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16 EDITORIALE Amici Lettori Dopo i lusinghieri consensi riscossi per la nuova veste grafica, questo numero della nostra rivista nasce con una rinnovata consapevolezza nei nostri mezzi, e con una sempre crescente gratitudine nei riguardi di chi ci consente di poter proseguire e condividere con voi questa entusiasmante avventura. Questo è un numero speciale per noi, in quanto dai giorni scorsi ExpoArt vede riconosciuto il proprio valore come strumento di promozione ed approfondimento dei temi inerenti Arte e Cultura, vedendoci riconosciuto il Patrocinio Morale dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Caserta. Inoltre, ExpoArt, nei giorni che vanno dal 14 al 18 febbraio, sarà presente con uno stand editoriale ad ArteGenova, una delle principali fiere artistiche del Paese, in continua espansione per quanto ne concerne l’importanza. Sarà, quindi, un’occasione ulteriore per promuovere la nostra rivista e gli artisti che vi ruotano intorno all’interno di una prestigiosa vetrina internazionale. Presso il nostro stand saranno presenti il sottoscritto in qualità di Direttore Editoriale ed il Direttore Artistico Carmine T.A. Verazzo. Tra le altre iniziative legate al nostro network segnaliamo la prima Mostra d’Arte Coreutica di Venezia dal titolo “Relativity of emotions” a cura dello storico e critico d’Arte Gabriele Romeo, che aprirà i battenti il 3 febbraio presso il Chiostro Medievale di San Giobbe e li chiuderà il 17 febbraio, in concomitanza col celebre Carnevale di Venezia, uno dei più apprezzati e partecipati al mondo. Presidente Ass.Culturale EXPOART Carlo Capone

In copertina Francesco Russo, “E poi... la nuova aurora” Direttore editoriale: C a r l o C a p o n e Direttore responsabile: Nicola Roselli Art Director: Carmine Verazzo Grafica: CC

Hanno collaborato:Antonio Marino,Carlo Capone, Carmine Verazzo,Gabriele Romeo,Oscar Marino, Alessandro Carotenuto , Elena Pianese, Carmeinda Ferrandino,Andrea Nanni, Marcello Fanali.

Editore Expoart Associazione Culturale Iscrizione registro del Tribunale di S.Maria C. Vetere

portarait OF AN ARTIST

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città V I S I B I L I

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inMOSTRA

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appunti DI VIAGGIO

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Marketing&Pubblicazioni:

EnzoIavarone

DISTRIBUZIONE GRATUITA

info: 3386499243 La direzione non si assume nessuna responsabilità, per articoli, marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti o autori.L’unico responsabile è l’autore che ha fornito dati, materiali ed informazioni. Qualora il lettore riscontri errori o qualche inseattezza, è pregato di rivolgersi al seguente indirizzo: expoart@email.it. I nostri responsabili si impegneranno a correggere e/o rimuovere tali informazioni. La collaborazione ad ExpoArt è da considerasi del tutto gratuita e non retribuita.

2w w w . e x p o a r t c c . i n f o e x p o a r t @ e m a i l . i t


p o r t r a i t OF AN ARTIST


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pasquale

MONACO

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portrait OF AN ARTIST

Prossima programmazione: Mostra personale Consolato AMERICANO U.S.A - Roma

Pasquale Monaco

è nato a Napoli nel 1948 e vive a Roma dal 1983. Ha frequentato l’Istituto delle porcellane di Capodimonte e l’Accademia Napoletana di Belle Arti. Dal 1970 svolge un’intensa attività artistica con mostre personali e collettive. Ha ricevuto premi e significativi riconoscimenti. Nel 1978 ha eseguito una pala d’altare alla Chesa di S.Francesco dei Padri Francescani di Pollica(CS). Le Sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche sia in Italia che all’estero.

Pasquale Monaco, (particolare ), “I Valente” 2012 Collezione privata di Giorgio Valente

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francesco

R U S S O www.russofrancesco.it

Arte: dono, attesa, rinascita di B r u n o L e t t i e r i ( B r u l è ) E’ un messaggio impetuoso quello che l’artista Francesco Russo ci offre! E’ l’infinito il filo conduttore di cui l’artista si serve per operare nell’arte quel collegamento di tutti gli spazi del nostro piccolo e grande universo, nella sua meravigliosa unità e, con l’arte, percorre, alla velocità del pensiero e dell’essere, tutti gli infiniti che ci sovrastano. Uno spazio di libertà che ci rappresenta e ci contiene. Allora, il suo mondo è come un melograno raccolto, chiuso, che germoglia all’interno con perfezione armonica, geometrica e metafisica. E’ l’armonia di un mondo interno coltivato con musicalità e con una miriade di luci e di colori: sublimazione offerta, donata. Egli sa che nel remoto di ognuno di noi è presente l’enigma di un trascendentale metafisico in cui l’uomo vive la sua origine primordiale e nel quale si compie con il prodigio irripetibile che è l’uomo stesso.

