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famiglia nostra w educare

anno 92 - n. 4 - aprile 2011

rivista mensile anno 2010 poste italiane s.p.a. spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 n 46) art.1, comma 2, DCB (filiale di bergamo)

r i v i s ta d e l l a g e n t e , d e i r e l i g i o s i , d e l l e r e l i g i o s e s a c r a fa m i g l i a

Padre Luca e padre Sergio diventeranno sacerdoti. Saranno servi del ÂŤcarismaÂť con la sapienza del Buon Pastore

Buona Pasqua


Editoriale

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ai come in questi ultimi tempi siamo stati testimoni di eventi, il cui esito non è ancora prevedibile, che hanno messo letteralmente «in fiamme» il mediterraneo. Dai paesi nord africani quali Tunisia, Algeria, Marocco, Egitto, Libia alle nazioni della penisola araba - Yemen, Siria e Giordania – accomunati da matrice culturale e religiosa araba, – si è in uno stato di rivolta. Si tratta di insurrezioni di popoli non più disposti ad accettare passivamente lo status quo imposto dai regimi autoritari di appartenenza e chiedono un cambiamento radicale. Gli insorti, per lo più giovani, cercano lavoro per garantirsi pane e futuro, ma le economie dei loro paesi non sono in grado di creare condizioni corrispondenti. Si ribellano poiché questa voglia di crescere è ostacolata da tante ragioni: la corruzione della classe politica, l’impoverimento delle classi medie istruite che vedono calare i propri redditi, la mancanza delle fondamentali «libertà» (soprattutto «di espressione»). Fin dove giungerà questa ondata di malcontento? Sembra che l’insurrezione non sia affascinata da ideologie politiche o da partitismi, ma solo dalla richiesta di maggiore democrazia, volendone affermati i valori: rispetto, onestà, il no alla corruzione. «Vi è inoltre un elemento che troppo spesso si dimentica, ed è la richiesta della cittadinanza, ossia il rifiuto delle differenze confessionali», afferma il politologo Oliver Roy in un ‘intervista rilasciata su La croix. E l’Occidente, come si sta ponendo di fronte a questi fatti? Da più voci si raccoglie l’impressione di un Occidente «impreparato» e forse «sbigottito»; mentre prima si accontentava di avere questi paesi del mediterraneo dalla «sua parte» e si spaventava di fronte ad un Islam pensato pregiudizialmente come realtà chiusa e immobile, ora scopre con sorpresa che non è così! Oggi i popoli in rivolta chiedono pane e giustizia, moralità e sviluppo: vogliono risposte ad interrogativi che riguardano i loro destini ma anche certamente richiedono che si ridisegni il concetto di sviluppo economico e culturale del mondo.

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L’albero della P p. Gianmarco Paris Superiore della Pro-regione del Mozambico

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ella cappella del Noviziato della Congregazione, a Marracuene (Mozambico), abbiamo concretizzato un sogno di molto tempo: un albero/tabernacolo. È stato bello, perché è arrivato all’inizio della Quaresima e ci ha stimolato a tinteggiare e abbellire la cappella con dei lavori che concluderemo con la Pasqua. È significativo anche che il Superiore generale stia condividendo con noi questo lavoro: mentre esteriormente rinnoviamo la cappella, interiormente prepariamo il nostro cuore a vivere il mistero della Pasqua, dalla quale prende senso la nostra consacrazione e missione di religiosi della Sacra Famiglia. Ma perché mettere un albero come tabernacolo nella cappella del noviziato? E cosa c’entra tutto ciò con la Pasqua? Abbiamo scelto un albero perché questo elemento della natura ha un grande significato nella vita e nella cultura africana. È simbolo della vita, perché offre i suoi frutti da mangiare e la sua ombra per vivere, riparandosi dal caldissimo sole. Come simbolo della vita è anche punto di riferimento della famiglia, luogo dove si mantiene e si celebra la comunione con gli spiriti dei parenti defunti. Abbiamo scelto un albero perché nel libro dei cristiani (la Bibbia) è un simbolo che esprime molti significati. Quando la Bibbia racconta come Dio ha modellato il mondo all’inizio, ricorda che, tra le tante cose belle, ha creato gli alberi che danno frutto (E Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie». E così avvenne»). Tra gli alberi del giardino degli inizi, Dio ha creato l’albero della conoscenza del bene e del male e l’albero della vita. Adamo e Eva, disobbedendo al comando di Dio, mangiano il frutto del primo albero: rivendicano in questo modo la capacità di decidere cosa è bene e cosa è male in modo autonomo da Dio, volendo andare oltre la loro condizione di creatura. La con-


