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EVANGELIARIO SECONDO IL RITO ROMANO


PRESENTAZIONE Con grande gioia presentiamo e affidiamo alle comunità cristiane questo Evangeliario, fortemente incoraggiato dalla Commissione Liturgica Regionale della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d’Aosta. Che cosa ci attendiamo dal suo uso nelle comunità? Ci attendiamo che sia accolto come un particolare dono che ci aiuterà a professare, celebrare e vivere la nostra fede a partire dalla Parola di Dio. Siamo sicuri che questo Evangeliario potrà costituire per tutti i fedeli un prezioso strumento per incontrare Gesù Cristo, il Verbo del Padre, la Parola fatta carne per la salvezza nostra e del mondo intero: Lui, l’Evangelo vivente! Non c’è dubbio che la proclamazione della Parola di Dio nella liturgia della Messa, proprio perché coinvolge la Chiesa nei segni efficaci della salvezza (i sacramenti), è il vertice verso cui tende ogni altro incontro – personale o ecclesiale – con la Parola divina e la sorgente da cui proviene tutto l’amore obbediente della Chiesa per le divine Scritture. Come ha scritto Paolo VI, «la Chiesa, soprattutto nella sacra Liturgia, con fede ascolta, accoglie, proclama, venera la Parola di Dio, la dispensa ai fedeli come pane di vita e alla sua luce scruta i segni dei tempi, interpreta e vive gli eventi della storia» (Marialis cultus, n. 17). Questa nostra presentazione si fa in tal modo augurio e preghiera: le comunità cristiane, convinte e gioiose, pongano al centro della loro vita la celebrazione dell’Eucaristia e siano animate da un più intenso desiderio di partecipare alla mensa della Parola e del Pane. A tutti auguriamo la duplice benedizione: «Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio», «Beati gli invitati alla cena del Signore». Le comunità, proprio perché si sono incontrate con il Signore Gesù morto e risorto, si aprano alla testimonianza della carità nella concretezza del vissuto quotidiano. Le comunità siano consapevoli che tutta l’esistenza è sacrificio di lode al Signore e perciò celebrino la Liturgia sapendo che questa non esaurisce tutta l’attività pastorale della Chiesa, ma ne è l’anima e il respiro. Maria, la vergine dell’ascolto, ci accompagni in questo cammino. Torino, 4 aprile 2010 Pasqua di Risurrezione

✠ Alceste Catella Presidente della Commissione Liturgica Regionale della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d’Aosta


INTRODUZIONE

«Poiché l’annunzio del Vangelo costituisce sempre l’apice della liturgia della Parola, la tradizione liturgica sia orientale che occidentale ha sempre fatto una certa distinzione fra i libri delle letture. Il libro dei Vangeli veniva infatti preparato e ornato con la massima cura, ed era oggetto di venerazione più di ogni altro libro destinato alle letture. È quindi molto opportuno che anche attualmente nelle cattedrali e almeno nelle parrocchie e chiese più grandi e più frequentate ci sia un Evangeliario splendidamente ornato, distinto dall’altro libro delle letture»1. All’indomani del concilio Vaticano II, che ha incoraggiato la Chiesa ad aprire più largamente i tesori della Bibbia e a nutrire con maggiore abbondanza i fedeli alla mensa della Parola2, l’ordinamento del Lezionario auspica il recupero di un libro liturgico distinto, appositamente destinato alla proclamazione liturgica del Vangelo del Signore. Tale auspicio intende far rivivere una tradizione millenaria, nella consapevolezza che la centralità del Vangelo nell’azione liturgica non esprime altro che la centralità di Cristo, Verbo fatto carne per la salvezza del mondo. Sì, nella misura in cui Gesù Cristo costituisce il vertice della Rivelazione, e nella misura in cui il «quadruplice Evangelo»3 del Signore Gesù Cristo costituisce il vertice e la chiave di comprensione di tutte le Scritture, il libro liturgico dei Vangeli è al centro e al culmine della liturgia della Parola4. 1.  La centralità del libro dei Vangeli nella vita della Chiesa è in effetti attestata con chiarezza cristallina dal singolare posto d’onore che nella celebrazione eucaristica è ad esso riservato: – fin dall’inizio, l’Evangeliario accompagna la processione dei ministri, verso l’altare che costituisce il centro dinamico cui tende l’intera celebrazione: non a caso, durante la liturgia della Parola, il libro dei Vangeli rimane deposto proprio sopra la mensa; – la proclamazione evangelica giunge sempre al vertice della liturgia della Parola: le tradizioni liturgiche di Oriente e di Occidente sono concordi nel lasciare per ultima quella parola che, insieme alle parole evangeliche di Cristo nell’ultima cena, illumina il senso delle Scritture; – la lettura del Vangelo è affidata per quanto è possibile a un ministro particolare, il diacono, ed è accompagnata da preghiere particolari di benedizione e di supplica che precedono e seguono la lettura; – la proclamazione evangelica è inoltre accompagnata da speciali gesti di venerazione da parte dei ministri e dell’assemblea tutta: la processione con lumi e incensi, il bacio e i segni di croce tracciati sul libro e sul corpo dei fedeli, l’ascolto in piedi, i canti e le risposte di acclamazione; Ordinamento delle letture della Messa (II edizione, 1981), 36. Cf. Sacrosanctum Concilium, 51. 3  L’espressione quadriforme Evangelium è di Ireneo, nell’Adversus Haereres III, 11, 8. 4  «La lettura del Vangelo costituisce il culmine della liturgia della Parola»: Ordinamento generale del Messale Romano (III edizione, 2000), 60. 1  2 


