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Premio di Pittura Marina di Ravenna 2013 - 57ÂŞ edizione I vincitori al MAR Edizioni Capit Ravenna

e 15,00

Premio Marina di Ravenna 2013 Concorso di pittura - 57ÂŞ edizione

I vincitori al MAR

Edizioni Capit Ravenna


Premio Marina di Ravenna 2013 Marina di Ravenna Prize 2013 Concorso di pittura Painting competition 57ÂŞ edizione 57th edition

I vincitori al MAR Winners at the MAR


Premio Marina di Ravenna 2013 / Marina di Ravenna Prize 2013 Concorso di pittura / Painting competition 57ª edizione / 57th edition

I vincitori al MAR / Winners at the MAR Organizzazione / Organisation CAPIT RAVENNA Collaborazioni / Collaborators MAR Museo d’Arte della città di Ravenna Uber Dondini, presidente / president Maria Grazia Marini, direttore responsabile / Head Director Claudio Spadoni, direttore scientifico / Scientific Director Pro Loco Marina di Ravenna Patrocini / Sponsorship Ministero per i Beni e le Attività Culturali Regione Emilia Romagna Provincia di Ravenna Comune di Ravenna A cura di / Curated by Pericle Stoppa Segreteria / Secretarial Office Serena Tondini Barbara Bertozzi Selezione finalisti / Selection of Finalists Paola Babini Rosetta Berardi Roberto Pagnani Giuria / Jury Claudio Spadoni Vittoria Biasi Sandro Parmiggiani Marco Tonelli Pericle Stoppa Comunicazioni esterne / External Communications Capit Ravenna Alberto Argnani Massimiliano Garavini MAR Francesca Boschetti Nada Mamish

Allestimento mostra / Exhibition Preparation Davide Caroli Mauro Focaccia Servizi fotografici / Photography Marco Nardini Angelo Palmieri Enzo Pezzi Umberto Zampini Catalogo / Catalogue Cura editoriale / Editor Serena Tondini Traduzioni / Translations David Smith Stampa / Printers Tipografia Moderna, Ravenna Recapiti / Contact Premio Marina di Ravenna c/o Capit Ravenna via Gradenigo, 6 – 48122 Ravenna tel. 0544.591715 e-mail: capitra@libero.it www.capitra.it

Riconoscenza / Acknowledgement


Premio Marina di Ravenna Marina di Ravenna Prize

2013 Concorso di pittura Painting competition

I vincitori al MAR Winners at the MAR

Carlos Atoche Giulio Catelli Giulia Dall'Olio Ilaria Del Monte Riccardo Negri

14 dicembre 2013 - 6 gennaio 2014 MAR Museo d'Arte della cittĂ , Ravenna

Edizioni Capit Ravenna


Presentazione

Presentation

Pericle Stoppa

Pericle Stoppa

La mostra al Mar, che rappresenta il traguardo per i vincitori del tradizionale Premio Marina di Ravenna, diventa l'occasione per valutare una formula che ha saputo rinnovarsi nel corso degli anni tenendo fede alla propria identità. Il concorso si conferma come un appuntamento qualificato, in grado di valorizzare il lavoro di giovani artisti e si inserisce nell'articolato panorama nazionale degli eventi artistici col preciso obiettivo di promuovere la pittura senza perdere di vista le innovazioni che si manifestano nel mondo delle arti figurative.

The exhibition at the MAR (Ravenna City Museum), which represents the finishing line for the winners of the traditional Marina di Ravenna Prize, is an occasion for evaluating a formula that has succeeded in renewing itself over the years while remaining faithful to its own identity. The competition has established itself as a top class initiative capable of positively exploiting the work of young artists and has taken its place in the multifaceted national panorama of art events with the precise aim of promoting painting, without losing sight of the innovations that have come about in the world of the figurative arts.

L'edizione 2013 ha riservato l'accesso al concorso agli under 35: questa condizione di partecipazione è stata gradita in particolar modo dai pittori, che hanno apprezzato lo sforzo di privilegiare giovani carriere che di solito incontrano difficoltà ad inserirsi nei circuiti di promozione artistica.

The 2013 competition was restricted to under 35s: this condition was especially appreciated by young painters who often have difficulty in entering the circuits of artistic promotion.

La commissione di selezione, rispettando parametri rigorosi di qualità ma anche di talento e uso della tecnica pittorica, ha svolto con competenza il delicato incarico di valutare le numerose richieste di partecipazione pervenute, scegliendo di ammettere alla fase finale del concorso gli artisti: Laura Aldofredi, Solis Luis Alberto Alvarez, Federico Aprile, Carlos Atoche, Enrico Azzolini, Esmeraldo Baha, Elisa Bertaglia, Alessandra Carloni, Dario Carratta, Giulio Catelli, Valentina Colella, Davide Corona, Rudy Cremonini, Giulia Dall'Olio, Pasquale De Sensi, Ilaria Del Monte, Sara Faccin, Jessica Ferro, Gabriele Grones, Giovanna Guerrisi, Lemeh 42, Alessandro Saturno Martinelli, Ignazio Mazzeo, Riccardo Negri, Nunzio Paci, Margit Pittschieler, Elisa Rossi, Monia Strada.

The selection commission, observing rigorous parameters of quality but also of talent and technique, ably carried out the delicate business of evaluating the numerous applications for participation. The artists admitted to the final phase of the competition were Laura Aldofredi, Solis Luis Alberto Alvarez, Federico Aprile, Carlos Atoche, Enrico Azzolini, Esmeraldo Baha, Elisa Bertaglia, Alessandra Carloni, Dario Carratta, Giulio Catelli, Valentina Colella, Davide Corona, Rudy Cremonini, Giulia Dall'Olio, Pasquale De Sensi, Ilaria Del Monte, Sara Faccin, Jessica Ferro, Gabriele Grones, Giovanna Guerrisi, Lemeh 42, Alessandro Saturno Martinelli, Ignazio Mazzeo, Riccardo Negri, Nunzio Paci, Margit Pittschieler, Elisa Rossi and Monia Strada.

Tra questi, la giuria del Premio, presieduta da Claudio Spadoni e composta da Vittoria Biasi, Sandro Parmiggiani e Marco Tonelli ha selezionato i cinque vincitori ex aequo del Premio Marina 2013: Carlos Atoche, Giulio Catelli, Giulia Dall'Olio, Ilaria Del Monte, Riccardo Negri. Un plauso particolare va proprio all'impegno delle due giurie che hanno coniugato esperienza e innovazione senza vincoli di pregiudizio.

From these the Prize Jury, chaired by Claudio Spadoni and consisting of Vittoria Biasi, Sandro Parmiggiani and Marco Tonelli, selected the five ex aequo winners of the 2013 Marina Prize: Carlos Atoche, Giulio Catelli, Giulia Dall'Olio, Ilaria Del Monte and Riccardo Negri. Special praise must go precisely to the commitment of the two juries who combined experience and innovation without being bound by prejudice.

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Mai come quest'anno il Premio ha saputo proporre una formula che, nel solco della propria tradizione, si è trasformata in un esperimento di residenza d'artista (dal 23 agosto al 23 settembre), in un ideale ponte tra passato e futuro dei concorsi di pittura.

Never before has the Prize been able to put forward a formula which, in the wake of its tradition, was transformed into an experiment of artists in residence (23 August to 23 September) in an imaginary bridge between past and future of the painting competitions.

La sera del 23 agosto, al termine della premiazione dei vincitori, svoltasi nella piazzetta del Centro Civico, il pubblico ha potuto visitare gli spazi di lavoro allestiti nell’attigua galleria FaroArte che nel mese di residenza si è trasformata in un luogo di grande partecipazione, offrendo agli interessati l’occasione di incontrare gli artisti e assistere al loro processo creativo. La residenza d'artista è stata quindi un’esperienza stimolante che ha permesso ai pittori di muoversi ed interagire fra loro e col territorio che li ospitava: Marina di Ravenna ha aderito con entusiasmo e si è prestata con amicizia e disponibilità ad offrire accoglienza per valorizzare il Premio ad essa dedicato, un patrimonio di tradizione che appartiene alla sua storia.

On the evening of 23 August, following the prizegiving in the square of the Civic Centre, the public was able to view the work spaces set up in the adjacent gallery FaroArte which, for the month of residence, was transformed into a place of great frequentation, with the chance to meet the artists and observe their creative processes. So the artists’ residence was a stimulating experience which allowed the painters to get to know one another and also interact with the host territory: Marina di Ravenna took part with enthusiasm, friendliness and a willingness to welcome and positively exploit the Prize that bears its name, a heritage of tradition that belongs to its own history.

La sintesi di questo sodalizio tra artisti e territorio viene espressa bene dalla mostra al Mar, nella quale ogni vincitore espone le opere realizzate durante il mese di residenza interpretando in piena libertà espressiva il tema previsto nel regolamento “Il migliore dei mari è quello che non navigammo”. Per questo possiamo ritenerci soddisfatti dello sforzo organizzativo.

The synthesis of this association between artists and territory is well expressed by the MAR exhibition in which each winner shows the works created during the month of residence, interpretations in full expressive freedom of the theme set down in the regulations, “The best sea is the one we didn’t sail”. This is why we may feel satisfied with the organisational efforts.

E' quindi con piacere che rivolgiamo un sentito ringraziamento a tutti i soggetti coinvolti nella buona riuscita del concorso: gli artisti, i partners pubblici e privati che da anni sostengono l'iniziativa, tutti i volontari che hanno collaborato alla organizzazione e, in particolare, Claudio Spadoni, direttore artistico del Mar, per l'attenzione che da sempre riserva al Premio Marina.

