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PROFESSIONE

VETERINARIA

ORGANODIINFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE M EDICI VETERINARI ITALIANI A.N.M.V.I.

122002

Organo di informazione dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani

l’editoriale

MENSILE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE Anno 12, numero 12, mensile, dicembre 2002 Spedizione in abbonamento postale - 45% Art. 2 comma 20/b-Legge 662/96 - Filiale di Piacenza Concessionaria esclusiva per la pubblicità E . V. srl - Cremona

Apprendistato gratuito e spesso umiliante?

di Carlo Scotti

Onestà intellettuale È da molti anni, e secondo alcuni Colleghi anche troppi, che partecipo alle campagne elettorali per il rinnovo dei Consigli Direttivi degli Ordini professionali e ho sempre constatato una forte passione nel dibattito politico professionale, ma sempre contenuto entro una correttezza di fondo, nei toni e negli atteggiamenti, propria di una Classe di Professionisti. In quest’ultima tornata elettorale che si sta avviando alla conclusione, si è registrato un inasprimento degli atteggiamenti che poco o nulla ha a che vedere con una sana competizione politicoprofessionale. Ho avuto modo di essere bersaglio, insieme ad alcuni amici e stimati Colleghi di Milano, impegna ti da anni a livello ordinistico, di lettere anonime gravemente diffamatorie, di attacchi proditori anche legati all’attività professionale e personale. Sono state fatte girare ad arte, per osteggiare il movimento che si riconosce nell’ANMVI, argomentazioni che hanno del farneticante e che non hanno alcun riscontro con la realtà delle cose. Si continua a sostenere che il sistema ECM sia voluto dall’ANMVI che avrebbe condizionato la sanità italiana tutta. Si promettono ricorsi al Tar che poi, ben sapendo che sono inammissibili, non verranno mai fatti. Si vuol convincere i liberi professionisti a precludersi ogni minima possibilità convenzionale futura e a farsi retrocedere ad un grado inferiore a quello dei portantini della sanità. Ai Colleghi viene fatto credere che l’Ordine Professionale possa fare i miracoli, moltiplicare i posti di lavoro, e che se questo non av-

CONTINUA A PAG. 3

Tirocinio e praticantato:

un’occasione professionalizzante I “piani d’inserimento professionale” possono garantire concreti vantaggi per chi cerca od offre collaborazione ai colleghi che devono fare “gavetta”. di Fabrizio Pancini A PAG. 3

( in q ue st o num ero:)

“Ma mi faccia il piacere!” In occasione delle elezioni dei consigli provinciali degli ordini abbiamo potuto leggere le dichiarazioni programmatiche dei rappresentanti delle organizzazioni coinvolte nella campagna elettorale: ANMVI, SIVELP, UVI e SIVEMP. Tutto molto interessante, ma con evidenti incongruenze e contraddizioni. Per esempio, il Segretario del SIVeLP, Gastone Dal Monte, ha ribadito l’interpretazione secondo la quale la normativa vigente esclude i liberi professionisti dal programma ECM. Peccato che il Ministero continui a sostenere il contrario e con lui anche gli esperti dell’autorevole Sole-24 Ore. Ma stante questa convinzione, perché raccogliere firme contro un provvedimento di cui non ci si ritiene destinatari? Soprattutto, perché non mantenere un atteggiamento coerente con le proprie legittime posizioni ed astenersi dall’organizzare o sostenere iniziative accreditate ai fini ECM? Ci risulta per lo meno incongruente il fatto che, mentre si rilasciano alla stampa dichiarazioni battagliere contro il programma ECM, per altre vie si pubblicizzino corsi accreditati e “specificatamente rivolti ai medici veterinari liberi professionisti.” Le dichiarazioni del Segretario Nazionale del SIVEMP, Aldo Grasselli, al di là di passaggi che non ci sentiamo di condividere, hanno mostrato toni apparentemente distaccati dalle vicende elettorali, in contrasto con il deciso impegno elettorale del SIVEMP su tutto il territorio nazionale, anche attraverso liste concordate con il SIVELP. Il SIVEMP è certamente il maggiore (raccoglie fra il 30 ed il 40% dei veterinari pubblici), ma non l’unico organismo di rappresentanza del settore pubblico. Esistono infatti

altri sindacati ed esistono associazioni professionali che opera no con impegno in questo ambi to; l’ANMVI stessa, attraverso le sue diverse associazioni federate, conta più di 600 dipendenti pubblici (in gran parte aderenti all’AIVEMP, associazione neonata, ma fatta da Colleghi che credono fortemente nella propria professione e nei rapporti con la veterinaria privata). Infine, il Presidente dell’UVI, Prof. Giorgio Poli, ha accusato la FNOVI di scarsa trasparenza e democrazia. Non sarebbe compito nostro ricordarglielo, ma è bene ribadire che l’attuale Comitato Centrale della FNOVI è stato eletto a larghissima maggioranza dall’assemblea dei Presidenti dei consigli provinciali degli Ordini a loro volta eletti dagli iscritti. Ed è giusto anche ricordare, a proposito di trasparenza, che tutto quanto viene deciso dal Comitato Centrale è pubblicato dal suo organo ufficiale (Il Progresso Veterinario); senza contare il fatto che nel direttivo dell’UVI è presente un membro del Comitato Centrale della FNOVI. Nella stessa intervista il presidente dell’UVI giudicava “molto preoccupante la poca partecipazione alla vita democratica della nostra professione”. Assolutamente condivisibile. Ma sarebbe stato più convincente l’attenersi con i fatti a queste belle parole, come ad esempio parlare degli Ordini veterinari da iscritto all’Albo professionale, ma il Prof. Giorgio Poli si è cancellato dall’ordine già da diversi anni. E allora, in conclusione, se proprio vogliamo scomodare Totò in campagna elettorale, la battuta più indicata ci sembra quella che dà il titolo al nostro corsivo. ■

1 Prima Pagina:

12 ANMVIInforma:

Tirocinio e praticanta- Il 56,3% degli italiani to:un’occasione pro- è favorevole al federalismo nella sanità fessionalizzante

di Fabrizio Pancini

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L’Opinione: L’Ordine che ci meritiamo

di Oscar Grazioli

a cura della redazione

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25 Riflessioni:

Attualità: L’epoca della “gestione privata”della displasia è finita

Rubrica Legale: Il bene della salute come qualità essenziale del cane compravenduto

di Aldo Vezzoni

di Maria Teresa Semeraro di Luigi Poretti

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18

di Roberto Marchesini

di Giovanni Stassi

Rubrica Fiscale: Attualità: Perché negare le liste Trattamento fiscale degli automezzi di proscrizione

ECMed Esame di Stato;ancora riflessioni...

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Dalle Associazioni: SIVAR: numerosi gli appuntamenti per il 2003

a cura di Lara Zava

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Attualità: Approccio al paziente aggressivo.Il ruolo del neurologo

di Massimo Baroni

23 In Rete:

32 Letto su:

I FireWall:uno scudo protettivo alle intrusioni al PC

Nei topi la “chiave” del genoma umano

di Lara Ricci

di Fabrizio Pancini

Global Leader in Pet Nutrition *Marchi di fabbrica di proprieta’della Hill’s Pet Nutrition,Inc ©2002 Hill’s Pet Nutrition,Inc.

w w w. a n m v i . i t

@nmviOggi.

L’inf ormaz ione q uot idiana on line

A.N.M.V.I.


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DALLA PRIMA PAGINA hi non ha mai fatto la classica gavetta alzi la mano! Credo che chiunque di noi abbia dovuto o voluto svolgere, a vario titolo presso una clinica o un ambulatorio, la classica “gavetta” da qualche collega o amico che ha accettato di seguirci, passo dopo passo, in quel delicato quanto affascinante periodo di apprendistato post laurea. Credo anche che quel periodo di tirocinio, almeno per buona parte della mia generazione (sono ahimè della classe 1953!), venga ricordato con un pizzico di bonaria nostalgia, non fosse altro per quella ineluttabile sensazione che assale coloro che guardano al passato con la benevolenza di chi non può più tornare indietro… Detto questo, è certo però che, a fronte della sostanziale correttezza che viene garantita della maggior parte dei colleghi che cerca la collaborazione di neo-laureati, esiste una significativa percentuale di casi in cui il titolare della struttura non brilla certo per deontologia e professionalità. Da questa constatazione ha preso le mosse questa nostra inchiesta, che vuole soprattutto capire e ve rificare il fenomeno e, possibilmente, cercare proposte e soluzioni al problema. L’occasione è quindi anche quella di far conoscere, a chi non ne è al corrente, delle facilitazioni che la legge, già è in grado di offrire attraverso i cosiddetti “piani d’inserimento professionale”, disciplinati dalle leggi n° 608/96, n° 196/97 e n° 236, attualmente in via di integrazione e completamento. Tali norme, se ben applicate, potrebbero infatti risolvere la piaga di un apprendistato pressoché gratuito e talvolta professionalmente dequalificante e umiliante. Le opinioni, talvolta contrastanti dei colleghi intervenuti, dimostrano ancora una volta quanto sia necessario che il dibattito all’interno della categoria tutta, sia l’unica strada da percorrere per trovare soluzioni e spunti di arricchimento professionale.

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Claudio Brovida DVMDirettore Sanitario Ospedale per Animali da Compagnia “Anubi” Moncalieri (TO) La vostra Clinica,oltre ad esse-

re riconosciuta come sede per il tirocinio pratico necessario all’abilitazione professionale, offre anche la possibilità di svolgere lunghi periodi di tirocinio (a pagamento) per i colleghi neo-laureati che vogliono imparare a svolgere al meglio la professione. Tale scelta parte da motivazioni di carattere econo mico oppure ha una valenza di tipo pedagogico e/o scientificodivulgativo? Il nostro ospedale offre la possibilità, ai neo-laureati, di compiere tirocini presso di noi per periodi più o meno lunghi. Il periodo di permanenza varia da poche settimane ad alcuni mesi od un anno, e le motivazioni sono fondamentalmente due: 1) passare un breve periodo per avere un’idea di come lavoriamo oppure 2) impegnarsi veramente ad imparare la professione, seguendo con impegno uno o più settori del nostro lavoro (es: medicina interna, chirurgia, ecc.). Abbiamo anche una piccola foresteria che mettiamo a disposizione di chi si ferma per periodi più lunghi. Non c’è una motivazione economica in questo ma piuttosto l’inte resse di offrire un servizio formativo che può alimentare il lavoro di referenza della nostra struttura. Puoi ricordare la tua esperienza personale (in senso positivo o negativo) in fatto di apprendistato e questa tua pregressa esperienza, ha in qualche modo influito sulla scelta che stai attuando nella tua clinica? La mia esperienza personale è forse un po’ diversa, in quanto la ricerca di insegnamenti o di miglioramento della conoscenza professionale, venne motivata, or-

mai molti anni fa, dalla coscienza della scarsa capacità professionale che mi trovavo in mano, dopo la laurea, ed in particolare dalla scarsissima professionalità, in senso lato, che trovavo nella nostra categoria, nel nostro paese. Non cercai modelli fra i colleghi italiani, liberi professionisti od universitari, ma incominciai a frequentare università straniere, in particolare all’inizio Bristol, poi Saint Paul, Minnesota, Utrecht, Davis ed altre, utilizzando per 15 anni tutto il tempo libero che mi offriva la professione, ed infine concedendomi un anno sabbatico nel 1991. Certamente questa esperienza ha modificato radicalmente il mio modo di pensare ed esercitare la professione ed è stata alla base dell’idea che mi portò ad organizzare nel 1992 l’Ospedale Anubi. Quale è la tua opinione in merito al fatto che la maggior parte dei giovani colleghi neo-laureati venga pagata poco o nulla per “farsi le ossa” e che ci sia la consuetudine a far svolgere loro lavori umili o, al contrario, vengano messi in prima linea nei pronti soccorsi notturni o durante i festivi? Questa è la drammatica conseguenza di due fattori: 1) l’esuberante numero di laureati prodotti in continuazione da Facoltà del tutto indifferenti al problema del lavoro dei futuri laureati; 2) l’assoluta insufficiente preparazione, in gene rale, dei neo laureati. Faccio un esempio, mi capita di avere tirocinanti molto aggiornati sull’approccio ad un certo tumore, perché hanno preparato una tesi con un bravo insegnante, ma non sanno nulla sulla terapia infusionale, non sono capaci a mettere un catete-

SEGUE DALLA COPERTINA

l’editoriale viene è per colpa di pochi che manipolano tutto a loro favore. Tutti sappiamo invece che allo stato attuale l’Ordine non ha poteri infiniti e che, in quanto Organo di Magistratura Deontologica, deve seguire leggi dello Stato ben precise anche se sovente anacronistiche. E per finire, alla Fnovi si imputa di non avere fatto altro che avallare il Pet Corner e gli ECM, come viene scritto da qualche par-

te, dimenticando, forse per un refuso tipografico, che se oggi possiamo dispensare il farmaco, se siamo ancora sotto il Ministero della Salute, se sul tavolo del Ministero vi è un tariffario nazionale lo dobbiamo al lavoro svolto da questa Federazione, come anche molto di quanto è oggi in via di definizione, con i tempi, purtroppo, che ha lo Stato Italiano, al quale la Fnovi si deve rivolgere.

Vedere una siffatta manipolazione della realtà delle cose ed un imbarbarimento degli atteggiamenti provoca sconcerto in chi crede nell’onestà intellettuale della Categoria tutta, ma la cosa che dà maggior dispiacere è vedere che alcuni Colleghi si lasciano sedurre da imbonitori populisti, detentori di ricette miracolose in grado risolvere tutti i problemi della veterinaria in un battibaleno! ■

re endovenoso o fare un prelievo di sangue dalla vena giugulare di un gatto, o peggio non sanno mettere correttamente gli elettrodi per fare un semplice tracciato di ECG. Oppure quando discuti di fisiologia o farmacologia, ti rispondono che questi sono esami dati tanto tempo fa e quindi si sentono legittimati a non ricordarsi certe importanti nozioni. Come si fa, a questo punto, pensare di offrire un lavoro a tali colleghi? Ritengo incoscienti i direttori sanitari di quelle strutture che utilizzano questo tipo di neolaureati per l’attività di pronto soccorso; è la miglior scelta per offrire un pessimo servizio ed un modo come un altro per gettare fango sulla già poco rispettata nostra professione. Per quel che mi concerne, la pulizia dell’ospedale la faccio fare dal personale dipendente ed assunto per questa mansione specificamente; usare dei veterinari a questo scopo è un umiliante sistema per alimentare una categoria di frustrati. Comunque è anche opportuno sottolineare che prima di pretendere un lavoro redditizio, bisogna accettare il principio che è necessario affrontare un adeguato apprendistato, che non deve essere, dal mio punto di vista, necessariamente remunerato. Nella vostra struttura avete mai fatto ricorso ai cosiddetti “piani d’inserimento professionale”, disciplinati dalle leggi n° 608/96, n° 196/97 e n° 236, attualmente in via di integrazione e completamento? Pensi che tali normative, se ben applicate, possano risolvere la piaga di un apprendistato pressoché gratuito e talvolta professionalmente umiliante? No, noi non abbiamo mai fatto ricorso a questi piani di inserimento professionale, che tuttavia sono da prendere in seria considerazione, soprattutto se verranno completati ed integrati in modo adeguato alle esigenze della nostra professione. L’augurio che mi pongo soprattutto è che la nostra categoria, trovi al più presto il modo per influenzare l’Università, affinché si divulghi, in modo corretto, la nostra situazione numerica rispetto alla popolazione nazionale, si definiscano corsi di laurea con meno iscritti ai quali si insegni veramente la professione e non si alimentino delle false illusioni o peggio non si crei la mentalità di chi accetta di essere un sotto-impiegato, pur di lavorare.

Carlo Pizzirani DVM Clinica Veterinaria Europa Firenze La vostra Clinica,oltre ad essere riconosciuta come sede per il tirocinio pratico necessario all’abilitazione professionale, offre anche la possibilità di svol-

gere lunghi periodi di tirocinio (a pagamento) per i colleghi neo-laureati che vogliono imparare a svolgere al meglio la professione. Tale scelta parte da motivazioni di carattere economico oppure ha una valenza di tipo pedagogico e/o scientificodivulgativo? Nella struttura che io gestisco insieme a mio fratello Franco non vengono svolti periodi di tirocinio a pagamento ma i colleghi neo laureati sono ben accetti a titolo completamente gratuito. Ci fa veramente piacere avere scambi culturali con giovani che hanno fresche nozioni universitarie e ci permettono di rimanere in contatto con il mondo accademico. Naturalmente diamo in cambio la nostra esperienza pratica ormai ventennale. Puoi ricordare la tua esperienza personale (in senso positivo o negativo) in fatto di apprendistato e questa tua pregressa esperienza,ha in qualche modo influito sulla scelta che stai attuando nella tua clinica? Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia di medici veterinari e quindi il mio apprendistato si è svolto con mio padre prima e poi con mio fratello Stefano senza dover affrontare esperienze in strutture diverse. Quale è la tua opinione in merito al fatto che la maggior parte dei giovani colleghi neo-laureati venga pagata poco o nulla per “farsi le ossa” e che ci sia la consuetudine a far svolgere loro lavori umili o, al contrario, vengano messi in prima linea nei pronti soccorsi notturni o durante i festivi? Personalmente credo che chi frequenta un periodo più o meno lungo di apprendistato-tirocinio presso una struttura sia ampiamente ripagato dall’apprendimento di tutta una serie di conoscenze tecnico-organizzative che ne faciliteranno l’ingresso “vero” nel mondo della libera professione e saranno di grande aiuto nell’organizzazione di una eventuale nuova struttura. Non bisogna perdere di vista il fatto che il neolaureato è un collega e, per questa ragione, deve essere trattato come tale e con la dignità che il suo titolo me rita. Non sono, quindi, assolutamente d’accordo quando si vede nel tirocinante la figura a cui far svolgere i lavori umili dell’ambulatorio. Il tirocinante deve essere un collaboratore a tutti gli effetti e deve partecipare attivamente alle attività ambulatoriali perché rappresentano la parte pratica che dovrà integrarsi con la teoria di cui già è in possesso. È appunto questo il motivo che spinge la maggior parte dei neolaureati a frequentare le strutture private. Inoltre, non trovo assolutamente corretto che giovani poveri di esperienza vengano mandati allo sbaraglio in pronto soccorso notturno o festivo soltanto perché queste sono fasce orarie difficili


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DALLA PRIMA PAGINA da gestire. Tutti noi sappiamo che prestare opera di pronto soccorso richiede un bagaglio culturale straordinario e si devono avere nozioni non certo superficiali in quasi tutti i campi della medicina. Nella vostra struttura avete mai fatto ricorso ai cosiddetti “piani d’inserimento professionale”, disciplinati dalle leggi n° 608/96, n° 196/97 e n° 236, attualmente in via di integrazione e completamento? Pensi che tali norma-

tive, se ben applicate, possano risolvere la piaga di un apprendistato pressoché gratuito e talvolta professionalmente umiliante? Svariate volte i giovani colleghi che hanno frequentato la nostra struttura come tirocinanti sono rimasti poi inseriti nell’organico. Non credo che sia dignitoso pagare meno di 4 € l’ora un laureato, come previsto dalla legge 236 sui piani d’inserimento professionale, e non ritengo quindi che

questo tipo di regolamentazione possa contribuire a risolvere problemi di apprendistato umiliante. Il vero problema sta più a monte: nella riduzione, cioè, del numero delle facoltà di Medicina Veterinaria; nel numero chiuso “vero”; ma, soprattutto, nel numero programmato. Con questa pianificazione si potrà arrivare ad avere un numero di laureati che sia effettivamente quello che richiede il mondo del lavoro, senza che i giovani vengano prima illusi sulle even-

tuali prospettive e poi disillusi dal primo impatto col mondo professionale.

Andrea Calderone DVM Clinica veterinaria Città di Codogno (LO) La vostra Clinica,oltre ad essere riconosciuta come sede per il tirocinio pratico necessario all’abilitazione professionale, offre anche la possibilità di svol-

gere tirocinio per i colleghi neolaureati che vogliono imparare a svolgere al meglio la professione? In caso affermativo, quali condizioni ponete al collega che vuole arricchirsi professionalmente presso di voi? La nostra clinica è da due anni una struttura riconosciuta dall’università di Parma come sede per il tirocinio all’abilitazione professionale ed è aperta comunque a colleghi neo-laureati che intendano fare apprendistato. Prima di avviare questo “percorso” cerchiamo, tramite un colloquio, di capire le motivazioni e le esigenze delle singole persone e di chiarire semplici condizioni per non avere problemi interpersonali tra colleghi. Ad esempio, richiediamo puntualità e rispetto degli impegni presi nei confronti della struttura, educazione e rispetto con i clienti, correttezza deontologica nel rapporto con gli altri veterinari. Tra i giovani colleghi che si impegnano a rispettare queste regole, si cerca di individuare gli elementi che possono far parte poi dello staff cercando di accelerarne la preparazione tramite corsi, convegni, etc. Puoi ricordare la tua esperienza personale (in senso positivo o negativo) in fatto di apprendistato e questa tua pregressa esperienza,ha in qualche modo influito sulla scelta che state attuando nella vostra clinica? Ti ringrazio per la domanda perché forse pubblicamente mi permette senza falsa retorica di esprimere la mia profonda gratitudine a tutti quei colleghi che mi hanno “sopportato” nella loro struttura sia da studente assistendoli durante i turni di notte nei pronto soccorso oppure durante il servizio militare a Roma frequentando un ambulatorio nella libera uscita ed infine da laureato seguendo vari colleghi nelle loro attività lavorative. Non ricordo di aver mai ricevuto una retribuzione ma la cosa non ha mai costituito un problema, considerando questo periodo come un investimento per il mio futuro. In questi anni ho però notato che questo spirito a volte non è stato condiviso da alcuni giovani colleghi neolaureati che hanno mostrato poca grinta, poca volontà, poca curiosità, e forse poca gratitudine. Vorrei infine precisare che compatibilmente con gli impegni lavorativi e famigliari, ancora adesso frequento saltuariamente da “apprendista” una clinica privata a Padova dove lavorano colleghi che stimo molto, a dimostrazione del fatto che c’è sempre da imparare. Quale è la tua opinione in merito al fatto che la maggior parte dei giovani colleghi neo-laureati venga pagata poco o nulla per “farsi le ossa” e che ci sia la consuetudine a far svolgere loro lavori umili o, al contrario, vengano messi in prima linea nei pronti soccorsi notturni o durante i festivi?


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DALLA PRIMA PAGINA Per quanto riguarda un presunto “sfruttamento” dei giovani neolaureati esistono sicuramente in alcuni casi situazioni limite, ma in generale si tratta di una normale “gerarchia”, che si instaura in un qualsiasi ambiente di lavoro a cui tutti noi ci siamo a nostro tempo adeguati. In una struttura un medico in servizio può ad esempio aver bisogno di assistenza nell’accudire un cane con diarrea emorragica dove la pulizia dell’animale e della sua gabbia è fondamentale, come di assistenza, sicuramente più gratificante, in un delicato intervento chirurgico. La retribuzione nelle prime fasi di questo rapporto di apprendistato, non può essere stabilita in una cifra fissa, ma si tratta più che altro di incentivi economici che premiano la buona volontà e la disponibilità. Per concludere, non credo che i giovani neolaureati siano le persone più adatte a gestire da soli come spesso si verifica, situazioni difficili e urgenti durante i turni di pronto soccorso. Nella nostra struttura la reperibilità notturna o festiva viene gestita dai titolari con la collaborazione di altri colleghi con almeno 3 anni di esperienza post-laurea. Nella vostra struttura avete mai fatto ricorso ai cosiddetti “piani d’inserimento professionale”, disciplinati dalle leggi n° 608/96, n° 196/97 e n° 236, attualmente in via di integrazione e completamento? Pensi che tali normative, se ben applicate, possano risolvere la piaga di un apprendistato pressoché gratuito e talvolta professionalmente umiliante? Ho visionato questi piani e li giudico interessanti anche se sono ancora in fase di definizione ma si dovranno valutare i risvolti fiscali e legali che ne conseguiranno. Rimango comunque dell’idea che il punto fondamentale della questione sono le qualità professionali e umane delle persone con cui lavori e la difficoltà a volte di gestire il personale e in questo, non c’è normativa che ti possa aiutare.

Matteo Tommasini Degna DVM Centro Veterinario “Gregorio VII” Roma La vostra Clinica,oltre ad essere riconosciuta come sede per il tirocinio pratico necessario all’abilitazione professionale, of-

fre anche la possibilità di svolgere lunghi periodi di tirocinio (a pagamento) per i colleghi neo-laureati che vogliono imparare a svolgere al meglio la professione. Tale scelta parte da motivazioni di carattere economico oppure ha una valenza di tipo pedagogico e/o scientificodivulgativo? Noi offriamo un tirocinio teorico pratico “vero” della durata minima di 6 mesi. Offriamo un alloggio nelle immediate vicinanze della clinica, non chiediamo né diamo soldi. Lo scambio è cultura professionale-lavoro. La condizione e il numero dei neolaureati italiani rendono il programma particolarmente interessante. È chiaro che in altri paesi un programma di questo tipo non avrebbe mercato. Io credo di avere un tornaconto economico da questo sistema, ma credo anche di avere in parte tamponato determinate voragini del nostro sistema, di aver dato le basi di una formazione professionale nella clinica degli animali da compagnia ad ormai centinaia di veterinari. Di aver creato decine di posti di lavoro. Puoi ricordare la tua esperienza personale (in senso positivo o negativo) in fatto di apprendistato e questa tua pregressa esperienza,ha in qualche modo influito sulla scelta che stai attuando nella tua clinica? Non posso che ringraziare il mio maestro dal quale ho imparato moltissimo, non solo professionalmente, ma anche come spirito di “saperne sempre di più”. Ovviamente, il rapporto col proprio maestro porta a imitarlo nelle cose belle ed a migliorarsi nelle meno belle. All’epoca, da neolaureato, in cambio del mio apporto professionale (che era ben poca cosa in rapporto a quello che imparavo), ero in grado di dare solo tanto entusiasmo, nonostante il mio voto di laurea di 109/110, che rappresentava un buon viatico professionale. Quale è la tua opinione in merito al fatto che la maggior parte dei giovani colleghi neo-laureati venga pagata poco o nulla per “farsi le ossa” e che ci sia la consuetudine a far svolgere loro lavori umili o, al contrario, vengano messi in prima linea nei pronti soccorsi notturni o durante i festivi? In una prima fase può anche essere pagato nulla, condizione essenziale è che ci sia una grande contropartita in termini di apprendimento, un grande rispetto del tirocinante e che, in molti casi, ci sia la consuetudine a far svolgere lavori umili come la pulizia dell’ambulatorio. Infatti, io per primo, se vedo una cacca di cane nel cortile la pulisco immediatamente, ma pretendo che chi la vede la pulisca e mi secca molto se passa inosservata da chiunque collabora con noi. Il fatto che molti neo-laureati vengano messi in prima linea nei pronti soccorsi notturni o durante i festivi, quando

generalmente si presentano i casi più difficili e urgenti, avviene spesso. Per quanto ci riguarda l’acquisizione di autonomia è un processo lungo e progressivo nel nostro centro ed abbiamo la grande consapevolezza di svolgere il ruolo di ”balie” dei colleghi più inesperti. Proprio per tale ragione penso che mandare allo sbaraglio questi giovani sia una scelta qua si criminale. Al contrario, è doveroso tutelare e proteggere i colleghi novizi non lasciandoli mai soli: una esperienza professionale eccessivamente traumatica vissuta da giovani può, infatti, lasciare il segno per sempre. Nella vostra struttura avete mai fatto ricorso ai cosiddetti “piani d’inserimento professionale”, disciplinati dalle leggi n° 608/96, n° 196/97 e n° 236, attualmente in via di integrazione e completamento? Pensi che tali normative, se ben applicate, possano risolvere la piaga di un apprendistato pressoché gratuito e talvolta professionalmente umiliante? No, non ne abbiamo mai fatto ricorso, anche perché mi sono documentato sull’argomento per la prima volta in questa occasione. Ma vorrei fare una considerazione, io ho la totale sfiducia nel nostro sistema politico e universitario, ritengo che non ci sia nessuna programmazione, né considerazione delle esigenze del Paese da parte di questi organismi. Allora, dove sta il collo di bottiglia? Forse sarebbe il caso di programmare le cose un pochino prima. Sentir parlare di “piani di inserimento” con il numero di università a cui siamo arrivati in Italia, mi fa sorridere amaramente. Quindi, sul piano della ricerca delle responsabi lità, posso affermare che questa situazione, non è certo dovuta a nostre colpe. Sul piano delle proposte concrete, in Italia, occorrerebbero al massimo sei facoltà di veterinaria che preparino dei professionisti seri e pronti ad iniziare a lavorare non appena escono dall’università. Naturalmente, dopo aver sostenuto un esame di Stato veramente qualificante, così come avviene per gli avvocati. Protesta forse qualcuno per il rapporto che c’è fra i partecipanti al concorso di notaio e i posti disponibili? Eppure la categoria dei notai e ben più organizzata, rispettata e benestante rispetto alla nostra: basti pensare che la “cassa” dei notai garantisce un minimo di 2000 euro (o più) al giovane notaio qualora questo non riuscisse a lavorare all’inizio della professione. Ma il semplice laureato in giurisprudenza che fa praticantato presso uno studio notarile suda “sette camice” per 500 euro al mese e sbriga lavoro importante. Il discorso è notevolmente ampio e porta veramente lontano. Al punto in cui siamo penso che le responsabilità di un veterinario “fatto ed esperto” siano solamente quelle di rispettare profondamente il tirocinante, credere in una sana meritocrazia,

non nascondere nulla della professione, divulgarne il meglio per innalzarne il livello e, soprattutto, adoperarsi affinché l’opinione e la fiducia dei consumatori non venga meno. La gavetta, quindi, è una cosa importante e necessaria e deve essere vissuta e fatta fare con gran de dignità. O la si svolge all’università (così come succede agli americani che magari spendono 1500 dollari al mese per studiare e che, per pagarsi gli studi, hanno lavorato duramente per dieci anni prima), oppure la gavetta la si fa dopo. Io, nonostante tutto, la ricordo con immenso piacere…

