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Noi, un sogno La verità vera è che noi, nei sogni, ci crediamo ancora. Ma non in quei sogni ad occhi chiusi vaghi ricordi del mattino. No. Noi crediamo nei sogni ad occhi aperti e gambe ben piantate a terra. Quei sogni che si fanno in piedi a coscienze lucide. Noi nei sogni ci crediamo. Sarà forse un vizio dell'età. O forse un'indole caratteriale. Chissà. Fatto sta che a oggi, qui, c'è un gruppo di ragazzi che vi sta dicendo che credono nei sogni. E si, via libera ai sicuri sorrisi che qualcuno, chi per un motivo, chi per un altro, già sta accennando. Qualcuno si rivedrà nostalgico in queste parole, ricordando giorni in cui anch'egli credeva nei suoi sogni poi frantumatisi all'alba di un domani arrivato troppo presto. Qualcun altro avrà un sorriso meno benevolo. Un sorriso beffardo dal gradino più o meno alto della scala sociale che considera questi giovani un argomento da caffè, una generazione, a loro dire, persa dietro velleitarie chimere. Qualcun altro, dopo il sorriso, probabilmente non andrà neanche avanti a leggere. Sogni. Ma di cosa parlano questi giovani qua nel nuovo decennio del secondo millennio? Concretezza, pane, lavoro. Queste le cose importanti. I sogni sono roba vecchia e soprattutto inutile. Ebbene qui si sogna. Si sogna. E vogliamo ribadirlo con forza. Ma attenzione, si sogna si, ma senza illudersi. Le illusioni, quelle si, non ci appartengono. Ma i sogni sono la nostra forza. E non è uno slogan vecchio come il mondo da scrivere nella prossima campagna elettorale di Tizio o Caio. Non è un modo per far passare un messaggio e guadagnare qualche consenso sulla scia di un'emozione. Nulla di tutto questo. Forse, proprio perchè giovani, siamo un pò lontani da certe logiche di compravendita da palazzo. Noi non vogliamo vendere nessun prodotto e non cerchiamo tifosi. Noi, oggi , vi diciamo solo che noi sogniamo. Sogniamo cose semplici, cose di vita quotidiana. Sogniamo di fare un concorso pubblico. E di vincerlo o perderlo sempre e solo per merito o demerito nostro. Sogniamo di poterci iscrivere all'università senza aver paura

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Scegliere: un dovere

La tornata elettorale che tra pochi mesi vedrà la città di Capua protagonista, si prospetta per molti come una chance per un radicale cambiamento della vita cittadina dal punto di vista sociale, politico-amministrativo, per altri invece come una riconferma del lavoro svolto fino ad oggi dall’Amministrazione Politica uscente. Importante è poter scegliere, ma ancor più importante è fare la scelta giusta. Scegliere è un nostro diritto ma anche un nostro dovere, è bene esserne consapevoli, perché altrimenti lo svuoteremmo di significato. Esso ci pone dinanzi alle nostre responsabilità anche perché non è per niente facile scegliere un progetto valido per una crescita costante della propria città. Tale scelta dunque, proprio perché pone il cittadino nelle condizioni di realizzare appieno la sua cittadinanza, deve essere libera da qualsiasi condizionamento psicologico o materiale in modo da garantire la funzionalità stessa della democrazia. Noi come cittadini, ma soprattutto come giovani auspichiamo un cambiamento generale che proietti la nostra città verso una crescita culturale, economica, occupazionale e ambientale, poiché è un dato oggettivo la condizione attuale di una Capua ormai declassata, mortificata nelle sue antiche

tradizioni e nella sua cultura, priva di servizi primari e talvolta addirittura essenziali. Abbiamo, quindi, bisogno di una politica nuova, che ponga al centro l’uomo, necessitiamo di una dialettica che proponga e salvaguardi l’interesse di tutti. La tornata elettorale è quindi un’occasione di riscatto che non può essere sottovalutata e disattesa. Questo vuol dire che il voto di ognuno di noi non può e non deve essere inquinato da interessi subdoli di alcuni o da facili e aleatorie promesse da parte di chi sfrutta la debolezza e il disinteresse dei cittadini nei riguardi della politica. Tutto ciò è essenziale per non ritrovarci a parlare, tra anni, sempre di rinascite che, di fatto, non avverranno mai. Partecipiamo a un progetto che coinvolga tutta la cittadinanza, non dimentichiamo la bellezza delle nostre origini, la ricchezza della nostra cultura, sono questi i semi per far germogliare una nuova coscienza civile, non si può avere rispetto per gli altri se non abbiamo rispetto per noi stessi, per la nostra libertà politica e sociale, non possiamo amare la nostra nazione se prima non amiamo la nostra città. Non svendiamo il nostro futuro, non svendiamo la nostra città, essa è una cosa pubblica. È l’insieme di tutti noi, uomini e cittadini a un tempo. Giuseppe De Felice