lla Pasqua siderati maledetti da Dio. Gesù con la sua passione prende il posto dei peccatori, assume su di sé la maledizione della legge, prende su di sé i nostri peccati e inchioda sul legno della croce la sentenza di morte emessa contro di noi. In questo modo la croce, strumento di sofferenza e di morte, si trasforma in “legno che salva”, come dice il libro della Sapienza: benedetto sia il legno dal quale ci viene la giustizia. La liturgia gli fa eco cantando: «Ecco il legno della croce al quale fu appeso il salvatore del mondo: venite adoriamo!». Ecco perché abbiamo messo un albero come tabernacolo nella cappella del noviziato: rappresenta l’albero della vita, della comunione con Dio, che si realizza attraverso la croce di Gesù. È l’albero dove vita e morte si incontrano, misteriosamente. È l’albero con cui Gesù si identifica nell’ultima cena: io sono la vite, voi i tralci; chi rimane in me dà molto frutto. Dentro quest’albero c’è l’Eucaristia, Gesù, pane di vita che si dona, spezzandosi, per dare vita al mondo. Guardando ogni giorno questo albero/tabernacolo, siamo aiutati ad adorare il tesoro che contiene, l’Eucaristia la presenza reale di Gesù in mezzo a noi, e siamo invitati ad ac-

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cogliere il progetto di vita che Egli ci propone: chi cerca la sua vita la perde, chi offre la sua vita per me e per il Vangelo, la ritrova. Il simbolo dell’albero è anche capace di significare la nostra partecipazione alla Pasqua di Gesù, che è il significato della vita cristiana e della consacrazione religiosa che inizia con il noviziato. Infatti nella Bibbia l’albero è anche simbolo dell’uomo: come l’albero si conosce dai suoi frutti, così l’uomo di conosce da quanto produce nella sua vita. Grazie all’immagine dell’albero San Paolo riesce a esprimere in modo semplice e efficace la relazione tra la Pasqua di Gesù e la nostra vita. Da noi stessi siamo portati a dare frutti selvatici; con il battesimo, che ci unisce alla Pasqua di Cristo, siamo stati «inseriti» nell’albero che è Cristo, e se facciamo spazio alla sua grazia possiamo produrre gli stessi frutti che Egli ha prodotto. Il noviziato (e la vita di ogni cristiano) è un cammino pasquale: consiste cioè nel prendere coscienza delle nostre povertà e inconsistenze umane e lasciare che la croce di Gesù le trasformi in cammino verso la vita piena. Ecco perché è bello che questo albero/tabernacolo sia arrivato all’inizio della Quaresima e ci abbia invitato ad una riforma della Cappella e della nostra vita. Auguriamo a ognuno di voi, che condividete il cammino della nostra consacrazione e missione «Sacra Famiglia» in Italia, in Brasile e in Mozambico, di rinnovare la coscienza della vita nuova che abbiamo ricevuto nel battesimo, che ci ha inseriti nella Pasqua di Cristo: questo mistero ha la forza di sostenere le nostre debolezze, di curare le ferite, di illuminare il buio e ci permette di dare frutti buoni nonostante le nostre debolezze. Buona Pasqua.

