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Etiopia: P. Angelo Antolini Primo Prefetto Apostolico di Robe

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Sped. Abb. Post. D.L. 353/2003 art. 1, comma 2 - DCB Pesaro


s o m m a r i o

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FRATI CAPPUCCINI DELLE MARCHE Bimestrale di Formazione e Promozione delle Missioni Estere e dell’Ordine Francescano Secolare

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ANNO XXXII

Direttore responsabile Antonio Ginestra Consiglio di redazione Egidio Picucci Giuseppe Santarelli Francesco Pettinelli Mario Pigini Lucio Mancini Vittore Fiorini Emilia Barone Picciafuoco Direzione e Redazione Convento dei Cappuccini Piazzale Cappuccini, 1 62019 RECANATI (MC) Tel. 071/7570505

L’editoriale Crisi di fede e crisi di valori

p. 3

Raniero Cantalamessa Il Gesù nascosto tra le righe del Vangelo

p. 5

Che vuol dire pregare sempre senza stancarsi mai?

p. 6

La predica di S. Bernardo al Papa

p. 8

Prefettura Apostolica di Robe (Etiopia)

p. 9

È vero che Adamo morì a 930 anni?

p. 11

Curiosità... bibliche

p. 13

Perché oggi non si arriva all’età dei patriarchi?

p. 15

Mamme e famiglie in preghiera per le vocazioni

p. 16

Professione religiosa in Bénin

p. 18

Intermezzo

p. 19

Autorizzazione Tribunale di Macerata N° 85/59 del 09/05/59

Un pozzo per la sete di Humbo

p. 20

Sped. in Abb. Postale

Abba Marcello Viaggio nel cuore dell’Africa missionaria

p. 23

Gli indios Xoco del Rio San Francisco

p. 24

Impaginazione e Stampa TEOS Grafica srl

Scoperta una tribù di Yanomami

p. 27

Pomezia (RM) Tel. 06.9108892 info@teosgrafica.it

L’Etiopia che ho visto

p. 29

Incontri per giovani

p. 33

A cena per il Bénin

p. 34

In casa nostra

p. 38

P. Berardo Scarpellini

p. 39

Ordine Francescano Secolare

p. 40

art. 2, comma 20/c Legge 662/96 Filiale di Macerata

QUOTA ASSOCIATIVA Ordinario € 15,00 Sostenitore € 25,00 Benemerito € 30,00 VOCE FRANCESCANA Frati Cappuccini Piazzale Cappuccini, 1 62019 RECANATI C.C.P. 14480628 www.missionicappuccini.it

Finalino

3a di Copertina


La crisi economica che ha colpito il mondo ci riporta all’essenziale, sia costringendoci a un consumismo più sobrio, sia invitandoci a ripensare al vero senso della vita.

L’editoriale

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Crisi di fede e crisi di valori ossono convivere le due crisi che mettono in angustia l’Italia, e cioè la crisi di fede e la crisi economica? Si può dire che esse derivano dall’allontanamento da Dio della nostra cultura e della nostra società? L’interrogativo può sembrare azzardato, ma non lo è. Lo ha detto anche il cardinal Bagnasco, Presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) sottolineando che la crisi ci riporta all’essenziale, non solo invitandoci ad un consumismo più sobrio, ma soprattutto aiutandoci, nell’incertezza e nella trepidazione di un fallimento della nostra Italia, a ripensare al vero senso della vita,

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alle cose che veramente contano. E tra quelle che contano vi è pure la solidarietà, che nelle nostre comunità parrocchiali e associative è diventata un punto di riferimento. La crisi di fede è pure una crisi di valori umani: dal rispetto della vita al senso della giustizia sociale. Che cosa è questo “capitalismo sfrenato”, che si traduce in posti di lavoro in meno, in precarietà per i giovani, se non un egoismo senza limiti? Infatti è dominato da potenti e senza scrupoli, vale a dire da gruppi che hanno di mira solo il guadagno, anche sulla pelle della gente, “tali da rendere la politica sempre più debole”.

Onestà vuole che si dica che anche noi abbiamo le nostre colpe; che ci siamo comportati come le cicale della vecchia favola, facendo credere che eravamo migliori degli altri. Però ora, che occorre fare i sacrifici, quei sacrifici che colpiscono sempre i più deboli, ogni categoria tende ad andare per conto proprio. Ovviamente è giusto che le parti sociali facciano sentire la loro voce. Si ha però l’impressione che ognuno cerchi il massimo del proprio tornaconto, mentre dovrebbe guardare anche al bene di tutti. Invece, usando le serrate, si confida nella possibilità di paralizzare l’Italia per ottenere quanto si vuole.

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Crisi di fede e crisi di valori

Non è possibile liberalizzare il mercato del lavoro dei dipendenti e dei lavoratori, senza liberalizzare trasporti, carburanti, farmacie, professioni come gli avvocati o i notai, architetti e altro ancora. Tutti debbono compiere un passo verso il bene comune. Se affonda la barca, a picco ci andiamo tutti. Ora alcune categorie dovrebbero fare più sacrifici di altre, perché più avvantaggiate. Senza dimenticare che tutti dobbiamo evitare l’evasione fiscale, perché praticandola, la crisi di fede diventa crisi di valori, della famiglia, crisi del senso del bene comune e della giustizia.

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Quando leggo “ che nel mondo ci sono più di un miliardo di cattolici, sono sconvolto. Con tutti questi cattolici, il mondo dovrebbe essere un luogo meraviglioso per viverci. Invece…

Cantalamessa

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Ci sono nel Vangelo, per così dire, due Gesù: un Gesù pubblico che agisce, che parla, che fa miracoli, che scaccia i demoni, e un Gesù segreto, intimo: io lo chiamo il “Gesù nascosto tra le righe del Vangelo”. È il Gesù che prega, il Gesù che parla con il Padre suo, il Gesù intimo.

oi impariamo a pregare guardando a Gesù. Lasciamoci guidare dal Vangelo di Luca, non perché questo sia l’unico che parla di Gesù che prega, ma perché è quello che ne parla più spesso. Incominciamo con il battesimo di Gesù. Dice Luca: “Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea come di colomba e vi fu una voce nel cielo: “Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto.”

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Il battesimo di Gesù è un mistero di preghiera Forse non avevamo mai fatto


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“Il Gesù nascosto tra le righe del Vangelo” Raniero Cantalamessa

caso che il battesimo di Gesù è un mistero di preghiera: “mentre stava in preghiera il cielo si aprì”. Fu la preghiera di Gesù a far aprire il cielo e a fare discendere per la prima volta in maniera visibile e pubblica lo Spirito Santo. Gesù aveva lo Spirito Santo fin dall’inizio, ma non aveva questo Spirito Santo che gli fu dato nel battesimo, questa pienezza che era in vista della sua missione messianica che iniziava lì. È lì che il Signore Gesù, nella sua maturazione in età, grazia e sapienza, giunse alla piena coscienza, non solo che era il Messia, ma che sarebbe stato il Messia sofferente, umile e obbediente. E per questa missione gli fu dato lo Spirito Santo. Al capitolo 5 versetto 16 del Vangelo di Luca leggiamo: “La sua fama si diffondeva sempre di più. Folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro infermità, ma Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare”. Gesù non si lascia travolgere dalla folla che viene per ascoltarlo e per farsi guarire, ma si ritira a pregare. In quel momento le folle non venivano per i pani, ma per ascoltarlo e per farsi guarire dalle loro infermità; ma Gesù aveva fatto abbastanza e si ritirava in preghiera. S. Luca parla più volte della preghiera di Gesù, di giorno e di notte, meravigliando i discepoli che un giorno gli chiesero: “Signore, insegnaci a pregare!” Io immagino che i discepoli fecero questa domanda spinti da una cosa ben precisa, non da un ragionamento intellettuale, ma dal vedere Gesù mentre pregava. Ebbero allora la nostalgia, il desiderio di pregare, di imparare a pregare e Gesù disse pregate così.....

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“Il Gesù nascosto tra le righe del Vangelo” Cosa diceva Gesù quando pregava?

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C’è ancora un’ultima annotazione nel Vangelo di Luca, 22, 41-42: “Giunto sul luogo disse loro: pregate per non cadere in tentazione”. Poi si allontanò da loro un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: “Padre, se vuoi allontana da me questo calice.” Proviamo a entrare dentro la preghiera di Gesù, cioè dentro i contenuti della preghiera di Gesù. Cosa diceva Gesù quando pregava? Ci sono stati periodi nella mia vita in cui pensare a questo Gesù che sta davanti al Padre, (e che vortice d’amore, che vortice di dialogo che doveva esserci tra lui e il Padre!) mi affascinava! Come avrei voluto sapere cosa si dicevano! Vedete, i Vangeli ci danno una risposta a questa domanda perché, leggendoli, si scopre una cosa curiosa: in tutte le preghiere riferite a Gesù, c’è l’invocazione Abbà!, eccetto una, il grido sulla croce “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato” che è la citazione

di un salmo. Tutte le volte che nei Vangeli viene riportata una preghiera di Gesù, il suo vertice è l’invocazione “Abbà”, papà. Questa è la novità della preghiera di Gesù. Nessuno aveva mai osato in Israele pregare chiamando Dio “Abbà”, cioé usando questo diminiutivo infantile. Gesù può farlo perché lui è figlio, e voi sapete che oggi si mettono in dubbio, per una critica filologica, questa volta fondata, quasi tutti i testi nei Vangeli in cui si attribuisce a Gesù durante la vita storica il titolo di figlio di Dio, perché durante la sua vita, probabilmente, Gesù non si è mai definito Figlio di Dio e forse neanche gli altri lo hanno chiamato figlio di Dio. Questa è la fede della Chiesa del dopo la Pasqua che si riflette nei Vangeli. La rivelazione del Padre Ma c’è una prova sicura che Gesù si riteneva il Figlio di Dio e gli altri dovevano essere in grado di riconoscerlo come tale: era la sua preghiera, era il suo coraggio di rivolgersi a Dio chiamandolo “papà”! Questo è un segno della coscienza che Gesù aveva di essere figlio unico di

Che vuol dire pregare sempre senza stancarsi mai?

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a preghiera deve essere continua, ma perché questo non ci tragga in inganno, dobbiamo ricordarci di ciò che dice S. Agostino: “Vi è un’altra preghiera, quella interiore, che è il tuo desiderio. Se continuo è il tuo desiderio, continua è pure la tua preghiera. Chi desidera Dio e il suo riposo, anche se tace con la lingua, canta e prega con il cuore. Chi non desidera, gridi pure quanto vuole, ma per Dio è muto”.

