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EXPOART Dicembre 2013 #21

ART.CULTURE AND LIFESTYLE MAGAZINE

2013

Of An Artist Bruno Donzelli P o r t r a i t

Of An Artist Gino Di Gennaro

Opera in copertina di Gino Di Gennaro Titolo Explò 01 Tecnica Polvere Pirica-Acrilico Misura 50x50

Dicembre

I n t e r v i e w

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“I DUE MONDI”

TONY FAVRE


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21 EDITORIALE Amici lettori ExpoArt è stata protagonista come rivista di settore ad ArtePadova, una delle principali Fiere d’Arte europee, riscuotendo consensi ed ospitando presso il nostro stand importanti artisti della scena contemporanea, e ricevendo come gradito regalo la visita di molti nostri inserzionisti, intensificando il forte legame che ci lega ad essi. Questa è la leva che ci spinge a moltiplicare il nostro impegno, accrescendo la nostra consapevolezza e professionalità. Questa esperienza va inserita nel nostro personale processo di crescita, che ci vedrà presenti anche al prossimo evento di respiro internazionale, ovvero la Fiera ArteGenova, la quale si terrà dal 14 al 17 febbraio 2014, fiera che già nella sua passata edizione ha ospitato il nostro stand. In questo numero, grande rilevanza riveste l’Intervista a Bruno Donzelli, uno dei maggiori interpreti del nostro novecento, maestro indiscusso della pop art italiana, il quale ci ha accolto cordialmente presso la sua abitazione, facendoci respirare un’aria di genuina familiarità, mostrandoci poi il suo prestigioso studio, offrendoci l’emozione di poter ammirare le sue opere come nella più spettacolare delle gallerie. Su questo numero inoltre ospitiamo l’artista Gino Di Gennaro, artista in grado di portare in visione una tecnica dalla grande particolarità, che si potrebbe definire “esplosiva “ dal nome “PiroDynamicArt”, tecnica ottenuta mediante polvere da sparo e fuoco per dare vita alle sue opere. L’emozione che ne scaturisce da questa esplosione di fuochi si protrae nel tempo, quando lo sguardo si perde estasiato lungo i tragitti delle scie colorate liberate dall’emissione della polvere da sparo.

Presidente Ass.Culturale EXPOART Carlo Capone Opera in copertina di Gino Di Gennaro Titolo Explò 01 Tecnica Polvere Pirica-Acrilico Misura 50x50

Direttore editoriale: C a r l o C a p o n e Direttore responsabile: Nicola Roselli Art Director: Carmine Verazzo Grafica: CC Hanno collaborato: Antonio Franzese,Antonio Marino, Gabriele Romeo, Elena Pianese, Oscar Marino,Roberto Garbarino .

DISTRIBUZIONE GRATUITA

Editore ExpoArt Iscrizione registro tribunale di S.Maria C.Vetere La direzione non si assume nessuna responsabilità, per articoli, marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti o autori.L’unico responsabile è l’autore che ha fornito dati, materiali ed informazioni. Qualora il lettore riscontri errori o qualche inseattezza, è pregato di rivolgersi al seguente indirizzo: expoart@email.it. I nostri responsabili si impegneranno a correggere e/o rimuovere tali informazioni. La collaborazione ad ExpoArt è da considerasi del tutto gratuita e non retribuita.

portarait OF AN ARTIST

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Interview OF AN ARTIST

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daVEDERE

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appunti DI VIAGGIO

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www.expoartcc.it -expoart@email.it 3


p o r t r a i t OF AN ARTIST


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GINO DI GENNARO

portrait OF AN ARTIST

“PiroDynamicArt”

Dipingere con il fuoco tra metamorfosi materico-cromatica e creatività concettuale ed espressiva Gino Di Gennaro in Arte “GiDiGi”, di origine pugliese, nel 1983 si trasferisce a Caserta e sino al 2001, oltre l’attività di libero professionista, esercita molteplici esperimenti sia concettuali che materici. Tra questi gli “assemblage” di materiali diversi e talvolta introvabili, ad esempio i “frames”, (fotogrammi cinematografici di “pizze”da collezionista) che si incrociano, fasciano e sovrappongono sul supporto e tra le celle dei vuoti, e in cui occhi di star, scrutano l’osservatore. Tra le geometrie dei pieni e dei vuoti in un gioco provocatorio di discendenza mnemonica della Pop Art, affiora, insieme a stralci di poster di film, la ricchezza del suo virtuosismo creativo, tra le correnti del passato e contemporaneo. Ma è nel 1999 che le sue opere acquisiscono di un “allure” atemporale e aspaziale nell’interpretazione di “paesaggi astrali”, di selenica discendenza in linea con gli effetti visivi e sonori di un big-bang primordiale che emette e suscita effetti sonori (attraverso i botti) e visivi (attraverso il moto del colore). Pianeti celesti, periscopi, luci e colori, di innumerevoli cieli, svelano il susseguirsi di narrazioni della matrice piu’ profonda e intimistica dell’artista,avvolta da un linguaggio magico e misterico dei colori grazie alla luce e che racchiude i simboli geometrici e la misteriosa forza dell’universo. Incastonate tra polveri e pigmenti cromatici,come pietre preziose,affiorano tra le tele, monili cosmici,polveri di stelle,impreziosite dallo scandagliare di energia speculare dell’artista verso la sua stessa opera e poi trasmessa all’osservatore. Un universo di polvere di stelle, monili cosmici che lui incastona tra le sue polveri e pigmenti cromatici come pietre preziose, impreziosite dallo scandagliare dell’energia speculare dell’artista rispetto alla sua stessa creatura . Linee danzano e fluiscono, in vortici all’interno dell’opera, sublimata dalla materia, tra enfasi magica e temperamento gioioso e loquace dell’artista che lascia un “segno” oltre le sue stesse tele. Lo spazio deborda fuori dall’opera e coniuga l’arte dell’ammirare con quella di ascoltare persino i silenzi. Difatti le opere di GiDiGI sono ammirate non solo, come raffinati elementi di design e arredamento, ma soprattutto come opere d’Arte acquisite o donate in importanti siti museali e invitano alla riflessione. Tra bagliori e scintille al di là delle nuvole di fumo, l’opera è realizzata con l’uso di miccette pirotecniche da scandagliare prima dell’intervento pittorico. Da quì nasce il suo stile espressivo, una tecnica inedita, data dal susseguirsi gestuale ed istintivo, di straordinario effetto plastico-materico la:”PiroDynamicArt”. Una forma d’Arte, di discendenza dall’arte primitiva, in cui l’uso del segno e del fuoco (come nei graffiti delle grotte dell’Addaura o di Lescaux) crea effetti dinamici di prorompenza segnica, che generano sorpresa nel risultato. Un rituale che rimanda alla figura dello sciamano o della metamorfosi sulla materia dell’antico alchimista, che parte dall’elemento fuoco della natura, per trasformarlo in materia dell’Arte. Opere con significati sempre diversi e legati all’energia e alla potenza della vita, ma per farlo si serve del materiale pirotecnico difficile da reperire. Nel suo “studio-laboratorio” attrezzato e appositamente adeguato Gino Di Gennaro fa del suo “modus operandi” uno stigma identificativo, cifra indelebile che nella sua arte si trasforma in un vivace linguaggio che di innumerevoli opere della sua ”PiroDynamicArt”. Le “miccette pirotecniche”, sostituiscono in un primo momento l’uso del pennello, assemblate da una piccola parte di polvere pirica e di colore acrilico, queste si scagliano, incendiano la tela e anneriscono le parti che costituiscono un disegno, talvolta dei fori, sino a deflagrare nella tela anche i colori stessi (in alcune opere ritroviamo anche la tecnica ad “encausto”). Dal 2001 sempre più richiesto in territorio nazionale, allestisce numerose mostre personali e collettive in luoghi prestigiosi, ottenendo premi e riconoscimenti dalla stampa e dalla critica. Ultimo suo evento che lo ha visto protagonista nella “Notte della Moda”,ricevendo l’ onoreficenza di primo Maestro D’Arte Ambasciatore della Pace nel Mondo, consegnato dallo storico e critico d’Arte Francesca Mezzatesta (Gran Fiduciaria Ambassador Art For Peace dal S.A:Principe Sandro Pulin- G.O.M P.A. Ambassador For Peace in the World-Venice )presso il Castello dell’Emiro di Misilmeri. PA, Nella suggestiva cornice storicoartistica il M° Gino Di Gennaro si è occupato dell’installazione scenografica dell’evento con le sue opere e alla fine dell’evento ga eseguito per il numerosissimo pubblico e stampa una performance dal live del suo inedito movimento artistico: “PiroDynamicArt”. Recensione a cura della Dott.ssa Francesca Mezzatesta (Storico e critico dell’arte e spettacolo) Titolo Cratere - Tecnica Polvere Pirica-Acrilico - Misura 115x115

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Titolo Volo Libero - Tecnica Polvere Pirica-Acrilico - Misura 115x115

Titolo Explò 08 - Tecnica Polvere Pirica-Acrilico - Misura 50x50

portrait OF AN ARTIST

tel: 0823-386884-cell.333-6611169 e-mail: gidigi44@tiscali.it GINO DI GENNARO STUDIO D’ARTE

PROMOTER D’ARTE esclusivo e per contatti con il M°: Dott.ssa Francesca Mezzatesta (storico e critico dell’Arte) cell: 338-8139392 - email: framezz@yahoo.it;

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Frederick Sommer

“Se non fossimo capaci di sognare, non saremmo nemmeno in grado di percepire la realtà”

Frederick Sommer uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento è nato ad Angri (Italia) nel 1905. Cresciuto in Brasile, ha studiato presso la Cornell University Ithaca NY, dove ha ricevuto il master in architettura del paesaggio nel 1927. Nel 1931 inizia ad insegnare disegno a Tucson, dopo aver visitato la mostra di Alfred Stieglitz e l’incontro con Edward Weston inizia ad esplorare ed a sviluppare una sua personalissima tecnica fotografica. Da allora prende il via la sua grande carriera fotografica.

Coyotes 1945

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BRUNO DONZELLI

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Intervista a cura di Carlo Capone (Direttore editoriale ) Oggi abbiamo la fortuna di incontrare un artista che non ha bisogno di alcuna presentazione: Bruno Donzelli, uno dei massimi esponenti della Pop Art italiana.

C.C.:La Pop Art nasce in Inghilterra e poi si diffonde rapidamente anche negli stati uniti: come ha percepito e intuito che la Pop Art potesse essere un punto di partenza per il suo percorso artistico? B.D.:La folgorazione di tutti gli artisti della mia generazione è avvenuta nel 1964, quando ci fu la presentazione per la prima volta in Italia della Pop Art americana alla Biennale di Venezia, con l’ assegnazione del Gran Premio a Robert Rauschenberg, artista che mi piace tantissimo ed ho conosciuto personalmente. C.C.:Maestro, a suo dire, la Pop Art prese sempre più piede in Italia, perché fu una liberazione dalla pittura accademica che era presente in quel periodo ? B.D.:La Pop Art è stato un movimento che in quel periodo con l’avvento della pubblicità , la moda ed il cinema di massa rappresentava una rottura rispetto all’informale ed al figurativo degli anni 50; era questo mondo che si proiettava verso i giovani, verso le tendenze della moda e del costume dell’epoca, da qui la denominazione Pop Art ossia arte popolare . C.C.:Ci parli dei suoi rapporti con gli altri esponenti della Pop Art italiana. B.D.:Si sono amico di tantissimi artisti in particolare di Concetto Pozzati, Valerio Adami, Ugo Nespolo che secondo il mio parere rientrano in questo movimento. C.C.:Lei ha viaggiato molto. Vedere il mondo che influenza ha avuto sul suo fare arte? B.D.:Per me la vera scuola è stata quella di visitare i musei di mezza Europa. Ho incominciato ad insegnare molto giovane, a 19 anni, per cui ho avuto la possibilità economica di viaggiare e quindi spostandomi ho potuto conoscere le opere dei più grandi artisti. In particolare sono stato a Parigi dove risiedevono molti miei amici come Valerio Adami, Lucio del Pezzo e Guido Biasi ed ho soggiornato lì per lunghi periodi . C.C.:Cosa ne pensa del periodo di crisi economica che sta attraversando il nostro paese con i tagli da parte dello stato per quanto riguarda i fondi ai musei ma soprattutto alla diminuzione delle ore di storia dell’arte nelle scuole. B.D Il periodo decadente che stiamo attraversando si ripercuote drammaticamente sulla cultura con tagli ai fondi a lei destinati .