It is therefore with pleasure that we extend our warmest thanks to everyone involved in the success of the competition: the artists, our public and private partners who have been backing the event for years, all the volunteers who collaborated in the organisation and in particular Claudio Spadoni, artistic director of the MAR, for the attention he has always paid to the Marina Prize.

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Premessa

Foreword

Claudio Spadoni

Claudio Spadoni

L’edizione 2013 del Premio Marina di Ravenna ha confermato la nuova formula della storica manifestazione, rivolta a sondare le propensioni e le attitudini di giovani artisti determinati a puntare sulla pittura come mezzo espressivo d’elezione. Ed appare evidente come il ‘Marina’ risulti in tal senso, se non proprio un caso nel panorama di analoghe iniziative nazionali, almeno uno dei rari esempi di tenuta nel tempo e di fedeltà, appunto, alla pittura. Anche per questo la manifestazione del centro litoraneo ravennate costituisce, nella sua rinnovata formula, uno scandaglio molto significativo in un orizzonte allargato anche oltre i confini nazionali. Una verifica quanto mai opportuna sullo stato, appunto, della pittura, alle prese con un confronto non certo facile con ogni altra pratica espressiva, quando ormai da tempo il ricorso a tecnologie avanzate sembra costituire l’opzione più diffusa e premiante per gli artisti delle ultime generazioni.

The 2013 Marina di Ravenna Prize has ratified the new formula of this traditional event, aimed at probing the propensities and attitudes of young artists who are determined to go for painting as their favoured means of expression. And it seems clear that in this sense the 'Marina' is at least one, if not alone among analogous national initiatives, of the rare examples of endurance in time and of faithfulness, precisely, to painting. For this reason too the event on the Ravenna coast provides, in its renewed formula, a highly significant sounding out of a panorama that has spread beyond national frontiers. A very timely verification of the state of painting itself, now at grips with a certainly not easy comparison with every other expressive means since for some time the recourse to advanced technologies seems to be the most widespread and rewarding option for artists of the latest generations. There is also another aspect that makes the 'Marina' a special, I would almost say anomalous event on the current scene: its characteristic conditions, in accordance with a practice that has not been impaired by the passing of the years, indeed decades, or by the various changes of course, from the historic ‘extempore’ events to that of today. An atmosphere of unconventional participation, of friendly sharing of periods of work, of debate, of comparison among the invited artists, critics and other figures involved in different capacities. Perhaps in this context the provincial town can still save itself from the standardised, more frenetic and maybe haughtier and boringly affected rites of great cities and more celebrated events. And there is no saying that gentrified officialdom is exempt from a reversed provincialism, meaning an all too high-flown display of internationalism. In a word, masked.

C’è anche un altro aspetto che fa del ‘Marina’ una manifestazione particolare, direi quasi anomala nel panorama del nostro tempo, e consiste nelle condizioni che la caratterizzano secondo una consuetudine che non è stata intaccata dal trascorrere degli anni, anzi dei decenni, e dalle diverse opportune correzioni di rotta apportate, dalle storiche rassegne ‘estemporanee’ ad oggi. Un clima di non convenzionale partecipazione, di amichevole condivisione dei momenti di lavoro, di dibattito, di confronto fra artisti convenuti, critici e figure a diverso titolo coinvolte. Forse, in questo, la provincia può ancora preservarsi dai riti standardizzati, più frenetici, magari più sussiegosi e noiosamente manierati dei grandi centri e delle manifestazioni più celebrate. E non è detto che l’ufficialità blasonata sia esente da un provincialismo all’incontrario, in altri termini un ostentato internazionalismo anche troppo paludato. Ecco, in maschera.

What is more important however is the challenge of continuity, as we were saying, in the sign of painting, but now fully aimed at the young, called in to take the stage first at the Riviera resort and

Quel che più conta, comunque, è la scommessa di una continuità, come si diceva, nel segno della

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pittura, ma ora interamente puntata sui giovani, chiamati ad occupare una scena che dal centro rivierasco si trasferisce poi al MAR, il Museo d’Arte di Ravenna, dove vengono accolti i cinque selezionati dalla commissione esaminatrice. Si tratta di Carlos Atoche, originario di Lima ma residente in Italia; Giulio Catelli, romano; la bolognese Giulia dall’Olio; Ilaria del Monte, nata a Taranto ma formatasi a Milano; Riccardo Negri, mantovano, di formazione bolognese ma residente in Sicilia. Hanno vissuto insieme l’esperienza di una residenza di artista per un mese, in uno studio comune a Marina di Ravenna, dove hanno preparato i lavori coi quali allestiranno le sale personali al MAR. Personalità diversissime, c’è ben poco che li accomuni fuori dalla convinzione profonda dell’attualità della pittura, che tuttavia interpretano in modi quanto più possibile diversi, appunto, l’uno dall’altro. Che è quanto giustifica l’orientamento di una Commissione - o per meglio dire delle due Commissioni, una per la selezione preliminare, l’altra per la scelta dei cinque premiati - nella consapevolezza di quale sia oggi l’ampiezza dell’orizzonte offerto alla pratica del dipingere, com’è del resto per ogni altra tecnica espressiva, e proprio per questo col convincimento dell’opportunità di un’apertura senza pregiudiziali, anche nei confronti di tendenze, forme pittoriche all’apparenza lontane dai modelli oggi più à la page. Anche perché non sarebbe male ricordarsi dell’avvertimento di Oscar Wilde che lo scrittore o l’artista che sembra più lontano dal suo tempo, in realtà forse lo rappresenta meglio d’ogni altro, perché lo ha sfrondato di tutto il superfluo che ne costituisce solo una mutevole apparenza. Un giovane che oggi abbia scelto la via della pittura potrebbe magari farne la sua massima.

then at the City Art Museum (MAR) where the five artists selected by the commission will be hosted. These are Carlos Atoche, from Lima but resident in Italy; Giulio Catelli from Rome; Giulia dall'Olio from Bologna; Ilaria del Monte, born in Taranto but trained in Milan, and Riccardo Negri, from the Mantua area, trained in Bologna but resident in Sicily. They had the experience of an artists’ residence period in a shared studio at Marina di Ravenna where they prepared the works for their personal rooms at the MAR. Very different personalities, they have very little in common apart from a deep conviction of the topicality of painting, which they nonetheless interpret in ways which, precisely, could hardly be more different one from the other. Which is what justifies the orientation of a Commission – or to put it better two Commissions, one for preliminary selection and the other for selecting the five winners – in the awareness of the breadth of horizon offered to a painter today, as is true of every other expressive technique, and precisely for this reason with the conviction of the opportunity of an openness without conditions, also with regard to trends and forms in painting that are apparently distant from the most up to date models of the day. We would do well to remember Oscar Wilde’s warning that the writer or artist who seems farthest from his own time perhaps actually represents it better than any other because he has stripped it of all the superfluous things that constitute solely a changeable appearance. A young artist who has chosen the road of painting might well make it his maxim.

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Carlos Atoche

Carlos Atoche

Nasce a Lima nel 1984 da madre argentina e padre peruviano. Vive e lavora tra Roma e Berlino. A sette anni inizia la scuola di musica che poi sostituirà con quella di pittura, dove impara da subito la tecnica della pittura a olio. Dopo un anno di studi all’Accademia Autonoma de Bellas Artes di Lima, si trasferisce a Roma, dove inizia gli studi all’Accademia di Belle Arti. Ottiene il diploma di laurea in pittura, con una tesi sulla Monnalisa, con il Professore Gianpaolo Berto. Nel 2010 ha fondato, assieme ai pittori Alvarez, Arduini, Campese e Russo lo Studio Sotterraneo situato nel quartiere romano del Pigneto. Un anno piu tardi, insieme ai pittori Cutrone e Farinacci si darà vita alla Scuola Sperimentale di Formazione Artistica Studio Sotterraneo. Ha dedicato gli ultimi tre anni alla realizzazione di murales urbani nelle città di Roma, Berlino e Lima. Nel 2011 presenta, assieme ai pittori Luis Alberto Alvarez e Antonio Russo, l’originale collettiva "Il Cubo Nero", una provocazione d' artista che definisce un "mondo quadrato" dove il paradossale finisce per diventare l' unica espressione dell' attualità e alla quale l’agenzia di notizie EFE ha dedicato un servizio. Collabora dal 2004 con El Gato Descalzo, casa editrice fondata da German Atoche a Lima, impegnata sopratutto nella pubblicazione di scrittori emergenti latinoamericani.

