Issuu on Google+

PROFESSIONE

la VETERINARIA A.N.M.V.I.

Attività riservate, tariffe e limitazioni alla pubblicità non possono essere giustificate come eccezioni al diritto comunitario che ha nella concorrenza un caposaldo. Queste le critiche dell’Antitrust al decreto-La Loggia sulla legislazione concorrente fra Stato e Regioni in materia di professioni. La deontologia, ha osservato, non corrisponde a norme restrittive del comportamento professionale che nulla hanno a che vedere con l’etica necessaria a tutelare la fiducia dei clienti.

ESAME DI STATO Il Ministero dell’Università ha ultimato lo schema di decreto che modifica le norme sull’accesso alla professione e gli esami di stato di alcune professioni fra cui quella veterinaria. Convocate le professioni il 27 luglio.

DPEF Il documento di programmazione economico-finanziaria 2006-2009 è stato promosso dalla commissione Sanità del Senato. Valutato il tasso di crescita medio della spesa sanitaria corrente per il periodo 2006-2009 attorno al 3,3%; rapporto tra spesa sanitaria e Pil attorno al 6,7% nel 2009. La maggioranza ha sottolineato che quanto espresso corrisponde al volere del ministro della Sanità Storace.

CONTRATTO SSN Firmata l’ipotesi di accordo sul nuovo contratto della dirigenza del SSN, Aldo Grasselli (CIVEMP) avverte: “non è ancora il momento per fare festa”. Il Presidente del Comitato di Settore per la Sanità, Romano Colozzi, chiede nuove modalità di contrattazione per il pubblico impiego “affinché un contratto venga firmato il giorno prima della scadenza di quello precedente. Non 50 mesi dopo”.

COADIUTORI Nuovo incontro dei medici veterinari coadiutori con FNOVI e ANMVI. Rinnovato l’auspicio di contratti a tempo determinato come quelli riconosciuti ai medici giubilari. Trasmessi in questa direzione due documenti al Ministero della Salute.

CADIPROF CadiProf ha eletto presidente Gaetano Stella già al vertice di Consilp-confprofessioni. Riconfermato il delegato ANMVI in CadiProf Marzio Gargiulo. Fra i prossimi impegni della nuova giunta quello di diffondere la conoscenza della cassa che ha già raggiunto la cifra di 51.000 iscritti in pochi mesi.

SACCO Sarebbe il cianuro la causa della morte, ad Anagni, di 25 bovini che hanno bevuto acqua di un affluente del fiume Sacco. Il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, rispondendo al question time sull’argomento, ha detto che nella valle “sono già state adottate, a garanzia della salute umana e animale, tutte le più opportune misure di sicurezza”.

ESTINZIONE PIT BULL “Sterilizzare i pitbull così da impedire l’accoppiamento dei pitbull favorendo l’estinzione naturale della razza”. Lo ha proposto la coordinatrice del Movimento italiano genitori (Moige) del Lazio. I genitori chiedono di seguire l’esempio di Francia e Germania, che hanno disposto la sterilizzazione delle razze feroci, tra le quali sono compresi i pitbull.

Se lo sai già... l'hai letto su @nmviOggi

www.anmvi.it

SETTIMANALE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Anno 2, numero 28, dal 25 al 31 luglio 2005

Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano

Concessionaria esclusiva per la pubblicità E.V. srl - Cremona

Intervista

Brevi ANTITRUST

282005

ORGANO DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI VETERINARI ITALIANI

La sanità a un veterinario Mario Valpreda sta riorganizzando la sanità del Piemonte: anche la veterinaria, dice, deve cambiare

A PAG. 3

Anche gli animali vittime della strada l Fondo Vittime della Strada operi anche in favore degli animali da compagnia. Una proposta di legge, firmata dall’On. Francesco Colucci (FI), chiede che in caso di incidenti stradali anche i pet siano risarciti. Il Fondo interviene nel caso di sinistri causati da veicoli non identificati o non assicurati nei casi di danni a persone e cose. La proposta di legge chiede che intervenga anche sui danni subiti dagli animali da compagnia eventualmente trasportati. Un solo articolo per modificare la 990/1969, la legge istitutiva del Fondo di garanzia per le vittime della strada presso l’INA - e quindi prevedere che “qualora il danno sia subito da un animale di compagnia, regolarmente registrato o iscritto alla relativa anagrafe, il proprietario ha diritto a richiedere un risarcimento, con le modalità previste per i danni alla persona”. L’entità del risarcimento verrebbe stabilita in via equitativa tra il proprietario e l’ente designato dal Ministero dell’Industria. “È chiaro - spiega il parlamentare brindisino - che la definizione “in via equitativa” dovrà contenere integralmente i danni materiali (soccorso, cure, riabilitazione), mentre dovrà valutare secondo buonsenso il danno non patrimoniale (sofferenza della persona e dell’animale, menomazione permanente o morte)”. Per evitare degenerazioni, il parlamentare ha introdotto “il paletto” che prevede che l’animale sia iscritto alla relativa anagrafe. “L’ormai assodata natura risarcitoria degli indennizzi del Fondo di garanzia - osserva Colucci - facilmente si concilia con la copertura del danno non patrimoniale consistente nella rottura o nell’alterazione del rapporto con il proprio animale di compagnia. Per questi motivi - conclude - e in ragione della accresciuta attenzione verso gli animali, la presente proposta di legge intende colmare quello che ormai può considerarsi un vuoto normativo. La pdl è sottoscritta da altri parlamentari di cui è ben noto l’impegno in favore della tutela animale: Boato, Schmidt, Cento, Pecoraro Scanio, Lion, Cima e Zanella.

I

Mario Valpreda, Assessore alla Sanità del Piemonte.

1.426 - 1.415 = 11 ispetto al 2004/2005 il numero programmato per gli iscritti ai Corsi di Laurea in Medicina Veterinaria è diminuito di ben 11 unità, lo 0,77%. Non è certo una percentuale molto significativa ma perlomeno esprime un numero di segno negativo, una tendenza in diminuzione. Quello che però ci sembra importante è che per la prima volta il ministero della Salute, chiamato a dare un suo parere, ha suggerito di "dare avvio ad una riduzione del numero delle immatricolazioni" incominciando a rendersi conto che la situazione occupazionale nel settore veterinario è veramente arrivata, ormai, alla saturazione e che le prospettive sono tutt'altro che rosee. Non dimentichiamo che i dati espressi dalle ultime indagini realizzate dalla Nomisma sul nostro settore, per l'ANMVI e per la FNOVI ( Libro Bianco), evidenziano per il 2020 il raddoppio degli iscritti agli Ordini veterinari mentre gli spazi occupazionali aumenteranno soltanto del 2/3%. Purtroppo il MIUR non ha in realtà recepito le indicazioni del ministero della Salute ed ha quindi mantenuto sostanzialmente lo stesso numero di iscritti per il 2005/2006 definendolo in 1.415, soltanto 11 meno dell'anno

R

precedente. Questa decisione è stata motivata dal ministero dell'Università con la necessità di "non trascurare neppure lo spazio europeo dell'istruzione superiore e la mobilità dei professionisti". Cosa intenda il MIUR con questa frase non è facile da capire a meno che pensino di organizzare autobus di veterinari da mandare nei vari paesi europei. L'ANMVI è intervenuta in modo forte e chiaro sulla decisione del MIUR con una dichiarazione del suo Presidente, Carlo Scotti: "Le ragioni addotte dal ministero non solo non giustificano in alcun modo la portata irrisoria di questa riduzione nella programmazione universitaria, ma si infrangono miseramente contro i dati europei, siamo già il 50% dei veterinari europei e abbiamo una situazione universitaria che espone il nostro Paese al ridicolo". In effetti con 14 Corsi di Laurea contro i 4 o 5 di paesi come Francia, Germania o Gran Bretagna, e circa 16.000 studenti al momento iscritti, fra quelli in regola e fuori corso, e che nel giro di cinque anni potrebbero laurearsi, la situazione italiana rischia veramente di apparire piuttosto ridicola se non fossero i veterinari a doverla vivere poi drammaticamente. ■

Aspettiamo il Veterinario Aziendale “La sicurezza degli alimenti di origine animale, competenza squisitamente veterinaria, richiede che l’adozione del provvedimento previsto dall’articolo 3 del Dlgs n. 117/2005, venga assicurata nei 180 giorni previsti”. L’ANMVI ha così sollecitato il Ministero della Salute a garantire che il decreto istitutivo del veterinario aziendale venga emanato nei tempi stabiliti. Il count down dei 180 giorni è iniziato dal 17 luglio scorso. Plaudendo all’adozione del Dlgs 117/2005, l’ANMVI considera il veterinario “un professionista al servizio dell’Istituzione e lo identifica come il logico anello di chiusura di tutta l’epidemiologia zoosanitaria che, nel campo della sicurezza degli alimenti di origine animale, rappresenta l’indispensabile elemento di partenza; ciò si desume sia dal concetto europeo di controllo globale di filiera che dalla specifica preparazione di questo professionista, che spazia dalla clinica individuale e di allevamento e culmina con quella di ispettore di filiera e di prodotto. “La figura del veterinario aziendale - prosegue la nota dell’ANMVI, trasmessa per conoscenza alla FNOVI - finalmente entrata a pieno titolo nel nostro ordinamento grazie al Dlgs n. 117/2005, è una figura che, se pur di fiducia e di consulenza per l’allevatore, pone la sua professionalità nell’ambito dell’adozione di misure di bio-sicurezza, autocontrollo e, più in generale, in quegli spazi in cui si vuole rafforzare la cultura della salute e del benessere animale”.

@nmviOggi. L’informazione quotidiana on line

A.N.M.V.I.


3

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 L’INTERVISTA di Sabina Pizzamiglio

Intervista all’Assessore alla Sanità del Piemonte

La veterinaria si adegui alla nuova domanda di salute Occorre rivedere l’attuale organizzazione. La veterinaria non conti solo durante le emergenze n medico veterinario alla guida dell’Assessorato alla Sanità. Il 1 maggio del 2004, Mario Valpreda lasciava l’incarico di Direttore della Sanità Pubblica del Piemonte dopo 21 anni di servizio. Ora, indipendente eletto nelle liste del Prc, a 67 anni, è nella Giunta della Regione Piemonte ed ha già al suo attivo una serie di interventi di tipo riorganizzativo che toccano da vicino anche la veterinaria. Nei giorni scorsi, ha incontrato le organizzazioni sindacali, preoccupate per la delibera con cui la Giunta ha bloccato la programmazione sanitaria. La delibera ha stabilito che le Aziende sanitarie regionali non procedano ad assunzioni di personale, fatto salvo quello infermieristico; che non conferiscano nuovi incarichi esterni per consulenze non aventi carattere sanitario; che non avviino nuove attività sanitarie o nuove strutture operative; che non affidino a soggetti esterni attività precedentemente svolte con proprio personale dipendente. “Si tratta di una delibera - spiega l’Assessore Valpreda - che risponde al patto di stabilità in materia sanitaria derivante dall’intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005. Tale intesa attua quanto fissato dalla legge finanziaria del 2004, che ha stabilito che ogni Regione contenga al 2% la crescita dei costi delle proprie Aziende. Quanto al settore veterinario, l’Assessorato ha innanzitutto portato a termine la ristrutturazione dell’Istituto Zooprofilattico, lasciata incompiuta dalla precedente legislatura. Altri provvedimenti, come ci ha spiegato Valpreda in questa intervista, sono in arrivo con il nuovo PSR.

U

Assessore Valpreda, l’ultima volta l’abbiamo intervistata mentre andava in pensione... e ora la ritroviamo Assessore. La veterinaria ha salutato con autentico orgoglio il suo incarico regionale. Ci dica in breve le priorità del suo mandato. L’obiettivo più qualificante della nuova gestione sarà la redazione del piano socio-sanitario regionale, che si propone di modellare l’organizzazione e i programmi, nonché di evitare sprechi e inefficienze. In questo contesto, ovviamente, una parte importante sarà costituita dalle attività di prevenzione, incluse quelle nel settore veterinario. Qualche giorno fa è arrivata anche la nomina nel CCM, il Centro per il Controllo delle Malattie. A suo parere il contributo della medicina veterinaria nella prevenzione delle emergenze sanitarie è adeguatamente ricercato e considerato dal Centro? Purtroppo il contributo della veterinaria è considerato importante so-

lo nelle emergenze, mentre a mio giudizio il suo ruolo dovrebbe essere rivalutato anche sotto il profilo delle attività ordinarie. La veterinaria pubblica e quella privata svolgono infatti una funzione importante nella tutela della salute pubblica e la loro valorizzazione non può che avvenire con il loro pieno inserimento nei programmi di prevenzione. Si direbbe ormai d’obbligo devolvere qualsiasi cosa. L’ECM, per esempio, ha di fronte a sè una serie di passaggi riformatori che vedono le Regioni entrare pesantemente nel sistema dell’educazione continua in medicina. L’ANMVI, che già critica l’attuale ECM, teme ancor di più la sua devolution. Qual è il suo parere in proposito? L’attuale sistema ECM sembra più una raccolta di punti che un sistema organico di formazione per operatori sanitari. Riorganizzato l’Assessorato, abbiamo intenzione di gestire direttamente i programmi, finalizzando queste attività al miglioramento della qualità dei servizi erogati. La Regione Piemonte non ha ancora recepito l’Accordo Stato Regioni sui requisiti minimi delle strutture veterinarie pubbliche e private. Può dirci l’orientamento del suo Assessorato al riguardo? Molte Regioni hanno quasi “riscritto” l’Accordo, altre l’hanno sostanzialmente rispettato come la stessa FNOVI auspicava... Le modalità di recepimento dell’accordo relativo ai parametri di valutazione delle strutture veterinarie pubbliche e private è attualmente allo studio. E noi siamo orientati a inserirlo in una logica che concordi con le indicazioni fornite dalla FNOVI. Non è incostituzionale limitare la libera professione dei veterinari pubblici se contrasta con i fini istituzionali del SSN. L’ha stabilito la Corte Costituzionale con sentenza n.147 del 4 aprile scorso, intervenendo proprio sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tar del Piemonte nei confronti degli artt. 1, 2, 3, 4 della legge regionale n. 4 del 1997. Come commenta questa sentenza? Mi sono da sempre schierato, e senza infingimenti, contro l’esercizio della libera professione da parte dei veterinari pubblici. Al di là delle incompatibilità di legge, esercitare la libera professione distoglie attenzione ed energie preziose dal pubblico servizio, senza contribuire a migliorare la funzionalità delle strutture. L’esperienza di oltre 20 anni mi ha infatti convinto che i veterinari che svolgono la libera professione nulla apportano in termini di esperienza e pro-

