Page 1

PROFESSIONE

VETERINARIA 92001

MENSILE DI AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

‘‘

l’editoriale

EDIZIONI SCIVAC - Anno 11, numero 9, mensile, settembre 2001 Spedizione in abbonamento postale - 45% Art. 2 comma 20/b-Legge 662/96 - Filiale di Piacenza Concessionaria esclusiva per la pubblicità EDIZIONI VETERINARIE E.V. srl - Cremona

Geografia veterinaria

di Carlo Scotti

La libera professione Negli scorsi giorni ho assistito ad una vivace discussione tra Colleghi circa la po-

ca redditività della nostra professione, la vita massacrante, gli orari di lavoro dei giovani Colleghi che vengono ritenuti estremamente pesanti e via di questo passo. Non bisogna più illudersi che la Laurea sia sinonimo di attività professionale ad alta redditività e non solo nel settore veterinario. Su di una rivista veniva riportato un articolo interessante circa i miliardari del nuovo millennio che non saranno certamente i professionisti, in nessun settore, in quanto l’attività libero professionale è naturalmente autolimitante. Acquisito questo dato di carattere generale se scendiamo nel particolare della libera professione del Medico Veterinario le cose stanno ancora in maniera diversa. Essendomi da sempre solo occupato di animali da compagnia conosco solo di riflesso il settore della buiatria, quello dell’ippiatria e per nulla gli altri comparti libero professionali della nostra Categoria. Di certo so, avendo cari amici Colleghi liberi professionisti affermati ippiatri e buiatri, che a fronte di una vita professionale che non conosce orari, notti, festività, tempo dedicato alla famiglia o semplicemente a se stessi, i guadagni professionali consentono di essere dei benestanti, ma la ricchezza è un’altra cosa. Nel settore degli animali da compagnia, mondo nel quale opero da oltre venti anni, la qualità della vita professionale è leggermente migliore dei nostri Colleghi sopraccitati, la redditività professionale di un Medico Veterinario libero professionista affermato in questo settore è irrisoria se confrontata con le altre professioni. CONTINUA A PAG. 3

La Professione vista al Nord, Centro e Sud Italia Il settore veterinario resta fortemente influenzato dal divario economico tra nord e sud di Fabrizio Pancini A PAG. 3

Troppi ambulatori

N

el corso del 2000, la spesa per prestazioni veterinarie nel settore degli animali da compagnia è stata di 420 miliardi. Divisa per 5.200 ambulatori, dà un fatturato medio di circa 80 milioni. Decisamente poco, considerato anche che fa media un elevato numero di ambulatori “marginali”, cioè con un fatturato a livelli così bassi da non riuscire a coprire non solo gli investimenti ma neppure i costi di gestione. Molte strutture quindi non producono reddito, ma resistono; possono solo affiancare altre attività a quella principale e sperare, nel frattempo, nello sviluppo del mercato, rischiando comunque di esserne espulsi in caso di crisi. Le cessioni si susseguono determinando un turnover professionale tanto veloce da privare la clientela di un riferimento sanitario costante e di quel rapporto fiduciario e personale così essenziale nel nostro settore. In questo modo, la sopravvivenza della struttura stessa viene messa a repentaglio. Per fronteggiare la situazione, la veterinaria ha visto nascere figure professionali miste, che abbinano attività diverse in attesa che quella ambulatoriale diventi sufficientemente remunerativa da diventare esclusiva: ad esempio molti colleghi svolgono pratica clinica e sono anche informatori scientifici, coprono turni presso altri ambulatori, fanno attività nel settore degli animali da reddito in proprio e per conto di altre strutture, sia pubbliche che private. L’aspirazione, quasi mitica, all’ambulatorio dunque resiste, nonostante il numero delle strutture

sia in costante crescita e le possibilità di fare un buon investimento, sia economico che professionale, siano poche. Tutto questo malgrado si prospettino sbocchi professionali alternativi. Recentemente, infatti, il direttore commerciale di un’importante azienda farmaceutica ci riferiva che, nonostante garanzie di guadagno e di carriera, è difficile trovare medici veterinari disposti ad impegnarsi a tempo pieno nell’industria. I dentisti hanno già conosciuto la saturazione del mercato a causa dell’alto numero di operatori sul campo e il loro settore ha evidenziato come le strutture gestite in associazione da più professionisti sono quelle a maggior redditività e in grado di superare le fasi di crisi. I motivi? molto semplici: migliori servizi grazie alle specializzazioni differenziate, servizi collaterali, riduzione dei costi di gestione sul fatturato, buon ammortamento degli investimenti, maggior capacità imprenditoriale, ecc… Spesso la nostra categoria non ha capacità imprenditoriale e invece siamo proprio arrivati al punto in cui dovrà seriamente riflettere sulle sue trasformazioni: il Pet Corner e la nuova distribuzione del farmaco richiedono infatti ragionamenti più ampi sul futuro dei nostri ambulatori. Quattordici milioni di animali sono decisamente troppo pochi per giustificare 5.200 strutture. Con un dato abbastanza reale di circa 2000 animali per ambulatorio il settore rischia di non svilupparsi, come già dimostrato da altri paesi europei più avanzati di noi. ■

(in questo numero:)

1 Prima Pagina:

22

ANMVI Informa: La professione vista al Università, BSE e Nord, Centro e Sud Riforma degli ordini Italia a cura della redazione

30

In Rete: FTP: scaricare file in meno tempo

di Fabrizio Pancini

di Fabrizio Pancini

12 L’Inchiesta:

Rubrica Legale: Il farmaco veterinario: Il veterinario cedente può se lo gestisci lo chiedere una somma a ticonosci? tolo di avviamento?

27

L’Opinione: Farmacovigilanza, “bugiardini” e scarsa preparazione

31

di Sabina Pizzamiglio

di M.T. Semeraro

di Oscar Grazioli

19 L’Approfondimento:

28

32

Rubrica Fiscale: Lettere al Direttore: Per gli animali esotici Spese per l’utilizzo di ENPAV e vergogna mancano formulazioni autovettura a cura di Carlo Scotti specifiche di Giovanni Stassi

di Marta Avanzi

20 Attualità: Il doping nel cane sportivo

di Aldo Vezzoni

29

Rubrica di Bioetica Rapporto uomo animale: raccomandazioni per il medico veterinario

34

Dalle Associazioni: Animali dell’altro mondo

a cura della redazione

di Roberto Marchesini

* Hill’s Global Leader in Pet Nutrition


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

n un momento in cui si sta andando verso un federalismo che attribuirà a Regioni, Province e Comuni una autonomia sempre maggiore che dovrebbe assicurare una maggiore “attenzione” da parte delle autorità locali ai problemi del territorio, ci pare interessante affrontare il tema della professione veterinaria nell’ottica della diversificazione territoriale. Già da una recente indagine effettuata da “Il Progresso Veterinario” a proposito delle problematiche della libera professione orientata al settore degli animali d’affezione, era emersa una certa omogeneizzazione della situazione occupazionale veterinaria nelle tre macro aree nazionali: nord, centro e sud Italia. Tuttavia, al sud, se è vero che nel recente passato esistevano relativamente poche strutture veterinarie rispetto alla popolazione, è altrettanto vero che tale dato era controbilanciato da un minor reddito procapite e da una percentuale di disoccupazione tra le più alte in Europa. Un altro dato interessante è che, anche analizzando la situazione di ogni regione, esistono delle differenze sostanziali tra una provincia e l’altra, così come esiste la maggiore tendenza da parte dei veterinari del centro-nord a costituire degli studi o ambulatori associati rispetto ai colleghi del sud Italia, anche per il diverso numero di laureati che determina una minore concorrenza tra veterinari. Nel meridione, la libera professione non sembrerebbe frutto di una libera scelta ma bensì l’unica via d’uscita alla mancanza di lavoro dipendente. Mentre, a rendere ancor più complessa la situazione, emerge un dato che ribadisce come università e realtà lavorativa siano spesso scollegate tra loro.

Marina Perri Coordinatrice Regionale ANMVI per il Nord Ovest, Segretario Ordine Medici Veterinari della Provincia di Milano Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo

SEGUE DALLA COPERTINA

Una ulteriore considerazione da fare è che il Medico Veterinario titolare di una struttura per animali da compagnia, piccola o grande che sia è anche un imprenditore che deve pianificare investimenti, oggi anche importanti se vuole rimanere sul mercato, considerarne la redditività, gestire le risorse umane della struttura, intravedere possibili sviluppi della attività, valutare i rischi di impresa e quant’altro.

P A G I N A

concetto delle autorità del paese: “Prete, Medico, Farmacista e Veterinario”! ricordiamoci però che nelle regioni meridionali è presente il maggior numero di disoccupati provvisti di laurea.

I

IL NORD

P R I M A

il settore veterinario? Tutti i sistemi economici sono basati sul principio della domanda e offerta. Il nostro settore non si sottrae a questa regola, essendo purtroppo la sanità, sia umana che animale, considerata ancora un bene privilegiato ed economico piuttosto che un requisito fondamentale della vita. L’offerta professionale del Medico Veterinario si adatta quindi alla richiesta. La salute e la cura degli animali purtroppo sono condizionate dalla disponibilità economica del proprietario dei piccoli animali e dalle aspettative produttive negli animali da reddito. Per quanto riguarda le opportunità lavorative soprattutto i veterinari che si occupano di animali da compagnia, è davvero più facile esercitare professionalmente nel centro-sud Italia piuttosto che al nord e, se ce ne sono, ritieni che le differenze che si riscontrano nella realtà veterinaria siano legate soprattutto a differenze culturali e sociali? Personalmente non mi occupo di piccoli animali, credo comunque che sia a Nord che a Sud l’elevato numero dei Colleghi porti ad un aumento della concorrenza. Conseguentemente si cerca una nuova forma di specializzazione e della qualità professionale delle prestazioni offerte. Il Veterinario cerca di conoscere e approfondire aspetti particolari della scienza veterinaria. Non credo che esistano differenze incolmabili tra Nord e Sud legate ad aspetti sociali. Le differenze sono se mai all’interno di ognuno di noi, senza che la latitudine influisca! Volontà, serietà professionale, curiosità, capacità di adattamento ed inventiva sono elementi indispensabili per la riuscita professionale in tutto il mondo. Forse al Sud potrebbe essere ancora in auge, più che al Nord, il

A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali e, di conseguenza, le eventuali difformità in fatto di piani di studio e di preparazione didattica? La nuova riforma del Corso di Laurea in Medicina Veterinaria basata su un sistema di crediti prenderà sicuramente in considerazione le esigenze locali e tenderà forse a formare dei Veterinari particolarmente preparati in determinati settori, senza perdere l’obiettivo di formare un professionista con delle fondamenta propedeutiche solide sulle quali articolare le diverse specializzazioni. La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda proveniente dal territorio? È giusto che una facoltà mantenga stretti legami con la realtà territoriale nella quale opera, ma mi piacerebbe un’Università in grado di formare Colleghi in grado di lavorare con entusiasmo e modestia in tutta Italia, cittadini del mondo. Giovani colleghi super specializzati avrebbero un mercato di offerta di lavoro meno ampio, inoltre il luogo di studio universitario non è detto che sia quello della futura attività professionale. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Mi auguro che, per un semplice concetto di democrazia, ovunque i consigli dell’Ordine rappresentino la maggioranza dei Colleghi iscritti in quella provincia! Gioca anche il fatto che il veterinario dipendente mantiene stretti contatti con i propri colleghi e ha maggiore facilità ad organizzarsi e a muoversi in modo uniforme. Da componente del Consiglio dell’Ordine posso solo constatare la

l’editoriale Il compenso professionale netto del titolare di una struttura, alla luce di un impegno totale sia culturale che imprenditoriale, non supera il venti per cento dell’incasso lordo. A questo punto basta fare una media degli incassi delle strutture veterinarie per comprendere quanto sotto il profilo economico la professione del Veterinario sia realmente in crisi di redditività, non dimenticando che se ci si

ferma per malattia od infortunio è necessario avere una ottima tutela previdenziale e assicurativa per potere continuare a mantenere un livello di vita decoroso. È bene che un giovane Collega che si vuole avviare alla libera professione queste cose le abbia ben chiare, senza farsi troppe illusioni di alti guadagni, a fronte di una professione alla quale è necessario dedicarsi totalmente. ■

costante latitanza dei Colleghi Liberi professionisti nei momenti decisionali della nostra categoria come le elezioni e l’assemblea annuale: Milano ha oltre 1500 iscritti e all’ultima assemblea eravamo in 39, 13 dei quali componenti del Consiglio!

Alessandro Lombardi Presidente Ordine Medici Veterinari della Provincia di Torino Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Ritengo che il fattore economico nelle aree meridionali non incida significativamente nel settore veterinario. A quanto mi risulta la sensibilità verso gli animali da compagnia è sovrapponibile a quella che si riscontra nel nord del nostro Paese. Il ricorso alle prestazioni veterinarie, peraltro, potrebbe essere favorito anche da un tariffario che, in generale, è mediamente inferiore a quello che viene applicato nel nord Italia. E per quanto riguarda le opportunità lavorative? Non attribuisco a differenze culturali e sociali le maggiori opportunità lavorative che si riscontrerebbero nel centro-sud. A mio parere rimane significativa la saturazione che si è raggiunta al nord nel numero dei veterinari presenti sul territorio. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Non conosco i piani di studio nelle diverse facoltà italiane, ma non ritengo che la preparazione didattica sia in qualche modo dipendente dal territorio. Attribuirei piuttosto una importanza molto maggiore alle strutture eventualmente presenti e, di conseguenza, la minore possibilità per gli studenti meridionali di approfondire la parte pratica della didattica. La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda proveniente dal territorio? Premesso che sono totalmente contrario all’apertura di nuove facoltà o di corsi di laurea in Medicina Veterinaria, a mio parere la distribuzione geografica delle attuali facoltà, presenti in numero decisamente più elevato al nord che non al centro-sud, forse non garantisce l’omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione del territorio. È indubbio però che ciò può essere stato determinato dall’entità del patrimonio zootecnico, e dal numero degli animali da compagnia che risulta essere decisamente superiore nelle regioni del nord.

3

A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Attribuisco quanto tu affermi nella domanda, più a un diffuso disinteresse dei liberi professionisti ad occuparsi delle problematiche professionali, che non ad un fattore meramente geografico. Inoltre, la presidenza di un Ordine richiede un impegno temporale quasi quotidiano e spesso ciò è difficilmente compatibile con lo svolgimento della libera professione.

Gualtiero Tanturli Presidente ALIVELP, Associazione Ligure Veterinari Liberi Professionisti Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Credo che il settore veterinario nel suo complesso sia influenzato dal divario economico nord-sud non più di qualsiasi altra attività socialmente radicata quale la nostra. D’altronde lo stesso settentrione non è omogeneo, con notevoli differenze tra zona e zona, tra centri cittadini e periferie, o tra coste ed entroterra, come nella mia regione (se fossimo in Padania, poi, noi ne saremmo il sud…). E per quanto riguarda le opportunità lavorative? Penso che le differenze, se ve ne sono, siano legate più ad una diversa concezione culturale che non ad una diversa situazione economica; ciò non impedisce comunque la crescita professionale di numerosi colleghi che si dedicano alla libera professione più che alla ricerca del posto nella Pubblica Amministrazione. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Per quel che riguarda l’università, avendo essa a suo tempo risposto in modo totalmente inadeguato alle richieste provenienti dalla società (moltiplicando le sedi di facoltà e dividendo le risorse, invece di preparare professionisti che sapessero far fronte alle esigenze del territorio, sia a livello dirigenziale che sanitario in generale), non credo che possa far altro che annaspare nel tentativo di ricostituire legami più solidi con l’ambiente circostante. Sulla scorta di quanto affermato in precedenza, la distribuzione geografica delle facoltà è, a mio avviso, un falso problema: un veterinario è preparato o non lo è, poco importa se si è laureato nel giardino di casa (o a Genova dovremmo istituire una nuova facoltà sulla diga foranea del porto per poter preparare veterinari


4

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

che curino i pesci dell’acquario?). A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? È solo un problema di coscienza professionale dei liberi professionisti, ma credo che i tempi siano ormai maturi.

Paolo Bossi Presidente dell’Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Milano Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Premetto che le mie conoscenze della realtà professionale dei veterinari operanti nelle regioni dell’Italia meridionale sono indirette, quindi posso al massimo esprimere delle impressioni. Per quanto riguarda gli aspetti economici, un benessere più diffuso può portare ad una maggiore disponibilità a spendere in regioni “ricche”, soprattutto per gli animali d’affezione. La maggior concentrazione di facoltà e di laureati nelle regioni del nord porta ad una maggiore saturazione del mercato, e questo può spiegare perché è più facile avere una possibilità di trovare un più vasto bacino di potenziali clienti. Nelle nostre zone è facile trovare paesi con poche migliaia di abitanti con due o tre ambulatori. Anche nel settore degli animali da reddito, pur essendoci in Pianura Padana il maggior numero di animali zootecnici, il numero di allevamenti è in continua diminuzione, e questo evidentemente si ripercuote sulla richiesta di veterinari. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Per quanto riguarda la prepara-

zione offerta dalle facoltà non ho elementi per formulare giudizi. Posso citare invece l’esperienza vissuta con la nascita della SIVAR: questa Società è nata per l’iniziativa di un gruppo di colleghi che sentivano la necessità di procurarsi delle occasioni di aggiornamento migliori rispetto a quelle offerte in precedenza, e per motivi di relativa vicinanza il gruppo fondatore era composto quasi interamente da persone delle regioni del Nord. Da subito però tanti colleghi e amici operanti nelle regioni del Sud ci hanno contattato per poter partire con iniziative collegate anche in quelle regioni, stante le medesime esigenze di aggiornamento post universitario. La presenza di tanti dipendenti nelle province del sud è un fatto che potrebbe essere legato ad una diversa proporzione negli iscritti tra dipendenti e liberi professionisti. È poi ben nota la scarsa sensibilità relativa alla vita degli ordini tra i liberi, e le recenti elezioni dei delegati ENPAV purtroppo lo dimostrano.

Andrea Dorcaratto Presidente del Circolo Veterinario Milanese Non ho una esperienza delle condizioni attuali della Veterinaria al Sud. Nel Centro Italia mi sembra che le cose siano identiche al Nord. Le Università non si sono mai adeguate alla realtà territoriale del nostro lavoro e dove lo hanno fatto sono arrivate tardi, sicuramente non per cattiva volontà dei docenti ma soprattutto per la burocrazia che rende lento qualsiasi progetto. Se le rappresentanze al Sud sono ancora in stragrande maggioranza in mano ai dipendenti di enti locali, vuol dire che la libera professione non ha avuto lo sviluppo che ha avuto nel centro Nord. Le facoltà sul territorio non sono certo state così collocate seguendo una logica di domanda offerta, ma sicuramente una logica clientelare

P R I M A

P A G I N A

politica, in tutti i casi sono troppe.

Gaetano Penocchio Presidente Ordine Medici Veterinari della Provincia di Brescia Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Differenze economiche fanno differente il mercato. Parlando del mercato dei servizi professionali relativo alla nostra che è una professione intellettuale protetta risulta evidente lo sviluppo a più corsie ed a più velocità, ma potrà capitare di assistere in una stessa zona a velocità diverse nelle diverse corsie. In poche parole vi sono differenze legate al contesto economico sociale (indipendentemente dal Nord o dal Sud) senza importanti diversità nel livello qualitativo della prestazione professionale. Per ciò che attiene i livelli di remunerazione che si sostiene essere diversi nelle diverse aree geografiche, questi discendono da una serie di variabili che talvolta nulla hanno a che fare col “merito” del lavoro. Per questo problema non esiste, purtroppo, una soluzione univoca, obbiettiva ed indiscutibile: l’unica strada è quella di seguire un approccio razionale individuando quantomeno i criteri di base della remunerazione. Nel nostro settore la disponibilità di un Tariffario Nazionale servirà, se non altro, a rendere socialmente visibile la questione e a tenere sotto controllo eventuali anomalie. E per quanto riguarda le opportunità lavorative? Non vedo nella Nazione differenze culturali così importanti da determinare un diverso approccio ovvero una maggiore o minore sensibilità nei confronti dell’animale d’affezione. Le opportunità di lavoro del medico veterinario che si occupa di animali da compagnia sono scarse ovunque per cause che non è il caso di analiz-

zare nel dettaglio, basti però pensare che a fronte di un mercato saturo le università sono popolate di 14.000 studenti e si autoalimentano in ragione di oltre 1.500 matricole/ anno. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? No, ed è giusto così. Mentre si parla di mercato globale la formazione non può e non deve tenere più di tanto in conto le differenze territoriali. Diversità derivano, al più, dalla tradizione della Facoltà legata solo marginalmente al territorio, ma conseguente alla “scuola” che docenti illuminati hanno saputo crescere e tramandare. La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda proveniente dal territorio? Omogeneizzare l’offerta formativa è cosa indipendente dal numero di Facoltà (troppe) e dalla loro distribuzione geografica; da questi fattori discende l’accessibilità e quindi la fruibilità dei Corsi universitari. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Non me lo spiego. Certo è che spesso si assiste ad un livello generale di disimpegno per alcuni versi incomprensibile. I pochi Colleghi disponibili non solo ad essere investiti di un ruolo di rappresentanza, ma a sostenere il ruolo concretamente, sono sottoposti a sollecitazioni esagerate e risultano presenzialisti al limite della noia. Non dovrebbe interessare se il presidente è libero professionista o dipendente, ma se è un buon o cattivo presidente.

Stefano Candotti Coordinatore Regionale ANMVI per il Nord Est Libero professionista Pordenone Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Sì. Il divario Nord, centro e Sud, in ordine progressivo, ma non sempre esatto, inevitabilmente ha delle ricadute anche in ambiti lavorativi professionali. Sarebbe troppo lungo spingersi a spiegare i perché, dal momento che andremmo a finire in analisi sociologiche, di micro e macroeconomia, ma di fatto il divario c’è... anche nella nostra professione. Genericamente si può appunto attribuire agli stessi fattori geografici, sociali ed economici che differenziano le due aree.

Professionalmente diciamo che il Sud soprattutto è stato storicamente penalizzato dalla marginalità o dall’handicap geografico rispetto ai grandi eventi congressuali e culturali. Penso ai corsi e congressi Aivpa, Scivac, ecc, per i quali molti collegi del Sud, quando decisi a parteciparvi, dovevano sciropparsi centinaia e centinaia di Km in più rispetto ai colleghi del centro-nord, con le relative spese di trasferta. Ma non è solo in questo che esiste il divario, anzi questo è solo un punto marginale. Il Nord, quello importante, economicamente più sviluppato e con grandi centri e densità abitativa, è quello che di più e meglio si confà alla realizzazione della professionalità clinica del veterinario, soprattutto di piccoli animali, sia per disponibilità economica che per evoluzione sociale. Non credo con questo di fare della discriminazione culturale, dal momento che io stesso vivo e lavoro in una zona del Nord, ma certamente geograficamente e storicamente più marginale e provinciale rispetto al nord lombardo e piemontese e le differenze con i grossi centri le colgo eccome! Sono le inevitabili conseguenze dello sviluppo economico e della sua evoluzione. Diciamo comunque che la difformità è per certi versi trasversale, in quanto sia nel nord che nel centro Italia si notano delle realtà lavorative diversissime passando dai grossi centri a quelli piccoli (la cosiddetta provincia). Il sud gioca un po’ a sè. E per quanto riguarda le opportunità lavorative? Da quello che ne so, parlando ed avendo contatti con alcuni colleghi del centro-sud, direi che la situazione lavorativa e le sue opportunità al sud soprattutto non sono così rosee... purtroppo. Un po’ per differenze culturali nel rapporto dei proprietari con gli animali da compagnia, (ma questo è un tema comune, come ripeto, a molte aree provinciali e piccole anche del nord); un po’ per differenze di reddito medio e quindi di disponibilità economica. Diciamo che potenzialmente il sud, presenterebbe delle buone condizioni di partenza solo per quanto riguarda i costi iniziali (affitto o acquisto di locali per aprire un centro veterinario) ed il livello del costo della vita. Ma ciò si ripercuote ovviamente anche sul livello del reddito del professionista, che inesorabilmente è anche più basso. Il centro lo conosco meno, ma da quel che ne so è una via di mezzo piena di sorprese e di piccole perle dal punto di vista lavorativo e di qualità della vita. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Domanda insidiosa. Non saprei dare comunque un giudizio in merito.


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda proveniente dal territorio? Partiamo dallo scontato presupposto che le facoltà di medicina veterinaria italiane sono davvero troppe e molte di esse tranquillamente assorbibili da quelle più grandi. Se andiamo a vedere nel dettaglio, le facoltà al Nord sono ben 6; 3 al centro; due nel meridione e 1 per isola nelle due più importanti. La distribuzione è evidentemente squilibrata se andiamo a vedere poi quanti studenti del sud (Puglia in testa) si iscrivono da anni nelle facoltà del nord, (Parma e Bologna in testa), con il peso del trasferimento relativo. Sorvolerei senza altri commenti il fatto che, invece, in un’area geografica (il Nord-Est), che da Padova a Udine supporta una popolazione che scarsamente arriva ai due milioni di abitanti, ci siano ben due nuove facoltà di veterinaria. Il fatto si commenta da sé... Partendo da queste considerazioni, la risposta sarebbe purtroppo No. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Se le cose stanno veramente così, ciò significa che la mia città, Pordenone, è una città del sud Italia, considerato che da sempre non riusciamo a mettere sulla poltrona del presidente dell’ordine uno straccio di libero professionista! Scherzi a parte, credo che gli ordini siano in mano inevitabilmente alle rappresentanze più forti o ai gruppi più uniti. È questo che fa la differenza, al nord o al sud che sia. Al nord forse il numero dei LLPP è maggiore e forse più omogeneo al momento di votare per i consigli degli ordini. Questo fa sì che la rappresentatività del mondo libero-professionale e dei suoi particolari problemi sia maggiormente e più facilmente rappresentato. Al sud mi risulta che la libera professione sia spessissimo la “ruota di scorta” o il secondo lavoro dei veterinari pubblici dipendenti. La rappresentatività negli ordini quindi inesorabilmente risulta più in mano ai colleghi pubblici dipendenti che ai LLPP.

Roberto Angelini Presidente Consiglio Regionale Scivac Friuli Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Non ritengo di essere un gran conoscitore delle problematiche del

mezzogiorno, da quello che dicono i colleghi del sud mi pare di capire che ad una richiesta meno qualificata all’interno di un mercato meno ricco occorra adeguare le proprie capacità assieme alle tariffe. E per quanto riguarda le opportunità lavorative? Ritengo che al nord sia di gran lunga più proficuo esercitare la professione sui pet. Il problema è

P R I M A

5

P A G I N A

semmai nella farraginosità della legislazione italiana riguardanteci che qui, bene o male, viene rispettata con un notevole aggravio di costi, al sud indubbiamente molto meno. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali e, di conseguenza, le eventuali difformità in fatto di piani di studio e di preparazione didattica?

È una battuta? Aspetta che me la segno! La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda proveniente dal territorio? Penso che ancora una trentina di facoltà di veterinaria riuscirebbero a coprire quelle piccole sma-

gliature sul territorio ancora esistenti. Conosco almeno 5-6 comuni italiani che sono sprovvisti della loro brava facoltà di medicina veterinaria. Conto comunque che in capo ad una quindicina d’anni ogni gattino ed ogni vacca potrà contare sul proprio veterinario neolaureato personale ed a tempo pieno. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come

Con tre innovativi alimenti Eukanuba Veterinary Diets ti aiutiamo a curare sempre

Per aiutarti a curare sempre più patologie canine e feline, la Iams Company è lieta di presentarti tre nuovi e innovativi alimenti dietetici della linea Eukanuba Veterinary Diets: il nuovo Renal Formula per gatti, che rappresenta un grande passo avanti nel trattamento nutrizionale dell’insufficienza renale cronica, migliora la qualità della vita dei gatti, alleviando i segni clinici e rallentando la progressione della patologia; il nuovo Glucose Control Formula per cani che è l’alimento dietetico più innovativo per il trattamento nutrizionale delle disfunzioni del metabolismo glucidico, tipico dei cani obesi, diabetici o anziani; e Intestinal Formula per cani, che supporta il trattamento dei disturbi gastrointestinali, da oggi disponibile anche come alimento umido. Gli alimenti dietetici Eukanuba Veterinary Diets non solo rappresentano un ottimo supporto nutrizionale nel trattamento delle patologie canine e feline, ma soddisfano tutti i fabbisogni nutrizionali dei tuoi pazienti,

NOVITA’


6

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? A giudicare dal tempo libero che hanno gli ASL qui al nord, mi viene da supporre che al sud ne abbiano ancora di più. Inoltre per un L. P. interessarsi della cosa comune è un enorme spreco di energie e di tempo a fondo perduto. Solo una buona coesione all’interno della categoria, il fissare delle regole di comportamento certe fra di noi (al di là del controllo deontologico demandato all’ordine), il riconoscere nell’altro il collega prima che il concorrente che gioca al ribasso magari non fatturando, può dare la voglia a più di uno di candidarsi ed agli altri di sostenerlo anche dopo eletto.

Roberto Zampiccoli Libero professionista, Trento La nostra, pur essendo una professione sanitaria, è sicuramente influenzata dall’andamento dell’economia interna del nostro Paese; le sfaccettature in cui si divide questa ripercussione sono però più facilmente analizzabili da un tecnico piuttosto che da un sanitario come me. Mi sembra invece di poter meglio indagare questo aspetto per quanto riguarda il settore in cui opero, quello degli animali da compagnia. Trattandosi di un bene superfluo, la scelta dell’acquisto e della conseguente gestione di un pet, dipende, in larga misura, anche dal potere d’acquisto del reddito del futuro proprietario. Non essendoci differenze statisticamente apprezzabili, per quanto riguarda il possesso di animali da compagnia, all’interno delle varie fasce sociali, è chiaro che ad un’economia florida corrisponde un aumento delle diffusione dei pets con conseguente incremento delle attenzioni nei loro confronti. Ciò quindi si ripercuote positivamente sulla nostra professione. Una condizione economica precaria determina invece una limitazione delle spese superflue portando ad una situazione contraria. Ritengo però che questa valutazione non possa essere estesa all’intero ambito nazionale, ma che si debbano invece valutare singolarmente le realtà locali. Opero infatti in una provincia in cui, a zone ad alta densità abitativa e con reddito pro-capite elevato, si alternano situazioni economiche completamente opposte. La configurazione del territorio contribuisce inoltre a mantenere evidenti queste divaricazioni. Penso quindi che si debba considerare certa l’influenza dell’andamento dell’economia sul nostro settore, ma contemporaneamente, che l’analisi vada condotta non su scala nazionale ma, viceversa, a livello locale. Credo che nel settore degli animali da compagnia possano esi-

stere da parte di noi veterinari ampi margini di penetrazione nel mercato tanto al Nord quanto al Sud. Rimangono però alcuni punti chiave da valutare attentamente: al Nord ci sarà, a mio modo di vedere, sempre meno spazio per i neo-laureati ed anche per le strutture in cui operi un singolo professionista; c’è viceversa una grossa possibilità d’espansione per grosse strutture dove lavorino più colleghi e dove aumentino il livello di specializzazione degli operatori e, conseguentemente, qualità e quantità del servizio offerto. Ciò permetterebbe di ottenere più vantaggi: la possibilità per il veterinario di occuparsi prevalentemente delle discipline che più gli interessano, la riduzione del numero di ambulatori che sopravvivono senza dare grosse soddisfazioni tanto all’operatore quanto al fruitore e, non ultima, una maggiore probabilità di assorbire, in un mercato così organizzato, i numerosi neo-laureati. Ritengo invece che al Sud ci siano più aree scoperte, dove l’iniziativa dei colleghi neo-laureati possa trovare modo di affermarsi, contribuendo a far crescere la cultura del pet. Considerando anche il minore carico economico delle spese fisse che caratterizza mediamente queste zone, forse è proprio qui che potrà affermarsi la capacità dei colleghi che saranno in grado di far crescere il mercato attorno alle loro strutture. Queste valutazioni sono però applicabili anche a molte zone periferiche del Nord, dove è peraltro ormai quasi impossibile trovare aree scoperte, e dove però ritengo che la figura del collega generico sia ancora di fondamentale importanza per la crescita dell’interesse nei confronti dell’animale da compagnia. Non si possono ignorare differenze culturali e sociali; non le collocherei però tra Nord e Sud, ma nelle realtà territoriali in cui il professionista si trova ad operare. Nella mia provincia, ad esempio, si passa da zone periferiche in cui esiste una scarsa attenzione per l’animale da compagnia, a zone, comunque periferiche, in cui, per varie ragioni (scambi culturali legati soprattutto al turismo, economia forte, ecc.) questo interesse è paragonabile a quello presente in zone prettamente urbane dove potrebbe essere giustificata la presenza di grosse strutture in grado di fare da riferimento anche per i colleghi che operano in ambito decentrato. Considerando tuttavia la scarsa attitudine imprenditoriale che mediamente contraddistingue la nostra categoria, ritengo questa una prospettiva remota. Le mie conoscenze dell’ambito universitario risalgono a circa 15 anni fa, quando per lavoro frequentavo tutte le Facoltà allora esistenti. Ritengo che allora questo aspetto non fosse assolutamente considerato. Non ho motivo di pensare che attualmente il mondo accademico abbia cam-

P R I M A

P A G I N A

biato orientamento, mentre probabilmente questa è, oggi come allora, una valutazione operata da alcuni corsi particolari, senza però un coordinamento a livello di Ateneo o di gruppi di Atenei. Risulta necessario però, per l’Università italiana, poter continuare a formare veterinari in grado di competere con colleghi laureati nel resto d’Europa; penso sia questa, nel prossimo futuro, la scommessa più importante per il mondo accademico italiano. Credo proprio che la distribuzione delle Facoltà di Medicina Veterinaria in Italia, sia non solo sufficiente, ma esagerata. La domanda proveniente dal territorio potrebbe essere soddisfatta anche con un numero più esiguo di Scuole. Considerata tuttavia la loro attuale esistenza, sarebbe auspicabile si muovessero nella direzione di offrire una preparazione il più differenziata possibile e legata alla città ed alla zona geografica in cui si inseriscono. Ciò permetterebbe di ottenere “neolaureati specialisti”, cioè, colleghi che possano aver seguito, negli ultimi anni, corsi attinenti le materie di loro maggiore interesse. Penso dunque che negli ultimi due anni del Corso di Laurea, pur mantenendo una base comune, i piani di studio debbano essere ampiamente flessibili, al fine di laureare professionisti già orientati al mondo del lavoro che sarà destinato ad accoglierli. Ed a questo proposito ritengo che l’Università dovrà prestare sempre più attenzione all’andamento dell’economia del nostro Paese e quindi del mercato del lavoro. Per le Facoltà del Nord sarà poi necessario spingere lo sguardo anche oltre confine, poiché è già una realtà lo spostamento dei laureati all’interno della Comunità Europea; e questo fenomeno, passivo od attivo, sarà sicuramente destinato ad aumentare. Questa è una cosa che non mi spiego e devo dire che, pure sforzandomi, non riesco a trovare una giustificazione plausibile. Per rimanere nell’ambito della mia Provincia comunque, presiedo da cinque anni il Consiglio Direttivo di un Ordine completamente ignorato dai colleghi dipendenti. Nonostante l’impegno mio personale e quello dei colleghi, siamo riusciti a coinvolgere nel Consiglio una sola rappresentante dei Dipendenti della APSS. Di conseguenza anche la nostra attività, volta prevalentemente all’aggiornamento professionale, è seguita quasi esclusivamente da colleghi liberi professionisti. Approfitto perciò di questa occasione per rilanciare ai veterinari della mia Provincia e anche a livello nazionale un invito ad una collaborazione fattiva per una gestione comune della nostra professione che possa portare vantaggi all’intera categoria.

tuale che ancora non ci appartiene. Ritengo invece, che le nostre facoltà sono coerenti; questa è sicuramente tra quelle prioritarie per cambiare i veterinari del futuro. Come dicevo prima è nostro compito spingere in questa direzione.

