Issuu on Google+

IV

MEZZOGIORNOECONOMIA

LUNEDÌ 29 APRILE 2013

Primo piano

Infrastrutture Sviluppo & territorio

Il dossier Sono cinque quelli meridionali bocciati dall’ultimo piano del governo

«Check in» Italia

Piccoli aeroporti a rischio Unioncamere a difesa degli scali minori del Sud Dal confronto con i Paesi dell’Unione europea ecco una sorpresa: all’estero le medie aerostazioni funzionano. E in futuro sarà meglio DI ROSANNA LAMPUGNANI

I

A un tiro di schioppo da Padre Pio L’aeroporto «Gino Lisa» di Foggia

l professor Stefano Paleari, rettore dell’università di Bergamo e uno dei massimi esperti europei di trasportistica, presentando il suo rapporto al convegno sul sistema aeroportuale organizzato da Unioncamere, ha osservato che «l’Italia procede molto lentamente quando si tratta di adottare misure o prendere decisioni dal valore strategico». Per esempio, il governo si è accorto solo una decina di giorni prima del 24 febbraio di avere migliaia di studenti/elettori sparsi in Europa e impossibilitati a rientrare in Italia per assolvere al dovere civico e costituzionalmente garantito del voto, a causa di voli scarsi e/o costosi. Anche per questo errore di fondo, l’Atto di indirizzo propedeutico al nuovo Piano nazionale per lo sviluppo portuale (l’ultimo risale a circa 30 anni fa, un’era fa) è sostanzialmente antistorico, poggiato su un macro dato di fondo: il numero di passeggeri movimentati da uno scalo. Su questa base, e anche sulla capacità manageriale di chi gli aeroporti gestisce, si è proceduto con la classificazione degli scali: di interesse nazionale, non di interesse nazionale. Ebbene questi ultimi quindici sono «a rischio», cioè non riceveranno più il sostegno pieno dello Stato, ma diventeranno di competenza regionale. Toccherà ai governatori decidere cosa farne, se chiuderli o meno. Ma il piano, poste così le cose — si è detto nel corso del

convegno — non può essere adottato a scatola chiusa, senza tener conto di ciò che bolle nella pentola europea, di cosa sta cambiando nelle abitudini dei viaggiatori/consumatori, di quali rotte potenzialmente sono tra le più appetibili in un prossimo futuro. Per questo Paleari ha ricordato che nella Ue ci sono Paesi che rispetto all’Italia hanno un maggior numero di aeroporti minori (con un traffico annuo superiore al milione di passeggeri o superiore al mezzo milione, ma con particolari caratteristiche, o perché indispensabili ad assicurare continuità territoriale come quelli italiani delle isole Lampedusa e Pantelleria). Il rettore ha anche sottolineato il rapporto esistente tra Pil e trasporto aereo: se il primo diminuisce del 2,6% il secondo decresce dell’1,3%; se il Pil aumenta dell’1%, il secondo triplica il dato. Insomma, per restare al solo Mezzogiorno — ma il tema riguarda tutte le aree del Paese — il pro-

fessore di Bergamo ha insistito sulla necessità di una analisi approfondita prima di passare di mano gli scali di Foggia, Grottaglie, Crotone, Comiso e Tortolì. E questo tanto più perché lo stesso ufficiale Atto di indirizzo afferma che il traffico aereo globale entro il 2030 raddoppierà e la crescita si avrà «verso regioni mediorientali e orientali». Se poi si guarda alle cifre che «volano» intorno ai 15 aeroporti minori scopriamo che nel 2012 hanno fatto registrare un traffico di oltre un milione di passeggeri, di cui il 40,5% con voli nazionali e il 50,5% con voli internazionali. Se venissero chiusi, 500 mila persone — è stato stimato — subirebbero un allungamento dei tempi di viaggio superiore ai 60 minuti, con un aggravio medio per passeggero di 100 minuti per viaggio di sola andata e un aumento del costo del maggior tempo impiegato (valutato prudenzialmente in 10 euro per ora) di circa 52 milioni per gli ae-


Corriere Economia 29 Aprile 2013