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CONTADINI ITALIANI E AFRICANI: diversitĂ  incolmabili o sfide comuni?


Membri della campagna ItaliAfrica e partner del progetto in Italia Acra www.acra.it Aiab www.aiab.it Ari www.assorurale.it Aucs www.aucsviterbo.org Centro Internazionale Crocevia (CIC) www.croceviaterra.it

Cipsi www.cipsi.it Cisv www.cisvto.org Coldiretti www.coldiretti.it Cospe www.cospe.it Iscos www.iscos.cisl.it Lvia www.lvia.it

Mais www.mais.to.it Mlal www.mlal.org Re.te www.reteong.org Terra Nuova Segretariato campagna e responsabile per il progetto www.terranuova.org

UK Food Group www.ukfg.org.uk

Gaia Foundation www.gaiafoundation.org

Partner del progetto in Europa Collectif Stratégies Alimentaires (CSA) www.csa-be.org Partner del progetto in Africa EAFF Federazione delle organizzazioni contadine dell’Africa dell’Est www.eaffu.org

PROPAC Piattaforma regionale delle organizzazioni contadine dell’Africa Centrale www.propac-op.org

Per informazioni sul progetto e sulla campagna contattare: Terra Nuova Centro per il Volontariato Onlus Via Gran Bretagna 18 00196 Roma tel 06.8070847 inoltre consultare i siti: www.italiafrica.info - www.europafrica.info Il progetto è cofinanziato da: Ministero degli Affari Esteri Italiano

Unione Europea

ROPPA Rete di organizzazioni contadine e di produttori agricoli dell’Africa Occidentale www.roppa.info


Contadini italiani e africani: diversità incolmabili o sfide comuni? n una piccola azienda a conduzione familiare nella provincia di Frosinone un contadino munge una mucca e ricava 30 litri di latte al giorno. In un villaggio del Burkina Faso un contadino munge una mucca e ricava 1,5 litri di latte al giorno. Un abisso fra le due produzioni, a prima vista diremmo: un contadino italiano ricco e un contadino africano povero senza nessun elemento comune. Eppure, né l’uno né l’altro riescono a vivere di quello che producono. Com’è possibile?

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che non venderà il latte che ha prodotto, perché il supermercato della città sta vendendo a prezzi stracciati il latte in polvere di una multinazionale.

Il contadino italiano vende il latte alla Centrale di Roma per un prezzo che è quattro volte inferiore a quello che noi consumatori paghiamo. Il contadino africano sa

Apparentemente molto distanti, la realtà agricola italiana ed africana hanno infatti in comune la loro base produttiva: la piccola unità di produzione, vocata principalmente alla commercializzazione sui mercati locali. Di fronte ad un mondo globalizzato queste realtà vivono problemi molto simili: da qui la necessità di politiche agricole e commerciali che le proteggano e le valorizzino e la necessità di dialogo e di collegamento diretto con i consumatori. La rete ItaliAfrica dagli anni’90 lavora per

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La rete ItaliAfrica lavora in appoggio a questa idea di “rete del cibo” e realizza attività di scambio che interessano i territori delle regioni italiane ed alcuni paesi dell’Africa Occidentale, mettendo in relazione diretta i produttori e le società civili delle due sponde; relazioni orizzontali che facilitano la conoscenza reciproca, aiutano a decostruire i luoghi comuni e creano i presupposti per la nascita di partenariati “territoriali” tra piattaforme contadine africane e le regioni italiane intorno ad alcune filiere agricole.

avvicinare queste due realtà, ragionando intorno al modello di produzione familiare e agro-ecologico presidio della biodiversità dei rispettivi territori. I problemi sono comuni: mercati locali invasi da prodotti importati, di dubbia qualità, centrali d’acquisto che impongono prezzi che affamano produttori e consumatori, politiche agricole che non guardano al piccolo produttore e alla salute dei consumatori. Anche le sfide sono comuni: riuscire a vendere un prodotto fresco sui mercati locali e poter vivere del proprio lavoro, garantire il diritto dei consumatori di decidere cosa consumare, e sapere come e da chi è prodotto ciò che consumano; privilegiare metodi di produzione integrati nel territorio e l’agroecologia come risposta alla crisi energetica e ambientale . I sostenitori della modernizzazione dell’agricoltura ritengono che la soluzione della crisi passi per un’industrializzazione sempre più spinta (agricoltura di precisione, contract farming, biotecnologie), e propongono sistemi intensivi e avanzati come l’unico futuro possibile per l’Africa. Una nuova corrente propone invece di uscirne proprio cambiando modello agricolo, ripartendo dalla produzione di piccola scala e prendendo spunto dalle esperienze di resistenza e di innovazione già in atto nei territori.

