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F E BBR AI O

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E X P E R I E NC E

GOLDEN MYANMAR

MAGAZ I NE


CARI LETTORI Ecco febbraio. Siamo già immersi nel nuovo anno. Abbiamo scelto di continuare a viaggiare con l’immaginazione. La nostra quotidiana avventura del vivere. La nostra quotidiana rivoluzione. Experience Magazine si ama. Continua ad amarsi e amarvi cari lettori. Vogliamo continuare a sognare perché questa per noi è resistenza. Resistenza quotidiana. Allo Spazio Experience sorridiamo molto. Progettiamo caparbiamente. Anche a noi capitano giornate complicate ma la nostra risposta, l'unica che sappiamo e vogliamo dare, è carica di ottimismo. Di voglia di ricominciare. E non smetteremo di crederci. Stiamo organizzando qualche piccolo evento. La serata sui parchi degli States, i nostri mercatini Bric à Brac, il Festival della carta che sarà il 13 febbraio. Questo per noi è ossigeno. Ossigeno che ci permette di guardare avanti. Al futuro condiviso con tutti voi amici di Experience. Le vostre dimostrazioni d'affetto ci avvolgono. La risposta entusista alle nostre proposte ci riempie di gioia. Io, Fabio, Kseniia e Gabriele siamo qui. Vi aspettiamo ogni giorno nel nostro Spazio. Il filo che ci lega. Pura vita.


DEAR READERS Here it is February. We are already with both feet immersed in the new year. We have chosen to continue traveling with the mind. Our daily adventure of living. Our daily revolution. Experience Magazine is loved. Continue to love and love each other dear readers. He wants to keep dreaming because this is resistance for us. Daily resistance. At Spazio Experience we smile a lot. We continue to design stubbornly. We too have complicated days but our answer, the only one we know and want to give, is full of optimism. Of desire to start over. And we won't stop believing it. We have organized some small events. The evening on the parks of the States, our markets Bric Ă Brac, the Paper Festival which will be on February 13th. This is oxygen for us. Oxygen that leads us to look forward. To the future shared with all of you Experience friends. Your displays of affection envelop you. The enthusiastic response to our proposals fills us with joy. Me, Fabio and Kseniia are here. We are waiting for you every day in our space. The thread that binds us. Pure life.


BIRMANIA DORATA

“Ed ecco ergersi all’orizzonte un mistero dorato, una splendida, luccicante meraviglia che fiammeggiava sotto il sole, con una forma che non era quella di una cupola musulmana né di una guglia di un tempio hindu. "Quella è la vecchia Shwedagon’ disse il mio compagno di viaggio. La cupola dorata disse: ‘Questa è la Birmania e sarà diversa da ogni altra terra che tu possa aver conosciuto”. Così la descrisse Rudyard Kipling, quando vide la pagoda di Shwedagon, a Yangon (l’odierno nome dell’antica capitale Rangoon) nel 1898.


GOLDEN MYANMAR

"And here a golden mystery rises on the horizon, a splendid, shimmering wonder that flamed under the sun, with a shape that was not that of a Muslim dome or the spire of a Hindu temple. "That's old Shwedagon," mine said traveling companion. The golden dome said, "This is Burma and it will be different from any other land you may have known." This is how Rudyard Kipling described it when he saw the Shwedagon Pagoda in Yangon (today's name of the ancient capital Rangoon) in 1898.


Dopo lo scalo all'aeroporto di Bangkok sono sul volo per Yangon. Un sogno che prende forma. Guardo l'orologio per calcolare l'ora in Myanmar. L'avventura birmana comincia così. Dall'alto osservo la terra bruciata, piatta all'infinito e socchiudo gli occhi. Eccitazione e stanchezza che si accavallano. Ho già in mente quello che sarà il mio giro di domani. La pagoda dorata, gli edifici coloniali, i mercati. L'ho anelata per anni questa terra, ho letto molto, ho fantasticato, ho dovuto rimandare più volte. E forse la grande emozione di oggi sta tutta lì. In quell'anelare più volte deluso. "Fasten your sit belt, prepare for landing", il pilota della Thai mi dice che il tempo è buono. Allaccio la cintura. Eccomi Golden Myanmar.


After the stopover at Bangkok airport I'm on the flight to Yangon. Here is another dream that takes shape. I look at the clock to calculate the time in Myanmar. This is how the Burmese adventure begins. From above I look at the scorched earth, flat to infinity and I half close my eyes. Excitement and fatigue that overlap. I already have in mind what my lap tomorrow will be. The golden pagoda, the colonial buildings, the markets. I yearned for this land for years, I read a lot, I fantasized, I had to postpone it several times. And perhaps the great emotion of today is all there. In that yearning repeatedly disappointed. "Fasten your sit belt, prepare for landing", the Thai driver tells me that the weather is good. I fasten the belt. Here I am Golden Myanmar.


Y A N G O N

A

La vita si svolge sui marciapiedi e per le strade. Bancarelle, negozi, le attività sono, come sempre succede nelle città asiatiche, intense e variegate. La città è in perenne movimento. Si vende, si contratta, si acquista, ci si lava, si mangia. Accucciati, fatti piccoli, su sgabelli bassi gli abitanti di Yangon si incontrano e chiacchierano. La pratica del sorriso, antica qui, mi rasserena. Cammino e osservo. Mangio qualcosa. Da ogni punto della città è possibile vedere il santuario più sacro della Birmania, situato sulla collina, con il suo oro luccicante, l'illuminante faro di Yangon. Sono quattro gli ingressi che conducono all'immensa campana d'oro. Templi lungo il pendio misti a vegetazione.

