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PSICANALISI 2° ANNO LEZIONE ONLINE n° 5

FROMM Creatività significa aver portato a termine la propria nascita prima di morire. Erich Fromm La vita Erich Fromm nacque a Francoforte sul Meno da una famiglia molto religiosa di origini giudaiche. Nel 1922 ottenne il dottorato in sociologia ad Heidelberg con una tesi dal titolo Sulla funzione sociologica della legge ebraica nella Diaspora. Il 16 giugno 1926 si sposò con Frieda Fromm-Reichmann, da cui divorziò nel 1931. Nel 1930 pubblicò la sua prima tesi sulla funzione delle religioni su una rivista edita da Freud chiamata Imago. Iniziò la sua carriera come psicoanalista freudiano ortodosso a Berlino. Il 25 maggio 1934 emigrò negli Stati Uniti, ed esattamente sei anni dopo, il 25 maggio 1940, diventò cittadino americano. Il 24 luglio 1944 sposò Henny Gurland, la quale nel 1948 si ammalò e morì soltanto quattro anni dopo, il 4 giugno 1952. Dopo circa un anno e mezzo Fromm si sposò per la terza volta il 18 dicembre 1953 con Annis Glove Freeman. Fromm visse e lavorò negli Stati Uniti fino al 1950, quando si trasferì a Cuernavaca, in Messico. Nel 1974 partì per la Svizzera, a Muralto, dove morì cinque giorni prima del suo ottantesimo compleanno, il 18 marzo 1980. 1


Il pensiero e le teorie Per comprendere al meglio il concetto di personalità è necessario fare una distinzione ben netta tra temperamento, carattere e personalità, affinché la confusione generata da errate terminologie (Fromm, “Grandezza e limiti del pensiero di Freud”) non impedisca di cogliere gli aspetti concreti della struttura psichica dell'individuo. In passato esistevano scuole di pensiero, a impronta tipicamente caratterologica, che hanno utilizzato spesso indifferentemente questi termini aiutando a creare confusione. Per Fromm il temperamento è costituito dall'insieme di qualità psichiche ed ereditarie e da fattori costituzionali che si manifestano nel comportamento di un individuo. Il carattere invece è dato dall’insieme delle acquisizioni che derivano dalle esperienze; quelle che viviamo ogni giorno, riescono in qualche misura a modificare la struttura del carattere. Temperamento e carattere costituiscono la personalità che è quindi la somma dell’innato e dell'acquisito, che, fondendosi in individuo lo rendono unico e irripetibile. Il temperamento è elemento indelebile che non si cancella mai, lo abbiamo studiato anche nel catechismo. Il carattere essendo legato all'esperienza si modifica e diventa fattore dinamico per la costruzione della personalità.

personalità carattere

temperamento

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I temperamenti nascono già nella medicina antica con Ippocrate e vengono messi in relazione alla costituzione fisica. Per Fromm occorre dare una connotazione più psicologica e meno negativa a queste terminologie: collerico stava per iroso, melanconico per depresso, sanguigno esaltato e ottimista, flemmatico lento. Niente di più restrittivo, la realtà psicologica dell’individuo è più complessa e soprattutto non è il temperamento bensì il carattere a dare un'impronta alle azioni individuali e quindi al comportamento. Un altro pericolo, da cui ci mette in guardia Eric Fromm, è legato all'errore frequentemente commesso da chi interpreta erroneamente il concetto di temperamento estroverso e introverso in Jung; ciò ha impedito di cogliere il senso più reale che questa classificazione reca in sé. Chi è estroverso tende a descrivere l'introverso come inibito e nevrotico, gli introversi descrivono l'estroverso come individuo superficiale, poco profondo e poco perseverante. Per Fromm la personalità è costituita da qualità innate e acquisite che sono caratteristiche di ciascuno e che lo rendono unico. Egli richiama costantemente l'affermazione di Eraclito: "Il carattere è il destino dell'uomo!". Infatti, per Fromm l'uomo è spinto dal suo carattere ad agire e a pensare in un determinato modo e nel tempo stesso trae soddisfazione proprio da tale comportamento. Quindi, secondo la diversa struttura dei tratti caratteriali, l'individuo orienta la propria vita in un determinato modo; ed egli, come abbiamo già notato, tende ad esprimersi non secondo quanto gli viene suggerito da una reazione razionale alle diverse situazioni reali, ma secondo le pulsioni del suo carattere. L'azione deriva proprio dal carattere di ognuno: ecco perché il collerico sarà per natura portato alla prontezza. Il grafologo, come lo psicanalista, deve cercare di là dall’aspetto esteriore del comportamento, la motivazione nascosta che ne spiega il perché. Non può quindi essere la mera descrizione della struttura temperamentale, né tanto meno quella del solo comportamento. Ad esempio nel caso del nevrotico ossessivo, la spinta che gli fa compiere azioni ripetute è determinata da

