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PROFESSIONE

lVaETERINARIA A.N.M.V.I.

Brevi DIRIGENZA ANMVI Si svolgerà in autunno, dal 15 al 16 ottobre, il secondo congresso annuale della Dirigenza ANMVI. La sede sarà quella di Cremona, in Palazzo Trecchi. Circa un centinaio i medici veterinari che si riuniranno per fare il punto sulle attività dell’Associazione.

FONDOPROFESSIONI I veterinari che hanno assunto dipendenti con il CCNL siglato da Confprofessioni possono farli partecipare ai piani di formazione di Fondoprofessioni. A finanziare il Fondo saranno gli stessi datori di lavoro senza alcun costo, semplicemente girando a Fondoprofessioni anziché all’Inps, il contributo dello 0,30%. www.fondoprofessioni.it

ONAOSI Sono pubblicati al sito della Fondazione ONAOSI i bandi per l’ammissione ai centri di studio e di vacanza per gli anni 2005-2006. Al di là dell’assistenza agli orfani, la Fondazione offre una serie di servizi, a pagamento, che per la prima volta sono accessibili alla platea allargata dei contribuenti iscritti, a seguito della Legge 289/2002 (Finanziaria 2003).

LAGOTTO ROMAGNOLO L’Assemblea generale della Federazione cinologica internazionale ha approvato ufficialmente la razza canina Lagotto Romagnolo, unica al mondo specializzata nella ricerca del tartufo su qualsiasi tipo di terreno. Attimonelli, presidente Enci: “una storica vittoria per tutta la cinofilia, Dopo 123 anni di cinofilia organizzata in Italia è la prima volta che una razza canina raggiunge la consacrazione mondiale partendo da zero”.

FIORENTINA “Stiamo lavorando con il ministro alle Politiche agricole Alemanno per far tornare la bistecca fiorentina sulle nostre tavole da settembre, dopo il voto della Commissione Europea’’. È quanto ha reso noto il sottosegretario alla salute Cesare Cursi. L’Italia insiste per elevare l’età massima dei bovini per la macellazione a 30 mesi.

PARMESAN All’interno del Codex Alimentarius è stata respinta la proposta di riaprire la decisione sugli standard qualitativi che definirebbero il Parmesan come prodotto generico a livello internazionale. Il Sottosegretario Cursi: “ una vittoria della tutela del made in Italy e dei nostri standard di sicurezza”.

ENCEFALITE SUINA Uno studio statunitense pubblicato su ‘Nature’ rivela che il virus Nipah agisce legandosi all’efrina B, una proteina presente sulla superficie esterna delle cellule dei vasi sanguigni e del cervello. Secondo l’autore, Benhur Lee dell’Università della California, “la scoperta potrebbe facilitare la creazione di vaccini contro il Nipah”.

Se lo sai già... l'hai letto su @nmviOggi

www.anmvi.it

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ORGANO DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI VETERINARI ITALIANI

SETTIMANALE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Anno 2, numero 26, dall’11 al 17 luglio 2005

Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano

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1° Convegno SIVAL

Veterinaria e ricerca biomedica Schmidt: il veterinario, figura chiave per il benessere animale

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Il Miur non segue le indicazioni del MinSal on Decreto Ministeriale 1 luglio 2005 il Ministero dell’Istruzione ha fissato il numero dei posti disponibili per le immatricolazioni ai corsi di laurea specialistica in medicina veterinaria per l’anno accademico 2005/2006: 1415 posti ripartiti fra 14 atenei contro i 1.426 di un anno fa, il che equivale a sole 11 immatricolazioni in meno. Dura la reazione del Presidente ANMVI, Carlo Scotti: “Vorrà dire - ha detto - che invece di 1000 disoccupati ne avremo 989. Ritengo - ha aggiunto - che il Ministro Moratti non abbia affatto rispettato le indicazioni del Ministero della Salute che invitavano ad abbassare il numero, aprendosi finalmente alle nostre pressanti richieste di razionalizzazione del numero programmato”. Il Decreto del Miur, infatti, fa riferimento ad una nota del 17 marzo 2005 con la quale il MinSal suggeriva di “dare avvio ad una riduzione del numero delle immatricolazioni”, a fronte della quale il Dicastero di Letizia Moratti argomenta di “non trascurare neppure lo spazio europeo dell’istruzione superiore e la mobilità dei professionisti”. “Le ragioni addotte dal Ministero dell’Università - ha commentato Carlo Scotti - non solo non giustificano in alcun modo la portata irrisoria di questa riduzione nella programmazione universitaria, ma si infrangono miseramente contro i dati europei, siamo già il 50% dei veterinari europei e abbiamo una situazione universitaria che espone il nostro Paese al ridicolo. Come si fa a non ritenere - ha concluso Scotti - che la politica universitaria italiana sia unicamente preoccupata di garantire il sostentamento del sistema accademico e sia invece gravemente incurante del prezzo che paga chi è già sul mercato occupazionale e chi non riuscirà mai ad entrarci?”. Eppure il Ministero della Salute ha segnato un’inversione di rotta. Basta andare a rileggersi analogo provvedimento del Ministro Moratti di un anno fa: le indicazioni provenienti da Lungo Tevere Ripa erano molto più blande e si limitavano a “puntualizzazioni circa la programmazione dei fabbisogni formativi per l’accesso ai corsi di laurea dell’area medica”. Addirittura nemmeno si trattava di indicazioni specifiche per la veterinaria! Quest’anno invece, il Ministero della Salute ha dimostrato di aver raccolto le sollecitazioni di una categoria al collasso. L’indagine ANMVI-ETAMETA è stata apprezzata dal nostro Dicastero, lo sforzo dell’ANMVI di arrivare sulla stampa per far capire che la laurea in veterinaria avvia ad una disoccupazione di lunga durata ha raccolto buoni frutti, dalla stessa Accademia si sono levate voci allarmate sulla qualità delle facoltà e dei laureati. Per non dire della preoccupazione del Sottosegretario al Miur Maria Grazia Siliquini per le anomalie del sistema universitario italiano rispetto ai parametri europei. Solo il Ministro dell’Università rimane sordo a tutte queste sollecitazioni e arriva a scrivere, con effetti sarcastici, che l’offerta formativa 2005-2006 “segna un leggero ridimensionamento complessivo rispetto all’anno precedente”. L’ANMVI ha già sollecitato un’interrogazione parlamentare.

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Il Presidente SIVAL Massenzio Fornasier e l'On. Giulio Schmidt.

STUDI SENZA BOLLINO BLU ecentemente Lorenzo Thione, Presidente della Sincert (Sistema nazionale per l'accreditamento degli organismi di certificazione ed ispezione) ha presentato la situazione italiana degli studi professionali che hanno richiesto ed ottenuto la certificazione Iso 9001:2000. Anche in questo settore l'Italia è molto indietro rispetto ad altri paesi europei. L'Antitrust aveva già indirettamente denunciato questa situazione criticando il fatto che la forte protezione degli Ordini, per tutte le professioni regolamentate, ed in particolare per quanto riguarda l'accesso alla professione, i tariffari e i forti limiti ad ogni forma di promozione, tolgono interesse agli studi professionali verso ogni forma di certificazione che invece avrebbe maggiore significato in un mercato più aperto, libero e concorrenziale. In sostanza l'Antitrust ha sempre ritenuto che i consumatori sarebbero più garantiti da un mercato concorrenziale, dove la certificazione potrebbe effettivamente avere un valore di qualità, rispetto ad un mercato fortemente blindato dove i migliori hanno difficoltà ad emergere essendoci regole che difendono tutti gli iscritti limitando però fortemente la concorrenza all'in-

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@nmviOggi. L’informazione quotidiana on line

terno della categoria e quindi la possibilità di un confronto sulla base delle capacità professionali ed imprenditoriali. È difficile dire quanto questo ragionamento possa essere condiviso e quanto questa situazione stia veramente condizionando l'interesse del mondo professionale verso la certificazione ma resta il fatto che gli studi che l'hanno ottenuta sono veramente pochi: una trentina gli studi legali, cinque i consulenti del lavoro, 260 gli ingegneri, 70 gli architetti e circa 400, i più numerosi, gli studi di assistenza fiscale. "In Italia si registra un forte ritardo culturale" ha dichiarato Thione "anche comprendendo i servizi tecnici non si arriva al migliaio di studi professionali certificati. È un peccato perché il bollino Iso 9001 significa, anche per uno studio professionale, implementare un sistema di gestione di qualità all'interno della propria organizzazione di lavoro". Nel settore veterinario non siamo a conoscenza di strutture che abbiano già ottenuto la certificazione anche perché, non dimentichiamolo, la procedura non è semplicissima ed è piuttosto costosa proprio per l'implementazione del sistema di gestione della qualità. ■

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L'On. Giulio Schmidt al 1 Convegno SIVAL

di Fabrizio Pancini

Responsabilità e Rispetto: le nuove "R" del ricercatore Il Presidente Fornasier: più qualificazione e considerazione pubblica per il veterinario impegnato nella ricerca i è svolto nei giorni scorsi il 1° Convegno organizzato da SIVAL (Società Italiana Veterinari Animali da Laboratorio) avente come filo conduttore “Il ruolo del Medico Veterinario nella Ricerca Biomedica.” L’evento, atteso con una certa curiosità da parte di molti “addetti ai lavori”, si è svolto all’interno della facoltà di Medicina Veterinaria di Milano. Il saluto di benvenuto è stato dato dal prof. Franco Pezza dell’Università di Milano.

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La considerazione pubblica del veterinario Prima di dare inizio alle relazioni, il dr. Massenzio Fornasier, presidente della SIVAL, ha presentato brevemente la neonata società, i cui scopi sono quelli di diffondere le conoscenze scientifiche e le norme per il corretto allevamento, mantenimento e trattamento degli animali utilizzati a fini sperimentali, secondo un codice etico professionale in accordo con le normative e le linee guida nazionali ed internazionali. Scopo della SIVAL, ha proseguito Fornasier, è quello di promuovere il principio delle 3R (Reduction, Refinement Replacement) ed introdurre quello delle altre 2R (Resposability, Respect) nell’ambito della sperimentazione animale, favorendo lo sviluppo e il miglioramento delle metodiche esistenti e la diffusione di metodi alternativi e/o complementari all’uso degli animali, oltre a fornire la più ampia collaborazione con le Autorità e le Istituzioni preposte alla regolamentazione ed al controllo della sperimentazione animale. Inoltre, ha concluso Fornasier, SIVAL intende promuovere la qualificazione professionale del medico veterinario impegnato nella ricerca e favorirne la considerazione pubblica. La ricerca biomedica Ha quindi preso la parola il prof. Bruno Cozzi (Università di Padova), il quale ha affermato che la ricerca biomedica in ambito universitario non può prescindere dall’uso degli animali da laboratorio ed ha auspicato che i laureati in Medicina veterinaria impegnati in questo settore, proprio per la loro conoscenza delle basi di sistematica, morfologia e fisiologia animale, possono e devono essere maggiormente coinvolti anche nella progettazione e attuazione del piano sperimentale. Secondo Cozzi, la consulenza che il medico veterinario può attuare in questo settore, minimizza

l’uso di animali da laboratorio e ne garantisce un livello superiore di benessere. Tuttavia, per ottenere il pieno riconoscimento di questo suo ruolo progettuale, il medico veterinario deve disporre di conoscenze approfondite nell’ambito delle discipline mediche di base, solo così egli sarà in grado di confrontarsi apertamente con le equipe di ricerca di punta appartenenti alle diverse istituzioni scientifiche. È quindi stata la volta del dr. Paolo Colombo, (E.R.T. Preclinical Development NMS), che ha parlato del ruolo del veterinario nella ricerca applicata, in particolare nel settore farmacotossicologico. Se da una parte, ha affermato Colombo, l’utilizzo dell’animale nella ricerca biomedica ha contribuito in maniera determinante al progresso della scienza, è altrettanto vero che il suo impiego debba avvenire in modo “consapevole”. Secondo i dati europei riferiti al triennio 1999-2002, si è registrata una contrazione significativa (intorno al 15%) sul numero di animali utilizzati nella sperimentazione e, dato interessante, l’uso dei roditori è in calo (si attesta sul 78%) a vantaggio degli animali a sangue freddo (pesci e anfibi per una percentuale del 15,4%). L’attuale situazione nel settore dell’Industria farmaceutica, si caratterizza per il fatto che su cinquemila prodotti testati, solo cinque raggiungono gli studi clinici e solo una percentuale minima (dal 5 al 20%) di essi, riesce a raggiungere il mercato. Ancora oggi sono numerose le necessità che devono ancora essere indirizzate, sia per rispondere all’esigenza di farmaci innovativi, sia per adempiere alle attuali richieste regolatorie. In tale contesto, ha concluso Colombo, il medico veterinario può giocare un ruolo fondamentale nel contribuire alla messa punto di nuovi modelli animali e nella revisione critica di quelli esistenti, nell’ottica della tutela del benessere animale in corso di sperimentazione. Dall’animale all’uomo Il dr. Stefano Gatti, medico chirurgo (Laboratorio di Microchirurgia e Ricerche Precliniche Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli, Regina Elena, IRCCS), ha sostenuto che, tra gli obiettivi della ricerca in chirurgia e microchirurgia sperimentale si possono annoverare principalmente: lo studio di procedure chirurgiche per acquisizione/perfezionamento di conoscenze fisio-

patologiche e la valutazione della affidabilità di nuove tecniche e strategie chirurgiche da applicare nell’uomo. Tuttavia, prima di sperimentare sull’uomo è necessario, e moralmente doveroso, effettuare delle valutazioni precliniche utilizzando modelli animali per valutare globalmente e, all’interno di un organismo complesso, i risultati di una tecnica o gli effetti di un materiale su un tessuto o su un organo, senza nulla tralasciare in ordine ad accuratezza tecnica dei singoli passaggi, tutela e mantenimento del benessere dell’animale e della sua qualità di vita. Solo così facendo si potrà assicurare validità e dignità alla ricerca, trasferendo le nuove conoscenze dall’animale all’uomo e, dunque, al malato. Gatti si è poi soffermato sui risultati ottenuti nel settore dei trapianti, soprattutto quello di fegato e intestino in pazienti pediatrici, passando attraverso la sperimentazione su animali (suino e ratto). Studi clinici nell’animale Il dr. Fabrizio Solari Basano (Arcoblu s.r.l.) si è soffermato sulle opportunità e le prospettive per il veterinario coinvolto negli studi clinici nell’animale. Lo sviluppo di un farmaco o di un vaccino, ha affermato Solari, dalla fase concettuale alla preparazione del dossier registrativo, ha una durata media di otto anni e la fase degli studi clinici, che in genere richiede almeno un paio d’anni, consuma circa un quarto delle risorse destinate all’intero processo. Lo studio clinico, ha continuato Solari, è la risultante del lavoro di una complessa rete di soggetti appartenenti a diverse realtà professionali pubbliche e private. Il ruolo centrale, a differenza degli stadi preclinici, è ricoperto dal medico veterinario che opera all’interno dell’industria farmaceutica, nelle organizzazioni di ricerca privata (CRO), nella sanità pubblica (M.d.S, ISS, Regione, AA.SS.LL), nel mondo accademico, nella libera professione (sperimentatore) e nei laboratori d’analisi. BSE e TSE La dr.ssa Cristina Casalone, (Centro di Referenza per le Encefalopatie Animali dell’I.Z.S. del Piemonte e della Liguria) si è soffermata sulla Ricerca e diagnostica veterinaria nel settore delle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili, malattie neurodegenerative a decorso progressivo e ad esito

