FASHION N 2 2022

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Giugno/ Luglio 2022

ANNO 53 - N°2 - 12 EURO

PIQUADRO

Razionalizzare le risorse si può e si deve

CRIPTO CURRENCY 11

BEAUTY E-COMMERCE La vera sfida si chiama full price

Poste Italiane S.P.A. – Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N.46) Art. 1, Comma 1 Lom/Mi/1769

S T R AT E G I A ,

I N N OVA Z I O N E

E

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È tutta una questione di experience

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TOP BUYER

Nomi nuovi tra i best performer

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M E R C AT I

NASCE UN NUOVO UMANESIMO DIGITALE Mettere il cliente al centro con garbo e dedizione

Cover: HARRIS REED EDIZIONI ECOMARKET SPA


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30/05/22

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GIUGNO/LUGLIO 2022

Features

Contents 7

EDITORIALE

INTERVISTE 8

RENATO SEMERARI/INTERCOS «Innovazione, digitale, formule sempre più clean: ecco le nuove frontiere del beauty»

11 MARCO PALMIERI/PIQUADRO «Inseguire solo i numeri è un boomerang: essere selettivi è l'unica strada» 14 RICCARDO PERUFFO/PESERICO I progetti per l’uomo, la linea Aurea, l’evento co-ed: così Peserico celebra i 60 anni

STRATEGIA

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LA SFIDA DI INTERCOS CON DOLCE & GABBANA

RAZIONALIZZARE SI PUÒ E SI DEVE

Renato Semerari, alle prese con un nuovo progetto beauty per il brand, prevede un anno positivo grazie a innovazione, digital e formule clean

16 CEO ROUNDTABLE ON LEADING BY EXAMPLE Strategico ascoltare il consumatore 20 BEAUTY BUSINESS OVERVIEW Vince la sensorialità 22 LA COSMESI SUL WEB

Limitare le promozioni e il marketing Non c’è bellezza senza online aggressivo, ripulire i canali distributivi, L’asse digital sempre più cruciale ripensare la catena di fornitura: è la strategia del ceo di Piquadro, Marco Palmieri 28 CAREERS

Riassetto da Diesel: Eraldo Poletto global ceo al posto di Massimo Piombini

INNOVAZIONE 34 FASHION E-COMMERCE SUMMIT Scaling for competitive advantage 38 SALE IL BINOMIO CRIPTO-RETAIL Pagare in Bitcoin piace. Più per experience che per trading 42 SFIDE MULTIPLE PER IL TESSILE Transizione green: l’Europa incalza, l’Italia anticipa ma una regola chiara ancora non c’è 48 BERNARD OSTA «Vestiaire Collective si candida a motore del luxury resale»

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IL PUNTO SUI COSMETICI CON PLAYER NOTI E NEW ENTRY

BINOMIO CRIPTO-RETAIL, IL FENOMENO DI CUI SI PARLA

Passato il boom della pandemia le vendite digitali continuano a crescere, consolidando nuove routine di acquisto e di consumo

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Pagare in criptovalute piace sempre di più, specie ai bridge Millennial. I grandi brand del lusso, le Pmi e il dettaglio indipendente colgono l'occasione

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GIUGNO/LUGLIO 2022

Contents

Features

51 TREND EMERGENTI Dai consumi energetici al riciclo scenico: la sfilata è più green 55 DESIGNER TO WATCH Planet friendly 58 LA MISSION DI PANGAIA L’high tech naturalism che conquista la Gen Z

MERCATI 61 BUYERS' SURVEY L'aumento dei costi e il clima di incertezza preoccupano. Ma mai abbassare la guardia

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RETAILER: L'UOMO TORNA A CRESCERE IN STORE

IL MENSWEAR ALLA RIBALTA TRA FIRENZE E MILANO

A seguito di due anni difficili si riscopre il lato umano dello shopping. Le vendite di stagione vanno meglio di un anno fa, ma occorre ancora cautela

Dopo edizioni a ranghi ridotti, la settimana della moda uomo è di nuovo protagonista con il Pitti e le sfilate. In calendario centinaia di eventi fisici

72 DAL 14 AL 17 GIUGNO A FIRENZE Pitti Uomo sfida le incognite legate a Cina e Russia e torna su quattro giorni 78 PARLA ENRICO SPINAZZÉ «La rivoluzione permanente di Sun68 continua» 81 MILANO FASHION WEEK Goodbye co-ed, bentornato menswear. La moda maschile da sola in passerella 84 FOOD & WINE BUSINESS OVERVIEW Siamo al cambio di passo 86 IL DIGITAL NEL MONDO DEI VINI Tra shop online e wine-bar il futuro avanza. E c’è tanto da innovare 92 WINE/I PURE PLAYER ITALIANI Enoteche online: dopo l’exploit della pandemia si punta a crescere ancora 95 UPCOMING TREND Heading back 112 CLIO ZAMMATTEO «Mia nonna me lo diceva sempre: sii te stessa. È così che ho sbancato sul web» 114 ARIANNA ALESSI «Mi piace andare a dormire la sera sapendo di avere fatto la differenza»

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PER IL MONDO DEI VINI LA SFIDA È IL DIGITAL

L'ESTATE 2023 SEGUE IL DIKTAT DEL NO SEASON

Dopo il boom dell'e-commerce in pandemia, per il settore vinicolo si aprono nuove sfide nel segno dell'innovazione. Parlano i produttori e le enoteche online

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La moda maschile incontra un gusto individuale che mixa tradizione e sperimentazione, puntando su sostenibilità e contaminazione culturale




EDITORIALE

Verso un nuovo umanesimo

Marc Sondermann m.sondermann@fashionmagazine.it

P

er il made in Italy inteso in un’accezione ampia, che parta dal suo settore più grande e prestigioso, la moda, ma che includa le altre attività del Belpaese a spiccata artigianalità, rivolte a un bacino di utenza esigente, alto spendente e sensibile alle tendenze del lifestyle, come la cosmesi (vedi il nostro speciale a pag. 20) e l’enogastronomia (pag. 84), si sta allargando a vista d’occhio l’impatto strategico di ciò che le nuove tecnologie digitali significano per il core business. La velocità del cambiamento in atto significa una spinta all’adattamento importante, decisiva. I vecchi modelli comunicativi e distributivi stanno rapidamente diventando obsoleti, anche se (attenzione!) i principi cardine su cui si regge il business rimangono gli stessi. Occuparsi di innovazione non vuol dire scordarsi del prodotto o, peggio, del consumatore. Significa invece focalizzarsi con ancora maggiore maniacalità su entrambi questi aspetti, peraltro cruciali, dedicando meno tempo a intermediari e faticose prassi dovute alle lungaggini del passato. I propri punti di forza vanno rafforzati, anche vertiginosamente, con il digitale; non indeboliti. Soprattutto non si devono perdere di vista le occasioni di vendita fisiche, di matrice personale. Esse sono preziose come non mai e vanno valorizzate appieno. È per questo che, a livello tecnologico, si fa un gran parlare di customer data platform. Dopo un periodo in cui l’e-commerce ha realizzato numeri impressionanti, aumentando il proprio peso all’interno del perimetro aziendale in modo significativo, stiamo assistendo a un certo riassorbimento della domanda da parte del negozio fisico, vista la gran voglia di socializzare e di vivere esperienze coinvolgenti e speciali da parte della clientela finale. Questo però

non comporta affatto un ritorno allo status quo ante. Intanto perché l’ecommerce rimane a livelli alti. Si tratta di un servizio di grande comodità, a cui nessuno vuole più rinunciare. I migliori brand continuano a crescere in questo ambito, anche quando il negozio fisico corre. Ma soprattutto l’esperienza all’interno delle boutique sta cambiando e si sta adattando alle nuove esperienze vissute dalle consumatrici durante la pandemia. Chi prima è stata contattata personalmente, via WhatsApp o con l’ausilio di strumenti di showrooming virtuale, fa ora fatica ad accettare il trattamento anonimo riservato alla clientela nel punto vendita standard. Ed ecco che entra in scena la grande lacuna presente oggi nelle imprese del nostro settore: la mancanza di collegamento tra i sistemi di e-commerce e quelli, in larga parte embrionali, di CRM. Solo chi è capace di mettere a terra soluzioni garbate di riconoscimento della cliente in negozio può pensare di intavolare un cortese dialogo, per offrire appieno i propri servigi di premium o luxury brand. Il rischio è di finire nel cheap - una trappola in cui la patria del Cavalcanti non può e non deve cadere.

Direttore Responsabile

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INTERVISTA Renato Semerari Intercos

«Innovazione, digitale, formule sempre più clean: ecco le nuove frontiere del beauty» Negli ultimi mesi il gruppo, operatore B2B nel mercato della cosmetica, ha acquisito nuovi clienti e messo a segno grandi progetti, come l'intesa con Dolce&Gabbana per il lancio in house del beauty. «Stare un passo avanti rispetto al mercato fa sì che i clienti ci vedano come una risorsa e non come un formitore», racconta il ceo, che prevede un anno di crescita e si mostra cauto sul possibile trend dell'internalizzazione della cosmesi da parte dei big brand:«Non è scontato, sono mondi diversi» DI ANDREA BIGOZZI

Ci sono due termini che Renato Semerari ripete spesso per spiegare il ruolo che Intercos, società di cui è amministratore delegato dal 2018, giocherà nella nascita e nello sviluppo - di Dolce&Gabbana Beauty. Il primo è innovazione. Innovazione innanzitutto a livello di prodotto nel make up, nei profumi e nel settore Hair&Body per conto della maison italiana del lusso, con cui l’azienda cosmetica di Agrate Brianza (673,7 milioni di euro di fatturato 2021, in crescita dell’11,1%) ha da poco stretto una partnership quinquennale. Un’intesa «basata non solo sulla capacità produttiva ma anche su creatività, nuove idee e tecnologie», chiosa il manager. Il secondo termine è coerenza con la visione di sviluppo della griffe: «Il loro progetto industriale - afferma Semerari - è incentrato sull’eccellenza del made in Italy e sulla promozione del saper fare italiano, esattamente come il nostro». Che cosa vi aspettate dalla collaborazione appena annunciata con Dolce&Gabbana? I risultati sui volumi inizieranno a vedersi principalmente dal 2023. Ma siamo già praticamente certi che il marchio diventerà un cliente molto importante per il nostro gruppo: è probabile che entri, nel medio termine, nella nostra top 10. Quale sarà il vostro compito? L’azienda ha obiettivi ambiziosi e per questo nutre grandi aspettative su di noi, specie per quanto riguarda il make up: la specialità di Intercos, visto che rappresenta il 60% del nostro giro d’affari, mentre per Dolce&Gabbana si tratta del segmento da sviluppare di più. E lo faremo. L’accordo ci consentirà anche di accelerare ulteriormente lo sviluppo della nostra business unit più giovane, quella dell’Hair&Body, nata con l’acquisizione di Cosmint del 2017, puntando su una strategia di lungo termine: anche se ufficialmente l’intesa firmata con Dolce&Gabbana è di soli cinque 8

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anni, tradizionalmente le collaborazioni con i nostri clienti (circa 780, tra cui molte griffe del lusso, ndr) durano molto più a lungo e sono praticamente delle alleanze, basate sulla nostra capacità di portare innovazione e, in secondo luogo, capacità produttiva. A Intercos, fin dal primo giorno in cui Dario Ferrari l’ha fondata agli inizi degli anni ‘70, non è mai interessato essere un semplice contract manufacturing, accontentandosi di sviluppare un prodotto per conto del cliente sulla base di una formula già esistente. Le nostre ec-

cellenze sono innovazione, ricerca e sviluppo, oltre alla capacità di individuare i nuovi trend nel mondo del beauty. Ed è su questi asset che riusciamo a garantire uno sviluppo duraturo del business nel lungo termine. Dolce&Gabbana è la prima grande realtà italiana del lusso che ha scelto di gestire in house il beauty, abbandonando il modello delle licenze. Pensa che diventerà un trend, come per l’eyewear?


1. Renato Semerari è amministratore delegato di Intercos dal 2018. Il manager ha guidato il progetto di quotazione del gruppo, approdato a Piazza Affari a fine 2021 2. 3. 4. 5. 6. Intercos ha sede ad Agrate Brianza, con un fatturato 2021 di oltre 670 milioni di euro e più di 780 clienti, molti dei quali nel mondo del lusso, è uno dei principali operatori business to business a livello globale nella creazione, produzione e commercializzazione di prodotti cosmetici

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un’incidenza del 40%, inimmaginabile solo pochi anni fa, e la sostenibilità. La clean beauty, ovvero prodotti con etichette “trasparenti” e liste corte di ingredienti, meglio se naturali, sta raggiungendo proporzioni globali. La richiesta che arriva dal mercato è far convivere due esigenze, la naturalità delle formule con la performance. Intercos è molto avanti su questa tendenza: ognuno dei nostri clienti ha una serie di ingredienti indesiderati. Abbiamo centinaia di blacklist, tutte diverse in parte tra loro. Riuscire a fornire a ognuno una formulazione su misura ci rende tra i più esperti in questo campo.

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Di case di moda che presidiano direttamente l’attività cosmetica ce ne sono sempre state. Più raramente, invece, si sono verificati casi come quello di Dolce&Gabbana. Era accaduto in passato con Burberry, che aveva messo fine a una licenza per provare a fare da sé, salvo poi però ripensarci e tornare sui suoi passi. Si tratta di un processo difficile: moda e beauty hanno sicuramente molti punti di contatto, ma tra i due settori sono altrettanto forti le diversità, a livello di competenze e di struttura. Chi vorrà tentare questa strada dovrà farlo in maniera molto seria, proprio come Dolce&Gabbana, che ha messo insieme una squadra di professionisti decisamente qualificati. Voi invece avete mai pensato di attuare un cambiamento tanto radicale del modello di business? Magari lanciando un vostro marchio… Mai. Il nostro know how è, e sarà sempre, al servizio esclusivo dei circa 780 clienti che ci hanno scelto. Il ruolo di Intercos è quello di partner, non di competitor. Nella cosmesi, come nella moda, anticipare il cambiamento è una dote fondamentale per restare un passo

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avanti. Dal vostro osservatorio ßquale direzione pensa che prenderà il mercato post Covid? Nel beauty i trend non cambiano semplicemente di stagione in stagione, ma anche di regione in regione. Capita spesso che fenomeni commerciali che fanno la differenza su alcuni mercati siano praticamente inesistenti altrove. Ma certo è impossibile negare l’esistenza di alcuni macro-trend che ci accompagneranno a lungo, come l’e-commerce, che in alcuni Paesi come la Cina ha raggiunto nel post pandemia

Oltre che su digital e clean beauty, su cosa punterà il settore a livello di trend commerciali? Sicuramente sulla premiumizzazione, termine usato per indicare la tendenza del consumatore, specie quello asiatico, ad acquistare prodotti di prezzo superiore appena se lo può permettere. E poi sulla skinification, ovvero la nascita di prodotti ibridi, che puntano ad applicare i principi dello skincare a tutte le parti del corpo. Anche per la cosmetica, come per la moda, la sfida da affrontare oggi è quella legata alle materie prime? Assolutamente sì. Stiamo vivendo un momento schizofrenico. Da una parte l’effervescenza degli ordini, dall’altra le difficoltà sul versante della supply chain, che ci impediscono di rispondere agli stimoli del mercato con la nostra consueta prontezza. Questa situazione, che è destinata a persistere nei prossimi mesi, non ci consente di vedere il 2022 come un anno normale, ma non ci impedisce di essere ugualmente ottimisti e di prevedere altri 12 mesi di crescita a doppia cifra, come nella tradizione del gruppo, tra il 10% e il 15%. La nostra propensione all’innovazione e alla diversificazione, sul fronte sia dei prodotti che dei clienti, ci consente un trend positivo duraturo anche durante periodi di instabilità come questo.  9



INTERVISTA Marco Palmieri Piquadro

«Inseguire solo i numeri è un boomerang: essere selettivi è l’unica strada» Porre limiti all’aggressività delle promozioni e del marketing selvaggio, ripulire i canali distributivi, ripensare la catena di fornitura: questa la strategia di Marco Palmieri, a capo del Gruppo Piquadro, dopo aver chiuso il fiscal year 2021/2022 sfiorando i 150 milioni di euro di ricavi consolidati (+31,7%), con un quarto trimestre archiviato a 40 milioni (+27,4%). Le incertezze del 2022 vengono affrontate partendo da una solida generazione di cassa e da una posizione finanziaria netta positiva DI ALESSANDRA BIGOTTA

Per Marco Palmieri, presidente e amministratore delegato del Gruppo Piquadro, questa azienda è molto più di un business: tutto inizia nel 1987 quando a soli 22 anni, studente di Ingegneria, fonda una piccola realtà che produce pelletteria conto terzi, per poi creare nel 1998 il marchio ammiraglio Piquadro, una sintesi di design e tecnologia, e acquisire nel 2017 un nome storico, The Bridge, di cui racconta di essersi innamorato dopo aver visto nei mercati vintage modelli come la doctor bag, la postina, i bauli e le valigie. Nel 2019 un nuovo colpo di fulmine, stavolta per il francese Lancel, oltre 140 anni di storia e tante potenzialità da valorizzare. Con queste tre frecce all’arco, l’imprenditore emiliano - da poco affiancato dal nuovo direttore generale Francesco Giovagnoni (ex Damiani e Campo Marzio) - si dice soddisfatto e fiducioso nella crescita anche nel complicato 2022. Cosa gli dà sicurezza? Avere le idee chiare sulle mosse da adottare, in un momento di profonde trasformazioni a livello generale: secondo Palmieri è necessario tenersi al di sopra della battaglia dei prezzi e proteggere i propri brand, altrimenti si rischia di svendersi. Due anni che per il mondo intero sono stati come 20: come hanno cambiato le vostre priorità? Abbiamo fatto ordine nella distribuzione, cancellando parecchi wholesaler nel canale fisico e soprattutto nel digitale, che non ci portavano valore. Con meno prodotto in circolo, anche in seguito alla drastica riduzione delle flash sale e delle referenze in saldo, la marginalità è cresciuta e nell’anno chiuso il 31 marzo l’ebitda supera i 10 milioni di euro. Un’operazione di pulizia di cui hanno beneficiato tutti i nostri marchi ma in primis Piquadro, che essendo esposto nel canale travel aveva sofferto più degli altri due l’impatto dei lockdown e delle restrizioni ai viaggi. Quanto la preoccupa la fase che stiamo attraversando e quali cambiamenti strategici comporta?

Non essendoci più sicurezze, ci vuole una grande flessibilità: da questo punto di vista per fortuna siamo molto allenati. Fino a due anni fa credevamo di vivere in un mondo fondamentalmente lineare, che si è rivelato caotico. Trovandoci nel mezzo di un sistema complesso l’unica è agire, a cominciare dal controllo e dalla ridefinizione dei fornitori. In passato il problema principale non era dove comprare, ma come e quanto vendere e ora lo scenario si è ribaltato: questa crisi ci ha insegnato a diversificare con attenzione le fonti di produzione, puntando per esempio su più Italia e meno Cina nel caso di Piquadro. Quanto a The Bridge e Lancel, sono sempre stati made in Italy.

A proposito di Lancel, qual è il bilancio dei primi quattro anni dall’acquisizione? Lo abbiamo portato a bordo convinti delle sue potenzialità in quanto marchio storico fantastico, peccato però che stesse perdendo tanti soldi. Essere riusciti a metterlo in pareggio è per noi motivo di soddisfazione, così come avere aperto una decina di negozi lo scorso anno. Nel 2020, tra l’altro, è stato tra i nostri brand quello che ha risentito meno della pandemia. Scelte importanti sono state fatte sulla produzione, che prima era in giro per il mondo e ora si concentra a Scandicci, nel cuore del distretto toscano della pelletteria. Il cliente Lancel, che si è ringiovanito 11


1. La boutique The Bridge in via Santa Lucia a Padova porta a 13 i monomarca del brand 2. Un trolley della linea PQ Light di Piquadro: una novità di scena a Pitti Uomo 3. Una borsa di The Bridge 4. Lo stile di Lancel, che ha ringiovanito la clientela

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di una quindicina di anni da quando Lancel è entrato a far parte del gruppo, ha colto questo upgrading, che ha valorizzato la forte componente creativa intrinseca ai prodotti. Certo, Lancel stava crescendo bene in Cina e ora, a causa dei lockdown in metropoli come Shanghai e Pechino, stiamo monitorando l’evolversi della situazione. In che misura state riducendo le aspettative sulla Cina? E cosa può dirci a proposito degli altri mercati? Le attese si sono per ora giocoforza ridotte, ma nell’e-commerce in Cina capitalizziamo il grosso lavoro fatto l’anno scorso. Quanto alla Russia, eravamo esposti ma in modo marginale (2%-3%) per quanto riguarda il brand Piquadro. Per tutti i nostri marchi l’Europa, al 50% dei ricavi, si sta dimostrando complessivamente ricettiva e così anche l’Italia, dove il gruppo realizza tuttora più del 46% del fatturato: nelle ultime settimane a livello retail abbiamo registrato performance like-for-like in linea con l’analogo periodo del 2019. In sintesi, le incognite non mancano ma manteniamo un atteggiamento positivo e anche per questo 2022 puntiamo a un segno più. A livello distributivo qual è il canale che sta performando meglio? Sono state particolarmente importanti le crescite in ambito dos per tutti e tre i nostri marchi, a partire dal +80,4% di The Bridge nell'anno fiscale, il che conferma il desiderio dei consumatori di tornare in negozio. Sia per Piquadro che per The Bridge, tra l’altro, apriremo a luglio due store in via dei Due Macelli a Roma, preceduti da una boutique sempre di The Bridge in via Santa Lucia a Padova. Uno spazio che fa salire a 13 i monomarca di questo brand e che inaugura un nuovo format, ispirato alla bottega artigiana e progettato dallo studio di architettura fiorentino Cipiuelle. C'è poi l’e-commerce, che per noi vale circa il 10%: soprattutto qui la difficoltà sta nel raccontare bene il prodotto e, ancora una volta, nella giusta selezione. La policy commerciale deve essere anche più rigorosa 12

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che altrove: basta con l’aggressività del marketing e delle promozioni, ormai abbiamo imparato che correre troppo dietro ai clienti non paga. Ci consideriamo dei pionieri del servizio, anche nel canale fisico. Per esempio già dieci anni fa nei negozi Piquadro in aeroporto si poteva comprare uno zaino nuovo, lasciare il vecchio in boutique e farselo rispedire. La sostenibilità: un fatto di marketing o un settore su cui investire?Voi che feedback state avendo dal mercato? Non credo sia solo marketing. Le persone vogliono essere informate in modo corretto

e trasparente, in un mercato non è più topdown ma bottom-up, e noi le accontentiamo. Utilizziamo nylon riciclati e certificati e raccontiamo, attraverso il nostro PQ Recycled Index, quanto in percentuale c’è di riciclato nel prodotto acquistato, con la garanzia del controllo di enti terzi. Questo può rivelarsi a volte un limite, nel senso che tanti brand non arrivano a essere così specifici come noi e usano genericamente il termine “riciclato”, una scappatoia per vendere di più, ma in generale è una scelta che ci sta premiando. La sostenibilità entra anche in azienda? Stiamo facendo un bel lavoro su questo fronte. Viene attivato questo mese di giugno un impianto fotovoltaico, che dovrebbe coprire il 50%-60% del nostro fabbisogno e stiamo portando avanti un processo di certificazione etica. Tengo anche a citare un progetto di responsabilità sociale che mi vede in prima linea con un gruppo di amici imprenditori: un anno e mezzo fa ci siamo fatti carico del rilancio del Corno alle Scale, la stazione sciistica nel bolognese dove si allenava Alberto Tomba e dove io stesso ho trascorso delle bellissime giornate prima da ragazzino e poi da padre, che era in declino e dove rischiavano il posto un centinaio di addetti, senza contare l’indotto. Adesso è ripartita e vogliamo dotarla di un centro di accoglienza per le persone con disabilità. Il Metaverso fa girare la testa ai brand della moda: lei cosa ne pensa? È un social network "aumentato", con un grado di coinvolgimento superiore rispetto a quelli a cui siamo abituati: bisogna entrarci nel modo giusto. Non è facile ma senz’altro qualcosa faremo in questa nuova realtà parallela. Potrebbe anche essere a breve termine. 



INTERVISTA Riccardo Peruffo Ceo Peserico

I progetti per l’uomo, la linea Aurea, l’evento co-ed: così Peserico celebra i 60 anni Riccardo Peruffo, alla guida dell’azienda vicentina con la moglie Paola Gonella, racconta l’evoluzione e le strategie del brand, dagli Usa a Dubai, fino ai mercati coinvolti nella guerra russo-ucraina DI ANGELA TOVAZZI

Il conflitto russo-ucraino è stato una doccia fredda per tutto il settore. Che impatto ha avuto Peserico? Gli effetti della guerra si sono visti subito anche in Italia, soprattutto nelle località turistiche, che solitamente beneficiano delle alte potenzialità di spesa dei consumatori provenienti dall’Est Europa. Penso al nostro store di Forte dei Marmi, fortemente penalizzato, visto che il 60-70% dei clienti proviene da lì. Abbiamo instaurato forti relazioni commerciali sia con l’Ucraina che con la Russia e nel loro insieme il business dei Paesi Cis dove siamo presenti rappresenta il 20% del fatturato. In loco abbiamo tanti progetti in corso, come l’apertura a Kiev, prevista a marzo e ancora in stand-by, che andrà ad aggiungersi ai recenti opening di Kharkiv e Dnipro, sempre in Ucraina. Speriamo ovviamente in una risoluzione rapida del conflitto, in primis per ragioni umanitarie, ma anche perché la clientela di questi mercati è molto ricettiva al prodotto Peserico e dà grandi soddisfazioni. Intanto noi non ci siamo fermati e abbiamo continuato con la produzione, per non giungere impreparati quando tornerà una maggiore stabilità. I processi di lavorazione delle nostre collezioni sono lunghi, tra gli otto e i nove mesi, non possiamo improvvisare. Se il mercato riapre a ottobre o novembre, saremo pronti. Nel frattempo ci stiamo rafforzando anche su altre aree. Dove state investendo? Il 19 maggio abbiamo aperto il nostro primo monomarca in Spagna, a Puerto Banús a Marbella, ma importanti progetti ci sono anche oltreoceano. Stiamo pensando di sbarcare in Canada, dopo il successo riscontrato negli Usa. Gli Stati Uniti, che rappresentano il 20-25% del giro d’affari, sono in forte espansione e stanno veleggiando a un ritmo di un +35%, con ottime performance soprattutto in Florida e California. Questi due Stati sono un termometro per noi, perché lì la stagione inizia prima, ma anche perché molti consumatori top spender da metropoli del Nord 14

1 1. Riccardo Peruffo, ceo della Peserico 2. Un look di Aurea, nuova etichetta nata per il 60esimo

arrivi a generare il 30% del fatturato, ma non abbiamo fretta. Adesso siamo nella fase di semina: dall’Italia al resto d’Europa, dagli Stati Uniti a Giappone e Corea, la linea campeggia nei top shop, insieme alle griffe. Puntiamo a questo: a una distribuzione di qualità.

come New York si sono spostati al Sud, grazie alla possibilità di lavorare da remoto. Il business lo facciamo in primis con i nostri nove negozi di proprietà e i nove in partnership con Bloomingdale’s, con la regia di una nuova showroom di 350 metri quadri, aperta da poco a N.Y. nei pressi di Eataly. Stiamo lavorando anche sul fronte del Middle East, con l’intenzione di approcciare Dubai. Non è un processo semplice: ci vogliono anni per riuscire a conquistarsi la fiducia in questi mercati. Nelle ultime stagioni c’è stata un’evoluzione dell’offerta, con il debutto di Aurea e del menswear… Risultati? Aurea è stato il nostro “regalo” di compleanno per i 60 anni di Peserico, che festeggeremo a luglio. È un’etichetta a sé stante, con circa 250 pezzi concepiti per tutte le occasioni speciali, oltre l’eveningwear. La consegneremo proprio a luglio, per il debutto nei negozi con l’autunno-inverno. Dai clienti è stata accolta molto bene, come del resto la collezione maschile. Il menswear sta crescendo a un ritmo del +25% di stagione in stagione, ormai siamo alla quinta, ed è presente in circa 200 multibrand. L’obiettivo è che Peserico Uomo

Progetti per l’anniversario? Ci sarà un doppio compleanno. A luglio inviteremo nella nostra sede di Cornedo Vicentino, dove tutto è iniziato nel lontano 1962, i nostri clienti più affezionati, mentre a settembre i festeggiamenti continueranno a Milano, nell’ambito della fashion week, dove organizzeremo un evento open air per presentare le nostre collezioni uomo e donna. Sveleremo a breve data e location. Nel post pandemia e con il conflitto in corso, che stime avete per il 2022? L’ultima campagna vendita era partita in quarta, tanto che a dicembre stavamo facendo un +30% rispetto al 2019 e siamo riusciti a chiudere il 2021 a 80 milioni di euro di fatturato, +20% sul 2020 e +5% rispetto al 2019. Pensavamo di essere usciti dalle secche del Covid, invece a febbraio la notizia funesta della guerra. Per il 2022 molto dipenderà da quel 20% di ricavi che realizziamo nei Paesi coinvolti nel conflitto: ipotizziamo comunque di chiudere in linea con il 2021. Andiamo avanti con fiducia, continuando a cogliere le opportunità che si sono aperte con la pandemia. Pensiamo all’e-commerce: siamo partiti da un anno e mezzo e per ora incide solo per il 2% sul turnover, ma ci sta dando grandi soddisfazioni. Per l’Europa lo gestiamo dall’Italia, mentre per gli Stati Uniti abbiamo un polo in New Jersey. Funziona ed è un canale con un’alta potenzialità di crescita. 


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STRATEGIA ASCOLTARE IL CONSUMATORE

CEO ROUNDTABLE ON LEADING BY EXAMPLE

FOCUS SULL’INNOVAZIONE

Dal nuovo lusso ai pagamenti “magici”: il cliente cerca emozioni TESTI DI ALESSANDRA BIGOTTA, ELISABETTA FABBRI E ANGELA TOVAZZI

Le nuove sfide della trasformazione digitale applicata alla moda e al lifestyle sono state al centro dell’11esima Ceo Roundtable, organizzata dalla nostra testata alla Fondazione Cariplo diMilano. Intervistati dal direttore e a.d. Marc Sondermann, i ceo di realtà del fashion e del tech hanno dato vita a tre panel, dedicati a Visione e Innovazione, alla Reinvenzione del retail e ai Nuovi modelli di business. Ad aprire l’incontro Simone Mancini (ceo di Scalapay, leader nel Buy Now Pay Later valutato oltre 1 miliardo di dollari), Thierry Andretta (ceo di Mulberry), Franco Loro Piana (artefice di Sease, marchio che riscrive le regole del lusso contemporaneo), Andrea Scarano (al vertice di Veepee Italia, filiale del gruppo da 3,8 miliardi di ricavi attivo nelle flash sale).

Hypercustomer come conquistarlo Dal primo panel è emerso il ritratto di un iperconsumatore che non compra solo perché attratto da sconti generosi, ma anche e soprattutto perché gli si offrono più occasioni d’acquisto su canali diversi. I marchi studiano su misura per lui una rilettura del proprio heritage in chiave attuale, come fa Mulberry, e alternative easy ma di alta qualità all’eleganza formale, nel caso di Sease. Ma tutto questo non basta: occorre semplificare il customer journey in ogni sua fase, facendo del pagamento quasi un gioco (Scalapay) e andando oltre le flash sale (Veepee) con format legati ai trend emergenti d’acquisto.

I brand storici non sottovalutino TikTok «Si creano community completamente nuove, con abitudini e sensibilità diverse da quelle dei loro fratelli maggiori o genitori - ha affermato Marc Sondermann -. Giovani che vanno su piattaforme come TikTok per comunicare, ma anche per vendere e diventare brand ambassador. I marchi storici devono imparare a dialogare con loro».

Sostenibilità e second hand booster per le vendite Due leitmotiv del primo panel sono stati la sostenibilità e il second hand: quest’ultimo dovrebbe raddoppiare il proprio valore negli Usa a 82 miliardi di dollari entro il 2026 (fonte Global Data), ma conquista anche l’Italia. Da Mulberry l’età media di una borsa è 15 anni e di recente è stato realizzato il primo modello a 0 emissioni di anidride carbonica. Intanto Veepee, che ha lanciato i servizi Re-cycle e Return, calcola che quasi un socio su due in un campione di oltre 6mila persone compra regolarmente prodotti pre-loved.

Thierry Andretta Ceo Mulberry Group

«Il mio challenge con Mulberry, storico brand di pelletteria che quando mi sono insediato nella mia carica circa otto anni fa era molto focalizzato sul wholesale, è stato portarlo nella modernità. Oggi siamo arrivati all’80% di retail diretto, compreso il digital ormai al 35% delle vendite (con un picco del 49% durante la pandemia), dal 7% di otto anni fa. Il 15% del network è composto dai monomarca in franchising e il 5% dal wholesale. Crediamo che il controllo dei canali distributivi sia fondamentale e siamo ripagati dai numeri: nel primo semestre fiscale il margine è aumentato del 10%». 16

Simone Mancini

Franco Loro Piana

«Di recente abbiamo raccolto 27 milioni di dollari di finanziamenti da Poste Italiane, che può contare su un bacino di 35 milioni di utenti, da aggiungere ai 700 milioni di fondi precedenti. Lavoriamo a stretto contatto con i partner, tra cui Veralab (L’Estetista Cinica), che dal nulla è diventato un brand amatissimo dalla sua community, che ne apprezza la trasparenza, disponibilità e capacità di dialogare con i singoli. Un altro modello da citare, in un ambito diverso, è quello di Shein, che sui grandissimi numeri adotta quell’attenzione al cliente che oggi è tutto. Abbiamo una community di un milione e mezzo di persone che utilizza il nostro metodo di pagamento in più rate. Sono per la maggior parte giovani, ai quali facilitiamo la parte in genere più spiacevole dell’acquisto, il pagamento. Il cliente ha un tasso di conversione intorno al 5%, più alto della media, perché sapendo di contare su questo tipo di pagamento ancora prima di acquistare, è già a un passo dal comprare. Anche le griffe beneficiano della rateizzazione: dal punto di vista demografico, Scalapay aiuta il lusso a ringiovanire. E con il nuovo prodotto Magic, che consente all’e-shopper di essere riconosciuto dal numero di cellulare a partire dal terzo acquisto, il checkout diventa ancora più semplice».

«Facendo tesoro del know how maturato nell’azienda di famiglia (oggi sotto il controllo di Lvmh, ndr) nel 2017 ho lanciato Sease, marchio di menswear il cui nome è la sintesi di “sea” e “ease”. La fonte di ispirazione sono le mie passioni (la vela, lo sci, il freeride) e l’idea di un lusso contemporaneo italiano in un mercato saturo, come quello della moda, in cui il vero lusso è sempre di più il tempo libero. Tra gli investimenti un posto di rilievo è dedicato a digital commerce e marketing: a marzo abbiamo lanciato cinque opere d’arte sotto forma di Nft, con un ritorno di immagine e awareness inaspettato. Aprono a nuove opportunità di business, intercettando i cryptomillionaire attratti da capi particolari come i nostri».

Ceo Scalapay

Ceo Sease

Andrea Scarano

Country Manager Veepee Italia «Stiamo diventando partner delle fashion company non sono nella gestione degli stock, il nostro core business, ma anche in altre fasi del ciclo di vita del prodotto. Per questo abbiamo creato un “brandplace”, in cui i marchi possono ampliare il catalogo con prodotti permanenti o non ancora arrivati alla fase di stock, estendendo l’offerta a un tempo più lungo rispetto ai canonici cinque-sette giorni di una normale vendita-evento. Ci impegniamo anche nel second hand, creando campagne flash di raccolta di prodotti usati: in cambio i marchi inviano voucher da usare online e instore».


Mario Davalli

UN SETTORE A UN BIVIO

O si innova o si sparisce: il retail alla prova del cambiamento Da due anni e oltre di stop-and-go dettati dalla pandemia alcuni negozi escono acciaccati, altri hanno chiuso, ma quelli che sono riusciti a superare i momenti più duri risorgono più forti e con nuove frecce al proprio arco, anche se non è il momento di riposare sugli allori. Occorre investire ancora di più, senza commettere errori: considerazioni emerse durante il secondo panel della Ceo Roundtable, in cui si sono confrontati Fabio Candido (ceo di Camicissima), Jacopo Sebastio (ceo di Velasca), Mario Davalli (ceo di Cegid Italia) e Stefano Uggeri (svp Retail di Planet). Filo conduttore dei loro interventi la necessità di non deludere mai le aspettative di un cliente evoluto, partendo dalla conoscenza del database vero cuore dell’azienda, come ha fatto notare Fabio Candido, ma anche dallo storytelling omnicanale e da un’experience seamless e semplice tra online e offline, sui quali il consumatore non fa più differenza. «Purtroppo quando l’e-commerce, 15 o 20 anni fa, ha iniziato a farsi strada - ha sottolineato Mario Davalli dall’osservatorio privilegiato di Cegid, che lavora in 65 Paesi con un migliaio di brand - molti retailer non ci hanno creduto e hanno perso il treno. Si sono trovati poi a dover inseguire di gran corsa questo treno, cercando di recuperare terreno ma con molte difficoltà. Oggi l’atteggiamento è diverso, di maggiore apertura da parte sia dei negozianti che dei brand, anche se c’è ancora chi non sa che canale scegliere, cosa fare. Importante essere veloci: un tempo si parlava di progetti a 1824 mesi e ora ci si è “ristretti” a poche settimane».

L’EMPATIA CONTA MA VA DOSATA BENE

La velocità deve andare di pari passo con la comprensione profonda del cliente: attraverso sales assistant che diventano brand ambassador (come sottolineato da Davalli e anche da Jacopo Sebastio di Velasca) e tramite strategie personalizzate. «Il cliente va curato su tutti i canali - ha detto Fabio Candido -. Fargli trovare un cadeau di compleanno genera una confidenza che lo trasforma in un amico. Ma guai a essere troppo pushing».

Country Manager Cegid Italia «Questi sono stati due anni di cambiamenti radicali e altri ne arriveranno, come dimostrano l’attenzione intorno al Metaverso e alle criptovalute. Il cliente si aspetta instore la stessa esperienza dell’online ed è per questo che il negozio del futuro non potrà che essere veloce e super tecnologico, ma anche in grado di non deludere sul piano umano: chi entra in un punto vendita cerca consigli da un sales assistant che deve diventare un brand ambassador. La nostra soluzione Cegid Retail Live Store trasforma lo store in un hub del commercio unificato, di cui una componente essenziale è proprio uno staff di vendita empowered».