Dio. Ora, se questa è la novità della preghiera di Gesù, la preghiera da questo momento in poi è il grido del figlio che si mette davanti al Padre e lo chiama, papà. Tutto il resto viene da sé. Se questa è la novità della preghiera di Gesù, noi ci vogliamo chiedere: da dove viene questa novità? La Parola di Dio ci risponde: viene dallo Spirito Santo! Era lo Spirito Santo effuso su Gesù nell’incarnazione e poi nella maniera nuova, universale, ecclesiale del battesimo era lo Spirito Santo effuso nel cuore di Gesù che metteva in moto questo grido: Abbà! In quel momento Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: “Ti ringrazio, papà, abbà,


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profondo e nessuno lo vede, poi riemerge quando trova quell’altro tipo di terreno; e così deve essere questa preghiera. La preghiera continua deve essere per noi questo fiume carsico; cioè, quando abbiamo un certo tipo di disponibilità, di tempo, allora preghiamo in superficie, cioè in superficie della nostra coscienza, con parole, contemplando, inginocchiandoci, cercando di dare quello che possiamo al Signore. Quando le occupazioni ci chiamano, ecco che la preghiera deve, come il fiume carsico, scendere sotto terra, nel cuore, continuare sotto forma di desiderio che è appena percettibile anche in noi, che però esiste se tu ti accorgi che signore del cielo e della terra...”(Lc 10,21). Cosa ci insegna questo Gesù che prega? Nient’altro che questo: che noi dobbiamo imitare Gesù e avere una preghiera incessante e spirituale. Quindi ci deve essere in noi, acquisita poco a poco, questa preghiera continua di desiderio che deve diventare come un fiume carsico. Voi sapete cosa sono i fiumi carsici? Fiumi che quando trovano un particolare tipo di terreno adatto scorrono in superficie in modo normale, ma quando arrivano su un altro tipo di terreno più friabile, sprofondano sotto terra e finisce il fiume. Il fiume scorre a un livello molto

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“Il Gesù nascosto tra le righe del Vangelo”

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quando torna l’altro tipo di tempo la preghiera riemerge. Quanti laici mi dicono: “Ma io non so cosa mi succede: mi sveglio di notte e comincio a pensare a Gesù e mi piace tanto guardare lui, che ho paura a riprendere sonno, e allora passo tutta la notte così.” Cos’è questo desiderio che può diventare preghiera continua? È una nostalgia di Dio, è un anelito profondo che non ha bisogno sempre di essere espresso a parole, perché, quando diventa un abitudine del cuore, questo anelito è preghiera. Ci sono situazioni in cui, obiettivamente, noi non sappiamo quale sia la cosa migliore da chiedere al Signore, se rimanere in un luogo o cambiare, se essere liberati da una croce o tenerla: in questa situazione in cui noi non sappiamo che cosa sia conveniente domandare, lo Spirito intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili. Lui, che scruta i cuori, sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché Egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio. Ecco il segreto! Solo lo Spirito Santo conosce il progetto di Dio su di noi; Lui solo sa qual è la cosa che Dio ci vuol dare! Allora, se noi lasciamo pregare Lui, questa preghiera è infallibile! Perché Lui chiede a Dio la cosa che Dio vuole darci. Davanti a Dio come un bambino Quando ho capito questa cosa, ho cominciato a desiderare di presentarmi davanti a Dio come

La predica di S. Bernardo al Papa

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iceva S. Bernardo al Papa: “Non confidare troppo nel grado di preghiera che ora possiedi, esso può deteriorarsi. Temo che in mezzo alle tue occupazioni, che sono molte, non avendo speranza alcuna che abbiano fine, la tua anima inaridisca. È quindi più prudente che tu ti sottragga a tali occupazioni in tempo, piuttosto che essere da esse trascinato a poco a poco là dove non vuoi andare, cioè verso la durezza del cuore. Ecco dove potrebbero condurti queste maledette occupazioni se darai ad esse tutto te stesso senza lasciare per te niente di tuo. Ma poiché tutti ti hanno a disposizione, sii anche tu uno di quelli che dispongono di te. Ricordati, dunque, non dico sempre, ma almeno qualche volta, di restituire te a te stesso. Usa anche tu di te stesso con tanti altri almeno dopo gli altri”.


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un bambino o una persona illetterata, assolutamente impacciata, goffa, che deve andare a parlare con un personaggio illustrissimo, con un re o con il Papa. Però questo bambino ha un amico importantissimo che ha accesso ad ogni porta del palazzo. Allora lui va al palazzo con questo amico che sa parlare: lui si ferma fuori della porta e lascia entrare l’amico che parli per lui, poi quando esce lui dice: Amen! Questa è la preghiera in cui noi diciamo solo Amen! Sì Padre, sì alle cose che lo Spirito ti ha chiesto per me. Prima di fare questa preghiera possiamo semplicemente dire: Spirito Santo intercedi per me secondo i disegni di Dio, e poi, Amen. Non succede niente? Benissimo! Ti sembra che non succeda niente perché tu pensi che la risposta debba avvenire secondo i tuoi schemi; non succede niente e tu pensi: Dio mi ha deluso! Dopo un po’ di tempo ti accorgi che la cosa che chiedevi è avvenuta in un modo diverso da quello che tu ti aspettavi e ce l’hai lì. Questo rinnovamento della preghiera deve portarci a una conclusione pratica, deve rinnovare il rapporto tra preghiera e azione, tra contemplazione e azione, e per azione intendo in questo momento tutto ciò che non è preghiera, anche qualora fosse l’evangelizzazione. Noi dobbiamo passare da un rapporto di giustapposizione, prima si prega e poi si agisce, ad un rapporto di subordinazione che consiste nel fatto che prima si prega e dopo si fa la cosa che Dio ci ha detto nella preghiera. Questo è il giusto rapporto, il rapporto che aveva Gesù.

La Chiesa non è una barca a remi Quando noi ci proponiamo di pregare e poi di agire secondo la volontà di Dio che è emersa dalla preghiera, allora tutto cambia, perché è Dio che prende in mano la situazione e non si passa all’azione finché in qualche modo non si è avuta una risposta dal Signore, attraverso la Bibbia, una profezia, una parola ispirata o anche il semplice discernimento o scambio di opinioni. E, se, dopo aver pregato, non ci è chiara la risposta di Dio? Vedete, fratelli, quando noi consegniamo a Dio ogni nostro progetto, ogni possibile soluzione, quando ce ne distacchiamo pronti ad accettare la volontà di Dio qualunque essa sia, anche se la risposta non ci è chiara, se nel nostro cuore abbiamo rinnegato ogni nostra volontà, ogni nostra preferenza, a quel punto, qualunque cosa decidiamo di fare è nella volontà di Dio, perché noi prima l’abbiamo offerta a Lui. La Chiesa non è una barca a

remi, fratelli, mettiamocelo in testa, cioè una barca che avanza grazie alla forza di chi rema: questa è l’idea che noi inconsciamente ci siamo fatti della Chiesa. La Chiesa è una barca a vela che avanza grazie alla forza del soffio che spinge sulla vela, e la vela è la preghiera. S. Caterina da Siena era a Roma per aiutare il Papa a rinnovare la Chiesa. Verso la fine della vita aveva con sé un gruppo di amici che condividevano con lei questa ansia di rinnovamento della Chiesa, e scrisse delle preghiere in questa circostanza. In una preghiera dice così: “O dolcissimo amore, tu vedesti in te la necessità della Santa Chiesa e le hai apprestato il rimedio che le bisogna, esso è la preghiera dei tuoi servi dei quali tu vuoi che si faccia un muro, con il quale sostenere il muro della Santa Chiesa e questi sono quei servi ai quali lo Spirito Santo infonde infuocati desideri per la riforma di essa stessa Santa Chiesa.”

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La Prefettura Apostolica di Robe (Etiopia) affidata a P. Angelo Antolini

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Il 12 febbraio il Santo Padre Benedetto XVI ha nominato Prefetto Apostolico di Robe (Etiopia) il nostro confratello P. Angelo Antolini da S. Vittoria in Matenano (FM), da 31 anni missionario in Etiopia. I confratelli della Provincia cappuccina marchigiana si rallegrano per questa nomina e sono certi che P. Angelo, benemerito per aver iniziato l’evangelizzazione nel Dawro Konta, saprà avviare anche gli Oromo, tra cui attualmente lavora, alla fede cristiana, sull’esempio dei grandi missionari che hanno lavorato fra la stessa tribù. Lo accompagniamo con le nostre preghiere perché Dio lo assista con una particolare protezione. La zona che gli è stata affidata è composta da tre regioni civili: – West Arsi Zone: Oromiya Region (6 province); – All Bale Zone: Oromiya Region (13 province); – Afder Zone: Somali Region (7 province).

Prefettura Apostolica Le Prefetture Apostoliche sono circoscrizioni eclesiastiche , analoghe ai vicariati apostolici, rette da un Prefetto Apostolico, ordinariamente non insignito del carattere episcopale. Differiscono dai Vicariati perchè costituiscono il primo passo dell’organizzazione della gerarchia ecclesiastica in un determinato territorio, mentre i Vicariati Apostolici vengono, generalmente costituiti soltanto in uno stadio più avanzato

Dati statistici Vicariato Apostolico di MEKI (prima della divisione) Vicariato Apostolico di MEKI (dopo la divisione) Prefettura Apostolica di ROBE Superficie 161.000 kmq Popolazione 6.338.000 Cattolici 25.000 Parrocchie 10 Sacerdoti diocesani 17 Sacerdoti religiosi 18 Seminaristi 4 Religiose 50

44.789 kmq 116.221 kmq 3.600.488 2.737.512 23.000 2.000 6 4 + 5 outstations 16 1 14 4 4 – 37 13


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Secondo il Vecchio Testamento, una vita di 37 anni come quella di Cristo sarebbe stata un segno di maledizione. Oggi sappiamo che non importa tanto vivere a lungo, quanto vivere intensamente i pochi o i molti anni che Dio concede.

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l 1° gennaio del 1650 il vescovo anglicano James Ussher, grande studioso della Bibbia, disse che è possibile conoscere la data della creazione il mondo. Per dimostrarlo analizzò minuziosamente i dati cronologici che si trovano nella Bibbia, poi pubblicò un libro, “Annali del Vecchio Testamento”, nel quale sostiene che il mondo fu creato nel 4004 a.C. Quattro anni dopo il teologo inglese John Lightfood, anche lui anglicano, non solo confermò l’anno designato dall’Ussher, ma vi aggiunse il giorno e l’ora: il mondo fu creato domenica 26 ottobre del 4004 a. C. alle 9 del mattino Essi giustificarono questa conclusione perché nella Genesi è

È vero che I Adamo morì a 930 anni? Traduzione dal portoghese


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È vero che Adamo morì a 930 anni?

detto che l’età dei primi uomini, da Adamo ad Abramo, ha toccato i 2.000 anni. Da quella data in poi, il computo è più facile, perché la Bibbia dice chiaramente che tra Abramo e Gesù c’è un spazio di 2000 anni. In tutto, quindi, si tratterebbe di 4 mila anni. Siccome, poi, dalla nascita di Gesù a oggi son passati altri 2 mila anni, il mondo avrebbe la venerabile età di 6 mila anni. Ora l’interrogativo: c’è da fidarsi dei dati riportati dalla Bibbia? Si può giurare sulle date di nascita e di morte dei Patriarchi da Adamo (l’unico uomo nato adulto) ad Abramo, sostenendo che li divisero davvero 4 mila anni? 12

I patriarchi della discordia Al capitolo V della Bibbia c’è una lista di dieci Patriarchi detti prediluviani, perché vissuti prima del diluvio. Essi vissero nel tempo che va da Adamo a Noè. In un secondo capitolo, l’undicesimo, c’è un secondo elenco di altri dieci Patriarchi detti postdiluviani vissuti negli anni che intercorrono tra Noè e Abramo. A prima vista i dati della Genesi sembrano storici; ma, esaminandoli meglio, si scopre che ci sono grosse anomalie. Non è possibile, per esempio, che tra Adamo e la nascita di Gesù sia vissuto un gruppo tanto ridotto di Patriarchi come quello riportato dalla Bibbia. Gli studiosi dicono che la terra ha più dei 6 mila anni ricordati dalla Bibbia. L’homo sapiens risalirebbe a 500 mila anni fa, mentre l’homo habilis ri-


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Arca di Noè, disegno di Gustave Doré monterebbe addirittura a 2 milioni e mezzo di anni, cifra ritenuta molto attendibile dagli storici. Inoltre, com’è possibile che tra la creazione di Adamo e la nascita di Cristo siano passati solo 4 mila anni? Due enigmi Stupisce anche l’eccessiva longevità dei Patriarchi. Sappiamo tutti che, nonostante i grandi progressi della medicina, la vita dell’uomo oscilla oggi tra i 70 e gli 80 anni. Com’è possibile, allora, che un uomo primitivo, mancando il sussidio della medicina che abbiamo oggi, possa essere vissuto tanto a lungo? C’è di più: come mai da Adamo in poi l’età è gradatamente diminuita? I Patriarchi antidiluviani, da Adamo a Noè, vissero dai 700 ai 1000 anni, mentre quelli postdiluviani ne vissero dai 200 ai 600. Nella Genesi, inoltre, si legge che Dio, stanco della cattiveria degli uo-

mini, abbassò l’età media:”Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni” (Gn 6,3). Secondo la scienza le cose stanno diversamente. La paleontologia, per esempio, dice che se l’uomo preistorico aveva una speranza di vita di 29 anni, al tempo di Gesù essa era salita a 40; nel sec. XIX toccava i 55, e nel sec. XX si stabilì sui 60, per arrivare agli attuali 80. A che serve la genealogia? Per risolvere il primo problema (il poco tempo che intercorre tra il primo uomo e Abramo) bisogna tener conto del significato che nella Bibbia ha la genealogia. Per noi l’albero genealogico è un documento di carattere storico-biologico con cui si conosce la discendenza di una persona e si spiegano le sue caratteristiche genetiche. La mancanza di qualche

Curiosità ... bibliche a Bibbia è composta di 773.693 parole e 3.566.480 lettere dell’alfabeto. È divisa in 1.189 capitoli e 31.000 versetti. È stata scritta in tre lingue: ebraico, aramaico e greco. La frase “Non temete” vi compare 3.573 volte e, con alcune varianti, 366 volte, una per ogni giorno dell’anno. È stata tradotta in almeno 2.500 lingue.