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C.C.:Bruno Donzelli e la ceramica. Maestro, la prego, ce ne parli. B.D.:Ho lavorato molto sulla ceramica avendo infatti uno studio a Perugia. Durante i miei soggiorni in Umbria ho realizzato molte ceramiche a Deruta ( presso “l’Antica” di Deruta) dove hanno lavorato Maestri come Guttuso, Schifano ed altri grandi artisti. Successivamente ho realizzato ceramiche a Castelli, il più vecchio centro in Italia che si trova sotto il Gran Sasso in Abruzzo, ed infatti alcuna mie lavori sono esposti nel Museo della Ceramica di Castelli il più importante d’Italia. C.C.:Perché gli “omaggi” alle avanguardie del ‘900 come Pablo Picasso, Matisse, Burri; le merende, le tavolozze e le nature morte nei suoi quadri? B.D.:Non sono omaggi ma rivisitazioni in maniera ironica, dei vari movimenti artistici del secolo passato. Possiamo dire che è una sorta di Museo immaginario dell’arte e delle icone dei Padri delle Avanguardie Artistiche del 900. C.C.:Maestro, ma lei, quanti quadri ha dipinto? Sarei curioso di sapere se si ricorda di tutti i quadri che ha creato. B.D.:In verità io non dipingo molto, il mio è un lavoro molto lento in quanto nei miei dipinti ci sono molte sovrapposizioni di colore e ciò richiede lunghi tempi di lavorazione. C.C.::Le è mai capitato di provare l’impulso di riacquistare una sua opera? B.D.:Si mi è capitato di riacquistare delle mie opere, in quanto mi occorrevano per delle mostre antologiche che ho poi realizzato al Palazzo Reale di Caserta nel 2000, al Maschio Angioino nel


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I n t e r v i e w OF AN ARTIST

2007 ed al Pan di Napoli lo scorso anno. Ma in particolare quello che mi ha interessato è stato recuperare opere della fine degli anni 70 che oggi hanno quotazioni molto alte. Infatti ho avuto un record d’asta all’ Artcurial di Parigi con l’opera “Da Duchamp a Beuys” del 79. C.C.:Qual è stato il riconoscimento più gratificante? B.D.:Oltre i tantissimi premi che ho acquisito in giro, tra cui il premio dell’Internazionalità, assegnato dalla Presidenza della Repubblica, al Palazzo del Senato di Milano, la mia più grande soddisfazione è l’affetto delle persone che mi seguono e che credono nella mia arte. C.C.:Potrebbe fornirci qualche anticipazione circa i suoi prossimi impegni? B.D.:Ho da poco chiuso una mostra a Pescara presso il Complesso dell’Aurum . I prossimi eventi sono all’estero, alla Frau

di Miami in California, mentre in Italia in primavera ci sarà una esposizione alla galleria Arterrima di Caserta con opere nuovissime .

Maestro la ringrazio e le porgo il caloroso saluto dei nostri tanti lettori.

Leggenda: C.C.: Carlo Capone - B.D.: Bruno Donzelli

Faccia di Paul Klee,2008 Tecnica mista su tela, cm 100x100

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ArtePadova 2013, + 12% di visitatori Si è chiusa con un bilancio positivo la 24esima edizione della Mostra Mercato dell’Arte Moderna e Contemporanea, che anche quest’anno si è rivelata “trampolino di lancio” per alcuni giovani artisti. «Riuscire a chiudere con successo e con un incremento di visitatori ArtePadova 2013, in un panorama segnato da una crisi drammatica dell’intero settore fieristico, sembrava un obiettivo davvero difficile da centrare alla vigilia». Così Nicola Rossi, direttore artistico della Mostra Mercato dell’Arte Moderna e Contemporanea, commenta il risultato di chiusura di questa 24esima edizione, che si è conclusa questa mattina con un lusinghiero +12% di visitatori rispetto allo scorso anno. Un dato incoraggiante, che fa ben sperare per il futuro di una manifestazione “storica”, ma capace di rinnovarsi ogni anno. Nel weekend si sono visti in Fiera a Padova esperti del settore, collezionisti, appassionati e semplici curiosi, a conferma della doppia vocazione di ArtePadova, appuntamento irrinunciabile per chi vuole investire nell’arte, ma anche grande manifestazione di pubblico che ogni anno contribuisce ad avvinare migliaia di visitatori ai “grandi” dell’Arte Moderna e Contemporanea.

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Nel complesso positivo anche il bilancio del volume di affari, se si considera la congiuntura attuale: mentre altrove il mercato dell’arte, nonostante la crisi, segna valori positivi, con Usa e Cina che sono ormai le due “piazze” principali a livello globale, in Italia la situazione è ben diversa: fra il 2008 e il 2012 hanno chiuso i battenti il 12% delle imprese del settore (negozi e gallerie). «Considerate le premesse della vigilia – spiega Rossi – possiamo dirci molto soddisfatti anche su questo fronte». Anche quest’anno ArtePadova si è poi rivelata una vetrina importantissima per i talenti emergenti della sezione CATS –Contemporary Art Talent Show, inaugurata tre anni fa: le vendite registrate delle loro opere a portata di tutte le tasche sono state in deciso aumento, e anche quest’anno alcuni fra i “giovani” più promettenti sono stati avvicinati da galleristi interessati a farli entrare nella loro scuderia. Per l’anno prossimo, oltre all’intenzione di riproporre l’esperienza di Padova Expolibri, la fiera dell’editoria promossa per la prima volta quest’anno in concomitanza ad Arte Padova, Rossi preannuncia la volontà di aprire con più decisione alle gallerie straniere e scommettere sull’incremento dei collezionisti in arrivo dall’estero.


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Premio CATS, primo posto per Anneke Van Der Zwagg Assegnati i riconoscimenti destinati ai talenti emergenti E’ andato ad Anneke Van der Zwaag (QueenArtStudio di MariaGrazia Todaro) per l’opera Scarlet il primo premio del concorso CATS – Contemporary Art Talent Show promosso da ArtePadova: classe 1969, originaria dei Paesi Bassi ma residente in Svizzera, è un’artista autodidatta. “Per la padronanza dello spazio pittorico della superficie e l’uso maturo delle pitture cromatiche” la motivazione con cui è stata premiata dalla giuria composta dalle storiche e critiche d’arte Virginia Baradel e Alessandra Possamai e dal giornalista Paolo Coltro, caporedattore cultura dei quotidiani Finegil.

Secondo posto per Marco Lombardo (Studio d’Arte d’Interno 11) per Verso il dove con le seguenti motivazioni: un impianto grafico di grande suggestione che contiene un’azione, l’andare. Ambiguità tra l’essere e il divenire. Terzo classificato Il Triangolo del veneziano Angelo Muriotto “per la complessità del lavoro che richiama una varietà di echi dal post-pop al costruttivismo povero conciliati nella disposizione teatrale”. Menzione speciale per Oscillazione ipercubica di Maurizio Turlon (Artemisia associazione culturale) “per la contemporaneità di una ricerca che si situa sul fronte dell’elaborazione elettrica senza smentire la regia dell’intenzionalità dell’autore”. Altre menzioni speciali sono state attribuite a Giacomo Stecca, fotografo free-lance, per lo scatto View of Pedrocchi (“la classica originalità dell’inquadratura ci porta in bilico nel tempo, un po’ fuori e un po’ dentro, è un presente storico”) e alla padovana Grazia Azzali – Uccello dal collo lungo per l’originalità dell’idea, “l’uso di un materiale insolito, la piuma d’uccello che rende omaggio con malizia intellettuale al padre della moderna antropologia Claude Levi Strauss”.

Ufficio stampa Artepadova Giulia Rossi – Roberta Voltan Tel. +39 049 8800305 Cell. +39 3388670108 +39 340128745 e-mail ufficiostampafiere@intermediapubblicita.com

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“Il mondo in bilico” di

T o n y Favre

Nasce ad Aosta il 17 dicembre 1958. Come per la maggior parte degli artisti, Tony non ha un curriculum scolastico lineare e accademico. La vita e l’arte sono materie che si fanno oltre lo studio tradizionale. Provenendo da generazioni di artisti, la sua preparazione nel settore, continua a cavallo tra l’Italia e la Francia; si perfeziona nel frequentare gli atelier degli artisti francesi e si ottimizza durante le prime esposizioni giovanili. La luminosità della Liguria influenza le sue opere che esplodono per la solarità dei colori e la comunicatività delle forme. Una forza espressiva che Favre coltiva anche per il decennio successivo che lo porta nel 2011 anche a sperimentarsi nel campo della grafica. Sfruttando la capacità della lavorazione del legno, acquisita precedentemente nel 2012 nasce il progetto “IL MONDO IN BILICO”, che si sviluppa in bassorilievi, quadri e opere grafiche. La semplicità del soggetto si trasforma, nelle sue mani, in un’opera affascinante ed evocativa. Da qui nasce il grande successo che queste opere hanno avuto e un grande consenso di pubblico. Nel 2012 le prime personali in Liguria per poi approdare, nel 2013, alle prime mostre d’arte contemporanea come ARTEGENOVA, AAM al SOLE 24 ORE di Milano ed infine a Parigi al CARROUSEL DU LOUVRE, una porta aperta verso un pubblico internazionale. Con la mia collezione intitolata “ Il mondo in bilico” ho voluto creare una serie di opere con dei particolari critici, cercando però di sdrammatizzare i tempi in cui viviamo. Evocando nell’osservatore un mondo di sogni, facendolo viaggiare attraverso i miei pannelli ed i miei colori. Nel realizzare le mie opere mi faccio trasportare completamente da quello che sto realizzando,divertendomi ed emozionandomi allo stesso tempo. Mi piace farlo per gli altri , perché comunico le mie emozioni.

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TONY FAVRE pittore - scultore c/o L’ISOLA Via Fieschi 150 - 152 r 16121 genova tel 010 835 60 37 cell 347 9773107 email tonyfavre@ libero.it www.lisolaoronero.it


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ELIANA BEVILACQUA: RACCONTI DALL’ARCHIVIO DI GIORGIO CELIBERTI a cura di Gabriele Romeo - storico e critico d’arte

Eliana Bevilacqua (Coordinatrice dell’Archivio Giorgio Celiberti) mi ha concesso la seguente intervista per potervi raccontare l’Archivio Iconografico di uno dei protagonisti della scena artistica contemporanea che lo hanno ampliato nel corso degli anni. Questa intervista nasce dall’esigenza di approfondire meglio alcuni aspetti che stanno dietro le quinte e che spesso il semplice amatore dell’arte o il semplice fruitore non conoscono. Il lavoro di catalogazione, così come quello del suo continuo riordino, aggiornamento e diffusione, sono importanti ai fini di una valorizzazione scientifica per un “artista” e per la conservazione morale e storica delle gesta da lui compiute, in un tempo “passato”, “presente” e “futuro”.

G.R.: Gentile Dott.ssa Eliana Bevilacqua, come nasce la volontà nel mettere su un archivio che racconta il percorso storico e conoscitivo di un maestro internazionale come quello di Giorgio Celiberti? E.B.: Il riordino dell’archivio storico e della fototeca del pittorescultore Giorgio Celiberti (Udine 1929) nasce per volontà stessa dell’artista che nel 2006 esprime la volontà di dar corso alla catalogazione delle sue numerose opere (pittura, scultura, grafica, ceramica, disegni, gioielli, elementi d’arredo) al fine di una loro più facile fruibilità. Le opere, diverse per tecnica e materiali, a tutt’oggi vengono infatti, periodicamente esposte in mostre collettive e private. Vi è pertanto l’esigenza, dal momento che si trovano dislocate in due posti distinti, la casa-studio e l’attuale studio sito in via Fabio di Maniago a Udine, di individuarne facilmente la loro collocazione. G.R.: All’incirca, di quali e quante tipologie di documenti è com-

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posto l’Archivio? E.B.: L’archivio sito nell’attuale studio, si distingue in due parti. Una contenente tutte le fotografie inerenti le opere catalogate ed una contenete tutto il materiale cartaceo e fotografico a partire dal 1946. La consistenza del materiale fotografico si ipotizza sia di circa 10.000 stampe fotografiche inerenti eventi artistici, fotografie personali, fotografie dell’artista con altri artisti o con intellettuali, poeti, attori, critici, storici dell’arte, galleristi, fotografie degli studi precedenti, dello studio attuale e delle opere appartenenti a collezioni pubbliche o private. Una cospicua sezione è rappresentata da documenti cartacei relativi a: esposizioni, premi, documenti relativi ai viaggi di studio, corrispondenza,monografie relative all’artista, cataloghi di mostre, articoli, inviti, manifesti, volumi di altri autori riferibili a Giorgio Celiberti, materiale audiovisivo e la biblioteca dell’artista che consta di circa 6.000 volumi prevalentemente d’argomento e d’interesse artistico.