fessionalità acquisita alla loro attività nel pubblico. Purtroppo, in quest’ambito, la veterinaria va a rimorchio dei contratti sanciti dai medici, per i quali però la questione si pone in termini profondamente diversi. Mi auguro quindi che nella Conferenza nazionale degli assessori alla sanità si possa ridiscutere il problema e riproporre correzioni che, tra l’altro, alleggeriranno anche l’approccio professionale dei giovani laureati. Il Coordinamento degli Assessori regionali ha bocciato l’articolo 7 del ddl che istituisce nuovi profili in sanità ed in particolare nuovi profili tecnici in sanità. È d’accordo sul fatto che la veterinaria non può permettersi di assorbire nuove figure professionali, sia pure tecniche? In teoria, la veterinaria non potrebbe che trarre vantaggio dall’istituzione di nuovi profili tecnici. Tuttavia, con l’attuale carenza di risorse, questa innovazione si potrebbe tradurre in un’ulteriore contrazione delle figure professionali, che sarebbe molto dannosa a livello di sistema. Avrà letto i dati di recenti ricerche di ANMVI e FNOVI che danno l’attuale mercato occupazionale veterinario per saturo. A parte scoraggiare nuove facoltà e rivedere le regole d’accesso, a chi è già “sulla piazza”, magari da 15-20 anni, che consigli darebbe? Il primo consiglio è di impegnarsi fortemente per rivedere l’organizzazione attuale, palesemente inadeguata a quella domanda di salute che rappresenta la principale ragione di essere del veterinario moderno. La missione del servizio pubblico deve essere infatti la tutela dei consumatori, mentre l’obiettivo del sostegno alla produzione agricola, una volta prioritario, si è profondamente modificato. Il veterinario oggi è un tecnico che lavora perché gli obiettivi di qualità degli alimenti coincidano con il rispetto delle regole igienico-sanitarie. Si tratta di un impegno non semplice, perché i produttori si attendono dal servizio pubblico la semplice legittimazione del loro modo di operare, manifestando ancora insofferenza per le attività di controllo. Di particolare rilievo è la valutazione circa l’opportunità di introduzione di nuove tecnologie in un’agricoltura che non è ancora riuscita a liberarsi del tutto dalla storica tendenza a massimizzare, con qualunque mezzo, la produzione. In questo senso, la questione degli OGM è ampiamente sottovalutata e mancano, al di là di alcune pregnanti prese di posizione, delle strategie unitarie che consentano di rompere il tradizionale diaframma di diffidenza che divide produttori e consumatori. ■

Approvato il riordino dello Zooprofilattico o Zooprofilattico di Torino cambia ordinamento e si dota di una

L struttura autonoma. Lo stabilisce il testo unificato, approvato il 20 luglio all’unanimità dei votanti dal consiglio regionale del Piemonte, che adegua la normativa regionale ai principi contenuti nella normativa nazionale di riferimento, in particolare al decreto legislativo 270/93 ed al relativo regolamento di attuazione. Il ddl proposto dall’assessore Mario Valpreda ne snellisce e ammoderna la struttura organizzativa. Tra le innovazioni più significative, oltre all’introduzione del direttore generale, la riduzione del consiglio di amministrazione da quindici a cinque membri e l’introduzione di strumenti moderni di gestione economico-finanziaria e patrimoniale. Di seguito, in estrema sintesi, i contenuti del provvedimento. L’Istituto opera come strumento tecnico-scientifico delle Regioni Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, garantendo gratuitamente ai servizi veterinari delle aziende sanitarie locali, secondo le indicazioni della programmazione regionale, le prestazioni e la collaborazione necessarie all’espletamento delle funzioni veterinarie a tutela della sanità umana ed animale, della qualità sanitaria dei prodotti di origine animale e dell’igiene delle produzioni zootecniche. L’Istituto ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è dotato di autonomia amministrativa, gestionale e tecnica. Il Consiglio di amministrazione è composto da cinque membri, di cui uno designato dal Ministro della sanità, due dalla Regione Piemonte, uno dalla Regione Liguria ed uno dalla Regione autonoma Valle d’Aosta. I componenti del consiglio sono scelti fra esperti, anche di organizzazione e programmazione, in materia di sanità. Resta in carica cinque anni e i componenti possono essere confermati non più di una volta, ha compiti di indirizzo, coordinamento e verifica delle attività dell’Istituto ed in particolare definisce, sulla base delle indicazioni programmatiche fornite dalle Regioni e dal Ministero della sanità, per quanto di rispettiva competenza, gli indirizzi generali per la programmazione pluriennale dell’ente. Il direttore generale ha la rappresentanza legale dell’Istituto, lo gestisce e ne dirige l’attività scientifica; esso nomina un direttore amministrativo e un direttore sanitario, che lo coadiuvano nell’espletamento delle sue funzioni. Il direttore amministrativo è un laureato in discipline giuridiche o economiche che non abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età; il direttore sanitario è un medico veterinario che non abbia compiuto il sessantacinquesimo anno di età ed in possesso di documentata attività professionale di direzione tecnico-scientifica, con esperienza dirigenziale maturata per un periodo non inferiore a cinque anni nei settori pubblico o privato della sanità veterinaria.Il direttore sanitario dirige i servizi sanitari dell’Istituto e risponde al direttore generale, cui fornisce parere obbligatorio su tutti gli atti relativi alle materie di competenza. Il rapporto di lavoro dei due direttori è di durata triennale, esclusivo e a tempo pieno. Presso l’Istituto è istituito l’Osservatorio epidemiologico veterinario che svolge attività di sorveglianza epidemiologica, vigilanza e controllo. L’Istituto è ripartito in laboratori ed uffici amministrativi, dislocati presso la sede centrale di Torino e le sezioni periferiche. L’organizzazione deve garantire l’erogazione delle prestazioni e dei servizi individuati dalla programmazione regionale e lo stretto collegamento con i Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali; si dovrà inoltre assicurare l’espletamento delle funzioni in materia di sanità animale, igiene della produzione, trasformazione, commercializzazione, conservazione e trasporto degli alimenti di origine animale e loro derivati, igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche. L’Istituto può stipulare convenzioni o contratti per la fornitura di servizi o per l’erogazione di prestazioni ad enti, associazioni, organizzazioni pubbliche e private, purché compatibili con i compiti istituzionali di controllo.

Anagrafe canina: c’è tempo fino al 31 dicembre 2005 al 2004 la Regione Piemonte ha istituito l’“Anagrafe canina infor-

D matizzata”, che prevede l’obbligo di registrazione elettronica di

tutti i cani presenti sul territorio. Attualmente, a fronte di una popolazione canina tatuata di 700.000 unità, sono già oltre 82.000 gli animali individuabili tramite microchip. Ancora oggi, tuttavia, si segnala la presenza di cani privi di qualunque tipo di identificazione, circostanza che ha convinto l’amministrazione regionale della necessità di concedere maggior tempo ai piemontesi per adeguarsi alle nuove norme. Così il Consiglio regionale, nella seduta del 1° luglio scorso, ha approvato all’unanimità una legge che proroga al 31 dicembre di quest’anno il termine ultimo, inizialmente fissato al dicembre 2004. Passata questa data, scatteranno le sanzioni: chiunque verrà sorpreso in possesso di un cane non identificato rischierà una multa da 38 a 232 euro, destinata a salire fino a 464 euro nel caso di acquisto o vendita di animali non registrati. Un servizio di inserimento gratuito del microchip è attivo presso il Servizio veterinario di ogni Asl (con pagamento di una tariffa per il rimborso dei costi del materiale utilizzato di 3,50 euro), oppure ci si può rivolgere al proprio veterinario privato di fiducia. Non è consentita la partecipazione a mostre, gare ed esposizioni che si tengano in Piemonte a cani non registrati. Infine, è vietata la cessione o la vendita di cani non in possesso di microchip.


4

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 ATTUALITÀ

“Riconosciuto o aziendale” ...purché ... rendo il coraggio a due mani e mi lancio nella querelle tra fautori del “veterinario riconosciuto” e sponsor del “veterinario aziendale”. Ma subito mi fermo, colto dal dubbio se non sia invece meglio lasciar perdere per evitare i rischi che già vedo profilarsi. Perché se attacco il pezzo parlando di quella querelle come figlia di diverse “visioni” sembro ingenuo; se ne parlo quale frutto di una contrapposizione tra “interessi corporativistici” sembro al meglio solo crudo e maldicente e offro il fianco a risposte piccate dall’accusa. Poi ci penso su, e, messo via il giudizio personale su quale ritengo essere la causa prevalente della disputa, scelgo di parlare dalla zona neutra dell’analisi normativa. Così vado avanti in questa nostra storia che nasce semplice e si complica strada facendo. Nasce semplice per volontà dell’Europa che adotta la direttiva 97/12/CE, di modifica e aggiornamento della direttiva 64/432/CEE relativa ai problemi di polizia sanitaria in materia di scambi intracomunitari di animali delle specie bovina e suina, introducendo anche la definizione di veterinario riconosciuto come “il veterinario riconosciuto dall’Autorità competente in conformità all’articolo 14, paragrafo 3, sezione B” (della stessa direttiva 97/12/CE). Nessuna norma, invece, definisce in senso tecnico-giuridico - la figura del “veterinario aziendale” né alcuna disposizione ne stabilisce i compiti. Al più, la figura fa qualche sporadica apparizione in questo o quel provvedimento, e mai di rango legislativo (v. l’art. 3. comma 2 del decreto del Ministro della sanità 1° aprile 1997 sul controllo della malattia di Aujeszky, o più di recente l’art. 1, comma 2 dell’ordinanza 8 febbraio 2005 del Ministro della salute e del Ministro delle politiche agricole e forestali in materia di lotta contro la blue tongue), ma solo per necessità di denominare in qualche modo il medico veterinario

P

libero professionista che opera in un allevamento o in un’azienda zootecnica. Mai con la finalità di descriverne funzioni e ruolo. Men che meno intendendo attribuirgli attività o responsabilità autonome e con caratteri meta o pseudo-pubblici. Anzi, anche quando ci si imbatte in quella denominazione in questo o quel provvedimento, la figura viene “confinata” all’espletamento di un’unica attività materiale che consiste nell’esecuzione, sotto il controllo e per finalità pubbliche, di interventi vaccinali contro l’una o l’altra malattia. E non già perché un veterinario aziendale faccia o si ritenga faccia solo quello: semmai a riprova che la specifica denominazione non ha, per così dire, valenza “costitutiva” né generale ma è utilizzata solo per soddisfare la stretta funzione cui è preordinato l’atto che la contiene. Perno della questione resta pertanto la direttiva 97/12/CE, e in particolare il suo articolo 14 dalla cui lettura emerge una serie di dati. Primo tra tutti che il veterinario riconosciuto - meglio, la previsione stessa della figura - non vive di vita autonoma ma è vincolata alla creazione prima e al funzionamento poi di un sistema di reti di sorveglianza all’interno di ciascuno Stato membro dell’Unione europea. Sfrondata da quella che appare essere una chimerica dichiarazione d’intenti (“…al fine di garantire il rispetto di tutte le prescrizioni della presente direttiva o di qualsiasi altra direttiva pertinente in materia di polizia sanitaria”) e dal vantaggio, in verità limitato, costituito dall’esclusione sui movimenti di animali delle specie bovina e suina dell’esame clinico da parte di un veterinario ufficiale nelle 24 ore precedenti la partenza, ma solo per le movimentazioni interne al territorio dello Stato membro in cui il sistema è operante, la rete di sorveglianza presenta degli obiettivi concreti, ossia: • l’attribuzione della qualifica ufficiale delle aziende e il suo mantenimento;

CIRCOLO VETERINARIO BOLOGNESE

Associazione Federata ANMVI

ARGOMENTI DI ODONTOSTOMATOLOGIA Bologna, 9 ottobre 2005 Relatori: Dr. Paolo Squarzoni Quote: Soci CVB, in regola con la quota dell’anno in corso, e studenti: Gratuito Non Soci: € 50,00 Deadline pre-iscrizione: 6 ottobre 2005

AGGIORNAMENTI IN ANESTESIOLOGIA Bologna, 20 novembre 2005 Relatori: Dr. Oscar Grazioli - Dr. Igor Pelizzone Quote: Soci CVB, in regola con la quota dell’anno in corso, e studenti: Gratuito Non Soci: € 50,00 Deadline pre-iscrizione: 17 novembre 2005 SEDE DEGLI INCONTRI NOVOTEL - Via Villanova 31 Castenaso - Bologna (uscita tangenziale N° 12) PER INFORMAZIONI E PREISCRIZIONI Tel. 051-6313158 340-5186635 www.cvbolognese.it cvbologna@libero.it Per questi eventi è stato richiesto l’accreditamento presso il Ministero della salute

• la raccolta dei dati epidemiologici; • la sorveglianza delle malattie. Ci sarebbe spazio e materia a volontà per discutere sulle opportunità offerte da un simile sistema e, insieme, sulle eventuali funzioni del veterinario riconosciuto che ne faccia parte quale raccordo dialettico/operativo tra il servizio veterinario pubblico e mondo produttivo; sulle prerogative ma anche sui necessari limiti di quella interazione pubblico/privato; sulla possibilità di creare e gestire in tal modo nuove e più ampie sinergie; sulla utilità/convenienza di una presenza “sanitaria” pressoché permanente e qualificata nelle aziende zootecniche che facendo parte del sistema di sorveglianza decidessero di dotarsene, e via discorrendo. Non ultimo, sull’eventuale capacità di utilizzo di una simile figura liberoprofessionale in funzione di una migliore allocazione e distribuzione delle risorse umane, strumentali e finanziarie del servizio veterinario pubblico e non per “esternalizzarne” talune attività. Ma il mutamento della prospettiva, e cioè il partire dall’analisi del sistema di sorveglianza anziché dal veterinario riconosciuto -peraltro il solo metodologicamente correttoconsente di scoprire un’altra parte di verità: che anche questa figura, e la possibilità di un suo effettivo utilizzo, incontra gravi limiti, paradossalmente dovuti allo stesso sistema (di sorveglianza) che la ha prevista. Il sistema è infatti caratterizzato: • dall’essere volontario e non già obbligatorio; • dal dover essere sottoposto ad una prima approvazione da parte della Commissione europea; • dal dover essere convalidato dalla stessa Commissione europea attraverso una procedura di verifica. Già qui la faccenda si complica, poiché la mancanza di anche solo uno di quegli elementi renderebbe inutile disquisire sulla figura stessa del “veterinario riconosciuto”; ancor più vano ragionare sul “veterinario aziendale” -secondo alcuni una variante depotenziata di quello- o sulle caratteristiche differenziali rispetto al primo, in quanto, come detto, non v’è alcuna traccia di esso nell’ordinamento neanche solo quale formale definizione. E così dovrebbe essere, perché adottando il decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 196, che dà attuazione alla direttiva 97/12/CE nell’ordinamento interno, non si è disposta l’immediata e diretta attivazione di quel sistema di sorveglianza, ma si è preferito, per intanto, precostituire le basi giuridiche, peraltro indispensabili, per la sua concreta costruzione; e così facendo si è indirettamente “sospesa” anche l’operatività del veterinario riconosciuto, perlomeno nel suo corretto inquadramento. Per quel fine, che comprende anche l’individuazione dei criteri stessi su cui fondare il predetto sistema

