Page 1

http://www.youcanprint.it/youcanprintlibreria/narrativa/eclissi-tenebra-falotico.html


2


Eclissi di rossa tenebra ermetica

di

Stefano Falotico

3


Titolo | Eclissi di rossa tenebra ermetica Autore | Stefano Falotico Immagine di copertina “Haunted House” ©BigStockPhoto (acquistata tramite licenza) ISBN | 978-88-91128-85-0 Copyright 2013 ©Stefano Falotico Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta senza il preventivo assenso dell’Autore. Youcanprint Self-Publishing Via Roma, 73 - 73039 Tricase (LE) - Italy www.youcanprint.it info@youcanprint.it Facebook: face book.com/youcanprint.it Twitter: twitter.com/youcanprintit

4


Dedicato a tutti gli ancora sopravvissuti sciamani, ai maghi delle loro emozioni, a chi non s’arrenderà mai dinanzi al frivolo materialismo, scrutando invece dentro le viscere della propria anima, vivificandola d’energie nel rinnovarsi albeggiante dei giorni eterei e di tutte le notti senza sonno.

5


6


Incantevole astro celeste, polvere porpora

Pleniluni di licantropiche pietre zafire incastonate in un Cuore scheggia, imperlate nell’increspatura dalla nitidezza vagabonda, metempirico viaggio ai confini di lagrimati boati e fulminee pulsioni, tra magie di fugaci fievolezze, d’un tenero romanticismo agli albori di un’ebbrezza corvina insanguinata in notti misteriche dall’assonnata palpebra d’insonnie teporose, sgualcita guancia al vento ombroso della nostalgia in te indocilita tra malinconie turbinose, sfumate “visceralità” oscure e delicate nella scaturigine d’una Luna guascona dai crateri infrangibili, nei ludibri inesplorati del suo inespugnabile arcano, silenzio di sue labbra nella strada contemplativa di rugiada torbida, nelle acquiescenze “acquitrine” agghindate di quiete rinomanze dai piovigginosi, cardiaci bagliori innestati su erte cornucopie di un enigma dalla sinuosa danza, d’un lacustre bosco impavido d’apostoli scarniti nella vaghezza di 7


bibliche profezie e ignote astrazioni, di stellari, marini manti nello spettral cimitero di bare espiate nella turgidezza laconica sui crocefissi delle vite espirate in deliri dallo sbilenco scricchiolio vertiginoso nella scala a chiocciola del loro meandrico labirinto, lustrati asfalti ottenebrati da rifulgenze martiri della carne, di cenere lacera che sbuffa da sigarette rauche d’un tunnel caleidoscopico di psichedelia tensiva ai nervi inceneriti nella Notte, ove un candido, diabolico grido strazia la pelle, la immortala al sangue nello zampillo della luminescenza nel suo candelabro, agonia asmatica d’una fiamma languida, cerea celestialità e miracolosa rinascenza d’idillica vita e morte. Illiquiditi in ormonali “anomalie” paranormali, misteriosi onirismi nell’“ode” di palpebre “socchiuse” nel vento. E dei suoi leggiadri, angosciosi e lucidi canti esoterici a bramosi morsi di “metalliche” notti dalla febbril luccicanza nell’abisso marino di miei occhi “moreschi” e nerezza d’appariscente Amleto dei suoi pleniluni teneramente “tetri”, inquieti di morbido brivido. O Sol, tenebra d’apocalittica, raggiante galassia stellare. 8


Agonie sottili, impalpabili, lacerazioni, macchie e bulbi “arrossiti” d’iride smaltata nel “vetro”, alabardato dell’onore, barriere mentali, uno screpolato mansueto e le tenuità del tuo viso fra mascherati ipocondriaci del dolore.

9


E, delle anime sconsacrate, concupite a demoni dal vello d’oro. Forse, gli incanti delle arcane danze, l’enigma fievole ma egregio dell’ignoto salverà Cristo in fulgidi roseti, a echeggiar impavido e arabesco nella gotica “sinagoga” delle sue fuggenti preghiere nell’aldilà d’ogni siderale, imperscrutabile Tempo.

Cupa, rossa Mesmeria Lunare foschia di densa, argentea tenuità purpurea, che veleggia fra perlacee stelle di pindariche, esoteriche magie in nudi, lividi tramonti. E gli imperscrutabili, enigmatici, insondabili laconici venti delle nerezze si dissolsero nel pallor vitreo di torpidi ma trasparenti e bianchi misteri.