Born 1984 in Lima to an Argentine mother and Peruvian father. He lives and works between Rome and Berlin. At the age of seven he began music school, later changing to art where he immediately started learning oil painting technique. After a year at the Accademia Autonoma de Bellas Artes in Lima he moved to Rome to attend the Fine Arts Academy. He graduated in painting with a thesis on the Mona Lisa with Professor Gianpaolo Berto. In 2010, together with the painters Alvarez, Arduini, Campese and Russo he founded the Studio Sotterraneo in the Roman district of Pigneto. A year later, with the painters Cutrone and Farinacci, It set up the Studio Sotterraneo Sperimental School of Artistic Training. He has spent the last three years creating murals in Rome, Berlin and Lima. In 2011, with the painters Luis Alberto Alvarez and Antonio Russo, he presented the collective original "The Black Cube", an artist’s provocation which he defines as a “squared world” where the paradoxical ends up being the only expression of topicality. The news agency EFE dedicated an article to it. Since 2004 he has been collaborating with El Gato Descalzo, a publishing house founded by German Atoche in Lima which is chiefly committed to publishing emerging Latin American writers.

leonard.yo@gmail.com

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Paradisii Sommersae

Paradisii Sommersae

Matteo Pinci

Matteo Pinci

C’è una domanda che viene da porsi, o che almeno mi sono posto, approcciando a questi lavori. Una domanda banale, forse: chi diavolo è Carlos Atoche? Inutile cercare nella biografia, non è lì la risposta: Carlos non racconta una storia personale, piuttosto si serve di quella nota, la Storia con la S maiuscola, per farne cartolina di un tempo lontano, forse ritratto di sé stessa con accento puntato sulle contraddizioni, forse addirittura caricatura. Così un elmo acheo può non evidenziare alcun richiamo classico, se non quello che deve alla sua forma. E non c’è traccia della ricerca di un canone estetico nella maschera di Socrate, nella barba fluttuante di riccioli immobili, nel volto di un Zeus scolpito da pennellate di marmo e deposto sul fondo di un mare blu. Blu è il colore della tristezza, ma anche della nostalgia: eppure non è nostalgica di un’epoca d’oro questa pittura. Semmai, è consapevole dell’origine della cultura che l’artista vive hic et nunc - quella occidentale - e se ne serve, con rispetto ma senza esserne schiavo. Ne fa non soggetto ma oggetto, complemento o addirittura scenografia di una rappresentazione ferma nel tempo: immutata e mutevole. Un pesce l’attraversa senza dinamismo, fermo, perché - viene da credere - non è narrazione di un’immagine in divenire ma tempo immoto. Spazio definito da piccoli dettagli - un’alga tropicale, una statua decapitata - ma spogliato della propria dimensione cronologica, come è la stessa età classica: sembra quasi di rileggere la lezione di De Chirico, trasferita su una nuova tela, bianca, tutta da dipingere. Carlos offre un biglietto verso un iperuranio in cui le cose - a differenza degli orizzonti metafisici del Novecento - sono esattamente ciò che sembrano, ma non hanno lo stesso significato di sempre. Più che una dimensione onirica, il centro della memoria privata. Una sorta di Qusqu - perdonerete la concessione alle origini peruviane dell’artista - dei ricordi, l’ombelico del mondo delle idee.

A question comes up on approaching these works, or at least I asked myself one. A banal question perhaps: who the devil is Carlos Atoche? Useless reading the biography, the answer isn’t there: Carlos doesn’t tell a personal history but rather uses the famous one, History with a capital H, to make postcards of a distant time, maybe a portrait of itself with the accent placed on contradictions, maybe even caricature. Thus an Achaean helmet may not highlight any classical reference unless it is that which it owes to its form. And there is no trace of the search for an aesthetic canon in the mask of Socrates, in the flowing beard of motionless curls on the face of a Zeus sculpted by brushstrokes of marble and set on the bed of a blue sea. Blue is the colour of sadness, but also of nostalgia: yet this painting is not nostalgic for a golden age. If anything it is aware of the origin of the culture the artist is living hic et nunc – western culture – and employs it with respect but without being its slave, making it not subject but object, complement or even stage setting for a representation fixed in time: unchanged and changeable. A fish crosses it without dynamism, fixed, because – one comes to believe – it is not narration of an image in the state of becoming but in immobile time. Space defined by small details – tropical seaweed, a decapitated statue – but stripped of the chronological dimension, as is the classical age itself: we almost seem to be rereading the teachings of De Chirico, transferred onto a new canvas, white, all to be painted. Carlos offers us a ticket to a hyper-Uranus in which things – unlike the metaphysical horizons of the twentieth century – are exactly what they appear to be but do not have their same meaning. More than a dreamlike dimension, the centre of private memory. A sort of Qusqu – if I may be permitted a reference to the artist’s Peruvian origins – of remembrances, the umbilical cord of the world of ideas.

In qualche forma, la pittura di Carlos Atoche ha una ripartizione quasi musicale. Darle un ritmo preciso, però, è meno semplice di quanto possa apparire: nell’immutabile staticità di un istante, sembra quasi di percepire un suono sincopato, scandito dai con-

In some form Carlos Atoche’s painting has an almost musical division, but giving it a precise rhythm is less simple than it may appear: in the immutable stillness of an instant one seems almost to perceive a syncopated sound, punctuated by the continuous

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tinui passaggi di tono tra una pennellata e l’altra. Una cadenza ritmica di percussioni, meno audace di una batteria, più istintivamente completa di un djembé, solo apparentemente ferma, simile quasi a quella di un Cajon, peruviano forse non a caso come l’autore. Un ritmo in cui si disperde il significato per completarsi in un insieme di accenti intermittenti, in cui un contrasto si mescola a una sfumatura. In cui una forma si slega dal proprio significato. In cui più del singolo dettaglio – una nota, un colore – vince l’insieme.

passages of tone between one brushstroke and the next. A rhythmic cadence of percussions, less audacious than a drum kit, more instinctively complete than a djembe, only apparently fixed, almost similar to that of a Cajon, perhaps not by accident Peruvian like the artist. A rhythm in which the meaning gets lost only to become completed in a grouping of intermittent accents where a contrast is mixed with a subtlety. In which a form gets free of its own meaning. In which the individual detail – a note, a colour – is subservient to the whole.

Merita un pensiero anche la scelta cromatica. Un gioco di grigi capace di sfruttare indistintamente caldi ocra o profondi azzurri notturni. Di costruire masse di drappi o muscoli, o barbe o bulbi oculari levigandoli in un braccio di ferro tra rossi e verdi perfettamente complementari, o in un gelido cyano, o in un cupo magenta. Senza mai rinunciare, però, alla forza plastica del segno in nero. Ecco, il nero: se Carlos fosse uno scultore, il nero sarebbe la punta del suo scalpello: l’arma con cui sfregiare il volto di una naiade per privarlo del dogma dell’epoca cui saremmo naturalmente portati a ascriverla. Forse, viene da dire, per renderla immortale. Come l’arte: perché in fondo, ogni colpo di colore, non sembra che voler affermare una piccola, eterna, vittoria dell’arte stessa.

The choice of colours is also worth a thought. A play of greys that exploits without distinction warm ochres and deep nocturnal blues. That constructs masses of drapery or muscles, or beards or eyeballs by smoothing them in an arm-wrestle between perfectly complementary reds and greens, or in an icy cyan or a gloomy magenta. But without ever relinquishing the plastic force of the sign in black. The black: if Carlos were a sculptor black would be the tip of his chisel: the weapon with which to disfigure the face of a naiad to deprive it of the dogma of the age to which we are naturally led to ascribe her. Perhaps, it comes to mind, to make her immortal. Like art: because at bottom every stroke of colour seems no other than the desire to affirm a small, eternal victory of art itself.

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Carlos Atoche Testa di Afrodite / Haed of Aphrodite olio su legno / oil on wood, 101x101 cm

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Carlos Atoche Battaglia (omaggio allo Studio Sotterraneo) / Battle (homage Studio Sotterraneo) olio su legno / oil on wood, 100x100 ca.

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Carlos Atoche Pesci / Fish xilografia e tecnica mista su carta / woodcut and mixed technique on paper, 50x50 cm

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Carlos Atoche Testa di Zeus / Head of Zeus olio su masonite /oil on masonite, 130x90 cm

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Carlos Atoche Dioniso / Dionysus oleo su masonite / oil on masonite, 130x90 cm

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Carlos Atoche Quo Vadis Marina Fish Blues II, particolare (omaggio a H. Miyazaki) / Quo Vadis Marina Fish Blues II, detail (homage to H. Miyazaki) olio su tela / oil on canvas, 150x400 cm

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Carlos Atoche Quo Vadis Marina Fish Blues I, particolare (omaggio a H. Miyazaki) / Quo Vadis Marina Fish Blues I, detail (homage to H. Miyazaki) olio su tela / oil on canvas, 140x370 cm

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Giulio Catelli

Giulio Catelli

Nasce nel 1982 a Roma dove consegue la laurea triennale in studi storico-artistici all’Università La Sapienza. Successivamente frequenta il biennio specialistico di pittura all’Accademia di Belle Arti di Macerata. Nel 2010 ha illustrato con quattro dipinti a tempera la strenna Edizioni Giuffrè, Milano, per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Nel luglio 2011 ha preso parte al progetto d’interscambio artistico Cina - Italia dell’Hangzhou Cultural Brand Promotion Organization. Nello stesso anno ha preso parte, su segnalazione di Vittorio Sgarbi, al Padiglione Italia per il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia, Lazio – 54° Biennale di Venezia, Roma 2011. Nel 2012 è stato invitato per un workshop dalla Cafer Sadik AbaliogluEducation and Culture Foundation, Denizli (Turchia). Fra le mostre personali si ricordano: Giulio Catelli, a cura di G. Giuffrè, Galleria Flaviostocco, Castelfranco Veneto (TV) 2007; Forma e Immateria, a cura di A. G. Benemia, Galleria Mirionima, 2009 Macerata; Tracce e sentieri, a cura di A R. Barberini, Studio Antonio Finelli, 2011 Roma; G. Catelli A. Finocchiaro, a cura di Calusca e G. Longo, Galleria Artè, Acireale (CT) 2013; Giardini, Galleria Lombardi, con un testo di R. Savinio, 2013 Roma.

Born 1982 in Rome where he took a BA degree in historical-artistic studies at the University La Sapienza. Subsequently he did a two year specialisation course at the Macerata Fine Arts Academy. In 2010 he created four tempera paintings to illustrate a gift book by Edizioni Giuffrè, Milan, for the 150th Anniversary of Italian Unity. In July 2011 he took part in the China-Italy artistic exchange project of the Hangzhou Cultural Brand Promotion Organization. In the same year, on the recommendation of Vittorio Sgarbi, he participated at the Italian Pavilion for 150 Years of Italian Unity, Lazio – 54th Venice Biennale, Rome 2011. In 2012 he was invited for a workshop by the Cafer Sadik Abalioglu Education and Culture Foundation, Denizli (Turkey). His solo shows include: Giulio Catelli, curated by G. Giuffrè, Galleria Flaviostocco, Castelfranco Veneto (TV) 2007; Forma e Immateria, curated by A. G. Benemia, Galleria Mirionima, 2009 Macerata; Tracce e sentieri, curated by A R. Barberini, Studio Antonio Finelli, 2011 Rome; G. Catelli A. Finocchiaro, curated by Calusca e G. Longo, Galleria Artè, Acireale (CT) 2013; Giardini, Galleria Lombardi, with a text by R. Savinio, 2013 Rome.

giulio.catelli@yahoo.it

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Un biglietto di sola andata

A one way ticket

Andrea Guastella

Andrea Guastella

Un giro in bicicletta. Un’esplorazione di Marina di Ravenna alla ricerca di luoghi prossimi al mare che possano interessarlo. Il porto vicino alla pescheria non lo trova subito, ma è quello che percepisce come affine, che gli sembra il più accogliente.

