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BINARI DI PAROLE


BINARIO 1


INIZIO PRIMAVERA

Indifferente tempo è passato Da quando l’ultima volta Queste dolci sensazioni mi trafissero

Indifferente tempo è passato Da quando provai l’odor Del gustoso nettare d’erba potata

Indifferente tempo è passato Da quando l’ombra delle sottili nubi Si proiettava sui rossastri palazzi

Non conto quanti istanti penetrino una stagione Non conto quanti tasselli formano un mosaico Non conto i battiti di un cuore innamorato

Lascio il mio cuor abbandonare i vasi sanguinei Lascio che i sensi mi permettano di volar Lascio che le emozioni di me s’impossessino


Poesia? Ponderata pedagogia rivendicazionale Precisa come un ordigno nucleare Gustosa come le molotov Incisivo sistema d’interruttori Espresso in armonia di luce S’ogni singola membra

Poesia? Nel nostro interno generata Li cresciuta, li morta Atrio ventri loco Chiaro scuro Gassoso scambio

Poesia? Speculo d’interno volto all’infinito Gotica cattedrale d’uomo assoluto Trascendenza Spirito divino in uomo disceso Interlocutore Tra noi e il senso

Poesia? Tutto Terra Universo Nell’individuo


Tutto Tutto combacia Tutto è poesia


Emozionar ti lasci Dai profondi occhi della vita Sei il dolce sol d’aprile La tenera brezza di settembre La movimentata estate E il caldo camino

Emozionar ti lasci Dai profondi occhi della vita Sei la minigonna di jeans La maglia casual La pazza casinista Ed il canto dell’amore

Emozionar ti lasci Dai profondi occhi della vita Sei l’orgasmo passionale E l’abraccio dell’amico Il filone a scuola E lo sguardo degli anziani

Emozionar ti lasci Dai profondi occhi della vita Sei l’effimero piacere Contorta realizzazione Pensiero complicato E suono di cielo stellato


Emozionar ti lasci Dai profondi occhi della vita Pensi a quel che sei Con istinto di donna Inconsapevole Al di sopra d’ogni paura PerchÊ sai lasciarti emozionare Dai profondi occhi della vita


VOGLIO SCOPARTI

I ricci capelli rossastri E l’ombretto viola

Mi attraggon

Occhi da manga giapponese E aria da eversiva… Veste e short color militare Fuson nero che termina in similanfibi Gambe accavallate…

Voce da porcella ascolto Mentre per te poggio la penna sul foglio Hai messo il lucidalabbra per decorare i pompini che hai voglia di far Sento il tuo odore Mentre tra le accavallate gambe ti stai bagnando… Voglio scoparti, con dolore a sangue… voglio farti male…

lo so, non creder che non lo sappia so ch’è fantasia questa… fantasia e nulla più

voglio scoparti con dolore a sangue… voglio farti male…


L’amara morfina D’una sconfitta Sparata in vena Ne senti l’esigenza Dannata droga che m’inganna Pietosamente Un bambino in carrozzella Mi liquida con risposte facili Felice ignoranza Mille e più ettari Del contado di sussistenza


CAFFE’ E SIGARETTA

Caffè e sigaretta Aroma che s’infrange Sul pigiama macchiato Di sborrata notturna

Caffè e sigaretta Nube di disordinata alba Illuminata dal penetrar del sole Aldilà della finestra

Caffè e sigaretta Per destarmi Per riempir la tazza E riprendere il pacchetto semivuoto

Caffè e sigaretta Che a vestir mi costringono Scendendo in piazza a montar il banco della verdura

caffè e sigaretta aroma che s’infrange sul pigiama macchiato di sborrata notturna


ci caricarono su un portantino in un'aula di tribunale

la toga del primario ci disse malattia cancro alla responsabilitĂ

il secondino ci staccò la flebo la giuria monitorava i battiti la piazza del mercato silenziosamente batteva gl'ordini sulla tastiera

silenziosamente urlava pover'uomo buon figlio buon marito buon padre

nella sala d'attesa d'un ambulatorio metteva all'asta le sue cicatrici attendeva le nostre ferite aperte avrebbe voluto rimarginarle col sale

una volta morti

ci portarono nella piazza del mercato ci caricarono sul banco delle carni


ci ordinarono ancora al suon della tastiera silenziosa al fuoco ardente fu messa la sordina

silenziosamente ci caricarono sul bus del pover'uomo buon figlio buon marito buon padre


NEMMENO NOI

Gli angeli scelta non hanno Di materia divina son fatti Sempre al bene danno risposta Vivono Per il divino Ne tempo ne stagioni sono immateriali Della creazione ti siam grati O padre di tutte le cose quanta possibilità ci concedi? Quanta Teorico linguaggio degli angeli Pratica è il pane Del pane abbiamo bisogno Bisogno lurido Prigione d’isolamento Impossibile digiuno terreno Prima di sparir Banchetto viene offerto all’idea Teorico linguaggio degli angeli Nessuna possibilità

Gli angeli scelta non hanno Di materia divina son fatti Sempre al bene danno risposta Vivono Per il divino


Ne tempo ne stagioni sono immateriali Gli angeli non hanno scelta Nemmeno noi Eternamente materiali Pena e dolor ci crea questa sentenza


Render la vita Come se fosse solo un fatto economico Come se nulla fosse Oltre il mangia bevi fotti

Come se tra gioia e dolore Inutile sia stato camminare Inutile la corsa d’un mattino nel sole Dietro un pallone

Respiro affannato Correndo dietro un treno Che a lavoro trasporta Un corpo spoglio d’anima

Che rende la vita Come se fosse solo un fatto economico Come se nulla fosse Oltre il mangia bevi fotti


Se di lei ero innamorato Di te che sono? Se con lei er’amor Ch’è con te? Se dell’amor m’ero illuso Or che mi rimane? Se assoluto concetto d’amor esiste Te che sei? Se l’amor e ‘l più del trascendente che comprender c’è concesso Te sei quindi amor? Se da senil solamente ti ho udito Quant’eternità devo veder per conoscer te fino in fondo? E si fin in fondo mai ti conoscerò Come appellerò chi prima di te è venuta? Come appellerò chi dopo di te verrà?


BINARIO 2


LETTERA D’AMORE ABBANDONATA

Nasco dalla sofferenza di chi mi ha generata Nasco gemente chiedendomi se giammai verrò letta Contengo sincere lacrime di chi nel buio soffre Contengo sudor di affannose scalate Son passata di mano in mano finche non Son stata messa a dormire In questa dimenticata cassetta postale Di una abbandonata casa di campagna

L’universo di piantagioni intorno a me Segue rassegnato il susseguirsi delle stagioni: la mite primavera inseguita dalla torrida estate che perirà affannata dinnanzi ai monsoni autunnali scanditi dall’assordante rumor delle foglie cadenti che dipingon le lagrime della malinconica stagion

il buio di questo piccolo cosmo nato sottoforma di cassetta postale è sempre il medesimo

me ne sto qui indolente e malinconica sperando che nell’animo di qualche passegger del domani sarò letta


OSCURE, CONTORTE, INUTILI, DEMAGOGICHE

Ineloquente è il mio linguaggio Stonate son le mie note Pesanti le mie tempere Sfocate le mie immagini

Oscure, contorte, inutili, demagogiche Son per te Per la tua cravatta Per il tuo doppiopetto Per la tua immagine Per la tua societĂ

Oscure, contorte, inutili, demagogiche Son per te Per la tua scrivania Per il tuo studio Per il tuo rione Per il tuo mondo

Oscure, contorte, inutili, demagogiche Son per te Per i tuoi pasti Per le tue scopate Per il tuo lavoro Per la tua vita


Inutili, demagogiche Per te che anonimo rendi L’oscuro e il contorto


UNA POESIA CHE MAI LEGGERAI

Son qui a scrivere Una poesia che mai leggerai Una poesia piena di dubbi Che mai conoscerai Un fiammifero di zolfo in riflessione Che par veloce consumarsi Dalle cui ceneri Misteriosi enigmi prendon forma

Un’etica che sembianza Di formula chimica assume? Od uno stendersi sui binari Provando piacer nelle rotaie Che la pelle squarcian? Un cammino nel buio Che fittizia rende la balaustra? Od una autostrada notturna Sicura nei suoi rigidi sensi di marcia?

