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UNGHIE


INTRODUZIONE La genealogia fu inventata dal maestro del sospetto Nietzsche… sulla scia di Feuerbach che fa reggere l’uomo si piedi e non sulla testa; sulla scia di Marx che indica la struttura umana in quella materiale (il resto è solo sovrastruttura); sulla scia di freud; nonché su quella di Darwn e Einsten. Il risultato è sempre quello: tu non sei la migliore creazione di dio, non sei uno spirito intrappolato nel corpo, non sei eterno. La tua eternità, la tua spiritualità, il tuo dio, non sono altro che figli di una debolezza strutturale. Non solo altro che invenzioni. Perché nascono queste invenzioni? Ed ecco venir fuori che la legge morale (quella che qualcuno non riusciva a spiegarsi, eppure avvertiva che c’ere) altro non è che la più grande invenzione della massa per reprimere gli spiriti forti. Dalle mie parti, c’è la tradizione che al compleanno si tiri le orecchie al festeggiato un numero di volte pari agli anni compiti. Questo nasce dalla antica superstizione in base a cui chi ha le orecchie piccole campi poco. Ebbene, esteticamente, non c’è nulla di peggio di un paio di paraboliche al posto dell’apparato uditivo (non a caso, l’unico intervento di chirurgia estetica che l’ordinamento giuridico italiano permette in minore età è quello alle orecchie). Forse, questa vecchia superstizione nasce dallo spirito di rivalsa di chi possiede questo deficit. Essere nel post-moderno significa che qualsiasi cosa tu pensi o faccia, è stata già pensata e fatta da qualcun altro. Non che in epoche diverse non sia stato così, è solo che la zavorra di storia di cui la nostra civiltà non riesce a liberarsi è davvero troppo grande.


Ogni individuo prova a liberarsene, ogni individuo prova a sprigionare la propria volontà di potenza, di essere l’eguale a cui eternamente tutto ritorna. Illusione… illusione metafisica di chi ha impiegato la vita a distruggere questa. Il nostro “essere possibili” sarebbe forse annientato dalla forza di gravitazione della possibilità stessa che attrarrebbe l’intero essere a se stesso… Essenzialmente siamo persi in un deserto, avevamo una palma, ma c’è stata tolta, e ogni volta che ci sembra di poter afferrare una brocca d’acqua caduta dal cielo questa ci sfugge, sotto terra o oltre le nubi. Abbiamo una forbice, ma non possiamo azzardarci a pensare di poterla utilizzare come arma del suicidio. Altro non ci rimane che squagliarci sotto il sole cocente mentre impegniamo tutta la nostra vita a tagliarci le unghie. La genealogia della palma (più probabilmente la vite) e della acqua è stata già fatta, è forse tra le cose più utili che abbiamo nella zavorra della storia. Che genealogia ci resta? Teoricamente nessuna, dicevo prima, siamo nel “post-moderno”. In pratica però, non possiamo smettere di tagliarci le unghie. Non penso esista un tradizione metafisica, una antica leggenda, un exempla o un semplice verso poetico sull’unghia del dito medio che è scheggiata o particolarmente dura. Non esiste nemmeno una legge morale che vieti di tagliarla. Eppure l’unghia del dito medio c’è, e non possiamo resistere alla tentazione di giochicchiarci. Genealogia dell’unghia del dito medio? Prima di inventare il suo smascheramento bisogna inventare la sua maschera!


* La sigaretta spenta male e l’ultimo goccio di liquore sul fondo del bicchiere, la vecchia televisione del bar è accesa, il volume basse è un accordo di catarro e ninna nanna. Magari è domenica sera e il giorno dopo sai che la sveglia suonerà presto. Magari hai appena avuto una giornataccia. Sei stanco di parlare di te, e allora cominci ad allontanarti, ad astrarre. L’alcol è il miglior compagno delle astrazioni, ti scarrozza lui tra le vie della ragione, fin troppo spesso condizionata dal sentimento. Non te lo spieghi, non te lo vuoi spiegare, sai solo che sei li: tu, la tua voglia di non andare a dormire, e gli amici di sempre, o quelli di mai, comunque dei tipi, più o meno raccomandabili, che inizialmente cinici, decidono di farti compagnia in questo viaggio astratto. Le ultime gocce di liquore sul fondo del bicchiere, quelle che nessuno mai consuma sono le depositarie di un sapere modernamente arcaico. Una sapienza matematicamente profetica. Sono le chiacchierate, quelle stupide e non brille chiacchierate che si fanno al bar quando non si ha voglia di ritirarsi. Dialettiche ironico-maiuetiche… ingenuamente perfette!


NAIL ART Entrare in un negozio kiko è più o meno entrare come nella pasticceria di andy whorl. Tutti i dolci sono dai colori sgargianti e bellissimi, ma in fin dei conti è tutta plastica, quei dolci, per quanto belli siano, sono immangiabili. Semmai entrare dalla kiko è meglio, sai che gli smalti non si deglutiscono. La storiografia afferma che gli smalti erano usati già in civiltà antiche, tra cui gli egizi, che producevano tale decorazioni con gomma d’acacia, cera d’api e albume d’ovo, i colori erano ottenuti dai pigmenti naturali. Oggi uno smalto è prodotto con nitrocellulosa generalmente pentanitrica (C24H35(NO2)5O20), sciolta in solventi buoni (tipo acetato di butile) o cattivi (tipo il toluene [ C7H8], o il famigerato formaldeide [CH2O]). Per predisporre l’unghia allo smalto è necessario trattarla, generalmente con olio da cucina e limone. Poi si può applicare lo smalto: si da una prima mano di base trasparente, poi il colore che si preferisce, poi il top cout (stessa identica cosa dello smalto trasparente). Per rendere il tutto più sgargiante si possono aggiungere perle Swarovski o quant’altro. si può lavorare sulla forma dello smalto, nonché sulla forma dell’unghia stessa. Se non si vuole perdere la testa si può fare una colata di gel (‘na cosa simile alla colata lavica). Se la marsina azzurra e il panciotto giallo del Werther sono definiti alla stregua delle budella degli animali che servono per arrotolare le salsicce, gli abbellimenti per le unghie sono un di più, sono lo


specchio della consapevolezza che non c’è piÚ carne da agghindare, ma solo altre cellule.


DITALINO Lo chiamiamo ditalino, ma le dita non c’entrano affatto. La masturbazione femminile resta per i maschi il più grande mistero dell’umanità. al pari del big bang su questo fenomeno ci si può limitare solo a delle congetture. Si potrebbe pensare che come i maschietti anche le femminucce abbiano bisogno di fare del sesso con se stesse. E quindi per analogia la sega e il ditalino dovrebbero essere la stessa cosa. Oltre alla appena illustrata ipotesi analitica possiamo anche elencare quella metafisica. In base alla quale l’infinita differenza tra i generi porti ad una concezione della masturbazione totalmente equivoca. La donna-angelo, dei due Guido o dell’Alighieri è difficile immaginarla mentre se la “massaggia”. Queste congetture sono quanto di più maschilista possa esistere! Nella masturbazione femminile non c’è nulla di diverso rispetto a quella maschile. Lo chiamiamo ditalino, ma le dita non c’entrano affatto: Possiamo pensare all’introduzione delle dita nella vagina, come se fossero un fallo, ma forse immaginiamo questo per sentirci insostituibili, per immaginare che l’unico modo che ha la donna di godere è la penetrazione. In alcuni porno-lesbo, si usa un attrezzo chiamato strap-on, una cintura con un fallo attaccato sul davanti, in maniera tale che una delle due possa “fare il maschio”, in realtà lo strap-on è usato principalmente dalle coppie etero che vogliono


scambiarsi i ruoli (i segaioli che errano in eterno per youporn chiamano tale pratica Pegging) In realtà la stimolazione esterna può per molte donne risultare parecchio più piacevole, alle volte questa stimolazione può avvenire nel rapporto di coppia (i sessuologi che errano in eterno per lo scuole lo chiamano tale pratica petting), più spesso avviene nella beata solitudine della masturbazione! Masturbazione che avviene più con le dita con oggetti, ma non immaginatevi i vibratori, sono scomodi… sia le sculture a forma di cazzo reperibili nei sex shop, che quelli “clinic” e mastodontici reperibili in farmacia. Si utilizzando oggetti comodi, domestici, telecomandi, spazzole per capelli, cuscini. Niente penetrazione, solo massaggio. Niente pornostar. A limite una preadolescente brufolosa che sta scoprendo l’unicità del suo corpo femminile.