Jacopo Sebastio

Fabio Candido

«La nostra è una storia particolare, visto che abbiamo lanciato il marchio nel 2013 partendo dalla sola vendita online e utilizzando il sito come un canale di comunicazione prima ancora che per l’e-commerce in sé. Abbiamo così abbinato prezzi fair, eliminando gli intermediari, al racconto sul lavoro dei nostri artigiani, paladini del vero made in Italy. Partendo da questa base sono arrivati i negozi fisici (12 in Italia, con Milano in prima linea, e altri tre tra Parigi, Londra e New York), frutto di un’attenta analisi del database e delle sue esigenze. Le nostre “Botteghe” si trovano volutamente un po’ al di fuori delle solite rotte, le abbiamo concepite come luoghi di incontro prima ancora che di vendita, dove sentirsi a proprio agio».

«Nel 2021 abbiamo acquisito Nara Camicie, un brand donna che dalla sua fondazione nel 1984 era rimasto indipendente. Si trattava di un’azienda sanissima ma un po’ “polverosa” ma con 12 milioni in cassa, che aveva bisogno di investimenti sui punti vendita - in genere molto piccoli, mentre ora vanno i negozi simili a showroom -, sul database, che non esisteva, e sull’omnica nalità. Con un nuovo concept abbiamo aperto 12 vetrine in nove mesi. L’offline dovrebbe camminare allo stesso ritmo dell’online, che però è più veloce. Ma basta cambiare il punto di vista: il cliente è uno solo e anche la shopping experience deve essere unica. Con il nostro Shop Control System instore ne monitoriamo le abitudini, nel rispetto della privacy».

Ceo Velasca

Omnicanalità addio, è tempo di unified commerce «La parola omnicanalità è il passato, soppiantata dallo unified commerce», ha ribadito Stefano Uggeri di Planet, facendo riferimento a questo modello frutto dell’integrazione dei servizi in un’unica piattaforma, in modo che i retailer possano avere il pieno controllo della propria attività e garantire ai clienti un’esperienza univoca su tutti i punti di contatto. «Del resto - ha sottolineato il manager - l’acquirente cerca insistentemente la stessa esperienza d’acquisto che ha avuto online anche nell’offline. Il brand deve garantire insieme a noi questa experience, gratificante nel retail come nell’hotellerie, settore che presidiamo da vicino e dalle cui dinamiche il retail stesso può prendere spunto».

Ceo Camicissima

Stefano Uggeri Svp Retail Planet

«Come provider di servizi integrati di pagamento per lo unified commerce siamo presenti in circa 70 Paesi, contiamo su 600 merchant e su circa 100 business partner e negli ultimi mesi abbiamo acquisito sei aziende, grazie all’ingresso nel capitale sociale dei fondi di investimento Eurazeo e Advent, importanti nei settori fashion e retail. Spaziamo dal retail all’hotellerie, dal food&beverage al parking, montando sistemi innovativi di pagamento sulla nostra infrastruttura tecnologica. Vogliamo creare continuità tra i vari touchpoint gestiti dai merchant. Il nostro prossimo progetto? Un innovation hub, che apriremo a settembre in via Manzoni a Milano e dove interpreteremo il retail 5.0 come sappiamo fare». 17


STRATEGIA ASCOLTARE IL CONSUMATORE

CEO ROUNDTABLE ON LEADING BY EXAMPLE

IL PRODOTTO NON BASTA

Bilanciare i canali e gestire sistemi complessi sono sfide da affrontare Ad aprire il terzo panel della Ceo Roundtable è stata la case history di Save the Duck, brand «partito da sei piumini in otto colori», come ha ricordato il suo fondatore e ceo Nicolas Bargi, e oggi arrivato a quota 64 milioni di euro di fatturato previsti per il 2022, con tanti progetti in vista: inizia infatti un nuovo capitolo dopo che il controllo del marchio è passato a L’Occitane International, gruppo da 1,5 miliardi di euro di fatturato, per il 37% realizzato sull’online. Bargi, portavoce di un’azienda familiare che ha saputo rendersi internazionale e lo sarà ancora di più in futuro insieme ai nuovi partner, è pronto a investire di più nel retail e nell’e-commerce e anche per Luca Gastaldi di Moorer il bilanciamento dei canali è e sarà una priorità. Un’altra analogia tra due realtà comunque diverse è che sono partite da un prodotto azzeccato e hanno saputo diventare un brand azzeccato. Ma come la tecnologia può supportare le realtà italiane della moda nel governare mondi complessi, dalla Cina ad Amazon? «Con un sistema che metta in connessione tutte le informazioni legate al cliente sui differenti canali, accompagnando in un viaggio bellissimo i nostri marchi e portando avanti con orgoglio il made in Italy», ha risposto Fabiana Alcaino di Retex Group. L’ultima parola è andata a Franco Gementi di Yoobic, azienda di cui si può dire, semplificando, che aiuta a ottimizzare le attività interne agli store attraverso una all-in-one platform. Un unico strumento che è riuscito a sciogliere i nodi atavici della complessa gestione dei negozi, attraverso una specifica applicazione mobile.

Nel mercato c’è bisogno di una bussola Con la moltiplicazione dei canali raggiungere il consumatore finale è problematico. «Tutti i marchi stanno rivedendo i propri equilibri a partire dalla distribuzione - ha osservato Nicolas Bargi di Save the Duck - con l’obiettivo di costruire una community. Chi ce la farà resterà in piedi». Arrivare al consumatore finale si può fare attraverso il retail, l’e-commerce, la politica di pricing, la gestione corretta del wholesale: l’importante è saper scegliere il giusto mix. «Il fil rouge è la coerenza - ha detto Gastaldi di Moorer -. Mai deludere il cliente e sempre portarlo ad abbracciare il brand, con il prodotto al centro».

Luca Gastaldi

Franco Gementi

«Il sogno di Moreno Faccincani, fondatore e direttore creativo di Moorer, è stato fin dall’inizio puntare a un prodotto associabile al concetto di luxury outerwear, ma che non avesse precedenti: di alta qualità, made in Italy, curatissimo nei dettagli e in grado di resistere ai tempi e alle mode passeggere, grazie al legame con mondi diversi dal fashion, ma complementari, come l’arte e il design. Sono tre le leve su cui spingiamo per il futuro: la prima è la fedeltà “senza se e senza ma” al nostro dna e la seconda bilanciare al meglio i canali wholesale e retail. I multimarca sono essenziali per sostenere la crescita del marchio, anche se non è facile tenerli completamente sotto controllo, mentre il retail è fondamentale per veicolare una giusta immagine del brand, dialogare con i consumatori e capitalizzare i continui feedback che arrivano da loro. La terza priorità sono gli investimenti su marketing e comunicazione digitale, visto che le attività sui social hanno dato ritorni oserei dire straordinari per il marchio. Sfruttando investimenti accessibili per una realtà come la nostra si aprono possibilità di comunicazione eccezionali verso una platea vastissima e, di conseguenza, verso nuove e interessanti fasce di consumatori».

«Il cerimoniale di vendita gestito correttamente in ogni suo aspetto fa la differenza nella conversion rate. Da questa consapevolezza è nata sette anni fa Yoobic su iniziativa dei fratelli Fabrice, Avi e Gilles Haïat. Il nostro obiettivo è potenziare con la tecnologia le prestazioni dei negozi, rendendo più efficace la gestione delle operation, migliorando l’experience della clientela e incrementando le performance dello store. Con Yoobic proponiamo un’unica piattaforma mobile per gestire operation, comunicazione, formazione: in questo modo “liberiamo” le persone nel punto vendita da attività che senza questi strumenti richiederebbero troppo tempo. I sales assistant sono preziosi, perché creano una relazione personale con i customer: perdere anche uno di loro, o non utilizzarlo al meglio, equivale a perdere un cliente».

GM Moorer

Nicolas Bargi Ceo Save The Duck

«Save the Duck è passato sotto il controllo de L’Occitane International, un deal nato dalla volontà di presidiare e sviluppare il commercio diretto, dando una spinta al retail a un marchio che oggi ha una vocazione wholesale, essendo distribuito in oltre 2mila punti vendita. Per il momento i negozi fisici di Save The Duck sono quattro, mentre l’e-commerce genera l’8% dei ricavi: numeri che aumenteranno. Le tappe della crescita, che potrebbe prevedere un percorso verso la quotazione in tre-cinque anni, sono l’eccellenza Esg, l’omnichannel, una politica di pricing coordinata in tutti i Paesi e una comunicazione sempre fedele ai valori del brand». 18

Strategic Sales Executive Yoobic

Fabiana Alcaino

Chief Digital & Data Business Unit Retex Group «Supportando brand e retailer nelle sfide dell’omnicanalità siamo consapevoli delle crescenti sfaccettature di un mercato in cui confluiscono il mondo fisico, l’online, Amazon, ora anche il Metaverso e molto altro, senza contare il fatto che avere a che fare con Paesi dalle diverse culture e abitudini porta con sé la necessità di trattare i singoli interlocutori con il giusto tone of voice. Occorre allora puntare su sistemi di connessione in grado di convogliare le informazioni di tutti i canali, a tutti i livelli e in ogni latitudine. Pensando a questo scenario, mi immagino la prospettiva del Brunelleschi, con davanti il cliente e dietro tutti i touchpoint. Detto in altri termini, è la relazione empatica con il cliente che deve restare in primo piano, mentre il resto rimane sullo sfondo».



BEAUTY BUSINESS OVERVIEW A CURA DI ANGELA TOVAZZI

Fusioni e acquisizioni

È boom di M&A Coty si compra Byredo Dopo settimane di rumors in cui L’Oréal sembrava in pole position per aggiudicarsi Byredo, il marchio svedese di profumi (119 milioni di euro di fatturato) passa nelle mani del gruppo catalano Puig, che ne ha acquisito la maggioranza, precisando che il fondatore Ben Gorham e l’ex proprietario Manzanita Capital resteranno azionisti. 

Marc Sondermann Direttore Responsabile

Più sensorialità Anche nella scoppiettante galassia del beauty il digitale è ormai entrato a pieno titolo tra i protagonisti assoluti del business. Certo, permangono ancora sacche di resistenza tra chi pensa che la propria capacità di manovrare le reti distributive di terzi sia incomparabile. E che dunque poco sia cambiato. In realtà anche in quest’altra preziosa componente del made in Italy tutto è cambiato. E molto in fretta anche. I grandi player mondiali arrivano a generare oltre un terzo del fatturato sui canali online. Grandi e piccole star dei social hanno ribaltato i canoni della promozione di prodotto, arrivando a creare veri e propri imperi sotto il proprio nome. E i leader di mercato tra i retailer specializzati stanno mettendo in piedi dei marketplace virtuali con milioni di utenti e centinaia di migliaia di giacenze, nonché la possibilità di promuoversi in uno show in streaming che non finisce mai. In tutto questo marasma come può muoversi la media azienda italiana? Innanzitutto vincendo la sfida della sensorialità. Solo chi riesce a trasmettere i pregi del proprio prodotto in modo immediato, con intelligenti politiche di sampling ad esempio, può pensare di fidelizzare una clientela che va sedotta e gratificata sempre da capo. Trovando così un canale diretto di dialogo e di vendita con il pubblico, nel cui immaginario deve imparare a occupare uno spazio chiaro e ben definito. Per poi lì allargarsi con tecniche di cross e up-selling, supportate da un mix di strumenti sia fisici, sia digitali.

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È il mercato, bellezza Dopo due anni di pandemia il settore italiano della cosmetica vede di nuovo rosa e chiude il 2021 a 11,8 miliardi, in crescita del 9,9%, con la previsione di tornare ai livelli preCovid nel 2022, grazie a un ulteriore +2,7%. In base ai dati di Cosmetica Italia, la ripresa è trainata dall’export, a 4,8 miliardi (+13,8%), ma anche il mercato domestico ha superato i 10,6 miliardi, con un +8,8%. La grande distribuzione resta il primo canale per consumi cosmetici in Italia

(+2,7%), seguito dalla profumeria, che dopo la contrazione del 2020 registra un rimbalzo del 21,3%. In terza posizione le farmacie (+3,1%). Grande fenomeno del 2021 è il boom dell’ecommerce (+23,2%), a cui dedichiamo le pagine seguenti. Particolarmente marcate le dinamiche di acque da toeletta e profumi femminili (+22,2%), ombretti (+19,5%), delineatori e matite occhi (+17%). Principale categoria di consumi i prodotti per il viso (17%), seguiti da quelli per il corpo (15,7%).

Wella, deal con Briogeo L’haircare clean di Briogeo, fondato nel 2013 da Nancy Twine, entra nella galassia di Wella Company. Si tratta della prima acquisizione da parte del colosso tedesco, dopo lo spin-off da Coty nel 2020. 

L Catterton acquisisce Bellami Hair Il fondo di private equity di Lvmh inserisce nel suo portfolio Bellami Hair, marchio dedicato alle extension per capelli, fondato nel 2021 da Nikki Eslami e Julius Salerno. 

Firmenich con Dsm Fusione in vista tra Firmenich e Dsm. L’azienda profumiera elvetica, l’ultima ancora di proprietà della famiglia fondatrice, si unirà in un’unica holding con il player olandese di specialità chimiche, «per diventare un fornitore leader di ingredienti alimentari e di prodotti di bellezza e benessere». 

Hcp Packaging da Carlyle Il fondo Carlyle ha acquisito da Baring Private Equity Asia il 100% del cinese Hcp Packaging, uno dei più importanti fornitori mondiali di packaging destinato all’industria beauty, con dieci stabilimenti in tutto il mondo e colossi come Estée Lauder, L’Oréal e Shiseido come clienti. 

Il beauty dà i numeri Nel terzo trimestre Coty cresce del 15% a 1,18 miliardi di dollari, ma rimane ancora molto al di sotto dei risultati pre-pandemia (-40%). Nel periodo l’utile del colosso Usa è stato di 49,6 milioni, a fronte delle perdite di 1,2 milioni del 2021. Il gruppo francese Interparfums, che controlla le licenze di profumeria di marchi

Il valzer delle poltrone Grandi manovre da L’Oréal Italia: dal primo luglio al posto di François-Xavier Fenart arriverà il nuovo ceo Emmanuel Goulin. Il suo attuale ruolo di gm della divisione Lusso sarà ricoperto da Francesco Santachiara. La fondatrice Emily Weiss si è dimessa dalla carica di ceo di Glossier, affidandola

come Lanvin (nella foto) e Moncler, nel primo quarter ha registrato un fatturato di 162,4 milioni di euro, +22,5% sul 2020, ma -2,6% rispetto al 2019. Continua la corsa di Douglas. Dopo il +16,8% del primo quarter, le vendite del beauty retailer hanno registrato un balzo del +39% nel secondo trimestre, toccando quota 719 milioni di euro, +12% rispetto anche ai livelli pre-Covid.

alla coo Kyle Leahy. Obiettivo rilanciare l’azienda, che ha subito una battuta d’arresto nelle vendite ma anche nell’immagine, a causa di alcuni scandali. Dopo l’entrata del ceo Simone Dominici al posto di Cristina Scocchia il management del beauty brand Kiko si rinforza con Cristian Mazzoleni, nominato cfo, e Rabih Hamdan nel ruolo di chief transformation advisor.


abbiamo debuttato sul mercato, a maggio 2021, nelle prime settimane la risposta di consumatori e rivenditori è stata così travolgente da farci cambiare idea a favore di un modello ibrido, che comprendesse le vendite online dirette e quelle su marketplace wholesale. Oggi vendiamo attraverso i nostri canali dtc, tra cui OliviaPalermo.com, il mio canale Instagram e quello del marchio, in generale quelli che performano meglio. Ma abbiamo iniziato a lavorare anche con Niche-Beauty.com per la Germania e i Paesi di lingua tedesca e con Neta-Porter. Recentemente siamo anche approdati sull’e-shop del concept store Wow di Madrid, debuttando anche nel canale fisico.

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Prossime mosse? Lanceremo la collezione con un luxury wholesale partner negli Stati Uniti, sbarcando sul suo e-shop e, cosa più entusiasmante, in alcuni punti vendita brick and mortar.

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OLIVIA PALERMO BEAUTY

«La mia ricetta? Pochi pezzi, ma essenziali» A pochi mesi dal lancio, il marchio beauty di Olivia Palermo procede a passo spedito nel mercato. La sua ricetta? Pochi prodotti ma essenziali, curati nei minimi dettagli, cruelty-free e formulati senza l’aggiunta di parabeni, solfati, ftlati, oli minerali e talco, venduti con prezzi sotto i 60 euro. La socialite americana, 7,2 milioni di follower su Instagram, racconta a Fashion le strategie e gli obiettivi del brand. Che business model ha abbracciato per Olivia Palermo Beauty? Quando abbiamo iniziato a pensare al progetto, a fine 2018, l’idea era di lanciare un marchio esclusivamente direct-to-consumer. Ci sono poi voluti quasi due anni e mezzo per mettere a punto le formulazioni dei prodotti e il packaging, adeguandoli agli standard di qualità che avevo in mente e quando

PROFUMI

La prima Eau de Toilette dopo 800 anni

Un nuovo corso per Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, uno dei gioielli dell’industria cosmetica italiana. Dopo 800 anni e oltre 600 prodotti, il 25 maggio ha debuttato sul mercato la prima Eau de Toilette nella storia del marchio, battezzata L’Iris. Il lancio fa parte della strategia di Investimenti Italmobiliare, che ha preso il controllo dell’azienda lo scorso anno.

Quali i progetti a medio e lungo termine per il brand? Nonostante il momento non sia facile perché, come tutti, dobbiamo fronteggiare l’impatto dei problemi globali nella supply chain, il nostro obiettivo principale è servire al meglio la community di Olivia Palermo Beauty che abbiamo costruito nell’ultimo anno, in primis ascoltandola. Così facendo abbiamo capito che per il nostro settore, e soprattutto per la nostra collezione, l’esperienza tattile e sensoriale è fondamentale per la crescita. Continueremo dunque ad allearci con i migliori partner, al fine di portare questa experience nel commercio fisico, mentre nel lungo termine abbiamo intenzione di ampliare la gamma dei prodotti e di sviluppare appieno quelli già esistenti. (a.c.)

MAKE UP

Gli smalti green arrivano in Italia

La green revolution di Manucurist, marchio parigino fondato nel 2015 da Gaëlle Lebrat-Personnaz e specializzato in smalti e prodotti eco-friendly, è arrivata nei punti vendita ed e-commerce del beauty italiani, grazie al deal distributivo con la milanese Luxury Lab Cosmetics. Il lancio ufficiale è stato lo scorso maggio, con un pop-up da Annex La Rinascente.

SKIN CARE

Un altro passo in chiave eco-friendly

Società benefit dal 2021, la veneta Pettenon Cosmetic, controllata dalla holding Agf88 (179 milioni di euro di fatturato nel 2021), accelera nella sostenibilità, con l’obiettivo di diventare BCorp. In quest’ottica anche il rinnovo in chiave green del brand Byotea, con sei linee di creme per viso, occhi e contorno labbra, create con una formula a base di principi naturali e bio.

A Milano il primo City Lab Cosmetics Ha aperto nel quartiere di Brera a Milano City Lab Cosmetics, il primo laboratorio italiano di cosmetica interattiva, promosso da Angelomario Moratti e Inca Cosmetici: un luogo esperienziale dove i beauty addicted possono creare in tempo reale un prodotto cosmetico personalizzato in base alle proprie esigenze, sotto la guida di un esperto.

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Le star guidano la beauty evolution

Anastasia Beverly Hills by Anastasia Soare Anastasia Beverly Hills è stata fondata nel 1997 quando Anastasia Soare ha ideato un metodo per creare sopracciglia perfette, seguendo la struttura ossea del viso. Approdata sui social, da quel momento le vendite sono quadruplicate e a oggi è un account beauty da 19,3 milioni di follower, grazie a una linea di 450 prodotti venduti in oltre 25 Paesi.

Kendall by Kylie by Kendall sisters L’iconico duo di sorelle Jenner presenta Kendall X Kylie, una nuova collezione make-up in edizione limitata, composta da prodotti vegani e cruelty free, privi di glutine e parabeni. Con una valutazione di circa

BODY CARE

Prima tappa italiana a Milano

Parte da Milano la conquista del mercato italiano da parte di Rituals, luxury brand fondato ad Amsterdam nel 2000 da Raymond Cloosterman. Primo marchio al mondo a combinare cosmetici per la cura del corpo e della casa, è infatti approdato allo shopping center Carosello di Carugate (Milano), prima tappa di altri punti vendita, che si aggiungono ai 900 attivi nel mondo.

800 milioni di dollari nel 2018 e di 900 milioni di dollari nel marzo 2019, nel novembre 2019 il 51% di Kylie Cosmetics è stato ceduto per 600 milioni di dollari a Coty.

KVD Beauty by Paris Jackson La modella, attrice, cantante e musicista Paris Jackson debutta nel beauty come volto della nuova Tattoo Pencil Liner, in tandem con Kvd Beauty (gruppo Lvmh). Si tratta di un eyeliner in gel a lunga tenuta, caratterizzato da un tratto extra pigmentato con un finish matt audace, che scorre facilmente in modo da poterlo stendere, sfumare o utilizzare per donare un tocco grafico al look. Ma soprattutto è un prodotto cruelty free. (a.c.)

HAIR CARE

Boost green per un futuro sostenibile

Lisap Laboratori Cosmetici, impresa dell’alto milanese attiva nel settore dell’hair beauty, ha ottenuto da UniCredit un finanziamento “futuro sostenibile” da 1,6 milioni di euro di durata quadriennale, al fine di migliorare le proprie prestazioni green. Fondata nel 1952 da Carlo Locatelli, l’azienda oggi è guidata dalla terza generazione della famiglia. 21


BEAUTY E-COMMERCE

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LA COSMESI SUL WEB Big player e new entry Cifre, strategie, forecast

Non c’è bellezza senza online L’asse digital sempre più cruciale Anche dopo il boom della pandemia le vendite digitali continuano a crescere, consolidando nuove routine di acquisto e di consumo. Dai grandi digital marketplace ai giovani player web-centrici, fino ai brand tradizionali che stanno sperimentando il direct-to-consumer la scommessa è la stessa: progettare customer journey interconnessi e personalizzati ed esperienze sempre più simili a quelle del mondo fisico, grazie all’innovazione high-tech DI ANGELA TOVAZZI

A distanza di due anni, non ci sono dubbi. Le abitudini di vita (e di acquisto) che abbiamo cominciato a prendere durante la pandemia non si sono eclissate con il progressivo esaurirsi dell’emergenza, ma radicate nel nostro vissuto, aprendo le porte a nuovi desideri ed esigenze. Vale anche per un mercato vivacissimo e resiliente come il beauty, che nel periodo nero delle mascherine a nascondere il viso e il distanziamento sociale a separare i corpi ha saputo superare le barriere fisiche, reinventandosi online a colpi di tutorial make-up, acconciature e nail-art, video-shopping e, soprattutto, un servizio sul web all’altezza dei migliori sales assistant in negozio. Una battaglia vinta, se si pensa alle performance ottenute sul fronte delle vendite digitali (+42% il tasso di crescita nell’anno del Covid secondo i dati di Cosmetica Italia). Ma anche l’inizio di una nuova sfida, in virtù di un’accelerazione dei tool 22

hi-tech (dalle app di realtà aumentata allo smart mirror) concepiti per umanizzare il più possibile l’esperienza virtuale. I dati lo confermano: l’e-commerce del beauty va che è una bellezza, con crescite double digit, nell’ordine del +23,2%, anche nel 2021, per un fatturato che ha oltrepassato gli 870 milioni di euro. Tanto che nel 2022, secondo le stime di Cosmetica Italia, supererà il traguardo del miliardo. E questo tenuto conto dei dissuasori che stanno frenando la corsa del comparto: dalle forti tensioni geopolitiche legate al conflitto russo-ucraino ai rallentamenti della sup-

Nel 2021 il beauty e-commerce ha oltrepassato gli 870 milioni di euro e nel 2022 supererà il miliardo

ply chain e alla spirale di rincari a monte della filiera, con ripercussioni sui costi della produzione e un impatto notevole sui bilanci delle aziende. Dall’indagine effettuata da Netcomm in collaborazione con Magnews, che ha studiato il customer journey degli acquirenti any-channel del segmento beauty mediante l’analisi di 45 touchpoint, emerge che nel mese di marzo 2022 il 68,2% dei consumatori ha preferito i canali online per lo shopping di cosmesi, spinti in primis dalla “semplicità” e dalla “comodità” dell’acquisto. A intercettare e monetizzare l’exploit del digitale sono stati tanto gli e-shop diretti delle beauty company, tanto i marketplace specializzati. Pensiamo a Notino, nato nel 2004 e oggi uno dei maggiori player online europei di profumi e cosmetici, che nel 2021 ha centrato un nuovo record di ricavi, a quota 737 milioni di euro, registrando un +35% rispetto ai 561 milioni dell’anno preceden-


SHISEIDO ITALY

«On e off, il limite è ormai superato» L’asse più reattivo è quello delle fragranze, ma anche il make-up, il segmento che ha sofferto di più durante la pandemia, è in netto recupero. Luca Lomazzi, country general manager di Shiseido Italy, parla di come i due piani del fisico e del digitale siano ormai indissolubili LUCA LOMAZZI Country General Manager Shiseido Italy

Come sta andando il primo quarter 2022? Quali le stime per l’intero fiscal year? Il primo trimestre sta andando bene. Il gruppo in Italia cresce di circa il 20% e prevede di chiudere l’anno leggermente sotto i livelli del 2019. L’asse più reattivo è il mercato delle fragranze, infatti il brand Narciso Rodriguez sta cogliendo appieno questo trend di crescita, che si caratterizza anche per un piano marketing fortemente trainato dalle novità. Il segmento make-up sta recuperando posizioni? Il mercato del MUP sta crescendo, finalmente, grazie all’allentamento governativo nell’utilizzo delle mascherine. Certo, gli incrementi non sono tali da colmare il gap del pre-pandemia. Arriveremo ai livelli del 2019 non prima della fine del prossimo anno.

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Quale il trend dell’e-commerce? È in costante crescita, anche nei momenti di ripresa dei negozi fisici. Il punto vendita rimane comunque il cuore delle vendite per il mercato della profumeria. Noi stimiamo che il tasso di penetrazione e-commerce non vada oltre il 12,5-13% per il 2022. La sinergia tra on e off è ormai irrinunciabile, con l’online in costante ricerca di touch-point fisici per completare l’esperienza d’acquisto e una distribuzione retail che si proietta rapidamente verso il digitale per offrire servizi aggiuntivi. Nel nostro gruppo le vendite del canale digitale Year-To-Date 2022 sono sotto la media percentuale del mercato, segno che non intendiamo “fare ombra” ai nostri retailer. Chi sceglie il nostro e-commerce diretto lo fa per il servizio, per il consiglio e non solo o unicamente per l’offerta di prezzo. Quanto è importante il social commerce nell’ambito delle vendite online? Moltissimo. Direi che è fondamentale presidiare i canali social in tutte le fasi del customer journey. Soprattutto relativamente all’asse skincare, crediamo fortemente che l’interazione tra i nostri consumatori sia alla base della loro esperienza d’acquisto online, trainata dai consigli e dai pareri delle figure di riferimento del settore e dell’intramontabile “passaparola” all’interno della community.

3 1. Un’immagine evocativa dell’e-commerce Acqua di Parma: per il 2022 il marchio prevede un +8% delle vendite online 2. Il Curl Gel Oil, uno dei prodotti top seller di Davines sul web 3. Il make-up di Espressoh., digital native brand fondato dalla trentenne Chiara Cascella

te, quando l’Italia - complice la pandemia si era distinta con un boom di vendite pari al +100%. «Il mercato italiano ricopre per noi un ruolo chiave e sul quale vogliamo puntare ancora di più nei prossimi anni», ha informato il ceo Zbynek Kocián, che si appresta a inaugurare un deposito e un centro gestionale a Milano, nell’ottica di una maggiore decentralizzazione delle operation. Senza uscire dai confini nazionali, un esempio paradigmatico è l’escalation di Beautyè, lo specialista online di prodotti cosmetici, bellezza e cura del capello del Gruppo Farmaé, che nei suoi

Per skincare, profumeria e make-up l’aspetto sensoriale è fondamentale: che servizi mettete a disposizione sul web per ricreare questa dimensione? Per guidare le conversazioni online, i brand devono interagire con i consumatori attraverso servizi che possano offrire loro un’esperienza sempre più inclusiva e personalizzata: per questo negli ultimi due anni abbiamo integrato Virtual Try-On, strumenti per l’analisi diagnostica della pelle, live shopping e masterclass con Beauty Expert, sia sui nostri canali proprietari che in collaborazione con i nostri principali e-retailer. Sono state inoltre potenziate tutte le attività di tester e prova prodotto per permettere ai consumatori di scoprire e parlare delle novità, ricevendole direttamente a casa, soprattutto in tempi in cui la mobilità era drasticamente limitata. La digitalizzazione è al centro dell’azienda, ora pronta a cogliere tutte le opportunità del mercato, in coerenza con i principi di innovazione che caratterizzano il nostro gruppo. Scommetteremo su nuovi scenari retail in continua e rapida trasformazione, ponendo, come sempre, il consumatore al centro e seguendolo nel suo percorso, mentre cerca prodotti in rete ma ascolta le raccomandazioni delle persone fidate per completare l’acquisto e sente la necessità di andare in un punto vendita per toccare con mano i prodotti e sperimentare l’aspetto sensoriale: il limite tra offline e online è superato. (a.t.)

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BEAUTY E-COMMERCE

DA FARFETCH A MODA OPERANDI

La corsa al beauty dei fashion marketplace L’ultimo dei fashion marketplace online a convertirsi al beauty è Moda Operandi. L’e-tailer Usa diversificherà l’offerta con prodotti di bellezza, seguendo le orme di concorrenti come Net-a-Porter (il primo a partire nel 2009 con soli 11 marchi), MyTheresa, Matchesfashion, thegreenlabels e Farfetch, entrato nel settore con Beauty, la piattaforma lanciata il mese scorso dopo l’acquisizione strategica dell’e-commerce Violet Grey. Al timone della sua nuova divisione Moda Operandi non ha scelto una figura manageriale ma un’esperta di contenuti come Jessica Matlin, ex Harper’s Bazaar e co-fondatrice del podcast Fat Mascara.

Un’immagine di Perfect Corp, tra i leader in soluzioni Saas integrate con intelligenza artificiale e realtà aumentata

primi due anni di attività ha registrato un tasso medio di crescita del fatturato anno su anno pari al 94% e un assortimento di circa 9mila referenze. Case history di successo sono anche quelle di SkinLabo, la startup partita nel 2016 da Torino con l’idea di democratizzare il mondo della cosmesi attraverso prodotti dalla formulazione ricercata e prezzi accessibili, oppure VeraLab (l’e-commerce di Cristina Fogazzi, alias L’Estetista Cinica), oltre 62 milioni di ricavi nel 2021, ClioMakeUp di Clio Zammatteo (vedi intervista a pag.

112) e Goovi, l’e-shop di prodotti vegani lanciato da Michelle Hunziker con il gruppo comasco Artsana. Ma non sono solo le beauty tech company (che si stanno però anche espandendo nel brick and mortar) a beneficiare del “momentum” del digitale. Enrico Sorenti, international sales director di Acqua di Parma, luxury brand della galassia Lvmh, prevede «una crescita sana e costante dell’e-commerce, non paragonabile all’incremento triple digit registrato durante la pandemia, ma comunque nell’ordine del +8% nel 2022». Attualmente l’online nel suo insieme (tra e-shop del marchio e i rivenditori online autorizzati) genera il 21% del giro d’affari, trainato da prodotti iconici come la Colonia, ma soprattutto da categorie come le

home fragrance e i nuovi car diffuser, che «hanno dato un notevole boost alle vendite», insieme alla linea più high-end in portafoglio, Signatures of the Sun, «quella che è cresciuta di più». Una politica coerente sul fronte prezzi (zero scontistica) e un servizio esclusivo hanno permesso ad Acqua di Parma di mantenere alto il suo profilo, riuscendo a colmare anche le lacune del canale digitale, che per sua natura deve fare a meno del supporto sensoriale, determinante quando si tratta di profumi. «Inviamo sempre il flacone insieme a un campioncino, che permette di capire se la fragranza piace o meno prima di aprire la confezione – spiega Sorenti -. Una formula che funziona: il consumatore può decidere di confermare l’acquisto o di procedere al

TOP 10 GLOBAL BEAUTY PLAYERS BRAND

RICAVI 2021

VS. 2020

VS. 2019

BRAND PRINCIPALI

1. L’ORÉAL $ 38,19 Billion + 15,3% + 8,1%

L’Oréal Paris, Garnier, Maybellline, Lancôme, Biotherm, Kerastase, Vichy

2. UNILEVER

Dove, Lux, Rexona, Dermatologica

$ 23,82

+ 3,7%

+ 0,2%

3. THE ESTÉE LAUDER $ 17,7 (Est.)* + 24,6% (Est.)* + 11,3% (Est.)*

The Estée Lauder, Clinique, Mac, La Mer, Aveda, Ermenegildo Zegna

4. PROCTER & GAMBLE

Pantene, Olay, Gillette, The Art of Shaving

$ 14,6 (Est.)*

+ 7,5% (Est.)*

+ 9,8% (Est.)*

5. SHISEIDO $ 9,20 (Est.)* + 15,2% (Est.)* + 7,2% (Est.)*

Shiseido, Clé de Peau Beauté, Fragrances Issey Miyake, Narciso Rodriguez, Elie Saab

6. LVMH $ 7,82 (Est.)* + 25,9% (Est.)* - 3,3% (Est.)*

Parfums Christian Dior, Guerlain, Parfums Givenchy, Acqua di Parma, Fenty Beauty by Rihanna, Sephora

7. NATURA & CO.

$ 7,45%

+ 8,8%

+ 177,9%

Natura, The Body Shop, Avon

8. CHANEL

$ 7,19 (Est.)*

+ 31% (Est.)*

+ 4% (Est.)*

No.5, Coco, No.19, Egoiste, Hydra Beauty

9. BEIERSDORF

$ 6,99 (Est.)*

+ 7,5% (Est.)*

- 1,5% (Est.)*

Nivea, Eucerin, La Praire, Labello, Florena, Coppertone

- 40% (Est.)*

Luxury: Calvin Klein, Marc Jacobs, Bottega Veneta, Chloé – Consumer: Rimmel London, Max Factor, Adidas

10. COTY $ 5 (Est.)* + 21% (Est.)* Fonte: 2021’s Top 100 Global Beauty Manufacturers, elaborato da WWD Beauty

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( *stime)


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BEAUTY E-COMMERCE

NATIVI DIGITALI ALLA RISCOSSA

La crescita lampo di Skön: «Abbattiamo i costi senza penalizzare la qualità»

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reso, sempre gratuito». Del resto, proprio questa è la sfida per ogni merchant: trovare degli escamotage per far sentire a casa il consumatore, tanto nell’ambiente reale che virtuale, e far sì che le due dimensioni si alimentino a vicenda, seguendo un principio d’osmosi. Lo conferma il Gruppo Davines, società benefit e certificata BCorp da 192 milioni di euro di fatturato nel 2021 (+26% sul 2020), tra i leader per la cosmesi professionale e attiva con i brand Davines per l’hair care e Comfort Zone per lo skin care. «Nel nostro settore - commenta Alberto Superchi, direttore Davines Italia - è oggettivamente IL CUSTOMER JOURNEY NEL BEAUTY

I momenti più determinanti per la scelta d’acquisto Digital Wallet Consegna a casa Carta prepagata Carta di credito Reviews online Contanti Worth of mouth Comparatore online Visita punto vendita Bancomat E-retailer/sito brand: descrizioni, foto, immagini, video Buono sconto/Carta regalo E-commerce retailer Promo personalizzate future Verifica disponibilità prodotto in store

*Fonte: indagine Netcomm & Magnews

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2 1. Uno scatto tratto dalla piattaforma SkinLabo, partita online nel 2016 e oggi attiva anche nel canale fisico 2. Alcuni prodotti firmati Rudy Profumi, azienda nata nel 1920 e presente in 30 Paesi, nel 2021 in crescita del 30%

impossibile riprodurre l’aspetto sensoriale nel mondo digitale. Per questo in futuro ci concentreremo su progetti che vedranno i nostri canali digitali sempre più integrati con i servizi offerti dai saloni più rappresentativi (sono oltre 45mila quelli affiliati, ndr), concentrandoci su funzionalità che guideranno il consumatore verso un appuntamento o una consulenza al momento opportuno nel suo customer journey». Intanto però la ricerca galoppa, nella convinzione che l’innovazione giocherà ancora di più la parte del leone nei prossimi anni, quando intelligenza artificiale, fotografia computazionale, realtà aumentata, deep learning e molto altro punteranno a ricreare sinteticamente quell’human touch (con tutti gli insight che ne derivano) che solo una relazione vis-à-vis può dare. Basti pensare che in Italia le imprese della cosmesi investono circa il 6% del fatturato in tecnologia e innovazione, contro una media nazionale stimata attorno al 3%. Un humus fertile per realtà come Perfect Corp, tra i leader mondiali nelle soluzioni AI e

Tra i numerosi casi di successo di digital native brand spicca quello di Skön, che a circa un anno dal lancio punta a chiudere l’esercizio a 3 milioni di euro, grazie anche ad oltre 40mila clienti attivi in Italia e un trend di crescita del +120% anno su anno, previsto in aumento per il 2022. Come spiega l’a.d. Sara Tafuri, «Skön nasce dalla capacità di Idt (digital hub italiano tra i leader mondiali nell’e-commerce b2b, ndr) di lanciare marchi nativi digitali grazie al modello di business direct-to-consumer, che abbatte i costi senza penalizzare la qualità e al nostro know-how nel digital marketing. Il canale diretto con il nostro pubblico ci garantisce risultati importanti, mentre l’assoluto valore del prodotto sostiene la fidelizzazione e il passaparola tra i clienti». Il marchio, oltre a essere “verde” grazie a ingredienti esclusivamente naturali con formule pulite e pack a basso impatto ambientale, è anche “rosa”, perché l’80% dello staff è composto da donne. Votato totalmente al mercato digitale, dopo l’Italia, l’e-shop è approdato in Spagna, Grecia e Romania, a cui si aggiungeranno entro i prossimi due anni Francia, Germania e Regno Unito.