Insieme muoviamo passi Che orme sul bagnasciuga incidon Bassirilievi spazzati via dall’onda


LETTERA D’AMORE AD UNA PUTTANA DEL SENEGAL Gli occhi Offuscati dal moijto T’incontrano

Vestono minutamente I tuoi abiti succinti A ricoprir la tua scura pelle

“bocca dieci” mi dici E tacitamente carezzo la tua testa Che con violenza già sul mio cazzo sta

Le tue labbra lo cingono E a suon di volgare arpa Si fanno ‘n gola penetrar

Coordinati movimenti veloci Rozza saliva che con gli umori si fonde In disgustosa cornice metropolitana

I giallastri lampioni tutt’osservano troppo osservano per rimanere impassibili

decidon d’occultar la bella mostra di stanche lamiere industriali e di mondezza in putrefazione


occultan lo squallido in favor della accogliente del tuo pompino

sinuoso nel seguir la percussione delle ruote bruciate che suonan il dorso del cavalcavie

prosegue, sempre piĂš veloce sento ora le mie membra esplodere un brivido mi percorre

negli offuscati occhi mi guardi mentre realizzo il tremore e di sperma ti riempio

Un altro sguardo e senza chiedertelo tutto ingoi

il cuore ancor batte cosĂŹ come la cappella e il fuoco del copertone

ti pago ed in auto entro con i tuoi occhi stampati sui miei


in cristalli estranei all’indifferenza

percorro il ventre del ponte e ti guardo spampinare un rugoso padre di famiglia

parcheggio per contemplare… sputi il suo sperma ho un'altra erezione…

la via del ritorno sfreccia sul mio naso e all’orecchio mi sussurra qualcosa

l’erezione non si placa e mentre mi masturbo so che da te tornerò

cieco della mondezza ormai putrefatta a pagare per sbocchinarti a soddisfar di sborra lo stomaco


TEMERE

Salire la scala del trampolino Sentir la paura che si infrange sul mio corpo L’aria diventa più rarefatta Ed il timor penetra nei miei polmoni Quasi scorgo la rupe dalla quale il mio corpo precipiterà

Mi vedo dal basso del mio passato Ora in cima ad uno strapiombo Mi vedo dalle spalle del mio presente Ora più incerto che mai Mi vedo frontalmente Nello sfuggente istante in cui realizzo Ciò che a breve sarà

Un passo lento Ancor un luminio di incertezza Un passo lento Un più prolungato battito di ciglia Un passo ancor più lento Che scandisce ogni secondo come eterno

Sono sul margine Una breve occhiata al cielo Sono sul margine Un troppo breve sospir Sono sul margine


Ho iniziato a vibrar Sono sul margine Ho scelto di precipitar

Temere‌ Temer cosa? La paura che pompa il sangue Mentre scelgo di precipitar Temere‌ Temer cosa?


DIANA BLU

N’è bastato un sol respiro Un sol respiro Nei bagni scolastici L’ultima ora Mi son trovato

Lieve amarezza nella noia Nella felicità della campanella

Un respiro n’è bastato Uno sguardo al pacchetto Filoni Sabati gustosi Prime e mature fanciulle Sconfitte non facili Prime primaverili

Al cullar del vento il fumo Al passato le mie esperienze Fuori dal mio corpo l’ultimo tiro Fuori dalla mente via qualche ricordo


URLO A SQUARCIAGOLA

Urlo a squarciagola Per far crollare le tue mura Urlo, urlo Ed urlo ancora

Non ho voce O tu hai i paraorecchie? Non sono capace O forse tu non vuoi sentirmi? O meglio non puoi Perche forse non sei in grado Magari vorresti E sono io a non urlare abbastanza Riesci pure a sentirmi senza ascoltare, perché no?! Sarà che forse devo affinare il linguaggio

Mia o tua Involontaria colpa? Son questi i dubbi Che mi rendon silenzioso Sarò poi muto! Maestrale che spazza via ideali O maturità?


Miriadi Sensi e sensazioni Irradia Immaturo sole estivo

Raggi di fotoni Beati alla percezione Ombre sui volti come sorrisi

Miriadi Sensi e sensazioni ancor piÚ distante è la penna dalla vita

raggi di fotoni che viver si lasciano e in ombre sui volti come sorrisi


IL SUICIDIO DEL SAGAIOLO ANNOIATO

Con la mente inizia a viaggiare Quando solo l’aggettivo turgido Mi eccitava Poi il porno il lesbo semplice Quello di lattice Le vere improprie ammucchiate Le gang bang

Un ascesa Una scala di sperma Tickling, cumshot Firsting bukkake Swallowing golden shower Pissing piss drinking Shit Puke

Sino all’assoluto Ne dio ne satana m’eccitavano

Scesi in strada Due secondi di piedi sull’asfalto Due secondi Fu tutto chiaro Piombo nelle cervella Null’altro m’eccita


Se non aver dato senso All’esistenza

Proprio come chi In strada passeggia In attesa d’erezione


Su tela di fragili sentimenti Il sesto senso s’articola Trama d’intuito d’amore

Tra il diabolico e il divino Più su della terra Non ancor paradiso metodico

Come ipnotica danza Camminare sotto la pioggia A fonder l’anima con calda malinconia

Con armonia sorridente Facendo abbracciar lo sballo alla santità Le tempeste all’estate

Vita d’emozione Poesia di vita, vita d’amore Torrente scarico di parole

Amore Donate all’incondizionata velocità di luce Per un uomo, per l’amore

Quesiti intangibili Decifrabili Sol quando dono d’amarvi è concesso


LETTERA DAL FONDO

Perdersi Nei contorti sentieri del dolore Far penetrare il buio nell’anima Spirito malato Cristallizza introspettive forme Irriconoscibili allo specchio

La fine Cupa e inevitabile Che il concepir Paura trasforma in noia


Noia in rabbia Rabbia in sconfitta Sconfitta Sconfitta in dolor

Perdersi Nell’illusione della speranza In quell’idea bastarda che gl’occhi t’acceca In quell’idea beffarda che più luce Nel buio assume Più oscura l’inesistente luce rende

La fine Cupa e inevitabile Che il concepire speranza trasforma in autolesione Autolesione in tentato suicidio Tentato suicidio in altra sconfitta Sconfitta Sconfitta in dolor


BINARIO 3


ALBA

Freddi rasoi Squarciano l’aureo biancastro

Alba.. Specchio di notti contorte Specchio di ricchi vagabondi Specchio di uomini in cammino Specchio di un nuovo inizio

La brinea luce Penetra la fresca brina

Uomini nella nebbia Uomini allo specchio

Alba… Sguardo da poco destato Sguardo in cerca d’altra luce Sguardo di speranza Sguardo di inizio battaglia

Alba… Battaglia vinta dalla luce


Troppo sonno avevo E nella fase rem L’ho perduta

Maestrale intuizione Che dissolvendosi è andata

solo una parola mutila di se ha lasciato con accanto un quadrante di cui lettera e miniatura cancellate appaiono

vado per cercar quell’intuizione ma ormai perduta è


Steso Sulle tristemente ordinate Lenzuola bianche Ha lasciato Nelle mie fredde lacrime Il suo andar via Su per un altro viaggio

Spazio per il mio ricordo Nella sua valigia non ce n’è C’avevo creduto Sapevo Eppur c’avevo creduto

L’ultima riga d’inchiostro Stento a leggere Per continuare a sperare Di rivederti alle mie spalle Ancor ci credo Ci credo Pur sapendo

LA LETTERA SUL LETTO

Dimenticami


Ăˆ un addio

Non provare a correre alla stazione via dalla tua vita lasciami scivolare

dimenticami è un addio

non provare a dipingere tele con la memoria e convinciti convinciti che sono un bastardo

dimenticami è un addio

non provare non pensarci nemmeno mai, non farlo non leggere tra le righe

non provare non provare a credermi ora sincero non assolvermi per quel che ora leggerai l’ho scritto io


non provare nemmeno a immaginare quanto dolore chiudere la porta sperando di rivederti un giorno sperando pur sapendo

non provare a capire il mio dolore o a veder il mio cuore trafitto mille lame del tuo ricordo

non provare a comprendere com’io sappia meriti di piÚ di me

non provare non provare a giustificare quel bastardo che randagio vedrĂ nelle stelle il tuo riflesso con altri le condividerai

dimenticami è un addio


PER ROSSANA

Raggio di brillante luce Penetrato con tenera forza Nei miei innamorati occhi Guardami…