COUSCOUS I piatti, quelli in cui ogni sera poggi il cibo di cui andrai a nutrirti sono indispensabili alla nostra civiltà occidentale. Quel che c’è nel tuo piatto è tuo, solo tuo, tutto tuo, universalmente riconosciuto come tu. I patti sono ciò che rappresenta la proprietà privata a tavola. Che sia una cena solenne o un buffet di un happy hour, che siano piatti di ceramica, di porcellana, di vetro, se non fazzolettini adibiti a piatti, questi non mancheranno mai, e tutto ciò che andrà li dentro non potrà mai essere di qualcun altro se non attraverso un atto di donazione. Partecipare ad un buffet è spesso una sorta di disciplina sportiva,gli sposi, il cresimando o chi per lui, si serve per primo, dopodiché è sport: col suo scatto fulmino Antonio, l’amico di famiglia supera tutti e si butta sulle tartine al caviale, seguito immediatamente da nonna Rosa. Intanto Ciro, zia Maria e Zio Francesco si sono precipitati verso i piatti. Vincenzo, il cugino dello sposo è ancora fermo ai box, nonno Luciano l’ha preso col suo chiacchiericcio, un duro colpo per chi ambiva all’oro. Attenzione scatto fulmineo di Zio Salvatore,ha già riempito tre piatti e li ha portati a tavola, ed è in pole position per la frittura di pesce che uscirà tra poco. Si dalla regia ci dicono che Vincenzo si è appena liberato dal nonno, sarà però dura recuperare il ritardo accumulato. Il fatto è che questi atleti non lo fanno per ingordigia, generalmente sono quelli che dopo essersi affannati per portare il maggior numero di piatti alla propria tavola restano digiuni o, al massimo, si accontentano degli avanzi degli altri. Lo fanno per la gloria, lo fanno


per lo sport. Lo fanno perché una volta che il pasticcino è finito nel tuo piatto, il suo atto di proprietà è solo ed esclusivamente tuo. La statistica afferma che il 70% delle persone si ritengono insoddisfatte della quantità dei buffet. Un ristoratore per allestire un rinfresco calcola che ogni invitato mangi il 50% in più del suo fabbisogno. Le pattumiere dei ristoranti alla fine delle cerimonie sono piene (“è un peccato, ci sono i bambini del terzo mondo che lo desiderano” accentuerà nonna Rosa a fine serata) . Il piatto africano più famoso è il couscous, il primo documento che ne attesta l’esistenza è un ricettario del 1200. I chicchi (simili al riso), vengono fatti principalmente con semola orzo e miglio, una volta macinate e cotti al vapore li si arricchisce con pesce, carne o verdure. Si serve in un grande vassoio e si mette al centro della tavola. Ognuno ne mangia! Il corano specifica come: non con un dito, perché con un dito mangia solo il demonio; non con due, perché con due mangia solo il profeta; non con quattro o con cinque, perché con cinque mangia l’ingordo! Il couscous si mangia con le tre dita della mano destra, quelle capaci di raccogliere il quantitativo giusto di un boccone, un qualcosa che già nelle mani è un bolo. Il processo di digestione inizia direttamente quando si affondano le mani nel vassoio!


RICETTA PER CREARE UNA FILOSOFIA POST-MODERNA Buona parte dei cocktail si preparano sempre con le stesse tre bottiglie, gin, vodka, contreau. poi si aggiunge un quarto elemento, blue coraçao nel caso dell’angelo azzurro, rhum bianco nel caso del quattro bianchi, semplice coca cola nel caso del long Island... Come preparare una filosofia post-moderna? Utilizzare un bicchiere dal bellissimo design, ma anche abbastanza capiente… riempirlo di ghiaccio (tanto tanto ghiaccio), 1/3 di vodka (marx), 1/3 di gin (Nietzsche) 1/3 di contreau (freud), riempire il resto del bicchiere con un analcolico o con un liguore al di sotto del 20%. Il sapore dovrebbe essere pressoché questo: <<LE INFLUENZE DEL CAPITALISMO NELLLA PSICOLOGIA INDIVIDUALE La macchina capitalista, oggi più che nel passato, tende ad essere l’unico modo di produzione possibile… un capitalismo, quello attuale, che va continuamente ampliando i proprio confini, raggiungendo la dimensione artistica e sfondando la parete dell’io. Le conseguenze del capitalismo, grazie al concetti d’anti-modernità, sono ormai a tutti palesi… ma conseguenze ancor peggiori c’attendo, dato che solo nell’ultimo secolo questo modo di produzione sta incidendo, in maniera massiccia, sulla psiche. Processo messo per la prima volta in evidenza nel principio d’alienazione, ma al termine del quale l’intera percezione umana uscirà compromessa. Alle dure condizioni del lavoro materiale, l’uomo poteva evadere attraverso l’arte ma ora che anch’essa è parte integrante del sistema capitalista, l’individuo dove andrà a rifuggiarsi? Una possibile ipotesi vedrebbe come rifugio (ascesi


mistica) la dialettica filosofica (ontologico) e teologica. Il che è negativo in primis perché questi campi non sono immuni alla macchina capitalistica (sebbene rappresentino ancora gl’ultimi baluardi della libertà umana). Pur supponendo (per assurdo) immaginando che il capitalismo non penetri in questi ambiti, l’individuo sarebbe gualmente condannato, in quanto, l’espressione di se stessi e del proprio io avverrebbe in un campo che non appartiene autenticamente all’uomo, in quanto astratto e irreale (essendo questi una vaga illusione)>> Allungare il tutto con tanta acqua, e (fondamentale), servire con la convinzione di aver trovato il metodo per dare tutte le risposte alle domande dell’individuo nella società contemporanea.


Tratto dal mio Blog 15 NOVEMBRE 2006 ENNESIMA CAGATA… NO MAINFESTAZIONE… NO CAGATA E’ PIU’ APPROPRIATO ke dire, ciao raga. rieccomi ancora una volta punto a capo, incazzato nero a causa di coglioni che si definiscono idealisti, e con tanta voglia di cambiare le cose, ma poka speranza di riuscirci, forse c riuscirò, ma non oggi,purtroppo non oggi, oggi purtroppo è il giorno in cui i coglioni di cui sopra, hanno organizzato una manifestazione totalmente inutile (come al solito), oggi purtroppo è il giorno in cui 7 scuole superiori non sono entrate, e si sono riunite in un corteo, oggi purtroppo è il giorno in cui i giovani di torrer del greco dimostrano ancora una volta di ragionare con i piedi e non con la testa. come sapete io odio le citazioni, ma ora una mi sembra adatta "quando capisci che la vita è tutto uno scherzo, essere il comico è l’unica soluzione possibile" (alan moore). quindi cercherò di fare un commento come i soliti, quelli ke fino ad un po d tempo fa dominavano questo blog, insomma quelli demenziali, dato ke è un periodo ke sto blog sta diventando un po troppo serio. godetevelo… (o subitevelo, a seconda dei punti di vista). ciauz raga, come vi va la vidas, spero bene (nn è vero v odio crepate bastardi).ke dire di questi 10 giornio in cui nn ho cagato sto blog


,almeno siamo pari dato ke in questi 10 giorni nn l’avete cagato neppure voi,nn lasciate un commento nemmeno a farvelo pagare oro, in ogni caso, i giorni passano, (e quindi?) i giorni passano punto, nn so ke scrivere, quindi c s sente, un saluto e ricordate sempre w la figa… ed appunto per questo un saluto a coloro ke oggi so stati i migliori, cioè zazzaro e dario ke l’hanno votata (hanno preferito optare) a filone con le ragazze (filone=filo del perizoma di zazzaro?) (no filone=non entrare a scuola ed adoperare la mattinata generalmente a scopi ludici) (ludici=luridi=zozzosi)(no ludici=rilassanti,divertenti), bene raga continuate così,spero ke lo riusciate ad infilare(…prima o poi) w il dea figa, abasso (la w di sott n’coppe(sottosopra) sulla tastiera nn c’è quindi m tocca scrivere abbasso)i dii strunz, in particolare i coglioni del classico e dello scentifico, ma anke di tutte le altre scuole compresa la mia, i quali credono di concludere qualkosa, ma in realtà così facendo non concluderanno mai un cazzo,


Tratto dal mio Blog 26 AGOSTO 2008 NAZIONALISMI buonasera ragazzi… è tanto ke non scrivo su questo blog, questo è in pratica il primo intervento di agosto (interessante…) in questi giorni mi è capitato di leggere il discorso di ghandi. un discorso che mi ha lasciato non poco basito. innanzitutto, e su ciò concorda chiunque, vorrei ricordare la causa principale della prima e della seconda guerra mondiale, ovvero il nazionalismo, che sia dovuto a questioni economiche, politiche o culturali, il nazionalismo è una ideologia che tende ad imporre il proprio stato (se stessi) sugli altri. dal punto di vista culturale ghandi ha asserito "l’oriente deve conquistare l’occidente" una frase facilmente fraintendibile, per conquista dell’occidente egli intendeva, creare a questi l’opportunità di conoscere la cultura orientale, quindi non è nazionalismo, anzi è uno dei propositi più profondi che il mondo può porsi. ciò che mi ha lasciato perplesso è la parte del discorso inerente all’economia, dove ghandi, imputa al sistema occidentale le causa della povertà orientale… nulla di più sbagliato, l’occidente offre un modello liberale che per questioni politiche, l’oriente non avrebbe potuto accettare, questo almeno fino a qualche tempo fa.