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Introduzione

– infine, da sempre si è dedicata una cura speciale per la bellezza e la preziosità del libro liturgico dei Vangeli, distinto dal Lezionario riportante le altre letture. 2.  L’importanza dell’Evangeliario quale «teca» del Verbo di Dio è attestata sin dai primi secoli della storia della Chiesa: nei grandi concili della Chiesa (Efeso, Calcedonia…) la professione di fede veniva proclamata in presenza dell’Evangeliario, talvolta posto su un trono insieme alle reliquie della santa Croce. Quanto al suo utilizzo liturgico, esso si diffuse con lo sviluppo dell’anno liturgico e del corrispondente ciclo di letture. A partire dal secolo VI cominciarono ad apparire i primi libri contenenti le letture bibliche per la liturgia: tra questi si distinse ben presto il libro dei Vangeli, separato dalle altre Scritture per motivi pratici (un ministro distinto, deputato a tale lettura) e simbolici (lo speciale onore riservato alla lectio evangelica). Il principio della lectio continua, che costituiva il normale criterio per la scelta delle letture (da cui deriva la formula Sequentia sancti evangelii secundum…, che è rimasta fino al Vaticano II), ha fatto sì che fosse sufficiente segnalare a margine del testo, insieme ad appositi indici (i cosiddetti Capitolari), il riferimento alla specifica celebrazione liturgica, tramite l’indicazione delle parole iniziali e finali (i cosiddetti incipit ed explicit). In tal modo era rispettata l’integralità del testo evangelico, che si presentava a tutti gli effetti come il libro dell’Evangelo quadriforme: non esistendo tuttavia alcun tipo di annotazione dei capitoli e dei versetti, tale metodo appariva poco pratico. Per questo motivo, a un certo punto si è affiancato all’Evangeliario il cosiddetto «Evangelistario»: si tratta di un libro che non contiene il Vangelo nella sua interezza, ma soltanto le pericopi evangeliche che devono essere proclamate nella celebrazione, secondo il calendario dell’anno liturgico. Tale soluzione era certamente più pratica, anche se più dispendiosa dal punto di vista materiale e più povera dal punto simbolico: possiamo infatti ancora parlare del libro dei Vangeli, là dove non è più rispettato l’ordine canonico con cui essi si presentano? In ogni caso, il riferimento alla centralità della parola di Cristo era garantito dalla cura per la bellezza e la preziosità del libro: splendide miniature e solenni calligrafie a carattere d’oro e d’argento, illustrazioni a tutta pagina e teche abbellite da smalti, avori e pietre preziose, rinviavano senza ombra di dubbio alla centralità del Vangelo di Gesù nella vita liturgica della Chiesa. E tuttavia, a partire dal secolo XIII, l’Evangeliario cominciò a perdere di importanza, a motivo dell’affermarsi del Messale plenario, ossia del libro liturgico che riassumeva tutti gli elementi della celebrazione eucaristica, e che concentrava nel sacerdote la varietà dei ministeri liturgici. La diffusione di tale Messale per mezzo della stampa contribuì al congedo di tutte quelle arti che prima erano convocate per annunciare lo splendore del Verbo divino. Nonostante il Pontificale Romanum e il Caerimoniale Episcoporum continuassero a prevederne l’utilizzo per particolari celebrazioni (l’ordi­nazione dei diaconi e dei vescovi, l’incoronazione del re e della regina, la riconciliazione di uno scismatico…), l’Evangeliario fu pressoché dimenticato, fino alla sua effettiva riscoperta ad opera del concilio Vaticano II. 3.  Uno dei frutti più importanti della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium e della riforma liturgica da essa ispirata è senza dubbio la riscoperta dell’importanza della Parola di Dio nella vita della Chiesa. Il ripristino della liturgia della Parola quale parte integrante di ogni celebrazione liturgica è fondato sulla consapevolezza che «è Lui che parla, quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura»5. Da qui l’invito a una lettura 5 