IL CENTRO Giovanni Petroccia Coordinatore ANMVI per il Centro, Libero professionista, Roma Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Certo che sì, il veterinario rappresenta l’ultimo gradino del terziario e pertanto è in diretta proporzionalità con la ricchezza del luogo dove esercita la professione. Il secondo motivo è che il cane, il gatto, e ancora di più gli animali esotici, sono beni di lusso e non di necessità, pertanto capirei quanto ciò possa essere fortemente influente. Altro preponderante fattore è la cultura animalista; anche se rispetto agli anni passati è fortemente cresciuta, la gente ancora stenta a capire l’utilità sociale degli animali (Pet-Terapy e quant’altro). Per ultimo va detto, che le colpe ci sono anche in casa nostra, il veterinario continua ad essere poco attento al sociale che lo circonda, gli sforzi, l’impegno non sono ancora sufficienti e poi va anche detto che la grande incoerenza che ancora ci caratterizza, parlo di quella professionale (tariffe non uniformi, deontologia, buone pratiche veterinarie ecc.), crea nell’opinione pubblica non sempre un giudizio idilliaco di questa figura. Comunque anche da questo punto di vista stiamo crescendo. È chiaro che diventa più semplice esercitare questa professione, dove la informazione, nella opinione pubblica è meno attenta, meno incisiva, ma questo ritengo vale anche per altre professioni e mestieri, perché comunque le richieste degli utenti sono meno specialistiche anche perché oltremodo più costose. Io credo che il nostro grande compito è quello di caratterizzare la veterinaria ancora maggiormente, in figura ben chiara all’utente (veterinario di base, le diverse branche specialistiche) e in questo, il nostro dovere è quello di costringere le Facoltà ad attrezzarsi e preparare i futuri colleghi mentalmente e professionalmente in tal senso. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali e, di conseguenza, le eventuali difformità in fatto di piani di studio e di preparazione didattica? Questa è una raffinatezza concet-

La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda proveniente dal territorio? La mia opinione è nota a tutti da anni. Sono troppe rispetto alla richiesta del mercato ed inoltre malamente distribuite sul territorio nazionale (cito quelle di Perugia, Camerino, Teramo e perché no anche Bologna) prova ad immaginare la distanza tra loro, adesso ne vogliono aprire una anche a Rieti, come puoi ben capire il quadretto è completo. Ciò che serve è la qualità e non la quantità. Continuiamo a gridarlo forte. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? A questa domanda rispondo con piacere, fuori dai denti. Io ho due teorie, quella del “cane sciolto“ e quella della “sudditanza”. La prima è quella che caratterizza il libero professionista, è volutamente solo nel proprio orticello quindi non aggregato o meglio adesso leggermente un po’ più coalizzato, è disinformato volutamente sulle problematiche professionali, perché la stampa di categoria è noiosa da leggere in quanto spesso ritiene che certi problemi non toccano il suo orticello almeno in questo momento, quindi è controproducente schierarsi apertamente è sicuramente più convincente fare il “finestrista”. Altra considerazione spesso citata per convenienza a legittimare questa sua posizione alla finestra è “ci siate già voi che lo fate così bene”. Quello che non riesce a percepire il libero professionista è che intanto servono anche i ricambi a noi e poi che la disinformazione li rende disarmati di fronte agli organi di controllo sulla nostra professione (avere NAS, ispettori di IVA, veterinari ASL, ed altri nella propria struttura); disinformati si cede alla paura, ed ecco la sudditanza anche perché i livelli sono tanti e diversi come vedi tante grosse colpe stanno in casa nostra, tocca a noi continuare a predicare a questo popolo di liberi professionisti.

Maurizio Valentini Presidente AVULP libero professionista Perugia Il divario nord-sud che caratte-


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

rizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Il centro studi ha avuto un impulso solo negli ultimi anni per quanto riguarda il settore degli animali da compagnia sicuramente nello sviluppo del nostro lavoro, la crescita culturale ed economica rivestono un’importanza notevole. Sono convinto che in futuro ci possa essere un’evoluzione nella nostra offerta di servizi soprattutto nel centro - Italia, questo perché i colleghi del sud hanno una professionalità non inferiore ai colleghi del nord; e soprattutto per una fisiologica evoluzione dove c’è una offerta insufficiente. Non so se è più semplice esercitare al centro - Sud Italia rispetto al Nord. Certamente il lavoro di educazione e crescita al Nord è ormai consolidato ed è più complesso stimolare l’utente in un ambiente che ha problemi economici e sociali. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Non mi risulta che nei piani di studio universitari vengano effettuate difformità nella preparazione didattica. È auspicabile che questo avvenga per venire incontro alle attuali richieste di formazione da parte della futura classe veterinaria per preparare al meglio l’ingresso del futuro professionista al mondo del lavoro. Personalmente penso che le facoltà di medicina veterinaria in Italia siano eccessive e non rispondenti alle necessità professionali di chi si occupa di animali da compagnia. Vedrei bene la trasformazione di alcune di esse in scuole di perfezionamento specialistico post laurea. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Il Presidente del nostro Ordine è un professore universitario ed il consiglio direttivo dell’Ordine è rappresentativo dei veterinari liberi professionisti e dei dipendenti pubblici. Secondo la mia opinione questa soluzione è la più democratica ma è molto importante la voglia di fare da parte di tutto il Consiglio. Al Sud Italia i liberi professionisti gradualmente si inseriranno nel lavoro complesso e impegnativo di un ordine professionale, ci sarà la possibilità di far crescere la classe veterinaria tralasciando le vecchie diatribe tra dipendenti pubblici e liberi professionisti. Spesso il libero professionista è legato per necessità alla propria struttura, ma non deve essere persa di vista la possibilità di dire la propria quando si discute di problemi riguardanti la nostra professione non lasciando ad altri, come in passato, decisioni e prese di posizione che si ripercuotono sulla

nostra professionalità e la nostra immagine.

Carlo Pizzirani Presidente Ordine Medici Veterinari di Firenze Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Il mondo del Veterinario libero

P R I M A

7

P A G I N A

professionista non può non essere influenzato da quegli aspetti socio-economici che influiscono su tutto ciò che avviene nel nostro paese. Naturalmente il centro nord è sotto certi aspetti privilegiato da un punto di vista culturale e di conseguenza l’attenzione dell’industria è rivolta maggiormente ai professionisti che operano in queste regioni.

E per quanto riguarda le opportunità lavorative? Se “facilità professionale” sta a significare meno richiesta di attenzione alle normative, credo, per quanto possa immaginare, che lavorare al centro-sud sia più semplice; mi è capitato sovente di essere scambiato per un marziano quando ho fatto menzione di impianto elettrico a norma con regolare controllo periodico da parte delle autorità competenti, di

radiologici sotto controllo, di obblighi del D.lgs 626 ecc. ecc. Però, tutto sommato, non credo che essere meno soggetti ai controlli possa significare avere un esercizio più facile della professione; secondo il mio modo di intendere la professione, questa diventa facile e piacevole quando si può reperire con facilità tutto quel materiale tecnico-medicinale che serve, quando l’assistenza tecnica per i nostri strumenti è


8

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

pronta e sollecita, quando l’informazione scientifica arriva con regolarità e soprattutto quando la maggior parte della clientela dello studio è educata ad accettare quello che il professionista propone rendendosi veramente conto di essere in presenza di un professionista con la P maiuscola. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Purtroppo non ho molti legami con il mondo universitario e non credo di poter rispondere esaurientemente a questa domanda. Comunque avendo spesso dei colleghi neolaureati presso la struttura nella quale lavoro e stando a quanto mi viene riferito credo che non ci sia molta attenzione a problematiche strettamente legate al territorio. In Italia sono presenti sedi universitarie che basterebbero numericamente a tutta l’Europa! Sono troppe, spesso troppo vicine, e questo porta ad una dispersione di cultura e di finanziamenti. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Credo che al sud essere un dipendente della pubblica amministrazione sia ancora vista come una situazione privilegiata e probabilmente il rapporto dipendenti-liberi professionisti sia ancora non così netto come al centronord. Credo anche che al sud sia più frequente la figura del dipendente che esercita anche la libera professione e per questo interessato anche alle vicende del mondo libero professionale.

Tullio Paolo Scotti Presidente Ordine Medici Veterinari della Provincia di Roma Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? È abbastanza semplice rispondere che il mercato dei prezzi così legato alla cultura ed all’economia del luogo influenzi anche il nostro settore. Ritengo tuttavia che il problema non sia soltanto legato all’assenza di un tariffario nazionale (che finalmente la Fnovi ha prodotto e speriamo venga rapidamente approvato con decreto ministeriale), ma e soprattutto, alla diversa concentrazione del patrimonio animale. Se a questa aggiungiamo una scarsa visibilità del nostro ruolo, dobbiamo concludere che per raggiungere l’obbiettivo dell’occupazione giovanile e di gratificazione economica per tutti, si deve passare per la qualità della professione e per la valorizzazione del ruolo del veterinario nella nostra società. Le differenze culturali e soprattutto

sociali hanno una parte rilevante nella diversa situazione economica ed in genere lavorativa del veterinario che si occupa di animali d’affezione. Circa la maggiore facilità di esercitare la professione nel centro sud, esprimo alcune perplessità. Sono fermamente convinto che la qualità che il professionista deve garantire all’utente, debba comunque essere massima e dovunque identica. Pertanto non penso che un collega decide di partire da Milano e di andare a Bari o Palermo perché è più facile lavorarvi, magari perché ci sono clienti meno esigenti od animali meno malati. Ho partecipato a degli stages negli Stati Uniti e vi erano colleghi anche di Bari e di Palermo. Forse le scelte sono più collegate allo spropositato numero di laureati ed alla loro distribuzione. Inoltre l’ubicazione delle Facoltà di Veterinaria sono 8 al nord, 2 al centro, 2 al sud ed una in Sicilia ed una in Sardegna. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Le Università si stanno modificando anche in funzione di queste esigenze e sicuramente molte cose stanno cambiando, ma ritengo che tale impegno non sia ancora sufficiente né nella diversificazione né nella tempistica. Dobbiamo correre e non fare la politica dei piccoli passi. Siamo in Europa, il numero dei laureati è impressionante e l’unico reale sbocco che i giovani colleghi identificano e quello del settore degli animali d’affezione. Iscrivo circa una settantina di colleghi all’anno che provengono da diverse Università, fra l’85 ed il 95% dichiarano di volersi dedicare agli animali da compagnia. Questo dimostra che non solo non ci sono stimoli diversi, ma che una modifica del piano di studi si muove così a rilento che mi sento di concludere che il nostro Stato, istituzionalmente, fornisce dei laureati che non servono alle reali esigenze del Paese. Mentre sono carenti figure che stanno, anzi, sono già state sostituite da altri, sia nel settore delle produzioni che del management aziendale. Il settore dell’ittiopatologia è quasi totalmente in mano ad altre professionalità. Il settore ovino è assolutamente disdegnato, perché l’unico concetto che viene fuori prepotentemente è quello clinico o clinico-chirurgico, non di gestione dell’allevamento e quindi di prevenzione, e questi sono solo alcuni esempi. La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda proveniente dal territorio? Anche a questa domanda ho, in parte, già risposto in precedenza.

P R I M A

P A G I N A

Ritengo di non aver in tasca le soluzioni ma sarebbe auspicabile un forum, per affrontare seriamente tali questioni. Mi sembra che le opinioni ed anche le informazioni viaggino su tronconi paralleli. Le Università non dialogano con gli Ordini e viceversa. Le problematiche del post laureato interessano agli Atenei molto meno dei finanziamenti che ogni Università richiede, che sono proporzionali più al numero di studenti iscritti, che non a specifici orientamenti. Molto utile sarebbe un incontro preciso, tendente ad identificare a monte le reali necessità del Paese, in funzione delle varie realtà territoriali.

ne reale sia la scarsa organizzazione e la scarsa disponibilità di molti. Forse c’è anche della verità nelle risposte precedenti ma non posso accettare né l’invidia né la superficialità né tanto meno politiche di ricatto od occulte gestioni di potere. L’Ordine è un pezzo importantissimo della politica di categoria, di tutta la categoria, ha e deve sempre di più avere voce in capitolo nelle Istituzioni, nei Comuni, in Provincia, in Regione. I colleghi del centro sud non hanno nulla di meno dei colleghi del nord ed il ruolo del veterinario può e deve emergere non solo al nord ma in tutta la penisola.

A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Questa è una domanda che nasce da criteri totalmente differenti che vanno da logiche di politica di categoria, al concetto medio che si ha dell’Ordine Professionale, fino alla mentalità da botteguccia che molti liberi professionisti hanno. Per la gestione dell’Ordine non si può parlare di attitudine professionale o di orientamento universitario. Fare il Presidente dell’Ordine è una cosa seria e ci vuole molto tempo, tempo che si deve decidere di togliere alla libera professione e tutti i liberi professionisti che ho conosciuto, soprattutto del sud, mi hanno confessato che non hanno il tempo di fare il Presidente. Ritengo che molti non vogliono trovare neanche il tempo di andare a votare un candidato Presidente libero professionista. Non credo che manchino gli uomini né le capacità. È però un dato di fatto che oltre l’80% delle Province del centro sud sono rappresentate da Presidenti dipendenti del SSN, anche quando questi rappresentano un terzo od un quarto degli iscritti a quella Provincia. Forse dipende anche dalle capacità di questi ultimi, perché no? Tuttavia ho già tentato di affrontare l’argomento di come mai ci sia una così netta posizione e mi sono sentito rispondere cose piuttosto pesanti generalmente di tre ordini di idee: 1) l’Ordine ha come scopo istituzionale quello della tenuta degli albi, dell’iscrizione e cancellazione di colleghi. Che ci si impegna a fare? A che serve l’Ordine? 2) Non ci possiamo muovere apertamente perché gli Ordini sono dei veri e propri feudi dei colleghi dipendenti dove se si compete apertamente per la carica, si rischiano serie ripercussioni. 3) Non riusciamo a metterci d’accordo perché c’è troppa invidia fra noi. Inoltre molti non vogliono inimicarsi chi potrebbe dare loro un lavoro. Oggettivamente non mi piace nessuna di queste risposte e credo che comunque una motivazio-

Roberto Carluccio Presidente del Consiglio Regionale SCIVAC Molise Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Potrei dire cose ovvie. Di solito dove girano più soldi se ne distribuiscono di più a tutti. Di conseguenza il tenore di vita più elevato si ripercuote (spesso anche se non sempre) sugli ignari (?) pet che vivono in famiglia. Se 50 mq a Termoli si affittano a £ 400.000 ed a Milano a £ 1.200.000, sarà più difficile far accettare di spendere £ 1.000.000 per una ostectomia della bolla ad un termolese che ad un milanese. E per quanto riguarda le opportunità lavorative, ritieni che le differenze siano soprattutto differenze culturali e sociali? Penso assolutamente il contrario e mi piacerebbe discuterne con chi è di idea opposta. Al sud, a parità di prestazione, da parte del vet lo sforzo economico e professionale è lo stesso, ma, come dicevamo prima le parcelle devono essere più basse e, questo per un motivo culturale, si effettuano minori interventi. Io sono dell’idea che noi facciamo parte di un tutto indissolubile; la terra, gli animali, le piante, i neri e i vetdipendenti sono dentro di noi e noi dentro di loro, non possiamo che distruggerci tutti o cercare di vivere meglio tutti. L’industrializzazione, anche e specialmente in agricoltura ci ha allontanato da quella parte di noi rappresentata dalla natura in generale e dopo un po’ se ne comincia a sentire la mancanza e non avendo la possibilità tutti di acquistare un posto al sole ci mettiamo dentro casa qualcosa che ce la ricordi. Per questo motivo penso che al nord, da più tempo e più massicciamente industrializzato, siano presenti nelle case e più curati un maggior numero di pet. La maggior concentrazione di persone poi, permette di avere bacini di utenza che danno la possibilità di poter aprire strutture più grandi, dove possono lavorare più colleghi e sicuramente meglio che in altre strutture dove si

lavora da soli o al massimo in due; strutture più grandi che comunque danno la possibilità a tanti colleghi, di avere un punto di riferimento a portata di mano. Se poi vogliamo parlare di clima, allora con il sole ed il mare a 100 metri, si lavora malissimo! A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Non ho una conoscenza diretta delle realtà universitarie se non quelle di Messina e Perugia di 20 anni fa. Mi auguro e sono sicuro che sia migliorato molto in tutti i campi. Da quello che sento dagli studenti e dai neolaureati però non mi sembra di evidenziare indirizzi legati al territorio ma più che altro legati agli interessi didattici del corpo insegnante anche se ultimamente, con l’avvento di professori più giovani ed evidentemente più motivati, l’università sta cercando di coprire tutti gli spazi che le si offrono. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Non so esattamente, ma immagino che la realtà delle altre province del sud sia abbastanza simile a quella della mia provincia e cioè, il numero dei dipendenti è superiore al numero dei LP. Non solo, ma che il dialogo tra queste due “fazioni” sia ancora un po’ limitato. Non dubito affatto però che la situazione, per quanto riguarda il dialogo, possa e debba migliorare. Saluti in fretta, come il resto, ma il dibattito potrebbe continuare a lungo.

Giovanni Cavedagna Presidente ASVAC (Associazione Sarda Veterinari per Animali da Compagnia) Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Il divario economico nella nostra Penisola è molto marcato e così, anche le differenze nella professione di medico veterinario tra sud e nord Italia sono evidenti. È lapalissiano che per il settore dei piccoli animali, questi ultimi ancora assimilati ad un bene di “lusso”, le possibilità economiche delle famiglie sono un fattore fondamentale per determinare la richiesta di un servizio; mentre, per i colleghi che si occupano di animali da reddito, più che la locazione geografica è molto più importante la tipologia del territorio ed il tipo di allevamento che su di esso si può espletare. Di conseguenza, le possibilità dell’allevatore o dell’imprenditore che dir si voglia risultano quindi strettamente correlate a questa realtà.


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

E per quanto riguarda le opportunità lavorative? Ritengo del tutto falso che al centro-sud vi siano maggiori possibilità lavorative rispetto al nord, per coloro che si occupano di animali da compagnia. Semmai le differenze riguardano invece la sensibilità e l’amore verso gli animali che risultano preponderanti rispetto a quelle di carattere sociale. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Credo che per le facoltà italiane non sia facile né adattare i programmi alle realtà locali, né produrre dei corsi specifici, sia pre che post-laurea. Le facoltà italiane sono anche troppo numerose e la loro distribuzione sul territorio è abbastanza omogenea. Semmai è la domanda proveniente dal territorio che latita. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Probabilmente i colleghi liberi professionisti del nord si sentono più compatti a livello di categoria di quanto non avvenga al sud e danno maggior valore alle istituzioni preposte a rappresentarli e tutelarli.

IL SUD Sergio Spirito Coordinatore Regionale ANMVI per il Sud Il divario economico e le diverse culture hanno sempre determinato momenti di distanza, spesso anche profonda, tra nord e sud del nostro paese in quasi ogni settore della vita sociale, economica, fino al vivere quotidiano di ciascuno di noi. Parlare di differenze nord-sud in qualsiasi campo richiede sensibilità, conoscenza, se non addirittura studio delle diverse “filosofie di vita” che animano il nostro paese. Inevitabilmente il settore veterinario non si sottrae a questa regola anche se, quantomeno per necessità, è forse possibile in questo caso tentare un’analisi molto sintetica. Nel settore degli animali da compagnia temo, purtroppo, di dovere adoperare, con franchezza, un termine che assolutamente non amo perché troppo spesso abusato quando si parla di differenze

nord-sud: siamo in “ritardo”. Si può poi discutere molto sulle cause e su come questo si manifesta, ma volendo tentare una definizione immediata non riesco a trovarne altre: siamo in ritardo! Economia debole, scarsa (a volte solo in apparenza) richiesta, limitato spirito imprenditoriale del veterinario e, di conseguenza, incapacità d’offerta di servizi, rappresentano i cardini del circolo improduttivo che siamo in dovere (i

P R I M A

9

P A G I N A

lavori sono in corso, non temete!) d’interrompere. Sarà decisivo imparare a “sfruttare” di più il ruolo e l’importanza sempre maggiore attribuita all’animale d’affezione; non credo si possano presentare dati precisi, ma è mia convinzione che la condizione economica abbia minore influenza su quest’aspetto. Del resto esistono da sempre al sud aree d’ottima tradizione di cultura dell’animale da compagnia, penso ad esempio a

Napoli, città che amo particolarmente. Esistono forse, come del resto in tutte le aree che ancora hanno molto da dire e dare in termini di sviluppo, delle potenzialità che possono trasformarsi in opportunità di lavoro e reddito. Dunque, paradossalmente, potremmo avere più possibilità di altri che operano in zone di mercato già sature, a costo però di capacità d’inventiva e professionalità e sacrifi-

ci assolutamente gravosi. Ritardo dunque non tanto in termini culturali e di capacità professionale, ma in termini di “cultura della professione” intesa come ruolo del professionista, capacità imprenditoriale e d’immagine e, di conseguenza, capacità di produzione di reddito. Un unico dubbio: non è che una gran parte della veterinaria italiana è un po’ “meridionale” in questo? Forse allora le distanze tra nord e


10

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

sud, per molti aspetti, non sono poi così grandi, almeno in termini qualitativi. Per costruire il futuro abbiamo bisogno tutti, di una veterinaria forte di professionisti coscienti dei propri limiti e, soprattutto, dei propri mezzi e obiettivi. Ma dove costruire il futuro? Quali sono i luoghi deputati per un’opera di così grande impegno e responsabilità? Certo abbiamo le nostre società culturali e l’ANMVI, ma il dialogo non può rimanere confinato ad una parte, anche se fosse maggioritaria. Abbiamo il dovere di confrontarci con l’università, che “forma” i professionisti, e con gli ordini che, sia pure “ope legis”, siamo noi tutti. L’università dovrà accettare, nell’interesse di tutti, di confrontarsi con il territorio e con il mondo professionale. La crescita delle nostre facoltà non può essere, come spesso appare, solo quantitativa e legata ad esigenze d’autoreplicazione e/o di conseguimento di diplomi europei. Credo che l’unica strada percorribile per tutelare insieme al sacrosanto diritto allo studio dei giovani i legittimi interessi della categoria sia, come sempre, la strada della qualità. Purtroppo, i meccanismi intriseci, di funzionamento e di carriera delle nostre università, non sempre sono compatibili con le scelte coraggiose che a questo punto s’imporrebbero. Ma questa è un’altra storia… e non riguarda solo la veterinaria. Infine gli ordini: vecchi, obsoleti, in perenne attesa d’essere riformati. Organismi utili se gestiti da volenterosi, assolutamente superflui se gestiti da chi semplicemente se li vuol “prendere” perché…e qui torniamo alle differenze nord-sud. Difficile spiegare perché, ma al sud i Presidenti sono di solito colleghi dipendenti, è

quasi un tabù giustificato solo in parte dalla forte consistenza numerica dei dipendenti e dalla speranza, tipicamente meridionale, dei giovani di avere il “posto fisso”. E allora nell’attesa che anche questo ritardo sia colmato, da buon meridionale provo a dare qualche chiave in più scimmiottando un milanese famoso e il suo “quelli che…” …meglio a noi che a loro; …a noi non serve, ma loro chissà cosa ci combinano; …lo fanno nell’interesse di “tutti”; …lo fanno per i “liberi”; …lo fanno per “loro”; …lo fanno e basta. Se solo pensassimo tutti un po’ di più all’interesse comune…

Domenico Mollica Presidente Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Napoli Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? La disoccupazione veterinaria è presente sia al Nord che nel Meridione. La differenza è nelle richieste di prestazioni professionali dovute al livello socio-economico del Sud. Non è vero che nel Sud il veterinario che si occupa di piccoli animali ha maggiori opportunità lavorative, essendo il mercato saturo. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Sì, visto che la facoltà di Napoli ha attivato corsi di patologia ed allevamento bufalino. Le facoltà di Medicina Veterinaria in Italia sono troppe rispetto agli altri Paesi CEE ed alle offerte lavorative. Sono distribuite prevalente-

P R I M A

P A G I N A

mente al Nord anche se al Sud vi è un’alta richiesta. L’ideale è una riduzione delle facoltà. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Il libero professionista meridionale non ha ancora acquisito una mentalità politico-organizzativa. Mi preme sottolineare che lo spirito che dovrebbe animare chi riveste cariche ordiniste è quello di servizio per l’intera categoria, pertanto un presidente libero-professionista o dipendente non ha importanza, anzi il tendere ad evidenziare una appartenenza causa e causerà solo attriti e ingiustificati conflitti tali da far apparire all’esterno una categoria disunita e pertanto facilmente ammaccabile.

Carlo Damiani Consigliere SCIVAC, libero professionista Napoli Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? A mio parere, il divario economico nord-sud nel nostro Paese influenza tutti i settori sociali, ed in particolare quello veterinario, che, laddove è presente una realtà sociale depressa sia economicamente che culturalmente, è tra i primi a essere penalizzato e trascurato dalla popolazione per ovvie ed essenziali priorità. A questa prima e fondamentale debolezza sociale, che è esterna ed indipendente dalla nostra volontà, si aggiungono altre fragilità più tipicamente intrinseche al settore. In particolare nel Mezzogiorno si avvertono disagi individuabili nell’alto numero di veterinari e nella nostra scarsa organizzazione territoriale e professionale, con il risultato che la pur debole richiesta dell’utenza non stimola a crescere né in quantità, per gli ovvii motivi economici, né in qualità, per la mancata crescita culturale alla quale proprio i veterinari dovrebbero contribuire impegnandosi attivamente. E per quanto riguarda le opportunità lavorative? Ritengo che definire il facile e il difficile dipenda soprattutto del livello e dalla capacità professionale a cui ci si riferisce; probabilmente al centro-sud lavorare è meno impegnativo professionalmente rispetto al nord per le già citate realtà sociali, culturali e professionali. Ma in una siffatta condizione il settore veterinario risulta, per metafora, essere come l’equipaggio di un natante alla deriva che galleggia passivamente in mezzo al mare in balia delle varie corren-

ti, con l’unico risultato di trovarsi sempre in uno stato fisico conservato ma non quello morale, sicuramente deteriorato. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Non sembra che le Università si preoccupino di analizzare le differenze territoriali per poi tenerne conto nell’organizzazione didattica; laddove ciò succedesse i risultati sono non visibili o male espressi, almeno ai miei occhi. A mio avviso la distribuzione geografica delle facoltà è più che sufficiente se non eccessiva rispetto alla richiesta territoriale di studi, ma mi preoccuperei più che della omogeneizzazione geografica della qualità degli studi, visto che in altri Paesi con un minor numero di Atenei si ha un maggior standard professionale. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Non poteva essere diversamente vista la frammentata e a volte conflittuale realtà professionale di noi liberi, impegnati per lo più da obiettivi personali, senza considerare che una tal condotta è purtroppo autolesiva, prova ne è la presidenza degli Ordini, ulteriore dimostrazione che laddove non si occupano i propri legittimi spazi e competenze qualche altro se ne fa carico!

Andrea Gallo Delegato SCIVAC Catanzaro Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Indubbiamente il divario economico e territoriale che caratterizza il nostro paese influenza notevolmente il settore veterinario in tutte le sue branche. Infatti da un lato il lavoro sugli animali da reddito è limitato dalla tipologia dei nostri allevamenti prevalentemente bradi rispetto al nord con allevamenti intensivi. Dall’altro negli animali da compagnia le minori risorse economiche dei nostri clienti limitano le richieste

di prestazioni che comunque sono molto sottopagate. Non sono d’accordo sul fatto che è più facile esercitare nel settore animali da compagnia al sud rispetto al nord. È vero che al sud ci sono più spazi per chi lavora su piccoli animali basta guardare il forte divario del rapporto ambulatori popolazione, ma è anche vero che al sud è poco diffusa la cultura dell’animale da compagnia. Anche se negli ultimi anni ho notato un notevole miglioramento in tal senso, merito della società che cambia e di un numero sempre crescente di veterinari che si dedicano solo a piccoli animali promovendo questa cultura; basti pensare che solo dieci anni fa erano assenti in Calabria veterinari che si occupavano esclusivamente di animali da compagnia anche perché il lavoro su piccoli animali da solo non garantiva a professionisti l’indipendenza economica. Questa scarsità di risorse economiche non ha permesso lo svilupparsi di centri veterinari attrezzati da usare come referenti per casi specialistici, quindi maggiori difficoltà di lavoro. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? A mio avviso nelle differenti facoltà nelle materie specialistiche si vengono a creare delle differenze legate al territorio che indirettamente influiscono sugli orientamenti scolastici. Mi spiego, anche se sulla carta il piano di studi è fondamentalmente uguale, di fatto nelle aule universitarie si tende a parlare dei casi clinici che vengono sottoposti all’attenzione dei singoli docenti, per cui di fatto il patrimonio zootecnico regionale modifica gli orientamenti scolastici. La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda proveniente dal territorio? Sicuramente non c’è una perfetta omogeneizzazione basti pensare che spesso dalla Calabria si migra per studiare a Parma o a Milano ma ritengo che anche se l’offerta di studi non è omogenea e minore della domanda

Da Napoli con alluvione Professione Veterinaria, oltre a ringraziare tutti i Colleghi che hanno contribuito alla realizzazione delle inchieste pubblicate su questo numero, rivolge un particolare ringraziamento a Carlo Damiani per le avventurose condizioni in cui ha scritto il suo intervento e a Pasquale Simonetti che gli ha fornito un tempestivo aiuto. L’alluvione che ha colpito Napoli e Provincia domenica 16 settembre ha infatti causato gravi danni alle strutture ambulatoriali del Collega Damiani, che, malgrado ciò, sta monitorando la situazione e invita tutti i Colleghi di zona a segnalare eventuali difficoltà all’ANMVI allo 0372/40.35.37 - info@anmvi.it


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L A

questa offerta è comunque esagerata. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? I motivi che portano ad avere più presidenti liberi professionisti al nord rispetto al sud sono diversi: scarsa compattezza della categoria, le difficili condizioni di lavoro dei liberi professionisti del sud che quasi mai lavorano in strutture organizzate e quindi hanno una minore disponibilità di tempo da dedicare all’ordine per lo stesso motivo il 90% dei liberi professionisti ambisce al posto nelle ASL in pratica il 90% dei liberi professionisti del sud (almeno in Calabria) non è un libero per scelta ma per mancanza di lavoro nelle ASL questo permette ad alcuni dipendenti pubblici di essere dei simboli ai quali sicuramente dare il voto.