Francesco Russo Dalla disubbidienza di Icaro..., 2007; olio su tela, cm. 100x100

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ANGELO PELLEGRINO

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I BENI NASCOSTI VIAGGIO NELLA SCULTURA DEL CINQUECENTO AD AVERSA “Il bello è lo splendore del vero”

Si ricomincia. Dopo una breve interruzione del nostro viaggio alla scoperta della scultura cinquecentesca della città di Aversa, continuiamo il nostro cammino là dove c’eravamo fermati. Il grande fermento dell’interessante stagione artistica della città prosegue, la sua produzione di opere non ha niente da invidiare alla vicina Napoli, ne è l’esempio il piccolo tabernacolo marmoreo, sito nella chiesa di S. Spirito,di cui si ignora la data di fondazione , voluta probabilmente da un gruppo di cavalieri dell’ordine di S. Spirito in Sassia come si può notare dallo stemma nel pronao interno. Il bel tabernacolo, collocato in sacrestia, presenta una scena centrale dove “spiccano”, in primo piano, due figure di angeli ad altorilievo che reggono l’edicola, ornata in basso dalla testa di un cherubino e in alto da un timpano con la colomba dello spirito santo e la figura del padre eterno. Ai lati, sui piedritti con stemmi gentilizi della famiglia de fulgore , due lesene con bassorilievi raffiguranti i simboli della passione di cristo; il coronamento e il basamento sono decorati da teste di cherubini e festoni il ciborio ricorda uno schema di derivazione classica, ripetendo motivi ricorrenti, come il vibrato risalto dei bassorilievi e l’interazione verticale di stemmi e di simboli. Nonostante l’inusuale schema compositivo l’originalità dell’in-

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sieme è dato dalle figure dei due angeli alati e vestiti di tuniche anticheggianti. Questo tipo di scultura sacra rappresenta nel panorama artistico cinquecentesco un supplemento alla produzione dei maestri principali e suppone l’esistenza di botteghe specializzate nelle esecuzione di tali opere. A noi sembra invece, il prodotto di un artista che ha voluto dare un’importanza personale a tutta l’opera e in particolare le figure degli angeli. Iconograficamente essi si allontanano dalle creazioni ricorrenti, si distinguono per la loro posa risoluta e per l’atteggiamento orgoglioso delle loro mani che si va a sostituire agli schemi consueti di preghiera e di devozione. La ricercata delicatezza del modellato che mette in risalto la descrizione anatomica, avvicina l’artista ad una area culturale classicheggiante, di evidente richiamo delle forme naturalistiche degli artisti del cinquecento, il descrittivismo non lezioso e il virtuosismo quasi baroccheggiante rasentano un grande effetto scenografico. Quest’opera, davvero inconsueta nei suoi modi, va ad arricchire il patrimonio e la storia artistica della nostra città che si dimostra essere interessante per teorie definitive sull’operato dei maggiori scultori del cinquecento e delle loro botteghe. Una storia molto spesso dimenticata, dalla gente comune, ma ancor più, da chi dovrebbe mostrare interesse alla loro valorizzazione e al loro inserimento in un circuito di percorsi d’arte. Un territorio fertile come il nostro è fuori da itinerari culturali e non solo, non esiste nemmeno la volontà di portare a conoscenza le nostre “giovani menti” delle cose più belle e più preziose che la nostra città possiede, nell’educarli alla loro tutela.

città V I S I B I L I

Carmeinda Ferrandino

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IL DUOMO DI AVERSA e il suo TESORO

Il cuore di Aversa, città ricca di storia e di cultura, è rappresentata dal Duomo normanno. Un poderoso complesso architettonico, risalente al sec.XI, che è stato nel corso dei secoli ristrutturato più volte. La costruzione, che è addossata al Palazzo vescovile e al Seminario, vanta uno splendido deumbulatorio semicircolare che, per le sue analogie con l’arte francese, è oggetto continuo di studio e ammirazione. Il Tempio, che è a tre navate con copertura a volte, custodisce un copioso e prezioso patrimonio artistico che è considerato tra i più importanti dell’intero territorio regionale. Bellissimi sono gli affresci ed i dipinti che adornano le Cappelle interne e le pareti laterali delle navate, alcuni recanti firme eccellenti. Tra i tanti quadri appesi, si segnala quello raffigurante “L ‘ Adorazione dei Magi” del pittore cinquecentesco fiammingo Cornelis Smet. Un’ opera maestosa che campeggia sulla parete destra, proveniente da un’ altra chiesa demolita, che è un vero capolavoro. Per la singolare composizione della varietà dei colori accesi e contrastanti, il padulamento delle figure e la minuta raffinatezza dei particolari. Che sono il risultato di un ‘ esecuzione precisa, attenta e diligente, la quale risponde pienamente ai canoni della vecchia scuola fiamminga.

