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Periodico della Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinesi www.cdls.sm

n. SPECIALE - Novembre 2017

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Periodico della Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinesi Nº SPECIALE - Novembre 2017

SOMMARIO • Editoriale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3 • 2007-2017 Il Sindacato in prima linea . . . . 7 • La grande crisi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8 • Le campagne sindacali . . . . . . . . . . . . . . . . 9 • Il Referendum salvastipendi . . . . . . . . . . . 13 • La Riforma Tributaria . . . . . . . . . . . . . . . . . 13 • L’uscita dalla black-list . . . . . . . . . . . . . . . . 15 • La Legge sulla rappresentatività . . . . . . . 15 • Link sul futuro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16 • Emergenza banche . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17 • Sfide . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21

IN REDAZIONE Direttore Responabile:

Gianluigi Giardinieri Redazione:

Giorgio Busignani Emanuele Zabaglio Distribuzione:

Gratuita - 8000 copie Grafica e Impaginazione:

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10 anni che pesano più di mezzo secolo Riflessioni del Segretario Generale Riccardo Stefanelli

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l 12 novembre 2007 abbiamo celebrato il mezzo secolo di storia della nostra Confederazione ricordando i grandi passaggi e le grandi conquiste raggiunte nei primi 50 anni di vita. A distanza di soli dieci anni, possiamo raccontare una storia altrettanto ricca ed impegnativa rispetto a quella fino ad allora percorsa. Ecco perché sentiamo il dovere di rievocare anche il sessantesimo anniversario della costituzione della CDLS, per prendere spunto e vigore da una storia di impegno e di successi. E per ricordare lo slancio degli inizi avvenuti in un periodo non meno difficile e tormentato rispetto a quello che stiamo ultimamente attraversando. Il decennio che ci separa dalle celebrazioni del 2007 è coinciso con una tempesta economico-finanziaria drammatica, con una crisi epocale che ha cambiato il mondo. Se i primi cinquant’anni di vita della Confederazione Democratica sono stati contrassegnati da un formidabile sviluppo del sistema economico di San Marino e da continui passi in avanti sul fronte dei diritti dei lavoratori, l’ultimo decennio è stato segnato da un blackout sociale e occupazionale, da una frammentazione e precarizzazione del mondo del lavoro e da una tumultuosa competizione globale che hanno prodotto la definitiva archiviazione del Novecento. Uno strappo profondo, accompagnato da interrogativi, paure e incertezze, dalla sfiducia verso la politica, le associazioni, il sindacato. Una sfiducia che rischia di corrodere la stessa democrazia, perché nella solitudine dell’uomo globalizzato si annidano le ricette semplicistiche del populismo e dell’uomo forte. Un decennio attraversato da angosce, insicurezze e fragilità collettive che hanno prodotto una società sempre più liquida ed emo-

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EDITORIALE


In questo decennio di crisi il ruolo del sindacato è stato quello di guardare in faccia alla sofferenza sociale. Quella vera, non virtuale.

tiva, facile preda di falsi miti. E’ da qui che nasce l’idea fallace di sostituire il ruolo dei corpi intermedi della società con l’appello diretto al popolo. Il falso mito della democrazia diretta come forma avanzata di democrazia: dove un popolo indistinto, che assomiglia più all’esercito del selfie, scambia la complessità dell’intermediazione con qualche colpo di clic e di tweet sui social media. In questo decennio di crisi il ruolo del sindacato è stato quello invece di guardare in faccia la sofferenza sociale. Quella vera, non virtuale. I numeri parlano chiaro: dall’inizio della crisi ad oggi sono stati 4.500 i lavoratori licenziati ed assistiti dalle federazioni della Centrale Sindacale Unitaria, mentre è di oltre un milione di euro la cifra di stipendi arretrati che il Fondo Servizi Sociali ha assicurato ai dipendenti delle aziende fallite. Sono 7.500 le famiglie sammarinesi che ogni anno chiedono assistenza fiscale al nostro patronato e centinaia sono state le pratiche istruite per il Credito Sociale e il Fondo Straordinario di solidarietà. Che il sindacato debba riformarsi è indubbio, superando i limiti derivanti da una struttura novecentesca che tende alla verticalizzazione, ma in democrazia la mediazione fra interessi diversi, fra chi è forte e chi è debole, mantiene in equilibrio la società, e ostacola, fino ad impedirla, la prevaricazione, piccola o grande che sia. Senza la mediazione dei corpi intermedi viene insomma meno il basamento democratico di un paese.

