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Opera in copertina di Carlo Capone

Agosto

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Of An Artist Ippolito Sculture

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EDITORIALE

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25 Amici lettori Ed anche questa estate è giunta, coi suoi alti e bassi. Un’estate figlia di una crisi (anche meteorologica) che ha visto, paradossalmente, un riavvicinarsi generale ai luoghi d’Arte. Con l’auspicio che il nostro Paese possa risollevarsi quanto prima da questa crisi sia economica che di valori, mi accingo a presentarvi l’estate di ExpoArt. Dopo un anno trascorso in giro per le principali fiere d’Italia e di oltre confine, noi ed i nostri collaboratori abbiamo optato per ferie brevi a favore di una produttiva estate in giro per i luoghi dove si fa arte. Anche quest’anno siamo stati presenti alla Festa dell’Unicorno di Vinci. Ma ciò che più ci rende orgogliosi, è stata la fortuna di entrare in contatto con un gruppo di volontari che operano nel sociale. Da quest’incontro è nata una serie di iniziative che hanno visto come primo appuntamento una bella manifestazione di “Arte Solidale”, tenutasi a Poggibonsi, nell’hinterland senese. ExpoArt Magazine si è fatta promotore e curatrice della Mostra Collettiva d’Arte Contemporanea “DiversaMente” all’interno di una bella serata atta a valorizzare le diverse abilità in possesso dei soggetti affetti da disabilità intellettive e psico-motorie. Il sottoscritto ed il Direttore Artistico Verazzo siamo stati entusiasti della proposta di partecipazione avanzataci dai soci dell’Associazione “Il Pune Rosso” ed accoglieremo con altrettanto entusiasmo ogni futura proposta legata a questo tema che abbiamo molto a cuore. Ricordando opere come “Guernica” di Picasso, l’Arte deve essere latrice di messaggi che provengono dal cuore, che vadano a smuovere le coscienze, altrimenti resta una cosa senz’anima, fine a sé stessa. Augurandovi buona lettura, ExpoArt vi dà appuntamento a settembre con la prossima uscita. In questo numero: Presidente Ass.Culturale EXPOART SPECIALE MUSEI D’ITALIA. La crisi economica e la riscoperta della cultura. Carlo Capone A cura di Carmine T.A. Verazzo L’ARTE AL SERVIZIO DEL SOCIALE. ERIC DOLPHY Il precursore. Di Marcello Fanali BLOOD CATCHER. Di Christiana V UNA MONTMARTRE NAPOLETANA È POSSIBILE. La petizione degli artisti napoletani dal web a Palazzo San Giacomo. A cura della Direzione Artistica di ExpoArt. ACCANTO A UN ANGELO. Di Giulia Borgato Direttore editoriale: C a r l o C a p o n e Direttore responsabile: Nicola Roselli Art Director: Carmine Verazzo Grafica: CC Hanno collaborato: Antonio Franzese,Antonio Marino,Marcello Fanali Roberto Garbarino .

DISTRIBUZIONE GRATUITA

Editore ExpoArt Iscrizione registro tribunale di S.Maria C.Vetere La direzione non si assume nessuna responsabilità, per articoli, marchi, foto e slogan usati dagli inserzionisti o autori.L’unico responsabile è l’autore che ha fornito dati, materiali ed informazioni. Qualora il lettore riscontri errori o qualche inseattezza, è pregato di rivolgersi al seguente indirizzo: expoart@email.it. I nostri responsabili si impegneranno a correggere e/o rimuovere tali informazioni. La collaborazione ad ExpoArt è da considerasi del tutto gratuita e non retribuita.

www.expoartcc.it -expoart@email.it

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L’elogio del corpo come sistema sociale: l’identità plurale in fotografie, dipinti, video, costumi, performance e tatuaggi

13° edizione

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Intitolata Maravee Corpus. L’elogio del corpo come sistema sociale: l’identità plurale in fotografie, video, costumi, performance e tatuaggi, la tredicesima edizione della rassegna ideata e diretta da Sabrina Zannier, gestita dall’Associazione Maravee grazie al sostegno dell’Assessorato regionale alla Cultura e dell’azienda Gervasoni, main sponsor del progetto, riconferma anche quest’anno il varo della sua preview estiva a Pordenone, che si terrà lunedì 18 agosto alle ore 21.00 nel Chiostro dell’Ex Convento di San Francesco in Piazza della Motta 2. ! Riconfermando per il terzo anno il felice sodalizio con il Comune di Pordenone, che ha inserito l’evento nell’ambito della rassegna Estate in città 2014, e la collaborazione con Cinemazero – anche quest’anno confluita in una nuova produzione artistica e in una vera e propria partnership organizzativa – Maravee cresce ulteriormente stringendo un significativo partenariato con il Comune di Gemona, che si aggiunge alle collaborazioni istituzionali ormai pluriennali con il Comune di

Majano, le Obalne Galerije di Capodistria e il Liceo artistico Sello di Udine. Partenariati pubblici che, uniti all’ormai collaudato percorso di rete professionale e associazionistica radicata sul territorio e non solo e alle partnership dei privati, fanno di Maravee un virtuoso esempio di percorso sul quale continuare a costruire e diffondere cultura anche in tempi di crisi. ! Dopo la preview pordenonese, Maravee aprirà i battenti il 31 ottobre al Castello di Susans-Majano (Ud) con mostre ed eventi, per poi proseguire la sua programmazione fino a gennaio 2015 al Palazzo Elti di Gemona e alle Obalne Galerije di Capodistria in Slovenia.! ! L’evento pordenonese di Maravee – sul format dello spettacolo a più voci, con artisti provenienti da ambiti disciplinari diversi – si annuncia come la preview di questa tredicesima edizione. Votata al tema del Corpo inteso come luogo di mutazione identitaria, mediante la ritualità del travestimento, del trucco, del tatuaggio, della performance e della creazione ambientale che tocca anche il tema della maschera, metterà in scena la trasformazione come elemento narrativo. ! Lunedì 18 agosto alle ore 21.00, nel Chiostro dell’Ex Convento di San Francesco a Pordenone, in prima assoluta, si esibiranno il pianista friulano Claudio Cojaniz e l’attrice-autrice emiliana Lorenza Franzoni, nell’ambito di un duplice spettacolo, prima dedicato alla relazione fra cinema e musica, poi a quella fra performance, recitazione e immagine, che unitamente