10


1. L’ombra d’un caffè sulfureo dondolava a Parigi nel crepitio, senza volto, d’un signore “cinereo” in cardigan Nel danzar di... ... cerulee incandescenze. Sì, di fascinoso carisma, navigo a lustrar sanguigne “creme” dei miei zigomi, e li “miagolo” anche quando latro, fra abissi di sfarzi medioevali ch’evocan Lune solitarie fra costellazioni fantasiose. Una brezza a scolpir la mia pelle, sempre spoglia anche quando s’agghinda, e morsica le gengive della vita, fra “patibolari” dubbi e il desiderio di soffuse incognite che bramo. Sì, vorrei ammorbidissi le mie “vene” d’esotica Bellezza parigina, memore di raffinatezze che, immortali, “melodieggian” nell’eteree memorie del Tempo e di ricordi oggi “sgualciti” dall’“amnesia”. Immagino già la tua foto, luminescenza d’un candor aggressivo ma dolce, che pulsa di muliebre “violenza” per maliardi fuochi in cui inteporirci. 11


Ah, già ti deflori, da me folgorata, nel captar un erotismo profondo d’un ragazzo “invischiato” tra i profumi rochi di tetri crepuscoli, e di lacerazioni ch’assaggerebbero baci cangevoli di romanticismo selvaggio, ammaliati in anime dai tempestosi cuori che si sfioran per mormorii di passional turgidezza. E voglio sfogliarla, questa foto, carezzar le levigatezze delle tue gambe, nell’armoniosa eccitazione delle mie mani. Cos’è la magia, se non corpi nella ruvida, “silente” scultura delle proprie brame? E di tanti specchi incantatori e indagatori, d’incubi e indaco arcobalenico? Come Parigi, la sua Senna e le sue sonnolenze sognanti. Come me, mesto “eremita” che passeggia pensieroso, d’immaginazion soave o nelle mie navi, perché colgo, tra infinite sfumature marine, un grido che s’arcua del suo vincere libero.

12


La musica trionfante del primo tempo del quartetto in do maggiore di Locatelli riempiva la sala da musica del palazzo del governatore a Port-Mahon, un ottagono maestoso, elegante e ornato di colonne. I musicisti italiani, quasi schiacciati sul fondo da file e file di dorate poltroncine rotonde, suonavano con concentrazione appassionata il penultimo crescendo, innalzandosi verso la pausa possente e l’accordo finale profondo e liberatorio. E, sulle poltroncine, almeno qualcuno dei presenti seguiva la musica con pari concentrazione; soprattutto due uomini, seduti per di più l’uno accanto all’altro nella terza fila a sinistra. Quello più a sinistra era fra i venti e i trent’anni, così massiccio che debordava dal sedile, del quale s’intravedeva soltanto qualche striscia di legno dorato. L’uomo indossava la sua uniforme migliore, che era poi quella di ufficiale della Royal Navy – una giubba blu dai risvolti bianchi, un panciotto bianco, brache e calze –, con la medaglia d’argento del Nilo sul risvolto della giacca; l’alto polsino bianco della manica dai bottoni dorati batteva il tempo, mentre i grandi occhi azzurri, che spiccavano su un volto di certo roseo sotto l’intensa abbronzatura, fissavano affascinati l’archetto del primo violino. La nota acuta, la pausa, la risoluzione finale: il pugno del marinaio scivolò deciso sul ginocchio. Appoggiandosi all’indietro contro lo schienale, e nascondendo così completamente la poltrona, l’ufficiale sospirò beato e si 13


girò, sorridendo al suo vicino. La frase: «Magnifica esecuzione, signore, direi...» gli si formò nella strozza, se non proprio sulla lingua, ma venne subito gelata dallo sguardo addirittura ostile dell’altro e dal bisbiglio: «Se non potete fare a meno di battere il tempo, signore, perlomeno fatelo come si deve»1.

1

Incipit da “Primo comando” di Patrick O’Brian

14


Il Tempo delle musiche, delle muse, delle onde dell’anima. Come i miei occhi “ottenebrati” in un vivido REM-are nella Notte di già assopite possenze dalla fuggevole fuga altrove... M’apparve un borghetto medioevale dominato, nella sua prominenza, da una “quercesca” rocca, in cui alloggiavan i visitatori d’una grande Mostra del Cinema, allestita alle sue pendici. Giorni di festa e cortei di curiosi, assiepati “in scala”, a scalar forse ambizioni solo velate dal toccarle appena. E anche questa Notte si dissolse, appena incenerita dal fiocco madido di realtà dei primi rintocchi mattutini.

