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IL SALUTO DI GIOVANNI RIVA Cari amici, rombano i motori della 500 Miglia Touring, una manifestazione che porterà i suoi partecipanti alla scoperta di luoghi meravigliosi attraverso la Lombardia, il Veneto e il Trentino Alto Adige: con partenza da Brescia il 21 aprile si viaggerà per circa 800 chilometri per fare ritorno, sempre nella ‘Leonessa d’Italia’ il 23 aprile.

Il percorso di quest’anno spazia dall’ampia pianura padana ai pinnacoli delle Dolomiti, dai laghi alle colline attarversano città d’arte e borghi d’altri tempi Attraverso queste pagine vogliamo raccontare il viaggio che vivremo in queste giornate : i paesaggi che attraverseremo, le auto che ci accompagnano e alcuni amici che seguiranno la nostra “passeggiata”.

L’evento, come consuetudine, chiama a raccolta i proprietari di auto d’epoca non solo Un grazie speciale agli amici sponsor che andal ‘Bel Paese’ ma anche da diverse nazioni che quest’anno hanno dato fiducia alla nostra dell’Europa tra cui Germania, Spagna, Irlan- organizzazione. da, Francia e Lussemburgo. Buon viaggio a tutti! In questi anni abbiamo però esteso la possibilità di partecipare anche a coloro che possiedono veicoli di recente immatricolazione Giovanni Riva, di marchi prestigiosi: veri e prori gioielli del organizzatore motorismo mondiale. La nostra manifestazione si conferma quindi anche per questa XIX edizione un vero e proprio “Museo viaggiante”: ogni dettaglio di ciascuna automobile porta con sè un pezzo della nostra storia, uno spaccato della vita dei paesi produttori e delle persone che da generazioni si prendono cura di questi capolavori a quattro ruote. Il vanto della 500 Miglia Touring è quello di portare i propri partecipanti alla scoperta delle bellezze, dei sapori, dei colori e delle tradizioni dei luoghi che visitiamo con un occhio di riguardo alla ricerca accurata delle strutture ricettive, da sempre di altissimo livello.


BRESCIA

BRESCIA

Brescia sorge nell’alta Pianura Padana allo sbocco della val Trompia, ai piedi del monte Maddalena e del colle Cidneo. Il centro storico è racchiuso nel perimetro della cinta muraria di epoca veneta, abbattuta tra la seconda metà dell’Ottocento e gli anni venti del Novecento, ed è sovrastato dal colle Cidneo sul quale è ben visibile il castello di Brescia. Il resto della città si espande geograficamente e visivamente su tutto il territorio circostante. Nel 1932, tramite la demolizione del quartiere delle Pescherie, su incarico del Duce Benito Mussolini viene realizzata in stile fascista Piazza della Vittoria dall’architetto Marcello Piacentini, il quale vi realizza il primo grattacielo d’Italia, il Torrione che è tra i primissimi grattacieli in Europa. L’UNESCO ha dichiarato come patrimonio mondiale dell’umanità, facente parte del sito “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”, sia l’area monumentale del foro romano, sia il complesso monastico longobardo di San Salvatore-Santa Giulia, all’interno del quale si trova il Museo della città.

Simbolo della città di Brescia è Palazzo della Loggia, sede del Comune, sito nell’omonima piazza: progettato nel 1484 doveva esprimere la grandiosità del “buon governo”. La prima pietra venne posata nel 1942 e fu ultimato nel 1574 dopo numerosi interventi da parte degli architetti più famosi dell’epoca quali Jacopo Sansovino e Andrea Palladio, nonché il bresciano Lodovico Beretta. La copertura è in legno rivestita da lastre di piombo, a forma di carena, aggiunta nel 1914 al posto del soffitto provvisorio posto nel 1769 ad opera di Luigi Vanvitelli, per rievocare il soffitto originale che conteneva, tra l’altro, tre dipinti di Tiziano, bruciati nell’incendio nel 1575 che aveva portato anche alla distruzione del primo tetto. Sotto il porticato, dal novembre 2011 è nuovamente esposta la Lodoiga, antica “statua parlante”.


IL PERCORSO Il percorso di quest’anno prevede la partenza, come ormai da diversi anni, da Piazza Vittoria a Brescia, alle ore 11.00 di venerdì 21 aprile.

La prima tappa significativa sarà a Verona per il pranzo per poi proseguire, attraverso la pianura veneta, per Lonigo, Vicenza, Cittadella fino a Castelfranco Veneto per la cena e il pernottamento. Sabato 22 aprile si ripartirà per Asolo, Belluno, Longarone e la Valle di Cadore per giungere a Cortina d’Ampezzo dove ci sarà la sosta per il pranzo. La carovana procederà per Dobbiaco, Brunico, Chienes, Bressanone, e Bolzano per la cena e il pernottamento. Domenica 23 aprile percorso emozionante per il Passo della Mendola, Sanzeno, Spormaggiore, Andalo, Molveno, Ponte Arche, Tione, Ponte Caffaro, Idro, Vestone, Casto, Marcheno, Concesio per tornare a Brescia, con un breve tour nella città per concludere con l’arrivo in piazza Vittoria e il pranzo all’Hotel Vittoria.


Passione e Territorio


Passione e Territorio


Il saluto di Emilio Del Bono, Sindaco di Brescia

Brescia è orgogliosa di ospitare questa manifestazione, a testimonianza della propria passione per i motori e per l’automobilismo sportivo, così ricca di fascino e di suggestione che, con i suoi veicoli d’epoca, riesce a ricreare le magiche atmosfere d’altri tempi transitando tra le bellezze del nostro territorio con un percorso che valorizza i bellissimi e suggestivi paesaggi della Lombardia, del Veneto e Trentino.

È con vero piacere che rivolgo un cordiale messaggio di saluto dell’Amministrazione comunale a tutti gli appassionati della “ 500 Miglia Touring “ giunta alla XIX edizione.

Al presidente dell’associazione Asc Lions Giovanni Riva, ai suoi collaboratori e ai numerosi volontari va un sentito ringraziamento e gratitudine per l’impegno e la capacità organizzativa. A tutti i partecipanti l’augurio di vivere un’esperienza divertente e coinvolgente. Emilio Del Bono Sindaco di Brescia


Il saluto di Pier Luigi Mottinelli, Presidente Provincia di Brescia

panti dimostra ogni volta la bontà di questa iniziativa, che sa coinvolgere appieno la nostra meravigliosa provincia. Anche quest’anno si esce dai confini lombardi, raggiungendo il Veneto e il Trentino, dando l’opportunità ai partecipanti di scoprire tesori architettonici, storici, culturali, che il nostro paese custodisce con orgoglio. Mi pare sempre limitativo definirla una semplice passeggiata: siamo di fronte a un viaggio che sa coniugare turismo, cultura ed enogastronomia.

È con grande piacere do il mio benvenuto alla XIX edizione della 500 miglia touring, un appuntamento ormai atteso e consolidato, una passeggiata storica riservata alle auto d’epoca che non solo rievoca il passato, ma permette di conoscere strade e borghi dimenticati, di apprezzare la città, i laghi, le montagne del nostro territorio, che sanno certamente regalare paesaggi e panorami suggestivi. Il grande successo di pubblico e parteci-

Un plauso dunque agli organizzatori che, attraverso il costante impegno, riescono a far conoscere e a valorizzare ogni anno le bellezze di Brescia, della nostra provincia e delle regioni limitrofe. Che la nuova edizione abbia il meritato successo. Il Presidente della Provincia di Brescia Pier Luigi Mottinelli


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Il saluto di Antonio Rossi, Assessore Regione Lombardia

Innovare ed evocare, passione e territorio. Ecco le parole d’ordine che gli organizzatori hanno voluto associare alla 500 miglia Touring. E mai scelta fu più giusta e condivisa. Questa iniziativa evoca infatti le corse più amate dagli appassionati dei motori, quelle che hanno fatto la storia con tappe epiche e piloti eroici. Nello stesso tempo offre al nostro territorio una vetrina inter-

nazionale unica, puntando il riflettore su luoghi affascinanti e borghi meravigliosi della nostra bellissima Regione. Unire lo sport, con la sua storia e i suoi eroi, con il territorio, con il piacere di guidare su strade a volte poco battute è la forza di questa manifestazione che arriva alla 19 edizione nel pieno della sua maturità. Complimenti agli organizzatori per farci rivivere pagine della nostra gioventù con lo sguardo rivolto al futuro. Buon divertimenti a tutti, agli appassionati, ai piloti e a noi che vi guarderemo con un po’ d’invidia, sia per i luoghi che visiterete, sia per i gioielli che avrete la fortuna di guidare Antonio Rossi Assessore allo Sport e alle Politiche per i giovani di Regione Lombardia


Il saluto di Mauro Pasotti, Presidente MWVCC Brescia

E’ con vero piacere che il MWVCC, come consuetudine, ha concesso il patrocinio alla “500 miglia”. L’obiettivo del nostro sodalizio e’ tutelare e promuovere il motorismo storico e manifestazioni come queste assolvono egregiamente tale compito. I cultori dei vecchi motori amano i propri veicoli, ne conoscono perfettamente la storia e le caratteristiche, li amano e li cocco-

lano, non vedono l’ora di poterli condurre sui percorsi di ineguagliabile bellezza che la nostra Italia ci offre. Il pubblico accorre numeroso al passaggio delle vecchie automobili, ne apprezza il marcato fascino, apprezza l’ingegno di chi ha saputo progettare e costruire tali capolavori quando il computer era solo fantascienza. Tutto questo in Eventi in cui regna la sana convivialita’ e la voglia di divertirsi, non il confrontarsi.....se non per gioco. Ben venga la XVIIII “500 miglia”, ormai consolidata e giustamente famosa nel nostro ambiente per la sua formula touring sempre apprezzata dai partecipanti, auguri e buon divertimento nella certezza dell’ennesimo successo. Mauro Pasotti, presidente MWVCC