Guarda l’amore nelle mie pupille Splendono grazie a te Guarda il tremar delle mie mani Si emozionano per te Guarda il tepore del mio cuore Ogni battito chiama te

Ti chiama mio amore Desidera incontrare il tuo battito Desidera tutto il tuo amore Desidera te I sensi, la percezione, il mio corpo Tutto il mio essere è un’orchestra Che intona il tuo nome Rossana


MONTAPERTI

Sconfitta sui nostri volti Morte nei nostri cuori Stanchezza nelle nostre braccia Ferite sui nostri corpi

Chino sull’arida terra Con dolore alzo le mie mani In pegno di una disonorata vita A chiuder gli occhi i gomiti Fedeli e dispendiosi Bugiardi, che clemente buio Mi concedon Mentre alla luce del sol Chi le mani non ha alzato Avverte sul col la fredda lama

I gomiti proteggon i miei occhi Fin che reale non diventa il buio Fin che grazie a cotanta fasulla maschera La mente fa forza al cor Di mostrar noncurante la sua vergogna

Tre sol vidi vagabondando Tre volte piansi per la fame Tre volte immaginai ricchi formaggi per l’inverno Un altro sole mi bastò


Per spinger il mio scheletro giĂš nel fondo

Torno a casa E fredda zuppa m’è data a sfamarmi torno a casa e con dolore alzo le mani chino su arida terra

sconfitta sui nostri volti morte nei nostri cuori stanchezza sulle nostre braccia ferite sui nostri corpi


POSTSBORNIA Occhi pesanti E un trapano nel cranio Mi risveglio nel mio letto di sempre Ancor nei vestiti di ieri

Bocca amara Secca, arida Che nessun acqua rinfresca Son or piÚ lucido Senza aver mai smesso d’esserlo

Mi trascino nel corridoio aggrappato alle pareti Mi schiaffeggio con gelida acqua e poggio i miei sporchi abiti in terra mi metto comodo cercando ancora un sonno

senza pensare all’alcol senza pensare al vuoto senza spiegarmi il mal di testa mi corico in un'altra loggia

per poi svegliarmi in sera poggiar di nuovo addosso gli abiti di ieri per alzar ancora il gomito senza paura del mal di testa senza paura del vuoto


senza paura d’amare


Non potranno mai riuscirci Mai le ali mi bruceranno

Pesante, pesantissimo piombo Legato ai piedi Le ali Batto A mezz’aria Ancor mi sostengono

Altro, altro ancora Pesante, pesantissimo piombo Forsennato dimenarmi Tentata fuga Ma altro piombo Va alle caviglie

Lieve, minuscolo Infinitesimale centimetro Di poco s’alzano da terra I piedi Breve tragitto Immane forza di sbattere Le ali

Piombo Ancor piĂš pesante Aggrappati ora alle ginocchia


Giunge la fine I piedi a terra Ma ancor si muovono Le ali

Non potranno mai riuscirci Mai le ali mi bruceranno

Non hanno volume la ali Intangibili, senza utile Non si comprano, non si vendono Credono Non esistono Non si toccano Le ali

Sono mie Ma col piombo tutto si può fare I piedi a terra Cammino Solo camminare Basta volare Amara congettura Venduta per veritĂ

Col piombo tutto si può fare Cruenta relae bugia Prenderne coscienza


Bandiera bianca Basta volare Solo camminare Non si comprano, non si vendono Non esistono Le ali

L’ho imparato Non più necessario è il piombo Ho imparato a non volare Volar via è impossibile Senza piombo leggero è il cammino Rido della ali

Alle mie spalle Piuma d’angelo appare Non si compra, non si vende Esiste Speranza Più forti del piombo saranno Le ali


SOLE

Eccoti tenue spada di luce solare Ti ho atteso in questa notte per poterti combattere Per combatter la tua forza Che tanto infinitesimali fa sentir noi uomini Tu che con la tua sufficienza Lasci che tutto intorno a te vaghi Tu che imprigioni tanta massa Grazie alla lusinga delle leggi della fisica Tu che stai li sicura dell’inesistenza dell’alchimia Son qui per distruggerti Per liberar l’universo dalle tue autoritari leggi Cosicché gli sia possibile trovar L’ordine della vita


ALBA DI UNA PERIFERIA CAMPESTRE

Nuovamente a vagar nel crepuscolo mattutino Fotografo di una notte appena trascorsa

Alle spalle delle dormienti abitazioni Scorgo monti fantasmi Fantasmi che vanno rintanandosi Dalla visione dei miei pensieri

C’è un sottil vento, stride sul mio corpo ed un lieve brivido mi percorre senza un lampante perché

la notte è stata dura mille lame hanno attraversato il mio essere e mi hanno cosparso di un sangue che solo io ho potuto veder

la notte dei brividi delle paure, del dolore dell’angoscia e della stasi è ormai passata ma perché questo brivido?


IL CREPUSCOLO

Se luce non esistesse Triste or sarebbe Questo momento

Laddove del sol rimane L’ombra Laddove ai blocchi di partenza Ăˆ una meravigliosa notte Che solo pretesto del buio attende Per rivelar suo splendor Di propria luce brillando

Laddove onde di freschi fotoni Arcobaleni mostrano Voci di mille uomini E mille donne Uniti in spontaneo idilliaco coro La percezione tutta Raggiunge Spasmi di delirio

Ai blocchi di partenza E alle spalle azzurri monti Che assopiti appaiono

Ai blocchi di partenza


Scrutando le prime timide stelle Solo pretesto del buio attendono


BINARIO 4


RIENTRO AL SAPORE DI PARABREZZA BAGNATI

Rientro al sapore di parabrezza bagnati Al retrogusto di timido sole Che magro all’ombra del lungomare Sfiora la spoglia battigia Ove la canna da pesca del pensionato Ricorda a mo’ di bandiera La recente estate Che la scrivania del suo ufficio sta sgombrando

Rientro al sapore di parabrezza bagnati Alla voglia d’azzardare le maniche lunghe Che già alle dieci cominciano a pesare Nuovi coinquilini negli uffici Nuovi appartamenti per le classi Voglia di riscatto dei gregari Voglia d’avventura dei leader

Rientro al sapore di parabrezza bagnati Alla visione di labbra secche e d’occhi intorpiditi Che defogatamente salgon le scale del trampolino Che tra mille aneddoti estivi Son li a girare lo zucchero nel caffè Grazie al quale per altri cinque minuti Si trattengon a fumare nel bagno del liceo Prosate Marlboro light fino all’ottobre Programmando un respiro d’aria pura e un balzo


COME NASCE UNA PAGINA

Notte Scura come inchiostro di penna Lumi di brillanti astri

Dolci sensazioni Malinconia profonda Lampo intuitivo

Non per altro Per i fantasmi E per se stessi

Per il tempo che passa O deve passare Per l’equilibrio che lo blocca Non per altro


ADDIO

Addio Mai sarei riuscito a dirtelo Illuminato dai tuoi occhi

Addio Urlo Nello specchio del vento in settembre

Addio Che fai male Non per paura di star solo Non per quella del futuro

Addio Con la certezza Che mai il passato tornerĂ addio


STORIA DI UNA MANGIAUOMINI

Ho vinto su di loro Li ho sopraffatti, utilizzati Mi hanno leccato il culo Ed io grazia gl’ho concesso aiutandoli Mi hanno desiderato Insultato, amato Mi hanno pestato i piedi Hanno guardato con sufficienza L’imponenza della mia ventiquattrore Ma io li ho sopraffatti Ho vinto su di loro

Non per femminismo Non per ripicca Non per cambiare il mondo E nemmeno per la carriera Ho vinto su di loro… Tutto per essere felice

Ed or che li ho sopraffatti Indietro mi giro Il filtro della sigaretta Intriso d’aggressivo rossetto Brucia ancor nella cristallea ceneriera A tutto or rinuncerei Per il fiabesco bacio del vero amor


UNA LACRIMA SORGE

È tarda la sera Piove come allora I passi son veloci I pugni sono stretti Lo sai bene che è finita Ormai è meno di un ricordo Non brucia la ferita E pur continui a non spiegarti Perché una lacrima sorge?