Sacrosanctum Concilium, 7.


Introduzione 



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della Scrittura più abbondante, più varia e meglio scelta6, che ha portato a distribuire praticamente l’intero testo dei quattro Vangeli nel ciclo festivo triennale e nel ciclo feriale annuale. La ripresa dell’uso tradizionale di distinguere, nei riti pontificali, il libro dei Vangeli dal libro delle altre letture si allarga finalmente al modello rituale di ogni celebrazione eucaristica festiva, che prevede – almeno «nelle parrocchie e nelle chiese più grandi e più frequentate»7 – un libro a parte, intorno al quale si concentra una ricca e variegata ritualità. La richiesta di un Evangeliario «splendidamente ornato»8 non è concessione alle esigenze estetizzanti del cerimoniale solenne, ma espressione della sua funzione rituale: quella di essere «segno e simbolo di realtà superiori», capace di «suscitare negli ascoltatori il senso della presenza di Dio che parla al suo popolo»9. Per questo si richiede esplicitamente che i libri dai quali si desumono le letture della Parola di Dio siano davvero degni, decorosi e belli10. Alla luce di queste indicazioni, la Conferenza Episcopale Italiana ha promosso negli anni ’80 il progetto di un Evangeliario per le Chiese d’Italia, che «rispondendo alla sensibilità del nostro tempo e utilizzando i materiali e i mezzi tecnici oggi a disposizione, avesse l’ambizione di competere in decoro e bellezza con gli splendidi esemplari trasmessi dall’antichità»11. La raffinatezza estetica del risultato finale, insieme al suo alto valore ecumenico, ha reso l’Evangeliario delle Chiese d’Italia, significativamente pubblicato nel 1987, dodicesimo centenario del concilio Niceno II (787), un punto di riferimento imprescindibile per ogni futura realizzazione. 4.  Nel solco dell’Evangeliario delle Chiese d’Italia, il presente Evangeliario si propone l’intento pastorale di portare in ogni comunità cristiana il libro liturgico per la proclamazione dei Vangeli. Nello spirito di quella «nobile semplicità» che il concilio Vaticano II ha indicato come criterio di uno stile autenticamente liturgico12, si è cercato di coniugare la cura per la dignità della forma e per la bellezza dei materiali con la massima fruibilità pastorale. A questo scopo ci si è parzialmente discostati dalla scelta di presentare il testo completo dei quattro Vangeli, senza interruzioni: si è preferito ordinare le diverse pericopi evangeliche in uso nelle principali celebrazioni dell’anno liturgico (domeniche, solennità, feste del Signore e alcune celebrazioni rituali: battesimo, confermazione, matrimonio ed esequie), non però secondo lo sviluppo dell’anno liturgico (come nei Lezionari), ma secondo la progressione dei capitoli e dei versetti dei quattro Vangeli. In questo modo, pur permanendo il collegamento ideale con l’Evangelo quadriforme, è più facile il reperimento delle singole pericopi. Al testo, che segue la nuova traduzione della Bibbia approvata dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2007, sono affiancati i riferimenti alle singole celebrazioni che riportano il medesimo brano evangelico, secondo l’ordine della tabella di precedenza dei giorni liturgici. Al termine del volume vi sono due indici: Le celebrazioni secondo il calendario liturgico e Brani evangelici riprodotti. Quanto alle melodie per la proclamazione in canto del Vangelo, si è preferito rinviare alle proposte contenute nel Messale Romano13. Cf. Sacrosanctum Concilium, 35. Ordinamento delle letture della Messa, 36. 8  Ordinamento delle letture della Messa, 36. 9  Ordinamento delle letture della Messa, 35. 10  Cf. Ordinamento delle letture della Messa, 35; Sacrosanctum Concilium, 122. 11  P. Sorci, L’Evangelo quadriforme liber vitae fons et origo librorum, in Haec sunt Verba sancta. Evangeliario delle Chiese d’Italia, Fratelli Accetta editori, Palermo 1987, p. 27. 12  Cf. Sacrosanctum Concilium, 34. 13  Messale Romano (II edizione, 1983), Melodie per il rito della Messa e altri riti, pp. 1058-1061; 1110-1113. 6  7 


