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Apulia Land Art Festival catalogo della mostra - Terza edizione A cura di Giosuè Prezioso, Liliana Tangorra, Saverio Verini Crediti fotografici Punes - Produzione e Comunicazione Multimediale - Animazione Michela De Mattei Martina Glover Luca Mauceri Giorgio Orbi Leonardo Petrucci Direzione artistica Carlo Palmisano Comitato scientifico Giacinta Gandolfo, Central Saint Martins - College of Art and Design Ilaria Gianni, Nomas Foundation, Roma Giosuè Prezioso, John Cabot University Liliana Tangorra, Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’ Gaia Tedone, London South Bank University - Centre for the study of the networked image Saverio Verini, curatore indipendente Progetto grafico Sandro Bagnulo Studio Factory18 Si Ringraziano Unicredit Banca Comune di Ostuni


indice Ricevere e Creare Apulia Land Art Festival Niki Maffei, Assessore al Turismo e alla cultura del Comune di Ostuni Il laboratorio Apulia Land Art Festival: edizioni passate, esperienze presenti, prospettive future Martina Glover, Co-fondatrice e co-direttrice dell’Apulia Land Art Festival Carlo Palmisano, direttore dell’Apulia Land Art Festival E(ART)H - Il paesaggio dell’arte Note su una residenza di fine estate Saverio Verini, Curatore Interazioni ed interpretazioni con/del territorio: artista e territorio dialogano (IT/EN) Giosuè Prezioso, Curatore La Land Art Americana: declinazioni Apulia (IT/EN) Gaia Tedone, Curatrice e Ricercatrice Calixto Ramirez nell’esperienza di residenza anticipata di Apulia Saverio Verini, Curatore Francesco Ciavaglioli, Michela De Mattei, Giorgio Orbi, Carla Rak: analisi, critica e discussione (IT/EN) Giacinta Gandolfo, Storica e Critica d’arte Elena Bellantoni, Marco Bernardi, Luca Mauceri, Leonardo Petrucci: analisi, critica e discussione (IT/EN) Liliana Tangorra, Storica e Critica dell’arte


Premio d’arte “Apulia Land Art Festival” Premio: tema, giuria, premiato, testo motivazionale Gaia Tedone, Curatrice e Ricercatrice Infrangibile L’opera realizzata da Luca Mauceri presso le Vetrerie Meridionali di Castellana Grotte per l’Apulia Land Art Festival Liliana Tangorra, Storica e Critica dell’arte Bibliografia Credits


Ricevere e Creare Apulia Land Art Festival

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Gli antichi orti storici terrazzati di Ostuni, i cosiddetti ‘Giardini’, posti a valle del suo centro storico, rappresentano l’esempio meglio conservato di un sistema paesaggistico unico in Italia. Sono aree di grande interesse paesaggistico e ambientale, luoghi fondamentali dell’identità storica locale, ricchi di presenze di valore archeologico, architettonico e culturale, che costituiscono già di per sé una grande opera d’arte del paesaggio, realizzata tramite un continuo modellamento attraverso secoli di pratiche agricole, che oggi definiremmo ‘sostenibili’. Per troppo tempo consegnati all’abbandono, gli orti sono ora al centro di un processo di recupero e di valorizzazione promosso dall’Amministrazione Comunale di Ostuni. Di questo processo, l’Apulia Land Art Festival è stata una tappa fondamentale che ha consentito, non solo di valorizzare gli orti attraverso installazioni di arte contemporanea - che hanno perfettamente colto i caratteri identitari dei luoghi in cui sono state realizzate - ma anche di restituire per la prima volta alla città luoghi finora inaccessibili, di coinvolgere cittadini e turisti attraverso un ricco programma di eventi collaterali, nonché di restituire attraverso i media specializzati e anche attraverso la pubblicazione di questo catalogo, un’immagine di Ostuni che promuove la creatività e l’innovazione, nel rispetto del proprio patrimonio culturale e ambientale. L’Apulia Land Art Festival è stata, inoltre, una grande occasione di coinvolgimento di larga parte del tessuto associativo ostunese, pertanto desidero esprimere, personalmente e a nome della Città di Ostuni, il mio ringraziamento all’associazione UnconventionArt, ma anche a tutti gli enti, gli artisti e i volontari, che con essa hanno collaborato, per aver realizzato un Festival, che speriamo possa un giorno tornare nel nostro splendido territorio. Assessore al Turismo e Cultura del Comune di Ostuni


L’ASSOCIAZIONE UNCONVENTIONART UnconventionART, è un’associazione che annovera tra i suoi obiettivi la promozione dell’arte contemporanea, la valorizzazione di siti territoriali esclusi dai più noti circuiti turistici e la messa in pratica di strategie di organizzazione culturale che prevedono l’interazione con soggetti istituzionali pubblici e privati e con i singoli cittadini. Distintasi per i numerosi eventi d’arte, e più ampiamente di cultura, che hanno visto, come figlio maggiore, l’ormai avviato Apulia Land Art Festival, l’Associazione nasce dalla volontà del cultore dell’arte e gallerista Carlo Palmisano e della sua compagna italo-americana Martina Glover, giornalista scientifica e fotografa, ed opera in tutto il mondo. Ma è soprattutto in Puglia che trova le sue radici, dove muove un mercato dell’arte sensibile alle politiche del sostenibile, del naturale e del riciclabile, mantenendo si un’impronta locale, esportando la propria filosofia su scala internazionale. Per mezzo dell’Apulia Land Art Festival, UnconventionART ha infatti partecipato a conferenze ed eventi presso prestigiose vetrine quali il Festival del Cinema di Cannes ed EXPO Milano, guadagnandosi collaborazioni e pubblicazioni provinciali, regionali, nazionali ed internazionali.

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Il laboratorio Apulia Land Art Festival: edizioni passate, esperienze presenti, prospettive future Martina Glover, Co-fondatrice e co-direttrice dell’Apulia Land Art Festival Carlo Palmisano, direttore dell’Apulia Land Art Festival

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La prima edizione nasce quasi per caso, in una pineta tra Valle d’Itria e Salento - la Pineta Ulmo a Ceglie Messapica (BR) - assediata dalle immondizie: da qui il tema scelto ‘Rifiuti Umani’. Gli artisti scelti hanno riassemblato gli scarti della nostra società a guisa di manufatti dall’alta valenza estetica e simbolica; lasciate nella pineta, le opere sono state fruite dal pubblico a proprio piacimento, rubate, vandalizzate. L’esperienza, divenuta subito oggetto di interesse e di studio da parte di note Accademie ed Università e definita da Aian Berg (Direttore Artistico Lecce 2019) «la Woodstock dell’arte», si è conclusa con alcune delle opere ridotte in cenere; natura e arte carbonizzate. Da qui il tema della seconda edizione, dall’evocativo titolo ‘Usi e immaginari del carbone’, una kermesse che ha visto il coinvolgimento di quindici artisti di livello internazionale, i quali hanno vissuto ed interpretato nelle loro opere l’antico borgo di Specchia (LE) ed i territori limitrofi, dall’antichissima tradizione mineraria. Sacchi di juta pieni di carbone sono stati dati agli artisti che ne hanno fatto libero uso nella creazione delle proprie opere, lasciando sul territorio evocativi segni del proprio passaggio. Il carbone non utilizzato è stato poi donato ad alcuni giovani braccianti per forgiare, col fuoco, gli attrezzi necessari alla nobile pratica agricola. Dal carbone all’agricoltura, quindi, tema dell’edizione 2015. Studiando e lasciandoci ispirare dal tema della III Edizione, ‘AgriCulturLand’, siamo così giunti negli antichissimi Orti Terrazzati di Ostuni, meraviglia dell’architettura e dell’archeologia pugliese per molta parte abbandonati a se stessi. Una settimana di residenza artistica, 3 giorni di festival, 9 artisti invitati, 6 installazioni urbane, una mostra fotografica, 3 convegni, 3 laboratori, 3 incontri con scrittori, 3 spettacoli teatrali, 3 concerti, un instant doc, 16 partner e soprattutto centinaia di cittadini ostunesi e turisti italiani e stranieri, hanno partecipato alla realizzazione e alla riuscita dell’evento. L’Apulia Land Art Festival ha potuto tener fede alle sue intenzioni di rivalutazione territoriale attraverso l’arte e la cultura, come già avvenuto nelle passate edizioni, permettendo per la prima volta e ad un folto numero di visitatori di accedere a quella porzione degli orti extramoenia troppo spesso dimenticati, dando forza in questo modo alle istanze di chi da tempo chiede la rivalutazione dei ‘giardini’ storici della città.


«Ci terrei a sottolineare l’importanza di questa operazione; la rivalutazione degli orti storici vuole essere un primo passo verso un’auspicata futura valorizzazione degli stessi. Questa speranza pervade anche l’opera vincitrice del primo premio Apulia Land Art Festival 2015, andato a Luca Mauceri per le sue Finestre Fertili, opera in cui il riflesso delle finestre delle mura di Ostuni è ridisegnato negli orti con l’impiego di fertilizzante naturale, per una città che trova negli orti uno spazio sul quale affacciarsi e specchiarsi. Non posso dire che sia stata la più bella edizione perché ogni anno è un’emozione unica, ma posso dire la più riuscita grazie al sostegno dell’Amministrazione di Ostuni, di molte delle realtà locali che hanno collaborato attivamente alla riuscita del Festival, ma soprattutto dei cittadini ostunesi che ci hanno accolto facendo sentire gli artisti a casa, artisti che hanno lasciato un segno indelebile nei ricordi di tutti». Carlo Palmisano Direttore dell’Apulia Land Art Festival

«L’esperienza di Ostuni ha suggellato qualcosa: l’amore reciproco che lega l’Apulia Land Art Festival al territorio pugliese. Ogni anno, infatti, l’apprezzamento e la considerazione ricevuti crescono in maniera esponenziale, ripagandoci delle tante fatiche. Il successo ottenuto ci sprona ad andare avanti, nonostante le difficoltà di un progetto così complesso. Un progetto in cui crediamo fortemente e che, arrivato a questo punto, non può che crescere. Appuntamento quindi all’edizione 2016, che vedrà protagonista il territorio Barese ed il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, le sue lame ed il delicato e simbiotico rapporto tra pietra e acqua, riassunto nel tema Gutta cavArt lapidem». Martina Glover co-fondatrice dell’Apulia Land Art Festival

un’esperienza unica nel suo genere.