Il rispetto per gli animali utilizzati nella ricerca a quindi preso la parola l’On. Giulio Schmidt, promotore della proposta di legge 5442 relativa alle modifiche che si vorrebbero introdurre al D.Lgs.vo 116/92. Schmidt, ha parlato del contesto in cui è nata la legge 116/92, affermando che si è passati da una “fase utilitaristica” degli animali da laboratorio (antecedente la 116/92) ad una “fase di welfare” (successiva alla stessa norma). Ora, secondo Schmidt, ci troveremmo in una “fase intermedia” che preluderebbe ad una “fase del rispetto”. La proposta di legge 5442 ha incominciato il percorso alla camera dei Deputati all’inizio di giugno e, proprio in questi giorni, si sta chiudendo la discussione preliminare in Commissione Affari Sociali. Dopo di che si passerà alle “audizioni” (una sorta di fase di valutazione della proposta di legge), e, se almeno i quattro quinti della Commissione Affari Sociali sarà in sintonia sulla proposta di revisione, la stessa Commissione assumerà poteri legislativi e non sarà necessario il passaggio in Aula per l’approvazione della norma. Ciò dovrebbe consentire l’approvazione della norma stessa e la sua entrata in vigore, entro la fine del 2005. L’On. Schmidt si è poi soffermato sulla stesura della proposta, che ha impegnato trentacinque persone per 23 giornate di “lavori”, che si sono diluiti in quattordici mesi ed oltre centotrenta ore di discussione! L’aspetto più positivo della proposta è stato il metodo col quale questa è maturata: la stessa, infatti, ha visto tutti i soggetti che fanno parte del mondo scientifico e delle associazioni protezionistiche, impegnati a dialogare in modo costruttivo attorno ad un progetto comune. L’On. Schmidt ha ribadito la “centralità” del medico veterinario nella proposta di legge: solo il veterinario ha le competenze e la sensibilità di valutare il benessere dell’animale e per decidere, al termine dell’esperimento, se l’animale può essere sottoposto ad eutanasia o ad una vera e propria “riabilitazione” presso strutture di ricovero adeguate. Il medico veterinario responsabile del benessere animale deve controfirmare la domanda con cui il ricercatore chiede l’autorizzazione ad effettuare la sperimentazione al Ministero competente. Il medico veterinario farà parte dei comitati “etico-scientifici”, istituiti da ciascun ente di ricerca pubblico e privato che utilizza animali per fini scientifici o tecnologici che è tenuto ad esprimere un parere sui progetti di ricerca a corredo della documentazione da inviare al Ministero della salute per la richiesta di autorizzazione. I Comitati avranno inoltre il compito di promuovere l’aggiornamento professionale del personale addetto all’utilizzo degli animali e il contributo del veterinario diventerà indispensabile. La proposta di legge, inoltre, istituisce un’altra importante innovazione, propone cioè la creazione di diversi “livelli di sofferenza” degli animali: in particolare, in assenza di considerazioni specie-specifiche che lo contraddicono, vale il principio che il livello di sofferenza sperimentato dall’animale sia paragonabile al livello di sofferenza sperimentato da un essere umano sottoposto alla stessa procedura. Anche in questo caso la valutazione del veterinario diventa di fondamentale importanza. L’On. Schmidt, infine, ha affermato che con questa proposta di legge, l’Italia, per la prima volta, diventa un Paese propositivo in fatto di legislazione all’avanguardia su questo argomento.

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letale che colpiscono uomini ed animali. Dopo la tristemente nota epidemia di BSE che si manifestò nel Regno Unito, fu rilevata nell’uomo una patologia definita variante della malattia di CreutzfeldtJakob (vCJD). I dati epidemiologici e gli studi di trasmissione sperimentale hanno successivamente dimostrato che, alla base della nuova patologia umana, vi è lo stesso ceppo prionico della BSE.

La tipizzazione biochimica della PrPsc ha evidenziato come le caratteristiche molecolari della proteina patologica siano identiche, sia in corso di BSE, sia in corso di vCJD e di patologie BSE correlate. Si ritiene dunque che, a differenza di quanto accade nella CJD dell’uomo e nella scrapie degli ovini, per quanto riguarda la BSE un solo ceppo ed un solo tipo di PrPsc siano stati sino ad ora individuati. Nonostante questa evidenza, ha


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proseguito Casalone, non si esclude che il cosiddetto “salto di specie” possa aver ingenerato nell’agente della BSE modificazioni tali da fare ipotizzare la presenza di uno o più nuovi ceppi dotati di proprietà molecolari e biologiche proprie e potenzialmente patogeni per l’uomo. Recentemente, in Italia, uno studio approfondito eseguito sull’intero cervello di 12 bovini risultati positivi ai test di conferma, ha permesso di identificare un nuovo fenotipo di BSE, la cui malattia denominata, BASE (Bovine Amyloidotic Spongiform Encephalopathy), è stata riscontrata in 2 animali rispettivamente di razza Piemontese e Bruna Alpina. Tale patologia si caratterizza per la presenza di placche amiloidi e per una proteina prionica che, rispetto alla forma tipica di BSE, presenta una maggiore mobilità elettroforetica ed un glicotipo nettamente a favore della banda monoglicosilata. Al fine di approfondire le conoscenze su questa nuova malattia, sono stati pertanto intrapresi studi di caratterizzazione del ceppo in differenti specie animali. Così come in altri ambiti, anche in questo importante settore quindi, ha concluso Casalone, il medico veterinario svolge un importante ruolo, sia nella fase di sorveglianza e di indagine epidemiologica, sia nella sperimentazione vera e propria, sugli animali oggetto della ricerca. Le attrezzature per la ricerca Il dr. Gianpaolo Milite (Responsabile del training e dei servizi di assistenza tecnico-scientifica della Tecniplast Spa), ha affermato che il medico veterinario che si occupa di animali da laboratorio è sempre più spesso chiamato ad intervenire nell’ambito della ricerca per esprimere un’opinione sulle caratteristiche tecniche delle attrezzature da utilizzarsi per il mantenimento degli animali: strumenti, tra l’altro, in forte evoluzione tecnologica da qualche anno a questa parte. L’approccio con il quale tale intervento può essere sviluppato parte da una gerarchia di aspetti operativi e da precise domande che il medico veterinario deve rivolgere agli utilizzatori finali, dell’area destinata ad ospitare le attività di ricerca. Secondo Milite, la definizione degli spazi dedicati alle diverse attività non può prescindere dal tipo e dal numero delle specie animali che verranno utilizzate e, quindi, dalle esigenze di movimentazione delle attrezzature, dal loro ingombro e dalla possibilità o meno di sanitizzarle o sterilizzarle etc. Più in particolare, aspetti operativi di tipo “procedurale”, uniti alla flessibilità di utilizzo ed ergonomicità delle attrezzature, rivestono oggi un’importanza in passato sconosciuta o, quanto meno, trascurata. Il medico veterinario, si trova così a valutare in modo sistematico e dettagliato le caratteristiche tecni-

Animali, Schmidt: più impegno nella CDL “Voglio alzare il tiro”: energia, nucleare, benessere animale. È questa la dichiarazione programmatica dell’anima ambientalista di Forza Italia, On. Giulio Schmidt. “L’ambiente- ha detto Schmidt- deve diventare sempre più argomento della politica. Ma della politica alta: io voglio alzare il tiro”. E Forza Italia “deve assumersi la responsabilità di spingere in alto questi temi”: si deve arrivare “ad una sorta di patto sociale aperto”. In chiusura della due-giorni “Più rispetto e più amore per la natura”, organizzata da Forza Italia e conclusasi il 1 di luglio a Roma, Schmidt ha aggiunto che già dalla prossima Finanziaria farà “un’attenta analisi”, per verificare che il settore delle energie alternative abbia “investimenti di forte entità”. Se così non fosse, aggiunge, “farò una proposta all’interno del movimento per ottenere una incentivazione seria”. Quella della tutela animale sarebbe invece una battaglia in parte già vinta (benessere animale, deregulation venatoria, legge contro i maltrattamenti). In conclusione del convegno sono intervenuti anche due premi Nobel: Rita Levi Montalcini e Wangari Maathai.

che delle moderne attrezzature per il mantenimento degli animali da laboratorio, sia dal punto di vista della fisiologia ambientale che si verrà a determinare una volta messa in utilizzo, sia in relazione ai riflessi che questa attrezzatura può dare all’attività umana: protezione da allergeni e patogeni, ergonomicità di utilizzo. Per certe attrezzature, ha proseguito Milite, la conoscenza dei processi di validazione microbiologica in termini di bio-containment e bio-esclusion, oltre alle metodologie di valutazione di efficienza dei macchinari dedicati al lavaggio, disinfezione o sterilizzazione delle attrezzature, è un altro importante aspetto dell’attività veterinaria nell’ambito delle cosiddette animal facilities. Tutti questi aspetti tecnici ed anche scientifici, ha concluso Milite, non possono prescindere dalla conoscenza, da parte del medico veterinario, della legislazione vigente, che impone parametri precisi per lo sviluppo di attrezzature per animali da laboratorio, realizzazione di stabulari e, alla fine, per il loro utilizzo. Chi se non il veterinario? Per quanto attiene la tutela del benessere animale sul campo, si è soffermato il dr. Francesco Carù (NMS, segretario e tesoriere SIVAL) sottolineando che, nell’ambito di quella parte di ricerca biomedica per la quale, ad oggi, non è ancora possibile evitare l’utilizzo di modelli animali, il medico veterinario ricopre un ruolo chiave, caratterizzato da competenze specifiche e mansioni ben definite. Non a caso, la progettazione ed attuazione dei programmi di ricerca che si avvalgono dell’utilizzo degli animali, sia pur caratterizzata da un approccio multidisciplinare dove sono presenti anche professionalità e competenze tecniche diverse (nei team di ricerca è comune la presenza di medici, biologi, farmacologi, etc.), la competenza che più di ogni altra deve essere attivamente coinvolta è quella del medico veterinario. Stante la assoluta e prioritaria necessità di tutelare gli animali, il loro benessere e la loro qualità di vita , che per gli anglosassoni si

stigmatizza magistralmente con lo slogan “1st animal 2nd experiment”, chi se non il medico veterinario deve essere sempre attivo e propositivo in tal senso? Il medico veterinario competente e adeguatamente formato, ha proseguito Carù, si trova quotidianamente ad operare prendendosi cura degli animali a lui affidati (ad es. in ordine a benessere, stato sanitario, condizioni di stabulazione, procedure sperimentali), così come della supervisione degli ambienti, della formazione del personale tecnico, della implementazione di nuovi programmi di arricchimento ambientale e socializzazione, della revisione tecnica ed etica dei progetti di ricerca. Nel quotidiano si gioca, quindi, per il professionista la vera sfida, che va al di là dei necessari adempimenti normativi e che deve avere come obiettivo finale la massima tutela di ogni singolo animale, anche a salvaguardia della qualità e validità della ricerca effettuata. Il principio delle 3R, l’applicazione delle più recenti raccomandazioni in Scienza degli animali da Laboratorio, la ricerca non esasperata ma appassionata di nuove soluzioni per migliorare un modello o ridurre il numero di animali impiegati, ha concluso Carù, sono basi comuni e concrete da cui il medico veterinario deve muovere, ogni qualvolta si ricorra all’utilizzo di animali per scopi scientifici.