EXPOART G.R.: Quali sono le fasi più importanti per una corretta diffusione ed il “mantenimento” di esso? E.B.: Tutto il materiale finora ordinato, proveniente da alcuni locali dell’abitazione dell’artista è stato ripulito dalla polvere ordinato in raccoglitori e siglato. Periodicamente si procede alla pulizia del locale e dei ripiani ove i suddetti raccoglitori sono stati ordinati cronologicamente. Il materiale allo stato attuale è stato solo parzialmente informatizzato. Fin dai primi mesi di lavoro infatti, è stata definita la struttura informatica. La banca dati, è stata strutturata allo scopo di produrre un mezzo agevole, veloce e pratico per la gestione e la ricerca del materiale, che ne permettesse al contempo l’inventariazione e l’ordinamento. Disporre di un catalogo completo e aggiornato costituisce uno strumento insostituibile sia per la gestione dei beni, sia per le ricerche di ricercatori o storici dell’arte e nel nostro caso anche per i familiari. L’utilizzo del personal computer e della connessione internet ci hanno permesso inoltre di creare un indirizzo di posta elettronica utile per i contatti che teniamo con gallerie, musei e collezionisti. G.R.: Secondo Lei che importanza assume l’archivio per un artista, in vista di un percorso di “documentazione mnemonica”? E.B.: Ritengo che l’archivio sia importantissimo per un artista. Non solo conserva il suo lavoro ma aiuta gli studiosi a capirlo, a comprenderlo meglio a trovare a volte degli anelli mancanti. Gli artisti sono esseri umani e non possono ricordarsi tutto, non possono ricordare tutte le opere prodotte nel corso della loro vita, in particolar modo in un caso come quello di Celiberti che già a diciotto anni esponeva alla Biennale di Venezia e oggi ad oltre ottant’anni lavora ancora tutti i giorni incessantemente.L’archivio è l’unico mezzo, non solo per perpetuarne la memoria ma anche per accrescerla e per storicizzarla. G.R.: Per evitare una dispersione delle fonti documentarie come agisce alla loro conservazione l’artista nel corso degli anni, e come reagisce una volta rinvenute e svelate dagli operatori di settore? E.B.: Sarebbe bellissimo quanto improbabile che un artista si occupi della conservazione del materiale inerente la sua attività. Generalmente l’artista vuole e deve fare l’artista non il topo da biblioteca. Ciò che noi storici riteniamo importante per l’artista è totalmente inutile. Ma anche un minuscolo bigliettino dovrebbe essere conservato ed ordinato. Solo in questo modo il lavoro prodotto potrà essere fonte di studio, non solo per i critici ma anche e soprattutto per i ricercatori che in questo modo avrebbero modo di svolgere realmente degli studi scientifici sull’opera stessa dell’artista. Ritengo importante non solo la conservazione del materiale ma anche e soprattutto il riordino di questo e la sua fruibilità. G.R Quali indicazioni tecniche operate nell’indicizzazione sulla catalogazione delle opere e quale valenza assume la pratica dell’autentica al fine della “scoperta” o “conoscenza” di un’ opera non

I n t e r v i e w OF AN ARTIST ancora individuata o semplicemente dispersa? E.B.: Al momento attuale abbiamo applicato delle modalità (formato della stampa fotografica, qualità dell’immagine, indicazione della provenienza dell’opera) a cui i collezionisti si devono attenere per ricevere l’autentica dell’opera. Come responsabile dell’archivio ritengo che le autentiche siano importantissime, mediante la richiesta di esse (che giungono da varie parti d’Italia e dall’estero) siamo in grado di risalire ai vari stadi del lavoro prodotto dal maestro Celiberti in oltre sessant’anni di attività. Questo di conseguenza ci permette di attingere ad un bacino più ampio da poter utilizzare al momento di esposizioni e pubblicazioni significative. G.R.: Per finire, secondo Lei che limiti comporta l’attuale ordinamento legislativo in riferimento alla catalogazione e conservazione di un archivio? Quali sono le Sue speranze e considerazioni per il futuro. Come permettere un continuo mantenimento e salvaguardia dell’Archivio che dovrebbe garantirne l’inalienabilità dei documenti, finora, depositati? E.B.: Ritengo che la legislazione dovrebbe tutelare maggiormente gli archivi privati. Forse si potrebbe pensare ad una legge che imponga (pur mantenendo libertà all’artista e agli eredi) il vincolo al materiale stesso affinché questo non vada perso o dimenticato. L’apertura deve essere garantita per gli studiosi, gli storici e gli addetti ai lavori. Naturalmente sotto la vigilanza e con l’aiuto di chi custodisce l’archivio stesso. Il nostro studio attualmente è aperto alle scolaresche, che vengono a conoscenza delle modalità di catalogazione e agli storici che ne fanno richiesta. Il materiale richiesto viene consegnato sotto forma di fotocopia, ad eccezione dei file. Questo per evitare la dispersione del materiale stesso. Per valorizzare l’attività dell’artista abbiamo inoltre provveduto a realizzare un sito internet e a concentrarci maggiormente sulle pubblicazioni e sulle esposizioni di maggior prestigio e di maggior rilievo scientifico che diano risalto a particolari temi sviluppati dal maestro. Per l’immediato futuro intendiamo valorizzare maggiormente e implementare l’archivio. Modalità precise non sono state ancora valutate. Saranno gli eredi a decidere in merito. Il mio auspicio è che questo sia solo un punto di partenza per nuovi studi ed approfondimenti sull’opera di Celiberti. G.R.: Ringrazio la Dott.ssa Eliana Bevilacqua per averci permesso di approfondire per mezzo della sua sensibilità di studiosa ed attenta specialista, l’Archivio del Maestro Giorgio Celiberti. Un ulteriore ringraziamento va a tutto lo Studio Giorgio Celiberti, che ogni giorno si avvale di collaboratori, che a secondo le varie competenze, fanno sì, che l’opera ed il lavoro del Maestro Celiberti possa essere “letto, compreso, divulgato” con passione e dedizione. Per ulteriori informazioni ed approfondimenti si rimanda al seguente sito: www.giorgioceliberti.it Leggenda: G.R.: Gabriele Romeo - E.B.: Eliana Bevilacqua

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contemporary

PRESENTA

Otto+1

Otto pittori pi첫 un fotografo

Giovanni Tariello

Gennaro Caiazza

Andrea Santacroce

Giulio Festa

Emilio Schiavoni

Luca Lubello

Claudio Marotta

Maddalena Sardellino

Giovanni Enito Esposito DAL 15 DICEMBRE AL 06 GENNAIO

Corso trieste, 167 - Secondo piano - 81100 Caserta www.arterrima.it - info@arterrima.it facebook: arterrima 18


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Maria Luisa Previti

Filosofa ed artista, nasce a Palermo nel ‘51. Nel ‘77 si trasferisce a Brindisi e nel ‘84 a Martina Franca dove insegna storia e filosofia al Liceo Classico. Il concetto del divenire è la traccia fondamentale di tutte le sue opere, l’anello di congiunzione tra I’ispirazione artistica ed il suo pensiero filosofico. E’ stata recensita più volte su riviste e cataloghi nazionali ed internazionali. Ha esposto in collettive e personali in Italia e all’estero con apprezzamenti di pubblico e critica; molti suoi dipinti sono custoditi in collezioni private e pubbliche tra cui 26 opere al Museo comunale d’arte contemporanea “Filippo I D’Angiò” di Martina Franca. La produzione artistica della pittrice è quotata in ambito nazionale. Ecce homo(olio su tela 40 x 50) Da un muro umido e incrinato, un affresco di tempi passati si delinea tra le crepe tremanti. Un volto definito emerge da un’atmosfera sfocata di nebbia; un volto divino, sconosciuto al popolo d’Israele che lo volle bestemmiatore e morente, adorato al cristiano che lo credette redentore e lo amò misericordioso. Una fede grondante tra le spine sanguinose di una corona, una fede stillante ancor oggi in fecondo amore dai cuori dei fedeli. Un tempio dai contorni instabili sullo sfondo, ma inespugnabile e su pietre angolari nella devozione dell’uomo di ogni tempo.

www.marialuisapreviti.com

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CALL’ART > INTERNATIONAL EXHIBITION OF CONTEMPORARY ART IN VENICE

15 febbraio > 4 marzo 2014 Chiostro Medievale Ex Convento di San Giobbe - Venezia ISCRIZIONI APERTE

www.coreuticart.com http://coreuticart-callart.blogspot.it Gentili artisti, VENICE C’ART ha il piacere di invitarvi a partecipare alla mostra espositiva e performativa creata in occasione del Carnevale di Venezia 2014. La Direzione Artistica e Curatoriale, affidata allo storico e critico d’arte Gabriele Romeo, prevederà per l’occasione testimonial d’eccezione che arricchiranno la manifestazione grazie al loro contributo artistico: Lazlo Licata (Regista-Artista); Il Libro della Notte a cura dell’Atelier Aperto di Venezia, il maestro Guerrino Boatto, Giorgio Celiberti, Larrio Ekson (Danseur ètoile). La mostra si propone di interrogare le ultime tendenze dell’arte contemporanea, ed è per questo motivo che verranno utilizzati per i percorsi espositivi e performativi gli ambienti interni ed esterni dell’Antico Chiostro Medievale dell’Ex Convento di San Giobbe, che l’anno scorso ha visto con largo consenso di critica e di pubblico la realizzazione della 1ª MOSTRA D’ARTE COREUTICA. Tutte le discipline artistiche saranno accettate all’esposizione, ed ogni artista potrà scegliere la modalità di partecipazione così come è indicato nel bando consultabile e scaricabile online su http://coreuticart-callart.blogspot.it

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EVENTO PARTNER


EXPOART CALL’ART è un format espositivo ed innovativo creato dall’Associazione VENICE C’ART. La manifestazione ha il patrocinio e la collaborazione della Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comune di Venezia (Assessorato allo Sport e alle Tradizioni), Vela S.p.A., Confartigianato di Venezia, del Liceo Classico M. Foscarini di Venezia e del magazine ExpoArt. Agli artisti che esporranno a questa importante manifestazione, che in occasione del Carnevale di Venezia vedrà un flusso turistico di visitatori ed amatori dell’arte di oltre 500.000 persone, offriamo quanto segue: 1 - Esposizione delle opere 2 - Due pagine nel catalogo che verrà presentato all’Expo di Milano 2015. 3 -Inserimento del proprio nominativo nei seguenti periodici: Arte Mondadori, ExpoArt ed il Gazzettino di Venezia. 4 - Inserimento dei nominativi all’interno di tutto il materiale di stampa (manifesti, inviti, etc.,) cartaceo e digitale che verrà diffuso in occasione del Carnevale di Venezia 2014. 5 - Realizzazione di una “virtual gallery permanente” con foto panoramiche a 360° che verra inserita all’interno del sito web www.coreuticart.com 6 - Presentazione critica 7 - Attestato di partecipazione/segnalazione BREVE STORIA DELLA LOCATION Il Quattrocentesco Convento di San Giobbe, venne distrutto dai bombardamenti degli austriaci del 1849 durante l’assedio della seguito alla loro cacciata da Venezia, nell’intento di far crollare la Repubblica di Daniele Manin. La parte del complesso, destinata alla mostra, venne salvata dalla demolizione, in quanto abitazione del Vicario di San Giobbe, e vi si stabilirono i “Figli della Carità Canossiani”, ordine religioso fondato nel 1831 da Maddalena di Canossa. L’ambiente della sala d’ingresso al Chiostro, ha una struttura architettonica tardoromanica , mentre due grandi bifore architettoniche Francesco Guardi, Cannaregio dal Ponte dei Tre Archi (Ponte di S. Giobbe) a Palazzo Surian Bellotto, 1765-75, 48 x 74 cm., National Gallery of Art di Washington.

in gotico senese e lavorate in pietra d’Istria, testimoniano una rarità per Venezia.

Associazione Artistica e Culturale VENICE C’ART Via Ludovico Ariosto 25 - 30171 - Venezia Mestre www.coreuticart.com - http:coreuticart-callart.blogspot.it 21


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Francesco Tammaro

Mercato ittico – Olio su tavola - mis. 100x150

La legge è uguale per tutti – Olio su tavola - mis. 44x28

Management : Prof. Antonio Franzese antoniosceicco@libero.it

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REGATA STORICA 2013: L’opera del maestro Giorgio Celiberti consegnata ai cugini Vignotto Cerimonia di Premiazione - 1º Dicembre 2013 - Teatro Malibran - Venezia

Gabriele Romeo ed il maestro Giorgio Celiberti, con l’opera destinata ai vincitori dei “gondolini” della Regata Storica. Venezia, Cà Foscari, 1 settembre 2013.