Pierpaolo Brunoldi DVM libero professionista, Varese Puoi ricordare la tua esperienza personale (in senso positivo o negativo) in fatto di apprendistato? Come molti colleghi della mia generazione, mi ero reso conto che l’università, accanto ad un buon insegnamento teorico, non poteva offrire una altrettanto valida preparazione pratica. Da qui la frequentazione, già da studente, di ambulatori privati. Dove, in cambio di “manovalanza” più o meno bassa, potevo imparare a muovermi sul campo. In genere ho sempre trovato colleghi che retribuivano, con un piccolo rimborso spese, il mio tempo. Una volta laureato, grazie anche a questo bagaglio di conoscenze pratiche, ho lavorato presso una clinica che offriva il servizio di pronto soccorso. Dopo un breve periodo di apprendistato sono stato introdotto nei turni notturni e festivi. Tutto sommato devo dire che l’esperienza è stata positiva. Date le caratteristiche della struttura, che non occupava un alto numero di personale, potevo partecipare ai processi decisionali ed effettuare visite cliniche e piccoli interventi chirurgici sotto la supervisione dei colleghi più esperti. Il sistema retributivo era basato su una picco la quota fissa, più una percentua le calcolata dividendo l’incasso mensile del pronto soccorso per il numero di ore effettuate. Questo garantiva uno stipendio base, che per essere veramente soddisfacente, avrebbe comportato un numero di turni eccessivo. Tuttavia, il rapporto paritario col datore di lavoro garantiva uno scambio culturale vantaggioso per entrambi. I difetti impliciti in questo sistema erano rappresentati principalmente dalla difficoltà nel seguire i casi affrontati durante i turni e nella mancanza di un riscontro economico sufficiente per avere un’indipendenza da altri lavori. Nella tua struttura ricorri spesso all’aiuto professionale (sotto forma di tirocinio pratico) di colleghi neo-laureati che vogliono imparare a svolgere al meglio la professione? E che riscontri hai avuto finora? Essendo la mia una piccola struttura, le esigenze di collaborazio-

ne sono prevalentemente nell’ambito della chirurgia e nella mia sostituzione durante i periodi di ferie o i turni di riposo. Per questo motivo ho sempre privilegiato giovani colleghi che avessero già maturato una certa esperienza nella libera professione. Questa situazione interessa la maggior parte dei veterinari della mia provincia. Tuttavia c’è un dato costante che riguarda i collaboratori che si sono avvicendati nel tempo: i riscontri sono in larga misura influenzati dalle motivazioni o prospettive che sono stato in grado di offrire loro. Quando questo lavoro è stato visto come una routine di natura prettamente infermieristica, o come tappabuchi, i risultati finali sono stati deludenti per entrambi. Quando, invece, sono riuscito a coniugare il lavoro con il raggiungimento di obiettivi comu ni, i risultati sono stati largamente positivi. Per fare un esempio, se oggi posso affidare con tranquillità la mia clientela, fuori dai miei orari lavorativi, ad un pronto soccorso veterinario, è anche perché la gestione dello stesso è affidata a colleghe delle quali mi fido, la cui preparazione ho potuto verificare durante il periodo di attività lavorativa nella mia struttura e con le quali ho potuto sviluppare un rapporto di collaborazione, successivamente al periodo di occupazione presso la clinica. Quale è la tua opinione in merito al fatto che la maggior parte dei giovani colleghi neo-laureati venga pagata poco o nulla per “farsi le ossa” e che ci sia la consuetudine a far svolgere loro lavori umili o, al contrario, vengano messi in prima linea nei pronti soccorsi notturni o durante i festivi? Sarò drastico: a me pare che tale sistema sia completamente sbagliato, antieconomico e deleterio per lo sviluppo della categoria. La tentazione dello sfruttamento è forte, specialmente in condizioni di sovrabbondanza di laureati e necessità di far fronte ad un continuo turn-over nelle strutture con pronto soccorso. Per pensare ad una possibile via di uscita da questa situazione bisogna partire da un’analisi della realtà lavorativa nel territorio. Nella mia zona, ad esempio, la spinta verso l’apertura di una propria struttura, ha portato ad una saturazione di ambulatori con uno o due veterinari. Mentre le figure di colleghi esperti in campi specifici, quali la cura di animali esotici, l’endoscopia o l’odontoiatria, sono rare e molto richieste. Si dovrebbero quindi incoraggiare le nuove generazioni a sviluppare questi specifici campi. Ed è qui che potrebbero entrare in gioco le grandi strutture. Dare la possibilità ai neolaureati di maturare esperienza in un settore specifico, e nel contempo prepararli efficacemente ad affrontare la medicina d’urgenza con competenza vuol dire ottenere dei vantaggi per tutti: i giovani, le strutture stesse e la categoria. Perché un laureato così preparato è in


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DALLA PRIMA PAGINA grado di affrontare con efficacia l’urgenza nei turni di pronto soccorso e, nel contempo, potrà offrire collaborazione specializzata sia nella struttura dove opera, sia presso altri colleghi. Vorrei inoltre sottolineare un aspetto non meno importante. Le cliniche di maggior successo sono quelle che posso no permettersi di retribuire molto bene, come è giusto che sia, il collega che svolge con competenza un lavoro estremamente stressante come quello del turni-

sta. Purtroppo le cose non sempre stanno così. La mancanza di programmazione porta, in molti casi, a non motivare sufficientemente i giovani laureati, con la conseguenza che le strutture stesse ne risentono, soffrendo di un turn over continuo. Nella tua struttura hai mai fatto ricorso ai cosiddetti “piani d’in serimento professionale”,disciplinati dalle leggi n° 608/96, n° 196/97 e n° 236, attualmente in

via di integrazione e completamento? Pensi che tali normative, se ben applicate, possano risolvere la piaga di un apprendi stato pressoché gratuito e talvolta professionalmente umiliante? La piaga dello sfruttamento dei neolaureati accomuna tutte le categorie. Proprio in questi giorni i medici specializzandi (che pure hanno una borsa di studio di 800 € al mese) sono scesi in scioper o contro lo sfruttamento lavorativo e

per ottenere un contratto di formazione. Figurati come può essere messa la nostra categoria, che già soffre di mali cronici come la sovrabbondanza di facoltà e l’assenza di una politica di inserimento lavorativo. Risultato di tutto ciò è che difficilmente un ambulatorio può permettersi di stipendiare figure professionali con compiti specifici di segreteria o cure infermieristiche. Ecco che allora tali compiti vengono svolti dal titolare stesso, che si trova sulle spalle

così una mole di lavoro burocratico e manuale non indifferente. Oppure vengono scaricati su apprendisti o neolaureati. Tale situazione quindi tende ad essere vissuta dalla categoria come fisiologica. Ma quello che è profondamente sbagliato è che, a fronte dello svolgimento di tali compiti, spesso non c’è neppure un’adeguata contropartita in formazione professionale o retributiva. La legge 236 si muove certamente verso una forma di tutela nei confronti dei tirocinanti e neolaureati, garantendo quantomeno un contributo minimo retributivo e formativo. Ma non può sicuramente risolvere tutti i problemi. Prima di tutto perché è uno strumento ancora incompleto. E poi perché non sono ancora precisati metodi di controllo che consentano di verificare l’effettiva assenza dei fenomeni di sfruttamento lavorativo.

Marco Caldin DVM Clinica Veterinaria Privata S. Marco Padova La vostra Clinica,oltre ad essere riconosciuta come sede per il tirocinio pratico necessario all’abilitazione professionale, offre anche la possibilità di svolgere lunghi periodi di tirocinio (a pagamento) per i colleghi neo-laureati che vogliono impa rare a svolgere al meglio la pr ofessione. Tale scelta parte da motivazioni di carattere economico oppure ha una valenza di tipo pedagogico e/o scientificodivulgativo? La nostra clinica ha realizzato un progetto di tirocinio, strutturato in modo da offrire un addestramento, sia pratico che scientifico, in tutte le discipline legate ai piccoli animali. Il servizio non è, ad oggi, sottoposto ad alcun pagamento. Puoi ricordare la tua esperienza personale (in senso positivo o negativo) in fatto di apprendistato e questa tua pregressa esperienza,ha in qualche modo influito sulla scelta che stai attuando nella tua clinica? Ricordo sempre con grande piacere e orgoglio il lungo tirocinio da me praticato presso la clinica Europa di Firenze, seguendo assiduamente il dott. Stefano Pizzirani. Tale esperienza, associata a lunghe ore comuni di studio e di confronto, è stata di grande importanza per me e mi ha restituito l’amore per la professione dopo qualche breve ma strabiliante esperienza con colleghi che si “imboscavano” al momento di preparare i cocktail anestetici! Quale è la tua opinione in merito al fatto che la maggior parte dei giovani colleghi neo-laureati venga pagata poco o nulla per “farsi le ossa” e che ci sia la consuetudine a far svolgere loro lavori umili o, al contrario, benché privi di esperienza,vengano messi in prima linea nei pronti soccorsi notturni o durante i festivi?


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DALLA PRIMA PAGINA La mia opinione è totalmente negativa. In particolare, per ovvie ragioni, l’attività di pronto soccorso è la più complessa e delicata, affidarla ad un neolaureato, non facente parte dello staff, è un atto sconsiderato. Nella vostra struttura avete mai fatto ricorso ai cosiddetti “piani d’inserimento professionale”, disciplinati dalle leggi n° 608/96, n° 196/97 e n° 236, attualmente in via di integrazione e completamento? Pensi che tali normative, se ben applicate, possano risolvere la piaga di un apprendistato pressoché gratuito e talvolta professionalmente umiliante? Non conoscevo i “piani d’inserimento professionale” nel loro dettaglio e ringrazio “Professione ve terinaria” per il contributo nella diffusione di questo interessante ed utile strumento di crescita per il giovane medico veterinario.

Paolo Buracco Professore straordinario Dip. Pat. Anim. (Chirurgia) Univ. Studi Torino Il diffuso fenomeno del ricorso, da parte di direttori sanitari di ambulatori o cliniche veterinarie, a personale neo-laureato al quale non verrebbe corrisposto il giusto compenso o, pegg i o , alcuna retribu z i o n e, i n cambio di un periodo più o meno lungo di apprendistato, è una procedura che le risulti essere praticata anche a livello universitario? Il fenomeno a cui lei fa riferimento qui da noi, come credo anche nelle altre facoltà di veterinaria italiane, non esiste, per evidenti criteri deontologici e per la tipologia delle attività cliniche svolte in un ospedale didattico, per definizione finalizzate alla didattica, quindi agli studenti. Le nostre strutture vengono comunque impegnate, oltre che da studenti, anche da medici veterinari di ogni età. Di fatto, su richiesta di alcuni liberi professionisti, tali colleghi sono accolti nelle strutture dell’ospedale come “frequentatori”, previo consenso firmato di uno dei docenti e stipula di una regolare polizza assicurativa per 6 mesi. Questa prerogativa dei colleghi frequentatori (da intendersi come “osservatori”) scaturisce, ripeto,

da una loro specifica richiesta di frequentare l’Ospedale Didattico di Grugliasco per “osservare” le diverse attività cliniche. Inoltre, anche se in quest’ultimo periodo la nostra attività è aumentata in modo esponenziale, a questo incremento non è purtroppo corrisposto un proporzionale aumento del personale clinico strutturato. Ciò nonostante, in questa prima fase, il ricorso a personale laureato extrauniversitario è ancora da definire. Nell’immediato, è nostra intenzione avvalerci di personale già presente all’interno della facoltà piuttosto che di liberi professionisti. In pratica, per questi laureati interni (per lo più dottorandi o borsisti), ovviamente iscritti all’ordine, è prevista la stipula di contratti specifici in grado di integrare le necessità di turnazione in clinica. L’idea è che siano le stesse prestazioni a terzi quelle in grado di garantire le retribuzioni a questi colleghi.

versità e la categoria dei medici veterinari liberi professionisti? Non solo non esiste, ma risulta che oltre il 95% della casistica che trattiamo presso il nostro ospedale, ci deriva da segnalazioni che vengono effettuate da medici veterinari liberi professionisti, che ci sottopongono i loro pazienti per consulti od approfondimenti diagnostici che, per man canza di apparecchiature presso le loro strutture, non sono in grado di svolgere.

Per il momento escludete quindi il ricorso a liberi professionisti? Dal momento che siamo ancora in una fase preliminare e sperimentale, direi che la cosa è assolutamente prematura. Tuttavia, qualora se ne prevedesse l’impiego, credo che dovremmo ricorrere, di concerto con gli ordini professionali provinciali, a regolari contratti di collaborazione esterna indetti per concorso.

Claudio Bussadori DVM Clinica Veterinaria Gran Sasso, Milano

Quali sono le collaborazioni tra Facoltà e le industrie del settore? Sul piano della collaborazione tra la facoltà di medicina veterinaria di Grugliasco e le aziende private del settore, mi preme sottolineare che presso di noi sono attualmente impegnati alcuni collaboratori neolaureati in veterinaria che usufruiscono di contratti di durata variabile, i cui fondi derivano dalle aziende (soprattutto farmaceutiche o mangimistiche) che assicurano, per un determinato periodo, un assegno mensile per il laureato per piani di ricerca specifici. Tale via è perseguita anche per tentare di retribuire i dottorandi c.d. “senza borsa”. Questi ultimi sono in genere professionisti che, vincitori di un concorso per un corso di dottorato, collaborano con l’università in specifici progetti di ricerca. In conclusione, non esiste quindi alcuna concorrenza tra uni-

Il professionista è sempre indipendente a riforma degli Ordini riconosce lo status dei professionisti dipendenti. Per la prima volta, in sede di riordino delle professioni intellettuali, si parla dei dipendenti per affermarne l’“autonomia professionale”: come i loro colleghi autonomi sono tenuti a prestare la loro opera con indipendenza di giudizio intellettuale e tecnico. Valgono anche per i subordinati i vincoli deontologici e per quanto riguarda i dipendenti pubblici detti vincoli valgono nel rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento dell’amministrazione.

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(Il Sole 24 Ore 7/12/2002)

Per le prestazioni che erogate presso le vostre strutture , quali tariffe applicate? Per quanto riguarda le tariffe che applichiamo presso il nostro ospedale, queste sono pressoché sovrapponibili o superiori a quelle indicate dall’Ordine provinciale, in attesa che venga approvato e quindi adottato il nuovo tariffario nazionale.

La vostra Clinica,oltre ad essere riconosciuta come sede per il tirocinio pratico necessario all’abilitazione professionale, offre anche la possibilità di svolgere lunghi periodi di tirocinio (a pagamento) per i colleghi neo-laureati che vogliono imparare a svolgere al meglio la professione. Tale scelta parte da motivazioni di carattere economico oppure ha una valenza di tipo pedagogico e/o scientificodivulgativo? Presso la nostra struttura si svolgono periodi di studio e di tirocinio pratico organizzati in vari modi ma sempre a titolo gratuito, tranne in casi particolari, vi è pertanto una netta separazione nei ruoli, nelle competenze, nelle responsabilità e quindi nella retribuzione. Presso la nostra Clinica Veterinaria grazie ad accordi presi con diverse Università straniere si sono svolti e si stanno svolgendo diversi periodi di tirocinio per neolaureati e dottorandi, i quali seguono un preciso programma formativo in varie specialità e sub-specialità preventivamente concordato con i relativi tutors. Così come svolgiamo periodi d’internship in Medicina Interna per coloro che intendono avvicinarsi al percorso del Diploma del college Europeo in Medicina Interna. Un periodo preliminare d’internship di un anno con un Diplomato ECVIM è, infatti, indispensabile per accedere a qualsiasi residency program dell’ECVIM. Questi colleghi non hanno nessuna responsabilità, né incarichi professionali, non si dedicano in prima persona alla gestione del paziente né hanno rapporto diretto con i clienti, hanno più un ruolo di studente post laurea che quello di aiutante. In tutti questi casi sopraelencati tutto si svolge a titolo assolutamente gratuito. Si tratta però di una forma di didattica diretta attraverso la quale,

a mio parere migliorano le capacità e le conoscenze professionali sia dell’allievo sia del tutor. Solo nel caso in cui ad alcuni interni sono affidati veri e propri incarichi professionali o quando questi diventano resident, il loro lavoro è retribuito in proporzione alle prestazioni professionali effettuate. Questo si verifica anche per coloro che non svolgono tirocini così specificamente regolamentati. A mio parere è ovvio e inevitabile che un neolaureato prima di poter pensare di “vendere” la propria professionalità debba in qualche modo formarla; integrando con un periodo di pratica il tirocinio imposto dal corso di Laurea. Solo dopo un periodo di questo tipo, un pr ofessionista, lavorando al fianco di colleghi più esperti può cominciare a prestare la propria opera con responsabilità specifiche. Ritengo giusto che qualora questa prestazione, determini un introito per la struttura per la quale il professionista sta lavorando, questa prestazione sia retribuita. Credo che sia logico che in una professione esistano retribuzioni d’ingresso, le quali debbono però essere dignitose, e che i professionisti con più anni d’esperienza debbano richiedere retribuzioni superiori. Le nostre scelte hanno quindi una finalità didattica, ruolo che ritengo doveroso soprattutto da parte mia come diplomato e fondatore di un College ma anche da parte di tutti i miei colleghi. Nello statuto di quasi tutte le società scientifiche e soprattutto in quello di tutti i Collages è espresso chiaramente il proposito divulgativo, che tutti dovremmo tener presente, e che qualche volta per miopi e autolesionistici egoismi dimentichiamo. La medicina è una scienza, pertanto dalla divulgazione della stessa traggono beneficio sia docenti sia discenti. Dopo qualche anno di quest’esperienza, ho buoni motivi di pensare, che dal continuo confronto che avviene nella nostra clinica, traggano beneficio sia i tirocinanti sia i colleghi più anziani. Puoi ricordare la tua esperienza personale (in senso positivo o negativo) in fatto di apprendistato, questa tua pregressa esperienza,ha in qualche modo influito sulla scelta che stai attuando nella tua clinica? Per la verità quando mi sono laureato in Veterinaria, 21 anni fa, ho svolto poca attività di tirocinio pratico in Italia, anche perché allora molto più di adesso vigeva un atteggiamento protezionistico di corporazione per questo pochi erano disposti a svelare i propri “segreti” a possibili futuri concorrenti. Trovai invece, subito le porte aperte per fare attività di pronto soccorso e, senza esperienza, armato solo della mia fresca ma esigua preparazione teorica e di uno strumentario pressoché inesistente; a quell’epoca, infatti, nella gran parte dei pronti soccorsi l’attrezzatura era veramente scarsa,

credo di aver combinato parecchi disastri come penso sia capitato a molti altri di noi. Subito dopo ebbi l’opportunità di recarmi all’università di Edimburgo dove cominciai a lavorare con il mio primo maestro Peter Darke, da quella esperienza, il primo insegnamento che ho tratto e che cerco di trasmettere a tutti coloro che vogliono ascoltarmi è il seguente: un tirocinio pratico non ha nessun valore senza un’adeguata preparazione teorica sia del tirocinante ma soprattutto del tutor. Ogni atto medico è il risultato di un processo diagnostico che coinvolge le conoscenze scientifiche e l’esperienza del professionista. Un tirocinio dove il tirocinante svolge attività poco più che infermieristiche e impara uno “stile professionale”, invece di analizzare il significato di un processo diagnostico o di una terapia, e un tutor che non è in grado di spiegare presupposti teorici di un determinato iter diagnostico e terapeutico svolgono un pessimo servizio a loro stessi e alla nostra figura professionale. Quale è la tua opinione in merito al fatto che, la maggior parte dei giovani colleghi neo-laureati venga pagata poco o nulla per “farsi le ossa” e che, in molti casi,ci sia la consuetudine a far svolgere loro lavori umili come la pulizia dell’ambulatorio o, al contrario,vengano messi in prima linea nei pronto soccorso notturni o durante i festivi? Questo riferimento alle pulizie in ambulatorio è per mia fortuna, molto lontano dalla mia mentalità, mi rattrista molto e preferirei non commentarlo. Come avrai inteso mi interessano aspetti molto diversi del tirocinio pratico. Nella vostra struttura avete mai fatto ricorso ai cosiddetti “piani d’inserimento professionale”, disciplinati dalle leggi n° 608/96, n° 196/97 e n° 236, attualmente in via di integrazione e completamento? Pensi che tali normative, se ben applicate, possano risolvere la piaga di un apprendistato pressoché gratuito e talvolta professionalmente umiliante? Fino ad ora non abbiamo fatto ricorso a queste regolamentazioni, personalmente ritengo che questo tipo di iniziative, se ben gestite possano contribuire a migliorare il livello scientifico culturale e di immagine della nostra professione. Attualmente la nostra clinica sta collaborando con l’Università di Parma nello svolgimento di un Master di cardiologia e medicina interna, che attraverso una didattica frontale strettamente correlata all’attività pratica offrirà a 15 giovani colleghi una formazione professionale sicuramente di buon li vello e a titolo assolutamente gra tuito. Credo che queste iniziative, in un futuro molto prossimo forniranno uno standard di preparazione professionale molto qualificante per la nostra categoria. ■


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 ATTUALITÀ

L’epoca della “gestione privata” della displasia è finita ’ENCI,con un Disciplinare approvato dal Ministero nel marzo del 2002 aveva regolamentato il controllo della displasia dell’anca stabilendo sia il protocollo di controllo ufficiale, necessario per la registrazione del dato sul certificato genealogico, che le modalità di accreditamento dei lettori ufficiali. In base a questo Disciplinare, nel luglio scorso l’ENCI aveva accreditato la centrale di Ferrara e quella della FSA, indicandole come centrali di riferimento di pari valore e dignità per tutte le Società Cinofile specializzate riconosciute dall’ENCI, disponibile a valutare anche altre richieste di accreditamento. Mentre tutti i club di razza hanno accolto questa regolamentazione positivamente, apprezzando il fatto che finalmente l’ENCI si era fatto carico di modernizzare questo controllo in linea con gli altri paesi europei e di toglierlo dalla stretta ed esclusiva cerchia di poche persone che lo avevano di fatto reso un monopolio personale, la SAS, la Società del pastore tedesco, sta rifiutando di applicare le norme nazionali, commettendo un illecito di cui sarà chiamata a rispondere, appellandosi ad una presunta richiesta da parte dell’Associazione mondiale del pastore tedesco, WUSV, che li obbligherebbe, per partecipare alle selezioni internazionali, ad utilizzare unicamente la centrale di lettura di Ferrara, ed in particolare del Dr. Pareschi. Dico presunta, perché in effetti la WUSV non fa altro che accogliere la richiesta di una sua associazione federata, come la SAS, che ha espressamente richiesto di riconoscere unicamente le letture del Dr. Pareschi; se la SAS avesse chiesto al la WUSV di riconoscere anche la centrale della FSA, visto che nell’accreditamento ENCI delle Centrali è richiesto il parere del Presidente della Commissione Scientifica della FCI, Prof. W. Brass, e che entrambe le centrali italiane lo avevano ottenuto, i tedeschi non avrebbero avuto alcun problema ad accettarle entrambe. Di fatto la SAS non vuole farsi una

L

di Aldo Vezzoni

È Sergio Berlato il nuovo commissario dell’ENCI on decreto n.2240 del 27 dicembre 2002 Il Ministro delle Politiche Agricole e Forestali ha nominato l’On. Sergio Berlato Commissario Straordinario dell’ENCI. L’incarico vale dal 1° gennaio 2003 fino al 31 marzo 2003. Nell’espletamento dell’incarico l’On. Sergio Berlato (deputato UE per AN) provvederà alla predisposizione dei regolamenti che disciplinano i rapporti tra l’ente, i gruppi cinofili e le associazioni specializzate di razza, nonché le norme relative ai rapporti tra gruppi cinofili riconosciuti “delegazione” dell’ente e l’ente stesso. L’On. Sergio Berlato provvederà, inoltre, all’organizzazione dell’Ufficio centrale del libro genealogico del cane di razza per la regolare applicazione del disciplinare e delle norme tecniche del libro genealogico medesimo. Dal 1° gennaio 2003 e fino al 31 marzo 2003 il Dr. Pier Carlo Malvolti, il Dr. Pietrogino Pezzano ed il Dr. Bruno Zilli sono nominati sub-commissari dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana con l’incarico di coadiuvare il commissario straordinario On. Sergio Berlato. @nmvi Oggi, 13/01/2003

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ragione che le cose sono cambiate ed è finita l’epoca di una gestione “privata” della displasia dell’anca. La FSA ha esteso a tut ti i veterinari questo controllo, come era loro diritto e competenza, come avviene in tutti i paesi del mondo e come la dignità professionale richiedeva. Lo stesso discorso vale per i Colleghi della centrale di Ferrara che sostengono le pretese della SAS. Nel frattempo i medici veterinari che figuravano come “fiduciari” per la Centrale di Ferrara stanno ricevendo un accordo da firmare per instaurare una vera e propria convenzione direttamente con la SAS per l’esecuzione dei controlli radiografici, da fatturare direttamente alla SAS stessa. Questo per sopperire alla violazione delle norme sulla pubblicità sanitaria che prima perpetravano pubblicizzando al pubblico un elenco esclusivo di veterinari cui dovevano rivolgersi i proprietari dei cani e gli allevatori per i loro esami radiografici. All’accordo allegano anche un protocollo operativo che travalica il Disciplinare dell’ENCI, e che di fatto viola molte delle norme deliberate dal Ministero; in base a questo accordo, infatti, viene richiesto al veterinario di timbrare il certificato genealogico (pedi-

Displasia e pedigree Pastore Tedesco femmina, figlio di campioni viene sottoposto al controllo ufficiale delle anche che risultano displasiche. Il proprietario decide comunque di far fare una cucciolata alla sua cagna. Il Certificato dell’Enci viene rilasciato ai cuccioli? La risposta è sì, perché l’ENCI concede il pedigree come certificato di iscrizione al libro genealogico e non come documento di qualità, e lo concede a tutti i cuccioli figli di genitori iscritti. Nel 2003 i pedigree saranno differenziati, quelli ordinari e quelli per riproduzione selezionata (con genitori controllati per le malattie ereditarie di quella razza e verificati morfologicamente e caratterialmente). Aldo Vezzoni

gree), quando invece ogni annotazione sul pedigree compete unicamente all’ENCI o chi da lui espressamente autorizzato, e chiunque altro commetterebbe un illecito sanzionabile. Ma la cosa che più deve mettere in guardia i veterinari “fiduciari” è che prima di firmare un simile accordo, oltre ad essere consapevoli delle violazioni ministeriali cui andranno incontro, devono prima ottenere il nulla osta del loro Ordine, trattandosi di una Convenzione con un ente privato, come richiesto dall’art. 69 del nostro Codice deontologico. Trattandosi poi di una Convenzione su tutto il territorio nazionale, diventa competente la FNOVI che è deputata a fornire un atto di indirizzo agli Ordini Provinciali. Infine, da questo la SAS ha già escluso i Colleghi che, rispettando le disposizioni degli Ordini, avevano inviato una diffida dal

pubblicare i loro nomi in elenchi diffusi al pubblico. Il mancato coinvolgimento di questi Colleghi, nonostante avessero già fornito la loro opera professionale per i controlli della displasia, è una chiara ritorsione nei loro confronti che ben esprime l’atteggiamento sprezzante che la SAS mantiene nei confronti dei veterinari, espresso anche più volte nella stessa proposta di convenzione. Se tutti i Colleghi avessero il coraggio di reagire a quest’imposizione, come molti hanno già fatto, certamente il progetto della SAS fallirebbe. Invito anche tutti i Colleghi che fanno riferimento alla Centrale di lettura della FSA di continuare ad effettuare ed inviare alla FSA gli esami radiografici della displasia dell’anca anche nei cani pastore tedesco, in quanto l’ENCI ci ha dato tutte le garanzie sull’ufficialità di questi esami. ■

FSA

FSA - ENTE NON PROFIT

FONDAZIONE SALUTE ANIMALE

CORSO BAS E

Controllo della displasia dell’anca e del gomito nel cane In corso di accreditamento

8 giugno 2003 Palazzo Trecchi - Cremona

21 settembre 2003

Centro Avulp di Perugia Via Morettini 19- Perugia

Sanità Animale organizzato da

Eventi Veterinari


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 ATTUALITÀ

Cani potenzialmente pericolosi

di Roberto Marchesini

Perché negare le liste di proscrizione

SISCA

n questo periodo si parla molto di razze potenzialmente pericolose, anche perché alcuni gravissimi fatti di cronaca hanno portato alla ribalta la necessità di provvedere con tempestività alla sicurezza dei cittadini. Devo dire che sono perfettamente d’accordo sulla necessità di intervenire con misure precauzionali, quello che mi lascia più perplesso è l’idea di fare una lista di razze a rischio che in realtà non ha alcuna giustificazione scientifica. Infatti è molto più corretto parlare di “soggetti” potenzialmente pericolosi piuttosto che soffermarsi sul concetto di razza, che invece definisce alcune attitudini del cane selezionate dall’uomo, e non certo per diventare fonti di rischio. Purtroppo poche persone si adoperano per conoscere gli effettivi bisogni in termini educativi del cane e questo può comportare degli errori che si possono tradurre in problemi comportamentali espressi dal cane. Se poi si affidano a mani inesperte cani che presentano forti attitudini alla difesa e al possesso, è chiaro che i rischi aumentano in modo esponenziale. Ma l’aspetto ancora più deleterio è costituito dal fatto che quanto più una razza viene percepita come pericolosa, aggressiva e costituzionalmente forte tanto più viene fatta antiselezione sui possibili proprietari. Vale a dire che se una razza, come il Rottweiler o il Corso, viene ritenuta potenzialmente aggressiva per carattere e potenza fisica, per analogia molte persone che desiderano questi attributi si indirizzeranno verso soggetti di quelle razze. Il circolo è vizioso: il bullo che vuole fare sfoggio di machismo sceglie questi cani e fa di tutto per indurre in questi cani comportamenti aggressivi. I cani diventano le vittime di questi imbecilli, ma proprio la loro natura di fedeli amici dell’uomo non fa altro che enfatizzare le proiezioni del proprietario. Talvolta vengono sottoposti ad addestramenti estenuanti e comunque si trovano continuamente a essere sottoposti a stimoli che hanno come obiettivo il rafforzamento del comportamento aggressivo. A livello di immaginario collettivo si consolida l’idea che ad essere aggressivo è il cane e non il proprietario e il cerchio dia bolico è di fatto chiuso: tutte le colpe sono del cane e non dall’altra parte del guinzaglio. L’importanza che da sempre attribuisco

prietari di animali. Mi chiedo per esempio: perché, nonostante le innumerevoli ordinanze, non vengono comminate sanzioni salate a chi non si fa carico di raccogliere le deiezioni del proprio cane? Molti mi risponderanno “perché i vigili hanno ben altri problemi” e posso concordare, ma non è necessario fare una vigilanza ventiquattro ore al giorno, basta colpire in modo random e, si sa, immediatamente si sparge la voce. Abbiamo delle armi formidabili anche contro le situazioni pericolose in termini di aggressività: per esempio istituire la segnalazione delle situazioni a rischio e dopo attenta valutazione di veterinari formati nelle scienze comportamentali si può provvedere con diversi livelli di intervento che vanno dalla diffida alla sottrazione del cane. Nelle situazioni a rischio si può istituire l’obbligo di frequentare una scuola di interazione uomo-cane per ottenere un apposito patentino. Si può fare un monitoraggio delle segnalazioni dei cani morsicatori, anche per individuare le situazioni di disagio. Ritengo infine che non si possa affrontare la questione del rapporto uomo-cane in modo parcellizzato ritenendo che questioni come l’abbandono, lo stato dei canili, la conduzione del cane nei luoghi pubblici, la gestione del cane in ambito privato, il rischio aggressività siano questioni del tutto separate. Appartengono tutte allo stesso ordine di problemi, un filo invisibile le tiene unite e se noi non sapremo raccogliere il filo difficilmente potremo dare una risposta competente. Da anni mi batto per trasformare quegli obbrobri chiamati canili, che servono solo a butta re via dei soldi, in centri di servizio, dotati di “consultori zooantropologici”. Questi potrebbero veramente essere di grande aiuto per affrontare le situazioni di disagio, soprattutto se dotati di una consulenza zooantropologica professionale che sappia dare soluzioni adeguate a problemi che molto spesso sono estremamente specifici. Come nel caso del benessere animale, che non si misura in metri ma che necessita di un esperto in grado di dare la soluzione giusta nel contesto specifico, allo stesso modo c’è bisogno di figure professionali che sappiano orientare il rapporto con l’animale e intervenire quando è il caso. La figura del medico veterinario diventa centrale in questa filiera, pertanto è interesse di tutti individuare dei tavoli propositivi che vedano la partecipazione di esperti del comportamento del cane e della relazione uomo-cane al fine di individuare con tempestività, ma altresì con razionalità, il modo migliore per trovare una soluzione adeguata a questo problema. ■

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In Parlamento l testo unico Disposizioni a tutela degli animali, in corso di approvazione al Senato riassume quattro proposte di legge: la n. 432 di GRIGNAFFINI Giovanna: Divieto di impiego di animali in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate; la n. 1222 di AZZOLINI Claudio Disposizioni concernenti il divieto di impiego di animali in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate; la n. 2467 di ZANELLA Luana Nuove norme in materia di maltrattamento degli animali e la n. 2610/A di ZANELLA Luana Disposizioni per contrastare i combattimenti fra animali e la detenzione di cani potenzialmente pericolosi. Il testo unificato non affronta la questione della detenzione delle razze pericolose, questione ritenuta dalla Camera troppo ostica e meritevole di un provvedimento a se stante, magari di iniziativa governativa.