A bicycle ride. An exploration of Marina di Ravenna in search of places by the sea that might interest him. He didn’t find the port near the fish market right away, but that’s what he perceived as a kindred place since it seemed the most welcoming. Others might have set out from a preordained project, or from their own memory. But he sees painting as life’s double. So letting himself be guided by instinct – from artists’ heaven Francis Bacon approved with satisfaction – he carried his canvases to the pier and starting painting boats, red buoys, fishermen and the calm or rough sea. Visual notes in the embryonic state to which he would return in the workshop. Images of a place of passage from a place of passage. Ephemeral, transitory, from which there is no return. The art of Giulio Catelli is, as you have already grasped, a one way ticket. “A continuous voyage on an uncertain sea,” noted De Staël, travelling companion and friend. One always moves from a suggestion, a fragment stolen from a random vision. But the target is the infinite. Space, the glimmering of light, the rush of time, the changing – not the contrary – of space into time because everything is provisional, everything changes. While in Cézanne an inscrutable law condemned objects to an eternal present, in Catelli the brushstrokes float on an invisible sea like continents. They are at once light and potent. They seem motionless but nonetheless slide slowly one into the other. Critics have authoritatively indulged themselves in identifying his forerunners: Morandi, de Pisis, Sironi … Where to begin? And what does it matter? “Good pictures,” wrote De Staël whose very name I am overusing, “are the ones of which it may be said that we don’t know where they come from or where they are going.” The fathers and the traces of the past are important, but a certain intellectualistic 20th century, fixed on moulding volumes with mental exactitude, is by now very far from Catelli, just as he prefers to avoid all rigid abstraction and simply to be, to touch the things of the world: “Most of the time,” he wrote me, “I prefer to paint ‘on the motif’ because it seems to me that contact with reality can disencumber those conditionings of models and references that could suffocate expression. So it happens

Altri sarebbero partiti da un progetto preordinato, o dalla propria memoria. Lui, però, intende la pittura come il doppio della vita. Perciò, lasciandosi guidare dal suo istinto – Francis Bacon, dal cielo degli artisti, approva compiaciuto – porta le tele sul molo e inizia a dipingere le barche, le boe rosse, i pescatori, il mare quieto o agitato. Appunti visivi allo stato embrionale, su cui tornerà in laboratorio. Immagini di un luogo di passaggio da un luogo di passaggio. Effimere, transitorie, da cui non c’è ritorno. L’arte di Giulio Catelli è, si è già capito, un biglietto di sola andata. “Un viaggio continuo su un incerto mare”, annotava De Staël, suo compagno di viaggio e sodale. Ci si muove sempre da un indizio, un frammento rubato a una visione casuale. Ma il punto di mira è l’infinito. Lo spazio, il balenare della luce, la corsa del tempo, il mutarsi – non il contrario – dello spazio in tempo perché tutto è provvisorio, tutto cambia. Mentre in Cézanne una legge imperscrutabile condannava gli oggetti all’eterno presente, in Catelli le pennellate galleggiano su un mare invisibile come continenti. Sono lievi e, insieme, potenti. Sembrano immobili, nondimeno scivolano lentamente una sull’altra. La critica si è, autorevolmente, sbizzarrita nell’individuare i suoi ascendenti: Morandi, de Pisis, Sironi … Da dove cominciare? E cosa importa. “I buoni quadri”, scriveva ancora De Staël, del cui stesso nome sto abusando, “sono quelli di cui si può dire che non si sa da dove vengono né dove vanno”. I padri e le tracce del passato sono importanti, ma certo Novecento intellettualistico, ostinato a plasmare i volumi con esattezza mentale, Catelli ormai lo avverte lontanissimo, come vorrebbe evitare ogni rigida astrazione e solo essere, toccare le cose del mondo: “Il più delle volte”, mi ha scritto, “preferisco dipingere ‘sul motivo’ perché mi pare che il contatto

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con la realtà possa sgomberare quei condizionamenti di modelli e riferimenti che potrebbero soffocare l’espressione. Quindi spesso nei miei quadri non cerco più un’idea ma anzi un’immagine e il piacere di fare pittura, alterando il meno possibile quello che vedo”. Se, come prescrive il manuale Cancelli della critica, è proprio d’obbligo fare il nome di un maestro, un barlume, la lama di un faro che trapeli dalle nebbie risiede forse in Munch, nei suoi paesaggi con figura. Le sue immagini inquiete ci avvolgono quasi fossero lenzuola. E la sua fiamma ondeggiante rigonfia allarga sfila i vuoti personaggi come ombre cinesi su una larga parete.

that often in my pictures I am no longer seeking an idea but rather an image and the pleasure of doing painting, altering what I see as little as possible.” If, as the Great Manual of criticism prescribes, it is actually obligatory to name a master then the shadow of an idea, the blade of a lighthouse cutting through the fog, may perhaps be found in Munch, in his landscapes with figure. His disturbing images envelop us as if they were sheets. And his undulating flame swells, broadens and parades the empty characters like Chinese shadows on a wide wall. Well, Catelli has no need to abandon his paintings to bad weather in expectation that the wind will take them who knows where; not does he need to lose them in a forest of symbols in order that they refer to pre-established truths. Notwithstanding his wise prudence – when he learnt that I was actually going to mention a “Munchian lineage” he was quick to point out that as far as he was concerned “the question is a different one, neurotics are less creative and powerful” – I feel nonetheless bound to insist on the Norwegian artist. Not only and not so much because Munch is “present” in a painter like Guccione of whom, in tackling the sea, Catelli certainly thought. The reason is another. Munch’s curved lines, although affected by Art Nouveau, offer objective descriptions of the rawness of life. Indeed it is precisely in virtue of their compromise with a decorative style that they overcome any suspicion of rhetoric, their efficacy being imputed to lacrimae rerum, to the matter expressed and not to the tone in which it is expressed. Analogously Catelli does not employ high language dense in flavours to sketch out philosophical concepts: it is rather the way in which “one feels lost to see the space of the sea and the light that falls in the evening”. He does not seek themes to grasp as much as a form to wear. On the quay at Marina di Ravenna the sun does not bleed, the silhouettes of those nearby are not elongated and there’s nobody screaming. Yet it is here, in the interstices between a widening of the street and the lampposts, between flat backgrounds and clots of colour, between the unprimed canvas and the sound of the sea that Being, unexpected, reveals itself. It has neither mystery nor majesty. It grows randomly – as the great Yves Bonnefoy wrote – at the bottom of the streets: “A poor grass / That struggles between the facades and the pavement”. And we, rare passers-by, already disappeared.

Ora, Catelli non ha bisogno di abbandonare i suoi dipinti alle intemperie aspettando che il vento li conduca chissà dove, né ha bisogno di perderli in una selva di simboli finché rimandino a verità prestabilite. A dispetto della sua saggia prudenza – quando ha saputo che avrei additato addirittura un “ascendente munchiano” si è affrettato a puntualizzare che, per ciò che lo riguarda, “il discorso è diverso, le nevrosi sono meno creative e potenti” – mi sento tuttavia di insistere con l’artista norvegese. Non solo, e non tanto, perché Munch è “presente” in un pittore come Guccione a cui, affrontando il mare, Catelli ha di certo pensato. Il motivo è un altro. Le linee curve di Munch, sebbene mediate dal Liberty, offrono descrizioni oggettive della crudezza della vita. Anzi, è proprio in ragione della loro compromissione con uno stile decorativo che esse vincono ogni sospetto di retorica, la loro efficacia essendo da imputarsi alle lacrimae rerum, alla materia espressa e non al tono in cui s’esprime. In modo analogo Catelli non usa un linguaggio alto, denso di sapori, per abbozzare concetti filosofici, ma il come “ci si senta smarriti a vedere lo spazio del mare e la luce che cala la sera”. Non cerca dei temi cui aggrapparsi quanto una forma da indossare. Sulla banchina del porto di Marina di Ravenna il sole non sanguina, le sagome dei vicini non si allungano e nessuno sta ad urlare. Eppure è qui, negli interstizi tra uno slargo e dei lampioni, tra campiture piatte e grumi di colore, tra la tela grezza e il rumore del mare, che l’Essere, inatteso, si rivela. Non ha mistero, né maestà. Cresce a caso – lo ha scritto il grande Yves Bonnefoy – nel fondo delle strade: “Un erba povera / Che lotta tra le facciate e il marciapiede”. E noi, radi passanti, già svaniti.

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Giulio Catelli Mare riflesso / Sea - Reflection olio su tela / oil on canvas 18x20 cm

Mare dal faro / Sea from the Lighthouse olio su tela / oil on canvas, 20x30 cm

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Giulio Catelli Molo con il peschereccio lontano / Pier with distant Fishing-boat olio su tela / oil on canvas, 70x50 cm

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Giulio Catelli Dal ponte del circolo / From the Yacht Club Bridge olio su tela / oil on canvas, 70x100 cm

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Giulio Catelli Lido dal terrazzo / Lido from the Terrace olio su tela / oil on canvas, 140x160 cm

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Giulio Catelli Lido notturno / Nocturnal Lido olio su tela / oil on canvas, 55x45 cm

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Giulio Catelli Palmette sull'Adriatico / Palms on the Adriatic olio su tela / oil on canvas, 120 x120 cm.

