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EXPOART Luglio 2013 # 18

EXPOART

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ART.CULTURE AND LIFESTYLE MAGAZINE

Luglio

2013

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18 EDITORIALE

Amici lettori Dopo tanti capricci, la bella stagione è finalmente sbocciata, e con essa è emersa la voglia di uscire fuori, spinti dal desiderio di esplorare, conoscere, condividere. Come nostra consuetudine, non ci siamo fatti trovare impreparati, offrendo a quanti desiderosi di vivere un’esperienza fuori dagli schemi, la possibilità di partecipare ad una Rassegna artistica originale e di notevole spessore. Il 22 giugno scorso ha aperto i battenti la seconda edizione della manifestazione artistica e culturale Fantasya. La manifestazione si è tenuta presso il complesso museale Palazzo dei Priori di Colle Val D’Elsa, suggestivo borgo rinascimentale che dista pochi minuti da Siena. Indetta dal nostro magazine d’arte e cultura, la kermesse ha costituito un connubio tra Arte e Cultura. La manifestazione di apertura della Mostra Collettiva d’Arte Moderna, curata dal Critico e storico dell’Arte Emanuela Catalano, giunta da Firenze, ha esordito con un pittoresco momento culturale, sotto la supervisione del nostro Direttore Artistico Carmine T.A. Verazzo, il quale ha interpretato il ruolo del moderatore nell’ambito della presentazione, in costume d’epoca, dell’Antologia letteraria “Elements Tales”, edita dal gruppo Helas Maur. Export Magazine è stato presente, inoltre, ad altre manifestazioni che hanno animato questo inizio d’estate, tra cui, Artisti in Piazza, il Festival Internazionale dell’Arte in strada giunto alla sua XVII edizione, a Pennabilli (RN), paese reso un piccolo santuario d’arte dal compianto poeta Tonino Guerra. Da segnalare anche l’importante rievocazione storica di stampo rinascimentale tenutasi ancora in quel di Colle Val d’Elsa, di cui ExpoArt Magazine è stato testimonial, con la presenza del sottoscritto e del nostro Direttore Artistico. Presidente Ass.Culturale EXPOART Carlo Capone In copertina RENZO TONELLO con Estate 100 x 120 - 2012 Olio su Tela Ref. 233 www.renzotonello.it - lorensnevada@libero.it - cell: 3498313833

Direttore editoriale: C a r l o C a p o n e Direttore responsabile: Nicola Roselli Art Director: Carmine Verazzo Grafica: CC

DISTRIBUZIONE GRATUITA

Hanno collaborato: Antonio Marino,Carlo Capone, Carmine Verazzo, Gabriele Romeo, Elena Pianese, Marcello Fanali. Maria Teresa Prestigiacomo,Roberto Garbarino

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Editore Expoart Associazione Culturale Iscrizione registro del Tribunale di S.Maria C. Vetere

in M O S T R A

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daVEDERE

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appunti DI VIAGGIO

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p o r t r a i t OF AN ARTIST


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GIORGIO CELIBERTI: DIARIO 1947/2013

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Villa Manin di Passariano (Codroipo) Dal 1º giugno al 22 settembre 2013 recensione a cura di Gabriele Romeo (storico e critico d’arte)

È stata inaugurata il 1º giugno 2013 la mostra antologica su Giorgio Celiberti nella splendida cornice di Villa Manin di Passariano a Codroipo. Circa 300 le opere esposte ed installate nelle sale a cura di Pietro Bravin e Alessio Princic tra sculture, dipinti, disegni, gioielli, diari biografici, lettere epistolari e molto altro materiale documentario, il tutto curato da Eliana Bevilacqua e Katia Francesca Onofrio, con testi di Chiara De Santi e Massimo Recalcati elegantemente esposti nel ricco volume dal titolo “Giorgio Celiberti. Diario (1947-2013). All’inaugurazione della mostra, che continuerà fino al 22 di Settembre, erano presenti quasi un migliaio di persone e sono intervenuti diversi esponenti della cultura tra i quali: Enzo Cainero (Commissario straordinario Azienda Speciale Villa Manin), e Gianni Torrenti (Assessore Regionale del Friuli Venezia Giulia). La disposizione delle opere nei magnifici ambienti settecenteschi segue un preciso “racconto biografico” per evidenziare e svelare l’evoluzione pittorica di Giorgio Celiberti; così si trovano esposte le opere del periodo giovanile come: Paesaggio a Gervasutta (1947), Serra (1949-50) Tempietto Longobardo di Cividale (1952) e Trafalgar Square (1955); le opere che lo portano ad una immissione del segno astratto ed informale come: Ricordo (1966); sino a giungere alle opere recenti Intimo ritorno (2012). Lo spazio espositivo si evolve come un labirinto, nel quale il fruitore, il semplice visitatore o l’appassionato d’arte, si perde nelle visioni plurime di opere dalle diverse dimensioni. Le pareti della struttura dell’edificio si prestano a diverse “composizioni tematiche”: da una parte la serie dei “muri”, le “terrecotte”, gli “affreschi”, le stanze delle “stele” e la “stanza dei gatti”, dall’altra parte il salone centrale con la proiezione delle opere e del video che parla del sodalizio tra Giorgio Celiberti con le musiche per pianoforte di Glauco Venier, tratte dall’album “dodici musiche per dodici quadri”, e nel quale sono magnificamente appesi gli “stendardi” (alcuni dei quali sono disposti in diagonale lungo i corridoi e nelle sale intermedie). E ancora, cosa dire delle magnifiche sculture, molte delle quali a misura d’uomo che, raffigurando principalmente capre e cavalli, oltre a trasportarci in un tempo lontano (il Friuli dei contadini di quando Celiberti era bambino) ci permettono di immetterci in una allegra “giostra d’infanzia”.

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portrait OF AN ARTIST Le opere in mostra sono suddivise per sezioni scientifiche e cronologiche e raccontano: gli esordi (19471958), Il periodo romano (1959-1969), Terezìn (1965), la maturità con l’affresco e l’interesse archeologico (1970-1979), la scultura e gli sviluppi dell’affresco (1980-2013). Nel catalogo emerge un inedito apparato documentario, esposto dalla dott.ssa Katia Francesca Onofrio nel capitolo dal titolo I DOCUMENTI (19461982), nel quale emerge l’incessante e quasi inesauribile corrispondenza di Giorgio Celiberti con lo zio Angelotto Modotto, e tra documenti: Roberto Marchi, Felice Carena, Saverio Barbaro, Giuseppe Saragat, Carlo Ciussi, Marcello Venturoli, Domenico Lipara e Ina Gri (consorte dell’artista e storicamente prima catalogatrice del materiale documentario del maestro). La mostra è stata patrocinata dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall’Azienda Speciale di Villa Manin, con la collaborazione della Fondazione CRUP.

LA LOCATION Oltre ad essere una pregevole opera architettonica eseguita da Domenico Rossi (1707) e Giorgio Massari (1745), la Villa è importante anche per le settecentesche opere d’arte che conserva. L’edificio è arricchito da affreschi di Ludovico Dorigny, Jacopo Amigoni e Pietro Oretti, con tele del Fontebasso e sculture del Torretti. In una sala a levante, nel 1708, l’artista parigino Ludovico Dorigny affresca sul soffitto, entro il tondo centrale, il Trionfo della Primavera e nei quattro ovali minori, che lo attorniano, raffigura le allegorie dell’Amore, della Gloria, della Ricchezza, dell’Abbondanza. La sua pittura dai colori freddi e smaglianti, che predilige figure eleganti su sfondo di limpidi cieli ed adotta soluzioni spericolate (amorini e ninfe su nubi che vanno al di là della cornice), risulta nel complesso accademica e convenzionale. Alle pareti, in monocromo su sfondo dorato, dipinge alcune scene con Apollo e Marte, Venere e Bacco, Giudizio di Paride, e Pan e Siringa tra varie figure allegoriche. Rese gradevoli dal chiaroscuro di gusto francese, dalla precisione linearistica e da un mirabile equilibrio, ad esse si ispirerà il giovane Tiepolo chiamato ad operare nell’Arcivescovado di Udine nel 1726-1730.

www.giorgioceliberti.it www.villamanin-eventi.it

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portrait OF AN ARTIST

Pasquale MONACO

cell:

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ARTEMENTE GALLERY

Arte mente Gallery jesolo

presenta: GIANNI AMBROGIO inaugurazione: 10 agosto 2013 - h 21.00

“Checchè se ne dica, qualsiasi cosa affermi la critica pur qualificata d’oggi che spesso nega quei valori dell’arte a cui profondamente io credo, penso che essa debba esprimere poesia e bellezza sotto qualsiasi veste si rappresenti, convinto come sono che la bellezza dell’arte non coincida col soggetto trattato bensì nella sua “manipolazione” attraverso la quale si arriva ad una rappresentazione “altra” e per certi versi sublimata. La storia dell’uomo inizia in tempi lontanissimi e mi piace pensare che la sua vera storia cominci dal giorno in cui, per la prima volta, si è espresso in forma d’arte. Prima era animale ed è con l’avvento delle sue facoltà creative che è diventato un essere straordinario nel bene e nel male. Nel tempo l’artista ha vestito abiti diversi a volte subito condivisi, molto spesso contestati, ma a lungo andare goduti e frequentati. Nell’alternarsi delle considerazioni ha dovuto subire l’anonimato del Medio Evo o la divinizzazione del Rinascimento. Vasari considerò Michelangelo Buonarroti derivazione diretta di Dio, Platone temeva l’artista produttore di emozioni e pulsioni razionalmente non controllabili, quindi pericolose sul piano esistenziale. Ben sappiamo che mai riusciremo a dire in assoluto cosa sia l’Arte. Dall’emozione estetica di Stendhal al piacere esclusivamente intellettuale di Mondrian, arriviamo ad oggi con un bagaglio culturale inquietante alle spalle. Per ciò che mi concerne l’arte è la giustificazione dell’essere qui. Un’esigenza esistenziale. Per me poesia e bellezza sono anche sinonimi di amore nel senso più strettamente umanistico di cui, mai come oggi abbiamo assoluto bisogno. In questa mia “personale”, nella Galleria Artemente, presento una serie di opere il cui significato è tutto contenuto nel titolo “ LA PERSONA E I NUMERI CHE DI ESSA SONO METAFORA DEL SUO ESSERE NEL MONDO” e penso con ciò di esprimere anche la mia filosofia.” Gianni Ambrogio

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Arte mente Gallery jesolo

“Credo che oggi, più ancora che negli anni venti stia avvenendo e in parte sia avvenuta la più grande trasformazione –rivoluzione nell’ambito dell’arte figurativa. Oggi il pittore è diventato filosofo-imprenditore. Abbisogna di collaboratori che trasformino in concreto le sue idee dev’essere ricco o riccamente sponsorizzato, abbisognando di vere e proprie officine onde produrre l’opera che, non è più un’espressione “privata”, bensì un gioco di gruppo. Abbisogna di appariscenza e spettacolarità dato che deve difendersi da un mondo già saturo di ogni tipo di immagine. E’ soprattutto la meraviglia il sentimento che deve promuovere per poi farlo morire ed immediatamente farlo rinascere seguendo l’elettricità del tempo. Però ci sono ancora pittori che amano esprimersi con i mezzi della tradizione cercando comunque una loro contemporaneità attraverso trasfigurazioni originali e, qualche volta, persino inedite. Artisti che sanno che il quadro dipinto non potrà mai morire sia per la sua funzionalità pratica, sia per la sua importante incidenza nella psiche dell’uomo o, se vogliamo, nella sua anima. A tale scopo ci sono ancora sedi espositive che rimangono in piena attività e ce n’è qualcuna che, malgrado questi tempi grami, ha il coraggio e l’entusiasmo di iniziarne di nuove ed è questo il caso di Gabriele e Laura che hanno appena aperto a Jesolo spiaggia una piccola, ma accogliente galleria denominata ARTEMENTE nella quale effettueranno mostre che dovranno rispettare la dignità artistica senza limiti di tendenze. Di quando in quando inviteranno qualche grande maestro quale stimolo culturale ad indicare le vie più opportune da seguire. In permanenza ed in esclusiva terranno le mie opere a disposizione dei visitatori.” Gianni Ambrogio

La Galleria dal 29 agosto all’8 settembre, ospiterà la personale di Luisa Cogo, la quale esporrà il suo nuovo percorso estetico. Luisa Cogo nasce a Treviso dove vive e lavora. Fin dalla giovane età si dedica a diverse discipline artistiche tra cui la creazione di arazzi eseguiti a telaio, icone, decorazioni di ceramiche ed illustrazione del libro. Studia e si diploma a Venezia dove, influenzata dal clima d’arte della città decide di iscriversi alla “Scuola libera del nudo” presso l’Accademia di Belle Arti sotto la guida del Maestro Basaglia. Nel 1988 entra a far parte dei gruppi di lavoro del Maestro Ambrogio, assume poi l’incarico di assistente del Maestro presso l’Accademia Ponzanese a Paderno di Ponzano in Provincia di Treviso. Insegna inoltre pittura in vari Centri culturali. È particolarmente dotata per la ritrattistica, campo in cui si sta sempre più affermando. Nel 2000 esegue i ritratti per il libro ”Beati e Santi di Giovanni Paolo II” edito da “La Serenissima” di Vicenza. Ha effettuato numerose mostre personali ed ha partecipato a importanti rassegne d’arte nazionali, tra le quali si ricordano le personali: Centro Culturale Sant’Agostino Roma, Galleria d’Arte Vardanega Asolo, “Ma.Pi.Ro” Treviso; le collettive: Galleria San Zaccaria Venezia; galleria Arte Contemporanee Latina; Splendid Hotel Venezia, Cortina D’Ampezzo; Gipsoteca di Possagno, Possagno Tv. Le sue opere figurano in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. È vice presidente della Fondazione Gianni Ambrogio con sede a Mareno di Piave (Tv).

LA MOSTRA DI GIANNI AMBROGIO SI SVOLGERA’ DAL 10 AGOSTO AL 25 AGOSTO Giorni ed orari di apertura: dal martedì alla domenica 18.00 – 23.00 Giorno di chiusura: lunedì Arte mente Gallery jesolo

ARTEMENTE GALLERY - Via delle Nereidi, 1 - Jesolo Lido (VE) www.premioceleste.it/galleria.artemente -g.artemente@libero.it – cell.+39 348 1199009

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ANGELO PELLEGRINO

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Gianni

ANGLISANI

Pittore e Letterato

Gianni Anglisani è nato ad Aversa nel 1937 da Alfonso e da Olga Caianello ed è vissuto a Gradisca D’Isonzo. Laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli con la tesi in diritto penale “ il diritto di cronaca”, abbamdonò ben presto l’avvocatura spiegandone i motivi nel racconto “Avvocaticchio no!”. Dirigente presso Istituti Nazionali per 35 anni, esordi come scrittore nel 1956 e come pittore , la sua prima personale risale al 1957, ha tenuto mostre personali e collettive in numerose città italiane e all’estero. E’ incluso in cataloghi nazionali ed internazionali tra i più autorevoli della sua opera letteraria ed artistica si sono interessati penne di una certa importanza. Come giornalista pubblicista ha collaborato con quotidiani e riviste di livello nazionale. ha fondato la rivista “Orsa Minore” scrivendo racconti, poesie e saggi critici. E’ scomparso di recente e la sua città elettiva di Gradisca d’Isonzo gli ha dedicato una fondazione. Carlo Capone

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w w w . t o m m a s o a n d r e i n i . i t

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Quando Il Treno Attraverso’ La Citta’50x60 tecnica mista su tela 2013

Il Paese Sul Mare 80x100 tecnica mista su tela 2013

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Tommaso Andreini


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L’ Arte del Pittore Aldo Celle, nato a Genova, si distingue per una continua ricerca riuscita di espressività mediata da ispirazioni innovative; il conseguente lessico artistico del secolo passato. L’aver vissuto negli anni novanta in un luogo distante dalla sua cittá rappresenta un elemento importante per comprendere le fasi creative. Si parte da una figurazione classica retaggio delle influenze paterne , anche lui valido artista con soffuse atmosfere ottocentesche , per arrivare al ristretto contatto con le cose per cui sono, nel canone della spirale con una solerte immagine di “staticitá spirituale”. L’ arte spirituale per Aldo Celle non e’ un mezzo di ambivalenti sofismi commerciali bensí un semplice messaggio di genuina arte. Il suo continuo incipit di studio lo inserisce a modificare la sua arte; i toni si fanno piú intensi, con un lieve accenno ad una pallida figurazione informale , e, cosa importante l’intuizione di avere creato una nuova arte su canoni cinetici, nella profonda ricerca dell’essere monade. Non vi sono piú le tradizionali tele, vi é una costruzione immaginata a livello concettuale di parti che assemblate sulla tavola che creano un effetto prospettico interessante. Il tempo confermerà tale sforzo. L’artista pertanto ci fa comprendere che l’arte si fa messaggio solidale , e il successo dell’artista e’ quello di creare un mondo accessibile al prossimo “l’altro”, l’ineguagliabile ascesa verso un’ esistenza possibile. Roberto Garbarino

aldo CELLE

DIRETTORE ARTISTICO ASSOCIAZIONE la tela aldo.celle@libero.it e cellulare: 335 7127848

P O L I V I S U A L I

LA RICERCA CONTINUA

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TRIBUTE TO GIORGIO CELIBERTI SEGNI ANTROPOMORFI a cura di Gabriele Romeo Si è svolta dal 17 al 31 Maggio all’Isola della Certosa, a Venezia, la mostra su Giorgio Celiberti dal titolo Segni Antropomorfi. L’apertura della mostra è stato un momento particolare e di commozione, con il quale il maestro ha condiviso con altri artisti parte del suo “nastro inaugurale”.Ventidue le opere del maestro udinese presenti nel piano superiore della location (Casa dell’Ortolano), dalle finestre alle terrecotte, dagli affreschi alle tecniche miste. Nell’ingresso, al piano inferiore, un magnifico stendardo celibertiano immetteva all’interno della sala che esponeva gli undici artisti che gli rendevano omaggio. Tra di essi si sono distinti per innovatio tecnico-artistica: Paolo Beraldo, Carlo Capone, Marco Ciani, Angelo Frabasile, Andrea Giusti, Giuseppe Graniello, Laura Pintaldi, Gabriele Salvatore, Edoardo Vincenzo Sguazzin, Simonetta Rossetto e Filippo Staniscia. Celiberti, incuriosito, ha espresso per tutti loro particolari apprezzamenti di “fratellanza artistica”.

