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ANNO 47 SUPPLEMENTO AL N째 6 di FASHION

Il magazine di news, business e trend

ICONS

Il MAGAZINE di NEWS, BUSINESS e TREND del 14.03.2016

www.fashionmagazine.it

Timeless Luxury

Ready-To-Wear, Accessories, New Talents: All In The Name Of Excellence

JESSICA CHASTAIN IN PIAGET


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FASHION ICONS

TOP OF THE TOP

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L’arte di essere intramontabili

Salvatore Ferragamo

Le vetrine d’artista di Francesca Pasquali Artist’s shop windows by Francesca Pasquali

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Ten icons

Capi leggendari e nuovi classici

Legendary items and new classics

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Best of accessories

Borse e scarpe simili a oggetti di design

Per una sorta di magia, o forse per ironia della sorte, quando la moda tocca i propri apici assoluti si tramuta, in alcuni rarissimi casi, nell’opposto di se stessa. Al posto di essere fugace, volubile e assolutamente aleatoria, assume i contorni ben definiti di qualcosa che trascende non solo le stagioni, ma propriamente le generazioni e le epoche. Un oggetto, studiato e generato da un processo creativo, dunque, da un impeto di passione anche umorale, a furia di essere maniacalmente perfezionato e riproposto con impercettibili modifiche migliorative si trasforma in icona. In comune questi pochi manufatti fuori dal tempo hanno tanto una rigorosa attenzione per i dettagli, quanto un’irresistibile attrattiva verso coloro che sono i divi autentici della collettività. Perché il divo e l’icona sono inscindibilmente connessi, quasi fossero due lati della stessa, proverbiale medaglia. L’uno difficilmente può esistere senza l’altro, anzi lo cerca e lo completa.

Bags and shoes similar to design objects

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Marc Sondermann

The next wave

Designer giovani e di culto

Young, cult fashion designers

Famous daughters

Lily-Rose Depp, Dylan Penn e le altre

Lily-Rose Depp, Dylan Penn and the others

In copertina Un’icona del cinema e della moda, Jessica Chastain, per la Extremely Piaget high jewellery capsule collection: proposte che uniscono arte e alto artigianato

On the cover

A movie and fashion icon, Jessica Chastain, for the Extremely Piaget high jewellery capsule collection, combining art and high craftsmanship

Direttore/Editor-in-Chief

The art of being irresistible Due to a sort of magic, or maybe thanks to an irony of sorts, in the very rare cases when fashion reaches its absolute heights it transforms into the opposite of its very self. Instead of being fugacious, momentary and absolutely evanescent, it garners a very precisely defined form that is there to stay, regardless of seasons, generations or even ages. An object, both conceived within and born out of a creative process, therefore a passionate and even moody act, after being improved and modified in many small, impersceptible steps turns into an icon. These very few, timeless artifacts have two things in common: a rigorous attention to detail as well as an irresistible calling upon those who are the personified idols of our collectivity. Truly, icons and idols are indelebly intertwined as if they were the two proverbial sides of the same coin. One cannot possibly exist without the other, they look for and complete one another.


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TOP OF THE TOP

Sopra, Massimiliano Giornetti, direttore creativo di Salvatore Ferragamo. A destra, l’artista Francesca Pasquali e la sua installazione nelle vetrine del monomarca milanese della griffe Above, Massimiliano Giornetti, creative director of Salvatore Ferragamo. Right, the artist Francesca Pasquali and her installation in the shop windows of the brand’s flagship store

Non si diventa icone della moda e del lusso senza una creatività fuori dal comune. Lo ribadisce Salvatore Ferragamo, che durante Milano Moda Donna trasforma le vetrine del monomarca in Montenapoleone in un’opera d’arte, realizzata insieme a Francesca Pasquali. Che, ispirandosi al fondatore della griffe, da materiali inusuali fa scaturire un’installazione unica e sorprendente

SALVATORE FERRAGAMO

NELLE VETRINE D’ARTISTA C’È L’ESSENZA DEL VERO LUSSO

You don’t become a luxury and fashion icon without an uncommon creativity. Salvatore Ferragamo is proof of this transforming, during the Milano fashion week, the shop windows of its flagship store in via Montenapoleone into a work of art by Francesca Pasquali. She draws inspiration from the ideas and skills of the brand’s founder, using unusual materials to give life to a unique and surprising installation

 «Non vi è limite alla bellezza, né grado di saturazione per l’immaginazione creativa»: parole tratte dal libro Il calzolaio dei sogni. Autobiografia di Salvatore Ferragamo, ritratto del fondatore di una griffe che ha fatto e fa grande il made in Italy, trovando il punto di congiunzione tra moda, arte e artigianalità. Nessuno ha sperimentato più di lui sui materiali: pelle sicuramente, ma soprattutto in tempo di guerra, quando questo materiale scarseggiava, Salvatore Ferragamo ha inventato scarpe incredibili fatte con lo spago lavorato all’uncinetto, le fibre di ginestra tessute a mano dalle massaie rurali e persino il cellophane, lavorato insieme al raion, al cotone e ad altre fibre. Sua l’idea, nel lontano 1928, di utilizzare la pelle di un pesce del Nord, il leopardo marino, per produrre alcuni dei suoi tanti capolavori di ingegno e manualità. Una premessa necessaria per capire un progetto unico nel suo genere, grazie al quale le quattro vetrine del flagship Salvatore Ferragamo di via Montenapoleone 3 prendono vita per quattro settimane attraverso un intervento “site specific” e “cinetico”, realizzato dall’artista bolognese Francesca Pasquali. «Trovo molto

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interessanti le sue opere - dice il direttore creativo della griffe, Massimiliano Giornetti - perché per comprenderle non basta guardarle, ma occorre toccarle e persino “ascoltarle”. Nelle mani di Francesca la materia prende forma in modo immaginifico». Con lo stesso spirito con cui il fondatore gettò le basi di un brand che sarebbe andato molto lontano, la giovane Francesca Pasquali si appropria appunto della materia per trasformarla in qualcosa di straordinario. È successo due anni fa, quando con Sofia Straws ha realizzato una “borsa d’artista” applicando cannucce colorate su una delle bag più iconiche del marchio, e accade oggi, con un’iniziativa focalizzata sul negozio, involucro che racchiudendo le collezioni ne comunica valori, significati, interazioni con la realtà. «Ispirandomi ai filati e agli altri materiali utilizzati da Salvatore Ferragamo - spiega Francesca Pasquali - ho messo a punto un layout basato su lunghe, sinuose, coloratissime setole plastiche, calate dall’alto e intervallate da elementi a terra, che diventano scenari in movimento tramite speciali congegni meccanici». «È un’opera fatta per stimolare emozioni, anche nei passanti più

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frettolosi - conclude - che alzando gli occhi dai loro smartphone scoprono uno scenario nuovo e coinvolgente. E poi, magari, con lo stesso smartphone entrano idealmente a far parte dell’installazione, scattando foto e selfie». Dopo Milano, sarà la volta di Parigi, in occasione della riapertura a fine marzo della boutique di avenue Montaigne, e di Londra a maggio, all’interno dello store Salvatore Ferragamo in Sloane street.