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Giulio Catelli Marina di Ravenna, il molo / Marina di Ravenna, the Pier olio su tela / oil on canvas, 130x130 cm

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Giulia Dall'Olio

Giulia Dall'Olio

Nasce nel 1983 a Bologna, dove vive e lavora. Si diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti della sua città con una tesi sull’importanza del “vuoto” nelle arti giapponesi, focalizzando l’attenzione su come questo elemento sia una condizione di possibilità per qualsiasi evento nonché un tassello fondamentale per la creazione artistica, in particolar modo in rapporto al linguaggio pittorico nelle sue varie forme e applicazioni. Un "vuoto" che si fa pregnante nella processualità artistica dell'artista, basata sull’incisione del legno in relazione alla pittura. La sua poetica si fonda sulla rappresentazione di forme che racchiudono in sé il magnetismo degli archetipi e che nel suo immaginario sono simboli, memorie, passioni, nostalgie. Ha partecipato a diverse rassegne d’arte in Italia e all’estero.

Born 1983 in Bologna where she lives and works. She took a diploma in painting at the Fine Arts Academy of her city with a thesis on the importance of “nothingness” in Japanese arts, focusing on how this element is a condition of potentiality for any event as well as a fundamental tessella for artistic creation, especially with regard to the language of painting in its various forms and applications. A “nothingness” that becomes pregnant in the artist’s processuality, based on woodcut in relation to painting. Her poetics is founded on the representation of forms which enclose within themselves the magnetism of archetypes and which in her imagination and everything pertaining thereto are symbols, memories, passions and nostalgias. She has taken part in several art exhibitions in Italy and abroad.

giuliadallolio@hotmail.com

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Dentro la schiuma del mare

In the foam of the sea

Eleonora Frattarolo, Grizzana Morandi - Ottobre 2013

Eleonora Frattarolo, Grizzana Morandi - October 2013

“Attraversata dalle onde, attraversata dalla memoria dei relitti e delle maree…e dagli anni che hanno figliato terra dall’acqua e carne dall’acqua, e da quell’acqua anche cielo…”  Sabrina Foschini, Terramare

“Crossed by the waves, crossed by the memory of wrecks and tides... and by the years that have brought forth land from water and flesh from water, and from that water also sky...” Sabrina Foschini, Terramare

Così una grande poetessa in un libro meraviglioso pubblicato nel 2011 si avvia a narrare il sentimento per il mare e per la terra, che si uniscono e distaccano con la cadenza di un bacio ondoso sulla riva di un margine solido. Un ritmo e uno sguardo che per affinità dedico a Giulia, che reca, in questa sua pittura assai singolare perché solamente pittura non è, un discorso sulle cose del mare ritratte intrise di tempo al cospetto dell’oscurità degli abissi. Ritratte, davvero, come entità in posa, in un eterno presente, come nature morte, posizionate silenti sulla vertigine immobile di un nero ingoiato dal blu o iridato di verde. Sin dagli inizi Giulia ha dipinto cose che partecipavano del suo mondo affettivo, ricordi, sotto la pelle delle cose, sentimenti, trasmutati in cose donate; cose che custodivano nella propria essenza la rimembranza di persone amate, presenti o perdute. Giulia arrivava portando a braccio tele arrotolate che erano il frutto d’infaticabile applicazione al rovello della pittura. Provava, cancellava, si interrogava, ricominciava. Tre anni fa, o poco più. Traeva pensieri della pittura dal grande cassetto animato di esistenze di Wolfango, dalle lampadine pendule e dagli interruttori nei quadri di Bacon, osservava il segno grafico affollato di Domenico Gnoli in paragone alla classicità metafisica della sua pittura, scorreva le superfici calde dei guanti in pelle nell’impasto di Tiziano e nella narrazione di Marguerite Yourcenar, la colpivano le riflessioni di Remo Bodei sulla “vita delle cose”. Andammo a visitare il Museo di Montemartini a Roma, vicino alla piramide di Caio Cestio e al Cimitero degli Inglesi. Un’insegna in marmo di un falegname illustra il mestiere attraverso gli strumenti che lo servono. Una sega in bassorilievo nel marmo bianco rimase scolpita nella nostra memoria, testimonianza di plenitudo vitae e di bellezza feriale, assieme allo specchio, alle scarpe, al pettine su di una lastra tombale di una donna romana: per quegli uomini del I ° secolo d. C. erano una comunicazione pubblicitaria e una sepoltura, per noi sono oggetti orfani ma densi della capacità espressiva delle piccole cose, il “disponibile quotidiano” direbbe Gianni

Thus a great poetess in a marvellous book published in 2011 sets about narrating her feeling for sea and land, which come together and separate with the cadence of an undulating kiss on the shore of a solid bank. A rhythm and a glance which by affinity I dedicate to Giulia who in her painting, very singular because it is not solely painting, carries out a discourse on things of the sea portrayed as imbued with time in the presence of the darkness of the abysses. Portrayed actually as entities in pose, in an eternal present, like still lifes, positioned silent on the motionless dizziness of a black swallowed up by blue or shot through with green. Right from the start Giulia has painted things that are part of her emotional world, memories, under the skin of things, feelings, all transmuted into gifts; things that contained in their essence the remembrance of people loved, still with her or lost. Giulia arrived with an armful of rolled up canvases, the fruit of indefatigable application to the rage of painting. She tried, she erased, questioned herself, started over again. Three years ago, or maybe a little more. She drew thoughts on painting from Wolfgango’s great storehouse animated by existences, from the hanging light bulbs and switches in Bacon’s pictures, she observed Domenico Gnoli’s crowded graphic sign in comparison with the metaphysical classicality of his painting, ran over the warm surfaces of leather gloves in Titian’s impasto and in the writings of Marguerite Yourcenar , was struck by Remo Bodei’s reflections on the “life of things”. We went to the Montemartini Museum in Rome, near the pyramid of Caius Cestius, and to the English Cemetery. A carpenter’s sign in marble illustrated his trade through his tools. A saw in bas-relief on the white marble remained sculpted in our memory, bearing witness to plenitudo vitae and everyday beauty, together with the mirror, shoes and comb on the tombstone of a Roman woman: for those people of the 1st century AD they were both advertisement and grave, for us they are orphan objects but charged with the expressive capacity of small things, the “daily available” as Gianni Celati would say in agreement with Zavattini, when we identify a truth in them, a spirit of places, a

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Celati in accordo con Zavattini, qualora si individui in esse una verità, uno spirito dei luoghi, un vettore che è traccia di corpi e pensieri.

bearer of the trace of bodies and thoughts. Giulia then began to paint great surfaces in imitation of old paper, crushed and worn out, papers that were fighting for their life, in their womb the weight of time agglutinated in mouldy greens, yeasts of annihilation that the filigrees are hardly able to bear. At the 2012 exhibition Il Paesaggio necessario dedicated to Giorgio Morandi she showed a large canvas where the mimesis of ancient paper vanquished by air and light was redeemed by synthetic, minimal lines representing the Campiaro Hay-Lofts as depicted by Morandi in a famous engraving. I don’t know what happened next. What happens in the depths of the mind of an artist while the world turns with its life and noise. Just as on the bright surface of a drop of water in a Bill Viola video the world is reflected and then the drop falls and breaks up and becomes another form. Giulia today weighs the materials, looks at them with the sense of touch, takes wooden panels and engraves them, uses the light concealed in the flesh of wood, the intimate gleam of the heart is coupled with the sign and its hollow. No longer solely painting but engraving, drawing, oils, graphite, the light of the interior nature of the material. For this show at the Ravenna City Museum (MAR) Giulia Dall’Olio has worked with the sea, well known to her from scuba diving which, with her need for knowledge and freedom, she has been doing for years. The blue bound to black, which she has drawn from certain backgrounds by Bacon, are colours that symbolise abysses that painting cannot represent. The foam that rises and disperses into air bubbles is a trace, an idea, an indication of possibility. Then the things of the sea: coral immersed in the liquid darkness; a sponge set in pose eaten away by the leprosy of the black; a lobster-pot, and its centre, ravaged by time; a buoy that twinkles with sidereal flashes while it listens to the breathing of the universe and seems painted in the temporal interstice of a dream; a wrecked vessel seen from above, a piece of wood and history that may evoke recent stories and horrors. Pictures that Giulia is exhibiting at the MAR, perhaps detaching them at the mental rhythm of her beloved Einaudi, with the understanding and display of a sense of rhythmic connections and that zone of affinity, as Luigi Ghirri said, which exists between glance and sound. Lastly, I point out that the Italian word cosa (thing), as Remo Bodei tells us, is a contraction of the Latin causa, meaning that which “we consider so important and involving as to take action in its defence”.