La mostra tributo su Giorgio Celiberti dal titolo “Segni Antropomorfi” è stata promossa in collaborazione con Gloria Rogliani dell’Associazione Regatanti e grazie alla particolare sensibilità di Alberto Sonino (Vento di Venezia). La mostra di Venezia ha visto un inedito Celiberti mostrarsi in tutta la sua semplice “morfologia del segno”. Segni Antropomorfi, rientra in un attento percorso di indagine e di ricerca, nel quale lo spettatore, così come gli altri artisti che gli rendono omaggio nel piano inferiore, hanno modo di comprenderne la sua ricerca evolutiva, un percorso artistico che va oltre il celeberrimo ciclo di Terezin. Ancora una volta il “Progetto dall’uomo al territorio” della pluricampionessa del remo Gloria Rogliani, vede la valorizzazione delle isole e della laguna di Venezia, per riscoprirne e valorizzare i tesori nascosti, uno di questi la “Certosa”. Per la collaborazione all’allestimento e all’organizzazione si ringrazia la dott.ssa Sara Cattani (Vento di Venezia) ed il personale tutto. Le opere in mostra sono state esposte per gentile concessione della Galleria Orler . (www.orler.it)

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APPROFONDIMENTO NELL’OPERA DI CELIBERTI

In Ritrovato perdono (1999-2000) il numero della Trinità (nei cuori), torna ricorrente quasi suggerendoci un mutamento dell’ordinato vivere. Il caos del genocidio di Terezin trova in quest’opera, a mio avviso, un nuovo modo di restituire l’anima ai tanti bambini scomparsi, diventando per questo motivo una risarcitoria presenza di un “riscatto salvato”. Analizzando ulteriormente l’opera, immaginiamo, per un attimo, che nella parte inferiore siano presenti dei corpi distesi per terra (la parte scura in primo piano) come atto di un sacrificio. I cuori che si protendono verso l’alto possono essere interpretati come gli angeli, o meglio, come le anime di quegli stessi corpi informi, che si trovano distesi all’orizzonte. L’opera per certi versi emblematica, quasi escatologica, appare innovativa dal punto di vista iconografico della simbologia se la si raffronta alla “Trinità Angelica” di Andrej Rublev (1360-1430).

Le opere di Giorgio Celiberti, creano un prolungamento di una visione attorializzata della vita, ogni singolo segno, qualsiasi colore propagato e diffuso definisce e determina un luogo preciso “fisico” nel quale la realtà si trasporta. Le “visioni”, o meglio, i sogni che l’artista friulano si propone di orchestrare, valicano le coordinate di una linguistica astratta ed informale per proporci un suo inedito modo di “respirare” la realtà vissuta indirettamente. I colori, per mezzo di lui, diventano come profumi, essenze da respirare per permettere di rendere antempore uno “spazio ed un luogo”. Non più e solamente cuori, farfalle, a rappresentare un “risarcimento della vita” come nelle opere prodotte dagli anni ‘80 in poi; in questo preciso momento, a mio avviso, Celiberti immette una nuova grammatica alfanumerica basata sul principio del calligrafismo cinetico. Questo per dire e dimostrare che il maestro friulano è entrato in una nuova sperimentazione artistica ed in una nuova stagione di ricerca introspettiva.

LA LOCATION La Casa dell’Ortolano è uno dei complessi architettonici inseriti nella magica cornice dell’Isola della Certosa, luogo di storia antica, sacra e religiosa. Dal XIII secolo è stata sede di un monastero agostiniano e certosino a cui erano legate attività culturali ed agricole. I frati agostiniani costruirono la Chiesa di Sant’Andrea, il complesso monastico e bonificarono i terreni minacciati da continui impaludamenti coltivandoli ad orti e vigneti. L’ordine dei Certosini subentrò nella metà del 1400, vennero creati due chiostri nel monastero, celleisolate per la meditazione, la preghiera, lo studio ed altri alloggi. La Casa dell’Ortolano era uno degli edifici dedicati all’agricoltura che ospitavano i contadini.

www.ventodivenezia.it

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- Abbazia di San Galgano2013 -

CARLOCAPONE 18


I L I B I S I V àttic città VISIBILI

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INTERVISTA A GUERRINO BOATTO a cura di Gabriele Romeo (storico e critico d’arte)

Guerrino Boatto (1946) è un acclamato pittore ed illustratore italiano e, probabilmente, uno dei pochi a padroneggiare la verniciatura a spruzzo ad aerografo per il più alto livello di arte. L’artista, nato a Codroipo in provincia di Udine e figlio di un ingegnere ferroviario, nel 1949 si trasferisce con la sua famiglia a Venezia, dove si formerà presso la Scuola d’Arte di Venezia (Istituto d’Arte) fino al 1969 e studierà design industriale presso l’Università IUAV di Venezia (1971). Fin da ragazzino ha dimostrato la sua alta capacità manuale e suo zio materno era il celebre Louis Bosa, un artista americano ben riconosciuto (Metropolitan Museum of Art - New York e il Whitney Museum of American Art - New York). La carriera artistica di Boatto ebbe inizio come art director per una pubblicità di un’azienda, ma subito dopo decise di partire per gli Stati Uniti, a San Francisco, per studiare all’Academy of Art College. Dopo aver completato la sua formazione, gli fu chiesto di insegnare lì, ma preferì ritornare a Venezia per ricominciare una nuova carriera come pittore indipendente. I suoi collegamenti con le agenzie pubblicitarie l’hanno spronato nel tempo a creare molte opere d’arte, che sono state impiegate per la pubblicità, in modo particolare i giganteschi cartelloni pubblicitari. A quel tempo, negli anni 1980 e all’inizio del 1990, nessun computer o stampante plotter avrebbe potuto fare il suo lavoro, ma, subito dopo, alla fine del 1990, la sua figura professionale venne irrimediabilmente sostituita dalle macchine. Durante la sua carriera come illustratore, ha creato opere d’arte per diverse aziende, tra le quali: Barilla, Coca Cola, Fiat, Ford, IBM, Levi, Volkswagen, Zanussi, Lamborghini, Mercedes-Benz, Nestlé, Pirelli, Sony, Swatch e molti altri. Grazie al suo buon rapporto con Ford, nel 1993, gli fu chiesto di realizzare il calendario dell’azienda stessa, creando appositi dipinti modelli di auto d’epoca. Nel 2000, a Boatto è stato assegnato il Gold Award per il design e l’illustrazione a Venezia.

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G.R. = Gabriele Romeo G.B.= Guerrino Boatto G.R.: “Sono con il maestro Guerrino Boatto, uno dei più importanti esponenti del ‘900 dell’iper-realismo. Adesso chiederò a lui, di raccontarci parte del percorso della sua formazione artistica, che cosa l’ha colpito particolarmente per quanto riguarda la realizzazione ed esecuzione dei suoi lavori.” G.B.: “Allora io ho avuto modo di vedere un libro specifico sull’iper-realismo, che è un libro americano. Ho visto questo libro, mi ha colpito e allora l’ho acquistato.” G.R.: “E l’età all’incirca?” G.B.: “L’età? Qualche anno fa!” G.R.: “Per quanto riguarda invece la rappresentazione delle tematiche che inizialmente nasce a livello pubblicitario quindi l’interesse innanzitutto, possiamo prendere in esame il calendario Ford, che è stato uno dei lavori più importanti realizzati.” G.B.: “Io già avevo comunque lavorato molto per la pubblicità.” G.R.: “ E per quanto riguarda l’impostazione della luce, secondo Lei che importanza assume essa all’interno della visione dell’iper-realismo?” G.B.: “E’ quello che gli dà la vita, la luce è tutto. La luce ti dà la brillantezza dei colori, ti dà la profondità.” G.R.: “E in che misura è importante il disegno all’interno della rappresentazione. “Diverse critiche nel passato (per quanto riguarda la pittura iper-realista) sono state appunto quelle del co-

lore che predomina sul disegno, quindi venire a sminuire l’importanza del disegno stesso così come l’aveva imposto Giorgio Vasari nel suo famoso trattato del 1400; che valenza assume secondo Lei il disegno col colore in rapporto alla pittura iperrealistica?” G.B.: “Il disegno è la base dell’iper-realismo, cioè si parte dal disegno e dopodiché passo dopo passo gli si dà il colore, la luce, le ombre e poi tutte le definizioni particolari. Più particolari riesci a fare più realistico diventa il lavoro.” G.R.: “Nei suoi lavori sono principalmente presenti, molto spesso, le biglie: quindi biglie da bigliardo, sfere; la sfera come forma, quindi il cerchio, perché è così importante e ricorrente all’interno della produzione artistica?” G.B.: “Perché credo che dia la perfezione.” G.R.: “La perfezione paragonabile ad una forma di raggiungimento, come se fosse un uomo vitruviano rapportato al contemporaneo”. G.B.: “Giotto aveva fatto un cerchio.” G.R.: “Diciamo che prelevando la forma arcaica restituiamo anche dignità, importante anche nell’arte contemporanea; quindi una sorta di trasposizione di un’immagine del passato con una configurazione di una forma geometrica nuova, rivisitata. Invece, per quanto riguarda la parte ed il periodo della Sua attività artistica, ci sono stati dei personaggi importanti che hanno segnato particolarmente, o influenzato, parte del lavoro di produzione?” G.B.: “Io sono partito, come dicevo, con la pubblicità e da lì che mi sono formato e sono riuscito a raggiungere un certo livello. Ormai per la pubblicità non si fa quasi più niente perché adesso

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EXPOART c’è Photoshop e tutti si divertono; allora io cerco di fare delle cose che piacciono a me, non faccio più quello che mi dicono gli altri, faccio quello che mi piace e non so magari vedo qualsiasi cosa e penso che è un soggetto che può andare.” G.R.: “Quali consigli Lei dà ai giovani che tendono a cimentarsi all’interno della pittura, in modo particolare all’impiego dell’utilizzo dell’aerografo?” G.B.: “L’aerografo è uno strumento che ti permette di fare tante cose, però bisogna trovare il modo, la dimestichezza, bisogna provare e provare finché si cerca di raggiungere un’operatività decente. E’ una questione di pratica, pratica e pratica, bisogna avere pazienza, bisogna stare tranquilli, giorno dopo giorno ci si forma.” G.R.: “Secondo Lei quali sono le difficoltà che può riscontrare la pittura, intesa come forma d’arte espressiva, oggi nel contemporaneo e riguardo ad un vasto pubblico, come forma d’arte”. G.B: “Oramai adesso il pubblico la vede come un investimento, arte è investimento, non so se riescono a valutare l’impegno…” G.R.: “…ed lavoro e la pazienza che ci vuole nel stare attorno al tema. Invece Paolo Rizzi, in un testo critico che ha redatto qualche anno fa, faceva dei collegamenti particolari in riferimento alla pittura di Caravaggio, quindi soprattutto a quanto riguarda la luminosità e la luce” G.B.: “Ci sono dei contrasti della luce che Caravaggio riusciva a dare, contrasto di luce e di buio che davano una realisticità scenica impressionante. Caravaggio era bravissimo.” G.R.: “Caravaggio con la sua proiezione della luce ha dato un ruolo…” G.B.: “aveva già una visione fotografica”

struzione, anche, delle singole forme all’interno del paesaggio?.” G.B.: “L’aerografo, in questo caso, è usato come base, ma poi per tutto il resto c’è proprio la pittura.”

G.R.: “Caravaggio aveva anche una memoria fotografica, che non è solamente innata a Canaletto o a chi comunque ha seguito la storia settecentesca e ha portato ad una rivalutazione del contemporaneo. Ma a Lei capita a volte che determinate persone scambino le Sue opere pittoriche (anche se il media utilizzato è l’aerografo) con della grafica gitale? G.B.: “Qualche volta qualcuno mi chiede, ma è fatto con il computer? Devo stare lì a spiegargli come io riesco a ottenere questa cosa.”

G.R..: “Il lavoro di questo amanuense post-contemporaneo dà la possibilità di delineare delle singole forme. Mediamente per il lavoro che Lei realizza, per portare a termine un determinato soggetto-raffigurazione, quanto impiega?” G.B.: “Mediamente dai 5 agli 8 giorni, dipende dalla complessità del lavoro.”

G.R.: “Secondo Lei è stato il raggiungimento di obiettivi da parte anche del computer graphic, o comunque dell’arte digitale, sono stati propositivi per quanto riguarda la pittura ad aerografo? Oppure hanno creato dei limiti all’interno nella stessa materia, nello stesso ambito disciplinare?” G.B.: “No, non hanno creato problemi. Sono due cose che alla fine si assomigliano, ma sono diverse per il modo di fare.” G.R..: “Parlando, invece, della seconda stagione che si distacca dalla grafica pubblicitaria, troviamo anche determinati lavori che si concentrano particolarmente su Venezia, o meglio dire sul paesaggismo. Che importanza assume il paesaggio a livello di contesto urbano e perché la pittura (quindi la pittura ad aerografo) risulta essere importante per restituire una dignità, una co

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G.R..: “Con quantità di ore giornaliere?” G.B.: “Bisogna lavorare almeno 8-10 ore al giorno” G.R.: “Intanto ringrazio il maestro Boatto per questa intervista e auguriamoci che tutti quanti possano comprendere l’importanza dell’aerografo nel periodo contemporaneo. Se consideriamo anche cosa disse Marshall McLuhan nel 1960 in Understanding Media: The Extensions of Man (1964), rivelando l’importanza del mezzo in relazione al messaggio. Infatti, il mezzo è messaggio; quindi lo strumento che il maestro impiega, (nel caso specifico dell’aerografo) deve essere un sistema di rivalutazione per permettere anche alle giovani generazioni di capire che non tutto si può fare soltanto digitalmente, ma che esistono anche dei limiti che vanno oltre i confini e che il maestro per questo ci insegna. Grazie” G.B.: “Prego.”


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Marilisa Argentieri è nata nel 1986 ad Atessa (Ch). Si è laureata in Filosofia e Storia presso l’Università La Sapienzia di Roma. Notata dallo staff di Paola Valori, ha cominciato a esporre in Italia e all’estero.