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Saldi: svendesi decenza C'è qualcosa che manca nelle nostre vite, nella nostra società. Qualcosa di desueto e fuori moda, ormai. La decenza. Ciò che fa riflettere, in questo polverone alzatosi recentemente sulla vita del “nostro presidente del consiglio”, è la mancanza di indignazione del popolo. Si segue la vicenda come se fossero puntate del grande fratello. C'è la conoscenza da gossip. Non indigna che un settantenne organizzi periodici festini nella sua villa con ragazze pagate per spogliarsi e prestarsi sessualmente. E non indigna nemmeno che, talvolta, queste ragazze siano minorenni. E neanche che ci sia una vera e propria organizzazione atta a reclutare le “migliori” sul campo per soddisfare le richieste di harem “d'alto bordo” del capo. E la cosa peggiore è che non indigna che dietro tutto questo ci sia il presidente del consiglio. Il capo del nostro governo. Colui che dovrebbe essere garante di giustizia ed esempio inattaccabile di onestà. Ebbene a quanto pare il “nostro” presidente è, ora, alla mercè delle sue stesse concubine che stanno contrattando il loro silenzio a caro, carissimo prezzo. Ma perché indignarci? In fondo anche la Chiesa pare essersi modernizzata arrivando a “contestualizzare” bestemmie e scegliendo la strada del silenzio sulla politica del bunga bunga. Eppure, proprio dalle gerarchie ecclesiastiche,

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sempre pronte a mettere becco sulle questioni più disparate, ci si aspettava una presa di posizione forte di fronte a questo scandalo. Invece, tutto tace. A parte qualche sparuto sacerdote e un cardinale (che magari poteva essere un papa migliore di quello attuale, chissà) che hanno deciso per una posizione coraggiosa e netta, nessuna condanna spirituale “dall' alto”. Mistero della fede. E, a quanto pare, il popolo ital-idiota

perso il senso del pudore, ha smarrito il limite invalicabile tra il lecito e l'illecito. Sembrano parole brutte che fanno storcere il naso. Legalità? Decenza? Utopiche e superate. Ecco il vero scandalo che permette ai vari Berlusconi di arrivare e rimanere al governo: il popolo senza decenza che si è assuefatto alla criminalità, al clientelismo e all'illegalità. Il popolo che si svende e si fa incastrare nei meccani-

segue le scia. Una scrollata di spalle, una curiosità da inciucio che digerisce l'ultima puntata delle intercettazioni come in un telefilm di serie C. Senza indignazione. Perché sorprendersi? Non è lo stesso popolo che applaude i vari gigolò del grande fratello, osannandoli come eroi, e che si appassiona ai teatrini volgari dei sentimenti svenduti quotidianamente? È deprimente e declassata questa povera Italia che non ha la forza di alzare la voce, che ha

smi del potere che abusa di se stesso. La decenza. Questo va recuperato. E il senso di indignazione profonda di fronte al CRIMINE. Perché qui, giorno dopo giorno, di crimini si parla. Ma la cosa sembra non sfiorare nessuno. Ormai siamo già un paese senza coscienza. Abbiamo perso la dignità tempo fa. Smarriremo, definitivamente, anche la decenza? Veronica Iorio Francesco Iorio


