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La storia di Comiso inizia circa 2500 anni fa (tra il VI¡ ed il V¡ secolo a.C.). Nella zona collinare del territorio di Comiso si sono trovate numerose tracce di insediamenti umani molto antichi dell'epoca neolitica. Successivamente i Siculi impiantarono, negli stessi luoghi, delle officine di selce, che qui veniva estratta, lavorata ed esportata. Le origini del primo nucleo abitativo di Comiso si fanno risalire sia al progressivo e lento spostamento di queste genti dagli insediamenti di monte ÒTabutoÓ fino a valle, attorno alla Fonte Diana (tra il VI¡ ed il V¡ secolo a.C.), sia, successivamente, alla migrazione degli abitanti superstiti di Casmene, dopo la sua distruzione ad opera del console romano Marcello nel 212 a.C.. Si tratta della fonte pi accreditata sulla nascita di Comiso tantՏ che nello stemma della cittˆ  riportato il motto ÒPost Casmenarum fata nitida resurgoÓ che allude alla fondazione di Comiso dopo la distruzione di Casmene. Cospicui sono i resti di costruzioni greche e romane: particolarmente significativo il resto di un mosaico pavimentale, parte di una terma romana risalente al ll sec. d.c., trovato nei pressi della Fonte Diana. L'arrivo dei Bizantini, dopo le scorrerie barbariche, da' un nuovo impulso di risveglio quando si munisce la cittˆ di mura e i vari nuclei abitativi si riuniscono per formare il casale di Comicio, denominato poi Jhomiso.

L'evoluzione dell'abitato in epoca bizantina  lenta ma costante, e prosegue, senza molti traumi, anche dopo la conquista araba. Sotto i Saraceni il casale di Jhomiso, che in arabo significa "sorgente di acqua", forse in attinenza con la Fonte Diana, non sub“ enormi varianti. Un autentico sviluppo della cittˆ comincia con gli Aragonesi, che cedono Comiso in feudo ad un certo Federico Speciario da Messina, nel 1296. Egli edific˜ nel nucleo urbano un palazzocastello e altre fortificazioni, attorno alle quali si form˜ il futuro paese. Nel 1321 il feudo fu ceduto a Berengario da Lubera, il quale lo cedette in seguito a Giovanni Chiaramonte, e quindi ai Riggio e nel 1392 al catalano Bernardo Cabrera, conte di Modica. Ma nel 1493


il feudo comicino fu ceduto da Giovanni Cabrera, figlio di Bernardo, indebitato fino al collo, ai Naselli, nobili di antica famiglia che tennero il feudo fino al XVlll secolo e sotto i quali raggiunse livelli economici e sociali eccezionali, grazie a leggi moderne e pi appropriate ai nuovi tempi, come la concessione in enfiteusi di una parte dei possedimenti della famiglia, l'istituzione di una fiera franca da vincoli doganali, concessioni di franchigie e privilegi vari e altri provvedimenti. Con l'inizio del XVII secolo Comiso subisce degli avvenimenti che rallentano e fanno regredire questi fermenti di rinnovamento che hanno caratterizzato il secolo precedente: la fondazione del Casale di Vittoria nel 1607, voluto dalla contessa Vittoria Colonna, caus˜ un notevole regresso demografico della popolazione di Comiso. Altri avvenimenti, purtroppo funesti, furono la terribile pestilenza del 1624 che si abbattŽ sulla cittadina, come in tutta la Sicilia causando un alto numero di decessi, e poi il tragico terremoto del 1693, che caus˜ circa 90 morti ed enormi danni all'abitato. Da questi tristi eventi il popolo comisano seppe risorgere con forza, ricostruendo tutti gli edifici abbattuti e riproiettandosi con slancio verso un futuro migliore. Cos“

nascono in questo clima di fervore costruttivo i palazzi pubblici e privati, nel caratteristico barocco siciliano, le chiese come la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria delle Stelle; la Chiesa dellÕAnnunziata, il Castello Naselli ed altre costruzioni che hanno resa famosa la cittˆ per la scenografia urbana. Grazie anche alla volontˆ ed alla munificenza dei Naselli nascono a Comiso i primi opifici industriali, che le danno un notevole impulso economico, come la cartiera, costruita nel 1729, che sfrutta le acque del fiume lppari, e i saponifici, costruiti nel 1742 da Filippo Sallemi e Biagio Guarino, che avevano imparato l'arte dai maestri saponari messinesi. ƒ in questo periodo che per la famiglia Naselli comincia la fase declinante, tanto che nel 1754 i successori del conte don Baldassarre, per far fronte ai debiti sono costretti a vendere una buona parte delle immense proprietˆ, che vennero acquistate dagli stessi fittavoli e dai grandi proprietari terrieri divenuti "baroni" (mediante l'acquisto dei titoli per mezzo delle loro nuove ricchezze). Sono gli ultimi sintomi del feudalesimo e anche per Comiso si apre un periodo di profondo rinnovamento sociale, prima con l'avvento dei Borboni e poi col Regno d'ltalia. Furono costruiti nuovi edifici come il Palazzo Municipale, il Teatro Comunale e il Mercato. Da ricordare anche la costruzione della Scuola dÕArte, oggi Centro dei Servizi Culturali.ÊIl Mercato Ittico edificato tra 43