Marilisa A R G E N T I E R I

sito web: http://marilisaargentieri.deviantart.com Email: hollybloomwood@gmail.com

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giosuè Mottola

La ricerca artistica di Giosuè Mottola affronta i grandi temi della pittura e soprattutto l’uso del colore e della luce. Le sue opere ci propongono paesaggi ricchi di valori profondi ed irrinunciabili, affidando alle forme e ai colori una copiosa gamma di sensazioni e riflessioni sedimentate nello svolgersi della vita esistenziale. Tutto ciò ha portato l’artista ad evolversi fino all’attuale in cui cerca di svelare i segreti dell’invisibile per esplorare l’interiorità dell’uomo nella ricerca profonda ed evolutiva dell’anima, coinvolgendo la sua intensa espressività in una pittura colloquiale, filtrata nell’emozionalità di un animo sensibile. Paesaggi privi di alchimie distraesti dove i colori hanno timbri ed intonazioni, perfettamente aderenti ai contenuti nelle atmosfere evocate. La trasparenza, le velature, le sfumature si uniscono alla materia e si esaltano a vicenda con la ritmicità e la limpidezza espressiva di stampo impressionista, accentuando il valore interpretativo verso un passato legato alle nostre tradizioni, che parte dal profondo e si realizza in vive suggestioni cromatiche e sapienti costruzioni prospettiche, nel segno di una mai sopita felicità creativa. A.Diomaiuta mail: mottola.giosue@libero.it www.artesnova.it

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Luigi C A S E R T A

luicaserta@libero.it cell 3209278953

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OMBRETTA IARDINO Gli Oggetti – S

C U L T U R A

Dal 3 agosto all’11 agosto 2013, nelle prestigiose sale del palazzo Ca’ Zanardi di Venezia, si terrà la Mostra d’Arte “DREAMS”. Per questa occasione è stata accettata la mia proposta di poter esporre alcuni oggetti – scultura che fanno parte sia della Collezione Le Unità di Arredo sia della più recente Collezione Opera maggiormente rappresentativi di una sperimentazione iniziata, concretamente, da alcuni anni nella quale confluiscono le riflessioni e i risultati di studio di una costante attività di ricerca nell’ambito della Scenografia, della Composizione Architettonica e dell’Architettura degli Interni. E’ la proposta di mettere in Mostra un “Design al limite” inteso come “progetto di oggetti senza industria”; un progetto che vuole superare i limiti estremi del funzionalismo architettonico da un lato e della incomunicabilità artistica dall’altro, attraverso la contaminazione proprio degli aspetti di “azione progettuale” che contraddistingue comunque, le due operazioni creative; il rigore del processo di progetto, che lo tiene legato alle necessità funzionali insite alla produzione dell’oggetto, e l’espressività della potenza dell’emozione lirica e della forza dell’immaginazione, sempre rigorosa e mai arbitraria, che rivendica, così, la sua autonomia rispetto all’industria. Gli oggetti - scultura vogliono, soprattutto, essere “testimoni muti” di una decisa fiducia nella Cultura del Progetto, inteso come azione che sintetizza in un’unica esperienza differenti operazioni creative. Il concetto di “arte come azione” di futuristica memoria imprime slancio all’intero processo di progetto. Senza alcuna pretesa di attribuzione artistica, però, obbiettivo dell’operazione è quello di esplorare metodiche di progetto che trovino soprattutto nel Teatro un possibile referente culturale ed ideologico per codificare nuovi linguaggi attraverso i quali poter sperimentare la capacità evocativa e di racconto degli oggetti stessi. Gli oggetti – scultura sono blocchi plastici che rappresentano, infatti, un primo risultato di una permanente riflessione e ricerca sulla natura dell’oggetto di uso quotidiano visto quasi fosse una “natura morta”. Essi sono definiti da una dimensione spazio-tempo. Il tempo è quello, lungo e necessario, per la loro ideazione; è l’atto dedicatorio con il quale si attribuisce valore proprio alla prassi di progetto. Lo spazio è quello della loro dimensione oggettuale assunta, però, come rappresentazione dell’oggetto nello spazio in assenza dell’uomo; un oggetto visto, appunto, come una natura morta lì nella centralità di una stanza, carico di un certo potere evocatore. Poi il gesto interviene, lo anima e gli attribuisce funzione. Gli oggetti hanno la capacità di creare relazioni “immateriali” con lo spazio che li accoglie e con l’uomo che li usa. Ecco i due aspetti del problema progettuale costantemente indagato. La dimensione estetica di un oggetto di uso quotidiano si differenzia profondamente da quella di un quadro o di una scultura. Centrale e fondativo è il rapporto soggetto – oggetto; un rapporto che da un lato porta l’uomo, attraverso il fare del suo corpo e la natura del suo gesto, verso l’oggetto e dall’altro, proprio in virtù di questo fare, porta l’oggetto ad uscire dall’indifferenza di un possibile mondo “parallelo” per

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condurlo nel mondo reale. Intangibilità e separazione nel momento di quiete dell’oggetto, e poi adempimento di uno scopo nel momento di interazione con l’uomo. Entrambe i momenti sono considerati “caratterizzanti” l’oggetto e di conseguenza inseriti all’interno della prassi di progetto. La cultura teorica e la prassi del Teatro ha reso questi due poli sempre compresenti nella “costruzione” dell’oggetto di scena.


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Espositore per ombrelli foglie al vento tecnica lamiera tagliata a laser dimensioni 300x1120x150mm

La lamiera di ferro, modellata attraverso il taglio laser, è l’unico materiale utilizzato. Il risultato è quello di un materiale duro, visivamente crudo brutale, restituito però con il garbo della linea organica di un fiore di una foglia. La lamiera di ferro è oggetto, quindi, di una riflessione e di una sperimentazione sulle sue possibilità di modellazione. L’oggetto con la sua materia che si modella si tocca ecc.., è un frammento di realtà, e tale materia lo decreta nella sua oggettualità; ma essa è, al tempo stesso, sostegno della sua realtà immateriale, “estetica”.Gli oggetti di uso quotidiano sono “strumenti” legati ad abitudini e attività rituali, passatempi piccoli e grandi. Se straniati dal solo contesto funzionale possono decretare la presenza del mondo in casa -come in scena- assumendo il ruolo di vere e proprie sculture, potenti metafore, scrigni preziosi di memorie. (Estratto da O. IARDINO, Oggetti in scena, oggetti in casa. Frammenti di realtà tra design e teatro, in corso di pubblicazione)

OMBRETTA IARDINO Architetto – Scenografo SITO WEB: www.studioiardino.it e-mail: ombretta.iardino@studioiardino.it Nella pagina accanto: Tavolino butterfly tecnica lamiera tagliata a laser dimensioni 400x560x350 mm

Scrittoio lilies tecnica lamiera tagliata a laser dimensioni 2200x1116x500mm

UOMO e OGGETTO. Due POLI. Quasi ostili. Comunque estranei l’uno all’altro. L’uomo tenta di comprendere l’oggetto, di “toccarlo” di farlo “suo” (ciò si chiama appropriazione). Ci deve essere un legame stretto quasi biologico tra l’attore (uomo) e l’oggetto. Devono essere inseparabili. Nel più semplice dei casi l’attore deve fare di tutto affinché l’OGGETTO sia VISIBILE, affinché esista; nel caso più radicale l’attore con l’oggetto devono costituire un unico organismo. Ho dato a questo casus il nome di BIO-OGGETTO . T. Kantor


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Laura Gialdini Turno

Foglie d’autunno Misure: H 50 x L 70 cm. Tecnica: olio su tavola

Case tra le ginestre Misure: H 50 x L 65 cm. Tecnica: olio su tavola

Sono Laura Gialdini Turno, nata a Genova, vivo e lavoro nella mia città. Sono geometra, arredatrice ed esercito con passione il lavoro di ristrutturazione di interni. Appassionata di disegno e pittura, mi sono avvicinata al mondo artistico frequentando l’Accademia di Belle Arti sotto la guida del maestro Luigi Sirotti. Ho inoltre frequentato altre scuole d’arte nella mia città dove ho sperimentato varie forme di espressione grafica e pittorica. Ho partecipato a varie mostre personali e collettive. Alcune mie opere sono in collezioni private a Genova, Firenze, Torino, S. Damiano d’Asti, Roma, Parigi. Sono specializzata nella riproduzione di Quadri d’Autore di qualsiasi epoca, tra questi: Caravaggio, Dégas, Dufy, Fattori, Jasper John, KandinsKij, Lempika, Leonardo, Manet, Matisse, Monet, Renoir, Rubens, Toulouse Lautrec, Van Gogh…… Partecipo da quattro edizioni ad una mostra nazionale di “Falsi d’Autore” che si svolge nella bellissima cornice del castello “Limonaia del Palagio fiorentino” a Stia(Ar) in Toscana. Realizzo inoltre opere personali con tecniche diverse e soggetti vari. Eseguo anche ritratti. Ho partecipato nell’ottobre 2011 ad una mostra a tema “Il nomadismo e le grandi migrazioni” per la quale ho eseguito i quadri etnici presenti nella mia collezione; in particolare il “Viso di bimba africana” è stato premiato in quell’occasione. Da circa dieci anni ho un laboratorio di pittura “L’Atelier” dove svolgo il mio lavoro e nel quale sono raccolte le mie opere.

Domicilio e residenza: Corso Torino 19 int. 12 sc. B – 16129 Genova Tel. 010583980 – Cell. 3474001921 Sito internet: www.ateliergialdini.it – e-mail: lauragialdini@tiscali.it -Indirizzo studio: Via Pareto, 40 r. - 16129 Genova

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Anna Maria Buzzetti L’associazione culturale La Tela, organizzatrice della manifestazione “Galleria Mazzini - Galleria D’Arte” , che il 30, 31 maggio e 1 giugno scorsi ha visto, a Genova, la Sesta Edizione, ringrazia gli artisti partecipanti ed il numeroso pubblico che con la propria votazione ha decretato le opere di Anna Maria Buzzetti come le opere piu’ gradite. La Tela ringrazia anche gli esercenti di Galleria Mazzini per la collaborazione. Artisti in Galleria Mazzini - Galleria D’arte: Assunta Agresta, Enrica Ambrosini, Bruno Augenti, Raffaella Azzi, Bruno Bailo, Antonio Barone, Carmen Battaglia, Antonella Brusati, Anna Maria Buzzetti, Sara Calzolari, Lina Lucia Cavalieri, Rossana Chiappori, Tilde Costetti, Mariagrazia Dallera, Giorgio Dapino, Franca D’Arienzo, Carla Fara, Carlo Firullo, Nella Fraguglia, Roberta Gandolfi, Francesca Ghizzardi, Laura Gialdini, Luciana Grieco, Sergio Lagomarsino, Paola Lo Sasso, Daniela Maioli, Anna Maniero, Erasmo Mattei, Attilio Maxena, Dario Modena, Rosaria Muti, Anna Paveto, Sergio Pesce, Mario Platania, Daniela Rombo, Massimo Sarpero, Angela Sciutto, Elsa Scuzzarello, Ottavio Giorgio Ugolotti, Elsa Ventura, Antonio Vescina, Tina Vicinanza, Fiorenzo Vigino, Edda Volpi, Monica Zambon, Maria Carla Zampol, Franca Zummo

Cellulare:340 8449540 email: annabuzzetti@fastwebnet.it

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Arte mente

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Gallery jesolo

EDUCARE A L L ’ ARTE C O N T E M P O R A N E A Ad aprile scorso, gli sudenti della Scuola Madonna del Faro di Cortellazzo (Jesolo) guidati dalle insegnanti Alessandra e Chiara hanno fatto visita all’interno della galleria Artemente. Grazie alle particolari competenze di Gabriele Salvatore e Laura Pintaldi, i bambini sono stati invitati a commentare, esprimere un semplice giudizio, sulle opere presenti nello spazio espositivo. Ecco così che lo spirito della Galleria si sviluppa nello spronare l’arte attraverso la mente, per mezzo di processi cognitivi che vedono l’apprendimento e lo sviluppo come forma di esplorazione e curiosità per i più piccoli.

Arte mente Gallery jesolo

ARTEMENTE GALLERY - Via delle Nereidi, 1 - Jesolo Lido (VE) www.premioceleste.it/galleria.artemente -g.artemente@libero.it – cell.+39 348 1199009

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Ve t u r i a M A N N I

I lavori di Veturia Manni ci ricordano innanzitutto quella possibilità auspicata da Lucio Fontana di “non imporre più allo spettatore un tema figurativo” per porlo “nella condizione di crearselo da sé, attraverso la sua fantasia e le emozioni che riceve”. Rappresentazione di una dimensione intima, riflessiva, quasi mistica, la sua produzione si lascia influenzare da estetiche e valori propri di un movimento, quello dell’arte povera, già pregno delle ricerche di un’arte di natura concettuale. Richiami evidenti possono ritrovarsi nella scelta dei materiali impiegati, di recupero medico-sanitario come le garze ad esempio, rafforzati dall’intento di rievocare i simboli originari del linguaggio della società contemporanea, innalzando il pensiero dell’arte a scapito di un più futile, se solitario, piacere estetico. Eleganti e raffinate le sue composizioni non puntano alla negazione delle tecniche e dei supporti dell’arte “tradizionale” ma si concentrano sulla messa a fuoco, con occhio telescopico, di valori simbolici di cui sono saturi gli oggetti comuni, trasformando codici in altri codici mediante allegorie formali e rigorose. Forte dei rimandi agli “achromes” di Manzoni, Veturia cerca e trova in quella lucida sintesi operativa, che a volte raggiunge appunto nella completa assenza di colore, le evidenze di significato in comunione con i poteri estetici di linee e forme piene, espresse secondo una personale ricerca artistica. Evidente è anche la lezione di Lucio Fontana: la sua rinuncia -a volte enorme ed insuperabile- a secoli di pittura per recuperarne l’anima stessa, modifica i consueti mezzi della trasmissione. L’universo spazio/tempo, appannaggio in passato delle scienze filosofiche/matematiche, si sintetizza in piccoli fori capaci di contenere il mondo, sequenziali tagli, violenti e misteriosi ma capaci di assorbire il tutto e l’assoluto. Mantenendo uno stretto legame con l’ambiente che la circonda, senza mai negarlo l’artista con il suo operato ne sovverte i valori ed i significati, così che l’elemento di sofferenza ed inadeguatezza può mutarsi in immagine di riscatto sociale e di recupero morale. Le minuscole parti che affollano le sue opere con ripetizione tautologica si trasformano in volumi corposi ed imponenti e le sue garze non sono più pensate come bende atte a sanare e a proteggere ferite ma come preziose sovrapposizioni formali di feticci posti su superfici sane e prive di cicatrici. Non è quindi la sola azione creativa fine a se stessa che interessa Veturia, ma il risultato simbolico che la composizione suggerisce in modo poliedrico. E questa sua peculiare attitudine nell’arte ci consente di interpretare infiniti significati possibili, ricordandoci continuamente che ogni cosa è intrisa d’arte. Carlo Vignapiano Via Pisacane,23-04100-Latina fax.07731920314 - mob.+39 3348618422 mail:veturiamanni@gmail.com web:www.veturiamanni.sitonline.it - http://veturiamanni.artelista.com

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Aldo Claudio Medorini

Scilla e Cariddi: Olio su tela con inserti “Nauti” laminati in oro e argento, montata su legno dipinto in gesso e acrilico.

Circe: Olio su tela con inserti “Nauti” laminati in oro e argento, montata su legno dipinto in gesso e acrilico.

W W W . M E D O R I N I . C O M 33


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GRAZIA ALLERA BARBI

Dado O Dada ?

Variabile con nero

W WW.GRAZIA A L L E R A B A R B I . E U 34


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Luca

CATELLANI

cell: 3484720724

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EMILIO MARINO E la pittura-dimensione onirica

