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Fabio Mariani p o rt f o l i o


ferrogallico landscape opere su tela 42x33 cm


ferrogallico landscape opere su tela 115x92 cm


«[…] Diffuso nel Medioevo, preparato dagli scribi nelle biblioteche e tra le mura dei conventi, la sua origine sembra essere ancora più antica: Filone di Bisanzio (III sec. a.C.) narra di un inchiostro costituito da estratti di noci di galla che rimaneva invisibile finché il foglio di carta non veniva immerso in una soluzione di sali di ferro, facendo assumere alla scrittura il colore nero; Plinio il Vecchio (I sec. a.C., Naturalis Historia) suggerisce un metodo per distinguere l’adulterazione del verdigris (acetato basico di rame) con il solfato ferroso: “La frode può essere scoperta con una foglia di papiro che sia stata posta in un infuso di galle di quercia: a contatto con del verderame adulterato, diventa immediatamente nera”, ovvero descrive la reazione tra il catione ferroso – ferro (II) – e l’acido gallotannico che sta alla base della preparazione dell’inchiostro ferrogallico. La prima testimonianza certa dell’inchiostro ferrogallico si trova nel libro di Marziano Minneo Felice Capella: scrittore latino di Cartagine (inizio V sec.), è autore di un’opera enciclopedica in nove libri, De nuptiis Mercurii et Philologiae, scritto in forma di favola mitologica misticheggiante, in cui cita una miscela

di galle e gomma arabica. In Europa la prima descrizione dettagliata sulla fabbricazione degli inchiostri ferrogallici è del monaco tedesco Teofilo (XI-XII sec.), autore del noto trattato Schedula Diversarum Artium. Da queste e dalle successive testimonianze, si evince che le ricette concordano tutte sugli ingredienti base: galle, solfato ferroso (copparosa), acqua e gomma arabica. È a questa millenaria tradizione che si aggancia Fabio Mariani, che crea, come un alchimista, il suo inchiostro, cercandone la materia prima sui rami delle querce, ovvero ricavandolo dal tannino delle galle, escrescenze abnormi e indotte che si trovano su foglie, gemme, fiori o radici delle piante. L’agente che determina la formazione delle galle è spesso un cipinide che deposita un uovo nel tessuto vegetale giovane, facendo crescere la galla tutt’intorno alla larva, che si nutre e sviluppa all’interno di tale escrescenza protettiva».

s i lv i a m o r e t ta


«[…] I suoi lavori – su carta, tela e lastra d’alluminio – sono, quindi, oggi, astrazioni più distese, essenziali, di riduzione, e fatte anche di Chimica e Alchimia rianimate da riflessioni contemporanee dove colore, materia e geometrie biomorfe hanno a che fare non solo con la Natura, ma anche con la Memoria e la Storia, e quella dell’Arte; ma anche con la Vita e la sua circolarità. Infatti, quell’inchiostro è considerabile già contenuto in nuce – titolo della personale – in un organismo che a sua volta racchiude e produce vita. Mariani, in un lungo, lento rituale preparatorio, lo raccoglie nei boschi, lo mescola all’acqua e lascia che questa miscelazione condizioni parte della strutturazione dell’immagine sulla superficie pittorica: campo, questo, dove anche il fattore Tempo ha una sua rilevanza concettualistica nel portare la pittura oltre gli argini del suo specifico e della pura forma […]».

Ba r ba r a M a rt u s c i e l l o «[…] La relazione tra naturale e artificiale si esplica nella relazione instabile tra il dato organico dei colori e la manipolazione intellettuale a opera dell’artista. Mariani è un profondo conoscitore delle tecniche pittoriche e collezionista di antichi trattati. Fin da studente ha sviluppato una ricerca volta a unire arcaici procedimenti con materiali sia naturali che chimici. In una visione antropologica, la complementarità di metodi tra scienze naturali e scienze della cultura o socio-umane, è risultata spesso incerta, come se la “spaccatura” tra i due tipi di sapere si fosse resa problematica al punto da produrre motivi di sospetto sulla validità intrinseca di un’impostazione classificatoria natura/cultura troppo rigidamente definita. Che i due contesti abbiano confini labili e difficilmente tracciabili, è stato constatato anche dalla nozione kuhniana di paradigma che si è fatta strada nell’epistemologia del secondo Novecento. Kuhn intese la scienza naturale come un fatto di cultura in sospeso tra l’occhio “puro” dello scienziato e le strutture oggettive della realtà che egli indaga con atteggiamento libero, come libero è il gesto poetico di Mariani nella manipolazione e trasformazione delle tele e dei vari supporti metallici della sua pittura. Fabio Mariani rappresenta il paesaggio con un pigmento ricavato da esso stesso dando vita a un “uroborus” che si alimenta del suo stesso corpo creando un “corto circuito” tra oggetto e soggetto della creazione».