di sorveglianza, si è infatti rinviato ad un successivo decreto del Ministro della sanità, da adottare d’intesa con la Conferenza per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome (art. 13, del d.lgs. n. 196/’99). Scelta che a prima vista potrà anche apparire inutilmente dilatoria ma che trovava e trova giustificazione nella volontà di ricercare soluzioni per quanto possibile condivise tra i diversi livelli di governo, trattandosi di un obiettivo “strategico” nella organizzazione, programmazione e gestione veterinaria. Diversamente, la costruzione di quel sistema, già di per sé difficile, avrebbe di certo contribuito a fornire abbondante alimento e stimolo alle criticità appena insorte nelle relazioni tra lo Stato e le Regioni e Province autonome grazie ad una fase storico-politica di sconsiderato pseudo-riformismo. Si intende dire che la scelta del rinvio a una decretazione successiva era l’unica possibile alla luce del contesto in cui interveniva, caratterizzato dal dato che il d.lgs. n. 196/’99 entra in scena in tempi sì posteriori ma ancora troppo contigui rispetto ai provvedimenti con cui si è iniziata la “stagione dei conferimenti” di funzioni e compiti alle regioni e agli enti locali (legge 15/03/’97 n. 59, d.lgs. 31/03/’98, n. 112, e successivi), noti per avere inaugurato un’epoca priva di qualsiasi chiarezza. E si rivela ancora più opportuna se la si colloca nel quadro delineatosi a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione (legge Cost. n. 3 del 18 ottobre 2001) che offre fondamento costituzionale ad ulteriori “trovate” di conflittualità inter-istituzionali, mentre lo Stato e le Regioni tentavano ancora di trovare un terreno di confronto per l’impianto di quel benedetto sistema di sorveglianza. Ma di quel decreto, che nell’ambito del sistema di sorveglianza avrebbe dovuto disciplinare in dettaglio anche ruolo e compiti del veterinario riconosciuto, non vi è ancora tangibile traccia; mentre piovono parole in libertà a (s) proposito del veterinario aziendale quasi che quelle possano colmare l’abisso della sua attuale inesistenza normativa. Mancata sia la creazione sia l’attivazione di un sistema nazionale di reti sorveglianza in base alla direttiva 97/12/CE -e posto pertanto nel limbo anche il veterinario riconosciuto- è d’obbligo sorvolare sulle fasi, ovviamente inesistenti, di sua approvazione e validazione da parte della Commissione europea, sebbene siano proprio queste, in definitiva, a condizionare l’esistenza stessa del sistema. Con un’ulteriore precisazione a beneficio di eventuali iniziative “autonome”: che una rete di sorveglianza limitata a parte/i del territorio nazionale (per intendersi, una rete regionale o tra più regioni adiacenti), pur possibile, necessiterebbe di essere costruita sulla base e nel ri-

di Cesare Carteny

spetto dei pre-requisiti richiesti in proposito dal comma 8 dell’articolo 13, del d.lgs. n. 196 del 1999 (autorizzazione da parte del Ministero della sanità con a monte il parere positivo -obbligatorio- da parte della Conferenza Stato-Regioni) e in stretta conformità alla medesima logica, alle medesime funzioni e alle medesime garanzie cui assolverebbe la costruzione, condivisa, dell’intero Sistema nazionale di reti di sorveglianza. E precisando in concreto, e in modo univoco, i compiti del veterinario riconosciuto chiamato a farne parte, unitamente al suo atteggiarsi rispetto alle funzioni del sistema (veterinario) pubblico. Tutti aspetti la cui necessità di verifica è la ragione stessa della previsione e fissazione di quei pre-requisiti. Altrimenti, quella (parziale) rete di sorveglianza diventa un’altra cosa; una sperimentazione forse, ma che nel tempo potrebbe anche rivelarsi non essere una “felice isola di efficienza” per le finalità dell’intero Sistema Veterinario; ancor meno per l’efficacia e la coerenza della sua azione. Peggio ancora qualora interpretando quegli stessi pre-requisiti alla luce dell’assetto (pseudo) federalista li si ritenesse (…uffa…!!!!) “lesivi delle attribuzioni regionali”, e pertanto non più validi: perché poi……….., provate a moltiplicare questa stessa interpretazione per 21 e -senza più forme di “autorizzazione” e “validazione” nella costruzione e nel funzionamento di quella non più limitata rete, e tan meno potendosene assicurare “unitarietà” e “coordinamento”- troverete applicato il solo principio di “differenziazione” di cui si fregiano tutte le (pseudo) riforme piovuteci addosso, in uno con la risposta alla ricorrente domanda: “Quale futuro per il Sistema Veterinario italiano?”. Il quale ultimo potrebbe così un giorno scoprire che sono altresì “differenziate” le funzioni e le verifiche del e sul veterinario riconosciuto che opera in un sistema di sorveglianza realizzato nei territori “austro-ungarici” rispetto a quelle affibbiate all’omologo delle terre “borboniche”. Quando non abbia addirittura ad apprendere della “creazione” del veterinario aziendale ad opera di un qualunque decretino, ordinanzetta o circolarietta adottato da un qualche ente “regio-locale” “….nell’esercizio delle proprie ed esclusive prerogative normative, statutarie e organizzative” che, profittando dell’assenza di una delimitazione chiara, univoca e unitaria per l’intero territorio nazionale dell’ambito operativo di questa ulteriore figura, le ritaglierà attività e compiti miscelati a dovere per saziare la sete del suo stesso progenitore e la di lui fame di fama presso la cerchia dei propri supporter elettori. Sempre che, nel mentre si rinvia il momento di un definitivo Confron-


5

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 ATTUALITÀ to interno su queste e altre simili Questioni veterinarie, la delimitazione dell’ambito operativo del veterinario aziendale non sopraggiunga improvvisa dall’esterno della stretta classe veterinaria grazie all’occupazione anche di questo ulteriore spazio ad opera di chi, strizzando l’occhio proprio a quella figura, scrive “Caro veterinario,...” (“Il Ministro Alemanno e la veterinaria in Europa” dal settimanale La professione veterinaria, n. 22 del 14-20 giugno 2004). Così, il veterinario aziendale potrà sempre “sorgere” tra le pieghe di un articolo di un qualche decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, se Egli ritiene di poter scrivere: “Nessuno può negare che quella del veterinario aziendale sia ormai una figura indispensabile nel mondo rurale ed è per questo che le sue funzioni dovranno essere coordinate dal Ministero delle Politiche agricole, senza però entrare in conflitto o in sovrapposizione con l’attività veterinaria che è e dovrà continuare a rimanere propria della Sanità”. Del sillogismo, la premessa può anche esser chiara; non lo è affatto il nesso logico-causale della deduzione, stranamente ignorato dalla classe dirigente veterinaria: perché se il veterinario aziendale è un pur sempre un veterinario e “….l’attività veterinaria è e dovrà continuare a rimanere propria della Sanità”, come possono le funzioni di quello essere coordinate dal Ministero delle Politiche agricole? E anche se -dopo che nulla è accaduto a quasi un anno da quella intervista e con ben altro da fare nel restante tempo della legislatura- si può togliere (quasi) del tutto la riserva sulla buona fede del Ministro nella parte in cui dichiarava l’inesistenza “…di un piano mio personale o del Governo per trasferire i Servizi Veterinari dal Ministero della Salute a quello delle politiche agricole e forestali…” (La professione veterinaria, op. cit.), resta comunque un serio interrogativo sui motivi a base di quella sconclusionata eppur sottesa, grave distinzione tra “veterinario aziendale” e “attività veterinaria”. Che sono forse da ricercare in qualche confusione di troppo su cosa fa un veterinario anche se aziendale, nella insufficienza della “comunicazione” circa il ruolo sanitario della figura o, peggio, nella “percezione” del tutto diversa che se ne è data, e non solo all’esterno, fors’anche a causa della funzione di “venditore diretto di farmaci”’ auto-avallata ma invero normativamente mai stabilita (e poiché lo ritengo dovuto ad una “svista” -almeno così voglio credere-, evito ogni commento sul medesimo, errato messaggio che il recente “Libro bianco sulla professione veterinaria” rischia di veicolare ancor più ampiamente e sul quale provo tuttavia sorpresa nello scoprire il disaccordo del solo 32,7% dei veterinari pubblici sul 23,7% del loro totale!). (E provo a chiedere... cosa succederebbe se per quella stessa “per-

cezione” che ha indotto alla formulazione, per ora solo verbale, della distinzione tra “veterinario aziendale” e “attività veterinaria” voi rischiaste di avere una nuova e separata categoria di “agri-veterinari” con, in più, tutti gli annessi e connessi? …ossia... probabili nuovi albi, probabili nuovi sindacati, probabili nuovi ordini, probabili nuove federazioni, probabili nuove facoltà, probabili nuove specializzazioni, probabili nuovi master, probabili nuovi ECM...?). Archiviando anche questa questione, invito in ogni caso tutti ad una ottimistica attesa: perché forse…. dico forse…., e a breve, la figura del veterinario aziendale potrà dav-

vero “nascere” ad opera della sola classe veterinaria! ..…Ma solo se si sarà capaci di renderla “sanitariamente degna” e se si dimostrerà una sua utilità per l’intero Sistema veterinario, evitando altresì, e nello stesso identico istante, di lasciar spazio a qualsiasi zona d’ombra o giochino interpretativo dovuti alla compresenza del veterinario aziendale e della distinta, eppur analoga figura professionale del veterinario riconosciuto. E per lo stesso motivo sarà il caso di discutere sin d’ora anche del veterinario autorizzato (ancora un altro “diverso” ..?!..) introdotto dal regolamento (CE) n. 854 del 2004, insieme all’assistente spe-

cializzato ufficiale e accanto al veterinario ufficiale. Logica imporrebbe perciò di tentare di giungere alla “definizione” di una, e una sola figura di veterinario libero-professionista di cui: • delineare in modo chiaro, univoco e unitario per l’intero territorio nazionale il suo ambito di utilizzo, attribuendole funzioni differenziate in relazione alle diverse attività produttive in cui concretamente la si intende collocare; • regolamentare tutti i possibili aspetti e gli ambiti di responsabilità; • demarcare nettamente, limitandoli, i compiti rispetto a quelli

propri del sistema pubblico di controllo veterinario che dovrà assumere su di sé l’onere di monitorare e verificarne realmente la corretta operatività. Che poi lo si chiami “riconosciuto”, “aziendale” o “autorizzato” sarà solo per convenzione, senza perciò sapori di vittoria o di sconfitta per alcuno. Ma se il percorso fosse diverso e si preferissero scorciatoie e ambiguità, meglio deludere ora qualche attesa e confidare, una volta di più, nel potere taumaturgico del tempo su queste e altre simili Questioni dell’intera Veterinaria. ...Non sarà certo questa la prima né l’ultima volta... ■


6

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 ATTUALITÀ

Valutazione del livello di benessere dei cani ospitati in un canile tramite le risposte comportamentali e fisiologiche a quattro possibili diverse situazioni di alloggio media delle frequenze

700 600 500 400 300 200 100 0 box

box arr. box femm. situazioni

box um.

Fig. 1. Variazione della media delle frequenze delle attività di spostamento nelle quattro differenti situazioni.

250

numero di atti/ora

200 150 100 50 0 R M F4 93 2 R M F1 16 01 M C 42 07 8 R M F1 17 37 R M F9 90 8 R M F1 36 28 R M F1 34 20 R M F9 91 9 R M F9 95 5 R M F9 77 1

Introduzione In seguito alla promulgazione della legge 281/91 ed alla luce della legge 189/2004, in Italia, il ricovero dei cani nei canili è diventato permanente; conseguentemente è divenuto fondamentale analizzare il livello di benessere degli stessi al fine sia di migliorare le condizioni di vita di questi animali, sia di promuovere una gestione più consapevole del canile, sia di non incorrere nelle sanzioni penali previste dalla citata legge 189/2004. La ricerca sul significato del termine benessere animale e sulla possibilità di quantificarlo e valutarlo scientificamente si è sviluppata inizialmente sulla base di una serie di considerazioni, relative principalmente agli allevamenti intensivi, estese poi a tutti i tipi di animali utilizzati dall’uomo, compresi gli animali da compagnia. Queste considerazioni hanno determinato l’esigenza di utilizzare metodologie adeguate per valutare la possibilità di adattamento degli animali alle tecnologie di allevamento e di gestione da parte dell’uomo, e le conseguenze di queste sulla loro omeostasi complessiva, quindi sul loro livello di benessere. La prima definizione scientifica del termine benessere si fa risalire alla pubblicazione del Brambell Report nel 1965, in Inghilterra; questo rapporto fu commissionato dal governo inglese ad un gruppo di ricercatori, tra i quali nomi di spicco fra cui lo stesso Brambell, professore di biologia presso l’Università del Galles e il professore Thorpe, docente di etologia presso l’Università di Cambridge. L’interesse sul concetto di benessere animale nacque in seguito alla pubblicazione, nel 1964, del libro di Ruth Harrison “Animal Machines” che sollevava la questione del benessere degli animali allevati intensivamente. L’impatto del libro sull’opinione pubblica fu vastissimo, tanto che lo stesso autore del libro, pur non essendo un “uomo di scienza”, fu coinvolto nella stesura del Brambell Report. Quest’ultimo fornisce una delle prime definizioni di benessere animale ed inoltre indica come valutarlo scientificamente: “Welfare è un termine generale che comprende il ‘benessere’ sia fisico che mentale dell’animale. Ogni tentativo di valutarlo, quindi, deve considerare l’evidenza scientifica disponibile relativa alle ‘sensazioni’ degli animali, derivabile dalla loro struttura, dalle loro funzioni e dal loro comportamento”. Per soddisfare i criteri basilari di benessere, un animale ha bisogno di quantità adeguate di cibo, acqua, aria, protezione per la sua salute, ma oltre questi requisiti basilari, ha determinate esigenze sociali,