Maria Teresa Prestigiacomo

Dopo l’adesione, da parte di Emilio Marino, alla Mostra del Palazzo del Vicariato, al Palazzo del Vaticano a Roma, da me presentata, una splendida location, di notevole prestigio l’artista torna a esporre con una mostra personale nella sua terra d’origine. La preside dirigente scolastico prof.ssa Iorio ospita presso l’Istituto A. De Curtis, il pittore perché la scuola ha tra i suoi obiettivi la custodia della memoria, la valorizzazione delle risorse. La pittura di Marino esalta le atmosfere, gli stati d’animo suscitati dalla visione di un paesaggio campano e non. In più, l’artista ci parla dell’uomo e della sua solitudine, specchio del suo tempo, quando rappresenta gli alberi rinsecchiti su un manto innevato. Egli sembra, quasi, evocare i versi di Salvatore Quasimodo: “ Ognuno è solo sul cuore della Terra…trafitto da un raggio di sole…ed è subito sera”, rimandando a una solitudine, quella solitudine che è la condizione esistenziale dell’uomo che, dopo avere assaporato la gioia della luce della giovinezza e dell’animo, che ha la brevità di un attimo, piomba nel buio dell’ultima stagione della vita. Mi è sembrato di vedere nelle opere di Emilio Marino la delicatezza della Sinfonia di Vivaldi de “ Le quattro stagioni”: un inverno struggente ma dolce, delicato, che invita alla meditazione, alla riflessione, al silenzio; e ancora un “ Inverno”: ” Notturno con la luna su un lago ” in cui Marino raggiunge l’acme della sua potenza espressiva in uno stile personale, avvincente, accattivante, intrigante. L’artista aggiunge, per la sua sinfonia pittorica, uno splendido “ Autunno vivaldiano in pittura” che ha il suadente ritmo delle nenie del Dio Pan dei boschi e delle Ninfe, delle Naiadi e Nereidi nascoste nei tronchi degli alberi, un ritmo cadenzato cromatico, quasi come rime metricamente alternate, in una poesia: ABAB. Colori che si ripetono nella tavolozza armonica ed elegante di Marino che persino nelle cornici appone il suo “marchio d’autore”, colorandole opportunamente, secondo i colori dominanti della tela. Ricordiamo “ Bosco rosato” e “ Bosco di betulle”, ad esempio.) Ed Infine, i colori dell’Estate regnano in molte opere come quella dedicata a Van Gogh, “ La nuit etoilée“ed in altre di derivazione Pointiniste o meno. Soleva dire Picasso: “ Je ne peins pas ce que je vois mais je peins ce que je penses” (Io non dipingo ciò che vedo ma dipingo ciò che penso). Questa frase trova la sua applicazione nella ricca produzione di Emilio Marino che affonda le sue radici nel suo territorio, nel paesaggio della sua Terra e si avvale della fervida creatività dell’artista e della dimensione onirica cui spesso, egli stesso si affida, per consegnarci delle tele che hanno il fascino d’antan, la magia dei luoghi di ieri, dalle tinte pastello e i colori delle fiabe (vedasi la sua “ Opera Prima” una piccola opera in tinte pastello, di una soavità dal tocco quasi femminile). Ricca è la produzione di Marino, quanto ricchi sono i temi affrontati nelle opere: dalle nature morte, omaggio ecologista alla natura, al tema della Notte, affrontato nei più variegati “ Notturni” in cui la tecnica dell’artista, ci conduce, nella percezione graduale del paesaggio notturno sul mare, nell’animo dell’uomo, nei suoi stati d’animo, nella poesia della notte con la Luna sul mare che invita a sognare. Ma, tornando agli alberi di Marino…i suoi alberi sono “ Alberi della vita” sono animati da soffi di vento più o meno impetuosi, sono antropomorfi, sembrano avere un’anima… Le loro fronde sono braccia protese verso il cielo, in cerca di verità, in cerca di Luce, forse, alla ricerca di Dio, o sono le fronde dei salici di Quasimodo, laddove il poeta desiderava appendere la sua cetra, simbolo della poesia, forse spaesata, in un mondo senza valori? O, forse, sono quegli alberi di Trilussa che, perse le loro foglie d’Autunno, sembravano chiedere: “ Foglie gialle. Dove siete andate, come tante farfalle spensierate, venite da lontano o da vicino? Da un bosco o da un giardino? Ma non sentite la malinconia del vento stesso che vi porta via? ”. C’è da dire, pertanto, che stretto è il rapporto tra la pittura di Marino e la Letteratura, per cui le sue opere costituiscono notevoli spunti didattici, per tale parallelismo: Pittura-Poesia. Riguardo alla tecnica, quella dell’artista aversano d’adozione è originale: si avvale anche di una gamma di materiali, di colori qualitativamente diversi per resa (come gli iridescenti) o gli smalti che creano un sottile gioco di piani e volumi, attraverso la diversa lucentezza conferita, dalla mano dell’artista, al soggetto rappresentato o ai suoi particolari. Marino, stasera, ha percorso un altro viaggio, noi, testimoni della sua tappa: un viaggio, con l’arte, nel mondo dell’anima, nella solitudine esistenziale e nel sole, nel buio della notte e nella gioia, nella poesia e nella musica, nel sogno e nella …speranza…che ha, in Marino, i colori dell’arcobaleno. L’artista di Aversa sembra evocare, con le sue tele, i versi metaforici di Pablo Neruda: ”Lentamente muore chi non usa i colori ogni giorno”.

Via Solferino n 1 - Aversa - email marinoemilio1@alice.it cell 338.6432335

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M A X T I N

Maya Warriors, 80x60, Acrilico smaltato su tela

Massimo Basile è l’artista che si rivolge a varie correnti di astrazione come arte concreta, neo plasticismo e astrazione geometrica traducendo sottilmente la sua pulsione artistica in qualcosa di nuovo e riconoscibile sotto l’aspetto visivo e sotto l’aspetto tattile e che suggerisce un concetto di multi-dimensione , in un ‘insieme di colore, in cui dappertutto risuona l’eco inconfondibile della fantasia dell’Artista.La sottolineatura del grafismo e delle linee dritte serve a dare un’aria “inquadrata” e poco frivola alle immagini delimitate e rinchiuse come in rigorosi bauletti preziosi :linee parlanti che ci donano sensazioni dove si viene trattenuti grazie ad un’esplosione di colori e di forme. Maria Grazia Todaro

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F O O D DESIGN “IL CIBO TRA ARTE CONTEMPORANEA E CULTURA DEL TERRITORIO”

Il giorno 24 aprile, l’IPSAR “FERRARIS” di Caserta, gestito dalla Dirigente Scolastica Prof.ssa Antonietta Tarantino, ha ospitato l’evento conclusivo del progetto “Food-Design – Il cibo tra arte contemporanea e cultura del territorio”.Gli allievi dell’Istituto Alberghiero, grazie alla collaborazione della giornalista Mariastella Di Martino, che ha curato il modulo “Cibo e Territorio”, dell’architetto Giuseppe Coppola, che ha curato il modulo “Arte Contemporanea” e dello Chef Federico Campolattano hanno sviluppato quelle che sono le tre componenti di questa corrente artistica definita “Food- Design” che sono la Progettazione per il cibo, la Progettazione con il cibo e la Progettazione della portata. Presente all’evento la Galleria casertana ARTERRIMA Contemporary di Antonio Ricciardi, che particolarmente attenta a sostenere tutte le sperimentazioni in tema d’arte, ha “prestato” per l’evento il noto fotografo d’arte Giulio Festa, reduce da una personale dal titolo “Made in Japan”. Attraverso la conoscenza delle opere degli artisti Raffaele Bova, Peppe Ferraro, Battista Marello, Mafonso, Gabriele Marino, Livio Marino, Antonello Tagliafierro e Paolo Ventriglia e dell’utilizzo delle risorse enogastronomiche casertane la cucina si trasforma in un’esperienza sensoriale dove gli alimenti, attraverso l’interpretazione fotografica di Giulio Festa diventano le componenti di un’opera d’arte simili a tele di quadri. Il pollo bianco e nero

Fusione di terra e mare

P’op

Il pomo d’oro

Navigar per terra

contemporary

Corso trieste, 167 - Secondo piano 81100 Caserta www.arterrima.it info@arterrima.it facebook: arterrima 38


appunti di

V I A G G I O

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APPUNTI DI VIAGGIO

ALIFE, un centro museale Ai piedi della parte occidentale del massiccio matesino, cadente nella provincia casertana, si estende una vasta pianura che è costellata da una serie di centri abitati. Il più imporatente, storicamente parlando, è senza dubbio Alife che vanta origini piuttosto remote e un passato alquanto tumultuoso, le cui alterne vicende, mischiandosi con quelle dei sanniti e dei romani, l’hanno reso celebrato. Sorto Inizialmente sulle vicine alture, intorno al sec. VII av. Cristo, aveva una propria moneta (raffigurante un didramma) d’argento e combattè a lungo contro Roma. Distrutto durante le guerre sannitiche, come attestano le sepolture e i reperti rinvenuti, venne ricostruito in seguito più a valle divenendo prima Oppidum e poi Municipium Romanorum. Fu recintato da lunghe e robuste mura, ancora esistenti, ed ebbe Edifici pubblici e privati tra cui un Anfiteatro e un Teatro che nonostante gli assedi e i saccheggi, pullulavano di vita (resistendo al tempo) fino a tutto il medioevo. Di queste vestigia restano significanti testimonianze, all’interno della possente cerchia muraria (datata 42 av.Cristo), come il Teatro con il suo interessante criptoportico e le pareti affrescate, gli assi dell’Anfiteatro che aveva una capienza di 20 mila spettatori e alcuni grandi Mausolei di famiglia illustri. Degno di menzione è il Museo archeologico, sistemato in un moderno edificio, che raccoglie e mostra manufatti che vanno dal VII al III secolo av. Cristo ( periodo principalmente sannitico ), provenienti sda scavi effettuati nella vasta zona. Quello che più impressiona, va sottolineato, è l’impatto con il sito che sembra tutto un grande Museo all’aperto... cha val la pena andare a visitare . Antonio Marino

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APPUNTI DI VIAGGIO

MIMMO PALADINO E

I D O R M I E N T I . Di Carmine T.A. Verazzo

La Fonte delle Fate come un grande museo all’aperto.

La Fonte delle Fate è per molti un parco cittadino ubicato a Poggibonsi, , in provincia di Siena. Per noi è un’opera d’Arte pubblica. A farne un’opera d’arte ha sicuramente contribuito l’artista beneventano Mimmo Paladino, uno dei maggiori interpreti della Transavanguardia (movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva nel 1980 che individua un ritorno alla pittura, dopo le varie correnti concettuali sviluppatesi negli anni Settanta). Sicuramente Paladino costituisce un pezzo importante nel mosaico del Novecento artistico italiano: già membro onorario della Royal Academy di Londra, le sue opere sono collocate in permanenza in alcuni dei principali musei internazionali tra cui il Metropolitan Museum di New York. Ma sono davvero in pochi ad essere realmente coscienti del valore intrinseco dell’opera con cui questo massimo interprete della scena artistica internazionale ha voluto omaggiare il territorio toscano. Noi abbiamo ritenuto doveroso dare i giusti meriti all’artista ed alla città che ne ospita questa maestosa creazione. L’opera in oggetto, “I dormienti”, è stata donata alla città di Poggibonsi nel settembre del 2000, ed è composta da 25 sculture in bronzo vivificato da pigmenti, depositate nell’acqua della fonte, come in un liquido amniotico che li preserva e che ricorda come ogni forma di vita abbia avuto la sua origine nell’acqua. Le opere hanno forma di uomini accoccolati in posizioni fetali e coccodrilli, che rappresentano sia l’esistenza umana sia uno stato vitale precedente; questi esseri si presentano adagiati su lastre, come immersi in un sonno che a sua volta ricorda le immagini dei sogni e le profondità dell’inconscio. La fonte è la maggiore testimonianza superstite dell’antico borgo di Poggibonizio. Venne edificata intorno alla seconda metà del XIII secolo e la sua costruzione viene tradizionalmente attribuita a Balugano da Crema. Il luogo della sua realizzazione era denominato Valle Piatta e venne sotterrata nel 1484 dalla terra di riporto dei lavori di costruzione della fortezza medicea di Poggio Imperiale. Venne riportata alla luce nel 1803 in conseguenza di un grosso lavoro di cavo per realizzare un vigneto.

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Gabriele SALVATORE

Laura PINTALDI

Arte mente Gallery jesolo

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ARTEMENTE GALLERY - Via delle Nereidi, 1 - Jesolo Lido (VE) www.premioceleste.it/galleria.artemente -g.artemente@libero.it – cell.+39 348 1199009


daV E D E R E

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EXPOART SPECIALE

MUSEI D’ITALIA

La Casa di Dante.

DAVEDERE

di Carmine T.A. Verazzo

Fu lo stesso Dante Alighieri a scrivere di essere nato all’ombra della Badia Fiorentina, sotto la Parrocchia di San Martino. La casa di Dante è posta tra la piazzetta e la via di Santa Margherita, di fronte alla Torre della Castagna e ai resti della chiesa di San Martino al Vescovo. Qui, nel cuore della Firenze medioevale, dove, sulla scorta di una certezza documentaria, sorgevano le case degli Alighieri, tra la fine di maggio e i primi di giugno dell’anno 1265, nella costellazione dei Gemelli, nacque Dante. L’attuale museo incorpora alcune case medievali, come una delle due Torri dei Giuochi, quella situata in via Santa Margherita al civico 1. La famiglia dei Giuochi era vicina di casa degli Alighieri e si estinse intorno al 1300 con Cesare di Gherardo. La casa degli Alighieri originale viene in genere indicata come un edificio distrutto che sorgeva in piazza San Martino, accanto alla Torre della Castagna, verso l’attuale via dei Magazzini. La casa torre del museo deve il suo aspetto medievale ad un restauro del 1911, a cura dell’architetto Giuseppe Castellucci, al termine del quale fu aperto il museo odierno. La torre presenta il tipico filaretto in pietra, ha alcuni erri a “becco di cicogna” e le caratteristiche buche pontaie. Su un lato, sopra una mensoletta, è stato collocato un busto bronzeo di Dante, opera di Augusto Rivalta. Su una lastra del pavimento della piazzetta antistante la casa, non lontano dalla pittoresca vera da pozzo, si trova un curioso profilo di Dante sbozzato, del quale si ignorano le origini.Il museo è essenzialmente didattico, con numerosi pannelli esplicativi sulla Divina Commedia, Dante, i suoi tempi e i suoi personaggi. Conserva riproduzioni di documenti sul poeta, modellini e diorama che mettono in luce alcuni aspetti della sua vita e degli avvenimenti storici dell’epoca, come la “Battaglia di Campaldino”. Vi sono inoltre ricostruzioni dell’arredamento, del vestiario e di altri aspetti della vita quotidiana della Firenze medievale, oltre ad alcuni reperti originali, soprattutto di scavo, su armi, monete e ceramiche dell’epoca. A soli pochi passi dalla Casa di Dante sorge la Chiesa di Santa Maria dei Cerchi, considerata la “Chiesa di Dante”, in quanto la tradizione vuole che in questa Chiesa il poeta si sarebbe coniugato con Gemma Donati, ed evento ancor più importante, tra queste mura Dante abbia conosciuto Beatrice Portinari, sua musa ispiratrice. Un quadro di una pittrice inglese dell’Ottocento in stile preraffaellita, unitamente ad altre opere esposte, ricorda questo incontro, collocato appena alla destra dopo l’entrata. Qui venne sicuramente sepolto Folco Portinari, padre di Beatrice, e la balia Monna Tessa, la cui lastra tombale si trova oggi nel chiostro delle Ossa dell’arcispedale di Santa Maria Nuova, istituzione fondata, secondo la tradizione, dall’ispirazione che la nutrice diede a Folco. È invece inverosimile l’ipotesi che qui sia sepolta la stessa Beatrice, perché essendo maritata Bardi il suo sepolcro dovrebbe trovarsi nella tomba della famiglia del marito, situata nel chiostro Grande di Santa Croce. Nonostante ciò, nell’immaginario collettivo, la piccola chiesa resta la destinazione degli appassionati di Dante e degli ammiratori dell’angelica Beatrice, a cui sono spesso rivolti dei messaggi personali, raccolti in un cestino vicino alla sua “tomba”.

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Bix Beiderbecke: una cornetta leggendaria

DAVEDERE

Triste ed intensa è stata la vita di Bix. Gli è bastato infatti una manciata di anni per creare il suo mito. Siamo negli anni ’20, agli albori del Jazz dove le trombe, che si svilupperanno in seguito sono anticipate dalle cornette; oggi usate per il revival e da alcuni specialisti come Nat Adderley (recentemente scomparso) e Graham Haynes. Leon ‘Bix’ Beiderbecke nasce a Davenport, nello stato dello Iowa il 10 marzo del 1903 in una famiglia alto-borghese a cui ben presto si ribella cercando altri stimoli per vivere la sua vita e per trovare la sua dimensione. Da principio è influenzato dalla Original Jass Band (originariamente era con due s, solo dopo con le due z) di New Orleans, tra le cui fila militava il cornettista bianco Nick La Rocca. Bix, facendo studi completamente da autodidatta incomincia a suonare la cornetta all’età di 15 anni ed arriva in poco tempo a sviluppare un sound molto particolare ed espressivo, caratterizzato da un timbro profondo ma anche veloce e da una intonazione impeccabile. Le prime mosse da musicista semi-professionista, le muove con i Wolverines (il cui nome era tratto da un classico del pianista Jelly Roll Morton “Wolverine Blues”) e nel 1924 incide con loro una serie di classici tra cui “Tiger Rag”, “Royal Garden Blues”, “Copenaghen” e “Free Wheeling” (prima composizione di Hoaghy Carmichael). Nel 1925 Bix si trasferisce a Chicago dove fa un salto di qualità e comincia a suonare con tutti i grandi musicisti di New Orleans e nel 1926 il passo definitivo lo compie entrando in un gruppo diretto dal sassofonista Frankie “Tram” Trumbauer che si esibisce con regolarità all’Arcadia Ballroom di St. Louis. Bix e Tram saranno presto notati e successivamente ingaggiati dalla Jean Goldkette’s Orchesta ed in seguito da Paul Whiteman che dirige la più famosa orchestra da ballo dell’epoca. Le composizioni più importanti di questo periodo sono “Marie”, “Louisiana”, “Sweet Sue” e “Mississipi Mud” che mettono in evidenza l’intenso lirismo e la fluida improvvisazione di Bix. All’apice della carriera, attorno al 1927-28, Bix é osannato dai suoi amici musicisti, sia bianchi che di colore. Il suo assolo più famoso e ampiamente imitato vede la luce nella registrazione di un piccolo complesso diretto da Trumbauer nel 1927. Si tratta di “Singing The Blues”, che i trombettisti di allora studiano assiduamente come materiale didattico. Il già famoso Louis Armstrong rifiuta di incidere una sua versione del pezzo, ritendendo che Bix non potesse essere migliorato. Purtroppo, però, anche Bix, come tanti altri musicisti della storia del Jazz, beve molto ed, essendo in pieno proibizionismo, compra l’alcool nel circuito clandestino. Nell’appartamento in cui vive tiene il gin nella vasca da bagno, e per bere attinge con un mestolo. È l’inizio del declino. Già nel 1929 ebbe un esaurimento nervoso. Torna, così, a casa dai suoi dove viene ricoverato in una casa di cura per disintossicarsi. Nello stesso periodo perde i vari ingaggi nelle orchestre dove milita (in questo periodo non riusciva a suonare se prima non beveva). Nell’ultimo periodo cerca di rialzarsi formando alcune formazioni di cui lui è il leader, ma il suo fisico debilitato dalla dipendenza dall’alcool gli causa una forte polmonite che ne causa la morte il 6 agosto 1931. Bix entra subito nel mito e la sua triste vita ispirerà il romanzo di Dorothy Baker “Young Man With A Horn”, da cui fu tratto un omonimo film nel 1950 che vede protagonista Kirk Douglas. Di maggior interesse è sicuramente, però, “Bix, un ipotesi leggendaria” del nostro cineasta Pupi Avati. Una pellicola del 1991, completamente girata negli Stati Uniti a Davenport dove Pupi Avati e suo fratello Antonio hanno realmente acquistato e ristrutturato la casa natale di Bix, proprio per rendere l’ambientazione il più possibile fedele agli anni ’20. Da vedere.