ed oggi?! oggi i vari stati volgono ad accettare un mercato globale, che però buona parte delle masse tende a boigottare, e va a questo boigottaggio la colpa degli squilibri economici mondiali. il libero mercato globale è in grado di creare ricchezza laddove non ce n’è… e ciò è oggettivamente dimostrato dai fatti: la corea del sud ha accettato che l’occidente investisse nelle sue terre, ed ora sia il suo PIL che il suo ISU sono lievitati, ciò accadrebbe anche negli altri stati poveri, ma a causa dei no global questa rimane una utopia. da non tralasciare le vare possibilità di interconnessione culturale che il libero mercato globale potrebbe offrire, (ovvero la possibilità che l’occidente conosca e possa apprezzare la cultura orientale, e viceversa) ma i nemici dell’occidente ne sono tanti, e son forti, plaggano le menti dei popoli adoperando le religioni e gli ideali allo scopo di non far crescere il loro nemico (nonostante questa crescita possa essere un toccasana per l’intero pianeta), i no global sono disposti a raggiungere questo scopo anche al costo di lasciare i paesi poveri, nelle loro misere condizioni, addirittura sfruttandoli e sventolando le loro bandiere contro l’occidente, il no global nasce ineccepibilmente dal nazionalismo (nn esistono alre spiegazioni al rifiuto del libero mercato globale che ha sortito tanti effetti positivi ai paesi sia occidentali che, in minima parte, ai paesi orientali. per tornare a ghandi, culturamente è stato e sarà sempre un grande, ma economicamente è anch’egli un vero e proprio nazionalista, nazionalismo e propensione alle altre culture sno due


ideali diametralmente opposti, ghandi ha provato ad enunciarli congiuntamente maâ&#x20AC;Ś non si puo brandire la propria bandiera a mo di spada contro lâ&#x20AC;&#x2122;occidente e poi dire "fate battere i vostri cuori allâ&#x20AC;&#x2122;unisono".


Tratto dal mio Blog 5 NOVEMBRE 2006 LA RIVOLUZIONE bne, nei giorni precendenti, nel commento geni incompresi, trattavo di come, appunto questi geni incompresi, non accettassero gli altri gusti, bhe stasera c’è stata una frase ke probabilmente mi ha fatto finalmente capire il perchè di questo, il perchè di tanto attaccamento a gruppi obsoleti e onestamente non eccelsi, tecnicamente elevatissimi, ma complessivamente, non eccelsi (so ke nn la condividete ma è una mia libera opinione). comincio col descrivervi la mia serata, seratuccia tranquilla all’irish pub, bella compagnia gente tranquilla, per farla breve si arriva fuori all’irish pub, cn un cazzo di freddo, a discutere del + e del meno. si arriva a parlare con giulio nocera, ed ovviamente quandoi io sto vicino ad un comunista, soprattutto con quelli del genere di giulio nocera, non riesco a non parlare di politica e non riesco a non criticarlo. da un discorso politico abbastanza aperto si arriva a parlare di musica, e si ritorna al chlisher dei led zepelin dei black sabat, sti gruppi qua, che per l’amor del cielo, sono sacri, ma se l’esprtessione "vivi il presente" è così usata un motivo ci sarà.stasera ho capito perchè questi gruppi sono così idiolatrati, una frase in particolare mi ha fatto riflettere: (parlando di una canzone) "senti l’odore di woodstock". eccoli quegli ideali rivoluzionari, molti di noi sono convinti che la rivoluzione sia quella, questi geni


incompresi venerano una rivoluzione che in realtà non è mai esistita, svegliamoci, la rivoluzione giovanile non è quella di woodstock, essere rivoluzionari non significa vestirsi a punk best. avere ideali non significa conoscere centinaia di citazioni di jim morrison o di altri pseudo-rivoluzionari e pseudo-intellettuali. la rivoluzione è quella che ancora deve arrivare, è quella ke da molti ancora deve essere concepita, è quella in cui tutti, e davvero tutti, diranno la loro, non parleranno solo coloro che si considerano idealisti, no parleranno solo i vari jim morrison e jimi handricks da sopra un palco, dato che appunto non ci sarà un palco, ogniuno da noi è diverso, ogniuno di noi ha molto da dire, ogniuno di noi prima o poi lo dirà, perchè ogniuno di noi non ha bisogno di essere spronato (o sensibilizzato come dicono loro, ma secondo me il termine ideale è "convertito") dai partiti o dalle frasi dette e ridette, io ho fiducia in ogniuno di noi e son sicuro ke prima tutti diranno le proprie idee , prive di condizionamenti politici e pseudofilosofici.io ho intenzione di battermi perkè questo lato di ogniuno di noi esca allo scoperto, e perchè le idee di ogniuno di noi vengano rispettate, e soprattutto cercando di rispettare le idee di tutti, e criticando coloro ke impongono un loro modello non rispettando gli altri. di dubbi ne ho molti, forse questo mio idealismo ( se così si puo definire) nasce solo da una mia forte ignoranza in campo musicale, forse anke la mia voglia di combattere lo skifo di oggi è solo una fantasia adolescenziale, forse crescendo cambierò. io spero di no,io


spero ke questi dubbi non siano fondati.in ogni caso io vado avanti e continuo a combattere. voglio concludere questo intervento con una citazione, non me ne vogliano tutti coloro ke sperano negli ideali di woodstock e nei gruppi "rivoluzionmari" degli anni 60/70, "E’ doloroso, ma dobbiamo deciderci a gettare via la cacca con l’acqua sporca"(Altan), è doloroso ma dobbiamo andare avanti, è dobbiamo deciderci a buttare via questa società basata sul sensazionalismo e sul mettersi in mostra, bisogna dare fortuna ai tanti che creeranno "woodstock", no a quei pochi che saliranno sul palco.


Tratto dal mio Blog 5 DICEMBRE 2008 LETTERA A BABBO NATALE caro babbo natale… quest’anno mi sono comportato molto bene. per natale non vorrei tutte le cose scontate che i bambini chiedono (la fine del razzismo, la pace nel mondo ecc…) quest’anno per natale voglio tanti tanti giocattoli… certo all’inizio, confesso che anche io stavo pensando ad uno di quei regali classici di cui parlavo prima… mi ero subito orientato verso il tibet libero, ma poi mi sono "scocciato" perchè dopo le olimpiadi nesuno ne ha più parlato, quindi ho dedotto che la questione si sia risolta… poi avevo pensato alla fine della guerra arabo-israelita, ho visto però tanti ragazzi indossare la kefia (il simbolo di riconoscimento del fronte di liberazione palestinese (OLP)), ed ho pensato che sia un problema del quale molti abbiano preso coscienza (mi rifiuto di credere che la kefia sia diventato solo un capo di moda), e che quindi ben presto si riolverà… un mio amichetto mi aveva parlato della FARC, mi ero ripromesso di controllare su wikipedia cosa fosse, ma poi sono stato troppo impegnato sul messenger… un giorno alla scuola elementare che frequento è venuto a parlare un signore, uno che diceva che dobbiamo andare contro la


camorra, perchè la camorra è una grande organizzazione che plasma il carattere di una persona fin da quando è bambina, condiziona il commercio e la civile convivenza tra gli uomini, e se ti rifiuti di stare alle loro regole loro ti costringono ad una vita di merda. mentre il signore parlava mi sono ricordato di mio fratello che ieri ripeteva la lezione di diritto, anche lui parlava della camorra, ma ne parlava bene, e soprattutto non la chiamava camorra, la chiamava in un altro modo, la chiamava "stato"… alla fine mi sono annoiato, ed ho pensato: visto che sono in un mondo di filantropi e di altruisti, io posso permettermi di chiedere i giocattoli… allora caro babbo natale: per me voglio il gioco per la play di Naruto, poi mio fartello vuole l’SH 125, il mio cugino più grande vuole un bellissimo pantalone della Gucci…. poi il mio papà vorrebbe estinguere il mutuo, il mio nonno vorrebbe che mio zio smettesse con le droghe pesanti, e tanto ha fatto che lo ha convinto ad andare in comunita, li si che lo guariranno, e quando guarirà, grazie a mio nonno stesso (ex assessore regionale alla filtrazione dei duri dai morbidi), avrà un posto di lavoro come dispendente dello stato (o camorra, che dir si voglia)… ieri sera però ero nel lettino e mi venne un dubbio: stamattina la maestra di italiano ci ha fatto scrivere delle mini-letterine, dove ognuno scriveva cosa voleva per natale, Domenico ha scritto "voglio essere bravo e fare sempre i compiti". Marco ha scritto: "voglio che i bambini del terzo mondo hanno il cibbo come celo abbiamo noi". Cristian ha scritto: "voglio che tutti i imigrati, che quando per


televisione si vede che scendono dalle navi tutti bagnati ed tutti che hanno freddo, trovano un lavoro e possono portare da noi i loro bambini e le loro spose in italia"… nell’ora dopo, la maestra di studi sociali ci ah domandato cosa ti abbiamo chiesto di portarci, Domenico ti ha chiesto il telefonino nuovo, Marco ti ha chiesto il Lego grande, Cristian la playstation 3… quindi forse non è vero che sono in un mondo di filantropi e di altruisti… visto che ero nel mio letto, alla fine ho preso sonno e non ci ho più pensato… ora sto solo pensando al gioco di Naruto, e non vedo l’ora che me lo porti… ciao babbo natale…