Fig. 2. Variazione delle frequenze individuali delle attività di spostamento nelle quattro differenti situazioni. comportamentali ed emotive. Questi bisogni nel Brambell Report vennero riuniti nelle “Cinque Libertà”, qui elencate, necessarie per evitare disturbi al benessere: libertà dalla sete, dalla fame e dalla cattiva nutrizione; libertà di avere un ambiente fisico adeguato; libertà dal dolore, dalle ferite e dalle malattie; libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali speciespecifiche normali; libertà dal timore. In seguito al Brambell Report, il problema è stato riconsiderato criticamente, ma il termine benessere non ha ancora trovato una definizione univoca (Duncan e Fraser, 1997) ed è per tale motivo che sono di seguito riportate alcune definizioni proposte da diversi autori: 1. “il benessere è uno stato di salute fisica e mentale completa, in cui l’animale è in armonia con il proprio ambiente” (Hughes, 1976); 2. “il benessere è il grado di adattamento dell’animale all’ambiente propostogli dall’uomo, senza sofferenza” (Carpenter, 1980); 3. “il benessere è lo stato di un animale in relazione ai suoi tentativi di adattarsi all’ambiente” (Broom 1986). Con il termine adattamento si indica la risposta morfofisiologica degli esseri viventi agli stimoli dell’ambiente e quindi “adattarsi significa avere il controllo della stabilità fisica e mentale” (Broom 1986). Il benessere si riferisce quindi a caratteristiche misurabili dell’individuo e varia lungo un continuum, da molto

buono a molto carente. Condizioni di benessere molto carente influiscono sia sul comportamento degli animali sia sulla loro fisiologia, potendo determinare stati prepatologici o addirittura patologici. Lo scopo di questa ricerca è stabilire in base alle risposte comportamentali e fisiologiche ai diversi ambienti proposti, le variabili che maggiormente contribuiscono ad innalzare il livello di benessere dei cani ospitati in un canile. Si vuole, inoltre, evidenziare il fine pratico di questo tipo di studio che può dare suggerimenti per la realizzazione non di un “canile perfetto”, del quale è stata esclusa a priori l’esistenza, ma di un “canile migliore”, dell’esistenza del quale abbiamo il compito morale di supporre la possibilità. Materiali e metodi Sono stati osservati 10 cani maschi, adulti, non castrati, presenti presso il canile convenzionato “Centro cinofilo Caerite” di Bracciano (Roma), da dicembre 2002 a novembre 2003. I cani sono stati selezionati sulla base del sesso, delle condizioni di salute (dovevano essere sani) e della permanenza in canile (da non meno di 3 mesi e da non più di 2 anni). Sono stati osservati in 4 differenti situazioni: 1. soli nel box, 2. soli nel box arricchito, 3. nel box con 2 conspecifici, 4. nel box, con regolari interazioni giornaliere all’esterno del box, con un essere umano. Il box dove il cane è ospitato singolarmente, delle dimensioni di 1.5 × 3m, è delimitato da un muro di cemento di 1m circa di altezza sul quale è fissata una rete metallica a

maglia fine di circa 1m; confina sia sul lato destro sia su quello sinistro con altri box, la parte posteriore è circondata da una siepe mentre quella anteriore si affaccia su un’altra fila di box. Questa tipologia di box non consente un’ampia visibilità, né dei cani vicini, né dell’esterno. Il pavimento è cementato e all’interno del box non è presente alcun tipo di oggetto di arricchimento, se non una ciotola per l’acqua e una per il cibo. Data la sua collocazione, inoltre, in questo tipo di box i cani sono soggetti a frequenti rumori la cui visione è però impossibilitata dalla presenza della siepe di confine. Il box arricchito è recintato unicamente con una rete metallica a maglia larga, che permette una maggiore visibilità dei cani confinanti, ha dimensioni maggiori, 3 × 3m, ed è stato “arricchito” dalla presenza di una cuccia, una pedana alta circa 80cm, giochi, ossi ed odori, inoltre al box è stato aggiunto uno spazio con terra ed erba, a cui il cane poteva accedere liberamente e dove aveva la possibilità di scavare. L’assenza del muro di cemento e la presenza di una rete a maglia larga, tra i box, permette una maggiore e facile visibilità dei cani vicini; il contatto visivo è, in letteratura, correlato ad un maggiore livello di benessere (Wells et al., 1998). La pedana è stata installata con lo scopo sia di aumentare la complessità dell’alloggio, sia di dare ai cani una postazione dalla quale era possibile vedere meglio l’esterno, sia per aumentare lo spazio all’interno del box a loro disposizione (Hubrecht et al., 1992, Hubrecht, 1993). Con la presenza del giardino si è voluto dare al cane uno spazio in più dove trottare o galoppare, ma anche uno spazio non cementato in cui poteva avere la possibilità di scavare per terra e mangiare erba. Lo scopo dei giochi, degli ossi e degli odori era quello di rendere l’ambiente meno noioso dando così al cane un’opportunità in più per aumentare le attività di gioco ma anche di investigazione. La terza tipologia di alloggio consiste in un box come il precedente, senza gli oggetti di arricchimento, ma all’interno del quale sono presenti due cani femmine sterilizzate. Molti lavori, in letteratura, dimostrano che nei cani, come in molti altri mammiferi, l’isolamento dai conspecifici può causare deficit comportamentali (Fox, 1965; Mertens e Unshelm, 1996), anche quando è fornito un contatto sociale con gli esseri umani (Fox & Stelzner, 1967); è stato, inoltre, dimostrato che i comportamenti più bizzarri nel cane si hanno in condizioni di isolamento sociale (Hetts et

di Emanuela Viggiano°, Rupert Palme°°, Claudio Fantini*, Eugenia Natoli* °Università “La Sapienza”, Roma; *Azienda USL Roma D, Area Dipartimentale Sanità Pubblica veterinaria, Ospedale Veterinario, via della Magliana 856, 00148 Roma, Italy; °°Institute of Biochemistry, Dept. of Natural Sciences, University of Veterinary Medicine, Wien, Austria al., 1992). La presenza di altri compagni aumenta la complessità dell’ambiente influenzando positivamente le attività locomotorie e investigative del cane, ed allo stesso tempo abbassando la frequenza di comportamenti ripetitivi o stereotipie (Hubrecht et al.,1992). Nella quarta situazione il cane permane in un box simile a quello della prima situazione, ma viene regolarmente condotto dall’osservatore all’esterno, in un recinto più ampio, dove ha la possibilità di muoversi liberamente e avere un contatto sociale con l’osservatore. Si è creata questa quarta situazione perché in letteratura viene affermato che un regolare contatto con gli esseri umani influenza positivamente alcune caratteristiche comportamentali e fisiologiche dei cani (Campbell et al., 1988; Lynch e Gantt, 1968; Tuber et al., 1996; Hennessy et al., 1998). Ogni cane è stato osservato per 10 giorni consecutivi, per un totale di 460 ore, utilizzando il metodo di campionamento “focal animal sampling” e le metodiche di registrazione “all occurrences” e “one-zero” (Martin e Bateson 1990), quest’ultimo utilizzato per i comportamenti abbaiare e scodinzolare. Le osservazioni etologiche sono state effettuate sulla base di un etogramma compilato preventivamente, in cui i singoli comportamenti (280 in totale) sono stati raggruppati in 27 categorie comportamentali, tra le quali, per esempio: comportamenti di dominanza, comportamenti aggressivi, attività fisica e olfattiva, attività di spostamento, stereotipie, apatia, comportamenti intraspecifici. Le attività di spostamento, o di sostituzione, sono state definite da Tinbergen (1952) come quei comportamenti apparentemente irrilevanti per il contesto, manifestati dall’animale in situazioni di conflitto; servono ad abbassare il livello di ansia. In pratica, denunciano un leggero disagio, al contrario delle stereotipie che manifestano un profondo disagio (Dantzer, 1991, Mason, 1991, Broom e Johnson, 1993). L’analisi statistica è stata condotta applicando il test non parametrico di Friedman, analisi della varianza per misure ripetute. In ognuna delle 4 situazioni in cui i cani sono stati osservati sono stati raccolti, inoltre, 5 campioni di feci, per un totale di circa 20 campioni per ogni cane,


7

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 ATTUALITÀ

250 200 150 100 50 0 box

box arr.

box femm.

box umani

situazioni

Fig. 3. Numero di atti per ora di stereotipie manifestati da RMF9908 e RMF13628, i due cani che maggiormente presentavano comportamenti disturbati.

60

media delle frequenze

50 40 30 20 10 0 Dom ca

Amic ca Urinare situazioni

Coda ca

Fig. 4. Variazione della media delle frequenze dei comportamenti intraspecifici nelle quattro differenti situazioni. Le categorie di dominanza verso i cani (Dom ca), comportamenti affiliativi verso i cani (Amic ca), urinare per marcare il territorio (Urinare), comunicazione intraspecifica per mezzo della coda (Coda ca).

con lo scopo di analizzare il livello di cortisolo in ogni situazione e, quindi, vedere se questo varia nelle diverse situazioni. Si è cercato di prendere questi campioni in giorni consecutivi e, quando possibile, allo stesso orario. Le analisi sono state condotte presso l’Università di Vienna secondo metodiche ormai consolidate (Schatz e Palme, 2001). Risultati Mediamente, i cani hanno mostrato maggiore disagio nel periodo trascorso nel box in solitudine; anche nel periodo in cui avevano regolari interazioni con l’operatore ma le condizioni di alloggio erano le stesse (nel box da soli), il loro comportamento ha denunciato malessere. Infatti, le attività di spostamento sono state manifestate con la frequenza significativamente più alta quando i cani erano da soli nel box, anche quando avevano regolari interazioni interspecifiche (Test di Friedman: χ2 = 8,40; p = 0,038). Il fenomeno è evidente sia se si considerano tutti i cani insieme (Fig. 1), sia se si valuta il comportamento a livello individuale: 7 cani su dieci hanno fatto registrare le frequenze più alte di attività di spostamento quando si trovavano nel box da soli, anche quando avevano regolari interazioni interspecifiche (Test di concordanza di Kendall: χ2 = 18,55; p < 0,05) (Fig. 2). Diversa si è dimostrata la situazione nel box arricchito e nel box con le femmine. Lo stesso risultato è stato registrato per le stereotipie, benché la differenza non sia risultata significativa (χ2 = 5,28, NS); ciò è probabilmente dovuto al fatto che le stereotipie sono comportamenti manifestati solo da alcu-

ni individui, e la rarità del comportamento rende più difficile ottenere dei risultati da un punto di vista statistico. Osservando però il comportamento di RMF9908 e di RMF13628 (Fig. 3), i cani che maggiormente hanno manifestato le stereotipie, possiamo notare come la frequenza più alta è stata registrata quando il cane è da solo e nel periodo di regolari interazioni con gli esseri umani, mentre la loro frequenza si abbassa notevolmente sia nel box arricchito sia nel box con le femmine. Ancora, i comportamenti denuncianti apatia e indifferenza verso gli stimoli sono stati manifestati più frequentemente dai cani quando erano da soli nel box (χ2 = 13,41; p = 0,004). Meno sorprendenti ma degni di essere menzionati sono i risultati relativi alle categorie comportamentali di interazione intraspecifica. È ovvio, infatti, che le frequenze più alte di manifestazioni di dominanza, di comportamenti affiliativi e di comunicazione intraspecifica per mezzo della coda siano stati mostrati nel box in cui erano presenti le femmine, dato che in questa situazione il cane ha la maggiore possibilità di interagire, e quindi stabilire una gerarchia, giocare e comunicare (Dom. verso cani: χ2 = 7,41; p = 0,06; amichevoli verso cani: χ2 = 18,48; p = 0,0004; coda ca χ2 = 7,32, p = 0,062; urinare χ2 = 7,83, p = 0,05) (Fig. 4). Per motivi analoghi, è ovvio che l’attività di investigazione olfattiva è risultata più elevata nel box arricchito (Fig. 5), visto che questa situazione era caratterizzata dalla presenza nel box di oggetti nuovi, estranei, che stimolavano il comportamento di annusare del cane e che avevano lo scopo di incuriosire e “intrattenere” il

Discussione La situazione meno idonea a garantire il benessere psicofisico ai cani di questo canile è l’alloggiamento nel box isolati dai conspecifici e senza stimoli adeguati. In questa situazione i cani manifestano sia un livello di ansia e di disagio maggiore, sia un livello di reattività minore e quindi minor propensione a rispondere agli stimoli acustici e olfattivi tipici del canile. I dati comportamentali e il livello di cortisolo nelle feci dimostrano come un ambiente sufficientemente stimolante per il cane possa influire positivamente sul suo livello di benessere. Il box è stato arricchito con lo scopo di aumentare la complessità dell’ambiente in modo tale da fornire una serie di stimoli visivi, olfattivi e tattili, ai quali i cani, come ipotizzato, hanno risposto mostrando un’attività fisica e olfattiva notevolmente maggiore rispetto al periodo trascorso nel box di permanenza in cui erano soli. Per i cani come Rmf9908, che nel box in cui era solo presentava dei comportamenti stereotipati (vedi Fig. 3), o come Rmf13420, che invece presentava una frequenza molto elevata di attività di spostamento (vedi Fig. 2), questi stimoli aggiuntivi si sono dimostrati fondamentali nel ridurre il livello di stress e di ansia, contribuendo ad aumentare, quindi, il livello di benessere. Inoltre, benché possano sembrare scontati, di grande utilità si sono rivelati i risultati relativi alla frequenza delle interazioni sociali con i conspecifici perché hanno messo in luce la capacità dei cani osservati di eseguire un repertorio comportamentale tipico della specie; i risultati hanno dimostrato anche che la manifestazione di questi comportamenti previene l’insorgenza di comportamenti disturbati e abbassa il livello di cortisolo nelle feci, denunciando in tal modo un abbassamento dell’ansia. Questo dimostra che alloggiare più cani nello stesso box è una condizione necessaria per permettere a questi animali di vivere secondo le loro esigenze di individui sociali; vivere in compagnia di conspecifici li esorta ad esplorare l’ambiente e a marcarlo ripetutamente e, di conseguenza, ad entrare costantemente in contatto per conferma-

60 50 media delle frequenze

300

cane. Infine, è stato messo a confronto il livello di metaboliti del cortisolo nelle feci dei cani osservati nelle quattro situazioni. In media, il livello più alto nei dieci cani è risultato nel box di permanenza durante il periodo di interazione sociale con gli esseri umani (29,6 ng/g) e nel box in cui risiedevano da soli (27,8 ng/g), mentre è risultata inferiore nel box arricchito (20,9 ng/g) e nel box con le femmine (18 ng/g) (Test di Friedman: χ2 = 6,60; p = 0,086, tendente alla significatività).

40 30 20 10 0

box

box arr. box femm. situazioni

box umani

Fig. 5. Variazione della media delle frequenze del comportamento annusare o attività olfattiva nelle quattro differenti situazioni.

30 25 media dei ng/g

numero di atti per ora

350

20 15 10 5 0 box

box arr.

box femm.

box umani

situazioni

Fig. 6. Variazione della media del livello di cortisolo nelle feci di tutti i cani, nelle quattro differenti situazioni. re le posizioni sociali stabilite. Per quanto riguarda la tipologia di osservazione dei cani nel box di permanenza durante le regolari interazioni con l’essere umano, è stato notato che il livello di cortisolo risulta più alto proprio in questa situazione. Probabilmente l’effetto della regolare interazione con l’essere umano è stato mascherato da altri elementi quali l’imposizione del guinzaglio, il passaggio di fronte a numerosi altri cani che abbaiavano e ringhiavano dai loro rispettivi box, e infine lo spostamento dal box al recinto e viceversa; fattori che nel loro insieme sono risultati notevolmente stressanti per i cani osservati.