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Ph: Cesare Palazzo


LAGO DI GARDA

LAGO DI GARDA In epoca romana il lago era conosciuto come Benaco, mentre oggi è meglio noto come lago di Garda, toponimo attestato fin dal Medioevo e di origine germanica. Le acque del lago bagnano numerosi comuni in provincia di Brescia, di Verona e di Trento. A sud del lago di Garda, tra Verona, Mantova e Brescia, si sviluppa un grande anfiteatro morenico, ovvero un susseguirsi di cerchie collinari con interposte piccole aree pianeggianti, in alcuni casi palustri, originatisi grazie all’azione di trasporto e di deposito del grande ghiacciaio del Garda. Queste zone, abitate sin dalla preistoria, sono ambienti di grande pregio naturalistico, con vegetazione tipica del clima mediterraneo come l’olivo, la vite, le agavi e altre piante, che crescono rigogliose grazie al microclima creato dal bacino del Garda, che rende l’inverno particolarmente mite. Nel lago sono presenti cinque isole, tutte di dimensioni piuttosto ridotte. La più grande è l’isola del Garda, su cui nel 1220

san Francesco d’Assisi fondò un monastero, soppresso solamente nel Settecento, e su cui oggi sorge un palazzo ottocentesco in stile neogotico veneziano. A breve distanza si trova la seconda isola per dimensioni, l’isola di San Biagio, anche detta “dei Conigli” in quanto nel XVI secolo vi erano numerose lepri e conigli che offrivano cacce abbondanti. Nella regione gardesana, specialmente sulla sponda bresciana, vengono coltivate diverse specie di agrumi, introdotte probabilmente dalla repubblica marinara di Genova dopo essere stati importati dall’Oriente. La tradizione popolare locale attribuisce l’introduzione del limone ai frati dell’ordine francescano che nel XIII secolo risiedevano in un monastero presente ancora oggi (anche se con una diversa destinazione d’uso) a Gargnano, nel cui cortile interno è presente un porticato sulle cui colonne sono scolpiti aranci e limoni.


Passione e Territorio


Passione e Territorio


Il saluto di Luca Zaia, Presidente Regione Veneto

Nei giorni 21, 22 e 23 aprile 2017, come tradizione oramai dal 1999, prenderà avvio la manifestazione non competitiva “500 Miglia Touring”, che vede la partecipazione di piloti provenienti da tutta Europa. La carovana delle auto d’epoca, oltre alla partenza e all’arrivo previsti a Brescia, toccherà anche il Veneto e il Trentino. Sarà certamente un’esperienza unica ed emozionante per godere delle bellezze artistiche, paesaggistiche e culturali di questi luoghi, durante gli spostamenti su strade panoramiche e scenari mozzafiato. Viaggiare, infatti, con una di queste fuo-

riserie frutto di una straordinaria ingegneria meccanica, significa fare un tuffo nel passato e ritrovare un nuovo modo, calmo e attento, di approcciarsi alle meraviglie che ci circondano. La gara diventa, quindi, un’occasione per scoprire il territorio e i sapori enogastronomici, in un viaggio nel Nord Est d’Italia ricco di cultura e tradizione. Essa rappresenta, inoltre, l’espressione di una grande passione che unisce i conducenti e gli appassionati di ogni età che attendono, a bordo strada, il passaggio di queste vetture d’altri tempi. Uno spettacolo, dunque, per gli occhi, che conquista ogni anno sempre maggior successo e nuove adesioni. Nel ringraziare, quindi, gli organizzatori per quest’opera di valorizzazione turistico-culturale del territorio, desidero porgere il saluto della Regione del Veneto e mio personale a tutti i partecipanti. Luca Zaia presidente Regione Veneto


Il saluto di Antonio Pastorello, Presidente Provincia di Verona

Per questi motivi, in questi anni, la “500 Miglia Touring” si è radicata nel cuore di molti, anche nel mio. Noi amministratori dobbiamo essere grati a iniziative come questa, che valorizzano tutto il territorio e che permettono di mettere in mostra le bellezze e le suggestioni, le tradizioni popolari e le tipiche eccellenze enogastronomiche.

Accogliamo sempre con grande entusiasmo una manifestazione come la 500 Miglia Touring, giunta quest’anno all’importante traguardo della XIX edizione. Ogni anno, per tre giorni, questa grande sfilata di auto e moto d’epoca riesce a coinvolgere un numero sempre crescente di partecipanti e appassionati. Lontana dai toni competitivi che caratterizzano altre manifestazioni motoristiche, la 500 Miglia ha da sempre privilegiato il puro gusto del piacere sportivo e la scoperta di veicoli che hanno fatto la storia del nostro tempo e di territori sempre unici e indescrivibili.

La Provincia è orgogliosa di patrocinare un evento che si pone l’obiettivo di promuovere un turismo sano e attento agli scorci, noti e meno noti, di tutti i luoghi che attraversa. Un augurio, dunque, di lunga vita e grande successo alla 500 Miglia Touring e un ringraziamento a chi ha reso possibile che la manifestazione divenisse un prestigioso appuntamento e punto di riferimento per tutto il mondo motoristico italiano. Scaldate i motori, buon divertimento. Antonio Pastorello Presidente Provincia di Verona


VERONA

VERONA La città scaligera, nota come luogo della tragedia di Romeo e Giulietta, è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO: Verona è un chiaro esempio di città che si è sviluppata progressivamente e ininterrottamente durante duemila anni, integrando elementi artistici di altissima qualità dei diversi periodi che si sono succeduti. La città sorge lungo le rive del fiume Adige, anticamente era un punto nodale di tutti i sistemi di trasporto terrestre e acquatico dell’Italia nord-orientale. Ancora oggi Verona costituisce un importante nodo geografico - stradale, ferroviario e autostradale. L’Adige oggi scorre a Verona all’interno di possenti muraglioni, argini costruiti dopo la terribile alluvione del 1882, per proteggere la città da altre piene: fino a tempi relativamente recenti Verona era una città particolarmente legata al suo

fiume, per via delle numerose attività commerciali e industriali che la sua notevole portata consentiva di svolgere. Caratteristici erano i mulini, costruiti su di una piattaforma o pontone galleggiante, in modo da potersi adattare al variare del livello delle acque. Sul pontone si trovavano la ruota a pale e un capanno di legno che ospitava la macina, mentre un ponticello li collegava alla riva. Durante il periodo repubblicano Verona si sviluppò e la sua economia crebbe: in questo periodo la città cominciò a ingrandirsi e ammodernarsi. Sotto l’imperatore Vespasiano la città raggiunse l’apice della ricchezza e dello splendore: l’ultima grande opera, nel I secolo, fu l’Arena, costruita poiché la città, che aveva ormai superato i 25.000 abitanti, aveva bisogno di un grande edificio per permettere a tutti gli abitanti di assistere agli spettacoli.


Il saluto di Flavio Tosi, Sindaco di Verona

Verona è città d’arte, storia e cultura antichissima. Conosciuta nel mondo come la “città dell’amore” per la romantica storia di Romeo e Giulietta, è nota anche per la grande tradizione dell’opera lirica in Arena e per la stagione estiva di prosa al Teatro Romano. Proclamata dall’Unesco “Città patrimonio storico e culturale dell’umanità”, Verona è al quarto posto fra le città d’arte italiane più visitate. Alle centinaia di migliaia di turisti presenti ogni anno, offre straordinari percorsi culturali e artistici a testimonianza dei

suoi duemila anni di storia, rappresentati in monumenti, musei, siti archeologici, piazze e palazzi, oltre ad un’ampia offerta di negozi, ristoranti e attività commerciali presenti all’interno delle mura magistrali. Anche il contesto naturalistico in cui la città è inserita - con i suggestivi scenari del Lago di Garda e delle montagne che la circondano – contribuisce ad ampliare la proposta turistica di Verona. Completano l’offerta culturale della città i numerosi eventi nei diversi periodi dell’anno, che raggiungono il culmine nel periodo estivo, con più di duecento serate di spettacoli in Arena dedicate, oltre allo straordinario Festival Lirico e ai suggestivi balletti, a concerti di musica leggera e rock con star internazionali, che attirano spettatori da tutta Europa. Flavio Tosi Sindaco di Verona


Il saluto di Achille Variati, Presidente Provincia di Vicenza

Dobbiamo essere tutti squadra, ognuno facendo la propria parte. Anche questo è un modo per essere Comunità, per esserci da Comunità. E la nostalgia che queste auto bellissime ancora suscitano in tutti noi deve diventare speranza.

Saluto i partecipanti della “500 Miglia Touring 2017” che anche quest’anno raggiungeranno Vicenza ed il suo territorio per questa iniziativa che è diventata oramai una tradizionale scollinata tra paesaggi bellissimi. Primavera e vecchi motori: il binomio può sembrare contrastante, in realtà l’armonia è data da1 tempo che passa mantenendo intatti i profumi della vita che si rinnova e gli odori della nostalgia.

