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Per non scordare… • In classe abbiamo iniziato dalla lettura di alcune pagine del “Diario” di Anne Frank, per poi vedere un film ed un documentario su di lei. • Abbiamo parlato dei bambini e la guerra (utilizzando anche dei brani presenti sul libro di testo). • Abbiamo cercato di capire cosa sia stata la shoah, leggendo e ascoltando un ipertesto costruito dai bambini della quinta di due anni fa, dove ci sono foto e documenti che ci ricordano cosa è successo anche qui nel nostro territorio: le leggi razziali fasciste, il campo di internamento di Servigliano ecc. • Infine abbiamo visto il film “Jonah che visse nella balena”, che ci è servito da spunto per approfondire il discorso e comprendere meglio.


Riflessioni sul film

“Jonah che visse nella balena” “Jonah che visse nella balena” è un film del 1993 diretto dal regista Roberto Faenza e tratto dal libro autobiografico “Anni di infanzia”, scritto da Jonah Oberski, nato in Olanda nel 1938. In questo libro l’autore ha raccontato, a distanza di molti anni, la sua drammatica esperienza di bambino all’interno dei lager. Jonah si salvò e diventò un famoso scienziato; vive tuttora ad Amsterdam. Perché questo titolo? Secondo noi è stato dato questo titolo perché la madre gli raccontava sempre la storia del profeta ebraico che si chiamava come lui. (Victoria) Inoltre il campo di concentramento può essere visto come la pancia della balena. (Matteo)


Il film in immagini


Alcuni simboli • La bicicletta: l’infanzia, la libertà di giocare iniziale e poi ritrovata alla fine (Veronica, Nello, Matteo) • Paletta e secchiello rotti dal ragazzino : l’odio e il disprezzo della diversità (Matteo, Paolo) • Il cuscino prima e dopo la prigionia: comodità, serenità e sicurezza (Moana e Giorgia) • La macchina da scrivere e il ciclostile usati dal papà: il lavoro come forma di libertà (Riccardo, Madalin, Gaia) • Il pupazzo che Jona porta con sè: l’infanzia serena in casa, da proteggere (Victoria, Michelle, Gaia)


• Cavallo e cavaliere che galoppano osservati da Jonah attraverso il filo spinato: libertà che si allontana • I sigari: l’utilità dello scambio (Rafaela, Victoria, Veronica) • Il passamontagna: la protezione della madre (Michelle, Nello) • Il canto eseguito di nascosto dalle donne nel campo: la volontà di mantenere un contatto con Dio, osservando la propria religione (Michelle, Veronica, Madalin) • Il cucchiaio donato dal cuoco a Jonah: la sopravvivenza (Gaia) • I doni di cibo a Jonah, al padre e alla madre: l’amore, la vita, la cura (Matteo, Mascia, Moana, Victoria)


• Le scarpe del papà: la morte (Victoria, Rafaela, Moana) • Il lenzuolo bianco: la nudità di fronte alla morte; la diversità anche dopo la morte, mancanza di protezione e di rispetto (Francesco, Moana, Veronica) • Simona, la ragazzina incontrata nel campo: l’amicizia, la protezione come una seconda madre (Moana, nello, Mascia); il dover crescere in fretta, assumersi responsabilità (Matteo, maestra) • La morte della madre: l’esito della violenza morale, che può portare alla pazzia; il crollo solo dopo aver messo al sicuro Jonah (Victoria, Moana, Mascia, Paolo) • Il non pianto di Jonah di fronte alla morte: non riuscire più a provare sentimenti, tanta è la sofferenza vista e vissuta (Gaia)


C’è poi una frase fondamentale:

“GUARDA SEMPRE IL CIELO E NON ODIARE MAI NESSUNO”


La canzone Gam Gam Questa canzone, insegnata dalla maestra ai bambini durante il periodo di internamento nel primo campo, riprende il quarto versetto del testo ebraico del Salmo 23.

Gam-Gam-Gam Ki Elekh Be-Beghe Tzalmavet Lo-Lo-Lo Ira Ra Ki Atta Immadì Gam-Gam-Gam Ki Elekh Be-Beghe Tzalmavet Lo-Lo-Lo Ira Ra Ki Atta Immadì Shivtekhà umishantekhà Hema-Hema yenahmuni Shivtechà umishantechà Hema-Hema yenahmuni

Anche se andassi nella valle oscura non temerei nessun male, perché tu sei sempre con me;

Perché tu sei il mio bastone, il mio supporto, Con te io mi sento tranquillo.

giornata_della_memoria_2013  

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