Etologo, clinico, medico, mediatore Il dr. Alberto Petrocelli (Primm, Responsabile Stabilimento Utilizzatore, vice-presidente SIVAL), ha evidenziato che il D.Lgs.116/92 ha definito i compiti del medico veterinario nell’ambito dell’attività sperimentale introducendo l’importante concetto che la “persona competente”, deputata alla tutela del benessere e della salute degli animali utilizzati a fini scientifici e tecnologici, non può essere altra figura professionale che quella del medico veterinario. La rivendicazione dell’esercizio di tale compito comporta però la necessità che il medico veterinario sia in grado di interagire in modo ottimale con tutte le figure professionali coinvolte nell’ambito della sperimentazione animale. La figura professionale del medico veterinario, ha continuato Petrocelli, può rivestire i seguenti ruoli di: Ricercatore; Responsabile del Benessere Animale (controllo delle condizioni di salute degli animali e assistenza sanitaria); Responsabile di Stabilimento di Allevamento (per la gestione dei locali di stabulazione e dell’allevamento degli animali); Responsabile di Stabilimento Utilizzatore (per aspetti di carattere amministrativo, quali la tenuta e l’aggiornamento dei registri di carico e scarico e per aspetti sanitari ed organizzativi) e medico veterinario pubblico delle A.S.L. (“Area C” Servizio Igiene Allevamenti e Produzioni Zootecniche, con compiti di controllo e verifica delle autorizzazioni ministeriali; pareri igienico-sanitari per autorizzazione all’attivazione di stabilimento utilizzatore; controllo corretta comunicazione degli esperimenti del benessere animale e sulla regolarità dei registri di carico e scarico degli animali utilizzati; raccolta, valutazione ed invio dati ai Comuni e al Ministero delle comunicazioni, sull’utilizzo di animali per fini diagnostici medici e veterinari; controllo e vigilanza sulla sperimentazione clinica in campo). Oltre a ciò, il medico veterinario impegnato nella sperimentazione deve svolgere anche compiti di revisione: dei progetti di ricerca, dei protocolli e delle procedure sperimentali, nonché la pianificazione del controllo sanitario e la

La pdl dell’on. Schmidt, testo base sulla sperimentazione a XII Commissione Affari Sociali nella seduta del 5 luglio, ha formalmente deliberato l’adozione della proposta di legge C. 5442 dell’On. Giulio Schimdt (FI), come testo base. il sottosegretario Cesare Cursi ha espresso parere favorevole del Governo all’adozione della pdl volta a revisionare le attuali norme sulla sperimentazione animale e per la quale il parlamentare proponente ha ottenuto la rapida calendarizzazione nell’agenda dei lavori parlamentari. L’On. Schmidt ha anche invitato il Ministro della Salute Francesco Storace a considerarla fra le priorità da affrontare entro la Legislatura. La pdl, presentata nel novembre del 2004, è stata elaborata insieme ad un “Comitato per la revisione del decreto legislativo n. 116 del 1992 in materia di protezione degli animali utilizzati a fini sperimentali o ad altri fini scientifici” composto da rappresentanze di tutti i soggetti coinvolti nella sperimentazione animale e nella medicina degli animali da laboratorio fra cui il collega Alberto Petrocelli, Vicepresidente SIVAL.

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formazione del personale, oltre alla valutazione degli aspetti etico-legali nell’ambito dei comitati interni. Anche nel campo della sicurezza dei luoghi di lavoro (Legge 626/94), il medico veterinario svolge consulenze riguardo la valutazione del rischio biologico e sulle zoonosi. A conclusione del suo intervento, Petrocelli ha citato un aforisma che afferma che il medico veterinario impegnato nella sperimentazione animale deve rivestire la figura dell’etologo (per conoscere bene), del clinico (per valutare bene), del medico (per curare bene) e del mediatore (per comunicare bene). È chiaro, però, che rivendicare il ruolo di centralità nel settore della sperimentazione animale, implica che il medico veterinario sia in possesso di una “professionalità responsabile” che lo guidi a rappresentare una realtà “super partes” riconosciuta da tutti gli attori che ruotano all’interno e all’esterno della ricerca. Veterinaria pubblica e sperimentazione animale Di Veterinaria pubblica e sperimentazione animale ha parlato il dr. Alberto Palma (D.G. Sanità, Servizio veterinario, Regione Lombardia). Per quanto attiene i compiti della medicina veterinaria pubblica, ha affermato Palma, la normativa assegna ai servizi veterinari delle AA.SS.LL. le funzioni di vigilanza e controllo sul benessere animale degli animali da esperimento. Il controllo deve essere però improntato al criterio della “verifica tra pari”, che prevede che il soggetto verificatore abbia la medesima competenza professionale del soggetto che svolge l’attività da verificare. Il veterinario pubblico accerta l’applicazione della normativa, comunitaria, nazionale e regionale utilizzando apposite check lists predisposte dalla Regione o dall’ASL. Tale attività di controllo, che per sua natura si configura come repressiva ed intesa ad accertare le eventuali non conformità ai dettami di legge, deve essere svolta, sempre e comunque, “super partes”, con quel necessario equilibrio che consente di valutare serenamente caso per caso senza mai lasciare spazio a emotività o a superficialità. Al termine del controllo il veterinario ufficiale è tenuto a redigere un apposito verbale anche nel caso il controllo abbia avuto esito favorevole. Ma, al di là della mera repressione, ha proseguito Palma, l’educazione sanitaria del cliente/utente rappresenta il compito prioritario della veterinaria pubblica. Il veterinario responsabile del benessere dell’impianto di sperimentazione deve trovare nel collega della parte pubblica il necessario supporto tecnico finalizzato ad agevolare e a sostenere ■ le attività di ricerca.


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Un albo per i tecnici della riabilitazione equestre

Ippoterapia, un veterinario in ogni centro La scelta del cavallo e la verifica del suo benessere spettano al medico veterinario a Commissione Igiene e sanità del Senato ha ripreso a fine giugno l’esame di tre disegni di legge per la regolamentazione dell’ippoterapia e l’istituzione dell’albo professionale nazionale dei tecnici di riabilitazione equestre. I tre ddl (Rollandin-Magnalbò-Bonatesta) sono confluiti in un testo unificato che ha già ottenuto il nulla osta della Commissione Giustizia di Palazzo Madama. Indiscrezioni parlamentari dicono anche che il testo unificato viaggia verso la rapida approvazione, stante la benedizione governativa del Sottosegretario alla Salute Cesare Cursi.

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Riconoscimento come terapia Il provvedimento prevede che la terapia per mezzo del cavallo ottenga il riconoscimento del Ministero della salute come “prestazione terapeutica riabilitativa”; è considerata “una tecnica ad alta specializzazione basata su studi di neurofisiologia, fisiatria, nonché di scienze neurologiche e psicologiche” il cui scopo è quello di integrare le tecniche riabilitative attualmente utilizzate in campo sanitario. La Commissione è fermamente decisa a distinguere questa terapia da attività di tipo ludico-ricreativo con il caval-

lo e darle un sistema di valutazione scientifica e specifici protocolli terapeutici. L’obiettivo terapeutico è competenza di una équipe multidisciplinare che comprende il longeur o assistente, il fisioterapista con specializzazione in riabilitazione equestre, il medico specialista, a seconda della patologia di cui si tratta, il veterinario che si occupa della scelta del cavallo e del suo stato di benessere fisico e psichico. La formazione degli operatori della terapia per mezzo del cavallo spetta invece ai Ministeri della salute e dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Un emendamento spinge in direzione di una formazione di tipo universitario, riconosciuta a livello europeo, di tutti i professionisti impegnati nel settore della riabilitazione equestre e dell’ippoterapia. I Centri L’attività di terapia per mezzo del cavallo può essere svolta solo in centri in possesso di requisiti stabiliti dal Ministero della salute. Tali requisiti dovranno essere individuati con un successivo regolamento che disciplina le caratteristiche organizzative e strutturali minime dei centri e prevede ap-

Tutela equini, modifiche agli obblighi veterinari l testo unificato, Tutela e valorizzazione degli equini, predisposto dal relatore On. Borrelli nel novembre 2004 è tornato all’ordine del giorno della Commissione Agricoltura della Camera. Molti gli emendamenti proposti la scorsa settimana, fra cui quello degli On. Masini, Misuraca, Marinello, Ricciuti e Jacini teso a modificare gli obblighi a carico dei medici veterinari (art. 4). In base al testo unificato gli equidi maltrattati o tenuti in condizioni ritenute non idonee ai sensi di legge, vengono posti sotto osservazione medico-sanitaria da parte del servizio veterinario delle aziende sanitarie locali, al fine del ripristino delle normali condizioni di salute e di benessere; salvo che il fatto costituisca più grave reato, l’articolo 4 stabiliva: “ogni medico veterinario che, nell’esercizio della propria professione venendo a conoscenza di lesioni o di maltrattamenti ad equidi sanzionabili a norma delle leggi vigenti, omette o ritarda di riferirne all’autorità giudiziaria, è punito con la sanzione amministrativa stabilita all’articolo 13, comma 1” (una sanzione pecuniaria da 1.000 euro a 10.000 euro). L’emendamento invece prevede che il medico veterinario debba riferire “ai dipartimenti veterinari del Servizio Sanitario Nazionale”. Inviando una nota tecnica all’On. Borrelli, il 23 novembre scorso, l’ANMVI osservava a tal riguardo: “Pur comprendendo lo spirito che informa la norma, si ritiene che il coinvolgimento diretto del veterinario libero professionista risulti superfluo e difficilmente applicabile. Il Codice deontologico veterinario attribuisce già in modo inequivocabile precise responsabilità al medico veterinario di fronte alle situazioni previste dal testo in esame; inoltre, è anche molto difficile per il libero professionista accertare i casi di maltrattamento. Di fronte a casi dubbi o sospetti, il libero professionista segnali il caso non all’autorità giudiziaria, ma alla ASL di competenza”. Nel testo unificato, una norma di delega al Governo, al quale affidare l’emanazione di una disciplina a tutela della salute e del benessere degli equidi. All’On. Borrelli e al Sottosegretario Cursi, l’ANMVI è tornata a proporre la costituzione di una Commissione tecnica permanente per la tutela degli equini composta da rappresentanti del Ministero della Salute, del Ministero delle Politiche Agricole, della Fise, dell’Unire e delle associazioni professionali veterinarie. Concludendo la votazione degli emendamenti, la Commissione Agricoltura ha trasmesso il testo alle Commissioni competenti per acquisirne il parere.

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posite disposizioni transitorie per permettere l’adeguamento dei centri che già svolgono l’attività di terapia per mezzo del cavallo. Un Comitato tecnico-scientifico Il provvedimento in esame prevede la creazione presso il Ministero della salute di un Comitato tecnico-scientifico della terapia, composto da tre docenti universitari nominati dall’Istituto Superiore della Sanità e da otto esperti nominati dalle Associazioni di terapia per mezzo del cavallo riconosciute dal Ministero della salute, di cui uno dell’Unione nazionale incremento razze equine (UNIRE) e uno della Federazione Italiana Sport Equestri (FISE). Al Comitato sono demandate le attività istruttorie, organizzative ed ispettive e le eventuali sanzioni che possono comportare anche la chiusura del centro, in caso di incongruenze inconciliabili con la deontologia professionale e l’etica di tale servizio, oppure in caso di incompetenze di carattere gestionale o amministrativo. Figure professionali Questo l’organico dei centri: un responsabile del centro che segue i programmi con l’ausilio di personale medico, personale tecnico e personale amministrativo, un direttore scientifico in possesso del diploma di laurea in medicina e chirurgia, dei requisiti di formazione stabiliti dal Ministero della Salute e di almeno una delle specializzazioni: medicina dello sport, fisiatria, fisiochinesiterapia, neuropsichiatria, infantile, neurologia, psichiatria, ortopedia, medicina interna. Negli organici dei centri sono inoltre, previste le seguenti figure professionali: un direttore amministrativo; uno o più addetti alla psicomotricità ed alla terapia per mezzo del cavallo; uno o più addetti alla fisioterapia; uno o più assistenti alla terapia di psicomotricità per mezzo del cavallo; un laureato in psicologia per la cura dei rapporti con gli utenti, le famiglie, la scuola; un medico veterinario, con funzioni di coordinamento e controllo delle attività connesse al mantenimento degli animali in dotazione al centro. Le associazioni operanti nel settore della terapia per mezzo del cavallo, riconosciute dal Ministero della salute, sono tenute a fornire copertura assicurativa contro l’incendio e il furto di materiali e animali in dotazione ai centri ad esse affiliati, nonché contro i danni alle strutture dei centri. Finanziamenti Il testo unificato prevede l’istituzione presso il Ministero della salute di un fondo per l’avviamento

La TMC fra le prestazioni sanitarie convenzionali “Si vuol ottenere l’istituzione dell’albo professionale nazionale dei tecnici di riabilitazione equestre e il riconoscimento da parte del Ministero della salute, delle associazioni o enti cui affidare l’organizzazione dei centri permanenti di riabilitazione attraverso la terapia con l’utilizzo del cavallo. Tali centri, affidati ad operatori provenienti dalle aree medico-cliniche e medico-riabilitative e sociosen. Augusto Rollandin (Aut) assistenziali garantiscono un importante supporto non solo ai disabili con handicap mentali e fisici. Infatti, come si evince da accreditate ricerche scientifiche sulla base di osservazioni cliniche dirette, l’utilizzo del cavallo ha una valenza terapeutica significativa anche in altre aree molto importanti come le cardiopatie post-ischemiche le sclerosi multiple, le turbe psichiatriche e neuropsichiatriche, i ritardi psicointellettivi, le difficoltà di apprendimento, della terza età e della tossicodipendenza. Considerata l’importanza della materia e gli effetti positivi che la normativa in oggetto potrebbe avere per chi si trova in gravi situazioni di disagio psichico e fisico e per le sue ricadute positive in campo occupazionale, si auspica che il provvedimento possa essere approvato quanto prima e che la TMC venga inserita fra le prestazioni sanitarie convenzionali”.