Poi Giulia cominciò a dipingere grandi superfici a imitazione di carte antiche consunte frante, carte che combattevano per la vita, in grembo il peso del tempo agglutinato in verdi muffiti, lieviti di annientamento che le filigrane stentavano a reggere. Nella mostra Il Paesaggio necessario dedicata a Giorgio Morandi nel 2012 espose una grande tela dove la mimesi di una carta antica e vinta dall’aria e dalla luce era riscattata da linee sintetiche, minimali, che rappresentavano i Fienili del Campiaro come li disegnò Morandi in una famosa incisione. Non so poi cosa accadde. Cosa accade nella cantina della mente di un'artista mentre il mondo gira la sua vita e il suo rumore. Come sulla superficie lucida della goccia di acqua in un video di Bill Viola il mondo si riflette, poi la goccia cade e si disfa e diventa altra forma. Giulia oggi soppesa i materiali, li guarda con il senso del tatto, si procura tavole di legno e le incide, utilizza la luce nascosta della carne del legno, il biancore intimo della polpa sposa il segno e il suo incavo. Non più solo pittura, ma incisione, disegno, olii, grafite, luce dalle interiora della materia. In questa mostra al MAR di Ravenna Giulia Dall’Olio lavora col mare, ben conosciuto nelle immersioni subacquee che da anni pratica per necessità di conoscenza e di libertà. I blu legati al nero che ha tratto dallo studio di certi sfondi di Bacon sono colori simbolo di abissi che la pittura non può rappresentare. La schiuma che si alza e disperde in bolle di aria è una traccia, un’idea, un’indicazione di possibilità. Poi, le cose del mare: un corallo immerso nella tenebra liquida; una spugna in posa smangiata dalla lebbra del nero; una nassa, e il suo centro, aggrediti dal tempo; una boa che riluce di lampi siderei mentre ascolta il respiro dell’universo e sembra dipinta nell’interstizio temporale di un sogno; un relitto di barca, guardato dall’alto, un pezzo di legno e di storia che può evocare storie e orrori recenti. Quadri che Giulia presenta al MAR dislocandoli forse al ritmo mentale dell’amato Einaudi, con la comprensione e l’ostensione del senso delle connessioni ritmiche e di quella zona d’affinità, come diceva Luigi Ghirri, che esiste tra lo sguardo e il suono. Ricordo infine che l’italiano “cosa”, a dirlo è Remo Bodei, è la contrazione del latino “causa”, ossia di ciò “che riteniamo talmente importante e coinvolgente da mobilitarci in sua difesa”.

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Giulia Dall'Olio g 3][3 d tecnica mista su tavola di legno incisa / mixed technique on engraved wood panel, 56,5x89 cm

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Giulia Dall'Olio g 3][1 d olio e acrilico su tavola di legno / oil and acrylic on wood panel, 141,5x296,5 cm

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Giulia Dall'Olio g 3][4 d - g 3][2 d tecnica mista su tavola di legno incisa / mixed technique on engraved wood panel, 56,5x89 cm

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Giulia Dall'Olio g 3][7 d tecnica mista su tavola di legno incisa / mixed technique on engraved wood panel, 98,5x160 cm

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Giulia Dall'Olio g 3][5 d tecnica mista su tavola di legno incisa / mixed technique on engraved wood panel, 235x473 cm

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Ilaria Del Monte

Ilaria Del Monte

Nasce a Taranto nel 1985. Vive e lavora a Milano, dove si laurea in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2010 è finalista al premio Patrizia Berlettani Next Generation a cura di Roberto Milani presso la Galleria San Lorenzo a Milano. Partecipa alla mostra Statements curata da Ivan Quaroni. Nel 2011 è finalista al V Premio Arte Laguna presso le Nappe dell’Arsenale di Venezia. Partecipa alla Biennale di Brescia presso i Musei Mazzucchelli. Nello stesso anno inaugura le sue mostre personali Vento dal Nulla, a Venezia, a cura di Martina Cavallarin, e Windows Tales presso la Galleria Roberta Lietti a Como. Nel 2012 partecipa al Premio Zingarelli-Rocca delle Macie, curato da Simona Gavioli presso Castellina in Chianti vincendo il Primo Premio. Nella Galleria VBM20.10 di Berlino tiene la sua mostra personale Boarding Pass e, nella Galleria Riva di Lecce, la mostra dal titolo P.G.R. Nel 2013 è presente ad Arte Fiera di Bologna con la Galleria Roberta Lietti, e ad Affordable di Bruxelles, Milano, Hong Kong e Seul con la Galleria Studio Akka; e ad Art Moscow. Nel 2013 si tiene a Milano la sua mostra personale Quando Teresa si arrabbiò con Dio, a cura di Martina Cavallarin.

Born 1985 in Taranto, she lives and works in Milan. She graduated in painting at the Brera Fine Arts Academy of Milan. In 2010 she was a finalist for the Patrizia Berlettani prize Next Generation, curated by Roberto Milani at the San Lorenzo gallery in Milan. She took part in the exhibition Statements curated by Ivan Quaroni. In 2011 she was a finalist in the 5th Arte Laguna Prize at the Nappe dell’Arsenale in Venice and participated in the Brescia Biennial at the Musei Mazzucchelli. The same year saw her solo shows Vento dal Nulla in Venice, curated by Martina Cavallarin, and Windows Tales at the Galleria Roberta Lietti in Como. In 2012 she competed for the Zingarelli-Rocca delle Macie Prize, curated by Simona Gavioli at Castellina in Chianti, and came first. At the VBM20.10 gallery in Berlin she held her solo show Boarding Pass and, at the Galleria Riva in Lecce, an exhibition entitled P.G.R. In 2013 she took part in Arte Fiera (Bologna) with the Galleria Roberta Lietti, in Affordable (Brussels, Milan, Hong Kong and Seoul) with the Galleria Studio Akka, and in Art Moscow. In 2013 she had a solo show in Milan, Quando Teresa si arrabbiò con Dio, curated by Martina Cavallarin.

ilaria_gilda@yahoo.it

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Abissi Superficiali

Suface Abysses

Marta Cereda

Marta Cereda

Supera le colonne d’Ercole, Ulisse, spronando i suoi al folle volo che lo trasformerà in un punto di riferimento non tanto per i marinai, ma per tutti coloro che decidono di sfidare l’ignoto e i propri limiti, confidando nell’ingegno per affrontare e dominare anche l’irrazionale. Il legame ossimorico tra canoscenza e follia viene ribadito dal fatto che spesso proprio questa fiducia nella conoscenza e questo tentativo di analisi estremamente lucida abbiano prodotto effetti che sembrano aver origine dalla fantasia, più che dal raziocinio.

Going beyond the Pillars of Hercules, Ulysses spurred his men on to the mad flight that would transform him into a point of reference not so much for sailors as for everyone who decides to challenge the unknown and their own limitations, trusting in ingenuity to tackle and dominate even the irrational. The oxymoronic bond between knowledge and madness is reaffirmed by the fact that precisely this faith in knowledge and this attempt at extremely lucid analysis have often produced effects that seem to have their origin in the imagination rather than ratiocination.

È quanto accade, per esempio, nelle illustrazioni di Nel mondo dell’incredibile. Fenomeni, cose, personaggi bizzarri, curiosi e straordinari, un volume pubblicato nel 1977 con stampe ottocentesche, in cui gli aggettivi del titolo sono un eufemismo, visto che la maggior parte delle invenzioni descritte si avvicinano all’assurdo. Eppure sono state tutte realizzate.

This is what happens for example in the illustrations for Nel mondo dell’incredibile. Fenomeni, cose, personaggi bizzarri, curiosi e straordinari, a book published in 1977 with nineteenth century prints in which the adjectives of the title are a euphemism, since most of the inventions described come close to the absurd. Yet they were all created.

Questo paradosso è stato spunto per le opere recenti di Ilaria Del Monte, che ha trovato in questo libro una conferma della logica sottesa alla sua produzione precedente, in cui l’inserimento dell’inconsueto in un contesto realistico determinava un senso di spaesamento e di surreale. È come se questo testo avesse permesso all’artista uno scarto ancor superiore, perché quanto da lei progettato a due dimensioni è stato realizzato in passato nelle tre dimensioni da uomini visionari e spesso eccentrici, anche se, nella maggior parte dei casi, avrebbe potuto restare sulla carta, essendosi rivelato inutilizzabile nella realtà.

This paradox was the inspiration for the recent works of Ilaria Del Monte who found confirmation in the book of the logic underlying her earlier production in which insertion of the unusual into a realistic context brought about a sense of disorientation and the surreal. It is as if this text had allowed the artist an even greater deviation, because what she designed in two dimensions had been created in the past in three dimensions by visionary and often eccentric people, although in most cases they might as well have remained on the drawing board since they turned out to be unusable in reality. Just as she does not keep to the theme of this year’s Marina di Ravenna Prize, which she interprets as a metaphor by introducing water into each work presented, so does this artist not limit herself to a citation of her source. It becomes a departure point, in accordance with her usual practice, for the completion of the work of those surprising and, we fear, somewhat disappointed inventors whose projects did not work out: she redeems their memory and pays tribute to their temerity.

Così come non si attiene al tema di questa edizione del Premio Marina di Ravenna, che interpreta come metafora introducendo l’elemento acquatico in ognuna delle opere presentate, allo stesso modo l’artista non si limita a una citazione della sua fonte. Essa diventa uno spunto da cui partire, come sua pratica abituale, per completare l’opera di quegli inventori sorprendenti e, temiamo, anche un po’ delusi dal fallimento del proprio progetto, riscattandone la memoria e omaggiandone la temerarietà.

Thus behold Zefira [Zephyr] pedalling under sail, looking back and trying to keep her balance, or maybe getting away from someone, heedless of

Ecco allora che Zefira pedala sospinta dalla vela,

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guardandosi le spalle e cercando di tenersi in equilibrio o forse allontanando qualcuno, incurante della propria nudità, e in L’orizzonte di Lato nel ventre di una barca si serve il pranzo, a base di pesce ovviamente. Ma già c’erano state la scialuppa di salvataggio a pedali e un salone a dondolo per un piroscafo in servizio sulla Manica, che non superò la prova delle onde del canale.

her own nudity; and in L’orizzonte di Lato [The Side Horizon] lunch is served in the bowels of a ship, fish obviously. But the pedal lifeboat had already existed, as had the gimballed saloon for an English Channel steamer, but it never proved to be equal to the waves. Ilaria Del Monte’s poetics draws strength from and is enriched by the union of suggestions which come from different sources and which, brought together and set in a context far from the original, generate new meanings and often short-circuits. It is not important to recognise the inspiration: no greater value is attributed to the asymmetric diptych L’isola [The Island] by knowing that it derives from a Flemish picture of the renaissance rather than a twentieth century surrealistic scene or the islets near Marina di Ravenna. This pair of pictures are a sort of divertissement for the artist who broadens her outlook externally. In fact her favourite scenes are usually interiors, from a close-up viewpoint which allows her to grasp all the innumerable details in which the protagonist is crystallised, captured in a moment, in a pose, in the instant in which an action is about to be carried out that could also be another action, because the actual one is rarely represented in its implementation.