È alto lo sguardo È lucida la mente Niente poesia, niente canzoni Niente parole buttate “non era destino” “non era quella giusta” “è tempo di andare avanti” “hai saputo dire basta” “tempo insieme ne è passato” “lo sapevi, non avrebbe mai funzionato” Lo sai bene questo, ma allora… Perché un’altra lacrima sorge?

Poco lucido, forse preso dal pensiero Ma eccoti, vicino al mio sentiero La tua immagine, il tuo ricordo, la tua proiezione


Ciò che per troppo tempo Ho tenuto chiuso nel mio cuore

Perché stringi la mia mano? Perché tenti di abbracciarmi? Perché il tuo sguardo mi riporta a ciò che era? Perché tutto è proprio come quella sera? Perché voglio che tu sparisca via? Perché ti vorrò cancellare asciugando questa lacrima? Perché un’altra lacrima non sorge?


L’ULTIMA SACRA RAPPRESENTAZIONE

La più sacra odierna rappresentazione Migliaia di fedeli nel tempio Diversi riti, diverse confessioni Qualche setta, gli estremisti… Tutto in quel tempio ovale

Vivresti in funzione di dio? Vivresti in funzione di Platone? Proporresti nuove tecniche di catechesi Odieresti un kantista?

Vivresti in funzione del partito? Vivresti in funzione della tua donna? Hai pianto per lo squallido arcobaleno che la falce ha defenestrato? Ti disperi per le mura coniugali che sempre più velocemente ruderi divengon?

Eppure vai in quel tempio… Nessun rientro materiale chiedi Speri nella redenzione ed inneggi alla fede Disposto ad una notte di carcere Per mostra la forza della tua chiesa Stoicismo, stoicismo mero che da speranza Siam capaci di non veder il solo lucro Siam capaci di sognare Lo scudetto, la champions Sperando che un giorno si guardi


Oltre lo stadio


Mare mosso D’un tiepido settembre Che stanco Da la buonanotte all’estate

Vento celibe Che impalpabile Carezza le gambe Alle semplici fantasie Delle femminil vestagliette

Noncurante della ormai dura sabbia Noncurante del tramonto E delle nebulose all’odor di salsedine Seduta con le ginocchia alle spalle Sta la ragazzetta Ad apprender la nozion del nulla


MECCANISMO DI RIMOZIONE

Avvertirla addosso Sentirne gli effetti Provar inutilmente a domarla In fine Farsi sopraffare Mollar la presa su te stesso

Avvertire addosso Come del cuor l’ultimo caldo battito La sua morsa Lasciarsi dalla sua pressione Umiliato Dal suo inevitabile avanzare


In tre accorsero al funerale Il giornalista pragmatico In piedi col cappello fra le mani Miglior amico Sempre pronto a spiegar come si vive La moglie trasformista Noncurante Seduta a capotavola Cibandosi di varie leccornie E l’idealista amante Inginocchiata in lacrime Di fronte alla cassa Sputata addosso dalla moglie Colpita dalla sufficienza dell’amico

In tre accorsero al funerale della politica Mentre la ghiotta noncurante L’eredità s’arroga


D’un bianco inconfondibile Il mare d’inverno Talvolta

Poderosi colpi Sui gracili massi Sfumature Indescrivibili

Superiore al cupo della fredda stagione Superiore al dolce del mare Superiore alla parola

Pura bellezza Ch’altre forme non richiede Le deride Nel bearsi del suo unico Bianco poderoso


Apri gli occhi amore Non rimaner con lo sguardo sul foglio Non lasciar me Qui A fissarti Ricambia il mio sguardo… Desidero null’altro che dirti questo Ma tu con gli occhi bassi resti

Scorre la vita E a lei il mio sguardo rivolger dovrei Ma non ora… Non ora che senza scelta t’osservo Mentre bassi i tuoi occhi rimangon A dir che mai mi fisseranno


BINARIO 5


Accesissimi Raggi dell’arancio tramonto Riscaldan le gocce Di una timida pioggia A inizio primavera Che ammiccanti la testa m’accarezzano

Guardo le nuvole E lo strano celeste Non più bianco del meriggio Non ancor turchese crepuscolo. Un colore intenso Che tutto contener sembra Che bassi mostra I cumoli gassosi

Idilliache sensazione Vanno a scagliarsi Attraverso le gocce Colmo d’arancio celeste Non vado a ripararmi Sotto la tettoia Non ora Non ora che è primavera


Foglio bianco Con rabbia appallottolato Catapultato Nel cestino

Furor poetico Lampo Distrazione In altri concetti Dirottata la penna Inchiostro perso in filo logico

Ti alzi Cammini ancora la penna non pi첫 il foglio catapultato nel cestino vuoto

vuoto emotivo vanesio nuovo furore

nuovo foglio bianco nuovo inchiostro ancora dirottata la penna carta con rabbia strappata


Fondotinta, mascara Tacco, capelli ondulati Gesti veloci Parole musicali Parla poco di te il tuo aspetto

Vacanza on the road Voglia di ballare Dita su corde Che note d’amor profondono Inizia a parlarmi la tua mente

Un cuore spezzato Che a fatica va rigenerandosi Un amore finito Che a malincuore hai dimenticato Un profondo baratro Che nel sentiero della vita Hai superato Questo mi dice Il tuo passato

Insicura sognatrice Dall’anima infinita Bloccata dalla paura di cadere Che imperterrita continua ad amare Questo ascolto Mentre abbraccio il tuo cuore


Retorica per te Usarne non avrei voluto Propr’or che il parlar concreto Facil m’esce

Retorica per te Questo è il mio inconscio dono Parole che non son quel che sono Ch’involontario marmo divengon

Retorica per te Sui clacson di febbraio Nelle scarne stagioni delle città di mare

Retorica per te Per il suon delle tue labbra Per gli acrilici dei tuoi occhi Per i tuoi capelli

Retorica per te Verbi ininponderabili Righe di pentagramma che percorro Per giunger laddove non esiste concreto


LE MIE SCUSE PER TE

Mai metterò il mio orgoglio su un tavolo di trattoria Mai ammetterò di aver sbagliato con te Mai convincerò il mio orgoglio a cercarti di nuovo Mai confesserò di ritenerti più che una semplice amica

Mai vorrò evadere dal nascondiglio dello scherno Mai vorrò nascondermi dietro una spicciola retorica Mai cercherò di riuscire a dirti quel che provo Mai proverò a credere in ciò che dirti devo

Qui ne resterò… Eterno resistente Incatenato a me stesso

Qui ne resterò Finto indifferente Lontano da te


Litosferico crepuscolo di metĂ marzo Che ancor aria invernale soffia Sulla pelle non ancora nuda

Guscio freddo canini aguzzi Misterioso interno d’incandescente magma Freddo al tatto D’odore estivo

Via inosservato passa il tramonto Non ancor di primavera In un limbo chiaroscuro Aria pungente lascia


PASSEGGIATA AL CREPUSCOLO

Passeggiata al crepuscolo della giornata Nel largo viale della fiera Tra banchetti giĂ pien di luci calde Ed altri ancor tra la veglia e il sonno

Passeggiata tra compagini di solitarie anime Tra parole in rassegna a mo’ di burattini Tra sguardi in palpebre genuflesse Tra contatti di pelli similmenditerranee

Passeggiata in un curioso turbine di speranza Che a soqquadro mette ogni specie di carne Ogni oriental stoffa in seta Ogni rozza argilla provata ad educar

Passeggiata giunta agli ultimi lenti passi Tesi a ritardar la conoscenza del muro Che cieco rende il viale a nasconder la sacca vuota Ove ne carne, ne stoffa, ne argilla è passata