STOP AL FINTO BUONISMO STOP AL MATERIALISMO STOP ALLA IPOCRISIA STOP A NOI, A NOI IPOCRITI CHE ADOPERIAMO IL FINTO BUONISMO PER NASCONDERE IL NOSTRO MATERIALMISMO


Tratto dal mio Blog 27 OTTOBRE 2006 MALEDUCATO, PRESUNTUOSO, ARROGANTE E BASTIAN CONTRARIO… FANCULO ciau raga comincio con lo scusarmi xkè questo sarà un intervento un po serio premetto ke mi girano i cognioni in una maniera pazzesca, sempre a causa dei soliti genii, ma stavolta nn sono genii incompresi, anzi stavolta il problema è ke sono dei genii troppo compresi… allora tutto cominciò ieri, quando la professoressa ha disposto un incontro con un sacerdote (padre Pasquale Incoronato), l’argomento dell’incontro sarebbe dovuto essere l’eutanasia, ma così non è stato, sto tipo (tra l’altro è un docente universitario) ha iniziato a sparare sentenze su sentenze, solo sulla scorta di una massa di risposte facili talmente ovvie da fare schifo. ovviame alla prima opportunità ribatto (a mio avviso sempre in maniera estremente rispettosa), forse ,sono io ke nn mi sono espresso bene, oppure a creare l’equivoco sono state una serie di situazioni (quale ad esempio un’innata predilizione sulla generalizzazione verso i giovani) ma fatto sta che mi altero e mi innervosisco in una maniera indicibile, la prof brancacccio mi interrompe dato ke forse stavo occupando troppo tempo, e mi da del "bastian contrario", in pratica dopo ke per due ore mi è roso il fegato, tornati in classe ho


continuato a dibattere con i miei compagni, i quali continuavano a nn comprendere ciò ke dicevo, quindi inizio a sparare cose ke probabilmente nemmeno penso, una di queste viene sentita dalla brancaccio. oggi entro a scuola convinto che il tutto è arkiviato, invece no, la prof brancaccio mi dice ke sono "apparso" arrogante presuntuoso e maleducato,cerco di ribattere, ma in pratica è stato un processo, tutti si sono improvvisati giudici psicologi e alcuni fortunatamente anke avvocati difensori (grazie vale, rosa ed anna). in pratica si è partiti col definirmi maleducato, arrogante, presuntuoso ed irrispettoso verso le idee altrui, poi si è passato al definirmi uno ke nn è in grado di esprimersi, fino a ke qualkuno non ha appoggiato in parte le mie idee, in conclusione x cuieto vivere ho deciso di chiedere in privato scusa alla prof brancaccio. ora scenderò nei dettagli e voi mi direte ke avreste fatto, se: un tipo che si definisce colto, comincia ad asserire (nn in tono di accusa, almeno questo si) ke oggi la stragrande maggioranza dei giovani è condizionata dalle immagini offerte dai media, che offrono un’immagine di egocentrismo e di materialismo(ed eccolo, il primo grande pregudizio, la prima risposta facile che mi ha già fatto capire di ke pasta è fatto), quindi il suo discorso iniziale si è basato principalmente su questo, ha tirato in ballo il super-uomo di nich, fino ad arrivare ai ragazzi che "il sabato sono in villa e pensano solo a bere fumare e a prendersi a mazzate con quelli di ercolano" (parole sue)… dopo un dibattito accessisimo, tra me e lui, ed a volte


interveniva in maniera intelligente anke antonino, lui parlando della sua giovinezza dice "io ero ribelle più di antonino e fabio", il termine "ribelle" è un’altro stereotipo bello e buono. in conclusione posso affermare ke padre pasquale va ammirato x ciò ke fa (se ho ben capito è il fondatore di un centro di volontariato), ma va disprezzato per come la pensa, dato ke è attaccatissimo a dei criteri ke considera veritieri,(nel suo discorso ho individuato almeno 3 tipi di stereotipi sui giovani, quello dei giovani fortemente influenzati dalle mode, quello dei giovani "ittat" (buttati) quelli ke nn hanno interessi oltre appunto al bere fumare e divertirsi, quello del giovani "ribelli" che scioccamente si illudono di cambiare il mondo(quest’ultimo pèunto nn l’ho sentito esplicitamente, ma quando ha usato rivolto a noi il termine "ribelle" anke se non in maniera dispregiativa era ovvio ciò ke voleva intendere…))… insomma per circa 2 ore ci ha venduto risposte facili e banali spacciandole per verità, lui vuole aiutare ed aiuta i giovani, ma facendo dimostra una fortissima sfiducia verso questi, ma secondo voi (e con voi mi riferisco a tutti coloro che la pensano cme padre pasquale), colui ke beve fuma e si diverte, colui ke compra abbigliamento di marca facendosi condizionare dalla pubblicità, secondo voi nn ha l’intelligenza di capirlo da solo che ciò ke fa è errato, secondo voi nn ha l’intelligenza di cambiare via da solo, secondo voi non ha l’intelligenza di controllarsi (o eventualmente di stabilire di voler andare troppo in la), se pensate che non sia in grado di capirlo da solo, ma che ci voglia un vostro aiuto allora non


avete assolutamente fiducia. viviamo in un mondo fatto di stereotipi e risposte facili, quante volte gente come padre pasquale dice "l’adolescenza è l’età più difficile"(frase classica che dice chi pensa di saperne di giovani) generalizzando su tutti noi, quanti film come thrteen e 3msc hanno generalizzato e banalizzato su tutti noi, quanti gruppi musicali anarchici come i 99posse i modena city rumbles oppure i punkreas hanno banalizzato e commerciualizzato un’ideologia… ecco pèerchè dico a tutti coloro ke si improvvisano sociologi e psicologi, a tutti coloro che si illudono di avere grandi risposte, di avere fiducia di noi e della nostra intelligenza di lasciarci decdere da soli le nostre strade,dio è sempre con noi, non ci abbandona mai, ha un suo progetto e noi tutti siamo sue pedine, lasciamo a lui le scelte e le verità e non imponiamo le nostre squallide generalizzazioni come verità, diamogli al massimo un valore di opinione condivisibile o meno. so che il mio blog non è il posto in cui sfogarmi, anzi scusate per lo sfogo, ma avevo bisogno di scrivere da qualke parte ciò ke pensol.


Tratto dal mio Blog 26 NOVEMBRE 2006 FALLIMENTI ciau raga…rieccomi, a scrivere il solito intervento che contiene le somme di un sabato. un sabato a mio avviso + costruttivo di molti altri, inanzitutto xkè forse ho capito l’importanza del dialogo con gli amici, forse stasera il tratto fatto dall’irish a casa mia, m ha aiutao a capire davvero molto. quindi rendiamo sto intervento ancora una volta (aggiungerei purtroppo), serio: verrà na cosa tipo le morali che c’erano alla fine della fichtion "scrubs" (a mio avviso comumque belle): a volte vogliamo sicurezza in noi stessi, a volte siamo tossici di problemi, a volte 1 fallimento t aiuta + d 10 successi, stasera come ha detto peppe sono stao alquanto pietoso, probabilmente + squallido del solito, ma sono stato me stesso, a volte essere se stessi ha un costo, a volte elevato a volte no,a volte tu stesso metti in discussione il tuo essere te stesso, ma alla fine, se la vita andasse liscia come l’olio che sfizio c sarebbe. ecco, nella giornata d oggi ho cozzato, un paio di eventi hanno cozzato con la mia mentalità un paio di volte, un paio di fallimenti quest’oggi, ma a me piace pensare che m hanno aiutao a capire alcuni errori, a capire ancora mejo che essere se stessi ha un costo, ma che questo costo


vale sempre la pena, e sopratutto m ha aiutato a capire che il dialogo con gente fidata non è poi solo un rifugio, ma anche un modo di chiarire le tue idee con te stesso.. grazie peppe e ros.