La poetica di Ilaria Del Monte trae forza e si arricchisce dall’unione di suggestioni provenienti da fonti differenti che accostate e inserite in un contesto distante dall’originale generano nuovi significati, spesso cortocircuiti. Riconoscere lo spunto non è importante, non attribuisce maggior valore al dittico asimmetrico L’isola sapere che deriva da un dipinto rinascimentale fiammingo piuttosto che da una scena del surrealismo del Novecento o dagli isolotti vicino a Marina di Ravenna. Questa coppia di dipinti rappresenta una sorta di divertissement per l’artista, che allarga lo sguardo verso l’esterno. Le sue scene predilette, infatti, sono solitamente interni, con un punto di vista ravvicinato che permette di cogliere tutti gli innumerevoli dettagli, in cui il protagonista è cristallizzato, catturato in un momento, in una posa, nell’attimo in cui sta per compiere un’azione, che potrebbe essere anche un’altra, perché raramente è rappresentata nel suo farsi.

A tonal uniformity characterises these latest works, a glaze that removes luminosity from the colours but creates greater depth.. The skies are charged with clouds on the horizon, and in all the paintings, although we have said that the eye is inward, there’s the possibility of looking outside. From a window or from a picture, which adds a new level of interpretation, introducing a meta-narration. This occurs in L’ora seratina [The Evening Hour] in which a levitating woman has at her back a black and white nineteenth century print. The sea is present even if it is not depicted in a didactic manner, as in The Signal, traceable to a series of paintings in which the artist deals with the theme of the relationship between the female figure and the home, of bonds and the role of woman, setting out from the double meaning of abito, as noun and verb. And the sea is here too. The water in the carafe is salty, but on the canvas the flowers will survive.

Un’uniformità tonale caratterizza queste ultime opere, una velatura che toglie luminosità ai colori, ma che permette una maggior profondità. I cieli sono carichi di nuvole all’orizzonte e in tutti i dipinti, seppur si sia detto che lo sguardo è interno, c’è la possibilità di vedere fuori. Da una finestra o da un quadro, che aggiunge un nuovo livello di lettura, introducendo una metanarrazione. È quanto accade in L’ora serotina, in cui una donna che levita ha alle spalle una stampa ottocentesca in bianco e nero. Il mare è presente, anche se non raffigurato in modo didascalico, così come in The signal, riconducibile a una serie di dipinti in cui l’artista affronta il tema del rapporto della figura femminile con la casa, dei legami e del ruolo della donna, partendo dal doppio significato di abito, come sostantivo e come verbo. E anche qui il mare c’è. È acqua salata quella nella caraffa, ma sulla tela i fiori sopravvivranno.

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Ilaria Del Monte L'ora serotina / The Evening Hour olio su tela / oil on canvas, 60x70 cm

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Ilaria Del Monte L'orizzonte di Lato / The Side Horizon olio su tela / oil on canvas, 80x90 cm

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Ilaria Del Monte Zefira / Zephyr olio su tela / oil on canvas, 70x60 cm

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Ilaria Del Monte L'isola Fiamminga / The Flemish Island olio su tela / oil on canvas, 60x70 cm

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Ilaria Del Monte The Signal / The Signal olio su tela /oil on canvas, 50x60 cm

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Ilaria Del Monte La lotta dei pensieri / Struggle of Thoughts olio su tela / oil on canvas, 40x50 cm

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Ilaria Del Monte Maddalena dei pesci rossi / Maddalena of the Goldfish olio su tela / oil on canvas, 60x50 cm

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Riccardo Negri

Riccardo Negri

Nasce a Mantova nel 1985. Vive e lavora a Catania e Poggio Rusco. Dalle lezioni all’Accademia di Belle Arti di Bologna fa propria una sensibilità in bilico tra disegno e pittura. Con una tecnica portata all’ossessione del virtuosismo ri-scrive i suoi soggetti dando vita a nuove icone del contemporaneo, creando un dialogo con e sull’uomo. Alla XXX Biennale d’Arte Roncaglia, sezione under 25, gli viene assegnato il 1°premio. È invitato nel 2009 alla mostra antologica sulla pittura italiana Contemplazioni, in Castel Sismondo a Rimini. È del 2011 la personale Perigrafie, curata da Duccio Trombadori, e l’invito al XXXVIII Premio Sulmona; dello stesso anno sono la partecipazione al Padiglione Italia Lo Stato dell’Arte della 54° Biennale di Venezia e l’invito di Vittorio Sgarbi alla mostra L’ombra del divino nell’arte contemporanea (Cantagalli Editore), allestita a Palazzo Grimani di Venezia. Nel 2012 inaugura alla Rocca Possente di Stellata e negli spazi di Casa Toesca a Rivarolo Canavese (TO) la mostra Vivere Parallelo curata da Beatrice Buscaroli. Al Premio Opera 2012 di Ravenna Le vie dell’acqua gli viene assegnato il 1°premio. Nel 2013 presenta GEN[i]US LOCI alla galleria MiES di Modena a cura di Umberto Zampini e Marco Nardini. Partecipa a esposizioni in luoghi pubblici e privati.

Born 1985 in Mantua, he lives and works in Catania and Poggio Rusco. From his studies at the Bologna Fine Arts Academy he developed a sensibility all of his own, balanced between drawing and painting. With a technique taken to the obsession of virtuosity he rewrites his subjects, breathing life into new icons of the contemporary, creating a dialogue with and on man. At the 30th Biennale d’Arte Roncaglia he took first prize in the under 25 section. In 2009 he was invited to exhibit at the anthological show on Italian painting Contemplazioni, held at Castel Sismondo in Rimini. In 2011 his solo show Perigrafie was curated by Duccio Trombadori and he was invited to take part in the 38th Sulmona Prize. The same year saw his participation in the Italian Pavilion Lo Stato dell’Arte at the 54th Venice Biennale and an invitation from Vittorio Sgarbi for the exhibition L’ombra del divino nell’arte contemporanea (Cantagalli Editore), set up at Palazzo Grimani in Venice. In 2012, at the Rocca Possente of Stellata and in the spaces of Casa Toesca in Rivarolo Canavese (TO), he held the exhibition Vivere Parallelo, curated by Beatrice Buscaroli. He was awarded first prize at the Premio Opera 2012 of Ravenna, Le vie dell’acqua. In 2013 he presented GEN[i]US LOCI at the MiES gallery in Modena, curated by Umberto Zampini and Marco Nardini. He takes part in exhibitions at public and private places.

artenegri@gmail.com

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Riccardo Negri

Riccardo Negri

Beatrice Buscaroli

Beatrice Buscaroli

«Non sono contro l’arte concettuale. Non penso che la pittura debba essere rivalutata. L’arte rispecchia la vita, e le nostre vite sono piene di algoritmi, così molte persone vogliono fare arte come se fosse un algoritmo. Ma il mio linguaggio è la pittura, e la pittura è l’opposto. C’è qualcosa di primitivo in essa. Il bisogno di fare segni è innato. È per questo che quando si è bambini si scarabocchia». Lo ha sottolineato Jenny Saville, in occasione di una recente esposizione alla Tate Modern.

“I’m not against conceptual art. I don’t think that painting should be revaluated. Art reflects life and our lives are full of algorithms, so a lot of people want to do art as if it were an algorithm. But my language is painting, and painting is the opposite. There’s something primitive about it. The need to make signs is innate. That’s why we scribble when we are kids.” This was underscored by Jenny Saville on the occasion of a recent exhibition at the Tate Modern.

Le immagini dei lavori più recenti di Riccardo Negri, in particolare della serie realizzata in occasione del Premio Marina di Ravenna, hanno qualche rapporto con le considerazioni della pittrice inglese: si tratta di un’incursione nel linguaggio primitivo della pittura e dei suoi segni. Niente di “infantile”, tutt’altro; ma la pittura è un gesto che ha necessità non solo e non tanto di essere riproposto ossessivamente, ma piuttosto di essere ripensato. Ripensato e ricomposto secondo ordini, dislocazioni, segni, capaci di restituirle un’integrità che non può essere solo frutto di un “mestiere”, dell’apprendimento di una tecnica espressiva.

The images in Riccardo Negri’s most recent works, especially the series done for the Marina di Ravenna Prize, have some relationship with the English painter’s considerations: we’re dealing with an incursion into the primitive language of painting and its signs. Nothing ‘infantile’, quite the contrary, but painting is a gesture that calls not only and not so much for being re-proposed obsessively but rather for being rethought. Rethought and recomposed in accordance with orders, dislocations and signs capable of restoring an integrity that cannot be solely the fruit of a ‘craft’, of learning an expressive technique. What Negri puts forward today are masterfully installed images, almost like a visual mosaic within which each element, concluded in itself, would not exist if not in dialogue with other signs, other gestures, other attitudes of a colour reduced to nothing. Almost as if observation must prevail over point of view, almost as if reality were a phenomenon too complex to be defined and settled before its time. Subjectivity – and in this there is a considerable difference with regard to his earlier work – must be filtered, exercised with mature awareness and never left to itself.