africa

seguenza di questo peccato (originale) è che viene negato all’uomo l’accesso all’albero della vita (che rappresenta l’immortalità, la pienezza di vita, che ogni uomo desidera): infatti i cherubini con la spada fiammeggiante bloccano il cammino all’albero della vita. Tutta la storia della salvezza, che la Bibbia racconta, mostra come Dio, per amore dell’uomo che ha creato libero, rende di nuovo possibile il cammino all’albero della vita, cioè lo invita a prendere parte alla sua pienezza di vita; e mostra anche la resistenza che l’uomo continuamente oppone a questo invito, confermandosi «figlio di Adamo». Difeso dai cherubini all’inizio, l’albero della vita appare di nuovo, alla fine del libro, quando nell’Apocalisse Gesù promette: al vincitore concederò di mangiare dell’albero della vita che sta nel paradiso di Dio, e proclama: beati quelli che lavano lo loro vesti per aver accesso all’albero della vita. Il vincitore, colui che lava le sue vesti nel sangue dell’agnello (immagine che abbiamo posto sulla porta del tabernacolo), è ogni discepolo di Cristo che si mantiene fedele al suo Signore nonostante le persecuzioni che deve soffrire in nome della sua fede. Tra l’inizio e la fine del libro, in mezzo alla storia dell’umanità e della salvezza, s’innalza un altro albero: quello della croce dove Gesù è stato crocifisso. È per questo cammino imprevedibile e paradossale che Dio riapre per tutti, attraverso la morte di suo Figlio, il cammino all’albero della vita, per vivere in comunione con Lui. In Israele i peccatori condannati a morte erano appesi a degli alberi ed erano con-

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diario di congrergazione

«Grazie… perché mi hai scelto!» La prossima ordinazione sacerdotale di p. Luca e p. Sergio a cura della Redazione

immagini dell’ordinazione

p. Luca

p. Sergio

Carissimi, quali sono i vostri sentimenti all’approssimarsi dell’ordinazione sacerdotale? Padre Luca. I sentimenti che riempiono il mio cuore ma anche i miei pensieri, sono di gratitudine a Dio per il dono che mi ha fatto chiamandomi alla vita consacrata ed ora al ministero sacerdotale; gratitudine totale perché il Signore, non solo mi ha scelto, ma mi ha costantemente accompagnato, sostenuto e incoraggiato durante gli anni della formazione. Padre Sergio. Mi chiedo ancora perché il Signore abbia fatto proprio a me questo grande dono, mistero grande del suo amore. La mia fatica è stata dire «sì», per questo la mia vocazione è maturata in età «adulta»: sono entrato in Congregazione a 35 anni! Cerco di vivere l’avvicinarsi del giorno dell’ordinazione impegnandomi a pieno nel servizio pastorale a Cerveteri. Non mancano momenti in cui la preoccupazione si fa sentire in me, provocandomi un senso di indegnità per il compito ricevuto. Mi affido al Signore, alla Santa Vergine Maria e alla nostra fondatrice, Santa Paola Elisabetta, perché credo fermamente che senza il loro sostegno nulla potrà essere fatto. Come il ministero sacerdotale arricchisce l’animazione carismatica che avete ricevuta dalla consacrazione religiosa? Padre Luca. Il ministero sacerdotale arricchisce l’animazione cari-

smatica rendendo visibili i doni di Dio al suo popolo: rimettere i peccati, consacrare il pane e il vino e annunciare la Parola. Tutti sono doni che “passano” attraverso la persona del sacerdote che, però, è solo strumento di Dio e non detentore di un potere. Padre Sergio. Quello che ha determinato la mia scelta è la figura di Cristo che si fa pastore premuroso per le pecore, si «dà» per le pecore, diventa la porta, la via. Ciò é affascinante, misterioso. Gesù ti chiama a vivere totalmente per gli altri, a fare grandi rinunce, rinunce personali, che diventano però atti di donazione, di amore se letti nella sua prospettiva. Lo stare con il Cristo si realizza totalmente nello stare con le persone, con la gente, vivere totalmente ogni giorno a servizio della gente. E credetemi qui a Cerveteri questo stare con la gente