Tratto dal mio Blog 22 OTTOBRE 2008 CRISI ECONOMICA: ECCO IL PERCHE’ E’ sensa dubbio alcuno accertato che l’italia sta attraversando un periodo di ineccepibile crisi finanziaria, in sintesi, stamm chi pezz n’cul e senza una lira (traduzione, abbiamo il retro dei jeans rattoppato e non abbiamo soldi)… come non avere nostalgia della lira in questi periodi?! io ricordo che tempo fa con mille lire in tasca mi sentivo un gradino sopra Berlusconi, guardavo il volto sorridente della montessori stampato sulla banconota e pensavo, "io e te tre metrio sopra briatore"… il tutto iniziava quando tuo nonno ti chiamava, tu pensavi "ma che pall che vo truvann chist" poi vedeva che infilava le mani nelle tasche x darti la famosa banconota e pensavi "bhe non capisco perche oggi gli anziani sono emarginati, nelle società primitive agli anziani veniva dato vasto potere decisionale ed oggi…" c’è da dire che se dalla tasca anziche uiscire mille lire usciva una caramella all’anice tornavi alla teoria iniziale nota come "stu viekk i merd". nell’eventualità si sarebbe riuscita ad ottenere la tanto amata mille lire, noi, sebbene avessimo allora 8 anni, iniziavamo a fare dei calcoli economici degni del miglior tremonti : allora ho mille lire, 300 lire ne compro di goleador e le altre 700 un kinder bueno, delle due barrette che escono dal kinder bueno ne mangio una, e l’altra la


rivendo a 400 lire… di queste 400 lire 100 una partita a street fighter, 100 lire una partita a F1 1981 ( il gioko di formula uno più moderno che un circoletto poteva avere nel 1998), e le altre 200 uso 50 lire per ofire una caramella all’amico x, in maniera tale che mi offra una partita a biliardiono (che costa duecento lire, ma paga lui, visto che sno stato gentile offrendogli una caramella)… mi restano quindi 150 lire, di cui 100 le uso per un altra partita a street fighter (quel cazzo di Blanco non lo sono mai riuscito a barttere) e 50 vanno risparmiati… (e qui iniziano i calcoli di macroeconomia applicata), le 50 lire risparmiate mi porteranno a risparmiare ancora di più domani, dato che contando su una capitale di base più amplio (1050 lire), la mia propensione al risparmio aumentera, aumentando gradualmente entro il 2345 dovrei aver risparmiato 120000 lire, xò secondo gli ultimi dati ISTAT l’inflazione aumenta ogni anno dello 0,15 in più, uno 0,15 che viene ammortizzato con l’aumento delle spese della pubblica amminiztrazione, ma tenendo preente che le esportazioni italiane non si adeguano ai nuovi mercati, gli intermediari finanziari tenderannoad aumentare i tassi d’interesse, il che avrà influenze sui titoli di stato…quindi cosa mi conviene? risparmiare o comprarmi na rotella di liquirizia? generalmente optavo per la rotella di liquirizia e domani dio c pens… oggi vedi la banconota di 10 euro e preoccupato dici, stasera è sabato, devo uscire, mi basterà?… MAI DOMANDA PIù STUPIDA E MAI RISPOSTA PIù SCONTATA… si inizia subito cn la prima botta in


fronte "fabiolò emma metter o gnof" (dopo aver tradotto la frase in "Fabio bisogna mettere la benzina"… vale la pena di specificare l’etimologia della parola "gnof", ovvero inchiostro (che ha una aspetto simile alla benzina), inchiostro diventa inchiostr, inchiostr diventa ignof, ignof perde la prima volale e quindi gnof… ovviamente tutto il valore delle ricerche etimologiche di questa parola viene vanificato, dato che questa parola è stata creata ed è usata solo ed esclusivamente da Rosario). ecco le prime 5 euro che vanno via a causa dello "gnof"… e qualora si scelga di andare a ballare?! 15 euro ingresso e consumazione, come consumazione prendi la prima dudemon corretta a gin, ed il gesto è abbastanza indolore, dato che la prima consumazione e gratuita… poi una veloce sequenza di voci dicono: "prendiamoci un gin vodka e coantreu", "pigliammc nu bell B52", "mo è u mument di jack e menta", "fabiolò pruov stu puffo verde", "fabilò vai con l’angelo azzurro", "fabiolò pigliammc nu spiderman rosa" dopo aver accurato che lo spiderman rosa non esiste, è bensi solo un parto dell’ebrezza di un tuo amiko (il quale poco prima stava ballando nel guardaroba della discoteca e pomiciando con un giubotto di qualke ragazza), accuri anche di aver fatto 2000 mila (euro non lire) di cambiali. torni a casa distrutto, e ripensi al movimento oscillatorio della mazza da biliardo, e quel movimento oscillatorio della tua mano e della mazza mai come ora ti appare familiare…


Tratto dal mio Blog 25 APRILE 2010 NOTTI BRAVE (MA ANCHE NO…) Generalmente non prendo mai il raffreddore… sono i periodi di cambio che mi fottono… oddio tranne quando si va a ballare in inverno, dove nel locale ci sono in media 90° all’ombra con punte massime di 110° (sotto la scella di Natasah), e fuori sta un pinguino con il cappotto addosso che dice “capo v’aggià guardat a machin m facit piglià o cafè”… Si sale in macchina e si entra in autostrada, col dubbio in testa “ma se il pinguino vive al polo nord, comm cazz sap o napulitan?” per scogliere sto dubbio ovviamente uno si accende la sigaretta, apri il finestrino, e il ciclone polare arriva in faccia, rimuovi le stalattiti da sotto il naso e dopo che sul tuo pollice sono apparse escoriazioni di 19° livello (super saian) causate dai ripetuti tentativi di fa funzionare l’accendino, ti accendi la sigaretta (ovviamente con l’accendisigari delalla macchina!)… finestrino aperto e la macchian che vola veloce in autostrada, il sudore diventa brina, quella poca saliva rugiada… inizi a starnutire e pensi “ma comm, io non ho preso proprio freddo!”… Torni a casa, un infereddolito e ciucco e vide una presenza inquietante: tuo padre con il pigiama di fantozzi addosso che dice con la voce baritonale (tipo Barry White) “sonch e quattr da matin,


nun po fa chest, io mi sono scocciato, da domani si cambia, inizia a pensare già da ora addò e i a faticà!” e io, dopo 20 anni che nun aggià fatt nient da vita mia, m’essa metter a pensà addò aggià i a faticà i quattr a matin tutt ‘mbriac?!… Prendi sonno prima di poggiarti sul letto, e la mattina ti svegli con un chilo di intonaco in bocca, realizzi che è saliva e ti dirigi verso il bagno, dopo esser riuscito eroicamente a mettere il dentifricio sullo spazzolino e a lavarti i denti, ti guardi allo specchio, riesci ad aprire però solo l’occhio destro, quello sinistro è coperto da una zeppola di scazzima delle dimensioni di plutone… Comunque capisci che i postumi della ronca si fanno sentire… generalmente svaniscono con l’intossicata che ti fai guardando il napoli, ma non quella domenica, perché è turno di riposo… Orsù lettore… un sol dubbio ti rimane (wa aggià fatt pur a rima!), quindi sei libero di esporre: “stamm a inizio maggio… che minkia m rappresenta parlare di temperature polari?” “caro lettore, ti prometto che per ripara a questo, a metà novembre scriverò un intervento che parlerà dei falò in spiaggia!”…. Voleva essere una battuta? BHA CHI LO SA!


Tratto dal mio Blog 16 MARZO 2010 PASSEGGIATA CON UN CARO AMICO Fu dopo una serata di quelle monotone, che mi trovai a passaggiare con un vecchio amico sul lungomare… Una di quelle serate da pizzeria, con quei pochi, troppo intimi per riservarti sorprese… Così fu infatti, pizza heinecken sigarette e meloncello, qualche battuta delle solite, di quelle che ridi a metà tra spinta e inerzia.. poi il solito bar, il solito jack… siamo in pratica all’antitesi di certe notti, i bar sono aperti, la radio pompa l’ordinaria house, e, sebbene hai bussato alla porta di chi è come te, dopo un paio di bpm la macchina calda non è più… Avevamo mangiato pesantuccio e sebbene era nell’aria l’idea di fare due passi per smaltire, nessuno sembrava essere davvero intenzionato.. tutti tranne il porticese che risollevò la questione, decisi di seguirlo.. “tutto purchè evadere da quella situazione ben farcita di monotonia”… Cappottone pesante e mani in tasca, era marzo, ma i colpi di coda dell’inverno hanno la loro potenza… Le impalcature sulla balaustra del lungomare (era in ristrutturazione) ci ricordavano che la bella stagione era quasi alle porte… non so quanto veloci (o quanto lenti) erano i nostri passi e a dire il vero la cosa non m interessava più di tanto, non c’era la luna,


e poche stelle orgogliosamente brillavano, mja anke questo è un elemento stranamente marginale… Partimmo da una discussione vaga (“è bello camminare a piedi!”), e a dire il vero su toni vaghi si manetnne tutta la passeggiata… ma è singolare come proprio quei toni vaghi, siano stati la parte più saporita della serata… non gli alcolici, ne la pizza, ne il fumo… ma quel brodino sorseggiato nel intento di cercar calore… Morale della favola? La buona compagnia fa sempre bene? La ricerca umana del piacere è insaziabile (Zeno aveva bisogno della moglie per amare l’amante e dell’amante per amare la moglie)? NON SO Forse la morale della favola sta proprio nel fatto che, sebbene siano le 4… sto qui a scrivere di questa passeggiata… A posteriori una contorta morale la si potrebbe estrapolare… appunto non sempre le favole hanno mnorale e non sempre una serata con cari amici è divertente… ma come ho premesso è una morale a posteriori… lontana dalla vita e vicina all’essere mera forma… il metodo strutturalista, il metodo marxista o il metodo eclettico potranno mai ricostruire la ratio di ‘sto intervento (o di questa semplice contrazione di “questo” in “’sto”)… NON SO Ma senza addurre ulteriori pippe mentali concludo il bel riucordo della passeggiata sul lungomare senza luna col porticese