In generale, quindi, i cani quando ne hanno la possibilità si mostrano attivi ed esibiscono un repertorio comportamentale tipico della specie, dimostrando che un ambiente arricchito e con i giusti stimoli può contribuire ad innalzare il loro livello di benessere. Conclusioni Questi risultati dimostrano che alloggi più stimolanti rappresentano l’unica situazione proponibile in un paese come l’Italia, dove in seguito alla promulgazione della legge 281/91 i cani non possono essere soppressi, vivendo così una potenziale intera vita da carcerati. ■

SOCIETÀ ITALIANA VETERINARI PER EQUINI SOCIETÀ FEDERATA ANMVI

COMUNICAZIONI BREVI LIBERE: SCADENZA 30 SETTEMBRE 2005 ISCRIZIONE CONGRESSUALE: SCADENZA 10 DICEMBRE 2005 RELATORI STRANIERI INVITATI / INVITED SPEAKERS CHIRURGIA VIDEOASSISTITA / VIDEOASSISTED SURGERY John P. Walmsley - MA, Vet MB, Cert EO, Dipl ECVS, Hon FRCVS - Liphook, UK ANESTESIA / ANAESTHESIA Claudia Spadavecchia - Med Vet, Dipl ECVA - University of Bern, Switzerland MEDICINA INTERNA / INTERNAL MEDICINE John Schumacher - DVM, MS, Dipl ACVIM - Auburn University, USA ECOGRAFIA / ULTRASONOGRAPHY Virginia B. Reef - DVM, Dipl ACVIM - University of Pennsylvania, USA NEONATOLOGIA / NEONATOLOGY John Madigan - DVM, MS, Dipl ACVIM - Davis, California, USA RIPRODUZIONE / REPRODUCTION Edward L. Squires - DVM, PhD - Colorado State University, USA

27 gennaio 2006

PRE-CONGRESS DAY SIOCE (Società Italiana di Ortopedia e Chirurgia Equina) PRE-CONGRESS DAY SIRE (Società Italiana di Riproduzione Equina) PRE-CONGRESS DAY SIPE (Società Italiana di Podologia Equina) organizzato da

Eventi Veterinari

certificata ISO 9001:2000

Per informazioni: SIVE (Elena Piccioni) - Palazzo Trecchi - Via Trecchi 20 - 26100 Cremona, ITALY Ph: +39 0372 403502 Fax: +39 0372 457091 E-mail: info@sive.it Website: www.sive.it


8

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 RUBRICA FISCALE

Scritture contabili obbligatorie

di Giovanni Stassi Dottore Commercialista, Torino

Esame dei Regimi speciali el presente articolo ci occuperemo delle scritture contabili degli esercenti arti e professioni. Per i professionisti che operano sia in forma individuale che sotto forma di associazione professionale l’obbligo alla tenuta delle scritture contabili è sancito dal secondo comma del citato articolo 13 del D.P.R. 600/73 che rinvia all’articolo 19 per le modalità di tenuta delle scritture, fatte salve naturalmente alcune semplificazioni dettate da norme speciali di cui si dirà in seguito.

N

Scritture contabili obbligatorie. L’articolo 19 del D.P.R. 600/73 “Scritture contabili degli esercenti arti e professioni” testualmente così recita: [1] Le persone fisiche che esercitano arti e professioni e le società o associazioni fra artisti e professionisti, di cui alle lettere e) ed f) dell’art. 13, devono annotare cronologicamente in un apposito registro le somme percepite sotto qualsiasi forma e denominazione nell’esercizio dell’arte o della professione, anche a titolo di partecipazione agli utili, indicando per ciascuna riscossione: a) il relativo importo, al lordo e al netto della parte che costituisce rimborso di spese diverse da quelle inerenti alla produzione del reddito eventualmente anticipate

[2]

[3]

[4]

[5]

per conto del soggetto che ha effettuato il pagamento, e l’ammontare della ritenuta d’acconto subita; b) le generalità, il comune di residenza anagrafica e l’indirizzo del soggetto che ha effettuato il pagamento; c) gli estremi della fattura, parcella, nota o altro documento emesso. Nello stesso registro devono essere annotate cronologicamente, con le indicazioni di cui alle lettere b) e c), le spese inerenti all’esercizio dell’arte o professione delle quali si richiede la deduzione analitica ai sensi dell’art. 50 del D.P.R. 29-9-1973, n. 597 [3]. Deve esservi inoltre annotato, entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione, il valore dei beni per i quali si richiede la deduzione di quote di ammortamento ai sensi del detto articolo, raggruppati in categorie omogenee e distinti per anno di acquisizione. (Comma abrogato [4] dall’art. 3, comma 3, D.P.R. 9-12-1996, n. 695). (Comma abrogato [4] dall’art. 3, comma 3, D.P.R. 9-12-1996, n. 695). Con decreti del Ministro delle finanze, da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, possono essere stabiliti appositi modelli dei registri di cui al comma precedente con classificazione

delle categorie di componenti positivi e negativi rilevanti ai fini della determinazione del reddito, individuate anche in relazione a quelle risultanti dai modelli di dichiarazione dei redditi e possono essere prescritte particolari modalità per la tenuta meccanografica del registro (comma aggiunto dall’art. 8, comma 6-bis, D.L. 274-1990, n. 90). Per completare il quadro normativo occorre inoltre fare riferimento agli articoli 3 e 4 del D.P.R. 9 dicembre 1996, n. 695, che apportano alcune modifiche alle regole stabilite dall’articolo 19. In particolare l’articolo 3 del D.P.R. 695/96 (comma 2) stabilisce che per gli esercenti arti e professioni il regime naturale è costituito da quello della contabilità semplificata a prescindere da ogni limite dimensionale di volume d’affari e consente la scelta della contabilità ordinaria solamente a seguito di opzione. L’articolo 4 del D.P.R. 695/96 introduce alcune semplificazioni circa la contabilizzazione delle spese per prestazioni di lavoro dipendente per i soggetti che si avvalgono del regime contabile semplificato. Soggetti in contabilità semplificata. Gli obblighi contabili dei professionisti in regime di contabilità semplificata prevedono due modalità alternative di tenuta della contabilità che prescrivono: 1) la tenuta di registri separati ai fini IVA e ai fini delle imposte dirette: Registri obbligatori ai fini IVA - registro degli acquisti; - registro delle fatture emesse (che può essere sostituito, a norma dell’articolo 22 del D.P.R. 633/72, dal bollettario a madre e figlia); Registri obbligatori ai fini delle imposte dirette - registro cronologico degli incassi e dei pagamenti oppure, in alternativa 2) la tenuta di registri unificati ai fini IVA ed ai fini delle imposte dirette. Ai sensi del comma 1 dell’articolo 3 del D.P.R. 695/96 i registri tenuti ai fini IVA possono essere integrati con le annotazioni obbligatorie ai fini delle imposte dirette secondo le seguenti modalità: - le operazioni attive, rilevanti ai soli fini delle imposte sui redditi, devono essere annotate in apposite sezioni del registro delle fatture emesse di cui all’art. 23 del D.P.R. 633/1972; - le operazioni passive devono, invece, essere annotate in apposita sezione del registro degli acquisti di cui all’art. 25 del D.P.R. 633/1972; - naturalmente le annotazioni sui predetti registri IVA devono essere effettuate con le

modalità e nei termini previsti per ciascuna imposta e quindi: - le annotazioni delle operazioni rilevanti ai fini dell’IVA vanno effettuate nei termini previsti dagli articoli 23 e 25 del D.P.R. 633/1972; - quelle relative alle operazioni rilevanti ai soli fini delle imposte sui redditi vanno eseguite, sempre sui cennati registri IVA, entro il termine ordinario di 60 giorni previsto dall’art. 22, comma 1, del D.P.R. 600/1973. • il secondo periodo del comma 1 dell’articolo 3 in commento stabilisce, inoltre, che, qualora l’effettivo incasso dei compensi ovvero l’effettivo pagamento delle spese non avvenga nell’anno di annotazione, il contribuente è tenuto ad effettuare nei registri di cui sopra, con riferimento alle distinte operazioni, specifiche registrazioni dalle quali risultino l’importo complessivo dei richiamati mancati incassi e pagamenti; • gli ammontari relativi ai predetti incassi o pagamenti devono essere annotati, sempre nei medesimi registri, con riferimento al periodo d’imposta in cui vengono ricevuti o effettuati; • inoltre, sempre nell’ottica della semplificazione degli obblighi contabili e per consentire l’annotazione di tutti i compensi nell’ambito di un unico registro, si fa presente che, al fine di indicare correttamente l’entità dei mancati incassi o dei mancati pagamenti verificatisi nell’anno di annotazione, è necessario indicare il loro ammontare globale in chiusura d’anno; • si segnala, peraltro, al fine di rendere più agevole la gestione contabile per il contribuente, l’opportunità di specificare, con riferimento a detto ammontare globale, le singole operazioni dalle quali lo stesso scaturisce. Inoltre, coloro che hanno scelto di rimanere in contabilità semplificata: • sono esonerati, ai sensi dell’articolo 14 del D.P.R. 7 dicembre 2001, n. 435, dalla tenuta del registro dei beni ammortizzabili purché siano in grado di fornire a richiesta dell’Amministrazione finanziaria, tutti i dati, ordinati in forma sistematica, previsti dall’articolo 16, primo, secondo e terzo comma del D.P.R. 600/73 (l’anno di acquisizione, il costo originario, il fondo di ammortamento nella misura raggiunta al termine del periodo d’imposta precedente, il coefficiente di ammortamento effettivamente praticato nel periodo d’imposta, la quota annuale di ammortamento, il fondo di ammortamento nella misura raggiunta al termine del periodo d’imposta e le eliminazioni dal processo pro-

duttivo); • possono annotare sui registri obbligatori, ai sensi dell’articolo 4 del D.P.R. 695/96, le spese per prestazioni di lavoro dipendente deducibili, globalmente entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. Tale semplificazione viene concessa a condizione che le predette spese, se erogate, siano state annotate nelle scritture previste dalla legislazione sul lavoro (libro matricola, libro paga, libro delle presenze). Si ritiene opportuno richiamare l’attenzione sul fatto che, qualora nel periodo d’imposta la rilevazione della spesa non sia seguita dalla effettiva erogazione delle somme dovute, la spesa stessa non è deducibile ai fini della determinazione del reddito. Soggetti in contabilità ordinaria Gli esercenti arti e professioni che hanno scelto di avvalersi dell’opzione (da esercitare in sede di presentazione di dichiarazione IVA per l’anno solare precedente o in sede di dichiarazione di inizio di attività) per il regime di contabilità ordinaria sono obbligati ad istituire i seguenti registri: Registri obbligatori ai fini IVA • registro degli acquisti; • registro delle fatture emesse. Si segnala inoltre che il comma 3 dell’articolo 14 del D.P.R. 435/2001 ha introdotto la possibilità, per i soggetti in contabilità ordinaria, di non tenere i registri prescritti ai fini IVA a condizione che: • le registrazioni siano effettuate nel registro cronologico nei termini previsti dalla disciplina dell’imposta sul valore aggiunto per i relativi registri; • su richiesta dell’Amministrazione finanziaria, siano forniti, in forma sistematica, gli stessi dati che sarebbe stato necessario annotare nei registri per i quali ci si avvale della facoltà di cui al presente articolo. Registri obbligatori ai fini delle imposte dirette • registro cronologico degli incassi e dei pagamenti nel quale annotare cronologicamente le operazioni produttive di componenti positivi e negativi di reddito integrate dalle movimentazioni finanziarie inerenti all’esercizio dell’arte o professione, compresi gli utilizzi delle somme percepite, ancorché estranei all’esercizio dell’arte o professione nonché gli estremi dei conti correnti bancari utilizzati per le movimentazioni predette. In dettaglio l’articolo 19 del D.P.R. 600/73 prescrive che nel citato registro devono essere annotati: • in ordine cronologico le somme percepite sotto qualsiasi forma e denominazione nell’esercizio dell’arte o della professione, anche a titolo di partecipazione agli utili, indicando per ciascuna riscossione:


9

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 RUBRICA FISCALE a) il relativo importo, al lordo e al netto della parte che costituisce rimborso di spese diverse da quelle inerenti alla produzione del reddito eventualmente anticipate per conto del soggetto che ha effettuato il pagamento, e l’ammontare della ritenuta d’acconto subita; b) le generalità, il comune di residenza anagrafica e l’indirizzo del soggetto che ha effettuato il pagamento; c) gli estremi della fattura, parcella, nota o altro documento emesso • in ordine cronologico le spese inerenti all’esercizio dell’arte o professione delle quali si richiede la deduzione analitica ai sensi dell’art. 54 del D.P.R. 917/ 86 con le indicazioni di cui alle lettere b) e c) sopra indicate • deve esservi inoltre annotato, entro il termine stabilito per la presentazione della dichiarazione dei redditi, il valore dei beni per i quali si richiede la deduzione di quote di ammortamento ai sensi del citato articolo 54, raggruppati in categorie omogenee e distinti per anno di acquisizione. Registro dei beni ammortizzabili. Il registro dei beni ammortizzabili dovrà essere tenuto secondo le modalità previste dall’articolo 16, primo, secondo e terzo comma del D.P.R. 600/73, indicando quindi: • per ciascun immobile e per ciascuno dei beni iscritti in pubblici registri (autovetture, motocicli), l’anno di acquisizione, il costo originario, le rivalutazioni, le svalutazioni, il fondo di ammortamento nella misura raggiunta al termine del periodo d’imposta precedente, il coefficiente di ammortamento effettivamente praticato nel periodo d’imposta, la quota annuale di ammortamento, il fondo di ammortamento nella misura raggiunta al termine del periodo d’imposta e le eliminazioni dal processo produttivo; • per i beni diversi da quelli sopra indicati le indicazioni richieste possono essere effettuate con riferimento a categorie di beni omogenee per anno di acquisizione e coefficiente di ammortamento. Anche per i soggetti in contabilità ordinaria è prevista la facoltà, ai sensi dell’articolo 14 del D.P.R. 7 dicembre 2001, n. 435, di non tenere il registro dei beni ammortizzabili purché: • le registrazioni siano effettuate nel registro cronologico nel termine stabilito per la presentazione della dichiarazione dei redditi; • siano in grado di fornire a richiesta dell’Amministrazione finanziaria, tutti i dati, ordinati in forma sistematica, previsti dall’articolo 16, primo, secondo e terzo comma del D.P.R. 600/73, sopra elencati. Personalmente ritengo che sia opportuno continuare a tenere il registro dei beni ammortizzabili e non avvalersi delle “semplificazioni” in-