AR per il beauty e la moda, che è appena sbarcata nel nostro Paese. Come racconta la fondatrice e ceo Alice Chang, la multinazionale punta a rendere l’esperienza dell’online shopping interattiva e coinvolgente, con soluzioni SaaS (quindi senza installazioni di un software) che includono esperienze come la prova in tempo reale di prodotti come cosmetici, tinte per capelli, la diagnostica della pelle basata sull’intelligenza artificiale o le consultazioni video basate sull’augmented reality. Per gli innovatori la distinzione tra on e offline non esiste già più. 


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STRATEGIA CAREERS DI ANGELA TOVAZZI E ALESSANDRA BIGOTTA

Riassetto da Diesel: Eraldo Poletto global ceo al posto di Massimo Piombini

DE VINCENZO DIRETTORE

CREATIVO DI ETRO

Il manager, ex Stuart Weitzman, Salvatore Ferragamo e Furla, sale ai vertici del brand di Otb a partire dal primo luglio Dopo quasi due anni e mezzo sotto la guida di Massimo Piombini, Diesel ha annunciato un avvicendamento ai vertici. O meglio, una promozione. Quella di Eraldo Poletto, da gennaio 2022 ceo di Diesel Usa: dal primo luglio sarà il nuovo global ceo del brand ammiraglio del gruppo Otb. A febbraio 2020 Piombini aveva lasciato Parigi, dove era al timone di Balmain, per trasferirsi a Breganze (Vicenza), chiamato dal patron Renzo Rosso per portare a termine la strategia e il piano di riposizionamento del marchio, che negli anni scorsi ha comportato anche decisioni drastiche, tra cui un processo di ristrutturazione negli Stati Uniti. Durante il suo mandato l’executive ha portato avanti un importante processo di riqualificazione distributiva, con una virata sul digitale, e intrapreso un percorso di evoluzione stilistica, riportando il focus sul denim, “core” di Diesel, con l’interpretazione disruptive di un designer come Glenn Martens, nuovo direttore creativo da ottobre 2020. A Eraldo Poletto tocca ora il compito di proseguire con questo rilancio. I sei mesi passati ai vertici della filiale Usa, in un momento

di grandi opportunità per gli States, hanno consentito al manager di scaldarsi a bordo campo per entrare in campo come numero uno in questa nuova fase evolutiva di Diesel, dopo le ultime esperienze in qualità di ceo di aziende come Stuart Weitzman (Gruppo Tapestry), Salvatore Ferragamo e Furla. Profondo conoscitore del mercato americano, precedentemente ha lavorato per circa 15 anni in Retail Brand Alliance, la holding nella quale si è occupato del percorso di rafforzamento internazionale di Brooks Brothers. Al suo posto da Diesel Usa è stato chiamato Donald Kohler, ex presidente di Burberry Americas, ceo Americas & chief retail officer di Salvatore Ferragamo e presidente del gruppo Ann Taylor. Quanto a Massimo Piombini, nessuna indiscrezione sulla prossima destinazione. Il suo è un nome top nel circuito internazionale: prima del triennio come ceo di Balmain si era messo in luce come direttore commerciale di un’altra griffe del fondo Mayhoola, Valentino, e ancora prima aveva lavorato da Gucci, Bulgari e Bally.

Passato nell’orbita di L Catterton, Etro è in piena evoluzione. Dopo aver nominato Iacopo Martini chief financial officer e Alberto Candellero chief commercial and sustainability officer è la volta dello stile e dell’immagine, con l’ingresso di Marco De Vincenzo come direttore creativo dalla SS23. Il designer messinese è una vecchia conoscenza di Lvmh, tra i soci di L Catterton con il Groupe Arnault. Nell’autunno 2020 De Vincenzo si era infatti ricomprato il proprio brand dal colosso francese e da Mmgp, che controlla Cieffe Milano, partner produttivo delle sue collezioni. Veronica, Kean e Jacopo Etro (che seguivano rispettivamente donna, uomo, casa e accessori) confermano la loro collaborazione con la griffe, fondata dal padre Gimmo nel 1968.

SLOWEAR PUNTA SU MARCO BERNARDINI Una nomina nel segno della continuità, quella di Marco Bernardini a ceo di Slowear: il manager fa parte dal 2015 della società, di cui finora è stato cfo. Questo lo aiuta nel suo compito, non certo facile visto che prende l’eredità del fondatore di Slowear, Roberto Compagno, scomparso a 62 anni lo scorso settembre. A Slowear fanno capo i marchi Incotex (pantaloni), Zanone (maglieria), Glanshirt (camicie), Montedoro (capispalla) e Officina Slowear (accessori).

ROBERTO MASSARDI DA STONE ISLAND A PRADA: PER LUI UN INCARICO EX NOVO

Per Roberto Massardi la nomina a chief business development officer del Gruppo Prada (un incarico creato ad hoc) rappresenta per certi versi un ritorno alle origini. Il manager, infatti, ha militato nelle fila dell’azienda guidata da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada - cui dovrà riportare direttamente nella nuova veste - dal 1996 al 2005, in qualità di direttore del Business Development e in seguito come d.g. del marchio Jil Sander, ora nell’orbita di Otb. Certo, molto è cambiato da allora in Prada, che ha chiuso il 2021 con ricavi oltre i 3,3 miliardi di euro (+41% sul 2020 e +8% sul 2019) e si prepara probabilmente a incoronare al vertice fra tre anni il 34enne Lorenzo Bertelli, come si è lasciato sfuggire Patrizio Bertelli durante un convegno. Anche Massardi nel frattempo ha percorso altre vie, diventando direttore generale di Stone Island e contribuendo in modo decisivo alla crescita vertiginosa del brand, sfociata nell’acquisizione da parte del gruppo Moncler: Stone Island, che nel 2011 fatturava 53 milioni di euro, è arrivato a toccare 116,5 milioni nel primo trimestre del 2022. Ci si chiede chi prenderà il suo posto nella società guidata da Carlo Rivetti, presidente e direttore creativo: secondo rumors, Massardi non dovrebbe essere sostituito da un altro direttore generale. L’ipotesi più probabile è che il suo ruolo venga suddiviso tra Romeo Ruffini (secondogenito di Remo Ruffini), che potrebbe diventare chief business officer, e Franco Omodei Salè come chief operating officer. 28



STRATEGIA NEWS A CURA DI ELISABETTA FABBRI

LE TRIMESTRALI E LA CINA

Tod's tra i gruppi più esposti, meno Moncler

Trimestrali a confronto Ricavi in milioni di euro

MONCLER 590,0 +60,0% In base a un'analisi di Ubs, Tod's è tra le società quotate della moda italiana più AEFFE 01,6 +26,5% esposte ai ripetuti lockdown cinesi (37%), FERRAGAMO 289,0 +20,6% mentre Monlcer (24%) e Ferragamo (25%) TOD'S 219,6 +20,0% sono meno a rischio. Nei primi tre mesi CUCINELLI 196,9 +16,7% del 2022 i ricavi consolidati di Tod's hanno raggiunto i 219,6 milioni di euro, in aumento del 23% rispetto al primo trimestre 2021 (+20% a cambi costanti). In Greater China, attualmente il maggiore mercato, si nota l’effetto della politica della tolleranza zero al Covid: +2% le vendite senza l’effetto valute. Il primo trimestre di Moncler è invece terminato con vendite pari a 590 milioni di euro, in crescita del 60% a cambi costanti, per effetto di un +48% in Emea, +36% nelle Americhe e +15% in Asia (con performance a due cifre in Cina). Nel 2022 il gruppo del Galletto prevede un aumento dei ricavi del 20-25%, sopra il consensus degli analisti, «se la situazione in Cina si normalizzaerà entro luglio». Tra gennaio e marzo Ferragamo ha realizzato una crescita del giro d'affari del 21% a 289 milioni di euro. In Asia-Pacifico le vendite hanno registrato un +0,9% rispetto al primo trimestre del 2021, principalmente a causa della recrudescenza del Covid in Cina. «Pur in presenza di una crescente volatilità del contesto geopolitico ed economico, riteniamo di poter incrementare i ricavi per l’anno in corso», ha detto il nuovo ceo Marco Gobbetti. Ecco la sua ricetta per il brand: prodotto al centro, nuova energia al marchio, priorità al digitale, arricchimento della customer experience, puntando al coinvolgimento dei giovani.

UTILI PIÙ CHE RADDOPPIATI

Richemont corre nel fiscal year (+44%) Compagnie Financière Richemont, holding che controlla marchi come Cartier, Van Cleef & Arpels e Chloé, ha chiuso il bilancio fiscale al 31 marzo con ricavi in aumento del 44%, a cambi costanti, a 19,2 miliardi di euro. La divisione gioielli ha segnato un +47% a valute invariate e gli orologi un +50%. I distributori online hanno registrato un +26% mentre gli "altri business", che includono la moda, sono cresciuti del 51%. L’utile operativo annuale del gruppo elvetico è più che raddoppiato a 3,39 miliardi di euro e i profitti netti sono saliti del 61% a 2,08 miliardi. Mentre scriviamo non si vedono passi avanti in merito a un deal con Farfetch, che includeva la possibile acquisizione di una quota di minoranza in Ynap. ●

LE STIME DI CNMI

La moda italiana crescerà a cifra doppia ma non ai ritmi di inizo anno Stando ai Fashion Economics Trends della Camera Nazionale della Moda Italiana il fatturato del comparto in senso allargato (inclusi gioielli, bigiotteria, cosmesi, occhiali) dovrebbe superare i 92 miliardi di euro per la fine di quest'anno: il 10,5% in più rispetto al 2021 e in aumento del 2,2% sul 2019. «Un dato positivo – ha spiegato Carlo Capasa, numero uno di Cnmi – che tuttavia poteva essere migliore, visto che il primo bimestre 2022, prima della guerra e del nuovo lockdown in Cina, il settore cresceva con un robusto +25%». Anche quest'anno il settore sarà sostenuto dall'export (+11% a quota 75,4 miliardi di euro, nelle previsioni) e, nonostante un incremento atteso delle importazioni (+18%), il saldo attivo della bilancia commerciale dovrebbe raggiungere i 34,5 miliardi, dai 32,6 miliardi del 2019. La moda dovrebbe beneficiare anche di un risveglio dei consumi interni, ma resta l'incognita inflazione. «A marzo, a causa della crisi energetica e dell’aumento dei prezzi delle materie prime, i costi industriali delle collezioni sono cresciuti del 36%, a fronte di un aumento dei prezzi dei prodotti finiti dell’1,3% - ha sottolineato Capasa -. Finora la filiera sta assorbendo l'impennata, ma non potrà andare avanti sempre così. Occorre strutturare delle politiche governative sui rincari».

Le performance pre e post pandemia e le stime per l'intero 2022 2019

2020

2021

previsione 2022

Moda + settori collegati Fatturato (mln €) Variazione % Export (mln €) Variazione % Import (mln €)

90 237

68 761

83 338

0.8%

-23.8%

21.2%

10.5%

71 552

56 168

67 963

75 439

6.2%

-21.5%

21.0%

11.0%

39 285

34 677

34 732

40 973

2.5%

-11.7%

0.2%

18.0%

Saldo con l’estero (mln €)

32 267

21 491

33 232

34 466

Occupazione

600mila

560mila

N. di imprese

64mila

58mila

Variazione %

Fonte: Camera Nazionale della Moda Italiana

30

92 088

+23% NEL 2021

Sarà un 2022 di «sana crescita» per Chanel ● Dopo i ricavi record del 2021 (14,6 mi-

liardi di euro, +22,9% a cambi comparabili rispetto al 2019), Chanel non ha frenato la corsa nei primi cinque mesi del 2022, in cui la chiusura degli store in Russia e in Cina è stata compensata dalle ottime performance nel resto del mondo, determinando un ulteriore incremento double-digit. Secondo il direttore finanziario Philippe Blondiaux il brand beneficia dell'armonizzazione dei prezzi nelle varie aree e del fatto che ready to wear e pelletteria non sono venduti online. Blondiaux prevede un anno «di sana crescita» per Chanel. Nel 2021 il gruppo del lusso ha corso più di Lvmh (+14% a parità di valure sul 2019) e Kering (+13%), ma meno di Hermès (+33,4%).


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STRATEGIA SCALING FOR COMPETITIVE ADVANTAGE

FASHION E-COMMERCE SUMMIT FOCUS SULLA CUSTOMER JOURNEY

Più competitor ma anche più chance: nel lusso è corsa all’innovazione Prima la pandemia e ora una situazione mondiale complicata: ma è proprio quando il gioco si fa duro che il digitale sfodera le sue armi migliori, confermando il suo ruolo di acceleratore dei marchi del made in Italy DI ELISABETTA FABBRI

Ancora una volta, in occasione della quarta edizione del nostro Fashion E-Commerce Summit alla Fondazione Cariplo (il primo in presenza dopo la fase più critica della pandemia), digital manager del lusso si sono confrontati con partner tecnologici di primo livello. «Dopo aver permesso ai brand di duplicare o triplicare i propri ricavi online nell’ultimo biennio - ha esordito il direttore e ceo di Fashion, Marc Sondermann - ora conferma il proprio ruolo di chiave di volta del made in Italy. Ma la corsa non è finita». Bisogna fare ancora meglio e di più, perché il consumatore è meno propenso a tollerare le inefficenze e i competitor sono tanti. Ogni segmento dell’experience del cliente va allora gestito nei dettagli: è quanto emerso dal primo panel, che ha visto protagonisti Matteo Margini (worldwide group eBusiness director di Design Holding), Gianpaolo Pavan (head of digital & e-commerce di Borbonese), Davide Guzzetti (managing director di Keros Digital) e Diego Caldognetto (ceo di Fashion Words). Dall’intervento di Margini sono emerse chance e complessità legate al settore arredo, presidiato da Design Holding, realtà da 850 milioni di ricavi in capo

MATTEO MARGINI WORLDWIDE GROUP EBUSINESS DIRECTOR Design Holding

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a Investindustrial e Carlyle, attraverso Non ci facciamo più guidare solo dalla logica marchi del calibro di Flos, Louis Poulsen del Roas (ritorno sulla spesa pubblicitaria), e B&B Italia. «Il commercio elettronico ha ma segmentando i clienti li ingaggiamo meampliato l’offerta a dismisura e acquisire un glio». Nodale il ruolo dell’order managenuovo cliente è sempre più difficile e oneroso. ment. «Nel mondo digitale il cerimoniale Secondo la Harvard Business Review questo di vendita non si conclude con l’acquisto passaggio può costare tra cinque e 25 volte - ha ricordato Davide Guzzetti di Keros di più che mantenere un cliente esistente - ha Digital - e in fatto di order management affermato il top executive -. D’altro canto, le player come Zalando e Amazon hanno persone durante la pandemia si sono riconalzato l’asticella, accrescendo le aspettative nesse con la propria casa, un’opportunità del cliente. Uno dei nostri compiti è semfantastica per noi». «Siamo partiti da Flos - ha plificare passaggi come la gestione e inteproseguito Margini - per lanciare una sfida, grazione di stock, corrieri e magazzini, oltre creare un’experience dal pre-acquisto al postagli aspetti fiscali e legali nei diversi Paesi. vendita: un brand fa bingo quando un conUn’arma strategica è il click&collect: se ben sumatore instore si fa ambassador, postando gestito può incrementare le vendite fino a una story su Instagram sul cerimoniale di un +15%». Quella di Fashion Words, infivendita». Non è un caso che Design Holding, ne, è la storia di un’agenzia di traduzioni e artefice nel 2021 della jv Fashion Furnicopywriting che lavora esclusivamente per ture Design (FF Design) con Fendi, nel la moda: «I brand investono cifre enormi 2021 abbia acquisito YDesign in immagine - ha precisato Diego Group, società di e-commerce Caldognetto - e poi magari cacaliforniana dell’arredo. Gianpa- «Fondamentale scano nei loro siti sulla classica la gestione olo Pavan ha parlato delle stratebuccia di banana, per esempio il ottimale dell’order gie del luxury brand Borbonese: cinese tradizionale mischiato al management: «Abbiamo messo mano al nostro viziati da player mandarino. Per questo spesso ci sito - ha detto - lavorando in pa- come Amazon viene richiesto non solo di tradurrallelo sul fronte dei pagamenti e Zalando, re, ma di tenere sott’occhio questi rateali, delle consegne, facilitan- i clienti hanno alte aspetti. In generale, anche nelle done il tracciamento, del click & aspettative» traduzioni la coerenza con l’imcollect e della possibilità di reso magine del brand fa la differenza, o prenotazione instore, senza Davide Guzzetti così come una comunicazione contare il Crm e la raccolta dati. Keros Digital sempre più empatica». 

GIANPAOLO PAVAN HEAD OF DIGITAL & ECOMMERCE Borbonese

DIEGO CALDOGNETTO CEO Fashion Words

DAVIDE GUZZETTI MANAGING DIRECTOR Keros Digital


IMMAGINARE LA TRASFORMAZIONE

Essere facilitatori di esperienze significa osare strade diverse Mentre il consumatore si trova in mezzo a una giungla di touchpoint, brand e realtà high-tech si alleano per fornire una bussola a lui e ai partner commerciali. Parole d’ordine incrementare l’experience e rendere persino i pagamenti qualcosa di speciale DI ALESSANDRA BIGOTTA

Un conto è immaginare la trasformazione e un altro metterla in atto: chi ci riesce può volare alto. Se ne è parlato con Alessandro Santamaria (vice president di La Martina), Marco Ruffa (digital transformation director di Pinko), Marco Milioli (chief marketing officer di Hyphen Group) e Giorgio Moretti (sales director South Europe di Scalapay), che hanno portato sul palco storie diverse, ma che si intrecciano sul filo conduttore della capacità di lasciare i vecchi percorsi e aprirsi al nuovo. Così un brand con 40 anni di storia come La Martina ha deciso di affidarsi ad Alessandro Santamaria, executive proveniente dal mondo digitale, che tra le esperienze annovera quelle presso Giglio Group, creatore di siti online, e Italiantouch, che gestisce le strategie e-commerce del Gruppo Tod’s. A lui il compito di ridisegnare i prossimi 40 anni di una realtà con 40 anni di storia alle spalle. «Risollevare la brand awareness è la sfida mia e di un management team radicalmente cambiato, fatto di professionisti con un dna digitale», ha detto Santamaria, ricordando la complessità del network distributivo e produttivo di La Martina, tra wholesale (circa 2mila punti vendita), retail (circa 100 monomarca), e-commerce di proprietà e di terzi, licenziatari, outlet fisici e online. «Un sistema da presidiare in ogni fase e anello», ha commentato Santamaria, citando tra i servizi B2B offerti ai partner commerciali un marketplace per la gestione delle rimanenze e agevolazioni a una rosa selezionata di retailer. In vista per La Martina un flagship a Milano, «con una forte matrice digitale». La spinta continua a osare, in uno scenario in cui il consumatore si rivolge a centinaia di touchpoint, ha portato Pinko ad allacciare già due anni fa una partnership inconsueta per la moda con Glovo, continuando a esplorare strade nuove: «Su TikTok abbiamo venduto in 20 minuti di diretta in Cina prodotti per 450mila euro - ha spiegato Marco Ruffa - e teniamo d’occhio il Metaverso, ma con cautela». Secondo Ruffa ambiti su cui c’è ancora molto da lavorare sono la formazione degli addetti alla vendita e l’esplorazione di strumenti innovativi per la tracciabilità,

come la blockchain. «Un fatto è certo - ha concluso -. Chi ragiona “a silos” resta indietro». A fare da contraltare alle testimonianze di Santamaria e Ruffa sono state quelle di chi opera in ambito high tech, a partire da Marco Milioli di Hyphen Group, che attraverso intese spesso ultradecennali con i brand si focalizza principalmente (ma non solo) sui contenuti digitali: «Come il 3D entra nella filiera del design, degli uffici stile e della MARCO RUFFA prototipia - ha affermato Milioli - così anche i DIGITAL TRANSFORMATION DIRECTOR contenuti digitali non possono che essere tridiPinko mensionali. Teniamo presente che sull’onda del B2C, anche il B2B è diventato un grande fruitore di contenuti. Occorre creare, attraverso una vera digital factory ad alta tecnologia, la perfetta integrazione tra il prodotto fisico e la sua versione aumentata nel mondo virtuale». Giorgio Moretti, infine, ha ripercorso l’escalation della fintech italiana Scalapay, leader nel Buy Now Pay Later, che oltre a vantare una fortissima presenza online ALESSANDRO SANTAMARIA è disponibile anche instore VICE PRESIDENT presso oltre 4mila negozi. Ha La Martina fatto scalpore il suo recente «Si stima che ingresso nell’olimpo degli nel 2025 il 30% unicorni. «E pensare che, delle transazioni dopo essere partiti sei anni globali sarà con fa sui mercati australiano e i pagamenti americano - ha esordito Mo- dilazionati. retti - in Italia solo due anni Il nostro prossimo e mezzo fa poche aziende ci step sarà un tech conoscevano». A colmare il hub a Milano» GIORGIO MORETTI gap ci hanno pensato i con- Giorgio Moretti SALES DIRECTOR SOUTH EUROPE sumatori, soprattutto giova- Scalapay Scalapay ni, che nella Penisola e oltre non si sono fatti sfuggire i vantaggi del Bnpl. «Si stima che nel 2025 il 30% delle transazioni globali sarà con i pagamenti dilazionati, meglio se semplificati con strumenti come il nostro Magic, lanciato di recente - ha precisato Moretti -. Noi però vogliamo anche essere un canale di comunicazione B2B e B2C ed è per questo che abbiamo attivato partnership con realtà come Camera MARCO MILIOLI Moda e XFactor». La prossima sfida di Scalapay CHIEF MARKETING OFFICER sarà un tech hub a Milano, per studiare soluzioni Hyphen Group ancora più sofisticate insieme agli sviluppatori.  35


STRATEGIA SCALING FOR COMPETITIVE ADVANTAGE RIDEFINIRE L’ENGAGEMENT

Umanesimo 4.0 e visual storytelling: nasce la nuova multicanalità La tecnologia è uno strumento strategico per scaldare il cuore del consumatore, rendendolo partecipe del mondo di un retailer o di un brand in modo interattivo. La profondità dell’engagement si traduce in una maggiore fidelizzazione DI CRISTIANA BONZI

Il caso di Douglas - che su 3 miliardi di fatturato ne realizza 1 tramite l’e-commerce, con una penetrazione degli acquisti online oltre il 30% - è stato portato alla ribalta da Gaia Franceschini Beghini (E-commerce & Crm director Southern Europe di questo colosso del beauty, con trascorsi in Tod’s e Moleskine) in un talk condiviso con Roberto Pastori (director Customer Success di Techedge, società che supporta le aziende nella digital transformation). «Oggi noi di Douglas andiamo da 40mila a 150mila sku (stock keeping unit) - ha precisato Franceschini Beghini - operando in un settore non più dominato da pochi nomi blasonati e sinonimo non solo di estetica, skincare e profumi ma anche di wellness e molto altro». Uno scenario che «porta all’allargamento del market program, con un approccio da marketplace». «Nella fase pandemica - ha spiegato la manager - abbiamo portato i programmi trade ed eventi dai negozi fisici al canale digitale e aperto canali di comunicazione via telefono e Whatsapp con i clienti, rafforzando la fidelizzazione e generando un volume di business impressionante. Trasporre l’umanesimo nel digitale incentiva l’experience». Franceschini Beghini ha citato inoltre Douglas Live, ossia eventi live streaming dei brand, che servono ad aumentare l’engagement e durante i quali si acquista in tempo reale. Roberto Pastori di Techedge si è riallacciato alle sue parole: «I clienti del lusso e della moda cercano una connessione emotiva con il brand - ha osservato -. Techedge offre alle griffe una modalità di comunicazione innovativa e digitale, il visual storytelling, che coniuga il modo tradizionale di comunicare il marchio e il prodotto con il suo “gemello” digitale, integrando contenuti d’impatto con la facilità di acquisto in un’ottica omnichannel». Il visual storytelling si concretizza in un digital lookbook leggero da gestire e di facile navi36

GAIA FRANCESCHINI BEGHINI E-COMMERCE & CRM DIRECTOR SOUTHERN EUROPE Douglas

ROBERTO PASTORI DIRECTOR CUSTOMER SUCCESS Techedge

gazione, da utilizzare per il digital showrooming B2B ma anche per ingaggiare il cliente finale. Una soluzione, ha concluso Pastori, «che nasce in una logica multilingua e multilistino, all’insegna della personalizzazione e, non ultimo, della razionalizzazione dei costi che la multicanalità comporta». 

«Il visual storytelling consente di offrire quella connessione emotivamente profonda con i brand che i clienti del lusso e della moda cercano» Roberto Pastori Techedge

RAFFORZARE L’APPARTENENZA

tage, la personalizzazione e l’attualizzazione del concetto di formale. Un’impostazione che coinvolge l’e-commerce, rivisto con una nuova sezione editoriale, per arrivare al Crm. In primo piano anche la sostenibilità». Ma come può entrare il concetto di empatia in un ambito come quello in cui opera Adyen, grande realtà (nel 2021 ha superato il miliardo di ricavi, +46%, ndr) attiva nelle soluzioni di gestione dei pagamenti omnichanEmpatia: una parola che sembra non nel? «Fino dalla fondazione nel 2006 l’emfar parte del vocabolario del digitale. patia è stata un valore aziendale verso tutti, In realtà, soprattutto in tempi complessi, dai dipendenti ai partner - ha chiarito Marco accade esattamente il contrario, Proserpio -. Anche il rispetto delle tempistiche e la comprensione verso i nostri intervisto che partner e clienti cercano locutori, compreso lo shopper finale, fanno risposte chiare, immediate e trasparenti parte del concetto di empatia. Teniamo presente che il pagamento fa parte di un conte«In una fase difficile l’empatia con il consusto via via più complesso, dominato da trend matore diventa più importante»: così Marc in ascesa come i nuovi wallet, lo smart e il Sondermann presentando i relatori del mobile payment, il Pay-by-Link e quarto panel, Dennis Valle (chief il Buy Now Pay Later». Proserpio marketing officer di Corneliani) e Marco Proserpio (vice pre- «Per noi essere ha accennato a un’iniziativa president sales di Adyen Italia). empatici sente sulla piattaforma di Adyen: «Oggi i brand devono abbando- significa saper si tratta di Adyen Giving, che connare il monologo - ha affermato gestire contesti siste nel mettere a disposizione la Valle - privilegiando con le perso- complessi, propria competenza tecnologica ne un rapporto di appartenenza, interni ed esterni, per operazioni di fundraising attraverso donazioni free of che gli strumenti digitali possono con rispetto e charge tramite checkout e Pos, rafforzare». «In Corneliani - ha comprensione» in questo momento con un foproseguito - stiamo rivalutando Marco Proserpio cus sull’Ucraina. c.bo. temi come il savoir faire, l’heri- Adyen Italia

Empatia e tecnologia: mondi lontani, anzi vicinissimi

DENNIS VALLE CHIEF MARKETING OFFICER Corneliani

MARCO PROSERPIO VICE PRESIDENT SALES Adyen Italia


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INNOVAZIONE SHOPPING & WEB 3.0 DA RISERVA A MONETA SPENDIBILE I bridge Millennial sono il vero target I pagamenti fanno community

Sale il binomio Cripto-Retail: pagare in Bitcoin piace. Più per experience che per trading L’apertura alla "galassia cripto" di Gucci e altri fashion brand è stata il punto di rottura affinché queste monete digitali uscissero dalla nicchia dei trader, per diventare di uso comune come forma di pagamento: negli Usa l’80% dei possessori di Bitcoin e simili si dice disposto a spenderli per l'acquisto di beni fisici, moda inclusa. Per i rivenditori, anche quelli più piccoli, lo spostamento verso le criptovalute porterà sfide e investimenti (ma non ingenti) DI ANDREA BIGOZZI

Negli ultimi due anni le criptovalute hanno fatto tanta strada, ma adesso sono a un bivio: in che misura sostituiranno le monete fin qui conosciute? Una cosa è certa: il settore della distribuzione al dettaglio, che finora era rimasto a guardare, sembra pronto a entrare in azione, alimentando l’ecosistema delle valute digitali. Fino a poco tempo, per non dire fino a ieri, nei negozi dei marchi di moda e del lusso i pagamenti in Bitcoin e simili o non erano possibili o erano considerati una sorta di quota rosa, concessa proprio perché si deve fare, ma nessuno si attendeva che potessero incidere in maniera rilevante sull’attività retail. E invece l’approccio al tema sta cambiando, complici le previsioni degli esperti, secondo i quali il mercato blockchain per le vendite al dettaglio raggiungerà solo negli Usa i 4,6 miliardi di dollari entro il 2028, con tasso di crescita annuale composto dell’89,9%. Dietro la decisione di sperimen38

80%

dei possessori di criptovalute è pronto a spenderle in negozi fisici o virtuali tare le criptovalute, presa da aziende molto diverse tra loro come Gucci, Off-White, Philipp Plein, Sease, Sergio Rossi, Genny e il multimarca Michele Franzese, si inizia a intravedere qualcosa che va oltre la semplice ricerca di visibilità: questo qualcosa è la fidelizzazione e la voglia di fare community. «Pensare di accettare solo contanti o pagamenti con carta di credito è antiquato. Dire sì ai pagamenti crittografici non è diverso dal dire sì al buy now pay later: «È prima di tutto

un modo per migliorare l’esperienza del cliente», osserva Carmine Rotondaro, business advisor di Philipp Plein. Il marchio ha abbracciato con entusiasmo questa tipologia di pagamenti, già accettata sull’e-shop e, da maggio, nel nuovo monomarca di Londra, «perché è naturale - sottolinea Rotondaro partire dalla city della finanza, ma potremmo presto impiegarla in altri 100 punti vendita nel mondo, se il test inglese darà buoni risultati». «In molti pensano che dietro l’esplosione di interesse per le cripto ci sia una combinazione di aspetti speculativi e di privacy, ma in realtà penso che il loro utilizzo nel mondo retail sia spinto principalmente da un più ampio cambiamento culturale», è il parere di Michele Franzese, titolare dell’omonima insegna multimarca di Napoli, che può vantarsi di essere il primo wholesaler italiano del lusso ad accettare le criptovalute. «Iniziare a farlo significa aprire le porte al futuro - dice -.


FEEDBACK dagli early adopter Se sempre più marchi chiederanno ai loro gestori dei pagamenti elettronici di abilitare i pagamenti in criptovalute, tutte le richieste ricadranno sull’intera catena del valore dei pagamenti. «Noi ci faremo trovare pronti. Stiamo sviluppando due progetti pilota in Germania e in Svizzera legati proprio alle criptovalute», commenta Paolo Temporiti di Ingenico

Queste nuove modalità di pagamento raccontano l’avvento del Metaverso e come questo cambiarà le nostre vite. Un retailer che vuole crescere deve progettare i suoi negozi intorno a questo tipo di esperienze fluide». «Quando abbiamo iniziato ad accettare i pagamenti in criptovalute - prosegue - la nostra app è stata tra le più scaricate della sezione shopping, mettendoci in contatto con clienti nuovi, spesso giovani, da tutto il mondo. Questo ci interessava in fase di test, più del numero di transazioni effettuate». Il vantaggio dell’utilizzo di queste modalità di pagamento quindi non è dato solo dall’aspetto speculativo (i retailer che accettano i pagamenti in cripto possono sempre decidere se convertire il valore di ogni transazione in moneta corrente o se mantenere la somma in criptovaluta, attirati dalla possibilità di guadagno), ma anche dal fatto che l’uso delle cripto è visto dai consumatori come più divertente e coinvolgente contribuendo, conte-

stualmente, allo sviluppo di competenze digitali utili in ogni ambito e sempre più richieste. Un’interpretazione sociale che trova riscontro anche nelle statistiche. Secondo un'indagine di pymnts.com - concentrata sul mercato americano, che è monitorato in tutto il mondo per comprendere le tendenze in prospettiva (non a caso è negli store Usa che Gucci ha lanciato il suo progetto cripto), l’80% dei possessori di criptocurrency è pronto a spenderle in negozi virtuali e reali. A considerare la cripto come una moneta spendibile, e non solo come una riserva di valore, sono principalmente i Millennials: nella fascia di età tra 27 e 41anni la percentuale di possessori di cripto è del 45% (dal 30% di un anno fa). L’indice di adesione è più elevato se si considera il target di uomini appartenente ai bridge Millennials (30-40enni, quindi più giovani dei membri della Generazione X ma più anziani della maggior parte dei Millennials), mentre solo il 10,7% della Gen Z possiede

MICHELE FRANZESE Owner Michele Franzese

Siete il primo multimarca italiano del lusso ad accettare criptovalute, non è un rischio? Il rischio è alla base del lavoro di imprenditore e, per di più, si tratta di un rischio abbastanza calcolato perché richiede investimenti non stratosferici, almeno in fase di lancio. La scossa mediatica c’è stata. Ma che impatto avete avuto sulle vendite? Siamo appena partiti: nel primo mese circa 200 clienti hanno scelto di usufruire di questa possibilità. Ma è solo l'inizio. Gli italiani pagano in cripto? Non ancora, ma all’estero sì: registriamo diverse transazioni dagli Usa e dalla Corea. CARMINE ROTONDARO Business Advisor Philipp Plein

Generazioni a confronto sull’uso degli strumenti di pagamento Percentuale di impiego

Conto di deposito  Carte di debito  Carte di credito  Account PayPal  Account Venmo  Conto di intermediazione  Account Apple Pay  Carte prepagate  Account Amazon Pay  Account Google Pay  Criptovalute  Altro 

Generation Z

Millennials

Bridge Millennials

Generation X

Baby boomers and seniors

69.4% 77.7% 44.1% 64.3% 33.6% 6.6% 40.7% 18.4% 19.1% 12.2% 10.7% 0.5%

72.0% 79.8% 65.8% 78.3% 42.3% 21.8% 26.1% 25.2% 23.9% 30.8% 28.2% 1.2%

78.5% 78.8% 67.9% 78.3% 42.4% 22.9% 20.5% 26.1% 23.2% 30.3% 28.7% 1.2%

84.7% 83.5% 75.1% 76.7% 33.9% 27.7% 17.1% 21.7% 19.4% 20.8% 17.7% 0.5%

89.9% 78.2% 81.7% 59.0% 15.4% 31.0% 7.5% 10.8% 12.4% 6.5% 6.3% 1.6%

Fonte: Pymnts – The Cryptocurrency Payments Playbook

L’aspetto speculativo dei Bitcoin resta anche quando si fa shopping? Chi usa cripto deve tenere in considerazione questo aspetto, che piace alle aziende, ma anche ai clienti. Segnalare la funzione "cripto" sull'e-shop è facile, ma in store chi ci pensa? Sono i nostri vendor a promuovere l’opzione. E funziona? Per ora il 95% delle transazioni cripto avviene online e solo il 5% in store, ma i numeri sono in aumento su entrambi i canali. Generano un business di circa 150mila euro al mese, ma crescerà, grazie alla regolamentazione del mercato. 39


INNOVAZIONE SHOPPING & WEB 3.0

1 1. Da maggio Gucci accetta pagamenti in criptovalute in alcuni negozi americani, tra cui quello di New York, ma l'intenzione è estendere il servizio a tutti gli store negli Usa. 2. Fendi ha creato con Ledger, attivo nel digital asset management, dei portafogli dove tenere al sicuro la chiave che dà accesso alle proprie criptovalute

un wallet crittografico, anche se il dato è destinato a crescere, visto che il 42% di loro si dice propenso a utilizzarle in futuro. Insomma, potrebbe essere solo questione di tempo prima che le criptovalute diventino strumento imprescindibile per l'attività di shopping e chi investe in anticipo ha maggiori possibilità di crearsi una community di cripto appassionati. È questo, infatti, un punto di forza delle cripto, il senso di appartenenza: raramente prima d’ora nella vendita al dettaglio si era creata una community aspirazionale e fortemente identitaria intorno alla scelta del tipo di pagamento, come invece sta accadendo con la galassia cripto. ««Le criptovalute - riflette Paolo Temporiti, managing director Italy di Ingenico, società che fa capo a Worldline, gruppo internazionale attivo nelle soluzioni di pagamento elettronico - garantiscono già le caratteristiche necessarie affinché un sistema di pagamento possa affermarsi sul mercato: accessibilità, grazie a un numero crescente di banche cripto friendly, facilità di utilizzo, almeno nel target tra i 25 e i 50 anni, e la ragionevole certezza dei pagamenti». «Se a questo aggiungiamo che la Banca Centrale Europea sta considerando e studiando la possibilità di lanciare l’euro digitale - puntualizza Temporiti - è facile prevedere le dimensioni che potrà raggiungere il fenomeno, anche in ambito retail. Specie nel segmento del lusso e del super lusso perché, anche se in linea teorica il numero di possessori di wallet di piccola portata crescerà, non credo che si finirà mai col pagare un caffè in criptovalute». «Le moneta critto40

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grafica - è la previsione dell'esperto - non sarà un’alternativa al bancomat, piuttosto penso che si affermerà come uno strumento di fascia alta, una sorta di strumento di pagamento esclusivo, come avviene già oggi per alcune carte (schemi platino, prodotti ad invito, eccetera). Pagheremo in criptovalute prodotti ed eventi esclusivi, che ci faranno sentire parte di un club». Non è un caso che i big brand del lusso abbiano deciso di cavalcarne l’onda, anche se - da quanto emerge dalle ricerche - i pagamenti in bitcoin e simili sono un'opzione anche per piccole e medie realtà. Secondo una ricerca di Visa Inc. in nove mercati nel mondo, tra cui Usa, Brasile, Singapore e Canada, uno small business su quattro progetta di accettare le criptovalute a partire

17, 8%

La quota di Millennial che preferisce"senza dubbio" i merchant che accettano cripto

dal 2022, a fronte di un 13% dei consumatori che si attende di avere questa possibilità in store. «I pagamenti con le criptovalute sono un’opzione percorribile anche dai commercianti più piccoli - afferma Lia Correzzola, co-founder di Bcademy -. Non servono investimenti d’ingresso stratosferici. Come formatori riteniamo importante che un imprenditore capisca che cosa sta succedendo e la portata di certe innovazioni, per poi fare test di mercato, senza implementare da subito l’infrastruttura necessaria. È possibile iniziare con le prime operazioni a familiarizzare con la tecnologia, per un passaggio e un’integrazione graduale tra valute fiat e Bitcoin». Secondo l’esperta, che ha fondato a Milano un'accademia della criptovaluta e delle tecnologie blockchain, per la diffusione su larga scala di questi sistemi di pagamento è però necessario migliorare la user experience: «I tempi tecnici per una transazione, la necessità di condividere le stesse piattaforme di scambio tra rivenditori e clienti - afferma sono aspetti per cui attualmente non esiste una soluzione unica, in grado di soddisfare la crescente necessità di moderni pagamenti basati su criptovalute. Ci sono molte aspettative intorno al Lightning Network (una tecnologia che lavora sopra Bitcoin e che ne risolve alcuni problemi relativi alla scalabilità, alla velocità delle transazioni e all’abbattimento delle fee di transazione), visto da alcuni come la soluzione di secondo livello che renderà Bitcoin un mezzo di scambio quotidiano». Insomma, sia che le cripto prendano piede solo per acquistare un capo di lusso a Dubai o una T-shirt entry price a Roma, «una cosa è certa: presto le aziende inizieranno a sentire le necessità di un cripto manager, un po' come è accaduto in passato con l'avvento dell'e-commerce e dei social. «L’impegno più grande per chi sceglie le criptovalute come modalità di pagamento è dover fare i conti con la loro volatilità, le norme e i regolamenti fiscali annessi, complessità che impongono al rivenditore una gestione della contabilità impeccabile», spiega Federico Pacilli, ideatore di CryptoBooks, un software di contabilizzazione specializzato nel settore blockchain, capace di far evitare calcoli e ricerche complessi a commercialisti e consulenti fiscali. «La diffusione di Pos specifici, unita alla regolamentazione imposta dalle istituzioni - conclude Pacilli - fa prevedere un cambiamento nello scenario di mercato, che porterà a una crescente domanda di nuovi professionisti e cfo, in grado di analizzare le transazioni blockchain e di guidare i possessori di criptovalute in questa fase. Iniziamo a familiarizzare in azienda con termini come web3 specialist, tesoriere crypto, esperto blockchain, Nft manager e altri, che saranno coniati da qui a breve». 



