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PROFESSIONE

lVaETERINARIA A.N.M.V.I.

Brevi TRASPORTO ANIMALI Il Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue ha dato il via libera alla firma di una nuova versione della convenzione per la protezione degli animali durante i trasporti internazionali. “Il nuovo testo - precisa Bruxelles - aumenterà gli obblighi sulle misure di protezione degli animali trasportati in Europa. Inoltre “la convenzione - precisa la Commissione - incoraggia la macellazione degli animali nei paesi d’origine’’. OGM NK603 Via libera della UE all’immissione sul mercato del mais geneticamente modificato di tipo Nk603 destinato all’alimentazione umana. L’ultima parola spetta ora al Consiglio dei ministri dell’Ue, che dovrà decidere entro tre mesi se ratificare la proposta dell’esecutivo. ECM La Commissione ECM, nella seduta del 22 giugno ha riconosciuto nuove forme di attività per il conseguimento dei crediti. Possibile nel 2004 il recupero degli anni 2002-2003. Nulla di fatto invece per la definizione di nuovi obiettivi formativi. SEPOLTURA Una certificazione da parte del veterinario di famiglia, che attesti il seppellimento di un animale domestico in giardino. La proposta, alla quale si può aderire votando una petizione on line, è stata avanzata da Telefono Blu Sos Consumatori: www.telefonoblu.org/sediregionali.htm. ENPAV È stata temporaneamente sospesa la riscossione di sanzioni per ritardata od omessa presentazione del modello 1. La sospensione è motivata dall’elevato numero di modelli “sanzionati”. L’Ente è in attesa del parere dei Ministeri vigilanti. ASSEMBLEE I soci SCIVAC, SIVAE, SIVAR e SIVE sono convocati in Assemblea Straordinaria nel mese di agosto, per l’approvazione degli adeguamenti statutari necessari per richiedere il riconoscimento del MinSal ai fini dell’ECM. SIVAL Si è costituita il 21 giugno a Cremona la SIVAL, SOCIETÀ ITALIANA VETERINARI ANIMALI DA LABORATORIO. La nuova società colma un vuoto nella rappresentanza professionale dei Colleghi che si occupano di medicina degli animali da laboratorio. Info: 0372/40.35.37 DLGS 626 Il datore di lavoro che ha conseguito il titolo di RSPP non è esonerato dall’obbligo di frequentare corsi di primo soccorso. Lo ha chiarito il Ministero della Salute alle associazioni datoriali.

AUTOGRILL Da luglio entreranno in funzione sulle autostrade i Fido Park. Il progetto è di Autogrill. Con i veterinari ci saranno anche dei volontari. Sarà attivato il numero verde 800.029449 d’emergenza che possa indicare gli ambulatori in zona. Il servizio è gratuito.

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242004

ORGANO DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI VETERINARI ITALIANI

SETTIMANALE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Anno 1, numero 24, dal 28 giugno al 4 luglio 2004 Spedizione in abbonamento postale - 45% Art. 2 comma 20/b-Legge 662/96 - Milano Concessionaria esclusiva per la pubblicità E.V. srl - Cremona

Il Consiglio di Stato risponde al MinSal

Albo obbligatorio solo per i liberi professionisti Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato

I sanitari dipendenti pubblici, non sono obbligati ad iscriversi all’ordine, a meno che non esercitino anche la libera professione La Direzione generale delle risorse umane e professioni sanitarie del Ministero della Salute si è rivolta al Consiglio di Stato per sapere se sia obbligatoria l’iscrizione ai rispettivi albi professionali dei sanitari dipendenti da amministrazioni pubbliche. Il quesito nasceva a seguito di una pronuncia della Cassazione nella quale si sosteneva la tesi della non obbligatorietà. Il Consiglio di Stato, l’organo consultivo per eccellenza del Governo, l’ha confermata. Ecco in sintesi come si è espresso nel parere depositato il 22 giugno. Estratto del parere della Prima Sezione del Consiglio di Stato: L’obbligatorietà dell’iscrizione è affermata da alcune decisioni della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, da un parere del Consiglio di Stato, da sentenza della Corte di Cassazione. Di recente, tuttavia, la Corte di Cassazione (sezione VI, 1 luglio 2003, n. 28306) si è espressa in senso negativo, richiamandosi all’art. 3 del D.L.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233, che attribuisce al Consiglio dell’ordine il potere disciplinare nei confronti dei soli “sanitari liberi professionisti” (comma 1, lett. f), all’art. 10 dello stesso D.L.C.P.S., secondo il quale “i sanitari che siano impiegati in una pubblica amministrazione ed ai quali … non sia vietato l’esercizio della libera professione, possono essere iscritti all’albo”, all’art. 13 del d.P.R. 5 aprile 1950, n. 221, il quale afferma che “l’iscrizione all’albo dà diritto al libero esercizio della professione in tutto il territorio della Repubblica”. La sezione condivide la conclusione cui è pervenuta la Corte di Cassazione nella sentenza ora citata. Alle indicazioni ermeneutiche fornite dalle norme predette, dalle quali emerge con chiara evidenza che l’iscrizione all’ordine professionale è obbligatoria per i liberi professionisti, facoltativa per coloro che esercitano la professione alle dipendenze di amministrazioni pubbliche, si aggiunge, sul piano sistematico, la considerazione che per la quasi generalità delle professioni l’iscrizione all’albo è vietata agli impiegati pubblici. (...) Tale essendo il quadro normativo di riferimento si comprende come la giurisprudenza abbia potuto attribuire valenza meramente descrittiva al dissonante disposto dell’art.1 del d.P.R. 20 dicembre 1979, n. 761, secondo il quale appartengono al ruolo sanitario del servizio sanitario nazionale “i dipendenti iscritti ai rispettivi ordini professionali”. In ogni caso, delle norme contenute nel citato d.P.R. n.761/1979, è stata prevista la “disapplicazione” dell’art. 52, comma 1, lett. d, del C.C.N.L. 20 settembre 2001. Resta da osservare, con riferimento alle norme concernenti la disciplina di accesso nei ruoli del personale sanitario del Servizio sanitario nazionale, che il requisito dell’iscrizione all’albo professionale in essi previsto si riferisca ai soli candidati che non siano già dipendenti del Servizio sanitario e sia necessario soltanto ai fini dell’ammissione alla procedura concorsuale. Quanto all’art. 15 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato d.lgs. 7 dicembre 1993, n. 517, che prevedeva per l’accesso al primo livello della dirigenza l’iscrizione all’albo professionale, è sufficiente rilevare che la norma è stata sostituita da disposizioni che rinviano al d.P.R. n. 483/1997. Per le considerazioni esposte la Sezione esprime il parere che, allo stato della legislazione, l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo riguarda soltanto i liberi professionisti, non pure i sanitari dipendenti pubblici, salvo che non siano autorizzati ad esercitare anche la libera professione.

Un altro spreco nella sanità pubblica opo la grave “emergenza caldo” della scorsa estate, il Ministro della Salute ha pensato di affrontare il problema ricavando all'interno dei supermercati un “reparto pensionati", inserito fra quello degli affettati e quello più fresco dei surgelati. La nostra sanità pubblica è sfascio. Ai primi posti fra le maggiori preoccupazioni degli italiani c’è proprio lo scadimento del SSN, dovuto in gran parte alla carenza di risorse economiche ma certamente anche alla devolution e alla logica manageriale nella gestione. Per non parlare dei sostegni alle cliniche private, politiche clientelari, mancanza di una seria programmazione, scarsa qualità professionale degli operatori, ecc. I cittadini si vedranno costretti ad orientarsi verso polizze assicurative sanitarie per avere un minimo di tranquillità. In una situazione come questa ci si aspetterebbe che tutti gli sforzi dei responsabili delle strutture sanitarie si concentrino per uscire dal degrado. Invece, in questo desolante panorama nazionale, a Napoli, il governo locale, forse solo alla ricerca di notizie positive da spendere in campagna elettorale, ha pensato di accogliere la richiesta di qualcuno che ha proposto, come fiore all'occhiello della città, un bell'Ospedale Veteri-

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nario. A Napoli ci sono decine di ambulatori e cliniche veterinarie private che spesso sopravvivono a fatica per la forte concorrenza dovuta ad un numero troppo elevato e per la crisi che da più di un anno ha coinvolto anche questo mercato. Decine di riferimenti professionali qualificati e ripartiti su tutto il territorio in grado di fornire la migliore assistenza a tutti i proprietari di animali. Per qualsiasi servizio pubblico sarebbe bastato definire, con tutte queste strutture, una convenzione che senza richiedere investimenti avrebbe potuto contare subito su una rete capillare di riferimenti che possono esprimere esperienza e professionalità qualificata con costi di gestione, per l'ente pubblico, nettamente più bassi. Ma nelle logiche della politica i ragionamenti seri, razionali e concreti sembrano non trovare spazio. L'ANMVI, sia a livello nazionale che locale, ha denunciato l'inutilità del progetto e lo spreco di denaro pubblico, sia con comunicati stampa, ripresi anche dal TG3-Campania della RAI, lettere di protesta, richiesta di incontri, ecc. Tutto inutile. Stiamo quindi valutando con i legali la possibilità di ricorrere al TAR, nella speranza che, finite le elezioni, questo progetto finisca in un cassetto insieme a tante altre promesse elettorali. ■

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A.N.M.V.I.