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È vero che Adamo morì a 930 anni?

di persone che ne garantiscono la continuità. Adamo morì a 930 anni?

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nome inficia, quindi, la validità del documento. Per la Bibbia le cose stanno diversamente, perché l’albero genealogico è un documento di carattere giuridico che legittima alcuni diritti. Le espressioni “padre, figlio, generò”, non designano la procreazione umana, ma la trasmissione di un diritto, quindi non è necessario che la lista sia assolutamente completa. L’autore biblico aveva bisogno di riempire lo spazio che intercorre tra Adamo e Abramo, il primo uomo di cui aveva notizie storiche. I popoli vicini agli Ebrei riempivano questo spazio col nome di personaggi mitologici, di antenati gloriosi, con divinità maschili e femminili di ogni genere. Sapendo questo, l’autore prevenì eventuali apostasie del popolo ebraico, presentandogli persone in carne e ossa della sua stessa stirpe. Il valore di una promessa Benché sapesse che tra Adamo e Abramo fossero passati tanti anni, l’autore sacro elenca solo dieci nomi per consentire alla gente di contarli e ricordarli facilmente, proprio com’è facile contare le dita delle mani. Per di più egli non aveva assolutamente l’intenzione di riferire dati storici esatti: i venti nomi che elenca si trovavano da tempo nella tradizione e li prese così come aveva trovati. A lui interessava dimostrare che la promessa di un redentore, fatta ad Adamo ed Eva, arriva ad Abramo passando per una serie

Il secondo problema riguarda la longevità dei Patriarchi che alcuni hanno ingenuamente spiegato con una specie di inaccettabile ibernazione. Oggi sappiamo che l’invecchiamento è un processo meccanico che dipende dalle cellule. Fino a quando esse possono rinnovarsi, l’uomo gode buona salute. Anche se la medicina arriverà un giorno a curare tutte la malattie, difficilmente arriverà a vivere oltre 120 anni, limite massimo della divisione e del rinnovamento delle cellule. Si deve perciò concludere che gli anni di cui parla la Bibbia a proposito dei Patriarchi hanno un significato simbolico. Perché, per esempio, Adamo morì a 930 anni? Perché questa cifra è uguale a 1000 (il numero di Dio, secondo il Salmo 90,4) meno 70

(numero della perfezione). Cioè, Adamo, non riuscì a raggiungere il numero di Dio (1000) a causa del suo peccato. Quenam, il quarto patriarca prediluviano (Gn 5,12) divenne padre a 70 anni (numero della perfezione), poi visse altri 840 anni, numero equivalente alla moltiplicazione di 3 (numero della Trinità) per 7 (numero perfetto) per 40 (numero che nella Bibbia indica una generazione): 3x7=21x40=840. Henoc visse 365 anni, numero basso, ma perfetto perché corrisponde ai giorni dell’anno che si ripetono da sempre. Per questo egli è l’unico di cui non è ricordata la morte, e si dice: “L’intera vita di Enoch fu di 365 anni. Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso” (Gn 5,24). Per questo egli è il settimo della lista: 7 è il numero perfetto. Lamec, il nono patriarca, generò a 182 anni, ossia 7x26 settimane (che sono esattamente


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mezzo anno solare). Visse 777 anni (Gn 5,28.31). Anche l’età di Noè è simbolica. Il diluvio venne quando lui aveva 600 anni, ossia 10x60. 60 rappresenta la massima divisibilità (per 2, 3, 4, 5, 6), sintesi del sistema sessagesimale e decimale. I patriarchi postdiluviani, Abramo, Isacco e Giacobbe, morirono rispettivamente a 175, 180 e 147 anni. Scomponendo queste età, abbiamo: Abramo: 175 anni=7x5 (5x5). Isacco: 180 anni=5x (6x6). Giacobbe: 147 anni=3x(7x7). Cioè: per Abramo il moltiplicatore comincia con il 7, numero perfetto, che è un numero primo: Passa poi a Giacobbe con un numero primo discendente, 5, e arriva a Giacobbe col numero primo 3. Mentre i numeri 7, 5, 3 scendono, i numeri moltiplicati si ripetono due volte e aumentano progressivamente: 5, 6, 7. La storia non finisce qui, perché se, invece di moltiplicare i numeri, si sommano, si ha sem-

pre 17, che, oltre ad essere un numero primo, è l’età del figlio di Giacobbe, Giuseppe, quando i fratelli lo vendettero (Gn 37,2) e che visse poi in Egitto (Gn 47,28). Questi giochi complicati avevano certamente un altro significato che ci sfugge, come ci

sfugge il significato dell’età della maggior parte dei patriarchi pre e postdiluviani. Ad ogni modo le cifre esprimono un atto di fede; nella vita dei patriarchi non c’è stato nulla di casuale ed essa è stata sempre gradita a Dio.

Perché oggi non si arriva più all’età dei Patriarchi? esta da esaminare perché la vita è andata via via diminuendo. Anche questa è una verità teologica. Per la Bibbia una vita lunga dipende dalla fedeltà a Dio. L’Esodo, per esempio, parlando dei 10 comandamenti, consiglia: “Onora tuo padre e tua madre per avere un lunga vita” (20,12); e nel libro dei Proverbi si legge: “Il rispetto verso Dio prolunga la vita, mentre gli anni del cattivo sono abbreviati” (10,27). Se i patriarchi hanno avuto sempre meno anni è perché l’umanità si è progressivamente allontanata da Dio, come si legge in Genesi 6,3: “Non vivrò più al loro fianco. I suoi giorni non supereranno i 120 anni”. Perché la Bibbia si esprime così? Perché nell’Antico Testamento non si aveva l’idea dell’aldilà, e siccome non si conosceva il premio dopo la morte, si pensava che il premio per il bene fatto consisteva in una vita lunga. Per questo nel libro delle Cronache si legge che David “morì in tarda vecchiaia, pieno di anni, ricchezza e gloria” (29,28) per indicare che la sua vita fu una benedizione agli occhi di Dio. Al contrario Giacobbe si lamenta con il faraone: “Giacobbe rispose al faraone: centotrenta di vita errabonda, pochi e tristi sono stati gli anni della mia vita e non hanno raggiunto il numero degli anni dei miei padri, al tempo della loro vita nomade”. Il sogno di ogni israelita era arrivare a una bella vecchiaia, come quella dei patriarchi, la cui vita era stata gradita a Dio. Gesù porta la bella notizia dell’esistenza di un’altra vita, e quindi che non c’era bisogno di una lunga vita per avere la ricompensa di Dio in questo mondo. Da Cristo in poi non si terrà più conto degli anni vissuti, ma di come si vivono gli anni concessi da Dio. Non esistono vite lunghe o vite brevi, ma vite che, per le 4 mila domeniche che può abbracciare, siano vissute in pienezza.

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Ha 38 anni l’Associazione che prega per le vocazioni, fondata dal cappuccino P. Umberto Bastianelli da Ancona

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Mamme e famiglie in preghiera per le vocazioni

nziché lamentarsi del buio è meglio accendere una candela”. È quanto ha fatto (e sta facendo) uno zelante frate cappuccino marchigiano, P. Umberto Bastianelli, a proposito delle vocazioni religiose-sacerdotali. A chi lamenta che i seminari sono malinconicamente vuoti, venduti o destinati ad altri usi, egli ha risposto invitando a mettere in pratica l’invito di Gesù: “Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”. E perché non mancassero preghiere continue e fiduciose, con la benedizione dei Superiori dell’Ordine, il Ministro Generale e quello Provinciale, nonché della Conferenza Episcopale Marchigiana, ha

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fondato nel 1973 l’Associazione “Apostolato vocazionale della mamma e della famiglia”, aggiungendo così un sassolino all’alveo in cui scorre il fiume di iniziative prese dalla Chiesa a favore delle vocazioni religiose, sacerdotali e missionarie. Il primo sasso di questo edificio spirituale fu messo da Papa Pio XI con l’Enciclica “Ad Catholici sacerdoti” del 20 dicembre 1935, nella quale ricorda che Gesù ha risolto il problema degli “operai nella messe” con l’invito alla preghiera. Sui suoi passi si incamminò Papa Pacelli con l’Esortazione Apostolica “Menti nostrae” del 23 settembre 1950, in cui definiva la preghiera “la via sicura per avere vocazioni”. Concetto già da lui espresso nel 1941 allorché, col Motu Proprio “Cum vobis”, aveva istituito la Pontificia Opera per le vocazioni ecclesiastiche, sulle quali tornò con un secondo Motu Proprio, il “Cum supreme”, l’11 febbraio

1955, in occasione dell’erezione, presso la Congregazione dei Religiosi, della Pontificia Opera per le vocazioni religiose: Una spinta efficace su questo campo venne da Papa Giovanni XXIII che istituì nel 1961 la Giornata per le vocazioni. Paolo VI, assillato dal progressivo aumento dei posti vuoti nei seminari, il 23 gennaio 1964 istituì la Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni. Si era verso la fine del Vaticano II e si volle dire al mondo parole di speranza sul futuro delle vocazioni. Apparvero proprio in quegli anni i documenti-base della pastorale vocazionale: Lumen Gentium, Optatam totius, Presbyterorum ordinis, Ad Gentes. Era la conclusione di un lungo cammino affiancato da un vasto movimento spirituale che aveva esortato alla preghiera e aveva costruito seminari diocesani e regionali nonché studentati negli Istituti religiosi. Anima del mo-

vimento furono spiriti illuminati, come S. Vincenzo Pallotti (1795-1850); S. Annibale di Francia (1851-1927); il Beato Giustino Russolillo e Superiori lungimiranti (per i Cappuccini basti ricordare P. Bernardo da Andermatt) e umili religiosi sconosciuti, come il Servo di Dio P. Giuseppe Bocci da S. Elpidio a Mare. Sulle loro orme si è mosso P. Bastianelli con “L’Apostolato vocazionale della mamma e della famiglia”, anticipando i tempi sui compiti che, su questo campo, la Chiesa avrebbe affidato ai laici e alle loro famiglie in vari Documenti sintetizzati nell’Esortazione Pastores dabo vobis del 25 marzo 1992, seguita dal documento “Nuove vocazioni per una nuova Europa”, animato da una profetica speranza nella crescita di nuove vocazioni religiose-sacerdotali, grazie anche alla collaborazione delle famiglie e degli educatori.