Migliora il rapporto nella famiglia “Uno studio catamnestico è stato effettuato dal Comitato scientifico del centro operativo nazionale dell’Associazione nazionale italiana di riabilitazione equestre (ANIRE) in collaborazione con l’Università degli studi di Pavia attraverso una serie di valutazioni neuromotorie, psicologiche e comportamentali dei soggetti interessati e mediante l’applicazione dei test dei labirinti e colloqui con i genitori di sen. Luciano Magnalbò (AN) cento soggetti trattati. L’analisi dei dati a disposizione consente di poter considerare, rispetto alla recuperabilità dal danno primario, la tecnica rieducativa in oggetto del tutto comparabile alle tecniche rieducative più tradizionali. In positivo si è evidenziata una maggiore disponibilità del soggetto al trattamento ed una più adeguata interrelazione tra bambino e famiglia, con la scoperta di capacità non valutate in precedenza, tra soggetto e ambiente. È da tenere presente, infatti, che la famiglia del soggetto è spesso strutturata come un contesto rigido iperprotettivo che tende ad evidenziare la fragilità della personalità del soggetto, coinvolgendolo in comportamenti stereotipati spesso non idonei alle reali potenzialità di sviluppo. La scoperta di insospettate capacità positive ottenibili attraverso l’uso del cavallo (determinazione, coraggio, controllo emotivo, espressività) dà la possibilità al nucleo familiare di ipotizzare una relazione più adeguata, ridefinendo il rapporto tra genitori e figli”.

In linea con l’Europa “Analogamente a quanto già avviene in altri Paesi europei, si intende istituire l’albo professionale nazionale dei tecnici di riabilitazione equestre. Si ritiene che il presente disegno di legge colmi un vuoto in un settore che riveste grande importanza, anche sociale, garantendo la professionalità degli operatori, riconoscendo il valore delle attività associative e, soprattutto, offrendo uno strumento di ausilio tesen. Michele Bonatesta (AN) rapeutico-riabilitativo sicuro ai disabili che ne abbiano la necessità e alle loro famiglie”.

della riabilitazione equestre sul territorio italiano, costituito dallo 0,5 per cento delle entrate nette dell’UNIRE e, in equivalente misura, dai fondi destinati dall’Unione europea per la formazione permanente del personale, nonché dallo 0,4 per cento dei fondi nazionali per le fondazioni di valore altamente scientifico e umanitario. All’onere derivante dall’applicazione della legge, valutato in 5 milioni di euro per cia-

scuno degli anni 2005, 2006 e 2007, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2005-2007, nell’unità previsionale di base di parte corrente «Fondo speciale» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2005, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero. ■


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In GU il 9 luglio 2005

Collari elettrici, ci voleva l’ordinanza Dal 10 luglio banditi tutti gli strumenti di coercizione dolorosa per i cani ’ordinanza che vieta i collari elettrici è stata salutata da un coro di consensi. L’On. Gianni Mancuso è strato fra i primi ad esprimere viva soddisfazione per il provvedimento adottato dal Ministro Storace: “Appena insediato - ha detto il collega parlamentare - il Ministro, dimostra di comprendere la sensibilità animalista di milioni di italiani nei confronti del dolore arrecato ingiustamente a tali animali”. Soddisfazione è stata espressa anche da Paolo Scarpa Bonazza, Sottosegretario al Mipaf: “Sono veramente lieto che il ministro della Salute Francesco Storace abbia con una propria ordinanza vietato l’uso del collare elettrico sui cani; già qualche mese fa, - ha aggiunto Scarpa - rispondendo ad un’interpellanza urgente alla Camera in rappresentanza del governo, mi ero pronunciato contro l’uso di questo vero e proprio strumento di tortura’’. Favorevoli anche le reazioni dal partito dei Verdi: la senatrice Loredana De Petris, definisce “aberrante” l’uso del collare elettrico sui cani. In realtà, ha aggiunto, “il collare elettrico è già rigorosamente vietato dalle leggi dello Stato italiano, ma ha fatto bene il ministro Storace ha emanare l’ordinanza che ne vieta l’utilizzo’’. D’accordo con Storace anche la LAV che però ritiene necessarie alcune modifiche del testo per renderlo dav-

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vero efficace. Nell’Ordinanza si legge che l’uso del collare elettrico rientra nella disciplina sanzionatoria prevista dal secondo comma dell’articolo 727 del codice penale che punisce la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, “mentre, a rigor di logica e di diritto - secondo Ciro Troiano della LAV - dovrebbe essere punito ai sensi del reato di maltrattamento di animali che, dopo le modifiche della legge 189/04, è previsto, dall’art. 544-ter codice penale”. Contro l’uso di collari elettrici si era espressa anche l’ANMVI sin dal famoso servizio-denuncia trasmesso da Striscia la Notizia nel novembre 2004. “Immagini come quelle viste costituiscono gravi violazioni delle norme di tutela degli animali d’affezione - commentava il Segretario dell’ANMVI Laura Torriani - che sono quotidianamente commesse allo scopo di ‘far capire’ ad un animale che se vuole evitare un dolore lancinante deve eseguire come una marionetta il balletto imposto dai sedicenti addestratori. I proprietari di cani che li portano nei centri di questo genere - prosegue Torriani - vengono di solito convinti da queste persone che questo sia l’unico sistema e che l’animale non venga in nessun modo danneggiato, e anche se poi assistono alle torture inflitte raramente o mai denunciano come dovrebbero questi episodi di violenza gratuita. I traumi sull’equilibrio psi-

cologico dei cani sottoposti a tali trattamenti sono uno dei motivi ‘occulti’ di aggressività incomprensibile”. Accade infatti non raramente che cani addestrati alla difesa, che dovrebbero essere soggetti perfettamente equilibrati e in grado di discernere il momento giusto per intervenire, rivolgano invece atteggiamenti aggressivi verso persone inermi e non minacciose proprio a causa di addestramenti di questo genere, che producono soggetti inaffidabili per le modalità che tutti hanno potuto constatare. Nel febbraio di quest’anno il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali, Scarpa Bonazza Buora, ha ricordato in Parlamento che “l’ENCI, in collaborazione con il Ministero delle politiche agricole e forestali, ha elaborato nell’ambito dell’attività di miglioramento genetico uno schema di disciplinare del corpo degli addestratori e dei valutatori cinofili: figure professionali, che assumono particolare importanza per il controllo dell’affidabilità e dell’equilibrio psichico dei cani iscritti in libri genealogici, nonché per migliorare la responsabilità del proprietario nella gestione dei propri cani. Lo schema di disciplinare, allo stato, è all’esame della commissione tecnica centrale del libro genealogico dei cani di razza”. Più critica Ilaria Ferri, direttore del settore Cattività e Ambiente Marino dell’associazione Animalisti Italiani: “Apprezziamo vivamente l’impegno del Ministero della Salute per eliminare l’utilizzo di questi strumenti dannosi per la salute psicofisica degli animali, ma non sarà sufficiente emanare un’ordinanza senza prevedere un piano di controlli a tappeto, soprattutto nei centri d’addestramento”. ■

Il divieto in un articolo “L’uso del collare elettrico e di altro analogo strumento, che provoca effetti di dolore sui cani, nella fase di addestramento ed in ogni altra fase del rapporto uomo-cane rientra nella disciplina sanzionatoria prevista dall’articolo 727, secondo comma, del codice penale, così come introdotto dall’articolo 1, comma 3 della legge 20 luglio 2004. n. 189”. (Divieto dell’uso del collare elettrico e di altro analogo strumento sui cani, Ordinanza 5 luglio 2005, in vigore per un anno dal 10/07/2005)

E adesso l’incontro con i veterinari ’on. Gianni Mancuso auspica che uno dei prossimi passi del neo Ministro possa essere quello di eliminare l’elenco delle razze canine potenzialmente pericolose, voluto dall’ex Ministro Sirchia, totalmente privo di fondamento scientifico. Anche a questo scopo, il parlamentare incontrerà prossimamente il Ministro Storace con una delegazione ANMVI per sollecitarlo, tra l’altro, a recuperare il recente lavoro svolto dalla Commissione Ministeriale in materia di randagismo.

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In Svizzera un test per l’aggressività l governo dei Grigioni, in Svizzera, ha approvato il 7 luglio la revisione totale della legge sulla veterinaria. Tra le novità figura l’introduzione di test comportamentali per cani, che le autorità potranno far eseguire agli animali più pericolosi per prevenire eventuali incidenti. “Già oggi - ricorda Andrè Kraske, dei Servizi giuridici del Dipartimento cantonale dell’Interno e dell’economia pubblica - i giudici possono per legge far ‘curare’ cani pericolosi”. La nuova norma permetterà di individuare eventuali rischi già con un test. Non è invece ancora chiaro chi riceverà l’autorizzazione a eseguire simili esami. Il Consiglio di Stato propone inoltre di limitare tutte le competenze in materia al solo Ufficio veterinario, la stipula di un’assicurazione di responsabilità civile e l’obbligo di tenere i cani al guinzaglio o l’uso di museruole. Il disegno di legge sarà discusso in agosto e prevede anche di creare le strutture necessarie affinché l’Ufficio per la sicurezza delle derrate alimentari e la salute degli animali possa organizzare un servizio veterinario professionale. Sono formulate in modo più preciso anche le disposizioni sulla gestione degli studi veterinari e delle professioni veterinarie.

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No, la mutua no “Il socialismo reale ci ha largamente insegnato che il tutto gratis e a carico dello Stato non è proprio il sistema economico premiante”. Così Oscar Grazioli inizia la sua replica al giornalista Cesare Lanza che dalle pagine di Libero, aveva apprezzato l’idea di realizzare una mutua veterinaria. Avendo ricevuto una “simpatica lettera” da una anziana lettrice, Lanza pubblicava sul quotidiano di Feltri un articolo dal titolo “Un veterinario gratis per gli animali”. La signora, raccontando di vivere “con la modesta pensione del defunto marito” e di desiderare un animale, spiegava che però “il borsellino non permette extra”. Dunque chiedeva come mai non esista “un veterinario della mutua per chi non possa pagarlo”. Il giornalista giudicava l’ipotesi della lettrice “ragionevole”, perché “oltre a salvare la vita di tanti cani e gatti abbandonati, molti anziani non abbienti potrebbero godere di affetto e compagniache spesso non trovano neanche negli amici e nei parenti”. Ma Lanza esprimeva anche il dubbio che “ il carrozzone Italia oggi sia pronto a sostenere questo peso: i veterinari e gli indispensabili interventi -aggiungeva-sono molto costosi, senza contare abusi e speculazioni se si creasse l’ennesimo ente pubblico”. La controposta del giornalista era dunque la seguente: “penso che in ogni città si potrebbero creare centri di assistenza finanziati dai milioni di privati che hanno sincero amore per gli animali, con il sostegno di adeguati sponsor, da individuare tra le industrie che prosperano nel settore”. Drastico il giudizio di Grazioli che bolla come “pessima” l’idea aggiungendo: “Ogni anno si laureano migliaia di veterinari nelle 14 (media europea = 3) facoltà volute da politici inetti. Con la zootecnia al collasso, le Ausl che non assumono e il settore degli animali d’affezione con il più alto rapporto “medico-paziente” al mondo vanno a fare i camerieri, i garzoni del barbiere o, se sono fortunati, trovano una clinica che lli impiega a cambiare cassette piene di merda degli animali degenti a 20 euro per notte e per anni.” Grazioli ribatte anche sul costo delle cure veterinarie: “un intervento di ovarioisterectomia (la cosiddetta “totale”) in un cane costa mediamente 250 euro. Una mia parente ha pagato lo stesso intervento in una clinica privata di Bologna 10.000 euro. A tutto ciò aggiungi che sulle nostre prestazioni è stata applicata l’IVA al 20% la stessa dello champagne. Ma perché il veterinario deve curare il cavallo per un bicchierino d’amaro, soccorrere gratis il gattino malato ed essere sempre presente e puntuale di notte là dove un cucciolo piange? Perchè non lo fanno anche con noi umani i medici, pediatri, geriatri, dentisti, idraulici, elettricisti e meccanici? I veterinari il loro contributo lo danno ogni giorno percependo parcelle che rispetto ad avvocati, notai, medici e dentisti non esito a definire da fame. E non negano a nessuno che abbia veramente bisogno, la loro mano su un qualsiasi botolo, senza curarsi se sia di alto lignaggio, ricco, cavaliere o senza cavallo”. (@nmvi Oggi, 01/07/2005)


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A Kiev 1° conferenza internazionale

Un laboratorio di referenza nazionale per la rabbia in ogni Paese Esperti ed autorità mondiali hanno fatto il punto su prevenzione e controllo ’OIE, il WHO e l’Unione Europea ritengono che la rabbia rappresenti una seria minaccia per l’Europa. Il suo riemergere in varie regioni del territorio europeo porta le autorità sanitarie internazionali a ritenere che gli standard di controllo debbano essere costantemente aggiornati e che le conoscenze tecnologiche e scientifiche per prevenire e riconoscere il fenomeno debbano contribuire allo sviluppo di vaccini più sicuri e più efficaci, test diagnostici e metodi di controllo. La collaborazione fra veterinaria e autorità di sanità pubblica deve intensificarsi. Per ragioni etiche, ecologiche ed economiche non è più accettabile controllare ed eradicare la malattia ricorrendo a strategie di soppressione massiva degli animali. Questo, in estrema sintesi, le conclusioni dei lavori della prima conferenza internazionale sulla rabbia in Europa, svoltasi a Kiev a metà giugno. OIE, WHO e UE riconoscono che la sorveglianza in Europa è ancora inadeguata in molti Stati, dove manca un sistema capillare di laboratori (in grado di produrre analisi molto approfondite, a fronte di diagnosi “routinarie” spesso non affidabili) e dove le misure di controllo sono troppo disomogenee. Secondo gli esperti ogni Paese dovrebbe dotarsi di un laboratorio nazionale di referenza per la rabbia in grado di seguire le indicazioni dell’OIE e del WHO (OIE Terrestrial Manual e Laboratory Techniques WHO).