Sandro Carotenuto

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Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Caserta BATTISTA MARELLO E LA SUA architectura

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Anche quest’anno il “Consiglio dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Caserta” ha pensato di augurare il Natale e l’Anno Nuovo con una opera d’arte. Negli anni scorsi rinomati artisti campani hanno realizzato, espressamente per l’Ordine, pregevoli opere grafiche. L’iniziativa prese il via nel 2003 con il maestro Bruno Donzelli che eseguì la prima grafica e le edizioni sono continuate con il coinvolgimentodi altri autori. Curatore e art director delle grafiche è, dal 2004, il consigliere architetto Umberto Panarella. Gli artisti che hanno collaborato sono stati Andrea Sparaco (2004), Riccardo Dalisi (2005), Peppe Ferraro (2006), Annibale Oste con Nicola Villano e Ludovico Nappa (2007), Raffaele Bova (2008). Quest’anno, per il Natale 2012 l’Ordine ha voluto ulteriormente migliorarsi, senza abbandonare il filone tematico tendente alla valorizzazione del territorio, che negli ultimi anni ha decretato il successo dell’iniziativa con “Pentesilea – Surrender” e “Fieramosca – Il riscatto parte da qui”. Per il 2012, quindi, è stato affidato a Battista Marello, abile pittore e scultore, nonché parroco della Parrocchia Reale di San Leucio, l’incarico di realizzare il bozzetto per l’opera. Inoltre, sono state coinvolte personalità che lavorano per la crescita culturale e sociale del territorio e il miglioramento della qualità della vita, quali il Vescovo di Aversa Angelo Spinillo, il parroco di Caivano Maurizio Patriciello, che da anni combatte contro “i roghi tossici”, e il critico d’arte Enzo Battarra. Art Director e coordinatore dell’iniziativa anche quest’anno è stato l’architetto Umberto Panarella, consigliere dell’Ordine degli Architetti. Battista Marello ha realizzato “Architectura Nova”, un’opera ad delle dimensioni di più di 3 metri di base e 50 centimetri di altezza. Marello pone l’attenzione sulle opere del periodo più prolifico della storia dell’architettura casertana durante il quale furono realizzate la reggia di Carditello, il Palazzo Reale, il complesso di San Leucio, l’acquedotto Carolino. Dell’opera così scrive Enzo Battarra: “Battista Marello sfonda gli equilibri prospettici, distribuisce su un unico piano i volumi e i ritmi di un giorno di luce. L’architettura si fa materia dipinta, attraversata da un raggio di sole che illumina radente il capriccio pittorico”. Mentre sua Eccellenza Angelo Spinillo commenta: “L’opera di Don Battista suona come un allarme e come un invito, come una proposta. C’è forse una sensibilità spaventata davanti alle possibili conseguenze di un certo smarrimento dell’umanità, ma c’è una luce che dalle architetture, disegnate dallo stesso uomo, continua a brillare, continua a proiettarsi sulle possibilità dell’anima chiamata ancora a rinnovata vitalità“. Don Maurizio Patriciello si sofferma sulla causa principale del degrado dei nostri beni culturali e scrive: “A me pare di capire che lo scempio delle nostre terre - un tempo amene e fertili, oggi avvelenate da rifiuti tossici interrati o bruciati - e il degrado delle nostre opere d’arte abbiano una sola, maledetta, matrice. È la perdita del senso del bene comune, a favore dell’illusione del bene privato”. L’opera “Architectura Nova” è risultata di tale bellezza e talmente ricca di messaggi che da opera finita è diventata bozzetto per un’opera di grandissime dimensioni realizzata in mosaico digitale. “Architectura nova” è stata trasformata in 3500 tessere delle dimensioni di 7 x 11 centimetri che comporranno il mosaico di 13,75 x 2,20 metri. Ultimata l’esposizione, il mosaico sarà smontato tessera per tessera e le stesse diventeranno “reliquia” del mosaico e saranno inviate, in un folder con tutta la documentazione, ad architetti e Amministrazioni, come monito affinché le opere rappresentate, per l’incuria e l’abbandono, non si frammentino esse stesse da essere poi cedute in forma di reliquia. Ogni tessera o “reliquia” è unica ed originale, dovrà essere conservata come tale e non considerata come un multiplo quale può essere una serigrafia o una litografia.

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INTERVISTA ALLO SCRITTORE

PINO I M P E R A T ORE

Di Carmine T.A. Verazzo

Quando una giusta visione della vita ed un sano umorismo divengono la leva che spinge verso una nuova cultura della legalità. Ecco la Napoli di Pino Imperatore. Scrittore umoristico campano, autore di Benvenuti in casa Esposito, romanzo che senza tanti proclami ha riscosso uno strepitoso successo di pubblico e di critica. Pino, si tratta di un risultato in qualche modo preventivato? Ti aspettavi una risposta simile dalla platea dei lettori, o è stata una sorpresa anche per te? «Mi attendevo una positiva risposta da parte dei lettori, ma non di dimensioni così vaste. Ho creduto fin dal primo momento in questo progetto. E con me ci ha creduto la Giunti, una delle più importanti realtà editoriali italiane. Sapevamo che il romanzo era un azzardo, per la sua innovativa idea di fondo: utilizzare la comicità e l’umorismo per raccontare la camorra dal basso, mettendone in luce gli aspetti più ridicoli. Abbiamo corso il rischio, e i lettori ci hanno dato ragione. In meno di un anno, l’opera è già alla quarta ristampa ed è stata adottata da scuole, comitati civici, enti pubblici, gruppi di cittadini che si battono per la Legalità. L’entusiasmo del pubblico è stato e resta straordinario, e ne sono molto contento». Il romanzo è un pittoresco affresco della Napoli della Sanità vissuta attraverso una chiave di lettura ricercatamente leggera, in cui fornisci un’anima ai tuoi personaggi, tutti legati, in un