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annunceranno il concept dell’intera rassegna. In Corpo Cinema Claudio Cojaniz accompagnerà dal vivo al pianoforte la videoproiezione ideata e curata da Cinemazero, mettendo al centro della scena travestimenti e trasformazioni di corpi celebri del cinema, attraverso una collezione di momenti emblematici di film dal 1925 al 2011. ! Troveremo attori che mutano il proprio corpo per essere fedeli ai personaggi e film che, grazie a illustri trasformazioni, sono entrati stabilmente nella memoria collettiva. Dal corpo celato dalla maschera al camuffamento dell’identità, dal concetto di alterità alla sua estremizzazione compiuta dall’attore che fa coincidere se stesso con il suo personaggio, si passerà dai grandi classici a vere chicche cinematografiche delle origini, il tutto costellato da inserti contemporanei, a dimostrare il fascino duraturo di questo tema. ! Se con il doppio ruolo di Jean Marais in Fantomas 70 – il Fantomas per antonomasia – e il Jim Carrey

di The Mask si apre l’appuntamento nel segno della maschera, la Mrs. Doubtfire di Robin Williams e A qualcuno piace caldo di Billy Wilder ci portano nell’ambiguo mondo del travestimento, e Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis, Tetsuo di Shinya Tsukamoto e The Twilight Saga: Breaking Dawn, Parte 1 (2011) di Bill Condon sprofondano nell’alterazione radicale al punto da creare un altro da sé. Il confronto tra L’uomo senza sonno e American Psycho mostra come l’attore Chistian Bale sappia infliggere importanti cambiamenti al suo corpo per ricoprire al meglio il ruolo scelto, con un processo simile a quello della Demi Moore del celeberrimo Soldato Jane, ossia facendo della propria fisicità uno strumento espressivo a tutti gli effetti. Se il vestito non fa il monaco, certamente fa però il supereroe, come dimostrano la serie TV degli anni ‘60 di Batman e il Superman III degli anni ‘80; mentre Il fantasma dell’opera, Dr. Jekyll e Mr. Hyde diretto nel 1931 da Rouben Mamoulian e Psycho di Alfred Hitchcock chiuderanno la serata con un crescendo di mostruosità, dalla deformazione dei tratti somatici alla devianza psichica, rigorosamente accompagnata dal travestimento del caso. ! La musica composta da Cojaniz parte dalle colonne sonore originali dei film, ma stravolge presto questo riferimento in favore di una dimensione trasformata e reinventata per creare un’atmosfera spiazzante come i sorprendenti capovolgimenti sullo schermo. Trasfigurando ironicamente l’ambiente e il contesto, il pianista si libera del “semplice” compito dell’accompagnamento per scontrarsi con i motivi

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sonori noti e lavorare sul loro contrario. ! Seguirà l’azione teatrale intitolata Corpo Gioco, che vedrà sulla scena l’ironica e divertente attrice e autrice emiliana Lorenza Franzoni, trasformista nel corpo, nella mente e nelle parole, anche attraverso immagini e oggetti. Cangiante e mutante, sempre attenta alle inclinazioni del corpo e dell’identità nella vita quotidiana, ma anche in quella cinematografica, la sua attività attoriale per Maravee Corpus afferma però la fedeltà a un’idea. Quella di un corpo come assemblea di organi intelligenti sempre connessi che comunicano nei modi più strani, rilasciando enzimi, profumi, informazioni per uso interno/esterno. Un corpo-giocattolo, perché si può vestire, travestire, modificare, pettinare, colorare, collezionare, lanciare in una corsa, usarlo per arrampicarsi. Il corpo è identità, umore che cambia anche nel sapore, è simbolo che viaggia nel tempo e nello spazio, è tutto ciò di noi che si può mostrare, vedere e toccare. Esistono corpi scelti – afferma Franzoni – corpi da ballo, corpi docenti, costituiti da moltitudini allenate che si presentano sparse o in formazione. I più sorprendenti sono i corpi sociali improvvisi, come un pubblico che ride, sussulta o sospira all’unisono in un cinema.

Titolo rassegna 2014: Maravee Corpus. L’elogio del corpo come sistema sociale: l’identità plurale in fotografie, video, costumi, performance e tatuaggi Ideazione e direzione artistica: Sabrina Zannier Assistente alla direzione artistica e progettazione allestimenti: Belinda De Vito Coordinamento: Associazione Maravee Con il sostegno di: Assessorato alla Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Main Sponsor: Gervasoni Spa Con il contributo di: Comune di Pordenone, Comune di Gemona, Obalne Galerije di Capoditria Con il patrocinio di: Comune di Majano Con la collaborazione di: Cinemazero, Cineteca del Friuli, Mittelmoda International Lab, Sartoria Farani, Balletto di Roma, Spellbound Dance Company, F.G. Teatro, Liceo Artistico Sello, Scuola Sperimentale dell’Attore

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Informazioni: AtemporaryStudio, info@atemporarystudio.com


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Nello Martiniello

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Biografia Cristiano Ippoliti È nato nel 1975 a Roma, attualmente vive e lavora a Ciampino. L’amore per l’arte si manifesta fin da piccolo con pennarelli matite, das e pongo, per poi evolversi in materiali sempre più complessi da utilizzare. Nel 1993 frequenta il V Liceo Artistico di Roma in via Lungro, desideroso di approfondimenti tecnici-espressivi si iscrive all’Accademia di belle arti. Inizia a lavorare come grafico pubblicitario in uno studio privato e continua a coltivare la passione per la plasmazione della materia avendo nel cuore sempre il suo primo amore: la scultura. Prosegue i suoi studi autonomamente, cercando nuove vie artistiche e sperimentando nuovi e vecchi materiali dando così vita alle sue immaginarie creazioni.

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UNA MONTMARTRE NAPOLETANA È POSSIBILE. La petizione degli artisti napoletani dal web a Palazzo San Giacomo. A cura della Direzione Artistica di ExpoArt.

Nei giorni scorsi abbiamo seguito con interesse la vicenda legata alla richiesta, da parte di un nutrito gruppo di artisti napoletani, di poter ottenere a titolo gratuito una strada o una piazza, in cui poter esporre i propri lavori 365 giorni all’anno. Come accade già in altre famose piazze d’Italia e d’Europa. La petizione, partita a luglio, ha raccolto oltre mille firme, ed è stata sostenuta dal Presidente del Gruppo Consiliare di IDV Antonio Luongo. Gli ideatori dell’iniziativa sono l’artista Giovanni Manzo, il critico d’arte Francesca bruciano e la fotografa Luciana Latte, secondo i quali l’idea nasce da un forte bisogno di rilancio della cultura a Napoli. In data 19 agosto lo staff del Sindaco di Napoli Luigi De Magistris ha incontrato i promotori dell’iniziativa, ascoltando le loro richieste e dimostrando, attraverso le parole del referente del Sindaco, il Dott. Felice Balsamo, vivo interesse per il progetto, auspicando fortemente una Montmartre anche a Napoli. Nelle prossime settimane l’iter proseguirà con l’incontro, da parte degli organizzatori, con l’Assessore alle Infrastrutture, Lavori pubblici e Mobilità dott. Enrico Panini, col quale affronteranno la questione legata ad eventuali problemi tecnici e logistici ed insieme cercheranno di trovarvi le debite soluzioni. Noi di ExpoArt Magazine, nelle persone del Direttore Editoriale Carlo Capone e del Direttore Artistico Carmine T.A. Verazzo, a nome di tutto il nostro staff, appoggiamo pienamente questa proposta e siamo sottoscrittore della petizione, e per quanto ci sarà possibile, offriremo il nostro pieno supporto a questo gruppo di persone così profondamente impegnate in un così importante tentativo di rilancio dell’immagine di Napoli. Troppo spesso la gente dimentica che Napoli storicamente è sempre stata un crocevia di cultura e civiltà. Facciamo in modo che riacquisti la dimensione che gli spetta. Tutti insieme si può.