Due enormi mostri di pietra bianca sembrano difendere l'entrata, probabilmente sono lì per questo. Difendono e ghignano. Incutono rispetto. Tommaso li osserva curioso, come sempre. "Sembrano draghi cinesi mamma", non ha tutti i torti, la Cina è vicina e il drago celeste sembra averli ispirati. Larghe scale, un tragitto lungo, in effetti. Si sale. Come sempre l'ascensione permette riflessioni, il visitatore chino si avvicina alla città dorata, Centinaia di Buddha vegliano su questo luogo. Centinaia sparsi ovunque. Un senso di smarrimento mi coglie. La luce quasi mi stordisce. Luce abbagliante, accecante. Arrivano da tutte le parti i fedeli, arrivano carichi di devozione e speranze. Come spesso succede nei luoghi della fede. Ovunque nel mondo. Sono così simili tra loro. Così fedeli a se stessi. Così universali.


A

La pagoda di Shwedagon. Eccola finalmente dinnanzi ai nostri occhi. Ci sediamo ad ammirarla, vogliamo darci tempo. Come dire, assaporarla, assorbirla e lentamente acquietarci. La pagoda è enorme, solida, potente. Percepiamo tutto il suo carico di fede. Stabilità. Una stabilità carica di pienezza. Sì, è la sua pienezza ad acquietare l'animo. Intorno fedeli, monaci, famiglie in pellegrinaggio. I bonzi si susseguono, li incrociamo. Drappeggi color zafferano le loro vesti. Le vediamo anche appese un po' ovunque. Ad asciugare al sole. I visi di questi giovani sono spesso seri, austeri, ma è sufficiente un nostro piccolo cenno perché si illuminino di sorrisi. Osservo queste statue di Buddha, una dopo l'altra, solo apparentemente simili. In posizioni sempre diverse. Col libro dinnanzi agli occhi cerco di riconoscerle. Interpretarle.

È una bellissima giornata di blu opaco, quasi piatto. L'oro contrasta perfettamente con quel cielo. Questo Paese così povero risplende d'oro. Ma l'oro, così sfrontato e sottolineato, è al servizio del sacro. Come fosse uno suo strumento, un inno alla fede. L'oro diventa tramite della venerazione. La purezza altera della pagoda è palpabile. Mangiamo qualcosa anche noi, all'ombra, come pellegrini. Un frutto, uno snack, un po' d'acqua. Ci alziamo e, a malincuore, ci allontaniamo da quel luogo. Tommaso saltella come sempre, Si nasconde, curiosa qua e là, fa domande sui monaci bambini che incrocia e ascolta attento le mie risposte. Le prime ore birmane fuggono via così. Nella pienezza.


Y A N G O N

A

Life takes place on the sidewalks and on the streets. Stalls, shops, activities are, as always happens in Asian cities, intense and varied. The city is in constant motion. You sell, bargain, buy, wash, eat. Crouching, made small, on low stools, the Yangon people meet and chat. The practice of smiling, ancient here, reassures me. I walk and observe. I eat something. From anywhere in the city you can see Burma's holiest shrine, located on the hill, with its shimmering gold, illuminating Yangon lighthouse. There are four entrances that lead to the immense golden bell, temples along the slope mixed with vegetation. Two huge white stone monsters appear to be defending the entrance, that's probably why they are there. They defend and grin, they inspire respect.

Tommaso looks at them curiously, as always. "They look like Chinese dragons mom", she's not completely wrong, China is close and the celestial dragon seems to have inspired them. Wide stairs, a long way indeed. We go up. As always, the strenuous ascension allows reflections, the bent visitor approaches the golden city, Hundreds of Buddhas watch over that place. Hundreds scattered everywhere. A sense of bewilderment overtakes me. The light almost stuns. Dazzling, blinding light. The faithful come from all over Asia, they arrive full of devotion and hope. As often happens in places of faith. Everywhere in the world. They are so similar to each other. So true to themselves. So universal.


A

The Shwedagon Pagoda. We sit and admire it, we want to give ourselves time. As if to say, savor it, absorb it and slowly calm down. The pagoda is huge, stable, powerful. Yes, almost powerful. We feel all his load of faith. Stability. A stability charged with fullness. Yes, it is its fullness that soothes. Around the faithful, monks, families on pilgrimage. The monks follow each other, we cross them. Saffron drapery their robes. We also see them hanging almost everywhere. To dry in the sun. The faces of these young people are often serious, austere, but a little nod from us is enough to light up with smiles. I observe these Buddhas, one after the other, only apparently similar.

The always different positions, with my book in front of my eyes I try to recognize them. Interpret them. It is a beautiful day of blue, almost flat. Gold contrasts perfectly. This poor country shines with gold. But gold, so bold and underlined, is sacred. As if it were an instrument, a hymn to faith. Gold becomes a medium of veneration. The haughty purity of the pagoda is palpable. We eat something too, in the shade, like pilgrims. A fruit, a snack, a little water. We get up and reluctantly leave that place. Thomas jumps as always, He ventures, curious here and there, asks questions about the child monks he crosses and listens attentively to my answers. The first Burmese hours run away like this. In fullness.


IN N AMORARS I A B A G A N BY Raffaella Vacis

La piana delle meraviglie, la piana, dell'amore, la piana della fede. Aprii presto gli occhi quella mattina. Mi capita ancora. Le scoperte si portano sempre un po’ di inquietudine. Forse è trepidazione, irrequietezza. Mai vera ansia. E’ quel processo interiore che un evento scatena, quel mettersi in moto del corpo, a volte quasi senza reale consapevolezza. Come se il corpo prendesse una sua strada. Un suo percorso. Seguisse dinamiche proprie. Fuori, l’alba tinse di rosso il cielo. Ci attendeva il giorno più bello. Il venticinque dicembre ci regalammo la piana di Bagan. Quel luogo anelato per anni. La piana delle meraviglie e dell’amore, la piana della fede e della speranza..