Trascorsi tre mesi dall’Edizione 2013 della Regata Storica, è stato ufficialmente consegnato il premio offerto dal Maestro Giorgio Celiberti ai Vincitori dei Gondolini, i “cugini Vignotto” da parte dei promotori dell’iniziativa il Dr. Gabriele Romeo, la Dott.ssa Giovanna Aliprandi di VENICE C’ART. Il maestro Celiberti è rimasto molto entusiasta dell’iniziativa e lo ricordiamo quel 1o settembre 2013 che decise di assistere alla Regata con alcuni suoi cari amici e collaboratori: la Dott.ssa Eliana Bevilacqua, l’Arch. Piero Bravin ed il Prof. Alessio Alessandrini. Lo ringraziamo per la sua arte, per il Suo impegno e per averci aiutato a fare entrare l’arte all’interno di un circuito così importante, così come lo è, lo sport lagunare della voga. Ringraziamo anche tutti coloIl Gazzettino di Venezia - 1º settembre 2013

ro che hanno permesso questa iniziativa e che sono

Teatro Malibran, Venezia 1 dicembre 2013 - (da sinistra verso destra)

convinti che con l’arte si possa “colorare il mondo”:

Assessore Roberto Panciera,

Associazione Regatanti, Roberto Panciera (Asses-

i cugini Rudi ed Igor Vignotto,

sore allo Sport e Tradizioni del Comune di Venezia),

premia Giovanna Aliprandi (Presidente di Venice C’Art)

Vela s.p.a., Regata Storica 2013, Studio Giorgio Celiberti, Massimo Celiberti, Galleria Orler, Ristorante Pizzeria “Ai Tre Archi”, Confartigianato (Venezia), Design Agency.

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Maxtin & Delea

L’idea avuta dalla Casa Vinicola svizzera Delea e l’artista italiano Maxtin non è solo marketing è brand identity, perché l’etichetta può rafforzare enormemente l’identità di una cantina, questo l’ha subito capito la casa Vinicola Delea essendo molto sensibile all’arte ha percepito nell’artista e nei suoi lavori la potenzialità nell’essere riconosciuto dal mercato, da qui la creazione della linea Maxtin Wine Art. Una produzione di 100 pregiatissime bot-

tiglie Delea con etichette dipinte singolarmente a mano dall’artista, un’etichetta ben fatta non è solo un lavoro di grafica, ma è prima di tutto la sintesi di una fusione perfetta tra due forme d’arte: quella della viticoltura e quella figurativa, tutto questo porta al successo che stanno riscontrando gli ideatori di questa idea che sicuramente non si fermeranno a questo progetto. C.C

Nell’astrazione cromatica di Maxtin si evince un geometrico neoplasticismo, dietro il quale si cela una fitta rete di collegamenti di pensiero tendenti alla creazione di un complesso sistema di suddivisione dello spazio, atto a modellarsi in base ai dettami estemporanei dell’artista. La multidimensionalità dei suoi lavori, ottenuta con la sovrapposizione di più elementi realizzati dall’artista stesso, induce verso un concetto d’insieme globale, un ideale universale di unificazione, un nucleo di materia attraverso cui tutto può trasformarsi in energia. L’energia risiede in tutto ciò che ci circonda, e cosa sono i colori, se non un’esplosione di energia? Quella stessa energia che l’artista ha manipolato con lo strumento della fantasia, mescolando genio e sregolatezza sulla tela, fino ad ottenere una miscela personale

di sublimazione dell’Arte. Riconoscibile il tratto, unico nel suo genere, Maxtin mette a nudo la propria sensibilità d’animo, ponendo al centro delle proprie opere il cuore, il centro delle emozioni umane. Come il “cuore rivelatore” magistralmente narrato da Edgar Allan Poe, così il cuore dell’artista pulsa con veemenza sulla tela, rivelando al mondo il proprio battito, affermando così la sua presenza, intimamente segreta, così infinitamente prodiga di emozioni totalmente concentrate su impossibili geometrie ed alternanze cromatiche. L’artista mette lo strumento della sua creatività a disposizione delle varie culture che ne hanno influenzato il percorso di crescita personale, offrendo ripetuti e generosi omaggi alle terre ed ai popoli che maggiormente hanno catturato la sua curiosità intellettuale, quella fame di conoscenza e di scoperta che hanno contraddistinto i pionieri di ogni tempo.

In foto da sinistra Maxtin e Enrico Grisetti (Direttore Commerciale Delea)

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Carmine T.A. Verazzo. Direttore Artistico di ExpoArt Magazine.


La ditta di Angelo Delea è stata fondata nel 1983, ispirata dalla vinificazione di tipo Bordolese con affinamento in carati (barriques) di pregiato legno di rovere francese, d’Allier e Nevers. Nella moderna e tecnologica cantina inaugurata nel 1993 e ampliata successivamente, si respira un’aria antica per via delle 800 barriques ospitate nei grandi e suggestivi sotterranei con volte ad arco e del museo del vino con numerose attrezzature del passato. La grande azienda coltiva, nei venti ettari di proprietà, le varietà Merlot, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon nella tenuta Amorosa in località Gudo (nell’agriturismo sono proposti pernottamenti e una raffinata cucina); Merlot, Cabernet Franc, Syraz, Chardonnay, Sauvignon e Samillon nel Castello di Cantone a Rancade e Chardonnay a Cavigliano. La vasta produzione vinicola Delea consiste in varie tipologie di vini fermi, dolci e spumanti che consentono anche l’utilizzo delle vinacce per la produzione di Grappe che avviene nella distilleria interna, esistente dal 1932. Qui si producono pure distillati di frutta e liquori. In un sottotetto, dalla esperienza modenese e reggiana, maturano i mosti nelle classiche batterie di botti di diverse dimensioni a scalare, si ottengono Aceti Balsamici dai diversi invecchiamenti: 1, 3 e 6 anni.

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AFSceicco L’Arte di collezionare...

Antonio Franzese nasce a Nola (Na) il 05.12.1956. E’ uno dei più qualificati ed apprezzati conoscitori d’arte moderna del nostro Paese, che si muove con determinazione e passione e, nello stesso tempo, con classico senso della misura, nel difficile ed impegnativo mondo della promozione e della valorizzazione dei talenti artistici in ambito regionale ed oltre. Docente di Scienze Ginnico-motorie negli Istituti statali d’istruzione secondaria, AF è persona discreta ma ben consapevole delle sue qualità artistiche e professionali, che gli consentono di spaziare con notevole padronanza dei fondamentali artistici e con finezza di gusto nel campo disseminato di rischi ma pur sempre ricco di soddisfazioni morali ed estetiche della “art- promotion”. Antonio Franzese, uomo di grandi qualità umane, rinnova, in sostanza, il suo appuntamento con la vita di ogni giorno traendo linfa vitale dai suoi rapporti interpersonali, ispirati alla freschezza del connotato sentimentale, che più è la cifra della sua capacità di approccio lirico e “ingenuo”, si direbbe instintivo, al mondo dell’arte. Antonio Franzese nello studio dell’Artista Carlo Capone

Io sono un testo casuale – sin dalla mia nascita. Ho messo tanto per capire ciò che significa essere un testo casuale: Io non ho senso. Sono senza riferimenti e un po’ spaesato. Spesso non mi leggono neppure. Ma, da tutto ciò si può concludere che sia un testo indecente? Mi rendo conto che le mie

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possibilità di apparire su una testata di prestigio sono minime ma ciò non vuol dire che sono meno importante. Sono casuale, però mi piace essere testo. E se mi leggi fino alla fine, sarò riuscito a raggiungere una cosa che gran parte dei testi “normali” non è in grado di ottenere: la tua attenzione.

www.afsceicco.it


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OMBRETTA IARDINO

M A T E R I A ,

F O R M A ,

O G G E T T O

“…un bel dì vedremo….” – Tavolino da tè con seduta BUTTERFLY Collezione: Opera Lamiera di acciaio tagliata a laser e verniciata. Incastro a vista con saldature in TIG e colonna-contrappeso con composizione floreale. (100x100x120 cm) Anno di realizzazione: 2013 LA FUNZIONE RITUALIZZATA. La Forma del Tavolino da Tè BUTTERFLY è determinata attraverso una composizione articolata di parti, ciascuna con un proprio ruolo; la seduta incastrata con il piccolo ripiano decorato per gli utensili (teiera e tazzine e scatola per il tè) e soprattutto la colonnacontrappeso. La composizione trova nella colonna-contrappeso, evocazione del tradizionale Tokonoma, il suo fulcro visivo, sottolineato dal colore e dalla sua posizione decentrata rispetto all’intera composizione. Essa rappresenta, però, soprattutto il punto di equilibrio statico tra la colonna stessa ed il resto del tavolino attraverso lo studio del bilanciamento di pesi, sottolineato da un delicato e appena percettibile appoggio tra i due sistemi. Sintesi di un rapporto tra artificio e natura lì dove questa può essere emblematicamente espressa attraverso un semplice ramo di ciliegio selvatico che accostato ad una camelia in boccio è l’eco dell’inverno che si rigenera nell’annuncio della primavera, o attraverso un unico giglio che cosparso di rugiada, in un caldo pomeriggio estivo, “sembra sorridere all’inesattezza della vita”. Accanto alla colonna, nella quale la composizione floreale segue la legge che solo la natura del vaso le impone, si dispongono gli utensili. Il Tè!! “(…) lo si serve nelle tazze e lo si assapora. Che nettare! Le foglioline sottili restano sospese come piccole nubi in un cielo sereno, o galleggiano come ninfee su acque smeraldine. (…) Ai nostri giorni l’industrializzazione rende la vera raffinatezza sempre più ardua. Non abbiamo forse più che mai bisogno della stanza del Tè?” (K. Okakura).

Ombretta Iardino Architetto – Scenografo SITO WEB: www.studioiardino.it e-mail: ombretta.iardino@studioiardino.it

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GALLUCCI Caffetteria

Pasticceria

Nola (Na)

Cioccolateria

Management : Dott. Angelo Mele

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Rosario COSTANZO

Legàmi… Lègami, 2013; matita e olio su tela, cm. 50x70

“C’è un filo rosso che lega destini, anime, storie. Un filo rosso invisibile che guida e controlla i comportamenti degli uomini...” Via Einaudi, 19 81038 Trentola Ducenta (CE) Cell: 3284174813 rosario-costanzo@libero.it

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I L I B I S I V àttic città VISIBILI


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EDVARD MUNCH

O6.11.2013

Palazzo Ducale Genova

27.04.2014

L’ Inconscio e la figura. Genova si conferma un luogo d’avanguardia con rassegne di valore e fascino. Figura a Palazzo Ducale una mostra di notevole spessore culturale e, cosa molto importante, in linea con i tempi attuali. La mostra e’ promossa dal Comune di Genova e curata dal Direttore della Pinacoteca di Parigi Marc Restellini. Compaiono 120 Opere provenienti da Musei e collezioni private che rappresentano in maniera sintomatica l’evoluzione della Pittura del secondo ottocento. Edvard Munch nasce in Norvegia nel 1863. La sua vita sara’ contrassegnata da lutti e sofferenze che influiranno in maniera determinante sull’esistenza e che saranno il crogiuolo ispirativo della sua successiva Arte. Arte in contrasto e innovatrice rispetto a quella tradizionale il cui tema dominatore sara’ l’accentuarsi di un spiccato lirismo talvolta macabro e scabro. Inportante fu la conoscenza che Munch fece con la Filosofia di Kierkegaard e l’amicizia con Hans Jaeger. Tratto peculiare della Pittura di Munch e’ stata quello di avere anticipato l’ Espressionismo. Una arte cosiddetta di rottura, innovatrice rispetto alla preecedente che non venne pertanto compresa e marginalizzata, ove l’emozione supera l’opera stessa in tratti pittorici istintuali regolati e ispirati dall’in-conscio. L’Artista avverte la decadenza dei tempi a venire con le tragedie che si avvereranno nella prima meta’ del novecento. Occorre notare come tale Arte si differenzia da quella canonica di allora poichè si passa da una figurazione oggettiva a quella introspettiva soggettiva ove l’io umano umano viene rappresentato nei più svariati modi in temi ampiamenti rappresentati quali la follia , la sofferenza, la stessa figura femminile sacralizzata con toni causticamente macabri in una sorta di decadenza sia melaconica che lirica. Il suo desiderio di sperimentare lo portera’ a compiere diverse viaggi per l’ Europa. Importante e degno di nota sara’ il suo soggiorno in Germania ove la sua Pittura verrà giudicata degenerata. Le opere che figurano a Palazzo Ducale sono di elevata qualità espressiva. Entrando nella Rassegna spiccano per il valore gli “Autoritratti” dell’ Artista come l’opera a olio “Dopo il Bagno” in cui compare una inusuale innocenza esistenziale. Soave e’ invece l’opera “Giardino con casa rossa”. Il culmine della mostra si ha nelle opere celebri :”Bambina Malata” e “Madonna” Madonna II”. Un olio di notevole spessore e ‘ l’opera “La casa rossa” con un vedutismo informale degno della Arte di oggi. Nei ritratti a olio della sala seguente si evidenziano tratti gestuali e di forte impatto visivo soprattutto nei ritratti di Inger Barth, Jappi Nilssen e Anny Steveersern. La rassegna termina con le interpretazioni di Andy Warhol sulle opere dello stesso artista ove si ricorda no 2 opere efficacenmente interpretate del noto “Urlo”. Edvard Munch va considerato un grande artista per avere rappresentato in maniera unica la condizione umana in corpi immolati da una espressività malinconica. Un ‘Arte che va di pari passo con le scoperte della Psicoanalisi in cui l’essere umano viene figurato nei risvolti esistenziali dell’ io più profondo accentuandone i tormenti epocali del Novecento. Roberto Garbarino