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International Buskers Festival Festival Internazionale dell’Arte in Strada dal 1997.

XVII edizione dal 6 al 9 giugno 2013 PENNABILLI (Emilia Romagna - Rimini) - ITALY La diciassettesima edizione di Artisti in Piazza - Festival Internazionale dell’Arte in Strada colorerà i vicoli e le piazze di Pennabilli (Emilia Romagna - Rimini) dal 6 al 9 giungo 2013. Per 4 giorni nelle 22 postazioni dislocate nel suggestivo centro storico, si susseguono spettacoli e concerti provenienti dai cinque continenti; nuovo circo, musica, teatro, danza e arte di strada in genere, show portati nel piccolo borgo dalle circa cinquanta compagnie internazionali (oltre duecento artisti) invitate dall’organizzazione, alcune delle quali in anteprima nazionale o internazionale. Gli artisti replicano più volte lo spettacolo ogni giorno, per un totale di circa quattrocento performance durante i 4 giorni dell’evento. Circa 40.000 presenze di pubblico per ogni edizione del Festival che nel 2013 seguirà i seguenti orari: giovedì dalle 20 alle 01.00, venerdì, sabato e domenica dalle 15 alle 01.00, tutti i giorni all’area “Palacirco” la kermesse continua fino alle ore 03.30. Gli spettacoli proposti si rivolgono ad un pubblico eterogeneo e si svolgono prevalentemente all’aperto; uno spazio ricavato all’interno de “Orto Dei Frutti Dimenticati”, creazione del compianto Maestro Tonino Guerra, è dedicato a spettacoli per i più piccoli, il Teatro Vittoria ospita gli spettacoli che necessitano di maggiore attenzione mentre all’interno delle tensostrutture installate in zona “Palacirco”, nei pressi del centro storico, si svolgono spettacoli pomeridiani di circo-teatro e in serata prevalentemente musicali. Artisti in Piazza è patrocinato e sostenuto dal Ministero Italiano per la Cultura, Regione Emilia Romagna, Provincia di Rimini, Comune di Pennabilli. Il festival è caratterizzato da esibizioni e concerti di compagnie professionali dell’arte di strada in tutte le sue forme, gruppi musicali che rappresentano tendenze e tradizioni di tutto il pianeta, un ampio spazio è dedicato inoltre all’artigianato locale e internazionale con il “Mercatino del solito e dell’insolito”, inoltre ogni anno vengono proposte esposizioni artistiche, installazioni artistiche, meeting e workshop per pubblico ed operatori. Il festival è stato oggetto di tre tesi di laurea e cinque ricerche universitarie inoltre, insieme a “Buskers Festival di Ferrara” e “Mercantia” di Certaldo, viene riconosciuto da addetti ai lavori e pubblico come uno dei tre principali festival dell’Arte di Strada in Italia. Importante e di alto livello il network internazionale che la direzione artistica di Artisti in Piazza ha creato in questi anni con organizzatori di eventi, organizzazioni culturali e sociali, artisti e promotori, sia in Italia che all’estero. Costo d’ingresso: Giovedì 8,00 € al giorno. Venerdì Sabato Domenica 10,00 € al giorno. Tutti gli spettacoli compresi, anche quelli che si tengono al Palacirco e al Teatro Vittoria. Sono previsti abbonamenti per 2, 3 e 4 gg, riduzioni, sconti comitive. Ingresso libero sotto i 14 anni.

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Cittadina medioevale dell’entroterra di Rimini, Pennabilli è situata nella regione storica del Montefeltro. Comune a sud dell’Emilia Romagna al confine con Marche e Toscana, il territorio comunale è inserito nel “Parco Naturale del Sasso Simone e Simoncello”, ed è parte della “Comunità Montana Altavalmarecchia”. Pennabilli nel 2010 ha ricevuto il prestigioso riconoscimento “Bandiera Arancione” rilasciato dal Touring Club Italiano; questo riconoscimento è il marchio di qualità turistico ambientale destinato alle piccole località dell’entroterra che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Sede Vescovile della Diocesi di San Marino - Montefeltro, città che ospita 5 musei (Museo Diocesano A. Bergamaschi, il museo diffuso “Luoghi dell’Anima”, il museo del calcolo “Ma-


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teureka”, il “Museo Naturalistico”, il museo “Il Mondo di Tonino Guerra”) inoltre si svolge l’importante Mostra Mercato Nazionale dell’Antiquariato, evento organizzato da 42 anni tutte le estati nel mese di Luglio. “Un posto dove trovi te stesso” così, il Maestro Tonino Guerra descriveva Pennabilli. Antonio Guerra, poeta e sceneggiatore di fama internazionale è scomparso il 21 marzo 2012, dal 1989 aveva scelto Pennabilli come patria elettiva, nella quale ha realizzato numerose opere ed installazioni quali: “L’orto dei frutti dimenticati”, “Il rifugio delle Madonne abbandonate”, “La strada delle meridiane”, “Il santuario dei pensieri”, “L’angelo coi baffi”, “Il giardino pietrificato”. Il Maestro ha visto nascere il Festival ed ha collaborato attivamente nella fase di ideazione, studio dei contenuti e nella promozione dell’evento. Suo il titolo “Artisti in Piazza - La Grande Festa della Fantasia”, un suo disegno è stato il primo manifesto del Festival (1997, 1998 e 1999), di sua ideazione il nome della collaterale storica dell’evento “La Gabbia della Fantasia” (collettiva di artisti emergenti). Tra le prime compagnie confermate troviamo il duo “Nando e Maila” (Circo teatro comico e musicale italiano), che presentano a Pennabilli un concerto-spettacolo intitolato “Sconcerto d’Amore”, show condito di acrobazie aeree e giocolerie musicali. Gli artisti hanno fatto una scommessa: diventare musicisti dell’impossibile trasformando la struttura per il trapezio e i tessuti aerei in un imprevedibile orchestra di strumenti. “Merlin Puppet Theatre” dalla Grecia, compagnia fondata nel 1995 ad Atene. In questi anni hanno eseguito e prodotto centinaia di spettacoli e laboratori di creazione burattini. Ad Artisti in Piazza il gruppo sarà ospitato nelle sale del Teatro Vittoria e presenterà lo spettacolo “Case clown”, uno show di burattini rivolto principalmente ad un pubblico adulto per le sue particolari ambientazioni e tematiche: un edificio, cinque appartamenti, sei caratteri. Il pubblico sta guardando a vivere le loro vite convenzionali in un ambiente clau-

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strofobico scuro, con le loro paure, ossessioni e solitudini. ‘Merlin’ stanno drammatizzando e demonizzando le loro ossessioni fino a quando finalmente puniscono e li liberano con il modo più violento. “The Chipolatas”, dalla Gran Bretagna, con lo spettacolo “Gentlemen of the Road” (genere: music theatre and circus). Per questa famiglia di artisti, il viaggio non ha destinazione, il viaggio è una celebrazione. In questo spettacolo il circo incontrerà la musica e il teatro creando atmosfere magiche ed inaspettate. Ad Artisti in Piazza 2013 verranno inoltre riproposti “I Racconti della Lumaca” una guida-spettacolo prodotta dall’Associazione Culturale Ultimo Punto e dalla Compagnia spagnola “Trukitrek”. Uno spettacolo itinerante che aggiunge alla classica visita turistica, animazioni, quadri scenici, stimoli sensoriali. Ambientato nei cinque luoghi dell’anima e nel centro storico di Pennabilli, offre racconti e frammenti della vita del paese unendo cultura turismo e teatro, in un contesto poetico. Sul fronte musicale saranno sedici i gruppi internazionali che parteciperanno all’evento, musica di tutti i generi e per tutti i gusti: dal Rock Folk del gruppo olandese “Amarins e le Gatte Negre”, al gruppo di musica etnica “Watinoma” percussioni e melodie dal Burkina Fasu. Dall’Inghilterra una delle band più in voga del momento “The Destroyers” un esponente delle formazioni denominate “instant dance party band”; dopo i primi due accordi tutto il pubblico ballerà istantaneamente con il loro stile tra swing, ska, surf e boogie eseguito con l’attitudine del punk. Novità 2013: il Palacirco (tendone da circo adibito a spettacoli e concerti in cui la festa continua fino a notte con concerti e dj set) si sdoppia. Una nuova tenda dedicata all’Electro Swing. In collaborazione con la Continental Drift agenzia londinese di organizzazione eventi e la compagnia Circo Paniko: gruppi e dj inglesi ed italiani specializzati nel genere Elettroswing, molto di moda in Inghilterra in questo periodo

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Una nuova collaborazione per l’Ass. Cult Ultimo Punto: il Festival Artisti in Piazza 2013 si avvale della professionalità dell’agenzia londinese Continental Drifts, che animerà le nottate del festival in una nuova tenda dedicata ad un genere molto di moda in Uk e nel mondo: l’ Electro swing.

Inglesi; i torinesi The sweet life society già conosciuti in tutta Europa; ballerini professionisti di swing e famosi dj, tra i quail Dj Chris Tofu, Dj Jon Bongly, Dj Farrapo e Dj Pony che presenterà la nuova compilation Electro swing “Buonasera Signorina” della sua etichetta Green queen Music.

La grande novità 2013 è infatti lo sdoppiamento del Palacirco! Una nuova tenda dedicata all’Electro swing, in collaborazione appunto con l’agenzia londinese Continental Drift e la compagnia Circo Paniko (proprietari del Circo in cui si svolgeranno gli eventi) dove la selezione musicale è affidata e gruppi e dj inglesi ed italiani specializzati nel genere Electro swing. Continental Drifts è un agenzia che si occupa da più di 20 anni di organizzazione eventi a 360 gradi su tutto il territorio britannico e internazionale. Il dipartimento musica è diretto da Chris Tofu direttore artistico di diversi stage nei più famosi festival di musica anglosassoni: Glastonbury, Lovebox, Bestival, Big Chill, Secret Garden e molti altri. Oltre a questo è anche un Dj di fama internazionale e precursore del genere Electro swing, organizza serate nei migliori club di Londra, Bristol e Brighton, registrando sempre il tutto esaurito. Il genere musicale Electro swing è caratterizzato da sonorità tipiche dello swing (dagli anni 20 agli anni 50) remixate in chiave elettronica. Sarà proprio questo ritmo ad animare le notti del festival. Dal venerdì alla domenica si esibiranno sul palco, il duo inglese Kitten and the Hip, le loro hits sono già in rotazione in tutte le radio Organizzazione Associazione Culturale ultimo Punto - Via delle Confraternite, 4 47864 Pennabilli (RN) Italia. P.IVA e Cod.Fisc: 01447500412

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Andrea S A N T A C R O C E

Emilio SCHIAVONI

contemporary

Corso trieste, 167 - Secondo piano - 81100 Caserta www.arterrima.it - info@arterrima.it facebook: arterrima 49


GAETANO BUFFARDO

cell: 3393227810

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HOTEL MARINA Jesolo Lido (Venezia)

Hotel con piscina a Jesolo in stile mediterraneo ,si trova direttamente sul mare ed e’ situato nella posizione piu’ centrale ed esclusiva del Lido di Jesolo. Questo hotel fronte mare dispone di una grande terrazza con piscina per adulti per bambini. L’ampio parcheggio privato, e l’unico giardino nel cuore el Lido di Jesolo, rendono l’Hotel Marina l’ambiente ideale per le vostre vacanze, Wi-Fi zone gratuita per tutti gli ospiti. Le camere standard, sono arredate con gusto, e dotate di servizi privati con doccia, aria condizionata e cassaforte digitale. Le camere superior, completamente ristrutturate, sono dotate di bagno privato con asciugacapelli, scaldasalviette, box doccia, Tv -sat/ Lcd, telefono con linea esterna diretta, aria condizionata, cassaforte digitale e letto sommier. Cucina regionale e internazionale, menu’ a scelta tra 5 primi e 5 secondi, ricco buffet di insalate, colazione a buffet, servizio al tavolo altamente qualificato. La spiaggia privata, l’ombrellone , il lettino e la sedia a sdraio, cosi’ come l’uso del lettino a bordo piscina, sono inclusi nel prezzo di listino. L’Hotel Marina dispone anche di due Residence, il Residence Marina e il Residence Progresso, per usufruire di un vero e proprio appartamento per le vacanze nel parco dell’Hotel. Gli appartamenti sono modernamente arredati, e gli ospiti possono usufruire di tutti i servizi dell’Hotel.

HOTEL MARINA - zona centro - Frontemare - Via D. Alighieri 18 - 30016 - Lido di Jesolo (Venezia) Tel: +39 0421 380038 - Fax: +39 0421 93076 - www.hotelmarinajesolo.it - hotelmarina@jesolo-ok.com 51


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Raffaella Cantillo

http://www.rhymebrowser.blogspot.it/ Email : racantillo@alice.it 52


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Susanna Ida Riconda Galletti

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usanna Ida Riconda Galletti, Torinese, si diploma al liceo artistico dell’Accademia Albertina che in quegli anni ha come direttore il pittore ENRICO PAULUCCI (gruppo dei “Sei pittori”, costituito nel 1929 a Torino) e come insegnanti il pittore DE VALLE (gruppo della Pop Art milanese 1964 e successivamente direttore dell’Accademia di Brera), i pittori MARCO GASTINI, TABUSSO TERZOLO, lo scultore e incisore SCIAVOLlNO, lo scultore ed architetto REGOSA e il pittore FRANCESCO CASORATI, figlio di FELICE CASORATI). Dal ‘94 in poi si dedica completamente al restauro ligneo e alle arti applicate, (restaurando tra le svariate cose il manichino settecentesco e la scrivania appartenente allo scultore GARAVENTAl, alla progettazione e decorazioni di mobili e complementi d’arredo, quasi a coniugare la sua passione per il restauro e il suo iniziale lavoro nel campo architettonico. In merito a questo nel 2007 vince il concorso per la realizzazione dei disegni e decori delle ceramiche HEREND. Negli ultimi anni oltre a dedicarsi al restauro fa collimare tutta l’esperienza acquisita negli svariati campi creando installazioni polimateriche dandovita a sequenze inedite usando combinazioni di materiali di recupero, con queste partecipa a esposizioni a Genova (Palazzo Bianco, Palazzo Ducale, Villa Imperiale, Artelier) e ad Albisola.

Info| Contatti email s.ricondagalletti@libero.it Cellulare: 3338276600

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Arte mente

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ART HOTEL: EXPO A JESOLO

Gallery jesolo

Sabato 15 giugno è stata inaugurata nella hall dell’Hotel Marina grazie alla cortese disponibilità di Alessandro Rizzante, noto albergatore jesolano con la passione per l’arte, la mostra di pittura intitolata ART-HOTEL. L’evento è stato organizzato da ARTEMENTE GALLERY, galleria d’arte contemporanea situata a ridosso di Via Bafile, a due passi da piazza Brescia. ARTEMENTE è uno spazio espositivo creato per dare visibilità agli artisti a livello nazionale ed internazionale. L’esposizione dei lavori è stata presentata al pubblico dallo storico e critico d’arte Gabriele Romeo ed il tutto si è concluso con un allegro momento musicale della cantante Lisa Milano. Hanno esposto i seguenti artisti: Fabio Cattarin, Luisa Cogo, Alfredo Cremonese, Danisa Fagotto, Lella Melotti, Laura Pintaldi, Simonetta Rossetto, Francesco Peruch, Gabriele Salvatore, Guido Tonasso, Francesca Venco, Fiorenza Vincenzi.