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Grande importanza ha infine l’apparato iconografico che è distribuito all’inizio e alla fine dell’Evangeliario, e in apertura ad ogni singolo Vangelo. Non si tratta solamente di ornare il testo evangelico, per farne risaltare la preziosità: la scelta di ricorrere per la copertina alle immagini stilizzate della luce della risurrezione e della croce, attinge il proprio significato simbolico dalla precisa funzione rituale dell’introito processionale, che fa del libro chiuso e sigillato dei Vangeli il simbolo del passaggio pasquale dalla morte alla vita: solo seguendo Cristo sulla via della croce, la Chiesa può giungere alla gloria della risurrezione. 5.  La pubblicazione dell’Evangeliario per le comunità parrocchiali è espressione di una nuova fase della riforma liturgica, che dopo aver riveduto i «testi» presta un’attenzione rinnovata ai «gesti» della celebrazione, allo scopo di valorizzare le risorse di un’autentica ars celebrandi. La riscoperta della funzione rituale e del valore simbolico dell’Evangeliario costituisce in questo senso un’occasione propizia per riscoprire alcune dinamiche dell’azione liturgica, che rischiano di essere sottostimate e che contribuiscono a rivelare la ricchezza del Mistero di Cristo e della Chiesa che si dona nella liturgia. È il caso, ad esempio, della processione d’ingresso della celebrazione eucaristica, dove il diacono (o, in sua assenza, un lettore rivestito della veste liturgica a lui propria, oppure lo stesso presbitero), affiancato da due ceroferari, può portare – tenendolo un po’ elevato – l’Evangeliario (non il Lezionario) verso l’altare, che costituisce il centro della celebrazione14. Tutti i segni che precedono e accompagnano il presidente nella processione introitale orientano in modo diverso alla persona di Cristo: l’incenso e la croce, la luce e la Parola, i ministri (accoliti, lettori, diaconi, concelebranti, presidenti) e il canto. Tutti i segni riconoscono nell’altare il centro attorno al quale si dispone tutta l’assemblea: è il posto del dono, che dona a ciascuno il proprio posto; è il posto dell’Evangeliario fino alla proclamazione del Vangelo, a ricordare l’unico pane di Vita, donato a noi nella forma della Parola e del gesto eucaristico15. La riscoperta di questo segno eloquente non può che giovare all’affinamento di un’arte del celebrare capace di orientare, fin dai riti di inizio, al mistero della pluriforme presenza di Cristo. Anche nella liturgia della Parola l’utilizzo dell’Evangeliario concentra l’attenzione e focalizza gli sguardi sulla centralità della proclamazione evangelica. Nella processione all’ambone è Cristo «luce del mondo» che discende verso l’assemblea e raggiunge il luogo alto dell’annuncio di vita eterna. Tutte le ministerialità sono attivate e orientate alla proclamazione del Vangelo: mentre l’assemblea si alza in piedi e acclama Cristo Verbo di Dio, il ministro deputato (il diacono o il presbitero), dopo aver ricevuto la benedizione o dopo aver pronunciato una preghiera di preparazione16, si reca all’altare, accompagnato dai ministri con i ceri e il turibolo dell’incenso, e preso l’Evangeliario lo porta in processione sino all’ambone, passando accanto all’assemblea. Tutti si pongono sotto la Parola evangelica: il vescovo si scopre il capo in segno di rispetto verso il Signore che parla; il presbitero presidente ascolta la proclamazione del diacono, immagine di Cristo servo; al Cf. Ordinamento generale del Messale Romano, 44; 119-120; 172-173; 194-195; Ordinamento delle letture della Messa, 17; Caerimoniale Episcoporum (1985), 128-129. 15  Cf. Dei Verbum, 21; Presbyterorum Ordinis, 18. 16  Il diacono (ma pure il presbitero, nella celebrazione presieduta dal Vescovo), inchinandosi dinanzi a colui che presiede la celebrazione, invoca la benedizione, dicendo a voce bassa: «Benedicimi, Padre». Il presidente risponde dicendo: «Il Signore sia nel tuo cuore e sulle tue labbra, perché tu possa annunziare degnamente il suo Vangelo: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Il diacono risponde: «Amen». Nel caso del presbitero, la preghiera avviene sottovoce davanti all’altare: «Purifica il mio cuore e le mie labbra, Dio onnipotente, perché possa annunziare degnamente il tuo Vangelo». Cf. Ordinamento generale del Messale Romano, 132; 175; Messale Romano, Rito della Messa con il popolo, p. 303; Caerimoniale Episcoporum, 140; 173. 14 