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Mamme e famiglie in preghiera per le vocazioni

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Da qui la necessità di rivolgersi a loro con un’appropriata catechesi, affidata innanzitutto ai vescovi (Catechesi tradendae), i primi responsabili dell’incremento delle vocazioni alla vita consacrata. Ovvio che, non potendo far tutto da soli, benché coadiuvati dai loro sacerdoti, i vescovi debbano rivolgersi anche a collaboratori laici, che in questo caso sono soprattutto le famiglie cristiane perché si preoccupino della vita spirituale dei figli, soprattutto con l’esempio e incoraggiando eventuali loro inclinazioni alla vita religiosa. Che non avvenga quanto lamentava un vescovo francese del secolo scorso, il quale parlava non di “vocazioni che mancano, ma di vocazioni che vengono distorte”. Felice intuizione Felice, quindi, l’intuizione di P. Bastianelli di invitare le mamme alla preghiera perché potenziali desideri di consacrazione dei loro figli si sviluppino in un ambiente ospitale. Per questo, memore che la logica del Regno è sempre nella metafora del seme che deve germogliare, da 38 anni organizza gruppi oranti che si riuniscono periodicamente per chiedere a Dio numerosi e santi sacerdoti. La risposta al suo invito è piena di sorprese, come dimostrano le lettere che annunciano come qua e là, proprio le madri che partecipano alla preghiera, hanno la gioia di avere un figlio o una fi-

glia che seguono la chiamata del Signore, com’è successo ultimamente con due mamme trentine. “Sono persuasa – ha scritto una di loro – che il Rosario meditato, le litanie, l’adorazione silenziosa e l’offerta dei propri figli a Dio abbia un valore immenso per ottenere dal Signore sante vocazioni e sante famiglie, insieme alla perseveranza di tutti i consacrati”. L’efficacia della preghiera si fonda sulla promessa di Gesù: “In

verità vi dico, qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la concederà” (Gv 16,23). Lo statuto dell’Associazione e le pagelline con la preghiera vanno a ruba, soprattutto quando è P. Umberto stesso a presentarle nelle riunioni che presiede e nell’annuale convegno che si celebra a Loreto con la partecipazione di centinaia di iscritte, unite da un solo desiderio: pregare il Padrone della messe che mandi operai nella sua messe.

Professione religiosa in Bénin uattro giovani beninesi, Pierre Amossou, Paul Zinsou, Casimir Dossou, Angelo Okou hanno concluso il loro anno di Noviziato in Camerun con la prima professione l’8 settembre 2011. Altri cinque giovani, il giorno 7, hanno fatto il rito di ammissione al noviziato. Padre Luigi Coppari, Custode dei cappuccini del Bénin, ha condiviso per questa circostanza la loro gioia. Una visita importante per i cappuccini del Benin è stata quella del Definitore generale per l’Africa, P. Agapit Mroso. In quattro giorni di permanenza egli ha potuto parlare con tutti i religiosi e intrattenersi con loro in una Assemblea generale nella casa religiosa di Ouidah.

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Spigolature Secondo i calcoli degli studiosi, un elefante dorme solo da due a quattro ore al giorno. Nell’antica Roma, era denominato obaeratus (= oberato) il debitore insolvente che, non riuscendo a pagare, diventava schiavo del suo creditore. Per effettuare una trasvolata dell’Atlantico, un aereo di linea consuma all’incirca 35 tonnellate di ossigeno. Nel corpo d’un uomo adulto, i capillari misurano in tutto circa 100.000 km, lunghezza pari a quasi due volte e mezza quella dell’Equatore terrestre. Secondo i calcoli di alcuni dietologi, un gambo di sedano ha meno calorie di quante ne bruciamo per masticarlo. Il termine hjiab, che designa comunemente il velo usato da milioni di donne islamiche, deriva dal verbo «hajaba = nascondere». Impacchi di sale caldo per 20 minuti sulla zona lombare danno energia e tonificano i reni. Scaldare il sale in forno e poggiarlo sui reni, avvolto in un panni di lana. Consumate spesso mele cotte con molta cannella: la spezia mantiene basso il colesterolo. Per le giunture rigide, bevete ogni mattina una tazza di acqua tiepida con due cucchiai di aceto di mele e uno di miele.

Intermezzo

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Anche la regina egizia Hatshepsut era solita portare la finta barba, tradizionale simbolo di potere dei faraoni. Per i neonati evitare gli indumenti nuovi; fatevi regalare da amici e parenti le camiciole usate per i loro figli. Saranno utili per prevenire allergie e arrossamenti. Non buttate via l’acqua di cottura della pasta: l’amido che si è disciolto è un ottimo sgrassante con cui lavare le pentole. La bietola, verdura ricca di carotenoidi, protegge gli occhi dall’invecchiamento. Se tutti gli uccelli capissero quanto sono buoni i semi di grano, a noi non rimarrebbe nemmeno un po’ di pane. Certi programmi tv della notte sono molto istruttivi perché insegnano che dovreste andare a letto prima. Potete capire molto di una persona dal modo in cui se la cava in queste tre situazioni: giorni di pioggia, bagagli smarriti e decorazioni natalizie aggrovigliate.

Quando si nuota in piscina, è sconsigliabile indossare gioielli d’oro: l’abbondante cloro presente nell’acqua della vasca, infatti, potrebbe rovinarli. Sugli aerei, i posti più sicuri sarebbero quelli di coda: dalle statistiche risulta che negli incidenti tale parte è la meno danneggiata.

i dodici mesi... GENNAIO coi rumori che lasciano impronte sulla neve FEBBRAIO i colori dei vestiti che ballano MARZO i fiori dei mandorli per le api affamate APRILE con tutta la fantasia che ha sonno MAGGIO i petali di rosa che ridono GIUGNO coi piedi scalzi a toccare l’acqua LUGLIO il sole rovente caduto a terra AGOSTO col mare dentro agli occhi SETTEMBRE la musica della pioggia negli orecchi OTTOBRE i tappeti di foglie secche sotto i piedi NOVEMBRE con le sciarpe di nebbia attorno al collo DICEMBRE con le parole delle favole sul fuoco

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Nel Wolaita l’acqua è abbondante, ma non tutta è potabile. Un pozzo è quindi il più grande dono per il villaggio.

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Un pozzo per la sete di Humbo Segretariato Missioni

razie a molti amici e benefattori di casa nostra, grazie al vostro sostegno, grazie alla sensibilità di tutti e grazie a coloro che credono nei piccoli gesti! Come diceva Madre Teresa “sono una goccia d’acqua nell’oceano”, ma più gocce messe insieme possono far molto… possono tirar fuori da un piccolo pezzo di terra una sorgente d’acqua, capace di dare speranza!

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L’attesa ansiosa Siamo in Etiopia, ad Humbo: c’è silenzio tutt’attorno. Sembra che tutti stiano in attesa di un piccolo miracolo e l’aria quasi si ferma. Ma ecco che uno scroscio attira la nostra attenzione. È

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Humbo, Wolaita (Etiopia) la felicità del villaggio per l’acqua che sgorga dal pozzo

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acqua!!! Dopo lunghi mesi di attesa, finalmente, la popolazione locale potrà usufruire della cosa alla quale nessun uomo può fare a meno, un diritto che purtroppo non tutti possono avere: l’acqua! Acqua che dà vita, acqua che sana, l’acqua che permetterà all’asilo e allo studio odontoiatrico di funzionare al meglio. È stato un momento emozionante e inusuale assistere all’inaugurazione

di un pozzo d’acqua che servirà a dissetare molta gente. Un immagine mi veniva in mente mentre usciva quell’acqua: a casa mia basta girare un rubinetto e riempire un bicchiere, qua bisogna scavare fino a 200 metri per avere il minimo indispensabile per sopravvivere, ovviamente quando questo è possibile. Purtroppo il costo elevato della costruzione di questi pozzi, fa sì

Humbo, Wolaita (Etiopia) P. Francesco Pettinelli, Segretario delle Missioni estere dei Cappuccini marchigiani, partecipa alla festa del villaggio


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che la grandissima maggioranza della popolazione non riesca ad avere acqua corrente, pulita e sicura: per questo, oltre a costruire pozzi, si cerca di istruirla ed educarla sulle malattie provenienti da acqua sporca. Il pozzo benedetto dal Vescovo Al nostro arrivo, i bambini dell’asilo ci hanno accolto con canti e danze di benvenuto, in un clima festoso. Il vescovo Mons.Ro-

drigo ha benedetto il pozzo con un piccolo momento di preghiera per ringraziare il Signore e tutti coloro che hanno collaborato per la realizzazione dell’opera. Poi si è continuato a danzare, cantare e far festa. Presenti all’avvenimento erano i responsabili delle Missioni Estere, fra Francesco Pettinelli e Fra Alessandro Tesei, i quali riportano in prima persona il grazie dell’intera popolazione di Humbo per l’affetto dimostrato! Non spegniamo la speranza!

Humbo, Wolaita (Etiopia) Monsignor Rodrigo Mejia, Vicario Apostolico di Soddo, benedice l’acqua del pozzo, scavato grazie alla generosità di tanti amici delle Missioni

NOVITÀ EDITORIALI

ABBA MARCELLO Viaggio nel cuore dell’Africa missionaria incenzo Varagona, noto giornalista del TG3 Marche, ha dato alle stampe un volume sul missionario Marcello Signoretti, il quale è stato per lunghi anni ragioniere nella sua Pesaro e, dopo una vita di lavoro e di sofferenze familiari, vissute alla luce della fede, è partito missionario per il Wolayta (Etiopia) dove è stato ordinato sacerdote da mons. Domenico Marinozzi, cappuccino, attualmente penitenziere nel santuario di Loreto. Oggi don Marcello è vicario della diocesi di Soddo, guidata attualmente dal vescovo Rodrigo Mejia. A don Marcello – per tutti in Africa Abba Marcello – è stata dedicata una via nella città di Soddo, dove egli ha aperto la «Città dei bambini sorridenti», tolti dalla strada, aiutato in questa benemerita opera da molti amici e benefattori. Il volume del Varagona, agile e coinvolgente, parte da questa bella storia per aprire una finestra su tanti progetti di cooperazione internazionale legati al mondo delle missioni e su tante figure che – nel silenzio – introducono gocce cariche di amore in un oceano davanti al quale i più si arrendono. E così vengono presentati personaggi attivi in questo pianeta e provvidenziali strutture, nate dalla carità cristiana. Il libro reca la presentazione del vescovo Mejia e l’introduzione del vescovo Marinozzi. È stato presentato a Pesaro il12 novembre 2011. È edito dalle Paoline.

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Gli indios Xoco del Rio San Francisco 24

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ucimàrio Apolonio Lima è probabilmente il più giovane cacique (capo) degli Indios brasiliani. Vive nell’isola di San Pedro, sul Rio San Francisco, ed è responsabile di circa 400 indios xocò che sono rientrati nella loro terra una ventina di anni fa, grazie all’interevento di Augusto Franco, Governatore dello Stato di Sergipe. “Abbiamo perso tutto: lingua, costumi, tradizioni, leggende - ci dice all’ombra di un mango maestoso carico di frutti - ci resta solo la terra dura e assolata. È già qualcosa, se pensiamo che altre tribù sono costrette a trovare continuamente nuovi insediamenti, braccate da garimpeiros o da multinazionali che tagliano la foresta e sventrano la terra in cerca di tesori nascosti. Eppure saremmo felicissimi di

Siamo andati a trovarli a metà ottobre scorso, con una facile navigazione su uno dei più grandi fiumi del Brasile.

Egidio Picucci riscoprire qualcosa di veramente “nostro”, come la lingua, che i fazendeiros ci hanno costretti a dimenticare. Sì, costretti: i nostri vecchi raccontavano che, se non si parlava portoghese, si finiva sotto lo scudiscio del fazendeiro o addirittura mergulhados (affogati) tra le acque del fiume. L’unico a difenderci era il missionario, ma an-

che lui non poteva andare più in là di quanto gli era consentito, pena l’allontanamento dall’isola”. Frei Doroteo da Loreto Il cacique non dice quale missionario, perché, pur avendone avuti molti, per gli indios ne esiste uno solo: Frei Doroteo da Loreto, che per circa un ventennio visse con loro, difendendoli, proteggendoli, aiutandoli e insegnando nuovi sistemi di coltivazioni da opporre all’unica consentita (la canna da zucchero) da chi si era impossessato illegittimamente delle loro terre. Frei Doroteo arrivò nell’isola verso il 1845, trovando una situazione disastrosa, inconcepibile per uno svizzero come lui, abi-


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“L’unico a difenderci era il missionario, ma anche lui non poteva andare più in là di quanto gli era consentito, pena l’allontanamento dall’isola”.