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Verso un nuovo modello di cooperazione con l’Africa: i partenariati territoriali a quasi dieci anni la campagna ItaliAfrica porta avanti un lavoro di sensibilizzazione e informazione sui temi legati alle politiche agricole e agro-alimentari, e sulla necessità di difendere un modello di agricoltura sostenibile e solidale alternativo al paradigma dominante.

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Un asse portante delle attività è la relazione che si stabilisce tra movimenti contadini del Nord e del Sud, organizzazioni non governative, associazioni e semplici cittadini, e la creazione di reti di alleanze intorno a tematiche che riguardano direttamente tutte

queste categorie, come gli accordi economici e commerciali o la PAC. Gli scambi e le visite di terreno tra i produttori italiani facenti parte delle associazioni partner (AIAB, ARI, Coldiretti) e i produttori africani, membri delle piattaforme nazionali appartenenti al ROPPA (rete di organizzazioni contadine e di produttori di dodici paesi dell’Africa occidentale), hanno fornito altrettante occasioni per verificare come il conflitto non sia tra contadini del Nord e del Sud, ma tra due modelli agricoli che si basano su visioni totalmente diverse. Da una parte il modello di agricoltura familiare, agroecologico, radicato nel territorio, che proL’importanza di coinvolgere le regioni italiane nei partenariati è dovuta al fatto che è a livello locale che le aziende agricole affondano le proprie radici, veicolano saperi e pratiche di conservazione delle biodiversità, si confrontano con i mercati e con le politiche di sviluppo rurale. In tali contesti i consumatori sono sovrani, si costituiscono in gruppi d’acquisto solidale (GAS), reinventando le dinamiche di mercato e riappropriandosi della consapevolezza del loro ruolo e del proprio diritto di scelta rispetto ai consumi alimentari. Nei nostri territori alcune aziende resistono da anni e ne nascono di nuove, spesso foriere di innovazione sociale, dove la “contadinità” e la multifunzionalità sono una risposta alla crisi.

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duce prodotti di qualità per i mercati locali, salvaguardando beni collettivi, come la biodiversità, a beneficio della comunità. Dall’altra il modello agricolo industriale che utilizza metodi intensivi e sfrutta i territori, producendo materie prime agricole per le multinazionali e la grande distribuzione che dominano il mercato mondiale. I partenariati territoriali fra le regioni dei due continenti nascono quindi con l’intento di trovare insieme nuovi approcci alla produzione, commercializzazione e al consumo a partire da un’analisi comune delle sfide legate alla crisi ambientale, economica, finanziaria. Pratiche di produzione e modelli di mercato che si rivelano di estremo interesse per i produttori e i consumatori africani, che identificano nella trasformazione agroalimentare un passaggio determinante per la composizione della catena del valore dei prodotti agricoli, e nello sviluppo dei mercati locali e regionali un punto fondamentale per la realizzazione della sovranità Le piccole unità di produzione familiare in Africa garantiscono l’80% della produzione agricola, necessitano di sostegno da parte delle politiche nazionali ed internazionali per poter rispondere all’obiettivo di sconfiggere la fame e dare occupazione alle giovani generazioni che non possono essere assorbite da altri settori economici e non hanno altra possibilità se non quella dell’esodo dalle zone rurali. L’appoggio a queste unità serve a costruire modelli replicabili che diano forza anche alle attività di pressione in favore di politiche nazionali a sostegno dell’agricoltura familiare e dei mercati locali.

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alimentare, in contrapposizione alla corsa per il mercato internazionale.