L’ INFERNO DANTESCO E GLI INFERNI QUOTIDIANI Tra le varie mostre d’arte Contemporanea presenti nel panorama odierno figura a Genova presso il complesso monumentale della Commenda un evento singolare e di interessante valore in un connubio poliedrico di arte, storia, e musica ove il tema

è il trionfo della creatività .L’Associazione Culturale “La Tela” ha selezionato un nutrito gruppo di Artisti di varie tendenze: si passa dalla figurazione come all’informale, dalla scultura alla moda. Le recenti rappresentazioni delle ultime Biennali di Arte Contemporanea indicano l’incontrastata direzione verso le più svariate pulsioni creative supportate dalla piena e libera espressività. Si comprende pertanto una differenziazione e una diversificazione dell’Arte stessa che rende maggiore studio da parte degli storici dell’Arte per stare al passo con i tempi e per comprendere i fenomeni odierni. In questa rassegna dal titolo eloquente : “L’ Inferno Dantesco e gli Inferni quotidiani” gli artisti rendono visibile,come nei 34 Canti dell’ Inferno della Divina Commedia, l’esistenza quotidiana cercando di esprimere la realtà e sopratutto se possibile di migliorare la cosiddetta “lonza quotidiana” che “ impediva tanto il cammino”. Sovente le mostre d’arte contemporanea si susseguono con somiglianze evidenti. In questo caso, e’ tale e’ stata la volontà dell’ Associazione , si e’ voluto espressamente differenziarsi sia per le qualità dagli Artisti sia per le tematiche affrontate per ricercare con l’ Arte come lo stesso Dante scrive nel II Canto : “ O muse o alto ingegno” ;un mezzo necessario che produca cultura nella nostra Società. Occorre altresì ricordare che l’Arte segue il corso dell’ esistere e forse sta cambiando il ruolo stesso dell’Artista nel contesto della realtà che lo ispira, per comunicare e contrastare la Genesi del tempo come nel viaggio dell’ omonima opera letteraria, La Storia , la Letteratuta descrivono il domani di un popolo, di una società e l’arte colora le sembianze del visibile. Bisogna essere pertanto dei “Vulgari” per comprendere l’eloquenza del linguaggio della realta’ come degli stessi cambiamenti epocali che spesso dissolvoni i canoni esistenziali di cui ci eravamo fagocitati. Riconsiderare con maggiore umiltà le distanze culturali , le diversità, sperando che questa mostra come si legge nel XXIV Canto sia uno stimolo e “rinova gente e modi “. Dante creo’ l’ Umanesimo fu l’artefice della nostra lingua, delle nostre radici culturali. Il viaggio della Commedia Dantesco fu la ricerca della verità delle “Humanae litterae”. Dante Alighieri un clandestino viandante dell’ Intelletto. Che cosa direbbe Dante della Società di oggi? Quale sara’ nostro il domani, assistendo oggi ai cosiddetti Inferni quotidiani ? Sentiamoci pertanto uniti nelle distanze , storiche, culturali e trovemo sempre più certezze per arrivare cosi, come scrisse il Poeta al termine dell’ ultimi Canto, a : “ riveder le stelle”. Tale e’ lo scopo di questa rassegna. Roberto Garbarino Artista Critico d’Arte

WWW.LATELANEW.COM 31


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Giuseppe Volante

“Il profumo del passato” olio su tela, cm 100x80 , anno 2013

“L’unione” olio su tela, cm 120x60 anno 2013

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Studio: via Torino n° 37 - 93010 Marianopoli (CL) cell. 328 2483581 sito: www.giuseppevolante.it - www.facebook.com/peppevolante e mail:giuseppe.volante@alice.it


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Anneke van der Zwaag

SERENITY, 80x80cm

GALENA, 100x100cm, PRIMO PREMIO Awesome Expo, Barcellona, settembre 2013.

SCARLET, 80x80cm, PRIMO PREMIO ArtePadova, CATS Contemporary Art Talent Show, novembre 2013

Anneke van der Zwaag è nata nei Paesi Bassi (Olanda) nel 1969, si trasferì in Svizzera nel 1992, dove oggi risiede in Canton Ticino. La sua passione per la pittura, il disegno, e l’arte della decorazione si manifesta già da giovane. È solo dal 2009 che comincia a dedicare più tempo all’espressione della sua creatività. Dal 2012 partecipa a eventi artistici ed espone le sue opere d’arte.

Anneke van der Zwaag was born in the Netherlands in 1969 and moved to Switzerland in 1992, where she now resides in the canton of Ticino. Already at a young age she loved to draw, paint and decorate. Since 2009 she started to dedicate more time and space to expressing her creativity. In 2012 she started participating in artistic events and exhibiting her artworks.

È un artista autodidatta che trova nella pittura grande armonia e soddisfazione ed è grata per l’arricchimento che essa porta alla sua vita. Le sue opere sono il risultato dell’uso combinato di abilità, emozione e fantasia ognuno delle quali contribuisce a creare oggetti di pura estetica da condividere con gli altri.

She is a self-taught artist who finds great satisfaction and harmony in painting, and is grateful for the enrichment it brings to her life. Her artworks are the result of the combined use of skill, emotion and fantasy to create aesthetic objects to share with others.

Dipinge sia su tela sia su legno, con tecniche miste e colori prevalente-mente acrilici. Si lascia portare dal suo stato d’animo del momento traendone ispirazione per definire colori, materiali e tecniche da utilizzare nella creazione delle future opere d’arte.

Painting on both canvas and wood, using mixed techniques and mainly acrylic paints, she let’s her current state of mind and inspiration define the choice of colours, material and technique for her next art work.

www.inspirationsbyanneke.com 33 33


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LUIGI TOSTI, L’INVENTORE DELLE FIABE MARINE (WWW.SONOUNAFIABA.IT) 34


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ESPONE IN PERMANENZA A ROMA, FERRARA, CREMONA E VENEZIA. 35


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Aldo Claudio Medorini

“Nautismo� Quarta dimensione, omaggio a Kubrick, 100x100x4 tecnica mista con oro zecchino e argento 900.

w w w . m e d o r i n i . c o m Info| aldoclaudio.medorini@gmail.com tel. 3315965805

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Daniel Sean Kaiser

Mademoiselle Emma: 70x100 acrylic on canvas 2013

GoFuture: 50x70 acrylic on canvas 2013

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www.donsart.de


appunti di

V I A G G I O

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APPUNTI DI VIAGGIO

Il Presepe dei Santi Cosma e Damiano a Roma

Da quando il Poverello d’Assisi ebbe la bella idea di inventare il Presepe, per evocare la nascita di Gesù, esso ha fatto molta strada occupando sempre un posto particolare nel cuore soprattutto dei credenti. In particolare nel cuore dei napoletani che, a cominciare dal Settecento, ne hanno fatto una vera e propria Arte. Grazie anche al mecenate Carlo III di Borbone che, essendo molto religioso e amando l’ artigianato, promosse iniziative per favorire l’arte presepiale… facendola raggiungere un altro e significante livello espressivo. Sta di fatto che il Presepe napoletano, avvalendosi anche delle precedenti esperienze delle altre regioni, non ha uguali in quanto strutturato in un modo piuttosto complesso e del tutto caratteristico. Dal punto di vista tecnico è una sorta di composizione mista che utilizza armoniosamente l’architettura, la pittura e principalmente la scultura. I personaggi, finemente vestiti, e il paesaggio si fondono in un suggestivo quanto mirabile “unicum” che sembra palpitare di vita. .intorno al Presepe – va annotato – ruota, in quasi tutto il napoletano, un vero esercito di artisti e valenti artigiani che, con una innata passione, portano avanti la loro attività. La culla di quest’arte presepiale è S. Gregorio Armeno e i vicoli adiacenti che, per il loro folclore, sono mèta continua di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Di Presepi eccelenti ve ne sono molti e sparsi per ogni dove, dai piccoli ai grandi centri, e non soltanto della nostra Penisola. Consigliamo di andare ad ammirare quello monumentale che trovasi in via dei Fori Imperiali, nella chiesa dei santi Cosma e Damiano, a Roma. Chè è uno dei più interessanti e ricchi che possono ancora vedersi in tutta la loro integrità. Risalente al Settecento fu offerto nel 1939 ai Francescani del Terzo Ordine di detta Chiesa dai coniugi Cataldo-Perricelli che, per diritto di proprietà, ne erano i proprietari. E’ un’ opera stupenda che non ha nulla da invidiare ai Presepi più celebrati, compreso quello della Reggia vanvitelliana, che li sopravanza per magnificenza e grandezza. Misura infatti sedici metri di lunghezza, nove di altezza e sette di profondità. Intorno alla grotta, inserita in un Tempio pagano in rovina ( simboleggiante la fine del paganesimo e la nascita del cristianesimo ) è tutta una esplosione di vita dove palpita e si anima un mondo d’ epoca, tipicamente napoletano, che è reso con straordinaria vivacità. E’ una sorta di interessante documentario etnografico con centinaia di personaggi, riprodotti fedelmente, il cui valore artisticoinformativo e culturale sulla Natività è un qualcosa di veramente eccezionale. Oscar Marino

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APPUNTI DI VIAGGIO

AMSTERDAM, la meravigliosa città delle biciclette Non poche città, alcune nord-europee, si contendono il privilegio di essere simili a Venezia in quanto avvolte dall’acqua. Ma quella che le si avvicina di più, per le sue peculiari caratteristiche, è senz’altro Amsterdam, la capitale dei Paesi Bassi. Una città affascinante che non raggiunge il milione di abitanti, anche se si mostra sempre intasata, che è stata edificata alla foce del fiume Amstel su una novantina di isolette unite insieme da circa 1300 ponti che sono traversati da ben 160 canali. Che è conosciuta nel mondo come la patria dei diamanti, per le sue rinomate industrie e i 65 stabilimenti diamantiferi che vantano un giro d’affari di milioni euro annui. Tollerante, puritana e alquanto contraddittoria, la città, che è divisa in 16 dipartimenti (aventi ciascuno una propria autonomia amministrativa), conta più di 7000 case sull’acqua, una sessantina di Musei e Gallerie frequentate da 2.000 artisti provenienti da più parti, oltre 10.000 boutiques e una trentina di mercati. Oltre ad una serie di quartieri caratteristici, sui quali spicca quello cinese, 40 Teatri, qualcosa come 1.500 caffè e bar e una cinquantina di Sale cinematografiche. Il tutto circondato dall’acqua, ingentilito da 230.000 alberi (disseminati anche lungo i canali ), e abbellito da parchi suggestivi che si fanno ammirare per i loro 600.00 fiori ( per lo più tulipani ) da bulbo. I cui semi possono essere trovati, dai 6 milioni di turisti e visitatori l’anno, nel mercato dei fiori e nelle botteghe di buona parte dell’abitato. Che e’ raccolto intorno ai canali, in gran parte navigabili, e lungo il corso del fiume Amstel che mette in comunicazione la città con l’acqua del mare confluendo in un Porto commerciale-turistico, considerato tra i più importanti d’Europa. Città d’Arte, Amsterdam vanta – oltre quanto detto – uno dei Musei più celebri e ricercati del mondo, il “ Rijksmuseum “, che e’ d’obbligo visitare perché contiene ben 600 opere del grande pittore Vincent Van Gogh. Ciò che più colpisce l’occhio, girando per le strade e le piazze, e’ il numero impressionante delle biciclette ( piccole, grandi, di tutti i tipi e colori perfino a forma di carrozzini per i neonati ) che e’ pari al numero degli abitanti e che fanno di Amsterdam, nel suo genere, una città unica al mondo. Se ne vedono un po’ dappertutto: lungo le strade, all’ angolo dei quadrivi, nei parchi ( anche per terra ), sotto i palazzi, vicino agli Uffici e i negozi e ammucchiate nei condomini… quando non ti mettono sotto correndo lungo o ai bordi delle piste ciclabili. Cosa che talvolta spinge chi non e’ abituato a tanto frastuono a lasciare, se può, il centro abitato, e cercare siti più ameni… dirigendosi, semmai, verso i vasti e lussureggianti prati ( inzuppati d’ acqua ) del nord dove possono essere visti in lontananza, tra i Mulini a vento e i tulipani multicolori, mandrie di mucche che pascolano in tranquillità. Imbattendosi, se e’ più fortunato, a Volendam ( una trentina di chilometri da Amsterdam ) nell’idilliaco Villaggio cosiddetto dei Pescatori, ritenuto ( non solo ) dall’Unesco uno dei posti più belli e suggestivi del pianeta. Antonio Marino

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“Nell’abisso”, 2011, olio su tela, 50 x 50 cm.