Sergio Guttadauro Vice presidente Ordine dei medici veterinari della provincia di Palermo Il divario nord-sud che caratterizza l’economia nel nostro Paese, influenza e in che modo il settore veterinario? Vorrei sorvolare sulle caratteristiche del divario tra le varie regioni del nostro territorio, troppo vasto e con precedenti storici ben differenti. Il divario c’è, ma c’è anche tra diverse province di una stessa regione, ne consegue che il professionista si trova a lavorare in realtà socio-economiche e culturali ben differenti che finiscono con il condizionare le scelte lavorative, privilegiando l’impiego nei confronti della libera professione. È davvero più facile esercitare professionalmente nel centrosud Italia piuttosto che al nord e, se ce ne sono, ritieni che le differenze che si riscontrano nella realtà veterinaria siano legate soprattutto a differenze culturali e sociali? Se per “più facile lavorare al centro-sud“ si intende minore concorrenza forse l’affermazione potrebbe essere corretta alla luce del numero di laureati delle diverse regioni. Se invece si vuole intendere minore bisogno di impegno questo è da escludere, in quanto suppongo che non esista differenza tra il curare un animale al nord o al sud, la professionalità dovrebbe essere la stessa. A tuo avviso, l’università tiene in debito conto le differenze territoriali? Le università hanno il compito di preparare i professionisti a prescindere da quelle che possono essere le realtà locali altrimenti

diverrebbero scuole di specializzazione, anzi dovrebbero essere standardizzate sui valori di insegnamento. Soltanto a livello di ricerca potrebbero favorire le realtà locali. La distribuzione geografica delle facoltà di medicina veterinaria italiane è sufficiente a garantire la perfetta omogeneizzazione dell’offerta di studi in funzione della domanda prove-

P R I M A

11

P A G I N A

niente dal territorio? Vista l’abbondanza delle facoltà direi proprio di sì. A livello di Ordini Provinciali dei medici veterinari, come spieghi che, in percentuale, i presidenti eletti al sud Italia sono quasi sempre dipendenti pubblici al contrario di quanto avviene al nord? Vorrei ricordare un episodio a me capitato qualche hanno addietro

in occasione delle elezioni per i rappresentanti del consiglio dell’ordine. Parlando con dei colleghi uno di questi mi chiese dove lavoravo, alla mia affermazione di essere un libero professionista mi sono sentito rispondere: “allora sei disoccupato!”. La libera professione spesso non è frutto di scelta ma bensì un ripiego alla mancanza di lavoro dipendente e fa in modo che il nu-

mero di veri liberi professionisti non sia ancora prevaricante su quello dei dipendenti. Se inoltre consideriamo che la conduzione degli Ordini Provinciali è ancora di tipo familiare, ovvero senza personale ausiliario, possiamo capire la maggiore disponibilità da parte di un dipendente, che ha la possibilità di intrattenere maggiori contatti con i colleghi e disporre del proprio tempo con più regolarità. ■


12

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

?!

L ’ I N C H I E S T A

FATTI E NOTIZIE SOTTO LA LENTE D’INGRANDIMENTO

Informazione farmaceutica

di Sabina Pizzamiglio

Il farmaco veterinario: se lo gestisci lo conosci? Il parere dei veterinari e delle aziende

a legge sulla terapia del dolore (L. 8 febbraio 2001, n.12) ha sancito di fatto il diritto di prescrizione del medico veterinario. Solo qualche mese più tardi, l’importanza del suo ruolo sanitario per la cura e il benessere degli animali è stata suggellata dal nuovo regolamento sulla distribuzione dei medicinali veterinari. Si tratta di meritate attestazioni di professionalità, ma anche di impliciti richiami alla responsabilità e alla preparazione professionale. All’indomani dalla pubblicazione del D.M. 306, infatti, si leggeva sulla vetlink-list dell’ANMVI che dopo questo provvedimento ogni veterinario deve sentirsi un po’ più medico. “Il primo problema è insegnare ai medici ad usare bene i farmaci. Se il medico non capisce, non può segnalare nulla”- ha dichiarato il Ministro Sirchia, mentre pesanti critiche piovevano sulla farmacovigilanza italiana. Più dure le parole del procuratore bolognese Luigi Persico che sta indagando sul primo decesso causato da cerivastatina e gemfibrozil: “I rischi delle combinazioni dei medicinali dovrebbero rientrare nelle normali conoscenze professionali e non possono essere considerati un fenomeno imprevedibile”. Prontamente, la Federazione dei medici si è difesa invitando a non trascurare il dovere di informazione del-

L

Informazione, non pubblicità ggi in Europa, fatte salve alcune differenze minime fra alcuni Paesi dell’UE, la pubblicità dei farmaci che richiedono la prescrizione del medico è proibita. Tuttavia, è in fase di revisione la normativa che fino ad ora ha tenuto a distanza di sicurezza la pubblicità diretta di specialità medicinali. La Commissione dell’UE ha infatti approvato un programma sperimentale di pubblicità diretta dei medicinali. Dall’Italia si sono già levate voci di profondo dissenso a livelli autorevolissimi, dove si ritiene che la pubblicità dei farmaci rivolta ad un pubblico non specializzato sia immorale e pericolosa. “Si rischia di trasformare il paziente in un consumatore e poi cancellare il filtro del medico è rischioso”- ha detto Gianpaolo Velo direttore dell’Istituto di Farmacologia di Verona che collabora con l’OMS in materia di farmacovigilanza. Gli fa eco Silvio Garattini, referente italiano dell’EMEA per la farmacovigilanza comunitaria: “Le maglie dei controlli sull’assunzione di sostanze chimiche invece di stringersi si allargherebbero e, incentivando il consumo di farmaci, si creerebbero malattie inesistenti, convincendo a curarsi anche chi è sano”. La FNOVI ha diramato nei mesi scorsi una circolare indirizzata alle divisioni veterinarie di tutte le aziende farmaceutiche per ribadire che ogni forma di pubblicità, rivolta ad operatori di settore diversi dai medici veterinari, si pone al di fuori della vigente normativa e per ricordare che il farmaco è una competenza esclusivamente veterinaria. Sab.Pi.

O

le case farmaceutiche (che si calcola spendano il 25 % del fatturato per l’informazione sul farmaco fonte: Corriere della Sera del 26 agosto 2001). Dalla scuola di specializzazione in farmacologia dell’Università La Sapienza si è fatto notare, a mezzo stampa, che da un lato il medico deve assimilare l’informazione scientifica con senso critico, dall’altro che le schede tecniche non informano in modo neutrale ma

sono spesso orientate a mettere in evidenza la sicurezza, la facilità d’impiego, la novità e l’unicità del prodotto. Ha quindi replicato l’associazione degli informatori scientifici denunciando i regali costosi ormai esplicitamente richiesti ad ogni prescrizione medica, mentre Harald Schweim, presidente dell’istituto tedesco dei farmaci non ha usato eufemismi per spiegare le fatali conseguenze di certe associazioni di farma-

ci: “la colpa è dei medici, che prescrivono senza tener conto dell’interazione con altre sostanze”. Qualunque punto di vista si voglia adottare, è evidente che si pone un problema di preparazione e di informazione. E allora, prendendo le mosse dai riconoscimenti tributati alla veterinaria e accettando qualche spunto

di riflessione suggerito dal caso Lipobay, proviamo a chiederci quanto la categoria conosca il farmaco che è chiamata a gestire, quanto si aggiorna e come viene informata. Ecco alcune risposte nel giro di opinioni fra medici veterinari e case farmaceutiche che, passando per la farmacovigilanza ufficiale, vi proponiamo di seguito. ■

Conoscere il farmaco è il primo passo verso una buona farmacovigilanza e regole che riguardano la farmacovigilanza veterinaria sono analoghe a quelle esistenti per i farmaci destinati all’uomo e già con il D.L. n.119 del 1992, in recepimento della Direttiva Comunitaria, sono state indicate le modalità della sua applicazione. Nel 1995 il Ministero della Sanità ha emanato una circolare molto dettagliata in cui sono state formalizzate le procedure da seguire e che richiedono l’intervento e la segnalazione di eventuali effetti negativi dei farmaci, oltre che da parte dei veterinari, anche dei farmacisti, i grossisti, gli allevatori, i proprietari degli animali da compagnia e le aziende produttrici di farmaci che, autonomamente, debbono “vigilare” sui loro prodotti. Va precisato che la farmacovigilanza riguarda soltanto i farmaci legalmente in commercio ed utilizzati secondo le indicazioni contenute nel foglietto illustrativo; infatti, soltanto sui prodotti “legali”, potranno essere prese delle misure cautelative, che vanno da una modifica degli “stampati” ad un ritiro del farmaco dal commercio, in relazione alla gravità dei danni provocati ed accertati. Nel corso degli ultimi anni, l’Agenzia Europea per il Farmaco (EMEA), nell’ambito del Comitato Medicinali Veterinari, ha istituito un gruppo di lavoro sulla farmacovigilanza veterinaria, che ha affrontato nei dettagli i vari aspetti del problema, definendo delle linee guida per la segnalazione degli effetti “avversi” dei farmaci ed ha anche attuato un sistema di farmacovigilanza europea. Insomma, i medici veterinari, sia a livello nazionale che europeo, dispongono di strumenti validi che stanno attuando con una buona efficacia. Come già detto il sistema è valido soltanto per i farmaci impiegati “legalmente”, e ciò accresce ulteriormente la responsabilità dei medici veterinari, anche alla luce delle ulti-

L

me disposizioni legislative sul farmaco veterinario, che affidano loro una notevole responsabilità nella distribuzione dei farmaci stessi. Ciò richiede una aumentata presa di coscienza da parte dei veterinari, sulla necessità di informare i proprietari degli animali, siano essi da affezione che di interesse zootecnico, sui notevoli rischi cui si può andare incontro con un impiego “fai da te” del farmaco. Si deve, infatti, mettere in rilievo che i farmaci registrati sono il frutto di una ampia sperimentazione, sia per gli animali ma anche per l’uomo e l’ambiente. Gli studi condotti consentono, quindi, di definire le condizioni di impiego dei farmaci, con le indicazioni di eventuali effetti collaterali e, ovviamente, le misure che debbono essere intraprese nei casi di incidenti. Il rischio maggiore è quindi rappresentato proprio da un impiego di farmaci al di fuori di ogni controllo sanitario veterinario; in questi casi è anche possibile che eventuali effetti negativi anche gravi, non vengano segnalati. Ciò comporta la necessità che tutta la categoria dei veterinari, siano essi liberi professionisti o dipendenti pubblici, esercitino una costante attenzione sulla utilizzazione dei farmaci segnalando, oltre che eventuali effetti collaterali non desiderati, anche gli eventuali usi illegali o abusi che vengono commessi. Si deve, infatti, ricordare che ogni volta che si verificano episodi di illegalità, l’opinione pubblica punta il dito anche sui veterinari attribuendo loro delle colpe che forse non hanno, che, invece, sono il frutto di interessi illeciti che nulla hanno a che fare con la tutela della sanità animale e dai quali la nostra categoria dovrebbe estraniarsi. Prof. Agostino Macrì Direttore del Laboratorio di Medicina Veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

13

L ’ I N C H I E S T A

I pareri dei veterinari D’ora in poi non saranno tutte rose e fiori… “ Il decreto legge 306, pur non essendo riuscito a risolvere nel migliore dei modi tutte le problematiche relative all’impiego ed alla distribuzione del farmaco veterinario, perché vincolato nello spazio ristretto consentito dalla norma superiore da cui dipende, il D.L.vo 119/92, ha però in buona parte accolto le istanze e le aspettative dei medici veterinari, portando una grande semplificazione e razionalizzazione della normativa vigente” (dott. A. Vezzoni). È da qui che mi piace partire per dare un significato particolare alla novità legislativa (e burocratica) introdotta da quello che viene ormai chiamato il “decreto Vezzoni”. Possiamo senza ombra di dubbio affermare che questo decreto introduce aria nuova nell’asfittico caos legislativo attorno al farmaco veterinario e più in generale attorno alla gestione del farmaco da parte del veterinario. Se da una parte partiamo da una posizione meno ingessata e più snella, dall’altra non risolviamo altri e numerosi problemi relativi all’utilizzo e alla corretta prescrizione del farmaco. E questi sono problemi tecnici che dovremo risolvere all’interno della nostra specifica preparazione professionale e nei nostri centri veterinari. L’onda emotiva del caso Lipobay Bayer, in medicina umana, infatti ripropone un problema, a mio avviso, non solo e non tanto di responsabilità delle case farmaceutiche (le quali hanno come primo scopo quello di produrre per vendere), ma anche di categoria medica che potrebbe essere tran-

Un albo per gli informatori scientifici a Commissione Sanità del Senato si occuperà dell’istituzione dell’albo degli informatori scientifici. Questo provvedimento, già approvato a Palazzo Madama nella passata legislatura, riprenderà il proprio iter legislativo il 19 Settembre. Il testo in discussione si basa su una precedente stesura normativa, disciplinando in 25 articoli la nuova veste giuridica degli informatori scientifici. Farà certamente discutere: le aziende farmaceutiche, ad esempio, non hanno mai visto di buon grado la creazione di un albo, perché verrebbero vincolate a questo elenco nella scelta dei propri collaboratori.

L

quillamente sovrapporsi in campo veterinario. La realtà veterinaria, come quella medica, è assai sfrangiata e disomogenea e contiene al suo interno professionisti preparati ed in aggiornamento continuo anche dal punto di vista terapeutico e farmacologico e , dall’altra (dispiace dirlo), colleghi che dal giorno della laurea non aprono libro per i più disparati motivi. Sono questi, come in medicina umana, l’anello debole della catena e i più soggetti all’assorbimento passivo e acritico delle informazioni, necessariamente pubblicitarie e sinteticamente scientifiche, offerte dalle singole case farmaceutiche tramite l’informatore del farmaco. Questo determina il rischio di utilizzo del farmaco (veterinario e ma non solo), in modo inappropriato, spesso facendo conto “solo” sui foglietti illustrativi (i bugiardini), in alcuni casi fonte di guai terapeutici e clinici di non poco conto. Mi riferisco in particolare alle frequenti inappropriate prescrizioni, ad es., di ormoni progestinici per la soppressione del calore o di farmaci per l’interruzione delle gravidanze indesiderate. È chiaro, in questi e simili casi, che non basta far fede o conto su delle generiche indicazioni ufficiali della casa farmaceutica, quando magari clinicamente esistono studi clinici che sconsigliano invece determinati usi del farmaco. D’altro canto è anche vero che esistono utilizzi non ufficiali del farmaco, non testati dalla casa farmaceutica, ma largamente sperimentati clinicamente, che devono essere conosciuti o praticati dal professionista, indipendentemente dall’informazione ufficiale della casa produttrice. C’è anche un altro fatto ragguardevole che si incasella perfettamente nel quadro appena descritto ed è l’aspetto della farmacovigilanza, tanto regolamentato quanto disatteso dal clinico pratico. Gli aspetti qui sopra toccati (inappropriato utilizzo del farmaco, farmaci solo sulla carta idonei ma poi zeppi di effetti collaterali, ecc.), dovrebbe coinvolgerci, quali clinici, nel segnalare costan-

EMEA European Medicines Evaluation Agency temente e tempestivamente alle autorità preposte, eventuali situazioni anomale, qaundo riferibili con buona sicurezza, all’utilizzo almeno formalmente corretto del farmaco. Invece una certa nostra pigrizia di fondo, qualche uso deliberatamente inappropriato e/o la mancata conoscenza delle caratteristiche di eventuali interazioni farmacologiche o di determinati indirizzi terapeutici (soprattutto se specialistici), determinano una assoluta mancanza di utilizzo di questo pur utile strumento di monitoraggio del farmaco. Ne conseguono quindi alcuni tipi di situazioni contrastanti. Da una parte un’informazione farmaceutica non sempre all’altezza delle necessità cliniche del professionista, vuoi per mancanza di registrazione ufficiale di tutti gli utilizzi e le indicazioni di un prodotto, vuoi per (a volte) non perfetta conoscienza del prodotto da parte di chi lo presenta a livello locale. In pratica le brochure e i bugiardini non riescono sempre a rimanere al passo con gli aggiornamenti clinici sull’utilizzo di un determinato farmaco e non sempre gli informatori danno le informazioni che ci servono realmente. Da un’altra spesso lo scarto temporale notevole tra presentazione di un farmaco e la sua effettiva distribuzione in commercio, è spesso fonte di figure magre per il medico veterinario. Per non parlare della non sempre impeccabile informazione sulla sospensione dal commercio di determinate molecole di largo utilizzo. Da un’altra ancora la mancanza di registrazione, in veterinaria soprattutto, di farmaci pur presenti in campo umano (il farmaco “improprio”), ma difficilmente dosabile poi nella clinica veterinaria, soprattutto ai dosaggi più piccoli e nelle specie di minor peso. Questo in particolare è un problema di difficile soluzione, soprattutto per quanto riguarda i costi di registrazione di alcuni prodotti e secondariamnete il reale giro d’affari stimato o stimabile dalle case potenzialmente produttrici o distribuenti che ne devono ovviamente trarre un utile commerciale. Per ultimo, e forse è la nota più dolente, non sempre noi veterinari, come categoria, siamo al passo con le novità farmaceutiche o con una conoscenza approfondita del

Richiedi la scheda di Farmacovigilanza per Segnalazione di Sospetta Reazione Avversa a info@anmvi.it tel 0372/40.35.37 Sull’argomento si veda anche l’articolo Il Medico Veterinario e la Farmacovigilanza di VezzoniMarani, Professione Veterinaria n.4/2001

ata nel 1995 a Londra, con lo scopo di armonizzare le procedure di registrazione dei farmaci nell’Unione Europea, l’EMEA è diretta da un Comitato tecnico-scientifico composto da due esperti per Paese membro. Sovrintende alla messa in commercio solo di prodotti biotecnologici. Per gli altri, la registrazione presso l’EMEA è facoltativa, vale quindi il principio del mutuo riconoscimento: un farmaco approvato dalla Agenzia nazionale di un Paese automaticamente ha il via libera anche negli altri. Dipende dalla Direzione Generale Industria dell’Unione Europea

N

principio proposto, proprio da un punto di vista farmacologico. Questo tipo di carenza in particolare, fa sì che in alcuni casi diventiamo appunto “informati dall’informatore farmaceutico” e basta, mentre dall’informatore dovremmo avere quasi solo lo stimolo ad andare ad approfondire la natura del farmaco in questione se non l’avviso dell’uscita in commercio di un farmaco la cui identità dovremmo conoscere già di-

scertamente, almeno come gruppo di appartenenza, prima ancora che ci venga presentato. In conclusione: Il Decreto Vezzoni ci slega le mani certo nell’utilizzo più ampio e snello del farmaco in medicina veterinaria, ma forse ci dovrebbe ricordare che noi siamo l’obbiettivo delle case farmaceutiche ma anche i professionisti che propongono l’utilizzo di una terapia e per questo abbiamo maggiori responsabilità dal punto di

O S S E R VAT O R I O FARMACO di Aldo Vezzoni

Registro stupefacenti: aggiornamento In seguito a diverse imprecisioni comparse sia su Internet che sulla stampa di categoria è necessario chiarire la situazione relativamente al Registro Stupefacenti per le unità operative pubbliche e private, oggetto del recente decreto del MinSan del 3 agosto scorso: questo registro riguarda unicamente le unità operative interne delle strutture ospedaliere pubbliche e private che fanno capo alla farmacia ospedaliera interna; per unità operativa si intendono i reparti e le divisioni. Non riguarda assolutamente le strutture veterinarie che sono tenute ad utilizzare il Registro solito, quello da far vidimare ogni anno dall’autorità sanitaria locale (Ufficio farmaceutico della ASL), come specificato nelle circolari FNOVI e del Ministero, Dipartimento Veterinario e Farmaceutico, della scorsa primavera. Per i colleghi veterinari che intendessero approvvigionarsi, per somministrare agli animali in cura, unicamente gli stupefacenti compresi nell’allegato III bis della legge 12 dell’8-2-01 (buprenorfina, codeina, diidrocodeina, fentanyl, idrocodone, idromorfone, metadone, morfina, ossicodone, ossimorfina), e quindi NON altri farmaci inseriti nelle Tabelle I, II e III e IV (come ketamina, fenobarbitale, pentobarbitone, ecc.), invece di utilizzare il registro ex DPR 309/90 (quello solito per stupefacenti) possono tenere una registrazione semplificata su un registro od un quaderno, non soggetto ad autorizzazione sanitaria, in cui registrare il carico dei medicinali acquistati e scaricare i farmaci nel momento in cui si provvede alla somministrazione, specificandone il paziente e l’esatta quantità utilizzata, tutto con preciso ordine cronologico. Questa possibilità è concessa dalla legge 12/01 per la semplificazione della terapia del dolore ed è ben specificata nella circolare del MinSan del 26 giugno 01 n. 800.UGS/AG1/3622. È poi emersa una imprecisione nel decreto sul farmaco veterinario n. 306 del 17-5-01, dove nell’articolo 17, comma 6 si legge: “... Nel caso di sostanze ad azione stupefacente o psicotropa appartenenti alle Tabelle I, II, III, IV dell’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modifiche, l’approvvigionamento avviene mediante ricetta speciale e nel rispetto delle registrazioni previste dall’articolo 42 del predetto decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modifiche.” La parola speciale non è adatta perché può far pensare che si debba utilizzare la ricetta ministeriale per stupefacenti, mentre invece l’approvvigionamento avviene utilizzando il normale ricettario del veterinario, compilando una ricetta in tre copie, eccetto che per gli stupefacenti compresi nell’allegato III bis (vedi sopra) per i quali è richiesta la ricetta in duplice copia predisposta dal ministero e che sarà disponibile presso le ASL da ottobre/novembre p.v., che servirà anche per la prescrizione al pubblico di questi medicinali.


14

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 L ’ I N C H I E S T A

vista tecnico e della preparazione, proprio perché siamo un filtro importante tra case farmaceutiche (con interessi commerciali) e pazienti (con interessi di salute). Insomma, se vogliamo gestire meglio il farmaco veterinario, ricordiamoci magari che oltre a detenerlo, venderlo o distribuirlo più facilmente dovremmo anche conoscerlo un tantino meglio. Stefano Candotti Libero prof. Pordenone Comitatao redazionale del Prontuario Terapeutico SCIVAC, ed. 2001

Veterinari e informatori, farmacisti e clienti: ognuno faccia la sua parte icordo che, nella seconda metà degli anni ’80, nel mio ambulatorio non entrava mai neanche un informatore medico scientifico. Il mio è un ambulatorio “di paese” e di conseguenza ai tempi era, evidentemente, poco “appetibile”. Allora quando, andando a trovare qualche collega, incontravo qualcuno di questi rappresentanti, quasi lo supplicavo di venire anche da me; e qualcuno, con l’aria di chi mi faceva un grosso favore, ci veniva pure! Poi le cose sono cambiate e, secondo me, due fattori sono stati determinanti nel favorire questo cambiamento: il primo è stato l’emanazione della legge sul farmaco veterinario, che ha obbligato il veterinario ad utilizzare le specialità autorizzate per l’uso sugli animali, quando queste siano disponibili; il secondo, praticamente contemporaneo del primo, è passato più inavvertito ed io, me lo ricordo ancora oggi, ne venni a conoscenza leggendo un insignificante trafiletto di poche righe su un quotidiano nazionale pre-ferragosta-

R

no che diceva più o meno così: il prezzo dei farmaci veterinari è stato liberalizzato e quindi essi non saranno più soggetti alla competenza del C.I.P. (Comitato Interministeriale Prezzi). Evidentemente tutto ciò ha reso il mercato del farmaco veterinario più appetibile per le case farmaceutiche; infatti abbiamo cominciato ad assistere allo sbocciare di prodotti sempre nuovi, all’incontenibile crescere del loro prezzo e al moltiplicarsi come i funghi degli informatori medico scientifici. Allo stato attuale mi sembra di poter sostenere che l’aggiornamento sui farmaci che vengono via via immessi sul mercato, da parte degli informatori medico scientifici, sia buona per quanto riguarda la maggior parte delle aziende; ce ne sono altre che invece sono completamente latitanti dalle strutture veterinarie. Molto ci sarebbe però da dire circa la qualità dell’informazione che viene fornita ai veterinari, al di là di quelli che sono gli aspetti più puramente propagandistici. È logico, infatti, che la posizione dell’informatore medico scientifico, che è un dipendente della ditta o addirittura viene retribuito dalla stessa a provvigione, porta come conseguenza che ben difficilmente il veterinario possa ricevere un’informazione obiettiva sulle caratteristiche delle molecole farmacologiche, sulle loro proprietà ed effetti collaterali. A tutti noi sarà capitato di ascoltare le indiscrezioni del tal informatore sui presunti effetti collaterali del farmaco concorrente, smentiti categoricamente poi dall’interessato. Parimenti ci sarà capitato di sospettare che le indagini comparative sulla tal molecola nei confronti delle altre della stessa categoria fossero state architettate in modo da scegliere solo “avversari di comodo”. Per non parlare poi degli effetti collaterali di alcune molecole, inesistenti ufficialmente ma riscontrati successivamente nella pratica clinica, che tuttavia

che sfuggono a qualunque controllo; - gli utenti dovrebbero collaborare coi veterinari presentandosi alle visite di controllo e permettendo loro, in questo modo, di seguire il decorso dell’affezione e l’effetto della somministrazione dei farmaci. Giorgio Neri Medico Veterinario L.P. Novara e Trecate (NO)

continuano a non esistere ufficialmente. Mi hanno, a questo proposito, molto colpito due tra gli ultimi episodi di cui sono venuto a conoscenza: il primo è quello dal noto antibiotico che provocherebbe in qualche caso cecità nei gatti; il secondo è quello del noto collega che, “incuriosito” dall’aver riscontrato gravi effetti collaterali conseguenti all’utilizzo di un farmaco che doveva, a detta del bugiardino, essere innocuo, ha telefonato alla ditta produttrice per chiedere di poter prendere visione della scheda tossicologica del prodotto; l’incredibile risposta è stata che non potevano accontentarlo perché la scheda in questione era top secret (strano, no, per un prodotto innocuo?). È, insomma, un’informazione di parte, volta più a reclamizzare il farmaco che non a farlo conoscere approfonditamente; è un’informazione solerte nel sottolineare l’uscita sul mercato di un nuovo prodotto, ma a volte reticente nell’informare sulla mancata disponibilità, più o meno momentanea, del farmaco stesso. Tuttavia un miglioramento della situazione potrebbe esserci con la collaborazione attiva di tutti i soggetti coinvolti nella gestione del farmaco: - le aziende dovrebbero abituarsi a presentare al veterinario non solo i depliant pubblicitari, ma anche le schede tecniche del farmaco, ad avere un contatto più diretto ed immediato

col medico (i mezzi ci sono, e l’informatica ne è l’esempio principe) e a collaborare attivamente nel fornire al veterinario ogni dato in suo possesso per permettergli di identificare eventuali reazioni avverse ai farmaci; - i veterinari dovrebbero cercare di mantenersi aggiornati sulle novità in campo farmacologico sia attraverso la stampa specializzata, sia attraverso informatori medico scientifici meno reticenti, e dovrebbero indagare e porre all’attenzione della platea dei colleghi ogni reazione ad un farmaco sospetta e non documentata; - i farmacisti dovrebbero evitare la dispensazione di farmaci sottoposti all’obbligo di ricetta veterinaria ai proprietari di animali che si presentino senza prescrizione, in modo da evitare il crearsi di un “sottobosco” di reazioni

Il medico che non sbaglia mai non esiste n questi giorni è di moda il tema della pericolosità, più o meno dichiarata, dei farmaci e le voci più stridule e fastidiose che si sono levate non sono certo state quelle dei medici … Chi ha urlato più forte (e subito) sono stati gli organi di controllo e le ditte interessate al business. Quando la nave affonda i primi ad abbandonarla sono sempre i topi … L’eufemismo rende bene l’idea indicando negli sgraditi ospiti della nave quei soggetti che hanno la coscienza più sporca. È una realtà quotidiana, quella della tossicità potenziale di tutti i farmaci, che ogni Professionista dell’arte medica affronta con la propria serietà e circospezione. Non c’è molta fiducia verso le aziende produttrici di farmaci e

I

Più potere all’Europa sui farmaci l Commissario europeo Erkki Liikanen sta lavorando ad una riforma dell’attuale sistema di farmacovigilanza europea per accentrare il sistema delle autorizzazioni di nuovi farmaci (solo prodotti biotecnologici e nuove sostanze attive) e dare più poteri alla Commissione in caso di situazioni straordinarie o di emergenza; si chiede in sostanza di poter accentrare anche il potere di ritiro dal mercato di quei prodotti per i quali sia stata comprovata la pericolosità. Veicolo del progetto saranno i mezzi di comunicazione telematica che consentiranno il collegamento informatizzato fra i Paesi membri e l’UE. Intanto, il DPEF ha previsto per il prossimo anno la riorganizzazione in un’unica struttura di tutte le competenze sui farmaci, con la costituzione dell’Agenzia Italiana per i medicinali.

I


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

15

L ’ I N C H I E S T A

dintorni, i loro sforzi sono tesi, macroscopicamente, a realizzare nuove nicchie di mercato solo per ottenere fatturati astronomici. L’informazione scientifica, ove presente, è molto lacunosa, sulla reale pericolosità degli effetti negativi dei principi attivi usati, spesso, è solo la concorrenza ad illustrarla dettagliatamente (nascondendo altrettanto magistralmente la propria). Personalmente credo poco nella mancanza di professionalità del medico che ha invece molte difficoltà obiettive nel districarsi nella babilonia di specialità esistenti. Non ricordo quale saggio affermava una grande verità: non esiste il medico che non sbaglia mai e che, quindi, il medico più bravo è quello che sbaglia meno. La professionalità non la si può comprare al supermercato e non la insegnano a scuola, la si conquista (se la si cerca e la si desidera) solo sulla propria pelle e, purtroppo, su quella dei Pazienti (sia uomini che animali), anche se con l’attenuante della buona fede. Il lavoro del medico (chirurgo o veterinario che sia) non lo voglio assolutamente porre in discussione per cui taccio tutti i commenti, che sgorgherebbero spontanei, per quelle persone che chiamano in causa l’impreparazione dei medici circa la loro indiscriminata dispensazione dei farmaci oggi incriminati ai Pazienti con tutti le relative e successive, controindicazioni (sono quelle persone che rappresentano l’eufemistico primato di velocità nell’abbandono della nave che affonda …). Personalmente sfinisco gli informatori con mille domande per tranquillizzare la mia coscienza sul successivo uso che farò della specialità farmacologia da loro propagandata e, come me, sono moltissimi i Professionisti che rimangono con tanti dubbi e cominciano a prescrivere il farmaco selezionando accuratamente la clientela e valutando oggettivamente il risultato sulla reazione

Il decalogo del Ministro Gerolamo Sirchia Il buon medico deve 1. Essere un cardine della Sanità 2. Essere esperto in cure primarie 3. Coordinarsi con i colleghi specialisti 4. Aggiornarsi 5. Conoscere i farmaci 6. Prescrivere solo farmaci sicuri e solo quando servono 7. Fare prevenzione 8. Educare alla salute 9. Diventare un manager consapevole 10. Lavorare meglio per guadagnare di più

del Paziente. Nessuna ditta ha mai prodotto, su espressa richiesta di noi medici, il dossier tossicologico presentato per ottenere la necessaria autorizzazione ministeriale. Si arrabbiano anche con noi se il fatturato dell’Azienda cala … Molto c’è da migliorare invece sulla farmacovigilanza, eccessiva in certi casi (tanto da ritardare od impedire l’uscita in commercio di farmaci salvavita), scarsissima in

cert’altri e, l’ho sperimentato personalmente sulla pelle mia e su quella dei miei Pazienti, le denunce sugli effetti indesiderati riscontrati nei farmaci a nulla servono se non a ricevere contro denunce o, comunque, degli imbarazzanti quarti d’ora perché poi qualche imperfezione ci viene sempre contestata, ad esempio sulla registrazione, sul carico e scarico dei farmaci, sulla conservazione delle ricette etc. etc.