Rio S. Francisco, Ilha de San Pedro (Brasile) Lucimàrio Apolonio Lima è probabilmente il più giovane cacique (capo) degli Indios brasiliani. I resti del convento della missione costruita da Frei Doroteo da Loreto.

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Gli indios Xoco del Rio San Francisco

tuato al rispetto, all’ordine e alla disciplina. Trovò, infatti, gente sfiduciata, affamata, ladra, alcolizzata e pronta a tutto pur di poter sopravvivere in un ambiente che giustificava perfino l’omicidio. I fazendeiros erano autentici aguzzini, e gli indios, non potendo opporsi alla loro prepotenza, si battevano tra loro, disputandosi un tubero di mandioca o un pesce pescato di soppiatto. Per i sentieri sabbiosi dell’isola Il missionario ripensò per un attimo a Obervaz, il villaggio svizzero in cui era nato il 24 novembre 1814, dove non mancava nul26

Ilha de San Pedro, (Brasile) - Chiesa di San Pedro, costruita dal missionario Frei Doroteo, i cui resti si conservano nell’interno della medesima

la e la gente viveva tranquilla, e per un attimo dubitò di riuscire ad ambientarsi. Strinse il crocifisso e si mise in cammino per i sentieri sabbiosi dell’isola, deciso a fare il possibile per riportare gli indios a sentimenti più umani. Prima del suo arrivo l’assistenza spirituale era affidata al vigario (parroco) di Porto da Folha, che però rifiutava di recarsi nell’isola anche per amministrare i sacramenti, dato che nessuno aveva un centesimo per i “diritti di stola”. Frei Doroteo, che non aveva nessun interesse economico, si stabilì nell’isola, restaurò un vecchio conventino e, aiutato dal colonnello João Fernandes da Silva Tavares, iniziò una catechesi assidua e impegnativa, necessaria per riportare ordine e fiducia. Non fu facile, perché alla catechesi gli uomini preferivano la cacha-


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Scoperta una tribù di Yanomami “I nostri vecchi raccontavano che, se non si parlava portoghese, si finiva sotto lo scudiscio del fazendeiro o addirittura mergulhados (affogati) tra le acque del fiume”.

esteggia la Survival International, Ong impegnata nella salvaguardia delle tribù indigene, che proprio vent’anni fa si occupò in prima linea per la costruzione di una riserva forestale nell’Amazzonia brasiliana , per preservare la sopravvivenza dei gruppi tribali dalle incursioni dei cacciatori dell’oro. Arriva oggi la conferma che la creazione del “Parco Yanomami”, ideato nel 1991 ad opera della Ong e del governo brasiliano, sta portando i suoi frutti. A distanza di vent’anni, infatti, la Survival ha pubblicato foto che testimoniano la presenza di un villaggio Yanomami incontattato. La tribù era stata messa in pericolo negli anni passati dai “garimpeiros”, cercatori d’oro che, tra violenze e malattie, avevano reciso il numero della popolazione del 20% in soli sette anni. Il direttore generale della Ong Survival, Stephen Corry, ha dichiarato che i sostenitori dell’Associazione possono sentirsi molto orgogliosi dei risultati ottenuti, ma che “ovviamente, i popoli minacciati dall’occupazione illegale della loro terra sono ancora molti, inclusi gli Yanomami incontattati, e quindi non possiamo smettere di lottare”.

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ça (bibita altamente alcoolica) nascosta na beira do rio (riva del fiume) e i giovani prediligevano la caccia e la pesca. Il missionario lo sapeva e arrivava sul fiume all’improvviso, tanto che si sparse la voce che camminasse sulle acque. Religione e lavoro per crescere come veri uomini Ripeteva fino a stancarli che solo il lavoro e la religione potevano farli crescere, e non perdeva nessuna occasione per insegnare l’uno e l’altra. Ma… spesso era fiato sprecato. Aveva allestito una bella piantagione di riso, protetta da una siepe di pali di legno. Bene! gli indios portavano via i pali per far fuoco, risparmiandosi così la fatica di andarli a cercare nel bosco. Ciò nonostante si lamentarono

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Gli indios Xoco del Rio San Francisco

delle “pretese” del missionario perfino con l’Imperatore Pedro II, che visitò l’isola nel 1859; tuttavia gli chiesero che si interponesse presso l’autorità ecclesiastica perché lasciasse P. Doroteo tra loro. Avevano capito che, dietro l’intransigenza su certi argomenti, c’era un cuore che li amava profondamente e che non si dava pace per sottrarli all’arbitrio dei padroni. Se ne convinsero quando scoppiò un’epidemia di colera e videro che il missionario, malato come loro, correva da una capanna all’altra portando medi-

cine e conforto. Per questo chiese di restare nell’isola allorché gli fu proposto di spostare la sede parrocchiale da S. Pedro a Buraco adducendo, tra l’altro, la precarietà della salute. Che, infatti, era compromessa da una gravissima forma di diabete, contro il quale non trovò nessun rimedio, nonostante la farmacopea indigena che trovava miracolose erbe nella foresta. Gli fu mandato un aiutante, Frei David da Umbertide (PG), che gli risparmiò la fatica di andare a cercare gli indios, che allora si mossero per cercare lui, soprattutto per confessarsi, tanto che un giorno disse che il confessionale era diventato il suo pane quotidiano. Furono anni felici, che gli permisero di raccogliere i frutti di un apostolato lungo e faticoso, in-

terrotto da un forte attacco di diabete che lo spinse a prendere una canoa e recarsi a Salvador di Bahia “per morire in convento”, disse. Morì in viaggio, e precisamente a Piaçabuçu, dove fu sepolto, ma da dove fu esumato per essere trasferito a Salvador e da qui nell’isola in cui aveva lavorato per tanti anni. I suoi resti sono conservati in una piccola urna nella chiesa di S. Pedro, sotto un suo ritratto, con la scritta: Frei Doroteo de Loretto (sic!) 30.10.1878, data della sua morte.


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Impressioni di viaggio di una visitatrice che guarda l’Etiopia con curiosità e interesse

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L’Etiopia che ho visto Anna Mancinelli

un uggioso pomeriggio di fine novembre e l’idea di partire per la calda Africa mi entusiasma, ma né il piacere di lasciarmi alle spalle il freddo e il tempo brutto, né l’emozione del viaggio riescono a compensare l’ansia, quasi preoccupazione, di non essere all’altezza di affrontare questa nuova avventura.

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Addis Abeba Lasciamo in piena notte il buio cielo di Roma e dopo poche ore ci risveglia una luminosa alba africana; eccoci arrivati in Etiopia! Un po’ acciaccati dal viaggio e dalla mala notte, veniamo subito immersi nel frastuono di Addis Abeba, città enorme e caotica con le sue grandi strade percorse da innu-

merevoli automobili, altrettanti pedoni e strani veicoli a tre ruote che, ci dicono, vengono utilizzati come taxi. Folle di persone si ammassano davanti alle numerose chiese soprattutto di rito ortodosso (e alle moschee), dove i sacerdoti celebrano a gran voce le funzioni religiose. Fuori dalle chiese, un po’ in disparte, molti mendicanti seduti e a volte sdraiati sui marciapiedi. Dopo una breve sosta al centro di P. Bernardo, giusto il tempo di bere un caffè, subito in partenza per Soddo, méta del nostro viaggio. Dobbiamo percorrere più di 300 km verso sud e, ci dicono, impiegheremo oltre sei ore! Usciti dalla città, ci si presenta un panorama stupendo quanto inaspettato, fatto di vegetazione rigogliosa che spicca sui colori del suolo, dal rosso al giallo ocra,


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L’Etiopia che ho visto

tipici dei terreni vulcanici. È appena finita la stagione delle piogge e in questo periodo dell’anno la terra è più fertile. Di tanto in tanto si intravedono da lontano piccoli villaggi di capanne di fango e tetti di paglia. Più lontano, qua e là, grandi alberi di acacia con enormi chiome a ombrello, si stagliano contro l’orizzonte. Strade affollate

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Lungo la strada asfaltata un’immensa quantità di persone, soprattutto donne, che camminano portando con sé bambini di tutte le età e animali da cortile; sono cariche di ogni cosa: sacchi di caffè, di mais e di altri cereali, foglie di palme e di falso banano e spezie di ogni genere. I nostri accompagnatori ci spiegano che queste interminabili processioni sono fatte di gente che ogni giorno si sposta dal proprio villaggio ad un altro, più o meno vicino, dove si svolge il mercato, per barattare le proprie cose con altri generi di prima necessità. Osservandole più da vicino, colpisce il portamento fiero di queste persone, così come la varietà di colori dei loro abiti; bei corpi, visi espressivi e sempre sorridenti, occhi scuri e sguardi profondi. La popolazione etiope è senza dubbio tra le più belle della terra. Verso sera arriviamo a Soddo, accolti con caloroso affetto dai frati del convento che ci ospiteranno per la durata del nostro soggiorno. Il programma che ci viene illu-

strato per i giorni successivi è molto fitto di impegni. Dovremo percorrere molta strada per visitare missioni, ospedali, orfanotrofi e centri di accoglienza e affrontare in alcuni casi situazioni disagiate, soprattutto dovute allo stato in cui si trovano molte strade di accesso, talvolta rese impraticabili dalle copiose piogge. Ma niente paura, i nostri accompagnatori sanno come cavarsela e la loro esperienza ci rassicura. Alla fine di questo primo giorno di viaggio ho già familiarizzato con tutti i componenti del gruppo, la maggior parte dei quali incontrati per la prima volta

alla partenza; questo mi rassicura, oltre al fatto di avere come compagni di viaggio quattro frati che conosco da tempo. I giovani presenti in mezzo a noi creano un’atmosfera divertente e scanzonata che alleggerisce non poco l’ansia e la preoccupazione di ciò che ci aspetta l’indomani. Osservare per la prima volta da vicino e toccare con mano la povertà, la mancanza assoluta di ogni tipo di assistenza medica, di cibo, di acqua e di istruzione: è molto diverso da quanto ci capita spesso di vedere nei documentari e nei numerosi appelli che le varie associazioni umanitarie fanno in televisione, ma che troppo spesso


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cenni e di quanto stiano facendo per queste popolazioni garantendo loro, oltre all’istruzione, all’educazione infantile e alla preparazione dei giovani per affrontare il mondo del lavoro, anche generi di assoluta prima necessità come l’acqua potabile. Altrimenti i bambini vivrebbero lungo le strade in attesa che qualche passante turista dia loro qualcosa da mangiare e dissetandosi lungo i corsi d’acqua (quando c’è acqua!) magari insieme a una mandria di mucche che si abbevera nello stesso fiume. Nella zona circostante Soddo, in un raggio di circa 30 km, sorgono numerose missioni, più o meno grandi, fondate dai nostri frati cappuccini e gestite da suore di vari ordini, ognuna delle quali garantisce il pozzo d’acqua potabile, un asilo, una scuola primaria e, nei casi più fortunati, anche una piccola “clinica” che dispensa medicinali di prima necessità e aiuta le donne a partorire. La felicità dei bambini degli asili durante le nostre visite è chiaramente dimostrata dai loro canti di benvenuto e, soprattutto, ci lasciano indifferenti come se riguardassero solo piccole realtà disperse qua e là sulla terra. Constatare invece che intere regioni immense vivono in tali situazioni fanno vacillare molte certezze e così rivedi a fondo il tuo modo di pensare e di vivere la vita. La missione di Soddo Già l’indomani mattina, vedendo durante la visita alle varie strutture della grande missione di Soddo, dove si trova il convento che ci ospita, varie scuole di arti e mestieri, scuole d’istruzione e asilo, mi rendo conto di quanto i frati abbiano fatto in molti de-

dai loro sorrisi, dai loro sguardi e dal desiderio di stringerti le mani e accarezzarti. Sono cose, queste, che è impossibile immortalare in una foto, ma che rimangono in noi sempre vive, anche a distanza di tempo. L’ospedale Vicino a Soddo visitiamo un vero e proprio ospedale con vari reparti e attrezzature perfettamente funzionanti, che essendo però l’unico in un territorio molto vasto, non riesce a soddisfare le esigenze di tutta la popolazione; allora fuori del cancello una fila interminabile di persone aspetta con pazienza il proprio turno con la speranza di essere ricoverate. Purtroppo non tutte riescono ad entrare e la cosa più sconvolgente è che lì si muore anche per una banale infezione! Ci spiegano che l’ospedale potrebbe essere dotato di molte più apparecchiature che di fatto sono già state donate ma che, per questioni burocratiche, è materialmente impossibile far pervenire dall’Italia in quanto i cargo che