Primarie sì, primarie no I problemi, per la verità tutti interni al PD, sorti a Napoli dopo le primarie di coalizione per scegliere il candidato Sindaco del centro sinistra hanno fatto aumentare i dubbi dello stesso Partito Democratico su questo strumento di selezione dei candidati. Già prima delle contestazioni napoletane alcuni esponenti del PD avevano cominciato a mettere in discussione le primarie invocando correzioni, aggiustamenti e regole nuove. Motivo scatenante di queste discussioni la vittoria a Milano nelle primarie dell’avv. Giuliano Pisapia, noto esponente della sinistra lombarda sostenuto anche da Nichi Vendola e da SEL. In effetti quando il PD perde in queste consultazioni è solo per le sue divisioni interne o perché sceglie male i suoi candidati. Non ci sarebbe partita contro i candidati del PD se questi fossero compattamente sostenuti dagli elettori di quel partito. Sono troppi i timori del PD sulle primarie di coalizione per scegliere il candidato premier da opporre al candidato del centro destra. I democratici tremano all’idea che Veltroni possa contrapporsi al candidato naturale che è Bersani, e se questo dovesse accadere Nichi Vendola, già di per sé forte, vincerebbe sicuramente le primarie. In fondo le primarie di coalizione sono un momento di mobilitazione del popolo del centro sinistra e, per noi di SEL, anche una manifestazione di appartenenza, un modo per dichiarare, senza se e senza ma, la nostra adesione allo schieramento di centro sinistra. Sinistra Ecologia e Libertà, affiancato dalle Fabbriche di Nichi, sostiene forme di partecipazione politica dirette e non mediate per questo ritiene necessario lo strumento delle primarie per la selezione degli aspiranti sindaci o governanti che siano. Si converrà che un candidato sindaco o governatore scelto con le primarie avrà maggiore autorevolezza e potrà esercitare il ruolo che la legge gli assegna, certamente rispettando e cercando la collaborazione degli alleati che lo hanno sostenuto, ma senza subire imposizioni e veti da chicchessia. Riteniamo sia finita l’era dei candidati calati dall’alto ed imposti da pochi che presumono di avere il diritto di rappresentare tutti gli altri. Così come giudichiamo improponibile ed inaccettabile che ad un tavolo provinciale si possano decidere, come in una partita scacchi, i candidati di Capua, di S.Maria C.V. o di altri comuni che vanno alle elezioni in Primavera. Ogni comunità ha diritto di scegliersi il proprio candidato. Per SEL

meglio sarebbe facendo ovunque le primarie di coalizione e cominciando a capire da subito anche quali sono, comune per comune, i compagni di viaggio del centro sinistra. In proposito a Capua si sentono strane voci che speriamo non si trasformino in realtà. Certo a tutti può capitare di cambiare idea. Quando però il trasformismo diventa un “giochino di massa”, un fatto di costume o meglio di malcostume, allora ne va della dignità di una comunità già messa abbastanza in crisi da avvenimenti recenti. Un mio vecchio amico di scuola samaritano, quando litigavamo, per ferirmi, mi diceva sempre “Vuie capuane tenite ddoie facce, comme ‘e statue che stanno ‘nta villa”. Questa diceria molto comune nasceva effettivamente da una serie di statue bifronte che erano state sistemate nella villa comunale. Spero sempre di non essere costretto a dare, ora per allora, ragione al mio amico al quale comunque rispondevo per le righe con altri pesanti improperi. Da quanto si dice in giro in queste prossime elezioni amministrative ci saranno molti “giri di valzer” e la malevole diceria troverà riscontri. Tornando alle primarie le abbiamo chieste anche a Capua per la scelta del candidato sindaco del centro sinistra. Sosteniamo che siamo ancora in tempo per farle e che non farle sarebbe un errore. Se avessi un amico che aspira a fare il candidato sindaco gli suggerirei di chiederle lui le primarie per evitare che qualcuno lo possa etichettare come un “pacco raccomandato”. In fondo se fosse vero che dieci, venti o cento amici chiedono a qualcuno di rappresentarli e di candidarsi a sindaco, quegli amici vanno messi alla prova e le primarie diventano un momento di verifica importante. Insomma chi pensa di poter diventare sindaco di Capua per il centro sinistra, perché è questo quello che noi vogliamo ed auspichiamo vista la grave situazione di difficoltà del centro destra, non può avere il timore di perdere le primarie. Se così fosse meglio starsene a casa e lasciare ad altri l’incombenza. Primarie anche a Capua dunque, fermo restando che, se per un qualche motivo, non si potessero fare Sinistra Ecologia e Libertà si ritiene in ogni caso parte integrante dello schieramento di centro sinistra e parteciperà alla scelta del candidato sindaco ed alle elezioni amministrative proponendo agli elettori capuani il proprio simbolo e propri candidati. Andrea Vinciguerra consigliere comunale di SEL

w Parte il tesseramento 2011 di Sinistra Ecologia Libertà. Vai su: www.sinistraeliberta.eu/ tesseramento2011/ e segui le istruzioni.