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SPECIALE MUSEI D’ITALIA.

La crisi economica e la riscoperta dell a cultura.

A cura di Carmine T.A. Verazzo

Per la prima volta in questa rubrica non dedicheremo l’appuntamento ad uno specifico museo, ma parleremo di tutti i musei italiani, e lo faremo cominciando con una riflessione: può una crisi economica rappresentare una soluzione ad una crisi dei valori? La risposta è sì. I dati sono incontrovertibili: la gente comune, con un potere d’acquisto quasi azzerato, deve necessariamente far fronte al problema tagliando tutte quelle spese meno indispensabili. Quindi quelle stesse vacanze che fino a pochi anni fa l’italiano medio poteva concedersi senza eccessivi sforzi, oggi diventano un lusso che pochi possono permettersi. La gente resta in città, quelle settimane d’agosto con vie deserte sono solo un lontano ricordo, ed in città qualcosa da fare la si dovrà pur trovare. E così la gente esce, va in giro per le strade meno affollate del solito, e comincia a notare la bellezza di costruzioni che nel caos quotidiano gli sfugge. Comincia ad apprezzare la propria città, col piacere della riscoperta di luoghi da cui altrimenti resta alla larga. Per la prima volta, dopo tanto tempo, si varcano le soglie dei musei. Questi mastodontici edifici che chissà quali arcani celano al loro interno. Una volta dentro lo stupore: ad aspettarli dietro a quelle enigmatiche mura ci sono delle spettacolari opere d’arte colpevolmente dimenticate da tutti, spesso anche dagli esperti del settore. Perché in Italia si va solo a fare qualche selfie agli Uffizi o in ciò che resta degli Scavi di Pompei, e dove c’è un po’ di business si concentrano tutte le energie. Opere d’arte che meriterebbero ben altra promozione, abbandonate a sé stesse, costrette ad aspettare l’avvento di una crisi e dell’estate per poter essere valorizzate ed apprezzate. A riprova di queste parole, i dati relativi al flusso turistico di Vinci, riguardanti gli ingressi al Museo Leopardiano e alla Casa natale di Leonardo ad Anchiano. I dati dei primi quindici giorni di agosto del 2014 parlano chiaro: 32.303 ingressi complessivi, con 8.019 biglietti in più emessi rispetto ai primi quindici giorni di agosto del 2013. Un aumento totale del 33% dunque, rispetto allo stesso periodo 2013. Un mese di agosto da record, in questa strana e piovosa estate. Di questi, 15.561 hanno scelto di acquistare il biglietto cumulativo Museo + casa natale, facendo segnare un +28% sul 2013; 9.523 hanno scelto di visitare solo il Museo Leonardiano (+33,5% sul 2013) e 7219 hanno acquistato il biglietto solo per la casa di Anchiano (+44,6% sullo stesso periodo del 2013). Non solo Museo Leonardiano dunque. Dati analoghi si ricevono dalla maggior parte dei complessi museali italiani solitamente meno frequentati. Dunque, non si può più parlare di mera coincidenza. Nel periodo di generale decadenza, a fronte di una crisi durissima, gli italiani stanno rispondendo con un bisogno di riconciliazione con le proprie origini, con l’arte, con la cultura. Che questo non possa essere il primo vero passo verso la luce posta alla fine del tunnel?

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Le epiche domande

Il novecento ha creato gli antipodi esistenziali oltre la visione delle cose stesse. Le arti e le filosofie come conseguenza produssero una conseguente possibile concezione escatologica del reale. L’infausta storia e un varco verso nuovi modi interpretativi del vivere. Il nostro paese divenne, per quel che riguarda l’arte, un crogiulo ispirativo di avanguardia. Nasceranno le riviste culturali di letteratura con le piu importanti figure intellettuali di elevato spessore. Analizzando i tempi in un contesto storico sembra di comprendere che la nostra nazione debba conoscere il limitare delle opposizioni per creare la cosiddetta cultura. Si ritiene pertanto analizzando il secolo trascorso che quel che conta del corso storico dell’arte non conta poi cosí tanto il valore intrinseco dell’opera stessa quanto il curricula culturale che si produce nel corso dei tempi. Prendiamo ad esempio l’ opera “ Guernica”: é possibile quantificarne il valore economico rispetto a quello di testimonianza storica pedagogica ? Direi che é asssai difficile. É un’opera di tragica bellezza che ha sovvertito in canoni interpretativi dell’arte stessa. Un’opera su cui gli storici si sono spesi in analisi lunghe senza comprendere il semplice messaggio universale dell’opera. L’uomo é uomo quando rispetta se stesso i suoi stessi simili e la pittura in tal caso é il mezzo laicamente utile per testimoniarlo nei secoli a venire. Il linguaggio espressivo é puramente emozionale come la scelta dei colori. Questa opera é piú arcaica dell’arte del ‘200 o del ‘300 e pertanto viene da chiedersi sommessamente se l’arte di oggi, un magma antropofagico analogico di testimonianze pindariche esistenziali, sia piú arcaica rispetto a quella rinascimentale o di maniera. In tal caso la Filosofia ha sempre dato il suo valido contributo di tutela e di moralia per i tempi a venire. Il moderno e il contemporaneo possono coesistere ? Quale fu il merito della Filosofia novecentesca se non quello di produrre le cosidette avanguardie? E oggi dove la comunicazione assume un ruolo fondamentale ed il web mette in comunicazione culture e etnie diverse, le arti in genere cosa possono dire di laicamente nuovo? Il senso delle cose tuttavia si trova nell’intenzione stessa di chi la pensa o la produce, tale é nel tempo e lo sará nei tempi a venire. Il discorso ontologico del tempo in filosofia e in arte non é cosa a cui si pensi in termini di tempo stesso, poiché il prodotto finale ovvero l’opera derivata é nel tempo a venire e non é cosa di adesso. Bisognerebbe comprendere e dare maggiore importanza agli artisti e alla filosofia stessa quale mezzo di amalgama e di sintassi morale, un linguaggio figurato per far coesistere i popoli.del mondo.e il ripetersi dei concetti sono una doverosa cultura. L’essere umano spesso ha un idea del globo molto soggettivo

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relegato in base al suo essere alle sue esigenze. Pensiamo alla magna Grecia il contributo importante che diede. E come mai oggi in Grecia non si magna piú? Sempre oggi con l’arte e la Filosofia si magna poco o nulla. Sono domande epiche a cui pensare in vacanza in qualsiasi luogo in cui ci trovi. Roberto Garbarino