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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 ATTUALITÀ

La profilassi internazionale nell’interpretazione della Corte Costituzionale

di Cesare Carteny

’impasse generata dalla riforma del Titolo V della Costituzione di cui alla legge Costituzionale n. 3/2001, e non certo superata dalla legge n. 131/2003 di correlato adeguamento dell’ordinamento, sembra aver accresciuto il pericolo dell’utilizzo ideologico e strumentale del “sapere” che in quel contesto dà il meglio di sé nella pratica -oramai ricorrente e pericolosamente imprudente- di tentare, nel caso delle materie rientranti nella c.d. competenza esclusiva dello Stato, di restringerne i contenuti e contrastare le determinazioni assunte nell’esercizio delle collegate funzioni statali, in quello delle materie concorrenti e residuali delle Regioni, con l’opposto scopo di dilatarne la sfera di concreta applicazione. Da ciò l’abitudine al ricorso avverso ogni provvedimento statale di qualsivoglia rango sul presupposto della sua “ontologica” lesività degli interessi di quegli Enti territoriali unito ad una “spinta deliberativa” che induce gli stessi all’adozione di autonome disposizioni, di limitata portata territoriale ma non anche limitate nei loro effetti, che neanche la prospettazione delle sicure conseguenze negative sul già precario equilibrio nei rapporti tra Stato ed Enti territoriali né sull’immagine del complessivo “sistema Italia” sembra sufficiente a contrastare. Per gli aspetti di d’interesse veterinario costituiscono prova di tali affermazioni talune recenti determinazioni assunte in aperta contraddizione e violazione di espressi obblighi comunitari o tese a contrastare specifici indirizzi generali adottati a livello statale, nella sottaciuta consapevolezza - perciò ancor più grave - di essere in violazione di norme imperative. Ci si riferisce ai provvedimenti regionali, e persino comunali, che, con riguardo ad esempio alla blue tongue, dispongono in modo antitetico rispetto alle disposizioni statali adottate in adeguamento di quelle comunitarie nonché a quelli che, ugualmente violativi di norme comunitarie, consentono, sempre a mò d’esempio, l’utilizzo di latte proveniente da animali infetti da brucellosi per la produzione di prodotti lattiero-caseari di libera circolazione e libero consumo; provvedimenti che non sembrano essere certo ispirati a perseguire alcuna tutela dell’interesse generale né tanto meno capaci di garantire il funzionamento di alcunché. Se tutto ciò sia dovuto solo ad una piena presa di coscienza da parte di quegli Enti delle proprie specifiche “identità” e delle “necessità” che quelle pongono di fornire risposte a taluni desiderata (in ogni caso, quanto meno improprie e mal’espresse) e non anche, se non piuttosto, all’incapacità dell’altra parte nel prevenire o porre termine a quelle altrui determinazioni quando palesemente inique, non è valu-

della “profilassi internazionale” ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera q) della Costituzione. Non è più questione terminologica poiché il definitivo collocamento ad opera della Corte Costituzionale di quegli interventi nell’ambito delle attribuzioni riservate in via esclusiva allo Stato comporta una sostanziale ridefinizione sia teorico-giuridica che operativo-funzionale nei rapporti reciproci tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome. Collocamento “definitivo” si è detto, perché appare chiara la volontà della Corte Costituzionale di voler evitare qualsivoglia ulteriore incertezza in proposito come risulta in modo inequivoco dall’aver voluto rafforzare l’affermazione dell’esistenza di un’esclusiva competenza statale in materia appaiando alla “profilassi internazionale” anche l’aspetto correlato alla “tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”, che, anch’essa materia riservata in via esclusiva allo Stato (art. 117, secondo comma, lettera s), non lascia margine ad eventuali interpretazioni difformi. Andando oltre è però anche possibile affermare sin d’ora -e senza timore di veder ritorcersi contro l’accusa rivolta poco sopra circa l’uso ideologico e strumentale del “sapere”- che le conseguenze inespresse ma altresì intrinseche alla sentenza in commento vanno ben oltre l’oggetto materiale sul quale è intervenuta la statuizione della Corte. Se è vero infatti che essa riguarda specificamente la “blue tongue”, sia in quanto malattia che come oggetto del provvedimento normativo che ha dato luogo alla richiesta di pronuncia, il medesimo percorso logico-giuridico effettuato dalla Corte Cost. per giungere all’affermazione dei principi lì espressi non può non essere seguito e quegli stessi principi non possono non essere applicati anche in altri casi, per di più senza necessità alcuna di ulteriori interventi interpretativi. Si ritiene, cioè, che l’interpretazione

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tazione che qui interessa né tanto meno è rimessa a noi. È tuttavia possibile, anzi doveroso, riportare e ricordare a beneficio di tutti alcuni dati di immediato e facile riscontro. Quello “positivo” da un lato, che nel caso di situazioni analoghe a quelle poco sopra riferite legittimerebbe lo Stato ad utilizzare appositi strumenti d’intervento previsti dallo stesso legislatore costituzionale della riforma del 2001 per garantire il corretto andamento del complessivo sistema ma ai quali, invece, non si è mai ritenuto di far sinora ricorso. L’altro “statistico”, che, all’opposto, vede invece gli Enti territoriali non lesinare di ricorrere, nei confronti di quello stesso Stato, ad ogni mezzo consentito dall’ordinamento a difesa delle proprie attribuzioni/prerogative quando ritenute, a torto o ragione, minacciate. Come ovvio, ricordando tutto ciò, non si intende né contestare la legittimità dell’avanzare richieste di tutela né tanto meno misurare, sulla base della loro presenza e/o frequenza, l’esistenza di una diversa sensibilità istituzionale. Si intende semmai rimarcare in negativo che il ricorrervi da parte di alcuni quale rimedio oramai ordinario e sistematico appare sintomatico dell’incapacità di proporre e definire un assetto bilanciato ed efficace tra i diversi “livelli di governo” e di poterne assicurare il corretto funzionamento; e manifesta, al contempo, un inconsapevole (?) abbandono di funzioni proprie ed esclusive -politiche e legislative insieme- in favore di soluzioni statuite ab extra quasi si trattasse di un “regolamento di confini” tra proprietari contermini per affermare una qualche forma di prevalenza dell’una parte sull’altra sul presupposto, ancor più grave, di un’avvenuta prevaricazione di questo su quello: ciò che non dovrebbe invece poter allignare su questioni che attengono all’esercizio di ruoli istituzionali sì diversi ma non anche tali sotto il profilo dei doveri e delle responsabilità che comportano. Nel novero di quelle richieste di tutela rientra anche il ricorso alla Corte Costituzionale presentato nel 2002 dalle Regioni Marche, Toscana e Umbria che sollevano la questione di legittimità costituzionale, in via principale, dell’articolo 66 della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Legge finanziaria 2002) -che estende gli interventi già previsti per la encefalopatia spongiforme bovina alle aziende sottoposte a sorveglianza per l’influenza catarrale dei ruminanti (blue tongue)- denunciandone la illegittimità in riferimento agli artt. 117, quarto comma, 118 e 119 della Costituzione. Per le Regioni ricorrenti si tratterebbe, infatti, di un intervento statale in materia di competenza legislativa affidata in via residuale

alle Regioni (art. 117, quarto comma Cost.) e che violerebbe i principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza. Con sentenza n. 12/2004 (sentenza 18 dicembre 2003 - 13 gennaio 2004, in G.U.R.I. I serie speciale n. 3 del 21 gennaio 2004) la Corte stabilisce tuttavia due principi diametralmente opposti agli assunti, e forse alle speranze, delle Regioni, ossia: - l’infondatezza della questione d’illegittimità avanzata dalle Regioni, poiché «Le iniziative per il contenimento dell’influenza catarrale dei ruminanti sono riconducibili alla materia di legislazione esclusiva statale «profilassi internazionale» (art. 117, secondo comma, lettera q) e toccano profili incidenti sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (art. 117, secondo comma, lettera s), anch’essa riservata alla legislazione statale»; - la legittimità dell’attribuzione a livello centrale anche delle funzioni amministrative connesse agli «interventi per la protezione dalla malattia in questione» (blue tongue) che «trova giustificazione in esigenze di carattere unitario e, specificamente, nel principio di adeguatezza» poiché «il coordinamento degli interventi economici e sanitari si rende necessario proprio tenendo conto della diffusività della malattia che travalica i confini territoriali delle Regioni e addirittura degli Stati». Ciò che in tal modo irrompe nell’attuale scenario istituzionale (almeno per quel che riguarda gli aspetti di sanità veterinaria nei rapporti tra Stato e Regioni), è l’aver collegato -avendo avuto non solo la perspicacia ma anche il coraggio di farlo- «le iniziative per il contenimento dell’influenza catarrale dei ruminanti», e correlatamente «il coordinamento degli interventi sanitari», con la «profilassi internazionale» anche quando la presenza della malattia si dovesse risolvere nel suo manifestarsi nel territorio nazionale. Non può infatti sfuggire che sino a questo momento l’insorgenza sul territorio nazionale di focolai di malattie degli animali era ricondotta a quella che, sotto il profilo tecnico, è uso definire “polizia veterinaria” ossia le azioni sanitarie (recte, veterinarie) finalizzate a contenere ed eradicare la malattia, impedendone la diffusione a zone e/o aziende ulteriori. La sinteticità di tale descrizione non deve trarre in inganno; si tratta di interventi in vere e proprie “situazione di crisi” nelle quali solo è possibile valutare la raggiunta capacità di programmazione, coordinamento e gestione di un intero Sistema di controllo o, al contrario, tutta la sua inadeguatezza. Alla comprensibilità del contenuto tecnico non corrisponde tuttavia un’analoga chiarezza di qualificazione giuridica tanto meno nella ri-

ferita riforma costituzionale del 2001, sicché il ricondurre quelle azioni alla “polizia veterinaria” -sia che la si intenda quale particolare aspetto della “sanità animale” o, come sembra preferibile, materia specifica e autonoma- comportava comunque una assai dubbia attribuibilità all’uno o all’altro livello di governo. In assenza infatti di un chiaro riferimento che ne riservasse la trattazione allo Stato e non apparendo espressamente contenuta neanche nell’elencazione delle materie a competenza concorrente (salva la possibilità, in quest’ultimo caso, di ritenerla insita in via interpretativa nella generica dizione “tutela della salute”), quell’inquadramento poteva legittimare la teoria dell’attrazione della materia nell’orbita di quelle di esclusiva pertinenza delle Regioni e, sotto il profilo funzionale, dei Comuni, in forza, rispettivamente, della previsione di competenza “residuale” assoluta contenuta nel quarto comma dell’art. 117 Cost. e del contenuto recato all’art. 118, primo e secondo comma Cost. (art. 117, quarto comma Cost.: « Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato»; art. 118, primo comma Cost.: «Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza» art. 118, secondo comma Cost.: «I Comuni, le Province e Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferire con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze»). Con la sentenza della Corte Costituzionale n. 12 del 2004 il quadro appena prospettato muta radicalmente e ciò che sinora poteva essere definito e ritenuto intervento di “polizia veterinaria” diviene, invece, azione ricondotta nell’ambito