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modo o nell’altro, al fenomeno piagante della camorra. Come tu affermi, la camorra è una cosa seria. Con la camorra non si scherza, eppure il tuo romanzo ha qualcosa di dissacrante. Tonino Esposito è un antieroe moderno nel quale potrebbe rivedersi molta gente comune. Qual è il messaggio che vuole portare Benvenuti in casa Esposito? «La parabola discendente di Tonino è una metafora dei comportamenti scellerati di tanti malavitosi o aspiranti tali. Ogni scelta criminale ha davanti a sé due epiloghi certi, matematici: una morte violenta o il carcere. Da qui non si scappa. Se la magistratura e le forze dell’ordine “puntano” un malavitoso, prima o poi lo assicurano alla giustizia. Se il malavitoso stesso finisce nel mirino di killer avversari, questi arrivano, come è avvenuto a Scampia, a rincorrerlo e ad ucciderlo anche davanti a un asilo. Perché allora, viene da chiedersi, molte persone finiscono nella trappola della delinquenza? Per la mancanza di lavoro, per il desiderio di accumulare rapidamente denaro, per l’illusorietà di sentirsi “forti” e “potenti”: le motivazioni sono tante. Ma nessuna di esse può assolutamente giustificare il ricorso alla violenza. Se i boss e i manovali della malavita capissero che la vera ricchezza sta nel mettersi al servizio, con onestà e umiltà, della collettività di cui fanno parte, migliorerebbero non solo la loro esistenza ma anche l’economia di tanti territori in preda al degrado e all’invivibilità, soprattutto nel Meridione. Territori in cui essi stessi vivono». Benvenuti in casa Esposito quest’anno si è classificato al secondo posto del premio “Giancarlo Siani”, giovane cronista del quotidiano “Il Mattino” barbaramente giustiziato dalla camorra. Giancarlo è stato, oltre che una figura di riferimento per quanti si ispirano alla cultura dell’anticamorra, anche tuo amico. Quali emozioni hai provato al momento del ritiro del premio? «Lo dico senza esagerazioni: è stato come ricevere il Nobel per la Letteratura. Ottenere un riconoscimento di tale importanza in nome di Giancarlo, che tanto ha rappresentato per la mia vita, per il mio lavoro e per il mio impegno civile, mi ha commosso ed ha rafforzato in me la volontà di proseguire con più forza la battaglia contro le mafie». Prendendo spunto da un tuo simpatico aforisma, “I deputati accolgono le amanti in veste da Camera”, sorge spontanea la domanda: che opinione hai della classe politica attuale? Credi che esista ancora la politica fatta di ideali, rivolta ai bisogni della collettività, oppure oggi fare politica si può definire solo un mezzo per ottenere fini personalistici? «Fatte le dovute (e rare) eccezioni, oggi la politica italiana è ridotta a un cumulo di macerie. Per anni ai politici sono stati consentiti atteggiamenti e azioni che nulla hanno avuto a che fare con le finalità di pubblico interesse e con i principi costituzionali. Un giorno i nostri figli ci chiederanno: come avete fatto a sopportare questo scempio? Che razza di Paese ci avete lasciato in eredità? E probabilmente non sapremo dare risposte esaurienti. È ora di svegliarsi, di scrollarsi di dosso il torpore: l’Italia non può più attendere, è sull’orlo del baratro economico soprattutto per colpa di una classe politica fra le peggiori al mondo». Nei giorni scorsi ci hai dato una notizia che non può che entusiasmarci: il tuo nuovo romanzo sta per vedere la luce. Potresti darci qualche anticipazione? «Si intitolerà “Bentornati in casa Esposito” e uscirà a febbraio. Racconterà un altro anno tragicomico della famiglia di Tonino, sarà ricco di colpi di scena sia divertenti che drammatici e di nuovi personaggi. Preparatevi a ridere e a commuovervi».