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La Catedral de Santiago de Compostela 24


appunti di

V I A G G I O

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APPUNTI DI VIAGGIO

Eric Dolphy il precursore Di Marcello Fanali marcello.fanali@libero.it

Nell’estate degli anni sessanta morirono due dei più grandi jazzisti di tutti i tempi. Nel 1967 e precisamente il 17 luglio John Coltrane fu stroncato da un tumore al fegato e 3 anni prima il 29 giugno del 1964 Eric Dolphy moriva a Berlino in seguito a complicazioni renali (uremia) dovute al diabete. Quest’ultimo stava partecipando ad un tour europeo e la letteratura in merito dice che probabilmente non fu curato adeguatamente e fu giudicato il classico jazzista nero caduto in coma probabilmente per un overdose. I due avevano collaborato e basta ascoltare l’interpretazione di “My favourite things” (una canzone composta da Richard Rodgers e Oscar Hammerstein per il musical The Sound of Music) per verificare l’intesa e la creatività che potevano raggiungere insieme. Una storia nella storia è rappresentata dal flauto di Dolphy che la madre regalò a Coltrane dopo la morte. Quindi il Coltrane pensieroso ed enigmatico nella copertina di “Ascension” (l’album più free di John, datato 1965) tiene in mano il flauto di Dolphy e lo osserva attentamente come se volesse scor-

gere qualche insegnamento dell’amico e collega scomparso. Due vite intense che si intrecciano umanamente e professionalmente e fanno riflettere anche sulle condizioni precarie in cui vivevano i jazzisti in quegli anni. Spesso era la droga e l’alcol a stroncare le vite, basti pensare a Fats Navarro o Charlie Parker; ma in alcuni casi era lo stress di un’esistenza passata a suonare fino a tardi in locali malsani o in sale di incisione a minare il fisico dei musicisti. Infatti, non ho trovato riferimenti di abuso di droga o di alcol in Eric Dolphy (Mingus lo definiva il santo per la sua serietà e dedizione al lavoro). Eric, però, aveva una forma di diabete abbastanza grave, probabilmente mai diagnosticata o curata, in più era goloso di dolci e in alcuni periodi si cibava soltanto di miele, sostanza naturale e calorica ma letale per uno come lui. Altro legame che unisce i due è anche la concezione che hanno avuto per la musica che era proiettata sempre verso il futuro, il nuovo, ma il loro atteggiamento non era mai di completa rottura con il jazz degli inizi come lo swing degli anni ’30 e ’40 e il Be Bop degli


EXPOART anni ’50 (rottura che si delinea più marcatamente a cavallo tra gli anni ’60 e ’70). Ecco perché, per i due musicisti e soprattutto per Dolphy rimane difficile e limitativo dare un’etichetta alla sua musica. Non si tratta di Hard Bop, non si tratta di Free Jazz, ma è lui il protagonista, che con la sua tecnica e la sua sensibilità produce qualcosa di nuovo, di diverso, ma sempre memore dei percorsi musicali passati. È riduttivo vederlo, inoltre, come è stato fatto come un musicista di transizione tra l’hard bop e il primo free jazz. Niente di più sbagliato come anche è inutile il paragone con Ornette Coleman. Come si può considerare Dolphy un seguace o peggio un imitatore di Coleman? Questo concetto di ‘inetichettabilità’ si può applicare anche a Mingus e anche a Monk, che Sessa nel suo libro “Il marziano del jazz – vita e musica di Eric Dolphy” definisce una sorta di gemello pianistico. Non è stato facile dare un titolo a questo articolo perché il pensiero mi andava sempre al libro di Sessa che rende in maniera totale e diretta ciò che era Dolphy e ciò che poteva fare. Nelle sue entrate in assolo ci sono salti di registro dalle note più basse fino ad acuti impensabili (accresce le potenzialità del contralto arrivando ad un ottava sopra le righe dove nessuno era mai arrivato) e spesso, durante questi passaggi c’è un vuoto, una pausa come per riposare e ripartire più veloci che mai senza trascurare linee melodiche improvvise eseguite attraverso note brevissime (microtoni), spesso scompare anche la forma lineare del brano e il tempo subisce dei cambiamenti in corso d’opera accelerando o rallentando. Eric Allan Dolphy era nato nell’estate del 1928 a Los Angeles, città ‘difficile’ per i musicisti di colore non tanto per motivi strettamente razziali, ma perché la West Coast Jazz era musica molto tecnica, quasi da camera dove l’estro, l’originalità e la passionalità dei musicisti di colore erano messi in ombra dall’accademia e dalla preparazione più tecnica dei musicisti bianchi, che avevano più possibilità economiche di ricevere una educazione musicale approfondita. Non a caso erano i musicisti neri più accademici e tradizionali che riuscivano a ‘sopravvivere’ inserendosi in contesti ‘bianchi’. Due nomi fondamentali in questo periodo (siamo alla fine degli anni ’50) sono il batterista Chico Hamilton e il flautista-sassofonista Buddy Collette. Eric suonerà con la banda del primo sostituendo il secondo uscendo finalmente dall’anonimato e mettendosi in evidenza in esibizioni live (Festival di Newport del 1958) e in sala d’incisione (‘Gong East’ sempre del 1958). La figura del flautista è importante perché spinse Eric ad dedicarsi al flauto e soprattutto gli indicò la strada da seguire che era quella per New York: “…è là che si suona la musica che conta”. È nella metropoli, infatti, dove si trasferisce e incomincia a maturare a poco a poco il suo stile fino a lì ancora acerbo e a incidere i primi dischi a suo nome: “Outward Bound” e “Out There” del 1960 e “Far Cry” del 1961. In queste prime incisioni è presente l’influenza West Coast per il flauto e di Parker per il contralto (al grande sassofonista dedicherà anche alcune canzoni). Diventa immediatamente uno strumentista molto richiesto e nel giro di pochi anni suona con Charles Mingus dove emerge finalmente come solista. Altre collaborazioni importanti sono con Ornette Coleman con cui prende parte alla storica incisione “Free Jazz”, con il raffinato sassofonista Oliver Nelson (“The blues and the abstract truth” del 1961) e soprattutto con John Coltrane dove firma le orchestrazioni per “Africa Brass” e partecipa alle incisioni di “Olè Coltrane” (dove figura sotto il nome di George Lane per motivi contrattuali) e “Impressions”. Da segnalare inoltre la sua partecipazione attiva alla Third Stream (terza corrente), una sorta di fusione dell’improvvisazione jazzistica con l’accademia della musica da camera e sinfonica. In questa occasione è protagonista con i capostipiti del genere: Gunther Schuller e John Lewis (pianista del Modern Jazz Quartet). Esperienza che culmi-