Ministero della Salute


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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 ATTUALITÀ

della Corte secondo cui gli interventi veterinari relativi alla “blue tongue” attengono alla “profilassi internazionale” -e riguardano perciò esclusivamente lo Stato non solo sotto il profilo della statuizione normativa ma anche per ciò che concerne le scelte di complessiva strategia sanitaria, comprese le valutazioni e le determinazioni presupposte e conseguenti di carattere eminentemente politico-gestionale- possa e debba essere applicata anche ad altre malattie, rendendo pretestuosa l’eventuale tesi che ritenesse invece inestensibile quanto statuito dalla Corte Costituzionale. Tuttavia, affinché tale affermazione non corra il rischio di essere letta come pervicace interesse a voler ledere le attribuzioni degli Enti territoriali, occorre che l’individuazione delle ulteriori malattie -automaticamente assoggettabili ai medesimi principi stabiliti dalla Corte Cost. per la blue tongue- venga fatta attraverso elementi oggettivamente valutabili, sì da non lasciare dubbi circa la legittimità di una simile operazione. Un primo elemento, di carattere, per così dire, tecnico-scientifico, è posto dalla stessa Corte nella parte in cui individua nella diffusività della malattia (animale) l’indicatore che legittima a ritenere sussistenti quelle «esigenze di carattere unitario» che insieme alla necessità di assicurare «il coordinamento degli interventi sanitari» impongono l’intervento dello Stato. L’altro, giuridico-normativo, pur non menzionato nella sentenza, pare di particolare interesse tener di conto poiché, aggiunto al precedente, consente di determinare con assoluta precisione, e al contempo circoscrivere, tra tutte le malattie animali in via teorica ugualmente diffusive, quelle che sono sicuramente ritenute tali a li-

vello comunitario ed internazionale in ragione dell’esistenza di caratteri comuni. Si tratta dell’individuazione positiva delle malattie in questione già compiuta sia a livello comunitario (direttiva 82/894/CEE, come modificata, e il cui elenco risulta riprodotto anche nell’ordinamento interno nell’allegato I al recente decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 225, di attuazione della direttiva 2000/75/CE relativa alle misure di lotta e di eradicazione del morbo «lingua blu» degli ovini) sia a livello internazionale dove esiste la pressoché totale corrispondenza dell’elenco comunitario di tali malattie con quelle presenti nella lista A dell’Organizzazione Internazionale delle Epizoozie (O.I.E.). La codificazione di esse, realizzata all’esterno dell’ordinamento nazionale, e la ricorrenza del dato costituito dal grave rischio sanitario e dall’impatto socio-economico correlato alla loro eventuale insorgenza, comune a tutte loro, comprova pertanto la presenza di esigenze di profilassi internazionale identiche a quelle già enunciate dalla Corte Cost. per la blue tongue, legittimando definitivamente anche sul piano interno la fondatezza della tesi che vede l’esistenza di una competenza statale esclusiva anche in relazione a tali ulteriori malattie. Tale dato, di per sé già inequivocabile, è rafforzato dalla presenza di ulteriori elementi normativi che, in ragione del dato comune sopra richiamato, evidenziano l’univocità della logica sanitaria perseguita in ambito comunitario nella strategia di lotta ed eradicazione delle malattie diffusive degli animali e che sul piano nazionale si traduce nell’impossibilità di adottare metodi differenziati in dipendenza di ciascuna di quelle malattie o di applicare quei principi solo ad alcune di

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esse. Ci si riferisce all’avvenuta armonizzazione degli aspetti principali relativi a tutte quelle malattie effettuata con direttiva 92/119/CEE, entro cui è dato inoltre individuare alcuni capisaldi strategici del complessivo approccio che risultano ancora una volta indistinti e perciò comuni sia alla blue tongue che alle altre malattie individuate nella direttiva 82/894/CEE, come modificata, nonché all’adozione di misure (anch’esse armonizzate) di lotta specifiche per ognuna delle malattie positivamente individuate, quale fase tuttora in corso di completamento degli interventi comunitari in materia e che, a cascata, vincolano necessariamente anche quelli interni (direttive recanti misure di lotta contro ad es. peste suina africana, peste suina classica, afta epizootica e la stessa blue tongue). Risulta in tale modo chiarito come la strategia di lotta comunitaria contro tali malattie sia volta ad escludere qualsivoglia margine di discrezionalità a favore dei singoli Stati nazionali ponendo in capo agli stessi (si veda, in generale, la stessa direttiva 92/119/CEE e, da ultimo, le singole direttive recanti misure di lotta specifiche per ciascuna malattia) alcuni determinati obblighi (es. attivazione di appositi Centri nazionali di lotta -denominati anche Unità di crisi centrali-, la predisposizione di Piani di emergenza con contenuti specifici, la simulazione di emergenze, il reperimento di finanziamenti d’urgenza etc…) che richiedono di essere improntati a unitarietà, coordinamento e coerenza sia degli interventi normativi che di quelli applicativi veterinari conseguenti, che solo l’esistenza di una competenza esclusiva dello Stato può garantire in ossequio agli stessi principi stabiliti dalla Corte Cost. con la sentenza n. 12 del 2004 in commento. In coerenza con l’assetto derivante dalla riferita pronuncia della Corte Cost., la situazione appena prospettata sotto il profilo teorico comporterebbe però (d’ora in poi il condizionale è d’obbligo) anche la necessità di procedere ad una chiara rideterminazione, in via legislativa, dei rapporti tra lo Stato e le Regioni in materia di polizia veterinaria nel suo collegamento ora operato con la profilassi internazionale, in modo da provvedere ad una sostanziale, diversa ripartizione delle funzioni e compiti da attribuire a ciascuno. Rideterminazione, quindi, che non sia una mera riproposizione o, peggio, un semplice rinvio allo stato quo ante la sentenza in commento e che, si ribadisce, dovrebbe essere compiuta in via legislativa poiché, per assicurare effettività ed efficacia a fini di profilassi internazionale, occorrerebbe giungere alla definizione di alcune linee d’azione indispensabili in materia, dovendosi provvedere almeno a: - riformulare i principi che presiedono all’adozione dei Piani di emergenza contro le malattie infet-

tive e diffusive degli animali, parte dei relativi contenuti attualmente previsti nei provvedimenti che danno attuazione alla normativa comunitaria ridefinendo anche la struttura della c.d. catena di comando, prevista in tutte le nuove direttive comunitarie recanti misure di lotta contro le malattie animali; - prevedere appositi poteri ispettivi, ma anche sostitutivi e/o interdittivi effettivi a favore dello Stato ed espresse sanzioni, anche indirette (es. decurtazioni nei finanziamenti del Fondo sanitario nazionale e/o di quelli comunitari specifici per i programmi di controllo ed eradicazione delle malattie animali), a carico delle Regioni inadempienti o che violino le misure di sorveglianza/controllo disposte dallo Stato in caso di focolai delle malattie in questione nonché in tutti i casi -anche quando vertenti su materie diverse dalle malattie animali- in cui atti e/o provvedimenti degli Enti territoriali sono o lesivi di obblighi comunitari o accordi internazionali, con essi incompatibili o non conformi agli obblighi generali assunti direttamente dallo Stato; - strutturare diversamente, rimodulandolo e potenziandolo, il rapporto diretto tra lo Stato e gli Istituti zooprofilattici sperimentali, con particolare riguardo alle funzioni e i compiti tecnico-scientifici dei Centri di referenza nazionali per le malattie animali, non solo ai fini della predisposizione dei Piani di emergenza ma soprattutto nelle fasi successive finalizzate alla verifica della correttezza applicativa da realizzare attraverso la formale creazione di appositi gruppi di audit ed ispettivi, funzionalmente dipendenti dal livello statale ed ad esso rispondenti; - prevedere un apposito finanziamento ad accantonamento annuale per la creazione di uno specifico fondo immediatamente utilizzabile nel caso di insorgenza di malattie animali della lista A dell’O.I.E. con focolai presenti contestualmente in più di una Regione in modo da assicurare un intervento tempestivo dello Stato anche ai fini del reperimento e/o utilizzo transitorio di apposite risorse strumentali e umane, in modo analogo a quanto accade per la Protezione civile nelle situazioni di crisi; - rendere effettivo (finalmente!) un sistema nazionale di epidemiosorveglianza tenendo conto dei principi stabiliti nel decreto legislativo n. 196 del 1999 e degli obblighi posti da ultimo dalla direttiva 2002/99/CE in correlazione con il regolamento (CE) n. 178/2002; - individuare forme organiche di orientamento nelle attività di allevamento e produzione animale confacenti e rispettose delle esigenze sanitarie e di benessere animale, e perciò sotto un’egida principalmente sanitaria, anche attraverso l’utilizzo ed il supporto delle esistenti figure professionali, da accompagnare con misure di sostegno finanziario anche al fine di consentire le opportune ristrutturazioni e/o riconversioni produttive;

- espungere, non fosse altro che a fini di certezza del diritto, ogni riferimento alla “provvisorietà” (recte, cedevolezza) dei provvedimenti statali di attuazione della normativa comunitaria in materia di misure di lotta-controllo le malattie animali, anche con riferimento a quelli già adottati e così a partire dal decreto legislativo n. 225 del 2003 relativo alla blue tongue per arrivare ai decreti legislativi nn. 54 e 55 del febbraio 2004 riguardanti, rispettivamente, la peste suina africana e quella classica. Sicché, nessuna tentazione di “automatismo applicativo” di quanto già solo la mera lettura dei principi espressi nella sentenza della Corte Cost. pur consentirebbe, ma che sarebbe forse più dannoso del male cui si vorrebbe porre rimedio. Al contrario; ciò che sarebbe da chiedere è un’ampia e seria riflessione sull’adeguatezza dell’attuale situazione: se essa consenta, così com’è, di assicurare la funzionalità del complessivo sistema veterinario o se, per la sua stessa credibilità, non sia invece il caso di procedere a quegli interventi strutturali appena sopra accennati, senza preclusione, come ovvio, per quegli ulteriori che dovessero essere individuati e proposti da altri volenterosi “donchisciotte”. Ciò che sarebbe ancora da chiedere è un momento di definitivo confronto sull’esistenza o meno di un “comune sentire” circa la fondatezza della richiesta di interventi radicali analoghi a quelli indicati, che pur rivolto principalmente ai diversi livelli di governo dovrebbe però riguardare anche tutte le altre componenti della professione veterinaria. Salvo che, ritenuto ancora premiante il “dolce far niente” e le solite chiacchiere, si preferisca attendere la prossima “crisi” (perché ve ne saranno ancora anche grazie alle “garanzie” offerte dagli Stati di nuova adesione e alle “deroghe” concesse loro in abbondanza dalla Commissione europea imparziale custode della corretta applicazione delle regole comunitarie!) ed invocare la necessità dell’ennesima “gestione commissariale straordinaria” quale strumento forse politically correct eppur sostanzialmente delegittimante che fa il paio con l’oramai noiosa, fagocitaria abitudine di un’altra amministrazione pubblica di (si legga Ministero politiche agricole e si veda, da ultimo, il contenuto dell’opuscolo allegato al Corriere della sera del 6 giugno u.s. il cui contenuto è sostanzialmente “sanitario”). E per la suddetta carica -non potendo sperare in maggiori Uffici preclusi sia dall’assenza di Santi protettori sia dall’usanza di attribuirli e farli cumulare nelle elette mani di figure esterne all’Amm. ne, di perciò stesso di comprovata competenza- propongo sin d’ora la mia candidatura con la promessa, lo garantisco, di rendere ogni onore alle spoglie di ciò che fu il “Sistema Veterinario Italiano”: ma senza celebrazioni religiose, impedite dall’essere stato un atto ■ suicida.