 «There’s no limit to beauty, nor to one’s ability to satisfy the creative imagination». Words publilshed in Salvatore Ferragamo’s autobiography Shoemaker of dreams, a portrait of the founder of a label that gave birth to the concept of “Made in Italy” and glorified it, finding the meeting place between fashion, art and artisanship. Nobody experimented with materials more than him. Leather is a given, but mostly during the world war, when this material was scarce, Salvatore Ferragamo created incredible shoes made with crochethook stitching in the twine, fibres from Broom trees hand-worked by rural housewives and even cellophane, as well as rayon, cotton and other fibres. It was his idea, way back in 1928, to use the skin of a marine-dweller from the North - the sea leopard - to make some of his hand-made masterpieces. This is a necessary premise to understand a project that is completely unique in its kind. The four shop windows of the Salvatore Ferragamo flagship store at 3 via Montenapoleone in Milan come to life for four weeks with a “sitespecific” and “kinetic” installation, created by the artist Francesca Pasquali, based in Bologna. «I find her works very interesting - reveals the label’s creative director Massimiliano Giornetti -. To understand them, you need to not only look at them but touch them and even “listen” to them. In Francesca’s hands the material takes form in an imaginative way». In the same spirit with which Salvatore Ferragamo started a brand that would have gone very far, Francesca Pasquali gets hold of the material and transforms it into something extraordinary. It already happened two years ago, when with the Sofia Straws project she made for Ferragamo an “artist’s bag”, by applying coloured straws onto one of the label’s most iconic bags. And it’s still happening today, with an initiative focused on the shop: the shell that encloses the collections and communicates their values, meanings and interactions. «I was inspired by the threads and other materials used by the founder of the brand - Francesca explains -. I created an installation based on long, sinewy, brightly coloured bristles that fall from the air and are spaced out with earthy materials, which become scenes in motion through special mechanical devices. «This work is intended to stimulate emotions, even for passers-by who are in a rush - she concludes -. Lifting their eyes from their smartphone screens, they can discover a new and exciting scenario. Ideally, they’ll then enter and become a part of the installation by taking photos and selfies». After Milan, it’s Paris’s turn for the reopening of the boutique store on Avenue Montaigne at the end of March. Next up, it’s London in May inside Salvatore Ferragamo’s store in Sloane Street. A sinistra, la borsa Sofia Straws, realizzata da Francesca Pasquali per Ferragamo nel 2013. Sotto, due iconiche creazioni di Salvatore Ferragamo Left, the Sofia Straws bag, a project dated 2013 by Francesca Pasquali for Ferragamo. Below, two iconic shoes by Salvatore Ferragamo

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A TOUCH OF CLASS

Zuhair Murad Un’avventura flamboyant: è l’universo di Zuhair Murad. Dove tutto è iniziato da una matita Zuhair Murad may have begun with the humble pencil, but his empire has grown into an a flamboyant adventure Eccentrico, dandy , flamboyant. Sono queste le coordinate che hanno scandito i 20 anni di moda di Zuhair Murad. “Eleganza” è invece la parola che il couturier preferisce associare al suo stile. «Non ricordo un giorno della mia vita senza una matita in mano. Ho sempre disegnato per donne decise e sensibili, donne che sappiano sperimentare l’eleganza con leggerezza. Alla base del mio processo creativo c’è il fascino per un carisma unico: la grazia femminile». Nato a Baalbek, inizia a disegnare all’età di 10 anni, prima scintilla di uno stream of consciousness che dopo gli studi liceali lo porterà a Parigi per conseguire la laurea in moda. Nel 1997 apre il suo atelier a Beirut e nel 1999 è invitato a presentare la sua collezione durante AltaRoma, dando inizio alla sua ascesa della moda mondiale. Nel 2001, Murad lancia la sua collezione “Couture”, pensando all’eleganza come un concetto senza tempo. Stilista prescelto da numerose principesse, Zuhair Murad, veste anche le star di Hollywood e della musica per il ’red carpet’ di Cannes e gli Oscar.

Eccentric, dandy, flamboyant: three words that serve to focus Zuhair Murad’s 20-year fashion career. Yet the designer himself describes his style as simple “elegance”. «I can’t remember a day in my life when I’ve not had a pencil in my hand - he explains -. I have always designed clothes for bold, sensitive women. Women who know how to experiment with elegance and lightness. At the base of my creative process is my fascination with that most elusive of qualities: feminine grace». Born in Baalbek, Lebanon, Murad began designing at the age of ten. It proved to be the first droplets of a “stream of consciousness” that would take him to Paris after his school days were over, to gain a degree in fashion. In 1997, Murad opened his studio in Beirut and two years later - in 1999 - he was invited to present his collection at AltaRoma, heralding the beginning of his ascent through the global fashion panorama. In 2001, Murad launched his “Couture” collection, which focused on elegance as a timeless concept. The favourite designer of an array of famous women, Murad also dresses Hollywood and music stars for the red carpets of Cannes and the Oscars. (a.c.)