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Inside A

artist ARCHITECTURE

Lo scrittore Stendhal durante il suo tour a Firenze, rimase talmente emozionato da ciò che lo circondava che perse i sensi, e da allora questa grande emozione psicosomatica è divenuta sindrome e porta il suo nome. L’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Caserta che sta proseguendo nelle attività culturali programmate, e quella di oggi ne è un ulteriore prova, vorrebbe emozionare la nostra collettività e l’intera nazione con la sindrome di Stendhal. E’ vero, invece, che gli italiani in generale e il mondo della cultura in particolare sembrano essere immuni da tale sindrome, in quanto circondati dall’arte e da opere d’arte di rara bellezza. L’arte in tutte le sue espressioni “vive” in noi, è necessario, però, trasferirla a tutti: alla collettività, alle istituzioni alla classe politica che spesso la ignorano, è questo il filo conduttore di Inside A, l’iniziativa di oggi che, seppur sperimentale, tende a promuovere la cultura attraverso un binomio indissolubile che è rappresentato dall’ARCHITETTURA e dalla PITTURA, ma anche dalla SCULTURA. Architetti-Artisti-Artisti-Architetti, che si confrontano e si mettono in discussione per il raggiungimento di un unico obbiettivo, utilizzare l’arte come volano per superare la crisi globale che attanaglia la nostra nazione e il mondo intero. Bisogna pensare al potenziale indotto che gli intrecci tra le arti - l’architettura in primis - e l’impresa possono generare creando competitività attraverso la valorizzazione della “nostra arte” e dei “nostri beni ambientali, artistici, storici e architettonici”, è necessario sensibilizzare le coscienze all’amore per l’arte, consapevoli che essa crea valori, benessere e posti di lavoro. Emblematico è il caso Bilbao, città colpita da una profondissima crisi economica, essa è rifiorita dopo la realizzazione del Guggenheim, un museo progettato dall’architetto Frank Gehry, che è diventato un polo d’attrazione visitato da turisti di tutto il mondo. In Italia nel museo di Ortigia a Siracusa è stata esposta un’opera di Caravaggio, e il centro storico che versava in condizioni di degrado e completa fatiscenza, come per miracolo e in meno di un decennio, è stato recuperato alla attenzione della comunità mondiale, turisti in massa sono stati attratti dalla straordinaria bellezza dell’opera del Caravaggio, creando confronti culturali intensi e opportunità di lavoro inimmaginabili: Questa è l’arte!!!

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artist ARCHITECTURE

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Con queste parole, Enrico de Cristofaro apre la conferenza di presentazione della collettiva d’arte Inside A a cura degli architetti Raffaele Di Bona, Monica A. Perillo e Giuseppe Sorvillo, che si è svolta ad Aversa presso l’ex Macello, oggi “Casa della Cultura – Auditorium V.Caianiello” dall’11 al 13 gennaio 2013 e ha visto protagonisti 12 architetti che con opere di pittura, scultura e design si sono confrontati tra loro evidenziando la molteplicità delle risorse e le differenze di stili e tecniche. Le opere esposte di diversa natura ed epoca, rappresentano indubbiamente il carisma e l’entusiasmo degli artisti. Il consenso del pubblico e della critica lascia pienamente soddisfatti il presidente e tutti i consiglieri dell’Ordine degli Architetti, P.P.e C. della Provincia di Caserta. Ulteriore lustro all’evento è stato dato dalla partecipazione alla conferenza di presentazione del critico Enzo Battarra, del Presidente Onorario dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Caserta Bartolomeo D’Angelo e dell’architetto Rosanna Moretti. Gli artisti che hanno preso parte alla collettiva sono Antonio Buonocore, Ester Chianese, Rosario Della Valle, Gianluca Di Leva, Salvatore Di Leva, Dario Madonna, Ludovico Nappa, Salvatore Natale, Elena Palladino, Umberto Panarella, Bruno Pastore Galderio, Antonella Petrillo, Giancarlo Pignataro e Angelo Salemme. Inside A – continua de Cristofaro - è il primo passo per concretizzare un progetto ambizioso, itinerante, da promuovere sull’intero territorio nazionale. Nelle prossime edizioni tematiche “Giovani Architetti-Artisti”, saranno affiancati, da pittori e scultori già affermati nel panorama artistico italiano, europeo e mondiale, proseguendo una pluralità di intenti con il “mondo della cultura”, le Università e le Istituzioni tutte. La ricerca di nuove e più efficaci metodologie progettuali, scaturisce dal confronto delle diversità intellettuali e professionali, permeate di valori tradizionali ed istanze odierne, di passato e presente, rivolte al futuro, capaci di produrre idee geniali per l’arricchimento creativo di tutti i soggetti interessati a supportare un nuovo e più incisivo modello di sviluppo, convinti che “la cultura” possa determinare una svolta epocale per il riscatto sociale ed economico del nostro territorio provinciale.

Nelle foto alcuni momenti dell’inaugurazione

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Hiver- acrilico su tela- (120 X 80) cm