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Arte mente

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Gallery jesolo

Lella Melotti impiega una pittura superficiale che agisce all’interno di uno spazio cromatico di tipo astratto. I suoi colori sono tenui, leggeri, ma allo stesso tempo profondi. La pittura “mellottina”, per certi versi sembra proiettarci a forme orientali ed a codici linguistici creati con l’ausilio delle mani. Le mani, per l’artista, diventano così un medium indispensabile per esternizzare il suo animo, per dar libero sfogo alle emozioni; mentre le sue dita, assumono le metamorfosi di “pennelli”, strumenti indispensabili per “scrivere” un’amore profanato. Francesco Peruch è attento a mostrarci l’evoluzione dell’ambiente per mezzo delle forme degli oggetti. Le forme dell’oggetto aventi una forma propria in natura, adesso si trasformano, si decostruttivizzano seguendo in parte i principi del cubismo e del neoplasticismo. La bellezza nelle nature morte di Peruch, sembra risiedere nel rendere “le forme segmentate”, volubili e dinamiche contemporaneamente. Inarrestabile l’artista che pur seguendo gli insegnamenti del maestro Gianni Ambrogio, giunge ad ottimali risultati che dimostrano la “rigenerazione della natura”. Guido Tonasso ci invita a viaggiare nel suo mondo da fabula . Il suo cigno sembra essere il protagonista della sua storia. La composizione è di colore blu, mentre la solitudine del cigno al centro d sembra ricordare la Morte del Cigno del balletto di Mikhail Fokine su un pezzo di Camille Saint-Saens o Il lago dei cigni di Čajkovskij. Le ampie campiture del colore di impostazione romantica si collegano alla tradizione dei film d’animazione Disneyana.

Testi crtici a cura di Gabriele Romeo - storico e critico d’arte

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Gallery jesolo

SIMONETTA ROSSETTO

LAURA PINTALDI

LUISA COGO

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FIORENZA VINCENZI

FRANCESCA VENCO

FABIO CATTARIN

GABRIELE SALVATORE

ALFREDO CREMONESE

DANISA FAGOTTO


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Patapart Si terrà a Caserta, presso l’Ordine degli Architetti (corso Trieste, 33, ore 17.30 - orario patafisico) la mostra della serie completa dei Patapart, la rivista - non euclidea e da collezione - dell’ Institutum Pataphysicum Partenopeium, il cui Rettore è Mario Persico e Segretario Mimmo Grasso. La Patafisica è stata creata dal francese Alfred Jarry a fine ‘800 e ha sviluppato i suoi principi permeando molte discipline. Strutturata in “Collegi” e per gradi che ricordano quelli pitagorici, la Patafisica sceglie per cooptazione i propri membri, dopo un lungo periodo di osservazione e molte verifiche sul loro lavoro intellettuale. Avere il diploma di Patafisico è come vedersi assegnata una laurea honoris causa e, a livello di Satrapo Trascendente (il grado più elevato) è più importante del premio Nobel. Numerosi il numero di intellettuali che hanno avuto un ruolo di rilievo in quella che è definita la “Scienza delle soluzioni immaginarie” e che hanno fatto la storia dell’arte e della scienza: Marcel Duchamp, i fratelli Marx, Bunuel, Picasso, Dalì, Max Ernst, Joan Mirò, Raimond Queneau, Marcel Leiris, Eugene Ionesco, Benoît Mandelbrot e tanti altri. Ma chi sono oggi i Satrapi Trascendenti? L’Italia è molto ben rappresentata: Umberto Eco, Dario Fo, e si è in attesa di nuove nomine dopo la scomparsa di Edoardo Sanguineti e Brunella Eruli. Tra gli “stranieri” basti ricordare lo spagnolo Fernando Arrabal, il cileno Alessandro Jodorowsky, il francese Therri Foulc. Il Collegio partenopeo è tra i più attivi; Il suo Rettore è l’artista Mario Persico e ne è segretario il poeta e saggista Mimmo Grasso. L’incontro del 2 luglio, coordinato da Umberto Panarella coadiuvato da Giuseppe Sorvillo e Monica Perillo, nasce nel ricordo di un altro storico patafisico, il casertano Andrea Sparaco. In programma interventi del presidente dell’Ordine, Domenico de Cristofaro, e del critico Enzo Battarra. Mario Persico terrà la relazione istituzionale. L’ Asylum Anteatro ai Vergini proporrà una scena sul delirio del potere tratta dallo spettacolo “Pietro il Matto”, riscrittura del Peer Gynt di Henrick Ibsen (uno dei testi teatrali più difficili da realizzare) fatta da Mimmo Grasso e da Massimo Maraviglia (che ne cura anche la regia). Si procederà poi a nominare, dopo anni, nuovi membri del Collegio Partenopeo: il poeta casertano Lello Agretti, il filologo Gianluca Del Mastro (Napoli), il poeta e performer Gianni Fontana (Alatri), lo scrittore e giornalista Beppe Sebaste (Roma).

La mostra sarà visitabile fino al 17 luglio 2013 nei giorni di Lun. Mart. Ven. dalle ore 9,30 -12,30 e 15,00-17,30 ed il Merc. dalle ore 9,30 alle 12,30

La manifestazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione delle ditte: ESAGONO , viale della Libertà, Aversa IMMAGINI Arredamenti, viale Olimpico, Aversa STUDIO P, porte e infissi via Giotto, Aversa

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Emilio Di Cerbo

Linguaggio regale di luce attraverso l’obiettivo Nato nel 1986 a Salerno, dove tutt’oggi vive e opera, Maestro dell’Arte della Fotografia, espone ben presto le sue opere fotografiche su tela ricevendo consensi della critica e numerosi premi non solo in campo nazionale ma anche internazionale. Dirigente dell’Associazione Nazionale Arti Fotografiche (Ass.ne aderente alla Photographic Society of America) e responsabile del C.R.A.I.V. (Centro per la Ricerca artistica della Immagine Visiva) - Sezione Arti Visive dell’Associazione storico culturale e di spettacolo per la promozione turistica della Campania “ IL CASTELLO ”, presieduta dal padre Bruno con cui organizza e realizza eventi spettacolo di Arte Visiva .- Il maestro Emilio Di Cerbo dal 2009 è attivo e protagonista di numerose Mostre in tutta Italia e all’estero in cui otterrà prestigiosi riconoscimenti da parte della critica e della stampa .Iridescenze emotive e non solo visive, catturano lo sguardo dell’osservatore attraverso il percorso delle opere fotografiche di Emilio Di Cerbo, il giovane Artistic Photographer, che utilizza nel panorama della fotografia contemporanea la cifra stilistica dell’utilizzo dell’ “ analogico ”sempre più in estinzione.- Un’in-

dagine verso l’ambiente in un linguaggio regale e ricco di sfumature al di là della lacerazione metropolitana e dei blackout dell’uomo e non solo quelli visibili, ma anche una denuncia all’invisibile indifferenza verso un fugace equilibrio sempre più in pericolo, che rischia di precipitare nell’irreversibile delirio distruttivo, nell’abisso della distruzione della natura e dell’uomo stesso insieme ai suoi preziosi valori.- E’ cosi che attraverso la fotografia, Emilio Di Cerbo riesce a dilatare un messaggio interiore e a tradurlo in immagine, con versatilità e capacità espressiva che vira da scatti a paesaggi naturalistici e paesaggistici, a quelli architettonici e in alcuni ritratti a lasciarci visitare anche i “ luoghi più profondi e sconosciuti di alcuni suoi coetanei ”.- Le sue fotografie rappresentano un corpus di immagini, che sembrano squarciare le ombre e che echeggiano kantiane astrazioni di tempo e spazio, proprio per la loro purezza legata quasi ad una mitologia remota rivisitata nei tempi moderni.- In metafora alle stagioni della natura, di un tempo ciclico unico-ripetibile, suscita l’effetto del “ sublime ”, quello stupore decantato nell’antichità e da correnti artistico-letterarie e filosofiche che s’inoltrano negli effetti suscitati dalla potenza della natura che prende il sopravvento verso il potere dell’uomo.- Emilio Di Cerbo, riesce a trasmettere valenze ed effetti emotivi che svelano un’anima grande: quella delle stagioni, dei moti , dei colori delle trasformazioni , dei cinque elementi quella che supera i cinque sensi e dunque la quinta essenza che giunge all’anima.- Ad esempio nella fuga prospettica di alberi dalle foglie ramate dall’autunno, alle striature di cieli stracciati dai raggi del sole che abbandonano il giorno e dalle cromie che dipanano tra i tramonti delle albe, in cui rifulge nostalgia e desideri di continue avventure.- Le trame delle sue composizioni non sono mai piatte, ma sempre

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caratterizzate da un moto perpetuo come se oltre al fotogramma della pellicola si scorgesse l’attimo che precede e quello che sussegue, in quelle scie di ali, nubi, raggi, onde, foglie e soprattutto vita! ( anche quella più fragile rappresentata da un flou di vetro tra le rocce ).- Al contempo egli tratta la “ bellezza flagrante ” della natura elaborandone l’evento, attraverso la tecnica fotografica, un pretesto/transfert, per agitare tumulti del profondo artistico e intimistico, che eleva nell’intensità della sua ricca e poliedrica personalità, illustrandone la forza e i misteri dell’universo.- Il prevalere dell’infinito nel finito, tra gli aurei raggi di nuance arancio navigati da danze di gabbiani o nei siderei riflessi argentei tremuli, del notturno mare visto insieme a lui dall’interno di un arco, in cui esplode nel big bang dei sentimenti, quale ispirazione geniale ma anche necessità di superare un ponte , una ricerca di sé stessi attraverso la propria forma d’arte, che in questo caso è la fotografia.- Si scorgono cosi atmosfere di tranquillità di quiete silente nel contraddirsi di suoni di onde che si rincorrono alla riva e l’obiettivo diviene pennello per dipingere i colori dell’aria, prisma di un diamante dai caleidoscopici

riflessi, sguardo filtrato dal bisogno di un valore comunicativo di poetica riflessione che attraversa immaginarie forme di tutte le auree presenti in ciò che non è visibile all’occhio umano ma solo all’umano cuore.- Segni,simboli e presenze vengono posti così, in analogia ai temperamenti e alle temperature calde e infuocate come le fiamme, presenti nella foto che celebra il grande pittore olandese Van Gogh.- In quasi tutti suoi scatti sia se trattasi di edifici con i loro sussulti plastici che s’innalzano verso il cielo dal basso in verticale o che trattasi di orizzonti marini tra l’etereo cielo in orizzontale, egli stupisce fornendo anche dati artistici ed estetici importanti come navate storiche ed esterni d’interesse paesaggistico.- Emilio, difatti, sembra farci partecipare ai suoi voli d’uccello, alle sue arrampicate o ai tuffi nei suoi paesaggi marini, assecondando i suoi movimenti, quasi come il Gabbiano Jonathan Livingston.- Con arditi scorci anche in diagonale tra-


EXPOART sgredisce le stereotipate visioni delle foto comuni molte di cui con apporti digitali senza alcuna trasmissione suggestiva di sentimenti, Emilio invece coinvolge l’osservatore ch si trova coinvolto in quegli abissi vertiginosi e in quel mondo sensibile che lui attraverso la sua macchina fotografica, sembra dominare.- Si nota anche la conoscenza dell’arte e dei suoi studi all’Istituto D’Arte dove oltre a specializzarsi in Fotografia ha approfondito anche la grafica che riconduce ad esperienze, ricordi, e ricerca personale.- Immagini tutte d’impatto ed evocative che lasciano il fiato sospeso e in bilico tra l’astrattismo di quelle schegge cromatiche che affiorano come in Pollock schizzando l’immagine tra il reale e surreale all’interno di ciò che esplora il senso profondo del “ mondo esistente ” e tra un po’ non più visibile.- Luci rigogliose che riflettono innesti tra la simultaneità del pensiero e quella dell’azione nel “click”, come pagine di un quaderno di viaggio e vertigini alchemiche di segni che amplificano la tridimensionalità grazie anche all’utilizzo di un supporto fotografico non solo cartaceo ma anche impressionato sulla tela come in quella di un quadro.- J. M. W. Turner che dipingeva le dinamiche di tempeste marine, nell’enigma dei naufragi, anch’egli ne amplifica gli effetti di luce e ne riduce i contorni nella rappresentazione della natura e ne espande la mente attraverso la visione di un loquace turbinio del “ sentire ” interiore, che lascia vibrare la superficie

della fotografia come fosse ricettiva dai sensi e carica di energia quale chiave del suo essere.- Nel suo originale corredo di opere vi è una straordinaria capacità interpretativa dei profondi misteri della natura,della complessità del mondo e dell’interiorità individuale che ingloba la dimensione universale e un’altra poetico intimistica che le fonde tra loro.- Emilio va oltre ogni apparenza, e dialoga attraverso gli spazi dei luoghi incontaminati , fluttua tra i sentieri che lasciano indietro per sempre l’inghiottire del buio per dare spazio al divino e alla speranza, contrastando le bruttezze e il dolore del mnemonico destino scelto dall’uomo nella perdita della natura e della vigorosa bellezza.- Sensibilità peculiari anche contenutistiche oltre che iconografiche, che sussurrano le note di un brano musicale sicuramente a lui molto caro dal titolo [ Iridescent ] : - - - “… Eri lì aspettando al bordo dell’ignoto …in uno scoppio di luce ha accecato ogni angelo come se il cielo fosse esploso .- I paradisi scagliati nelle stelle, hai sentito la gravità di una grazia equilibrata tra i “ costruttori di speranze ” [ Linkin Park ].Dott.ssa Francesca Mezzatesta ( Critico e storico d’Arte, dello Spettacolo e della Cinematografia Tesoro Umano Vivente dell’Unesco ) mail: framezz@yahoo.it

Emilio Di Cerbo Artistic Photographer via Giovanni D’Avossa 4 84126 SALERNO cell. 3450946186 emilio.dicerbo@libero.it sito : http://died86.jimdo.com

2012 - Premio Biennale per le Arti Visive TROFEO ARTISTA DELL’ANNO a Cesenatico Nella pagina accanto la prima foto su tela 70 x 50 cm. - anno 2012 - Premio Biennale NOBEL DELL’ARTE a Montecarlo -la seconda foto su tela 70 x 50 cm. - Premio Biennale GONDOLA D’ORO per l’ARTE a Venezia

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STEFANO SARDELLI

riciclo ad arte 60 x 80 multimateriali applicati su telaio 2013

una serie di note e...biscrome in un’universo blù alla ricerca dei perduti cieli e dei ritrovati mari! cellule che si nutrono di cromatismi alla Mirò e discendono da klimtiane formule genetiche...tutto atemporale e aspaziale senza un sopra ne un sotto solo emozioni di un tempo indecifrato dove il nulla vuol soccombere di superfluo e invece nega il vuoto navigando nel mondo sommerso del sub-creativo!

Francesca Mezzatesta

Via Elsa n° 25 int. 4 - 53036 Poggibonsi (Siena) mail stefanosardelli@alice.it

web http://stefanosardelli.blogspot.com facebook https://www.facebook.com/stefano.j.sardelli

ri-nato acrilico su tavola 110x80 2013

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Rita Bagnoli

Dipingo e manipolo per capire . E quando ho finito il mio lavoro, il mondo è ancora irraggiungibile, forse ancora più di prima. E dunque occorre , è necessario ricominciare. Fare arte , cioè capire , è un modo di afferrare il mondo, di contenerlo e misurarlo, ma anche di esserne preso, contenuto e misurato. E’ l’unico modo per ricevere , accogliere e dunque soffrire: il desiderio di raggiungere, di colmare la distanza tra sé e il mondo , tra sé e l’altro, sta sempre insieme con l’ineminabile dolore della distanza, dell’essere percosso sempre da questa distanza. Ma questo dramma, che è dell’arte, è innanzitutto della vita: è dialogo ininterrotto, sempre rinnovato tra un io e un tu, tra un io e le cose”. Di Corrado Bagnoli

Via s.Rocco ,72 -Seregno (MB) - www.arterakugallery.it/immagini.asp?id=551 -www.facebook.com/rita.bagnoli - c e l l . 3 4 5 . 3 3 2 9 9 4 4

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Giorgio Cangiano

Nato a San Giorgio a Cremano (Napoli) è vissuto stabilmente ad Ercolano fino al 1985 data in cui è stato chiamato ad insegnare Grafica pubblicitaria e tecnica della fotografia nel prestigioso Istituto Statale d’Arte “Adolfo Venturi” di Modena. Nel decennio successivo ‘85-’95, l’artista pur stanziatosi in Emilia, prima a Modena e poi a Reggio Emilia, continua a mantenere i contatti con la città vesuviana, organizzando mostre e iniziative culturali di rilievo. Dopo una breve parentesi bresciana, a Ghedi, dove gli viene organizzata la personale: “Un’artista tra i banchi di scuola”, nell’ambito delle attività didattiche di fine anno scolastico 1995/1996 promosse dalla Scuola Media Statale “Caduti di Piazza Loggia”. Un suo lavoro “Larario” diventa oggetto di sceneggiatura per una Animazione teatrale a cura degli allievi, alcuni dei quali presentano una tesina sull’Artista in occasione dell’esame di Licenza; lo scrittore Umberto Malafronte, per l’occasione, redige un significativo scritto di presentazione sull’artista Giorgio Cangiano. Nel 1995 rientra definitivamente a Reggio Emilia città dove vive e lavora. Personalità poliedrica, Cangiano, è stato uno dei maggiori operatori artistici e culturali della città di Ercolano per circa un trentennio, innumerevoli le iniziative e le manifestazioni promosse a favore della Città degli Scavi alla quale è rimasto visceralmente legato.

http://giorgiocangiano.jimdo.com

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ANIELLO SARAVO

“ONIRISMO E REALTÀ” di MASSIMILIANO SBRANA

CENTRO ARTE MODERNA PISA

Pietrificazione di pompei - olio su tela, 40 x 70 cm

Le ultime opere di aniello saravo rilevano uno spiccato interesse verso una pittura dall’ eco classico. Gli esseri e le architetture che appartengono al mondo di saravo sembra che siamo riusciti a fuggire e a ritrovare il loro stato naturale, in terre dimenticate o abbandonate. Sono esseri o luoghi che appaiano incontaminati, usciti fortunatamente illesi da forze devastanti e ormai scampati al pericolo. Le figure, in particolare, che si presentano cariche di misteriose inquietudini e nello stesso tempo essenziali, hanno una materia pittorica il cui il colore si condensa o si alleggerisce intensificato da un personalismo uso della luce che potenzia fascino del loro mondo allusivo. Di fronte ad una opera di saravo avvertiamo quindi il sentimento dell’ artista nel decantare le forti emozione che gli vengono trasmesse da una certa situazione o da un’ atmosfera, per offrirci attraverso il filtro della sua indubbia sensibilità, una figurazione plastica e poetica della realtà passata e presente. Il suo mondo potremmo dire che nonostante una rappresentazione quasi fedele, è sospeso tra reale e onirico, fra presente e realtà passata e presente. Il suo mondo potremmo dire che nonostante una rappresentazione quasi fedele, è sospeso tra reale e onirico, fra presente e ricordo; le sue opere attingono vita dalla sincerità del sentimento, comunicandoci emozioni attraverso l’ evocazione continua di una memoria di tempi e luoghi amati. Saravo è allora un formidabile artista che sa trasferire in ogni sua opera l’intimo contenuto poetico della vita stessa della quale, con indubbia maestria tecnica, afferra l’assenza più profonda e più intima.