Con le gravi sofferenze emerse nel sistema bancario San Marino vive oggi l’ultimo atto della crisi. Quasi la coda velenosa di un decennio dominato da una retorica divisiva, da una instabilità e una frantumazione (che assomiglia molto ad uno sgretolamento) del quadro politico e sociale. Una politica tutta tifo e tribù ha speso più tempo ed energie nel tentativo di dividere i cittadini e arruolarli in

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questa o quella curva da stadio, piuttosto che indicare obiettivi ed orizzonti unificanti. In questo clima esasperato di tutti contro tutti, si è perso per strada il valore della concordia, la capacità di cercare soluzioni partecipate e condivise. E’ mancata la quotidiana fatica dell’ascolto. E’ mancato il coraggio di unire. Eppure le due gravi emergenze che attanagliano la Repubblica - il debito pubblico e il futuro delle pensioni - non si risolvono inseguendo la logica della contrapposizione perenne. E’ indispensabile uscire dal rodeo politico di questi anni, dal continuo tentativo di delegittimare l’avversario o non riconoscere il ruolo sociale di sindacati, associazioni, categorie. La via d’uscita è ritrovare, attraverso un confronto vero e leale, il senso di comunità e insieme aprire San Marino al mondo esterno, aprire un sistema economico asfittico alle trasformazioni dell’economia globale e aprire la nostra cultura e la nostra organizzazione sociale all’integrazione con l’Europa. Abbiamo il dovere di costruire opportunità per i giovani che studiano o sono in cerca di occupazione. Lo dobbiamo a tutte le donne e a tutti gli uomini che in questi sessant’anni hanno lottato al fianco del sindacato contro ingiustizie e disuguaglianze. Ma lo dobbiamo ancora di più a chi oggi ha vent’anni.

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2007 - 2017 Il Sindacato in prima linea contro la crisi

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el 2007 abbiamo celebrato il mezzo secolo di vita della Confederazione Democratica e raccolto in due volumi dal titolo “Cinquant’anni di Conquiste Sociali” tutte le tappe del movimento dei lavoratori e della vita sociale, economica e politica di San Marino. Con il traguardo dei sessant’anni, in questo numero speciale de “IL LAVORO”, l’occasione è quella di testimoniare l’impegno sindacale in questo decennio segnato dalla grande crisi finanziaria e dai profondi cambiamenti che la nostra Repubblica ha dovuto affrontare. Trasparenza. Equità. Lavoro. Sviluppo. Sono i punti cardinali della bussola che ha orientato la navigazione della Confederazione Democratica in questi dieci anni. Dentro una crisi sistemica che ha fatto esplodere un’emergenza occupazionale, economica e finanziaria di proporzioni inedite e ancora in parte da superare. Molte le tappe di questa navigazione: le campagne sindacali “Rompere l’immobilismo” del 2009 e “Salviamo il Paese” del 2011, gli scioperi generali del 2009 e 2010 sulle Leggi finanziarie, la lunga stagione di mobilitazione, dal periodo 2011-2013, legata alla Riforma Tributaria, il Referendum Salvastipendi del 2012, per arrivare alla stagione della firma dei contratti (2012-2015) che ha interessato i lavoratori del settore privato. Le tappe più importanti per la vita interna della Confederazione Democratica sono state le celebrazioni di tre congressi, 2008 - 2012 - 2016, e il cambio dei Segretari Generali nel 2010 e nel 2016.