il 1863 e 1867 su un terrapieno presso le Terme. La sua loggia dagli anni «30 si affaccia su Piazza delle Erbe. L«edificio ha pianta rettangolare; la pavimentazione a lastroni e il gioco degli archi del loggiato, che ne contorna il perimetro interno, creando un ambiente suggestivo, soffuso dai caldi riflessi della pietra di Comiso. Al centro una fontana. Oggi ospita oltre ad avve-

nimenti culturali e spettacoli teatrali, la Fondazione Bufalino ed il museo di Scienze Naturali. Nel periodo fascista fu inaugurato a Comiso l'aeroporto militare, che negli anni ottanta era stato trasformato in base missilistica e che oggi sta per diventare un moderno aeroporto civile e commerciale.

Itinerario turistico EÕ dal centro della Cittˆ, da Piazza Fonte Diana, che pu˜ iniziare una visita a Comiso. Disegnata da eleganti palazzi del XVIII e XIX sec., la Piazza  dominata dalla fonte dedicata alla dea Diana, simbolo cittadino, che da sempre sgorga al centro della piazza e della Cittˆ. Da questo punto ci si pu˜ spostare verso qualsiasi direzione, ma noi suggeriamo prima una visita al Palazzo Comunale (1887) dallÕampia facciata neoclassica scandita da finestre con timpani curvilinei e triangolari. EÕ possibile visitarlo ed accorgersi che le sale del Palazzo Comunale, oltre ad essere sede dellÕ amministrazione sono, in questo caso, le sale di una piccola ma dignitosissima galleria dÕarte. Le preziose tende in filet delle ricamatrici comisane e le tele di autori importanti come Capogrossi e Gentilini o gli antichi olii raffiguranti alcuni personaggi illustri della Cittˆ. Sotto il Palazzo Comunale troviamo le terme, costruite in epoca romana (II sec. d.c.) dove  ancora visibile un pavimento a mosaico raffigurante scene mitologiche marine. Da via Mons. Rimmaudo giungiamo alla Chiesa Madre S. Maria delle Stelle ed ammirare, allÕinterno, il prezioso soffitto ligneo realizzato dal Barbalonga e le numerose opere dÕarte lˆ conservate e farsi incantare dallÕimponenza della facciata costruita su disegno del Gagliardi. Dopo essersi fermati un poÕ 44

sul sagrato della chiesa che  un punto panoramico imbocchiamo una delle stradine di selciato di pietra locale che scendono verso la Chiesa di S. Biagio e passiamo dal vecchio mulino ad acqua di S. Maria. Siamo nel centro della cittˆ medievale fatta di viuzze, cortili chiusi, vicoli e vanedde in selciato di pietra di Comiso. Dopo aver vagabondato per le tortuose stradine dei quartieri medievali Madrice e del Pero, magari attraversando la Porta del Pero e passando per la ex chiesa della Misericordia, la pi antica della Cittˆ risalente al XIII sec., prima o poi arriviamo in Piazza S. Biagio. Qui in un solo sguardo possiamo ammirare la Chiesa di S. Biagio, patrono della Cittˆ, dallÕampio


scalone e dallÕelegante portale con il suo particolare campanile policromo, il Teatro comunale col suo prospetto neoclassico e il Foyer dove sono stati ritrovati sepolcreti bizantini ed infine il Castello Aragonese dimora dei Conti Naselli, signori di Comiso. Il Castello  caratterizzato da un Mastio di tipo quadrangolare e da unÕelegante loggia rinascimentale con arco a serliana. Sul lato occidentale si pu˜ vedere un battistero bizantino di forma ottagonale. Un passaggio segreto si trovava nel cortile interno per uscire dal Castello senza essere visti. Da Via Giuseppe Morso si arriva in uno dei gioielli architettonici di Comiso: la Chiesa di S. Francesco allÕImmacolata. La Chiesa, che  Monumento Nazionale, viene costruita intorno al 1300 da architetti lombardi. Di stile gotico-siculo, alla chiesa vi  annesso il convento dei Frati Francescani con un sobrio portico di spirito quattrocentesco. Da ammirare la cappella ad otto punti intorno allÕaltare maggiore, sintesi raffinata di influenze bizantine, gotiche, arabe e rinascimentali ed il Mausoleo marmoreo di Gaspare II Naselli, detto il ÒConte RossoÓ opera tra le pi importanti del maestro G. Gagini. Dalla trecentesca Chiesa di S. Francesco percorrendo Via Virgilio raggiungiamo quella che un tempo era lÕOrto