Emotive note Schizzano dalla penna Trattenerle vorresti Ma veloce è l’inchiostro Ne resta solo il suo profumo


tatuando a fuoco i tuoi capelli sui miei occhi sulle lamiere sui bulloni precari d'un emozione che tra un istante sarà solo memoria

arruginisco l'ancora con le mie onde arruginisco la mente all'ipermercato l'amore in saldo la morte a metà prezzo un'erezione in omaggio

ancora i bulloni ancora le onde nuovo metallo seppelisce il fare industriale delle lamiere corrose

è un nuovo giorno all'ipermercato è un nuovo giorno di lavoro per il cuore


Ferme nubi In un flash fotografico D’un tramonto invernale Ferme Cumoli biancastri Invisibili all’aste stratiformi Incuranti d’esse

Ferme nubi Sol fintanto Che l’incanto dello sguardo li concede Un attimo Diverso dalla frenetica città Un attimo Cambia il tramonto Sfondo rosso invariato Le nubi sono andate Per mai più Ferme tornar


BINARIO 6


ARIA PRIMAVERILE PENETRA IN NOI PENETRA NEL CUORE COLORE DI TRAMONTO A DESTAR I CUOR COL SUO PROFUMO


MURATORI

Sudore in faccia Ruspe e calci Premiscelato Per far star su il tufo

Vecchi jeans Macchie di vernice Attrezzi chiamati in dialetto Arie coi compagni Tavole d’impalcatura

Si costruisce Sul rudere della vecchia abitazione Si costruisce Da operaio Non d’artista

Voglia di Gaudì Mani da zappa Nascoste da presunta insicurezza Orgogliose nell’archiviar Il progetto dell’architetto

Sotto mentite spoglie d’avanguardia Poesie in tufo Eroi muratori


Celeste ombretto Lisci cappelli Frontino brillantinato Smalto rosa Sguardo attento Immagine stonata Ambigua Trascurato casual Elegante non vuol essere Immagine stonata Nascosta la bellezza è nello scoprire


NUOVO AMORE

Gelo e buio nel mio cuore Uno strato di delusione Ed una corazza di paura Non fanno ne rider Ne lacrimar

Il freddo appassisce gli oleandri Sui tiepidi ed indifferenti davanzali Grigia pioggia diventa l suono di un amaro violino

ma un giorno sei arrivata la pioggia è finita le finestre si aprono ed un tenero pianto distrugge la corazza il violino è dolce

eccoti il tuo splendere illumina le pareti del mio cuore niente gelo poco buio la pioggia sorride


Sfuggenti ciocche di capelli Che corron sotto la luna A malapena coperta Dai gallarancio lampioni

Profumo d’erba D’un aprile potato Il suo sguardo Il fresco d’una sera D’inizio primavera I battiti del cor dcandisce

Corre Nella mano d’una amica Corre sul rurale sentiero Verso la viva città Corre Alla reticenza del maggio Preferisce luglio e agosto

Corre Corre, corre Forte e inconsapevole Di chi la guarda Di chi trascinar si lascia Dai suoi passi Da un aprile potato Che profuma d’erba


IL DIARIO PROFONDO

Sotto le coperte del io C’è un diario Percezione scritta Dettata da pensieri Alto diventa Più del piedistallo della parola

Continuo scrivere Affannoso in profondo Calmo alla battaglia Tabula apatica È il nostro volto Trasportato è A destra e manca Da mille formiche

Altro strato esiste Profondo ancor di più Parola non è in grado di tingere evanescenti apparizioni allo specchio

fondo di boccetta ultimo residuo di profumo rimasto… mezza goccia


al massimo una abbastanza a toccare l’istante nelle pagine da diario scavalcando i pensieri dettati il bisogno di parole giÚ dritto nel profondo


LIBRERIA

Templio d’umano scibile Falcil’è perdersi Cumuli di volume in rivoluzione Affascinanti titoli macchinosi Cumuli Scompiglio e paura Nel’sogno d’onniscienza M’assalgono Mi sommergono Agl’ordini non rispondono Fermi in un ordinato caos Nell’attesa dell’ordine cui sono generati


TORNA CALMO IL MAR

Torna calmo il mar Dopo il tempestoso inverno Torna calmo il mar E le luci in egli si rispecchino La luna illumina Il preview di allegre grigliate La luna illumina L’accordatore dei chitarristi da spiaggia I colli col manto della notte Giocano, si confondono Creano illusioni ottiche E celano la profondità dell’infinito Che infinitesimale appare dinnanzi alle luci che si rispecchiano nel calmo mare


Su per le narici Sale il polline D’una fresca sera in primavera

Fotografie d’infanzia regala Imago di non rimpianto Stelle serene in gioventù Li per dare ossequi A invisibili nuvole

Lampione arancio Da la mia ombra Su basoli dal sapore rurale Che la crescita hanno registrato

Hanno avvertito il peso del pallone in gomma Delle scarpe nuove e bianche Da non rovinare Hanno sentito baciarmi E scender a piedi Nella comitiva che all’alba dell’adolescenza I vent’anni sognava

Ora Ho vent’anni

Pallone in gomma e comitiva come fantasmi Ma null’è cambiato


Del polline Che su per le narici sale In una fresca serata in primavera


UN FIORE

Un fiore Un fiore tra tanti Disperso in un campo Ai confin dei chiari colori D’orizzonte in primavera

Un fior che si dischiude Agli occhi del tiepido sol Caratterizzato da innocue nubolette

Un fiore di sgargianti petali Su marmo di lungo stelo barbato Un fior che spicca, si mostra Sotto patina d’anonima aria Ch’io ho sovvertito

Un fior ch’io coglier ho voluto Dallo stelo cinto di piccoli aghi Eppur tra le dita l’ho accolto Pungendomi nel profondo delle venerdì e giù, fino al cuor

un fiore avevo tra le mani profumato di candide essenze. Ninfa d’amor scorreva nel nettare Ninfa che penetra l’anima,


Che blocca il tempo e i sospiri, Che fa dimenticar il male Che mi creo al suo toccar

Un fior avevo colto Ed or che tutto so di lui Stiparlo per sempre nel mio ventre vorrei, fondermi con la sua essenza sospinta dalla brezza di campo al confin dei chiari colori d’orizzonte in primavera


Non andrà via Resterà sempre impresso Questo tuo sfuggente sorriso Come un miracolo Sgravato dai pesi complicati E libero di volar leggero

Non andrà via Resterà sempre impresso Questo tuo profondo sguardo Dolce sa essere Duro quanto basta A meraviglioso rendere Il restare

Non andrà via Resterà sempre impresso Il tuo corpo La tua pelle d’angelo Il tuo saper diabolico La tua serena follia

Mai andrai via In eterno resterai impressa Sarai nelle notti estive E nelle albe d’inverno Sarai in ogni mio pensiero Sarai


Ogni battito del mio cuore


BINARIO 7


L’estate Non può smettere Sole ectoplasmatico Alluvione di sangue lucente Le cicatrici della notte Medicate dal sonno e riaperte Dalle stelle

Non può smettere Assiderati costumi da bagno Nel gelo della sabbia Nei bagni sull’asfalto Catrame sudato Sul corpo freddo Sul metallo sensibile

Non può smettere Non smette di cristallizzarci Di luce Di polvere e di petrolio Di notti troppo brillanti Per rimarginare Il sale delle ferite


OBLIGO DI DEMAGOGIA

Non assapori il cous cous Di New York Niente automobili russe Se non per collezioni Figa fino ai venticinque Amore finche morte non separi

Condizioni i movimenti dell’alfiere E spingi la regina Sol col favor della scacchiera Sacrifichi il pedone Che nasce calugnato dal suo nome

Come sarebbe mai possibile? Come sarebbe possibile Venderti un’auto russa a mo’ d’utilitaria Render cieco ai luoghi il tuo palato Ed aguzzare il tuo orgasmo adolescenziale fino a che morte non separi Come sarebbe mai possibile?

Mai avrei voluto sacrificar un pedone Mai avrei voluto il centro della scacchiera Ma se non così Come sarebbe mai possibile?