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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 L’INTERVISTA

Intervista all’on. Luana Zanella

di Sabina Pizzamiglio

Prestazioni veterinarie IVA-esenti? Luana Zanella è ottimista sulla riuscita della sua PdL, purché il Governo si impegni veramente. Ricomprese nell’esenzione le prestazioni su animali destinati alla “pratica sportiva” a proposta di legge per esentare dall’IVA alcune prestazioni veterinarie (v. Professione Veterinaria 20/2004), presentata dall’On. Luana Zanella (Verdi-Ulivo), ha riscosso l’apprezzamento dell’ANMVI. L’entusiasmo della prima ora, però, cede il passo ad un’analisi ragionata del testo di legge, che in due soli articoli esenta le spese veterinarie per gli “animali domestici”, ma esclude dai benefici fiscali quelle sostenute per la cura degli animali esotici e degli animali da reddito. Nella prima stesura, il testo escludeva anche le prestazioni sugli “animali destinati alla pratica sportiva”, in quella definitiva (v. box) le ha ricomprese. Il Presidente dell’ANMVI, in una nota inviata all’On. Zanella all’indomani della presentazione della PdL, aveva sottolineato, come il riferimento alla pratica sportiva avrebbe penalizzato le prestazioni sul cavallo, spesso detenuto a scopo d’affezione e a scopo sportivo, ma non necessariamente a scopo di competizione. L’ufficio legislativo dei Verdi ha quindi spiegato che in sede parlamentare si è rilevato questo problema (seppur dopo la presentazione della prima versione della PdL) tanto che nella versione definitiva sono stati apportati gli opportuni correttivi. Resta il nodo degli esotici. Al riguardo, l’ANMVI aveva fatto notare che si sta facendo largo la dizione “non convenzionali”, o quella di “nuovi animali da compagnia: il furetto, il coniglio o alcuni volatili infatti non sono specie esotiche e oggi rivestono il ruolo di comunissimi animali da compagnia, specie per i bambini”. E resta anche il nodo delle prestazioni veterinarie sugli animali da reddito: “anche le loro prestazioni - scriveva Bossi all’On Zanella- costituiscono una forma indiretta di tutela dell’uomo essendo finalizzate a garantire il benessere e la salute di animali produttori di alimenti e quindi rilevanti sul piano della sanità pubblica”. Si apre invece uno spiraglio sulle possibilità di successo dell’esenzione, un beneficio fiscale che il Dicastero delle Finanze ha sempre negato essere nelle sue possibilità. L’On Zanella, invece, la pensa diversamente.

mali domestici e da compagnia. E se l’opportunità di essere esentati dal pagamento dell’Iva per visite veterinarie effettuate a certi animali piuttosto che ad altri, dovesse seppur minimamente influenzare la scelta a favore dell’acquisto di un cane o di un gatto piuttosto che di un coniglio da tenere in gabbia, beh, non potrei che gioirne, perché anche questo è l’obiettivo che questa proposta di legge seppur indirettamente si pone.

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Onorevole Zanella, la sua proposta di legge, esclude gli animali esotici. Si comprende d’altra parte la cautela verso le specie illegalmente detenute. Come commenta questo aspetto della proposta? Molti di quelli che oggi sono ritenuti animali domestici o da compagnia, sono in realtà animali che innegabilmente vengono privati della libertà tenendoli in gabbia o

in un acquario (uccelli, roditori, pesci, ecc.), o comunque costretti di fatto a vivere lontano dal loro habitat naturale (maialini nani, caprette tibetane, ecc.), e questo a prescindere dalle amorevoli cure e attenzioni che vengono rivolte loro dai proprietari. Questa è stata la discriminante che ci ha portato a prevedere la loro esclusione dai benefici della nostra proposta di legge. Abbiamo preferito in questo senso limitarci a considerare solo quegli animali effettivamente domestici, ossia quelli che in conseguenza della secolare vicinanza con l’uomo, hanno modificato i comportamenti e le loro caratteristiche, instaurando con questi un rapporto simbiotico di reciproco benessere. Rimane il fatto che l’aver considerato i soli cani, gatti e cavalli, significa comunque, nei fatti, comprendere la quasi totalità - in termini percentuali - degli ani-

Una osservazione sulle prestazioni sugli animali da reddito. A suo giudizio, non potrebbero costituire una forma indiretta di tutela dell’uomo trattando del benessere di animali produttori di alimenti? Il motivo per cui nella proposta di legge non abbiamo considerato le prestazioni sanitarie nei confronti di tutti gli animali da reddito, risiede principalmente nell’eccessiva onerosità della loro eventuale inclusione. Una proposta di legge come questa che abbiamo presentato, seppur ritengo troverà consensi trasversali, potrebbe non avere un iter facile in parte - come abbiamo visto - per i motivi legati alla nostra appartenenza all’Unione europea, che rende non facile intervenire autonomamente sulle aliquote Iva, proprio in quanto vige un sistema comune europeo di imposta sul valore aggiunto, ma an-

Riscritto l’articolo 1 TESTO DEFINITIVO DELLA PDL N. 5024 “Modifica all’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in materia di esenzione dall’IVA delle prestazioni sanitarie veterinarie” Articolo 1 Modifiche al DPR 633/72 e sue successive modificazioni 1. Dopo il punto 18) comma 1, articolo 10, del Decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e sue successive modificazioni, è aggiunto il seguente punto: “18-bis. le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese a cani, gatti e cavalli, legalmente detenuti. Sono comunque escluse le prestazioni sanitarie ad animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare, e ad animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole, nonché ad animali utilizzati per attività illecite.* * la prima stesura escludeva anche le prestazioni sanitarie ad animali “destinati alla pratica sportiva” Articolo 2 Copertura finanziaria 1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, stimato in 260 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2004, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto ai fini del bilancio triennale 2004-2006, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente “Fondo speciale” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2004, allo scopo utilizzando parzialmente l’accantonamento relativo al Ministero medesimo. 2. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

che, e forse soprattutto, per motivi legati ad una nostra finanza pubblica sempre più in difficoltà. Non è una proposta di legge particolarmente onerosa, ma certamente in una situazione di evidente difficoltà di bilancio e di conseguenti

risorse scarse e limitate, riteniamo più praticabile ridurre il campo di applicazione. Tra l’altro fin dall’inizio devo dire che questa legge è stata soprattutto pensata per agevolare la detenzione dell’animale da compagnia nella sua accezio-


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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 L’INTERVISTA

ne, come dire, più familiare. Infine per quanto riguarda la parte della vostra domanda relativamente all’esenzione dell’Iva come maggiore garanzia per la qualità e la sicurezza alimentare, ritengo che probabilmente un qualche effetto positivo lo otterrebbe, anche se forse non particolarmente significativo. Vorrei comunque ricordare che anche il decreto del ministero delle finanze del 6 giugno 2001, n. 289, che doveva individuare gli animali per i quali le spese ve-

terinarie davano diritto ad una detrazione di imposta dal reddito Irpef (detrazione prevista dall’articolo 32 della legge 342/2000), escludeva tra gli altri gli animali da reddito, probabilmente proprio in virtù dell’eccessiva onerosità conseguente alla loro eventuale inclusione. Se comunque, durante l’iter parlamentare del provvedimento, dovesse presentarsi la possibilità di comprendere, ai fini delle agevolazioni previste, anche gli animali destinati al consumo alimentare,

non avrei difficoltà a favorirne l’approvazione. Analoghe iniziative parlamentari sono già state tentate con l’appoggio della categoria veterinaria, ma si sono scontrate con il parere negativo del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel giugno del 2003 il Dicastero di Tremonti respingeva un ordine del giorno avanzato dall’On. Gianni Mancuso spiegando che la richiesta di riduzione dell’aliquota IVA dal 20 al 10 per cento

“esporrebbe l’amministrazione al giudizio della Corte di Giustizia della CE”. Tremonti aggiungeva: “si fa presente che la proposta non è in linea con quanto stabilito nella direttiva 92/77/CEE la quale non prevede la possibilità di applicare un’aliquota IVA ridotta in via generalizzata: tale facoltà è prevista solo per alcuni beni e servizi compresi nell’allegato H alla Direttiva stessa, tra i quali non sono ricomprese le prestazioni veterinarie”. Naturalmente speriamo che la sua pro-

posta segua un iter più “fortunato”. Quali iniziative pensa di intraprendere per farla approvare? È vero che oggi la disciplina dell’Iva è modellata, non solo in Italia bensì in tutti i paesi membri dell’Ue, sulla base delle Direttive emanate in materia dalla Comunità Europea, direttive che costituiscono i criteri guida a cui si devono attenere le legislazioni interne dei singoli Paesi membri. E quindi le possibilità per ciascun Paese della Ue, di poter modificare autonomamente questa imposta sono estremamente limitate, ma credo che pur sempre dei margini esistono. La ricerca di questi spiragli si ottiene sia inevitabilmente attraverso l’azione parlamentare, che attraverso un parallelo “lavoro” in sede europea. Nella domanda fate riferimento al già espresso parere negativo del ministro Tremonti in virtù della necessità di rispettare la direttiva 92/77/CEE del 19 ottobre 1992, direttiva che completa il sistema comune di imposta sul valore aggiunto e modifica la direttiva 77/388/CEE. Ebbene l’articolo 13 che riguarda le possibilità di esenzione dell’imposta all’interno di ciascun Paese, prevede tra i servizi potenzialmente interessati dall’esenzione, le prestazioni mediche effettuate nell’esercizio delle professioni mediche e paramediche, e lo stesso Allegato H che indica i beni e servizi sui quali sia possibile ridurre l’imposta, include la fornitura di cure mediche e odontoiatriche, e - al punto 3 - i prodotti farmaceutici per trattamenti medici o veterinari. Insomma, se è vero che le visite veterinarie non sono espressamente indicate nella direttiva, ritengo ottimisticamente che qualche margine per cercare di far approvare questa norma vi sia. Certo, ribadisco, su questo conterà molto non solo, evidentemente, la posizione che i singoli parlamentari esprimeranno, ma anche la posizione che prenderà il Governo e in particolare il Ministro dell’economia, circa la reale disponibilità e impegno ad adoperarsi fattivamente per l’approvazione di questa legge. ■

I parlamentari che hanno sottoscritto la proposta Adduce (DS), Angioni (DS), Annunziata (Marg), Benvenuto (DS), Boato (Verdi), Bolognesi (DS), Bova (DS), Bulgarelli (Verdi), Burani Procaccini (FI), Deiana (RC), Camo (Marg), Capitelli (DS), Cennamo (DS), Cento (Verdi), Chiaromonte (DS), Cialente (DS), Cima (Verdi), Cossutta (CI), Fanfani (Marg), Gasperoni (DS), Lion (Verdi), Loddo Santino Adamo (Marg), Maccanico (Marg), Pecoraro (Verdi), Perlini (FI), Pisa (DS), Rocchi (Marg), Romoli (FI), Ruggeri Ruggero (Marg), Ruzzante (DS), Sciacca (DS), Trupia (DS), Valpiana (RC), Vendola (RC), Widmann (Misto).