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TARSU stellare Sorprese del nuovo anno. Da un lato il Sindaco con altisonante voce a decantare l'operato del suo mandato capuano: tra le varie “verità” raccontate, c'è quella della Capua differenziata. Una città, nelle sue parole, modello per quanto riguarda la differenziata. Dall'altro lato le cartelle esattoriali della TARSU. In netto aumento. È chiaro, allora, che qualcosa non torna. Se si ricicla, in questa città “moderna” e “all'avanguardia”, perchè la tassa per lo smaltimento rifiuti aumenta di circa 40 euro? 4,15 € per ogni metro quadro, quasi il 20 % in più. La risposta dell' assessore Marco Ricci non si è fatta attendere: l'aumento non è stato dettato dalle esigenze del nostro comune bensì da quelle della provincia. Bene, siamo al solito. Rigiriamo la domanda allora, nell'attesa di una riposta , all' on. Domenico Zinzi. I malumori sono tanti, le domande anche. I dubbi sempre più forti. L'efficacia della raccolta differenziata è effettiva? E fino a che punto? I rifiuti vengono raccolti secondo il calendario, oppure tutti insieme, rendendo vani gli sforzi dei cittadini, per poi essere separati in un secondo momento giustificando,quindi, l'aumento dei costi? Le domande sarebbero molteplici, le risposte molto poche, le cause tra le più disparate possibili. Ci sarebbero da sollevare mille e uno questioni e altrettante contraddizioni, a cominciare dal mancato pagamento degli operatori ecologici (che ormai va avanti da mesi in varie città della provincia) che genera, quindi, moltissimi scioperi, tanto malcontento e conseguenze visibili per tutti. Se gli operatori non vengono pagati per il lavoro svolto, o scioperano per reclamare i loro diritti, o non sono messi nelle condizioni di portare a termine con dovizia il loro lavoro. Quindi l'immondizia non viene raccolta. O peggio viene raccolta male. I costi aumentano, la dignità della città scava fosse profonde, i cittadini si lamentano e l'amministrazione? Racconta favole. Un po' sgrammaticate e a voce troppo alta per addormentare, ancora una volta, i cittadini. Le verità sono sotto gli occhi di tutti, e queste verità, ultimamente hanno anche un prezzo, non sotto valutabile. Circa il 40% in più. Suggeriamo l'inizio della prossima favola. Dopo “Capua città differenziata”, il giusto sequel sarebbe “C'era una volta la TARSU”. Chiudete gli occhi, aprite gli orecchi, qua ne sentiremo davvero delle belle, ci scommettiamo.

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Elio Sferragatta

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Cantieri in difficoltà Tempi duri per le cooperative edilizie del casertano. La previsione di crescita demografica che, nonostante i mille ostacoli di natura sociale ed economica, continua a definirsi nello scenario tendenziale della nostra regione, non è sufficiente ad incentivare lo sviluppo del settore edile: alle nuove famiglie in cerca di casa, serve il denaro per permettersene una. E, a monte, serve una ditta che abbia la possibilità di investire in un progetto senza temere di incorrere in un fallimento. Servono operai resi più alacri dalla sicurezza di una paga certa e regolare. Serve un cantiere che non corra il rischio di essere coinvolto, direttamente o indirettamente, in un attentato di qualsiasi tipo. Principi basilari che risultano attualmente assenti, nella realtà locale, come riscontrato in recenti episodi di cronaca, entrambi verificatisi a San Tammaro. Il primo: il cantiere edile aperto da qualche tempo sull’Appia è stato teatro, nei giorni immediatamente precedenti il Natale, di una protesta organizzata dagli operai di una ditta napoletana, appoggiati dal loro sindacato. Per più di un giorno i lavoratori, esacerbati da uno stipendio che, per tre mesi, nessuno di loro aveva più visto, e dalla prospettiva di tempi in cui ci sarebbe stato poco da festeggiare, hanno manifestato davanti all’ingresso del cantiere: dalle otto del mattino, fino al pomeriggio, loro erano lì. Scuotevano l’indifferenza dei pendolari del traffico, e la scuotevano con frasi sgrammaticate e viscerali, scritte in rosso su rudimentali cartelli: “Buon Natale”, “Cantiere okkupato”, “Tre mesi senza paga. Grazie”. Sventolavano in aria le bandiere della Cgil che, nei giorni successivi, sono rimaste ben fisse e visibili lungo il marciapiede. Quelle bandiere, forse ultimo appiglio di speranza per chi lottava per i propri diritti, sono state rimosse quando la ditta ha dichiarato il fallimento e licenziato gli operai. Tutto è avvenuto sommessamente: con dignità, quei lavoratori che chiedevano di essere pagati per un duro lavoro fatto per troppo tempo in maniera del tutto gratuita, hanno lasciato il posto ad altre maestranze: quelle di una ditta locale che sta attualmente portando avanti la realizzazione del progetto edile. Il secondo: nella notte tra il 7 e l’8 gennaio