INNOVAZIONE ECONOMIA CIRCOLARE SFIDE MULTIPLE PER IL TESSILE In attesa di nuove regole La parola alle imprese

Transizione green: l’Europa incalza, l’Italia anticipa ma una regola chiara ancora non c’è Gli imprenditori cominciano ad aggregarsi per vedere di trasformare la sfida della circolarità del tessile in un’opportunità. In attesa che venga elaborata una normativa ad hoc, tra tanti dubbi una certezza: ciascuno di loro vuole fare la sua parte DI ELISABETTA FABBRI

Tacciato di essere il quarto settore a più alto impatto sull’ambiente (dopo il food, l’edilizia abitativa e i trasporti), il tessile si prepara a una svolta. C’è già chi parla di new deal, perché in marzo la Commissione europea ha presentato a Bruxelles un pacchetto di misure per un approccio al business «più green, competitivo, moderno e resistente agli shock globali». Nel documento Eu strategy for sustainable and circular textile, i cui obiettivi dovrebbero essere raggiunti nel 2030, la Commissione prende posizione su più aspetti, partendo dai prodotti, che dovrebbero essere pensati per durare, essere facili da riparare e riciclare e contenenti una percentuale minima di fibre riciclate. Oltre a bandire, in sostanza, la moda usa e getta, l’Europa vuole vietare di distruggere i prodotti invenduti e portare alla creazione di un passaporto digitale del prodotto, che informi sulla circolarità e altri aspetti ambientali chiave. La sua strategia include controlli serrati per contrastare il greenwashing, come pure azioni per affrontare il problema del rilascio involontario di microplastiche dai tessuti. Sono attese norme

L’Europa ha messo al bando la moda usa e getta: vuole prodotti fatti per durare ed essere riciclati 1

europee armonizzate sulla Responsabilità estesa del produttore per i rifiuti tessili, che assegna al produttore la responsabilità di provvedere (direttamente o indirettamente) al loro trattamento, oltre alla copertura finanziaria dei relativi oneri. Il costo dovrà rispettare i criteri di trasparenza verso i consumatori e di equilibrio di mercato, senza essere addossato alla collettività. L’Ue pensa a un piano di lungo periodo (Transition Pathway), affinché l’ecosistema del tessile possa realizzare la transizione green e digital, per diventare più resiliente. «Le grandi case di moda e gli stilisti più importanti stanno già cambiando il design, hanno capito che siamo in un mondo diverso - ha commentato il vice42

presidente della Commissione Ue, Frans Timmermans -. È necessario ma è anche voluto dai consumatori, soprattutto quelli che possono permettersi prezzi più alti per prodotti migliori. Credo ci sia anche un cambiamento culturale, che dobbiamo stimolare con la legislazione europea». Le nuove norme per incrementare la sostenibilità dell’industria tessile dovrebbero essere pronte «al più tardi nel 2024», ha auspicato il Commissario europeo all’Ambiente Virginijus Sinkevicius, prima dell’inizio delle consultazioni e della valutazione di impatto. L’Italia ha dato l’idea di volersi muovere d’anticipo sul fronte dei rifiuti tessili, che dovranno essere sempre meno, meglio se tendenti a zero. La Com-

missione Ue chiede che siano raccolti in maniera differenziata dal 2025 ma da noi, con il decreto n.116 del 2020 (in recepimento di alcune direttive del “Pacchetto Economia Circolare” dell’Ue), l’obbligo è stato anticipato all’inizio del 2022. Solo che, a tutt’oggi, sembra che nessuno se ne sia accorto. Quasi nessuno, perché in realtà alcune imprese e associazioni di categoria si stanno aggregando per vedere di trasformare la sfida della circolarità del tessile in un’opportunità. Il primo costituito, nell’ambito del Sistema Ecolight (già attivo nella gestione di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche e da beni in polietilene) è Ecotessili, che è promosso da Federdistribuzione. Retex.Green


1. e 2. Scarti tessili e un filo in poliestere riciclato del Lanificio dell’Olivo 3. Uno scatto della scorsa Refreshion Week di New York, dove i designer creano in ottica circolare 4. La raccolta differenziata di tessili in Italia in parte esiste già, ma non in tutti i Comuni. La media pro-capite stimata è di 2,6 chili per abitante, però si va dagli oltre 4 chili del Trentino Alto Adige a meno di un chilo per la Sicilia

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è invece un’organizzazione no-profit di produttori italiani della filiera della moda made in Italy fondato da Smi-Sistema Moda Italia e da Fondazione del Tessile Italiano, che hanno il compito di garantirne l’indirizzo strategico. Il suo obiettivo è gestire i rifiuti post-consumo partendo dalla costituzione di un network di partner che si occupi di raccolta, selezione, avvio al riutilizzo, riciclo e valorizzazione dei rifiuti del tessile-abbigliamento, ma anche delle calzature e della pelletteria. Sono inoltre previste attività di comunicazione, educazione ambientale, ricerca e consulenza. Il più recente è invece Cobat Tessile, che ha esordito in aprile all’interno di Cobat (Consorzio obbligatorio per le batterie al piombo esauste e i rifiuti piombosi), controllato dalla società quotata Innovatec. Oltre a offrire agli aderenti servizi di gestione ambientale, con particolare attenzione al fine vita e al riuso, questo consorzio intende occuparsi di ricerca e sviluppo di tecnologie per il corretto recupero di materie prime da immettere sul mercato. «Per ora Cobat Tessile è nato per gestire qualcosa di cui non c’è la legge - dichiara Maurizio Sarti, imprenditore della Faliero Sarti che presiede il nuovo consorzio e siede nel consiglio di presidenza di Confindustria Toscana Nord (aderente all’iniziativa) -. Nessun consorzio simile, a oggi, è operativo nel senso della raccolta. Al momento portiamo avanti la campagna di adesioni, facendo incontri con le imprese per pubblicizzarlo. Una volta raggiunta una certa massa critica, vorremmo partecipare alla stesura della normativa in materia, che probabilmente prenderà spunto da quella sulla Responsabilità estesa del produttore già esistente per settori come la plastica e i componenti elettronici». In attesa che il governo fissi un appuntamento, la raccolta dei rifiuti tessili ha in primis bisogno di una struttura, che esiste solo in parte: in alcuni Comuni c’è già chi si occupa delle campane, ma si stima che i volumi arriveranno a 20-30 volte quelli attuali. «Un altro problema - aggiunge Sarti - è che da un tessuto nuovo si può ottenere una

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nuova fibra, ma nel caso di un materiale non puro è una tragedia. Si pensi, per esempio, ai tessuti stretch: in tutta Europa si fa ricerca per estrarre l’elastomero, ma siamo a livelli sperimentali. A Prato si fa, ma solo per piccoli volumi. Credo pure che sarà difficile convincere il consumatore a ritornare a un tessuto senza performance». C’è anche una questione di nomenclatura da risolvere: «Solo se gli scarti delle lavorazioni tessili diventano

di forte spinta verso un’economia circolare, Prato voglia partecipare, con la sua tradizione nel recupero del tessile, che ha radici nel Medio Evo - dice Fabio Campana, ceo di Lanificio dell’Olivo a Campi Bisenzio (Fi), specializzato nei filati fantasia -. Sono rimasti circa 500 cenciaioli e tuttora nessuna macchina riesce a replicare le loro abilità nel riconoscere i materiali e separarli». «Per noi, come azienda, il tema è importante - prosegue - ma ci sono ancora aspetti poco chiari, che vanno regolati. Credo comunque che essere partiti presto sia meglio che tardi». Con riferimento alla strategia europea dice: «Da circa sette anni stiamo facendo del nostro meglio per immettere nel sistema proposte più sostenibili e tracciabili ma abbiamo delle limitazioni: realizzando filati pettinati in lana a fibra lunga, la più preziosa, non possiamo usare una materia prima riciclata, che è a fibra corta. Impieghiamo anche il poliestere riciclato, di cui c’è un boom di domanda e prezzi in aumento rispetto al passato. Tutti i marchi del lusso e premium nostri clienti sulla carta sono favorevoli, ma se scelgono materiali riciclati devono scendere a compromessi, per esempio a livello di palette cromatica, solidità del colore e mano». Gli scarti di lavorazione che fine fanno? «Sono raccolti e smaltiti da Alia (società di servizi ambientali della Toscana centrale, ndr) - risponde Campana -. Ci sono aziende che fanno tessile cardato e lavorano la fibra più corta della lana di scarto per produrre moquette e pannelli fono-assorbenti».

Si stima che, con l’obbligatorietà, i volumi della raccolta separata di tessili saliranno di 20-30 volte “rifiuti”, il riutilizzo diventa “riciclo” e si tratta di “economia circolare”. Per trasformare lo scarto in rifiuto, occorre però seguire una serie di procedure burocratiche che fanno salire il prezzo dello scarto. Non farlo costa meno e il riutilizzo è più veloce. Nel cardato pratese è già così». Gli imprenditori si chiedono anche chi sarà il proprietario della merce che dovrà essere riciclata: chi fa il tessuto o chi immette i capi sul mercato? Uno scenario ipotetico è che i negozi dei brand diventino punti di raccolta, come avviene da H&M o come già successo per alcune inizitive green di Intimissimi, Tezenis e Ovs. «Rientriamo d’ufficio in Cobat Tessile perché siamo in Confindustria Toscana Nord e mi sembra naturale che, in un momento

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INNOVAZIONE ECONOMIA CIRCOLARE

1. La produzione di nastri alla Remmert di San Maurizio Canavese (To) 2. Un tessuto Brugnoli della linea Circle-Art prodotta con filato Q-Cycle by Fulgar, che ricicla rifiuti post-consumer come i pneumatici

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Così il circuito è trasparente ma anche oneroso: mediamente gli scarti di Lanificio dell’Olivo in un anno oscillano tra 30-35mila chili, che implicano un costo di smaltimento di circa 10-12mila euro, nelle stime del ceo Campana. In merito alla possibilità che un giorno un capo debba essere interamente riciclabile dice: «I nostri filati fantasia partono da una ricerca di una composizione articolata, che somma le caratteristiche delle singole fibre. Se un domani dovessero essere separati sarebbe un problema. Comunque ogni nostro nuovo investimento resta nell’ottica della sostenibilità fatta seriamente: non so se saremo in regola per il 2025, ma vogliamo fare la nostra parte». In Cobat Tessile non ci sono solo rappresentanti del distretto toscano. «Abbiamo scelto di aderire per il know how nello smaltimento dei rifiuti, anche se manca una specializzazione nel tessile - spiega Antonella Martinetto, a.d. del nastrificio torinese Remmert -. Nel consorzio sono presenti aziende trasversali e insieme possiamo dare un contributo al tavolo del legislatore». «Ormai - ammette - è chiaro che quello dei rifiuti tessili è un problema a tutti i livelli della filiera, fino al consumatore finale. D’altro canto la sensibilità ambientale sta crescendo e questo aspetto va colto al volo. Trovo giusto che l’Italia abbia anticipato i tempi, perché sappiamo che si tratta di un percorso lungo e non semplice. Noi lavoriamo in mescola e al momento il recupero della materia prima è molto difficile da gestire». «Vorremmo capire cosa fare di tutti i residui di nostro materiale che oggi vanno nell’immondizia - aggiunge l’imprenditrice -. Non sono numeri piccoli: per noi che produciamo nastri ed etichette si tratta di circa 70mila chili di fibre tessili l’anno, che comportano una spesa di quasi 15mila euro per il loro smaltimento. Nel tempo abbiamo battuto tutte le piste possibili, anche rivolgendoci a specialisti del distretto pratese, ma ci è sempre stato risposto che dalla fibra mista 44

non si possono creare cascami. Forse se un certo numero di aziende si muovesse in gruppo, non singolarmente, le cose potrebbero cambiare, almeno nel far avanzare la ricerca». Un altro suo auspicio è che diventi più facile trovare una destinazione per le sovraproduzioni o le seconde scelte: «Si potrebbe creare un hub fisico e virtuale, gestito a livello di sistema moda, dove tutte le aziende della filiera dell’abbigliamento mettono le rimanenze a disposizione di chi ha inventiva ma non fa grandi numeri, come nel caso di stilisti emergenti o produzioni di nicchia». Nella sua produzione Remmert impiega materiali riciclati come il poliestere. «Circa il 40% è riciclato - precisa Martinetto -. Ce lo chiedono i brand ma talvolta non è possibile accontentarli, perché non esiste in tutte le titolazioni e il filatore amplia la gamma solo se c’è una domanda di volumi importanti. Inoltre il riciclato costa di più e viene da chiedersi: “Che importanza ha per il consumatore finale che un nastro o un’etichetta sia in materiale recuperato? Percepirà la differenza?”. Intanto sperimentiamo

Un hub fisico e digital: un’idea per cedere rimanenze e seconde scelte a designer in erba e produzioni di nicchia di tutto, comprese le ortiche e la canapa, ma solo il mercato ci dirà se stiamo lavorando bene oppure no». In Cobat Tessile sono presenti anche Cna e Confartigianato. «Abbiamo aderito - spiega Fabio Pietrella, presidente di Confartigianato Moda - perché teniamo a questi temi e il consorzio si candida a essere un punto di riferimento per il settore. Vorremmo attivare le migliori sinergie con strutture accreditate». Sostenibilità e circolarità sono temi condivisi dalle 40mila imprese di Confartigianato e potenzialmente possono sviluppare delle opportunità per il settore. «Ci lavoriamo con

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un approccio positivo - precisa Pietrella - ma nutriamo dei dubbi sulla messa a terra delle proposte europee, oltretutto in un contesto sfavorevole per il comparto. L’obbligatorietà dell’impiego di una percentuale minima di materie prime riciclate, per citare una delle misure della Commissione Ue, implica che dovranno cambiare i requisiti di progettazione dei prodotti tessili. Ci domandiamo, inoltre, come sarà possibile dare informazioni più chiare attraverso un passaporto digitale, se a tutt’oggi in Europa non si è ancora raggiunto un accordo in materia di “Made in”. Si parla di controlli rigorosi per contrastare il greenwashing, ma siamo molto indietro sull’attività di sensibilizzazione del consumatore finale». Per quanto riguarda la Responsabilità estesa del produttore, «rischia di aggravare lo svolgimento dell’attività dei piccoli imprenditori e di creare un problema di pricing. Si tratta, per di più, di responsabilità penale, per cui si rende necessaria una tutela legale». «A livello di comunicazione potrebbe essere un valore aggiunto, ma che maggior valore ne trarranno le imprese dagli sforzi per un tessile responsabile, se non si sa nemmeno quando verranno messi al bando i prodotti fuori regola che invadono l’Ue?», si interroga il presidente di Confartigianato Moda. Eurojersey, che come associata a Smi ha aderito alla piattaforma Retex.Green, da tempo si sta attivando in autonomia per il recupero degli scarti di produzione dei tessuti Sensitive Fabrics. «Dal 2015 - spiega il direttore generale Andrea Crespi - abbiamo avviato progetti di ricerca e sviluppo di nuove soluzioni per il riciclo tessile, collaborando con partner strategici lungo tutta la filiera. Attualmente stiamo valutando due tipologie di recupero: di tipo meccanico e chimico, con diversi partner esterni». Il sistema circolare e


Nasce l‘innovativa tecnologia che

Nuova vita agli scarti tessili

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sostenibile.


INNOVAZIONE ECONOMIA CIRCOLARE

1. Alcune proposte Arena per l’estate 2022 in tessuto Sensitive Fit Reco della gamma Sensitive Fabrics di Eurojersey, che impiega il nylon rigenerato da scarti industriali Reco Nylon 2. Scarti di tessuto dalle fasi di produzione e taglio alla Italian Converter di Vigevano

Nel mondo 1

virtuoso di riciclo legato alla realtà di Caronno Pertusella (Va) si sta rendendo possibile grazie a sinergie sia con i clienti sia con realtà esterne di settori come l’automotive e il comparto della plastica. L’obiettivo “zero rifiuti” però sembra alla maggior parte delle aziende tessili sentite da Fashion difficilmente raggiungibile. «Nel sito produttivo - conferma Crespi - ci sono sempre degli scarti, ma stiamo lavorando per trasformare i rifiuti in nuove risorse». Quanto all’utilizzo di materie prime recuperate da altri, Eurojersey ha scelto, per una parte della produzione, Reco Nylon, un nylon rigenerato da scarti industriali fornito dall’azienda Nurel. La Italian Converter di Vigevano ha cominciato nel 2017 a produrre una collezio-

ne sostenibile che impiega materiali riciclati certificati pre e post-consumer. Gli scarti di produzione vengono donati a scuole di moda o enti che fanno formazione, non sono destinati a produzioni industriali. «Noi lavoriamo soprattutto con il mondo delle calzature - spiega Teodora Karazissis, marketing & communication director dell’azienda e membro del cda -. Le nostre proposte hanno diverse composizioni e sono tutte accoppiate: chi si occupa della rimessa in circolo del tessile non è in grado di trattare questa diversità e dubito che si raggiunga il recupero del 100% della produzione». «In generale - prosegue - cerchiamo di non sprecare e di innovare trasformando i materiali. Utilizziamo fili che arrivano dal recupero del Pet, oppure gli scarti della pelle ma anche del sughero, impiegato nelle calzature e nell’arredo. Cerchiamo di proporre delle alternative perseguendo la sostenibilità, che però non si conciliano con le richieste di quei designer che vogliono allo 46

2000 2015 2000 2015

Tra il 2000 e il 2015 la produzione tessile nel mondo è raddoppiata Ogni secondo che passa un camion pieno di tessile va in discarica o all’inceneritore

In Ue Quasi 9 europei su 10 pensano che l’abbigliamento dovrebbe durare più a lungo

11.3 11,3 kg kg

Il tessile sostenibile si concilia poco con la moda performante e dai colori brillanti

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Ogni anno vengono scartati circa 5,8 mln. di tonnellate di prodotti tessili, pari a 11,3 kg per persona In media vengono creati da 20 a 35 posti di lavoro, ogni 1.000 tonnellate di tessili raccolti per il riutilizzo

stesso tempo colori brillanti e performance. Il 40% dei nostri clienti compra green, il 70% si dice interessato. Uno degli ostacoli è anche il prezzo, specie per chi non propone un’offerta di target alto». A Busto Arsizio il produttore di tessuti a maglia circolare Brugnoli sta valutando l’ingresso nel consorzio Retex.Green. Per quanto riguarda i rifiuti tessili pre-consumer, da molti anni cerca di ridurli al minimo. «Siamo avvantaggiati perché lavoriamo su commessa e non a magazzino - specifica l’a.d. Massimiliano Denna -. Inoltre prendiamo accordi con aziende che ritirano il tessuto greggio, che può essere trasformato in stracci, mentre con le cimosse si possono realizzare tessili per la casa e persino cappelli e bijoux. Il tessuto finito, che resta per eventuali imperfezioni o per l’annullamento di un ordine, può essere venduto come seconda scelta oppure donato a organizzazioni con fini benefici e a scuole di moda, per la realizzazione di prototipi. Quasi ogni trimestre cer-

>1% >1%

up tto o up 35%

È la quota di materiale usato per l’abbigliamento che viene riciclata per nuovi capi È la quota di microplastiche rilasciate nell’ambiente riconducibili ai prodotti tessili

Fonte: Publications Office of the European Union

chiamo di arrivare allo scarto zero». Oltre il 60% della produzione di Brugnoli contiene fibre sostenibili e nell’offerta sono presenti più linee in materiali riciclati. «Una utilizza il poliammide riciclato pre-consumer QNova di Fulgar - racconta Denna -. Inoltre da qualche mese impieghiamo il poliammide riciclato post-consumer derivato dal recupero degli pneumatici: orientato al mondo sportswear e beachwear, può essere tinto in qualsiasi colore e ha una mano analoga a quella della versione standard». Si può riciclare anche a livello tintoriale, come spiega il ceo di Brugnoli, utilizzando materiali che derivano dal recupero degli oli vegetali di frittura. A proposito di futuri tessuti interamente riciclabili Denna afferma: «La nostra stella polare è la qualità e da lì non scendiamo. Una produzione riciclabile al 100% è un indirizzo giusto ma non può diventare una regola per tutto, specie quando si parla di performance e rese». Resta il fatto che il tema green ha preso piede e se due anni fa a una proposta ecofriendly non veniva riconosciuto il sovraprezzo, ora la questione listini sembra passata in second’ordine. «Per la verità in questo momento per qualsiasi materiale, sostenibile o standard, c’è una guerra dei prezzi e per la disponibilità - conclude Denna -. Purtroppo temo che si andrà avanti così per tutto l’anno». 


NEWS ECONOMIA CIRCOLARE A CURA DI ELISABETTA FABBRI

ALTRO STEP VERSO LA CIRCOLARITÀ CREATIVA

Lvmh ricicla i dead stock con Weturn

Dal primo gennaio 2022 la legge francese antispreco Agec ha vietato la distruzione di materiali tessili nuovi e inutilizzati da parte delle imprese locali. In vista di questo provvedimento Lvmh ha siglato un accordo con la francese Weturn per riciclare i dead stock delle sue controllate. Fondata nel 2020, la start up ha realizzato una filiera del riciclo per tessili invenduti, rotoli di tessuto e ritagli provenienti da grandi maison di moda. Questi materiali, protetti da diritti di proprietà intellettuale, vengono trasformati in nuovi filati e tessuti di qualità, al 100% tracciabili e di produzione europea, che possono essere destinati alle maison di origine oppure al mercato, per il riutilizzo da parte di altri marchi e designer. Con la partnership Lvmh compie un nuovo passo verso la circolarità creativa, come ha spiegato il direttore dello Sviluppo ambientale Hélène Valade. Nel frattempo il team di stilisti continua a integrare sempre di più l’upcycling nelle collezioni e la piattaforma resale di proprietà Nona Source permette loro di reperire tessuti e pelli inutilizzati di alta qualità. Cedre, istituita in-house nel 2010, interviene invece per riciclare e riutilizzare i prodotti nel fine vita.

DAI RIFIUTI TESSILI AL FAST FASHION

Inditex investe oltre 100 milioni sulla fibra Infinna

Il gigante spagnolo Inditex vuole seguire un modello di produzione di abbigliamento più circolare e contenere l’uso di materiali vergini. Il gruppo a capo di insegne come Zara, Oysho e Bershka, ha siglato un accordo con la finlandese Infinited Fiber Company, in base al quale si impegna - per tre anni e per una cifra di oltre 100 milioni di euro - ad acquistare il 30% della sua produzione di Infinna. Si tratta di una fibra tessile che deriva dalla trasformazione di materiali ricchi di cellulosa, ha l’aspetto e la consistenza del cotone e può essere riciclata nello stesso processo insieme ad altri rifiuti tessili. L’impegno del colosso del fast fashion aiuterà la startup tessile a sviluppare la propria tecnologia di riciclo nel suo primo stabilimento a grande capacità, che dovrebbe entrare in funzione nel 2024 (l’anno in cui il colosso del fast fashion inizierebbe ad acquistare Infinna). Per dare concretezza all’intesa, di recente Zara ha lanciato online una capsule collection i cui materiali sono per lo più provenienti da capi di abbigliamento raccolti dalla Ong spagnola Cáritas (partner del programma di raccolta di abbigliamento del brand) e trattati con le tecnologie di rigenerazione di Infinited Fiber (nella foto). Lo scorso anno questa startup ha attratto anche i capitali del fast fashion svedese H&M, del colosso dello sportswear Adidas, della catena danese Bestseller e di Zalando. Il fashion e-commerce di Berlino vuole prolungare la vita di almeno 50 milioni di articoli entro il 2023, grazie a un sistema che include, oltre al riciclo dei materiali, anche la realizzazione di capi a marchio proprio dal design circolare, la fornitura di servizi di riparazione e cura e le vendite second hand.

L’IMBOTTITURA RECUPERA GLI SCARTI PRE-CONSUMER

Thermolite di Lycra diventa EcoMade

Una fibra per la creazione di imbottiture che ricicla gli scarti tessili raccolti dalle sale di taglio dei confezionisti, altrimenti destinati agli inceneritori o alle discariche. Ci ha pensato The Lycra Company, che quest’anno ha lanciato la versione EcoMade di Thermolite. L’idea è arrivare a impiegarla per imbottiture sottili e medie. Entrambe sono realizzate con almeno l’85% di fibre riciclate, di cui almeno il 50% di fibra Thermolite derivante da bottiglie in Pet recuperate e non meno del 35% di nuovo prodotto ottenuto dagli scarti tessili. «Ambedue le tipologie di imbottiture - spiega Arnaud Ruffin, vice president Brands & Retail dell’azienda Usa assicurano benefit di lunga durata e livelli unici di performance, combinati con qualifiche di sostenibilità senza pari per l’industria dell’outdoor. Il calore per unità di peso e le altre caratteristiche di isolamento termico soddisfano le più alte aspettative del settore».

LINO PIÙ CONFORTEVOLE CON SORONA

DuPont Biomaterials e JP Modatex India lanciano una nuova gamma di filati sostenibili Il produttore di filati JP Modatex India e DuPont Biomaterials hanno prodotto una collezione realizzata con una miscela di fibre naturali e fibre in fiocco DuPont Sorona. Dall’unione del lino con la fibra plant-based di DuPont nasce una collezione di filati indicati per abiti, camicie, pantaloni, gonne, denim e giacche. Il tessuto che ne deriva presenta un’elasticità che rende confortevole ogni capo, permette di gestire l’umidità e ha una mano e un drappeggio che si candidano a proposte di alta gamma. «Finora il lino elasticizzato di qualità non era disponibile a causa dell’incompatibilità tra lino e spandex - spiegano dalla DuPont -. Questo nuovo concetto soddisfa l’esigenza di un lino elasticizzato senza spandex e rappresenta un’opzione ideale per i designer che cercano una soluzione sostenibile». Sorona, che si trova anche in blend con cotone, viscosa e lana, è una fibra i cui polimeri sono ottenuti, per il 37%, usando risorse rinnovabili di origine vegetale. Confrontato con il nylon 6, il polimero Sorona impiega il 30% di energia in meno e permette una riduzione del 63% delle emissioni di gas serra.

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INNOVAZIONE ECONOMIA CIRCOLARE INTERVISTA Bernard Osta Vestiaire Collective

Vestiaire Collective si candida a motore del luxury resale Con 15 anni di storia alle spalle e un catalogo di oltre 5 milioni di pezzi di 10mila brand, dopo l'acquisizione di Tradesy lo specialista del second hand porta il Gmv a un miliardo di dollari e apre un'altra fase di crescita. Bernard Osta rivela gli orizzonti strategici dell'e-tailer. E perché le altre piattaforme di re-commerce non sono da considerarsi dei competitor DI ANGELA TOVAZZI

Avete appena acquisito Tradesy, un pioniere del mercato used negli Stati Uniti: quali gli obiettivi di questa alleanza? Si tratta di una transazione fondamentale per Vestiaire Collective. Il nostro obiettivo è di essere il motore del mercato di seconda mano nella moda di lusso. Quello statunitense ha avuto un ruolo chiave nella nostra strategia, grazie al boom degli ultimi anni, ed è diventato l’area a più rapida crescita dell’azienda, con un aumento del Gmv pari al +75% Year-o-Year dall’inizio del 2022. Basti pensare che la dimensione media del carrello negli Stati Uniti è di 400 dollari, con marchi top performer come Gucci, Louis Vuitton, Dior, Prada e Hermès. Uno degli aspetti positivi di questa acquisizione è la possibilità di sfruttare i punti di forza di entrambe le aziende: la comprensione del cliente statunitense da parte di Tradesy e l’esperienza di Vestiaire Collective, leader nel settore dell’autenticazione e nella capacità di fornitura globale. Insieme contiamo 23 milioni di membri, 16 per Vestiaire Collective e sette per Tradesy, un catalogo di 5 milioni di prodotti e un Gmv di oltre 1 miliardo di dollari. Nei prossimi mesi uniremo progressivamente i nostri team per consentire loro di condividere le migliori pratiche e raggiungere la scalabilità. Uno dei nodi più spinosi per le piattaforme del luxury resale è l’autenticazione: cosa state facendo per migliorare questo servizio? Utilizzerete la blockchain in futuro? L’autenticazione è un aspetto fondamentale della nostra attività, ma c’è molto di più. Vestiaire Collective ha come pilastro aziendale la “Fiducia”, intesa come concetto a più livelli che comprende la competenza, la comunità e il savoir-faire. Tutto questo viene fatto dal nostro team di esperti, che fornisce una verifica personale per ogni articolo in arrivo nei centri Vestiaire Collective. Un’esperienza di acquisto sicura e di alto livello è ulteriormente garantita dall’assistenza pre e post vendita, che include un servizio clienti 24 ore su 24, sette giorni su sette. Per quanto riguarda la blockchain, 48

stiamo collaborando con marchi, fornitori di tecnologia e organizzazioni come il World Economic Forum e Smi, per promuovere l’uso del Digital ID, un gemello digitale dell’articolo, in modo da semplificare l’esperienza del venditore nell’inserire un prodotto. Così miglioriamo i nostri controlli di autenticità delle proposte in vendita, anche se siamo ancora agli inizi dello sviluppo di questa tecnologia. I siti di re-commerce si moltiplicano e numerosi marchi del lusso li stanno creando internamente. Come intendete competere? Noi di Vestiaire Collective siamo felici di vedere i marchi di moda entrare nel mercato della rivendita. Li consideriamo come alleati piuttosto che come competitor. È un segno che la sostenibilità viene messa in primo piano nella loro strategia aziendale. Tuttavia, un modello di business circolare non è una campagna di marketing, ma richiede decisioni strategiche a lungo termine per avere risultati concreti. Questo ci rende unici agli occhi degli utenti: la community globale si fida del nostro servizio, grazie a 15 anni di storia e di esperienza nel mercato dell’usato, per non parlare del nostro catalogo di alto livello con oltre 10mila mar-

Un’immagine di LuisaViaRoma X Vestiaire Collective, una partnership partita a maggio in Italia con 46 luxury brand del womenswear

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2 1. Bernard Osta, chief strategy officer 2. Uno scatto di Vestiaire Collective, prima app di second hand certificata BCorp

chi, che rende l’esperienza di acquisto unica per gli acquirenti. In più i venditori sanno che i loro articoli in vendita saranno visti da una comunità di 23 milioni di persone in tutto il mondo e che tutto sarà autenticato dai nostri esperti di moda, affinché i clienti possano vendere e comprare in tutta tranquillità. Come vede il settore della rivendita nei prossimi anni? Sarà in grado di rubare quote al fast fashion? Il mercato dell’usato rappresenta un’eccellente introduzione al mondo del lusso per i clienti che non sono in grado di permettersi beni luxury a prezzi di listino. Ci piace pensare che stiamo sviluppando a un ritmo accelerato una modalità alternativa di acquistare moda. Alla nostra comunità suggeriamo di comprare meno, comprare meglio, indossare di più e vendere di più. Vogliamo educare e coinvolgere la community nel migliorare i consumi e i comportamenti di acquisto. Per questo Vestiaire Collective fornisce gli strumenti per fare shopping in modo sostenibile, attraverso incentivi e funzionalità sull’app, consentendo agli e-shopper di diventare parte attiva del cambiamento. Il sovraconsumo lo possiamo combattere insieme. 




INNOVAZIONE ECONOMIA CIRCOLARE

Prada ha avviato un progetto di recupero dei materiali delle sfilate, sia a Milano che a Parigi. L’azienda ha realizzato un video per raccontare il sequel di questi materiali, che vengono donati ai partner e riutilizzati per realizzare allestimenti creativi. Inoltre, una parte di questi manufatti sono anche stati messi a disposizione di una rete di università e scuole di design per la realizzazione di loro progetti

SFILATE GREEN Uno sguardo al futuro Location, show e catering provano a essere responsabili

Dai consumi energetici al riciclo scenico: la sfilata è più green, senza intaccare il wow effect Ripensare i format in chiave sostenibile sembra ancora un’impresa fuori portata, ma sono molti i marchi globali che stanno rivedendo le vecchie abitudini per ridurre l’impatto ambientale dei fashion show. Mancano però regole e divieti, considerati un limite alla creatività DI ANDREA BIGOZZI

Due anni in cui le sfilate in presenza sono state un’eccezione o riservate a pochi addetti ai lavori, e la sperimentazione di diversi metodi alternativi al défilé con il pubblico, come i fashion film, non sono bastati a stilisti, sustainability manager ed esperti di produzione eventi a trovare soluzioni definitive per abbattere il dispendio energetico legato a questi appuntamenti “effimero”, ma ad alta comunicazione per il fashion system. Terminate le restrizioni, infatti, i calendari delle fashion week sono tornati alla situazione preCovid: complessivamente alle settimane della Moda Uomo di Milano e Parigi ci sono più di 60 show in presenza e solo una manciata di eventi digital. E a settembre, per la donna, il divario potrebbe essere maggiore. Eppure sostenere che tutto sia tornato come prima sarebbe ingeneroso verso l’industria che, pur non essendo ancora riuscita a reinventare il

Data la sua mediaticità, parlare di uno show più sostenibile aumenta la consapevolezza del grande pubblico format sfilata alla luce dell’emergenza ambientale ed energetica, ha comunque intrapreso azioni mirate per favorire l’evoluzione delle fashion week nella direzione di una maggiore sostenibilità. Le richieste degli attivisti sono chiare: «Innanzitutto dovrebbero essere limitate le emissioni dei viaggi, evitando l’aereo se possibile e optando per i veicoli elettrici. Per evitare gli spostamenti in città si potrebbero istituire hub dove programmare lì più eventi possibile, mentre per le scenografie sarebbe buona norma renderle riciclabili. Infine, bisognerebbe incoraggiare la pratica

delle presentazioni, meno energivore di una sfilata», è la sintesi di Marina Spadafora, coordinatrice di Fashion Revolution Italia, movimento globale che chiede all’industria della moda di rimettere i valori umani e ambientali al centro delle attività. Richieste che, almeno in parte, si sono trasformate in progettualità per diverse aziende ed enti organizzatori di fashion week. «La sfilata non rappresenta la voce a maggiore impatto ambientale nel settore, ma l’impegno dei brand per migliorarla in chiave green è importante, perché data la sua estrema mediaticità può indirizzare il grande pubblico verso una maggiore attenzione all’ambiente», è il parere di Simone Pedrazzini, direttore di Quantis Italia, società di consulenza in sostenibilità ambientale. «Uno dei primi passi - prosegue - è capire bene quali sono le voci che pesano di più in termini ambientali lungo la filiera 51


INNOVAZIONE ECONOMIA CIRCOLARE

1. Nel 2019 Gabriela Hearst è stato il primo marchio protagonista di una sfilata a emissioni zero 2. Meta è uno spazio dedicato al recupero e riutilizzo di materiali e scenografie provenienti da allestimenti effimeri. Dopo Prada e Gucci, i clienti moda sono in forte crescita 3. L’ultima sfilata di Gucci a Milano si è avvalsa della certificazione Iso 20121, riguardante tutti gli stadi della sua produzione e relativa supply chain

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dello show e non solo nei 15 minuti della sua durata». Dopo la fase di studio si passa agli interventi concreti: «I primi che si possono attuare sono sugli aspetti diretti della sfilata: ridurre i consumi energetici, il riciclo dei materiali di scena, scegliere catering vegani e plastic free. Ma il grosso del lavoro è al di fuori del catwalk e riguarda i trasporti delle persone. Affrontare questo tema richiede decisioni strategiche che richiedono più tempo. Fondamentale è individuare una roadmap credibile, con un continuo monitoraggio dei progressi fatti». L’importante è non pregiudicare l’effetto wow di una sfilata, che altrimenti perderebbe la ragione d’essere. Per questo se l’idea di condividere sedi e luoghi per spettacoli durante la settimana della moda (come accadeva in passato alla ex Fiera di Milano) rischierebbe di apparire come un limite alla creatività, sul fronte delle scenografie e dell’utilizzo di energie alternative si fanno passi avanti. «L’approccio sostenibile a una sfilata deve partire da lontano - conferma Alessandra Olcese, owner di Random Production, agenzia che tra i suoi clienti annovera Max Mara, Moschino, Msgm e Ferragamo molto prima che inizi l’attività di produzione. La volontà di un brand di minimizzare l’impatto dello show ci porta a lavorare con mix energetici a basso impatto e a selezionare location scenografiche di per sé: i colonnati rendono sempre molto bene e talvolta basta lavorare sulle luci per ottenere risultati sorprendenti». La gestione dei materiali scenici sta assumendo una nuova dimensione più etica. A Parigi, per esempio, la Fédération de la Haute Couture et de la Mode ha siglato un’intesa con La Réserve des Arts per riutilizzare materiali e oggetti di scena al termine delle settimane della moda e a Milano un’iniziativa analoga è stata presa da Prada e Gucci. Da qualche stagione le due maison collaborano per il recupero dei materiali delle loro sale sfilata con Spazio Meta, che raccoglie ed espone alla vendita strutture ed elementi provenienti da eventi effimeri. I 52

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Per ridurre i danni ambientali è utile fare un elenco delle scelte che possono migliorare la performance manufatti vengono ceduti dai brand a titolo gratuito e anche i costi di disallestimento e consegna sono a loro carico. «Sempre più aziende - racconta Martina Bragadin, tra le fondatrici di Spazio Meta - ci chiedono una consulenza in fase progettuale: così possiamo avvertire di non usare colle o altri materiali che ne rendono difficile il recupero. A oggi abbiamo dato nuova vita a quasi 19 tonnellate di materiali e ne abbiamo già reinserite quasi il 50%. I nostri clienti sono addetti ai lavori: stilisti, scenografi, fotografi, scuole». Anche ciò che si mangia e si beve alle settimane dalla moda fa la differenza. Il buon esempio arriva da molti backstage come quello di Gucci, che a febbraio ha predisposto un catering con cibi bio, packaging privi di plastiche, bottiglie di alluminio riusabile per lo staff. «In generale - conferma Corrado Calza, titolare di Corrado Calza Food, società di catering che lavora principalmente con il settore del fashion - i clienti non avanzano più richieste

stravaganti quando scelgono i menu: la priorità è per prodotti di stagione, con una particolare attenzione alle ricette vegetariane e gluten free». Il riciclo delle scenografie, l’impiego di energie rinnovabili per alimentare lo show e il green food sono però solo la punta dell’iceberg dell’impatto ambientale di una fashion week: è sugli spostamenti degli addetti ai lavori (i viaggi internazionali e i trasporti tra gli eventi) che si gioca la sfida più grande. Usare i mezzi pubblici e condividere le auto è consigliabile, ma con il post Covid sono tornati gli ingorghi delle file di auto nere. «Tra i mezzi a disposizione abbiamo su richiesta auto ibride o full electric - fanno sapere da Balsamo, società di luxury travel management che offre un servizio di Ncc e Mobility Management a livello mondiale, utilizzato da importanti brand internazionali - ma l’attenzione alla sostenibilità non si limita a questo: ogni vettura è climatizzata per accogliere gli ospiti, ma senza sprechi e il percorso viene sempre calcolato garantendo un minore impatto ambientale. Siamo consapevoli che si dovrà fare di più, ma il contesto storico non lo permette e anche per questo compensiamo l’impatto ambientale della nostra attività durante le fashion week e tutti gli eventi». 