La piana in cui perdersi e ritagliarsi una propria dimensione. Bagan è talmente estesa che permette la solitudine. Il pregio di potersi allontanare. Trovare uno spazio adatto a se’. Bagan è al contempo caotica e solitaria. Caotica perchè ancor luogo di culto, ancora sito religioso vivo e, in quanto tale, i fedeli non mancano. Ma sufficientemente grande per ritagliarsi solitudine.Nel corso di duecento trent’anni, in una sorta di furore incontrollabile, i sovrani di Bagan ordinarono la costruzione di oltre 4000 templi buddhisti. Meravigliosi perchè diversi. Diversi per dimensioni, sebbene simili a tratti, diversi nello stile, perchè di epoche differenti. Mattoni e stucco per raccontarci tutta la grandezza, il fulgore, lo splendore di una civiltà. Testimoni di un tempo lontano. Testimoni capaci di resistere a terremoti devastanti. Testimoni di un patrimonio umano, artistico, architettonico e culturale unico al mondo. La piana di Bagan mi riportò alla mente il sito di Angkor Wat in Cambogia. Mi emozionò come Tikal in Guatemala. Come i siti maya in Messico. Bagan è grandezza ma anche dettaglio. E’ dipinti pregevoli e decori. Grandi, enormi Buddha e statue minuscole. Tanto importante da divenire, nel corso dei secoli, meta di pellegrinaggio ambita per i buddhisti di tutto il Sud-est asiatico.

La nostra Bagan fu a bordo d’un carretto trainato da un cavallo. La scelta di Tommaso fu motivo di risate e allegria. Ci piacque, tutto sommato, quel mezzo lento e poco inquinante. Bagan merita Lentezza. E’ piacevole prendersi del tempo per stare seduti, magari in alto e osservare il profilo dell’orizzonte, provando a contare le punte dei templi che se ne stanno lì, da sempre. Ammirare in silenzio la sua bellezza sublime. Estatici, assimilarne i battiti. Si vola alti, si toccano le vette del pensiero, in luoghi come Bagan, lo fece anche il mio Tommaso, ai tempi dodicenne, che guardandomi estasiato disse: “mamma, se Bagan fosse una ragazza, certo mi innamorerei di lei”.

La piana in cui perdersi e ritagliarsi una propria dimensione. Fu allora che ebbi la sensazione che nessuno di noi avrebbe mai scordato quel luogo. Le emozioni, quelle forti e profonde, si attaccano alla memoria e lì prendono dimora. Finendo per abitarci per sempre. Ecco la potenza di Bagan. La sua eternità. Bagan innamora fanciulli, di tutte le età. 25 dicembre 2017 Natale in Myanmar.


FALL IN LOVE IN BAGAN BY Raffaella Vacis

The plain of wonders, the plain of love, the plain of faith. I opened my eyes early that morning. It still happens to me. Before a trip, before a departure, before an emotion. Discoveries always bring a bit of restlessness. Maybe it's trepidation, restlessness. Never real anxiety. It is that inner process that an event triggers, that setting in motion of the body, sometimes almost without real awareness. As if the body took its own path. His path. It followed its own dynamics. Outside, the dawn turned the sky red. The most beautiful day awaited us. On the twenty-fifth of December we gave ourselves the plain of Bagan. That place longed for for years. The plain of wonders and love, the plain of faith and hope ..


The plain where you can get lost and carve out your own dimension. Bagan is so extensive that it allows for solitude. The advantage of being able to get away. Find a space that suits you. Bagan is both chaotic and lonely. Chaotic because still a place of worship, still a living religious site and, as such, there is no shortage of faithful. But large enough to carve out solitude. Over the course of two hundred and thirty years, in a sort of uncontrollable fury, the rulers of Bagan ordered the construction of over 4,000 Buddhist temples. Wonderful because they are different. Different in size, although similar to features, different in style, because of different eras. Bricks and stucco to tell us about all the grandeur, the splendor, the splendor of a civilization. Witnesses of a distant time. Witnesses capable of withstanding devastating earthquakes. Witnesses of a human, artistic, architectural and cultural heritage unique in the world. The Bagan Plain reminded me of the Angkor Wat site in Cambodia. He moved me like Tikal in Guatemala. Like the Mayan sites in Mexico. Bagan is greatness but also detail. It has fine paintings and decorations. Big, huge Buddhas and tiny statues. So important that it has become, over the centuries, a popular pilgrimage destination for Buddhists from all over Southeast Asia.

Our Bagan was aboard a cart pulled by a horse. Tommaso's choice was a cause for laughter and joy. All in all, we liked that slow and low-polluting vehicle. Bagan deserves Slow. It is pleasant to take the time to sit, perhaps up high and observe the profile of the horizon, trying to count the tips of the temples that have always been there. Silently admire its sublime beauty. Ecstatic, assimilate the beats. You fly high, you touch the peaks of thought, in places like Bagan, my Tommaso did too, at the time 12 years old, who looking at me ecstatically said: "Mom, if Bagan were a girl, I would certainly fall in love with her".

The plain where you can get lost and carve out your own dimension. It was then that I had the feeling that none of us would ever forget that place. The emotions, the strong and deep ones, attach themselves to the memory and take up residence there. Ending up living there forever. Here is the power of Bagan. His eternity Bagan falls in love with children of all ages. 25th December 2017, Christmas in Myanmar.


NAVIGANDO.... SAILING.... DA MANDALAY A BAGAN. L'IRRAWADY SI RACCONTA, CI RACCONTA.