scorso, verso l’una, un ordigno rudimentale è esploso nelle vicinanze di un altro cantiere tammarese, situato in via Scondito, dove sono in corso i lavori per la costruzione di un centro residenziale e commerciale. La violenta deflagrazione della bomba, collocata, a detta del capocantiere, sul ciglio del marciapiede - e dunque non molto distante dall’area dei lavori -, ha danneggiato il negozio di alimentari posto di fronte e mandato in frantumi i vetri delle abitazioni circostanti. Ma, curiosamente, non sembra aver arrecato alcun danno alle inferriate esterne che delimitano il cantiere. L’allarme è stato dato dai residenti del posto che, svegliati dal tremendo boato, hanno contattato i carabinieri di Santa Maria Capua Vetere e i responsabili dei lavori: in un primo momento si credeva, infatti, che l’ordigno fosse stato posto all’interno del cantiere stesso. Il titolare, Raffaele Pontillo, interrogato dalle forze dell’ordine dopo i primi rilievi, ha dichiarato di non aver ricevuto minacce e richieste estorsive; tuttavia, gli inquirenti stanno seguendo la pista del racket. Ciò che sembra accomunare le due vicende è, oltre all’essersi verificate nello stesso comune, lo scarso interesse dimostrato dai giornali locali nell’indagare e approfondire le cause di questi episodi di lavoro sminuito, intralciato, impedito. E il modo schivo e diffidente con cui, in casi del genere, ci si rivolge a chi domanda, a chi è alla ricerca di una cosa tanto essenziale quanto minacciata di questi tempi: la verità. Francesca Iodice

L A F IORENTINA

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Per chi non dimentica la strage alla DSM

A Giuseppe Cecere non è stata ancora ultimata l’autopsia. A 5 mesi di distanza dalla tragedia accaduta alla Dsm, continuano le indagini dei magistrati della Procura di S.M.C.V.. In attesa del processo che inizierà solo dopo il completamento dell’autopsia ad opera del RIS di Roma, sono state arrestate 6 persone tra le quali 3 dipendenti dell’ Asl di Caserta. Gli imputati avevano autorizzato i 3 operai morti ad entrare nella cisterna-killer, micidiale miscela composta da 80% di azoto e 20% di elio. Nella tasca della camicia dell’ operaio nostro concittadino Giuseppe Cecere è stato trovato il permesso per effettuare i lavori. A rimetterci la vita sono stati gli operai! Sì, ancora una volta loro costretti a lavorare per esigui salari e vedersi ridotti i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. Sono morti in nome della flessibilità, parola tanto usata dai vari Marchionne, Marcecaglia, Berlusconi e chi peggio ne ha più ne metta. L’eccitazione neo-liberista dell’azienda di risparmiare 18.000 euro ha prevalso sulla dignità e il rispetto di 3 operai. Una figlia dell’operaio Cecere, Stefania afferma: “Mio padre mentre lavorava ve niva offeso dai padroni, i quali be

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stemmiavano ed urlavano. Credimi è frustrante sentirsi dire che mio padre paga sue responsabilità, quando in verità lui è morto per cercare disperatamente di salvare i suoi compagni di lavoro.” Ma questo non ditelo ad alcuni dipendenti ed ex che raccontano di padroni buoni e di condizioni ottimali per svolgere il proprio lavoro. Questo evidenzia la totale e servile acquiescenza di chi dà forza a nuclei di interessi e di potere che foraggia con opulenza queste persone per tacere. In questo lasso di tempo ha regnato sovrano il silenzio istituzionale, dopo il vergognoso piagnisteo conformista rilasciato il giorno della tragedia davanti a giornali e tv. Poi improvvisamente arriva la visita del sindaco che rassicura la famiglia dell’operaio Cecere, mostrandole vicinanza ed affetto da parte di tutta l’amministrazione comunale. Certo, si saranno registrati anche passi in avanti ma chi colmerà quel vuoto e quella rabbia strozzata in gola che grida ancora vendetta? Non sicuramente delle parole che soprattutto in vista delle elezioni se le porterà via il vento. Se non si rispettano le regole, le morti, anzi gli

Fabrika eshte edhe per juve! Fabrica este si pentru voi!