trodotte dalla legge. REGIMI SPECIALI La Legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Finanziaria 2001) ha introdotto alcune semplificazioni a favore dei soggetti che possono rientrare nel regime previsto per le nuove iniziative di lavoro autonomo ovvero in quello per le attività marginali. Esaminiamo in dettaglio entrambi i regimi. NUOVE INIZIATIVE DI LAVORO AUTONOMO - ARTICOLO 13 DELLA LEGGE 388/2000 La norma (conosciuta anche come “Regime sostitutivo forfetino”) ha lo scopo di incentivare l’iniziativa economica delle persone fisiche, sostenendone lo sforzo nei primi anni di attività, normalmente caratterizzati da ingenti costi iniziali e da un ridotto volume di affari. Agevolazione fiscale. Sul reddito di lavoro autonomo, determinato ai sensi dell’articolo 54 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, realizzato dai soggetti che chiedono di avvalersi del regime fiscale agevolato, è dovuta un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nella misura del 10 per cento. Considerato che il predetto reddito è soggetto ad imposta sostitutiva e quindi non partecipa alla determinazione del reddito complessivo IRPEF, lo stesso non costituisce base imponibile per l’applicazione delle addizionali (regionale e comunale) all’imposta sul reddito delle persone fisiche. Restano invece immutati gli obblighi sostanziali in materia di IVA ed IRAP. Soggetti ammessi. Destinatari dell’agevolazione sono le persone fisiche che iniziano un’attività artistica o professionale ai sensi dell’articolo 54 del D.P.R. 917/86. Sono quindi escluse le associazioni professionali. Ambito oggettivo. Le condizioni previste dal comma 2 dell’articolo in esame per accedere al nuovo regime sono le seguenti: • il contribuente non deve avere esercitato nei tre anni precedenti, neppure in forma associata, un’attività professionale, fatte salve le ipotesi di praticantato obbligatoriamente previsto ai fini dell’esercizio di arti o professioni. Il regime agevolativo è infatti destinato ad incentivare esclusivamente la nascita di nuove iniziative. Va sottolineato che la semplice apertura di partita IVA non costituisce automaticamente causa di esclusione dal regime fiscale agevolato del presente articolo, occorrendo a tal fine l’effettivo esercizio dell’attività (per cui chi ha aperto una partita IVA ma poi non ha effettivamente esercitato alcuna attività, potrà accedere all’agevolazione); • la nuova attività non deve costituire, in nessun modo, mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, anche sotto forma di colla-

borazione coordinata e continuativa. La disposizione ha carattere antielusivo, mirando ad evitare gli abusi di chi continui di fatto ad esercitare la stessa attività di lavoro dipendente mutandone la veste giuridica in lavoro autonomo al solo fine di sottrarre i relativi proventi alla tassazione ordinaria; • l’ammontare dei compensi non deve superare il limite di Euro 30.987,41 per l’attività professionale o artistica; • siano regolarmente adempiuti gli obblighi previdenziali, assicurativi ed amministrativi. Semplificazioni contabili. Il regime fiscale agevolato è caratterizzato, oltre che dall’applicazione dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF nella misura del 10%, da una radicale semplificazione degli obblighi contabili. Per i soggetti che fruiscono del regime agevolato il comma 6 dell’articolo 13 in commento introduce, infatti, l’esonero dagli obblighi: • di registrazione e tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini delle imposte dirette, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto; • di liquidazione e di versamento periodici ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Permangono comunque a carico gli obblighi di fatturazione, e conservazione in ordine cronologico della documentazione emessa e ricevuta, ai sensi dell’art. 22 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. Durata del regime agevolato. Ai sensi del comma 1, il regime agevolato si applica al periodo d’imposta di inizio dell’attività e ai due successivi. Decadenza dall’agevolazione. Il comma 3, dispone sulle cause di decadenza dall’agevolazione durante il primo triennio di attività. Il regime agevolato cessa di avere efficacia: • dal periodo d’imposta successivo, qualora i ricavi o i compensi conseguiti siano superiori ai limiti stabiliti (Euro 30.987,41) in misura non eccedente il cinquanta per cento (quindi non superino Euro 46.481,11 per l’attività professionale o artistica); • dallo stesso periodo d’imposta, nell’ipotesi in cui i ricavi o i compensi superino i predetti limiti in misura eccedente il cinquanta per cento. In altri termini, nel caso in cui un lavoratore autonomo percepisca compensi annui fino a Euro 30.987,41 per i primi due periodi d’imposta e fino a Euro 46.481,11 per il terzo periodo d’imposta, l’agevolazione opererà per l’intero triennio; qualora, infatti, nel terzo periodo d’imposta sia superato il limite di Euro 30.987,41, ma non quello di Euro 46.481,11, la decadenza dall’agevolazione non opererà nel periodo d’imposta in cui si è verificato il superamento del limite, bensì in quello seguente (periodo d’imposta successivo allo scadere del triennio). Nell’ipotesi, invece, in cui i compensi siano su-

Compensi conseguiti nell’anno

Anno in cui sono stati conseguiti i compensi

Anno successivo

fino a Euro 30.987,41

agevolazione

agevolazione

da Euro 30.987,41 a Euro 46.481,11

agevolazione

decadenza

oltre Euro 46.481,11

periori Euro 46.481,11 la decadenza dal regime agevolato opera nello stesso anno in cui avviene il superamento, con la conseguenza che l’intero reddito annuo prodotto, ai sensi del comma 3, lett. b), è assoggettato a tassazione ordinaria. Per ognuno dei tre anni potranno verificarsi pertanto le ipotesi riportate nella tabella. Assistenza fiscale. Per incentivare il rapporto di collaborazione tra fisco e contribuente, il comma 4 dell’articolo 13 prevede che i soggetti in possesso dei requisiti per usufruire del regime agevolato possono farsi assistere dall’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, competente in ragione del domicilio fiscale del contribuente, nell’adempimento degli obblighi tributari semplificati (compilazione della dichiarazione unificata, liquidazione dei tributi, ecc.). Qualora i contribuenti decidano di avvalersi dell’assistenza dell’Ufficio, dovranno dotarsi di un’apparecchiatura informatica corredata da accessori idonei alla connessione con il sistema informativo dell’Agenzia delle Entrate. Credito d’imposta. Il comma 5 dell’articolo 13, al fine di non gravare eccessivamente i soggetti del costo di acquisizione delle apparecchiature informatiche e accessori, necessari per la connessione in precedenza specificata, prevede un credito d’imposta, utilizzabile in compensazione ai sensi del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 (cioè su modello F24), pari al 40 per cento del prezzo unitario di acquisto dei suddetti beni, per un importo massimo di Euro 309,87. Tale credito d’imposta compete a tutti i soggetti che optano per il regime agevolato in questione, a condizione che l’apparecchiatura informatica acquistata sia effettivamente utilizzata per connettersi con il sistema informativo dell’A-

decadenza

genzia delle Entrate. Il credito d’imposta spetta anche per l’acquisizione dei beni in locazione finanziaria, nella misura del 40 per cento del prezzo di acquisto ed è liquidato con riferimento ai canoni di locazione pagati in ciascun periodo d’imposta per il limite massimo di Euro 309,87. Si precisa, infine che il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito imponibile e non è rimborsabile. Rilevanza del reddito soggetto a imposta sostitutiva. Il comma 7 dell’articolo 13 chiarisce che l’ammontare del reddito di lavoro autonomo che costituisce base imponibile dell’imposta sostitutiva, ancorché non concorrente alla formazione del reddito complessivo IRPEF, dovrà essere tenuto in considerazione ai fini contributivi, previdenziali ed extratributari, come pure ai fini delle detrazioni previste dall’art. 12, comma 3, del TUIR (deduzioni per familiari a carico). Accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso. Il comma 8 dell’articolo 13, nel chiarire che anche all’imposta sostitutiva si applicano le norme in materia di accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso previste per le imposte sui redditi, dispone che il soggetto che fruisce dell’imposta sostitutiva senza averne titolo è assoggettabile alle sanzioni previste dal D.Lgs. n. 471 del 1997 in materia di infedele dichiarazione. Adempimenti dei sostituti d’imposta. La Circolare ministeriale 26 gennaio 2001 n. 8/E ha chiarito che i redditi di lavoro autonomo, conseguiti dai contribuenti che si sono avvalsi del regime di cui all’articolo 13 della legge n. 388 del 2000, sono soggetti all’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e, di conseguenza, non concorrono alla formazione del reddito complessivo IRPEF. Ne de-


10

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 RUBRICA FISCALE

riva che i redditi che formano oggetto dei predetti regimi agevolati non sono assoggettabili a ritenuta d’acconto. Pertanto, i sostituti d’imposta che corrispondono ai soggetti, che si avvalgono di tali regimi, compensi o somme rientranti tra i componenti positivi di reddito d’impresa o di lavoro autonomo non devono operare la ritenuta. A tal fine, i contribuenti interessati rilasceranno al sostituto d’imposta un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i redditi cui le somme afferiscono, sono soggetti a imposta sostitutiva. REGIME FISCALE DELLE ATTIVITÀ MARGINALI - ARTICOLO 14 DELLA LEGGE 388/2000 La norma (conosciuta anche come “Regime sostitutivo forfetone”) introduce alcune agevolazioni fiscali non temporanee per le persone fisiche esercenti attività per le quali risultino applicabili gli studi di settore e che abbiano conseguito nel periodo di imposta precedente compensi non superiori al limite stabilito in appositi decreti ministeriali e comunque non superiori ad Euro 25.822,84. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 17 aprile 2002 è stato determinato il limite di ricavi per i medici veterinari (studio di settore SK22U) nell’importo di Euro 3.099!! Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 gennaio 2002 si è stabilito che nei confronti dei contribuenti che si avvalgono del regime agevolato di cui all’art. 14, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, i compensi minimi, risultanti dall’applicazione degli studi di settore sono ridotti, per tutti, di un importo pari al sei per cento. Spettano, inoltre, le seguenti ulteriori riduzioni, calcolate sull’importo dei compensi minimi, pari al: • quattro per cento se l’attività è svolta utilizzando unità locali situate esclusivamente in comuni appartenenti all’area individuata dal gruppo “5” della territorialità generale, approvata con decreto ministeriale 30 marzo 1999. • cinque per cento relativamente ai contribuenti che abbiano compiuto il sessantesimo anno di età. I compensi minimi, ridotti delle percentuali sopra elencate, sono utilizzati per verificare il rispetto dei limiti dei compensi previsti per l’ammissione al regime fiscale delle attività marginali. Agevolazioni fiscali. L’agevolazione si sostanzia nell’assoggettamento del reddito di lavoro autonomo o d’impresa realizzato dai soggetti che chiedono di avvalersi del regime fiscale delle attività marginali ad un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nella misura del 15 per cento. Il reddito sul quale va applicata l’imposta sostitutiva si determina tenendo conto dei ricavi calcolati in base all’applicazione degli studi di settore, nonché dei costi e delle spese determinati ai sensi dell’articolo 54 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (T.U.I.R.).

Considerato che il predetto reddito è soggetto ad imposta sostitutiva, con la conseguenza che non partecipa alla formazione del reddito imponibile IRPEF, lo stesso non costituisce base imponibile per l’applicazione delle addizionali (regionale e comunale) all’imposta sul reddito delle persone fisiche. Restano, per contro, immutati gli obblighi sostanziali in materia di IVA ed IRAP. Per poter fruire dell’agevolazione in esame, il contribuente deve presentare all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, competente in ragione del proprio domicilio fiscale, un’apposita domanda con la quale si richiede l’applicazione del regime agevolato. La domanda deve essere prodotta entro il mese di gennaio dell’anno a decorrere dal quale il contribuente decide di avvalersi del predetto regime. Per rinunciare, invece, al regime agevolato, sarà sufficiente che il contribuente interessato invii una semplice comunicazione all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, da effettuarsi entro il mese di gennaio dell’anno per il quale non si intende più fruire del regime medesimo. Semplificazioni contabili. I soggetti che si avvalgono del regime fiscale agevolato, oltre a beneficiare dell’imposta sostitutiva del 15%, sono esonerati, in base al comma 6 dell’articolo 14, da alcuni adempimenti contabili. In particolare, tali soggetti non sono tenuti agli obblighi: • di registrazione e tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini delle imposte dirette, dell’imposta regionale sulle attività produttive e dell’imposta sul valore aggiunto; • di liquidazione e di versamento periodici ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Restano fermi gli obblighi di emissione delle fatture, nonché l’obbligo di conservazione, a norma dell’art. 22 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, dei documenti contabili ricevuti ed emessi. Ambito soggettivo. Destinatari delle agevolazioni in argomento sono esclusivamente le persone fisiche esercenti attività di lavoro autonomo per le quali sono stati approvati gli studi di settore e non sussistono cause di esclusione e di inapplicabilità degli stessi Non possono, pertanto, optare per il regime agevolato in questione: • le associazioni professionali; • le persone fisiche esercenti arti o professioni che applicano l’IVA e le imposte sui redditi secondo le disposizioni dell’art. 3, commi da 172 a 184 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (regime forfetario di cui si dirà in seguito). Ambito oggettivo. Il regime agevolato è applicabile purché ricorrano le seguenti condizioni: • alle attività esercitate debbono essere applicabili gli studi di settore; • l’ammontare dei compensi del periodo d’imposta precedente non può essere superiore per i medici veterinari (studio di set-

tore SK22U) all’importo di Euro 3.099. Durata del regime agevolato. Il regime agevolato ha una durata a tempo indeterminato. Una volta effettuata l’opzione per tale regime, questa si intende tacitamente rinnovata di anno in anno, senza necessità di ulteriori manifestazioni di volontà. Decadenza dall’agevolazione. Ai sensi del comma 5 dell’articolo 14, il regime agevolato cessa di avere efficacia: • a decorrere dal periodo d’imposta successivo, qualora i compensi di un determinato anno, valutati in base agli studi di settore applicabili nel periodo di riferimento, sulla base dei dati dichiarati dal contribuente o rettificati dall’ufficio, superino il limite fissato dai decreti. È il caso, ad esempio, del contribuente che abbia beneficiato per l’anno 2003 del regime agevolato in quanto i ricavi conseguiti nell’anno 2002 risultavano non superiori al limite di Euro 3.099, ma per il quale, al termine dell’anno 2003, i ricavi risultanti dall’applicazione GERICO superano il predetto limite. Tale soggetto pertanto non potrà fruire del regime agevolato per l’anno 2004; • dallo stesso periodo di imposta in cui i compensi valutati in base agli studi di settore superano del 50 per cento del predetto limite, siano cioè superiori ad Euro 4.648,5. Assistenza fiscale. Anche per il regime in esame, il comma 7 dell’articolo 14 prevede che i soggetti interessati possano avvalersi del “tutoraggio” dell’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, competente in ragione del domicilio fiscale, che presterà assistenza nell’espletamento degli adempimenti formali (compilazione della dichiarazione unificata, liquidazione dei tributi, ecc.). Il tutoraggio è esercitato a condizione che i contribuenti si dotino di un’apparecchiatura informatica corredata da accessori idonei alla connessione con il sistema informativo dell’Agenzia delle Entrate. Credito di imposta. Il comma 8 dell’articolo 14, al fine di agevolare tale connessione, prevede un credito d’imposta, utilizzabile in compensazione ai sensi del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241 (cioè su modello F24), pari al 40 per cento del prezzo unitario di acquisto delle apparecchiature informatiche e degli accessori sopra richiamati, per un importo massimo di Euro 309,87. Il credito d’imposta spetta anche per l’acquisizione di tali beni in locazione finanziaria nella misura del 40 per cento del prezzo di acquisto ed è liquidato con riferimento ai canoni di locazione pagati in ciascun periodo d’imposta per il limite massimo di Euro 309,87. Va sottolineato che il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito imponibile e non è rimborsabile. Condizione necessaria affinché i soggetti che abbiano optato per il