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La Grande Crisi

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’inizio del decennio coincide con l’avvio della tempesta finanziaria internazionale che ha come “evento simbolo” il fallimento del colosso bancario americano Lehman Brothers. Era la mattina del 15 settembre 2008. L’effetto domino è stato immediato: le economie di tutto il mondo entrano in crisi, chiudono fabbriche in America, Asia, Europa. La disoccupazione dilaga e crollano i consumi. Sono i lavoratori a pagare il prezzo più alto delle speculazioni finanziarie di un capitalismo rapace e senza regole. San Marino inizialmente sembra al riparo: nel 2008 infatti tutti gli indicatori economici sono positivi e sul fronte lavoro, con 19.965 dipendenti, si è toccato il massimo storico. In questo scenario, il 28 maggio si apre il 13° Congresso. Il titolo delle assise richiama la recente celebrazione del mezzo secolo di storia della Confederazione: “Altri 50 anni di conquiste sociali per il sindacato di tutti”. In rappresentanza dei 6.137 iscritti, 537 delegati si sono riuniti al Cinema Turismo di Città e hanno dibattuto sui tre temi: Famiglia, Giovani e Stato Sociale. I venti della crisi cominciano a soffiare con forza anche in Repubblica dal 2009. Gli indicatori macroeconomici di San Marino vedono crollare il Prodotto Nazionale Lordo del 13% e anche nel 2010 la diminuzione è stata a doppia cifra. Nello stesso periodo si sono accumulati oltre 100 milioni di perdite nel Bilancio dello Stato, mentre nel 2014, anno del picco della crisi, si contano 1.967 posti di lavoro persi, la chiusura di 1.384 imprese e la scomparsa di un terzo della ricchezza nazionale.

Allo stallo economico si somma la paralisi politico-diplomatica fra la Repubblica di San Marino e l’Italia. La morsa che ha stretto il nostro Paese è stata da una parte lo scudo fiscale e dall’altra la black-list: un doppio contraccolpo che ha prodotto non solo un danno di immagine enorme, ma ha gravemente impoverito il sistema delle imprese e quello bancario-finanziario. Il sovrapporsi della crisi internazionale con la crisi bilaterale San Marino-Italia ha insomma creato una situazione drammaticamente inedita, che ha aperto una intensa stagione di mobilitazione sindacale.

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Le campagne sindacali

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er trovare una linea comune alla crisi appena esplosa, nel 2009 fu istituito dal Governo il Tavolo tripartito. Dall’accordo finale sottoscritto da tutte le parti sociali si staccò l’ANIS, un solitario dietrofront che ha di fatto cambiato in senso negativo le relazioni industriali a San Marino. Dalla rottura del Tavolo Tripartito e da una politica governativa ingessata nasce la campagna “Rompiamo l’immobilismo”. Prima tappa il 4 Dicembre con un sit-in in Piazza Sant’Agata seguita dallo Sciopero Generale del 16 Dicembre. Campagna che prosegue con la Manifestazione del 27 maggio 2010 sempre sul Pianello denominata “Trasparenza e sovranità”: tutti in piazza per tutelare la sovranità, il lavoro e l’economia reale. Nuova manifestazione il 22 Luglio 2010 sul Pianello per affrontare l’emergenza black list. Il Sindacato chiede al Governo di sanare il contenzioso con l’Italia introducendo subito ed unilateralmente lo scambio automatico di informazioni. Legge che verrà approvata dal Consiglio Grande e Generale nel luglio del 2011. Nell’estate del 2010 ritorna alla ribalta l’annoso problema del lavoro nero che con la crisi aveva registrato un’impennata. A settembre la CSU organizza una serata presentando il dossier “Lavoro nero e sicurezza sul lavoro”, contenente dati sul fenomeno e proposte per combatterlo. L’autunno del 2010 è segnato dalla protesta dei precari della Pubblica Amministrazione con una serie di sit-in davanti ai luoghi simbolo come l’ospedale e la scuola di Fonte dell’Ovo. La mobilitazione ha aperto una vertenza che troverà soluzione nel giugno del 2012. Il 2 dicembre 2010, dopo quasi 20 anni alla guida della CDLS, Marco Beccari, si dimette per raggiunti limiti di età. Il Consiglio Confederale elegge Marco Tura nuovo Segretario Generale. La tenaglia della crisi continua a stringere la sua morsa e la brusca frenata dell’economia reale si abbatte anche sui conti pubblici. L’emergenza di bilancio spinge il governo a varare nel 2010 una legge finanziaria che scarica larga parte del deficit sulle spalle dei lavoratori e introduce l’addizionale IGR del 15%, la tassa su servizi e assicurazioni e l’assurda ed iniqua tassazione dei frontalieri.