FAUSTO ARRIGHI Parigi. L’Accademia Euromediterranea delle Arti a.c., vicepresidente Gennaro Galdi, critico d’arte, ha presentato, con successo, a Parigi la mostra al Museo Nazionale, Avenue Champs Elisées, Grand Palais, fondato da Renoir, l’artista italiano Fausto Arrighi.Era presente all’evento il Console italiano in Francia, dr Andrea Cavallari, la Presidente del Salon d’Art, Dominque Chapelle, il dr Ferretti e l’avv. praticante Letizia Prestigiacomo, titolare di Art Events e critico d’arte. L’artista, raffinato compositore di stravaganti, composite ed eleganti cromìe, attinge alle radici del suo intimo rapporto con la natura del luogo in cui egli vive, l’antica Etruria. La Toscana echeggia nelle sue opere, con la sua classicità, ritorna, nelle sue composizioni, con le sue atmosfere sopite e meditabonde delle campagne toscane e del Monte Amiata, compare nella perfezione tecnica che era caratteristica degli antichi maestri che ben sapevano governare gli strumenti del mestiere. Pur originali e uniche, nella loro idea di opera d’arte, pur con qualche lontano rimando alla fantasia creativa di Magritte, le opere di Arrighi, pur essendo specchio del suo tempo, per la loro modernità, conservano, magicamente, l’arcano mistero delle opere del ‘500 ; i loro « muti silenzi », la loro sospesa atmosfera meditabonda, nei paesaggi, traducono l’animo sereno dell’autore. I suoi pannelli artistici ornamentali, raffiguranti eleganti tigri o pantere (rappresentate dinamicamente come in sensuali movenze femminili) rivelano il carattere grintoso e lo spirito giovane dell’artista senza tempo. Nel 2012, dopo la fortunata mostra “The Odyssey Within” presso la Galleria Agora di New York , Arrighi ha partecipato all’evento d’arte presso la VIBE Gallery di Londra ed ad una mostra di nudo presso la Galleria Artemisia di Bergamo. Il 2013 si è inaugurato con due Mostre Personali: al Palazzo Maffei Marescotti del Vaticano con l’Accademia. Euromediterranea delle Arti ed all’Accademia di Romania in Roma, con una mostra che chiude i battenti il 13 febbraio. Il maestro Arrighi sarà presente in altre Mostre-Evento A Taormina, Malta, Bruxelles, organizzate dall’Accademia Euromediterranea delle arti, con i suoi valenti critici, nel 2013. Un successo meritato per il poeta, già avvocato, compositore musicista, pittore, scultore Arrighi ( www.faustoarrighi.it) Maria Teresa Prestigiacomo ( critico d’arte, giornalista e docente)

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appunti di

V I A G G I O

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Casa

HIRTA

APPUNTI DI VIAGGIO

di Antonio Marino

E’ il primo nome assunto (per la sua positura) dal borgo di cui si parla, sorto sul pendio del monte Virgo della catena dei Tifatini. Fondato per necessità nell’VIII secolo, durante le invasioni saracene, divenne subito un punto di riferimento e di rifugio per gli abitanti della piana campana. Con la venuta dei Normanni, passò al feudo dei Sanseverino che dovettero cederlo nel 1268 a Carlo I d’Angiò. Dopo aver conosciuto diverse famiglie feudali, che lo arricchirono di edifici nel corso del tempo, perse d’importanza con la costruzione a valle della Reggia vanvitelliana. Che, dando inizio alla costruzione della città di Caserta, finì col causare lo spopolamento del borgo a monte che, per distinzione, prenderà il nome di Casertavecchia. Il sito, che è rimasto quasi inalterato, conserva tutto il “primitivo” fascino dell’antico borgo con le casette tufacee e le strette stradine di un grande effetto emotivo. Il tutto costellato da logge, bifore, cortili incantevoli e portali su cui svettano i simboli architettonici di un’epoca lontana che si rivive in serena semplicità. Principalmente quando si passa vicino al longobardo Castello, del quale resta solo un Torrione cilindrico, o si entra nella Cattedrale dalla facciata di tufo. Dove tutto è silenzio e sa di antico e dove gli stili, intrecciandosi armoniosamente, ti lasciano estasiato portandoti indietro nel tempo … inebriandoti profondamente. La stessa ebbrezza coinvolgente e fascinosa che si prova, all’esterno, ammirando le Torri severe che compongono l’ombelico del borgo e, puntando verso il cielo, sembra invitarti al raccoglimento.

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Il T e a t r o R o m a n o di Sessa Aurunca

APPUNTI DI VIAGGIO

di Carlo Capone

Lungo l’Appia, ai piedi dei monti Aurunci, si adagia la nuova città di Sessa Aurunca, sede di uno splendido Duomo, che vanta un’origine italiota. Nella sua area urbana è ancora rintracciabile parte del tracciato viario della più antica Suessa, che ebbe un proprio ruolo sotto l’impero romano. Come stanno a testimoniare le sue vestigia e i resti murari di alcuni edifici dell’epoca, sui quali spicca il Teatro romano. Sito a nord-ovest dell’attuale abitato, fu costruito nel I secolo dopo Cristo, regnante l’imperatore Augusto, e ristrutturato in seguito con l’ampliamento dell’impianto scenico. Cui seguirono, decenni dopo, la creazione di sontuosi locali laterali e tutta una ricca decorazione di sculture che ingentilirono l’intero complesso architettonico. Dal IV secolo in poi, una volta abbandonato, fu continuamente spogliato dei suoi rivestimenti marmorei tanto che nel 1900, dell’originaria costruzione, era visibile soltanto l’invaso semicircolare della cavea. Per interessamenti intervenuti, tra il 1999 e il 2005, l’Edificio è stato dovutamente esplorato e opportunamente restaurato. Chi si reca sul posto oggi può ammirarne le murature, che è stato, un tempo, un sontuoso Teatro con la sua meravigliosa facciata scenica, poggiante su tre ordini di colonne, l’orchestra centrale col pavimento di marmo colorato, i sedili laterali della nobiltà e l’apparato esterno che era arricchito da iscrizioni e sculture di divinità e personaggi imperiali.