Bruna Meneghello Artista Bruna Meneghello Via F.lli Cairoli, 36 36061 Bassano del Grappa VICENZA e-mail: bruna.m44@libero.it

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daV E D E R E

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DAVEDERE

SPECIALE

MUSEI D’ITALIA

Il MACRO Museo di arte contemporanea di Roma. A cura di Carmine T.A. Verazzo Il Museo di Arte Contemporanea di Roma (MACRO) è un complesso ubicato nei pressi di Porta Pia, nel quartiere Nomentano di Roma realizzato dall’architetto francese Odile Decq. Una sede secondaria, denominata MACRO Future, è situata in due padiglioni dell’ex mattatoio di Testaccio, vicino alla Piramide Cestia. Nel 1883 il Comune di Roma acquisì alcune opere d’arte all’Esposizione Internazionale di Belle Arti con l’intento di costituire una Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea. Nel 1913 Auguste Rodin donò il bronzo Busto di signora alla città di Roma. Nel 1925, dopo altre acquisizioni, il Comune di Roma decise di costituire a Palazzo Caffarelli, in Campidoglio, una Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea. Nel 1931 la collezione venne ulteriormente ampliata e intitolata a Benito Mussolini. Nel 1938 l’istituzione venne soppressa e la collezione fu trasferita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Nel 1949 la raccolta venne poi ricostituita. Molte delle opere depositate presso la Galleria Nazionale fecero ritorno alla Galleria Comunale, la quale riaprì al pubblico a Palazzo Braschi. Nel 1963 buona parte della collezione fu trasferita a Palazzo delle Esposizioni, dove rimase fino al 1981, anno in cui l’edificio chiuse per restauri. Le opere vennero riportate nei depositi di Palazzo Braschi. Nel 1989 il Comune di Roma assegnò l’ex Stabilimento della birra Peroni come sede della Galleria Comunale. Tra il 1991 e il 1994, la collezione, ormai in parte dispersa, venne riordinata e riunita, e nel 1995 la Galleria venne riaperta provvisoriamente nell’ex convento delle Carmelitane, esponendo 150 opere della raccolta. Nel marzo 1996 iniziarono i lavori di ristrutturazione di una parte dell’ex Stabilimento Peroni destinati alla nuova sede della Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Nel 1997 un padiglione del nuovo museo fu aperto al pubblico. Nel 1999 furono completati i lavori di ripristino dei primi due padiglioni assegnati alla Galleria. IL MACRO dal 29 novembre 2013 al 19 gennaio 2014, STUDIO SHOWS, la mostra finale del programma Artisti in residenza, a cura di Maria Alicata, che per la quarta edizione ha ospitato gli artisti Hilla Ben Ari, Riccardo Beretta, Jacopo Miliani e Sahej Rahal. Per quattro mesi, a partire da agosto 2013, gli artisti hanno lavorato nei rispettivi studi che diventano ora spazi espositivi per mostrare e condividere con il pubblico le ricerche svolte nel periodo di residenza. I lavori e i progetti in mostra, non necessariamente conclusi, possono essere considerati ancora in forma aperta, rivelando così i passaggi fondamentali dei processi di creazione. Dal 29 novembre 2013 al 9 marzo 2014 il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta la mostra Giulio Paolini. Essere o non essere, prodotta con la Whitechapel Gallery di Londra, dove proseguirà in una versione ampliata nel luglio 2014. L’esposizione, curata da Bartolomeo Pietromarchi, presenta quattordici opere datate dal 1987 al 2013, tra cui un nuovo lavoro ideato appositamente per l’occasione. La scelta dei lavori – allestiti come “isole” di luce in una successione di ambienti in penombra – propone per la prima volta un percorso monografico dedicato a un tema di particolare rilievo nella poetica di Giulio Paolini: l’autore e il suo ruolo (o non ruolo) rispetto alla concezione dell’opera e al suo manifestarsi. Per Paolini l’autore non è un demiurgo – non ha nulla da dichiarare né da mettere al mondo – ma un mero spettatore, che attende l’alzata del sipario, l’inizio della rappresentazione, l’artificio di una visione. Laddove compare in prima persona, l’artista veste il ruolo dello spettatore oppure è calato nella ricerca e nell’attesa del possibile divenire di un’opera. In altri casi è rappresentato attraverso la dimensione dello studio d’artista. La presenza diretta o indiretta dell’autore si inscrive sempre nel cammino imperscrutabile che conduce all’eventuale nascita dell’opera, di cui egli non si considera il creatore, bensì l’ospite.

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DAVEDERE

Museo internazionale e ebiblioteca della musica Nipponica presentano

In mobile carta. Design e origami in musica installazione realizzata da Elisa Cavani e Marisa Cortese Spazio mostre temporanee PROROGATA FINO AL 6 GENNAIO 2014 signer e fondatrice di Manoteca, produce pezzi unici di design interamente fatti a mano. Master in design e comunicazione presso l’Università del progetto di Reggio Emilia ed esperienza decennale come visual-merchandiser per diverse case di moda. Trasformare materiali di recupero in oggetti dallo spiccato senso estetico trattandoli come vere e proprie opere d’arte è ciò che ha portato Manoteca a New York, Hong Kong, Seul, Londra, Las Vegas. Marisa Cortese inizia a praticare l’origami nel 2001 e ha tenuto vari laboratori pratici per diffonderne e promuoverne la conoscenza e la pratica. Realizza origami per allestimenti, eventi e progetti speciali. È tra gli ideatori di Nipponica e ne coordina i progetti legati all’arte degli origami.

Inaugurata il 26 ottobre scorso In mobile carta è un’installazione immersiva e interattiva, che offre al visitatore la possibilità di essere spettatore e nel contempo parte integrante dello spazio che reagirà alla sua presenza, proiettandolo in un tempo non definito, dove prima e dopo non sono più distinguibili, dove l’istante ha durata infinita. Nel solo mese di ottobre ha superato i XXX visitatori, motivo per cui d’intesa con le artiste e grazie anche alla collaborazione del Dipartimento Economina e Promozione della Città del Comune di Bologna si è deciso di prorogarla fino al 6 gennaio 2014, per dare la possibilità di visitarla anche durante le festività natalizie e in particolare il 1° gennaio con l’apertura straordinaria del Museo della musica. L’idea di In mobile carta parte dall’intenzione di ridefinire uno spazio creando un insieme armonioso tra elementi naturali, carta e suono. Gli oggetti recuperati e risignificati dall’intervento artistico di Elisa Cavani, designer e fondatrice di Manoteca, si arricchiscono del potere evocativo – figurativo e astratto – dell’origami, arte giapponese di piegare la carta, ad opera di Marisa Cortese. L’unicità del design di Manoteca, un vecchio pianoforte e una foresta di alberi di caffè indonesiani incontrano gli oltre 5000 origami realizzati per dare corpo ad un luogo effimero, ideale, mediante la sospensione di forme leggere dal suono animato. L’apparenza e la realtà si confondono e trasformano la materia in elemento impalpabile e indefinito. La mostra è realizzata in collaborazione con il Museo della Musica di Bologna, Festival delle Fiabe giugno 2014 e con il patrocinio di: Ministero degli Affari Esteri Italiano, Consolato Generale del Giappone a Milano, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna, Università di Bologna. Elisa Cavani de-

Nipponica ufficiostampa@nipponica.it tel: 051 381694 www.nipponica.it L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto di ingresso al Museo € 5.00 intero -€ 3.00 ridotto Orari: ore 9.30 > 16.00 da martedì a venerdì; ore 10.00 > 18.30 sabato, domenica e festivi chiuso il 25 dicembre aperto il 1° gennaio 2014

Info: Museo internazionale e biblioteca della musica Palazzo Sanguinetti - Strada Maggiore 34, I-40125 Bologna tel. +39 051 2757711 - fax +39 051 2757728 museomusica@comune.bologna.it - www.museomusicabologna.it

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MARTA FIORENTINI Marta Fiorentini. Ho seguito studi scientifici poi scuola di mosaico, lavoro che mi ha accompagnata per 25 anni la passione per la fotografia è nata pochi anni fa quando mi decisi a comprare una compatta, anche se piuttosto restia verso ogni forma tecnologica dopo aver scattato ad albe tramonti e angoli della mia città ho sentito la necessità di usare la macchina diversamente, per questo ho scelto una reflex che mi desse la possibilità di creare sdoppiature, trasparenze, movimento e mi si è aperto un mondo, il mio.

Affascinanti contrasti tra luce e ombra sovvertono il confine tra figura e sfondo nelle opere di Marta Fiorentini, colore ed incolore, ombre portate e trasparenza creano una poesia a gli occhi dello spettatore, la sovrapposizione riesce ad evidenziare una vasta gamma di soluzioni visive, e la capacità tecnica di intervento di Marta Fiorentini ne amplifica l’essenza concettuale dell’opera fotografica. Si evidenzia nel suo lavoro il ricongiungimento tra l’individuo con la natura, che si fondono fino a diventare un tutt’uno. C.C

Info www.premioceleste.it/marta.fiorentini email fiorentinimarta@yahoo.it

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Sergio Campailla

Mr.KK Tecnica: Smalto su tela. Cm.60 x 40

Cris. Tecnica:Matita su carta. Cm.34 x 48

Pinocchio.Tecnica: Olio su tela. Cm.50 x 60

Volto con maschera. Tecnica:Olio su tela. Cm 100 x 100.

Nota Artistica: Attualmente sto lavorando sui soggetti di “Mr KK” e “Pinocchio”riproponendoli in vari formati ed espressioni. Info:sergiocampaillax@gmail.com Cell.3404097193

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photoshop, stampa su plexiglass da 5mm, dimensioni 75cm x 113cm.

GIULIO F E S T A

“Academies” L’intera collezione intitolata “Academies” sarà inaugurata prossimamente presso L’Istituto di cultura francese “Le Grenoble” di Napoli.

Corso trieste, 167 - Secondo piano - 81100 Caserta www.arterrima.it - info@arterrima.it facebook: arterrima

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Giuliana Maddalena FUSARI

“Autoritratto con la testa tra le mani - Selfpotrait with head between hand” 102 x 91 acrilici su yuta,yuta,guazzo e acrilici su carte,taglio,cuciture in lana mohair

Opera premiata al Premio Internazionale “ Premio Biennale Nobel dell’Arte 2012” a Montecarlo,Principato di Monaco.

pittrice,poetessa,scultrice e foto d’arte,Giuliana MM Fusari è Laureata con il 110 e Lode e Professore Accademico. 1992 Eletta Artista dell’anno da Pierre Restany,su Arte Mondadori 2011 Triennale di Roma,Complesso Agostiniana,Roma 2011 Premio Tokyo,vince una mostra a Brusselles,Galleria AmArt Louise 2012 1° Premio al Premio Internazionale “Il Ponte 2012”,New Jersey,USA 2012 Premio Int. “Le Louvre” mostra a Parigi Galleria Thuillier 2013 Mostra Personale al museo Quirinus a Koping,Svezia 2013 Premio Van Gogh,Città di Amsterdam,mostra a Amsterdam Galleria ArtieAmicitie 2013 1° Premio al Premio Internazionale “La Follia di New York 2013”,Stati Uniti d’America 2013 “Giornata del Contemporaneo”,AMACI,mostra Personale a Verona in Via Cappello 49

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Giuliana Maddalena FUSARI Via Luigi Simeoni 7 -37131 VERONA tel 045 526441 giulianammfusari@alice.it


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Angela ELIA

Ulivo Pittura, Olio su tela, 80 x 100 cm

L’ albero dell’ulivo secolare con il tronco nodoso, incavato e modellato rappresenta una parte bella della natura che segna il tempo che passa!

www.angelaeliaarte.it Info| 339/2528791 53


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ADRIANA SOARES

Le Margherite rosa

PhotoDigiPainting Art di

La fotografia di Adriana Soares sa di vita. Un percorso che parte dalla bambina, dai piaceri istintivi per la pittura, dal sacrificio, dalla professione di modella che le fa girare il mondo e le fa conoscere la fotografia, la fa innamorare forse proprio perché s’accorge che in una foto, anche se apparentemente statica, può raccontare un’intera vita. Il fermo immagine di un momento che apre la mente ad un prima e un dopo, che porta lo spettatore di fronte a una ricerca e compie quel piccolo miracolo che solo l’arte, quando è tale, può fare: essere da stimolo per la creatività altrui. Momenti di vita per ritrovare, poi, il tassello più importante. La ricerca della bambina che giocava a mescolare i colori improvvisamente si compie e quegli stessi colori, con la stessa energia e lo stesso istinto, ma con più consapevolezza, ritornano e si fondono con le opere fotografiche mostrandoci immagini fresche, nuove, che a volte trattengono e altre volte rilasciano una gran quantità d’emozioni. L’unire, o meglio, la fusione tra questi volti apparentemente inquieti con angoli della città, o della natura, appare come una sorta di Dna dell’anima e non solo di chi crea ma soprattutto di chi ne usufruisce. Adriana ha in sé e nelle sue opere, la determinazione di ogni giorno che ha vissuto e che vuole trasmettere agli altri per emozionare come fosse una mano invisibile che ci accompagna per mano. Un cerchio che si chiude, la bambina e l’artista, oggi donna, in uno stesso corpo, in uno stesso nuovo linguaggio. Poeta Alessandro Vettori Mostra personale, presso Cubo Festival a Ronciglione Viterbo dal 6 al 8 dicembre. Prossima Mostra presso la Royal Opera Arcade (ROA) Gallery, Londra: “INSIDE” rassegna internazionale d’arte contemporanea, dal 9 al 15 dicembre 2013.