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Equità e giustizia sociale sono i punti cardine di tutte le mobilitazioni sindacali.


Il 14 dicembre 2010 è di nuovo sciopero generale per affermare che il Paese si salva se si salva il lavoro

Il 14 dicembre è di nuovo sciopero generale per affermare che il Paese si salva se si salva il lavoro. “Equità” è il grido che accomuna i tremila manifestanti saliti sul Pianello. La mobilitazione sui contenuti della Legge finanziaria ha avuto un seguito con una raccolta di firme ad una petizione consegnata alla Reggenza il 21 Febbraio 2011. Il 2011 si apre all’insegna di chiusure aziendali e licenziamenti. E’ il settore manifatturiero, insieme a quello edile, a pagare il conto più salato del perdurante stallo economico e diplomatico. In questi comparti in soli tre anni sono venuti a meno 1.100 posti di lavoro e 181 imprese. Alla luce di questi dati drammatici e con il contratto scaduto da anni, la Federazione Industria della CSU decidere di scendere in campo con la Campagna “Salviamo il Paese con la trasparenza e la legalità”: decine gli scioperi aziendali culminati il 21 maggio con lo sciopero zonale di Rovereta. Sulla scena delle relazioni sociali irrompe l’urgenza della riforma fiscale e l’obiettivo del sindacato è impedire che le nuove norme tributarie colpiscano solo lavoratori e pensionati. Così Il 26 maggio 2011 con le parole d’ordine “equità e giustizia sociale” è di nuovo Sciopero Generale. Alle porte dell’estate, oltre 4mila lavoratori invadono il centro storico di Serravalle per affermare che la strada da percorrere è quella della “giustizia sociale”. Nel settembre 2011 si apre un nuovo fronte: l’Attivo Generale della CSU si convoca in Piazza della Libertà per protestare contro il decreto sul lavoro, un provvedimento che cancella decenni di conquiste democratiche dei lavoratori e che vuole mettere interamente nelle mani del potere politico ed economico le assunzioni. Il 2011 è anche l’anno della battaglia contro la tassa sui redditi dei frontalieri. La CSU avvia una pressante azione diplomatica che coinvolge i comuni, le provincie e le regioni limitrofe, i parlamentari romagnoli e marchigiani, fino ad arrivare alla cartolina-petizione “Pari diritti, pari dignità per i lavoratori frontalieri” spedita in migliaia di copie al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. La “tassa etnica” è stata superata solo nel 2013 con l’approvazione a San Marino della Riforma fiscale. Il 2011 è stato anche l’anno della Riforma pensionistica. Legge contestata dalla Confederazione Democratica che ha più volte sottolineato le sue contraddizioni.