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un'attività radicata in certe tendenze del suo carattere, cioè legate a fattori emotivi esperienziali e non razionali, né tanto meno innati. Per Fromm esistono 4 caratteri che si combinano con 2 orientamenti, il produttivo (+) ed il non produttivo (-): + RICETTIVO

+

SFRUTTATORE

+

ACCUMULATIVO

+

MERCANTILE

-

pensiero Concreto Calcolo utilitaristico

sentimento Espansivo

Egocentrico perché teme la perdita Assimilativo Portato al rapporto sociale Riproduttivo delle Ingannevole e idee altrui violento, geloso Rigido e tenace Parsimonioso e controllato Ostinato e Diffidenza e testardo mancanza di slanci Duttile ed Adattivo e efficiente cordiale Commerciale Superficiale

azione Mancanza d’iniziativa Dipendenza Accaparrante Sfruttamento Ordinato e lungimirante Basata sul tornaconto Continua e concitata Ambizioso e aggressivo

Come la scrittura di una persona è un tutt’uno inscindibile di elementi diversi che si integrano l’un l’altro e si armonizzano, così la struttura della personalità è un’insieme di tratti particolari che variano da individuo a individuo. La personalità è quindi l’organizzazione dinamica, all’interno di un individuo, di quei sistemi fisici e psichici che determinano l’adattamento tipico al suo ambiente. La personalità quindi non è qualcosa di statico; gli avvenimenti, lo stato di salute e l’adattamento contribuiscono a mutarla continuamente. Si sa con certezza che l’equilibrio fisico ha una grande importanza per la personalità e certe malattie, lesioni cerebrali, o forme d’intossicazione (alcool, droghe, stupefacenti) portano gravi disturbi alla personalità fino alla destrutturazione. Se per definire la personalità, gli esperti e studiosi della stessa non hanno ancora trovato un linguaggio comune, ciò dimostra quanto sia complesso definire l’individuo, poiché, come sappiamo, essendo unico e irripetibile è 4


