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Questa è l'anteprima di SERRALANZA. Autore: Massimiliano Di Miceli. ISBN 9788897885191 Questa anteprima non è in vendita né scaricabile. Vietata la riproduzione. Tutti i diritti sono riservati. Il testo completo è disponibile sul sito www.exbook.eu Copyright © 2012 Exbook.eu Publisher. Copyright © 2012 Massimiliano Di Miceli.


MASSIMILIANO DI MICELI

SERRALANZA


1. ESTATE

Dunque, l’incipit. “La storia degli studi demografici, relativamente ai paesi dell’interno della Sicilia occidentale…” No. “Chiunque voglia approcciarsi…” Neppure. Inutile, non gli veniva. Da circa mezz’ora si arrovellava su come modellare l’introduzione della tesi. “L’evoluzione demografica nel corso del XVII secolo…” Ma che voleva dire? Troppo caldo. Si levò dallo schermo. Anche il vecchio computer boccheggiava. Paradossalmente aveva le idee abbastanza chiare in merito al contenuto della tesi, un po’ meno riguardo alla sua struttura. In fin dei conti, era stato il professore ad avergliela imboccata col cucchiaino, dato che l’argomento sembrava interessare più al docente di quanto potesse importare a lui. L’istituto di storia moderna stava infatti portando avanti un ambizioso progetto che si proponeva di inquadrare le dinamiche demografiche e la mobilità residenziale nell’ambito della cosiddetta “Val di Mazara”, ovvero nella Sicilia occidentale; per la parte orientale dell’isola ci avrebbe pensato il corrispondente istituto etneo. In realtà ad Ignazio non stava poi molto a cuore di mettersi a spulciare l’archivio parrocchiale di Serralanza, il piccolo paese di cui era originario, ma la cosa aveva sembrato allettare moltissimo quel docente universitario che lo aveva impressionato più che altro per la sua memoria formidabile. Sebbene infatti avesse frequentato solo una lezione di storia moderna, la prima, in cui tutti si erano presentati, nome, cognome, paese e scuola superiore (e relativo manuale utilizzato) di provenienza, il professor Curreri all’esame si era ricordato di lui non appena lo aveva scorto, circa un anno dopo, alla sessione autunnale di esami. “Ignazio da Serralanza”, lo aveva apostrofato, “lei fa esami domani, per ultimo.” Non sapeva se avesse dovuto considerarla una minaccia o una punizione per la sua mancata frequenza, ma la curiosità e la sorpresa per il fatto che egli si ricordasse di lui avevano avuto il sopravvento. L’indomani si era ripresentato e, mentre attendeva dietro la porta dell’istituto che il suo destino prendesse corpo, il professore era transitato senza degnarlo di uno sguardo. C’era forse stato un malinteso, il giorno precedente? Era entrato prima che iniziasse ad esaminare gli altri e si era rivolto a lui con prudenza. “Professor Curreri… sono Caruso, Ignazio Caruso…” “Sì,” lo aveva interrotto il docente con fastidio, alzando gli occhi da un malloppo disordinato di fotocopie, “lo so benissimo chi è lei, non mi sono mica rimbambito. Aspetti il suo turno, lei è l’ultimo, lo sa.” Ignazio era uscito frastornato ed aveva atteso che toccasse a lui. Contro ogni previsione, l’esame si era svolto nel più canonico dei modi. Esposizione di un argomento a piacere sul corso generale, qualche domanda per puntualizzare in merito alle guerre di successione polacche, per poi passare al corso monografico relativo alla coltivazione del frassino, e quindi alla produzione della manna, nelle basse Madonie. “Ignazio, è un vero peccato che lei non abbia frequentato nel corso dell’anno,” fece il professore mentre verbalizzava il voto. “La lode non posso dargliela. Non ha seguito le