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L’Etiopia che ho visto

dovrebbero trasportarle rimangono per mesi bloccati a Tangeri e per recuperarne il contenuto, bisogna pagare molti soldi. Di questo problema risentono anche coloro che gestiscono centri di accoglienza, come suor Regina che, nei pressi dell’ospedale, oltre ad accogliere più di 700 bambini nel suo asilo, istruisce i volontari che andranno a far parte del personale infermieristico ospedaliero. All’episcopio

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La visita al palazzo vescovile di Soddo ci permette di conoscere don Marcello, sacerdote molto operoso che ci spiega come avviene la distribuzione ai bambini dei soldi delle adozioni a distanza; questa è a mio avviso l’iniziativa più meritoria dei nostri frati cappuccini che, grazie alla generosità di tante persone, delle famiglie e delle associazioni che aderiscono, fanno pervenire il sostentamento economico ai bambini più bisognosi, oltre a garantire loro le cure mediche (tutte a pagamento) e la presenza sul posto di personale qualificato per la loro educazione e istruzione. Il convento che ci ospita è meta di molti visitatori: frati missionari che vengono a salutarci e ad invitarci a visitare le loro missioni, volontari che per periodi più o meno lunghi vengono a prestare la loro opera nei vari laboratori della missione e anche gruppi di turisti di passaggio che, dirigendosi verso il sud del paese, si fermano a Soddo per

brevi soste. Ogni giorno conosco persone nuove e nei loro racconti colgo il grande entusiasmo che li spinge ad aiutare queste popolazioni; da parte mia provo un po’ d’amarezza per non essere in grado di “dare” nulla se non pregare per loro durante la messa mattutina. Conclusioni Trascorre il tempo e noi sempre in giro per le nostre visite; ci spostiamo anche per molti chilometri per raggiungere, dopo un giorno di viaggio, la città di Ginka, a sud del paese, dove soggiorniamo alcuni giorni. Qui visitiamo la piccola missione, il carcere e il grande mercato del

sabato, dove confluiscono persone da tutti i villaggi vicini, comprese antiche tribù, e dove si cammina con difficoltà sia per la grande quantità di gente, sia per i mucchi di spezie ammassate in terra che mandano un odore quasi nauseante. La mancanza di acqua e luce in tutta la città, crea, inoltre non poche difficoltà, ma bisogna adattarsi e ci adattiamo al meglio, muniti di torce e di candele. Però ripenso alle nostre abitazioni in Italia piene zeppe di cose e comodità, molte delle quali sicuramente superflue, e mi rendo conto che si riuscirebbe a vivere anche con molto meno! Al termine del viaggio trascorriamo un’intera giornata ad Addis Abeba per fare i turisti; vi-


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sitiamo il museo e vari mercati per un po’ di shopping, poi la sera di corsa in aeroporto pronti a ripartire; alcuni desiderosi di tornare, altri un po’ meno. Si ritorna nel nostro mondo dove l’apparire troppo spesso conta più dell’essere, un mondo vissuto con l’ansia di correre verso non si sa cosa, fatto di superfluo, di carte di credito, di luci scintillanti e di cenoni di capodanno (siamo in prossimità delle feste natalizie). Ci lasciamo alle spalle la povertà e la sofferenza, ma ci portiamo via i sorrisi e gli sguardi sorridenti di quei piccoli bimbi, sicuramente con un occhio molto più attento ai disagi del prossimo e, grazie a Dio, con alcune adozioni a distanza in più.

Incontri per Giovani Volontari per le Missioni dal 18 Gennaio al Convento Cappuccini di Recanati

INCONTRI PER GIOVANI Si ricomincia! ipartono gli incontri mensili per i giovani che vogliono fare un’esperienza concreta nel mondo delle Missioni. Gli incontri che i frati del Convento Cappuccini di Recanati propongono, sono un mezzo per conoscere e capire un mondo, popoli, realtà che sono a noi lontani, ma a portata di mano, quella mano che tutti possiamo tendere per sostenere concretamente un fratello. L’invito é rivolto ai giovani che hanno il desiderio di aprire la propria mente, hanno voglia di darsi da fare e, perchè no, mettere nel calendario un periodo da trascorrere in terra di missione. Non lasciamo che queste opportunità ci sfuggano – dicono i frati – e ci lascino indifferenti.

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Gli incontri si svolgeranno presso il Convento dei Cappuccini di Recanati ed inizieranno verso le ore 21,15 nei seguenti giorni: Mercoledì 18 Gennaio Mercoledì 15 Febbraio Mercoledì 14 Marzo Mercoledì 18 Aprile Mercoledì 16 Maggio Mercoledì 13 Giugno In parallelo agli incontri c’é un appuntamento con veglie di preghiera per le missioni, un sostegno spirituale sia ai missionari che ai popoli in difficoltà. Si svolgeranno nella Chiesa dei Frati Cappuccini di Recanati nei seguenti giorni: Venerdì 27 Gennaio Venerdì 24 Febbraio Venerdì 30 Marzo Venerdì 27 Aprile Venerdì 25 Maggio Venerdì 29 Giugno

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A cena per... il Bénin Organizzata dalla Segreteria delle Missioni Estere 34

Oltre 200 persone hanno partecipato al “Cenone” di S. Silvestro a Recanati per sostenere le adozioni a distanza della Missione dei Cappuccini nel Bénin. Erano presenti anche alcuni religiosi beninesi.

C’é chi il cenone di Capodanno lo ha organizzato per dare una mano alle popolazioni povere dell’Africa e ai centri missionari che operano nei villaggi più sperduti del continente nero, in particolare in Etiopia e nel Benin. È quanto a fatto la Segreteria delle Missioni Estere di Recanati, la quale ha invitato gli amici delle Missioni al Ristorante “Passero Solitario” di Recanati. Oltre ai frati, era presente anche una delegazione di beninisi, fra cui Fr. Thoma, Fr. Roger e Fr. Francois,i quali erano in compagnia di oltre 200 benefattori, provenienti da tutta la regione marchigiana che ogni anno aiutano le missioni con un contributo in denaro, o attraverso la realizzazione di opere o con le adozioni a distanza dei bambini. Oltre il 30% del prezzo del cenone e il ricavato della lotteria estratta nel corso della serata

sono andati alle missioni. In un momento storico critico nel quale viviamo, in cui i poveri sono in costante crescita e sempre più prossimi a noi, é stato importante questo momento di serenità, di gioia e di condivisione vissuto da tutti i benefattori in un clima di serena fraternitàcon gesti significativi verso chi é più povero. É stata offerta, così, un’occasione di un immediato e positivo cambiamento per tutti e per chi é nel bisogno, cominciando a vivere sin dall’inizio del nuovo anno all’altezza dei desideri del nostro cuore e nello spirito di San Francesco. Pace e bene !


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Recanati - P. Francesco Pettinelli, Segretario delle Missioni, saluta i partecipanti al “Cenone” di fine anno, organizzato a favore dei bambini delle Missioni del Bénin e del Wolaita

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Recanati - I religiosi cappucini beninesi che hanno partecipato al “Cenone”.

Il segretariato delle Missioni di Recanati organizza periodicamente mercatini di beneficienza per sostenere le attività dei missionari in Etiopia e nel Bénin


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in casa

nostra

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CONVEGNO ECCLESIALE MARCHIGIANO Loreto (AN) – Il 3 dicembre, presso il Centro “Giovanni Paolo II” di Montorso, incontro della Commissione Preparatoria del II Convegno Ecclesiale Marchigiano, che si terrà nel 2013. Tra i 140 delegati (ma presenti solo una ottantina) vi ha preso parte anche fr. Gianni Pioli, in qualità di Delegato-religioso della Arcidiocesi di Camerino.

FESTA DELLA “VENUTA” LORETO (AN) – Nella notte tra il 9 e il 10 dicembre si è tenuta nella Basilica la tradizionale festa della “Venuta” (Traslazione della S. Casa). Ha presieduto la solenne veglia (rosario meditato, celebrazione eucaristica, proces-

mata una “Giornata celebrativa”, che avrà luogo a Loreto il 16 giugno 2012 e alla quale saranno invitate tutte le realtà francescane. RITIRO SPIRITUALE A CAMERINO CAMERINO (MC) – Il 14 dicembre nel convento di Renacavata si è tenuta una giornata di ritiro spirituale della fraternità in preparazione al Natale, animata dalla biblista Rosanna Virgili. Vi hanno partecipato anche le tre Sorelle del Cenacolo di Muccia. MORTE DI P. GIULIO BERRETTONI

sione con la statua della Madonna) il cardinale Mauro Piacenza. La Basilica e la piazza erano stracolme di fedeli. Erano presenti anche il Ministro Provinciale e i Definitori. Il 10 dicembre, alle ore 11.00, è stato nuovamente il cardinale Mauro Piacenza a presiedere l’Eucaristia, animata musicalmente dalla Corale dell’Aeronautica. GIORNATA “PRO-CLARISSE” LORETO (AN) – Il 14 dicembre, presso l’ex Ostello della Gioventù di Loreto, si è tenuto un incontro dei Definitori delle Famiglie francescane delle Marche con le Sorelle Clarisse. Essendo in corso l’anno centenario clariano, si è parlato in particolare della situazione delle Clarisse nelle Marche ed è stata program-

OSIMO (AN) – Il 14 dicembre il Ministro Provinciale, P. Giulio Criminesi, ha partecipato a Osimo alla Messa esequiale per P. Giulio Berrettoni, frate conventuale grande amico dei Cappuccini che stimava e invitava alle celebrazioni presso il Santuario di S. Giuseppe da Copertino. Requiescat in pace.


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I nostri lutti P. RANIERO CANTALAMESSA CITA AL PAPA UN BRANO DELLA LETTERA DEL NOSTRO MINISTRO PROVINCIALE VATICANO – P. Raniero Cantalamessa, durante la tradizionale predica di Avvento che, come Predicatore della Casa Pontificia, tiene tutti i venerdì di quel periodo liturgico al Papa e ai Cardinali, ha citato un passo della Lettera del nostro Ministro Provinciale per l’Avvento 2011, commentando: “Il superiore provinciale dei Cappuccini delle Marche, che è anche il mio superiore, ha scritto per questo Avvento una lettera a tutti frati. Nessun nostro Provinciale, per quanto si sappia, ha mai avuto un simile onore.

l 9 dicembre scorso è piaciuto al Signore richiamare a sé l’ottantaseienne confratello P. Berardo Scalpellini da Pagliare (Spinetoli). Ricoverato all’ospedale di Iesi per ischemia cerebrale, è deceduto proprio il giorno della Venuta, la festa della Traslazione della S. Casa, nel cui Santuario egli era stato per vari anni Penitenziere ed esorcista. Nonostante la salute sempre cagionevole, P. Berardo ha svolto un prezioso lavoro nei 14 conventi in cui via via è vissuto, quasi sempre come responsabile da Pagliare (Spinetoli) della Fraternità locale, compito a cui si era “preparato” fin dal seminario, mento della penitenza. Negli anni dove fu quasi sempre “decano”. in cui ha lavorato al “Murri” di Nei suoi 69 anni di vita religiosa, è Jesi (ospizio per anziani) ha constato guardiano per ben 27 anni! “I fortato decine di anziani, spesso Superiori – hanno scritto i suoi soli e bisognosi di quella “buona confratelli nella notificazione uffi- parola” che a P. Berardo non manciale della sua morte – andavano cava mai, meditata nel silenzio che sul sicuro quando gli affidavano preferiva al vocio conventuale, anun compito particolarmente im- corché buono e contenuto. portante”. Compreso il Rettorato Questo ritmo di vita, molto ordella chiesa delle Stimmate di dinario ma spiritualmente rileLargo Argentina a Roma. vante, l’ha preparato ad affrontare E questo grazie a un rara pru- serenamente l’ultima malattia che denza e alla capacità di sdramma- gli ha consentito di “lavare la stola tizzare certe “immancabili nel sangue dell’Agnello”, e di consituazioni conventuali” con una fermarsi nella certezza che “la vita battuta che gettava sprazzi di bo- non è tolta, ma trasformata.” naria ironia. Non avendo particolari doti per la predicazione, si dedicò alla conCi arriva all’ultimo momento la fessione e alla direzione spirituale notizia della morte di P. Luigi di quanti – laici, religiosi e reli- Celli. Ne parleremo nel prossimo giose – lo avvicinavano nel sacra- numero della rivista.