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DIECI ICONE

Tra capi leggendari e nuovi classici, cosa non deve mancare nel guardaroba perfetto Among legendary items and new classics, the must-haves of a perfect wardrobe a cura di / by Elena Azzola, Alessandra Bigotta, Andrea Bigozzi, Elisabetta Campana, Alberto Corrado, Elisabetta Fabbri, Carla Mercurio, Angela Tovazzi

Gli standard di sempre, con una nuova silhouette e un pizzico di irriverenza, nel tailleur haute couture In the haute couture suit the usual standards, but also a new silhouette and a hint of irreverence

GWYNETH PALTROW A proposito della sfilata haute couture primavera-estate 2016:

Era il 1954 quando Coco Chanel presentava per la prima volta un tailleur in morbido tweed (prettamente maschile), bordato di passamaneria, con bottoni in metallo a testa di leone (il segno zodiacale di Mademoiselle). Un flop per la stampa, eccetto quella americana, che aveva intuito quanto fosse rivoluzionario. Se ne innamorarono Grace Kelly, Ingrid Bergman, Liz Taylor e Jacqueline Kennedy. Oggi cambiano le celebrity (Gwyneth Paltrow, Tilda Swinton e Cara Delevingne, solo per citarne alcune) ma il mito di un capo che tutte vorrebbero indossare resta. Grazie al tocco magico di Karl Lagerfeld, dal 1983 impegnato «nel creare un avvenire migliore - come lui stesso ha scritto citando Goethe - con gli elementi lasciati dal passato».

About the Spring-Summer 2016 haute couture show:

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L'eredità della maison è presente ma con un’interpretazione moderna e originale. Le silhouette sono incredibili. Karl Lagerfeld spinge sempre la moda a un livello superiore. Non stupisce che sia il migliore: una leggenda assoluta.

Coco Chanel presented her typically male soft-tweed suit for the first time in 1954. It had a trimmed hem and metal buttons with the design of a lion’s head (Mademoiselle’s star sign). The press declared it a flop, apart from in America where they sensed how revolutionary it was. Grace Kelly, Ingrid Bergman, Liz Taylor and Jacqueline Kennedy all fell in love with it. The celebrities may have changed today - Gwyneth Paltrow, Tilda Swinton and Cara Delevingne, to name but a few - but the mystique of an item of clothing that everyone wants to wear remains. All thanks to Karl Lagerfeld’s magic touch, who has been busy «creating a better future - as he put it himself, quoting Goethe - from elements left over from the past» since 1983.

L’ISPIRAZIONE DEL TWEED SUL WEB

Sapevate che, per il tweed del suo famoso tailleur, Coco Chanel si è ispirata alla tenuta da caccia del duca di Westminster? Dallo scorso 22 febbraio, questa e altre curiosità sono raccontate in un video, 14esimo capitolo de “Il vocabolario della moda”, pubblicato dal sito web Inside Chanel.

THE TWEED INSPIRATION ON THE WEB

Did you know that Coco Chanel drew inspiration from the Duke of Westminster’s hunting jacket for the tweed of her famous suit? As of 22 February, you can discover a whole host of anecdotes about the brand thanks to the 14th instalment of “The Vocabulary of Fashion”, published on the Inside Chanel website.

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The brand’s legacy is still there but with a modern and original interpretation. The silhouettes are incredible. Karl Lagerfeld is constantly pushing fashion to a higher level. It’s no surprise that he’s the best, an absolute legend.

COCO CHANEL DICEVA: «Il tailleur Chanel è disegnato per una donna in movimento. Sono una grande ammiratrice della donna e ho pensato di creare per lei abiti che la possano mettere a proprio agio, con cui possa comodamente guidare e che, al tempo stesso, sottolineino la sua femminilità»

AS COCO CHANEL ONCE SAID:

«The Chanel suit is designed for women on the move. I’m a great admirer of women and I wanted to create suits that would put women at ease, allowing them to drive comfortably, whilst emphasising their femininity at the same time».

© Condé Nast / Vogue France - Photo: Sante Forlano

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Chanel

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Dolce&Gabbana

Da quasi 30 anni emblema della maison, l’abito guêpière si rifà a glamour e fascino del “Gattopardo”

Symbol of the brand for almost thirty years, the guêpière dress is inspired by glamour and allure of The Leopard (Il Gattopardo)

BIANCA BALTI Top model

Dal suo debutto nel settembre 1987, con la sfilata dedicata al romanzo “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa e al celebre film di Luchino Visconti, l’abito guêpière di Dolce&Gabbana da quasi 30 anni mette in mostra la corsetteria tipica della tradizione siciliana. Sintesi dell’eccellenza del made in Italy, con materiali, dettagli e lavorazioni esclusive, questo capo iconico trova la sua massima espressione nel total black o nelle fantasie con sfondo nero, ma non disdegna versioni più vivaci e colorate. Presente in ogni défilé della maison, interpreta il gusto del tempo, con una castigata, ma sensuale eleganza. Since its debut in September 1987, with a fashion show dedicated to the novel The Leopard by Tomasi di Lampedusa and the famous film of the same name by Luchino Visconti, the Dolce&Gabbana guêpière dress has reflected Sicilian corsetry traditions for almost 30 years. A synthesis of the excellence behind the “made in Italy” concept - with exclusive materials, details and manufacturing - this iconic piece finds its maximum expression in total black or patterns on a dark background. At the same time, more lively and colourful versions are not shunned either. Present in every fashion show put on by the label, it captures the flavour of the age with a sober but sensual elegance.

Ricordo di aver ‘‘ indossato per la prima volta un abito guêpière di Dolce&Gabbana nella sfilata dell’estate 2006, una delle prime occasioni in cui mi sono sentita donna. Credo di aver avuto 20 anni. I remember when I wore a Dolce&Gabbana guêpière dress for the first time during a fashion show in summer 2006, it was one of the first times that I felt really a woman. I think I was 20 years old.

UN VERO OGGETTO DEL DESIDERIO Nelle sue molteplici varianti ed evoluzioni, l’abito guêpière ha sedotto le donne di tutto il mondo, anche grazie al fatto di aver sdoganato il “reggiseno a vista”. Tra le fan di questo oggetto del desiderio spiccano Madonna, Monica Bellucci (a destra), Liz Hurley, Scarlett Johansson, Eva Herzigova e Bianca Balti. A TRUE OBJECT OF DESIRE In its various guises and evolutions, the guêpière dress has seduced women all over the world, partly down to the fact it legitimised the “see-through bra”. Fans of this object of desire include Madonna, Monica Bellucci (right), Liz Hurley, Scarlett Johansson, Eva Herzigova and Bianca Balti.

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3 È una Rihanna inedita quella che appare nel quarto episodio di “Secret Garden”, la nuova campagna stampa e video di Christian Dior. La popstar, nata a Barbados e vincitrice di otto Grammy Awards, è la prima donna di colore a essere ingaggiata come testimonial dalla maison di avenue Montaigne in 69 anni di storia. Fotografata da Steven Klein negli spazi della Reggia di Versailles, da cantante provocatoria e irriverente RiRi si trasforma in una perfetta Lady Dior: sensuale, sofisticata e misteriosa.