CAMOUFLAGE



INNOVAZIONE DESIGNER TO WATCH

PLANET FRIENDLY La riduzione dell’impatto ambientale nella filiera, i materiali basati sul risparmio energetico e il riciclo, le politiche sociali con al centro l’uomo quale risorsa da tutelare sono alcuni temi che stimolano la riflessione dei designer su come ripartire e su cosa fa bene al Pianeta. Senza perdere quanto fatto in passato, ma con in tasca qualche insegnamento anti-spreco in più DI ALBERTO CORRADO

HAUTE TRICOT

ANTONINO VALENTI

Designer Antonio Valenti www.antoninovalenti.com

MENSWEAR KM 0

CRUNA Alessandro Fasolo e Tommaso Pinotti, due giovani imprenditori vicentini, fondano nel 2013 una realtà il cui dna è composto da valori chiari: rigoroso made In Italy e filiera corta, garantiti dalla collaborazione con i laboratori storici della tradizione manifatturiera veneta, design innovativi e utilizzo di materiali pregiati. Gli headquarter di Cruna sono all’interno di una vecchia ferriera ristrutturata con un approccio eco, così come gli iconici pantaloni sono creati con fibre naturali e certificate a partire dai filati 100% naturali tinto filo. Scelte che esprimono la ricerca del brand sul fronte della sostenibilità e ne raccontano l'approccio etico. Il turnover è cresciuto nell’ultimo triennio in media del 30% l’anno, con un balzo del 45% nel 2021.

ANTONINO VALENTI Un brand giovane, creato dalla passione di uno stilista nato alle porte di Venezia nel 1981, Antonino Valenti, che dopo una formazione all'Istituto Marangoni ha affinato le sue capacità lavorando per alcuni marchi. Appassionato dell’arte e della maglieria italiana, non ha atteso a lungo per ottenere successi sul mercato internazionale, grazie alle forme audaci dei suoi modelli, che esaltano la silhouette femminile e ostentano energia e sicurezza. La sua scelta di sostenibilità si basa innanzitutto sui fornitori di materia prima, di cui controlla minuziosamente i processi produttivi. I suoi abiti sono carry over, fatti per non diventare obsoleti nell’arco di una stagione.

CRUNA

Designer In House Cruna www.cruna.com

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ECO-LEATHER & MORE

KATERINA KVIT Specializzata nella lavorazione dell'ecopelle, la designer ucraina Katerina Kvit ha fondato il suo brand nel 2010. L'iter della stilista è iniziato conseguendo una laurea in Economia, per poi iscriversi alla Facoltà di Economia della Moda all’Istituto Marangoni di Milano. In contemporanea sono apparse le prime collezioni dedicate alla donna, con un buon riscontro da buyer, trendsetter e soprattutto it.girl e blogger. Le caratteristiche principali del suo stile sporty-chic sono il colore, le trame, la perfetta vestibilità e la ricerca di materiali durevoli, contro le abitudini usa-e-getta.

KATERINA KVIT KATERINA KVIT Designer

www.katerinakvit.com

CRUELTY FREE

NOUS ETUDIONS Nata a Buenos Aires e cresciuta in una famiglia tessile di successo, Romina inizia a studiare Fashion Design presso Uade (Università Argentina de la Empresa). Nel 2007 debutta il suo primo progetto di abbigliamento maschile Grupo 134, diventando un riferimento nella moda sostenibile. Nel 2014 Romina lancia Nous Etudions, marchio di moda dove sostenibilità, genderless e veganismo sono parte chiave del prodotto. Nel 2017 Yoox l’ha riconosciuta come The Next Green Talent, spianandole le via per collaborare a livello internazionale con nomi come Nike, con cui la designer ha realizzato una capsule collection nel 2019, fino a creare alcune installazioni di abiti in biotessile al Museo Ferragamo di Firenze. Il suo minimalismo over, dal taglio pulito e geometrico, dà vita a una serie di outfit sartoriali, fatti a mano con pratiche sostenibili e cruelty free, con cui si è aggiudicata quest'anno l'Lvmh Prize.

ATPCAL

CARLA NEGRO E CRISTIAN RIGHETTI Designer www.atpcal.com

NUOVA VITA AL TESSUTO

ATPCAL NOUS ETUDIONS ROMINA CARDILLO Designer

www.nousstore.com

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Dopo quasi 20 anni di esperienza nel mondo degli accessori e del viaggio Carla Negro e Cristian Righetti fondano Atpcal nel 2019. Un progetto nato per soddisfare il desiderio dei consumatori sostenibili partendo dalla quantità di tessuti che restano invenduti e rimangono nei magazzini, fino a diventare obsoleti, e che invece possono essere riutilizzati. Il brand utilizza materiali italiani acquistati da aziende o stocchisti prevalentemente in Veneto e Toscana, rilasciando periodicamente capsule collection non legate alla stagionalità ma alla disponibilità delle stoffe, che quando si esauriscono non sono replicabili, mentre i dettagli sono realizzati con un materiale che proviene dal cactus. Il brand è in vendita all’interno di concept store del Nord Italia e sull'e-commerce diretto.



INNOVAZIONE ECONOMIA CIRCOLARE UN COLLETTIVO GLOBALE

L’high tech naturalism che conquista la Gen Z

Un’immagine di campagna di Pangaia

Pangaia, che in pochi anni ha ottenuto il favore di consumatori giovani e celebrity, spiega la sua mission, che spinge la ricerca sui materiali verso nuovi confini, per salvare l’ambiente DI CARLA MERCURIO

Si definisce un’azienda focalizzata sul naturalismo high tech, che vuol dire puntare sulla ricerca scientifica nel campo dei materiali, con l’obiettivo di salvare l’ambiente grazie a un business rispettoso del pianeta. Una filosofia che ha consentito a Pangaia, nata nel 2018 e con sedi principali tra Londra e New York, di cogliere le dinamiche del momento, intercettando le istanze della generazione Z. I suoi capi eco-friendly (in primis T-shirt, tute e felpe), hanno così fatto breccia rapidamente presso un pubblico di consumatori giovani, conquistando anche il favore di celebrity come Harry Styles, Jennifer Lopez o Kourtney Kardashian. Dietro al brand si cela un collettivo globale votato alla creazione di prodotti essenziali, applicando scienza e tecnologia all’innovazione responsabile dei materiali. A tal fine, spiega un portavoce del collettivo, «Pangaia collabora con i principali istituti di ricerca, laboratori e scienziati, con l’obiettivo di spiegare alle persone, nel modo più accessibile possibile, come è possibile puntare al cambiamento, facendo leva su prodotti adatti alla vita di tutti i giorni». Si aspira dunque «a promuovere la biodiversità, a eliminare i derivati petrolchimici e a sostenere un futuro positivo per il clima», chiarisce il collettivo, che di recente si è ulteriormente strutturato con l’ingresso del primo group

chief executive officer, Krishna Nikhil, in arrivo da Ssense, dove rivestiva le cariche di chief merchandising officer & chief marketing officer. Un team che fa leva sull’esperienza fin qui acquisita per lanciarsi in nuove sfide, tra cui il recente debutto nel mondo del food con una proposta di barrette energetiche. Oggi Pangaia dialoga con il pubblico dei consumatori tramite il sito pangaia.com e comprende tra i principali mercati Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Germania, Hong Kong,

Corea del Sud e Giappone.Tra i suoi prodotti più venduti, spiegano dall’azienda, «ci sono quelli della categoria “core”, chiamata 365, e c’è inoltre grande interesse per le soluzioni innovative di proprietà come Plnt e Frut Fiber (due tessuti che sembrano cotone, ma non utilizzano questa fibra, nell’ottica del risparmio di acqua) e Flwrdwn (alternativa alle piume di origine sintetica e naturale, prodotta a partire da fiori di campo essiccati), nonché per le proposte basate sull’innovazione della scienza dei materiali come Activewear e AirInk, tecnologia quest’ultima che trasforma le particelle di inquinamento atmosferico in inchiostro per effettuare stampe sui capi. «Inoltre - prosegue la spokeperson - è stata recentemente lanciata un’offerta tailoring e stiamo avendo ottimi riscontri». L’azienda ha collaborato anche con numerosi retailer per creare brand experience particolari. Tra questi ci sono Rinascente a Milano, Lane Crawford a Hong Kong e in Cina, Galeries Lafayette a Parigi e, più recentemente, Nordstrom negli Stati Uniti e in Canada. In Rinascente Milano, Pangaia è stata protagonista con uno speciale spazio pop-up inaugurato in occasione della Milano Fashion Week dello scorso febbraio, e aperto fino agli inizi dello scorso maggio. 

PARLA LA CHIEF INNOVATION OFFICER AMANDA PARKES

«Con la piattaforma Science Pangaia porta l’innovazione anche nel B2B» «Il naturalismo high tech è per noi una filosofia che implica l’utilizzo dell’abbondanza derivante dalla natura, aumentata da processi ad alta tecnologia e da soluzioni e prodotti chimici sostenibili per espandere la funzionalità dei nostri tessuti. Un percorso solo agli inizi, volto a creare un’intera biblioteca di nuovi materiali, che prevedano ad esempio l’utilizzo più ampio dei rifiuti derivanti dall’agricoltura o di processi ad alta tecnologia nel campo della biofabbricazione o della trasformazione del carbonio, con l’obiettivo di liberare il mondo dai materiali sintetici di derivazione petrolchimica. La nostra non è solo un’azienda direct-to-consumer: ci interessa facilitare l’accesso ai materiali innovativi e guidarne la domanda. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo deciso di aprire ad altri marchi l’accesso alle nostre tecnologie. Pangaia quindi è anche una piattaforma B2B, chiamata appunto Pangaia Science, che porta innovazioni e brevetti tessili rivoluzionari nel mondo, attraverso prodotti essenziali e partnership. La nostra proposta offre ad aziende, innovatori, marchi e fornitori la chance di collaborare con Pangaia nel cammino verso un’industria della moda più sostenibile».

TRA I SOSTENITORI ANCHE LEONARDO DI CAPRIO

Kering rilancia sulla sostenibilità e investe su VitroLabs, la startup specializzata in materiali da cellule animali coltivate Nata nel 2016, la californiana VitroLabs è una company biotecnologica che sta mettendo a punto il primo materiale altrernativo alla pelle tradizionale da cellule animali coltivate in laboratorio. L’azienda, fondata nel 2016, ha raccolto un finanziamento di Serie A da 46 milioni di dollari, guidato da Agronomics: tra gli investitori compare il nome di Kering, insieme tra gli altri al gruppo della moda Bestseller e all’attore Leonardo DiCaprio. «Il lancio della prima pelle coltivata è una pietra miliare nella costruzione di un futuro più sostenibile», afferma il ceo Ingvar Helgason. «L’innovazione sostenibile e la ricerca attiva di materiali alternativi sono tra i pilastri delle nostre strategie - aggiunge MarieClaire Daveu, chief sustainability and institutional affairs officer di Kering -. Siamo molto interessati alle potenzialità dei biomateriali come quelli di Vitrolabs».

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ONE TOUCH OF NATURE MAKES THE WHOLE WORLD KIN WILLIAM SHAKESPEARE

CARIAGGI

ENVIRONMENTAL SUSTAINABILITY


BONVICINI FASHION GALLERY & STORES for

SI DICE MONTECATINI E SI PENSA A BONVICINI, DOVE LA SHOPPING EXPERIENCE È UNICA Ubicato nel centro della città toscana Patrimonio dell’Unesco, e attivo da oltre mezzo secolo, Bonvicini offre su 1.200 metri quadri, arricchiti da corner e shop in shop, brand internazionali insieme a nomi di nicchia, spesso made in Tuscany. Un fiore all’occhiello è il servizio, garantito da 35 dipendenti e dall’apertura per 364 giorni l’anno

Aperto 364 giorni l’anno, Bonvicini Fashion Gallery & Stores nel centro di Montecatini Terme, in provincia di Pistoia, è uno spazio tutto da scoprire, che definire una boutique dell’alto di gamma è riduttivo. Sviluppato su un unico piano terra di 1.200 metri quadri movimentati da corner e shop in shop, rappresenta da oltre 50 anni un punto di riferimento per la clientela italiana ed estera, con 35 dipendenti che si comportano come veri personal shopper, sempre pronti a dare preziosi consigli su misura alla clientela. Il loro motto? A ognuno il suo outfit, da creare abbinando l’abbigliamento e gli accessori dei big brand internazionali con le proposte di designer di nicchia: inglesi, francesi, americani «ma anche tanti italiani o addirittura al 100% toscani, ambasciatori del savoir faire di una regione che vanta una tradizione secolare di maestri pellettieri, calzaturieri ed esperti nella confezione di modelli inimitabili - dice il titolare, Andrea Bonvicini -. Non a caso siamo da circa 10 anni partner di Gucci, griffe che affonda

le sue radici in Toscana e a cui è dedicato uno spazio ad hoc, comunicante con il punto vendita». Del resto, non si può capire fino in fondo il valore della shopping experience di Bonvicini senza soffermarsi sul suo profondo legame con il territorio e con la città di Montecatini Terme, che attira turisti e viaggiatori da tutto il mondo, tra i quali nel passato personaggi illustri come Giuseppe Verdi e Monsieur Christian Dior. Inserita tra i luoghi Patrimonio dell’Unesco, offre benessere, qualità della vita e quella pace che, come fa notare Andrea Bonvicini, «viene oggi messa in discussione tra popoli da sempre nostri amici, che hanno amato e amano il nostro clima, l’enogastronomia, le terme, lo shopping, i viaggi in Toscana e in Italia e, naturalmente, la moda». In posizione strategica per raggiungere Firenze, Pisa, Lucca e le altre città d’arte, Montecatini Terme è in grado di accogliere nei suoi alberghi fino a 12mila turisti, con una capacità ricettiva seconda solo al capoluogo toscano. Tra questi quattro hotel 5 stelle e

www.bonvicini.it

il Resort Grotta Giusti (gruppo Marriott), a pochi chilometri di distanza, con la grotta termale più grande d’Europa. Fra un trattamento e l’altro c’è tempo anche per visitare il Moca, museo cittadino dell’arte contemporanea, con la Donna avvolta in un volo d’uccello di Joan Miró e Vita di Pietro Annigoni tra le opere più significative. Acquistare un vestito, un bel paio di scarpe o una borsa in un negozio come Bonvicini, per poi assaporare le atmosfere del luogo, è l’essenza di una shopping experience irripetibile, che si ritrova anche online. «Grazie alla presenza su Farfetch e a un sito di e-commerce in espansione spiega Andrea Bonvicini - riusciamo a raggiungere i clienti in ogni parte del mondo e a trasmettere il nostro messaggio di qualità». Il retailer è invece critico sull’eccesso di omnicanalità, «che sul mercato genera un effetto doping». «In un tempo in cui si parla tanto di sostenibilità - conclude - noi siamo sostenibili in tutto, dalla ricerca sul prodotto all’equilibrio dei canali: il nostro dna non si improvvisa e ci proietta nel futuro».


MERCATI BUYERS' SURVEY

MAXIMILIAN - Bressanone

LA PAROLA AI RETAILER MULTIBRAND Le vendite di menswear Il trend della Spring-Summer 2022 e l'outlook

L'aumento dei costi e il clima di incertezza preoccupano Ma mai abbassare la guardia Superato un biennio critico, che ha obbligato i dettaglianti di moda a un taglio del 35% della capacità lavorativa, si nota un recupero delle vendite. Le conferme arrivano dagli store indipendenti di abbigliamento maschile, dove si sta riscoprendo il lato umano della shopping experience. I budget per l'estate 2023 rivelano, per ora, un atteggiamento prudente

Come stanno andando le VENDITE UOMO della PE 2022?

49%

SONO CRESCIUTE RISPETTO A UN ANNO FA

DI ELISABETTA FABBRI

Una ripresa c’è, dopo due anni in cui i negozi di moda sono stati chiusi per 138 giorni, corrispondenti al 35% della loro capacità lavorativa, e non ha riaperto il 5% dei punti vendita del settore. Quasi metà del campione di retailer indipendenti che ha risposto al sondaggio stagionale di Fashion lo conferma, riscontrando che le vendite della primavera-estate 2022 stanno andando meglio rispetto a un anno fa. Solo il 14% parla di un calo delle vendite. Mentre si avvicina la stagione dei saldi, la maggioranza (68%) non si aspetta sorprese rispetto all’estate 2021, mentre il

17% prevede un andamento migliore dello scorso anno e il restante 15% un peggioramento. In realtà le minori vendite a prezzi scontati hanno anche una lettura positiva. «In genere - afferma Madlen Gschwenter della boutique Maximilian - tendiamo a limitare il periodo dei saldi il più possibile e, dal momento che il sell out di questa stagione risulta migliore rispetto allo scorso anno, la durata sarà inferiore e con ribassi contenuti». Tuttavia i motivi di preoccupazione non mancano e i buyer restano prudenti. I più dicono di voler mantenere invariato il budget per gli ordini delle col-

37%

SONO RIMASTE SUGLI STESSI LIVELLI

14%

SONO DIMINUITE

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MERCATI BUYERS' SURVEY

LA PAROLA AI RETAILER MULTIBRAND Qual è in questo momento il marchio

Quale STILE sta prevalendo tra i vostri clienti?

MASCHILE BEST SELLER?

• Casual, sportivo, comodo

56%

• Formale, classico

22%

2 Tagliatore

• Mix di comfort e stile

14,6%

3 Gucci, Moncler

• Altro

7,3%

1 Stone Island

Stone Island

• Avanguardia

4,9%

• Contemporaneo

4,9%

• Minimal

4,9%

Qual è il marchio di ACCESSORI MASCHILI best seller di stagione?

Avete NOMI NUOVI da segnalare nell’abbigliamento uomo?

1 Autry, Gucci 2 Balenciaga, Premiata

I più citati sono Bonsai,

3 Alexander McQueen, Burberry,

Casablanca, Federico Cina,

Fendi, Golden Goose, Hogan

Maison Kitsuné, Rhude

Maison Kitsuné

Gucci

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Quale MERCEOLOGIA sta vendendo di più nel menswear?

In questo momento cosa vi PREOCCUPA di più per il business?

• Maglieria

46,3%

58,5%

• Calzature

46,3%

• L'aumento generalizzato dei costi

• Outerwear

41,5%

• Un calo dei consumi legato all'incertezza economica

58,5%

• Pantalone

26,8%

39%

• Completo

26,8%

• Minori consumi per i timori di un’escalation della guerra

• Denimwear

17%

• La scarsità di turisti

14,6%

• Camicia

12,2%

9,8%

• Giacca formale

12,2%

• Nuove misure restrittive legate al Covid

• Altro

7,3%

Balenciaga


BONVICINI - Montecatini Terme (Pt)

MORAS BOUTIQUE - Intimiano (Co)

CLAN UPSTAIRS - Milano

COLOGNESE 1882- Montebelluna (Tv)

VELA SHOP - Cagliari

DAAD DANTONE - Milano

NOHA - Brindisi

lezioni SS 2023 (68%), rispetto a quello di 12 mesi prima. Per alcuni come Marco Cateni di Divo Boutique sarà soprattutto un budget diverso, orientato alla ricerca di collezioni «più vicine a un mondo reale». «Il cliente “fisico” - osserva - è sempre meno abbagliato dalle prime linee, che nel tempo sembrano avere preso una strada opposta alle effettive esigenze del mercato italiano, sia come prezzo che come stile». Il 58,5% del panel in questa stagione si dice preoccupato soprattutto dell’aumento generalizzato dei costi. «La maggiorazione

dei prezzi allontana la clientela medioalta dai luxury brand», commenta Valerio Gaudenzi, di Gaudenzi Boutique. Altri temono l'impatto sui consumi dell’incertezza economica (58,5%) e di un’escalation del conflitto in Ucraina (39%). Il turismo, che non si sa ancora se tornerà sui livelli pre-pandemia, è un altro tasto dolente, mentre eventuali nuove restrizioni legate a un ritorno del Covid risultano in secondo piano. Alla voce “Altro” c’è chi indica problemi sul fronte consegne, chi nel reperire personale qualificato e chi vorrebbe che fosse contrastata una certa “comunicazione del terrore”, che sembra avere la meglio sui media e di certo non predispone allo shopping di beni voluttuari. Entrando più nel dettaglio delle vendite di stagione, Stone Island svetta nella classifica dei marchi maschili best seller, seguito da Tagliatore e da Gucci, terzo sul podio con Moncler. Il brand delle due G è il più gettonato del momento se si parla di accessori uomo, a pari merito con le sneaker Autry. Balenciaga e Premiata guadagnano la seconda posizione seguiti, al terzo posto da brand come Alexander McQueen, Burberry, Fendi, Golden Goose e Hogan. Interpellati su eventuali new entry in assortimento, circa un terzo

dei negozianti dichiara di non avere nomi da segnalare. Dal resto del campione arrivano risposte molto eterogenee - Bonsai, Casablanca, Federico Cina, Maison Kitsuné e Rhude, per citare alcuni brand - senza convergere su un numero ristretto di label, a conferma della volontà di sperimentare dei multimarca italiani ma anche della vasta offerta in circolazione. Lo stile preferito dai clienti è soprattutto il casual/sportivo e comodo seguito dal formale/classico. C’è anche una terza via. Da Gaudenzi Boutique, per esempio, piace l’abbinamento camicia in seta con pantaloncino e, se rinfresca, meglio una maglia elaborata o una giacca in pelle. Da Biffi l’abbigliamento formale è mixato ad accessori e complementi del look casual per ottenere uno stile che «si fa sempre più personale e ricercato», mentre da Giordano Boutique si prende spunto dall’homewear con giacche “accappatoio” e abiti “effetto pigiama”. Si parla anche di new formal, dove a fare la differenza sono i volumi soft (da Folli Follie The Double F), il mood rilassato (da Vela Shop) e il colore come aspetto dominante (da Mantovani Shop). In piccole percentuali c’è anche il cliente che si veste di avanguardia pura oppure orientato al minimalismo. A

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MERCATI BUYERS' SURVEY

VALTELLINI- Rovato in Franciacorta (Bs)

SIR ANDREW'S - Carpi (Mo)

PAPILLON - Corigliano (CS)

DE FLORIO 1948 - Noicattaro (Ba)

ZERO - Verbier (Svizzera)

DIVO - S. Maria a Monte (Pisa)

Come prevedete che andrà la stagione dei SALDI rispetto alla scorsa estate?

68% IN LINEA

17% MEGLIO

15% PEGGIO

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FILIPPO MARCHESANI - Cupello (Ch)

livello merceologico i dettaglianti stanno vendendo in prevalenza sia la maglieria, sia le calzature (46,3%). Seguono l’outerwear (41,9%) e con le stesse percentuali (26,8%) i pantaloni e i completi. Il denimwear è quarto, mentre camicie e giacche formali stanno in coda. L’assortimento e la capacità di calibrare il mix di proposte sono da sempre tra i punti di forza dei dettaglianti indipendenti, ma ci siamo chiesti come si stanno muovendo per migliorare l’esperienza in store, dalle attività pre-vendita alla visita vera e pro-

pria, fino al pagamento e ai servizi post vendita. Questo mentre si nota un rinnovato interesse per lo shopping fisico, visto anche come momento chiave della a lungo repressa socialità. Il 22% del campione non sta facendo nulla di particolare in merito e una quota inferiore all’1% dice che sta valutando una strategia. La maggioranza però si sta organizzando e l’attività che sembra predominare è la consulenza "in presenza" che, in sintesi, significa ascolto, racconto, consulenza e cura. «Siamo attenti e partecipi all’evoluzione digitale con QR code, diversi canali social attivi, l’invio di newsletter settimanali ed è imminente un progetto che ci avvicinerà al mondo delle criptovalute e degli Nft - dicono da Clan Upstairs -. La vendita assistita rimane però uno degli aspetti fondamentali, oltre all’attivazione di una serie di eventi ed esperienze». Alessandro Dantone di Daad Dantone concorda: «Ci affascinano le nuove tendenze legate alle tecnologie digitali e in parte le utilizziamo, ma il negozio è il nostro palcoscenico, dove ci esibiamo raccontando le storie dietro le collezioni e i designer. Si tratta di una questione di fiducia, empatia, qualità garantita e fidelizzazione, grazie a un modus operandi collaudato e vincente». «Restiamo ag-


www.brekka.it

Spring/Summer 2023


MERCATI BUYERS' SURVEY

RINGRAZIAMO PER IL CONTRIBUTO

L'INCONTRO - Modena

L'UOMO - Biella

MODES - Porto Cervo (Ss)

GAUDENZI - Cattolica (Rn)

Come sarà il vostro BUDGET per la SS2023?

46%

INVARIATO

32%

IN AUMENTO

22% IN CALO

66

giornati, investendo sui social e sull’online - afferma Marco Solieri di Sir Andrew’s - senza dimenticare la cura del cliente in store e senza formule "virtuali": adesso c'è bisogno di concretezza». «Prediligiamo la consulenza vis-à-vis, verbale, al posto di quella tecnologica», ribadisce Natale de Stradis di Noha. Da Giordano Boutique è stata persino introdotta l’armocromia, che permette, attraverso l’analisi di pelle, occhi e capelli di una persona, di individuare la palette che la valorizza. «Cerchiamo di attirare i clienti con un’offerta uomo di quasi mille metri quadri - dice Andrea Bonvicini di Bonvicini Fashion Gallery & Stores - offrendo una shopping experience che oserei definire travolgente. Li coinvolgiamo via e-mail e sponsorizziamo eventi sportivi come le gare di golf, che attraggono clienti high spender». C'è anche un ritorno degli appuntamenti in store. «Il progetto di email marketing è stato sostituito con un invito personale, indirizzato a una selezione di clienti, per un fashion brunch», dicono dallo store Paolo Pessina. «Spesso lavoriamo su appuntamento, talvolta fissiamo incontri per presentare le collezioni nuove - conferma Salvatore d’Alessandro di Nida -. Come omaggio ai clienti affezionati regaliamo coupon, per comprare sul sito e-

BERNARDELLI STORES Milano - BIFFI BOUTIQUES Milano, Bergamo - BONVICINI FASHION GALLERY & STORES Montecatini Terme (Pt) - BOUTIQUE STELLA Asiago (Vi) - CANEPPELE Trento - CLAN UPSTAIRS Milano - COLOGNESE 1882 Montebelluna (Tv) - DAAD DANTONE Milano - DEFLORIO 1948 Noicattaro (Ba) DIVO BOUTIQUE Santa Maria a Monte e Pontedera (Pi) - FILIPPO MARCHESANI Cupello e Vasto (Ch) - FOLLI FOLLIE GROUP Mantova - GALIANO Napoli - GAUDENZI Cattolica (Rn) - GIORDANO BOUTIQUE Pompei (Na) - J. BERRY Alessandria - LAGOSTINA Arona (No) - LEAM Roma - L'INCONTRO Modena - LUISAVIAROMA Firenze - L'UOMO Biella - MANTOVANI San Giovanni Valdarno (Ar) - MARCELLO UOMO Benevento - MARCOS Mondovì (Cn), Prato Nevoso (Cn), Verbier (Svizzera) - MAXIMILIAN Bolzano, Bressanone (Bz), Brunico (Bz), Merano (Bz) e Vipiteno (Bz) - MODES Milano, Portofino (Ge), Forte dei Marmi (Lu), Porto Cervo (SS), Forte Village (Ca), Sankt Moritz (Svizzera), Trapani, Favignana (Tp); MORAS BOUTIQUE Intimiano (Co) - NOHA Brindisi - NIDA Caserta - PAOLO PESSINA Monza - PAPILLON Corigliano (Cs) PARISI TAORMINA Taormina (Me) - PORRINI MODA & CASA Besozzo (Va) - SIR ANDREW'S Carpi (Mo) - TATUM La Spezia - TUFANO MODA Pompei (Na) e Scafati (Sa) VALTELLINI Rovato in Franciacorta (Bs) - VELA SHOP Cagliari - VITALE BOUTIQUE Crotone. commerce che stiamo rinnovando, con una proposta diversa rispetto allo store fisico e tour virtuali sul singolo prodotto». Da Valtellini, Didi Corbetta, osserva: «Le vendite nella loro essenza non sono cambiate. L’attenzione al cliente, fatta di ascolto ed empatia, è rimasta la stessa. Ora si enfatizzano i servizi che precedono la vendita: la richiesta di informazioni via telefono o social è un momento speciale, che va colto e gestito come se il cliente fosse in store e diventa un modo per fidelizzarlo». Marco Inzerillo di Michele Inzerillo va oltre: «Siamo da sempre sensibili alla profilazione degli acquisti e per questo ci siamo dotati di Crm, che va a ottimizzare strategie come l’e-mail marketing». Se parliamo di pagamenti, è ancora molto limitato il numero di retailer che investe in servizi di pagamento come il “buy now pay later”, che accetta le criptovalute o ha adottato dei pos mobile. A proposito di post-vendita, da Marcello Uomo dopo due giorni dalla visita in negozio viene inviato un questionario per conoscere il livello di soddisfazione. Invece da Colognese 1882 si cavalca il trend del fashion circolare: «Ci stiamo organizzando per il ritiro dell’usato. Al cliente viene consegnato un buono per l’acquisto di capi nuovi». Anziché i Bitcoin, il baratto. 



CSM – CAMERA SHOWROOM MILANO for

ARTISANAL EVOLUTION: L’ECCELLENZA MADE IN ITALY TORNA DI NUOVO ALLA RIBALTA DURANTE LA FASHION WEEK DI GIUGNO Grazie alla sinergia tra CSM e Confartigianato Moda, con il patrocino del Comune di Milano e il supporto di Camera Buyer Italiana, dal 17 al 21 giugno gli showroom associati aprono le loro porte ai buyer internazionali, dando vita a un percorso guidato attraverso l’eccellenza di marchi che uniscono il dna artigianale a una creatività che non si improvvisa

Nei giorni in cui l’attenzione dei buyer internazionali e dei media si concentra su Milano, le Mpmi (micro piccole medie imprese) del Made in Italy trovano un importante palcoscenico grazie a un’iniziativa unica nel suo genere, che porta la firma di CSM-Camera Showroom Milano insieme a Confartigianato Moda, con il patrocinio del Comune di Milano e il supporto di Camera Buyer Italiana: torna infatti alla ribalta in piena fashion week (dal 17 al 21 giugno) Artisanal Evolution, un format vincente già collaudato alle scorse edizioni della settimana della moda, al punto da diventare un “fuori salone” a tutti gli effetti. Artisanal Evolution, infatti, permette agli addetti ai lavori di intraprendere un percorso itinerante attraverso il meglio dell’eccellenza made in

Italy all’interno degli showroom associati a CSM-Camera Showroom Milano. Gli spazi espositivi sono caratterizzati da un unico allestimento modulare d’impatto, creato da architetti italiani con un’immagine coordinata: le collezioni di abbigliamento vengono presentate come outfit total look su manichini uguali in tutti gli showroom partecipanti e gli accessori sono esposti su cubi, a loro volta identici tra loro. Le singole installazioni sono accompagnate da banner appositi e, all’esterno, totem di segnalazione permettono di orientarsi con estrema facilità. In questa edizione di giugno tornano alla ribalta brand già presenti all’evento del febbraio 2022, insieme a realtà presenti durante un workshop organizzato da CSM lo scorso ottobre. Non mancano una

mappa cartacea del “fuori salone” e, fondamentale, un efficiente servizio di navette shuttle che facilita gli spostamenti da uno showroom all’altro. Un progetto reso possibile dalla capacità di lavorare in sinergia: lo ribadisce Gigliola Maule (presidente di CSM), dicendosi «orgogliosa ed entusiasta della partnership con Confartigianato. Il nostro desiderio è vedere uniti tutti i principali attori della fashion week milanese, da CNMI (Camera Nazionale della Moda) a CBI (Camera Buyer Italiana), fino al Comune di Milano». «Solo facendo sistema - prosegue - possiamo sostenere in modo efficace e concreto le aziende artigiane italiane, fiore all’occhiello del Made in Italy nel mondo». «Abbiamo in mano un patrimonio straordinario ed è nostro dovere salvaguardarlo e proteg-


gerlo», ribadisce Mauro Galligari, direttore della comunicazione di CSM, aggiungendo che «l’unione tra Camera Showroom Milano e Confartigianato è nata in modo naturale, visto che i più importanti showroom multibrand milanesi già ospitano collezioni provenienti soprattutto da piccoli laboratori artigiani a carattere familiare, che in quanto tali esprimono il massimo della creatività». Fabio Pietrella, presidente di Confartigianato Moda, ricorda l’importanza di impegnarsi in un momento di incertezza e instabilità mai vissuto prima: «In questo scenario noi di Confartigianato Moda - sottolinea - abbiamo scelto di fare un passo avanti per compattare il sistema moda nazionale di eccellenza e coordinare tutte le iniziative in grado di ridare slancio alla produzio-

ne e alla promozione del Made in Italy». Secondo Pietrella «innovazione, internazionalizzazione, sostenibilità e formazione sono le direttrici indispensabili per il rilancio di un comparto essenziale per il Pil nazionale. Il protocollo di intesa con CSM garantisce da un lato una fondamentale sinergia tra imprese moda e distribuzione di altissimo livello e, dall’altro, permetterà di proporre al decisore politico una serie di strategie trasversali, orientate non solo alla produzione, ma anche alla distribuzione commerciale dell’eccellenza italiana. Unirsi in una grande squadra coesa è l’unica strada per una ripartenza nazionale e internazionale del made in Italy». L’idea di coesione è quella che ha spinto CSM-Camera Showroom Milano a iniziare il proprio cammi-

www.camerashowroom.it

no ai tempi della pandemia, quando non ci si poteva incontrare fisicamente ma le idee circolavano ancora più veloci e si sentiva ancora di più la necessità di agire: è allora che si è formata questa associazione degli showroom multibrand degli agenti e distributori moda più importanti del capoluogo lombardo - «i più belli al mondo» come tiene a precisare Gigliola Maule - basata sui principi di autonomia, libertà, indipendenza e con una spiccata vocazione internazionale. I numeri si commentano da soli: con un migliaio di brand rappresentati, posizionati nel target medio-alto, gli associati producono un fatturato superiore ai 2 miliardi di euro, di cui il 66% proveniente dalle vendite estere, accogliendo nella città di Milano circa 25mila buyer a stagione.


MERCATO RETAIL Q&A ROMONT THOMAS/IDG GROUP

«Marchi del lusso accessibile unici? Vi aspettiamo da American Dream»

HIGH STREET ITALIANE

Valori in ascesa Montenapo la più cara

Il megamall vicino a Nyc ha creato un’area dedicata all’Italian lifestyle personalizzabile e a canoni sostenibili Con i suoi circa 300mila metri quadrati di superficie American Dream è il terzo maggiore mall del Nord America dopo The Mall of America (in Minnesota) e The West Edmonton Mall (in Canada), tutti in capo a The Triple Five Group della famiglia Ghermezian. In New Jersey, a poche miglia da New York, il megamall propone un’offerta a metà fra retail ed entertainment e il 50% dei suoi visitatori sono turisti. Ora, con il partner Idg-Italia Development Group, vuole aprire al lusso accessibile italiano in un’area pensata per un’esperienza immersiva nell’Italian lifestyle - Want Ita - non lontana dall’ala luxury The Avenue (tra i brand Gucci, Dolce & Gabbana e Moncler) e nei pressi dell’Apple store e del marketplace Amazon. Le aziende selezionate potranno personalizzare gli spazi e restare per un minimo di sei mesi, con l’opzione di valutare una location permanente nel mall e, in seguito, l’espansione negli altri centri del gruppo. Romont Thomas, presidente e ceo della società di consulenza Idg, spiega perché Want Ita è un’opportunità da cogliere al volo. Che tipo di offerta deve proporre un marchio italiano del mid-luxury, per avere successo in Want Ita? I contemporary luxury brand devono proporre un’offerta unica per design, qualità e funzionalità, rispetto alla media dei marchi che si trovano nella stessa fascia di prezzo e sono venduti in negozi di articoli simili. Che tipo di spazi offrite in quest’area? Sono spazi di 20 metri quadrati con la possibilità di scegliere diversi arredi, se si preferisce arredarli completamente. Insieme possiamo lavorare alla personalizzazione. Quale canone viene proposto ai brand di Want Ita? Affittare una sede nell’area metropolitana di New York può essere piuttosto costoso. 70

1 1. Un rendering dell’area Want Ita di American Dream 2. Romont Thomas, al vertice della società di consulenza Idg-Italia Development Group

Cifre in aumento per l’immobiliare retail nelle high street italiane, come emerge da un’analisi della società di consulenza immobiliare Wcg-World Capital Group per il Fashion & High Street Report 2022 di Federazione Moda Italia. Nel primo quarter 2022 via Montenapoleone a Milano ha spiccato con canoni di locazione arrivati a 15.150 €/mq/anno (10.500 un anno prima). Via dei Condotti a Roma ha raggiunto i 15mila €/mq/anno (da 9.430) mentre piazza San Marco a Venezia è arrivata a 8.996 €/mq/anno. Il capoluogo lombardo è il preferito dai retailer perché in grado di attrarre turismo e business. (e.f.)