O l i v i a S pat o l a


«[…] La ricerca di un nuovo medium pittorico come l’inchiostro ferrogallico testimonia una volontà di superare la contrapposizione luce materia per approdare a una nuova dimensione non più oggettuale-informale ma di natura prettamente mentale. Il processo alchemico della visione si sposta dal mythos all’archetipo, lasciando intravvedere le tracce di una albedo che sia epifania spirituale a partire dal materico. Il lavoro necessario a raccogliere le materie prime per produrre l’inchiostro, l’obbligatorio contatto con la natura e le sue forze, il tempo dilatato dalla ritualità di una produzione artigianale, quasi da bottega medievale, se da una parte costringe l’artista a ripiegare sulla propria interiorità, gli apre un indispensabile spazio spirituale e ascetico […]».

Fa b i o B e n i n c a s a

«[…] Nasce l’esigenza di un mezzo espressivo autoprodotto, realizzato intervenendo direttamente sulla natura, prelevandone fisicamente delle parti. Con fatica, ma estrema dedizione, Mariani rintraccia la ricetta di quest’antico inchiostro medievale e comincia a produrlo autonomamente, miscelando le varie essenze, auto-creando la materia della sua arte. L’inchiostro porta con sé la suggestione dei boschi umidi, dove le querce producono le galle da cui si estrae la materia prima, ma anche la magia della sua trasformazione con il solfato ferroso e la purificazione ottenuta con il filtraggio finale. Solo così, attraverso il paziente lavoro di preparazione, il pittore riesce a valorizzare le infinite sfumature che minime varianti nel processo produttivo possono conferire al risultato finale. I suoi lavori, nella loro apparente semplicità, rivelano la conoscenza e la sensibilità dell’artista attraverso il sapiente dosaggio di queste variabili. Ritorna a un approccio “antico”, del tutto simile a quello dei maestri del passato, che avevano un rapporto diretto con i materiali utilizzati, non mediato dai processi industriali di produzione, dai quali infatti scaturisce una materia raffinata, ma fredda. Al contrario, nelle opere di Mariani la materia è viva, calda e vibrante. Porta con sé, inevitabilmente, le suggestioni dei luoghi che l’artista mantiene nella memoria ed è in grado di trasferire nel suo lavoro. Ne derivano opere profondamente liriche, che, con tratti sommari, veloci e “sprezzati”, riconducono la figurazione a un livello ancor più reale, concreto. Il rapporto quasi alchemico con la materia lo riconduce nel solco della tradizione artistica del passato, una concezione nuova dell’antico, un antico che si fa “moderno” e si affaccia prepotente alla contemporaneità.

Pa o l o V i o l i n i

«[…] È come se le galle contenessero in nuce non soltanto la materia, ma anche l’idea platonica di quello che poi realmente Mariani creerà sulla tela. In questo rapporto così intimo tra sostanza naturale che diventa medium pittorico e artistico, sta il valore quasi romantico della poetica di Fabio Mariani: la passeggiata nel bosco alla ricerca delle noci di galla gli permette di ritornare alla natura e di creare un dialogo con essa; ecco come l’inizio del processo artistico trova corrispondenza con la pratica romantica di uscire fuori dallo studio e attuare una comunione mistica con la natura che susciti il sentimento del sublime[…]. La scelta dell’artista di lavorare non più solo su carta e tela, ma anche su lastre di alluminio, proviene ancora una volta da una riflessione scaturita dall’osservazione diretta della natura corrotta dei nostri tempi: “Quando piove, il cielo ci butta addosso l’alluminio e allora io metto il cielo sull’alluminio”. Questa geniale considerazione ha portato Mariani a prendere coscienza della missione di “artista sostenibile” e a provare a utilizzare l’inchiostro ferrogallico, in alcuni casi unito a colori o ad altri elementi come l’uovo, su piccole lastre di alluminio spesso incise. Le opere nate da questo esperimento sono meravigliosi paesaggi della mente che possono essere variamente visti come notturni o cieli stellati, fondali marini o soli accecanti, Vie Lattee o brumosi e nebbiosi luoghi lacustri o montani sospesi in un’atmosfera visionaria, dall’accezione simbolica. Se Mariani opera nella sua bottega come un’alchimista, allora viene in mente un collegamento alla visione del mondo aristotelica secondo cui i metalli si generano da vapori acquei che emergono dalla terra e dal suolo. In un’incisione cinquecentesca di Beccafumi, tutto ciò viene raffigurato affiancando i metalli alla pioggia. Ecco quindi che ancora una volta tutto si ricongiunge nell’anima dell’artista, in una sorta di cerchio magico che comprende tutti gli elementi fin qui raccontati: le querce, le galle, l’alluminio e soprattutto l’acqua come effimero agente che interagisce con l’inchiostro ferrogallico e permette che sulla tela si originino cangianti degenerazioni sui toni del grigio. Il tutto, in nuce, nell’utero della natura».

Elena Lago


ferrogallico landscape opere su lastra d’alluminio 25x33 cm


Fabio Mariani nasce a Roma nel 1980.

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Fabio Mariani materiasutela@gmail.com fabiomariani@ materiasutela.net 349 7836041 facebook Fabio Mariani Pittura instagram fabio.mariani2

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c o n tat t i / c o n ta c t s

Portfolio Fabio Mariani 2019  

Una raccolta delle mie ultime opere

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