo una realtà di nicchia, ma questo non ci impedirà di crescere: ci basta conservare una leadership nella creatività. Perché la nicchia di cui facciamo parte non si diluirà nel tempo: i tutti nostri clienti-fans vogliono l’originalità e si identificano con la qualità delle nostre idee o dei materiali. Ciò non toglie che ci conoscano ancora in pochi e quindi le nostre potenziali di crescita siano notevoli. Quindi anche quando supereremo i 200 milioni di euro di fatturato, vorremo sempre essere un brand che sa distinguersi dagli altri. Cosa farete per incrementare la popolarità del marchio? In questo momento la principale preoccupazione, come management, è quella di consolidare la nostra identità di produttori di capi sperimentali, che si distinguono nei contenuti. Anche per questo il focus è il canale wholesale, che per noi vale l’80% del giro d’affari, anche se non continuiamo a investire nell’apertura di monomarca nelle città chiave dei nostri mercati trainanti. Come scegliete le aree su cui puntare? Seguiamo una strategia più pull che push. Spesso preferiamo che sia un mercato a venirci a cercare. Questo è successo recentemente con la Cina, dove abbiamo appena trovato un valido partner distributivo con cui abbiamo appena inagurato un monomarca a Pechino e un alto a Shanghai arriverà a fine gennaio. Recentemente abbiamo registrato l’interesse di molti buyer russi che abbiamo iniziato a servire. Vedremo se l’interesse sfocerà in una strategia distributiva più capillare. 3

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09_01_2017

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1. Gli headquarters di Venezia appaiono come le collezioni del brand: lo stile sofisticato e moderno si unisce a un gusto vintage 2. Tra le aperture più importanti del 2016 di Golden Goose Deluxe Brand c’è quella di Londra, tra gli openiong più attesi di quest’anno nuovi store New York e Parigi 3. Una sneaker Golden Goose Deluxe Brand

Cosa vi aspetta dopo la partecipazione a Pitti Uomo? Ancora molto lavoro. Sul fronte retail ci saranno almeno sette nuove aperture. Nel primo quarter arriveremo con il secondo punto vendita a New York sulla Madison Avenue e uno a Los Angels. Nel secondo trimestre toccherà a Miami.Vogliamo fare il bis anche in Italia e poi arriveranno nuove vetrine in Germania. Sul fronte del prodotto Alessandro e Francesca insisteranno a potenziare il business del ready to wear e degli accessori, che oggi vale un terzo della calzature, ma che intendiamo rinforzare. È passato più di un anno da quando ha deciso di vendere le sue quote in Golden Goose e di ritagliarsi il ruolo di manager. Si è mai pentita della scelta fatta? No. L’azienda è passata nelle mani di Ergon Capital Partners, che aveva dimostrato tutto l’interesse a dare continuità a quanto fatto in questi anni e a rispettare il lavoro dei direttori creativi e l’immagine del marchio. Oggi la società è una macchina perfetta: senza sprechi e con un margine operativo lordo di 30 milioni. Un gioiello pronto per la Borsa? Francamente penso che ora sia ancora troppo presto. Quando la società arriverà a 200 milioni di euro di fatturato dovrebbe pensarci. Non so se io sarò ancora qui. Potranno farcela anche senza di me. ■

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