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E(ART)H - IL PAESAGGIO DELL’ARTE Note su una residenza di fine estate Saverio Verini Curatore

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Il profilo della città bianca, immobile e maestoso. Una lingua d’asfalto, stretta e piena di curve, circondata da una distesa di ulivi secolari. Il rosso quasi asfissiante della terra. Sono queste le prime immagini che, una volta abbandonata l’ ‘Adriatica’, ci hanno accolto, mettendo a dura prova le capacità della nostra visione periferica. Ostuni ci aspettava là, in alto, limpida e ieratica, con le sue architetture a contendere il monopolio del bianco alle nuvole in cielo. A partire da questa prima apparizione ho realizzato che il senso di una residenza in un luogo pressoché sconosciuto – nonostante i preziosi dossier e materiali di documentazione ricevuti – stava prendendo forma: un paesaggio in grado di riattivare l’attenzione, cromie talmente intense da rimanere imprigionate sulla retina, il desiderio di toccare con mano quella vetta così candida e così potente. Stimoli visivi che si sprigionavano da ogni punto che il nostro sguardo potesse toccare. Un’estasi tutt’altro che soggettiva, ma condivisa da tutti gli artisti che hanno preso parte alla terza edizione di Apulia Land Art Festival. Un’idea nata dallo slancio chimerico di Carlo Palmisano e Martina Glover: contaminare il paesaggio pugliese con l’arte contemporanea, offrendo una variante della Land Art storicamente intesa. Un incontro forse inatteso, ma per questo ancora più appassionante. Patti chiari, amicizia lunga: le opere devono essere realizzate in situ; banditi i materiali non degradabili; è gradito il rapporto con la storia e con l’identità del luogo. Ah, avete a disposizione una sola settimana di tempo. È così che, ancor prima di capire cosa ci avrebbe atteso, è nato un titolo: e(art)h – il paesaggio dell’arte. Un gioco di parole, tuttavia sufficientemente evocativo degli elementi cardine del progetto: l’arte, la terra, il paesaggio e la loro intersezione. Ma l’aspetto “ludico” – sperando che nessuno si scandalizzi – non si è fermato al titolo del progetto espositivo. L’intera esperienza è stata in costante bilico tra residenza artistica e una versione rivista di ‘Giochi senza frontiere’: nove artisti contemporaneamente al lavoro nell’area degli orti urbani di Ostuni, nove individualità e nove poetiche alle prese con un’opera da sviluppare in soli sette giorni, con delle regole precise da rispettare. Il panico iniziale dopo il primo sopralluogo negli orti si è trasformato presto in sfida. Nove interpretazioni radical-


mente diverse – felicemente accostate grazie alla supervisione curatoriale di Ilaria Gianni – eppure tutte capaci di cogliere gli aspetti più caratteristici del genius loci, rielaborandoli e remixandoli. Le Parole cunzate di Elena Bellantoni, installazione formata da piatti rotti e poi ricomposti grazie al collante della parola; l’icasticità ironica del Sant’Isidoro di Marco Bernardi, forcone piantato nella roccia in omaggio alla tradizione agricola di Ostuni; la ‘neutralizzazione’ operata da Francesco Ciavaglioli, che con Aurora ha ‘dipinto vaste aree di verde con la calce, producendo una tabula rasa dello spazio; lo strano dialogo tra gli alberi e un hula hoop, immaginato – e messo in pratica – da Michela de Mattei con le opere Innesto #8 e Round Around, sospese tra artificio e poesia; le Finestre fertili di Luca Mauceri, ideale traslazione della città di Ostuni dal piano verticale delle architetture a quello orizzontale degli orti; lo ‘smile’ di Giorgio Orbi, che con AcidcolturE ha marchiato una vasta area degli orti con un sorriso di pietra, monumento incompleto e beffardo costruito con tonnellate di rocce frantumate impiegate nella costruzione dei muretti a secco; le fluorescenze aliene di Leonardo Petrucci, che con Chromotropic Traps e Viriditas riflette sui concetti di naturale, artificiale e sulla loro contaminazione; l’installazione Nullus locus sine genio di Carla Rak, un temenos – un ‘recinto sacro’ – fondato sull’impiego di elementi dal forte impatto visivo e simbolico; le azioni di Calixto Ramirez, tentativi paradossali di esplorare e assorbire con il proprio corpo il paesaggio ostunese. Generosi, poetici, effimeri. Questi i primi aggettivi con i quali descriverei i lavori dei ‘magnifici nove’, nati – è bene rammentarlo – da una collaborazione quasi struggente tra gli artisti stessi. Lascio volentieri alle schede di approfondimento il compito di scavare in profondità e portare alla luce la poetica dei singoli interventi citati: le parole e il supporto teorico di Giacinta Gandolfo, Liliana Tangorra, Gaia Tedone hanno arricchito e sostenuto come una solida impalcatura la produzione delle opere. Opere che non avrebbero mai visto la luce senza l’abnegazione del co-curatore della residenza, Giosuè Prezioso, preziosa sonda delle viscere di Ostuni, della sua storia, delle sue strade, delle sue architetture, dei suoi abitanti. Mi piace pensare a e(art)h come a un arcobaleno, che in una settimana di fine estate ha attraversato ininterrottamente il profilo della città bianca. È un’immagine del tutto inventata, forse persino edulcorata rispetto all’asprezza delle immagini che ci hanno accolto all’arrivo. Ma ho deciso: voglio ricordarmela così.

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INTERAZIONI ED INTERPRETAZIONI CON/DEL TERRITORIO: ARTISTA E TERRITORIO DIALOGANO Giosuè Prezioso Curatore

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Se si considera come valida la derivazione etimologica che vede ‘Puglia’ significare ‘terra senza pioggia’ - da a-pluvia, letteralmente ‘senz’ acqua’1- non si può che leggere la terza e le precedenti edizioni dell’Apulia Land Art Festival come un tentativo metaforico di drenare la regione, portando un appuntamento che irriga i fertili terreni dell’arte, la storia, la musica, le tradizioni e, più macroscopicamente, la cultura di una terra che negli ultimi anni ha mostrato un carattere estremamente sensibile alle innovazioni nei campi che qui ci competono: l’arte e la natura. Entrambi legati da una parentela millenaria, i due mondi tornano a convergere spesso negli itinerari del festival, distinguendosi per un’attentissima ricerca sul territorio, che quasi porta soccorso a siti prossimi all’abbandono e all’eclissi storica, ovviando, in chiavi sempre originali, a quella che a volte sfiorerebbe in una damnatio memoriae2. In questa chiave, l’edizione 2015 del festival non ha fatto altro che portare linfa ai campi ormai secchi, pietrosi e bramanti d’acqua che cingono il ventre sfatto e ormai grasso della caratteristica città alto-salentina di Ostuni, nota anche come ‘Città Bianca’. Spolverando i perimetri grossolani solcati nella pietra, poi le lottizzazioni sacre dei Messapi e ancor poi le mura medievali, i gigli fiorentini e le fasi otto e novecentesche della città, il Festival ha alitato, con le mani sui fianchi, le perplessità nel vedere deserti e desertificati orti che hanno succeduto gravidanze di frutta, legumi e ortaggi, svezzando il popolo ad una dieta ricca e genuina, ormai sepolta sotto cumuli di polvere, nonosservanza ed ignoranza forzata3. Reclutando un team di esperti autoctoni, specializzati nella storia, la geografia e l’archeologia di questi ter-

ritori, Apulia ha dapprima diagnosticato lo stato dei luoghi; poi, con consenso dei locali, si è armata di falci, aspiratori, forbici e passi calpestanti e ha cominciato a farsi strada in corridoi storici che sbandavano dal contemporaneo al preistorico, imbattendosi in architetture dai somatismi cristiani, forse pagani, o forse ancora nessuno di entrambi. Sbarbando i crespi dorsali dei muretti ad opus incertum, il Festival ha fatto riemergere dall’apnea di decenni gli orti Messapici terrazzati, un sistema viario, idro-viario e sociale che ha sorpreso per l’incredibile politica di scambio, condivisione ed aiuto4. Nella ‘terra senza pioggia’, infatti, le arse, i grumi di terra e l’infertilità del suolo venivano ovviati servendosi di una sorprendente politica di sharing, rivelando non solo i tratti di uno zoccolo storico millenario, ma anche delle genti che lo hanno popolato per millenni, osservando valori di reciprocità, rispetto, contemplazione e forte religiosità. Non sono rare, secondo le ricostruzioni, le edicole, i tempietti e le nicchie votive che mappavano l’area, destinando, ai perimetri di questa, un’ampia porzione sacro-cimiteriale che elevava la città a macro-tempio5. Con l’urbe (la città) a capo, la chora (la campagna) in ventre e l’area sacra ai piedi della città, Ostuni si contraddistingueva come macroarea che osservava la vita e i suoi cicli, ricordando la nascita, la crescita, la morte.


Queste fasi declinate sulla natura, l’uomo e l’arte non possono che elevare gli orti stessi ad opera di Land Art di per sé, non mancando di tutti gli elementi che il movimento americano, secondo il Manifesto, ritiene necessari. L’intervento degli artisti selezionati da Apulia non può, quindi, non intendersi come un intervento nell’intervento, una matrioska storica e stilistica che ha come minimo comun denominatore la Land Art: l’arte e la natura. Questo legame introdotto in precedenza, giustifica la solvenza di Apulia come prodotto artistico e commerciale: quello di riattivare un territorio, la sua conoscenza, la sua storia, la sua fruizione e soprattutto la sua identità, rivisitata, senza invadenza, per mezzo di interventi di Land Art. La magia che ancora una volta evapora dall’edizione di Apulia Land Art Festival è rara: maestranze di millenni e generazioni, vengono rimesse in scena da artisti di oggi; pratiche di cura note agli albori, si riscoprono oggi come infallibili; sistemi di condivisione e convivenza ormai andati, tornano ad essere di spunto; bulbi ormai sterili e tossenti, tornano a sbocciare a pieni polmoni, così come l’arte, la musica, le parole, i gesti, le pratiche e le abitudini che tornano a nuova vita, ossigenati da un appuntamento che, nella ‘terra senz’ acqua’, batte come Mosè sulla roccia: pum, pum, pum6.

1 Ancora oggetto di studio, l’etimologia della parola Puglia, accostata al significato di ‘terra senz’ acqua’, è supportata da diverse teorie già approntate ante litteram. È il caso della dissertazione dell’Abate Francesco Nicolli, che nel 1833 scrive: «Della etimologia dei nomi di luogo degli stati di Parma, Piacenza e Guastalla per provare l’antichità de’ luoghi degli stati medesimi». Per approfondimenti, consulta: F. Nicolli, Della etimologia dei nomi di luogo degli stati di Parma, Piacenza e Guastalla per provare l’antichità de’ luoghi degli stati medesimi, Giuseppe Tedeschi 1833. Inoltre, una rivisitazione più recente si scorge nel libro Salvare l’acqua, vedi: C. Jampaglia e E. Molinari, Salvare l’acqua. Contro la privatizzazione dell’acqua in Italia, Serie Bianca Feltrinelli 2010. https://books.google.it/books?id=UNfdPu_PypwC&pg=PT77&lpg=PT77&d q=puglia+etimologia+acqua&source=bl&ots=J3HHm1kB1s&sig=gh6u3kU dvMAO5glpAcdXoJ_N8uI&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwj6lrPzlt7KAhUKGC wKHTv_AC8Q6AEIKzAC#v=onepage&q=puglia etimologia acqua&f=false. 2 I siti a cui si fa riferimento sono: per la prima edizione la Pineta Ulmo di Ceglie Messapica (BR), per la seconda il Bosco SIC di Cardigliano di Specchia (LE) e gli Orti Messapici Terrazzati di Ostuni (BR) per la terza. Per ulteriori informazioni, vedi: Apulia Land Art Festival. ‘Edizione 2014-2013’. http://www. apulialandartfestival.it/land-art-festival-2014/location.html. Per l’edizione 2015, vedi: Apulia Land Art Festival. ‘Edizione 2015’. http:// www.apulialandartfestival.it/land-art-edizione-2015/location-2015.html. 3 La fervida attività degli orti è registrata su studi resi parzialmente pubblici e di competenza del Dott. T. Giorgino, il Prof. D. Coppola ed altri esperti. Per ulteriori informazioni, vedi: Brundisium.net. Orti extramoenia: ad Ostuni workshop su stato dei lavori e prospettive di gestione. http://www.chicagomanualofstyle.org/tools_citationguide.html 4 Sulla stessa riga della nota precedente (3), le seguenti supposizioni sono state avanzate a seguito del mappaggio del sito a cura degli attori prima indicati. 5 Vedi nota 3 e 4 6 Il seguente accostamento allude al testo dei Numeri 20: 1-13

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Interacting and Interpreting with/of the Territory: Artist and Nature in Conversation Giosuè Prezioso Curator