Tratto dal mio Blog 17 AGOSTO 2011 AGOSTO la mia voglia di raccontarmi ha atteso l’eterotopia di agosto per riaffiorare. l’agosto delle biblioteche chiuse, del brusco stop al tam tam, l’agosto degli ossi di seppia. la borsa di milano crolla, quella di new york si regge, Miconos abraccia Ibiza e scopa gli sguardi languidi dei capelli lisciati dalle industrie tedesche. Son tornato a e da Pargheria, nuovamente, stavolta con gli amici, stavolta da spettatore, fortunatamente a una distanza di tempo più lunga delle lame della memoria. mi sopn divertito ho percorso all’indietro la salerno reggio calbaria, stavolta in macchina, e mi son ritrovato immerso nella escatologia di agosto. cosa attendo? forse la vita borghese, forse il settembre degli impegni e del traffico, forse davvero non ne posso fare ammeno… forse ho smesso di credere all’illusione del bilancio dell’anno lavorativo, che mai come stavolta mostrerebbe un utile. forse è il caldo a rendere insopportabilmente sopportabile il respiro prima del grande balzo nella tensone tra dovere e volonta, tra beatrice ed euridice, tra il lavoireo e la libertà.


e mentre muore un cantante, mentre una velina sposa un altro calciatore, mentre lâ&#x20AC;&#x2122;AIDS uccide mezzo continente, mentre il cancro debilita i nostri nonni, resto qui, a scrivere, nellâ&#x20AC;&#x2122;eterotopia escatologica dâ&#x20AC;&#x2122;agosto.


LUCREZIO Feat. JASPERS Un vecchio filosofo islamico poneva la questione dell’essenza e dell’esistenza in termini di atto e potenza. L’essere è potenziale, l’esistere è l’essenza in atto. Ci chiediamo da sempre cosa voglia dire essere, dimenticandoci che a porsi la domanda è un esistente prima che un essente. Per essere è necessario essere morti, averne piena coscienza, in una parola non esistere. Ma se non esisteremmo, come potremmo andare alla ricerca dell’essere? Paradosso o meno, ricerca dell’essenza o meno, una sola cosa e certa. Certa ancor prima del dubbio metodico: noi esistiamo. Kierkegaard pone nell’essenza ciò che all’uomo appartiene universalmente e necessariamente, e nell esistenza il suo contrario, la soggettività (ciò che fa l’uomo individuo, singolo,) e la possibilità (la contingenza, la potenza, la scelta). Prendeno le mosse da Kierkegaard K.Jaspers ci dice che la passibilità stessa è un illusione, io non posso scegliere di avere un'altra madre, non posso scegliere di avere un altro nome, non potrò mai più essere sorella (ci dice Lacan con riferimento all’Antigone). In pratica io sono condannato ad essere rispondere di una scelta che non ho mai preso. sono gettato nella possibilità, gettato nel mio essere-nel-mondo. La mia essenza nasce e muore senza posa, la mia esistenza nasce con l’elogio a venere ma muore nella peste. Il gaudente Epicuro poteva affermare che l’uomo era necessariamente libero, il più poetico e meno filosofo Lucrezio aveva capito… il mondo è pieno di bellezza, ma è necessariamente impossibile coglierle.


Tratto dal mio Blog 14 GIUGNO 2010 DUE XENIA È sulla coda di una serena domenica d’inizio estate che sto aggiornando questo blog… E davanti alla calma luna vi sto riferendo di cosa parlerà quest’intervento… parlerò di due ospiti della mia vita: la prima ha il nome che tende al limpido, al luminoso, al bianco… la seconda è la ragazza dalla faccia spontanea… potrei tranquillamente scrivere i loro nomi e cognomi, ma per puro gioco letterario (come è del resto l’intera “patologia romantica”) queste informazioni vanno più che bene… di LIMPIDA non dimenticherò mai l’ultimo messaggio a me rivolto: “quando le stelle si potranno contare, quando il cielo cadrà sul mare, solo allora ti potrò dimenticare” … forse più che una uscita romantica appare all’orecchio come una filastrocca d’asilo, eppure c’è del profondo nella superficialità di queste parole, un profondo che nel cuore, non si è incuneato, si è limitato a rimanerne timidamente aggrappato, senza mai pesare… SPONTANEA mi dedico una canzone, un branetto adolescenziale, in cui la ragazzetta chiedeva al ragazzetto alcune certezzette (“dimmi che si può volare, camminare assieme e poi toccare il cielo”)


volammo e toccammo il cielo effettivamente, poi finì, ma la melodia di questa canzone mi è rimasta in testa, senza mai diventar tormentone… non mi sembra appropriato salutarvi con la solita frase XD (è una delle poche volte che lo faccio deliberatamente!) ALLA PROSSIMA RAGA’ ;D


Tratto dal mio Blog 8 OTTOBRE 2010 AVEVANO LO STESSO NOME Non ho idea di quanto sia alta la luna la fuori… Qui è un crepuscolo; la patologia romantica è ormai tramontata, anche se, la scia di luce che ha lasciato (per l’appunto il crepuscolo) è ancora fonte d’ispirazione… Da gioco letterario concludo quello che, in teoria, sempre un gioco letterario è stato (un po’ meno in pratica)… Avevano lo stesso nome quelle due ragazze quando l’orologio della mia coscienza segnava un orario molto simile (almeno credo)… l’una mi ha “visto” a 16 anni, l’altra a 20… entrambe fidanzate insoddisfatte (almeno da quel che mi hanno detto), entrambe iperattratte da me (sempre stando a quel che mi hanno detto)… entrambe passate, e con entrambe nulla più di un intensissimo sguardo ci siam scambiati… Svanite in una nuvola di fumo, nella stessa nuvola ove sono sparito io… nel fumo di quella sigaretta e nell’evanescenza di queste parole,, parlo di loro, d’una forma d’attrazione che negli occhi (lo specchio dell’anima) nasce cresce e muore…


RI-ANIMAZIONE Tutto cominciò attorno agli anni cinquanta, in un rudimentale Club Med: inizialmente i villaggi turistici erano dei camping in cui i soci condividevano i servizi igienici e cucinavano a turno (la quota d’iscrizione era 300 franchi [45 euro]), poi alcuni artisti o sportivi ottenevano vitto e alloggio gratuito in cambio di intrattenimento. Ancor prima però, in un villaggio, nasce la necessità di tenere a bada i bambini, i primi servizi di animazione sono infatti rivolti proprio a questa fascia di età. Col passare del tempo il turismo diventa sempre più di massa, e, di conseguenza, i servizi d’animazione sempre più richiesti. Ad oggi uno staff d’animazione risponde a regole simili ad un corpo militare, e si spazia a diversi livelli di specializzazione. Un animatore può essere sia il professionista iscritto alla Association Tennis Player o il lupo da palcoscenico con diversi anni d’esperienza, che dei 19enni virginei. Per quest’ultimi partire un’estate per lavorare d’animatore costituisce un rito di passaggio, una sorta di leva militare, un bar mitzvha alla vita. Un villaggio turistico, Quando è sveglio, non si riposa mai! Dal risveglio muscolare, all’house passando per il burraco e i dardi. Tutto questo per non far sentire al turista quanto non riesca a vivere senza ciò da cui fugge, il lavoro. Mario Rossi ha desiderato tutto l’anno il dolce far niente, magari godendosi i figlio. Ora si sveglia alle 8:30 per non perdersi il risveglio muscolare, e non può che essere contento quando il figlio si leva dal cazzo per andare al mini-club. Fino agli anni ’80 non si sapeva nemmeno cosa fosse un villaggio, la prima filmografia di Jerry Calà n’è testimone. Negli anni ’90 era nell’aria, ma forse era un qualcosa per ricchi. Con l’inizio degli anni zero non esiste vacanza senza animazione.


Ma come si faceva prima degli anni zero? Tropea,Cropani, Praia, Tortora, Scalea, Diamante, Ascea, Marina di Camerota, Mondragone, Gaeta, Terracina, e su per la toscana. Questi erano territori edificabili in cui le case di vacanza proliferavano. In cosa consisteva la vacanza prima dell’animazione è presto detto: bere, mangiare, scopare. I bagnini che sono i rozzi playboy; le pasticcerie con i cornetti di mezzanotte; le spiagge assolate con la musica; le sale giochi… la bicicletta, il risciò, il pedalò, le fiere, le bancarelle, e l’immancabile televisione. L’animazione era un prodotto spontaneo di quelle tribù stagionali, di quelle stesse perone, che anno dopo anno, non smettevano di rivedersi. Ci si annoiava? Sicuramente, ma alla noia dell’estate enigmistica, non ci sfuggi nemmeno in un villaggio Valtour.