AMORE GEOMETRICO

Sull’infinito piano della vita Una retta

Imprevedibili assiomi All’infinito tendenti L’intersezione Mortifica l’iperbole Funzioni L’altro e il basso scandiscono Per gentile concessione Della tangente tempo Il piano più piccolo del punto Inesistente superficie Forte si fa la retta Accelerata Lontana dall’immanenza dello spazio-tempo Terrestre asse Evanescente Per la geometria


LEGIADRA BREVE STORIA Leggiadra breve storia Dolcemente abortita Nella sala operatoria del metrò

A ritmo di variopinte Ali di farfalla Cui impercettibil tremar Dolcezza desta nell’anziano

Falena nana Ma ambiziosa, Con voglia di volar Superare i limiti della stratosfera Sentirsi speciale

Assopita, assorta In un minuto sonno Impalpabile agli occhi dell’anziano Malinconica agli occhi del sole Seppellita sotto razionalità In una preghiera di centri di passione


Il flash d’un attimo Nella veloce cascata della mia vita Una foto Un ritratto ormai ingiallito Ciò ch’era Che più non è Ciò ch’è stato Veloce Nemmeno un istante Più d’un flash Ciò che mai più sarà Caotico e sereno Armonici I colori Dei sorrisi nella foto


NEOCONFORMISMO

Alla camicia gessata Hai preferito la flanella Il jeans attillato Lo preferisci largo e stracciato Slacciate Le scarpe da tennis

Soprabito? Fantasioso D e g? Dc! (dignità del contante) La c sta per contante Non sia mai detto per cash

Al maglioncino sulle spalle Hai preferito la kefiah attorno al collo Hai scelto per chi tifare Parole non capitale Anticonformista In un mondo d’anticonformisti Alternativo In un mondo d’alternativi


Decidi di mandarli a farsi fottere Quei freni inibitori Che di tutto fanno una liturgia

I severi occhi del divino ti scrutano Ma non poi cosĂŹ a fondo Non al punto tale da non conceder attenuanti

Decidi di mandarli a farsi fottere Ma d’un assicurazione necessiti Serve una scusa che da cauzione funga

Mescola ogni tipo di collo lungo E uccidi se necessario Tanto hai il tasso alcolico in vena


MEDITERRANEO

Avvolgente brezza D’un caldo mar estivo Di sbarazzine onde Che allegre danzano Dalla costa brava Alla provenza Alla campania Alla Sicilia Muovendosi in obliquo Tra liguria e tunisia Esplorando la maestra grecia E spingendosi fin in turchia

Onde leggere Senz’attrito Giocano rincorrersi In simbiosi con la tenera brezza

Ballano Per natural frenesia Non elettrica Per i movimenti dell’albe e dei crepuscoli Non per inerzia

Girotondo dionisiaco Dove rum bianco e vino da tavola


Son benzina sul fuoco Che alto si libra Sulla spiaggia notturna Al suon della chitarra classica


Veloce correvo nel tunnel Dalle cavità di roccia Correvo per raggiungere la luce Letto per il corpo D’un bianco assoluto

Correvo per fuggire Non so da che scappavo Tormentata incoscienza ch’il pennello m’ha donato

Panna intrisi Nel nero calamaio Vecchia signora China sulla seggiola dell’uncinetto

Punto croce di ragnatela Aracne Stessa eterna trama Qualcosa per distruggerla Elemosinavo una fuga Infrangere la barricata di quell’eterno

Mda, lsd acronimi Sigle Miracoli Assassini Mezzi Semplici veloci cavalli


Veloce correvo nel tunnel sfrecciavo tra le incommensurabili logiche cavità rocciose

gola secca sulle bianche radure emicrania alla violacea alba occhi rossi per le belle torri

cala, dollaro, newyorkers nomignoli per sentire miei i mezzi per chiamar all’ordine gl’imbarazzati equini

veloci mi trainavano forti fieri nel loro barcollante portamento lontano dalla nera tessitrice

non c’erano battaglie o conflitti non c’erano feriti o caduti un quadro da nera tessitrice

nell’astinenza dell’uva fermentata alla folla mancavano le ali brindisi davanti al fuoco


esseri senz’ali che iniziarono a tessere in fabbrica, su telaio, in serie, su vasta scala tana d’aracnidi

Veloce correvo nel tunnel Dalle cavità di roccia Correvo per raggiungere la luce Letto per il corpo D’un bianco assoluto

Non so dove giunto Lungo, semieterno tragitto Poggiai le braccia a dar tregua agli occhi

A palpebre chiuse il bianco non svaniva I cavalli ormai ridotti a carcasse A concima gl’inesistenti campi

Violenti scatti elettrici, pennate di defibrillatore Occhi semiaperti Di nuovo, la nera tessitrice

Spunta il mietitore nell’occhio chiuso In una aureola, d’angeli seguito Scegli, chiudi l’occhio aperto, o apri il gemello

Ripercorrere


Strisciando In senso inverso Il tunnel Banchettare cibandomi delle mie ali Mai avrei voluto Sono umano ABBRACCIO

Con la testa poggiata sul mio petto Alla penombra che l’alba crea sui nostri corpi Mai uniti più d’un istante

Con la testa poggiata sul mio petto Tuo dono che sta li ad illudermi Necessità del mio corpo Per non far nel buio cadere I lisci capelli della tua chioma

Con la testa poggiata sul mio petto Indispensabile condizione per riaverti Nel piacer di sentirti realizzata Per il dono d’illudermi Di non far cader nel buoi I lisci capelli della tua chioma

Con la testa poggiata sul mio petto Con la notte che ormai è tramontata


BINARIO 8


NOTTE

Ciao fredda notte Rieccoti ad investirmi come un treno in corsa Sono in questo convitto di solitarie anime ad aspettarti

Anime vaganti nel buoi intermittente Anime che si drogan di te Anime che sfiori, palpi, penetri E nel presto mattin lasci Con le sottane aissate a sognar…

Tu che dai tanta illusion di vittoria Tu che crei una finta realtà alternativa Tu che scontata più che mai Ci lasci Con la sottana aissata a sognar…

È possibile evader nel tuo ventre notte? O siam noi Tue anime Ad esserci donati questa illusion? Conformista come un borghese E finta come un teatro… È la notte? O siam noi a voler sognar Prima di destarci con le sottane aissate?


Le più belle nascon di notte Son quelle che non ti aspetti Che di giorno si truccano e si vestono Per apparir garbate al lavoro

Son quelle che non cerchi Perché son loro a trovar te Con i loro luminosi occhi di polvere di stelle…

Son quelle occasionali Che non baciano, che non si sposano Che amano sul filo della tachicardia Che in un emozione luminosa puntiforme ti spiegan la vita

Le più belle nascon di notte Perché di mille maschere si coprono dal sole Beffano apollo parlando a chi solo le sa ascoltar


Brillanti le stelle Innocua luce lunare Una sinuosa linea traccia lungo il tuo corpo

stesi s’un tappeto di sabbia impalpabile nella passione avvolti tra l’innocenza e la malizia ad ascoltar la melodia delle calme onde

guardo i tuoi occhi e capisco tutto posso afferrare le onde, le stelle, la luna tutto tranne il tuo cuore

la notte finirà il sole farà ritorno i raggi di luna il tuo seno abbandoneranno qui resterò a guardar le onde


guardo i tuoi occhi capisco non andar via notte non ora non ora che tutto posso afferrare


Come se qualcuno Avesse dimenticato di tingerne i contorni Avesse lasciato incompiuta l’opera Come se un violinista Troppa pressione avesse fatto Sul delicato archetto Tal’è questa luna d’arancio Tra le nubi cade

Come se qualcuno l’avesse cancellata Come se le onde del mare Confuse si sian perse Come se la sabbia Giaccio si sentisse Nel non rifletter luce Di questa luna d’arancio Persa e incompresa tra le nere nubi

Come se tu Fossi ancora qui Come se io Ancor potessi abbracciarti Come se noi Uniti Su questa luna che riappare E con l’arancio che tinge le nere nubi


UNO SPARO NEL BUIO

Uno sparo nel buio Col sole che ti brucia Uno sparo nel buio Nemmeno un fiammifero di paura Uno sparo nel buio Hai mirato e premuto il grilletto Uno sparo nel buio Sai bene ciò che hai fatto!