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L’affitto medio a Nyc, che si trova a 4 miglia di distanza dall’American Dream, costa 600-800 dollari per metro quadro. Per uno spazio di circa 50 metri quadri l’affitto sarà di almeno 30mila dollari al mese. Questo costo non include tutti gli altri oneri come la gestione, gli assistenti alle vendite, gli arredi, la pubblicità e così via. Noi offriamo uno spazio completo, con il supporto di American Dream, Live Nation e molte altre organizzazioni, per creare eventi intorno ai nostri inquilini. Abbiamo anche preparato uno spazio per i buyer, affinché possano venire a vedere le nuove collezioni una volta al mese. La gestione completa e il personale sono inclusi per 15mila dollari al mese. American Dreams offre servizi aggiuntivi? Offre un servizio di chauffeur con la nostra flotta di nuove Rolls Royce e un servizio di trasporto in elicottero, che può atterrare sull’eliporto in cima all’American Dream. Ci sono attrazioni di fama mondiale e oltre 400 eventi l’anno curati da un team interno. Come pensate di promuovere l’iniziativa Want Ita, quando sarà pienamente operativa? Abbiamo in programma di realizzare tre/ quattro eventi al mese. Potremo far leva sul seguito di American Dream sui social media e programmare, con regolarità, le apparizioni di celebrity e influencer. Al momento qual è l’affluenza registrata da American Dream? Negli ultimi due mesi il mall ha registrato oltre 150mila visitatori giornalieri durante la settimana e ha superato i 350mila ingressi nei weekend. (e.f.)

A LOS ANGELES

Amazon debutta nel fashion retail fisico L’apertura di store fisici non è una novità assoluta per Amazon: nel 2016 a Seattle era nato il negozio senza code e senza casse Amazon Go. Orà però il colosso dell’e-commerce ha inaugurato a Los Angeles Amazon Style, il suo primo fashion store. Si tratta di un ambiente di circa 3mila metri quadrati su due livelli, all’interno del centro commerciale The Americana at Brand. dove i clienti possono fare shopping secondo le modalità dell’online, con il vantaggio di poter toccare e provare i capi fisici. L’app Amazon guida la shopping experience, dalla selezione del modello alla modalità di pagamento in fase di checkout. In più è prevista la presenza di assistenti alle vendite. In assortimento proposte realizzate da Amazon, marchi definiti premium come Vince, Theory, Equipment e Rebecca Taylor e altri street tra cui Calvin Klein, Levi’s e Lacoste. (an.bi.)


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MERCATI SALONI

DAL 14 AL 17 GIUGNO A FIRENZE L’universo del menswear in Fortezza Brand in crescita a quota 640

Pitti Uomo sfida le incognite legate a Cina e Russia e torna su quattro giorni Più espositori presenti e più visitatori previsti (15mila) all’edizione 102 della rassegna, che fa leva su un format nel segno della razionalizzazione con cinque macro-sezioni, oltre a due progetti internazionali su Danimarca e Ucraina.Tra gli eventi speciali spiccano i nomi di Ann Demeulemeester, Grace Wales Bonner, Sapio e Sulland. Attesi i top buyer internazionali DI CARLA MERCURIO

Dopo le due edizioni speciali delle stagioni precedenti, l’universo del menswear e del lifestye è di nuovo protagonista a Pitti Uomo secondo le modalità pre-pandemia. L’appuntamento numero 102 con la rassegna (dal 14 al 17 giugno) abbandona infatti la compresenza con Pitti Bimbo e recupera la formula dei quattro giorni, per accogliere un parterre di aziende in sensibile crescita e presentare un calendario denso di eventi speciali, in cui brillano Ann Demeulemeester, Grace Wales Bonner, Sapio e Soulland. Sono 640 gli espositori attesi alla manifestazione rispetto ai 338 del giugno 2021 e ai 540 dello scorso gennaio. Cala rispetto al passato l’incidenza dei partecipanti da oltreconfine, il 38% rispetto al 48% di una volta, «ma bisogna considerare che sarà assente tutto l’Oriente», tiene a sottolineare Raffaelle Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine. Anche se salone deve fare i conti 72

con le incognite legate alla Cina, alle prese con i lockdown anti-Covid (in fase di allentamento al momento di andare in stampa), e la crisi Russia-Ucraina, le aspettative sul fronte dei visitatori sono al rialzo. Ma, puntualizza Napoleone, «non ci aspettiamo ancora i numeri ante-pandemia, che tra l’edizione invernale e quella estiva erano in media intorno ai 20mila». «Abbiamo avuto 5.900 buyer all’ultima edizione, più agenti,

rappresentanti e fornitori, per un totale di 10mila visitatori - chiarisce -. A giugno ci auguriamo di arrivare a 15mila. C’è tuttavia da considerare che la stagione estiva per noi è tradizionalmente la meno forte e che lo scenario geopolitico è molto delicato». Ciò detto, gli organizzatori attendono in Fortezza i top buyer a livello internazionale, tra cui spiccano realtà come Al Tayer dagli Emirati Arabi Uniti, Bergdorf Goodman, Saks Fifth Avenue e Bloomingdale’s dagli Stati Uniti, Beymen dalla Turchia, Galeries Lafayette dalla Francia, Harvey Nichols da Regno Unito e Qatar, Holt Renfrew e Ssense dal Canada, Kadewe dalla Germania, Takashimaya dal Giappone, Code 7 e Tsum dalla Russia. Tema della kermesse ai blocchi di partenza è Pitti_Island, la metafora di un’isola in cui si incrociano operatori in arrivo da tutti i Paesi e dove si scoprono nuove idee. Un chiaro rimando al ruolo


GUEST OF HONOUR

Ann Demeulemeester Dopo l’assenza all’edizione di gennaio scorso, a causa dell’incalzare della pandemia, Ann Demeulemeester ci riprova e dà appuntamento alla Stazione Leopolda il 15 giugno con un evento celebrativo dello stile iconico del brand, frutto di un attento lavoro curatoriale svolto sull’archivio della griffe, oggi in capo all’imprenditore Claudio Antonioli. Un’installazione seguita personalmente dalla creativa belga, che si è occupata di scegliere i capi e seguire lo styling. SPECIAL PROJECT

GUEST DESIGNER

Sapio

Stilista con esperienza nell’ufficio stile di Rick Owens, Giulio Sapio ha deciso durante la pandemia di lanciare un suo progetto fatto di pochi pezzi, in bei tessuti e con un’impronta tailoring. Presso lo Spazio Discovery il designer presenterà il 15 giugno la collezione estate 2023, che vede protagonista l’abito per un’idea di guardaroba senza tempo, che però si evolve con il passare delle stagioni. Un concept agender per un’offerta identica, esteticamente, al maschile e al femminile.

della rassegna. Un concetto che ha ispirato la campagna istituzionale e che caratterizzerà l’allestimento degli spazi in Fortezza, dove torneranno a esporre molti brandi di riferimento, articolati nelle sezioni Fantastic Classic, ossia il classico nelle sue versioni più contemporanee, Dynamic Attitude, dove l’outdoor segna l’incontro tra sport e streetwear, Futuro Maschile, viaggio attraverso le evoluzioni del menswear contemporaneo e Superstyling, che pone l’enfasi sui canoni stilistici anticipatori delle nuove tendenze. Un percorso espositivo in cui è sempre più integrato S|Style sustainable style: un format dedicato al menswear responsabile, che si avvale del supporto di Unicredit (main sponsor della manifestazione) e che vedrà in pista un parterre di designer attenti a produrre secondo criteri di eco-responsabilità. Cinque sezioni dunque in totale a cui si aggiungono due progetti internazionali, ossia il ritorno dell’area Scandinavian Manifesto in collaborazione con Revolver Copenhagen - dedicata all’innovazione che arriva dalla scena fashion nordica - e l’iniziativa a supporto dei designer ucraini, a cura della Fondazione Pitti Discovery, realizzata con il contributo speciale di Fondazione Cr Firenze (tra l’altro l’Ucraina era stata guest nation di Pitti nel 2014). Ancora sotto l’egida di Unicredit verranno riproposti i progetti all’Unicredit Theatre, dove nei

Grace Wales Bonner

Con una sfilata-evento a Palazzo Medici Riccardi la stilista di origini anglo-giamaicane presenta il 14 giugno la collezione estate 2023 del brand omonimo, Wales Bonner. Una linea che spicca per la visione luxury, in grado di fondere heritage europeo e spirito afro-atlantico, ed è venduta da retailer come matchesfashion.com, Selfridges, Bergdorf Goodman, Dover Street Market International e Boon the Shop.

SPECIAL PROJECT

Soulland

Arriva dalla Danimarca lo Special Project Soulland, marchio basato a Copenhagen guidato da Silas Oda Adler, che presenta le collezione della prossima estate il 15 giugno con una sfilata-evento alla Cavea del Teatro del Maggio Fiorentino. Sotto i riflettori la visione della moda uomo senza tempo del brand, al tempo stesso proiettato verso il futuro, con un approccio responsabile dal punto di vista sociale e ambientale. Nella foto di Sasha Oda, Carmen Kass interpreta il brand.

giorni della manifestazione si alterneranno talk dedicati al tema della sostenibilità. Come sempre la manifestazione si arricchisce di un programma di eventi speciali, che vedranno sotto i riflettori, come annunciato in apertura, la guest designer Grace Wales Bonner e la guest of honour Ann Demeulemeester, accanto ai progetti speciali dedicati a Soulland e Sapio. Tanti ancora gli appuntamenti speciali, tra cui gli anniversari di Roy Roger’s (70 anni), Wp Lavori in Corso (40 anni) e Antony Morato (15 anni). Focus anche sul debutto ufficiale di Incotex Blue Division (la linea denim realizzata in partnership con Giada), sulla nuova collezione di Robe di Kappa e sul mondo ecosostenibile di Ecoalf. Tra gli highlight

spiccano inoltre la colab di Pierre Louis Mascia con Diadora (da cui nasce un modello di sneaker), il ritorno di Fila e gli special event di Superga e Bagutta, quest’ultimo alle prese con una fase di rinnovamento. In parallelo con il salone fisico torna Connect, la fiera digitale che, facendo da controparte alla rassegna in Fortezza da Basso, propone format ed eventi esclusivi. Un’iniziativa in progress, che all’ultima edizione ha registrato un aumento del 96% delle visite e una notevole affluenza di buyer (12mila solo quelli logati), in crescita del 30% sull’edizione precedente e con il 36% proveniente dall’estero. Una piattaforma che di stagione in stagione si arricchisce di nuovi servizi e funzionalità.  73


MERCATI SALONI CON 200 MARCHI

Pitti Bimbo si emancipa da Pitti Uomo: appuntamento dal 22 al 24 giugno Forte la dimensione internazionale della rassegna, con un 70% di brand provenienti da oltreconfine. In primo piano il debutto della nuova Miss Blumarine, la presentazione della linea kids di Herno e la partecipazione di Dolce&Gabbana Pitti Bimbo si svincola da Pitti Uomo e riprende la formula pre-pandemia. Come in passato, la rassegna segue di circa una settimana il salone del menswear e va in scena dal 22 al 24 giugno, evitando così il sabato, notoriamente più debole degli altri giorni. La manifestazione porta alla ribalta per questa 95esima edizione poco meno di 200 marchi, tutti presenti sia alla fiera fisica che nella versione online sulla piattaforma Pitti Connect. «Più che un salone - spiega il direttore generale di Pitti Immagine, Agostino Poletto - la rassegna è un work in progress focalizzato sul mondo bambino in tutte le sue sfaccettature». Forte la dimensione internazionale: se per Pitti Uomo si parla di un 38% di aziende straniere in questo caso si supera il 70%, con marchi provenienti anche da Paesi inusuali quali Finlandia, Norvegia ed Estonia. Come per Pitti Uomo, il tema guida dell’estate 2022 è Pitti_Island, un luogo con una forte va-

lenza simbolica - una cava nel cuore della Sardegna -, raccontato con un concept a cura del creative director Angelo Figus e dei Narente (Lucio Aru e Franco Erre). Pitti Bimbo si svilupperà tra il Padiglione Centrale e il Cavaniglia, che ospiteranno rispettivamente la sezione 100% Bambino, cornice dei marchi iconici del settore, e Kid’s Lab, dove protagoniste saranno creatività e ricerca. Non mancherà l’area Apartment, che vedrà il debutto come special guest di Vitelli Kids, versione under 14 della griffe fondata nel 2016 da Mauro

Simionato e Giulia Bortoli. Da esplorare inoltre i Pop Up ricchi di curiosità, lo spazio I want to be green a cura di Dimitra Zavakou del concept lab berlinese Little Pop Up e gli Editorials, dove la stylist Maria Giulia Pieroni raccoglie suggestioni e oggetti utili per offrire spunti ai concept store. Si segnalano inoltre il debutto della nuova Miss Blumarine, la presentazione della linea kids di Herno, la partecipazione di Dolce&Gabbana, il comeback de La Stupenderia e Antony Morato, l’adesione di Miniconf con i suoi marchi di punta (Miniconf, iDO, Sarabanda e, non ultimo, Superga Kidswear), lo stand di Mc2 Saint Barth al Piazzale delle Ghiaia e dalla Danimarca Molo, che organizzerà la sera del 22 giugno un cocktail. Pitti Bimbo aprirà anche al second hand, con una collezione vintage a cura di A.N.G.E.L.O. (a.b.)

filati per l’autunno-inverno 2023/2024. 17 marchi attesi a questa edizione provengono dall’estero (Regno Unito, Giappone, Turchia, Romania, Perù, Irlanda, South Africa). Tra i nomi nuovi e i rientri da citare Donegal, Inca Tops, Knoll, Michell, Mohair South Africa, Olimpias Group, Shepley, Vimar 1991, Z. Inchliffe, mentre sono confermati Botto Poala, Cariaggi, Filpucci, Zegna Baruffa e Iafil. Fanno parte del programma della manifestazione lo Spazio

Ricerca con le installazioni di Angelo Figus e Nicola Miller, le nuove proposte maglieria dell’area Knitclub e le sezioni speciali di Fashion at Work e CustomEasy. La prima porta alla ribalta il progetto intergenerazionale e inter-artistico di Alessio Berto, titolare dello studio di modellistica The Tailor Pattern Support: una capsule ispirata alle culture primitive, rispettosa dell’ambiente e attenta al bene delle generazioni future, grazie a processi speciali di fabbricazione e riciclo di materiali, per capi che durino nel tempo. Alla quarta edizione, CustomEasy è un’iniziativa sotto la guida creativa di Maurizio Brocchetto, con l’allestimento di Alessandro Moradei, che dà modo alle aziende di presentare i propri lavori di customizzazione applicati al mondo della maglieria luxury. Torna l’appuntamento con Vintage Selection, che al Padiglione Medici nei giorni della manifestazione si ripropone come punto di riferimento della cultura vintage con abiti, accessori e oggetti di design dalle migliori realtà di questo mondo in Italia. (an.bi.)

Tutti i brand che partecipano alla fiera fisica sono presenti anche sulla piattaforma Pitti Connect

DAL 29 GIUGNO ALL’1 LUGLIO

Pitti Filati riconquista la Fortezza con le filature top in Italia ed Europa In campo un totale di 102 espositori, rispetto agli 80 di sei mesi fa. Sotto i riflettori le tendenze filati per la FW 2023/2024 Torna in Fortezza da Basso, dopo due edizioni in versione ridotta alla Stazione Leopolda, Pitti Filati. La rassegna riconquista la sua dimensione originale e, dal 29 giugno all’1 luglio, mette in campo per l’edizione numero 91 le collezioni delle più note filature italiane e internazionali. Il format consentirà ai 102 espositori (erano 80 sei mesi fa) di riproporre i grandi allestimenti che hanno contraddistinto la manifestazione fin dall’inizio. Sotto i riflettori ci saranno le tendenze 74


CAMERA SHOWROOM MILANO CSM è un’associazione autonoma, libera, apolitica ed indipendente. CSM è dedicata a tutti gli showroom multibrand di Milano più rappresentativi del fashion e con una forte vocazione internazionale. CSM ha tra i suoi obiettivi fondamentali l’esigenza, resa ancor più forte dalla recente situazione congiunturale, di fare squadra. CSM ha concretizzato, grazie alla collaborazione con Confartigianato Moda, importanti attività durante le Fashion Week di Milano: ARTISANAL EVOLUTION + CSM MEETS SUSTAINABILITY APP WAOOO + VIAMADEINITALY

CAMERA SHOWROOM MILANO ringrazia 1ST FLOOR 999 SHOWROOM ARETE’ SHOWROOM ASESTANTE BRERAMODE CASILE & CASILE CONTINUO DANIELE GHISELLI SHOWROOM DMVB SHOWROOM ELISA GAITO SHOWROOM FATTORE K MILANO GARAGE MARINA GUIDI MARCALEC GROUP PANORAMA MODA PERCORSI OBBLIGATI PROGETTO MILANO RENZO VESENTINI MILANO

S5 SHOWROOM SD SHOWROOM SHOWROOM A. FICCARELLI SHOWROOM DAMIANO BOIOCCHI SHOWROOM JE T’AIME SHOWROOM PAPAVERI SPAZIO 38 SPAZIO COLTRI SPAZIO LIBERTY STUDIO 360 SHOWROOM STUDIO POGGIO STUDIO TATO SOSSAI STUDIO ZETA STYLE COUNCIL SHOWROOM THE PLACE SHOWROOM WINWOOD FASHION ZAPPIERI

CSM - PERCHÈ SENZA UNA VISIONE COMUNE, NON ESISTE FUTURO! CAMERA BUYER ITALIA


MERCATI PITTI NEWS PER I 70 ANNI ARRIVA ANCHE IL PREMIO PITTI IMMAGINE UOMO

Roy Roger’s: il futuro è sempre più total look. Ricavi 2022 a 25 milioni

A Firenze il brand presenta uno short movie firmato da BruceWeber per celebrare l’anniversario e in fiera porta tre progetti nel segno dell’ampliamento della gamma

ANTONY MORATO

La collezione parla pop e i numeri crescono (+22,3%) nel trimestre

I festeggiamenti erano cominciati a gennaio, ma è l’edizione di Pitti Uomo di giugno la vera occasione per Roy Roger’s di spegnere le sue 70 candeline. La mattina del 14 l’azienda riceverà dagli organizzatori del salone il premio Pitti Immagine Uomo, la sera a Palazzo Vecchio sarà, invece, presentato con un evento dedicato il mini movie Roy Roger’s 70th Anniversary, che celebra la storia del primo blue jeans italiano ed è curato da Bruce Weber (presente a Firenze), il fotografo cult che ha firmato le campagne pubblicitarie più iconiche di marchi come Ralph Lauren, Calvin Klein e Abercrombie&Fitch. «Sono quattro minuti a mio avviso molto intensi - spiega Niccolò Biondi, che insieme al fratello Guido e alla madre Patrizia Bacci Biondi guida la Manifatture 7Bell, società titolare del brand - che raccontano natura e libertà, valori che accomunano la storia di Roy Roger’s con il lavoro di Bruce». Le immagini tratte dal filmato diventeranno anche delle campagne pubblicitarie, protagoniste nello stand in Fortezza da Basso, visto che anche quest’anno il brand conferma la par-

tecipazione al salone fiorentino. «Dove di fatto presentiamo tre progetti - spiega Niccolò Biondi -. Riviera, una collezione nella collezione fatta di costumi da bagno, short, T-shirt e felpe ispirate alle località resort italiane, Research, incentrata sull’archivio, e la Old Glory dedicata alla donna». Tre progetti che riassumono la volontà dell’azienda di ampliare le categorie di prodotto, con il denim che incide per poco meno del 50% sulle vendite. «Il total look sta crescendo - conferma l’imprenditore - e questo trend si ripercuote positivamente sia sull’appeal del brand, sia sul fatturato: stimiamo di chiudere il 2022 a quota 25 milioni di euro, con un +30% sul periodo pre Covid. Il wholesale è tornato a correre, specie in Italia, e nei monomarca si respira un’ottima atmosfera, questo ci spinge a proseguire le ricerche per una location a Milano». Il 70esimo anniversario non ha portato la famiglia Biondi a trascurare l’altro brand di casa, Amish Supplies, acquisito nel 2020. «Cresce a ritmo del 25% e ha sell out bellissimi: stiamo pensando di presentarlo a Pitti dal 2023», conclude Niccolò Biondi. (an.bi.)

Non poteva presentarsi in forma più tonica Antony Morato a Pitti Uomo, dove festeggerà i 15 anni di attività con un evento speciale il 15 giugno. Le vendite nel primo trimestre dell’anno sono in crescita del 22,3%, a quota 23,6 milioni di euro, e la collezione SS23 - che sarà presentata a Firenze - sembra già destinata al successo, visto che reinterpreta i capi iconici del mondo timeless, da sempre uno dei punti di forza delle collezioni del brand. Fonti di ispirazione quattro città globali (Las Vegas, Sydney, Dubai e Detroit) e la cultura pop. «Pitti è il luogo ideale dove celebrare i nostri 15 anni, insieme ai partner che da sempre hanno reso possibile questo successo», ha commentato Lello Cardarelli, ceo del marchio, che sta ottenendo riscontri su tutti i canali di vendita, retail, online e wholesale. Quest’ultimo, in particolare, resta la prima fonte di ricavi per Antony Morato, che dopo il +17% registrato nel periodo gennaio-marzo, prevede un’ulteriore evoluzione nei prossimi mesi anche grazie alla partecipazione oltre che a Pitti Uomo, anche a Pitti Bimbo e Premium Berlin. Terminato il tour dei saloni per Cardarelli sarà tempo di tornare negli headquarter di Napoli, dove partono i lavori di ristrutturazione che proseguiranno fino al 2023. (an.bi.)

IN VISTA DEL 90ESIMO ANNIVERSARIO

Achille Pinto fa sul serio con Pierre-Louis Mascia: dopo il monobrand il progetto sport e la colab con Diadora

Alla Achille Pinto produrre tessuti e accessori tessili per i più importanti brand globali non basta più. L’azienda vuole tagliare il traguardo dei 90 anni (nel 2023) presentandosi al settore come un gruppo completo, mettendo in evidenza il business legato ai marchi di proprietà Pierre-Louis Mascia, Alonpi, specializzato in cashmere, e Franco Ferrari. Sul fronte del fatturato, salito a 108 milioni, la parte del leone continua a farla la produzione per conto delle grandi griffe del lusso, ma gli equilibri potrebbero presto cambiare nella realtà guidata da Matteo, Paolo e Lisa Uliassi. Il merito va soprattutto al successo commerciale di Pierre-Louis Mascia (distribuito da Point showroom), che ha appena aperto in via Verri a Milano la sua prima boutique al mondo - un test, in vista di un progetto retail più ampio e che a Pitti Uomo di Firenze si presenta con un una capsule ispirata al mondo dello sport, che sarà venduta da gennaio 2023. All’interno di questa collezione verrà presentata in esclusiva la collaborazione per una sneaker con il brand Diadora. (an.bi.) 76


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MERCATI PITTI NEWS PARLA L’A.D. ENRICO SPINAZZÉ

Nelle foto Enrico Spinazzé, a.d. di Numero 8 e due proposte del marchio Sun68

«La rivoluzione permanente di Sun68 continua»

in testimonial ad hoc che vestono i capi per il tempo di uno shooting. Per quanto concerne il Metaverso forse non sono io la persona più indicata a rispondere: raramente apro gli account delle diverse piattaforme, non pubblico momenti personali e non faccio proclami aziendali tramite il web. Però mi emoziono ancora a creare un prodotto che la gente indossa, mi emoziono a vedere i miei figli giocare a calcio tra loro...per ora adoro vivere nel mondo reale, i mondi virtuali e gli avatar li lascio alla generazioni future. Questo non vuol dire che Sun68 non entrerà in questo mondo virtuale prima o poi. Perché io sono solo Enrico, mentre Sun68 è composto da un validissimo team di professionisti, che saprà traghettarlo nel futuro.

Il brand di casualwear, presente a Pitti nel Padiglione Cavaniglia, fa parte di Numero 8, azienda veneta proprietaria di Socks Burger & Fries e, acquisito nel 2020, Cycle. Dopo essersi consolidato come punto di riferimento soprattutto al maschile, Sun68 lavora al rilancio della linea donna, a una maggiore presenza internazionale e a sviluppare ulteriormente le sneaker, protagoniste di una crescita oltre le aspettative Sun68 è l’altra faccia del business di Numero 8, cui fa capo anche il brand Cycle: quanto è cresciuto il marchio nei suoi 17 anni di vita? Siamo partiti da zero, io e i miei soci, curando stile, produzione, spedizioni, fatturazione e logistica dell’azienda. Eravamo in tutto quattro persone. Attualmente siamo una realtà consolidata in Italia e il fatto di essere la terza generazione nel mondo dell’abbigliamento (il tutto è partito da un negozio di 40 metri quadri, gestito da mio nonno) mi riempie di orgoglio. Siamo diventati un punto di riferimento per il casualwear uomo, abbiamo creato nel 2018 la nostra prima collezione di sneaker - che oggi vendono quasi un milione di paia all’anno - e stiamo rilanciando la linea donna in un ambito più sporty-athleisure. Avete recuperato i livelli pre-Covid? E che progetti avete per il 2022? Durante la pandemia di fatto non siamo calati: la leggera flessione di fatturato rispetto a quanto preventivato è stata legata solo agli aiuti commerciali dati ai nostri clienti multibrand, per i quali abbiamo attivato condizioni speciali e dilazioni nei pagamenti nel momento in cui i negozi erano chiusi. Per il 2022 vogliamo stabilizzare la forte crescita dello scorso anno, che ci ha portato a un fatturato stimato per la chiusura del 2021 superiore a 72 milioni di euro, dai 57 milioni dell’anno precedente. Vogliamo iniziare a spingerci oltreconfine, partecipando ad alcuni saloni, alla ricerca di nuovi partner e agenzie: per esempio saremo alla fiera Revolver di Copenhagen e a Modefabriek di Amsterdam. Attualmente il fatturato estero di Sun68 si attesta a un 15% e aumentarlo è una delle mie mission per il 2022 e oltre. Una leva della crescita sono le sneaker: questo ci fa sentire un po’ una mosca bianca, considerato che nasciamo come brand di abbigliamento e di solito il salto tra i due mondi non è così facile. 78

Dite che Sun68 prima che un marchio è una filosofia di vita. Del resto dietro questo brand c’è una storia, ce la può raccontare? Certo, Sun68 è uno stile di vita, casual e easy: tra i claim aziendali “everydaylife” è quello che mi piace di più. Ci scelgono persone vere, che tutti i giorni affrontano la vita reale con gli impegni, i problemi e le gioie comuni a tutti noi. Siamo trasversali e legati ai nostri fan dal gusto per il semplice e il bello. Il nome Sun68 nasce dalla congiunzione tra il sole come fonte di vita e il 1968, anno di grandi rivoluzioni. Pronunciandolo come Sunsixtyeight la sequenza di S crea una sonorità ben riconoscibile. Inoltre nel logo il triangolo indica la variabilità matematica e la X le diverse opzioni che la vita ci riserva. Persino il colore arancione fluo (Pantone 805 C), distintivo dei nostri 15 monomarca e delle collezioni, comunica un messaggio: abbiamo iniziato in un momento in cui i colori erano puri e inserito questo come elemento di rottura, in grado di contraddistinguerci fino a diventare esso stesso un marchio. Insomma, nulla è stato lasciato al caso. Siete presenti in 2.500 multibrand, oltre che nei 15 monomarca: e l’e-commerce? È una solida realtà, che si è rafforzata negli ultimi tre anni. Viene gestito totalmente all’interno, dal punto di vista sia commerciale che logistico. Dal 2019 abbiamo triplicato il fatturato su questo canale, che nel 2021 si aggira 1,5 milioni e crescerà ancora. Anche in quest’ambito cerchiamo di rendere le cose semplici ai nostri clienti. Sun68 sembra perfetto per i social, forse anche per il Metaverso… In realtà i social per ora sono marginali: ci sentiamo ancora guidati dal prodotto. Non stupiamo con effetti speciali, non investiamo

Cosa ci può dire in generale delle iniziative di Numero 8? Cycle jeans è il nuovo progetto di cui mi sono innamorato: acquisire nel 2020 la maggioranza di una delle eccellenze del denim italiano è per me motivo di orgoglio per quanto ho fatto negli anni passati, ma soprattutto mi spinge a dare ancora molto e a migliorare. Per carattere ho bisogno di sfide e stimoli: in un momento storico come questo quale sfida avrebbe potuto essere più grande, se non rilanciare un brand di denim totalmente made in Italy? Va detto che mi posso occupare di Cycle anche perché per Sun68 ho un’ottima squadra, che oramai mi affianca e che ha sempre meno bisogno di me. (a.b.)

PRESENTE A PITTI UOMO

Fashion Cloud stringe l’obbiettivo sull’Italia C’è anche Fashion Cloud a Firenze durante Pitti Uomo: la piattaforma all-inone per i retailer e i brand della moda, scelta da 18mila negozianti (per un totale di 40mila store), è utilizzata nel nostro Paese da circa 1.000 dettaglianti, un numero che si allinea alla Francia ma che è inferiore a quelli di Germania (6.500) e Benelux (2mila). C’è dunque spazio per crescere nella Penisola per questa tech-company nata sette anni fa ad Amburgo e con una filiale ad Amsterdam, in grado di offrire soluzioni digitali B2B, che a detta del co-owner Alies ter Kuile (responsabile dell’espansione in Italia) possono portare a un incremento consistente del business dei negozianti. Uno strumento utile è lo smart buying, che partendo dai dati di vendita e inventario dà suggerimenti preziosi su cosa acquistare e privilegiare negli auto-riordini automatici dei capi.


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MERCATI MILANO FASHION WEEK MEN'S COLLECTION Ritorno alle origini Anche a Parigi l'uomo sfila stand alone

Goodbye co-ed, bentornato menswear La moda maschile da sola in passerella Stiamo tornando alla suddivisione delle fashion week a cui eravamo abituati in passato: solo due sfilate unificate nel calendario di Milano, dove Versace e Moschino presentano, dopo anni di assenza, le loro collezioni maschili. Avere settimane della moda separate per uomo e donna dà l'opportunità al menwear - che crescerà fino a superare i 700 miliardi nel 2026 - di evidenziare i progressi fatti, in termini sia di prodotto, sia di new name DI ANDREA BIGOZZI

Una settimana della moda che rimette l’uomo al centro. Ci saranno infatti due sole sfilate co-ed nel calendario della Milano Fashion Week Men's Collection, Federico Cina e 1017Alyx 9Sm, contro le sette di giugno 2019. Torna Versace, assente da tre anni: da febbraio 2020 la maison della Medusa aveva iniziato ad abbinare gli show uomo e donna, sfilando durante la fashion week femminile e disertando quella maschile. Ancora più a lungo era durato il periodo di latitanza di Moschino, altro coming back di stagione: l’ultima volta che il direttore creativo, Jeremy Scott, aveva mostrato la collezione uomo a Milano era stata nel gennaio 2018. Un trend, quello del disaccoppiamento dei défilé, arrivato fino a Parigi, dove si rivedono Junya Watanabe Man, Thom Browne e Givenchy, che per periodi più o meno ampi avevano optato per il format misto durante gli appuntamenti dedicati al womenswear. Ma se nel corso degli anni (i primi esperimenti combined sono del 2016), la decisione di abbinare gli show era stata motivata da stilisti e direttori creativi con la volontà di rafforzare lo storytelling ed evidenziare la vicinanza stilistica delle collezioni uomo e donna, l’improvviso ripensamento non è stato granché giustificato, anCNMI: È TEMPO do l’edizione primavera-estate che se è facile prevedere che sia DEL NUOVO 2023 della Milano Fashion Week dovuto all’intenzione di riaccen- DIRETTIVO Men's Collection -. A volte la dere i riflettori sul menswear in A fine giugno sfilata unificata rischiava di metun momento di mercato favo- l'assemblea dei tere in ombra l’offerta maschile revole per il comparto. Secon- soci di Camera di una collezione e questo è un do Statista.com, il più grande Moda nomina il peccato, anche perché in termini portale online di statistiche al presidente per 2022-2024. Carlo di vendita è un buon momento mondo, il segmento dell’abbi- Capasa, in carica per il menswear». Tutto da capire gliamento maschile ha rappre- dal 2015, potrebbe cosa succederà a settembre e se sentato il 33% dei ricavi dell'ab- essere eletto anche dal calendario delle sfilabigliamento nel 2020, con un per la quinta volta te donna la scritta co-ed scomfatturato mondiale di 489 miparirà, sancendo il definitivo tramonto di liardi di dollari, e si prevede che aumenterà questo format. Per alcuni, tra cui Capasa, a 705 miliardi entro il 2026. «Dare centraliil co-ed continuerà a essere rilevante per i tà alla moda uomo è importante - ha detto brand più piccoli e per quelli la cui offerta Carlo Capasa, presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana, presentanprodotto è no-gender, mentre per gli esperti

Scattata all’Orto Botanico di Brera, la campagna di Milano Moda Uomo ha come protagonisti modelli con look di Federico Cina, Çanaku, Magliano e 44 Label Group

di marketing dà il meglio di sé nel digitale e sarà utilizzata da chi sceglierà di presentare le collezioni attraverso lo strumento del fashion film, oltre che per le proposte di metà stagione. In attesa di sviluppi, la Milano Fashion Week Men's Collection in versione co-ed free (o quasi) si preannuncia «forte e compatta come non lo era da tempo», assicura Capasa. In programma dal 17 al 21 giugno ci sono 25 sfilate e 24 presentazioni, più una serie di eventi che portano a un totale di 61 gli appuntamenti fisici inseriti in calendario, anche se il numero sale a 66 se si considerano alcuni show digital. Un’edizione che eccezionalmente si concluderà fuori porta ovvero in Piemonte, visto che a chiudere il calenda81


MERCATI MILANO FASHION WEEK

In arrivo da tutto il mondo Milano a caccia di nuovi talenti A CURA DI ANDREA BIGOZZI E ALESSANDRA BIGOTTA DHRUV KAPOOR Stilista dell'omonimo brand

LOUIS-GABRIEL NOUCHI Joeone

GIORGIO MALLONE Family First

Il 19 giugno debutterà in pedana alla fashion week: cosa ci può anticipare? La collezione SS23, intitolata The Seeker, è dedicata a un esercito di esploratori e sognatori. Lo spazio La Nuvola del Mudec, che rappresenta uno stato mentale fluido, sarà la cornice ideale per questo show. Nato a New Delhi, ha un forte legame con Milano. Quanto di indiano e quanto di italiano c’è nelle sue creazioni? Mi piace armonizzare i poli opposti: da una parte l’India, Paese del colore, dei ricami e degli accostamenti azzardati, e dall’altra l’estetica minimalista di Milano, le silhouette nette e il tailoring. Quanto conta la sostenibilità nel suo lavoro? È una parte integrante. Il 40% dei capi e degli accessori è fatto con tessutii di scarto, di cui molti di aziende tessili indiane. Il nostro è un team inclusivo, di cui fanno parte anche artigiani di remoti villaggi indiani, e diamo una possibilità alle donne vittime dell’acido. Il digitale: per lei è amore o odio? È favoloso, ci aiuta a connetterci in mille modi. Il Metaverso mi affascina, ma mai dimenticare il potere della moda da toccare e da vedere da vicino.

Cosa significa per uno stilista che lavora tra Francia e Italia disegnare per il maggior produttore cinese di pantaloni? Voglio sempre porre la cultura cinese al centro e provare a trovare l’equilibrio con il mio punto di vista. Anche se sono francese mi sono formato in Belgio e ho lavorato molto in Italia, quindi per me abbracciare diverse culture rientra nel bello di essere creativo. Per la collezione SS23, ad esempio, punto su contaminazioni interessanti tra ricami, seta e sportswear outdoor. Come rinnova un capo classico come il pantalone? Non è facile. Devi pensare allo stesso tempo a movimento, comfort ed eleganza. Mi piace lavorare sul punto vita. Questa stagione ho introdotto elementi chiave dei pantaloni tecnici, che si usano nelle escursioni, mantenendo il metodo sartoriale tradizionale, che è tipico di Joeone. Sarà una collezione più sportiva o elegante? Lo sportswear può essere anche molto elegante. I jumpsuit della prossima stagione lo dimostrano.