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Il Referendum Salvastipendi

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ltre la Crisi nell’equità e nella giustizia sociale è l’emblematico titolo del 14° Congresso della CDLS che si è celebrato nel marzo 2012. Assise dominata dalla preoccupazione per la perdita di posti di lavoro, dall’esigenza di trovare una via di uscita dalla crisi e soluzioni per superare lo stallo contrattuale. E proprio partendo dal fatto che la totalità dei lavoratori fosse senza contratto ha spinto i delegati al Congresso di approvare all’unanimità la proposta del segretario Marco Tura di promuovere il “Referendum Salva Stipendi”, una sorta di obbligo d’adeguamento economico degli stipendi durante il periodo di vacanza contrattuale con il chiaro obiettivo di spingere le parti a sedersi al tavolo e raggiungere un accordo. La battaglia referendaria si è conclusa il 20 ottobre 2013 con una sconfitta numerica per il mancato raggiungimento del quorum, ma che ha fatto registrare una vittoria politica con oltre 10mila sammarinesi che, votando sì, hanno imposto all’agenda politico-sociale il tema contratti e retribuzioni. La promozione del Referendum è infatti coincisa con l’uscita dalla paralisi negoziale e il susseguirsi di accordi contrattuali che hanno garantito a 13 mila lavoratori, distribuiti nei settori industria, artigianato, commercio e servizi, non solo una stabilità normativa ed economica, ma anche un vero e proprio argine contro la crisi. Nel documento finale del 14° Congresso la Confederazione Democratica sottolinea anche l’inquietante fenomeno dell’infiltrazione della criminalità organizzata in alcuni settori della nostra economia. Una preoccupazione molto diffusa nella cittadinanza e sfociata pubblicamente nella Manifestazione antimafia del 6 maggio 2013. In quell’occasione la CSU invitò i lavoratori e tutti i cittadini a partecipare attivamente alla manifestazione senza nessun simbolo o bandiera, se non quella di San Marino, per far sentire sempre più forte il “No alle mafie”. Intanto la Riforma fiscale più volte evocata prende forma con una proposta di legge che incontra la più totale contrarietà del Sindacato e Il 22 giugno 2012 è ancora Sciopero Generale. La CSU chiama i lavoratori a manifestare davanti a Palazzo Pubblico per respingere un provvedimento blindato e non emendabile che abbatte la sua scure unicamente sui lavoratori dipendenti, mentre fa pagare poco o nulla ai lavoratori autonomi e non introduce strumenti di lotta all’evasione fiscale. Di lì a poco si apre la crisi di governo, la riforma si blocca e il Paese si avvia alle elezioni anticipate dell’11 novembre 2012.

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La Riforma Tributaria

l 2013 è stato attraversato da quattro grandi tematiche: il “Referendum Salvastipendi” (già sopra affrontato); la crisi occupazionale; la campagna contro i “furbetti della monofase” e soprattutto l’aspro

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confronto sulla Riforma Tributaria che si era interrotto con la crisi di governo. Nel quinto anno della crisi le chiusure aziendali hanno provocato il picco più alto di lavoratori in mobilità, con il progressivo impoverimento del Fondo Ammortizzatori Sociali, fondo pagato da imprese e lavoratori per sostenere disoccupazione, cassa integrazione e mobilità. Per arginare l’emorragia occupazionale e l’emergenza sociale la CDLS e la CSdL hanno redatto un documento dal titolo emblematico “SOS Lavoro”, un piano di interventi finalizzati al potenziamento degli ammortizzatori sociali, al sostegno delle famiglie in difficoltà e alla crescente disoccupazione. La Confederazione Democratica nell’aprile 2013 denuncia attraverso la Campagna informativa “Smascheriamo i furbetti della monofase” il clamoroso fenomeno dell’evasione della monofase quantificata in 156 milioni di Euro. Campagna che ha avuto l’obiettivo della trasparenza con la pubblicazione dell’elenco degli evasori e le misure da adottare per impedire la perdita di risorse pubbliche. Nella seconda parte dell’anno, con la parola d’ordine “equità”, la CSU riprende il confronto sulla Riforma Tributaria. Un confronto serrato che ha visto Sindacato e Governo su posizioni molto distanti. Confronto dunque accompagnato da un percorso di mobilitazione iniziato con una manifestazione sul Pianello, poi da un ciclo di assemblee con tutti i lavoratori, da campagne informative e sit-in davanti alle sedi istituzionali fino a sfociare nello sciopero generale del 24 settembre. Sciopero che ha portato in Piazza della Libertà 8.000 lavoratori. Una spinta di popolo poderosa che ha mandato un segnale forte e chiaro

sul versante della lotta all’evasione fiscale. Uno spartiacque tra la vecchia San Marino dei privilegi e dell’opacità e la nuova San Marino della trasparenza e della legalità. Pochi mesi dopo, il Consiglio dà il via libera ad una Riforma Tributaria che accoglie molte delle richieste avanzate dal sindacato, come l’allargamento della “no tax area”, aliquote di tassazione dei redditi più sostenibili, la Smac Card obbligatoria e una commissione di monitoraggio sulla corretta applicazione delle norme.