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If we draw from the Latin origin of the word “Apulia”, literally meaning “land without rain,/water”7, Apulia Land Art Festival seems to metaphorically bring water the arid lands of the region. Bringing light to abandoned lands, natural siti, and forgotten urban areas, Apulia aims at reviving art, music, history, as well as the culture of a region that has been recently sensitive to progress and innovation, emphasizing the strong relationship between art and nature, our main foci. It is through art, in fact, that Apulia attempts to give new life to nature, conveying a message of catharsis, purification and re-birth8. On this line, the third edition held in Ostuni seems to continue a path begun three years ago. Exploring the complex setting of the town, known as “the White City”, the festival has mapped out and then diagnosed the status of the terraced-gardens surrounding the lower layer of the Old Town: Ostuni Vecchia. Dated back to the Messapians, who imported their technology and wisdom, the whole city still bears the signs of a very complex history. The old town, in fact, is full of signs from the Middle Ages, Renaissance, Art Noveau and Modern architecture, making the intra moenia experience both surreal and misleading. But, even more misleading, is the history of the terracedgardens and their hidden truths, concealed under the weight of sand, grass, and wild nature. Ictu oculi, the terraced-gardens are more than simple lands. Under the roots of the arid plants, the scraped stones, and the hidden paths, these areas reveal the character of a strong united society, which, in the “land without water”, founded a community based on respect, reciprocity, and sharing. Apart from the multiple aedicule, the Pagan, and then the Christian

temples (found in situ), the whole area (counting many acres) could count on a hydro-system, whose policy was based on sharing. Drawing from many impluvia, the whole population - from the poorest to the less - could hence count on great water sources, which guaranteed abundance and fulfillment - both physical and spiritual - recalling a scene from the Angelus by Millet (1857). The picture evaporating from the gardens is, in fact, rather close to the one portrayed by the French artist. We should imagine a society fully dedicated to the land, the earth,: to nature; we should imagine a society building small votive buildings and memoriae, where preying praying God and being thankful; we should imagine a society that, without hierarchies, lives in a fortunate and generous land, turning nature, into art and, art into nature. From this perspective, the whole area appears as a Land Art piece per se. This, in fact, obvserves the formal, technical, and conceptual codes of the American art movement, establishing a conversation between past and present, here and there, nature and art9. Surrounding the perimeters of the old city, these gardens symbolize the lymph of the whole town. As breasts, they fed the community and its people, becoming the matriarch of an urban apparatus that still retains a powerful meaning. Having the gardens (chora) representing birth, the city (polis) growth and prosperity, and the sacred area at its feet, death (necropolis), the whole town celebrates (and celebrated) life and its cycles, from birth to death10. From this perspective, the intervention of Apulia should be interpreted as the re-activation of a mechanism which contemplates, through art, a millennial cycle repeating over and over again. Invited in such a context, the artist finds the ground to be part of it, bringing light to the main actors of this story: art and nature.

7 Still debated, the etymology of the word Apulia is the object of some stu-

dies which began even before the Risorgimento. An example ante litteram: F. Nicolli, Della etimologia dei nomi di luogo degli stati di Parma, Piacenza e


Guastalla per provare l’antichità de’ luoghi degli stati medesimi, Giuseppe Tedeschi, Piacenza 1833. However, see also: C. Jampaglia e E. Molinari, Salvare l’acqua. Contro la privatizzazione dell’acqua in Italia, Serie Bianca Feltrinelli, Milano 2010.. https://books.google.it/books?id=UNfdPu_PypwC&pg=PT77 &lpg=PT77&dq=puglia+etimologia+acqua&source=bl&ots=J3HHm1kB1s &sig=gh6u3kUdvMAO5glpAcdXoJ_N8uI&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwj6lrP zlt7KAhUKGCwKHTv_AC8Q6AEIKzAC#v=onepage&q=puglia etimologia acqua&f=false 8 This statement refers to the previous two editions of the festival, held in very delicate natural settings, such as: Pineta Ulmo, Ceglie Messapica (BR) in the first edition; Bosco SIC di Cardigliano, Specchia (LE) for the second, and the Orti Messapici Terrazzati di Ostuni (BR) for the one we are referring to. See also: Apulia Land Art Festival. ‘Edizione 2014-2013’. http://www.apulialandartfestival.it/land-art-festival-2014/location.html 9 And for the third edition, see: Apulia Land Art Festival. ‘Edizione 2015’. http://www.apulialandar tfestival.it/land-ar t-edizione-2015/location-2015. html A wider picture of the gardens and their history is provided by the local scholars Prof. D. Coppola and Dr. T. Giorgino. However, there is not a scholarly bibliography on the topic, see: Brundisium.net. Orti extramoenia: ad Ostuni workshop su stato dei lavori e prospettive di gestione. http://www. chicagomanualofstyle.org/tools_citationguide.html 10 This ideal reconstruction i also supported by the studies by the scholars mentioned in the previous note, see note 9

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LA LAND ART AMERICANA: DECLINAZIONI APULIA Gaia Tedone Curatrice e ricercatrice

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Suggestivamente associato all’iconica striatura salina della Spiral Jetty (1970) di Robert Smithson (19381973), il movimento della Land Art si sviluppò in America alla fine degli anni Sessanta. Scaturì dall’impulso di ricercare nella natura un’alternativa allo spazio fisico del white cube e ad un sistema dell’arte compromesso da logiche di mercato. Fu proprio una mostra a sugellarne i contorni e principali attori - la collettiva Earth Works alla Dwan Gallery di New York nel 1968. Accanto a Smithson, figura di spicco del movimento, in quella occasione si esibirono importanti artisti, fra i quali Carl Andre (1935), Walter De Maria (1935-2013) e Michael Heizer (1944). Nei decenni successivi, la Land Art si ritagliò un essenziale ruolo di raccordo collocandosi agli interstizi fra Minimalismo e Arte Concettuale, Performance e Arte Povera. Lontana da essere meramente arte nel paesaggio, il suo più importante contributo fu di mettere in relazione diverse pratiche, agenti e azioni. In primo luogo, il rapporto tra uomo e spiritualità, natura e mitologia; in secondo luogo, la dialettica tra ‘sito’, inteso come spazio fisico del paesaggio, e ‘non-sito’, perce1 pito come luogo metaforico della rappresentazione . Inoltre, si fece promotrice dell’utilizzo della fotografia e del film per documentare opere altrimenti non accessibili, consentendo a questi media di acquistare un ruolo sempre più rilevante all’interno del linguaggio dell’arte. Quest’ultimo, fu significativamente arricchito da azioni come ‘camminare’, ‘mappare’, ‘scavare’, ‘spostare’, ‘progettare’, che oggi formano parte integrante del sillabo dell’artista contemporaneo. L’Apulia Land Art Festival offre la fondamentale occasione di riesaminare l’eredità della Land Art attraverso il prisma delle pratiche contemporanee, rimarcando come ancora oggi tale ruolo di raccordo sia il suo ca-

rattere distintivo. Nell’affascinante cornice degli orti di Ostuni, i nove artisti selezionati hanno accettato con coraggio la sfida di abbracciare una definizione ampia di Land Art e ricontestualizzarne il linguaggio e mezzi. Dietro un’apparente linearità formale, alcune delle opere site-specific celano la fatica fisica di gesti quasi epici, come l’incompiuto sorriso di pietra di Giorgio Orbi, le sagome geometriche di compost impastate da Luca Mauceri, le azioni-lampo impregnate di terra e fango dei video di Calixto Ramirez; altre fanno leva su spostamenti impercettibili, innestando nel paesaggio luci, colori e tracce di un inequivocabile passaggio umano, come nel caso delle trappole cromotropiche di Leonardo Petrucci, della terra imbiancata con il colore di Ostuni da Francesco Ciavaglioli o dell’hula hoop agganciato all’ulivo di Michela De Mattei; altre opere, ancora, si muovono a cavallo tra il personale e il collettivo, formalizzando gesti puntuali, simbolici e performativi che ricompongono frammenti di storia e memoria. È il caso del forcone di Marco Bernardi che si erge nella roccia in ricordo di uno stoico passato agricolo, dell’istallazione di Carla Rak ispirata alla dea della fertilità Proserpina, o, ancora, dei piatti rotti e ricuciti con le parole che Elena Bellantoni baratta con il suo spettatore. Ed è proprio a quest’ultimo che è stato offerto l’affascinante compito di attraversare e osservare questi nove micro monumenti alla percezione - nuove forme essenziali germogliate da un paesaggio in stato di degrado e oblio culturale. Lo scenario che ne è emerso colloca il potere dell’immaginazione al centro della complicità fra uomo e natura e si ispira allo spontaneo decorso di quest’ultima per celebrare l’essenza mutevole e rigenerativa del processo creativo. 1Tale dialettica fu teorizzata da Robert Smithson nei suoi scritti pubblicati in Robert Smithson, Jack D. Flan, Robert Smithson: The Collected Writings, University of California Press 1996.


American Land Art: Apulia’s variants Gaia Tedone Curator and Researcher Suggestively associated with the iconic striping of salt of Robert Smithson Spiral Jetty (1970), the Land Art movement developed in America at the end of the 1960s. It emerged from the urge to look at nature as the alternative to the physical space of the ‘white cube’ and to an art system compromised by marketdriven logics. It was indeed an exhibition—the 1968 group show Earth Works at Dwan Gallery in New York - that sealed the movement’s conceptual framework and main actors. Together with Robert Smithson (1938-1973), a key figure of the movement, a number of important artists were shown in that occasion, including Carl Andre (1935), Walter De Maria (1935-2013) and Michael Heizer (1944), amongst others. Throughout the following decades, Land Art carved itself out an essential connecting role by operating at the intersections between Minimalism and Conceptual Art, Performance and Arte Povera. Far from being solely an art within the landscape, its main contribution was to link different practices, agents and actions. First of all, it explored the relationship between man and nature, spirituality and mythology; secondly, it articulated the dialectic between ‘site’, conceived as the physical place of the landscape and ‘non-site’, perceived as the metaphorical space of representa2 tion . Furthermore, it promoted the use of film and photography for documenting artworks otherwise difficult to access, allowing these media to acquire an increasingly relevant role within the language of art. The latter was particularly enriched by actions such as ‘walking’, ‘mapping’, ‘digging’, ‘moving’, ‘planning’ that today constitute an integral part of the contemporary artist’s syllabus. The Apulia Land Art Festival offers an important occasion to re-examine the legacy of Land Art throughout the prism of contemporary art

practices, reiterating how such a connecting role still is its distinctive feature. In the fascinating setting of Ostuni’s vegetable gardens, the eight selected artists accepted with courage the challenge of embracing a broad definition of Land Art and of re-contextualising its language and means. Underneath their apparent formal simplicity, some of the site-specific works conceal the physical exhaustion of epic gestures, as in the case of Giorgio Orbi’s unfinished smile made of rocks, of Luca Mauceri’s geometrical outlines kneaded with compost, and of Calixto Ramirez’s videos documenting his instant actions permeated by soil and mud; others play on imperceptible movements, inserting into the landscape lights, colours, and traces of an evident human path, as for Leonardo Petrucci’s chromotropic traps, Francesco Ciavaglioli’s earth whitewashed with the colour of Ostuni and Michela De Mattei’s hula hoop hooked to an olive tree; other works, move between the personal and the collective, by formalising punctual, symbolic and performative gestures that reassemble fragments of history and memory. This is the case of Marco Bernardi’s pitchfork erected from the rock in celebration of a stoic rural past, of Carla Rak’s installation inspired by Proserpina the Goddess of fertility, and again, of the broken plates sewed together by the words that Elena Bellantoni smuggles with her spectator. It is precisely the spectator who has been invested with the fascinating task to observe and walk through these eight micro monuments to perception - new essential forms sprout out from a landscape in a state of decay and cultural oblivion.The scenery that emerges positions the power of imagination at the centre of the complicit relationship between man and nature; it draws inspiration from the spontaneous unravelling of nature to celebrate the fickle and regenerative essence of the creative process. 2Robert Smithson theorised this dialectic in his writings, which are published

in Robert Smithson, Jack D. Flan, Robert Smithson: The Collected Writings, University of California Press, Berkeley 1996.

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CALIXTO RAMIREZ NELL’ESPERIENZA DI RESIDENZA ANTICIPATA DI APULIA Saverio Verini Curatore

Cal Agua bajando la escalera Trullo A ciegas Mi abuelo era agricultor, mi padre geólogo, y yo entiendo la tierra así Videoproieizione, 5’

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In linea con il proprio approccio ‘nomade’, Calixto Ramirez si è avvicinato al paesaggio pugliese esplorandone istintivamente gli spazi, le caratteristiche, la conformazione. Impiegando il proprio corpo come misura dell’ambiente circostante – come tramite tra sé e il mondo –, l’artista messicano ha compiuto una serie di brevi azioni, poi montate in un video. Uliveti, spiagge e scampoli della città di Ostuni sono di volta in volta il teatro di performances surreali e intense, in cui Ramirez esprime la propria capacità di cogliere il carattere di un luogo, percorrendolo, marcandolo e riattivandolo con la ‘semplice’ presenza fisica, all’insegna dell’economia di mezzi.