lezioni e per di più non è neanche una bella donna.” “Non importa.” “È evidente che non le importa né la media né la materia in sé.” “Non intendevo…” “Non si preoccupi, non la biasimo. Ognuno ha i propri interessi, diciamo così, culturali. Io, ad esempio ho i miei. Ed ho un pallino: l’archivio del convento della Madonna dell’Itria a Serralanza.” Ora iniziava a capire. O meglio, non capiva. “Ma, professore, non c’è un archivio all’Itria… almeno per quello che ne so io.” “C’è, si fidi. Ed ha la sua importanza, diciamo così, storica. Per farla breve, ragazzi di Serralanza qui se ne iscrivono pochi, anzi credo che lei sia il primo, da una decina di anni a questa parte.” “Sì, è probabile.” “E mi pare che la stoffa non le manchi. Però le serve un sarto. Che ne dice di iniziare ad occuparsi di diplomatica e paleografia?” “Dico che potrei farlo se avessi un buon motivo. Non mi fraintenda, è solo che sono più affascinato dalla ritualità in tutti i suoi aspetti.” “Questo non guasta affatto, anzi. La storia dei popoli passa anche, diciamo così, attraverso le forme rituali, ma lo studio dei documenti ha la sua importanza. Meno antropologia e più filologia, che diamine!” “Ne sono convinto, ma…” “Senta, Ignazio, parliamoci chiaramente.” Il tono era diventato più secco ma allo stesso tempo più confidenziale. “Sto allestendo un’equipe per effettuare un lavoro a tappeto. In altri termini, fra un paio di anni, se dimostrerà di essere all’altezza, ci potrebbe essere la seria possibilità di un dottorato. Si dia da fare e, diciamo così, potrebbero spalancarsi prospettive interessanti.” “Scusi, ma perché proprio io? Sa, mi capita ogni giorno che un docente universitario che mi conosce appena mi prospetti l’ipotesi di un dottorato.” Il professore fece un sorriso che sembrava una smorfia. “Perché è di Serralanza, e le assicuro che non è un particolare irrilevante. Ci pensi,” e gli aveva teso la mano. “Posto interessante, Serralanza,” aveva poi soggiunto il docente con fare sibillino, mentre lui usciva dalla stanza riponendo il libretto degli esami nel tascapane verde militare. Ignazio ci aveva pensato e, pur non vedendoci del tutto chiaro, si era adeguato. In primo luogo non riusciva a farsi persuaso di come fosse possibile che qualcuno trovasse interessante un posto come Serralanza; poi, quella faccenda dell’Itria lo lasciava molto perplesso. Tiratosi il paro e lo sparo, aveva modificato il piano di studio, cambiando tutte le materie complementari che gli era consentito e dedicandosi così allo studio della storia moderna. Col tempo si era reso conto di aver fatto bene ad accettare le lusinghe di Curreri, sia perché l’ambito antropologico era completamente colonizzato da un unico nucleo familiare, più o meno allargato, sia perché godere dell’appoggio convinto di un professore universitario, anche se le sue pretese riguardo al grado di preparazione erano elevate, era un


dono inaspettato: lui cercava di non deluderlo e ci riusciva, riuscendo così ad acchiappare un paio di borse di studio; a farsi tre mesi di Erasmus in Olanda, a Leida; ad iniziare a lavorare part-time per l’università. Adesso, dopo aver dato l’ultima materia, la fottuta filologia romanza, che gli era costata perdita di serenità, per la mala predisposizione d’animo della docente, e di liquidi fisiologici, per i quaranta all’ombra di quell’inizio di luglio siciliano, Ignazio avrebbe voluto lanciarsi a corpo morto sulla tesi, per togliersi il pensiero. Erano passati ormai oltre due anni dal suo primo confronto con Curreri, che si era rivelato una presenza costante ma discreta. Lo aveva seguito passo passo nel dipanarsi dei suoi studi, cercando di forgiarne lo spirito scientifico e di stimolare in lui l’attitudine al dubbio. Durante quel periodo il discorso non era più caduto su Serralanza e sul fantomatico archivio dell’Itria, almeno fino a poche settimane prima, quando si era recato a trovarlo per mettere a fuoco le argomentazioni della tesi: aveva tutta l’estate davanti per lavorarvi. Sperava di completarla entro Natale al massimo, per poi laurearsi nella sessione di febbraio, l’ultima utile prima del concorso per il dottorato, che avrebbe avuto luogo fra maggio e giugno. “Penso proprio che dovrebbe farcela,” lo aveva tranquillizzato Curreri, “non si preoccupi. Certo, a patto che non si lasci sedurre, diciamo così, dalle lusinghe estive.” “Serralanza non offre molte attrattive, da questo punto di vista. Ed io ho fretta di laurearmi.” “Bene. Allora, mi raccomando, passi al setaccio l’archivio della parrocchia di San Giorgio e trascriva rigorosamente tutti i dati. Lo sa, Serralanza è, diciamo così, un campo vergine, mi affido a lei per una loro corretta rilevazione.” “Non tema. Piuttosto, mi chiedevo…” “Dica, dica pure.” “Si ricorda di quella faccenda dell’archivio dell’Itria?” “Per il momento lo lasci perdere, è un problema che non è inerente al lavoro cui sta per dedicarsi. Lo affronteremo meglio nel corso del dottorato,” aveva concluso strizzandogli l’occhio. Doveva trattarsi di un tic nervoso.

SERRALANZA - Anteprima  

SERRALANZA di Massimiliano Di Miceli.

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