Studio via dei Goti - Snt’Agata dei Goti (BN) cell 3894832859 saravo.aniello@gmail.com

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MOSTRA

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MOSTRA

Profili deserti in un deserto di profili

di Antonio Russo

Venti... noti, 2012; olio su tela, cm. 70x50

francesco

R U S S O

Uno sguardo soltanto, 2013; olio su tela, cm. 30x40

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C

hilometri di sabbia e rocce. Stelle di una luminosità indescrivibile, pronte a far posto ad un sole caldo, fidato compagno di viaggio. Il silenzio della notte, non molto diverso da quello delle prime ore del mattino, rotto soltanto dal motore della jeep. Una distesa sconfinata, infinita... ad un tratto ecco i primi villaggi. Il popolo saharawi è lì che aspetta. Aspetta da circa 40 anni; cosa? è difficile capirlo. I più anziani sperano di rientrare nei loro territori; i giovani, chi vi è nato in questo deserto dell’Hammada, guarda semplicemente ad un futuro più sereno, per volare come le nuvole. Un esilio lunghissimo, nonostante il quale è possibile sentirsi subito accolti. Vedere aprirsi braccia, tende, case, scuole; entrare in punta di piedi e, seguendo i toni della disponibilità, immediatamente sentire di appartenere a questo mondo povero, capace di arricchire. E trasferire qui il proprio vivere, quello in cui si è convinti di possedere tutto, ma dove basta così poco per riappropriarsi della consapevolezza di essere piccoli granelli, soltanto. Oppure fermarsi giusto a dare un’occhiata, sbirciare quanto basta per conoscere un po’ di più... per tornare, però, immediatamente in patria e ritrovare altri profili, un nuovo deserto, un mondo che sembra distante da quella distesa sconfinata, ma che è caratterizzato, forse, da un’aridità maggiore. In un velo di apparente amarezza, Francesco Russo offre dei veri “squarci d’autore”, nei quali è possibile gustare la durezza della vita e apprezzare le meraviglie del creato, senza mai abbassare lo sguardo. Ecco cosa è “Profili deserti in un deserto di profili”. Profili aridi, deserto vuoto... ad un occhio distratto. Vita che scorre, che insegna, che dona... per un occhio pronto ad aprirsi alla luce

MOSTRA

Come le nuvole, 2012; olio su tela, cm. 50x40

La mostra, itinerante, prenderà il via da Ferrara nel mese di settembre Contrasti di profili, 2012; olio su tela, cm. 40x30

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MOSTRA

Mai abbassar lo sguardo, 2013; olio su tela, cm. 30x40

Così, come d’incanto, 2013; olio su tela, cm. 30x40

I toni della disponibilitá, 2012; olio su tela, cm. 50x40

Tel/Fax 081.8145896 Cell: 338.9660298 mail: fra.russ@libero.it 68

www.russofrancesco.it


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MOSTRA

EXPOART presenta

FANTASYA

II Edizione dal 22 al 27 Giugno 2013

presso

PALAZZO DEI PRIORI

Il palazzo del Comune, o dei Priori, ha una struttura risalente al XIII, XIV secolo e una facciata con elementi decorativi affrescati. Dopo vari interventi di restauro il palazzo ospita il Museo civico e d’arte sacra, a cui si accede da una scala laterale. Il Museo ospita opere di Simone Ferri, Rutilio Manetti, Girolamo Genga, Pier Francesco Fiorentino, Antonio Tempesti e altri che vanno dal XIII secolo fino al secolo scorso. Di particolare interesse il busto marmoreo di Lorenzo Usimbardi, opera di Felice Palma (XVII secolo). Il Museo conserva poi numerosi oggetti di arte sacra fra cui il calice di S. Alberto del XIV secolo e opere di artisti colligiani come Antonio Salvetti.

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MOSTRA

COLLETTIVA D’ARTE MODERNA A PALAZZO DEI PRIORI: Fantasya 2013. Di Emma Clienti Sabato 22 Giugno u.s. a Colle Val D’Elsa, nei suggestivi spazi del locale Museo si è inaugurata la manifestazione Artistico Letteraria “Fantasya” giunta alla sua seconda edizione. La parte letteraria, che quest’anno consiste nella presentazione di un’antologia Fantasy redatta da cinque autrici del settore, ha avuto l’organizzazione e la presentazione di Carmine T.A. Verazzo, poeta, scrittore e redattore della rivista “Expo Arte”. La parte figurativa è stata introdotta dalla Professoressa Emanuela Catalano, storico e critico d’Arte a Firenze. Nella presentazione il critico ha ripreso i sui pensieri sulla “Fantasia” riassunti nella brochure; la Fantasia come facoltà che permette all’uomo di comunicare i pensieri e le idee, i moti dell’anima e non solo informazioni o notizie utilitaristiche. Pertanto tutti noi viventi abbiamo un diritto/dovere di curare non solo le nostre facoltà intellettuali, ma anche e soprattutto la fantasia, sempre tenendo a mente che essa deve assolutamente essere libera, da qualunque schema, anche quelli creati dalla nostra stessa mente. Non dobbiamo cercare e riconoscere quei segni della fantasia che coincidono e che somigliano a quelli della nostra personale creatività, ma sempre dobbiamo sforzarci di avvicinarci e di capire quelle fantasie più distanti dalla nostra indole o dalle nostre abitudini, è soprattutto importante riconoscere, leggere, accostarsi penetrare in fantasie che ci paiono lontane dal nostro pensiero, da noi stessi. Esse indagate, studiate, amplieranno i confini della nostra condizione umana idividuale facendoci scoprire e frequentare mondi “altri”, portando a compimento l’incitamento fatto pronunziare da Dante ad Ulisse “…Per seguir virtute e conoscenza”.

Il Critico d’Arte Emanuela Catalano con direttore artistico Carmine T.A. Verazzo

Alla Collettiva hanno preso parte i seguenti artisti, giunti da ogni parte d’Italia: Pasquale Monaco, Grazia Addante, Lucio Alessio, Tommaso Andreini, Attilio Antonelli, Rita Bagnoli, Grazia Allera Barbi, Nicola Bertoglio, Annamaria Buzzetti, Giorgio Cangiano, Luigi Caserta, Luca Catellani, Aldo Celle, Daniela Bigagli, Laura Del Vecchio, Saverio Ferrandino, Laura Gialdini, Stefano Guadagnoli, Fabio Guiducci, Veturia Manni, Emilio Marino, Giosuè Mottola, Angelo Pellegrino, Ilaria Pergolesi, Susanna Riconda Galletti, Francesco Russo, Marina Salomone, Stefano Sardelli, Sonia Simoneschi.

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MOSTRA

Il sindaco Paolo Brogioni con direttore artistico Carmine T.A. Verazzo

ORGANIZZATORI: EXPOART - ART CULTURE AND LIFESTYLE MAGAZINE

Presso il Palazzo dei Priori, Palazzo storico che ospita il museo civico di Colle Val D’Elsa, incantevole borgo rinascimentale ubicato a pochi passi da Siena, il 22 giugno scorso si è tenuta la manifestazione d’apertura della seconda edizione di una Rassegna artistica e culturale molto attesa. La kermesse “Fantasya”, organizzata dal Magazine d’Arte e Cultura ExpoArt, sotto la supervisione del Direttore Artistico Carmine T.A. Verazzo, ha aperto con la presentazione dell’antologia letteraria “Elements Tales” edita dal gruppo “Helas Maur”. L’antologia, una raccolta di cinque racconti scritti da cinque differenti autrici rifacentesi al filone Urban Fantasy, tratta il tema dei cinque elementi che compongono il pentacolo Wicca. Alla manifestazione erano presenti tre delle cinque autrici, talenti emergenti del mondo del Fantasy: Giulia Borgato di Ponte S. Nicolò (PD), Anita Borriello di Roma e Christiana V di Aversa (CE). Le scrittrici, moderate dal Direttore Artistico, attraverso i loro racconti ed i costumi d’epoca, hanno saputo ricreare una suggestiva atmosfera in grado di proiettare gli astanti nel mistico mondo dell’esoterismo. La manifestazione è poi proseguita con l’apertura della Mostra Collettiva d’Arte Moderna curata dal Critico e Storico d’Arte Emanuela Catalano, docente di Storia dell’Arte a Firenze.

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MOSTRA

Il gruppo di artisti e curatori presenti al vernissage

ALCUNI MOMENTI DELLA MOSTRA

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L’Accademia Euromediterranea delle Arti a.c. è lieta di comunicare a tutti gli artisti alcune delle prossime mostre d’arte in programma, tutte presentate dal critico internazionale d’arte e giornalista, art promoter nel mondo, Prof. Maria Teresa Prestigiacomo. Maria Teresa Prestigiacomo svolge la sua pluriennale attività di critico d’arte dalla giovanissima età di 20 anni, allorquando a Milano frequentava le più famose gallerie di Brera. In quelle occasioni ha avuto il privilegio di conoscere personalmente Minguzzi, Franz Borghese e tante altre personalità dell’arte moderna. Ha recensito innumerevoli artisti e scritto monografie per artisti contemporanei di chiara fama. Le sono stati assegnati diversi riconoscimenti per la sua attività di critico e di giornalista, tra i quali si ricordano: Premio Calderoni Stampa – Roma; Premio Società Dante Alighieri – Roma; Premio Cartagine – Hammamet; Premio Cartagine – Sousse; Premio Raffaello per la valorizzazione del made in Italy - Fermo

La stessa Maria Teresa Prestigiacomo, in qualità di critico d’arte, è anche selezionatore ufficiale per la Biennale d’arte di Firenze (30 novembre-8 dicembre 2013)

e per “Art en Capital” Parigi (11-15 dicembre 2013) nel Grand Palais agli Champs Elysées di Parigi, location dove hanno esposto anche Renoir e Seurat

MOSTRE IN PROGRAMMA PER L’ANNO 2013 MOSTRA A ROMA IN OCCASIONE DEL FESTIVAL DELLA LIRICA NEL CHIOSTRO DI SAN PIETRO IN VINCOLI 5-9 AGOSTO

MOSTRA A MALTA DAL 19 AL 22 AGOSTO 2013

MOSTRA A TRAPANI DAL 7 AL 15 SETTEMBRE 2013

MOSTRA A FIRENZE IN UN NOTO CAFFÈ STORICO 21-27 SETTEMBRE 2013

MOSTRA PALAZZO PONTIFICIO DEL VICARIATO ROMA 9-19 NOVEMBRE 2013

L’accademia organizza, inoltre, mostre ed eventi d’arte in tutte le principali capitali europee e, su richiesta di singoli artisti, mostre personali e presentazioni di libri in qualsiasi localitá italiana o estera. Prossima presentazione libro di ilde rampino nella villamuseo “casa cuseni” di taormina. Per informazioni ed adesioni contattare: Accademia Euromediterraneda delle Arti - accademiaeuromediterarti@virgilio.it accademiaeuromediterraneaarti@hotmail.it oppure direttamente Maria Teresa Prestigiacomo -mariateresa.prestigiacom@tin.it - cell:3343228642 -Ass.Dr.Gennaro Galdi cell:3396388666 -

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L’ALLORO INCORONA IL POETA NISSENO AL MUSEO DELLA POESIA Barcellona. Oggi si scrive una pagina di Storia per il poeta letterato Ivan Paolo Tona, l’otorinolaringoiatra che svolge attività di valente medico, in un piccolo paese del Sud, nel cuore antico della Sicilia, conducendo una vita brillante di agi…Egli ha un debole, sin dall’infanzia, per la Poesia che lo consacra, oggi, con tanto di corona d’alloro, POETA; degno il suo nome e degne le sue poesie, di essere gelosamente custodite nel Museo della poesia, nato dalla fervida creatività di Nino Abbate che io stessa presentai, nel suo pregevole catalogo d’arte, per la Prima uscita del Museo d’arte della mattonella, con i big della Storia dell’Arte Italiana come Togo Enzo Migneco e tanti altri. Ivan Paolo Tona ha pubblicato numerose sillogi poetiche che hanno riscosso un trionfo di pubblico e di critica e l’attenzione fervida ed attenta della poetessa, candidata al Premio Nobel, Maria Luisa Spaziani che vediamo ritratta nella foto con il Poeta, al Palazzo del Vicariato, a Roma. Tra i titoli dei libri di Tona, ricordiamo: Tra Spazio e Tempo, La vita come mito e rappresentazione, Poesie internettiane, Scherzetto e dolcetto?, 11Poesie, Improvvisi e Blog. Tona, inoltre, ha conseguito numerosi Premi Nazionali di Poesia. Riportiamo la poesia “Somma” che riteniamo una sintesi dell’operato di un poeta, quasi un parallelismo con la poesia Alle fronde dei salici di Quasimodo, per lo stesso smarrimento che accomunava i due poeti, di fronte al bilancio di una vita e di fronte alla poesia… eterna. Afferma il Poeta Tona: Il poeta è un fingitore… Dulcis in Fundo et in cauda venenum. Ricordiamo qualche suo mirabile verso, inserito nelle Antologie dei testi del Liceo: Somma. Il mirabile corpo che non ebbi/Il terribile verso che non scrissi/L’infinita congerie del fato/Che mi ha ridotto esule in una terra/Che non comprendo e non si fa comprendere/L’avere avuto troppo amore ma nessun amore/La convinzione di essere il figlio perduto di Dio/L’essermi interrogato su Gesù/Sino ad averne la mente annebbiata/La malattia inconcepibile, la virtù inconcepibile/Essere stato un bravo ragazzo/Avere avuto rispetto dell’uomo e timore di Dio/Aver compreso Lucifero/Aver letto i poeti/Essermi piegato sulla sofferenza/Per amore dell’uomo e nel nome di Dio/Non credendo ne’ all’uomo ne’ a Dio/Preferire il primo canto del Paradiso/Credere che Pound sia Don Chisciotte/E Borges il suo fedele scudiero/Essere stato un perfetto allievo dei Salesiani/Amare la Sicilia più di me stesso/Non amandomi per nulla/Essere San Domenico Savio ed il marchese De Sade/Vivendo entrambi con la medesima angoscia/Aver creduto di Avere una famiglia, non avendola/Avere questa sera mirato il mirabile corpo/Ed il mio disfatto dagli anni/Aver cercato l’impossibile/Queste cose racchiudono la vita che copio/Mentre traccio la linea della somma//. AMORI T’amo’ il Greco/, penso /O l’Arabo infido/Salvatore di civiltà/O il biondo Normanno//Che eresse anime di pietra/O il Francese perfido/O l’Uomo di Madrid stretto dal cilicio/Io, per me ero il Miceneo/Che se ne sta sulla rocca del palco/A guardare il sole calarsi nel mar d’Africa//. Assieme a Tona, il 27 Luglio 2013, al Museo della poesia approderanno il critico di Cinema Nino Genovese, La sottoscritta, Anna Mazzaglia, Nicola Romano, Francesca Arena, il critico d’arte Gennaro Galdi, coordinatrice Leandra D’Andrea. Maria Teresa Prestigiacomo Critico d’arte e giornalista mariateresa.prestigiacom@tin.it cell:3343228642