Cinque azioni nelle quali Ramirez sembra aspirare non a una semplice interazione con l’ambiente circostante, ma a un vero e proprio ‘assorbimento’ del paesaggio di Ostuni, a una fusione tra il proprio corpo e la terra, le pietre, la sabbia, l’acqua, la calce. I video mostrano l’artista alle prese con gesti semplici, ma al tempo stesso di grande impatto: con un movimento repentino lo vediamo gettarsi in faccia una manciata di calce, assumendo così la stessa colorazione della città; assistiamo al suo rotolamento lungo una scalinata del centro della città, emulando l’antico sistema d’irrigazione degli orti; lo osserviamo con una punta di tensione mentre tiene in equilibrio sulla testa delle pietre per la costruzione dei muretti a secco, evocando la miracolosa e precaria architettura dei trulli; seguiamo con lo sguardo l’inarrestabile solco che traccia sulla sabbia, muovendosi come fosse un granchio; scrutiamo infine la sua esile sagoma, mentre si autoinfligge dei violenti colpi utilizzando porzioni dell’inconfondibile terra rossa che caratterizza il paesaggio pugliese. Con un approccio vicino a quello di un altro grande artista, l’olandese Bas Jan Ader, Calixto Ramirez sembra ogni volta mettere a rischio la propria incolumità in imprese del tutto prive di utilità; ed è proprio questa frizione tra pericolo e futilità a conferire alle sue performances un carattere grottesco e ironico, facendosi gioco dei limiti e delle inadeguatezze delle nostre azioni, talvolta anche quelle più serie.


Francesco Ciavaglioli, Michela de Mattei, Giorgio Orbi, Carla Rak: analisi, critica e discussione Giacinta Gandolfo Storica e Critica d’arte Francesco Ciavaglioli.

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Si spinge lungo tre piani di terreno ormai lasciato spegnersi, era fertile dai Messapi, dall’avanti Cristo per millenni popoli ha sfamato ciclo alternato si snodava tra la maglia fitta dei plurimi terrazzi di humus Mangia! Mangia città! Delle tue terre e tuoi sforzi ti nutri sulla tua roccaforte ti cibi delle tue fondamenta MCMLXXI registro data della disfatta, nulla sorge non più ortaggi Ora ostaggi desertificati respirano la stessa aria dei cittadini. Rinascimento terreno, oh! Aurora, risplendi, cresci di vita nuova purifica la tua carne, corri nei tuoi colori, libera i tuoi profumi ciclo di luci ricopri il tuo deserto e anima il tuo disegno La leggenda racconta che Sant’Oronzo salvò Ostuni dalla dilagante epidemia di peste del 1656. Per sua indicazione le mura della città furono dipinte di bianco, isolando il territorio dalla crescente penetrazione della malattia. Da quel momento Sant’Oronzo fu eletto protettore della città. L’impasto a base di polveri e calci, cenere e collanti aveva la funzione di igienizzare la superficie toccata, quindi proteggerla dall’epidemia. Da quella prima volta la città ripete ogni anno il rituale igienizzante. La suggestione leggendaria si è spostata, in questo anno, anche agli orti alla base della città, una rinascita è auspicabile per i terrazzamenti, Aurora! Francesco

Ciavaglioli si espone su tre porzioni di terreno, mangiando il loro verde con l’impasto sacro della città. Azzera il loro essere ampie dune, abbatte il silenzio a cui sono costretti da quasi mezzo secolo e regala al terreno l’impasto sacro a cui la città è rimasta devota. Chiama gli orti a tornare al loro disegno, li libera da una fine non dipesa da loro, ah! Fa parlare la terra, i suoi frutti e i suoi profumi. Si dice che il Rinascimento era aurora, l’Illuminismo, sole1. L’azione dell’artista è ripetere il rituale magico di vita eterna e sopravvivenza per far rinascere una terra morta, fonte di vita per millenni e millenni. Quasi come fosse un’azione nascosta, Ciavaglioli cucina il suo impasto per preparare gli abitanti allo spettacolo di nuova fertilità: colori, profumi, nuove vite.


Michela De Mattei. Uomo natura scultura disegno In tutti gli intermezzi vive una realtà-immagine, un mondo estirpato dal fantastico immaginabile4 e l’evidente concreto. In quel momento agisce un tenore dove l’azione materiale è possibile e l’assetto magico di un opposto entra nel corpo altrui e stimola una reazione. Round around round round around, round round round around, round round around, round around. La prova si ripete, entra nell’altro corpo, ora è natura, ora è umano. L’azione si esaspera, si muove all’interno dell’intermezzo, si stimola in un possibile cambiamento; logora la ripetitività per addentrarsi nella massa oggetto diversa, lentamente, sempre con più dimestichezza. Round around è un tronco di ulivo che fa l’hula hoop, fa circa diciamo tre cerchi quasi perfetti, ma è ancora rigido. L’hula hoop cade e il tronco riprova. Nel tempo intermezzo e nella sua ripetizione esiste la volontà che il tronco si presti al movimento del cerchio in un’azione perfettamente umana. Quindi la ripetizione, che vitale si nutre del corpo altro per esercitarsi ad un movimento snaturato e umano. L’immagine, il video canale singolo proiettato in una nicchia di mattoni lungo la camminata degli orti di Ostuni, è l’intermezzo: la possibilità tra fantastico immaginabile e l’evidente concreto.

Quell’intermezzo è il campo del prendere corpo, addomesticando una materia ad un’azione altra. Michela De Mattei osserva l’intermezzo e cerca di renderlo tangibile con oggetti di mondi favoriti, natura e umano, nel modo tra la scultura e l’altro. Lei l’artefice non si fa concreta nell’intermezzo, ma agisce da fautrice di un’immagine a metà tra là e qui. Così accade a Innesto #8, un cerchio-hula hoop realizzato in legno dall’artista unito ad un tronco di fico seguendo tecniche di innesto non invasive. Il movimento del video Round Around è quindi congelato in un singolo momento che produrrà un nuovo movimento e interazione tra i due corpi. In questo caso i corpi di diverso legno provengono dalla stessa natura, ma hanno diversa composizione, l’innesto forzerà le due entità e si mescoleranno producendo un unico corpo. Il cerchio in legno maneggiato dall’artista diventerà parte di una altra entità, diventando insieme un prodotto naturale ritoccato dall’umano, poi non diverso da tutti quei tronchi d’ulivo contorti e rugosi, trasformati solo per mano di un’azione altra.

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Giorgio Orbi.

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Bambino, bambini e uomini si intrattengono. Il linguaggio è finito, ora è simbolo. E’ un sorriso in pietra mastodontico che ripara il terreno degli orti di Ostuni. E’ immagine d’infanzia, poi entra nelle mani della cultura lisergica, si espande a vari generi d’intrattenimento e diventa unica figura dell’acid house. Il simbolo ha rimpiazzato il linguaggio della sua musica, è il simbolo sentito. Oggi è riapparso sotto altra forma tra le mani di un’unica cultura :) Orbi prepara con muretto a secco in pietra Acid Culture, reitera ancora una volta il messaggio e “significato” del simbolo che ha assistito mutare nel suo tempo. Gli dà un corpo solido e in grande scala. Il simbolo vive nella sua presenza, si fonde nel paesaggio e si nutre delle sue dimensioni per diventare architettura di una nuova cultura, sottofondo stabile e immagine mobile. Mantra costante del paesaggio nel passaggio di uomini, mescola il suo corpo nella vita di un luogo. Ora diventa azione nel pensiero ed espressione sacra, offrendo la sua protezione e inneggiando alla lunga vita3. La sua struttura in pietra dà sostegno ed è sostegno in sè stessa, storico corpo immortale. Non si pronuncia e non viene recitato, nessun linguaggio parlato gli appartiene se non l’immagine di un sorriso cerimoniale osservato e sempre costante. Così l’opera ingloba il sorriso della sua divinità-significato: diventa parte del suo corpo e parte delle forme assorbite nel tempo. Lo smile è nel volto di un bambino, nell’intrattenimento di uomini in una musica sentita; nelle mani di giovani e vecchi che ne abusano l’immagine, per significare un gesto sentimento. Ora è un auspicio presente e silenzioso, attende di prestarsi a un altro significato e di presentarsi in un’altra forma, ma mai maneggiato altrove. Quest’impossibilità mi ricorda Connemara Sculpture di Richard Long, un enorme simbolo labirintico realizzato usando sassi provenienti da una spiaggia locale vicino a Connemara, Irlanda. Long ha descritto quel-

la parte dell’isola come il suo posto ideale, “sassoso, desertico, con belle persone e bella musica”4. La forma del libirinto si serve di iconografie assorbite e modificate nel tempo, da Creta al Mediterraneo, alla Scandinavia, India e Balcani, Inghilterra, fino a Java e la parte sud ovest d’America, in ogni caso significa vita o nascita, meta raggiunta o eterno ritorno all’entrata5, ma a seconda del luogo ha mutato la sua accezione diventando altro. Questa cultura acida vive nel luogo in cui si è formata, recita silenziosa il suo augurio, si presta a significati, e si sposterà in una dimensione altrove.


Carla Rak Il cerchio si è congelato nel tempo. Ogni traccia della sua qualità attraversa oggetti-natura che conquistano terreno tramite la loro immagine mitica. Il gioco circolare, presente e muto diventa l’esattezza del prodotto simbolico che porta vita ad un luogo-universo nascosto. L’azione del segno si dispiega penetrando in ogni elemento e il comportamento del tempo negli organi naturali segue il suo ciclo. E’ un cerchio di vita in calce bianca, polverizzato su terra scura in contrasto: omaggio a Kairos6 e luce, migliore se osservato alle 16,30 di fine estate. Offre il suo centro-grembo di Tellus7 madre terra a una sezione torta di un tronco-trouvé che apre il suo corso ciclico ad un frutto di melograno sospeso tra rami circostanti. L’andamento morte-prosperità si alterna con tracce mitiche, risalendo alla natura dei simboli e animandosi di profonda naturalezza. L’indagine personale di Carla Rak tra mitologia e gesto, femminile e occulto si estende agli elementi caratteristici del territorio ostunese: la calce bianca, magnetica luce della città purificata e la prosperità degli orti terrazzati fondamenta della città, per lungo tempo fonte avanzata di sostentamento per i suoi cittadini. Il frutto di melograno, raccolto sul luogo, elogia il mito di Demetra e Persefone e la conseguente nascita delle stagioni. In esse stesse si muove l’andamento vita-morte, fecondato da Madre terra nei tempi divini del loro mito. Così Nullus locus sine genio si presenta immobile in una piccola nicchia nascosta da cercare e osservare, da venerare. Il cerchio in calce sul terreno fertile illumina il tronco simbolo di fine, aperto alla vita florida del frutto di melograno. L’universo femmineo caro all’artista si manifesta nella mitologia del frutto-origine del ciclo stagionale e nella sua ripetitività costante, attraversando il corpo degli elementi scultorei e sempre rimanendo sottofondo muto, ma presente. L’intera opera si forma di elementi naturali trovati sul luogo, assemblati con il minimo

intervento umano: forma sferica in calce e lenza a sostenere il melograno sospeso. La trama di Nullus locus sine genio, ovvero“nessun luogo è senza genio”, chiama lo spirito del luogo e il genius loci, isolando nel tempo la sacralità dell’opera e quindi purificandola, rendendola eterna nella sua transitorietà. Così l’ingranaggio segue la sua stessa caducità e quella del tempo che rappresenta. L’azione umana nel tempo si concatena con l’azione del tempo sulla natura, e allora il meccanismo si rappresenta.