Come nascono e crescono le relazioni di partenariato? Le visite di scambio hanno permesso alle delegazioni di diverse piattaforme nazionali di ROPPA di prendere contatto diretto con i mondi rurali di sei regioni italiane. Queste visite hanno permesso di identificare un campo di lavoro di grande interesse comune: quello della difesa dell’agricoltura familiare e dei redditi dei produttori mediopiccoli attraverso la promozione di attività di trasformazione e di commercializzazione su scala locale di prodotti agricoli. Tali attività permetteranno agli agricoltori di trattenere più valore aggiunto e favoriranno i rapporti diretti tra produttori e consumatori tramite mercati locali, sfuggendo così alle logiche della grande distribuzione e all’invasione dei mercati nazionali di prodotti alimentari importati sottocosto. In seguito a queste visite sono stati creati dei tavoli di coordinamento che vedono la partecipazione degli enti locali, delle organizzazioni e delle aziende agricole, del mondo accademico e delle ONG – membri della Rete ItaliAfrica– che apportano la loro esperienza consolidata di lavoro in Africa con le organizzazioni contadine e le comunità rurali. Ogni tavolo negozia un partenariato con una piattaforma nazionale del ROPPA intorno alla trasformazione e commercializzazione di un prodotto coltivato nei due territori. Il partenariato prevede un appoggio per l’installazione di unità decentrate di trasformazione/commercializzazione nel paese africano, unità che verranno gestite da cooperative locali e da gruppi di donne (sono loro infatti che per tradizione occupano di queste attività). Ma prevede anche uno scambio tra aziende agricole del Nord e del Sud del mondo e un processo di capi-


talizzazione delle esperienze in Africa ed in Italia, comprendendo anche le attività di sensibilizzazione e di lobbying a favore dell’agricoltura familiare e delle piccole imprese agricole.

mento delle terre (“Land Grabbing”) e dei contratti di coltivazione (“contract farming”), così come sugli effetti della riforma della PAC europea sull’agricoltura africana ed europea.

Basati su relazioni paritarie tra contadini italiani e africani, i partenariati stravolgono l’ottica classica dell’aiuto dal Nord verso il Sud, riconoscendo competenze e ruoli specifici di ciascuno in una cornice di strategie condivise. L’obiettivo comune è quello di difendere la sovranità alimentare, ovvero il modello di agricoltura agro-ecologico, e tutto quel complesso sistema culturale e sociale che lo caratterizza e lo sostiene in Italia come in Africa.

La costruzione di reti fra attori e territori diversi tuttavia è un processo lento, che non può dare risposta ai problemi strutturali come la crisi alimentare e il riscaldamento climatico, ma può contribuire ad indicare piuttosto delle strategie e delle linee d’azione a partire dai nostri comportamenti nella vita quotidiana. Nella crisi attuale dell’agricoltura, globale e locale al tempo stesso, che coinvolge i suoi rapporti con l’ambiente, con la società e le relazioni all’interno della filiera agricola degli attori che vi lavorano, il ruolo di soggetti che animano le campagne e gli spazi rurali sta acquistando un’importanza crescente.

Partenariati e politiche internazionali Le piattaforme contadine nazionali dell’Africa Occidentale collegate alla piattaforma regionale del ROPPA si sono messe in rete con altre reti di organizzazioni contadine di altre regioni africane dando sostanza e forma ad una vera e propria piattaforma contadina Panafricana. Le reti contadine africane hanno elaborato posizioni comuni con importanti organizzazioni agricole italiane (tra cui la Coldiretti) ed europee per avere più ascolto di fronte alle Comunità Economiche Regionali e dell’Unione Africana e ai tavoli internazionali che le vedono coinvolte: è stata messa in luce pericolosa minaccia che gli Accordi commerciali di “Partenariato Economico” (APE) tra Unione Europea e paesi ACP hanno rappresentato per l’avvenire dell’agricoltura familiare africana ed europea nel corso del 2007, ed è stato diffuso un messaggio comune durante il G8 agricolo nel 2009. Il lavoro della rete Panafricana, in collaborazione con i partner italiani si concentra oggi sui recenti fenomeni dell’accaparra-

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Agricoltori italiani e africani: stare dalla stessa parte si può

el corso del 2009, i rappresentanti delle piattaforme nazionali del ROPPA hanno visitato realtà agricole italiane in Piemonte, Veneto, Liguria, Sardegna, Lazio, Calabria all’interno del progetto ItaliAfrica. In ogni regione, le specificità agro-ecologiche, il ruolo dei produttori e dei consumatori, quello delle amministrazioni pubbliche, la rete tra esperienze innovative, hanno mostrato come dal basso arrivino le risposte alla crisi, e dal locale bisogna ripartire per difendere il nostro patrimonio genetico.

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Le visite hanno permesso la nascita di nuove relazioni: partenariati di lunga data, ormai strutturati, come quello fra la Regione Piemonte e il Burkina Faso sulla filiera del riso, o partenariati nati recentemente, come quello fra Lazio e Mali sulla filiera del latte, o quello tra la provincia di Savona e il Togo sulla filiera ortofrutticola.