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suo saluto, a mani giunte, e all’annunzio del Vangelo, tutti si voltano: il libro è finalmente aperto, incensato, segnato dal segno di croce. Terminata la proclamazione, il libro dei Vangeli è venerato con il bacio e, nelle celebrazioni più solenni presiedute dal vescovo, è da lui utilizzato per impartire la benedizione al popolo, che acclama a Cristo Signore17. La ricchezza e la varietà dei gesti che si svolgono intorno al libro dei Vangeli, orienta e concentra l’attenzione dell’assemblea al farsi presente di Cristo nella sua Parola, impedendo che altre presenze occupino il centro della celebrazione. In molte altre occasioni, il libro dei Vangeli svolge una funzione importante. Nelle celebrazioni dell’iniziazione cristiana degli adulti è solennemente consegnato, nel rito di ammissione al catecumenato o nelle successive tappe che conducono al battesimo18. Nel rito di ordinazione del vescovo viene aperto e imposto sul capo dell’eletto durante la preghiera di consacrazione; quindi è a lui consegnato con le seguenti parole: «Ricevi il Vangelo, e annuncia la parola di Dio con grandezza d’animo e dottrina»19. Anche nel rito di ordinazione del diacono, il libro dei Vangeli è solennemente consegnato con queste significative parole: «Ricevi il Vangelo di Cristo, del quale sei divenuto l’annunziatore: credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni»20. Nel rito del matrimonio, dopo la proclamazione del Vangelo, il ministro ordinato bacia per primo l’Evangeliario, quindi lo presenta agli sposi invitando anch’essi a venerarlo21. Anche il rituale delle esequie esorta a porre sul feretro, dopo la proclamazione del Vangelo, il libro aperto dei Vangeli, quale segno di fede nella parola di vita eterna22. Vi sono infine altre occasioni particolari nelle quali il libro dei Vangeli può essere consegnato o intronizzato: ogni volta che la Chiesa celebra un concilio, un sinodo diocesano o un’importante convocazione ecclesiale23; nelle celebrazioni di invio dei missionari, o nel rito di ingresso di un parroco24. Più in generale, vi sono liturgie della Parola, veglie o riti di benedizione in cui è lodevole intronizzare sulla mensa dell’altare l’Evangeliario aperto, dopo la proclamazione del Vangelo e la venerazione consueta25. 6.  La varietà degli utilizzi dell’Evangeliario costituisce pertanto un invito rivolto a tutte le comunità cristiane perché esprimano, attraverso segni e simboli eloquenti, l’importanza di un ascolto attento e perseverante della parola di Cristo, perché la Parola «corra e sia glorificata» (2Ts 3,1). La Parola che si è fatta persona, nella carne del Figlio (Eb 1,1; Gv 1,14; 1Gv 1,1-3), e libro, nel corpo delle Scritture evangeliche, compia la sua corsa nel corpo della Chiesa, chiamata a diventare una lettera di Cristo, scritta non con inchiostro, su tavole di pietra, ma con lo Spirito di Dio, sulle tavole di carne dei cuori (2Cor 3,3). 