LIFE IS SHORT. TAKE THAT TRIP.Â

FROM MANDALAY TO BAGAN. THE IRRAWADY TELLS US, TELLS US.


Suggestioni birmane, lungo il fiume scorre un Paese.


La navigazione dell'Irrawady è una sorta di esperienza mistica. Apprendere Paesi dal fiume è sempre lenta assimilazione. Anse, spiagge, templi, villaggi, il tutto scorre dinnanzi agli occhi. Discendo l'Irrawady e mi pervade un senso di abbandono alla corrente, lentezza onirica, pace. Abbandono alla vita. Svuotando lo zaino le immagini si accavallano, sovrappongono, mescolano riportandomi ai giorni birmani. Attimi lentissimi che allo stesso tempo riescono ad essere veloci, fugaci. Ripongo la Lonely Planet, compagna di tante strade. Mi ritrovo in un attimo avvolta dalla nebbia di una partenza all’alba. Lasciamo Mandalay, saliamo sulla nostra imbarcazione. Navigheremo sull’ Irrawady, finalmente. Sono anni che alimento questo desiderio. Ho letto pagine e pagine ma ora è il momento di viverla questa giornata. Nonostante anni di viaggi e viaggiare sono emozionata. Ci riesco ancora, mi emoziono come alle prime partenze. Salgo e prendo posto, ci sono i francesi dei giorni scorsi, ci sorridiamo. Diciamolo stamane sono felice. Me lo sento proprio. Sarà una cosa passeggera, l’attimo in cui un tuo sogno si fa realtà, ma è gioia vera. Esco, il paesaggio è ancora immerso nella nebbia, ho tra le mani un té bollente. Perfetto per raccogliere pensieri. Perfetto per questo mio attimo in solitaria.


La navigazione durerà l’intera giornata, sarà lenta ed avremo modo di assaggiare un po’ di vita locale. Scoprire Paesi dai fiumi è sempre interessante. Guardo l’orologio, sono le 5,30, si sta facendo giorno, inizia a fare meno freddo ma la felpa calda mi avvolge. Per il momento non si vede che un pallido chiarore. Piano piano una luce argentea illumina il cielo. Anche le forme si delineano. Lentamente. Ne comincio a percepire contorni. Sulla costa piccole scene di vita quotidiana affiorano. Un bambino che corre, il carretto in movimento, la signora. Sagome ancora avvolte dalla foschia. Quasi oniriche. Arriveremo a Bagan nel tardo pomeriggio. Mi rendo conto della profondità del mio stato d’animo. In viaggio le sensazioni, le emozioni si fanno più profonde. È per questo che m’accorgo d’averne bisogno. Il partire è divenuto una necessità quasi fisica, che proviene da zone remote. È come se ogni volta mi riscoprissi. È come se il mettermi in movimento accendesse quella parte di me che rimane un po’ sopita. In attesa. Il fiume è il mio pretesto per esserci, per sentirmi parte di qualcosa che va molto oltre quest’attimo e questo luogo. Mi ritrovo. Mi riconosco. Ecco, sono io. (dai miei giorni birmani indimenticabili )..


Sailing the Irrawady is a kind of mystical experience. Learning countries from the river is slow assimilation. The praise of slowness, something that looks like a gift to oneself. Give yourself time to get to know. Bends, beaches, temples, villages, all flowing before your eyes. The Irrawady is mine By emptying the backpack, the images overlap, overlap, mix, bringing me back to the Burmese days. Very slow moments that at the same time manage to be fast, fleeting. I put away the Lonely Planet, companion of many roads. In a moment I find myself shrouded in the fog of a departure at dawn. We leave Mandalay, get on our boat. We will finally sail on the Irrawady. I've been nurturing this desire for years. I have read pages and pages but now is the time to live this adventure. Despite years of traveling and traveling, I'm excited. I still succeed, I get excited as in the first departures. I go up and take my seat, the French of the last few days are there, we smile at each other. Let's say it this morning I'm happy. I really feel it. It will be a passing thing, the moment when your dream comes true, but it is true joy. I go out, the landscape is still immersed in the fog, I have hot tea in my hands. Perfect for gathering thoughts. Perfect for this moment of mine alone, alone with the river.


The navigation will last the whole day, it will be slow and we will have the opportunity to taste some local life. Discovering countries from rivers is always interesting. I look at my watch, it is 5.30 am, it is getting light, it is starting to get less cold but the warm sweatshirt envelops me. We will arrive in Bagan in the late afternoon. I realize the depth of my state of mind. When traveling, the sensations, the emotions become more visceral. That's why I realize I need them. Leaving has become an almost physical necessity. A push that comes from remote areas. It is as if every time I rediscover myself. It is as if putting myself in motion ignites that part of me that remains a bit dormant. Waiting. The river is my excuse to love me, to feel part of something that goes far beyond this moment and this place. I find myself. I recognize myself. Here, it's me. (from my unforgettable Burmese days) ..


FESTIVAL DELLA CARTA

13 FEBBRAIO 2021 DALLE 10,30

Spazio Experience via Pignolo 38 C Bergamo


l a v i l t a s v e i t F s e F a t r a a t c r a a c l l e a l d l de

AAA cercansi appassionati di libri e potenziali venditori per il nostro piccolo “festival della carta”, che si terrà il 13 febbraio. Vecchi, nuovi, antichi, stropicciati, preziosi o da nulla. Libri Assoluti protagonisti di una giornata all’insegna della cultura trasversale. Dai Manga a Shakespeare. Insomma, senza frontiere, perché i libri, le frontiere, devono abbatterle. Ci aiutate a creare questo evento? Abbiamo bisogno di voi! Avete libri da vendere? Volete semplicemente regalarli? Create biglietti a mano o altri piccoli pezzi interessanti (sempre rigorosamente con la carta)....ecco, allora il nostro “Festival” fa al caso vostro. Per tutti i feticisti della carta. Quelli che come me annusano libri, li sottolineano, li costudisco come reliquie, ne tengono magari uno nella borsa...li regalano, li amano. Stiamo lavorando per voi, (contattateci se volete partecipare come espositori, abbiamo ancora posti liberi). Experience Workspace. Borgo Pignolo, 38C. Bergamo.o


Inle Lake


IL TRAMONTO INCENDIA IL CIELO. L'IMBARCAZIONE LEGGERA SFIORA L'ACQUA. L'ACCAREZZA DELICATA.