15


2. Cowboy d’orme romantiche e aromatiche

Il sogno è una Donna nuda, nel suo talar sacrificio al delirio della mente

Ros(s)a fosforescenza Tenui cipigli di roventi sieste nei tramonti dall’opalescenza ondulatoria, e tu, brunezza inquieta d’un fantasma ch’aleggia quasi sonnambulo.

Dalia nera d’un sospiro levigato nell’alcol, abrasion candida che s’immerge, tenera, nell’incendio profumato d’un mar appena “desto” nella Notte “apneica” d’effluvio lunare. Smalto ch’arde di mordenze epidermiche, Notte fulgida di sogni inguainati nella tua pelle “inguinale”, sì, fiera e selvaggia, sangue maculato negli ormoni caldi dai soffici fruscii, anche laconici, d’un seno immolato alle brume d’una impermeabile malinconia che, eppur, è ebbrezza a permear l’anima nelle vene, nel rapimento estatico di fulve passioni

16


che assopirai in attimi fatali d’illanguidita nostalgia al Tempo, e poi ferocia muliebre delle lacerazioni vivissime. Spalmata, “schiumata” qui al buio, in spiaggia, con l’aroma del mare che sprofonda nella tua nudità, appena “abbronzata” da un attillatissimo costume d’impudiche malizie, che brucia dentro la sua fibra d’acquiescenze da leccare, angeli avidi, come piogge nella tempesta d’un naufragio oceanico. Dardeggi esotica, nella floridità di faune che t’adocchiano, desiderose di sugger capezzoli “iracondi” ed “errabondi” al tuo erotismo più “ubriaco”, smaniosa libertà che ti respira abissale nella tua golosa gola. Focosità di fiochezze che “gelan” l’asma nella viril-viral furia di me che n’ansimerei soggiogato.

Rame del Sesso.

17


La lira lirica dell’ira nelle mille lire Scoperte prodigiose di se stessi, fradicio corpo “unto” nel “crepuscolar” tiepido di risorte rinomanze, forse a romanzarla, nelle romanticherie “rustiche” che danzan, come un incantevole risveglio nei sensi, e neuroni sensoriali di sensitiva trasparenza onirica In pelle di camoscio, lievito sulle acque, vene mie “cristalliche” di tanti spettri che plasman le acque a immagine del proprio specchio. Incanutito, m’avvoltolai fra occhi d’avvoltoi che voltaron la “rotta”, già corrotti nel tedio borghese di fanciullismi troppo presto spezzati. Quelle iridi, ch’eran muschio, ora “maschieggian” di “sana” ribalderia a imbandir altre “tovaglie”, sbadigli e soprattutto a blandir “bavagli” con museruole agli immusoniti, anzi, un ragliar che “taglia”, prima di tutto, le proprie bocche ed è mutato nell’esser muti all’ipocrisia, al tiepido corteggiar “cortese” che rosola arrotolato nell’arrosto mai sazio, dunque mai “savio”.

18


L’irritante rumor di fondo di buffonesca “brillantezza” che si sdraia al Sole più filtrato da maschere-“cre(a)tine”. Da docce che mai sgocciolano Amore & Sesso che si sfiori anche per attimi che sian, davvero, la brama, sempre invece schermita da accidie protettive camuffate, dunque ovattate pur di “tatto”, d’“intimorita idrofilia”. È sangue sempre deterso che mai s’erge nello zampillo, ch’è già corrotto perché contorto, già del tergerlo in una torta ch’è “ciliegina” acida di pragmatiche che non “sgrammatizzino”, melodrammatizzandoli, gli scarabocchi festosi della gioiosità, ponderati anche nel pudor più “spudorato” e mai “sputato”. Sempre saliva arsa da labbra fredde. Ecco il baluginar di miei tanti vulcanici inconsci che deflagran dopo che s’inteporiron in pori troppo purificati o “appurati”. Michael, il cacciatore della Pennsylvania, nella sua God Bless America, vite che s’eran districate e si “lastricaron” d’“incubi”, infrante innocenze che 19


correvan libere nella Notte, e le ferite dell’incicatrizzabile ad avvinghiar l’anima d’insonnia gelida che non può neanche sonnecchiare. O Noodles, incarnazione di speranze ribelli, clown delle proprie opinioni...

20


21

Eclissi di rossa tenebra ermetica  

Venezia, nell’armonia di questa mia lucidissima chetezza, albore mistico d’incendiario palpito e fratture di pelle... Incarniamo, metafisic...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you