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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 ATTUALITÀ

Rafforzato il ruolo del veterinario

Salviamo il Decreto “salva zoo” o schema di Decreto legislativo sugli zoo (attuazione della direttiva 1999/22/CE relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici) introduce per la prima volta nel nostro ordinamento, una disciplina organica in materia di giardini zoologici. (v. Professione Veterinaria 17). Questo provvedimento, predisposto dal Ministero dell’Ambiente a seguito di riunioni con il Dipartimento delle politiche comunitarie, è particolarmente importante anche per la nostra Categoria, perché assegna un ruolo centrale al medico veterinario, un ruolo che fino ad ora non esisteva. Ecco perché l’ANMVI sosterrà con l’Unione Italiana

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Giardini Zoologici ed Acquari (UIZA) la necessità di una rapida approvazione parlamentare del decreto, e sarà disponibile ad appoggiare alcune richieste avanzate dall’Unione. Il parere dell’UIZA Secondo l’UIZA il testo proposto dal ministero dell’ambiente contrasta con lo spirito della direttiva europea 1999/22/CE in tre punti sui quali verranno richiesti emendamenti. Uno di questi riguarda la regolamentazione inopportunamente restrittiva del prelievo di animali selvatici dallo stato libero (l’UIZA chiede che si torni alla fedele trascrizione di quanto previsto dalla direttiva europea). Il se-

CURA DEGLI ANIMALI - ASPETTI VETERINARI Allegato B dello Schema di Decreto sugli zoo 1. È necessario garantire una assistenza veterinaria di routine. 2. Deve essere previsto un programma di cure veterinarie, che andrà messo in pratica sotto la supervisione di un esperto veterinario. 3. Si devono effettuare, su consiglio di esperti veterinari, esami di routine, che includano controlli dei parassiti. Interventi di medicina preventiva, come ad es. le vaccinazioni, devono essere effettuati ad intervalli regolari, sempre su indicazione del veterinario. 4. Il giardino zoologico deve garantire un’adeguata assistenza veterinaria 24 ore su 24 nell’arco dell’intera settimana. Laddove il giardino zoologico disponga di un servizio veterinario a tempo pieno, le strutture utilizzate devono comprendere: un tavolo operatorio; ferri chirurgici; apparecchiature per l’anestesia; strumenti diagnostici di base; prese di corrente per la luce e per altri accessori elettrici; strumenti per prelevare sangue ed altri campioni, per prepararli e spedirli ai laboratori; una sufficiente quantità di prodotti tranquillanti ed anestetici. 5. Uno o più locali devono essere disponibili per la cura di animali feriti, malati o stressati. Devono essere inoltre presenti delle strutture per l’allevamento artificiale degli animali. 6. Devono esistere strutture per la raccolta, il controllo e, se necessario, la somministrazione di anestetici, per l’eutanasia e per l’eventuale ricovero di animali terrestri al risveglio dall’anestesia. 7. Deve essere disponibile un ambiente, lontano dagli altri animali, per l’isolamento e per il controllo degli animali appena arrivati. 8. Gli animali appena arrivati devono essere tenuti sotto controllo per il tempo ritenuto necessario dal veterinario e dal curatore, prima di essere inseriti con gli altri. 9. Bisogna prestare particolare attenzione all’igiene degli alloggi o delle vasche dove questi animali vengono isolati o messi in quarantena. 10.Dove possibile, il personale dello staff deve indossare indumenti di protezione e possedere strumenti da usare esclusivamente nelle aree isolate. 11.Tutti i sedativi, i vaccini e gli altri prodotti veterinari devono essere conservati in luoghi sicuri con accesso consentito solo al personale. 12.Salvo specifiche direttive del veterinario, il personale dello zoo non deve detenere o somministrare sedativi. 13.La direzione del giardino zoologico deve concordare con il consulente veterinario locale se è preferibile conservare gli antidoti dei veleni o i prodotti veterinari tossici presso il giardino zoologico o presso un ospedale locale o l’ambulatorio del veterinario. 14.Tutte le attrezzature veterinarie infette o pericolose devono essere conservate al sicuro: a) dette attrezzature devono essere lasciate in luoghi non accessibili agli animali o al personale non autorizzato a maneggiarle; b) strumenti che possono pungere, come aghi e siringhe, devono essere riposti in contenitori rigidi o inceneriti dopo l’uso. PROTOCOLLO POST MORTEM 1. Gli animali morti devono essere maneggiati in modo da evitare qualsiasi rischio d’infezione. 2. Ove possibile, le cause della morte di ogni animale del giardino zoologico devono essere sempre individuate. Ciò è praticabile, nella maggioranza dei casi, tramite un esame autoptico eseguito da un veterinario esperto o da un patologo, dotato di notevole esperienza e specifica formazione. 3. Nel caso in cui non sia possibile trasferire velocemente le carcasse presso un laboratorio veterinario al di fuori del giardino zoologico, si devono organizzare dei locali interni, ove si possano svolgere, nel rispetto dell’igiene e della sicurezza, gli esami post mortem. Qualora poi non sia possibile svolgere detti esami subito dopo la morte degli animali, si deve disporre di un apposito congelatore, ove conservare la carcassa o i campioni di tessuto prelevati, in attesa di trasferirli, in contenitori a chiusura ermetica, ad un laboratorio specializzato. 4. Gli strumenti necessari per svolgere degli esami post mortem e le caratteristiche dei locali di cui al punto precedente devono includere: un efficiente sistema di drenaggio; pareti e pavimenti lavabili; un tavolo per autopsie; un set di strumenti specifici per esami post mortem; adeguati contenitori per la conservazione dei campioni prelevati e, in caso di animali di grossa taglia, un montacarichi. 5. Una volta condotte le dovute indagini post mortem, si deve provvedere velocemente, in condizioni di sicurezza sanitaria, alla rimozione delle carcasse e degli organi interni.

condo punto è la previsione che i giardini zoologici debbano dotarsi di garanzia finanziaria, (per l’IUZA questo requisito non è compreso nella direttiva). Infine, l’UIZA chiederà che il periodo di adeguamento delle strutture venga esteso a 5 anni. Tale periodo risulta infatti più realistico, anche in considerazione del fatto - fa notare l’Unione-che la maggioranza degli zoo ed acquari italiani sono privati e, come risulta dal decreto, non possono contare sul supporto dello Stato. Il ruolo del veterinario In base all’articolo 3 (Requisiti del giardino zoologico), allo scopo di assicurare il mantenimento o la sistemazione degli animali in condizioni compatibili con le prescrizioni del decreto, si prevede “un

elevato livello qualitativo nella custodia e nella cura degli animali attraverso l’attuazione di un programma articolato di trattamenti veterinari, preventivi e curativi, e fornendo una corretta alimentazione”. In base all’articolo 6, che disciplina l’attività di controllo è previsto che detta attività venga “svolta, con cadenza almeno annuale, dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio che, a tal fine, si avvale del Corpo Forestale dello Stato, nonché di medici veterinari, di zoologi e di esperti di comprovata competenza nel settore individuati dallo stesso Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, su indicazione anche dei Ministeri della salute e delle politiche agricole e forestali. Vengono inoltre dettagliati gli aspetti veterinari per la

cura degli animali (v. box). All’epoca della stesura del provvedimento, era ancora pendente davanti alla Corte di Giustizia Europea un ricorso per la mancata attuazione della direttiva 1999/22/CE. A metà giugno la Corte ha condannato l’Italia ad adeguarsi in breve tempo, pena l’applicazione di multe per ogni giorno di ritardo. Il ministero dell’Ambiente ha subito ribadito che l’iter per il recepimento è già stato avviato con il decreto legislativo approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri il 29 Aprile di quest’anno. Il provvedimento è ora all’esame della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni parlamentari competenti. Entro luglio il percorso per l’approvazione definitiva dovrebbe concludersi. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 ATTUALITÀ

Circolare del MInSal

Passaporto UE entro il 1 luglio l Ministro Sirchia ha firmato in data 14 giugno 2004 una nota indirizzata agli Assessorati alla Sanità e ai Servizi Veterinari regionali riportante le annunciate indicazioni sul Passaporto Europeo per cani, gatti e furetti, ai sensi del Regolamento (CE) n. 998/2003. La nota non fa riferimento alla proroga annunciata a Bruxelles alcuni giorni fa, relativa allo slittamento al