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alla buona gestione del cane dall’allevamento all’educazione, dalla cura alimentare alla ginnastica funzionale, dall’istruzione al la conduzione negli spazi pubblici - ha fatto credere ad alcuni che io non tenessi in debita considerazione le attitudini del cane. Voglio allora sgombrare il campo dagli equivoci: sono perfettamente consapevole che la selezione artificiale ha forgiato razze che sono differenti non solo per il colore del mantello, ma anche per temperamento e attitudini. Non concordo affatto tuttavia con chi ritiene che la cinotecnia abbia operato in questi decenni per selezionare dei cani killer, anche perché da una vita lavoro con i Rottweiler (e possiedo Rottweiler) e non posso non dichiarare l’alto valore collaborativo e le doti di equilibrio di questa razza. È peraltro evidente che un cane con queste caratteristiche dato in mani sbagliate può diventare pericoloso, ma non sono sicuro del fatto che soggetti di altre razze non lo possano diventare a loro volta. Fare una lista di proscrizione non risolve il problema, come dimostrano gli altri Paesi europei che sono andati in questa direzione. Fino a dieci anni fa era il Dobermann a essere considerato il cane aggressivo per antonomasia ricordate la favola della scatola cranica che si restringeva facendo impazzire il cane? - ora che questa razza non è più vittima di proiezioni aberranti anche il Dobermann ha perduto il suo profilo sinistro. Perché non si parla di intervenire sulla filiera ontogenetica del cane oggi viziata da aberrazioni che vanno dalle modalità di accudimento del cane nelle prime fasi di vita, alle prassi adottive o addirittura a pratiche di addestramento che rasentano il comportamento delinquenziale? È indispensabile mettere in atto un’azione concertata che coinvolga

tutti i momenti della filiera e, a mio avviso, i veterinari dovrebbero essere i portavoce di una rivoluzione zooantropologica che metta un po’ di ordine nel marasma di antropomorfismi e reificazioni che guidano la relazione uomo-cane. Occorre implementare processi virtuosi nella gestione del cane che vadano, per usare un vecchio motto, dalla culla alla tomba ossia: 1) migliorare le prassi di allevamento tenendo conto dei bisogni etologici del cucciolo, 2) creare una maggiore consapevolezza a livello preadottivo, guidando i futuri proprietari verso una scelta informata e consapevole, 3) affiancare i proprietari intervenendo subito ai primi segni di problemi comportamentali, 4) ricordare l’importanza di una fase di training educativo e istruttivo a prescindere da eventuali e successi vi addestramenti performativi, 5) insistere presso le amministrazioni locali sull’importanza di una corretta conduzione del cane nelle aree pubbliche, 6) segnalare con tempestività le situazioni pericolose e aver cura di porre attenzione all’ambito prognostico in situazioni di aggressività. Il veterinario deve essere centrale in questo processo, deve diventare il punto di riferimento, deve fare sentire la sua voce in nome e per conto della corretta relazione uomo-animale. Non vi è giorno che non debba amaramente constatare il progressivo degrado della mia città, Bologna, che sempre di più va assumendo i connotati di un immenso letamaio. Giorni fa ho potuto appurare personalmente un punk-a-bestia che dopo aver rimpinzato il cane con tutte le possibili porcherie lo faceva allegramente roteare, con ovvio disappunto del povero animale. I più educati trattano il cane come se fosse un bambino, senza preoccuparsi poi degli effetti catastrofici sulla relazione. Tutto

questo non fa altro che peggiorare l’immagine del cane, oltre a provocare enormi dosi di sofferenza animale, che quasi mai vie ne presa in considerazione. Negare le liste di proscrizione non significa pertanto ignorare il problema, vuol dire al contrario essere seriamente preoccupati di questo problema e sollecitare un tavolo comune per impostare degli interventi risolutivi, non dei proclami demagogici. Bisogna essere molto più rigorosi con chi si comporta in modo inadeguato, non penaliz zare chi si comporta bene. Una ordinanza generalista che impon ga a tutti i proprietari di cani di condurre all’esterno il proprio ani male solo se provvisto di guinzaglio e museruola paradossalmente verrà osservata proprio da quei cittadini che già ora si comportano in modo adeguato, mentre verrà elusa dai soliti sconsiderati che hanno cani pericolosi perché loro per primi mancano di senso civico. Per rispondere in modo adeguato bisogna pertanto punire le azioni negative, non penaliz zare in modo generalista i pro-


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 ATTUALITÀ

Approccio al paziente aggressivo. Il ruolo del neurologo ’approccio al paziente aggressivo è sicuramente di competenza in prima istanza del veterinario comportamentalista. Il ruolo dello specialista neurologo è secondario all’individuazione di alcuni elementi di ordine anamnestico o clinico che ne giustifichino l’intervento in particolare i due elementi fondamentali sono costi tuiti dall’individuazione di altri sin tomi di ordine neurologico che possono anche apparentemente non sembrare correlati alla patologia comportamentale o dalla presenza nella storia clinica di un’insorgenza improvvisa e ingiustificata del sintomo aggressività. In altri termini, il sintomo aggressività può essere inquadrato nell’ambito di un disturbo esclusivamente funzionale e quindi comportamentale oppure può essere espressione di una patologia organica che affligge determinate strutture cerebrali (sistema limbico). Compito del neurologo è individuare queste patologie organiche sia da un punto di vista clinico che strumentale. In particolare, l’approccio neurologico al paziente aggressivo dovrebbe passare attraverso una visita clinica che sia in grado di mettere in evidenza una precisa localizzazione neuro-anatomica della lesione. In base a tale dato il neurologo sarà in grado di indivi-

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duare le principali diagnosi differenziali e di indicare le procedure diagnostiche strumentali in grado di precisare la natura e la gravità della lesione. Sicuramente, l’avvento negli ultimi anni di metodi diagnostica per immagini avanzate (TAC, risonanza magnetica) ha consentito di inda gare nei loro dettagli le diverse strutture cerebrali e quindi di arrivare a diagnosi precise fino a qualche anno fa impensabili. L’utilizzo di tali metodiche dovrebbe essere riservato non solo a pazienti che presentano chiari segni neurologici di patologia organica, ma anche a quei soggetti che pur sembrando clinicamente normali sotto il profilo della visita neurologica hanno una storia di insorgenza inaspettata in età adulta di episodi di aggressività o di qualsiasi altro comportamento anomalo. Soprattutto per questi ultimi soggetti rimane comunque fondamentale prima di quella neurologica la valutazione del veterinario comportamentalista che possa escludere le cause ambientali di un determinato comportamento o cambiamento nel carattere. In sintesi, il buon esito diagnostico e di conseguenza terapeutico di un approccio al paziente aggressivo deriva dalla stretta interazione di competenze specialistiche di tipo comportamentalista e neurologico.

Il neurologo nella valutazione di un soggetto aggressivo ha sicuramente bisogno del parere di uno specialista di comportamento in quanto quest’ultimo risulta esser e per competenze decisamente più attento a quelle che possono essere le interazioni fra proprietario ed animale e quindi dell’influenza di queste ultime sull’eventuale sviluppo della patologia. Infatti, una raccolta anamnestica di tipo ambientale svolta nei termini classici della clinica può non essere suffi ciente e necessita di un lavoro profondo anche di tipo psicologico svolto sul proprietario ancor prima del paziente. D’altra parte una valutazione neurologica veramente specialistica è altresì d’ob bligo per non tralasciare cause organiche. Come in tante altre branche della medicina veterinaria attuale i migliori risultati vengono ottenuti nell’ambito di un lavoro d’equipe che preveda l’utilizzo di diverse competenze. In Italia, attualmente, la specializzazione in campo neurologico è decisamente una realtà. Abbiamo infatti un sufficiente numero di colleghi che hanno ottenuto il riconoscimento europeo più prestigioso costituito dal superamento dell’esame del college europeo di neurologia veterinaria (ECVN) e che garantiscono con il loro lavoro di referenza sul

RECENSIONI …del resto tutte le bestie sono animali Autore: Pini Amedeo. Editore: Zelig. Pagine: 90. Prezzo: Euro 7,20 Non è difficile sorridere o ridere degli errori della gente. In questo caso specifico riguardante questa materia, dovremmo soffermarci un po’ di più a ragionare sull’errore a volte questo nasconde una certa realtà per alcuni aspetti sicuramente ancora disastrata che occulta una altrettanto copiosa fame di informazione. Non è infrequente sentirsi chiedere per esempio, che visto la cagnetta di razza accoppiatasi “incidentalmente” con il cane bastardo abbia in seguito la certezza, qualora si accoppiasse con il giusto compagno, di dare comunque alla luce cani bastardi; o ancora l’utilizzo di certe terminologie astratte o dialettali per indicare certi apparati, come quello genitale maschile o femminile dei nostri amici a quattro zampe, un po’ per vergogna o peggio perché non si sa che i nomi scientifici di taluni apparati sono universali. Tralasciando gli esempi dobbiamo scegliere se ridere o fare altro davanti a questi strafalcioni o come li definiscono nella presentazione del testo i grandi maestri Gino&Michele, “qui pro quo”, maestri o meglio professori della più sottile alta comicità che ancora ringrazio e che hanno colto perfettamente il messaggio umoristico - melanconico di questo libro. Un ultimo e doveroso appunto su noi medici veterinari e tecnici del settore, visti come? Personaggi ascetici dai poteri trascendentali o dottori delle bestie verso le quali tutto è permesso. A volte come ho già detto e ripetuto è molto semplice prendersela con le categorie più deboli, mi riferisco a certi comportamenti, atteggiamenti critiche, cui siamo spesso sottoposti e che a volte dobbiamo sopportare, forse che, medici veterinari o “bestie” appartengono alla stessa categoria? A tutti voi la risposta. Amedeo Pini (Dalla prefazione di Gino e Michele) …del resto tutte le bestie sono animali è più che un semplice stupidario medico. A differenza di altre raccolte simili che lo hanno preceduto - non potremmo giurarci perché non viviamo nella clinica dove lavora Pini: andiamo a naso - ci pare che invece sia reale, o almeno credibile. Conosciamo un po’ la zona in cui opera il dottor Pini (ma sarebbe tanto diverso altrove?): gli strafalcioni riportati rientrano nell’uso della lingua e della vita di parte dei suoi abitanti. È grave? Per nulla, anzi. È comico. Basta non sorprendersi troppo a indugiare sulle carenze culturali che danno vita a certi qui pro quo. È sufficiente ridere e passare oltre, senza eccessi classisti. Dato che tutto è relativo, a questo mondo, anche i linguaggi e le scienze ufficiali. D’altronde recita una no ta battuta (una delle migliori formiche): “La Torre di Pisa. E se avesse ragione lei?” E poi, in questi “stupidari” di veterinaria c’è una specie di sottotesto, fatto di tenerezza e complicità. In parte dettato dall’amore per il mondo animale, in parte dall’affetto per la varia umanità che ci circonda, quando questa varia umanità opera in buona fede (e spesso a fin di bene). Lo ha già detto qualcuno: è dei semplici il regno dei cieli. Dunque, lunga vita ad Amedeo, il finto timido, che ci fa teneramente sorridere dell’ingenuità dei semplici. In questi tempi in cui gli altri, quelli che detengono troppe verità, ci vorrebbero imporre di farsi prendere troppo sul serio.

di Massimo Baroni Vice Presidente SCIVAC, Dipl.ECVN

Aggressività fra cani, ovvero sociopatia intraspecifica a sociopatia intraspecifica si presenta all’introduzione di un nuovo cane in un branco,diciamo in casa, o alla maturazione sessuale di uno dei cani presenti, maschio o femmina indifferentemente. Chiaramente i problemi iniziano fra i soggetti appartenenti allo stesso sesso. I conflitti servono per definire i ruoli gerarchici all’interno del gruppo. La situazione nella grande maggioranza dei casi è complicata dalla interferenza errata da parte dei proprietari che vuoi per interrompere le liti, vuoi in difesa del soccombente alterano i meccanismi comunicativi e peggiorano il quadro. La semiologia comportamentale, dopo avere escluso patologie organi che, serve a definire i ruoli gerarchici dei proprietari e dei cani far loro, e l’esistenza di errori di comunicazione dal punto di vista etologico. La prescrizione terapeutica potrà essere solo comportamentale o coadiuvata dalla prescrizione di psicotropi a seconda della presenza o meno di stati patologici (stati fobici od ansiosi) negli animali. Non credo ci siano problemi legati a particolari razze; certamente dobbiamo tenere conto delle attitudini temperamentali selezionate in alcune razze, ma anche della taglia, dell’età e delle condizioni cliniche dei soggetti in esame. Quindi...visita comportamentale specialistica!! Raimondo Colangeli, SISCA

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territorio un servizio di consulenza di qualità rivolto a tutti quei colleghi che lo richiedono. È anche da ricordare che a fianco dei diplomati europei (sei ad oggi in Italia) esistono tutta una serie di colleghi che da anni seguono l’attività della Società Italiana di Neurologia Veterinaria (SINVET) e che sono perfettamente in grado di svolgere una corretta valutazione di un paziente neuroleso o presunto tale. Il veterinario pratico dovrebbe essere a conoscenza di questa realtà e quindi della possibilità di ottenere una valutazione neurolo-

gica specialistica rivolgendosi a quei colleghi più vicini sul territorio o su cui ripor re la propria fiducia. Il comportamento assolutamente da bandire anche in caso di disturbi di tipo comportamentale/neurologico è quello di fermarsi ad una valutazione generica e superficiale che può esporre a gravi danni sia per il paziente che per il proprietario e che è la principale responsabile di un’immagine distorta da parte dei mass media sia nei confronti delle patologie dei nostri pazienti che della professionalità della categoria veteri naria. ■


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 ANMVI INFORMA

Devolution sanitaria

Per il Censis il 56,3% degli italiani è favorevole al federalismo nella sanità l Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge costituzionale d’iniziativa del Governo sulla devoluzione di poteri alle Regioni, un provvedimento che modifica l’articolo 117 della Costituzione. Un paragrafo aggiuntivo sancisce la possibilità per le regioni di “attivare, con propria legge la propria competenza legislativa esclusiva” in materia “di assistenza e organizzazione sanitaria”. “Abbiamo mantenuto gli impegni con gli elettori” - ha dichiarato il Presidente del Consiglio. Ma dall’opposizione sono piovute critiche sul disegno di legge perché esporrebbe il Paese al rischio di avere 20 sistemi sanitari diversi. Le Regioni hanno accusato male il colpo, soprattutto per le implicazioni finanziarie del problema e anche Sirchia si è dichiarato contrario al “federalismo estremo”. Il Ministro della Salute ha sottolineato la necessità di garantire ai cittadini l’efficienza di una sanità moderna, ma anche i rischi del federalismo. “Alcune regioni - ha detto - sono capaci di fare queste cose e altre purtroppo non lo sono. Questa è una realtà nazionale, non ci scandalizziamo per questo, bisogna far crescere quelli che non lo sanno fare. Se così non fosse e se il federalismo venisse spinto all’estremo, fino all’autonomia totale delle Regioni, senza una necessità di verifica e di controllo, ebbene noi avremmo delle situazioni, in Italia, molto inique. Quindi è giusto che le Re-

gioni si facciano le loro leggi, ma dentro la cornice delle leggi dello Stato, perché l’Italia è una e vogliamo che resti una. Non possiamo immaginare di avere 20 stati diversi. In particolare nella scuola, nella sanità e nella polizia locale che sono i tre ambiti dove l’autonomia regionale è maggiore”. Dello stesso tenore le dichiarazioni del Sottosegretario alla Salute Cesare Cursi: “Non vorremmo che nascano una sanità di serie A ed una di serie B. Sono un grande difensore del Servizio sanitario nazionale. Il mezzogiorno non è un’invenzione”. Eppure il 56,3% degli italiani è favorevole alla totale attribuzione alle Regioni della sanità. È quanto emerge dall’ultimo rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. Di questi: il 33,6% perché consente di creare una sanità più vicina alle esigenze locali ed il 15,2% perché responsabilizza i vari soggetti. Contrari il 43,7% degli italiani. In particolare, il 27,6% teme l’accentuazione delle disparità territoriali. Sulla possibilità di dividere il Servizio sanitario nazionale in 21 unità più piccole, emerge una sorta di rassegnazione. Il 42,7% degli intervistati lo considera inevitabile, il 32,2% pur considerandolo un pericolo reale ritiene lo si possa evitare, mentre il 25,1%, sia pure con motivazioni diverse, non ritiene che il pericolo sussista. Tuttavia i cittadini sono insoddisfatti di alcuni servizi sanitari, in primis la lunghezza delle liste di

L’Intramoenia costa 3mila miliardi

coloro che portano i risultati migliori alle loro aziende sanitarie, legando cioè la possibilità di esercitare la libera professione alla produttività dei reparti delle strutture pubbliche nelle quali i medici lavorano’’. Sulla libera professione intramuraria la Commissione Affari Sociali ha avviato una indagine conoscitiva. Le cifre commentate dall’On Palumbo sono state illustrate in questi giorni alla commissione Affari Sociali della Camera da Laura Pellegrini, direttore dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali, che era accompagnata da Gilda Salatino, dirigente della sezione monitoraggio spesa sanitaria della stessa Agenzia. Premesso che a tutt’oggi non ci sono ancora “dati puntuali’’ sull’attività libero - professionale intramuraria nelle diverse regioni, Pellegrini ha spiegato che l’Agenzia, per arrivare alle cifre illustrate, ha elaborato informazioni provenienti da fonti istituzionali, cioè il ministero dell’Economia, il tavolo per il monitoraggio della spesa sanitaria istituito nell’ambito dell’accordo

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irca 3 mila miliardi di lire di costi a fronte di 1375 miliardi pagati dai cittadini per prestazioni in regime di libera professione intramuraria. È questo il “bilancio’’ per l’anno 2000 dell’applicazione della normativa, introdotta dalla riforma Bindi della sanità, in materia di esclusività del rapporto di lavoro e di libera professione dei dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale. “Da questi dati - è stato il commento del presidente della commissione Affari Sociali, Giuseppe Palumbo (FI) - emerge che questa normativa ha portato a un aumento certo della spesa di circa 3 mila miliardi a fronte di soli 180 miliardi: insomma, un mare di soldi spesi praticamente senza ricavo. È il risultato dell’indiscriminato aumento dato a tutti con la riforma Bindi, mentre - ha aggiunto Palumbo - andrebbero premiati

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Le differenze regionali come risorsa del sistema a solida maggioranza degli italiani che vogliono il federalismo sanitario, rilevata dal Censis, esprime il desiderio del cittadino d’avere una sanità su misura ed i numeri confermano che la strada imboccata dalParlamento è giusta. Il federalismo sanitario, che vede favorevoli il 56,3% degli italiani intervistati dal Censis, non deve pertanto irritare il restante 43,7% dei cittadini per due motivi. Il primo, perché di fatto esistono già due o più regioni sanitarie nel nostro paese; il risultato del sondaggio non piove dal cielo! Il secondo, perché le tutele che verranno messe in atto e che in gran parte lo sono già, garantiscono a tutti gli italiani le prestazioni sanitarie più necessarie o quelle considerate indispensabili. Da decenni ormai, nel nostro Paese si assiste al fenomeno migratorio di centinaia di migliaia di pazienti che dal sud vengono al nord a farsi curare; meno imponente l’inverso. D’altronde, la gente va dove avverte una risposta adeguata ai bisogni, affidandosi a risorse umane capaci, mezzi efficienti e strutture attrezzate. Per questo non si può ignorare che alcune regioni, più lungimiranti e con investimenti ad hoc, hanno creato poli sanitari di eccellenza. Ma la domanda d’obbligo è: si vuole trascinare il livello medio della sanità verso i punti di eccellenza di alcune regioni o si preferisce appiattire il livello perché tutti devono essere teoricamente parificati? Il secondo motivo è altrettanto esplicito; sia la normativa nazionale che il piano sanitario delle varie regioni garantiscono l’erogazione delle prestazioni più richieste, i cosiddetti LEA, livelli essenziali di assistenza. Con queste disposizioni tutti i cittadini possono liberamente usufruire delle prestazioni di base, ovunque essi risiedano. Alcune regioni però, per i motivi più svariati, vogliono garantire ai loro cittadini qualcosa in più, a seconda del le risorse che i loro contribuenti sono disposti a versare. È un meccanismo comprensibile e giustificato dal patto stabilito tra il legislatore locale ed il suo elettore. Mi pare ragionevole che questa opportunità venga lasciata al libero arbitrio locale; ad esempio, in Lombardia viene ancora fornita la prevenzione sanitaria per l’attività sportiva, esclusa dalle garanzie statali dei LEA. Ebbene, queste differenze regionali stimolano il sistema a migliorare, anche se producono quella migrazione di cui s’accennava all’inizio di questa nota; è il rischio accettabile di una sfida lanciata sul miglioramento del sistema complessivo. Anche per la medicina veterinaria valgono gli stessi concetti; è inutile mascherare o negare le differenze tra una zona ed un’altra. Per fare un esempio pratico, è intuibile che tra Varese e Cremona gli interessi zootecnici sono molto diversi ed è per questo che noi dirigenti chiediamo al legislatore una differenza nel finanziamento zoosanitario di ogni provincia(non si dimentichi che gli stanziamenti sono ancora su quota capitaria, ossia proporzionale ai residenti). A questo punto non vedo perché, a maggior ragione, lo stesso concetto non valga tra Milano e Napoli, due capitali regionali con differenti realtà allevatoriali o produttive; ovviamente il Livello centrale conserverà compiti di indirizzo, pianificazione, controllo e garanzia delle primarie e basilari esigenze di tutti gli utenti del nostro Paese. Dr. Giancarlo Belluzzi Dirigente veterinario e direttore di distretto socio sanitario - Vice Presidente AIVEMP

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attesa (62,8%), mentre il 27,9% chiede il potenziamento dell’assistenza domiciliare per malati cronici e non autosufficienti, il

27,1% la chiede, laddove possibile, in sostituzione del ricovero ospedaliero. I principali interventi da attuare

sono il collegamento tra ospedali e centri di alta specialità (27,8%) ed il potenziamento della medicina dell’urgenza (27%).

della conferenza stato-regioni del marzo 2001 e i bilanci delle aziende sanitarie.

professionale intramoenia è più alta al Nord. Non sono comunque disponibili dati certi sull’intramoenia svolta nelle diverse regioni.

Nel corso delle audizioni, i sindacati medici hanno sottolineato la disorganizzazione regionale in fatto di strutture dedicate alla libe-

Intramoenia veterinaria a Commissione Affari Sociali di Montecitorio sta svolgendo un’indagine conoscitiva sull’intramoenia. Secondo i dati presentati dall’ASSRT (Agenzia per i servizi sanitari regionali) sono in rapporto esclusivo il 96,65% dei dirigenti veterinari. Molto alte le percentuali di psicologi (97,21%), farmacisti (99,91%) e biologi, chimici e fisici (addirittura il 100%) . Gli odontoiatri invece, il cui mercato è più favorevole nel settore privato, sono in rapporto esclusivo per il 57,14%. Secondo Laura Pellegrini, direttore generale dell’ASSRT la percentuale dei medici che hanno optato per il rapporto esclusivo è più alta nel Sud, mentre la percentuale dei cittadini che scelgono le prestazioni in regime di attività libero

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Il Codice Europeo delle Buone Pratiche Veterinarie, è stato approvato lo scorso novembre dall'Assemblea Generale della FVE. Il testo adottato rappresenta l'ossatura essenziale di quello che diverrà il Codice delle BPV, in via definitiva, ed è già compatibile con gli standard ISO. Nell'inviare una copia del Codice a tutte le Associazioni che hanno dato un contributo alla sua stesura, Talina Sterneberg-van der Maaten del direttivo europeo ha espresso un particolare ringraziamento al Collega Stefano Candotti, che per conto dell'ANMVI, ha seguito le fasi di elaborazione del Codice. Il testo sarà reso disponibile dalla FVE on line, al sito www.fve.org.