difficile definirlo o catalogarlo. Possiamo quindi solo individuare alcune caratteristiche di base, ma, soprattutto, ciò che dovrebbe premerci è quello di aiutarlo a costruire un dialogo d’amore con il mondo, come unico farmaco per conoscere con rispetto la natura umana e quindi la personalità. La grafologia, come test di personalità, può tirar fuori alcuni elementi che possono contribuire a rafforzare l’Io nel suo procedere dinamico verso la vita e motivarlo nel suo cammino affinché l’adattamento ai vari cambiamenti sia meno sofferto e più accettato per la consapevolezza che egli ha delle sue risorse e del suo potenziale. Conoscere la struttura dell’Io significa avere degli elementi per evitare errori educativi grossolani, soprattutto nell’età evolutiva in cui l’Io appare fragile e così preda degli eventi esterni. Conoscere il carattere di un estroverso non significa sapere che egli ha una facilità di rapporti e che si situa nel mondo esterno con facilità, ma che queste regole sono indispensabili per il suo benessere poiché egli ha bisogno di investire la propria energia o libido sulle cose esterne, sulle persone, insomma in tutte le attività che gli permettono di esternare se stesso. L’ambiente è per lui acqua sorgiva da cui attingere. In caso contrario, ossia se è privato di ciò egli può andare incontro a dei cali di motivazione, a sensi di solitudine che possono portarlo fino alla depressione, ovvero alla deprivazione della sua natura. L’opposto succede all’introverso, caratteristica di chi apprende per arricchire l’Io, non per difendersi, poiché, come dice Jung, l’introversione è una dinamica del carattere. L’Io ha bisogno di poco spazio, di pochi amici, ma di soste e di riflessioni che gli fanno amare la quiete. E’ un errore catalogarlo come una persona chiusa di fronte alle cose. Egli utilizza la propria energia a servizio dell’approfondimento e, quindi, mette a frutto il suo potenziale a favore del rinforzo del proprio sé. L’errore educativo assai comune è di buttarlo nella mischia. Ciò va contro la sua natura per cui potremmo farne un timido nel quale si acuirebbero i sensi d’inadeguatezza e di svalutazione di sé, con conseguente avvio di meccanismi

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di difesa di tipo ossessivo a causa dello sforzo ansiogeno che egli dovrebbe sostenere per vivere un’estroversione coatta. Comunicazione e rivoluzione La comunicazione richiede ogni giorno la rivoluzione con se stessi. Essa non è basata né sulla ribellione né sull’autoritarismo; essere rivoluzionari nel vero senso del termine significa essere liberi. Dice Erich Fromm che la persona matura e mentalmente sana, viva e integra, è la persona emancipata dai vincoli del sangue (padre e madre) e della terra e da ogni dipendenza che non permette all’Io di godere delle proprie potenzialità, d’essere libero dai sensi di colpa e dalle dipendenze moralistiche. La persona sana è umanista, nel senso che sperimenta in sé tutta l’umanità e niente di quanto è umano gli è estraneo. Per essere veramente una persona matura occorre evitare di puntare l’indice per giudicare il nostro simile; semmai sentirlo come parte di noi stessi. Dice ancora Fromm che il rivoluzionario ama e rispetta la vita (l’amore rende liberi) ed è critico, perché sa che le informazioni provenienti dai mass media nascondono realtà indesiderabili poiché catturano le persone indebolendone le potenzialità e la libertà interiore attraverso fasulli sensi di colpa; è uomo di fede, perché crede in ciò che esiste potenzialmente anche se non è ancora nato ed è presente alla realtà che lo circonda; si fonde con la realtà senza confondersi. Il pensiero critico E’ l’unica facoltà di difesa che l’uomo ha per fronteggiare con equilibrio le difficoltà che l’esistenza impone. Saper riflettere, elaborare le cose e le idee che ci sono propinate dai mass-media, significa costruire una piattaforma solida per la nostra personalità. Chi non sa pensare in modo critico, come anche chi non sa riflettere, è esposto a tutti i ricatti, a tutte le influenze, gli errori e le menzogne che sono diffusi e che ci rendono dipendenti.