Loro lo sono, visto che hanno superato egregiamente tutte le sfide, temporali, meteorologiche ed economiche cui sono state sottoposte. Visto che sono diventate radici ormai. Aspetterò anch’io il passaggio nel nostro Vicentino bellissimo ed ospitale della Vostra carovana. Sono certo che non sarò da solo a condividere il piacere dei ricordi. Achille Variati Presidente provincia di Vicenza


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LONIGO

LONIGO

Il territorio del Comune di Lonigo fu abitato, fin dalla preistoria, da genti paleovenete. Nel II secolo a.C. popolazioni venete in parte romanizzate, probabilmente, frequentarono questi luoghi, mentre, sempre nello stesso periodo, è certa la presenza di coloni romani. Quando, alla fine del IX secolo, a causa delle prime scorrerie degli Ungari, l’abitato tra Santa Marina e San Tomà fu distrutto, parte della popolazione si rifugiò a Bagnolo e parte si insediò nel centro di Lonigo, dove fu costruita una fortificazione nei pressi di dove oggi sorgono il duomo e Villa Mugna; forse, però, era qualcosa di più di una semplice barriera a protezione della chiesa e degli inermi, ma un vero e proprio castello costruito per i Malacappella. Nel X secolo per la prima volta, viene utilizzato il nome di Lonigo (nella forma latina “Leunicus”) in un atto notarile rogato a Verona il 2 novembre 926. Negli anni successivi compaiono in atti notarili,

notizie di compravendite di terreni avvenute “in Leunigus” o di persone residenti in “Leunigus” o in “castro Leunico”. Sotto il governo della Serenissima, Lonigo - premiata per la sua fedeltà- fu una Podestaria autonoma, privilegio condiviso nel vicentino con la sola città murata di Marostica. Questo benevolo trattamento che Venezia riservava ai Leoniceni causò però un profondo attrito con Vicenza, che vedeva compromessa la propria autorità. Sotto il governo Austriaco, Lonigo conobbe un periodo di notevole prosperità e nel 1833 fu insignita da S.M. Apostolica l’Imperatore d’Austria Francesco I del titolo di Città. L’Ottocento fu il secolo di maggior splendore economico per Lonigo; sotto la spinta del Principe Giovanelli e delle più importanti famiglie, si affermò l’industria, in particolare quella della seta che, accanto alla ricca agricoltura, fecero di Lonigo la piccola capitale del Basso Vicentino.

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VICENZA

VICENZA

Gli studiosi sono concordi nel ritenere che il primo insediamento, alla confluenza dei fiumi Astico (poi Bacchiglione) e Retrone, sia originato da popolazioni paleovenete che in precedenza vivevano sui Colli Berici e nella valle del Lago di Fimon, almeno a partire dal VI secolo a.C. Mai asserviti dai popoli circostanti, di cui pure subirono l’influenza culturale, nel II secolo a.C. entrarono nell’orbita di Roma e ottennero la cittadinanza romana nel 49 a.C. Completamente ridisegnata in quegli anni nel suo impianto urbanistico, ancora molto evidente, e dotata delle prime mura, durante il primo periodo imperiale, la città prosperò: lo attestano i resti del Teatro Berga, dei ponti (demoliti ma documentati a fine Ottocento), dell’acquedotto in frazione Lobbia, del Foro sotto Palazzo Trissino e di domus patrizie sotto la piazza del Duomo, con un criptoportico romano ben conservato, scoperto dopo i bombardamenti avvenuti nella città durante la Seconda guerra mondiale.

Il cristianesimo si è diffuso in Vicenza probabilmente verso la fine del III secolo. Alla fine del IV o agli inizi del V secolo risale la costruzione sia di una basilica fuori dalle mura, dedicata ai santi Felice e Fortunato, sia di una chiesa cittadina che diverrà poi la cattedrale. Nel 568 fu occupata dai Longobardi e subito eretta a sede ducale. Durante il Medioevo a Vicenza trovarono sede molti benedettini che si occuparono, tra l’altro, della bonifica del territorio. La seconda guerra mondiale colpì anche la città, che fu gravemente danneggiata dai bombardamenti alleati: iniziati la notte di Natale del 1943 i proseguirono fino alla primavera del 1945. Il 2 aprile del 1944 vengono distrutti il Teatro Verdi, il Teatro Eretenio e l’Auditorium Canneti. Viene miracolosamente salvato il Teatro Olimpico.Tra il 17 e il 18 novembre 1944 gli alleati decidono di colpire l’Aeroporto di Vicenza: i morti saranno più di 500 solo in quelle giornate.


CITTADELLA

CITTADELLA Benché la fondazione di Cittadella sia piuttosto tarda (XIII secolo), il suo territorio ha una storia ben più antica.Mancano le testimonianze di una frequentazione paleoveneta, ma assai evidenti sono le tracce lasciate dagli Antichi Romani che occuparono il Veneto sul finire del III secolo a.C. Al148 a.C. risale la fondazione della via Postumia, importante arteria che collegava Aquileia a Genova percorrendo tutto il Norditalia. Dopo la caduta dell’Impero Romano il territorio di Cittadella seguì le sorti di gran parte del Norditalia passando al Regno dei Longobardi.Al VI secolo viene fatta risalire la costruzione della pieve di San Donato, che fu il principale luogo di culto della zona prima della consacrazione del duomo. Nel 1406, al termine della cosiddetta guerra di Padova, Cittadella entra nell’orbita della Serenissima.

Dopo la caduta della Serenissima, anche Cittadella attraversa un periodo di incertezza amministrativa, passando dai Francesi agli Austriaci e di nuovo ai Francesi; dapprima compresa nel dipartimento del Bacchiglione e poi nella provincia di Vicenza, tornò padovana durante il Regno Lombardo-Veneto.La dominazione austriaca termina nel 1866, anno in cui venne annessa al Regno d’Italia. La cerchia murata che circonda Cittadella ha forma di ellisse irregolare e con l’abitato costituisce un complesso organico del più alto interesse storico, non solo per gli studi sui castelli ma anche per quelli di urbanistica. Lo spazio interno che le mura delimitano è ordinato da due traverse che raccordano le quattro porte con il centro, dividendo l’abitato in quartieri, a loro volta suddivisi a scacchiera dalle caratteristiche stradelle.


CASTELFRANCO VENETO

CASTELFRANCO VENETO L’insediamento murario di Castelfranco fu fondato tra il 1195 ed il 1199 quando il Comune di Treviso, da poco formatosi, sentì la necessità di presidiare il confine con le rivali Padova e Vicenza, in un’area dove il fiume Muson rappresentava l’unica effimera demarcazione naturale.

Il luogo prescelto era posto in una posizione strategica: un terrapieno preesistente sulla sponda orientale del corso d’acqua, prossimo alla confluenza tra le vie Postumia e Aurelia e in posizione centrale tra i fortilizi signorili di Castello di Godego e Treville e vescovili di Salvatronda, Riese e Resana. I lavori furono diretti dal conte Schenella di Collalto, che v’impiegò circa cinquecento maestri muratori e mille «guastatori» (manovali). In un decennio la costruzione poteva dirsi completa: attorno alle mura del castello fu scavato un fossato nel quale vennero deviate le acque di due immissari del Muson: l’Avenale ed il Musonello.

Eretto il castello, il Comune di Treviso vi mandò una colonia di cento famiglie di uomini liberi, alle quali furono concessi poderi e case esenti da imposte e gravami, da cui il toponimo Castelfrancho: castello, per l’appunto, “libero” dalle imposte. Ne derivò la peculiare composizione della popolazione castellana, la cui gran maggioranza non era formata da soldati, ma da liberi cittadini. Gli spazi interni, tuttavia, non furono organizzati secondo un tipico impianto urbano: non esisteva una vera e propria piazza e gli edifici più importanti si distribuivano lungo la strada principale se non addirittura arretrati, come nel caso della chiesa l’ufficio contabile e l’infermeria. Dopo la caduta di Venezia nel 1797, anche Castelfranco passò dai francesi agli austriaci e viceversa, sino a divenire definitivamente austriaca nel 1814. La dominazione austriaca cessò il 15 luglio 1866, con l’annessione del Veneto al Regno d’Italia.


Il saluto di Stefano Marcon, Presidente della Provincia di Treviso e Sindaco di Castelfranco Veneto

mune che al passaggio si ferma per ammirare questi capolavori su quattro ruote. Un evento che al contempo permette di promuovere le bellezze del nostro Territorio offrendo occasioni di visita e promozione.

Abbiamo colto con vivo piacere la richiesta di patrocinio per il passaggio nel 19ª edizione della 500 Miglia Touring. Una bella manifestazione capace di gravitare l’attenzione dei tanti appassionati di auto storiche ma anche della gente co-

A nome dell’intera Amministrazione comunale, auguro agli organizzatori ed ai partecipanti la migliore riuscita con la speranza che possano conservare il miglior ricordo della nostra Castelfranco Veneto.