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EXPOART “La creatività risulta efficace solo quando è in grado di lasciare a bocca aperta. Come davanti a una nuova scoperta. La sua identità consiste nel rivisitare il sentito dire, trasformare realtà consolidate, generare nuovi orizzonti d’immaginario, creando e non sottostando sempre a quello collettivo, scrive Viki Iovinella, giornalista dei blog del Corriere della Sera. E la creatività espressa da Adriana Soares, brasiliana naturalizzata italiana, stupisce e, soprattutto, cattura l’animo del suo interlocutore in un viaggio tra le onde delle riflessioni interiori profonde. Nulla è banale e casuale nelle sue opere, dalla scelta dei soggetti ai colori, alle tecniche, in un sapiente gioco di seduzioni dei sensi. Non lasciano indifferenti. Sono opere vive e da vivere, un interscambio inesauribile di anime ed emozioni. Un’esperienza sensoriale. Puoi entrare e incontrare te stesso ed altro di te, arricchendoti. Ma puoi tornarci e trovare ancora una zona inesplorata e solo tua. Divengono parte dell’io creando un legame intimo, profondo. La creatività di Adriana Soares è lo strumento per compiere un percorso dell’anima. Qualunque anima.” Sabrina Spera

La finestra Aperta

Mistero

www.adrianasoares.com

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Sergio Maria Corazza

Sergio Maria Corazza di professione medico con la passione della fotografia negli ultimi anni ha orientato le sue immagini verso il cosiddetto Industrial Fashion style e verso l’ Architectural Design con particolare interesse per l’archeologia industriale e civile. Non si definisce fotografo ma “uno che fa fotografie”, ha partecipato e partecipa a collettive in Italia e gira la Penisola e l’Europa alla ricerca di continui spunti per i suoi scatti.

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Info| smcorazza@libero.it - www.premioceleste.it/corazza.sergio.maria


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VALERIANO LESSIO

www.valerianolessio.it

Info| email valemille@gmail.com

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FEDERICA SCOPPA

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Libere, sempre!, 2013, 85x85, tecnica mista su tela

Dentro, una spina..........., 2013, 97x123, tecnica mista su tavola

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www.artef19.com


in

MOSTRA

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MOSTRA

Profili deserti in un deserto di profili E’ stata inaugurata sabato 14 dicembre, presso il Palazzo Morano ad Aversa (Caserta), in Via Augusto Mazzaggio 12, la personale di pittura dell’artista Francesco Russo dal titolo: “Profili deserti in un deserto di profili”. La mostra, curata da Antonio Russo e patrocinata da Music Together AnTerre di Montopoli in Val D’Arno (Pisa) è stata realizzata in collaborazione con A.P.S. Il cappello e l’elefante di Aversa. Per l’occasione è disponibile il catalogo a cura dell’artista ed edito da Depigraf snc di Caserta. L’esposizione resterà aperta dal 14 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014 con orario 17.00 - 20.00. Per Info: 333.6440609 - 338.9660298 - cappelloelefante@libero.it

Profili e... deserti, 2013; olio su tele assemblate, cm. 120x120

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MOSTRA

FRANCESCO RUSSO I toni della disponibilitá, 2012; olio su tela, cm. 50x40

Così, come d’incanto, 2013; olio su tela, cm. 30x40

Tel/Fax 081.8145896 Cell: 338.9660298 mail: fra.russ@libero.it

Mai abbassar lo sguardo, 2013; olio su tela, cm. 30x40

Le ombre del tempo, 2012; olio su tela, cm. 50x40

www.russofrancesco.it

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Pasquale MONACO Dicembre 2013

FROM HEART TO SOUL

Tri-Mission Art Gallery Embassy to the Uunited States of America Roma Italy

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Nei suoi dipinti, forme e colori vibrano ed inducono prepotentemente ad una attenta indagine conoscitiva. Si manifesta il proprio vero significato, al di là delle apparenze. Dalla complessa struttura tecnica, trascendono normalità e convenzioni, trasmigra l’aspetto estetico nel suo più vero profondo multiforme significato. Esoterico, aromi fragranti in un crogiuolo di luci si rincorrono nella promessa di una unione mistica.

Carlo Capone

Info |cell: 339 766 12 12 65


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PROSEGUE IL VIAGGIO NEL ROMANZO D’APPENDICE CON IL CONTINUO DELLA STORIA CHE HA AVUTO INIZIO NEI NUMERI PRECEDENTI DELLA NOSTRA RIVISTA

L’URLO DEL MARE di Carmine T.A. Verazzo

Capitolo Mi sento addosso il peso degli anni, come se fossero molti più di quelli che realmente ho vissuto. Non mi aspetto più nulla di buono, è come se dentro di me tutto stesse marcendo. Anche il telefono che qualche volta squilla non riesce a risvegliare in me nessuna emozione. Vivo nella triste consapevolezza che niente e nessuno potrà mai più alimentare il mio entusiasmo. Sento che il mondo sta andando a puttane, ed io con la zavorra dei miei pensieri, non riesco più a tenere il passo, arrancando dietro, inseguo gli ideali, forse troppo vecchi, di un tempo ormai scaduto. Gli altri si evolvono ed io invece ho una pelle sola, piagata dal poco amore che nutro per la mia sdrucita corazza. Ma anche se ho smesso di amarmi da così tanto tempo che non ricordo più quando tutto ha avuto inizio, non riesco a non vivere pensando agli altri, e questo, lentamente, mi sta uccidendo. Vorrei poter dire che non credo più nell’amore, sentirmi libero da ogni obbligo sociale e morale, potendo finalmente svestire i panni di uomo e prendere il mio sesso e le mie infatuazioni e buttarli via come se fossero una pelle di serpente rinsecchita. Invece, i tumulti del cuore continuano, incessanti, a dilaniarmi il cuore e a dannarmi l’anima. Questo mio giorno lo dedico agli altri. C’era Vito su quella barca, solitario lupo di mare, galleggiante come una boa tra onde lontane, tra i riverberi del sole su cristalline onde sconosciute. Stavolta aveva navigato lontano, molto più lontano di quanto le sue vele fossero mai giunte prima in vita sua. Ora si trovava in un altro mare, lo aveva cercato e raggiunto con la sconfortata speranza di ritrovare una madre mai conosciuta, con quella disperazione che soltanto chi è irrimediabilmente solo al mondo può concepire. Ma il suo dolore non era per lui, quello era un lusso che non poteva più concedersi: lui soffriva solo per gli altri. Sentiva di doverglielo. Tutte le lacrime che non aveva mai versato teneva in serbo per chi ogni giorno ne versa troppe. Mie. Dalla testa non riusciva a cancellare tutti i volti, quei visi che conosceva sin da ragazzo, uno ad uno, delle persone che avevano accompagnato il suo viaggio di uomo. Persone che nella sua vita rappresentavano i tanti anelli di una catena, quella solida catena che teneva unita in qualche modo la sua vita così incerta. Persone che Giorgio, con la sua insaziabile sete di vendetta, stava per lasciare senza una terra. Avrebbe tolto loro tutto. La casa, il lavoro. Avrebbe divorato la loro dignità. “Prepara la tua mossa” era stato il suggerimento che suo fratello

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gli aveva dato, in un momento di lucido delirio, e forse questo lungo viaggio verso nuovi oceani era un ultimo, disperato tentativo di Vito per cercare un luogo nuovo dove portare tutti, in un lungo esodo alla ricerca illogica di un nuovo inizio. Ma quella gente non chiamava casa solo le quattro mura che sorreggevano i tetti sulle loro teste. Quelle persone chiamavano casa ogni sasso, ogni scoglio, ogni sterpaglia, ogni goccia di mare e di sale di quel luogo. Lontani da lì, non avrebbero mai più avuto una dimora. Mai più le accoglienti mura che per anni ed anni avevano accolto i loro rientri in un silenzioso abbraccio di pietra e mattoni. Non avrebbero mai più conosciuto la vita. E così, al termine delle sue riflessioni, Vito avviò nuovamente i motori, e la povera imbarcazione riprese mestamente la strada di casa. Dopo pochi minuti appena, la barca rallentò, come se fosse stata trattenuta da forze oscure ed invisibili. Il suo primo pensiero andò al vecchio e logoro motore, temendo in un suo definitivo abbandono. Ma poi riaffiorò il ricordo delle reti lasciate in acqua la sera prima. Quando fece per ritirarle, non si aspettava certo quella decisa resistenza dall’altro capo.“Impossibile che si siano impigliate in qualcosa” pensò “sono nel cuore più profondo dell’oceano, e qui non possono esserci scogli”. A quel punto la lotta tra l’uomo e le reti divenne estenuante. Ogni singolo muscolo di quel corpo ben tornito lavorava alacremente per ritirare la prima rete, la quale cedeva di pochi centimetri per ogni litro di sudore versato. Se un abile fotografo di passaggio avesse potuto immortalare quella scena, ne sarebbe venuta fuori un’epica istantanea. Sul calar della sera, ore dopo, centimetro dopo centimetro, Vito era riuscito a tirar fuori dall’acqua soltanto la prima rete. Ciò che essa conteneva lasciò l’uomo a bocca aperta per lo stupore.


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La N A T I V I T À

nelle chiese aversane

Il tema della Natività, che ha ispirato dai primordi del Cristianesimo buona parte degli Artisti, è presente anche in alcune Chiese aversane. Le quali, oltre a custodire artistici Presepi, vantano affreschi e tele pregevoli riguardanti la Nascita di Gesù. Mirabile per composizione è il quadro, raffigurante il Presepe, attribuito allo Zingaro, che trovasi sulla parete della navata destra nell’antichissima Chiesa di S. Maria a Piazza. Di conturbante bellezza è un altro dipinto del noto pittore Massimo Stanzione, sempre raffigurante il Presepe, che è allogato nella Cappella di quel che resta della splendida Chiesa della Maddalena. La locale Chiesa dell’antico cenobio di S. Lorenzo, al Borgo della città, conserva a sua volta (se non è stato trasportato altrove per il restauro) un interessante Presepe settecentesco di autore ignoto. Nella maestosa Chiesa dell’Annunziata vi è un grande quadro del Solimena “La nascita di Gesù”, che versa in pessime condizioni per la caduta di una parte del cornicione della Cupola e per l’incuria umana. In esso – questa la scena – la Vergine, con sguardo soave, mostra il Bambino ai pastori che sono stati guidati sul posto da un Angelo. Un piccolo gioiello artistico è da considerarsi il quadro, riposto nella Cappella del Sacramento del Duomo, che raffigura “La sacra Famiglia”. L’opera che si vuole sia del Baroccio, un pittore del cinquecento, trasfonde in chi guarda il volto beato della Madonna profondi sentimenti di estasi religiosa. Di notevole fattura artistica è il Presepe che è custodito in una Cappella della monumentale Chiesa di S. Francesco. L’opera titolata “L’adorazione dei Magi” è datata 1650 ed è attribuita a Pietro da Cortona. Le figure centrali sono quelle della Madonna e del Bambino, illuminate da una vivida luce, con intorno i pastori e sopra uno sprazzo di cielo popolato da splendidi putti alati. Nella Cattedrale si trovano anche una stupenda tela di Pietro Negroni, “L’adorazione dei Magi”, di rara fattura artistica, ed una meravigliosa “Natività” di P. Negroni e G. Cardillo. Degna di menzione, sempre nella Cattedrale di S. Paolo in Aversa, è la enorme tavola (proveniente dalla dissacrata Chiesa di San Francesco da Paola) titolata anch’essa “L’adorazione dei Magi”. L’opera, che va ammirata per la composizione delle figure ed i suoi effetti cromatici, è del pittore cinquecentesco fiammingo Cornelis Smet. Accanto alle opere citate le chiese aversane vantano altri gioielli artistici similari che, messi insieme, rappresentano un patrimonio culturale di tutto rispetto. Carlo Capone