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 ANMVI INFORMA ra professione. Secondo le loro stime sono in rapporto esclusivo il 95% dei medici dipendenti, una percentuale su cui il Ministro Tremonti ha espresso dubbi. (Il Sole 24 Ore Sanità 17/23 dicembre 2002)

ECM e continuous professional development a Commissione Nazionale per l’ECM sta sperimentando un nuovo modello di formazione, già realizzato in altri paesi, denominato CPD, Continuous Professional Development. La sperimentazione si terrà presso gli IRCCSS Bambino Gesù di Roma che ha già a disposizione un proprio moderno portale per la formazione a distanza. La CPD è una particolare tipologia di FAD aziendale integrata con la formazione pratica. La formazione coinvolgerà il personale dipendente dell’ospedale, i pediatri convenzionati con il SSN e i pediatri liberi professionisti. Con tale intervento si tenterà di realizzare un programma sperimentale diretto a valorizzare maggiormente la componente praticoprofessionale. Il programma si concreterà in atti multi-disclipilinari di formazione a distanza integrati, in ambito ospedaliero e sul territorio, con attività formali (corsi, conferenze e lezioni) e informali (partecipazione ad attività cliniche, colloqui con esperti, discussione con i colleghi con casi particolari, revisione di cartelle cliniche, ecc.). In sostanza di cercherà di sperimentare un modello che porti l’operatore ad una reale pratica professionale di migliore qualità. Verso queste forme e modelli di formazione continua dovrà necessariamente evolvere anche il sistema ECM italiano. Nel corso dell’ultima riunione è stato approvato un documento che sarà proposto dalla Commissione Nazionale ECM alla Conferenza Stato - Regioni. Il documento, già presentato in Commissione e opportunamente emendato, prevederà la possibilità di acquisire i crediti non acquisiti nel 2002 nel corso del prossimo anno 2003. (@nmvi Oggi, 6/12/2002)

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No all’ONAOSI obbligatoria (ANMVI OGGI 10/01/2003) ’ANMVI è contraria al blitz della Finanziaria 2003 che prevede l’estensione dell’obbligatorietà di versamento all’Onaosi anche per i sanitari liberi professionisti. Secondo l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI) l’estensione della contribuzione Onoaosi ai liberi professionisti è ingiusta e inapplicabile. “L’Onaosi - ha dichiarato il presidente dell’ANMVI Paolo Bossi - è

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una fondazione privata e come tale non può obbligare i liberi professionisti ad una contribuzione che, per quanto lodevole e nobilissima nelle sue finalità, non può che passare per decisioni di tipo esclusivamente volontario. Sul provvedimento abbiamo chiesto un confronto con i Ministeri competenti e abbiamo dato incarico ai nostri consulenti di verificare la costituzionalità dell’estensione della contribuzione obbligatoria all’Onaosi ai liberi professionisti”. In base alla

Finanziaria 2003, che estende anche ai liberi professionisti la contribuzione obbligatoria, l’Onaosi passerebbe dagli attuali 130.000 ad oltre 450.000 contribuenti. Sabato prossimo i vertici della Fondazione si riuniranno per definire la misura e le modalità di versamento del contributo. L’Onaosi sino a oggi ha potuto contare su due tipi di contribuenti: quelli obbligatori, dipendenti della pubblica amministrazione, che sono circa 123mila, e quelli volontari che ammontano a

poco meno di 3mila. La contribuzione, per i sanitari dipendenti è dell’1,35% dello stipendio base, con esclusione di tutte le voci retributive accessorie. Per i contribuenti volontari l’importo annuo varia dai circa 150 euro per i più giovani ai 250 euro per chi ha un’anzianità di iscrizione all’Ordine superiore ai 15 anni. Le finalità istituzionali della Fondazione si sono mantenute nel tempo e consistono nel sostenere, educare e istruire i figli (e non più solo gli orfani) di

medici e odontoiatri, veterinari e farmacisti. L’Opera assolve ai compiti mediante l’ammissione nei propri Istituti e collegi e nei centri di studio universitario, ma anche con erogazioni in denaro a carattere ordinario e straordinario. L’ampliamento della base contributiva consentirà di potenziare le iniziative a carattere assistenziale rivolte ai sanitari anziani, con la realizzazione di case albergo per autosufficienti e residenze assistite per sanitari non autosufficienti. ■


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 ANMVI REGIONE

VENETO Applicata la legge sul randagismo?

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l consigliere regionale di Forza Italia Leonardo Padrin,

Presidente della commissione consiliare Sanità della Regione Veneto ha presentato il 18 dicem bre 2002 un’interrogazione alla Giunta per sapere “se i Comuni e i Servizi veterinari delle U.L.S.S. hanno dato attuazione ai programmi di prevenzione e informa zione della popolazione previsti dalla legge regionale n.60 del 1993 “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”. In particolare Padrin vuol sapere “quali iniziative sono state realizzate per informare ed educare la popolazione e le scuole, con l’obiettivo di assicurare agli animali un ambiente di vita idoneo, con particolare riferimento anche alle forme e ai modi di custodia e trattamento”. (Comunicato stampa della Regione Veneto)

FRIULI Definito il piano di ipofecondità bovina 2003

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efinita con l’ARA del Friuli la bozza di convenzione

2003 per i piani di ipofertilità. Al tavolo ha partecipato il Vice Presidente di ANMVI FRIULI: raggiunto un accordo a condizioni migliori di quelle previste dalla precedente convenzione. Mercoledì scorso a Codroipo (UD), l’Associazione Regionale degli Allevatori del Friuli ha incontrato i rappresentanti di ANMVI FRIULI e del SIVELP per valutare i nuovi termini della convenzione per i piani di ipofertilità del 2003 con i medici veterinari liberi professionisti. Per l’ARA erano presenti il Presidente Zanello e il Direttore Galuà, per ANMVI FRIULI il suo Vice Presidente Piergiulio De Stefano. “La proposta fatta agli allevatori spiega De Stefano - è stata quella di stabilire un fisso annuo-capo, di specificare le scadenze dei pagamenti e di togliere dal pacchetto dei servizi erogati il piano-mastiti, questione meritevole di considerazione a sé stante”. La proposta è stata valutata positivamente dall’ARA e la convenzione dovrebbe essere definita entro fine anno.

EMILIA ROMAGNA Anagrafe bovina: no al nodo regionale

La regionalizzazione dell’ANMVI Questa la composizione dei Consigli Regionali, ad oggi costituiti, che rappresenteranno i diversi comparti della professione veterinaria nei rapporti con le istituzioni locali. REGIONI

COMPOSIZIONE CD ANMVI REGIONE

ATTUALITÀ REGIONALE

ANMVI Piemonte

Piga PierMario, Brignolo Andrea, Comino Giovanni, Griglio Bartolomeo, Fissore Mario, Bonioli Alessandro, Fassola Franco

Progetto Randagismo. Vercelli offre cure veterinarie gratuite.

ANMVI Trentino Alto Adige

Cornali Maurizio, Giovanni Zorzi, Garotti Massimo, Mariotti Marco, Pallante Giuseppe

Costituzione della Consulta provinciale per la formazione continua. Attivazione delle sperimentazione a distanza dal 7/11/2002.

ANMVI Emilia Romagna

Gariboldi Marco, Banchio Andrea, Marchetti Susanna, Medioli Marco, Melley Maria Fausta, Zocca Alessandr o

Introduzione della figura del veterinario riconosciuto in zootecnia; L.R. 1/8/2002 n. 20 “Norme contro la vivisezione; progetto di legge sulle libere professioni”

ANMVI Friuli Venezia Giulia

Angelini Roberto, De Stefano Piergiulio, Gabassi Enrico, Candotti Stefano, Gallo Daniele

La regione Friuli è stata sulle pagine dell’attualità politica per il suo primo referendum regionale di tipo confermativo. Gli elettori, hanno scelto per il Friuli l’elezione diretta del “Governatore”. Convenzione con l’Associazione Allevatori sul piano di ipofecondità bovina 2003. Ruolo dell’università

ANMVI Veneto

Cereser Andrea, Zanon Davide, Piccolo Donato, Bertazzoli Laura, Castellucci Antonio

Tavolo regionale indetto da CONSILP Conf-professioni sulla regolamentazione delle professioni a livello territoriale. Piano alimentare per la Sicurezza Alimentare. Attivazione di un programma di ricerche per la diagnosi della BSE; albo regionale per le associazioni protezionistiche degli animali; linee applicative per la distribuzione di farmaci veterinari. Legge regionale n.60 del 1993 “Tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo”.

ANMVI Marche

Principi Marco, Carotti Corrado, Giardinieri Stefano, Cervini Giovanni, Domesi Anastasia, Giuliodori Alberto, Trussardi Lorenzo

Applicazione dei microchip riservata ai servizi veterinari delle ASL e preclusa agli ambulatori privati. Carta dei diritti degli animali.

ANMVI Liguria

Carlisi Giancarlo, Tanturli Gualtiero, Cuneo Elio

Legge regionale sulle strutture veterinarie. Disegno di legge sui microchip. Disegno di legge suL randagismo. Operazione di sterilizzazione dei gatti randagi a spese del Comune.

Spirito Sergio, Caporaletti Sergio, Dovolich Daniela, Angelillo Vito, Apollonio Sergio, Frione Alessandro, Tedesco Donato, Tortorella Giovanni

Rapporto con le università. Riordino regionale del sistema sanitario.

ANMVI Lombardia

Perri Marina, Marco Maggi, Roberto Tovini, Boccalari Francesco, Millefanti Massimo, Tolasi Giacomo

Ordinanza ai fini di igiene e sanità pubblica finalizzata alla prevenzione delle morsicature da cani e per la promozione della salute dei cittadini, ai sensi dell’art.32 della L.23.12.1978 n° 833. Anagrafe canina: introduzione del sistema identificativo dei cani mediante utilizzo di microchip.

ANMVI Umbria

Violini Amato, Bianchini Sandro, Vergara Mario, Colombo Filippo, Cozza Marco, Sciarra Emanuela, Vescera Francesco

Consiglio direttivo Regionale costituito il 8/11/2002.

ANMVI Molise

Carluccio Roberto, Fazio Antonello, Gagliardi Daniele

Consiglio direttivo costituito il 6/10/2002.

ANMVI Sicilia

Licitra Giuseppe, Antoci Francesco, Ilardo Stefano, Pellegrino Andrea

Costituito Consorzio Regionale per la sicurezza alimentare e per la gestione dell’anagrafe.

ANMVI Lazio

Gargiulo Marzio, Boltrini Daniela, Tetroccia Giovanni

“Norme in materia di cani da presa, molossoidi e loro incroci” provvedimento al vaglio del Consiglio regionale.

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’assessore dell’Emilia Romagna Giovanni Bissoni ha risposto in Consiglio regionale ad un’interrogazione di Gianni Varani (FI) sul problema dell’anagrafe bovina. Il consigliere poneva una serie di questioni: perché la Giunta abbia rinunciato ad un sistema autonomo di raccolta dei dati, a differenza di altre Regioni; quali costi debbano sopportare le Ausl per ridisegnare i software necessari a dialogare con banca dati centrale di Teramo e per quanti mesi il sistema informatico dell’anagrafe sarà bloccato o inceppato; quali oneri sono stati sostenuti in passato da allevatori e Ausl in base alle disposizioni regionali; a quanto ammontano le spese della Regione per le consulenze sull’anagrafe bovina. “Le nuove soluzioni tecniche e le procedure, per la gestione di tutti gli elementi che compongono l’anagrafe bovina, sono state impostate per permettere, al detentore e al responsabile del macello, di mantenere aggiornati i dati di pertinenza con il massimo livello di qualità in banca dati nazionale, fornendo gli strumenti di registrazione diretta degli eventi (iscrizione, movimentazione, macellazione, ecc.), finora solo notificati con documentazione cartacea al Servizio veterinario dell’Ausl competente - ha detto Bissoni. Per perseguire i fini posti in capo all’anagrafe bovina, e per procedere come Stato membro dell’Unione europea verso il riconoscimento comunitario di banca dati pienamente operativa, ha proseguito l’assessore, è stato sancito che sia realizzata una banca dati nazionale unica (D.lgs 196/1999); a partire dal 1 luglio 2002, pertanto, i dati riguardanti l’anagrafe bovina non sono più raccolti dal Servizio veterinario dell’Ausl, che mantengono però la fruibilità del dato tramite lo scarico diretto dalla banca dati nazionale. Il superamento dei limiti di una raccolta parcellizzata locale e regionale rafforza i principi alla base della tracciabilità delle carni ai fini di tutela della salute pubblica” ha detto ancora Bissoni. La scelta della Regione Emilia-Romagna di non dotarsi di un nodo regionale è stata motivata dalla volontà di non prevedere la creazione “ex novo” di un centro di raccolta dati, perché ritenuta una tappa aggiuntiva nel flusso delle informazioni, che appesantisce e ritarda un sistema già di per sé complesso, senza offrire all’utente dell’anagrafe (detentore, responsabile del macello, delegati, organismo pagatore, Servizio vete-

ANMVI Puglia


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 ANMVI REGIONE rinario Ausl) reali soluzioni migliorative. “I Servizi veterinari delle Ausl della regione hanno scaricato in banca dati nazionale i dati registrati in quelle locali durante il periodo transitorio (luglio-ottobre 2002) e vi registrano i dati direttamente, quindi, per quanto riguarda l’operatività del sistema regionale -ha aggiunto l’assessore-, tutti gli interessati (mediante carta di firma elettronica) possono accedere all’anagrafe senza prevedere costi aggiuntivi per l’allevatore o per il responsabile del macello. Attraverso incontri e gruppi di lavoro si stanno tuttavia seguendo con attenzione i progressi effettuati delle Aziende Usl, -ha concluso Bissoni-, nell’adeguamento dei programmi di gestione degli archivi locali al nuovo sistema”.

Cimiteri per animali in Emilia

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l consiglio regionale dell’Emilia Romagna ha approvato all’unanimità la relazione di Silvia Bartolini (Ds) sulla petizione popolare per l’istituzione di cimiteri pubblici per gli animali d’affezione. La petizione sottolinea sia i problemi di tipo igienico sanitario che si presentano attualmente nello smaltimento delle carcasse animali, sia l’evoluzione della sensibilità civile verso il valore degli animali domestici. Bartolini ha evidenziato che la legislazione vigente sul tema è puntuale e dettagliata e stabilisce i comportamenti da osservare per eliminare le carcasse animali. Manca però una regolamentazione sui cimiteri, tema che suscita sempre maggiore interesse. Per questo, ha detto Silvia Bartolini, “la petizione rappresenta uno stimolo utile all’elaborazione di una migliore e più aggiornata legislazione sul tema”. Rodolfo Ridolfi (Fi), nel dirsi d’accordo con la Bartolini, ritiene che la petizione auspichi, allineandosi ad altri Paesi europei, quella che è “un’iniziativa di civiltà”. Ora la parola è alla Giunta per l’attuazione pratica della relazione approvata. (Comunicato Stampa del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna)

LIGURIA Sterilizzazione di gatti randagi

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al 18 dicembre a Genova maxi operazione di sterilizzazione dei gatti randagi a spese del Comune. Al servizio di controllo del randagismo non potranno però accede-

re i proprietari di gatti domestici, che dovranno rivolgersi privatamente a veterinari. È stato detto e scritto infinite volte che i genovesi sono zoofili come gli inglesi, o anche più. Amano in particolare i cani e hanno, a tutti i livelli sociali, una autentica idolatria per i gatti. Il randagismo, però, soprattutto nella “popolazione” felina è un fenomeno che suscita non poche preoccupazioni, per via delle malattie che si possono diffondere tra la popolazione. Il Comune, insomma, ha dovuto prendere provvedimenti con una certa urgenza. I gatti randagi sarebbero infatti oltre 200 mila, uno ogni tre abitanti: una dimensione preoccupante, anche se forse le cifre sono un po´ gonfiate. Inizierà perciò sin da oggi la maxi operazione di sterilizzazione dei gatti randagi genovesi: telefonan do a due uffici comunali si potrà prendere appuntamento per far sterilizzare i gatti randagi a spese del Comune, che ne curerà anche la successiva degenza. L´operazione sarà suddivisa in due fasi, nel corso delle quali saranno messi nelle condizioni di non riprodursi una prima tranche di 600 mici e una seconda di 800. L´operazione di sterilizzazione è stata illustrata ieri mattina a Palazzo Tursi dall’assessore alle politiche ambientali Luca Dallorto. Chiamando il numero 010/5221666 (Ufficio gestione fauna urbana) o lo 010/5572688 (Assessorato) si potrà prendere appuntamento per la sterilizzazione dei gatti randagi che girano in città. L´operazione è condotta in collaborazione con l’associazione zoofila “Zampatesa” e servirà ad integrare l´operato della Asl, che riesce a compiere solo 10 sterilizzazioni a settimana. Sempre da oggi saranno in distribuzione i tesserini di riconoscimento per le cosiddette “gattare”, alle quali sarà riconosciuto una sorta di “status”. L´operazione dovrebbe costare circa 48 mila euro.

MARCHE Una Carta dei diritti degli animali per la provincia di Macerata

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o scorso 10 dicembre la Giunta provinciale di Macerata in occasione dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ha deciso di adottare una Carta dei diritti degli animali. “La deliberazione - ha detto l’assessore provinciale Stefano Leoperdi - muove dal rispetto per la vita, nelle diverse espressioni in cui si manifesta sulla terra, mira a tutelare gli animali e vuol favorire una corretta convivenza fra uomo,

animali e ambiente”. La presa di posizione della Provincia prende le mosse dalla “Dichiarazione universale dei diritti dell’animale”, pronunciata nella sede dell’Unesco a Bruxelles nel 1978. La “Carta” si articola in dieci punti: 1. A nessun animale si devono attribuire qualità immaginarie, positive o negative, per soddisfare le nostre superstizioni o i nostri pregiudizi reli giosi. 2. Nessun animale deve essere umiliato o degradato per nostro svago. 3. Nessun animale deve essere tenuto in cattività se non è possibile garantirgli condizioni ambientali e sociali adeguate. 4. Nessun animale deve essere tenuto per compagnia a meno che possa adattarsi facilmente allo stile di vita del suo proprietario. 5. Nessuna specie animale deve essere condannata all’estinzione da forme di persecuzione diretta o dall’ulteriore crescita della popolazione umana. 6. Nessun animale deve essere costretto a soffrire tormenti o stress per permetterci di esercitare uno sport. 7. Nessun animale deve essere sottoposto a sofferenze fisiche o psichiche per scopi sperimentali non necessari. 8. Nessun animale da fattoria deve essere allevato in ambienti inadatti per fornirci cibo o altri prodotti. 9. Nessun animale deve essere oggetto di sfruttamento per ricavarne il pelo, la pelle, l’a-

RECENSIONI Rino Esposito - Fulvio Mamone Capria

VOLO LIBERO La lotta al bracconaggio in Italia Prezzo: Euro 17,50 Alberto Perdisa Editore Questo libro rappresenta il primo lavoro approfondito sul fenomeno del bracconaggio e del traffico illegale di fauna selvatica in Italia, nonché sulle connessioni esistenti con la criminalità organizzata. Il volume è arricchito dalla prefazione di ULTIMO, l’ufficiale dei Carabinieri che nel 1993 arrestò Totò Riina, e da oltre 80 immagini, tra disegni e foto a colori di Daniele Pellegrini, fotografo di AIRONE. Gli argomenti trattati sono tanti, con spunti che fanno riflettere: tra questi i mezzi utilizzati nella caccia di frodo, le fiere degli oséi, l’imbalsamazione di specie protette, il giro d’affari e gli interessi di mafia, camorra e ‘ndrangheta, per poi passare alla descrizione di ciò che accade nei cosiddetti “hot spots”, e cioè il massacro dei falchi pecchiaioli e delle cicogne sullo Stretto di Messina, la mattanza degli uccelli acquatici sulle vasche gestite dalla camorra nelle province di Napoli e Caserta, la cattura dei pettirossi con gli architetti nelle valli bresciane, l’uccellagione nelle regioni settentrionali e il bracconaggio nel Delta del Po, fino ai traffici illegali di fauna protetta con l’Est europeo. Un libro completo, scritto con un linguaggio giornalistico, accessibile a tutti e che potrà contribuire in modo decisivo al raggiungimento di alcuni importanti obiettivi. Gli autori, sono riusciti a coniugare gli aspetti tecnicogiuridici con le storie coinvolgenti ed appassionanti di “vita vissuta” raccontate dai protagonisti in prima persona. Il volume è raccomandato dalla LIPU a cui gli autori hanno devoluto parte dei loro compensi per finanziare campagne antibracconaggio e di educazione ambientale.

vorio o qualsiasi altra parte destinata alla produzione di generi di lusso. 10. Nessun animale deve essere costretto a svolgere lavori pesanti che gli impongano

sforzi eccessivi o sofferenze. La Dichiarazione Universale dei diritti degli animali al sito http://www.mclink.it/assoc/lida/ca rta.htm

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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 OSSER VA TORIO FARMACO

UE: dal 2006 antibiotici vietati otale divieto entro tre anni di utilizzare antibiotici nei mangimi per animali. Il Consiglio dell’Agricoltura europeo risponde con questo provvedimento all’allarme del Comitato Scientifico Europeo per l’aumento di rischi per i consumatori come conseguenza alla loro resistenza agli antibiotici. Il Consiglio ha deciso a metà dicembre che 24 principi attivi (fra cui monensin sodico, salinomicina sodica, avilamicin e flavofosfolipol non previsti nel precedente elenco) non potranno essere utilizzati negli allevamenti europei. La carne proveniente da Paesi terzi sarà sottoposta a controlli. I Ministri dell’Agricoltura dei Paesi UE hanno anche varato alcune misure contro l’utilizzo di ormoni, in particolare dell’estradiolo 17 beta del quale sarà limitato anche l’utilizzo terapeutico. In previsione i Ministri hanno anche pensato ad un nuovo sistema di controllo degli alimenti: verranno tutti accompagnati da una sorta di carta d’identità che permetterà di risalire alle aziende che hanno contribuito all’allevamento e alla produzione degli alimenti. La messa al bando degli antibiotici entrerà in vigore dal 1 gennaio del 2006. Prima di questa decisione il divieto di utilizzo degli antibiotici ai fini di ingrasso non era totale. Negli ulti mi anni l’Ue ha avviato 17 studi sull’uso di sostanze ormonali e i risultati non sono ancora tutti disponibili. Secondo alcuni esperti il provvedimento, basandosi su prove scientifiche e sul principio di precauzione, potrebbe essere una buona base per rilanciare la procedura all’Organizzazione mondiale per il commercio (Wto) e mettere fine alle sanzioni Usa che colpiscono la maggioranza dei paesi europei, in particolare l’Italia. Il conflitto è nato dalla decisione dell’Europa - contestata invece da Usa e Canada - di vietare la carne bovina proveniente da animali a cui sono state somministrate sotanze ormonali: ne è scaturita una guerra ad oltranza, e la decisione di Washington di applicare pesanti sanzioni sulle esportazioni europee. Il conto per i Quindici è particolarmente salato: circa 120 milioni di euro di su-

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perdazi sulle loro esportazioni verso il mercato americano. Le sanzioni sono avallate dall’Organizzazione per il commercio mondiale, che fino ad oggi ha considerato il divieto dell’Ue come un ostacolo all’export. Con il varo definitivo del provvedimento spetterà all’Ue decidere se esistono le condizioni per rilanciare la procedura alla Wto, nel tentativo di mettere fine alle sanzioni. (ANSA).

Prorogato al 2005 il codice a barre sui medicinali veterinari a Leg ge 27 dicembre 2002, n. 284 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 ottobre 2002, n. 236, recante disposizioni urgenti in materia di termini legislativi in scadenza (GU n. 303 del 28-122002) proroga all’art. 13-undecies il termine per l’applicazione di un codice a barre relativo alla distribuzione dei medicinali veterinari: “Il termine per l’applicazione di un codice a barre relativo alla distribuzione dei medicinali veterinari di cui all’articolo 8, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Ministro della Sanità 16 maggio 2001, n. 306, è prorogato al 1 settembre 2005”. Il Decreto 306 pr evede che ai sensi del Dlgs 119 “il produttore del medicinale veterinario immesso in commercio provvede, entro diciotto mesi, ad applicare sulle singole confezioni un codice a barre dal quale sia rilevabile, attraverso lettore ottico, anche il numero di lotto” (art. 8). Il codice a barre consente la tracciabilità dei medicinali veterinari. Le aziende farmaceutiche stanno provvedendo ad informatizzare le confezioni dei farmaci tramite il sistema del codice a barre. “AISA prende nota con soddisfazione dell’avvenuta pubblicazione, in Gazzetta Ufficiale, del rinvio al 1 settembre 2005 dell’obbligo di apposizione di un codice a barre sulle confezioni dei farmaci veterinari” - dichiara il presidente di AISA, Giuseppe Pradella - “Tale provvedimento ci pare estremamente sensato, in quanto recepisce le recenti indicazioni della

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Informatori: audizioni FNOVI e AISA ell’ambito dell’iter legislativo del ddl che istituisce l’albo degli informatori scientifici del farmaco, la Commissione Affari Sociali della Camera sentirà la FNOVI e l’AISA. Per iniziativa dell’Onorevole Gianni Mancuso, la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati ha stabilito di ampliare le consultazioni sul disegno di legge Nuova regolamentazione delle attività di informazione scientifica farmaceutica e istituzione dell’albo degli informatori scientifici del farmaco. Nell’elenco delle associazioni che verranno sentite figurano la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari e l’Associazione Industrie Salute Animale (AISA). Il provvedimento ha già avuto l’approvazione del Senato in sede legislativa. Nell’ambito delle audizioni informali disposte dalla Commissione sono stati già sentiti i rappresentanti dell’Associazione italiana informatori scientifici del farmaco (AIIFS), di Farmindustria, e dell’Associazione nazionale industrie farmaci generici (Assogenerici).

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Commissione dell’Unione Europea per un codice a barre comunitario, da applicarsi a tutti i medicinali veterinari. La UE - prosegue Pradella - sta infatti studiando una soluzione comunitaria, valida per tutti i Paesi dell’Unione. Un codice obbligatorio solo per l’Italia avrebbe comportato, tra le altre cose, grandi difficoltà per le Aziende italiane o comunque operanti in Italia: la produzione, infatti, è oggi spesso dislocata solamente in alcuni Paesi”. Per il presidente di AISA “differenziare il packaging avrebbe comportato un aggravio dei costi solamente per le Aziende operanti in Italia e, in ultima analisi, una distorsione della concorrenza. Siamo invece convinti conclude Pradella- che la soluzione comunitaria rispetterà il diritto del consumatore di ottenere tutte le informazioni desiderate riguardo al farmaco veterinario senza danneggiare gli operatori del Settore”.

Glucantime prima del previsto l mercato italiano avrà il suo Glucantime a febbraio. Confermato il prezzo: 8 euro a confezione. “La situazione non è completamente risolta ma, dalle prossime settimane, il Glucantime sarà certamente reperibile per Veterinari e pazienti”- Così Merial Italia aggiorna il settore sulla graduale normalizzazione della distribuzione dell’atteso farmaco. “La situazione è migliore delle previsioni - proseguono dalla casa farmaceutica - le confezioni prodotte specificatamente per l’Italia arriveranno nella prima settimana di febbraio. Regime pieno invece, con ripristino di tutto lo stock distributivo e reperibilità presso tutti gli Ambulatori e le Farmacie Italiane entro la fine di febbraio”. Dal 2 gennaio 2003 sono sul mercato italiano le prime migliaia di confezioni di Glucantime, un piccolo anticipo di fornitura che, recuperato dalla Spagna e ri-etichettato esternamente, è stato canalizzato verso alcuni distributori del Centro Sud. Da mercoledì 15 gennaio Merial renderà disponibili altre confezioni, sempre ad invio mirato, per il trattamento di casi urgenti.

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Riclassificati gli antiparassitari esterni li antiparassitari esterni non sono più classificati come “presidi medico-chirurgici”, bensì come “farmaci” a tutti gli effetti. Al riguardo è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 4/12/2002 un’integrazione al DM 22/06/2001, firmato dal DIRETTORE GENERALE della Sanità Pubblica Veterinaria degli Alimenti e della Nutrizione:

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Protesi brevettata e sperimentazione Uno studente, a cui mancano pochi esami alla laurea, ha brevettato presso il registro brevetti, una protesi da utilizzare nelle fratture delle ossa lunghe nell’ambito di una struttura veterinaria. Ora, a prescindere dalla credibilità nella riuscita dell’impianto, quello che noi vorremmo sapere è se per impiantare una qualsiasi protesi, anche se brevettata, è necessaria una sperimentazione legalmente riconosciuta e quindi con i controlli legali del caso, oppure se chiunque può inserire qualsiasi cosa negli arti degli animali senza che nulla ne abbia dimostrata l’efficacia o quantomeno la non dannosità a lungo termine. La nostra legislazione non richiede una certificazione degli impianti che possono essere inseriti negli animali. All’inizio dell’anno avevamo richiesto come Fnovi al Ministero di provvedere con una legislazione ad hoc per i “veterinary devices”, come vengono definiti in ambito europeo ed internazionale, tutti i materiali che vengono usati sugli animali (siringhe, aghi, cateteri, protesi, chiodi, placche, viti, ecc.) e che prima rientravano nei “presidi medico-chirurgici” la cui legislazione era stata poi annullata. Oggi in quest’ambito esiste un vuoto, non solo nella normati va italiana, ma anche in quella europea; sono stati regolamentati i “medical devices” per l’uomo, ma non quelli veterinari. Pertanto, allo stato attuale, vale la regola della responsabilizzazione individuale, in scienza e coscienza, di ciascun medico veterinario, che deve rispondere del suo operato in caso di insuccesso terapeutico o chirurgico. Nel caso specifico, se il collega, che usa i suoi mezzi di sintesi sperimentali negli interventi che esegue, ottiene delle buone guarigioni, nessuno avrà nulla da ridire, ma se ottiene degli insuccessi potrebbe essere chiamato a rispondere di imperizia e negligenza per aver utilizzato degli impianti sperimentali senza una adeguata dimostrazione della loro effica cia e tollerabilità e senza aver compiutamente informato il cliente della natura sperimentale di tali impianti. Nel caso invece il collega ottenesse un consenso informato da parte del proprietario sull’impiego di questi impianti sperimentali, nessuno potrebbe rivalersi su di lui anche in caso di insuccesso. Aldo Vezzoni

1. È autorizzata la fabbricazione e l’immissione in commercio dei medicinali veterinari ad azione antiparassitaria e disinfestante per uso esterno elencati nell’allegato 1 al presente decreto alle condizioni ivi riportate. 2. Entro sei mesi dalla data di notifica dei nuovi stampati illustrativi approvati dal Ministero della salute, le confezioni dei lotti dei prodotti di cui al comma 1 immesse

sul mercato devono essere conformi a tali stampati. 3. Le confezioni dei lotti dei prodotti già presenti sul mercato possono rimanere in commercio fino alla data di scadenza. 4. Le confezioni dei lotti di cui al comma 2 dovranno riportare la dicitura “La vendita non è riservata esclusivamente alle farmacie e non è sottoposta all’obbligo di ricetta medico-veterinaria”. ■

RECENSIONI Bioetica e Biotecnologie

Questioni morali nell’era biotech Roberto Marchesini Non vi è dubbio che la rivoluzione biotecnologia dell’ultimo quarto del Novecento abbia modificato in modo profondo il rapporto dell’uomo con il regno del vivente e di conseguenza con il proprio corpo. Se con la tecnica del DNA ricombinante è possibile superare gli steccati filogenetici trasferendo costrutti genici da una specie all’altra, con l’ingegneria proteica è addirittura percorribile la strada della costruzione ex novo di geni artificiali da impiantare nello zigote, modificandone la morfologia e la performatività. Secondo alcuni studiosi del prossimo futuro sarà possibile costruire in modo artificiale cellule complete e, ovviamente, organismi progettati interamente dall’uomo o dalle macchine. Il mondo vivente si sta cioè trasformando in una vera e propria biofabbrica aperta a tutte le possibili iperboli progettuali. Dalla fine degli anni Novanta l’avvento della pecora Dolly ha altresì modificato il concetto di indivisibilità dell’identità genetica. Attraverso i processi di clonazione oggi si può partire da una cellula adulta per realizzare un nuovo embrione che presenta lo stesso patrimonio genetico del donatore, oppure dar vita a cellule staminali progenitrici di tessuti omologhi rispetto al donatore da utilizzare per impianti. Queste potenzialità operative da una parte aprono il campo a mirabolanti applicazioni, dall’altra sono accompagnate da inquietudini e cogenti quesiti di ordine bioetico. Questo libro intende affrontare sotto diversi profili il rapporto tra la bioetica e sviluppo biotecnologico alla luce delle normative in essere, analizzando altresì i problemi della corretta comunicazione e il rapporto di sinergia che sempre più deve esserci tra scienza e riflessione etica.


PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002

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RUBRICA LEGALE

Il bene della salute come qualità essenziale del cane compravenduto

di Maria Teresa Semeraro Avvocato, Bologna

Spunti per una riflessione n sede di preparazione del Seminario Nazionale, patrocinato dall’ANMVI, in collaborazione con la FNOVI, la FSA e Professione Veterinaria, tenutosi presso la sede dell’ANMVI a Palazzo Trecchi il 30 novembre 2002, avente ad oggetto l’“Approfondimento degli aspetti legali e deontologici della compravendita del cane”, sono stati sottoposti alla mia attenzione alcuni casi relativi alla vendita di cani, da cui emerge la rilevanza che riveste la figura professionale del veterinario chiamato a fornire un parere sulla “qualità” del bene /animale compravenduto. Tale parere, che può riguardare vuoi la conformità del cane alle caratteristiche di razza o, più genericamente, il suo stato di salute, ha una ovvia ricaduta anche sugli aspetti legali del contratto di compravendita, soprattutto in merito all’accertamento dei vizi redibitori da cui l’acquirente del cane (cliente del veterinario) può far discendere il suo diritto ad agire nei confronti del venditore ex art. 1496 c.c. L’intervento del veterinario in simili situazioni deve, pertanto, essere un intervento che gli consenta di poter effettuare un accertamento secondo parametri scientificamente predisposti nei protocolli veterinari. Tale comportamento è necessario ed ineludibile soprattutto allorquando il veterinario venga consultato da un cliente prima che l’acquisto del cane si perfezioni giuridicamente, e proprio al fine di ottenere dal professionista la certezza di un “buon acquisto”. In una tale evenienza la responsabilità del veterinario nei confronti del cliente/acquirente è tale da obbligare il professionista ad effettuare gli accertamenti che il caso richiede, nessuno escluso, e a certificare, con precisione, ciò che può essere certificato e ad esplicitare ciò che, stante, per esempio, l’età dell’animale non può essere sicuramente accertato e certificato. Tali consigli, profusi durante il seminario sopra richiamato con la competenza di due veterinari quali il dottor Aldo Vezzoni e la dottoressa Maria Del Carmen Lopez Moreno, mi trovano del tutto consenziente proprio in merito al valore probatorio che simili certificazioni possono avere nei giudizi diretti ad accertare la responsabilità del venditore/allevatore per vizi redibitori nella vendita di animali. È dunque il caso di sottolineare nuovamente che il veterinario in nessuna occasione, ma soprattutto in occasione di un parere medico ante acquisto del cane, deve

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limitarsi ad una visita sommaria dell’animale e certificarne genericamente il buono stato di salute. Il veterinario, inoltre, bene fa a sottrarsi dal fornire un simile giudizio qualora, colui che gli sottopone l’animale da visitare, non acconsenta all’esecuzione poi di tutti gli esami necessari, magari perché onerosi. Altro problema che il veterinario può trovarsi ad affrontare in sede di visita ante acquisto è quello che riguarda il soggetto legittimato a far sottoporre a visita veterinaria il cane. Per evitare contestazioni il veterinario dovrà richiedere al cliente, non ancora proprietario del cane, il consenso scritto alla visita da parte del venditore. Qualora, poi, in sede di visita ante acquisto il veterinario si trovasse di fronte un animale gravemente malato dovrà sempre ottenere dal proprietario venditore il consenso alle cure e, in assenza di un consenso non sottoporre mai l’animale ad intervento chirurgico. Nei casi, invece, in cui il cliente consulti il veterinario post acquisto, perché il cane si è ammalato, la prestazione richiesta riguarda sia l’attività di cura, sia la consulenza diretta ad accertare se tale malattia fosse o meno presente al momento dell’acquisto. Il cliente richiede al veterinario un tale accertamento al fine di venire o meno rassicurato circa la possibilità di agire nei confronti del venditore per restituirgli l’animale e ripeterne il prezzo, o per richiedere la riduzione del prezzo ed esigere, in ogni caso, il risarcimento dei danni. In questa ipotesi il veterinario si trova quasi sempre a doversi misurare con la valutazione di altri colleghi e, pertanto, il suo parere è, in realtà, ancora più rilevante in quanto è solo sulla validità del suo giudizio che potrà fondarsi il successo delle richieste del cliente acquirente e/o del cliente venditore, in presenza di controversia giuridica circa la sussistenza o meno di vizi redibitori. Le difficoltà che si trova ad affrontare il veterinario nel rispondere al suddetto quesito devono però essere affrontate nella consapevolezza che il veterinario curante non è chiamato ad assumere in toto la veste di medico legale e/o difensore civico dei diritti del proprio cliente. Il veterinario curante, infatti, deve limitarsi a dare risposte precise sotto il profilo della diagnosi della malattia e curare in scienza e coscienza l’animale, fornendo al cliente parere/certificato scritto di quanto accertato. La trattativa con il venditore deve

essere condotta dal proprietario del cane il quale, in possesso della certificazione del proprio veterinario di fiducia, dovrà rivolgersi ad un avvocato o, comunque, inviare una lettera raccomandata al venditore entro otto giorni dalla scoperta della malattia per poi poter agire in giudizio entro un anno dall’acquisto del cane. È bene che il veterinario di fiducia del proprietario/acquirente del cane non interloquisca con il venditore/allevatore, ma solo con il col lega che questi soggetti abbiano consultato. Consiglio che qualora il veterinario curante fosse contattato personalmente dal venditore/allevatore si rifiuti di discutere della salute dell’animale con soggetti diversi da un proprio collega. Ritengo molto importante che il veterinario si adegui ad un tale comportamento così da evitargli problemi anche nel rapporto con il proprio cliente che deve sempre considerare il veterinario di fiducia responsabile solo di quanto è di sua competenza. Oltre a ciò, il veterinario curante dovrà collaborare con il collega di fiducia dell’altro soggetto coinvolto nella controversia mediante la contestualità dello scambio di referti radiologici, di informazioni sulle terapie eseguite e di ogni altra informazione utile. È, infatti, importante che il veterinario rispetti, e risponda, solo per quanto attiene alla sua specifica professionalità. Richiamati all’attenzione tali principi, che sono stati trattati nel suddetto seminario da tutti i relatori, intendo sottoporre ai lettori della Rivista alcune riflessioni, da me svolte in tale sede, in merito a quali malattie possono essere considerate vizi dell’animale al fine del promuovimento di azione redibitoria nei confronti del vendi tore. Se, infatti, compito del veterinario curante, è quello di certificare lo stato di salute del cane e/o accertarne le patologie che si possono nel futuro manifestare (mi riferisco alle malattie/tare ereditarie) compito dell’avvocato è quello di indicare se tali patologie possano o meno venire considerate vizi redibitori o, comunque, essere considerate motivo su cui fondare un’azione per inadempimento per mancanza di qualità nel bene/animale oggetto della compravendita. A tal proposito, nel rilevare che presso ogni Camera di Commercio dovrebbe essere depositata la Raccolta degli Usi e che all’interno di tale Raccolta si dovrebbero trovare anche gli usi relativi alla vendita di animali (e del cane) a cui rinvia l’art. 1496 c.c., segnalo

che in detti usi non sono indicate tutte le patologie di cui può essere affetto un cane da poco acquistato. Una elencazione di dette malattie, se incompleta e non aggiornata in rapporto alla ricerca medico/veterinaria, non è, dunque, di ausilio nella soluzione del problema che qui interessa. Il richiamo agli Usi nella compravendita del cane, anche allorquando (ed è raro) essi compaiano nella Raccolta sopra richiama ta, non costituisce, pertanto, chiaro e certo strumento per la risoluzione delle controversie che insorgono in sede di compravendita dell’animale che, poco dopo l’acquisto, si ammali. Va inoltre, segnalato, che il vizio redibitorio deve essere preesistente all’acquisto, occulto e comunque grave. La valutazione circa la mancanza di gravità della malattia di cui un cane è affetto e, molto spesso, motivo su cui il venditore/allevatore fonda il rigetto delle pretese risarcitorie dell’acquirente. In simili situazioni (e non solo in simili situazioni) l’ostacolo per l’acquirente di esperire con successo un’azione di risarcimento del danno, costituito dall’assenza della gravità della malattia al fine della sua configurazione quale vizio redibitorio può essere superato in virtù di quanto disposto dall’art. 1497 c.c. I vizi redibitori non sono, infatti, le uniche fattispecie su cui l’acquirente possa fondare una pretesa di risarcimento del danno per inadempimento del venditore nella compravendita del cane. L’art. 1497 c.c., applicabile per dottrina e giurisprudenza costante, anche alla vendita di animali, dispone, infatti, che “Quando la cosa venduta non ha le qualità promesse ovvero quelle essenziali per l’uso a cui è destinata, il compratore ha diritto di ottenere la risoluzione del contratto secondo le disposizioni generali sulla risoluzione per inadempimento (1453 ss), purché il difetto di qualità ecceda i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi. [II]Tuttavia il diritto di ottenere la risoluzione è soggetto alla decadenza e alla prescrizione stabilite dall’art. 1495 [172 trans.]”. L’aspettativa primaria di colui/colei che acquistano un cane vuoi per adibirlo solo a propria compagnia o, anche, per altri usi leciti, è certamente quella di acquistare un animale sano. Tra le qualità essenziali che il cane deve, pertanto, avere, non può non assumere rilevanza la sua buona salute. Se, infatti, è pur vero che per il nostro ordinamento l’animale è una

Se non timbrano è truffa e il dipendente dimentica troppo spesso di timbrare il cartellino quando è in pausa pranzo può essere denunciato per truffa aggravata. Due dipendenti dell'Asl 13 di Osimo sono stati così condannati perché la Cassazione non ha creduto alla loro distrazione. Durante un controllo dei Nas due dipendenti sono stati sorpresi in sala mensa senza aver prima timbrato il cartellino. La giustificazione da loro riportata, semplice distrazione, non è stata accolta dalla Cassazione che li ha condannati per truffa aggravata. La motivazione della sentenza deriva dal fatto che la mancata segnalazione sul cartellino della pausa pranzo provocava un danno all'Ospedale che non detraendo il periodo di intervallo lo pagava come straordinario.

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res è altrettanto vero che tale res è un vivente. La disciplina giuridica applicabile alla compravendita del cane non può, pertanto, che essere interpretata proprio in virtù di tale caratteristica, la vivenza appunto. Tra le qualità essenziali di un vivente non può non annoverarsi il bene della salute quale carattere ineliminabile per il “funzionamento” di una tale res. L’art. 1497 c.c., riferendosi alla compravendita di ogni bene mobile e/o immobile, circoscrive l’ambito della sua applicazione a quei difetti di qualità che eccedo no i limiti di tolleranza stabiliti dagli usi. Nell’ipotesi qui esaminata tale limite dovrà essere interpretato come un non limite, dal momento che la buona salute di un animale è una qualità intrinseca all’esistenza/essenza propria dell’animale: la mancanza di buona salute nell’animale compravenduto non dovrà mai essere tollerata. Il grado più o meno grave della malattia dovrà essere valutato, in se de di risarcimento del danno, solo in merito al quantum debeatur e non potrà mai essere motivo di esclusione dell’an debeatur. L’ i n t e r p retazione in tal senso dell’art. 1497 c.c. alla compravendita del cane attende il contributo di tutti, veterinari medico legali e giuristi, e necessita, soprattutto, per essere accolta nei Tribunali, di cause anche pilota promosse da coloro che, proprietari, venditori/allevatori di cani, ne intendano tutelare effettivamente il benessere. ■


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Trattamento fiscale degli automezzi

di Giovanni Stassi

Ci occuperemo in questo articolo della normativa fiscale vigente relativa agli autoveicoli utilizzati dai professionisti.

servizi relative alle spese di impiego, custodia, manutenzione e riparazione ed acquisto di carburanti.

IVA

Autoveicoli per uso speciale Il Ministero delle Finanze con risoluzione 12 novembre 2001, n. 179/E ha chiarito che: gli “autoveicoli per uso speciale” sono menzionati dall’articolo 54 del nuovo codice della strada, approvato con D.Lgs 30.04.92, n. 285, che li disciplina alla lettera g) come “veicoli caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature e destinati prevalentemente al trasporto proprio. Su tali veicoli è consentito il trasporto del personale e dei materiali connessi con il ciclo operativo, delle attrezzature e di persone e cose connesse alla destinazione d’uso delle attrezzature stesse”. L’articolo 203, comma 2, del Regolamento di esecuzione del nuovo C.d.S., così come integrato dall’articolo 120 del D.P.R. 160.09.96, n. 610, elenca, in relazione alle speciali attrezzature di cui sono muniti, i diversi tipi di autoveicoli da immatricolare come autoveicoli per uso speciale e, fra questi, alla lettera ee), indica gli “autoveicoli per uso ufficio”. Riguardo al diritto alla detrazione dell’Iva assolta in relazione all’acquisto e all’utilizzo dei suddetti veicoli, il Ministero ha precisato che essi non rientrano nella disposizione limitativa di cui al citato articolo 19 bis 1 del D.P.R. 633/72 e pertanto per tali veicoli trovano applicazione le regole or dinarie di detrazione dell’imposta. Nel caso esaminato dal Ministero, pertanto, il diritto alla detrazione

guardi di taluni mezzi di trasporto a motore individuati dalla norma stessa. In particolare, con riferimento agli autoveicoli, la norma in commento individua dei limiti di deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi, solo per le auto vetture e gli autocaravan, di cui alle lettere a) ed m) dell’articolo 54 del d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (nuovo Codice della Strada). Per gli altri autoveicoli, non espressamente individuati dalla norma, è, invece, consentita l’integrale deducibilità nella determinazione del reddito sempre che risulti soddisfatto il principio generale dell’inerenza, che, per quanto riguarda i professionisti, è ricavabile dallo stesso art. 121 bis, comma 1, TUIR, il quale richiede che “i beni di cui si tratta siano impiegati nell’esercizio dell’arte o della professione”. Deve, pertanto, sussistere un rapporto di diretta inerenza tra l’utilizzo del veicolo e l’esercizio dell’attività professionale (cfr. Circolare n. 48 del 10 febbraio 1998). In conclusione, come già detto per l’IVA, il punto focale del problema è quello di poter dimostrare la stretta e diretta inerenza tra attività professionale e l’utilizzo del veicolo. Tali caratteristiche potre b b e ro essere riscontrate in un autoveicolo immatricolato uso uff i c i o ed effettivamente adibito allo scopo. ■

La detrazione dell’IVA sull’acquisto, sulla gestione e sull’impiego degli autoveicoli è trattata dall’art. 19 - bis 1 del D.P.R. 26.10.1972 n. 633. Il predetto articolo stabilisce: ■ comma 1, lettera a): è esclusa per gli esercenti ar ti e professionila detrazione dell’IVA relativa all’acquisto ed alle spese di impiego, custodia, manutenzione e riparazione di autoveicoli per il trasporto promiscuo di persone e di cose carrozzati a pianale o a cassone con cabina profonda o a furgone anche finestrato; ■ comma 1,lettera b): è esclusa per gli esercenti ar ti e professionila detrazione dell’IVA relativa all’acquisto ed alle spese di impiego, custodia, manutenzione e riparazione di motocicli per uso privato con motore di cilindrata superiore a 350 centimetri cubici; ■ comma 1,lettera c): la detrazione dell’IVA relativa all’acquisto ed alle spese di impiego, custodia, manutenzione e riparazione di autovetture, autoveicoli indicati nell’articolo 54 lettere a) e c) del D. Lgs. 30.4.1992 n. 285 1, motocicli e ciclomotori differenti da quelli indicati nei due punti precedenti è ammessa al 100% solamente per gli agenti e rappresentanti di commercio, per gli automezzi adibiti ad uso pubblico o per quelli che formano oggetto dell’attività dell’impresa. Per tutti gli altri soggetti ivi compresi i professionisti, a partire dal 1° gennaio 2001 e fino al 31.12.2002 (salvo proroghe) è stata concessa dall’articolo 30, comma 4, Legge 23.12.2000 n. 388 la detraibilità del 10% dell’IVA indicata in fattura, limitatamente però all’acquisto, all’importazione ed all’acquisizione mediante con tratti di locazione finanziaria, noleggio e simili. Rimane quindi interamente indetraibile l’IVA sulle prestazioni di

1 Lettera a) - autovetture: veicoli destinati al trasporti di persone, aventi al massimo nove posti, compreso quello del conducente; Lettera c) - Autoveicoli per trasporto promiscuo: veicoli aventi una massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 t. o 4,5 t. se a trazione elettrica o a batteria, destinati al trasporto di persone e di cose e capaci di contenere al massimo 9 posti compreso quello del conducente Si segnala che nel recepire la Direttiva Comunitaria n. 98/14/CE il Ministro dei Trasporti con Decreto 4.8.1998 ha determinato l’individuazione di due sole categorie di autoveicoli anche in Italia; la nuova classificazione ora prevede la distinzione tra veicoli per trasporto di persone (categoria M) e veicoli per trasporto di cose (categoria N). Pertanto a partire dal 1° ottobre 1998 nessun autoveicolo potrà essere più immatricolato come “autoveicolo per trasporto promiscuo”.

Quando l’insegna non è soggetta all’“ICP” n seguito alla domanda posta più volte per sapere se sono esenti dal pagamento dell’imposta le insegne di esercizio al di sottodei 5 metri quadri, l’e sperto, n° 4 del Sole-24Ore del 13 gennaio 2003, risponde: “Il tenore della norma d’esonero, la circolare citata dal lettore (circolare 3 del 2002 emanata dal Ministero dell’economia e delle finanze) e il parere espresso dai Comuni confortano abbondantemente la tesi dell’esenzione. L’opinione contraria dei concessionari dell’imposta sulla pubblicità non può preoccupare più di tanto, fino a quando queste idee non si tramutano in atti d’imposizione, ovviamente impugnabili con ricorsi agli organi di giurisdizione tributaria. Non crediamo che i concessionari insisteranno ulteriormente in tesi tanto contrarie alla legge, dopo qualche pronuncia che non solo riconosca l’esenzione, ma li condanni anche a pagare ai ricorrenti le spese del giudizio.” Il Sole 24 Ore - L’esperto risponde, 13 gennaio 2003

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dell’Iva assolta sull’acquisto e il successivo utilizzo del veicolo in questione, inquadrato come “autoveicolo per uso speciale” (ed in particolare come “uso ufficio”), compete nella misura in cui il bene, acquistato nell’esercizio dell’impresa (ma valevole anche per i professionisti), viene impiegato per realizzare operazioni soggette ad imposta o a queste assimilate ai fini della detrazione, ai sensi dell’art. 19 D.P.R. 633/72. Il Ministero prosegue nelle sue precisazioni chiarendo che è necessaria una stretta correlazione fra l’acquisto del bene effettuato dal soggetto passivo e il suo impiego nel processo produttivo per realizzare a valle operazioni imponibili. La sussistenza delle condizioni che permettono al contribuente la detraibilità totale dell’Iva resta infatti subordinata ad una verifica dell’effettiva utilizzazione del veicolo nell’ambito del ciclo produttivo dell’impresa (o dell’attività professionale). In tale contesto occorre che il veicolo sia utilizzato conformemente alla destinazione risultante dall’omologazione come “autoveicolo per uso ufficio” e, quindi, nella concreta realtà produttiva, per soddisfare esigenze aziendali di avere uffici amministrativi mobili, come tali suscettibili di essere spostati, per esempio, in occasione di mostre, fiere o manifestazioni commerciali promozionali in genere. Nel caso in cui il veicolo è utilizzato per soddisfare esigenze diverse da quella sopraindicata, per esempio, per spostare beni o persone, come semplice mezzo di trasporto, seppure nell’ambito della attività produttiva dell’impresa (o dell’attività professionale), il Ministero ritiene che il veicolo è utilizzato per un uso diverso rispetto all’uso ufficio per il quale è stato omologato e, pertanto, non si potrà procedere alla detrazione dell’Iva. Pertanto, a condizione che il veicolo medesimo sia effettivamente impiegato, come ufficio mobile, nell’ambito del ciclo produttivo (o dell’attività professionale), sarà consentito detrar re totalmente l’Iva assolta all’atto dell’acquisto, e successivamente quella relativa al suo utilizzo (spese di manutenzione, riparazione, acquisti di carburanti, lubrificanti, etc.). Recentemente il Ministero è intervenuto sul problema con la Risoluzione 23 luglio 2002, n. 244, negando, ad un Notaio che aveva rivolto un quesito sulla possibilità di detrazione dell’IVA relativa all’acquisto di un autoveicolo immatricolato come “ autocarro”, il diritto alla detrazione ritenendo, in linea generale, che non sia possibile riscontrare un nesso di diretta strumentalità tra l’utilizzo di un autocarro e lo svolgimento di un’atti-

vità professionale, quale quella notarile, che si caratterizza logicamente per il fatto di fondarsi sull’applicazione di energie intellettuali da parte del prestatore del servizio e che viene normalmente esplicata in ambienti organizzati in ufficio. In conclusione, a parere del sot toscritto, in linea teorica potrebbe essere ammissibile la detrazione totale dell’IVA sull’acquisto di un autoveicolo immatricolato ad “uso ufficio” e quindi anche dell’IVA assolta su tutte le spese di manutenzione, riparazione, acquisti di carburanti, lubrificanti, etc., nel caso in cui il veicolo venga effettivamente allestito quale “ambulatorio viaggiante” e venga esclusivamente utilizzato per tale scopo. Si fa presente comunque che la detrazione totale dell’IVA potrebbe dar adito a contestazioni da parte dell’Ufficio in sede di verifiche a cui sarebbe necessario opporsi instaurando un contenzioso presso le competenti Commissioni tributarie.

Imposte dirette La disciplina che regola la deduzione delle spese sostenute per l’acquisto e l’impiego di autoveicoli è contenuta nell’articolo 121 bis del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR). Il predetto articolo pone alcune li mitazioni alla deduzione nei ri-

Dottore Commercialista, Torino

Invito al contradditorio e determinazione presuntiva dei compensi sulla base dei parametri previsti dal DPCM 29.01.1996 urtroppo parecchi professionisti in contabilità semplificata stanno ricevendo in questi giorni inviti al contraddittorio per la definizione degli accertamenti sulla base dei parametri per l’anno d’imposta 1998. Ed è proprio la fase del contraddittorio tra l’Ufficio ed il contribuente che assume particolare rilevanza in questo tipo di accertamento. Durante tale fase il contribuente potrà avvalersi del diritto di fornire prove contrarie all’accertamento presuntivo di ricavi motivando e documentando ogni fatto o circostanza che riterrà idonei a giustificare, in parte od in tutto, lo scostamento dei ricavi o compensi dichiarati da quelli determinati in base ai parametri. L’Ufficio deve tener conto delle motivazioni addotte dal contribuente riportandole nell’atto di adesione. Per quanto riguarda in particolare i medici veterinari dal momento che per essi è stato già approvato lo studio di settore è possibile che il contribuente riesca a giustificare in tutto o in parte la legittimità dello scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli calcolati sulla base dei parametri mediante le risultanze appunto dello studio di settore. L’Ufficio, in presenza di studio di settore approvato, procederà infatti a richiesta del contribuente alla determinazione dei ricavi attribuibili sulla base degli studi di settore, utilizzando però i dati contabili e strutturali relativi all’anno oggetto di accertamento (nel nostro caso il 1998) e forniti dal contribuente stesso. Ove dall’elaborazione dello studio di settore risulti la congruità dei ricavi dichiarati e la coerenza degli indicatori economici (ad esempio la resa oraria per addetto), l’ammontare dei ricavi presunti sulla base degli studi di settore potrà essere utilizzato dall’Ufficio per la definizione della posizione del contribuente. In fase di contraddittorio il contribuente potrà addurre le seguenti motivazioni per giustificare i minori ricavi rispetto a quelli elaborati dai parametri: - particolari situazioni di mercato in cui il contribuente opera; - particolari modalità di svolgimento dell’attività; - eventuali periodi di inattività per malattia o altro; - eventuali incassi effettuati in esercizi successivi rispetto a quello in cui sono stati sostenuti i relativi costi e così via.

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Perdita dei beni seguito delle nuove agevolazioni circa la tenuta della contabilità è stato disposto che qualora si perdano dei beni è sufficiente l’autocertificazione del fatto. Detta autocertificazione entro quanti giorni deve essere presentata all’ufficio delle entrate e anche alla guardia di finanza? È possibile la spedizione per posta o per via elettronica?

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Come specificato dalle finanze con la cm n. 6/E del 25/1/2002, l’autocertificazione in parola deve essere resa entro 30 giorni dalla perdita/distruzione dei beni o dal momento in cui il contribuente ne ha la relativa notizia. La stessa non deve essere prodotta a nessun ufficio. Quel che è necessario è che venga redatta e sottoscritta entro detti 30 giorni e, se richiesta, esibita agli organi di controllo dell’amministrazione finanziaria, guardia di finanza compresa. Si ricorda che l’autocertificazione, che è comunque da redigersi solo in assenza di idonea documentazione fornita da un organo della pubblica amministrazione, deve essere resa ai sensi dell’art. 47 del dpr n. 445 del 28/12/2000. Italia Oggi, 9 dicembre 2002

L’assunzione della mera qualifica di socio da parte di un dipendente pubblico non è, in via di principio, subordinata alla preventiva autorizzazione a opera della pub blica amministrazione (circolare del ministero della funzione pubblica n. 6 del 18/7/97 e Consiglio di Stato VI, 4 giugno 1985, n. 271). La validità di tale conclusio ne è subordinata alla mancata assunzione di ulteriori cariche gestionali (e, in particolare, di amministrazione attiva) da parte del socio all’interno della società stessa. In tale ipotesi, infatti:

- il dipendente pubblico assunto a tempo pieno sarebbe tenuto a richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale (“part-time”); - l’amministrazione sarebbe tenuta ad accert a re l’eventuale conflitto di interesse esistente tra l’ulteriore attività di amministrazione esercitata con quella ordinaria di dipendente (ai sensi dell’art. 1, comma 58-bis, legge n. 662/1996) Italia Oggi, 30 dicembre 2002

I contributi del professionista contributi previdenziali obbligatori che i professionisti versano alle proprie casse sono deducibili dal reddito di lavoro autonomo o da quello complessivo del professionista?

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La tesi secondo la quale i contributi obbligatori versati dai professionisti alle rispettive casse possono essere dedotti dal reddito di lavoro autonomo è stata, avendoli riconosciuti ine-

renti all’attività svolta, sposata dalla Cassazione. Di diverso avviso si sono però dimostrate le finanze che, a disconoscimento di tale tendenza giurisprudenziale, hanno ribattuto come, essendo i contributi legati alla previdenza del professionista in quanto persona e non in quanto lavoratore autonomo, non si possa che considerarli deducibili dal reddito complessivo; nulla ostando al riguardo, sempre per le finanze, che gli stessi vengano calcolati sulla base degli onorari, afferendo ciò alla loro mera commisurazione. Italia Oggi, 9 dicembre 2002

Il dipendente statale socio n lavoratore dipendente presso una Asl può assumere la qualifica di socio di una società di capitali?

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Il cliente non paga: ho emesso la fattura? apita che il cliente conte sti l’importo di una prestazione medico-veterinaria che è stata concordata o che addirittura lo stesso cliente ha richiesto. A fronte di una somma che nelle previsioni del cliente era più bassa il rischio di contenziosi ed insolvenza può essere molto alto. Altrettanto spesso capita che il professionista non abbia emesso la fattura con cui rivendicare il proprio credito. Cosa fare in questi casi? Si consiglia quando è possibile 1) di presentare un preventivo al cliente e di sottoporlo al la sua accettazione; 2) al termine della prestazione, poi, quando il cliente paga si emetterà regolare fattura; 3) se al termine della prestazione il cliente non paga, si può spedire una parcella dove verranno elencate le prestazioni effettuate indicando l’imponibile delle stesse, e aggiungendo la dicitura: “al momento del pagamento verrà emessa regolare fattura maggiorata di Cassa Nazionale 2% e IVA 20%”. Se la parcella viene emessa così come descritto non necessita di marca da bollo. Quanto indicato al punto 3 è già sufficiente per poter successivamente spedire eventuali solleciti ai clienti morosi, si sconsiglia di emettere la fattura definitiva se non al momento del pagamento, se si deve però passare alle vie legali sarà obbligatorio emettere la fattura definitiva e annotarla nei registri IVA.

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Per ulteriori informazioni: SOFT & HARD in s.r.l. - Viale Lombardia, 54 - 20093 Cologno Monzese (MI) - Italy Tel. 02.27302333 - Fax 02.27302284 - Web: www.softhard.it - E-mail: info@softhard.it


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Spese comuni a più professionisti inque medici non riuniti in associazione professionale svolgono attività riuniti negli stessi locali. Al banco accettazione (unico per tutti i cinque) dovranno occupare una dipendente per 40 ore settimanali per ricevere contemporaneamente le telefonate degli appuntamenti e per gestire la parcellazione delle visite mediche. Normalmente e correttamente si dovrebbero ipotizzare cinque assunzioni part-

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time, ma il quesito viene posto per il fatto che risulta impossibile definire le fasce orarie del contratto part-time dedicate al lavoro presso uno o l’altro medico, proprio per la particolarità del lavoro da svolgere che comprende la presenza per il ricevimento delle telefonate e ovviamente queste potranno avvenire in qualunque orario e per qualunque medico. Adele Laconica - Quesito via Internet Risponde Luciano De Angelis La circolare ministeriale n. 58/E del 18 giugno del 2001 stabilisce che le

spese comuni sostenute da un professionista, non facente parte di un’associazione professionale, comunque relative anche agli altri professionisti presenti nello studio, devono essere riaddebitate agli altri attraverso l’emissione di fattura assoggettata a Iva, con l’applicazione della stessa aliquota indicata nella fattura a lui intestata; ai fini reddituali, inoltre, le somme rimborsate dagli altri utilizzatori comportano una riclassificazione in diminuzione del costo sostenuto dal professionista intestatario. La particolarità del que-

sito del lettore è quella di sapere se il costo per la dipendente può essere assimilato al costo per le utenze (telefono, energia elettrica ecc.), che dovrebbe rappresentare la materia d’interesse della circolare ministeriale. Invero, gli esperti del ministero, nel testo della circolare, menzionano espressamente le parole “spese comuni”, non facendo distinzioni particolari, quindi il lettore può usare lo stesso metodo descritto precedentemente per la ripartizione della spesa, eccezion fatta per l’applicazione dell’Iva nel riaddebito.

SOCIETÀ ITALIANA VETERINARI PER EQUINI SOCIETÀ FEDERATA ANMVI

9° CONGRESSO NAZIONALE MULTISALA 31 gennaio 2003 Palazzo dei Congressi di Pisa PRE-CONGRESS DAY SIOCE (Società Italiana di Ortopedia e Chirurgia Equina)

Questa prima soluzione presupporrebbe l’assunzione, da parte di un professionista, della segreteria con un contratto a tempo determinato o indeterminato. In realtà, si potrebbe anche adottare una seconda soluzione, a nostro avviso più consona alla soluzione del problema prospettata e cioè l’assunzione di cinque contratti, non part-time, difficili da inquadrare per orari e competenze, ma di collaborazione coordinata e continuativa più elastici e, nel caso prospettato, più adattabili al reale utilizzo dei costi di segreteria. Proprio le caratteristiche distintive di tale contratto, secondo l’art. 47, lettera c-bis, del Tuir, sono infatti, la mancanza di vincoli di subordinazione a favore di un determinato soggetto, l’assenza dell’impiego di mezzi organizzati e retribuzione periodica svincolata dall’orario di lavoro. In definitiva esso risolverebbe la problematica proposta dal quesito, ossia il possibile ricevimento delle telefonate in qualunque orario della giornata e per qualunque medico. Resta inteso che ogni medico, in base al proprio giro di clientela, quindi di possibile impegno per la segreteria, retribuirà in modo adeguato la stessa. Italia Oggi, 30 dicembre 2002

La difficile classificazione dei veicoli “uso ufficio” In tema di autoveicoli a uso ufficio, vista anche la risoluzione 179/E del 12 novembre 2001, quali devono essere le caratteristiche tecniche del veicolo (numero posti, attrezzatura, eccetera?)

PRE-CONGRESS DAY SIRE (Società Italiana di Riproduzione Equina)

Le spese di rappresentanza sono deducibili

1-2 febbraio 2003 Palazzo dei Congressi - PISA ARGOMENTI PREVISTI E RELA TORI STRANIERI INVIT ATI: CHIRURGIA David E. Freeman MVB, PhD, Dipl. ACVS University of Illinois, USA MEDICINA INTERN A Derek Knottenbelt, RCVS University of Liverpool, UK ORTOPEDIA Jeffrey Watkins D.V.M, Dipl. ACVS Texas A & M University, USA PRACTICE MANAGEMENT Edward L. Blach DVM, MS, MBA Roswell, NM USA RIPRODUZIONE Sue M. Mc Donnell DVM, PhD University of Pennsylvania, USA Dickson D. Varner DVM, MS, Dipl. ACT Texas A & M University, USA COMUNICAZIONI LIBERE SESSIONI “HO W TO DO” Per informazioni rivolgersi alla Segreteria SIVE (Ludovica Bellingeri) Tel: 0372 403502 email lbellingeri@sive.it Web Site: www.sive.it

l fisco sta rivedendo la sua posizione rigida verso le spese di rappresentanza considerando fra queste quelle sostenute dalle imprese per ospitare clienti al fine di far conoscere i propri prodotti o far visitare le strutture produttive. Una decisione molto importante per le case farmaceutiche. Con la risoluzione 316/E del 2 Ottobre 2002 l'Agenzia delle entrate si è nuovamente espressa sul discusso tema delle spese sostenute dalle aziende per ospitare i clienti. Mentre le spese per la pubblicità hanno la deducibilità immediata per l'intero importo sostenuto le spese di rappresentanza possono essere dedotte soltanto per un terzo del loro ammontare ed il benificio deve essere ripartito in quote costanti in cinque anni compreso quello in cui sono state sostenute. Nel caso considerato nella risoluzione è stato ritenuto valido il ragionamento proposto dal cliente che sosteneva che le spese per l'ospitalità dei clienti dovevano essere considerate non di rappresentanza ma di pubblicità e quindi interamente deducibili in quanto direttamente riferite ad una manifestazione dove venivano promozionati i prodotti dell'azienda. La risoluzione è stata accolta favorevolmente dalle case farmaceutiche che sostengono ogni anno costi ingenti per ospitare i loro possibili "clienti".

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Fax: 0372 457091


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 RUBRICA FISCALE La questione è molto incerta, perché è in corso un cambio di orientamento da parte del Dtt (dipartimento per i trasporti terrestri, la ex Motorizzazione). Con la circolare 2826-Mot2/B del 15 luglio 2002, è stato chiarito che gli autoveicoli a uso speciale ufficio devono essere classificati nella famiglia degli autocarri (classificazione internazionale in categoria N 1), il che rende molto più difficile omologare modelli derivati da autovetture (classificazione internazionale in categoria M1). Infatti, occorrerebbe che di queste autovetture esistesse già un’omologazione come autocarro (cosa rara) o che comunque siano disponibili le certificazioni di conformità alle direttive europee in vigore (per esempio, su emissioni inquinanti, attacchi cinture di sicurezza, eccetera) in categoria N1 (la documentazione tecnica che accompagna le omologazioni di autovetture è invece sempre riferita alla categoria M1): lo dispone esplicitamente la circolare del Dtt 3469-4103/B del 16 ottobre 2000. Queste restrizioni non sembrano definitive: nella circolare dello scorso luglio, il Dtt menziona una razionalizzazione e semplificazione delle norme, che sarebbe già in corso. Bisognerà quindi attendere ulteriori novità, sperando che facciano chiarezza su un argomento complicato che era stato molto trascurato in passato. Un chiarimento non è più rinviabile: ora, per fruire della detraibilità piena dell’Iva e della deducibilità totale dal reddito imponibile, molti lavoratori autonomi e aziende ricorrono proprio all’escamotage di immatricolare come autocarri o autoveicoli uso ufficio normali autovetture, con pochissimi adattamenti. Per questo, molti chiedono quali sono i modelli trasformabili e le risposte in materia non possono che essere ancora nebulose. Resta comunque una certezza: come riportato più volte anche dal Sole-24 Ore, l’uso di questo tipo di veicoli dà diritto alle agevolazioni fiscali solo quando avviene integralmente per ragioni di lavoro, cosa che nella pratica accade di rado. Qualsiasi uso improprio comporta sanzioni sia a livello di leggi fiscali sia di Codice della strada. Il Sole 24 Ore L’esperto risponde del 25 novembre 2002

Studio associato come intestare l’auto e associazioni professionali non possono essere intestatarie di beni mobili registrati (autovetture). Il libretto dell’autovettura a uso dello studio professionale deve indicare tutti i comproprietari, o è sufficiente che sia intestato a un professionista? Come può essere caricato nel libro cespiti nel secondo caso? Dal Pra abbiamo ricevuto risposte contrastanti.

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Il comportamento più diffuso nei casi simili a quello esposto nel quesito, consiste nel contestare il bene a tutti gli associati. Tuttavia, ad avviso di chi scrive, l’auto può anche essere intestata a uno solo degli associati, il quale procede all’acquisto quale rappresentante dell’associazione professionale.

Anche in questo caso, infatti, il bene può essere ammortizzato purché: - sia indicato come bene strumentale nel libro dei cespiti o nel libro degli acquisti Iva; - sia effettivamente utilizzato nell’attività professionale; - siano rispettate le regole di ammortamento fissate dall’articolo 121bis del Tuir (ammortamento limitatamente a un solo automezzo per ogni associato e in ragione del 50 per cento). Il Sole 24 Ore L’esperto risponde 25 novembre 2002

Criteri per l’accreditamento ECM ono un medico convenzionato Asl per 24 ore settimanali di continuità assistenziale con incarico a tempo indeterminato. Pongo i seguenti quesiti: è obbligatorio per i medici con incarico suddetto l’aggiornamento con accreditamento ministeriale cosiddetto secondo il programma di Educazione medica continua? Se sì, da quando e con quali modalità (quale la legge o il regolamento ministeriale), esiste

S

un termine temporale? Se sì, è il medico o l’Asl con cui è convenzionato che deve provvedere a ricercare e pagare i corsi per il predetto aggiornamento ECM? Se l’Asl non provvede, cosa occorre fare? Per lo svolgimento di attività libero-professionale medica, generica o specialistica, corre l’obbligo del suddetto aggiornamento accreditato ECM? Il progetto nazionale di Educazione continua in medicina (ECM) interessa tutti gli operatori della Sanità, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della loro attività professionale (in proposito vedasi la circo-

lare del ministero della Salute del 5 marzo 2002). Il progetto prevede che i medici pubblici (dipendenti o convenzionati con l’Ssn) possano beneficiare di “progetti formativi aziendali”, l’attuazione dei quali è demandata alle Regioni tramite le aziende sanitarie. Comunque resta fermo l’obbligo per ogni medico di conseguire i necessari crediti, indipendentemente dal fatto che ciò avvenga tramite la formazione individuale. Per ulteriori approfondimenti, si consiglia di visitare il sito ministeriale: http://ecm.sanita.it. Il Sole 24 Ore - L’esperto risponde


Per informazioni

8-11 Paola Gambarotti Palazzo Trecchi, Via Trecchi, 20 26100 Cremona Tel. 0372/403508 - Fax: 0372/457091 Email: paola@scivac.it

in collaborazione con

H ill ’s* Animal Health Sanità Animale


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 IN RETE

I FireWall: uno scudo protettivo alle intrusioni al PC

di Fabrizio Pancini

Durante ogni collegamento a Internet può essere violata la nostra privacy hiunque sia collegato alla Rete è potenzialmente esposto al rischio di vedere violata la propria Privacy da uno sconosciuto. Se volete essere sicuri che nessuno acceda clandestinamente al vostro computer e si impadronisca nei vostri preziosi dati allora avete proprio bisogno di installare un FireWall. Diverse case produttrici offrono gratuitamente su Internet FireWall per uso personale, mentre per le reti sono disponibili dei prodotti che sono caratterizzati da un grado di specializzazione tanto maggiore quanto più alta è la qualità dei servizi gestiti. In effetti, l’argomento sicurezza, da sempre, era destinato ai soli amministratori di sistema, ai quali è delegato il compito di proteggere le reti aziendali da intromissioni esterne. Negli ultimi tempi, con l’enorme incremento dell’utilizzo dei computer domestici, la situazione è sostanzialmente cambiata, ciò ha reso disponibile agli hacker una nuova tipologia di “preda informatica”: noi veterinari, tranne qualche caso del tutto particolare, siamo inseriti in quella categoria. Senza contare poi che, mediamente, per la scarsa esperienza in questo settore degli utenti cosiddetti “della domenica”, il livello di sicurezza dei computer domestici risulta piuttosto basso, per cui, si può facilmente intuire la facilità di intrusione e l’interesse che certi individui senza scrupoli provano nei confronti di un PC connesso in Rete, indipendentemente dal tipo di utente collegato. A maggior ragione, poi, il rischio è fortemente aumentato quando si utilizzano sistemi di connessione come ADSL che consentono, a prezzo ridotto, la connessione in Rete 24 ore su 24. A parte che, il solo fatto che qualcuno possa entrare a curiosare dentro il PC di casa o quello dell’ambulatorio o della clinica dove sono conservati tutti i dati del nostro lavoro, manomettendo il nostro hard disk o cancellando o asportando documenti importanti, è un evento estremamente sgradevole oltre che dannoso, se i dati a cui gli hacker hanno accesso sono: elenchi di fornitori, di clienti o peggio, dati bancari, numeri di carte di credito, ecc., come si può facilmente intuire, la faccenda è enormemente più grave. Cosa si può fare, quindi, per difendersi da queste inopportune intrusioni informatiche? Un principio fondamentale per proteggere il proprio sistema dall’intrusione di estranei è quello di “non accettare caramelle dagli sconosciuti”: in pratica, come ci dicevano le nostre mamme quando andavamo in giro a giocare, non si devono mai aprire file ricevuti per posta elettronica da perso-

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ne di cui non si conosce l’identità o l’affidabilità. Occorre, in sostanza, evitare di aprire documenti generati soprattutto da Word, Excel, Access, o file con estensione Exe e Com che possano contenere un codice eseguibile che potrebbe andare a distruggere o ad interferire negativamente col sistema operativo del nostro computer. Tuttavia occorre precisare che, per quanto riguarda le immagini in formato Gif e Jpeg, dal momento che giornalmente e professionalmente ci capita di dover o voler scaricare fotografie con questo tipo di estensioni, dato che queste non possono contenere codici potenzialmente dannosi, si possono considerare sicure per il nostro computer. In passato, i programmi per impedire l’accesso ai dati del computer erano dedicati esclusivamente ai server di reti, che disponevano di dimensioni molto elevate e che potevano essere acquistati a prezzi molto alti, visti i costi dei complessi controlli che dovevano garantire. Come già accennato in precedenza, con il notevole aumento degli utenti domestici o semi-professionali alla Rete Internet che si è registrato in questi ultimi anni e col conseguente aumentato dei rischi di intromissione negli hard disk di

milioni di utenti in tutto il mondo, si è reso necessario attrezzare i nostri computer con protezioni sempre più sofisticate e diffondere l’utilizzo dei FireWall a tutte le categorie di utenti. Sulla base di queste considerazioni, la diffusione e le potenzialità di questi sistemi di protezione è oggi in continua evoluzione, soprattutto per merito dei produttori, che spesso distribuiscono gratuitamente o per un limitato periodo di prova, programmi che derivano dal mercato destinato all’uso professionale. I FireWall che si utilizzano attualmente, sono sufficientemente semplici da installare e da configurare anche da parte degli utenti meno esperti e consentono di impedire o accettare, in base alle esigenze del consumatore, determinati tipi di flussi di collegamento e di comunicarci eventuali intrusioni o accessi indesiderati al nostro PC. In ogni caso, un ottimo principio di cautela è quello di ricordarsi di effettuare regolarmente degli update del programma utilizzato (per gli smemorati come me consiglio il sistema automatico), in modo da garantire una adeguata protezione in base all’andamento ed alle tipologie di attacchi rilevate dalle case produttrici. ■

http://farmaco.cluster5.it/ n questo sito, il Dipartimento di biologia animale, settore farmacologia,dell’Università degli Studi di Sassari ha da tempo attivato un servizio di farmacovigilanza veterinaria, rivolto a tutti i medici veterinari (liberi professionisti e/o dipendenti pubblici), farmacisti, allevatori e/o proprietari, che raccoglie tutte le segnalazioni di reazioni avverse e/o di inefficacia terapeutica dei farmaci e dei vacciniche gli operatori sanitari, come previsto dalla normativa vigente, sono tenuti a segnalare. Le segnalazioni, che possono essere fatte attraverso la compilazione di una scheda di segnalazione via Internet, possono riguardare animali di qualunque specie, sia da reddito (mammiferi, volatili, pesci...) che da compagnia (cani, gatti, nuove specie esotiche....) che selvatici. È questo un sito certamente utile che potrà consentire più facilmente ai veterinari di segnalare, senza problemi e con la massima celerità, le reazioni avverse e/o l’inefficacia terapeutica dei farmaci utilizzati nella pratica clinica quotidiana.

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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 L’OPINIONE

L’Ordine che ci meritiamo i sono svolte le elezioni per la composizione dei vari Ordini provinciali nel triennio 2003 - 2006. Quando scrivo non ho ancora il panorama nazionale dei risultati, ma non è

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di questo che vi voglio parlare e la conoscenza di quanto uscito dalle urne non cambierebbe di una virgola il mio ragionamento. Una giovane collega mi ha fatto una domanda di notevole spes-

sore: visti i desolanti e scoraggianti dati sull’affluenza agli Ordini, i medici veterinari e in particolare i liberi professionisti che Ordini si meritano? Oppure sono gli Ordini a non me -

di Oscar Grazioli Medico Veterinario, Reggio Emilia

ritarsi i voti? Vi devo una confessione. Quest’anno non sono andato a votare, anzi non sono neanche andato a ritirare la convocazione. La cartolina gialla di notifica giace

ancora su di un angolo del tavolo in attesa di essere cestinata. Ho quindi un punto di vista privilegiato per potere discutere di que sto argomento dalla parte di chi non va a votare e di chi è stato per tre anni nel consiglio dell’Ordine. In realtà c’è chi non va mai a votare per tutta la sua vita professionale e che, come me quest’anno, si è lasciato andare nel piattume generale, nello scoramento più totale che ha colpito i liberi professionisti della mia provincia. Tre anni fa ci fu una durissima battaglia, non priva di manovre spericolate e talvolta illecite, fra liberi e dipendenti, come vuole la consuetudine. Vinsero i dipendenti: qualcuno, ancora oggi scherzando amaramente, sostiene di avere visto votare anche qualche dipendente defunto, magicamente riportato alla vita per la causa. Facezie, ma non tanto poi. Ero scrutatore e ho visto davanti a me un anziano collega, che so seriamente malato, con il quale ho lavorato cinque anni. Non sapeva chi ero. Se non altro ci fu battaglia e non era assolutamente scontato chi vincesse. Quest’anno non si è trovato di meglio che rinnovare il consiglio uscente con un paio di cambiamenti e si è dovuto lottare più che altro per trovare dieci colleghi che accettassero la candidatura. A parte alcuni Ordini come quello di Milano, che nelle ultime settimane ha palpitato per la comparsa di fantomatici quanto improba bili “veterinari indipendenti”, nella maggior parte d’Italia si è verificata la consueta desolazione delle urne semivuote. I pensionati e gli anziani in odore di ritirata perché dovrebbero andare a votare, se non “obbligati” quando la battaglia infuria? I giovani (si fa per dire) laureati sono cronicamente alle prese con un problema che non vede sbocco e sul quale l’Ordine non può minimamente incidere, in quanto apparentemente non gli compete: la disoccupazione. Ho scritto “apparentemente” perché gli Ordini potrebbero fare molto di più, se solo non fossero ridotti a meri uffici di burocrazia. Fino a quando l’Ordine avrà per compito quello di svolgere mansioni burocratiche e fare rispettare la “deontologia professionale” assisteremo allo stesso desolante spettacolo. Quando l’Ordine sarà profondamente riformato e diventerà un importante anello nella catena che aiuta i giovani ad entrare e a rimanere nel mondo del lavoro lo scenario dovrebbe cambiare. Se così non sarà risponderò alla giovane collega che la colpa è tutta nostra. ■


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 RIFLESSIONI

ECM ed Esame di Stato, ancora riflessioni… ugli ultimi numeri di Professione Veterinaria ho espresso alcune considerazioni a proposito dell’ECM e dell’esame di stato. La mia posizione non è stata apprezzata da alcuni colleghi che mi hanno scritto o che hanno telefonato in redazione. Purtroppo le telefonate non sono poi state seguite da lettere da pubblicare in questa rubrica e neppure quanto pervenutomi in forma scritta è stato autorizzato alla pubblicazione. Mi dispiace sia perché alcune contestazioni, sia pure legate a fatti molto personali, erano comunque interessanti sia perché mi sarebbe stato più facile rispondere. Riprendo quanto da me affermato a proposito di ECM ricordando che la posizione assunta dalle diverse organizzazioni che rappresentano il mondo veterinario di fronte a questa “bella novità” sono state molto diverse. La FNOVI pur ribadendo il principio dell’obbligo all’aggiornamento, già previsto nel codice deontologico, ha espresso parecchie riserve e critiche al sistema ECM. L’ANMVI ha condiviso la posizione della FNO VI esprimendo soprattutto dubbi per l’applicazione dell’ECM al settore professionale privato. Il SIVEMP in rappresentanza di una parte della veterinaria pubblica si è organizzato subito per proporre varie iniziative di aggiornamento accreditato per i suoi iscritti creando anche una propria associazione culturale sostenendo, d’altra parte, che i liberi professionisti non erano soggetti all’ECM. Il Sivelp, infine, ha avuto comportamenti contradditori. Da un lato, contro ogni evidenza, sosteneva che i liberi professionisti non fossero soggetti all’ECM e comincia va a raccogliere firme contro l’ECM, dall’altro in corso di elezioni degli ordini indicava iniziative ECM organizzate dagli ordini e promuoveva eventi accreditati per liberi professionisti. Un po’ di chiarezza avrebbe creato meno problemi e certamente meno confusione. La mia posizione a conclusione di tutto è molto semplice. Ritengo doveroso l’aggiornamento per tutti i veterinari per l’importanza del ruolo sanitario e di rilevanza pubblica e sociale che ricopriamo. Penso che sia giusto un controllo del nostro aggiornamento ma che il sistema ECM sia quanto di più complicato, burocratico e poco rispettoso della nostra professionalità si potesse inventare. Sono anche convinto che il Ministero non riuscirà a gestirlo e sarà costretto, anche su pressione delle associazioni professionali del settore sanitario, a mo dificarlo in modo consistente. L’aggiornamento a distanza potrebbe rendere tutto più semplice e meno impegnativo per tutti. Do-

S

vrà certamente essere riconosciuto l’aggiornamento all’estero e si dovrà dare la possibilità al settore privato di recuperare fiscalmente i costi sostenuti. Le richieste della FNOVI e degli altri ordini sanitari

saranno in parte accettate con una riappropriazione del sistema da parte degli ordini che avranno una funzione gestionale e soprattutto di controllo. Sono contrario a pensare che gli ordini debbano

di Luigi Poretti

assumersi il ruolo di organizzatori di eventi. Non è il loro compito. Non possono essere promotori e controllori nello stesso tempo. Potrebbero al massimo propor re iniziative di aggiornamento su temi

riferiti ad aspetti normativi e deontologici della professione. L’aggiornamento dovrebbe restare di competenza, come è in tutti gli altri settori sanitari, delle società scientifiche e delle università che


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 RIFLESSIONI

dovrebbero collaborare con gli ordini per ridistribuire la loro attività su tutto il territorio nazionale rendendo più facile la partecipazione a tutti i colleghi. Non dimentichiamo, d’altra parte, che l’alternativa ad un sistema di controllo dell’aggiornamento con l’applicazione dei punti o dei crediti è quella di ripetere periodicamente un esame che dimostri la nostra preparazione! Vogliamo questo? Il futuro, ed anche la riforma degli ordini lo prevede, sarà certamente di maggior attenzione e controlli verso l’attività professionale a garan zia del cliente. Parlando di esami, risponderei anche ad un collega

che so ha più volte telefonato in redazione molto arrabbiato con me perché ho scritto che l’esame di stato per diventare medico veterinario è particolarmente facile. Secondo quanto riferitomi il collega contestava questa mia affermazione sostenendo che l’esame da lui superato anni fa a Milano non era stato per niente una passeggiata. Il mio giudizio non era legato a specificità di territorio o di annata ma derivava dalla considerazione che mentre per diventare, ad esempio, avvocato, ingegnere, commercialista, ecc… spesso l’esame di abilitazione deve essere ripetuto e vi è sempre

una selezione molto forte non mi è mai capitato di sentire di simili situazioni in ambito veterinario. Qualcuno è in grado di dirmi quanti negli ultimi 10 anni hanno dovuto rifare l’esame? E che percentuale rappresentano rispetto alle migliaia di nuovi iscritti? L’esame di stato abilita alla professione, dovrebbe quindi garantire che quel laureato è in grado di iniziare da solo un’attività professionale di medico veterinario. L’esame quindi non dovrebbe fermarsi a domande scientifiche, spesso puramente teoriche, ma dovrebbe essere fortemente legato all’attività pratica spaziando

anche su aspetti normativi e deontologici. Fin tanto che l’esame sarà gestito da professori universitari, e lo dico con tutto il rispetto possibile, non potrà mai essere un momento di controllo delle attitudini, delle conoscenze e delle capacità che deve avere un laureato per diventare un professionista. La maggior parte degli universitari non conoscono il mondo professionale, perché non lo vivono e quindi l’impostazione dell’esame si limita alla ripetizione di conoscenze acquisite durante il corso di laurea e già valutate probabilmente dagli stessi pro-

fessori che ora si trovano nella commissione per l’abilitazione. Mi è capitato di conoscere giovani veterinari che sono stati iscritti all’ordine senza aver mai fatto pratica avendo svolto il tirocinio in modo molto “particolare”. E questi il giorno dopo possono a p r i re un ambulatorio! Senza parlare dell’assoluta ignoranza delle leggi e delle norme che regolano la nostra professione. Un esempio? Quando è scoppiato il pasticcio dell’ECM quanti colleghi sapevano o si ricordavano che l’aggiornamento obbligatorio è da sempre previsto dal nostro codice deontologico? ■

@ LETTERE AL DIRETTORE

Quello che più è dispiaciuto nella vicenda che la Collega Cotti segnala è l’avvertire, anche troppo chiaramente, la sensazione che non ci si renda conto di quanto sia impegnativo gestire un Ordine. Anche solo attenendosi alla sua mera conduzione amministrativa. Figuriamoci quanto può dispiacere rendersi conto che il lavoro e le energie spese ben oltre la soglia dell’ “adempimento” non vengono riconosciuti. Non bisogna aspettare che ci siano le elezioni degli Ordini per accorgersi che la partecipazione alla vita professionale veteri naria è scarsissima. Ma quello che penso al riguardo l’ho già scritto nel mio editoriale… Buon lavoro a tutti Carlo Scotti

Gli Ordini lavorano, ma nessuno lo sa Sono socio del Sindacato da molti anni (10 o 12), e molte battaglie le ho vissute di persona ancora quando c’era il grande dott. Mario Schianchi, ed è per questo che leggendo la lettera del collega Paolo Cova, pubblicata sulla Settimana Veterinaria n° 365, ho pr ovato un certo disagio. Parole dure sull’operato dell’Ordine di Milano, di cui, oltre ad esserne iscritta, faccio parte in qualità di revisore. Stanchezza, apatia e disimpegno non hanno certo caratterizzato l’opera dell’ultimo Consiglio, ma di coloro i quali sono iscritti (tra l’altro molti si “dimenticano” di pagare le quote annuali anche per anni!!), e non solo non partecipano, ma, addirittura, criticano in maniera sterile. Ho partecipato a congressi, seminari e corsi ancora prima di essermi laureata, per accrescere le mie conoscenze nel campo di mio interesse, per cui il

discorso ECM mi ha solo infastidito per le modalità con cui è stato proposto. È però una legge e come tale non è possibile modificarla solo con una raccolta di firme. Se domani ci saranno sanzioni per chi non si è adeguato, a chi mi rivolgerò? A chi sostiene che non c’è obbligo per i L.P.? Probabilmente il collega non è a conoscenza delle iniziative intraprese: mancanza di informazione o solo non volontà di essere informato? Non lo riceve “Il progresso veterinario” o solo non lo legge? Sono offesa per tutto il tempo che ho dedicato “gratuitamente” alla revisione dei conti e alle intere serate che ho sacrificato alla mia famiglia per partecipare alle riunioni mensili dell’Ordine. La mancanza di visibilità di tutto ciò che il Consiglio ha fatto, soprattutto nelle figure del suo Presidente, Vice-Presidente, Tesoriere e Segretario, senza nulla a togliere agli altri, è il sostanziale problema. Le persone lavorano e sacrificano il loro lavoro, il loro tempo e le loro energie, ma nessuno lo sa! Vorrei sottolineare inoltre che gra zie all’Ordine di Milano: - è stato organizzato con l’ausilio

di altri Ordini regionali un corso sulle zoonosi con la partecipazione di circa 1400 veterinari, che hanno così assolto gratuitamente al loro debito per il punteggio ECM (tra questi anche gli organizzatori della raccolta firme contro gli ECM); - è stato possibile, a seguito della tempestiva richiesta, inserire nella Commissione istituita dopo l’Ordinanza Borsani, una collega come rappresentante della Federazione regionale degli Ordini, cosicché, finalmente, anche i veterinari verranno ascoltati. Certo molti colleghi pensano all’attività dell’Ordine come qualcosa di astratto e con grandi poteri, invece non hanno idea di quanti impegni e quali oneri (oltre alla propria attività) deve sostenere chi vi partecipa attivamente e non si limita a subire. Gli stessi colleghi, per giunta, non perdono poi occasione per lamentarsi che l’Ordine non fa niente….. Col semplice dissenso non si costruisce nulla, bisogna partecipare ed essere propositivi, e non limitarsi a boicottare e denigrare il lavoro svolto. Non credo rinnoverò la mia quota

al Sivelp per il prossimo anno perché non mi sento cor rettamente e obbiettivamente rappresentata, e questo mi angoscia. Maura Cotti Medico veterinario maura.ct@libero.it

Veterinario operaio Caro Scotti, abbiamo tutti letto la lettera della collega che dopo anni di lavoro sottopagato o gratuito ha deciso di cambiare mestiere. Lei ha avuto il coraggio di scriverlo ma sono centinaia quelli che sopravvivono aiutati dai genitori o abbinando altri lavori di ogni genere. Ultimamente mi è capitato di dover cercare un giovane collega da inserire nella mia struttura e non solo sono rimasto sorpreso dal numero di risposte che ho ricevuto ma quello che mi ha sinceramente sconcertato è il fatto che leggendo i curricula che mi sono arrivati sono purtroppo veramente tanti, anzi troppi, i colleghi che dopo 4 o 5 anni dalla laurea, nonostante

È men male l’agitarsi nel dubbio, che il riposar nell’errore (Alessandro Manzoni)

spesso un bel 110/110, non hanno ancora trovato una sistemazione ed in sostanza hanno fatto di tutto un po’ senza mai in effetti avere una occupazione vera. Credo che l’inserzione di un collega che cercava lavoro e che ho letto ultimamente sia significativa della drammatica situazione che il nostro settore sta vivendo: ”Veterinario, invalido civile 50%, cerca lavoro, anche come operaio, in allevamenti avicoli nella provincia di Verona”. Lettera firmata

Cari Colleghi, i libretti di vaccinazione del cane e del gatto, realizzati dalla SCIVAC, secondo le indicazioni della FSA e della FECAVA, sono nuovamente disponibili. Nella loro versione originale, senza inserzioni pubblicitarie, i libretti possono essere richiesti alla tipografia Press Point, al puro costo di stampa e con contributo di spese di spedizione. Non sono invece più disponibili le copie sponsorizzate che, in collaborazione con alcune aziende farmaceutiche e mangimistiche, la SCIVAC distribuiva gratuitamente negli anni scorsi.

500 COPIE = Euro 87,80 Richiedere a Press Point srl Via Cagnola 35 - 20081 Abbiategrasso - Tel. 02/9462323 - 02/94965467 - Fax 02/94969304 Email press.point@tiscalinet.it


PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002

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LETTERE AL DIRETTORE

ECM e diversità Capisco che a parlare bene dell’ECM rischio di essere strangolato ma credo che al di là del sistema applicativo, veramente assurdo, il principio di un aggiornamento obbligatorio, date le caratteristiche e le responsabilità del nostro lavoro, non sia sbagliato. Detto questo vorrei invece aggiungere una riflessione su due eventi, entrambi accreditati ECM, ai quali ho partecipato. Il primo, Perugia, Congresso SCI VAC, partecipazione come sempre numerosa, buone relazioni, buona organizzazione. I partecipanti credo che fossero tutti iscritti alla SCIVAC. La sensazione era chiaramente che tutti i colleghi presenti erano venuti per aggiornarsi indipendentemente dai crediti. Questi erano soltanto per tutti un foglio da conservare, un piccolo aspetto burocratico voluto dal mi nistero che nulla toglieva o aggiungeva al valore del congresso. L’organizzazione efficiente, inoltre, ha permesso ai partecipanti di evitare code sia al momento dell’iscrizione che a quello finale della riconsegna di tutta la documentazione. Durante le relazioni tutti erano in sala, attenti con il desiderio di approfondire un argomento interessante. Nessun problema quindi tranne per alcuni, ma credo proprio pochi, che essendo arrivati in ritardo si sono visti rifiutare i crediti. Non ci sono state comunque, da quanto so, discussioni particolari. L’altro evento a cui ho partecipato pochi giorni dopo è stato organizzato a Brescia dall’Ordine, gratuitamente. L’argomento era di grande interesse, ortopedia, e il relatore di ottimo livello, Vezzoni. Una buona occasione, quindi, di aggiornamento. Il pubblico però, prettamente locale, era molto diverso, si vedeva subito che molti erano venuti solo per i punti da portar via disturbando anche chi era, al contrario, veramente interessato a seguire le relazioni. Anche questa iniziativa era ben organizzata, ma l’aria e l’atmosfera erano molto diverse. Confrontando questi due momenti ho l’impressione che il mondo veterinario si stia spaccando in due. Da una parte, quella più numerosa, i colleghi che si sono sempre aggiornati ed hanno sempre sentito l’esigenza di continuare negli anni a studiare, ad approfondire a crescere professionalmente che continueranno a seguire iniziative di qualità e per i quali il problema ECM sostanzialmente non esiste se non, giustamente, come un qualcosa soltanto di burocratico e da rifiutare come principio, dall’altra quelli che, e a mio avviso sono una netta minoranza, non hanno mai sentito l’esigenza di un regolare aggiornamento, ed è la situazione peggiore, o dopo anni di impegno hanno tirato i remi in barca. Il problema grosso non lo avranno questi ultimi per i quali basterà ritro-

vare interesse su alcuni aspetti del proprio lavoro per adempiere alle richieste del ministero, ma soprattutto quelli che si sono sempre accontentati di quanto, poco o tanto, hanno imparato all’università convinti che per essere un buon veterinario, o almeno accet tabile, sia sufficiente la pratica quotidiana anche se magari superata scientificamente e professionalmente. Sono i colleghi ancora convinti della logica che sbagliando si im-

para anche se nel frattempo il nostro sbagliare è costato caro a tanti animali e sono gli stessi che sono convinti spesso di non sbagliare mai e che gli altri non hanno capito niente. Forse l’ECM, almeno per questa sparuta schiera di colleghi, hanno fatto bene a farlo anche se sono sicuramente quelli che lo contestano di più ritenendo di non aver assolutamente bisogno di aggior narsi. L.F.

VETLINK Lista telematica A.N.M.V.I.

collegati con la tua professione per iscriverti http://www.anmvi.it/servizi/liste/index.html


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 DALLE ASSOCIAZIONI

SIVAR: numerosi gli appuntamenti per il 2003 a SIVAR chiude il 2002 con un anno ricco di riconoscimenti e soddisfazioni. È stato infatti un anno caratterizzato da importanti avvenimenti: l’affiliazione della SIVAR alla World Association for Buiatrics (WAB) - riconoscimento mondiale che gratifica l’impegno della SIVAR per l’aggiornamento del medico veterinario buiatra; e le collaborazioni con la società transalpina (SNGTV - Societé nationale des Groupements Téchniques Vétérinaires) e con l’AIVI (Associazione Italiana Veterinari Igienisti). Soddisfazione per la SIVAR

L

Corso SIVAR “Chirurgia del dito del bovino”, 8-10 novembre 2002.

anche per la riuscita dei corsi pratici che si sono svolti nel secondo semestre. Il numero delle richieste

Corso SIVAR “Chirurgia del dito del bovino”, 8-10novembre 2002.

Corso SIVAR “Chirurgia del dito del bovino”, 8-10novembre 2002.

d’iscrizione è stato superiore al numero dei partecipanti previsti. Per il 2003 la SIVAR annuncia un fitto calendario, ricco di appuntamenti scientifici. Proseguirà nel 2003 l’impegno a fare formazione post-laurea come si è sempre fatto, afferma Dario Depetris Presidente SIVAR - ed inoltre verranno potenziate le attività regionali, grazie all’attività dei delegati SIVAR ormai presenti su tutto il territorio. Altri strumenti di lavoro e di aggiornamento, come i manuali pratici e il prontuario terapeutico, spediti a tutti i soci SIVAR, saranno messi a disposizione nel corso dell’anno. Il primo appuntamento fissato per il 2003, sarà un incontro organizzato dalla Delegazione SIVAR Sicilia, che avrà luogo il 1 marzo a Ragusa. Lo stesso evento dal titolo “L’aborto nei ruminanti: eziologia e diagnosi” verrà ripetuto il 3 marzo in Campania, il 4marzo in Puglia e il 7marzo a Verona presso la Fiera Internazionale dell’Agricoltura.

La figura del garante n occasione della Fiera di Cremona l’Ismea ha presentato i risultati di una interessante in-

I 2 CREDITI

Seminario SIVAR a Verona Venerdì 7 marzo presso il Centro Congressi Europa della Fiera di Verona, si svolgerà, in collaborazione con AIVEMP, il Seminario Nazionale SIVAR dal titolo: “L’aborto nei ruminanti:eziologia e diagnosi”. Fabio Del Piero, relatore della giornata parlerà delle cause infettive di aborto e natimortalità nei ruminanti. All’evento sono stati assegnati 2 punti ECM. La scheda d’iscrizione è da inviare presso la segreteria SIVAR entro il 27 febbraio 2003, dopo quella data sarà possibile l’iscrizione solo in sede congressuale. È possibile visualizzare il programma della giornata e scaricare il modulo di adesione al seminario, al sito della SIVAR www.sivarnet.it . Per ulteriori ed eventuali informazioni: Segreteria SIVAR Tel. 0372/40.35.39 - E-mail info@sivarnet.it Fiera di Cremona, 24ottobre 2002.

Rubrica a cura di Lara Zava Tel. 0372/40.35.41 E-mail lara@anmvi.it

dagine svolta su un campione di consumatori sul tema: “La percezione del consumatore sulla rintracciabilità dei prodotti alimentari tradizionali”. Dall’indagine si evidenzia che i prodotti sui quali il consumatore vorrebbe maggiori informazioni e garanzie sono quelli del settore zootecnico ed in particolatre la carne è il prodotto verso il quale sono più forti le preoccupazioni. La BSE certamente ha contribuito a fomentare dubbi e paure ma anche l’anagrafe bovina che continua a mostrare serie difficoltà a diventare operativa ed i continui illeciti scoperti regolarmente dai NAScontribuiscono a togliere tranquillità al consumatore. Un punto preciso dell’indagine era riferito al ruolo del garante ed in particolare alla “figura del garante” intesa come ente o figura professionale che riconosciuta dal consumatore al di sopra di interessi o coinvolgimenti commerciali possa dare reali garanzie sulla tracciabilità e qualità del prodotto. Gli enti che principalmente vengono individuati come referenti seri ed attendibili sono: i NAS, le Asl ed in misura minore i Ministeri della Salute o dell’Agricoltura. Anche l’Unione Europea è presa in considerazione ma è sentita lontana ed astratta ed il suo ruolo viene considerato solo come controllore degli enti che a livello locale o nazionale hanno il compito di garantire il consumatore. Certamente come organo di garanzia è sempre ritenuto più attendibile un ente pubblico ad un operatore privato anche se il sistema che sembra essere ritenuto migliore è quello dei controlli incrociati fra autorità pubbliche ed organizzazioni private intese come associazioni di produttori odistributori. Le Camere di Commercio non sono ritenute attendibili in quanto troppo compromesse con gli interessi dei produttori e commercianti e le associazioni consumatori ricevono giudizi molto contrastanti. Fra i garanti privati spesso lo stesso produttore può assumere un aspetto significativo se piccolo e locale o nazionale ma di marchio con forte immagine qualitativa. Lo

stesso vale per gli aspetti distributivi dove troviamo ottimi riconoscimenti a catene di nome scontato o al piccolo negozio sotto casa con il quale esiste un rapporto personale e consolidato nel tempo. Fra tutti gli enti e le figure emerse dall’indagine il veterinario non compare mai se non, forse, indirettamente nel riferimento alle Asl, nonostante sia la figura più qualificata per garantire con il suo ruolo e la sua professionalità tutta la filiera agroalimentare per il settore zootecnico. Gli sforzi che si stanno compiendo per dare una forte e significativa immagine del medico veterinario sono ancora molto lontani dall’obiettivo e d’altra parte notizie di scandali nel commercio della carne, enfatizzate da tutti gli organi di informazione, e che al di là delle reali responsabilità e colpe tutte da verificare, vedono coinvolti numerosi colleghi non fanno altro che abbattere sempre di più la nostra credibilità.

Diagnosi ecografica e radiografica in Toscana i è tenuto il 15 dicembre scorso ad Arezzo, l’incontro della Delegazione re g i o n a l e SCIVAC Toscana dal tema “Dal segno clinico alla diag n o s i ecografica e radiografica” con relatori Sergio Fanfoni e Paolo Fonti. Inizialmente il consiglio regionale SCIVAC Toscana era preoccupato per la riuscita dell’incontro a causa di alcuni disagi che potevano portare ad una presenza di partecipanti notevolmente scarsa dato principalmente da un disservizio postale che ha provocato un ritardo nel ricevimento degli inviti ed inoltre che la città scelta per l’incontro era di quelle circolettate di rosso per l’ubicazione non ottimale. Nonostante i relatori invitati non fossero dei più noti e di quelli che richiamano con sicurezza un nutrito numero di ascoltatori, all’incontro hanno partecipato più di 70 medici veterinari in buona parte competenti che hanno seguito attentamente l’incontro. “La prima gradita sorpresa - afferma Luciano Borghetti, presidente della Delegazione Regionale SCIVAC Toscana - è stato l’albergo che, anche se in ristrutturazione, si presentava molto bello a dispetto di quello che era la mia memoria. La stanza in cui si è svolta la giornata era stata com-

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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 DALLE ASSOCIAZIONI pletamente ristrutturata, rimessa a posto in maniera perfetta, anche se non molto grande. Sgradita sorpresa è stato lo spazio a disposizione degli sponsor che si sono dovuti accontentare di una sistemazione piuttosto scomoda, nella stessa stanza in cui si svolgeva l’incontro. Spero vivamente che il disagio sia stato ripagato da una discreta attenzione rivolta loro dai partecipanti all’incontro. Ringrazio comunquegli sponsor per la loro disponibilità a superare le difficoltà, cercando di navigare nella stessa direzione per far sì che la giornata potesse svolgersi nel migliore dei modi. I relatori hanno gestito una bellissima giornata mescolandosi con chi era venuto ad ascoltare e dando, a mio giudizio - continua il Dr. Borghetti - tutto quello che potevano dare, non svolgendo una le zione programmata che spesso segue un filo conduttore e che porta, qualche volta, a dire non tutto quello che si potrebbe, ma solo quello che si è stabilito prima di dire”. Sicuramente le relazioni, che par tivano da casi clinici, così com’erano articolate, hanno contribuito a rendere interattivo l’incontro; la competenza e la disponibilità dei relatori hanno creato la miscela ottimale che ha reso utilissima una domenica prenatalizia, rubata ai regali di Natale. “Un ringraziamento, infine, anche a Sabrina Sacchetti che si è occupata al mio posto di gestire parte dell’organizzazione dell’incontro - conclude il Presidente SCIVAC Toscana”. Le prossime giornate regionali previste per il 2003 in Toscana si svolgeranno il 27 aprile ed il 30 novembre.

In Liguria e in Sicilia, i primi due incontri regionali SCIVAC n febbraio ricominceranno anche gli incontri regionali organizzati da SCIVAC. Daranno il via la Liguria e la Sicilia che il 16 febbraio terranno il loro primo appuntamento previsto per il 2003 rispettivamente a Recco - Genova e ad Acireale, Catania. Ematologia pratica sarà il tema affrontato dal Dr. Marco Caldin, presso l’Hotel Manuelina La Villa a Recco; L’arte e la scienza della citopatologia diagnostica, invece, sarà il titolo della giornata SCIVAC che avrà luogo al Centro Congressi La Perla Ionica ad Acireale. Questi i programmi delle due giornate:

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16 febbraio - Delegazione regionale SCIVAC Liguria Relatore:Dr. Marco Caldin

8.30 9.25

9.30 10.30 11.00 12.00 13.00

PUNTI ECM 5 Registrazione dei partecipanti e verifica presenze Saluto ai partecipanti del Presidente Regionale, presentazione del relatore ed inizio dei lavori Introduzione all’emogramma (con casi clinici) Pausa caffè Alterazioni eritrocitarie morfologiche Anemie Spazio per eventuale co-

municazione commerciale 13.30 Pausa pranzo 14.30 Leucopenie e leucocitosi 15.15 Protocolli diagnostici in corso di piastrinopenie 16.00 Pausa caffè 16.30 Quando, come e perché eseguire una valutazione midollare 17.30 Test di valutazione dell’apprendimento e discussione finale 18.00 Consegna degli attestati e termine della giornata

Al nuovo sito del Governo http://dev.palazzochigi.it/ numerose novità. Tra queste la pagina Web denominata “L’Italia” (penultima voce nella barra sinistra di navigazione). Si tratta di una rete di link che permette all’utente di connettersi con tutta l’amministrazione pubblica territoriale. Selezionando la Regione di interesse sulla cartina dell’Italia è infatti possibile raggiungere i siti istituzionali delle Regioni, Province e Comuni capoluogo di Provincia. http://dev.palazzochigi.it//Istituzioni/index.html


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 DALLE ASSOCIAZIONI

16 febbraio Delegazione regionale SCIVAC Sicilia 13.00 Relatore:Dr. Davide de Lorenzi PUNTI ECM: 5 Registrazione dei partecipanti e verifica presenze 9.25 Saluto ai partecipanti del Presidente Regionale, presentazione del relatore ed inizio dei lavori 9.30 Citologia e citopatologia: definizione, scopi, vantaggi e limiti 10.30 Pausa caffè 11.00 “L’Arte” della citopatolo gia diagnostica • I “ferri del mestiere” del citopatologo (un buon campione si prepara con buoni strumenti) • Raccogliere le cellule e distribuirle su di un vetrino (un lavoro solo apparente mente semplice) • Colorare le cellule (la tavolozza del citopatologo) • Archiviare i campioni (co-

13.30 14.30

8.30

• •

• • •

16.00 16.30

17.30

me rendere duraturi i nostri successi ed imparare dai nostri errori) Spazio per eventuale comunicazione commerciale Pausa pranzo “La Scienza”: i vari “steps” dell’interpretazione citolopatologica Adeguatezza e rappresentatività L’infiammazione: riconoscerne i caratteri ed ipotizzarne le cause Euplasia: la cellula “in pace ed armonia” Citotipi: la forma è espres sione della funzione Displasia, Metaplasia, Neoplasia: i vari aspetti della “sofferenza” cellulare Neoplasia “maligna”: quando le cellule “impazziscono” Pausa caffè Casi clinici interattivi: trasformiamoin diagnosi le ore spese ad ascoltare parole e a studiare libri Test di valutazione dell’apprendimento e discussio-

33° Incontro Culturale Avulp

La Neurologia nella Clinica dei Piccoli Animali Sabato 15 e domenica 16 febbraio si svolgerà presso il Centro Studi SCIVAC/AVULP di Perugia il 33° incontro di aggiornamento culturale organizzato dall’Associazione Veterinari Umbri Liberi Professionisti dal titolo “La Neurologia nella Clinica dei Piccoli Animali”. Relatori: Dr. Marco Bernardini, Med. Vet. Dipl. ECVN Dr. Frank Steffen, Head of the neurology unit, the University of Zurich Per ulteriori informazioni contattare la segreteria organizzativa dell’AVULP - Tel. 075/58.48.164 Sabato 15 febbraio - mattino 8.30 Iscrizione e registrazione dei partecipanti 9.30 Esame Neurologico (Parte 1) (Dr. Marco Bernardini) 10.15 Pausa caffè 10.45 Esame Neurologico (Parte 2) (Dr. Marco Bernardini) 11.45 Localizzazione della lesione (Parte 1) (Dr. Frank Steffen) 12.30 Localizzazione della lesione (Parte 2) (Dr. Frank Steffen) 13.15 Pausa Pranzo

ne finale 18.00 Consegna degli attestati e termine della giornata

A Bari il primo seminario SCIVAC del 2003 vrà inizio sabato 15 febbraio il primo seminario SCIVAC previsto per il 2003. Diagnostica per immagini del torace e dell’addome è il tema che verrà affrontato dal Dr. Giacomo Gnudi - Med. Vet., Prof Ass, Università di Parma e dal Dr. Christopehr R. Lamb. - MA, VetMB, MRCVS, Dipl ACVR, Dipl ECVDI, presso il Grand hotel Ambasciatori di Bari. All’evento, la Commissione Nazionale per la formazione continua ha assegnato 10 crediti ECM. Diagnosi radiografica delle malattie polmonari, diagnostica per im magini dei versamenti pleurici, diagnosi radiografica delle malat tie cardiache, aspetti radiografici normali e patologici del mediastino nel cane e nel gatto e principi di interpretazione radiologica dell’addome saranno i temi discussi nella giornata di sabato. Diagnostica per immagini del tratto urinario, del fegato e delle vie biliari, l’esame radiografico con mezzo di contrasto nello studio delle malattie gastrointestinali e l’ultrasonografia del tratto intestinale saranno invece gli argomenti affrontati nella giornata di domenica. Il modulo d’iscrizione è da inviare alla segreteria SCIVAC entro e non oltre il 5 febbraio 2003. Per ulteriori informazioni rivolgersi a Paola Gambarotti Tel. 0372/40.35.08 Email paola@scivac.it.

A

sistematico l’educazione dei giovani delle scuole dell’obbligo sui temi dell’interazione uomo-animale e del benessere animale. Questa iniziativa può costituire un’interessante opportunità di lavoro per quei veterinari che vogliono operare nel campo dell’etologia appliacata e della zooantropologia, anche perché coloro che supereranno l’esame finale potranno entrare direttamente nel programma nazionale e usufruire del materiale didattico da distribuire nel le scuole. Per essere ammessi al corso è necessario aver già partecipato ad almeno un corso di zooantropologia teorica o applicata, o ad altri corsi di etologia di base o applicata al benessere animale che verranno valutati da un’apposita commissione giudicatrice. La precedenza al Corso verrà accordata ai soci SISCA e successivamente ai soci SCIVAC. L’iscrizione dovrà essere effettuata entro il 31 gennaio 2003. Per informazioni - Segreteria E.V. 0372/40.35.06

9° Congresso Multisala SIVE abato 1 e domenica 2 febb r a i o , con il patro c i n i o della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Pisa, la

S

N O V I T À NELSON & COUTO Medicina interna del cane e del gatto 2a ed. italiana, 1312 pag, 300 ill, Masson EV, novembre 2002 Ed. italiana a cura di R. Assin Soci delle associazioni federate ANMVI: Euro 148,00 Non soci: Euro 180,00

Sabato 15 febbraio - pomeriggio 14.30 Malattie della colonna e del midollo toracolombare (Dr. Frank Steffen) 15.15 Traumi spinali (Dr. Frank Steffen) 16.00 Pausa caffè 17.15 Presentazione e discussione di casi clinici (Dr. Frank Steffen) 18.30 Discussione e chiusura lavori Domenica 16 febbraio - mattino 9.00 Crisi convulsive e stato epilettico (Dr. Marco Bernardini) 10.00 Pausa caffè 10.30 Presentazione e discussione di casi clinici (Dr. Marco Bernardini) 11.45 Malattie della colonna e del midollo lombosacrale (Dr. Frank Steffen) 13.00 Pausa Pranzo Domenica 16 febbraio - pomeriggio 14.30 Presentazione e discussione di casi clinici (Dr. Frank Steffen) 15.15 Sindromi vestibolari e sordità (Dr. Marco Bernardini) 16.30 Pausa caffè 17.00 Presentazione e discussione di casi clinici (Dr. Marco Bernardini) 18.30 Discussione e chiusura lavori L'incontro, in fase d'accreditamento ECM, è gratuito per i sovi AVULP in regola con la quota associativa 2003. Per i non soci il costo è di 60 Euro,mentre per gli iscritti all'Ordine di Perugia il prezzo è di 50 Euro.

Corso Avanzato di Zooantropologia applicata alla didattica i svolgerà presso la sede di Cremona, a Palazzo Trecchi, dal 20 al 22 febbraio 2003 il Corso avanzato di Zooantropologia applicata alla didattica. Il Corso intende formare un pool di docenti di didattica zooantropologica che andranno a far parte del programma nazionale della “Scuola di Interazione Uomo Animale”, un progetto che si propone di realizzare in modo capillare e

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SIVE organizza il suo 9° Congresso. Quest’anno l’evento avrà luogo a Pisa presso il Palazzo dei Congressi. Alcune novità in termini di programmazione e contenuti: il congresso avrà termine di domenica anziché di lunedì ma inizierà il venerdì pomeriggio per chi parteciperà alle sessioni specialistiche della SIRE e della SIOCE. Edward L. Blach, David E. Freeman, Derek Knottenbelt, Sue McDonnell, Dickson D. Varner e Jeffrey P. Watkins sono i 6 relatori di fama internazionale che tratteranno argomenti di chirurgia, medicina, riproduzione e novità assoluta, di practice management. Relatori, invece delle sessioni “How to do” Ciampoli Raffaello, Alberto Magi, Angela Mascioni, Duccio Pellegrini, Marco Pepe, Riccardo Stoppini e Giovanni Zavaglia. Inoltre, in occasione del congresso, si svolgerà nella giornata di sabato l’assemblea ordinaria ed elettiva dei soci SIVE. Per il Multisala SIVE è stata fatta richiesta di accreditamento presso il Ministero della Salute per i giorni 1 e 2 febbraio. Le sessioni accreditate sono: CHIRURGIA E ORTOPEDIA: sa bato 1 febbraio e domenica 2 febbraio - Sala Auditorium RIPRODUZIONE: sabato 1 febbraio e domenica 2 febbraio - Sa la Fermi PRACTICE MANAGEMENT: sabato 1 febbraio - Sala Pacinotti MEDICINA INTERNA: domenica 2 febbraio - Sala Pacinotti

VANDEVELDE Neurologia veterinaria. Dall'approccio al paziente alla terapia 1 ed. italiana, 352 pag, 200 ill, Masson EV, novembre 2002 Ed. it a cura di M. Baroni e M. Mariscoli Soci delle associazioni federate ANMVI Euro 56,00 Non soci: Euro 68,00

PER INFORMAZIONI E ORDINI: Francesca Chiari - Tel. 0372/403507 Fax 0372/457091


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 DALLE ASSOCIAZIONI Per ulteriori informazioni rivolgersi a Ludovica Bellingeri - Segreteria SIVE - Tel. 0372/403502 E-mail lbellingeri@sive.it.

Gruppo Interattivo Animali da Compagnia l comitato tecnico GIAC,al fine di continuare una sempre più fattiva collaborazione con i Medici Veterinari, ha deliberato di offrire ai medesimi iscritti SCIVAC l’opportunità di partecipare ai moduli dei Corsi per Istruttori Animali da Compagnia, con la possibilità di conoscere e verificare i nostri metodi di insegnamento e l’applicazione dei nostri principi ispiratori. Per questo il GIAC è lieto di comunicare che per ogni modulo, a partire già da questo Corso per istruttori Cani da Compagnia, sono riservati e garantiti a titolo gratuito n. 2 (due) posti per Medici

Veterinari, pari ad un beneficio di € 600,00 a modulo (sono escluse le spese di trasferimento da e per la sede del Corso e le spese di alloggio per la durata del modulo). Quanto infine alla gestione delle presenze i Signori Medici Veterinari possono prendere contatto con la Segreteria GIAC ai seguenti numeri telefonici: Tiziana Gori 039/321276, 360/820594, 340/5946486.

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41° Convegno Nazionale dell’Associazione Scientifica di Avicoltura Sezione Italiana della World’s Poultry Science Association su: ECOLOGIA ED ALLEVAMENTO AVICOLO Forlì,CCIAA, 20 febbraio 2003 Sempre attenta e sensibile alle problematiche del settore avicolo,

l’Associazione Scientifica di Avicoltura, Sezione italiana della World’s Poultry Science Association (WPSA), intende affrontare il problema dell’impatto ambientale correlato alla nostra avicoltura con un convegno scientifico a carattere nazionale. Non stupisca quindi se il 41° Convegno dell’Associazione organizzato in collaborazione con la Camera di Commercio di Forlì-Cesena, che si terrà il 20 febbraio 2003 presso la sede camerale, avrà per tema: “Ecologia ed allevamento avicolo”. Trattasi di un tema di grande attualità come sottolineato dai recenti convegni tenutisi a Forlì sull’Integrated Pollution Prevention and Control (IPPC) che hanno fornito interessanti spunti di riflessione su come e quando intervenire per ridurre l’impatto ambientale dell’allevamento avicolo. Il 41° Convegno della WPSA italiana vuole ripercorrere attraverso la competenza e l’esperienza della dottoressa Laura Manduzio dell’Enea e nota collaboratrice del Ministero dell’Ambiente, tutte le tappe e verificarne le ragioni, che

VERONA FIERE

SOCIETÀ ITALIANA VETERINARI PER ANIMALIDA REDDITO

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Seminario Nazionale

L’ABORTO NEI RUMINANTI: EZIOLOGIA E DIAGNOSI Fiera di Verona - Centro Congressi Europa - Auditorium Verdi Venerdì 7 Marzo 2003

Chairman: Dr. Marco Colombo

hanno portato in sede comunitaria alla stesura del documento di riferimento per le migliori tecniche disponibili (BREF) in un obiettivo confronto anche con la normativa italiana. Il tutto sarà rapportato al la realtà dell’allevamento avicolo italiano grazie anche alla collabo razione del prof. Paolo Pignattelli. Al dottor Giuseppe Bonazzi del CRPA di Reggio Emilia sarà affidato il compito di trattare le possibili soluzioni tecniche per prevenire e ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti. In un simile contesto non poteva mancare il confronto con una realtà, quella americana, che da alcuni anni ha attuato analoghi programmi di prevenzione e riduzione dell’inquinamento ambientale. Sarà il dottor C.M. Williams della State University of Nord Caroline ad affrontare questa materia, dilatandone i confini allo scenario mondiale e ad illustrarci le possibili soluzioni e le prospettive. Una panoramica a trecentosessanta gradi quindi, che non mancherà di sollevare interrogativi vuoi per i limiti normativi, vuoi per l’impatto ed eventuali condiziona menti sul management avicolo, ma anche per le soluzioni che saranno presentate. Il convegno, che non prevede alcuna quota di iscrizione, è destinato a tutti gli operatori del settore avicolo e a tutti coloro, che a vario titolo (ricercatori, studiosi, esperti pubblici e privati, ecc.), sono coinvolti in questa delicata materia. Il programma di massima prevede: 9,30

S. Mazzi, Presidente CCIAA Forlì-Cesena Saluto ai partecipanti L.Guidobono Cavalchini, Presidente WPSA Italiana Apertura dei lavori

10,00 C.M. Williams, NC State University, USA Allevamento avicolo ed impatto ambientale. Il quadro mondiale ed americano. Possibili soluzioni e prospettive 10,40 Discussione 11,10 L. Manduzio, ENEA-Min. Ambiente, Roma P. Pignattelli, Università di Milano Integrated Pollution Prevention and Control e rela tivo riferimento normativo italiano. 11,50 G.Bonazzi & L. Valli, CRPA, Reggio Emilia Soluzioni tecniche per prevenire e ridurre l’impatto ambientale. 12,30 Discussione 13,00 L.Guidobono Cavalchini, Presidente WPSA Italiana Conclusioni 13,30 Buffet freddo (durante il convegno funzionerà un servizio di traduzione simultanea) Al pomeriggio, con inizio alle ore 15,00, della stessa giornata si terrà l’Assemblea generale dei Soci della l’Associazione Scientifica di Avicoltura, WPSA italiana e contemporaneamente le elezioni per il rinnovo delle cariche sociali in scadenza. Maggiori informazioni potranno essere richieste a: Segreteria Scientifica del Convegno Prof. Paolo Pignattelli, Segretario WPSA Italiana Istituto di Zootecnica, Fac. Med. Veterinaria Via Celoria, 10 - 20133 Milano e-mail: pignattellipaolo@libero.it

RELATORE Prof. Fabio DEL PIERO

14.00 REGISTRAZIONE PARTECIPANTI 14.30 SALUTO DELPRESIDENTE E APERTURALAVORI 15.00 FABIO DELPIERO CAUSE INFETTIVE DI ABORTO E NATIMORTALITÀ NEI RUMINANTI (prima parte) 16.20 COFFEE BREAK 16.30 FABIO DELPIERO CAUSE INFETTIVE DI ABORTO E NATIMORTALITÀ NEI RUMINANTI (seconda parte) 17.30 DISCUSSIONE 18.00 TERMINE DEI LAVORI E CONSEGNA DEGLI ATTESTATI

SEDE DELCONVEGNO Fiera di Verona Fiera Internazionale dell’Agricoltura Viale del Lavoro, 8 - Verona Sala: Auditorium Verdi COME ARRIVARE ALLAFIERA DI VERONA AUTOSTRADE: A4 TORINO MILANO VERONA VENEZIA A22 BRENNERO VERONA ROMA Uscita per Quartiere Fieristico VERONASUD INFORMAZIONI E ISCRIZIONI Segreteria SIVAR (Paola Orioli) Tel. 0372 - 40.35.39, Fax 0372 - 40.35.54 E-mail: info@sivarnet.it Website: http//www.sivarnet.it

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LETTO SU...