Simbolo del “New Look”, la Bar Jacket resiste da quasi 70 anni, riattualizzata da tutti gli stilisti Dior

The symbol of the “New Look” collection, the Bar Jacket has been going strong for nearly 70 years, thanks to a constant reinvention by Dior designers Capo-feticcio per più generazioni di donne, la giacca Bar fu lanciata da Monsieur Dior nel 1947 come modello manifesto del “New Look” e della rinascita dopo l’austerity della seconda guerra mondiale. Da allora è rimasta un baluardo estetico della maison, adattata e reinterpretata dagli stilisti che si sono succeduti alla redini del brand: da Marc Bohan a Gianfranco Ferré, da John Galliano a Raf Simons, fino all’attuale team in house, che tra i modelli haute couture ha presentato una Bar jacket in fresco di lana, con applicazioni di mughetti in tessuto e grappoli di fiori ricamati in paillette (nella foto). La poltrona di creative director è ancora vuota, ma una certezza c’è: la giacca Bar resterà un atout.

Rihanna, the first black Lady Dior

A dream garment for multiple generations of women, the Bar Jacket was launched by Monsieur Dior in 1947 as the key piece in his New Look collection and a symbol of rebirth after the austerity of the Second World War. Since then it has maintained its status as one of the fashion house’s style stalwarts, having been adapted and reinterpreted by each designer that took up the Dior reins: from Marc Bohan to Raf Simons, Gianfranco Ferré, John Galliano and the current in-house team, which has found space amongst its haute couture pieces for a Bar Jacket in cool wool, with lily of the valley detailing in fabric and bunches of flowers in paillette embroidery (photo). The creative director’s throne may still be vacant, but one thing’s for sure: the Bar Jacket remains a jewel in the Dior crown.

© Association Willy Maywald Adagp, Paris 2016

We see a different side to Rihanna in the fourth episode of Secret Garden, the new press and video campaign by Christian Dior. The popstar, who was born in Barbados and has won eight Grammy Awards, is the first black woman to become the face of the Avenue Montaigne fashion house in its entire 69-year history. Photographed by Steven Klein in the grounds of the Palace of Versailles, RiRi is transformed from provocative, irreverent singer to a perfect Lady Dior: sensual, sophisticated and mysterious.

IL MANIFESTO DEL NEW LOOK, UN INNO ALLA FEMMINILITÀ

La giacca Bar inaugura nel 1947 una nuova architettura sartoriale: spalle arrotondate, vita strettissima sagomata sul corpo, imbottitura sui fianchi. Un inno alla femminilità. THE NEW LOOK MANIFESTO, A HYMN TO FEMININITY In 1947, the Bar Jacket heralded the beginning of a new era of female tailoring: rounded shoulders, a slender waist designed to emphasise the silhouette and padding on the sides. An ode to femininity.

© Dior

Rihanna, la prima Lady Dior di colore

Christian Dior


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Giorgio Armani

New Normal è la selezione di capi senza tempo di Giorgio Armani, espressione di un nuovo concetto di classico

New Normal is a selection of timeless pieces by Giorgio Armani, the expression of a new concept of classic

LA BELLEZZA NON HA ETÀ

Sono ritratti di quattro donne autentiche, oltre che modelle di fama mondiale. Nadjia Auermann, Yasmine Le Bon, Stella Tennant ed Eva Herzigowa si mostrano per come sono oggi nella campagna New Normal primavera-estate 2016 scattata da Peter Lindbergh. Perché la bellezza vera non ha età, così come la collezione è un distillato senza tempo dello stile Armani.

IL NEW NORMAL VA OLTRE IL TEMPO

Discrezione senza tempo, contro le stravaganze passeggere. Prosegue anche per la primaveraestate 2016 la proposta di capi New Normal all’interno della collezione Giorgio Armani. Un guardaroba per la donna di oggi, alla ricerca di una classicità che duri nel tempo. La quintessenza di 40 anni di stile sempre attuale.

BEAUTY DOESN’T HAVE AN AGE Four authentic women, who are also globally famous models, were portrayed. Nadja Auermann, Yasmine Le Bon, Stella Tennant and Eva Herzigova reveal how they appear today in the New Normal Spring/Summer 2016 campaign shot by Peter Lindbergh. Because true beauty doesn’t have an age, just as the collection is the timeless essence of the Armani style.

NEW NORMAL GOES BEYOND TIME Timeless discretion against fleeting extravagances. New Normal items of clothing are a part of Giorgio Armani’s collection for Spring/ Summer 2016 as well. A line for today’s woman in search of something classic that will stand the test of time. The quintessence of 40 years of style, that remains relevant also today.

Haute couture collection Spring Summer 1979 © Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent, Paris/Guy Marineau

DAI MITICI SEVENTIES ALLE BAD GIRL DI OGGI

Smoking e tailleur pantalone sono fra i capisaldi di ieri e di oggi per Saint Laurent. Hedi Slimane li ripropone a uso e consumo della sua bad girl, con tanto di tiara angelica, attualizzandoli nelle forme e nelle proporzioni. Una versione 2.0 in salsa rock dello stile del couturier francese capace, ai suoi tempi, di sovvertire le regole della moda. FROM THE MYTHICAL SEVENTIES TO THE BAD GIRLS OF TODAY Smoking jackets and trousers suits are Saint Laurent’s cornerstones from yesterday and today. Hedi Slimane offers them up again for the use and consumption of his bad-girl look, throwing in a angelic tiara for good measure, and bringing them to life in the shapes and proportions. A 2.0 salsa rock version of the French couturier’s style, who was able in his days to overturn the fashion rules.

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Saint Laurent

Lo stile androgino è un evergreen di Yves Saint Laurent. Hedi Slimane ha saputo attualizzarlo.

The androgynous style is an evergreen look by Yves Saint Laurent. Hedi Slimane knew what to do to bring it to life.