Partenza all'alba. La piccola imbarcazione sfiora l'acqua, leggera e delicata. Sembra accarezzarla timidamente. Sono la prima davanti. Il panorama quasi a 360 gradi mi avvolge come una coperta. In realtà la coperta ce l'ho davvero. Me l'ha offerta il barcaiolo. A dicembre, sul Lago Inle fa freddo. Soprattutto presto, come oggi. L'alba sul lago vale la levataccia. Ascolto musica classica e mi lascio invadere da questo luogo. Mi isolo, mi allontano. Ci inoltriamo in canali sempre più stretti. Vegetazione, molta. Vegetazione che si nutre di lago, galleggia solo apparentemente. Anche i miei pensieri sembrano galleggiare in quell'oceano che sballottato nella mia testa mescola essenze. Cormorani. Nuvole sparse e luce che, sempre più intensa, attraversa ostacoli del cielo. Raggi. Impavidi. Pescatori. Pescatori in equilibrio precario da sempre. Su una gamba sola, funamboli del lago Inle. Cerco di fermare immagini e istanti, me ne approprio. Creiamo scie, silenziose scie d'un lago che è mondo. L'equilibrio dei pescatori è lo stesso di questo grande mare avvolto dal Myanmar. Grande, enorme risorsa. L'Inle è vita. Accolglie orti galleggianti. Villaggi, uccelli. Versi d'uccelli come colonna sonora, aria fresca.

Quest'alba a cavallo di San Silvestro rinfresca pensieri. Immenso e vivo questo lago eppure silenzioso e quasi composto nella sua essenza. Incrociamo imbarcazioni che spezzano silenzi. Sono locali che si spostano in queste strade che sono solo scie. Momentanee. Bambini con le divise della scuola, ancora sorrisi e curiosità e ritrosia e dolcezza. Ci stupiamo visitando piccole attività locali. Artigiani, donne che tessono. Oggetti minuscoli e preziosi. Un anello mi troneggia sull'anulare. Una tazza di tè offerto con gentilezza. Mai invadente. Gentilezza composta ma palpabile. La semplicità della vita birmana. Convivenza di popolo e lago. Palafitte. Palafitte traballanti, modeste, semplici. Donne che indaffarate si affacciano alle finestre. Sempre generose di sorrisi. La nostra piccola imbarcazione perlustra. Si insinua nelle curve di canali nascosti ed è proprio lì che si apre lo spettacolo della normalità. Il quotidiano d'una vita dura ma in equilibrio. Dipinti. Schizzi che rimangono incastrati nella memoria. Profumo di pietanze, uccelli, bambini, pescatori. L'anello al dito, luccicante e imperfetto. La sua imperfezione me lo fa amare il doppio e mi riporta ogni volta a quei luoghi mistici, intrisi di serenità.


Departure at dawn. The small boat skims the water, light and delicate. Seems to caress her timidly. I'm the first in front. The almost 360-degree panorama envelops me like a blanket. I actually have the blanket. The boatman offered it to me. In December, it gets cold on Inle Lake. Especially early, like today. Dawn on the lake is worth getting up early. I listen to classical music and I let myself be completely engulfed by this place. I isolate myself, I move away. We are entering ever narrower channels. Vegetation, a lot. Vegetation that feeds on the lake only apparently floats. Even my thoughts seem to float in that ocean that, tossed around in my head, mixes essences. Cormorants. Scattered clouds and increasingly intense light crosses obstacles in the sky. Rays. Fearless. Fishermen. Fishermen always in precarious balance. On one leg, tightrope walkers from Inle Lake. I try to freeze images and moments, I appropriate them. We create trails, silent trails of a lake that is world. The balance of the fishermen is the same as in this great sea enveloped by Myanmar. Great, huge resource. L'Inle is life. It welcomes floating gardens. Villages, birds. Bird sounds as a soundtrack, fresh air.

This dawn at the turn of New Year's Eve refreshes thoughts. Immense and alive this lake yet silent and almost composed in its essence. We meet boats that break silences. They are locals who move in these streets that are only trails. Momentary. Children with school uniforms, still smiles and curiosity and reluctance and sweetness. We are amazed by visiting small local businesses. Artisans, women who weave. Tiny and precious objects. A ring dominates my ring finger. A cup of tea offered with kindness. Never intrusive. Composed but palpable kindness. The simplicity of Burmese life. Coexistence of people and lake. Stilt houses. Shaky, modest, simple stilts. Busy women look out the windows. Always generous with smiles. Our little boat patrols. It creeps into the curves of hidden canals and it is precisely there that the spectacle of normality opens up. The daily life of a hard but balanced life. Watercolors of life. Sketches that remain stuck in memory. Scent of dishes, birds, children, fishermen. The ring on the finger, shiny and imperfect. His imperfection makes me love him twice as much and brings me back each time to mystical places perhaps, without a doubt imbued with serenity.