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Note: 1 Enciclopedia Treccani Online, s.v. ‘Aurora’ rinascimentale, ‘sole’illuministico”, accesso dicembre 10, 2015. 2 Wittgenstein, Ludwig Tractatus logico-philosophicus. Roma: Fratelli Bocca editori, 1954. 3 Margaret e James Sutley, Dizionario dell’Induismo. (Roma: Ubaldini 1980), pag 263. 4 Ruth Burgon, “Richard Long Connemara Sculpture 1971”. Tate website. 2013 5 Plato, Eutidemo. Describing the labyrinthine nature of the Socratic dialogue, Plato observes as the possibility of exit is divided in the exit itself and thus the reaching of the destination, or to re-start finding once again yourself to the entrance, beginning of the dialogue. 6 Kairos. Divinità greca, personificazione del «momento opportuno». Enciclopedia Treccani Online, s.v. “Kairos”, accesso 12, 2015. 7 Tellus.Divinità romana della terra. Quale dea ctonia è collegata con gli Inferi: insieme ai Mani è destinataria della devozione e, insieme a Cerere, del sacrificio di una porca praecidanea da parte della famiglia di un morto rimasto insepolto. È inoltre collegata con la fecondità femminile (presiedeva alle nozze dalla parte della sposa) e nel ciclo agricolo sembra connessa con il periodo in cui le semine sono ancora nel seno della terra. Enciclopedia Treccani Online,s.v. “Tellus” accesso 12, 2015.

Francesco Ciavaglioli, Michela de Mattei, Giorgio Orbi, Carla Rak: analysis, critique and discussion Giacinta Gandolfo Art Historian Francesco Ciavaglioli It goes along three planes of land now forsaken, it was fertile at the time of the Messapians, from before Christ for millennia people had fed alternating cycles loosening through the thick mesh of terraces of humus Eat! Eat town! Of your lands and your efforts thou nourish on your stronghold thou depend on your foundations MCMLXXI record of the defeat, nothing rises, no more vegetables Now desertified hostages breath the same air of your citizens. Earthly Renaissance, oh! dawn, shine, grow of new life, purify your flesh, run in your colors, free Your scent cycle of lights upholster your desert and liven your design Legend has it that St. Oronzo saved Ostuni from the rampant epidemic plague in 1656. As he indicated to paint the city-walls in white, the town remained isolated from the growing penetration of the disease. Since that time, Sant’Oronzo became patron of the city. Made from dust and lime, ash and various glues, the paste had the purpose of sanitize the surface touched, thus protecting it from the outbreak of the disease. Ever since that first time, the city every year repeats the ritual of hygenization. This year, the legendary attraction has moved also to the vegetable gardens at the base of the city, thus a rebirth is desirable for the terraces, Dawn! Francesco Ciavaglioli spreads on three portions of the terraced gardens, eating their green with the sacred mixture


of the city (white lime). He resets their being large dunes, crashing down the silence to which they have been forced for nearly half a century, and offering to the sacred ground the mixture to which the city has remained devoted. He calls back the designs of the gardens; he frees them from a silence that did not depended on them, ah! He makes the earth, its fruits and scents speak. It is said that the Renaissance was like the dawn, and the Enlightenment, like the sun3. The action of the artist is to repeat the magic ritual of eternal life and survival thus reviving a dead land, source of life for millennia and millennia. Almost as an hidden action, Ciavaglioli cooks his paste to prepare the people to a new fertility show: colors, scents, new lives. Michela De Mattei. Man nature sculpture design In all interludes lives a reality-image, a world uprooted from the fantastic imaginable9 and the concrete evident. In that moment operates a tenor in which the material action is possible, and the magic disposition of an opposite enters a foreign body stimulating a reaction. Round round round around around, round round round around, around round round, round around. The test repeats and enters into the alien body: now is nature, now is human. The action exacerbates, it moves within the interlude, and then it stimulates itself in a possible change; it wears out the repetition to penetrate into the different object- mass, slowly, becoming more and more familiar. Round around is an olive trunk making the the hula hoop, it makes, let’s say, about three circles, almost perfect, but it is still stiff. The hula hoop falls down and the trunk tries again. Between the interval time and its repetition, exists the desire for the trunk to lend its body and movement to a perfectly human action. Thus the idea of repetition, that in the form of con-

tinuous action, familiarizes with the foreign body to practice a human and unnatural movement. Along the walk of Ostuni’s gardens, lies the singlechannel video projected on a brick niche: it is the interlude; the possibility between the fantastic imaginable and the concrete evident. That interlude is where the act of taking shape exists, taming a matter for a foreign action. Michela De Mattei observes the interval and tries to make it tangible with the aid of objects from favorite worlds: human and nature, sculpture and the other. She, the architect, is never concrete in the interlude, but acts as an advocate of an image somewhere between here and there. This happens with Innesto # 8, a wooden hula hoopcircle realized by the artist and joined to a fig tree trunk following not invasive grafting techniques. The movement of the video Round Around is then frozen in a single moment that will produce a new dynamism and interaction between the two bodies. In this case, the bodies of different woods come from the same nature but have a different composition, the graft will force the two entities and they will mingle producing a single body. Together, they will both become the result of a human operation, not differing from all those twisted and wrinkled olive trunks, transformed only because of their passing through the foreign, human action. Giorgio Orbi. Child children and men in entertainment. Language is over, now symbol. It ‘s a mammoth smile in stone, repairing the ground of Ostuni’s gardens. It was a figure of childhood, then it entered into the hands of the LSD culture, expanding to various kinds of entertainment and becoming the only figure of the acid house. The symbol replaced the language of its music, it is a symbol of feeling. Nowadays, it reappeared in a different form in the hands of a single culture :)

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With a dry stone wall Orbi prepares Acid Culture, and he reiterates once again the message and “meaning” of the symbol that he witnessed changing in his time. He gives it a solid body in a big scale.The symbol lives in its presence, it blends into the landscape and it feeds with its own size, then become architecture of a new culture, stable background and moving image. Constant mantra of the landscape in the passage of men, it mixes its body in the life of a place. Now it becomes action in the thought and then sacred expression, offering its protection and making melody to the long life10. Its stone structure gives support and is support in itself, in a immortal and historical body. It gives no opinion and it is not recited; no spoken language belongs to it, if not the image of a ceremonial smile always observed and always constant. Thus, the work encompasses the rising smile of its divinity-meaning: it becomes part of its body and part of the forms absorbed over time. The smile is in the face of a child, entertainment of men in a music feel; but also in the hands of youngsters and older who abuse the image to signify a gesture-feeling. Now it is a present and silent omen, waiting to lend itself to a new meaning and to be shown in another form, but never handled elsewhere. This impossibility reminds me of Connemara Sculpture, Richard Long, a huge labyrinthine symbol made using stones from a local beach near Connemara, Ireland. Long described that part of the island as its ideal, “stony, wet desert, also with a lot of nice people and a lot of humour and beautiful music”11. The shape of the labyrinth uses iconographies absorbed and modified over time, from Crete to the Mediterranean to Scandinavia, India and the Balkans, England, to Java and the South-West of America. In every case it means life or birth, reached destination or eternal return to the beginning12, but depending on the place it has changed its meaning, becoming other. Acid culture lives in the place where it was formed, it silently recites its wish, suggesting itself to other meanings, moving in an elsewhere dimension.

Carla Rak. The circle freezed in time. Every trace of its quality crosses objects-nature that gain ground through their mythical image. The circular, present and silent play becomes accuracy of the symbolic product that brings life to a hidden universe. The action of sign unfolds penetrating into every element, and the behavior of time in natural organs follows its cycle. It is a circle of life in white lime, pulverized on a contrasting dark ground: it Honors Kairos13 and light, better if seen at 16.30 in late summer. It offers his centerlap of Tellus14 Mother earth to a warped section of a trunk-trouvé that opens its cyclical course to a fruit of pomegranate hanging from tree branches around it. The trend death-prosperity alternates with mythical traces, going back to the nature of symbols and animating itself of deep naturalness. Carla Rak’s personal investigation of mythology and gesture, feminine and occult extends to elements characteristic of the territory of Ostuni. The white lime, the magnetic light of the purified city and the prosperity of the terraced gardens at the base of the city, for long time supplied the fruits for its people. The pomegranate, picked on site, praises the myth of Demeter and Persephone and the subsequent birth of the seasons. In themselves moves the life-death trend, fertilized by Mother earth in the divine time of their myth. Thus, Nullus locus sine genio shows itself as motionless, in a small and hidden niche as to be looked for and observed, almost to be worshipped. The lime circle at the bottom of the fertile ground highlights the trunk, symbol of conclusion, open to the flourishing life of the pomegranate. The feminine universe, so dear to the artist, appears in the mythology of the fruit-origin of the seasonal cycle and its constant repetition, crossing the body of sculptural elements, while remaining a silent but always present background. The whole work is made up of natural elements found on site, then assembled with the minimal human intervention: the spherical


shape in lime and the fishing line as to support the suspended pomegranate. The plot of Nullus locus sine genio, namely “there is no place without its genius,” calls the spirit of the place and the genius loci, isolating in time the sacredness of the work, which is then purified, making it eternal in its impermanence. So the gear follows its very transience and that of the time it symbolizes. The human action in time is concatenated with the effects of time on nature, and thus the mechanism becomes present. Notes: 8 Enciclopedia Treccani Online, s.v. ‘Aurora’ rinascimentale, ‘sole’illuministico”, accessed December 10, 2015 9 Wittgenstein, Ludwig. Tractatus logico-philosophicus. Roma: Fratelli Bocca editori, 1954. 10 Margaret e James Sutley, Dizionario dell’Induismo, (Roma: Ubaldini) 1980, pag 263. 11 Ruth Burgon, “Richard Long Connemara Sculpture 1971”. Tate website. 2013 12 Plato, Eutidemo. Describing the labyrinthine nature of the Socratic dialogue, Plato observes as the possibility of exit is divided in the exit itself and thus the reaching of the destination, or to re-start finding once again yourself to the entrance, beginning of the dialogue. 13 Kairos. Greek divinity, personification of qualitative, proper time. Enciclopedia Treccani Online, s.v. “Kairos”, accessed december 12, 2015. 14 Tellus, also called Terra Mater, ancient Roman earth goddess. She was concerned with the productivity of the earth and later identified with the mother-goddess Cybele. Though she had no special priest, she was honoured in the Fordicidia and Sementivae festivals, both of which centred on feritility and good crops. Encyclopædia Britannica Online, s. v. “Tellus”, accessed December 12, 2015.

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Elena Bellantoni, Marco Berardi, Leonardo Petrucci, Luca Mauceri: analisi, critica e discussione Liliana Tangorra Storica dell’arte

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L’etimologo Curtis sostiene che la parola ‘segno’ derivi dalla radice Sag o Sang – essere adeso, formare1; la Land Art, penetra un territorio, lo identifica, lo plasma e lo forma, lascia per l’appunto, un segno. Le operazioni degli artisti Elena Bellantoni, Marco Berardi, Leonardo Petrucci e Luca Mauceri, testimoniano questa metamorfosi, i loro lavori afferiscono ad un tipo di produzione artistica identificativa e signica che in questo contributo individuerò con un lemma.

L’opera di Elena Bellantoni2 è determinabile con la parola ‘Impronta’, in quanto la sua pratica artistica invade, compenetra e lascia una traccia. Per Elena il paesaggio diventa zona di invasione, percorso da reti di confini tra natura, corpo e tradizione. Il lavoro presentato per l’Apulia Land art Festival, Parole cunzate, definisce il ‘processo’ artistico al quale l’artista è approdata durante la residenza artistica, in cui fondamentale è stata l’acquisizione della tecnica antica, relativa alla tradizione locale del cunzare. Gli utensili rotti, affinché non fossero cestinati, venivano ‘ricuciti’ in modo da poter continuare la loro funzione. La Bellantoni reinterpreta il concetto della rottura e di conseguenza l’antica pratica, per creare una performance in cui invita a infrangere un piatto bianco, simbolo della purezza che lega la città di Ostuni a questo colore, sul quale riporta l’emblema della rottura: una parola che viene cunzata con filo di ferro e maltina. I piatti così ricuciti, vengono sospesi su dei sottili pilastri arrugginiti dal mare della piana d’Ostuni all’altezza del volto dell’artista, per lasciare il segno di un colloquio avvenuto in un determinato momento e in un determinato luogo tra l’artista, la spettatore e il paesaggio3.