Stefano Marcon Presidente della Provincia di Treviso e Sindaco di Castelfranco Veneto


Passione e Territorio


ASOLO

ASOLO La favorevole posizione e la felicità del clima fecero di Asolo un centro abitato fin dall’epoca preistorica, e in seguito un importante insediamento dei Veneti. Acelum, l’Asolo Romana attraversò un periodo di grande crescita: la città, che divenne anche municipium, si sviluppò soprattutto tra I sec. a.C. e I sec. d.C. Resti e reperti archeologici – raccolti in un’apposita sezione del Museo civico – documentano la presenza di Terme, di un Acquedotto, un Foro e un Teatro a testimonianza dell’importanza di Asolo in epoca romana. Antichissimo centro cristiano, già nel VI sec. ebbe un vescovo e mantenne la sede episcopale fino al 969 quando divenne feudo del vescovado di Treviso. A periodi alterni tra XI e XIV sec. conobbe l’egemonia di diverse potenti famiglie (Tempesta, Ezzelini, da Camino, Scaligeri, Carraresi) e, infine, di Venezia. A partire dalla fine del ’300 con la dominazione veneziana, la città entrò in una fase di grande splendore: nel 1489 Venezia investì della Signoria di Asolo Caterina Cornaro, ex regina di Cipro, che diede

vita ad una sfarzosa corte rinascimentale di artisti, letterati e poeti, lasciando un’indelebile impronta nell’arte e nell’ideale stesso della città. Venezia diede ad Asolo un importante riassetto urbano e la legò a sé e alla propria aristocrazia in maniera imprescindibile fino alla caduta della Serenissima. “Asolo è Venezia e Venezia è Asolo” si dice da queste parti, a sottolineare un’affinità di atmosfera che si manifesta nell’architettura come nello spirito. Nel 1797 vi fece il suo ingresso Napoleone. Nell’Ottocento con la dominazione austriaca Asolo fu interessata da riforme delle istituzioni civili e da un programma di opere pubbliche, come ad esempio la ristrutturazione del teatro Duse. Infine nel 1866 entrò a far parte del Regno d’Italia. Curioso scrigno dei fatti della storia asolana del XIX sec. è l’antico orologio a pendolo nascosto dietro il bancone di un’enoteca in via Browning, in prossimità del Teatro dei Rinnovati: qui vi sono annotate le date della storia cittadina a partire dagli inizi dell’Ottocento.


VALDOBBIADENE

VALDOBBIADENE L’origine dell’insediamento umano nel territorio dell’odierna Valdobbiadene risale a circa quarantamila anni fa: sono stati infatti rinvenuti numerosi manufatti che attestano una continuativa presenza umana dall’età musteriana all’età del bronzo ma, per trovare documenti collocabili storicamente, dobbiamo attendere l’anno 1116, quando l’Imperatore Enrico V, arrivato a Treviso per risolvere le solite controversie delle comunità cittadine e rurali, ricevette in udienza straordinaria i rappresentanti “notabili” del territorio e ne definì in via permanente i confini. Il paese viene percorso da lotte continue e, circa quarant’anni più tardi, passa in soggezione a Treviso fino alla data del 1178, dopo la quale viene occupato dagli Ezzelini fino al 1260, quando torna sotto la giurisdizione di Treviso. Percorso costantemente da lotte e depredazioni, intorno alla metà del XIV secolo cade sotto la dominazione veneziana: si pose così fine alla feudalità e, pur nel rispetto del potere politico della Serenissima, Valdobbiade-

ne, divisa nelle sue quindici comunità rurali (cd. “Regole”), ottiene una parvenza di autonomia con l’autogoverno dei Merighi, uomini democraticamente eletti in seno ai capi-famiglia. Con l’arrivo di Napoleone e poi, con la dominazione austriaca, le Regole spariscono e sorgono i Comuni, prima tre, poi due: Valdobbiadene, San Pietro di Barbozza e Bigolino, che sopravvive solo qualche anno (più tardi anche San Pietro di Barbozza verrà inglobato nel Comune di Valdobbiadene). La borghesia nascente fatta di mercanti, notai, proprietari terrieri che hanno acquisito le terre della nobiltà veneziana e che hanno nelle mani il potere politico, abbelliscono la piazza di palazzi. Si sviluppa l’industria serica, ad opera della famiglia Piva. Durante la I guerra mondiale il territorio è bersaglio di pesanti bombardamenti e viene evacuato. Con il ritorno e la ricostruzione si sviluppa la coltivazione vitivinicola, fino ai successi degli giorni odierni.


LA STRADA DEL PROSECCO

la

STRADA del PROSECCO

Le colline del Prosecco Superiore Docg si snodano, nell’alta Marca trevigiana, a poco più di un’ora da Venezia, lungo l’anfiteatro naturale che si apre tra Conegliano e Valdobbiadene, a nord della provincia di Treviso. Mentre non lontano già si preannunciano le imponenti Dolomiti venete, si apre per il visitatore che giunge dalla pianura, uno scenario ambientale del tutto nuovo, suggestivo e dai forti tratti distintivi, fatto di versanti ripidi alternati a dolci declivi, su cui domina incontrastato il reticolo infinito dei vigneti. In queste terre, lembo fortunato della ‘Marca gioiosa et amorosa’ tutto profuma di vino e di sapori buoni, di una cultura enoica secolare che ha disegnato in profondità il paesaggio e l’animo di un’ area tra le più incantevoli d’ Italia. La gente di qui ama le proprie radici, ha mantenuto il gusto delle tradizioni ed il piacere dell’ospitalità e dell’incontro, insieme a quello per il cibo ed i prodotti tipici. E’ un territorio ricco di fascino, di suggestioni ed attrattive storiche ed artistiche, di sorprese e proposte, spesso inaspettate, e quasi custodite perchè preziose, nelle vallate o tra le tante borgate e paesi dis-

seminati qua e là, e nei quali è piacevole smarrirsi alla ricerca delle tracce millenarie della presenza dell’uomo e della cultura forte delle genti. E Il modo migliore per farlo è quello di farsi guidare dalla Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene, la più antica arteria enologica italiana, inaugurata il 10 settembre 1966, che oggi conduce il visitatore attraverso un percorso ad anello. A questo sono affiancati altri tre percorsi tematici che portano alla scoperta delle tante attrattive storico-artistiche dell’area e dei cru più prestigiosi. Queste sono terre di castelli antichi, di ville aristocratiche, di remoti monumenti, di edifici sacri e di antiche sorgenti termali. Conegliano, Pieve di Soligo, Valdobbiadene, Vittorio Veneto rappresentano ciascuna un piccolo scrigno di tesori naturali, artistici e architettonici da scoprire sapendo cogliere i ritmi intimi di un territorio del benessere che sa ancora pulsare a misura d’uomo e di natura. E intanto, attorno, le viti, con pazienza secolare, aspettano l’incontro col sole ed assistono all’alternarsi solenne delle stagioni, dei colori, dei sapori.


Passione e Territorio


Il saluto di Daniela Larese Filon, presidente provincia di Belluno

Una manifestazione sportiva non competitiva di considerevole spessore che non può che far bene al nostro territorio anche e soprattutto da un punto di vista turistico ed economico. Oltre a portare sulle nostre strade le più belle auto d’epoca, permetterà a chi vi partecipa e al loro seguito di scoprire la bellezza dei nostri paesaggi e gustare i sapori della nostra cucina tipica.

E’ con piacere che porto il saluto di tutta l’Amministrazione provinciale ai partecipanti e agli organizzatori della XIX edizione della 500 miglia Touring che quest’anno passerà per la nostra provincia toccando Cortina d’Ampezzo e tutti i centri più o meno grandi che, salendo dal trevigiano, si trovano a ridosso della via.

Ringrazio, quindi, tutti gli organizzatori della 500 miglia Touring per questa grande opportunità offerta al nostro territorio ed auguro a tutti gli iscritti e ai loro accompagnatori di poter vivere un’intensa ed emozionante esperienza tra le montagna più belle del mondo conservandone un bel ricordo anche nel futuro. Daniela Larese Filon, presidente provincia di Belluno


BELLUNO

BELLUNO Già nel V secolo a.C. Veneti e Celti si insediarono nella zona che ora è Belluno. Sono stati loro che hanno dato alla città il suo attuale nome: belo-donum, che significa “collina splendente”. Nel II secolo a.C. i Romani ne fecero una città dell’Impero Romano, chiamata Bellunum. Con la fine dell’Impero Romano, anche Belluno fu invasa da Teutoni, Longobardi e infine Carolingi. La città raggiunse la sua massima estensione nel X secolo, quando riuscì ad inserire anche Bassano e Jesolo nella propria provincia. L’espansione, però, fu di breve durata – Belluno cadde vittima dei suoi vicini veneti in espansione. Nel 1249 Ezzelino da Romano da Padova conquistò la città; poi cadde nelle mani dei Scaligeri di Verona. Nel 1404 Belluno si unì a Venezia. Belluno approfittò, come del resto anche le limitrofe città del Veneto, della protezione da parte di Venezia, finché nel 1797

le truppe francesi invasero la città. Nel primo Regno d’Italia nel 1806, Belluno è stata innalzata al rango di capoluogo del Dipartimento del Piave. Con la sconfitta di Napoleone, Belluno fu integrata nella Lombardia-Veneto e governata da quel momento in poi dagli Austriaci. Nonostante il forte movimento indipendentista, Belluno decise di aderire insieme con il Veneto al Regno d’Italia nel 1866. I suoi confini attuali furono conferiti alla provincia dopo la prima guerra mondiale. Dopo l’annessione dell’Alto Adige e del Trentino all’Italia, la parte sud-orientale delle due regioni, tra cui Cortina d’Ampezzo, fu assegnata a Belluno. La provincia divenne tristemente nota a causa di un disastro nel 1963, quando il lago artificiale del Vajont straripò, distruggendo completamente diversi villaggi nella valle.