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I laboratori riconosciuti in Europa Per l’effettuazione del test anticorpale nel nostro Paese sono riconosciuti tre Istituti Zooprofilattici Sperimentali: • Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie Via Romea 14/A - I-35020 Legnaro - Tel / Fax: +39.49.8084 259 / 8830 530 E-mail: fmutinelli@izsvenezie.it • Istituto Zooprofilattico Sperimentale Dell’Abruzzo e del Molise Via Campio Boario - I-64100 Teramo Tel / Fax: +39.861.3321/ 332251 - E-mail: rlelli@izs.it • Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana Via Appia Nuova 1411 - I-00178 Roma /Capannelle Tel / Fax: +39.6.79099 1 / 79340724 - E-mail: glautorino@rm.izs.it L’elenco completo dei laboratori riconosciuti in Europa e nei Paesi Terzi è consultabile alla pagina web: http://europa.eu.int/comm/food/animal/liveanimals/pets/approval_en.htm

Ogni paese dovrebbe inoltre avere una precisa cognizione della propria situazione epidemiologica e interagire con gli altri. La rabbia nel cane può essere eliminata. La dimostrazione si è avuta in territori dove sono stati utilizzati programmi vaccinali basati sulla consapevolezza che la sola eliminazione dei randagi non basta ad eradicare la malattia. Pertanto vanno sviluppate le ricerche sull’uso dei vaccini orali nelle specie domestiche, prevedendo che campagne di vaccinazione orale andrebbero considerate come misure complementari per interrompere il ciclo infettivo negli animali randagi. (http://europa.eu.int/comm/food/fs/ sc/scah/out80_en.pdf) Nel campo della prevenzione della rabbia nell’uomo, le autorità internazionali invocano maggiore coollaborazione fra veterinari e medici e campagne informative, specie nei paesi indenni. ■

All’ENPAV la Vice presidenza ADEPP “Sono particolarmente onorato della carica ricevuta nell’ambito della massima organizzazione degli Enti Previdenziali Privati”. Il Presidente dell’ENPAV Alessandro Lombardi commenta l’elezione alla carica di Vice Presidente Vicario dell’ADEPP, sancita il 7 luglio a Roma dall’Assemblea dell’Associazione delle Casse e degli Enti di Previdenza Privati. “Ribadisco - ha aggiunto - il mio personale impegno a portare avanti, insieme al presidente De Tilla, la linea che ha costantemente caratterizzato l’ADEPP in funzione di una sempre maggiore autonomia a tutela e salvaguardia degli interessi dei professionisti italiani e dei nostri iscritti”. Maurizio De Tilla, Presidente della Cassa Avvocati e Presidente uscente dell’Associazione, è stato riconfermato nella carica. Oltre che da Alessandro Lombardi, De Tilla sarà affiancato anche dal Vicepresidente Antonio Pastore, Presidente della Cassa dei Dottori Commercialisti. Gli altri membri del direttivo sono: Vincenzo Miceli, Presidente della Cassa dei Consulenti del Lavoro, Fausto Savoldi, Presidente Cassa dei Geometri, Giuseppe Jogna, Presidente Cassa Periti Industriali ed Eolo Parodi, Presidente Cassa dei Medici. Nella prossima riunione, che si terrà il 20 luglio, l’assemblea dell’ADEPP deciderà l’allargamento del Consiglio Direttivo da sette a nove membri con la conseguente elezione dei due nuovi consiglieri e dei tre componenti del collegio sindacale. L’assemblea ha anche approvato il documento con le proposte dell’ADEPP sui criteri omogenei da assumere nella predisposizione dei bilanci tecnici. La richiesta di formulare uno schema di linee guida valevole per tutte le Casse ed Enti previdenziali privati era stata avanzata dal Ministero del Lavoro con una lettera dello scorso 20 aprile e poi ribadita in un successivo incontro il 3 maggio.

Lotta alle epizoozie

No ad un Osservatorio epidemiologico nazionale a Commissione Agricoltura della Camera ha respinto la proposta di istituire un Osservatorio Epidemiologico Veterinario Nazionale. L’emendamento, presentato dai deputati Sedioli, Rava, Preda, Rossiello, Franci e Borrelli- sotto forma di articolo aggiuntivo- è stato respinto dal relatore del provvedimento Disposizioni per la lotta alle epizoozie ed a sostegno degli allevamenti, d’intesa con il sottosegretario Gianpaolo Dozzo all’agricoltura. L’articolo mirava ad istituire presso l’Istituto Superiore di Sanità un Osservatorio epidemiologico veterinario nazionale al quale inviare i dati della situazione sanitaria delle popolazioni animali del territorio nazionale. L’Osservatorio avrebbe curato la compilazione di un bollettino bimestrale sull’andamento dello stato sanitario delle popolazioni animali che doveva essere compilato in stretta collaborazione con i centri di referenza delle diverse patologie

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animali. Inoltre l’Osservatorio si attribuiva il compito di sviluppare quelle conoscenze scientifiche che avrebbero consentito di indirizzare l’attenzione su quelle patologie nell’attualità poco rilevanti, ma che potrebbero divenire moti-

vo di diffusione e di pericolo nel contesto del sistema d’allevamento nazionale. Per il funzionamento dell’Osservatorio si autorizzava una spesa di 500.000 euro annui a decorrere dal 2005. ■

a LAV ha presentato a fine giugno il primo manuale informativo realizzato con il patrocinio dei Ministeri della Salute e dell’Interno. Il manuale “Il trasporto degli animali da allevamento e la loro protezione” è una guida pratica ai controlli durante il trasporto degli animali vivi d’allevamento destinati alla macellazione, contenente informazioni sulla legislazione vigente, sui controlli da effettuare, le irregolarità più frequenti e le sanzioni. La LAV informa che il Ministero della Salute si occuperà della distribuzione del manuale presso i Servizi veterinari delle ASL e presso i comandi dei Carabinieri del Nas, mentre il Ministero dell’Interno si occuperà della diffusione presso tutti i Comandi e posti di Polizia presenti sul territorio nazionale.

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Farmaci negli allevamenti, perché rinviare il codice a barre? ’On. Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) ha presentato alla Camera una interrogazione parlamentare a risposta scritta al Ministero della Salute chiedendo “quali attività il Ministero pone in essere per contrastare l’abuso di farmaci negli allevamenti”. Richiamandosi a quanto trasmesso da Report in prima serata l’8 maggio 2005 circa “la possibilità di evidenziare l’utilizzo improprio di farmaci, in particolare cortisonici, negli allevamenti, mediante una serie di esami su cosiddetti “organi bersaglio”, che risultano alterati da eventuali abusi di somministrazione”, l’On. Alfonso Pecoraro Scanio osserva che “tale metodo non è in uso né in Italia, né a livello europeo”. Il parlamentare richiama inoltre l’attenzione del Ministero della Salute sul rinvio del codice a barre nei medicinali veterinari: “in data 27 gennaio 2005 osserva con l’emendamento 6.064 firmato dal sottosegretario Cursi a nome del Governo presentato al decreto-legge n. 314 del 2004, convertito dalla legge n. 26 del 2005 è stato prorogato al 31 dicembre 2007 il termine dell’applicazione di un codice a barre sui medicinali veterinari; dall’esame dei testi e delle discussioni parlamentari non è possibile rilevare il motivo di questa proroga, salvo un emendamento soppressivo del gruppo Verde al Senato, respinto senza discussioni” Secondo Alfonso Pecoraro Scanio “il citato codice a barre deve considerarsi uno strumento di controllo della circolazione e dell’abuso di utilizzo di detti medicinali, nonché di contrasto all’importazione clandestina di prodotti o di principi attivi medicinali per uso animale; l’approvazione della proroga al 2007 parrebbe invece andare in direzione della riduzione di controlli sulla somministrazione di farmaci ad animali destinati all’alimentazione umana, quando invece la trasmissione Report ha mostrato che si tratta di pratica ampiamente diffusa e in danno della salute pubblica”. L'AISA, l'Associazione che riunisce le aziende farmaceutiche veterinarie, ha già avuto modo di spiegare che il rinvio al 31 dicembre 2007, dell'obbligo del codice a barre sui farmaci registrati per animali, deriva esclusivamente dal fatto che molti di questi, distribuiti in Italia, sono prodotti in diversi paesi europei per tutto il mercato della UE e quindi sono emersi alcuni problemi tecnici la cui soluzione richiede alcuni mesi di tempo.

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Etichettatura delle carni

Aumentare le norme di vigilanza per il controllo delle produzioni nazionali Per le Regioni quadro normativo carente e grave deficienza dell’attività di sorveglianza a difficile situazione di mercato di alcuni settori agroalimentari che, di recente, ha determinato dichiarate crisi di reddito per le imprese agricole italiane, ha indotto le organizzazioni professionali agricole a mobilitarsi a tutela delle produzioni nazionali di qualità, minacciate dalla concorrenza di mercati sempre più globalizzati. All’ordine del giorno della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome il 30 giugno scorso figuravano i controlli di qualità sulle produzioni agroalimentari. Nel documento presentato, è emersa la necessità di un’efficace attività di sorveglianza che veda coinvolti tutti gli organismi di controllo, primi fra tutti Stato e Regioni, per attivare un sistema coordinato di vigilanza a difesa delle produzioni nazionali. Nella seduta sono state quindi trattate in via prioritaria alcune problematiche che caratterizzano i principali comparti produttivi nazionali. Fra questi, è stata affrontata la questione dei controlli dell’etichettature per la carne bovina ed avicola. Per quanto concerne l’etichettatura delle carni bovine l’assetto normativo dispone due tipologie una “obbligatoria”, l’altra “facoltativa”; la prima impone l’esposizione in etichetta del paese di nascita, allevamento e macellazione del bovino, la seconda definisce un percorso garantito attraverso il quale organizzazioni di produttori possono indicare in etichetta informazioni aggiuntive in ordine all’origine (ad. es. allevamento di provenienza), all’alimentazione, alla razza o tipo genetico dell’animale e alle tecniche di allevamento impiegate. L’etichettatura della carne bovina è normata dai Reg. Ce 1760/2000 e 1825/2000 cui si è data applicazione a livello nazionale con il DM.

nistero Politiche Agricole e Regioni; trattandosi tuttavia di una normativa nazionale, di recente emanazione, il quadro operativo è ancora “in nuce” mentre è totalmente assente il dispositivo sanzionatorio. Secondo la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome “il quadro normativo è ancora carente rispetto al dettaglio della suddivisione dei ruoli e delle

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FRIULI VENEZIA GIULIA

30 agosto 2000. Il decreto dispone che i controlli sulle etichettature vengano effettuati dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali quale “autorità competente” con la collaborazione delle Regioni, cui sono state tuttavia attribuite le funzioni sanzionatorie con D.Lgs. n. 58 del 29 gennaio 2004. Sotto il profilo operativo, attualmente, i controlli sono in parte condotti dall’Ispettorato Repressione Frodi, su mandato diretto del Ministero. L’etichettatura della carne avicola - disciplinata dal Reg. CEE 1538/91 e successive modifiche attualmente applicato attraverso il DM 29 luglio 2004 - ha invece carattere volontario, pur rappresentando un importante strumento per la valorizzazione e qualificazione della produzione italiana. Infatti, attraverso tale adempimento è possibile fornire al consumatore informazioni utili connesse all’origine dell’animale, all’alimentazione, alle tecniche e periodo di allevamento, per una scelta oculata all’atto dell’acquisto. Anche per questo comparto è previsto che l’attività di controllo sia svolta in collaborazione tra Mi-

Trieste, cani e gatti aiutano bambini ’8 giugno è stato presentato a Trieste un progetto di ricerca sull’utilizzo degli animali da compagnia a sostegno dei bambini costretti a sottoporsi ad esami diagnostici, e in particolare all’elettroencefalogramma. Promosso dall’Associazione di volontariato Petra, in collaborazione con l’Irccs Burlo Garofolo, il progetto è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione CrTrieste. (fonte: ANSA).