non manca, per il calore e l’affetto che tutti dimostrano. A me il compito di condurre tutti al Padre con il mio essere religioso e sacerdote nella Chiesa e nella Congregazione. Chi sono oggi i/le «Figli/e di San Giuseppe» a cui siete mandati? Padre Luca. I(le) figli(e) a cui siamo mandati sono tutte quelle persone, piccole o grandi, che attendono una Parola buona, una Parola che riscaldi i cuori, una Parola che asciughi le lacrime, una Parola che sveli il senso vero e pieno della vita, una Parola che accolga; insomma, sono tutti coloro che ricercano Dio tra le pieghe della vita. Padre Sergio. Per me, adesso, sono la gente della Comunità parrocchiale di Cerveteri. È una comunità giovane, nuova, sta ancora muovendo i primi passi e, come succede per ogni bambino, sento che ci vuole pazienza e amorevolezza. Non mancano momenti di difficoltà nel trasmettere alcuni valori cristiani, soprattutto ai giovani, attirati dalle mille luci del mondo. Nonostante le difficoltà cerchiamo di far scoprire la luce di Cristo, l’unica che indica la strada a ciascuno. Qual è secondo voi il significato testimoniale della figura del religioso – sacerdote nella Chiesa di oggi? Padre Luca. Io credo che il religioso – sacerdote deve testimoniare al mondo che è possibile scommettere la propria vita su Dio perché Lui solo rende il centuplo e la vita piena.

... parole della fondatrice... Questa nuova corporazione religiosa sara formata di due ordini, cioè di Padri e di Fratelli … Suo scopo è di dedicarsi con tutte le sue forze, mezzi, e sostanze a beneficio particolarmente della Classe povera e contadina mantenendola nelle proprie … Oltre al ricovero dei Figli di San Giuseppe i Padri dovranno impiegarsi, possibilmente sempre gratis, per le Missioni nelle Campagne, per gl’infermi, per le Confessioni e per l’Istruzione religiosa sia in Casa che fuori. 4

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Padre Sergio. A volte un sacerdote per caratteristiche umane o per incapacità potrebbe diventare un ‘ostacolo’ all’incontro personale con il Signore. Il Papa, negli ultimi documenti, ha detto di tornare a contemplare il volto di Cristo. Allora mi auguro di essere uno strumento che possa sempre indicare il volto di Cristo. Cercherò di essere per la mia comunità religiosa-parrocchiale testimone del volto di Cristo perché è da lì che prende origine e forza ogni azione pastorale-educativa. L’augurio è che insieme riscopriamo il volto di Cristo.  Come essere segno in una società civile che avendo smarrito l’orizzonte di riferimento, non sa ancora bene dove dirigersi? Padre Luca. Credo che possiamo essere segno vivendo in un modo autentico ciò che abbiamo deciso di abbracciare come ideale di vita, mostrando che non siamo “super eroi” ma in ogni momento della nostra giornata e di fronte alle varie situazioni della vita, abbiamo come punto di riferimento e sostegno il Signore Gesù. Padre Sergio. Viviamo in tempi di fortissimo individualismo e questo intacca anche la Chiesa. Anche la proposta cristiana è esigente, non fa sconti, non si accontenta della mediocrità. O la si vive pienamente o è una testimonianza infruttuosa, a metà, forse controproducente. Come Gesù che si è chinato a lavare i piedi, io dovrò fare questo all’interno della persone a cui sarò chiamato a svolgere il mio ministero, vivendo nello stile del pastore che accudisce e conosce le sue pecore, tutto questo per il bene della comunità. Anche qui c’è bisogno della grazia del Signore; é importante che da parte nostra (chiesa) ci sia più coerenza in quello che diciamo e facciamo. Nessuno di noi è perfetto, tanto meno io, ma è il Signore che ci dona la grazia santificante e a Lui solo dobbiamo riferirci.