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EXPOART

MUSEI D’ITALIA

DAVEDERE

SPECIALE IL MUSEO EGIZIO DI TORINO. L’ARTE CHE ARRIVA DAL PASSATO di Carmine T.A. Verazzo Il nome per esteso è “Museo delle antichità egizie”, ma a tutti è più noto col nome di “Museo egizio”. Ubicato a Torino, presso lo Storico Palazzo dell’Accademia delle Scienze per il valore dei suoi reperti, è il più importante al mondo dopo il Museo de Il Cairo, nonché il più importante d’Italia e d’Europa. Il Museo è dedicato esclusivamente all’arte e alla cultura dell’Egitto antico. Molti studiosi di fama internazionale, a partire dal decifratore dei geroglifici egizi, Jean-François Champollion, che giunse a Torino nel 1824, si dedicano da allora allo studio delle sue collezioni, confermando così quanto scrisse Champollion: «La strada per Menfi e Tebe passa da Torino». È costituito da un insieme di collezioni che si sono sovrapposte nel tempo, alle quali si devono aggiungere i ritrovamenti effettuati a seguito degli scavi condotti in Egitto dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1900 e il 1935. In quell’epoca vigeva il criterio secondo cui i reperti archeologici erano ripartiti fra l’Egitto e le missioni archeologiche, mentre il criterio attuale prevede che i reperti rimangano all’Egitto. All’interno del Museo sono presenti circa 30mila pezzi, i quali vanno dal periodo paleolitico all’epoca copta. Alcuni tra i capolavori del Museo sono:

LINO DIPINTO - Lino (Linus usitatissimum) Periodo predinastico, Naqada I (4300-3700 a.C.) LA PRINCIPESSA REDIT – Basalto, Antico Regno, III dinastia (2680-2500 a.C.) MUMMIA DA UNA TOMBA INVIOLATA - Resti umani avvolti in teli di lino, Antico Regno, V dinastia (2400 a.C. ca.) MODELLO DI IMBARCAZIONE – Legno, Primo Periodo Intermedio - Medio Regno, XI dinastia inizi XII dinastia (2050-1947 ca. a.C.) UNA STELE PER DJEHUTINEFER E LA MOGLIE BENBU - Calcare, dipinta Nuovo Regno, inizio XVIII dinastia (1540-1479 a.C.) IL RE THUTMOSI III – Diorite, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Thutmosi III (1479-1425 a.C.) LA DEA HATHOR – Basalto ,Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.) IL DIO PTAH – Diorite, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.) LA DEA SEKHMET – Diorite, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.) LA MUMMIA E LA MASCHERA DI MERIT - Maschera: cartonnage di lino, dorata, con occhi intarsiati di ossidiana, alabastro e vetro blu, ampio collare intarsiato con corniola e vetro, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regni di Amenofi II, Thutmosi IV e Amenofi III (1479-1351 a.C.) COFANETTO DA TOELETTA DI MERIT - Legno (sicomoro) con recipienti di alabastro, vetro e ceramica, Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi II-III (1428-1351 a.C.) GRUPPO DI USHABTI E CASSETTA PER USHABTI - Ushabti: legno, steatite e faïence blu, Tardo Nuovo Regno (1300-1200 a.C.), ushabti faïence: Periodo Tardo (1300 - IV secolo a.C.) GRUPPO SCULTOREO DI FARAONE CON IL DIO AMON – Calcare, Nuovo Regno, XVIII dinastia, probabilmente regno di Tutankhamon, (1333-1323 a.C.) IL RE RAMESSE II – Diorite, Nuovo Regno, XIX dinastia, regno di Ramesse II (1279-1213 a.C.) UNA SFINGE – Arenaria, Nuovo Regno, XIX dinastia, regno di Ramesse II (1292-1186 a.C.) UN RITRATTO POSTUMO DEL RE AMENOFI I - Calcare dipinto, Nuovo Regno, XIX dinastia (1292-1186 a.C.) SCHIZZO DI DANZATRICE - Calcare dipinto, Nuovo Regno, XIX dinastia (1292-1186 a.C.) IL SARCOFAGO ANTROPOIDE DI BUTEHAMON - Legno dipinto e verniciato, Terzo Periodo Intermedio, XXI dinastia (990-970 a.C.) I VASI CANOPI DI WAH-IB-RA - Alabastro egizio, Epoca Tarda, XXVI dinastia (664-525 a.C.) IL LIBRO DEI MORTI DI IUEFANKH – Papiro, Periodo tolemaico (332-30 a.C.) MENSA ISIACA - Bronzo intarsiato in altri metalli, Epoca romana, I secolo d.C.