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VENETO

Campagna di sterilizzazione el Canile rifugio-sanitario di S. Giuliano a Mestre è stata eseguita una campagna straordinaria di sterilizzazioni. In un’ambulanza veterinaria attrezzata per lo scopo e debitamente autorizzata dal Servizio Veterinario dall’Asl 12 sono stati operati 321 animali senza padrone (233 cani ospitati al canile e 88 gatti provenienti dalle varie “colonie” di Mestre). Lo annuncia una nota della stessa Asl 12 veneziana. “L’intervento è stato deciso per sconfiggere l’abbandono degli animali - spiega il Coordinatore del Servizio Veterinario dell’Asl 12 Giuseppe Carrara - e per stimolare le adozioni: un cane sterilizzato può essere più facilmente adottato dalle famiglie”. La campagna è detto ancora nella nota - ha potuto essere attuata grazie al fondamentale contributo dell’Aispa (The Anglo Italian Society for the Protection of Animals) di Roma, che ha sostenuto le spese di viaggio dell’ambulanza e quelle dei veterinari chirurghi della lega Pro Animale. Il Servizio Veterinario dell’Asl 12 ha coordinato e messo a disposizione proprio personale e procurato i farmaci e i dispositivi medici necessari. Preziosa è stata la collaborazione dei volontari dell’Associazione veneta zoofila che hanno reso possibile inter-

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competenze tra Stato e Regioni; a ciò è conseguita una grave deficienza dell’attività di sorveglianza che è giustamente lamentata dalle organizzazioni agricole. È necessario quindi addivenire al più presto ad una definitiva organizzazione del sistema dei controlli, anche alla luce del parere reso di recente dal Consiglio di Stato, sia per assicurare il rispetto della di-

sciplina comunitaria e nazionale sia per offrire maggiori garanzie ai consumatori. Per conseguire tale risultato si ritiene di suggerire il rafforzamento ed una migliore organizzazione dell’attività di coordinamento sia per affrontare in modo organico la definizione delle proposte sia per dar seguito alla loro traduzione in provvedimenti operativi.” ■

venire su una media di 26 animali al giorno. Attualmente - prosegue la nota - al canile di San Giuliano sono ospitati 700 cani. Un numero molto elevato, anche perché la struttura risulta sottodimensionata rispetto alle esigenze. Degli animali si occupano due addetti, più alcuni volontari, che provvedono al nutrimento e alla pulizia degli animali. Ogni cane costa un euro e 70 al giorno. Per l’affitto della struttura si spendono 35 mila euro l’anno. Come è noto, è in progetto la realizzazione di un nuovo canile sanitario-rifugio tra Favaro e Dese, a cura di Asl e Comune insieme. Il costo preventivato è di 5 milioni di euro, con un contributo della Regione stimato in 500 mila euro”. “L’elevato numero dei cani ricoverati nei canili - dice ancora Carrara - crea costi altissimi. L’esperienza di sterilizzazione fatta in questi giorni a Mestre costituisce un interessante esempio di interdisciplinarità per provvedere efficacemente a debellare la cattiva abitudine di abbandonare i cani e per incentivare la responsabile adozione degli animali nelle nostre case”. (ANSA).

in particolare, dei fondi del comparto sanità e delle aree dirigenziali, ha valutato gli atti adottati dalla Regione Emilia-Romagna per il finanziamento della spesa sanitaria e delle contestuali direttive di contenimento dei costi del personale derivanti dagli accordi contrattuali del quadriennio 19982001 (per il periodo contrattuale successivo risultano varate le “Linee guida regionali”) e si è soffermata in dettaglio sulle aziende sanitarie di Modena e Reggio-Emilia, selezionate secondo criteri dichiarati.

EMILIA ROMAGNA

Indagine sul SSR a Sezione regionale di controllo per l’Emilia Romagna ha approvato con la delibera n. 4/2005 la relazione riguardante il sistema sanitario regionale 20022003 e l’analisi del costo del lavoro, in applicazione - per le diverse categorie del personale - dei relativi contratti nazionali ed integrativi riferiti agli anni 1998-2001. Dopo aver considerato il Sistema sanitario regionale nel suo insieme (quadro normativo, organizzazione e programmazione, risorse umane, finanza regionale), la Corte si è soffermata sullo sviluppo dell’assistenza territoriale e sul potenziamento dei servizi alternativi alla degenza ordinaria, rilevando, anche, gli aspetti di customer satisfaction. Nella seconda parte della Relazione, la Sezione ha affrontato l’analisi degli aspetti più salienti della contrattazione collettiva nazionale e integrativa,

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UMBRIA

Encefalopatia ovina a Giunta, su proposta dell’assessore alla sanità Maurizio Rosi, ha approvato nella seduta del 29 giugno scorso, il Piano regionale di selezione genetica degli ovini per la profilassi delle encelopatie spongiformi trasmissibili.

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laPROFESSIONE VETERINARIA 26/2005



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RUBRICA LEGALE

Sentenza n.147/2005

di Maria Teresa Semeraro

La Corte Costituzionale, quali effetti sulla libera professione dei veterinari dipendenti dal SSN

Avvocato, Bologna

Le ASL possono deliberare anche in assenza di leggi regionali ad hoc on la sentenza 4.4.2005 N° 147 la Corte Costituzionale dichiara la costituzionalità dell’art. 2 della legge della Regione Piemonte 3.1.1997 N° 4, così decidendo la questione di legittimità costituzionale (di seguito indicata anche con la sigla q.l.c.) sollevata dal TAR Piemonte in riferimento alla suddetta norma. (v. Professione Veterinaria n. 14/2005 ndr). Il caso nasce a seguito del ricorso proposto, dinanzi al TAR Piemonte, da un medico veterinario dipendente della (allora) USL per ottenere l’annullamento dell’atto con cui nell’aprile 1997 la USL competente aveva intimato al ricorrente di chiudere la struttura ambulatoriale di cui era titolare, ubicata nel territorio dell’azienda sanitaria di appartenenza del veterinario. Si ripropone, dunque, la vexata quaestio del limite del non contrasto (tutt’altro che nuova per i medici veterinari), ovvero dei limiti posti ai veterinari pubblici dipendenti nell’esercizio della libera professione, questione che la Corte Costituzionale risolve riconoscendo la legittimità di tali limiti, come - del resto - era presumibile che avvenisse, posto che i limiti de quibus costituiscono normativa vigente da lunghi anni nel nostro ordinamento, nonostante la surreale situazione di fatto che vede il dilagare del fenomeno dell’attività libero-professionale dei veterinari pubblici dipendenti, e sulla quale torneremo più avanti. Giova evidenziare che la prima ordinanza con la quale il TAR Piemonte ha sollevato q.l.c. della disposizione de quo è del 16.6.1997, ricevendo in risposta dalla Corte la restituzione degli atti, con l’invito a esaminare nuovamente la rilevanza della questione alla luce delle norme sopravvenute in materia, in considerazione delle riforme costituzionali che, nel 1999 e nel 2001, hanno profondamente modificato l’assetto del regionalismo italiano e la potestà legislativa delle Regioni. Aggiungiamo che il meccanismo del sollevamento della q.l.c. da parte del TAR e della correlativa restituzione degli atti da parte della Corte Costituzionale - con rinnovato invito a riesaminare la rilevanza della questione - si è ripetuto, prima della sentenza in commento, per ben altre tre volte. Va altresì preliminarmente considerato che, con ordinanza del 23.4.2002, il TAR rimettente aveva prospettato questioni di legittimità costituzionale anche degli artt. 1 comma II, 3 e 4 della L.R. Piemonte N° 4/1997 (relativi rispettivamente agli obblighi del veteri-

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nario in caso di attività libero professionale al di fuori delle strutture pubbliche, all’attività sugli animali da reddito ed all’attività sul cavallo sportivo), ma la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili le suddette questioni in quanto non sviluppate nella motivazione, non avendo il TAR rimettente - dice la Corte - motivato le proprie censure sugli artt. 1 comma II, 3 e 4. Passando ora all’esame della (unica) norma passata al vaglio della Corte Costituzionale, l’art. 2 L.R. Piemonte N° 4/1997, rubricato ‘Attività sugli animali d’affezione’, così recita: “L’attività professionale [del medico veterinario dipendente del Servizio sanitario nazionale] è svolta al di fuori del territorio di competenza della A.S.R. [Azienda sanitaria regionale] presso la quale il medico veterinario svolge il proprio servizio di pubblico dipendente. Il medico veterinario del S.S.N. non può risultare titolare di struttura ambulatoriale privata, né risultare vincolato con rapporto di lavoro subordinato alla struttura stessa.” Il TAR Piemonte riteneva che la norma de quo violasse diversi articoli della Costituzione, in quanto avrebbe introdotto limitazioni all’attività professionale dei veterinari titolari del rapporto di pubblico impiego, tali da precluderne in concreto l’esercizio. La Corte Costituzionale, nel respingere la prospettazione del TAR rimettente, fa riferimento all’art. 36 comma I del D.P.R. 20.12.1979 N° 761 (Stato giuridico del personale delle unità sanitarie locali). Al riguardo occorre infatti ricordare che la tutela della salute (quale materia della quale si occupa L.R. de quo) costituisce materia di competenza legislativa cd. concorrente, in base al Titolo V Parte II Cost. (sia secondo l’assetto originario sia secondo quello risultante a seguito delle riforme), ovvero materia nella quale le Regioni possono legiferare, ma attenendosi ai principi fondamentali elaborati dalla legge statale (art. 117 Cost.) che, come dicevamo, la Corte Costituzionale ravvisa nell’art. 36 comma I del D.P.R. N° 761/1979, considerando le modificazioni successive a tale D.P.R. relativamente allo status dei medici veterinari dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale - come sostanzialmente confermative della disciplina fissata dal citato art. 36. Tale norma regola l’attività di libera professione dei veterinari pubblici dipendenti, prevedendone l’esercizio extra moenia nei seguenti termini: “Il personale veterinario ha la facoltà di esercitare l’attività libero-professionale, fuori

dei servizi e delle strutture dell’unità sanitaria locale, purché tale attività non sia prestata con rapporto di lavoro subordinato, non sia in contrasto con gli interessi ed i fini istituzionali dell’unità sanitaria locale stessa, né incompatibile con gli orari di lavoro, secondo modalità e limiti previsti dalla legge regionale.” Il potere qui riconosciuto alla legge regionale è previsto nell’art. 47 comma III n.4 della legge 23.12.1978 N° 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, norma con la quale il legislatore ha delegato il Governo ad emanare decreti aventi valore di legge ordinaria per disciplinare lo stato giuridico del personale delle (allora) USL; di tale delega legislativa il citato D.P.R. 20.12.1979 N° 761 costituisce pertanto attuazione. I principi e i criteri direttivi ai quali il Governo deve ispirarsi secondo la l. N° 833/1978 sono così fissati: “garantire con criteri uniformi il diritto all’esercizio della libera attività professionale per i medici e veterinari dipendenti dalle unità sanitarie locali, degli istituti universitari e dei policlinici convenzionati e degli istituti scientifici di ricovero e cura di cui all’articolo 42. Con legge regionale sono stabiliti le modalità e i limiti per l’esercizio di tale attività.” Come ho più volte ricordato in precedenti interventi, le Regioni non hanno mai provveduto a fissare con legge le modalità e i limiti che regolassero l’esercizio della libera professione da parte dei veterinari pubblici dipendenti. Unica eccezione a tale inerzia del legislatore regionale è la Regione Piemonte, la quale, con L.R. 3.1.1997 N° 4, ha regolato l’esercizio della libera professione dei veterinari pubblici dipendenti, dettando disposizioni delle quali la Corte Costituzionale sancisce la legittimità. Del resto, l’art. 36 comma I del D.P.R. N° 761/1979 e l’art. 47 comma III n.4 della L. N° 833/1978 parlano chiaro, fissando i principi ai quali la L.R. Piemonte, nello stabilire che il medico veterinario del S.S.N. non può risultare titolare di struttura ambulatoriale privata, né risultare vincolato con rapporto di lavoro subordinato alla struttura stessa, dà esplicita attuazione. Il fatto che la negligenza delle Regioni abbia determinato un oggettivo vuoto legislativo non può cancellare un dato innegabile, ovvero il fatto che il nostro ordinamento pone dei precisi limiti all’esercizio della libera professione da parte dei veterinari pubblici dipendenti. Tale impostazione trova conferma in varie disposizioni del legislato-

re nazionale, come ad esempio il D. Lvo 30.12.1992 N° 502 (e successive modifiche), il quale configura il rapporto di lavoro del personale della dirigenza del S.S.N. come rapporto esclusivo (art. 15 quinquies), con possibilità di svolgere attività libero-profesisonale intra moenia, laddove il veterinario pubblico dipendente che intenda esercitare la libera professione extra moenia deve comunicarlo all’azienda di appartenenza, con conseguenti limitazioni di carattere economico e di carriera (art. 15 sexies). Il nostro ordinamento, dunque, non consente l’esercizio indiscriminato della libera professione dei veterinari pubblici dipendenti. È un fatto che la situazione venutasi concretamente a creare in conseguenza della mancata legiferazione delle Regioni vede il dilagare del fenomeno di attività libero-professionale extra moenia dei veterinari pubblici dipendenti, ma è bene sottolineare che si tratta di una situazione paradossale, oltre che pericolosa, essendosi così consentita la creazione della figura del veterinario pubblico dipendente controllore di sé stesso. Non dimentichiamo, infatti, che i compiti della sanità veterinaria pubblica, previsti ex art. 14 lett. p) dalla L. N° 833/1978, ampliati e specificati dal D. Lvo N° 502/1992, artt. 7 ter e 7 quater, sono, tra l’altro, così individuati: profilassi e polizia veterinaria; ispezione e alla vigilanza veterinaria sugli animali destinati ad alimentazione umana, sugli impianti di macellazione e di trasformazione, sugli alimenti di origine animale, sull’alimentazione zootecnica e sulle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo, sulla riproduzione, allevamento e sanità animale, sui farmaci di uso veterinario. Questo perché la sanità veterinaria pubblica ha l’obiettivo e la funzione di tutelare la salute dei cittadini, a differenza della sanità veterinaria privata, non rientrando tra i suoi fini istituzionali compiti di assistenza zooiatrica, ossia la cura degli animali da reddito e da affezione su richiesta dei detentori di tali animali, quale ambito - viceversa - del veterinario libero professionista. Ciò significa che uno stesso veterinario può trovarsi (e nella pratica spesso si trova) ad esercitare le funzioni di ispezione e vigilanza, che il suo ruolo pubblico gli affida, controllando sé stesso quale libero professionista che opera nel medesimo ambito territoriale di competenza dell’azienda di appartenenza. Con quali garanzie di imparzialità e, dunque, di sicurezza per la salute dei cittadini, è facile imma-