APPUNTI DI VIAGGIO na in un memorabile concerto tenutosi a Chicago dove Dolphy si mette in evidenza come solista nell’Orchestra Usa (formata da ben trenta elementi). Tra i dischi usciti durante la breve vita del musicista figura anche “At the Five Spot, Vol 1” che documenta il fortunato, quanto breve sodalizio con il formidabile trombettista Booker Little (prematuramente scomparso a soli 23 anni). Il suo ultimo album in studio è “Out To Lunch!” registrato per l’etichetta Blue Note il 25 febbraio del 1964 dove è presente il brano “Gazzelloni” dedicato all’omonimo flautista classico italiano. In questo testamento sonoro vengono usati dal grande Eric i suoi tre strumenti di sempre: il flauto, il clarinetto basso e il sassofono contralto. Dolphy fu precursore anche in questo. Fu infatti uno dei primi a suonare più strumenti e ad essere considerato un polistrumentista. Precursore lo fu soprattutto per aver dato vita, o meglio, vitalità ad uno strumento “difficile” anche oggi nella meccanica e nella intonazione, quale è il clarinetto basso. “God Bless The Child” della grande cantante Billy Holiday è interpretata da Dolphy in solitario e mette in evidenza lo sviluppo quasi vocale che era riuscito ad ottenere con questo strumento. Altri ‘ferri del mestiere’ che usò ma in maniera decisamente ridotta furono l’ottavino (il piccolino della famiglia dei flauti) di cui rimane la canzone “African lady” con la cantante Abbey Lincoln e alcune incisioni al clarinetto in Sib con Chico Hamilton. bisogna considerare inoltre che il suo polistrumentismo non sacrificava mai uno strumento a scapito dell’altro, ma citando ancora Sessa, ognuno di essi aveva una ‘nicchia espressiva’ ben precisa. Sono le parole di Coltrane che danno l’idea della grandezza umana e artistica di Eric Dolphy: “…da quando è entrato nel gruppo, ha allargato la nostra visuale. Ci sono molte cose che proviamo adesso, che non avevamo mai provato prima”. “He lives in his music” recita la sua pietra tombale situata nel Rosedale Memorial Park di Los Angeles. So Long Eric (da una canzone di Charlie Mingus)

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TIROMANCINO Summer Tour Di Carmine T.A. Verazzo

ExpoArt ha seguito per i suoi lettori una delle più significative tappe del Tour Estivo della band romana.. È il primo agosto. L’inizio del mese che tutti ricordano come la Vera Estate. I Tiromancino vanno di scena a San Gimignano. Nella suggestiva cornice di Piazza Duomo, una delle più belle e caratteristiche d’Italia, sovrastata dalle sue celebri torri e da un magnifico cielo stellato. La piacevole ambientazione rinascimentale, il clima mite e la buona musica creano i presupposti per una di quelle serate che si ricorderà sempre con affetto. Il concerto è stato aperto dalla talentuosa artista Marianne Mirage, che con la sua voce soffiata e potente è in grado di unire diversi generi musicali. La sua performance è molto apprezzata dal pubblico, che la omaggia con una pioggia di applausi, prima di scoppiare in un boato quando la cantante annuncia la chiusura del suo spettacolo e l’inizio di quello della band romana. Sul palco è un susseguirsi di note ed emozioni che racchiudono oltre un ventennio di buona musica. Il leader della band, Federico Zampaglione, ripropone gli storici cavalli di battaglia (La descrizione di un attimo, Due destini, Angoli di cielo, Imparare dal vento, Per me è importante, Amore impossibile, Un tempo piccolo, L’alba di domani, Nessuna certezza, I giorni migliori ed altre nda) oltre al singolo scelto su facebook dai fans del gruppo, dal titolo “Mai saputo il tuo nome” e ai due singoli estratti dal nuovo album “Indagine di un sentimento”: “Liberi” e “Immagini che lasciano il segno” sono i nomi dei brani che hanno debuttato in vetta alle classifiche di vendita e radiofoniche fin dall’anteprima del live di Crema, la tappa da cui è partito il Summer Tour. Nella serata toscana, importanti momenti musicali si sono vissuti grazie all’improvvisazione “metal” di alcuni pezzi, tra cui la bella “Conchiglia”, ad opera di Federico Zampaglione, il quale vanta una formazione heavy metal in gioventù, denotando un’ottima padronanza di una chitarra elettrica Flying V. Al di là dei virtuosismi del leader della band, sorprende il fratello dello stesso, Francesco Zampaglione, tastierista del gruppo, in grado di tenere la scena con una strumentazione molto eterogenea: tromba, armonica, mandolino elettrico ed altre liuterie. Tutte le tappe del tour sono visionabili sul sito www.tiromancino.com

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MILANO, PALAZZO REALE DAL 18 SETTEMBRE 2014 AL 18 GENNAIO 2015 IN MOSTRA OLTRE 120 OPERE DEL GRANDE ARTISTAPROTAGONISTA DELL’ARTE DI FINE OTTOCENTO PER LA RASSEGNA PIÙ COMPLETA MAI REALIZZATA IN ITALIA.UN IDEALE RITORNO A MILANO, CITTÀ CHE FU PER SEGANTINI FINESTRAFONDAMENTALE SUL PANORAMA DELL’ARTE EUROPEA.

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Accanto a un angelo. Di Giulia Borgato

Ci sono angeli che vivono nascosti tra noi. Perché sono sulla Terra? E cosa cercano tra le terzine della Divina Commedia? Giulia è una ragazza appena diplomata, innamorata di Daniel da anni. Lui ricambia i suoi sentimenti, ma per proteggerla non glielo ha mai rivelato, perché Daniel, in realtà, è proprio uno di questi angeli. Quando si trovano a vivere l’uno accanto all’altra, Daniel non può più trattenere l’amore che prova per lei e le confessa di contraccambiarla. Il pericolo però è in agguato; gli angeli caduti lo vogliono dalla loro parte e devono impedirgli di imporre il marchio alla ragazza. L’amore di Daniel e Giulia è abbastanza forte da essere la chiave della salvezza dell’angelo, e forse, anche dell’umanità?

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V A N A I T S I CHR

PRESENTAZIONE: Con Blood Catcher ho voluto raccontare di uno dei personaggi fantastici più sfruttati: il vampiro. “E dov’è la novità?” direte voi. Ve la spiego subito. Poiché non è una mia creatura, ho mantenuto intatte le caratteristiche del tipico vampiro della letteratura Urban Fantasy, inserendo solo qualche variazione finalizzata alla trama. La novità è la protagonista femminile. Dimenticatevi delle ventenni giovani e goffe, inconsapevoli della propria bellezza. Camille è una quarantenne, ha due figli e un matrimonio traballante nel quale il marito mina alla sua personalità e schiaccia la sua autostima. “Scelta coraggiosa!” potrete pensare voi. Può darsi, ma dopo aver letto una moltitudine di libri di vario genere con gli stessi personaggi stereotipati, ho deciso di proporre un cambiamento. I meccanismi che muovono le azioni della donna sono in totale antitesi con quelli delle ragazze più giovani, la psicologia è completamente diversa. Sono i sentimenti a essere gli stessi e le azioni risultano amplificate, anche se di tipo differente. Mentre Lotus, il nostro vampiro, incarna la perfetta creatura della notte che è nella realtà. Onestamente non pensavo avesse un tale riscontro positivo, ma sono molto contenta che le lettrici abbiano apprezzato una donna normale che si confronta coi problemi quotidiani come spesso facciamo anche noi. Visto il grande successo di questo tentativo, ho pensato di scrivere una seconda parte, ma più completa ed esaustiva, in pratica Blood Catcher 2 sarà un romanzo vero e proprio, questo per ringraziare tutte le lettrici che hanno apprezzato e amato Lotus e Camille. Grazie a tutti.