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L’uscita dalla black-list

l 2014 è stato caratterizzato da un passaggio decisivo: l’uscita della Repubblica di San Marino dalla black-list italiana, anche grazie alla Riforma Fiscale al cui iter di approvazione il Sindacato ha svolto un ruolo decisivo. Per la CSU a questo punto il Governo non ha più alibi e, anche sull’onda di una disoccupazione che a inizio anno era volata al 13%, il rilancio economico diventa ineludibile. Parte così la Campagna per l’occupazione e il rilancio economico “Adesso !”. Campagna iniziata in aprile con il sit-in davanti all’Ufficio del lavoro e con la presentazione di proposte mirate al rilancio dell’occupazione sotto lo slogan ”Sviluppo e lavoro Adesso!”. Le tappe successive toccano i temi della Trasparenza, della Legalità e della difesa dello Stato Sociale con sit-in davanti al tribunale e all’ospedale. La campagna si conclude in estate con due sit-in sul Pianello dedicati alla crisi di Bilancio e per chiedere la tracciabilità dei pagamenti attraverso l’obbligatorietà della Smac-card. Sul fronte Pubblica Amministrazione il 2014 si apre con la mobilitazione contro i tagli lineari sugli stipendi introdotti con la legge finanziaria e con la firma tra Governo e le Federazioni Pubblico Impiego di un accordo sul precariato e sul fabbisogno occupazionale di tutti gli uffici e settori dell’amministrazione.

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La Legge sulla Rappresentatività

n argine concreto contro la crisi nel 2015 il sindacato lo alza con la firma di tre contratti che coinvolgono i lavoratori dell’industria, dell’artigianato e dei servizi. Non solo, per sostenere le famiglie in difficoltà si realizza finalmente “il Fondo straordinario di solidarietà”, una richiesta sindacale da tempo inoltrata al Governo. La Centrale Sindacale Unitaria ha quindi aperto un apposito servizio per istruire le pratiche. Questo è anche l’anno dove la CSU dice forte e chiaro che l’unificazione delle Case di Riposo deve sfociare in una gestione al cento per cento pubblica del Casale la Fiorina. Dopo una petizione a favore della gestione pubblica, che ha raccolto quattromila firme, CDLS e CSdL hanno promosso una serata pubblica in cui si sono fissati due punti fermi: la qualità dei servizi per gli anziani e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori delle due strutture. Il 2015 si chiude con la maratona referendaria, organizzata dalla Federazione Lavoratori Industria, con al centro due quesiti: l’accordo contrattuale e il documento sulla rappresentatività, ovvero le proposte di nuove regole per garantire attraverso i contratti nazionali diritti e tutele uguali per tutti. La consultazione referendaria si è chiusa con una valanga di Sì e l’accordo sulla Rappresentatività è entrato nell’agenda della Segreteria di Stato al lavoro che, nel giro di pochi

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mesi, predispone un progetto di legge poi approvato dal Consiglio Grande e Generale nel maggio del 2016 dopo un lungo confronto. Una legge non solo doverosa ma anche urgente, così l’ha salutata la CDLS, perché ha ridato equilibrio ad un sistema snaturato dalla presenza di più contratti con validità erga omnes. Cosa, questa, che ha creato incertezza e confusione sia fra i lavoratori che fra gli imprenditori. Tale Legge ha avuto il via libera anche dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), massima autorità mondiale in materia, che ha promosso a pieni voti la normativa giudicandola in linea con i principi del pluralismo e della libertà sindacale. La Legge sulla Rappresentatività segna dunque una svolta storica,

Un punto di equilibrio che, dopo 50 anni, aggiorna le regole della democrazia sindacale

e insieme unica, perché ha saputo unire i punti migliori di due modelli diversi: quello basato sul riconoscimento giuridico, e quindi sull’erga omnes, e quello diffuso in tutta Europa basato sulla rappresentanza numerica dei sindacati. Un punto di equilibrio che, dopo 50 anni, aggiorna le regole della democrazia sindacale alle diverse trasformazioni e alle nuove complessità del mondo del lavoro.