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Dice Fromm: “Non si può essere liberi, auto-determinarsi e scoprire la centralità del proprio essere se non si sa pensare criticamente“ 1. Pensare criticamente non è un hobby, ma una facoltà. “Per essere liberi dai legami e dai ricatti che partono dai genitori occorre avere una dimensione equa. Non si deve più provare né che hanno torto né che hanno ragione. Da una parte ci sono Io e dall’altra i genitori. Questa indipendenza dai genitori, dice Fromm, è il punto di partenza per ogni libertà individuale e si può provare questa libertà solo se si ha il coraggio dell’indipendenza da essi”. In grafologia tutto ciò è legato in modo particolare al segno L.T.P. (largo tra parole). E’ proprio questo spazio, che concediamo alle riflessioni e alle elaborazioni, che ci permette di pensare in modo obiettivo e critico. Il pensiero critico è una risorsa per fronteggiare la realtà e quanto più tale capacità ci appartiene, tanto più saremo capaci di vivere in modo adeguato la nostra vita. Capiremo così, anche attraverso la grafologia, quali siano i vari modi di esprimere tale facoltà, ma senza dubbio tale segno è simbolo della capacità di pensare e di elaborare. La capacità elaborativa e critica deve essere a servizio della vita. Non deve essere critica “sofista”, bensì dinamica. Ecco perché, assieme a questo segno chiave, occorre avere altri segni che siano di supporto a tale facoltà intellettiva. Anche la scrittura può essere concepita come espressione di stati psichici. Molte volte la grafia è così bella, così artistica e di tal effetto, da destare ammirazione. Un buon grafologo sa però dimostrare quanto di “costruito” c’è in quella scrittura. Pensieri di Fromm sulla distruttività “Chi è orientato all’essere va verso l’esperienza con amore. Chi invece ha come scopo l’avere, va verso l’esperienza come se fosse lotta per conquistare il più possibile”. 1

E. Fromm, “L’arte di ascoltare”, pag. 167 7


L’avere, dice Fromm, porta il soggetto alla paura della perdita e quindi alla depressione che compensa col consumismo eccessivo, col comperare, con l’assorbire ogni pastoia, col mangiare e, sembrerà strano, anche con l’iperattivismo oppure con l’ascoltare ogni programma radiofonico o televisivo: l’importante è non “essere con se stessi”. Distruttività e creatività Va innanzi tutto precisato che la distruttività non è innata, ma si costruisce attraverso fatti che non hanno permesso all’Io di valorizzare il proprio vissuto. E’ logico che tale percezione errata provenga da un’educazione che poco ha tenuto conto dell’essere e dei valori che l’esistenza contiene. Non basta donare la vita biologica all’individuo occorre fargli sperimentare un’altra nascita ancora più importante, quella di gustare la vita. Sembra, infatti, che lo stimolo verso la distruttività sia una risposta alla noia. La mancanza d’iniziativa, d’investimenti responsabili e l’evitare, soprattutto nell’età evolutiva, ogni conflitto ai figli sembra siano elementi diseducativi che predispongono il soggetto alla noia. E’ indispensabile che l’individuo sia egli stesso attore della propria vita, che la sappia gestire con autonomia e padronanza per evitare che, al minimo conflitto, si ritiri e si adagi nell’apatia, anticamera della noia. L’alienazione che la nostra società pone sul piatto al giovane fa aumentare il disagio e quindi la sfiducia nel proprio potenziale. Solo quando l’uomo ha la possibilità di produrre e di trovare sistemazioni interessanti nella società e di poter investire in modo produttivo il proprio potenziale, allora potrà amare se stesso e quindi anche la vita che lo circonda. Il mancato investimento della propria libido porta a subire notevoli tensioni interiori e, per compensare tale stato ansiogeno, il soggetto cade in uno stato di prostrazione, di noia e per sentirsi vivo ricorre alla trasgressione, alla violenza, all’aggressività. Sembra difficile per tali soggetti uscire dal vortice nel quale sono trascinati; difficile pure che essi trovino qualcosa che interessi positivamente, se non essere trasgressivi. Dice Matteo, un giovane di 14 anni: ”Ci riuniamo, ci 8