UN’EVOLUZIONE A RITMO DI ROCK

Loulou de La Falaise, Betty Catroux, Talitha Pol-Getty, Catherine Deneuve: da sempre lo stile Saint Laurent si lega a icone della scena contemporanea. In tempi recenti Hedi Slimane sceglie di affermare il suo credo rock affidandosi a Courtney Love, Marilyn Manson, Kim Gordon, Ariel Pink e Joni Mitchell. EVOLUTION DRIVEN BY THE RHYTHM OF ROCK Loulou de La Falaise, Betty Catroux, Talitha Pol-Getty, Catherine Deneuve: Saint Laurent’s style has always been linked to icons of the contemporary scene. In more recent times, Hedi Slimane has opted to affirm his rock credo by turning to Courtney Love, Marilyn Manson, Kim Gordon, Ariel Pink and Joni Mitchell.


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Gucci

Con il cambio radicale di estetica, il “nuovo” Gucci ha trovato nell’uso massiccio del logo la sua forza With a radical change in aesthetics, the “new” Gucci has turned the widespread use of the logo into a strength.

IL VINTAGE PROIETTATO NEL FUTURO

Nel suo primo anno alla guida di Gucci, Alessandro Michele ha celebrato (e vivacizzato) la doppia G iconica della maison - adottata per la prima volta negli anni 60 - con una serie di nuove stampe. Così stagione dopo stagione, il tessuto GG Supreme, interpretazione moderna del logo GG, ha fatto da sfondo ai motivi Blooms, Caleido e Tian (foto), riconquistando in 12 mesi la freschezza di un tempo e il successo di vendita.

VINTAGE THROWN INTO THE FUTURE

In his first year in charge of Gucci, Alessandro Michele has celebrated and livened up the brand’s iconic double-G – adopted for the first time back in the 1960s – with a series of new prints. Thus with every passing season, the GG Supreme fabric (a modern interpretation of the GG logo) has acted as a backdrop to Blooms, Caleido and Tian prints (photos). In 12 months’ time, the freshness of yesteryear and success in the sales department have been won back.

LA DOPPIA G E L’ARTE NELL’ERA DI INSTAGRAM

Con l’arrivo di Alessandro Michele, anche il logo con la doppia G, rimasto inalterato nel corso degli anni, è in evoluzione ed è finito al centro del progetto creativo #GucciGram. Su Instagram graphic designer e visual artist di tutto il mondo si sono cimentati in piena libertà nella reinterpretazione del monogram.

THE DOUBLE-G AND ART IN THE INSTAGRAM ERA

Camilla Filippi for #GucciGram

Even the double-G logo, which has stayed untouched as the years went by, has been in evolution following Alessandro Michele’s arrival, ending up at the centre of the #GucciGram creative project. Graphic designers and visual artists all over the world have given themselves full rein to reinterpret the monogram on Instagram.

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DITELO CON UNA BORCHIA

Un classico del nuovo Valentino non è un preciso capo di abbigliamento, bensì un particolare: la borchia. Da principio ha decorato borse e calzature, nei modelli Rockstud. Ora, nella capsule collection Rockstud Untitled, entra con garbo nel «guardaroba perfetto», dove non mancano una camicia bianca, un trench beige, un paio di jeans, una T-shirt grigia e un cappotto cammello.

Valentino

Borchie al posto delle cuciture sul cappotto cammello e sugli altri classici del perfetto guardaroba

TELL IT WITH A STUD The real star of the new Valentino fashion house is not a garment of clothing but a detail: the stud. In the past, it has been used to adorn bags and footwear, most notably for the Rockstud line. But now, in the Rockstud Untitled capsule collection, it gracefully moves into the realm of the “classic wardrobe”, where there is a white shirt, a beige trench coat, a pair of jeans, a grey T-shirt and a camel overcoat.

Studs instead of stitching on the camel coat and other classics of the perfect wardrobe

CHIURI E PICCIOLI SULLA CAPSULE UNTITLED:

CHIURI AND PICCIOLI SAY ABOUT THE CAPSULE UNTITLED: «Part of each garment was taken apart and repaired using the studs instead of stitching. We drew inspiration from the Japanese philosophy of wabi-sabi, the concept of perfect imperfection, in which nothing is permanent – everything is finished, perfect. The art of kintsugi, meanwhile, teaches us that imperfections can lead to a superior form of aesthetics and internal perfection».

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ph. Valentino

«Una parte di ciascun capo è stata staccata e riparata usando le borchie al posto delle cuciture. Ci siamo ispirati alla filosofia giapponese wabi-sabi della perfetta imperfezione, per cui nulla dura, è finito e perfetto. La tecnica kintsugi, poi, insegna che da un’imperfezione può derivare una forma superiore di perfezione estetica e interiore».

I direttori creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli (ph. Dean Kaufman)

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IL CAPPOTTO, UN MUST CHE SI REINVENTA «Gli anni sono come i vestiti, o li porti con stile per tutta la vita, oppure te ne vai sciatta alla tomba» sono le parole della newyorchese Dorothy Parker (1893-1967), elemento di spicco del Vicious Circle, a cui si ispirano gli iconici cappotti Max Mara per il prossimo inverno. A MUST-HAVE THAT CONTINUES TO REINVENT ITSELF «Years are only garments, and you either wear them with style all your life, or else you go dowdy to the grave» said New Yorker Dorothy Parker (1893-1967). She was the leading light of the The Vicious Circle and acts as an inspiration for Max Mara’s upcoming winter iconic coats.

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Max Mara

Qualità, stile e tradizione si declinano nel cappotto, da 35 anni simbolo del brand italiano

Quality, style and tradition come together in a coat, for 35 years the symbol of the Italian brand

Il 101801: L’ICONA DI UNO STILE CHE DURA NEL TEMPO «È il “distillato” di molti anni di know-how e di design - spiega Ian Griffiths, direttore creativo di Max Mara -. Quando il cappotto 101801 venne progettato da Anne Marie Beretta nel 1981, fu concepito secondo la filosofia di Max Mara all’insegna dell’eleganza senza tempo, della qualità e di un bel design. Le sue proporzioni lo rendono perfetto per ogni altezza e silhouette. Ecco perché è diventato l’icona di uno stile duraturo». THE 101801 COAT, AN ICON OF ENDURING STYLE «The 101801 coat was itself the distillation of many years of know how and design - says Ian Griffiths, Max Mara creative director -. When it was designed by Anne Marie Beretta in 1981, it was conceived according to the Max Mara philosophy of timeless elegance, quality and good design. Its proportions make it perfect for every body shapes and heights. That’s why it became an icon of enduring style».