Uno sparo nel buio Il caldo non ti risparmia Uno sparo nel buio Ghiacciato ma senza brividi Uno sparo nel buio Ed un altro ancora Uno sparo nel buio Naturale, netto anche ora Uno sparo nel buio Senza nemmeno un dubbio

Uno sparo nel buio Col suolo rovente Uno sparo nel buio Dal quale non ti salvi Uno sparo nel buio Sei vivo sei in piedi


Uno sparo, uno sparo, uno sparo Il buio ti abbaglia Uno sparo nel buio Sei vivo sei in piedi Uno sparo nel buio Col sole che ti brucia


SGUARDI COPERTI

Guardo i tuoi bruni ondulati capelli Coprire i tuoi splendidi ed attenti occhi Guardo la tua sfuggente disinvoltura Sfociare in un tenero sorriso Guardo la sinuosa linea della tua fisionomia generare forme di mero splendore

una iridescenza coinvolgente dalla quale la mia mente non si desta uno sguardo di serenitĂ frenetica che sempre sollecita la mia percezione

ti contemplo integralmente sperando che il tuo sguardo non si incroci con il mio ho forse paura di amarti ho forse paura di espormi leggiadro per sempre mi renderebbe incrociare il tuo sguardo coperto dai bruni e ondulati capelli


Stelle Di fin inverno Ancor di giaccio Ma già brillar d’amore

Già prometter Nuovi giorni Perse Nel girar della terra Perso io Nel guardar loro Nella smania Nell’ingordigia di saper Quanto tempo ancor Il loro nudo corpo Dalle nuvole si svelerà


LA VECCHIA CONTADINA

Su tela dalla seppia patina Il raccolto miete Una vecchietta La forza di ancor sudar Datagli dall’imago del futuro piacer La rincuora

Col rugoso polso Or la fronte s’asciuga E continua sotto il sole a travagliar

Tramonto aureo Crea al contempo Sdiletto e piacer Il lavor è finito Sol per oggi per fortuna, Poco c’è da gustar nella cena Ombrata rassegna del raccolto Che finalmente terminata Permette di pregustar La fatica del domani Con l’imago del futuro piacer


Tre bossoli di pistola Li Sul pavimento Tre colpi esplosi Uno per ferirti L’altro per dimenticarti

A morte Questo posto hai lasciato Ho provato a colpirti di nuovo Uccider la tua anima Via Dalla mia memoria Sei qui

Tre bossoli di pistola Li Sul pavimento Tre colpi esplosi Uno per ferirti L’altro per dimenticarti L’ultimo per me


Tanto lo so già Da principio Che questa sigaretta non durerà in eterno

Lo Lo so già Che domattina mi sveglierò alle tre

Che il colera fuori dalla metrica S’espone in vetrina Schernito dalle carni da macello

Lo so già Che l’eguale ritorna Nel forno a micronde Nella lametta da barba Nel corte funebre

Lo so già Che il sonno non arriva E che alla stazione carico La sveglia A orologeria Alle tre in punto Per una sigaretta Che Tanto lo so già


NOTTURNO

La fitta foschie Ha coperto lo schermo Le movimentate luci Sono ormai un barlume fermo

Le giovani insegne Un tempo indiscusse protagoniste Lanciano un tacito urlo Strozzato dalla umida e fredda veste

La non pi첫 timida luna Mostra ola sua spada di luce bianca Arma davvero efficace A causa di essa qualcosa li su manca

Il sereno mantello Che da tempo ha accarezzato i nostri cuori Stanotte sembra turbato Puntini coperti e pochi colori


BINARIO 9


PER CASO

Pioveva… Pioveva in inverno Ed or per caso Un sol di primavera è sorto

Per caso vieni concepito Per caso nasci Per caso vivi Per caso ti trovi a camminar su un tiepido lungomare E per caso cogli quel breve secondo In cui il vento del tramonto Di brividi ti stravolge

Ma se un caso non fosse? Se non fosse un caso Che il cuor mi batta Se non fosse un caso Ch’il tuo pensar Emozionante voglia m’è diventata Che le stelle diverso sapore hanno Che più dolce è il sol d’estate Cos’è se non un caso?

Dense, pesanti


Son le nubi d’inverno Inutili son le superficiali rime d’amor Ch’il vento porta via

E il caso? L’incrociar dei nostri volti Emozionante lo rende… I gesti superflui Gli sguardi inessenziali Le parole eccedenti I contatti accessori Black out…


Notte, crepuscolo Alba, mattina E nel tramonto I nostri corpi uniti Che s’un tiepido lungomar Di brividi ci stravolgono Ad assorbir l’uno l’emozioni dell’altra A sognar di non svegliarci da questo dolce sogno a sperar passivamente che non sia stato solo un caso


A caso Tre parole ho scritto Slegate insensate Perché? Cerco una razional via… Cos’è libera associazione? Cos’è un emblema una profezia? Logica del posteventum? Un nonsenso controproducente Vago inutile Come sono ora le parole Com’è questa poesia Che cancellar non riesco


Bianco il cielo Più delle nuvole Se sereno il giorno Ancor più omogeneo

Il sole da di controluce Martellante rilievo frontale Serra d’asfissiante Cosmo

Nero E di mille sfumature Un debole astro nel suo mezzo Incapace di coprir le sfaccettature Infinite del profond’universo

Caos Immagine proiettata nell’io A rincuoro pasce l’essere Che aria deglutisce nei forti respiri Ancora una volta Assiderazione da sole


Sono vanesio E liberamente non riesco Destinatario di me stesso I miei scritti Che sconfitta

Sono vanesio Perché se scrivo Rivendico la paternità dell’inchiostro Su carta lo rovescio Con qualche scusa ideologica

Sono vanesio Quale ideologia?! Ideologia non ha paternità Anonima Anonimo sacrificio Del mio seme

Sono vanesio Destinatario di me stesso Quale ideologia?! Sono vanesio


giro D’amico in amico Di vita in vita Di mondo in mondo

giro Un esperienza all’altra Volo allo strisciare Lsd in asceta Metro in fiori di campo

Giro In cerca di te Per farti voltare I meiei occhi in un sorriso Giro per non vederti di spalle

Coperta dai capelli


Tac tac Due colpi secchi Al rubinetto Della boccetta in vetro Che contiene Caffè macinato

Una spinta all’ora leggero Pistone della macchinetta Cinquanta forse cento Millilitri d’acqua deve lasciar cadere Rialza il pistone Aggancia il ferretto E con vigore Riabbassa quel pistone ora pesante

Cucchiaino e piattino Poggia sul banco Sfila dalla torretta Un bicchiere di plastica Abbastanza lentamente da non prenderne per sbaglio uno in più Ma veloce Riempie d’acqua E poggia sul banco Alla destra del piattino

Lentamente la tazzina


si riempie

la prende la posa sul piattino su il pistoncino sgancia il ferretto lo batte sul legno lo sciacqua al rubinetto lo poggia sulla grata

lavoro alienante forse‌ ma Ciro del bar mi parla allegro della sua juventus mentre prende un altro cucchiaino e un altro piattino


ODOR D’OCCUPAZIONE

Promiscue camminano all’uscita della scuola

scolare insegnati innamorate disilluse kefie griffate

freddo fogliame su grigio asfalto nuvole nel cielo natale nell’aria

promiscue camminano all’uscita della scuola

fighe obese principi di fine d’amore spensierati contorti pensieri

una voce pausa netta nell’ordinario nulla

apparenza si smentisce se oltre s’osserva oltre le mura abeti in festa disomogeneità esteriore


e nulla altro

oltre la coscienza dell’ordinario nulla oltre il promiscuo cammino all’uscita della scuola