Don Paolo Tomatis Docente di liturgia alla Facoltà teologica di Torino e segretario della Commissione Liturgica Regionale della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d’Aosta

Cf. Ordinamento generale del Messale Romano, 133-134; 175; 277; Caerimoniale Episcoporum, 140-141. Cf. Rituale Romano, Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti (1978), 91; 93; 325; 328. 19  Cf. Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, 26; 51-55; 93-97; Caerimoniale Episcoporum, 574; 583; 587. 20  Cf. Pontificale Romano, Ordinazione del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi, 208; 231-233; 265; 313; Caerimoniale Episcoporum, 512. 21  Cf. Rituale Romano, Rito del matrimonio (2004), 114. 22  Cf. Rituale Romano, Rito delle esequie (1974), 59; Caerimoniale Episcoporum, 824. 23  Cf. Caerimoniale Episcoporum, 1174. 24  Cf. Rituale Romano, Benedizionale (1992), 87-91; 1971; Caerimoniale Episcoporum, 1191. 25  Cf., ad esempio, Benedizionale, 1242, 1248, 1259. 17  18 


Vangelo secondo matteo


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Vigilia di Natale

Dal Vangelo secondo Matteo *

1,1-25

enealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide. Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa ­generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz ge­nerò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un


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Vangelo secondo Matteo

figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù. Parola del Signore.

Forma breve

Dal Vangelo secondo Matteo

1,18-25

osì fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù. Parola del Signore.


Vangelo secondo Matteo 



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Solennità di san Giuseppe

Dal Vangelo secondo Matteo *

1,16.18-21.24a

iacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. Parola del Signore.

* Oppure: Luca 2,41-51a (p. 157). 


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Vangelo secondo Matteo

IV domenica di Avvento - A

Dal Vangelo secondo Matteo

1,18-24

osì fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Parola del Signore.


INDICE DELLE CELEBRAZIONI secondo il calendario liturgico

PROPRIO DEL TEMPO

Battesimo del Signore A: Mt 3,13-17 B: Mc 1,7-11 C: Lc 3,15-16.21-22

Tempo di Avvento I domenica

A: Mt 24,37-44 

70

B: Mc 13,33-37

129

C: Lc 21,25-28.34-36

215

II domenica

A: Mt 3,1-12

21

B: Mc 1,1-8

89

C: Lc 3,1-6

159

III domenica

A: Mt 11,2-11

41

B: Gv 1,6-8.19-28

242

C: Lc 3,10-18

160

IV domenica

A: Mt 1,18-24

18

B: Lc 1,26-38

147

C: Lc 1,39-45

148

Tempo di Natale Natale del Signore

vigilia: Mt 1,1-25 [1,18-25]

notte:

aurora: Lc 2,15-20

giorno: Gv 1,1-18 [1,1-5.9-14] 

15

Lc 2,1-14

151 152 237, 238

S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

A: Mt 2,13-15.19-23

B: Lc 2,22-40 [2,22.39-40]

C: Lc 2,41-52

20 154, 156 158

Maria ss. Madre di Dio (Ottava del Natale)

Lc 2,16-21

153

II domenica dopo Natale

Gv 1,1-18 [1,1-5.9-14]