LA SEDIA E LA SPAZZOLA L’appuntamento è alle sei, gli inviti sono stati scritti tutti a pennarello, personalizzati con il nome dell’invitato e consegnati a scuola durante l’ora d’italiano con la supervisone della professoressa. Le feste dell’elementari, quando non c’erano le agenzie di animazione a portare palloncini e giochini vari era un rito per tutta la famiglia. La mamma prepara la torta, il esce prima dal lavoro, il fratello mette i festoni. Marco compie 9 anni… auguri Marco. Marco non ha il giardino. Sono esclusi quindi giochi come nascondino, acchiapparello, mosca cieca, strega chiama colore e qualsiasi gioco che esiga una sfera di gomma detta palla, niente patata bollente, palla avvelenata, torero o squadretta americana. Esclusione resa ancora più tassativa dal fatto che Mamma Papà e Fratello sono responsabili per i marmocchi. Si gioca ai giochi classici delle feste delle elementari: il gioco delle sedie e il gioco della spazzola. Due giochi così simili eppure così all’opposto, un gioco anarchico e un gioco democratico. Il gioco della spazzola consiste nel far disporre civilmente i 30 marmocchi a cerchio, seduti. la musica parte e con lenti movimenti bisogna passarsi una spazzola (ma anche qualsiasi altro oggetto) di mano in mano, all’interruzione, improvvisa e casuale, della musica, chi resta con la spazzola è eliminato, fin quando non rimane uno solo che sarà decretato vincitore. Fintanto che, vicino allo stereo, a


dirigere i giochi c’è Mamma, Papà, o Fratello, l’imparzialità è più o meno garantita, (si parla di dispotismo illuminato), ma, se malauguratamente, a dirigere la cerimonia viene posto un invitato si sfocia nella vera e propria democrazia: vince l’amico del maestro di cerimonia. Il gioco delle sedie è differente, 30 marmocchi, 29 sedie, i ragazzi girano attorno alle sedie, quando si interrompe la musica tutti devono sedersi chi resta in piedi è eliminato, si togli una sedia e si riparte, fintanto che non rimane un solo vincitore. Il gioco delle sedie è la causa di morte più frequente nelle feste dei bambini (le compagnie assicurative hanno inventato una polizza apposta), si assiste a spallate da NFL o da hockey su giaccio. La cosa bella è che, per quanto il maestro di cerimonia, possa sforzarsi di far vincere il suo amico, nulla può la democrazia, il clientelismo, a fronte di una spallata ben assestata!


Tratto dal mio Blog 17 SETTEMBRE 2009 MEGLIO LA PLAYSTATION Tratto dal City del 16 settembre 2019… MEGLIO LA PLAYSTATION Uno studio del centro di ricerche di Pechino mostra come le console provochino meno danni alla salute rispetto ai lifesimulator… Un’equipe di psicologi, studiosi di pedagogia e sociologi, hanno in questi giorni concluso e pubblicato una tesi sulle conseguenze delle modernissime “simulazioni astrali”: “a pensare che non troppi anni fa il termine lifesimulator veniva usato per indicare un tipo di videogioco che simulasse la vita reale – spiega il dottor Anderson- da quando nel 2015 sono state lanciate sul mercato VRI (Benq) e la Continum (risposta della Microsoft), è sempre più usuale vedere teenager immobili, che, con il solo ausilio del casco virtuale, vivono esperienze che superano quelle umane”. I danni?! A detta dello studio circa un soggetto su 3 viene colto da sbalzi d’umore, da “astinenza da virtualità”, e da convinzione di vivere in un altro mondo (per l’appunto quello dei lifesimulator). “ben lontani siamo dalla schizofrenia- continua Anderson- ma senza troppo allarmismo va detto che è una situazione da tenere sotto controllo”.


“siamo lontani dai bei tempi in cui la comunicazione di massa si esercitava con la televisione, e le comunicazione individuale era pura tramite il messenger ed i social network, ora si vive su un isola personale dal nome VRI” così conclude Fischer , direttore della divisone di pedagogia del centro di richerche di Pechino, tra un lieve dissenso e le tacite accuse di voler far sensazionalismo.

* Per quest’intervento ho preso spunto da una notizia riportata sul city di oggi (16 settembre 2009), l’articolo aveva per titolo “Per la salute meglio la tv dei videogiochi”. Veniamo dalla forte critica alla “coachpatetos generation” (generazione dei “mangiapatate” ovvero i preadolescenti che in una mano avevano una maxibusta di chips e nell’altra il telecomando), passando poi per l’apatia dei videogiochi e dei social network… ho estremizzato questo terrificante “ubi maior minor cessat”, ed ecco l’articolo del city del 2019, ove giovani sempre più frustrati evadono da un mondo senza sogni…


SMILES BD : la B sta per gli occhiali da sole, comicità figa nonostante brillante e spontanea, allusiva, reticente nel celare un secondo fine, a metà tra il pavoneggia mento e l’autoronia… leopardiana, figlia di un calcolo erudito più che d’un furore, trova realizzazione nell’esistenza, ma bramato secondo un fine, un tentativo di pavoneggia mento pronto a trovar giustificazione e conforto nel focolare domestico dell’autoironia stessa. “sono il re del mondo, ma la cosa ancora non mi soddisfa BD” :D : sorriso amichevole, fraterno, dolce, battuta divertenti e sobrie da parte di chi “tvb davvero”… ipocrita parvenza di relazione dell’amico occasionale, ponderata nella sua sobrietà al fine d’ispirare vedi sopra. “ti voglio bene come un fratello :D” LOL/ :P : lol prescinde dalla grafica, ma concettualmente s’avvicina al :P (P sta per la lingua esposta a mo di boccaccia, linguaggio più estroverso, irriverente e schernatorio (senza mai finire nell’offesa), spesso il lol è autoironico e il :P è riferito all’interlocutore… apatico, cinico, superfluo. :P spesso è preceduto da una frase sincera, verso la quale si prova l’obbligo d’addolcire; Lol è il tratto distintivo di una conversazione monotona cui (vanamente e vagamente) si tenta di dare una parvenza di simpatica. “tu sei bellissima sono io che sono brutto lol” ; “chi ti ha detto che sei figa per me sei un cesso :P”


XD: la x sta per gli occhi accecati, di chi è strafatto o pazzo, comicità assurda, fuori dalle regole, il fatto divertente di un folle… complessato, XD è la maschera che tutto giustifica e che quindi tutto legittima, eliminando la preoccupazione di essere brillanti, amichevoli o estroversi ; in netta contraddizione con se stesso (se l’individuo è talmente così folle da non preoccuparsi di essere assurdo allora perche si prenderebbe la briga di scrivere XD) “Ti stenderei sulle ginocchia e ti sculaccerei per ore, poi ti metterei a pecora e ti tromberei tutta la notte… XD”


Tratto dal mio Blog 12 GENNAIO 2009 SULLA STAZIONE nn ho idea di come iniziare quest’intervento, diciamo che sno poke righe per un piccola riflessione: erano circa le otto di stasera, ero sulla stazione di Torre del Greco, di ritorno dalla redazione… su una panca ho natoato un signore seduto, solo poki istanti dopo mi sono accorto che aveva problemi (sindrome di down od un qualkosa del genere)… cmq un qualkosa di lui mi ha fortemente colpito, un gesto che ripeteva di continuo… in pratica nella sua mano destra aveva un mazzetto di figure di Padre Pio tutte uguali, le teneva sottosopra nel palmo della sua mano, ne contava tre passandole nella mano sinistra per poi poprtarle nuovamente nella mano destra ed iniziare l’operazione da capo. è stato a fare questo per un 5 minuti abbondanti, poi è passato il treno, la linea Poggiomarino, il signore ha ripetuto la parola poggiomarino per una decina di volte e poi è salito sul treno… queste immagini mi fanno riflettere, mi fanno riflettere sull’incomprensione, e sulla nostra chiusura mentale… cos’è l’arte e perchè nella nostra società ha criteri di valutazione così rigidi? arte non potrebbe anche essere la ripetizione di una azione banale o di una parolo tipo "poggiomarino"?


in parole povere: è il signore che si rifiuta di comprendere che contare allâ&#x20AC;&#x2122;infinito un medesimo numero di immaginine, non ha sensoâ&#x20AC;Ś o siamo noi che non siamo capaci di capire il senso di contare allâ&#x20AC;&#x2122;infinito un medesimo numero di immaginine?