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1° ottobre del nuovo documento comunitario: al Ministero della Salute, infatti, non è pervenuta, ad oggi, nessuna comunicazione ufficiale dalla Commissione Europea. Scrive il Ministro: “Al fine di facilitare l’attivazione delle procedure concernenti la prima fase di applicazione del Regolamento stesso, si è ritenuto opportuno fornire in modo uniforme, per tutte le Autorità

amministrative e tecniche del territorio, le indicazioni di seguito riportate. Si sottolinea tuttavia la necessità di attivarsi con urgenza per la realizzazione tipografica dei libretti di Passaporto al fine di effettuarne la distribuzione entro la fine del mese di giugno p.v. ai servizi veterinari delle ASL i quali, a loro volta, dovranno premurarsi di distribuirli ai Medici Veterinari autorizzati per la

compilazione dei passaporti di cui trattasi, onde consentirne l’utilizzazione entro la data prevista del 3 luglio 2004. La stampa del Passaporto deve essere commissionata da ciascuna Regione in rapporto alla reale necessità numerica degli animali da trasportare al seguito del viaggiatore, nella forma tipografica standard ed ogni pagina, predefinita dalla Decisione suddet-

ta, deve riportare il numero di passaporto così composto: ISO Stato + ISTAT Regione + numero progressivo di nove cifre individuato secondo le modalità di ciascuna Regione. Esempio per la Regione Lazio: IT 12 000000429. Contenuti e modalità di rilascio Il Passaporto prodotto dalle Regioni deve essere redatto in lingua italiana ed inglese, (al riguardo si fa presente che il relativo schema è già stato messo a disposizione di codesti uffici per posta elettronica). La legalizzazione viene effettuata dal medico Veterinario Ufficiale della ASL, in modo che i passaporti possano essere utilizzati per i movimenti dei suddetti animali al di fuori della Comunità. Il Passaporto sostituisce tutte le altre certificazioni per la movimentazione all’interno della comunità e quello dei cani è registrato sulla banca dati dell’Anagrafe Canina Centralizzata. Ai fini della vaccinazione antirabbica e dell’impianto del microchip, il Medico Veterinario ambulatoriale, dietro presentazione di apposita richiesta, va autorizzato secondo le modalità ritenute valide da ciascuna Regione. A tale proposito si deve garantire: 1) l’obbligo di comunicazione per le vaccinazioni ai sensi del regolamento di polizia veterinaria, con rilascio del modello 12; 2) la conservazione dei vaccini con il mantenimento costante della temperatura di refrigerazione (da +2° +6°C); 3) il possesso del Lettore ottico per microchips, anche in considerazione che dal 1° gennaio 2005 sarà obbligatoria l’applicazione del microchip come sistema di identificazione per tutti i cani. Si precisa che nelle pagine 8 e 9 del Passaporto relative alla titolazione di anticorpi neutralizzanti il virus della rabbia, per Veterinario autorizzato deve intendersi il Veterinario ufficiale che ratifica l’esito delle analisi. I codici microchip sono registrati presso la Regione ed è confermata la validità del periodo di transizione per la identificazione tramite tatuaggio. Si auspica che le SSLL diano precise disposizioni affinché si possano conseguire i risultati programmati durante le riunioni sopra indicate, attivando le procedure necessarie per la stampa del Passaporto europeo entro i termini previsti. L’Anagrafe canina Il Ministro Sirchia riferisce inoltre che “i lavori concernenti l’Anagrafe Canina Nazionale proseguono proficuamente ed approfonditamente, tuttavia nel corso delle recenti riunioni (Roma 3 febbraio 2004, Bologna 26 febbraio 2004, Torino 9 marzo 2004 e Roma 16 aprile 2004) è apparsa evidente la necessità di procedere con immediatezza all’applicazione del Regolamento CE n. 998/2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 13/06/2003, n. L. 146, che entrerà in vigore a decorrere dal 3 luglio 2004”. ■




laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004

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RUBRICA LEGALE E FISCALE

Compravendita animali

Il veterinario nella garanzia del negoziante A proposito di contratti “strani” che a volte i negozianti rilasciano, ho raccolto l’ennesima garanzia che un negozio della zona rilascia agli acquirenti. La particolarità, secondo il mio punto di vista, sta nel fatto che il negoziante non ritiene la garanzia valida se sull’animale interviene un Veterinario non autorizzato dallo stesso. La garanzia è di 10 giorni. (R.B.) Se questa “garanzia” è controfirmata per accettazione dall’acquirente, purtroppo è valida. Si tratterebbe di una riduzione consensuale della garanzia, prevista dal Codice Civile. Se viceversa è un’imposizione data dal venditore, non ha nessun valore e l’acquirente ha diritto alla garanzia completa di un anno, con l’obbligo di segnalare entro giorni un eventuale difetto occulto al momento della vendita; l’acquirente, inoltre, essendo a tutti gli effetti il “proprietario” dell’animale, ne ha il pieno diritto e quindi non può essere in alcun modo condizionato nelle sue scelte (come e dove farlo curare in caso di malattia). Qualora, in caso di contestazione di malattia con tempo di incubazione superiore alla data d’acquisto o di difetto occulto, segnalato entro 8 giorni al venditore sulla base del certificato del veterinario di fiducia dell’acquirente, il venditore ha diritto ad ottenere dall’acquirente la possibilità di far visitare il cane, a proprie spese, dal proprio veterinario di fiducia, ma la decisione sulla terapia da effettuare spetta di diritto a chi è legittimo possessore del cane e cioè a chi l’ha acquistato. Sarebbe senz’altro opportuno, inoltre, segnalare questo contratto vessatorio alle associazioni consumatori. Per il Collega che si prestasse a queste vessazioni l’Ordine dovrebbe aprire un procedimento disciplinare per violazione dell’art. Art. 32 “È illecito qualsiasi comportamento rivolto a sottrarre clientela ad altro collega”. Aldo Vezzoni

Procedimenti disciplinari a porte chiuse Nello svolgimento dei procedimenti disciplinari a carico dei liberi professionisti deve escludersi l’obbligo della pubblicità delle udienze. Lo stabilisce la Cassazione (sentenza n. 11275 del 15 giugno 2004). Infatti, non esiste una disposizione in tal senso nelle norme che regolano questo tipo di procedimenti. Neppure può essere invocato l’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che nell’affermare l’esigenza di pubblicità del processo, pone solo un principio di comportamento per il legislatore nazionale. Sulla mancata pubblicità delle udienze, inoltre non è neanche configurabile una questione di le-

gittimità costituzionale delle norme regolanti il suddetto procedimento, per contrasto con gli articoli 3 e 101 della Costituzione, dal momento che si tratta di una scelta discrezionale del legislatore obiettivamente giustificata da esigenze di tutela della singola categoria professionale. (Il Sole 24 Ore, 21 giugno 2004)

Deducibilità della quota all’Ordine Le quote versate agli Albi professionali, anche se definibili “contributi”, non sono deducibili dal reddito di lavoro dipendente o comun-

que recuperabili sotto altra forma in sede di modello 730. In linea di principio i contributi deducibili dal reddito sono solo quelli obbligatori per legge ovvero, nell’ambito del reddito di lavoro dipendente, è previsto che, in aggiunta a quelli prima indicati, non concorrono a formare il reddito solo i contributi per assistenza sani-

taria versati a fondi o casse in conformità a disposizioni di contratto, accordo o regolamento aziendale. I contribuiti all’Albo di appartenenza sono un costo deducibile dal reddito di lavoro autonomo e, pertanto, si ritiene non siano deducibili dal 730. (Il Sole 24 Ore, L’esperto risponde, 17 maggio 2004)


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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 LA RASSEGNA DI VET-JOURNAL

Una nuova encefalopatia bovina? Ancora sconosciuto l’agente responsabile della paralisi e morte improvvisa di una giovenca inglese esta preoccupazione in Inghilterra una malattia cerebrale di origine sconosciuta che ha paralizzato e ucciso una giovane vacca. La Health Protection Agency inglese sta conducendo una procedura di valutazione urgente del caso e

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di altri 20 casi simili verificatisi negli ultimi 10 anni. Si ipotizza che sia responsabile un virus, ma tutti i test fino ad ora effettuati per le malattie virali bovine conosciute sono risultati negativi, tra cui la louping ill -trasmessa dalle zecche- il West Nile virus e l’Herpe-

svirus 1. L’analisi del cervello della giovenca deceduta ha rivelato che la malattia coinvolgeva la sostanza bianca, inducendo una paralisi della durata di 5-6 giorni e in seguito la morte. La Veterinary Laboratories Agency (VLA) ha registrato il caso come

possibile nuova condizione patologica bovina. Dieci bovini sani in contatto con la giovenca affetta sono stati sottoposti agli stessi test virali e risultati negativi. Secondo Fred Landeg, veterinario ufficiale della Defra (Department for Environment, Food and Rural

Affair) “ci si trova in un’area di incertezza, dunque è inevitabile pensare alla Bse”. Si tratta di casi sporadici, che apparentemente non si sono diffusi nella mandria. Peter Rudman, veterinario di sanità pubblica della National Farmers’ Union, dice: “A volte si osservano casi di decessi occasionali non imputabili a cause certe, e se ciò avviene 21 volte in 10 anni, con perdita di pochi animali, non sembra avere grossa importanza. Tuttavia, ogni volta che succede, è inevitabile pensare alla Bse, di cui poco si sapeva all’inizio e poi è a tutti noto quello che è successo”. Le ultime informazioni su questo caso saranno presentate in uno dei prossimi numeri di The Veterinary Record. ■ M.G. Monzeglio

Una spirale per gatte a consentito di prevenire la gravidanza in 20 gatte per un periodo di sei mesi. È un dispositivo intrauterino, simile alla spirale usata dalle donne, messo a punto da Ruben Perez, studente di veterinaria della Cooperative University of Colombia, come progetto per la tesi di laurea. Lo ha riferito il quotidiano ‘El Tiempo’ nell’edizione online del 14 giugno. Il dispositivo potrebbe porsi come alternativa economica alla sterilizzazione per il controllo delle nascite fra i felini, problema particolarmente urgente in Colombia. La spirale o IUD (Intra Uterine Device) impedisce all’uovo di annidarsi nell’endometrio. Il dispositivo è stato realizzato in poliuretano ed ha dimensioni di circa 1,5 cm. Delle 20 gatte su cui è stato applicato, solo in una si è avuta una gravidanza, probabilmente imputabile alla perdita del dispositivo. Secondo i veterinari coinvolti nel progetto, è infatti da chiarire la possibilità della dislocazione della spirale durante l’accoppiamento. Se prodotto su scala industriale, il dispositivo costerebbe 6,6 dollari circa, contro almeno 25 dollari necessari, in Colombia, per ogni sterilizzazione. Un dispositivo simile è stato messo a punto in Argentina per il controllo della riproduzione nei suini. ■ M.G. Monzeglio

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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 DALLE ASSOCIAZIONI