Link sul futuro

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l 2016 è stato l’anno della celebrazione per ricordare i quarant’anni della CSU e del 15° Congresso Confederale. “Da 40 anni insieme sul percorso di domani”: con questo titolo la CSU ha voluto ricordare una lunga storia per capire dove andare. E’ questo il filo rosso dell’evento pubblico di domenica 21 febbraio al Teatro Titano per celebrare i 40 anni della CSU, cerimonia preceduta dall’udienza a palazzo Pubblico con l’Ecc.ma Reggenza. Al Teatro Titano si sono susseguite numerose testimonianze dei protagonisti di quarant’anni di impegno sindacale per ricordare quel 21 febbraio 1976 quando CDLS e CSdL decisero di unirsi per dare più forza ai lavoratori di San Marino. Il 27 e 28 ottobre, dopo un lungo ciclo di assemblee sui posti di lavoro per eleggere trecento delegati in rappresentanza di tutte le categorie, si è aperto al Kursaal il 15° Congresso Confederale. Fin dal

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titolo “Link sul futuro” la CDLS ha voluto indicare un nuovo orizzonte e aprire una finestra sui prossimi scenari legati alla rivoluzione digitale. Rivoluzione che sta cambiando in profondità il mondo del lavoro. Un congresso officina di proposte, fra cui l’istituzione per via contrattuale del diritto alla formazione individuale continua per tutti i lavoratori, l’adesione ai Programmi Comunitari all’interno del processo di associazione con l’Unione Europea, l’apertura dello sportello unico per le difficoltà sociali, l’istituzione della Centrale dei Rischi, la riforma della Legge Organica della Pubblica Amministrazione. Il 15° Congresso ha inoltre sancito il cambio al vertice della CDLS: dopo sei anni Marco Tura lascia la guida dell’organizzazione e nel Consiglio Confederale del 23 novembre viene eletto Segretario Generale Riccardo Stefanelli.

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Emergenza banche

l 2017 si apre all’insegna dell’emergenza banche. Emergenza figlia di una complessità di cause che si sono stratificate nel tempo e che la lunga crisi ha fatto esplodere in tutta la sua gravità. In questi ultimi mesi il dibattito sindacale è stato totalmente condizionato dai problemi che stanno attanagliando il sistema finanziario: la grande massa dei crediti non esigibili, il commissariamento di Asset Banca, la riorganizzazione di Cassa di Risparmio, il ruolo di Banca Centrale all’interno degli equilibri istituzionali e dei poteri dello Stato, la messa in sicurezza dei fondi pensione minacciati dalla grave crisi di liquidità del sistema bancario. Su questi delicatissimi temi il Sindacato è stato coinvolto in un serrato confronto con il Governo. In giugno è iniziato un ciclo di assemblee zonali dove la CSU ha informato lavoratori e pensionati sull’emergenza che attraversa le banche e il bilancio dello Stato e per spingere il Governo ad un accordo finalizzato alla tutela dei fondi pensione e dei risparmi dei cittadini. A metà luglio, i rappresentanti sindacali della CSU sono saliti in Piazza della Libertà per incalzare l’esecutivo a rispettare gli impegni presi al tavolo del confronto e per introdurre sostanziali modifiche ai tre cosiddetti decreti “salvabanche”. Accordo arrivato a fine luglio ma subito disatteso dal Congresso di Stato.

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Il sindacato non può avere paura del fuoco