SINOSSI: Quindici giorni. È questo il tempo che serve a lotus per trovare una nuova preda e prepararla per il suo padrone. Questa volta la ricerca lo conduce ad aurora, vicino chicago, dove incontra una creatura perfetta. Camille, quarant’anni, due figli e un matrimonio traballante, è la tipica casalinga frustrata. Sarà proprio questa frustrazione a stuzzicare i sensi da blood catcher di lotus che, giocando al gatto col topo, la braccherà fino a farla cedere e a risvegliare in lei sensazioni assopite. Tutto sembra andare come previsto per lotus, eccezion fatta per alcune inopportune emozioni che lo assalgono quando meno se lo aspetta, rischiando di mettere a repentaglio la missione. Riuscirà a portarla a termine con successo o cederà all’istinto che lo spinge inesorabilmente a perdersi tra le braccia di camille? Un incontro fortuito, una donna speciale, una vita da prendere, un’anima che torna a vivere. Quando amore e morte s’incontrano ci si può soltanto arrendere e fare una scelta. Sarà quella giusta?

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Milano, palazzo reale dal 17 settembre 2014 al 1 febbraio 2015

MARC CHAGALL UNA RETROSPETTIVA 1908-1985 La più grande retrospettiva mai dedicata in Italia a Marc Chagall. Oltre 220 opere, prevalentemente dipinti, guideranno i visitatori da Le petit salon (1908), suo primo quadro, fino alle ultime monumentali opere degli anni ‘80 del Novecento. Il percorso espositivo accosterà spesso per la prima volta opere ancora nelle collezioni degli eredi e talvolta inedite a capolavori provenienti dai maggiori Musei del mondo. Il tema dell’esposizione è centrato su una nuova interpretazione del linguaggio di Chagall, la cui vena poetica si è andata costruendo nel corso del Novecento attraverso la commistione delle maggiori tradizioni occidentali europee: dall’ originaria cultura ebraica a quella russa, fino all’incontro con la pittura francese delle avanguardie.

A completamento dell’esposizione di Palazzo Reale, da non perdere la mostra Marc Chagall e la Bibbia al Museo Diocesano - scopri tutte le informazioni -

COSTI Biglietto scuole > € 6,00 + € 1,00 prevendita Visita guidata scuole > € 70,00 Biglietto gruppi > € 10,00 + € 2,00 prevendita Visita guidata gruppi > € 100,00

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IL GRUPPO DEGLI ESTROSI: l’Arte per il sociale. A cura della Direzione Artistica di ExpoArt.

“Estrosi” nasce nel 2009 da un’ idea di Alessandro Grazi e Stefano Sardelli, due artisti senesi che sentivano il bisogno di svincolarsi dalle precedenti esperienze associative e dare corso ad un nuovo modo di fare cultura ed eventi legati all’arte contemporanea, guardando alla qualità, all’innovazione e alla selezione degli artisti che faranno parte del progetto. “Abbiamo deciso” dicono i due artisti, “che la nostra associazione deve differenziarsi dalle altre, per il semplice fatto che, al momento in cui si chiede una somma di denaro anche minima la controparte si aspetta qualcosa in cambio, estrosi bypassa questo tipo di sistema, rifiutando di inserire soci iscritti. Non facciamo pagare quote di partecipazione agli artisti, se non le mere spese vive.” “Estrosi” e’ fondata da sette artisti, che si considerano, soprattutto, sette amici. “L’obiettivo che ci prefiggiamo” aggiungono i due artisti, “ è quello di promuovere arte in locations d’eccezione, partecipando, sia noi fondatori, che gli artisti “amici degli estrosi”, selezionati in base alla tipologia di evento. Questo sistema deluderà sicuramente qualcuno, ma ci offre la possibilità di ottenere consensi da parte di artisti di consolidata fama, i quali hanno subito sposato il nostro progetto come Giuseppe Calonaci, Giuliano Ghelli, Fabio Mazzieri, Marco Borgianni ed altri. Il nostro slogan è “artisti per le cause sociali”, e per questo motivo eventi benefici non ci spaventano. Infatti, coordiniamo da anni “EcoRadicondoli” e “Sere d’estate a Poggibonsi”, due eventi di grande qualità artistica, i cui ricavati vanno in beneficenza. Collaboriamo con il progetto “beautiful mind” per laboratori artistici ai bambini dislessici. I nostri ultimi eventi sono progettati per il sostegno di Siena a capitale europea della cultura 2019.” Tra le ultime iniziative benefiche a cui il gruppo degli “Estrosi” ha preso parte figura la Mostra Collettiva d’Arte Contemporanea intitolata “DiversaMente” curata dal Direttore Artistico di ExpoArt Magazine Carmine T.A. Verazzo, tenutasi il 17 luglio scorso a Poggibonsi (SI), nell’ambito della serata di presentazione dell’Associazione di volontariato “Il Pune Rosso”. Hanno preso parte a questa Collettiva: Stefano Sardelli, 33 anni poliedrico artista toscano di Poggibonsi vicepresidente e fondatore dell’associazione culturale “Gruppo degli estrosi”, presente in collezioni pubbliche e private in Italia ed in Europa; Turi Alescio, scultore di origini siciliane, senese d’adozione, il quale crea da oggetti estrapolati dalla vita quotidiana la poesia di forme fantastiche, socio fondatore del “Gruppo degli estrosi”; Enzo Gambelli, artista importante che crea le sue opere ritrovando spunti dall’ archeologia e dallo studio incessante del passato, anche lui fondatore del “Gruppo degli estrosi”; Samanta Casagli, giovane pittrice Poggibonsese, diplomata maestra d’arte al liceo artistico di Firenze, la quale ha sposato fin da subito il progetto degli estrosi, diventandone una fondatrice, le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche e private; Jordi, artista senese che predilige il genere pop, è un artista che espone da anni in Italia e nel mondo, e’ spesso presente con gli estrosi; Franco Giannini, artista Poggibonsese di longeva storia, amante del metallo, col quale realizza sculture appartenenti alla pittura macchiaiola, è Presidente dell’associazione “Artisti del presente” di Poggibonsi; Laura Martelli, giovane artista di Poggibonsese, predilige la pittura ad olio con sfondi magmatici e sensoriali, ama dipingere le donne, la sua pittura è presente in diverse collezioni, partecipa a numerosi eventi in Italia e all’estero, è diplomata all’istituto d’arte di Firenze in grafica; Valter Viani, si avvicina all’arte in età adulta, ma ama sperimentare come un giovane impasti e miscugli atti a creare colori densi e decisi; Maria Pina Costanzo, pittrice e restauratrice, opera nel campo della pittura di nature morte e ritratti d’autore, ha uno studio nel centro di Poggibonsi; Manola Restivo è una pittrice che predilige la pittura iperrealista, espone nella galleria “Artisti del presente” ubicata a Poggibonsi; Mara Nattelli, maestra d’arte, l’ultimo ciclo creativo è interamente dedicato al batik, ha esposto in Italia e in Europa.