6° Congresso SIVAR

di Roberto Lomolino

Crisi del settore? Aumenta la fame... di formazione! È proprio così! Il veterinario di animali da reddito in questo periodo di crisi ha capito che una delle strategie da adottare in questo momento è aumentare al massimo il suo livello formativo per riversare energia e idee nuove nel suo quotidiano. La prova si è avuta al 6° Congresso Multisala SIVAR, tenutosi a Palazzo Trecchi il 21-22 maggio a Cremona sede istituzionale del più importante evento della Società, registrando quasi 500 iscritti... La formazione passo passo... Come da tradizione le sale di Palazzo Trecchi ospitavano i relatori per i singoli argomenti trattati. Questo anno c’erano a disposizione dei veterinari quindici temi diversi che spaziavano dalla gestione farmaco veterinario in Europa, alla chirurgia addominale del vitello, alla gestione delle filiere degli alimenti di origine animale fino al benessere animale nell’ allevamento dello struzzo. Oltre alle relazioni del convegno la SIVAR ha organizzato otto clinical forum dedicati completamente al bovino e alle sue problematiche sanitarie. Un convegno tutto Europeo Sono stati cinquanta i relatori che hanno partecipato al Congresso SIVAR provenienti da 5 paesi diversi. Con una maggior prevalenza di Europei (sette per la precisione) e la presenza di un solo relatore extracomunitario proveniente dal Wisconsin U.S.A. In onore di statistica va rilevata la presenza di 5 Facoltà di Medicina Veterinaria italiane (tanto si sa che queste abbondano!) e tre Istituti Zooprofilattici, quello delle Venezie, di Abruzzo e Molise e di Piemonte, Liguria e Val d’Aosta. Cospicua la presenza di colleghi liberi professionisti (quindici per l’esattezza) provenienti da tutta la penisola e che hanno avuto l’opportunità di condividere le loro esperienze professionali con la folta platea di auditori. Le novità del congresso... Tra gli argomenti più nuovi dell’evento che hanno attirato l’attenzione di numerosi partecipanti al Congresso vanno sottolineati la chirurgia addominale del toro e le pratiche anestesiologiche, le biotecnologie al servizio della conservazione delle popolazioni di animali selvatici, il management dell’ambiente per il benessere nell’allevamento dello struzzo, ed è apparsa per la prima volta la parola agrosistema che è andata a completare le relazioni riguardanti l’allevamento biologico che già si erano affacciate sulla scena al Congresso dell’anno scorso. Non da meno comunque le relazioni più tradizionali come l’embryo transfert e la gestione della filiera agroalimentare. ECM provvisori... Purtroppo l’organizzazione congressuale non ha potuto rilasciare prontamente i crediti formativi ai

partecipanti all’evento perché il Ministero è in ritardo nelle pratiche degli accreditamenti degli eventi veterinari. Bisogna quindi aspettare con pazienza che vengano rilasciati i crediti dagli uffici preposti. I farmaci e il futuro veterinario Molto controversa la questione della dispensazione del farmaco vete-

rinario, argomento trattato in una delle tavole rotonde del Congresso. Invitati a parlare alcuni veterinari liberi professionisti d’Europa (Belgio, Francia, Inghilterra) che hanno fatto un quadro della dispensazione del farmaco nel vecchio continente. Arrivederci all’anno prossimo Questo è l’augurio dell’attuale Pre-

sidente SIVAR dott. Dario De Petris in carica fino alla fine di quest’anno. I suoi tre anni alla guida della SIVAR hanno visto un consolidarsi dell’associazione che ha aumentato i suoi iscritti anche grazie alla capillarità dell’organizzazione degli eventi su tutto il territorio nazionale e grazie all’apporto dell’attività dei Delegati regionali. Per De Petris quindi la SI-

Delegato SIVAR Lazio

VAR continuerà a crescere proporzionalmente alla crescita del settore zootecnico che, anche se in crisi, fa sperare in una pronta ripresa. Un augurio quindi di buon lavoro a quanti continuano a credere in un settore che negli ultimi anni è stato vittima di scandali ed emergenze ma che è alla base di ogni società civile. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004 RIFLESSIONI

Perché non possiamo lamentarci dell’ENPAV

di Antonio Manfredi

ualche giorno fa, Il Sole24 Ore ha dedicato un intero inserto alla previdenza privata mettendo a confronto caratteristiche, numeri e prospettive delle varie casse professionali. Da questo confronto emergono alcuni dati sull’ENPAV che vorrei evidenziare perché ho l’impressione che la Categoria sappia ben poco della propria Cassa di previdenza e che raramente si renda conto dei

larità dei versamenti per 7 anni. Un dato in diminuzione rispetto a quello del ’94 ma rispetto agli altri enti che in questi anni hanno visto crollare questo indice si può dire che la Cassa veterinaria resiste abbastanza bene. A fronte di questi dati, nell’indagine del Sole troviamo anche tre tabelle dove l’ENPAV viene a trovarsi all’ultimo posto nella graduatoria. La pensione media annua erogata nel 2003 è di 3.639 euro ed è in assoluto la più bassa fra tutte le Casse ma questa situazione è ampiamente giustificata dal fatto che, d’altra parte, il contributo medio per iscritto, per lo stesso anno, è di soli 1927 euro. Un valore così basso determinato anche dalle migliaia di iscritti, soprattutto dipendenti pubblici, che versano soltanto il contributo minimo, non può certo far sperare in pensioni più elevate. Si è discusso molto su questo ultimo dato che, rapportato al reddito medio dichiarato da ciascun veterinario, ha sempre lasciato perplessi i responsabili del ministero delle Finanze e dell’Agenzia delle Entrate ma comunque è quello che risulta dalle denunce dei redditi anche dopo l’introduzione degli Studi di Settore. Questo dato evidenzia quindi un settore che continua a trovarsi in condizioni di difficoltà e che pur crescendo globalmente non permette ai professionisti che vi operano, per il loro numero troppo elevato, di arrivare ad un reddito dignitoso e che continua ad essere l’ultimo fra tutte le categorie professionali. Un altro dato che posiziona l’ENPAV agli ultimi posti nel confronto con le altre Casse è la somma spesa annualmente per iscritto a fini assistenziali, soltanto 6,4 euro. Ho l’impressione che questo dato derivi soltanto dal fatto che molti veterinari non conoscendo le molteplici possibilità assistenziali che l’Ente offre non approfittino di queste occasioni. Quanti ad esempio sanno che l’ENPAV concede contributi assistenziali o finanziamenti agevolati per: acquisto prima casa, acquisto studio o ambulatorio, borse di studio, eventi straordinari (calamità, infortuni, ecc.), per riportare soltanto alcuni esempi. Forse l’ENPAV, che certamente una volta approvata la nuova normativa si attiverà anche per offrire possibilità di previdenza complementare ed assistenza sanitaria, dovrebbe essere conosciuto meglio ed apprezzato un po’ di più. Considerarlo soltanto, come alcuni fanno, un ente inutile e mangia soldi è un atteggiamento molto “italiano” che riflette anche lo spirito individualista di molti veterinari ma che non trova alcuna giustificazione negli sforzi e nell’impegno che l’ente esprime nell’interesse di tutta la categoria. Resta un dubbio e certamente una preoccupazione: una sentenza del Consiglio di Stato ha dichiarato che i dipendenti pubblici del SSN non devono essere iscritti agli ordini se non svolgono anche attività libero professionale. L’iscrizione all’ordine è il presupposto per l’obbligatorietà dell’iscrizione all’ENPAV. L’ente potrebbe quindi perdere circa 6.000 contribuenti. ■ Cosa potrà accadere?

Q

vantaggi che ha. Dall’indagine svolta dalla Commissione di controllo degli enti di previdenza, l’ENPAV è risultato- sia per sicurezza degli investimenti sia per numero di iscritti rispetto alle pensioni erogate- fra gli Enti con il miglior equilibrio gestionale. Per esser più chiari possiamo riportare qualche dato. Per quanto riguarda la densità e cioè il rapporto fra iscritti (21.535 al 31/12/03) e pensionati (6119) vediamo che,

mentre nel 1996 era di 2,59 nel 2003, è nettamente migliorata arrivando al 3,51. Quasi tutte le altre Casse, se escludiamo i Dottori Commercialisti, Architetti ed Avvocati, sono rimaste stabili o hanno peggiorato questo indice. Anche per quanto riguarda l’equilibrio, dato che evidenzia il rapporto fra contributi e prestazioni, anche in questo caso confrontando i valori del ’96 con quelli del 2003 si vede per

l’ENPAV un miglioramento passando da 1,71 a 1,86. Può sembrare poco ma dobbiamo ricordare che alcune Casse evidenziano dati in netto peggioramento ed altre hanno già deliberato aumenti dei contributi per mantenere l’equilibrio. Per quanto riguarda invece la garanzia, le annualità coperte dal patrimonio netto rispetto alle pensioni al 31/12/2003, l’ente di previdenza dei veterinari può garantire la rego-


laPROFESSIONE VETERINARIA 24/2004

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LETTERE AL DIRETTORE

Piemontesi taglieggiati Caro Direttore, mi spieghi perché noi, m.v. piemontesi, all’interno degli incontri delle delegazioni regionali SCIVAC, dobbiamo “emigrare” in Lombardia ed in Liguria? Perché, tu mi chiederai? Perché in Piemonte siamo “taglieggiati” dalla Sovep (che tali incontri organizza) che “pretende” l’iscrizione alla medesima per poter partecipare. Dobbiamo, insomma, essere iscritti due volte, alla Scivac e alla Sovep!!! Ciò, essendo un fatto che perdura da anni, mi risulta increscioso ed ingiusto!! Una nota a margine del commento di Manfredi sul “48° SCIVAC” comparso su P.V. nr. 21: caro collega, guardando i numeri e considerando che si celebrava un importante ventennale, non mi sembra che la partecipazione di m.v. al congresso possa definirsi un “successo”, anzi... Non è certo colpa della qualità del medesimo, assai sontuosa, ma della crisi che investe ANCHE IL NOSTRO SETTORE: 4 giorni (di cui 3 lavorativi), quota congressuale, viaggio al luogo, pranzi e cene, vogliamo conteggiare 1200,001300,00 Euro? Sarà triste ma senz’altro più economico un ECM a distanza!! Cordialità vivissime. Un collega piemontese Caro collega, ho avuto grossi dubbi se pubblicare la tua lettera, sia per l’anonimato sia per come ti esprimi nei confronti della SOVEP. Vorrei soltanto ricordarti che la Società piemontese è nata un anno prima della SCIVAC ed in più di 20 anni di storia ha avuto un ruolo importante ed insostituibile per la crescita culturale e professionale di tutti i veterinari di questa regione. Precisato questo - che mi sembrava doveroso nei confronti dei colleghi che in tutti questi anni si sono impegnati nella SOVEP senza alcun riconoscimento economico o d’altro - comprendo la tua lamentela. Altri Colleghi, di regioni dove esistono associazioni regionali di riferimento della SCIVAC: AVULP (Umbria) e ASVAC (Sardegna) hanno fatto le tue stesse riflessioni. Con queste tre associazioni si è già valutata la possibilità per il 2005 di organizzare iniziative, gratuite anche per i colleghi che