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BRUEGHEL. MERAVIGLIE DELL’ARTE FIAMMINGA al Chiostro del Bramante

Roma, Chiostro del Bramante. Cala il sipario sulla mostra dei Brueghel nella capitale, una mostra di quelle che lasciano il segno, per la produzione ricca e brillante di queste famiglie fiamminghe, una stirpe di numerosi pittori. Un’inedita esposizione che offre una panoramica di 150 anni di storia della pittura fiamminga, compresa tra il XVI ed il XVII secolo. Cento opere straordinarie provenienti da Musei e Collezioni Private che i curatori Gaddi con Lurie, conservatore dei Dipinti Antichi al tel Aviv Museum of Art, hanno offerto; una versione inedita, per la prima volta in Italia, il secolo d’oro della pittura fiamminga è stato offerto al pubblico, attraverso le opere di Pieter Brueghel il Vecchio e della sua famiglia. Mentre nel 1500 Michelangelo, Tiziano e Leonardo portavano avanti i loro capolavori, l’attenzione, nei Paesi Bassi, si sposta verso il Primato della natura che, da semplice sfondo, si trasforma in verso soggetto dell’opera d’arte. Le scelte artistiche del vecchio Brueghel vengono portate avanti da Pieter il Giovane, nelle scene tratte dalla vita quotidiana, la Danza Nuziale all’aperto e le Sette opere della Misericordia. Il secondo figlio Jan, elegante e mondano, viaggiatore e collaboratore di Rubens, invece è il primo pittore di fiori e nature morte, soprannominato Jan dei velluti per la sua pittura vellutata soave straordinaria, magica: sono state presenti ben 20 opere. I fiori diventano messaggio della vanitas e l idea del sorprendente e dell’esotico trovano spazio nella voglia di stupire a tutti i costi… Infine, Abraham, ultimo erede della dinasty, si stacca completamente dai canoni pittorici della famiglia d’origine; egli non tornerà dopo il viaggio in Italia, mai più nelle Fiandre, chiudendo l’epopea d’oro della grande famiglia Brueghel. La mostra era organizzata da Arthemisia Grooup con Dart Chiostro del Bramante. Il mio quadro preferito? Trappola per uccelli, un’opera che avevo già visto, a vent’anni al Kunst Historische Museum di Vienna, un paesaggio innevato, soave, immerso in un torpore nordico, invernale, un’atmosfera rarefatta, sospesa, un ‘opera ecccellente, attinta alla Collezione Torsten Kreuger, di Ginevra, un olio su tavola su cui la sindrome di Sthendal potrebbe colpire ancora, per le vibranti emozioni che coinvolgono il fruitore della tela del 1605, firmata da Pieter Brueghel il Giovane. Maria Teresa Prestigiacomo Critico d’arte e giornalista mariateresa.prestigiacom@tin.it cell:3343228642

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SAVERIO FERRANDINO http://saverioferrandino.wix.com/1#!__home

ALESSANDRO SARROCCO Via Torino,3 Torremaggiore(FG) CAP 71017 Cellulare: 389/1276543 Telefono: 0882/382048 e-mail: axel-92@live.it

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CARLO CAPONE

WWW.CARLOCAPONE.IT

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L’INTERPRETAZIONE DELL’ARTE CONTEMPORANEA E L’ETERNO RITORNO. Cosa è l’Arte di oggi? Che cosa sono diventate le Avanguardie? Si mistifica ai nostri occhi rimasuglio di tempo perso, pulsioni cognitivo-cerebrali rese terse da orizzonti nebulosi come galassie di antichi universi. Quale il senso dell’arte? Che cosa può ancora salvare l ‘uomo? La pittura è morta? Sono domande, sono riflessioni, sono dicerie dell’imberbe favola del nichilismo galoppante che aggroviglia l’uomo di oggi, del nulla colorato, dell’infausta ragione. Può creare ancora qualcosa l’Arte? Io direi di si: la ragione sociale dell’esistere stesso inteso come realtà visibile e solidale. Io direi lo Zeit Geist del vero, della vera cultura. Il tempo allora si dichiara nella sua stessa Bellezza cromatica e cogitante. Le avanguardie rinnovarono se stesse nel contesto novecentesco mettendo in evidenza le follie belliche, le distruzioni. Crearono in sostanza nuovi sistemi colorati, nuovi alfabeti per l’uomo stesso. L’Arte di oggi non dovrebbe essere un baraccone circense inebriato da caste asfittiche ove si determina il valore dell’artista stesso in base alle sue disponibilità finanziare o peggio ancora grazie alle sue conoscenze. Tutto ciò non è arte, e non lo sarà mai. Il benessere passato ha intorpidito le coscienze e la creatività; ha arricchito galleristi senza scrupoli ed alcuni critici d’arte. Qual è il senso dell’Arte? Ci sono critici ed artisti stessi disposti a spiegare il senso delle scarpe di Deridda la pura Chora del vero? L’io diviso di De Stael? Si, forse la Pittura è entrata in crisi nel corso del tempo per via della fotografia, ed oggi per il mondo virtuale, tuttavia conserva, cosa al quanto importante, il senso Morale dell’esistere, la disciplina dei puri. Nel mondo di oggi, con la crisi che regna, con un modus vivendi immorale, ove l’immorale viene visto in taluni casi come un passaporto verso il successo, l’Arte può rappresentare un mezzo di sana evasione, purchè sia accessibile a tutti e non perda la sua stessa ragione d’essere. Un’alleanza dichiarata tra il mondo della Filosofia e l’Arte stessa. L’Arte contemporanea rappresenta una solida testimonianza per quel che riguarda il vissuto inteso come testimonianza di comprendere i tempi. In sostanza vi sono molti Pittori, Scultori, che con il loro cammino, talvolta solitario, rappresentano con profitto i tempi odierni. L’Eterno ritorno si rinnova nella stessa volontà umana di creare un nuovo demiurgo del vero. I Musei non dovrebbero essere luoghi stantii, freddi, cadenti come oggi bensì luoghi di incontro, di interscambio culturale. L’Italia purtroppo rispetto al mondo è ancora indietro. Mentre sto scrivendo sto pensando a Nelson Mandela. E penso, e le mani si fermano come a determinare il tempo immobile. La luce soffusa nella sua stanza, il respiro flebile, i suoi occhi sinceri rassicurati dai suoi cari. Una vita spesa per la Verità.

Questo non è forse un esempio di cosa sia una Avanguardia d’arte? Un esempio per gli Artisti, soprattutto quelli giovani? Insegnamo ad un bambino a giocare e avremo un uomo buono. Insegnamo ad un uomo a pensare e avremo un mondo di pace. Insegnamo ad una collettività il rispetto e avremmo un mondo più equo. Insegnamo l’Arte al mondo e avremo un mondo di luce e uguaglianza. Roberto Garbarino

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ILGRANDE GATSBY USA 2013 REGIA.: BAZ LUHRMANN di Elena Pianese

Attesissima l’uscita del “Il grande Gatsby” trasposizione cinematografica successiva a quella del 1974 diretta da Coppola, dell’omonimo romanzo di F.Scoot Fitzgerald. A calare i panni del enigmatico, affascinante e misterioso Gatsby è Leonardo Di Caprio .Nick Carray aspirante scrittore si trasferisce a New York ritrovandosi come vicino di casa uno strambo milionario a cui piace organizzare feste .Nick viene incaricato di organizzare un incontro con sua cugina Daisy amore di gioventù di Gatsby, la quale ha infranto il loro giuramento di eterna fedeltà sposando un ricco giocatore di football Tom Buchanan ,che la tradisce con un’amante di basso rango sociale. La storia si svolge a New York nella primavera del 1992: sono gli anni del grande boom economico statunitense e dei suoi effetti collaterali ,in cui la società immersa in una dubbia e stravolta moralità è divisa tra ricchezza e povertà estrema. Sono gli anni del gangsterismo , una prima forma di delinquenza istituzionalizzata e del proibizionismo che diede vita ad effetti opposti rispetto a quelli sperati . Baz Luhrmann regista del film insiste su coreografiche e spettacolari scenografie, sono le immagini a dominare , specie quelle colorate e sfavillanti delle grandiose e licenziose feste a casa Gatsby dove piovono fiumi di alcool e non c’è limite di chiusura . “Tutta New York” si recava alle feste di Gatsby compresi professionisti, affaristi e politici che si ritrovano sbronzi a sperperare i loro averi alla roulette. Immagine prevalente del film è quella di una bellezza esorbitante , paesaggi spettacolari e sconfinati , opulenza ostentata fino ai limiti dell’immaginario , una ricchezza accattivante e lusinghiera che abbaglia col suo lusso. Sembra essere il quadro di una società prospera e felice ma si tratta solo di un’illusione , l’illusione del sogno americano che trapela ovunque , è una società immorale, vacua, profondamente superficiale , indifferente povera di valori ,quella dell’alta società rappresentata. Emblematici sono i personaggi di Tom e Daisy “« Erano gente indifferente, Tom e Daisy - sfracellavano cose e persone e poi si ritiravano nel loro denaro o nella loro ampia indifferenza o in ciò che comunque li teneva uniti, e lasciavano che altri mettessero a posto il pasticcio che avevano fatto ». Un faro dalla luce verde apre e chiude il film , è la luce anch’essa illusoria al pari della sua stessa identità che ha guidato negli ultimi 8 anni la vita di Gatsby ,è l’ultimo riflesso di una passato che il protagonista crede di poter ricostruire. La storia è un giallo come definita dallo stesso regista , un giallo che ruota intorno al nome di Gatsby, un nome che ci è noto molto tempo prima dell’effettiva comparsa sulla scena del suo proprietario , un giallo sintetizzabile nella domanda “ Chi è il grande Gatsby ?” Un eroe della prima guerra mondiale , un ricco affarista, il rampollo superstite di una nobile famiglia, uno spietato omicida o semplicemente un’ uomo che ha coltivato per anni il sogno di un amore puro e sincero facendone l’unico reale scopo della sua esistenza? La figura del protagonista domina solitaria , Gatsby è l’eccezione, è il bene e il male , è la luce e l’oscurità insieme e in quanto distinto dalla massa è solitario , come la luce di un faro che una volta spenta cessa di brillare. Elementi innovativi del film di Luhrmann sono la presunta seduta di psicoanalisi a cui si sottopone Nick e che lo porterà alla scrittura del romanzo dedicato a” Il Grande Gatsby” e il cartellone pubblicitario raffigurante un paio di occhi ,i soli occhi testimoni di come siano andate realmente le cose , gli occhi di Dio il solo che vede ogni cosa e conosce la verità , una verità che nel Grande Gasby resterà sepolta. La cosa che piu colpisce è lo stravolgimento finale di tutto , il capovolgimento dei valori che sembrano posseduti in misura maggiore proprio da chi fa parte di un meccanismo illegale. La trama si regge sulla inversione proporzionale dei ruoli su tutti i piani ed è proprio questo incrocio trasversale che condurrà al finale triste, amaro ed emotivamente ingiusto. Il film a distanza considerevole dall’uscita del romanzo sembra riscuotere ancora grande successo specie per il possibile parallelo intravisto dal registra tra la crisi del 29 e la crisi finanziaria del 2008 .

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Recensione

Gala De L’Art Montecarlo Hotel de Paris Tra giovedì 30 Maggio e sabato 2 Giugno 2013 nel Salon Beaumarchais de l’Hotel de Paris di Montecarlo si è svolto un evento Artistico di prima importanza il “Gala de l’Art”patrocinato dall’Ambasciata d’Italia a Montecarlo. L’appuntamento, alla seconda edizione, ha visto l’organizzazione della Casa d’Aste Iori di Piacenza e numerosi sponsor come “Arte Premium”, “Global Art”, “Carre d’or”, “Hotel de Paris”, “Ciaccio Broker” e “Music 100.9”. La Manifestazione, che ha beneficiato della presenza di Sua Eccellenza l’Ambasciatore d’Italia a Montecarlo Antonio Morabito, che nuovamente, con la passione per l’arte che lo contraddistingue, ha svolto la funzione di Presidente della Giuria; come nella scorsa edizione l’evento è stato presentato dal Maestro Francesco Zarbano. La giuria presieduta dall’Ambasciatore Morabito era inoltre composta dalla Professoressa Emanuela Catalano Storica e Critico d’Arte, da Stefano Iori, Direttore della nota Casa D’Aste piacentina, da Carlo Misuraca, da Andrea Bellusci, e dal Dott. Vladimir Cicognani. La rassegna figurativa si è arricchita quest’anno di un evento collaterale di notevole rilievo: l’esposizione “Le Theatre” che ha permesso, al folto pubblico presente, di ammirare da vicimo i preziosi ed incantevoli abiti di scena della grande soprano Katia Ricciarelli deliziosa “Madrina” della Kermesse Artistico Culturale monegasca. Trenta artisti, tra pittori e scultori contemporanei erano presenti con le loro opere e la giuria, composta da sei membri, si è espressa in favore delle opere scultoree di Jacopo Cardillo, delle opere pittoriche e scultoree del poliedrico Roberto Ardorino, ed infine per i paesaggi urbani di Nicola Felice Torcoli. Un riconoscimento speciale della giuria è stato assegnato a Dario Ballantini per i suoi intensi lavori dalle tematiche esistenzialistiche. La manifestazione si è conclusa con un bellissimo rinfresco sulla terrazza vista mare “Bosio” dell’Hotel de Paris, in una cornice veramente degna di un “Gala de l’Art”. Firenze 3 Giugno 2013 Emma Clienti

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EXPOART PROSEGUE IL VIAGGIO NEL ROMANZO D’APPENDICE CON IL CONTINUO DELLA STORIA CHE HA AVUTO INIZIO NEI NUMERI PRECEDENTI DELLA NOSTRA RIVISTA.

L’URLO DEL MARE di Carmine T.A. Verazzo Capitolo diciottesimo Palloncini sgonfi, festoni accartocciati ai bordi delle strade, l’odore acre degli avanzi di cibo che esala dai cumuli di pattume. Qualche cartaccia che rotola pigramente lasciandosi trasportare da un alito di vento. Questo è ciò che rimane il giorno dopo. Le luci si spengono, una ad una, e con esse le risate della gente. La musica d’improvviso tace, qualche contagioso sbadiglio conduce tutti sulle soglie delle case. Sembra quasi impossibile che soltanto il giorno prima queste strade straripavano di vita. Il paese piomba nuovamente nel suo lungo letargo, ma non tutto tornerà come prima. Non questa volta. Non dopo aver visto il diavolo danzare all’ombra della luna, ad un passo dal mare. Quel mare che gli aveva rubato un amico. Quell’amico che oggi era lì per rubargli il mare. La strada deserta ospitava un’anima da consolare. Le sue riflessioni sfociavano nel solito delirio. Lui giaceva disteso e non pareva dormisse, gli occhi sgranati che dicevano a tutti “Noi abbiamo visto, lo abbiamo visto l’orrore dell’uomo che vorrebbe volare senza ali. Abbiamo visto il niente riempire le ore incolmabili.” Lui giaceva disteso, e la gente intorno, come mosche ronzava. L’uomo se ne stava in silenzio, raggomitolato ai piedi di una fontana, incurante degli schizzi gelidi che, zampillando, gli inzuppavano la giacca nuova. Tra le sue mani una bottiglia, lui aveva cura soltanto di scoprirne il fondo. Capitolo diciannovesimo Giornate trascorse senza un significato. Resto immobile imprigionato tra le fauci del dubbio. Se solo fossi un po’ più giovane, chiederei consiglio al Vecchio Saggio. Lui saprebbe sicuramente aprire la mia mente a nuove illusioni. Ma non sono più giovane, ora che cerco di dare un senso a tutte le astrazioni. Così meditava Vito, nudo e fragile sul suo letto, gli occhi rivolti al soffitto. Rincasato quando il sole già svettava alto nel cielo, la testa che pareva scoppiargli, sulla tavola un biglietto lo attendeva. “Il nemico ha fatto la sua prima mossa. Ora tocca a te muovere. Io tornerò presto, tu intanto studia la tua strategia. Your Big Bro*”. C’era qualcosa che Vito ancora non sapeva, ma che non era sfuggita al suo fratello maggiore, il quale il giorno precedente aveva seguito come un’ombra Giorgio. La sua esile figura e i lunghi anni passati a nascondersi dal mondo, avevano reso egli stesso un’ombra. Il pedinamento lo aveva condotto sino allo Chalet del Mare. Comodamente seduto davanti ad un ricco vassoio di ostriche e caviale, annaffiato da un pregiato Bollinger del 2002, Giorgio sventolava davanti al Sindaco compiaciuto il suo diabolico progetto. Da quel giorno, tutto sarebbe cambiato. *dall’americano: Il tuo fratellone

Fine del diciannovesimo capitolo: seguite il prosieguo della storia sul prossimo numero di ExpoArt.

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magazine Expoart # 18  

magazine n 18 2013 arte rivista

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