VITTORIO VENETO

VITTORIO VENETO Alle pendici delle Prealpi Trevigiane, protetta da dolci colline e solcata dalle tranquille acque del fiume Meschio sorge Vittorio Veneto. In passato esistevano i due centri abitati di Ceneda e Serravalle, che nonostante siano vicini tra loro, furono sin dalle origini nettamente divisi e a volte persino contrastanti. Solamente nel 1866, quando il Veneto entrò a far parte del Regno d’Italia, i due comuni si unirono chiamandosi Vittorio, in onore del Re Vittorio Emanuele II. Il 22 luglio 1923 Vittorio ottenne il rango di città e diventò Vittorio Veneto. La città è ricordata nei manuali di storia perché in queste zone, durante la Grande Guerra del ‘15-18, si risolse la battaglia finale durata dal 24 ottobre al 3 novembre 1918 che determinò lo sfacelo definitivo della linea nemica: il 30 ottobre le truppe italiane entrarono a Vittorio Veneto, occupata dagli austriaci in seguito alla disfatta di Caporetto, liberando la città. Vittorio Veneto, per il contegno nobile e fiero mantenuto durante l’invasione nemica, venne decorata nel 1919 con Croce al merito di guerra. Durante il secondo conflitto mondiale, sulle vicine montagne, operarono diverse formazioni partigiane che lottarono contro le truppe nazi-fasci-

ste occupanti. Alla fine della guerra alla popolazione venne conferita la Medaglia d’oro al Valor Militare. Nel 1866, in seguito all’unificazione dei due centri antichi diCeneda e Serravalle, si manifestò la volontà di dar vita ad un nuovo centro cittadino che fosse simbolo di unione tra le due città. Il progetto venne affidato all’architetto Giovanni De Min, che realizzò Piazza del Popolo e i nuovi giardini a metà circa dell’attuale Viale della Vittoria, un tempo chiamato Viale della Concordia. Al centro della piazza, secondo il gusto celebrativo del tempo, venne posta una statua del re Vittorio Emanuele II cui faceva riscontro, al centro dei giardini, un monumento in onore di Garibaldi. Nel 1936 per volere del podestà Camillo De Carlo, l’assetto risorgimentale della piazza venne modificato in quello attuale e le statue furono sostituite dalle fontane. Davanti al Municipio, all’estremità della piazza, sorge il Monumento ai Caduti realizzato negli anni ‘60 del XX sec. dallo scultore bellunese Augusto Murer e dall’architetto Franco Posocco


SANTA CROCE

SANTA CROCE Specchio d’acqua naturale che riflette i monti dell’Alpago e il Nevegal, il Lago di Santa Croce è il secondo bacino per ampiezza del Veneto. Alle porte della terra bellunese, per chi proviene dalla pianura veneta, le sponde del lago toccano i comuni di Farra d’Alpago, Puos d’Alpago e Ponte nelle Alpi. I paesi e i villaggi che popolano le rive conservano ancora esempi delle tipiche architetture di case a gradoni con coperture in lastre di pietra, paglia e cannette palustri. Nel tardo autunno e in primavera le sue acque si colorano di barche di pescatori richiamati dalla qualità e dall’abbondanza di carpe, lucci, cavedani, trote e pesce persico. Le strutture ricettive della zona soddisfano le più svariate esigenze: aree pic-nic, camping, alberghi, bed and breakfast e affittacamere, sino alla calorosa ospitalità della malga di montagna. Il bacino turistico del lago di S. Croce risulta di estremo interesse per tutti colo-

ro che desiderano abbinare la vacanza in montagna alla pratica sportiva: vela, windsurf e kitesurf, pesca sportiva, maneggi e l’indimenticabile esperienza di volo lanciandosi col parapendio dalla cima Dolada sull’Alpago. Tanti anche gli itinerari da percorrere a piedi, come quello che conduce sulla sponda settentrionale all’oasi naturalistica del lago di S. Croce con punti di osservazione per il birdwatching, o in mountain bike come il piacevole anello di otto km sulla sponda orientale. Tre comode spiagge accolgono gli amanti della vacanza in pieno relax. L’intera conca dell’Alpago offre inoltre numerose visite culturali tra cui il Museo di Storia Naturale a Chies d’Alpago. Nel Pian del Cansiglio si trovano invece i villaggi cimbri, il Giardino Botanico Alpino “G. Lorenzoni”, il Museo Ecologico Zanardo e il Museo Etnografico Cimbri “E. Servadei”.


CORTINA D’AMPEZZO

CORTINA D’AMPEZZO Cortina, in origine paese di allevatori, grazie alla sua posizione tranquilla e sicura in mezzo alle montagne si sviluppa e raggiunge ben presto i tremila abitanti che rimangono tali sino alla prima Guerra Mondiale. L’economia frattanto si era trasformata con lo sfruttamento delle foreste e il commercio del legname. Verso la metà del 1800 le ferrovie giunsero ai suoi confini portando nella conca i primi ricchi viaggiatori anglo-sassoni, tedeschi e russi alla scoperta delle sue bellissime montagne. La grande quantità di articoli sui giornali e le numerose guide presto pubblicate la fecero presto conoscere in tutto il mondo. Nacquero così anche i grandi alberghi e le prime strutture sportive e turistiche, trasformando Cortina d’Ampezzo nella vera capitale delle Dolomiti. Agli inizi del 1900 la pratica dello sci e degli altri sport sulla neve, posero le basi anche per la stagione invernale, che ha raggiunto il suo apice con la splendida organizzazione delle Olimpiadi Invernali del 1956. II conflitto mondiale del ‘15 - ‘18 fu, però, l’evento storico che più di ogni altro sconvolse il territorio, tanto che molti dei versanti dolomitici che circondano la Valle ampezzana ne portano ancora oggi i segni tangibili. Sulle montagne di Cortina d’Ampezzo

è stata scritta una parte importante della Prima Guerra Mondiale, un evento fondamentale nella storia d’Italia e d’Europa, che sancì la fine degli imperi e la nascita degli Stati - Nazione. Questo evento storico ha sconvolto il territorio ampezzano il quale, allo scoppio del conflitto, si trovava ancora sotto il potere asburgico. La posizione geografica di frontiera (prima Serenissima Repubblica, Impero Austro-Ungarico e successivamente Italia), ha permesso a Cortina d’Ampezzo di conservare il suo ricco patrimonio di tradizioni tramandate nel tempo. Esse si manifestano prima di tutto con l’ordine e il rigore che ne hanno regolato la crescita edilizia nel rispetto del territorio; ma poi con l’uso del costume femminile ricco di colori, con la consuetudine al dialetto ladino dalle dolci inflessioni e con l’amore per i fiori che abbelliscono tutte le abitazioni della conca. Oggi, la popolazione di Cortina è salita a circa 6000 abitanti e la sua economia si basa sul turismo estivo con una vasta gamma di sentieri per il trekking di ogni livello e passeggiate panoramiche in alta quota, il tutto in un ambiente unico e anche sul turismo invernale servito da attrezzature di prim’ordine e con l’offerta di centinaia di chilometri di piste da sci. Le varie attività artigianali ne completano l’economia.


Passione e Territorio


DOBBIACO

DOBBIACO I primi insediamenti a Dobbiaco risalgono approssimativamente alla tarda età del ferro, e probabilmente i primi abitanti della zona furono gli illiri. Le testimonianze storiche narrano di penetrazioni nel territorio, da occidente, da parte di tribù celtiche le quali col tempo si fusero con le popolazioni locali costituendo così il regno del Norico. Nel XV secolo a. C. il regno Norico fu conquistato dai Romani. Con la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel VII secolo, la Val Pusteria passò sotto il dominio di popoli germanici (Ostrogoti e Bavari). Nel VIII secolo i monaci di San Candido oltre alla costruzione della Chiesa Parrocchiale di Dobbiaco, fondarono piccoli villaggi autonomi. Il nome di “vicus” Duplago (da cui in seguito Dobbiaco) fu documentato per la prima volta nel 827. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale il periodo glorioso di Dobbiaco terminò. Seguirono anni tristi, gli uomini partirono per il fronte e molti paesini furono distrutti. Le Dolomiti diventarono un enorme teatro di guerra (al Monte Piano e sulla Croda Rossa si vedono ancora i segni della guerra). Con il trattato di Saint Germain (1919) il Tirolo fu diviso e l’Alto Adige passò all’Italia.

Durante il periodo fascista, soprattutto per l’operato di Ettore Tolomei, si attuò un’opera di italianizzazione all’interno della regione durante il quale fu proibito l’uso della lingua tedesca. Dal 1939 al 1945 alla popolazione altoatesina fu data l’opzione di rimanere in Italia o di emigrare. Molti emigrarono all’estero in Germania. Durante il secondo conflitto mondiale l’Alto Adige non fu più teatro della guerra tuttavia le tensioni tra altoatesini e italiani s’inasprirono. Iniziarono così i negoziati per migliorare il problema “Alto Adige”, anche in collaborazione con l’Austria.

La forza e l’amore verso le proprie origini fecero sì che la popolazione sudtirolese riuscisse a tener vive la lingua e le tradizioni e nel 1948 fu concesso lo Statuto di Autonomia al Trentino Alto Adige dal Governo Italiano. Questo statuto garantisce la sopravvivenza di lingua, cultura e storia ed è un importante esempio di convivenza socio-culturale riconosciuto a livello mondiale.


BRESSANONE

BRESSANONE Bressanone è il capoluogo storico, artistico, culturale, economico, sociale ed amministrativo del comprensorio Valle Isarco.

È la città più antica della Contea del Tirolo, infatti fu fondata nel 901, ben prima che fosse costituita la Contea. Situata in fondovalle a circa 560 m s.l.m., si trova alla confluenza della Rienza nell’Isarco. A est si trova le cime del Gruppo della Plose con il Monte Telegrafo (2.504 m s.l.m.), a ovest la Cima Cane (2.354 m

s.l.m.) e il Monte Pascolo (2.439 m s.l.m.).

Il toponimo è attestato per la prima volta nel 827 come Pressena, Prichsna e Brixina e deriva probabilmente dal termine celtico brik (“altura, sommità”, analogamente a Brixia o Brescia). La forma italiana attuale corrisponde a quella ladina Persenù e a quella veneta settentrionale Persenón.