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a scoperta del fuoco per una società primitiva diventa un mito primordiale. La potenza della tecnologia che controlla il fuoco è ambivalente: può essere usata per preparare il cibo o fondere i metalli, oppure per bruciare foreste, case, persone. Osservando il fuoco si può dunque sentire insieme il potere e la paura. Ed è lo stesso contrasto di emozioni che si sente guardando un’auto che si guida da sola, una stampante in 3D, un robot che parla. Ecco, il sindacato non può avere paura del fuoco. Non può avere paura dell’accelerazione tecnologica che in questo inizio secolo sta cambiando i destini dell’umanità. Esattamente come fece il fuoco nel Paleolitico. Eppure avere paura è normale. Perché come diceva il grande scrittore di fantascienza Isaac Asimov: “Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio”. Oggi, se al fuoco, sostituiamo le tecnologie che stanno pervadendo la nostra vita, la sensazione che proviamo è ancora quella della paura: paura di sentirci soli in mezzo a milioni di persone e informazioni; paura che questo cambiamento cancelli milioni di posti di lavoro; paura che la società da uomo-centrica si trasformi in tecnologico-centrica. Del resto fu il più influente economista del XX secolo John Keynes a introdurre il concetto di disoccupazione tecnologica. E prima di lui Aristotele aveva discusso del rapporto tra l’uomo e le macchine. Nulla di apparentemente nuovo quindi.

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SFIDE


La strada della competenza e quella della formazione: sono queste le chiavi per controllare la potenza del nuovo fuoco.

Oggi però tutto accade più rapidamente. Le scale temporali in gioco si sono incredibilmente ridotte. L’innovazione guidata dalla digitalizzazione e dall’automazione ha, come nel caso di innovazioni del passato, impatti molto forti sulla società ma con tempi molto più brevi. Per questo non c’è davvero tempo per la paura. Al contrario, il sindacato ha il dovere di capire e raccogliere fino in fondo la sfida della quarta rivoluzione industriale. Nei prossimi anni infatti il piano di investimenti europei nell’industria digitale globale e nell’innovazione tecnologica è stimato attorno ai 1.300 miliardi. La Germania gioca un ruolo di capofila, con 45 miliardi di euro all’anno destinati alla svolta digitale-produttiva, mentre l’Italia ha varato il cosiddetto piano “industria 4.0” che per il periodo 2017-2024 prevede 13 miliardi di stanziamenti pubblici. Una sfida che bussa anche alle porte di San Marino. La nostra Repubblica non può perdere altro tempo e con coraggio deve connettersi con questa gigantesca trasformazione. La strada è obbligata: internazionalizzazione, riqualificazione e nuove competenze. Diventa così un passaggio decisivo avvicinare le imprese ai luoghi del sapere e dell’innovazione, per realizzare prodotti e servizi ad alto valore aggiunto, che devono essere il faro del nuovo modello di sviluppo economico e occupazionale.

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La strada della competenza, la strada della formazione: sono queste le chiavi per controllare la potenza nuovo fuoco e gestire l’impatto della transizione. Un impatto che provocherà l’estinzione di numerose figure professionali ma ne creerà di nuove. Un recente studio sostiene che il 65% dei bambini che oggi frequentano le elementari svolgerà un lavoro che attualmente non esiste. Il movimento sindacale ha dunque il compito cruciale di difendere e insieme attrezzare i lavoratori di fronte ai vorticosi cambiamenti dell’innovazione. Se oggi ai lavoratori si chiedono conoscenze, information tecnology e la capacità creativa di risolvere i problemi, il Sindacato ha l’obbligo di progettare nuovi contratti con orari e un’organizzazione del lavoro diversi, contratti in grado di difendere la centralità della persona nei nuovi processi produttivi, di affermare il diritto alla formazione professionale come un diritto contrattuale soggettivo e personale, di garantire ad una platea sempre più ampia di lavoratori l’accesso alle nuove competenze. Una sfida che si allarga alle politiche educative, alla necessità di implementare e rafforzare il sistema duale, ovvero lo scambio scuola-lavoro. Per il Sindacato c’è insomma il dovere prometeico di indicare per tutti, senza esclusioni o disuguaglianze, un nuovo orizzonte di progresso e civiltà.

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…il sindacato ha il dovere di capire e raccogliere fino in fondo la sfida della quarta rivoluzione industriale.


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0 24

260

80

TEATRO TITANO, ore 15:30 - Centro Storico - LAVORO San Marino

0 14

22 0

160

180

200

GIORNATA CELEBRATIVA

E

100

14 Novembre 2017

60

300

SVILUPPO

NE LAVORO NW TRASPARENZA W SVILUPPO EQUITÀ SE EQUITÀSW TRASPARENZA S

Il Lavoro  

Periodico della Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinesi