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PROFESSIONE

la VETERINARIA A.N.M.V.I.

Brevi TRASPORTO Il MinSal elaborerà un protocollo operativo per la gestione sia degli animali non deambulanti che quelli affetti da patologie lievi che potrebbero essere dichiarati idonei al trasporto. L’ha annunciato il Sottosegretario Patta alla Commissione Affari Sociali. Con il protocollo potrà essere prevista la stesura di un elenco di patologie, per agevolare il veterinario responsabile della dichiarazione di idoneità al trasporto, delle modalità di abbattimento e di smaltimento delle carcasse degli animali non dichiarati idonei al trasporto, nonché delle modalità di attuazione per l’eventuale macellazione d’urgenza in azienda.

NIRDA Con l’ultimo decreto attuativo della Legge 189/04, le attività di prevenzione dei reati in danno agli animali sono demandate in via prioritaria al Corpo forestale, che ha appositamente costituito il NIRDA, Nucleo Investigativo per i Reati in Danno agli Animali.

MANGIMI La Direzione Generale della Sanità Animale e del Farmaco Veterinario ha diffuso una circolare ai Servizi Veterinari delle Regioni sull’import-export di additivi, premiscele e mangimi non conformi alle norme UE. Dopo i rilievi degli ispettori comunitari, si raccomanda la piena osservanza di tutte le procedure. La circolare è pubblicata da fnovi.it

FORMAZIONE La Commissione europea destinerà nel 2007 7,5 milioni di euro per la formazione nel campo della sicurezza alimentare. Il programma, ha detto il commissario alla salute Markos Kyprianou, rappresenta “un nuovo esempio di misura concreta adottata dalla Commissione per fare in modo che i consumatori europei si vedano offrire dei prodotti alimentari che siano i più sicuri possibile’’. Grazie ai corsi verrà formato adeguatamente il personale incaricato di tutelare il rispetto delle regole comunitarie riguardanti i prodotti alimentari e gli alimenti per animali, la salute ed il benessere degli animali.

TROPPI Anche i Presidi di Medicina contro gli eccessi nell’offerta formativa accademica. “Sono troppi 22 corsi di laurea scientifici per le università italiane, un numero elevato se rapportato alla media europea”. La dichiarazione è di Luigi Frati, presidente della Conferenza nazionale permanente dei presidi delle facoltà di medicina: “si programmano nuove aree - ha detto ma bisognerebbe accorparle”.

ANTI-MORSO Una protesi anti morso per neutralizzare i “cani pericolosi”. Applicata ai denti dei cani consente di evitare danni irreparabili a quanti dovessero essere accidentalmente aggrediti. Il dispositivo, brevettato, viene messo in vendita al costo di 150 franchi svizzeri (circa 94 euro) ed è mutuato dai modelli realizzati dagli odontotecnici per coloro che hanno l’abitudine di digrignare i denti durante la notte. Consensi tra i veterinari dei cantoni.

202007

ORGANO DI INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI VETERINARI ITALIANI

SETTIMANALE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Anno 4, numero 20, dal 28 maggio al 3 giugno 2007

Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 N. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano

Concessionaria esclusiva per la pubblicità E.V. srl - Cremona

Delibera straordinaria del Consiglio Nazionale ANMVI

Benessere animale in scienza e coscienza Autonomia e indipendenza della medicina-veterinaria, libertà individuale sulle scelte etiche: questi i principi che devono guidare la professione

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Fuori dall’Europa Mentre tarda ad arrivare il Manuale operativo e con esso il contributo della Salute all’implementazione dell’Anagrafe Equina, il Ministero delle Politiche Agricole stabilisce come gestire il vuoto regolamentare ed emana la circolare 14 maggio 2007 n. 1 - Istruzioni per gestioni in forma temporanea e semplificata dell’anagrafe equina: identificazione degli equidi. Questo atto “rappresenta motivo di ulteriore rammarico e doglianza” per ANMVI e SIVE che hanno predisposto una nota ai Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole e all’UNIRE. I rispettivi presidenti, Carlo Scotti e Paola Gulden, scrivono che “le modalità con cui i Dicasteri competenti si dispongono a regolamentare l’anagrafe equina vedono incomprensibilmente sottovalutate sia le valenze sanitarie che la componente medico-veterinaria”. Pur comprendendo l’esigenza di una soluzione “temporanea”, la gestione dell’anagrafe equina prefigurata dalla circolare in questione - proseguono i due Presidenti - “non può trovare la condivisione dei sottoscritti, specie laddove la sua “forma semplificata” di fatto esclude il medico veterinario e non gli attribuisce l’identificazione quale atto medico da eseguirsi solo da parte di un operatore qualificato quale solo il Medico Veterinario può dirsi nel vigente ordinamento nazionale”. La circolare, che non contempla i Veterinari fra i destinatari, trascura del tutto il documento “Proposte per l’attuazione dell’anagrafe equina”, consegnato al Ministro De Castro il 19 febbraio scorso da FNOVI e sottoscritto da AISA, ANMVI, FISE, SIVeMP e SIVE. Con tale documento si richiedeva “che nella stesura del Manuale Operativo, relativamente alle competenze indicate nelle procedure operative, venga chiaramente sancito che la figura del Medico Veterinario debba rivestire un ruolo esclusivo nella intera procedura identificativa degli equidi, inclusa l’applicazione dei transponder elettronici, e che tale procedura sia considerata a tutti gli effetti atto esclusivamente medico; questa situazione imprescindibile è l’unica in grado di garantire una identificazione certa degli animali ed una corretta ed efficiente sorveglianza epidemiologica”. Ma con la circolare del 14 maggio il Mipaaf trascura anche le indicazioni europee. La nota Scotti-Gulden ricorda ai Ministri De Castro e Turco che la Commissione Europea prevede che sia preposto all’identificazione elettronica il Medico Veterinario. La sola alternativa ammessa dalla UE è una figura professionale con “qualifica equivalente” e, non essendo in Italia riconosciuto alcun profilo sanitario “con qualifica equivalente” l’identificazione elettronica degli equidi non può essere eseguita da tecnici. ANMVI e SIVE sottolineano anche che “la Commissione Europea prevede che l’impianto debba essere eseguito in condizioni asettiche, sulla base di una precisa collocazione anatomica ed in osservanza del benessere animale”. La conclusione delle Associazioni è che la circolare del Dipartimento per lo Sviluppo Economico del Mipaaf (GU n. 119 del 24-5-2007 ) “si collochi non solo al di fuori degli orientamenti europei in fatto di identificazione degli equidi, ma delle stesse normative sul benessere animale”. La circolare del Mipaaf è pubblicata alle pagine 8 e 10 di questo numero.

Il Consiglio Nazionale ANMVI riunito a Palazzo Trecchi il 26 maggio

IL MEDICO È IN INTERNET Sono più di 20 milioni le persone che in Italia utilizzano regolarmente Internet per raccogliere informazioni o per sviluppare indagini attraverso i diversi motori di ricerca. Il 78% di questi navigatori, ben 15,6 milioni, negli ultimi 12 mesi ha navigato per trovare informazioni su malattie, disturbi e terapie. 15 milioni corrisponde a circa il 25% della popolazione italiana. Questo significa che almeno un italiano su quattro cerca informazioni o terapie per i suoi problemi di salute attraverso Internet. Non si hanno dati riguardanti la salute degli animali, in particolare quelli da compagnia. Pensando che la stessa percentuale di diffusione dell'utilizzo di Internet che risulta a livello nazionale possa essere rapportata anche al nostro settore, significa che almeno 5/5,5 milioni di proprietari di animali navigano alla ricerca di informazioni relative alla salute dei loro ospiti. Nella nostra indagine sul rapporto dei Pet Owner con i veterinari vi è un dato interessante: i proprietari più attenti e più critici all'operato del veterinario sono i più giovani, guarda caso quelli che hanno maggior dimestichezza ed abitudine all’uso di Internet. Quante volte vi sarà capitato di ricevere un cliente

che vi dice già cosa ha il suo cane o il suo gatto perché su internet ha scoperto che quella patologia corrisponde ai sintomi evidenziati. E con quale difficoltà spesso dobbiamo poi convincerlo che ha preso una bella cantonata perché il suo animale ha tutt'altro rispetto alla sua diagnosi. Una volta era la televisione ad essere indiscutibile, quello che diceva il conduttore della trasmissione o il grande "esperto" ospite della serata, era legge, ora è internet il riferimento, con la grande differenza che in televisione, forse, un minimo di controllo sulle notizie riportate c'era, in Internet, invece, si trova di tutto ed il contrario di tutto e se non si ha un minimo di preparazione o la capacità di capire quali sono i siti attendibili e quelli spazzatura, si rischia di farsi veramente del male. In ogni modo questa enorme massa di informazioni alla portata di tutti rende sempre più "preparato" il consumatore o cliente, mettendoci nella condizione di dover essere pronti a rispondere ad ogni domanda ed in grado di rapportarci a clienti sempre più spesso capaci di sostenere un confronto anche di buon livello. Di certo, "vendere fumo" diventa ■ sempre più difficile.

NUMERO SPECIALE 56° CONGRESSO INTERNAZIONALE SCIVAC - 17000 COPIE


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 ATTUALITÀ

www.anmvi.it

di Antonio Manfredi

I proprietari in Italia: un'analisi dei nostri "clienti" L'indagine ANMVI ha studiato i comportamenti di un migliaio di pet owners 'indagine che ETAMETA Research&Trend ha svolto per l'ANMVI ha cercato di evidenziare le caratteristiche dei proprietari, in particolare di quelli che portano il loro animale dal veterinario. Partiamo da qualche dato statistico riportando i dati degli animali presenti in Italia: cani 7 milioni, gatti 7,5, uccelli 13, pesci 29, roditori e altri mammiferi 1,8 ed infine altri 1,4. Per un totale di circa 60 milioni. Sono ovviamente dati non precisi perché non esiste un censimento ma in tutte le ricerche fatte più o meno corrispondono. Quante famiglie hanno un animale in casa? Su 23 milioni quelle che ospitano un animale variano a seconda delle ricerche dal 35 al 39% per un totale di poco meno di 9 milioni. L'indagine ha selezionato un campione di 1001 proprietari di animali che vanno dal veterinario. Abbiamo già avuto modo di ricordare che dalla nostra ricerca avevamo scartato i proprietari che non vanno mai dal veterinario in quanto già evidenziati da una precedente indagine sviluppata dalla Hill's che aveva determinato nel 15% questa per-

Da quante persone è composta la famiglia cliente dei veterinari? La famiglia media che possiede animali è in genere più numerosa (3,2 componenti) rispetto alla media italiana (2,6). Nell'82,4% delle famiglie con animali non ci sono bambini (sotto i 13 anni), solo il 17,6% presenta bambini, in media 1,4. Questi valori sono inferiori a quelli nazionali che indicano le famiglie con bambini di poco superiori al 20%. I single non sono dei buoni clienti per i veterinari perché in genere, forse solo per mancanza di tempo, non possiedono animali. Quelli che dichiarano di avere un animale sono solo l'8,7% rispetto ad una media nazionale del 24,9%.

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centuale, nettamente più bassa per i proprietari di cani (circa l'8%) e più elevata, invece, per i gatti (23%). Dettaglio dei pet posseduti dai clienti dei veterinari italiani I clienti dei veterinari per il 43,9% possiedono cani, il 28,3% solo gatti, il 12,5% cane e gatto, cani e altri pet 3,4%, gatti e altri pet 2%,

cane, gatto ed altri pet 3,2%, solo altri pet 6,8%. Questi valori non corrispondono alla distribuzione degli animali da compagnia in Italia, che abbiamo visto sopra essere molto diversa. Il fatto è che i pesci, ad esempio, che sono l'animale più diffuso, dal veterinario non ci vanno quasi mai, mentre verso i cani vi è un’attenzione molto diversa.

Chi è in famiglia il pet owner cliente del veterinario? Chi si occupa dell'animale in famiglia normalmente è il partner (67,9%) uomo o donna che sia, marito o moglie, compagna o compagno o quello che si vuole. 3 volte su 4 è il partner donna il riferimento per il veterinario. Per il 18,9% è il figlio (maggiore di 13 anni). Per i single, non vi è alternativa, sono loro ad avere il ruolo

di cliente del veterinario. Caratteristiche anagrafiche dei clienti La netta maggioranza dei clienti dei veterinari sono donne, il 75,3% (3 su 4). Questa percentuale è molto maggiore rispetto ai dati nazionali Istat che danno al 52,2% la presenza femminile in Italia. Quella degli uomini è del 24,7%, la metà rispetto al dato nazionale, 47,8%. L'81% dei clienti ha una età superiore ai 35 anni ed il 58% ha un titolo di studio inferiore al diploma superiore. Il 34,1% ha una occupazione, il 27.9% sono casalinghe ed il 25,6% sono pensionati. Il cliente tipo del veterinario sembrerebbe essere: donna, casalinga, di media età e con un titolo di studio inferiore al diploma. La scelta dei pet I clienti con cani sono il 62,9%, quelli con gatti il 46%, quelli con altri pet il 15,4%. Il totale delle percentuali è nettamente superiore a 100 perché vi sono ampie aree di sovrapposizione: il 24,9% di chi possiede cani ha infatti anche gatti che corrisponde al 34,1% dei proprietari di gatti che


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 ATTUALITÀ

hanno anche cani. I clienti con altri pet per il 55,8% hanno anche cani o gatti. Nelle famiglie italiane che hanno animali il loro numero medio è di 2,2. Il 58,9% delle famiglie ne ha uno solo, il 18,9% 2, l'8,7% 3 mentre il 13,5% più di tre. Il rapporto famiglia-pet esiste da... Per il 6,3% delle famiglie da meno di un anno. Per il 50,7% da uno a 10 anni. Da 10 a 20 per il 19,1% ed infine le famiglie che hanno pet in casa da più di 20 anni sono il 23,6%. La presenza degli animali tende a crescere ed il nuovo appassionato di animali in genere è fra i 3045 anni e vive in città grandi. La presenza di più animali la si trova normalmente in famiglie che da anni hanno l'abitudine ad ospitare pet. Queste famiglie sono la percentuale più alta dei clienti dei veterinari. L'ingresso in famiglia dei pet è stato... Come arrivano i pet in famiglia? Il 45,3% degli intervistati ha dichiarato di averlo ricevuto in regalo. Il 30,7% di averlo trovato per strada, il 30,4% di averlo acquistato ed il 7,2 di averlo adottato dal canile/gattile. Fra quelli che lo hanno acquistato il 36,8% lo ha preso da un allevatore, il 31,6% da un petshop, il 31,3% da un privato. Il

primo valore, il 45,3%, andrebbe analizzato per capire quanti di questi animali a loro volta sono stati acquistati o comunque dove sono stati recuperati. Sarebbe anche interessante capire sulla base di quali elementi si è deciso di regalare un animale. È proprio in quest’area, quasi un animale su due, che si hanno successivamente i maggiori problemi di inserimento o integrazione che posso-

no portare a rifiuti o abbandoni. L'iscrizione all'anagrafe canina Il 37,1% dei cani che vanno dal veterinario sono identificati con microchip, il 31,1% con tatuaggio ed il 31,8% non sono iscritti all'anagrafe. Ricordiamoci che stiamo parlando di animali che vanno dal veterinario e quindi è giusto chiedersi come sia possibile che un cane su tre non abbia alcuna i-

dentificazione. Sappiamo tutti i problemi che vi sono ancora in alcune regioni, l'assurda procedura burocratica, che in alcune zone viene ancora imposta, rendendo tutto inutilmente complicato. È evidente che l'anagrafe nazionale avviata dal Ministero della Salute serve a poco se prima non si risolvono i problemi regionali che rendono poco funzionale tutto il sistema. Ma forse una maggiore infor-

mazione da parte del veterinario porterebbe anche i clienti a capire meglio l'importanza dell'identificazione ed il suo valore. L'ANMVI negli ultimi tempi ha lanciato attraverso questa rivista una seconda campagna di sensibilizzazione sul problema con il patrocinio del Ministero della Salute, ma se non vi è anche uno sforzo da parte dei veterinari difficilmente riusciremo a rendere questo strumento efficace contro gli smarrimenti e gli abbandoni, vera piaga sociale e culturale del nostro paese. A cosa servono tutti questi dati oltre a farsi un'idea del mondo che fa riferimento al veterinario? Servirebbero molto se si avesse la capacità di rapportare questi numeri alla propria realtà valutando quali interventi o modifiche si possono apportare all'attività professionale per renderla più adeguata alle esigenze dei clienti che indirettamente possono emergere. Ad esempio, per quanto riguarda gli orari di apertura della struttura, i servizi da proporre, ecc. Tempo fa il titolare di un ambulatorio in una città di provincia mi raccontava che dopo aver identificato le caratteristiche della sua clientela aveva modificato gli orari con ottimi risultati. Abbiamo visto in articoli precedenti come gli aspetti più legati alla professionalità ed al servizio sono più importanti per il proprietario dell'aspetto economico. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 LA STAGIONE DELLA PREVENZIONE

Un successo da condividere er capire appieno la portata dell’edizione 2007 della Stagione della Prevenzione dobbiamo tornare per un attimo al 2006. La presentazione dei risultati del 2006 aveva creato un po’ di scetticismo sul futuro di questa iniziativa. I risultati infatti potevano essere visti in modo positivo (grande adesione da parte dei veterinari, prima iniziativa di questo genere, una campagna pubblicitaria che per la prima volta andava oltre le classiche riviste di settore) ma avevano lasciato qualche ombra sull’effetto che aveva avuto sui proprietari di cani e gatti. Il numero di chiamate al numero verde (circa 1.000) era stato sensibilmente inferiore alle aspettative degli organizzatori e, di conseguenza, anche l’affluenza di animali nelle cliniche era risultata impercettibile. Infatti solo 1 veterinario su 4 aveva visto qualcuno affacciarsi nel proprio studio grazie alla Stagione della Prevenzione. Non poteva essere sufficiente. I riscontri che venivano dai professionisti e un’analisi attenta del meccanismo della campagna avevano chiaramente identificato le aree di miglioramento necessarie a far decollare l’attività: • Una comunicazione più efficace e ramificata • La visita gratuita, un forte incentivo per il proprietario a recarsi in clinica Questi, quindi, gli elementi indispensabili per il decollo di un’attività che ha l’ambizioso obiettivo di cambiare il comportamento di un numero significativo di cittadini rispetto alla prevenzione per i propri animali. Da una recente indagine (Dicembre 2006) commissionata da Hill’s Pet Nutrition, sul rapporto fra gli italiani e la prevenzione animale, risulta infatti che il 96% dei proprietari di cani e gatti giudica la prevenzione importante ma soltanto il 25% si rivolge al veterinario per una visita preventiva. Mentre esiste una vasta consapevolezza del valore della nutrizione ai fini della prevenzione (95%), lo stesso non può, dunque, dirsi per il ruolo del veterinario. Infatti, il 65% dei proprietari si rivolge al veterinario solo in caso di emergenza, per terapie o vaccinazioni. Il 79% non consulta il veterinario perché giudica l’animale in salute contraddicendo il significato stesso della prevenzione che inizia proprio quando l’animale è sano. Il coinvolgimento del veterinario in questo processo diventa dunque la sfida per il miglioramento della salute e del benessere dell’animale Veniamo dunque al 2007 ed iniziamo subito a far parlare i numeri. Iniziamo dall’eccellente dato relativo ai veterinari aderenti: 2.124. Un po’ meno del 2006 (erano 2.789) è vero, ma nell’attività dell’anno scorso non veniva richiesto alla categoria un “investimento” importante quale quello della visita gratuita. Altri numeri fondamentali, quelli riguardanti la pubblicità. In quest’area nel 2007 c’è stato un grandissimo sforzo da parte di Hil-

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l’s. Non solo l’immagine della campagna di quest’anno si è rivelata decisamente più attraente nei confronti del pubblico ma anche l’impegno finanziario è stato notevolissimo. La campagna pubblicitaria è infatti stata raddoppiata rispetto al 2006: più di 100 uscite tra riviste e quotidiani nel mese di Marzo per un numero di contatti che ha sfiorato i 20 milioni di lettori. Un investimento senza precedenti da parte di una multinazionale del pet-food per la promozione del veterinario come

punto di riferimento per la salute ed il benessere animale. In Italia nessun produttore di petfood spende più di Hill’s Pet Nutrition per quanto riguarda la pubblicità con il mondo veterinario. Veniamo al numero più importante: le telefonate al numero verde, vera cartina di Tornasole per giudicare il successo della Stagione della Prevenzione 2007. Se nel 2006 sono state ricevute 1.020 chiamate nel 2007 il numero si è decuplicato arrivando a sfiorare le 10.000 telefonate con il Call Center letteralmente “sotto assedio” a Marzo durante il picco della Campagna

pubblicitaria. Questo significa un impatto finalmente visibile nella sala d’aspetto con una media con quasi 5 clienti potenziali per clinica. Ma c’è di più: quest’anno quasi il 90% dei Vet partecipanti ha ricevuto almeno 1 chiamata per prenotare una visita, nel 2006 erano solo il 26%. Insomma un risultato assolutamente non comparabile rispetto all’anno scorso. La strada è quella giusta I primi riscontri ci inducono a pensare che le cliniche aderenti abbiano avuto la possibilità di allargare la loro base di clienti con un nume-

ro significativo di prestazioni a pagamento centrando uno degli obiettivi prioritari della campagna. Questa valutazione viene approfondita con interviste telefoniche che il Call Center sta effettuando con tutti i veterinari partecipanti. Le informazioni che ne deriveranno saranno di importanza capitale per capire come effettivamente è andata l’attività negli ambulatori veterinari. I pareri dei diretti interessati saranno quindi fondamentali per costruire una Stagione della Prevenzione 2008 ancora più forte e di successo. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 ANMVI INFORMA

Benessere animale

Scienza e coscienza: scelte professionali e scelte individuali

Il Consiglio Nazionale dell’ANMVI è l’organo assembleare dell’ANMVI. È formato dal Consiglio Direttivo e dai Presidenti delle 19 Associazioni Federate (nazionali, regionali e provinciali). La riunione del 26 maggio scorso è stata allargata anche ai Vice Presidenti, ai Coordinatori Regionali e ai Revisori dei Conti. i è riunito il 26 maggio il Consiglio Nazionale ANMVI. All’ordine del giorno di questa convocazione straordinaria e urgente il benessere animale, con particolare rife-

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rimento al rapporto uomo-cane di imminente regolamentazione con un disegno di legge di iniziativa del Ministero della Salute - e alle ordinanze in vigore su aggressività canina e caudotomia.

“Viste le problematiche emergenti sul ruolo della professione medicoveterinaria e della nostra Associazione- si legge nella lettera di convocazione del Presidente Carlo Scotti- ho deciso di indire una riunione urgente e straordinaria del Consiglio Nazionale ANMVI. Credo che sia una precisa responsabilità della nostra Associazione l’affrontare alcuni delicati passaggi della nostra evoluzione professionale ed anche quale debba essere il ruolo del medico veterinario quando si parla di salute e di benessere animale”. Nella stessa lettera, il Presidente dell’ANMVI aveva chiesto ai Presidenti delle Associazioni Federate di volere essere presenti accompagnati dal proprio Vice Presidente - e con pieno mandato decisionale da parte della propria Società di provenienza - al fine di rendere pienamente valide ed efficaci le deliberazioni da assumere in Consiglio. Alla riunione, erano presenti oltre le numerose rappresentanze del-

Sterilizzazioni a Villotta di Chions (PN) n riferimento agli interventi di sterilizzazione praticati presso il canile-rifugio di Villotta di Chions (PN) - quali riportati nell’articolo pubblicato da “Il Messaggero Veneto” in data 27.04.2007 - l’ufficio legale ANMVI sta predisponendo ogni più opportuna iniziativa. Il nostro legale ha ravvisato nei fatti in esame gli estremi per un intervento degli organi di controllo diretti a verificare la probabile violazione di norme penali e/o regolamentari e amministrative. Da quanto riportato dagli organi di stampa si evince infatti che gli interventi effettuati presso il canile di Villotta vengono praticati in assenza delle condizioni minime della buona pratica chirurgica ed anestesiologica veterinaria, considerate (per citare l’espressione utilizzata sulla stampa) pura “coreografia”. (comunicato a cura dei legali dell’ANMVI)

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le Associazioni Federate, i Revisori dei Conti e i Coordinatori regionali ANMVI. È inoltre intervenuto il Presidente della FNOVI, Gaetano Penocchio. “È necessario riportare la discussione sul benessere animale all’interno della professione e non appiattirsi sulle posizioni degli allevatori o degli animalisti - ha esordito Scotti - siamo medici e dobbiamo valutare la questione dalla nostra prospettiva medica, partendo dalla letteratura scientifica, cioè dalla scienza. Il dibattito si è quindi spostato sul piano prettamente etico e, in questo caso, entra il gioco la ‘coscienza’. Secondo il Presidente Scotti, l’Associazione non può elaborare una posizione collettiva, che riassuma o pretenda di interpretare il sentire individuale di ciascun professionista. La stessa consultazione su caudotomia e conchectomia, chiusasi il 31 marzo scorso, ha rivelato posizioni diversificate rendendo impossibile l’affermazione di un pensiero unico che possa veramente dirsi espressione di tutta la Categoria. Il Consiglio Nazionale, al termine di una lunga serie di interventi da parte di tutte le sigle associative presenti, ha quindi deliberato all’unanimità la condivisione dei alcuni principi di fondo: - l’autonomia e l’indipendenza della professione veterinaria - il suo ruolo tecnico-medico - la necessità di agire in scienza e coscienza - la libertà di scelta individuale

su questioni etiche Su questi principi condivisi è in via di elaborazione un documento che, una volta sottoscritto dal Consiglio Nazionale, sarà reso pubblico. Disposizioni statutarie Il Consiglio Nazionale ha anche deliberato all’unanimità, secondo le previsioni statutarie, l’approvazione del rendiconto annuale 2006. L’analisi del bilancio è stata anche l’occasione per sottolineare lo sforzo che l’ANMVI sta compiendo in termini di servizi, iniziative e proposte a favore della Categoria. Il Consiglio Nazionale ha anche evidenziato come questo sforzo spesso non sia recepito dai Colleghi nella sua effettiva valenza in termini di ausilio e assistenza professionale. Interventi Fra gli intervenuti anche il Collega Marco Melosi che ha illustrato il lavoro della Commissione ANMVI per la Qualità di cui è componente insieme ai Colleghi Viotti, Carrani, Tramontin, Verme, Cereser e Bossi (Presidente). Melosi ha ricordato che la Commissione, i cui lavori sono ormai in fase avanzata, dovrebbe concludere i lavori entro la fine dell’anno. Nel corso dell’ultima riunione, la Commissione ha ascoltato le audizioni dei Colleghi Emanuele Minetti e Ferruccio Marello che hanno portato il loro contributo d’esperienza professionale nel campo della certificazione. ■

“L’ambulatorio chiavi mano” è lo slogan che annuncia la creazione di un team di Colleghi competenti per consulenze ed eventuali sopralluoghi in tutti i casi di nuova apertura (Progetto Start), di cambiamento (Progetto Trasformazione) o di adattamento (Progetto Adeguamento) di una struttura veterinaria. Una presentazione dell’iniziativa è allegata a questo numero di Professione Veterinaria e può essere richiesta allo stand ANMVI in occasione del 56° Congresso SCIVAC-Rimini. Info: anmviservizi@anmvi.it


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 ATTUALITÀ

Circolare del Mipaaf 14 Maggio 2007, n. 1

L’Anagrafe Equina: “identificazione al più presto possibile” Istruzioni per gestioni in forma temporanea e semplificata dell’anagrafe equina iuseppe Ambrosio (foto), Capo Dipartimento dello Sviluppo del Ministero delle Politiche Agricole, ha trasmesso le istruzioni per la gestione “temporanea” e “semplificata” dell’anagrafe equina. Destinatari: AIA, Associazioni nazionali allevatori razze equine, APA, UNIRE, Regioni, P.A. di Trento e Bolzano e il Dipartimento per la sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la sicurezza degli alimenti. Le premesse sono che il decreto ministeriale del 5 maggio 2006, contenente le linee guida e i principi per l’organizzazione e la gestione della innanzi citata anagrafe, rinvia ad una serie di provvedimenti attuativi che coinvolgono il Ministero della Salute per gli aspetti sanitari e di epidemio-sorveglianza. Questi provvedimenti non ci sono. Per questo, “in attesa del completamento dei lavori per il manuale operativo e del suo perfezionamento nelle sedi istituzionali”, il Mipaaf “ritiene necessario garantire da subito l’identificazione degli equidi”, secondo le istruzioni descritte nella circolare firmata da Giuseppe Ambrosio il 14 maggio. (GU n. 119 del 24-5-2007)

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Presupposti operativi e istruzioni temporanee Per garantire da subito l’identificazione occorre: che all’azienda sia stata attribuita una codifica da parte dell’ASL competente per territorio sulla base del decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 336 e dal decreto ministeriale 5 maggio 2006; che i proprietari degli equidi siano identificati mediante i loro codici fiscali; che siano disponibili dispositivi elettronici (transponder) contenenti i codici identificativi per gli equidi;

che sia possibile una modalità informatica per la stampa del passaporto in funzione dei dati identificativi dell’equide; che sia possibile con la stessa procedura informatica raccogliere tutti i dati. In tal senso la circolare fornisce le istruzioni “in forma temporanea e semplificata” e aggiunge che “al momento dell’attivazione della BDE da parte dell’UNIRE, i dati acquisiti in via temporanea verranno riversati nella stessa BDE”. La Banca Dati è gestita dall’UNIRE e riporta tutti i dati compresi quelli riferiti a: a) cambio proprietà; b) morte; c) furto; d) smarrimento; e) macello; f) altre movimentazioni; g) destinazione finale dell’equide. Tutti gli equidi vanno identificati mediante un dispositivo elettronico inoculato sotto cute conforme agli standards ISO 11784 ed ISO 11785. Transponder e codice UELN. L’identificazione e la registrazione dei puledri avviene mediante transponder e codice UELN. I puledri sono identificati tramite l’inoculazione di un transponder contenente un codice identificativo elettronico univoco e mediante l’attribuzione di un codice UELN. Entrambi i codici figurano sul documento di identificazione (passaporto). Poiché la norma ISO 11784 attribuisce alle Autorità di ciascun Paese la responsabilità di assicurare l’univocità dei codici che iniziano con il codice di quel medesimo Paese e poiché tale controllo può essere svolto solo dal gestore di una banca dati centralizzata, in attesa dell’attivazione da parte dell’UNIRE della Banca dati degli equidi (per i transponder degli equidi verranno riservate le serie numeriche comprese tra 0380271000000001 e

0380273999999999), a far data dalla presente circolare tutti gli equidi dovranno essere identificati mediante transponder che inizino con il codice del produttore così come attribuito dall’ICAR (vedi www.icar.org) A ciascun puledro viene anche attribuito un numero di registrazione che lo accompagnerà per tutta la vita: si tratta del “Numero a Vita Universale Equino” (UELN) di 15 cifre che identifica univocamente il cavallo a livello mondiale e non può essere cambiato per alcun motivo. Le prime sei cifre del codice UELN identificano il Data Base nel quale è registrato il cavallo: le prime tre (come per il codice transponder) sono il codice ISO 3166 del Paese (380 per l’Italia) e le seconde tre sono il codice del Data Base riconosciuto a livello internazionale (ad esempio, il codice per l’UNIRECavallo da Sella è 380007, quello per l’UNIRE-Trottatore è 380008, ecc.). Alcuni Data Base italiani non hanno ancora un codice UELN (ad esempio: UNIREPuro Sangue; AIA-Lipizzano; ecc.) e sono invitati a provvedere quanto prima facendo riferimento al sito www.ueln.net. Le ultime nove cifre del codice UELN identificano univocamente un cavallo all’interno del proprio Data Base di riferimento. Pertanto, il numero massimo di cavalli identificabili all’interno di uno stesso Data Base è pari ad un miliardo. Tuttavia, ogni organizzazione responsabile della tenuta di una Base Dati può organizzare come crede i suoi codici UELN: ad esempio la L.I.F. (Lipizzan International Federation) ha proposto che le organizzazioni aderenti inseriscano nei propri codici UELN, dopo le tre cifre che individuano lo Stato e le tre che identificano la Base Dati, il sesso (una cifra), la liena paterna (una cifra), purezza/incrocio (una cifra) ed infine il numero individuale (6 cifre). Con queste regole ogni libro genealogico del cavallo lipizzano può codificare fino al massimo di un milione di animali. Pertanto, ogni organizzazione è libera di utilizzare i propri codici UELN come crede, ma deve tener presente che ogni ulteriore specifica riduce il numero di cavalli univocamente identificabili. In ogni caso, il codice UELN compare su tutti i documenti ufficiali del cavallo. Identificazione puledri nati dal 1° gennaio 2007 in allevamenti iscritti ai libri genealogici e registri anagrafici ufficialmente riconosciuti Fino all’attivazione della BDE i libri genealogici ed i registri anagrafici ufficialmente riconosciuti mantengono la propria operati-


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vità per quanto concerne l’identificazione, la registrazione degli eventi vitali e riproduttivi, ed il rilascio dei passaporti degli equidi iscritti. In preparazione del previsto trasferimento dei dati alla BDE, l’AIA, le ANA e l’UNIRE che gestiscono i libri genealogici ed i registri anagrafici ufficialmente riconosciuti, effettuano le seguenti operazioni: - acquisizione del codice dell’azienda rilasciato dall’ASL, qualora non già presente in archivio; - acquisizione del codice fiscale del proprietario (personafisica o giuridica) del cavallo, qualora non già presente in archivio; - registrazione dei cavalli mediante codice UELN; - identificazione dei puledri mediante transponder al più tardi entro 210 giorni dalla nascita. Per i puledri destinati ad essere macellati prima dei sette mesi di età e che non sono destinati né a scambi intracomunitari, né alla esportazione verso paesi terzi, è sufficiente che l’allevatore compili e consegni all’APA competente per territorio apposita dichiarazione, secondo il modello allegato alla circolare mMpaaf del 14 maggio 2006, mentre l’animale viene identificato conformemente all’allegato A dell’ordinanza del Ministero della salute del 14 novembre 2006. Identificazione dei puledri nati dal 1° gennaio 2007 in allevamenti non aderenti ai libri genealogici e registri

anagrafici ufficialmente riconosciuti Il proprietario del puledro deve richiedere per iscritto all’APA competente per territorio, di provvedere all’identificazione dell’animale fornendo le seguenti informazioni: -dati anagrafici e codice fiscale del proprietario del puledro; -codice ASL ed indirizzo dell’azienda in cui il puledro viene identificato; -data nascita del puledro; -sesso del puledro. Entro 210 giorni dalla richiesta, l’APA provvede ad identificare l’equide, mediante applicazione del transponder e a completare la scheda di identificazione già predisposta (modello allegato alla circolare). L’APA acquisisce i dati e li registra, utilizzando la procedura informatica già in uso per i registri anagrafici razze equine autoctone. L’APA rilascia, per gli equidi identificati, un passaporto conforme al modello già in uso per i registri anagrafici. Durante il periodo transitorio vengono acquisiti e registrati anche i dati relativi alle entrate ed uscite degli equidi dall’azienda (passaggi di proprietà, morti, furti, ecc.). I passaggi di proprietà vengono riportati, su richiesta degli aventi causa ed a cura dell’APA, anche sui passaporti degli equidi. Per i puledri destinati ad essere macellati prima dei sette mesi di età e che non sono destinati né a scambi intracomunitari, né alla esportazione verso paesi terzi, è sufficiente che l’allevatore compili e consegni all’APA compe-

tente per territorio apposita dichiarazione, secondo il modello allegato, mentre l’animale viene identificato conformemente all’allegato A dell’ordinanza del Ministero della salute del 14 novembre 2006. Le APA conservano tutta la documentazione prevista per il rilascio dei passaporti. Identificazione di equidi nati prima del 1° gennaio 2007 e non identificati in base alle decisioni n. 93/623/CEE e n. 2000/68/CE (animali senza transponder e senza passaporto) La procedura di identificazione è quella prevista per i puledri nati dal 1° gennaio 2007 in allevamenti non aderenti ai libri genealogici e registri anagrafici ufficialmente riconosciuti. L’identificazione deve essere effettuata al più presto possibile. In merito alle movimentazioni e all’avvio alla macellazione degli equidi, i proprietari degli animali dovranno attenersi alle indicazioni che fornirà il Ministero della salute. Le APA conservano tutta la documentazione prevista per il rilascio dei passaporti. Costi del servizio I costi sono a totale carico dei proprietari che richiedono i servizi. L’AIA stabilisce tariffe specifiche e identiche su tutto il territorio nazionale, cui saranno aggiunti costi del servizio e di segreteria. Eventuali contributi pubblici andranno a detrazione del costo sostenuto dal proprietario. ■

Polizza ANMVI UNIPOL

Infortuni? Meglio pensarci “Sollevando un cane sul tavolo riportava strappo muscolare; a seguito dell’infortunio si sottoponeva a visite specialistiche private. Indennizzo per 470 euro”; “L’Assicurata scivolava causa strada bagnata e si provocava distorsione al ginocchio con applicazione di tutore immobilizzante: indennizzata per 3.250 euro”; “A seguito di un incidente in moto si frattura una mano, applicato tutore l’assicurato viene indennizzato per 5.200 euro”. La nostra esistenza è ricca di inviti al pensiero positivo e i proverbi ne sono una manifestazione sintetica: “Chi non risica non rosica”, “Aiutati che il ciel ti aiuta”, e molti altri; esortazioni alle quali si ispira anche il marketing e il mondo commerciale quando insegna ai propri seguaci che … se non domandi è un no sicuro! A questo credo si è perfettamente uniformato l’Ufficio Relazioni Esterne di A.N.M.V.I. che, dopo alcuni anni (dal 2003) di fattiva collaborazione con la Compagnia di Assicurazioni UNIPOL, ha ritenuto opportuno richiedere un aumento delle prestazioni offerte dalla Polizza Infortuni. Detto fatto. La domanda è stata inoltrata ai responsabili UNIPOL e, grazie anche alle garanzie offerte dall’Agenzia Generale di Desio (nostra interlocutrice ufficiale per la sede di Bologna), la richiesta non solo è stata accolta, ma è andata addirittura oltre alle aspettative più rosee. Vero è che non avremmo potuto avanzare pretese, se il curriculum di questa convenzione non fosse stato eccellente: • UNIPOL riconosce ai nostri iscritti una correttezza invidiabile, e un utilizzo appropriato delle coperture assicurative offerte in polizza • A.N.M.V.I. registra solo plausi nei confronti della disponibilità degli Uffici Sinistro periferici, capillarmente distribuiti sul territorio nazionale, nonché della tempestività delle liquidazioni economiche dei danni subiti dai veterinari. Ciò premesso, poiché nelle questioni economiche è d’obbligo la concretezza, accantoniamo le parole e diamo la precedenza ai numeri; qui di seguito viene riportata una tabella comparativa tra le somme assicurate della “vecchia polizza” e i progressi operati nella tutela economica degli iscritti A.N.M.V.I. Rischio Assicurato

Somme Assicurate Vecchia Polizza

Somme Assicurate Nuovo contratto

Caso morte

50.000,00

200.000,00

Caso Invalidità Permanente

150.000,00

200.000,00

Rimborso spese cura da Infortunio

10.000,00

12.000,00

Diaria da ricovero

100,00

100,00

Diaria da convalescenza e/o ingessatura

50,00

100,00

Anche a un primo esame superficiale, è possibile rilevare il notevole balzo in avanti ottenuto per i nostri soci. Le nuove condizioni di polizza sono già diventate operative, riguardano i colleghi che si iscriveranno a partire da questo anno mentre, per quelli che sono già attualmente assicurati, verranno trasferite automaticamente in concomitanza col prossimo rinnovo, senza necessità di richiedere alcun adeguamento. Per chi volesse approfondire ed entrare nei dettagli della convenzione, vi è la possibilità di farlo visitando il sito web www.anmvi.it : in questa sede è pubblicata e scaricabile tutta la modulistica inerente alla Polizza Infortuni A.N.M.V.I./UNIPOL; tuttavia, qualora esistesse la necessità di richiedere qualche ulteriore chiarimento, è possibile interpellare direttamente sia l’Agenzia Generale UNIPOL di Desio sia chi vi scrive (cell. 333 1269182 oppure maurizio.cornelli@libero.it), in quanto abbiamo curato congiuntamente la stesura delle condizioni di polizza. Un’ultima informazione prima di concludere. I nuovi regolamenti nazionali, in fatto di materia assicurativa, hanno consentito di accelerare l’iter di iscrizione che avevamo utilizzato in precedenza: da questo anno, tutte le operazioni e il pagamento del premio assicurativo avranno come interlocutore l’Ag. Generale UNIPOL 1305 di Desio, con le modalità riportate sempre nella modulistica scaricabile da Internet. A.N.M.V.I. sarà, comunque, costantemente informata e aggiornata su tutte le transazioni. Ah, dimenticavo! Le condizioni sono migliorate, la burocrazia è stata semplificata, ma il costo della polizza no, sono sempre i 396,00 € di 5 anni fa!!! (Dr. Maurizio Cornelli)


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Revisione del decreto legislativo n. 116 del 1992

Sperimentazione animale: riparte la riforma Recuperata la proposta elaborata nella scorsa Legislatura dall’On. Giulio Schmidt ’On. Benedetto Della Vedova (FI) presenterà alla Camera il 14 giugno la proposta di legge “Disposizioni per la protezione degli animali utilizzati per fini scientifici o tecnologici”. La proposta recupera il percorso di riforma tracciato nella scorsa Legislatura dall’onorevole Giulio Schmidt, giunto ad un soffio dal varo quando il mandato parlamentare si concluse. Vi avevano lavorato tutti gli attori del settore. L’ANMVI aveva dato il proprio contributo con i Colleghi Petrocelli, Fornasier e Carù della SIVAL, giungendo ad un punto di sintesi della revisione normativa che trovava concordi le ragioni della ricerca e quelle degli animalisti. L’auspicio - dice ora Della Vedova- è “di un ulteriore e comune

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sforzo per accelerare l’iter parlamentare di questa riforma”. La proposta di legge è stata assegnata alla XII Commissione Affari Sociali il 17 maggio con le firme di una trentina di deputati di diverso schieramento. L’ANMVI, invitata alla presentazione, ha assicurato la presenza e la collaborazione della Società Italiana Veterinari per Animali da Laboratorio (SIVAL). Ecco il testo di riforma nella sintesi (in corsivo) elaborata dallo stesso Della Vedova. Tutti gli esperti riuniti La proposta di legge ripropone il percorso di riforma della disciplina sulla sperimentazione animale presentata nella scorsa legislatura dall’onorevole Giulio Schmidt, come risultato di un Tavolo di la-

voro a cui hanno partecipato i migliori esperti del settore. Hanno infatti partecipato al Tavolo di lavoro, riconoscendosi nei suoi risultati: Farmindustria; l’Associazione italiana per le scienze degli animali da laboratorio; l’Associazione italiana di psicologia; la sezione italiana dell’European Biomedical Research Association; le società italiane di farmacologia, tossicologia, fisiologia, neuroscienze e anatomia; l’Associazione delle industrie della salute animale; l’Associazione nazionale dei medici veterinari italiani; l’Ordine nazionale dei biologi; l’Associazione italiana di tossicologia in vitro; la Lega anti vivisezione; l’Eurogroup for Animal Welfare; il “Progetto riabilitazione animali da laboratorio”. Nella definizione della nuova disciplina sono stati inol-

L’On. Della Vedova ha così descritto il lavoro del Comitato Schmidt: Il “Comitato per la revisione del decreto legislativo n. 116 del 1992”, in materia di protezione degli animali utilizzati ai fini sperimentali od altri fini scientifici, rappresenta il primo movimento trasversale in Italia che sia riuscito a predisporre su questa materia un testo legislativo che fonde, in un insieme equilibrato e condiviso, esigenze etiche e di sviluppo della ricerca. Anche quanti sono - e sono rimasti - divisi nei loro convincimenti, si sono uniti per raggiungere un risultato comune: maggiore tutela, più rispetto, meno animali utilizzati, una migliore ricerca. Vanno riconosciute la lungimiranza e la misura dimostrate da chi ha lavorato con grande impegno per oltre due anni all’elaborazione di questo progetto di legge”.

tre tenuti in conto i suggerimenti e i riscontri che l’attività del Tavolo di lavoro ha registrato da parte del Ministero della salute e dell’Istituto superiore di sanità. Riferimento per l’Europa Si è partiti dall’evidenza che allo stato dei fatti l’Italia non può prescindere da una situazione internazionale dove l’utilizzo degli animali nella ricerca non è considerato una “eccezione” ma una “regola”, in molti casi obbligatoriamente richiesta da normative internazionali per lo studio e per la commercializzazione di qualsiasi prodotto, farmaceutico e non, destinato all’uso umano e animale. In pratica, anche se il nostro Paese volesse, non è in grado da solo di modificare questo scenario di regole, né di “fuoriuscirne” unilateralmente. Questa riforma è quindi in grado dì essere un punto di riferimento avanzato per i lavori in corso a livello europeo, anticipando il percorso di revisione della citata direttiva 86/609/CEE e, per certi aspetti, risultando addirittura più innovativa, ad esempio per quanto concerne il divieto di utilizzo di animali nel settore della cosmesi che l’Unione europea ha previsto solo a decorrere dall’anno 2009. Metodi alternativi L’“alternativa” si fonda sul “sistema delle 3R”: Replacement, Reduction, Refinement (sostituzione, riduzione, perfezionamento). Delle “3R”, la prima (Replacement, sostituzione) risulta ancora di difficile attuazione, in quanto non esistono ancora metodi che permettono di verificare l’efficacia e le conseguenze su un organismo complesso. Nell’ultimo decennio sono stati fatti significativi passi in avanti. I metodi sostitutivi sono per la maggior parte tecniche in vitro. Quelli impiegati nella ricerca farmaceutica comprendono tutte le tecniche più avanzate: colture cellulari e di tessuti, vegetali, micro-organismi, uova, tecnologie di

immagine, modelli matematici e informatici. La seconda “R” (Reduction, riduzione) ha lo scopo di ridurre il numero di animali impiegati in una procedura ottenendo lo stesso risultato e anche quello di evitare la reiterazione di test su animali. La terza “R” (Refinement, perfezionamento) promuove una cultura e una pratica dell’“attenzione” alla tutela e al benessere degli animali. Nella pdl: Tutte le procedure e le tecniche in grado di indurre dolore o sofferenza nell’animale devono essere condotte in anestesia generale o locale, tranne i casi in cui si ritiene che l’anestesia sia per l’animale più traumatica della procedura stessa ovvero sia incompatibile con la finalità del progetto; cessati gli effetti dell’anestesia o quando questa non è possibile, gli animali devono essere immediatamente sottoposti a un trattamento analgesico adeguato a ridurre la percezione del dolore o della sofferenza, a meno che tale trattamento sia incompatibile con i fini del progetto. Quando permangono condizioni di sofferenza insostenibili, si deve procedere immediatamente alla soppressione dell’animale con metodi umanitari sotto la responsabilità del medico veterinario. È considerata sofferenza insostenibile quella che nella normale pratica veterinaria costituisce indicazione per l’eutanasia. I cani, i gatti, i primati non umani e i cavalli presenti negli stabilimenti di allevamento o di fornitura devono essere dotati di un microchip o di altro strumento di riconoscimento individuale applicato dal medico veterinario responsabile del benessere e dello stato sanitario degli animali. Reinserimento degli animali Il decreto legislativo n. 116 del 1992 prevede in una laconica disposizione all’articolo 6, comma 3, che l’animale in vita al termine di un esperimento può essere tenuto presso lo stabilimento utiliz-


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zatore o altro stabilimento di custodia o rifugio. L’assenza di una specifica normativa non ci permette di avere oggi una panoramica generale circa il numero di animali salvati in questi anni. La proposta di legge stabilisce una concreta opportunità di vita per gli animali che al termine delle procedure di ricerca sono ancora in buone condizioni di salute. Individua in base a un elenco predisposto dal Ministero della salute le strutture di accoglienza che sono in grado di ospitare gli animali e di reinserirli a una vita consona alle loro caratteristiche etologiche e fisiologiche. Nella pdl: “Al termine della procedura, o per qualsiasi eventuale interruzione della stessa, il medico veterinario responsabile del benessere decide se l’animale deve essere soppresso o mantenuto in vita e, congiuntamente al responsabile del progetto e al responsabile dell’esecuzione delle procedure, se l’animale mantenuto in vita può essere affidato alle strutture di accoglienza” . Il responsabile del progetto e il medico veterinario responsabile forniscono alla struttura di accoglienza tutte le

informazioni utili al buon esito del reinserimento. Animali geneticamente modificati Anche gli animali geneticamente modificati per la prima volta trovano una loro collocazione nella normativa italiana. Si pone così termine al regime di assoluta discrezionalità in cui, fino a questo momento, si è proceduto. La proposta di legge, all’articolo 6, individua in maniera dettagliata i criteri con cui devono essere generati, utilizzati e allevati gli animali geneticamente modificati, valutandone l’impatto sugli animali, per la salute dell’uomo e dell’ambiente e introducendo il concetto di rapporto tra danno e beneficio. Formazione del personale Tutte le persone che direttamente o indirettamente utilizzano animali per fini di ricerca devono avere una formazione adeguata alla specie o alle specie utilizzate. Il decreto legislativo n. 116 del 1992, all’articolo 17, comma 2, rimanda a un decreto ministeriale l’individuazione delle figure professionali e della formazione necessaria. Tale decreto doveva essere ema-

nato entro un anno, quindi nel 1993, ma non se n’è mai fatto nulla. Dopo quasi quindici anni di attesa, i profili professionali trovano nella proposta di legge una definitiva legittimazione. La competenza professionale del personale che manipola, gestisce e cura gli animali è una garanzia di benessere per gli animali stessi al fine di evitare stress e inutili sofferenze. Nella pdl: Il medico veterinario responsabile garantisce il benessere e lo stato sanitario degli animali; controlla la corretta esecuzione delle procedure e delle tecniche allo scopo di evitare danni temporanei e durevoli, dolore, forte stress e sofferenze inutili; prescrive i trattamenti terapeutici necessari. Non è consentito rivestire contemporaneamente la figura di responsabile del progetto o dell’esecuzione delle procedure e delle tecniche e quella di medico veterinario responsabile del benessere e dello stato sanitario degli animali. L’incarico di medico veterinario responsabile non può essere attribuito a veterinari afferenti a strutture pubbliche di vigilanza sull’utilizzo degli animali per fini scientifici o tecnologici.

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Come la pensano in Europa ecentemente la Commissione europea ha avviato una consultazione che ha avuto un grande riscontro, ricevendo ben 46.655 risposte da tutti i Paesi membri. Il dato saliente è che la larga maggioranza dei cittadini che hanno partecipato alla consultazione ritiene che debbano esserci maggiori e migliori misure di garanzia. Ad esempio, il 93 per cento ritiene che l’Unione europea debba adottare misure per assicurare un maggiore livello di protezione degli animali utilizzati e il 79 per cento che non vi siano finanziamenti sufficienti per diffondere metodi di ricerca sostitutivi. Alla domanda sul livello di benessere degli animali utilizzati a fini sperimentali nell’Unione europea, il 74 per cento dei cittadini ha risposto che il livello è molto basso (50 per cento) o basso (24 per cento); quasi l’80 per cento ritiene che debbano essere oggetto di protezione anche i feti e gli embrioni. Indicativo, inoltre, è il fatto che il 75,6 per cento dei cittadini ritiene che l’elemento principale di cui si deve tenere conto quando si intendono utilizzare animali in un esperimento è il livello di stress e di sofferenza inflitto agli animali, prima e più dello scopo della ricerca (52,3 per cento). Riguardo alla trasparenza e all’informazione, la maggior parte di cittadini trae le informazioni relative agli esperimenti su animali da associazioni animaliste, soprattutto attraverso internet, mentre ritiene che gli utilizzatori di animali non forniscano sufficienti informazioni. Il 78,6 per cento dei cittadini ritiene che condizioni di maggior benessere per gli animali non siano affatto di ostacolo alla ricerca e l’83,8 per cento è favorevole al fatto che debbano esserci dei limiti sull’uso di animali in base allo scopo della ricerca. L’Italia è al quarto posto su 25 Paesi come partecipazione a tale consultazione, avendo contribuito per oltre il 12 per cento dei responsi totali.

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Comitati per la cura e l’utilizzo degli animali L’altra importante novità della proposta di legge è quella di prevedere che tutti i progetti che utilizzano animali prima di essere inviati al Ministero della salute per la richiesta di autorizzazione devono essere esaminati da un comitato locale il quale esprime sugli stessi una valutazione tecnicoscientifica. A questo fine è stata prevista dalla stessa proposta di legge la composizione minima del Comitato per garantire un’adeguata professionalità. La relazione del Comitato è un ulteriore supporto dato al Ministero della salute per decidere la concessione o il diniego dell’autorizzazione. Osservatorio nazionale per la tutela degli animali da laboratorio L’Osservatorio nazionale è un punto di incontro tra istituti di ricerca e associazioni animaliste per realizzare studi e approfondimenti sull’attuazione della legge, proporre modifiche e integrazioni alla stessa, promuovere lo studio e la validazione dei metodi alternativi. Regime di autorizzazione La proposta di legge, al fine di rispondere alle richieste di maggiore certezza e trasparenza, prescrive che tutti i progetti che utilizzano animali debbano essere preventivamente autorizzati. Sono previsti due filtri, due livelli di valutazione. Il primo è rappresentato dal Comitato locale per la cura e l’utilizzo degli animali, che deve esprimere il suo parere motivato sul progetto. Il secondo è rappresentato dal Ministero della salute che, con decreto dirigenziale, autorizza la ricerca entro un mese dalla data della richiesta di autorizzazione, ed entro due mesi per i progetti che utilizzano cani, gatti,

primati non umani, animali geneticamente modificati e per i progetti che non prevedono l’uso dell’anestesia. Per rendere certi i tempi, non solo sulla carta, è stato previsto il regime del silenzio-assenso. Decorsi i termini previsti dalla legge, nel silenzio del Ministero, è possibile cominciare la ricerca. Nella pdl: L’autorizzazione deve obbligatoriamente indicare il responsabile dello stabilimento utilizzatore e il medico veterinario responsabile del benessere e dello stato sanitario degli animali Sono escluse dall’ambito di applicazione a) le pratiche agricolo-zootecniche o medico veterinarie professionali diverse da quelle finalizzate ad uso scientifico o tecnologico; b) le prove di farmacocinetica residuale e le prove cliniche di campo di medicinali per uso veterinario negli insediamenti zootecnici su animali ivi allevati nonché le prove cliniche su animali da compagnia, previo consenso del proprietario, all’interno di ambulatori veterinari; c) l’osservazione degli animali nel loro ambiente naturale o semi-naturale. La proposta di legge prescrive in maniera chiara che non è possibile rilasciare autorizzazioni per progetti che prevedano l’uso di animali per dimostrazioni didattiche e per lo sviluppo, la produzione e il controllo dei prodotti finiti o dei loro ingredienti finalizzati alla cosmesi. Il divieto si estende anche alle ricerche su prodotti finiti per uso domestico, per testare materiale bellico, per la produzione di anticorpi monoclonali tramite l’induzione dell’ascite, salvo che sia previsto come obbligatorio da legislazioni o da farmacopee nazionali o internazionali. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 SI.CUR.A.

Botta e risposta sull’uso degli ormoni nell’allevamento degli animali destinati all’alimentazione umana Perché vengono somministrate sostanze anabolizzanti o ormoni agli animali in produzione zootecnica? Le sostanze anabolizzanti vengono impiegate in zootecnia con lo scopo principale di aumentare le produzioni (più carne o nel caso della somatotropina più latte con una minor quantità di mangime); in alcuni casi il loro uso viene favorito anche dalla capacità di queste sostanze di modificare le caratteristiche organolettiche dell’alimento rendendolo più appetibile alle esigenze dei consumatori (meno grasso, colore più chiaro, maggiore tenerezza). Esistono vari gruppi di sostanze che svolgono azioni differenti e che nel corso degli anni sono state selezionate ed impiegate fraudolentemente per migliorare le produzioni puntando ad incrementare l’appetito dell’animale (es. cortisonici), a rallentare il metabolismo per migliorare la trasformazione degli alimenti in proteine e quindi carne (tireostatici, progestinici), a spostare gli equilibri energetici dell’organismo a favore della produzione di proteine rispetto ai grassi (estrogeni, androgeni, Beta agonisti, somatotropina). La somatotropina ricombinante (rBST) o (rBGH), è la copia geneticamente modificata della somatotropina (ormone della crescita) naturalmente prodotta dall’organismo animale. La somministra-

zione di GH bovino (BGH) induce un aumento della produzione lattea a seconda del tipo di animale sottoposto a trattamento e della razione somministrata secondo alcuni autori anche per percentuali superiori al 20% (si stima che dall’autorizzazione all’impiego avvenuta negli USA nel 1993, vi sia stato un incremento legato alla somatotropina di produzione di latte pari al 12%) Quali sono i possibili residui presenti negli alimenti? Negli anni ’80 è scoppiato un grande scandalo legato alla segnalazione di alcuni casi di ginecomastia, telarca e pubertà precoce in bambini, risultati collegati al consumo di omogeneizzati contenenti dietilstilbestrolo, ormone sintetico ad attività estrogenica somministrato in quel periodo, oltre che agli animali come promotore di crescita fraudolento, anche a milioni di donne per la prevenzione dell’aborto. Il dietilstilbestrolo è stato poi vietato anche in medicina umana. Le modalità di doping, per quanto è possibile conoscere dai sequestri effettuati dalle forze dell’ordine e dai controlli svolti dai servizi veterinari delle ASL con il supporto della rete dei laboratori degli Istituti Zooprofilattici, sono oggi prevalentemente basate su ormoni naturali (seppur prodotti con tecniche di sintesi) e cortisonici.

Per quanto riguarda la somatotropina, trattandosi di una molecola sovrapponibile a quella naturale viene metabolizzata a livello epatico e quindi non è possibile ritrovarla negli alimenti. È per questo che a tutt’oggi non sono disponibili tecniche analitiche affidabili per la ricerca della somatotropina negli alimenti posti in commercio. Il divieto di impiego posto dall’Unione Europea si basa prevalentemente sui danni che l’impiego di tale farmaco può causare agli animali richiedendo un incremento di utilizzo di farmaci antibatterici, che aumentano il rischio di presenza dei residui di tali farmaci nel latte e incrementano il rischio di comparsa di farmaco-resistenza batterica, riducendo la capacità di detossificazione dell’organismo animale con un possibile aumento della concentrazione di sostanze tossiche nel latte e per l’aumento nel latte di bovine trattate di una proteina la somatomedina C o Insulin Growth Factor 1 (IGF1) prodotta a livello epatico che potrebbe, in parte, essere assorbita a livello intestinale dall’uomo. Quali possono essere gli effettivi rischi per l’uomo? Sin dal 1989, la Comunità Europea, sulla base di un principio di precauzione, ha vietato l’impiego negli allevamenti di sei ormoni utilizzati negli Stati Uniti ed in nume-

di Bartolomeo Griglio* Walter Marrocco** *ANMVI, **FIMMG

Siglato nel novembre 2005, da ANMVI e FIMMG, il Piano di Comunicazione Continua al Cittadino; è una iniziativa patrocinata dal Ministero della Salute per la corretta informazione ai cittadini sui temi della sicurezza alimentare. Il cambiamento che ha interessato in questi anni il Sistema Sanitario del nostro Paese e le modificazioni avvenute nella società hanno indirizzato i medici veterinari e i medici di famiglia verso un’azione globale per la salute. Dopo il caso mediatico dell’influenza aviaria, la necessità di dotarsi di una strategia di comunicazione si è palesata in tutta la sua urgenza. Il pubblico chiede informazioni e non notizie e si attende di essere correttamente e disinteressatamente guidato nella prevenzione o nel cambiamento di quei comportamenti che possono incidere sulla salute e sui comportamenti alimentari. In quest’ottica è nata l’alleanza fra i Medici Veterinari dell’ANMVI e i Medici di Famiglia della FIMMG, con l’obiettivo prioritario di produrre informazioni e strumenti in grado di garantire la continuità e la diffusione del corretto messaggio informativo, per favorire la crescita nel cittadino di una cultura della salute sempre più matura e consapevole. www.anmvi.it www.fimmg.it

rosi altri Paesi quali modulatori del sistema endocrino per migliorare la crescita dei vitelli ed altri animali. Tale divieto, presente in Italia fin dal 1961, è esteso anche all’importazione di carni ottenute da animali sottoposti a trattamento con sostanze ormonali. Nel maggio del 2000, la Commissione europea, ha confermato il divieto permanente dell’estradiolo 17beta. Su altri cinque ormoni di crescita progesterone, testosterone, zeranolo, trembolone e melengestrolo acetato è stato confermato il divieto provvisorio per dare tempo agli scienziati di completare le indagini sull’effettivo rischio a cui potrebbero essere esposti i consumatori. Attualmente le carni ed i prodotti di origine animale risultano essere tra gli alimenti più controllati. I risultati delle indagini per la ricerca di sostanze anabolizzanti hanno evidenziato irregolarità nello 0,35% in Italia nel triennio 19971999 su oltre 60.000 campioni prelevati.

Le sostanze ormonali in genere riscontrate sono sovrapponibili a quelle presenti naturalmente nell’organismo animale e somministrate in quantità tali da rimanere al limite dei livelli fisiologici naturalmente presenti nell’organismo animale e quindi non più rilevabili negli alimenti che arrivano al consumo. L’uso fraudolento di sostanze non consentite da parte di una minoranza di allevatori disonesti comunque è ancora presente e quindi è importante continuare a garantire il mantenimento di una elevata attenzione alla sicurezza alimentare, realizzata sino ad oggi mediante la strutturazione di un controllo veterinario ed una rete di laboratori (Istituti Zooprofilattici Sperimentali) che dipendono dal Ministero della Salute e quindi perseguono l’obiettivo prioritario della salute pubblica e rappresentano, grazie anche all’azione delle forze dell’ordine, un deterrente per i produttori disonesti. ■

Codex Alimentarius, riunione il 3-7 luglio a Ginevra i riunisce a Ginevra dal 3 al 7 luglio la Commissione del Codex Alimentarius, l’organismo dell’Onu che stabilisce le norme per la sicurezza e la qualit�� degli alimenti. Si discuterà di alcune importanti norme a difesa del consumatore per evitare che sostanze nocive ed agenti patogeni contaminino gli alimenti. Lo rende noto un comunicato della Fao. Se saranno adottate, queste nuove norme faciliteranno il commercio alimentare internazionale. Alla riunione parteciperanno circa 500 delegati provenienti da oltre 100 paesi e numerose organizzazioni non governative. Sono all’esame questioni importanti tanto per i paesi in via di sviluppo che per quelli sviluppati. Tra le questioni di cui si discuterà: il limite massimo di piombo che può contenere il pesce per non essere nocivo, il livello massimo di cadmio contenuto nel riso, nei frutti di mare bivalvi e nei cefalopodi (calamari, seppie, polipi etc). Sono in discussione misure per la prevenzione della contaminazione da aflatossina nelle noci del Brasile e per la prevenzione e riduzione della contaminazione da diossina e da PCB (policlorobifenili) nel cibo e nel foraggio.

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RUBRICA LEGALE

Esercizio abusivo della professione veterinaria: quale tutela per il medico veterinario libero professionista? ome precisato in occasione di un precedente parere da me reso sull’argomento, il reato di esercizio abusivo di una professione (punito dall’art. 348 c.p.) consiste nel compimento di uno o più atti riservati in modo esclusivo al professionista che abbia quella determinata e specifica abilitazione a compiere l’attività in parola, non ricorrendo invece alcuna ipotesi delittuosa nel caso di atti che che, mancando di tale tipicità, possono essere compiuti da chiunque, anche se abbiano qualche connessione con quelli professionali (Cass. 7/7/1999 n. 7023, in Mass. Giur. It. 1999). Di conseguenza, alcune prestazioni possono essere effettuate esclusivamente dal medico veterinario (interventi chirurgici, diagnosi ecc.), laddove altre attività, pur in mancanza di figure propriamente qualificabili come personale infermieristico, non si possono configurare come prestazioni riservate al veterinario. Ci riferiamo alle attività che esulano dall’ambito strettamente medico e che pertanto possono essere effettuate anche dal non veterinario. Riguardo alla professione veterinaria sappiamo tuttavia che non si rinviene, nel nostro ordinamento, una legge che espressamente determini quali sono le attività “riservate” a tale professione. Ciò significa che, per determinare se un atto si possa configurare come atto strettamente medicoveterinario, occorre far riferimento alle sentenze che si sono pronun-

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ciate in fattispecie integranti l’esercizio abusivo della professione veterinaria. È il caso di una decisione della Corte di Cassazione secondo la quale, allo scopo di accertare la ricorrenza della fattispecie di cui all’art.348 c.p., occorre verificare se una pratica professionale comporti “scelte e valutazioni di carattere diagnostico, tipiche dell’atto medico” (Cass. pen. 3.4.1995 N°9089, in Riv. Pen. 1995, 1444). Analogamente, altra sentenza della Suprema Corte precisa che “l’”atto medico” ed il “trattamento terapeutico” rimangono pur sempre ancorati alla diagnosi, terapia, profilassi e prevenzione degli stati morbosi” (Cass. pen., sez. VI, 25/01/1996, N°524, in Riv. giur. Polizia, 1997, 234). Tale sentenza si rivela particolarmente interessante in riferimento al problema qui in esame, dal momento che si occupa, benché incidentalmente, anche delle attività “di confine”, ovvero di quelle attività non esclusive della professione medica: per tali attività, dice la Corte, si rivela determinante lo scopo diagnostico e curativo, in assenza del quale una determinata operazione cessa di essere riservata al medico (nella fattispecie la Corte cita l’attività di massaggio, la quale - se effettuata a scopi non terapeutici - non costituisce esercizio di arte sanitaria, e può essere pertanto praticata anche da chi non è medico). La sentenza in parola prende altresì in considerazione le attività con finalità di miglioramento e-

stetico, precisando che tali finalità sono secondarie ed occasionali, non certo tipiche della medicina, e - essendo condivise con altre professioni - non sono idonee a caratterizzare la professione sanitaria (Cass. pen. N°524/1996, cit.). Nel citato filone giurisprudenziale va ad inserirsi la pronuncia che definisce l’attività medica come attività consistente “nella formulazione di diagnosi, nell’indicazione di prognosi, in relazione a malattie o disfunzioni in atto o prevedibili, nonché nella prescrizione di terapie e pratiche di prevenzione, con eventuale prescrizione di farmaci, nella manipolazione del corpo umano, sempre a scopo curativo o preventivo, nella prescrizione ed applicazione di protesi o nell’utilizzazione di qualsiasi altro diverso strumento curativo o preventivo” (Cass. pen., 20/12/1995, n.3403, in Cass. Pen., 1996, 3301), così delimitando con una certa precisione il campo riservato alle professioni mediche. Infine, non va trascurata una pronuncia della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, la quale ha considerato legittima la sanzione della sospensione, per due mesi, dall’esercizio della professione inflitta al veterinario che aveva favorito l’esercizio abusivo della professione da parte del figlio che, nel proprio ambulatorio destinato alla cura degli animali, “eseguiva - senza averne titolo - terapie ed interventi chirurgici, prescrivendo medicinali e vaccini su ricettari intestati al padre” (Commiss. Centr. Eserc. Profess. Sanit. 26.1.1985 N°4, in Rass.

Amm. Sanità, 1985, 67). Orbene: cosa può fare il medico veterinario libero professionista, regolarmente abilitato all’esercizio della professione ed iscritto all’albo del rispettivo Ordine di appartenenza (artt. 7 ss. D. Lgs. CPS 13.09.1946 N°233 ed artt.1 ss. DPR 05.04.1950 N°221), che si trovi di fronte ad un ‘abusivo’, ovvero ad un soggetto che - privo di abilitazione professionale - effettui prestazioni riservate al medico veterinario? È bene innanzitutto precisare che non può invocare l’intervento dell’Ordine dei Medici Veterinari, competente esclusivamente per i propri iscritti: il potere disciplinare del quale ogni Ordine è dotato (art.3 lett.f) D. Lgs. CPS N° 233/1946) può essere esercitato soltanto nei confronti di un Medico Veterinario libero professionista iscritto, e dunque che si renda colpevole “di abusi o mancanze nell’esercizio della professione o, comunque, di fatti disdicevoli al decoro professionale” (artt.38 ss. DPR N°221/1950), con ciò violando le disposizioni di natura deontologica. Poiché può iscriversi all’albo soltanto il medico veterinario che, tra l’altro, sia dotato dell’abilitazione all’esercizio professionale (art.9 D. Lgs. CPS N° 233/1946), ne deriva - così configurandosi una situazione per alcuni aspetti paradossale - che l’abusivo, in quanto non abilitato, non è soggetto al potere disciplinare dell’Ordine, per il quale è, mi si passi l’espressione colloquiale, un perfetto estraneo.

di Maria Teresa Semeraro Avvocato, Bologna

Escluso l’aspetto deontologico, resta dunque il versante penalistico. Indubbiamente infatti - e per quanto sopra esposto - chi effettua prestazioni professionali senza essere fornito della speciale abilitazione dello Stato commette (ai sensi dell’art.348 c.p.) un delitto, come tale penalmente perseguibile dall’ordinamento. Concretamente ciò significa che, per far punire l’abusivo, occorre presentare denuncia (personalmente presso una stazione dei Carabinieri o un posto di Polizia Giudiziaria, oppure presso la Procura della Repubblica territorialmente competente attraverso un avvocato) dove siano esposti con esattezza: a) le generalità della persona nei confronti della quale si presenta la denuncia; b) i fatti precisi e circostanziati che integrano l’abusivo esercizio della professione medico veterinaria, vale a dire le attività concretamente poste in essere dal sospetto abusivo, con gli elementi di prova di quanto si espone: è questo il passaggio decisivo nella denuncia di una condotta che si ritiene possa integrare gli estremi di un reato, perché è necessario addurre, a sostegno della denuncia stessa, elementi che abbiano un riscontro nella realtà, cioè fatti e circostanze che possono essere comprovate ed accertate dagli organi procedenti. Chi procede ad una denuncia di esercizio abusivo della professione, dunque, non può limitarsi a segnalare meri sospetti. Si consideri che il reato di esercizio abusivo di una professione è perseguibile d’ufficio (come anche, ad esempio, la calunnia), il che significa che il procedimento penale potrebbe aprirsi anche in mancanza di una denuncia (a differenza dei reati perseguibili a querela di parte - come ad esempio la diffamazione - ove è necessaria la querela, ovvero l’atto di impulso da parte della persona offesa). È bene tuttavia ribadire che chi ‘segnala’ - con la denuncia - il reato di esercizio abusivo della professione deve indicare esattamente alle autorità competenti tutti i punti di cui al punto b), fornendo, in particolare, gli elementi di fatto concreti e circostanziati posti a fondamento della denuncia stessa. In mancanza, il rischio è che la denuncia non abbia seguito. A maggior ragione vanno evitate le denunce non fondate su elementi realmente esistenti, ma presentate esclusivamente a scopo ‘ritorsivo’: chiunque, anche in forma anonima, incolpa di un reato qualcuno che egli sa innocente (ovvero simula a carico di qualcuno le tracce di un reato) commette il reato di calunnia, puniti con la reclusione da due a sei anni (art.368 c.p.). ■


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PREVIDENZA

Previprof per i dipendenti con CCNL-Confprofessioni

Bivio TFR anche per i nostri dipendenti M entre il libero professionista non è coinvolto nella scelta sulla destinazione del TFR (Trattamento di Fine Rapporto) - poiché non esiste per lui alcun accantonamento - i suoi eventuali dipendenti lo sono. Infatti, i dipendenti

dei medici veterinari assunti con il contratto di Confprofessioni (CCNL Studi Professionali - 20 dicembre 2006) possono decidere lo smobilizzo della loro liquidazione ai fini previdenziali integrativi e farla confluire in PREVIPROF, il Fondo Negoziale di ca-

tegoria appositamente costituito per i dipendenti dei liberi professionisti. Complessivamente, il bacino d’utenza è notevole per quantitàcirca un milione e mezzo di dipendenti dei liberi professionistie per caratteristiche demografi-

che: circa l’80% di loro ha meno di 45 anni e in stragrande maggioranza sono donne. È a loro che si rivolge il fondo pensione Previprof, nato su iniziativa di Confprofessioni (a cui aderisce ANMVI), la confederazione delle professioni intellettua-

li, promotrice di altre due iniziative: Fondoprofessioni, per la formazione permanente degli addetti del settore e Cadiprof, la Cassa di previdenza sanitaria integrativa per i dipendenti degli studi professionali, una delle ultime categorie che erano rimaste senza un fondo di riferimento. Con Previprof, Confprofessioni ha chiuso il cerchio: consente ai dipendenti dei professionisti garanzie di un contratto siglato con il Ministero del Lavoro, formazione gratuita, assistenza sanitaria integrativa e previdenza integrativa. “Confprofessioni è la casa delle professioni intellettuali- dichiara il Presidente dell’ANMVI Carlo Scotti, coordinatore dell’area sanitaria di Confprofessioni che vede al suo interno anche i dentisti (ANDI), i medici di famiglia (FIMMG) e gli psicologi (PLP) - e credo che negli ultimi anni abbia fatto un ottimo lavoro per garantire che i nostri dipendenti abbiano tutele e garanzie. Non credo invece che la politica - conclude Scotti - si sia resa ben conto del significato datoriale-occupazionale che le libere professioni, tutte insieme, hanno assunto. Lo dimostra il trattamento che Fisco e Politica ci stanno riservando. Questa è la battaglia più grande che insieme al numero Uno di Confprofessioni, Gaetano Stella, non ci siamo ancora stancati di combattere: il riconoscimento ed il rispetto del professionista, lavoratore autonomo, imprenditore di se stesso, lasciato solo di fronte al rischio d’impresa”. La struttura di contribuzione prevede oltre al Tfr (il 6,91% della retribuzione lorda), una contribuzione volontaria dello 0,25% più un contributo datoriale di pari entità, oltre ad una quota una tantum di 10 euro (per ora a carico di Cadiprof, 120mila iscritti): cifre basse, che si spiegano con la prossima scadenza (30 settembre 2007) della parte economica del contratto di lavoro: al tavolo che si aprirà a giugno si discuterà anche del contributo integrativo. PREVIPROF è presieduto da Ezio Maria Reggiani e prevede un Cda di 12 componenti, ripartiti pariteticamente tra la parte datoriale e sindacale, così come accade per il collegio dei sindaci. La scelta di destinazione del Tfr dovrà essere presa entro il 30 giugno 2007. Se non verrà espressa alcuna destinazione, a partire dal mese di luglio, il Tfr andrà automaticamente a Previdenza complementare. La scelta riguarderà esclusivamente il Tfr futuro, quello accantonato fino al 31 dicembre del 2006 resterà al datore di lavoro con le stesse regole oggi in vigore. www.confprofessioni.eu


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Terapia dell’osteoartrite: una revisione sistematica

di Maria Grazia Monzeglio

La qualità dei farmaci utilizzati al vaglio della medicina basata sulle evidenze na revisione sistematica della letteratura ha indagato e valutato criticamente la qualità dei farmaci, dei nutraceutici e degli agenti ad azione lenta per il trattamento dell’osteoartrite canina mediante il sistema di punteggio della medicina basata sulle evidenze previsto dalla FDA. Sono stati rivisti 16 studi

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clinici effettuando un’ampia ricerca bibliografica precedente a maggio 2006. I criteri di inclusione erano focalizzati sugli studi prospettici che valutavano le terapie mediche più comunemente utilizzate per il trattamento dell’osteoartrite del cane e pubblicati su riviste peer-reviewed. L’analisi consisteva in: rating del disegno dello studio,

del fattore di qualità, della quantità, della consistenza, della rilevanza rispetto alla riduzione del rischio di malattia e ranking della forza di evidenza cumulativa. I quattro studi che valutavano il meloxicam erano classificati come tipo I. Degli studi che valutavano il carprofen tre erano classificati come tipo II e due come tipo III. Era classificato come

tipo I uno studio che valutava ciascuno dei seguenti agenti: etodolac, P54FP, glicosaminoglicano polisolfato e una combinazione di condroitina solfato, glucosamina idrocloruro e manganese ascorbato. Due studi che valutavano il pentosano polisolfato e due che valutavano i molluschi verdi erano classificati come tipo I. Uno studio

che valutava l’acido ialuronico veniva classificato come tipo III. Gli autori concludono che esiste un elevato level of comfort circa la validità scientifica della dichiarata azione del meloxicam e circa la sua efficacia clinica nel trattamento dell’osteoartrite del cane. Il level of comfort verso carprofen, etodolac, pentosano polisolfato, molluschi verdi, P54FP, glicosaminoglicano polisolfato e l’associazione di condroitina solfato, glucosamina idrocloruro e manganese ascorbato è moderato. Il level of comfort verso l’acido ialuronico è estremamente basso. ■

La sindrome emofagocitica del cane no studio ha determinato la frequenza, le possibili cause e gli aspetti clinicopatologici della sindrome emofagocitica del cane. Sono state riviste le cartelle cliniche dei cani sottoposti ad esame del midollo osseo (ago aspirato e core biopsy) e che presentavano bicitopenia o pancitopenia ematica e macrofagi emofagocitari superiori al 2% nell’ago aspirato del midollo osseo. Su 617 campioni di midollo esaminati, la sindrome emofagocitica era diagnosticata in 24 campioni (3,9%). Il Tibetan Terrier era la razza più rappresentata. I segni clinici associati alla sindrome erano febbre, ittero, splenomegalia, epatomegalia e diarrea. La sindrome era associata a condizioni patologiche immunomediate, infettive e neoplastiche-mielodisplastiche, ma si verificava anche come condizione idiopatica. Nel complesso, i cani con sindrome emofagocitica associata a infezione presentavano tassi di sopravvivenza a un mese superiori rispetto ai cani con sindrome emofagocitica immuno-associata e idiopatica. I risultati indicano, concludono gli autori, che nel cane la sindrome emofagocitica si verifica più frequentemente rispetto a quanto ritenuto sulla base dei pochi casi segnalati. La maggior parte dei cani presenta una condizione patologica sottostante definibile, tuttavia si identificano anche sindromi emofagocitiche idiopatiche. Indipendentemente dalla causa, la sindrome è potenzialmente fatale, tuttavia la prognosi deve essere emessa in base al processo patologico associato e alla possibilità di un trattamento efficace.

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Ooforectomia celioscopica nei cheloni

di Maria Grazia Monzeglio

Risultati positivi della tecnica in una decina di tartarughe

no studio descrive una tecnica di ooforectomia prefemorale celioscopica in 11 tartarughe adulte (6 tartarughe dalle orecchie rosse, 2 tartarughe scatola, 1 tartaruga dipinta, 1 tartaruga quattr’occhi e 1 tartaruga palustre cinese dal collo rosso). Cinque tartarughe richiedevano l’ooforectomia a causa di una patologia dell’apparato riproduttivo, mentre le rimanenti sei venivano sottoposte a ooforectomia elettiva. Le tartarughe erano anestetizzate e poste in decubito dorsale. Si effettuava un’incisione

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West Nile virus: in America responsabile del declino di molte specie aviarie no studio pubblicato su Nature ha valutato l’impatto del West Nile virus sul declino delle popolazioni aviarie nel Nord America. Sono stati esaminati i dati riferiti a 26 anni e raccolti dal North American Breeding Bird Survey, un censimento annuale degli uccelli condotto da U.S. Geological Survey e Canadian Wildlife Service. Concentrandosi su 20 specie di uccelli ospiti o possibili ospiti del virus, lo studio ha determinato che 13 specie hanno raggiunto la più bassa popolazione su un decennio negli anni che sono seguiti all’arrivo del West Nile virus. I corvi americani sono diminuiti del 45% da quando, sei anni fa, hanno iniziato a morire a causa del virus. Svariate altre specie di uccelli comuni si stanno decimando in questi anni. Il West Nile virus è stato identificato per la prima vota in Uganda nel 1937. È trasmesso dalle zanzare e infetta circa 200 diverse specie di uccelli in Nord America, oltre ad altri vertebrati, tra cui il cavallo e l’uomo. Dalla prima identificazione nello stato di New York nel 1999, sono morte 900 persone per l’infezione. Lo studio ha ipotizzato che, almeno per sette specie di uccelli, tra cui il corvo e altri comuni uccelli urbani (tordo, uccello azzurro) il West Nile virus fosse la causa principale del declino: per la vulnerabilità all’infezione, per la presenza del virus negli uccelli selvatici e perché i modelli statistici mostrano che il declino non può essere imputato solo agli eventi climatici.

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nella fossa prefemorale e si inseriva un endoscopio rigido di 2,7 mm nella cavità celomatica per identificare le ovaie. Ciascuna ovaia veniva afferrata con una pinza ed esteriorizzata attraverso l’incisione prefemorale. Si allacciavano i vasi ovarici e si scontinuava il mesovario. La ricostruzione era effettuata in maniera conven-

zionale. In 8 tartarughe, l’ooforectomia bilaterale veniva effettuata attraverso un’unica incisione. In due tartarughe si effettuava una ooforectomia unilaterale nel tentativo di conservare la capacità riproduttiva. In una tartaruga con un residuo ovarico unilaterale di un precedente intervento chirurgico, si effettuava una ooforectomia

unilaterale. Nove tartarughe guarivano senza complicazioni. Una tartaruga scatola con grave lipidosi epatica moriva 7 giorni dopo la chirurgia. Una seconda tartaruga scatola moriva due giorni dopo la rimozione delle ovaie ritenute e di un grosso granuloma batterico. I risultati suggeriscono, concludo-

no gli autori, che l’ooforectomia prefemorale celioscopica costituisce una metodica pratica e sicura per il trattamento delle patologie riproduttive e per effettuare l’ooforectomia elettiva nella tartaruga. Questa tecnica rappresenta una possibile alternativa alla osteotomia del piastrone nei cheloni sessualmente maturi. ■


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I veterinari effettuano l’analgesia nei grossi animali?

di Maria Grazia Monzeglio

Secondo un sondaggio canadese, urge un miglior approccio al trattamento del dolore in bovini, suini e cavalli videnze anedottiche, osserva un articolo pubblicato sul Canadian Veterinary Journal, suggeriscono che molti veterinari per grossi animali non utilizzano farmaci analgesici per le procedure chirurgiche di routine o per le condizioni patologiche caratterizzate da dolore.

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Per verificare questa affermazione, in Canada è stato condotto un sondaggio nazionale su un campione random di 1431 veterinari (tasso di risposta = 50,1%). Le domande riguardavano principalmente l’utilizzo di analgesici da parte dei veterinari per la gestione di comuni procedure chirurgi-

che e condizioni patologiche dei bovini da carne e da latte, dei suini e dei cavalli, oltre all’atteggiamento generale verso il trattamento del dolore. Più del 90% dei veterinari utilizzava analgesici per la chirurgia equina, per il taglio cesareo nella scrofa e nella vacca e per l’amputazio-

ne dell’unghione e l’omentopessi nel bovino. Tuttavia, in queste e altre categorie, gli analgesici utilizzati erano spesso inadeguati, inoltre molti veterinari non somministrano analgesici ai soggetti giovani. Per la castrazione, meno dello 0,001% dei suinetti era sottoposto ad analgesia, rispetto al 6,9% dei vitelli da carne e al 18,7% dei vitelli da latte di età inferiore o uguale a 6 mesi, al 19,9% dei vitelli da carne e al 33,2% dei vitelli da latte di età superiore ai 6 mesi, e al 95,8% dei cavalli. I veterinari intervistati concordavano ampiamente sulla mancanza di analgesici per gli animali da reddito a lunga durata d’azione e con buon rapporto costo-effetto, e sul fatto che il lungo o ignoto periodo di sospensione di alcuni di questi farmaci inficiava i benefici correlati a loro utilizzo. I risultati indicano, concludono gli autori, l’urgente necessità di una migliore gestione del dolore negli animali da reddito. A questo scopo possono essere utili l’educazione continua dei veterinari e la disponibilità di un maggior numero di analgesici efficaci approvati con periodi di sospensione conosciuti. ■

Aviaria: oggi epidemie affrontate più efficacemente Diminuiscono i decessi per il virus H5N1 negli uccelli selvatici ggi la maggior parte dei paesi è in grado di controllare le epidemie di influenza aviaria al loro verificarsi. Dal 2003, sono 59 i paesi che hanno segnalato epidemie di infezione sostenuta dal virus H5N1. I Servizi Veterinari della maggior parte di questi paesi hanno affrontato con successo le epidemie e i paesi hanno migliorato le misure preventive raccomandate da OIE, FAO e WHO. “Nella prima metà del 2007, viene segnalato un numero minore di uccelli migratori e selvatici morti a causa del virus, indicando probabilmente che l’infezione si sta avvicinando alla fine di un ciclo” ha osservato Bernard Vallat, Direttore generale OIE. “Tuttavia, si continuano a registrare infezioni del pollame in alcuni paesi, e ciò indica che la comunità internazionale deve mantenere un elevato livello di misure di prevenzione e controllo della malattia negli animali.” La malattia rimane endemica in almeno tre paesi: Indonesia, Nigeria ed Egitto e continua ad apparire in paesi precedentemente non interessati.

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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 RIFLESSIONI

Un contributo alla discussione sul nostro “rilancio” er motivi personali sopravvenuti all’ultimo momento, non ho potuto partecipare alla tavola rotonda del 22 aprile riguardante il “rilancio” della professione veterinaria pur essendomi preiscritto. Leggo su Professione Veterinaria n° 16/2007 il resoconto della giornata e vorrei portare il mio contributo alla discussione. Sul fronte dell’Università, oltre all’invocata riduzione del numero di iscritti alle facoltà di veterinaria da sancire per via legislativa, ritengo sarebbe opportuno prevedere incontri di orientamento agli studi nelle scuole secondarie. Per arrestare la proliferazione di sedi universitarie, inoltre, credo sarebbe efficace elevare gli standard richiesti alle facoltà per poter avviare i corsi e ospitare un numero congruo di iscritti. Standard logisticostrutturali, ma soprattutto didattici, con iter di studi che immettano sul mercato veterinari preparati, anche se necessariamente inesperti, inserendo nei corsi elementi normativi e gestionali aggiornati, nonché informazioni sulle possibilità formative e lavorative post-laurea, in Italia e all’estero. In tema di professionalità e ampliamento del mercato mi vengono in mente due obiettivi da perseguire: - la promozione delle figure e delle prestazioni specialistiche per creare più posti di lavoro (adeguatamente retribuiti) e rispondere alle crescenti esigenze dei clienti, anziché continuare a proporre la figura del veterinario “tuttofare” - difesa delle funzioni prerogative del veterinario e contrasto di figure prive di formazione medica. Riguardo alla qualificazione del reddito professionale, non possiamo rinunciare agli strumenti del marketing: la pubblicità sanitaria, opportunamente regolamentata, intesa non come mezzo per informare il cliente su tariffe più o meno convenienti, ma per evidenziare le caratteristiche ed i costi di un servizio di qualità presso i clienti, per fare informazione comparativa con altre figure professionali (e non) in termini di orari di lavoro, investimenti e retribuzione. In tal senso notevoli risorse potrebbero provenire dal promuovere la diffusione delle polizze di assicurazione sanitaria degli animali in modo da mettere in condizione i proprietari di autorizzare anche procedure raffinate e costose a fronte del versamento di un ragionevole premio annuale. Andrebbero sottolineate con forza (forse per una volta avremmo le associazioni animaliste dalla nostra parte!) le implicazioni etiche di tale processo, visto che nella situazione attuale spesso siamo indotti a limitare o sospendere l’iter diagnostico e terapeutico in base alle disponibilità economiche del proprietario. Un’ultima considerazione meritano gli aspetti fiscali della nostra professione. Oltre all’imprescindibile riduzione dell’aliquota IVA sulle prestazioni, si dovrebbe prevedere un prolungamento del periodo (attualmente

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triennale) di agevolazioni fiscali per chi apre partita IVA, in considerazione del fatto che l’avviamento dell’attività professionale richiede nella maggior parte dei casi 5-10 anni. Andrebbero poi tenute presenti da parte dei rappresentanti di categoria e del legislatore, le peculiarità dei diversi ambiti professionali: l’incidenza, ad esempio, delle spese per gli immobili legati all’attività, o per l’automobile, non è cer-

tamente sovrapponibile per i veterinari che operano in ambulatorio rispetto ai colleghi che si occupano di animali da reddito o di cavalli a domicilio del cliente, quindi sarebbe opportuno diversificare in qualche modo il trattamento fiscale. Concludo con una considerazione scomoda, ma a mio avviso necessaria. Non c’è dubbio che i redditi professionali siano in evidente diminuzione e le condizioni di lavoro

precarie, ma, se vogliamo che le nostre richieste ricevano la debita attenzione, dobbiamo fornire all’opinione pubblica, al legislatore e agli organi di controllo delle informazioni che siano credibili. I dati recentemente pubblicati dall’ENPAV non soddisfano questa condizione nel momento in cui riportano che tra i veterinari a reddito zero (19% del totale!?) sono ugualmente rappresentati i giovani neolaureati (25-34

di Matteo Gobbo Med. Vet., Padova anni) e professionisti di una certa età (45-54 anni). Se per i primi risulta plausibile che non abbiano un lavoro o ne abbiano uno precario e mal retribuito, riguardo ai secondi viene spontaneo chiedersi come si siano finora mantenuti e perché non abbiano scelto di cambiare attività… o se non rappresentino, piuttosto, quegli “evasori totali” che rovinano la reputazione dell’intera categoria. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 LEGGI IN GAZZETTA

Ordinanza del MinSal in GU

Blue Tongue, campagna vaccinale 2006-2007 Le Regioni devono comunicare entro giugno la quantità di vaccino previsto per il 2008 ell’ambito della campagna di vaccinazione per la febbre catarrale degli ovini, relativa all’anno 2007, devono essere sottoposti a vaccinazione entro e non oltre il 30 aprile 2007, nel caso in cui sia impiegato il vaccino vivo attenuato e senza prescrizioni temporali per l’im-

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piego del vaccino inattivato: a) gli animali della specie ovina e caprina presenti negli allevamenti situati nei territori delle regioni e delle province autonome individuati nell’allegato I dell’ordinanza 28 marzo 2007, dando priorità agli animali destinati alla rimonta, secondo le modalità stabilite nel

“protocollo per la vaccinazione nei confronti della febbre catarrale degli ovini (bluetongue) rev. 1° marzo 2007” (allegato all’ordinanza); b) gli animali delle specie, bovina e bufalina, ai soli fini dello spostamento, situati nei territori delle regioni e delle province autonome individuati nell’allegato I

al provvedimento di cui alla lettera a). Per l’effettuazione della campagna di vaccinazione, le regioni possono avvalersi di veterinari liberi professionisti appositamente formati e autorizzati. A parziale deroga, le regioni e le province autonome possono concedere, in base ai risultati della sor-

veglianza sierologica, entomologica, delle condizioni climatiche e delle condizioni fisiologiche degli animali, una deroga all’obbligo di vaccinazione nell’attuazione della campagna di vaccinazione 2007. Le regioni potranno concordare modalità e definire protocolli sanitari per le movimentazioni interregionali per aree omogenee relativamente ai sierotipi circolanti, informandone contestualmente il Ministero della salute e le altre regioni e province autonome. Nell’ambito delle strategie e dei piani di lotta specifici regionali, le regioni e le province autonome possono utilizzare eventuali nuovi vaccini autorizzati messi a disposizione dal Ministero della salute, tenuto conto della effettiva disponibilità degli stessi. L’allegato I dell’ordinanza, può essere modificato in base ai risultati della sorveglianza sierologica, entomologica, delle condizioni climatiche, con provvedimento del Ministero della salute. Il comma 6 stabilisce che le spese inerenti l’esecuzione della vaccinazione nella campagna vaccinale 2007 sono a carico delle regioni e province autonome e dovranno essere rendicontate al Ministero della salute il quale provvederà a richiederne il rimborso alla Commissione europea nell’ambito dei piani cofinanziati. Le spese del vaccino sono a carico del Ministero della salute. Per le successive campagne di vaccinazione quanto previsto al precedente comma 6, viene ridefinito e concordato tra il Ministero della salute e le regioni e province autonome in particolare per quanto riguarda l’acquisizione del vaccino. Le regioni, entro il 30 giugno 2007 comunicano al Ministero della salute la quantità di vaccino che prevedono di impiegare nella campagna di vaccinazione 2008 ai fini di una corretta programmazione degli ordinativi del presidio immunizzante. ■

LEGGI IN GAZZETTA GAZZETTA UFFICIALE DELL’UNIONE EUROPEA L 130 del 22 Maggio 2007 Decisione (CE) del 10 Maggio 2007 che modifica gli Allegati I e II alla Decisione 2002/308/CE recante gli elenchi delle Zone e delle aziende di Allevamento Ittico riconosciute per quanto concerne la Setticemia Emorragica Virale (VHS) e la Necrosi Ematopoietica Infettiva (IHN). L 132 del 24 Maggio 2007 Decisione dell’Autorità di vigilanza EFTA n. 29/07/COL, del 19 febbraio 2007, che approva il programma presentato dalla Norvegia per la vaccinazione preventiva dei volatili custoditi nei giardini zoologici contro l’influenza aviaria ad alta patogenicità. Decisione dell’Autorità di vigilanza EFTA n. 30/07/COL, del 19 febbraio 2007, relativa al programma norvegese di sorveglianza dello scrapie e alle garanzie addizionali in materia di commercio intracomunitario e di importazioni verso la Norvegia.


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 OSSERVATORIO FARMACO

Promozione di farmaci non registrati in Italia ai congressi internazionali ome viene disciplinata la promozione di farmaci veterinari non registrati in Italia in occasione di congressi internazionali? Attualmente nel settore veterinario non sono definite le condizioni relative alla consegna ed utilizzazione di campioni da propagandare durante l’attività di informazione medico scientifica rivolta ad operatori sanitari. Per analogia a quanto previsto dal D. Lgs 30 dicembre 1992, n. 541, Attuazione della Direttiva 92/28/CEE, concernente la pubblicità dei medicinali per uso umano, “qualsiasi tipo di presentazione di specialità medicinali, deve riferirsi unicamente a medicinali per i quali è stata rilasciata l’autorizzazione all’immissione in commercio”. Secondo la Direzione Generale di Sanità Veterinaria e del Farmaco Veterinario “in occasione di congressi internazionali organizzati nel nostro Paese, una corretta informazione scientifica può esse-

C

Codifa, aggiornamento gratuito fino al 30 giugno NMVI informa i Colleghilettori che con l’intento di mettere a disposizione del medico veterinario strumenti professionali sempre più affidabili, fino al 30/06/2007 si potrà fruire gratuitamente della versione aggiornata quotidianamente de L’INFORMATORE FARMACEUTICO DI VETERINARIA E ZOOTECNIA di Elsevier Masson. Cliccando su www.codifa.it, al primo accesso sarà richiesto di inserire il codice di abbonamento 07143. Quindi effettuata la registrazione, si riceverà una email con le credenziali di accesso al nuovo sito. Per utilizzare al meglio il contenuto della banca dati una “Help in linea” è presente nella pagina di ricerca. Per ulteriori informazioni ed esprimere il proprio parere sul servizio si può inviare un messaggio di posta elettronica all’indirizzo clienti.codifa@elsevier.com. Per effettuare segnalazioni tecniche: atcodifa@elsevier.com

A

Farmaci-line è un servizio di informazione sul farmaco dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Il numero verde è attivo dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00 dal lunedì al venerdì, escluse le festività - ed è rivolto a Medici, Farmacisti, altri operatori sanitari, Pazienti, Associazioni scientifiche e di Malati. Rispondono farmacisti esperti nel campo dell’informazione scientifica. Farmaci line è raggiungibile anche al Fax 06.59784147 e all’email farmaci@farmaci-line.it

re realizzata divulgando solo materiale informativo cartaceo nelle lingue originali, conforme alle autorizzazioni all’immissione in commercio del medicinale rilasciate in altri Paesi, purché medici provenienti da tali Paesi risultino presenti alla manifestazione”. La precisazione ministeriale è del 14 maggio e segue una richiesta di chiarimenti sulla materia, avanzata dall’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani. ■

Ospedalieri, il minimo d’ordine è una scusa Ho difficoltà nell’approvvigionamento di dopamina e altri ospedalieri. La farmacia mi riferisce che non evade richieste al di sotto di un quantitativo minimo di molto superiore alla mia necessità. Cosa posso fare?

(Risponde Giorgio Neri) - In teoria le farmacie sarebbero obbligate a evadere ogni richiesta formalmente corretta. In pratica, spesso si trincerano dietro il “minimo d’ordine” che rende difficile l’approvvigionamento per il veterinario. Ci sono comunque delle farmacie che sono più intraprendenti e non fanno difficoltà di questo tipo. Per questo le possibilità per il collega sono due: o scegliere la via di principio e insistere presso il proprio

a cura di Aldo Vezzoni

farmacista per ottenere i medicinali voluti nelle quantità desiderate, chiedendo in caso di diniego che ciò venga giustificato per iscritto (e facendo poi le denunce del caso), oppure cercare di ottenere i medicinali presso altre farmacie, anche per corrispondenza (ci sono farmacie in tutta Italia che inviano anche con questo mezzo, e che il collega potrà individuare semplicemente facendo una richiesta sulle mailing list). ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007

EUROPA

Soglia accidentale non oltre lo 0,1%

L’ogm intenzionale non entra nei bio-mangimi prodotti biologici non devono avere la minima traccia di Organismi Geneticamente Modificati. È la richiesta che il Parlamento Europeo ha inviato al Consiglio in una risoluzione approvata a stragrande maggioranza il 22-5-2007 a Strasburgo: 611

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voti a favore, 61 contrari e 23 astenuti che propone una serie di modifiche al regolamento relativo alla produzione e all’etichettatura dei prodotti biologici. Il Parlamento UE chiede che anche altri prodotti come il sale, la lana, le conserve di pesce, i cosmetici,

gli integratori alimentari, gli oli essenziali e i cibi per animali domestici siano soggetti alle disposizioni del regolamento relativo alla produzione e all’etichettatura dei prodotti biologici. La presenza accidentale di OGM non dovrà superare lo 0,1%, la

vigilanza dovrà essere rafforzata, anche nelle importazioni ed il luogo d’origine del prodotto dovrà essere registrato nell’etichetta. Il Parlamento chiede che venga eliminato il principio di “intenzionalità” proposto della Commissione secondo cui gli OGM

non devono essere “intenzionalmente” utilizzati nella produzione e nella trasformazione di prodotti bio. I parlamentari precisano che “occorre evitare la contaminazione di sementi, fattori di produzione, mangimi e alimenti biologici mediante adeguate normative nazionali e comunitarie basate sul principio di precauzione”. Al massimo 0,1%. Puntualizza inoltre che la presenza di OGM nei prodotti biologici “è limitata esclusivamente a quantità accidentali e tecnicamente inevitabili con un valore massimo dello 0,1%”. Oltre a precisare la definizione di “prodotti ottenuti da OGM”, puntualizza poi che non è consentito nemmeno il ricorso a prodotti “con OGM” e sopprime l’eccezione prevista per i medicinali veterinari, promuovendo così il ricorso ai medicinali veterinari biologici già presenti sul mercato. Etichettatura più chiara: indicare il luogo d’origine dei prodotti. Il termine “biologico”, nonché i rispettivi derivati e abbreviazioni, possono essere utilizzati, singolarmente o in abbinamento, nell’insieme della Comunità e in qualsiasi lingua comunitaria, nell’etichettatura e nella pubblicità di prodotti ottenuti e controllati o importati a norma del regolamento. Nel caso di prodotti trasformati, un emendamento precisa che tali termini possono essere utilizzati unicamente nella designazione e etichettatura del prodotto di cui almeno il 95% per peso degli ingredienti del prodotto di origine agricola (esclusi l’acqua e il sale) proviene da produzione biologica e tutti gli ingredienti essenziali provengono dalla produzione biologica. Questi termini possono poi essere indicati nella lista degli ingredienti, ma solo se le informazioni sugli ingredienti biologici vengono fornite nello stesso modo e utilizzando lo stesso colore, la stessa dimensione e lo stesso tipo di caratteri utilizzati per gli altri ingredienti. Tali prodotti, è anche precisato, non possono recare un logo che rimanda alla produzione biologica. D’altra parte, il termine “biologico” (o equivalenti) non può essere apposto sulle etichette che recano anche l’indicazione che il prodotto contiene, è costituito, è derivato o è prodotto da o con l’ausilio di OGM, ovvero in presenza della prova che il prodotto, l’ingrediente o il mangime utilizzato siano stati contaminati da OGM. Il Parlamento aggiunge inoltre che non è possibile ricorrere a tale termine per designare prodotti che sono stati contaminati accidentalmente da OGM in misura superiore alla soglia dello 0,1%. (fonte: helpconsumatori.it) ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 L’OPINIONE

Nuova deontologia veterinaria

di Oscar Grazioli

Il “mansionario” del buon medico veterinario iciamo la verità. Il vecchio codice deontologico ci stava stretto, per non dire che era francamente irritante, soprattutto per quanto riguardava i lacci e lacciuoli che non permettevano al medico veterinario neanche la più banale delle informazioni. Ricordo le polemiche sui tempi persi a misurare, metro da sarto alla mano, i centimetri quadrati di cartelli e insegne, a ponderare attentamente quanto vi si poteva scrivere all’interno (ben poco!), mentre la categoria sanitaria dei farmacisti esibiva, fuori dal negozio, insegne a luce stroboscopica con le diciture più varie: omeopatia, analisi del sangue, controllo della pressione ecc. Inoltre il vecchio codice era molto carente per quanto attiene al rapporto professionista/cliente, momento fondamentale del lavoro quotidiano e spesso fonte d’incomprensioni e tensioni. Alla fine dello scorso anno, nonostante Bersani, abbiamo salutato e applaudito la nascita del Nuovo Codice Deontologico, resa possibile dal considerevole sforzo di Carla Bernasconi, presidente dell’Ordine di Milano e Pasqualino Santori, collega che storicamente tiene le redini della Bioetica veterinaria, affiancati dai colleghi Pezza, Brizi e Apollonio. La ventata di novità del Nuovo Codice si estrinseca soprattutto nel prendere in considerazione non più soltanto (o quasi) le “beghe” tra colleghi, ma nel cercare di elevare la classe veterinaria al rango di dignità che le compete, quale componente essenziale del comparto sanitario, in un’ottica che non perda mai di vista il consumatore finale che necessita di esaustive informazioni sul nostro operato e di comportamenti altamente professionali che trovano il loro punto di riferimento in quelle Buone Pratiche Veterinarie la cui via è tracciata ma non ancora costruita. Rispetto alla nostra storia passata il Nuovo Codice, già nel primo articolo afferma il concetto di rispet-

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Grazie ad un accordo fra @nmvi Oggi e Libero, gli articoli scritti dal Collega Oscar Grazioli per il quotidiano di Vittorio Feltri sono disponibili on line. @nmvi Oggi pubblica regolarmente gli articoli dopo le ore 12.00. La rubrica LiberOscar li mantiene in archivio per la consultazione. @nmvi Oggi ringrazia Oscar Grazioli. www.info@anmvi.it/anmvioggi

to per gli animali, al di fuori da considerazioni di esclusivo interesse zootecnico, come avveniva nel precedente dettato. Il benessere animale dunque, ormai sulla bocca (a torto e a ragione) di tutti, entra prepotentemente nel “mansionario” del buon medico veterinario, come era giusto che fosse.

Lo stesso articolo poi, citando l’importanza della veterinaria nella difesa della salute umana nonché dell’ambiente e sua funzione educativa, afferma, usando le parole di Santori, “un diverso concetto di animalismo” che prevede l’esistenza degli animali nei loro tradizionali impieghi, proprio quegli

stessi animali che qualcuno vorrebbe relegare a pupazzi di peluche. Al di là degli altri interessanti cambiamenti, questo mi sembra il maggiore contributo dato dai nostri colleghi. Riprendendo Santori “non esiste un mondo perfetto neanche in campo umano e, nel caso degli animali, la sua venuta

Medico Veterinario, Reggio Emilia

coinciderebbe con la scomparsa di qualunque animale domestico non avesse le garanzie di una vita impeccabile. E la nostra stessa scomparsa, ovviamente. Il rispetto del benessere animale non vuol dire farne un’icona davanti a cui genuflettersi ogni sera prima di andare a letto”. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 INFO REGIONI

Requisiti di accreditamento e disparità regionali

Il Mipaaf individuerà le figure professionali per le consulenze aziendali a “condizionalità” subordina i pagamenti diretti agli agricoltori al rispetto di condizioni agronomiche ed ambientali soddisfacenti, alla salute pubblica, animale e fitosanitaria, al benessere degli animali. La normativa comunitaria ha così previsto l’istituzione di un sistema di consulenza aziendale per gli agricoltori. Rileva l’On Misuraca, in

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Commissione Agricoltura, che “in Italia, purtroppo, si registra un grave ritardo nella realizzazione di tale sistema”. Ma chi sono questi consulenti? La FNOVI, gli Agronomi e gli Agrotecnici hanno siglato un accordo per agire “nei confronti di tutte le Amministrazioni regionali per evitare che le stesse, nell’emanazione dei Piani Sanitari Regionali, a-

dottino disposizioni contrarie all’ordinamento nazionale in materia di libere professioni e penalizzati per i tecnici liberi professionisti”. L’Autorità Garante della concorrenza si è pronunciata a favore dei liberi professionisti iscritti all’ordine: nelle consulenze d’azienda agro-zootecnica le Regioni non possono favorire le organizzazioni agricole.

Interrogato il Ministero delle Politiche Agricole per sapere “se saranno individuate con chiarezza le figure professionali idonee a svolgere il servizio di consulenza e se saranno introdotte regole comuni in ordine ai requisiti di accreditamento, per superare le disparità che si sono determinate tra le diverse regioni”, la risposta del Sottosegretario al Mipaaf, Ste-

fano Boco, è stata di questo tenore: “L’attuazione della consulenza aziendale prevede l’utilizzo delle risorse finanziarie dello Sviluppo rurale, la cui Programmazione, nel nostro Paese è di competenza delle regioni. Nel periodo di Programmazione 2000-2006, appena concluso, l’attivazione della misura sulla consulenza nell’ambito dei Programmi di sviluppo rurale regionali (PSR) era facoltativa; vi hanno aderito le Regioni Veneto e Piemonte. Nel periodo 20072013, l’inserimento della Misura nei rispettivi PSR è stato operato da tutte le Regioni e Province Autonome. Tuttavia, i Programmi e le misure inserite saranno operativi soltanto a seguito di approvazione da parte della Commissione europea, fase ancora in corso. Infine, si evidenzia che l’Amministrazione sta predisponendo un provvedimento volto ad armonizzare, a livello nazionale, le condizioni per il riconoscimento dei soggetti operanti in qualità di erogatori dei servizi di consulenza, al fine di evitare disparità di trattamento tra agricoltori ed altri operatori del settore agricolo di regioni diverse”. ■

SARDEGNA

Vaccinazioni blue tongue, proroga al 31 maggio e vaccinazioni delle pecore contro la lingua blu proseguiranno sino al 31 maggio. Il Ministero della Salute ha infatti prorogato i termini della campagna di contrasto per il 2007. Da marzo ad oggi sono stati vaccinati circa un milione di animali, senza riscontrare reazioni indesiderate, se non di trascurabile entità. Il rapporto di massima collaborazione che si è instaurato tra tutti i soggetti coinvolti nell’affrontare l’epidemia di lingua blu ha portato all’immediata proroga della vaccinazione anche per questo mese. Prima di utilizzare il vaccino vivo attenuato, l’unico disponibile nei tempi richiesti, c’è stata una sperimentazione di oltre sei settimane, secondo un percorso individuato con il Ministero della Salute, i rappresentanti delle associazioni degli allevatori e degli Istituti zooprofilattici di Sassari e Teramo. Nel frattempo è stata intensificata la profilassi diretta, con tutte le misure di lotta volte a impedire la riproduzione dell’insetto vettore. L’assessorato regionale della Sanità, inoltre, ha comprato il Butox, l’insetticida repellente distribuito agli allevatori gratuitamente. È importante ricordare che sottoporre le pecore a vaccinazione è condizione necessaria per la movimentazione degli animali delle specie sensibili verso le altre regioni. (Fonte: Regione Sardegna)

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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 INFO REGIONI

Medicine non Convenzionali

Ad Arezzo il primo centro di omeopatia veterinaria ascerà presso l’Istituto zooprofilattico di Arezzo il primo centro clinico interamente dedicato all’omeopatia veterinaria in Italia. Lo ha annunciato il presidente della commissione Sanità, assieme a Giovanni Brajon, organizzatore del convegno, ed a Nazzareno Brizioli, direttore dell’Istituto zooprofilattico Toscana Lazio. Curare gli animali con l’omeopatia,

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PIEMONTE

Venduto latte infetto endevano latte proveniente da allevamenti infetti da mastite, centrifugandolo illegalmente per mascherarlo ai controlli veterinari. Con questa accusa tre allevatori di Buriasco, Scalenghe e Bricherasio (in provincia di Torino) sono stati denunciati dai veterinari della Asl 10 per frode alimentare e sono stati indagati dalla Procura di Pinerolo (Torino). L’operazione è scattata in allevamenti con 400 bovini e 8 mila litri di latte prodotto ogni giorno. I veterinari hanno posto sotto sequestro le centrifughe che erano state installate nei retrobottega delle stalle. Per due allevamenti su tre, quelli scoperti prima, è già scattata la chiusura totale dell’attività, per il terzo (quello di Buriasco, scoperto solo pochi giorni fa) pur non essendo cessata, la produzione è stata però “messa in sicurezza’’ per il consumatore. L’attività illecita consentiva ai tre denunciati di incassare oltre 50 mila euro all’anno in più, grazie anche a quello che la Asl 10 definisce “il paradossale incasso’’ di tutti i premi qualità sul loro latte. L’uso della centrifuga, spiegano ancora alla Asl 10, consente di eliminare fraudolentemente le cellule somatiche nel latte, tipiche della mastite, e di farlo tornare artificiosamente nei parametri di legge. “L’eventuale consumo di questo latte crudo - precisano le autorità sanitarie - potrebbe determinare l’insorgenza di pericolose infezioni in particolare da germi come lo stafilicocco e lo streptococco’’. Comunque la situazione della mastite bovina è in continuo miglioramento nel pinerolese: a fine anni ’90 nei 47 comuni circa il 40% degli allevamenti era a rischio, oggi tale percentuale è scesa al 5%. Questi allevamenti, che non percepiscono agevolazioni e premi di qualità, sono tenuti, oltre che a mettersi a norma, a destinare il latte solo a quei caseifici che producano formaggi con stagionatura superiore ai 60 giorni. Gli allevamenti finiti sotto inchiesta fornivano il latte a cooperative di altre regioni. “Quando sono stati scoperti - dicono all’Asl 10 - gli allevatori si sono mostrati rassegnati. Uno ha detto: ‘Avete trovato ciò che cercavate’, un altro ha fatto dell’ironia: ‘potevate almeno informarmi dell’ispezione”. (ANSA)

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magari integrata alla medicina classica, è un metodo sempre più diffuso negli Stati Uniti e in Europa e sta dando ottimi risultati. In Italia la pratica non è ancora molto usata. Ma la Regione Toscana ha deciso di promuoverla e per questo ha organizzato il convegno dal titolo “Integrazione tra medicine classica e omeopatica. Quali opportunità in ve-

terinaria?” per presentare diverse esperienze di integrazione fra medicina classica e medicina omeopatica in veterinaria. “Anche gli studi condotti in Toscana hanno dimostrato che l’omeopatia funziona benissimo sugli animali e anzi hanno sgombrato il campo dai dubbi sull’effetto placebo” ha spiegato il presidente della commissione regiona-

le Sanità. Nella sperimentazione del medicinale omeopatico sugli uomini, infatti, alcuni esperti avanzano regolarmente il dubbio che l’efficacia sia dovuta all’effetto placebo. Ma, ha proseguito il presidente, “dato che è difficile che una vacca o un maiale si sentano meglio solo perché sanno di aver preso una medicina, è evidente che l’omeopa-

tia funziona”. Uno studio condotto dal dottor Franco Del Francia a Cortona su cinquecento pecore ha messo in luce che il gruppo trattato con l’omeopatia presenta performance produttive, salute e livello di benessere migliori rispetto agli animali trattati solo con medicinali allopatici o con farmaci “placebo”. (Fonte: Regione Toscana) ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 INFO REGIONI

Tutela animale

Sardegna, un disegno di legge di riforma della normativa sul randagismo ella regione Sardegna si sta lavorando ad una proposta condivisa che tuteli gli animali. Il disegno di legge predisposto dal servizio veterinario dell’assessorato regionale della Sanità verrà sottoposto all’attenzione delle associazioni di volontariato, dei rappresentanti dei Comuni, gestori di canili, operatori del settore, nel corso di un’assemblea

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che si terrà lunedì 4 giugno, alle 11, nella sala Anfiteatro in via Roma 253. L’attuale legge regionale (in vigore dal 1994 e che recepisce la normativa nazionale del 1991), ha mostrato nella sua applicazione alcuni limiti che non hanno consentito di ricondurre il fenomeno a livelli tollerabili. La bozza prevede una serie di modifiche all’attuale normativa che dovrebbero

determinare un’inversione di tendenza nell’andamento del fenomeno, favorendone la regressione se non il superamento. Con essa si vogliono introdurre inoltre le misure atte a garantire le condizioni minime di benessere per gli animali d’affezione sia pubblici che privati. È necessario investire e lavorare nella prevenzione potenziando i sistemi di anagrafe e verificandone

il rispetto, responsabilizzando quindi i proprietari di animali anche attraverso l’individuazione di sistemi di partecipazione economica alla gestione del problema. La vera soluzione del problema è di tipo integrato, con l’adozione di una serie di misure volte a favorire lo svuotamento dei canili incentivando le adozioni e quindi sgravando i comuni e la regione dei costi di

mantenimento, che consentirebbe a queste amministrazioni di poter investire in attività di prevenzione e vigilanza. In passato i cani randagi catturati venivano abbattuti dopo un certo lasso di tempo, se non riscattati dal legittimo proprietario. Il divieto di abbattimento, introdotto con la legge quadro nazionale e recepito dalla legge regionale, ha determinato l’intasamento delle strutture di ricovero e un’insostenibile impennata della spesa per il loro mantenimento, in assenza di azioni volte a contenere il numero di cani randagi. La spesa che la pubblica amministrazione sostiene per la gestione del fenomeno ha raggiunto livelli insostenibili. Si spendono infatti circa 700-800 euro all’anno per ogni cane ricoverato nei canili rifugio sia pubblici che privati in convenzione, dove spesso gli animali ricoverati vivono in condizioni di forte disagio a causa dell’inadeguatezza delle strutture e del sovraffollamento. Sono circa 5.500 i cani che vivono nei canili a spese della regione e dei comuni, e si stima in oltre 20 mila il numero dei cani randagi liberi. La soluzione dell’assessorato non è, e non potrà essere assolutamente, l’abbattimento degli animali catturati, né è pensabile risolvere il problema con la costruzione di nuove strutture di ricovero, che verrebbero rapidamente riempite senza che contemporaneamente diminuiscano i cani in libertà. L’unica ipotesi di abbattimento per un cane randagio catturato, prevista peraltro anche dall’attuale normativa, è ammessa esclusivamente nel caso in cui si tratti di un animale gravemente malato o affetto da patologie progressivamente debilitanti o incurabili, o se di comprovata pericolosità. Alla soppressione possono provvedere esclusivamente i medici veterinari. (Fonte: Regione Sardegna) ■

LOMBARDIA

Visita clinica per tutti i suini che si spostano dal territorio regionale a Direzione Generale della Sanità della Regione Lombardia ha emanato un decreto (n. 4619 del 09/05/2007) che stabilisce misure straordinarie per prevenire la diffusione della malattia vescicolare del suino. Tutti i suini che si spostano da un allevamento situato in regione Lombardia devono essere sottoposti a visita clinica da un veterinario ufficiale nelle 48 ore che precedono il carico. È vietata, dalla provincia di Cremona la movimentazione degli animali della specie suina verso la restante parte del territorio nazionale, nonché verso gli altri Stati Membri della U.E. ed i Paesi Terzi.

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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 INFO REGIONI

OGM

Campania, piano di controllo ufficiale ’Assessorato alla Sanità della Regione Campania ha approvato con decreto n. 83 del 10 maggio 2007 il Piano Regionale di controllo ufficiale sulla presenza di organismi geneticamente modificati negli alimenti per il biennio 2007-2008. La contaminazione da OGM rappresenta una criticità che coinvolge in modo trasversale sia il settore dell’alimentazione umana che animale. Il Ministero della Salute ha elaborato il “Piano nazionale di controllo ufficiale sulla presenza di organismi geneticamente modificati negli alimenti” con lo scopo di programmare e coordinare le attività mirate alla verifica della conformità degli ali-

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EMILIA ROMAGNA

Progetto nazionale per l’ECM ono state presentate a Bologna in un convegno nazionale di due giornate (il 21 e il 22 maggio scorso), le informazioni acquisite attraverso il progetto pilota interregionale “Osservatorio nazionale sulla qualità dell’Educazione Continua in Medicina”. Avviato nel 2002, il processo, con la guida dell’Agenzia sanitaria regionale, ha permesso l’accreditamento di oltre 6000 eventi formativi ogni anno. Una Commissione regionale di esperti e una Consulta regionale per l’ECM composta da rappresentanti degli Ordini, dei Collegi e delle associazioni professionali, sono state istituite per monitorare e seguire ogni fase del processo. In attesa della definizione di requisiti a livello nazionale, la Regione ha considerato provvisoriamente accreditati come “organizzatori di attività formative di interesse per l’Ecm” le Università, le Aziende sanitarie, l’ARPA, e gli Istituti scientifici del Servizio sanitario nazionale. L’esperienza fatta in Emilia-Romagna ha contribuito allo sviluppo del sistema dell’ECM a livello nazionale, tanto che l’Agenzia sanitaria dell’Emilia-Romagna è stata incaricata dal Ministero della salute di coordinare un progetto pilota per la costituzione di un Osservatorio nazionale sulla qualità dell´ECM. Attraverso questo progetto, che ha visto la partecipazione di altre nove Regioni (Val d´Aosta, Lombardia, Trentino, Veneto, Marche, Toscana, Lazio, Campania e Puglia), sono stati approfonditi e confrontati i diversi modelli di accreditamento e le linee di sviluppo della formazione continua realizzati nelle varie Regioni. (Fonte: Saluter)

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menti ai requisiti richiesti dalla normativa comunitaria e nazionale. Il piano nazionale prevede che i controlli siano mirati all’analisi di soia e mais per i quali sono disponibili materiali di riferimento e metodi analitici validati dal Laboratorio comunitario di riferimento. Esso si prefigge anche

l’obiettivo di garantire il flusso di informazioni dalle Regioni e Province Autonome alle Autorità centrali nonché di indicare criteri uniformi per la programmazione delle ispezioni e dei controlli. Allo scopo di garantire uniformità di intervento sul territorio regionale e ottemperare a quanto ri-

chiesto dal Ministero della Salute - che ha assegnato alla Regione Campania un numero di campioni compreso tra 50 e 100 per soia e mais - è stato redatto il presente Piano Regionale per il controllo ufficiale per la determinazione della presenza di OGM negli alimenti. L’individuazione dei criteri

e le modalità operative adottate sono il risultato di un lavoro ampiamente condiviso fra Assessorato alla Sanità, Responsabili tecnici dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Portici e dei Servizi dei Dipartimenti di Prevenzione - SIAN della AA.SS.LL. della Regione. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 DALLE ASSOCIAZIONI

Iniziate le consultazioni al Ministero

di Raimondo Colangeli

Disciplina del rapporto uomo-cane e prevenzione delle aggressioni a SISCA ha partecipato al primo incontro e, dopo i doverosi ringraziamenti per l’invito, ha esortato i componenti del tavolo alla ricerca di un cambiamento culturale della società in tutte le sue componenti sulle tematiche inerenti al rappor-

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to uomo-cane attraverso questo strumento legislativo. Plaudendo all’idea del ministero della salute che ricalca in molti punti il documento FNOVI ANMVI SISCA del 10 novembre 2003, la SISCA presenta i punti focali che permettono di regolamentare tut-

ta la filiera dell’animale da compagnia: • Regolamentazione degli allevamenti italiani: caratteristiche, controllo sanitario e comportamentale. Punti cardine sono la presenza della madre e/o adulti regolatori fino all’ottava settimana,

corretta socializzazione intra/inter specifica, abituazione a tutti gli stimoli visivi, tattili, acustici che saranno presenti nell’ambiente urbano di adozione. • Regolamentazione dell’importazione dei cani dall’estero: controllo della veridicità dei dati ana-

Vice Presidente SISCA

grafici sui passaporti, divieto di importazione di cani con coda e orecchie tagliate. • Regolamentazione e limitazioni dei luoghi di vendita/adozione degli animali da compagnia. • Trasformazione strutturale e gestionale dei canili: aumentare la adottabilità dei cani attraverso delle valutazioni comportamentali e dei percorsi riabilitativi; rispettare i fabbisogni fisici e comportamentali dei soggetti poco adottabili. • Incremento dell’anagrafe canina regionale attraverso l’utilizzo del medvet lp per l’introduzione del microchip e contemporanea iscrizione online. • Percorsi formativi per i proprietari e i loro cani per raggiungere l’obiettivo del buon cane cittadino. • Percorsi formativi per i veterinari ausl, anche nell’ambito di una possibile modifica dell’art 83 di polizia veterinaria sull’animale morsicatore, integrando l’aspetto della profilassi rabigena con un primo screening della morsicatura (griglia da definire) e la raccolta di dati epidemiologici per uno studio sulle morsicature in Italia. • Definizione e competenze del medico veterinario comportamentalista per la valutazione dell’animale morsicatore attraverso una diagnosi, prognosi e definizione di percorso terapeutico. • Definizione e competenze dell’educatore cinofilo quale figura complementare del medvet comportamentalista nell’educazione del cane e nel recupero riabilitativo del cane morsicatore. • Divieto di qualsiasi forma addestrativa che possa aumentare l’aggressività del cane (esempio attacco e difesa); regolamentazione degli addestramenti con l’obiettivo di tutelare il benessere psico-fisico del cane (esempio agonismo esasperato). • Divieto di utilizzo di collari elettrici o altri mezzi coercitivi e dannosi per la salute e benessere del cane. • Cancellazione dell’elenco di razze pericolose: trasformazione culturale del concetto di aggressività legata alla sola razza in aggressività legata all’ontogenesi comportamentale del soggetto, nel rispetto della differenza morfologica e comportamentale legata alle razze. • Definizione di animale con aggressività non controllata. • Divieto di interventi estetici non terapeutici: la Sisca si ispira all’art 10 della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia (benché approvata dall’Italia ma non ancora ratificata) e all’articolo 1 del nuovo codice deontologico della FNOVI (…alla promozione del rispetto degli animali e del loro benessere in quanto esseri senzienti…) ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 DALLE ASSOCIAZIONI

A Rimini il primo corso FAD interattivo

di Enrico Febbo

Un bilancio del progetto FAD di EV a due anni dalla pubblicazione del primo programma nel maggio 2005 ego.evsrl.it sperimentazione nazionale.

l 1 giugno 2007 verrà presentato a Rimini, in occasione del 56° Congresso Internazionale SCIVAC, il nuovo corso di Formazione a Distanza “Percorsi clinici in dermatologia”, realizzato da Fabia Scarampella (SCIVAC in collaborazione con Royal Canin). È previsto l’accesso gratuito per tutti i medici veterinari previa semplice registrazione (nome, ordine di appartenenza, e-mail). È un evento di particolare importanza perché, dopo due anni di lezioni sperimentali, il programma di sviluppo di SCIVAC-EV finalmente approda alla meta prefissata: il corso di formazione a distanza ad elevata interattività, fondato su un caso clinico e sviluppato esclusivamente per la fruizione su Internet. I percorsi didattici si potranno

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avvalere d’ora innanzi di una piattaforma che garantisce al processo di apprendimento una ricchezza di contenuti multimediali impossibili da ottenere con altri sistemi di insegnamento. Finora, nulla di simile era disponibile per la medicina veterinaria. Questo corso è il primo di un programma didattico in via di sviluppo che abbraccerà nel tempo la maggior parte delle discipline; taluni corsi continueranno ad essere gratuiti e di libero accesso (se realizzati con il contributo di aziende del settore), altri saranno a pagamento. Tutto il sistema è già prediposto per l’erogazione dei crediti ECM, per i quali però il Ministero della Salute si pronuncerà (opinabilmente) solo dopo il 30 giugno, termine ufficiale di scadenza della

I corsi FAD

Storia della FAD di EV Il primo corso FAD sperimentale fu pubblicato nella primavera del 2005. Per la prima fase si era deciso di utilizzare le relazioni (audio + diapositive) di autori di chiara fama, arricchite da contributi multimediali; tutte le lezioni sono sempre state gratuite e di libero accesso per tutti i medici veterinari. Il 15 febbraio 2007 EV inaugura il primo corso FAD con attribuzione dei crediti ECM, a seguito dell’autorizzazione della Commissione Nazionale per la Formazione Continua del Ministero della Salute (Determinazione del 31 luglio 2006). Complessivamente il progetto ha avuto un enorme successo, come testimonia il numero di accessi registrato e che di seguito si riporta (il totale ad oggi, 22 maggio, è di 43.123). Il numero elevatissimo di accessi, estremamente al di sopra della media, per il corso Innovet-Artrosi e per quello ECM-Chirurgia Ortopedica trova ragione nel fatto che per completare tutte le relative lezioni sono richieste almeno 8-10 ore di frequenza (e quindi ogni iscritto accede più volte al medesimo programma). ■ FOTO 1

Ecco i programmi didattici disponibili on line all'indirizzo http://ego.evsrl.it/public/demoFAD.aspx. I percorsi formativi sono presentati da esperti riconosciuti delle diverse discipline e sono corredati da un esame finale con quiz a scelta multipla per la verifica dell'apprendimento. 1. Utilizzo diagnostico della Risonanza Magnetica: Casi Clinici [15/04/2005] - 2697 Autore: Massimo Baroni, Med. Vet., Dipl. ECVN 2. Impiego della sutura dinamica da materassaio [30/04/2005] - 2917 Autore: Howard B. Seim III, DVM, Colorado State University, 1998 3. Caso Clinico: Epistassi in un cane [01/05/2005] - 3610 Autore: Davide De Lorenzi, Med. Vet., SpCMPA 4. Caso Clinico: Massa sottocutanea in un cane [23/05/2005] - 2032 Autore: Davide De Lorenzi, Med. Vet., SpCMPA 5. Diagnosi precoce delle malattie scheletriche dell’accrescimento nel cane [18/10/2005] - 2494 Autore: Aldo Vezzoni, Med. Vet., SpCMPA, Dipl. ECVS 6. Il mastocitoma nel cane e nel gatto [24/11/2005] - 3600 Autore: Giorgio Romanelli, Med. Vet., Dipl. ECVS 7. L’emangiosarcoma [20/01/2006] - 2329 Autore: Giorgio Romanelli, Med. Vet., Dipl. ECVS 8. Otorrea cronica in un gatto [28/04/2006] - 1418 (Foto 2) Autore: Davide De Lorenzi, Med. Vet., SpCMPA 9. Artrosi cause meccanismi e sintomi [05/06/2006-16/10/2006] - 5181 Corso FAD in 7 lezioni (maggio-ottobre 2006) (Foto 4) Autori: Bruno Peirone, DVM, PhD; Carlo Maria Mortellaro, DVM; Giovanni Re, DVM, PhD, Dipl. ECVPT 10. Valore prognostico della proteinuria [05/12/2006] - 1293 Autore: Andrea Zatelli, Med. Vet.* 11. Tecniche di prelievo ed interpretazione delle biopsie con ago sottile delle masse endotoraciche a carico dell’apparato respiratorio [23/11/2006] - 644 Autore: Ugo Bonfanti, Med. Vet., Dipl. ECVCP 12. Approccio clinico alle fistole di origine dentale: l’importanza di un’indagine dentale [09/01/2007] - 741 (Foto 3) Autore: Paolo Squarzoni, Med. Vet. 13. Corso FAD in 8 lezioni - 5 crediti ECM Chirurgia ortopedica del cane e del gatto [15/02/2007] - 14167 (Foto 1) Autori: Bruno Peirone, Med. Vet., PhD; Aldo Vezzoni, Med. Vet., SpCMPA, Dipl. ECVS

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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 DALLE ASSOCIAZIONI

Il coniglio da compagnia: segreti per il successo

di Marta Avanzi

Più di 250 i veterinari presenti al Seminario SCIVAC-SIVAE in occasione dello Zoomark l 12 e 13 maggio, in occasione dello Zoomark, si è svolto a Bologna un incontro sul coniglio da compagnia che ha avuto come relatori i dr. Marta Avanzi e Fabrizio Benini e che ha visto la partecipazione di oltre 250 veterinari. Il coniglio rappresenta l’animale da compagnia più diffuso dopo cane e gatto, e sempre più spesso i proprietari ne richiedono l’assistenza veterinaria. Si tratta tuttavia di un animale dalle caratteristiche anatomiche e fisiologiche peculiari e con patologie specifiche, che comportano una preparazione specifica da parte del veterinario. Ogni estrapolazione dalla medicina di specie più convenzionali può, infatti, risultare molto pericolosa. Alternandosi sul palco i due relatori hanno tenuto una serie di relazioni volte proprio a far conoscere queste peculiarità, ad evitare errori che come conseguenza possono provocare al coniglio gravi lesioni o la morte, e ad interpretare sintomi che riconoscono cause e trattamenti del tutto diversi da quanto si attende il veterinario che si occupa unicamente di carnivori domestici. Il coniglio è un animale delicato e una specie preda per eccellenza, che se non manipolato in modo appropriato può andare incontro alla frattura della spina dorsale o persino alla morte per arresto cardiaco sul tavolo da visita. Alcuni farmaci comunemente impiegati dal veterinario per piccoli animali, come il fipronil o le penicilline orali, possono essere fatali al coniglio; il cortisone può avere gravi effetti collaterali, tra cui una marcata immunodepressione, e non

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trova quasi mai impiego nel trattamento di questa specie. La reidratazione nel coniglio richiede dosi quotidiane di mantenimento molto superiori a quanto necessario per cani e gatti e, tranne per i casi più gravi, può essere attuata efficacemente con la somministrazione sottocutanea, mentre l’inserimento e il mantenimento di un catetere endovenoso risulta più stressante nell’animale cosciente. Per minimizzare gli incidenti anestesiologici è importante curare molto il periodo perioperatorio evitando il digiuno (i conigli non vomitano e il digiuno può causare lipidosi epatica), minimizzando gli stress, prevenendo l’ipotermia e fornendo una buona analgesia preventiva e post-intervento. Sostanze utilizzate tradizionalmente per trattare la stasi intestinale (fino a pochi anni fa attribuita erroneamente alla formazione di tricobezoari), quali la vaselina orale, il succo d’ananas, la metoclopramide e i probiotici sono inefficaci; i migliori presidi terapeutici per questa comunissima patologia del coniglio pet sono la reidratazione e l’alimentazione assistita, eventualmemente associate ad analgesici e procinetici. Gli esami di laboratorio presentano nel coniglio alcune particolarità. In corso di infezioni acute, ad esempio, il numero totale di leucociti non aumenta mentre si verifica una linfopenia relativa. La calcemia è fisiologicamente molto elevata a causa del peculiare metabolismo del calcio nel coniglio. Azotemia e creatinemia possono aumentare, in modo reversibile,

SAS

di LUCARELLI M. & C.

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L'esoftalmo monolaterale ha come importante diagnosi differenziale la presenza di un ascesso retrobulbare di origine dentale anche in caso di disidratazione, non solo per insufficienza renale. Nelle feci è frequente il rinvenimento di lieviti che possono essere scambiati per coccidi, ma che sono di per sé apatogeni, pur aumentando di numero per diversi disturbi intestinali. Le radiografie sono un utile ausilio diagnostico nelle patologie toraciche e addominali permettendo di valutare la presenza di infezioni o neoplasie toraciche, stasi gastrointestinale, meteorismo, calcificazioni e calcolosi dell’apparato urinario, anomalie uterine. In corso di patologie dentali la corretta interpretazione dei quadri radiografici della testa permette di cogliere le più sottili lesioni iniziali oltre ai quadri più eclatanti di malocclusione e osteomielite e vanno sempre eseguite prima di intraprendere un trattamento per patologie dentali o ascessuali. Il dolore ha importanti conseguenze fisiologiche negative nel coniglio, dalla stasi intestinale all’ischemia renale, e ne ostacola fortemente la ripresa dopo un intervento chirurgico o una patologia dolorosa. L’analgesia, con l’impiego di FANS e di oppiacei, anche in combinazione, è una pratica che va sempre intrapresa in tutte le condizioni dolorose. Dermatite perineale La dermatite perineale è una condizione frequente che, per essere gestita correttamente, deve vedere rimosse le cause che l’hanno provocata. Tra le più frequenti, si riconosce l’ipercalciuria, una condizione specifica del coniglio, che elimina l’eccesso di calcio alimentare per via urinaria, e i disturbi alimentari dovuti alla dieta carente di fibra. Anoressia L’anoressia è un sintomo non solo molto comune, ma anche una condizione molto pericolosa, perché già in un paio di giorni può degenerare in lipidosi epatica, rapidamente fatale. Ecco quindi l’importanza di fornire prontamente al coniglio anoressico l’alimentazione assistita, oltre che a ricercare e trattare la patologia che ha causato l’anoressia. Torcicollo Le patologie vestibolari, a cui i proprietari si riferiscono comunemente come “torcicollo”, rappresentano una sindrome che può riconoscere cause periferiche (a

carico dell’orecchio interno) e centrali (a carico dei nuclei vestibolari). In base ai segni clinici è talvolta possibile differenziare le due condizioni, permettendo quindi di impostare una terapia e una prognosi più mirate. Esoftalmo L’esoftalmo nel coniglio riconosce cause fisiologiche (si osserva transitoriamente nei soggetti spaventati o nei maschi interi) o patologiche. Tra queste ultime vanno presi in considerazione il timoma (con esoftalmo bilaterale) e gli ascessi retrobulbari di origine dentale (con esoftalmo più spesso monolaterale ma anche bilaterale). Nella diagnosi di queste condizioni sono determinanti le radiografie rispettivamente del torace per le neoplasie timiche e della testa per gli ascessi odontogenici. Le croste Tra le lesioni che causano croste e scaglie nel coniglio le più frequenti sono le parassitosi (rogna psoroptica e sarcopitca, cheyletiellosi), le dermatofitosi e la pododermatite. Nelle parassitosi e nella dermatofitosi gli esami collaterali dermatologici (osservazione microscopica delle croste e dei peli, raschiati cutanei, scotch test) permettono quasi sempre di giungere ad una diagnosi sicura. Noduli e tumefazioni In presenza di noduli e tumefazioni nel coniglio la diagnosi di tumore è molto meno frequente rispetto a cani e gatti, mentre è molto più comune trovarsi di fronte a lesioni ascessuali. A causa della natura caseosa del pus del coniglio raramente il trattamento mediante incisione e drenaggio ha successo, poiché in questi casi la recidiva è quasi la norma. Il corretto approccio consiste, quando possibile, nell’escissione completa della lesione a capsula integra. Gli ascessi a livello degli arti richiedono sempre un controllo radiografico per valutare la presenza di osteomielite, una temibile complicazione che rende la prognosi molto riservata per la possibilità di risolvere l’infezione con la sola terapia medica. In molti casi, infatti, si rende necessaria l’amputazione, quando è coinvolto un solo arto. Di gestione particolarmente difficile risultano gli ascessi della testa quando sono secondari a malocclusione e infezioni dentali; un corretto approccio a questi problemi consiste nella valutazione delle condizioni generali del coniglio, compreso il profilo ematico e biochimico, e nello studio radiografico della testa per valutare lo stato della dentatura, i denti coinvolti nell’infezione e l’estensione dell’osteomielite. I dati raccolti permettono di impostare la terapia più efficace su misura per l’animale, in base alla disponibilità del proprietario, le condizioni generali del paziente e le caratteri-

stiche dell’ascesso. Quando possibile, anche l’ascesso dentale va asportato in blocco. Poiché spesso parte della parete ascessuale che è costituita dalla parete ossea del cranio, è necessario ricorrere alla marsupializzazione, tecnica che in molti casi impedisce le recidive. I denti coinvolti, quando possibile, devono essere estratti. Complemento della terapia chirurgica è la somministrazione di antibiotici; dal momento che nella maggior parte dei casi i batteri coinvolti sono anaerobi, la somministrazione di fluorochinoloni e di trimetoprim-sulfamidici è raramente utile, mentre si sono dimostrati efficaci il cloramfenicolo e la penicillina parenterale. Vista la difficoltà di risoluzione e le possibili recidive, nella gestione di questa patologia è molto importante la corretta comunicazione con il cliente. Le urine rosse Un’ennesima peculiarità del coniglio è quella di produrre fisiologicamente urine torbide, per la presenza di cristalli di calcio, e talvolta di colore insolito (rosate, rosse o marroni) a causa dell’eliminazione urinaria di porfirine di origine alimentare. Quest’ultima condizione, sconcertante per il proprietario ma innocua, va sempre differenziata dalla vera ematuria tramite l’esame dell’urina. Le cause principali di ematuria sono rappresentate da infezioni e calcolosi dell’apparato urinario, infezioni dell’apparato genitale, da carcinomi uterini e da aneurisma endometriale. Vista la frequenza delle patologie uterine delle coniglie anziane, è importante educare il proprietario sulla necessità di sterilizzare routinariamente le coniglie giovani. Scialorrea La scialorrea è un importante sintomo di malattia dentale e deve sempre indurre il veterinario ad ispezionare la cavità orale per valutare la presenza di punte dentali secondarie a malocclusione ed eseguire uno studio radiografico dei denti. La malocclusione dentale è una patologia molto frequente nei conigli pet e riconosce come cause principali i difetti genetici e l’alimentazione scorretta, basata su miscele di semi e fioccati anziché su fieno ed erba. La limatura delle punte dentali può essere eseguita con una fresa montata su trapano o con l’impiego di una raspa diamantata; anche in questo caso è di fondamentale importanza l’educazione del cliente, perché comprenda che la malocclusione è una condizione permanente e le punte dentali possono riformarsi, richiedendo quindi trattamenti costanti per tutta la vita del coniglio. L’incontro è terminato con la proiezione di video che ha illustrato le tecniche di limatura dei denti e di estrazione dei denti incisivi e molariformi. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 DALLE ASSOCIAZIONI

Veterinari campioni d’Italia!

Corsi regionali SCIVAC

di Ernesto Turlà

A Ragusa il corso base di pronto soccorso

U a nazionale Calcio Medici Veterinari ha vinto il 10° quadrangolare della sanità che quest’anno, organizzato proprio da veterinari, si è svolto a Pesaro dal 28 aprile al 1° maggio. Quest’anno i medici (battuti con un secco 5 a 0), i biologi (1 a 0) ed i farmacisti (netto 4 a 1) non hanno potuto niente contro la straripante potenza della nostra squadra, a partire dal bomber Giunti, continuando con Frola in splendida forma, Ventriglia, De Fanis e Pezzetti che, quando viene utilizzato, non delude mai le aspettative: sua l’ultima rete ai farmacisti. Un reparto difensivo (Tassoni, Ronco, Lanci, Cannella, Lozzi e Donati e Ricci come portieri) a dir poco impenetrabile: lo dimostra l’unico goal subito in 3 incontri! Che dire poi del centrocampo, impeccabile come sempre, con Maggi, Falcioni, Tosi, Brecchia, Apuzzo, Albanese, Cesaroni e Dri. La parte ludica ha fatto spazio anche quest’anno ad una imperniata sulla beneficenza: abbiamo raccolto fondi per il gGo (Gruppo Gaslini ortodonzia) di Genova dove vengono curati bambini disabili e con gravi handicap fisici. Questo segue l’impegno che ci ha portato nel corso degli anni ad aiutare l’associazione per la distrofia muscolare, l’ANT, la comunità di Don Mazzi. Un grazie di cuore va invece ai miei fidati e sempre presenti collaboratori com R. Cavallin ed E. Abrami, il nostro coach A. Onori e tutti quelli che ci hanno aiutato nella realizzazione di questa riuscita manifestazione e precisamente: la Veterinaria Savignanese, la Merial (un grazie particolare ad A. Golinelli e L. Ventriglia), l’ATI, il gGO, l’Ordine dei Veterinari della provincia di Pesaro, l’Avis provinciale di Pesaro e l’omnipresente Circolo Veterinario Bolognese. Un abbraccio sentito a tutti quelli che ci credono. Stefano Biondi, Responsabile Nazionale Calcio Medici Veterinari Italiani.

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Delegazioni SCIVAC, rinnovo dei Consigli direttivi n occasione degli incontri regionali del secondo semestre, si svolgeranno le Assemblee Elettive per il rinnovo dei Consigli Regionali SCIVAC per il triennio 2008-2010. Tutti i soci SCIVAC sono invitati a partecipare e, qualora lo desiderino, possono presentare la propria candidatura entro 90 gg dalla data dell'incontro regionale. Le date e i programmi dei prossimi incontri sono disponibili on line al sito della SCIVAC. Per ulteriori informazioni: 0372/40.35.06.

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n altro grande evento di altissimo valore formativo ha avuto luogo in Si-

cilia. La SCIVAC ha organizzato a Ragusa, dal 4 al 6 maggio un corso teorico-pratico di pronto soccorso. I dott.ri Viganò e Bertoli, relatori instancabili nonostante il fitto pro-

gramma delle lezioni, hanno affrontato i Corsisti Insulari con grande tenacia e con il massimo entusiasmo. Mai stanchi e sempre attentissimi alle relazioni, tutti i Corsisti hanno avuto modo di prendere parte ad esercitazioni pratiche che non hanno tradito le loro aspettative; ognuno dei partecipanti ha avuto modo di mette-

re in pratica gli insegnamenti impartiti e riguardanti le principali pratiche della medicina d’urgenza veterinaria. Un’organizzazione attenta ha fatto in modo che l’evento si sia svolto secondo i migliori standard SCIVAC e in linea con i precedenti Corsi teoricopratici di Anestesiologia, Ecografia, Neurologia e Radiologia. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007

LETTERE AL DIRETTORE

Lettera aperta ad Aurora Bozzer Cara Aurora, credo di conoscerti sufficientemente bene per sapere che un autentico sentimento di rispetto ed amore nei confronti degli animali è quello che ha determinato la tua attività (la creazione del canile) e che condiziona le tue scelte. In questa chiave di lettura si inserisce anche il progetto di

sterilizzazioni di massa e a basso costo che stai conducendo attraverso la tua struttura, il canile di Villotta, il quale sembra prendere forma dall’applicazione Singeriana del concetto di utilitarismo, ovvero un dolore minore è sempre meglio di un dolore maggiore e, nella fattispecie, meglio che l’animale venga sterilizzato rinunciando a tutte le attenzioni che una buona pratica chirurgica, inevitabilmente più costosa, richiede, piuttosto che esporre al rischio per la propria incolumità tutta la

sua eventuale prole indesiderata. È proprio su questo piano che voglio contestare l’operazione che conduci. Le parole sono pietre e definire come “coreografia” le attenzioni meticolose che si dovrebbero sempre avere quando si pratica un intervento chirurgico è fare grave torto a decenni di battaglie animaliste, mirate ad includere gli animali nella comunità morale. Forse la tua strategia del “basso costo per bassa qualità per alta quantità” starà ottenendo il risultato immediato di indurre al-

la sterilizzazione dell’animale anche alcune persone più ritrose a tali cure, ma ottiene certamente anche l’effetto paradosso di diffondere massivamente la subcultura del “tanto è solo un animale”, “non spendo soldi per una bestia” che è alla base del fenomeno che, con questa iniziativa, tu vorresti osteggiare. In conclusione, si dice che le idee vadano più lontano dei fatti: la cosa più urgente è cercare di produrre un mutamento culturale, cambiare la lente attraverso cui troppa gente

Soffro i guasti profondi che produce la politica quando s’impossessa della Sanità come una piovra. Livia Turco, Ministro della Salute

guarda gli animali. Fatto questo, il resto verrà da sé. Dott. Enrico Chisari AVDA - Associazione Veterinari per i Diritti degli Animali

Non chiamateci ipocriti In risposta alle “lettere al direttore” pubblicate su Professione Veterinaria 17/2007, non mi sento affatto ipocrita a “castrare” cani e gatti, rifiutandomi di amputare orecchie e code per meri fini estetici. Di certo non dimentico l’utilità della sterilizzazione chirurgica nella prevenzione delle neoplasie mammarie (indice di rischio dello 0,05% se prepuberi, 26% dopo il 2° calore o intere), delle infezioni uterine, delle gravidanze non volute con conseguente abbandono dei cuccioli… Non posso tacere neanche quando leggo che la caudectomia sia necessaria per prevenire le rare lesioni apicali della coda. E le orecchie? Prevenzione degli otoematomi suppongo! Perché allora paradossalmente non amputare gli arti ai cani come profilassi delle fratture o della penetrazione interdigitale di spighe (peraltro molto più frequenti)? Riguardo poi l’intensità della sofferenza di un cucciolo di pochi giorni durante la caudectomia (spesso fatta senza anestesia), ritengo vada forse interpellato chi subisce l’amputazione… peccato non possa risponderci, altrimenti non si limiterebbe a chiamarci “ipocriti”!! Dr. Alfredo D’Amiano Caro Collega, rispondo a Te e anche alla lettera “Sfruttata in pieno”, pubblicata non firmata sul numero scorso. Penso che la riforma delle professioni debba regolamentare una volta per tutte il praticantato (da non confondere con il tirocinio in corso di studi) che è una attività di formazione post laurea oggi senza regole. Le bozze di riforma che si sono susseguite in questi anni prevedono che sia retribuito. Poi c’è il discorso degli stage presso Colleghi di lungo corso che accolgono nella propria struttura Colleghi, anche non di primo pelo, che fanno pratica. Qui il “compenso” può essere rappresentato dal significato formativo, dalla maggiore esperienza acquisita sul campo che arricchisce il curriculum personale. Ma fuori da questi casi, al dunque, bisogna scegliere:


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LETTERE AL DIRETTORE o si affronta l’attività libero-professionale, oppure si chiede di essere assunti con un contratto appositamente siglato da ANMVI per i dipendenti dei veterinari privati (CCNL di Confprofessioni). Qui il dipendente è garantito e tutelato. La Commissione Qualità dell’ANMVI inoltre prevede di prendere in considerazione anche i rapporti di lavoro e senza correttezza non ci sarà Qualità. Questo è ciò che si può chiedere ad un’Associazione professionale e questo è quello che l’ANMVI ha fatto o ha già cominciato a fare. Voglio anche dire, divagando ma non troppo, che se si vuole iniziare la professione ci si iscrive per prima cosa all’Ordine. In molti, in troppi, restano nel limbo che sta fra l’abilitazione di Stato e la non iscrizione all’Ordine. Costa? La libera professione costa moltissimo. Ma non lo capiscono né i nostri politici né le facoltà quando laureano gli studenti e poi li gettano in pasto al mercato libero professionale che è diventato una guerra fra poveri, o a quella fucina di precari che è il pubblico impiego. I veterinari privati non ce la fanno per se stessi, figuriamoci se possono fare da ammortizzatore sociale. Ma, comunque sia, lo sfruttamento va contrastato. Il vento sta cambiando e c’è una veterinaria matura e agguerrita che vuol far piazza pulita del sottobosco squalificato. E tante grazie all’Ateneo. Carlo Scotti

Non è colpa dei giovani Scrivo in relazione alla risposta fornita dal presidente Scotti alla lettera apparsa su Professione Veterinaria 15/2007 - rubrica “Lettere al direttore”. Le considerazioni riguardo all’eccessivo numero di neolaureati, così come quelle sull’inadeguatezza della preparazione universitaria per affrontare il mondo del lavoro, proposte a fronte del disappunto di un genitore sulle condizioni lavorative patite dal figlio giovane aspirante veterinario, sono certamente condivisibili. Mi permetto di dissentire, invece, dall’affermazione che le condizioni di lavoro precario e sottopagato siano una conseguenza del fatto che spesso i giovani neolaureati siano poco seri e disponibili: certo esistono casi di questo tipo, ma dovrebbero risultare in un’esclusione dal mercato del lavoro a favore di soggetti più seri, volenterosi e preparati. Purtroppo si verifica l’esatto opposto: i datori di lavoro (titolari di ambulatori o cliniche) preferiscono adottare una rotazione continua di neolaureati impreparati da sfruttare come manodopera a basso costo all’interno delle proprie strutture, anziché scegliere come collaboratori professionisti con diversi anni di esperienza che richiedono di essere retribuiti adeguatamente. Matteo Gobbo, Med. Vet. - Padova

Fisioterapia veterinaria Ho letto con attenzione la sua risposta al professor Bellezza in merito all’argomento della fisioterapia e sono rimasto incredulo e deluso della sua risposta. Non posso pensare che un professionista come lei sempre attento ai problemi della categoria consenta a gente senza qualifica alcuna di poter effettuare cure e terapie senza un titolo riconosciuto dallo stato e in struttu-

re che non hanno un permesso specifico. Le ricordo che per essere un buon fisioterapista bisogna conoscere l’anatomia e la fisiologia e le apparecchiature che si stanno usando. Per dieci anni mi sono occupato di fisioterapia con cani atleti con una media di 20 casi al giorno e le posso garantire che la fisioterapia veterinaria è veramente una scienza difficile e complessa con molti protocolli da mettere a punto e macchine specifiche da progettare. Ben vengano figure di dottori (medici veterinari) che si

occupino dell’argomento e offrano dei servizi seri e utili ai pazienti. Per il momento ai fisioterapisti improvvisati andrebbe impedito di operare. Dott. Giaconella Roberto Cosa rispondere? Sono d’accordo. La questione non è che io “consenta a gente senza qualifica alcuna di poter effettuare cure e terapie” oppure lo impedisca: non ho questo potere. Il fatto è - e più volte il nostro avvocato ci ha costretto all’amara verità - che molti

atti che la Categoria ritiene, con sacrosante ragioni, che siano “atti medici” non hanno un fondamento giuridico. La madre di tutte le battaglie è un provvedimento normativo che stabilisca le competenze esclusive e riservate del medico veterinario. Lo stiamo invocando da tempo e lo sta facendo anche la FNOVI. Nel frattempo cerchiamo di combattere l’abuso di professione con gli strumenti che oggi la Legge ci offre. E se facciamo attività di aggiornamento scientifico su discipline “di con-


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LETTERE AL DIRETTORE fine” almeno evitiamo di aprire a non veterinari. In giro ci sono già abbastanza master in veterinaria rilasciati a non veterinari... Carlo Scotti

Una partita a tennis avrebbe meno set L a modifica all’Ordinanza 12 di-

cembre 2006 relativa alla “tutela dell’incolumità pubblica dall’ag-

gressione di cani” è recentissima. Nel testo dell’Ordinanza di cui sopra si legge che, sino all’emanazione di una legge di divieto generale specifica in materia, diventa nuovamente possibile effettuare la caudotomia per i cani appartenenti a quelle razze per le quali la FCI prevede tale modifica estetica nello standard [L’elenco delle razze “sacrificabili” (!!!) è facilmente rinvenibile. ], poiché questo tipo di intervento “estetico”, se effettuato entro la prima settimana di vita, non com-

porta “eccessive” sofferenze all’animale (valutazione che sembrerebbe non essere condivisa dalla quasi totalità dei colleghi). Altra rettifica riguarda l’eliminazione della seguente frase “… ivi compresa la valutazione ai sensi dell’art. 2, comma 6, legge 14 agosto 1991, n. 281”, il cui riferimento poteva indurre ad una non corretta interpretazione dell’art. 5, comma 5 dell’Ordinanza 12 dicembre 2006, ossia che chiunque non potesse più (o non volesse!!!) detenere un cane fosse

legittimato ad abbatterlo con metodo eutanasico. A parere di chi scrive sembra che il Ministro Turco sia molto “sensibile” (per usare un eufemismo) alle critiche rivolte a questa Ordinanza ed accolga abbastanza celermente i suggerimenti volti a determinare un’inversione direzionale di tale disciplina (in attesa di una normativa organica in materia… certo!). Eppure ad ogni aggressione operata da cani e pubblicizzata dai circuiti mediatici, il Ministro

ha più volte confermato la validità della sua Ordinanza, gratificandosi forse del fatto che agli occhi della collettività fosse accaduto un fatto (mai analizzato in dettaglio) che sostenesse la validità del Testo dibattuto. È lecito chiedersi quante saranno ancora le critiche e quante le modifiche, rimanendo l’Ordinanza ancora per molti mesi in vigore? Si ricorda, in tale contesto, che il TAR del Lazio ha già sospeso l’applicabilità dell’art. 4 in relazione al divieto di utilizzo dei collari elettrici, motivando il provvedimento cautelare con il fatto che l’Ordinanza impugnata appare la mera reiterazione della precedente Ordinanza già annullata (!). Non sarebbe forse stato più ragionevole soffermarsi precedentemente su questi aspetti e non riprodurre un testo che riprende in più parti ordinanze precedenti, più volte contestate o, addirittura, annullate? Si auspica, pertanto, che il Ministro voglia soffermarsi a riflettere sulle incongruenze riscontrate e si voglia, altresì, avvalere di commissioni di valutazione e consulenza composte non già da meri funzionari politici ed amministrativi, ma da esperti del settore e rappresentanti delle varie parti in causa. Paolo Coluccio Med. Vet., Dottorando di ricerca in “Normative dei Paesi della UE relative al Benessere e Protezione Animale” Università degli Studi di Messina

6th International Veterinary Behaviour Meeting Il 6° Congresso IVBM (International Veterinary Behaviour Meeting) si terrà quest’anno in associazione con altri due prestigiosi Congressi: ECVBM-CA (European College of Veterinary Behavioural Medicine Companion Animal) ed ESVCE (European Society of Veterinary Clinical Ethology). L’evento, che rappresenta senza dubbio un appuntamento di straordinaria importanza nell’ambito della Medicina Comportamentale Veterinaria, si terrà a Riccione (Italia), dal 17 al 20 giugno 2007 presso il Palazzo del Turismo di Riccione. Medici Veterinari, liberi professionisti e ricercatori in tutte le discipline correlate sono invitati a partecipare a quest’evento che sarà inoltre l’occasione per incontrare relatori di fama mondiale. Per quanto riguarda le modalità d’iscrizione e ogni altra indicazione relativa al soggiorno in Riccione (come raggiungere la città, dove alloggiare, ecc), sarà possibile trovare ogni informazione sul sito internet: www.etologia.it Per ulteriori informazioni: Dr. Clara Palestrini - Dr. Simona Cannas Tel. 02.50318049 fax 39.02.50318030 E-mail: clara.palestrini@unimi.it simvet@libero.it


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DALLE AZIENDE

Candioli, 1882-2007: 125 anni di passione per il benessere animale

uest’anno l’Istituto Candioli Farmaceutico e Profilattico SpA compie 125 anni: un traguardo prestigioso per un’azienda molto vitale nel settore degli animali da affezione. Un traguardo che ne fa molto probabilmente la più antica azienda farmaceutica italiana tuttora attiva nel settore veterinario. La storia aziendale inizia nel 1882 ad opera del Dottor Attilio Candioli, il quale inizia a sviluppare prodotti nel laboratorio annesso alla propria farmacia a Roma. Con la seconda generazione, rappresentata dal dottor Cesare Candioli, anch’egli farmacista, la farmacia evolve in pura azienda farmaceutica, ed è del 1939 la prima registrazione presso il Ministero della Sanità, del prodotto tuttora leader di mercato nel settore della pediculosi umana: il MOM. Pochi anni dopo, a metà anni Quaranta, inizia lo sviluppo dei primi prodotti veterinari, nati dalla grande passione del Dott Cesare Candioli per i cavalli, di cui era apprezzato allevatore e titolare di scuderia. Subito dopo viene dato il via alla linea di prodotti ornitologici, per arrivare infine negli anni Cinquanta, ai prodotti per cani e gatti. I prodotti a marchio Candioli accompagnano quindi l’evoluzione del rapporto di affezione tra uomo ed animale, da sessant’anni, e fanno dell’azienda una realtà sempre apprezzata per la propria serietà ed innovazione. La storia dell’azienda segue quella della famiglia che ne porta il nome, presente ora in azienda con la terza e la quarta generazione, e denota un forte incremento degli investimenti e della crescita a partire dall’inizio del nuovo millennio. Le linee guida che hanno portato al più recente sviluppo della linea veterinaria Candioli sono: • Focus su prodotti estremamente innovativi ed efficaci • Attenzione ad offrire al veterinario un arsenale farmacologico efficace • Rispetto della tradizione e del valore storico del marchio Candioli • Validazione scientifica dei nuovi prodotti tramite rigorose prove di efficacia • Estrema attenzione alle necessità del cliente e dell’utilizzatore finale del prodotto • Collaborazione con Università ed Enti di ricerca per sfruttare le più moderne scoperte scientifiche In questo ambito si colloca la certificazione ISO 9001:2000 ottenuta nel 2001 per lo sviluppo, la produzione e commercializzazione di premiscele, mangimi e prodotti zootecnici (quindi tutti i prodotti non sottoposti ai controlli del Ministero della Salute), la ristrutturazio-

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ne dello stabilimento, ora autorizzato a produrre specialità per uso veterinario, presidi medico-chirurgici, mangimi complementari e prodotti zootecnici. Si aggiunga inoltre la completa revisione dell’immagine aziendale, in modo da rendere i prodotti facilmente riconoscibili e suddivisi in categorie merceologiche secondo una precisa codifica cromatica, e si ottiene un completo riammodernamento a 360° dell’azienda, ottenuto

in pochissimi anni grazie all’entusiasmo di tutte le persone che vi lavorano. Candioli crede fermamente nella ricerca e nelle capacità del mondo veterinario italiano. Per questo motivo collabora assiduamente con alcuni tra i migliori professionisti del settore, continuando ad innovare nella certezza che quella della qualità sia la sola strada vincente per il futuro. Pur avendo ottenuto ultimamente risultati di tutto rispetto (il fatturato aziendale del settore vete-

rinario è triplicato negli ultimi quattro anni), l’azienda continua ad investire tutti i proventi per proporre i migliori prodotti possibili al mercato, e per potersi avvalere delle migliori risorse umane presenti nel settore, vero motore della crescita esponenziale ottenuta finora. Candioli è la dimostrazione di come anche una piccola azienda italiana possa sviluppare concetti avanzati ed innovativi e proporli al mercato, ottenendo risultati e proponendo prodotti di

qualità elevatissima, normalmente appannaggio solo di società di dimensioni maggiori. I risultati ottenuti sono stati infatti molto apprezzati anche all’estero: negli ultimi tre anni Candioli ha avviato rapporti di distribuzione in più di venti paesi stranieri, ed il numero cresce costantemente. Ai prestigiosi traguardi già raggiunti si affiancano gli ambiziosi obiettivi per i prossimi anni, perché Candioli ama pensare di essere appena all’inizio di una lunga corsa. ■


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laPROFESSIONE VETERINARIA 20/2007 CALENDARIO ATTIVITÀ

Per visualizzare i programmi degli eventi di tutte le società clicca su www.evsrl.it/eventi GIORNATA DI APPROFONDIMENTO AIVEMP IN COLLABORAZIONE CON ORDINE DEI MEDICI VETERINARI DI SONDRIO CORSO SIVE Attenzione: Date evento modificate. CORSO FSA IN COLLABORAZIONE CON SCIVAC

7 giu.

8-10 giu.

9-10 giu.

INCONTRO MACROREGIONE NORD ORIENTALE SIVE

9 giu.

ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC

14-16 giu.

ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC

21-23 giu.

SEMINARIO SCIVAC

23-24 giu.

INCONTRO REGIONALE SIVAR SICILIA IN COLLABORAZIONE CON ORDINE DEI MEDICI VETERINARI DI RAGUSA CORSO SCIVAC

23 giu.

25-26 giu.

CORSO SCIVAC

27-30 giu.

ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC

5-7 lug.

CORSO SCIVAC IN COLLABORAZIONE CON ASVAC

6-8 lug.

INCONTRO MACROREGIONE CENTRALE SIVE

8 set.

ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC

12-15 set.

CORSO SIVAR

20-22 set.

CORSO SIVE

21-22 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC EMILIA ROMAGNA

23 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC VENETO

23 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC PIEMONTE IN COLLABORAZIONE CON SOVEP ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC

23 set.

27-29 set.

SEMINARIO SIVE

28 set.

CORSO SCIVAC

29-30 set.

SEMINARIO SCIVAC IN COLLABORAZIONE CON ASVAC

29-30 set.

INCONTRO SIARMUV

30 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC FRIULI VEN.GIULIA

30 set.

INCONTRO REGIONALE SCIVAC MOLISE

30 set.

INCONTRO GRUPPO DI STUDIO DI PRACTICE MANAGEMENT ITINERARIO DIDATTICO SCIVAC

2 ott.

3-6 ott.

LE BUONE PRASSI IGIENICHE NELL'INDUSTRIA ALIMENTARE: IMPLEMENTAZIONE E VALUTAZIONE AI SENSI DEI REGOLAMENTI CE 853/2004 E 854/2004 - Credito Valtellinese, V. delle Pergole - Sondrio - ECM: Richiesto Accr. - Per info: Lara Zava - Segr. AIVEMP - Tel. +39 0372 403541 - E-mail: segreteria@aivemp.it CORSO BASE DI SEMEIOTICA DELLE ZOPPIE - Clinica Equine Practice, Campagnano di Roma Circonvallazione del Baccano, 80 - ECM: 22 Crediti - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it CORSO BASE CONTROLLO DELLA DISPLASIA NELL'ANCA E NEL GOMITO DEL CANE - Centro Studi Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it LAMINITE E RADIOLOGIA DIGITALE: VECCHI PROBLEMI E NUOVE SOLUZIONI - ECM: 3 Crediti - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it ORTOPEDIA: V PARTE - CHIRURGIA ARTICOLARE E PERIARTICOLARE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 23 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it MEDICINA INTERNA: V PARTE - CITOLOGIA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 20 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it PATOLOGIE OSTRUTTIVE DELLE VIE RESPIRATORIE: VIVERE CON UN FILO D’ARIA - Astoria Palace Hotel, Palermo - Via Monte Pellegrino, 62 - ECM: 5 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it BIOSICUREZZA NELL’ALLEVAMENTO DELLA VACCA DA LATTE - Casato Licitra - Castiglione Kastalia (Ragusa) - C.da Bocampello - ECM: 3 Crediti - Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria e Commissione Scientifica SIVAR - Tel. +39 0372 403539 - E-mail: info@sivarnet.it GIORNATE DI APPROFONDIMENTO AVANZATE IN PRACTICE MANAGEMENT - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 19 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it ECOGRAFIA CLINICA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it CARDIOLOGIA: IV PARTE - ECOCARDIOGRAFIA I PARTE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: 22 Crediti - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it CORSO REGIONALE SARDEGNA - RADIOLOGIA NEL CANE E NEL GATTO - Sassari- - ECM: 18 Crediti Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it LAMINITE E RADIOLOGIA DIGITALE: VECCHI PROBLEMI E NUOVE SOLUZIONI - ECM: 3 Crediti - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it CHIRURGIA DEI TESSUTI MOLLI: IV PARTE - CHIRURGIA TORACICA - Centro Studi SCIVAC, Cremona Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it IL VETERINARIO AZIENDALE PER LA SICUREZZA ALIMENTARE E L’EPIDEMIOSORVEGLIANZA - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria e Commissione Scientifica SIVAR - Tel. +39 0372 403539 - E-mail: info@sivarnet.it CORSO BASE DI EMBRYO TRANSFER - Centro Studi - Palazzo Trecchi, Cremona e San Daniele Po (CR) Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it L'INSUFFICIENZA RENALE CRONICA (IRC) NELLA PRATICA CLINICA - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it L'OCCHIO DOLENTE - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it QUANTI DETTAGLI CI SFUGGONO IN UNA RADIOGRAFIA ADDOMINALE? - Torino - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it ANESTESIA: IV PARTE - ANESTESIA E SISTEMA NERVOSO - TERAPIA DEL DOLORE - COMPLICANZE IN CORSO DI ANESTESIA - EUTANASIA - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per info: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it CONCETTI APPLICABILI DI DERMATOLOGIA EQUINA PER IL VETERINARIO PRATICO - Palazzo Trecchi, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria SIVE - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: info@sive.it CORSO INTRODUTTIVO ALLA PRATICA RADIOLOGICA - Novotel Caserta Sud, Caserta - Strada Statale, 87 Sannitica - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it APPROCCIO E GESTIONE PRATICA DELLA LEISHMANIOSI - Holiday Inn Cagliari, Cagliari - Viale Umberto Ticca - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it L'ANESTESIA NEI PAZIENTI AFFETTI DA PATOLOGIE EPATICHE E RENALI - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it APPROCCIO DIAGNOSTICO ALL'ALOPECIA NEL CANE E NEL GATTO - ECM: Richiesto Accreditamento Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it LA GESTIONE DELLE PIÙ COMUNI CARDIOPATIE DI RISCONTRO AMBULATORIALE - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Monica Borghisani - Segreteria Delegazioni Regionali SCIVAC - Tel. +39 0372 403506 - E-mail: delregionali@scivac.it CRITERI DI VENDITA DI UN SERVIZIO AL CLIENTE - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Elena Piccioni - Segreteria Soc. Specialistiche SCIVAC - Tel. +39 0372 403502 - E-mail: socspec@scivac.it MEDICINA COMPORTAMENTALE: IV PARTE - LA GESTIONE DEL CLIENTE E DEL PAZIENTE E LA PREVENZIONE COMPORTAMENTALE DEL CANE, GATTO, CONIGLIO, FURETTO, PSITTACIDI - Centro Studi SCIVAC, Cremona - Via Trecchi, 20 - ECM: Richiesto Accreditamento - Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel. +39 0372 403508 - E-mail: info@scivac.it

PROFESSIONE la VETERINARIA La rivista è un settimanale specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore Direttore Carlo Scotti Direttore Responsabile Antonio Manfredi Coordinamento Editoriale Sabina Pizzamiglio info@anmvi.it Comitato di Redazione Pierpaolo Bertaglia, Paolo Bossi, Marco Eleuteri, Giuliano Lazzarini, Pier Mario Piga, Sabina Pizzamiglio, Aldo Vezzoni Rubriche Fabrizio Pancini, Oscar Grazioli, Maria Teresa Semeraro, Giovanni Stassi Segreteria di Redazione Lara Zava professioneveterinaria@anmvi.it Grafica Francesca Manfredi grafica@evsrl.it Editore SCIVAC - Via Trecchi, 20 26100 Cremona Iscrizione registro stampa del Tribunale di Vigevano, n. 1425/03 del 30/12/2003 Concessionaria esclusiva per la pubblicità EV srl, Cremona marketing@evsrl.it

Questo periodico è associato all’Unione Stampa Periodica Italiana

Stampa Press Point, Abbiategrasso - MI fulvio@presspoint2000.it

Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2 comma 20/B legge 662/96 Filiale di Milano a cura di Centro Produzione Mailings Scarl - Cusago (MI) Chiuso in stampa il 28 maggio 2007

SOLUZIONI

È il trattamento di patologie o traumi grazie all’applicazione della termoterapia

In quali casi è indicata la terapia sistemica per il trattamento medico dell’otite? In casi di grave otite esterna, in presenza di alterazioni patologiche progressive che hanno creato stenosi del condotto uditivo esterno e in caso di otite media

Sempre e soltanto in caso di otite media È un processo riabilitativo che prevede l’utilizzo di esercizi terapeutici Consiste nell’applicazione di luce, elettricità e forze meccaniche

In nessun caso, una buona terapia locale è sufficiente per trattare anche i casi di grave otite esterna e media

QUIZ 1 Risposta corretta: a) Fisioterapia riabilitativa nel cane, Centro Studi SCIVAC, maggio 2006

È il trattamento di patologie o traumi grazie all’uso di forze di origine naturale

QUIZ 2 Risposta corretta: a) Le patologie dell’orecchio esterno e medio, SCIVI marzo 2006

La fisioterapia:



Professione Veterinaria, Anno 2007, Nr 20