Fortuna che, con l’aggiornamento permanente che l’auto disciplina c’impone, lo scambio d’esperienze con i colleghi ed il relativo passaparola (migliorato negli ultimi anni dall’avvento d’internet grazie a Scivac ed Anmvi), le magagne sono presto svelate e rapidamente diffuse … ma non basta. Non devo arrivare a sentirmi raccontare che quel gatto e divenuto cieco per l’uso di … oppure che quell’altro è diventato sordo per

l’uso di … oppure che la cagna è deceduta per l’uso di … gli organi di vigilanza dovrebbero prevenire questi effetti indesiderati all’origine e non intervenire quando qualcuno li segnala (per poi prendersela con lui…). Esistono inoltre molti prodotti di libera vendita nelle Farmacie e nei Supermercati, senza obbligo di autorizzazione ministeriale che, ogni tanto, creano dei problemi di tossicità nei pazienti (… e l’impat-


16

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 L ’ I N C H I E S T A

to ambientale chi lo vigila?…) che, vista la stretta convivenza con i padroni, minacciano molto da vicino l’igiene e la salute dei nuclei familiari in cui sono inseriti questi Pets. È di poche notti addietro l’ultima mia esperienza in tal senso con uno spray antiparassitario (sconosciuto a noi Veterinari) per la cute di cani e gatti di una ditta italiana (senza indicazioni precise sulle autorizzazioni ministeriali, sui componenti lo spray né sugli ev. antidoti né sul recapito della ditta) che ha intossicato un mio Paziente, a nulla sono valse le ricerche tossicologiche effettuate nella letteratura posseduta, i numeri verdi della ditta (rintracciati tramite il 12) sono risultati muti. Fortuna che il cane ha ben reagito alla terapia disintossicante specifica praticata … altrimenti chi avrebbe pagato le conseguenze (oltre al povero animale) ???. Mi piacerebbe che queste lamentele in qualche modo giungessero a chi di dovere e che, chi di dovere, facesse bene il suo lavoro e lasciasse fare il nostro a noi … se devo usare antibiotici ed antinfiammatori per curare una infezione non devo dovermi fare il segno della croce ogni volta e sperare che il Paziente non abbia una reazione avversa… In bocca al lupo a tutti i Colleghi di buona volontà. Giuseppe Rivo Presidente Consiglio Regionale SCIVAC Abruzzo

Scarsa informazione e un mercato ristretto. La vera svolta sarà l’equiparazione del cavallo sportivo all’animale da compagnia l mercato del farmaco per il cavallo sportivo non è, per l’industria farmaceutica, un mercato particolarmente importante sotto il profilo delle dimensioni, sia attuali che possibili. Forse per le caratteristiche stesse del nostro settore, il rapporto con gli informatori è caratterizzato da scarsa comunicazione: le loro visite, fatto salvo per alcuni casi, sono sporadiche e normalmente coincidono con il lancio di un nuovo prodotto. Il contatto con il veterinario è molto carente; sarebbe invece auspicabile ricevere informazioni con maggiore assiduità e di livello non solo pratico ma anche farmacologico e terapeutico. In generale si sa molto poco sull’associazione, sinergie e incompatibilità tra farmaci, inoltre ci troviamo di fronte a problemi come il doping sui quali ci vorrebbe molta più informazione. La nostra conoscenza dei farmaci si basa spesso sul passaparola fra

I

colleghi e sull’adeguamento agli standard pratici che si sono appresi lavorando presso strutture consolidate e di esperienza. Naturalmente c’è poi tutto il discorso dell’aggiornamento individuale e qui le occasioni non mancano, dai congressi alla letteratura. Mi corre l’obbligo di ricordare a questo proposito che la SIVE ha da poco realizzato la nuova edizione del Prontuario Terapeutico, esclusivamente dedicato al cavallo. La disponibilità di farmaci per il cavallo sportivo è stata in passato un problema a cui si è sopperito con il farmaco per grossi animali o spesso con quello umano, per il quale c’è da sempre una predilezione. La situazione è un po’ migliorata da quando è stato tolto l’obbligo degli MRL per la registrazione dei farmaci destinati al cavallo sportivo. Una deregulation partita dall’Italia che ha fatto sì che i prodotti dedicati a questa nicchia siano notevolmente aumentati. Va tenuto presente che i nostri pazienti sono degli atleti, sia che facciano solo del diporto col proprietario sia che svolgano una vera e propria attività agonistica. Inoltre va sottolineato che il loro ciclo di vita è molto più lungo degli animali da produzione. Il cavallo sportivo o da compagnia è molto più longevo sia in termini sportivi che di vita e quindi ha tutta una serie di esigenze terapeutiche tipiche dell’invecchiamento come molte patologie croniche o a lenta evoluzione. Bisogna considerare che l’uso dei farmaci in ambito sportivo è molto più controllato, sia per il valore affettivo ed economico dell’animale, sia perché il proprietario di un cavallo sportivo o semplicemente da compagnia è più sensibile all’esigenza di affidare al veterinario la cura del proprio animale. In generale, per noi ippiatri il Decreto 306, per quanto importantissimo sotto il profilo della considerazione professionale e di categoria, non è al momento un fatto rivoluzionario e non lo è per la ben nota mancanza di una distinzione normativa fra cavallo da produzione e cavallo sportivo. Questo ci porta ad avere ancora un rapporto con la normativa relativa al farmaco equiparabile a quello che ha il buiatra. Nella bozza di atto normativo redatta dal Ministero della Sanità insieme all’ANMVI e al Dipartimento di Sanità Pubblica Veterinaria, si riconosce il principio che sia giusto equiparare al bovino il cavallo destinato al consumo alimentare,

Società Italiana Veterinari per Equini

PRONTUARIO TERAPEUTICO VETERINARIO 1 Edizione a

2000

Un prontuario per il medico veterinario fatto da medici veterinari, per un uso corretto e responsabile del farmaco Il Prontuario Terapeutico SCIVAC, giunto quest’anno alla sua terza edizione, era stato pensato dieci anni fa con il preciso intento di fornire al medico veterinario clinico uno strumento d’informazione e di formazione farmacologica a tutto campo che permettesse il diffondersi di una cultura e di una consapevolezza nell’impiego del farmaco. Il farmaco, infatti, costituisce per il medico veterinario, come per il medico umano, lo strumento indispensabile per il suo lavoro quotidiano, i così detti ferri del mestiere. Solo un medico veterinario che dispone di un armamentario terapeutico completo ed aggiornato e di cui conosce con confidenza tutti gli aspetti applicativi, ha la possibilità di espletare la propria professione al massimo delle sue potenzialità. In questi dieci ani il Prontuario SCIVAC ha svolto un’opera fondamentale nella crescita professionale dei medici veterinari nel settore degli animali da compagnia, diventando il compagno più assiduo sulla scrivania dei loro ambulatori, sgualcito a forza di essere sfogliato e consultato. Quando con Enrico Febbo decidemmo di dedicarci ad un’opera così impegnativa per le nostre forze, eravamo convinti, per esperienze quotidiane, che le informazioni disponibili sui foglietti illustrativi non erano sufficienti a coprire le esigenze di nozioni precise e puntuali per tutte le situazioni cliniche che richiedevano interventi terapeutici spesso complessi ed interconnessi. Conoscere l’impiego corretto di un farmaco non significa conoscerne solo le indicazioni ed i dosaggi, ma occorre anche conoscerne perfettamente anche tutti gli effetti collaterali ed indesiderati, la tollerabilità e le possibili interazioni con altri farmaci oltre alle eventuali incompatibilità fisiche e farmacodinamiche con altre sostanze. Esisteva inoltre il problema di comprendere anche le sostanze farmacologiche non presenti nei medicinali registrati per uso veterinario, ma che trovavano indicazioni nella nostra casistica clinica: anche per queste sostanze occorreva rintracciare nella letteratura veterinaria le indicazioni per un impiego corretto in modo da fornirne una sicurezza d’impiego, ed è stata necessaria la collaborazione di numerosi colleghi oltre alla consultazione di innumerevoli fonti bibliografiche. Nell’impiego del farmaco il medico veterinario si assume ogni volta una piena responsabilità personale nei confronti del paziente e del suo proprietario e questa sua responsabilità può essere enormemente supportata da un attento rispetto di tutte le informazioni disponibili. Oggi pertanto, nella sua aggiornatissima terza edizione, il Prontuario SCIVAC assume una posizione di primo piano nella formazione quotidiana del medico veterinario e diventa fondamentale nell’accompagnarlo verso una gestione sempre più cosciente, competente e responsabile del farmaco. Aldo Vezzoni

ma che tale equiparazione sia priva di fondamento per il cavallo sportivo. Affrancare il cavallo da compagnia dalle implicazioni normative che riguardano il settore degli animali da reddito avrebbe conseguenze importanti sul piano della nostra pratica professionale, basti pensare alla componente totalizzante che il cavallo sportivo rappresenta per la nostra attività rispetto a quello da produzione. Si avrebbe inoltre, cosa ancor più importante, una ricaduta positiva sulla stessa clientela, oggi oberata da una burocrazia che costringe il privato agli stessi adempimenti di un allevatore d’azienda. Quando la UE emanerà specifiche direttive sulla separazione del cavallo sportivo da quello da reddito l’Italia sarà già pronta, anzi addirittura in anticipo. Marco Eleuteri Libero prof. Torino Past President SIVE, Presidente ANMVI

Animali da Reddito L’uso pratico del farmaco non fa perdere prestigio

Medicina del cavallo

ome al solito ci vuole “il caso” per affrontare certi problemi e per farli conoscere all’opinione pubblica. La vicenda

C Edizioni Veterinarie E.V. srl

del Lipobay deve insegnarci che il reale vantaggio per produttori e consumatori sta nell’assenza di rischi. Invece, all’atto pratico, nel settore degli animali da reddito la farmacovigilanza non esiste e le responsabilità di questa lacuna sono gravi e di molti: dei veterinari liberi professionisti che hanno sempre considerato l’uso e la conoscenza del farmaco estranei alle loro prerogative cliniche, del sistema sanitario nazionale che dovrebbe dimostrare più efficienza organizzativa, dell’università che non insegna l’utilizzo pratico e professionale del farmaco e delle aziende che non sembrano aver recepito la centralità del ruolo del medico veterinario. In generale, il nostro settore conosce poco il farmaco; sopravvive un pregiudizio culturale che ho sempre combattuto, che deriva da una cattiva formazione professionale e che vede nell’utilizzo pratico del farmaco una perdita di prestigio, quasi uno scadimento di livello della professionalità. A causa di questa forma di snobismo, il veterinario per animali da reddito, pur raggiungendo punte d’eccellenza nei riguardi della teoria farmacologica e della scelta del principio attivo, non sempre ha una sufficiente cognizione pratica del farmaco. Non ci scandalizzi quindi la cosiddetta “automedicazione”, il “fai da te” dell’allevatore o di chi non sa nulla di farmacologia.

Sul fronte della farmacovigilanza mancano strutture organizzative e coordinate con cui interloquire e lavorare. È anche a causa di questo che le segnalazioni di reazione avversa al farmaco spesso si arenano. Inoltre l’attuale sistema di farmacovigilanza, come la maggior parte delle leggi sanitarie in Italia, è di tipo “repressivo” e non preventivo. L’informazione a sua volta presenta grossi limiti, perché spesso arriva anche ad operatori non specializzati. Bene ha fatto la FNOVI quindi a ribadire l’esclusiva competenza veterinaria del farmaco, anche per tutelare la salute pubblica. Se si vogliono produzioni sicure non si può lasciare la gestione del farmaco a soggetti diversi dal medico veterinario. In conclusione, il settore deve evolversi in direzione del superamento di una mentalità anacronistica e anti-professionale; servono quindi più conoscenza, più preparazione e più aggiornamento. Al tempo stesso, il farmaco deve restare un prodotto etico e non commerciale. Il servizio sanitario nazionale deve dimostrare una maggiore capacità operativa, di coordinamento e una maggiore efficienza che non risolva l’organizzazione della farmacovigilanza affidandosi in toto al senso di responsabilità e all’impegno del singolo operatore. Alberto Casartelli Presidente SIVAR


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

17

L ’ I N C H I E S T A

Gli Interventi delle Aziende di settore Bio98 guarda con estremo piacere al decreto appena uscito. Questo piacere è legato non solo all’ovvia soddisfazione, come medico veterinario e come operatore del settore da quasi vent’anni, di vedere riconosciuta la facoltà ai medici veterinari di fornire ai propri pazienti almeno il farmaco necessario per proseguire la terapia instaurata in ambulatorio, evitando quindi tutti i problemi di “non efficacia” della terapia a causa del ritardo con cui questa viene iniziata o, peggio ancora, a causa delle “correzioni” alle prescrizioni apportate da altri soggetti; ma siamo ancor più soddisfatti nel notare come il legislatore cominci a regolamentare anche la propaganda del farmaco e la sua distribuzione, entrando maggiormente nei dettagli. Mi riferisco ovviamente alla richiesta, a mio parere più che legittima, di mantenere la licenza di grossista solo per chi ha a disposizione nel proprio magazzino almeno il 70% dei farmaci commercializzati in Italia e alla regolamentazione della distribuzione dei campioni gratuiti, finalmente riservati ai soli medici veterinari, ben identificabili. Ci auguriamo, forse un pò ingenuamente, che queste non siano solo parole, e che i medici veterinari che si trovano le ricette respinte “ perché il farmaco non si trova” svolgano il proprio dovere segnalando il nome del grossista non fornito alla ASL di zona o a chi di dovere così da incentivare in tempi rapidi l’applicazione di questa norma, molto importante per chi esige il rispetto delle proprie ricette e specialmente di quelle “controcorrente”. Personalmente ho sempre creduto che dall’“emersione” del mercato nero veterinario, sia esso di farmaci o di “prestazioni”, tutti coloro che perseguono una politica di servizio e qualità non possano che guadagnarci e quindi sono ben felice di veder nascere iniziative legislative che rendano più difficile la vita ai soliti “furbi”. Per Bio98 questo decreto non modifica il modo di operare, come azienda noi abbiamo sempre promosso i nostri farmaci

esclusivamente presso il medico veterinario a cui sono sempre stati destinati i nostri campioni e il nostro materiale informativo. Bio98 non ha mai promosso i propri prodotti presso i clienti finali, neppure quelli a libera vendita, così come non ha mai stret-

to accordi con i grossisti e/o le farmacie al fine di incentivare la vendita di un nostro farmaco. Dal punto di vista del risultato immediato questo tipo di politica non è, ovviamente, vincente, ma siamo fortemente convinti che sarà vincente sul lungo periodo

che è quello per cui lavoriamo. Naturalmente Bio98 si impegnerà ancora più a fondo nel cercare di fornire a tutti i medici veterinari le informazioni necessaria per la miglior conoscenza e gestione dei farmaci da noi distribuiti e comunque invita tutti

coloro che non ricevono le visite dei nostri informatori a contattarci con maggiore coraggio allo stand nei molti congressi a cui siamo presenti, stand che speriamo diventi sempre di più un punto d’incontro professionale piuttosto che una vetrina inutile


18

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 L ’ I N C H I E S T A

o una pausa “chiacchiera + gadget”.” Daniela Golinelli DVM, Bio98 srl San Lazzaro (Bologna)

L’attività d’informazione svolta da Fatro si articola su diversi piani per fornire strumenti e soluzioni differenti a seconda delle necessità del veterinario, spaziando dai mezzi divulgativi tradizionali alle nuove tecnologie informatiche e multimediali. Fatro, oltre ad un network di informatori specializzati, impiega le tecnologie più avanzate della comunicazione per offrire una notevole varietà di servizi, rivolti sia all’informazione specifica sui prodotti che all’aggiornamento e formazione professionale. Informatori medico-scientifici (IMS) Fatro si avvale di una efficiente rete d’informatori, che operano su tutto il territorio nazionale. Ognuno di questi usufruisce di un costante servizio di aggiornamento ed approfondimento e dispone di un’ampia selezione di mezzi per la comunicazione al veterinario. Materiale informativo cartaceo ed editoria Fatro garantisce un’ampia produzione di monografie, depliant, editoriali informativi e articoli su riviste specializzate, che offrono attraverso gli strumenti classici della comunicazione le chiavi di un aggiornamento e di un’informazione specialistica continui ed irrinunciabili. Congressi ed Incontri di aggiornamento Fatro, collaborando con le più accreditate società medicoscientifiche ed università di tutto il mondo e con i più importanti professionisti del settore, organizza su tutto il territorio italiano frequenti e numerosi incontri dedicati all’informazione e formazione dei veterinari. Internet Fatro utilizza già da tempo i vantaggi della comunicazione in tempo reale. Nel sito www.fatro.com è possibile accedere alle più svariate informazioni e grazie alla mailing-list e ad un’area riservata ai medici veterinari è possibile ottenere informazioni sui nuovi prodotti ed essere sempre aggiornati sui servizi offerti dall’azienda. Roberto Farina FATRO

Fort Dodge A.H. si vuole proporre come Azienda del Farmaco all’avanguardia, considerando il Medico Veterinario come principale interlocutore. Il listino proposto da Fort Dodge è in grado di soddisfare le salienti richieste nella terapia e profilassi delle comuni patologie che il Medico Veterinario si trova ad affrontare. L’informazione relativa ai farmaci (antibiotici, antiparassitari, biologici, vitaminici) di cui Fort Dodge dispone viene diffusa attraverso una rete di agenti e consulenti preparati tecnicamente sia per curriculum studi personale che dall’azienda stessa attraverso giornate di aggiornamento tecnico-scientifico. Fort Dodge considera, inoltre, momento fondamentale l’incontro con i professionisti in sede congressuale, dove più volte ha portato il proprio contributo scientifico attraverso l’ausilio di relatori e sponsorizzazioni di aggiornamenti a tema. L’utilizzo dei media specialistici (riviste di settore e prontuari terapeutici) è considerato da Fort Dodge un mezzo di divulgazione importante. In aggiunta, ma non per ordine di importanza, è in studio un sito internet...tutto da scoprire. Il Medico Veterinario è il nostro riferimento principale ed a tale figura vogliamo dedicare il nostro impegno nella ricerca e nello sviluppo. Monica Billi Direttore Marketing Fort Dodge A.H.

La nostra azienda opera ormai da anni con una organizzazione ben distinta sul mercato, Animali da Compagnia e da Reddito, e quest’ultima, ancor meglio strutturata, opera con la medesima coerenza, circa l’approccio al Medico Veterinario ed all’Informazione Medico Scientifica. Merial è leader nella ricerca, produzione e distribuzione di prodotti farmaceutici e vaccini destinati al miglioramento della salute e del benessere animale secondo i migliori standard qualitativi, etici e professionali. In quest’obiettivo la figura del Medico Veterinario si colloca al primo posto quale protagonista, partner ed interlocutore privilegiato aziendale. Dal veterinario e dal suo rapporto derivano tutte le indicazioni strategiche ed operative che condizionano l’azienda: la ricer-

ca di laboratorio, i trial di campo, l’immissione in commercio e la realizzazione del materiale scientifico informativo e delle attività di supporto alla classe medica ed al prodotto farmaceutico Veterinario ed Aziendale in particolare. Il Medico Veterinario è anche la figura professionale-tipo della nostra azienda costituendo gran parte dell’organico, dai ruoli direttivi e strategici a quelli più operativi della ricerca, delgi uffici Tecnico-Marketing, Commerciale, Regulatory Affairs ed informativi. Il contatto con il mercato è costante e quotidiano attraverso gli Uffici Tecnici e la rete di informazione medico scientifica. Anche quest’ultima è ben rappresentata da numerosi colleghi periodicamente aggiornati dall’Ufficio Tecnico e dagli specialisti coi quali si organizzano veri e propri corsi interni per migliorare la professionalità del servizio e la qualità del materiale prodotto. L’educazione interna sui propri farmaci e sugli argomenti trattati non si esaurisce in questo programma di aggiornamento continuo sulla brochure/prodotti ma si integra e si completa con la miriade di eventi che organizzati dalle Associazioni culturali, dalle Università e dagli Ordini vengono sponsorizzati e supportati dai nostri tecnici ed informatori. Infine più originale ma non meno importante sono quei Medical Meeting Aziendali più spesso a carattere locale in cui gli specialisti ed i nostri tecnicio possono affrontare a “2 voci” discussioni ed approfondimenti sulle patologie e sui prodotti. Nella logica del contributo all’aggiornamento scientifico, ben si collocano anche i trattati ed i manuali che l’Azienda realizza con gli Specialisti Internazionali come puro servizio di aggiornamento ed approfondimento per i colleghi di campo e di cui le monografie sulla geriatria, sulla filariosi, sulle ectoparassitosi, sulla dermatologia e sulla cardiologia sono degli eccellenti esempi. Roberto Del Maso Head Cage Italy

tenzione i possibili candidati (solo laureati, preferibilmente in medicina veterinaria) così come a programmare specifici investimenti sulla loro formazione non solo tecnico-scientifica, ma anche sulle più comuni tecniche di comunicazione. Un medico veterinario che decida di essere un nostro informatore deve accettare di sottoporsi ad un corso iniziale introduttivo, nonché a periodiche sessioni di aggiormento con tanto di test finali di valutazione! Non mancano poi affiancamenti sul campo, così come richieste di approfondimento di specifiche tematiche formendo loro tutto il materiale di studio necessario, ivi inclusa la partecipazioni a specifici corsi tenuti da esperti del settore! I mezzi informatici, e non solo, oggi a nostra disposizione ci permettono inoltre comunicazioni rapide ed efficaci “dalla periferia alla sede e viceversa”, permettendo più del passato una vicinanza e una trasmissione di quanto necessario per lo svolgimento quotidiano della propria attività di informazione.

L’informatore Attribuiamo una grossa importanza al ruolo dell’informatore, anche se non è l’unico canale informativo da noi utilizzato. Il lavoro dell’informatore medico scientifico è complesso, spesso sottovalutato dai colleghi liberi professionisti, che richiede predisposizione, preparazione nonché professionalità da coltivare e migliorare costantemente. Tutto ciò ci ha portato già da qualche anno a selezionare con at-

Schering-Plough Animal Health è dedicata alla continua ricerca e sviluppo di prodotti innovativi per la classe medica veterinaria nel pieno rispetto dell’ambiente e del benessere animale. La ricerca e lo sviluppo dei farmaci veterinari viene realizzata presso i centri ricerca ScheringPlough A.H. presenti sia negli Stati Uniti che in Europa ed in stretta collaborazione con la classe medica veterinaria di numerosi paesi. Tutti i farmaci ve-

Altri canali Informativi Pubblicazioni di articoli su testate specializzate, sponsorizzazioni congressuali, campagne promozionali, organizzazioni di momenti formativi interattivi estesi per possibile partecipazione a tutti i medici veterinari liberi professionisti, collaborazioni con istituti di ricerca, sponsorizzazioni di corsi, realizzazioni di manuali o pubblicazioni sono solo alcuni dei possibili canali da noi comunemente utilizzati. Novartis inoltre fa comunemente informazione e formazione del ruolo del medico veterinario ed educazione sulle patologie più comuni presso i proprietari, onde favorire il più possibile l’attività dei liberi professionisti. Il DL 306 ci fornirà quindi un’ ulteriore opportunità per lavorare meglio e a più stretto contatto con i medici veterinari, sempre che la volontà di cogliere questo vantaggio sia reciproca. Patrizia Sica Novartis Animal Health

Il best seller della medicina interna del cane e del gatto!

pie e co ento m i t ul im saur in e NELSON

FONDAMENTI

DI MEDICINA

INTERNA DEL CANE E DEL GATTO

1a edizione italiana, 1100 pagine, 300 illustrazioni, Masson-EV, 1995 Soci SCIVAC: Lire 220.000 Non soci: Lire 260.000

Per informazioni e ordini: Francesca Chiari Tel. 0372/403507 Fax 0372/457091

terinari Schering-Plough A.H. sono manifatturati negli oltre 12 stabilimenti aziendali distribuiti in tutto il mondo. Schering-Plough Animal Health è la divisione veterinaria di Schering-Plough Corporation, multinazionale farmaceutica statunitense. Schering-Plough A.H. è la sesta azienda veterinaria a livello mondiale con un fatturato consolidato nel 2000 di 746 Mil. $. Schering-Plough A.H. opera in tutti i principali mercati mondiali con proprie organizzazioni o attraverso accordi distributivi. Schering-Plough A.H. detiene una posizione di leadership in diverse aree terapeutiche quali: anti-infettivi, anti-infiammatori, anti-parassitari, ormoni e vaccini - sia per animali da reddito che da compagnia. ■


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

19

L ’ A P P R O F O N D I M E N T O

di Marta Avanzi

Per gli animali esotici mancano formulazioni specifiche

G

li animali esotici, o “nuovi

animali

da

compagnia” che dir si

voglia, rappresentano un campo di interesse relativamente recente nel settore degli animali da compagnia. Anche a causa della notoria situazione di sovrabbondanza di ambulatori e veterinari, che crea la necessità di ampliare la propria clientela, questo interesse è in costante aumento, come testimonia l’affollamento di seminari, corsi e congressi che trattano

Il Decreto 306 aiuta anche gli omeopati

I

l benemerito DM 16/5/01, pur non citando i prodotti omeopa-

tici, semplifica molto la vita del veterinario per animali da compagnia che impiega rimedi omeopatici in ambulatorio, avendo eliminato il registro di carico e scarico e permettendo le scorte di medicinali ad uso umano, nonché permettendo la dispensazione del farmaco per iniziare la terapia: tutte queste facilitazioni rispetto le normative precedenti riguardano anche i rimedi omeopatici. I Medicinali Omeopatici Veterinari in base al comma 5 dell’art. 1 del DL 110/95 erano già stati equiparati al Medicinale Veterinario, anche se nei commi seguenti il legislatore, imponendo una disciplina più severa, sembrava non aver compreso che l’assenza di effetti collaterali, la mancanza di tossicità e l’effetto residuo ambientale nullo comportavano invece norme molto più liberali. Sarebbe auspicabile comunque a questo punto una legislazione più completa che finalmente regolamentasse con maggior chiarezza e semplicità il settore del medicinale omeopatico in campo veterinario, sia nel settore dei piccoli che dei grossi animali, in modo da evitare fraintendimenti ed elucubrazioni legislative. Sarebbe infine anche auspicabile che venissero dettate norme circa l’insegnamento dell’Omeopatia Veterinaria, in modo da permettere a tutti, studenti e laureati, di raggiungere una conoscenza, seppur basilare, di ciò che è un rimedio omeopatico, che diversamente può essere prescritto senza “scienza e coscienza”. Roberto Orsi Coordinatore del Gruppo di Studio SCIVAC di Medicina non Convenzionale

di medicina degli animali esotici. Nonostante ciò, gli animali esotici rimangono un settore della medicina veterinaria abbastanza limitato, che raramente giustifica l’interesse delle industrie farmaceutiche. In Italia il volume di affari che potrebbe essere smosso da prodotti formulati specificatamente per questo settore è, nella stragrande maggioranza dei casi, troppo limitato per essere preso in considerazione. Ne consegue che i farmaci che trovano specifica indicazione d’impiego in animali da compagnia diversi da cani, gatti e cavalli sono più l’eccezione che la regola, e che sono spesso quelli formulati per gli animali da reddito (un anticoccidico per piccioni viaggiatori, alcuni vaccini per conigli, alcuni antibiotici per conigli e volatili, per fare alcuni esempi). A livello mondiale la situazione non è molto migliore: sono rari i principi attivi dei quali esistono specifici studi di farmacocinetica condotti negli animali esotici. La cosa non deve comunque meravigliare: sono ben difficili da valutare decine di specie di piccoli mammiferi, centinaia di specie di uccelli e di rettili (per non parlare di pesci, anfibi e invertebrati). Ben sappiamo poi quali sono i tempi e le spese coinvolti in questi studi anche solo per una singola specie. Il veterinario che si prende cura di un animale esotico si trova quindi regolarmente a prescrivere o utilizzare farmaci in modo cosiddetto improprio, e dei quali la posologia reperibile in letteratura è spesso aneddotica o estrapolata da altre specie. Si tratta comunque di sostanze utilizzate da anni, delle quali si conoscono efficacia ed effetti collaterali, e tutto sommato relativamente sicure quando si usano con cognizione di causa. È sicuramente peggiore la situazione di molti colleghi esteri che, per questioni di legislazione del farmaco, si trovano ad agire in una situazione molto più pericolosa ogni volta che utilizzano un farmaco “fuori etichetta”. I veterinari ed i farmaci per esotici Il veterinario che cura un animale esotico si trova quasi sempre ad usare farmaci che non sono stati formulati per quella specie, ma dei quali deve comunque conoscere indicazioni, dosaggi, efficacia, tollerabilità, intervalli di somministrazione, possibili effetti collaterali, controindicazioni e asso-

ciazioni da evitare. Questo è un fatto da tenere ben presente, se non si vuol rischiare di usare un farmaco non solo in modo scorretto e potenzialmente dannoso. Gli esempi sono davvero numerosi: nel coniglio e in molti piccoli roditori gli antibiotici più comuni possono essere letali; l’ivermectina è sicura in alcuni tipi di rettili, e mortale in altri; i prodotti per uso topico sono spesso controindicati nei piccoli mammiferi, solo per citare i casi più comuni. In considerazione del gran numero di specie esotiche che è possibile incontrare nella pratica clinica, si può ben vedere come il compito non sia facile. In caso di dubbio, la consultazione di un formulario per animali esotici è sempre d’obbligo (specialmente per i principi attivi utilizzati più di rado o per le specie più insolite). L’aggiornamento ed il ruolo degli informatori La situazione degli informatori farmaceutici è piuttosto variegata. Alcuni sono ben informati e preparati, e conoscono il possibile impiego dei loro farmaci in specie “non convenzionali”. Spesso sono anche in grado di fornire i relativi articoli scientifici e i riferimenti bibliografici. A volte le informazioni sono puramente aneddotiche, e in altri casi ancora è il veterinario che si interessa di animali esotici a “informare l’informatore” sull’utilizzo del suo prodotto in altre specie. La fonte principale di aggiornamento per il veterinario “esotico”

Segretario SIVAE Società Italiana Veterinari per Animali Esotici

non può comunque essere rappresentata dagli informatori, visto che questi si interessano di specie da compagnia diverse da cani e gatti in modo più o meno “collaterale”. Riviste, libri, CD-ROM, congressi, seminari e corsi sugli animali esotici sono ormai così comuni che rimane solo l’imbarazzo della scelta (basta la voglia di studiare e di tenersi sempre al corrente delle novità). È ovvio che si tratta anche di un impegno di tipo economico, ma questo è un altro discorso….

norma non se la sente di proporre una cura). A volte viene chiesto un parere perfino al veterinario, ma solo telefonicamente, perché il valore economico dell’animale (spesso un canarino o un criceto) non viene ritenuto degno di affrontare il pagamento di una parcella (potremo a questo punto disquisire sulle folcloristiche scuse fornite per giustificare il rifiuto di recarsi in ambulatorio: dalla macchina in officina alla suocera ammalata da accudire, al timore di stressare troppo la povera bestiola). L’insistenza manifestata per

L’autoprescrizione Come tutti sappiamo, l’autoprescrizione esiste anche in campo veterinario: il proprietario somministra all’animale dei farmaci di propria iniziativa, senza aver interpellato il veterinario. Nella mia esperienza la pratica è tanto comune e diffusa per gli animali esotici come per cani e gatti. Viene prima consultato il negoziante, considerato la personalità più autorevole in materia (nella mente del proprietario è automatica l’equazione “li vende = ne capisce qualcosa”). In alternativa, può essere consultato il vicino di casa o il parente che hanno avuto un caso analogo, o che non hanno mai visto niente del genere ma che comunque pensano di conoscerne il rimedio. Spesso viene sentito anche il farmacista, che non sempre ha il cuore di deludere il proprietario indirizzandolo da un veterinario (nella mia esperienza i rettili però sfidano la competenza di qualunque farmacista, che di

ottenere diagnosi e terapia telefoniche a volte sfida la comprensione umana. Il proprietario, nel suo girovagare in cerca di una cura efficace, non tralascia l’ambulatorio solo e sempre per motivi economici: a volte non sa neppure che esistono veterinari in grado di trattare serpenti, tartarughe e cincillà, e resta stupefatto dall’apprendere che anch’essi possono essere curati come i cani ed i gatti. Una migliore collaborazione con i venditori e una più efficace educazione dei proprietari potrebbero forse modificare la situazione. Sicuramente avrebbero evitato all’ultimo coniglio che ho visitato di venir impiastricciato con un preparato otologico e di venir poi rivestito di zolfo ad uso ortofrutticolo per un problema cutaneo, che avrebbe potuto essere risolto con maggior efficacia e sicurezza impiegando il farmaco appropriato, anche se con un uso “improprio”.