Un chicco di riso fra Piemonte e Burkina Faso In Piemonte lo spazio permanente di dialogo sociale e di progettazione degli attori del territorio è rappresentato dal “Tavolo Agricoltura Piemonte-Sahel”, all’interno del quale si stanno rinsaldando alleanze fra le organizzazioni contadine e professionali, le ong e l’Università. In Burkina Faso, su proposta del Roppa, nel 2006 la Coldiretti Piemonte, il CISV e la Confederazione Contadina del Burkina Faso (CPF) hanno dato vita ad un progetto di appoggio alla fi-

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liera del riso, nell’ambito del “Programma di Sicurezza alimentare in Africa Occidentale” promosso dalla Regione Piemonte. Nei due territori i prodotti locali sono minacciati dal riso importato a basso costo dall’Asia, e in ambedue i casi la soluzione passa per la possibilità di offrire al consumatore un prodotto di qualità che sappia incontrare il suo gradimento: un prodotto DOP in Italia e il riso “parboiled” di facile preparazione per le consumatrici dei centri urbani del Burkina Faso. Il partenariato è infatti rivolto non solo ad un aumento della produzione ma anche un miglioramento della qualità di riso per avere sul mercato locale un prodotto concorrenziale e unico in entrambe le realtà. In Burkina Faso il consumo di riso è in continuo aumento, si parla di una richiesta di 350.000 tonnellate a fronte di una produzione nazionale di poco più di 200.000 tonnellate. Da due anni, a seguito della cosiddetta crisi alimentare, il governo ha pertanto deciso di sostenere la produzione, anche con l’aiuto della Fao, fornendo

ai contadini sementi e fertilizzanti a prezzi agevolati. Ciò ha in parte aiutato la popolazione locale migliorando la produzione, ma non ha dato agli agricoltori gli strumenti necessari affinché potessero produrre in modo indipendente. Referenti della Coldiretti Piemonte spiegano come questo partenariato si proponga invece come una strategia volta a creare una filiera locale attraverso il rafforzamento delle capacità di produzione e trasformazione del riso, settore nel quale il Piemonte eccelle, rivelandosi così un partner importante per lo scambio di informazioni e di strategie di produzione. Le donne, pur essendo le principali responsabili dell’alimentazione dei propri nuclei familiari, sono troppo spesso emarginate dai processi di presa di decisione, anche nel settore agricolo. Il progetto si rivolge in particolare a un gruppo di 30 donne per poter rafforzare la loro capacità di produzione e trasformazione del riso. Una semplice macchina decorticatrice può permettere loro di risparmiare molto lavoro nel corso della

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giornata e potersi dedicare anche ad altro. L’iniziativa ha avuto successo e sta coinvolgendo ora anche altri villaggi grazie alla creazione di una cooperativa locale che dà supporto tecnico alle attività di produzione ma anche di commercializzazione. Questo partenariato è un chiaro esempio di scambio diretto tra territori, rafforzatosi nel tempo, e che oggi si sta impegnando in un lavoro che riguarda l’intera filiera del riso: • La produzione di sementi che rappresentano la base per l’indipendenza agricola • La fertilizzazione dei suoli attraverso tecniche di agricoltura biologica • La distribuzione dei prodotti sui mercati locali, ovvero il potenziamento della commercializzazione del riso anche nei villaggi vicini • Il finanziamento all’agricoltura, attraverso forme innovative, quali il warrantage ed i meccanismi di microfinanza delle organizzazioni contadine.

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Lazio, Calabria e Mali uniti dalla filiera del latte: le minilatterie Si tratta di un partenariato innovativo per le varie componenti interessate: la cooperazione decentrata di Viterbo e della Calabria, una moltitudine di organizzazioni tra le quali le università di Bamako, della Tuscia e della Calabria, l’Associazione Universitaria di Cooperazione allo Sviluppo di Viterbo (AUCS), la Coordinazione Nazionale delle Organizzazioni Contadine del Mali (CNOP), l’Associazione Italiana di Agricoltura Biologia (AIAB), la Coldiretti, singole aziende ed una Fondazione. Il fondamento di tale relazione riguarda la necessità di rafforzare e sostenere un modello di produzione sostenibile per i territori italiani e africani. Anche nel Lazio e in Calabria come in altre regioni italiane, a fronte di prezzi sempre più bassi, i produttori di latte rivendi-