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La parola legata a Marco Berardi4 è ‘Immaginazione’. Marco realizza un’opera che manifesta la concezione del paesaggio inteso non come realtà materiale, ma come un supporto su cui esprimere una metafora. La sua poetica si basa sulla creazione di oggetti paradossali e senza una reale destinazione d’uso – spesso nati dall’impiego di materiali recuperati –, specchio della vanagloria delle azioni umane. Per l’Apulia Land Art Festival realizza Sant’Isidoro Agricolo5, un forcone conficcato in una roccia a simboleggiare un altare laico di fronte al quale l’artista invita gli spettatori a riflettere, a meditare sulla situazione di apnea in cui si trovano gli orti di Ostuni, fino a qualche decennio fa, fonte di guadagno per la città e oggi abbandonati. L’artista, come un personaggio beckettiano, attende un Artù che venga a liberare gli uomini, gli orti, dal loro stato di improduttività.

Leonardo Petrucci6 stabilisce una relazione tra Eros e Thanatos, interagisce nella lotta naturale tra la flora e la fauna secondo una tradizione biodinamica che ne preserva l’integrità. Si innesta, quindi, nell’ambiente urbano creando una crepa luminosa. Per questo la parola che definisce la sua opera è ‘Intervento’. Il giallo è il colore del sole, del calore e della luce, eppure nell’opera di Leonardo rappresenta anche il trapasso, il sacrificio. Nella tradizione contadina il giallo è il colore dal quale alcuni insetti vengono attirati, nella fattispecie la mosca dell’olivo, la Bactrocera oleae Gmelin. Le trappole cromotropiche che vengono utilizzate nelle coltivazioni biodinamiche sono caratterizzate da questo colore e da una colla che, insieme sconfiggono questo tipo di insetto. Leonardo ha creato un’operazione, Chromotropic traps in cui le trappole, in realtà tronchi di ulivo dipinti con un colore giallo fosforescente e ricoperti di colla, fungevano da tintinnabula, oggetti fluttuanti in cui il dialogo ciclico tra morte e vita, che ritorna spesso nella storia dell’arte basti pensare a L’origine du Monde di Courbet, risuonava nella vasta piana degli uliveti ostunesi.


A completare il percorso luminoso, il verde della notte nell’installazione Viriditas. Il termine viriditas è riferito alla fase alchemica minore in cui a seguito della cinerea fissità emerge la ‘verdezza’, segno della vita che torna a spuntare. Nella stessa maniera su viale Quaranta, Leonardo ha fatto emergere una luce verde a interrompere la fissità e la ripetitività della illuminazione urbana, donando vita e alterità. Luca stabilisce un legame un’ ‘interazione’ tra l’ambiente e l’attività umana attraverso elementi che sembrano di straniamento, ma che effettivamente sono prodotti dall’ambiente stesso. Luca, vincitore dell’ultima edizione dell’Apulia Land Art Festival, riflette sugli orti ostunesi, trasforma e interagisce non solo con la loro natura, ma proietta delle Finestre fertili il termine fertile viene dalla volontà dell’artista di utilizzare un humus naturale, per definire i quadranti, prodotto sul territorio) che rifrangono lo skyline di una sezione delle mura di Ostuni su viale Quaranta. Punto di partenza Lorenzetti con l’affresco Allegoria ed effetti del Buono e del Cattivo Governo7 la cui portata morale ha ispirato l’opera di Mauceri. Il dialogo tra l’orizzontalità del mare e degli orti con la verticalità degli edifici ostunesi crea un continuum tra varchi, aperture fertili artificiali, naturali e indotti, che ha trovato negli orti uno spazio in cui ‘riflettersi’.

1 http://www.etimo.it/?term=segno. 2 Per approfondimenti sull’artista: M. Corgnati, G. Iovane, Capolavori della Collezione Farnesina, uno sguardo sull’arte italiana dagli anni Cinquanta a oggi, catalogo della mostra del Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria, Museo d’Arte Contemporanea di Sarajevo, Giangemi Editore 2015, p. 11; A. Tolve, S. Zuliani, Tempo Imperfetto, sguardi presenti sul Museo Archeologico Provinciale di Salerno, Fondazione Filiberto Menna Editions 2014, pp. 40- 49; M. Sorbello, A. Pace, Italiens ITaliens - junge Kunst in der Botschaft, Electa 2013, pp. 65-66. 3 «Cunzare, aggiustare, rattoppare, mettere insieme, incollare, rammendare, cucire, ricucire, unire». Questa strofa fa parte della poesia che l’artista ha distribuito agli spettatori in preparazione alla performance. 4 Per approfondimenti sull’artista: Catalogo arte moderna gli artisti italiani dal primo Novecento ad oggi num. 47, s,v, Marco Berardi, editoriale Giorgio Mondadori 2011, p. 150; M. Corgnati, 20 regioni per 1’Italia, 20 artisti per una mostra, ed. De Ferrari 2012, p. 44-45; L. Beatrice, Imago mundi, Luciano Benetton Collection, praestigium Italia II, contemporary artists from Italy, ed. Fabrica 2015, p. 48-49. 5 Per approfondimenti: M. Fonte, Il folklore religioso in Sicilia, Greco editore, Catania 2001, pp. 113-114.

6 Per approfondimenti sull’artista: A. Ruggieri, Leonardo Petrucci. Disequilibri

simbiotici, uomo, natura, in Arte e critica n. 78, Arti Grafiche Celori 2014, p. 117; M. Adami, Leonardo Petrucci, in Inside Art 101, Editoriale Ders s.r.l., gennaio 2015, pp. 76-79. 7 F. Migliorati (a cura di), Icastica 2015 Coltivare cultura, Maretti editore 2015; E. Crispolti (a cura di), L’arto fantasma. Phantom glied, Protagon editori 2008; A. Bimbi, G. Cordoni (a cura di), 10 anni nel Mugello. A disegnare dipingere quella gente in quei luoghi, Aska editore 2010.

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Elena Bellantoni, Marco Berardi, Leonardo Petrucci, Luca Mauceri: analysis, critic, and discussion Liliana Tangorra Art Historian

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According to the etymologist Curtis, the word ‘sign’ comes from the root Sag or Sang - to be adhesive, to shape8; Land Art penetrates, identifies, moulds and shapes the territory leaving a mark.The operations of the artists Elena Bellantoni, Marco Berardi, Leonardo Petrucci and Luca Mauceri prove this metamorphosis. Their works refer to an identification and sign-based artistic production that, in this essay, I will resume in one term. Since she invades, penetrates and laves a mark, the work of Elena Bellantoni9 can be resumed with ‘imprint’. According to Elena, the landscape becomes an invasion zone, crossed by boundaries networks between nature, body and tradition. The work Parole Cunzate, presented at the Apulia Land Art Festival, defines the artistic ‘process’ reached by the artist in her stay, during which she acquired the ancient technique related to the local tradition of cunzare (to sew). The broken ceramic tools, to prevent from being thrown, were ‘resewed’ in order to maintain their function. Bellantoni reinterprets the concept of wreckage and, consequently, the ancient technique. During her performance the artist invites the audience to break a white plate, the colour of purity connected to Ostuni. On this, an emblem is

reported, a word that is cunzata with iron-wire and mortar, perpetuating the ancient local technique. The plates, so resewed, are suspended on thin pillars - at the artist’s face level - rusted by the sea of the Ostuni’s plain.They are a sign resulting from a conversation occurred in a specific moment and in a specific place involving the artist, the spectator and the landscape10. The word related to Marco Berardi11 is ‘Imagination’. The artist creates a work that shows his conception of the landscape intended as a support on which to express a metaphor, not, hence, as a material reality. His poetics is based on the creation of paradoxical objects without a real use - often made by recovered materials - reflection of the narcissism of the human actions. For t Apulia Land Art Festival, he crates Sant’Isidoro Agricolo12, a pitchfork stuck into a rock symbolising a laic altar. The artist invites the audience to face it to think about the stalemate situation of Ostuni’s gardens, which were the main profit source for the city, abandoned today. The artist, as a character from a Beckett work, is waiting for an Arthur who will free men and the gardens from their unproductiveness. Leonardo Petrucci13 explores the relationship between Eros and Thanatos, interacting with the natural dichotomy between flora and fauna, according to a biodynamic tradition preserving their integrity. In this process, he inserts his works within the urban environment creating a bright crack. For this reason, the word defining his work is ‘intervention’. Yellow is the colour of the sun, of warmth and of light. In agriculture tradition, some insects are appealed by yellow, as Bactrocera oleae Gmelin, the olive tree fly. In Leonardo’s work this same colour acquires the meaning of overtaking and sacrifice. In fact, the chromotropic traps used in the biodynamic cultivations are marked by this colour and by a glue that together defeat this type of insect. The Chromotropic traps created by Leonardo are actually portions of olive trunks painted with a phosphorescent yellow and covered with glue that worked as tintinnabula. These were flying


objects in which the cyclic dialogue between life and death, - often returning in history as in L’origine du monde by Courbet - resounded throughout the wide plain of Ostuni’s olive trees. In order to complete the installation, the artist used a green-bulb light illuminating the white scene characterizing the city. The installation is called Viriditas. The term viriditas refers to the minor alchemist phase in which, after the pale of death the ‘greenness’ emerges as s sign that life returns to rise. In the same way, in order to break the monotony of the white urban setting, the artist set, on Viale Quaranta, a green light bulb, giving a rather alien and extraterrestrial atmosphere to the whole city. Luca establishes a connection, an ‘interaction’ between environment and human activity through elements that seem to be conflicting, but that are produced by the environment itself. Winner of the last edition of Apulia Land Art Festival, Luca meditates on Ostuni’s gardens, transforming and interacting not only nature, but also beaming what he titled Finestre Fertili (Fertile Windows), the term fertile is the artist’s will to use a natural humus, to define the squares produced on the territory) reflecting the skyline of a section of Ostuni’s wall along viale Quaranta. The starting point is Lorenzetti’s fresco Allegoria ed effetti del buono e del cattivo Governo14 whose moral descriptiveness has inspired the work of Mauceri. The dialogue between the horizontality of the sea and the gardens along with the verticality of Ostuni’s buildings create a continuum among crossings, artificial, natural and generated fertile openings. This dialogue finds in the gardens a space where ‘reflecting’itself.