OFFERTA ATTI 3° CONGRESSO SIVAR Cremona 1-2-3 giugno 2001 Lit. 25.000 + spese di spedizione INVIARE L’ORDINE A E.V. S.R.L. - VIA TRECCHI, 20 - 26100 CREMONA FAX 0372/457091 - TEL. 0372/403507

Atti SIVAR 1999 + 2000 + 2001 Lit. 50.000 + spese di spedizione


20

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 A T T U A L I T À

Etica e competizione

di Aldo Vezzoni

Il doping nel cane sportivo

Specialista in clinica dei piccoli animali - Presidente della Fondazione Salute Animale

l doping nelle attività sportive umane è diventato un grave problema che ha attirato l’attenzione dei mass media per i numerosi casi emersi in questi anni in diverse discipline sportive, che hanno comportato delle esclusioni illustri di vincitori e talvolta anche delle morti inattese di atleti. Analoga attenzione c’è stata per le corse dei cavalli, dove sono attivi dei programmi di antidoping promossi dalla Federazione Italiana Sport Equestri, mentre il problema non è ancora emerso nel settore delle competizioni cinofile, salvo che per le corse dei greyhound, che peraltro sono state sospese nel nostro paese da alcuni anni. Ma a livello delle numerosissime manifestazioni cinofile che ogni settimana si svolgono in ogni angolo del Paese, il problema non è mai stato affrontato seriamente e sistematicamente. Voci e sospetti di cani improvvisamente performanti in determinate gare se ne sono sentite, ma sono rimaste a livello di leggende metropolitane, senza attirare l’attenzione degli organismi cinofili. Forse oggi, per l’aumenta sensibilità verso questi problemi, stimolata dai fatti di cronaca sportiva, è giunto il momento di affrontare l’argomento, valutando quanto viene fatto in altri Paesi e iniziando a proporre agli organismi cinofili dei protocolli per il controllo antidoping nelle competizioni cinofile.

non sono ammesse sostanze che esaltano le prestazioni atletiche. Anche nella altre gare dei cani da slitta che si svolgono sia in America che in Europa sono attuati dei piani di controllo antidoping.

I

Perché la lotta al doping? L’etica nello sport è uno dei valori fondamentali sul quale si basano tutte le regole per il corretto svolgimento delle competizioni. Niente come il doping può sconvolgere tutti i valori di correttezza, credibilità e lealtà, o fair play, che caratterizzano le competizioni sportive, improntate all’esaltazione delle doti naturali. La lotta al doping quindi è il primo mezzo per garantire quest’etica sportiva. La salvaguardia della salute dell’animale deve però essere la motivazione principale che ci spinge a combattere l’abuso di farmaci e di pratiche illecite nel cane. Spesso le pratiche utilizzate nel doping non si fondano su dati scientificamente approvati, pertanto il loro uso ed abuso può essere molto pericoloso per la salute dell’animale. Un terzo motivo è legato agli aspetti genetici. Un animale il cui successo sportivo si basa sull’uso di sostanze che alterano le sue prestazioni potrà essere scelto per la selezione riproduttiva senza averne i meriti; ciò comporterebbe una falsificazione dei valori fenotipici ed una selezione genetica deviata verso valori inconsistenti, con impoverimento del patrimonio genetico dei discendenti. Il controllo antidoping sugli animali nella storia L’impiego di sostanze farmacologi-

che o di altre sostanze in grado di esaltare le prestazioni in corso di gare sportive risale molto indietro nella storia dell’uomo; ai tempi dei romani l’assunzione da parte di un atleta di una mistura di acqua e miele prima di una gara era considerata una contraffazione e poteva essere punita addirittura con la crocifissione. Ma l’utilizzo di sostanze dopanti e la repressione di queste pratiche è rimasto senza un fondamento scientifico finché un chimico russo, Bukowski, nel 1910 dimostrò la possibilità di rilevare la presenza di farmaci nella saliva di un cavallo. Di lì a poco, il Prof. Frankel a Vienna confermava i risultati di Bukowski e nasceva così la scienza dell’impiego della chimica analitica per il rilevamento di sostanze come stricnina, morfina, cocaina e caffeina. Il primo animale squalificato per doping è stato un cavallo di nome Bourbon Rose che aveva vinto nel 1912 la French Gold Cup, a Maisons La Fitte. Negli Stati Uniti, agli inizi degli anni quaranta, i greyhound da corsa sono stati i primi cani ad essere sottoposti a sorveglianza per il doping. Per lo sviluppo degli ippodromi negli Stati Uniti e per garantire il mercato delle scommesse, diversi laboratori dagli anni quaranta in poi si specializzarono nel rilevamento di sostanze varie sia nella saliva che nelle urine e nel sangue. Nel 1947 veniva creata l’Associazione dei Chimici Ufficiali delle Corse (AORC) con il compito di monitorare le prestazioni sportive degli animali contro l’impiego di sostanze illecite. Nelle corse dei greyhound le normative antidoping nei vari paesi hanno richiesto il “drug free”, cioè la tolleranza zero su qualunque sostanza, richiedendo dei lunghi tempi di sospensione di ogni medicinale prima delle gare. Nei cani da slitta i programmi antidoping sono iniziati negli ultimi anni, in occasione della famosa corsa “Alaskan Iditarod Race”, per garantire una competizione leale e per contrastare le critiche verso una gara così faticosa che non poteva essere svolta senza l’uso di droghe. In questa gara, lunga 1200 miglia, sono ammesse delle terapie farmacologiche, se necessarie, ma che possono essere somministrate unicamente dai responsabili di gara e

Cosa s’intende per droga nel doping Mentre c’è un diffuso consenso sul fatto che una competizione sportiva, sia in campo umano, sia animale, debba svolgersi senza l’influenza di droghe, non c’è altrettanta unanimità nel definire quali sostanze possano essere ritenute droghe. Si parla infatti di sostanze chimiche o mediche che possano influire sulla velocità, resistenza, coraggio o prestazione dell’atleta, ma la definizione più completa è quella fornita dall’Ente Antidoping Australiano, che per droga intende: a) ogni sostanza in grado di influire su un partecipante ad una gara attraverso un’azione sul sistema nervoso centrale o periferico o su di una parte di esso (come il sistema nervoso autonomo), sul sistema cardiovascolare, sul sistema respiratorio, sul sistema digestivo, sul sistema muscoloscheletrico, sul sistema emopoietico o sul sistema genitourinario; vengono compresi, senza esclusioni, gli analgesici, gli antistaminici, gli agenti antiinfiammatori, i farmaci che agiscono sulla coagulazione del sangue e sulla produzione dei globuli rossi, i diuretici, gli ormoni ed i loro analoghi sintetici, gli stimolanti, i cortisonici, gli anabolizzanti, gli anestetici locali, i miorilassanti, i tranquillanti e gli antibiotici; b) sostanze somministrate per alterare o per mascherare il rilevamento di sostanze elencate nel punto a); c) un metabolita o una sostanza artefatta di una delle sostanze di cui ai punti a) e b), indipendentemente dal fatto che possegga o meno un qualche effetto farmacologico; d) quantità inusuali od abnormi di sostanze endogene, compresi ma non limitatamente a cortisolo e testosterone. Non esiste nessuna regola o normativa che, per il trattamento di malattie o di condizioni traumatiche in un soggetto che deve partecipare ad una gara, proibisca l’utilizzo di una qualunque sostanza terapeutica regolarmente registrata, ma viene però richiesto che il partecipante, al momento della gara, risulti libero da residui di queste sostanze. Occorre pertanto, nel caso di somministrazione terapeutica di qualunque sostanza, che venga rispettato un tempo di sospensione adeguato, prima della competizione, per permetterne l’eliminazione dall’organismo. Il doping come modifica delle prestazioni atletiche Nel cane sportivo si possono distinguere tre categorie di modifiche comportamentali ricercate attraver-

so l’impiego di droghe: 1. esaltazione, mediante l’uso di sostanze ergogeniche, comunemente chiamate stimolanti; si tratta di sostanze che sono in grado di aumentare l’attenzione, la potenza muscolare, la resistenza alla fatica; 2. riduzione, mediante l’uso di sostanze depressati, comunemente chiamate inibitori o stoppers; si tratta di sostanze utilizzate per mettere fuori gioco dei competitori, che provocano abbattimento, debolezza muscolare e sonnolenza; 3. normalizzazione, mediante la soppressione di risposte fisiologiche indesiderate all’eccitazione della gara, come un’eccessiva salivazione, o per minimizzare condizioni di dolore o fastidio localizzato o per mascherare delle patologie in atto. In questa categoria rientra un impiego molto diffuso di medicinali normalmente utilizzati come sintomatici, quali ad esempio i farmaci antiinfiammatori non steroidei, per ridurre il dolore a livello osteo-articolare e muscolare: mentre possono alleviare il dolore legato a piccoli eventi traumatici, come contusioni, possono anche mascherare patologie articolari gravi come le displasie dell’anca e del gomito, per le quali non è indicata un’attività sportiva. .L’utilizzo, inoltre, di molti di questi farmaci non è supportato da dati scientifici e si fonda molto spesso su pratiche empiriche che possono risultare estremamente pericolose per la salute dell’animale. Che sostanze vengono ricercate nei controlli? Farmaci legittimi: sono sostanze che vengono normalmente utilizzate nella pratica clinica del cane sportivo, ma che al momento della competizione non devono essere presenti nell’organismo. A questo proposito deve essere chiarito il concetto di “clearance” di un farmaco: in teoria una volta che una sostanza estranea viene introdotta nell’organismo viene eliminata seguendo una curva che non raggiunge mai lo zero, quindi noi parliamo di campione negativo solo quando i nostri strumenti non sono in grado di percepire la presenza della sostanza estranea. Da tutto ciò si capisce come il concetto di negatività sia relativo e come dipenda dalla sensibilità degli strumenti di laboratorio e dalle metodiche che utilizziamo. È fondamentale quindi stabilire una soglia per ogni sostanza ricercata e pianificare delle procedure standard per tutti i laboratori, oltre a definire dei tempi di sospensione per i vari farmaci che possono essere necessari per la terapia, affinché possano essere smaltiti in tempo prima della partecipazione ad una gara. In questo gruppo rientrano anche gli ormoni anabolizzanti che possono trovare impiego terapeutico, ma che non sono ammessi nei soggetti

sportivi. Farmaci o sostanze illegittime: sono sostanze proibite, che fanno generalmente parte della categoria delle sostanze stupefacenti e psicotrope. Agenti che mascherano la presenza di sostanze dopanti: possono interferire con le procedure di laboratorio alterando o rendendo impossibile il rilevamento di farmaci o residui di essi. Livelli di doping La pratica illecita del doping varia, in termini di sofisticazione e di tipo di sostanze utilizzate, in funzione del grado di attenzione a questo problema e del tipo di controlli effettuato. Possiamo distinguere tre livelli: 1. livello uno, non sofisticato: si verifica quando non esiste un’attenzione al problema e non sono vigenti controlli antidoping. Vengono utilizzate sostanze comuni, di facile reperibilità, che sarebbero anche facilmente rilevabili in caso di controlli se venissero attuati: caffeina, efedrina, stricnina, arsenico, barbiturici, anestetici locali, aspirina, fenilbutazone e FANS vari. Tutte o quasi queste sostanze potrebbero essere rilevate nelle urine con metodiche analitiche semplici come la cromatografia a strato sottile. 2. livello due, sofisticato: si verifica quando sono stati introdotti dei sistemi di controllo antidoping che sarebbero in grado di rilevare facilmente le sostanze dopanti più comuni utilizzate nel livello precedente. In questo livello si assiste ad una spasmodica ricerca di sostanze di più difficile rilevazione con le comuni indagini di laboratorio. Queste sostanze sono comunque rilevabili anche se con metodiche analitiche più complesse come la cromatografia liquida ad elevata performance (HPLC), la spettrometria di massa, la tecnica ELISA, la radio-immuno chimica e la tecnica PCFIA. Tra queste sostanze sono comprese: prolintane, metilfenidate, amfetamina, antidepressivi triciclici, benzodiazepine, corticosteroidi, steroidi anabolizzanti, beta-bloccanti, reserpina, hyoscina, quinina, nicotina, clembuterolo, eptaminolo e broncodilatatori. 3. livello tre, avanzato: si verifica come stadio avanzato di sofisticazione, realizzato con lo scopo preciso e determinato di alterare delle competizioni sportive di grande impatto economico, mediante l’accesso a conoscenze profonde di farmacologia e l’utilizzo di laboratori sofisticati. Si tratta di un livello di doping d’elite, che richiede mezzi finanziari e tecnologici, in grado di creare delle varianti molecolari di sostanze conosciute, capaci di svolgere gli effetti fisiologici desiderati, senza essere rilevabili ai controlli. Sono comprese in questo gruppo sostanze derivate dall’amfetamina, dalla morfina e dalla cocaina, con continue variazioni moleco-


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

21

A T T U A L I T À

lari. In questo livello vengono comprese anche sostanze non rilevabili come l’eritropoietina, in grado di aumentare la massa eritrocitaria nel sangue e di conseguenza di aumentare il trasporto di ossigeno ai muscoli. La somministrazione di eritropoietina viene comunque testimoniata da un aumento dell’ematocrito (parte corpuscolata del sangue) oltre i valori fisiologici, mediante un comune esame del sangue. Raccolta dei campioni e caratteristiche dei laboratori La permanenza delle sostanze dopanti nel sangue è relativamente breve perché queste si distribuiscono velocemente negli organi bersaglio e vengono metabolizzate da fegato e reni. Le urine rappresentano il campione di elezione per la ricerca di farmaci illeciti o residui di essi in quanto in esse si concentrano prima di venire escreti dall’organismo. Naturalmente i campioni devono essere prelevati seguendo delle procedure standardizzate che evitino la sofisticazione o l’inquinamento degli stessi. I laboratori deputati all’analisi dei campioni prelevati devono avere delle caratteristiche che garantiscano la correttezza e imparzialità dei risultati; devono essere indipendenti e non avere interessi nel risultato delle analisi, non avere alcun ruolo nella decisione o applicazione di penali. L’aggiornamento continuo nelle metodiche, la ricerca di nuove sostanze e di controlli di qualità rigorosi sono garanzie di serietà di un laboratorio. Protocollo anti-doping nelle competizioni cinofile Un programma di controllo antidoping efficace richiede sia la responsabilizzazione delle istituzioni cinofile preposte alle gare ed alle manifestazioni, sia la consapevolezza da parte dei partecipanti che il controllo antidoping salvaguarda lo sport e la correttezza e lealtà delle competizioni e che pertanto merita un impegno da parte di tutti. Per la realizzazione del controllo antidoping occorre: 1. informare adeguatamente e con largo anticipo tutti i cinofili che partecipano alle manifestazioni ed alle gare sul problema del doping, sugli aspetti correlati e sulle possibilità di controllo; 2. predisporre un elenco di sostanze proibite che non possono in nessun caso essere somministrate a cani destinati ad attività sportive od agonistiche (ad esempio: anabolizzanti, eccitanti, eritropoietina, ecc.); 3. predisporre un elenco di sostanze presenti in medicinali registrati che possono essere somministrate, per scopi terapeutici, a cani destinati ad attività sportive od agonistiche, ma la cui somministrazione deve essere sospesa per un determinato periodo prima della gara, generalmente 48 ore, (ad esempio: cortisonici, antibiotici, antispastici, miorilassanti, antinfiammatori, antidolorifici, ecc.) o per periodi più lunghi in caso di medicinali ad azione ritardata o deposito; la eventuale somministrazione più recente di medicinali utilizzati per alleviare stati di sofferenza

deve essere comunicata al direttore di gara ed al medico veterinario di servizio, prima della gara: questi dovranno valutare, in base a parametri stabiliti dall’ENCI, se ammettere o meno il soggetto alla gara; 4. stabilire i livelli di tolleranza per le sostanze contenute in medicinali registrati ed utilizzati per scopi terapeutici, mentre per le sostanze proibite il livello di tolleranza deve essere zero; 5. identificare dei laboratori veteri-

nari di riferimento, con autorizzazione sanitaria, in grado di svolgere le analisi più comunemente utilizzate per la diagnostica anti-doping, dotati di procedure collaudate di autocontrollo ed in grado di aggiornare la loro tecnologia diagnostica in funzione delle esigenze. 6. predisporre una procedura codificata per il prelievo dei campioni di urina o di sangue da analizzare, che preveda un kit di prelievo sigillato e standardizzato, l’identificazio-

ne certa del cane (microchip), la presenza del proprietario del cane, del medico veterinario di servizio e di delegati ENCI che devono sottoscrivere il documento di prelievo; 7. predisporre dei criteri per la selezione dei candidati al controllo anti-doping che tenga conto di aspetti come la difficoltà fisica della gara, la variazione eclatante di prestazioni di un soggetto, prestazioni fisiche sospette, la scelta random, il controllo del vincitore.

Bibliografia: A. Morrie Craig: Drug testing in sporting dogs, in: Canine Sports Medicine and Surgery, Bloomberg, Dee & Taylor, W.B. Saunders 1998. J.R. Gannon: Drug control programs in canine sport medicine, in: Canine Sports Medicine and Surgery, Bloomberg, Dee & Taylor, W.B. Saunders 1998.


22

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 A.N A. M T .TV .UI . AI N L FI OT RÀM A

Il numero chiuso non basta

L’Università si fa pubblicità, ma non mantiene le promesse Molti abbandonano, troppi si laureano senza prospettive

nche quest’anno, con l’approssimarsi delle iscrizioni al primo anno di università abbiamo assistito da parte di alcune facoltà di veterinaria ad una forte promozione verso gli studenti delle scuole superiori e alle numerose inchieste della stampa sui vari indirizzi di studio universitario e sui relativi sbocchi di lavoro. Ancora una volta, parlando della laurea in veterinaria si promette da ogni parte un veloce inserimento nel mondo del lavoro, in quanto tutte queste indagini sono basate su dati ISTAT, secondo i quali l’iscritto all’Ordine è di per sé da intendersi professionalmente attivo. Si tratta, purtroppo, di una impostazione lontana dalla realtà: se da un lato è estremamente semplice superare l’esame di stato (i casi di bocciatura restano nella storia della veterinaria) dall’altro è estremamente difficile trovare una occupazione sufficientemente remunerativa e stabile. Ci vogliono anni di studi post-universitari e di esperienza per arrivarci. I dati pubblicati dai giornali, invece, spingono molti giovani ad iscriversi a veterinaria con l’illusione di un facile impiego ed il desiderio di operare in un settore, quello del benessere animale, verso il quale è sempre più alta l’attenzione e la sensibilità delle nuove generazioni. L’ANMVI è intervenuta più volte con comunicati stampa e dichiarazioni dei propri dirigenti per ricondurre l’informazione nei limiti corretti e reali della situazione attuale anche se non riteniamo che il leggero calo di domande registrato l’ultimo anno possa essere derivato dai nostri continui interventi. Solo una presa d’atto di questa insostenibile situazione da parte del Ministero e del mondo universitario permetterà di affrontare in modo serio questo

A

grave problema e, anche se i dati ripresi di seguito sono generali e riguardano tutto il panorama universitario italiano, c’è bisogno di un’attenta riflessione e di un incontro sereno e rispettoso fra università e mondo professionale. Abbandoni e lauree tardive Il Prof. De Rita, Presidente del Comitato di valutazione del sistema universitario, in occasione della presentazione del secondo rapporto ha espresso alcune considerazioni sulla base di una indagine compiuta nelle varie università. L’età media di laurea è di 27,5 anni con un ritardo notevole rispetto agli anni di corso previsti. Questo provoca un danno economico pesante per tutta la società anche se a volte questo ritardo, rinviando l’inserimento nel mondo del lavoro riesce a contenere in alcuni settori, come il nostro, la disoccupazione dei neolaureati. Un’altra considerazione espressa dal Prof. De Rita merita molta attenzione. Si parla tanto di rinnovamento e svecchiamento dell’università per poter essere più attenti ed in sintonia con i processi trasformativi delle varie attività professionali. I dati riportati di recente da Il Sole-24 Ore sono particolarmente interessanti per il settore, evidenziando, per l’anno accademico1999-00, un calo del 10,5% delle immatricolazioni. È l’ultimo anno per il quale si hanno dati precisi, prima dell’introduzione del numero programmato. Si evidenzia inoltre un abbandono del 8,6% dopo il primo anno di corso ed una percentuale del 17,2% degli iscritti che nel primo anno non hanno dato alcun esame. Professori sempre più vecchi Il 20% dei professori ordinari ha più di 65 anni. L’età media dei ri-

L’Inghilterra non vuole medici italiani Per potenziare il proprio servizio sanitario la Gran Bretagna ha deciso di importare medici da altri paesi in quanto i laureati in medicina nelle università inglesi non sono sufficienti a coprire il fabbisogno. Il numero piuttosto elevato, 7.500, ha costretto il Governo a rivolgersi a ben 11 paesi, quattro extraeuropei di lingua e cultura inglese (USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda) e sette europei con l’esclusione dell’Italia nonostante il nostro paese sia un grande “ produttore “ di medici spesso disoccupati o sottoccupati. Sembra che questa decisione derivi dal fatto che i nostri laureati siano considerati di livello basso e che lo stesso giudizio valga anche per il nostro settore anche se alcuni nostri colleghi si siano validamente distinti negli incarichi ricoperti presso università, centri di ricerca o ambulatori inglesi.

cercatori che dovrebbero essere l’elemento di stimolo e di vivacità nel processo di rinnovamento è di 44 anni. Un altro grosso limite della nostra università è che la carriera dei professori è ancora sostanzialmente legata all’invecchiamento non alle capacità espresse in termini scientifici, didattici, professionali, ecc. La media di età degli ordinari è di 58 anni, quella degli associati 52 e dei ricercatori 44. Se confrontiamo questi dati con quelli del 1985 vediamo un notevole aumento dell’età media, soprattutto in alcuni corsi di laurea nonostante il periodo di fuori ruolo concesso sia passato da 5 a 3 anni ed il numero dei docenti per il proliferare dei corsi di laurea sia passato per quanto riguarda gli ordinari da 15436 a 19655. Per quanto riguarda veterinaria si è passati da una età media di 45’1 a 47,7 che è comunque fra le più basse. Riforma dei concorsi universitari La legge 210/98 che ha riformato il sistema dei concorsi universitari non ha in realtà cambiato molto il risultato. Infatti i risultati dei primi concorsi banditi con le nuove procedure hanno dimostrato che poco o niente era cambiato: il 90% dei nuovi ordinari infatti proviene dalla stessa facoltà dove era in concorso il posto. Non solo, guardando gli altri dati presentati dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario si può constatare che su 3.353 nuovi professori ordinari ben 3.212 non solo come abbiamo già detto provenivano dallo stesso ateneo ma erano già professori associati. Come dire che il sistema di garanzia del posto e di assicurazione della carriera continua ad essere indipendente dalle reali capacità espresse ma è legato ad un sistema interno di controllo “baronale” dell’università e dell’istituto. Per quanto riguarda gli assistenti la situazione è sicuramente meglio. Il 22% infatti dei vincitori di concorso non provengono dallo stesso ateneo. Dato lo scarso risultato ottenuto il Ministro ha già annunciato che il sistema di concorso sarà nuovamente rivisto per dare la possibilità anche a candidati esterni validi di poter trovare spazio nell’università indipendentemente dal loro inserimento precedente nella struttura.

Vincono le private Nonostante il calo generale delle immatricolazioni di studenti ai corsi universitari (dal 97/98 al 98/99 si è avuto un calo di 18.646 corrispondente al 6,3%) le università hanno raggiunto il numero di 57 statali e 14 private. Oltre al calo demografico che influenza questo andamento è preoccupante la disaffezione ed il calo di interesse che i diplomati esprimono nei confronti della prosecuzione degli studi a livello universitario. Infatti se nel 1998 la percentuale di chi sceglieva di andare all’università era il 64,5% nel 1999 si era già ridotta al 61,1% e sembra, pur non avendo ancora dati precisi, che questa tendenza sia proseguita anche negli anni successivi. Dal ’99 al 2000 il calo di immatricolazioni a veterinaria è stato del 10,5%. Questo dato, però, mentre è ripartito equamente fra tutte le università statali, anche se alcune ne hanno risentito più pesantemente arrivando a cali del 30%, è ben diverso per quelle private che al contrario hanno avuto un incremento di immatricolazioni, il 14,2%. Il settore veterinario è uno dei pochi dove non esistono corsi di laurea di università private anche se da tempo si parla di un interesse in questo senso da parte di alcune importanti università. Di solito le strutture private nascono per l’interessamento di associazioni industriali o cordate di enti locali che hanno interessi precisi per

settore di studi o per caratteristiche territoriali, nel caso della veterinaria questi aspetti sono molto più difficili da individuare. C’è da chiedersi se la concorrenza di un corso di laurea in veterinaria privato possa essere uno stimolo per un maggior rinnovamento e trasformazione delle numerose facoltà pubbliche. Lo zoonomo: chi è costui? Il Sole -24 Ore, a conclusione di un articolo sulle nuove lauree pubblicato il 25 Agosto, chiudeva con questa frase: “Lo zoonomo- un tecnico-infermiere degli animali- probabilmente eroderà una parte del reddito dei veterinari ed imponibile alla Cassa professionale. Infatti, i laureati abilitati nella classe 40, (Scienze e tecnologie zootecniche e delle produzioni animali) non sono destinati al livello più basso dell’Albo dei veterinari, che almeno per il momento non è stato riorganizzato.” In verità la figura dello zoonomo è una nuova figura professionale, laurea triennale, deriva dalla Facoltà di Agraria e non da quella di Veterinaria che ad oggi non ha ancora attivato alcuna laurea breve. Questa nuova figura per la sua sovrapposizione di ruoli a quella del veterinario è stata duramente contestata dalla FNOVI che ha anche avviato ricorsi per togliere dal corso e dalle sue competenze tutti gli aspetti che potrebbero trovarsi in concorrenza con il nostro ruolo e la nostra professionalità. ■


tp w p: ww p ww p: ww p w p:/ w p: w p:/ w p: ww :/ w p:/ w :/ w p:/ w / w. :/ w // w / w // w.h // w. // w. // w. // . / . / h / . : w / h w h / : / . / w / / . w .h ://w .h /w .ht //w.ht /w .ht//w .h /w .ht /w.ht /w .ht /w .ht wwhtt /w htt ww.htt/w .ht ww tt wwhtt wwhtt wwhttww ttpww ttp w ttpwwhtt w ttp w ttpwwtp w tp wwtp w ttp wwtp: wwtp: wwtp: wwtp w p:/ ww p:/ w p:/wwtp: w p:/ w p:/ w p:/ w p:/ w :// w :/ w. :// w p:/ // w. :// w. :/ .h :// w. :// .h :// w. :// .h //w .h//w .h //w .h :// .h /w .h /w .h /w .h //w.ht /w .h /w .ht /w .ht /w.ht w .ht /w ht w .ht t w t w h w w h t w h t w t wt w wt t t h / t t tt w ttpww tt wwttp w ttp w ttp w ttpww tp wwttp wwtp wwttp w tp: ww tp wwtp: wwtp: wwtp: w tp: ww p:/wwtp: wwp:/ w p:/ w p:/ w p: w :/ w p: w :/ w :/ w :/ w :/ w :// . :/ . :// . :/ w // .h :// . // . // . // .h // .h /w .h // .h /w.h /w .h /w . .h // .h /w .h //w .h /w .ht /w.ht /w .h /w .h w ht /w ht w ht /w .ht w tt w ht wwht w ht ww tt ww tt w tt ww tt wttp w tt w ttpwwttp w ttp w tt w tp w tp w ttp w ttp wwtp: w tp wwtp wwtp ww p:/ wwtp: wtp: wwtp: w p:/ w p:/ w p:/ w p: w :// w p:/ w : / p w w : / / . w :/ .h :// w. ://ww.h :// w.h :// .h://ww.h://w .h ://ww.h :// .h //w .h //w .ht//w .h ://w.ht /w .ht /w .ht /w .ht//w.ht /ww.ht /w .htt/w .ht /w.ht wwhtt / t w t w h w t w t tt wwttp w ttp w ttp w ttpwwttp wwttp wwttp w ttp w tp: wwttp wwtp: wwttp wwtp: ww tp: wwtp:/wwtp: wwtp:/ w p:/ww p:/ w p:/ww p:/ w. p: w : / w : w :/ w :/ w : / :/ . :// w. :// w // .h :// .h // .h :// . //w .h //w .h /w .h //w .h /w.ht /w .h /w .h /w .h /w . / / / / . . / h . .h /w .h w ht /w ht w ht /w .h w t /w ht w ht w .ht ww tt w tt ww tt w ht w tt w tt w tt w tt w tp w tt w ttp w tt w ttp w ttp wwtp w tp wwtp w ttp wwtp: wwtp: wwtp: wwtp w p:/ ww p: w p:/wwtp: w p:/ w p:/ w p:/ w p:/ w :// w p:/ w. :// w p:/ / . / h . / . / . / . : w : : / / . w / : w / /w .h ://ww.h :// .ht//w .h//w .ht//w .h ://w.ht /w .ht /w .ht /w .ht//w.ht /ww.ht /w .htt/w .ht /w.htt wwhtt wwhtt wwhtt/wwhttwwhtt ww ttpwwhtt w w t p t p t w t tp wwttp w ttp w tp: wwttp wwtp: wwtp wwtp:/ww tp: wwtp:/wwtp: wwp:/ w p:/ w p:/ w p:/wwp:/ w. p:/ w :// w. p:/ w p://w.h :// w. :// w. : / / / . . : : w / .h :// .h //w .h ://ww.h//w .ht //w .h //w .h //w .h /w .ht /w .ht /w .ht /w .ht/w htt /w .ht /ww.ht /w .ht /wwhtt wwhtt wwhtt ww.htt wwttpwwhtt ww tt ww tt w tt w tt w tp w ttp w ttp w tt w tp w tp w tp w tp w p w tp wtp w tp wp: w p w p: w p w :/ w p: w p:/ wp:/ w p:/ w p:/ w :// w :/ w. :/ w p:/ w. :// w. :// w. :// w. ://w.h://ww.h:// .h :// w.h :// .h//w .h://w.h //w .h :// .h /w .h // // .h /w .h /w .h /w .h /w.h w .h /w ht /w .h /w ht w ht w ht w ht w t w t w tt w t w tt w tt w tt w tt ww tt w tt w t w t t w p t t t t w t p w p p w t w t w tp w tp: wwttp wwtp: wwttp w tp: ww tp: wwtp:/wwtp: wwp:/ w tp:/ w p:/ wtp:/wwp:/ w. p:/ w p:// w p:/ w p:/ w.h :// w. :// w. :// w. :// .h . / . / : w / / . : / / / w h / h / . w / .h ://w .h /w .ht//w .ht /w .ht//w .h /w .ht /w .ht /w .ht /w .ht/w htt /w .ht ww.htt/w .ht wwtt wwhtt wwhtt wwhtt wwttpwwhtt w ttpwwhtt w tt w tt w tp w tp w tp w tt w tp w tp w tp w tp w p: w tp w p wwtp wp:/ w p: w p: w p w :/ w p: w :/ w p: w p:/ w p:/ w. :// w :/ w. :/ w p:/ w. :// w. :// w.h :// w. ://w.h//ww.h:// .h :// .h :// .h /w .h //w.h //w .h ://w .h /w .h //w.ht /w .h // /w .h /w .h /w h w .h /w ht /w .h /w ht w ht w t w ht w t w t w tt w t w tt w tt w tt w tt w tt w tt w tp w tt w t p t t w p tp wwttp w ttp w tp: wwttp wwtp: wwttp wwtp: ww tp: wwtp:/wwtp: wwtp:/ w p:/ w p:/ w p:/ww p:/ w. p:/ w :// w. p:/ w p:/ w.h :// w. :// w. :/ / . / / :/ :/ w : w / / w h w : / / .h / . / . / . / h / . w h / . / ht//w .ht /w .h //w .h /w .ht /w .ht /w .ht /w .ht/w htt /w .ht ww.htt/w .ht wwtt wwhtt wwhtt wwhtt wwttpwwhtt w ttpwwhtt wwttp w ttp w p wp p t p w tp p t w t t w t w tp w t w t w t w p w t p : wp w w p w :/ w : w p:/ ww p:/ w p:/ wtp:/ w :// w p:/ w. p:// w p:/ w. :// w. :// w.h :// w. ://w.h://ww.h:// .h ://ww.h :// w.h//w .h ://w.h ://w .h ://w .h /w .h // /w.ht /w .ht /w .ht /w .ht /w.ht ww.ht /w htt w .ht /w htt wwhtt ww tt wwhtt ww tt w tt ww ttp w tt ww tt w ttp wttp w ttp w ttp wwttp tp w tp ww tp wwtp: wwtp w tp: w tp: ww p:/wwtp: wwp:/ w p:/ w p:/ w p:/ w p:/ w. p:/ w :// w p:/ w p:/ w.h :// w :// w. :// w. :// .h . w h . / . / : w / / . : / / h / . / w: .h ://w .h//w .ht//w .ht /w .ht//w .h /w .ht /w .ht /w .ht /w .ht /w htt /w .ht ww.htt/w .ht /wwttpwwhtt wwhtt wwhtt wwttpwwhtt w ttpwwhtt ww tt w tt w tp w tp w tp w tt w tp w tp w tp w tp w p: wwtp w p wwtp w :/ w p w p: w p w :/ w p: w :/ w p: w p:/ w p:/ w :// w :/ w. :/ w p:/ w. :// w. :// w.h :// w. ://w. //w .h:// .h :// .h :// .h /w .h ://w.h //w .h ://w .h /w .h //w.ht /w .h // w .ht /w .ht /w.htt ww.ht /wwhtt/ww.ht /w htt wwhtt ww tt wwhtt wwhtt w ttpww ttpww ttpww ttp wwttp wttp w ttp w ttp wwttp w tp: wwttp p: wwtp:/wwtp: wwp:/ w tp:/ w p:/ wtp:/wwp:/ w. p:/ w p:// w p:/ w p:/ w.h :// w. :// w. :// w. :// .h :// w. ://ww.h :// w. :// .h ://ww.h//w .h ht//w .h /w .h //w .h /w .ht /w .ht /w .ht /w .ht /w htt /w .ht ww.htt/w .ht /w tt wwhtt wwhtt wwhtt wwttpwwhtt w ttpwwhtt wwttp w ttp w tp w ttp w ttp w ttp w tp w tp wwtp w tp wwp: wwtp w p: wwtp wwp:/ w p: w p: w p: w :/ w p: w :/ w p:/ w :// w :/ w :/ w :/ w :/ w :/ w :// w. :// . :// w. :/ . // . :// .h // . :// .h /w .h // .h //w .h // .h /w .h //w.h /w .h /w .h w .ht / /w.ht /w .ht /w .ht /w .ht /w.ht wwht w htt w ht /w httwwhtt ww tt wwhtt ww tt w tt wwttp w tt ww tt w ttp wttp w ttp w ttpwwtp p w : w :/ w : w p p wp p t w t w t w t w tp tp w p w tp w p w p : wp

Dal 1° novembre visita www.evsrl.it

L’informazione Veterinaria on line

Home

CANALI • Edicola

• Iscriviti alla Vet Link

• Forum Scientifici

• Vet Job

• Comunicati Stampa

• Home Page Anmvi

Edizioni Veterinarie Libri - Video - Servizi

COSA?

i

PROFESSIONE

Novembre

giovedi

)

• Redazione

ANMVI

CONTATTI

➔ indietro

fai di @nmvi Oggi la tua home page

avanti

)

• Vet Exchange

• anmvioggi@anmvi.it

L’ANMVI, Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani realizza…

VETERINARIA

Ricerca per data Ricerca per argomento

Archivio

CHI?

…il primo giornale on line d’informazione professionale, aggiornato in tempo reale, ad accesso libero e gratuito

continua...

…per una professione informata e d’avanguardia

… dal 1° Novembre 2001, dal lunedì al venerdì.

VET EXCHANGE

continua...

VET-JOB

ASSOCIAZIONI

A.N.M.V.I.

DOVE?

…solo in rete, alle pagine web di @nmvi Oggi, all’interno del sito dell’ANMVI

continua...

PERCHÈ?

FSA

continua...

QUANDO?

EVENTI VETERINARI

invia la pagina a

©2001 Anmvi

Il primo quotidiano veterinario on line


24

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 A . N . M . V. I . I N F O R M A

Italia al 30° caso

Diagnosi e prevenzione della BSE: ancora tutto in discussione L’esame del sangue è una speculazione truffaldina? Il Dottor Mario Valpreda, Direttore Sanità Pubblica della Regione Piemonte, in un articolo apparso su AGRISOLE del 14 Settembre ha scritto che “nonostante l’impegno per mettere a punto un esa-

me del sangue che consenta l’identificazione (e l’eliminazione) precoce dei capi infetti, per ora non esistono test ufficiali accreditati e riconosciuti, anche se in forma clandestina alcuni laboratori particolarmente disinvolti affermano di disporre già di metodiche in

grado di svelare precocemente la presenza del prione, attraverso una semplice analisi ematica. In attesa che il ministero intervenga (diffidando o confermando) su queste diagnosi mirabolanti, che stanno registrando un crescente successo tra gli allevatori del

Nord, la magistratura indaga per verificare che non si tratti di una speculazione truffaldina”. Possiamo aggiungere che questi test utilizzati in via non ufficiale e senza alcun controllo veterinario serio e responsabile nel momento in cui, nel caso funzionassero, identifi-

cassero un caso positivo creerebbero una pericolosa situazione di illegalità. Nel momento in cui l’allevatore crede di aver individuato un suo capo affetto da BSE andrebbe a denunciarlo rischiando l’abbattimento di tutti i capi o comunque con le nuove direttive UE una gran parte di questi o eliminerebbe di nascosto il pericolo per la sua mandria? Una situazione come questa rischia di riportarci indietro di mesi se soltanto questo dubbio potesse arrivare alle associazioni consumatori e all’opinione pubblica. Un vaccino per la BSE “Per la prima volta abbiamo dimostrato su animali vivi che un anticorpo riesce a sopprimere le malattie da prioni. Adesso sappiamo che è possibile insegnare al sistema immunitario ad attivare risposte contro i prioni”. Con questa frase il neuropatologo Adriano Aguzzi dell’Università di Zurigo ha presentato i risultati delle ultime ricerche.” Questi risultati dimostrano che è possibile sviluppare un vaccino, ma non sappiamo quando. Questo è soltanto il primo passo.” Primo caso di BSE in Giappone Anche il Giappone ha avuto il suo primo caso di “mucca pazza”. Sembra che il caso accertato sia un capo alimentato con farine animali, nonostante il Giappone le abbia già vietate dal 1996. Per ammissione dello stesso Ministro dell’Agricoltura giapponese, il Paese non ha mai adottato in passato misure epidemiologiche serie ed adeguate. In ritardo l’abbattimento selettivo Non è ancora pronto il decreto della Sanità che applichi le indicazioni dell’UE sull’abbattimento selettivo delle mandrie nel caso in cui vengano rilevati casi di BSE. Gli allevatori italiani, quindi, dovranno aspettare ancora prima di poter eliminare soltanto i “ parenti stretti” del capo risultato affetto da BSE. Infatti le nuove regole comunitarie prevedono che nel caso in cui venga riscontrato un caso di BSE vengano abbattuti soltanto, oltre al capo individuato, i genitori, i figli, i nonni e tutti gli animali nati l’anno precedente e quello successivo a quello del capo malato. Un passo avanti anche se comunque in molti casi significa abbattere più del 50% della mandria e di difficile applicazione se non funzionerà in modo efficiente e seriamente controllata l’anagrafe bovina.


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

25

A . N . M . V. I . I N F O R M A

Professional Day n previsione del confronto con il Governo per la riforma degli Ordini il direttivo del CUP (Comitato Unitario delle Professioni) ha pensato di organizzare entro l’anno un “professional day”. Il Presidente della CUP Emilio Nicola Buccico ha dichiarato. “Scenderemo in piazza, nel professional day, per presentare il nostro programma. Sarà il contributo alla crescita del paese.” Il CUP ha inoltre deciso, per avere maggior forza nel confronto con l’esecutivo e maggior presenza territoriale, di considerare la proposta espressa da Maurizio de Tilla, Presidente dell’Adepp (Associazione degli enti pensionistici privati) di creare una organizzazione che riunisca tutte le rappresentanze del mondo professionale: Ordini, Casse di Previdenza, associazioni e sindacati. L’obbiettivo è naturalmente quello di dare più forza ai professionisti che potrebbero essere rappresentati da un unico organismo che potrà chiamarsi Forum o Confederazione delle professioni.

I

Fiorentina o bistecca ecologica? l Ministro della Sanità si è rivolto al Commissario della UE per la Sanità, David Byrne, affinché venga valutata la possibilità di accorciare i tempi di divieto per la fiorentina ed applicare sin da ora una deroga al divieto di utilizzo della colonna vertebrale dei bovini per alcune razze tipiche italiane che hanno dimostrato di essere esenti da BSE. Per molti consumatori un’alternativa è la cosiddetta carne biologica, che per l’opinione pubblica è sicura garanzia. Sono in effetti gli allevatori che cercano di recuperare il mercato e, nonostante le difficoltà normative, sono ormai più di 1.500 le aziende che si sono convertite alle produzioni biologiche. È evidente che anche in questo settore il ruolo del veterinario è di primaria importanza sia come riferimento per l’allevatore sia come garante, se non anche certificatore, del processo produttivo e delle caratteristiche del prodotto.

I

Sirchia vuole revisionare l’intramoenia l Ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha espresso alcune riflessioni su come vorrebbe trasformare la libera professione intramoenia per i medici. 1) Il rapporto di lavoro del medico dipendente dovrà essere esclusivo, “duro e puro” e le eventuali eccezioni dovranno essere a discrezione dell’azienda sanitaria e solo per particolari personalità.

I

2) La libera professione intramoenia potrà essere svolta soltanto se ci saranno strutture interne predisposte e amministrazioni separate. 3) I medici, anche i dipendenti che si dimettono, potranno avere rapporti di consulenza e collaborazione libero professionale con la struttura svolgendo la propria attività al di fuori della stessa. 4) La scelta del medico potrà essere reversibile. Considerando che normalmente quello che succede ai medici ricade anche sui veterinari, è opportuno tenerne conto.

Esame ogni cinque anni? No, si è abilitati una volta per tutte urante una recente audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera, parlando di ECM, il Ministro Sirchia ha dichiarato che i medici, e quindi tutte le professioni oggi soggette all’ECM, dovrebbero rifare l’esame di stato ogni 5 o 10 anni per dimostrare il loro aggiornamento professionale. Questa affermazione è stata fortemente contestata dagli ordini professionali che hanno giustamente evidenziato la differenza fra l’esame di stato, esame che abilita alla professione, e l’aggiornamento obbligatorio che deve essere controllato con altri metodi e sistemi. Del Barone, presidente della FnomCeO, ha ricordato che è estremamente importante la riforma dell’esame di stato sottolineando che esiste già un ac-

D

Riordino dei Dicasteri La veterinaria deve mantenere un proprio Dipartimento In relazione agli approfondimenti in corso relativi alla riorganizzazione del Ministero della Salute, si rappresenta l’opportunità che nell’ambito delle future strutture del Ministero venga previsto uno specifico Dipartimento della Sanità Pubblica Veterinaria, degli Alimenti e della Nutrizione. Tale necessità risulta sia dalla posizione istituzionale che il Ministero della Salute ricopre nella materia rispetto ad altri Ministeri che potrebbero come in passato rivendicare competenze che invece il nostro Paese ha assegnato in maniera esclusiva alla responsabilità del Ministero della Salute, sia dalla posizione internazionale che le materie veterinarie ed alimentari rivestono sia in sede di Unione Europea sia nei rapporti di carattere globale. La specificità della materia trattata da sempre da una Direzione Generale indipendente trasformata nella riforma del 1995 in un autonomo Dipartimento e la complessità del rapporto tra l’obiettivo primario della tutela della salute pubblica ed animale con legittimi interessi nei settori delle produzioni e degli scambi internazionali, richiedono la garanzia che la materia in argomento rimanga indissolubilmente nell’ambito del Ministero della Salute ed al contempo garantisca la necessaria rappresentanza di un settore che per gli addetti ai lavori ha sempre avuto e per l’opinione pubblica ha recentemente rappresentato una posizione importante e distinta rispetto alle altre materie sanitarie. Gli sviluppi degli ultimi anni e quelli attualmente in corso consentirebbero per altro la suddivisione organizzativa di un Dipartimento specifico in aree tematiche omogenee ed allo stesso tempo interdisciplinari. Non meno importante risulta la rete dei servizi veterinari a livello mondiale rappresentati in particolare dall’O.I.E. (Organizzazione Internazionale delle Epizoozie) con sede a Parigi che vede in tutti i Paesi indipendentemente dal Ministero di riferimento una struttura alle dirette dipendenze dell’autorità politica in grado di collegarsi ed interagire con le strutture analoghe degli altri Paesi, soprattutto al fine di garantire ai Governi di adottare misure rapide ed incisive legate allo spostamento di alimenti, prodotti ed animali che come noto possono essere portatori nei tempi più rapidi di gravi patologie. Tutto questo deve essere integrato con le emergenti e sempre più evidenti patologie correlate ad una corretta alimentazione ed ad una adeguata informazione ed educazione nutrizionale.

cordo affinché la commissione esaminatrice sia composta in prevalenza da rappresentanti degli ordini. “È ridicolo -ha sottolineato- che il professore esamini lo studente da lui formato. Ma è ridicolo anche confondere un

A.N.M.V.I. In collaborazione con

FEDERATION OF VETERINARIANS OF EUROPE

II CONVEGNO NAZIONALE ANMVI

Le Le Buone Buone Pratiche Pratiche Veterinarie Veterinarie venerdì 30 novembre 2001 h. 9.30 – h.13.30 Palazzo Trecchi, Cremona - Sala delle armi

Autorevoli esponenti istituzionali nazionali ed europei, Colleghi del settore pubblico e liberi professionisti discuteranno di buone pratiche veterinarie in relazione all’evoluzione del settore e all’esigenza di approdare ad un codice europeo di autoregolamentazione che qualifichi la deontologia professionale del futuro. Il Convegno è rivolto a Medici Veterinari ed operatori del settore. Segreteria Organizzativa ANMVI: tel 0372/40.35.37 info@anmvi.it L’evento è accreditato presso il Ministero della Salute ai fini dell’Educazione Continua in Medicina (ECM)

Associazioni Federate ANMVI: SCIVAC • SIVAE • SIVAR • SIVE • ALIVELP • ASVAC • AVULP • SOVEP • AMVetPA • APVAC • CVB • CVM • AIVE • ANVU

esame sulla formazione di base con il controllo sull’aggiornamento del medico. Per quello esiste già una Commissione sulla ECM che tutti abbiamo approvato e a cui tutti siamo pronti a collaborare. L’abilitazione si fa una volta sola.”

Sarà Letta a riformare gli Ordini? l nuovo Governo sembra proprio intenzionato ad affrontare una volta per tutte la riforma degli Ordini. L’impegno, preso con una chiara e precisa dichiarazione di intenti all’interno del DPEF, sembra indicativo della volontà di arrivare al più presto ad una soluzione in ottemperanza a precise direttive europee, sicuramente più blande verso gli Ordini rispetto a quanto indicato dall’Antitrust. La regia dovrebbe essere affidata ad una figura particolarmente autorevole all’interno dell’esecutivo, per poter affrontare un confronto, non certo facile, con i rappresentanti delle diverse categorie professionali. Il più adatto a gestire questa patata bollente sembra essere il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, che più volte ha dimostrato grande capacità politica e di mediazione. La parte operativa invece dovrebbe essere affidata al Sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti. ■

I


26

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 A . N . M . V. I . I N

Farmaci generici: in rete l’elenco farmaci generici, di cui tanto hanno parlato negli ultimi tempi tutti i mezzi di informazione, non sono altro che farmaci venduti con il nome del principio attivo contenuto, senza quindi alcun nome o marchio di riferimento e senza alcun sup-

I

porto promozionale, che vengono proposti sul mercato ad un prezzo inferiore di altri con le stesse caratteristiche (la legge prevede che sia almeno il 20% in meno) il cui brevetto è ormai scaduto. La possibilità di proporre lo stesso farmaco ad un prezzo inferiore deriva quindi dal fatto che l’azienda che produce il farmaco generico, utilizzando un prodotto il cui brevetto è scaduto, non ha dovuto

BREVE

sopportare ingenti investimenti in ricerca, in promozione e commercializzazione. È giusto ricordare che questa lunga lista di prodotti si rivolge esclusivamente al settore umano ed il loro utilizzo, per il settore veterinario, rientra sotto le rigide regole dell’uso improprio. Chi è interessato ad avere l’elenco di tutti i farmaci generici direttamente in rete può consultare la Banca dati di Altroconsu-

mo (www.altroconsumo.it) o il sito del Ministero della Salute www.sanità.it.

Nove milioni in Internet n anno fa erano circa 5 milioni. A giugno del 2001 erano 9 milioni gli italiani collegati alla rete.

U

Un incremento enorme, pari all’ottanta percento, rispecchiato dalla crescita di interesse registrato anche dai siti scientificoprofessionali che fanno capo all’ANMVI e dalle liste di discussione on line (vetlink di ANMVI e Forum Scientifici). All’interno di questo dato generale, si collocano però i risultati delle ricerche effettuate di recente dalla Nielsen e dall’Università Bocconi. Quanti sono, ad esempio, coloro che utilizzano attivamente e con regolarità questo collegamento? Ad agosto del Duemila la percentuale di collegamenti attivi era del 39%; quest’anno, nello stesso mese, era del 46%. Con gli stessi riferimenti si è anche registrato un aumento di 30 minuti del tempo dedicato ad ogni sessione di collegamento. Su cento utenti, il 47% si dichiara interessato alle e-mail e ai forum di discussione, il 46,5% a leggere news online, il 37,2% ai newsgroup ed infine il 60,3% ad accedere a banche dati e ricerche bibliografiche. Altri dati degni di nota riguardano l’andamento dei vari comparti: quello di “education” ha avuto un aumento di visitatori del 405% e quello delle “news” del 134%. Dati confortanti, considerando che è proprio in questi ambiti che l’ANMVI sta sviluppando nuovi servizi on line.

Privacy on line pesso capita di ricevere email da indirizzi sconosciuti o da gruppi commerciali che promozionano di tutto. Le ultime elezioni politiche hanno evidenziato per la prima volta in Italia l’utilizzo da parte di vari partiti di questo sistema di promozione. È come quando ci capita di trovare nella cassetta della posta pieghevoli che regolarmente cestiniamo. In caso di posta elettronica si può usare lo stesso sistema. Lo sviluppo di questo metodo di promozione che ha visto nascere da parte di alcune aziende operative nel settore proposte di indirizzari di posta elettronica suddivisi, anche, per settore sta però diventando talmente pesante da costringere l’Authority della privacy ad intervenire con una propria indagine per controllare che le leggi in materia vengano rispettate. In attesa di un chiarimento in merito che possa salvaguardarci da queste continue e fastidiose intrusioni potremo difenderci dalle così dette “e-mail spazzatura” utilizzando un servizio gratuito “Cancellami”, un database di cancellazione multicanale dalle varie liste di marketing.

S

Per ulteriori informazioni si può andare a www.cancellami.it


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 R U B R I C A

di Maria Teresa Semeraro

Il veterinario cedente può chiedere una somma a titolo di “avviamento”?

I



L E G A L E

Cessione di ambulatorio

l medico veterinario che svolge singolarmente attività libero professionale all’interno di una struttura ambulatoriale non può cedere a titolo oneroso ad altro veterinario il proprio “pacchetto clienti” intendendo in tal modo, cedere l’avviamento della propria attività. Il concetto di avviamento è connesso alla natura commerciale dell’attività svolta dal cedente e mal si concilia con le attività che il codice civile definisce come professioni intellettuali. Le professioni intellettuali, tra cui va sine dubio annoverata quella del veterinario, sono, infatti, ancora oggi qualificate come quelle attività in cui vige il principio dell’intuitus personae. Si intende con ciò significare che anche sotto il profilo del successo economico è rilevante la soggettività/capacità professionale di quel dato professionista. Tale soggettività/capacità professionale costituisce l’elemento imprescindibile e non cedibile su cui si fonda il rapporto professionale tra il veterinario e il cliente. In virtù di ciò la dottrina giuridica ha sempre sostenuto l’impossibilità/illegittimità delle clausole contrattuali con cui un professionista cede ad un altro la propria clientela a fronte del pagamento di una somma di denaro. È, altresì, illegittimo il patto contrattuale con cui il veterinario cedente, dichiari di non svolgere più la sua attività in un ambito territoriale ubicato nello stesso Comune e/o nello stesso quartiere cittadino in cui è ubicato l’ambulatorio ceduto. Anche il patto di non concorrenza è clausola contrattuale che riguarda le cessioni di aziende commerciali e/o artigiane. Oggetto della cessione di ambulatorio possono, allora essere solamente: a) l’immobile ove è ubicato l’ambulatorio se di proprietà, b) il contratto di affitto dell’ambulatorio, c) le attrezzature e/o apparecchiature medico veterinarie, d) le eventuali scorte di medicinali. Parlare di illegittimità della clausola di cessione a titolo oneroso di clientela e/o di avviamento vuol dire fare presente ai veterinari che, qualora in sede di cessione del proprio ambulatorio, sottoscrivano tali patti non potranno ricorrere al giudice in caso di inadempimento da parte del veterinario “acquirente”. Per essere più precisa va detto che, sia la clausola con cui, espressamente, un veterinario ceda ad un altro la propria clientela in cambio di un corrispettivo di denaro così come la clausola con cui il veterinario cedente chieda al veterinario subentrante una determinata somma a titolo di “avviamento” sono clau-

27

sole giuridicamente nulle, non suscettibili di tutela giurisdizionale in caso di inadempimento. Chi scrive è, ovviamente, consapevole che non solo le predette clausole sono state e sono incluse in molti contratti di cessione di ambulatori veterinari ma che le stesse sono state altrettanto spesso rispettate. Il fenomeno è da ascriversi, in parte, al fatto che né il veterinario cedente né quello subentrante nella gestione dell’ambulatorio sono consapevoli della illegittimità/nullità di detto accordo in quanto ritengono applicabile anche al loro caso di singoli liberi professionisti, i principi con cui possono essere cedute quote di società che gestiscono, per esempio, cliniche/ospedali veterinari in cui oltre all’assistenza zooiatrica, vengono prestate attività di ricovero animale, analisi cliniche, toelettatura di animali, ecc. ecc. È chiaro che a tali strutture è possibile applicare il principio secondo cui in sede di cessione di una attività può essere richiesto un corrispettivo in denaro a titolo di avviamento. In tal caso, infatti, il cliente si rivolge alla struttura in quanto tale a cui chiede una prestazione che non è esclusivamente legata all’attività professionale del singolo veterinario.

È chiaro, altresì, che con la costituzione di società tra professionisti anche la valutazione economica della cessione da parte del socio professionista della sua partecipazione societaria dovrà trovare una più chiara e nuova regolamentazione. All’oggi la richiesta di un corrispettivo a titolo di avviamento in sede di cessione di ambulatorio impone, oltre che la conoscenza dei rischi giuridici ad essa connessi come sopra evidenziati, anche un problema di natura deontologica che esprimerei in modo volutamente un po’ provocatorio ponendo ai lettori i seguenti quesiti: a) come è possibile ottenere, in sede di cessione di ambulatorio veterinario, riconoscimento giuridico all’attribuzione di un valore economico all’avviamento della propria attività senza con ciò spersonalizzare, snaturandolo, il rapporto di fiducia tra professionista e cliente fondato sulla peculiarità delle capacità professionali di ogni singolo veterinario? b) quale principio, diverso dall’intuitus personae, dovrebbe allora caratterizzare il rapporto tra veterinario e cliente in modo da salvaguardare la capacità professionale del veterinario con gli aspetti di natura economica

Responsabilità civile: in arrivo una polizza ’ANMVI proporrà a breve una polizza di responsabilità civile con caratteristiche e condizioni piuttosto interessanti continuando a dare una consulenza legale gratuita e prevedendo anche dei corsi di gestione del rischio che potrebbero insegnarci a risolvere, se non addirittura a evitare, contenziosi con i clienti. Le richieste di consulenza legale indirizzate all’ANMVI, infatti, vertono sempre più frequentemente su casi di denuncia per contestazione della prestazione veterinaria da parte dei clienti/proprietari. Le ragioni di questo aumento non vanno necessariamente ricondotte ad uno scadimento del livello professionale che, anzi, negli ultimi anni è notevolmente migliorato. Le motivazioni sono legate ad un diverso atteggiamento dei proprietari, il cui comportamento è influenzato dai seguenti fattori. a) la maturazione di un rapporto uomo-animale sempre più consapevole b) l’incremento di denunce di malasanità nel settore della medicina umana con rimborsi per danni spesso molto elevati che, di riflesso, sta modificando l’atteggiamento anche verso il medico veterinario L’evolversi naturale di questa situazione dovrebbe portare chi non l’ha ancora fatto a stipulare polizze di responsabilità civile. Altri Paesi, come l’Inghilterra, la Francia, la Germania e, soprattutto, gli Stati Uniti, conoscono situazioni preoccupanti al punto che alcune compagnie chiedono ai propri assicurati di seguire corsi per la gestione dei rischi, per evitare eventuali denunce o comunque per ridurne l’impatto economico; in mancanza di questa disponibilità, la compagnia applica tariffe più elevate o al limite rifiuta di concedere polizze per veterinary malpractice. In Italia, per ora, le denunce sono ancora poche e se anche si arriva in tribunale i danni di solito sono molto contenuti, perché per il nostro Codice Civile l’animale è ancora ritenuto una cosa. Tuttavia ci si deve aspettare che il proprietario abbia la capacità di dimostrare un reale danno economico (ad esempio nel caso in cui il cane deceduto sia stato un campione di razza o un riproduttore importante) o un danno morale o psicologico (si pensi all’anziano o al bambino per i quali l’animale può rappresentare un cardine della sfera psicologico-affettiva). L’ANMVI ha anche suggerito alla FNOVI di valutare, come già stanno facendo altre categorie professionali, la possibilità di definire con alcune compagnie assicurative una polizza di responsabilità civile “di categoria”, potendo così ottenere, forti del potenziale numero di sottoscrittori, condizioni sicuramente molto più convenienti. Il costo potrebbe essere coperto con un aumento della quota di iscrizione all’Ordine, aumento sicuramente molto più contenuto rispetto al costo che ognuno di noi oggi deve sopportare individualmente per crearsi una adeguata copertura assicurativa.

L

connessi all’esercizio della professione? Ritengo che l’argomento vada ap-

Avvocato, Bologna

profondito così da poter individuare i criteri uniformi su cui regolare per il futuro le cessioni di ambulatori. ■


28

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 R U B R I C A

F I S C A L E

Associazione tra professionisti

di Giovanni Stassi

Spese per l’utilizzo di autovettura

Dottore Commercialista, Torino

e Associazioni professionali, ai sensi dell’articolo 5, terzo comma, lettera c) del D.P.R. 917/86 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), agli effetti fiscali sono equiparate alle società semplici; esse pertanto sono soggetti passivi ai fini IVA ed IRAP mentre ai fini delle imposte dirette il loro reddito viene determinato ai fini della imputazione ai singoli associati. Dal punto di vista civilistico il contratto di associazione di cui alle Legge n. 1815 del 23 novembre 1939 (Disciplina giuridica degli studi di assistenza e consulenza) non determina la nascita di un soggetto collettivo autonomo; da ciò derivano diverse limitazioni tra le quali ad esempio l’impossibilità per un’associazione professionale di essere titolare di beni immobili o beni mobili registrati. Nel caso specifico delle autovetture risulta quindi impossibile la loro intestazione giuridica ad uno studio professionale; infatti anche se la fattura relativa all’acquisto di un’autovettura viene intestata allo studio associato quale soggetto passivo ai fini IVA, al Pubblico Registro Automobilistico il bene risulterà intestato cumulativamente ai singoli associati. Le soluzioni possibili per l’utilizzo di autovetture sono quindi tre: 1. Acquisto “fiscale” dell’autovettura da parte dell’Associazione; 2. Intestazione dell’autovettura al singolo professionista associato; 3. Concessione dell’autovettura in

L

comodato gratuito all’associazione. Esaminiamo qui di seguito dettagliatamente le singole ipotesi. Acquisto “fiscale” dell’autovettura da parte dell’Associazione Si precisa innanzi tutto che, ai sensi dell’articolo 121 bis, primo comma, lettera b) del D.P.R. 917/86, per le associazioni professionali la deducibilità, con le limitazioni di cui si dirà in seguito, è consentita soltanto per un veicolo per ogni associato. Il citato articolo 121 bis pone inoltre le seguenti limitazioni alla deduzione delle spese relative all’autovettura. Tutte le spese relative all’acquisto ed all’utilizzo di autovetture (carburanti, lubrificanti, tassa di possesso, assicurazioni, manutenzioni e riparazioni, custodia, ecc.) sono deducibili, per gli esercenti attività professionale, nella misura del 50%. Per quanto riguarda il costo di acquisto dell’auto lo stesso articolo dispone che il costo massimo ammortizzabile per ciascuna autovettura non può eccedere l’importo di lire 35 milioni. Per quanto riguarda invece l’IVA, a seguito delle modifiche introdotte dall’articolo 30 della Legge 23 dicembre 2000 n. 388, è consentito detrarre il 10% dell’IVA relativa all’acquisto dell’autovettura. Rimane ferma invece l’indeducibilità assoluta dell’IVA relativa alle altre spese di impiego dell’auto.

Intestazione dell’autovettura al singolo professionista associato Nel caso in cui l’associato impieghi la propria autovettura per lo svolgimento degli incarichi assunti dall’associazione, egli potrà richiedere il rimborso delle spese sostenute per l’utilizzo dell’auto. Normalmente il rimborso delle spese di utilizzo dell’autovettura di proprietà dell’associato avviene sotto forma di indennità chilometrica sulla base delle tariffe ACI pubblicate annualmente (l’ultimo aggiornamento è stato pubblicato sul supplemento ordinario numero 217 della Gazzetta Ufficiale n. 301 del 28 dicembre 2000). Nel caso in cui il veicolo non sia presente nelle tabelle ACI l’importo del costo chilometrico andrà determinato sulla base di quello corrispondente al veicolo più simile per caratteristiche tecniche. Si fa presente inoltre che, in assenza di pronunce ministeriali in merito, l’indennità chilometrica corrisposta dall’associazione professionale non può in ogni caso superare il costo di percorrenza relativo ad autoveicoli di potenza non superiore ai 17 cavalli fiscali se a benzina ovvero a 20 cavalli fiscali se diesel. Per consentire all’associazione professionale la deducibilità dei predetti costi l’associato periodicamente dovrà presentare all’associazione professionale un prospetto riepilogativo, debitamente sottoscritto, su cui andranno evidenziati: l’autovet-

Fac-simile di nota di rimborso spese chilometriche Il sottoscritto........................................................... in qualità di associato dell’Associazione professionale.......................................................... dichiara di aver effettuato i seguenti viaggi per conto della predetta associazione con utilizzo di autovettura propria come sotto identificata. Autovettura:......................................... (modello, targa, cavalli fiscali, benzina/diesel) Costo chilometrico: Lire.............. x Km (come da Tariffa ACI) Data Luogo dal giorno

Km.

Motivo

percorsi

al giorno

Indennità Lire

Totale Data:.................................. Firma dell’associato:................................................

tura utilizzata identificata con il numero di targa, cavalli fiscali e l’indicazione se a benzina o diesel, tutti i viaggi compiuti, indicando per ciascuno di essi la data ed il motivo del viaggio, i chilometri percorsi, il costo unitario dell’indennità chilometrica, e l’importo richiesto a rimborso (vedi il fac-simile allegato). Dopo aver ottenuto il pagamento da parte dell’associazione professionale, l’associato dovrà rilasciare apposita ricevuta d’incasso (soggetta a marca da bollo da lire 2.500 se l’importo complessivo è superiore a lire 150.000). Per l’associazione professionale le spese sostenute per detti rimborsi chilometrici costituiscono componenti negativi di reddito interamente deducibili (tenendo conto dei limiti sopra indicati per quanto riguarda la potenza fiscale dell’autovettura). Si segnala comunque che ai fini IRAP le indennità chilometriche non sono deducibili come precisato dalla Circolare ministeriale n. 141/E del 4 giugno 1998. Per l’associato il rimborso chilometrico non costituisce reddito imponibile e pertanto non dovrà essere indicato nella pro-

pria dichiarazione dei redditi. Concessione dell’autovettura in comodato gratuito all’associazione Si segnala innanzi tutto che il contratto di comodato gratuito di beni mobili non è soggetto a registrazione ai sensi dell’articolo 11 bis della tabella allegato B del D.P.R. n. 131/1986. È tuttavia consigliabile, al fine di evitare eventuali contestazioni da parte degli Uffici, dare data certa al contratto ad esempio mediante scambio di lettere. Sarà opportuno inserire nel contratto di comodato la clausola che tutte le spese di gestione dell’autovettura sono a carico del comodatario (associazione professionale). Le spese sostenute dall’associazione professionale per l’utilizzo di autovettura detenuta a titolo di comodato gratuito sono soggette alle limitazioni di cui al citato articolo 121 bis D.P.R. 917/86 e quindi tutte le spese saranno deducibili nella misura del 50%. Naturalmente la deduzione, come nel caso di acquisto di autovettura, è consentita per un veicolo per ogni associato. ■

Tributi e privacy È legittima la notifica di un atto amministrativo ad un vicino di casa non incaricato dal contribuente né verbalmente né per iscritto? L’art. 60 del D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600 (disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi) stabilisce al primo comma che le notificazioni devono essere effettuate a norma degli articoli 137 e seguenti del Codice di Procedura Civile. L’art. 139 del Codice di Procedura Civile prescrive che ove la notifica non possa essere effettuata direttamente al destinatario per l’assenza di questi, essa può essere effettuata ad una persona di famiglia o addetta alla casa ed in mancanza al portiere dello stabile dove è ubicata l’abitazione, l’ufficio o l’azienda e in assenza di quest’ultimo ad un vicino di casa che accetti di riceverla. In conclusione quindi la notifica ad un vicino di casa è legittima nel caso in cui non siano stati reperiti nell’ordine: il destinatario dell’atto da notificare, una persona di famiglia o addetta alla casa, il portiere dello stabile.