regime agevolato possano fruire del credito in questione è che le apparecchiature informatiche acquistate siano utilizzate per la connessione con il sistema informativo dell’amministrazione finanziaria. Rilevanza del reddito soggetto a imposta sostitutiva. Il comma 9 dell’articolo 14 chiarisce che l’ammontare del reddito d’impresa o di lavoro autonomo che costituisce base imponibile dell’imposta sostitutiva, ancorché non concorrente alla formazione del reddito complessivo IRPEF, dovrà essere tenuto in considerazione ai fini contributivi, previdenziali ed extratributari, come pure ai fini delle detrazioni previste dall’art. 12, comma 3, del TUIR (deduzioni per familiari a carico). Accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso. Il comma 10, nel chiarire che anche all’imposta sostitutiva si applicano le norme in materia di accertamento, riscossione, sanzioni e contenzioso previste per le imposte sui redditi, dispone che il soggetto che fruisce dell’imposta sostitutiva senza averne titolo è assoggettabile alle sanzioni previste dal D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, e in particolare le sanzioni di cui all’art. 1, commi 2 e 3 dello stesso decreto, in materia di infedele dichiarazione. Adempimenti dei sostituti d’imposta. La Circolare ministeriale 26 gennaio 2001 n. 8/E ha chiarito che i redditi di lavoro autonomo, conseguiti dai contribuenti che si sono avvalsi del regime di cui all’articolo 14 della legge n. 388 del 2000, sono soggetti all’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e, di conseguenza, non concorrono alla formazione del reddito complessivo IRPEF. Ne deriva che i redditi che formano oggetto dei predetti regimi agevolati non sono assoggettabili a ritenuta d’acconto. Pertanto, i sostituti d’imposta che corrispondono ai soggetti, che si avvalgono di tali regimi, compensi o somme rientranti tra i componenti positivi di reddito d’impresa o di lavoro autonomo non devono operare la ritenuta. A tal fine, i contribuenti interessati rilasceranno al sostituto d’imposta un’apposita dichiarazione dalla quale risulti che i redditi cui le somme afferiscono, sono soggetti a imposta sostitutiva. REGIME FORFETARIO CONTRIBUENTI MINIMI - ARTICOLO 3, COMMI DA 171 A 184 DELLA LEGGE 23.12.1996, N. 662 La legge 23-12-1996, n. 662 ha introdotto un particolare regime di contabilità semplificata e di determinazione forfetaria dell’IVA e del reddito di lavoro autonomo per i contribuenti cosiddetti “minimi”. Tale regime è, per i contribuenti in argomento, il loro regime naturale, al quale possono sottrarsi solo esercitando apposita opzione per l’applicazione dell’IVA e della determinazione del reddito nei modi normali. Ambito soggettivo. Il regime è applicabile solamente alle persone fisiche.

Non possono, pertanto, accedere al regime forfetario in questione le associazioni professionali. I soggetti che intraprendono l’esercizio di arti o professioni possono avvalersi delle disposizioni in argomento, qualora attestino, nella dichiarazione di inizio di attività, di presumere la sussistenza, nel corso dell’anno, dei requisiti di seguito indicati per essere considerati contribuenti “minimi”. Ambito oggettivo. Il regime forfetario è applicabile purché ricorrano le seguenti condizioni: • il volume d’affari dell’anno solare precedente non deve essere superiore ad Euro 10.329,14; al fine in esame, si tiene conto anche degli eventuali compensi, non rilevanti ai fini Iva, percepiti nell’esercizio; • il costo complessivo, al netto degli ammortamenti, dei beni strumentali utilizzati non deve superare il limite di Euro 10.329,14; • l’importo complessivo dei compensi corrisposti a dipendenti e collaboratori non deve risultare superiore al 70% del volume d’affari. Semplificazioni contabili. Ai contribuenti cosiddetti “minimi” sono richiesti soltanto i seguenti adempimenti: • emettere delle fatture per le operazioni attive effettuate; • conservare le fatture, ai sensi dell’art. 22 del D.P.R. n. 600 del 1973; • annotare, entro il giorno 15 di ciascun mese, l’ammontare complessivo, distinto per aliquota, delle operazioni effettuate nel mese precedente, nonché degli altri compensi e corrispettivi percepiti, non rilevanti ai fini dell’IVA. • richiedere ai propri fornitori e conservare, ai sensi dell’art. 22 del DPR n. 600 del 1973, la documentazione degli acquisti. Determinazione dell’imposta Imposta sul valore aggiunto. Per i liberi professionisti ai quali è applicabile la predetta disciplina dei contribuenti “minimi”, l’IVA, è determinata forfetariamente, applicando all’IVA corrispondente alle operazioni imponibili le la percentuale dell’84 per cento. Imposta sui redditi. Il reddito di lavoro autonomo dei professionisti ai quali è applicabile la predetta disciplina dei contribuenti “minimi” è determinato forfetariamente, applicando al volume d’affari, aumentato dei corrispettivi e dei compensi non rilevanti ai fini IVA, percepiti nell’esercizio, la percentuale del 78 per cento. Sul reddito così determinato si applicheranno le normali aliquote IRPEF. Decadenza dall’agevolazione. Ai sensi del comma 180 del citato articolo 3 della Legge 662/96, qualora uno dei limiti previsti al comma 171 (sopra indicati) risulti superato in misura non superiore al 50 per cento rispetto a quelli indicati, si applica, la pena pecuniaria da Euro 258 ad Euro 2.580; la sanzione non si applica se le difformità risultano prive di rilevanza. ■


11

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 LA RASSEGNA DI VET-JOURNAL

Reazioni allergiche ai vaccini

di Maria Grazia Monzeglio

In otto cani ipersensibilità di tipo I mediata da IgE dirette contro componenti del vaccino

l meccanismo immunologico alla base delle reazioni allergiche in seguito a vaccinazione nel cane non è stato completamente compreso. Uno studio ha indagato la relazione tra reattività IgE ai vaccini e reazioni allergiche immediate dopo vaccinazione in questa specie. È stato raccolto il siero di 10 cani che avevano sviluppato una reazione allergica immediata caratterizzata da collasso circolatorio, cianosi, dispnea, edema facciale e vomito entro un’ora dalla vaccinazione con vaccini non-antirabbici monovalenti o combinati, e il siero di 50 cani che non sviluppavano reazioni allergiche dopo la vaccinazione. La reat-

I

Una nuova malattia minaccia i pesci europei Secondo uno studio pubblicato sul numero del 23 giugno della rivista “Nature”, una nuova malattia letale, portata da una specie invasiva, sta minacciando la biodiversità dei pesci europei. “Abbiamo trovato un parassita - spiega Rodolphe Gozlan del Centre for Ecology & Hydrology (CEH) - che potrebbe rappresentare un grave pericolo per alcune specie di pesce d’acqua dolce in Europa. La scoperta ha importanti implicazioni biologiche, ma potrebbe averne anche di economiche”. Gli scienziati del CEH e del Centre for Environment, Fisheries, and Aquaculture Science (CEFAS) hanno identificato una malattia portata da Pseudorasbora parva, un ciprinide asiatico molto invasivo in Europa. In particolare, la malattia impedisce all’alborella fasciata (Leucaspius delineatus), un ciprinide europeo in pericolo di estinzione nell’Europa continentale, di riprodursi. Il responsabile della malattia sarebbe un agente patogeno intracellulare non specifico. Gli scienziati imputano alla malattia il rapido declino dell’alborella in alcune regioni europee in seguito alla diffusione della Pseudorasbora dall’Asia. “La malattia sta già colpendo altre specie, come Pimephales promelas. In futuro potrebbe minacciare anche specie di interesse economico, come i salmoni”, aggiunge Gozlan. Il parassita non causa malattia nella Pseudorasbora.

tività IgE sierica ai vaccini iniettati è stata misurata mediante ELISA fluorometrica utilizzando un anticorpo murino monoclonale antiIgE canine. In seguito, nei sieri con elevati livelli di IgE verso il vaccino si misurava la reattività IgE al siero fetale di vitello (FCS) e alle proteine stabilizzanti (gelatina,

caseina e peptone) incluse nei vaccini. I livelli di IgE sieriche specifiche per i vaccini erano significativamente maggiori nei cani con reazione allergica immediata rispetto ai cani di controllo. Degli 8 cani che avevano sviluppato una reazione allergica immediata ed avevano livelli elevati di IgE sieri-

che specifiche per i vaccini, 7 presentavano IgE dirette contro FCS. La reattività IgE ai vaccini nei sieri di questi cani era quasi completamente inibita dal FCS. L’ottavo cane presentava IgE dirette contro la gelatina e la caseina incluse come stabilizzanti nel vaccino. I risultati di questo studio suggeriscono

che le reazioni allergiche immediate alla vaccinazione nel cane possono essere indotte da un’ipersensibilità di tipo I mediata dalle IgE dirette contro componenti del vaccino. FCS, gelatina e caseina inclusi nei vaccini possono costituire gli allergeni causali della reazione allergica immediata. ■


@

12

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005

LETTERE AL DIRETTORE

Agenti di commercio veterinari: dove sta il problema? a mia Azienda, come altre del settore, si avvale di Collaboratori esterni, per lo più inquadrati come Agenti di Commercio Enasarco. Alcuni di essi sono anche Medici Veterinari iscritti all’Albo, ma per quanto riguarda il rapporto con la mia Azienda emettono fattura come Agenti, quindi con regolare ritenuta Enasarco. Secondo la normativa a ns. conoscenza è obbligatorio, nel caso in cui la retribuzione sia legata alle vendite, inquadrare il collaboratore come agente di commercio o, in alcuni casi, come procacciatore secondo il contratto Enasarco. In realtà non riusciamo a capire, fermo restando che tali persone, almeno per la nostra Azienda, eseguono esclusivamente un lavoro di promozione e vendita secondo quanto regolamentato dalla legislazione vigente relativamente ai Farmaci Veterinari, che tipo di contrasto ci sia con l’iscrizione all’Albo dei Medici Veterinari. Infatti alcuni di loro hanno anche un’attività professionale (es. Ambulatorio veterinario) e nell’ambito di questa attività emettono regolari fatture con ENPAV come medici veterinari. Ad una prima lettura, ed è proprio per questo che Ti chiediamo chiarimento, sembrerebbe che non sia possibile per il Medico Veterinario mantenere questa doppia attività. Ovviamente se il Veterinario dovesse essere costretto a rinunciare all’iscrizione all’Albo Veterinario per incompatibilità con l’iscrizione all’Albo Agenti non potrebbe più esercitare la professione, per esempio presso il suo ambulatorio, allo stesso tempo noi, come Azienda, non saremmo in regola se retribuissimo i nostri collaboratori esterni, la cui attività è collegata alle vendite, senza l’iscrizione all’Albo Agenti (oltre alla problematica per es. della distribuzio-

L

Apriamo un confronto a Collega Daniela Golinelli, Amministratore Unico di Bio98 srl, ci ha trasmesso per conoscenza la lettera indirizzata al presidente della FNOVI che qui pubblichiamo. A commento della circolare n. 10/2005 (v. Professione Veterinaria n. 23/2005 “I medici veterinari non si trasformino in agenti di commercio” ndr) la Collega parla di “perplessità”, chiede chiarimenti alla FNOVI e precisa “non abbiamo alcuna intenzione di fare alcunché di illecito né direttamente né indirettamente attraverso i nostri collaboratori esterni”. In attesa di una risposta istituzionale, possiamo dire che questa lettera è meritevole di particolare attenzione. Al di là dell’esperienza della dottoressa Golinelli nel nostro settore che da sola basta a dare significato alle sue osservazioni, non va effettivamente trascurato, un dato di fondo: sulla questione occorre una analisi attenta, per non creare situazioni che possano penalizzare tanti colleghi e tante aziende, che si sono sempre comportati correttamente. È anche giusto dire, a rispetto della verità, che il problema esiste e che ANMVI e SIVAR l’hanno sollevato con forza, anche su questa stessa rivista, sulla base di lamentele di molti colleghi del settore-animali da reddito, che segnalavano comportamenti scorretti e deontologicamente inammissibili: veterinari dipendenti o collaboratori di aziende mangimistiche offrirebbero le loro prestazioni veterinarie agli allevatori come sconto sull’acquisto del mangime. Questo tipo di rapporto, che in alcuni casi sarebbe addirittura inserito nel contratto di lavoro, non solo toglie dignità al ruolo professionale del veterinario ma compromette l’indipendenza del professionista veterinario. Abbiamo avuto modo di parlare con alcuni colleghi liberi professionisti che ci hanno confermato di essersi visti allontanare dagli allevamenti che, con questo sistema scorretto, ottengono di fatto assistenza veterinaria gratuita. Era giusto che la FNOVI intervenisse. La circolare ha avuto il merito di denunciare situazioni diventate insostenibili ma è certamente condivisibile la richiesta di un confronto fra le organizzazioni veterinarie. L’ANMVI è disponibile fin da ora. Carlo Scotti

L

ne dei campioni da parte di un Medico Veterinario che non avesse un contratto di agenzia). Noi crediamo che siano da sanzionare i seguenti comportamenti scorretti:

1. la retribuzione con parcella Veterinaria “falsa” di un’attività di vendita, ovvero la retribuzione dell’attività di promozione e vendita con una parcella che altro non è che una percentuale

sul venduto, o la moltiplicazione di una cifra concordata per un certo numero di visite (= timbri) come avviene per esempio nell’industria mangimistica pets. 2. l’attività Medico Veterinaria utilizzata dall’Azienda mandataria senza contratto specifico o retribuzione in quanto tale (ovvero assistenza zooiatrica e tenuta armadietti senza parcella veterinaria relativa). Ma non riusciamo a capire cosa ci sia di scorretto nel retribuire un Medico Veterinario, iscritto sia all’Albo Agenti che all’Albo Veterinario, come Agente quando svolge un’attività di promozione e vendita e come Veterinario quando svolge un’attività medico-veterinaria. In tutta sincerità ti dico che se la nostra interpretazione della Tua circolare risultasse corretta, ovvero che i Medici Veterinari non possono essere iscritti ad entrambi gli albi, saremo costretti, come tutte le altre Aziende serie del settore, a chiedere ai nostri collaboratori di scegliere se cancellarsi dall’Albo dei Medici Veterinari o chiudere il rapporto di lavoro con noi, rivolgendoci per lo svolgimento dell’attività di promozione e vendita ad altre figure (es. laureati in SPA, Farmacia, Biologia, ecc...) che non hanno questa problematica di incompatibilità tra i due Albi. Per quel che riguarda la seconda parte della Tua circolare, ovvero in pratica il diffondersi del Comparaggio anche nel settore veterinario, mi trovi perfettamente d’accordo. È una pratica vergognosa sia per le Aziende che la propongono che per i Veterinari che la ac-