Passione e Territorio


Il saluto di Arno Kompatscher, Presidente del Trentino Alto Adige e della Provincia di Bolzano re molto in quanto ad itinerari magnifici da attraversare. Il fatto che si tratti di una passeggiata offre la possibilità di percorrere il tragitto con la lentezza necessaria a gustare l’unicità del paesaggio, a percorrere ogni curva con calma ed attenzione e, sui rettilinei, a gettare uno sguardo ai laghi, alle montagne, alle città e ai borghi. La 500 miglia Touring è un appuntamento fisso per gli amanti delle auto d’epoca, ma non solo: la partecipazione infatti, da un paio di anni a questa parte, di alcune vetture moderne di alcuni marchi prestigiosi, che si accodano ai veicoli storici, ha aggiunto un tocco in più alla manifestazione che si rivolge così ad un pubblico più vasto. La 500 miglia è ormai maggiorenne e radicata nella passione degli amanti delle auto d’epoca. In questa nuova edizione, la 19esima, si riconferma un evento di rilievo per gli appassionati di vetture d’un tempo. Siamo felici che nell’edizione 2017 questa affascinante passeggiata transiti anche per le strade del Trentino Alto Adige, anche perché siamo convinti di poter offri-

Nel corso degli ultimi anni gli organizzatori si sono adoperati per rendere la 500 miglia touring sempre più attraente. Auguro loro di saper proseguire la strada tracciata e di continuare a puntare sul mix tra vetture d’epoca, paesaggi e conoscenza dei luoghi visitai, sempre all’insegna del gusto! Arno Kompatscher presidente Regione Trentino Alto Adige e provincia di Bolzano


Il saluto di Renzo Caramaschi, Sindaco di Bolzano

versando paesaggi mozzafiato alla scoperta delle bellezze artistiche ed enogastronomiche del nostro paese. Una corsa a bordo di veicoli storici... ma più che una corsa la 500 miglia touring è una passeggiata slow, un invito ad una una esplorazione del territorio dallo sfondo turistico-culturale, un’avventura dove il viaggio diventa la meta. Alla sua diciannovesima edizione la 500 miglia Touring è diventata uno degli eventi più attesi da tutti gli appassionati di veicoli d’epoca. Un tour da percorrere in auto d’altri tempi su strade secondarie, attra-

Ai partecipanti della 500 miglia touring, che anche quest’anno fanno tappa a Bolzano, auguro un caloroso benvenuto. Renzo Caramaschi Sindaco di Bolzano


Via S.Pellico, 50 Cologno al Serio (BG) www.fastoval.it info@fastoval.it Tel. +39.035.896323 Fax +39.035.898348


Bolzano, la porta delle Dolomiti Almeno tre buoni motivi per visitare Bolzano: Bolzano Bozen Card Conoscere la città e i dintorni in modo facile ed economico: ingresso gratuito ai musei bolzanini e a altri 80 musei dell’Alto Adige, partecipazione alle visite guidate organizzate dall’Azienda di Soggiorno, utilizzo gratuito di tutti i mezzi di trasporto integrato dell’Alto Adige e delle tre funivie di Bolzano. Cultura Fortezze, castelli e musei. Famosi in tutto il mondo sono il Museo Archeologico, il Museion e il MMM Firmian. Musica, ballo, teatro, film e gastronomia rispecchiano una città punto d’incontro di due culture – un vero connubio tra nord e sud. Impianti di risalita Tre funivie conducono in pochi minuti in alta quota (Colle, San Genesio, Renon) lasciando alle proprie spalle la città di Bolzano, terra dei vini Lagrein e S. Maddalena.

Azienda di Soggiorno e Turismo Bolzano Piazza Walther 8 39100 Bolzano Tel. 0471 307000 info@bolzano-bozen.it www.bolzano-bozen.it


Il saluto di Paolo Pavan, Presidente Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano È un onore per chi si occupa di turismo poter salutare i partecipanti al raduno della 500 Miglia 2017. Auguro a tutti i nostri ospiti, agli equipaggi e agli organizzatori un soggiorno piacevole nella nostra cittá, ricco di suggestioni e di impressioni. Auspico possano vivere Bolzano cogliendo il suo spirito, da sempre incontro di culture e di persone. Con viva cordialitá, Paolo Pavan Presidente Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano

© Luca Managlia

Piazza Flaminia, 7 25019 Sirmione (BS ) Italy Tel. + 39 030 990 58 11 info@hotelcatullo.it www.hotelcatullo.it


PASSO DELLA MENDOLA

PASSO DELLA MENDOLA Il passo della Mendola, è un valico alpino del Trentino Alto Adige sulla strada statale del Tonale e della Mendola. È una sella posta tra il monte Penegal e il monte Roen e situata su una catena montuosa, la Costiera della Mendola che a nord est strapiomba sulla valle dell’Adige e a sud ovest digrada dolcemente verso la val di Non.Il passo, posto al confine fra le province di Trento e Bolzano,mette in comunicazione l’alta val di Non, ed in particolare il centro di Cles, con Bolzano. Si trova pochi chilometri a sud del passo Palade, che collega Cles a Merano. Dal passo una strada di 3,9 km conduce al Penegal (1737 m) dal quale si gode di una vista a 360 gradi sulla valle dell’Adige, ed in particolare sulla città di Bolzano, e sui boschi dell’alta val di Non. Da passo Mendola si snodano numerosi percorsi come quello per il piccolo Penegal, il Toval, la cima dell’arciduca Eugenio, il Macaion o il Roen. Sul passo si trovano vari alberghi e ville. Il passo della Mendola è sede di un centro di cultura dell’Università cattolica del Sacro Cuore. Il passo della Mendola è raggiungibile da Caldaro tramite l’omonima funicolare, presso la cui stazione a monte si trova un belvedere sull’Oltradige e sulla Bassa Atesina.

Fino agli anni trenta giungeva al passo della Mendola il treno a scartamento ridotto dalla ferrovia dell’Alta Anaunia (Ferrovia Dermulo-Fondo-Mendola). Nel 1886 l’antico maso Mendelhof, per secoli proprietà dei conti Thun, venne trasformato in albergo e stazione termale. Il luogo divenne rapidamente una rinomata meta di villeggiatura molto amata dalla nobiltà di tutta Europa: Francesco Giuseppe I d’Asburgo, imperatore d’Austria, soggiornò alla Mendola nel 1903. L’imperatrice Elisabetta di Baviera (Sissi) lo scelse più volte per trascorrervi le vacanze. Tra gli altri personaggi celebri si ricordano lo scrittore Karl May, il premio Nobel Wilhelm Conrad Röntgen e il leader indiano Mahatma Gandhi. La prima guerra mondiale pose brutalmente fine alle attività della stazione termale. Nel secondo dopoguerra la strada della Mendola è stata teatro di diverse corse motociclistiche e automobilistiche, tra cui la cronoscalata Appiano-Mendola che per diversi anni fu inserita nel campionato nazionale cronoscalate automobilistiche. Le ultime tre edizioni della Mille Miglia (1958, 1959, 1961) transitarono dal Passo della Mendola


MOLVENO

MOLVENO Splendida località a 864 metri sulle rive dell’omonimo lago nelle cui acque si specchiano le guglie delle Dolomiti di Brenta. Molveno è una località dalle antiche tradizioni turistiche, dove la natura e il benessere sono un bene da sempre custodito ed offerto agli ospiti valorizzandone ogni aspetto: dal tipico centro storico chiuso al traffico alle passeggiate in riva al lago, al parco attrezzato, alla spiaggia e alla piscina olimpionica, tra attività sportive praticate nella natura e il piacere di un tuffo nel lago! Alle porte della catena centrale delle

Dolomiti di Brenta, le cui cime si specchiano nell’azzurro intenso delle acque cristalline del Lago di Molveno. Tutto intorno verdi distese di abeti e boschi di faggio rendono il panorama incantevole. Il Touring Club ha assegnato nel 2006 a Molveno la Bandiera Arancione, un marchio di qualità che certifica le piccole località dell’entroterra in base a rigorosi parametri non solo turistici, quali patrimonio storico, culturale ed ambientale di pregio, ma anche parametri di qualità, come l’accoglienza al turista.


SELLA GIUDICARIE Il Lago di Roncone si trova al centro dei paesi di Lardaro, Bondo, Breguzzo e Roncone stesso. Nei dintorni si possono compiere passeggiate, degustare i prodotti tipici della zona e scoprire le testimonianze della Grande Guerra e della tradizione rurale. Valle del Chiese, un luogo dove natura, memoria e sapori si fondono.

segui il tuo cuore...

visitchiese.it

Consorzio Turistico Valle del Chiese 0465 901217 - Pieve di Bono - Prezzo (TN)


VALLE DEL CHIESE

VALLE DEL CHIESE La Valle del Chiese si trova in Trentino, al confine con la Lombardia e accorpa 7 comuni e 14 borghi nei quali sopravvivono, intatti, i segni della civiltà rurale cullata nei secoli. Un mondo di luminosi prati, antichi alpeggi, fresche foreste, e poi montagne, torrenti e laghi. Questa valle trentina si estende dal lago d’Idro a lago di Roncone, lungo un percorso che si sviluppa da Storo - patria indiscussa della farina gialla - per poi toccare Borgo Chiese, passando per Valdaone nel Parco Naturale Adamello Brenta. Un luogo da vivere tutto l’anno, perché qui ogni stagione offre esperienze e suggestioni affascinanti, dove è possibile riappropriarsi del proprio tempo tra piccoli borghi storici, castelli, passeggiate e attività acquatiche. Valle del Chiese e natura. E’ questo il binomio che permette alla valle trentina attraversata dal fiume Chiese, di offrire un ampio ventaglio di opportunità a tutti coloro che amano la montagna, sia che si tratti delle cime innevate del Ghiacciaio dell’Adamello, teatro della guerra bianca in Trentino, che dei suoi laghi alpini tra cui il Lago d’Idro. Ad esprimere questo connubio di natura e scoperta è soprattutto la Valle di Daone con una fauna ed una flora rigogliosa.