The Factory is for you too!

omicidi sul lavoro sono e resteranno sempre un problema e presto a chi sta gestendo questa crisi in maniera capitalistica e conservatrice verrà presentato un conto salato. L’obiettivo delle fabbriche di nichi deve essere quello di esprimere mediante la lotta politica permanente, e non ad orologeria come fan quasi tutti, il pensiero delle famiglie delle vittime mettendo in campo una nuova narrazione che parli del lavoro non come equazione alla cronaca nera ma come conquista di dignità e libertà, e di essere alternativi ad una politica che sta azzerando lo stato sociale ma anzi propone un nuovo Welfare locale regalando Befane. Per i 1080 operai deceduti sul lavoro l’anno scorso e per i 64 di inizio 2011 nessun minuto di silenzio, nessuna prima pagina di giornale. Troppo impegnati gli addetti ai lavori a seguire il gossip e la mignottocrazia parlamentare. Il paradosso è determinato dal fatto che mentre c’è un’Italia che gode di prebende e privilegi ce n’è un’altra che soffre e lotta. Quale volete raccontare? Gianluca Di Agresti

Sretna novo godina ima tvornica i za vas! Fabryka jest również dla Was! C'est pour vous aussi la Fabrique! 5


I libri fanno paura A quanto pare, dopo un periodo più o meno lungo in cui hanno subito diverse umiliazioni da chi non li legge, i libri hanno deciso di riconquistare la luce dei riflettori. Non sulle barricate ma essi stessi le barricate, come ha fatto notare Jay Griffiths, sorpreso nel vedere il proprio libro usato come scudo contro le manganellate delle forze di polizia. E, insieme alla sua opera, tante altre opere di autori come Huxley, Beckett, Adorno, durante i tumulti di Parliament Square, durante le dure proteste del movimento studentesco inglese. Ma questa dei Book Bloc, come sappiamo, non è una pratica nata in Inghilterra perchè è qui, nella terra di Dante, che per la prima volta i libri sono scesi in piazza insieme agli studenti. È così che la metafora dei libri come ultima e più forte difesa personale ha preso magicamente vita e, con una rapidità incredibile, si è viralmente diffusa, prima in tutto il paese e poi anche oltre i confini nazionali. Il Satyricon, il Decameron, Gomorra, Q e tutti gli altri non sono libri scelti casualmente. Se li andassimo a leggere troveremmo tanto della nauseante realtà da cui gli studenti hanno sentito la necessità di difendersi; tra l'altro, il fatto che la Costituzione Italiana figurasse nell'elenco dei testi del blocco, dovrebbe far seriamente riflettere, se non altro per la carica evocativa del fatto (che ben traspariva nella foto in cui veniva selvaggiamente manganellata). Insomma, i libri fanno paura, e non è una novità. Gomorra, per fare l'esempio più efficace, ha terrorizzato, terrorizza e terrorizzerà tanta gente. In primis il sistema criminale che ha sbattuto sotto gli occhi di tutti, ma questo si sapeva. La cosa nuova è che in provincia di Treviso, in seguito al monologo di Vieni via con me in cui veniva affermato che a Milano la 'ndrangheta “interloquisce” con la Lega, ad un sindaco leghista basti esprimere il proprio malumore per vedere eliminati dagli scaffali di una bi-

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blioteca locale tutte le copie di Gomorra. Il fatto è stato denunciato da una bibliotecaria, accusata poi lei stessa incredibilmente del furto delle copie mancanti, da una direzione che evidentemente si è trovata messa alle strette. Insomma, qualcuno in Veneto sta cominciando ad accendere un grande, grande rogo. L'assessore della provincia di Venezia Speranzon ha radunato la legna e ha invitato gli assessori comunali della provincia a chiedere alle biblioteche comunali di ritirare e non favorire la promozione di alcuni libri, precisamente quelli scritti dagli autori che nel 2004 firmarono un appello per la non estradizione di Cesare Battisti dalla Francia. Sia chiaro, la vicenda di Battisti suona come un mero pretesto: erano altri i tempi in cui alcuni autori erano vietati dal regime. Ma ad accendere il fuoco ci ha pensato chi forse quei tempi li rimpiange, l'assessore all'istruzione Donazzan, che ha invitato tutti i direttori scolastici della provincia a non suggerire né diffondere nei propri istituti gli autori in “lista nera”. Immediate le reazioni da ogni parte d'Italia, da parte di scrittori, censurati e non, e di cittadini. Su www.carmillaonline.com è apparso l'appello degli scrittori contro il #rogodilibri mentre si sprecano le manifestazioni davanti alla biblioteca di Preganziol, il comune in cui era stato epurato Saviano. La situazione è in piena evoluzione, ma tappare la voce ai libri probabilmente non sarà possibile, a causa della spaventosa forza e vitalità che hanno dimostrato avere negli ultimi mesi. La loro forza è nei loro lettori e loro sono la nostra forza. Una generazione finalmente torna di nuovo a leggere, forse perchè, come scritto nell'appello contro il rogo, questi autori e i loro libri sono responsabili di un peccato affabulante. Dicono: “Opponiamo la narrazione della realtà ai reality show: ecco il nostro crimine”. Valerio Casanova