Il lago Inle si trova nell’ampio altopiano che occupa la zona centrorientale della Birmania. L’altopiano Shan è collinoso, coltivato a riso, fresco: siamo a quasi mille metri d’altitudine. Prende nome dalla popolazione che lo abita da un passato remoto. Quello degli shan è il secondo gruppo etnico del paese dopo i bamar. Nei dintorni del lago si trovano numerose altre minoranze etniche: gente di montagna che vive isolata e parla centinaia di dialetti. La minoranza intha (letteralmente, figli del lago) parla un dialetto arcaico, viene dal sud del paese e si è insediata qui in epoca medievale. Sono circa 80mila persone che vivono direttamente sull’acqua. I villaggi sono su palafitte: durante la stagione delle piogge il livello del lago può crescere di oltre un metro e mezzo.


Le case tradizionali ospitano diverse famiglie. Le più semplici hanno pareti di bambù intrecciato su strutture di teak, le più sontuose sono in legno di teak. Ci si sposta con piccole imbarcazioni, da una casa all'altra, sul lago. Sotto ogni casa c’è almeno una barca ormeggiata. Dalle finestre si affacciano donne e bambini piccoli. Gli uomini durante il giorno sono a pescare, a raccogliere alghe e a lavorare negli orti. Si tratta di orti galleggianti: ampie, suggestive isole sull’acqua, dove si coltivano pomodori, melanzane, fagioli, aglio e cipolle.

Gli orti sono incredibili oasi di fertilità e restano ancorati al fondo grazie a pali di bambù. Non vengono mai sommersi dall’acqua perché, galleggiando, seguono le variazioni di livello del lago. Per costruire un orto galleggiante ci vogliono tre anni, l'operazione da compiere è estremamente ingegnosa. La base è costituita da un’isola di giacinti d’acqua, sui quali si dispone uno strato di alghe raccolte dal fondo del lago. Alghe e giacinti formano un intreccio inestricabile sul quale è collocato uno strato di terra. Ne restiamo affascinati, dopo l'iniziale incredulità. Nel lago incrociamo numerosi pescatori.


Di solito si posizionano a un’estremità della barca. Remano appoggiando il remo su una gamba e tenendosi in equilibrio sull’altra. Hanno sviluppato questo stile unico perché stando in piedi è possibile districarsi più agevolmente tra le canne e la vegetazione galleggiante del lago, e perché le mani restano libere per manovrare le nasse. La vita, sul algo, scorre tranquilla, un mercato galleggiante si tiene ogni cinque giorni, secondo il calendario buddista, in uno dei diversi villaggi che circondano il lago. Può essere interessante visitare quello di turno. Incrocio alcune donne pa-oh in un altro dei luoghi di fascino che si trovano attorno al lago: il sito archeologico Shwe Inn Thein. Si avvicinano sorridendo, offrono i loro tessuti, i meravigliosi lavori artigianali.

Il sito è esteso, incredibilmente affascinante. Non immaginavamo fosse così... Ci si trova di fronte a centinaia e centinaia di stupa e templi, costruiti fra il trecento e il settecento, alcuni restaurati, molti altri in rovina e invasi da cespugli e rovi. Miscuglio eterogeneo. È un luogo carico di energia, non troppo frequentato, siamo gli unici visitatori a parte un monaco. Silenzio e solitudine. Mi faccio prendere dal desiderio di immortalare scorci. Verso sera, in particolare, l'atmosfera si riscalda. L’oro e il rosso degli stupa spicca contro il cielo, è un lampo che si fa buio, ecco, basta un attimo, è questione di un secondo, immagino di perdermi qui. E un po' lo faccio, l'immaginazione si impossessa di me, di noi, ci lasciamo andare, sorseggiamo una birra e contiamo le stelle. Le stelle e le punte dorate. Avvolti dalla bellezza. Nel silenzio d'un tramonto birmano perfetto.


Inle Lake is located in the wide plateau that occupies the central-eastern area of Burma. The Shan plateau is hilly, cultivated with rice, fresh: we are at almost a thousand meters above sea level. It takes its name from the population that inhabits it from a very remote past. The Shan is the second largest ethnic group in the country after the Bamar. In the area there are numerous other ethnic minorities: mountain people who live isolated and speak hundreds of dialects. The intha minority (literally, children of the lake) speaks an archaic dialect, comes from the south of the country and settled in the area in medieval times. These are 80,000 people who live directly on the water. The villages are on stilts: during the rainy season the level of the lake can rise by over one and a half meters.


The traditional houses (long houses) house several families. The simpler ones have bamboo walls woven on teak structures: every eighteen years the walls must be completely rebuilt. The most opulent are entirely in teak wood. Everyone, and even children, move from one house to another paddling on slim flat canoes. Under each house there is at least one boat moored. From the windows appear women and small children. Many say hello: the real curiosity of the place, I realize, continues to be us. Men are fishing, collecting seaweed and working in the gardens.

These are floating gardens: large, suggestive islands on the water where tomatoes and cabbage, aubergines, beans, garlic and onions are grown.

The community, in season, produces fifty quintals of tomatoes a day. The gardens are extremely fertile, they remain anchored to the bottom thanks to bamboo poles and are never submerged by water because, by floating, they follow the changes in the level of the lake. It takes three years to build a floating garden, and a truly ingenious operation has to be done. The base consists of an island of water hyacinths, on which a layer of algae collected from the bottom of the lake is arranged. Algae and hyacinths soon form an inextricable intertwining, on which a layer of earth is placed. Everything can reach up to one and a half meters thick.