Infine, il fiume Chiese e le tante cascate, oltre 140, che costellano l’intera vallata. La Valle del Chiese, ed in particolare le sue montagne, sono ancor oggi testimoni di uno dei suoi tratti distintivi: l’essere terra di confine. Tra gli episodi che più hanno accentuato questa sua caratteristica c’è sicuramente la Grande Guerra Adamellina: la Guerra bianca. Trentino Grande Guerra dunque con cimeli e reperti della prima Guerra mondiale, trincee, camminamenti, baracche e teleferiche che, ancorpiù in occasione del Centenario Grande Guerra, permettono di approfondire la grande guerra. Per vivere e conoscere a 360° la Valle del Chiese non si può non assaporare il gusto dei suoi prodotti tipici trentini: si va dalla farina gialla di Storo, con la quale si cucina la rinomata polenta di Storo, al salmerino alpino; dal radicchio dell’orso ai formaggi di malga. A custodire le bellezze e le storie che circondano la Valle del Chiese c’è l’Ecomuseo Valle del Chiese: un ente che lega il passato rurale di questa vallata, attraversata dal fiume Chiese, al suo “presente” proponendosi anche come un’ecomuseo della Grande Guerra.


LAGO D’IDRO

LAGO D’IDRO La meravigliosa posizione geografica del lago d’Idro, tra verdi montagne e pendii erbosi che declinano dolcemente a lambire le limpide acque, fa del lago d’Idro e dei suoi dintorni una delle località turistiche più suggestive della Lombardia e del Trentino. Il lago d’Idro è una meta di villeggiatura estiva, diversa e piena di stimolanti attrattive e svaghi. I centri che si affacciano sul lago d’Idro (Idro, Anfo, Ponte Caffaro e Baitoni), unitamente alla cordialità schietta ed ospitale degli abitanti, conservano nella loro secolare e spontanea architettura un vivo sapore di antico: viuzze sassose ed anguste, aviti balconi, vecchi portali e porticati. Salendo lungo il Clisi, passato il paese dei Sabini, degli Stoni e dei Vennoni, si giunge alle sponde del lago Eridio, abitato in antico dagli Edrani. Questi popoli, appartenenti a gruppi diversi, costituiscono un problema etnografico ancora insoluto, perché, per la penetrazione lenta e secolare dei Romani che li latinizzarono e del Cristianesimo che li convertì, restarono cancellati, e per sempre, usi, costumi, tradizioni, religione e lingua del luogo. I nomi di Sabini, di Stoni, di Vennoni e di Edrani, più che distinguere popoli diversi in una valle del resto abbastanza piccola,

vogliono indicare località diverse, abitate da un medesimo popolo, distribuito in vari villaggi. Tra essi c’è il nome antichissimo di “Ponte”, la prima contrada di Idro come si può leggere nell’epigrafe mortuaria della Pieve di Idro. La storia delle immigrazioni alpine parla dei Liguri come dei più antichi abitatori della Valle. Circa la derivazione della parola Idro, si deve ritenere che sia una metatesi dell’antico nome del lago: Eridio, come si legge sulla lapide dei Vosi di Ponte nella Pieve vecchia di Idro, ove sta scritto Edrani. Fino alla seconda guerra mondiale erano diffuse l’industria dei laterizi, della calce, dei legnami e del carbone da legna. I prodotti agricoli erano erba da prato, patate, frumento, castagne, frutta. La pesca fu sempre fonte di reddito. Verso il 1930 il lago subì, nella sua parte più meridionale, una profonda trasformazione con la costruzione di un canale artificiale e di una lunga galleria che porta l’acqua fino a Carpeneda di Vobarno, dove aziona una centrale idroelettrica. Un’altra galleria permette lo svaso del lago in deviazione a quello naturale del fiume, e l’acqua è utilizzata per l’irrigazione della pianura bresciana.


LODRINO

LODRINO Notizie storiche riguardanti il territorio dell’attuale Comune di Lodrino attestano la proprietà del Monastero benedettino di Bobbio (attuale provincia di Piacenza) sulle terre e sugli abitanti fin dall’età romano- barbarica. Successivamente, in età longobarda, si accrebbe il potere del Monastero bresciano di S. Salvatore, fondato da Ansa, moglie dell’ultimo re longobardo Desiderio, e di cui fu prima badessa Asberga (o Anselperga), figlia del re e sorella di Ermengarda, prima moglie di Carlo Magno. È verisimile quindi che in questo periodo le terre in questione passassero sotto il controllo del più vicino monastero bresciano. La prima menzione del comune risale all’estimo visconteo del 1385, che lo include nella ‘Quadra di Valle Trompia’, nucleo di aggregazione sovraterritoriale che permarrà anche durante la dominazione veneziana. Il territorio su cui sorge l’abitato di Lodrino è quello della valle dei torrenti Re

e Lembrio. Anche il paesaggio naturale si rivela per certi versi difforme da quello a cui ci ha abituati la Valle Trompia, e da taluni è stato accostato a quello delle Dolomiti. Il paragone, per quanto possa apparire azzardato, trova una sua motivazione non solo nel panorama maestoso e scosceso che le pareti rocciose offrono, ma anche nella loro composizione mineraria e nella loro storia geologica. Sembra infatti che questa valle laterale, orientata in direzione Ovest Est, sia geologicamente più antica rispetto al resto della Valle Trompia, e composta della stessa dolomia di cui sono costituite le più famose Dolomiti. Il nucleo abitato principale, a differenza della maggior parte dei centri valtriumplini, non sorge sul fondovalle ma sulle pareti più soleggiate, e questo ne condiziona la struttura più decentrata e sparsa e la maggior luminosità degli spazi, che fanno di Lodrino una meta ideale per un turismo all’insegna dello svago e del relax.


VAL TROMPIA

VAL TROMPIA La Valtrompia ha molte anime. L’anima verde, amata dagli gli escursionisti, che arrivano anche da lontano, alla ricerca di una natura ricca e incontaminata. I turisti arrivano anche d’inverno, quando la neve ammanta di bianco il Maniva, la montagna di casa dei bresciani, e chiude le strade verso la Valsabbia, verso Bagolino e Anfo, trasformandole in piste da sci.

L’altra anima della Valtrompia è la sua storia, strettamente collegata all’ escavazione e coltivazione delle miniere. La Valtrompia è infatti la Terra di metalli, metalli estratti per secoli dalle viscere delle montagne. Gli antichi romani qui venivano a cercare il ferro per armare le loro legioni e conquistare il mondo. In tempi più recenti si sono scoperti notevoli giacimenti di fluorite: una storia leggendaria, di fatica e di coraggio, di drammi umani e solidarietà fra famiglie, che è ora racchiusa nell’Agenzia Parco Minerario dell’Alta Valle Trompia. Entrando nella Miniera Marzoli di Pezzaze sembra di essere in un set cinematografico, dove, attraverso cunicoli e gallerie, si viaggia davvero indietro nel tempo. Un percorso museale del ferro porta, dalla Miniera Marzoli e dalla Miniera Sant’Aloisio, a visitare il forno fusorio di Tavernole sul Mella, le fucine di Sarezzo, le botteghe d’incisioni.

Dalla Valle partivano, cinque secoli fa, le armature per Carlo V, i pugnali per Francesco I, gli archibugi per tutti gli eserciti d’Europa. Ancora oggi è così, e i fucili da caccia, con le bascule cesellate in modo unico al mondo, fanno la gioia degli sceicchi del Medio Oriente. Sono armi famose e ricercate da appassionati e collezionisti, e portano nel mondo il nome degli artigiani della Valtrompia. Alcune miniere di siderite, fluorite e galena furono attive, non molto tempo addietro, nella zona di Collio, Pezzaze e Bovegno. I monti calcarei, da cui si scavava il “medolo” con il quale si costruirono alcuni tra i più suggestivi monumenti della Brescia medievale, occupano l’area dello sbocco meridionale della Val Trompia. La Valle Trompia ospita, intorno ai mille metri di altezza, il faggio, l’abete rosso e bianco e il larice; salendo ancora troviamo il pino mugo, il rododendro, l’erica, il cardo e la stella alpina. La fauna della Valtrompia è varia e composita, troviamo volpi, faine, martore, tassi, marmotte, lepri delle nevi, ricci, scoiattoli, ghiri, moscardini. La Val Trompia ospita numerose varietà di volatili: il gheppio, la poiana, lo sparviero e il cuculo.


ph: Cesare Palazzo


1° equipaggio classificato TROFEO BRICCHETTI: GHEDA WALTER - PADERNO ADELE | ALFA ROMEO - GT JUNIOR 1300 SCALINO

2° equipaggio classificato TROFEO COLORIFICIO ASTRALE: CURRO’ GIUSEPPE - MALASPINA MARIA GABRIELLA | PORSCHE - 911 - CABRIO 3.2

HUGHES OWEN Da Dublino: Il partecipante arrivato da più lontano

PAOLO BRICCHETTI 9 anni: Il più giovane copilota della storia della 500 Miglia Touring SANDRO BONOMI 83 anni: Il partacipante più longevo della 500 Miglia Touring


I PREMIATI DEL 2016

3° equipaggio classificato TROFEO VALMON STAMPATI: GELMI ENRICO - ANDREOLETTI DAVIDE | LANCIA - DELTA INTEGRALE 16V