Botanico della Cittˆ, Piazza delle Erbe, dominata in alto dalla facciata della Chiesa Madre  delimitata dal Mercato Vecchio. Costruito nel 1867  caratterizzato da eleganti loggiati ed abbellito allÕinterno da una fontana in pietra. Oggi ospita oltre ad avvenimenti culturali e spettacoli teatrali, la Fondazione Bufalino ed il museo di Scienze Naturali. Poco pi in alto sulla sinistra vediamo la ex Chiesa del Ges, mentre, al nostro sguardo sÕimpone la Chiesa SS Annunziata con lÕampia e monumentale scalinata. Visitiamo prima questa. La Chiesa SS Annunziata  stata ricostruita


dopo il danneggiamento del terremoto del 1693, su progetto del famoso architetto Cascione Vaccarini, presenta una sontuosa e una imponente cupola in stile neoclassico. Numerosissime ed importanti le opere dÕarte conservate allÕinterno tra cui due grandi tele di Salvatore Fiume. La ex Chiesa del Ges dei padri filippini con annesso Oratorio, inaugurata nel 1616 fu sconsacrata con la soppressione degli ordini religiosi nel 1866, conserva un suggestivo soffitto ligneo, opera di Gaspare Ciriaci. LÕOratorio costruito nel 1618 disponeva di una vastissima biblioteca i cui codici ed alcuni rari volumi sono conservati dalla Biblioteca Comunale ÒFulvio StanganelliÓ. Oggi, sia la Chiesa che lÕOratorio ospitano uffici comunali. Dal centro storico vero e proprio, che finora abbiamo visitato, ci spostiamo, adesso, verso quei quartieri che si sono sviluppati dopo il Ô500. Cominciamo dai quartieri alti di S. Giuseppe, di S. Leonardo, dei Cappuccini, e di Monserrato. Dalla Chiesa Annunziata, imboccando a sinistra Corso Vittorio Emanuele 46

arriviamo alla Chiesa di S. Giuseppe. Costruita nel 1597 come cappella privata della nobile famiglia Occhipinti fu ricostruita dopo il terremoto del 1693 in stile neoclassico. Accanto alla chiesa  Palazzo Occhipinti di stile tardo barocco opera del Gagliardi. LÕaltro quartiere costruito nella parte alta della Cittˆ  S. Leonardo, sviluppatosi attorno allÕomonima chiesa originariamente dedicata alla ÒMater PauperorumÓ. Caratteristica, nel quartiere,  Via S. Leonardo con le particolari case a schiera con ballatoio esterno. Due passi ancora ed arriviamo ai Cappuccini, Chiesa di S. Maria della Gratia. La chiesa di aspetto austero  interessante per gli interni dove possiamo ammirare lo splendido altare di legno intarsiato sovrastato da un articolato ed interessante polittico. Ma ci˜ che rende unica questa chiesa  la cripta, dove si trovano i corpi imbalsamati di monaci e benefattori della cittˆ. Ci arriviamo da via Biagio Pace, che prende nome dal bel palazzo omonimo dimora dellÕinsigne archeologo. Dalla splendida Chiesa dei Cappuccini vale la pena di allungare qualche passo fino alla ex Chiesa della Vergine di Monserrato posta sopra le Cave grazie. Vale la pena sia per la chiesa, la pi grande delle chiese monserratine esistenti in Italia, costruita nel 1537 dalla comunitˆ catalana a Comiso, sia per unÕimpareggiabile vista sul centro cit-


tadino offerto dal sito in cui giace lÕedificio. Dopo aver visitato la parte alta della cittˆ, ritorniamo su Corso Vittorio Emanuele, vero campionario di stili architettonici della Cittˆ: dai

portali importanti ed austeri dei palazzi del quartiere S. Giuseppe e Annunziata si passa agli esili stipiti con motivi floreali e volti femminili di pietra nelle chiavi dÕarco delle case liberty del quartiere Grazia. Il quartiere prende il nome dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie costruita nel 1680 e danneggiata dal terremoto del 1693 fu completamente restaurata nel 1774. Ulteriori restauri degli anni Õ70 lasciarono intatto solamente la facciata. Oltre alla scenografia unica del quartiere fatta di viuzze che riversano i loro ruscelli di scale fin sul Corso delle Grazie, due sono le cose da vedere necessariamente al quartiere Grazia: le cave di pietra e lÕantico abbeveratoio. Le cave fino agli anni sessanta luogo di estrazione della Pietra di Comiso, calcare duro e compatto che si presenta in ben ventiquattro diverse stratificazioni, oggi, le cave, costituiscono una splendida scenografia naturali. Anche lÕantico abbeveratoio  interamente in pietra di Comiso. Ha una grande vasca che un tempo serviva a rinfrescare chi, con muli, asini e cavalli, arrivava dalla vicina Santa Croce Camerina. Oggi, invece,  uno dei punti di ristoro dove  possibile bere, da una delle fonti l“ poste una sempre fresca e buona acqua di Comiso.


Quarta Edizione - "E' Viva la Mamma"  

Raccolta di poesie premiate per la quarta edizione del concorso poetico "E' Viva la Mamma"

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