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Burberry

DALLA TRINCEA AL GUARDAROBA ESCLUSIVO Nato in Inghilterra per proteggere gli ufficiali dal vento e dalla pioggia - non a caso il suo nome significa trincea -, il trench Burberry, si è evoluto nel corso di un secolo, fino a diventare un’icona che rappresenta l’innovazione nel design e l’intramontabile stile inglese a livello globale.

In aprile la maison inglese compie 160 anni e il trench è un must-have che ne racconta la storia

FROM THE TRENCH TO AN EXCLUSIVE WARDROBE Born in England to protect Army officers from the wind and the rain – it’s not by chance that its name comes from the trenches – the Burberry trench coat has evolved over the century in between to become an icon that represents innovative design and unbeatable British style on a global stage.

The British brand turns 160 in April and the trench coat is a must-have that tells the company’s history

LA TRADIZIONE SCRITTA IN UN CAPO Realizzato a Castleford, una cittadina nel Nord dell’Inghilterra, da esperti artigiani che combinano le tecniche tradizionali con i moderni sviluppi tecnologici, il trench Burberry è un must anche del guardaroba femminile, amato da attrici e personalità come Angelina Jolie, Cara Delevingne, Jennifer Aniston, Karlie Kloss, Keira Knightley, Kirsten Dunst e Laura Bailey. TRADITION WRITTEN INTO AN ITEM Made in Castleford in the North of England by expert craftsmen who combine traditional techniques with modern developments in technology, the Burberry trench coat is a must-have for any woman’s wardrobe and loved by actresses and stars like Angelina Jolie, Cara Delevingne, Jennifer Aniston, Karlie Kloss, Keira Knightley, Kirsten Dunst and Laura Bailey. Cara Delevingne

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TOP OF THE TOP

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Mugler

Heritage e contemporaneità: il “cyborg style” di Mugler mette d’accordo generazioni di donne di ieri, oggi e domani

Heritage and a contemporary appeal: Mugler’s “cyborg style” reconciles generations of women of yesterday, today and tomorrow

Doutzen Kroes, la testimonial perfetta Grazie alla sua fisicità potente e alla personalità decisa, la super modella olandese Doutzen Kroes è la testimonial ideale per la campagna primavera-estate 2016 di Mugler. Il fotografo Christian MacDonald la ritrae in pose plastiche su una nave, ma niente a che vedere con le atmosfere da crociera o da cartolina. Doutzen, già “angelo” di Victoria’s Secret, si è detta «onorata» di essere stata scelta come volto della griffe.

Le “dive eccentriche” di Mugler occupano un posto di rilievo tra le icone contemporary, nonostante il brand sia stato fondato oltre 40 anni fa. Il loro stile siderale, spesso definito “cyborg”, è passato indenne attraverso le rivoluzioni e controrivoluzioni della moda. Correva il 1974 quando Thierry Mugler - designer, fotografo, costumista, regista entrava a gamba tesa in uno scenario dove le parole dominanti erano ancora destrutturazione, flower power, hippy-glam, anche se di lì a poco tutto sarebbe cambiato. A distanza di quasi mezzo secolo, il direttore creativo David Koma proietta nella modernità l’estetica di un marchio senza tempo e senza età. Mugler’s “eccentric divas” have a prominent rule among the contemporary icons, although the brand was founded more than 40 years ago. Their sidereal style, often associated with a word, “cyborg”, won over fashion’s revolutions and counterrevolutions. In 1974 Thierry Mugler - fashion and costume designer, photographer, director - broke the rules of a scenery still dominated by words like destructuration, flower power, hippyglam, even if everything was ready to change. Almost 50 years later, the creative director David Koma interprets with a modern vision the aesthetics of a timeless, ageless brand.

Doutzen Kroes, the perfect testimonial Thanks to her powerful physicality and her strong personality, the Dutch super model Doutzen Kroes is the perfect testimonial for the Spring-Summer 2016 Mugler campaign. Christian MacDonald photographs her in plastic poses on the deck of a ship, but nothing to do with postcard or cruise atmospheres. Doutzen, former Victoria’s Secret’s “angel”, said that she feels «so honoured» to be chosen for this role.

GEOMETRIE, TAGLI E DETTAGLI STRATEGICI: IL GLAMOUR È SERVITO Anche se le spalle sono meno in evidenza e le linee si fanno più morbide, nell’interpretazione dello stile Mugler fatta da David Koma restano intatti lo studio delle proporzioni, l’impatto scultoreo dei capi e l’attenzione ai minimi dettagli, tra cui le immancabili borchie. GEOMETRIES, CUTS, STRATEGIC DETAILS: GLAMOUR IS SERVED Less emphasized shoulders, softer lines. But in David Koma’s interpretation of Mugler style the study of proportions, the sculptural impact of the models and the attention to details, like studs, remain the same.


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TOP OF ACCESSORIES

A SEVERE CASE OF

ACCESSORY ADDICTION

Hanno nomi esotici (e spesso anche un cognome), le it bag e le scarpe protagoniste sulle passerelle e sui red carpet di tutto il mondo. Vere e proprie icone di stile, sono oggetti di design, al di là dei trend e delle mode The It Bags and must-have shoes from the catwalks and red carpets of the world have exotic names (and often surnames too)

di/by Elena Azzola e Carla Mercurio

Antigona

Givenchy

Alla ribalta anche nella collezioni primavera-estate 2016, la Mini Antigona di Givenchy si reinventa in una delicata tonalità rosa tenue. Featuring in the spring-summer 2016 collection too, the Mini Antigona by Givenchy reinvents itself in a delicate shade of pale pink.

Lance

Jimmy Choo Il brand londinese di calzature - che festeggia quest’anno il 20esimo anniversario con un video speciale sui red carpet moment più significativi di questi ultimi due decenni - segnala il Lance come sandalo iconico, super-indossato negli eventi e best seller in negozio. Qui nella versione Satin Malibu. The London footwear brand - which this year celebrated its 20th anniversary with a video compiling the most significant red-carpet moments of the past two decades - have created the iconic Lance sandals, with countless pairs being donned at glitzy events and best-seller status already assured in-store. In the picture, the Satin Malibu version.