Oggi Negri propone immagini installate con sapienza, quasi si trattasse di un mosaico visivo all’interno del quale ogni elemento, in sé concluso, non esisterebbe se non in dialogo con altri segni, altri gesti, altre movenze di un colore ridotto all’osso. Quasi che l’osservazione dovesse prevalere sul punto di vista, quasi che la realtà fosse un fenomeno troppo complesso per poter essere definita e liquidata prima del tempo. La soggettività – ed in questo si inserisce una distanza notevole rispetto al suo lavoro precedente – deve essere filtrata, esercitata con una consapevolezza matura, mai abbandonata a se stessa.

Negri’s painting thus manifests itself as emotive and at the same time ‘virtuous’ inquiry into the world, a tension directed at establishing connexions, nexuses and relationships that are carried out in space. A painting that does not judge and does not absolve but interrogates the space in which its sign seeks to dwell. This is the point: Negri has chosen to make his own discipline live within the landscape posed by the questions of painting. And that landscape, full of pitfalls, ambivalences and imperfections, re-

La pittura di Negri si manifesta quindi come indagine emotiva ed al contempo “virtuosa” sul mondo, tensione volta a stabilire connessioni, nessi, relazioni che si esercitano nello spazio. Una pittura che non giudica e che non assolve, ma che interroga lo spazio in cui il suo segno cerca dimora. Ecco il punto: Negri ha scelto di far vivere la propria disciplina all’interno del paesaggio che le domande della

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mains in any case the place of a discourse that cannot be stopped, the definition of a horizon that can change constantly.

pittura pongono. E quel paesaggio, carico di insidie, di ambivalenze, di imperfezioni, resta comunque il luogo di un discorso che non si può arrestare, la definizione di un orizzonte che può mutare costantemente.

But there’s still something more that qualifies Negri’s recent images: their enforcement of being observed as a multitude in serried ranks. We’re dealing with a ‘novel’ and not with a jumble of elements each equipped with an individual seductive charge. If what Stendhal wrote is true – ‘a novel is a mirror along the way’ – then we should remember that each segment of a novel, each fluctuation and all its interweaving stories, must give birth to a new breath: new situations or characters must appear, new images. Negri works on these accumulations, on concatenation. Within the composition of the installed image we may find many roads that perhaps lead us far away. But as in the best novels there’s always the possibility of returning.

Ma c’è ancora qualcosa in più che qualifica le recenti immagini di Negri: la loro imposizione ad essere osservate come una moltitudine dotata di un ordine serrato. Si tratta di un “romanzo” e non di un affastellamento di elementi dotati di cariche seduttive individuali. Se è vero quanto scriveva Stendhal, “un romanzo è uno specchio lungo il cammino”, bisogna ricordare che ogni segmento di un romanzo, ogni suo fluttuare ed intersecate storie, deve poter dar vita ad un nuovo respiro: devono comparire nuove situazioni o nuovi personaggi, nuove immagini. Negri opera su queste accumulazioni, sulla concatenazione. All’interno della composizione, dell’immagine installata, possiamo trovare tante strade che magari ci conducono lontano. Ma c’è sempre, come nei migliori romanzi, la possibilità di ritornare.

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Riccardo Negri Paesaggio logico / Logical Landscape grafite su carta, installazione dimensioni variabili / graphite on paper, variable dimension installation

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Premiazioni / Prize-giving Venerdì 23 agosto 2013 / Friday 23 August 2013

Claudio Spadoni, Direttore del Mar, i cinque vincitori del “Marina”2013 e l’Assessore alla cultura del Comune di Ravenna Ouidad Bakkali. Claudio Spadoni, Director of the MAR, the five winners of the “Marina” 2013 and the Municipality of Ravenna Culture Councillor Ouidad Bakkali.

Daniele Perini, conduttore della serata, e Pericle Stoppa, curatore del Premio. Daniele Perini, the MC of the evening, and Pericle Stoppa, curator of the Prize.

Claudio Spadoni, presidente della giuria. Claudio Spadoni, jury chairman.

Carlos Atoche, vincitore ex aequo del “Marina” 2013. Carlos Atoche, ex aequo winner of the “Marina” 2013.

Giulio Catelli, vincitore ex aequo del “Marina” 2013. Giulio Catelli, ex aequo winner of the “Marina” 2013.

Giulia Dall’Olio, vincitrice ex aequo del “Marina” 2013. Giulia Dall’Olio, ex aequo winner of the “Marina” 2013. 58


Ilaria Del Monte, vincitrice ex aequo del “Marina” 2013. Ilaria Del Monte, ex aequo winner of the “Marina” 2013.

Riccardo Negri, vincitore ex aequo del “Marina” 2013. Riccardo Negri, ex aequo winner of the “Marina” 2013.

Claudio Spadoni, i cinque premiati e Pericle Stoppa. Claudio Spadoni, the five winners and Pericle Stoppa.

Paola Babini, Roberto Pagnani e Rosetta Berardi con i cinque vincitori. Paola Babini, Roberto Pagnani and Rosetta Berardi with the five winners.

Concerto musicale nel corso della serata di premiazione. Concert during the prize-giving evening.

La piazzetta e il pubblico. The piazza and the public. 59


Residenza d'artista / Artists' residence 23 agosto - 22 settembre 2013 / 23 August - 22 September 2013 La Galleria FaroArte di Marina di Ravenna trasformata in atelier / The FaroArte Gallery in Marina di Ravenna transformed into atelier

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Premio Marina di Ravenna Albo d’oro

Marina di Ravenna Prize Roll of Honour

Il Premio Marina di Ravenna, sorto nel 1955 come Concorso di pittura estemporanea, si è svolto ininterrottamente fino al 2000 con la stessa modalità iniziale. Dopo due anni di interruzione, la manifestazione è ripresa adottando formule diverse. Dal 2011 la partecipazione al Premio è riservata agli artisti di età inferiore ai 40 anni. Questo l'Albo d'Oro dei premiati dal 2003:

The Marina di Ravenna Prize, set up in 1955 as an extempore painting Competition, continued uninterrupted and unchanged until 2000. After a two year pause the event was revived under new formulas. Since 2011 participation in the Prize has been reserved to artists under 40. This is the Roll of Honour of prize-winners since 2003:

2003

Tommaso Cascella, Bomarzo VT Bruno Ceccobelli, Todi PG Maurizio Di Feo, Gioia del Colle BA Jean Gaudaire Thor, Francia Graziano Pompili, Montecchio RE

2004

Ugo Nespolo, Torino Aurelio Caruso, Palermo Luigi Milani, Rovigo Helmut Tollmann, Germania

Premi alla carriera: Renzo Morandi, Ravenna Concetto Pozzati, Bologna

2005

Erio Carnevali, Modena Tommaso Cascella, Bomarzo VT Eugenie Jan, Francia Franck Moeglen, Germania Franco Sumberaz, Livorno Antonio Tamburro, Isernia

Premi alla carriera: Biagio Pancino, Francia Germano Sartelli, Imola BO 2006

Lorenzo D’Angiolo, Lucca Giuliano Ghelli, Firenze Claudie Lacks, Francia Giuseppe Simonetti, Palermo

Premi alla carriera: Gabriella Benedini, Milano Antonio Possenti, Lucca

2007

Franco Batacchi, Venezia Bernd Kaute, Germania Tone Lapajne, Slovenia Enrico Manera, Roma Ferran Selvaggio, Spagna

Premi alla carriera: Eugenio Carmi, Milano Hermann Nitsch, Austria 2008

Luca Alinari, Firenze Giuliano Barbanti, Milano Davide Benati, Modena

Renata Boero, Milano Nicola Carrino, Roma Giancarlo Cazzaniga, Milano Vittorio D’Augusta, Rimini Enrico Della Torre, Milano Giosetta Fioroni, Roma Walter Fusi, Siena Fathi Hassan, Egitto Romano Masoni, Pisa Mario Nanni, Bologna Giorgio Olivieri, Verona Mario Raciti, Milano Rino Sernaglia, Milano Medhat Shafik, Egitto Fausta Squatriti, Milano Tino Stefanoni, Lecco Walter Valentini, Milano

Premi alla carriera: Tullio Pericoli, Milano Achille Perilli, Roma 2009

Laura Baldassari, Ravenna Cesare Baracca, Lugo RA Xante Battaglia, Milano Ennio Calabria, Roma Pablo Echaurren, Roma Marco Gastini, Torino Franco Guerzoni, Modena Massimo Kaufmann, Milano Ugo la Pietra, Milano Eliana Maffei, Genova Renzo Margonari, Mantova Vittorio Mascalchi, Ravenna Franco Mulas, Roma Carlo Nangeroni, Milano Katja Noppes, Milano Lorenzo Piemonti, Milano Sergio Sermidi, Mantova Vanni Spazzoli, Ravenna Grazia Varisco, Milano Giorgio Vicentini, Varese Premi alla carriera: Gianfranco Baruchello, Roma Guido Strazza, Roma

2010

Premi alla carriera: Vasco Bendini, Parma Georges Mathieu, Francia Arnulf Rainer, Austria

2011

Massimiliano Errera, Trapani Filippo Farneti, Ravenna Ettore Frani, Roma Banafsheh Rahmani, Iran Manuela Vallicelli, Ancona

2012

Bo Mi Kim, Corea Sandro Palmieri, Firenze Marco Pariani, Ferno VA Marina Scardacciu, Sassari Giovanna Sottini, Desenzano BS

2013

Carlos Atoche, Lima, Perù Giulio Catelli, Roma Giulia Dall'Olio, Bologna Ilaria Del Monte, Taranto Riccardo Negri, Mantova


Si ringraziano per il sostegno alla manifestazione:

Mario Boccaccini

ROSETTI MARINO SPA

Ravenna


Finito di stampare nel mese di novembre 2013 da Edizioni Moderna Ravenna

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