8 http://www.etimo.it/?term=segno. 9 For further info on the artist: M. Corgnati, G. Iovane, Capolavori della Collezione Farnesina, uno sguardo sull’arte italiana dagli anni Cinquanta a oggi, catalogo della mostra del Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria, Museo d’Arte Contemporanea di Sarajevo, Giangemi Editore 2015, p. 11; A. Tolve, S. Zuliani, Tempo Imperfetto, sguardi presenti sul Museo Archeologico Provinciale di Salerno, Fondazione Filiberto Menna Editions 2014, pp. 40- 49;

M. Sorbello, A. Pace, Italiens ITaliens - junge Kunst in der Botschaft, Electa 2013, pp. 65-66. 10 Cunzare, aggiustare, rattoppare, mettere insieme, incollare, rammendare, cucire, ricucire, unire. Part of the poem that the artist Bellantoni distributed to the audience before and in preparation of the performance. 11 For further info on the artist: Catalogo arte moderna gli artisti italiani dal primo Novecento ad oggi num. 47, s,v, Marco Berardi, editoriale Giorgio Mondadori 2011, p. 150; M. Corgnati, 20 regioni per 1’Italia, 20 artisti per una mostra, ed. De Ferrari 2012, p. 44-45; L. Beatrice, Imago mundi, Luciano Benetton Collection, praestigium Italia II, contemporary artists from Italy, ed. Fabrica 2015, p. 48-49. 12 For further info: M. Fonte, Il folklore religioso in Sicilia, Greco editore, Catania, pp. 113-114. 13 For further info on the artist: A. Ruggieri, Leonardo Petrucci. Disequilibri simbiotici, uomo, natura, in Arte e critica n. 78, Arti Grafiche Celori 2014, p. 117; M. Adami, Leonardo Petrucci, in Inside Art 101, Editoriale Ders s.r.l., gennaio 2015, pp. 76-79. 14 For further info on the artist: F. Migliorati (a cura di), Icastica 2015 Coltivare cultura, Maretti editore 2015; E. Crispolti (a cura di), L’arto fantasma. Phantom glied, Protagon editori 2008; A. Bimbi, G. Cordoni (a cura di), 10 anni nel Mugello. A disegnar e dipingere quella gente in quei luoghi, Aska editore 2010. 33


Infrangibile L’opera realizzata da Luca Mauceri presso le Vetrerie Meridionali di Castellana Grotte per l’Apulia Land Art Festival di Liliana Tangorra

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L’artista Luca Mauceri, vincitore del premio Apulia Land Art Festival 2015 con l’opera Finestre fertili, ha terminato, nel mese di dicembre 2015, l’opera site specific realizzata presso le vetrerie Meridionali di Castellana Grotte. Dopo una residenza di dieci giorni e basandosi sugli stessi parametri realizzativi delle opere concepite per l’Apulia Land Art Festival (tecnica, stile e idea), Luca Mauceri ha creato Infrangibile (L’onda di vetro). L’artista per descrivere l’opera è partito da un accumulo di cristalli di vetro che ha reperito all’interno delle Vetrerie Meridionali. Questi cristalli definiti ‘rottami’ sono in realtà vetro puro, precedentemente fuso e in attesa di essere riciclato. La fabbrica li utilizza come riserva nel momento in cui scarseggiano le materie prime. Questo ‘rottame’ è riciclabile, potenzialmente, all’infinito. Quando si decide di dargli forma, delle gocce di vetro fuso scivolano nelle cantine di raffreddamento formando dei grossi agglomerati di vetro molle e rovente. Questa massa esposta alla temperatura dell’ambiente si frantuma nei blocchi di vetro, che l’artista ha deciso di utilizzare per creare l’opera.  Luca definisce questo materiale precario, ma anche eterno; sublima il momento in cui la materia è in attesa di essere ristrutturata e quindi si mostra in una forma grezza e pura. La struttura che Luca ha rappresentato è una cresta di un’onda, un momento transitorio e ripetitivo, in qualche modo divino.  L’onda in questo caso è immobile, cristallizzata. L’accumulo statico e apparentemente instabile, il materiale, quindi, rappresenta la sua durata perpetua. INFRANGIBILE  (L’onda di vetro)  – Luca Mauceri 2015, vetro, cm: 500x300x100 ca., Vetrerie Meridionali, Castellana Grotte.


INFRANGIBILE (Unbreakable) Luca Mauceri, Infrangibile (Unbreakable), Vetrerie Meridionali, Castellana Grotte, BA With the artwork Finestre Fertili, Luca Mauceri* won the first edition of the Apulia Land Art Festival Prize. Sponsored by the company “Vetrerie Meridionali”, the award also consisted of a site-specific installation, which the artist titled Infrangibile, and which he dedicated to the company and its city, the small town of Castellana Grotte. On the same line of the Festival’s criteria (technical, stylistic, and conceptual), the artwork was created during a ten-days residency in Castellana Grotte. In order to describe his work, the artist started from a load of glass crystals retrieved from the Vetrerie Meridionale. These crystals, defined ‘junk’, are actually pure glasses previously melted and waiting to be recycled.The factory also used as a reserve when there is lack/shortage of raw materials. Being ‘junk’, this pure glass is potentially recyclable endlessly. And, during its shaping, drops of molten glass slide into cooling cellars, forming large agglomerates of new tender glass, which is then exposed to room’s temperature to become eventually solid. The artist decided to employ these blocks to create the work. Luca considers this material precarious, but yet eternal. He sublimates the very/exact moment in which the matter is waiting to take new shape, revealing, at once, its rawer and pure nuances. The structure Luca represents is the crest of a wave, a transient and repetitive moment, which is somehow divine, immovable, crystallized. The static and seemingly unstable accumulation of glass material stands for its perpetual duration. INFRANGIBILE (L’onda di vetro)  – Luca Mauceri 2015, glass, cm: 500x300x100 at Vetrerie Meridionali, Castellana Grotte.

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BIBLIOGRAFIA

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M. Adami, Leonardo Petrucci, in Inside Art 101, Editoriale Ders s.r.l., gennaio 2015 L. Beatrice, Imago mundi, Luciano Benetton Collection, praestigium Italia II, contemporary artists from Italy, ed. Fabrica 2015 A. Bimbi, G. Cordoni (a cura di), 10 anni nel Mugello. A disegnar e dipingere quella gente in quei luoghi, Aska editore 2010 Catalogo arte moderna gli artisti italiani dal primo Novecento ad oggi num. 47, s,v, Marco Berardi, editoriale Giorgio Mondadori 2011 M. Corgnati, G. Iovane, Capolavori della Collezione Farnesina, uno sguardo sull’arte italiana dagli anni Cinquanta a oggi, catalogo della mostra del Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria, Museo d’Arte Contemporanea di Sarajevo, Giangemi Editore 2015 M. Corgnati, 20 regioni per 1’Italia, 20 artisti per una mostra, ed. De Ferrari 2012 E. Crispolti (a cura di), L’arto fantasma. Phantom glied, Protagon editori 2008 M. Fonte, Il folklore religioso in Sicilia, Greco editore 2001 C. Jampaglia e E. Molinari, Salvare l’acqua. Contro la privatizzazione dell’acqua in Italia, Serie Bianca Feltrinelli 2010 J. Kastner, Land and Environmental Art, Phaidon Press 2010 M. Lailach, Land art. The Earth as Canvas, Taschen 2007 M. Leone, M. Settis, Costituzione incompiuta. Arte, paesaggio, ambiente, Einaudi 2013 F. Nicolli, Della etimologia dei nomi di luogo degli stati di Parma, Piacenza e Guastalla per provare l’antichità de’ luoghi degli stati medesimi, Giuseppe Tedeschi 1833 F. Migliorati (a cura di), Icastica 2015 Coltivare cultura, Maretti editore 2015 A. Ruggieri, Leonardo Petrucci. Disequilibri simbiotici,

uomo, natura, in Arte e critica n. 78, Arti Grafiche Celori 2014 R. Smithson, J. D. Flan, Robert Smithson:The Collected Writings, University of California Press 1996 M. Sorbello, A. Pace, Italiens ITaliens - junge Kunst in der Botschaft, Electa 2013 A. Tolve, S. Zuliani, Tempo Imperfetto, sguardi presenti sul Museo Archeologico Provinciale di Salerno, Fondazione Filiberto Menna Editions 2014 B. Tufnell, Land art, Tate Publishing 2006


CREDITS

Carlo Palmisano director Carlo, Direttore Artistico dell’Associazione “UnconventionArt” e direttore dell’Apulia Land Art Festival è un cultore dell’arte, di cui ne ha promosso la diffusione, divulgazione e vendita. Già presente nella scena romana con la galleria di cui è stato proprietario (00153 Kreazioni Kontemporanee), Carlo è stato autore d’importanti progetti d’arte e residenze (ArTevere World, Apulia Land Art Festival, ecc.). Dalla distruzione della sua galleria, e approfondendo allo stesso tempo l’interesse per l’editoria, crea il progetto “Libro-Quadro” e pubblica il primo dal titolo “The Black Sistine Chapel: Archeologia romana del XXI Secolo”, fondendo il mondo dello scritto e quello del prodotto artistico. A chiusura dell’esperienza in galleria, Carlo segue il richiamo della sua terra natia e fonda nel 2013 l’Apulia Land Art Festival, un appuntamento annuale che celebra la Puglia, onnipresente terra mater.  Martina Glover public relations e ufficio stampa Italo-Americana, Martina è co-ideatrice e co-fondatrice dell’Apulia Land Art Festival. Biologa di formazione, Martina approfondisce in giornalismo scientifico (conseguendo un master presso l’Università La Sapienza), e fotografia, raffinando tecnica e studi critici presso la Scuola Romana di Fotografia e Cinema (SRFC). Corrispondente del newyorkese World Bride Magazine, i poliedrici interessi di Martina sposano il giornalismo, l’arte, la critica e soprattutto la fotografia, di cui vanta alcune personali. Innamorata della Puglia, Martina è convinta investitrice delle potenzialità del Festival, che ogni anno, per mezzo dell’occhio e della penna critica, cerca di far conoscere a livello internazionale.  

Ilaria Gianni, Consulente scientifico Ilaria Gianni – consulente scientifico alla sezione arte contemporanea Ilaria Gianni è curatrice e critica d’arte. Dopo essersi laureata in Storia dell’Arte, presso la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha ottenuto un MFA in Curating presso “Goldsmiths”, University of London. Attualmente è co-direttore artistico della Nomas Foundation, Roma (www.nomasfoundation.com). Nel 2015 ha ideato e curato insieme a Paola Capata, Delfo Durante e Federica Schiavo l’evento-mostra GRANPALAZZO, Zagarolo. E’ Adjunct Professor of Art alla John Cabot University, Roma e docente presso il Master of Art all’Università Luiss Guido Carli, Roma. Nel 2008 ha co-fondato la casa editrice IMpress (attiva fino al 2011) e dal 2009 al 2014 è stata membro del collettivo Art at Work. Ha curato numerose mostre e progetti di ricerca indipendenti in musei, gallerie internazionali e festival quali MAXXI (Roma), MACRO (Roma), GNAM (Roma), John Hansard Gallery (Southampton), MOA (Seoul), Loop Gallery (Seoul), Museo d’arte contemporana Villa Croce (Genova), Micamoca (Berlino), Fondazione Pastificio Cerere (Roma), Monitor (Roma), Maze Gallery (Torino), Galleria Spazio A (Pistoia), Furini Arte Contemporanea (Arezzo), Icastica (Arezzo), Kelmm’s Galerie (Berlino), Galerie Opdhal (Berlino), Frutta Gallery (Roma), Fondazione Adriano Olivetti (Roma). E’ stata membro del comitato di selezione del Art Situacions (2015), Premio Celeste 2014, Icastica 2014 (Arezzo), Premio MAXXI 2014, IX Premio Furla (2013), Lo Schermo dell’Arte (2011), Premio Ettore Fico (2010). Oltre ad essere uno dei corrispondenti italiani per «artforum.com», ha contribuito con testi a vari cataloghi monografici e ha pubblicato articoli e saggi su riviste quali ‘NERO’, ‘Lo Specchio+’, ‘Circa’, ‘Flash Art’, ‘Arte e Critica’. Saverio Verini , curator Saverio Verini è nato a Città di Castello (PG) nel

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1985. Dopo la laurea in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’università ‘La Sapienza’ di Roma, nel 2010-2011 frequenta il Master of Art alla LUISS di Roma. Nel 2011-2012 è nello staff del MACRO, sotto la direzione di Bartolomeo Pietromarchi. Dal 2013 è assistente curatore presso la Fondazione Ermanno Casoli, impegnata nella realizzazione di progetti di contaminazione tra arte contemporanea e mondo dell’impresa. Ha all’attivo collaborazioni con numerose istituzioni culturali: Accademia di Francia a Roma - Villa Medici, FOTOGRAFIA - Festival Internazionale di Roma, Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Civita Servizi, Fondazione Pastificio Cerere, Kilowatt Festival. Cura inoltre mostre in gallerie private ed è autore di testi e pubblicazioni d’arte contemporanea. Collabora con le riviste ‘Lettera Internazionale’, ‘Artribune’ e ‘Roots&Routes’. È fondatore delle associazioni culturali ‘Il Fondino’ e ‘Sguardo Contemporaneo’, con le quali, a partire dal 2005, ha ideato e organizzato numerosi eventi artistici e culturali. 38