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Bob Brookmeyer: lo specialista del trombone a pistoni. di

Marcello Fanali

Citando una raccolta musicale uscita in edicola negli anni ’80 il jazz è composto dagli uomini, dagli strumenti e dagli stili. Parlando degli strumenti si entra in un mondo affascinante di forme, suoni e colori. Ci sono strumenti blasonati e rappresentativi come la tromba ed il sax tenore ed altri che, nonostante siano meno protagonisti, racchiudono una personalità maggiore. Basti pensare al trombone, il quale all’inizio del percorso jazzistico (primi anni del secolo) aveva un compito secondario in quanto, di solito, faceva da contrappunto agli strumenti principali. Con gli anni sono nati autentici campioni dello strumento, tra gli altri Jack Teagarden, Vic Dickenson, Jay Jay Johnson, fino ad arrivare a sperimentatori quali il teutonico Albert Mangelsdorff e il free-jazzer Roswell Rudd. Tutti specialisti, ma del trombone a tiro o a coulisse, quello più conosciuto od usato. Bob Brookmeyer, al contrario, è uno dei pochi specialisti del trombone a pistoni o valve trombone. Uno strumento poco sfruttato nel jazz (oggi praticamente estinto) dove uno dei pochi nomi degni di nota è rappresentato da Juan Tizol, compositore di “Caravan” e di “Perdido” e solista dell’orchestra di Duke Ellington. Lo strumento in esame è sicuramente più agile da suonare nelle parti veloci ma dà molti più problemi di intonazione del “fratello” a tiro. Bob Brookmeyer è originario di Kansas City e frequenta il conservatorio della città dove studia il piano, il clarinetto ed il trombone. Il padre lo vorrebbe trombonista, ma Bob preferisce i pistoni della tromba. Scopre così lo strumento che lo accompagnerà per tutta la vita. Nella sua carriera il momento più significativo arriva quando il sassofonista baritono Gerry Mulligan lo chiama a sostituire un Chet Baker sempre più problematico, psichicamente fragile e dipendente dalle droghe nel suo quartetto piano-less, formazione di cui farà parte dal 1954 al 1957 e che gli darà notorietà internazionale. Mulligan dopo decine e decine di audizioni a trombettisti più o meno bravi non riesce a trovare il degno sostituto da inserire nel particolare sound del gruppo. L’impresa pare disperata finché va a cercare oltre il confine dei trombettisti e scopre Bob che sa ricoprire con estrema facilità il ruolo lasciato scoperto da Baker. Il nuovo componente produce, sia pur tenendo conto come punto di riferimento l’opera del suo illustre predecessore, spunti di autorevole e personale interpretazione delle formule care a Mulligan. In seguito collabora con Jimmy Giuffrè e Jim Hall nel trio che darà alla luce l’LP “Western Suite” del 1957 (l’idea di Giuffre è di avere tre linee di improvvisazione che interagiscono contemporaneamente) e di nuovo poi con Gerry Mulligan nella Concert Jazz Band e in varie formazioni sia come arrangiatore che come esecutore tra cui spicca un sestetto che produce “Night Lights” sicuramente da ascoltare. Negli anni sessanta collabora con la big band di Mel Lewis e Thad Jones per i quali scriverà molti arrangiamenti, suona in duo con il chitarrista Jim Hall, realizza “The Ivory Hunters” dove duetta al piano con Bill Evans, e si occupa prevalentemente di arrangiamenti e composizione. Collabora anche a lungo con il tenorista Stan Getz. Negli anni ’60 dirigerà pure un quintetto con il trombettista Clark Terry. Dal 1968 e per un decennio sarà a Los Angeles, attivo principalmente come musicista di studio che collabora per la televisione. Con la fine degli anni ’70 ritornerà alla creatività del jazz e sarà prevalentemente a New York. Si distinguerà, inoltre, come un pregevole didatta, insegnando per molti anni al Conservatorio del New England di Boston dove riceve la cattedra di Composizione Jazz e forma una nuova generazione di bandleader. Dal 1981 inizia a lavorare intensamente come compositore e direttore d’orchestra in Europa (passerà molto tempo in Europa lavorando in Germania, Danimarca, Olanda e Regno Unito), creando molte opere per le città di Colonia e Stoccolma. Dal 1991 si reca in Olanda, dove inaugura una nuova scuola per l’improvvisazione e la composizione. Nell’ultimo decennio ha scritto e arrangiato principalmente per la sua New Art Orchestra con cui incide vari album e si esibisce dal vivo. Nel 2005, l’album “Get Well Soon” ha ricevuto una nomination ai Grammy Awards. È recente la sua scomparsa: il Trombonista Bob Brookmeyer è morto, infatti, il 16 dicembre 2011 a tre giorni dal suo 82mo compleanno e ha pubblicato il suo ultimo disco qualche mese prima della scomparsa.

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In anteprima alcune pagine della rivista

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In anteprima alcune pagine della rivista del mese di febbraio 2013

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