guardiamo in faccia, non parliamo, la noia ci prende e allora prendiamo il motorino e decidiamo di andare contromano per provare il “brivido” e sconfiggere la noia. Ma questa ormai è dentro di me, sono insoddisfatto, poiché nulla m’interessa”. Il caso di Matteo non è così sporadico; nei giovani di oggi sta aumentando la depressione frutto di quella noia di cui Fromm fa un chiarissimo ritratto. Ma, se ancora ce ne fosse bisogno, per vedere come la violenza sia indice di distruttività verso la vita, basta guardare con i propri occhi le costruzioni abusive che mettono a repentaglio il nostro sistema ecologico, l’aumentare delle malattie psicosomatiche già nella scuola primaria, per non parlare dei suicidi nell’età adolescenziale e del mancato rispetto per la vita altrui. Tale situazione è da imputare al mondo adulto che non può essere più punto di riferimento positivo. La distruttività sta però anche nel denigrare, nell’infangare e nell’invidiare chi si presume possegga di più, poiché la distruttività ha in sé una connotazione da parassita per cui, non potendo sopportare che altri possano godere della vita, siano dei realizzatori e manifestino maggiore vitalità, in questi soggetti scatta il bisogno di distruggere. Per quale motivo nella nostra società sembra dominare il thanatos , ossia l’istinto distruttivo? Quando l’uomo è tradito nei suoi ideali, nelle promesse religiose e politiche nasce, almeno così dice Fromm, senso d’inedia, che assomiglia molto alla morte psichica, al non senso verso una vita che non permette l’epifania dell’Io, ossia la manifestazione di quella ricchezza che ognuno di noi possiede. Dice il giornalista Marcello Veneziani in un pezzo titolato “Il cimitero delle idee” (“Il Giornale – 13 agosto 1999): “Il secolo si chiude, anzi il millennio, e non c’è un’idea nuova all’orizzonte. Il cimitero è pieno d’idee sepolte, ma anche la sala parto è un mortorio. Un silenzio di tomba. Provate a trovare un’idea nuova in giro per tutto l’Occidente. Neanche a pagarla. Che cos’è un’idea? Un principio ordinatore, una fonte d’energia e di mobilitazione, una chiave d’interpretazione

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della vita e dei rapporti sociali, una visione del mondo, insomma una guida per orientarsi nella realtà e per plasmarla”. Qual è l’antidoto alla distruttività? La creatività! Per creatività intendiamo soprattutto quella di avere delle idee innovative e in costante mutazione secondo gli eventi. Essa quindi diventa un tratto caratteriale ed è quella che interessa più da vicino al grafologo. Condizione della creatività è la disponibilità a rinascere ogni giorno. E’ la seconda nascita che permette all’uomo di diventare creativo e questa seconda nascita deve iniziare col distacco dall’utero materno, dal suo grembo, per diventare persone che hanno la capacità di conquistare, di parlare, di camminare e quindi di pensare in modo autonomo. Il creativo sa usare le proprie forze e i talenti in modo libero e completo, sapendo che ogni giorno deve abbandonare l’utero della madre, avere il coraggio di perdere qualcosa, di rinunciare a sicurezze stereotipate e confidare in una cosa sola: nella propria capacità di percepire la realtà e di rispondere a essa con la propria creatività. Ciò significa, come si vede in ogni grafia, mettere a frutto in modo unico e irripetibile le proprie risorse. Il creativo sa che la vita è composta di tensioni e conflitti che nascono dalla polarità delle cose e sa che il conflitto è una spinta alla crescita. Dice Fromm a tal proposito: “l’educazione moderna nel suo complesso muove dall’intento di risparmiare al bambino l’esperienza del conflitto. Tutto è facilitato e ciascuno si mostra tollerante nei suoi confronti. Le norme etiche sono livellate a tal punto che solo di rado al bambino rimane la possibilità di vivere il contrasto tra norma e desiderio. E’ un errore generalmente diffuso ritenere che il conflitto sia dannoso e vada dunque evitato. E’ vero piuttosto il contrario: “i contrasti sono fonte di riflessione, di sviluppo delle proprie forze e di ciò che siamo soliti definire carattere”. Evitare i conflitti significa tarpare le ali alla nostra immaginazione e quindi alla nostra creatività.

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