Giosuè Prezioso, local curator B.A. in Storia dell’arte presso la John Cabot University, vince un semestre di merito presso l’Università del Massachussets, Boston, nonché una sessione di ricerca presso Harvard University (Houghton Library), Cambridge. Impegnato nell’insegnamento ed assistenza linguisitica in ambiti accademici, pubblici e privati, si dedica a traduzioni, curatele, conferenze ed interpretariato. Titolare inoltre di importanti borse di studio, vince concorsi di ordine nazionale ed accademico. La collaborazione con l’Apulia Land Art Festival nasce naturalmente, abbracciando la cordialità e la dimensione famigliare dello staff tutto, nonché l’incredibile potenziale del progetto. Gaia Tedone, curatrice e ricercatrice E’ una curatrice che vive e lavora a Londra. Dopo aver conseguito un MFA in Curatela presso il  Goldsmi-

ths College di Londra (2006-2008), ha partecipato al Whitney Independent Study Program a New York come Curatorial Fellow (2011). Nel 2014 ha curato la mostra Twixt Two Worlds alla Whitechapel Gallery di Londra e al Towner Museum di Eastbourne nel contesto di una curatorial fellowship  promossa dalla Contemporary Art  Society e Whitechapel Gallery sponsorizzata dall’Arts Council of England. Nel 201213 ha lavorato alla Tate Modern, occupandosi delle acquisizioni di opere per la Collezione di Fotografia e di Arte Internazionale e della loro esposizione, ed é stata precedentemente Assistente Curatore alla David Roberts Art Foundation di Londra (2008-10). Ha curato numerose mostre e progetti tra cui:  Shifting Gazes (Guest Projects, Londra,  2013),  Is Seeing Believing?  (or-bits.com, TRUTH,  2011),  Foreclosed. Between Crisis and Possibility  (The Kitchen,  New York, 2011),  Nervous  System, (James Taylor Gallery, Londra,  2009),  Every Story is a Travel Story (Candid Arts Trust, Londra,  2008).   Nel 2008 ha co-fondato il magazine d’arte IMpress, partecipando alla pubblicazione del libro A Fine Red Line (A Curatorial Miscellany).  Gaia fa parte della giuria della settima edizione del Celeste Prize 2015 curata by Koyo Kouoh ed è stata recentemente nominata per il premio Gerrit Lansing Independent Vision Award 2014 promosso dall’ Independent Curators International (ICI), New York.   Giacinta Gandolfo, storica e critica d’arte B.A. in Storia dell’arte (magna cum laude) presso la John Cabot University, nonché presso il SUNY Purchase College di New York, si specializza in arte moderna e contemporanea, approfondendo, nella parentesi newyorkese, gli studi in gestione e valorizzazione degli spazi museali. Attualmente impegnata presso il master in “Art, Theory and Philosphy” della prestigiosa Central Saint Martins, University of the Arts, in Londra, Giacinta vede importanti collaborazioni editoriali con NERO Magazine, NERO Publishing, ed


ATP Diary, dove riveste posizioni di critica, traduttrice e web-editor e curator. Inoltre, collabora con la famosa galleria Franco Nero, Torino, ed Alison Jacques, Londra. Liliana Tangorra, storica dell’arte E’ dottore di ricerca in Storia dell’arte comparata, Civiltà e Culture dei Paesi Mediterranei e cultore della materia in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’. Ha collaborato nel 2009 con la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare per l’allestimento di alcune esposizioni. È guida turistica autorizzata, dal 2009 collabora con la Galleria di Arte moderna e contemporanea ‘G. R. Devanna’ di Bitonto e con la Cooperativa Ulixes. È presidente della cooperativa Argo Puglia che si occupa di turismo, editoria e organizzazione eventi. È socia fondatrice dell’associazione Achrome, spin-off della cattedra in storia dell’arte contemporanea che ha curato la performances dell’artista Sivilli per Isol Art. Ha pubblicato numerosi articoli nel campo dell’arte, della critica e del teatro, nodo principale della sua ricerca. Elena Bellantoni, artista Elena Bellantoni, nata a Vibo Valentia nel 1975, vive e lavora tra Berlino e l’Italia. Dopo essersi laureata in Arte Contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, studia a Parigi e Londra, dove nel 2007 ottiene un MA in Visual Art al WCA University of Arts London; approfondisce poi il teatro-danza e le arti performative con workshop in Italia ed all’estero. Nel 2007 costituisce Platform Translation Group e nel 2008 è cofondatrice dello spazio no profit 91mQ art project space di Berlino. La sua ricerca si incentra sul concetto di identità ed alterità attraverso l’uso di dinamiche linguistiche, tradotte in un linguaggio visivo. Ha collaborato con numerose istituzioni dedicate all’arte e allestito mostre presso spazi espositivi in Italia e all’estero: MAXXI, Roma, 2015; Set Up Plus Art Fair, Bologna, 2015; Careof DOCVA, Milano, 2015; Magazzini del Sale, nell’ambito della 56a edizione della

Biennale di Venezia; Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina, Roma, 2014; Talent Prize 2014, Acquario Romano, Roma; Fondazione Filiberto Menna, Salerno, 2013. Marco Bernardi, artista Marco Bernardi nasce a Roma nel 1969, dove vive e lavora, dividendosi con Venezia. Diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Venezia, dal 2004 al 2007 lavora nello studio dell’artista Fabio Mauri. Nel2008 apre a Roma uno spazio espositivo dedicato alla ricerca e alla sperimentazione, ‘Condotto C’. Nel 2011 vince a Torino un premio nella prima edizione della fiera ‘The Others’ Ha realizzato mostre in numerosi spazi espositivi in Italia (a Roma,Torino,Venezia) e all’estero (Inghilterra, Francia, Argentina, Slovenia e Slovacchia). La sua poetica si basa sulla creazione di oggetti paradossali e senza una reale destinazione d’uso – spesso nati dall’impiego di materiali recuperati –, specchio della vanagloria delle azioni umane. Francesco Ciavaglioli, artista Francesco Ciavaglioli è nato ad Avezzano (Aq) nel 1983. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Perugia, la sua ricerca si concentra sulle immagini e la loro dissoluzione, dalla quale si origina una sospensione della riconoscibilità delle forme. Tra le mostre principali: Adunanza, Kilowatt Festival, Sansepolcro (2015); Edit /Dis-vulgare, Galleria 291 Est, Roma (2014); Strategie fantasma, Palazzo Lucarini, Trevi (2013);  Dedalo, Kulturhalle,Tubingen (2013); CITIZENSHIP: la giovane fotografia racconta la cittadinanza, Festival di Fotografia Europea di Reggio Emilia (2012). Michela De Mattei, artista Michela De Mattei nasce a Roma nel 1984. Laureata in Filosofia all’università ‘Sapienza’, dal 2007 al 2012 collabora come assistente con l’artista Giuseppe Gallo presso il Pastificio Cerere di Roma. Interessata all’equilibrio costruttivo dei materiali più diversi, nel 2013 si aggiudica il Premio Speciale Casa dell’Archi-

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tettura al Talent Prize e il primo premio al Festival della Creatività all’interno dello spazio Factory, presso La Pelanda, a Roma. Tra le mostre principali si segnala: Vogliatemi Perdonare Quel Po’ di Disturbo Che Reco (Ex elettrofonica, Roma, 2014) Appartate (Smart, Roma, 2014), Innesto #6, Ri-orientamento (Sala Santa Rita, Roma, 2013); Facets of Time (John Cabot University, Roma, 2013); Festival della Creatività (spazio Factory, Roma, 2013); Manufatto in Situ 6, (workshop con Raqs Media Collective, Foligno, 2012).

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Luca Mauceri, artista Luca Mauceri nasce nel 1981. Nel 2001 si diploma al Liceo Artistico LeonBattista Alberti di Firenze, nel 2004 consegue il diploma di perfezionamento per l’Arte Sacra e Liturgica presso la fondazione Saturos di S.Gabriele (TE). Nel 2007 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Negli anni della formazione dal 2002 al 2007 partecipa a numerose residenze artistiche in toscana. Nel 2005 è il più giovane partecipante del Premio Lissone. Nel 2006 espone i suoi lavori a New York, PACE University. Nel 2007 partecipa al progetto Naturalità esponendo le sue opere nel lanificio dismesso di Stia. Partecipa a due edizioni (2014 e 2015) della rassegna d’arte pubblica Icastica, ad Arezzo. Tra i riconoscimenti più recenti si segnala il Premio del Monte 2014, Call4robOT e Videominuto 2013 con il corto Shareat. La sua ricerca è caratterizzata dall’uso di materiali organici, solitamente abbinati a media digitali e analogici, tentando di cogliere le interazioni tra uomo e natura. Giorgio Orbi, artista Giorgio Orbi nasce a Roma nel 1977. La sua pratica esplora la natura e il suo sguardo, interagendo con le possibilità offerte dal suo ruolo all’interno dei sistemi di pensiero. Il lavoro di Orbi manifesta un interesse per gli effetti della natura sulla nostra percezione, oltre i margini del suo aspetto formale, attraverso il rapporto che instaura tra la realtà delle cose e l’immaginazione di esse. Tra le mostre princi-

pali: Peonie (Scuderie, Roma, 2015); Codalunga (Ex casa delle Armi. Roma. 2014); Incidents of Phenomena (Fondazione Cerere, Roma, 2014); NC Reloaded. Nuova Consonanza (Villa Aurelia, Roma, 2013); Lost in Chaos (Palazzo delle Stelline, Milano, 2013); Andrea Anastasio, Giorgio Orbi (Alessandra Bonomo, Roma, 2011); A better tomorrow (Stefania Miscetti, Roma, 2010). Leonardo Petrucci, artista Leonardo Petrucci nasce a Grosseto nel 1986. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si laurea nel 2009 con una tesi sul rapporto tra arte e alchimia, ambito che ancora caratterizza la sua ricerca. Dal 2012 lavora nel suo studio presso il Pastificio Cerere nel quartiere di San Lorenzo a Roma. Ha esposto presso numerosi spazi espostivi, prendendo parte a mostre personali e collettive: Melancolia (Una vetrina, Roma, 2015); Where is Dawn now? (Pastificio Cerere, Roma, in collaborazione con NASA, ASI, INAF); You are here (Accademia di Romania, Roma, 2015); Accesa - arte illuminata (Palazzo Parissi, Monteprandone (AP), 2014); Antropofagia Simbiotica (Operativa Arte Contemporanea, Roma, 2014); Il peso della mia luce (Operativa Arte Contemporanea, Roma, 2013); O.R.T.I.C.A (Ex mattatoio Testaccio, Roma, 2013); Resolve et Scoagula, unconventional twins #1 (Studio d’Arte Pino Casagrande, Roma, 2011). Dal 2015 il suo lavoro è all’interno della collezione permanente del Museo delle Palme di Palermo. Carla Rak, artista Carla Rak nasce a Roma nel 1978. È photo-editor, docente di narrativa visuale e Dottore di ricerca. Ha dato spazio allo sviluppo di progetti personali nel 2011, iniziando a mostrare i suoi lavori nel 2014. La sua ricerca artistica è tesa ad esplorare i legami emotivi, con il tempo e la memoria, con gli apparati simbolici e culturali, con la natura. Tra gli strumenti utilizzati uncinetto, ricamo, scrittura, fotografia e collage.


Calixto Ramirez, artista Calixto Ramirez è nato a Reynosa (Messico) nel 1980. Laureatosi a La Esmeralda Art School nel 2008, dal 2013 vive e lavora a Roma. Tutti suoi lavori sono caratterizzati dall’economia di mezzi, la quale non impedisce tuttavia all’artista messicano di concepire interventi di forte impatto, basati sull’impiego del proprio corpo come misura delle cose e strumento di osservazione del mondo. I suoi processi creativi trovano molteplici forme: installazioni, video, performance e fotografie. Espone regolarmente in numerosi centri espositivi e gallerie, in Europa e America Latina: Fondazione Memmo (Roma, 2015); Galerie Ho (Marsiglia, 2014); Museo Carillo Gil e Museo del Palacio de Bellas Artes (Città del Messico, 2013-2014); Young Artist Biennal (Monterrey, 2012); Fondazione Marcelino Botin (Santander, 2009).

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si ringrazia


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