Family First ha legato il suo successo ai volti noti della scena rap. Cosa cambia ora che dalla strada arriva alla passerella? È una grande opportunità per far conoscere di più il brand. Sono emozionato: vedere sfilare la collezione alla Fashion Week è un sogno che si avvera. E farlo a Milano - mia città natale - mi inorgoglisce ancora di più. Cosa prevede questo debutto? La collezione SS23 di Family First è la fusione tra il saper fare italiano e uno stile che strizza l’occhio al gusto americano. Porteremo avanti la collaborazione con Warner Bros. con proposte ispirate ai cartoon Looney Tunes e Rick and Morty. 150 clienti, tra cui Base Blu e Tessabit: qual è il vostro punto forte commercialmente? Il lavoro maniacale nello sviluppo della collezione, dai tessuti alle grafiche. Puntando sul made in Italy con un prezzo affordable. Che obiettivi avete lei e il ceo Alessandro Zanchi? Continuare a crescere, arrivando nel 2022 a 2,5 milioni, essere presenti nelle fashion week milanesi e comunicare sempre più l’identità legata al nome del brand.

rio delle sfilate fisiche sarà Zegna, con uno show a Trivero all’interno dell'Oasi Zegna, fissato per la sera del 20 giugno. Il 21 giugno, invece, tutta la mattinata sarà dedicata ai contenuti digitali, per poi passare il testimone alle sfilate di Parigi, che iniziano nel pomeriggio. Tra i ritorni a Milano, oltre ai già citati Moschino e Versace, c’è anche Marcelo Burlon County of Milan, che fa coincidere il coming back in calendario con il decimo anniversario del brand, che sarà celebrato oltre che con un fashion show anche con un party. Rentrée pure per Plein Sport e Billionaire. Sfileranno per la prima volta JW Anderson e 44 Label Group, marchio fondato dal dj berlinese Max Kobosil, che vede il coinvolgimento strategico di Claudio Antonioli. Tra le new entry in passerella anche il brand cinese Joeone, che in patria è uno dei più noti produttori di pantaloni per uomo, e Family First, cui si aggiungono Simon Cracker e il designer indiano Dhruv Kapoor. Reduce dal suc82

Ermenegildo Zegna

cesso della sfilata a Castel del Monte, Gucci rientrerà nel calendario uomo con una presentazione lunedì 20 giugno, dopo una lunga assenza. Tornano alla fashion week uomo con una presentazione Corneliani e Pal Zileri, mentre farà il suo debutto a Milano Sease, il brand dei fratelli Franco e Giacomo Loro Piana, che in preceden-

za aveva sempre partecipato a Pitti Uomo. Un programma che promette di richiamare in città 300 giornalisti e 400 buyer, nessuno proveniente dalla Russia. A dimostrazione che il conflitto in corso tra Putin e l'Ucraina ha dirette conseguenze sulle industrie del settore, a cominciare dalla Pmi. E anche se ancora è impossibile quantificare l’impatto economico legato alle sanzioni, le showroom multimarca, che distribuiscono in Russia tutto quello che è possibile esportare, ma non vengono pagate perché - è la denuncia di alcuni imprenditori - le banche non accettano pagamenti dalla Russia. Formalmente l'Unione Europea consente l'esportazione in Russia di beni di lusso con un valore non superiore a 300 euro (prezzo wholesale, non retail). Una soglia che consentirebbe a molti prodotti made in Italy di superare il confine, ma il mercato resta congelato, a causa del blocco attuato dagli istituti di credito di tutte le transazioni con la Russia. 



FOOD & WINE BUSINESS OVERVIEW A CURA DI CARLA MERCURIO

Flash news Dopo il boom del 2020 (+146%), nel 2021 l’e-commerce nella Gdo ha registrato un’ulteriore crescita del 23,5%, portandosi a quota 1,8 miliardi di euro di vendite totali, pari al 2,5% del volume d’affari dell’intero settore Fmcg (fastmoving consumer goods). È ciò che è emerso dal quarto Osservatorio Digital Fmcg di Netcomm, in collaborazione con NielsenIQ, che stima per il 2022 una crescita tra il 10 e il 15%. 

Marc Sondermann Direttore Responsabile

Un cambio di passo Il comparto enogastronomico italiano sta arrivando in sincronia a un duplice appuntamento: quello della digitalizzazione e quello della internazionalizzazione spinta. Il prodotto del Belpaese, contraddistinto da caratteristiche uniche, gode a livello mondiale di un alto tasso di riconoscibilità, ma solo in pochi casi di brand noti. Come spesso accade ai nostri imprenditori, tocca ora recuperare un certo ritardo in più ambiti contemporaneamente. Branding, comunicazione ed e-commerce: si tratta di tre discipline correlate, in cui urge cimentarsi con sapiente maestria, come un direttore d’orchestra, muovendosi con equilibrio e circospezione. Sicuramente, se si azzecca la formula, i benefici sono plurimi e si potenziano a vicenda. Mai come oggi esiste la possibilità di interloquire direttamente e senza filtri con la propria clientela. I partner di sempre, gastronomia e distribuzione organizzata, vanno coinvolti, ma non possono essere la scusante per non evolversi. Il mondo è ancora tutt’altro che saturo e ripiega nel dubbio su un discutibile Italian Sounding. Sono invece proprio queste le onde su cui surfare: laddove c’è domanda, si sa, vi è anche un grande apprezzamento per il prodotto autentico. Bisogna saperlo comunicare, ben inteso, e non dimenticarsi del fatto che una clientela, soprattutto se esigente e facoltosa, va comunque sempre sedotta. Con eccellenze italiane. Ma secondo i canoni locali.

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Si chiama Destination Gusto il food e-commerce nato dalla partnership tra Intesa Sanpaolo (49% delle quote) e Supernova Hub (51%), acceleratore milanese del Gruppo Itlm, big nel mondo dei trasporti. La piattaforma offre prodotti enogastronomici rigorosamente made in Italy in arrivo da tutta la Penisola, ordinabili sia da app, sia dal sito destinationgusto. it. Italmondo, fulcro di Itlm Group, si occuperà di magazzino e picking and packing, mentre Sendabox, scale.up di Supernova Hub, curerà le consegne.

CONSERVE

Mutti gioca al raddoppio e cresce oltrefrontiera

Bertoncello rilancia con il 100% di Reggiana

Nel 2021 il Gruppo Mutti ha registrato un fatturato di 484 milioni di euro, quasi il doppio rispetto ai 260 milioni del 2016, con un ebitda che supera i 48 milioni di euro, dopo i 40,9 del 2020. Il player della lavorazione del pomodoro ha consolidato la posizione nel mercato italiano (con una quota del 34% a valore) e per la prima volta l’export (51%) ha superato il mercato italiano.

Bertoncello, player degli gnocchi da patata fresca e da fiocco in portafoglio al fondo Alcedo IV, ha acquisito il 100% di Reggiana Gourmet, specialista nella pasta fresca e ripiena. Grazie al deal Bertoncello raggiunge un fatturato di oltre 35 milioni di euro e dà vita a un polo destinato a rafforzare il posizionamento delle due realtà, con un portafoglio diversificato di prodotti.

Barilla: tra startup e siti emozionali

specializzata nel delivery di pasta fresca, acquisita nel 2021 con un’operazione da 40 milioni di sterline (foto). All’interno del gruppo da quasi 4 miliardi di euro di ricavi è nata recentemente una unit focalizzata sul sito di e-commerce dedicatoate.it, dove i consumatori possono customizzare i dolci e relativi packaging, partendo dalle loro foto e storie e dando suggerimenti. Secondo le ricerche effettuate dall’azienda, per il 78% degli utenti la personalizzazione è decisiva in ogni parte della customer journey.

Ospiterà palestra, campi sportivi, un asilo, uno spazio polifunzionale, un centro medico e un archivio storico il maxi campus di Esselunga che sorgerà a Limito di Pioltello (Milano), nel quartier generale del gruppo. Il nuovo polo accoglierà un edificio articolato su 9.600 metri quadrati, immerso in un’area verde di circa 10.500 metri quadrati. Porterà la firma dello studio di architettura Sanaa, già artefice del nuovo campus milanese dell’università Bocconi.

PASTA FRESCA

Come coinvolgere il consumatore online partendo dall’esperienza fisica? Gli investimenti di Barilla si focalizzano in particolare sul nuovo Bat (Barilla Acceleration Team), hub con quartier generale a Londra in cui lavora una trentina di esperti, occupandosi di digital marketing, e-commerce, gestione dei contenuti, ottimizzazione del patrimonio dati e scouting di nuovi business. È il caso di Pasta Evangelists, startup londinese

Lavazza fidelizza la community L’omnicanalità al centro delle strategie di Lavazza (2,3 miliardi di giro di affari), con due iniziative in forte crescita. Si tratta dell’app Piacere Lavazza, lanciata nel 2020, e del Delight Plan. La prima è una app fondamentale per acquisire dati e per la customer retention che premia a casa, al bar e anche quando ci si serve a un erogatore in posti pubblici. Accumulando

i cosiddetti “chicchi” le persone si accaparrano gift card, abbonamenti in palestra e altri premi. Particolare successo ha avuto il debutto nel marzo 2021 dell’integrazione con la Lavazza a Modo Mio Voicy Machine, la macchina per caffè dotata di voice assistant Alexa e controllo Smart Home. Collegato all’e-commerce su lavazza. it è il Delight Plan, con vantaggi, sconti e coupon destinati alla community: una fonte di spunti utili per elaborare strategie mirate.


WINE&SPIRITS

Lvmh: vini e alcolici in progress nel Q1

Cresce nel primo quarter del fiscal year 2022 il mondo dei vini e degli alcolici in capo al gruppo Lvmh. La divisione ha raggiunto un giro di affari di 1,6 miliardi di euro, in progress del 2% a periodi comparabili. In particolare il business dello Champagne ha avuto un inizio molto dinamico, con volumi in sensibile crescita sopratto in Europa e Giappone.

BURGER

Amadori scommette sul filone plant based

Dalla carne di pollo a quella vegetale il passo è stato breve per Amadori, con la nuova linea AmaVivi e Gusta. Il gruppo da 1,2 miliardi di euro di fatturato, che copre circa il 30% del mercato di carni avicole in Italia, scommette su tre referenze a base di proteine di pisello e senza soia: Cotolette, Burger e Birbe. Oggi i prodotti a base di proteine vegetali sono scelti da 5,2 milioni di italiani.

Lamberto Vallarino Gancia

DOMORI/PARLA IL CEO

Oltre gli orizzonti del cioccolato Parte del Polo del Gusto, subholding del Gruppo Illy, il player piemontese del cioccolato di eccellenza Domori è in evoluzione: lo testimoniano un fatturato di 26,3 milioni di euro nel 2021, in progress del 40%, e numerose sfide in corso. Ne parla il ceo, Lamberto Vallarino Gancia. Aprirete il primo negozio a Torino: quale il concept? Lo spazio rappresenta un modo per rendere sempre più visibile e forte il nostro legame con il territorio: ci sentiamo portavoce non solo di una grande tradizione, quella del cioccolato piemontese, ma anche di un modo di fare impresa che va raccontato, dalle coltivazioni alle ricette. Non sarà quindi solo un flagship, ma un concept store, ossia una vetrina, e un racconto, di tutto il mondo Domori. Lo spazio accoglierà anche i prodotti

di Prestat, lo storico brand di cioccolato inglese, acquisito da Domori nel 2019, e Gelato Libre, il gelato a base di acqua creato da Gianluca Franzoni. Prevediamo l’apertura verso fine estate/inizio autunno: ottobre sarà un mese speciale per Domori, in cui festeggeremo i 25 anni del marchio. Quali gli obiettivi della nuova sezione Wine&Spirits? Domori vanta una rete vendita di oltre 100 agenti su tutto il territorio nazionale. In questi anni il nostro impegno come distributore è stato determinante per il rafforzamento del marchio, lavorando con aziende complementari con i nostri prodotti e fedeli al segmento top premium che caratterizza il Polo del Gusto. Con la creazione di una divisione dedicata al beverage puntiamo a un’ulteriore fase di sviluppo, riposizionando e ampliando il portafoglio di marchi di eccellenza.

CAFFÈ

SALUMI

Illycaffè si avvicina ai valori pre-pandemia

Gli Usa danno slancio ai numeri di Veroni

HEALTHY DRINK

Eurovo investe sui prodotti hi-protein

Trainato dalla progressiva ripresa dei consumi fuori casa e dai risultati nei canali home, il giro di affari di Illycaffè nel 2021 è cresciuto del 17,4% rispetto al 2020, portandosi a circa 500 milioni di euro e sostanzialmente in linea con il 2019. Migliora la redditività, con l’ebitda a 61,6 milioni di euro, in progress del 16,7% sul 2020, anche se in calo rispetto al 2019 (-11,4%).

Con una progressione del 23,7% nel 2021, il mercato Usa ha contribuito a traghettare il salumificio Veroni di Correggio verso il turnover di 140 milioni di euro, rispetto ai 130 del 2020 e ai 120 del 2019. Cresciuto di un ulteriore 30% nel primo quarter del 2022, il mercato a stelle e strisce è nel mirino dell’azienda, insieme a quello italiano ed europeo.

Avete in costruzione una fabbrica nell’area dove sorgeva lo stabilimento Streglio nel torinese: quando sarà ultimata? L’operazione prevede un investimento di una decina di milioni di euro nei prossimi 24 mesi. L’obiettivo finale è realizzare su un’area di 36mila metri quadri una “cittadella del cioccolato”: un insediamento all’avanguardia per l’automazione sia nella produzione che nella logistica, raggiungendo nuovi standard di efficienza produttiva e sostenibilità ambientale. Come primo obiettivo, puntiamo all’operatività di un’area delle dimensioni di circa 12 mila metri quadrati.Una parte della produzione a marchio Streglio, rilevato da Galup, continuerà a essere mantenuta nel nuovo stabilimento Domori.

Kinder tra i top brand italiani per valore

Lei è stato nominato amministratore delegato di Domori di recente: quale la sua visione sul futuro dell’azienda? È una nomina all’insegna della continuità: faccio parte del cda Domori da anni e ne ho a lungo ricoperto la carica di vicepresidente. Puntiamo a chiudere il 2022 in crescita, come avvenuto nel 2021. Una sfida che portiamo avanti con determinazione, a fronte di un anno caratterizzato da investimenti forti e dall’incertezza degli scenari economici.

Scommette sui prodotti hi-protein Eurovo, il gruppo italiano da 700 milioni di euro specializzato nella produzione di uova e ovoprodotti. Nasce ProUp, bevanda proteica senza latte che si ottiene dalle proteine naturali dell’albume dell’uovo, dedicata a sportivi e amanti dei fitness. Sarà distribuita tramite grande distriuzione e canale vending, soprattutto palestre.

L’universo del food conquista il terzo gradino del podio con Kinder, preceduto da Gucci (primo) ed Enel, nella classifica 2022 dei 30 migliori marchi italiani per valore stilata da Kantar BrandZ. Rispetto al 2021 il brand ha guadagnato una posizione.

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Un tris da bere

 Bitter Fusetti decide

di esplorare nuove frontiere creando il Bitter Fusetti American Edition, primo al mondo a base di Bourbon Whiskey. Una tiratura di 1893 bottiglie numerate, come l’anno di nascita dell’eroico militare italiano Mario Fusetti. Prodotto in Lombardia dalla Farmily Spirits/ Fundegher 1939, mira a sfondare il muro delle 30mila bottiglie nel 2021.

 Brand giovane nato

dalla passione di tre amici di Portofino, il Portofino Dry Gin è realizzato con una miscela di 21 botaniche coltivate sulle colline del borgo ligure e prodotto dall’antica Distilleria Quaglia nel Nord Italia. Nato nel 2018, il marchio è passato dal primo lotto di 3mila bottiglie fino alle 86mila del 2021, con la previsione di toccare quota 160mila

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nel 2022. In vendita in 30 Paesi tramite canale trade/ horeca e online diretto o multibrand.

 Fondata negli anni

Ottanta nell’entroterra di Brindisi, a ridosso del mare Adriatico, da Tommaso Rubino, che per primo intuì le potenzialità vitivinicole del territorio, Tenute Rubino ha ampliato gli orizzonti negli anni e oggi è nelle mani del figlio Luigi, affiancato dalla moglie Romina, che segue marketing e comunicazione. L’azienda esporta le sue etichette in oltre 20 Paesi, da Usa e Canada al Brasile, dal Giappone alla Cina, Hong Kong, Singapore, Filippine e Nuova Zelanda. Ma è l’Europa continentale a comprendere con più decisione il progetto, con Paesi come Svizzera, Germania, Austria, Olanda, Lussemburgo e Belgio, Norvegia, Regno Unito, ma anche Polonia, Estonia, Lituania e Russia. (a.c.) 85


FOOD & WINE E-COMMERCE IL DIGITAL NEL MONDO DEI VINI Scenari e prospettive Piccole cantine e grandi gruppi

Tra shop online e wine-bar il futuro avanza. E c’è tanto da innovare La pandemia ha impresso un notevole cambio di passo nel percorso verso la digitalizzazione nel mondo del vino. Chi si è già organizzato sta raccogliendo buoni risultati, ma in un settore composto in gran parte da piccole e anche minuscole cantine le sfide sono ancora tante. Le parole chiave sono multicanalità, experience, storytelling, fidelizzazione. Con un must: rispettare l’equilibrio con ristorazione e off-trade DI CARLA MERCURIO

Con oltre 50 milioni di ettolitri di vino nel 2021 l’Italia è il primo produttore del settore a livello globale, seguito da Spagna e Francia. Quasi un quinto del vino realizzato nel mondo (circa 250 milioni di ettolitri) proviene dal nostro Paese, secondo i dati dell’Osservatorio sul settore di Unione Italiana Vini. A generare un volume così grande è un universo composto principalmente da una miriade di piccole e anche piccolissime cantine, ma in cui sono in corso significativi cambiamenti, che vedono la nascita di nuovi gruppi e la crescita dei player più noti (realtà come Italian Wine Brands, Cavit, Santa Margherita o Gruppo Lunelli), grazie a investimenti e partnership strategiche, in cui ora entrano in gioco anche nomi della finanza (si veda Clessidra, che nel 2021 ha acquisito il controllo di Botter e Mondodelvino, dando vita a un polo da 419 milioni di euro di fatturato). Anche la Borsa è diventata un’opzione, benché a oggi siano solo due le quotate, ossia Iwb Italian Wine Brands e Masi Agricola. Proprio a causa della sua notevole frammentazione, il settore è oggi ancora in ritardo rispetto ad altri Paesi sul fronte della digital transformation, che richiede grandi investimenti in infrastrutture e risorse umane, nonostante la pandemia abbia contribuito a un significativo 86

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cambio di paradigma. Nel 2021, come evidenzia il Report sul settore del vino realizzato da Cross Border Growth Capital in collaborazione con l’enoteca online vino.com, il valore del mercato enoico italiano è stato di 14,2 miliardi di euro, su un totale globale di 245,6 miliardi di euro. Secondo lo studio, solo il 4% del volume di vino e di tutte le bevande alcoliche viene distribuito tramite canali di e-commerce. Una esigua percentuale, se si paragona con l’11,9% del Regno Unito, il 9,9% della Francia e il 9,8% dei Paesi Bassi. Eppure in sensibile aumento rispetto al 2,2% del 2019: segno di un notevole cambio di passo impresso dai mesi della pandemia. Un’accelerazione cavalcata principalmente dalle enoteche online come Tannico, Vino. com, Bernabei e Callmewine, seguite da Gdo online e Amazon, ma che vede molti produttori ancora indietro. Come spiega Lorenzo Tersi, founder & ceo di Lt Wine

In Italia solo il 4% del volume di vendite di vino e bevande alcoliche è distribuito tramite canali e-commerce & Food Advisory, società di consulenza alle imprese e a tutte le realtà interessate al settore vinicolo, specializzata sul tema delle aggregazioni: «La pandemia ha portato prepotentemente in primo piano la consapevolezza della necessità di innovare in un settore che pensava più onland che online. Chi lo ha fatto, piattaforme plurimarca e produttori, ne ha tratto sicuro giovamento. Oggi ogni realtà,

Francesco Mazzei Ceo Mazzei

dalla più strutturata alle più piccole, si è dotata o si dovrà dotare di un concept di digital store, con pianificazione di investimenti veri per aumentare l’attrattività nei confronti del consumatore e migliorare il bouquet dell’offerta». Certo, ammette, «il mondo delle cantine ha scontato dei ritardi dovuti al fatto che è composto in gran parte da piccole e minuscole realtà, per cui in molti casi è mancato un aspetto di view manageriale e di saper fare. Quindi chi era strutturato per affrontare il cambiamento oggi ne trae i benefici. In generale ci troviamo in una fase di sviluppo e di rincorsa verso un concetto di efficienza, che non potrà prescindere da un significativo cambio di mentalità». «Da una parte - chiarisce Tersi - la sfida è valorizzare il prodotto vino italiano e dargli visibilità in direzione dei mercati globali. Dall’altra i big dovranno scommettere sempre più sui must have, ossia sul top di gamma, per poter essere maggiormente attrattivi, facendo leva sullo storytel-


Vino: i top 15 player del settore 1 Cantine Riunite & Civ di cui Gruppo italiano Vini 2 Italian Wine Brands 3 Botter - Mondodelvino 4 Gruppo Caviro 5 Cavit 6 Palazzo Antinori 7 Gruppo Santa Margherita 8 F.lli Martini 9 Casa Vinicola Zonin 10 Gruppo Mezzacorona 11 La Marca Vini e Spumanti 12 Terre Cevico 13 Gruppo Lunelli 14 Cantina di Soave 15 Marchesi Frescobaldi

Fatturato

di cui export

Bottiglie (milioni)

635,2 431 423,6 419,6 390 271 259 220,4 219,4 198,5 196,5 179 136,6 134 133 131,8

399,4 317 347 377,7 117 202,5 158,4 150,4 175,5 168,7 163,1 155 47 23,5 47,6 82,7

218 78,4 170 170,2 254,3 60 23 25,8 58,5 51 65 87,2 11,6 42 12,4

1. La suggestiva “barricaia” di Mazzei a Fonterutoli, nel cuore del Chianti Classico 2. Un momento della vendemmia in una delle tenute di Santa Margherita

Fatturati in mln di € Fonte: Lt Wine & Food Advisory Lab

Lorenzo Tersi Lt Wine & Food Advisory

«Il mondo delle cantine ha scontato dei ritardi nell’online dovuti al fatto che è composto in gran parte da piccole realtà. Ma la pandemia ha portato in primo piano la consapevolezza di dover innovare» 2

ling per raccontare il prodotto, il territorio e le persone». Emblematici a questo proposito i dati forniti dall’Osservatorio di Unione Italiana Vini, da cui risulta che l’Italia è secondo esportatore al mondo per volumi (21,9 milioni di ettolitri), dopo la Spagna (22,9 milioni di ettolitri) e prima della Francia (14,6 milioni), ma è seconda per valore con circa 7 miliardi di euro, anticipata dalla Francia (11 miliardi di euro) e seguita dalla la Spagna (2,8 miliardi di euro). Purtroppo il cambio di passo implica grandi investimenti e non ci si può improvvisare, chiarisce Beniamino Garofalo, ceo di Santa Margherita, gruppo vinicolo fondato nel 1935 dal conte Gaetano Marzotto e oggi in mano alla terza generazione della famiglia. Una realtà che raggruppa dieci tenute tra Veneto Orientale, Conegliano-Valdobbiadene, Trentino-Alto Adige, Lugana, Franciacorta, Chianti Classico, Maremma, Sicilia e Sardegna: «Per digitalizzare un’azienda occorre investire in infrastrutture e in risorse umane interne, ma il mercato è polverizzato e le aziende fanno

Beniamino Garofalo Ceo Santa Margherita

fatica - afferma Garofalo -. Per cui anche se i vini del Belpaese sono ottimi, spesso non è facile comunicarne il valore in chiave ficcante e in modo più moderno. È necessario sicuramente un supporto per le aziende meno strutturate, anche a livello di istituzioni, che al momento purtroppo non è arrivato». Noi, prosegue, «siamo un’azienda con un fatturato

che supera i 220 milioni di euro, realizzato per oltre il 70% all’estero e con un ebitda del 35%, cosa che ci ha permesso di effettuare importanti investimenti anche in ambito digital». Un impegno, spiega, accelerato dalla pandemia, che ha portato in primo piano la necessità di un rapporto diretto con i consumatori in seguito alla chiusura dei ristoranti, in un mercato in cui c’è stata un’evoluzione multicanale. Si sono aggiunti punti di contatto con il consumatore, rispetto a un mondo in precedenza polarizzato tra ristorazione e off-trend. «Per questo - spiega Garofalo - abbiamo potenziato il reparto digitale inserendo nuove figure, abbiamo rafforzato il nostro Crm e accelerato sul fronte delle competenze nell’e-commerce sui principali marketplace generalisti, mirando a potenziare il nostro storytelling all’interno di queste piattaforme». In parallelo il gruppo ha scommesso sull’experience, spingendo sull’offerta legata all’enoturismo nelle sue diverse cantine: «Una scelta che ci consente di raccogliere dati e di mantenere un contatto con i nostri consuma87


FOOD & WINE E-COMMERCE

1. Il reparto di imbottigliamento in una delle realtà del gruppo Italian Wine Brands 2. L’Amarone Costasera di Masi Agricola, azienda storica che giunge quest’anno al traguardo delle 250 vendemmie

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tori potenziali o attivi». Per quanto riguarda l’e-commerce, Santa Margherita ha sviluppato una sezione Shop sul proprio sito, avvalendosi della Wine Platform ideata dall’enoteca online Tannico, una soluzione chiavi in mano riservata alle cantine per la vendita diretta al consumatore finale, ma sta facendo approfondite analisi sul tema. «Non vogliamo sostituirci agli attori già presenti nei vari canali, ma essere distintivi e offrire esperienze che nei marketplace, nella ristorazione e nella gdo non è possibile vivere - sottolinea Beniamino Garofalo -. Per questo abbiamo pensato a un wine-club che offra servizi esclusivi, come la possibilità di comprare vini speciali, bottiglie personalizzate, ma anche di avere accesso alle esperienze in cantina o sul territorio». Sulla formula del wine-club ha scommesso già nel 2007 Mazzei, che poi nel 2020 ha ampliato gli orizzonti con l’e-commerce. Si tratta di un’azienda con un fatturato di circa 18

Nel 2021 le vendite di vino degli e-commerce dei generalisti (catene retail e Amazon) sono salite del 22% a valore milioni di euro (di cui il 70% con l’export), che si dedica all’attività vitivinicola dal 1435 a Fonterutoli, nel cuore del Chianti Classico, e che nel tempo ha ampliato i propri orizzonti con le tenute di Belguardo nella Maremma Toscana e di Zisola, in Sicilia, dando vita anche a un circuito legato a wine-tour e winetasting, ospitalità, e ristorazione. «Nell’anno della pandemia - racconta il ceo Francesco Mazzei - abbiamo aperto il sito di e-commerce a tutti i consumatori, ma il club esiste ancora oggi e copre il 50% del nostro turnover B2C, che comprende anche i due negozi in cantina in Toscana e l’e-commerce: una fetta di business che vale in totale il 10% del giro di affari. Lo shop online al momento rappresenta una piccola percentuale, visto che siamo partiti di recente, ma 88

Alessandro Mutinelli Ceo Italian Wine Brands

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crescerà sicuramente». «La nostra piattaforma - chiarisce Mazzei - non è solo un canale di vendita, ma anche di comunicazione e di informazione, oltre che un punto di accesso alla community che ci consente di dedurre dati fondamentali. In questo il wine-club è strategico come leva di fidelizzazione del cliente: un sistema sofisticato seguito da un digital specialist, che richiede iniziative di comunicazione differenziata, a seconda del target di appartenenti al club». Ma l’impegno, sottolinea Mazzei, è forte anche al di fuori del club, mirato ad acquisire nuovi clienti «che poi potranno decidere di migrare verso il wine club». «A tal fine - conclude - abbiamo appena siglato un accordo volto a rinnovare il sito e la piattaforma, che prevede un investimento di 100mila euro». Se Mazzei è partito dal club ed è poi approdato al portale di e-commerce, Masi Agricola è arrivata a questo traguardo seguendo un percorso diverso, come racconta Federico Girotto, ceo dell’azienda radicata in Valpolicella Classica, che produce e distribuisce vini di target alto e medio-alto ancorati al territo-

Federico Girotto Ceo Masi Agricola

rio delle Venezie, giunta al traguardo dei 250 anni dalla prima vendemmia. Una realtà con un fatturato di 66,4 milioni di euro nel 2021, in progress del 28,4% sul 2020, realizzato per il 74% in 140 mercati esteri, quotata all’Euronext Growth Milan di Borsa Italiana dal 2015. «Tutto è iniziato nel 2018, quando è sorta l’esigenza di spedire i prodotti acquistati dai turisti che venivano a visitare il nostro circuito di Wine Experience tra i vigneti della Valpolicella, Valdobbiadene, il Lago di Garda, l’Argentina e i wine bar di Cortina, Zurigo e Monaco», racconta l’a.d. dell’azienda, saldamente in mano alla famiglia fondatrice (i tre fratelli Boscaini detengono il 73,5% del capitale, con un 10% in mano alla Red Circle Investments di Renzo Rosso e il 5% a Fondazione Enpaia). «Con la nascita del sito - prosegue Girotto - abbiamo bypassato una serie di formalità burocraticoamministrative legate al delivery e abbiamo potuto profilare il consumatore, raccogliendo dati importantissimi. Un patrimonio di informazioni e un’esperienza che ci hanno portato nel 2021 a un’operazione di restyling, da cui


Alessandra Praudi Bespoke Press Relations - Art Direction: freshmilk.it

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Foto Mattia Mionetto

FOOD & WINE E-COMMERCE

Il Prosecco Superiore di Val d’Oca, realtà di Valdobbiadene già attiva con un e-shop da 12 anni

Marco Baratto E-commerce manager Val d’Oca

è nato il portale enotecamasi.it, un asset della marca che ci consente di distribuire prodotti, comunicare il posizionamento e la specificità della marca e dei vini e di proporre esperienze integrate, che coinvolgono anche altri touchpoint, online come offline, secondo un approccio in chiave di omnicanalità». Un concetto, quest’ultimo, che diventa sempre più importante per i produttori di vini, attenti a far sì che il consumatore si muova tra sito, cantine, pure player e ristoranti trovando sempre lo stesso livello di prodotto e prezzi, aspetto fondamentale per non creare conflittualità che danneggerebbero il marchio. «Oggi enotcamasi.it spedisce in 20 Paesi, che diventeranno presto 22, e ha le potenzialità per espandersi ul-

Con oltre 50 milioni di ettolitri di vino nel 2021 l’Italia è il primo produttore a livello globale teriormente», aggiunge Girotto. «Elemento distintivo - conclude - è il plus di proporre online tutti i prodotti dell’azienda (oltre 50 vini) e di fare attività di education per coltivare la brand awareness». Sull’e-commerce ha scommesso già da molto tempo una realtà antesignana come Val d’Oca, player di riferimento nella produzione di Prosecco Superiore, marchio dei vini prodotti dalla Cantina Produttori di Valdobbiadene, che riunisce 600 soci viticoltori, con un giro di affari di 54 milioni di euro. Come racconta l’e-commerce manager Marco Baratto, «12 anni fa abbiamo creato uno dei primi e-commerce di successo nel mondo del vino, un portale performante anche dal punto di vista delle consegne, previste nell’arco delle 48 ore, e in parallelo abbiamo fatto importanti investimenti industriali e logistici, mentre siamo impegnati a migliorare le nostre performance in termini di sostenibilità ambientale, ma anche sociale ed economica». Oggi l’e-commerce diretto vale circa il 2,5% del giro di affari ed è un asset fondamentale 90

nel piano triennale di Val d’Oca, «che partirà a breve e che ci dovrebbe portare al raddoppio di questa quota», puntualizza Baratto. «Nel 2022 - annuncia - l’azienda compirà 70 anni e vogliamo comunicarne offline, ma soprattutto online, la storia, i valori e le novità, facendo leva su un’immagine più appealing, con importanti investimenti in termini di marketing e advertising. Per questo motivo abbiamo in corso un’operazione di rebranding, da cui nasceranno un nuovo logo e inedite etichette, mentre vogliamo migliorare la comunicazione sui social dando risalto allo storytelling del prodotto, del territorio e delle persone». A proposito di sfide, ne ha affrontate diverse e in pochi anni una realtà come Italian Wine Brands, «il più grande polo vinicolo privato italiano, con 423 milioni di euro di fatturato, realizzato per l’80% oltreconfine - racconta il ceo Alessandro Mutinelli -. Un’azienda che integra al suo interno numerose realtà, ciascuna con marchi propri e con una propria specificità, spaziando dalla produzione

alla vendita diretta ai clienti, dalla grande distribuzione alla ristorazione, secondo il motto Un nostro marchio ovunque per far felici i clienti». Il gruppo è nato nel 2015, approdando direttamente in Borsa con la Spac IpoChallenger promossa da Electa, grazie al consolidamento di due player come Giordano Vini e Provinco e nel tempo è cresciuto con diverse acquisizioni. Tra gli investimenti significativi c’è quello nel canale e-commerce, oggi rappresentato dall’enoteca online di gruppo Svinando, da Giordano, vocato fin dagli inizi alla distribuzione B2C dei propri prodotti tramite spedizioni a domicilio, e da Enoitalia, realtà nota per il Pinot Grigio Voga Italia dalla bottiglia cilindrica, che vende la propria offerta anche in Rete. «Un’attività quest’ultima - rivela Mutinelli - che presto dovrebbe confluire in Svinando in un’ottica di razionalizzazione. «Oggi - racconta l’executive - le nostre vendite dirette (tramite telefono, mailing list cartacee e online) valgono 80 milioni di euro, di cui l’e-commerce rappresenta un totale di 35 milioni». «Negli ultimi dieci anni le vendite dirette si sono spostate gradualmente sempre più sull’e-commerce – chiarisce Mutinelli -. E questo trend è destinato a proseguire». Importante, come si diceva in apertura, è avere la forza economica e le idee chiare per affrontare un percorso di digitalizzazione. Lo spiega bene anche l’executive. «Aprire un e-shop - dice - non è difficile, ma le domande da porsi prima di iniziare sono: “Quanto mi costerà attirare un cliente sul sito e portarlo alla conversione?”. “Quante volte ricomprerà in futuro?”. “Qual è il lifetime value del consumatore?». Ancora più complesso è il discorso legato ai mercati stranieri: «Noi operiamo in tutti i Paesi europei, dove consegniamo direttamente al consumatore finale. Ma occorre strutturarsi per gestire una complessa catena logistica, amministrativa e fiscale, e sapersi destreggiare sul fronte dei pagamenti. Non è certo una cosa banale». 

OSSERVATORIO NOMISMA WINE MONITOR-VINO.COM

La Generazione X al top negli acquisti online di vino. Avanzano donne e Millennials

Il 46% dello shopping di vino online italiano fa riferimento alla Generazione X, ossia i nati tra il 1965 e il 1979. Seguono i Baby Boomers (1946-1964) per il 30% e i Millennials (1980 -1995) con un 23%. Crescono gli acquisti da parte delle donne. Lo rivela l’Osservatorio sull’e-commerce del vino frutto della partnership tra Nomisma Wine Monitor e Vino. com. Il sondaggio, realizzato su oltre 100mila acquirenti di vino online in Italia per fascia di età nell’ultimo triennio, mette in luce che i giovanissimi (Generazione Z) pesano appena l’1,1%, ma valevano lo 0,6% nel 2019. Il trend è in aumento anche tra i Millennials, passati dal 19,9% al 22,8% nel 2021. Secondo lo studio le bollicine sono una tipologia trasversale, dal momento che le incidenze sono più o meno analoghe sul totale degli acquisti per fascia generazionale (tra il 26% dei Baby Boomers e il 32% della Gen Z). I rossi rappresentano il 45% delle bottiglie acquistate dai Millennials contro il 41% dei Baby Boomers, i bianchi sono più gettonati dagli over 55. Dopo il boom del 2020, nel 2021 le vendite di vino degli e-commerce dei generalisti (catene retail e Amazon) hanno continuato a salire (+22% a valore), rispetto a una media del business offline della distribuzione moderna del 5%.