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P. Berardo Scarpellini

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Ordine Francescano Secolare REMO DI PINTO NUVO MINISTRO NAZIONALE DELL’OFS.

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La sorella Noemi Paola Riccardi eletta Vice-Ministra Dal 25 al 27 novembre 2011, ad Assisi, i Ministri e i Vice Ministri regionali hanno eletto il nuovo Consiglio della Fraternità Nazionale. Il IV Capitolo Nazionale Ofs è stato presieduto dalla Ministra Generale Encarnación del Pozo alla presenza dell’Assistente Generale Fr. Amando Trujillo-Cano, (TOR) e si è concluso con l’elezione dei seguenti fratelli: Ministro: Remo Di Pinto (Lazio) Vice Ministro: Noemi Paola Riccardi (Marche) Segretario: Giampaolo Capone (Abruzzo) Responsabile alla Formazione: Antonino Calderone (Sicilia) Tesoriere: Enzo Picciano (Molise)

Neo Ministro nazionale Remo Di Pinto con la Ministra Generale Encarnatìon Del Pozo

Consiglieri: Alfonso Petrone (Campania) Federica Di Bartolomeo (Abruzzo) Gianluca Lista (Lombardia) Al neo consiglio della fraternità nazionale vanno i fraterni auguri delle fraternità locali e del consiglio della fraternità regionale delle Marche.


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Sintesi dell'incontro annuale degli Assistenti Anche gli Assistenti spirituali delle Marche, hanno partecipato al XIII corso nazionale di formazione: OFS, Gi.Fra, Araldini: l’Assistente Spirituale e l’azione educativa Si è svolto dal 3 al 26 gennaio scorso, a S.Maria degli Angeli, presso l’Istituto Micarelli, le celebrazioni eucaristiche (Basilica di S. Chiara a Porziuncola), hanno commemorato l’8° centenario della consacrazione di S. Chiara. La liturgia quotidiana delle Ore, le relazioni, ispirate agli Orientamenti pastorali della CEI, il confronto reciproco e lo scambio di esperienze con i responsabili della formazione OFS, Gifra e Araldinato, hanno scandito le tre giornate.

Sintesi secondo la forma del Santo Vangelo

Dopo l’accoglienza, gli Assistenti nazionali hanno introdotto il Corso con una considerazione di Benedetto XVI: «Educare non è mai stato facile... A differenza di ciò che avviene in campo tecnico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione, della crescita morale e dei

valori non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà ell’uomo è sempre nuova e ogni persona o generazione deve fare in proprio le sue scelte». Poi, un congruo spazio di tempo è stato dedicato alla presentazione delle Conferenze regionali dell’OFS e della GiFra. La relazione di Mons. Francesco Nolé è risultata incisiva: «Con il fascino del nostro carisma, con la prorompente esperienza di Francesco, con la convincente proposta di vita fraterna e di universale fratellanza in Cristo delle creature e del

creato, possiamo contribuire in maniera efficace e profonda al progetto educativo della Chiesa nel prossimo decenno». L’educazione alla vita affettiva, alla alla socialità e a vivere il lavoro e la festa come compimento della vocazione umana e cristiana, l’esperienza della fragilità nel dolore e nella prova, sono ambiti che vanno arricchiti da autentiche relazioni fraterne, dall’ascolto assiduo della Parola come figli dello stesso Padre, passando in continuo «dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo»...

Sfida educativa e speranza affidabile Con una rapida esegesi di Gv 1,32-39, don Giovanni Raia ha spiegato il percorso di fede del Battista e dei discepoli. All’inizio del movimento c’è l’azione dello Spirito Santo, vero e primo educatore; è Lui che introduce ad una relazione personale con il Maestro, fino a dimorare insieme: «Videro dove

egli dimorava e quel giorno rimasero con lui» (Gv 1,39). Da quel giorno la catena dei testimoni non si è mai interrotta; di «generazione in generazione» milioni di persone sono state condotte all’Agnelo di Dio; perché l’educazione consiste nel condurre al Maestro, lasciando che sia la persona a trovare la ri-

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sposta che può dare una dimora alla propria ricerca. Come il Battista, non siamo noi il punto di riferimento delle persone; siamo soltanto indicatori di direzione...

D’altronde non si può educare senza disporsi ad «essere educato» dal Maestro, in una relazione di reciprocità. In caso contrario siamo votati

a divenire «come bronzo che rimbomba o come cembalo che strepita» (1Cor 13,1).

«Con poche semplici parole...»

Alla traduzione delle suggestioni dei relatori in linee operative hanno provveduto i diversi responsabili della formazione nell’OFS, GiFra e Araldinato. La prolungata «tavola rotonda» ha coinvolto concretamente i presenti nel confronto. Nino Calderone, citando il 42

detto di Tertulliano, «cristiani si diventa, non si nasce», ha esposto l’esigenza di un itinerario condiviso: educatori ed educandi intrecciano un’esperienza umana e spirituale profonda e coinvolgente. L’itinerario di formazione è illuminato dal carisma di Francesco, dalla sua capacità di coniugare la vita di preghiera con la prassi del

quotidiano, alla ricerca dei fratelli che il Signore mette sulla sua strada. Tale impegno favorisce nel francescano secolare la maturazione cristiana, sviluppando il senso di appartenenza alla Chiesa e all’Ordine, ma anche la coscienza di essere mandati, insieme alla fraternità, a compiere la missione affidata. L’esperienza in famiglia e in fraternità sono il «cantiere» dove si comprende ed esercita il dono della fede.

Giovani e piccoli della famiglia francescana

Quanto alla Gioventù francescana, Federico e Leonardo ne hanno presentato l’attuale itinerario formativo. La formazione, distinta come iniziale, permanente e speciale, è ripartita in fasce d’età: • adolescenti (14-17 anni); • giovani (18-24 anni);

• giovani adulti (25-30 anni). Il consiglio e la Commissione nazionale per la Formazione realizza ogni anno un sussidio, inserito nel progetto triennale. Questi sussidi per la formazione «permanente» sono organizzati in duplice volume, uno destinato ai gifrini ed uno destinato agli animatori. Il primo, per tutti i gifrini promessi, perché ogni gifrino è il responsabile principale della propria formazione. Il secondo, per gli animatori, è organizzato con schede realizzate per adolescenti, per giovani e giovani adulti, ciascuna ricca di piste di riflessioni, suggerimenti per la catechesi, spunti pratici e attività varie, orientate a garantire una formazione adeguata per ciascun gifrino in riferimento alla propria

età anagrafica. Hanno, poi, spiegato la necessità di rivedere lo Statuto, «Il nostro volto», per un percorso che ha coinvolto tutti i Gifrini d’Italia. Infine, hanno esposto un dettagliato rapporto sulle attività dell’Araldinato. Un movimento, sostenuto dall’OFS, che è divenuto un vero e proprio cammino, ricco di attività e percorsi formativi per i più piccoli della nostra famiglia.


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«La vita e la regola è questa...» Incisivo, cordiale e accorato il saluto del ministro nazionale OFS, Remo Di Pinto: «Aiutateci a guardare il Cristo con gli occhi di Francesco...!». Quanto allo Statuto nazionale, Noemi Riccardi ha esordito con l’art. 4.1 delle Costituzioni: “L’OFS è retto dal diritto universale della Chiesa e dal proprio: la Regola, le Costituzioni, il Rituale e gli Statuti». Considerata la natura internazionale dell’OFS, ogni Nazione adatterà alcuni aspetti delle Costituzioni alle proprie peculiarità. Attualmente esiste un modello

di «statuto» preparato dalla Presidenza CIOFS. Su di esso la Commissione giuridica italiana ha preparato una bozza, da integrare con le decisioni del recente Capitolo generale; poi, la bozza passerà alle Fraternità regionali per riceverne i contributi; il risultato sarà rivisto in Assemblea nazionale; la versione definitiva sarà inviata alla Presidenza CIOFS per ottenerne l’approvazione. Intenso e proficuo è risultato il dialogo con i relatori; prezioso il servizio di accoglienza svolto da Franco Giorgetti.

L’assemblea conclusiva ha ribadito, con frate Francesco: «La vita e la regola è...» Conferenza nazionale degli Assistenti spirituali (CASIT)

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uale gioia quando mi dissero andremo alla casa del Signore, e quanta gioia o Signore per noi abitare nella tua casa. E’ il sentimento e la preghiera di ringraziamento che sentiamo di manifestare alle care sorelle clarisse del monastero di santa Chiara di Pollenza, nel ricordare la splendida giornata trascorsa. Domenica 27 novembre 2011 ci siamo ritrovati, insieme ai fratelli e alle sorelle della fraternità locale di Pollenza e di Passo di Treia, per vivere un momento di preghiera e di riflessione in attesa del Natale. Grazie alla bellissima relazione di suor Ancilla, madre badessa del monastero, ci siamo soffermati sull’importanza della preghiera per accogliere il Gesù che viene. Preziosi sono stati i suoi suggerimenti e i riferimenti che

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ci hanno guidato a scoprire il Signore Gesù presente nella nostra vita. Egli è da sempre nella storia dell’uomo e, prima ancora che glielo chiediamo , intercede presso il Padre lì dove Dio attende i suoi figli per farci godere in eterno della sua gloria. Gesù che era, che è e che viene a donarci il suo Spirito per il riposo e la consolazione, a quanti si trovano in difficoltà a causa della fragilità umana e per tutti coloro che non osano chiedere, ci

invita ad offrire la nostra vicinanza con l’accorata preghiera di benedizione e di intercessione. Torniamo nelle nostre case più consapevoli e fiduciosi della sua presenza, con il proposito di vivere più intensamente il periodo dell’avvento, uniti intimamente al cuore di Gesù, vogliamo augurare a tutti, fratelli e sorelle amati da Dio, un felice e sereno Natale nella gioia e nella luce del Mistero incarnato.