237, 238

Epifania del Signore Mt 2,1-12

19

22 90 161

Tempo di Quaresima Mercoledì delle Ceneri Mt 6,1-6.16-18

32

I domenica A: Mt 4,1-11 B: Mc 1,12-15 C: Lc 4,1-13

23 92 162

II

55 112 178

domenica A: Mt 17,1-9 B: Mc 9,2-10 C: Lc 9,28b-36

III domenica A: Gv 4,5-42 [4,5-15.19b-26.39a.40-42] B: Gv 2,13-25 C: Lc 13,1-9 IV

domenica A: Gv 9,1-41 [9,1.6-9.13-17.34-38] B: Gv 3,14-21 C: Lc 15,1-3.11-32

V domenica A: Gv 11,1-45 11,3-7.17.20-27.33b-45]  B: Gv 12,20-33 C: Gv 8,1-11

255 256 247 192 271, 273 250 200 277 279 284 269

Domenica delle Palme Ingresso del Signore in Gerusalemme A: Mt 21,1-11 61 B, I: Mc 11,1-10 124 B, II: Gv 12,12-16 283 C: Lc 19,28-40 211 messa A: Mt 26,14–27,66 [27,11-54] 75, 81 B: Mc 14,1–15,47 [15,1-39] 130, 135 C: Lc 22,14–23,56 [23,1-49] 216, 221 Messa del Crisma Lc 4,16-21

163


INDICE DEI BRANI EVANGELICI

MATTEO   1,1-25

15

  1,16.18-21.24a

17

13,44-46

47

13,44-52

47

14,13-21

48 49

MARCO   1,1-8

89

  1,7-11

90

  1,9-11

91

  1,12-15

92

  1,14-20

93

  1,21-28

94

  1,29-39

95

  1,40-45

96

  2,1-12

97

  2,18-22

98

  2,23-28

100

  2,23–3,6

99

  3,20-35

101

  4,26-34

102

  4,35-41

103

  5,21-43

104

  1,18-24

18

14,22-33

  1,18-25

16

15,21-28

50

  2,1-12

19

16,13-19

51

  2,13-15.19-23

20

16,13-20

52

  3,1-12

21

16,21-27

53

  3,13-17

22

16,24-27

54

  4,1-11

23

17,1-9

55

  4,12-23

24

18,15-20

56

  4,12-17

25

18,19-22

57

  5,1-12a

26

18,21-35

58

  5,1-16

27

19,3-6

59

  5,13-16

28

20,1-16

60

29

21,1-11

61

  5,20-22a.27-28.33-34a.37 30

21,28-32

62

  5,38-48

31

21,33-43

63

  5,21-24.35b-43

104

  6,1-6.16-18

32

22,1-10

65

  6,1-6

106

  6,24-34

33

22,1-14

64

  6,7-13

107

  6,25-34

34

22,15-21

66

  6,30-34

108

  7,21-27

35

22,34-40

67

  7,1-8.14-15.21-23

109

  7,21.24-25

36

22,35-40

68

  7,31-37

110

  7,21.24-29

36

23,1-12

69

  8,27-35

111

  9,9-13

37

24,37-44

70

  9,2-10

112

  9,36–10,8

38

25,1-13

71

  9,30-37

113

10,26-33

39

25,14-30

72

  9,38-43.45.47-48

114

10,37-42

40

25,14-15.19-21

73

10,1-12

115

11,2-11

41

25,31-46

74

10,2-12

117

11,25-30

42

26,14–27,66

75

10,2-16

116

13,1-9

44

27,11-54

81

10,6-9

115

13,1-23

43

28,1-10

83

10,13-16

118

13,24-30

46

28,16-20

84

10,17-27

120

13,24-43

45

28,18-20

85

10,17-30

119

  5,17-37


INDICE GENERALE

PRESENTAZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

5

INTRODUZIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

7

EVANGELIARIO Vangelo secondo Matteo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

13

Vangelo secondo Marco . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

87

Vangelo secondo Luca . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

143

Vangelo secondo Giovanni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

235

INDICI Indice delle celebrazioni secondo il calendario liturgico . . . .

329

Proprio del tempo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

329

Proprio dei Santi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

332

Messe rituali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

332

Indice dei brani evangelici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

334


Evangeliario