cano una remunerazione giusta del loro lavoro, che tenga conto del contesto di produzione di uno dei mestieri più esigenti al mondo: lavoro altamente qualificato, condizioni di lavoro restrittive e forti investimenti per rispettare le sempre più rigide normative europee. In Europa predomina l’approccio dominato dal mercato e questo significa sempre più una corsa al ribasso dei costi del latte, che dipenderanno dal mercato internazionale, in particolare da quelli di una materia prima industriale come il latte in polvere. Questa situazione non può che ripercuotersi anche sui produttori africani. In Mali il 50% del latte consumato ogni anno proviene dal mercato d’importazione ed è latte in polvere. La pratica dell’allevamento per l’etnia Peuhl rappresenta una fetta importante del proprio patrimonio sociale e culturale. Nella dedizione a queste attività la comunità manifesta il legame con

il territorio ed il consolidamento di pratiche e conoscenze che si rivelano particolarmente adeguate al contesto ambientale. La minilatteria si inserisce in un circuito relativamente corto, che raccoglie il latte dei produttori vicini e arriva ai mercati di prossimità e svolge un’importante funzione socioeconomica, impiegando personale locale e assicurando l’alimentazione e la salute materno infantile. Date le caratteristiche delle unità produttive, quelle del territorio e del mercato maliano, le minilatterie risultano la chiave di volta a vantaggio della sicurezza alimentare e del miglioramento nel reddito degli allevatori, nonché un’importante tappa in direzione della sovranità alimentare, considerato l’impatto economico, culturale e sociale delle importazioni sull’economia del paese. Nell’ambito di questo partenariato due produttrici maliane hanno trascorso 3 mesi presso l’azienda Dedoni, in Calabria,

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un’interessante realtà del territorio che trasforma il latte di oltre 100 piccoli produttori della zona. Qui hanno potuto apprendere le tecniche di trasformazione del latte di capra per la produzione di diversi tipi di formaggi. Una delegazione dell’Università della Tuscia e dell’AUCS a sua volta in ha raccolto informazioni sulla ricchezza della biodiversità animale e sulle pratiche e conoscenze veterinarie autoctone. Ne è nato uno scambio con l’Università di Bamako e dati utili per valutare il grado di sostenibilità del progetto mini-latterie.

Progetto di scambio fra Liguria e Togo: un partenariato che si sta costruendo La provincia di Savona e il Comune di Ceriale hanno intrecciato un partenariato con la Coordinazione Togolese delle Organizzazioni Contadine e di Produttori Agricoli (CTOP) attraverso un progetto di sostegno alle piccole unità agricole familiari che producono diversi tipi di ortaggi, cereali e oleaginose (pomodori, soia, sesamo, karité). Il programma è parte di un accordo – sottoscritto nel 2007 tra la CTOP e la provincia di Savona, grazie all’appoggio della piattaforma del ROPPA ( Rete di Organizzazioni Contadine di Produttori e Agricoltori dell’Africa Occidentale), la rete ItaliAfrica e Terra Nuova. Anche questo progetto vede come protagoniste le donne. Come ci ricorda una produttrice togolese sono infatti le donne che svolgono le attività produttive e allo stesso tempo sono coloro che hanno maggiori difficoltà di accesso al credito e non hanno diritto al titolo di proprietà dei terreni. Creare progetti che le vedano come protagoniste significa non solo migliorare la loro condizione di vita ma anche sostenerle nell’affermazione dei propri diritti.

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In questo caso sono coinvolte 20 produttrici che intendono migliorare le loro capacità di trasformazione e commercializzazione dei prodotti su scala locale. Un ruolo fondamentale è svolto dalla CTOP sia per il supporto tecnico, sia per le attività di mediazione fra i tecnici della Liguria e i gruppi di contadine implicate nel progetto. Si tratta di piccoli nuclei familiari che hanno potuto migliorare le proprie produzioni grazie ad un aumento dell’accesso ai mezzi di produzione e all’appoggio finanziario e tecnico del progetto. Nella provincia di Savona stanno giocando un ruolo molto importante nel sostegno alla ricerca per la valorizzazione dei prodotti locali due partner non istituzionali del progetto che sono stati coinvolti e raggiunti dalla rete territoriale: il Centro Regionale di Sperimentazione e Assistenza Agricola (CeERSA) e la Bottega della Solidarietà (commercio equo) di Savona. Il CeERSA sta infatti portando avanti un gemellaggio con l’ITRA (Institut Togolais de Recherche Agronomique) con l’obiettivo di contribuire a ridurre la povertà e a garantire la sicurezza alimentare con il fine di migliorare la produttività agricola e aumentare i redditi alle popolazioni rurali. La Bottega della Solidarietà sta portando avanti un lavoro di coinvolgimento e sensibilizzazione con i ragazzi delle scuole e con i suoi attori su un percorso di consumo critico, promuovendo contemporaneamente eventi culturali e viaggi di turismo responsabile che permettano una conoscenza più attenta del Togo.


