Issuu on Google+

Per quanto la storicità del proprio modello di business possa imbrigliare l’imprenditore come un impercettibile groviglio di catene, sta proprio nella capacità di liberarsi da certi vincoli legati all’abitudine, alla routine e, talvolta, anche alle persone il segreto di chi, per mestiere, deve fare fino in fondo il “distruttore creativo” per avere successo in un contesto di grande incertezza. E fino a qui ci muoviamo nel solco del pensiero economico consolidato, nello specifico in quello dell’economista austriaco Joseph Schumpeter, teorico dello sviluppo economico vissuto agli albori del Novecento. Come invece si declinano le enunciazioni del Luminare nel nostro caso specifico, quello delle piccole e grandi aziende della moda alle soglie dell’Era Digitale, non è dato sapere. Si possono, però, fare delle congetture - e plausibili, anche. Intanto c’è da constatare come il sistema non solo regga, ma stia facendo vivere delle insperate accelerazioni. Certo, queste vengono attutite dalla massa, per definizione amorfa, di chi non ha grandi margini per sperimentare e dunque continua a soffrire il deperimento del mercato dei bei tempi che furono. All’interno di questo tessuto economico tradizionale, in gran parte stantio, si innestano in modo rapido e spettacolare isole di crescente dinamismo. Giovani stilisti, creativi, imprenditori, digital native e sciamani del web non sembrano aver aspettato altro che questo momento di grande fermento, di opportunità tecnologiche e di orizzonti globali per farsi avanti con nuovi modi di proporsi, di comunicare e, soprattutto, di guadagnare dei bei soldi. Senza questi ultimi, si sa, il gioco si nutre di idealismo, ma si priva purtroppo di grandi margini di sfondamento. È curioso, in questo contesto, osservare come il retaggio commerciale specifico del made in Italy si stia attualmente tramutando da zavorra in volano di lancio. Essere, per antonomasia, la patria del wholesale è tornato a rappresentare un atout tutt’altro che indifferente. Verrebbe da dire che i tempi cambiano, ma la sostanza resta. Il nocciolo della questione rimane saper ammaliare e sedurre i buyer, indipendentemente dall’identità che essi possano nel tempo assumere. E qui ci siamo. Tant’è che i paladini del fare impresa stanno trovando un terreno più che fertile.

L’EDITORIALE

Il coraggio di cambiare

To be entrepreneurial sometimes means to engage thoroughly in a process of creative destruction. Only those who manage to circumnavigate the status quo can really put forward something really groundbreaking. Being situated in the heartland of the global wholesale market, which is returning very much central, of course helps. A lot.

Marc Sondermann

Direttore/Editor-in-Chief

09_01_2017

9


FLIP PAGE FA N 1 2017