Coppa delle Dame TROFEO BOCCHI: PALLADINO ADONELLA - ZAMBANINI LISA | MG - B ROADSTER

I CUCCIOLI DELLA 500 MIGLIA I più piccoli partecipanti alla 500 Miglia Touring


RITA SIRAGUSA Rita Siragusa nasce a Brescia nel 1973. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico “V. Foppa” di Brescia, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 1995 è invitata al World Peace Arts Festival di Hiroshima. Con Absolut Siragusa partecipa ad Absolut Brera indetto da Absolut Vodka International Collection. Nel 1998 installa la scultura pubblica Virage Harmony in ferro nel “Parco della Scultura” di Viadana. Tiene la prima mostra personale “In equilibrio con forza tra smontaggio e rimontaggio” in Piazza dei Signori a Verona a cura di A. B. Del Guercio. Il castello di Vigevano ospita la scultura ”Intervista con il

ferro 2” a cura di F. Gualdoni. Nel 2001 Apollo scanner in bronzo entra nella collezione del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Castello di Masnago a Varese a cura di C. Ricci. La Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Lissone acquisisce una scultura in bronzo. Allestisce una mostra personale al Castello di Sartirana Lomellina. Nel 2002 la scultura monumentale in ferro Dorate barriere delle stelle nel parco pubblico “Torri Gemelle-11 Settembre 2001” a Brescia. “5 personali di scultura” espone a Palazzo Minucci Solaini di Volterra. Nel 2003 a Palazzo Bonoris di Brescia la mostra personale “Un certo incanto” a cura di Flaminio Gualdoni. Nel 2004 è invitata alla XIV Esposizione Quadriennale d’Arte “Anteprima 2003-2005” ospitata nel Palazzo della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino a cura di G. Simongini. Intervista con il ferro viene installata sul lungomare di Fano. Il Castello di Orzinuovi ospita la personale “Oltre il perimetro” a cura di Claudio Cerritelli . Nel 2006 colloca altre due sculture pubbliche: Senza chiave nel Parco Ranghiasci di Gubbio e Campo delle possibilità nel territorio del Comune di Caltavuturo. Viene consacrata la porta in bronzo per la Chiesa di San Fiorano di Brescia. Marco Goldin cura la mostra personale “Di una luce nell’ombra” al Grande Miglio in Castello a Brescia. La scultura Noi due viene collocata


Alla 500 Miglia Touring 2017 nel Parco del Castello di Brescia. Insieme a Ugo Nespolo espone i suoi gioielli a “Lifestyle” di Brescia a cura di R. Zelatore. La fine del secolo breve. “Scena aperta” a Villa Mazzotti Chiari a cura di M. Corradini. Due generazioni a confronto Istituto di Cultura Italiano a cura di G.M. Accame. Nel 2010 una mostra personale all’Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera e in contemporanea allo “Spazio Italia. Air Dolomiti” presso l’aeroporto. La scultura monumentale Traiettorie di luce viene collocata nella rotonda di San Martino della Battaglia. Nel 2011 ottiene il secondo premio al concorso indetto dall’Autostrada del Brennero per la rotatoria in uscita a Verona Nord espone a Palazzo Forti di Verona. 2014 “Memorie dal Sottosuolo” NuovaGalleriaMorone. Il silenzio e l’attesa per un’estetica dell’alterità

a cura di C. Muccioli, Convento dell’Annunciata Monte Orfano. 2015 Biennale di scultura a cura di V. Coen, Piazzola sul Brenta. 10 10 15 Resilienze e Subsidenze around the background. Fondazione Orestiadi Gibellina a cura di I. Bignotti e E. Fiammetta. Meccaniche delle Meraviglie Puegnago del Garda a cura di A.Morandi. Contexto-Area Contemporanea Edolo a cura di P. Sacchini. La sua produzione più recente comprende, oltre alle sculture monumentali, opere grafiche, gioielli e oggetti di design. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Brescia “SantaGiulia”, curando mostre e performance, installazioni site specific e interventi scultorei in spazi pubblici e istituzionali. Collabora con un laboratorio artistico nel reparto di Neuropsichiatria infantile presso Spedali Civili di Brescia. Vive e lavora tra Brescia e Milano


Alla 500 Miglia Touring 2017

DJ RINGO

L’energia del rock scorre potente nelle vene di Ringo. E’ uno dei volti più noti, una delle voci più amate del mondo delle radio. È l’anima di Virgin Radio. Competente, irriverente, nel suo background artistico racchiude in se tutte le sfumature del Rock’n’Roll. Dopo tanti anni in prima fila, è ancora uno dei punti di riferimento del rock in Italia. Tanto che, quando è nata Virgin Radio (2007) è stato chiamato per dare la direzione artistica all’emittente più innovativa del momento dove conduce il suo Revolver dal Lunedì al Venerdì dalle 14.00 alle 16.00 e Rock Party by Ringo on-air Sabato dalle 23.00 alle 03.00. Ma Ringo è incontenibile e non riesce a stare fermo. Quando non è a Virgin Radio lo potete trovare a sfrecciare in sella a una moto o leggere i suoi commenti sul mondo dei motori.


Alla 500 Miglia Touring 2017

RACHELE SANGIULIANO La carriera di Rachele Sangiuliano inizia nel 1996 nell’Ags Volley San Donà, giocando per la squadra giovanile in Serie C: nella stagione 1997-98 fa il suo esordio nella pallavolo professionistica, promossa in prima squadra, che prende parte al campionato di Serie A2; con la squadra veneta resta per cinque stagioni, vincendo la Coppa Italia di Serie A2 1999-00. In questo periodo fa parte delle nazionali giovanili italiane: nel 1998, con quella Under-19 vince la medaglia d’oro al campionato europeo; nel 2001 ottiene la prima convocazione nella nazionale maggiore italiana. Nella stagione 2001-02 passa all’Icot Forlì, sempre in serie cadetta, con la quale vince la Coppa Italia di categoria ed ottenendo la promozione nella massima divisione: nella stagione seguente, con lo stesso club, farà il suo esordio in Serie A1 e resterà legata alla squadra di Forlì, anche quando denominazione in Volley 2002 Forlì, fino al termine della stagione 2005-06. Nel 2002, con la nazionale italiana, vince la medaglia d’oro al campionato mondiale e nel 2003 partecipa al Coppa del Mondo, chiusa al quarto posto e sua ultima competizione in maglia azzurra. Nella stagione 2006-07 viene ingaggiata dal Volley Club Padova, in Serie A1, mentre nell’annata successiva torna in serie cadetta,

vestendo la maglia del Life Volley Milano. Torna nuovamente in Serie A1 con il Santeramo Sport, club per il quale gioca nella stagione 2008-09, mentre in quella successiva si trasferisce alla Spes Volley Conegliano, dove resta per due annate; nella stagione 2011-12 si trasferisce per la prima volta all’estero, in Francia, ingaggiata dall’ES Le Cannet, club che milita nella Ligue A: al termine del campionato decide di abbandonare l’attività agonistica.


Alfa Romeo - Spider Veloce 1982 Italia, San Pietro in Cariano - VR

Alfa Romeo - Spider 2000 1983 Germania, Monaco

Porsche 911 - Targa 1973 Italia, Desenzano del Garda - BS

Triumph - Spitfire 1500 1977 Italia, san Giuliano Milanese - MI

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Alcune auto della 500 Miglia Touring

Mini cooper - British - Open sport Pack 1996 Italia, Montichiari - BS

Mercedes Benz - 203 SL 1965 Italia, Rezzato - BS

Fiat - 500 1972

Volvo - PV 544 1960

Italia, Villa Carcina - BS

Italia, Pian Camuno - BS


Maserati - Merak 2000 GT 1980 Italia, Orvieto - TR

Rolls Royce Silver Cloud II 1961 Italia, Brescia

Fiat 124 Spider 1968 Italia, Viadana - MN

Fiat 500 L 1971 Italia, Brescia


Alcune auto della 500 Miglia Touring

Alfa Romeo Duetto Spider 1971 Italia, Bedizzole - BS

Porsche Italia

Alfa Romeo aerodinamica 1983 Italia

Fiat 1500, Cabriolet 1946 Italia


Maserati - Biturbo 1983 Italia, Pian Camuno - BS

Lancia Fulvia - 1300 1974 Italia, Ventimiglia - IM

Fiat - 124 Cabriolet USA 1980 Italia, Buccinasco - MI

Mercedes - SL 190 1958 Irlanda


Alcune auto della 500 Miglia Touring

Porsche - 911 Carrera RS 1990 Italia, Montichiari - BS

Mercedes Benz - 280 SL 1985 Italia, Montichiari - BS

Rolls Royce - Cabrio 2002 Arcole - VR

MG Sport 1500 1958 Italia, Castiglione delle Stiviere - MN


Lancia Fulvia HF 1970 Italia, Montichiari - BS

Morgan 4/4 1982 Italia, Brescia

Ferrari - 208 GTS 1985 Italia, Brescia

Porsche - 933 Cabrio 1995 Italia, Concesio - BS


Alfa Romeo - Giulietta Spider 1961

Merceds Benz - 190 1956 Italia, Alfianello - BS

Italia, Brescia

Mercedes Benz - 350 SL 1972 Italia, Nave - BS

Ford - SIerra Coswort 1989 Italia, Nave - BS


Alcune auto della 500 Miglia Touring

Jaguar - Daimler 1987 Italia, Capriolo - Bs

Chevrolet - Pick-up 3100 Chevy 1957 Italia, Rodengo Saiano - BS

Lancia - Delta Integrale 1989 Italia, Bagnolo Mella - BS

Porsche 911 Carrera 1994 Italia, Orvieto - TR


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500 Miglia Touring 2017  

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