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Dopo lo strepitoso successo de “Il codice da Vinci “ , tornano ad appassionarci le avventure dell’erudito e ingegnoso professor Langdon , studioso di storia dell’arte , con “Inferno “ , neo capolavoro dell’ormai celebre Dan Brown. Il romanzo pubblicato il 14 maggio 2013 in contemporanea quasi mondiale , è edito in Italia dalla Mondadori come i precedenti. È un’opera in cui scienza , storia, letteratura e storia dell’arte si intrecciando indissolubilmente a livello sia di contenuti che di messaggi latenti . La trama è ambientata nuovamente per lo più in Itala dislocandosi tra due città dalla straordinaria e peculiare bellezza, Firenze e Venezia, entrambe patrimonio di buona parte della cultura italiana. Il romanzo, infatti, prima di essere un thriller enigmatico e avvincente è un vero capolavoro per gli appassionati di storia dell’arte , con dettagliatissime descrizioni a mo di guida turistica delle città menzionate. Gli inseguimenti, linea guida della vicenda, si svolgono dapprima tra gli stretti passaggi naturalistici del giardino dei Boboli con le sue caverne artificiali e tra le vie di accesso secondarie di palazzo Pitti e palazzo Vecchio, che con le loro maestose architetture fanno da sfondo al romanzo. Sono menzionati i principali siti culturali di Firenze: la triade monumentale che funge da cuore della città,le numerose statue che sorgono sparse ovunque e i meravigliosi affreschi del salone dei Cinquecento , che colpisce in particolare per la centrale menzione della maschera mortuaria di Dante pezzo fondamentale del nuovo puzzle di Dan Brown, descritta nei minimi dettagli .Non meno dettagliate sono le descrizioni dell’ambiente luminoso e abbagliate di Venezia, divisa tra la trasparenza dell’acqua che la circonda e i profili orientaleggianti della basilica di san Marco, con i suoi contrasti di luce ed ombra e i suoi paesaggi sotterranei e lacustri. Robert Langdon si sveglia in un ospedale di Firenze con una terribile ferita alla testa e una seria amnesia che gli impedisce di ricordare i giorni precedenti. Ancora sotto shock si trova coinvolto in un’improvvisa sparatoria e poi nella successiva fuga in compagnia dell’attraente e enigmatica dottoressa Sienna Brooks, finendo per fuggire con lei da quella che sembra essere una spietata associazione di serial killer, in contatto persino con il governo. A turbare la città fiorentina è anche l’improvvisa scomparsa della maschera mortuaria di Dante, che da un filmato risulta essere stata rubata proprio dall’ignaro e temporaneamente smemorato professor Langdon, privo di ogni ricordo circa le sue azioni. Parallelamente alle ricerche di Langdon e Sienna si svolgo quelle di una società segreta di spionaggio e protezione, il Consortium, alle prese con il ritrovamento dell’ultima invenzione di uno scienziato di nome Zobrist suicidatosi lo stesso giorno della scomparsa della maschera e dell’attacco a Langdon. In che modo queste diverse vicende sono tra loro collegate ? Intanto un virus letale , custodito in un luogo segreto rivelato da un rifacimento della Mappa dell’inferno dantesco di Sandro Botticelli, rischia di determinare l’estinzione definitiva del genere umano. Riuscirà il professor Langdon a fermare in tempo lo scoppio della pandemia e a recuperare l’uso della memoria ? Esiste davvero un pericolo di estinzione ? Perché mai un celebre scienziato dovrebbe volere la scomparsa del genere umano ? In un continuo passaggio tra realtà e finzione, coscienza e incoscienza e in una costante inversione dei ruoli che impedisce di tracciare un confine netto tra buoni e cattivi , giusto ed ingiusto , il lettore è trasportato in un thriller mozzafiato , vera perla per gli amanti di arte e della letteratura dantesca , che riflette al di la dei contenuti immaginari su una tematica attuale, prospettando un futuristico progetto di selezione naturale operata artificialmente, secondi principi affini a quelli della teoria razziale nazista. Elena Pianese

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Lina S t a b i l e “La fluidità della cera, ammaestrata dalla’abile mano di Lina Stabile, esprime con coinvolgenti toni cromatici il mondo di interpretare la realtà dell’artista. La stilizzazione del disegno, con un linguaggio chiaro e facilmente comprensibile da ognuno di noi, rende immediata la fruizione dell’opera. Scorci di natura immersi in un lirismo poetico ricercato stimolano l’animo a riflessioni sulla bellezza e preziosità del mondo che ci circonda.”

Tecnica Encausto su Cartoncino

Marilisa A R G E N T I E R I

Stanza 2046: contro la violenza sulle donne.

INFO: SITI: https://theblamelessvestal.see.me - mail: hollybloomwood@gmail.com

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Boris Kopylov

Boris Kopylov nato nel 1955 . Tutto nel complesso, si può dire unica, tecnologia per le mattonelle di ceramica è arrivata l’immagine di brandelli di smalti (colore opaco il vetro, utilizzato in mosaico), che poi licenziato ad alta temperatura (fino a 1000 С⁰) in muffola печи.Смальта si scioglie, formando finemente. Boris Kopylov è ripetuta vincitore di concorsi internazionali di arti decorative, le sue opere si trovano in collezioni private in Ucraina, Russia, Moldavia, Grecia, stati UNITI e Canada.

Combattente,piastrelle di ceramica,смальта,9,2х16сm. Tassi,piastrelle di ceramica,смальта,14,2х14,di cm Il gufo,piastrelle di ceramica,смальта,12х13,di cm

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Info| tel +380508386760 Email:bratets55@gmail.com 71


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Marco FERRARI

Installazione presentata ad ArtePadova 2013 Titolo opera “P.I.U’. Più carta meno plastica” Misure tranica singola Lunghezza 53x61x27cm Tecnica: Cartapesta polimaterica su legno Anno 2013

Marco Ferrari Negli ultimi anni si è specializzato con la tecnica della cartapesta polimaterica, proponendo opere tridimensionali e adottando un tipo di lavoro concettuale ma supportato dalla manualità della creazione. Il soggetto da proporre è sempre mirato, l’idea è quella di far partecipare il pensiero dello spettatore coinvolgendolo.

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Info| Contatti Marco Ferrari Padova Italy. Mail: mrc.ferrari@libero.it Phone 3207162297


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Alberta Ruffolo “La Forza del Colore”

“E’ un’arte da osservare in silenzio quella di Alberta Ruffolo, richiede lo stesso grado di concentrazione con la quale è concepita dalla stessa artista. La sua è pittura dell’anima…L’artista comunica mediante il colore, il vero protagonista, in modo personale e con una tecnica ispirata a riflettere la ricchezza della luce del mondo interiore.”

S. MARRA (critico d’arte)

Email

chicca722@alice.it

cell. 348 2246278

Petali d’Aprile 50x70

Il Fiume dei Ricordi

40x70

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Giorgio Cangiano TEATRO BRECHT DI PERUGIA

(matite e tecniche miste su carta gialla 1985 – 2013)

dal 1 al 31 Gennaio 2014

a cura del centro culturale “illaboratoriodiartecontemporanea” di Perugia direzione artistica di Giovanna Bigazzi Cangiano, a buon diritto, puٍ essere ritenuto un neo-simbolista. Nelle sue opere non vi è nessuna concessione al tratto meramente descrittivo o al moto dei sentimenti: la selva di simboli che compongono i suoi paesaggi pittorici esprimono la fisionomia del suo paesaggio interiore fatto ad un tempo di partecipazione e di severo distacco dallo “spirito del tempo” (Zeitge ‫ى‬st direbbe un Heidegger). Questa aporia è solo apparente: Cangiano, quale figlio della sua Terra coglie e assume in sé, con la sensibilità dell’artista, la necrosi della decadenza che ha colpito quella parte d’Italia ma che diventa archetipo di una decadenza di più vasta portata. Da qui i simboli della morte; lo spirito maligno del pipistrello signore delle tenebre; l’alienazione delle identità carnali e il drappo tricolore o quello statunitense come sudario di una appartenenza più antica e in via di dissolvimento; il filo spinato e le gabbie ferree a rinchiudere l’autentica libertà dello spirito umano: quello dell’essere se stessi; le rovine civili cariche di memorie; le croci quali immagini del Verbo incompreso, ora custodito dagli epigoni della Philosophia perennis (emblematico, l’inserimento in una sua opera del libro di Renè Guenon, “Il Simbolismo della Croce”). E alla chiarezza simbolica degli elementi compositivi, compendiata dalla nettezza cromatica, fa da contrappunto l’ambientazione solare di nitidi spazi celesti o la mole solenne della montagna vulcanica vesuviana, il “Monte Analogo” di Doumail (richiamo all’axis mundi o al mistero della caverna, pure presente in una sua opera?). Il riferimento esplicito al mondo delle essenze come poli orientativo è la risposta dell’artista all’avanzata del nulla; sicché la sua impersonalità introduce un linguaggio evocativo in cui le essenziali figure simboliche, cesellate come ideogrammi, risultano irriducibile a qualsiasi logica discorsiva (altro che lo sciocchezzaio semantico tipo emittente-ricevente). In tal senso la sua arte si distacca dai canoni contingenti ed individualistici della modernità per farsi arte universale ed intemporale. Egli, al pari dell’artista classico (tradizionale si dovrebbe dire in modo più appropriato; e poi: è corretto parlare di artista o non dovremmo parlare di iniziato con la grazia dell’arte?) è il mediatore, il ponte tra l’umano e il sovraumano, tra il mondo dell’immanenza e quello dei principi primi. Laddove Cangiano dà spazio all’uomo in quanto individuo, lo raffigura con il volto celato e in vesti monacali: muto spettatore, presente in questo mondo, ma non di questo mondo. Non crediamo che sia azzardato, allora affiancare il frate di Cangiano (Cangiano stesso?) all’evoliano uomo in piedi tra le rovine, all’anarca jungheriano o alla figura del viandante nella foresta: ultime figure apollinee che attraversano un mondo pervaso da una ebrezza dionisiaca autodistruttiva. Umberto Malafronte

http://giorgiocangiano.jimdo.com/

Ha esposto:New York, Bressanone, Modena, Bari, Santhià, Torre del.Greco, Roma, Reggio Emilia, Napoli, Benevento, Bologna, Parigi, Biella, Ercolano, Colle Val dElsa, Perugia, Portici , Sant’Anastasia, Atrani, Piano di Sorrento, Solofra, San Giorgio a Cremano, Pimonte, Ghedi, S. Polo Torrile, Milano, Paestum, Lugano, ecc. L’artista è inserito nelle maggiori pubblicazioni e riviste d’arte, tra le quali il Catalogo Nazionale d’Arte Moderna BOLAFFI n. 16, Volume 1 critico finanziario.

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Artisti in residenza #4.

STUDIO SHOWS

Hilla Ben Ari, Riccardo Beretta, Jacopo Miliani, Sahej Rahal a cura di Maria Alicata Inaugurazione: giovedì 28 novembre 2013, ore 19.00 Apertura al pubblico: 29 novembre 2013 – 19 gennaio 2014

MACRO Studio #1, #2, #3, #4 via Nizza 138, Roma

Il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma presenta, dal 29 novembre 2013 al 19 gennaio 2014, STUDIO SHOWS, la mostra finale del programma Artisti in residenza, a cura di Maria Alicata, che per la quarta edizione ha ospitato gli artisti Hilla Ben Ari, Riccardo Beretta, Jacopo Miliani e Sahej Rahal. Per quattro mesi, a partire da agosto 2013, gli artisti hanno lavorato nei rispettivi studi che diventano ora spazi espositivi per mostrare e condividere con il pubblico le ricerche svolte nel periodo di residenza. I lavori e i progetti in mostra, non necessariamente conclusi, possono essere considerati ancora in forma aperta, rivelando così i passaggi fondamentali dei processi di creazione. Il programma Artisti in residenza, coordinato da Rossana Miele, è il primo in Italia ad essere promosso da un museo pubblico, che diventa così centro non solo di diffusione, ma anche di produzione culturale. Dallo scorso aprile, inoltre, il MACRO ha sottoscritto una partnership pluriennale con ZegnArt, progetto promosso, ideato e organizzato dal Gruppo Ermenegildo Zegna che prevede ogni anno la residenza al Museo di un giovane artista internazionale.

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Carlo Capone w w w . c a r l o c a p o n e . i t

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DAVEDERE

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#21 Dicembre 2013 Rivista d'Arte

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