Drew

Chloé

La Drew di Chloé ha conquistato le fan, grazie alla sua decisa femminilità e alla capacità di essere sempre adeguata in ogni occasione, dalla mattina alla sera. È elegante e fresca al tempo stesso e coniuga il glamour anni Settanta con l’heritage di Chloé. Le parti in metallo dorato, con inaspettati bijoux, danno un tocco giocoso al modello. The Drew by Chloé has won legions of fans, thanks to its marked femininity and ability to be perfect for any occasion, from morning right through until night. It’s elegant and fresh at the same time, fusing 1970s glamour with Chloé’s rich heritage. Detailing in gold metal, with unexpected bijoux elements, lends the bag a playful undercurrent.


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TOP OF ACCESSORIES

Xafiore

Manolo Blahnik

Ditelo con un fiore. Per il sandalo Xafiore Black della primavera-estate 2016 Manolo Blahnik sceglie una cascata di roselline rosse che abbracciano il piede nei punti strategici, fissandosi alla caviglia con la chiusura a laccio. Say it with a flower. For the Xafiore Black sandal, part of the Manolo Blahnik spring-summer 2016 collection, the brand chooses a cascade of red roses, caressing your feet in the key places and clasping at the ankle with a lace-up fastener.

Metal Plate

Balenciaga

In casa Balenciaga è appena nata la Metal Plate, subito recepita come la nuova It-bag della griffe, pensata per andare oltre una stagione, perché una vera “It” è desiderata dalle donne per molto, moltissimo tempo. Attendiamo nuove, accattivanti, versioni. No sooner had Balenciaga released the Metal Plate than the bag had been heralded by chains as the newest It Bag and tipped to stay in the hearts of fashion aficionados for more than one season, because a true It Bag is something women want year after year. We look forward to alluring new versions.

So Kate

Christian Louboutin 12 centimetri di eleganza per la pump iconica So Kate di Christian Louboutin. La punta affusolata e il tacco a stiletto regalano a questa décolleté un fascino irresistibile. Inconfondibile la suola rosso scarlatto, divenuta emblema del brand. Twelve centimetres of elegance: iconic So Kate pumps by Christian Louboutin. The tapered toe and stiletto heel lend an irresistible charm to this décolleté model. Features the unmistakable scarlet sole - the brand's emblem.


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TOP OF THE TOP

THE NEXT WAVE

Non solo grandi classici. Ci sono molti designer giovani e di culto che si preparano a entrare in orbita. Ne abbiamo scelti cinque, che più di altri hanno trovato la ricetta giusta per diventare icone: non rinunciare mai a una bella dose di unicità e creatività. Not only big brands. There are many cult names ready to get into a higher orbit. We selected five who, more than others, have caught the right recipe to become an icon: never give up uniqueness and creativity. a cura di / by Andrea Bigozzi e Angela Tovazzi

Di J.W. Anderson spesso si parla come di “un pioniere di idee”. E a ragione, perché il 31enne designer irlandese propone cose nuove molto prima che lo facciano gli altri stilisti. Non a caso il suo motto è «Non scendere a compromessi. Nel momento in cui succede, diventi un prodotto da duty free». Da quando ha fondato il suo marchio nel 2008, lo stilista (direttore creativo anche di Loewe) ha dato un’interpretazione unisex della moda, distinguendosi per silhouette che uniscono elementi tipici della moda maschile con quelle riconoscibili del guardaroba femminile. J.W. Anderson is often described of as a “pioneer of ideas” and with good reason, because the 31-year-old Irish designer offers new things long before the other colleagues. It’s not by chance that his motto is «Don’t give in to compromises. The moment you do it, your product becomes a duty-free one». Ever since he founded his brand in 2008, the designer - who is also Loewe’s creative director - has produced a unisex interpretation of fashion. His silhouettes stand out because they combine typical elements of men’s fashion with aspects you would find in a woman’s wardrobe.

FAUSTO PUGLISI «Voglio essere grandioso e sorprendente. Questo è quello che voglio essere e farò del mio meglio per diventarlo» «I want to be huge. I want to be amazing. This is what I want to be and I will do my best to be like that»

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J.W. ANDERSON «Per me la moda è soltanto moda, non una questione di genere. Nella cultura moderna fare certe distinzioni è datato» «It’s not gender for me, it’s just clothing. I feel that in a modern culture, if it’s about gender, then it’s a very dated concept»

Sopra le righe, ma concreto al tempo stesso. Fausto Puglisi, classe 1976, è uno dei pochi designer italiani in ascesa a essere presente non solo nei migliori punti vendita del mondo, ma anche sui palcoscenici delle popstar più importanti (l’ultimo, quello del tour di Madonna, che nella tappa italiana lo ha voluto con sé sul palco). La sua visione della moda - sia che disegni per la propria etichetta sia per Ungaro, di cui è direttore creativo - è lussuosa e ipersartoriale, con ampio utilizzo di tessuti come crêpe, jersey e seta. Nel suo vocabolario stilistico ricorrono con successo termini come color-block, tagli a sbieco, borchie e cristalli ricamati. Over the line but firm at the same time. Fausto Puglisi, born in 1976, is one of the few Italian designers on the rise. He has a presence not only in the best sales locations all over the world, but also on-stage with the biggest popstars (Madonna wanted him with her on stage, during the Italian leg of her recent tour). His vision of fashion - in designs both for his label and Ungaro, where he is creative director - is luxurious and ultra-sartorial, with ample use of fabrics such as crêpe, jersey and silk. Puglisi’s stylistic vocabulary includes successful terms such as colourblock, bias cuts, studs and embroidered crystals.

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Quella delle gemelle Mary-Kate e Ashley Olsen è una case history sui generis. Diventate famose con la serie tv americana “Gli amici di papà” e diversi film di successo, appena ventenni si cimentano nella moda con il marchio The Row, che conquista velocemente la ribalta grazie a un lusso understated e minimal chic. Nel 2012 e nel 2015 la consacrazione arriva con i riconoscimenti del Cfda, che proiettano le sorelle Olsen nell’olimpo dei marchi più cool. LUCIO VANOTTI «Il mio stile? Purista, quotidiano, intimista» «My style? Purist, everyday, intimate»

Bergamasco, classe 1975, studi all’Istituto Marangoni di Milano, Lucio Vanotti è salito alla ribalta dopo la “sponsorizzazione” di Re Giorgio, che l’ha chiamato a sfilare all’Armani Teatro. Le affinità del resto sono tante: quello di Vanotti è uno stile purista, a tratti ascetico, che gioca per sottrazione, fino a distillare un’eleganza asciutta e senza fronzoli, eppure lirica, intimista, armoniosa. «Una moda capace di fondere - come ama ripetere il designer - il bello con l’utile». Lucio Vanotti, born in 1975, comes from Bergamo and studied at Milan’s Istituto Marangoni. He rose to prominence after being “sponsored” by Re Giorgio, who asked him to show his collection at the Armani Theatre. They share many similarities: Vanotti is a purist, sometimes ascetic, who plays with subtraction, distilling a dry elegance with no frills, which is nonetheless lyrical, intimate and harmonious. «An approach that is able to merge,” - as the designer likes to say - “the beautiful with the useful.»