Nei topi la “chiave” del genoma umano

di Lara Ricci Il Sole 24Ore, giovedì 5dicembre 2002

Mappato il dna dei ratti: nuovi scenari per la medicina omini e topi: con la comparazione del loro patrimonio genetico si apre ora una grande opportunità per la medicina. Pubblicata oggi da “Nature” - insieme ad alcune importanti scoperte scientifiche che mostrano già le prime applicazioni di questa nuova pietra miliare per la genomica -, la sequenza completa delle combinazioni delle quattro molecole che compongono il genoma del topo apre le porte alla traduzione del libro della vita umana. Sarà la “stele di Rosetta” che consentirà di decifrare a cosa serve quel susseguirsi di istruzioni che gli uomini e gli altri organismi si tramandano, con varie mutazioni, da

U

Cento anni di ricerca 1909 Primo topo da laboratorio • Clarence Cook Little, biologo di Harvard, dopo una serie di incroci tra consanguinei, sviluppa la prima razza di topo da laboratorio geneticamente “pu ra”, la Dba, usata ancora oggi. È convinto che studiandoli scoprirà segreti di malattie Umane, quali il cancro.

1972 Il database per la genetica • Presso il Jackson laboratory, in Bar Harbor (Maine), fondato nel ’29 dallo stesso Clarence Cook Little, nasce la prima banca dati costruita apposta per le informazioni relative alla genetica dei mammiferi, il precursore del “Mouse genome database”.

1982 Nasce il ratto transgenico • Fondendo elementi di un gene e iniettandoli in embrioni due ricercatori creano il primo topo transgenico: diventa enorme se nutrito con molto zinco.

1999 Parte il sequenziamento • Mentre il sequenziamento del genoma umano procede a grandi passi, i maggiori istituti dello Human genome project decidono di iniziare quello del topo.

2001 La mappa dei geni umani • La prima stesura del genoma umano è pubblicata in un testa a testa tra la privata Celera e lo Human menome project. Stimata la presenza di 31mila geni.

2002 Identikit del Dna del topo • Viene pubblicato il genoma del topo e sono rese note le prime importanti scoperte effettuate grazie alla comparazione dei geni di uomo e topo.

quando la vita ebbe inizio. Ci sono 80 milioni di anni di storia evolutiva tra l’uomo e questo piccolo mammifero, ma solo 300 geni su circa 3mila sono caratteristici di ognuna delle due specie. L’80% dei geni umani trova un corrispondente nel genoma del topo. Confrontando le due mappe si sono già individuati 1.200 geni umani che prima non si conoscevano, si è scoperto che quelle che prima erano considerate sequenze “spazzatura”, parti cioè inattive, potrebbero invece fungere da centralina di controllo per attivare o disattivare l’attività dei geni. Ricercatori coordinatori dall’Istituto Telethon di genetica e medicina di Napoli (Tigem) hanno poi creato la prima mappa di espressione dei geni del cromosoma 21 (coinvolto nella sindrome di Down). Usando le informazioni sui due genomi hanno prodotto cioè una serie di immagini in cui sono evidenziati tutti i geni del cromosoma 21 che risultano accesi o spenti nei diversi tessuti e nelle diverse fasi dello sviluppo. Una sorta di atlante anatomico da cui è possibile capire dove (in quali tessuti) e quando (a che stadio dello sviluppo) sono espressi i geni del cromosoma 21. Se in un momento dello sviluppo embrionale un gene risulta “acceso”, in modo specifico in un tessuto o in un organo, indica in genere che ha un ruolo importante nel regolarne lo sviluppo. Lo stesso nelle situazioni patologiche: se un gene è espresso in modo diverso in una cellula malata rispetto ad una sana, questo suggerisce che potrebbe avere un ruolo nell’origine della malattia. A differenza delle mappe genomiche, che analizzano il Dna, gli studi di espressione analizzano l’Rna, una molecola simile al Dna che viene prodotta solo dai geni attivi. “L’atlante aiuterà a comprendere meglio i meccanismi genetici che sono alla base della sindrome di Down e delle altre malattie legate al cromosoma 21 - spiega Andrea Ballabio, direttore del Tigem -. Ma si tratta di una ricerca di base per

la quale non si prevedono applicazioni a breve termine nella diagnosi e nella cura”. Il genoma completo del topo, pubblicato dal Mouse genome sequencing consortium, consorzio internazionale finanziato da

fondi pubblici, è liberamente accessibile a tutti. Una prima bozza era stata pubblicata nel giugno 2001 da un’azienda privata, la Celera genomics, protagonista anche della mappatura del menoma umano. La sequenza era però

Franco Guizzardi Andrea Marastoni Adriano Saccani Francesco Zanoni

disponibile solo al costo di 45mila dollari per tre anni. Ma la corsa non è finita: istituti pubblici e privati stanno lavorando alla mappatura del genoma di altri organismi, dagli scimpanzé ai pesci, dai batteri ai cani. ■

Erminio Zanoni Antonella Aroldi Claudia Piccinelli Sarah Guizzardi

NORMATIVA SANITARIA NEL SETTORE DEI MANGIMI ZOOTECNICI, MEDICINALI VETERINARI ED ORMONI ZOOTECNICI (PAPI EDITORE - Prima Edizione Ottobre 2002 ) Il processo di armonizzazione della normativa veterinaria attuato dagli Stati membri dell’Unione Europea e la conseguente necessità da parte di ogni Stato membro di garantire l’adozione e l’applicazione delle disposizioni contenute nelle Direttive Comunitarie hanno reso così cospicua e così mutevole la produzione legislativa riguardante i vari anelli della filiera della produzione di alimenti di origine animale al punto da rappresentare non solo un supporto fondamentale ad un corretto svolgimento dell’attività produttiva, ma anche, talvolta, un momento di reale difficoltà applicativa ed operativa soprattutto per l’anello che possiamo ritenere, sotto questo punto di vista, il più debole della filiera:l’allevatore. Viene oggi avvertita dagli operatori in campo zootecnico la necessità di ottemperare con rigore alle disposizioni vigenti nella consapevolezza che tutto ciò sia necessario non solo per restare sul mercato ma anche per garantire la produzione di alimenti di origine animale sempre più sani e salubri. D’altro canto non può essere sottaciuto il fatto che il processo di modernizzazione degli allevamenti zootecnici e il conseguente sempre maggiore ricorso all’uso di tecnologie che consentono performances produttive sempre più spinte ha posto con serietà, ed a volte con drammaticità, il problema della presenza di residui negli alimenti prodotti per l’uomo. In tal senso rileviamo che non si è ancora spenta l’eco della grave crisi che ha investito le produzioni zootecniche a seguito del riscontro di diossina nei mangimi e non è stata ancora completamente superata la crisi del settore bovino a seguito della segnalazione della BSE non solo nel Regno Unito, ma anche in diversi Paesi Europei, compreso il nostro. In questo senso gli operatori zootecnici, quali anelli importanti della filiera produttiva di alimenti di origine animale, giocano un ruolo fondamentale nel garantire, con i loro comportamenti e con il rispetto delle regole imposte dalla normativa, alimenti sani e salubri. È perciò necessario che essi abbiano ben presente quali sono i compiti che il legislatore assegna loro affinché

possano correttamente eseguire la loro attività nel rispetto delle disposizioni normative. Il presente manuale persegue proprio questa finalità: fornire uno strumento di facile consultazione, semplice ma non semplicistico,traducendo una normativa per sua natura assai complessa in una serie di prescrizioni facilmente comprensibili e quindi alla portata di tutti. Le tematiche prese in considerazione nel presente manuale sono veramente di grande rilevanza per i riflessi diretti ed indiretti che possono avere sulla sanità degli animali e degli alimenti prodotti: • I MANGIMI ZOOTECNICI • GLI ADDITIVI PER L’ALIMENTAZIONE ANIMALE • I MANGIMI MEDICATI • I MEDICINALI VETERINARI • LE SOSTANZE ORMONALI Ogni tematica, che corrisponde ad un capitolo, è strutturata in modo tale da essere suddivisa in 9 sottocapitoli: • La normativa vigente • Le definizioni • La produzione • La commercializzazione • L’utilizzo • Le problematiche di sanità animale • Le problematiche di sanità pubblica • La modulistica, i registri, le ricette e l’etichettatura dei prodotti • Le violazioni e le conseguenti sanzioni limitatamente agli illeciti commessi dagli allevatori e dai veterinari liberi professionisti. Questa strutturazione schematica consente una consultazione del manuale rapida e semplificata. I punti più significativi e salienti presi in considerazione sono stati evidenziati dal segnale. Si può affermare che il presente manuale è anzitutto rivolto agli allevatori, che sono gli utilizzatori diretti dei mangimi e dei medicinali veterinari,anche se potrà essere un valido strumento di consultazione per i produttori ed i commercianti di questi prodotti, per i veterinari liberi professioni e per quelli dipendenti del S.S.N. 85 TAVOLE; 29 TABELLE; 15 SCHEMI


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002

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ANNUNCI

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VENDO/COMPRO • Valli di Non e Sole (TN), a 15 min. da Madonna di Campiglio, causa trasferimento, cedo attività con due ambulatori (Cles e Malè) completamente attrezzati, avviamento più che decennale. Telefonare ore pasti 338-76 06 828. • Cedesi Ambulatorio Veterinario sito nel centro storico di Anguillara (Roma), sul lago di Bracciano (circa 20 km da Roma), zona molto bella, tranquilla e senza problemi di parcheggio, avviato da 3 anni e con discreta clientela (per tipo e numero). Il locale è in affitto, con canone mensile di 345,00 € e contratto regolarmente registrato. Possibilità anche di abitazione in affitto (310,00 € al mese, contratto registrato) di fronte all’ambulatorio (a 10 metri), 75 mq, riscaldamento autonomo a metano, semiarredato. Per informazioni telefonare allo 06/99.60.73.72 - Cell.: 347/611.29.81 • Vendo QBC Idexx con centrifuga e stampante in perfette condizioni a 4.300 € IVA compresa. Contattare il seguente numero telefonico: 328/4847785. • Vendesi lampada scialitica con satellite da soffitto. Prezzo € 1.500. Tel. 340/5524145. • Vendesi apparecchio radiologico 90 Kv € 1.500 trattabili. Telefonare al n. 335/58.94.673. • Vendesi apparecchio radiologico 100/100 controllato da esperto qualificato, 4.130 € + IVA. Telefonare al 333/3156752. • Vendesi Elettrocardiografo ESAOTE mod. P80 praticamente nuovo e spettrofotometro per analisi chimico cliniche revisionato con stampante incorporata con pochi anni di vita. Tel. 328/7428725. • Vendo elettrocardiografo ESAOTE PERSONAL 210 POWER TOP a sei canali con carrello usato pochissimo. Telefonare a Dr.ssa Dondena: 011/9837575 oppure 335/8145694. • Causa trasferimento cedesi avviatissimo (oltre 15 anni) ambulatorio in Latina. Iperattrezzato per chirurgia, ortopedia, endoscopia, ecografie, rx 110 Kv/200mA° più portatile per equini, analisi, gestione computerizzata clienti etc… Telefonare allo 077/3240675 oppure 340/3825220 e-mail lucro@katamail.it. • Vendo monitor Battaglia Rangoni frequenza cardiaca e tracciato elettrocardiografico in I, II, III derivazione a € 750,00. Telefonare al 347/2725473. • Vendo apparecchio radiologico Gilardoni 85 Kw 20 ma in ottime condizioni e perfettamente funzionante (ideale per piccoli ambulatori) completo di tavolo ad € 1.600,00. Per informazioni telefonare allo 0721/863545 oppure al 333/9832199. • Cedesi ambulatorio veterinario sito nell’hinterland di Milano nord-ovest. Telefonare da lunedì al sabato dalle 9.00 alle 10.30 al numero 02/99027550.

Possibilità di periodi di residenza per Medici Veterinari. Per informazioni tel 011/24.82.116 Dr. Chiara Caruso.

OFFRO/CERCO LA VORO • Clinica veterinaria-pronto soccorso città di Olbia, cerca colleghi neo laureati, fortemente motivati o interessati alla medicina d’urgenza per tirocinio teorico pratico durata minima 6 mesi da inserire nel proprio organico a breve termine. Alloggio disponibile, gradito contatto telefonico (Tel. 0789/26540 dott. Messina). • Offresi a laureandi e neolaureati la possibilità di tirocinio in medicina e chirurgia degli animali eso-

tici in Novara. Inviare lettera di presentazione e curriculum a: Dr. Mattia Bielli, V.le Buonarrotti 20/A 28100 Novara o mtbielli@tin.it. • Clinica Veterinaria città di Monza offre a laureandi o laureati tirocinio teorico pratico di tre mesi con possibilità di alloggio gratuito e rimborso spese. Per informazioni tel. 039/835300 o 039/2025777 e chiedere del dott. T. Monti. • Cerchiamo 2 medici veterinari da inserire in organico. Richiesto periodo di prova retribuito di 6 mesi. Eventuali titoli o esperienze in chirurgia e/o ortopedia sui pic-

coli animali costituiranno elemento preferenziale. Per informazioni telefonare al seguente numero: 0462/571318 e chiedere del Dr. Bucci. • Cercasi neolaureato per associazione professionale in zona Ravenna-Forlì. Tel. al 333/2776201. • Ambulatorio, ben attrezzato, sito in Empoli (Fi) cerca medico veterinario con buona esperienza nella clinica e nella chirurgia dei piccoli animali. Per informazioni telefonare al seguente numero telefonico: 0571/711149.

Titolo: TOSSICOLOGIA CLINICA VETERINARIA Autore: G. Lorgue, J. Lechenet, A. Rivière edizione italiana a cura di G. Soldani Pagine:460 Prezzo:40,00 € Data pubblicazione:1999 Presentazione: Dopo una parte iniziale nella quale vengono presi in esame alcuni dati epidemiologici sulle intossicazioni animali in Francia – presumibilmente non molto diversi da quelli che si potrebbero r egistrare in Italia – seguono i principi di pronto intervento nelle intossicazioni acute e le modalità di raccolta e di invio dei campioni al laboratorio di analisi tossicologiche. Punti di forza: Il testo prende in esame i singoli principi attivi di interesse veterinario. Vengono tr attati in maniera schematica (descrizione del tossico, specie animale più colpita,eziolo gia,tossicità,sintomatologia,lesioni,trattamento e, nei casi curiosi o particolarmente interessanti,la presentazione di una casistica specifica. Il libro descrive anche le sindromi acute e croniche . Pubblico: È rivolto a tutti coloro che si confrontano quotidianamente con i problemi che la tossicologia veterinaria pone, siano essi studenti di Medicina Veterinaria o Medici Veterinari liberi professionisti.

E.V. Edizioni Veterinarie ricerca per nuovi progetti editoriali giovani laureati in medicina veterinaria con buone competenze nelle diverse branche delle scienze biomediche, conoscenza dell’inglese e/o francese e/o tedesco, familiarità con le risorse della rete Internet ed interesse a sviluppare collaborazioni nel settore dell’informazione e dell’aggiornamento scientifico. Spedire il proprio curriculum vitae a: EVsrl, Via Trecchi 20 - 26100 Cremona oppure per email a: fmanfredi@evsrl.it

Titolo: PRONTUARIO DI TERAPIA DEGLI ANIMALI DA COMPAGNIA Autore: F.Quintavalla Pagine:500 circa Prezzo:42,00 € Data pubblicazione: 2000 Presentazione: È un vero e proprio manuale, tascabile (si incastra perfettamente nelle tasche del camice), che può (almeno è l’intento che si prefigge l’autore) facilitare lo svolgimento della professione del clinico veterinario. Il libro si divide in diverse sezioni in base alla specie animale:cani e gatti, uccelli, rettili (tartarughe, sauri ed ofidi),ca vallo,pesci d’acquario. Il testo è stato fatto a più mani,in particolare il capitolo sugli uccelli da gabbia e da voliera è stato cur ato dal Dr. Lorenzo Crosta (veterinario capo del Loro Parque di Tenerife),quello sugli animali esotici dalla Dr.ssa Michela Bano mentre i pesci d’acquario sono stati curati dal Dr. Andrea Luppi. Ciascuna sezione affronta in modo schematico,semplice, in ordine alfabetico,le principali malattie che affliggono le di verse specie animali. Ciascuna scheda riporta la sintomatologia e l’approccio diagnostico,dando comunque maggior spazio alle possibili armi terapeutiche disponibili per la cura e/o la prevenzione della malattia. Punti di forza: Il testo è di facile consultazione, aggiornato sulle più recenti terapie e principi attivi consigliati. È un elenco delle più frequenti patologie che affliggono gli animali da compagnia e riunisce nello stesso testo più specie animali,tra cui anche il cavallo. Il prezzo è contenuto. Pubblico: Il manuale è destinato ai liberi professionisti,studenti di Medicina Veterinaria iscritti al V anno di corso e ai tirocinanti.

Titolo: COLOUR ATLAS OF VETERINARY PATHOLOGY OF THE ALIMENTARY TRACT ATLANTE A COLORI DELLA PATOLOGIA VETERINARIA DELL’APPARATO DIGERENTE Autore: Mouwen, van Der Gaag, Pospischil, Pohlenz,Guarda Pagine:260 con foto a colori (Ita-Ing) Prezzo:145,00 € Data pubblicazione:2002 Presentazione: L’atlante sulla patologia dell’apparato alimentare degli animali costituisce un passo avanti per la patologia veterinaria per due motivi: - sinora non vi era nessun atlante sulla patologia gastro-enterica negli animali; - questo atlante è il primo vero libro europeo di patologia veterinaria:infatti gli Autori sono due olandesi,un tedesco,uno svizzero,un italiano e come consulente per l’inglese, un americano. Questi due elementi si completano a vicenda in quanto creano una mentalità nuova anche nella patolo gia veterinaria. Infatti nella globalizzazione generale di tut te le attività umane, anche i medici veterinari italiani si devono sentire a buon diritto europei,obbiettivo a cui tende questo libro. Punti di forza: È il primo libro che tratta i problemi diagnostici dell’apparato digerente negli animali. Le diagnosi sono illustrate con circa 560 tavole a colori macroscopiche, istopatologiche, e a microscopio elettronico. Pubblico: Il libro è destinato agli studenti di medicina veterinaria,ai veterinari pratici, agli specialisti dei laboratori diagnostici,ai biologi e ai medici che si oc cupano di patologia comparata.

Giraldi Editore Redazione: Via San Vitale, 80 - 40125 BOLOGNA - Tel. +39.051.272290 Fax +39.051.2918433 e-mail: giraldieditore@tin.it


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PROFESSIONE VETERINARIA 12/2002 CALENDARIO ATTIVITÀ

CORSO SCIVAC

22-24 gen.

CORSO AIVEMP/IREF

27 gen.

PRE-CONGRESS SIOCE E SIRE

31 gen.

9° CONGRESSO NAZIONALE SIVE

1-2 feb.

CORSO SCIVAC

3-7 feb.

CORSO SCIVAC

12-15 feb.

SEMINARIO SCIVAC

15-16 feb.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC LIGURIA

16 feb.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC SICILIA

16 feb.

CORSO SISCA

20-22 feb.

CORSO SCIVAC

20-23 feb.

SEMINARIO SCIVAC

22-23 feb.

SISCA

23 feb.

GIORNATE DI APPROFONDIMENTO

24-26 feb.

DELEGAZIONE REGIONALE SIVAR SICILIA

1 mar.

DELEGAZIONE REGIONALE SIVAR CAMPANIA

3 mar.

DELEGAZIONE REGIONALE SIVAR PUGLIA

4 mar.

SEMINARIO NAZIONALE SIVAR

7 mar.

CORSO SIVAR

7-8 mar.

SICIV

9 mar.

GIORNATA SCIVAC

9 mar.

CORSO SCIVAC

12-14 mar.

SIMVENCO

15-16 mar.

SIDEV

16 mar.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC EMILIA ROMAGNA

16 mar.

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC PUGLIA

16 mar.

CORSO SISCA

21-23 mar.

SIOVET

22-23 mar.

SEMINARIO SCIVAC

22-23 mar.

CORSO DI CHIRURGIA ADDOMINALE E LAPAROSCOPIA - Cremona - Crediti ECM:24 Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it CORSO PER DIRIGENTI DI STRUTTURA COMPLESSA - Cremona (Data di conclusione 16/07/2003) Per informazioni:Sabina Pizzamiglio - Segreteria AIVEMP - Tel.0372/403537 - email info@aivemp.it PRE-CONGRESS DAY SIOCE E SIRE - Pisa - Palazzo dei Congressi Per informazioni:Segreteria SIVE - Tel.0372/403502 - email lbellingeri@sive.it CONGRESSO MULTISALA SIVE - Pisa Per informazioni:Ludovica Bellingeri - Segreteria SIVE - Tel.0372/403502 - email lbellingeri@sive.it CORSO MASTER IN CHIRURGIA DEL CANE E DEL GATTO (2ª parte) - Cremona - Crediti ECM:40 Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it CORSO BASE DI ANESTESIA - Cremona - Crediti ECM:34 Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it DIAGNOSTICA PER IMMAGINI DEL TORACE E DELL’ADDOME - Bari - Grand Hotel Ambasciatori, Via Omodeo 15 - Crediti ECM:10 - Relatori:dr. Christopher Lamb,dr. Giacomo Gnudi Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403508 - email paola@scivac.it EMATOLOGIA PRATICA - Liguria - Relatore:dr. Marco Caldin - Crediti ECM 5 Per informazioni:Lara Zava - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403541 - email lara.zava@scivac.it L’ARTE E LA SCIENZA DELLA CITOPATOLOGIA DIAGNOSTICA - Sicilia - Crediti ECM 5 - Relatore:dr. Davide De Lorenzi Per informazioni:Lara Zava - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403541 - email lara.zava@scivac.it

SOCIETÀ CULTURALE ITALIANA VETERINARI PER ANIMALI DA COMPAGNIA SOCIETÀ FEDERATA ANMVI

In fase di accreditamento

SEMINARIO

DIAGNOSTICA PER IMMAGINI DEL TORACE E DELL’ADDOME 15-16Febbraio 2003 Grand Hotel Ambasciatori - Bari organizzato da

Eventi Veterinari

CORSO AVANZATO DI ZOOANTROPOLOGIA APPLICATA ALLA DIDATTICA - Cremona - Crediti ECM: 18 - Relatore: dr. Roberto Marchesini - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it CORSO DI NEUROLOGIA - Cremona - Crediti ECM:31 Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it AGGIORNAMENTI IN MEDICINA INTERNA DEL CANE E DEL GATTO - Cavaion Veronese (VR) Eurocongressi Hotel,Via L.Fiumi 24 - Crediti ECM:6 - Relatore:dr. Mike Herrtage Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403508 - email paola@scivac.it CASI CLINICI - Cremona Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it MASTER IN PRACTICE MANAGEMENT - Cremona - Crediti ECM: 19 - Relatori: prof. Fabrice Clerfeuille, dr.Yannick Poubanne Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it L’ABORTO NEI RUMINANTI:EZIOLOGIA E DIAGNOSI - Ragusa - Relatore:Prof. Fabio Del Piero Crediti ECM 3 - Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria SIVAR - Tel.0372/403539 - email info@sivarnet.it L’ABORTO NEI RUMINANTI:EZIOLOGIA E DIAGNOSI - Campania - Relatore:Prof. Fabio Del Piero Crediti ECM 3 - Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria SIVAR - Tel.0372/403539 - email info@sivarnet.it L’ABORTO NEI RUMINANTI:EZIOLOGIA E DIAGNOSI - Puglia - Relatore:Prof. Fabio Del Piero Crediti ECM - Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria SIVAR - Tel.0372/403539 - email info@sivarnet.it L’ABORTO NEI RUMINANTI:EZIOLOGIA E DIAGNOSI - Verona - Fiera Internazionale dell’Agricoltura Relatore:dr. Fabio del Piero - Punti ECM 2 Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria SIVAR - Tel.0372/403539 - email info@sivarnet.it PRATICA VETERINARIA NEL CONTROLLO DELLE PATOLOGIE DEI SUINI:ANALISI,DIAGNOSI,TRATTAMENTO - Cremona Relatore:dr. Enric Marco - Per informazioni: Paola Orioli - Segreteria SIVAR - Tel.0372/403539 - email info@sivarnet.it Cremona - Crediti ECM: 6 Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it GIORNATA AV. DISPLASIA - Cremona - Crediti ECM:7 - Dr. Aldo Vezzoni Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it CORSO DI DERMATOLOGIA 1ª parte - Cremona Crediti ECM:25 Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it Cremona - Crediti ECM:10 Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it ASPETTI CLINICI DELLA DERMATITE ATOPICA IN DIFFERENTI RAZZE CANINE - Cremona Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it L’OSTEOCONDROSI NEL CANE E LE SUE VARIE LOCALIZZAZIONI - Emilia Romagna - Relatore: dr. Matteo Tommasini Crediti ECM 4 - Per informazioni:Lara Zava - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403541 - email lara.zava@scivac.it LA PREVENZIONE DELLE PATOLOGIE COMPORTAMENTALI - Puglia - Relatore:Dr.Raimondo Colangeli Crediti ECM 4 - Per informazioni:Lara Zava - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403541 - email lara.zava@scivac.it CORSO BASE DI ZOOANTROPOLOGIA APPLICATA - Cremona - Crediti ECM:19 Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it Cremona Per informazioni:Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel.0372/403506 - email catia@scivac.it AGGIORNAMENTI IN MEDICINA INTERNA DEL CANE E DEL GATTO - Roma Melià Roma Aurelia Antica Hotel,Via degli Aldobrandeschi 223 - Relatore:dr. Mike Herrtage Per informazioni: Paola Gambarotti - Segreteria SCIVAC - Tel 0372/403508 - email paola@scivac.it

PROFESSIONE

VETERINARIA

La rivista è un mensile specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore. Direttore Carlo Scotti Direttore Responsabile Antonio Manfredi Comitato di Redazione Pier Paolo Bertaglia Paolo Bossi Marco Eleuteri Giuliano Lazzarini Pier Mario Piga Sabina Pizzamiglio Capo Redattore Fabrizio Pancini Rubrica fiscale Giovanni Stassi Rubrica legale Maria Teresa Semeraro Coordinamento Editoriale Angelo Franceschini info@anmvi.it Progetto Grafico Germano Pontevichi Editore E.V. srl Via Trecchi, 20, Cremona Iscrizione registro stampa del tribunale di Cremona, n. 263 del 9/7/1991 Concessionaria esclusiva per la pubblicità E.V. srl, Cremona Ufficio Pubblicità Francesca Manfredi tel. 0372/40.35.38 fmanfredi@evsrl.it Per aggiornare il professionista sulla evoluzione delle tematiche professionali Stampa Press Point, Abbiategrasso - MI tel. 02/94965467 Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2 comma 20/B Legge 662/96 - Filiale di Piacenza a cura di Nacor di G. Manfredi, Bobbio - PC - tel 0523/936546 La rivista è gratuita per gli iscritti alle Associazioni Federate ANMVI. Per i non soci è disponibile al costo di € 31,00 come contributo spese di spedizione. Viene inoltre inviata gratuitamente ad Enti Pubblici, Università, Ordini, ASL, Istituti Zooprofilattici e alle aziende di settore. Chiuso in stampa il 15 gennaio 2003


Professione Veterinaria, Anno 2002, Nr 12