The fishermen stand at one end of the boat. They row by resting the oar on one leg and balancing on the other. They developed this unique style because standing up makes it easier for you to navigate the reeds and floating vegetation of the lake, and because your hands remain free to maneuver the pots. The women, on the other hand, row seated. A floating market is held every five days, according to the Buddhist calendar, in one of the several villages surrounding the lake. I meet two elderly pa-oh women in another of the fascinating places around the lake: the Shwe Inn Thein archaeological site. We are faced with hundreds and hundreds of stupas and temples built between the fourteenth and eighteenth centuries, some restored, many others in ruins and overgrown with bushes and brambles.

A vibrant place of charm and scenographic impact, not too busy, suspended in silence and time. Especially towards evening, when the gold and red of the stupas stand out against the rapidly darkening sky, you can pretend to be lost in it: and perhaps this is, after all, the dream of many of us, modern travelers in search of a rare and now difficult to find authenticity.


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CURIOSITÀ: NGA HPE KYAUNG IL MONASTERO DEI GATTI CHE SALTANO CURIOSITY: NGA HPE KYAUNG THE JUMPING CATS MONASTERY


Sulla sponda occidentale del lago Inle

Ma i monaci sul lago Inle amano raccontare

sorge il monastero dei gatti "salterini".

questa leggenda e perpetrare nel tempo

I monaci, tra una preghiera e l'altra, si sono

questa tradizione. Ultimamente preferiscono

divertiti per anni a giocare con i gatti e

evitare di rendere pubblica questa usanza. I

insegnare loro a saltare in cerchi colorati,

turisti arrivavano offrendo denaro in cambio

che tenevano nelle mani. Questa pratica,

della "prestazione dei gatti". I monaci si

col tempo, è diventata quasi un'attrazione

sentirono quasi offesi di fronte a quel gesto

turistica. Il monastero da secoli ospita i

e preferirono godersi i propri mici in

gatti. Secondo la leggenda un monaco,

intimità.

celebre per la lunghezza delle sue

Tommaso, da sempre estimatore e amante

meditazioni, permetteva al suo gatto

dei gatti, ne rimase un poco deluso ma allo

favorito di accoglierlo con un balzo

stesso tempo capì che era molto meglio non

affettuoso quando, sollevava le palpebre,

sottoporre i suoi amati felini a un continuo

segnalando che la lunga meditazione era

stress da prestazione....

giunta al termine.

Il bel monastero, completamente in legno, è

La tradizione continuò nel tempo e i gatti

un luogo suggestivo e carico di fascino.

impararono a saltare ponendo fine, di volta

All'interno vi è una bella collezione di

in volta, alla meditazione dei monaci.

antiche effigi di Buddha. Nella sala

Una storia singolare. Sappiamo bene come

principale, la più grande, vi sono statue in

i felini siano refrattari ad ogni forma di

diversi stili poste su piedistalli di legno

addestramento.

decorati finemente.


On the western shore of Lake Inle stands

But the monks on Inle Lake love to tell this

the monastery of "jumping cats".

legend and perpetuate this tradition over

The monks, between prayers, enjoyed

time. Lately they prefer to avoid making this

playing with the cats for years and

custom public. Tourists came offering

teaching them to jump in colored circles

money in exchange for the "performance of

that they held in their hands. This practice,

the cats". The monks felt almost offended by

over time, has almost become a tourist

this gesture and preferred to enjoy their cats

attraction. The monastery has been home

in intimacy.

to cats for centuries. According to legend, a

Tommaso, who has always been an admirer

monk, famous for the length of his

and lover of cats, was a little disappointed

meditations, allowed his favorite cat to

but at the same time he realized that it was

welcome him with an affectionate leap

much better not to subject his beloved cats

when he raised his eyelid, signaling that

to continuous performance stress ....

the long meditation had come to an end.

The beautiful monastery, completely made

The tradition continued over time and the

of wood, is a suggestive and fascinating

cats learned to jump, putting an end, from

place, inside there is a beautiful collection of

time to time, to the meditation of the

ancient Buddha effigies. In the main hall,

monks.

the largest, there are statues in different

A singular story. We know that felines are

styles placed on finely decorated wooden

resistant to any form of training.

pedestals.


LUOGHI DEL CUORE Ngapali Beach

Ngapali Beach: sabbia bianca e palme per ben 7 km. Il mare è turchese e cristallino ed è possibile alloggiare in piccole capanne. White sand and palm trees for 7 km. The sea is turquoise and crystalline and there is the possibility of staying in small huts.


LUOGHI DEL CUORE Lago Inle

Lago Inle: Pescatori, antichi stupa e mercati galleggianti. Fishermen, ancient stupas and floating markets.


LUOGHI DEL CUORE Piana di Bagan

La città di Bagan si trova sulle rive del fiume Irrawaddy, ed è il piÚ grande agglomerato di templi, pagode, stupa e rovine legate al culto buddista. E' stata la capitale di diversi antichi regni birmani, i cui sovrani fecero costruire oltre 4.400 templi. The city of Bagan is located on the banks of the Irrawady River, and is the largest cluster of temples, pagodas, stupas and ruins linked to Buddhist worship. It was the capital of several ancient Burmese kingdoms, whose rulers built over 4,400 temples .


LUOGHI DEL CUORE Pagoda Shwedagon

Pagoda Shwedagon: celebre monumento buddista, definito "stupa", dorato e alto 98 metri, con una pagoda anch'essa dorata. Si trova a Yangon. Shwedagon Pagoda: famous Buddhist monument, called "stupa", golden and 98 meters high, with a pagoda also golden. It is located in Yangon.


LUOGHI DEL CUORE Irrawady River

Fiume Irrawady: uno dei piĂš grandi fiumi dell'Asia. Irrawady River: one of the largest rivers in Asia.


LUOGHI DEL CUORE Mandalay

Mandalay, l'antica capitale della Birmania, sulle rive dell'Irrawady, 695 chilometri a nord di Yangon. Mandalay, the ancient capital of Burma, on the banks of the Irrawady, 695 kilometers north of Yangon.