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

29

B I O E T I C A

Dalla Commissione di Bioetica ANMVI

di Roberto Marchesini

Rapporto uomo animale: raccomandazioni per il medico veterinario l Comitato di Bioetica dell’ANMVI, nel primo semestre del 2001, ha concentrato la propria attenzione sul rapporto uomo-animale, cioè essenzialmente su quegli ambiti di bioetica applicata che si riferiscono alle acquisizioni di zooantropologia e di etologia ovvero sui problemi che accompagnano alcune delle più innovative aree di ricerca delle scienze veterinarie, vale a dire l’analisi del benessere animale, l’educazione dei ragazzi per quanto concerne l’interazione con gli animali, la pet therapy, la medicina comportamentale animale. In particolare si è individuato nel repertorio di motivazioni e aspettative che guidano nella nostra società il rapporto con l’alterità animale il principale fattore di problematicità, ove l’intervento del medico veterinario non rappresenta che uno dei momenti della complessa filiera di relazioni. A questo proposito non è possibile non rinvenire una profonda contraddizione tra ciò che la società richiede al medico veterinario e la proiezione, più o meno corrispondente, che ne ha a livello di immaginario. Parimenti è evidente come non sia possibile tollerare ulteriormente una situazione del tutto schizoide che da una parte, a livello sociale, proietta sull’animale aspettative del tutto improprie, dall’altra nega al medico veterinario quel ruolo di referente professionale accreditato indispensabile e conditio sine qua non è possibile ricomporre situazioni conflittuali. Di fatto oggi si pensa al veterinario come a una sorta di tecnico che deve attuare linee strategiche decise in altre sedi e da altri referenti. Tutto questo è inaccettabile, anche perché - come ha dimostrato la querelle sulle razze potenzialmente pericolose - non basta la buona fede o l’intenzione per individuare delle strategie coerenti e finalizzate al benessere animale. Pensare alla medicina veterinaria come a un’area semplicemente attuativa è assolutamente sbagliato e, a mio avviso, pericoloso perché per un verso conduce il rapporto uomo-animale a derive incontrollabili, per l’altro assegna al medico veterinario il ruolo di capro espiatorio delle inevitabili conseguenze che un’aspettativa o una linea strategica incongrua sempre comporta. Lo abbiamo già visto in tante occasioni e purtroppo questo malcostume continua a imperversare con i veterinari che si trovano a dover rendere operative li-

I

nee strategiche o norme del tutto incompetenti e, allorché si presenta l’inghippo, a dover sottostare al fuoco incrociato di accuse senza poter intervenire in modo risoluto sul piano della discussione. Ecco allora che si è ritenuto indispensabile uno sforzo maggiore da parte della medicina veterinaria nel suo complesso per: 1) evitare di essere sottoposta a un mero compito attuativo e/o esecutivo ma, viceversa, poter intervenire in maniera diretta e retroattiva nell’orientare, ridirigere, proporre le linee guida dei disegni strategici; 2) avere un ruolo molto più articolato e forte all’interno degli organi mediali, al fine di ricostruire quel fronte di accreditamento che fino a qualche decennio fa si posizionava sul passaparola ma che oggi non può fare a meno di un progetto multimediale. La Commissione Anmvi ha pertanto individuato alcune raccomandazioni riguardanti il rapporto uomo animale, onde sfuggire la dicotomia reificazione vs antropomorfizzazione, oggi imperante e che sicuramente non giova alla comprensione degli “interessi animali”. Anche perché nel caso dei bisogni degli animali, e quindi nella valutazione del loro welfare, non si tratta animalisticamente di riconoscere “i diritti ai diversi” quanto di comprendere “diritti diversi”, tutt’altro che scontati. Ecco allora che per quanto concerne il rapporto uomo-animale la Commissione individua alcune linee di discussione: a) assunzione di una precisa responsabilità storica dell’uomo verso le linee filogenetiche che hanno subito il processo di domesticazione, acquisendo uno stato di antropo-dipendenza, sia nel predisporre per gli individui di queste pseudospecie un habitat adeguato, sia nel salvaguardare la loro biodiversità genetica; b) assunzione di una responsabilità sincronica, ossia da custodia (aver cura) nei confronti degli individui delle linee domestiche nell’ambito dell’allevamento, ospitalità, gestione e conduzione; c) riconoscimento di un valore intrinseco riferibile alla partnership uomo-animale che va salvaguardata e promossa superando il concetto di animale “strumento” (reificazione) e il concetto di animale “persona” (antropomorfizzazione) attraverso la figura di animale “partner”, ossia di alterità portatrice di una specifica dignità e di soggettività attiva nel rappor-

to; d) riconoscimento dell’importanza di valorizzare l’interazione uomo-animale in tutti gli ambiti, evitandone la banalizzazione e superando sia l’antropomorfismo, sia la reificazione. Inoltre la Commissione Anmvi ha definito alcune raccomandazioni sul ruolo del medico veterinario nella tutela di specifici “interessi animali”: a) riconoscimento della diversa rilevanza dei fattori in causa nella definizione dei bisogni e della espressione delle preferenze in relazione alle peculiarità fisiologiche, etologiche e zooantropologiche delle diverse specie; b) promozione di un progetto di linee guida sulle “Buone pratiche in medicina veterinaria”, al fine di giungere alla codificazione di livelli standard di prestazione che tengano conto delle nuove potenzialità tecnologiche di intervento e dell’importanza di diminuire l’im-

patto sul paziente animale; c) assunzione da parte del medico veterinario di nuovi compiti di ordine consulenziale, educativo e di sensibilizzazione nei confronti di coloro ai quali viene affidata a vario titolo la cura degli animali. Va da sé che diviene sempre più importante assicurare ai medici veterinari una maggiore competenza negli ambiti dell’interazione uomo-animale sia nelle scienze descrittive (etologia, zooantropologia, medicina comportamentale) per comprendere “il come” del benessere animale, sia nelle scienze prescrittive (deontologia, bioetica) per comprendere “il perché” del benessere animale. Inoltre è necessario rafforzare le aree della comunicazione e della presenza multimediale dei medici veterinari al fine di promuovere una figura professionale adatta alle sfide in campo nel XXI secolo. ■

Presidente della Commissione di Bioetica ANMVI

Nei giorni 1 e 2 dicembre 2001 presso la sede della Scivac la SISCA, Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate, ha organizzato il primo Seminario di Bioetica Applicata alle Scienze Veterinarie, per migliorare la preparazione dei medici veterinari sui temi di bioetica inerenti alla propria area professionale, Per ulteriori informazioni rivolgersi alla segreteria SISCA al numero: 0372/40.35.06

È nato a Messina un comitato di bioetica animale ’acquisizione di nuove conoscenze, prodotte dal progresso scientifico, sulla vita dell’uomo e delle altre specie animali e sulle biotecnologie, ha sollecitato una serie di interrogativi circa il limite e la liceità delle relative applicazioni tecnologiche e quindi circa le ricadute sulla vita quotidiana dell’uomo e di tutte le forme di vita in genere. Le capacità di affrontare scelte adeguate necessita l’acquisizione della consapevolezza delle implicazioni giuridiche, sociali, morali e scientifiche connesse a tali progressi. Ciò ha portato alla costituzione in Italia di Comitati di Bioetica i cui membri provengono da varie discipline del campo umanistico e scientifico col compito precipuo di formulare nel modo più corretto i quesiti relativi alla tutela della vita e della salute con un’attenzione particolare sui temi della semiologia, della procreatica, del rapporto medico paziente. Questi temi, tuttavia, sono sempre stati prevalenti su quelli che coinvolgono l’ambiente e l’animale la cui considerazione nei riguardi dei problemi ad essi collegati è stato sempre di livello basso. Tra gli anni ’80 e ’90 si è però assistito ad un forte cambiamento degli interessi nei confronti degli animali grazie all’assunzione di un suo valore strettamente connesso alla convivenza con l’uomo nel suo ambiente urbano acquisendo così l’appellativo di “animale d’affezione”; mentre sul fronte del c.d. “animale da reddito” il concetto di sfruttamento intensivo di tipo industriale seppure tuttora presente veniva messo in discussione a favore di una produzione di qualità e rispettosità del benessere animale. Questa metamorfosi evolutiva della relazione uomo-animale ha portato ad interessi culturali e professionali innovativi nel campo della medicina veterinaria come quelli relativi alla bioetica animale e alla bioetica veterinaria. Questi strumenti conoscitivi forniranno le basi per affrontare quei quesiti etici che derivano dalla rinnovata considerazione verso gli animali e l’ambiente in genere. Su queste prerogative sono sorti in Italia vari comitati di bioetica animale; quello di Messina è stato costituito l’11 giugno u.s. sotto il coordinamento della Scuola Superiore di Specializzazione in Bioetica e Sessuologia diretta dal Prof. Gianni Russo. Le problematiche connesse alla presenza dell’animale sono molteplici e vanno dalla eutanasia per gli animali, alla mediazione degli interessi del cliente (umano) e del paziente (animale), al trasporto degli animali ed alla loro attività produttiva, ai temi dell’ingegneria genetica nel settore delle produzioni animali ed agli aspetti etici della sperimentazione animale, pertanto il Comitato di Bioetica Animale di Messina (CBA) si propone con funzione propositiva e di mediazione sociale su problemi specifici dando il proprio contributo con l’emissione di documenti fruibili dalle Istituzioni ed eventualmente anche su loro stessa richiesta. Gaspare Petrantoni

L

Il Comitato di Bioetica Animale (CBA) di Messina è così composto: Prof. Gianni Russo (bioeticista), prof. Michele Panzera (etologo), Prof. Giovanni Caola (fisiologo), Prof. Adriana Ferlazzo (fisiologo), prof. Pietro Niutta (Presidente Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Messina), Prof. Michele Passantino (Presidente servizi veterinari centralizzati), Prof. Annamaria Passantino (medico legale), Prof. Maria Grazia Pennisi (clinico medico veterinario), Prof. Luigi Chiofalo (zootecnico), Prof. Vincenzo Chiofalo (zootecnico), Dr. Gaspare Petrantoni (esperto di “Pet Therapy”), Dott. Eleonora Corrado (filosofo), Prof. Rita Costa De Pasquale (Preside Farmacia), Prof. Franco Naccari (farmacologo), Prof. Francesco Squadrito (sperimentazione clinica farmaci), Sig. Antonella Marchese (Circolo ippico “La Pineta”), Rag. Antonino Cammaroto (produttore agricolo), Dr. Rosario Urzì (giornalista), Prof. Patrizia Germanà, Dr. Carlotta Di Pietro Amendolia (giurista), Dr. Cecilia Vullo (medico veterinario anestesista), Dr. Ersilia Pappalardo (medico veterinario di base).


30

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 I N

R E T E

di Fabrizio Pancini

FTP: scaricare file in meno tempo La maggior parte del materiale più interessante della Rete è conservato in aggiornatissimi depositi ome tutti sanno, per prelevare da Internet un file (ad es. un programma, un brano musicale, una fotografia, un video, ecc.), basta usare il browser e seguire le istruzioni fornite dal sito che offre il file. Dato però che le dimensioni di questi file superano talvolta diversi milioni di byte, i tempi di prelevamento si allungano e con loro aumenta la probabilità che durante il prelevamento qualcosa vada storto a causa di una caduta della linea o dell’intasamento della Rete o della sua eccessiva lentezza. Con un normale browser, se un prelevamento s’interrompe non c’è nulla da fare: bisogna ricominciarlo da capo, con intuibili costi, attese ed insuccessi. Alcuni browser supportano in parte la funzione resume di Internet e sono in grado perciò di riprendere un prelevamento da dove lo hanno interrotto, ma solo durante la stessa sessione di attività in Rete. Infatti, se chiudiamo il browser e lo riavviamo, questo non si “ricorda” più dove deve ricominciare a scaricare il file e quindi riprende il download dall’inizio. Per ovviare a questi inconvenienti è necessario ricorrere a dei programmi appositi, in grado di eseguire autonomamente il cosiddetto download manager. Tra i più noti e di maggior successo citiamo due programmi: GetRight (reperibile presso http://www.getright.com) o Gozilla (presso http://www.gozilla.com). Con questi programmi, infatti, potete anche terminare il collegamento a Internet prima di aver concluso il prelevamento e poi riprenderlo con comodo al collegamento successivo prelevandone un pezzetto ogni volta che vi collegate a Internet, ad esempio, per mandare o ricevere la posta. Per ottenere lo stesso risultato esiste anche un’altra strada, meno immediata ma ancora più vantaggiosa, quella cioè di farsi mandare i file via e-mail. Ci sono infatti siti Web, come Emailfile

C

(http://www.emailfile.com), che, gratuitamente, prelevano per noi un qualsiasi file di Internet e ce lo spediscono sotto forma di allegato con un e-mail. Ovviamente, con questo sistema, il file viene depositato nella nostra casella postale presso il nostro fornitore d’accesso, ad una connessione molto più veloce che con il resto di Internet. Forse non tutti sanno che su Internet esistono immensi archivi di file che non sono accessibili tramite il Web. Infatti, la maggior parte del materiale più interessante della Rete è conservato in aggiornatissimi depositi, chiamati siti FTP (File Transfer Protocol o “protocollo per il trasferimento di file”). Con questo sistema, il numero di file archiviati è enorme: le stime parlano di migliaia di terabyte (ognuno dei quali equivale a 1.024 gigabyte!). In Rete sono a disposizione programmi, spesso gratuiti o a basso prezzo, che permettono il trasferimento di file da un computer all’altro attraverso Internet. Tali programmi presentano due finestre, una delle quali presenta il contenuto dell’hardisk, mentre l’altra mostra il contenuto del sito al quale ci si collega. Dopo esserci collegati ad Internet, si lancia il programma per FTP e gli si indica l’indirizzo del sito con il quale desideriamo scambiare file: (a volte, per motivi di sicurezza, l’accesso al sito richiede che venga digitato un username e una password). Fatto questo, per copiare un file da un computer all’altro basta selezionare il tipo di trasmissione (ASCII o binaria) e i file da trasferire e poi dare il comando di trasferimento. Nel caso non si volesse utilizzare un programma specifico, alcuni browser consentono comunque l’FTP, ma sono soltanto in grado di prelevare file ma non di inviarli. Per accedere ad un archivio FTP usando il nostro browser è sufficiente digitarne il nome precedu-

to dal suffisso ftp:// al posto del normale http://. Ci sono due tipi di FTP: quello privilegiato e quello anonimo, chiamato in genere anonymous FTP. Col primo si possono prelevare e spedire dati da siti che gli utenti non privilegiati non possono utilizzare. L’esempio classico è quello che si verifica quando si vogliono spedire al nostro sito Web personale pagine nuove o modificare quelle esistenti. L’anonymous FTP si usa per i siti FTP ad accesso libero nei quali chiunque può accedere liberamente al sito e prelevarne tutti i file che desidera. In questo caso, quando si visita un sito che accetta l’anonymous FTP con un programma per FTP, è sufficiente dare l’identificativo generico anonymous e una parola qualsiasi come password, anche se la Netiquette (codice di comportamento) prescrive che si usi la propria e-mail come password. Dal punto di vista del sistema di funzionamento di Internet, esistono soltanto due tipi di file trasmissibili: quelli contenenti solo caratteri di testo, secondo lo standard ASCII (file con il suffisso txt oppure ps, è quasi sicuramente un file ASCII di testo) e quindi i cosiddetti file binari (un file con il suffisso exe o com, è quasi certamente un programma; se il suffisso è gif, jpg oppure jpeg, è probabilmente un’immagine. In tutti questi casi si tratta di file binari). Dal momento che Internet consente di scambiare soltanto informazioni in formato ASCII, quando dobbiamo trasferire uno o più file binari occorre convertirli in formato ASCII prima dell’invio e riconvertirli al formato originale all’arrivo. Per tale ragione, nel procedimento di FTP bisogna specificare il tipo di file: per specificare al computer remoto e al nostro di gestire in automatico questo processo di conversione e riconversione. Per fortuna però i moderni programmi che automatizzano l’uso di FTP sono in grado di distinguere automaticamente fra file binari e file ASCII, rendendo la vita del cibernauta decisamente più semplice. Per problemi di spazio nei siti FTP, i file vengono spesso compressi o compattati, questa operazione viene attuata anche perché con essa occorre meno tempo per trasferli. Anche ai nomi dei file compressi si assegnano dei suffissi speciali standard (chiamati anch’essi estensioni) che permettono agli utenti di distinguerli senza difficoltà. Ad esempio, con il suffisso zip si indicano i file che sono stati compressi in un formato conosciuto e molto apprezzato in tutti

gli ambienti informatici, personal computer compresi, che si chiama appunto ZIP. Mediante il programma Pkunzip per il DOS e

WinZip per Windows si riescono quindi a compattare e scompattare la maggior parte dei file presenti su Internet. ■


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

31

L ’ O P I N I O N E

di Oscar Grazioli

Farmacovigilanza, “bugiardini” e scarsa preparazione l recente caso del Lipobay ha portato alla ribalta un problema assolutamente caduto nell’immenso dimenticatoio nazionale: quello della farmacovigilanza. Parlo del campo umano ovviamente. In campo veterinario non è neanche caduto nel dimenticatoio, in quanto in sostanza non esiste. In oltre vent’anni ricordo forse un paio di segnalazioni, tutte recenti (un cristalloide e una ketamina) che qualche collega ha effettuato all’Istituto Superiore di sanità. La farmacovigilanza è uno di quegli aspetti della medicina preventiva di cui i “politici” e gli operatori di sanità amano riempirsi la bocca ai convegni, per poi riempirsi lo stomaco, a pranzo, di ben altro. Nel caso del Lipobay si è gettato tutto il discredito sulle ditte farmaceutiche, sulla Bayer in questa occasione. Il vecchio detto che la colpa è una brutta donna è ancora più che mai d’attualità. In realtà, se è vero che le ditte farmaceutiche spesso amano viaggiare su binari quanto meno ambigui, è anche vero che la classe medica (e comprendo in questa quella veterinaria ovviamente) ha un livello di preparazione in farmacologia meno che penoso. Cosa si può pretendere da laureati che escono dalle facoltà mediche con un trenta in farmacologia dopo avere studiato una dispensa di 120 pagine? L’unica cosa che si possa pretendere da questo smisurato amore per lo studio dei farmaci inculcato negli atenei è che l’aggiornamento professionale venga in realtà effettuato dagli informatori farmaceutici. Ho, fra i miei amici, alcuni medici di famiglia e francamente mi spaventa molto notare la preparazione in campo farmacologico che risente chiaramente di un’informazione sommaria desunta da note chiaramente di parte e dalla lettura di fascicoli patinati sull’ultima specialità uscita (che sta sempre facendo furore in America). Come sempre non bisogna fare di tutte le erbe un fascio. Esistono anche numerosi medici e veterinari che hanno un’ottima preparazione, ma questa è certamente dovuta ad una volontà personale, direi quasi ad una passione intrinseca che porta il professionista a consultare pubblicazioni, frequentare congressi, ecc. Qualche volta dunque le ditte farmaceutiche sono sicuramente colpevoli di un’informazione carente o affatto scorretta: i famosi bugiardini spesso potrebbero indurre alla risata, se non si trattasse della vita di uomini o animali. Specialmente in campo veterinario dobbiamo richiedere alle ditte maggiore serietà. Mi sono capitati in mano bugiardini di specialità che alla voce “Effetti collaterali e controindicazioni” riportavano la scritta “Nessuno”.

I

Neanche il pietoso “idiosincrasia accertata verso il prodotto”, per non parlare di molecole usate in campo anestesiologico con l’indi-

cazione di dosaggi dieci volte superiori a quelli della letteratura mondiale o molecole abortigene che possono “dare qualche distur-

bo” e di cui tutti conosciamo i gravi effetti collaterali. Un monito alle ditte, dunque, ma un monito anche a noi: dobbiamo es-

Medico Veterinario, Reggio Emilia

sere preparati, attenti, prudenti, e sfruttare quello che la legislazione vigente ci concede, che, se sfruttato, non è poco. ■


32

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

@

L E T T E R E sa della nostra professione ha fatto veramente una magra figura. Ma dove sono finiti i tanti colleghi che lamentavano il ritardo con il quale arrivavano le riviste della SCIVAC, i costi elevati per l’iscrizione ai congressi, o quelli non meno numerosi che si sono stracciati le vesti riempendosi la bocca di parole come libertà, rappresentatività, democrazia criticando il modo con cui era stata costituita l’ANMVI? Dove sono finiti tutti questi colleghi che non solo non si sono minimamente attivati

A L

D I R E T T O R E

per sollecitare i tanti liberi professionisti ad andare a votare ma che spesso non hanno trovato neppure un’ora del loro prezioso tempo per farlo almeno loro?. È mai possibile che non si riesca a far capire, e non parlo solo di Milano visto che la stessa situazione si è avuta in tutta Italia, che il tempo “perso” per andare a votare il delegato ENPAV vale tantissimo perché vale una pensione futura ed è l’unica garanzia che avremo? O forse tutti pensano che intanto in ogni provincia ci sono

Gli animali hanno un’indole dolcissima e modi di fare molto educati. Li considero dei veri gentiluomini. Mark Twain

ENPAV e vergogna Caro Scotti, sono uno dei pochi liberi professionisti che è andato a votare per eleggere il delegato ENPAV a Milano. Giustamente il collega Neri “parlando” di questa votazione in vetlink ha scritto “VERGOGNA” ed ha purtroppo pienamente ragione. Milano, che è sempre stata un riferimento importante per il mondo professionale veterinario, che è sempre stata fra le prime a cogliere le trasformazioni del nostro settore diventando spesso trainante a livello nazionale per le varie battaglie in dife-

hanno mosso un dito, che non si sono minimamente preoccupati di portare almeno il proprio voto non potranno certamente più lamentarsi di fronte alla concorrenza delle Università, agli allevatori che fanno i veterinari, ai dipendenti che fanno la libera professione come vogliono, agli studi di settore, all’IVA al 20%, ecc, se non gli importa niente difendere i propri diritti, la propria immagine e la propria professionalità che almeno incomincino a tacere. Con l’amicizia di sempre.

FSA Sanità Animale

FONDAZIONE SALUTE ANIMALE FSA - ENTE NON PROFIT

CORSO BASE

Controllo della displasia dell’anca e del gomito nel cane 2001 sabato 22 settembre - Palazzo Trecchi - Via Trecchi 20 - Cremona domenica 14 ottobre - Alexander Palace - Via M. d’Ungheria, 24 - Abano Terme (PD) domenica 18 novembre - Jet Hotel - Via della Zecca 9 - Caselle Torinese (TO) domenica 2 dicembre - Centro Culturale AVULP - Via A. Morettini 19 - Perugia Programma scientifico 9.00 9.15 9.45 10.15 10.45

Saluto ai partecipanti ed obiettivi del corso Displasia dell’anca: sviluppo ed aspetti clinici Displasia dell’anca: proiezioni e posizionamento corretto per l’esame radiografico Displasia dell’anca: aspetti radiografici Classificazioni internazionali della displasia dell’anca

11.35

Coffee break offerto

12.00 12.30

Displasia del gomito: sviluppo ed aspetti clinici Displasia del gomito: proiezioni e aspetti radiografici

13.00

Light lunch offerto

14.30 15.00

Displasia del gomito: classificazione internazionale IEWG Protocollo FSA per il controllo della displasia dell’anca e del gomito e club di razza aderenti Rapporto dei veterinari con gli allevatori ed i proprietari dei cani

15.30

Da inviare a: EV srl - Via Trecchi, 20 - 26100 Cremona Sara Cazzaniga - Tel. 0372/403511 - Fax 0372/457091 - e-mail info@fsa-vet.it LE PRE-ISCRIZIONI DEVONO PERVENIRE ENTRO: per Cremona entro il 12 settembre 2001 per Abano Terme (PD) entro il 4 ottobre 2001 per Caselle Torinese (TO) entro l’8 novembre 2001 per Perugia entro il 23 novembre 2001 Cognome ................................................................................................................................................... Nome .......................................................................................................................................................... Via ................................................................................................... n. ...................................................... Città ........................................................... Provincia ..................... CAP .................................................. Telefono (lavoro) ......................................................... E-mail .................................................................... Fax .............................................................................................................................................................. QUOTA DI ISCRIZIONE Medici veterinari

16.00

Coffee break offerto

16.30

Valutazione precoce della displasia dell’anca e del gomito nel cane in accrescimento Possibilità terapeutiche in caso di displasia dell’anca o del gomito Valutazione dell’apprendimento e discussione Fine del Corso

17.00 17.30 18.15

SCHEDA D’ISCRIZIONE AL CORSO BASE Controllo della displasia dell’anca e del gomito nel cane

❐ L. 100.000 (€ 51,64) IVA compresa

La partecipazione al corso è riservato ai Medici Veterinari. È possibile partecipare unicamente previa PRE-ISCRIZIONE. NON saranno accettate iscrizioni in sede congressuale.

BARRARE LA SEDE PRESCELTA ❐ sabato 22 settembre – Cremona ❐ domenica 14 ottobre – Abano Terme (PD) ❐ domenica 18 novembre – Caselle Torinese (TO) - in collaborazione con SOVEP ❐ domenica 2 dicembre – Perugia - in collaborazione con AVULP

PAGAMENTO Il pagamento viene effettuato tramite (non saranno accettate domande di iscrizione accompagnate da forme di pagamento diverse dalle seguenti): ❐ assegno bancario non trasferibile o assegno circolare (da allegare alla presente domanda) N. della banca ........................... emesso in data ............................ intestato a E.V. srl ❐ vaglia postale, intestato a E.V. srl - Palazzo Trecchi, 26100 Cremona. Si prega di indicare la causale del versamento (allegare la fotocopia del versamento) ❐ Carta di Credito ❍ Carta Si ❍ Mastercard ❍ Visa intestata a ................................................................................................................

Relatore Dr. Aldo Vezzoni Med. Vet., SCMPA, Dipl. ECVS, Libero professionista a Cremona, Presidente FSA, Segretario FNOVI, Segretario ESVOT, Componente della CTC dell’ENCI Obiettivi del corso Il controllo e la prevenzione delle malattie ereditarie, ed in particolare della displasia dell’anca e del gomito del cane, vengono sempre più richieste ai medici veterinari per un’aumentata consapevolezza, da parte di allevatori e proprietari di cani, dell’importanza di una selezione riproduttiva finalizzata anche alla salute ed al benessere. Il Corso, nell’ambito della Centrale di Lettura della FSA, si propone di fornire ai medici veterinari la competenza specifica per poter meglio inserirsi nel sistema di controllo della displasia dell’anca e del gomito del cane e di aumentare le proprie conoscenze su queste patologie per poter offrire ai propri assistiti una consulenza competente ed aggiornata.

Numero della carta (non si accettano CCR elettroniche)

Scadenza (mese e anno) FATTURAZIONE La fattura va intestata ................................................................................................... Domicilio fiscale ............................................................................................................

Per questi corsi è stato chiesto l’accreditamento E.C.M. L’iscrizione comprende: • partecipazione al corso • attestato di frequenza • coffee break e light lunch offerti Per informazioni Segreteria FSA- Via Trecchi, 20 - 26100 Cremona Sara Cazzaniga: Tel. 0372/403511 - Fax 0372/457091 e-mail info@fsa-vet.it www.fsa-vet.it

Animal Coder

In questi giorni ho ricevuto numerose lettere e telefonate di amici e colleghi che, di fronte al disimpegno che tanti liberi professionisti hanno dimostrato in occasione delle elezioni dei delegati ENPAV, esprimevano rammarico, delusione e rabbia dovendo constatare come il loro sforzo per sensibilizzare i colleghi verso questo importante impegno sia stato vano. Ho tolto le firme alle due lettere che pubblico questo mese, perché sono certo che chi le ha scritte, amici da sempre impegnati per la nostra Categoria, vorranno ritornare con più calma sui loro sfoghi per ritrovare la voglia di continuare. È comunque giusto e necessario che al di là dei risultati che otterremo in queste elezioni, l’ANMVI continui ad impegnarsi nella difesa dei diritti della classe veterinaria indipendentemente dalle critiche pretestuose di alcuni colleghi e dal disinteresse di tanti altri. Anch’io in questa situazione mi sono demoralizzato e sono stato tentato di chiedermi perché continuare a sottrarre tempo alla mia attività professionale per occuparmi di problemi comuni alla Categoria, mentre questa sembra coltivare solo il proprio orticello. In realtà, sono convinto che se anche un solo collega apprezzerà il nostro sforzo sarà comunque valsa la pena averlo fatto e spero che anche i tanti amici e colleghi sui quali l’ANMVI ha potuto contare anche in questa occasione faranno la mia stessa riflessione, per essere pronti ad affrontare insieme le numerose battaglie che ci aspettano. Carlo Scotti

sempre quei pochi disposti a farsi il mazzo per tutti e che alla fine bene o male anche senza il nostro sforzo o contributo se la caveranno comunque nell’interesse di tutta la categoria? Una cosa è certa, se questa volta riusciremo ancora ad avere la maggioranza per eleggere il nuovo consiglio dell’ENPAV il merito non sarà certo dei tanti liberi professionisti ma solo di poche centinaia che, sollecitati e coordinati dall’ANMVI, ancora una volta hanno tirato il carro per tutti. I tanti che non

®

Partita IVA Codice fiscale ............................................................................................................... (solo se non in possesso di partita IVA)

Data ....................................... Firma ............................................................................

380098101025462 Il sistema di identificazione a transponder

Ai sensi dell’art. 10 L. 31/12/96 n. 675 informiamo i partecipanti in merito al trattamento dei dati personali riportati sulla presente scheda di iscrizione, circa la necessità di destinare a terzi tali dati (agenzie di spedizione e di organizzazione congressuale di nostro riferimento, aziende, associazioni o altri soggetti che collaborano all’organizzazione di questo evento congressuale). Il mancato consenso al trattamento dei dati personali compromette tale adempimento. Il firmatario autorizza la SCIVAC, ai sensi dell’art. 11 L. 31/12/1996 n. 675, al trattamento dei dati indicati.


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 L E T T E R E

Arrangiatevi! Caro Carlo, questa volta, mi dispiace, ma ho veramente deciso di dire basta. Sono veramente stanco di essere l’unico della mia provincia ad impegnarmi per tutti i colleghi che sembra se ne freghino di tutto. Come sai sono consigliere SCIVAC per la mia provincia, sono consigliere dell’ordine, collaboro con l’ANMVI, sostanzialmente faccio tutto io. Non l’ho mai fatto per avere onori o vantaggi che del resto non ho mai avuto mentre ho trovato molta diffidenza e critiche anche se spesso per svolgere questi compiti ho dovuto tener chiuso l’ambulatorio e perdere del lavoro. Quanto è successo per l’elezione del delegato ENPAV mi ha proprio convinto che i miei colleghi è ora che si arrangino. Escludendo infatti il mio nominativo come possibile delegato perché qualcuno aveva già detto che non potevo pensare di fare tutto io (come se ci tenessi tanto) nessuno, dico nessuno, degli altri liberi professionisti del mio ordine si è dichiarato disposto ad assumersi questo impegno. Conclusione, è stato eletto un dipendente pubblico. Comprenderai quindi che ne ho veramente abbastanza. Ti prego di comprendere il mio sfogo, la mia amarezza e le ragioni che mi portano alla decisione di rinunciare ai miei incarichi. Un caro saluto.