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Castelli In Arte

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Mostra d’Arte Contemporanea

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25 luglio - 05 settembre 2014 Castello Arechi di Salerno

Happening con gli Artisti in mostra in occasione del

Finissage

Intervengono

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Maria Mezzina critico letterario e direttore editoriale

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Barbara Cussino Responsabile sez. Musei e Biblioteche Provincia di Salerno

“Armonie Sotto Le Stelle”

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Percorso Olistico di suoni vibrazionali a cura di Antonella Notturno

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Venerdì 5 settembre 2014 h 18.00 Ingresso libero In collaborazione con

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Info : arechiexpo@gmail.com 327.3463882 - 081.7130034

Art Curator Gina Affinito


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Castelli In Arte Mostra d’Arte Contemporanea Il Concept Con la Mostra “Castelli in Arte” si mira a promuovere l’utilizzo dei valori storico-culturali al fine di creare un’identità territoriale comune per lo sviluppo del turismo. L’idea è quella di valorizzare il maniero medievale Castello Arechi in termini di crescita sociale ma anche economica, turistica e culturale. Il dichiarato intento curatoriale è quello di far produrre agli artisti un progetto ad hoc per gli spazi espositivi del Castello. Un progetto strettamente connesso con la sua storia interpretando dunque, la forza dirompente di questo “grande maniero”. “Castelli in Arte” persegue l’intento di creare una comunicazione tra arte, storia e società. Patrocini La Rassegna è realizzata con l’Alto Patrocinio Morale UNESCO ed il Patrocinio della Provincia di Salerno. La Location: Castello Arechi di Salerno, Museo Archeologico e terrazza Il proposito dell’Amministrazione Provinciale “il progetto Castelli in Arte si inserisce a pieno titolo nel filone delle attività del Settore Musei e Biblioteche della Provincia di Salerno, in quanto è aperto a stimolare i confini di una nuova geografia creativa. Evento che possiede la complementarietà e la valenza simbolica quale testimonianza di un impegno di ampio respiro con l’intento di valorizzare e riconoscere l’Arte quale forma di avvicendamento culturale e di comunicazione “alta” .

Gli Artisti in Mostra: Mau rizio Gallo-Francesco Matano-Antonella Notturno-Catello Raffone-Antonietta Montemu rro-Paola Paesano-Carlolu igi C olombo-Anna Avossa-Antonio Magnotta-Teresa De Cristofaro-Donato Ruggiero-Barbara Cantiello-Santino Trezza-Donatella ChialastriPaolo D’alessandro-Concetta Carleo-Silvia Zaza D’Au lisio-Vincenzo Piatto-Vittorio Santoro-Maria R. Esposito -Stefania MiroAndrea Delle Donne-Arianna Paparella-Lau ra Piccininni-Marilena Sibilia-Adriana Ferri-Michele Angelillo-Valeria Marra-Teresa C ondito-Carmela Cafaro-Maria A. Scala-G iovanna Macciocco-Mario Palmas-Lucia Mugnolo-Ferdinando Bianco-Anna CiufoGiusepp e di Meo-Zena V. Maiorino-Anna Nuzzo-Francesca Maggia-Antonio Berritto

La data: Il Finissage avrà luogo venerdì 5 settembre 2014 dalle ore 18.00 alle ore 20.30 Intervengono: – Maria Mezzina, Critico d’arte, critico letterario e direttore editoriale – Barbara Cussino, Responsabile Musei e Biblioteche Provincia di Salerno – Percorso olistico esperienziale “Armonie sotto le stelle” a cura di Antonella Notturno, counsellor e istruttrice di yoga. Disallestimento e ritiro opere è previsto dal giorno 8 settembre in poi. Lo Staff: Immacolata Maddaloni (Presidente C.C. Arianna) Maria Mezzina (Critico e Direttore editoriale) Gina Affinito (Curatela e contatti con gli Artisti) Maddalena Parmentola (Comunicati e addetto stampa ) Paola D’angelo (Comunicati e addetto stampa) Alessandro Santulli (Documentazione Immagini)

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3a Domenica Del mese appuntamento alla Gamc

Domenica 17 agosto 2014 la Galleria d’Arte Moderna e Contem propone, come ogni terza domenica del mese, una visita guid Museo alla scoperta delle opere delle collezioni della GAMC:

Espressioni e forme del ‘900. Selezioni tematiche della donaz Donazione Lucarelli, Collezione Varraud-Santini, e della mostra temporanea: L’urlo dell’immagine. La grafica dell’Espressionismo italiano

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Appuntamento domenica 17 agosto 2014 ore 18.30 INGRESSO LIBERO Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani Palazzo delle Muse, Piazza Mazzini, Viareggio tel. 0584-581118 / fax 0584-581119 gamc@comune.viareggio.lu.it - www.gamc.it


mporanea “Lorenzo Viani� data a cura degli Amici del

zione Pieraccini,

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XLVIIdi Arte PREMIO VASTO Contemporanea L’icona ibrida

a cura di Gabriele Simongini

Oggi molti artisti, ciascuno in piena autonomia, lavorano sull’idea di ibridazione e di incrocio fra linguaggi come difficile e mai definitivo rito di passaggio dall’invisibile al visibile. Ecco allora, nella prossima edizione del Premio Vasto, forme in transito verso il mistero, fluide, metamorfiche, né astratte né figurative, non definibili secondo cifre cristallizzate, da manuale di storia dell’arte. Un’ibridazione anche generazionale, tramata di identità artistiche scritte nel vuoto come generatore di possibilità. Ecco affermarsi un nuovo spazio di esistenza visiva in cui possono coesistere molteplici “forme informi”, rafforzandosi a vicenda, attraverso la fluidità per vasi comunicanti di un nuovo connubio dove convivono semplice e complesso, stabilità ed instabilità, cultura individuale e culture plurali, ossessioni soggettive e pulsioni collettive. Nell’icona ibrida risuona idealmente il “sono ampio, contengo moltitudini” di Walt Whitman. Del resto, sono crollate tutte le ideologie, la dimensione concreta dei rapporti sociali si è liquefatta nell’onnipresenza ossessiva dei social network, le nuove generazioni dei nativi digitali vivono e percepiscono con una sorta di multitasking che porta ad interagire con più strumenti tecnologici allo stesso tempo frantumando la loro attenzione in più direzioni percettive. Stiamo assistendo, ha scritto Frank Popper, al “passaggio dalla cultura degli oggetti e della stabilità alla cultura del flusso e dell’instabilità”. Come possiamo, ancora oggi, nell’ambito artistico, ragionare secondo le vecchie categorie ideologiche dell’astratto e del figurativo, come se nulla fosse cambiato dagli anni cinquanta del novecento? Ecco allora le icone ibride proposte a Vasto, forme in transito per sentire e rispettare il mistero che, inevitabilmente, avvolge e penetra le nostre vite. Artisti partecipanti: Sabina Alessi, Vasco Bendini, Marco Brandizzi, Fausto Cheng, Bruno Conte, Peter Flaccus, Andrea Fogli, Antonio Fraddosio, Bruno Gorgone, Marco Grimaldi, Francesco Guerrieri, Andrea Lelario, Marcello Mariani,Claudio Marini, Matteo Montani, Gianluca Murasecchi, Fabio Nicotera, Maurizio Pierfranceschi, Roberto Piloni, Reinhard, Vincenzo Scolamiero, Mariantonietta Sulcanese, Alberto Timossi-Simone Pappalardo, Stella Tundo, Giorgio Vicentini, Alfredo Zelli. SCHEDA TECNICA Mostra: XLVII PREMIO VASTO DI ARTE CONTEMPORANEA - L’icona ibrida A cura di: Gabriele Simongini Sede: Scuderie di Palazzo Aragona Indirizzo: Via Aragona 26, Vasto (CH) Inaugurazione: Sabato 12 luglio 2014, ore 18.30 Periodo espositivo: 12 luglio - 26 ottobre 2014 Ingresso: gratuito Orari: luglio e agosto: dalle 17.30 alle 21.00; settembre e ottobre: dalle 17.00 alle 20.30. DOMENICA anche dalle 10.30 alle 12.30 - LUNEDI’ CHIUSO Catalogo: a cura di Gabriele Simongini, Edizioni Martintype – Colonnella (Teramo) Ufficio Stampa: Michele Tana, tel. 329 0611860 Info: www.premiovasto.it ; info@premiovasto.it