LUOGHI DEL CUORE Roccia dorata

Monte Kyaiktiyo, con in cima un masso dorato che sfida la legge di gravitĂ . Mount Kyaiktiyo, with a golden boulder on top that defies the law of gravity.


PEOPLE IN MYANMAR

Giornata di festa a Mandalay


People in Myanmar

Ho raccolto immagini, racconti, emozioni e curiosità dal mio diario di viaggio e mi sono resa conto che l'autentico, indimenticabile luogo del cuore del viaggio in Myanmar è il popolo birmano stesso. Nessun monumento, nessuno stupa, nessun tramonto, nessuna statua di Buddha può adombrare la vera, autentica essenza birmana, la sua luce. La maestosa pagoda di Yangon è luminosa, imponente, imperdibile, ma io ricordo i bambini nudi sguazzare nell'Inle.

Ricordo la gentilezza composta. La dignità impeccabile. La devozione, la fede. Ricordo il barcaiolo, la venditrice di fiori fuori dal tempio, le giovani donne con i bambini in braccio. Ricordo le ragazze dei villaggi con i tessuti in mano. Ricordo le loro risa nel cingermi il capo con le sciarpe colorate, alla maniera birmana. Ricordo i pescatori in equilibrio, ricordo il tassista d'una precisione svizzera. Ricordo gli inchini, la questua dei bonzi.


Ricordo le venditrici di prelibatezze sulle bancarelle un po' ovunque. Ricordo i giovani monaci, desiderosi di parlare con noi inglese, per perfezionarsi e moltiplicare conoscenze. Ricordo le studentesse nelle caffetterie in cittĂ , guardarci di sottecchi, curiose anche loro di mondo. Ricordo le mani congiunte, le mani avvicinate al petto. Ricordo la compostezza, la povertĂ , l'attaccamento alle tradizioni.

Ricordo la timidezza, la venerazione, la semplicitĂ . Ricordo le mani alzate in segno di saluto. Ricordo Tommaso giocare a pallone, saltare e ridere, per le strade di Samkar. Ricordo i ristorantini sulla spiaggia di Ngapali, autentici luoghi del cuore. Ricordo i piccoli oggetti in ceralacca, gli ombrellini di carta, la dolcezza. Ricordo la cura per le piccole cose, ricordo loro, i volti birmani.


Il numero di Experience Magazine è quindi dedicato a questo popolo onesto e pacifico. Vuole essere un canto d’amore, un inno alla bellezza, un abbraccio caldo e avvolgente. Un popolo sognatore e indolente quello birmano, allegro e pronto alla risata, più incline a dare che a ricevere. Un popolo che pratica quotidianamente la carità, precetto fondante della filosofia buddista. Dalle mie descrizioni emerge una sostanziale serenità.

Una pace che si coglie senza difficoltà. Non è difficile viaggiare in Myanmar, in particolare visitando i luoghi più conosciuti e famosi. Gli spostamenti possono essere un po' lunghi ma la fatica viene presto ripagata dalla bellezza. In Myanmar c'è molto da vedere. Dalle città ai siti archeologici, dal mare splendido alle montagne. Il suo lago, il fiume, la cultura millenaria. Insomma amici di Experience Magazine, viaggiare in questo angolo di Asia è un'esperienza imperdibile.


People in Myanmar

I collected images, stories, curiosities from my travel diary and I realized that the authentic, unforgettable place in the heart of the trip to Burma is the Burmese people themselves. No monument, no stupa, no sunset, no Buddha statue can overshadow the true, authentic Burmese essence, its light. The majestic Yangon pagoda is bright, impressive, unmissable, but I remember the children

naked wallowing in the Inle. I remember the composed kindness. Impeccable dignity. Devotion, faith. I remember the boatman, the flower seller outside the temple, the young women with children in their arms. I remember the girls of the villages with fabrics in their hands, I remember their laughter as they encircled my head with colored fabrics, in the Burmese way. I remember the fishermen in balance, I remember the taxi driver of Swiss precision.


I remember the vendors of delicacies on the stalls almost everywhere. I remember the young monks, eager to speak English with us, to improve and multiply their knowledge. I remember the students in the cafes in the city, looking at each other, curious about the world too. I remember the hands joined, the hands brought close to the chest. I remember the composure, the poverty, the attachment to traditions.

I remember the shyness, the veneration, the simplicity. I remember the hands raised in greeting, I remember Tommaso invited by the boys to play football in the streets of Samkar. I remember the restaurants on Ngapali beach, authentic places of the heart. I remember caring for the little things, I remember them, Burmese faces.


The issue of Experience Magazine is therefore dedicated to this honest and peaceful people. It is meant to be a song of love, a hymn to beauty, a warm and enveloping hug. The Burmese people are dreamy and indolent, cheerful and ready to laugh, more inclined to give than to receive. A people who practice charity daily, the founding precept of Buddhist philosophy. A substantial serenity emerges from my descriptions.

A peace that can be grasped without difficulty. It is not difficult to travel to Myanmar, especially by visiting the best known and most famous places. The journeys can be a bit long but the effort is soon rewarded by beauty. There is a lot to see in Myanmar. From cities to archaeological sites, from the splendid sea to the mountains. Its lake, the river, the millenary culture. In short, friends of Experience Magazine, traveling to this corner of Asia is an unmissable experience.


Pubblicazione a cura di Raffaella Vacis

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GOLDEN MYANMAR  

“Ed ecco ergersi all’orizzonte un mistero dorato, una splendida, luccicante meraviglia che fiammeggiava sotto il sole, con una forma che non...

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