Tratto da “Medie”

Collezionare e consumare sono due cose diverse! Entrambe le cose prendono avvio dal comprare, ma, se l’aspetto fondamentale del consumare è lo gettar via, immediatamente dopo l’uso, l’aspetto fondamentale del collezionare è il conservare. Forse il collezionare nasce dal piacere di avere, dal voler avere un rapporto esclusivo e continuato con la cosa comprata, non è forse questo il caso di chi colleziona opere d’arte? Monete, francobolli, schede telefoniche, oggetti prodotti su scala industriale, li il rapporto esclusivo non c’è di base, bisogna crearlo, lo si può creare in due modi: in primis nei pezzi a tiratura limitata, quelli rari, quelli che sono in pochi ad avere, ma anche (novità rispetto all’arte) nella quantità, la quantità assume rilievo basilare, un collezionista d’arte scambierebbe l’intera sua collezione (di barocchi e fiamminghi) per un van gogh originale. un collezionista di schede scambierebbe tutte le “trottole” le “pagine gialle” e le “fasce orarie” (tre serie vecchiotte ma non irreperibili) per una scheda raffigurante l’apollo di Veio,(la più introvabile tra quelle della “serie turistica”, ovvero le più introvabili)? Non lo farebbe! In un modo dominato da kietchze la quantità è un buon garante di inimitabilità. Le figurine sono una altra cosa, chi le colleziona, saprebbe benissimo, (semmai se lo chiedesse) che non sarà certo l’unico a completare il libretto, eppure le colleziona lo stesso. Quando si completa il libretto è quasi un orgasmo, soddisfatto osservi tutte le pagine, le tocchi, quasi accarezzandole. Poi subentra uno spirito di delusione, come se fosse quasi un dispiacere aver concluso la raccolta, e allora cominci a fare le cosiddette fisarmoniche. Una fisarmonica consiste in una serie di figurine della stessa squadra attaccate su un singolo foglio di carta, il


quale viene piegato, appunto, a fisarmonica. Fare le fisarmoniche non è solo un metodo per smaltire i doppioni, è un escamotage per garantirsi di continuare la collezione a prescindere dal libretto. Terminate le fisarmoniche, che sono già di loro una ripetizione, hai due scelte, o continuare a ripetere, magari prendendo un altro album o facendo altre fisarmoniche, oppure semplicemente smettere. La ripetizione resta comunaue l’unica possibilità per continuare. C’è un che di angoscioso in questo: vorresti continuare la raccolta all’infinito, ma, non esistono album infiniti, e poi, che senso ha cominciare un qualcosa che non potresti mai continuare?!


DALLA LEGO ALLO SKIFIDOLL Un mattoncino della lego è un cubo (o parallelepipedo) con sopra dei piccoli cilindretti che fungono da incastro (a pressione) per degli altri mattoncini. Le distanze tra i cilindretti sono uguali in ogni mattoncino. quel cilindretto (il diametro è circa un millimetro) è l’atomo, la minima unità di misura, indivisibile e basilare… eterna, immutabile! Il paradosso sta nel fatto che il principio della lego si basa sugli incastri di figure circolari, per calcolare i solidi di rotazione la scienza usa il pi greco un numero dai decimali infiniti, altro che atomo. Fondamentalmente però, quando sei li a costruire la tua navicella spaziale o qualsiasi altra cosa, non sei li a chiederti quanto qui cilindretti, quegli atomi, quegli assiomi, siano instabili. La tua navicella sta su, ed è questo che conta. L’ingegneria della lego è stato l’ultimo baluardo del pensiero moderno, l’ultimo luogo in cui si è potuto credere che bastasse l’autoevidenza a rendere gli assiomi dimostrabili e veri. Nel mezzo della metà degli anni zero la televisione ha iniziato a pubblicizzare un nuovo giocattolo, si chiama skifidoll, e consiste in una sorta di gelatina, una massa informe, pulp, da collezionare. La ricetta per farlo in casa è Amido (quello per camicie), colla vinilica, colorante alimentare. Il punto comunque è che si buypassano gli assiomi, e ci si arrende a una realtà caotica, informe è incoplata. Addio logica, addio costruzione, benvenuti in una brutta verità che c’impedisce di costruire solide basi… l’unica cosa che si può fare, è collezionare.


L’unica cosa che si può fare e cercare di dr forma all’informe.


Tratto dal mio Blog 20 GENNAIO 2011 DAGLI EMO AI BIMBIMINKIA L’argomento è di attualità, quindi lo tratterò in maniera meno filosofica possibile… Reietti erano gli EMO, reietti dai reietti sono stati i TRUZZI, oggi “abbiamo” i BIMBIMINKIA… dico “abbiamo” perché se gli emo si riconoscevano nell’emo ed i truzzi si riconoscevano nel truzzo il termine bimbominkia è coniato ed usato esclusivamente nel mainstream… al di la dello stereotipo, ovvero la ragazzina preadolescente (non adolescente) che ascolta Justin Biber e che riempie il suo profilo di social network con fotografie glam (glam= brillante, appariscente, vistoso) con l’intento di essere glamour (glamour= alla moda, fashion); il bimbominkia (utilizzo questo termine perché appunto non ve ne sono altri) non si riconosce nella classica depressione borderline adolescenziale (com’è negli emo) o nel “ti lovvo” e nella musica tunz tunz tunz (com’è nei truzzi)… cioè la musica di biber (se nn vado errato un R&B) non è particolarmente migliore o peggiore di quella dei tokio hotel o dei vari gigi de martino… quindi qual è la discriminante? Dal punto di vista della “massa” (per così dire) abbiamo appunto detto determinati gusti musicali, preadolescenza, e soprattutto zoccolamma…


Il problema invece è che dal punto di vista del “bimbominkia”, una discriminante non esiste, se l’emo era fiero di essere emo, se il truzzo riconosceva di essere “discotecaro”, il “bimbominkia” non riconosce di essere “bimbominkia”… identità priva di identità? Per andare più a fondo è quindi il caso di smettere di usare il termine “Bimbominkia” e spiegare, al di la degli stereotipi, delle antipatie e delle simpatie, di chi stiamo parlando: parliamo di un ragazzo (o ragazza) nato dal 93/94 in su, nato nell’era dei reality e dei social network, in una fase più che particolare della comunicazione di massa… social network e reality show (la semplice punta dell’ice-berg di un processo ben più lungo e profondo anche nel tempo), emblemi di un identità data dall’apparire dell’identità… l’identità che appare ne è una, ma appare a milioni di persone, se già due persone si immedesimano in quell’identità (e qui subentra un discorso di forza plastica) quell’identità non sarà più identità ma sarà un paradosso, per l’appunto l’identità impersonale… Dov’è la novità? anche gli emo sono convinti di essere diversi gli uni con gli altri quando in realtà sono tutti uguali! Gli emo appaiono uguali e forse la pensano uguale, ma l’apparire è pur sempre sommesso all’essere, (i tagli sul mio braccio appaiono perché io ho voluto tagliarmi in conseguenza della mia volontà), i “bimbiminkia” forse sono diversi e in certi aspetti appaiono diversi, ma l’apparire è sommesso solo all’apparire.


niente di sbagliato, per nessuna causa le penne dei pappagalli sono di colore diverso,(cito appunto l’esperimento di Portland)… non c’è nulla di male nell’apparire per l’apparire. Gli uomini non sono pappagalli però, quindi si presume che scelgano di apparire per apparire… qui invece non c’è la scelta, si appare perché è il solo modo di essere identità… ma nell’apparire l’identità si perde nell’impersonale… Ovviamente questo non è un discorso circoscritto solo ai bimbiminkia, però forse loro sono gli emblemi di questo (cosi come i reality e face book sono gli emblemi , semplice punta dell’ice-berg di un processo ben più lungo e profondo anche nel tempo) La domanda conclusiva ne è quindi una,i media hanno davvero distrutto il nostro Libero arbitrio? Un professore, parlando di media, non potè esimersi dall’usare la cara vecchia formula “la classe che detiene i mezzi di produzione impone…” Sorge quindi spontanea una domanda, se quel cattivone del capitalista, che tiene tutto per se e non da mai niente a nessuno, ottenesse più lucro dal pizzetto di Fabio Fazio, anziché dalle bocce di Cristina del Basso, continuerebbe a mettere Cristina del Basso in prima serata? Ammenocchè non sia un masochista (o un filantropo che dona pretesti per le seghe)… Nel mercato è quindi la domanda a generare l’offerta, non il contrario… se sul 1, sul 2, sul 3 sul 4 sul 5 e sul 6 non fa niente,


credo ke pochi preferirebbero il programma meno peggio ad un buon libro, ad una chattata, o almeno ad una sambuca al bar! Certo, chi sceglierà il meno peggio avrà perso il suo libero arbitrio, ma in fondo nessuno di noi possiede libertà di pensiero fino in fondo… Niente paura il pensiero avrà sempre la meglio sul capitalismo e sul consumismo… basta solo ricordarci di dovere essere e non di avere nei confronti dell’essere quel conato che si chiama desiderio… Se hai letto tutto fino alla fine ti consiglio trovarti un lavoro, perché viuol dire che davvero non hai un cazzo da fare… Un saluto a tutti


NEL LUNGO TERMINE TUTTO DIVENTA GENEALOGIA Lamark affermava che ogni teoria scientifica era costituita da un nucleo e una periferia. Uno scenziato, per le sue ricerche, parte sempre dal nucleo, e contribuisce al progresso modificandone la periferia. Ma, in ogni teoria scientifica, accade che, la periferia ha talmente tante modifiche da rendere il nucleo inutile, obsoleto, FALSO. Il progresso della scienza porta con se non poche genealogie, sono genealogie tutte le scoperte che modificano la periferia, ma tenendo sempre come premessa il nucleo fasullo, sono tutte le filippiche a difesa del nucleo… sono tutte genealogie. La scienza procede per genealogie. E, se come sappiamo, trovare un assioma che descrive l’intero insieme dei fenomeni del mondo è impossibile, allora ogni nucleo (che è esso stesso genealogia) e desinato ad essere superato da un nuovo paradigma, da un nuovo centro ed una nuova periferia. Nel lungo termine, tutto diventa, genealogia.


UNGHIE  

nel lungo termine tutto diventa genealogia

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