padre Luca Ghirardelli

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padre Sergio Grazioli

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asce a Gardone Val Trompia (Bs) il 29 luglio 1972 da Francesco e Daniela Fiori. Negli anni 1978 – 1986 compie gli studi di base legati alla scuola dell’obbligo. Dopo un triennio lavorativo come operaio inizia nel 1992 (fino al 1994) un’esperienza educativa presso la Comunità minorile «Tasa Rosa» di Villa Carcina (Bs). La passione per l’esperienza educativa, cuore della personalità di padre Luca, lo porta nel 1995 a vivere e lavorare presso la Parrocchia S. Maria all’Antella (Fi); negli stessi anni riprende vita in lui l’interrogativo vocazionale che lo spinge nel settembre 1999 a iniziare coraggiosamente il cammino formativo nella Casa accoglienza della Congregazione sita a Martinengo. Tra il 1999 e il 2003 compie gli studi superiori ed il biennio teologico; nell’anno 2005 ingressa in Noviziato, al termine del quale diventerà religioso della Congregazione, professando il 2 settembre 2006. Completato il tempo degli studi teologici di base (e dello iuniorato) il 23 gennaio 2010 professa solennemente. Sarà ordinato presbitero il prossimo 30 aprile a Martinengo (Bg) presso la Chiesa di Casa generalizia; il giorno seguente, 1 maggio 2011, nello stesso tempio celebrerà la Prima Santa Messa (ore 11.00); l’8 maggio 2011 (ore 11.00) la celebrerà a Ponte Zanano (Bs) nella comunità di origine e domenica 22 maggio p.v. lo vedrà con gli amici presso la Comunità di Antella. Attualmente padre Luca vive presso la Comunità religiosa di Orzinuovi (Bs) con altri quattro con fratelli e svolge l’incarico di Direttore della Scuola secondaria di primo grado.

asce a Vigevano (Pv) il 13 luglio 1966 da Pierino e Agnese Zucchetti. A Cassolnovo, paese di residenza della famiglia, frequenta la scuola dell’obbligo negli anni 1972 – 1975. Dopo un breve periodo di studi di meccanica, presto interrotti, si dedica all’attività lavorativa in un calzaturificio di Vigevano. A partire dal 1999 conosce e frequenta con crescente entusiasmo il Santuario Madonna della Bozzola di Garlasco (Pv), valorizzando con nuovo slancio il suo cammino cristiano e interessandosi sempre più convintamente della vocazione religiosa «Sacra Famiglia». Entrato in Congregazione nel 2002, il 3 settembre 2007 emette la sua Prima Professione religiosa e l’11 settembre 2011 la Professione Perpetua. Sarà ordinato presbitero il prossimo 30 aprile a Martinengo (Bg) presso la Chiesa di Casa generalizia; il giorno seguente, 1 maggio 2011, celebrerà la Prima Santa Messa (ore 17.00) a Cassolnovo (Pv) presso la nativa Parrocchia «S. Bartolomeo». Attualmente padre Sergio vive presso la Comunità di Cerveteri (Roma) con altri due confratelli, svolgendo l’incarico di coadiutore nella Parrocchia «Santissima Trinità».