Scende veloce Sulla pista della precedente si ferma sull’attrito e ne deposita una parte del suo cuore non si guarda alle spalle e scende veloce s’illude di raschiar la velocità della luce ma rimane delusa e imperterrita visibile allo scherno dell’occhio umano

striscia lenta laddove la prima ha volato tra l’erba alta veloce dove la prima s’è fermata ecco l’ha quasi raggiunta ma con uno scatto è di nuovo lontana continua a scender lenta laddove la prima ha volato

più corposa corre, corre, corre e travolge le altre due le accorpa in se e corre ancor più forte sente sulla pelle la velocità della luce la percepisce e giunge gloriosa al suolo


mai sapendo d’esser sempre stata visibile allo scherno dell’occhio umano

tutti gocce su plexiglass veniamo dalla pioggia del cielo e passivamente siam spinti corriamo, corriamo, corriamo sentiam sulla pelle la velocità della luce la percepiamo e giungiam gloriosi sotto il suolo mai sapendo d’esser sempre stati visibili al vuoto degli occhi del nulla


Veloce t’ha attraversata il treno se la mia razionalità congiunzione non avesse avuto per la tua vita avrei temuto

veloce t’ha attraversata il treno gli occhi hai chiuso per pararti dal potente rumore? Per afferrar l’astratto d’un minimo tratto d’aria Veloce scorre Spinto da un treno in corsa


Così com’ora sei Ferma, immobile Nella tua aurea di material madonna ch’irradia inquietante sguardo tra il materno ed il pargolesco tra il cristianesimo e la ninfomania mielatamente i tuoi occhi stuprano i miei bloccano il giudizio del palato e con ferma mano barricano la mia voce. lenta, agonizzante ma dolcissima sodomia lubrificata dal tuo saluto che intrappola il mio cuore a venerarti

così com’ora sei ferma, immobile nella tua aurea di material madonna


BINARIO 10


Nell’esistenza continuare a barcamenarsi a vivere oppure cosÏ continuare andare avanti cosÏ Senza metrica


CAOS

A confondersi van Dionisio e apollo

Eterogenea materia Antropomorfo intelletto Va su caritas cristiana A godere Gode di nera disgrazia Simbolicamente Sui pendenti impiccati Troppo cioccolato Nutre l’asino

Mal di stomaco Un pretesto Per caffè digestivo

A confondersi van Dionisio e apollo A rompere i coglioni Sull’inoriginialità del sacro profano A ridere Sull’eterogenea materia Che su caritas cristiana Si va a disperare Idilliaco piacere


Nell’essere in alternativa Uni schematico sillogismo Di cemento e polvere cacao

Chiedo scusa, ma ho smesso di scrivere per andare a fumare una sigaretta, e purtroppo ho trovato nuovamente il filo del discorso‌ Scusate La prosa


Gioca Lei gioca Gioca sotto la pioggia Contro le urla Quel sorriso appena accennato

Giocano Le sue dita giocano Evanescenti van muovendosi Sull’allegro ritmo Delle gocce di pioggia

Gioco Gioco ad innamorarmi Gioco a bagnarmi sotto la pioggia Canto appena accennato Che giocando lei mi urla


Con volto d’innocente bambina Giocherelli col tuo piercing Senza malizia ti mordi le labbra Dal portico del treno Il paesaggio t’incanta

Sguardo teneramente scaltro Armoniosa meraviglia tinge il visino Una stiratura gonfia Ombretto denim mal sfumato Mani delicate Più leggere senza smalti

Ninfa metropolitana Magica Perché non sa d’esserlo

*****

Una botta gliela avrei data Per questo raggiunsi l’uscita Anche se, ammetterlo devo Era anche per scender dal treno Disse due parole all’amica Due sole parole e la mia mente allibita La vidi sotto la luce del volgare A sentir il suo linguaggio dialettale Non più poesia


Pensai quindi di soddisfar la voglia mia Per intesa spontanea con un altro ragazzo Ad approcciare provammo, per dar loro il cazzo Desistemmo presto, non che fossimo schifati ma il loro fare, ci vide demotivati m’hai ammazzato una poesia cara sorellina era meglio non udire la tua voce da bambina

*****

Reticente è l’arte Lontana dal concreto Ma saturo è il mondo La penna Il bello palesar può


Nettare d’oscura virtù Sorseggiato Dal sapiente che cerca di evadere Dai pensieri Del compositore che crea brecce Nelle righe Dal poeta che vuole vestire le sue figure tracannare rozza birra tanto vale

nettare d’oscura virtù sorseggiato dalle ossa del responsabile padre di famiglia dalle mani del benaugurante testimone dello sposo dalle labbra della cattolica ragazzetta facile tracannare rozza birra tanto vale

nettare d’oscura virtù sorseggiato la prima volta mentre tutti dormono la domenica pomeriggio mentre tutti si complimentano del successo ottenuto


quando il filosofo rilegge il suo pensiero compiaciuto grazie al suo ultimo respiro tracannare rozza birra tanto vale


Singolare è la vita di un portafoglio Sta li nelle nostre tasche Ed invecchia senza che noi ce ne accorgiamo Passa dai jeans attillati a quelli hip hop Da quelli di marca a quelli di tutti i giorni Da una tuta ai calzoni classici

Sta li ad accumolar reliquie della nostra vita Biglietti obliterati riciclati per filtri Tessere e tesserini d’ogni razza Santi e numeri di telefono Scontrini e fototessere dispari

Stan li stipati quei tesori Stan li a strafiottersene della polvere E degli strappi del tessuto In armonioso disordine vivono E felicemente deridono Le banconote impettite nel lor ordine di testa

Poi lo perdiamo O ci vien rubato E noi da ciglioni Stiam li a rimpiangere I soldi e non il tesoro


CAPPUCCETTO ROSSO

Bambina… Non scegliere la via che ti ha detto la mamma È vero li c’è il sole Una strada spianata Tanti simpatici animaletti Ma quanto… Quanto perdi se non passi di qua

Bambina… Butta via il cestino che ti ha dato la mamma È vero li c’è il pane Cibi genuini E tante cose salutari Ma quanto… Quanto perdi se non passi di qua

Bambina… Non aver paura del buio di questa selva Purtroppo dalla nonna prima o poi ci arrivi lo stesso Non aver paura Raccontale la sua vita, se l’è dimenticata Passa di qua Magica selva Non avrai rispose Solo illusioni Poi…


Poi sceglierao Tornate indietro Dai coniglietti del bel sentiero O andare avanti Dicendo alla nonna Quel che il lupo t’ha insegnato


VETRO RESINA

Fredda tettoia Che ti lasci addosso scivolar Ruvide piogge e dolorosi raggi

Fredda tettoia Mai vista, mai contemplata Non noti il tempo passar?

Fredda tettoia Inerme osservatrice di battesimi, di matrimoni e di droghe pesanti

Fredda tettoia Composta di bagnata polvere da sparo E di sesso antemortem

Fredda tettoia Generata dal vetro resina Destinata giammai a morir


Qui a consumarmi Non sapendo con qual organo emetto suono Deforme la mia bocca Rosso vitale, grigio di sepoltura verde putrefatto

Nel terreno Vermi gialli e ghiotti Banchettano col mio stomaco Cranio ingiallito Perforato da roditori

Qui a consumarmi D’aria bisogno m’è negato Corde vocali da zecche rosicate Le fibre pasto d’insetti

Nel terreno Non sapendo con quale organo emetto suono A saper che non m’ascolti Ancora umano mi dipingi Mentre gialli e ghiotti vermi Banchettano col mio stomaco


Passava Per la ripa scoscesa D’un qualunque purgatorio estivo

Passava Camminando Perché di star ferma Non ne era capace

Passava Così lei Così come tante altre Passava Col passo lento Di chi sdegna la fretta Ma è povera di tempo

A questo passo Via è passata

Scrivo perché non l’ho fermata Per lei Per darle un nome

Passava E col passo lento È passata


PROSA

Ne i suoni ne i pensieri logica seguivano, discontinue le discussioni deritmati i passi, collocazione casuale, una colonna divideva il suo sguardo, dal pallido, dal resto del mondo, anche i matematici secondi, progressivi, si comprimevano, s’allontanavano, l’illogico caos calmo d’una piatta prosa, saldamente imprigionate, lettere sul foglio. Entusiasmo retroattivo andò a squillare il telefono, il ragazzo era venuto per lei, gesti, stupidi, metonimici, un bacio, e la memoria è pentagramma , semiminime, occhi chiusi mani intrecciate, un abraccio, che poesia diviene.


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