FOOD & WINE PURE PLAYER

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I PLAYER ITALIANI Al cetnro di investimenti Guardando ai mercati stranieri

Enoteche online: dopo l’exploit della pandemia si punta a crescere ancora Le piattaforme affilano le armi per continuare a cavalcare le mutate abitudini dei consumatori. È il momento di puntare sull’internazionalizzazione, facendo leva su strategie mirate e portali sempre più evoluti e performanti. Un percorso che richiede grandi sfide, in cui entrano in gioco importanti investitori DI CARLA MERCURIO

Hanno cavalcato la “sete” di vino dei conpunto di vista l’ingresso nel capitale di sumatori blindati in casa dalla pandemia, Tannico della joint-venture Camparicrescendo a ritmi esponenziali. E ora fanno Hennessy e l’entrata di Callmewine tesoro delle esperienze acquisite per continell’orbita del gruppo Itamobiliare, che nuare a evolvere. Parliamo delle enoteche ne ha rilevato il 60% con un investimento online italiane, che vedono tra i top player da 13 milioni di euro. O, ancora, l’acquisinomi come Tannico Group, Vino.com, zione del controllo di Xtrawine da parte di Bernabei, Callmewine e Xtrawine. DaMade in Italy Fund, il fondo di private vanti a loro si apre una strada in cui la paroequity gestito da Quadrivio&Pambianco. la internazionalizzazione diventa La partita è aperta e la posta in sempre più un must, e in cui il sergioco è alta. Occorrono idee chiare vizio si fa più veloce e l’offerta mie strategie mirate. Lo sa bene Tanrata, grazie all’ascolto attento dei nico, che in questo momento è imconsumatori. Un universo che ha pegnato con la sfida dell’internafatto della parola experience il suo zionalizzazione, grazie anche alla riferimento e del concetto di mulrecente acquisizione di Valap, una ticanalità una chance imprescindidelle piattaforme di punta in Francia bile, valicando i territori del B2C Marco Magnocavallo nel settore dei vini e dei liquori di per instaurare rapporti sempre più Ceo e co-founder pregio. Un’operazione che ha dato proficui con il mondo delle canti- Tannico vita a un gruppo in grado di gestire ne da un lato e dell’horeca (hotellenel 2021 più di 600mila ordini e rie, restaurant, cafè) dall’altro. Sfide audaci, consegnare 4,5 milioni di bottiglie a livello che richiedono gli investimenti e il know-how internazionale, con un fatturato di oltre 76 che le liaison con grandi gruppi possono facimilioni di euro, in progress del 105% sull’anlitare e accelerare. Emblematici da questo no precedente. «L’acquisizione di Valap è un 92

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primo passo verso una forte accelerazione della crescita del Gruppo non solo in Italia, ma anche all’estero - spiega il ceo e cofounder Marco Magnocavallo -. In questa prima fase stiamo definendo i nuovi piani di espansione all’estero sia per il marchio Tannico e sia per Valap, che nei prossimi mesi inizierà a operare anche in Svizzera, Italia e Belgio. Attualmente spediamo in 23 Paesi in Europa, dopo la recente apertura delle attività nell’area scandinava, con una quota export di oltre il 50% sul giro di affari». L’assorti-

Tra le scommesse delle piattaforme c’è l’internazionalizzazione: una sfida che comporta grandi investimenti mento di Tannico è composto da oltre 15mila referenze in arrivo da 2.500 cantine, con servizio di consegna in oltre 20 Paesi e in giornata a Milano. Tra le peculiarità di Tannico, sottolinea Magnocavallo, c’è il fatto di non essere una semplice enoteca online, ma un ecosistema di soluzioni e piattaforme legate al settore, che vanno dalla vendita B2C a quella B2B con il servizio Tannico.biz, dedicato al mondo dell’horeca, che vale il 10% sul turnover. Nell’ecosistema di questo player si inseri-


Le top 5 enoteche online

2021

2020

Var.%

Tannico *

76 mln€

37 mln€

+ 105%

2 Vino.com

43 mln€

30 mln€

+ 45%

3 Bernabei

37 mln€

26 mln€

+ 42%

4 Callmewine

17 mln€

12,7 mln€

+ 40%

13,6 mln€

10 mln€

+ 26%

1

5 Xtrawine

* Il dato di Tannico aggrega anche i risultati 2021 di Valap Fonte: Lt Wine & Food Advisory Lab

1. Il momento dell’ordine: sul tablet appare l’e-shop di Vino.com 2. I vini di Bernabei vengono consegnati in 30 minuti a temperatura ideale su Roma, Milano, Bologna e Torino 3. Un frame tratto da uno spot di Callmewine 4. Il Tannico Wine Bar a Milano: uno dei touchpoint nell’ecosistema di soluzioni e piattaforme del player dell’e-commerce

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scono anche un wine-bar fisico a denaro. «Un progetto dalle grandi giunge. Per Callmewine (un giro di affari di Milano e un corner all’interno di potenzialità, ancora in fase iniziale», 17 milioni di euro nel 2021, in progress del Mercato Centrale sempre a Miconclude Nardi Dei. Come si dice40%) è il momento di cominciare a raccolano, così come la Flying School va in apertura, per le enoteche onligliere i frutti dell’ingresso di Italmobiliare, che organizza corsi e degustazioni ne aprire a investitori esterni può avvenuto a fine 2020. Il nuovo assetto, spiefisici e online. Last but not least rappresentare una chance imporga il presidente e founder Paolo Zanetti, c’è la Wine Platform, che offre alle tante. Un’opzione nel mirino di «ci sta permettendo di fare investimenti a cantine la chance di vendere via eBernabei (37 milioni di euro di fatlivello di team e di marketing che stanno Andrea Nardi Dei commerce tramite un e-shop, affiturato nel 2021, in progress del portando una riconoscibilità sempre magCeo e co-founder dandosi a Tannico per tecnologia, 42% sul 2020), «che sta valutando giore della piattaforma. Un altro focus, che Vino.com spedizioni, logistica, pagamenti e l’ingresso di soci esterni, per poter risiede nel dna del gruppo di cui siamo parcustomer care. Anche per vino.com, 43 miliomettere a terra un piano industriale volto ad te, è l’attenzione alla sostenibilità, con un ni di fatturato nel 2021 (+45%), è il momenaffermarsi come player di riferimento non forte impegno volto a migliorare il nostro to di spingere l’acceleratore sull’estero: «Nel solo in Italia», spiega il digital marimpatto ambientale ma anche 2020 abbiamo iniziato a operare direttamenketing & communication manager sociale». La sfida, chiarisce Zate in Belgio, Germania e Olanda e oggi siaRiccardo Paciaroni. Anche per netti, «è garantire un servizio e mo presenti anche in Austria, Danimarca, questa piattaforma la parola interuna selezione in continuo miglioFinlandia, Francia, Principato di Monaco e nazionalizzazione è in primo piaramento, per offrire ai nostri Svezia, mentre nei prossimi mesi apriremo no: «Al momento - racconta - opeclienti i migliori vini e distillati e Gran Bretagna, Spagna e Svizzera - racconta riamo in Uk, Francia, Germania, aiutarli a scoprire prodotti diverAndrea Nardi Dei, ceo e co-founder della Spagna, Austria e Paesi Bassi, nosi, dai vini naturali a quelli più piattaforma, che attualmente realizza all’estenostante il nostro core business sia Riccardo Paciaroni rari». Articoli che vengono racro il 25% del giro di affari -. Attualmente la l’Italia. Ma studiamo quotidiana- Digital marketing contati dai nostri sommelier con & communication manager Germania è il nostro secondo mercato, con mente i mercati esteri, pronti a contenuti originali». Anche CalBernabei una quota del 15% sul turnover, ma valeva cogliere eventuali opportunità». lmewine spinge l’acceleratore sul solo il 5% nel 2020». «L’obiettivo - chiarisce Bernabei offre la consegna dei suoi vini in 30 B2B: «Abbiamo recentemente lanciato un - è fare di vino.com un player presente in tutminuti a temperatura ideale su Roma, Milasito nuovo, pensato per il mondo horeca, in ti i mercati europei e non solo. no, Bologna e Torino, e in 48 ore cui ci proponiamo come opzione di ampliaUna sfida molto impegnativa, pernel resto d’Italia. Tra i punti di formento dei cataloghi di bar e ristoranti, con ché operiamo direttamente, inteza c’è l’experience, grazie a una grando le dogane e assolvendo sezione del sito legata all’enoturitutte le accise. Passaggi che richiesmo, attraverso la quale i clienti Non solo B2C: le enoteche online dono tempo e conoscenza appropossono ottenere gratuitamente intensificano il dialogo con il mondo fondita di tutte le regolamentaziovisite con degustazione, pranzi, della ristorazione ni adottate da ciascun Paese in cene e soggiorni presso oltre 150 materia di wine&spirits e che sono Paolo Zanetti tra le migliori cantine. «Stiamo laintegrate direttamente nella nostra Presidente e founder vorando molto sulla tecnologia, in Callmewine piattaforma». Altri temi sensibili particolare sull’app, ormai scariflessibilità negli ordini e consegne rapide, e sono la logistica, centralizzata nel magazzino cata da oltre 100mila utenti e disponibile sui con preziosi consigli sugli abbinamenti con alle porte di Milano, con consegne in 48-72 sistemi IoS e Android, dove a breve prevei menù. Callmewine ha da sempre avuto ore a seconda della destinazione da un cataloderemo nuove release che consentiranno al clienti nel mondo B2B, ma con queste novigo di oltre 7.500 etichette di più di 2mila procliente di usufruire di strumenti sempre più tà vogliamo raggiungere una clientela magduttori, e il customer care, garantito da un veloci e funzionali», racconta il manager. In giore». Strategico è anche è il rapporto con gruppo di sommelier che risponde dall’Italia parallelo l’assortimento si affina: «Attraverso le cantine: «Per noi - conclude Zanetti - è per tutta l’Europa nella lingua del cliente. Anflussi di vendite, analisi di mercato, servizi di importante non svalutare il valore delle botche vino.com guarda al mondo dell’horeca, web analytics e customer survey riusciamo a tiglie, perché un rapporto di lungo periodo con cui dialoga «nell’ottica di soddisfare l’esicomprendere le esigenze dei clienti per poter è più importante di qualche vendita opporgenza di non immobilizzare ingenti somme di proporre la migliore selezione possibile», agtunistica nel breve».  93


SORONA® for

IL PREFERRED MILL NETWORK DI SORONA®: UNA RETE GLOBALE E UNICA DI TESSUTI SOSTENIBILI Dopo aver introdotto con successo due anni fa la Common Thread Fabric Certification, la fibra ad alta performance, composta per il 37% da materiali derivanti dalle piante, fa un passo avanti con il Preferred Mill Network, che conta già oltre 350 impianti tessili certificati per trasparenza e performance in tutto il mondo

Composta per il 37% da materiali derivanti dalle piante, Sorona® by DuPont è una fibra ad alta performance, scelta dai più noti brand sostenibili di moda al mondo: più di 43,7 milioni di vestiti sono realizzati con un tessuto certificato a base di Sorona®. Dopo aver implementato con successo il programma Common Thread Fabric Certification, Sorona® ribadisce il proprio impegno nella difesa dell’ambiente attraverso il Preferred Mill Network, che conta già oltre 350 impianti certificati in tutto il pianeta, accomunati dalla trasparenza nella supply chain e dalla realizzazione di tessuti dalle elevate performance sostenibili. «Per anni abbiamo assistito a una crescita della domanda di tracciabilità e trasparenza nella catena del valore - spiega Alexa Raan, Global Brand & Communications Leader di Sorona® -. È per

questo che due anni fa abbiamo lanciato la Common Thread Fabric Certification e ora aggiungiamo un tassello con il Preferred Mill Network». La Common Thread Fabric Certification attesta che un tessuto contiene una minima percentuale di Sorona® e presenta, oltre ai plus relativi alla sostenibilità, un alto livello di comfort ed elasticità, traspirabilità, morbidezza, stabilità dimensionale e del colore, resistenza ai raggi UV e al calore, ripresa della forma e durevolezza, parametri testati con rigorosi test scientifici. Solo ottenuta questa certificazione gli impianti possono entrare a far parte del Preferred Mill Network, un catalogo globale che presenta l’intera collezione dei tessuti sostenibili Agile, Aura, Luxe, Profile e Revive di Sorona®. Il network è disponibile per qualsiasi marchio di abbigliamento alla ricerca di campioni e for-

www.sorona.com

niture di tessuti. «Questi tessuti fatti responsabilmente devono dimostrarsi affidabili e, al tempo stesso, accessibili su larga scala sottolinea Raab - in modo da soddisfare, o superare, le aspettative se confrontati con le alternative tradizionali». La produzione di Sorona® utilizza meno energia ed emissioni di gas serra rispetto a quella di nylon 6 e nylon 6.6. «Il processo di fermentazione derivante dal granturco, alla base del bio-propanediolo (Bio-PDO) - precisa Samit Chevli, Product & Global Application Development Principle Investigator di Sorona® - è lo stesso da cui si ottiene la birra! L’iter dalla raccolta alla produzione di Sorona® avviene negli Stati Uniti». «Ci auguriamo - conclude Alexa Raab - che i programmi che abbiamo introdotto continuino a rendere le scelte legate alla moda sostenibile più facili e diffuse».


HEADING BACK

BIRKENSTOCK X ADERERROR

La moda maschile contemporanea estende i propri orizzonti temporali e fisici, proponendo un approccio visivo e dinamico coinvolgente dove esotico si mescola con urbano, selvatico con magico, aprendo infinite possibilità a un nuovo lifestyle da viaggio. DI ALBERTO CORRADO

DIGEL

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WHITE LIES

Una verità che la moda rende ancora più effettiva, quando parte dal colore assoluto dell’estate: il bianco. Fresco e perfetto per combattere il caldo e facile da abbinare ad accessori colorati e alla pelle abbronzata.

FAMILY FIRST

ESTATE SICILIANA

Il mondo americano dello streetwear e la sartorialità italiana fatta di tessuti fluidi e colori accesi si incontrano in questa collezione total look dai tessuti leggeri.

LBM 1911

MANIFESTO DINAMICO

Comfort e versatilità contraddistinguono capi che salvaguardano e tramandano la sacralità del viaggio, racchiudendo in sé l’armonia e i contrasti che animano i colori e le atmosfere del Giappone. Tessuti selezionati e colori intrisi di tranquillità sono perfetti per spostarsi da una città all'altra, come se si dovesse spostarsi da Tokyo a Osaka.

CRUCIANI

UN VELO DI COTONE

L'azienda umbra sperimenta nei suoi laboratori nuovi tipi di texture, come il cotone Zero. Una combinazione fra il più puro cotone egiziano e filati compatti di ultimissima generazione, per creare un soffice blazer doppiopetto destrutturato in cotone peso piuma.

IL BISONTE

PELLAME ANTICO

L’azienda torna alle origini con la linea Oriuolo, dedicata alla strada dei maestri artigiani nel centro di Firenze, che si unirono in una corporazione per salvaguardare la concia vegetale.

CARLO PIGNATELLI LARDINI

GIAMPAOLO

AUDACIA PROGETTUALE

COTONE ORGANICO

Un'eleganza moderna, espressa da mondi diversi: Attitude, d'impronta Club; Monotone, trasmissione esteriore di segni interiori come cuciture e imbastiture; e Terzini, una capsule che scompone fiore, simbolo del brand, per trasmettere un messaggio identitario poliedrico. 96

Marchio pugliese di camicie sartoriali da uomo fondato nel 1988 da Stefano Giampaolo: grazie a tessuti di alta qualità, ecosostenibili e derivanti da processi produttivi dal ridotto impatto ambientale il brand ha raccolto il consenso della clientela dal cuore ecofriendly.

SARTORIALITÀ SOSTENIBILE Nuovo percorso stilistico per la maison, che punta su un'immagine rinnovata. Il rispetto per l’ambiente si traduce in collezioni con tessuti sostenibili e in azioni e progetti per ridurre l’impatto ambientale, sensibilizzando i clienti. Uno dei capi clou è lo smoking doppiopetto che diventa texurizzato, mentre i revers sono in raso e i bottoni in argento.


DOING WELL BY DOING GOOD


COLLEGE ATTIRE

La celebrazione delle uniformi, simboli culturali di grande impatto multi-generazionale, che hanno colorato la vita di ognuno di noi e che ora si scoprono attuali, grazie a materiali naturali e sostenibili. DORIA 1905

RE-FRESH

Sensibile alla sostenibilità, il brand intraprende un iter virtuoso di recupero delle rimanenze di produzione delle collezioni e scelta delle materie prime - talvolta di provenienza esclusiva dal luogo d’origine di uno specifico prodotto - creando una microlinea dedicata ai momenti di svago.

BROOKSFIELD

VINTAGE RITROVATO

Il marchio torinese, nelle mani dei Fratelli Fila dal 2013, esprime nei capi della nuova collezione la voglia di eleganza vintage che si trasforma in seduzione, complice una grande cura dei dettagli, come la coulisse all'orlo del pantalone sartoriale moderno.

ROBE DI KAPPA

ANNI ‘90

Il brand di proprietà di BasicNet si ispira al gusto preppy, nato nei college del New England e oggi chiamato “varsity”. Felpe, polo e maglioncini dal taglio pulito si avvalgono di speciali lavorazioni a punto Aran o nido d’ape. PAL ZILERI

TOCCO DI CLASSE

La polo nasce come divisa dei giocatori dell'omonimo sport argentino, che la indossavano con il colletto rialzato, per diventare un capo "à porter", come in questa versione in cotone/seta, con scollo a V e finiture a contrasto.

PANCHIC

COMFORT CREATIVO PAUL&SHARK

CIRCOLARITÀ CONTEMPORANEA

Una giacca one of a kind, in tessuto Typhoon Save The Sea, anti-acqua e antivento. Il brand è maestro nel dare nuova vita ai materiali e, in generale, nella ricerca in quest'ambito. 98

Cresce sempre più il brand fondato da Leonardo Dal Bello, distribuito attraverso un proprio e-commerce e in 10 Paesi tramite una rete capillare di 800 rivenditori. Un successo che deriva dal rapporto qualità-prezzo del prodotto, con un entry price di circa 150 euro e un listino medio di 180 euro. Tra i mercati principali spiccano Russia, Germania, Francia e Austria.

LA MARTINA

ISPIRAZIONE BRITISH

Il marchio argentino armonizza l’estetica legata allo sport reale del polo con uno stile più street, fatto di fit rilassati e colorazioni fresche. Le strategie puntano alla conquista di nuovi territori di mercato e all'omnicanalità.


COVESTRO for

COLOR & DESIGN CENTER: L’ATELIER DEL COLORE COVESTRO PER UNA FILIERA SOSTENIBILE La multinazionale leader nel settore dei polimeri high tech è in prima linea nell’impegno per l’ambiente: i suoi centri di ricerca sul colore tra cui quello di Filago (Bergamo), un fiore all’occhiello - lavorano a stretto contatto con designer e progettisti per creare prodotti ad alto valore aggiunto in termini di immagine, performance e impegno green

Per realizzare un prodotto finito sostenibile è fondamentale che ogni singolo componente sia stato prodotto con la stessa attenzione a un tema di grandissima attualità. Una sneaker o un accessorio con elementi in materiale termoplastico può essere sostenibile se questi materiali forniscono a monte le adeguate garanzie di design, performance e sostenibilità. Covestro, multinazionale leader nel settore dei polimeri high tech, è ai primi posti a livello mondiale nel suo ambito di riferimento per quanto riguarda l’attenzione concreta alla sostenibilità e punta alla neutralità climatica, con l’ambizioso obiettivo di zero emissioni nette entro il 2035. La visione di Covestro è chiara: diventare un’azienda completamente circolare, adeguando di conseguenza l’intera produzione, il portafoglio prodotti e tutte le sue attività. Covestro ha creato, ad esempio, il primo policarbonato al mondo a impatto neutro sul clima, realizzato con

materie prime provenienti da rifiuti organici e materiali residui mass balanced e anche da fonti rinnovabili. Il policarbonato è uno dei materiali termoplastici utilizzati nella filiera sports&leisure e accessories: con il suo impegno Covestro permette di contribuire alla creazione di un prodotto finito dall’alto valore aggiunto in termini di sostenibilità. Per mettere a disposizione di designer e progettisti questo know how, Covestro apre le porte dei suoi Color & Design Center distribuiti in tutto il mondo, centri di ricerca sul colore che si occupano di creare soluzioni su misura applicate alla vasta gamma di prodotti a base policarbonato di Covestro. In Italia il Color & Design Center, laboratorio di ricerca avanzata e fiore all’occhiello dello stabilimento Covestro, è operativo dal 2002 a Filago (Bergamo) e lavora a stretto contatto con progettisti e designer di tutto il mondo, con un approccio a 360 gradi che coinvolge la messa a punto del colore, la se-

www.covestro.it

lezione del materiale e l’identificazione della finitura ideale per generare l’esperienza che l’utente finale cerca. L’approccio CMF design (colore, materiale, finiture) permette di creare combinazioni uniche, personalizzate e capaci di identificare in modo univoco il prodotto, guidando la percezione sensoriale e stimolando la relazione con l’oggetto nella direzione desiderata dal brand. Grazie alla ricerca Covestro e alla sua visione innovativa sul design di prodotto, l’azienda è in grado di accompagnare i partner nella creazione di prodotti ad altissimo valore aggiunto in termini di immagine, performance e sostenibilità.


ZADDY MANIA

Tra le celebrità la parola "zaddy" è di gran moda, ma a essere corretti è il titolo di una canzone firmata già nel 2016 da Ty Dolla $ign: il termine indica una tipologia di uomo che, indipendentemente dall’età, sa essere attraente e alla moda con un completo formale.

TAGLIATORE

ECCELLENZA E FUTURO

BARBUTI

MADE IN NAPOLI

Il capo che meglio rappresenta lo stile italiano è l’abito doppiopetto, che abbina la sartorialità partenopea con forme e tagli contemporanei, grazie anche all’utilizzo di nuove tecnologie e a materiali come Power Stretch Dynamic.

L’eccellenza della manifattura caratterizza il brand pugliese, che sta puntando sullo sviluppo digital e sul retail partendo da Milano, città dove si trova la showroom House of Tagliatore. Per la SS23 viene riproposto il fit sciancrato di giacche doppio e monopetto, sfoderate e destrutturate, in seta-lino-cotone, lino-lana o lana stretch.

MARTINO ZELO

BESPOKE RIVISITATO

Sabatino Savarese, direttore creativo del brand nato nel 2005, si fa conferma per il suo stile sartoriale. Una visione che è volta a celebrare quella eleganza senza tempo, quando negli anni’50 il Nonno Ciro, nella sua bottega sartoriale in via Calabritto 21, creava capi tra ago e filo per uomini che non desideravano passare inosservati.

TOLLEGNO 1900

FILATI ICONICI

Il brand afferma la propria identità, sviluppando per la FW 23/24 due collezioni che danno valore alla lana: "Collection Book" (19 filati di lana) e "Collection Stitches" (165 nuance essenziali).

XACUS

GUCCI

COSMOGONIE SARTORIALI

Codici misteriosi serbano accenni a un tempo passato lentamente a cucire con ago e filo, dentro una bottega, giustapponendo pezzi di tessuto per adornare il corpo. La collezione è un racconto di quanto il lavoro manuale sia un insieme di costellazioni di gesti e suggestioni. 100

AMEDEO TESTONI

VALORI HANDMADE

Il brand riparte dagli archivi con Torino Anticata: una derby leggera e flessibile con una nuova punta squadrata di tendenza, in morbido vitello délavé, rifinita a mano.

TRADIZIONE E CONTEMPORANEITÀ

Per la prossima stagione calda il marchio racconta una storia di qualità e di innovazione attraverso tessuti performanti, per celebrare l’equilibrio tra passato e futuro, senza rinunciare a un'eleganza di impronta classica.



DUNE SURVIVAL La reinterpretazione dei capi da viaggio nasce dalla rilettura dell'eleganza Sci-Fi , con capi adatti a chi vuole rinnovare il guardarobanei dettagli e volumi, mantenendo però intatte funzionalità, leggerezza e vestibilità, per prestazioni di livello elevato.

FILIPPO DE LAURENTIIS

CONTAMINAZIONI DI PUNTI

BIKKEMBERGS

CITY LIFE

Un contributo emozionale alla maglieria, dove ogni punto ha il proprio segno distintivo in un racconto di linee pulite e colori neutri, per una creatività rilassata che si concretizza in polo, maglie bowling e T-shirt in filati sottili.

Lo stile inconfondibile di questo brand, conosciuto per aver sviluppato dal 1986 l'unione tra la sensualità della moda e la forza dello sport, si conferma anche questa stagione come un invito alla libertà, anche in città.

DSQUARED2

DARK GOTH

La collezione Resort 2023 è un perfetto mashup tra le notti selvagge trascorse tra party e albe sulle onde del mare e le attività all’aria aperta di giorno, indossando pezzi interscambiabili oversize che vantano dettagli femminili, per condividere tutto con la donna.

BIAGINI

STORIA DI FAMIGLIA

L’anima del brand sono le persone: il fondatore Alberto Amidei, tuttora in attività insieme alla moglie Enza e i tre figli Elisa, Valentina e Luca, protagonisti di una storia tipicamente italiana.

OUTHERE MYTHS DESIGN CAPSULE

DNA MULTIFUNZIONALE

PUREZZA FORMALE

La collezione prosegue nel solco dell'innovazione e della fusione tra differenti discipline progettuali attraverso la creazione di una nuova Design Capsule, firmata dal duo Spalvieri & Del Ciotto e rigorosamente in edizione limitata di soli 549 pantaloni. Capi che vengono numerati a mano all’interno della tasca posteriore destra, cucita esternamente. 102

BERWICH

DESIGN DI CLASSE

Il direttore Massimo Gianfrate rivisita i tessuti d’archivio dell'azienda con proposte funzionali, strizzando l'occhio al luxury sartoriale nel ritorno al risvolto di 5 cm. e nelle pattine sul retro del pantalone.

La linea guida di questo brand è creare una experience d’acquisto che parte dal prodotto, supportando i clienti wholesale di fascia premium nella vendita grazie all'instancabile sperimentazione sui materiali, anche a base di nylon spandex 4 way stretch come in questo insieme. Un outfit che consente una rapida asciugatura e un'estrema elasticità, da utilizzare sia nel tempo libero sia nello sport.


21 – 24. 6. 2022 Frankfurt am Main

NEW CLOTHING. texprocess.com

Un concentrato di ispirazione per l’industria della lavorazione tessile di domani: sperimenta in prima persona l’hotspot delle tecnologie innovative per l’industria dell’abbigliamento e della lavorazione tessile in un evento fieristico ibrido. L’offerta supplementare di servizi digitali ti consentirà di beneficiare al meglio di entrambi i mondi: l’incontro personale in fiera più il networking virtuale con gli espositori e la community internazionale grazie al matchmaking prima, durante e dopo i giorni della fiera. visitatori@italy.messefrankfurt.com, Tel. +39 02 8 80 77 81

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Your Space. More Progress.

DU: 22.04.2022

Italien

TECHNOLOGY. EFFICIENCY. PROGRESS.


PE 2023 18-20 Settembre, 2022 Fiera Milano RHO, Italy

Scopri questa storia su themicam.com info@themicam.com tel. +39 02 438291


NO SEASON

DIOR MEN

Il menswear esce dai suoi soliti schemi per incontrare un gusto individuale, mixando tradizione e sperimentazione pura, per intercettare le nuove urgenze espressive che puntano sui valori di eco-sostenibilità e contaminazione culturale. DI ALBERTO CORRADO

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T

1

6

4

he lost CHILD 7

2

8

1 TRAMAROSSA 2 VITALE BARBERIS CANONICO 3 CYCLE JEANS 4 LATORRE 5 STILNOLOGY 6 L'EGOISTE 3

5

7 RE-HASH 8 ROY ROGER'S

P

unto di partenza è l’alchimia che nasce dalle immagini ribelli di corpi longilinei che esprimono alla perfezione la sintesi tra classicismo e sovversione, dove used denim e capi comodi spiccano come emblemi di un’idea di mascolinità che trascende ogni genere.

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O

5

3 1

ff DUTY 6 1 L'IMPERMEABILE 2 ITOH 3 PEOPLE OF SHIBUYA 4 HERNO 5 LION OF PORCHES 6 DISTRETTO 7 LORENZONI

4

2

7

rilassato, capace di fondere la sartoria formale un tocco sportivo, che va dalle mille sfaccettature e U nomillestilecolori dello stile marinière alle caratteristiche active e high performance dei tessuti, fatti di mescole di fibre naturali, ma anche solo di cotone o di lino.

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F

resh VIBE

4

1

5

1 A.LEYVA 2 BARACUTA 3 NOBIS 4 SAVE THE DUCK 5 DUNO 6 GCDS X WOLFORD

2

7 U.S. POLO

3

6

7

L

ibertà e comfort diventano mantra da tradurre in design su capi innovativi e dall’anima tecnologica: dagli outfit multitasking in fibre speciali, che danno vita a materiali ultra traspiranti per un dinamismo quotidiano, agli accessori eco-friendly di nuova concezione.

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21 – 24. 6. 2022 Frankfurt am Main

Textile Solutions for

Future Clothing

Scopri gli ultimi sviluppi e le soluzioni orientate al futuro per l’industria dell’abbigliamento e delle calzature. Espositori provenienti da tutto il mondo ti presenteranno visioni, tendenze e innovazioni in un evento fieristico ibrido. L’offerta supplementare di servizi digitali ti consentirà di beneficiare al meglio di entrambi i mondi: l’incontro personale in fiera più il networking virtuale con gli espositori e la community internazionale grazie al matchmaking prima, durante e dopo i giorni della fiera. techtextil.com visitatori@italy.messefrankfurt.com, Tel. +39 02 8 80 77 81

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DU: 22.04.2022

Italien

PERFORMANCE. FUNCTION. FUTURE.


L '

5

3

1

1 MARDA 2 BRUNOS 3 AVANT TOI 4 TOLLEGNO 1900 5 IMPULSO PORTO 6 RH + FLOATING 7 ANT45

2

6

amour fou

4

7

la soglia della città per lasciare il paesaggio urbano ed entrare nella dimensione parallela del V arcare viaggiatore collezionista, dove il corpo viene sfiorato appena da tessuti leggeri in dialogo con i colori accesi di terre lontane, mostrando tracce di viaggi e vacanze da poco finite.

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UNITED IN BERLIN

ALL TOGETHER IN ONE LOCATION

07 - 09 JULY 2022

GET YOUR TICKET NOW


Un'avventura nel retail che continuerà con Ovs: com'è nata questa liaison? Sin dall'inizio siamo stati corteggiati da molte catene, ma abbiamo sempre declinato. Con Ovs, invece, siamo entrati subito in sintonia, tanto che abbiamo appena aperto il primo shop-in-shop a Napoli. Poi proseguiremo con opening a Parma e Messina.

INTERVISTA Clio Zammatteo Co-founder ClioMakeUp

«Mia nonna me lo diceva sempre: sii te stessa. È così che ho sbancato sul web» Una community di 10 milioni di persone, un fatturato che ha superato i 10 milioni di euro, un'immagine autentica e inclusiva che ha valicato i confini della Rete: a tu per tu con la youtuber, imprenditrice e regina del make-up Clio Zammatteo DI ANGELA TOVAZZI

Tutto è iniziato nel 2008. Com’è arrivata l’idea del primo tutorial? Nel 2007 a New York, dove mi ero iscritta a un corso di make-up. In attesa dell'inizio delle lezioni, mi preparo facendo ricerca sul web, dove scopro il mondo dei tutorial. Comincio così a comprare i prodotti, a testarli, a scrivere. Mio marito si accorge di questa mia passione e mi dice: perché non li fai anche tu in italiano? Decido allora di aprire il canale ma per qualche mese resta lì, non avevo il coraggio di espormi. Poi, a settembre 2008, il primo video, che riceve un feedback immediato. La svolta arriva quando una mattina mi sveglio e scopro che Youtube ha messo un mio tutorial in prima pagina: da quel momento salgono le view, scatta il passaparola e il mio nome comincia a girare. DIRETTORE RESPONSABILE E A.D. Marc Sondermann (m.sondermann@fashionmagazine.it) CAPOSERVIZIO Alessandra Bigotta (a.bigotta@fashionmagazine.it) REDAZIONE Andrea Bigozzi (a.bigozzi@fashionmagazine.it) Elisabetta Fabbri (e.fabbri@fashionmagazine.it) Carla Mercurio (c.mercurio@fashionmagazine.it) Angela Tovazzi (a.tovazzi@fashionmagazine.it) REALIZZAZIONE GRAFICA Nadia Blasevich (n.blasevich@fashionmagazine.it) Carlo Maraschi (c.maraschi@fashionmagazine.it) FASHION EDITOR Alberto Corrado (a.corrado@fashionmagazine.it) COLLABORATORI Mariella Barnaba, Annalisa Betti, Cristiana Bonzi PUBBLICITÀ E PROMOZIONE Barbara Sertorini (b.sertorini@fashionmagazine.it) Laura Pianazza (l.pianazza@fashionmagazine.it) SPECIAL PROJECTS Matteo Ferrante Veneziani (m.veneziani@fashionmagazine.it)

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Un altro riconoscimento è stato quello con Postalmarket.... Bellissimo finire in copertina per la loro seconda uscita. Ricordo che lo comprava mia mamma: sono contenta di far parte di questo rilancio.

Poi una veloce escalation... In realtà il processo è stato graduale. Sono arrivati i manuali di trucco scritti per Rizzoli, poi i programmi Tv con Real Time. Ma il vero salto c'è stato nel 2017, quando con mio marito e mia cognata, co-founder, abbiamo deciso di investire le nostre risorse nel lancio di una linea di make-up. Siamo partiti con 12 rossetti e da quel momento la nostra azienda ha continuato a crescere, fino ad arrivare ai 10,5 milioni di fatturato del 2021. Un trend che continua: anche nel primo quadrimestre del 2022 l'incremento è stato del 30%. Quale il modello distributivo scelto per ClioMakeUp? Il dtc resta il nostro canale principale, ma sin da subito abbiamo creduto nel fisico, aprendo dei pop-up store e arrivando in città come Firenze, Torino e Bari. HEAD OF TRANSFORMATION Sara Cinchetti (s.cinchetti@fashionmagazine.it) ASSISTENTE DI DIREZIONE / UFFICIO TRAFFICO Valentina Capra (v.capra@fashionmagazine.it) AMMINISTRAZIONE Cristina Damiano (c.damiano@fashionmagazine.it) Abbonamento annuale 95,00 c/c postale n. 16879207 È possibile richiedere gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a: Edizioni Ecomarket Spa - servizio abbonamenti Piazzale Cadorna 15 - 20123 Milano Numeri Arretrati: 16,00 e cad L’editore garantisce che i dati forniti dai sottoscrittori degli abbonamenti vengono utilizzati esclusivamente per l’invio della pubblicazione come quelli relativi agli invii in omaggio non vengono ceduti a terzi per alcun motivo. Garanzia di riservatezza per gli abbonati in ottemperanza al D. Lgs. n.196/2003 (tutela dati personali)

Lei è seguita sui social da una community di 10 milioni di persone, ma è anche ambassador per molti brand: come gestisce queste due sfere? Credo nella sinergia. Il mio marchio è nato anche grazie alle storie e ai segreti degli altri e ancora oggi do grande spazio alle label di cui condivido i valori. C'è sempre da imparare, se si mantiene un atteggiamento di apertura. Chiudermi in una bolla e presentare solo i miei trucchi non avrebbe senso, né per me né per le consumatrici, abituate a mixare i prodotti di aziende differenti. Lei è partita dal nulla e ha costruito un impero: che cosa l'ha portata fin qui? La caparbietà e la credibilità. Quando ho iniziato nessuno mi dava credito e non ero certo pagata: facevo tutto per passione e perché mi divertivo. Questa autenticità è stata recepita e ha fatto sì che le persone si fidassero di me: sono quelle stesse persone che oggi acquistano i miei prodotti. Il rischio di bruciarsi è dietro l'angolo. Credo che essenziali siano due cose, avere un progetto di lungo periodo ed essere se stessi. Mia nonna me lo diceva sempre: sii sempre te stessa. Aveva ragione.  EDIZIONI ECOMARKET SPA Redazione, Amministrazione, Pubblicità Piazzale Cadorna 15 20123 Milano telefono 02 80620-1 FASHION IL MAGAZINE DI STRATEGIA, INNOVAZIONE E MERCATI Registrazione presso il Tribunale di Milano n. 389 del 6-11-1970 Iscrizione n. 1418 al ROC Registro Operatori della Comunicazione Stampa: Aziende Grafiche Printing Srl - Via Milano 5 20068 Peschiera Borromeo (Mi) MDM Milano Distribuzione Media Srl È vietata la riproduzione anche parziale Articoli, disegni e fotografie, anche se non pubblicati, non verranno restituiti © FASHION 2022 Edizioni Ecomarket - Milano


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Quale la logica degli investimenti? Red Circle Investments raggruppa il mondo non fashion di Renzo, eccezion fatta per Marcolin e per gli occhiali Retrosuperfuture, per un totale di 26 realtà. Puntiamo alle minoranze rafforzate, acquisendo una presenza nei consigli di amministrazione. Il focus è su player della sfera high tech e digital tech, come Planet Farms o Bending Spoons e ma anche dell’health tech, quale TechWald Holding, specialista in chirurgia mininvasiva, o ancora del food, come Cortilia. Vogliamo che siano benefit company o che abbiamo già affrontato il percorso per diventarlo. Ci interessano investimenti di lungo periodo e che portino vantaggi alle persone.

PEOPLE Arianna Alessi Ceo Red Circle Investments Vp Otb Foundation Ceo Diesel Farm

«Mi piace andare a dormire la sera sapendo di avere fatto la differenza» Come concilia il ruolo di madre di Sydne e di moglie di Renzo Rosso con quello di donna ai vertici di tre realtà tanto diverse tra loro? Arianna Alessi ci racconta la sua ricetta, che punta sull’organizzazione e su giornate che iniziano all’alba e finiscono la sera, parlando ancora di lavoro DI CARLA MERCURIO

Come è scattata la scintilla con Renzo Rosso? Siamo entrambi di Bassano, solo che non ci siamo mai incontrati fino all’estate di 13 anni fa, in Sardegna, quando alcuni amici ci hanno presentato: è stato un colpo di fulmine! Lui mi ha catturata immediatamente con il suo sguardo magnetico, i suoi occhi penetranti, sempre tesi all'ascolto. Poi, conoscendoci, sono emerse le affinità che ci legano. Quali? Amiamo entrambi lo sport all’aria aperta, la mountain bike, ci piace mangiare bene e bere del buon vino. Ci diverte e ci stimola la sera continuare a parlare di lavoro, anche dopo una giornata impegnativa. In questo il mio bagaglio di esperienze è determinante. Ce ne vuole parlare? Sono figlia di imprenditori orafi di Vicenza, un’azienda dove avrei voluto lavorare dopo avere conseguito la laurea in Economia e Legislazione d’Impresa alla Bocconi. Purtroppo la mia è una classica famiglia patriarcale e quindi la strada mi è stata preclusa in quanto donna. Mi sono quindi rimboccata le maniche e sono stata assunta in una banca d’affari e successivamente in uno studio legale, specializzandomi in M&A. Tappe che mi hanno portato ad approdare alla consulenza.

Arianna Alessi con Renzo Rosso. «Ci stimoliamo molto a vicenda racconta -. In Red Circle Investments lui trova aziende fatte da persone giovani e smart e coglie molte idee anche per Otb. Il suo punto di vista, d’altro canto, è molto importante nel momento della selezione finale delle aziende per me, ma anche per i fondatori delle imprese».

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Questa esperienza l’ha poi portata al ruolo di ceo in Red Circle Investments, polo di investimenti di Renzo Rosso... È iniziato tutto sei anni fa. Lavoravo tra Milano e Londra e Renzo mi ha chiesto di dare una mano. Vista la mole di lavoro e visto che volevamo un figlio, ho deciso di lasciare il mio lavoro e i miei viaggi e ho portato il mio bagaglio di esperienze in questa realtà.

A proposito di agricoltura e food, lei è anche ceo di Diesel Farm. È una realtà completamente organica, che produce vini, olio, grappa e che in autunno diventerà un universo completo, grazie all'ultimazione della nuova cantina con annesso agriturismo, dove faremo vera e propria hospitality e avvieremo progetti di ricerca e sperimentazione. Nel suo arco c’è anche la freccia Otb Foundation, di cui è vp. Un mondo che seguiamo con la massima serietà: tutti i progetti vengono attentamente valutati, considerando l’iniziativa, le persone, i bilanci sociali. Inoltre non abbiamo costi di struttura e quindi tutte le donazioni vanno direttamente ai beneficiari. Quali i territori di azione? Operiamo molto sulle emergenze, come il terremoto di Amatrice o dell’Emilia, l’Afghanistan e ora la guerra in Ucraina, dove ci siamo attivati fin dall’inizio inviando pullman al confine e accogliendo a oggi 442 rifugiati, donne e bambini. Adesso stiamo lavorando sull’integrazione con l’inserimento nel mondo del lavoro. Altri pillar sono bambini e giovani, con progetti legati a tematiche come droga o bullismo. E poi le donne, a cui è dedicato un centro antiviolenza e a cui, insieme all’Università Bocconi, stiamo offrendo quattro master volti a trovare le manager del futuro. Come concilia tutto questo? Dormo cinque ore a notte e mi alzo alle 5,30 per fare sport. Di mattina lavoro in fondazione e il pomeriggio in Red Circle. E ogni giorno porto a scuola mia figlia Sydne (sei anni, ndr) e vado a riprenderla. Ho scelto di diventare madre a 40 anni, per cui lei è al primo posto. Arrivo stanca la sera, ma è una vita che mi piace. Qual è il suo pensiero a fine giornata? Voglio andare a dormire sapendo di avere fatto la differenza, di avere fatto stare bene qualcuno. In questo l’esperienza con la fondazione è molto forte emotivamente. 