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OFS di Recanati “Voglia di infinito”

l 28 dicembre 2011 abbiamo accolto con grande gioia i ragazzi che hanno partecipato al concorso del tema natalizio proposto dalla nostra fraternità. Il titolo del tema era: Che valore hanno le mille luci del Natale? Gli uomini non riescono a vedere la grande luce che risplende nella notte… non vedono Te Signore”. “Voglia di infinito” è il titolo che i ragazzi del gruppo Cresima della comunità di San Pietro a Recanati hanno dato al loro tema. Insieme abbiamo celebrato la Messa e condiviso la merenda che le nostre sorelle avevano preparato con tanto amore. A tutti è stato rimesso un piccolo omaggio e un tau. Ringraziamo i ragazzi e ovviamente i loro catechisti per averli stimolati a partecipare. Concludiamo con una frase significativa scritta da loro: “La mancanza di Dio è come trovarsi a vagare nell’oscurità… tutto ci fa paura e diventa forte il desiderio di cercare l’unica luce che non si spegne mai…”. Con questa grande verità la nostra fraternità augura a tutti un felice anno 2012. La fraternità ofs di Recanati

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Pesaro: Mostra Mercato per le Missioni in Etiopia e nel Bénin ome di consueto, dall’11 al 18 Dicembre 2011, si è svolta nella Saletta Comunale - ex Farmacia Zongo di Via Branca a Pesaro - l’annuale Mostra Mercato per le Missioni dei Padri Cappuccini. Tale Mostra è stata allestita e seguita dalle Terziarie Francescane dei Cappuccini e dalle Volontarie del Laboratorio S. Elisabetta con alcune amiche delle Missioni. Il Mercatino si è presentato ricco di vari manufatti eseguiti dalle suddette volontarie; da bellissimi Presepi provenienti da varie località del mondo; da prodotti alimentari forniti dall’Azienda agricola “La

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cucina del Convento” dei Frati Cappuccini delle Marche, con cui sono stati confezionati i Cesti Natalizi. Si ringraziano tutte le persone di buona volontà, che con la loro presenza e il loro lavoro, hanno contribuito alla riuscita di questa iniziativa. Un ringraziamento particolare va a tutte le persone che hanno visitato, acquistato, regalato, e che con il loro significativo apporto, hanno contribuito alla buona riuscita della mostra. Il nostro impegno è stato ripagato con un assegno di 3.500 euro,

consegnato direttamente dalla Ministra Ornella al Segretario delle Missioni, P. Francesco Pettinelli, il quale a sua volta lo ha consegnato direttamente nelle mani del Custode della Missione del Benin, P. Luigi Coppari. L’incontro si è tenuto domenica 15 gennaio 2012 nella Sala dell’OFS del Convento dei Cappuccini con la partecipazione dei Collaboratori, del Consiglio e dell’Assistente dell’OFS, degli Amici e il Personale del Laboratorio. Ringraziamo il Signore che ci ha permesso anche quest’anno di dare il nostro contributo in favore dei bambini soli o abbandonati e dei giovani che si preparano alla vita. Grazie e Pace e Bene a tutti! La Ministra Ornella Dini


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Mettersi in gioco per Dio e per il prossimo... non è poi così difficile! el penultimo numero di Francesco Volto Secolare abbiamo letto la lettera di Lucia Iorio, francescana secolare in missione ad Onesti (Romania), che termina con un’espressione di Madre Teresa di Calcutta: “Ogni goccia di mare contribuisce a formare l’oceano”. Ebbene, la nostra fraternità ofs di Recanati ha cercato di formare una piccolissima goccia per sostenerla economicamente. Quattro sorelle della fraternità si sono impegnate nella confezione di piccoli oggetti e, sostenute dalla preghiera della fraternità, sono riuscite ad organizzare una piccola bancarella natalizia per la missione in Romania. Essendo questa la prima esperienza, eravamo un po’ ansiose, ma il Signore ci è venuto in aiuto e tramite la vendita di palline di natale, decorazioni natalizie, matite decorate, portacandele, lavori fatti ad uncinetto ed a punto croce, siamo riuscite a raccogliere 116 euro, una goccia per davvero! Ma la cosa più preziosa è stata senz’altro offrire un po’ del nostro tempo nonostante i mille impegni lavorativi e familiari. Un’esperienza che ha rafforzato legami all’interno della fraternità, perché lavorare insieme nel Suo nome per i Suoi piccoli, è davvero una cosa meravigliosa! È facile fare beneficenza aprendo semplicemente il portafoglio, senza sporcarsi le mani, ma non è altrettanto facile mettersi in gioco, rischiare. Spesso i fratelli e le sorelle vivono la fraternità come un luogo di preghiera, dimenticando che lo spirito di ser-

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vizio, l’apostolato e la carità sono parte integrante della nostra vocazione. A tutti coloro che si sono avvicinati alla nostra modesta bancarella abbiamo rivolto un invito mediante un bigliettino per un prossimo incontro di informazione per conoscere Francesco e la sua grande famiglia. E se questa gocciolina si trasformasse in pioggia? Se questo gesto, oltre ad aiutare il prossimo con una piccola offerta, ci portasse nuovi fratelli e sorelle? Ora tutte le nostre paure, frutto della nostra mancanza di fiducia nel Signore, sono svanite. E ci viene da dire… questo è solo l’inizio! Anna, Antonietta, Tiziana e Dominique Fraternità ofs di Recanati

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La nostra fraternità dell’Ordine Francescano Secolare vi invita a scoprire la bellezza del carisma francescano. Vi proponiamo incontri periodici per la formazione Contattaci: ofsrecanati@libero.it

Giornata di Spiritualità Domenica 22 aprile si terrà a Montorso di Loreto

Giornata di spiritualità delle fraternità dellʼOrdine Francescano Secolare delle Marche sul tema “ofs: educare alla speranza oggi” al termine solenne concelebrazione eucaristica nella Basilica della Santa Casa


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Ascoli Piceno Festa di S. Elisabetta d’Ungheria passato più di un anno da quel 21 novembre 2010 quando, emozionati e felici, facevano la loro professione religiosa, Anna Maria Fioravanti, Giulia Volponi, Giuliana Clerici, Alessandra Nepi e Guido Cantalamessa, nella Chiesa di San Serafino del convento dei Frati Cappuccini. Li ritroviamo di nuovo, nella stessa chiesa, forse più gremita, attenta e composta dello scorso anno, forse ancora più commossi, più consapevoli e “vigilanti”, nel giorno in cui si celebra la solennità della festa di Cristo Re, per confermare la propria appartenenza all’Ordine Francescano Secolare. Il triduo che ha preceduto la festa, è stato concepito per pregare, conoscere attraverso la lettura, la vita di Elisabetta d’Ungheria, dalla nascita terrena a quella celeste, per meditare e fare propria la vita di una giovane donna che ha pronun-

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ciato tanti “si” a Gesù, che si è fidata del Suo Amore, che ha riposto in Lui, nella Sua misericordia infinita, la sua vita e quella dei suoi cari. Quest’anno c’è stata una piccola novità: un quadro di Santa Elisabetta posto ai piedi dell’altare. Ai lati del quadro una profumata composizione di rose, al centro un lume acceso, e dall’altro lato, un cestino contenente cinque pani; cinque, quanti il numero dei professi, composizione che ricorda il miracolo dei pani trasformati in rose. P. Renato Raffele Lupi, rettore del santuario di S. Serafino, ha celebrato la Santa Messa e ha ricordato che Gesù, venuto sulla terra, ha dato vita al Regno del Padre, non con la forza del conquistatore, ma con la bontà e mansuetudine di un pastore. Gesù stabilisce il suo potere sovrano attraverso la “sconfitta” della passione e della croce, la regalità di Gesù sta ne suo “sì” al

Padre, il “sì” dell’agnello che, mite e umile, si sacrifica, si fa pane e acqua per l’umanità! Ha parlato di Santa Elisabetta, una Madre Teresa di Calcutta dei suoi tempi. La sua vita così breve, eppure ricchissima di esempi concreti di carità, così combattuta e contrastata, eppure serena e fiduciosa, così sfarzosa e nello stesso tempo, povera, la vita di una giovane donna innamorata di Gesù. Dopo l’omelia, i neo professi hanno rinnovato con gioia la loro consacrazione totale a Gesù sulle orme di San Francesco e di Santa Elisabetta: a ciascuno dei professi è stato donato qualcosa di nuovo, inatteso: l’esperienza di una vera, sincera e profonda fraternità nel nome di Gesù, di San Francesco d’Assisi e di Santa Elisabetta d’Ungheria. Alessandra Nepi


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rente fatica una distanza di 25 km al giorno, e trasportando carichi di 50 kg. Con oltre 218 milioni di abitanti, l’Indonesia è il terzo Paese più popoloso dell’Asia, dopo la Cina e l’India.

fisso privativo «a–»: significa dunque letteralmente «mancanza di pulsazioni», per intuitiva connessione.

I turisti che soggiornano nel villaggio di Trôo, in Francia, possono prendere in affitto una delle numerose grotte che si aprono nel territorio circostante.

A Perugia c’è uno fra i più antichi pozzi costruiti dagli Etruschi: risalente alla metà del sec. III a.C., è largo fino a 5,6 m e profondo circa 37, e può contenere 430.000 litri d’acqua.

Per contenere il lusso eccessivo, Giulio Cesare impose per legge che solo le matrone di età superiore ai 45 anni potessero circolare in lettiga. In un solo grammo di semi di begonia, la bella pianta ornamentale, si contano anche più di 35.000 semi. «Non sono le idee che mi spaventano – affermava l’editore Leo Longanesi – ma le facce che rappresentano queste idee». Il centro del monte Torghatten, in Norvegia, è attraversato da parte a parte da un caratteristico tunnel naturale lungo 160 metri e largo 35. In Gran Bretagna è in fase di sperimentazione una una nuova tecnologia che consentirà di ricevere messaggi di posta elettronica... profumati. Già alla fine degli Anni ‘60, in un laboratorio di Washington fu costruito un orologio atomico di estrema precisione: il suo margine di errore si riduceva ad un solo secondo ogni 1.700.000 anni. Per propiziarsi il nuovo anno, il 31 dicembre, in Argentina si è soliti gettar via i vecchi giornali, a San Francisco i calendari e le agende usate. Il vocabolo asfissia viene dal greco «sfyxis = polso» con il pre-

È stato calcolato che i rondoni nutrono i propri piccoli fino a 42 volte al giorno, fornendo loro ad ogni pasto da 200 a 1500 insetti. Un tempo si credeva che tre uova deposte il giorno dell’Ascensione, se fissate ad una pianta, offrissero una protezione infallibile contro tempeste e fulmini. Un’inchiesta condotta in Francia ha rivelato che ogni anno sono poco meno di 170.000 le persone (perlopiù anziani e bambini) morsicate da un cane. Dalle misurazioni effettuate fra il 1960 e il ‘66, risultò che Dallol (Etiopia) era il luogo più caldo dell’intero globo terrestre: si registrò la temperatura media annuale di 34 °C. Nell’antica Roma era consuetudine donare un galletto di argilla come regalo di nozze. Nella Roma antica, sottoporsi alle cure del barbiere doveva essere piuttosto doloroso. Questo si desume, fra l’altro, dai seguenti versi di Marziale: «Il caprone è l’animale più intelligente: se ne sta con la sua barba e sfugge il carnefice». Il lama, l’animale delle regioni andine affine al cammello, riesce ad inerpicarsi per i sentieri più impervi percorrendo senza appa-

Un neonato che lasciasse la Terra e viaggiasse verso il Sole alla velocità di 200 km orari, arriverebbe a destinazione solamene all’età di 85 anni. Le patate contengono una certa quantità di vitamina C (15 milligrammi ogni cento grammi), che però va quasi tutta perduta durante la cottura. L’unico sistema che salvaguardi l’integrità di tale principio nutritivo è la cottura a vapore. Sulle palpebre superiori ci sono in genere 100-150 ciglia, mentre su quelle inferiori se ne contano tra 50 e 75. Il merluzzo è in grado di vivere in acque molto fredde poiché produce una proteina che funge da anticongelante. Il rame fu uno dei primi metalli scoperti e adoperati dall’uomo preistorico: esso venne dapprima lavorato puro, ma in seguito fu unito in lega con lo stagno, in modo tale da ottenere il bronzo. In certe zone della Colombia, alcune specie di formiche tostate vengono considerate un alimento tra i più prelibati. Per tener lontane le fastidiosissime zanzare, pare sia utile appendere in casa un mazzetto di foglie di pomodoro e fili di cerfoglio. In base a una legge in vigore negli Stati Uniti, è vietato introdurre nel Paese coltelli a serramanico, a meno che non si sia privi di una mano. Il lago Bajkal, in Siberia, contiene circa il 20% di tutta l’acqua dolce presente sulla superficie terrestre. Nella fossa Olkhon, inoltre, tocca la profondità di 1.637 m.

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Bimestrale delle Missioni Estere e dell始Ordine Francescano Secolare Frati Cappuccini - Piazzale Cappuccini, 1 - 62019 RECANATI (MC) Poste Italiane S.p.A. - Sped. Abb. Post. D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, comma 2, DCB Pesaro In caso di mancato recapito inviare all始Ufficio di Pesaro CPO, detentore del conto, per la restituzione al mittente che si impegna a pagare la relativa tariffa.

Voce Francecana 1/2012  

Rivista dei servizio missionario dei frati minori cappuccini e dell'OFS delle Marche

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