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Il Viaggio – La Stampa Di Fabio Conte

«Ho deciso… Questa sera mio caro Stradlater riceverai una sonora punizione!», mormorò Holden. Holden era un ragazzo di sedici anni con dei brutti vizi. All’istituto Pencey, nonostante fosse uno studente modello e prendesse bei voti, al preside Thurmer non era per niente simpatico, anzi lo detestava. Holden era invidiato per la sua intelligenza, ma soprattutto perché era un marpione con le ragazze, peccato solo non avesse un buon rapporto con la doccia. Il preside sapeva di questa sua peculiarità e sapeva anche che sua figlia era stata una delle sue tante vittime. Come facessero le ragazze dell’istituto ad andare con uno come lui non si sa, l’unica risposta poteva essere data dal fatto che i suoi genitori erano ricchi. Era l’unico spavaldo sbruffone ad avere un Buick nera formato carrarmato. Auto molto invidiata dal preside stesso. La vita dentro Pencey a Holden stava parecchio stretta, addirittura biasimava l’intera Pennsylvania. Il suo sogno era New York, e quel viaggio doveva avverarsi quella notte di dicembre. Quella sera quasi tutto l’istituto Pencey stava guardando la partita di rugby e quel pallone gonfiato di Stradlater era in campo che scimmiottava tra un avversario e l’altro credendosi il migliore per via della sua mole. Si accaniva come un vichingo con i suoi compagni, quasi tutti non lo sopportavano, nemmeno Jane la sua ragazza. Però quella sera sugli spalti Jane non ci andò, decise che fu il momento di cambiare qualcosa, a cominciare da quel degenerato di Stradlater. Holden si mise il suo bel cappotto di lana grezza, abbracciò Ackley, l’amico di sempre nonché compagno di stanza. «Tieni Ack… Questo è per te!», disse Holden allungando un berretto rosso da cacciatore. «No, Hold… Non posso accettarlo… Tu ci tieni troppo…», Holden con la sua tipica irruenza, non gli lasciò finire la frase. «Ehi bello! Non c’ho mai tenuto a quel berretto, anzi lo detesto come tutta questa scuola, ma stasera tolgo le fette… Me ne vado, hai capito Ack?», rispose secco abbracciandolo. Holden prese le valigie, fuori stava cominciando a nevicare. Il viaggio verso New York sarebbe stato lungo e intenso. Guardò l’orologio, erano quasi le dieci di sera, ormai il secondo tempo della partita era iniziato, in


giro non c’era un’anima viva. Il pieno era stato fatto, le sigarette, le birre e qualche sandwich da mangiare c’erano. Mise in moto la Buick e accese il riscaldamento, in quel momento alla radio stavano trasmettendo una canzone di Robert Burns di cui ricorda vagamente il primo verso. «If a body catch a body coming through the rye…», canticchiò bisbigliando, uscendo dalla macchina. Ormai mancava davvero poco, Pencey, i professori sfigati e i compagni d’istituto, da domani sarebbero rimasti soltanto un vago ricordo. Si accese una sigaretta intanto che vide in lontananza arrivare una persona. «Ehi, pronto a partire?», mormorò Jane. «E tu sei pronta per New York?», domandò Holden mentre la baciò amabilmente. Salirono in macchina, Holden ingranò la prima e partirono per sempre.



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