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- Zona Doc/2 -

QUESTIONE DI CUORE

È stato uno dei grandi chirughi italiani del Novecento: si chiamava Pietro Valdoni, e a lui è dedicato il doc del giovane regista Emilio Mantova. di CHIARA CARNÀ

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L’idea di raccontare una figura importante e particolare come quella di Pietro Valdoni – ricorda il professor Carlo Gaudio, autore e produttore del docufilm – è arrivata un anno fa. Avevo da poco portato a termine la ristrutturazione dell’edificio di Clinica Chirurgica del Policlinico Umberto I, nel quale il giovane Valdoni aveva studiato ed era tornato, dopo la guerra, come professore di Patologia Chirurgica. L’inaugurazione della Sala Convegni a lui dedicata colpì Emilio Mantova al punto che, qualche giorno dopo, mi propose il progetto». «Collaborando con l’ufficio stampa dell’Umberto I – continua Emilio, classe 1982 – sentivo spesso nominare Valdoni, così mi sono informato, senza però trovare granché. Ho pensato fosse giusto celebrarlo e il professor Gaudio è stato felicissimo di aiutarmi a dar vita al documentario, proponendo anche di integrarlo con un libro, che di fatto ha costituito la sceneggiatura dell’opera». Con chi vi siete consultati nella fase embrionale del progetto? C.G. Ho avuto l’onore di ottenere il patrocinio di RAICinema e di ascoltare i preziosi consigli di Paolo del Brocco. Io e il regista abbiamo rintracciato e intervistato gli allievi diretti del professor Valdoni, eccellenti primari di Chirurgia. Il loro contributo, fatto di ricordi e aneddoti suggestivi, è stato decisivo e ha intessuto la tela del film con un’impronta vera e imperitura. Quale dei tre aspetti di Valdoni – il chirurgo, l’uomo e l’innovatore – vi ha colpito di più? C.G. L’innovatore. Era un uomo forte, un chirurgo coraggioso, sem-

pre attento alle novità del progresso scientifico e della tecnologia connessa. Con questo suo spirito, nel dicembre del 1956, fu il primo in Europa e tra i primi nel mondo intero a operare sul cuore. E.M. Non ho dubbi: l’uomo. Quando una figura viene mitizzata ci si dimentica che si tratta di un essere umano come tutti gli altri. Oggi il lato umano è un aspetto difficile da rintracciare. In che modo avete integrato la sintassi cinematografica con quella del documentario? C.G. Alternando scene selezionate dai filmati storici delle Teche RAI, interviste ad allievi di Valdoni e una parte filmica interpretata dalla brava Chiara Cavaliere. Quest’ultima sezione, accompagnata da tre incisioni inedite di Beethoven, Chopin e Schubert, ha fatto da fil rouge all’intero docufilm. E.M. È la mia opera prima e non disponevo di grandi mezzi tecnici. I tempi erano stretti e le riprese sono state intermittenti. Le difficoltà pratiche non sono mancate… Ritenete di aver realizzato un prodotto fruibile anche da un pubblico profano in materia? C.G. L’insegnamento di Valdoni non può non colpire la mente e il cuore del pubblico di ogni età ed estrazione. Oggi la sua figura si staglia e incide come un esempio riconoscibile per tutti. E.M. È soprattutto per un pubblico profano. Il documentario si apre con proiezioni di vecchi filmati su Valdoni, mentre Chiara Cavaliere ne racconta la personalità, senza dare alcuna informazione di tipo tecnico.

Immagini dalla lavorazione di Pietro Valdoni, l’uomo, il chirurgo, l’innovatore.

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Fabrique du Cinéma #17  

Fabrique du Cinéma n. 17

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