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diario di congrergazione

Nuova chiesa per la Parrocchia Ss. Tri a cura della Comunità di Cerveteri

I confratelli che vivono ed operano a Cerveteri a servizio della Chiesa locale, la Diocesi di Porto - Santa Rufina, da diversi anni stanno predisponendo il progetto di un nuovo edificio di culto, di formazione cristiana e di incontro. Partecipiamo la gioia di p. Lorenzo, superiore locale e parroco, che insieme ai confratelli p. Pietro e p. Sergio stanno accompagnando la crescita del nuovo tempio.

sa parrocchiale? Quali esigenze vi hanno motivati a tale impegno? Le prime attenzioni attorno alla nuova chiesa nascono molti anni fa’ con padre Gregorio. Infatti la prima costruzione, nella parte bassa di Cerveteri, era una piccola cappella, costruita negli anni ’70. Serviva soprattutto come luogo di culto durante l’estate per le persone che venivano a trascorrere le ferie. Dobbiamo tener presente che molte case della parrocchia erano seconde abitazioni di “romani” abitate solo nei fine settimana o nei mesi estivi. Col passare degli anni da seconde case sono diventate prime abitazioni. L’allora “cappella” non aveva casa parrocchiale, né ambienti per l’oratorio, pertanto una prima preoccupazione di padre Gregorio fu quella di costruire ambienti adatti a questo scopo. In seguito, con l’aumento della popolazione, si ipotizzò di allargare l’esistente cappella, ma dai rilievi fatti sul campo il progetto risultò non idoneo. Solo verso la fine degli anni ’90, quando ormai la popolazione aveva raggiunto le diecimila unità, si pensò ad una struttura completamente nuova, per sopperire alle necessità del culto, della

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a quando la Congregazione della «Sacra Famiglia» ha la responsabilità dell’animazione pastorale in Cerveteri? Quali i religiosi che vi hanno lavorato? Tutto è iniziato negli anni ‘80, quando padre Gregorio Passera, residente nella Comunità «Sacra Famiglia» di Santa Marinella, svolgeva il suo ministero festivo nella Parrocchia di «Santa Maria Maggiore» in Cerveteri. Col passare del tempo la sua presenza sempre più assidua e l’aumento demografico, incoraggiarono il Vescovo di allora, Mons. Diego Bona a costituire nel 1986 in Cerveteri una nuova parrocchia (di circa quattromila abitanti) ponendola sotto la protezione della Ss. Trinità e affidandola alla cura pastorale di padre Gregorio, nominato primo parroco. Se per i primi anni vi erano confratelli che saltuariamente venivano ad aiutarlo nel ministero, nel 1998, a causa della salute cagionevole di padre Gregorio, mi affiancavo a lui per aiutarlo nel ministero parrocchiale. Il XVII Capitolo generale che la Congregazione, celebrato nel luglio del 2001, sancendo l’attività parrocchiale di Cerveteri come opera della Congregazione a pieno titolo si dava il via al radicamento di una Comunità religiosa. L’allora Superiore generale, padre Edoardo Rota, stipulò con il Vescovo di Porto Santa Rufina Mons. Antonio Buoncristiani, una convenzione nominando parroco protempore padre Lorenzo Gallizioli. Quando sono iniziate le prime attenzioni attorno alla nuova chie-

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catechesi dei bambini (circa trecento), della comunità religiosa obbligata a vivere in più case in affitto … Con l’allora Vescovo di Porto Santa Rufina, Mons. Antonio Buoncristiani, si ipotizzò un nuovo complesso parrocchiale, composto da un’aula liturgica, un’aula magna e da nuovi ambienti per la catechesi; infine fornito di spazi adeguati per l’abitazione di tre religiosi. Come la Comunitá parrocchiale ha corrisposto in sensibilitá, attenzione, partecipazione? Come state finanziato le spese? La Comunità è sempre stata molto attenta e desiderosa di realizzare questo nuovo complesso; infatti non pochi erano i disagi che si creavano per la partecipazione alle funzioni, alle riunioni o alla catechesi. E devo dire che anche sotto l’aspetto economico ha sempre contribuito. Per quanto riguarda il piano finanziario abbiamo seguito un iter istituzionale: anzitutto un parrocchiano, nato in America, sposato a Cerveteri e praticante, con molta dedizione studiò la parte costruttiva. Poi il progetto è stato presentato ad una Commissione istituita dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) la