VETEMENTS «Essere con i piedi per terra è la nuova tendenza» «Being down to earth is the new black»

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The story of the twins Mary-Kate and Ashley Olsen is completely unique. They rose to fame in the American TV series “Full House” and in a number of successful films. In their early twenties they began to get involved in fashion with The Row brand, which quickly made a name for itself, thanks to its understated luxury and chic minimalism. In 2012 and 2015, the brand was awarded by the CFDA, crowning the Olsen sisters as one of the coolest brands.

THE ROW «La cosa più importante è continuare ad aver fiducia, fare le consegne in tempo, assicurarsi che il prodotto sia giusto e di ottima qualità». «The most important thing is continuing the trust, being able to deliver on time, making sure the product’s right and the quality is there»

Demna Gvasalia è conosciuto soprattutto come nuovo direttore creativo di Balenciaga, ma questo 35enne di origini georgiane ha già fatto parlare di sé con Vêtements, lanciato nel 2014 dopo essersi fatto le ossa da Maison Martin Margiela e Louis Vuitton: una moda underground ed eversiva, giocata sul crinale tra maschile e femminile, streetstyle e sartoriale, che sovverte cliché, volumi e proporzioni. Obiettivo: dialogare con il presente e la vita reale delle nuove generazioni. Demna Gvasalia is perhaps most famous for being the new creative director at Balenciaga, but there was already a healthy buzz around the 35-year-old Georgian fashion designer when he founded Vêtements in 2014. Having cut his teeth with Maison Martin Margiela and Louis Vuitton, Gvasalia’s style has evolved into one of underground, subversive fashion. His work blurs the lines between masculine and feminine, street style and sartorial, and reinvents conventional stereotypes, volumes and proportions. His objective? To interact with the present, and the real life of the new generations.

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CELEBRITY WATCH

GIOVANI CARINE E PREDESTINATE di/by Elena Azzola

Violette D’Urso

Kaia Gerber

Sono le figlie di belle e famose: attrici, modelle e showgirl. L’attenzione dei media e del pubblico su di loro è fortissima, poiché la prima domanda che suscitano è: sono più o meno affascinanti delle incantevoli genitrici? Le ragazze in questione conoscono il proprio potere e i loro profili su Instagram le mettono subito al centro della scena They are the daughters of the beautiful and the famous: actresses, models, showgirls. Media and public attention on them is fierce, with the first question that springs to mind being: do they live up to their enchanting parents? These girls know the power in their hands, and their Instagram profiles propel them into the spotlight from an early age Julia Restoin Roitfeld

Dakota Johnson

Dylan Penn Kenya Kinski Jones

Lily-Rose Depp

 Ci sono “figlie di” che stanno facendo parlare di sé,

 Some young ladies cause more of a buzz than others. Simply

come dimostrano le migliaia di follower dei loro profili Instagram, in cui pubblicano foto scattate sia in occasioni private che pubbliche, come red carpet, sfilate ed eventi. Perché se sei una giovane figlia di un’icona di bellezza e talento, è chiaro che i brand e gli stilisti ti chiamino, ti conoscano e decidano di fare anche di te un modello di stile. A Lily-Rose Depp, figlia di Vanessa Paradis e Johnny Depp, è capitato così. Il grande Karl Lagerfeld l’ha subito adorata e ha deciso di renderla testimonial di Chanel. Ma pare che Karl ami molto anche Violette D’Urso, una delle due figlie di Inès de la Fressange. Già molto affermata e impegnata nella moda d’Oltralpe invece Julia Restoin Roitfeld, figlia della mitica ex direttora di Vogue France Carine Roitfeld. Negli Stati Uniti sono in ascesa la 14enne Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford, a cui assomiglia come una goccia d’acqua ma senza il dettaglio del neo, Dakota Johnson, modella e attrice (anche di “Cinquanta sfumature di grigio” del 2014), la cui mamma è Melanie Griffith e il cui papà è Don Johnson e Kenya Kinski Jones, figlia di Nastassja Kinski e Quincy Jones, presente all’evento di Diesel a New York. Ottimi geni ha pure Dylan Penn, figlia di Sean Penn e Robin Wright, apprezzata modella, già testimonial dei brand italiani Ermanno Scervino e Fay. Il marchio di Della Valle l’ha voluta insieme al fratello Hopper per interpretare la campagna della primavera-estate 2016, girata a Los Angeles.

take a look at the thousands of followers on their Instagram profiles, or the many photos they’ve snapped privately and publicly, at red carpets, catwalk shows and other events. Because if you’re the young daughter of a beautiful, talented celebrity, you can take it as a given that the brands and the designers of this world will have their eye on you, calling you up ready to make a style icon out of you too. That’s just how it happened to Lily-Rose Depp, the daughter of Vanessa Paridis and Johnny Depp. The great Karl Lagerfeld adored her from the off and decided to make her the face of Chanel. Yet it seems Karl also has a soft spot for Violette D’Urso, one of the two daughters of Inès de la Fressange. Julia Restoin Roitfeld, the daughter of the legendary former Vogue France director Carine Roitfeld, is already a well-established figure in the French fashion scene. Over in the United States, up-andcoming names include 14-year-old Kaia Gerber, the daughter of Cindy Crawford (who she is a spitting image of, minus the beauty spot), the model and actress Dakota Johnson, who appeared in 2014’s “Fifty Shades of Grey” and is the daughter of Melanie Griffith and Don Johnson, and finally Kenya Kinski Jones, the daughter of Nastassja Kinski and Quincy Jones, who was present at the recent Diesel event in New York. Good genes has also Dylan Penn, daughter of Sean Penn and Robin Wright, appreciated model, already testimonial of Italian brand Ermanno Scervino and Fay. The brand of Della Valle has chosen Dylan and his brother Hopper to interpret the campaign for spring-summer 2016, filmed in Los Angeles.

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