Per la nostra terra martoriata. Per renderla migliore. 6


Donne Donne, le nostre madri. Quelle fonti inesauribili di amore, quelle spalle fragili e maledettamente forti che ci supportano, sempre, anche quando non lo meritiamo. Quelle che vedi invecchiare pensando siano eterne, quelle che vedi rientrare stanche la sera e che non vedi mai ferme, quelle che un sorriso ce l’hanno sempre. Donne, le nostre sorelle. Quelle che non sanno guidare, quelle che ti chiamano in preda al panico con una ruota bucata, quelle che ti prestano i soldi per il cinema, quelle dalle urla acute e stridule, quelle di cui si innamorano i tuoi amici, quelle che ritrovi complici e confidenti. Donne, le nostre insegnanti. Quelle capaci di insegnarci la vita, il pensiero, la critica. Quelle che non giudicano con un numero,non si fermano ai nozionisimi. Quelle che ricorderemo per tutta la vita. Donne, le nostre figlie. Amiche e nemiche giurate cresciute all'improvviso, senza preavviso, già giovani adulte che dettano le leggi del mondo e ci fanno sentire, improvvisamente, vecchie e fuori moda. Donne, le nostre amiche. Quelle troppo sensibili, o troppo possessive, o troppo permalose. Quelle che ci sono sempre, che con un solo sguardo hanno già detto tutto. Quelle dal sorriso lucente, vivo, vero. Quelle che in un abbraccio racchiudono mille parole, quelle dalle risate infinite e le telefonate notturne. Quelle che ti legano l'anima. Donne, le nostre nonne, Quelle che brontolano, quelle nostalgiche e un po' bigotte. Quelle che sbagliano le parole in italiano. Quelle che fanno il sugo più buono del

mondo, quelle che hanno il sapore della tua infanzia. Donne, le incontri dovunque. Al cellulare, veloci e caotiche che si lanciano nel mondo. Le Donne vere, quelle che lottano contro il luogo comune, contro l'ipocrisia. Quelle che cercano Uomini, non maschi. Donne che alzano la voce, nelle piazze d'Italia. Per dire basta. Donne vere, eroine senza nome che la vita la affrontano in salita. Donne che non si vendono, non si adeguano, non si rassegnano. Donne che non hanno età. Perché sono Donne, solo donne. Studentesse, mamme, sorelle, operaie, ballerine, attrici. Donne d'essenza. Quelle che la dignità la portano scritta nel cuore. Quelle che la testa la tengono alta perché alla svendita non hanno ceduto. Donne che le promozioni le guadagnano sul campo, con la forza del lavoro e la dimostrazione delle proprie capacità. Senza nessuna garanzia di meritocrazia. Donne, quelle vere, stanno nelle piazze non nelle ville. E no, non sono in vendita. Mai. Veronica Iorio

Concerto d’Amore per la terra dei fuochi Nessun veleno in nessuna terra Con Peppe Barra, Tony Esposito, Modena City Ramblers, Sud Sound System, e tanti altri.

25 Febbraio, Ore 20.00 Palamaggiò di Castel Morrone (CE)

Al Ricciardi Un teatro dagli occhi nuovi, puri, veri. Che è fine e mai mezzo di ridicoli protagonismi. Un teatro che si libera, finalmente, di quegli abiti logori e tremendamente volgari che negli anni scorsi è stato costretto ad indossare toccando un fondo quasi insospettabile. Si respira, ora. È il respiro di Annamaria Cembalo che a questo teatro vuole portare verità e contenuti. E umiltà. Umiltà artistica che, nella maggior parte dei casi, è quasi un'utopia. Annamaria non mira ad apparire. Non vede il teatro come il suo personalissimo palcoscenico su cui misurare di volta in volta un ego tanto spropositato quanto ridicolo e umiliante. Annamaria si considera strumento del teatro, perché il fine ultimo