Veterinari in TV Caro Direttore, Le scrivo per esporle un fatto e chiedere un suo parere. Lunedì 13 agosto, ho avuto occasione di vedere la trasmissione televisiva “Cominciamo bene-Estate“, che va in onda su Raitre tutti i giorni all’ora di pranzo. Il tema della puntata era: “Animali domestici, un impegno od una compagnia?”. In studio era presente, come ospite ed esperto, il Dott. Federico Coccia (credo provenga da Roma, purtroppo non ho visto l’inizio della puntata con le presentazioni!) che rispondeva alle domande dei conduttori e del pubblico. È intervenuta telefonicamente una telespettatrice che ha rivolto questo quesito al Dott. Coccia: “La mia cagnetta è spesso interessata dalla pseudogravidanza, come posso fare per evitarla?” Il Dott. Coccia ha risposto in questi termini (non sono le parole precise, ma il significato mi è sembrato questo): “La pseudogravidanza è un fenomeno fisiologico-parafisiologico della cagna, indipendentemente dal fatto che sia castrata o meno, ma di natura psicologica. Per limitarla il veterinario può ricorrere alla terapia farmacologica con un antiprolattinico, ma si può anche intervenire semplicemente cercando di distrarre la cagnetta nel momento in cui inizia a preparare la tana, ancor meglio nascondendo i pupazzi e gli oggetti che potrebbero essere adottati dalla cagna stessa”. Mentre sentivo queste parole mi sono chiesta se avevo frainteso (spero proprio di sì!) o se ho studiato su libri diversi da quelli usati dal Dott. Coccia (che, in ogni caso, ha certamente molta più esperienza di me!). Sul fatto che la pseudogravidanza sia un fenomeno parafisiologico

posso anche essere concorde, se è vero che è dovuta al permanere del corpo luteo ciclico per un tempo analogo a quello gravidico, con andamenti ormonali simili. Quello che mi ha “sconcertato” è l’affermazione che sia indipendente dalla “castrazione”. Una cagna che non ha più le ovaie non andrà nemmeno in calore, tantomeno ovulerà e produrrà progesterone, che con la sua caduta sierica darà il picco prolattinico, responsabile della pseudogravidanza. Mi sono chiesta: “Cosa intende il

A L

33

D I R E T T O R E

dott. Coccia per castrazione?” Ma, caro Direttore, quello che voglio chiedere a Lei è questo: Le sembra giusto che un medico veterinario, che dovrebbe essere autorizzato dal suo Ordine per partecipare ad un trasmissione del genere, dica una simile affermazione, facendo risultare inutile la pratica dell’ovarioisterectomia come metodo preventivo della pseudogravidanza? Il pubblico non avrà pensato che i veterinari che propongono l’ovarioisterectomia, come soluzione al problema delle pseudogravidanze ripetute, lo

fanno solo per guadagnare del denaro? Spero sinceramente di aver mal interpretato le parole del Dott. Coccia (e in questo caso tutto questo discorso sarebbe inutile), ma vorrei comunque sentire la sua opinione! Quando ho raccontato tutto questo ad un collega più “anziano”, mi ha detto: “Con tutta la fatica che facciamo ad educare le persone!” Io ancora non ha fatto fatica (sono entrata da pochissimo nel mondo del lavoro), ma mi preoccupa sentire certe affermazioni, in un programma molto seguito, da un rap-

presentante della nostra categoria. Spero di non essere stata troppo polemica e mi scuso per la lunghezza! La ringrazio per la risposta che, eventualmente, mi vorrà dare. Cordiali saluti, Monica Piccin - Orsago (TV) Ringrazio la Collega che solleva un tema importante e sempre più di attualità. Un’adeguata risposta sarà pubblicata sul prossimo numero, sia tenendo conto degli aspetti deontologici che di quelli scientifici.


34

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 D A L L E

Ambiente e benessere nell’allevamento del coniglio da carne Brescia, 15-18 Ottobre 2001 Finalità e norme per la partecipazione L’Istituto per la Qualificazione e l’Aggiornamento Tecnico-Professionale in Agricoltura e l’Associazione Scientifica Italiana di Coniglicoltura (ASIC), in collaborazione con la Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche e con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna organizzano, nei giorni 15,16,17,18 ottobre 2001 un Corso su: “Ambiente e benessere nell’allevamento del coniglio da carne”. In considerazione dei lusinghieri risultati ottenuti nei Corsi precedenti, s’intende proporre ai Medici Veterinari ed ai laureati in Scienze delle Produzioni Animali interessati, la possibilità di acquisire quella preparazione tecnicoscientifica sulla materia oggetto del Corso, necessaria nell’esercizio della pratica quotidiana. Il Corso, a numero chiuso, è riservato a 25 laureati in Medicina Veterinaria o in Discipline Scientifiche. La partecipazione al Corso è gratuita Gli Aspiranti alla frequenza dovranno far pervenire alla Segreteria dell’Istituto per la Qualificazione e l’Aggiornamento TecnicoProfessionale in Agricoltura - Via A. Bianchi, 1 - 25124 Brescia, entro e non oltre le h. 12.00 del 22 settembre 2001, la domanda in carta libera, indirizzata al Presidente indicandovi, oltre al nome e al cognome, la data ed il luogo di nascita, la cittadinanza, il recapito postale e telefonico.

Per essere ammessi alla formazione della graduatoria il Candidato dovrà dichiarare, sotto la sua responsabilità, il voto di laurea e l’Università in cui il titolo è stato conseguito; potrà inoltre allegare qualsiasi altro titolo accademico, scientifico o di carriera che riterrà utile ai fini del punteggio in graduatoria. I titoli dovranno essere elencati nella domanda e saranno valutati solo se posseduti prima della scadenza del termine per la presentazione della domanda stessa. Ai fini della ammissione alla frequenza del Corso, apposita Commissione giudicatrice compilerà la graduatoria in base alla valutazione dei titoli stessi. Il giudizio della Commissione è insindacabile. L’accettazione alla partecipazione al Corso dovrà avvenire entro 5 giorni dalla relativa comunicazione e comunque decadrà qualora l’interessato non inizi la frequenza nel termine stabilito nella lettera di convocazione o qualora ne interrompa la frequenza stessa. Calendario Inizio: 15 ottobre 2001 Fine: 18 ottobre 2001 Frequenza È obbligatoria la frequenza a tempo pieno. I partecipanti dovranno firmare giornalmente il registro delle frequenze. Nel caso in cui la somma delle ore di assenza durante lo svolgimento del Corso raggiunga un quarto delle totali di docenza del Corso stesso, la Direzione potrà sospendere il rilascio di eventuali attestati finali. Sede e svolgimento del Corso Istituto per la Qualificazione e l’Aggiornamento Tecnico-Professionale in Agricoltura (Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna), via Bianchi, 9 - 25124 Brescia (edificio 5 aula A).

A S S O C I A Z I O N I

Diario delle lezioni L’allegato diario delle lezioni è indicativo e potrà subire variazioni a seconda degli impegni dei rispettivi Docenti.

AO Vet Centre AO/ ASIF advanced techniques in small animals – JOINTS AO/ ASIF – fracture treatment in large animals : principles and new concepts Faculty from the US and Europe are invited. Many practical exercises are included in the course week.

Informazioni Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria dell’Istituto per la Qualificazione e l’Aggiornamento Tecnico-Professionale in Agricoltura Tel. 030/223244-2422151 Fax 030/2420569 dalle h. 9.00 alle 12.30 e dalle h 15.00 alle 18.00.

“Animali dell’altro mondo” In molti progetti di solidarietà internazionale, l’agricoltura, l’allevamento degli animali e la produzione agro-alimentare sono attività da cui si pretende di ottenere lo sviluppo umano (contro fame e povertà) e il miglioramento della vita (dal punto di vista economico e sociale). Il fenomeno della globalizzazione, con i preoccupanti risvolti di iniquità o sfruttamento e con le sue ricadute sugli aspetti ambientali, del benessere animale e della sicurezza alimentare, ci induce a ritenere il profilo culturale e professionale degli Operatori agro-zootecnici e dei Veterinari, fattore imprescindibile per una cooperazione condivisa, efficace ed efficiente. Crediamo infatti che siano proprio queste figure professionali la “cerniera” fra gli Indigeni della selva, le Comunità rurali, i loro Animali (allevati per reddito e/o per compagnia) e la Città dei Cittadini. Al tempo stesso, possono costituire elemento di garanzia per i Consumatori (che vogliono uscire da questo clima di “isteria” alimentare) e per gli Amici degli Animali, che sempre più vogliono com-

Davos Switzerland Saturday December 1 to Thursday December 6, 2001 prendere e rispettare i loro “compagni” di vita (a 2 e/o 4 zampe). Ecco perché nasce la campagna “Animali dell’altro Mondo”. L’obiettivo primo è di informare e sensibilizzare tutti gli “addetti ai lavori” sulle attività che svolgiamo nei Paesi dell’America Latina, per stimolarli ad entrare più consapevolmente nel circuito del Volontariato e della Cooperazione internazionale. Il secondo obiettivo è chiedere un sostegno, anche economico, per i tre progetti già avviati in Brasile, Argentina e Bolivia. Terzo obiettivo, vorremmo stimolare, se possibile, un interscambio culturale e professionale, attraverso viaggi e visite ai nostri progetti in corso in vari Paesi, così da favorire l’incontro di persone e imprese interessate a joint-ventures o alla creazione di società miste, particolarmente importanti per gli operatori latino-americani. I nostri progetti nel settore agroalimentare sono generalmente finalizzati a ottenere, in contemporanea: la produzione zootecnica, la sua trasformazione in prodotti di elevata qualità, la corretta gestione ed amministrazione dei processi tecnici ed economici, la formazione permanente di tutti gli Operatori ingaggiati. Tali progetti, oltre ad essere un

SEMINARI DI OTTOBRE

For more information and programme: AO Course Secretariat Clavadelerstrasse CH – 7270 Davos Platz Tel: +41 – (0)81-414 2720 Fax: +41 – (0)81-414 2284 Email: courses@ao-asif.ch AO Vet Centre University Zurich - Veterinary Surgery Clinic Winterthurerstrasse 260 CH-8057 Zurich Tel: +41 (0)1-635 8408 Fax: +41 (0)1-313 0384 Email: mgaovet@vetchir.unizh.ch

banco di prova della nostra capacità di armonizzare la biologia con la socio-economia e con le scelte etico-politiche, possono costituire anche importanti stimoli ed esperienze professionali per la messa a punto di modelli produttivi/distributivi più sicuri, compatibili, sostenibili ed equi, da applicare nei vari Paesi del Mondo (Italia compresa) secondo una ottica di globalizzazione informata e responsabile. Per ulteriori informazioni: Scambiarti Via Bertoni 6, 37122 Verona Tel 045/8000930 Email: a.associazionescambiarti@tin.it


COVEL ITALIA

S.p.A.

Gruppo

…NASCE IN ITALIA UN’ IMPORTANTE OPPORTUNITÀ… …LA PRIMA E L’UNICA SOCIETÀ DI DISTRIBUZIONE DEDICATA UNICAMENTE AL MEDICO VETERINARIO…

Egregio Dottore, la COVEL ITALIA apre le porte ai Medici Veterinari Liberi Professionisti offrendo loro la possibilità di partecipare in Italia, come in Francia e in altri Paesi Europei, alla gestione di una Società al loro servizio, orientata a servire esclusivamente il Medico Veterinario su tutto il Territorio Nazionale. Negli altri Paesi, questo tipo di Società si è rivelata un importante strumento per valorizzare professionalmente ed economicamente l’attività del Veterinario. In Francia, le Società di Veterinari, hanno permesso ai Liberi Professionisti di salvaguardare la distribuzione del Farmaco attraverso il canale Veterinario; hanno contribuito allo sviluppo dell’attività dei Veterinari e alla loro organizzazione economica; e hanno investito in numerosi servizi ben adattati al bisogno del Veterinario, migliorandone la qualità del lavoro. In Italia, se esercita la Libera Professione, può cogliere l’opportunità che oggi Le offriamo: diventare azionista e collaborare con noi. Potrà cosi: disporre di un utile strumento economico professionale, beneficiare di buone condizioni d’acquisto e numerosi servizi; usufruire dell’esperienza ventennale maturata in Francia dalle Società del Gruppo Alcyon, nel rispetto delle normative vigenti in Italia, per realizzare la tracciabilità del farmaco garantendo la sicurezza del consumatore, e per creare altri servizi utili alla Professione del Veterinario Italiano; partecipare a fianco dei Suoi Colleghi per formare l’EUROPA dei Veterinari e poter valorizzare e promuovere la Professione.

E’ pronto a partecipare alla nostra “avventura” Professionale?

Richieda maggiori informazioni presso: COVEL ITALIA S.p.a. Via Marconi 147/D

COVEL ITALIA

S.p.A.

12030 MARENE (CN) - Via Marconi 147/D - Tel 0172 743406 Fax 0172 743642


36

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

Y

L E T T O

S U I

Q U O T I D I A N I

Una nuova direttiva modifica il riconoscimento di titoli e percorsi formativi

di Antonio Preto

La UE “libera” le professioni Attuazione entro il 2002 uovo tentativo dell’Unione europea per dare più slancio alla libera circolazione dei professionisti all’interno degli Stati membri. Recependo le indicazioni giunte negli ultimi anni dalla Corte di giustizia una nuova

N

direttiva comunitaria sulle professioni è stata approvata dal Parlamento europeo e Consiglio dei ministri Ue alla fine di febbraio del 2001. È stata pubblicata il 31 luglio sulla «Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee» e ha il dichiarato intento di

adeguare alcuni principi fondamentali per la mobilità dei professionisti all’interno dell’Unione. La direttiva in questione è la 2001/19/Ce del 14 maggio 2001 e modifica direttive esistenti, tra cui quelle sul sistema generale di rico-

noscimento dei diplomi 89/48/Cee e 92/51/Cee, nonché quelle settoriali riguardanti le professioni di infermiere responsabile dell’assistenza generale, dentista, veterinario, ostetrica, architetto, farmacista e medico. La direttiva dovrà essere

recepita negli ordinamenti nazionali non oltre il 1° gennaio 2003. Vediamo in dettaglio le principali novità per quanto attiene ai criteri generali. La direttiva, però, contiene anche previsioni specifiche per vari settori (alcune riguardano direttamente l’Italia): per quelle relative all’area medica e sanitaria diamo conto nell’altro articolo in questa stessa pagina. Modifiche al sistema generale di riconoscimento dei diplomi. Il corpus legislativo comunitario si adegua all’evoluzione della giurisprudenza della Corte di giustizia sul mutuo riconoscimento, in particolare quella relativa ai casi Vlassopoulou (causa C-340/89) e Fernandez de Bobadilla (causa C-234/97) per far pesare anche l’esperienza professionale acquisita da chi richiede il riconoscimento. In concreto, ciò significa che lo Stato membro di destinazione non potrà più prevedere in via sistematica misure di compensazione quali prove attitudinali e tirocini d’adattamento, ma dovrà alleggerire o addirittura sopprimere tali misure in presenza di una esperienza professionale significativa. Estensione delle definizioni di professione regolamentata e formazione regolamentata. Le definizioni di professione regolamentata e di formazione regolamentata che erano già presenti nella direttiva 92/51/Cee vengono estese al complesso delle direttive sul riconoscimento dei diplomi. La formazione regolamentata è orientata all’esercizio di una professione e, qualora richiesto nel percorso formativo, comprende oltre al corso di studi anche il tirocinio o la pratica professionale. L’obiettivo della disposizione è quello di obbligare lo Stato membro di destinazione a tenere conto della formazione ricevuta dal migrante anche nel caso in cui nello Stato di destinazione la professione non sia regolamentata. In tal modo l’acquisizione di un’esperienza professionale di due anni nello Stato di destinazione non sarà più necessaria, poiché già ricompresa nelle nuove definizioni della direttiva. Interventi di semplificazione. L’aggiornamento degli elenchi dei diplomi riconosciuti dalle direttive riguardanti gli infermieri, i dentisti, i veterinari, le ostetriche, gli architetti i farmacisti e i medici sarà più agevole, poiché gli elenchi delle varie specializzazioni vengono trasferiti negli allegati sottoposti a una procedura di modifica più rapida: gli Stati notificano alla Commissione le disposizioni che adottano in materia di rilascio di diplomi e che possono modificare gli elenchi. La Commissione ne dà adeguata comunicazione nella «Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee», indicando le nuove denominazioni adottate dagli Stati membri ed eventualmente il titolo professionale corrispondente. Tratto da IL SOLE 24 ORE del 19/08/2001


PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001

Ceva Vetem La CEVA VETEM ha il piacere di informare i medici veterinari che operano nel settore degli animali da reddito che è disponibile il nuovo prontuario comprendente l’ampia gamma dei prodotti CEVA VETEM destinati alla terapia tramite la medicazione del mangime o dell’acqua de bere, delle principali patologie dell’allevamento industriale del • Suino • Vitello • Volatili • Coniglio Il catalogo è suddiviso in 3 sezioni: • Premiscele per alimenti medicamentosi. • Medicinali Veterinari Prefabbricati - liquidi - solubili. Il prontuario è composto da chiare tabelle e illustra le caratteristiche di tutti i prodotti per facilitarne l’utilizzo e la prescrizione: composizione, specie di destinazione, indicazioni dosi di impiego e tempi di sospensione. Il nuovo catalogo ed eventuali chiarimenti potranno essere richiesti agli Informatori medico scientifici o direttamente alla Ceva Vetem/ Servizio Tecnico – via Colleoni 15 – 20041 Agrate Brianza (MI) tel.. 039.6559.442 – fax 039/6559.244.

World Animal Day 2001 Si celebra il 4 Ottobre la Giornata Mondiale degli Animali In Italia il World Animal Day vedrà quest’anno l’autorevole presenza di Giorgio Celli che, a titolo gratuito, sarà testimonial dell’Ente Nazionale Protezione Animali per diffondere la cultura del rispetto e dell’amore verso i nostri amici animali. A questo scopo è stata realizzata un’utile videocassetta dal titolo ”Conoscere l’E.N.P.A.”. Si tratta di un interessante filmato

Software in ambiente Windows per facilitare il lavoro di medico veterinario. Gestione clienti, visite e registri dei medicinali. Comprende anche i nuovi registri dei farmaci veterinari per le aziende agricole.

AZIENDA AGRICOLA EFFER Via Reggiolo n° 10 CADE (RE) www.rmel.it Tel/Fax 0522946116-0335/6005543 (Meloncelli)

Per ulteriori informazioni: UFFICIO STAMPA WORLD ANIMAL DAY - Say what? Giada Menda - Tel 02 31 91 18 34 g.menda@saywhat.it

Commercio di specie animali e vegetali protette

un paese terzo, parte contraente della Convenzione di Washington, in assenza dei certificati rilasciati, in conformità della Convenzione stessa; e) Commercializzi piante riprodotte artificialmente, in contrasto con le relative prescrizioni; f) Detenga, utilizzi per scopi di lucro, acquisti, venda, esponga, o detenga per la vendita, o offra in vendita, o comunque ceda i citati esemplari, senza la prescritta documentazione. In caso di recidiva, è previsto l’arresto da 3 mesi a 2 anni e l’ammenda da lire 20 milioni a lire 200 milioni; se il reato venga commesso nell’esercizio dell’attività di impresa, la condanna comporta la sospensione del titolo autorizzativo, da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 18. ACAD ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI ANIMALI DOMESTICI E TOELETTATORI

N O T I Z IAET T D U A LA LLE I TA À Z I E N D E

in cui Giorgio Celli spiega l’importanza del rapporto uomo-animale e illustra i benefici che ne derivano. Celli inoltre suggerisce alcune semplici ma fondamentali regole a garanzia di una convivenza felice. Il video, realizzato grazie al contributo di PEDIGREE e WHISKAS, illustra la realtà dell’Ente Nazionale Protezione Animali e contiene le risposte di esperti ai più comuni dubbi sollevati dai proprietari di animali domestici. La videocassetta sarà attribuita gratuitamente il 7 ottobre presso gli stand E.N.P.A., nelle maggiori piazze italiane o potrà essere ritirata, altrettanto gratuitamente, presso gli stand World Animal Day che PEDIGREEe WHISKAS allestiranno, nelle giornate dal 4 al 6 ottobre, presso i maggiori supermercati, ipermercati e negozi specializzati per animali di tutta Italia. Questa attività di informazione è inoltre supportata da una promozione al consumo con finalità benefiche. I consumatori che acquisteranno alimenti per animali appartenenti alle gamme distribuite da Dolma per un valore di Lit. 10.000, permetteranno a PEDIGREE e WHISKAS di devolvere pasti gratuiti agli animali ospitati dall’E.N.P.A., di contribuire alla realizzazione di alloggi rifugio e infine di donare un ambulatorio veterinario ad una sezione dell’Ente.

to all’ultimo Congresso AAEP e ripreso su “The Horse” di Aprile, è disponibile in Italia. Il sistema di infusione consta di catetere sterile resistente alle sollecitazioni, di un mandrino peel away e di una

pompa per infusione da 100 ml con un flusso stabilizzato a 0,5 ml/h. Il sistema non necessita di connessioni ad altre linee di infusione o alla corrente elettrica, pertanto può essere utilizzato in ogni tipo di condizione. Ulteriori informazioni su questo e su tutto il catalogo Mila International possono essere richieste a: TAI S.r.l. Via Palazzetti 5 40068 San Lazzaro di Savena (BO) tel. 051 6259315 fax 051 6259390 e-mail taisales@tin.it

A N N U N C I

AAA

La rivista non è responsabile dei contenuti degli annunci. La loro pubblicazione è libera e gratuita.

A.N.C.T.A.D. ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMMERCIANTI E TOELETTATORI ANIMALI DOMESTICI

VENDO/COMPRO • Cercasi,

Joint infusion system e catalogo Mila International Tai S.r.l. è lieta di informare i Signori Medici Veterinari che il sistema per il lavaggio articolare per equini della ditta MILA, presenta-

per

OFFRO/CERCO LAVORO

ECOGRAFO

• Ambulatorio veterinario del

ESAOTE SIM 5000, sonda anu-

dott. Franco De Angelis, Gar-

lare Mhz 5.00 o 7.5. Tel. ore pa-

bagnate Milanese cerca vete-

sti 0338/3778232.

rinari-veterinarie per collabo-

• Vendesi letto operatorio per

accordi societari.

sionato. Contattare il numero

Tel. 02/99027550 - ORE 9.00-

328-3828455.

12.30; 15.00-20.00.

• Vendesi ecografo Sonovet 600,

perfette

condizioni.

Contattare

i

numeri

3828455

oppure

Nov

mesi, con buone prospettive d’inserimento nello staff Clinico Ambulatoriale. È richiesta di-

• Vendo prezzo molto interes-

sponibilità, serietà professiona-

sante per cessata attività ap-

le. Per informazioni rivolgersi:

parecchio radiologico portati-

Ambulatorio Veterinario “ani-

le nuovo (80 Kv 20 mA) con

mali d’affezione” Perugia.

centratore luminoso, cassette

Telefoni 075/527.21.08

radiografiche

075/69.52.11

24/30

con

piombati. Tel 335 5916000. • Vendesi ambulatorio in Para-

CLINICA

DEL CANE E DEL GATTO.

ATLANTE

A COLORI

2a edizione, 200 pagine, 350 illustrazioni, Masson-EV, giugno 2001 Soci SCIVAC: Lire 185.000 Non soci: Lire 220.000 Per informazioni e ordini: Francesca Chiari Tel. 0372/403507 Fax 0372/457091

339/68.36.798 330/745.889 • Veterinario con esperienza ambulatoriale causa trasferimento cerca lavoro in zona Veneto –

Per informazioni 02/5398924

Trentino. Disponibilità ad effet-

(dalle

tuare turni notturni e festivi. Tel:

9.30

alle

12.30)

02/531874 (dopo le ore 21).

ANATOMIA

nio pratico non inferiore ai tre

347-

schermi T8 T16, 2 camici

BOYD

• Cercasi neolaureati per tiroci-

328-

2800530.

ità!

razioni continuative oppure

cavalli, completamente revi-

biago - Mi. RIORDINO DEL SISTEMA SANZIONATORIO D.LGS. N.275 DEL 18.5.2001 L’articolo 1 del provvedimento individua le sanzioni da comminarsi, in relazione a comportamenti illeciti, posti in essere con riguardo agli esemplari, appartenenti alle specie animali e vegetali protette elencati nell’allegato A, al Regolamento CE N.338/97; in particolare è punito con l’arresto da 3 mesi ad 1 anno, nonché con l’ammenda da 15 a 150 milioni chiunque: a) Importa, esporta o riesporta gli esemplari in questione, senza il prescritto certificato, o licenza; b) Ometta di osservare le prescrizioni, finalizzate all’incolumità dei citati esemplari; c) Utilizza i predetti esemplari, in modo difforme dalle relative prescrizioni; d) Trasporta o fa transitare, anche per conto terzi, esemplari senza la licenza o il certificato prescritto ai sensi del Regolamento 338/97 CE, ovvero, nel caso di esportazione o reimportazione da

37

340/26.35.101

• Causa acquisto apparecchio

• Clinica Veterinaria Città di Mon-

di livello superiore, vendesi

za offre a laureandi o laureati la

Ecografo General Electric RD

possibilità di un tirocinio teorico

3600, carrellato, completo di

pratico retribuito di tre mesi. Di-

monitor 15 pollici, stampante

sponibilità di alloggio gratuito.

Polaroid, 2 sonde elettroniche

Per informazioni:

settoriali da 5 e 7 Mhz, softwa-

tel. 039/835300 o 039/2025777

re b/mode, b/m mode e m/mo-

e chiedere del dott. T. Monti.

de. L’apparecchio sarà dispo-

• Animal Farm srl per propria

nibile alla fine di settembre. Ri-

struttura veterinaria con pronto

volgersi allo 0586/893366.

soccorso 24 ore, ubicata in Ro-

• Vendo QBC vetautoread idexx

ma, seleziona neolaureati per

+ lettore fibrinogeno.

tirocinio pratico e medici veteri-

Per informazioni 030/36.42.21

nari con esperienza per colla-

– 337/ 43.95.29

borazione professionale e pos-

• Cedesi ambulatorio veterinario

sibile inserimento nello staff ve-

hinterland est milanese ben

terinario. Inviare curriculum al

avviato, completo di gruppo

numero di fax 06/82580063 o

radiografico, gruppo aneste-

telefonare per informazioni allo

sia, apparecchiature per anali-

06/2001000.

si e software gestionale.

Riferimento Dr. M.E. Caristo, Dr.

Tel. 348-7472674”

Melis


38

PROFESSIONE VETERINARIA 9/2001 C A L E N D A R I O

CORSO SCIVAC

2-6 ott

DELEGAZIONE REGIONALE SIVAR CAMPANIA

3-5 ott

CONGRESSO MONDIALE WEVA/SIVE

5-7 ott

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC CALABRIA

7 ott

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC LIGURIA

7 ott

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC TOSCANA

7 ott

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC MOLISE

7 ott

76° INCONTRO SO.VE.P

7 ott

CORSO SIVAR

8-10 ott

CORSO SCIVAC

10-13 ott

SEMINARIO SCIVAC

13-14 ott

CORSO FSA

14 ott

SEMINARIO SCIVAC

14 ott

SINVET

14 ott

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC LOMBARDIA

14 ott

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC MARCHE

14 ott

CORSO SCIVAC

17-19 ott

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI CHIRURGIA

20-21 ott

SEMINARIO SIVAE

19-21 ott

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC SICILIA

21 ott

CONVEGNO SIVAR - FIERA DI CREMONA

25 ott

FK-DVG/FECAVA

25-28 ott

CORSO SISCA

26-28 ott

SEMINARIO SCIVAC

27-28 ott

SEMINARIO SIVE

1 nov

GRUPPO DI STUDIO SCIVAC DI MEDICINA INTERNA

3-4 nov

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC FRIULI VENEZIA GIULIA

4 nov

DELEGAZIONE REGIONALE SCIVAC LAZIO INCONTRO A CARATTERE PROVINCIALE

nov

CORSO SCIVAC

7-9

4

nov

A T T I V I T À

CORSO AO BASE - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it I° Congresso Nazionale sull’allevamento del bufalo - Eboli (SA) Azienda Agricola Improsta S.S. Tirrenia inferiore Km 79.8 - Info: A.N.A.S.B., Sig. Angelo Coletta, Tel. 0823//356743 Sorrento (NA) Per informazioni: Ludovica Bellingeri - Segreteria SIVE - Tel. 0372/403502 - email lbellingeri@sive.it MEDICINA INTERNA - Relatore: Dr. Caldin Marco Per informazioni: Antonella Santoro - Segretario - Tel. 0985/81369 EMERGENZE CHIRURGICHE TORACO-ADDOMINALI - Genova - Star Hotel President Relatore: Gert Nieubauer - Per informazioni: Maurizio Bortolamiol - Segretario - Tel. 0187/624288 NEUROLOGIA - Relatore: Dr.Baroni Per informazioni: Catia Barone - Segretario - Tel. 0585/631365

.

..

. . ..

DOMENICA 14 OTTOBRE 2001 ORE 8.30 CREMONA PALAZZO TRECCHI VIA TRECCHI 20

MEDICINA INTERNA Per informazioni: Antonello Fazio - Segretario - Tel. 0874/461116 OFTALMOLOGIA - Centro Congressi Torino Incontra - Sala Giolitti - Relatore: Dr.ssa Vercelli Per informazioni: Dr. Maurizio Alliani - Tel. 011/541460

PRESENTAZIONE CASI CLINICI

CORSO DI ECOGRAFIA PRATICA BOVINA (Sede di Cremona) Info: Segreteria SIVAR (Paola Orioli) - Tel. 0372/403539 - info@sivarnet.it CORSO DI PRIMO SOCCORSO prima parte - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it

ASSEMBLEA ANNUALE DEI SOCI

ALOPECIA NEL CANE E NEL GATTO - Sicilia - Altavilla Milicia (PA) - Hotel Torre Normanna - Loc. Piano Torre - Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it CONTROLLO DELLA DISPLASIA DELL’ANCA E DEL GOMITO NEL CANE - Abano Terme (PD) Alexander Palace - Via m. d’Ungheria, 24 Per informazioni: Sara Cazzaniga - Segreteria FSA - Tel. 0372/403511 - email info@fsa-vet.it ARGOMENTI DI OMEOPATIA VETERINARIA - Cremona - Relatore: John Saxton Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it CHIRURGIA/ORTOPEDIA Per informazioni: Daniele Alberti - Segretario - Tel. 0331/504921 ONCOLOGIA - Jesi (AN) Per informazioni: Andrea Virgulti - Segretario - Tel. 0736/45999 DERMATOLOGIA seconda parte - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it 20 - CASI CLINICI - 21 - CHIRURGIA DELL’ENDOCRINO - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it MEDICINA E CHIRURGIA DEL CONIGLIO DA COMPAGNIA CON SESSIONI DI ODONTOSTOMATOLOGIA Cremona - Relatori: David A. Crossley, Karen Rosenthal Per informazioni: Sara Cazzaniga - Tel. 0372/403511 - email sara@scivac.it Relatore: Dr. Massimo Baroni Per informazioni: Massimo Di Martino - Segretario - Tel. 091/6111059 Informazioni: Paola Orioli Segreteria SIVAR - Tel. 0372/40.35.39 - info@sivarnet.it 7th FECAVA - EUROPEAN CONGRESS HOSTED BY FK-DVG - Berlin - Per informazioni: Dr. Corinna Rutsch - Motzstr 22 - D-10777 Belin - Tel./Fax (49) 30213 8909 - email corinna.rutsch@eu.effem.com CORSO AVANZATO DI ZOOANTROPOLOGIA APPLICATA ALLA DIDATTICA - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it MEDICINA INTERNA - Bagno di Tivoli - RM - Grand Hotel Duca D’Este, Via Tiburtina, 330 Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it Verona Fieracavalli - Terapia Comportamentale nel Cavallo Per informazioni: Ludovica Bellingeri - Segreteria SIVE - Tel. 0372 403502 - email lbellingeri@sive.it Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it NEFROLOGIA - Relatore: Dr. Zatelli Per informazioni: Mario Coan - Segretario - Tel. 0432/570234 DERMATOLOGIA - Rieti Relatore: Dr.ssa Erica Romano CORSO DI PRIMO SOCCORSO seconda parte - Cremona Per informazioni: Catia Arisi - Segreteria SCIVAC - Tel. 0372/403506 - email catia@scivac.it

PROFESSIONE

VETERINARIA

La rivista è un mensile specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore. Direttore Carlo Scotti Direttore Responsabile Antonio Manfredi Comitato di Redazione Pier Paolo Bertaglia Paolo Bossi Marco Eleuteri Giuliano Lazzarini Pier Mario Piga Capo Redattore Fabrizio Pancini Rubrica fiscale Giovanni Stassi Rubrica legale Maria Teresa Semeraro Coordinamento Editoriale Angelo Franceschini Sabina Pizzamiglio info@anmvi.it Progetto Grafico Germano Pontevichi Editore E.V. srl Via Trecchi, 20, Cremona Iscrizione registro stampa del tribunale di Cremona, n. 263 del 9/7/1991 Concessionaria esclusiva per la pubblicità E.V. srl, Cremona Ufficio Pubblicità Francesca Manfredi tel. 0372/40.35.38 fmanfredi@scivac.it Per aggiornare il professionista sulla evoluzione delle tematiche professionali Stampa Press Point, Abbiategrasso - MI tel. 02/94965467 Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2 comma 20/B Legge 662/96 - Filiale di Piacenza a cura di Nacor di G. Manfredi, Bobbio - PC - tel 0523/936546 La rivista è gratuita per gli iscritti alle Associazioni Federate ANMVI. Per i non soci è disponibile al costo di lire 60.000 come contributo spese di spedizione. Viene inoltre inviata gratuitamente ad Enti Pubblici, Università, Ordini, ASL, Istituti Zooprofilattici e alle aziende di settore. Chiuso in stampa il 24 settembre 2001


Professione Veterinaria, Anno 2001, Nr 9  

Professione Veterinaria è un settimanale specializzato rivolto a Medici Veterinari e operatori del settore

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you