“L’attività professionale, nella misura in cui ha una valenza economica, è attività di impresa, quale che sia la professione intellettuale coinvolta.” Antonio Catricalà, Presidente Antitrust

cettano ed è più che giusto che si mettano in atto tutte le azioni necessarie a reprimerla, prima che questa piaga infesti anche la classe veterinaria in modo massiccio, compresa la diffusione delle informazioni su i casi di comparaggio accertati e sanzionati. Mi dispiacerebbe se Tu interpretassi questa mia come una critica al Vostro operato, non è assolutamente così, come Medico Veterinario orgoglioso di esserlo sono fiera di quanto state facendo per la categoria, ma mi sono permessa di fare questi commenti alla luce dei circa 20 anni di esperienza nell’industria farmaceutica veterinaria, per trovare una soluzione che permetta all’Industria di continuare ad avvalersi della collaborazione dei Medici veterinari nella piena legalità. (lettera indirizzata al Presidente FNOVI e pc. all’ANMVI il 12/07/2005) Dott. Daniela Golinelli, Medico Veterinario Amministratore Unico Bio98 srl, Milano


13

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005

DALLE AZIENDE

Nutrigenomica: una scienza nuova per curare e prevenire le malattie croniche nel cane Un nuovo strumento potrebbe rivoluzionare il ruolo dell’alimentazione animale senza ricorrere alla terapia farmacologica e per aumentare potenzialmente la speranza di vita”. David Sargan, professore di genetica alla facoltà di Medicina Veterinaria, dell’Università di Cambridge, che ha svolto un ruolo fondamenta-

razie agli studi compiuti sul genoma umano e agli strumenti messi a disposizione dalla biologia molecolare è oggi possibile inaugurare una nuova era nel campo della medicina e della nutrizione umana e animale, la nutrigenomica. Una nuova scienza che mette in relazione alimentazione, genetica e patologie, una scoperta che potrebbe modificare il ruolo della nutrizione animale. Lo sviluppo di alimenti basati sui principi della nutrigenomica, consentirà di diminuire l’incidenza delle malattie e migliorare la gestione della salute animale. I veterinari saranno così in grado di curare e prevenire l’insorgere di malattie croniche quali: patologie cardiache e diabete, oltre a fornire un valido supporto per alcune condizioni patologiche specifiche di alcune razze e ridurre la sintomatologia dolorosa. Hill’s Pet Nutrition, leader nella nutrizione e dietetica clinica di cani e gatti, ha per prima introdotto e applicato la scienza della nutrigenomica a una dieta per migliorare la mobilità articolare del cane. Il nuovo prodotto Hill’s è ricco di EPA (acido eicosapentaenoico) della serie Omega-3 che, come evidenziano alcuni studi clinici, interrompe l’azione distruttiva degli enzimi (aggrecanasi) che causano la degenerazione della cartilagine articolare contribuendo così a mantenere la cartilagine integra e funzionale. John Innes professore dell’Università di Liverpool, uno dei ricercatori dell’equipe che ha contribuito a scoprire l’utilizzo dell’EPA, sostiene che l’applicazione della nutrigenomica consentirà di gestire molte patologie croniche. “La nutrigenomica per i veterinari è particolarmente interessante, studiando il genoma del cane in relazione all’alimentazione, si ha l’opportunità di scoprire molti aspetti delle patologie e della predisposizione genetica di alcune razze” ha commentato John Innes. “Oggi sappiamo che il passaggio dallo stato fisiologico a quello patologico avviene attraverso cambiamenti dell’espressione dei geni, la cui azione viene però influenzata dall’introduzione di alcune sostanze nutritive. Questo è uno strumento in più che possiamo utilizzare come supporto dietetico

G

le nello studio dei geni responsabili della predisposizione al cancro nel cane e nell’uomo, sostiene che la scienza abbia fatto sino ad oggi degli enormi progressi sia nella gestione che nella prevenzione della malattia. Il Professor Sargan ha ag-

giunto “patologia e risposta clinica nel cane, spesso hanno un percorso simile a quello dell’uomo. L’attuale ricerca sulla genetica del cane ha dimostrato che i risultati degli studi condotti sul cancro e sui difetti retinici nel cane, possono dare

informazioni preziose sull’approccio e sul trattamento di queste patologie, per la medicina umana e per quella animale. La nutrigenomica è in grado di offrire strumenti efficaci di supporto per i medici così come per i veterinari”. ■


14

laPROFESSIONE VETERINARIA 28/2005 CALENDARIO ATTIVITÀ

CORSO SCIVAC Attenzione: Date evento modificate. INCONTRO MACROREGIONE NORD OCCIDENTALE SIVE

6-7 set.

10 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC EMILIA ROMAGNA

11 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC ABRUZZO

11 set.

SEMINARIO SCIVAC

11 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC PIEMONTE IN COLLABORAZIONE CON SOVEP CORSO SCIVAC

11 set.

15-17 set.

CORSO SIVE

16-17 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC VALLE D’AOSTA

18 set.

INCONTRO REGIONALE ANMVI LAZIO

18 set.

SEMINARIO SCIVAC IN COLLABORAZIONE CON ASVAC SEMINARIO SCIVAC / SIDEV

24-25 set.

24-25 set.

INCONTRO SIVAE

24-25 set.

SEMINARIO SCIVAC/ SIOVET

25 set.

ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC SEMINARIO SIVE

28 set. 1 ott.

30 set.

INCONTRO SIMVENCO / SISCA

1-2 ott.

INCONTRO SCVI

1-2 ott.

INCONTRO SVIDI

2 ott.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC SICILIA

2 ott.

CORSO SCIVAC

6-8 ott.

SEMINARIO AIVEMP IN COLLABORAZIONE CON ORDINE DEI MEDICI VETERINARI DI ORISTANO SEMINARIO SCIVAC

7-8 ott.

8-9 ott.

INCONTRO REGIONALE AIVEMP PUGLIA IN COLLABORAZIONE CON ORDINE DEI MEDICI VETERINARI DI LECCE INCONTRO SIARMUV

8 ott.

9 ott.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC PUGLIA

9 ott.

CORSO SCIVAC

10-14 ott.

CORSO SIVAR

13-15 ott.

CORSO SCIVAC

14-15 ott.

CORSO TPLO - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it PRINCIPI DI CARDIOLOGIA IN CLINICA EQUINA - Facoltà di Medicina Veterinaria, Grugliasco (TO) - ECM: 2 Crediti - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it ARGOMENTI DI DIAGNOSTICA PER IMMAGINI - Reggio Emilia - Grand Hotel Astoria - Via L. Nobili, 2 ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it LA NEUROLOGIA NELL’AMBULATORIO DEL VETERINARIO PRATICO - Città Sant’ Angelo (PE)- Hotel Miramare - Via Tito De Caesars, 8 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it MALATTIE EPATICHE NEL CANE E NEL GATTO - Centro Studi SCIVAC/AVULP, Perugia - Via Morettini, 19 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it SOVEP-IL MONITORAGGIO ANESTESIOLOGICO NEI RETTILI E NEGLI UCCELLI - Hotel Campanile Torino - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it CORSO DI CARDIOLOGIA II PARTE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 18 Crediti Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it CORSO BASE DI EMBRYO TRANSFER - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona e San Daniele Po (CR) - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it LA DERMATOLOGIA NELLA PRATICA AMBULATORIALE - Villair di Quart (AO) - Auditorium Comunale Fraz. Bas Villair, 19 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it LA SICUREZZA DEI LAVORATORI E LA GESTIONE DEI RIFIUTI SANITARI NELLA PROFESSIONE VETERINARIA – Roma - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Lara Zava - Segreteria ANMVI - Tel. +39 0372 403541 - E-mail: inforegione@anmvi.it ONCOLOGIA VETERINARIA PRATICA: IL PUNTO DI VISTA DEL CLINICO E QUELLO DEL CHIRURGO Jolly Hotel, Cagliari - Circonvallazione Nuova Pirri - ECM: 6 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it INCONTRO SIDEV - DECENNALE SIDEV. DERMATOLOGIA VETERINARIA: COS’È CAMBIATO IN UN DECENNIO (1995-2005) - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto accr. - Per info: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it PROBLEMI GASTROENTERICI DEGLI ANIMALI ESOTICI - “AVIS, Cremona” - Via Massarotti, 65 ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elisa Feroldi - Segreteria SIVAE - Tel. +39 0372 403500 E-mail: info@sivae.it ARTROSI: CAUSE MECCANISMI E SINTOMI - Hotel Al Mulino, ALESSANDRIA - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it DIAGNOSTICA PER IMMAGINI - PARTE 1: RADIOLOGIA DELL’ADDOME (CORSO BASE) - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it LO SCARSO RENDIMENTO ATLETICO DEL CAVALLO SPORTIVO - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it MEDICINE NON CONVENZIONALI E TERAPIA COMPORTAMENTALE: IPOTESI PER UN DIALOGO CLINICO - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per info: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it INCONTRO SCVI - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 E-mail: socspec@scivac.it DIAGNOSTICA PER IMMAGINI NELLE PATOLOGIE VASCOLARI DELL’ADDOME - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it DIAGNOSTICA PER IMMAGINI DEI PICCOLI ANIMALI (CANE E GATTO): TORACE E ADDOME - Catania - Museo Diocesano - VIA Etnea, 8 - P.zza Duomo - ECM: Richiesto Accreditamento - Per info: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it CORSO DI CHIRURGIA D’URGENZA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 E-mail: info@scivac.it PROBLEMATICHE IGIENICO-SANITARIE EMERGENTI NEL SETTORE ITTICO - Auditorium Comunale, Ghilarza - OR - Via Matteotti - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Lara Zava - Segreteria AIVEMP - Tel. +39 0372 403541 - E-mail: segreteria@aivemp.it DERMATOLOGIA FELINA: DIAGNOSI E TERAPIA DEI PROBLEMI DERMATOLOGICI NEL GATTO Grand Hotel Vittoria, Montecatini Terme (PT) - Via Baccelli, 2 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it TECNICHE DI COMUNICAZIONE IN MEDICINA VETERINARIA - Centro Polivalente Comunale, Via G. Tondi - Zollino (LE) - Via G. Tondi - ECM: 5 Crediti - Per informazioni: Lara Zava - Segreteria AIVEMP Tel. +39 0372 403541 - E-mail: segreteria@aivemp.it È UN PAZIENTE IN CLASSE 1, CODICE ROSSO. COSA FARE? - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it LA CITOLOGIA NELLA PRATICA CLINICA QUOTIDIANA - Bari - Hotel Ambasciatori - Via Omodeo, 51 ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it CORSO DI OSTEOSINTESI INTERNA AO BASE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it CHIRURGIA DI BASE NEL BOVINO - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona e San Daniele Po (CR) - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria e Commissione Scientifica SIVAR - Tel. +39 0372 403539 - E-mail: info@sivarnet.it CORSO DI DERMATOLOGIA II PARTE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 50 Crediti I e II parte - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 E-mail: info@scivac.it

PROFESSIONE la VETERINARIA La rivista è un settimanale specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore Direttore Carlo Scotti Direttore Responsabile Antonio Manfredi Coordinamento Editoriale Sabina Pizzamiglio info@anmvi.it Comitato di Redazione Pierpaolo Bertaglia, Paolo Bossi, Marco Eleuteri, Giuliano Lazzarini, Pier Mario Piga, Sabina Pizzamiglio, Aldo Vezzoni Rubriche Fabrizio Pancini, Oscar Grazioli, Maria Teresa Semeraro, Giovanni Stassi Segreteria di Redazione Lara Zava professioneveterinaria@anmvi.it Grafica Francesca Manfredi grafica@evsrl.it Editore SCIVAC - Via Trecchi, 20 26100 Cremona Iscrizione registro stampa del Tribunale di Vigevano, n. 1425/03 del 30/12/2003 Concessionaria esclusiva per la pubblicità EV srl, Cremona marketing@evsrl.it

Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Stampa Press Point, Abbiategrasso - MI fulvio@presspoint2000.it Prezzo di copertina: € 3,00 Prezzo Abbonamento annuo: € 62,00 per l’Italia; Servizio abbonamenti: 0372-403507 Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2 comma 20/B legge 662/96 Filiale di Milano a cura di Centro Produzione Mailings Scarl - Cusago (MI) Chiuso in stampa il 22 luglio 2005

SOLUZIONI

Sempre nel caso di interventi chirurgici in cavità orale

5

Nel caso in cui vengano sollevati lembi mucogengivali che determinano l’esposizione di superfici ossee sane

3

In corso di estrazioni dentali semplici e complesse

1

Nel periodo preoperatorio, per almeno una settimana, utilizzando molecole battericide

QUIZ 1 Risposta esatta: a) Il controllo veterinario nella produzione di formaggi freschi e stagionati” Seminario AIVEMP- Perugia, 2004

La profilassi antibiotica è indicata:

QUIZ 2 Risposta esatta: b) Chirurgia orale nel cane e nel gatto Giornata di approfondimento SCIVAC- Cremona 2004

Da quante unità campionare deve essere costituito un campione effettuato in autocontrollo da un caseificio industriale per la ricerca di E. coli:


In questo modo gli iscritti alle Associazioni Federate ANMVI potranno prevedere le spese per il loro aggiornamento (corsi, itinerari, congressi, pubblicazioni, ecc...), la quota del Fondo Sanitario ANMVI, ecc... con piccole rate mensili.

Grazie ad un accordo con la Consel spa, società finanziaria che gestisce la Carta di Credito ANMVI, da oggi i Medici Veterinari iscritti ad una delle Associazioni Federate ANMVI ed in possesso della Carta di credito ANMVI potranno avere finanziamenti con pagamento rateale, sino a 12 mesi, a tasso zero.

Per eventuali informazioni sulla compilazione e sulla documentazione è attivo il numero verde: 800 000444

Per avere il modulo di richiesta contattare: Segreteria ANMVI: Tel. 0372/403536 - Fax 0372/403526

Carta di credito ANMVI Anche quando paghi fai sapere chi sei... Averla è molto facile… richiedila!

FINANZIAMENTI A TASSO “ZERO”



Professione Veterinaria, Anno 2005, Nr 28