non può e non deve essere la mera esposizione di sé, ma la realizzazione artistica del tutto, del gruppo, dell'arte. Perché si, il teatro è arte. E l'arte non conosce padroni che possano dettarle una legge d'espressione, specialmente se quest'espressione si presenta sotto tristi volgarità trite e ritrite. Dire ciò che Annamaria è non è semplice, perché, in fondo, chi di noi può definire l'Arte? Quel che lei è lo dimostrerà attraverso il suo Teatro, la sua opera, mai banale, mai superficiale, che saprà nascondere dietro veli di leggerezza frizzante, riflessioni profonde che, di volta in volta, stupiranno e accompagneranno il pubblico. Un teatro che sperimenta sempre nuove forme, che non ha paura di osare nei temi e nelle scelte e che mai, mai, si piegherà alla banalità dilagante che fa leva sull'ignoranza della massa del reality show. Quello che vedrete di e con Annamaria Cembalo, sarà sempre e solo Teatro. Veronica Iorio

Ingresso gratuito 7


che sia un salto nel vuoto. Sogniamo di poter camminare nel centro storico senza paura di essere investiti. Sogniamo strade pulite, si. Sogniamo una Capua città d'arte e di studi che non sia una bugia su un cartellone sbiadito di benvenuto. Sogniamo il verde. E i luoghi d'incontro. E la libera informazione. E la libertà di comunicazione. E l'attivismo popolare. Sogniamo cittadini attenti e svegli a quello che si decide nella aule comunali. Sogniamo la pulizia e la chiarezza nelle cose. Sogniamo volti nuovi , giovani. Sogniamo garanzia di onestà. In fondo non sogniamo la luna. I ragionamenti sul -così va, così è sempre stato e così sempre sarà- non ci riguardano. Magari si, avete ragione. Ogni mulino tira acqua a sè un pò come può. Ma noi non abbiamo nessun mulino e l'acqua da tirare ci sembra troppo torbida per i nostri sogni. Preferiamo una zattera. Ecco abbiamo una zattera oggi. Una zattera di sogni e tanta buona volontà. Una zattera che si regge con l'onestà, l'intelligenza e la cultura di chi non ci sta a essere considerato un perdigiorno. La nostra zattera è già salpata da un pò. E spera di incontrare tanti sognatori, come noi, pronti a remare assieme. Sognatori che non sono in vendita. Sognatori che non assicurerebbero mai una x su un foglio di carta in cambio di un presunto contratto lavorativo. Non abbiamo bisogno di realisti. O di tecnici della cosa pubblica. No, abbiamo bisogno di sogni. Perhè se è vero come è vero che -Il futuro appartiene a chi crede alla bellezza dei propri sogni - , noi questo futuro lo vogliamo. E lo vogliamo senza rimpianti di ciò che avremmo potuto fare. I rimpianti non sono contemplati. Qui, oggi, contempliamo sogni. Veronica Iorio

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È la piacevole brezza di una serata di fine inverno quella che ci accompagna nel nostro viaggio in auto. La destinazione è la sede della Fabbrica di Nichi di Vitulazio, per conoscerne i membri e solidarizzare con loro.

Ci ospitano nella loro piccola ma accogliente sede, e l’imbarazzo iniziale si scioglie subito, tanta è la voglia dei nostri giovani compagni di far sentire la loro passione anche a noi, anche adesso. Una passione per la propria città che si rivela essere il minimo comun divisore di tante personalità diverse, riunite in cerchio in una piccola saletta a parlare di politica e Politica, del futuro delle nostre Fabbriche, dei modi possibili di accrescere la nostra visibilità e farci sentire, sempre più numerosi, in una terra troppo stanca per schierarsi ed impegnarsi. Ci scambiamo osservazioni, consigli, proposte su fatti concreti: il flash-mob contro la privatizzazione dell’acqua pubblica, il nostro numero di Fabbrichiamo, la creazione di un loro sito web, le iniziative per festeggiare l’anniversario dell’Unità (intesa come testata giornalistica e come fondamento del nostro Paese). Terminiamo la serata con speranza e consapevolezza: siamo un’officina aperta a tutti, che lavora a passi piccoli, ma inarrestabili. Siamo operai con tanto da costruire, ma anche e soprattutto con tanta voglia di farlo.

Francesca, operaia della fabbrica

parking project è in arrivo...

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TAB. N. 24

Contatti

Via Porta Roma, Strada St. Appia, 149 Capua (CE)

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BAR PAOLO

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti. [A.Gramsci]

di Pragiola Gaetana Via Fuori Porta Roma, 35 Capua (CE)

SA LUM I CU NTI

PEPE ELENA

8

10/02/2011

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Via fuori porta Roma, 211 333 1134649 - 0823 991600

fabbrichiamo 2  

rivista della Fabbrica di Nichi di Capua