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PETER FLACCUS Madagascar, dittico, 2013 Encausto su masonite, cm. 183x200

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EXPOART ALLA FESTA DELL’UNICORNO. La Direzione Artistica di ExpoArt. Anche quest’estate siamo stati ospiti della Festa dell’Unicorno, giunta ormai alla decima edizione. La festa dell’Unicorno ha luogo a Vinci, nell’entroterra toscano. La due giorni toscana è una delle più importanti manifestazioni Medieval Fantasy del panorama europeo. Gli organizzatori ci hanno informato che, in occasione del decennale, hanno voluto rendere omaggio alla manifestazione portando a tre i giorni di esposizioni, cortei, concerti e spettacoli, ma che dalla prossima edizione si farà ritorno alla classica “due giorni”. Noi di ExpoArt anche quest’anno abbiamo allestito un grande stand molto visitato, in compagnia del Gruppo Helas Maur, un gruppo di scrittrici che trattano tematiche che vanno dall’Urban Fantasy all’esoterico. Inoltre, il nostro stand è stato motivo di attrazione grazie alle performances dal vivo dello scultore Cristiano Ippoliti e le dimostrazioni di pittura di miniature ad opera di Andrea Stopponi. Di seguito, una serie di scatti dell’evento.

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L’ARTE AL SERVIZIO DEL SOCIALE. Nei mesi scorsi sono stato coinvolto in un progetto ad ampio respiro che ha come finalità l’inclusione sociali di soggetti diversamente abili. Ho preso parte con entusiasmo a questa iniziativa, ed ho accettato con profondo orgoglio la carica di Presidente offertami dall’Associazione di Volontariato “Il Pune Rosso” operante sul territorio toscano. L’Associazione è composta da una moltitudine di soci, estratti dai più svariati contesti sociali. Alcuni di questi soci operano nel settore terziario, e quindi

hanno grande cognizione di causa di quali siano i reali bisogni e le difficoltà che i diversamente abili incontrano nella loro quotidianità. Per presentarsi alla cittadinanza, il 19 luglio scorso, i soci hanno organizzato una bella serata ricca di arte e di musica. D’accordo col Direttore Editoriale di ExpoArt, il carissimo amico di tante avventure, Carlo Capone, abbiamo deciso di mettere il nostro magazine a disposizione della causa. Così abbiamo organizzato, in collaborazione col gruppo de “Gli Estrosi” di Poggibonsi, una Mostra Collettiva d’Arte Contemporanea. Il titolo che ho scelto per questa Collettiva è stato: “DiversaMente. La diversità come anticamera della Bellezza”. Le motivazioni che mi hanno spinto ad optare per questo titolo in sede di presentazione, erano principalmente due: porre l’accento sulle potenzialità di chi è diversamente abile, e far comprende quanta Bellezza può celarsi in ciò che all’apparenza può sembrarci diverso, e come tale, possa spaventarci. Perché si ha paura di ciò che non si conosce. Ma se non si offre una possibilità, se non la offriamo agli altri, se non la offriamo a noi stessi, di conoscere altri e farci conoscere, questa Bellezza rimarrà per sempre eclissata. La diversità è un’inestimabile ricchezza. La storia insegna che le unioni di gruppi eterogenei di persone hanno dato vita, nei secoli, alle più formidabili esperienze di vita. lo scambio di culture, il loro mescolarsi, il progressivo fondersi le une nelle altre, hanno portato un’innovazione ed una conoscenza che vanno ben oltre i limiti che l’umano pensiero, in epoche remote, potesse mai valicare. Così, come dall’unio-

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ne di etnie molto differenti tra loro, spesso nascono le più grandi meraviglie della natura: come ad esempio, carnagioni d’ebano da cui risaltano occhi verdi come la giada. La Bellezza che diviene pura poesia. Così, da emotività diverse, estratte da differenti contesti e messe a confronto, può talvolta nascere quella Bellezza perfetta, quella stessa bellezza descritta da Thomas Mann, quel connubio da cui fluisce il segreto dell’Arte. L’obiettivo che si pongono le Mostre Collettive come quella che ho avuto la fortuna di presentare è sostanzialmente questo: unire le varie sensibilità, artistiche e non, ed armonizzare l’ambiente, perseguendo il raggiungimento di una perfetta simbiosi tra i molteplici stati d’animo di chi espone e di chi, invece, si ritrova a riflettersi nella rappresentazione stessa. Così lo spettatore diviene a sua volta parte integrante dello spettacolo, in un reciproco scambio di autentiche emozioni. Restando in tema di sensibilità, una persona che presta la propria opera a favore di una causa più grande, o un artista che mette a nudo le proprie emozioni (perché ogni volta che l’artista espone una propria opera mette a nudo una parte molto intima di sé) col solo intento di fornire il proprio contributo, e con esso una piccola parte della propria anima, siamo in presenza, senza ombra di dubbio alcuna, di una persona dotata di una eccezionale sensibilità. La missione dell’Arte è quella di unire. Quando si comprende e si accetta questa imprescindibile verità, si svela con naturalezza il Segreto dell’Arte: ovvero, che l’Arte unisce. Sempre. Carmine T.A. Verazzo Diretto Artistico di ExpoArt Magazine.

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magazine ExpoArt #25  

magazine ExpoArt #25 AGOSTO 2014 Rivista d'Arte

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