ginarlo. Ecco che la Corte Costituzionale ha messo in chiaro che il divieto posto dalla legge regionale del Piemonte in capo al veterinario pubblico dipendente - di esercitare la libera professione nello stesso territorio di competenza della A.S.R., non è incostituzionale, essendo anzi manifestazione ed attuazione di principi che il legislatore nazionale ha sancito da tempo. Le limitazioni all’attività libero-professionale dei veterinari, leggiamo nella pronuncia, sono connesse all’esigenza di garantire che non siano compromesse le finalità istituzionali nel settore della assistenza e della vigilanza zooiatrica che la (allora) Usl svolge nell’ambito del territorio di propria competenza. A tale ente, dice la Corte, “sono affidati, tra l’altro, compiti di sanità pubblica veterinaria, comprensivi della sorveglianza epidemiologica degli animali e della profilassi delle malattie infettive e parassitarie, nonché compiti di polizia veterinaria e in generale di sanità animale…”. Di conseguenza i limiti posti dal legislatore regionale sono a tutela delle esigenze delle finalità istituzionali delle strutture pubbliche, “in misura tale da non svuotare del tutto il contenuto del diritto, e proprio in ossequio ai principi fondamentali stabiliti dal legislatore statale”, tanto più che si tratta di limiti non assoluti, perché operanti solo nel territorio in cui opera la Usl di appartenenza del veterinario pubblico dipendente (oltre che - nel caso specifico - riferiti alle sole strutture private per la cura degli animali d’affezione), e dunque non confliggenti con il diritto allo svolgimento dell’attività lavorativa, garantito dagli artt. 4 e 35 della Costituzione. La pronuncia che qui si commenta, dunque, riconosce legittimità costituzionale ai limiti che la legge statale ha fissato per l’attività dei veterinari pubblici, e che la L.R. Piemonte 3.1.1997 N° 4 ha recepito ed attuato. Si tratta di una sentenza che benché operante su una legge di limitata efficacia territoriale, quale è una legge regionale- è destinata ad avere effetti ben oltre l’ambito territoriale della legge piemontese. Va ricordato, infatti, che - nonostante la mancanza di leggi regionali attuative dei principi fissati dalla legge statale - i competenti organi delle ASL ben potrebbero limitare l’attività liberoprofessionale dei veterinari pubblici dipendenti, esercitando quell’attività di controllo e di vigilanza veterinaria che la legge riconosce alle Aziende Sanitarie




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RUBRICA LEGALE Locali (L. N° 833/1978, art. 14 lett. p) e D. Lvo N° 502/1992, artt. 7 ter e 7 quater), come insegna la delibera restrittiva della ASL di Reggio Emilia, della quale il TAR Emilia Romagna ha riconosciuto la legittimità (vedi occhiello pag. 4 Professione Veterinaria n.14/2005). Il fatto che sia stata la Corte Costituzionale a fissare tale principio, rende finalmente piena giustizia della bontà delle valutazioni da me più volte espresse in materia.

Alla luce delle osservazioni sopra esposte, va da sé che, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, nulla muta per i veterinari che esercitano la professione intramuraria, la cui attività è soggetta ai limiti connaturati a tale tipo di libera professione, quali stabiliti dal legislatore statale, e non portati all’attenzione della Corte Costituzionale. Il suggello di legittimità costituzionale impresso alle disposizioni della L.R. Piemonte, infatti, comporta la legittimità di un eventuale

divieto, per i veterinari pubblici, di esercitare la libera professione extra moenia nello stesso territorio in cui operano quali dipendenti della ASL. Consentitemi, pertanto, di esprimere, dalle pagine di questa rivista, il mio personale compiacimento per avere la Corte Costituzionale sostanzialmente confermato la suddetta interpretazione della normativa che regola l’attività libero professionale dei VV.PP.DD. Ritengo tale sentenza una pietra

miliare per la categoria veterinaria in grado di rafforzare la posizione di coloro che, all’interno della veterinaria pubblica, ritengono doveroso rispettare, e far rispettare, limiti posti dalla legge in tema di esercizio di attività libero professionale extra moenia dei veterinari dipendenti. I dirigenti delle AA.SS.LL. potranno, ora, emanare delibere con cui dare applicazione alla sentenza della Corte Costituzionale, anche in assenza, a mio avviso, di leggi regionali ad hoc. ■

RUBRICA FISCALE

Non si detrae l’iscrizione all’esame di Stato Le spese sostenute per l’esame di Stato al termine del tirocinio pratico post laurea e cioè le spese di iscrizione all’esame di Stato e la tassa di abilitazione sono fra gli oneri ai quali si applica la detrazione del 19 per cento? Il Caf non le ha accettate. Si ritiene appropriato il diniego da parte del Caf ad ammettere in detrazione gli esborsi per l’iscrizione agli esami di Stato e per l’abilitazione, in quanto da considerare oneri che non hanno alcuna attinenza, diretta o indiretta, con la frequenza di corsi di istruzione secondaria, universitaria, di perfezionamento e/o di specializzazione, così come presupposto dalla norma (lettera e, comma 1, articolo 15, Tuir) e specificato dalla circolare 11/E del 23 maggio 1987. (Il Sole 24 Ore - L’esperto risponde, 26/06/2005)

L’acquisto di libri è spesa di competenza Le riviste e i libri costituiscono beni strumentali nell’esercizio delle arti e professioni? La risposta è (di massima) negativa. Appare corretto considerare le spese per libri e riviste come spese di competenza dell’esercizio in cui vengono sostenute. Nello stesso decreto ministeriale 31 dicembre 1988, recante i coefficienti di ammortamento del costo dei beni materiali strumentali impiegati nell’esercizio di attività commerciali, arti e professioni, non si fa cenno alla categoria di beni citata dal lettore. (Il Sole 24 Ore - L’esperto risponde, 27/06/2005)

Detrarre il costo del master Mi sono iscritto nel 2004 a un master universitario di II livello del Politecnico di Milano (accreditato Asfor). Volevo sapere se posso inserire la quota pagata nel 2004, e comunque tutto il costo del master, come onere detraibile al 19% dalla dichiarazione dei redditi (modello 730). Ci sono delle opinioni discordanti in merito. La detrazione (ex articolo 15, comma 1, lettera e, del Dpr 917/86) spetta anche per i master universitari, per un importo non superiore a quello stabilito per tasse e contributi versati per le analoghe prestazioni rese da istituti statali italiani. (Il Sole 24 Ore L’esperto risponde - 09/05/05)

Allevamento di cani Si vorrebbe sapere se l’attività di allevamento di cani rientra nell’ambito dell’art.34 del dpr 26/10/1972, n. 633. La legge 23/8/1993, n. 349 considera “agricola” l’attività di allevamento di cani. Tuttavia, il regime speciale Iva non si applica poiché tali animali non sono ricompresi nella parte prima della tabella A. (Quesitario Italia Oggi, 9/05/2005)


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laPROFESSIONE VETERINARIA 26/2005 LA RASSEGNA DI VET-JOURNAL

Prevalenza di Campylobacter nei suini

di Maria Grazia Monzeglio

La specie costituisce un importante serbatoio del patogeno ed è infettata da ceppi diversi nelle varie fasi dell’allevamento

er valutare la prevalenza di Campylobacter in diversi momenti dell’allevamento del suino e le modificazioni dei ceppi all’interno della popolazione sono stati raccolti campioni fecali in 15 allevamenti suini. Tutti i ceppi isolati erano identificati come C. coli. Mentre non si riscontravano Campylobacter nelle feci dei suinetti il giorno della nascita, l’incidenza del patogeno aumentava entro alcuni giorni fino al 32,8%. Dopo il trasferimento alla nursery la prevalenza aumentava al 56,6%. Circa due terzi dei suini all’ingrasso rimanevano diffusori di C. coli. In contrasto con tutti gli altri allevamenti, uno esprimeva un’incidenza molto bassa di

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Bse: i rischi derivati dalla carne dei piccoli ruminanti o scorso 8 giugno lo Scientific Panel on Biological Hazards della European Food Safety Authority ha adottato un’opinione circa la “Valutazione quantitativa dei rischi per l’uomo derivanti dai tessuti dei piccoli ruminanti in caso di Bse in questa popolazione animale”. A seguito della conferma di un caso di Bse in una capra nel gennaio 2005 in Francia, la Commissione europea ha invitato la European Food Safety Authority (EFSA) e il suo Scientific Panel on Biological Hazards (BIOHAZ) a svolgere tale valutazione quantitativa circa il rischio derivante dal consumo umano di carne di capra e pecora con Bse confermata. Il gruppo di lavoro del BIOHAZ Panel ha concluso che non ci sono attualmente dati sufficienti circa la Bse nelle capre per una valutazione quantitativa del rischio. I dati dovrebbero al momento basarsi sulle maggiori informazioni esistenti per le pecore, quindi non costituirebbero una risposta adeguata né una valutazione scientifica dei rischi sanitari pubblici derivanti dalla carne di capra e dai prodotti derivati. Tra i dati necessari per la valutazione quantitativa, il più significativo è la prevalenza attuale della Bse nelle capre. È possibile invece una valutazione qualitativa che considera le misure di gestione del rischio in atto dal 2001 e i risultati del maggiore livello di sorveglianza sulle capre, che permettono di considerare basso il livello di rischio Bse posto dalla carne di capra e dai prodotti derivati dagli animali nati dopo l’introduzione dalle misure alimentari nel 2001.

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Campylobacter durante tutto il periodo di allevamento. Su tutti gli isolati di C. coli di un allevamento si effettuava l’analisi del polimorfismo di lunghezza dei frammenti amplificati (AFLP). Ceppi clonali si identificavano nelle scrofe in riproduzione e nella loro prole o nei suinetti confi-

nanti. Dopo il trasferimento alla nursery, comparivano nuovi genotipi in quel gruppo di suini ma i ceppi originali di C. coli rimanevano ampiamente rappresentati nel gruppo. I genotipi di C. coli identificati durante l’ingrasso sostituivano i ceppi isolati in precedenza. Il trasporto al macello non aveva

un effetto significativo sul tasso di diffusione di C. coli. La frequenza di identificazione prima del trasporto era pari al 79,1% e si riduceva leggermente al 78,2% (n = 330). Inoltre, undici di 1474 campioni ambientali provenienti da fonti diverse nei vari allevamenti erano positivi per C. coli. Questo

studio dimostra l’importanza dei suini come serbatoio di C. coli. La fonte primaria dell’infezione è costituita dai ceppi materni di C. coli ma durante il corso dell’allevamento compaiono genotipi non correlati provenienti da fonti diverse che rappresentano ampiamente la flora finale di C. coli. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 26/2005 LEGGI IN GAZZETTA

Polizia sanitaria

Veterinario aziendale, in Gazzetta Ufficiale il decreto Dal 17 luglio, 180 giorni per ridisegnare la rete di sorveglianza pubblicato sulla GU. N. 152 del 2 luglio, il Decreto Legislativo 27 maggio 2005 n. 117 “Attuazione della Direttiva 2002/99/CE che stabilisce norme di Polizia Sanitaria sui pro-

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dotti di origine animale destinati al consumo umano”. Il Decreto Legislativo prevede che il Ministero della Salute adotti un decreto ad hoc entro 180 giorni dal 17 luglio prossimo, che ridisegni il siste-

ma di reti di sorveglianza. Al suo interno sarà inserito il “veterinario aziendale”, i cui compiti, responsabilità e requisiti professionali saranno dettagliati dal Dicastero di Storace, “sentita la Fede-

razione Nazionale degli Ordini dei Veterinari italiani”. Sarà compito delle regioni e delle province autonome attuare verifiche periodiche sul corretto operare dei veterinari aziendali. Per quanto ri-

guarda i controlli veterinari ufficiali, si legge al comma 1 dell’art. 6 “le regioni e le province autonome garantiscono, tramite i servizi veterinari delle aziende unità sanitarie locali, lo svolgimento di specifici controlli ufficiali sulla salute degli animali volti ad accertare il rispetto delle disposizioni del presente decreto, comprese quelle applicative eventualmente stabilite in sede comunitaria, nonché di tutte le misure di salvaguardia, anche nazionali, relative ai prodotti di origine animale, adottate in correlazione alle prescrizioni del presente decreto. Le ispezioni devono essere effettuate senza preavviso ed i controlli sui prodotti di origine animale oggetto di scambio intracomunitario, devono essere eseguiti in conformità al decreto legislativo 30 gennaio 1993, n. 28, e successive modificazioni; quando si constatano infrazioni alle norme di polizia sanitaria devono essere applicati i provvedimenti previsti nel medesimo decreto legislativo n. 28 del 1993.” Il sistema di reti di sorveglianza deve assicurare almeno che i prodotti di origine animale sono ottenuti solo da animali che soddisfano i requisiti di polizia sanitaria contenuti nella normativa in vigore e, in particolare, che: “1) gli animali da cui sono ottenuti i prodotti di origine animale, non provengano da un’azienda, uno stabilimento, un territorio o una parte di esso soggetti a restrizioni di polizia sanitaria applicabili nei confronti di detti animali e prodotti; 2) gli animali da cui sono ottenuti le carni e i prodotti a base di carne, non siano stati macellati in uno stabilimento in cui, al momento della macellazione o della produzione, erano presenti animali colpiti o che si sospetta fossero colpiti da una delle malattie oggetto delle disposizioni richiamate alla lettera a), o loro carcasse o altre parti, a meno che, nel caso di sospetto, esso non sia ufficialmente escluso; 3) gli animali e i prodotti dell’acquacoltura, siano conformi alle disposizioni di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1992, n. 555, e successive modificazioni. Il Dlgs n. 117/05, stabilisce le norme generali di polizia sanitaria che devono essere applicate in tutte le fasi della produzione, trasformazione e distribuzione di prodotti di origine animale e di prodotti derivati destinati al consumo umano, nonché in quella della loro introduzione da Paesi terzi. Licenziato in via definitiva da Palazzo Chigi il 25 maggio scorso, il Dlgs 117/05 non è passato per l’approvazione della Conferenza Stato Regioni. ■