AVVISO ALLE LISTE VETLINK ha ormai superato i 2.500 iscritti e comprendendo la difficoltà di molti a gestire un numero giornaliero di e-mail a volte molto elevato abbiamo ritenuto di aderire alle richieste di tanti iscritti che chiedevano la possibilità di disgiungere l’iscrizione alle varie liste scientifiche da quella professionale. Dal 21 giugno, quindi, l’iscrizione alle le liste telematiche AIVEMP, SCIVAC, SIVAR, SIVAE, SIVE, non comporta più l’iscrizione obbligatoria a VETLINK. Dal punto di visto operativo non cambia nulla. Gli indirizzi e le finalità delle diverse liste rimangono i medesimi. Si tenga presente che però d’ora innannzi un messaggio inviato a VETLINK non raggiunge più la totalità degli iscritti al sistema di liste ANMVI. http://www.anmvi.it/servizi/liste/utenti/ Enrico Febbo Responsabile servizi informatici

sono iscritti esclusivamente alla SCIVAC. Uno sforzo inoltre sarà certamente fatto anche su Milano dove la SCIVAC presenta la maggior concentrazione di iscritti. Con la stessa attenzione saranno valutate altre situazioni regionali sulla base della collaborazione con gli Ordini e dei possibili sponsor. Ritengo che lo sforzo che la SCIVAC sta facendo su tutto il territorio nazionale per dare la possibilità a tutti gli iscritti di avere iniziative vicine a casa e possibilmente gratuite sia veramente notevole. Per quanto ri-

guarda l’intervento di Manfredi nel suo articolo di commento al Congresso di Rimini, la speranza o il sogno era di arrivare a tremila partecipanti e se questo numero non è stato raggiunto, nonostante questo congresso sotto tutti gli aspetti lo meritasse, è certamente perché la situazione lavorativa ed economica del nostro settore è purtroppo quella che è. Il suo confronto con la FAD, formazione a distanza, non era riferito al fatto che questo sistema non debba essere sviluppato con tutti i vantaggi che può offrire,

anzi, la SCIVAC ha già in cantiere vari progetti, ma derivava dalla constatazione che la partecipazione ad un congresso, al di là degli aspetti economici da non sottovalutare ma che a Rimini siamo riusciti a contenere al massimo, ha certamente valenze scientifiche, culturali ed associative ben diverse. Manfredi nel suo articolo lo ha espresso in modo ironico ma non vi è dubbio che a Rimini queste differenze si sono sentite in modo evidente. Un caro saluto. Carlo Scotti

Ammetto gli zoo di totale non cattività. Poi amo le sbarre e non mi va che siano graffiate e morsicate dagli animali. Alessandro Bergonzoni


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laPROFESSIONE VETERINARIA 23/2004 CALENDARIO ATTIVITÀ

SIMIV

11 set.

SIVE - MACROREGIONI NORD ORIENTALE E NORD OCCIDENTALE

11 set.

SIVE - MACROREGIONI CENTRALE E MERIDIONALE

12 set.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC CAMPANIA

12 set.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC ABRUZZO

12 set.

SEMINARIO SCIVAC

12 set.

SEMINARIO SCIVAC

15 set.

CORSO SCIVAC

16-18 set.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC SICILIA

19 set.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC VENETO

19 set.

SICARV

19 set.

MASTER SCIVAC

20-24 set.

MASTER SCIVAC

21-22 set.

INCONTRO REGIONALE AIVEMP LIGURIA

24 set.

SIVAE

25-26 set.

SEMINARIO SCIVAC

25-26 set.

SCVI

25-26 set.

SIODOV

26 set.

SEMINARIO SCIVAC

2-3 ott.

GIORNATA DI APPROFONDIMENTO SCIVAC

3 ott.

SIVE - SEMINARIO

3 ott.

SVIDI

3 ott.

SEMINARIO SCIVAC

9-10 ott.

SIMVENCO

9-10 ott.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC MOLISE

10 ott.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC MARCHE

10 ott.

SEMINARIO ITINERANTE SIVAR SUINI

11-15 ott.

CORSO SCIVAC

14-15 ott.

CORSO SCIVAC

14-16 ott.

GIORNATA DI APPROFONDIMENTO SCIVAC

16 ott.

SIDEV

17 ott.

MEDICINA INTERNA - Relatore: GRANT GUILFORD - Richiesto accreditamento ECM - Cremona, Palazzo Trecchi Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403502 - email socspec@scivac.it SEMINARIO MACROREGIONE - Relatori: J.M. DENOIX - M.TONIATO - Cremona, Palazzo Trecchi Richiesto accreditamento ECM - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel 0372/403502 - email info@sive.it SEMINARIO MACROREGIONE - Relatori: J.M. DENOIX - M.TONIATO - Roma - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel 0372/403502 - email info@sive.it FONDAMENTI DI ANESTESIA GASSOSA - Campania - Relatore: dr. Emilio Feltri - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email: delregionali@scivac.it L’ARTE E LA SCIENZA DELLA CITOPATOLOGIA DIAGNOSTICA - Pescara - Relatore: dr. Davide De Lorenzi - Richiesto accr. ECM - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email: delregionali@scivac.it NUOVI APPROCCI A VECCHI PROBLEMI GASTROENTERICI NEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA - Cremona - Relatore: dr. Grant Guilford - Richiesto accr. ECM - Per info: Paola Gambarotti - Segr. SCIVAC - Tel 0372/403508 - email: info@scivac.it NUOVI APPROCCI A VECCHI PROBLEMI GASTROENTERICI NEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA - Teramo, Facoltà di Medicina Veterinaria Università di Teramo - Relatore: dr. Grant Guilford - Richiesto accreditamento ECM - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email: info@scivac.it CORSO DI CARDIOLOGIA 2a PARTE - Cremona - Crediti ECM: 18 Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email info@scivac.it IL PRURITO E TUTTE LE SUE CAUSE - Sicilia - Relatore: dr.ssa Fabia Scarampella -Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email: delregionali@scivac MALATTIE INFETTIVE NELLA PRATICA CLINICA - Veneto - Relatore: dr.Tommaso Furlanello - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email: delregionali@scivac.it TACHIARITMIE SOPRAVENTRICOLARI E IPOCINESIA VENTRICOLARE SINISTRA - Cremona - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403502 - email socspec@scivac.it MASTER SCIVAC IN CHIRURGIA DEL CANE E DEL GATTO (prima parte corso) - Cremona - Richiesto accreditamento ECM - Per informazioni: Monica Villa - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403504 - email commscientifica@scivac.it MASTER SCIVAC (Esame Master 2002-2003) - Cremona Per informazioni: Monica Villa - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403504 - email commscientifica@scivac.it TECNICHE DI QUALITÀ NELL’ATTIVITÀ DEL MEDICO VETERINARIO NEL SSN - Sala Polivalente “Città di Recco”, Via Ippolito d’Aste 2/B - Recco (GE) - Richiesto accr. ECM - Per info: Lara Zava - Segr. AIVEMP - Tel 0372/403541 - email segreteria@aivemp.it MEDICINA DEGLI ANIMALI ESOTICI - Cremona - sede AVIS - Via Massarotti 65 - Richiesto accreditamento ECM Info: Sara Cazzaniga -Segreteria SIVAE - Tel 0372 460440 email info@sivae.it MEDICINA COMPORTAMENTALE - Alghero - Hotel Carlos V - Relatori: dr. Raimondo Colangeli, dr. Corrado Sgarbi - Richiesto accreditamento ECM - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email info@scivac.it CHIRURGIA TORACICA AVANZATA - Cremona - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403502 - email socspec@scivac.it Cremona - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403502 - email socspec@scivac.it CHIRURGIA - San Giusto Canadese (TO) - Teatro Carlo Bernasconi Telecittà Studios, L.go V. De Sica - Relatori: dr. Paolo Buracco, dr. Gilles Duprè - Richiesto accr. ECM - Per info: Paola Gambarotti - Segr. SCIVAC - Tel 0372/403508 - email info@scivac.it DALL’ECOCARDIOGRAFIA AD UNA STANDARDIZZAZIONE SCIENTIFICA DEL METODO, PER LA DIAGNOSI, LE INDICAZIONI TERAPEUTICHE, GLI SCREENING DI RAZZA E LA RICERCA - Cremona - Relatore: dr. Claudio Bussatori - Richiesto accreditamento ECM - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email info@scivac.it LE PATOLOGIE DELLA GRASSELLA - Cremona, Palazzo Trecchi - Relatore: Ellen Singer (UK) - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel 0372/403502 - email info@sive.it DIAGNOSTICA PER IMMAGINI DELLE VIE RESPIRATORIE - Cremona - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403502 - email socspec@scivac.it ANESTESIA - Sicilia - Relatori: dr.ssa Alessandra Bergadano, dr.ssa Claudia Spadavecchia - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email info@scivac.it STATO DELL’ARTE IN MEDICINA NON CONVENZIONALE - Cremona - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403502 - email socspec@scivac.it FONDAMENTI DI ANESTESIA GASSOSA - Campobasso - Relatore: dr. Emilio Feltri - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email: delregionali@scivac.it LA SINCOPE: DALLA DIAGNOSI ALLA TERAPIA - Marche - Relatore: dr. Roberto Santilli - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403506 - email: delregionali@scivac.it LESIONI ANATOMO-PATOLOGICHE E REPERTI AL MACELLO QUALI STRUMENTI DI VALUTAZIONE DELLA PRDC - Sedi: Cuneo, Lodi, Brescia, Verona, Perugia - Relatori: prof. Fabio Del Piero, dr. Michele Dottori - Richiesto accreditamento ECM - Info: Paola Orioli (Segreteria SIVAR) - Tel. 0372/40.35.39 - email: info@sivarnet.it CORSO DI DERMATOLOGIA 2a PARTE - Cremona - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email info@scivac.it CORSO DI EMATOLOGIA CLINICA - Perugia - Centro Studi SCIVAC/AVULP - Crediti ECM: 21 Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email info@scivac.it CITOLOGIA CUTANEA - Cremona - Relatore: dr. Carlo Masserdotti - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email info@scivac.it ONCOLOGIA CUTANEA - Cremona - Richiesto accreditamento ECM Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403502 - email socspec@scivac.it

IN QUESTO

NUMERO

COPERTINA: ALBO OBBLIGATORIO SOLO PER I LIBERI PROFESSIONISTI ATTUALITÀ • LA PROFILASSI INTERNAZIONALE NELL’INTERPRETAZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE, di Cesare Carteny • SALVIAMO IL DECRETO “SALVA ZOO” • PASSAPORTO UE ENTRO IL 1° DI LUGLIO L’INTERVISTA • PRESTAZIONI VETERINARIE IVAESENTI?, di Sabina Pizzamiglio LEGALE/ FISCALE • IL VETERINARIO NELLA GARANZIA DEL NEGOZIANTE, di Aldo Vezzoni RIFLESSIONI • PERCH NON POSSIAMO LAMENTARCI DELL’ENPAV, di A. Manfredi LE RUBRICHE • VET JOURNAL • DALLE ASSOCIAZIONI • LETTERE AL DIRETTORE

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Professione Veterinaria, Anno 2004, Nr 24