Trinitá di Cerveteri quale, vista la grandezza della parrocchia, ha fornito parametri costruttivi obbrigatori (l’aula liturgica deve contenere 500 persone, le aule per la catechesi devono essere non meno di 12, ci deve essere un salone parrocchiale e l’abitazione per tre sacerdoti). L’intero progetto é venuto a costare € 4.000.000 (quattro milioni). Dopo l’approvazione di detta Commissione, la CEI ha stanziato € 2.550.000 (due milioni cinquecento cinquantamila): il rimanente é rimaneva a carico della Parrocchia e della Diocesi. La Diocesi, nella persona del Vescovo Mons Gino Reali, ha stanziato € 300.000 (trecento mila). Oggi la Comunità parrocchiale gode dell’attivazione di un mutuo bancario di € 800.000 (ottocento mila) per ultimare i lavori. Molte sono le iniziative che si intraprendono per raccogliere i fondi... e per certi versi il momento non è tra i più facili, però, noi crediamo alla divina Provvidenza …. Quale collaborazione da parte della societá civile e delle associazioni laiche? La società civile e cioé il Comune di Cerveteri, la Regione Lazio, purtroppo a mio malincuore, non

hanno manifestato alcun tipo di interesse. Nonostante le varie sollecitazioni la risposta è sempre stata: «Non ci sono fondi». Ma forse non c’è stata neanche la volontà! Pazienza! Cosa significa oggi costruire una chiesa? Quali sogni voi tre religiosi della SF state per portare a termine questo progetto? Costruire una chiesa oggi: un’impresa non facile, ma arricchente! Per noi religiosi della «Sacra Famiglia» non si tratta di mettere mattoni, ferro, calce, e … la chiesa che vogliamo costruire è un’altra, quella spirituale. Se avessimo un edificio stupendo, completo di tutto, ma non ci fosse il cuore di questo, se non ci fossero le persone, sarebbe una cattedrale in un deserto che non serve a «nulla». Santa Paola Elisabetta, nostra Fon-

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datrice, ci ha insegnato ad andare al cuore delle cose: formare persone che amano Gesù, perchè a loro volta possano farlo amare ad altri. Ci insegna a riscoprire i valori fondanti della vita che sorreggono le nostre famiglie e non le disgregano. Per noi la chiesa è una grande «famiglia»: luogo dove si genera la vita, la si fa crescere educandola.

Caro lettore, stimata lettrice ti chiediamo di sostenere quest’opera, anzitutto, con la preghiera affinché S. Paola Elisabetta ci aiuti nel difficile compito di essere educatori e pastori. Se vuoi contribuire economicamente puoi devolvere la tua offerta tramite bonifico bancario intestandolo a: Parrocchia SS. Trinità BCC di Roma Agenzia di Cerveteri IBAN IT 17 M 08327 39030 0000 0000 8000. Oppure depositala presso il nostro Conto Corrente Postale: Parrocchia SS. Trinità nº: 000099859787 7


Gesù di Nazaret «Gesù di Nazaret è più di un libro, è una testimonianza commovente, affascinante, liberatrice. Quanto interesse susciterà tra gli esperti e tra i fedeli!». Così il Cardinale Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi, sostenne il 10 marzo u.s. nel discorso di presentazione del secondo volume di Benedetto XVI dedicato alla figura di Gesù e inerente al periodo esistenziale compreso tra l’ingresso in Gerusalemme e la Risurrezione. Il volume, stampato dall’inizio fino ad oggi in 8 lingue, é in attesa di essere tradotto in altrettanti 13 idiomi e già conta un milione e duecentomila copie. La novità del secondo Gesù di Nazaret sta nell’impostazione metodologica che, rispetto alle pubblicazioni dello stesso genere, relativizza il metodo storico-critico a favore di un’ermeneutica della fede. Insomma, senza incamminarsi per i sentieri di una riflessione cristologica, il libro vorrebbe essere un contributo per andare al di là della tradizionale separazione tra il «Gesù della storia» e il «Cristo della fede» per giungere così al Gesù dei Vangeli. Con quest’opera Benedetto XVI raggiunge quota 3 in 5 anni di pontificato: infatti oltre al primo e al secondo dedicati a Gesù, lo scorso novembre ha visto la luce il libro-intervista con il giornalista tedesco Peter Seewald, da titolo Luce del mondo. Il Papa, la Chiesa e i segni dei tempi (Lev). Non finisce qui: Papa Ratzinger dichiara di voler rimanere fedele alla promessa (cfr Parte I, p. 20) di presentare un agile scritto sui Vangeli dell’infanzia, se per questo «gli sarà data ancora la forza». Attendiamo pazienti!