Problemi comuni, strumenti comuni: lo strumento di monitoraggio

partire dalla necessità di avere uno strumento in grado di monitorare e valutare i progressi di soggetti agricoli invisibili alle statistiche e alle politiche, la rete ItaliAfrica - Terre Contadine ha cominciato un percorso teorico e pratico di analisi del mondo agricolo a livello familiare, in Italia come in Africa. Le analisi microeconomiche classiche si sono rivelate infatti insufficienti a descrivere il mondo dell’ “agricoltura familiare”, e a valutare il mondo rurale nel suo complesso, sia da un punto di vista economico, ma anche dal punto di vista delle relazioni sociali, culturali e degli aspetti ambientali che lo caratterizzano. Da qui l’idea di un nuovo strumento “di monitoraggio”, che rispondere a questi obiettivi: • Permettere alle aziende agricole di poter monitorare i loro “progressi” e avere un quadro più esatto dei loro problemi. • Valutare l’impatto delle politiche agricole sulle aziende familiari per un loro migliore andamento. • Rinforzare lo scambio tra realtà diverse e in particolare tra Africa e Europa grazie ad una griglia comune che permette di confrontare dati, aziende e problemi.

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Lo strumento parte dall’analisi delle esperienze messe in atto dagli agricoltori e da una continua verifica dell’aderenza degli strumenti teorici a tali realtà. Le nuove forme di agricoltura “contadina” come risposte alla crisi si basano sull’acquistare nuovi spazi di autonomia, non in termini di autarchia o sussistenza, ma piuttosto di re-

silienza dell’azienda, sulla sua vulnerabilità e capacità di far fronte alle dinamiche esterne ad essa. La dipendenza dell’azienda agricola può essere finanziaria, tecnologica, dal mercato, culturale, relazionale o politica. E’centrale capire in che misura avviene e in quali forme. Lo strumento di monitoraggio sarà sperimentato dalle aziende europee e africane, in quelle realtà dove è già attivo un partenariato territoriale (Togo, Mali e Burkina) e dove si iniziano ad analizzare concretamente le problematiche comuni. Costruire un futuro nuovo per l’agricoltura passa anche attraverso la creazione di strumenti in grado di interpretare meglio la realtà, renderla comprensibile e soprattutto visibile a quanti per troppo tempo hanno fatto finta di non vedere.

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ItaliAfrica riguarda tutti, collabora con noi! La campagna ItaliAfrica non riguarda solo gli agricoltori ma ciascuno di noi! Promuovere un modello di agricoltura agro-ecologico e locale, senza impatti negativi sull’ambiente e su altri paesi dipende anche dalle nostre scelte quotidiane e dalla nostra capacità di informarci e di informare le persone a noi vicine. Quando decidiamo quale cibo comprare, cosa mettere nel piatto, sosteniamo anche il nostro ambiente, gli agricoltori e i produttori locali. Le tue scelte aiutano di conseguenza anche tutti i progetti di partenariato che la campagna supporta e promuove.

Non rimanere passivo, attivati con noi!

Informati attraverso il sito: www.italiafrica.info

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Si ringraziano per la gentile concessione delle immagini: copertina e pagg. 12-11-9-8-5-2-1: archivio fotografico Terra Nuova pag. 3: archivio fotografico AUCS pagg. 6-7: archivio fotografico CISV Questo documento è stato realizzato con il contributo finanziario dell’Unione Europea e del Ministero degli Affari Esteri Italiano. Il contenuto del documento è responsabilità esclusiva di Terra Nuova e non riflette la posizione dell’Unione Europea e del Ministero degli Affari Esteri Italiano.


Progetto grafico: Stefania Serra

Il progetto è cofinanziato da: Ministero degli Affari Esteri Italiano

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Contadini italiani e africani: diversità incolmabili o sfide comuni?