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DALLE AZIENDE

Le regole d’oro per una casa a misura di pet In uno studio promosso da Purina, gli esperti dettano le linee guida per un perfetto ambiente domestico rredamento studiato anche sulla base delle esigenze dei cuccioli di casa, spazi interamente dedicati a loro, grande attenzione a tutto ciò che potrebbe rappresentare un rischio per la loro salute e sicurezza. Queste solo alcune delle regole che non possono essere trascurate quando in casa arriva un “nuovo ospite”, cosa che nelle abitazioni italiane è un trend in costante crescita (si stima che i gatti siano 7,5 milioni e 7 milioni i cani). A dettare le regole di una perfetta convivenza sono esperti provenienti da diversi settori: dai veterinari agli architetti e arredatori, che sempre più spesso si trovano a far fronte alle esigenze e alle richieste dei proprietari di cani e gatti, ma anche agli errori che inesperti pet owner compiono. Questo è quanto emerge da una ricerca promossa da Purina - azienda di riferimento del mercato PetCare (alimenti, accessori e servizi per animali da compagnia), condotta in collaborazione con Eta Meta Research, con l’obiettivo di fornire suggerimenti e consigli ai proprietari di animali da compagnia per una convivenza all’insegna della conoscenza delle loro esigenze, del rispetto e di una relazione più consapevole fra uomo e animale domestico. Lo studio è stato realizzato attraverso 200 questionari e interviste a veterinari, allevatori, interior designers, architetti e arredatori. Negli ultimi anni come è cambiato il modo di dedicare spazio agli animali all’interno della casa? Il 39% degli esperti afferma che si cerca sempre più di trovare un compromesso tra le esigenze dell’animale e della casa. Se per il 26% degli esperti si presta abbastanza attenzione alle loro necessità, per il 18% addirittura se ne presta tantissima, confermando la tendenza degli ultimi tempi che mette il pet al centro delle attenzioni di chi lo possiede. Solo il 4% ritiene che non si presti quasi nessuna attenzione a questo aspetto. E all’interno della famiglia chi prende le decisioni in merito agli animali e alle loro esigenze? Nella maggior parte dei casi, dice il 21%, è l’intera famiglia a essere coinvolta nelle decisioni relative al cucciolo di casa, mentre per il 17% degli esperti a stabilire le regole sono i figli, seguiti dalle donne (15%) e dagli uomini (11%). Normalmente in quale ambiente della casa si cerca di creare uno spazio per l’animale domestico? Secondo l’esperienza, dice il 18%, per lo più la cucina è il luogo dedicato, seguito dal soggiorno (14%). Inevitabile però, in presenza di bambini, che la loro camera diventi anche quella del cucciolo di casa (11%). In ogni caso il 31% degli esperti è fermamente convinto, quando possibile, che al cucciolo di casa andrebbe dedicato uno spazio in maniera esclusiva, arricchendolo con accessori che possano rendere felice la sua perma-

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nenza in casa. Infatti, come sostiene Sabrina Giussani, medico veterinario esperto in comportamento animale: “una soluzione ai disagi che ogni pet potrebbe riscontrare nel vivere all’interno di un appartamento è quella dell’arricchimento ambientale: arredare la casa non solo con ciò che fa più comodo all’uomo, ma pensare anche a qual-

che oggetto o accessorio che possa rendere più felice e meno monotona la vita del pet in casa. L’ideale sarebbe dedicare all’interno della casa uno spazio riservato appositamente all’animale domestico, nel quale ricreare l’ambiente più adeguato ed opportuno alle sue esigenze”. Quali invece gli errori che vengono

compiuti più frequentemente? Sicuramente al primo posto uscire di casa senza aver controllato che il cucciolo non sia rimasto chiuso in un piccolo spazio (77%), mentre il 59% afferma che troppo spesso vengono lasciati alla portata dell’animale prodotti potenzialmente dannosi, così come, dice il 51% degli esperti, spesso molti inciden-

ti avvengono perché si esce di casa lasciando pentole sul fuoco, a portata di zampe e di musi. Altro capitolo quello dedicato al cibo: il 44% dice come spesso si lasci inavvertitamente a portata dell’animale di casa del cibo inadatto o semplicemente ci si dimentichi di chiudere le finestre prima di uscire (39%). ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 26/2005 CALENDARIO ATTIVITÀ

INCONTRO SIANA IN COLLABORAZIONE CON UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TERAMO FACOLTÀ DI MEDICINA VETERINARIA

16 lug.

CORSO SCIVAC Attenzione: Date evento modificate.

set.

INCONTRO MACROREGIONE NORD OCCIDENTALE SIVE

set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC EMILIA ROMAGNA

6-7 10 11 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC ABRUZZO

11 set.

SEMINARIO SCIVAC

11 set.

CORSO SCIVAC

15-17 set.

CORSO SIVE

16-17 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC VALLE D’AOSTA

18 set.

INCONTRO REGIONALE ANMVI LAZIO

18 set.

SEMINARIO SCIVAC IN COLLABORAZIONE CON ASVAC

24-25 set.

SEMINARIO SCIVAC / SIDEV

24-25 set.

INCONTRO SIVAE

24-25 set.

INCONTRO SIOVET

25 set.

ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC

CORSO SCIVAC

28 set. 1 ott.

29-30 set.

SEMINARIO SIVE

30 set.

INCONTRO SIMVENCO / SISCA

1-2 ott.

INCONTRO SCVI

1-2 ott.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC UMBRIA IN COLLABORAZIONE CON SCIVAC INCONTRO SVIDI

INCONTRO REGIONALE SCIVAC SICILIA

1-2 ott.

6-8 7-8 8-9 9 ott.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC LIGURIA

9 ott.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC PUGLIA

9 ott.

CORSO SCIVAC

10-14 ott.

CORSO SCIVAC

14-15 ott.

INCONTRO SICARV

LA NEUROLOGIA NELL’AMBULATORIO DEL VETERINARIO PRATICO - Città Sant’ Angelo (PE)- Hotel Miramare - Via Tito De Caesars, 8 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it MALATTIE EPATICHE NEL CANE E NEL GATTO - Centro Studi SCIVAC/AVULP, Perugia - Via Morettini, 19 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it CORSO DI CARDIOLOGIA II PARTE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 18 Crediti Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it CORSO BASE DI EMBRYO TRANSFER - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona e San Daniele Po (CR) - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it LA DERMATOLOGIA NELLA PRATICA AMBULATORIALE - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it LA SICUREZZA DEI LAVORATORI E LA GESTIONE DEI RIFIUTI SANITARI NELLA PROFESSIONE VETERINARIA - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Lara Zava - Segreteria ANMVI - Tel. +39 0372 403541 - E-mail: inforegione@anmvi.it ONCOLOGIA VETERINARIA PRATICA: IL PUNTO DI VISTA DEL CLINICO E QUELLO DEL CHIRURGO Jolly Hotel, Cagliari - Circonvallazione Nuova Pirri - ECM: 6 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it INCONTRO SIDEV - DECENNALE SIDEV. DERMATOLOGIA VETERINARIA: COS’È CAMBIATO IN UN DECENNIO (1995-2005) - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accr. - Per info: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it PROBLEMI GASTROENTERICI DEGLI ANIMALI ESOTICI - “AVIS, Cremona” - Via Massarotti, 65 ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elisa Feroldi - Segreteria SIVAE Tel. +39 0372 403500 - E-mail: info@sivae.it ARTROSI: CAUSE MECCANISMI E SINTOMI - ECM: Richiesto Accreditamento - - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it DIAGNOSTICA PER IMMAGINI - PARTE 1: RADIOLOGIA DELL’ADDOME (CORSO BASE) - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it CORSO DI ENDODONZIA DI BASE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 E-mail: info@scivac.it LO SCARSO RENDIMENTO ATLETICO DEL CAVALLO SPORTIVO - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it MEDICINE NON CONVENZIONALI E TERAPIA COMPORTAMENTALE: IPOTESI PER UN DIALOGO CLINICO - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accr. - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it INCONTRO SCVI - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 E-mail: socspec@scivac.it INTERPRETAZIONE DEL CARDIOGRAMMA E DELLE RADIOGRAFIE TORACICHE NEL PAZIENTE CARDIOPATICO - Centro Avulp (PG) - Via Morettini, 19 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per info: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

DIAGNOSTICA PER IMMAGINI DEI PICCOLI ANIMALI (CANE E GATTO): TORACE E ADDOME - Catania - Museo Diocesano - VIA ETNEA, 8 - P.ZZA DUOMO - ECM: Richiesto Accreditamento - Per info: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it

ott.

INCONTRO SIARMUV

ARGOMENTI DI DIAGNOSTICA PER IMMAGINI - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 E-mail: delregionali@scivac.it

2

ott.

SEMINARIO SCIVAC

PRINCIPI DI CARDIOLOGIA IN CLINICA EQUINA - Sede da definirsi - ECM: 2 Crediti Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it

DIAGNOSTICA PER IMMAGINI NELLE PATOLOGIE VASCOLARI DELL’ADDOME - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it

2

ott.

SEMINARIO AIVEMP

CORSO TPLO - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it

ott.

ott.

CORSO SCIVAC

SOCIETÀ ITALIANA DI ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE ANIMALE - Teramo, Facoltà di Medicina Veterinaria (P.zza A. Moro, 45) - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it

15 ott.

CORSO DI CHIRURGIA D’URGENZA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 E-mail: info@scivac.it PROBLEMATICHE IGIENICO-SANITARIE EMERGENTI NEL SETTORE ITTICO – Ghilarza, Oristano - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Lara Zava - Segreteria AIVEMP - Tel. +39 0372 403541 E-mail: segreteria@aivemp.it DIAGNOSI E TERAPIA DEI PROBLEMI DERMATOLOGICI NEL GATTO - Grand Hotel Vittoria, Montecatini Terme (PT) - Via Baccelli, 2 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it È UN PAZIENTE IN CLASSE 1, CODICE ROSSO. COSA FARE? - Centro Studi SCIVAC, Cremona Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it DERMATOLOGIA:L’USO DELLA CITOLOGIA NELLA DIAGNOSI DELLE PIÙ FREQUENTI MALATTIE CUTANEE - Genova - Sala Quadrivium - P.zza Santa Marta 2 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per info: Monica Borghisani - Segr. Del. Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it LA CITOLOGIA NELLA PRATICA CLINICA QUOTIDIANA - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 E-mail: delregionali@scivac.it CORSO DI OSTEOSINTESI INTERNA AO BASE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it

lVPROFESSIONE aETERINARIA La rivista è un settimanale specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore Direttore Carlo Scotti Direttore Responsabile Antonio Manfredi Coordinamento Editoriale Angelo Franceschini, Sabina Pizzamiglio info@anmvi.it Comitato di Redazione Pierpaolo Bertaglia, Paolo Bossi, Marco Eleuteri, Giuliano Lazzarini, Pier Mario Piga, Sabina Pizzamiglio, Aldo Vezzoni Rubriche Fabrizio Pancini, Oscar Grazioli, Maria Teresa Semeraro, Giovanni Stassi Segreteria di Redazione Lara Zava professioneveterinaria@anmvi.it Grafica Francesca Manfredi grafica@evsrl.it Editore SCIVAC - Via Trecchi, 20 26100 Cremona Iscrizione registro stampa del Tribunale di Vigevano, n. 1425/03 del 30/12/2003 Concessionaria esclusiva per la pubblicità EV srl, Cremona marketing@evsrl.it Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Stampa Press Point, Abbiategrasso - MI fulvio@presspoint2000.it Prezzo di copertina: € 3,00 Prezzo Abbonamento annuo: € 62,00 per l’Italia; Servizio abbonamenti: 0372-403507 Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2 comma 20/B legge 662/96 Filiale di Milano a cura di Centro Produzione Mailings Scarl - Cusago (MI) Chiuso in stampa l’8 luglio 2005

CORSO DI DERMATOLOGIA II PARTE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 50 Crediti I e II parte - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 E-mail: info@scivac.it AGGIORNAMENTI IN CARDIOLOGIA DEL CANE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it

A.L. JOHNSON – D.DUNNING “Atlas of Orthopedic Surgical Procedures of the Dog and Cat” 1/ed. 2005 Elsevier Saunders Listino € 69,95 scontato € 59,00 Per ordini e informazioni: EDIZIONI VETERINARIE Tel. 0372/403507 - Fax 0372/457091 E-mail editoria@evsrl.it www.evsrl.it


In questo modo gli iscritti alle Associazioni Federate ANMVI potranno prevedere le spese per il loro aggiornamento (corsi, itinerari, congressi, pubblicazioni, ecc...), la quota del Fondo Sanitario ANMVI, ecc... con piccole rate mensili.

Grazie ad un accordo con la Consel spa, società finanziaria che gestisce la Carta di Credito ANMVI, da oggi i Medici Veterinari iscritti ad una delle Associazioni Federate ANMVI ed in possesso della Carta di credito ANMVI potranno avere finanziamenti con pagamento rateale, sino a 12 mesi, a tasso zero.

Per eventuali informazioni sulla compilazione e sulla documentazione è attivo il numero verde: 800 000444

Per avere il modulo di richiesta contattare: Segreteria ANMVI: Tel. 0372/403536 - Fax 0372/403526

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FINANZIAMENTI A TASSO “ZERO”


Professione Veterinaria, Anno 2005, Nr 26  

Professione Veterinaria è un settimanale specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore

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