Famiglia Nostra sarà anche on-line. Dal 1919 famiglia nostra è un ponte di collegamento con tutti gli amici che sostengono le opere “sacra famiglia”. Poichè di recente le spese di spedizione sono aumentate per l’abolizione delle tariffe agevolate, potrai aiutarci usufruendo della pubblicazione on-line che presto sarà disponibile sul nostro sito. Per ora richiedi la copia mensile in formato digitale scrivendo a: famiglianostra@sacra-famiglia.it

«O buon Gesù ricordati di tanti poveri, ammalati ed afflitti e di tutto il genere umano. Ti raccomandiamo in particolare i nostri genitori e parenti, i benefattori... affinchè, illuminati, possano sempre più insegnarci a ben servirti»

La Congregazione della «Sacra Famiglia» fondata da Santa Paola Elisabetta Cerioli, é presente in Europa, America Latina ed Africa. Con l’evangelizzazione, l’educazione e l’attività missionaria essa tiene lo sguardo aperto su tutti coloro che sono «soli e privi di avvenire» soprattutto se bambini, giovani e famiglie.

Caro/a amico/a come aiutare la Congregazione della «Sacra Famiglia» a continuare la sua opera?

1.

CON LA PREGHIERA: invoca il Signore con noi perchè siamo coscienti che solo Dio Padre fa’ crescere ogni cosa con la sua provvidenza.

2.Con la celebrazione di S. Messe: fai pregare in suffragio dei tuoi cari defunti (Suffragio perpetuo o Messe gregoriane) oppure a beneficio di intenzioni personali. Iscrizioni al Suffragio perpetuo - 2010 Longhi Teresa (Seriate) Remoti Antonio e Giupponi Maria (Urgnano) Iscrizioni al Suffragio perpetuo - 2011 Salvi Maria e Clotilde (Carobbio degli Angeli) Paris Carolina Deleidi Franco, moglie Angela, figlio Pierluigi Pignedoli Dino e Olmi Ioride Fratus Enrica e Merisio Mario (Martinengo). Algeri Angelo (Scanzorosciate).

3.

con la promozione dellE attività missionarie: aderisci all’adozione a distanza o ad uno dei numerosi progetti in atto in Brasile o Mozambico, contattando l’Ufficio missionario a Martinengo.

4.

proprietà

Congregazione Sacra Famiglia - via dell’Incoronata, 1 - 24057 Martinengo-Bg - famiglia-nostra@libero.it Istituto delle Suore Sacra Famiglia- via L. Corti, 6 - 24068 Comonte di Seriate-Bg redazione

Antonio Consonni (direttore)- GianMarco Paris, Giuseppe Vitari, Giovanni Costioli, Mauro Ambrosini & Eloriana Monticelli Autorizzazione del Tribunale di Bergamo n° 104 del 18 giugno 1948 - abbonamenti 2011 ordinario E 27 |amico E 35 progetto grafico | Grafiche La Passa stampa | Il Creativo - ASSOCIATO ALL’UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

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con il sostegno economico alle nostre case di formazione: adotta gli studi di un giovane che in Italia, in Brasile o in Mozambico sta facendo un discernimento vocazionale.


FN - Aprile 2011